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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italianfull.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>Le Recensioni di Sentieri del Cinema</title><link>http://www.sentieridelcinema.it</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/sentieridelcinema" /><description>Recensioni - sentieridelcinema.it</description><language>it</language><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/xml" href="http://feeds.feedburner.com/sentieridelcinema" /><feedburner:info uri="sentieridelcinema" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><media:copyright>Copyright Sentieri del Cinema 2000-2011</media:copyright><feedburner:feedFlare href="http://add.my.yahoo.com/content?lg=it&amp;url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://eur.i1.yimg.com/eur.yimg.com/i/it/my/mioya1.gif">Subscribe with Mio Yahoo!</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.newsgator.com/ngs/subscriber/subext.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.newsgator.com/images/ngsub1.gif">Subscribe with NewsGator</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bloglines.com/sub/http://feeds.feedburner.com/sentieridelcinema" src="http://www.bloglines.com/images/sub_modern11.gif">Subscribe with Bloglines</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.netvibes.com/subscribe.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.netvibes.com/img/add2netvibes.gif">Subscribe with Netvibes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://fusion.google.com/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://buttons.googlesyndication.com/fusion/add.gif">Subscribe with Google</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.pageflakes.com/subscribe.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.pageflakes.com/ImageFile.ashx?instanceId=Static_4&amp;fileName=ATP_blu_91x17.gif">Subscribe with Pageflakes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.thefreedictionary.com/_/hp/AddRSS.aspx?http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://img.tfd.com/hp/addToTheFreeDictionary.gif">Subscribe with The Free Dictionary</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bitty.com/manual/?contenttype=rssfeed&amp;contentvalue=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.bitty.com/img/bittychicklet_91x17.gif">Subscribe with Bitty Browser</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.live.com/?add=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://tkfiles.storage.msn.com/x1piYkpqHC_35nIp1gLE68-wvzLZO8iXl_JMledmJQXP-XTBOLfmQv4zhj4MhcWEJh_GtoBIiAl1Mjh-ndp9k47If7hTaFno0mxW9_i3p_5qQw">Subscribe with Live.com</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://mix.excite.eu/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://image.excite.co.uk/mix/addtomix.gif">Subscribe with Excite MIX</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.webwag.com/wwgthis.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.webwag.com/images/wwgthis.gif">Subscribe with Webwag</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.podcastready.com/oneclick_bookmark.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.podcastready.com/images/podcastready_button.gif">Subscribe with Podcast Ready</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.wikio.com/subscribe?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsentieridelcinema" src="http://www.wikio.com/shared/img/add2wikio.gif">Subscribe with Wikio</feedburner:feedFlare><item><title>Viaggio nell&amp;#39;isola misteriosa</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/m-Yzsy5NcZg/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/VJRib26mTl0qI7fc3oODBpZI0AEpOu24IsmL.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;Un ragazzo che sogna di diventare esploratore riceve strani messaggi via radio. &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Sequel spurio di &lt;i&gt;Viaggio al centro della Terra&lt;/i&gt; il cui cast, eccezion fatta per il giovane e bravo Josh Hutcherson, è completamente cambiato. Fuori Brendan Fraser, dentro Dwayne &amp;#39;The Rock&amp;#39; Johnson e Michael Caine nei panni quest&amp;#39;ultimo di un esploratore attempato ma ancora curioso. Il film è targato Walden Media, una garanzia quanto a spettacolo e contenuti di un certo spessore. È la stessa casa di produzione non solo del bel &lt;i&gt;Viaggio al centro della Terra&lt;/i&gt;, ma anche della (finora) trilogia de &lt;i&gt;Le cronache di Narnia&lt;/i&gt;, e poi di &lt;i&gt;Alla ricerca dell&amp;#39;isola di Nim&lt;/i&gt; e soprattutto di &lt;i&gt;The Water Horse – La leggenda degli abissi&lt;/i&gt;, una bella storia che mescolava una vicenda classica di amicizia con il diverso con notevoli effetti speciali. 
&lt;i&gt;Viaggio nell&amp;#39;isola misteriosa&lt;/i&gt; è un classico film d&amp;#39;avventura che riprende gli ingredienti dei film per ragazzini di qualche decennio fa: una trama lineare – in questo caso un ragazzo che a partire dalla passione per i romanzi d&amp;#39;avventura sogna di vivere un&amp;#39;avventura vera – una manciata di personaggi, un gran ritmo e una messinscena curata per quanto visivamente non eccelsa. La sceneggiatura, firmata da Brian e Mark Gunn si basa su elementi molto semplici: la grande passione del giovane Sean per i romanzi di Verne, Swift e Stevenson lo porta con l&amp;#39;aiuto del patrigno Hank (The Rock che si cimenta con qualche problema in un ruolo autoironico) a un viaggio esotico alla ricerca di un&amp;#39;isola misteriosa con annesso misterioso tesoro. Mostri di grande efficacia ma non terribili, un certo ritmo, tanti colpi di scena e gli scenari esotici rendono il film adatto a ragazzini che apprezzeranno anche il goffo Luis Guzman in un ruolo scritto apposta per stemperare la tensione. Le cose migliori del film stanno tutte qui: nella positività di una vicenda alimentata da una passione, nell&amp;#39;aiuto che si scambiano adulti e ragazzini per superare gli ostacoli lungo il cammino e nella professionalità dell&amp;#39;equipe tecnica (il 3D è molto meglio di altri film ben più blasonati). Non mancano i difetti: la narrazione parte subito a rotta di collo, il che incide sulla psicologia e sulle motivazioni di molti personaggi; da un punto di vista visivo, il film sembra più debitore di un&amp;#39;esotica e celebre pubblicità di biscotti che non dell&amp;#39;immaginario incredibile e lussureggiante di quei romanzi che paiono il punto di partenza dell&amp;#39;intero film. Sono però piccoli intoppi per un film che non avrà la freschezza e l&amp;#39;originalità di &lt;i&gt;Viaggio al centro della Terra&lt;/i&gt;, ma che rimane un passatempo intelligente per tutta la famiglia.

Simone Fortunato

&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/m-Yzsy5NcZg" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1745</feedburner:origLink></item><item><title>War Horse</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/rHoAPiBUTnc/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/gLBxbNruXKaSAMmyZDXEge9muEOSGc4FXQ50.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;La storia dell&amp;#39;amicizia tra un cavallo e un giovanotto inglese durante la prima guerra mondiale.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Gran bel classico sull&amp;#39;amicizia con il diverso firmato da Steven Spielberg che riprende i temi a lui più cari raccontando una vicenda di eroi, innocenza perduta e speranza. Quello di Spielberg è sempre stato un cinema di intrattenimento ma anche capace di dare corpo e anima ai personaggi, soprattutto, nei suoi momenti migliori, è stato un cinema di legami. Se addomesticare, per dirla con Saint-Exupéry vuol dire innanzitutto creare dei legami, il grande regista americano ha raccontato proprio questo: la favola positiva di &lt;i&gt;E.T.&lt;/i&gt; e anche quella più inquietante di &lt;i&gt;Incontri ravvicininati del 3° tipo&lt;/i&gt; raccontavano le tappe di un incontro con il diverso e di un legame che si instaurava con esso; la tragedia cupa di &lt;i&gt;Schindler&amp;#39;s List&lt;/i&gt; era squarciata dalla positività di un&amp;#39;amicizia tra due uomini e lo stesso si può dire di altri film come &lt;i&gt;Amistad, A-I, The Terminal, Prova a prendermi&lt;/i&gt;. Così, sin dalle prime sequenze, &lt;i&gt;War Horse&lt;/i&gt; è segnato da un rapporto a due: il giovane Albert e il puledro che si guardano, si studiano e cominciano ad affezionarsi. Il cavallo Joey e il capitano, le lettere mandate dal capitano ad Albert, la vicenda collaterale e commovente dei due fratelli tedeschi, il rapporto stesso che si instaura tra i due cavalli. E ancora: la parentesi in Francia con il nonno e la bambina, i due soldati, uno tedesco e l&amp;#39;altro francese che salvano Joey dalla terra di nessuno in una scena di fraternizzazione impossibile che riprende fatti della storia vera già all&amp;#39;origine di un film di qualche anno fa, &lt;i&gt;Joyeux Noel&lt;/i&gt;. Sembra che in un film che parla soprattutto della crudeltà della guerra che "porta via tutto a tutti", questo cavallo bello, forte e miracoloso riesca a catalizzare il meglio dell&amp;#39;uomo, diventando emblema di speranza. È questo uno dei tanti temi che innervano un film apparentemente semplice e girato con la consueta, ma non scontata, tecnica magistrale dal regista americano che sembra guardare nello stile e nei contenuti al cinema di John Ford e al suo western morale, come si vede bene nello splendido finale con i personaggi stagliati nel tramonto. La messinscena è perfetta: scenari che tolgono il respiro, interpreti efficaci che hanno l&amp;#39;umiltà di far da spalla al cavallo, scene di massa dirette con grande senso dello spettacolo e girate alla vecchia maniera con lunghissimi carrelli, tante comparse, effetti speciali ridotti al minimo. E uno sguardo sui personaggi, anche su quelli in campo avverso, positivo e non riduttivo. Spielberg sa cosa è la guerra avendola raccontata con un taglio di un realismo angoscioso in un film come &lt;i&gt;Salvate il soldato Ryan&lt;/i&gt; (a proposito: altro film segnato da legami e distacchi) e sa cosa è stata la prima guerra mondiale: la prima guerra moderna, il primo massacro di massa in cui sono morte centinaia di migliaia di uomini, civili e animali, il canto del cigno della cavalleria, falciata e massacrata su entrambi i fronti da armi semiautomatiche, carri armati e cannoni. Spielberg decide però di raccontarla con un taglio diverso eliminando totalmente il sangue e concentrandosi su poche morti esemplari mostrate con grande pudore e commozione e capaci, in una manciata di secondi, di suggerire l&amp;#39;orrore e la tragedia di un conflitto che ha strappato alla luce tante giovani vite.
Uno sguardo raro nel cinema contemporaneo, capace di mettere se non davanti, almeno a fianco delle logiche spettacolo che Spielberg conosce a menadito, l&amp;#39;amore e la commozione vera per i personaggi in gioco, per le loro scelte più o meno coraggiose: un umanesimo laico capace di trovare elementi di speranza anche in tempi cupi come quelli della guerra, della peggior guerra.

Simone Fortunato&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/rHoAPiBUTnc" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1741</feedburner:origLink></item><item><title>In time</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/OI43EFg0MMo/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/ykIPkhei6H6J3k3Fav6QHPC6QZBcKTfgDaTe.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;In un futuro prossimo la valuta di scambio è diventata il tempo.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Bella idea tradotta in modo zoppicante da Andrew Niccol, regista di &lt;i&gt;Gattaca&lt;/i&gt;, uno dei più riusciti film di fantascienza degli ultimi 15 anni e sceneggiatore di un altro grandissimo film, il profetico &lt;i&gt;The Truman Show&lt;/i&gt;. La storia è ricca di fascino e di suggestioni e pare uscita da uno dei romanzi di Philip K. Dick: in un futuro prossimo l&amp;#39;umanità non invecchia mai e ha un&amp;#39;unica grande ricchezza che utilizza come moneta di scambio, il tempo. Niccol, come anche in &lt;i&gt;Gattaca&lt;/i&gt;, struttura il film in forma di apologo dove lo scenario, gli oggetti e le situazioni sono metafore evidenti e richiamano le problematiche del mondo reale. Così il tempo è letteralmente denaro, la suddivisione in ghetti “orari”, divisi da posti di blocchi di cemento costosissimi in termini di tempo-vita, dice della contraddizione del mondo occidentale dove a vivere meglio, più a lungo e nei quartieri più sicuri sono i milionari mentre la povera gente è confinata nei ghetti dove deve correre a rotta di collo per evitare che il tempo-vita finisca. Altre belle metafore: i custodi del tempo (il capo dei quali è interpretato da Cillian Murphy, nel ruolo meglio scritto del film), sorta di poliziotti incaricati più che di mantenere l&amp;#39;ordine, di controllare su una gigantesca mappa cittadina che misura, conteggia e intercetta qualsiasi passaggio di ore, minuti e secondi, che non vi siano fughe di tempo da un quadrante all&amp;#39;altro. Belle idee, appunto, che Niccol, a differenza del film interpretato dalla coppia Ethan Hawke e Uma Thurman, non riesce a tradurre in un mondo convincente e credibile. Al di là della scelta discutibile di affidare il ruolo di protagonisti a due attori come Timberlake e Seyfried, piuttosto rigidi e freddi (specie lei), il film risente di tante povertà. In sede di sceneggiatura troppi nodi non vengono sciolti a dovere: il riferimento al padre di Timberlake, che per primo – in un passato nemmeno troppo lontano – aveva osato ribellarsi contro il Potere costituito, cade nel vuoto; i “cattivi” impersonati dai Minute Men sono trattati in modo superficiali e la loro uscita di scena è poco credibile; la giovinezza perpetua dell&amp;#39;umanità rimane uno spunto arguto e inquietante ma non trattato; la stessa svolta action con protagonista la coppia Timberlake/Seyfried, novelli Bonnie &amp; Clyde, convince fino a un certo punto. Niccol, infatti, non ha nelle sue corde l&amp;#39;azione pura e si vede. L&amp;#39;inseguimento in macchina mostra gravi lacune sul versante degli effetti speciali e dice poco in termini di sostanza alla vicenda. Anzi, la seconda parte del film in cui Niccol spinge molto sul versante dell&amp;#39;azione e del ritmo fa a pugni con una prima parte preparatoria, più esistenziale in cui però si avverte una certa fatica ad appassionarsi ai personaggi. Esemplare da questo punto di vista l&amp;#39;uscita di scena di due figure potenzialmente interessanti anche da un punto di vista psicologico come l&amp;#39;amico e la madre di Timberlake, liquidati come semplici elementi di troppo in una vicenda che mette troppa carne al fuoco. Semplicistico nell&amp;#39;evoluzione della vicenda, che a un certo punto diventa una caccia a una sorta di Robin Hood del futuro, &lt;i&gt;In Time&lt;/i&gt; è il tentativo interessante per quanto non riuscito di riportare in auge la sci-fi classica. Quella con pochi effetti e tante idee: la scenografia minimalista con automobili che sono tutto tranne che futuribili, riprende l&amp;#39;essenzialità di &lt;i&gt;Gattaca&lt;/i&gt; e di &lt;i&gt;The Truman Show&lt;/i&gt;, ma l&amp;#39;architettura volutamente esile del racconto mette in luce anche gli intoppi narrativi e la fragilità di troppe figure (il milionario depresso nella prima parte del film; la famiglia della Seyfried) che condizionano la linearità della storia.

Simone Fortunato&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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A film brillanti e interessanti anche perché graziati dalla presenza di molti nomi celebri (come &lt;i&gt;Traffic&lt;/i&gt; o il primo &lt;i&gt;Ocean’s Eleven&lt;/i&gt;, passando per &lt;i&gt;Erin Brockovich&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;Out of sight&lt;/i&gt;) alterna una caterva di pellicole che occorre essere generosi per definire minori…
Disgraziatamente è questo il caso di &lt;i&gt;Knockout - Resa dei conti&lt;/i&gt;, versione brutta e poco tesa di tante precedenti storie di spie tradite o in conflitto (come il recente e non riuscitissimo &lt;i&gt;Salt&lt;/i&gt;, che però aveva il vantaggio di una protagonista glamour come Agelina Jolie), in cui il personaggio principale, laconico si sospetta non solo per ragioni di copione, ma per manifesta incapacità dell’interprete, è un’agente a contratto incastrata dal capo ex amante che ne temeva la concorrenza…
Un intreccio che riesce ad essere contemporaneamente complicato e banale, forse soprattutto perché gli antagonisti (un’infilata di star vecchie e nuove che vanno da Michael Douglas ad Antonio Banderas e Bill Paxton, da Ewan McGregor a Michael Fassbender e Channing Tatum) appaiono in ogni momento incapaci di opporsi alla furia (fisica più che mentale) della protagonista.
Che, poverina, fa esattamente quello che sa fare meglio, e cioè menare le mani… Gina Carano, infatti, di mestiere non è attrice, ma campionessa di box thailandese e arti marziali, come possiamo facilmente intuire sia dal fatto che il suo fisico non è quello filiforme delle solite attrici hollywoodiane, sia dal fatto che gli artefici del film non si preoccupano più di tanto di approfondirne la personalità…
D’altra parte, nonostante il moltiplicarsi di avversari e doppi giochi, è difficile prendere mai sul serio le minacce che incombono sull’indistruttibile Mallory; la sua imperturbabile espressione corrucciata (determinazione o semplice ottusità?) fa sì che fin quasi da subito lo spettatore smetta di preoccuparsi del suo destino e cominci a fare i conti di quanti cazzotti mancano prima della fine.
Ci si aggiunga una fotografia sbiadita (forse per un vezzo di stile, nei fatti l’effetto è solo fastidioso) e una musica martellante, ma che non aiuta per niente a entrare nel ritmo (ritmo?!) dell’azione ed ecco qui un film che vorrebbe essere trendy e invece appare solo trascurato, vorrebbe giocare a come si può far recitare i non professionisti e invece riesce a far sfigurare anche attori che di solito reggono un film da soli…
Insomma, se per Soderbergh non è stato un semplice “giochetto” portato fino in fondo solo per non perdere la mano in attesa di tempi migliori (e di progetti in cantiere ne ha a iosa), resta il fatto che questo film è per i più assolutamente perdibile, mentre ha dalla sua l’unico pregio di una durata contenuta.

Luisa Cotta Ramosino&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/yMuvGw4Mp1E" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1743</feedburner:origLink></item><item><title>40 carati</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/9whg6SIIzh4/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/zU6jZXoqNdHyHYeHb4y8ZAt9OIv4iSosacUN.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;Un uomo minaccia di buttarsi giù dall&amp;#39;ultimo piano di un hotel di lusso a New York. Quale mistero si nasconde dietro al folle gesto?&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Thriller passabile con diverse incongruenze e personaggi tagliati un po&amp;#39; con l&amp;#39;accetta. L&amp;#39;inizio è la cosa migliore: un uomo distinto finisce sul cornicione di un hotel di lusso dopo aver cancellato le impronte nella stanza. Sembra lucido e non pazzo, ma al tempo stesso pare deciso a compiere il salto nel vuoto. La folla nel frattempo si concentra a godersi lo spettacolo e la polizia invia all&amp;#39;uomo un negoziatore per capirci di più: le cose saranno molto ingarbugliate. L&amp;#39;esordiente regista Asger Leth, figlio del celebre documentarista Jorgen Leth, si concentra nel tenere sotto chiave i reali motivi del folle gesto e il mistero in effetti rimane soprattutto se non si presta attenzione a un titolo italiano che pare tanto un autogol. Un lungo flashback ci riporta indietro di qualche settimane: l&amp;#39;uomo del cornicione è un ex poliziotto, Nick Cassidy (interpretato senza troppa convinzione da Sam Worthington), finito in carcere per aver derubato un ricchissimo magnate (Ed Harris alle prese con un personaggio privo di complessità). Il giovane si professa innocente e forse il gesto sembra progettato per richiamare l&amp;#39;attenzione dei media. Tanti personaggi, troppi per un thriller che va a scatti: le scene puramente action con protagonisti Jamie Bell e la bellissima Genesis Rodriguez funzionano nonostante qualche ammiccamento di troppo e richiamano stilisticamente le inverosimiglianza gustose dell’ultimo &lt;i&gt;Mission Impossible&lt;/i&gt;; altre, come la fuga di Worthington, riprendono la tradizione classica del poliziesco americano. Meno bene la parte centrata sul rapporto tra il negoziatore interpretato dalla Banks e lo stesso Worthington: troppo statica, troppo dialogata, eccessivamente didascalica. Non è il solo difetto: bisogna ricorrere a tutta la sospensione dell&amp;#39;incredulità per credere al piano del protagonista e per credere anche ai suoi compagni di sventura. E la tensione che sulla carta dovrebbe tutta poggiare sull&amp;#39;uomo del cornicione si perde nei troppi rivoli e personaggi della storia: i poliziotti buoni e quelli cattivi, l&amp;#39;ex collega poliziotto, il manager ricco e spietato, la famiglia proletaria e in crisi; i media e i comuni passanti che non sanno per chi fare il tifo. Un po&amp;#39; troppo da gestire per un semplice thriller a enigma. Hitchcock diceva che per fare un buon giallo ci vuole un&amp;#39;idea, pochi personaggi e meno svolte per quanto forti. Qui c&amp;#39;è un&amp;#39;idea appesantita da un meccanismo troppo complicato e da troppe svolte. E il film, che pure ha molti spunti interessanti, tra cui lo sfondo della crisi economica che pesa come un macigno sui personaggi in gioco, ne risente.

Simone Fortunato&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/9whg6SIIzh4" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1742</feedburner:origLink></item><item><title>Un giorno questo dolore ti sarà utile</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/KvSWTpQSNbE/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/74iKClm5gAeYoaOv74daMtVjJK5ndo18CFa4.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;James ha una famiglia disfunzionale ma tutti, lui compreso, si preoccupano che James non sia “normale”… &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Il film “americano” di Roberto Faenza, ispirato da un romanzo di culto di Peter Cameron che il regista italiano ha “scippato” ai colleghi americani, è cronaca del male di vivere e del senso di “diversità” (metaforica, ma, &lt;i&gt;ça va sans dire&lt;/i&gt;, anche sessuale) di un sensibile giovane figlio della buona, anzi buonissima, borghesia newyorkese, con famiglia disfunzionale da manuale: padre uomo d’affari di successo con il pallino della chirurgia estetica e fidanzate giovanissime, mamma gallerista che medita yoga e non si sa tenere i mariti, sorella universitaria con una storia con il professore di semiotica sposato e vecchio il doppio di lei, nonna saggia e alternativa con casetta e giardino fuori dalla metropoli. E non dimentichiamo il cane…
James, che, dopo l’esperienza traumatica di una visita a Washington per giovani promettenti, non vuole fare l’università e medita di darsi alla falegnameria, non sembra certo il più strano in questa collezione di personaggi più o meno disturbati, che ci sembra di aver almeno intravisto già in uno dei tanti film indipendenti americani a cui la pellicola di Faenza assomiglia tanto da sembrare a tratti un centone.
Dotato della solita nonna saggia, James ci sembra pure abbastanza intelligente e sensibile per arrivare, senza interventi esterni, in merito alle proprie preferenze sentimentali e non solo, alle stesse conclusioni, non poi così originali, cui il pubblico è arrivato a dieci minuti dall’inizio.
E cioè che normalità è un concetto sopravvalutato (ma certo il campionario offerto da Cameron e Faenza di normale ha ben poco) e che tutto sommato il giovanotto è solo straordinariamente sensibile e probabilmente gay. 
E invece a James non basta la suddetta nonna saggia, ci vogliono una serie di incontri con una life coach in tenuta da jogging che ammannisce pillole di saggezza non molto diverse da quelle dei manuali di self help.
Se non si può fare a meno di apprezzare la serietà della domanda esistenziale del protagonista, che ha fatto salutare l’autore del romanzo da cui la pellicola è tratta come un novello Salinger, alla fine, al di là dell’ottimo livello tecnico e del cast azzeccatissimo del film, l’impressione è che la montagna, ahinoi, abbia partorito l’ennesimo topolino.

Laura Cotta Ramosino&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/KvSWTpQSNbE" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1738</feedburner:origLink></item><item><title>Jack &amp; Jill</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/NQztVAzPHYI/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/TB2A46Fqpy9JxobaRGII6E1kSH22KrX6oaZD.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;Jack ha una sorella gemella: sovrappeso, scorrettissima e volgare.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Commedia degli equivoci volgare e sboccata che vive della performance di Adam Sandler, alle prese con un doppio ruolo la cui vis comica è però, come capitato anche in altri suoi film arrivati in Italia, condizionata pesantemente dal doppiaggio. L&amp;#39;inizio non è male con una serie di interviste a gemelli veri anche se improbabili che si motteggiano vicendevolmente. E&amp;#39; una delle rare sequenze divertenti di un film debolissimo che vive della forza di un personaggio come Sandler non supportato né da una spalla efficace né da una sceneggiatura adeguata che vola bassissimo per strappare la risata: peti, dialoghi scatologici, battutacce sulle ascelle pezzate e sulla pipì a letto, sui mutandoni di flanella. Roba da rimpiangere i peggiori seguiti del mitico Fantozzi. Lo sconforto sale in maniera esponenziale quando entra in scena Al Pacino che, nei panni di se stesso, è corteggiato da Jack che lo vorrebbe in una demente pubblicità di un caffé e invece si prende misteriosamente una sbandata per la sorella Jill che ovviamente non ne vuole sapere. Pacino, la cui carriera in terribile tracollo richiama quella di un&amp;#39;altra star che da qualche anno sta interpretando solo film mediocri, Robert De Niro, è alle prese di certo con un ruolo non perfettamente costruito su di lui ma ci mette ahinoi del suo: vederlo scimmiottarsi nei suoi ruoli più celebri da &lt;i&gt;Scarface&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Il Padrino&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Riccardo III&lt;/i&gt; è un brutto colpo per qualsiasi amante del buon cinema oltre a rappresentare il punto più basso della carriera di un grande attore che sta invecchiando malissimo. Il film scorre piatto, infarcito di personaggi inutili ai fini del racconto e poco comici (il barbone che vive nei boschi) mentre altri, potenzialmente più interessanti come Katie Holmes e in generale la famiglia di Sandler, rimangono misteriosamente in sordina. Una piccola scossa si avverte nella seconda parte quando il capofamiglia si prende una vacanza in crociera e la trama diventa più ingarbugliata e tocca anche punte paradossali come nella sequenza, solo in parte riuscita, di Jack che per far colpo su Pacino si traveste da Jill con ovvie conseguenze e scambi di persona. Ma anche qui il riso si smorza la terza volta che Jack perde le tette nel piatto. Poca roba, insomma, e certamente non il miglior Sandler e nemmeno il miglior film di Dennis Dugan che con &lt;i&gt;Io vi dichiaro marito e ….marito&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Un weekend da bamboccioni&lt;/i&gt; aveva saputo rendere Sandler, pur tra le solite volgarità, una figura divertente e meno stereotipata.

Simone Fortunato&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
&lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/sentieridelcinema?a=NQztVAzPHYI:CxHjYIXaBeE:yIl2AUoC8zA"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/sentieridelcinema?d=yIl2AUoC8zA" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/sentieridelcinema?a=NQztVAzPHYI:CxHjYIXaBeE:-BTjWOF_DHI"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/sentieridelcinema?i=NQztVAzPHYI:CxHjYIXaBeE:-BTjWOF_DHI" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/sentieridelcinema?a=NQztVAzPHYI:CxHjYIXaBeE:qj6IDK7rITs"&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/sentieridelcinema?d=qj6IDK7rITs" border="0"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/NQztVAzPHYI" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1737</feedburner:origLink></item><item><title>Qualcosa di straordinario</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/9hJ4MNtbGPg/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/Q6kbJLKVEJVnyvnO9eRKsctHsPYg0Qjh4Azp.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;Gli sforzi internazionali per liberare tre balene imprigionate dai ghiacci dell&amp;#39;Alaska.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Sono i mammiferi più grandi e antichi al mondo. E dato che frequentano posti che noi umani non possiamo neanche immaginare, le balene meritano sicuramente il massimo rispetto. E sicuramente possiamo anche esecrare le baleniere giapponesi che danno loro la caccia, in sprezzo a tutte le regole che i paesi civili si sono dati in merito alla protezione dei cetacei. Con questo speriamo che si capisca che chi scrive non ha niente contro le balene e anzi, tra l’odioso Capitano Achab e Moby Dick ha sempre tifato per il giustamente inferocito capodoglio. Ciò detto, &lt;i&gt;Qualcosa di straordinario&lt;/i&gt; è un film melenso e zuccheroso, che ai meno inclini al sentimentalismo farà venir voglia di uscire di casa e comprarsi un arpione. La vicenda (vera, per carità), accaduta nel 1988 in Alaska, di tre balene intrappolate dai ghiacci autunnali che non riuscivano a raggiungere il mare aperto è stata un evento mediatico che ha giovato a tutti: dai petrolieri che hanno potuto dare una ripulita politically correct alla propria immagine, agli attivisti di Greenpeace che hanno visto arrivare milioni in donazioni, all’amministrazione Reagan, finanche ai cattivi sovietici, che in era di glasnost sono riusciti a passare per salvatori della patria, dando la spallata finale con un rompighiaccio e liberando le balene. Quel che proprio si fa fatica a mandar giù sono le smorfie di Drew Barrymore che si mette a piangere di fronte alle bestie, le andature da Pippo di John Krasinski, il ricatto psicologico che prende anche gli eschimesi, per i quali uccidere le balene per mangiarsele (visto che è un po’ difficile fare i vegetariani sul pack) è pura sussistenza, e ciò nonostante si convertono anch’essi a una fatica immane per portare a buon fine l’opera di salvataggio. Forse per capire meglio il rapporto tra l’uomo e le creature del mare basterebbe riguardarsi &lt;i&gt;Capitani coraggiosi&lt;/i&gt; (Victor Fleming, 1937) o rileggersi &lt;i&gt;Moby Dick&lt;/i&gt;. Speriamo solo che tutto questo profluvio di buona volontà si possa applicare un giorno anche agli esemplari variamente imprigionati del genere umano.

Beppe Musicco&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/9hJ4MNtbGPg" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1740</feedburner:origLink></item><item><title>Hysteria</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/5_Lnrve6SVE/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/vE6FUfbVMP2SI1MT33PEqmSMpvjZvlKekiQl.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;Fine &amp;#39;800. Un giovane medico si ritrova a trattare l&amp;#39;isteria femminile con un "massaggio manuale".&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Mortimer Granville, brillante medico della Londra del 1880, trova un impiego presso il Dottor Dalrymple, specializzato nel trattamento dei casi di isteria femminile attraverso un " massaggio manuale". Mortimer impara velocemente guadagnandosi la stima di Dalrymple, che decide di offrirgli in moglie la figlia minore Emily. Nel frattempo, però, Mortimer ha conosciuto l’altra figlia Charlotte, femminista ante litteram impegnata contro il parere del padre nell’assistenza ai più poveri. Quando, causa ripetute prestazioni, Mortimer accusa debilitanti dolori alla mano, in suo aiuto arriva un amico, l’eccentrico nobiluomo Lord Edmund St. John-Smythe, appassionato di nuove tecnologie, che senza rendersene conto “inventa” il vibratore. Il nuovo prodotto riscuote un enorme successo, ma è il legame con Charlotte, che il dottor Dayrimple vuol far rinchiudere in manicomio, che spinge Mortimer a ritrovare la sua vera vocazione di medico.
L’intenzione è ovvia: grazie a un cast di ottimo livello e a un’ambientazione vittoriana dovutamente movimentata da uno sguardo contemporaneo, sfruttare uno spunto sulla carta adeguatamente “scandaloso” come l’invenzione del vibratore per ottenere una commedia brillante con qualche ambizione di critica sociale.
Questa appunto l’intenzione, che però si perde (o forse bisognerebbe dire meno misericordiosamente affonda) in una vicenda confusa (ma anche a tratti prevedibile) in cui le istanze di un femminismo d’accatto si confondono con una vicenda che ha del grottesco, finendo per tradire le sue stesse premesse.
Se da una parte la protagonista femminile Charlotte accusa il padre di liquidare come isteria le più varie espressioni di disagio femminile e poi di curarle con quella che è a tutti gli effetti più che una pratica medica una masturbazione a pagamento, dall’altra il percorso di “emancipazione” del personaggio maschile (licenziato perché troppo moderno nelle sue cure, rilanciato dalla sua abilità manuale e infine emancipato dall’invenzione dell’apparecchio meccanico che la sostituirà) si presenta tutt’altro che lineare e sensato.
Del resto l’intero assunto del film appare a dir poco contraddittorio, dal momento che le pur giuste battaglie di Charlotte (per l’istruzione e il benessere dei più poveri, anche se qua e là, in omaggio al sentire liberal, si intuisce un blando riferimento al controllo delle nascite) finiscono per intrecciarsi malamente con il plot che riguarda le mansioni del giovane e idealista Mortimer, contento di passare dalla pratica ospedaliera a quella della medicina femminile e infine capace di staccarsene solo per regalare a quest’ultima lo spazio del privato attraverso l’invenzione dell’apparecchio.
Nel finale, del resto, la morale non contraddice il presupposto del dottor Dalrymple (che, cioè, quasi tutti i malumori femminili si possano curare con un’adeguata pratica di manipolazione), ma sembra auspicare invece che il controllo di questo “surrogato di libertà” debba passare nelle mani delle donne (omaggio all’adagio per cui “il corpo è mio e me lo gestisco io”); al contempo, però, fa proprio dell’oggetto dell’emancipazione la base di un lucroso meccanismo capitalistico che consentirà a Mortimer di dedicarsi a più alti scopi…

Luisa Cotta Ramosino
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sentieridelcinema/~4/5_Lnrve6SVE" height="1" width="1"/&gt;</description><feedburner:origLink>http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?id=1739</feedburner:origLink></item><item><title>...E ora parliamo di Kevin</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sentieridelcinema/~3/MZ8nMcPS-fY/recensione.asp</link><author>info@sentieridelcinema.it (Sentieri del Cinema)</author><description>&lt;table border='0' cellspacing='2px' cellpadding='1px' width='750px'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign='top'&gt;&lt;img align= border='0' src='http://www.sentieridelcinema.it/public/imgfilm/med/jCazU4fkN94TmTC2SVaKO3i6Dbi9IyCezYOx.jpg'&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign='top'&gt;Il viaggio nella mente e nei ricordi di Eva, il cui figlio sedicenne Kevin, problematico fin da piccolo, compie un gesto terribile e forse senza un perchè...&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2'&gt;&lt;hr /&gt;Non è certo un&amp;#39;esperienza che viene voglia di ripetere spesso quella a cui costringe il disturbante seppur intelligente film di Lynne Ramsey.
L&amp;#39;esistenza di Eva (un&amp;#39;intensa e allucinata Tilda Swinton) è sconvolta dal gesto terribile di suo figlio (che richiama il fin troppo celebre caso di Columbine, che già ispirò il film di Gus Van Sant &lt;i&gt;Elephant&lt;/i&gt;), e gli autori (la stessa Ramsey è coautrice della sceneggiatura dal un romanzo di Lionel Shriver) decidono di ridare tale sconvolgimento anche attraverso la forma del racconto, dominato dai toni del rosso (quello del sangue, ovviamente, ma anche di tanti altri "liquidi" quotidiani: marmellate, salsa di pomodoro, pittura,...).
Un racconto che è una sorta di confusa esplorazione tra ricordi (apparentemente neutri, ma pur sempre viziati da un punto di vista, quello di Eva, fortemente segnato) e flash dell&amp;#39;evento drammatico che fa esplodere una difficilissima relazione madre figlio.
Una relazione che, tuttavia, pur mettendo in scena (specialmente nella fase della prima infanzia) molte situazione universali (i pianti impossibili da placare, la mancanza di sonno, la frustrazione e così via), universale è solo fino a un certo punto. 
Nella pellicola, infatti, il piccolo Kevin, già da quando è un bimbo di pochi anni mostra verso la madre (e, vien da dire, a prescindere dalla forse riluttanza di lei a vedersi in quel ruolo) un&amp;#39;ostilità e un rifiuto che vanno ben oltre la norma (si rifiuta di giocare, di parlarle, di farsi abbracciare). L&amp;#39;oggettività delle scene che descrivono con crescente angoscia (mascherata dalla freddezza della messa in scena in una casa praticamente "non abitata") l&amp;#39;estraniamento tra i due rendono difficile credere che possa trattarsi solo della percezione distorta di Eva... 
E il film, infatti, ha per certi versi la forma di un horror quotidiano, in cui il mostro è quel bimbetto (e poi ragazzino con l&amp;#39;aria fragile, ma diabolica) che gira per casa pronto a colpire, con le parole o fisicamente. Obiettivo costante sua madre e poi anche la sorellina. Apparentemente "salvo" il padre, che ciecamente decide di ignorare le grida d&amp;#39;aiuto della moglie così come i segnali d&amp;#39;allarme...
È nella relazione tra i due genitori, però, che la pellicola (che in nessun modo, invece, potrebbe essere interpretata in chiave psicologica per spiegare il gesto assurdo di Kevin con l&amp;#39;equazione figlio non amato = figlio assassino) riesce davvero a dire qualcosa sulle famiglie di oggi.
L&amp;#39;assenza colpevole della figura paterna (tanto più significativa. visto che del mondo esterno non vediamo nulla, come se gli unici rapporti reali e rilevanti fossero quelli del nucleo ristretto), la totale delega di un rapporto educativo e la volontaria cecità di fronte alla fatica e al disagio della moglie, fanno di Franklin, il protagonista maschile, il candidato ideale se proprio si dovesse trovare un "colpevole", all&amp;#39;infelicità di sua moglie prima ancora che al gesto omicida di Kevin.
Una ricerca del colpevole che per altro non è affatto l&amp;#39;intento della pellicola, che invece esplora con poche parole e molti sguardi il processo di rielaborazione del lutto e della propria storia da parte di Eva, pur senza poter approdare a una risposta sul significato del gesto di Kevin o sulle sue cause.
Resta da capire se l&amp;#39;esito, che lascia Eva con nulla se non se stessa e un figlio assassino da aspettare, sia affidato solo alla disperazione e al nichilismo, o forse l&amp;#39;abbraccio tra lei e il figlio (che porta i segni della vita in prigione e per la prima volta ha dismesso il suo tipico sguardo pieno di crudeltà e sfida) possa essere un punto di apertura a un orizzonte diverso. 

Luisa Cotta Ramosino&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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