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<title>Urlatore Contemporaneo - Idee per la Televisione - Format Designer</title>
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<title>Intervista a GustoForte su Rockerilla. Rutilanti in ogni dove....</title>
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<content:encoded>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73e0c023b970d-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Intervista GustoForte Rockerilla settembre 2014&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a73e0c023b970d img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73e0c023b970d-500wi&quot; title=&quot;Intervista GustoForte Rockerilla settembre 2014&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01b7c6d623b0970b-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Intervista GustoForte Rockerilla settembre 2014 (1)&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01b7c6d623b0970b img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01b7c6d623b0970b-500wi&quot; title=&quot;Intervista GustoForte Rockerilla settembre 2014 (1)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>


<category>Pulpito</category>
<category>Una parte di me</category>
<category>XXI Siecle</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 23:08:04 +0200</pubDate>

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<title>Grazie. Dei fiori.</title>
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<description>dei fiori che mi hai portato sotto le scale fiori addosso le scale che mi porterai vicino le strade fiori che mi porti lontano dalle vie che circondano queste strade Io ti ringrazio di avermi insegnato l’odio, unguento delirante, potente...</description>
<content:encoded>&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a3fd450c79970b-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Les femmes de l&amp;#39;eau&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a3fd450c79970b img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a3fd450c79970b-500wi&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;Les femmes de l&amp;#39;eau&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;dei fiori che mi hai portato sotto le scale fiori addosso le scale che mi porterai vicino le strade fiori che mi porti lontano dalle vie che circondano queste strade&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Io ti ringrazio di avermi insegnato l’odio, unguento delirante, potente e straordinariamente liberatorio. Ti ringrazio di avermi&amp;#0160;letto le leggi del disprezzo, codici immorali fusi nella mia memoria. Ti ringrazio di avermi&amp;#0160;battezzato nella ripugnanza, epifania infinita dell’esistenza. Ti ringrazio ancor di più di avermi&amp;#0160;posseduto attraverso la malevolenza, gravido dei dodici vermi del malanimo, figli miei, tutti mie. Ti ringrazio del seme del livore che hai versato attraverso il mio ano, della lava ghiacciata del risentimento che versi continuamento attraverso lo squarcio nella gola. Ti ringrazio del meschino e atroce sentimento innominato che si nutre delle mie ferite; tu che mi guardi, mi sorridi e detti le regole della discordia, anch’essa pura e feroce. Ti ringrazio dell’acrimonia, dono immenso della tua benevolenza. Infine grazie del rabbioso istinto di sopravvivenza che hai inoculato attraverso la sabbia del tuo amore, vera e implacabile pena afflitta al tuo servo. Disprezzo. Contrasto. Uggia. Io.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;fiori sopra le scale fiori che mi porti vicino le scale divergente le strade sotto le vie fiori accanto alle porte che sanno di scale fiori nel retro delle porte mi lanci fiori io io io ti ringrazio&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</content:encoded>


<category>Una parte di me</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Mon, 11 Aug 2014 23:50:28 +0200</pubDate>

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<title>GustoForte: Quinto Quarto. Un flusso ipnotico, un postvoto psichedelico.</title>
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<content:encoded>&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; style=&quot;display: inline;&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &#39;_blank&#39;, &#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&#39; ); return false&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73dffe310970d-popup&quot;&gt;&lt;img class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a73dffe310970d img-responsive&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;DEFINITIVO COPERTINA GUSTOFORTE_QUINTO QUARTO (1)&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73dffe310970d-500wi&quot; alt=&quot;DEFINITIVO COPERTINA GUSTOFORTE_QUINTO QUARTO (1)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Roma è una città ossimoro. Antitesi di Storia e storie. Contraddizione perenne tra cemento e popolo. Tra libertà e ragione. Tra sesso e desiderio di annullamento. Gli abitanti della città costruiscono la realtà con l’immaginazione di un popolo intero, quasi fossero una melma policefala, una muffa melmosa unicellulare in grado di compiere straordinari prodigi, quasi al limite dell’intelligenza animale. Del resto cosa si vuole da una genia che è abituata a perpetuare se stessa sopra una discarica infinita di morti? L’unica stirpe che ha assassinato un dio senza macchiarsi le mani di sangue, che ha partorito papi e nutrito principi e duci. Figli perenni di un fiume pieno di storie, menzogne e merda. Sorridono per ogni disgrazia del mondo perché nulla può far più male. Becchini di se stessi, vegliano il loro funerale incessante. Altro che “grandi bellezze” e retoriche da asfittiche carampane della sinistra illustrata. &lt;strong&gt;GustoForte&lt;/strong&gt; nasce e si forma dentro quel brodo d’ossa e carni malsane unico al mondo, e torna dopo trent’anni con un album carico di rancore, malinconia odio e passione infinità per la loro città. Tornano dopo trent’anni con un lavoro che è post-tutto e lo chiamano “Quinto Quarto”, come l’ingrediente principe della cucina romanesca: intestini, cuori, stomaci, reni, lingue, interiora animali che rappresentavano il cibo misero del popolo sovrastato. Ma per &lt;a title=&quot;La Casa&quot; href=&quot;http://www.gustoforte.org&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;GustoForte&lt;/a&gt;, il “Quinto Quarto”, sono anche i resti della Società dello Spettacolo, una discarica composta da culture in disuso, suoni manomessi, rumori di fondo della contemporaneità. Un flusso ipnotico, un postvoto psichedelico, che scorre indolente come il Tevere, sangue pesto nelle vene della città. Come nel brano “&lt;strong&gt;Quinto Quarto&lt;/strong&gt;”, dove il fiotto nowave si frantuma dentro un tribalismo estatico e centrifugato. Poi “&lt;strong&gt;Divino Amore (con Resilienza Morbosa)&lt;/strong&gt; ”, un tango apocalittico che pare uscito da un improbabile incontro tra un posteggiatore d’osterie romano e un combo di extracomunitari africani in preda ad una malattia neurodegenerativa terminale. Li appare il cantato di &lt;strong&gt;GustoForte&lt;/strong&gt;, una lingua composta da residui di frasi spezzate da una glottide balbuziente, una mescolanza di lingue che compongono il sottofondo udibile nelle periferie romane. E ancora “&lt;strong&gt;MaglianaSettanta (per Nastro Magnetico&lt;/strong&gt;) ”, un rito pagano lurido ed osceno, che si perde all’interno di un tribalismo impotente e senza via d’uscita. Poi arriva “&lt;strong&gt;Natura Morta in via Cesare Beccaria, 22 (per Vhs, Giradischi e Strappi Improvvisi)&lt;/strong&gt; ”, lungo brano dedicato a F&lt;strong&gt;abio Sargentini&lt;/strong&gt; e alla sua galleria d’arte “&lt;strong&gt;L’attico&lt;/strong&gt;”, ultimo momento di vitalità culturale della città di Roma, uno spazio dove si scontravano le personalità più originali dell’arte internazionale: da &lt;strong&gt;Gino De Dominici&lt;/strong&gt;s a &lt;strong&gt;Luigi Ontani&lt;/strong&gt;, passando per &lt;strong&gt;Jannis Kounellis&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Alighiero Boetti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Terry Riley&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;La Monte Young&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Philip Glass&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Steve Reich&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Charlemagne Palestine&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Joan La Barbera&lt;/strong&gt;. Un brano diviso in quattro parti (*&lt;strong&gt;ore 20.30 De Dominicis&lt;/strong&gt;, *&lt;strong&gt;ore 21.48 Ontan&lt;/strong&gt;i, *&lt;strong&gt;ore 22.56 Schifano non passa&lt;/strong&gt;, *&lt;strong&gt;ore 23.59 Boetti&lt;/strong&gt;), che ospita al suo interno il canto fonetico di &lt;strong&gt;Terra Di Benedetto&lt;/strong&gt; dell’&lt;strong&gt;Albergo Intergalattico Spaziale&lt;/strong&gt;, una delle formazioni più originali dell’avanguardia musicale italiana degli anni settanta. Un brano che riscrive il senso e il significato perduto della psichedelia sperimentale italiana. Un viaggio senza ritorno all’interno dello spazio e del “tempo romano”. “Quinto Quarto”, un lavoro fondamentale per la sperimentazione musicale italiana, un ritorno incredibilmente attuale per una delle formazioni più stranianti ed originali del panorama europeo: &lt;strong&gt;GustoForte.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a title=&quot;Plastica Marella (editore in modo moderno)&quot; href=&quot;http://www.plasticamarella.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Potete trovarlo qui&lt;/a&gt; &lt;a title=&quot;Amazon&quot; href=&quot;http://www.amazon.it/GustoForte-Quinto-Quarto/dp/B00KH1PN0E/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;amp;qid=1407785064&amp;amp;sr=8-1&amp;amp;keywords=gustoforte&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;oppure qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; style=&quot;display: inline;&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &#39;_blank&#39;, &#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&#39; ); return false&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a511f49200970c-popup&quot;&gt;&lt;img class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a511f49200970c img-responsive&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;IMG_4183&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a511f49200970c-500wi&quot; alt=&quot;IMG_4183&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; style=&quot;display: inline;&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &#39;_blank&#39;, &#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&#39; ); return false&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a511f4923a970c-popup&quot;&gt;&lt;img class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a511f4923a970c img-responsive&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;Img208&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a511f4923a970c-500wi&quot; alt=&quot;Img208&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Mon, 11 Aug 2014 21:36:42 +0200</pubDate>

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<title>Fabio Fabor: Pape Satan. Psichedelica occulta per cuori inferociti. Un capolavoro. Assoluto.</title>
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<content:encoded>&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a3fd44eef1970b-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;COPERTINA FABIO FABOR (1)&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a3fd44eef1970b img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a3fd44eef1970b-500wi&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;COPERTINA FABIO FABOR (1)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“La mia esperienza di musica elettroacustica mi ha suggerito di tentare un mixage di voci, percussioni, strumenti e synthesizers per affrontare un tema che mi affascinava da tempo: quello dell’ambiente escatologico-dantesco colto nel suo lato di trascendente immaginazione metafisica e, talvolta, addirittura di ironica interpretazione. La ricerca dei materiali sonori di più varia estrazione mi ha permesso risultati timbrici di particolare efficacia, frutto di una paziente elaborazione dei materiali stessi con operazioni suggerite dal mixer e dai vari sistemi di trattamento del suono. Questa che definirei essenzialmente ‘’musica elettroacustica, trova la sua inevitabile realizzazione solo nella registrazione non potendosi per sua natura immaginare in altre e diverse forme esecutive: credo pertanto che l’ascolto insieme più efficace e raccolto permesso dal disco sia il logico punto di arrivo di questo mio lavoro artigianale che mi auguro possa raggiungere anche un proprio significato artistico. ” Fabio Fabor&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Cosi scriveva Fabio Fabor sulle note di copertina di &amp;quot;Pape Satan&amp;quot;...&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci sono dischi che entrano di prepotenza nei meccanismi culturali delle “modernità” d’ogni epoca, che modellano mode e atteggiamenti, stili di vita e plasmano il pensiero della contemporaneità. Quei vinili, e le musiche che quei dischi contengono, si trasformano in segnali, punti d’arrivo, mete incontestate per le culturali giovanili che incontrano. Sono punti di riferimento per la lettura delle epoche sonore. Altri invece sono invisibili alla loro epoca, introvabili e misteriosi per decenni e decenni. Trasmettono segnali sonori inascoltabili alle orecchie comuni, squittii a qualche padiglione auricolare più attento, forse, ma nessun segnale per le masse della Società dello Spettacolo. Poi il volume risale, improvviso. Decenni dopo, quei vinili dimenticati rispuntano dai bassifondi dei rigattieri, e cominciano ad urlare la loro potenza sonora e culturale. Anche se registrati decenni prima diventano attuali e modernissimi, il suono che quei solchi producono sembrano immaginare il paessaggio sonoro del domani. Come è accaduto a Pape Satan di Fabio Fabor, che Plastica Marella (editore in Modo Moderno) ristampa in una tiratura limita di 300 copie, in vinile trasparente da 180gr. Pape Satan è stato misterioso fin dall’inizio della sua creazione (è impossibile ancora oggi stabilire con esattezza la data di pubblicazione, ipotizzando un arco di tempo che va dal 1978 al 1981), imperscrutabile e occulto, ma di questo Fabio Fabor n’è sempre stato inconsapevole protagonista. Dall’altra parte, Fabio Fabor realizzo quel disco per puro piacere personale, per ricerca e curiosità individuale. Inizialmente nato per alimentare il circuito discografico della library music, si trasformò quasi subito in qualcosa di diverso, in bilico tra musica elettronica, elettroacustica e alchimia esoterica applicata alla musica. Perché anche il suo autore è un bel enigma; Fabio Fabor era uno degli pseudonimi utilizzati da Fabio Borgazzi, Nato nel 1920 a Milano e scomparso a Roma il 3 agosto 2011. Un grande compositore e musicista, autore di oltre 500 canzoni e per ben otto volte i suoi brani sono stati protagonisti al Festival di Sanremo, tempio della musica leggera e popolare italiana. Numerose poi le opere musicali e liriche, lavori per il teatro, la radio e la televisione. Infine l’incontro con la musica elettronica e le sue declinazioni: lì decine e decine di registrazioni che andranno ad arricchire il suo archivio personale, scrigno sonoro che speriamo presto sia riaperto. Un culto sotterraneo quello di “Pape Satan”, alimentato dal riaffermarsi della scena elettronica occulta, che ha nei Demdike Stare l’espressione più alta. E proprio Miles Witthaker è stato l’artefice della riscoperta del lavoro di Fabio Fabor; trovò una rarissima copia di “Pape Satan” a Roma, nel più famoso mercato delle pulci italiano, e da quel momento Fabor entrò ufficialmente nel suo personale olimpo sonoro. Un lavoro quello di Fabio Fabor, che riascoltato oggi è un precipitare velocissimo nell’oblio dell’anima, psichedelica occulta per cuori inferociti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.plasticamarella.com&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Plastica Marella (editore in modo moderno)&quot;&gt;Potete trovarlo qui&lt;/a&gt;&amp;#0160;&lt;a href=&quot;http://www.amazon.it/Pape-Satan-Fabio-Fabor/dp/B00KGZOB68/ref=aag_m_pw_dp?ie=UTF8&amp;amp;m=A2YURYAVOSWGI3&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Amazon&quot;&gt;oppure qui&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a3fd44ef86970b-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;10171767_10202404520009075_5018455377036625322_n&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a3fd44ef86970b img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a3fd44ef86970b-500wi&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;10171767_10202404520009075_5018455377036625322_n&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe frameborder=&quot;no&quot; height=&quot;450&quot; scrolling=&quot;no&quot; src=&quot;https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/28747665&amp;amp;auto_play=false&amp;amp;hide_related=false&amp;amp;show_comments=true&amp;amp;show_user=true&amp;amp;show_reposts=false&amp;amp;visual=true&quot; width=&quot;100%&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>


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<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Mon, 11 Aug 2014 21:11:42 +0200</pubDate>

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<title>Chissà perché...</title>
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<description>Il primo 45 giri che ho comprato in vita mia è stato &quot;Dedicated to Janis Joplin&quot; degli Ibis. Il secondo è stata questa versione di &quot;Dicitencello vuje&quot; di Alan Sorrenti. Ancora oggi mi mette i brividi e non mi fa...</description>
<content:encoded>&lt;p&gt;Il primo 45 giri che ho comprato in vita mia è stato &amp;quot;Dedicated to Janis Joplin&amp;quot; degli Ibis. Il secondo è stata questa versione di &amp;quot;Dicitencello vuje&amp;quot; di Alan Sorrenti. Ancora oggi mi mette i brividi e non mi fa dormire. Chissà perché...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;360&quot; src=&quot;//www.youtube.com/embed/2AnU9-cpmvQ&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>


<category>Una parte di me</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Sat, 07 Jun 2014 21:46:28 +0200</pubDate>

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<title>Augusto</title>
<link>http://www.robertogiannotti.tv/roberto_giannotti/2014/04/augusto.html</link>
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<description>Augù, ma che stai a fa? Tutto sudato e freddo come l’alito der santo protettore de nonna mia, tutto rannicchiato contro er muro; ma così bello mio te fai pià na sincope Augù, poi che famo? Su daje Augusto mio,...</description>
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&lt;blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Augù, ma che stai a fa? Tutto sudato e freddo come l’alito der santo protettore de nonna mia, tutto rannicchiato contro er muro; ma così bello mio te fai pià na sincope Augù, poi che famo? Su daje Augusto mio, fa er bravo e basta dè scherzà, me so pure io stufata de sta vita mezza morta, sempre le stesse cose che vanno a manco vengono, sempre sta colla che manco appiccicà più pè quanto l’avemo usata. Augù!, ma te ricordi quanno s’annava ar pinetone, quello ad un mozzico dar mare e tu volevi sempre giocà a li sordati? Mammamia che giocate, le corse avanti e indietro, cor prosciutto che se mischiavacor salame e aritornava lì da dò erano partiti. Ma quanti anni so passati Augusto mio? Semo diventati granni, se semo invecchiati, ma vedi Augusto mio, stamo ancora assieme. Na coppia dura, affiatata, na coppia de amici veri, mica come quelli de oggi, che se piano e poi se lasceno e poi ancora se ripiano. Augù e daje bello mio tirate su, me fai impressione cor sudore che pare oio cotto inchiodato come sulla croce der signore nostro. Augù tirate su, famme ride come quanno facevi er pesce grosso dentro er fiume, che ma rincorevi come er capitone der fosso…quanto te volevo bene e quanto me piacevi. Tutta carne eri, bella soda e manco er grasso t’apparteneva. Eri tosto ovunque, pure lì, sempre. E io che fantasticavo ma nun te dicevo niente. Le notti passate a pensatè, le ore dentro ar bagno a immaginà come poteva da esse e mi madre che bussava e aribussava. Augusto mio quante ne avemo passate, quanta strada fatta insieme, sempre in salita e io a seguitte come er cane de tu zio…ma n’semo più annati a trovallo a poro zio tuo, ma è vivo ancora? Era bello pure lui, come te, se vede che er sangue vostro è dritto e rosso come er core da vergine Maria, sete puri come lei, solo passione e tanta audacia. Che poi er coraggio tuo s’ammosciato dopo che quella se n’è ita, sta zozza e potesse arimorì adesso come è morta prima. Quante lacrime Augusto mio che je versavi, er core tera diventatato un buco fonno, scuro scuro, e piagnevi piagnevi come er pupo dell’Ara Coeli. Augù te ricordì? Pe sta zozza vijacca er core te se consumato, er core tuo che tanto me faceva morì d’illusioni. Sta infame, femmina busciarda come er semolino de li vecchi, bastarda de padre e de madre. E tu, poro fijo, che t’eri così innamorato, vivevi pe lei, pè quer corpo intisichito dalle buscie. Te ricordi Augù, ve venivo dietro e me anisconnevo zitta zitta e ve guardavo quanno facevate robba. Che bello che eri e come la pijavi, la sfonnavi cor bastone dell’amore. E lei che je piaceva, urlava e sudava la zozzona, più godeva e più sudava e io, che mica so nata ieri, ariconoscevo dall’odori sua quanno veniva, più sapeva de femmina infojata e più godeva. L’invidia Augusto mio me divorava, me magnava l’ossa e pure er core. E me toccavo pure io, voleva da esse lì assieme a te, in mezzo, tiè pure lei in mezzo, basta che er bastone tuo menava pure er core mio. E poi Augù, visto come t’aripagato? Se né ita senza manco ditte grazie, zitta come er bacarozzo che stà dellà. Senza ditte niente, dalla matina alla sera. E tu invece? Invece de rifatte na vita sempre a pensa a lei, sempre cor pianto in bocca, sempre a graffiatte l’anima tua. Augù, io te vojo bene, un bene dell’anima, ma nun jo fatta a stamme zitta: ma sò magnata, tutta intera a quella zozza de femmina infame. Quanno ho smesso de menaje me tremavano tutte e vene, mammamia te volevo più bene de sempre Augù. E tu zitto, cor pianto strozzato da paura. Me te piaceva come stava sur pavimento, co quer sangue che pareva piscio, er dentro che somijava ar gricile da gallina. Lì ho visto er bastone tuo che cresceva, un tronco d’amore stava a diventà. Me so attaccata cò la bocca e volevo che non finisse più, volevo arimanè attacata come na pupa alla zinna da madre, come un Cristo sulla croce. Mai affogata Augù, me usciva pure dar naso. Amore mio Augù, che voja de te che tenevo. E adesso Augù? Pure se semo invecchiati se volevo sempre bene, no? Hai voluto che indossassi tutte le vestaje de pora mamma tua, mai fatto cresce lì capelli e pure l’unghie della mani mia. So trent’anni che vesto da donna e pure in giro ce manni. Mai incollato er cazzo mio sotto, quasi vicino ar buco nero, così che potessi da piscià come la zozzona infame. Ma nun me pento, te vojo troppo bene Augù. Dai Augù, tirete su, dimme che me voi ancora bene, dimme che solo io te posso amà all’infinito, che conosco tutti li segreti der core tuo. Augù, tirate sù. Augù s’amamo ancora? Tirate su Augù, nun me lassa sola.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;#0160;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</content:encoded>


<category>Storie</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Wed, 23 Apr 2014 16:35:55 +0200</pubDate>

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<title>Peramore. Solo per amore. È. </title>
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<description>Peramore. Solo per amore. È. Che l’hai presa piano, sollevandola con la forza della piuma, trascinandola a te. Il corpo lieve, magro come l’acqua, il seno che potevi solo immaginarlo, piccolo, incredibilmente piccolo, leggero movimento di pelle proprio sopra il...</description>
<content:encoded>&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73d7cd575970d-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;9178434708_dbce95feed_b&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a73d7cd575970d img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73d7cd575970d-500wi&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;9178434708_dbce95feed_b&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Peramore. Solo per amore. È. Che l’hai presa piano, sollevandola con la forza della piuma, trascinandola a te. Il corpo lieve, magro come l’acqua, il seno che potevi solo immaginarlo, piccolo, incredibilmente piccolo, leggero movimento di pelle proprio sopra il cuore. Ti sollevava anche lei da terra con il suo profumo, di oli canditi e incensi appena spenti. Volando sopra l’acqua potevi quasi trapassare il suo di corpo, con la forza del respiro. Volteggiavi sopra di lei, attorno a lei, per scovare l’apertura del suo cuore, per penetrare l’impenetrabile. Poi l’abbraccio improvviso, inconsistente anch’esso, un fruscio veloce, l’odore della carne. È tua. Lei. Tua. Inverosimilmente in eterno. Per questo, dopo, alla fine di tutto, hai forzato la fine del suo respiro. Peramore. Solo per amore.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Peramore. Solo per amore. È. Che guardavi la sua carne morire, minuto dopo minuto. E lì che il tuo pensiero viaggiava seguendo l’ora, pedinando il tempo che poi mai passava. La sua pelle che tradiva la vita, menzogne infinite vendute come promesse, la sua maschera donata dal Dio più impuro e falso dell’universo che tradiva il contratto, quello sancito dal sangue di sua madre mentre lacerava la carne per farlo nascere. Ed ora e lì, di fronte al tuo sguardo di moglie stanca, spesso fedele, mai infedele, sicuramente leale. E la tua mano che trasforma la pietà in atto, l’amore in azione concreta, che s’alza invisibile anche a te. Spinge sulle labbra sue, quelle oramai dimentiche di vita, forza i denti spenti dal digiuno e s’infila in gola e poi più giù. Peramore. Solo per amore.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Peramore. Solo per amore. È. Che penetri gli occhi con l’anima, quella tua, unica esistente per assenza dell’odore delle altre, premi con violenza il corpo vitreo, esplosione di sentimenti organici. Trovi pace nel vuoto del silenzio, nell’oscurità accesa il dolore si smorza, un contorto rantolio. E lui entra. Dietro. Un colpo unico, un tonfo sordo che spinge i polmoni oltre la linea del cuore. Tu navighi, lontano, onde spezzate, bufere improvvise, calma tediosa. Poi la tempesta. schizzi d’acqua salata, sangue e residui di prostate farneticanti. Ti amo anch’io sussurri. Ma non a lui. La promessa è a te, prima di scomparire. Peramore. Solo per amore.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</content:encoded>


<category>Storie</category>
<category>Una parte di me</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 17:49:42 +0100</pubDate>

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<title>Sì, sono un razzista</title>
<link>http://www.robertogiannotti.tv/roberto_giannotti/2014/02/sono_un_razzista.html</link>
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<description>Sì, sono razzista l&#39;ammetto. Non sopporto la razza degli imbecilli, quella dei menefreghisti e degli ignavi. Detesto quella piccola borghese e la razza proletaria che si affida alla provvidenza. Non sopporto la razza dei medici svenduti, quella degli avvocati insaziabili...</description>
<content:encoded>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73d747f6a970d-popup&quot; onclick=&quot;window.open( this.href, &amp;#39;_blank&amp;#39;, &amp;#39;width=640,height=480,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0&amp;#39; ); return false&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;9176209229_9f2101018c_b&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c01a73d747f6a970d img-responsive&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c01a73d747f6a970d-500wi&quot; title=&quot;9176209229_9f2101018c_b&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#0160;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sì, sono razzista l&amp;#39;ammetto. Non sopporto la razza degli imbecilli, quella dei menefreghisti e degli ignavi. Detesto quella piccola borghese e la razza proletaria che si affida alla provvidenza. Non sopporto la razza dei medici svenduti, quella degli avvocati insaziabili e la sotto razza delle segretarie compiacenti. Detesto le razze lamentose, quelle che esistono solo perché l&amp;#39;ha deciso il loro padrone e quelle che si affidano al Padreterno. Odio la razza dei giudici perché servono sempre l&amp;#39;onnipotente di turno, quella dei presidenti che santificano il loro verbo e quella dei poeti che si illudono in eterno. Per non parlare di quella dei papi, che violentano la disperazione con un sorriso. Disprezzo la razza dei musicisti perché sperano sempre che qualcuno prima o poi li ascolti, quella degli attori scodinzolanti dietro il più piccolo applauso e quella degli scrittori che si pensano eterni. Odio la razza delle puttane perché hanno affogato di saliva l&amp;#39;amore e quella dei puttanieri perché si illudono di trovare l&amp;#39;amore tra le cosce di un cadavere. Disprezzo la razza degli dei perché se ne fottono comunque e quella dei poveri cristi perché pensano che la croce sia la sola salvezza. Odio la razza dei ricchi perché detestano i poveri e quella dei poveracci perché amano i ricchi. &amp;#0160;Non sopporto la razza delle fidanzate perché l’altare è l’inizio della vita diversa e quella delle sposate perché soffrono di nostalgia. La razza dei superdotati poi la rigetto per invidia mia e quella degli psicanalisti perché invidiano la mia di vita. Odio la razza dei senatori a vita, quella dei senatori e basta e getto malevolenza su quei dei deputai, sottosegretari e ministri in abbondanza. Odio la razza pura e quella impura, quella nera e quella gialla. Sono un razzista e basta. Odio te e la tua razza mentre leggi questa mescolanza di parole, perché perdi il tuo tempo a capire l’odio mio, che appartengo solo alla razza dei morti.&amp;#0160;&lt;/p&gt;</content:encoded>


<category>Una parte di me</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 19:56:16 +0100</pubDate>

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<title>9 cose inutili da fare a Roma prima della fine del mondo</title>
<link>http://www.robertogiannotti.tv/roberto_giannotti/2013/11/9-cose-inutili-da-fare-a-roma-prima-della-fine-del-mondo.html</link>
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<description>Roma, la città eterna, di immortale ha solo la fama. Per il resto è un minestrone di noia incinta, approssimativa e sostanzialmente ignorante. D’altra parte cosa volete da una città che si è sviluppata sopra cimiteri, cripte e cadaveri? Già...</description>
<content:encoded>&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;asset-img-link&quot; href=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c019b017bb87a970d-pi&quot; style=&quot;display: inline;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;9178435576_78c85db74e_c&quot; class=&quot;asset  asset-image at-xid-6a010535d08aa5970c019b017bb87a970d&quot; src=&quot;http://www.robertogiannotti.tv/.a/6a010535d08aa5970c019b017bb87a970d-500wi&quot; style=&quot;display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;&quot; title=&quot;9178435576_78c85db74e_c&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Roma, la città eterna, di immortale ha solo la fama. Per il resto è un minestrone di noia incinta, approssimativa e sostanzialmente ignorante. D’altra parte cosa volete da una città che si è sviluppata sopra cimiteri, cripte e cadaveri? Già tanto che non collassi all’interno della sua stessa zella e cupidigia. Quindi per tutti quelli che giungono in città, a chi ci ritorna e alle migliaia di disgrazie umane che mai sono andate via, un veloce vademecum sulle cose inutili da fare a Roma prima dell’Apocalisse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;#0160;9) PASSEGGIATA ALLO ZOO ALLA RICERCA DEL BRUTTO CHE ATTRAE&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Già passeggiare è attività fondamentalmente inutile e dannosa per qualsiasi sistema nervoso al secondo anno di psicanalisi, figuriamoci sommare tale passatempo all’interno dello zoo di Roma. Ma possiamo unire l’inutile al dilettevole se ci soffermiamo dinnanzi alle gabbie degli avvoltoi e delle iene. Il pennuto ci attrae per la sua inconsapevole bruttezza, con quella coroncina di pelo posta alla fine del collo e dal cranio che pare glabro ma nasconde piccoli peli irsuti. La iena invece colpisce il nostro tradizionale concetto di bellezza con la forma della schiena, curva ma curva male, come se fosse disegnata con il goniometro che non abbiamo mai usato e per questo storto e spezzato. Ecco, la visone di questi due straordinari animali ci riconcilia con il concetto di brutto, che alla fine è molto più sensuale e interessante del bello.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#0160;&lt;strong&gt;8) IL BUCO SUL NULLA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sul colle dell’Aventino possiamo trovare la famosa serratura del Priorato dei Cavalieri di Malta: appoggiando l’occhio sul buco che dovrebbe ospitare la chiave possiamo ammirare sullo sfondo la basilica di S.Pietro. Mai attività umana è stata più insulsa, ma squadroni di turisti accorrono a gettare il bulbo oculare proprio lì. Questo ci è utile e ci aiuta a riflettere su quanto Santa Romana Chiesa è all’origine di comportamenti che di umano hanno ben poco. O tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#0160;&lt;strong&gt;7) L’INSEGUIMENTO DEL SUPPLÌ PERDUTO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il luogo principe oramai smarrito, dove le anime si incontravano e sviluppavano i futuri sospiri sensuali, erano le rosticcerie. Tra fumi d’arrosto e visioni di lasagne, loro i supplì, svettavano sui fritti. Si usciva da quei modernissimi templi del baccanale perduto armati di vassoietti incartati e si correva a casa a donare il succulento contenuto: la divinizzazione del supplì. Croccanti all’esterno e morbidi come una bocca di fanciulla in fiore, invitavano al peccato lussurioso della gola. Poi la mozzarella che filava dall’interno, un cuore con l’orgasmo perenne, raggiungeva l’esofago in calore. E adesso? Nulla più. La ricerca del supplì perfetto è la vera novità per tutti i nottambuli che hanno tempo da perdere. Esiste? Non esiste? Voi provateci. Tanto non avete nulla di meglio da fare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#0160;&lt;strong&gt;6) IL RADONÈ SPERICOLATO SULLE FREQUENZE UHF&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Questo è il tempo del digitale terrestre, del satellite e della televisione su banda larga. Tutte cose noiosissime che non ci permettono più l’audace ricerca di canali televisivi a noi oscuri sulle frequenze uhf o vhf. Altri tempi direte voi. Altro vita ribatto io. La ricerca dell’estetica a me oscura era uno tra i compiti che mi ero prefissato durante la mia maladolescenza. La fine degli anni settanta, con l’avvento delle televisioni libere, apriva dinnanzi al mio cuore sterminate praterie da contaminare. La notte, quando era bella fonda e scura, ci si alzava senza far rumore e si raggiungeva l’oggetto del desiderio, il televisore. Lì si cominciava la dura e spasmodica ricerca di frequenze occupate da canali televisivi oscuri e immotivati, che però diffondevano il verbo dell’amara trasgressione. Altro che il girovagare sulla rete di oggi, dove il sesso è esposto seguendo i principi dei signori dell’Auchan, tutto catalogato e bello messo in mostra. Allora si doveva ricercare con calma e giudizio, fantasticare sul proseguimento delle immagini trovate e sperare che il nonno con la prostata in fiamme non si alzasse improvvisamente per trovare il beneficio sperato. Ora se volete, potete riprovare l’emozione di quelle esperienze, magari sperando che la retina dell’immaginario catodico abbia conservato la memoria di se. Da provare assolutamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;#0160;5) LA PESCA CON LO IACCO AL PESCE GIGANTE&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il Tevere non è solo quell’ammasso giallo e melmoso che sembra. Anche attorno a lui si sono generate leggende e hanno preso forma i miti più disparati. Pesce serpenti, simil draghi che si nutrono di gatti e ratti, mostri di fiume dalle sembianze umanoidi. Tra questi c’è il pesce gigante, che pare ancora oggi si aggiri dalle parti del ponte Sublicio. Armati di iacco, che è la tecnica più insulsa e demente della pesca d’ogni tempo, potete provare quei brividi che la vita avara vi nega da sempre. Gambe in acqua e via! E se il fango vi risucchia verso una morte lenta e orribile, potete sempre sperare in un bel servizio del tg3 regionale. I vostri parenti avranno almeno qualcosa da raccontare di voi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#0160;&lt;strong&gt;4) L’ASSEMBLEA DI CONDOMINIO A CASO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il carattere dei romani si esprime al meglio quando il soggetto indigeno è circondato da almeno tre persone. Quando sono superiori a 20 è la sublimazione della romanità. Millantatore, autoironico, volgare, senza Dio, poeta, vigliacco con audacia, romantico, gran fornicatore di cose e/o persone, nonché imprudentemente malinconico. Ecco il carattere del romano. Per trovarlo all’opera basta infilarsi in qualche assemblea di condominio, magari con la delega rubata ad una vecchia che passava da lì; si apriranno mondi sognati solo dopo la lettura di Verne o Salgari, pezzi di vita strappati che quelli di Cronaca Vera vi parranno noiosi o inconcludenti. E l’applauso esploderà dalle vostre mani&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;#0160;3) SULLA FLAMINIA A PIEDI VERSO IL NORD&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Non può non mancare un rapido sguardo alle vie che escono da Roma e, un tempo, portavano in città. Oggi vengono usate quasi esclusivamente per uscirne, per fuggire e abbandonare la necropoli fatta capitale. La peggiore è la Flaminia e meglio si adatta al nostro bisogno. La strada si snoda dal centro della città e rapidamente arriva a lambire il cimitero di Prima Porta, luogo stracolmo di cadaveri in rapida decomposizione. Questa è già un segno intellegibile della forma intellettiva che compone gli abitanti che vivono attorno ad essa. La marcia a piedi sulla consolare diventerà via via più costrittiva e disdicevole, questo perché il sapore della menzogna e dello sfruttamento del prossimo, attività principe dei residenti di tale stradone, e un senso di versamento del contenuto gastrico sarà inevitabile. Se però siete caparbi e riuscite e raggiungere i dintorni di S.Oreste, avete raggiunto la meta. L’olezzo di tradimento sarà insostenibile e la nostalgia per la mancata visione del suicidio di Giuda Iscariota diverrà insopportabile. Per sostenere tutto questo vi consiglio di orinare sui bordi della Flaminia e nascondere i vostri averi lontano dalle meretrici che abitualmente vivono in quei luoghi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;#0160;2) LA SERENATA INOPINATA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L’amore e il sesso a Roma tra romani (non tra calabresi e romani o tra pugliesi e calabresi a immigrati, lì non funziona) è vissuto da sempre in modo romantico (nel senso di tragico) e decadente. Se non c’è sofferenza non esiste l’amore vero. Di conseguenza se non c’è orgasmo da svenimento non è possibile parlare d’anima gemella. Per capire questo è necessario partecipare ad una serenata, ancora in uso tra la popolazione a basso reddito e attendere. Se l’amato o l’amata manda a fare in culo il serenando allora è vero amore. Si può scommettere ed è meglio del Gratta e Vinci.&amp;#0160;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;#0160;1) LA POMICIATA A SANGUE SUL BUS NOTTURNO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se abbiamo capito bene tutti gli otto punti precedenti allora è possibile mettere in atto la cosa più inutile da fare a Roma prima dell’Apocalisse. Serve innanzi tutto la persona amata, in caso contrario non funziona. Quindi amanti, scopamici e compagnie casuali sono fuori gioco. Tutti gli altri possono provare l’emozione principe che solo la città eterna può offrire. Il notturno non ha nulla di romantico. L’umanità disperata che lo frequenta vi getterà subitamente nella disperazione e la vostra pietas si getterà in ginocchio e cadrà nella costernazione. Non vi resterà che avvicinare le labbra al vostro amore e abbandonarsi ad un petting all’ultimo sangue. Da capolinea a capolinea minimo saranno tre orgasmi. Garantito.&amp;#0160;&amp;#0160; &amp;#0160;&amp;#0160;&lt;/p&gt;</content:encoded>


<category>Storie</category>
<category>Una parte di me</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 16:53:21 +0100</pubDate>

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<title>Il giorno che sequestrano Massimo Boldi io non c’ero</title>
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&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il giorno che sequestrano Massimo Boldi io non c’ero. Come sempre. Quando accade qualcosa io non ci sono mai. Quasi un karma famelico che mi trascino dietro, una maledizione giunta a me da chissà quale strega, magari un parente lontano che si macchiò di un delitto indescrivibile, oppure un semplice tradimento avvenuto sulle montagne attorno al lago di Pilato e saldato con il malocchio per le generazioni a venire. Comunque io non c’ero. Mancavo. Assente. Come tanti altri a dire il vero. La prima settimana passò in silenzio, la mancanza di Massimo Boldi non fu segnalata da nessuno, tutto tacque sul circuito mediatico. Forse i parenti si misero in allarme, qualche amico gentile, annoiati followers di Twitter senz’altro. Proprio da lì partì l’allarme. Prima come uno scherzo, poi montò a valanga. Dov’è Massimo Boldi? Fuggito su qualche isola tropicale? Magari con qualche avvenente femmina che lo soffoca d’amore sincero? Oppure peggio? I giornali cominciarono a tirar fuori la storia, dapprima nei colonnini delle curiosità, ma poi arrivò la televisione. Ricordo, questo si con apprensione, la prima trasmissione del pomeriggio che si occupò del caso. Tetra, senza speranza, pareva morto e sotterrato accanto a rifiuti tossici in Campania, oppure vittima di qualche stalker travestito da ammiratore. Tutte le ipotesi furono passate al setaccio. Dopo pochi giorni, ecco la prima serata!, esperti ed opinionisti a lanciare il loro vangelo dentro le case degli italiani, assenti ed annichiliti dalla notizia. Dov’è il cipollino? Ecco, questo titolo a caratteri a prova di ipovedente ancora calpesta la mia retina. Appeso all’edicola aveva causato resse e qualche piccolo incidente di poco conto. Dov’è il cipollino? Poi arrivò la fotografia, che in tempi di digitale suonò malsana. Sembrava realizzata con una Kodak Instamatic, comunque sorella dei nostri ricordi d’infanzia. Formato quadrato, colori leggeri tendenti al rosso e al marroncino chiaro, raffigurava un uomo che senz’altro poteva ricordare lui, il nostro cipollino. Seduto su delle cassette da frutta, quello in legno leggero che ancora si trovano nascoste dietro i banchi dei mercati rionali, guardava in basso senza sguardo. Chissà cosa voleva vedere. Perché sicuramente non guardava nulla che lo potesse interessare, vista la posa morbida, quasi sbracata, che assumeva da seduto. Una canottiera bianca, o almeno sembrava tale in origine, perché ora era zeppa di macchie d’ogni forma e tonalità di ocra. Avete presente quelle che indossavano i muratori un tempo? Quelle senza maniche, con quelle righine trasversali in rilievo? Ecco quella. E con lei il pendant perfetto, mutande dello stesso cotone spesso, con l’apertura davanti per facilitare la minzione. Ocra a tratti pure quelle. I giornalisti si affrettarono a chiedere alla famiglia se quello era il suo intimo naturale, se amava intrattenere le sue carni con ricordi provenienti in pieno dagli anni settanta. Ma sembrava di no. Amava l’intimo di marca, anche costosetto. Quindi il nostro cipollino è stato costretto al cambio? Lì si aprì un fronte di polemiche assurde. Sequestrato per scopi sessuali fu il verdetto. Ma dopo tutto sembrò più chiaro. La lettera, o meglio lo scatolone dove veniva elencato con un pennarello verde la motivazione del sequestro – ricevuto pare all’indirizzo del pied a terre di un anonimo giornalista parlamentare – svelava l’arcano. Dopo 40 giorni abbiamo tutti capito il motivo del sequestro. Nessuna estorsione, niente violenza sessuale o ricatto morale. Massimo Boldi è stato rapito per fini politici. Immediatamente i quotidiani uscirono all’unisono con “…son tornate le Brigate Rosse 2.0” , cosa che rese palese al mondo la pochezza del giornalismo italiano. Almeno dal punto di vista della fantasia dei titolisti. Soliti speciali in prima serata, approfondimenti in seconda e retrospettive cinematografiche in terza. E soprattutto quelle risvegliarono nel cuore degli italiani la nostalgia di Massimo Boldi. Vederlo nelle sue prove attoriali e saperlo nascosto e lontano smosse il sentimento Patrio degli abitanti dello stivale. Anche perché la motivazione politica non venne subito fuori e questo scatenò la reazione pubblica opinione. Cominciarono gli inventari di complotti, segreti e altre esoteriche elencazioni. Un brodo inutile. La notizia però esplose inopinatamente e a tutti apparve nuda, cruda, senza possibilità d’incomprensione. I sequestratori avevano disseminato Milano, Roma, Bari e Vercelli di audiocassette – sì, quelle in uso fino alla metà degli anni ottanta – ponendole nei cassonetti dei rifiuti del vetro e dell’alluminio. Quei posti, e i nostri terroristi senza colore l’hanno fatto di proposito, sono frequentati dai giovanissimi rom che prelevano quello che noi consideriamo rifiuto per rivenderlo,&amp;#0160; per tirare a campare. In meno di una settimana i mercatini di&amp;#0160;&amp;#0160; bric-à-brac di mezza Italia si riempirono di strane cassette colorate con l’effige di Massimo Boldi. Nel nastro era conservata la voce del sequestrato che rivolgeva una serie di appelli: alla famiglia, a tutti i suoi ammiratori, a Christian De Sica e uno al popolo italiano. Nel resto del nastro le motivazione del sequestro da parte dei terroristi. Una bomba. Difatti esplose in poche ore nelle case di tutti gli italiani. Il gruppo terroristico, autonominatosi Milizia Combattente del Cittadino Italiano (MCCI l’acronimo e come marchio il numero 1201 su una stella gialla) richiedeva l’immediato scioglimento del Parlamento italiano, le dimissione del governo e del Presidente della Repubblica, le dimissioni di tutti i componenti della Consulta, del Consiglio Superiore della Magistratura, della Corte dei Conti e delle più alte cariche militari. Poi le dimissioni dei presidenti e delle giunte regionali, nonché dei comuni sopra i 100.000 abitanti. Le richieste proseguivano con la convocazione di elezioni per istituire una assemblea costituente, a cui erano chiamati i cittadini dai 15 anni in poi e gli stranieri che vivevano sul territorio da almeno due anni. Alle elezioni non potevano partecipare tutti i cittadini che avevano avuto incarichi politici ed amministrativi fino al giorno del rapimento Boldi. Seguiva un elenco perfetto degli esentati al voto letto proprio da Massimo Boldi. La Costituente doveva ridisegnare lo Stato Italiano nella forma e nei modi dettati dalla Costituzione. In caso contrario Massimo Boldi veniva sacrificato, o meglio, assassinato dall’ abusivo Stato Italiano. Le televisioni, i giornali, le radio e tutta la rete impazzirono. I pro superavano i contro, ma subito dopo i contro battevano i pro. Il Parlamento venne convocato in seduta comune, mentre i sindaci cominciavano a dimettersi. Le strade si riempirono di migliaia di persone con la maschera di Boldi. Cominciava l’inferno. Da tutta Italia giunsero a Roma centinaia di batteristi armati di rullante, cassa e charleston, e con in faccia il cartonato del viso di Boldi, cominciarono a suonare un tempo dispari davanti al senato, alla Camera e al Quirinale. La polizia era divisa sul da farsi, così come i carabinieri. Il fragore era assordante, tra il ritmo impazzito, le urla e i cortei. Boldi libero in libero Stato gridavano. Le mura di ogni città erano zeppe di scritte inneggianti a Massimo Boldi e al suo sacrificio per salvare la democrazia. Il tutto durò una settimana. Io partecipavo come potevo alla protesta, dividendomi tra la batteria che avevo piazzato sotto palazzo Chigi, assieme ad altri 5.231 batteristi (il totale poi delle batterie a Roma fu censito in 19.564), e le assemblee per i condomini. Alla fine il Presidente della Repubblica si dimise e con lui tutto l’armamentario della Stato. L’ultimo a dare le dimissioni fu il presidente della regione Calabria. Le elezioni per l’assemblea costituente ci saranno tra una decina di giorni. Massimo Boldi è nella lista Cittadini Liberi e Ritmici. E’ il favorito. Io ho conosciuto una batterista sensualissima e mi sono fidanzato. Forse ci sposeremo. La chiamo Massima quando facciamo l’amore. Lei invece urla Boldi ogni volta che raggiunge uno dei suo violenti orgasmi. Il vecchio Presidente della Repubblica è morto l’altro giorno. Per i dispiaceri dicono. Farò l’amore con il mio amore il giorno del suo funerale.&amp;#0160; &amp;#0160;&lt;/p&gt;</content:encoded>


<category>Storie</category>

<dc:creator>Roberto Giannotti</dc:creator>
<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 15:32:55 +0100</pubDate>

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