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    <title>Rotta a Sud Ovest</title>
    
    
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        <title>Inaki Urdangarin: "Vengo a difendere il mio onore"</title>
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    <content type="html">Ieri sera guardavo il Canal 24 horas, la tv all-news di TVE, tra le tante notizie del giorno commentate c'era ovviamente l'imminente apparizione di Iñaki Urdangarin davanti ai giudici per il caso Nóos. Era appena stato reso noto che se avesse voluto il Duca avrebbe potuto percorrere in auto gli ultimi 20-25 metri, prima di entrare nel Tribunale; un tragitto che tutti i cittadini compiono a piedi e che a lui era stato concesso di percorrere in auto "per motivi di sicurezza". C'era comprensione, ieri, sul Canal 24 horas, per il Duca e per l'Infanta, non per le accuse, ma per le pressioni mediatiche a cui sono sottoposti e per il processo popolare che ha già condannato Urdangarin. Un po' tutti consigliavano al Duca di lasciar perdere la macchina e di arrivare in Tribunale a piedi e speravano che le persone a lui più vicine, i suoi consulenti questo gli consigliassero. E così devono aver fatto, perché stamattina Iñaki si è presentato a piedi, accompagnato dal suo avvocato, Mario Pascual Vives, per essere ascoltato come imputato dai magistrati che indagano sul caso Nóos, l'Istituto senza fini di lucro da lui presieduto tra il 2005 e il 2007 e che ha raccolto oltre 17 milioni di euro da enti pubblici e privati, deviandoli all'estero, per sfuggire al fisco, o in conti di società di Urdangarin e del socio Diego Torres, invece di reinvestirli nello stesso Instituto, come era obbligo di legge. Iñaki Urdangarin è arrivato con dieci minuti in anticipo all'appuntamento delle 9, accompagnato dal suo avvocato. Si è fermato a parlare con i media presenti: "La mia intenzione è chiarire la verità dei fatti e la dichiarazione di oggi aiuterà a dimostrarlo, vengo a difendere il mio onore" ha spiegato. E' apparso serio, ma tranquillo e ha assicurato di aver esercitato responsabilità e di aver preso decisioni "in modo corretto e con totale trasparenza". Ad aspettare Iñaki, una settantina di media spagnoli e stranieri. I giudici José Castro, Juan Carrau e Pedro Horrach, che lo stanno già interrogando, sono arrivati pochi minuti prima di lui. Un'immagine dell'arrivo di Iñaki Urdangarin, dal web spagnolo
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        <title>Iñaki Urdangarín e l'Infanta Cristina arrivano a Palma. Domani l'interrogatorio</title>
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        <published>2012-02-24T23:39:41+01:00</published>
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    <content type="html">L'infanta Cristina e Iñaki Urdangarín sono arrivati da poco a Palma di Maiorca, dove domani mattina, dalle 9, lui sarà interrogato come imputato per malversazione di fondi pubblici, traffico d'influenza ed evasione fiscale dai magistrati che seguono le indagini sull'Instituto Nóos. E' la prima volta che un membro della Famiglia Reale spagnola è chiamato a dichiarare come imputato da un Tribunale e l'aspettativa è massima in tutto il Paese. La notizia dell'interrogatorio del Duca di Palma, ormai prossimo, ha aperto i telegiornali della sera. Oggi si è anche saputo che dopo un lungo tira e molla è stato concesso a Iñaki di arrivare in auto fino alla porta del Tribunale, "per ragioni di sicurezza". Tutti gli altri imputati e in genere tutte le persone che entrano nel Tribunale devono fare a piedi l'ultimo pezzo, fino alla porta, in una specie di cortile interno. Il magistrato José Castro, intenzionato a trattare Iñaki Urdangarín come un imputato qualunque, perché la legge è uguale per tutti, ha tentato fino all'ultimo di far percorrere a piedi l'ultimo pezzo di percorso, circa 20-25 metri, anche al duca. Poi, viste le attese, viste le minacce di contestazioni e visti gli accrediti di giornalisti provenienti anche dall'estero, deve aver capito che Urdangarín non è un imputato come gli altri. Così la Polizia ha autorizzato il suo arrivo in auto fino alla porta del Tribunale, se così volesse farlo. Non si sa quanto durerà l'interrogatorio, si parla di varie ore, ma si sa che alla fine il Duca di Palma emetterà un comunicato per i media. L'Infanta Cristina non lo accompagnerà in Tribunale, ma sì lo aspetterà a Marivent, dove la Famiglia Reale trascorre le vacanze estive e dove la coppia passerà la notte più lunga e drammatica della sua vita matrimoniale. La presenza di Cristina accanto al marito lancia un messaggio chiarissimo al re e alla Spagna, ma evidentemente la sua posizione conta sulla comprensione dei suoi genitori: arrivati a Madrid, lei e il marito hanno alloggiato alla Zarzuela (ma pare non abbiano incontrato Juan Carlos) e stanotte dormiranno a Marivent, due luoghi simbolo della Famiglia Reale, che sarebbero stati loro negati se il sovrano avesse rotto i rapporti con la figlia. Domani si deciderà anche il futuro giudiziario di Cristina: dalle parole di Iñaki, dalla protezione che vorrà garantire alla moglie, si capirà il coinvolgimento dell'Infanta nella trama di appropriamento dei fondi pubblici e loro relativo trasferimento all'estero per sfuggire al fisco spagnolo. Nei giorni scorsi è trapelato che il giudice Castro ha chiesto alla Procura se deve citare come imputata l'Infanta Cristina; il quotidiano El economista ha pubblicato nella sua pagina web che secondo l'Agencia Tributaria, che sta controllando i movimenti fiscali dei Duchi, l'Infanta attribuiva alla società Aizoon, di cui è azionista al 50% con il marito, le sue spese personali, circa 3mila euro al mese. E non solo, ci sono alcune emails dell'assistente personale di Cristina, che chiede ai responsabili finanziari dell'Instituto Nóos se poteva caricare le fatture alla società. Ad Aizoon i duchi hanno caricato numerose spese familiari, dall'acquisto della lussuosa residenza di Barcellona fino al pagamento del personale di servizio. Difficile, per Cristina, sostenere che non fosse al corrente dell'allegra gestione finanziaria e fiscale del marito e di Aizoon.
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        <title>In migliaia salutano Hugo Chávez, in partenza per Cuba, per operarsi di cancro</title>
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        <published>2012-02-24T22:23:05+01:00</published>
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    <content type="html">Migliaia di persone si sono concentrate poche ore fa a Caracas, sull'Avenida Sucre, per salutare il presidente Hugo Chávez, in partenza per L'Avana, dove, nei prossimi giorni, sarà sottoposto a una nuova operazione a causa del cancro di cui soffre da quasi un anno. Per lui ci sono stati fiori e cartelloni di auguri e di incoraggiamento per la nuova battaglia contro la malattia. Prima della partenza il presidente ha voluto salutare i venezuelani dal Palazzo di Miraflores, sua residenza ufficiale, assicurando di essere preparato "al peggiore scenario possibile" e di affrontare però l'operazione "con spirito molto rafforzato dal tanto amore del nostro popolo, da tanto affetto e tante manifestazioni di buona volontà". Chávez se ne va pronto "a lottare per la vita, la mia vita, che è anche la vostra, è la vita della patria, e non mi appartiene, appartiene a voi e alla patria e lotterò per lei millimetro a millimetro, palmo a palmo". Ai compatrioti il presidente ha chiesto unità "sotto la ideologia di Bolivar e soprattutto davanti a questa borghesia senza patria, filo-yankee che vuole ingannare e ha ingannato per molto tempo il nostro Paese". Ha anche assicurato che "con cancro o senza, con acqua o senza, piova o tuoni, niente impedirà la grande vittoria patriottica del 7 ottobre". Nonostante le sue condizioni di salute si siano aggravate, il presidente Chávez continua ossessionato dalle elezioni presidenziali del 7 ottobre. E' ormai accettato da tutti gli osservatori politici specializzati sul Venezuela che il presidente stia rinunciando a cure essenziali pur di apparire in forma e di assicurare alla sua rivoluzione bolivariana il successo elettorale. Ma proprio la sua malattia ha messo in evidenza la fragilità del movimento bolivariano: è nello stesso chavismo che si lamenta e si critica come il presidente non abbia saputo curare una nuova generazione dirigente e come dietro di lui ci sia il vuoto e non ci siano leaders in grado di sostituirlo. Consapevole di questo, Hugo Chávez sta sacrificando la sua vita, pur di vincere di nuovo le elezioni presidenziali. L'operazione del presidente è prevista a L'Avana nei prossimi giorni, non si sa quando Chávez rientrerà a Caracas. Il video di alcuni brani dell'ultimo discorso di Chávez, abbracciato alla figlia minore Rosinés, dalla tv critica Globovisión, su dailymotion. Chávez: Con cáncer y sin cáncer vamos a ganar el... por Globovision
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        <title>Pomeriggio di shopping losangelino per Blanca Suárez e Maria León</title>
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        <published>2012-02-24T17:48:06+01:00</published>
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    <content type="html">Una casa di gioielli spagnola ha invitato Blanca Suárez e Maria León a Los Angeles, per assistere agli Spirti Awards. Le due attrici, tra le più popolari del momento, essendo state entrambe candidate ai Premi Goya come Miglior attrice non protagonista, Blanca per La piel que habito, Maria, che ha vinto, per La voz dormida, sono volate a Los Angeles con i rispettivi fidanzati. I paparazzi le hanno beccate all'arrivo all'eroporto losangelino e, soprattutto, in un pomeriggio tra ragazze tutto dedicato allo shopping. La faccia di Blanca Suárez non riesce a nascondere la sorpresa per l'attenzione dei paparazzi, manco fosse a Madrid. Martedì Maria León tornerà in Spagna, dove è impegnata sul set di Con el culo al aire, sit-com che ha riportato sul piccolo schermo Paco Tous, indimenticato Paco Miranda de Los hombres de Paco (nella serie c'è anche Hiba Abrouk, la fidanzata di Hugo Silva, che fu amico e poi genero di Paco nella serie, così rimane tutto "in famiglia"). Blanca si concederà invece ancora qualche giorno di vacanza con Miguel Ángel Silvestre. Sicuro non mancheranno nuove foto californiane della coppia, che vedremo di nuovo insieme tra qualche settimana: al Festival di Málaga verrà presentato fuori concorso Los Pelayos, il film che li ha fatti conoscere (e in concorso ci sarà un altro film di Blanca, Miel de naranjas). Le foto, dal forum di Blanca Suárez di foros.vogue.es
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        <title>Natalia Duarte, figlia di un ostaggio delle FARC, delusa dall'indifferenza dei colombiani</title>
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    <content type="html">La Colombia si disinteressa dei suoi figli sequestrati nella selva dalle FARC? A pensare alle manifestazioni di solidarietà che hanno portato centinaia di migliaia di persone nelle strade, si direbbe di no. Ad ascoltare la 17enne Natalia Duarte, si direbbe di sì. La giovanissima attivista è figlia del poliziotto Carlos José Duarte, sequestrato dalle FARC 12 anni e 7 mesi fa, quando lei aveva solo 4 anni, e uno dei sei ostaggi che le FARC si sono impegnate a liberare a dicembre scorso. Per sollecitare la sua liberazione e quella degli altri sequestrati, nei giorni scorsi Natalia ha intrapreso una marcia, da Fusagasugá, nel dipartimento di Cundinamarca, nella Colombia centrale, fino a Bogotà. 70 km circa di cammino che l'adolescente ha percorso indossando una maglietta bianca con stampata una foto del padre e che l'hanno vista accompagnata da una trentina di persone, anche se poi è arrivata a Bogotà solo in compagnia di alcuni poliziotti. In questo modo Natalia Duarte ha rivoluto ripetere le gesta del professor Gustavo Moncayo, che camminò per 800 km per esigere la libertà del figlio Pablo, e, in scala più piccola, del giovanissimo Johan Steven Martinez, figlio di José Libio Martinez, che fu ostaggio delle FARC per quasi 14 anni, prima di essere assassinato a tradimento, lo scorso novembre. Ma sembra che il cammino di Natalia non sia stato accompagnato dallo stesso affetto e rispetto che hanno seguito le marce del professor Moncayo e del ragazzo Martinez: nelle cittadine che ha attraversato ha raccolto indifferenza e silenzio e le poche persone che hanno iniziato la marcia con lei l'hanno via via abbandonata. La giovane attivista è arrivata nella plaza de Bolivar, il cuore istituzionale di Bogotà, da sola, come si diceva, accompagnata solo da alcuni poliziotti e attesa dalle televisioni. Arrivata nella capitale, delusa e in lacrime, Natalia ha detto ai media: "Mi rende molto triste vedere come molti colombiani non si preoccupano dei sequestrati e pensano che questo problema sia solo delle famiglie. C'è gente che non ha ancora capito che riguarda tutti. Ci manca moltissima coscienza sociale". Lei ha dovuto acquistare la sua coscienza sociale sin da bambina e ha ricordato ai media di non aver avuto un'infanzia e un'adolescenza normali, ma di aver dovuto sacrificare spensieratezza e giochi alla lotta per la liberazione del padre. E non solo. "Non ho marciato solo per la libertà di mio padre, ma per le famiglie degli altri sequestrati e per i desaparecidos della Colombia" ha voluto sottolineare nelle interviste rilasciate nella plaza de Bolivar, ancora emozionata. "Alle FARC chiedo di restituirmi quello che mi hanno tolto. Esigo loro che liberino subito mio padre e se non lo fanno, sono disposta ad andare fino alla selva per andarmelo a prendere" Con lei, il giornalista Herbi Hoyos, conduttore del programma radiofonico Las voces del secuestro, che mentre Natalia Duarte marciava offriva agli ascoltatori la Seconda Maratona dei Messaggi, a cui hanno preso parte anche alcuni ex ostaggi delle FARC. "Andremo disarmati fino agli accampamenti, accompagnati solo dalla società civile, con l'intenzione irrinunciabile di riportarli a casa. Vedremo se le FARC oseranno ucciderci".
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        <title>Valencia di nuovo in strada: in decine di migliaia con gli studenti e contro la Polizia</title>
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        <published>2012-02-23T19:08:04+01:00</published>
        <updated>2012-02-24T08:53:48+01:00</updated>
        
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    <content type="html">Sembra di essere tornati ai primi giorni del movimiento del 15 de mayo, il 15-M, quando l'entusiasmo e l'impegno facevano sì che gli indignados dominassero le reti sociali con la loro #SpanishRrvolution, #tomalacalle e tanti altri hashtag che erano una fucina di idee e informazioni. #primaveravalenciana è da un paio di giorni l'hashtag più seguito di Twitter in Spagna. La primavera valenciana è fiorita in anticipo a causa dell'assenza di riscaldamento in una scuola superiore, l'Instituto Lluis Vives (oggi l'ABC giura che è una bugia, che le aule sono sempre state riscaldate), che ha portato per le strade centinaia di studenti per un mese, ha spinto a Polizia a reagire con cariche violente la scorsa settimana e ha convinto decine di migliaia di persone a protestare in tutta la Spagna, in segno di solidartietà (Valencia escucha, Madrid/Sevilla/Vigo está en la lucha, Valencia, ascolta, MAdrid/Siviglia/Vigo è nella lotta, si è sentito urlare nelle manifestazioni in tutto il Paese). L'Instituto Lluis Vives come la Puerta del Sol a maggio 2011? E' ancora presto per dirlo, ma è ormai una settimana che Valencia scende in strada tutti i giorni, con confronti continui con la Polizia. Ieri la maggiore manifestazione, che ha portato in strada non solo gli studenti, ma anche migliaia di valenciani di ogni età, decisi a manifestare la solidarietà ai più giovani, "perché senza di loro non c'è futuro" e "perché non esiste che siano loro a pagare il prezzo della corruzione dei politici". Si è già detto su Rotta a Sud Ovest: la Comunitat Valenciana è la più indebitata di Spagna ed è quella più coinvolta negli scandali di corruzione, con un presidente della Regione, costretto alle dimissioni per corruzione, assolto in processo da una giuria popolare, ma non reintegrato in un ruolo da protagonista dal PP. La visita del Papa, i Gran Premi di Formula 1, la Coppa America sono costati alla Comunitat milioni di euro in debiti; solo l'Assessorato all'Istruzione conta 33 milioni di debiti con i centri scolastici, che significano, evidentemente, meno servizi, bollette non pagate e famiglie costrette a comprare di tutto, dalla carta igienica ai fogli di carta (in una scuola di Valencia le pulizie vengono fatte dai genitori, al sabato). Il taglio del riscaldamento è stata l'ultima goccia per gli studenti dell'Instituto Lluis Vives, uno dei più prestigiosi del centro cittadino. Alle proteste per questi disservizi si uniscono quelle per le violente cariche della Polizia: nei giorni scorsi sono stati arrestati una quarantina di giovani, tra cui alcuni minorenni. La cosa che più ha choccato i valenciani e gli spagnoli, però, è stata una frase detta dal Capo della Polizia di Valencia Antonio Moreno: "Non vi dico quanti effettivi sono stati usati durante la manifestazione perché non si fa arrivare al nemico questo tipo di informazione". Ecco, ai valenciani il linguaggio bellico di Moreno non è andato giù. Som el Poble, no l'enemic (Siamo il popolo, non il nemico) recitava in valenciano lo striscione che ha aperto la manifestazione di ieri: decine di migliaia di persone, che hanno marciato all'Instituto Lluis Vives, diventato punto di riferimento delle proteste, fino alla Delegación de Gobierno, nel cuore di Valencia, per chiedere le dimissioni della Delegata del Governo nella Comunitat Valenciana Paula Sánchez de León, considerata responsabile della "reazione sproporzionata" della Polizia Som el Poble, no l'enemic. Siamo il Popolo, non il nemico. Cosa significa quando un popolo è costretto a ricordarlo ai suoi dirigenti? Non lo so, ma mi è già capitato un paio di volte che in conversazioni varie mi abbiano detto: "Franco non è morto" o "Mi sembra siano tornati i tempi di Franco". Ovviamente è esagerato, gli spagnoli sono latini e dunque hanno una esagerata tendenza al melodramma e alle estremizzazioni. Però. Si sente che si è passati dalla Spagna tollerante e socialista alla Spagna impaziente e conservatrice. I giovani scendono in strada a protestare contro le cariche della Polizia e i media della destra gridano al complotto. Accusano la sinistra di cercare di vincere in piazza quello che ha perduto nelle urne, ricordano che il popolo parla alle elezioni e non nelle strade. Ieri Pedro J. Ramirez, il carismatico direttore di El Mundo, usava le reti sociali per lanciare il nuovo ordine: il popolo parla nelle urne. Ed è un messaggio pericoloso, fatto proprio anche dai politici di destra, nonostante implichi un potere assoluto per il Governo che nessuna democrazia occidentale ha mai concesso. Sono gli stessi politici di destra che negli anni socialisti hanno partecipato alle manifestazioni di protesta contro il matrimonio gay, contro la legge sull'aborto, in favore della famiglia o delle vittime del terrorismo (come se José Luis Rodriguez Zapatero fosse contro entrambi). Perché allora era legittimo scendere nelle piazze e adesso il popolo parla nelle urne e, sottinteso, nei quattro anni sucessivi stia a casa e non disturbi il timoniere? C'è uno iato evidente a cui il PP non ha ancora trovato risposta, costretto al pragmatismo da una crisi economica, che sta affrontando con misure anche più dure di quelle contestate a suo tempo al PSOE, e alla mediazione con un'inquietudine popolare che aveva messo nel conto e che però non è la stessa cosa quando arriva nelle strade. Ieri Mariano Rajoy ha cercato di gettare acqua sul fuoco, chiedendo a tutti prudenza e senso della misura, per non danneggiare l'immagine del Paese. Ma la miccia della Primavera Valenciana si è accesa: i valenciani vogliono le dimissioni di Paula Sánchez de León e le hanno promesso che torneranno tutti i giorni davanti ala Delegazione del Governo fino a quando non le otterranno. Lei ha già fatto sapere che non ci pensa neanche. Oggi è stata convocata una nuova manifestazione. Il braccio di ferro continua e la Primavera Valenciana minaccia essere l'anticipo di un verano caliente, un'estate calda.
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        <title>Luis Miguel seduce Viña del Mar e ottiene la prima Gaviota de Platino della storia</title>
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        <published>2012-02-23T14:16:13+01:00</published>
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    <content type="html">El regreso del Rey. Il ritorno del re, si potrebbe dire. Dopo 18 anni Luis Miguel è tornato al Festival di Viña del Mar, nel Cile, la più importante manifestazione musicale sudamericana, e ha conquistato il pubblico (qualcuno aveva dubbi?) composto in larga parte dalle sue fans. Erano in 15mila alla Quinta Vergara per la prima notte del Festival, iniziata quasi all'alba europea, intorno alle 5 del mattino per noi. Vestito completamente di nero, il cantante messicano ha cantato i suoi temi più famosi, da Te propongo esta noche a Suave, fino ai classici del bolero, da lui ripescati e rilanciati, La barca, Somos novios, e ai suoi successi più amati, Por debajo de la mesa o Cuando calienta el sol. Insomma, ha deliziato il pubblico cileno per un'ora e mezza, con la sua voce grandiosa, una delle più belle della musica latinoamericana (si può dire anche una delle più belle della musica internazionale, anche se si è fan, o suona male? Luis Miguel celebra quest'anno i suoi primi 30 anni di carriera, lo fa in un momento in cui i dischi che lancia non sono i migliori che ci si potrebbe aspettare dalla sua voce e dal suo talento (già detto altre volte su questo blog), ma ha dalla sua la fedeltà assoluta di un pubblico, soprattutto femminile, che lo segue sin da ragazzino e a cui la sua musica ha fatto da colonna sonora nei momenti più o meno indimenticabili della vita. Il punto è quello che sottolinea il quotidiano cileno El Mercurio nella sua edizione online: "Può essere che non abbia inciso dischi trascendentali da un bel po' di anni, che i km di distanza che lo separano dal resto degli artisti del continente gli abbia fatto ridurre il ritmo e che le sue scenografie non sembrino tanto attraenti, ma tanto nella sua esecuzione come in quella dei suoi uomini, è semplicemente impacabile". E' il talento, è la voce, c'è poco da fare, che seducono a prescindere. Il ritorno a Viña del Mar, dopo tanta assenza, rientra nell'omaggio ai suoi 30 anni di carriera che il messicano si sta rendendo e che sta rendendo al suo pubblico; è in corso un tour, che lo porterà anche in Spagna, a maggio (biglietti già esauriti), e, magari (si spera!), a fine anno, un disco che lo riporti sulla retta via (ce lo meritiamo, Lusimi e, soprattutto, se lo meritano la tua gran voce e il tuo talento). Per celebrare questi 30 anni di carriera e quest'artista inimitabile ed enigmatico come nessuno (ma anche tremendamente abile nell'utilizzare i media e nel sedurre il pubblico), Viña del Mar gli ha consegnato non solo le tradizionali Gaviota de Oro e de Plata, con cui il monstruo, il pubblico della Quinta Vergara, riconosce il talento dei cantanti che si esibiscono sul palcoscenico, ma addirittura la Gaviota de Platino, un premio che non era mai stato consegnato prima a nessun cantante e che Luis Miguel ha ricevuto dalle mani del sindaco della città, Virginia Reginato, sua ammiratrice. Detto tra noi, non sorprende che proprio il messicano, che tanti record ha stabilito, sia stato il primo a ricevere la Gaviota de Platino. Il sindaco Reginato gli ha consegnato anche le chiavi della città. Cose che, come giustamente conclude emol.cl, "solo il Rey Sol, figlio preferito del Festival, potrà raccontare a Viña del Mar" Le foto, dalla galleria fotografica di elnuevoherald.com; ma c'è una galleria di immagini decisamente migliore su emol.com
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        <title>Iñaki e Cristina arrivano in Spagna. La lettera di sostegno degli Urdangarin</title>
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        <published>2012-02-23T11:51:35+01:00</published>
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    <content type="html">Iñaki Urdangarin è arrivato in Spagna due giorni fa, per prepararsi all'interrogatorio del 25 febbraio a Palma di Maiorca, che lo vedrà imputato per malversazione di fondi pubblici ed evasione fiscale. Ieri è arrivata a Madrid l'Infanta Cristina, decisa ad appoggiare il marito in questo momento difficile e imbarazzante per l'intera Famiglia Reale spagnola. Lei dormirà alla Zarzuela, lui, secondo i media, non è stato ricevuto da Juan Carlos e soggiorna a casa di alcuni amici fidatissimi. La spaccatura della Famiglia Reale si fa così ancora più evidente: Cristina cerca appoggi per il marito, il padre (ma non la madre) glieli nega. Il gossip insistente e opprimente di queste ore vuole che il matrimonio dei Duchi di Palma sia sull'orlo del baratro, con Cristina imbarazzatissima per la situazione in cui il marito ha messo la monarchia e decisa a liberarsi di lui. Ma, il suo arrivo a Madrid, per stare accanto a Iñaki sembra smentire quest'ipotesi. Il fatto è, comunque, che i duchi Cristina e Iñaki stanno sopportando un acoso mediático, un assedio/persecuzione, che non si era mai visto. El Mundo non fa altro che rivelare nuovi maneggi del Duca e la sua totale mancanza di scrupoli, quando ha continuato con le sue attività nonostante i moniti del re, disobbedendo, di fatto, al suocero/sovrano. Telecinco, che adora sguazzare nel torbido, ha un programma del late night, Materia reservada, che da un paio di settimane è monopolizzato praticamente da Urdangarin (non so a che ora finisca, so che da mezzanotte all'una e mezza si parla solo della sostanziale inadeguatezza del Duca di Palma). La scorsa settimana una giornalista è volata a Washington per consegnare una lettera al Duca; ha cercato di avvicinarlo quando era da solo, senza moglie e figli, in modo da non creare imbarazzi, e Iñaki, per tutta risposta è scappato via, allontanandosi di corsa, con il bel passo dell'atleta che è stato. Quante volte Telecinco avrà fatto vedere quella fuga? Non si sa. Per ovviare alla reazione del marito, il giorno dopo l'Infanta Cristina, intercettata in un supermercato, ha risposto alla giornalista, accettando la lettera che le è stata consegnata e dicendo che a Washington cercano di fare una vita normale, "ma voi non ci lasciate in pace". La frase dell'Infanta è stata ripetuta fino alla noia, come se avesse offeso l'intera categoria di giornalisti, al notare che la sua famiglia è sottoposta a un assedio costante, con i paparazzi e le telecamere piazzate fuori casa. E forse bisognerà spiegare pure che tipo di informazione si voglia offrire, seguendo i Duchi che accompagnano i figli a scuola o che escono per andare al lavoro e al supermercato. Qualche sera fa Materia reservada è tornata alla carica, un'altra giornalista è volata a Washington ed è riuscita a parlare con Iñaki Urdangarin, sulla porta della sede americana di Telefonica, la compagnia di cui il Duca è consigliere per Latinoamérica. Ovviamente il genero del re non ha detto niente di speciale (cosa poteva dire?!) ha solo fatto presente di aver già diffuso un comunicato e che ce ne sarà un altro dopo l'interrogatorio del 25 febbraio, affinché l'opinione pubblica sia informata. Così in studio si sono messi ad analizzare le sue parole, i 10 kg persi, le rughe apparse sul suo volto di 44enne, l'ordine arrivato probabilmente dalla Zarzuela di rispondere ai giornalisti di Telecinco, affinché la piantino di spargere veleno. E saranno andati avanti così tutta la notte, sentendosi eroi dell'informazione (due eroi del giornalismo sono morti in Siria, facendo sì, informazione, ma è un'altra storia), io ho spento all'una e mezza, considerando sufficiente. Nell'attesa dell'interrogatorio di Iñaki Urdangarin, che metterà finalmente fine a mesi di speculazioni, stillicidi di notizie e gossip, alcuni media hanno iniziato l'autocritica, chiedendosi quanto sia giusto fare un processo mediatico, senza considerare la presunzione d'innocenza; ieri persino il re ha dovuto ricordare che i processi li fanno i giudici e sono loro a stabilire se un cittadino è innocente o meno e che chiunque, prima del processo, ha diritto di essere considerato innocente. Oggi gli Urdangarin-Liebaert, i genitori e fratelli di Iñaki, vittime silenziose di questo clamore mediatico, hanno inviato a parenti e amici un'email in cui li ringraziano per sostegno e amicizia e appoggiano il loro congiunto, credendo nella sua innocenza. E' una bella lettera, semplice e affettuosa, che porta un po' di pulizia in una vicenda che pulita non è. Se volete leggerla in spagnolo, la trovate su lavanguardia.com, Amici, come sapete nostro figlioe fratello Iñaki è sottoposto a una dura e incessante campagna di persecuzione e discredito sociale. Vogliamo che sappiate che il nostro sostegno è totale e incondizionale. Chi lo conosce sa che è una persona inegra e buona e abbiamo piena fiducia che la verità verrà a galla quando tutto questo finirà. Non c'è dubbio che il cammino per dimostrare la sua innocenza e recuperare la sua reputazione sarà lungo. La sua dichiarazione, il prossimo 25 febbraio, è solo il primo passo. Per rispetto al processo, continueremo a mantenere la nostra discrezione e ad aiutare Iñaki per quello di cui avrà bisogno. Grazie per le innumerevoli dimostrazioni di appoggio e affetto ricevute, che ci hanno animato e dato forza in questo momenti così difficile e tristi. Ci avete fatto sentire in compagnia, onorati e tremendamente grati. Un abbraccio. Famiglia Urdangarin-Liebaert
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        <title>Romano Prodi all'ABC: il contrappeso che Italia e Spagna devono esercitare in Europa</title>
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        <published>2012-02-23T10:45:42+01:00</published>
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    <content type="html">Non è bello rivedere l'Italia in Europa, trattata e rispettata come il Paese fondatore che è e la potenza imprescindibile che è per dimensioni economiche e patrimonio storico e culturale? La Spagna ha sempre seguito con attenzione le vicende italiane, persino i telegiornali raccontano di tutto, dalla politica all'economia ai successi contro l'evasione fiscale fino alla malasanità (magari fosse lo stesso nei media italiani sulle vicende spagnole). Adesso, con il Belpaese tornato in Europa, l'attenzione si è moltiplicata. Oggi il premier spagnolo Mariano Rajoy visita Roma per l'annuale vertice con il suo omologo italiano, Mario Monti. E' la prima volta per entrambi i leaders, diventati presidente del Governo quasi contemporaneamente, a novembre l'italiano, a dicembre lo spagnolo. L'ABC fa il punto della situazione su Spagna e Italia, su Europa e rapporti bilaterali con un'intervista a Romano Prodi. Eccola in italiano - La riunione tra Rajoy e Monti arriva dopo la recente lettera firmata con altri dieci leaders europei, in cui chiedono all'Unione Europea l'attivazione di politiche di crescita. In questo colpo di timone, che influenza possono avere l'Italia e la Spagna? E' una lettera importante, perché va nella giusta direzione ed è inoltre firmata da Paesi molto rigorosi, cosa che dà maggiore forza alla tesi che la crescita sia necessaria. Il ruolo di Spagna e Italia in Europa sarà molto più importante di prima, quando tutto sembrava destinato alle decisioni di un solo Paese, la Germania. L'Europa deve riannodare un dialogo e un dibattito collettivo, il che non vuol dire che non si riconoscano i diritti e la forza della Germania. Il contrappeso di Spagna e Italia, che non si è potuto esercitare all'epoca di Silvio Berlusconi, lo vedo molto positivo ed essenziale - Prima che scoppiasse la crisi, lei aveva avvertito José Luis Rodriguez Zapatero che la Spagna era preda di una bolla immobiliare E' stato in un incontro bilaterale alle Baleari. Mi appartai con lui e lo avvertì, più come economista che come politico, del grave pericolo che correva la Spagna al concentrare il suo sviluppo nelle costruzioni. Non mi sembrava ragionevole che la Spagna costruisse più appartamenti che la Germania e la Francia insieme. La sua risposta mi sorprese. Mi disse che il caso spagnolo non poteva essere paragonato ad altri Paesi perché in Spagna gli acquirenti erano soprattutto stranieri. - L'opinione sempre più diffusa in Europa è che la cancelliera tedesca Angela Merkel stia gestendo la crisi della Grecia e del debito in Europa con una durezza che sfiora l'arroganza. Sarebbe necessario che la Germania ricordasse che l'unificazione è stata accettata, voluta e anche pagata da tutti i Paesi europei, perché, se abbiamo avuto tassi d'interesse molto più alti per un lungo periodo, è stato per l'unificazione tedesca. La solidarietà europea ha contribuito a rafforzare la Germania. Berlino dovrebbe ricordarlo e agire in modo più solidale. Se la Germania oggi domina l'Europa è per merito suo, ma anche per l'aiuto che ha ricevuto dai Paesi europei. - Si riuscirà a salvare la Grecia, perché rimanga nell'euro? Spero che la Grecia rimanga nell'euro, perché non sappiamo fino a dove potrebbe arrivare l'effetto contagio - Lei è stato molto critico con Francia e Germania, per non aver agito in tempo davanti alla crisi greca La crisi greca era piccolissima. La UE avrebbe potuto affrontare facilmente il suo enorme deficit, perché il PIL greco non arriva al 3% dell'eurozona. Con un modesto sacrificio, con 20-30 miliardi di euro, si sarebbe potuta risolvere questa crisi. Ma con l'opinione pubblica tedesca contro gli aiuti e i successivi appuntamenti elettorali locali, Merkel ha preferito garantirsi i suoi elettori. Si è favorita così la speculazione internazionale contro la Grecia e i Paesi più deboli. Per la mancanza di visione del futuro, sarà più difficile l'uscita dalla crisi. - Perché si è avanzato così poco nella riforma del sistema finanziario internazionale? Obama ha promesso di cambiare il mondo e non ha ancora avuto l'opportunità di farlo. Una riforma finanziaria internazionale,in un'economia globalizzata, esige un accordo molto più forte di quello che è oggi possibile. Sarebbe necessario un accordo tra Cina, USA ed Europa. Ma gli USA non hanno voglia di cambiare perché stanno bene così, la Cina neanche perché sa che una riforma tra cinque anni le sarà più favorevole. E l'Europa è sempre divisa. - Nonostante la crisi lei si mostra sempre ottimista davanti all'euro Ottimista per necessità, perché non c'è alternativa all'euro. L'uscita dall'euro sarebbe così costosa che nessuno pensa a questa possibilità - E' favorevole agli eurobonds? Sono indispensabili. La mia proposta è molto semplice: garantire gli eurobonds con l'oro delle banche centrali e con le grandi infrastrutture europee come le linee elettriche, gasdotti, oleodotti... L'oro delle Banche Centrali di Francia e d'Italia insieme supera di molto quello posseduto dalla Banca Centrale tedesca, l'elettorato tedesco potrebbe stare tranquillo - Lei viaggia spesso in Cina. Che ruolo sta giocando Pechino nella crisi dell'eurozona? In teoria la Cina ha tutto l'interesse ad appoggiare l'euro. Lo ha fatto dall'inizio, perché non vogliono un dollaro dominante. Dal punto di vista pratico, la Cina è disposta a intervenire, ma non in modo massiccio, in una situazione di confusione europea. Quando Pechino vedrà un minimo di politica comune europea, interverrà con forza, ma nel frattempo non vuole assumere rischi. - Verso dove andiamo noi europei? Temo che le divisioni europee ci terranno per un lungo periodo con una bassa crescita, con un'Europa pigra, incapace di gestire con energia le conseguenze della globalizzazione - Che bilancio fa del Governo Monti? Positivo. L'Italia è tornata a essere un Paese normale, con grande dignità, che può dialogare in parità di condizioni con gli altri Paesi. Con questo spirito si riapre l'incontro con la Spagna. - Possiamo guardare al futuro con speranza, noi europei? L'unica speranza per noi è l'Europa. E non è retorica. O costruiamo una politica economica europea o le speranze per i giovani sono poche. I cinesi si sorprendono al vedere come cammina l'Europa e mi dicono: come potete andare avanti se solo adottate decisioni a breve termine...
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        <title>Cielo rojo, la ranchera dell'omonima telenovela</title>
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        <published>2012-02-22T18:36:03+01:00</published>
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    <content type="html">Su TVE1, la Primera in linguaggio colloquiale, è iniziata da qualche settimana la telenovela messicana Cielo rojo (andrà in onda, sottotitolata in italiano, anche su Lady Channel, canale delle telenovelas del pacchetto Sky). E' la prima telenovela girata da Edith Gonzalez per TV Azteca ed è quindi a suo modo una produzione storica: la bionda attrice è una delle creature di Televisa, per anni prediletta del più importante impero mediatico in lingua spagnola d'America. Quando Edith ha lasciato Televisa, dopo decenni di esclusiva è stato un po' uno choc, la fine di un'epoca. Ma la vita è anche così: l'attrice, che ha raggiunto la fama anche in Italia grazie a Cuore Selvaggio, aveva voglia di nuovi progetti e quelli che le offriva Televisa, evidentemente non le facevano battere il cuore, che è pur sempre la cosa più importante per un'artista. Edith Gonzalez ha 45 anni e ha l'intelligenza di non proporsi come una giovanotta al primo amore, come fanno tante sue coetanee (come dimenticare Angélica Rivera 40enne ingenua e vergine innamorata dle 50enne studente Eduardo Yañez in Destilando amor?). Così è protagonista di una telenovela in cui interpreta una 40enne appena uscita dal carcere, in cui è stata rinchiusa ingiustamente per 20 anni e decisa a riprendersi figlia e antico amore. Ricorda molte telenovelas di Televisa, da La mia vita per te, con Angelica Aragón e Rogelio Guerra, fino a Anche i ricchi piangono e imitazioni varie, con i figli che credono di essere fratelli (e si sa già che non lo sono altrimenti addio happy end). Però si fa guardare, perché i due interpreti principali, Edith Gonzalez e Mauricio Islas, sono dolenti al punto giusto e la loro storia d'amore sembra bella e promettente. Una delle cose più belle della telenovela è la sua colonna sonora, come spesso capita. Il tema principale di Cielo rojo è l'omonima canzone, un classico delle rancheras messicane, cantato in questo caso da Ana Gabriel, una delle voci femminili più importanti del genere. La conoscevo nella versione di Luis Miguel, ma anche questa, che apre e chiude la telenovela, è bella. Prima di ascoltarla, da youtube, in un video non ufficiale, il testo e la sua traduzione in italiano. Cielo rojo Sola sin tu cariño / voy caminando, voy caminando / y no sé que hacer / ni el cielo me contesta / cuando pregunto por ti mi bien. / No he podido olvidarte / desde la noche, desde la noche / en que te perdí / sombras de duda y celos / solo me envuelven pensando en ti / deja que yo te busque / y si te encuentro, y si te encuentro / vuelve otra vez / olvida lo pasado / ya no te acuerdes de aquel ayer / olvida lo pasado / ya no te acuerdes de aquel ayer. / Mientras yo estoy dormida / sueño que vamos los dos muy juntos / a un cielo azul / pero cuando despierto el cielo es rojo / me faltas tu / aunque yo sea culpable / de aquella triste, de aquella triste separación / vuelve por dios tus ojos, vuelve a quererme / vuelve mi amor / deja que yo te busque / y si te encuentro, y si te encuentro / vuelve otra vez / olvida lo pasado ya no te acuerdes de aquel ayer / olvida lo pasado ya no te acuerdes de aquel ayer. traduzione in italiano Cielo rosso Sola, senza il tuo amore / sto camminando, sto camminando / e non so cosa fare / né il cielo mi risponde / quando chiedo di te, mio amore / Non ho potuto dimenticarti / da quella notte, da quella notte /in cui ti ho perso / ombre di dubbio e di gelosia / solo mi avvolgono pensando a te / lascia che io ti cerchi / e se ti trovo, e se ti trovo / torna di nuovo /dimentica il passato / non ti ricordare più di ieri / dimentica il passato / non ti ricordare più di ieri / Mentre dormo /sogno che andiamo insieme molto uniti / a un cielo azzurro /ma quando mi sveglio il cielo è rosso / mi manchi tu / anche se io sono colpevole / di quella triste, di quella triste separazione / torna, per dio, i tuoi occhi, torna ad amarmi / torna amore mio / lascia che io ti cerchi / e se ti trovo, e se ti trovo / torna di nuovo /dimentica il passato / non ti ricordare più di ieri / dimentica il passato / non ti ricordare più di ieri
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