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    <title>Auanagana Blog</title>
    
    
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    <updated>2008-05-09T11:16:34+02:00</updated>
    <subtitle>ovvero: Rimini, riminesi, varie ed eventuali

Provincia di Rimini Assessorato al Turismo</subtitle>
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        <title>Piccola storia del 'se' caduto dal terrazzo, che è anche la storia di un Sogno realizzato.</title>
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        <published>2008-05-09T11:16:34+02:00</published>
        <updated>2008-05-09T11:16:34+02:00</updated>
        <summary>Ci sono libri che si scrivono per raccontare storie, altri per parlare di se stessi, altri per fare paura, o pensare, o insegnare o più cose insieme. Io ho scritto un libro per realizzare il mio Sogno. Quel Sogno che...</summary>
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            <name>Lui Tasini</name>
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&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://blog.riviera.rimini.it/photos/uncategorized/2008/05/09/libro_big.jpg"&gt;&lt;img title="Libro_big" height="493" alt="Libro_big" src="http://blog.riviera.rimini.it/lui/images/2008/05/09/libro_big.jpg" width="325" border="0" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 5px 5px 0px; WIDTH: 325px; HEIGHT: 493px" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci sono libri che si scrivono per raccontare storie,&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;altri per parlare di se stessi,&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;altri per fare paura, o pensare, o insegnare o più cose insieme.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=6525"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Io ho scritto un libro per realizzare il mio Sogno.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quel Sogno che sogno da quarant'anni e che aveva pagine bianche con parole nere, odoroso di inchiostro e carta;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;che aveva dentro le storie che scrivo da sempre, più una manciata di virgole, punti, due punti, aperte le virgolette;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;che sulla copertina aveva un nome e quel nome era il mio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci ho messo quarant'anni per concretizzare il mio Sogno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non per scrivere il libro:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;per scriverlo mi è bastato raccogliere un po' delle mie storie, qualcuna 'rubata' anche da questo blog, altre scritte proprio pensando al libro, altre ancora trovate nei mille cassetti sparsi nel pc, quei cassetti che si chiamano cartelle e i fogli di carta di chiamano files,&amp;nbsp; ma pur sempre cassetti sono, da aprire e trovarci dentro qualcosa magari di dimenticato, ma che viene buono, alla fine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi ci sono voluti quarant'anni per trovare il coraggio, insieme alle storie giuste:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;il coraggio di provarci, di mettere in fila le cose, di prendermi per l'orecchio e dirmi &lt;em&gt;'ok, ragazza, adesso è tempo di dare fisicità al Sogno, prima che non ne resti nulla, prima che diventi irrimediabilmente rimpianto'&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E siccome se esiste questo libro che è il mio Sogno realizzato è anche grazie a questo blog, dove ho trovato persone che mi hanno letto e scritto e incoraggiato, volevo presentarvelo e ringraziarvi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E' anche grazie a voi se ora 'lui' esiste, se ho trovato la voglia il coraggio l'energia il tempo e le parole per scriverlo:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;grazie al vostro incoraggiamento, i commenti, le mail...&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ecco, ve lo volevo dire,&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;perché i Sogni realizzati sono belli se condivisi con gli amici.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
</content>



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        <title>ci vediamo in riva al mare a sciare</title>
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        <published>2008-04-03T21:04:46+02:00</published>
        <updated>2008-04-03T21:04:46+02:00</updated>
        <summary>Dopo un tentativo di primavera, un repentino ritorno di autunno, una tempesta invernale, un caldo equatoriale, il tempo sembra si sia stabilizzato su 'adesso vedo come butta, poi decido'. Ultimamente le condizioni metereologiche stanno mettendo in crisi un po' tutti:...</summary>
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            <name>Lui Tasini</name>
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<div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"><p><a href="http://blog.riviera.rimini.it/photos/uncategorized/2008/04/03/segni.jpg"><img width="400" height="527" border="0" src="http://blog.riviera.rimini.it/lui/images/2008/04/03/segni.jpg" title="Segni" alt="Segni" /></a>

<br />Dopo un tentativo di primavera,<br />un repentino ritorno di autunno,<br />una tempesta invernale,<br />un caldo equatoriale,<br />il tempo sembra si sia stabilizzato su 'adesso vedo come butta, poi decido'.</p>

<p>Ultimamente le condizioni metereologiche stanno mettendo in crisi un po' tutti:<br />non solo me, che non so mai se è arrivato il tempo di fare le pulizie di primavera o quello di comperarmi un caminetto;<br />ma anche tutti i negozietti del lungomare.</p>

<p>I negozietti del lungomare, come li chiamo io, sono unmilionecentoventitre, mille più mille meno, e rappresentano, <br />insieme all'ombra degli ombrelloni, <br />gli alberghi a una due tre quattro cinque stella! (che pare un gioco di bambini, non fosse che dietro quelle stelle lì non ci sono figure immobili, risate e 'tocca a te stare sotto!', ma piuttosto un bel giro di ristrutturazioni, campagne pubblicitarie, vasche Jacuzzi e cose così), <br />bar, <br />pub, <br />limonate, <br />cocco freeesco! <br />dicevo, insomma, che i negozietti del lungomare, insieme a tutto il resto, rappresentano l'economia di questa città affacciata su quel catino che è l'Adriatico.</p>

<p>Così, il tempo un po' strampalato, li rende incerti sul da farsi, perché si fa fatica a vendere la maglietta senza maniche taglia 38 se fuori ci sono 4 gradi e un vento che fa arrivare la sabbia fino in collina;<br />ma è anche vero che è triste vedere le felpe e i giubbotti di pile quando arriva un raggio di sole e la temperatura schizza a 25 gradi.</p>

<p>Così, nel dubbio, <br />i negozietti sul lungomare,<br />che in quanto a fantasia danno punti a Disney,<br />si stanno organizzando.</p>

<p>Ci sono manichini con magliette senza maniche e sopra allegri piumini; <br />vetrine con costumi da bagno floreali e, di fianco, berretti di lana con gli stessi motivi o nella medesima gamma di colore;<br />esposizioni di jeans, camicie hawaiane e allegre sciarpe a righe.</p>

<p>I proprietari dei negozietti del lungomare non possono stare lì a perdere vendite:<br />aperti quattro mesi all'anno hanno il CARPE DIEM tatuato nel cervello.<br />Così aguzzano l'ingegno, chiamano i fornitori, sfogliano forsennati i cataloghi per grossisti;<br />cercano cose da montagna da esporre nella vetrina fronte mare, se non fossero abbastanza saggi prenderebbero anche degli sci e qualche snowboard...<br />col tempo che fa, ci vuole niente che nevichi in luglio.</p>

<p>Perché noi,<br />poveri ignoranti,<br />non capiamo bene la storia del tempo.<br />Non ci è chiaro se sta arrivando l'era glaciale o se il deserto coprirà i nostri giardini e farà morire il calicantus, come neanche il coniuge nel suo farneticante momento di 'quest'anno poto io gli alberi' è riuscito a fare.</p>

<p>Nel dubbio,<br />noi,<br />poveri ignoranti,<br />che di turismo campiamo,<br />diamo una botta al cerchio e una alla botte.<br />E comperiamo infradito e moon boot,<br />ghiaccioli e vin brulè,<br />magliette e piumini.</p>

<p>E se proprio le cose butteranno male,<br />in un verso o nell'altro,<br />possiamo sempre contare sulla nostra fantasia:<br />perché su una spiaggia come la nostra i cammelli si troverebbero benissimo e ci scommetterei che spunterebbero oasi ovunque, con tanto di musica dal vivo e mojito per tutti;<br />e in caso di era glaciale...bè, volete mettere che trendy fare sci di fondo sull'Adriatico, con i bar della spiaggia che offrono vin brulè e le donne tirano la sfoglia, per fare corpose tagliatelle da condire con un buon sugo ai funghi?</p><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /></div>
</content>



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        <title>il Linetti e il negozio di 'suvenir'</title>
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        <published>2008-03-30T14:37:11+02:00</published>
        <updated>2008-03-30T14:37:11+02:00</updated>
        <summary>Cecco Gualandi non lo conosceva nessuno per Cecco Gualandi, perché per tutti era il Linetti. Infatti Cecco Gualandi aveva il vezzo, fin dai suoi (ormai lontanissimi) sedici anni, di tirarsi indietro i capelli impomatandoli di brillantina fino a quando quelli,...</summary>
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&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://blog.riviera.rimini.it/photos/uncategorized/2008/03/30/panni_stesi_copiapic.jpg"&gt;&lt;img width="400" height="533" border="0" src="http://blog.riviera.rimini.it/lui/images/2008/03/30/panni_stesi_copiapic.jpg" title="Panni_stesi_copiapic" alt="Panni_stesi_copiapic" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;br /&gt;Cecco Gualandi non lo conosceva nessuno per Cecco Gualandi, perché per tutti era il Linetti.
&lt;br /&gt;Infatti Cecco Gualandi aveva il vezzo, fin dai suoi (ormai lontanissimi) sedici anni, di tirarsi indietro i capelli impomatandoli di brillantina fino a quando quelli, stremati, se ne stavano tutti lisci e spianati che manco a spararli uno per uno sarebbero stati così.
&lt;br /&gt;Il Linetti aveva un negozio, di quelli sul lungomare, che apriva per Pasqua e chiudeva a settembre, quando l’ultimo turista tedesco aveva preso la valigia ed era tornato al paesello natio a mangiarsi crauti e patate.
&lt;br /&gt;Che poi quella cosa dei tedeschi che mangiano crauti e patate è un pregiudizio duro a morire, quasi come quello che in Italia si sta tutto il giorno a suonare mandolini, mangiare spaghetti e ammazzare gente per strada: che, per dire, a parte mangiare spaghetti, il Linetti non aveva mai visto un mandolino in vita sua e non avrebbe ammazzato manco una mosca sotto tortura, ché:
‘l’unica strage che faccio io è quella di cuori di femmina’ diceva.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel suo negozio sul lungomare, in quei mesi di apertura, il Linetti vendeva i ‘&lt;strong&gt;&lt;em&gt;suvenir&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;’.
Quel miscuglio di cose che poi si ritrovano sui mobili delle nonne, sopra i centrini di pizzo, o ben esposti sulle televisioni del salotto buono:
piccole scatole ricoperte di conchiglie, Gesù che guarda in alto con ‘proteggi questa casa’ scritto sotto la barba, la mattonella di ceramica con il ponte, le onde e sotto: ‘Rimini’, con tutti i puntini sulle ‘i’ a forma di sole, che manco nei film di fantascienza si trovano tanti soli tutti insieme…

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il Linetti era fiero del suo negozio di ‘&lt;em&gt;&lt;strong&gt;suvenir&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;’:
era riuscito a trovare una fornitura completa di scatole con il coperchio di conchiglie bianche e l’immagine di Gesù incastonata in mezzo e anche i coltellini svizzeri con scritto sopra ‘Riviera Romagnola’:
il Linetti era arrivato alla globalizzazione ancora prima delle multinazionali, e andava fiero di quelle meraviglie, compresi l’orologio a cucù con i calamari al posto degli uccellini e il piccolo omino di plastica che faceva la pipì per spegnere le sigarette…

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Del resto, davanti alla sua vetrina c’era sempre la fila di gente a guardare le novità.
Le risate si sentivano da lontano e gli amici chiamavano gli altri ‘oh, venite a vedere che roba!’:
&lt;br /&gt;il Linetti se ne stava tronfio e orgoglioso sulla porta del negozio, a guardare quella potenziale clientela che ammirava i guanti da cucina a forma di pesce, le immagini sacre dipinte a mano su inconsueti vasi da fiori, medagliette di vetro con le iniziali, orecchini a forma di squali e cose così.

&lt;br /&gt;Quando qualche cliente voleva approfondire la conoscenza della merce, il Linetti si spostava dalla porta, con un leggero inchino, e faceva gli onori di casa:
&lt;br /&gt;- Qui potete trovare gli scherzi, qui le cose preziose, qui i ‘&lt;em&gt;&lt;strong&gt;suvenir&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;’.
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma il meglio di sé il Linetti lo dava quando nel negozio entrava qualche turista avvenente, specialmente se straniera.
Allora l’inchino era più profondo, il sorriso illuminava il suo viso, mentre, con fare noncurante ma studiato fino al minimo dettaglio, si spostava sotto la luce del lampadario, in modo che i suoi capelli emanassero una specie di luccichio, dovuto alla brillantina.
&lt;br /&gt;Poi il Linetti prendeva la mano della signora, la portava alla bocca e ‘&lt;em&gt;&lt;strong&gt;madmuasel&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;’ diceva con voce roca e profonda, che doveva raccontare notti infuocate e chissà quale diavoleria sarebbe stato in grado di inventare per lei e solo per lei.
&lt;br /&gt;Normalmente la signora restava allibita e silenziosa per qualche secondo:
il Linetti pensava fosse per il suo fascino innato, mentre invece era per l’effluvio della brillantina che, un po’ per il caldo, un po’ per la dose, stordiva la signora fino quasi allo svenimento.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nonostante quel dettaglio, il negozio del Linetti andava a gonfie vele, e in giro per il mondo ci sono scatole di conchiglie, bottigliette con la sabbia di Rimini, immagini sacre dal sorriso inquietante, piccoli uomini di plastica che fanno la pipì sulle sigarette, a ricordare una città un po’ particolare, per usare un eufemismo.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutto sarebbe andato avanti così, se un giorno di luglio non fosse passata da lì l’Ingrid.
&lt;br /&gt;Tedesca dalla punta dei capelli all’unghia dell’alluce, alta e grossa come una montagna, chiara di pelle occhi e capelli, l’Ingrid era entrata nel negozio del Linetti come se fosse al supermarket a comperare crauti e patate e con un italiano duro come pietre, proprio come ci si aspetta da una tedesca che non conosce la morbidezza delle consonanti italiane, aveva chiesto ‘un pel recalo’

&lt;br /&gt;Il Linetti aveva provato a prenderle la mano per baciargliela, perché nonostante lo superasse di una testa buona quella tedesca era una gran bella donna, ma lei l’aveva subito frenato in quella smanceria ed era andata dritta filata davanti all’orologio a cucù coi calamari, che, proprio in quel momento, come per un segno del destino, suonava le undici con un gran frastuono.

&lt;br /&gt;L’Ingrid se ne era innamorata subito e ‘cvesto’ aveva detto.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma nel frattempo, nella testa impomatata del Linetti stava succedendo di tutto:
lui, sempre preso dal suo mondo di ‘suvenir’ e ‘madmuasel’ da conquistare, guardava quella donna possente, che sorrideva davanti all’orologio a cucù coi calamari.
&lt;br /&gt;E non sentiva, il Linetti, non sentiva il frastuono del cucù, ma uno stordimento, una confusione, un non so ché che manco sapeva fosse amore a prima vista.

&lt;br /&gt;L’Ingrid, da parte sua, aveva guardato il Linetti e dentro lo sguardo un po’ da ebete dell’uomo ci aveva letto tutto.
&lt;br /&gt;E per quelle alchimie strane che succedono talvolta, anche lei aveva smesso di sentire il cucù e aveva cominciato a vedere le meraviglie dell’amore, anche un po’ fuorviata dal luccichio della brillantina.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tempo due mesi e diciotto giorni, il Linetti si era trasferito in Germania.
&lt;br /&gt;Aveva chiuso di fretta e furia il negozio di ‘suvenir’, aveva trovato un acquirente e s’era trasferito con la sua Ingrid in un qualche paese della Germania, dove i suoi amici se lo immaginavano a mangiare crauti e patate e sospirare davanti alle &lt;em&gt;&lt;strong&gt;madmuasel&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; del posto.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il negozio di ‘&lt;em&gt;&lt;strong&gt;suvenir&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;’ lo aveva comprato un signore.
&lt;br /&gt;Ci aveva messo dentro la moglie e la figlia, che avevano tolto scatole con le conchiglie e orecchini a forma di squali, per metterci i soliti quattro stracci indossati da manichini morti di fame.

&lt;br /&gt;Così non c’è rimasto più niente da vedere, perché di negozi&amp;nbsp; di stracci e manichini morti di fame ce ne sono milioni e alla fine manco ci si accorge più di loro…
&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mentre la fila fuori dalla vetrina adesso è a 800 chilometri da qui.

&lt;br /&gt;Perché il Linetti ha trovato un buco dove cominciare un’attività e lo potete trovare in un paesello della Germania, tronfio e impomatato, davanti alla porta:
nella vetrina bambole vestite tirolese, bottiglie intarsiate e Gesù che guarda in alto, con scritto in tedesco ‘proteggi questa casa’.
&lt;br /&gt;Dentro il negozietto l’Ingrid, che spolvera ninnoli e si ferma ogni ora al suono dell’orologio a cucù coi calamari al posto degli uccellini.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sorride l’Ingrid, felice.
&lt;br /&gt;Sorride, il Linetti, felice.

&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Noi, invece, non sorridiamo per niente, perché il Linetti ci manca un gran bel po’.
&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
</content>



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        <title>Si è fatto tempo di tornare a casa</title>
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        <published>2008-03-26T22:05:16+01:00</published>
        <updated>2008-03-26T22:05:16+01:00</updated>
        <summary>Un giorno di gennaio, mentre cammino con alcuni amici di Milano sul porto canale, immersa in una di quelle nebbie dense che catturano i rumori e i colori e rilasciano malinconia e pensieri, vedo un signore che pesca. Ora, pescare...</summary>
        <author>
            <name>Lui Tasini</name>
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&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno di gennaio, mentre cammino con alcuni amici di Milano sul porto canale, immersa in una di quelle nebbie dense che catturano i rumori e i colori e rilasciano malinconia e pensieri, vedo un signore che pesca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora, pescare sul porto canale è cosa normale, qui da noi.&lt;br /&gt;Un po' meno normale con un nebbione così, ma in fondo niente di sbalorditivo.&lt;br /&gt;La cosa che mi lascia perplessa è che non pesca nel mare aperto, bensì il filo della canna da pesca è dentro una grata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi ho già raccontato delle grate del porto, quelle meravigliose fessure da cui escono spruzzi altissimi durante le tempeste e da dove esce la musica del mare...&lt;br /&gt;Ecco, sono grate molto vicine fra loro, ci saranno forse 10 centimetri di distanza fra un ferro e l'altro, forse meno.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;- cosa pesca? &lt;br /&gt;Gli chiedo avvicinandomi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- niente.&lt;br /&gt;Fa lui, nel modo rude dei riminesi che non hanno voglia di storie e chiacchiere, solo di starsene un po' per i fatti propri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi si vede che si pente di avermi trattato così, mi fa uno di quei sorrisi che sono a metà strada fra 'scusa' e 'socci però' e:&lt;br /&gt;- però ci provo. Poi devo far notte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli sorrido, lo saluto, lo lascio lì, con la canna da pesca penzoloni dentro una fessura, mi viene da pensare&amp;nbsp; perché non fa un metro e non getta il filo nel mare aperto, almeno se prende qualcosa non fa fatica, ma io non me ne intendo, io sono un 'pataca' riminese che se ne va in giro a disturbare la gente che deve far notte e non mi pare cosa di domandarglielo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A far notte nella nebbia, con un filo penzoloni in una grata, in piedi:&lt;br /&gt;chissà, magari è anche bello.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Magari i pensieri scivolano sul filo, giù, fino all'amo, per poi affondare nel mare scuro, per metri e metri, fino in fondo, poi scompaiono, finalmente, e lasciano il posto ad altri pensieri, magari più belli, magari quello che si aspetta dall'inizio:&lt;br /&gt;si è fatta notte, anche oggi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si è fatto tempo di tornare a casa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;[dedico questo post alle persone che mi hanno contattato per dirmi che sentivano nostalgia delle mie storie]&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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