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	<title>Retrovisore</title>
	
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	<description>un blog di Luca Pollini</description>
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		<title>Ambasciatori della Dance Made in Italy</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:01:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-867" title="raf-self-control-single" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/11/raf-self-control-single-150x150.jpg" alt="raf-self-control-single" width="150" height="150" />Ora è un momento buio, dove si spopola solo in Sudamerica (grazie a Laura Pausini) e in Germania (con Gianna Nannini e Zucchero): ma una trentina di anni fa i cantanti italiani scalavano le classifiche di tutto il mondo, Usa e Inghilterra comprese. Su tutti c’è il caso anomalo di Raf. Raffaele Riefoli, foggiano d’origine, agli inizio degli anni Ottanta vive a Londra. Nel 1984 riesce a ottenere un contratto con una casa discografica Francese, la Carrere, è incide un singolo, in lingua inglese: <em>Self Control</em>. Pochi mesi dopo l’uscita, grazie al tam tam radiofonico, è in vetta alle classifica di mezza Europa e, dopo, raggiunge il primo posto anche negli Stati Uniti. <span id="more-866"></span>Il testo, scritto da Raf, è un po’ più impegnato del solito; si evitano le parole dance/love/night/soul che riempiono i brani Disco, mentre  la musica è scritta da Steve Piccolo, musicista dei Lounge Lizard. Come dire: la qualità, paga. Nonostante il successo mondiale Raf, contro il parere di tutto lo staff, decide di cambiare genere: abbandona definitivamente la musica dance e compone brani pop con testi in italiano. Tra i suoi testi più riusciti, va segnalato, giusto per restare in tema, <em>Cosa resterà degli anni Ottanta</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-868" title="975b53d4c14d85c32769ee6d96f50649" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/11/975b53d4c14d85c32769ee6d96f50649-150x150.jpg" alt="975b53d4c14d85c32769ee6d96f50649" width="150" height="150" />Ha fatto ballare un’intera generazione e, soprattutto, l’ha fatta sognare… Sabrina Salerno, genovese, una bellezza che più mediterranea non si può, nel 1985 entra in contatto con Claudio Cecchetto che le fa incidere <em>Sexy Girl</em>: il successo è clamoroso, il disco scala in un attimo le classifiche italiane e tedesche. L’anno dopo bissa con <em>Boys</em> che si afferma in tutta Europa ed entra addirittura nella Top 3 in Inghilterra. La musica, un po’ banale, è la classica “spaghetti-disco”, i testi sono miseri, ma lei è di una bellezza, e sensualità, notevole. I suoi discografici ci “marciano” e accompagnano i brani con maliziosi videoclip che ne esaltano le forme consacrandola come uno dei più sensazionali sex symbol degli anni Ottanta. Entrata ormai nell’Olimpo dello star system, Sabrina si divide su più fronti: la musica, Giorgio Moroder, ex compositore di Donna Summer, scrive per lei altre hit; il cinema, debutta in film comici; e la tv, è la protagonista di miniserie. Tra un impegno e l’altro gira il mondo in tournée, si esibisce di fronte a oltre 50mila spettatori a Mosca; partecipa al prestigioso Montreux Pop Festival e, naturalmente, in Spagna, dove diventa un vero e proprio fenomeno socio-culturale della Spagna post-Franchista, forse anche grazie a un’esibizione in tv nella quale s’intravede un seno.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-869" title="ivana spagna (48).JPG" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/11/ivana-spagna-48.JPG-150x150.jpg" alt="ivana spagna (48).JPG" width="150" height="150" />E a proposito di Spagna, anche Ivana Spagna (nata a Borghetto di Valeggio sul Mincio in provincia di Verona) è considerata la reginetta della dance Made in Italy. Dopo essere stata corista di Ornella Vanoni, Sergio Endrigo e Paul Young, nel 1986 si propone come solista e incide il singolo <em>Easy Lady</em> che in poche settimane, e con poche copie stampate, esce in Francia e raggiunge il primo posto della classifica: da lì diventa un hit in tutta Europa vendendo quasi 2.000.000 di copie. Solo dopo si scopre che Spagna (che ha abbandonato il nome) non è inglese, ma italiana. L’anno dopo con il singolo <em>Call Me</em> per una settimana scavalca Madonna e Michael Jackson nella chart europea (prima volta per un cantante italiano). La carriera prosegue con <em>Dance Dance Dance</em> (1987), <em>I Wanna Be Your Wife</em> (1989) <em>I Always Dream About You</em> (1993) ed altre hit di successo mondiale, tutte in lingua inglese.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-870" title="righeira490yg6-150x150" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/11/righeira490yg6-150x150.jpg" alt="righeira490yg6-150x150" width="150" height="150" />Non è inglese, ma nemmeno italiana, la lingua che ha portato al successo i Righeira, Stefano Righi (Johnson) e Stefano Rota (Michael), torinesi, compagni di liceo. Dopo aver suonato in locali alternativi della città, vengono scoperti da i fratelli (questa volta veri) Carmelo e Michelangelo La Bionda, che grazie alla musica Disco stanno vivendo una seconda giovinezza. I La Bionda nel 1983, producono il loro primo singolo, <em>Vamos alla playa</em>, tormentone estivo, cantato metà in italico-spagnolo, con testo nonsense: il singolo per sette settimane resta al primo posto in hit parade, diventa la sigla del Festivalbar, raggiunge il primo posto in classifica in quasi tutta Europa e in Sudamerica e consente ai Righeira di ricevere il Telegatto come band rivelazione dell’anno. L’anno dopo arriva il “sequel”: <em>No tengo dinero</em> conferma la grande popolarità del duo che, nel 1985, vincono Disco per l’Estate e Festivalbar con <em>L’estate sta finendo</em>, il singolo più venduto dell’anno. Nel 1986 partecipano al Festival di Sanremo con <em>Innamoratissimo</em>. Per i quattro anni seguenti pubblicano un singolo ogni estate: <em>Oasi in città</em>, <em>Companero</em>, <em>Garageamos</em> e <em>Ferragosto</em>, ma il successo iniziale non torna più.</p>


<p>Non sono presenti post relazionati per il momento.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/retrovisore/~4/pWhF7HBkOGg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>La chiacchiera fa spettacolo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:39:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-861" title="FOTO_19" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/11/FOTO_19-150x150.jpg" alt="FOTO_19" width="150" height="150" />Il 14 settembre 1982, su Retequattro, ancora di proprietà della Mondadori, va in onda per la prima volta il <em>Maurizio Costanzo Show </em>che a tutt’oggi, con 4.373 puntate, è il talk show più longevo d’Italia. Con questo show Costanzo porta a termine un percorso cominciato nel 1976 con <em>Bontà loro</em>, e proseguito con <em>Acquario</em> e <em>Grand’Italia</em>, che pone la conversazione al centro dello spettacolo. Questa volta, però, sul palco non chiama solo ospiti famosi, trovano il loro momento di celebrità anche gente comune, che ha qualcosa da raccontare o da denunciare. <span id="more-859"></span>In oltre 4300 puntate in diretta, la maggior parte trasmesse dal Teatro Sistina di Roma ma ci sono state anche puntate internazionali in diretta dal Madison Square Garden di New York, Costanzo ha accolto circa 32.300 ospiti divertenti, esagerati, colti, esibizionisti o introversi, premi Nobel e gente comune, politici e attori, scrittori e musicisti. Sul palcoscenico del Costanzo Show hanno spiccato il volo personaggi come Francesco Baccini, Giole Dix, Giobbe Covatta, Daniele Luttazzi, Platinette, Stefano Nosei, Dario Vergassola, Vittorio Sgarbi, Afef Jnifen solo per citarne alcuni. Da Retequattro la trasmissione trasloca su Canale 5 nel 1986 e l’anno dopo diventa un appuntamento quotidiano. Dopo 22 anni di chiacchierate su poltrone e divani che hanno contribuito a cambiare il costume, Costanzo, stanco di dover lottare con reality e comici per avere uno spazio sul palinsesto, ha deciso di chiudere la trasmissione.</p>


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		<title>Ruggine tra i binari</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 12:54:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-850" title="CIz36033" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/CIz36033-150x150.jpg" alt="CIz36033" width="150" height="150" />A partire dagli anni Cinquanta le ferrovie italiane combattono contro la concorrenza del trasporto su strada e, verso la fine del decennio, si comincia a pensare che &#8211; se si vuole vincere &#8211; occorre aumentare la velocità media dei treni. Circolano ancora, infatti, i vecchi locomotori trifase, tipo l’E550, che sviluppano una velocità massima di 50 Km/h, oppure locomotori Diesel, ancora in esercizio come littorine. Le buone intenzioni, però, restano sulla carta: negli anni Settanta a capo dei treni a lunga percorrenza c&#8217;è ancora la <em>Tartaruga</em>, la E444, locomotore progettato negli anni Sessanta. <span id="more-849"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-851" title="3394643953_210f5b0dbd" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/3394643953_210f5b0dbd-150x150.jpg" alt="3394643953_210f5b0dbd" width="150" height="150" />Poi, sul finire del 1975 vede la luce la E 656, detta <em>Caimano</em>, una locomotiva ‘universale’, cioè capace di svolgere la trazione dei treni merci e quelli passeggeri, che raggiunge i 150 km/h. L’ammodernamento dei convogli, però, non è così rapido come doveva essere nei programmi: la crisi economica che attraversa il Paese fa sì che i vecchi locomotori circolino ancora fino alla metà degli anni Settanta; così come le <em>Centoporte</em>, carrozze costruite addirittura nel 1906 per la terza classe e, una volta promosse in seconda (fortunatamente solo per linee locali), ridipinte di grigio e rese appena più accoglienti. I convogli di media e lunga pecorrenza sono appena più accettabili: le carrozze sono quasi tutte costruite negli anni Quaranta e continuamente restaurate.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-852" title="image002" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/image002-150x150.gif" alt="image002" width="150" height="150" />La formazione del convoglio è determinata a seconda se il treno è un accelerato (locale), diretto o rapido. Ci sono poi, sulla tratta Milano-Roma l’Etr 300, chiamato <em>Settebello</em>, treno veloce sulla linea Milano-Roma, veloce, composto da sette veicoli (cinque carrozze e le motrici di testa e coda), con ampi compartimenti viaggiatori di prima classe, aria condizionata, bar, cucina, dispensa, bagagliaio e servizi; e l’Etr 250, l’<em>Arlecchino</em> (nome derivato dal fatto che l’arredamento interno delle quattro carrozze è bastato su quattro differenti colori) identico al Settebello ma di soli 4 vagoni. Il più chic e affascinante, resta il TEE, <em>Trans Europe Express</em>: esclusivo, veloce e confortevole, con carrozze trasformate in eleganti ristoranti, raffinati negozi e deliziosi bar operativo sulla linea Londra-Parigi-Milano-Venezia e Monaco &#8211; Vienna – Milano – Roma; farci un viaggio è un po’ come tornare ai tempi dell’Orient Express. Nel 1975, viene costruito il progenitore del <em>Pendolino</em>: l’ETR 401, il primo treno completo dotato di assetto variabile che ha gettato le basi per lo sviluppo dell’Alta Velocità Italiana. Per anni è stato chiamato ‘L’illustre sconosciuto’ perché, impiegato esclusivamente sulla linea Roma &#8211; Ancona rimanendo quindi sconosciuto alle grandi masse di pubblico.</p>


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		<title>Insulti a suon di rock</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 14:28:51 +0000</pubDate>
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Non sono presenti post relazionati per il momento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-846" title="sex_pistols" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/sex_pistols-150x150.jpg" alt="sex_pistols" width="150" height="150" />Grazie a una serie di “vaffanculo” urlati attraverso i microfoni della Bbc si resero improvvisamente famosi: era il 1977 e dei Sex Pistols, prima di allora, nessuno ne sapeva nulla. Ma le trovate “pubblicitarie” non si limitarono agli insulti: Rotten, Cook, Jones e Vicious durante i loro concerti si tagliavano il corpo con lamette e si spegnevano sigarette addosso, oltre, ovviamente, distruggere gli strumenti, insultare e sputare sul pubblico; il loro singolo <em>God Save The Queen</em>, venne pubblicato appositamente durante le nozze d&#8217;argento della regina d&#8217;Inghilterra e venne considerato un attacco alla monarchia e al nazionalismo inglesi. <span id="more-845"></span><img class="alignleft size-full wp-image-847" title="images" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/images.jpeg" alt="images" width="141" height="141" />Con queste azioni i Sex Pistols hanno comunque incarnato le spinte emotive dell’ala più disperata e autodistruttiva del sottoproletariato giovanile inglese. La loro unione è durata poco più di un anno e un album; <em>Never Mind The Bollocks</em>, ma ha riempito pagine intere di letteratura musicale e sociologia. L’esempio è la figura del bassista, Sid Vicious: viene arrestato a New York per l’omicidio di una ragazza durante una festa, rilasciato su cauzione è nuovamente arrestato, per aggressione, la sera stessa; infine viene trovato morto per overdose, il giorno dopo la scarcerazione, aveva 21 anni. Sono passati più di trent’anni da allora, il punk non esiste praticamente più, ma i Sex Pistols sono rimasti fermi sulle loro posizioni: nel febbraio del 2006 vengono ufficialmente introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, ma loro rifiutano questa riconoscenza definendo la “Hall of Fame” come «Hall of Shame» (vergogna).</p>


<p>Non sono presenti post relazionati per il momento.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/retrovisore/~4/OBe6vXjlTbc" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>La Mela che fa tendenza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’agenda Smemoranda, o confidenzialmente Smemo, è un fenomeno di costume degli anni Ottanta. La prima è del 1979, dura 16 mesi, è nera e in copertina ha semplicemente disegnata una mela verde, nelle pagine al posto delle righe ci sono i quadretti (una novità) e costa 2.500 lire. È un po’ agenda e un po’ [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-843" title="16_mesi_smemo_agenda" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/16_mesi_smemo_agenda-150x150.jpg" alt="16_mesi_smemo_agenda" width="150" height="150" />L’agenda Smemoranda, o confidenzialmente Smemo, è un fenomeno di costume degli anni Ottanta. La prima è del 1979, dura 16 mesi, è nera e in copertina ha semplicemente disegnata una mela verde, nelle pagine al posto delle righe ci sono i quadretti (una novità) e costa 2.500 lire. È un po’ agenda e un po’ diario, come spiegano gli editori, ma è anche una sorta di rivista annuale. Ogni anno, infatti, l’agenda si ispira a un tema (dall’ecologia a Garibaldi, dall’amore al Giallo, passando per le Americhe, il sogno e l’utopia, il Made in Italy…) trattato e sviscerato nelle  sue pagine con articoli, opinioni, saggi, notizie, poesie, canzoni, quiz, disegni, vignette. La scelta editoriale, spesso in controtendenza rispetto ai punti di vista conservatori della società, assicura un largo successo soprattutto nelle giovani generazioni, ma non mancano polemiche e critiche per la sua connotazione (atipica per un’agenda prettamente scolastica) di ‘pubblicazione di sinistra’ (effettivamente vi sono molti autori e vignettisti vicini a tale parte politica). I due curatori, ideatori, editori, Gino &amp; Michele, hanno coinvolto le maggiori firme tra i comici, i disegnatori satirici italiani, ma anche personalità di ogni campo come sportivi, medici, attori, scienziati, professori, registi, poeti. Tra questi Lella Costa, Enzo Jannacci, Emanuele Pirella, Setfano Benni, la redazione di Radio Popolare, Ugo Volli, Enzo Gentile, Paolo Guzzanti, Ivan Della Mea, Natalia Aspesi, Michele Serra, Altan, Ellekappa, Sergio Staino, Morando Morandini, Licia Granello, Gianni Mura, Lucio Dalla, Fabio Treves, Daniela Hamaui, Ivano G. Casamonti, Enzo Braschi, Maurizio Porro, Giuliano, Disegni &amp; Caviglia, Lorenzo Beccati, Carlo Castellaneta, Sergio Ferrentino, Stefano Bartezzaghi, Leopoldo Mastelloni, Gianni Morandi, Dario Fo, Mariangela Melato, i Gemelli Ruggeri, Milva, Viviana Kasman, Cemak, Vauro, Angese, Contemori, Ombretta Colli, Giorgio Gaber, Sandro Luporini, Giorgio Strehler, Italo Cucci, Fulvio Collovati, Livia Cerini, Laura Asnaghi.</p>


<p>Non sono presenti post relazionati per il momento.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/retrovisore/~4/5U66MtPEsNo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Bob Dylan l’aveva capito</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 14:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-839" title="bob_dylan" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/bob_dylan-150x150.jpg" alt="bob_dylan" width="150" height="150" />I primi anni Sessanta, per gli Stati Uniti, sono gli anni del conflitto Vietnam che sta spazzando via un&#8217;intera generazione, della Guerra Fredda, la minaccia di un mondo ignoto al di là della Cortina di Ferro, del maccartismo, combattuto con la ricerca persecutoria del nemico comunista all’interno dell’Università e del mondo culturale. Sono anni in cui va in crisi il movimento sindacale mentre l’economia è in espansione: si affermano le <em>corporations</em> del “complesso militare-industriale”, si espandono a velocità impressionante le grandi aree legate al pieno impiego dei settori di popolazione che la Depressione post bellica aveva colpito e costretto ad emigrare. Per gli americani si sta aprendo la prospettiva di una stabilità economica e l’ingresso in quella <em>middle-class</em> in cui, sempre di più, si identifica il cittadino medio. <span id="more-837"></span>Alcuni settori della popolazione, sino a ieri esclusi o vissuti nell’ombra, hanno accesso a nuovi spazi di espressione pubblica; il <em>mercato culturale</em> per diffondere i suoi messaggi utilizza nuovi nuovi canali: fumetti, manifesti, rock, dischi a 33 giri (poco diffusi prima) e <em>paperback</em>, i libri tascabili grazie ai quali molti giovani autori riescono ad affermarsi. È un momento chiave, ciò che scorreva sotterraneo diventa visibile, al mondo culturale hanno accesso strati sociali rimasti fino ad ora in ombra che danno vita a nuove forme di espressione nella produzione artistica, sia esse letteraria, visiva o musicale. Per dirla alla Bob Dylan: <em>The times they are a-changing</em> (I tempi stanno cambiando). Una cosa è certa: il confronto fra cultura alta e cultura di massa giunge allo scontro, con maggior contrasto rispetto a precedenti momenti storici. E in questo contesto che nascono gli hippie.</p>


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		<title>L’esordiente di lusso</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 22:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea De Carlo]]></category>
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Non sono presenti post relazionati per il momento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-835" title="8806141171" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/8806141171.jpg" alt="8806141171" width="185" height="300" />Treno di panna, pubblicato nel 1981, è il primo romanzo scritto da Andrea De Carlo. È un esordio di lusso, perché l’autore ha solo 29 anni, pubblica per l’austera Einaudi (mai successo per un esordiente) e la presentazione del romanzo, sulla quarta di copertina, è affidata niente meno che a Italo Calvino, che scrive: «&#8230; l&#8217;insaziabilità degli occhi che vedono lo spettacolo del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente di ingrandimento. È questa la giovinezza che De Carlo racconta».  Il romanzo è la storia di un ragazzo italiano piombato a Los Angeles non sa neanche lui perché e che cerca d&#8217;arrangiarsi con mestieri occasionali, è seguita attraverso tutto quello che capita nel raggio dei suoi occhi attenti e imperturbabili. Il libro vende bene, De Carlo si afferma subito per il suo stile asciutto, lineare e semplice e continuerà la carriera in crescendo.</p>


<p>Non sono presenti post relazionati per il momento.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/retrovisore/~4/mYyuGRVo8rY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Camel Trophy, il fascino dell’estremo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 17:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-831" title="81 CamelTrophy copia" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/81-CamelTrophy-copia-300x200.jpg" alt="81 CamelTrophy copia" width="300" height="200" />Nel 1982, in Papua Nuova Guinea, si svolge la prima edizione internazionale del Camel Trophy, una delle più dure competizioni per fuoristrada del mondo. È organizzata della Camel con la collaborazione della Land Rover, che fornisce le vetture. È più che un raid automobilistico, è una vera avventura dove è in  gioco la sopravvivenza dei mezzi e l’incolumità fisica degli equipaggi. I percorsi, tracciati sempre nei luoghi più impervi della Terra (le prime edizioni si corrono in Zaire, Borneo, Australia, Madagascar, Sulawesi e Amazzonia, e si registrano tre vittorie di equipaggi italiani), presentano sempre trappole e imprevisti: il convoglio, una decina di equipaggi di nazionalità diverse, è sempre messo a dura prova da strade impervie, con temperature che vanno dai 45 gradi ai dieci sotto zero. <span id="more-830"></span>Un’avventura alla quale molti hanno sognato di poter partecipare, come confermato dalle migliaia di adesivi gialli che campeggiano sulle carrozzerie di molte auto, non necessariamente 4&#215;4. Il Camel Trophy ha segnato un’epoca, è entrato nell’immaginario collettivo come sinonimo di ‘estremo’ pur soddisfacendo il desiderio di sensazioni forti di solo un ristretto numero di appassionati. Poi, proprio quando stava cercando di cambiare pelle, passando dalla spedizione automobilistica estrema al ruolo di competizione multisport più al passo con i tempi (dall’edizione 1997, infatti, la formula cambia e sono introdotte prove come guida, kayak, orientamento e i percorsi automobilistici si fanno meno duri) il giocattolo si è rotto e, forse vittima di norme antifumo sempre più severe, il Camel Trophy è cancellato definitivamente nel 2000.</p>


<p>Non sono presenti post relazionati per il momento.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/retrovisore/~4/-kxey5DfNFU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Come nacquero i Movimenti giovanili in Italia/4</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-826" title="03_ValleGiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/03_ValleGiulia-150x150.jpg" alt="03_ValleGiulia" width="150" height="150" />Il primo marzo del 1968 a Roma, sulla collina della Facoltà di Architettura di Valle Giulia ai Parioli, gli studenti, per la prima volta, reagiscono alla violenza con la violenza: lanciano pietre, uova e oggetti ai poliziotti, ne incendiano gli automezzi, una vera e propria battaglia durata un giorno interno, durante la quale si affrontano 3000 studenti e 2000 agenti. C’è chi ha visto, in questo episodio, la nascita della componente violenta del Movimento che avrebbe portato, molti anni dopo, al terrorismo. In realtà si tratta di una reazione spontanea, estremamente disorganizzata, che ha successo solo perché la Polizia non si aspettava alcuna resistenza. Pier Paolo Pasolini, in quell’occasione, scrive <em>Il Pci ai giovani</em>, poesia in cui dichiara di simpatizzare con gli agenti perché «<em>figli di poveri</em>». <span id="more-825"></span>L’ingresso della Facoltà è presidiato dalla Polizia; la mattina presto gli studenti decidono di entrare. La manifestazione studentesca è iniziata alle nove del mattino, nella massima calma. Almeno cinquemila studenti si sono dati appuntamento in piazza di Spagna. Le scale di Trinità dei Monti sono strapiene di folla giovane ed entusiasta. «L’università è nostra: a noi e ai professori servono le biblioteche, gli istituti, le aule invase dalla polizia. Il rettore che l’ha chiamata deve andarsene. Andiamo noi all’università, tutti insieme. La facoltà più vicina è Architettura: tutti ad Architettura». Non erano solo universitari: c’erano anche professori, liceali e studenti degli istituti tecnici con i libri sotto il braccio. Il corteo non prende vie traverse ma, spalla a spalla, i partecipanti imboccano il viale che porta all&#8217;ingresso principale della facoltà. Dove li aspettavano reparti di agenti e carabinieri, i gipponi addossati alle scalinate, i manganelli in mano, le pistole nelle fondine nere. <img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="01mar1968_vallegiulia" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/10/01mar1968_vallegiulia-236x300.gif" alt="01mar1968_vallegiulia" width="236" height="300" />La testa del corteo si è fatta avanti, spingendo per superare lo sbarramento. «<em>Lasciateci entrare nella nostra università; andatevene, voi poliziotti&#8230;». </em>Da quel momento non c’è stato un attimo di sosta. Gli agenti caricano, ma questa volta gli studenti non scappano: arretrano e contrattaccano, sassi contro granate lacrimogene, su e giù per i vialetti e i prati della zona, armati di oggetti occasionali, sassi, stecche delle panchine e roba simile. I poliziotti, infagottati, sono impreparati perché abituati a spazzar via le manifestazioni senza incontrare resistenza. Qualche jeep inizia a prendere fuoco. Arrivano i vigili del fuoco, le prime ambulanze, tutta la zona è bloccata: il cordone poliziesco, per lasciare passare le lettighe, ha un istante di sbandamento, si ritira, sotto un lancio fitto di pezzi di legno, zolle di terra, fischi e urla indignate. La facoltà è presa, la scalinata si riempie di studenti e professori che premono contro il portone, lo aprono, entrano dentro. Fuori i funzionari della polizia hanno intanto chiamato i rinforzi, giungono, alle spalle degli studenti, reparti speciali della Celere armati di tutto punto. Le cariche riprendono con l’uso degli idranti che spazzano il piazzale con getti violentissimi di acqua e di ammoniaca. Ora le cariche coinvolgono tutti, studenti, giornalisti, fotografi, operatori, passanti, tutti picchiati e allontanati dalla scalinata, sgomberata. Alla fine si contano 150 feriti tra i poliziotti e molte centinaia da parte studentesca, oltre a migliaia di fermi e denunce. Per la prima volta, però, la polizia è stata costretta a battere ritirata in diverse riprese, lo scontro, è stato “guidato” dalla base studentesca, senza mai scappare, opponendo una resistenza attiva. Al fianco degli studenti si sono trovati anche i professori.</p>


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		<title>E Lucy, ora, è davvero in the sky</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 22:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È morta per una rara malattia autoimmunitari Lucy O&#8217;Donnell, 46 anni: è lei che ispirò nel 1967 la canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds, inserita nell&#8217;album Sgt Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band. Il titolo è stato suggerito da Julian, figlio di John Lennon, che aveva portato a casa un suo disegno ispirato alla O&#8217;Donnell, [...]


Non sono presenti post relazionati per il momento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-823" title="sgtPepper_1490607c" src="http://www.retrovisore.net/wp/wp-content/uploads/2009/09/sgtPepper_1490607c-150x150.jpg" alt="sgtPepper_1490607c" width="150" height="150" />È morta per una rara malattia autoimmunitari Lucy O&#8217;Donnell, 46 anni: è lei che ispirò nel 1967 la canzone dei Beatles <em>Lucy in the Sky with Diamonds</em>, inserita nell&#8217;album <em>Sgt Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band</em>. Il titolo è stato suggerito da Julian, figlio di John Lennon, che aveva portato a casa un suo disegno ispirato alla O&#8217;Donnell, sua compagna di classe, spiegando al papà: «È Lucy nel cielo con i diamanti». Lei allora aveva 3 anni, lui 4. Molti credono tuttora che il brano sia un riferimento all&#8217;Lsd (le iniziali del titolo), la famosa droga allucinogena, ma la stessa Lucy, in un&#8217;intervista alla Bbc di un paio di anni fa, ha rivelato due anni fa di esserne l&#8217;ignara ispiratrice: «Julian aveva fatto un disegno e quel giorno il padre è venuto con l&#8217;autista a prenderlo a scuola». Lucy Vodden, questo il nome da sposata, è morta all&#8217;ospedale St. Thomas di Londra dopo una lunga battaglia contro la malattia. Negli ultimi anni Julian era tornato in contatto con la ex compagna di classe.</p>


<p>Non sono presenti post relazionati per il momento.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/retrovisore/~4/5R29y4sQSYI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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