<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>santalmassiaschienadritta il blog di Giancarlo Santalmassi</title>
	<atom:link href="https://www.santalmassiaschienadritta.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it</link>
	<description>il blog di Giancarlo Santalmassi</description>
	<lastBuildDate>Tue, 02 Jun 2020 17:18:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">55708895</site>	<item>
		<title>Il mio saluto &#8211; di Giancarlo Santalmassi</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/06/il-mio-saluto-di-giancarlo-santalmassi.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/06/il-mio-saluto-di-giancarlo-santalmassi.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 10:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229149</guid>

					<description><![CDATA[Carissimi lettori, ma dovrei dire ‘amici lettori’. Perché tali vi siate mostrati in questi anni, per la stima ma soprattutto per le critiche rivoltemi che sono state per me stimolo e voglia di migliorare. Questo è l’ultimo intervento di questo sito. Assenza di musica, filmati e foto avevano l’intento di restituire alla parola tutta la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi lettori, ma dovrei dire ‘amici lettori’. Perché tali vi siate mostrati in questi anni, per la stima ma soprattutto per le critiche rivoltemi che sono state per me stimolo e voglia di migliorare.<br />
Questo è l’ultimo intervento di questo sito. Assenza di musica, filmati e foto avevano l’intento di restituire alla parola tutta la sua forza. E le parole sono pietre, come sapete: pesano moltissimo. Oggi chiudo. Era già successo qualche anno fa, poi la vostra stima affettuosa mi ha spinto a tornare sui miei passi.<br />
Oggi no: fine dell’avventura. Il covid19, piaga mondiale, ha cambiato le nostre esistenze. Spesso si è detto: ‘nulla sarà come prima’. Stavolta sento, so che è vero. Una conseguenza certa il coronavirus ce l’avrà: rimettere in ordine le priorità: c’è ben altro rispetto alla vacuità della politica e al ‘bla bla’ di troppi.<br />
Ci vorranno nuove energie, nuove mentalità, gioventù che non ho più. Io ho dato. Eduardo, il re del teatro, disse una volta a un attore di una sua commedia: “Caro mio: io posso dirti quando devi entrare in scena. Ma quando uscire lo devi sentire tu”. E i migliori lasciano in salita, un attimo prima dell’inizio della parabola discendente, non appena dopo il culmine.<br />
Ecco, io me lo sono sentito dire dentro quella frase di Edoardo.<br />
PS.Grazie a tutti. In particolare a Pietro Macchi, l’amico (che in smartworking &#8211; è a Varese &#8211; ascoltato pazientemente quello che volevo realizzare, con la sua cultura tecnica e anche umanistica &#8211; è stato indispensabile coautore dell’avventura.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/06/il-mio-saluto-di-giancarlo-santalmassi.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229149</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Trump: se Twitter lo smentisce &#8211; di Giuliano Ferrara</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/trump-se-twitter-lo-smentisce-di-giuliano-ferrara.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 07:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229147</guid>

					<description><![CDATA[Twitter può essere editore, o parte in causa in una “guerra senza eroi”. Ma Trump è violenza e ha bisogno della violenza. In sequenza, e chissà in quale ordine di rilevanza politica: un atto amministrativo contro Twitter come “editore” perché lo aveva messo in discussione in relazione a un cinguettio provocatorio e falso (i voti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Twitter può essere editore, o parte in causa in una “guerra senza eroi”. Ma Trump è violenza e ha bisogno della violenza.<br />
In sequenza, e chissà in quale ordine di rilevanza politica: un atto amministrativo contro Twitter come “editore” perché lo aveva messo in discussione in relazione a un cinguettio provocatorio e falso (i voti per posta sono una truffa); una reazione a caldo sconsiderata che ha contribuito a accendere il fuoco di Minneapolis dopo l’uccisione di un nero a seguito di tortura stradale da parte di un poliziotto bianco. Di Trump, licenziato dalla Camera e riammesso dal Senato, e uscitone tutto pimpante, avevamo scritto con facilità predittiva che dopo la spallata alla divisione dei poteri mediante il disciplinamento del Grand Old Party avrebbe fatto qualunque cosa pur di riavere il mandato il 3 novembre. Ora i commentatori, come il bravo Massimo Gaggi del Cor-<br />
riere, si interrogano su questa “storia senza eroi”, perché dubitano della buona fede dei colossi della comunicazione sociale. Comprensibile: gli eroi non ci sono, ma il cattivo della storia c’è, e come si fa a dimenticarsene?<br />
Due osservazioni. I social di due cose possono essere o l’una o l’altra: una rete irresponsabile, che gode della libertà negativa (la libertà da&#8230;) oppure editori che godono della libertà positiva di costituzione e legge (libertà di&#8230;). Se contenitori, le responsabilità vanno cercate altrove e regolate con procedure non ad personam; se piattaforme responsabili di informazione, devono essere liberi di criticare un post del presidente degli Stati Uniti come di chiunque altro ai sensi del Primo emendamento sulla libertà di parola. Gli atti amministrativi ambigui sanno, e non è un paradosso nonostante la grancassa anticinese di Trump, di orientalismo o asiatismo autoritario.<br />
Eppoi, secondo punto: come si fa a dimenticare che Trump è stato eletto da una minoranza del voto popolare, maggioranza risibile nel collegio elettorale, all’insegna dello slogan “lock her up”, rinchiudetela, arrestatela, come si fa a dimenticare che in ciascuno dei suoi atti si è mostrato come una personalità viziata, infantile, narcisistica e violenta contro le procedure e talvolta le norme della Costituzione americana e della prassi costituzionale? Il peccato originale è un racconto tra i pochi che fanno la storia come narrazione non pazza e non idiota: gli americani da quattro anni hanno al governo il loro, di peccato originale, come una maledizione biblica.<br />
Ci siamo suggestionati con quella favola orchestrata della rivincita degli hillbilly, dei burini bianchi dimenticati, e abbiamo fatto della sociologia d’accatto, e invece dove nemmeno un Obama riuscì a sferrare il colpo decisivo, contro un’America razzista, brutale con i cittadini afroamericani poveri, suprematista nell’orgoglio luciferino, capace di scendere in piazza armata contro misure di sicurezza sanitaria in regime di pandemia, l’America-feccia, è subentrato un presidente che coccola gli istinti peggiori e che cerca ogni giorno, ogni ora, ogni minuto un capro espiatorio buono da darsi in pasto alla folla elettorale. Di qui al 3 novembre può fare qualunque cosa, lo si vede, lo si tocca con mano mentre arrestano il giornalista e la troupe della Cnn che danno conto dei sommovimenti rivoltosi di Minneapolis. Trump è violenza e ha bisogno della violenza, è razzista e ha bisogno del razzismo, è illiberale e ha bisogno di comportamenti illiberali, è un fenomeno da baraccone che ci diverte tutti ma oggi dovrebbe metterci tutti in guardia da quanto sia rischioso godersi la commedia “senza eroi”.</p>
<p>GIULIANO FERRARA</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229147</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ecco le nuove povertà indotte dal covid19 &#8211; di Giancarlo Santalmassi</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/ecco-le-nuove-poverta-indotte-dal-covid19-di-giancarlo-santalmassi.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/ecco-le-nuove-poverta-indotte-dal-covid19-di-giancarlo-santalmassi.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 06:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229144</guid>

					<description><![CDATA[I lettori più attenti che mi seguono da anni se ne saranno già accorti: L’impoverimento generale e brusco causato dalla pandemia e sotto i nostri occhi. Basta farsi un giro, in macchina e a piedi. Se in auto, si rivedono tornati i lavatori di parabrezza ai semafori, o sempre ai semafori gli artisti di strada [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I lettori più attenti che mi seguono da anni se ne saranno già accorti: L’impoverimento generale e brusco causato dalla pandemia e sotto i nostri occhi. Basta farsi un giro, in macchina e a piedi.<br />
Se in auto, si rivedono tornati i lavatori di parabrezza ai semafori, o sempre ai semafori gli artisti di strada che col rosso fanno spettacolo con mazze, biglie o hoolahop. Se andate a piedi vedrete tanti mendicanti ‘nuovi’ tendere la loro mano incerta, timida, che trasuda vergogna alla Umberto D. Vedrete anche i lavatori di vetrine.<br />
Questo il quadro parziale, ma reale, del post covid. Il problema, e torniamo a Visco, è lo stato comatoso del pil (dell’economia) italiana. Che sarà aggravato dal debito pubblico che è schizzato al 160 percento (e dovrebbe essere al 60 per cento. Quanti commissari sono venuti e caduti in 4 anni, nel tentativo di ridurlo?</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/ecco-le-nuove-poverta-indotte-dal-covid19-di-giancarlo-santalmassi.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229144</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La nuova povertà indotta dal covid19 &#8211; di Giuseppe Colombo</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-nuova-poverta-indotta-dal-covid19-di-giuseppe-colombo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 06:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229142</guid>

					<description><![CDATA[C’è un termine che Ignazio Visco ripete per tredici volte nelle sue Considerazioni finali: pandemia. E ce n’è un altro, che compare per sei volte, ad affiancarlo: incertezza. Da questo effetto domino esce fuori la fotografia che la Banca d’Italia scatta sul Paese. Così: “L’incertezza oggi è forte. Nei prossimi mesi il recupero della domanda avverrà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un termine che Ignazio Visco ripete per tredici volte nelle sue Considerazioni finali: pandemia. E ce n’è un altro, che compare per sei volte, ad affiancarlo: incertezza. Da questo effetto domino esce fuori la fotografia che la Banca d’Italia scatta sul Paese. Così: “L’incertezza oggi è forte. Nei prossimi mesi il recupero della domanda avverrà con lentezza”. Le parole del governatore dicono che l’Italia naviga a vista, con un Pil che sprofonderà tra il -9% e il -13%, una ripresa che sarà lenta, e un periodo di transizione dove “potrà ridursi l’occupazione”, “crescere il disagio sociale” e aumentare il numero delle famiglie che “non riescono a mantenere standard di vita accettabili”. Per saltare questo fosso pieno di rischi, la sfida che il Governo deve tracciare &#8211; è l’indicazione &#8211; è una: “Rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata”. <br />
Il conto della crisi. I poveri hanno perso il doppio <br />
L’incertezza e il virus si intrecciano in modo nefasto con la gravità della crisi in corso: “Stiamo scontando la più grande crisi economica e sanitaria della storia recente”. Chi ha pagato di più sono stati i trasporti, la ristorazione, le attività ricettive, quelle ricreative e culturali, i servizi alla persona e il commercio. Per tutti questi ambiti il lockdown ha portato “quasi alla paralisi dell’attività”. E il turismo, grande buco nero. Questo dal punto di vista dei comparti dell’attività economica.<br />
Dal punto di vista sociale, la crisi è altrettanto drammatica. La cassa integrazione e lo stop ai licenziamenti hanno protetto il lavoro, soprattutto quello dipendente, ma l’emorragia è stata comunque imponente. La partecipazione al mercato del lavoro è caduta di quasi 300mila unità. I più colpiti sono stati i giovani che si sono affacciati sul mercato del lavoro per la prima volta, in particolare quelli con contratto a tempo determinato o di apprendistato per attività stagionali. Più in generale, i lavoratori autonomi e il lavoro irregolare. Chi ha pagato uno scotto pesantissimo sono le famiglie povere. Hanno perso il doppio. Basta guardare all’indice di Gini, che serve a misurare le diseguaglianze: è aumentato, toccando il 37%, il valore massimo dal 2009. <br />
Dove va l’Italia? Il rischio dell’aumento del disagio sociale, il Pil in caduta libera<br />
L’affacciarsi di una nuova “normalità” necessita di tempo. Quanto non è possibile stabilirlo ora. La consapevolezza è tratteggiata così: per le conseguenze sociali ed economiche a lungo termine “possiamo solo riconoscere di sapere di non sapere”. Per dirla con una citazione di Socrate. Quello che Bankitalia può dire con sicurezza è che il fardello della crisi sulle decisioni delle famiglie e delle imprese “potrà protrarsi ancora a lungo”. Attenzione al passaggio tra la piena incertezza dell’oggi e la ripresa. Quello che ci sarà in mezzo, cioè la transizione, può presentare un conto durissimo. Meno posti di lavoro, consumi frenati perché le famiglie tenderanno a risparmiare sull’onda dei timori sulle prospettive. E poi due passaggi ad alta tensione: “Potrà crescere il disagio sociale”. E ancora: lo shock potrà aumentare significativamente il numero delle famiglie che non riescono a mantenere standard di vita accettabili. <br />
Oltre questo fosso, ci sono due scenari. Il primo, se tutto va bene. In questo caso il Pil sarà pari a -9%, “una flessione superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013”. Il recupero parziale inizierebbe dall’estate. Senza gli interventi del Governo, il crollo sarebbe arrivato a -11 per cento. Ma comunque nel 2021, il Pil recupererebbe solo circa metà della caduta. Secondo scenario: se il virus riprende vigore e le condizioni finanziarie si deteriorano. Allora il Pil sprofonderà a -13% e la ripresa l’anno prossimo sarà “molto più lenta”. <br />
La ricetta: la spesa pubblica non basta. È l’ora della crescita (per davvero) <br />
Il parallelismo tra il virus, la crisi e il tentativo di rimbalzare fuori dalla recessione viene ripreso da Visco quando si tratta di capire come ripartire. Ecco come: “Come il distanziamento sociale appiattisce la curva dei contagi senza eliminare il virus, così le misure di sostegno contribuiscono a diluire nel tempo e ad attutire le conseguenze della crisi senza eliminarne le cause”. Il governatore promuove l’impegno del Governo, che ha messo in campo il Cura Italia, il decreto liquidità, il decreto Rilancio e altre misure per la fase emergenziale. Dice che il Governo si è mosso “secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacità di risposta del settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese”. Ma ora bisogna andare alla radice di quei “nodi strutturali” che tengono l’economia italiana inchiodata. <br />
La ricetta è questa: “L’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata”. Perché va bene l’aumento della spesa pubblica, che ha permesso di aiutare famiglie, lavoratori e imprese, ma ora serve un disegno più ampio, più complessivo, più a lungo termine. Un progetto Paese insomma. L’indicazione è perentoria, ribadita più volte: occhio a sedersi sulla politica monetaria che è accomodante e resterà tale a lungo. Qui va cambiata la struttura dell’economia. Servono interventi “per innalzare il potenziale di crescita” o l’Italia resterà indietro. Per due volte, Visco invoca un cambio di passo netto. Lo ripete così: serve “una rottura rispetto all’esperienza storica più recente”. <br />
Come? <br />
Proprio perché viviamo nell’incertezza &#8211; è il ragionamento di Visco &#8211; dobbiamo rafforzare da subito la nostra economia. Come? “Con un disegno organico di riforme”. Pubblica amministrazione, riforma fiscale, Infrastrutture, ricerca, università. Il tratto che accomuna i pistoni del motore Italia imballato è il ritardo. Che va recuperato. Il governatore fa un esempio che spiega bene quanto la strada da fare sia lunga: “La rete fissa a banda larga copre meno di un quarto delle famiglie, contro il 60 per cento della media europea”. <br />
Ma i ritardi, come si diceva, riguardano innumerevoli ambiti. A iniziare dalla Pubblica amministrazione, che deve essere migliore. Bisogna, insiste Visco, risolvere “i problemi di fondo del sistema scolastico, dell’università e della ricerca”. Un ragionamento che arriva alla carne viva della questione, alla constatazione che le scuole non sono in molti case sicure e tecnologicamente adeguate. Ricerca, occorre fare di più. Servono più soldi perché lo Stato investe nelle università appena 8 miliardi, la metà in rapporto al Pil di quanto fanno i Paesi più vicini all’Italia. Ma devono innovarsi anche le imprese e deve essere tutelato il turismo, settore di punta dell’economia che la pandemia ha messo in ginocchio. E serve “un profondo ripensamento della struttura della tassazione”. Le tasse sono pesanti perché pesante è il peso dell’evasione fiscale e dell’economia sommersa. <br />
Così si costruisce la crescita, che serve anche a mantenere condizioni distese sui mercati finanziari. Visco ribadisce che la sostenibilità del debito pubblico non è in discussione, ma lo spread, nonostante il calo degli ultimi giorni, è ancora doppio rispetto ai Paesi da prendere come riferimento. “L’incertezza di fondo che grava sui rendimenti dei titoli di Stato e li rende così più elevati rispetto ai paesi a noi più vicini può essere dissipata solo con scelte di politica economica che guardino oltre il breve termine”. Eccola la frase che spiega perché il progetto Paese è fondamentale per l’Italia anche dal punto di vista del posizionamento sui mercati. <br />
I soldi del Recovery Fund vanno spesi bene, non sono gratis<br />
I miliardi che arriveranno da Bruxelles vanno ben programmati. I fondi europei, raccomanda il governatore, “non potranno mai essere gratuiti perché il debito europeo è di tutti”. Per questo ogni Paese deve utilizzare le risorse “con pragmatismo, trasparenza e, soprattutto in maniera efficienze”. Ma il Recovery Fund, definito una “occasione importante”, deve essere anche uno strumento per rafforzare la visione europea: “La dolorosa esperienza della pandemia rende oggi ancora più forti le ragioni, non solo economiche, dello stare insieme”. Fare squadra quindi: “Solo un’azione comune, forte e coordinata potrà proteggere e rilanciare la capacità produttiva e l’occupazione in tutta l’economia europea. Al di là dei calcoli di convenienza finanziaria di ciascun paese”. <br />
L’orizzonte e la citazione di Keynes: “Un piano che consente di resistere a lungo”<br />
Qui è utile riportare per intero un passaggio del governatore, che spiega bene la necessità di costruire un orizzonte. Ecco il passaggio: “Oggi da più parti si dice: “insieme ce la faremo”. Lo diciamo anche noi: ma purché non sia detto solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere. Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza”. Il tutto accompagnato da una citazione dell’economista John Maynard Keynes, che nella sua Teoria generale dell’occupazione parlava di “un piano che consenta di resistere a lungo, un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali”. <br />
 <br />
Huffingtonpost</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229142</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La follia di prendere soldi europei per ridurre le tasse &#8211; di Vincenzo Visco</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-follia-di-prendere-soldi-europei-per-ridurre-le-tasse-di-vincenzo-visco.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-follia-di-prendere-soldi-europei-per-ridurre-le-tasse-di-vincenzo-visco.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 15:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229140</guid>

					<description><![CDATA[Una delle affermazioni più singolari (e stravaganti) attribuite ad alcuni membri del Governo riguarda il possibile (anzi necessario) utilizzo delle risorse che il Fondo europeo renderà disponibili per finanziare una riduzione delle tasse. Naturalmente la prima obiezione che si può avanzare è che una riduzione delle imposte sarebbe permanente, mentre i fondi europei sono una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle affermazioni più singolari (e stravaganti) attribuite ad alcuni membri del Governo riguarda il possibile (anzi necessario) utilizzo delle risorse che il Fondo europeo renderà disponibili per finanziare una riduzione delle tasse. Naturalmente la prima obiezione che si può avanzare è che una riduzione delle imposte sarebbe permanente, mentre i fondi europei sono una tantum. Tuttavia questo vincolo potrebbe essere facilmente eluso nel contesto di un bilancio con maggiori disponibilità di risorse. In verità, il punto è di sostanza. Sembra quasi che i nostri politici, inebriati dalla possibilità di spendere senza vincoli, freni o rispetto di priorità siano convinti che questa dovrebbe essere la condizione ideale per il futuro; quindi aumentare le spese e ridurre le tasse al tempo stesso: uno straordinario bengodi. In verità dalla tragedia del Covid 19 l&#8217;Italia uscirà con disavanzi che possono essere sostenuti solo per un tempo limitato e con un debito pubblico superiore al 160% del Pil che potrà risultare sostenibile, una volta finita l&#8217;emergenza, solo se riusciremo a rilanciare una crescita robusta garantendo al tempo stesso un surplus primario adeguato, e una discesa del debito costante. In caso contrario, dovremo fare i conti con i mercati per i quali è del tutto irrilevante che il debito italiano sia stato determinato dai comportamenti dei Governi degli anni &#8217;80 del &#8216;900, dalla crisi del 2008 o dal coronavirus.</p>
<p>In sostanza &#8220;non c&#8217;è trippa per gatti&#8221;, se mi è consentito usare un&#8217;espressione poco protocollare. Dietro certe affermazioni tuttavia, si intravede una posizione ideologica antitasse, tipica di un certa destra liberista, secondo la quale la presenza dello Stato nell&#8217;economia dovrebbe ridursi a prescindere, anche se proprio la crisi attuale ha dimostrato il contrario. La verità è che le tasse servono a finanziare la spesa pubblica e che non è vero che le tasse in Italia siano nel complesso eccessive. Non vorrei ricordare l&#8217;ironia con cui fu accolta l&#8217;affermazione del compianto Padoa Schioppa circa le tasse &#8220;bellissime&#8221;, o le polemiche che accompagnarono la pubblicazione del libretto polemico di Cipolletta in materia. Ma è giunto il momento per tutte le persone intellettualmente oneste di opporsi esplicitamente a certe pericolose vulgate. In Italia le tasse sono eccessive per chi è costretto a pagarle, ma non per tutti. Se si intervenisse in modo deciso e incisivo contro l&#8217;evasione (sempre che il Garante della Privacy si decida a consentirlo), e si ridimensionassero le spese fiscali ci sarebbero ampi margini per ridurre le tasse ai contribuenti onesti e alle imprese. In realtà la polemica antitasse serve solo a legittimare l&#8217;evasione e a facilitare l&#8217;elargizione di bonus a lobbies e questuanti vari, comprando così voti e consenso. </p>
<p>Inpiu.net</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-follia-di-prendere-soldi-europei-per-ridurre-le-tasse-di-vincenzo-visco.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229140</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Addio anche al priore di Bose: il Papa continua nel rinnovo della chiesa &#8211; di Giuliano Ferrara</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/addio-anche-al-priore-di-bose-il-papa-continua-nel-rinnovo-della-chiesa-di-giuliano-ferrara.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 10:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229131</guid>

					<description><![CDATA[L’anticlericalismo del fondatore di Bose era un guaio che illuminava diversi guai dell’evangelismopostconciliare Paolo VI alla chiusura del Vaticano II, nel dicembre del 1965, si attendeva che il Sinodo universale fosse capace di sprigionare, nella sua vitalità, “generose e ordinate energie”. Non è andata così, e per quel Papa fu motivo di altra malinconia. Cinquantacinque [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’anticlericalismo del fondatore di Bose era un guaio che illuminava diversi guai dell’evangelismopostconciliare<br />
Paolo VI alla chiusura del Vaticano II, nel dicembre del 1965, si attendeva che il Sinodo universale fosse capace di sprigionare, nella sua vitalità, “generose e ordinate energie”. Non è andata così, e per quel Papa fu motivo di altra malinconia. Cinquantacinque anni dopo Enzo Bianchi, che proprio in quell’anno fondò la comunità monastica di Bose, è stato allontanato da Papa Bergoglio, insieme con i collaboratori più stretti, dalla comunità. Bianchi amareggiato si è riferito all’amore, che resta oltre le cose che finiscono. L’amore, concetto generoso, e pratica infinita di carità, ma non ordinata energia. Sembra che tra il fondatore e il successore fosse in atto una poco fraterna contesa di potere, spirituale s’intende, ma non solo, e che su questo incaglio doloroso la storia sia finita (male). Ritrarsi da una situazione per la quale si hanno responsabilità fondative richiede ordine e energia, l’amore in questo caso va al seguito. Altrimenti nascono inauditi pasticci.<br />
Nel suo succinto e distinto saggio sulla debolezza o miseria dell’uomo, Pierre Nicole, giansenista, scriveva nel Seicento: “L’orgoglio che nasce dalle qualità spirituali è dello stesso genere di quello fondato sui vantaggi esteriori; consiste medesimamente in un’immagine che ci fa grandi ai nostri occhi, facendoci sentire degni di stima e di preferenza. Sia che quest’immagine venga formata su qualche qualità che si riconosce nitidamente in noi, sia che si tratti solo del contorno confuso d’una qualche eccellenza e grandezza che ci attribuiamo da noi” (nuova edizione in liberilibri, a cura di Marco Lanterna, traduttore e prefatore). Il rischio di un enfisema del cuore e di una coperta vanità è sempre in agguato, secondo questo notevole mor lista di Port Royal, amico sensibile di Arnauld e di Pascal. Su fratel Bianchi ho sempre nutrito la riserva psicologica inerente proprio a questo rischio.<br />
Niente di personale. L’ho incontrato una volta per caso a Torino, in luogo culturale e mangereccio, e fu all’erta, ma gentile nel salutarmi con amabilità e un sorriso tirato.<br />
Niente di personale, a suo favore testimoniava comunque la stima fervente di persone che stimo, per esempio Pietro Citati o Silvia Ronchey. E’ che il vangelo mi è sempre sembrato un gran libro che istituiva una chiesa, alla quale era demandato esplicitamente come roccia di trasmetterlo. Alle prese con la resurrezione, senza di che paolinamente la fede non esiste, sconfitto nella fede credevo per lo meno in questo storico e metastorico potere della chiesa, e nutro ancora il dubbio che senza il cristianesimo e le sue chiese, come senza l’ebraismo, il mio mondo, il mio dico, non si regga in piedi né in occidente né in oriente. Il libero esame scritturale affida alle comunità, ai dottori teologali, ai pastori, infine allo stato, un compito probabilmente superiore alle loro forze: è la grande insurrezione intellettuale della modernità, è grande in sé come la grazia che predica, ma non so quanto regga.<br />
Bianchi mi è sempre sembrato uno che ama confondere le cose, mescolare le spiritualità in nome della cultura laica di cui si fa campione nel monachesimo, ciò che peraltro non solo è possibile ma bello, però con un di più di egemonismo delle idee, di avversione così di moda al clericalismo, che a mio modo di vedere è un pilastro della religione. Lo preferisco di gran lunga alla mistica, filosofia e psicoanalisi. Anche il suo orientalismo e il suo vangelo sine glossa mi sono sempre sembrati eruditi, coltivati, insigni a loro modo, eppure manchevoli dell’umiltà troppo ostentatamente predicata. Diffido, l’ho detto, degli eccessi d’amore, che vanno bene negli stilnovismi e nelle manie scespiriane o cervantine, ma non nella liturgia, non nel contesto di energie generose e ordinate. Il fondatore di Bose era invece il prediletto del mondo, di una spiritualità elevata, ricercata, eppure mondana, appunto.<br />
Non so come siano andate le cose e aspetto di capire la posizione non solo innamorata di Bianchi per non dico giudicare, chi sono io eccetera, ma per intendere se si possa farlo. Certo sarà necessario alla luce della contesa e della sua biliosa definizione riprendere da Benedetto XVI, da Ratzinger, il discorso sul dopo del concilio, del Vaticano II. Non è detto che l’allontanamento di Bianchi, fondatore, voglia dire che la comunità monastica di Bose è appassita, ma di sicuro questa fioritura dell’anticlericalismo e orientalismo e evangelismo postconciliare andrà guardata con occhi meno reverenti e pensosi, meno umidi e emotivi, di quanto sia stato fatto fino a ora. Secondo la grazia presunta e secondo natura e storia effettuali. Pierre Nicole scriveva anche, nell’ultimo capitoletto del saggio: “Se è vero che nulla mostra meglio della miseria umana la potenza della grazia divina, si può dire altresì che nulla scopre meglio tale miseria della grazia stessa”.</p>
<p>Il Foglio</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229131</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Di interesse enorme: il rapporto tra salute, libertà e costituzioni &#8211; di Davide De Lungo</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/di-interesse-enorme-il-rapporto-tra-salute-liberta-e-costituzioni-di-davide-de-lungo.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/di-interesse-enorme-il-rapporto-tra-salute-liberta-e-costituzioni-di-davide-de-lungo.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 09:13:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229129</guid>

					<description><![CDATA[Un atto di coraggio costituzionale La Corte Suprema del Wisconsin dichiara illegittimo il Safer-at-Home Order 1. Introduzione Con una sentenza del 13 maggio scorso (Wisconsin Legislature v. Secretary-Designee Andrea Palm, 2020 WI 42), la Corte Suprema del Wisconsin ha dichiarato «un- lawful, invalid, and unenforceable» l’Emergency Order 28 adottato dalla Secreta- ry-Designee del Department of [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un atto di coraggio costituzionale<br />
La Corte Suprema del Wisconsin dichiara illegittimo il Safer-at-Home Order</p>
<p>1. Introduzione<br />
Con una sentenza del 13 maggio scorso (Wisconsin Legislature v. Secretary-Designee Andrea Palm, 2020 WI 42), la Corte Suprema del Wisconsin ha dichiarato «un- lawful, invalid, and unenforceable» l’Emergency Order 28 adottato dalla Secreta- ry-Designee del Department of Health Services (DHS), Andrea Palm, con cui era stato disposto, in emergenza Covid, l’ordine per tutte le persone che si trovano nello Stato di rimanere a casa, non viaggiare e tenere chiusa ogni attività qualificata come non essenziale. Previsione sanzionata penalmente, in caso di violazione, con 30 giorni di reclusione e 250 dollari di multa. Alla base della declaratoria d’illegitti- mità, la Corte ha posto un vizio di tipo formale – ma denso d’implicazioni sostan- ziali – ritenendo che la DHS avrebbe dovuto seguire il procedimento prescritto per le «Rules», a carattere normativo, anziché quello previsto per gli «Orders», di natura provvedimentale. Ciò per due ordini di ragioni: da un lato, l’Emergency Order 28 è strutturato come un «general order of general application», cioè un atto generale e astratto, e dunque rientra nella categoria delle Rules, come defi- nite e disciplinate dal Wis. Stat. §§ 227.01 e 227.24; dall’altro lato, la previsione di sanzioni penali impone in ogni caso di seguire il procedimento normativo, ai sensi del Wis. Stat. § 252.25.<br />
Il testo della pronuncia è davvero ponderoso e tocca i cardini del diritto costituzio- nale. Si tratta di una decisione assunta 4 a 3, con quelle spaccature del collegio che spesso hanno accompagnato i leading cases della giurisprudenza statunitense. La motivazione si sviluppa per circa 160 pagine e ogni giudice ha ritenuto di prendere individualmente posizione con la propria concurring o dissenting opinion.<br />
Fra i numerosi aspetti di suggestione, colpisce in particolare la misura in cui la sentenza della Corte Suprema del Wisconsin riesca a dialogare, con sorprendente pertinenza e puntualità, con molte delle questioni che si sono agitate, e tutt’ora si agitano senza risposte esaurienti, nel dibattito politico e giuridico italiano. Il lettore non tarderà a scorgerle.<br />
Provando a esercitare il ragionamento in questa direzione, mi sembra che ci si- ano tre aspetti da mettere in luce. Tutti e tre, peraltro, sono particolarmente (e piacevolmente, ad avviso di chi scrive) significativi nel testimoniare l’inesausta capacità della cultura americana di interloquire con i classici del pensiero filosofico e giuridico della tradizione costituzionalistica, attingendo da essi l’orizzonte di prin- cipi entro cui inquadrare le vicende odierne, e così in definitiva attualizzandone<br />
Davide De Lungo è Pro- fessore di Diritto pubblico presso l’Università San Raf- faele.</p>
<p>IBL Focus<br />
 332<br />
27 maggio 2020 Davide De Lungo<br />
l’insegnamento. Cristallina, da questa visuale, la recisa concurring del giudice Rebecca Grassl Bradley, che a mio avviso contribuisce a squadernare problemi di metodo e di contenuto meritevoli della massima attenzione.<br />
2. Il concorso fra Legislativo ed Esecutivo nella produzione normativa (anche) in materia di diritti e libertà fondamentali<br />
Court: Are there any statutory or constitutional limits on the powers of the Secretary?<br />
[&#8230;]<br />
State’s counsel: DHS’s actions are limited by what is necessary to combat the in- fectious disease that’s presented at the time [&#8230;] when DHS faces an outbreak of a dangerous, communicable disease, it can do what is necessary to combat that disease.<br />
Court: Whatever DHS and the cabinet secretary solely determine is necessary, right?<br />
State’s counsel: [&#8230;] this is what the statute says [&#8230;] it says that DHS shall im- plement all emergency measures to control communicable diseases. [&#8230;] [T] hat is what the statute says. It gives that power to DHS. This is the statute the legislature chose to enact.<br />
Court: [&#8230;] [T]he Secretary can identify behavior that is not otherwise criminal and [&#8230;] she can all by herself sit down at her computer keyboard, write up a description of behavior and make it criminal, correct?<br />
[&#8230;]<br />
State’s counsel: Yes. The scope of available enforcement is determined by the order. Yes [&#8230;] That’s true.<br />
[Oral argument &#8211; Scambio fra la Corte e la difesa del DHS, estratto dal verbale di udienza]<br />
Il primo tema da analizzare, sul quale si è innestato il baricentro della pronuncia, è quello del concorso fra Legislativo ed Esecutivo nella produzione normativa.<br />
Il ricorrente – va detto: la stessa Legislatura del Wisconsin, a maggioranza repubblicana, in una sorta di conflitto di attribuzioni con l’Amministrazione democratica – ha soste- nuto che l’Emergency Order 28 dovesse qualificarsi come Rule, e non come Order; con la conseguenza di fuoriuscire dal perimetro dei poteri conferiti al DHS dalla legislazione emergenziale, che, sebbene formulati in termini ampi con la delega ad adottare ogni misura necessaria, si mantengono comunque a livello provvedimentale. Tesi accolta dalla Corte Suprema, secondo cui «when the class of people regulated by an order is described in general terms and new members can be added to the class, the order is of general appli- cation and is a rule». Non è stata condivisa la difesa della State Health Secretary Andrea Palm, la quale ha invocato, per controbattere all’obiezione del contenuto generale/astratto e difendere la natura provvedimentale dell’Emergency Order 28, il carattere meramente temporaneo della misura.<br />
Dopo aver riconosciuto la “sostanza normativa”, la Corte si pone di fronte la seguente, 2 stringente alternativa: se il potere attribuito all’Amministrazione dalla legge (in particolare:</p>
<p> 332<br />
27 maggio 2020 Un atto di coraggio costituzionale<br />
dal Wis. Stat. § 252.02 che definisce i poteri del DHS) comprende anche atti normativi, la sua formulazione in termini così ampi e generici da consentire l’adozione di ogni misura ritenuta necessaria rende la legge stessa incostituzionale; al contrario, se tale potere si limita ad atti di natura provvedimentale, la legge è salva, ma è incostituzionale l’Emergency Order 28, che ha assunto illegittimamente una portata normativa non consentita.<br />
La Corte suprema del Wisconsin opta per la seconda tesi, facendo applicazione del princi- pio del c.d. constitutional doubt che impone – in assonanza con il nostro obbligo d’interpre- tazione conforme – di privilegiare la lettura della disposizione che la mantenga compatibile con la Costituzione.<br />
Al riguardo, la sentenza enuclea i criteri che devono accompagnare il conferimento di po- teri normativi dal Legislativo all’Esecutivo: «when a grant of legislative power is made, there must be procedural safeguards to prevent the arbitrary, unreasonable or oppressive con- duct of the agency». In caso di dubbio, o là dove si tratti di valutare la sussistenza di poteri impliciti, «any reasonable doubt pertaining to an agency’s implied powers was resolved against the agency»; le clausole attributive di potere formulate in termini generici devono essere interpretate in modo restrittivo.<br />
I criteri in parola, a ben vedere, costituiscono corollari del principio di separazione dei poteri. Occorre ricordare che «the purpose of the separation and equilibration of powers in general [&#8230;] was not merely to assure effective government but to preserve individual freedom»; ciò in quanto è da appellarsi tirannia il governo in cui «the right both of making and of enforcing the laws, is vested in one and the same man, or one and the same body of men [&#8230;] wherever these two powers are united together, there can be no public liberty». La separazione fra Rules e Orders, cioè fra norme e provvedimenti, è necessaria per assicu- rare la distinzione fra la fase di creazione e quella di applicazione del diritto, conservando la prima al circuito democratico-rappresentativo, e limitando l’apporto della «unelected burocracy» al secondo segmento.<br />
Questo quadro è evidentemente incompatibile con la delega all’Amministrazione di un potere normativo omnibus, che quindi deve ritenersi non consentita dalla legislazione del Wisconsin. Peraltro, neppure la congiuntura dell’emergenza può giustificare una conclusio- ne diversa, e anzi per la pandemia da Covid la sentenza svolge un passaggio fondamentale: i poteri emergenziali dell’Esecutivo «are premised on the inability to secure legislative ap- proval given the nature of the emergency [&#8230;] The Governor could declare an emergency and respond accordingly. But in the case of a pandemic, which lasts month after month, the Governor cannot rely on emergency powers indefinitely». Il prolungarsi degli stati di emer- genza non giustifica la stabilizzazione permanente dei poteri straordinari in capo all’Esecu- tivo, ma impone di ricercare per quanto possibile il canale di decisione politico-normativa ordinario, che passa per il Parlamento.<br />
3. La capacità del controllo giurisdizionale di assicurare la tenuta dei limiti costituzionali<br />
«Regrettably, have tangible examples of judicial acquiescence to unconstitutio-<br />
nal governmental actions considered——at the time——to inure to the bene-<br />
fit of society, but later acknowledged to be vehicles of oppression. This is parti-<br />
cularly true in the context of the police power, the source of authority cited by<br />
the DHS secretary-designee in this case. Historically, when courts contaminate<br />
constitutional analysis with then-prevailing notions of what is “good” for society, 3<br />
IBL Focus</p>
<p>IBL Focus<br />
 4<br />
332<br />
27 maggio 2020 Davide De Lungo<br />
the rights of the people otherwise guaranteed by the text of the Constitution may be trampled. Departures from constitutional text have oppressed people under all manner of pernicious pretexts».<br />
[Rebecca Grassl Bradley, J. (concurring), § 70]<br />
Il secondo argomento d’interesse – oggetto di particolare approfondimento critico nella concurring del giudice Rebecca Grassl Bradley – riguarda l’effettiva capacità del judicial review di fungere da argine rispetto ai possibili abusi delle istituzioni nei contesti emergenziali in ge- nerale, e della pandemia in particolare. In proposito, vengono sollevate vive preoccupazioni circa alcune tentazioni e paralogismi dei giudici: la tendenza a elaborare una personalissima visione del bene comune e a farsi carico della sua implementazione per via giurisdizionale; il rischio, nell’economia della decisione, di far pesare più valutazioni legate alle possibili con- seguenze della pronuncia che ai canoni più rigidi d’interpretazione giuridica (non è senza significato che le dissenting opinions evochino tutte il pericolo del vuoto regolatorio lasciato dalla declaratoria d’illegittimità); a subire le pressioni dell’opinione pubblica, così smarrendo la funzione contro-maggioritaria che tipicamente il giudiziario incarna. Correttivi contro questo rischio si rinvengono, anzitutto, nel rammentare quale sia il senso della funzione attribuita dalla Costituzione al potere giudiziario: «it is for the political branches, not the ju- diciary, to respond to the public’s wishes, and for this court to declare whether each branch acts within its constitutional grant of power and in accord with statutory law». Occorre, poi, recuperare, specie nei momenti di crisi in cui tutte le garanzie individuali paiono attrat- te in un processo di affievolimento volto a massimizzare utilitaristicamente il bene comune, o la ragion di Stato, criteri ermeneutici rigorosi, legati ai testi e alla ricostruzione dell’original intent, lasciando in secondo piano tecniche non interpretative come il bilanciamento.<br />
Il bilanciamento si sostanzia, infatti, in una relativizzazione del “peso” dei beni, interessi e valori contrapposti, funzionale, nell’ottica del caso singolo, a determinare quali di essi deb- ba recedere, oppure a trovarne un ragionevole contemperamento. Ciò implica che pure garanzie costituzionali fraseggiate in termini assoluti possano essere superate o stemperate . Proporzionalità e bilanciamento, così, hanno aperto a mio avviso un “canale ermeneutico” perfettamente bidirezionale: l’interprete potrà allo stesso modo, a seconda delle peculiarità del caso singolo, muoversi tanto nel verso della dilatazione dei diritti e delle libertà, quanto in quello della loro compressione, senza trovare argini insormontabili nelle disposizioni scritte. E non è difficile immaginare in quale direzione si possa esser tentati di far oscillare il pendolo, in contingenze emergenziali.<br />
Tuttavia, i diritti e le libertà costituiscono il fine in vista della cui conservazione la comunità statale, su base pattizia e volontaria, si è associata. Questo è un caposaldo che non può es- sere smarrito: «there is no pandemic exception [&#8230;] to the fundamental liberties the Con- stitution safeguards. Indeed, ‘individual rights secured by the Constitution do not disappear during a public health crisis [&#8230;] These individual rights, including the protections in the Bill of Rights made applicable to the states through the Fourteenth Amendment, are always in force and restrain government action».<br />
4. Il rapporto fra emergenza e Costituzione<br />
«Emergency does not create power. Emergency does not increase granted po- wer or remove or diminish the restrictions imposed upon power granted or reserved. The Constitution was adopted in a period of grave emergency. Its grants of power to the federal government and its limitations of the power of</p>
<p> 332<br />
27 maggio 2020 Un atto di coraggio costituzionale<br />
the States were determined in the light of emergency, and they are not altered by emergency».<br />
[Rebecca Grassl Bradley, J. (concurring), § 77]<br />
Il terzo e ultimo tema è quello del diritto dell’emergenza o, per intendere la questione da altra prospettiva, se l’emergenza sia essa stessa fonte del diritto, al punto, in ipotesi, di am- mettere deroghe allo stesso ordine delineato dalla Costituzione.<br />
La risposta che la Corte Suprema del Wisconsin offre, recisa, è negativa: il sopraggiun- gere di una situazione emergenziale non incide, aumentandoli, sui poteri delle istituzioni, né intacca, autorizzandone la compressione indefinita, i diritti e le libertà fondamentali. E questa funzione di scudo deve essere fatta valere a maggior ragione nei periodi di crisi: è proprio in queste contingenze che la Costituzione, di fronte alle più forti sollecitazioni rispetto alla propria tenuta o davanti a pressioni che mettano in discussione i suoi principi cardine, deve imporsi con maggior rigore, nella esatta estensione delle sue previsioni e garanzie, con riferimento tanto all’impianto istituzionale che alle situazioni giuridiche indivi- duali. Ciò a prescindere dal consenso dell’opinione pubblica: «even if a significant portion of the public supports the Safer at Home Order, the judiciary must protect the structural separation of powers embodied in our state and federal constitutions in order to avoid fu- ture monumental mistakes from which our republic may never recover. Experience should teach us to be most on our guard to protect liberty when the Government’s purposes are beneficent. Men born to freedom are naturally alert to repel invasion of their liberty by evil-minded rulers. The greatest dangers to liberty lurk in insidious encroachment by men of zeal, well-meaning but without understanding».<br />
È risaputo che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni: quando la via è aperta, occorre da parte di tutti un atto di coraggio costituzionale per evitare di percorrerla.</p>
<p>Istituto Bruno Leoni</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/di-interesse-enorme-il-rapporto-tra-salute-liberta-e-costituzioni-di-davide-de-lungo.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229129</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;intifada degli shorts &#8211; le ragazze di Israele tra Legge e regolamenti &#8211; di Mariagrazia Enardu</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/lintifada-degli-shorts-le-ragazze-di-israele-tra-legge-e-regolamenti-di-mariagrazia-enardu.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/lintifada-degli-shorts-le-ragazze-di-israele-tra-legge-e-regolamenti-di-mariagrazia-enardu.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 07:24:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229124</guid>

					<description><![CDATA[Nel caldo ritorno a scuola dopo la chiusura per virus, un gruppo di ragazze di una scuola media superiore di Ra&#8217;anana, città a nord di Tel Aviv, è arrivato in classe in calzoncini. Come molti dei loro compagni maschi. Sono state rimandate a casa ed è scoppiata la rivolta. Ora, nessun preside di nessuna latitudine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel caldo ritorno a scuola dopo la chiusura per virus, un gruppo di ragazze di una scuola media superiore di Ra&#8217;anana, città a nord di Tel Aviv, è arrivato in classe in calzoncini. Come molti dei loro compagni maschi. Sono state rimandate a casa ed è scoppiata la rivolta. Ora, nessun preside di nessuna latitudine gioisce all&#8217;idea di una crisi del genere, soprattutto in un paese come Israele, dove i problemi &#8211; grossi &#8211; delle donne non sono semplici problemi di genere. Ma di qualcosa di profondo, radicato ed essenziale, cioè la Legge, intesa come religiosa. Nel suo intreccio fatale con la politica,  in un paese nato socialista e laico, dove le donne soldato erano una bandiera al vento che nascondeva conflitti irrisolvibili, infatti stanno ancora lì, quasi intatti, semmai aggravati. L&#8217;ebraismo è una religione patriarcale, e basta la parola. Lo era anche il cristianesimo, nelle sue mille chiese, e non sono molte quelle che hanno davvero sganciato l&#8217;ancora. In tema di diritti civili e politici sì, grazie a rivoluzioni e guerre, ma negli stati più che nelle riluttanti chiese. I cattolici poi sono ancora al fossato dei sacerdoti maschi e celibi. </p>
<p>In Israele ci sono varie fasce religiose, sono pochissimi i &#8220;liberali&#8221;, parecchi gli &#8220;ortodossi&#8221; di vario grado, e poi gli ultraortodossi, un mondo a sé. Ma negli ultimi 40 anni il paese è andato a destra, con governi che necessitano dei religiosi più tradizionali. E salvo aspetti particolari, quello che per noi è il diritto di famiglia è quasi interamente gestito dai rabbini, cioè dagli ortodossi, secondo la legge religiosa. I tentativi di scrivere un nuovo codice sono sempre naufragati, anzi non sono nemmeno salpati. Le ragazze di Israele lo sanno. Sanno che la loro scelta di un marito, l&#8217;educazione dei figli, il divorzio, pure la morte, passa al vaglio dei rabbini e delle loro regole, la Legge, la Torah. Interpretata nei secoli ma decisa a resistere al Terzo millennio, che poi sarebbe il Sesto nel calendario ebraico. In ogni caso l&#8217;ebraismo in Israele, nelle sue varie fasce, non vuole tenere il passo con un paese che è moderno e democratico. Dove la politica ingabbia le donne in nome della religione di molti, con il consenso di quasi tutti. Per essere chiari, negli indici internazionali su uguaglianza di genere Israele (che ha anche una popolazione araba e beduina) sta messo meglio dell&#8217;Italia. Ma il nostro codice e diritto di famiglia, giurisprudenza compresa, è laico o meglio lo è diventato a partire dal 1970, con la legge sul divorzio.</p>
<p>Israele è in un momento di grave crisi. Tre elezioni, 14 mesi senza governo stabile, la lenta caduta di Netanyahu a processo per corruzione. Il virus ha fatto pochi danni ma alcuni davvero gravi. La violenza domestica, problema serio, si è aggravata. Le ragazze lo sanno. Tra un paio d&#8217;anni faranno il servizio militare, poi l&#8217;università e/o una famiglia, le mille cose da grandi che richiedono più sforzo perché sono donne. Da cui i rabbini si aspettano &#8220;modestia&#8221;, spesso misurata in centimetri di pelle al sole ma in realtà incisa nelle sinapsi. Le ragazze di Ra&#8217;anana in shorts hanno dato un calcio alla porta ma finirà lì, un trafiletto sui giornali. Occorre altro, occorre che le bimbe che oggi sono alle elementari decidano che i loro calci saranno più forti, più frequenti, più  mirati. Alle porte delle scuole, delle sinagoghe, dei tribunali rabbinici, dei seggi elettorali e della Knesset, senza trascurare i ministeri. E che occorre l&#8217;alleanza dei fratellini. Perché l&#8217;unica concessione possibile al patriarcato è che, fisiologicamente, gli uomini hanno muscoli più forti. Ahhhh, dirà un tradizionalista, questa è la prova che gli uomini sono più importanti, lo ha voluto Dio. Giusto, però poi lo ha spiegato Darwin. L&#8217;ebraismo, millenni fa, è nato dall&#8217;idea che la legge del più forte, che reggeva il mondo dall&#8217;Egitto alla Mesopotamia, fosse sbagliata. Il modello giungla andava sostituito dalla Legge, perché ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio. Idea straordinaria, poi purtroppo raccontata tirando fuori la costola di Adamo. Riscrivere tutto è oggettivamente impossibile, non senza un nuovo diluvio universale. Ma rileggere sì, e soprattutto mettere giù un diritto di famiglia presentabile, di pari diritti. Tutto il Medio Oriente ha lo stesso problema di fondo ed Israele, che si considera così diverso dai suoi vicini, dovrebbe esserlo davvero dove conta di più, nei diritti delle cittadine.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/lintifada-degli-shorts-le-ragazze-di-israele-tra-legge-e-regolamenti-di-mariagrazia-enardu.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229124</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ritorna l’autunno caldo di una volta. Ed esploderà lo scontento &#8211; di Marzio  Barbagli</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/ritorna-lautunno-caldo-di-una-volta-ed-esplodera-lo-scontento-di-marzio-barbagli.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/ritorna-lautunno-caldo-di-una-volta-ed-esplodera-lo-scontento-di-marzio-barbagli.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 23:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229122</guid>

					<description><![CDATA[di Maria Rosa Tommasello Con lo sguardo rivolto avanti, divergente rispetto a quelle che chiama «le polemicucce tra forze politiche» (a partire dal baccano sugli assistenti civici chiamati a vigilare sulla movida), Marzio Barbagli pesa le parole: «I problemi veri sono il dramma dell&#8217;economia e le conseguenze sociali che ci aspettano. Temo che possano esserci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Maria Rosa Tommasello</p>
<p>Con lo sguardo rivolto avanti, divergente rispetto a quelle che chiama «le polemicucce tra forze politiche» (a partire dal baccano sugli assistenti civici chiamati a vigilare sulla movida), Marzio Barbagli pesa le parole: «I problemi veri sono il dramma dell&#8217;economia e le conseguenze sociali che ci aspettano. Temo che possano esserci gradi crescenti di frustrazioni e conflitti: finora non ne abbiamo viste, ma temo rivolte di disperati e non vedo nessun partito che possa mettersi alla loro testa». Sociologo, professore emerito dell&#8217;Università di Bologna, per cinquant&#8217;anni ha studiato e raccontato le trasformazioni del Paese, dalla famiglia all&#8217;immigrazione, alla criminalità. Oggi avverte: il fuoco cova sotto la cenere di una crisi senza precedenti.<br />
Professore, l&#8217;emergenza coronavirus ha ridotto allo stremo famiglie e imprese. La ripartenza è lenta, spesso gli aiuti promessi dal governo tardano ad arrivare. E lei si dice preoccupato&#8230;<br />
«Il problema è il confronto che la gente fa nel momento in cui vengono dati soldi e vantaggi. Ci sono continui confronti fra gruppi che non si sentono sufficientemente rappresentati: perché a lui sì e a me no? L&#8217;insoddisfazione nasce da questo, e da condizioni oggettive. Far fronte ai bisogni della popolazione è complicato, una gran quantità di denaro è stata investita per sostenere gli strati svantaggiati della popolazione nei prossimi mesi, ma c&#8217;è sempre il rischio di commettere errori nella distribuzione».<br />
Vede segnali che potrebbero indicare questa deriva?<br />
«Finora pochi per fortuna, ma fino a pochi giorni fa era impossibile anche protestare. Tutti siamo stati chiusi in casa, basta pensare alla drastica diminuzione dei reati. Ma le prime manifestazioni fanno pensare a un&#8217;insoddisfazione crescente. Questa idea che i sociologi hanno ripreso più volte era chiara anche ad Aristotele, che parlava di invidia: si invidiano le persone vicine nel tempo e nello spazio, per età e reputazione. I confronti che creano insoddisfazione non sono fra strati medio-bassi e strati alti: nessuno si confronta coi super-ricchi, ma tra gradi diversi di svantaggio. E sono inevitabili».<br />
Perché inevitabili?<br />
«Perché l&#8217;emergenza ha introdotto forme nuove di disuguaglianze: non rispetto al grado e alla distribuzione di reddito e ricchezza, ma anche all&#8217;interno della stessa popolazione occupata. Servizi e terziario sono stati particolarmente svantaggiati. Pensiamo a chi lavora nel turismo: cosa succederà alle centinaia di migliaia di persone che lavorano in questo settore? Oggi non lo sanno. I ristoratori per esempio: alcuni sono ancora chiusi, altri hanno riaperto e stanno cercando una soluzione. Ma quando si accorgeranno che queste soluzioni sono insoddisfacenti e faranno il confronto con altri settori che sono stati meno svantaggiati senza avere meriti – penso per esempio al pubblico impiego, a persone che hanno il lavoro fisso e non rischiano di essere licenziati – cosa succederà? Questo dramma può provocare nuove forme di frammentazione e di proteste difficili da controllare».<br />
Il governo ha detto che nessuno sarebbe rimasto indietro, ma alcuni sono stati dimenticati, altri stanno ancora aspettando gli aiuti, come la cassa integrazione in deroga. È stato sbagliato fare quella promessa?<br />
«Non ho particolare simpatia per il premier, ma credo che il governo abbia un compito difficile tenendo conto dei problemi ben noti che ha l&#8217;apparato del Paese: burocrazia, banche che non si fidano delle assicurazioni dello Stato, non credo che altri avrebbero fatto meglio. Il debito pubblico italiano va verso il 160%, un problema enorme per il futuro. Eppure il governo ha fatto tutto quello che poteva: immettere denaro per dare sostegno agli strati in maggiore difficoltà. E poi non basta fare decreti perché poi quelle regole siano attuate».<br />
Avrebbero dovuto usare strumenti diversi?<br />
«Le banche avrebbero potuto essere bypassate, ma è più facile a dirsi che a farsi. Diverso è il caso delle risorse per la disoccupazione: è noto che servono mesi prima che la cassa integrazione sia erogata, quindi abbiamo scoperto cose che si sapevano già. Poteva il governo rendere le procedure più rapide? Forse sì, ma sono scelte fatte in una situazione di concitazione, tipico di una emergenza. Il dilemma fin dall&#8217;inizio è stato tra salute e lavoro, ma nessuno sapeva bene cosa fare, non solo in Italia».<br />
In questo quadro i partiti continuano a litigare…<br />
«Credono di parlare al loro elettorato, ma io penso che i cittadini lo vivano con fastidio. Dovrebbero considerare che nel dramma che abbiamo vissuto il dibattito politico è diventato sempre più irrilevante: i cittadini erano attenti alle decisioni, ma il dibattito a cui siamo abituati – inteso come contrasto tra le forze politiche – è considerato sempre più fastidioso».<br />
Come le polemiche sugli assistenti civici?<br />
«Polemiche sul nulla, nessun timore di autoritarismo. Se queste persone non possono fare multe, ma si limitano a dire a un giovane quali rischi corre o di mettersi la mascherina, mi pare che questo rientri in quel controllo sociale che avviene normalmente dentro una comunità». </p>
<p>La Stampa</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/ritorna-lautunno-caldo-di-una-volta-ed-esplodera-lo-scontento-di-marzio-barbagli.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229122</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Da non perdere: Fabio Martini ricorda Giovanni Falcone a 28 anni dal suo assassinio. Eliminato perché civil servant, scomodo, ed eroico.</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/da-non-perdere-fabio-martini-ricorda-giovanni-falcone-a-28-anni-dal-suo-assassinio-eliminato-perche-civil-servant-scomodo-ed-eroico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 16:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229119</guid>

					<description><![CDATA[In un’epoca così manichea era inevitabile un ricordo dimezzato di Falcone, che fu osteggiato da tutte le ‘cupole’ del potere: politica, magistratura e alcune “grandi firme”. Alcune settimane prima che Giovanni Falcone venisse cancellato dalla bomba della mafia, uno dei più autorevoli giornalisti della “Repubblica”, Sandro Viola, scrisse che non riusciva più a «guardare a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca così manichea era inevitabile un ricordo dimezzato di Falcone, che fu osteggiato da tutte le ‘cupole’ del potere: politica, magistratura e alcune “grandi firme”.</p>
<p>Alcune settimane prima che Giovanni Falcone venisse cancellato dalla bomba della mafia, uno dei più autorevoli giornalisti della “Repubblica”, Sandro Viola, scrisse che non riusciva più a «guardare a Falcone con rispetto», gli consigliò di «abbandonare la magistratura» e lo descrisse come preda di una «eruzione di vanità» come quelle che colgono i «guitti televisivi». Quello di Viola non fu soltanto un tragico infortunio professionale, in quanto non coglieva l’essenza del magistrato Falcone, che dopo aver istruito con successo il più grande processo della storia contro la mafia, continuava ad essere visto dai capimafia come il loro più acerrimo nemico. Ma quell’articolo era il punto terminale di un’ ostilità che tutta la nomenclatura nutrì verso Falcone. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, lo accusò in diretta tv di tenersi le carte nei cassetti e arrivò – passaggio atroce troppe volte dimenticato – a presentare un esposto al Csm contro Falcone. Il Csm – coacervo di potere politico e delle magistrature – prima gli preferì Antonino Meli come giudice istruttore di Palermo e poi lo “processò” salvo poi ritrarsene. Armando Spataro, che sarebbe diventato autorevole procuratore di Torino, in attesa che Falcone diventasse Procuratore nazionale antimafia, disse: «Ha fatto una ferraglia e ora vuole guidarla lui», e poi firmò una lettera per rimproverare Falcone di «apparire pubblicamente a fianco del ministro» Martelli, che lo aveva voluto al suo fianco.<br />
Braccato per anni dai killer della mafia, Falcone riuscì a perseguire un’idea del processo nel quale non si può avanzare per teoremi, ma procedere per riscontri e con la cultura della prova, perché un errore di diritto o di fatto, non solo ti inchioda ma ti fa retrocedere di anni. Fu un autentico servitore dello Stato e &#8211; come tale &#8211; incomprensibile ed anzi vissuto come un esempio pericoloso dai tantissimi che della sfera pubblica hanno fatto mercato ed esibizione. Per questo Giovanni Falcone è uno dei pochi, veri eroi italiani, la cui tragica lezione non è stata ancora compresa fino in fondo.</p>
<p>da FB</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229119</post-id>	</item>
		<item>
		<title>In memoria di un grandissimo dell’arte: Germano Celant &#8211; di Giancarlo Politi</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/in-memoria-di-un-grandissimo-dellarte-germano-celant-di-giancarlo-politi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 16:02:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229113</guid>

					<description><![CDATA[In ricordo di Germano Celant: il critico miliardario ma più bravo di tutti nell&#8217;ultimo secolo  Ho letto in questi giorni agiografie improvvisate e agghiaccianti su Germano Celant, scritte da critici (donne e uomni), che forse volevano onorare post mortem il grande Germano ma che in realtà con la loro edulcorazione letteraria ne hanno falsato l&#8217;immagine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<table class="mcnTextBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnTextBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnTextBlockInner" valign="top">
<table class="mcnTextContentContainer" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top"><strong>In ricordo di Germano Celant: il critico miliardario ma più bravo di tutti nell&#8217;ultimo secolo </strong></p>
<p>Ho letto in questi giorni agiografie improvvisate e agghiaccianti su Germano Celant, scritte da critici (donne e uomni), che forse volevano onorare post mortem il grande Germano ma che in realtà con la loro edulcorazione letteraria ne hanno falsato l&#8217;immagine e la metodologia. La quale metodologia è invece parte determinante (e più interessante) del suo lavoro, più della sua scrittura asciutta e delle sue intuizioni (peraltro geniali). Germano è stato ottimo critico, dalla scrittura concentrata e diretta, direi genovese, che vuol dire scrittura un po&#8217; avara di parole ma densa di significati: mi fa venire in mente il grande e spigoloso poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, maestro di Eugenio Montale, per cui ogni parola rappresentava l&#8217;ultimo respiro. Già negli anni sessanta nessuno scriveva in modo chiaro, funzionale e diretto come Germano in un&#8217;Italia malata di retorica accademica e di pseudo letteratura (popolo di poeti), compresi i grandi, cioè Venturi, Longhi, Ragghianti, Cesare Brandi, Giuliano Briganti, ma anche i successivi sulla scena, eredi di retorica e di letteratura da bar, Achille Bonito Oliva e Renato Barilli, al punto da farmi pensare, successivamente, che Germano sia stato influenzato dall&#8217;anti retorica di Harold Rosenberg, che invece non poteva conoscere perché ignorava l&#8217;inglese e la fama di Rosenberg né i suoi libri erano arrivati in Italia. O forse lui li aveva annusati in qualche modo.<br />
<strong>Esiste una scritture ligure, asciutta e funzionale?</strong></p>
<p>Ma forse esiste una tradizione di scrittura genovese o ligure che io ignoro e che vorrei riscoprire. Avara di parole ma densa di concetti?<br />
Io incontro un imberbe Germano Celant nel 1963 (pensate un po&#8217;, lui aveva appena 23 anni, io uno di più) a Boccadasse, alla <em>Galleria del Deposito</em>, presentatomi da Eugenio Carmi, artista e animatore della cultura genovese degli anni &#8217;60. Germano, fresco maestro elementare, insegnava in una scuola privata per arredatrici, a Genova. Ricordo che era molto legato a quel lavoro, unica sua flebile risorsa, in attesa di diventare maestro di ruolo nelle scuole di stato, come lo era già il suo magister Plinio Mesciulam, insegnante mito di molte generazioni di genovesi doc. E poi, Germano mi confidava, che l&#8217;insegnamento alla sera gli permetteva una totale libertà, anche di viaggiare, durante il giorno.<br />
Per i più giovani dovrei aggiungere che la <em>Galleria del Deposito</em>, fondata da Eugenio Carmi, rappresentò in quel momento il centro di fermenti culturali unici in Italia (arte cinetica, concreta, razionale, poesia visiva, Ana Etcetera). Eugenio Carmi, persona geniale, pittore di buon livello e art director dell&#8217;Italsider, allora il primo stabilimento siderurgico italiano, aveva visto in Yugoslavia il famoso laboratorio di serigrafie di Bruno Horvat, che per per noi italiani era una novità.<br />
<strong>La Galleria del Deposito di Boccadasse, una esperienza esemplare</strong></p>
<p>E così, con una cordata di amici, volle aprire una piccola galleria con laboratorio serigrafico a Boccadasse, dove lui aveva lo studio. Ricordo che lo spazio della galleria era piccolo, diciamo 5 metri per quattro, ma sul retro aveva un laboratorio dove aveva installato un telaio per la stampa serigrafica. E Carmi, assistito anche da Paolo Minetti, nominato Presidente della Coopertiva, con le sue relazioni anche internazionali, il 23 novembre 1963 inaugurò la galleria con una mostra di quadri blu e con opere di Max Bill, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Enrico Castellani, Marc Chagall, Piero Dorazio, René Duvilier, Lucio Fontana, Sam Francis, Getulio Alviani, Gottfried Honegger, Achille Perilli, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato e Victor Vasarely. Per Genova ma anche per l&#8217;Italia dell&#8217;epoca fu un evento straordinario perché mi pare che tutti gli artisti, ad eccezione di Marc Chagall, parteciparono. In una notte, la negletta Boccadasse era diventato l&#8217;ombelico dell&#8217;arte in Italia. Eugenio Carmi, con la collaborazione volenterosa di alcuni amici e con una idea un po&#8217; visionaria, riuscì, in quel buco di fronte al mare, a realizzare una mini Bauhaus, realizzando serigrafie, multipli, foulard, vassoi, gioielli. E anche 38 mostre personali di tutto rispetto (Gianni Colombo, Max Bill, Lohse, Lucio Fontana, Vasarely, Arnaldo Pomodoro, Alviani, ecc.). Ma si sa, erano altri tempi, in cui il piacere di esporre (compreso il grande Lucio Fontana, che accettava qualsiasi proposta pur di esporre e parlare con la gente e magari corteggiare una nuova ragazza) era superiore a quella del guadagno. Il rapporto economico tra artista e galleria, soprattutto con una cooperativa come la <em>Galleria del Deposito</em>, non esisteva. L&#8217;artista era solo felice di concedersi ed essere accettato. Non ho mai sentito Max Bill dirmi di aver venduto un quadro. L&#8217;idea della vendita era una totale utopia.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnImageCardBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnImageCardBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnImageCardBlockInner" valign="top">
<table class="mcnImageCardBottomContent" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnImageCardBottomImageContent" align="center" valign="top">[contact-form]</td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="545"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnTextBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnTextBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnTextBlockInner" valign="top">
<table class="mcnTextContentContainer" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top"><strong>Germano Celant ed Eugenio Battisti. Un amore mai sbocciato</strong></p>
<p>Questo era il contesto culturale in cui si è formato Germano Celant. Lui da sempre abitava in Salita Oregina, già piena di libri e di cataloghi che salendo le scale sembravano caderti addosso. Ma ogni giorno era a Boccadasse, ad incontrare qualche artista. E proprio a Boccadasse, nell&#8217;angusto spazio della <em>Galleria del Deposito</em>, conobbe anche Eugenio Battisti ma di cui non fu mai allievo, come le sue biografie riportano (compreso il poco attendibile Wikipedia, forse alimentato dallo stesso Celant). Anche perché Eugenio Battisti ha frequentato Genova solo per un anno e mezzo, (dalla fine del 1963 agli inizi del 1965) e da dove fuggì ben presto, perché la cattedra a lui promessa e dove tenne solo qualche lezione, fu assegnata ad altri dalle baronie universitarie. Ma creativo com&#8217;era fece in tempo a fondare Il Marcatré con le varie sezioni affidate a Gillo Dorfles (arte), Edoardo Sanguineti (letteratura), Umberto Eco (estetica), Paolo Portoghesi (architettura) ed Enrico Crispolti (arte). Di Germano Celant nessuna traccia. Vi scrisse solo qualche breve testo. Anche se  Germano dichiarava di essere uno stretto collaboratore di Marcatré e di Battisti, che andava spesso ad attendere alla stazione di Brignole in arrivo da Roma.<br />
Germano ha conosciuto Eugenio Battisti ma non é mai stato suo allievo, anche perché Eugenio Battisti era molto errabondo (infatti da Genova andò ad insegnare in Pennsylvania, negli USA): e Germano si laureò molti anni dopo, forse verso i cinquanta o sessanta e me lo raccontano intimidito cercando l&#8217;anonimato, perché lui già molto noto anche internazionalmente come critico, si sentiva a disagio a contatto con laureandi poco più che ventenni e docenti che potevano essere suoi allievi.<br />
Io, grazie al <em>Deposito</em> ma anche per interessi comuni, restai sempre in contatto con Germano. Infatti lui collaborò a Flash Art, come corrispondente da Genova sin dal primo numero.<br />
E poiché dal 1964/65 frequentavo abitualmente Torino, con lunghi soggiorni, ci incontravamo quando lui arrivava da Genova. In tal modo ho assistito in prima persona alla nascita dell&#8217;Arte Povera e ai suoi sviluppi e alle strategie sottili e autoritarie definite per emergere. Sinceramente non ho mai conosciuto alcuna persona intelligente e abile come Germano, con la sua determinazione nell&#8217;affermare se stesso, la sua filosofia, il suo gruppo. La sua caparbietà mi ricorda Metternich che per studiare di notte teneva i piedi in una bacinella di acqua fredda per non addormentarsi.<br />
Nel 1967 Germano non conosceva la lingua inglese, se non qualche frase all&#8217;italiana. Ma avvertivo un suo desiderio feroce di apprenderla e bene per ragioni professionali.<br />
<strong>Io, Germano e Umberto Eco a New York</strong></p>
<p>Nel 1968, io, lui e Umberto Eco fummo chiamati alla New York University, per quelle che si chiamavano <em>lectures</em>, piccole conferenze davanti ad una platea di studenti che poi ci ponevano delle domande. Eravamo stati tutti e tre invitati da una docente italiana, direttrice dei programmi sull&#8217;Italia. Compenso 150 $, mi pare compreso il viaggio ed escluso il soggiorno. Io e Germano, lui sull&#8217;Arte Povera, io sull&#8217;arte italiana del dopoguerra, non possedendo l&#8217;inglese, leggemmo la nostra lezioncina, mentre mi pare che Umberto parlò direttamente in inglese. Il bello arrivò quando gli studenti ci posero le domande in inglese. La nostra povera tutor che ci aveva invitati, dovette fare tutto lei. Tradurre la domanda e dare la risposta.<br />
Ma quell&#8217;episodio incendiò la fantasia di Germano. Perché non farne una professione? E così diventò il conferenziere dell&#8217;Arte Povera a 150 $ per ogni incontro. Ma per lui divenne un vero lavoro a cui si appassionò e il 1968 e parte del 1969 li trascorse in USA, tra un college e l&#8217;altro, annunciando la lieta novella dell&#8217;Arte Povera. In paesi sperduti dell&#8217;immensa America. Sai, un giorno mi disse, ho trascorso quasi un anno negli USA, mettendo insieme i vari inviti, a costo zero. Anzi guadagnando qualcosa. Ma soprattutto ho imparato l&#8217;inglese. E io lo immaginai, rannicchiato su piccoli aerei che lo portavano da uno stato all&#8217;altro e da un college all&#8217;altro e dove non respirava per non consumare l&#8217;aria. Lui con me andava orgoglioso (giustamente) del suo essere genovese e dunque gran risparmiatore. Sino a rasentare l&#8217;avarizia. Parlandone però come di una grande qualità. Ma lui soffriva fisicamente a dover spendere, eccetto per i libri, che comperava a quintali.<br />
E così Germano, dopo aver pubblicato il suo manifesto <em>Appunti per una guerriglia</em> su Flash Art, iniziò con modestia ma con una determinazione feroce la sua scalata al successo. Successo determinato da grandi mostre, in primis <em>Conceptual Art, Arte Povera, Land Art</em>, nel 1970 a Torino, mostra incredibilmente visionaria per quei tempi. Ah, già, avevo dimenticato di dire che durante tutti i suoi numerosi viaggi per conferenze, Germano cercava sempre di fare scalo a New York, coltivando amicizie importanti, tra cui Walter De Maria e Carl Andre, due colonne dell&#8217;arte concettuale e suoi riferimenti in USA. Germano, in ogni sua tappa non trascurava mai alcun incontro che poteva aiutare e migliorare il suo lavoro. La grandezza di Germano era determinata dal fatto che quasi mai lui cercava il compromesso: lui voleva realizzare un suo progetto sempre al meglio sia se si trattava di una mostra o di un libro.  O di una semplice conferenza. Nessun dettaglio era sottovalutato.<br />
Un giorno arrivò da me in redazione a Milano, accompagnato da un grafico, Franco Mello, veramente bravo e professionale. Germano mi portò un suo articolo <em>Record as Artwork</em>, (Dischi come opere d&#8217;arte): Giancarlo, ecco un mio testo molto importante. So che tu non mi puoi retribuire ma ti chiedo di pubblicare questo articolo secondo la grafica di Franco Mello. Si trattava di un articolo di due pagine, con un carattere completamente diverso da Flash Art, un Times mi pare e alla fine, grande come una montagna, <em>Copyright Germano Celant</em>. Nel contesto della rivista l&#8217;articolo di Germano si staccava da tutti per la sua atipicità e originalità. Al momento ne fui contrariato, ma poi capii che Germano non voleva essere confuso con gli altri collaboratori. E l&#8217;apprezzai.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnImageCardBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnImageCardBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnImageCardBlockInner" valign="top">
<table class="mcnImageCardBottomContent" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnImageCardBottomImageContent" align="center" valign="top"></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="545"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnTextBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnTextBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnTextBlockInner" valign="top">
<table class="mcnTextContentContainer" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top"><strong>Nasce la Saman Gallery</strong></p>
<p>Nel 1972, insieme alla sua fidanzata di allora, Ida Gianelli, che sembrava sua sorella, sempre abbrionzatissima e vestita ache lei sempre di nero ma determinata come lui, aprirono a Genova una galleria molto propositiva, la Saman Gallery, che per alcuni anni tenne la scena non solo a Genova. Con mostre di Daniel Buren (esemplare), Sol LeWitt, Joseph Kosuth, Rebecca Horn, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, ecc.<br />
Ma la caratteristica di questa galleria, a dimostrare la genialità di Germano e le sue capacità imprenditoriali, fu che era finanziata totalmente (stipendi, affitto, mostre, trasporti, ospitalità) dal generoso Rinaldo Rotta, storico gallerista commerciale di Genova che fu convinto da Germano ad aprire uno spazio propositivo, per crearsi prospettive future, essendo il Rotta legato soprattutto al Novecento italiano, che però sapeva trattare come pochi. Ma al povero Rinaldo Rotta fu adirittura proibito l&#8217;accesso in galleria perché ne avrebbe deturpato l&#8217;immagine. Pensa, mi diceva quasi piangendo, non posso nemmeno entrare in una galleria che finanzio completamente io.<br />
Il bagno di sangue di Rinaldo Rotta continuò per alcuni anni ma poi esausto e frustrato, una mattina chiuse i rubinetti e della gloriosa Saman Gallery rimase solo il ricordo. Ma Germano riuscì subito a inserire Ida Gianelli a Palazzo Grassi e poi, suo grande capolavoro di potere e diplomazia, a dirigere il Castello di Rivoli. Infatti Germano non ha mai abbandonato le collaboratrici fedeli e recentemente, con un altro colpo d&#8217;ala magistrale, ha piazzato, esautorando l&#8217;esecutore testamentario Piero Mascitti, una sua brava collaboratrice a capo della Fondazione Rotella, con uno stipendio da capogiro. E anche a tutte le altre collaboratrici (mai collaboratori, mi sembra) forse sottopagate da lui ma a cui lui affidava incarichi esterni ben remunerati (piccole mostre, cataloghi, presentazioni, ecc.).<br />
<strong>Una collaborazione da 750 mila euro</strong></p>
<p>Ma altrimenti faraoniche le sue pretese economiche, poiché lui si sentiva il Faraone dell&#8217;arte. Io sono un Monumento, così lo sentii autodefinirisi un giorno alla Fondazione Prada, mentre parlava con un gruppo di curiosi. E infatti lo era. Resterà nella storia per molto tempo la sua parcella di 750 mila euro per una collaborazione all&#8217;Expo di Milano con la mostra <em>Arts &amp; Foods</em>. Ma ho sentito rare proteste dagli intellettuali italiani e milanesi (a parte il coraggioso Demetrio Paparoni), soprattutto dai giovani (e meno giovani)  critici che percepiscono 1.500 euro per curare una mostra. E se si pensa che il Direttore della Biennale di Venezia, per un lavoro di due anni, percepisce 120 mila euro, si evidenzia la differenza. Non vi rivelo le cifre che Germano chiedeva per i suoi cataloghi sugli artisti. Considerato da tutti il Re Mida, sembrava bastasse avere un catalogo firmato da lui per avere lo stesso successo commerciale di Manzoni. Invece mi pare che  nessun catalogo da lui firmato ha alimentato un forte mercato. Ma tutti i cataloghi, dico tutti, ragionati e no, che ha firmato Germano Celant, sono costati agli artisti, o a chi per loro, cifre iperboliche. Non fatevi ingannare da chi vi dice che Germano per lui ha lavorato gratis. Per Germano il lavoro doveva essere retribuito, soprattutto il suo, che lui considerava unico. Le sue prestazioni non avevano prezzo. E aveva ragione, anche se poi i suoi cataloghi non hanno generato quel successo che tutti si aspettavano: Carla Accardi, Emilio Vedova, Mimmo Paladino, Mimmo Rotella, Michele Zaza, Emilio Isgrò, Kounellis, Mario Nigro, Giosetta Fioroni, Marco Bagnoli e tanti altri che non ricordo. Di Piero Manzoni non parliamo. Lui ha contribuito a crearne il mito e ne ha giustamente goduto i frutti. Il solo catalogo per cui non ha preteso nulla è stato quello sul gallerista Franco Toselli con straordinarie foto di Giorgio Colombo. Ma certamente Germano ha trovato uno sponsor che ha sostituito Toselli.<br />
Si può dire che Germano Celant sia stato il curatore più ricco del mondo? Certamente e senza ombra di dubbio. E meritatamente, dico io. Lui è stato come un grande allenatore di calcio, che ora arrivano a guadagnare più di un famoso calciatore, mentre sino a pochi anni fa, l&#8217;allenatore guadagnava come il massaggiatore.<br />
Germano è riuscito ad elevare il ruolo di critico e curatore a livelli inimmaginabili (la sua collezione d&#8217;arte è più importante di quella di qualsiasi museo italiano di arte contemporanea): tanto di cappello amico Germano, anche se dietro di te hai lasciato il vuoto. Ma tu sei stato un capitano d&#8217;azienda esemplare, hai elevato il tuo lavoro al livello dei manager più apprezzati e richiesti al mondo. Chi più dopo di te?</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnImageCardBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnImageCardBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnImageCardBlockInner" valign="top">
<table class="mcnImageCardBottomContent" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnImageCardBottomImageContent" align="center" valign="top"></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="545"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnTextBlock" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody class="mcnTextBlockOuter">
<tr>
<td class="mcnTextBlockInner" valign="top">
<table class="mcnTextContentContainer" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top"><strong>Germano Celant e Prada</strong></p>
<p>Esemplare è stata la collaborazione con la Fondazione Prada. Lui da dietro le quinte e senza smargiassate, è stato il regista occulto e accorto del miglior museo italiano, uno dei migliori in Europa. Credo che il suo contributo, insieme all&#8217;occhio vigile e selettivo e ambizioso di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, sia stato determinante.<br />
Programmi e mostre ad altissimo livello, rigore filologico mai visto in Italia, sguardo a 360°. Collaboratori di estrema qualità, da qualsiasi parte arrivassero. E senza mai tradire la sua natura di osservatore dell&#8217;arte rigoroso e spigoloso. Il ricordo di Germano Celant, il Genovese, dovrebbe diventare una scuola per giovani  smarriti nell&#8217;arte. Come dal nulla si conquista il mondo. Con intelligenza, cultura, passione e una determinazione e ambizione smisurate. Con queste qualità tutto è possibile.<br />
La sua mostra sui Post Futurismi da Prada ha rappresentato un evento unico, irripetibile. La più bella mostra che nella mia lunga vita di osservatore abbia mai visto, con opere rare e sofisticate, letture trasversali e parallele, documenti eccezionali, confronti da brivido per chi ama l&#8217;arte. Mi spiace per chi l&#8217;ha perduta. Una mostra così non si vedrà mai più.<br />
Io ho sempre apprezzato Germano Celant, anche se il suo carattere spigoloso e autoritario, l&#8217;estrema considerazione di se stesso, lo rendevano antipatico a tutti. Ma se sapevi leggere, dentro questo Superuomo c&#8217;era un uomo cinico e spietato, uno squalo come si direbbe oggi, ma con le qualità e la cultura razionalistica di questo secolo come nessun altro.<br />
Purtroppo dopo di te, caro Germano, il diluvio.</p>
<p>Flash art</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229113</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Quando Giorgia Meloni esalta Giorgio Almirante, ma lo sa di chi parla? Viene qualche dubbio &#8211; di Francesco Merlo</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/quando-giorgia-meloni-esalta-giorgio-almirante-ma-lo-sa-di-chi-parla-viene-qualche-dubbio-di-francesco-merlo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 15:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229111</guid>

					<description><![CDATA[Giorgia Meloni non ha conosciuto &#8220;il grande uomo&#8221; che celebra ogni 22 maggio, anniversario della morte. E una volta propone di intitolare ad Almirante strade e piazze, un&#8217; altra lo spaccia per campione della democrazia, ma sempre lo ributta nella rissa e lo inchioda all&#8217; idea del fucilatore di partigiani, che lui con forza negò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="disable">Giorgia Meloni non ha conosciuto &#8220;il grande uomo&#8221; che celebra ogni 22 maggio, anniversario della morte. E una volta propone di intitolare ad Almirante strade e piazze, un&#8217; altra lo spaccia per campione della democrazia, ma sempre lo ributta nella rissa e lo inchioda all&#8217; idea del fucilatore di partigiani, che lui con forza negò sino alla fine. E va detto che le radici di Fratelli d&#8217; Italia, il passato che inorgoglisce la Meloni non è quello fascista, di cui Almirante fieramente non si pentì mai.</p>
<p class="disable">La Meloni onora invece l&#8217; album di famiglia del Msi degli Anni 70 con incendi emotivi che mai potrebbero diventare cerimonie di riabilitazione nazionale. È vero che in Parlamento per 40 anni il &#8220;mite&#8221; Almirante riuscì (quasi) sempre ad essere sobrio e moderato con interventi da grande oratore, ma eleggendolo a Padre della nuova destra sovranista e razzista, la Meloni lo imprigiona per sempre nel fascismo rivendicato e nell&#8217; orrendo antisemitismo giovanile che invece da vecchio abiurò, arrivando a inserire il Diario di Anna Frank nella biblioteca ideale del suo partito.</p>
<p>Giudicato &#8220;revisionista&#8221; dalla destra più estrema, Almirante si emozionava ancora al ricordo delle telefonate che, giovane addetto stampa a Salò, gli aveva fatto il Duce, e non fu mai un campione della democrazia, visto che della parola democratico diceva sorridendo: «non mi convince». Né sono un&#8217; invenzione della propaganda di sinistra i &#8220;picchiatori fascisti&#8221; che adoravano Almirante e organizzavano spedizioni punitive e agguati: le famose immagini del 16 marzo del 1968 con Almirante che li guida all&#8217; università di Roma sono su YouTube.</p>
<p class="disable">Qualcuno poi saltò in aria sistemando bombe: c&#8217; è stato un terrorismo nero che ha ucciso e ha accoltellato e solo chi ha dimenticato gli Anni 70 &#8211; ma chi li ha dimenticati? &#8211; può distinguere il manganello dal doppiopetto (si chiamava &#8220;fascismo in doppiopetto&#8221;) esibito da Almirante.</p>
<p class="disable">È vero che ci furono vittime anche tra quei giovani ed è giusto rendere onore, come fece Veltroni da sindaco, alla memoria dei fratelli Mattei bruciati vivi da un commando di vigliacchi terroristi di Potere Operaio. Ma, al netto della goffaggine, cosa vuole sostenere la Meloni, forse che Almirante liberò l&#8217; Italia dai rancori fascisti disinnescandoli dentro un Msi borghese?</p>
<p class="disable">
<p class="disable">O ancora che Almirante sconfessò e disarmò il terrorismo nero? O che, rendendo omaggio alla salma di Berlinguer, è stato un pacificatore? L&#8217; accanimento nostalgico-ideologico non ha mai prodotto libri, studi, documenti, testimonianze convincenti di un Almirante campione della democrazia. Il 6 settembre del 1987, otto mesi prima di morire, chiuse la festa del suo partito con questa profezia: «Siamo fascisti, siamo il fascismo in movimento, il fascismo non è il nostro passato ma il nostro futuro». La camerata Meloni aveva 5 anni. Come il cadavere di Polidoro che Enea sfruttava per addobbare l&#8217; altare della sua città, forse quello di Almirante le mormorerebbe: &#8220;parce sepulto&#8221;, risparmiami.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229111</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Bibi Netanyahu alla resa dei conti &#8211; di Sharon Nizza</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/bibi-netanyahu-alla-resa-dei-conti-di-sharon-nizza.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/bibi-netanyahu-alla-resa-dei-conti-di-sharon-nizza.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 18:23:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229109</guid>

					<description><![CDATA[GERUSALEMME &#8211; Lo Stato d&#8217;Israele contro Benjamin Netanyahu. Dopo oltre tre anni di indagini avvolte in un agguerrito dibattito che ha fatto da sfondo anche a tre campagne elettorali nell&#8217;ultimo anno e mezzo, Netanyhau oggi siederà sul banco degli imputati. Sarà il primo premier in carica della storia del Paese ad affrontare un processo, dopo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>GERUSALEMME &#8211; Lo Stato d&#8217;Israele contro Benjamin Netanyahu. Dopo oltre tre anni di indagini avvolte in un agguerrito dibattito che ha fatto da sfondo anche a tre campagne elettorali nell&#8217;ultimo anno e mezzo, Netanyhau oggi siederà sul banco degli imputati. Sarà il primo premier in carica della storia del Paese ad affrontare un processo, dopo che una settimana fa si è insediato il suo quinto governo, nell&#8217;ambito dell&#8217;<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2020/04/20/news/israele_accordo_fra_netanyahu_e_gantz_governo_di_unita_nazionale-254542975/">accordo di rotazione </a>con l&#8217;ex rivale Benny Gantz, che lo sostituirà come primo ministro nel novembre 2021.</p>
<p>Le<span class="Apple-converted-space"> </span><a href="https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/21/news/israele_netanyahu_incriminato-241591876/">accuse che deve affrontare</a>, insieme ad altri tre imputati, sono abuso di fiducia e frode in due casi e corruzione in un terzo. Nel caso 1000, noto anche come &#8220;sigari e champagne&#8221;, Netanyahu è accusato di aver ottenuto regali per un valore di circa 200,000€ da parte di due miliardari stranieri in cambio di favori; nel caso 2000 di aver avviato con l&#8217;editore del principale quotidiano israeliano,<span class="Apple-converted-space"> </span><em>Yediot Ahronot</em>, una trattativa – poi non andata in porto – per ottenere copertura mediatica positiva in cambio di una legge che avrebbe svantaggiato il principale concorrente,<span class="Apple-converted-space"> </span><em>Israel Hayom</em>, giornale filogovernativo distribuito gratuitamente; nel caso 4000, il più grave in quanto include l&#8217;accusa di corruzione, Netanyahu avrebbe negoziato con Shaul Elovich, azionista principale del gigante delle telecomunicazioni Bezeq, copertura positiva sul sito di informazione &#8220;Walla!&#8221; di sua proprietà, in cambio di politiche governative favorevoli all&#8217;azienda.</p>
<div id="adv-Bottom">L&#8217;udienza di oggi prevede la lettura dei capi di imputazione e stabilirà una scaletta dei lavori che gli analisti prevedono non durerà meno di un paio d&#8217;anni, al netto dei ricorsi: è anche probabile che solamente tra sei mesi si entrerà nel vivo del processo con la presentazione delle prove e l&#8217;audizione degli oltre 300 testi. Il processo si svolge presso la Corte distrettuale di Gerusalemme, con un collegio di tre giudici presieduto dalla giudice Rivka Fridman Feldman, che fu coinvolta anche in uno dei filoni del processo di Ehud Olmert, l&#8217;ex premier condannato nel 2015 per corruzione e che ha scontato un anno e mezzo di carcere.</p>
<p>Dopo aver aperto alle 11:00 la prima riunione del neo formato gabinetto, Netanyahu è arrivato in Tribunale – in uno dei quartieri di Gerusalemme Est &#8211; dove si stavano tenendo manifestazioni a favore e contro, con un robusto schieramento di forze dell&#8217;ordine. &#8220;Sono accuse inverosimili&#8221;, ha detto il premier, che &#8220;costituiscono un tentativo di golpe&#8221;. &#8220;Mi presento a testa alta&#8221;, ha aggiunto, &#8220;continuerò a combattere, e non consentirò loro di abbattermi&#8221;.</p>
<p>A sostegno del premier si presenteranno anche alcuni ministri del Likud, tra cui Amir Ohana, già ministro della Giustizia e da una settimana ministro della Pubblica Sicurezza, che ieri ha dichiarato &#8220;è l&#8217;intero elettorato di destra a essere sotto processo&#8221;.</p>
<p>Da un lato, c&#8217;è l&#8217;accusa dei fedeli di Netanyahu di fare uso politico della giustizia per eliminare &#8220;con la complicità dei media&#8221; un rivale politico, che si intreccia con il decennale dibattito pubblico sull&#8217;attivismo giuridico delle procure e della Corte Suprema. Dall&#8217;altro, c&#8217;è chi solleva la questione del danno morale che un premier accusato di corruzione presenta per il Paese, oltre al conflitto di interessi nel valutare eventuali riforme in materia giuridica. &#8220;Non ci sarà nulla, perché non c&#8217;è nulla&#8221; è la celebre frase con cui Netanyahu rivendica la sua innocenza, ripresa dai media come emblema della sua sfida al sistema. Oggi inizia la resa dei conti.</p></div>
<div></div>
<div>La Repubblica</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/bibi-netanyahu-alla-resa-dei-conti-di-sharon-nizza.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229109</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Quanto è duro il dialogo per la pace tra israeliani e palestinesi &#8211; di Emanuel Pietrobon</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/quanto-e-duro-il-dialogo-per-la-pace-tra-israeliani-e-palestinesi-di-emanuel-pietrobon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 22:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229107</guid>

					<description><![CDATA[La recente visita in Israele del segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha dato impulso ai lavori del governo d’eccezione basato sull’alleanza-alternanza fra Benjamin Netanyahu e Binyamin Gantz. I due (ex) rivali hanno messo da parte le ostilità per sviluppare un’agenda con dei punti in comune, capace di garantire stabilità politica al paese, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-israele-trincea-guerra-fredda.html">recente visita</a> in Israele del segretario di Stato degli Stati Uniti, <strong>Mike Pompeo</strong>, ha dato impulso ai lavori del <a href="https://it.insideover.com/politica/in-israele-nasce-il-nuovo-governo-netanyahu.html">governo d’eccezione</a> basato sull’alleanza-alternanza fra <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Benjamin Netanyahu</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-binyamin-gantz.html">Binyamin Gantz</a>. I due (ex) rivali hanno messo da parte le ostilità per sviluppare un’agenda con dei punti in comune, capace di garantire stabilità politica al paese, e fra essi rientra l’<a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-e-gantz-si-accordano-per-la-cisgiordania.html">annessione della Valle del Giordano</a>.</p>
<p>Parti del<a href="https://it.insideover.com/politica/le-relazioni-tra-israele-e-giordania-sono-a-rischio.html"> mondo islamico</a> e l’<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/19/israele-nuovo-scontro-con-lue-borrell-non-riconosceremo-lannessione-delle-colonie-tel-aviv-diplomazia-del-megafono/5806743/">Unione Europea</a> hanno espresso forte contrarietà allo storico gesto, che rientra all’interno dell’<a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-in-cosa-consiste-il-piano-del-secolo-di-donald-trump.html">accordo del secolo</a>dell’amministrazione Trump. L’Ue ha anche paventato il ricorso a possibili <strong>sanzioni</strong> nei confronti di Israele qualora procedesse all’annessione, ma c’è un altro giocatore internazionale che si è intromesso nella partita in supporto dei palestinesi: il <strong>Vaticano</strong>.</p>
<div class="post-adv mt-4 mb-4 ml-md-3 float-right">
<div class="gptslot evo-intext" data-adunitid="2">
<div id="gpt-slot-2" class="optiload" data-google-query-id="CKnh-bSGy-kCFQUUiwodXjEKFw">
<div id="google_ads_iframe_/5966054/InsideOver/InsideOver_intext_0__container__">L’intervento della Santa Sede</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Il 20 maggio, la Sala Stampa del Vaticano<a href="https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-05/mo-erekat-gallagher-israeliani-palestinesi-due-popoli-stati.html"> ha comunicato</a> che ha avuto luogo una telefonata fra l’arcivescovo <strong>Paul Richard Gallagher</strong>, segretario per le Relazioni con gli Stati, e <strong>Saeb Erekat</strong>, il capo della diplomazia palestinese. I due hanno discusso “della possibilità che la sovranità israeliana venga applicata unilateralmente” sulla Valle del Giordano e sugli altri territori attualmente oggetto di contesa che, <em>de facto,</em> sono sotto amministrazione effettiva israeliana.</p>
<p>Gallagher ha ribadito la tradizionale posizione del Vaticano sul<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-conflitto-arabo-israeliano.html"> conflitto israelo-palestinese</a>, esprimendo “preoccupazione per eventuali atti che possano compromettere ulteriormente il dialogo […] e il processo di pace” e che “il rispetto del diritto internazionale, e delle rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite, è un elemento indispensabile affinché i due popoli possano vivere fianco a fianco in due Stati, con i confini internazionalmente riconosciuti prima del 1967”.</p>
<p>Infine, l’arcivescovo si è detto speranzoso che i due popoli possano trovare “di nuovo, e presto, la possibilità di negoziare direttamente un accordo, con l’aiuto della comunità internazionale, e la pace possa finalmente regnare nella Terra Santa, tanto amata da ebrei, cristiani, musulmani”. Ed è proprio quest’ultimo punto, ossia la concezione di Israele come<strong> Terra Santa per le tre religioni abramitiche </strong>(cristianesimo, ebraismo, islam), che spiega e sostiene l’intera visione della chiesa cattolica sul conflitto israelo-palestinese.</p>
<h2>Realpolitik e fede</h2>
<p>Papa Francesco si sta inoltrando su un sentiero la cui destinazione finale è stata già tracciata ed immaginata dai predecessori: dare <strong>reale forma</strong> al significato della parola “cattolico” (che in lingua latina vuol dire “universale”), gettando le basi per la <strong>traslazione</strong> della romana chiesa dall’anziano e<a href="https://it.insideover.com/religioni/la-scomparsa-del-cristianesimo-nei-paesi-bassi.html"> post-cristiano</a> Occidente<a href="https://it.insideover.com/politica/la-visione-geopolitica-di-papa-francesco.html"> alle periferie del mondo</a>, ossia tutti quei teatri geopolitici brulicanti di <strong>vita</strong> ed <strong>opportunità</strong> e che fino a ieri sono stati trascurati, adombrati dal tentativo (<strong>fallito</strong>) di ri-evangelizzare il Vecchio Continente.</p>
<p>Il pontefice argentino non ha apportato alcuna modifica sostanziale alla tradizione diplomatica e alla visione delle relazioni internazionali del Vaticano, mostrandosi in piena sintonia con i predecessori ed avanzando nel solco della continuità, dall’<a href="https://it.insideover.com/religioni/il-sogno-cinese-di-papa-francesco.html">agenda cinese</a> al dialogo ecumenico con ebrei, <a href="https://it.insideover.com/religioni/le-incognite-del-patto-con-lislam-moderato-per-i-cristiani-perseguitati.html">musulmani</a> e <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-sogno-di-papa-francesco.html">cristiani ortodossi.</a></p>
<p>Acquisire una vera dimensione globale nell’epoca del <strong>multipolarismo religioso</strong> equivale ad aumentare l’esposizione nei teatri di conflitto più spinosi, da qui l’accresciuto interesse della Santa Sede per la questione palestinese, sulla quale Jorge Mario Bergoglio interviene periodicamente per reiterare l’appoggio ad una soluzione bi-nazionale e il sogno di trasformare Gerusalemme in una <strong>città a statuto internazionale</strong>. Quest’ultimo proposito è stato ribadito durante la visita dello scorso anno a Rabat, dove è stata siglata <a href="https://it.insideover.com/religioni/ora-israele-e-preoccupato-dal-dialogo-del-papa-con-lislam.html">una dichiarazione congiunta</a> con il re del Marocco, <strong>Mohammed VI</strong>, che impegna i firmatari a lottare insieme per rendere Gerusalemme un luogo aperto al culto libero delle tre religioni abramitiche.</p>
<h2>Vaticano-Israele, un rapporto complicato</h2>
<p>La storia dei rapporti bilaterali fra Vaticano ed Israele inizia molto prima del 1993, l’anno della nascita di un canale diplomatico ufficiale e formale per mezzo della firma dell’<a href="https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19931230_santa-sede-israele_en.html">accordo fondamentale</a>, ed affonda le origini nella storia del movimento sionista e del suo principale esponente: <strong>Theodor Herzl</strong>(1860 – 1904).</p>
<p>Herzl fu il capo-scuola del sionismo politico tardo-ottocentesco, autore della pietra miliare “<em>Lo stato ebraico</em>“, e dedicò l’intera esistenza al ritorno del suo popolo nella Terra Promessa. Fu colui che riuscì a trasformare il sionismo in una forza politica transnazionale dal potere dirompente, e per questo motivo<a href="https://www.archives.gov.il/en/chapter/the-declaration-of-independence/">è citato</a> nella dichiarazione d’indipendenza di Israele in qualità di “padre spirituale dello stato ebraico”.</p>
<p>Molto prima della<strong> Dichiarazione Balfour</strong> del 1917, il documento che consacrò la trasformazione del Regno Unito nello sponsor principale della causa sionista, Herzl tentò di ricevere l’appoggio della Chiesa cattolica. L’influente lobbista ottenne <a href="https://www.ccjr.us/dialogika-resources/primary-texts-from-the-history-of-the-relationship/herzl1904">un’udienza privata</a> con Pio X, il 26 gennaio 1904, spiegandogli il proprio piano nei dettagli e le ragioni impellenti dietro la necessità di “creare un focolare ebraico in Palestina” (ossia i pogrom dilaganti nell’Europa centro-orientale) ma la risposta fu un “<em>Non possumus</em>” categorico, motivato da <strong>ragioni teologiche</strong>. Fu a partire da quell’incontro, comunque molto cordiale, che iniziò a maturare la peculiare visione vaticana per Israele basata sul “non ostacolare e non supportare” e sull’idea che Gerusalemme dovesse diventare una città internazionale, possibilmente sotto<strong> influenza cattolica</strong>.</p>
<p>L’eventuale fondazione di Israele nel 1948 non ha mutato quella visione, che il 15 aprile 1949 è stata<a href="http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_15041949_redemptoris-nostri-cruciatus.html"> trasposta su carta</a> dall’allora pontefice regnante Pio XII nell’enciclica <i>Redemptoris Nostri Cruciatus</i>. L’enciclica chiede che su Gerusalemme “sia stabilito un regime internazionale […] a tutela dei sacri monumenti” e la sua validità è stata sanzionata da<strong> ogni successore</strong>: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.</p>
<p>Il dialogo con gli esecutivi israeliani è stato, quindi, caratterizzato da una problema di fondo sin dal principio e il posizionamento della Santa Sede nel corso della guerra fredda – che ha sempre guardato anche verso il <strong>filo-arabismo </strong>– ha peggiorato ulteriormente la situazione. Nel 1974 <a href="https://www.camera.org/article/gun-running-bishop-in-flotilla/">scoppiò l’incidente diplomatico</a>, pur in assenza di rapporti ufficiali, quando l’arcivescovo cattolico <strong>Hilarion Capucci</strong> fu sorpreso dalle autorità israeliane ad introdurre un <strong>carico di armi</strong> in Cisgiordania per conto dell’Esercito di Liberazione della Palestina, l’ala militare del più celebre OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).</p>
<p>Capucci era un <strong>personaggio-chiave</strong> all’interno dell’insorgenza palestinese, come palesato dal fatto che il suo rilascio<a href="https://www.middleeastmonitor.com/20170102-hilarion-capucci-priest-of-palestinian-resistance-dies/"> fu chiesto</a> dai dirottatori dell’Air France Flight 139, e fu condannato a 12 anni da una corte marziale. Nonostante la natura controversa del personaggio, l’allora pontefice Paolo VI attivò la diplomazia segreta per chiederne il rilascio in cambio della promessa perentoria che gli sarebbe stato impedito di mettere piede in Israele <em>ad perpetuum</em>. Fu liberato quattro anni dopo, nel 1978, ma Capucci continuò a guidare il fronte cristiano del movimento filo-palestinese e rendendosi protagonista di nuovi scandali.</p>
<p>Fu Giovanni Paolo II a guidare la <strong>normalizzazione</strong> dei rapporti bilaterali, diventando il <strong>primo papa</strong> ad entrare nella sinagoga di Roma, <a href="http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/april/documents/hf_jp-ii_spe_19860413_sinagoga-roma.html">il 13 aprile 1986</a>. Sette anni più tardi, il Vaticano avrebbe promosso la firma dell’accordo fondamentale, inaugurante i rapporti diplomatici in via ufficiale con lo scambio degli ambasciatori. Ciò nonostante, le relazioni continuano ad essere caratterizzate dalla <strong>freddezza</strong> per via dello sbilanciamento di ogni successore al trono di Pietro in favore della causa palestinese. Anche in questo caso, Jorge Mario Bergoglio non ha apportato alcuna modifica rispetto ai predecessori, riconoscendo la Palestina come uno “<strong>Stato sovrano</strong>” <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/vaticano-riconosce-palestina-israele-verificheremo-implicazi-1145561.html">nel 2015</a> e reiterando periodicamente il proprio supporto ad una soluzione bi-nazionale.</p>
<p>Inside Over</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229107</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Burocrazia: una strage dei diritti &#8211; di Costanza Pera</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/burocrazia-una-strage-dei-diritti-di-costanza-pera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 18:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229105</guid>

					<description><![CDATA[Nelle scorse settimane è stato affermato che per la burocrazia “ il modello Genova è il riferimento”  producendo disinformazione. Infatti il Commissario per il ponte del Polcevera, oltre a disporre di strutture operative ad hoc e di una propria contabilità speciale, come è stato scritto nella conversione in legge del decreto del 2018: ”  opera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ydpc64f7da3MsoNormal">Nelle scorse settimane è stato affermato che per la burocrazia “ il modello Genova è il riferimento”  producendo disinformazione. Infatti il Commissario per il ponte del Polcevera, oltre a disporre di strutture operative ad hoc e di una propria contabilità speciale, come è stato scritto nella conversione in legge del decreto del 2018: ”<i>  opera in deroga ad ogni disposizione di  legge  diversa da quella penale, fatto salvo  il  rispetto  delle  disposizioni  del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione..”. </i>Solo le eccezionali conseguenze determinate dal crollo del ponte (quasi paralisi per una quota rilevante di Pil) hanno permesso a Fincantieri di offrirsi al presidente del consiglio per realizzare l&#8217;opera (come pubblicamente affermato) e al commissario di decidere la conclusione di una gara in termini impensabili in un regime ordinario. Non ostante la pandemia non sembrano, per fortuna, che ci siano le condizioni per estendere quel regime: cosa dovrebbero dire infatti imprese e progettisti che non possono accedere a rapporti diretti con il presidente del consiglio, con i commissari o che non abbiano alle spalle un’industria partecipata dallo stato?</div>
<p>Quindi ben vengano le proposte di Marcello Clarich e Stefano Micossi, ma domandiamoci perché i governi e il parlamento non siano mai intervenuti finora per limitare il potere della Corte dei conti in materia di danno erariale benché il problema sia arcinoto  (chi scrive ha speso, senza rimborsi nonostante l’assicurazione, 40 mila euro di avvocati per difendersi dall’accusa di danno erariale per aver assentito il progetto di ferrovia ad alta velocità tra Firenze e Bologna, con un atto di citazione in giudizio di 12 anni successivo alla sottoscrizione degli atti. Non mi soffermo sui detatgli ma sono a disposizione di chi avesse curiosità in proposito). Ho sempre attribuito la scandalosa mancanza di iniziativa politica in materia a due fatti: il timore di ritorsioni e l’alto numero di consiglieri della Corte dei conti o di aspiranti tali nei gabinetti dei ministri. Vedremo se la pandemia consentirà di rompere questo tabù.</p>
<div class="ydpc64f7da3MsoNormal">Ma a proposito di ciò che scrive Giovanni Tria sulla catena produttiva adeguata, mentre gli studi comparativi sul numero di  dipendenti pubblici in rapporto agli abitanti nei paesi europei e sull’età media dei dipendenti statali italiani sono ben noti, forse meno noto, anche nel nostro circuito, è che da venti anni a questa parte è in atto un deliberato svuotamento della capacità di intelligenza strategica delle strutture ministeriali &#8211; eccezion fatta, forse, per il Ministero dell’Economia &#8211; a favore di strutture volanti al seguito dei ministri. A me pare una scelta scelelrata e non ci si può poi lamentare dell’instupidimento collettivo nelle pubbliche amministrazioni, che attraggono sempre meno persone di qualità, e del fatto che le norme risultano poi difficilmente applicabili: le norme vengono scritte senza consultare chi dovrebbe utilizzarle.</div>
<div>Ci si dovrebbe anche domandare perché mai un&#8217;operazione altamente tecnica quale il recepimento di una  direttiva in materia di appalti pubblici sia considerata in Italia (e solo in Italia), da sempre, una cruciale questione politica su cui traballano le maggioranze parlamentari.</div>
<div>L&#8217;eccesso di attenzione della politica per la materia è alla base dei problemi da cui non riusciamo ad uscire da venti anni perché le preoccupazioni si concentrano su questioni di potere (obblighi dei concessionari autostradali in primis, poi equilibri tra le varie autorità e le appartenenze politiche dei ministri, poi ancora subappalti, norme annuncio ecc.) invece che sulla fluidità dei processi tecnici cui dare luogo. Forse non tutti gli amici del circuito sanno che del testo di attuazione della delega parlamentare per l’ultimo codice dei contratti pubblici è stata incaricata una commissione &#8220;tecnica&#8221;, presieduta dall&#8217;ex capo dei vigili urbani di Firenze, che ha scritto 220 articoli per i quali dopo un mese è stata necessaria un&#8217; errata corrige in Gazzetta Ufficiale  su 160 commi (errati rinvii tra norme e altri errori che rendevano il testo inutilizzabile)  e ha prodotto dopo un anno un &#8220;correttivo&#8221;  di 130 articoli sui 220 del codice; questo a parte le molte modifiche puntuali poi intervenute. Nessuno ha avuto nemmeno un rabbuffo per questo disastro, anzi, sono fioccate promozioni  al Consiglio di stato, alla Corte dei conti e sono state garantite anche le posizioni politiche.</div>
<div>Tutta la comunità dei tecnici e delle imprese che operano nel settore ha assistito sgomenta a quanto avveniva, anche perché dall&#8217;adozione del decreto legislativo nel 2016 per almeno un paio di anni c&#8217;è stata una totale confusione sulle norme da applicare e dunque continui ritardi negli appalti.  Sono fatti notissimi.</div>
<p class="ydpc64f7da3MsoNormal">L&#8217;Italia peraltro è l&#8217;unico paese europeo, e tra poco al mondo, nel quale non si riesce a introdurre una disciplina   nazionale che consenta a chiunque di esaminare gli elaborati di un progetto destinato a diventare un’opera pubblica. A Londra se la municipalità decide di spostare le strisce pedonali sotto casa vostra vi manda una lettera per illustrarvi il progetto e chiedervi di far sapere se vi crea problemi, con tutto il corredo di informazioni necessarie per render nota la vostra opinione, che sarà attentamente considerata prima di appaltare i lavori. Ovviamente lo stesso vale sui grandi lavori, che si realizzano in tempi ragionevoli perché ben pensati.  In Francia da Napoleone 1° in poi si consultano i cittadini sulle decisioni strategiche per il territorio. In Italia la trasparenza e la consultazione pubblica restano nel 2020 tabù per i ministri competenti e sono sinonimo di perdita di tempo. E’ il contrario, invece.</p>
<div class="ydpc64f7da3MsoNormal">Concludo con la considerazione che le riforme dovrebbero essere molte e molto audaci, scrostando tante vecchie abitudini. Sarebbe davvero bello esserne capaci.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229105</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Chi fu Almirante, che Giorgia Meloni definisce ‘patriota’ .</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/chi-fu-almirante-che-giorgia-meloni-definisce-patriota.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/chi-fu-almirante-che-giorgia-meloni-definisce-patriota.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 18:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229103</guid>

					<description><![CDATA[Corsera) Ecco le parole scritte da Giorgio Almirante il 5 maggio 1942 su «La Difesa della razza» e citate alla Camera dal deputato Emanuele Fiano, a cui è seguita la dura condanna da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini. IL TESTO &#8211; «Il razzismo &#8211; sciveva il futuro segretario del Msi &#8211; ha da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<table class="foto-v-left" width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td>Corsera)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ecco le parole scritte da Giorgio Almirante il 5 maggio 1942 su «La Difesa della razza» e citate alla Camera dal deputato Emanuele Fiano, a cui è seguita la dura condanna da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini.</p>
<p>IL TESTO &#8211; «Il razzismo &#8211; sciveva il futuro segretario del Msi &#8211; ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d&#8217;una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». «Altrimenti &#8211; scriveva ancora Almirante &#8211; finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c&#8217;è che un attestato col quale si possa imporre l&#8217;altolà al meticciato e all&#8217;ebraismo: l&#8217;attestato del sangue».</p>
<div id="rectangle right" class="right">IL SUO RUOLO NELLA RIVISTA &#8211; Almirante fu segretario di redazione dal settembre 1938 de «La Difesa della Razza», la rivista diretta da Telesio Interlandi che uscì col primo numero il 5 agosto del 1938 e venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno del 1943 per rilanciare l&#8217;antisemitismo in termini molto più espliciti ed aggressivi di quanto non fosse mai accaduto in precedenza. In quest&#8217;opera che accompagnò la promulgazione delle leggi razziali (volute da Mussolini e controfirmate da Vittorio Emanuele III) la rivista si affiancò ad altre testate d&#8217;assalto tra cui «Il Tevere» di Telesio Interlandi, «Il regime fascista» di Roberto Farinacci e «La vita italiana» di Giovanni Preziosi.</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/chi-fu-almirante-che-giorgia-meloni-definisce-patriota.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229103</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La Bundesbank ora liscia il pelo alla Bce: &#8220;Il bazooka di Draghi è servito&#8221; di Claudio Paudice</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-bundesbank-ora-liscia-il-pelo-alla-bce-il-bazooka-di-draghi-e-servito-di-claudio-paudice.html</link>
					<comments>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-bundesbank-ora-liscia-il-pelo-alla-bce-il-bazooka-di-draghi-e-servito-di-claudio-paudice.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 17:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229101</guid>

					<description><![CDATA[A Berlino regna l&#8217;incertezza su come rispondere alla Corte Costituzionale di Karlsruhe che ha bocciato il Qe. L&#8217;Eurotower ignora il dibattito tedesco: &#8220;A giugno possibile aumento del Pepp&#8221; Bundesbank ha pubblicato un rapporto positivo sull’impatto del controverso programma di acquisto di obbligazioni da parte della Bce, dopo due settimane dalla sentenza della Corte Costituzionale di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<header id="entry-header" class="entry__header yr-entry-header" data-rapid-sec="{&quot;entry-header&quot;:&quot;entry-header&quot;}">
<div class="headline">
<h1 class="headline__title"><span style="font-size: 16px">A Berlino regna l&#8217;incertezza su come rispondere alla Corte Costituzionale di Karlsruhe che ha bocciato il Qe. L&#8217;Eurotower ignora il dibattito tedesco: &#8220;A giugno possibile aumento del Pepp&#8221;</span></h1>
</div>
<div class="share-bar share-bar--sticky yr-share share-bar_skin_life sticky" data-rapid-subsec="share">
<div class="author-card__details">Bundesbank ha pubblicato un rapporto positivo sull’impatto del controverso programma di acquisto di obbligazioni da parte della Bce, dopo due settimane dalla sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe. Il report rileva che il cosiddetto “bazooka” lanciato da Mario Draghi nel 2015 ha aumentato, nel tempo, la produzione, i prestiti bancari e l’inflazione nelle quattro maggiori economie della zona euro, Germania, Francia, Italia e Spagna (in Germania e in Italia di circa il 2,5% in quattro anni e del 3,2% in Spagna). Gli acquisti hanno anche sostenuto l’inflazione nel periodo: di circa il 2% in Spagna in quattro anni e l′1% in Germania e Francia, mentre in Italia l’impatto è stato “sostanzialmente nullo”.</div>
</div>
</header>
<div class="page__content__row row--no-border">
<div class="col col--body-center">
<div class="entry__below-entry">
<div class="entry__content  js-entry-content">
<div class="entry__body" data-part="contents">
<div id="entry-text" class="post-contents yr-entry-text" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}">
<div class="content-list-component text">
<p>Il documento della Bundesbank può essere letto come un segnale distensivo nei confronti di Francoforte, alla luce della pesante sentenza dell’alta corte tedesca. Il 5 maggio<a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/attacco-tedesco-alle-torri-dellue-la-corte-costituzionale-minaccia-lautonomia-della-bce-e-della-corte-di-giustizia-ue_it_5eb14c71c5b6a15b6f45ffc3" data-rapid-elm="context_link" data-ylk="elm:context_link" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}"> i giudici di Karlsruhe hanno dato un ultimatum alla Bce </a>per giustificare la “proporzionalità” del programma di acquisti di titoli di Stato lanciato da Draghi durante la crisi con l’obiettivo di portare il tasso di inflazione vicino al 2%. Nel farlo hanno anche lanciato pesanti accuse alla Corte di Giustizia Europea che, investita della questione proprio da Karlsruhe, nel 2018 ne ha decretato la legittimità. La sentenza è stata micidiale per la credibilità sia dell’Eurotower sia della Corte del Lussemburgo. E ora Berlino ora rischia seriamente <a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/ursula-e-angela-provano-a-sgonfiare-il-caso-karlrsuhe_it_5eb98b05c5b663b8ea55888b" data-rapid-elm="context_link" data-ylk="elm:context_link" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}">una procedura di infrazione</a> da parte della Commissione Europea.</p>
<p>In Germania il dibattito su come uscire dal <a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/la-frittata-tedesca-la-corte-ue-zittisce-i-giudici-di-karlsruhe-per-bruxelles-non-finisce-qui_it_5eb553f0c5b6fa469ee99e8a" data-rapid-elm="context_link" data-ylk="elm:context_link" data-rapid-sec="{&quot;entry-text&quot;:&quot;entry-text&quot;}">pasticcio creato dai giudici tedeschi </a>prosegue ininterrottamente da giorni. Entro il 5 agosto, il Consiglio Direttivo della Bce &#8211; sentenza alla mano &#8211; dovrebbe giustificare con “una nuova decisione” il suo operato. Ma Christine Lagarde ha già chiarito che questa giustificazione non ci sarà perché la Bce è indipendente da organi nazionali, risponde solo al Parlamento Europeo e opera solo sotto la giurisdizione della Corte Ue di Giustizia. E quest’ultima si è già espressa sull’operato dell’Eurotower, giudicandolo legale.</p>
<p>Spetta quindi alle istituzioni tedesche districare la vicenda. La Corte tedesca ha stabilito che Governo federale e Parlamento devono “comunicare chiaramente la propria opinione giuridica all’Eurotower o adottare altre misure per garantire il ripristino della conformità ai trattati”. Altrimenti, passati i tre mesi, la Bundesbank dovrà chiamarsi fuori dai programmi di acquisto della Bce. Ipotesi peregrina, ma che aprirebbe la strada alla dissoluzione dell’Ue.</p>
<p>Come ha riportato ieri la Süddeutsche Zeitung, il presidente del Parlamento Wolfgang Schaeuble ha già avviato colloqui strettamente confidenziali con i gruppi perché considera la risposta da dare alla Corte “una priorità assoluta”. Il tempo, d’altronde, sta per scadere perché a luglio il Bundestag inizia la pausa estiva. E la richiesta di Karlsruhe di convincere la Bce a spiegare il suo operato è missione quasi impossibile. Come scrivono in un paper Daniela Schwarzer, direttrice dell’autorevole German Council for Foreign Relations, e Shahin Vallée, già consigliere economico di Van Rompuy ed Emmanuel Macron, la recente sentenza ”è stata una bomba economica e politica” e “la profonda controversia che ne è derivata, all’interno della Germania e su scala europea, dimostra che l’ambiguità che circonda l’ordine giuridico e l’architettura dell’area dell’euro potrebbe aver raggiunto il suo limite”. L’ipotesi più probabile è che la Bundesbank, prima azionista del capitale della Bce, potrebbe rispondere ai giudici al posto dell’Eurotower, ma è difficile dire se possa bastare dal momento che la sentenza richiede esplicitamente che a farlo sia “il Consiglio Direttivo”.</p>
<p>La Bce, dal canto suo, persegue “imperterrita” i suoi obiettivi di politica monetaria, tenendosi apertamente fuori dal dibattito tedesco. Nelle minute della riunione del 29-30 aprile scorso si legge che “in caso di peggioramento della situazione la Banca centrale europea è perfettamente preparata a un eventuale incremento degli acquisiti di titoli governativi nell’ambito del nuovo programma ‘Pepp’ già a partire dal mese prossimo”. Viene infatti esclusa una rapida ripresa dell’economia europea dopo la fine dei lockdown. Un rimbalzo rapido, detto “a V”, “può certamente essere già escluso”, indicano le minute che considerano più probabile una ripresa a U, una ripresa che richiederebbe tempo per prendere forma.</p>
<p>Huffingtonpost</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-bundesbank-ora-liscia-il-pelo-alla-bce-il-bazooka-di-draghi-e-servito-di-claudio-paudice.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229101</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sperare che il successo dei Bpt cambi l’economia dell’Italia è illudersi &#8211; di Ernesto Auci</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/sperare-che-il-successo-dei-bpt-cambi-leconomia-dellitalia-e-illudersi-di-ernesto-auci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 16:12:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229099</guid>

					<description><![CDATA[Secondo i calcoli del Sole il rendimento del Btp Italia, considerando anche il premio che spetta a chi tiene il titolo fino a scadenza è di oltre il 2%. Di conseguenza la differenza con il mercato è di oltre 100 punti base, cioè 220-230 milioni anno. Lo stesso Sole giudica insostenibile un costo del genere. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i calcoli del Sole il rendimento del Btp Italia, considerando anche il premio che spetta a chi tiene il titolo fino a scadenza è di oltre il 2%. Di conseguenza la differenza con il mercato è di oltre 100 punti base, cioè 220-230 milioni anno. Lo stesso Sole giudica insostenibile un costo del genere. Se poi facciamo il confronto con il prestito MES che, considerando tutte le spese non dovrebbe superare i 15-20 punti base la differenza è abissale. Dubito che ci possano essere altri vantaggi , come una dimostrazione di patriottismo, o l’utilizzo del risparmio degli italiani a vantaggio del nostro paese. Comunque di emissioni di Btp rivolte ai rispamiatori privati ne sono state fatte molte, alcune con successo, e non hanno in nulla cambiato la direzione della finanza e dell’economia del paese.</p>
[contact-form]
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229099</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La ‘cromopolitica’ del coronavirus tra Inghilterra e Stati Uniti &#8211; di Mariagrazia Enardu</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/la-cromopolitica-del-coronavirus-tra-inghilterra-e-stati-uniti-di-mariagrazia-enardu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 15:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229097</guid>

					<description><![CDATA[Del virus sappiamo poco ma conosciamo la forma, con colori inventati. Eppure dopo mesi è giusto chiedersi di che colore sia. L&#8217;istintiva risposta, se vi chiamate Donald, ma non solo, è giallo. Al contrario, in Cina pensano che sia a stelle e strisce. Ma è dalle statistiche delle società multietniche che emerge una brutta verità. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="post-content">
<p>Del virus sappiamo poco ma conosciamo la forma, con colori inventati. Eppure dopo mesi è giusto chiedersi di che colore sia. L&#8217;istintiva risposta, se vi chiamate Donald, ma non solo, è giallo. Al contrario, in Cina pensano che sia a stelle e strisce. Ma è dalle statistiche delle società multietniche che emerge una brutta verità. In Inghilterra e Galles il virus colpisce di più i Bame (black, asians, minority ethnic). Sono il 19% della popolazione ma il 33% dei malati gravi. Se donne incinte, sono il 55% dei ricoveri per covid in gravidanza. Per tutti i malati pesano problemi come obesità, diabete etc, ma secondo i numeri essere Bame è ancora più pericoloso. Tra medici ed infermieri, i morti sono il 66%, un massacro. Va capito perché, e se alcune ipotesi possono essere genetiche, altre più chiare sono socioeconomiche: reddito, abitazione, tipo di lavoro. Si prospetta un&#8217;inchiesta.</p>
<p>In Usa, i neri sono il 13% ma hanno il 52% di casi e il 58% di morti. Conta, ma non solo, l&#8217;assenza di assicurazione sanitaria per i senzalavoro, e chi arriva in ospedale per covid ha pure altri malanni non curati. Anche asiatici ed ispanici si ammalano più dei bianchi e sopra la media generale. Questo entrerà in campagna elettorale, perché i democratici ne faranno una bandiera e Trump pure, a modo suo. Nel senso che muore di covid una fascia elettorale che non è la sua, quindi la scelta repubblicana di riaprire le attività deriva anche da questo. Ma si vedrà dopo quali Stati &#8220;bianchi&#8221; hanno scommesso bene o quali no. E sempre alla voce colore si arriva ai pellerossa, oggi chiamati “nativi“. Nelle riserve si ammalano e muoiono di più, subito dopo New York, ma i loro dati vengono archiviati come &#8220;altri&#8221;. E perdono l&#8217;unica fonte di reddito: i servizi delle aree tribali e povere sono pagati con i proventi dei casinò, oggi spettrali. È la prima pandemia della storia razzista e classista, come lo sarà il vaccino, quando arriverà.</p>
<p><a href="http://inpiu.net/">Inpiu.net</a></p>
<div></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229097</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Addio a Michel Piccoli: un grandissimo che anticipò grazie a uno straordinario Nanni Moretti la prossima crisi dei Papi &#8211; di Mariarosa Mancuso</title>
		<link>https://www.santalmassiaschienadritta.it/2020/05/addio-a-michel-piccoli-un-grandissimo-che-anticipo-grazie-a-uno-straordinario-nanni-moretti-la-prossima-crisi-dei-papi-di-mariarosa-mancuso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Santalmassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 23:38:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Radio Scritta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.santalmassiaschienadritta.it/?p=229087</guid>

					<description><![CDATA[Moretti, l’attore con quella faccia strana che riusciva anche nei ruoli più bizzarri. Avrà saputo del plexiglas? Della metratura da rispettare per mangiare in compagnia? Delle “spezie da tavola da pulire e disinfettare dopo ogni cliente”? (così dicono le regole per la riapertura dei ristoranti ticinesi, e lui alla lontana da lì proveniva). Michel Piccoli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Moretti, l’attore con quella faccia strana che riusciva anche nei ruoli più bizzarri.<br />
Avrà saputo del plexiglas? Della metratura da rispettare per mangiare in compagnia? Delle “spezie da tavola da pulire e disinfettare dopo ogni cliente”? (così dicono le regole per la riapertura dei ristoranti ticinesi, e lui alla lontana da lì proveniva). Michel Piccoli è morto la scorsa settimana, la notizia è stata data ieri, e per prima cosa viene in mente “La grande bouffe”. L’ammucchiata erotico-gastronomica – e sì, anche mortuaria – di Marco Ferreri che diede scandalo al Festival di Cannes del 1973. Per impastare si impastava, nella villa dove i quattro maschi stanchi annoiati avevano messo in atto il loro piano. Ma sulla pasta frolla, per dare forma al dolce, era poggiato il culo nudo di Andréa Ferréol.</p>
<p>Gilles Jacob, che era suo amico e nel 2015 gli fece da sparring partner per l’autobiografia “J’ai vécu dans mes rêves”, alle parole di rito ha aggiunto “cocasserie”. Michel Piccoli era buffo, era divertente, aveva una faccia strana che riusciva in qualsiasi ruolo, per quanto bizzarro. Il dentista con una bella moglie che compra una bambola gonfiabile grande come una donna vera, e se ne innamora (in “Grandeur nature” di Luis García-Berlanga, pioniere del cinema spagnolo assieme a Juan Antonio Bardem – Javier Bardem gli è nipote).</p>
<p>Sempre con Marco Ferreri, Michel Piccoli aveva girato nel 1969 “Dillinger è morto”: la noia fatta film, ma così bene da restare incantati (alcuni restano più incantati di altri, va detto, ma bisogna ammettere che ha un suo fascino).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Se dovessimo spiegare con un film il nichilismo esistenziale – o non sarà l’esistenzialismo nichilista? servirebbe Woody Allen quando nei suoi raccontini giocava con i filosofi – questo sarebbe perfetto. Michel Piccoli torna a casa, trova la consorte mezza addormentata (Anita Pallenberg, nella vita fidanzata con almeno un paio di Rolling Stones). Butta nella spazzatura la cena pronta e si mette a cucinare. Nell’armadietto delle spezie trova una pistola, la dipinge di rosso a pallini bianchi, cerca di farsi la cameriera Annie Girardot. Finché l’arma – avvolta in un giornale che annunciava la morte del bandito Dillinger – finalmente compie il suo dovere narrativo.</p>
<p>Luis Buñuel lo volle in “Bella di giorno”, nel “Fascino discreto della borghesia”, nel “Fantasma della libertà”. Di nuovo, sfruttando la figura di un attore collocato fuori dallo spazio e del tempo, ieratico e misterioso fino all’indecifrabilità. Per questo è diventato il prediletto dei registi d’arte e cultura, che hanno fatto di tutto per levargli la “cocasserie”. La ritrova, un pochino, nel film di Nanni Moretti “Habemus Papam”. Sperduto all’idea che deve affacciarsi al balcone e benedire la folla, dopo che i colleghi cardinali hanno scritto il suo nome sulle schede del conclave. Preferisce fare ciao con la manina alle guardie svizzere, nei giardini vaticani. Lo psicoanalista Nanni Moretti gli domanda se ha problemi con la fede. La psicoanalista Margherita Buy gli chiede “che lavoro fa?”. Solo Michel Piccoli poteva cavarsela evitando il ridicolo.</p>
<p>Il Foglio</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">229087</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
