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	<title>Sorical? No Grazie!!!!</title>
	
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		<title>Omicidio Longo. Tra la SoRiCal e i Bagalà</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 14:10:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Emilio Grimaldi, C’è un filo che lega le due inchieste sulla So.Ri.Cal (società di risorse idriche calabresi) delle Procure di Catanzaro e Reggio Calabria. La prima aperta da Luigi de Magistris nel 2008 e chiusa in quattro e quattro otto nel 2010 dal pm Vincenzo Capomolla e dal gip Abigail Mellace, la seconda da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Emilio Grimaldi,</p>
<div>C’è un filo che lega le due inchieste sulla <strong>So.Ri.Cal</strong> (società di risorse idriche calabresi) delle Procure di Catanzaro e Reggio Calabria. La prima aperta da <strong>Luigi de Magistris</strong> nel 2008 e chiusa in quattro e quattro otto nel 2010 dal pm <strong>Vincenzo Capomolla</strong> e dal gip <strong>Abigail Mellace</strong>, la seconda da <strong>Matteo Centini</strong> dello scorso mese di marzo. Un filo che non è mai stato scoperto. Si chiama <strong>Antonio Longo</strong>, freddato sulla strada dei Due Mari il 26 marzo 2008 mentre era a bordo della sua auto.</div>
<p>L’imprenditore era presidente del consiglio direttivo della <strong>Giordano Grical</strong>. La piramide di un gruzzolo di società che avrebbero goduto dell’aggiudicazione delle gare d’appalto della SoRiCal con ribassi irrisori. La Tecnovese Spa, la Tecnovie Srl, la Nigi immobiliare (intestata alla moglie, Rosalba Carone) e tante altre. Tra cui quelle riconducibili ai <strong>Bagalà, Carmelo e Giuseppe</strong>. Gli stessi protagonisti dell’indagine reggina denominata “<strong>Ceralacca</strong>” che prende il nome dalla materiale manomissione delle buste contenenti le gare d’appalto. Con il medesimo obiettivo. I soldi del colosso privato, la francese <strong>Veolia</strong>, ma in mano alla Regione Calabria. L’imprenditore non sarà raggiunto da nessun avviso di garanzia dal pm napoletano. L’hanno fatto fuori prima. La bufera che si è abbattuta sull’acqua calabrese è di 48 giorni dopo. Titolare dell’inchiesta su questo omicidio “eccellente”, si disse, era <strong>Elio Romano</strong>, pm della Procura di Lamezia Terme e attualmente componente della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro. Un omicidio eccellente tanto da lasciare il vuoto dietro di sé. Come imprenditore aveva le mani in pasta in molti affari. Che partivano e arrivavano sempre alla fonte. La So.Ri.Cal. Gli appalti dell’acqua fin dalla costituzione della società pubblico privata. E le Serre. La Trasversale che dovrebbe mettere in collegamento Soverato e Vibo Valentia, vecchia di 45 anni, ma sempreverde nella sua veste di procacciatrice di soldi a palate. Longo era consorziato con la <strong>Torno International</strong> di <strong>Giancarlo Elia Valori</strong>, un massone espulso dalla lista di <strong>Licio Gelli</strong>, ma protagonista assoluto della storia della Repubblica Italiana degli ultimi decenni. Con un curriculum di vasto respiro, nazionale e internazionale, che si conclude sulle Serre vibonesi, a braccetto con Longo. Un esempio. Nel corso dei lavori rompono due condotte idriche della SoRiCal. E la società, anziché pretenderne la messa in sicurezza, affida alla Tecnovese dell’imprenditore originario di sant’Ilario Ionio un nuovo appalto per il pasticcio da loro stessi cagionato. Piove sul bagnato.</p>
<div>Amico di Valori, presidente dell’Anas, avrebbe dovuto partecipare anche all’assegnazione di altre opere per l’ammodernamento della Salerno Reggio Calabria. Non ce l’ha fatta. Lo hanno fermato prima.</div>
<p>Stava diventando troppo ingombrante per qualcuno? Quali erano i suoi rapporti d’affari con i Bagalà? Elio Romano non ne ha cavato un ragno dal buco. Eppure le voragini si vedono. Forse sono senza fondo.</p>
<p>Fonte: http://emiliogrimaldi.blogspot.com/2012/04/omicidio-longo-tra-la-sorical-e-i.html</p>

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		<title>Gioacchino Genchi fa paura. Contumace in barella.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 14:13:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Emilio Grimaldi Gioacchino Genchi di qua, Gioacchino Genchi di là. Tutti lo vogliono. Anche se è ricoverato su un letto d’ospedale. Ma a volerlo di più sono i suoi aguzzini. &#160; La seconda sezione del Tribunale di Roma lo ha dichiarato contumace per non essersi presentato all’udienza del processo del 17 aprile scorso in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Emilio Grimaldi</p>
<div><strong>Gioacchino Genchi</strong> di qua, Gioacchino Genchi di là. Tutti lo vogliono. Anche se è ricoverato su un letto d’ospedale. Ma a volerlo di più sono i suoi aguzzini.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>La seconda sezione del Tribunale di Roma lo ha dichiarato contumace per non essersi presentato all’udienza del processo del 17 aprile scorso in cui è imputato per presunta acquisizione indebita di utenze riconducibili a parlamentari nella famigerata inchiesta <em>Why Not</em>. Era sotto i ferri, ma i giudici: <strong>Carmelo Rinaudo</strong>, <strong>Chiara Bocola</strong> e <strong>Maria Concetta Giannitti</strong> non hanno voluto sentire ragioni. In particolare, ancora prima dell’apertura del procedimento, è stata la Giannitti ad anticipare la decisione che da lì a poco avrebbe preso l’intero Collegio. “Con i tipici cenni di dissenso della testa e del viso”, commenta il suo legale, <strong>Fabio Repici</strong>. Un legittimo impedimento, anzi doppio. Lo stesso giorno avrebbe dovuto recarsi a Marsala per depositare la sua testimonianza, come consulente del pm, nell’udienza sulla scomparsa della piccola <strong>Denise Pipitone</strong>. Il Tribunale siciliano, nonostante la diffida ad intervenire, ha accolto la richiesta proposta da Genchi rinviandola al prossimo 7 maggio. Marsala sì, Roma no. E pure Milano sì. Avrebbe dovuto recarsi perfino davanti al Gup del capoluogo lombardo per un altro cruccio giudiziario sempre lo stesso fatidico 17 aprile. Roma caput mundi. Non si direbbe, ma anche delle vicende calabresi. Si dà il caso che Maria Concetta Giannitti forse aveva un buon motivo per liberarsi di Genchi. <em>Mors tua vita mea</em>, si dice così. È qualcosa che deve far male. Molto male. Riavvolgiamo il nastro.</div>
<div>Nel corso dell’inchiesta sul posizionamento di un ordigno all’ingresso della Direzione sanitaria di Siderno avvenuto il 14 dicembre 2006, il pubblico ministero della Procura distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, <strong>Mario Andrigo</strong>, conferisce un incarico al super consulente. Quello di far luce sulle utenze riferibili a <strong>Francesco Chiefari</strong>, imputato per strage. L’indagine si collega veloce veloce a <strong>Why Not</strong>, in particolare alla fuga di notizie sul pentimento di <strong>Domenico Novella</strong>, auto accusatosi dell’uccisione di <strong>Francesco Fortugno</strong>, vicepresidente del Consiglio regionale. L’esame del circuito di telefonate indicizza il giornalista <strong>Paolo Pollichieni</strong> e i magistrati <strong>Alberto Cisterna</strong> e <strong>Francesco Mollace</strong>. Con l’avocazione dell’inchiesta catanzarese Genchi non conclude Why Not, tuttavia, fino a quel punto, le risultanze sono di assoluta importanza investigativa. Si viene a sapere, per esempio, che Novella aveva avuto contatti con Chiefari. E che il cellulare, un “Motorla v600”, usato dal collaboratore di giustizia subito dopo la morte di Fortugno, era stato utilizzato da un certo <strong>Riccardo Tropiano</strong> di Melito Porto Salvo. Che, guarda caso &#8211; vedi come si accanisce il caso &#8211; aveva inviato due sms durante un viaggio dal Lazio fino alla Calabria ad un numero di telefonia mobile intestato “ad un soggetto di sesso femminile identificato all’atto della stipula del contratto d’utenza in “Giannitti Maria Concetta, nata a Fondi il 21/06/1966”, riferisce la richiesta di astensione del giudice da parte del consulente. Ma non è tutto. I Giannitti perseguitano Genchi.</div>
<div>Il ctu riceve un altro mandato sull’omicidio di <strong>Pasquale Simeri</strong>, consumato a Gioisa Ionica il 26 luglio 2005. Dall’analisi dei tabulati vengono fuori quattro utenze, in contatto con soggetti indagati nel delitto, in uso a tale <strong>Achille Giannetti</strong>, notaio di Gioiosa Ionica e fratello del giudice, allora presso il Tribunale di Palmi.</div>
<div>Sarà un caso, un fatidico caso, allora, se la Giannitti e tutta la sezione di Roma non abbiano avallato il doppio legittimo impedimento di Genchi. Come un caso sarà anche il fatto che il Tribunale abbia ammesso quale teste, perché riferisca sulla professionalità del consulente di Why Not, il parlamentare <strong>Giancarlo Pittelli</strong>. Proprio lui, una delle persone offese dal reato. Roba da manicomio. Anzi, sono i sintomi di quando qualcosa fa male. E si fa di tutto per disconoscerlo. Ma non era Genchi ricoverato in ospedale?</div>
<div></div>
<div>Fonte: http://emiliogrimaldi.blogspot.com/2012/04/gioacchino-genchi-fa-paura-contumace-in.html</div>

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		<title>Giordano (IdV): “Istituire Commissione d’inchiesta su Sorical”</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 15:58:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Reggio Calabria. “Grande è la preoccupazione per la Sorical e per i tantissimi problemi che ne discendono per i Comuni ed i cittadini. Condivido la proposta del consigliere regionale Mario Maiolo, volta a fare istituire una Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale su tutta la problematica. Dinanzi a questioni così delicate, all’abbandono del socio privato, Veolia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria. “Grande è la preoccupazione per la Sorical e per i tantissimi problemi che ne discendono per i Comuni ed i cittadini. Condivido la proposta del consigliere regionale Mario Maiolo, volta a fare istituire una Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale su tutta la problematica.</p>
<p>Dinanzi a questioni così delicate, all’abbandono del socio privato, Veolia, all’impegno del suo presidente, Sergio Abramo, candidato a sindaco di Catanzaro, alla molteplicità di incertezze, anche la maggioranza di centrodestra in Consiglio dovrebbe convenire sulla proposta, al fine di segnare qualche linea di discontinuità finalmente seria tra presente e passato. Invece sulla Sorical, come purtroppo accade per tantissime altre importanti vicende, assistiamo al sommarsi di problemi vecchi e nuovi e alla perdita di orientamento per questa Regione”. E’ quanto si legge in una nota di Giuseppe Giordano consigliere regionale dell’Italia dei Valori. “I problemi della Sorical, infatti &#8211; dice Giordano &#8211; non nascono oggi, perché già nelle precedenti legislature regionali, e fin dalla sua costituzione, furono sollevati gravi interrogativi da consiglieri regionali e anche nelle scorse legislature fu proposta, con legge regionale, l’istituzione di una commissione d’inchiesta, salvo poi accantonare ogni cosa. L’invasività del socio privato, alcuni meccanismi che hanno penalizzato sempre la parte pubblica e l’essenzialità del bene pubblico acqua, oggi rendono urgente e quanto mai indispensabile un’inchiesta che faccia chiarezza su tutto”. Non si può non rimarcare che sulla vicenda ho sollevato durante questa consiliatura diverse questioni sulla complessa gestione Sorical; in particolare la problematica inerente i mancati interventi infrastrutturali a carico del socio privato, la illegittimità delle tariffe applicate che hanno portato diversi comuni calabresi al dissesto finanziario, le mancate erogazioni alle comunità locali, le perplessità in ordine alla istituzione di una unica ATO regionale sul servizio idrico integrato”. Le interrogazioni e il duro scontro attraverso la carta stampata con i vertici di Sorical, non hanno diradato le nebbie che sembrano avvolgere la gestione di un bene comune quale l’acqua, anzi &#8211; conclude Giordano- le risposte in sede consiliare alle mie interrogazione dell’assessore Gentile hanno confermato, ove ce ne fosse bisogno, la necessità di una inversione di rotta su una tematica che allo stato attuale sta determinando spreco di denaro pubblico e disservizi ai cittadini”.</p>
<p>Fonte: http://www.newz.it/2012/03/10/giordano-idv-istituire-commissione-dinchiesta-su-sorical/138153/</p>

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		<item>
		<title>Operazione “Ceralacca”. Nove le persone in manette una misura interdittiva sequestrati beni per 8 milioni</title>
		<link>http://www.soricalnograzie.it/2012/03/11/operazione-ceralacca-nove-le-persone-in-manette-una-misura-interdittiva-sequestrati-beni-per-8-milioni/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 13:25:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; Ope­razione “Ceralacca”: questo il nome in codice dell&#8217;inchie­sta effettuata ieri dai milita­ri della Guardia di Finanza  di Reggio Calabria in siner­gia con la Procura della Repubblica reggina. Nove gli  arresti nei confronti di altrettante persone accusate di « fare parte di un sodalizio criminale responsabile dei  reati di associazione a delin­quere, turbata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">REGGIO CALABRIA &#8211; Ope­razione “Ceralacca”: questo il nome in codice dell&#8217;inchie­sta effettuata ieri dai milita­ri della Guardia di Finanza  di Reggio Calabria in siner­gia con la Procura della Repubblica reggina. Nove gli  arresti nei confronti di altrettante persone accusate di « fare parte di un sodalizio criminale responsabile dei  reati di associazione a delin­quere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivela­zione di segreto d&#8217;ufficio».</p>
<p align="left">In manette sono finiti:</p>
<ul>
<li>Mario Italo Torresani, 54 anni, nato a Milano, respon­sabile dell&#8217;ufficio gare e appalti Sorical di Catanzaro;</li>
<li>Domenico Lamonica, 32 an­ni, di Catanzaro, segretario dell&#8217;ufficio gare e appalti della Sorical;</li>
<li>Antonio Scaramuzzino, 31 anni, di La­mezia Terme, funzionario della Sorical;</li>
<li>Antonio De Clariti Stresa, 55 anni, di Reggio Calabria, dipenden­te della Provincia di Reggio Calabria con la qualifica di commesso;</li>
<li>Luigi D&#8217;Amico, 65 anni, di Reggio Calabria, dipendente della Provincia di Reggio Calabria con la  qualifica di addetto al proto­collo;</li>
<li>Giuseppe Bagalà, 55 anni, di Gioia Tauro;</li>
<li>Carmelo Bagalà, 53 anni, di Gioia  Tauro;</li>
<li>Francesco Bagalà, 22anni, di Gioia Tauro;</li>
<li>Giuseppe Bagalà, 24 anni, di |Gioia Tauro.</li>
</ul>
<p align="left">Misura interdittiva dai pubblici uffici per Santo Placanica, 59 anni di Reggio Calabria, funziona­rio della Provincia.</p>
<p align="left">A firmare l&#8217;ordinanza di custodia cautelare è stato il gip del Tribunale di Reggio Calabria, Cinzia Barilla’. Le richieste sono state avanza­te dal procuratore capo Giu­seppe Pigliatone, dal procu­ratore aggiunto Ottavio Sferlazza, dal sostituto pro­curatore matteo Centini.</p>
<p align="left">Nel corso dell&#8217;operazione del Nucleo di polizia Tribu­taria della Guardia di Fi­nanza di Reggio Calabria  sono stati effettuati seuestri di beni &#8211; tre società ed autoveicoli di lusso &#8211; per un valo­re complessivo di otto milioni di euro. Le società sigilla­te sono la “Isotech srl”, con sede a Gioia Tauro, esercen­te l&#8217;attività di “costruzione di edifici residenziali e non residenziali”; la “Ediltech  srl” con sede a Gioia tauro  esercente l&#8217;attività di “co­struzione di edifici residen­ziali e non residenziali”; la “Ime srl” con sede a Reggio Calabria esercente l&#8217;attività di “commercio all ingrosso  di materiali da costruzione, ferramenta, termoidrauli­ca, costruzioni di edifici re­sidenziali e non residenzia­li”; una autovettura “Wolkswagen Tuareg” di pro­prietà di Francesco Bagalà (classe 1990), sei autocarri e veicoli speciali.</p>
<p align="left">Fonte: Il QUotidiano del 10/03/2012</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4UrjPo7a_u_nMHQfF0Jhix3cKb0/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4UrjPo7a_u_nMHQfF0Jhix3cKb0/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4UrjPo7a_u_nMHQfF0Jhix3cKb0/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4UrjPo7a_u_nMHQfF0Jhix3cKb0/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le gare vinte con il trucco</title>
		<link>http://www.soricalnograzie.it/2012/03/11/le-gare-vinte-con-il-trucco/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 13:00:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SUAP]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Provincia di Reggio Calabria e alla Sorical di Catanzaro le buste venivano aperte per favorire le imprese “amiche” di FRANCESCO TIZIANO REGGIO CALABRIA &#8211; Le gare d&#8217;ap­palto erano cosa loro. Da conquista­re a mani basse, lasciando appena le briciole agli altri concorrenti. Alternando trucchi a metodi mafiosi, nel mirino della famiglia Bagalà, imprenditori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Alla Provincia di Reggio Calabria e alla Sorical di Catanzaro le buste venivano aperte per favorire le imprese “amiche”</p>
</div>
<p>di FRANCESCO TIZIANO</p>
<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Le gare d&#8217;ap­palto erano cosa loro. Da conquista­re a mani basse, lasciando appena le briciole agli altri concorrenti.</p>
<p>Alternando trucchi a metodi mafiosi, nel mirino della famiglia Bagalà, imprenditori di Gioia Tauro impegnati nei lavori di edilizia residen­ziale e commercio di ferramenta e termoidraulica, erano finiti gli ap­palti della Provincia di Reggio Cala­bria e della Sorical di Catanzaro. La­vori pubblici per un business da milioni di euro.</p>
<p>Il gruppo Criminale vantava un&#8217;autentica corsia preferenziale, spadroneggiando grazie alla conni­venza di impiegati e funzionari pub­blici. Nelle stanze dei bottoni a Reggio e a Catanzaro. Sul loro libro paga funzionari, impiegati dell&#8217;ufficio protocollo e semplici uscieri: sem­pre il complice giusto seduto nella scrivania giusta.</p>
<p>«Devono fare come diciamo noi» sbraitavano, arroganti all&#8217;infinito, gli indagati intercettati dagli 007 della Guardia di Finanza del coman­do provinciale di Reggio Calabria. Ben poche vie d&#8217;uscita a chi si dimo­strava riluttante, titubante o inte­gerrimo. I picciotti della gang bru­ciavano macchine e minacciavano, facevano saltare autovetture in aria e progettavano accoltellamenti o pe­staggi. Poco importava se sulla loro strada si ponesse una donna: rischiò di brutto la dottoressa Maria Grazia Blefari, dirigente della Stazione uni­ca appaltante provinciale di Reggio Calabria. Quando un funzionario fiutò il malaffare, avvistando una delle buste della gara d&#8217;appalto da espletare invece che nella cassaforte su un divano come fosse carta da ce­stinare, ed esternò dubbi e sospetti la dirigente non battè ciglio: denunciò tutto alla Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Agli investigatori delle Fiamme Gialle spiegò l&#8217;iter e la pro­cura amministrativa, collaboro in pieno.</p>
<p>Scatta così l&#8217;inchiesta “Ceralac­ca” , la retata di ieri mattina con nove arresti e un&#8217;interdizione dai pubblci uffici, beni per otto milioni di euro sequestrati. Gli uomini del Nucleo di polizia Tributaria, che operano sotto le direttive del maggiore Gerardo Mastrogiacomo, del maggiore Do­menico Napoletano e del capitano Marco Sorrentino, mettono in cam­po tutte le migliori energie investi­gative. Uomini e tecnologie, l&#8217;elite delle Fiamme gialle. Proprio l’acu­me di un investigatore , che piazza la telecamera spia negli uffici della Suap di Reggio Calabria in modo che nessuno, nemmeno il picciotto più scaltro sospettoso potesse indivi­duare, a scardinare lo stratagemma malandrino. Così mentre le cimici registrano e ascoltano le malefatte di impiegati e furbetti, la telecamerina registra il tentativo di bonifica dei locali all&#8217;intemo di palazzo Foli e poi il rito dell&#8217;apertura delle buste. Loro giocavano d&#8217;anticipo: aprivano le buste, le controllavano, le verifica­vano, effettuavano calcoli e presenta­vano la loro offerta. Puntualmente vincente. Alla Provincia di Reggio Calabria e alla Sorical a Catanzaro.</p>
<p>Sembrava filare tutto liscio come l&#8217;olio, invece si stavano incastrando  dasoli i Bagalà e i compari degli uffi­ci pubblici. «Un caso scolastico di turbata libertà degli incanti» rimar­ca il comandante del Gruppo di Reg­gio Calabria, colonnello Claudio Petrozziello. Ed aggiunge: «Questa ti­pologia di indagini solitamente so­no difficili da inquadrare. Ed invece in questa occasione hanno fatto tut­to loro: non solo parlavano ma li ab­biamo filmati in diretta. Presi con le maninel sacco».</p>
<p style="text-align: left;" align="right">Gara dopo gara, il business si in­grandiva, milioni su milioni di euro. Per gli “amici” dislocati alla Provin­cia ed alla Sorical c&#8217;erano due alter­native: accettare le bustarelle del gruppo, soldi che sono arrivati fino a 28 mila euro per un “favore”, oppure convincersi dopo macchine incen­diate, autovetture esplose, minacce telefoniche, lettere minatorie nelle quali si convincevano i titubanti a rientrare nei ranghi «oppure la scappatella con l&#8217;amante sarebbe stata di dominio pubblico».</p>
<p>In conferenza stampa rimarcano la bontà del lavoro investigativo il Procuratore capo di reggio Cala­ria, Giuseppe Pugnatone, e il procu­ratore aggiunto, Ottavio Sferlazza: «Un lavoro da manuale grazie all&#8217;e­levata professionalità di questi uo­mini che non si sono risparmiati nemmeno un istante per fare qua­drare il cerchio». Un lavoro a tutto campo, da infallibili segugi. Li rin­grazia uno ad uno il comandante provinciale di Reggio Calabria, co­lonnello Cosimo Di Gesù. Un manipolo di uomini che ha operato giorno e notte. Tante infatti le nottate tra­scorse a notare come l&#8217;usciere della Provincia, che disponeva di tutte le chiavi degli uffici, aprisse il portone di Palazzo Foti per gli emissari della famiglia Bagala, e ricostruire la sor­tita negli uffici della Suap. Un busi­ness stroncato.</p>
<p>Fonte: Il Quotidiano del 10/03/2012</p>

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