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	<title type="text">Soft Revolution</title>
	<subtitle type="text">Ragazze che dovrebbero darsi una calmata</subtitle>

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		<author>
			<name>Marta Magni</name>
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		<title type="html"><![CDATA[On Wednesday we wear pink: il ruolo del rosa nei teen comedy]]></title>
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		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="film e tv" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="abiti rosa" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="clique" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="giovani streghe" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="heathers" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="jawbreaker" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="makeover" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="mean girls" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="potere" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="pretty in pink" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="queen bee" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="rosa" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="scuola e università" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="teen movie" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="vestirsi di rosa" />		<summary type="html" />
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/on-wednesday-we-wear-pink-il-ruolo-del-rosa-nei-teen-comedy/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/rachel_mcadams_mean_girls_20080813_02.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone" wp-image-12397" alt="rachel_mcadams_mean_girls_20080813_02" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/rachel_mcadams_mean_girls_20080813_02-835x1024.jpg" width="510" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Quando penso al rosa, io penso a mia cugina Silvia, detta anche, in virtù del suo amore per il rosa, dei suoi lunghi capelli biondi e della sua abbronzatura perenne, Barbie California. Io e Barbie California abbiamo solo quattro anni di differenza e siamo state vicine di casa per lungo tempo, finché ognuna non è andata a convivere per i fatti suoi. Abbiamo perciò passato un&amp;#8217;infinità di pomeriggi a giocare assieme, farci rincorrer da galli furiosi e a cercare di pettinare i miei crespi capelli. Bene. Barbie California non è altro che il prototipo, assai meno stronzo, molto meno calcolatore e più brianzolo, di quella che ho poi imparato a conoscere come la &lt;a href="http://www.urbandictionary.com/define.php?term=queen%20bee" target="_blank"&gt;queen bee&lt;/a&gt; di ogni &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Teen_film" target="_blank"&gt;teen comedy &lt;/a&gt;che si rispetti.&lt;br /&gt;
Struggenti ricordi d&amp;#8217;infanzia della sottoscritta a parte, cosa ha a che fare questo con il tema del mese?&lt;br /&gt;
Le queen bee, non tutte ma una buona parte, proprio come Barbie California, si vestono di rosa. Prendiamo due film dall&amp;#8217;ampio mucchio di teen comedy dell&amp;#8217;ultimo ventennio: &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mean_Girls"&gt;&lt;em&gt;Mean Girls&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jawbreaker_(film)"&gt;&lt;em&gt;Jawbreaker&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;. Due film così aderenti ai canoni della teen comedy da esserne un autentico puro distillato, due film in cui la trama si dispiega placida e regolare senza battere ciglio, senza trovare alcun intoppo sulla propria strada: situazione iniziale – rottura della situazione iniziale – spannung – felice finale.&lt;br /&gt;
La ragazza bella ma non bellissima, intelligente ma non secchiona, non particolarmente integrata (quando non un&amp;#8217;emarginata totale) per una serie di ragioni che variano in base alle trama (morti- trasferimenti- necessità di una cheerleader efficiente in squadra) entra nel gruppo della ragazze popolari, spodesta in virtù della sua bellezza nascosta ora esplosa grazie ad un accurato &lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/2011/plain-jane-come-farsi-cambiare-la-vita-da-un-paio-di-scarpe-e-da-una-sbruffona-inglese/" target="_blank"&gt;makeover&lt;/a&gt; e la sua scaltrezza la queen bee di turno, ne prende letteralmente i panni e diventa la nuova, stronzissima ragazza più popolare fra le popolari.&lt;br /&gt;
Vestita di rosa.&lt;br /&gt;
I ruoli si invertono: la queen bee, spogliata del “suo” rosa, è una ragazza proprio come tutte le altre. Non particolarmente bella o attraente, non particolarmente carismatica o temibile. Senza rosa, i buchi nella maglietta sono solo &lt;a href="http://redalertpolitics.com/files/2013/04/Regina-George.jpg"&gt;buchi nella maglietta.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Il rosa è la chiave di volta per essere accettata socialmente, per diventare non solo parte di un gruppo, ma del gruppo. Il rosa in questo caso non è solo un colore, ma il colore, quella speciale sfumatura intrisa di pettegolezzi, ambizione e cattiveria in grado di trasformare Fern Mayo, da piccolo pulcino avvolto in spessi strati di lana marrone&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/tumblr_mk6pl76Zi91r44gcfo1_500.png"&gt;&lt;img alt="tumblr_mk6pl76Zi91r44gcfo1_500" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/tumblr_mk6pl76Zi91r44gcfo1_500.png" width="500" height="379" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
ad agguerrita e disincantata tigre avvolta nel taffetà.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/tumblr_lrl2ky3hNE1qbkhono1_500.jpg"&gt;&lt;img alt="tumblr_lrl2ky3hNE1qbkhono1_500" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/tumblr_lrl2ky3hNE1qbkhono1_500.jpg" width="500" height="333" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Una tenera, rosso crinita ragazza che ha abitato per anni in Africa che non conosce nemmeno Jingle Bells Rock&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/lindsay-lohan-GC.jpg"&gt;&lt;img alt="lindsay-lohan-GC" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/lindsay-lohan-GC.jpg" width="344" height="277" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
in una spietata e subdola manipolatrice&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/fotog26.jpg"&gt;&lt;img alt="fotog26" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/fotog26.jpg" width="295" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Il rosa, abbandonata l&amp;#8217;aurea stucchevole mista a stigma sociale che connotava l&amp;#8217;Andie Walsh di &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pretty_in_Pink" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;Pretty in Pink&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;diviene così un&amp;#8217;arma (anche se non conscia e volontaria), un mezzo tramite il quale l&amp;#8217;anonima fanciulla più o meno aspirante alla scalata sociale può sedersi al giusto tavolo a mensa ed avere finalmente amiche che la idolatrino e temano allo stesso tempo.&lt;br /&gt;
Se il rosa è spesso legato ad un concetto di femminilità tanto dolce quanto molliccia, delicata e trasognata, l&amp;#8217;incarnazione del cliché della femminuccia, il rosa di cui si ammantano Regina George e Courtney è tutto fuorché una veste alla Raperonzolo in attesa di essere salvata. Sono stronze, sono perfide, sono quanto di peggio potresti incontrare sulla tua strada, e per questo hanno il diritto di vestirsi di rosa.&lt;br /&gt;
Che il makeover sia voluto o meno, che il rosa sia una scelta consapevole (&lt;em&gt;you can sit with us, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=6E85eO6lqQ8" target="_blank"&gt;on wednesday we were pink&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;) o calato dall&amp;#8217;alto, il rosa queen bee intossica e inebria. Quando inizi, non puoi più farne a meno. Non c&amp;#8217;è modo di fermare la sete di potere e l&amp;#8217;ambizione nei teen movie: l&amp;#8217;eroina deve compiere tutto il processo, arrivare sull&amp;#8217;orlo del precipizio, cadere, tornare ad essere una reietta e comprendere dove aveva sbagliato, trascinando con sé in questo allegro fiume di catarsi tutte le rosa vestite che la circondano. Completato il cerchio ed espiati i peccati, il rosa viene spogliato del suo potere mistico e, ricomposto l&amp;#8217;ordine delle cose, quello che resta in mano all&amp;#8217;eroina di turno sono capelli più soffici e luminosi ed il belloccio del caso.&lt;br /&gt;
È sempre tutto molto edificante, di un edificante che renderebbe &lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/2012/il-movimento-triadico-di-hegel-e-le-relazioni-finite-male-a-true-story/" target="_blank"&gt;Hegel una persona orgogliosa&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
La nemesi della scalata sociale al potere del rosa ovviamente sono i personaggi vestiti di nero. Sempre ci sono, e sempre ci saranno personaggi vestiti di nero nei teen movie: da &lt;a href="http://meangirls.wikia.com/wiki/Janis_Ian"&gt;quella che viene additata come lesbica&lt;/a&gt; alla &lt;a href="http://www.imdb.com/character/ch0010795/"&gt;cheerleader che non si vuole uniformare&lt;/a&gt;, la scelta/imposizione (imposizione come non è che sono strambo è che hanno deciso che io sia quello/quella stramba e allora tanto vale dargli quello che vogliono e vestirsi di nero) del vestirsi di nero si colloca agli antipodi rispetto alla scelta/possibilità di vestirsi di rosa.&lt;br /&gt;
I personaggi vestiti di nero possono partire da una situazione di normalità e poi cadere nell&amp;#8217;oblio della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovani_streghe"&gt;magia nera&lt;/a&gt;, indossare sopra strati di calze a rete strappate magliette rosa &lt;a href="http://yourlittleampersand.tumblr.com/post/35977691564/but-im-a-cheerleader"&gt;per curare la loro omosessualità&lt;/a&gt;, non chiamarsi &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Heathers" target="_blank"&gt;Heather ma Veronica&lt;/a&gt; e dunque essere impercettibilemente diversi. Hanno percorsi differenti, ma non per questo meno stereotipati, e il colore che indossano sa esser non meno soffocante e saturo del rosa confetto che talvolta temono/sono costretti a temere.&lt;br /&gt;
Nei teen movie, insomma, non c&amp;#8217;è spazio per nessuna sfumatura di grigio, ma solo per una gamma di colori incredibilmente vividi in grado di saltare in un battibaleno dal rosa cipria al nero slavato il tutto grazie ad un posto differente in mensa.&lt;br /&gt;
Quando si dice ah, le certezze.&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Caterina Ghobert</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[La mattina &#8220;rosa incarnato&#8221; e il pensiero unico: un ricordo d&#8217;infanzia]]></title>
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		<updated>2013-05-23T01:05:13Z</updated>
		<published>2013-05-22T08:50:46Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="corpo" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="disagi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="scuola e università" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="bambini" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="colori" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="creatività" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="disegnare" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="educazione" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="elementari" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="realismo" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="rosa" />		<summary type="html"><![CDATA[In tempi andati, i dilemmi erano molto più semplici. Ma non per questo meno esistenziali. Penso si trattasse della prima elementare, i primi giorni, quando le maestre sono tutte intente a conoscere i bambini che dovranno crescere e sopportare per i successivi cinque anni. L’attività preferita era farci disegnare. Mi viene sempre in mente un libro di mia madre sull’interpretazione dei disegni dei bambini, Dal Vissuto al Simbolo, che fa bella mostra di sé in soggiorno da che ho memoria. Chissà cosa capivano di noi le maestre da quei disegni, se anzi ci capissero qualcosa (probabilmente le sto sopravvalutando e loro Dal Vissuto al Simbolo non lo tengono nella libreria del soggiorno ma ci facevano disegnare per occupare il tempo). Tutti ben disposti nei nostri piccoli banchi da bambini di sei anni, i nostri astucci nuovi fiammanti con le matite appena comprate e disposte in gradazione di colore davanti a noi, producevamo senza sosta casette con il camino storto, praticelli fioriti riscaldati da soli con il sorriso, cieli fatti con una striscia blu in cima al foglio e via dicendo. C’era chi era più bravo e sapeva già sfumare la matita, chi con il disegno proprio non ci sapeva fare [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/matite-colorate-incarnato-disegno-bambini/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/04/i-love-my-family.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/04/i-love-my-family.jpg" alt="i-love-my-family" width="510" class="alignnone size-full wp-image-12456" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
In tempi andati, i dilemmi erano molto più semplici. Ma non per questo meno esistenziali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Penso si trattasse della prima elementare, i primi giorni, quando le maestre sono tutte intente a conoscere i bambini che dovranno crescere e sopportare per i successivi cinque anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’attività preferita era farci disegnare. Mi viene sempre in mente un libro di mia madre sull’interpretazione dei disegni dei bambini, &lt;em&gt;Dal Vissuto al Simbolo&lt;/em&gt;, che fa bella mostra di sé in soggiorno da che ho memoria. Chissà cosa capivano di noi le maestre da quei disegni, se anzi ci capissero qualcosa (probabilmente le sto sopravvalutando e loro &lt;em&gt;Dal Vissuto al Simbolo&lt;/em&gt; non lo tengono nella libreria del soggiorno ma ci facevano disegnare per occupare il tempo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutti ben disposti nei nostri piccoli banchi da bambini di sei anni, i nostri astucci nuovi fiammanti con le matite appena comprate e disposte in gradazione di colore davanti a noi, producevamo senza sosta casette con il camino storto, praticelli fioriti riscaldati da soli con il sorriso, cieli fatti con una striscia blu in cima al foglio e via dicendo. C’era chi era più bravo e sapeva già sfumare la matita, chi con il disegno proprio non ci sapeva fare ma si divertiva, ancora ignaro di cosa fosse la penna stilografica, la cancellina e soprattutto l’ortografia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi arrivò il momento di fare il nostro autoritratto e il ritratto della nostra famiglia. Sul secondo si potrebbero aprire infinite polemiche, ma non è quello di cui voglio parlare. Il dilemma esistenziale che emerse in quel momento fu: “Che rosa usare per fare la pelle delle persone?”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una precisazione: non che fosse davvero nel mio interesse riprodurre un incarnato sano e verosimile; per anni, a casa, all’asilo, ogni volta che c&amp;#8217;era stato di che disegnare, avevo lasciato spazio alla fantasia, come probabilmente è giusto che sia, riproducendo principesse bellissime con la pelle rosa fosforescente, alberi blu, fiori verdi e altre cose che avrebbero fatto accapponare la pelle a Maria Montessori, che al tempo vegliava ancora su di noi dalla banconota da mille Lire. Quando mi guardavo attorno, però, notavo che gli altri bambini, dall’astuccio molto più voluminoso del mio, a due, a tre scomparti, avevano un colore strano, anche abbastanza brutto, tra il rosa maialino, il marroncino e il giallo, e tutti usavano quella matita, quel pennarello per colorare le facce di tutti i loro familiari sorridenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sconfortata dalla scoperta di questo nuovo colore, assente dalla mia tavolozza, devo aver fissato talmente a lungo il disegno cominciato che una delle maestre arrivò in mio soccorso, cercando di capire cosa mi preoccupasse tanto. Capito il problema si lanciò in approfondite spiegazioni sul perché e il per come non si potesse usare il normale rosa-rosa che avevo nel mio astuccio, perché, insomma, la pelle umana (accostando la matita alla mia mano per far notare la differenza) non è mica di questo colore. Sempre più disperata, cercavo di spiegare alla maestra che io però quella matita proprio non l’avevo. Ma lei non si perdette d’animo, anni e anni di piagnucolosi bambini di sei anni l’avevano preparata a rispondere prontamente a queste situazioni. “Caterina, per fare la pelle com’è per davvero basta che mescoli un po’ le matite: prima fai una passata leggera con il rosa che hai, poi usi un po’ di giallino, un po’ di beige e poi ripassi tutto col bianco. Vedrai come viene bene!”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Caterina ascoltò volentieri i consigli, ma poi fece di testa sua. Non appena la maestra si allontanò di alcuni banchi dalla mia postazione, decisa a finire il mio disegno, impugnai la matita rosa, che più rosa non si può e colorai tutte le facce di casa di quel bel colore innaturale. Il risultato era splendido. Ma non mi stupisco perché poi, alla fine dell’anno, la maestra in questione mi mise insufficiente in pagella perché troppo disordinata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Articoli correlati:&lt;br /&gt;
La rubrica &lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/tag/ho-fatto-le-elementari-del-libro-cuore/"&gt;&amp;#8220;Ho fatto le elementari del libro cuore&amp;#8221;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Margherita Ferrari</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Al termine della notte&#8221;: il primo nastrone in materiali plastici di Soft Revolution]]></title>
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		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="comunicazioni di servizio" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="DIY" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="musica" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="al termine della notte" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="autoproduzioni" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="cassette" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="diy" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="mix" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="Musica" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="nastrone" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="negozio" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="playlist" />		<summary type="html"><![CDATA[Dopo aver compilato sessantacinque playlist digitali e averle chiamate, forse un po&#8217; impropriamente, &#8220;nastroni&#8221;, è giunta l&#8217;ora dei nastroni veri. Da oggi, nel nostro ridente negozio, trovate la prima di una serie di cassette compilate dalla redazione di Soft Revolution. Al termine della notte è dedicato alle luci alla fine dei nostri tunnel interiori.]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/al-termine-della-notte-nastrone/">&lt;p&gt;Dopo aver compilato &lt;a href="http://8tracks.com/softrevzine"&gt;sessantacinque playlist digitali&lt;/a&gt; e averle chiamate, forse un po&amp;#8217; impropriamente, &amp;#8220;nastroni&amp;#8221;, è giunta l&amp;#8217;ora dei nastroni veri.&lt;br /&gt;
Da oggi, nel nostro ridente &lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/sostienici/negozio/"&gt;negozio&lt;/a&gt;, trovate la prima di una serie di cassette compilate dalla redazione di Soft Revolution.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al termine della notte&lt;/em&gt; è dedicato alle luci alla fine dei nostri tunnel interiori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/DSC01586.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/DSC01586.jpg" alt="DSC01586" width="510" height="383" class="alignnone size-full wp-image-12434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/DSC01588.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/DSC01588.jpg" alt="DSC01588" width="510" height="383" class="alignnone size-full wp-image-12435" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Chiara Puntil</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[Del rosa e di altri demoni: Pink Stinks]]></title>
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		<updated>2013-05-21T10:38:23Z</updated>
		<published>2013-05-20T22:08:57Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="disagi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="azzurro" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="bambine" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="bambini" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="boicottaggio" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="colri" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="femminile" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="genere" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="giocattoli" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="infanzia" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="maschile" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="pink stinks" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="prodotti gendered" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="rosa" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="stereotipi" />		<summary type="html"><![CDATA[Nel corso di una conversazione avvenuta qualche anno fa, qualcuno mi disse che l&#8217;associazione rosa=femmina e azzurro=maschio che oggi diamo per scontata è in realtà un fenomeno piuttosto recente. Il mio interlocutore mi spiegò che in epoca vittoriana il rosa era associato ai maschi, ed è per questo che al giorno d&#8217;oggi capita ancora di vedere molti uomini che portano cravatte rosa. “Ma questo succede solo in Inghilterra; in America ti prenderebbero per gay”, concluse. Io mi limitai ad immagazzinare l&#8217;informazione in qualche angolo del cervello, e la discussione proseguì sul perché essere scambiati per gay costituisca un problema. Ho trovato conferma dell&#8217;informazione di cui sopra mentre mi documentavo sulla campagna Pink Stinks, di cui intendo parlare oggi. Fino agli anni Cinquanta, il rosa era dedicato ai bambini maschi visto che deriva dal rosso, un colore forte, vivace ed aggressivo, caratteristiche legate alla maschilità, mentre il blu, colore calmo e tranquillo, era più adatto alle femmine, da cui ci si aspettava un atteggiamento più posato. Non è chiaro cosa abbia innescato quest&#8217;inversione, eppure al giorno d&#8217;oggi il rosa è un colore che viene quasi esclusivamente visto come femminile, senza che questo significhi che le caratteristiche associate alla femminilità siano cambiate [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/pink-stinks-rosa-giocattoli-bambini/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/11.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-12413" alt="1" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/11.jpg" width="510" height="359" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso di una conversazione avvenuta qualche anno fa, qualcuno mi disse che l&amp;#8217;associazione &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pink#In_gender" target="_blank"&gt;rosa=femmina&lt;/a&gt; e azzurro=maschio che oggi diamo per scontata è in realtà un fenomeno piuttosto recente. Il mio interlocutore mi spiegò che in epoca vittoriana il rosa era associato ai maschi, ed è per questo che al giorno d&amp;#8217;oggi capita ancora di vedere molti uomini che portano cravatte rosa. “Ma questo succede solo in Inghilterra; in America ti prenderebbero per gay”, concluse. Io mi limitai ad immagazzinare l&amp;#8217;informazione in qualche angolo del cervello, e la discussione proseguì sul perché essere scambiati per gay costituisca un problema.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/21.jpg"&gt;&lt;img class="alignleft size-full wp-image-12414" alt="2" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/21.jpg" width="250" height="321" /&gt;&lt;/a&gt;Ho trovato conferma dell&amp;#8217;informazione di cui sopra mentre mi documentavo sulla campagna &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.pinkstinks.org.uk" target="_blank"&gt;Pink Stinks&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di cui intendo parlare oggi. Fino agli anni Cinquanta, il rosa era dedicato ai bambini maschi visto che deriva dal rosso, un colore forte, vivace ed aggressivo, caratteristiche legate alla maschilità, mentre il blu, colore calmo e tranquillo, era più adatto alle femmine, da cui ci si aspettava un atteggiamento più posato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è chiaro cosa abbia innescato quest&amp;#8217;inversione, eppure al giorno d&amp;#8217;oggi il rosa è un colore che viene quasi esclusivamente visto come femminile, senza che questo significhi che le caratteristiche associate alla femminilità siano cambiate da quando questa era associata al blu; al contrario, il rosa viene visto come stereotipicamente femminile, carino, gentile e delicato. Proprio per questa ragione &lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/2013/rosa-vestiti-femminile/"&gt;molt* bambin* ed adult* schifano il rosa&lt;/a&gt; perché “da femmine”, dove per “da femmine” si intende qualcosa tipo “persone frivole, lagnose, permalose, schizzinose e in generale poco divertenti”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/31.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-12415" alt="3" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/31.jpg" width="510" height="363" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pink Stinks (“il rosa puzza”, o meno letteralmente “il rosa fa schifo”) è una campagna lanciata da due sorelle inglesi, Emma ed Abi Moore. Entrambe madri, si sono rese conto che per quanto riguarda le bambine, il rosa ha il monopolio assoluto, dai vestiti agli accessori ai giocattoli. La prima azione di Pink Stinks è stata quindi di boicottare il rosa, invitando i consumatori a non regalare niente di rosa alle bambine per Natale 2011.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/41.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-12416" alt="4" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/41.jpg" width="510" height="361" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In seguito, Pink Stinks si è impegnata a denunciare prodotti che incitano le bambine ad una adultizzazione e/o sessualizzazione precoci (come ad esempio costumi da bagno imbottiti, scarpe con il tacco o trucchi) o che reiterano gli stereotipi di genere: sono infatti riuscite ad ottenere che Sainsbury&amp;#8217;s, noto supermercato britannico, smettesse di classificare i costumi da infermiera ed estetista come “for girls” e quelli da dottore o meccanico “for boys”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/51.jpg"&gt;&lt;img class="alignnone size-full wp-image-12417" alt="5" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/51.jpg" width="510" height="364" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pink Stinks ha ricevuto molte &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2011/dec/18/campaign-against-pink-toys-for-girls" target="_blank"&gt;critiche&lt;/a&gt;, fra le quali anche quella di voler demonizzare il rosa o di voler negare alle bambine il diritto di amare e scegliere questo colore. “Scegliere” e&amp;#8217; la parola chiave: in molti casi, i prodotti per bambine esistono solo in una certa gamma cromatica, rendendo quasi impossibile la scelta di ogni altro colore. Se una non vuole lo zaino con il motociclista, deve per forza comprarne uno rosa e viola? Parrebbe di sì, e che quindi il rosa sia una scelta obbligata.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/61.jpg"&gt;&lt;img class="alignright size-full wp-image-12418" alt="6" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/61.jpg" width="250" height="324" /&gt;&lt;/a&gt;Personalmente, sospetto che anche quando il rosa viene scelto in modo apparentemente spontaneo nonostante siano presenti alternative, questa sia in ogni caso una scelta forzata: facendo un giro nei reparti per neonati, si trovano moltissimi oggetti disponibili solo in rosa o in azzurro, senza altre alternative. Se fin dalla più tenera età, prima ancora di prenderne conoscenza, si viene circondate e vestite di rosa, credo sia naturale poi sceglierlo quando l&amp;#8217;occasione si presenta, ma-ripeto- questa è solo una mia supposizione. &lt;a href="#sdendnote1sym" name="sdendnote1anc"&gt;&lt;sup&gt;i&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A mio avviso, il problema di questo imperversare del rosa come colore destinato esclusivamente alle femmine e come unica alternativa si riassume nei seguenti punti:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;il problema non è il rosa in sé, ma la mancanza di alternative: trovare un tutù rosa o viola è facilissimo, trovarne uno verde quasi impossibile. Perché?&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;il problema non è tanto la dicotomia rosa= femmina, quanto il tipo di femminilità che questo colore sembra rappresentare. Può essere che questa sia solo un&amp;#8217;impressione mia, ma il rosa sembra essere associato a una donna frivola, al contempo infantile e (iper)sessualizzata, delicata, &amp;#8216;decorativa&amp;#8217; e che non costituisce un pericolo per un modello maschile virile e deciso. Sarebbe bello se il rosa, se e quando interpretato come femminile, non avesse solo questa connotazione.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Dare al rosa un&amp;#8217;impronta esclusivamente femminile significa non solo “ghettizzare” le bambine, relegandole per l&amp;#8217;appunto ai reparti &amp;#8216;rosa&amp;#8217;, ma anche escludere i maschi. Se un bambino volesse vestirsi da parrucchiera, ricevere un kit per fare collane o avere una bicicletta rosa, dovrebbe poterlo fare senza dover necessariamente passare per il &amp;#8216;reparto bambine&amp;#8217;, né che lo si tacci di essere “una femminuccia”. Con questo non voglio dire che andare nel reparto del sesso opposto sia vergognoso, ma che sarebbe bello se non ci fossero distinzioni così spiccate fra i giocattoli per bambini e quelli per bambine.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Dopo queste riflessioni, sono andata a farmi un giro in alcuni negozi di giocattoli, per farmi un&amp;#8217;idea della situazione e scattare alcune foto.&lt;a href="#sdendnote2sym" name="sdendnote2anc"&gt;&lt;sup&gt;ii&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt; Come potete vedere, i reparti per bambine saltano all&amp;#8217;occhio perché quasi completamente monocolore. Rosa a parte, quello che ho notato è stato che i colori impiegati per i giocattoli destinati alle bambine rientrano quasi tutti nella gamma dei colori pastello, con una predominanza di rosa, viola e lilla, mentre i giocattoli per bambini sono caratterizzati da colori vivaci e saturati: blu, rosso, arancione, giallo, (questi ultimi due spesso in combinazione con il nero). Torniamo quindi alle caratteristiche descritte sopra: colori decisi per temperamenti altrettanto volitive, colori tenui e delicati per caratteri timidi e passivi. I giocattoli unisex sono invece spesso contenuti in confezioni gialle e verdi, colori considerati come &amp;#8216;gender-neutral&amp;#8217; per antonomasia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da quanto leggo, la situazione è nettamente migliorata rispetto a qualche anno fa, quando da &lt;a href="http://www.hamleys.com" target="_blank"&gt;Hamleys&lt;/a&gt;, celebre negozio di giocattoli a cinque piani, non esiste più la divisione “maschi/ femmine”. Questo è vero, ma c&amp;#8217;è comunque ancora un piano segnalato in rosa, con il pavimento viola, zeppo di Barbie, con una Hello Kitty gigante e un sottofondo musicale da film Disney, e ce n&amp;#8217;è un altro con circuito stampato sul pavimento, musica vagamente rock, stile videogame, ed un tripudio di trenini, macchine, aerei, action figures, merchandising di James Bond. E poi ci sono altri tre piani con peluche, colori, giochi da tavolo, monopattini, Lego&amp;#8230; (per la cronaca, la sottoscritta voleva comprarsi il Crystal Ball e la pistola spara bolle di sapone).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/8.jpg"&gt;&lt;img class="alignleft size-full wp-image-12422" alt="8" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/8.jpg" width="250" height="327" /&gt;&lt;/a&gt;Quel che però mi ha particolarmente colpita è stato il caso che chiamo “tazze personalizzate”, che ho riscontrato non solo da Hamley&amp;#8217;s, ma anche da Toys R Us. Si tratta di borracce, tazze o cartelli da appendere alla porta della stanza, già personalizzati con il nome del bambino. Si può scegliere il proprio fra un paio di combinazioni cromatiche presenti, ma non si può scegliere personalmente quali colori usare per comporre il proprio nome. Ebbene: tutti i nomi maschili sono composti da combinazioni di giallo, arancione, rosso, verde e blu scuro, in toni vivaci; tutti quelli femminili, invece, da palette giallo pastello, rosa, lilla e viola.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/9.jpg"&gt;&lt;img class="alignright size-full wp-image-12423" alt="9" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/9.jpg" width="250" height="332" /&gt;&lt;/a&gt;L&amp;#8217;opzione “a Kate piacciono il verde e il blu” non è proprio contemplata, come non lo è “a James piacciono il viola e il lilla”. La situazione sarà anche migliorata, ma c&amp;#8217;è ancora molto da fare.&lt;/p&gt;
&lt;div id="sdendnote1"&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="#sdendnote1anc" name="sdendnote1sym"&gt;i&lt;/a&gt; Anni fa mi è capitato di leggere che i bambini prendono coscienza del proprio essere maschi o femmine verso i diciotto mesi. Continuando con la mia supposizione, se a un anno e mezzo una bambina si ritrova già circondata dal rosa ed inizia ad associarlo al suo essere femmina, è un po&amp;#8217; difficile che poi l&amp;#8217;associazione di idee venga meno e la bimba smetta di scegliere il rosa, almeno durante l&amp;#8217;infanzia.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div id="sdendnote2"&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="#sdendnote2anc" name="sdendnote2sym"&gt;ii&lt;/a&gt; Mi scuso per la scarsa qualità delle foto, ma in alcuni negozi è proibito scattarne e quindi i risultati ne hanno risentito.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/softrevolutionzine/SdYv/~4/Y9QezaA7K7U" height="1" width="1"/&gt;</content>
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		<author>
			<name>Marta Corato</name>
						<uri>http://ingressoridotto.wordpress.com</uri>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[Il vestito della Bella Addormentata: rosa per la Disney, blu per il resto del mondo]]></title>
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		<updated>2013-05-20T22:12:21Z</updated>
		<published>2013-05-20T08:57:09Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="film e tv" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="aurora" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="bambini" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="disney" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="divisione tra generi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="fate" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="la bella addormentata" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="prodotti gendered" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="rosa vs blu" />		<summary type="html"><![CDATA[Qual è il colore del vestito della Bella Addormentata? Per me non c&#8217;è mai stato dubbio: è azzurro. La ragione superficiale che propinavo alle altre bambine lamentose è che quando la principessa viene colpita dal sortilegio e successivamente dorme nella torre, è vestita di azzurro. Inoltre, la mia fatina preferita era Serenella, quella che spingeva perché il vestito fosse blu. Mentre Flora e Fauna erano delle regine del focolare (con la magia, lo so, lo so), Serenella era goffa, burbera e cicciottella, proprio come me. Il vero motivo per cui già da piccola preferivo la tenuta azzurra è che consideravo il rosa un colore &#8220;da frittoletta&#8221;. Nonostante Aurora sia una delle peggiori principesse in quanto a esempi per giovani donne indipendenti &#8211; e con il senno di poi una cretina, vista la facilità con cui Malefica riesce a circuirla &#8211; la me piccola e innocente trovava che il suo vestito indubbiamente blu (e non azzurrino-argentato, come quello di Cenerentola) fosse un bel pugno in faccia al mondo delle bambine vestite di rosa e a quell&#8217;antipatica di fata Flora. Pochi giorni fa ho interpellato redazione e lettrici di Soft Revolution al riguardo. Ciò che è emerso è che due persone ogni [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/il-vestito-della-bella-addormentata-rosa-per-la-disney-blu-per-il-resto-del-mondo/">&lt;p&gt;Qual è il colore del vestito della Bella Addormentata? Per me non c&amp;#8217;è mai stato dubbio: è azzurro. La ragione superficiale che propinavo alle altre bambine lamentose è che quando la principessa viene colpita dal sortilegio e successivamente dorme nella torre, è vestita di azzurro. Inoltre, la mia fatina preferita era Serenella, quella che spingeva perché il vestito fosse blu. Mentre Flora e Fauna erano delle regine del focolare (con la magia, lo so, lo so), Serenella era goffa, burbera e cicciottella, proprio come me.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il vero motivo per cui già da piccola preferivo la tenuta azzurra è che consideravo il rosa un colore &amp;#8220;da frittoletta&amp;#8221;. Nonostante Aurora sia una delle peggiori principesse in quanto a esempi per giovani donne indipendenti &amp;#8211; e con il senno di poi una cretina, vista la facilità con cui Malefica riesce a circuirla &amp;#8211; la me piccola e innocente trovava che il suo vestito indubbiamente blu (e non azzurrino-argentato, come quello di Cenerentola) fosse un bel pugno in faccia al mondo delle bambine vestite di rosa e a quell&amp;#8217;antipatica di fata Flora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/7lNX4mf3Nfs frameborder=" height="240" width="510" allowfullscreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pochi giorni fa ho interpellato redazione e lettrici di Soft Revolution al riguardo. Ciò che è emerso è che due persone ogni tre concordano che il vestito di Aurora sia azzurro. L&amp;#8217;amica Silvia ci ricorda che tecnicamente il vestito è rosa, visto che sin dall&amp;#8217;inizio viene utilizzata stoffa di quel colore, ma anche lei pensa che il blu si abbini meglio ai capelli della principessa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pur avendo votato azzurro, Elisa rileva lo stesso problema che il colore del vestito di Aurora rappresenta per me: “Stavo per dire [che il vestito è azzurro] perché nel merchandising delle Disney Princess lei è sempre in azzurro,” commenta “ma googlandolo mi sono resa conto che non è vero.” Basta controllare lo shop online di Disney per vedere che, in effetti, &lt;a href="http://www.disneystore.com/disney-princess/sleeping-beauty/mn/1000049/" target="_blank"&gt;tutto ciò che riguarda Aurora&lt;/a&gt; ha perso la sua tinta ambivalente ed è sempre e solo rosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo quindici anni non ho più posizioni estreme nei confronti di quel colore, ma mi infastidisce profondamente che Disney abbia colto la prima occasione per aggiungere un altro po&amp;#8217; di rosa ad un universo che sicuramente non ne aveva bisogno. È&lt;em&gt; &lt;/em&gt; vero che quasi tutte le principesse sono vestite di altri colori, ma non capisco perché, potendo scegliere, Disney abbia dovuto puntare su un colore già presente nel 75% del loro merch da bambine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul sito della Disney, sia prodotti che personaggi sono divisi tra “maschio” e “femmina” in maniera arbitraria: nella selezione rapida, le bambine hanno le principesse, mentre i bambini hanno Cars e Marvel. Questo ovviamente non vuol dire che una giovane fanciulla non si possa comprare un &lt;a href=" http://www.disneystore.co.uk/disney-fancy-dress-clothing-accessories-disney-boys-boys-gifts-more-buzz-lightyear-fancy-dress-costume/mp/26570/1000227+1000762/" target="_blank"&gt;costume da Buzz Lightyear&lt;/a&gt;, ma nella parte di store a lei dedicato l&amp;#8217;unico vestito coi pantaloni sarà quello di Jasmine. &lt;a href="http://www.disneystore.co.uk/costumes-disney-fancy-dress-clothing-accessories-disney-girls-girls-gifts-more-princess-jasmine-reversible-fancy-dress-costume/mp/39313/1315501+1000763/" target="_blank"&gt;E sarà rosa&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/Untitled-3.png"&gt;&lt;img class="size-full wp-image-12341 aligncenter" alt="Untitled-3" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/Untitled-3.png" width="640" height="350" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Trovo irritante che ci sia una separazione di genere così marcata in prodotti indirizzati ad una fascia d&amp;#8217;età in cui bambini e bambini non dovrebbero essere limitati dagli stereotipi di genere e, da un punto di vista tecnico, non sono fisicamente così diversi da non permettere uno store unificato. Eppure non c&amp;#8217;è una maglietta di Cenerentola o di Monsters &amp;amp; Co. che sia unisex.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È estremo attribuire al vestito rosa di Aurora il ruolo principe(ssa) di tutti i mali, ma è un&amp;#8217;idiozia eliminare uno degli aspetti più divertenti del suo personaggio (se non l&amp;#8217;unico, visto che passa quasi tutto il film a dormire) perché una principessa confettino è più facile da smerciare a bambine e mamme assuefatte alla supremazia del rosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per me il vestito blu di Aurora rappresenta una principessa nata tale (a differenza di Cenerentola e Belle, plebee poi sposate con un nobile) che però non è necessariamente uno zucchero filato semovente. Non è certo la più badass del gruppo, ma perlomeno originariamente non sembrava Barbie Caramella Canterina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;#8217;unica cosa che mi infastidisce di più, in questo momento, è che &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/film/2013/may/13/brave-director-criticises-sexualised-merida-redesign"&gt;Merida di Brave abbia ricevuto un makeover&lt;/a&gt; con tanto di vestito sbrilluccicante e silhouette sexy per entrare nella schiera delle Disney Princesses.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PRO TIP: &lt;/strong&gt;Se condividete la mia passione ossessiva per questo film, vi consiglio &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=r0Od2Qo__xk"&gt;Once Upon a Dream: The Making of Walt Disney&amp;#8217;s &amp;#8216;Sleeping Beauty&amp;#8217;&lt;/a&gt;, un interessantissimo dietro le quinte sulla nascita e realizzazione de La Bella Addormentata. Con una ricerca velocissima su Youtube, troverete i relativi documentari di quasi tutti i film Disney.&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Marta Corato</name>
						<uri>http://ingressoridotto.wordpress.com</uri>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[Barbie Dreamhouse, il mio nuovo sogno proibito (dalla mia integrità)]]></title>
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		<updated>2013-05-20T08:57:33Z</updated>
		<published>2013-05-18T10:15:54Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="attualità" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="corpo" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="barbie" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="barbie dreamhouse" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="educazione dei bambini" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="mostruosità" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="prodotti gendered" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="rosa" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="senso di colpa" />		<summary type="html"><![CDATA[Giovedì è stata inaugurata una casa di Barbie in dimensioni umane. C&#8217;è voluto uno sforzo di volontà notevole per costringermi a non abbandonare l&#8217;ufficio e catapultarmi su un volo per Berlino, con unica meta il maestoso (e terrificante) tempio rosa. La Barbie Dreamhouse, una ricostruzione gigante dell&#8217;omonimo palazzo giocattolo, è un&#8217;istallazione che rimarrà aperta nella capitale tedesca fino al 25 agosto. I 2500 metri quadri quasi interamente rosa hanno già attirato l&#8217;attenzione infuriata di molti oppositori, comprese le Femen e un gruppo poeticamente chiamato Occupy Barbie Dreamhouse che, purtroppo, non sta protestando perché la casa rimanga aperta per sempre. Come avrete già capito, nonostante le moltissime cose sbagliate che hanno a che fare con l&#8217;universo di Barbie, la mia prima reazione è stata più che entusiasta. La Barbie Dreamhouse sembra un paradiso kistch. Ho tuttora in garage decine di Barbie (e Ken, sorelle e figlie varie di tutte le razze), un milione di vestiti e accessori, la casa con tutto l&#8217;arredamento, la jeep e anche la canoa. Io amavo e amo la Barbie. Non mi vergogno ad ammetterlo perché sono in grado di separare la mia vita vera dal mondo rosa di una bambola di plastica. Mi rendo conto che il [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/barbie-dreamhouse-proteste/">&lt;p&gt;Giovedì è stata inaugurata una casa di Barbie in dimensioni umane. C&amp;#8217;è voluto uno sforzo di volontà notevole per costringermi a non abbandonare l&amp;#8217;ufficio e catapultarmi su un volo per Berlino, con unica meta il maestoso (e terrificante) tempio rosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Barbie Dreamhouse&lt;/strong&gt;, una ricostruzione gigante dell&amp;#8217;omonimo palazzo giocattolo, è un&amp;#8217;istallazione che rimarrà aperta nella capitale tedesca fino al 25 agosto. I 2500 metri quadri quasi interamente rosa hanno già attirato l&amp;#8217;attenzione infuriata di molti oppositori, comprese le &lt;a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/16/barbie-femen-dreamhouse-opening-topless-women-crash_n_3285268.html"&gt;Femen&lt;/a&gt; e un gruppo poeticamente chiamato &lt;strong&gt;Occupy Barbie Dreamhouse&lt;/strong&gt; che, purtroppo, non sta protestando perché la casa rimanga aperta per sempre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come avrete già capito, nonostante le moltissime cose sbagliate che hanno a che fare con l&amp;#8217;universo di Barbie, la mia prima reazione è stata più che entusiasta. La Barbie Dreamhouse sembra &lt;a href="http://news.yahoo.com/lightbox/welcome-to-barbie-s-dreamhouse-slideshow/" target="_blank"&gt;un paradiso kistch&lt;/a&gt;. Ho tuttora in garage decine di Barbie (e Ken, sorelle e figlie varie di tutte le razze), un milione di vestiti e accessori, la casa con tutto l&amp;#8217;arredamento, la jeep e anche la canoa. Io amavo e amo la Barbie. Non mi vergogno ad ammetterlo perché sono in grado di separare la mia vita vera dal mondo rosa di una bambola di plastica. Mi rendo conto che il problema non sono la mia Barbie Sirena Magica Chioma o il comodino fuxia che ho tuttora in camera, ma piuttosto il fatto che ci sia un numero ridicolo di bambine e donne in tutto il mondo con Barbie come unico esempio di vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le Femen hanno perfettamente ragione a protestare: Barbie porta avanti un modello fisico innaturale e mostruoso, è l&amp;#8217;esempio numero uno di prodotto gendered e probabilmente il mostro che ha trasformato gli scaffali dei giochi &amp;#8220;da bambina&amp;#8221; in una parete rosa. La Barbie Dreamhouse promuove, in scala 1:1, l&amp;#8217;idea che una donna dovrebbe sempre e solo occuparsi di essere bella e cucinare, o al massimo fare la popstar.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/bdh2.png"&gt;&lt;img class="wp-image-12377" alt="bdh2" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/bdh2.png" width="518" height="371" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando sbavo sulle Barbie da collezione ed i loro outfit stravaganti, non sto appoggiando le politiche dell&amp;#8217;universo di Barbie. Non lo stavo facendo neanche quando la mia Barbie hawaiana limonava con Action Man e poi lo lasciava a casa con le Shelly mentre andava alla festa di Skipper.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Dreamhouse è esecrabile non tanto perché è una gigantesca casa di plastica rosa, ma perché così tante visitatrici non sono capaci di discernere tra un gioco e la realtà, e non hanno nessuno a spiegarglielo. Il guaio inizia quando non c&amp;#8217;è nessuno a dire ad una bambina che Barbie non ha nessuna relazione con la vita vera e a darle altri modelli, o anzi, quando quella bambina diventa adulta e insegna a sua figlia ad idolatrare Barbie. L&amp;#8217;effetto che visitare la casa di Barbie potrebbe avere su di loro è terrificante solo a pensarci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Avere un palazzo giocattolo come target di una protesta è certamente l&amp;#8217;azione con più visibilità che si potesse scegliere; la mia speranza è che più persone raccolgano il messaggio e lo facciano loro, cominciando ad educare le bambine invece di lasciarle in balia di un modello idiota. E, in un futuro lontano, permettere a me di visitare una Barbie Dreamhouse senza che il senso di colpa mi distrugga l&amp;#8217;intestino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;foto di Fabrizio Bensch / REUTERS&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Margherita Ferrari</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[&#8220;Sono una scrittrice o solo una ragazza che scrive?&#8221; &#8211; Storie di sessimo internalizzato, romanzi in progress e gender bending]]></title>
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		<updated>2013-05-18T10:22:58Z</updated>
		<published>2013-05-16T23:27:17Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="arte" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="disagi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="libri e fumetti" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="creatività" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="donne" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="gender bender" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="gender bending" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="genere" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="personaggi femminili" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="personaggi maschili" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="romanzi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="scrittrici" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="scrittura" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="scrivere" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="sessismo" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="sessismo internalizzato" />		<summary type="html"><![CDATA[All&#8217;età di sedici anni tenevo un blog trattandolo da diario personale, dato che nessuno dei miei lettori si era mai manifestato nella sua materialità. Ciò che scrivevo era frutto della mia quotidiana esperienza scolastica e dei miei poco originali casini adolescenziali. Nel frattempo, parecchia gente mi leggeva e commentava. Poi venne il giorno in cui qualcuno, tra i commenti, buttò lì un&#8217;idea che divenne moderatamente popolare, e restò tale per un breve periodo, finché altri blogger non ebbero modo di scrivere che mi avevano incontrata di persona, L&#8217;ipotesi avanzata era che Margherita, la voce narrante, la sottoscritta non fosse veramente una ragazza minorenne che raccontava la sua vita. Non poteva che essere un uomo sulla trentina, magari neanche veneto. Sì, Margherita e i suoi accattivanti resoconti densi di citazioni musicali dovevano per forza di cose essere il prodotto della lussureggiante creatività di un tizio non più adolescente che si era inventato tutto, dalle compagne di classe ossessionate dai voti scolastici alla totale assenza di una vita sentimentale che potesse definirsi tale, passando per la insaziabile fame di musica e letture degne. Mi ci vollero anni per rendermi conto di quanto ridicola era stata quella faccenda. All&#8217;epoca mi ero offesa solo [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/scrivere-romanzo-personaggi-femminili/">&lt;p&gt;All&amp;#8217;età di sedici anni tenevo un &lt;a href="http://web.archive.org/web/*/http://underbreath.splinder.it"&gt;blog&lt;/a&gt; trattandolo da diario personale, dato che nessuno dei miei lettori si era mai manifestato nella sua materialità. Ciò che scrivevo era frutto della mia quotidiana esperienza scolastica e dei miei poco originali casini adolescenziali. Nel frattempo, parecchia gente mi leggeva e commentava.&lt;br /&gt;
Poi venne il giorno in cui qualcuno, tra i commenti, buttò lì un&amp;#8217;idea che divenne moderatamente popolare, e restò tale per un breve periodo, finché altri blogger non ebbero modo di scrivere che mi avevano incontrata di persona, &lt;strong&gt;L&amp;#8217;ipotesi avanzata era che Margherita, la voce narrante,&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;la sottoscritta non fosse veramente una ragazza minorenne che raccontava la sua vita&lt;/strong&gt;. Non poteva che essere &lt;strong&gt;un uomo sulla trentina&lt;/strong&gt;, magari neanche veneto. Sì, Margherita e i suoi accattivanti resoconti densi di citazioni musicali dovevano per forza di cose essere il prodotto della lussureggiante creatività di un tizio non più adolescente che si era inventato tutto, dalle compagne di classe ossessionate dai voti scolastici alla totale assenza di una vita sentimentale che potesse definirsi tale, passando per la insaziabile fame di musica e letture degne.&lt;/p&gt;
&lt;div id="attachment_10728" class="wp-caption alignright" style="width: 202px"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/02/9788807822131_quarta.jpg.312x468_q100_upscale.jpg"&gt;&lt;img class="size-medium wp-image-10728 " alt="9788807822131_quarta.jpg.312x468_q100_upscale" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/02/9788807822131_quarta.jpg.312x468_q100_upscale-192x300.jpg" width="192" height="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p class="wp-caption-text"&gt;Un esempio a caso di libro pregevole scritto da &amp;#8220;un giovinetto&amp;#8221;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Mi ci vollero anni per rendermi conto di quanto ridicola era stata quella faccenda. All&amp;#8217;epoca mi ero offesa solo in virtù del fatto che qualcuno aveva messo in discussione la maternità dei miei scritti sulla base della mia età dichiarata. A sedici anni avevo già letto parecchia letteratura degna. Alcune delle opere che avevo amato di più erano state scritte da persone poco più vecchie di me. Sapevo quindi che nessuno poteva permettersi di sminuire ciò che scrivevo solo sulla base del mio status di minorenne. Fu solo molto tempo dopo che mi resi conto di un altro fondamentale dettaglio.&lt;br /&gt;
Nell&amp;#8217;ipotizzare identità alternative alla mia, chi commentò ebbe cura di modificare anche il mio genere.&lt;br /&gt;
&amp;#8220;Perché?&amp;#8221;, direte voi. È una bella domanda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La risposta che mi sono data, da almeno due anni a questa parte, è che ad appoggiare quella visione della mia persona fossero soprattutto dei tizi vagamente molesti che non riuscivano ad accettare il fatto che a scrivere quei post, che loro amavano e tornavano periodicamente a leggere, fosse &amp;#8220;solo una ragazzina&amp;#8221;. Quando mai le ragazzine se ne escono con qualcosa di significativo, o anche solo di non insignificante?&lt;br /&gt;
Solo di recente ho realizzato che mi ha fatto comodo pensare che fossero solo degli stronzi a vedere i miei scritti sotto quella luce. Ho voluto credere che dietro quei commenti ci fosse un chiaro intento, e che quell&amp;#8217;intento fosse privarmi della mia voce, solo sulla base del fatto che io non avevo le caratteristiche &amp;#8220;naturali&amp;#8221; che aiutano a fare di te un autore rispettabile e degno di questa qualifica.&lt;br /&gt;
Continuo a ritenere che questa sia una parte della verità, poiché &lt;a href="http://tigerbeatdown.com/2011/11/10/but-how-do-you-know-its-sexist-the-mencallmethings-round-up/"&gt;il fenomeno dell&amp;#8217;accanimento sessista nei confronti delle blogger&lt;/a&gt; è un fatto comprovato, di cui &lt;a href="http://www.newstatesman.com/blogs/helen-lewis-hasteley/2011/11/comments-rape-abuse-women"&gt;si è scritto moltissimo&lt;/a&gt; sia in Italia sia all&amp;#8217;estero. Ho però aggiunto nuovi dettagli al quadro della faccenda nel corso dell&amp;#8217;ultimo anno, mentre lavoravo alla stesura del mio primo romanzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando, due anni fa, ho cominciato a stendere i primi capitoli, ero convinta di essere ormai immune da forme di &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internalized_sexism"&gt;sessismo internalizzato&lt;/a&gt; (di cui riconosco di essere stata portatrice per molto tempo) e di eternormatività d&amp;#8217;accatto. Volevo scrivere un libro rivolto principalmente alle persone più giovani di me, e volevo che fosse diverso dai tanti libri &amp;#8220;per ragazzi&amp;#8221; che mi ero sorbita in passato, spesso ruotanti attorno alle vicende sentimentali di personaggi ovviamente eterosessuali. Volevo che i miei personaggi femminili avessero lo spessore e la complessità che spesso ho visto mancare altrove, anche nei libri che mi piacquero quand&amp;#8217;ero alle medie, quando ero così abituata ad identificarmi nei più svariati personaggi maschili che non mi ponevo neanche problemi a tal riguardo. È stato dunque con immenso sconcerto che, a qualche mese dall&amp;#8217;inizio dei lavori, mi sono resa conto che i primi capitoli suonavano proprio come quelli dei libri dai quali stavo cercando di allontanarmi. Stavo scrivendo secondo gli esempi che avevo avuto. Stavo reiterando modelli attraverso i quali ho interpretato il mondo per parecchio tempo, prima di rendermi conto che, di fronte alla complessità, essi fallivano.&lt;br /&gt;
Nel tentativo di frenare la mia deriva, ho finito per riscrivere la prima metà del romanzo almeno due volte, modificando il genere di alcuni dei miei personaggi per costringermi ad uscire dalle gabbie che sentivo incombere su di loro, ma soprattutto approdando su temi che non pensavo sarei finita a trattare così estensivamente.&lt;br /&gt;
In questo processo, ho notato che, nonostante io sia la persona che sono (una ragazza femminista amante dei personaggi scritti bene), ho la forte tendenza a creare personaggi maschili. In sostanza, quando devo dare vita ad una nuova figura, essa è quasi sempre un uomo o un ragazzo, &lt;em&gt;a meno che non mi serva&lt;/em&gt; un personaggio femminile.&lt;br /&gt;
In questo, non mi sento per niente diversa dagli autori che scrivono personaggi femminili con il solo scopo di eccitare sessualmente i loro protagonisti maschili e di offrire loro una bella scopata verso la fine della storia. Ovviamente non lo faccio apposta. Ciò che faccio apposta è intervenire su ciò che il mio cervello elabora, per correggere le mie tendenze, con la speranza che prima o poi cambino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;So che in molti, una volta ascoltata la mia storia, si sentiranno in diritto di spiegarmi che, se sono portata a scrivere con questo sbilanciamento, è perché in cuor mio so che le vicende di un personaggio maschile risultano universali, mentre quelle di un personaggio femminile possono sperare di incontrare il favore di una frazione del loro potenziale pubblico.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/02/books-books-woman-girl-photography-shelves-Favim.com-339952.jpg"&gt;&lt;img class="alignleft size-medium wp-image-10761" alt="books-books-woman-girl-photography-shelves-Favim.com-339952" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/02/books-books-woman-girl-photography-shelves-Favim.com-339952-300x199.jpg" width="300" height="199" /&gt;&lt;/a&gt;In verità so fin troppo bene che, se sono portata a creare più personaggi maschili che personaggi femminili è perché per buona parte della mia vita ho letto libri che riproducevano lo stesso bias. Quasi tutti i libri più belli che ho letto durante gli anni della scuola dell&amp;#8217;obbligo erano stati scritti da uomini e raccontavano le vicende di uomini (e li leggevo perché erano quelli che mi venivano consigliati, che trovavo recensiti sulle riviste ed esposti in libreria). Non è un problema solo mio; la rete è piena di riflessioni identiche a quella che state leggendo ora. Quando si passano anni a vivere, attraverso i libri, le vite di altre persone, e quando queste vite sono quasi tutte vite di uomini, risulta poi difficile riuscire ad immaginare di uscire da questa gabbia. Risulta difficile superare l&amp;#8217;ostacolo mentale che ti dà l&amp;#8217;impressione di non poter scrivere di ciò che non hai ancora letto, quasi che le parole per raccontare venissero meno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle cose più importanti che ho imparato negli ultimi anni, è che nella buona scrittura, così come nel giardinaggio, non vi è talento innato. La buona scrittura richiedere esercizio, passione e fatica. Adagiarsi su una frase che suona già sentita, su un avverbio che dà l&amp;#8217;illusione di un potere descrittivo che invece è assente, o su un personaggio privo di spessore, non fa del tuo scritto un buono scritto.&lt;br /&gt;
Allo stesso modo, adagiarsi sugli schemi che prescrivono, ad esempio, protagonisti maschili eterosessuali, e &amp;#8211; un fatto non trascurabile &amp;#8211; autori maschili, non aiuta a decostruire ciò che siamo portati a vedere come dato naturale, innato, ma che in realtà è frutto secoli di diseguaglianze strutturali e strutturanti, tutt&amp;#8217;ora visibili nel mondo della letteratura.&lt;br /&gt;
Quando scrivo, cerco di farlo ricordando queste cose, al punto che talvolta mi sento inibita, perché temo che il mio scrivere di relazioni o di sesso possa venir letto negativamente solo perché sono una donna, mentre se fossi un uomo verrei forse applaudita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal mio punto di vista, questi non sono problemi stupidi, così come non è stupido provare ad affrontarli a partire da racconti autobiografici come questo.&lt;br /&gt;
In questa riflessione ho introdotto solo una minima parte delle questioni che mi toccano direttamente in quanto giovane donna che scrive*, e sulle quali intendo tornare in futuro. Per motivi di spazio, mi sono limitata, ma sarei felice se potessimo provare ad intavolare una discussione su questi temi nei commenti. Insomma, voi cosa ne pensate? Avete mai vissuto esperienze simili a quelle che ho descritto? Oppure vi paiono del tutto aliene da ciò che avete conosciuto?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;* Ovviamente faccio ancora una fatica incredibile ad usare la parola &amp;#8220;scrittrice&amp;#8221; per descrivermi, anche se a conti fatti passo molto del mio tempo a scrivere, e una buona parte dei soldi e della gloria che mi sono guardagnata vengono da lì.&lt;/p&gt;
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		<entry>
		<author>
			<name>Francesca Romano</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[Escher Girls e l&#8217;annosa questione delle eroine anatomicamente irrealistiche]]></title>
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		<updated>2013-05-16T23:27:37Z</updated>
		<published>2013-05-16T09:22:47Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="corpo" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="foto" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="interviste" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="visuali" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="anatomia" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="armatura" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="corpi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="corpi femminili" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="escher girls" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="fumetti" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="grafica" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="internet" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="rappresentazione" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="sesso" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="the hawkeye initiative" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="tumblr" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="videogiochi" />		<summary type="html"><![CDATA[Se siete: - amanti di fumetti e/o dei videogiochi - interessat* alle dinamiche di genere (e a come queste vengano rappresentate nelle suddette forme di cultura popolare) allora tumblr è il posto per voi. Di fianco a chi propone ininterrottamente foto di panini al formaggio, torte arcobaleno, foto soft-porno e poesie hipster, c&#8217;è un interessante nicchia di blog dedicati all&#8217;analisi della rappresentazione delle figure femminili nella cultura popolare. Detto semplicemente: perché nei fumetti e nei videogiochi le donne sono a tutti i costi rese oggetto sessuale, a costo di creare mostri deformi dall&#8217;abbigliamento del tutto inadeguato? Un tumblr molto interessante, che per altro contiene collegamenti a tutte le varie istanze del movimento, ha il titolo più che esplicativo di Escher Girls. Gli utenti del sito segnalano illustrazioni, pagine di fumetti, copertine, design di personaggi femminili che più che donne sembrano architetture di uno dei disegni dell&#8217;artista olandese. Queste &#8220;opere&#8221; vengono spesso ridisegnate dagli stessi utenti, per renderle più realistiche e anatomicamente corrette. Oggi vi proponiamo una piccola gallery con alcune di queste perle. Post correlati: The Hawkeye Initiative: per smascherare il sessismo nel mondo del fumetto Altri tumblr consigliati: Women Fighters in Reasonable Armour Repair Her Armour]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/escher-girls-tumblr-eroine-rappresentazione/">&lt;p class="post-gallery-pag"&gt;&lt;a href=# id="prev"&gt;« Prec. &lt;/a&gt;&lt;span id='custom-caption' class='post-gallery-numbers'&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href=# id="next"&gt; Succ. » &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div id="post-gallery" class="cycle-slideshow" class="center" data-cycle-fx="fade" data-cycle-timeout="0" data-cycle-prev="#prev" data-cycle-next="#next" data-cycle-loader="wait" data-cycle-auto-height="container" data-cycle-caption="#custom-caption" data-cycle-caption-template="{{slideNum}}/{{slideCount}}" data-cycle-slides="&gt; div"&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/2.jpg" alt="_2" title="_2" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/1.jpg" alt="1" title="1" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/3.jpg" alt="3" title="3" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/4.jpg" alt="4" title="4" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/5.jpg" alt="5" title="5" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/6.jpg" alt="6" title="6" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="slide"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/7.jpg" alt="7" title="7" /&gt;&lt;p class="post-gallery-caption"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
Se siete:&lt;br /&gt;
- amanti di fumetti e/o dei videogiochi&lt;br /&gt;
- interessat* alle dinamiche di genere (e a come queste vengano rappresentate nelle suddette forme di cultura popolare)&lt;br /&gt;
allora tumblr è il posto per voi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di fianco a chi propone ininterrottamente foto di panini al formaggio, torte arcobaleno, foto soft-porno e poesie hipster, c&amp;#8217;è un interessante nicchia di blog dedicati all&amp;#8217;analisi della rappresentazione delle figure femminili nella cultura popolare. Detto semplicemente: perché nei fumetti e nei videogiochi le donne sono a tutti i costi rese oggetto sessuale, a costo di creare mostri deformi dall&amp;#8217;abbigliamento del tutto inadeguato?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un tumblr molto interessante, che per altro contiene collegamenti a tutte le varie istanze del movimento, ha il titolo più che esplicativo di &lt;a href="http://eschergirls.tumblr.com/"&gt;Escher Girls&lt;/a&gt;. Gli utenti del sito segnalano illustrazioni, pagine di fumetti, copertine, design di personaggi femminili che più che donne sembrano architetture di uno dei disegni dell&amp;#8217;artista olandese. Queste &amp;#8220;opere&amp;#8221; vengono spesso ridisegnate dagli stessi utenti, per renderle più realistiche e anatomicamente corrette.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi vi proponiamo una piccola gallery con alcune di queste perle. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Post correlati:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/2013/the-hawkeye-initiative-sessismo-fumetti/"&gt;The Hawkeye Initiative: per smascherare il sessismo nel mondo del fumetto&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altri tumblr consigliati:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://womenfighters.tumblr.com/"&gt;Women Fighters in Reasonable Armour&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://repair-her-armor.tumblr.com/"&gt;Repair Her Armour&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/softrevolutionzine/SdYv/~4/aHANoBYbvrY" height="1" width="1"/&gt;</content>
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		<author>
			<name>Valeria Righele</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[The Hawkeye Initiative: per smascherare il sessismo nel mondo del fumetto]]></title>
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		<updated>2013-05-16T09:20:37Z</updated>
		<published>2013-05-14T09:02:13Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="libri e fumetti" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="pregio" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="fumetti" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="gender bending" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="hawkeye" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="jennifer jeong" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="marvel" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="noelle stevenson" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="ruoli di genere" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="sessismo" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="supereroi" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="supereroine" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="the hawkeye initiative" />		<summary type="html"><![CDATA[Conoscete Hawkeye (aiutino per la prouncia)? Hawkeye è un personaggio dei fumetti inventato da Stan Lee e Don Heck per la Marvel, nei lontani anni Sessanta e noto in Italia col nome Occhio di falco. Si tratta di un personaggio maschile; il suo vero nome è Clint Burton, la sua specialità l&#8217;arco. Fa parte dei Vendicatori, il team di supereroi più potenti della terra, ma questa è un&#8217;altra storia. Conoscete The Hawkeye Initiative? Perché è di questo che volevo parlarvi, in realtà. THI è un progetto avviato da due giovani illustratrici, Noelle Stevenson (aka “Gingerhaze”) e Jennifer Jeong (“Blue”), che consiste nel prendere una qualsivoglia vignetta relativa a un noto personaggio femminile dei fumetti, e rifarla, col proprio stile, sostituendo alla protagonista Hawkeye, ritratto nella stessa posa e costume. Se avete vagamente presente il modo in cui le grandi case editrici americane di comics ritraggono le loro eroine mascherate, un leggero sorriso vi comparirà sulla faccia al pensiero che le stesse pose vengano assunte dal maschio e violavestito Occhio di falco. Il risultato, né più né meno, è questo: Questo: Quest&#8217;altro:   Oppure questo: THI è nato nel dicembre del 2012, quasi per caso. Jennifer aveva notato che nella copertina [...]]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/the-hawkeye-initiative-sessismo-fumetti/">&lt;p&gt;Conoscete Hawkeye (&lt;a title="hawkeye" href="http://www.howjsay.com/index.php?word=hawkeye"&gt;aiutino per la prouncia&lt;/a&gt;)?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Hawkeye è un personaggio dei fumetti inventato da Stan Lee e Don Heck per la Marvel, nei lontani anni Sessanta e noto in Italia col nome Occhio di falco. Si tratta di un personaggio maschile; il suo vero nome è Clint Burton, la sua specialità l&amp;#8217;arco. Fa parte dei Vendicatori, il team di supereroi più potenti della terra, ma questa è un&amp;#8217;altra storia.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Conoscete &lt;em&gt;The Hawkeye Initiative&lt;/em&gt;?&lt;/strong&gt; Perché è di questo che volevo parlarvi, in realtà. THI è un progetto avviato da due giovani illustratrici, Noelle Stevenson (aka “Gingerhaze”) e Jennifer Jeong (“Blue”), che consiste nel prendere una qualsivoglia vignetta relativa a un noto personaggio femminile dei fumetti, e rifarla, col proprio stile, sostituendo alla protagonista Hawkeye, ritratto nella stessa posa e costume. Se avete vagamente presente il modo in cui le grandi case editrici americane di comics ritraggono le loro eroine mascherate, un leggero sorriso vi comparirà sulla faccia al pensiero che le stesse pose vengano assunte dal maschio e violavestito Occhio di falco.&lt;br /&gt;
Il risultato, né più né meno, è questo:&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw8.jpg"&gt;&lt;img class="alignone size-full wp-image-12186" alt="haw8" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw8.jpg" width="400" height="337" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw7.jpg"&gt;&lt;img class="alignone  wp-image-12187" alt="haw7" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw7.jpg" width="400" height="337" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo:&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw2.png"&gt;&lt;img class="alignone size-full wp-image-12155" alt="haw2" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw2.png" width="320" height="501" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw1.png"&gt;&lt;img class="alignone  wp-image-12156" alt="haw1" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw1.png" width="418" height="514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: left;"&gt;Quest&amp;#8217;altro:&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw5.jpg"&gt;&lt;img class="alignone  wp-image-12199" alt="haw5" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw5.jpg" width="358" height="527" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt; &lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw6.jpg"&gt;&lt;img class="alignone  wp-image-12200" alt="haw6" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw6.jpg" width="369" height="491" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: left;"&gt;Oppure questo:&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw3.jpg"&gt;&lt;img class="alignone  wp-image-12157" alt="haw3" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw3.jpg" width="369" height="491" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw4.png"&gt;&lt;img class="alignone  wp-image-12158" alt="haw4" src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/haw4.png" width="368" height="491" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;THI è nato nel dicembre del 2012, quasi per caso. Jennifer aveva notato che nella copertina di un fumetto della Marvel dedicato a Hawkeye e Black Widow c&amp;#8217;era una certa disarmonia tra la posa dell&amp;#8217;uno (muscoli flessi per il salto nel vuoto, braccia alte che brandiscono l&amp;#8217;arco) e l&amp;#8217;altra (a testa in giù, gambe divaricate, preludio di una sforbiciata/epilogo di un salto fatto male). A quel punto aveva &lt;a title="cover" href="http://hoursago.tumblr.com/post/37002842830/for-real-though-look-me-in-the-eye-and-tell-me "&gt;ridisegnato la cover&lt;/a&gt; invertendo le pose dei due personaggi e chiosando con la didascalia&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;for real though look me in the eye and tell me which is more likely for these two&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Noelle era rimasta tanto colpita dal post da decidere di avviare una vera e propria iniziativa ispirata a questo “cambio di prospettiva”. Così è nato THI, col proposito di mettere in luce lo scarso realismo, la ridicolosità e le implicazioni sessiste con cui le supereroine dei fumetti vengono ritratte. L&amp;#8217;iniziativa è aperta a tutti: basta accedere alla sezione “Submit a parody” del sito, per veder pubblicati i propri disegni. Senza aver fretta, però; le ragazze di THI hanno infatti già pronti per i prossimi upload&amp;#8230; più di 500 disegni! Il progetto ha fatto il giro del mondo e sono moltissimi gli entusiasti che vi partecipano e lasciano feedback positivi. Questo &amp;#8211; com&amp;#8217;è evidente per le immagini che avete visto qui sopra &amp;#8211; rende estremamente eterogeneo l&amp;#8217;insieme di contributi di cui THI si nutre. Ci sono disegni più stilizzati di altri, ma l&amp;#8217;impatto visivo non cambia. L&amp;#8217;impressione è che nessuno avesse mai notato questa discrepanza nel trattamento della figura femminile nei fumetti, prima di vedere un supereroe fare quella fine. Sapessi disegnare almeno un po&amp;#8217;, invierei subito un mio contributo. Se volete provarci voi, il sito è questo &lt;a title="the hawkeye site" href="http://thehawkeyeinitiative.com/"&gt;http://thehawkeyeinitiative.com/&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
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		<author>
			<name>Tarin Nurchis</name>
					</author>
		<title type="html"><![CDATA[Il nastrone con cadenza da definire: Bright sides]]></title>
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		<updated>2013-05-14T09:01:57Z</updated>
		<published>2013-05-13T09:41:28Z</published>
		<category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="musica" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="arctic monkeys" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="death cab for cutie" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="devendra banhart" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="grizzly bear" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="hindi zahra" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="mystery jets" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="patrick watson" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="smog" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="south" /><category scheme="http://www.softrevolutionzine.org" term="wilco" />		<summary type="html"><![CDATA[Vi sentite affaticati? Insofferenti? Stanchi di tutto? Datevi un aiutino. Provate, ad esempio, ad ascoltare il nastrone di questa settimana. Fresco, motivante, ispirato al pensare positivo. Non serve ricetta medica e fa subito effetto. Ma attenzione. Inizia con Ben Gibbard. Da usare con cautela e tenere fuori dalla portata dei bambini. Bright sides from softrevzine on 8tracks Radio. Download 1. Death Cab For Cutie, Lightness 2. Patrick Watson, Step out for a while 3. Hindi Zahra, At the same time 4. Grizzly Bear, Fix it 5. Devendra Banhart, Never seen such good things 6. Wilco, Radio cure 7. Smog, I feel like the mother of the world 8. South, Paint the silence 9. Mystery Jets, Someone purer 10. Arctic Monkeys, I bet you look good on the dancefloor]]></summary>
		<content type="html" xml:base="http://www.softrevolutionzine.org/2013/musica-positivita/">&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/tumblr_lm6bm98rOn1qajjdco1_500.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.softrevolutionzine.org/wp-content/uploads/2013/05/tumblr_lm6bm98rOn1qajjdco1_500.jpg" alt="tumblr_lm6bm98rOn1qajjdco1_500" width="500" height="374" class="alignnone size-full wp-image-12299" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vi sentite affaticati? Insofferenti? Stanchi di tutto? Datevi un aiutino. Provate, ad esempio, ad ascoltare il nastrone di questa settimana. Fresco, motivante, ispirato al pensare positivo. Non serve ricetta medica e fa subito effetto. Ma attenzione. Inizia con Ben Gibbard. Da usare con cautela e tenere fuori dalla portata dei bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe style="border: 0px none;" src="http://8tracks.com/mixes/1636402/player_v3_universal" height="400" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="_8t_embed_p" style="font-size: 11px; line-height: 12px;"&gt;&lt;a&gt;Bright sides&lt;/a&gt; from &lt;a&gt;softrevzine&lt;/a&gt; on &lt;a href="http://8tracks.com"&gt;8tracks Radio&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.mediafire.com/?rh6htma5koskm"&gt;Download&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;1. Death Cab For Cutie, Lightness&lt;br /&gt;
2. Patrick Watson, Step out for a while&lt;br /&gt;
3. Hindi Zahra, At the same time&lt;br /&gt;
4. Grizzly Bear, Fix it&lt;br /&gt;
5. Devendra Banhart, Never seen such good things&lt;br /&gt;
6. Wilco, Radio cure&lt;br /&gt;
7. Smog, I feel like the mother of the world&lt;br /&gt;
8. South, Paint the silence&lt;br /&gt;
9. Mystery Jets, Someone purer&lt;br /&gt;
10. Arctic Monkeys, I bet you look good on the dancefloor&lt;/p&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/softrevolutionzine/SdYv/~4/TQ2XqnrmX9Q" height="1" width="1"/&gt;</content>
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