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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule" version="2.0"><channel><title>Scuola da riformare</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/scuoladariformare" /><description>«una riforma strutturale della scuola non solo è necessaria, ma è inevitabile», pena «il declino del nostro Paese: la perdita di competitività, la bassa produttività del lavoro, la scarsa qualificazione dei lavoratori sono fattori da imputare all'inefficienza del nostro sistema scolastico»</description><language>en</language><managingEditor>noreply@blogger.com (Simone82)</managingEditor><lastBuildDate>Thu, 16 Feb 2012 05:48:58 PST</lastBuildDate><generator>Blogger</generator><atom:id xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710</atom:id><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">97</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/scuoladariformare" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="scuoladariformare" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/</creativeCommons:license><image><url>http://www.feedburner.com/fb/images/pub/fb_pwrd.gif</url></image><item><title>La Riforma Gelmini: come cambia l'Università e cosa manca</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2010/12/la-riforma-gelmini-come-cambia.html</link><category>riforma</category><category>università</category><category>ricerca</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Thu, 23 Dec 2010 02:56:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-6764748318118062367</guid><description>Oggi se tutto andrà bene sarà il giorno dell'approvazione della cd. legge Gelmini, riguardante la riforma dell'Università. Il voto finale è previsto intorno alle 16 al Senato, poi passerà al vaglio del Capo dello Stato, il quale se non riscontrerà problemi di incostituzionalità evidenti la firmerà ed entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato. Prima di commentare il testo definitivo, alcune sensazioni su questa riforma: probabilmente è la migliore possibile attualmente in Italia. Timida ma organica, affronta alcuni problemi ma ne lascia indiscussi altri. I regolamenti attuativi, la valutazione, la meritocrazia sono i suoi pilastri portanti: se funzionano questi, le risorse cominceranno ad andare dove devono andare, e allora l'università uscirà dallo stallo attuale che la vede fuori da tutte le principali classifiche internazionali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Come cambia l'Università&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;È presto detto (nel post di ieri si sono visti &lt;a alt="testo articoli riforma università" href="http://scuoladariformare.blogspot.com/2010/12/la-riforma-gelmini-delluniversita.html"&gt;i singoli articoli di legge&lt;/a&gt;): gli atenei potranno fondersi o federarsi, soprattutto quelli più piccoli, per migliorare la spesa; spariranno le cd. &lt;i&gt;pocket university&lt;/i&gt;, le università tascabili nei centri di "montagna", comode per professori e studenti del paese ma distruttive per le finanze dello Stato e soprattutto inutili per la formazione e la ricerca.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;L'università smetterà di produrre cattedre, non sarà più uno stipendificio. Per accedervi, la chiamata sarà a sorteggio all'interno di una lista nazionale: basta accordi preventivi, basta concorsi truccati e cuciti su misura per il candidato "fortunato" (ne ho letto uno recentemente che fa venire i brividi per l'indecenza e la spudoratezza). I professori dovranno ottenere l'abilitazione, anche questa su base concorsuale nazionale.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Dovrebbe finalmente entrare in funzione l'ANVUR, ma soprattutto agli studenti viene dato un maggiore potere di valutazione degli atenei. Finalmente il nucleo di valutazione d'ateneo non è in mano ai docenti dell'ateneo stesso (il controllore che valuta il controllato?) ma sarà costituito da una maggioranza di membri esterni.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Fissato un limite alla governance universitaria: tutto è a tempo determinato, basta rettori a vita, basta senato a vita, basta cda a vita. Pochi anni e poi via, si cambia: si distruggono in tal modo le relazioni di potere ed il voto di scambio all'interno delle università, soprattutto quelle più piccole. Stabilito anche un numero massimo di membri, per limitare l'assemblearismo.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Senato e CDA hanno finalmente ruoli chiari e distinti. Attenzione però a subordinare le scelte scientifiche del Senato alle decisioni di spesa del CDA.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Stabilita l'impossibilità per i parenti fino al quarto grado di entrare negli stessi dipartimenti dei professori e più in generale di entrare nell'università per i parenti del rettore: norma che presenta anche qualche punto non chiaro, ma che se ben regolamentata cancella finalmente parentopoli dall'università italiana.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Stabilito un percorso certo per i ricercatori: entri nell'ateneo con il tuo bel progettino valutato da una commissione che prevede anche studiosi stranieri di fama internazionale, se dopo un periodo massimo di 6 anni hai dimostrato di essere capace, diventi professore associato e liberi il posto per un altro ricercatore, altrimenti cambi lavoro. Basta ricercatori che hanno 60 anni con una produzione scientifica alle spalle quanto meno opinabile. Finalmente nelle nostre università torneranno professori con meno di 40 anni...&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Viene favorita la mobilità interuniversitaria di docenti e ricercatori, ma soprattutto i fondi vengono legati al progetto che viene legato al suo responsabile: insomma vanno dove va lui.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Per legge viene stabilita l'adozione di un codice etico (che dà diritto a punire chi lo tragredisce) e impone maggiore trasparenza agli atenei. Finalmente potremo sapere come vengono spesi i soldi.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Il Governo si attribuisce la delega per riformare, in accordo con le regioni, la legge 390/1991 sul diritto allo studio. Si vuole intraprendere un percorso per spostare il sostegno direttamente agli studenti, onde favorirne anche la mobilità (in Italia ancora troppo bassa).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Cosa manca&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;La cooptazione all'americana, che rende quelle università tra le migliori del mondo. È prevista solo come possibilità, quando un ateneo vuole avvalersi della collaborazione di un luminare straniero.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Non è previsto un percorso che porti all'abolizione del valore legale del titolo di studio, percorso teorizzato come fondamentale per il mercato del lavoro già decenni fa da Luigi Einaudi. A parole tutti sono d'accordo, nei fatti nessuno ha il coraggio di cominciare. Puntare sulla qualità dei contenuti e non sulla carta.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Le risorse economiche devono essere investite, e non solo spese. Servirebbe un cambio culturale per passare dal quanto al come: è inutile spendere milioni di euro in atenei utili solo alle carriere politiche e/o dell'amico di turno.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Bene dare più potere a rettori e professori ordinari, ma soltanto se c'è un contraltare costituito dagli associati, dai ricercatori e dagli studenti: fornire agli ultimi soltanto poteri valutativi e costringere gli altri a rimanere in qualche modo legati al professore di turno può essere pericoloso. Soprattutto nel periodo di passaggio tra il vecchio sistema delle raccomandazioni e dei trucchi ed il nuovo del sorteggio e dei concorsi nazionali.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Il diritto allo studio passa nelle mani del Governo, che ora ha maggiori poteri decisionali, ma manca un percorso atto ad allargare la platea degli aventi diritto alle borse di studio e soprattutto ad aumentare il numero di costoro che possono accedere ai fondi: si dovrebbe coprire almeno il 20% degli studenti, per ora siamo fermi a poco più di 150.000 unità, maggiormente concentrate al centro-nord. Si attendono le proposte di modifica della legge 390/1991. In tal senso bisognerà anche capire come sarà potenziata la mobilità degli studenti fuorisede meno abbienti.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Qualche cambio anche nell'ambito dei dottorati di ricerca, ma solo a livello terminologico: è purtroppo sparita la dicitura che voleva almeno il 50% dei posti con borsa, quindi adesso potranno nascere anche scuole di dottorato senza borse di studio. Inoltre non viene stabilito con chiarezza il percorso formativo e scientifico del dottore di ricerca: scarsa è la spinta alla partecipazione alle attività di ricerca del dipartimento e all'internazionalizzazione con la partecipazione a seminari e convegni esteri (ad es. alla Sapienza è previsto un rimborso di €250: se io non avessi la borsa di dottorato non potrei partecipare a convegni esteri, pur se relativamente vicini come quello di Vienna).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;I problemi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Ovviamente, per i teorici della demagogia statalista, questa riforma è in gran parte inaccettabile: chiamano privatizzazione il possibile ingresso nel CDA di manager provenienti dal mondo imprenditoriale italiano, dimenticando che è fissato un tetto massimo inferiore al 30% e che questo Paese ha un disperato bisogno di reinserire la sua formazione di terzo livello all'interno delle necessità del mercato del lavoro. La chiamata locale su lista nazionale dicono aumenterà la forza dei baroni: peccato che a questa viene affiancata la necessità della trasparenza e della valutazione: la voglio vedere l'Univ. "La Sapienza" che senza dare scandalo assume il professore con poche pubblicazioni e citazioni chiaramente "amico di" mentre lascia a casa il professore in grado di vincere grant a livello nazionale o europeo. Poi il Rettore diventerebbe il padrone assoluto dell'università, controllando di fatto il CDA che ha il massimo potere decisionale: peccato che anche in questo caso vi è la spada di Damocle dell'ANVUR e del meccanismo di valutazione che sposterà i finanziamenti distribuendoli a chi li merita: il Rettore che dovesse gestire per 6 anni l'Università come proprietà personale, si autodistruggerebbe da solo, oltreché arrecare un danno irreversibile allo Stato.&lt;br /&gt;
Ma i problemi non si risolvono così: contro gli ultrà socialisti e statalisti, per cui è o tutto bianco o tutto nero, ovvero solo ciò che pensano loro è giusto e santo, non c'è margine di discussione.&lt;br /&gt;
Chi tiene davvero all'Università italiana dovrebbe ragionare obiettivamente ed oggettivamente: una riforma serve, una riforma vera, organica, che affronti subito alcuni problemi cronici. La si approvi, poi si metta mano ai regolamenti attuativi per migliorare i punti poco chiari, infine si faccia una seria opera di valutazione della legge stessa, e la si modifichi laddove denuncia carenze. Ci sono 30 mesi di tempo dopo la sua approvazione: lasciamo la demogogia populista dei barbetta che vorrebbero far fallire FinMeccanica con il loro pacifismo da 4 soldi a chi vede saltare la propria carriera universitaria perché da domani le raccomandazioni non saranno più accettate...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Le menzogne&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
I motivi per protestare ci sono anche, ma è assurdo continuare a sentire la manfrina del taglio ai finanziamenti. Le università sono i settori meno toccato in Italia: nonostante le rette universitarie non siano state toccate, per il 2011 saranno in totale 6,9 miliardi di euro, quando erano 7 miliardi nel 2008 (finanziaria di centrosinistra). Nel maxiemendamento alla finanziaria è stato recuperato 1 miliardo di euro, di cui 800 milioni specificamente dedicati al fondo ordinario. Il fondo per le borse di studio è stato in parte recuperato: tanto per cominciare, si tratta di un fondo integrativo (le borse di studio sono di competenza regionale), per continuare nel 2011 vi saranno 100 milioni di euro previsti per le borse di studio ed i prestiti d'onore. Erano 99 milioni nel 2010: non solo il taglio del 90% è una bufala colossale (inizialmente era previsto un taglio del 75% che riduceva il tutto a 26 milioni di euro), ma alla fine addirittura c'è anche 1 milione in più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-6764748318118062367?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-12-23T11:56:09.500+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La riforma Gelmini dell'università: imperfetta ma da approvare assolutamente</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2010/12/la-riforma-gelmini-delluniversita.html</link><category>riforma</category><category>testo di legge</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Wed, 22 Dec 2010 02:30:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-1345097727669944249</guid><description>&lt;p&gt;Oggi 22 dicembre dovrebbe essere il giorno dell'approvazione della Riforma dell'Università voluta dall'attuale Governo nella persona del Ministro Gelmini. Il voto definitivo potrebbe tuttavia slittare anche a domani 23 dicembre causa bagarre al Senato di ieri pomeriggio che ha costretto l'aula a rimandare ad oggi l'esame di troppi emendamenti ed articoli perché si possa chiudere la seduta in giornata.
Mentre a Palazzo Madama avviene tutto questo, per le strade di Roma e le piazze d'Italia i giovani virgulti del Paese si esercitano nel rito propiziatorio e dionisiaco della manifestazione di piazza: promossa dalle sigle studentesche che si rifanno al centrosinistra ed alla sinistra radicale, denunciano chiaramente uno stato di malessere (come ricorda il Presidente Napolitano) di cui si deve tenere conto. Tuttavia una riflessione appare necessaria sul testo del ddl, altrimenti le carte in tavola non corrisponderebbero a quelle originariamente presenti nel mazzo.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 1.4&lt;/b&gt;: l'ANVUR (voluto fortemente dal già Ministro Mussi ma mai attivato) «verifica e valuta i risultati secondo criteri di qualità, trasparenza e promozione del merito, anche sulla base delle migliori esperienze diffuse a livello internazionale, garantendo una distribuzione delle risorse pubbliche coerente con gli obiettivi, gli indirizzi e le attività svolte da ciascun ateneo»
È la base primaria dell'attuazione della direttiva meritocratica: chiunque vi si scagli contro non vuole che l'Università Italiana migliori: la preoccupazione è ovviamente per tutte quelle persone che per decenni hanno campato con i soldi pubblici pur vegetando all'interno di una struttura senza produrre nulla di veramente serio e valido.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.1&lt;/b&gt;: lo statuto degli Atenei deve garantire «trasparenza dell'attività amministrativa e accessibilità delle informazioni relative all'ateneo»
Anche qui nulla da eccepire mi pare&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.1d&lt;/b&gt;: «durata della carica di rettore per un unico mandato di sei anni, non rinnovabile»
Si impedisce che all'interno dell'Università si formi un sistema di potere. Una norma del genere dovrebbe valere anche contro rieleggibilità perpetua di chi vegeta in Parlamento da 30 anni.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.1e&lt;/b&gt;: più poteri al Senato Accademico in materia di «didattica, di ricerca e di servizi agli studenti»&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.1f&lt;/b&gt;: il Senato Accademico dovrà essere composto da non più di 35 membri, in relazione alle dimensioni dell'Ateneo, e dovrà comprendere (oltre a Rettore e rappresentanze degli studenti) 2/3 di docenti di ruolo e 1/3 di direttori di dipartimento. Tale Senato potrà restare in carica per un massimo di otto anni, ovvero quattro anni più il rinnovo del mandato per una sola volta (art. 2.1g).&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.1i&lt;/b&gt;: nel Consiglio di Amministrazione, composto da un massimo di 11 membri, dovranno essere presenti personalità italiane o straniere di «comprovata competenza in campo gestionale ovvero di un'esperienza professionale di alto livello con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica culturale», tenendo presente il principio costituzionale della parità tra uomini e donne (art. 2.1L); anche tale Consiglio potrà durare in carica al massimo otto anni, ovvero quattro anni con possibilità di rinnovo per una sola volta (i rappresentanti degli studenti durano in carica massimo due anni) secondo l'art. 2.1m.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.1q&lt;/b&gt;: il nucleo di valutazione dovrà essere composto da personalità in prevalenza esterne all'ateneo il cui CV sia reso pubblico sul sito dell'università&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.2b&lt;/b&gt;: «riorganizzazione dei dipartimenti assicurando che a ciascuno di essi afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a trentacinque», ovvero quaranta nel caso di grandi Università.
Finalmente i Dipartimenti non vengono più creati a iosa al solo scopo di utilizzare l'università come ammortizzatore sociale.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 2.2g&lt;/b&gt;: istituzione in ciascun dipartimento «senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di una commissione paritetica docenti-studenti, competente a svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e della qualità della didattica nonché dell'attività di servizio agli studenti da parte dei professori e dei ricercatori».
Agli studenti viene dato il compito di valutare l'offerta complessiva dell'università: invece di considerarlo un grande passo avanti nell'organizzazione della formazione di terzo livello, ci si lamenta?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 3&lt;/b&gt;: viene stabilito il principio per cui due o più università, oppure istituti tecnici superiori e istituti di ricerca e di alta formazione, possano federarsi o fondersi per razionalizzare i costi e l'offerta formativa.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 4&lt;/b&gt;: si istituisce un fondo speciale presso il Ministero «finalizzato a promuovere l'eccellenza e il merito fra gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale». Le modalità di queste prove verranno stabilite nel tempo, mentre all'art. 4.7 si stabilisce come sia alimentato questo fondo.
La riforma cioè dice che saranno messi dei soldi con l'unico scopo di erogare premi studio e buoni studi per gli studenti più meritevoli secondo norme di valutazione e prove nazionali. È proprio uno schifo che questi soldi vengano dati solo a chi se li merita e non anche agli asini...&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 5&lt;/b&gt;: si ricorda che i decreti attuativi da approvare entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge saranno finalizzati a riformare il sistema universitario e quindi (aggiungo io) anche a raccogliere le istanze di chiarimento e modifica da più parti provenienti (nell'ambito ovviamente della legislazione). In particolare si dice: «realizzazione di opportunità uniformi, su tutto il territorio nazionale, di accesso e scelta dei percorsi formativi»; «definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali»; «definizione del sistema di valutazione e di assicurazione della qualità degli atenei in coerenza con quanto concordato a livello europeo». Nei successivi 18 mesi all'approvazione dei decreti legislativi (quindi entro 30 mesi dall'approvazione della legge) «il Governo può adottare eventuali disposizioni integrative e correttive».&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 6&lt;/b&gt;: i professori ed i ricercatori a tempo pieno hanno un impegno complessivo di 1500 ore, di cui almeno 350 riservate alla didattica ed al servizio agli studenti. Ai ricercatori potrà essere altresì assegnata la figura di professore aggregato, riconoscendo loro un corrispettivo economico aggiuntivo qualora si vedessero affidatari di moduli e corsi curricolari.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 6.8&lt;/b&gt;: «i professori e i ricercatori sono esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione e progressione di carriera del personale accademico, nonché dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca» qualora la loro valutazione risulti negativa.
Sarà per questo che sono saliti sui tetti a protestare?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 6.14&lt;/b&gt;: «I professori e i ricercatori sono tenuti a presentare una relazione triennale sul complesso delle attivita` didattiche, di ricerca e gestionali svolte, unitamente alla richiesta di attribuzione dello scatto stipendiale»
In pratica si stabilisce il principio che l'aumento dello stipendio è legato alla qualità del proprio lavoro: in precedenza lo scatto stipendiale era biennale ed automatico, adesso diventa triennale e meritocratico. Sarà per questo che salgono sui tetti a protestare?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 7.3&lt;/b&gt;: «L'incentivazione della mobilità universitaria è altresì favorita dalla possibilità che il trasferimento di professori e ricercatori possa avvenire attraverso lo scambio contestuale di docenti in possesso della stessa qualifica tra due sedi universitarie consenzienti»
A me sembra un'idea intelligente... Tra l'altro si fa salva la titolarità dei progetti di ricerca e relativi finanziamenti, che dunque vengono così legati non all'Università in quanto tale ma al professore e/o al ricercatore che li porta avanti.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 9.1&lt;/b&gt;: «È istituito un Fondo di ateneo per la premialità di professori e ricercatori»
Urca che vergogna... Proprio una proposta da repubblica delle banane (o del bunga-bunga che dir si voglia)...&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 11&lt;/b&gt;: una quota pari all'1,5% del fondo di finanziamento ordinario viene espressamente riservata alle università che presentino una situazione di sottofinanziamento pari al 5% «rispetto al modello per la ripartizione teorica del fondo di finanziamento ordinario elaborato dai competenti organismi di valutazione del sistema universitario».&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 12&lt;/b&gt;: anche nel campo delle università statali non riconosciute, una quota pari al 20% dell'ammontare complessivo dei contributi previsti dalla legge viene ripartita su criteri sentito il parere dell'ANVUR. L'art. 12.3 esclude dalle previsioni di cui sopra le università telematiche, e dovrebbe essere il comma aggiunto alla Camera che ha creato tutta la confusione mistificatrice sull'on. Catia Polidori.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 16.1&lt;/b&gt;: «È istituita l'abilitazione scientifica nazionale, di seguito denominata «abilitazione». L'abilitazione ha durata quadriennale e richiede requisiti distinti per le funzioni di professore di prima e di seconda fascia. L'abilitazione attesta la qualificazione scientifica che costituisce requisito necessario per l'accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori».
Si va verso il modello del concorso nazionale: sarà per questo che i professori salgono sui tetti a protestare?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 16.1b&lt;/b&gt;: «la possibilità che il decreto di cui alla lettera a) prescriva un numero massimo di pubblicazioni che ciascun candidato può presentare ai fini del conseguimento dell'abilitazione, anche differenziato per fascia e per area disciplinare e in ogni caso non inferiore a dodici»
Anche questa mi sembra un'aggiunta interessante, poiché se ben ponderata serve a non creare troppo discrimine, ovvero spinge il candidato a selezionare la propria produzione scientifica migliore.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 16.1f&lt;/b&gt;: viene costituita una commissione nazionale di durata biennale per le procedure di abilitazione. Un commissario viene sorteggiato all'interno di una lista curata dall'ANVUR che preveda la presenza «di studiosi e di esperti di pari livello in servizio presso università di un Paese aderente all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)» (unico membro ad aver diritto ad un corresponsione). Al comma g si stabilisce inoltre «il divieto che della commissione faccia parte più di un commissario della stessa università». Al comma h si stabilisce anche che i professori che possono accedere alla lista di sorteggio per i commissari dovranno essere professori con valutazioni di merito positive ed il cui CV sia pubblicato su internet.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 18&lt;/b&gt;: la chiamata dei professori deve rispettare i principi della Carta europea dei ricercatori, deve essere pienamente trasparente e pubblica con chiara esplicitazione di tutte le voci; alla chiamata «non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo».
Sebbene la norma debba essere chiarificata per evitare un discrimine al contrario, potrebbe essere il primo passo verso facoltà e dipartimenti che non vengono utilizzati per dare lavoro a parenti, amici e amici degli amici prima di chi se lo merita veramente. Sarà per questo che professori e ricercatori salgono sui tetti a protestare?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 20&lt;/b&gt;: in relazione alla selezione dei progetti di ricerca, per un periodo di prova di tre anni dalla data di entrata in vigore della legge si stabilisce «il principio della tecnica di valutazione tra pari, svolta da comitati composti per almeno un terzo da studiosi operanti all'estero, ai fini della selezione di tutti i progetti di ricerca, finanziati a carico delle risorse» statali (PRIN e quant'altro).
Questo mi risulta essere stato l'emendamento approvato su proposta dell'on. Marino del PD: forse che professori e ricercatori salgono sui tetti per protestare contro questo emendamento?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 21&lt;/b&gt;: viene istituito il Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (CNGR) composto da almeno 7 studiosi italiani o stranieri di elevata qualificazione scientifica internazionale. Compito di tale organismo è indicare «i criteri generali per le attività di valutazione dei risultati, tenendo in massima considerazione le raccomandazioni approvate da organismi internazionali cui l'Italia aderisce in virtù di convenzioni e trattati» (art. 21.2). Sopprime contestualmente le commissioni di garanzia previste dalle precedenti leggi. Al funzionamento di tale comitato è previsto il 3% dei fondi riguardanti il finanziamento dei progetti o programmi di ricerca.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 23.3&lt;/b&gt;: «Al fine di favorire l'internazionalizzazione, le università possono attribuire, nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio o utilizzando fondi donati ad hoc da privati, imprese o fondazioni, insegnamenti a contratto a docenti, studiosi o professionisti stranieri di chiara fama».
Anche questa è una norma da paese delle banane...&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 24&lt;/b&gt;: possono essere assunti ricercatori a tempo determinato per finalità di ricerca e didattiche, all'interno di una rosa di candidati di cui sia preliminarmente valutato il curriculum, la produzione scientifica (tesi di dottorato compresa), unitamente a criteri e parametri nazionali ed internazionali; in seguito, ammissione alla discussione  pubblica per i più meritevoli in misura compresa tra il 10 ed il 20% dei candidati, comunque in numero non inferiore a sei; possibilità di prevedere un numero massimo di pubblicazioni da poter presentare (comunque non inferiore a dodici), sui quali si svolge la discussione pubblica; sono esclusi esami scritti ed orali ad eccezione di una prova che attesti l'adeguata conoscenza di una lingua straniera, stabilita dall'Ateneo.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 24.3&lt;/b&gt;: i ricercatori possono essere chiamati per un periodo massimo di 3 anni, prorogabili per una sola volta per i successivi 2 anni, oppure con contratti triennali della durata di 3 anni per chi ha già usufruito di assegni di ricerca e borse post-dottorato per 3 anni anche non consecutivi.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Art. 24.5&lt;/b&gt;: i ricercatori che nell'ambito del loro contratto siano stati positivamente valutati sulla scorta di standard qualitativi stabiliti a livello internazionale, possono accedere al titolo di professori associati. Per gli altri è preclusa la carriera universitaria: finalmente diremo basta al precariato dei ricercatori e a coloro che vanno in pensione dopo aver fatto per 30 anni i ricercatori universitari. Non è più accettabile una situazione di questo genere... Sarà per questo che i ricercatori stessi salgono sui tetti a protestare?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;I restanti articoli riguardano norme dedicate al personale pubblico e norme transitorie e finali (riguardanti anche finanziamenti accessori) che vi invito a leggere direttamente sul testo.

Io continuo a non capire quali siano i punti deboli di questo testo: la vera debolezza è che non affronta alcuni temi, è una riforma in parte timida che non affonda il coltello (dice il proverbio: il medico pietoso fa le piaghe puzzolenti), che non risolve tutte le storture dell'attuale sistema. È una legge imperfetta, ma ASSOLUTAMENTE DA APPROVARE e poi da aggiustare affinché da riforma diventi Riforma.
Se i giovani oggi protestano contro il mercato del lavoro, contro i finanziamenti, beh certamente non dovrebbero avere nulla a che rimproverare a questa riforma, se non appunto il fatto che non è veramente incisiva.

Ora si attende il testo definitivo approvato dal Senato (sempre che non si verifichi la necessità di un ritorno alla Camera), che vedremo, dopodiché sarà possibile dire cosa manca realmente a questo disegno di legge affinché sia davvero completo. Nel frattempo, leggete e valutate e provate per un momento a ragionare oggettivamente ed obiettivamente se le proteste di piazza siano animate da un vero sentimento di riforme più giuste o piuttosto dalla ferocia politica della parte più radicale del Paese.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Approfondimenti&lt;/span&gt;: &lt;a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00513824.pdf" alt="testo ddl Gelmini riforma dell'università"&gt;testo del disegno di legge contenente Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00513824.pdf" alt="testo ddl Gelmini riforma dell'università"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/testi/36169_testi.htm" alt="l'iter del ddl Gelmini al Senato"&gt;Iter di approvazione del ddl Gelmini al Senato&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Appello della Fondazione Magna Charta &lt;a href="http://www.magna-carta.it/content/difendiamo-luniversit%C3%A0-dalla-demagogia" alt="appello fondazione magna charta difendiamo l'università"&gt;Difendiamo l'Università dalla demagogia&lt;/a&gt;, firmato da centinaia, centinaia e centinaia tra docenti, ricercatori&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-1345097727669944249?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-12-22T13:36:34.643+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Nuove regole per la formazione degli insegnanti</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2010/09/nuove-regole-per-la-formazione-degli.html</link><category>riforma</category><category>insegnanti</category><category>formazione</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 10 Sep 2010 09:54:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-8299817908578626310</guid><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;(AGI) - Roma, 10 set.&lt;/span&gt; - Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica. Attivazione solo in base alla necessita' per evitare il precariato. Piu' inglese e competenze tecnologiche. Sono queste le nuove regole per diventare insegnanti illustrate dal &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini&lt;/span&gt;, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo la firma del Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti. "Si passa dal sapere al sapere insegnare - ha detto il ministro - con il nuovo tirocinio ci si forma soprattutto sul campo. Il tirocino avverra' direttamente in classe sotto la guida di un docente tutor per avere maggiori garanzie di risultato". L'anno di tirocino, "parte gia' da quest'anno". "&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il numero di nuovi docenti sara' deciso in base al fabbisogno - ha detto ancora - e con la fine del precariato sara' consentito ai giovani l'inserimento immediato in ruolo&lt;/span&gt;". Fondamentali l'inglese e le nuove tecnologie: "Ci sara' piu' inglese e sara' necessaria la certificazione B2 in lingua inglese per abilitarsi - ha continuato il ministro - ci sara' un'utilizzazione delle nuove tecnologie in tutte le materie di insegnamento". "Oggi - ha osservato Gelmini - inseriamo un nuovo tassello nella riforma destinata a cambiare il nostro sistema scolastico. Un tassello fondamentale, perche' riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avra' in mano il futuro dell'Italia e sostituiamo alle vecchie SSIS un percorso di lauree magistrali specifiche e un anno di tirocinio coprogettato da scuole e universita', concentrato nel passaggio dal sapere al saper insegnare". Con il nuovo sistema per insegnare nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, ha spiegato il ministro Gelmini, "sara' necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso, che consentira' di conseguire l'abilitazione per la scuola primaria e dell'infanzia; sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche; e' aumentata la parte di tirocinio a scuola ed e' previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie". Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado, ha proseguito il ministro, "sara' necessaria la laurea magistrale ad hoc completata da un anno di Tirocinio formativo attivo; e' prevista una rigorosa selezione per l'ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessita' del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie; l'anno di Tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola (di cui almeno 75 dedicate alla disabilita') sotto la guida di un insegnante tutor. Rispetto al percorso SSIS (Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario), si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi gia' nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio (incrementato), sui laboratori e sulle didattiche. Chiudono le SSIS per le secondarie di primo e secondo grado e al loro posto si da' vita al Tirocinio Formativo Attivo della durata di un anno, terreno di incontro tra scuola e universita'". Durante il tirocinio, sara' dedicato "ampio spazio all'approfondimento della didattica con esperienze sul campo che facilitino il passaggio dal sapere al sapere insegnare".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  Con questo regolamento, ha sostenuto il ministro, "e' stato dato pieno riconoscimento al sistema nazionale dell'istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni del personale docente, e si inizia a prevedere la possibilita' di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove e' in atto la sperimentazione dell'obbligo formativo e nei Centri per l'istruzione degli adulti. Inoltre gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini sulla base di appositi criteri stabiliti dal ministero, evidenziandone buone prassi e specificita'. Gli USR avranno anche funzione di controllo e di verifica sui Tirocini. Sino alla costituzione degli albi, le Universita' scelgono liberamente le scuole, di concerto con gli USR che mantengono compiti di vigilanza". Ci sara' un'attenzione particolare per i disabili: "Tutti gli insegnanti, e non solo quelli di sostegno, avranno una preparazione di base ad hoc per i bisogni 'speciali'" ha assicurato Gelmini.
  L'inglese: sono previsti percorsi di specializzazione per il CLIL, l'insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in lingua straniera. L'entrata in vigore: l'anno di tirocinio parte da subito. Ma ci sara' un regime transitorio: "Tutti i vecchi laureati - ha spiegato il ministro - potranno conseguire l'abilitazione per la secondaria di primo e secondo grado accedendo, dietro il superamento delle prove di accesso (test preselettivo, esami scritti e orali), all'anno di Tirocinio formativo attivo a numero programmato, che potra' essere attivato da quest'anno accademico. Per l'accesso al percorso e' valorizzato il servizio svolto a scuola, il dottorato di ricerca e l'attivita' svolta in universita'". Il regolamento sulla Formazione iniziale, dunque, ha concluso il ministro dell'Istruzione, "punta a raggiungere quattro obiettivi: 1) focalizza nella formazione iniziale non solo le materie tradizionali ma l'acquisizione di alcune competenze trasversali: seconda lingua inglese e competenze di didattica attraverso le nuove tecnologie; 2) sostituisce al sistema SSIS strutture piu' snelle, concentrate sull'incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e universita' evitando autoreferenzialita', costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria; 3) prevede una programmazione dei numeri in grado di evitare la proliferazione del precariato; 4) prescrive una rigorosa selezione del futuro personale docente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell'istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle relative classi di concorso". (AGI) .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.agi.it/news/notizie/201009101359-cro-rt10140-scuola_tirocino_e_inglese_al_via_nuove_regole_per_insegnanti"&gt;Agi News on&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per approfondire: &lt;a href="http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=23687"&gt;Sei-sette anni per assorbire il precariato&lt;/a&gt;&lt;/br&gt;&lt;a href="http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=23683"&gt;Il Ministro presenta la nuova formazione degli insegnanti&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-8299817908578626310?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-09-10T19:01:24.465+02:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Al via la riforma dei licei e degli istituti superiori</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2010/02/al-via-la-riforma-dei-licei-e-degli.html</link><category>riforma</category><category>scuola superiore</category><category>testo di legge</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Tue, 09 Feb 2010 02:30:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-5997104671647450879</guid><description>&lt;p&gt;MILANO - Scatta il conto alla rovescia per l'avvio della riforma della  scuola superiore voluta dal ministro dell'Istruzione, Mariastella  Gelmini, anche se Pd, Flc Cgil e l'Unione degli studenti ribadiscono la  richiesta di un rinvio di un anno dell'avvio dei cambiamenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È comunque finita l'attesa di famiglie e  dello stesso&lt;/span&gt; mondo della scuola. Viale Trastevere ha dato infatti  il via libera alle iscrizioni al prossimo anno 2010-2011, varando  l'apposita circolare ministeriale: per la scuola primaria (elementari) e  per la secondaria di I grado (le medie) le iscrizioni si svolgeranno  entro il 27 febbraio. Per la secondaria di II grado, ovvero licei e  istituti tecnici e professionali, le iscrizioni si svolgeranno dal 26  febbraio al 26 marzo, per «consentire un'adeguata informazione alle  famiglie sulla riforma delle superiori». L'entrata in vigore della  riforma ha avuto un via libera dal Consiglio di Stato che con tre  diversi dispositivi ha dato il «parere positivo» sui regolamenti. Tra  alcuni giorni, spiega il ministero dell'Istruzione, «dopo il parere  delle commissioni parlamentari, sarà resa nota la versione definitiva  dei regolamenti con i quadri orari». Lo stesso ministero procederà poi  ad una «massiccia campagna di informazione verso le scuole e le famiglie  sulle novità introdotte». «La riforma dei licei - spiegano dal  ministero della Gelmini - può essere considerata epocale. L'impianto  rivede complessivamente la legge Gentile del 1923. Si introducono due  nuovi licei: il musicale-coreutico e quello delle scienze umane. Vengono  inoltre rivisti e aggiornati i vecchi licei. Si supera la  frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola  italiana. &lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Le famiglie sono  disorientate dalla miriade &lt;/span&gt;di indirizzi sperimentali, addirittura  396. Dal 2010 gli indirizzi saranno solo 6. L'obiettivo è quello di  coniugare tradizione e innovazione».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;I nuovi tecnici si  divideranno in 2 settori (economico e tecnologico) e 11 indirizzi.&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;«Più inglese, più ore di laboratorio, maggiore sinergia con il mondo del  lavoro. I nuovi istituti professionali saranno articolati in 2 settori  (Servizi e Industria e artigianato) e 6 indirizzi. Ci saranno più ore di  laboratorio, saranno previsti tirocini e ore dedicate all' alternanza  scuola-lavoro, per superare la sovrapposizione con l'istruzione tecnica e  garantire una formazione immediatamente spendibile nel mondo del  lavoro». Per Manuela Ghizzoni e Giovanni Bachelet del Pd, che chiedono  il rinvio di un anno della riforma, «dopo il pronunciamento del  Consiglio di Stato, si rafforza la richiesta già avanzata dal Pd di  rinviare di un anno l'entrata in vigore della riforma della scuola  superiore. Se questo non accadesse, la riforma comincerebbe  nell'incertezza più assoluta, alimentando le preoccupazioni dei docenti,  delle famiglie e degli studenti».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_15/riforma-licei-iscrizioni_a2029972-01fe-11df-866a-00144f02aabe.shtml"&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;a href="http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/120609.shtml"&gt;comunicato stampa&lt;/a&gt; del MIUR con tutte le novità approvate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;a href="http://www.siem-online.it/docu/riforma_licei_06_09.pdf"&gt;testo di legge&lt;/a&gt; della riforma approvata nel giugno del 2009.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-5997104671647450879?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2010-02-09T11:35:13.134+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Occupazioni a scuola, ci vuole più responsabilità</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/11/occupazioni-scuola-ci-vuole-piu.html</link><category>studenti</category><category>scuola superiore</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Sun, 22 Nov 2009 04:07:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-1829091459266564934</guid><description>&lt;p&gt;&lt;span style=";font-family:Arial,Times;font-size:100%;"  &gt;Il re è nudo. Ecco la riflessione venuta spontanea leggendo la presa di posizione dei presidi romani che hanno messo nero su bianco quello che tutti sapevano da anni e nessuno aveva il coraggio di dire: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;le occupazioni delle scuole secondarie sono una ritualità vuota&lt;/span&gt;, una esperienza diseducativa che si fa per stanca ripetizione di un passato che nessuno ricorda e per non perdere l’usucapione di uno spazio di vacanza aggiuntivo e fuori dalle regole.

Per tanti versi &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;questa scuola è lo specchio della società in cu viviamo&lt;/span&gt;: ripetitiva dei suoi riti e miti sociali, che però svuota di ogni significato. Si può essere o non essere d’accordo con quello che rappresentò la rivolta giovanile del Sessantotto, ma questi cascami non c’entrano nulla con quella esperienza. Allora era il fenomeno europeo (anzi: occidentale perché coinvolgeva anche gli Usa) di una società in cui i giovani erano maggioranza (la generazione dei &lt;i&gt;babyboomers&lt;/i&gt; del dopoguerra, quando in Francia 1 su 3 aveva meno di vent’anni) e cominciavano a pretendere di essere attrezzati per il loro posto nella società opulenta del grande sviluppo; oggi i giovani sono minoranza in una società invecchiata che dubita dei suoi valori e del suo futuro, il fenomeno è solo italiano, e questi giovani più che pretendere un posto per il loro domani chiedono di non fare fatica oggi.

Giustamente si invita a non generalizzare, ma è indubbio che non c’è spazio e forza per impedire queste cosiddette&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; “proteste” i cui slogan sono vuoti e i cui obiettivi muoiono all’alba delle vacanze di Natale&lt;/span&gt;, per poi far riprendere il solito tran tran, con una scuola sempre più demotivata delle sue responsabilità educative. Chi non è d’accordo si assenta, come appunto avviene nella nostra società: tanto per fare diversamente bisognerebbe usare lo scontro fisico, perché l’abitudine alla discussione, al confronto civile, al misurarsi sulle idee e sulle proposte, e dunque a cedere alla legge della maggioranza, se ne è andata. Esattamente come avviene nella società degli adulti.

Così siamo tristemente anche in questo caso nella società degli irresponsabili. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quello che avviene nelle “occupazioni” è extraterritoriale, perché ovviamente la responsabilità collettiva non esiste, e quella personale è coperta dalla omertà dei gruppi&lt;/span&gt; (salvo poi a correre a manifestare contro l’omertà che copre la mafia…). Si arriva anche a situazioni assai spiacevoli, con interventi dall’esterno delle scuole di professionisti di queste pseudoagitazioni, sempre con la copertura che trattandosi di esperienze “aperte” bisogna accogliere quelli che vengono a portare “contributi”…

La risposta deve essere la repressione? Anche in questo caso è bene non passare da un estremo all’altro. Verrebbe da dire che tanto l’uso legittimo della forza pubblica non lo vuole più nessuno: susciterebbe ulteriori proteste, la società sarebbe pronta a stracciarsi le vesti e a fare causa comune con chi si è reso responsabile di illeciti. Le stesse autorità preferiscono lasciar correre nella consapevolezza che tanto tutto si spegne da solo dopo un po’, basta aspettare. Si arriva all’estremo che gli insegnanti di un istituto di Roma, il Morgagni, devono barricarsi dentro per difendere la loro scuola, con gli studenti che li attaccano dall’esterno per occuparla e le autorità stanno a guardare.

Il problema è che comunque quel tipo di repressione che si è in grado di usare nei casi estremi serve a poco: è una sorta di spedizione punitiva delle forze di polizia che rompe qualche testa senza alcuna capacità educativa. Il tema da affrontare è invece quello della responsabilità e della responsabilizzazione. Si vuole protestare, fare la rivoluzione? Benissimo, ma, come in tutti questi fenomeni seri, si devono accettare dei costi.

Gli operai che scioperano perdono il salario e non è per loro un danno irrilevante. Gli studenti che vogliono prendersi lo sfizio di occupare devono poi dover lavorare il doppio per recuperare il tempo che hanno perso, devono essere sottoposti al vaglio della verifica severa per vedere se si tratta di persone che hanno qualcosa da dire o di ragazzi che hanno solo voglia di fare un po’ goliardia, devono sapere che sono responsabili collettivamente di tutti gli eventuali danni che provocano, i quali non sono danni verso beni “dello Stato”, ma “della collettività”, cioè anche loro, perché dentro ci sono i soldi che le loro famiglie pagano con le tasse.
E, diciamolo francamente, non è sempre solo un problema di educare i ragazzi, perché nella maggioranza dei casi bisogna iniziare dalle loro famiglie, che sono altrettanto irresponsabili, perché non vogliono la grana di figli alle prese con difficoltà, perché a volte hanno nostalgia di rivoluzioni di cartapesta che hanno sognato senza realizzarle, perché in fondo condividono l’idea che nel Nord Est si esprime nel famoso detto “roba del Comun, lè roba de nisun”.

Qualche tempo fa i ragazzi gridavano “la crisi non la paghiamo noi”. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È uno slogan emblematico dell’irresponsabilità, perché si fonda sull’illusione che si possa decidere chi paga e chi non paga una crisi come si decide se andare o non andare in discoteca&lt;/span&gt;. Non è così e se non vogliamo pagare (tutti, ma specialmente le generazioni più giovani) questa crisi di trasformazione a prezzi usurai dobbiamo ritrovare il coraggio di dire ai giovani che bisogna attrezzarsi a cambiare registro.
E chi saprà dirlo loro in maniera convincente aggiungerà che questa sì che sarebbe una vera rivoluzione per la quale ci vuole un coraggio da leoni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fonte&lt;/span&gt;: Paolo Pombeni su &lt;a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091122&amp;amp;ediz=20_CITTA&amp;amp;npag=1&amp;amp;file=A_2.xml&amp;amp;type=STANDARD"&gt;ilmessaggero.it&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-1829091459266564934?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-11-22T13:11:53.776+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Come cambia la ricerca in Italia</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/11/come-cambia-la-ricerca-in-italia.html</link><category>riforma</category><category>ricerca</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Sun, 15 Nov 2009 04:43:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-786654564633384192</guid><description>&lt;p&gt;Dopo l'università, il Ministro dell'Istruzione Gelmini firma un altro provvedimento ancora più importante: quello legato al tema della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ricerca&lt;/span&gt; in Italia. Ancora una volta, la parola d'ordine è &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;meritocrazia&lt;/span&gt;. Gli enti e le comunità scientifiche d'ora in poi dovranno mettere fine alle nomine politiche, e dotarsi di autonomia e responsabilità: redazione dei propri statuti, pianificazione triennale dell' attività, attraverso veri e propri business-plan, partecipazione al capitale di rischio, possibilità di chiamare «cervelli», organi di gestione più snelli. La selezione dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione avverrà attraverso una procedura pubblica, con candidature esaminate da un comitato di esperti di livello nazionale e internazionale. Compare anche in questo decreto il numero 7, ad indicare la quota di fondi per progetti speciali che verrà ripartita sulla base di criteri meritocratici. In tal modo si dovrebbe combattere la fuga dei cervelli, e magari cominciare ad attirare anche menti straniere, offrendo loro un sistema snello, meno burocratico e più attento alle esigenze della ricerca in senso stretto, giacché da ora parametro di riferimento per tutti sarà il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Programma Nazionale della Ricerca&lt;/span&gt; (PNR).
&lt;/p&gt;Positivi i commenti dei responsabili dei principali centri di ricerca, dal CNR all'INGV agli altri. Come al solito l'opposizione sospende il giudizio (sempre meglio di certi sindacati contrari a prescindere), forse preoccupata che una fetta importante della sua base elettorale appoggi le riforme di un governo di centrodestra, forse preoccupata dalla fine delle nomine politiche o forse preoccupata del fatto che una delle riforme più importanti in ambito scientifico e culturale italiano dall'epoca del fascismo ad oggi porti la firma di un Ministro dal diverso colore politico. Insomma sempre e comunque contro, mai una volta che abbiano il coraggio di dire "una buona base su cui lavorare", come hanno fatto le persone intelligenti. L'esame in Parlamento per la conversione in legge dovrà correggere gli eventuali punti di criticità che venissero sollevati al termine dell'analisi della portata del testo proposto.
&lt;p&gt;Tale decreto si bassa sulla &lt;a href="http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0098Normat/6669Delega.htm"&gt;legge-delega&lt;/a&gt; del 27 settembre 2007 n. 165 che dava mandato al Governo di riordinare gli enti di ricerca. Il testo del DL è stato presentato nel &lt;a href="http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=52713"&gt;Consiglio dei Ministri n. 69&lt;/a&gt; del 12/11/2009.
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-786654564633384192?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-11-15T14:09:05.331+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Le Regioni usano 12mila precari per far opposizione al governo</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/11/le-regioni-usano-12mila-precari-per-far.html</link><category>riforma</category><category>precari</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Sat, 14 Nov 2009 06:14:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-8341094879878089147</guid><description>&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il 5 novembre la Conferenza Stato Regioni ha registrato il parere negativo della maggioranza delle Regioni alla legge di conversione del Decreto Legge 134/09, il cosiddetto “salva precari“. Tra le presenti solo Lombardia, Abruzzo e Sardegna hanno dato parere favorevole.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il decreto legge è un intervento di sostegno al personale docente e non docente della scuola con contratto annuale nell’anno scolastico 2008-09 che non ha avuto il rinnovo a causa della riduzione dei posti operata con la finanziaria 2008: dei 42.000 posti di docenza ridotti, 30.000 sono stati coperti da pensionamenti, quindi resta interessata una platea di circa 12.000 docenti precari.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il provvedimento oltre a dare priorità a questi insegnanti nella chiamata per supplenze brevi, consente alle Regioni con fondi propri di sostenere progetti promossi dalle scuole, con il coinvolgimento prioritario di questi lavoratori.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;La novità è che questi interventi si configurano come politiche attive del lavoro: infatti i precari che partecipano ai progetti regionali mantengono lo status di disoccupato e il sussidio di disoccupazione, a cui si aggiunge ad integrazione un’“indennità di partecipazione“ e il riconoscimento dell'intero anno di servizio ai fini dell'attribuzione del punteggio nelle graduatorie.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si tratta di un intervento di carattere straordinario che si fa carico dell’impatto sui lavoratori precari della contrazione di posti, consentendo un’efficace integrazione delle azioni regionali, nell’ambito delle proprie competenze di politiche attive del lavoro e di politica scolastica e formativa.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il provvedimento è già stato approvato dalla Camera il 21 ottobre ed è al momento all’esame del Senato.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;È quindi prevedibile che il parere della Conferenza Stato Regioni, non essendo vincolante, non avrà conseguenze sull’attesa conversione in Legge, ma getta un’ombra sull’effettiva ripresa dei rapporti tra lo Stato e le Regioni, appena recuperati dopo mesi di stallo.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Le motivazioni del rifiuto delle Regioni, più che al merito del provvedimento, sembrano legate al non volersi compromettere con le conseguenze della riduzione dei posti da parte del Governo, come se l’attivazione di forme di sostegno ai precari fosse un sostegno alla politica governativa. Così il vicepresidente della Giunta regionale calabrese: «È paradossale il tentativo del Governo di scaricare sulle Regioni e sugli enti locali la drastica riduzione di personale scolastico».&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Le stesse Cisl e Uil, sentite il giorno prima dalle Regioni, hanno mantenuto invece un approccio più positivo, riconoscendo la &lt;i&gt;ratio&lt;/i&gt; dell’intervento straordinario e addirittura che interventi di immediate e concrete tutele sul piano economico e giuridico erano stati sollecitati dalle stesse organizzazioni sindacali.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per altro è da sottolineare come molte Regioni abbiano già siglato specifiche intese con il Miur per l‘attivazione dei progetti.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;In questa direzione si è mossa la Lombardia, che ha sottoscritto tempestivamente un accordo con il Miur già il 7 settembre, attuato poi il 13 ottobre attraverso un patto territoriale con l‘Ufficio Scolastico Regionale, firmato da tutte le sigle sindacali regionali, compresa la Cgil.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sono già state raccolte le richieste di adesione da parte dei precari - 750 in tutto - e sono in corso gli incontri tra il personale e le scuole ed enti di formazione promotori dei progetti.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;È da evidenziare che iniziative di questo tipo possono offrire anche lo spunto per sperimentare forme nuove di politica scolastica; per questi progetti infatti scuole e docenti in Lombardia si incontrano liberamente e non seguono punteggi o graduatorie.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;È anche in questo modo che si creano i presupposti affinché le Regioni agiscano concretamente sulla base delle competenze attribuite dal Titolo V, che ancora attende di essere attuato forse anche per la poca iniziativa di molte delle Regioni stesse.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Infine, è questo un caso esemplare di applicazione del principio di sussidiarietà e di piena responsabilità di ciascun livello istituzionale nell’offrire risposte per il bene comune; da questo punto di vista molte Regioni hanno perso un'occasione importante.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fonte&lt;/span&gt;: Eugenio Gotti su &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=47977"&gt;ilsussidiario.net&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-8341094879878089147?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-11-14T15:16:42.115+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Come cambia l'università italiana</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/10/come-cambia-luniversita-italiana.html</link><category>riforma</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Thu, 29 Oct 2009 02:35:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-5117731348729773789</guid><description>&lt;p&gt;Finalmente è arrivato il giorno in cui inizia ufficialmente il nuovo corso dell'Università italiana. Finalmente si torna a parlare di produttività scientifica, di valutazione, di fondi mirati, di meritocrazia, e non più soltanto ad una università di massa ed indistinta tanto cara a certa cultura di sinistra che ha prodotto lo sfascio che tutti purtroppo ben conosciamo.

La riforma riguarda tutti i comparti dell'università: dal settore amministrativo a quello della ricerca, da quello economico a quello studentesco. Via corsi e facoltà inutili nate solo per dare lavoro ad amici ed amici degli amici, basta scatto di stipendio automatico per i professori ma crescita della retribuzione legata alla produzione scientifica ed all'attività di Ateneo, maggiore attenzione per gli studenti che non debbono essere lasciati al loro destino ma costantemente seguiti, aiuti finanziari ad atenei e studenti meritevoli mentre commissariamento per quelle strutture in condizioni di forte indebitamento. Finalmente si combattono seriamente le baronie ed i centri di potere univeritari con un codice etico che servirà anche a rendere maggiormente trasparente l'utilizzo dei fondi. Finalmente anche un ripensamento generale sul ruolo dei ricercatori: ora si pone una base temporale certa entro la quale, dopo al massimo un doppio contratto triennale (3+3, quindi 6 anni) o l'università decide di assumere in pianta stabile oppure niente, se il ricercatore non ha dimostrato le necessarie capacità se ne torna a casa; aumentato anche lo stipendio e l'assegno di ricerca.

La riforma è "corposa ed organica" ed è destinata certamente a fare epoca: ora, al di là delle inevitabili proteste politiche della sinistra più sinistra (la CGIL ha già annunciato forti mobilitazioni), ci si aspetta che la maggioranza di chi vuole fare e non soltanto di chi vuole avere la porti a compimento all'interno. È certamente una riforma che scardina alla base il concetto che tutto è dovuto e che finalmente introduce, in un settore cruciale come l'istruzione terziaria, il concetto che tutto va meritato e conquistato con le proprie capacità e con la propria applicazione.

Da sottolineare infine che si tratta di un disegno di legge a lunga gestazione e che quindi dovrà essere convertito in legge prima della sua applicazione: si spera che entro marzo 2010 possa essere definitivamente approvato e che la discussione parlamentare non ne stravolga il senso e che dunque, l'opposizione collabori fattivamente a migliorare ciò che ritiene vada migliorato e non a distruggere ciò loro non hanno fatto per proteggere i diritti senza doveri del suo bacino culturale di voti. Di seguito il video da fonte governativa della conferenza stampa congiunta Gelmini-Tremonti al termine del Consiglio dei Ministri n° 67 del 28/10/09 che ha approvato il ddl:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/CfxXbcnPY4M&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x2b405b&amp;amp;color2=0x6b8ab6&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/CfxXbcnPY4M&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;1&amp;amp;color1=0x2b405b&amp;amp;color2=0x6b8ab6&amp;amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;

&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9GB7_OUn-k4&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x2b405b&amp;amp;color2=0x6b8ab6&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/9GB7_OUn-k4&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x2b405b&amp;amp;color2=0x6b8ab6&amp;amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per approfondimenti:&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200910articoli/48786girata.asp"&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200910articoli/48786girata.asp"&gt;La Stampa: Meritocrazia e Rettori a termine&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=78368&amp;amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;amp;ssez=UNIVERSITA"&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=78368&amp;amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;amp;ssez=UNIVERSITA"&gt;Il Messaggero: Università, via libera alla riforma&lt;/a&gt;&lt;a href="http://liberlex.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/Testo-ddl-riforma-universitaria.doc"&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://liberlex.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/Testo-ddl-riforma-universitaria.doc"&gt;Testo ddl via liberlex&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-5117731348729773789?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-10-29T13:56:00.125+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Via dalla scuola i prof che fanno politica</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/09/via-dalla-scuola-i-prof-che-fanno.html</link><category>manifestazioni</category><category>professori</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Mon, 14 Sep 2009 02:14:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-4056162617966736572</guid><description>&lt;p&gt; &lt;b&gt;ROMA —&lt;/b&gt; «Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoran­za, che disattendono l’attuazione del­le riforme». In che senso disattendo­no? «Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente». Alcuni docenti, co­me sa, non condividono la riforma. «Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnan­te vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere. Quella è la se­de per le sue battaglie, non la catte­dra ». Comincia l’anno scolastico, il mi­nistro della Pubblica istruzione Maria­stella Gelmini ha appena fatto gli au­guri («in bocca al lupo») agli 8 milio­ni di studenti che da oggi torneranno in classe. Ma, con la protesta dei preca­ri e la manifestazione annunciata dal Pd, questo primo giorno di scuola sembra portare con sé nuove tensio­ni. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;Ieri, sul &lt;i&gt;Corriere&lt;/i&gt;, Ernesto Galli della Loggia ha paragonato il ruolo del ministro dell’Istruzione a San Se­bastiano, bersagliato da ogni parte e destinato quasi sempre a scontenta­re tutti. Lei è su quella poltrona da un anno e mezzo, si trova d’accor­do? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«È vero, è un ruolo complicato ma non mi sento un ministro particolar­mente contestato. Tempo fa, ricordo, ne parlai con il mio predecessore Lui­gi Berlinguer».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche lui ebbe qualche guaio.  &lt;/b&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Con un certo senso dell’umori­smo mi disse che ero molto fortunata perché il vero inferno l’aveva vissuto lui, criticato anche dalla sua stessa maggioranza».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Lei non ha questo problema ma oggi ci saranno manifestazioni di protesta in tante città. &lt;/b&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Rispetto chi contesta ma sono con­vinta che si tratti di un numero molto limitato di persone».
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Limitato?  &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Limitato rispetto ai tanti genitori e studenti che non si vogliono più ac­contentare di una scuola mediocre. E che non vogliono sentir parlare solo di organici e di curriculum ma di scuo­la come luogo di educazione, di un servizio che dovrebbe stare a cuore a tutti. Come gli ospedali». &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Per rimettere ordine nel campo dell’istruzione Galli della Loggia si augura proprio uno sforzo congiun­to di tutte le forze politiche interes­sate al bene del Paese. Lei ci crede?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«No. Nella mia prima audizione in Parlamento avevo auspicato che tutte le riforme venissero affrontate con uno spirito bipartisan. Dopo un anno, dalla sinistra non ho sentito proposte ma solo invettive contro il governo: se necessario, quindi, andremo avanti da soli. Su questo punto sono delusa dal mio predecessore, Giuseppe Fioro­ni ».&lt;b&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Alcune riforme del ministro Pd, ad esempio sull’istruzione tecnica e sulla formazione, lei però le ha con­fermate. &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Sì, perché sono decisioni che con­divido. Ma credo che ormai Fioroni debba scegliere se fare il responsabile istruzione del Pd, e quindi lavorare per il bene della scuola italiana, oppu­re fare politica punto e basta. Nessuna sorpresa se lui gioca una partita in vi­sta del congresso del suo partito ma non usi la scuola come strumento del­la contesa tra Franceschini e Bersani. La scuola non può essere il luogo del­la protesta della sinistra e della Cgil».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Intende dire che la protesta dei precari è strumentalizzata dalla sini­stra? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«La protesta esprime un disagio rea­le che va rispettato. Ma la sinistra pre­ferisce salire sui tetti per esprimere la solidarietà ai professori e cavalcare il disagio sociale senza assumersi re­sponsabilità per il passato». &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;Sono solo loro le responsabilità? In questi anni ha governato anche il centrodestra&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Sono responsabilità che vengono da lontano. Per anni, complici i sinda­cati, si è data la sensazione che ci fos­se spazio per tutti quelli che volevano fare gli insegnanti, per poi lasciarli in graduatoria anni ed anni. Sono state vendute illusioni che si sono trasfor­mate in cocenti disillusioni».&lt;b&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma chi aspetta un posto da 20 an­ni ed è ancora precario ha forse tor­to a scendere in piazza e chiedere una cattedra, uno stipendio? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«No, certo. Credo che nei prossimi cinque anni, grazie ai prepensiona­menti, la gran parte di questi precari verrà assorbita negli organici. Ma è fondamentale impedire che nel frat­tempo si allunghi di nuovo la coda. Per questo abbiamo chiuso le sis, le scuole di specializzazione per l’inse­gnamento, e introdotto il numero pro­grammato ».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;È vero che il Quirinale ha espres­so dubbi sull’inserimento della nor­ma salva precari nel decreto Ronchi sulle violazioni comunitarie? Servirà un decreto ad hoc? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Dal Colle non ci è arrivata nessu­na comunicazione ufficiale. Se arrive­rà la rispetteremo anche se resto con­vinta della nostra scelta. In ogni caso sarebbe uno slittamento di pochi gior­ni ».&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;Ministro, gli stranieri sono sem­pre più numerosi nelle nostri classi. In alcuni casi si arriva al 97 per cen­to degli studenti: va bene così? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«No, rischiamo di creare delle clas­si ghetto. Dall’anno prossimo ci sarà un limite del 30 per cento. Volevamo introdurlo già quest’anno ma non c’erano i tempi tecnici per procede­re ».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;L’inglese alla scuola media. La possibilità di aggiungere due ore al­le tre già previste si è scontrata con le ordinanze del Tar del Lazio. Ci ri­proverà l’anno prossimo? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«È vero che ci sono delle difficoltà applicative. Ma, compatibilmente con gli organici, è una strada percorribile già quest’anno. È stata chiesta dal 15 per cento delle famiglie».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;E per l’università? Quando crede che arriverà in porto la riforma? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Tra ottobre e novembre partirà l’esame in Parlamento, spero che il prossimo anno sia operativa».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche quest’anno ci sono stati er­rori nei test d’ingresso. È un model­lo da modificare? &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Per medicina c’era solo un errore sul sito internet, l’abbiamo corretto e il quesito sarà conteggiato. Mentre per architettura stiamo valutando se non tener conto di una domanda che forse non era chiara. In futuro i test non saranno più gestiti dalle singole università ma nazionali, per ogni fa­coltà. Così sarà possibile indirizzare ogni ragazzo verso la facoltà più adat­ta al suo talento ed al suo merito». &lt;/p&gt;&lt;p&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lorenzo Salvia sul &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/09_settembre_14/gelmini_intervista_61676100-a0f0-11de-9cad-00144f02aabc.shtml"&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt; del 14/09/2009
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-4056162617966736572?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-09-14T11:25:52.967+02:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Parentopoli, quando l'università è affare di famiglia</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/03/parentopoli-quando-luniversita-e-affare.html</link><category>baronie</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Thu, 26 Mar 2009 02:06:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-6338717258324193139</guid><description>&lt;p&gt;Presento oggi questo libro scritto dal giornalista Nino Luca, dove con lucida oggettività vengono presentati i centinaia di casi di nepotismo che ammorbano il mondo accademico. Vere "famiglie", un'organizzazione capillare di "stampo mafioso" (a detta dei giudici). Si potrà scoprire come i primi a protestare contro la pseudo-Riforma Gelmini, e cioè i Rettori, sono i primi impelagati in questo magico mondo di "consigli", con l'assunzione di mogli, figli, nipoti, portaborse, amici e amici degli amici. E la giustizia? Praticamente impotente, tra lentezze burocratiche, vuoti giuridici e normative un po' bislacche.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://farm4.static.flickr.com/3632/3379017936_9dd85fb18e_o.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 130px; height: 200px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3632/3379017936_9dd85fb18e_o.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Così, il giornalista siciliano originario di Sydney, avvalendosi della banca dati della pubblica amministrazione accessibile via internet, ha ricostruito con dovizia di particolari, gli innumerevoli concorsi truccati che funestano il mondo accademico, tra casi limite e giustificazioni improbabili. Un libro certamente da leggere e da meditare.&lt;/p&gt;&lt;p  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Titolo: &lt;a href="http://book.shop.it/societa-politica-e-comunicazione/educazione/parentopoli-quando-l-universita-e-affare-di-famiglia/dettaglio/id-2156734/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Parentopoli. Quando l'università è affare di famiglia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;
Genere: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Educazione&lt;/span&gt;
Autore: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nino Luca&lt;/span&gt;
Editore: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marsilio&lt;/span&gt;
Anno: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2009&lt;/span&gt;
Collana: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gli specchi&lt;/span&gt;
Informazioni: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;pp. 315&lt;/span&gt;
Codice EAN: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;9788831797696&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Prezzo di listino: € 18,00&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-6338717258324193139?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-03-26T10:21:26.432+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Università: Times, quelle italiane sempre più giù</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/02/universita-times-quelle-italiane-sempre.html</link><category>riforma</category><category>baronie</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Mon, 16 Feb 2009 05:13:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-853713040763493320</guid><description>&lt;p&gt;Mesi di proteste per la riforma voluta dal Governo Berlusconi  e dal Ministro Gerlmini (e per ora solo parziale), ma quello che difendono i Baroni ed il loro esercito di studentelli senza arte né parte è un mondo universitario allo sfascio, che ogni anno viene giudicato in maniera sempre peggiore. Nel classico appuntamento con la classifica stilata dal Times risulta che tra le Università italiane soltanto Bologna è tra le prime 200, e per poco, visto che rispetto al precedente anno è passata dal 175° al 192° posto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E si sottolinei e si noti che questa performance è stata ottenuta in regime di finanziaria 2008, cioè dopo due finanziarie del Governo Prodi. Se la classifica non giustifica i tagli del Governo (certo dovuti ad altri fattori evidentemente) come dice il Ministro Ombra Maria Pia Garavaglia, l'immobilismo di chi non vuole cambiare nulla o vuole solo far finta di cambiare qualche cosa di minor conto serve solo a distruggere il sistema oramai in via di disfacimento. Tutti chiedono più soldi: ma per fare cosa? Per assumere più parenti ed amici? Per dare più soldi alla ricerche filosofiche e a quelle sull'asino dell'Amiata? Perché non imparano questi baroni ad utilizzare meglio ciò che hanno? È stato il Ministro Fioroni del Governo Prodi a dire che il mondo universitario italiano può offrire le stesse cose anche con il 10% di finanziamenti in meno... Si parta da lì e dal negare lo stipendio a chi non fa ricerca, poi si vedrà quanti soldi servono effettivamente...
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Infatti la situazione è oramai sempre più deprimente: i professori della Bocconi invece di proporre controriforme al Governo, pensassero a sistemare la loro università, addirittura fuori dalle prime 400. Considerata un vanto per il suo livello, giudicata tra le migliori università di economia a livello internazionale avendo espresso alcuni tra gli economisti più in vista, al confronto con tutte le strutture internazionali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La classifica tiene conto non solo dell'opinione di migliaia di esperti internazionali ma anche dell'opinione degli studenti: confortante notare come USA e GB monopolizzino le prime 10 posizione. Ma l'Onda formata dal movimento sinistrorso dell'Università italiana ha stabilito che questi due modelli sono fallimentari e dunque vanno scartati a priori... Se queste persone potessero prendere provvedimenti non ci resterebbe che piangere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp?dacbo=si&amp;amp;cbogiorno=14/2/2009
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-02-16T14:52:57.272+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Università: allargare i requisiti nei concorsi per la docenza</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/01/universit-allargare-i-requisiti-nei.html</link><category>concorsi</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Tue, 20 Jan 2009 01:21:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-2302783116562925425</guid><description>&lt;p&gt;In questi giorni il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;CUN&lt;/span&gt; (Comitato Universitario Nazionale), ha rilasciato gli "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Indicatori di attività scientifica e di ricerca&lt;/span&gt;" validi ai fini dell'ammissione alle fasce di docenza in termini di qualità e quantità. Ad una prima lettura tuttavia, questi indicatori appaiono largamente deficitari e tutt'altro che in linea con gli indirizzi che l'attuale Governo sta cercando di dare all'Università italiana: meritocrazia e promozione dei talenti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in primis&lt;/span&gt;. Sebbene si dica che tali indicatori non sono automaticamente esclusivi nella scelta di un candidato, di fatto diventano determinanti. Infatti, prendendo in considerazione l'ambito delle scienze giuridiche, per ora si tiene conto solamente della quantità di materiale pubblicato su suolo italiano: 1 monografia e 8 articoli per la docenza da associato, 2 monografie e 10 articoli per la prima fascia, in entrambi i casi senza tenere conto delle pubblicazioni sulle riviste internazionali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si pone dunque un problema di metodo nella scelta di questi criteri: una "monografia tradizionale" richiede almeno 3 anni di studio (infatti, i Dottorati di Ricerca durano 3 anni), ma certamente preparare un articolo per una rivista internazionale richiede ugualmente un periodo lungo per acquisire le conoscenze necessarie. Includere soltanto riviste nazionali, prendendo per buone perfino le riviste di dipartimento (come dire: "me la suono e me la canto"), significa privilegiare quei giovani studiosi che decidono di seguire le orme dei loro maestri, dedicandosi al filone di ricerca nazionale e rimanendo dunque ancorati alla base, mentre si decide quasi a priori di non premiare quei giovani che hanno avuto le capacità di affacciarsi in ambito transnazionale. Perfino le monografie vengono non di rado pubblicate dalla stamperia d'Ateneo, di Facoltà o ancora di Dipartimento, con tutto ciò che ne consegue a livello di scambio di favori e di gestione tutt'altro che oculata dei fondi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dunque, ancora una volta sembra che il sistema universitario nazionale sia ingessato nel tentare di mantenere il controllo completo sulla carriera universitaria dei suoi membri, partendo dai concorsi per i dottorati di ricerca (assurdo che siano concorsualizzati perfino i posti senza borsa!) per arrivare all'accesso alla carriera accademica ed al suo percorso. Decidere a priori di non tenere in considerazione (invece di premiare) chi, giovane studioso, decide fin da subito di confrontarsi con il miglior dibattito internazionale, è lo specchio migliore di quanto ancora si debba fare per scardinare il sistema baronico universitario.
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-01-22T14:09:43.984+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>2009: ripartire per una Università migliore</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2009/01/2009-ripartire-per-una-universit.html</link><category>tagli</category><category>riforma</category><category>università</category><category>ricerca</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 02 Jan 2009 02:23:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-6666825351974562751</guid><description>&lt;p&gt;Certamente il 2008 è stato un anno molto difficile per l'istruzione terziaria italiana. Il cambio di Governo ha portato con sé anche un netto cambio di rotta: basta con le vecchie regole, basta con i finanziamenti a pioggia, basta con l'università dei poteri forti e delle baronie. Sarebbe sciocco non dire che il problema si poteva affrontare meglio e con una comunicazione più tempestiva, invece di approvare la legge di bilancio e poi lasciare che facesse il suo corso: lo scontro con le parti interessate è stato duro e frontale, anche se poi non ha prodotto niente altro che qualche ammaccatura. Quello che color signori non hanno voluto capire è un concetto molto semplice che cerco di riassumere in poche righe:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;l'Università italiana non è eccellente, non produce risultati apprezzabili e come già disse il Governo Prodi nelle sue analisi può fare le stesse cose con il 10% in meno dei fondi statali&lt;/span&gt;
&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Non ci si può infatti sempre nascondere dietro i 2-3 poli di eccellenza del nostro Paese, perché i poli di eccellenza li troviamo anche in Cile. Di fronte alla legge di bilancio, l'oramai famosa 133, tutti hanno gridato allo scandalo denunciando il duo Gelmini-Tremonti come dei barbanera con le forbici che guardano all'Università soltanto come un sistema dal quale fare cassa. Ammesso e non concesso che sia vero, sempre meglio che guardare ad essa come un sistema di potere, nel quale piazzare amici, parenti e raccomandati di ogni genere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il libro del prof. Perotti, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'Università truccata&lt;/span&gt;, è il perfetto esempio della malagestione tutta italiota dell'Università nostrana: non di certo un libro governativo, ma un libro che presenta dati di fatto, inchieste della magistratura e le tante nuove idee che servirebbero a rilanciare questo stanco settore, che produce sempre più umanisti della comunicazione e sempre meno scienziati in un Paese che invece chiede a gran voce il contrario.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È vero, il 10% di tagli in 5 anni non sono bazzecole, ma non sono neanche una catastrofe se ci si saprà organizzare in tempo: inutile gridare alla mancanza di fondi quando a Messina con i soldi pubblici si tappezzano con arazzi e divani in pelle gli uffici, oppure a Siena si affittano gli attici in piazza del Campo per vedere il Palio; inutile gridare alla mancanza dei fondi per la ricerca se poi si finanziano attività sull'asino dell'Amiata, oppure si danno €500.000 per ricerche di filosofia, lasciando i ricercatori pisani che indagano sulle staminali con miseri €27.000. E cosa dire di un sistema che destina più del 90% dei propri fondi allo stipendio del personale? A questi parrucconi si dovrebbe dire: "prima utilizzate al meglio i soldi che abbiamo, poi parliamo di aumentare tali fondi". I paragoni con Paesi come Francia e Germania servono solo come specchietti per le allodole: noi spendiamo la metà perché abbiamo il doppio del debito pubblico. Per di più abbiamo un sistema di gestione peggiore e nettamente differente. Cosa dire di quelle Università dove si entra nei dipartimenti e si legge "figlio di", "moglie di", "parente di" per il 70% del personale? A cosa serve aumentare i fondi a questi dipartimenti se non ad assumere un nuovo genero?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tagliare i fondi non risolverà la situazione, ma almeno impone ai rettori delle scelte: il Magnifico della Sapienza, Frati, ha deciso di tagliare lo stipendio a chi non fa ricerca, di diminuirlo a chi non pubblica, di bloccare gli scatti di anzianità a chi non si comporta con la dovuta deontologia professionale. Senza quei tagli questo non sarebbe avvenuto, e si sarebbe andati avanti come da 20 anni a questa parte. È anche disinformazione allo stato puro continuare a ripetere che i tagli sono a pioggia: con l'ultimo decreto il Ministro Gelmini ha posto dei paletti, ha destinato un cospicuo fondo da ripartire per "meriti", ha guardato con attenzione al mondo del precariato della ricerca creando delle vie preferenziali per l'assunzione di giovani ricercatori e più in generale per un ricambio generazionale all'interno di un mondo che da piramidale qual'era e quale dovrebbe essere si è trasformato in cilindrico, con sempre più professori e sempre meno ricercatori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È finito il tempo delle vacche grasse in cui ognuno si abbevera alla fonte dello Stato, del finanziamento pubblico: lo statalismo è quel cancro che ha portato l'Italia nell'odierna situazione, dove i figli pagano oggi il benessere dei padri di ieri. Lo Stato taglia i fondi? Ma allora perché scappare anche da quelli privati? Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sole 24 Ore&lt;/span&gt; ha pubblicato un dato OCSE che mostra come il finanziamento dell'industria privata in Italia sia calato dal 3,8% all'1,8% nel giro di 10 anni, mentre nel resto d'Europa si è mantenuto invariato sulla media del 5%, in Russia ed in Cina è addirittura aumentato, passando nel primo caso dal 25% al 30% e nel secondo caso superando la soglia del 35%.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Come non parlare infine delle nuove regole: i concorsi con l'estrazione dei docenti hanno dato una bella botta a quel sistema di favori e controfavori per la promozione di gente "fidata". Di pochi giorni fa è la notizia che la Guarda di Finanza, in una delle inchieste che coinvolgono l'ateneo di Bari, ha trovato un'agenda nella quale un professore scriveva per filo e per segno tutti i candidati da aiutare, con caratteristiche e favori da elargire. Anche questo è un segno di come si vuole cambiare l'università, di come si cerca di ripristinare quell'antico concetto del "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;merito&lt;/span&gt;" oggi abbandonato a favore dell'università dell'uguaglianza, un concetto caro ai comunisti che ha distrutto tale sistema relegandolo agli ultimi posti rispetto a quello dei Paesi nostri concorrenti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E poi ancora tante nuove idee, proposte e disegni di legge (in parte già approvati) per rendere tale sistema più dinamico, con una maggiore edilizia studentesca e con una maggiore possibilità di mobilità sociale reale e non presunta come oggi.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ecco forse davvero, con queste rinnovate premesse si può guardare al 2009 come l'anno per il rilancio dell'Università italiana. Auguriamocelo tutti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Buon 2009!
&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-6666825351974562751?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2009-01-02T13:06:36.701+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Scuola, maestro unico: nessun dietrofront</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/12/scuola-maestro-unico-nessun-dietrofront.html</link><category>maestro unico</category><category>riforma</category><category>scuola</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Sat, 13 Dec 2008 08:05:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-6034285097715169574</guid><description>&lt;p&gt;Di Emanuela Fontana per &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=313953"&gt;ilgiornale.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Roma - L’accusa: rinviate di un anno la riforma delle superiori, il maestro unico potrebbe essere scelto, di fatto, da pochissime famiglie. Ministro Gelmini, la marcia indietro sulla scuola, lei dice, non c’è. Perché? &lt;/strong&gt;
«Non c’è stata nessuna marcia indietro del governo: il modello educativo di riferimento resta il maestro unico. Il modulo risulta definitivamente archiviato. Quell’anomalia italiana per cui sostanzialmente c’erano tre insegnanti ogni due classi non esiste più. Non ci sono più le compresenze e, come aveva garantito il presidente Berlusconi, ci sarà possibilità di scelta per le famiglie».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il presidente Berlusconi ha detto oggi che «può darci si siano stati errori di comunicazione» nel governo sulla scuola. Cosa significa maestro prevalente ed è, o no, sinonimo di «unico»?&lt;/strong&gt;
«Il presidente Berlusconi si riferiva alla disinformazione della Cgil e della sinistra. Dobbiamo evitare di permettere di fare una campagna di disinformazione che crea un allarmismo ingiustificato. La volontà di far partire la riforma della scuola secondaria nel 2010 deriva dal fatto che non vogliamo più permettere che si faccia della mistificazione sulla scuola».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A proposito di comunicazione, ora lei sta puntando sulla rete. Ha aperto un canale su YouTube, sul social network Facebook più di 18mila sostenitori si sono iscritti al suo fan club. Andrà avanti per questa strada sul modello «americano»? È questa la nuova comunicazione ai ragazzi e ai genitori?&lt;/strong&gt;
«Assolutamente. Ma è in particolare sulla riforma del secondo ciclo che daremo una comunicazione precisa a tutte le famiglie».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Spedirete libri, brochure, a casa?&lt;/strong&gt;
«Questo non si può dire, ne parleremo quando presenteremo i regolamenti. La comunicazione alle famiglie riguarda soprattutto le novità della scuola secondaria. Prima di applicarle occorre aspettare un anno di tempo indispensabile per far in modo che ci sia lo spazio per le famiglie di essere informate».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Oltre alla riduzione a 11 del numero di indirizzi degli istituti tecnici cosa cambierà per i licei?&lt;/strong&gt;
«Ne parleremo quando presenteremo i regolamenti».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Parliamo di maestro unico e prevalente nella scuola elementare, allora.&lt;/strong&gt;
«Se le famiglie scelgono l’orario delle 24 ore, il maestro è unico».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma ci saranno molte famiglie che sceglieranno questa formula minima, con l’aumento del numero delle donne lavoratrici? Forse al sud sarà più utilizzato?&lt;/strong&gt;
«Esattamente, ora avviene così».

&lt;strong&gt;E se si sceglie il modulo a 27 ore, 30 o 40?&lt;/strong&gt;
«Più aumenta il monte delle ore e più il maestro diventa prevalente. Oltre un certo numero di ore viene affiancato un altro insegnante. Andiamo incontro alle esigenze delle famiglie per il quadro orario. Ma rimane fermo il modello del maestro unico e l’abolizione del “modulo”. E preciso che per ogni ora di lezione verrà pagato un solo insegnante».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Maestro unico e scelta dell’orario, va bene. Ma perché allora i sindacati dicono che è merito loro?&lt;/strong&gt;
«A me fa piacere che ci sia un’apertura del sindacato e che si possa riprendere il dialogo, ma questo non avviene perché la riforma è cambiata, la riforma è la stessa ma il sindacato ha aperto al dialogo. Il nostro progetto di scuola non è cambiato, è lo stesso del decreto Gelmini di settembre, oggi legge. È lo stesso del Piano di attuazione di novembre. È lo stesso della manovra triennale. È la sinistra che oggi fa retromarcia dopo una fallimentare campagna di disinformazione».&lt;strong&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nei consigli studenteschi delle università ormai il centrodestra sembra stia rubando le maggioranze alla sinistra. Addirittura alla Sapienza c’è stato il ribaltone... E allora perché non si riesce a far passare un messaggio e la voce grossa è quella della piazza?&lt;/strong&gt;
«Quello che sta avvenendo nei consigli studenteschi sta a significare che accanto agli studenti che protestano ce ne sono molti altri che non lo fanno. Io rispetto coloro che vanno in piazza, ma mi sento di riconoscere che sono molti di più coloro che non lo fanno».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lei si è data un anno per comunicare, per spiegare, esponendosi all’accusa di fare marcia indietro. Crede che basterà un anno per togliere la scuola dalla «disinformazione della sinistra»? &lt;/strong&gt;
«Penso di farcela».  &lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-6034285097715169574?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-12-13T17:07:45.037+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Scuola, maestro unico a richiesta. Nel 2010 riforma superiori</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/12/scuola-maestro-unico-richiesta-nel-2010.html</link><category>scuola primaria</category><category>riforma</category><category>scuola superiore</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 12 Dec 2008 01:20:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-5266952273123959776</guid><description>&lt;div class="txt"&gt; &lt;div&gt;&lt;div class="img_cnt"&gt;&lt;img src="http://www.ilvelino.it/archivio/homepage/thumbnail_11131.jpg" title="Scuola, maestro unico a richiesta. Nel 2010 riforma superiori" alt="Scuola, maestro unico a richiesta. Nel 2010 riforma superiori" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Roma, 11 dic (&lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=721628#news_id_721628"&gt;Velino&lt;/a&gt;) - Rinviata di un anno la riforma delle superiori. Partirà dal primo settembre 2010 “per dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi” dicono dal ministero dell’Istruzione. Sul secondo ciclo “si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull'applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti”. Fra i punti principali della riforma ci sono la semplificazione degli indirizzi scolastici, con gli istituti tecnici che passano da 39 a 11 e la riorganizzazione del sistema dei licei. Allo studio un legame più stretto fra le richieste del mondo del lavoro e la scuola e l’aumento delle ore di lingua inglese, delle materie scientifiche e di matematica. La nuova scuola primaria partirà invece dal prossimo anno ma anche in questo caso ci sono delle novità rispetto al decreto della Gelmini. Il tanto contestato “maestro unico” alle elementari sarà attivato su richiesta delle famiglie. È confermato nel verbale dell'incontro che si è svolto a Palazzo Chigi tra i sindacati della scuola e il governo. Presenti il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e i titolari dell’Innovazione e Pa Renato Brunetta e del Lavoro Maurizio Sacconi. All'incontro hanno partecipato anche i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per la SCUOLA PRIMARIA l'orario settimanale di 24 ore (che riguarda le prime classi per il 2009-10), sarà dunque una opzione che le famiglie potranno chiedere, accanto alle 27 e alle 40 ore. Alle classi funzionanti a tempo pieno saranno assegnati due docenti. Alle MEDIE previsto un tempo scuola da 29 a 30 ore, secondo i piani dell'offerta formativa delle scuole autonome. Le classi con il tempo prolungato, ferma restando l'esigenza che si raggiunga il previsto numero di alunni, funzioneranno con non meno di 36 e fino a un massimo di 40 ore. Nella SCUOLA DELL’INFANZIA si garantirà prioritariamente il tempo di 40 ore con l'assegnazione di due insegnanti per sezione. Quello con attività didattiche solo al mattino sarà un modello organizzativo residuale, sulla base della esplicita richiesta delle famiglie. Il numero massimo di alunni per classe non verrà elevato ed è prevista la tutela del rapporto di un docente ogni due alunni disabili. Il governo si impegna infine a costruire un tavolo permanente per ricercare le possibili soluzioni per tutelare i precari. &lt;/p&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;a name="news_id_721630"&gt;&lt;/a&gt;
Soddisfazione è stata espressa dai sindacati: Francesco Scrima (Cisl scuola) e Raffaele Bonanni salutano positivamente l'apertura di un tavolo di confronto “nel quale ci attiveremo da subito perché la tutela delle condizioni di lavoro del personale precario e le sue prospettive di continuità lavorativa trovino assoluta priorità”. Parla di “risultati concreti” ottenuti anche Massimo Di Menna (Uil) che esprime una valutazione “estremamente positiva” della riunione odierna. Giudizio positivo sull'apertura del tavolo e sugli impegni assunti dal governo arriva anche da Gennaro Di Meglio (Gilda) e Achille Massenti (Confsal). “Consideriamo importante che si riprenda il confronto, era una nostra fondamentale richiesta” ha detto Domenico Pantaleo (Flc-Cgil), aggiungendo tuttavia che “sulla primaria rimangono delle ambiguità. Apprezziamo anche l'apertura sul precariato, ma ricordiamo che rimangono i tagli al settore e chiediamo che non condizionino i regolamenti attuativi sulla scuola secondaria”. Per questo “nessun passo indietro sullo sciopero di domani”. I regolamenti attuativi saranno presentati in Cdm martedì prossimo: “Dopo tanti anni di discussione, verrà portata in Consiglio dei ministri una riorganizzazione organica dell'offerta formativa della scuola italiana: si tratta di una proposta che per i suoi contenuti può essere definita storica” ha commentato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Intanto la commissione Cultura della Camera ha dato il via libera al decreto sull’università senza modifiche. Da lunedì il testo passerà all'esame dell'Aula per il via libera definitivo. “Entro il 18 dicembre il decreto dovrebbe essere convertito”, ha spiegato Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura.&lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-5266952273123959776?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-12-12T10:22:06.637+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Università: la democrazia? Un alibi</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/12/universit-la-democrazia-un-alibi.html</link><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Mon, 08 Dec 2008 03:03:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-684398201938057576</guid><description>Di Angelo Panebianco per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corriere della Sera Magazine&lt;/span&gt; del 04/12/2008.

http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp?dacbo=si&amp;amp;cbogiorno=4/12/2008
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-12-08T12:05:56.417+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Libertà e rigore per l'università</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/12/libert-e-rigore-per-luniversit.html</link><category>riforma</category><category>università</category><category>ricerca</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Wed, 03 Dec 2008 02:12:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-1814065934677267393</guid><description>&lt;p&gt;Di Ernesto Galli della Loggia per &lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/08_dicembre_03/liberta_e_rigore_per_l_universita_ernesto_galli_della_loggia_d123a408-c0ff-11dd-9466-00144f02aabc.shtml"&gt;corriere.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Più di un segnale lascia credere che oggi è forse diventato possibile per l'Università italiana aprire una pagina nuova. C'è finalmente un ministro determinato, incline a scelte di razionalità e di buon senso, capace di non farsi intimidire dalle solite sparute minoranze protestatarie. C'è anche un'opposizione che sembra aver capito l'errore della politica del rifiuto, che appare saggiamente riluttante a sposare le agitazioni delle minoranze di cui sopra, e anzi è forse pronta a dialogare con la maggioranza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La spinta riformatrice è oggi aiutata, infine, da un’opinione pubblica che si è massicciamente convinta che l'Università così com'è non può andare avanti, che bisogna che cambi e subito. Questa opinione pubblica ha in gran parte capito che la questione dei «tagli» di bilancio, sebbene cruciale, non può tuttavia essere disgiunta da una contemporanea, profonda, revisione dell’istituzione universitaria. Sono ormai chiare, e largamente condivise sia dentro che fuori l'Università, le quattro direzioni in cui il ministro Gelmini intende molto verosimilmente andare: a) una drastica riduzione del numero dei corsi di laurea e del numero degli esami necessari per ogni corso di laurea, cresciuti oltre ogni ragionevolezza (per una tesi triennale si può arrivare attualmente a dover sostenere trenta esami!), nonché della possibilità per gli Atenei di aprire sedi distaccate; b) prevedere per il reclutamento dei docenti universitari l'istituzione di un concorso d'idoneità nazionale, facendola finita con il localismo degli ultimi 15 anni che tanti danni ha fatto; al tempo stesso, per ciò che riguarda il reclutamento dei ricercatori, destinato a subire senz'altro un notevole incremento, far precedere il loro ingresso in ruolo da un periodo di prova di 4-5 anni; c) impedire che, come accade adesso, all'interno dei singoli atenei le stesse persone occupino per anni e anni i posti di governo, ma contemporaneamente dotare i rettori di strumenti più efficaci di gestione; d) accorpare infine i dottorati di ricerca post-laurea, oggi disseminati in pratica in ogni dipartimento, e spesso dotati di non più di due-tre posti, riqualificandone la funzione soprattutto attraverso l'obbligo di impartire una docenza vera e non fittizia come in troppi casi è quella attuale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si tratta, ripeto, di provvedimenti che oggi possono raccogliere un consenso vastissimo. Che vanno accompagnati da uno spirito nuovo che il ministro deve riuscire a immettere nella politica universitaria: uno spirito di libertà e insieme di rigore. Perché ad esempio non lasciare ogni facoltà libera di insegnare Diritto o Filosofia o Chimica nel numero d'anni che essa ritiene idoneo e impartendo gli insegnamenti che essa giudica necessari, fatti salvi alcuni pochi stabiliti dal Ministero? Non sarebbe questo un modo di cominciare a introdurre un po' di sana competitività nel sistema? Il rigore deve invece riguardare il fondo di finanziamento annuale dello Stato alle varie Università, il quale deve dipendere in misura crescente da accertati criteri di sana gestione e da altrettanto accertati risultati nell’ambito della ricerca scientifica. Basterebbero questi provvedimenti a migliorare in misura significativa la condizione dell'Università italiana: se il ministro Gelmini li adotterà sarà riuscita in un'impresa che, è bene ricordarlo, negli ultimi trent'anni non è riuscita a nessuno dei suoi predecessori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-1814065934677267393?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
&lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/scuoladariformare?a=Re-ovI1ES7Y:mzPFR-LHo_I:yIl2AUoC8zA"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/scuoladariformare?d=yIl2AUoC8zA" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/scuoladariformare?a=Re-ovI1ES7Y:mzPFR-LHo_I:YwkR-u9nhCs"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/scuoladariformare?d=YwkR-u9nhCs" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-12-03T11:14:36.153+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Ricerca: l'Onda anomala e l'aria fritta</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/ricerca-londa-anomala-e-laria-fritta.html</link><category>riforma</category><category>università</category><category>ricerca</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 28 Nov 2008 03:45:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-4795506739335994282</guid><description>&lt;p&gt;Cari lettori, come molti di voi sapranno nel periodo di massima protesta degli studenti universitari si è contestualmente svolta un'assemblea aperta in quel della Sapienza dove 3000 studenti (secondo gli organizzatori) avrebbero discusso su alcune linee guida di riforma dal basso, producendo 3 documenti. La loro lettura è estremamente interessante e soprattutto rivela il grado di cultura (basso) e di ideologia (altissimo) di chi ha scritto quei documenti. Intervengo con ritardo perché in questi giorni sono stato altrimenti impegnato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Partiamo dalla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ricerca&lt;/span&gt;. Nel relativo &lt;a href="http://ricercatoriprecari.files.wordpress.com/2008/11/ricerca.pdf"&gt;testo&lt;/a&gt; si legge un po' di tutto, andiamo con ordine:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Indipendenza ed autonomia della ricerca&lt;/span&gt;: socializzazione dei risultati della ricerca, democratizzazione dell'accesso ai fondi anche per i dottorandi, tutela libera e non commerciale (GPL vs brevetti).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Fumosità ai massimi livelli: come è possibile valutare l'impatto di una ricerca sulla società? Con quali parametri? In che modo si dovrebbe democratizzare l'accesso ai fondi per tutti i soggetti interessati (financo ai dottorandi!)? Nulla, silenzio assoluto...
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;autonomia della ricerca e nuovo modello di valutazione&lt;/span&gt;, legato alla rendicontazione sociale e disgiunto dai bilanci, dai brevetti e dalle pubblicazioni&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Mi chiedo se chi ha scritto questo documento abbia ben capito di cosa parla oppure, per il semplice fatto di usare dei "paroloni", pensa automaticamente di aver scritto concetti elevati...
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;reddito per tutti&lt;/span&gt; e per qualunque attività, dai dottorandi fino ai praticantati&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Magari in un quarto documento ci faranno sapere con quali risorse...
&lt;ul style="font-style: italic;"&gt;&lt;li&gt;abolizione dei dottorati senza borsa&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Questa è una delle idiozie più grosse che abbia mai sentito: non solo in tal modo si trasforma il titolo di Dottorato nell'unico binario di accesso alla docenza universitaria e lo si giudica invece inutile per la società nel suo complesso. Allo stato attuale, si tratterebbe di abolire almeno il 40% dei posti di dottorato disponibili (per legge devono essere coperti al 50% da borse, quindi esiste almeno un 40-50% di posti senza borsa). Dunque, invece di liberare tali posti dal gioco del concorso come avviene all'estero (presento un progetto e l'università valuta se accoglierlo oppure no, tanto la ricerca la pago da me), li si vuole direttamente abolire. Oggi, l'ultimo posto in un concorso di Dottorato è l'unica possibilità che hanno i meritevoli di accedere, visto che i posti con borsa sono occupati dagli "allievi di": abolirli significa nepotizzare ancora di più permettendo un controllo ancora più capillare e maggiore l'accesso alla docenza universitaria.
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;abolizione del turnover&lt;/span&gt;, contratto unico di lavoro subordinato al termine del dottorato, ruolo unico nella docenza&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Qui si sfiora la follia: il blocco del turnover serve ad impedire che università che sono fuori legge spendendo oltre il 90% in stipendi continuino a reclutare docenti senza poterlo fare; serve ad impedire che lo Stato italiano spenda un mucchio di soldi in stipendi che potrebbero essere reinvestiti in attività di ricerca, soprattutto in un momento come questo dove la liquidità scarseggia.
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;partecipazione dei ricercatori precari e dei dottorandi ai processi decisionali dell'università tramite rappresentanti eletti&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;L'unico punto sul quale mi sento di concordare
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;riformare l'università guardando all'estero&lt;/span&gt; ma scartando subito il modello anglosassone che ha fallito in Inghilterra e negli Stati Uniti&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Sarebbe interessante capire sotto quale punto di vista il modello anglosassone ha fallito: poca ricerca, poca mobilità sociale, dov'è che è sbagliato? Poi, a quale modello europeo bisognerebbe guardare, quello francese, quello tedesco, quello svedese, quello lituano o magari ungherese?&lt;p&gt;Infine, nelle righe finali abbiamo la chiave di lettura: «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una molteplicità di strade ma molte di più, pensiamo, sono quelle che usciranno dalla fantasia di questo movimento, dalla forza della partecipazione che lo sta facendo vivere, dalla capacità di sperimentare percorsi nuovi che ha mostrato in questi giorni di mobilitazione&lt;/span&gt;».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se si dovesse giudicare un movimento dalla sola partecipazione, l'Onda ha fallito in tutto e per tutto. Concordo sul fatto che solo la "fantasia" poteva produrre una tale massa di paroloni senza senso, dalla rendicontazione sociale, alla democratizzazione, alla gerarchizzazione: appunto, aria fritta e probabilmente anche un po' marcia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si parla di concorsi ma non di come riformarli (va bene il sistema attuale quindi? Panico...), non una parola sulla valutazione della ricerca e della didattica, per la quale anzi si rifiutano sia i brevetti che le pubblicazioni (avessero almeno spiegato come parametrizzare la socialità della ricerca!), si chiedono più soldi, molti più soldi, ma non si dice una parola su come reperirli, visto che si rifiuta il supporto del settore privato. La natura dell'estensore si appalesa per quello che è: un mix di concetti veterocomunisti e veterosessantottini, che gli Italiani hanno rifiutato a stragrande maggioranza e che hanno già distrutto l'università oltre ogni più fosca apparenza. Vivere sulla nube di Oort e poi pretendere di "autogestire" la riforma di un settore così complesso e vitale per il Paese è uno sport estremo che non deve avere patria in Italia. Colgo con grande favore la rinuncia dell'Onda a presentarsi alle elezioni universitarie della Sapienza, dove le formazioni di centrodestra (non tutte legate ai partiti di Governo, giova ricordarlo) hanno ottenuto un successo netto e probabilmente non preventivabile: meglio così, meno potere decisionale hanno i sinistrorsi, meglio sarà per il Paese.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando poi passeremo ad analizzare il documento sulla didattica, beh allora ci sarà spazio anche per le scimmie da circo...
&lt;/p&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-4795506739335994282?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-29T14:57:46.704+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Università: l'anomalia dell'Onda e la politica del nulla</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/universit-lanomalia-dellonda-e-la.html</link><category>riforma</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 28 Nov 2008 02:50:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-8753965282840054650</guid><description>&lt;p&gt;Di Rossano Salini per &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=9165"&gt;ilsussidiario.net&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ci sono due episodi, accaduti negli ultimi giorni, che possono tornare assai utili per capire che cosa stia accadendo intorno al tema università, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche politiche annesse. Si tratta di due voci, molto diverse tra loro, che hanno avuto in sorte una medesima sostanziale indifferenza da parte di media e politici. Ma la prima è caduta nel nulla per debolezza intrinseca, quindi a ragione; la seconda invece per debolezza del destinatario cui il messaggio era indirizzato.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;La prima voce di cui si parla è stata quella degli studenti dell’Onda, i quali, al termine di una lunga serie di iniziative di protesta, domenica 15 novembre si sono riuniti per formulare la loro proposta di riforma. Anzi, di “autoriforma”, come loro stessi l’hanno chiamata. Sono passati dieci giorni, ma di quel proclama non si vede effetto alcuno. Molto semplice capire il motivo per cui la proposta, pur preparata con cura e adeguatamente articolata in più punti, non abbia ricevuto molta attenzione: si è trattato infatti di una confusa dichiarazione d’intenti, assolutamente irricevibile e del tutto decontestualizzata dal dibattito pubblico, nazionale e internazionale, sul rilancio del sistema dell’università. Nulla su autonomia, governance, valutazione: solo un antiquato catalogo sindacalese su abbassamento delle tasse, abolizione dei contratti precari, assunzioni di massa, stipendi minimi a 1300 euro anche per i dottorandi, accessi gratuiti a cinema, teatri, musei. Proposte sconsiderate, vista la loro assoluta insostenibilità economica; ma soprattutto idee prive di una base culturale aggiornata, che recepisca almeno uno degli stimoli provenienti dal dibattito provocato, tanto per fare un esempio, da un volume di grande successo come “L’università truccata” di Roberto Perotti. D’altronde non è il primo caso in cui un abbozzo di &lt;i&gt;pars construens&lt;/i&gt; in tutto il recente subbuglio anti-Gelmini abbia dimostrato la propria inconsistenza: già il Pd, che ha a più riprese fatto proprie le ragioni del movimento di protesta, aveva alcune settimane or sono lanciato nientemeno che un decalogo per l’università. Iniziativa ben poco incisiva, che ha solo raccolto autorevoli critiche di merito sulla manchevolezza delle proposte stesse (si vedano le argomentazioni  di Andrea Ichino dalle colonne de &lt;i&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Veniamo ora alla seconda voce “dimenticata” degli ultimi giorni, anch’essa parzialmente collegata al tema università. Si tratta delle pubbliche dimissioni di Irene Tinagli dal coordinamento nazionale del Pd; una comunicazione arrivata da Pittsburgh, dove la dimissionaria risiede, tramite lettera pubblicata su &lt;i&gt;Il Riformista&lt;/i&gt;. Lo stesso quotidiano denunciava ieri il silenzio in cui la missiva è stata lasciata cadere. In questo caso però, come si diceva, l’indifferenza è colpevole, perché le argomentazioni della Tinagli sono di tutto rispetto. Ecco il passaggio che più qui interessa: «Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i più scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l'immagine della scuola come strumento occupazionale. È questa la linea nuova e riformista del PD? Cavalcare l'Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti certe logiche di funzionamento anziché difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo». Accuse pesanti, nonché stridenti, per valore culturale, con l’avvilente balletto intorno a Villari in cui il partito chiamato in causa era nelle stesse ore (ed è tuttavia) impegnato.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;I due episodi si tengono, e la morale è del tutto semplice: facilissimo alzare il polverone della protesta, assai più arduo giungere a proposte credibili. Scuola e università meritano grande attenzione, e il governo non ha certo dimostrato per il momento particolare sensibilità sull’argomento. Ma dalla parte opposta del governo ci stanno innanzitutto coloro che vogliono, tramite difese corporative, mantenere privilegi e situazioni di favore cementate negli anni. L’esito al momento è che il governo scende a patti con questi per mitigarne le reazioni, e l’opposizione cavalca le proteste dei medesimi soggetti per guadagnarne il consenso politico. Le corporazioni sono gli unici interlocutori cui il debolissimo mondo della politica presti attenzione. E pare che il dibattito in Senato in questi giorni intorno al decreto sull’università stia per l’ennesima volta dimostrando questo dato poco consolante.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Difficile, al momento, ipotizzare che le voci veramente riformiste (ci sono, e crescono sempre più per quantità e qualità) possano al momento ricevere ascolto. La parte innovativa e culturalmente forte del nostro paese rimane come al solito qualcosa di totalmente estraneo agli interessi della politica, dell’una e dell’altra parte.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-8753965282840054650?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-28T11:51:47.196+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Decreto 180: il PD emenda ma vota contro lo stesso...</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/decreto-180-il-pd-emenda-ma-vota-contro.html</link><category>riforma</category><category>stipendi</category><category>baronie</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 28 Nov 2008 01:47:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-1417911477828794554</guid><description>&lt;p&gt;Sembra di essere in un manicomio di schizzofrenici: un partito politico si batte affinché una legge cambi nel senso che egli stesso propone, quei cambiamenti vengono accolti, ma quello stesso partito politico continua a votare contro. Per "partito preso"? No, perché siamo in Italia e l'inutilità dell'opposizione si misura in questa schizzofrenia politica senza fondo. Dunque, il decreto Gelmini, anche se corretto, anche se in molti punti ha registrato convergenze tra opposizione e maggioranza, contiuerà ad essere "manchevole e minimale". Ovvio, il PD in Parlamento prova a fare il suo dovere (insomma poveretto, bisogna comprenderlo, ognuno fa quel che può ed è capace di fare, e dunque giudichiamo positivamente lo sforzo di chi è in grado di fare poco), però in piazza di fronte alla gente deve dimostrare di essere duro e puro, una opposizione senza sconti e senza compromessi: per cui, il Governo che accettando gli emendamenti perfino di Pancho Pardi (signori, gli emendamenti di un personaggio dei fumetti!) pensava di essersi guadagnato l'astensione, ha di nuovo fatto male i conti (e noi si potrebbe aggiungere povera la maggioranza che ancora ci crede). Alla fine, nel PD si è consumata l'ennesima spaccatura: una persona che di università e di scuola ne capisce davvero e le cui proposte sono estremamente interessanti, come il senatore Nicola Rossi, ha abbandonato l'aula per aperto dissenso contro la linea tenuta dal suo partito. E non è il solo: Irene Tinagli si è dimessa dal coordinamento nazionale del PD perché inconsistente e veteroretorica la politica del partito sull'Istruzione italiana, talmente tanto da indurre un personaggio di tale levatura addirittura alle dimissioni (cosa rara in Italia). Peccato che di entrambe le cose, in televisione o nei giornali, si sia detto poco o nulla, qualche riga ben nascosta in mezzo agli articoli: e meno male che l'informazione è monopolizzata da Berlusconi!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Vediamo in ogni caso, dalle pagine di &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_27/gelmini_decreto_58779918-bc7e-11dd-88c4-00144f02aabc.shtml"&gt;corriere.it&lt;/a&gt;, i principali punti del decreto 180 in via di conversione al Senato:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;
&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Università: le novità del decreto Gelmini&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stop ad assunzioni per gli atenei in deficit, nuove regole per i concorsi dei docenti e strumenti anti «baronati»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ROMA&lt;/span&gt; - Ora tocca all'università. Il decreto legge Gelmini sull'università, licenziato dalla commissione Istruzione del Senato arriva all'esame dell'aula. Stop alle assunzioni nelle università con i conti in rosso, deroga parziale al blocco del turn-over, invece, negli atenei virtuosi. Ma anche nuove regole per i concorsi di docenti e ricercatori universitari e strumenti per combattere i «baronati» dentro gli atenei.
&lt;b&gt;&lt;/b&gt;Diverse le novità apportate in commissione: gli emendamenti del relatore, il senatore del Pdl Giuseppe Valditara, hanno introdotto una stretta sui baroni (per fare carriera i docenti dovranno produrre pubblicazioni scientifiche, bando, insomma, ai fannulloni) e l'obbligo per gli atenei di rendere più trasparente l'uso delle risorse messe a bilancio e la produzione scientifica. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ASSUNZIONI&lt;/span&gt; - Il dl prevede il blocco delle assunzioni nelle università che, alla data del 31 dicembre di ciascun anno, abbiano i conti in rosso. Per gli atenei indebitati c'è anche l'esclusione, per il 2008-2009, dei fondi straordinari per il reclutamento dei ricercatori. Scatta, invece, il parziale sblocco del turn-over (che passa dal 20% al 50%) negli atenei virtuosi a patto che il 60% dei soldi sia speso per reclutare i giovani. In base ad un emendamento approvato in commissione ci si può avvalere per le assunzioni anche del supporto economico di soggetti privati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CONCORSI&lt;/span&gt; - Cambiano le regole per la composizione delle commissioni. Per la selezione dei docenti sono previsti un ordinario nominato dalla facoltà che bandisce il posto e quattro professori ordinari sorteggiati su una lista di dodici persone da cui sono esclusi i docenti dell'università che assume. Per i ricercatori la commissione è così composta: un ordinario e un associato scelti dalla facoltà che bandisce il posto e due ordinari sorteggiati in una lista che contiene il triplo dei candidati necessari, esclusi sempre i docenti dell'ateneo che assume. Un emendamento votato oggi prevede che ci sia una commissione nazionale designata dal Cun (Consiglio universitario nazionale) per supervisionare le operazioni di sorteggio che saranno pubbliche. Le nuove commissioni valgono anche per i concorsi già banditi, ma intanto sono stati riaperti i termini per partecipare ai concorsi in atto, viste le novità. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;NORME ANTI-«BARONI» &lt;/span&gt;- Tra le novità introdotte in commissione al Senato, le norme anti-baroni: è prevista la costituzione di una anagrafe (aggiornata annualmente) presso il ministero con i nomi di docenti e ricercatori e le relative pubblicazioni. Per ottenere gli scatti biennali di stipendio i docenti dovranno provare di aver fatto ricerca e ottenuto pubblicazioni. Se per due anni non ce n'è traccia lo scatto stipendiale è dimezzato e i docenti non possono far parte delle commissioni che assumono nuovo personale. I professori e i ricercatori che non pubblicano per tre anni restano esclusi anche dai bandi Prin, quelli di rilevanza nazionale nella ricerca. Gli atenei dovranno anche garantire trasparenza nei bilanci e far sapere agli studenti come vengono spesi i finanziamenti pubblici. I rettori in sede di approvazione del bilancio consuntivo dovranno anche pubblicare i risultati delle attività oltre che i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati. Altrimenti si rischiano penalità nell'assegnazione dei fondi. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;RIENTRO DEI CERVELLI&lt;/span&gt; - le università potranno coprire i posti da ordinario e associato o da ricercatore chiamando studiosi «stabilmente impegnati all'estero» anche quelli già impegnati nel Programma ministeriale di rientro dei cervelli. Lo prevede un emendamento votato in commissione. Si potranno anche chiamare «studiosi di chiara fama». &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;UNIVERSITÀ VIRTUOSE&lt;/span&gt; - Almeno il 7% del Fondo di finanziamento ordinario sarà distribuito alle università virtuose per migliorare la qualità della ricerca e dell'offerta formativa. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DIRITTO ALLO STUDIO&lt;/span&gt; - Nel decreto ci sono anche 65 milioni per nuovi alloggi e 135 milioni di euro per le borse di studio destinate ai meritevoli.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL MINISTRO &lt;/span&gt;- «Il decreto approvato dal Governo e gli emendamenti approvati dalla Commissione Cultura del Senato sono una vera e propria svolta nel sistema accademico in Italia – ha dichiarato il ministro dell'Istruzione Università e Ricerca Mariastella Gelmini - da vent’anni si parlava di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’università in base a parametri che ne valutassero la qualità. Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma - come previsto dagli emendamenti approvati in commissione - al merito ed alla ricerca effettivamente svolta».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-1417911477828794554?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-28T11:52:23.869+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Scuola: dalla Svezia una lezione di libertà</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/scuola-dalla-svezia-una-lezione-di.html</link><category>tagli</category><category>scuola</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Sun, 23 Nov 2008 03:58:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-2403448202005845073</guid><description>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Di Giovanni Cominelli per &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=8971"&gt;ilsussidiario.net&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Che il Pd abbia ridotto la questione educativa di questo Paese al “più soldi!” e che abbia condotto una massiccia campagna - o se ne sia fatto condurre - contro “la privatizzazione” della scuola non meraviglia ormai più. Certo, le forze che lo compongono hanno conosciuto una cultura migliore. In fondo, è stato un ministro della sinistra, Luigi Berlinguer, a dare al Paese la legge n. 62 del 2000, che creava la fattispecie delle scuole “paritarie”: scuole private che diventavano “pubbliche”, a determinate condizioni.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma oggi la condensazione di statalismo cattolico-democristiano e vetero-socialdemocratico degli eredi del Pci ha prodotto una regressione: l’idea che la libertà di scelta della scuola da parte delle famiglie sia un lusso, che lo Stato non può permettersi di finanziare, se non quando le vacche sono grasse.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma che dire di un governo “liberale” (sic!) che riduce le scuole paritarie sulla soglia della chiusura? Si tratta solo di incapacità tecnica di governo di una materia complessa o c’è dell’altro? C’è parecchio altro. Non solo, con tutta evidenza, una misconoscenza basilare della condizione reale del sistema educativo in Italia, non solo un malinteso e fatale continuismo con la filosofia manutentiva, conservatrice e minimalista di Fioroni. C’è una ben solida - ahinoi! - cultura politica nazionale. Secondo questa cultura, che unisce la Destra storica, il Fascismo (il Manuale del fascista del 1937 recitava, a mò di catechismo: «Tutto nello Stato, nulla fuori dello Stato, nulla contro lo Stato»), un certo cattolicesimo politico e la Sinistra storica, la scuola è stata appositamente costruita quale grande apparato ideologico di Stato e tale deve restare. Solo lo Stato conosce autenticamente il destino dei nostri figli e se ne prende cura. Solo lo Stato garantisce piena cittadinanza ed eguaglianza delle opportunità. Solo lo Stato costruisce la nazione. La persona, le famiglie, la società civile sono fomento di disordine, di incontrollabilità, di irrazionalità delle scelte. La libertà di scelta delle famiglie si può solo tollerare illuministicamente, come si fa con le minoranze.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;In tutti i Paesi europei, dall’Inghilterra, alla Svezia, all’Olanda, alla Francia compresa, la libertà di scelta delle famiglie è trattata, anche sul piano finanziario, non come un residuo, ma come l’anima del sistema e il motore dell’innovazione dei sistemi statali di educazione. Nel 1992 il nuovo governo di centro-destra svedese ha introdotto la libertà di scelta della scuola. Dopo decenni di rigido centralismo scolastico governato da una politica socialdemocratica ispirata da criteri di uguaglianza e giustizia sociale tipici del welfare state svedese, i bacini d’utenza furono smantellati e le famiglie furono autorizzate e parimenti finanziate a scegliere la scuola nella quale iscrivere i propri figli, statale o privata che fosse.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Nel 1992, solo l’1% degli allievi della scuola primaria e l’1,7% degli studenti della scuola secondaria frequentavano in Svezia una scuola privata. Nel 2008 la proporzione degli studenti nel settore privato è passata al 9% nella scuola primaria e al 17% in quella secondaria. I socialdemocratici, tornati al potere, hanno preso atto pragmaticamente, perché le famiglie hanno scelto, il sistema ha continuato a esprimere ottime performances, la scuola di Stato ha dovuto innovarsi.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un governo è liberale se aumenta la quota di libertà per le persone, le famiglie, la società civile. Si dirà: c’è la crisi finanziaria, che sta precipitando in crisi economica, produttiva e occupazionale. Appunto. Da dove si pensa di raccogliere le energie del Paese per rimettersi in piedi, se non partendo dalle libere scelte delle persone, dai ragazzi, dalle famiglie?&lt;/p&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-2403448202005845073?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-23T12:59:50.600+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Università: i comunisti continuano a mentire</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/universit-i-comunisti-continuano.html</link><category>riforma</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Sun, 23 Nov 2008 01:08:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-432184989870788928</guid><description>&lt;p&gt;Non c'è niente da fare. È più forte di loro: quando non sanno che dire, la loro cultura ed il loro dna gli impone di mentire. Si tratta di una mutazione genetica avvenuta oramai decine di anni or sono, quindi non c'è né meraviglia né stupore a che oggi i comunisti mentano spudoratamente, riuscendo persino a fabbricare leggi diverse da quelle promulgate e commentando le prime e non le seconde a puro uso e consumo della loro propaganda, quella stessa che ha ridotto la scuola italiana com'è oggi (certo il '68 non fu un movimento a matrice cristiana-DC).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prendiamo ad esempio il nuovo libro in uscita per DeriveApprodi, e pubblicizzato dal quotidiano &lt;a href="http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp?dacbo=si&amp;amp;cbogiorno=21/11/2008"&gt;Liberazione&lt;/a&gt;, dal titolo "Manifesto per l'università pubblica", con uno stralcio a firma di Alberto Burgio. Vediamo cosa dice l'esimio:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per ogni studente universitario lo Stato italiano spende 8.026 dollari contro una media OCSE di 11.512.&lt;/span&gt;
È inutile che i comunisti continuino la loro fantasiosa battaglia contro i professori della Bocconi (che stanno sopra di loro di qualche migliaio di spanne): quel dato Ocse per l'Italia non è ponderato, cioè mentre per gli altri Paesi si tiene conto della popolazione studentesca attiva, per il Bel Paese si tiene conto della popolazione studentesca totale. Bel modo con i piedi di confrontare le cifre! La realtà è che, se si normalizzano i dati, si scopre che l'Italia spende oltre 15.000 dollari per studente, cioè risulta essere il quarto Paese a livello mondiale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il rapporto tra docenti e studenti in Italia è di 1:29, contro una media europea di 1:16,4.&lt;/span&gt;
Ancora una volta, dati fuffa. Non si tiene conto della popolazione attiva, che è poi quella che frequenta i corsi ed ha rapporti con i professori: normalizzando i dati in tal modo, si scopre che l'Italia ha un rapporto docenti/studenti di 1:9, contro quello della Gran Bretagna di 1:10.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La previsione della possibilità di trasformare (con decisione a maggioranza del senato accademico) le università pubbliche in fondazioni private.&lt;/span&gt;
È ufficiale, il Burgio non sa cosa sia l'art. 16 della legge 133, perché non lo ha letto e perché forse si fabbrica le leggi in casa prima di commentarle. Comma 1: «&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze». Che non è proprio la stessa cosa di mettere all'asta l'università...
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I tagli accelerano il processo di privatizzazione dell'università, frammentando il sistema universitario nazionale e cancellando l'università di massa, considerata dalla destra un pericoloso strumento di mobilità sociale.&lt;/span&gt;
Mi piacerebbe sapere se l'esimio Burgio in quello che scrive ci crede davvero oppure il suo pamphlet è dettato dalle esigenze del suo padrone. Le fondazioni di diritto privato non sono la privatizzazione dell'università, perché si può essere privati senza essere fondazioni, ed essere privati essendo fondazioni: sono due cose completamente differenti, tanto è vero che si può essere pubblici pur essendo fondazioni (vd. il caso dell'Alma Mater di Bologna o quello di Siena o ancora la stessa &lt;a href="http://www.uniroma1.it/home/fondazione.php"&gt;Fondazione Sapienza&lt;/a&gt;), questo grazie ad una legge introdotta dal governo di centrosinistra (ma pensa un po'!). Poi, che l'università non produca mobilità sociale lo sanno anche i sassi: a patto che Burgio conosca il significato di questo concetto, c'è più mobilità sociale nel mondo anglosassone dove le università sono completamente diverse dalle nostre (spesso private e con rette mostruose), che da noi, dove il concetto di tasse uguali per tutti, di università gratis, fa si che i poveri paghino le tasse ai ricchi, e non il contrario. Soltanto l'8% del quintile più povero del Paese accede all'Università, a fronte del 13% degli Stati Uniti, mentre è ben il 23% del quintile più ricco ad accedere: è questo lo status che il Burgio vuole difendere per la sua propaganda politica che oramai non interessa più a nessuno? L'università di massa ha prodotto una massa di ignoranti, dove i meritevoli devono combattere per avere un posto di lavoro, mentre invece dovrebbero avere la strada spianata perché chi sa va avanti, non chi non sa. Il povero articolista ha confuso il concetto di università fatta per chi vuole studiare (non c'è nessun diritto né alcun diritto naturale che preveda che all'università debbano accedere tutti senza che poi i loro risultati vengano controllati da nessuno), con quello di università d'uguglianza della sinistra, un concetto aberrante che ha prodotto i risultati che oramai sono sotto gli occhi di tutti.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le università-fondazioni continueranno a ricevere soldi pubblici, ma saranno uno snodo imprenditoriale privato e dominio di potentati oligarchici, organicamente legati alla politica ed ai poteri forti del territorio (imprese e banche in primis). I nuovi padroni potranno far valere un potere discrezionale illimitato sulla didattica e sulla ricerca, con grave pregiudizio per tutto ciò che non genera profitti immediati.&lt;/span&gt;
Si, le truppe demoniache hanno invaso l'universo! Ma per favore... Le università continueranno a funzionare come funzionano oggi, perché ad esse si applicheranno le attuali leggi statali, inoltre non esistono profitti nel mondo universitario in quanto, comma 4: «&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non e' ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime». Secondo il comma 11 la Corte dei Conti continuerà ad esercitare un controllo secondo le modalità previste dalla legge &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;21 marzo 1958, n. &lt;a href="http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1958/lexs_180476.html"&gt;259&lt;/a&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dunque se qualcuno avesse in mente di entrare nell'università per fare soldi ha capito proprio male. Non sarà certo utilizzando un linguaggio veterocomunista, lo stesso che ha prodotto fenomeni come le Brigate Rosse, che il rosso Burgio riuscirà a convincere le persone dotate di cervello pensante (e non i trinariciuti di sinistra, ovviamente) a credere a ciò che non esiste sulla carta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il Burgio poi continua la battaglia comunista contro la meritocrazia, perché lui dice, non si può essere contro il merito dei singoli, pur tuttavia siccome il modo di stabilire il merito non è cristallino (e per definizione non lo sarà mai), il rischio è che la meritocrazia si coniughi con la conservazione di ricchezza e potere. Le ricordiamo bene le battaglie del PCI contro il tentativo berlingueriano &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;(certo sbagliato, ma pur sempre con una giusta idea di fondo) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;di premiare il merito: per loro, i comunisti, si deve essere tutti uguali, tutti con gli stessi diritti, per cui il titolo di studio preso da tizio in tale luogo ha lo stesso valore dello stesso titolo di studio preso da caio in tale altro luogo dove però ci si fa un mazzo tanto. È la storiella del valore legale della laurea, sbandierata da questi parrucconi come il sogno per cui il figlio di un operaio avrà le stesse opportunità del ricco: è vero esattamente il contrario! Perché il primo per arrivarci avrà studiato con grandi sacrifici, il secondo magari con qualche spintarella, ed entrambi partiranno alla pari, se non fosse per il fatto che il secondo le spintarelle continuerà ad averle, quindi di fatto alla pari non saranno mai. Senza valore legale, ciò che conta sono le capacità, il saper fare, e chi non sa fare, spintarella o no, viene cacciato (come è giusto e sacrosanto che sia).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ringraziando il cielo, quella macchiolina rossa riconducibile ai comunisti è sempre più piccola, sempre più insignificante. Se la scrivono, se la cantano e se la suonano, ma oramai non sono più in grado di incantare nessuno (anche a Trento sono spariti dalla vita politica locale). E pur tuttavia continuano a fare danni, quindi il controllo e la verifica delle loro menzogne deve essere ferreo, affinché qualche sprovveduto non abbia a cedere nella rete.
&lt;/span&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script src="http://shots.snap.com//client/inject.js?site_name=0" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4266899965600100710-432184989870788928?l=scuoladariformare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-23T12:49:55.719+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Io, barone 70enne, non me ne vado!</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/io-barone-70enne-non-me-ne-vado.html</link><category>baronie</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Tue, 18 Nov 2008 06:33:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-2250992534586117157</guid><description>&lt;p&gt;Questa è la storia di un professore ordinario all'università di Perugia, il 70enne prof. Lanfranco Rosati, il quale si è visto recapitare a casa una lettera con la quale il Consiglio di Amministrazione procedeva al suo pensionamento. Perché? Con le ultime disposizioni, si vuole limitare a 70 anni l'età massima di permanenza nella docenza universitaria, favorendo in tal modo (ovvero obbligando) le università a procedere ad un ricambio generazionale più veloce.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma il prof. ha protestato: ha fatto ricorso al TAR il quale ha per il momento sospeso il provvedimento. Dalla parte dell'esimio accademico ci sarebbero articoli scientifici tesi a dimostrare che 70 anni sono l'età d'oro della mente: io ero rimasto che, sulla base della produzione scientifica attuale, l'età migliore e più produttiva è quella compresa tra 35-40 anni, ma evidentemente mi sbaglio. O forse no... La principale preoccupazione del Rosati non sono soltanto, o non tanto, i suoi alunni (tanto prima o poi in pensione ci dovrà andare quindi qualcuno che si vedrà con i corsi a metà ci sarà sempre: chi ha frequentato il corso di Storia Romana del prof. A. Giardina alla Sapienza dopo un anno si è visto il prof. trasferirsi a Firenze e quindi costretto a dare l'esame con il suo sostituto, il prof. E. Lo Cascio: io sono uno di questi), ma soprattutto dottorandi e ricercatori ai quali, ci tiene a metterlo in chiaro, "ho cercato un bando di concorso mettendoli nella condizione di vincerlo con anticipazioni ed una buona presentazione del candidato ai commissari". Un barone che dispensa raccomandazioni, ehm pardon, consigli? Ma no, certo che no, i suoi alunni erano di fatto i migliori, visto che il Rosati si appella (ergo si paragona) a mostri sacri della scienza come Norberto Bobbio, Margherita Hack e Rita Levi Montalcini (quella che ci seppellisce a tutti)!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma non solo: infatti anche la figlia era la migliore se, come pare, nel marzo scorso ha vinto un posto come ricercatore in pedagogia generale e sociale proprio in quel di Perugia dopo che, per sua "fortuna", il candidato avversario si è magicamente dissolto al momento dell'orale lasciandola sola soletta a competere per l'unico posto disponibile... E come potrà fare la dolce Agnese senza l'aiuto di papà Lanfranco?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«Non me ne vado, se lo scordino, io dall'università non me ne vado».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fonte: Alessandra Cristofani per &lt;a href="http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp?dacbo=si&amp;amp;cbogiorno=17/11/2008"&gt;La Stampa&lt;/a&gt; del 17/11/08.
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-18T15:55:57.322+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total></item><item><title>Prof e ricercatori: ecco i nuovi stipendi</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/prof-e-ricercatori-ecco-i-nuovi.html</link><category>riforma</category><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Fri, 14 Nov 2008 01:58:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-4814928682286064111</guid><description>&lt;p&gt;Continua la battaglia per la meritocrazia all'interno del mondo universitario che, vale la pena ricordarlo, essendo la più alta forma di istituzione culturale e formando i dirigenti e gli scienziati di domani, non può essere in mano a personaggi corrotti e/o corruttori. Alcune idee legate alla retribuzione dei docenti saranno inserite nel disegno di legge che la Ministro Gelmini presenterà alle parti in causa nei prossimi giorni.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dunque, insieme alla riforma del concorsi per l'accesso alla docenza, inevitabile che ci sia anche un ritocco sul modo di retribuire i docenti: inutile affannarsi per far entrare i migliori se poi ridiventano tutti uguali. Allora ecco la soluzione: via gli scatti di anzianità, parte dello stipendio sarà legata al merito ed alla produzione scientifica, valutata da commissioni super partes sulla base di parametri oggettivi.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quali sono i rischi? Il primo rischio è che la valutazione sia astratta: chi pubblica di più non è migliore di chi pubblica di meno; il criterio bibliometrico tuttavia contiene in sé già parte della risposta, in quanto si presume che un articolo maggiormente citato rispetto ad un altro sia più innovatore: in ogni caso è un problema che può essere corretto in quanto, come detto, se sono le università stesse a dividere i fondi, sapranno bene come valutare al meglio la produzione scientifica. L'altro punto critico è la modalità di ripartizione della quota base: in Europa non c'è una modalità univoca, si va dalla Francia nella quale saranno le università e non più lo Stato a ripartire le quote sulla base del valore accademico (la riforma è attualmente in discussione), mentre in Spagna ed in Germania la parte fissa è legata all'inflazione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In Italia? Si vuole introdurre il sistema per cui, accanto ad una quota base che cresce nel tempo (legata all'anzianità, all'inflazione, a quel che si vuole) ed un'altra legata al lavoro aggiuntivo, sia di didattica che di ricerca. Decleva, Presidente della CRUI, si è dimostrato aperto verso questo disegno. Dunque premiare e favorire maggior impegno, efficienza e merito (che poi costituiscono la base deontologica del docente universitario), punendo al contempo indolenze e sprechi. Il sistema tuttavia, se non è ancorato ad una libertà di stipendio da parte della stessa università (a mio modo di vedere) rischia di saltare lo stesso. Si potrà rispondere: così si rischia di creare docenti di serie A e di serie B, con le grandi università che avranno più fondi rispetto alle piccole.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La risposta più semplice a questa obiezione è che questo sistema già esiste nel mondo del lavoro: c'è chi guadagna di più perché lavora in un'azienda grande o che va molto bene, e chi guadagna di meno perché si trova in un'azienda in difficoltà. È la natura stessa del mercato e l'unico modo per correggerla è legare lo stipendio all'andamento dell'azienda, che è esattamente ciò che hanno firmato i sindacati confederali negli ultimi tempi (a parte la CGIL, ma la sua assenza è il principale indizio che si persegue la strada giusta). Dunque, le università grandi avranno possibilità di liberare la parte dello stipendio che pertiene alla produzione e saranno loro a valutare se tale operazione conviene oppure no. Le piccole università punteranno tutto sull'efficienza, i servizi offerti ed il merito, cercando dunque di attrarre un maggior numero di studenti. Chi fallisce o premia in modo inutile, si vedrà tagliare i fondi dallo Stato (i finanziamenti statali continueranno ad esistere come prima), mentre le università virtuose se li vedranno aumentare: chi può sapere oggi se una piccola università un giorno non diventerà un polo importante (ed il contrario!)?
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ogni sistema funziona con luci ed ombre, non esiste il sistema perfetto, ma soltanto quello migliore o più idoneo in una data situazione. Poi si può discutere anche se sia giusto liberalizzare i contratti dei docenti, cioè se l'università debba ancora assumere per concorso oppure no, ed infine se sia ancora necessario avere un sistema nel quale tutte le università debbano fare sia ricerca sia didattica.
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Intanto, a sostenere la riforma del sistema universitario è un giornale non sospetto: il &lt;a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12607260"&gt;The Economist&lt;/a&gt;, acerrimo avversario del Premier Berlusconi e del suo Governo, il quale definisce l'università italiana «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;corrotta, inefficiente e mal gestita&lt;/span&gt;».
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&lt;/div&gt;</description><atom:updated xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">2008-11-14T11:29:35.058+01:00</atom:updated><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total></item><item><title>Atenei: prima dov'era la sinistra?</title><link>http://scuoladariformare.blogspot.com/2008/11/atenei-prima-dovera-la-sinistra.html</link><category>università</category><author>noreply@blogger.com (Simone82)</author><pubDate>Tue, 11 Nov 2008 09:59:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4266899965600100710.post-6448164997106217058</guid><description>&lt;p&gt;Di Paolo Ercolani* per &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=5225&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;lastampa.it&lt;/a&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Caro direttore,

non posso. Io, ricercatore (precario) di filosofia politica, che da anni frequenta l’Università italiana e che si riconosce nei valori di una sinistra moderna, non riesco proprio ad aderire acriticamente alle manifestazioni contro l’ancora inesistente decreto Gelmini. Non riesco a difendere, di fatto, lo statu quo di un’università che da anni fa entrare gente fra il patetico e il grottesco, gente che non studia più (ammesso che abbia mai cominciato) e che nulla ha da dare a studenti che, sempre più impreparati, comunque ottengono il loro bel voto se ascoltano annuendo la lezioncina del prof., quasi sempre messa anche per iscritto in un libricino pubblicato da qualche minuscola casa editrice a pagamento. La Gelmini sbaglia se prevederà tagli indiscriminati, perché finirà con l’avvantaggiare i più ricchi e privilegiati, ma la sinistra dov’era in tutti questi anni in cui nelle università entravano rigorosamente i figli di e i raccomandati, da dove il vincitore del concorso veniva stabilito prima ancora di bandire il concorso e sulla base di accordi fra i vari ordinari, non su quella di un valore scientifico dello studioso e della sua produzione?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dalla destra ci si possono e forse devono aspettare misure pensate con il criterio della gerarchia sociale, ma dove sta scritto che dalla sinistra ci si debba aspettare il nulla e il silenzio? Perché tutti si sono svegliati solo ora che il governo sembra voler affrontare una situazione che non può più andare avanti in questo modo, fornendo inevitabilmente l’immagine di una sinistra sempre al rimorchio d’idee d’altri, prontissima ed efficace a contestarle ma tristemente incapace di proporne di proprie a tempo debito? Facendo prosperare questo sistema di «baronaggio onnipotente», abbiamo lasciato che l’università, luogo cardine della cultura di un Paese, si impoverisse e degradasse fra docenti improbabili e sconosciuti alla comunità internazionale (ma ben conosciuti ai piccoli potentati locali e territoriali), e studenti che «seduti dall’altro capo della scrivania, in un italiano stentato, smozzicano frasi per lo più sconnesse, ciancicano frattaglie di nozioni irrancidite, rimasticano rigurgiti di conoscenze mal digerite» (Antonio Scurati, La Stampa del 1° novembre).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Contro tutto questo la sinistra italiana non ha fatto pressoché nulla, creando di fatto il peggiore dei sistemi fondati sulla «gerarchia» e sul «privilegio», perché se il sapere degrada presso la generalità degli studenti, a ottenere successo comunque nella società saranno quelli provenienti dalle famiglie agiate, così come a potersi permettere la carriera universitaria saranno soltanto quelli sempre con famiglia ricca alle spalle. Un paese in cui la «famiglia» diventa il fattore più importante di avanzamento dei saperi e delle carriere è inevitabilmente condannato al degrado e all’emarginazione internazionale. Ecco perché non ce la faccio a scendere in piazza con questi studenti (alcuni dei quali anche i miei), in maniera acritica e senza che un tormento interiore s’impossessi del mio animo, senza potergli dire le cose che sto scrivendo qui. Così come non ce la faccio a manifestare a fianco di quei tanti «incardinati» che hanno trovato posto nell’università grazie alle logiche grette e degradanti di cui abbiamo parlato, e che oggi vorrebbero solo che si potesse continuare a vivere come se le vacche fossero sempre grasse e le botti piene.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io accuso la sinistra italiana di prolungata latitanza, accuso chi ha gestito le università finora d’irresponsabilità e spirito di casta, accuso un Paese in cui la cultura sta diventando roba noiosa, per reietti da ogni reality show che si rispetti, e accuso anche me stesso di aver avuto più di un timore a firmare questa lettera. Accuse ben più gravi di quelle comunque sacrosante che mi verrebbero da rivolgere a un giovane e improvvisato ministro che agisce evidentemente sotto l’«egìda» di qualcun altro...&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;*ricercatore all’Università di Urbino&lt;/em&gt;
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