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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italianfull.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>Commenti per Sitosophia</title><link>http://www.sitosophia.org</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/sitosophiacommenti" /><description>Il sito degli studenti di Filosofia di Catania</description><language>en</language><lastBuildDate>Tue, 09 Mar 2010 12:07:28 PST</lastBuildDate><generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator><sy:updatePeriod xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/">hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/">1</sy:updateFrequency><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/sitosophiacommenti" /><feedburner:info uri="sitosophiacommenti" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:emailServiceId>sitosophiacommenti</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><feedburner:feedFlare href="http://www.newsgator.com/ngs/subscriber/subext.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsitosophiacommenti" src="http://www.newsgator.com/images/ngsub1.gif">Subscribe with NewsGator</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bloglines.com/sub/http://feeds.feedburner.com/sitosophiacommenti" src="http://www.bloglines.com/images/sub_modern11.gif">Subscribe with Bloglines</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.netvibes.com/subscribe.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsitosophiacommenti" src="http://www.netvibes.com/img/add2netvibes.gif">Subscribe with Netvibes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://fusion.google.com/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsitosophiacommenti" src="http://buttons.googlesyndication.com/fusion/add.gif">Subscribe with Google</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.pageflakes.com/subscribe.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsitosophiacommenti" src="http://www.pageflakes.com/ImageFile.ashx?instanceId=Static_4&amp;fileName=ATP_blu_91x17.gif">Subscribe with Pageflakes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://add.my.yahoo.com/content?lg=it&amp;url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fsitosophiacommenti" src="http://eur.i1.yimg.com/eur.yimg.com/i/it/my/mioya1.gif">Subscribe with Mio Yahoo!</feedburner:feedFlare><item><title>Commenti su “L’inconveniente di essere nati” di Emil Cioran di Tommy David</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/KorPKjWImUw/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Tommy David</dc:creator><pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:07:28 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=805#comment-1949</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Caro Emilio, credo &#8211; spero &#8211; che la critica di Andrea fosse circoscritta al lessico da te adoperato, quasi in contrapposizione a quello di Cioran. <img src='http://www.sitosophia.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/KorPKjWImUw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Caro Emilio, credo - spero - che la critica di Andrea fosse circoscritta al lessico da te adoperato, quasi in contrapposizione a quello di Cioran. ;-)</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2009/09/linconveniente-di-essere-nati-di-emil-cioran/comment-page-1/#comment-1949</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “L’inconveniente di essere nati” di Emil Cioran di Emilio</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/6iPH3sgcp7k/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Emilio</dc:creator><pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:37:25 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=805#comment-1947</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Carissimo Andrea, grazie per essere intervenuto. Tentare un qualsiasi abbozzo sul pensiero di Cioran è una sfida – da parte mia – esistenziale prima che teoretica. Per lui che amava definirsi un “apolide metafisico” e la cui esistenza era permeata da un continuo stato di “cafard”, ogni definizione è riduttiva, ogni asserzione eccessivamente spoglia. Che vuoi che ti dica: di certo non ho né riassunto il testo (e come avrei potuto), né rivelato la sua densità filosofica e umana (in senso molto, molto ampio). In certi momenti mi ha suggerito qualcosa, che ho provato a mettere giù, probabilmente male e senza pretese assolute o definitive. Ho offeso Cioran: certo, è possibile. Ma credo che lo avrei offeso di più se non mi fossi sforzato di pensarci sopra.<br />
In ogni caso, ho buttato giù anche <a href="http://www.emiliosanfilippo.it/?page_id=458" rel="nofollow">qualcos&#8217;altro</a> sull&#8217;amico Cioran. Penserai: «E ci insisti pure?», ma che vuoi … ormai è online, dunque visibile a tutti.</p>
<p>Grazie ancora.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/6iPH3sgcp7k" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Carissimo Andrea, grazie per essere intervenuto. Tentare un qualsiasi abbozzo sul pensiero di Cioran è una sfida – da parte mia – esistenziale prima che teoretica. Per lui che amava definirsi un “apolide metafisico” e la cui esistenza era permeata da un continuo stato di “cafard”, ogni definizione è riduttiva, ogni asserzione eccessivamente spoglia. Che vuoi che ti dica: di certo non ho né riassunto il testo (e come avrei potuto), né rivelato la sua densità filosofica e umana (in senso molto, molto ampio). In certi momenti mi ha suggerito qualcosa, che ho provato a mettere giù, probabilmente male e senza pretese assolute o definitive. Ho offeso Cioran: certo, è possibile. Ma credo che lo avrei offeso di più se non mi fossi sforzato di pensarci sopra.
In ogni caso, ho buttato giù anche &lt;a href="http://www.emiliosanfilippo.it/?page_id=458" rel="nofollow"&gt;qualcos'altro&lt;/a&gt; sull'amico Cioran. Penserai: «E ci insisti pure?», ma che vuoi … ormai è online, dunque visibile a tutti.

Grazie ancora.</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2009/09/linconveniente-di-essere-nati-di-emil-cioran/comment-page-1/#comment-1947</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “L’inconveniente di essere nati” di Emil Cioran di Andrea Pasotti</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/NC1gYXbktz4/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Andrea Pasotti</dc:creator><pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:21:48 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=805#comment-1945</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Fenomenico, esistentivo&#8230;dopo questi due obbrobri ho smesso di leggere.<br />
Scrivendo così manchi di rispetto a Cioran innanzitutto.<br />
Cancella il filosofese e ne riparliamo.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/NC1gYXbktz4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Fenomenico, esistentivo...dopo questi due obbrobri ho smesso di leggere.
Scrivendo così manchi di rispetto a Cioran innanzitutto.
Cancella il filosofese e ne riparliamo.</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2009/09/linconveniente-di-essere-nati-di-emil-cioran/comment-page-1/#comment-1945</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “Mind Time” di Benjamin Libet di Emilio</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/Thmz-o3nUN4/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Emilio</dc:creator><pubDate>Wed, 10 Feb 2010 08:08:43 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1898</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Ti ringrazio per aver messo in evidenza questi che forse sono i punti limiti della teoria di Libet, per quello che mi è sembrato di capire. La questione è molto discussa nel testo &#8211; come ho cercato già di dire &#8211; e mi sembra importante che Libet abbia deciso di non &#8220;specularci&#8221; troppo sopra.<br />
I nostri pensieri sorgono nella nostra mente in un modo e non in un altro, alimentando le nostre inquietudini, i nostri stati emotivi, le nostre intenzioni. Se eticamente Libet &#8220;salva&#8221; la libertà dell&#8217;azione, lascia aperta la questione sul &#8220;perché&#8221; effettivamente questi pensieri e non altri.<br />
Se dovessimo dare ascolto al determinismo biologico, non si tratterebbe che fenomeni chimici, ma è possibile negare il valore ontologico del vissuto? Già Locke aveva messo in evidenza quanto la memoria giochi un ruolo determinante nel &#8220;fare&#8221; l&#8217;individuo, il frutto della nostra esperienza. Un dato che la scienza credo abbia acquisito con il lavoro freudiano. Eppure perché questa costante alternanza di oblio e memoria così e così? Perché questo temperamento, perché proprio questi pensieri? Quanto siamo liberi di pensarli?<br />
La questione etica è successiva, subentra a quel livello in cui si è già maturata l&#8217;intenzione. Ma perché quell&#8217;intenzione?</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/Thmz-o3nUN4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Ti ringrazio per aver messo in evidenza questi che forse sono i punti limiti della teoria di Libet, per quello che mi è sembrato di capire. La questione è molto discussa nel testo - come ho cercato già di dire - e mi sembra importante che Libet abbia deciso di non "specularci" troppo sopra. 
I nostri pensieri sorgono nella nostra mente in un modo e non in un altro, alimentando le nostre inquietudini, i nostri stati emotivi, le nostre intenzioni. Se eticamente Libet "salva" la libertà dell'azione, lascia aperta la questione sul "perché" effettivamente questi pensieri e non altri. 
Se dovessimo dare ascolto al determinismo biologico, non si tratterebbe che fenomeni chimici, ma è possibile negare il valore ontologico del vissuto? Già Locke aveva messo in evidenza quanto la memoria giochi un ruolo determinante nel "fare" l'individuo, il frutto della nostra esperienza. Un dato che la scienza credo abbia acquisito con il lavoro freudiano. Eppure perché questa costante alternanza di oblio e memoria così e così? Perché questo temperamento, perché proprio questi pensieri? Quanto siamo liberi di pensarli?
La questione etica è successiva, subentra a quel livello in cui si è già maturata l'intenzione. Ma perché quell'intenzione?</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2010/01/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1898</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “Mind Time” di Benjamin Libet di Luigi Pavone</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/w5BG2jtoi8c/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Luigi Pavone</dc:creator><pubDate>Fri, 05 Feb 2010 05:27:54 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1893</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Restano i miei dubbi su questioni metodologiche in generale. Infatti, se il rilevamento di stati coscienti dipende (in qualche misura<em>) da resoconti soggettivi, le insidie intrinsecamente legate a un tale strumento di rilevamento potrebbero rendere l’attendibilità delle misurazioni tale che lo scarto registrato non sia di entità significativamente rilevante per una teoria che concluda che<br />
<blockquote>ognipensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza</p></blockquote>
<p>.</p>
<p>Le abitudini lessicografiche sulla stretta correlazione tra libertà e coscienza sono molto forti. Tuttavia, sulla indipendenza, </em>almeno concettuale<em>, della libertà dalla coscienza credo bisogna insistere. Freud, p. es., nella descrizione dei processi psichici inconsci, come per esempio il lavoro onirico o i processi rimozione, usa spesso un lessico fatto di nozioni che ruotano intorno a quella di libertà. Questo, beninteso, indipendentemente dalla questione del determinismo nel pensiero di Freud.</p>
<p>Grazie a te per la risposta puntuale. ciao</em></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/w5BG2jtoi8c" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Restano i miei dubbi su questioni metodologiche in generale. Infatti, se il rilevamento di stati coscienti dipende (&lt;/em&gt;in qualche misura&lt;em&gt;) da resoconti soggettivi, le insidie intrinsecamente legate a un tale strumento di rilevamento potrebbero rendere l’attendibilità delle misurazioni tale che lo scarto registrato non sia di entità significativamente rilevante per una teoria che concluda che &lt;blockquote&gt;ognipensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza&lt;/blockquote&gt;.

Le abitudini lessicografiche sulla stretta correlazione tra libertà e coscienza sono molto forti. Tuttavia, sulla indipendenza, &lt;/em&gt;almeno concettuale&lt;em&gt;, della libertà dalla coscienza credo bisogna insistere. Freud, p. es., nella descrizione dei processi psichici inconsci, come per esempio il lavoro onirico o i processi rimozione, usa spesso un lessico fatto di nozioni che ruotano intorno a quella di libertà. Questo, beninteso, indipendentemente dalla questione del determinismo nel pensiero di Freud.

Grazie a te per la risposta puntuale. ciao</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2010/01/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1893</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “Mind Time” di Benjamin Libet di Emilio</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/coyy7TIuzrE/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Emilio</dc:creator><pubDate>Wed, 03 Feb 2010 11:06:13 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1891</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Carissimo Lugi, grazie per essere intervenuto. Probabilmente da quello che ho scritto non traspaiono molte considerazioni forse preliminari al problema e cercherò quindi di rispondere nel migliore dei modi.<br />
L&#8217;intenzione di Libet – come emerge subito dall&#8217;introduzione – è cercare di capire le possibili relazioni tra la mente e il cervello, dato che è evidente che il cervello sia coinvolto «nella produzione dell&#8217;esperienza soggettiva cosciente e delle funzioni mentali inconsce» (Intr. p.1). Questo non significa né che ci troviamo di fronte a una sorta di dualismo metafisico, né a un “riduzionismo” degli stati mentali ai processi celebrali. Ossia il cervello è il presupposto indispensabile <em>per l&#8217;emergere</em> dei fenomeni mentali, fra cui la coscienza. Ma la particolarità degli studi di Libet è aver dimostrato che l&#8217;esperienza cosciente può essere studiata solo in soggetti umani in stato di <em>veglia</em> e in grado di produrre da sé un <em>resoconto</em> della loro esperienza. Questo significa che nessuna osservazione sperimentale del cervello sarà in grado di fornirci informazioni circa i fattori mentali, che per Libet sono <em>qualia</em>. La capacità di amare, di emozionarsi, di essere incollerito, di <em>sapersi</em>, sono fenomeni soggettivi, accessibili solo al soggetto che li sta provando. «Non sono evidenti e non possono essere descritti da osservazioni del cervello» (Cap. 1, p.5). Naturalmente tutto è associato con attività neurali specifiche, ecco perché è anche possibile interrogarsi sul modo in cui le attività celebrali sono connesse all&#8217;esperienza cosciente, o possono produrla. Nel caso specifico della coscienza, sembra che «il cervello [abbia] bisogno di un periodo relativamente lungo per attivarsi in modo appropriato e indurre la consapevolezza dell&#8217;evento» (Cap. 2, p.37).</p>
<p>Sul libero arbitrio: certo, il pensiero di Libet è in questo piuttosto ambiguo. I suoi studi sembravano confutare la possibilità stessa per l&#8217;azione umana ad agire liberamente, ma è come se eticamente avesse voluto salvare la nostra volontà libera di agire. Credo che fosse la sua “umanità” a contestare la validità assoluta delle “prove” sperimentali. L&#8217;atto è quindi determinato (inconsciamente), ma il soggetto può effettivamente decidere di “rispondergli” o meno.</p>
<p>Sul rapporto consapevolezza/libertà: è una bella provocazione! Da parte mia credo che – tralasciando Libet e la sua ambiguità – solo dalla consapevolezza di sé possa effettivamente dipendere  la capacità di agire “liberamente”. Come Kant che criticava la metafisica perché dogmatica, mentre sosteneva che solo una “critica” delle nostre possibilità conoscitive potesse essere considerata effettivamente “scienza”. Certo – tornando a Libet – se il determinismo inconscio sovrastasse l&#8217;intenzione di agire, allora il determinismo sarebbe assoluto. L&#8217;alternativa sarebbe allora una «funzione mentale cosciente – presumibilmente non fisica – che influenzi le attività delle cellule nervose-fisiche» (cfr. p.165). Praticamente l&#8217;inverso di tutto quanto detto!</p>
<p>Su Chalmers, non ne ho idea!</p>
<p>I problemi che emergono più che fare arenare la discussione dietro banali formule tautologiche o di stampo dogmatico, credo debbano spingere l&#8217;attenzione degli studiosi alla comprensione di ciò che siamo. Resta – per dirla con Mazzarella – che così come mai un computer potrà saperne del soffio che appanna una lastra (cfr. Vie d&#8217;uscita, il Melagono), allo stesso modo mai gli studi di stampo materialista ed eliminativista potranno capire qualcosa sulla mente.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/coyy7TIuzrE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Carissimo Lugi, grazie per essere intervenuto. Probabilmente da quello che ho scritto non traspaiono molte considerazioni forse preliminari al problema e cercherò quindi di rispondere nel migliore dei modi.
L'intenzione di Libet – come emerge subito dall'introduzione – è cercare di capire le possibili relazioni tra la mente e il cervello, dato che è evidente che il cervello sia coinvolto «nella produzione dell'esperienza soggettiva cosciente e delle funzioni mentali inconsce» (Intr. p.1). Questo non significa né che ci troviamo di fronte a una sorta di dualismo metafisico, né a un “riduzionismo” degli stati mentali ai processi celebrali. Ossia il cervello è il presupposto indispensabile &lt;em&gt;per l'emergere&lt;/em&gt; dei fenomeni mentali, fra cui la coscienza. Ma la particolarità degli studi di Libet è aver dimostrato che l'esperienza cosciente può essere studiata solo in soggetti umani in stato di &lt;em&gt;veglia&lt;/em&gt; e in grado di produrre da sé un &lt;em&gt;resoconto&lt;/em&gt; della loro esperienza. Questo significa che nessuna osservazione sperimentale del cervello sarà in grado di fornirci informazioni circa i fattori mentali, che per Libet sono &lt;em&gt;qualia&lt;/em&gt;. La capacità di amare, di emozionarsi, di essere incollerito, di &lt;em&gt;sapersi&lt;/em&gt;, sono fenomeni soggettivi, accessibili solo al soggetto che li sta provando. «Non sono evidenti e non possono essere descritti da osservazioni del cervello» (Cap. 1, p.5). Naturalmente tutto è associato con attività neurali specifiche, ecco perché è anche possibile interrogarsi sul modo in cui le attività celebrali sono connesse all'esperienza cosciente, o possono produrla. Nel caso specifico della coscienza, sembra che «il cervello [abbia] bisogno di un periodo relativamente lungo per attivarsi in modo appropriato e indurre la consapevolezza dell'evento» (Cap. 2, p.37).

Sul libero arbitrio: certo, il pensiero di Libet è in questo piuttosto ambiguo. I suoi studi sembravano confutare la possibilità stessa per l'azione umana ad agire liberamente, ma è come se eticamente avesse voluto salvare la nostra volontà libera di agire. Credo che fosse la sua “umanità” a contestare la validità assoluta delle “prove” sperimentali. L'atto è quindi determinato (inconsciamente), ma il soggetto può effettivamente decidere di “rispondergli” o meno.

Sul rapporto consapevolezza/libertà: è una bella provocazione! Da parte mia credo che – tralasciando Libet e la sua ambiguità – solo dalla consapevolezza di sé possa effettivamente dipendere  la capacità di agire “liberamente”. Come Kant che criticava la metafisica perché dogmatica, mentre sosteneva che solo una “critica” delle nostre possibilità conoscitive potesse essere considerata effettivamente “scienza”. Certo – tornando a Libet – se il determinismo inconscio sovrastasse l'intenzione di agire, allora il determinismo sarebbe assoluto. L'alternativa sarebbe allora una «funzione mentale cosciente – presumibilmente non fisica – che influenzi le attività delle cellule nervose-fisiche» (cfr. p.165). Praticamente l'inverso di tutto quanto detto!


Su Chalmers, non ne ho idea!

I problemi che emergono più che fare arenare la discussione dietro banali formule tautologiche o di stampo dogmatico, credo debbano spingere l'attenzione degli studiosi alla comprensione di ciò che siamo. Resta – per dirla con Mazzarella – che così come mai un computer potrà saperne del soffio che appanna una lastra (cfr. Vie d'uscita, il Melagono), allo stesso modo mai gli studi di stampo materialista ed eliminativista potranno capire qualcosa sulla mente.</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2010/01/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1891</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “Mind Time” di Benjamin Libet di Luigi Pavone</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/aDFDZ7ej694/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Luigi Pavone</dc:creator><pubDate>Wed, 03 Feb 2010 03:00:46 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1890</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Non conosco il libro di Libet. Sto dunque alla recensione, in cui si afferma che per Libet le più importanti caratteristiche della mente, tra le quali la consapevolezza, non sono oggetto delle scienze sperimentali. Se Libet pensa questo, allora diventa molto difficile capire in che modo egli possa anche sperimentalmente sostenere che la consapevolezza, la proprietà mentale non indagabile sperimentalmente, insorga esattamente circa 350-400msec dopo la corrispondente attività cerebrale. Che cavolo ha misurato esattamente? Lasciamo stare pure la questione del libero arbitro recuperato al livello della inibizione, perché l’inibizione stessa non è un’azione che, stante alle teorie esposte (“ogni pensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza”), sarebbe preceduta da altrettanta inconscia attività cerebrale?</p>
<p>C’è poi un pregiudizio, la butto come provocazione, condiviso sia da Libet sia dal suo recensore, che non c’è libertà senza consapevolezza. Perché non potrebbe esistere un processo inconscio libero?</p>
<p>Ho visto citato Chalmers. Conosco tutti o quasi tutti i suoi scritti sul bidimensionalismo semantico. Sconosco invece il Chalmers filosofo della coscienza. Mi chiedevo se le sue teorie della mente siano in qualche modo connesse ai suoi scritti di filosofia del linguaggio sul bidimensionalismo.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/aDFDZ7ej694" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Non conosco il libro di Libet. Sto dunque alla recensione, in cui si afferma che per Libet le più importanti caratteristiche della mente, tra le quali la consapevolezza, non sono oggetto delle scienze sperimentali. Se Libet pensa questo, allora diventa molto difficile capire in che modo egli possa anche sperimentalmente sostenere che la consapevolezza, la proprietà mentale non indagabile sperimentalmente, insorga esattamente circa 350-400msec dopo la corrispondente attività cerebrale. Che cavolo ha misurato esattamente? Lasciamo stare pure la questione del libero arbitro recuperato al livello della inibizione, perché l’inibizione stessa non è un’azione che, stante alle teorie esposte (“ogni pensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza”), sarebbe preceduta da altrettanta inconscia attività cerebrale?

C’è poi un pregiudizio, la butto come provocazione, condiviso sia da Libet sia dal suo recensore, che non c’è libertà senza consapevolezza. Perché non potrebbe esistere un processo inconscio libero?

Ho visto citato Chalmers. Conosco tutti o quasi tutti i suoi scritti sul bidimensionalismo semantico. Sconosco invece il Chalmers filosofo della coscienza. Mi chiedevo se le sue teorie della mente siano in qualche modo connesse ai suoi scritti di filosofia del linguaggio sul bidimensionalismo.</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2010/01/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1890</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “L’anima e il suo destino” di Vito Mancuso di Sandra</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/BPjfm_sqTVo/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Sandra</dc:creator><pubDate>Wed, 27 Jan 2010 05:38:01 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2008/02/lanima-e-il-suo-destino-di-vito-mancuso/#comment-1882</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Wikipedia elenca i vari esperimenti compiuti per formulare ipotesi sull&#8217;origine della vita.<br />
Ma due concetti-base mi paiono fondamentali in queste ricerche : l&#8217;RNA come probabile sistema di memorizzazione dell&#8217;informazione e l&#8217;azione della selezione naturale fin dai primordi.<br />
Concetti base che parlano di memoria, informazione ,azione di meccanismi selettivi (quelli che poi daranno vita all&#8217;evoluzione come la conosciamo)e che sembrano sfuggire alla casualità cieca o sbaglio?</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/BPjfm_sqTVo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Wikipedia elenca i vari esperimenti compiuti per formulare ipotesi sull'origine della vita.
Ma due concetti-base mi paiono fondamentali in queste ricerche : l'RNA come probabile sistema di memorizzazione dell'informazione e l'azione della selezione naturale fin dai primordi.
Concetti base che parlano di memoria, informazione ,azione di meccanismi selettivi (quelli che poi daranno vita all'evoluzione come la conosciamo)e che sembrano sfuggire alla casualità cieca o sbaglio?</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2008/02/lanima-e-il-suo-destino-di-vito-mancuso/comment-page-6/#comment-1882</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “L’anima e il suo destino” di Vito Mancuso di Giovanni</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/fDZJgn6EXQo/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Giovanni</dc:creator><pubDate>Wed, 27 Jan 2010 03:54:30 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2008/02/lanima-e-il-suo-destino-di-vito-mancuso/#comment-1881</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il percorso è lungo per interpretare l&#8217; evo/devo (evoluzione/sviluppo dell&#8217;essere vivente) e la scienza sta cercando di capirci qualcosa. Le &#8220;transizioni&#8221; dalla materia inorganica alla vita, dalla cellula procariota a quella eucariota, dall&#8217;essere vivente solo animale &#8211; per così dire &#8211; all&#8217;essere vivente intelligente, sono stati eventi assai &#8220;difficili&#8221;.<br />
Sono, questi, temi su cui è importante riflettere, soprattutto per chi è in cerca di Dio e non vuole assolutamente rinunciare ad una visione oggettiva e scientifica della realtà.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/fDZJgn6EXQo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Il percorso è lungo per interpretare l' evo/devo (evoluzione/sviluppo dell'essere vivente) e la scienza sta cercando di capirci qualcosa. Le "transizioni" dalla materia inorganica alla vita, dalla cellula procariota a quella eucariota, dall'essere vivente solo animale - per così dire - all'essere vivente intelligente, sono stati eventi assai "difficili".
Sono, questi, temi su cui è importante riflettere, soprattutto per chi è in cerca di Dio e non vuole assolutamente rinunciare ad una visione oggettiva e scientifica della realtà.</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2008/02/lanima-e-il-suo-destino-di-vito-mancuso/comment-page-6/#comment-1881</feedburner:origLink></item><item><title>Commenti su “L’anima e il suo destino” di Vito Mancuso di Sandra</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/sitosophiacommenti/~3/oZtWqwl-ADs/</link><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Sandra</dc:creator><pubDate>Mon, 25 Jan 2010 08:40:22 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2008/02/lanima-e-il-suo-destino-di-vito-mancuso/#comment-1878</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>So che è un forum di filosofia, ma sarei grata se qualcuno mi desse informazioni sull&#8217;argomento: da quel che so gli scienziati ritengono che la vita ha avuto inizio sul pianeta in particolari condizioni atmosferiche ( tipo di gas presenti o assenti nell&#8217;atmosfera, fenomeni elettrici, ecc.).<br />
Se sostengono questa ipotesi come mai non hanno sperimentato &#8220;in vitro&#8221; le condizioni ipotizzate e verificato la riproducibilità della nascita della vita a partire dalle componenti di carbonio?</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/sitosophiacommenti/~4/oZtWqwl-ADs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>So che è un forum di filosofia, ma sarei grata se qualcuno mi desse informazioni sull'argomento: da quel che so gli scienziati ritengono che la vita ha avuto inizio sul pianeta in particolari condizioni atmosferiche ( tipo di gas presenti o assenti nell'atmosfera, fenomeni elettrici, ecc.).
Se sostengono questa ipotesi come mai non hanno sperimentato "in vitro" le condizioni ipotizzate e verificato la riproducibilità della nascita della vita a partire dalle componenti di carbonio?</description><feedburner:origLink>http://www.sitosophia.org/2008/02/lanima-e-il-suo-destino-di-vito-mancuso/comment-page-6/#comment-1878</feedburner:origLink></item></channel></rss>
