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	<title>spidernik84 in Svezia</title>
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	<description>Vita in Svezia, WWOOFing e altre riflessioni</description>
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		<title>Scritto Svedese n.69 &#8211; L&#8217;Autore Sotto Ai Ferri, aka l&#8217;esperienza dell&#8217;Ospedale Svedese</title>
		<link>https://spidernik84.altervista.org/svezia/scritto-svedese-n-69-lautore-sotto-ai-ferri-aka-lesperienza-dellospedale-svedese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2023 16:04:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Svezia]]></category>
		<category><![CDATA[aspetti culturali]]></category>
		<category><![CDATA[articolo rilevante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore ricoverato d&#8217;urgenza. Alla scoperta del SSN Svedese, con non poche sorprese Articolo aggiornato il 29 Dicembre 2023: corretto costo del ricovero a fine articolo Dopo un ulteriore, lungo periodo di pausa dalle scritture ecco il vostro tornare ad affrontare un argomento inatteso, soprattuto nel ruolo di protagonista.Seguitemi pertanto in questa entusiasmante avventura fatta di crampi, attese, ricoveri, asportazioni e positive rivelazioni. Nota 1: al fine di poter essere d&#8217;aiuto a chi ha esperienze di salute simili non risparmierò dettagli forti. Parlerò nello specifico di feci, vomito e simili. Non ci sono foto ma siete avvisatiNota 2: non sono un medico, indi per cui quanto scrivo in questo articolo non va considerato un vademecum con valenza medicaNota 3: essendo avvenuto tutto in concomitanza con il Julbord ho approfittato per raccontare anche quello. Non c&#8217;entra, ma perché no? Il primo giorno &#8211; Lo Julbord Infernale, Parte I Il tutto comincia un gioioso Venerdì di Natale. Pur fortemente tentato dalle calde coperte e disincentivato da una mezza bufera di neve, decido di trascinarmi in ufficio per il consueto Julbord aziendale.Mi incammino, ancora restio all&#8217;idea, lungo la via principale. L&#8217;aria è frizzante, scende la neve, la gente è in festa e la via principale del quartiere è già addobbata con luminarie a forma di cuori rossi, come a dispensare amore incondizionato. Incapace di resistere a tanta dolcezza, capitolo ancora una volta, svesto i panni del Grinch, proseguendo il mio viaggio verso l&#8217;ufficio. Arrivo ed è già festa: si comincia alle 15:00 con una riunione aziendale in cui tutti si salutano e ringraziano per i fantasmagorici successi del 2023, gasatissimi.Ci colleghiamo in videoconferenza. Siamo gli uffici di Helsinki, Stoccolma, Berlino e tutti gli altri colleghi sparsi per l&#8217;Europa e l&#8217;UK.A Helsinki &#8211; ufficio vendite &#8211; son vestiti che manco fosse la cena dei Nobel, con tanto di papillon e smoking. A noi di Stoccolma e Berlino non è evidentemente arrivata la notizia, perché siamo un misto tra centro sociale e cameretta di uno scappato di casa. Si vedono tute, pigiami e maglioni kitschissimi.La conferenza si conclude con una cover di &#8220;Last Christmas&#8221; degli Wham &#8211; scritta orgogliosamente da uno dei manager &#8211; con non troppo velate allusioni sessuali (lavoriamo con veicoli elettrici e il parallelo presa/spina era evidentemente troppo invitante da lasciar passare). La combo Last Christmas già ai primi di Dicembre + Cover a sfondo sessuale garantisce livelli di cringe inauditi. A chiudere il tutto, uno dei manager vestito da babbo natale si lancia in un monologo che promette di durare fino a Pasqua. Finita la riunione continuiamo la festa in ufficio degustando dolciumi e prelibatezze natalizie svedesi. Cioccolatini, marmellate, biscotti. Buone.Carichi per la cena, ci portiamo in auto alla location: Stor Stugan di Hellasgården.L&#8217;edificio è una struttura in legno molto grande e accogliente che si affaccia sul lago Källtorpsjön, presso la Nacka Naturreservat. Un focolaio scalda l&#8217;ambiente e tante candele rendono l&#8217;atmosfera piacevole, con l&#8217;arredamento e gli addobbi impeccabili e mai eccessivi. Ci sediamo ed è finalmente l&#8217;ora del Julbord!Il Julbord &#8211; letteralmente Tavolo di Natale &#8211; è una tradizione annuale svedese che consiste nel servire cibo tipico, generalmente in piccole porzioni, altrimenti non degustabile durante l&#8217;anno. Un cenone di Natale praticamente.In realtà i prodotti sono facilmente reperibili al supermercato o nei negozi specializzati, tuttavia con lo Julbord è tutto convenientemente presentato in un&#8217;occasione speciale e mediamente più curato.L&#8217;offerta vanta aringhe affumicate, salmone, patate, svariate salse, torte salate, vari tagli di carne, pesce, verdure, dolci… tutto eccellente ma non proprio un complimento per il fegato.Memore del Julbord dell&#8217;anno prima, che mi devastò a livello fisico &#8211; dettaglio importante &#8211; a questo giro mangio pochissimo e salto gli alcolici a piè pari.La serata procede amabilmente e &#8211; verso le 20:00 &#8211; decidiamo di salutarci e tornare a casa. Ed è qui che cominciano i problemi. Il primo giorno &#8211; Lo Julbord infernale, Parte II Il rientro avviene in auto, trasporto cortesemente offerto dai colleghi. Lì comincia un&#8217;agonia che mi avrebbe accompagnato per giorni: spossatezza, pesantezza digestiva, stanchezza. Ancora, come l&#8217;anno scorso, il Julbord si rivela un mattone. I colleghi sono preoccupati dalla mia sofferenza.Nella perplessità generale non mi resta che accettare l&#8217;incompatibilità tra il mio apparato gastrointestinale e il cibo del Julbord. Ma è solo un falso indizio.Mi corico verso le 22:00 e piombo in un sonno agitato. Il secondo giorno &#8211; la cena poco goduta, la notte demoniaca, il ricovero É Sabato. Fuori nevica ancora, mi lascio una notte tormentata alle spalle. Sono un poco più riposato ma comunque stanco. Ho un&#8217;altra cena in programma e decido di risparmiare le energie riposandomi l&#8217;intero pomeriggio. &#8220;Anche il julbord dell&#8217;anno 2023 è stato pesante&#8221;, penso affranto, frustrato e spazientito. Esco per le diciannove, genuinamente non entusiasta. La stanchezza si è protratta, ho le mani fredde e un generale senso di malessere. Sta a vedere che ho preso pure qualche virus. Che sfiga, sempre quando ho cene, e sempre il fine settimana!Raggiungo la compagnia e mangiamo del buon cibo italiano in centro, in un locale aperto da poco. La mia pizza margherita è buona ma non spettacolare, con ingredienti comunque ottimi. Il problema è che non riesco a finirla. C&#8217;è un qualcosa, una nausea leggera. Mi sforzo ma non mi va. Strano.Ci salutiamo e me ne torno a casa, ancora appesantito. Gli strascichi di ieri. &#8220;Evidentemente&#8221;. Ma anche in questo caso si tratta di un falso indizio.Mi corico verso le 22:00, ancora una notte sprecata. Alle 3:00 comincia il calvario: un forte dolore sotto la costola destra, vicino alla bocca dello stomaco.&#8220;Non sarà quel reflusso gastroesofageo di cui continuano a parlarmi? Ma non è possibile, è sulla destra!&#8221;. La pena si protrae per minuti. Per ore. Sono senza pace, sudo, mi giro nel letto incapace di trovare una posizione che mi dia tregua.Mi alzo e cammino irrequieto per l&#8217;appartamento. Nessun miglioramento.Mi imbottisco di bicarbonato per abbattere la presunta acidità di stomaco. Nulla.Provoco il vomito. Non c&#8217;è nulla da vomitare, ho già digerito tutto. Mi lancio in una disperata ricerca su internet e l&#8217;autodiagnosi dettata dal panico indica una possibile causa: calcoli alla cistifellea.&#8220;Maledizione, stai a vedere?&#8221; Tocco poco sotto il fegato e il dolore è lancinante. É la pistola fumante. Ed è in quel momento che ho una serie di flashback: lo stesso dolore durante il pranzo di matrimonio di mio cugino. Così come durante il julbord del 2022. Più recentemente lo scorso Settembre, in cui credetti fosse l&#8217;effetto dello stress accumulato in quei mesi, complice una difficile situazione familiare.Fino ad una serie di altri eventi, tutti a durata relativamente breve &#8211; un paio d&#8217;ore massimo &#8211; ma di natura analoga, e sempre accompagnati da febbre. Ricordo persino ad una gita di classe all&#8217;età di diciassette anni, dove venni inutilmente trattato con un OKI (scaduto peraltro). I pezzi del puzzle cadono, uno dopo l&#8217;altro, a formare l&#8217;immagine. Ed anche i problemi digestivi, le scariche di dissenteria dal nulla, le coliti a caso, le feci dallo strano colore chiaro. Tutto ha un senso. La situazione è evidentemente seria. Ho ovviamente bisogno di aiuto.Mi rassegno, chiamo la cara vicina Elisabetta al piano di sopra. Fortunatamente sono le 7:00 e non penso di averla svegliata.&#8220;Ciao Elisabetta, hai un antidolorifico non a base di paracetamolo?&#8221;.Lei, prontissima: &#8220;Ma certo, scendo subito&#8221;.&#8220;Ciao Elisabetta&#8221;.&#8220;Ciao Nicola. Tu stai malissimo&#8221;.&#8220;Beh sì, io sto effettivamente malissimo&#8221;.&#8220;Chiamiamo il pronto soccorso&#8221;.&#8220;Ok&#8221;. Comincia così l&#8217;iter che mi porterà a scoprire la sanità svedese sulla mia pelle.Tutto inizia con una chiamata. L&#8217;attesa è relativamente breve ed in una decina di minuti sono in contatto con un&#8217;infermiera.Mi chiede di descrivere il dolore. Mi invia poi un collegamento web per mostrarmi tramite la webcam. Mi invita a camminare.Responso immediato: prendi un taxi e vai al pronto soccorso. L&#8217;autoambulanza purtroppo viene mandata per casi più gravi e per persone non in grado di camminare. Capisco.Elisabetta mi prenota cordialmente il taxi, preparo lo zaino con qualche ricambio, spazzolino e dentifricio, caricabatteria &#8211; sperando con ingenuo ottimismo di non dover rimanere in ospedale &#8211; e mi avvio verso il pronto soccorso dell&#8217;ospedale di Rosenlund. In taxi il dolore fortunatamente passa, complice forse la postura da seduto. Un po&#8217; di respiro.Entro al pronto soccorso e mi metto in coda. In una mezzora l&#8217;infermiera valuta la mia situazione assegnandomi ad un medico. Trascorre un&#8217;altra ora ed è il mio turno.Il medico mi accoglie con un sorriso, vengo visitato e subito mi viene confermata la diagnosi: Stenar i gallblåsan. Calcoli alla cistifella…&#8220;E normale, succede. Diagnosi classica visti i tuoi sintomi!&#8221;.&#8220;Ok, grazie, allora rientro. Ascolti, c&#8217;è anche quest&#8217;altra cosa&#8221;.Gli accenno del problema delle feci. Si irrigidisce e cambia espressione.&#8220;Aspetta un secondo, mi consulto con i colleghi&#8221;. Lascia la stanza. Lo sento mormorare al di là della porta; menziona il Julbord. Parole che non comprendo. Rientra serio.&#8220;Cambio di programma. I colleghi mi suggeriscono di andare a fondo della cosa. Ti faccio un remiss [pratica di ricovero N.d.A] subito per esami di accertamento al Södersjukuset. Puoi andare la a piedi, son 5 minuti. Presentati al pronto soccorso che già sanno&#8221;. Ringrazio e mi avvio. Un po&#8217; preoccupato e certamente affranto all&#8217;idea di non poter tornare a casa.Dopo una breve camminata in una Stoccolma sonnecchiante e imbiancata di fresca neve faccio il mio ingresso nella struttura. Mi metto in coda e attendo che giunga il mio turno. Mi metto comodo: la presenza di una sola addetta allo smistamento dei pazienti preannuncia una discreta attesa. Fortunatamente continuo a non aver dolori.Nell&#8217;attesa noto diverse persone chiaramente sofferenti: un uomo sulla quarantina si contorce dal dolore, versi di agonia, smorfie che sembrano sincere. Scavalca la fila, imbarazzato per un tale affronto. Evidentemente non ce la fa più.Un&#8217;altra donna arriva accompagnata dalla famiglia. Si tiene l&#8217;addome, anche lei con il volto contorto dal dolore. L&#8217;occasionale gemito di sofferenza. Viene anche a lei data la priorità. Altri pazienti sono chiaramente in pena, seppur non al limite.D&#8217;altronde non sarebbe un pronto soccorso. Nel frattempo è trascorsa un&#8217;altra ora ed è finalmente il mio turno. Con una certa rapidità vengo mandato al modulo successivo, dove ritrovo buona parte della gente che era in coda con me. Quindi una coda, dopo la coda.Un&#8217;ulteriore attesa e sono controllato da due infermieri. Si accertano delle mie condizioni: stetoscopio, prove di respiro. Mi mandano al &#8220;Modul D som David&#8221; &#8211; Modulo &#8220;D&#8221; di Davide.Sono praticamente nel pronto soccorso vero e proprio: diverse stanze con letti d&#8217;ospedale si affaciano su di un grande open-space, con un&#8217;isola centrale costituita da diverse postazioni con computer. Pur essendo un ospedale, l&#8217;arredamento, i colori tenui e la calma che lo permeano trasmettono un senso di accoglienza. É quasi un ufficio.Dopo un altro paio di ore di attesa sono ricevuto dall&#8217;ennesimo gentilissimo infermiere. Particolare che si rivelerà una costante di questa avventura.Chiacchiera, mi chiede di me, sembra genuinamente allegro e interessato. Mi trasporta sul letto a rotelle in una sezione successiva fatta di diverse stanze separate da pannelli mobili e tendine.&#8220;Signor infermiere, riesco a camminare!&#8221;.&#8220;Tranquillo, goditi il relax. Tutto incluso!&#8221;. Lì incontro il primo dottore. Mi chiede di me, dell&#8217;Italia.&#8220;Ma se stai bene come mai sei qui?&#8221;.&#8220;Eh hanno insistito nell&#8217;altro ospedale!&#8221;.Esegue una completa ecografia degli organi principali.&#8220;Ti facciamo delle analisi del sangue. Le urine presentano un&#8217;infezione che non sappiamo da cosa sia causata. A dopo.&#8221;.Passa un&#8217;oretta e ritorna.&#8220;Dobbiamo fare altre analisi&#8221;.É qui che comincio ad insospettirmi: mi vengono prelevate ben tre fiale di sangue. Evidentemente la situazione merita analisi molto più approfondite e non sto propriamente bene, a dispetto dell&#8217;impressione iniziale.Dopo ancora un&#8217;ora, torna, ed arriva la rivelazione: &#8220;Il passo successivo è la TAC. Dobbiamo capire cosa succede ma hai dei calcoli evidentemente importanti&#8221;.Sorpreso, chiedo: &#8220;Ma la TAC la faccio oggi?&#8221;.&#8220;Non oggi. Adesso. Ti dobbiamo tenere qui anche stanotte&#8221;.Wow, questa rapidità è affascinante e preoccupante al contempo. Vengo prontamente trasportato in un&#8217;ala adiacente, la sezione röntgen. Di fronte a me quattro porte numerate e con il familiare simbolo delle radiazioni. Sono schermate.Dopo una breve attesa una delle porte si apre e vengo portato nella stanza della TAC: è dominata da una grande macchina, un ciambellone color grigio chiaro.L&#8217;operatrice mi fa le domande di rito e spiega la procedura:&#8220;Ti...</p>
<p>The post <a href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/scritto-svedese-n-69-lautore-sotto-ai-ferri-aka-lesperienza-dellospedale-svedese/">Scritto Svedese n.69 &#8211; L&#8217;Autore Sotto Ai Ferri, aka l&#8217;esperienza dell&#8217;Ospedale Svedese</a> appeared first on <a href="https://spidernik84.altervista.org">spidernik84 in Svezia</a>.</p>
]]></description>
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<p><em>L&#8217;autore ricoverato d&#8217;urgenza. Alla scoperta del SSN Svedese, con non poche sorprese</em></p>



<p><em>Articolo aggiornato il 29 Dicembre 2023: corretto costo del ricovero a fine articolo</em></p>



<p>Dopo un ulteriore, lungo periodo di pausa dalle scritture ecco il vostro tornare ad affrontare un argomento inatteso, soprattuto nel ruolo di protagonista.<br>Seguitemi pertanto in questa entusiasmante avventura fatta di crampi, attese, ricoveri, asportazioni e positive rivelazioni.</p>



<p><em>Nota 1: al fine di poter essere d&#8217;aiuto a chi ha esperienze di salute simili non risparmierò dettagli forti. Parlerò nello specifico di feci, vomito e simili. Non ci sono foto ma siete avvisati</em><br><em>Nota 2: non sono un medico, indi per cui quanto scrivo in questo articolo non va considerato un vademecum con valenza medica</em><br><em>Nota 3: essendo avvenuto tutto in concomitanza con il Julbord ho approfittato per raccontare anche quello. Non c&#8217;entra, ma perché no?</em></p>


<a class="wp-block-read-more" href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/scritto-svedese-n-69-lautore-sotto-ai-ferri-aka-lesperienza-dellospedale-svedese/" target="_self">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">: Scritto Svedese n.69 &#8211; L&#8217;Autore Sotto Ai Ferri, aka l&#8217;esperienza dell&#8217;Ospedale Svedese</span></a>


<h2 class="wp-block-heading">Il primo giorno &#8211; Lo Julbord Infernale, Parte I</h2>



<p>Il tutto comincia un gioioso Venerdì di Natale. Pur fortemente tentato dalle calde coperte e disincentivato da una mezza bufera di neve, decido di trascinarmi in ufficio per il consueto Julbord aziendale.<br>Mi incammino, ancora restio all&#8217;idea, lungo la via principale. L&#8217;aria è frizzante, scende la neve, la gente è in festa e la via principale del quartiere è già addobbata con luminarie a forma di cuori rossi, come a dispensare amore incondizionato. Incapace di resistere a tanta dolcezza, capitolo ancora una volta, svesto i panni del Grinch, proseguendo il mio viaggio verso l&#8217;ufficio.</p>



<p>Arrivo ed è già festa: si comincia alle 15:00 con una riunione aziendale in cui tutti si salutano e ringraziano per i fantasmagorici successi del 2023, gasatissimi.<br>Ci colleghiamo in videoconferenza. Siamo gli uffici di Helsinki, Stoccolma, Berlino e tutti gli altri colleghi sparsi per l&#8217;Europa e l&#8217;UK.<br>A Helsinki &#8211; ufficio vendite &#8211; son vestiti che manco fosse la cena dei Nobel, con tanto di papillon e smoking. A noi di Stoccolma e Berlino non è evidentemente arrivata la notizia, perché siamo un misto tra centro sociale e cameretta di uno scappato di casa. Si vedono tute, pigiami e maglioni kitschissimi.<br>La conferenza si conclude con una cover di &#8220;Last Christmas&#8221; degli Wham &#8211; scritta orgogliosamente da uno dei manager &#8211; con non troppo velate allusioni sessuali (lavoriamo con veicoli elettrici e il parallelo presa/spina era evidentemente troppo invitante da lasciar passare). La combo Last Christmas già ai primi di Dicembre + Cover a sfondo sessuale garantisce livelli di <em>cringe</em> inauditi. A chiudere il tutto, uno dei manager vestito da babbo natale si lancia in un monologo che promette di durare fino a Pasqua.</p>



<p>Finita la riunione continuiamo la festa in ufficio degustando dolciumi e prelibatezze natalizie svedesi. Cioccolatini, marmellate, biscotti. Buone.<br>Carichi per la cena, ci portiamo in auto alla location: Stor Stugan di Hellasgården.<br>L&#8217;edificio è una struttura in legno molto grande e accogliente che si affaccia sul lago Källtorpsjön, presso la Nacka Naturreservat. Un focolaio scalda l&#8217;ambiente e tante candele rendono l&#8217;atmosfera piacevole, con l&#8217;arredamento e gli addobbi impeccabili e mai eccessivi.</p>



<p>Ci sediamo ed è finalmente l&#8217;ora del Julbord!<br>Il Julbord &#8211; letteralmente Tavolo di Natale &#8211; è una tradizione annuale svedese che consiste nel servire cibo tipico, generalmente in piccole porzioni, altrimenti non degustabile durante l&#8217;anno. Un cenone di Natale praticamente.<br>In realtà i prodotti sono facilmente reperibili al supermercato o nei negozi specializzati, tuttavia con lo Julbord è tutto convenientemente presentato in un&#8217;occasione speciale e mediamente più curato.<br>L&#8217;offerta vanta aringhe affumicate, salmone, patate, svariate salse, torte salate, vari tagli di carne, pesce, verdure, dolci… tutto eccellente ma non proprio un complimento per il fegato.<br>Memore del Julbord dell&#8217;anno prima, che mi devastò a livello fisico &#8211; dettaglio importante &#8211; a questo giro mangio pochissimo e salto gli alcolici a piè pari.<br>La serata procede amabilmente e &#8211; verso le 20:00 &#8211; decidiamo di salutarci e tornare a casa.</p>



<p>Ed è qui che cominciano i problemi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo giorno &#8211; Lo Julbord infernale, Parte II</h2>



<p>Il rientro avviene in auto, trasporto cortesemente offerto dai colleghi. Lì comincia un&#8217;agonia che mi avrebbe accompagnato per giorni: spossatezza, pesantezza digestiva, stanchezza. Ancora, come l&#8217;anno scorso, il Julbord si rivela un mattone. I colleghi sono preoccupati dalla mia sofferenza.<br>Nella perplessità generale non mi resta che accettare l&#8217;incompatibilità tra il mio apparato gastrointestinale e il cibo del Julbord. Ma è solo un falso indizio.<br>Mi corico verso le 22:00 e piombo in un sonno agitato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il secondo giorno &#8211; la cena poco goduta, la notte demoniaca, il ricovero</h2>



<p>É Sabato. Fuori nevica ancora, mi lascio una notte tormentata alle spalle. Sono un poco più riposato ma comunque stanco. Ho un&#8217;altra cena in programma e decido di risparmiare le energie riposandomi l&#8217;intero pomeriggio. &#8220;Anche il julbord dell&#8217;anno 2023 è stato pesante&#8221;, penso affranto, frustrato e spazientito.</p>



<p>Esco per le diciannove, genuinamente non entusiasta. La stanchezza si è protratta, ho le mani fredde e un generale senso di malessere. Sta a vedere che ho preso pure qualche virus. Che sfiga, sempre quando ho cene, e sempre il fine settimana!<br>Raggiungo la compagnia e mangiamo del buon cibo italiano in centro, in un locale aperto da poco. La mia pizza margherita è buona ma non spettacolare, con ingredienti comunque ottimi. Il problema è che non riesco a finirla. C&#8217;è un qualcosa, una nausea leggera. Mi sforzo ma non mi va. Strano.<br>Ci salutiamo e me ne torno a casa, ancora appesantito. Gli strascichi di ieri. &#8220;Evidentemente&#8221;. Ma anche in questo caso si tratta di un falso indizio.<br>Mi corico verso le 22:00, ancora una notte sprecata.</p>



<p>Alle 3:00 comincia il calvario: un forte dolore sotto la costola destra, vicino alla bocca dello stomaco.<br>&#8220;Non sarà quel reflusso gastroesofageo di cui continuano a parlarmi? Ma non è possibile, è sulla destra!&#8221;. La pena si protrae per minuti. Per ore. Sono senza pace, sudo, mi giro nel letto incapace di trovare una posizione che mi dia tregua.<br>Mi alzo e cammino irrequieto per l&#8217;appartamento. Nessun miglioramento.<br>Mi imbottisco di bicarbonato per abbattere la presunta acidità di stomaco. Nulla.<br>Provoco il vomito. Non c&#8217;è nulla da vomitare, ho già digerito tutto.</p>



<p>Mi lancio in una disperata ricerca su internet e l&#8217;autodiagnosi dettata dal panico indica una possibile causa: calcoli alla cistifellea.<br>&#8220;Maledizione, stai a vedere?&#8221; Tocco poco sotto il fegato e il dolore è lancinante. É la pistola fumante.</p>



<p>Ed è in quel momento che ho una serie di flashback: lo stesso dolore durante il pranzo di matrimonio di mio cugino. Così come durante il julbord del 2022. Più recentemente lo scorso Settembre, in cui credetti fosse l&#8217;effetto dello stress accumulato in quei mesi, complice una difficile situazione familiare.<br>Fino ad una serie di altri eventi, tutti a durata relativamente breve &#8211; un paio d&#8217;ore massimo &#8211; ma di natura analoga, e sempre accompagnati da febbre. Ricordo persino ad una gita di classe all&#8217;età di diciassette anni, dove venni inutilmente trattato con un OKI (scaduto peraltro).</p>



<p>I pezzi del puzzle cadono, uno dopo l&#8217;altro, a formare l&#8217;immagine. Ed anche i problemi digestivi, le scariche di dissenteria dal nulla, le coliti a caso, le feci dallo strano colore chiaro. Tutto ha un senso.</p>



<p>La situazione è evidentemente seria. Ho ovviamente bisogno di aiuto.<br>Mi rassegno, chiamo la cara vicina Elisabetta al piano di sopra. Fortunatamente sono le 7:00 e non penso di averla svegliata.<br>&#8220;Ciao Elisabetta, hai un antidolorifico non a base di paracetamolo?&#8221;.<br>Lei, prontissima: &#8220;Ma certo, scendo subito&#8221;.<br>&#8220;Ciao Elisabetta&#8221;.<br>&#8220;Ciao Nicola. Tu stai malissimo&#8221;.<br>&#8220;Beh sì, io sto effettivamente malissimo&#8221;.<br>&#8220;Chiamiamo il pronto soccorso&#8221;.<br>&#8220;Ok&#8221;.</p>



<p>Comincia così l&#8217;iter che mi porterà a scoprire la sanità svedese sulla mia pelle.<br>Tutto inizia con una chiamata. L&#8217;attesa è relativamente breve ed in una decina di minuti sono in contatto con un&#8217;infermiera.<br>Mi chiede di descrivere il dolore. Mi invia poi un collegamento web per mostrarmi tramite la webcam. Mi invita a camminare.<br>Responso immediato: prendi un taxi e vai al pronto soccorso. L&#8217;autoambulanza purtroppo viene mandata per casi più gravi e per persone non in grado di camminare. Capisco.<br>Elisabetta mi prenota cordialmente il taxi, preparo lo zaino con qualche ricambio, spazzolino e dentifricio, caricabatteria &#8211; sperando con ingenuo ottimismo di non dover rimanere in ospedale &#8211; e mi avvio verso il pronto soccorso dell&#8217;ospedale di Rosenlund.</p>



<p>In taxi il dolore fortunatamente passa, complice forse la postura da seduto. Un po&#8217; di respiro.<br>Entro al pronto soccorso e mi metto in coda. In una mezzora l&#8217;infermiera valuta la mia situazione assegnandomi ad un medico. Trascorre un&#8217;altra ora ed è il mio turno.<br>Il medico mi accoglie con un sorriso, vengo visitato e subito mi viene confermata la diagnosi: <em>Stenar i gallblåsan</em>. Calcoli alla cistifella…<br>&#8220;E normale, succede. Diagnosi classica visti i tuoi sintomi!&#8221;.<br>&#8220;Ok, grazie, allora rientro. Ascolti, c&#8217;è anche quest&#8217;altra cosa&#8221;.<br>Gli accenno del problema delle feci. Si irrigidisce e cambia espressione.<br>&#8220;Aspetta un secondo, mi consulto con i colleghi&#8221;.</p>



<p>Lascia la stanza. Lo sento mormorare al di là della porta; menziona il Julbord. Parole che non comprendo. Rientra serio.<br>&#8220;Cambio di programma. I colleghi mi suggeriscono di andare a fondo della cosa. Ti faccio un remiss [pratica di ricovero N.d.A] subito per esami di accertamento al Södersjukuset. Puoi andare la a piedi, son 5 minuti. Presentati al pronto soccorso che già sanno&#8221;.</p>



<p>Ringrazio e mi avvio. Un po&#8217; preoccupato e certamente affranto all&#8217;idea di non poter tornare a casa.<br>Dopo una breve camminata in una Stoccolma sonnecchiante e imbiancata di fresca neve faccio il mio ingresso nella struttura. Mi metto in coda e attendo che giunga il mio turno. Mi metto comodo: la presenza di una sola addetta allo smistamento dei pazienti preannuncia una discreta attesa. Fortunatamente continuo a non aver dolori.<br>Nell&#8217;attesa noto diverse persone chiaramente sofferenti: un uomo sulla quarantina si contorce dal dolore, versi di agonia, smorfie che sembrano sincere. Scavalca la fila, imbarazzato per un tale affronto. Evidentemente non ce la fa più.<br>Un&#8217;altra donna arriva accompagnata dalla famiglia. Si tiene l&#8217;addome, anche lei con il volto contorto dal dolore. L&#8217;occasionale gemito di sofferenza. Viene anche a lei data la priorità. Altri pazienti sono chiaramente in pena, seppur non al limite.<br>D&#8217;altronde non sarebbe un pronto soccorso.</p>



<p>Nel frattempo è trascorsa un&#8217;altra ora ed è finalmente il mio turno. Con una certa rapidità vengo mandato al modulo successivo, dove ritrovo buona parte della gente che era in coda con me. Quindi una coda, dopo la coda.<br>Un&#8217;ulteriore attesa e sono controllato da due infermieri. Si accertano delle mie condizioni: stetoscopio, prove di respiro. Mi mandano al &#8220;Modul D som David&#8221; &#8211; Modulo &#8220;D&#8221; di Davide.<br>Sono praticamente nel pronto soccorso vero e proprio: diverse stanze con letti d&#8217;ospedale si affaciano su di un grande open-space, con un&#8217;isola centrale costituita da diverse postazioni con computer. Pur essendo un ospedale, l&#8217;arredamento, i colori tenui e la calma che lo permeano trasmettono un senso di accoglienza. É quasi un ufficio.<br>Dopo un altro paio di ore di attesa sono ricevuto dall&#8217;ennesimo gentilissimo infermiere. Particolare che si rivelerà una costante di questa avventura.<br>Chiacchiera, mi chiede di me, sembra genuinamente allegro e interessato. Mi trasporta sul letto a rotelle in una sezione successiva fatta di diverse stanze separate da pannelli mobili e tendine.<br>&#8220;Signor infermiere, riesco a camminare!&#8221;.<br>&#8220;Tranquillo, goditi il relax. Tutto incluso!&#8221;.</p>



<p>Lì incontro il primo dottore. Mi chiede di me, dell&#8217;Italia.<br>&#8220;Ma se stai bene come mai sei qui?&#8221;.<br>&#8220;Eh hanno insistito nell&#8217;altro ospedale!&#8221;.<br>Esegue una completa ecografia degli organi principali.<br>&#8220;Ti facciamo delle analisi del sangue. Le urine presentano un&#8217;infezione che non sappiamo da cosa sia causata. A dopo.&#8221;.<br>Passa un&#8217;oretta e ritorna.<br>&#8220;Dobbiamo fare altre analisi&#8221;.<br>É qui che comincio ad insospettirmi: mi vengono prelevate ben tre fiale di sangue. Evidentemente la situazione merita analisi molto più approfondite e non sto propriamente bene, a dispetto dell&#8217;impressione iniziale.<br>Dopo ancora un&#8217;ora, torna, ed arriva la rivelazione: &#8220;Il passo successivo è la TAC. Dobbiamo capire cosa succede ma hai dei calcoli evidentemente importanti&#8221;.<br>Sorpreso, chiedo: &#8220;Ma la TAC la faccio oggi?&#8221;.<br>&#8220;Non oggi. Adesso. Ti dobbiamo tenere qui anche stanotte&#8221;.<br>Wow, questa rapidità è affascinante e preoccupante al contempo.</p>



<p>Vengo prontamente trasportato in un&#8217;ala adiacente, la sezione röntgen. Di fronte a me quattro porte numerate e con il familiare simbolo delle radiazioni. Sono schermate.<br>Dopo una breve attesa una delle porte si apre e vengo portato nella stanza della TAC: è dominata da una grande macchina, un ciambellone color grigio chiaro.<br>L&#8217;operatrice mi fa le domande di rito e spiega la procedura:<br>&#8220;Ti sdrai, attiviamo la macchina, il liquido di contrasto entra nel tuo corpo e tu segui le indicazioni che provengono dall&#8217;altoparlante. Ti dicono di trattenere il respiro, poi di respirare. Capisci lo svedese? Di dove sei?&#8221;<br>&#8220;Sì lo capisco, sono italiano&#8221;.<br>Da dietro il vetro della sala di controllo una voce trionfante annuncia &#8220;Abbiamo anche l&#8217;italiano&#8221;.<br>Sorrido e faccio pollice in su all&#8217;operatore.<br>&#8220;Si parte! Siamo qui con te, ti vediamo e c&#8217;è un microfono. Se hai problemi dicci subito. Sentirai un senso di calore nel corpo e come se ti dovesse scappare la pipi, ma è solo una sensazione&#8221;.</p>



<p>La macchina si avvia con un suono metallico e il rotore all&#8217;interno della ciambella aumenta progressivamente di velocità. Il letto su cui sono disteso è motorizzato, scorre avanti e indietro. Un laser mi lambisce il viso.<br>La voce dell&#8217;operatore emerge dall&#8217;altoparlante: &#8220;rilascio liquido di contrasto&#8221;. Un liquido giallognolo viene pompato automaticamente nel mio braccio, e poco dopo comincia la scansione.<br>Un senso di calore mi pervade il corpo mentre la macchina mi istruisce di &#8220;RESPIRARE/NON RESPIRARE&#8221; più volte.</p>



<p>&#8220;Finito! Puoi andare, grazie&#8221;. Mi rivesto e vengo lasciato fuori sul solito letto con le rotelle.<br>L&#8217;operatrice riappare poco dopo con una copertina gialla e me la stende sul corpo sorridente &#8220;Se hai freddo! Magari devi aspettare un po&#8217;&#8221;.</p>



<p>L&#8217;attesa è in realtà di pochi minuti, trascorsi i quali sono nuovamente trasportato nella sezione di prima dove ho incontrato il dottore.<br>Il medico torna con due studentesse di medicina e mi da il responso: &#8220;Purtroppo hai una situazione abbastanza acuta di calcoli alla cistifellea. Alcuni sono incastrati nel coledoco e la cistifellea ne è piena. Mai vista una cistifellea così, guarda&#8221;. Mi mostra il video mentre effettua la seconda ecografia.<br>&#8220;Questi son tutti sassolini. Ti teniamo qui stanotte e verrai operato in laparoscopia. Ti verrà asportata la cistifellea&#8221;.</p>



<p>Sono abbastanza scioccato e onestamente spaventato. In quasi quarant&#8217;anni ho avuto la fortuna di non finire mai sotto i ferri. Un po&#8217; l&#8217;idea di essere operato, un po&#8217; l&#8217;aver trascorso l&#8217;estate in ospedali per via di altre questioni familiari, un po&#8217; l&#8217;idea di avere un organo rimosso, mi portano a formulare svariati pensieri. La calma del medico però vince l&#8217;esitazione.<br>Mi rilasso, lo ringrazio e attendo il prossimo trasporto, cogliendo l&#8217;occasione per informare chi di dovere a casa dei recenti inattesi sviluppi.<br>In totale ci sono volute forse dieci ore dall&#8217;ingresso nel primo pronto soccorso. Lunga attesa ma son contento abbiano indagato a fondo. La decisione del primo medico è stata fondamentale per identificare il problema. E fortuna che gli ho parlato delle feci! Quindi non fate i timidi. Magari non con tutti, ma con i dottori sentitevi liberi di parlare delle vostre feci 😀</p>



<p>Trascorre giusto un quarto d&#8217;ora e vengo trasportato nel reparto di chirurgia. É immediato il senso di calma che anche quest&#8217;ala dell&#8217;ospedale infonde: corridoi ordinati e puliti, colori tenui e naturali che vanno dal crema al legno, luci soffuse e un discreto quantitativo di addobbi natalizi senza scadere nel pacchiano.<br>Il personale mi accoglie sorridente. La sezione è tutta occupata, vengo pertanto invitato a prendere posto in un letto che è stato temporaneamente posizionato presso una saletta ricreativa senza porte: ci son dei divanetti, una libreria. Un <em>adventsljusstake</em> &#8211; il candelabro dell&#8217;avvento &#8211; e degli gnomi decorano il tavolino al centro della stanza. Il mio letto è riparato dal corridoio tramite un pannello mobile a soffietto.<br>Mi colpisce ancora una volta la generale calma: nessuno corre, nessuno urla, non si sentono allarmi nè telefoni squillare. Qualche colpo di tosse dalle camere a ricordare che si tratta di un ospedale.<br>L&#8217;infermiera mi fornisce un pigiama color oliva, delle mutande color sabbia e due paia di calze bianche, di cui un paio antiscivolo. Visti i colori, mi abbino benissimo all&#8217;arredamento. Lo stile è importante.<br>Viene poi preparata la flebo: devo stare a digiuno in preparazione dell&#8217;operazione. Ho ancora l&#8217;agocannula che mi è stato applicato questa mattina.<br>Cerco di stemperare la tensione meditando e respirando intensamente, mentre osservo le gocce della flebo cadere ritmicamente. Mi faccio una doccia portandomi il carrellino della flebo appresso.<br>É una notte pressoché insonne, non essendo ben chiaro quando verrò operato. Posso solo aspettare.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" fetchpriority="high" width="960" height="720" data-id="2605" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083.jpg?resize=960%2C720&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2605" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225314083-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;alloggio temporaneo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="960" height="720" data-id="2604" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040.jpg?resize=960%2C720&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2604" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231203_225338040-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;alloggio temporaneo</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Terzo giorno &#8211; l&#8217;attesa</h2>



<p>É lunedì mattina, la gentile infermiera mi sistema la flebo, offre un cambio di vestiti e annuncia gioiosa che ho una camera tutta mia.<br>Vengo trasferito con tutto il letto nella camera numero 1: bagno privato, bellissima vista su una Liljeholmen innevata, tv 52 pollici e silenzio assoluto. Per essere un periodo in ospedale non è affatto male.</p>



<p>Durante la giornata posso solo tenermi occupato con musica e letture. Le infermiere mi visitano regolarmente, chiedono del mio stato di salute, misurano pressione e prelevano il sangue. Tutte sempre di una cortesia esemplare.</p>



<p>La giornata passa senza sorprese. Non ho dolori e dell&#8217;operazione se ne parla domani. Mi rilasso un po&#8217;.<br>Vengono a visitarmi Elisabetta, Simona e l&#8217;amico Michele, un gesto che apprezzo tantissimo e che mi commuove. Do valore in quel momento all&#8217;importanza di avere persone care vicine. La si dà troppo spesso per scontata.<br>Racconto loro delle varie vicissitudini mostrando orgoglioso la mia &#8220;porta USB&#8221; nella vena (l&#8217;agocannula).<br>Posso mangiare. Simona mi accompagna alla mensa che è sullo stesso piano. Decido di andarci leggero ordinando un passato di verdure misteriose. Senza glutine nè lattosio. Onestamente molto buono, magari un giorno lo preparo anch&#8217;io.<br>É finita l&#8217;ora delle visite. Saluto Simona e mi metto a dormire, coccolato dalla temperatura perfetta della stanza e dal sibilo della ventilazione. Fuori dalla finestra, un battello naviga su Årstaviken. Una ciminiera del teleriscaldamento tinge il cielo di nuvole bianche e vaporose, mentre i fiocchi di neve ancora cadono imbiancando il panorama cittadino.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="960" height="720" data-id="2607" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880.jpg?resize=960%2C720&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2607" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_095100880-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="wp-element-caption">La vista dalla camera</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="720" data-id="2606" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976.jpg?resize=960%2C720&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2606" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?resize=1140%2C855&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231204_142656976-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="wp-element-caption">Tramonto su Liljeholmen</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="768" height="1024" data-id="2608" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149.jpg?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2608" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149-scaled.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149-scaled.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149-scaled.jpg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149-scaled.jpg?resize=1140%2C1520&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/PXL_20231206_071456149-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="wp-element-caption">La porta USB (Agocannula)</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Il quarto giorno &#8211; L&#8217;operazione</h2>



<p>É una nuova notte di tribolazioni: alle 3:00 torna il dolore, forse anche peggio di Domenica. Ho modo di convincermi della necessità e dell&#8217;urgenza dell&#8217;operazione. Avevo qualche dubbio ma la pena è tale che ogni ripensamento è messo da parte.<br>A tratti mi domando se la situazione si sia aggravata, pensando al peggio. Cerco di leggere qualcosa, ma non mi va. Decido di fare due passi nel corridoio ma sono talmente lento e silenzioso che un&#8217;infermiera non mi sente arrivare e si spaventa. Mi scuso, sia per l&#8217;aspetto che per lo scherzetto involontario, e me ne torno mesto in camera.</p>



<p>In qualche modo mi trascino fino alle 8:00 di mattina. Un&#8217;altra infermiera mi chiede come stia e le descrivo un po&#8217; il dolore. Mi da una capsula bicolore, marrone e crema, e mi spiega che è morfina.<br>&#8220;Se fa male tanto prendila, farà effetto tra 35-40 minuti. Potresti provare nausea e malessere e sentirti confuso&#8221;.<br>Esito un poco ma alla fine lascio lo stoicismo da parte, che ho già sofferto a sufficienza. La mando giù. Se devo sballare, e sia.</p>



<p>Trascorrono novanta minuti e la capsula non ha effetto: niente sballo, niente unicorni o gnomi, e men che meno niente effetto analgesico. Mi avran dato un placebo. Le Zigulì almeno avevano sapore.<br>Fortunatamente devono aver capito l&#8217;urgenza e mi viene confermato che è il mio turno: mi faccio una doccia con una certa difficoltà, indosso l&#8217;abito da operazione e via verso la sala operatoria.<br>&#8220;Prendi anche queste! Analgesici pre-operazione&#8221;. Giù altre due pillole. Fortunatamente queste fanno effetto.</p>



<p>Sono nuovamente trasportato con il letto. Superiamo delle porte automatiche e siamo in un&#8217;altra sezione, presumo l&#8217;area sale operatorie.<br>É sempre parte della nuova ala dell&#8217;ospedale, e anche qui gli ambienti sono nuovissimi con un arredamento minimale dai colori tenui, pastello. Poco personale, quiete, serenità.<br>Sembra quasi il terminal di un aeroporto, senza i prezzi da estorsione e il casino.</p>



<p>Vengo passato di mano ad un infermiere del reparto. Possibile che sia anche un medico ma non riesco a capire (lo incontrerò in sala operatoria).<br>É molto cortese ed empatico: mi chiede se sia la mia prima operazione, quanto sia preoccupato, se abbia mai effettuato anestesie.<br>&#8220;Ah sei italiano! Di dove? Ah nord, bei posti, le Alpi e i laghi!&#8221;. Gentile lui.</p>



<p>Una volta raccolte le informazioni di base mi porta in un&#8217;altra sezione più piccola, protetta da altre porte automatiche.<br>Un infermiere mi prende in carico dandomi il benvenuto. Sembra uscito da un catalogo di fotomodelli: piazzatissimo, due metri almeno. Biondo capelli corti, occhi azzurri. Un Ken praticamente.<br>Mi ripete le domande sull&#8217;anestesia e mi spiega dove sono: &#8220;qui sei in una sorta di terra di mezzo. Dopo questo step, c&#8217;è la sala operatoria&#8221;.<br>In generale tutti tendono ad essere chiari, cortesi, calmi e a spiegare i vari passaggi. Sono umani, rassicurano.</p>



<p>Trascorre giusto qualche minuto ed è l&#8217;ora dell&#8217;operazione: vengo trasferito in una stanza ben illuminata, al centro della quale campeggia il tavolo operatorio. Le caratteristiche lampade giganti dai mille occhi svettano imponenti, illuminandolo. Tutto attorno strumentazione, ripiani e un rincuorante senso di sterilità e pulizia.<br>La squadra è composta da tre persone. Mi chiedono se riesco ad alzarmi. Anche loro mi tranquillizzano.<br>&#8220;Oh, hai il vestito al contrario! Vieni che lo sistemiamo&#8221;.<br>Strano. Ho tenuto il lato aperto davanti e ora me lo fanno girare. Ma siete sicuri di aver capito cosa togliere?<br>Mi fanno posizionare sul tavolo, pancia in su. Una ragazza mi posiziona le gambe con gentilezza, chiedendomi di distenderle.<br>Un dottore mi sorride da dietro la mascherina, rincuorandomi: &#8220;Tranquillo, sei in buone mani!&#8221;.<br>Mi fanno estendere le braccia, collegando vari strumenti. Il mio corpo viene cosparso di elettrodi.<br>Ricompare anche l&#8217;infermiere/dottore che mi chiedeva dell&#8217;Italia.<br>Alle mie spalle sbuca colei che presumo sia l&#8217;anestesista. Mi mette una cuffietta blu e anche lei sorride con gli occhi, tenendomi la spalla con delicatezza.<br>&#8220;Andrà tutto bene!&#8221;.<br>Mi posa un apparato respiratorio sul viso, invitandomi a respirare a fondo.<br>&#8220;Bravo, molto bene, così! Pensa ad un luogo di vacanza, ad una spiaggia…&#8221;.<br>Faccio giusto in tempo a registrare quanto dice che sprofondo nel buio, istantaneamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quarto giorno &#8211; la resurrezione</h2>



<p>L&#8217;oscurità. Apro lentamente gli occhi, la vista sfuocata. Mi guardo le mani, ho due nuove porte USB sulle mani.<br>Mi sto risvegliando, confuso. Una figura femminile si materializza al mio fianco. É un infermiera. si accerta delle mie condizioni di salute.<br>&#8220;Tutto ok? Come ti senti? Riesci a muovere le gambe?&#8221;.<br>Rispondo d&#8217;istinto &#8220;Ohhh I&#8217;m high as a kite… sì grazie&#8221;.<br>Ride. &#8220;L&#8217;operazione è andata bene. Vuoi un nutri-drink? Abbiamo ananas e pesca&#8221;.<br>Ringrazio e bevo di gusto. Chiedo di poter informare Elisabetta, il mio contatto. Gentilmente la chiamano.</p>



<p>Mi lasciano un po&#8217; a riprendermi e poco dopo vengo riportato nella mia stanza. Non provo dolore, sono finalmente rilassato. Il sole è sorto su Liljeholmen e mi dicono di poter già mangiare appena me la sento. Non ho restrizioni.<br>Sono in pace, un po&#8217; addormentato. Dio benedica l&#8217;anestesia e la medicina moderna. Mi appisolo.</p>



<p>Mi risveglio e decido di avventurarmi verso la mensa. Il desiderio di provare l&#8217;efficacia dell&#8217;operazione è forte, ora che son stato privato di un organo apparentemente problematico. Con audacia ordino un piatto vegetariano a base di polpette di lenticchie, patate e crema di funghi. Se devo provare e rischiare sono nel posto giusto. In ogni caso, le alternative sono pesantissime quindi è una scelta tuttosommato conservatrice.<br>Mi gusto il pranzo. Trascorrono un paio d&#8217;ore e la digestione è andata senza problemi. Sono comprensibilmente felicissimo.</p>



<p>Il resto della giornata trascorre nel pieno relax. Tornano a trovarmi Elisabetta e Simona. Sono così coccolato da tutti che quasi mi commuovo. Non abituiamoci troppo!<br>Le infermiere continuano a visitarmi regolarmente, informandomi che potrei essere dimesso già oggi o domani. Passa a trovarmi anche il dottore che mi ha seguito, sincerandosi che io stia bene.<br>Trascorro una notte tranquilla e godo finalmente di un profondo sonno ristoratore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">riflessioni di chiusura</h2>



<p>All&#8217;indomani dell&#8217;operazione vengo dimesso. Saluto gli infermieri di turno augurando loro un felice Natale.<br>Mi prendo un taxi per casa e durante il viaggio di ritorno ho modo di riflettere su quanto accaduto.<br>Nei miei tredici anni in Svezia ho sentito storie piuttosto sconfortanti a riguardo della sanità svedese: dai Vårdcentral (gli ambulatori locali) che respingono attivamente molti pazienti a colpi di &#8220;tachipirina e vigile attesa&#8221; &#8211; qui nota come <em>&#8220;ta Alvedon och vila&#8221;</em> &#8211; alla pericolosa approssimazione nel gestire le diagnosi, spesso con errori clamorosi.<br>Nel mio caso &#8211; vuoi per fortuna, vuoi perché son stato paziente io, vuoi perché ho superato la scrematura imposta dai Vårdcentral &#8211; l&#8217;esperienza è stata semplicemente eccezionale:<br>Non è stato preso sotto gamba il problema al pronto soccorso, per quanto stessi bene al momento della visita.<br>Sono stato ricoverato prontamente per analisi ulteriori.<br>Le analisi sono state dettagliate e minuziose.<br>Dopo la prima notte, sono stato ricoverato in una stanza tutta mia con livelli di comfort da hotel.<br>Sono stato seguito dal personale costantemente.<br>Il personale, dagli infermieri ai medici, è stato di una cortesia, professionalità e umanità rare. A maggior ragione in una città dove l&#8217;abitante medio è ben lungi dal presentare tali caratteristiche.<br>Aggiungo che dal ricovero alla dimissione ci son voluti solo quattro giorni. Il costo? 250 sek di ticket + 360 sek per tre giorni di ricovero. Al cambio attuale (29 Dicembre 2023) 54,87€.</p>



<p>Quindi sì, in Svezia la pressione fiscale è importante, ma posso ben dire che l&#8217;esperienza con la sanità svedese &#8211; nello specifico Södersjukhuset e Rosenlund &#8211; per me è stata eccezionale.</p>
<p>The post <a href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/scritto-svedese-n-69-lautore-sotto-ai-ferri-aka-lesperienza-dellospedale-svedese/">Scritto Svedese n.69 &#8211; L&#8217;Autore Sotto Ai Ferri, aka l&#8217;esperienza dell&#8217;Ospedale Svedese</a> appeared first on <a href="https://spidernik84.altervista.org">spidernik84 in Svezia</a>.</p>
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		<title>Diario Agreste &#8211; scritto n.11: Il ritorno in Svezia in Treno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 21:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mixed Thoughts]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore ritorna in Svezia dopo l&#8217;anno sabbatico. Il racconto del viaggio in treno dall&#8217;Italia verso il Nordeuropa, con un breve detour. Nota d&#8217;apertura Questo articolo viene pubblicato molto tardi rispetto alla data degli eventi narrati. Si tratta infatti del viaggio di rientro in treno, avvenuto ad inizio 2020, dopo il periodo sabbatico in Italia (esperienza raccontata nel diario agreste).Per quanto la bozza fosse stata scritta già nel 2020, l&#8217;intero articolo non ha raggiunto una forma presentabile fino ad oggi. È stato oggetto di svariate revisioni, aggiunte e sottoposto ad un&#8217;incessante opera di cesello. Dopo quattro anni i ricordi hanno richiesto parecchio sforzo per riaffiorare e colmare i vuoti della bozza iniziale. Buona lettura. Milano &#8211; Marsiglia Giungo a Milano Centrale un&#8217;ora e mezza prima della partenza. Non voglio correre il rischio di perdere il primo treno, viste le numerose coincidenze successive. C&#8217;è comprensibile agitazione. La stazione è relativamente deserta, complici la giornata lavorativa e la bassa stagione. Uno scenario inatteso, ormai abituato a viaggiare per le principali stazioni durante il periodo di massima affluenza turistica. Decido di coronare la lunga permanenza in Italia con un espresso da manuale, l&#8217;ultimo caffè dopo un anno in Patria. Mi dirigo verso uno dei numerosi bar della stazione e comprendo all&#8217;istante di dover ridimensionare le mie aspettative: la barista carica il portafiltro con del caffè premacinato da chissà quanto, pressa alla buona e avvia l&#8217;estrazione con svogliatezza. Ne risulta un caffè dimenticabile. Pazienza. Mi reco presso il binario indicato dal tabellone. Il treno Thello per Marsiglia St. Charles è già in attesa presso la piattaforma. Pochi viaggiatori, tre per carrozza. C&#8217;è chi si chiede se sia il treno giusto. Un altro passeggero mi conferma che è abitualmente pieno, ma non oggi. Alle 11.10 si lascia puntuali Milano Centrale alla volta della Francia. Arrivo oltralpe previsto per le 18.31. La strada è tanta e le fermate numerose.Il convoglio è comodo, composto da carrozze dotate di tutti i comfort: climatizzazione, sedili ergonomici, prese di ricarica e servizio bar. Non è una linea ad alta velocità, aspetto che consente di godersi appieno il panorama: il treno attraversa la Lombardia passando da Pavia e Voghera, imbocca il Piemonte e arriva infine in Liguria, facendo sosta a Genova.La vista è notevole, con gli Appennini che fanno da cornice al capoluogo Ligure. È però il tratto costiero che rende il lungo viaggio meritevole di essere intrapreso: da Alassio a Sanremo, da Monaco a Nizza per poi passare da Cannes, è un susseguirsi di palme e magnifiche ville baciate dal caldo sole di Febbraio. Complice la primavera anticipata, è possibile godersi un panorama verdeggiante e già macchiato dagli accesi colori dei primi fiori. Il Mediterraneo si staglia a sinistra del convoglio, la vista si perde. Presto il treno devia verso l&#8217;entroterra, rivedrò il mare arrivato a Marsiglia. Un viaggio in treno permette di apprezzare il lento mutare dei luoghi e delle culture: a Ventimiglia compaiono i primi cartelli bilingue in Francese e Italiano, così come le insegne dei negozi. Si notano le leggere differenze nei segnali stradali, nelle pubblicità, nelle pensiline delle stazioni. Le ore passano veloci in compagnia di un libro. È ormai sera, abbiamo viaggiato sette ore. Il treno fa il proprio ingresso nella stazione principale di Marsiglia, Saint Charles.Mi sgranchisco le gambe, imbraccio gli zaini e mi oriento. Percorro le vie della città alla ricerca del mio albergo. L&#8217;aria umida e salmastra da città di mare avvolge una Marsiglia trafficata, popolosa e rumorosa. Il rombare dei motorini e i clacson provengono da ogni direzione.Cammino un po&#8217; impacciato, complice l&#8217;ingombrante carico, attraversando viuzze e piazzette che mi conducono infine all&#8217;albergo. Apro la porta in legno, un cigolio annuncia il mio ingresso. La reception è desolatamente vuota, illuminata da un vetusto lampadario in cristallo. Il silenzio è interrotto dal ticchettio di un vecchio pendolo.Suono il campanello sul bancone, dalla cucina giunge un &#8220;oui&#8221; lontano; la proprietaria mi accoglie sorridendo: &#8220;bienvenue a Marseille. Nicolà?&#8221;. &#8220;Oui, c&#8217;est moi&#8221;. Mi consegna le chiavi e consiglia un ristorante in zona. La ringrazio e mi dirigo verso la camera. L&#8217;albergo ha una conformazione curiosa: la scala si arrampica lungo le pareti di un androne centrale, sul quale si affacciano le porte delle camere. Per un particolare effetto ottico sembra avvitarsi e restringersi mano a mano si sale verso il soffitto. Mi aspetto di trovare una piccola porta come Alice del Paese delle meraviglie.È sera e le luci sono spente, situazione che mi obbliga a muovermi nell&#8217;ombra, felino. Lascio che le mie pupille si adattino all&#8217;oscurità, il bagliore verdognolo delle luci di emergenza è la mia unica guida.Trovo infine la camera. L&#8217;albergo ha chiaramente parecchie primavere alle spalle ma la camera è onesta e razionale. Tempo di una doccia e sono fuori a cercare il ristorante. Percorro la Canebière, la via della canapa. Prende il nome dalla preziosa pianta, coltivata massicciamente fino all&#8217;inizio del secolo scorso e utilizzata soprattutto per il cordame nautico. Marsiglia era una delle città più importanti per la compravendita di tale risorsa.La via conduce al vecchio porto, decido però di svoltare in una traversa laterale, Rue du Théatre Français.Vedo l&#8217;insegna del ristorante consigliatomi dalla signora dell&#8217;albergo e mi incammino. &#8220;Tête de chou&#8221; &#8211; &#8220;Testa di cavolo&#8221;. Moderno e sobrio, il ristorante è vuoto. Mi siedo e ordino un piatto di pesce e ovviamente del vino bianco.Mi viene portato un piatto semplice, decorato con verdure cotte. Me lo gusto con piacere, in silenzio. Finisco la serata con una passeggiata per il Vieux Port, il vecchio porto. Con una lunga storia già a partire dall&#8217;epoca pre-romana, il porto è stato il cuore pulsante delle attività commerciali della città. Oggi è il centro della vita sociale della città francese, ricco di locali, bar, brasserie e negozi. Vale la pena passeggiare e ammirare questo mix di tradizione e modernità. Presto me ne torno in albergo, preparo gli zaini e imposto la sveglia per domattina. Il treno per Barcellona mi aspetta, partenza alle 8.00. Marsiglia &#8211; Barcellona Lascio l&#8217;albergo di prima mattina e cammino per le strade della città, ancora immersa nel torpore. Attraverso Boulevard d&#8217;Athenes e salgo la scala monumentale che conduce alla stazione, l&#8217;Escalier monumental de la gare de Marseille-Saint-Charles, ricca di sculture allegoriche. Ho un&#8217;ora circa prima di partire e la dedico ad una semplice colazione a base di croissant e cappuccino.Viene finalmente annunciato il binario e salgo a bordo del treno alta velocità Renfe, destinazione Madrid con stop a Barcellona.Le carrozze sono di ottimo livello, con poltrone comode e spaziose, interni moderni e climatizzazione perfetta.Il viaggio si svolge in totale tranquillità e da Marsiglia a Barcellona è un baleno: con punte di 295 km/h siamo nel capoluogo catalano in quattro ore e trenta minuti, puntualissimi.La stazione di Barcelona Sants è, vista esternamente, forse una delle più anonime ed essenziali. Ciò si deve alla relativamente giovane età &#8211; è stata costruita negli anni settanta &#8211; e alla filosofia progettuale: molto simile ad un aeroporto, fa del minimalismo e della funzionalità il suo vanto. Pur essendo una stazione molto trafficata è al contempo spaziosa e luminosa. Mi attende Xavier, collega ai tempi del mio precedente lavoro. È da più di un anno che non ci vediamo. Gentilissimo, mi è venuto a prendere in auto e mi farà da cicerone per i prossimi giorni a Barcellona. Mi lascia in ostello, dove mi sistemo e cambio. Ho deciso di soggiornare in una camera da otto letti, un po&#8217; per sperimentare, un po&#8217; per risparmiare. Trascorriamo un paio di giorni insieme, visitando ristoranti e luoghi pittoreschi della città catalana.Approfitto del tempo libero per un giro turistico: l&#8217;immancabile visita a Park Güell, la Sagrada Familia, las ramblas. Barcellona è una città viva, caotica e ricca di storia, con una cultura del cibo notevole. La socialità dei locali e l&#8217;anima internazionale la rendono una meta ambita da molti. Comprendo il perché della positiva reputazione.Resto purtroppo giusto pochi giorni, conclusi i quali saluto Xavier con un abbraccio. Barcellona &#8211; Parigi Lascio l&#8217;ostello verso le 8.00 e mi avvio per la sonnecchiante Barcellona. L&#8217;aria è fresca, per le strade i reduci dei bagordi della sera prima. Mi infilo in un baretto, godendomi una breve colazione ordinata con il mio zoppicante spagnolo. Un uomo di mezza età siede ad un tavolo in compagnia di una tazza di caffè fumante. Legge silenzioso un giornale. Solo una decina di anni fa non avrei fatto caso ad una simile scena. È paradossale, ma è sempre più raro nell&#8217;epoca degli smartphone. Ore 10:00, sono di nuovo a Sants. Proprio come in aeroporto, i binari per i treni a lunga percorrenza sono accessibili previo screening di sicurezza. I bagagli vengono controllati ai raggi x e i passeggeri &#8220;sospetti&#8221; scansionati con un metal detector portatile. Mi attende al binario il convoglio per Parigi: un sinuoso e ronzante TGV. I tecnici stanno rifornendo le cisterne dell&#8217;acqua, come suggerisce il lungo tubo collegato ad uno dei vagoni: l&#8217;allacciamento perde un po&#8217; e c&#8217;è una gigantesca pozza. Lasciamo Sants, il convoglio sfreccia rapido verso nord, in un viaggio che regala emozioni: dalla Catalogna saliamo verso la Provenza, lasciandoci alle spalle il mare. È possibile ammirare i Pirenei in tutta la loro maestosità, confine naturale tra la penisola iberica e la Francia. Alle 18:00 circa il treno fa il proprio ingresso nella maestosa capitale francese. Siamo nel perimetro cittadino e procediamo a velocità ridotta. Sono trascorsi vent&#8217;anni dall&#8217;ultima e unica volta che son stato a Parigi con i miei genitori.Il cielo è grigio, gocce di pioggia scivolano lungo i finestrini ed una leggera foschia avvolge gli edifici della Ville Lumiere. Concludiamo la nostra corsa alla stazione Gare de Lyon. È uno dei terminali ferroviari della capitale, serve in particolare le tratte provenienti da sud. Ed è gigante.Ho prenotato l&#8217;albergo vicino all&#8217;altra grande stazione parigina &#8211; Gare du Nord &#8211; dovendo partire da lì. La metro è il mezzo più comodo per raggiungere la destinazione. Mi guardo un po&#8217; attorno, spaesato, alla ricerca delle indicazioni per la Metrò. È una della stazioni più trafficate in cui abbia avuto il piacere di transitare. Nulla di comparabile a quel crocevia che è Victoria Station a Londra, però simile. Trovo finalmente la via, percorrendo svariate scale mobili in un dedalo a tre dimensioni. Mi dirigo al distributore di biglietti e compro un giornaliero. Mi pare un prezzo ragionevole ed è la soluzione più adeguata, visto il poco tempo a disposizione.Salgo a bordo di uno dei treni periferici alla volta di Gare du Nord.Osservo distrattamente la gente e già noto marcate differenze con i barcellonesi: i parigini sono più seri e corrono molto di più. Sembrano tutti di fretta. Tipico delle capitali. Arrivo a destinazione. Anche Gare du Nord è imponente e vasta, tuttavia riesco in qualche modo a riemergere all&#8217;esterno. Sono su Rue de Dunquerque, la via che prende il nome dalla famosa battaglia di Dunkirk.Mi soffermo qualche istante ad ammirare la facciata della stazione, veramente imponente. Un po&#8217; come tutta Parigi, mi pare di capire. La famosa grandeur, non a caso! L&#8217;albergo è poco distante. Minimale, moderno. Non economico in senso assoluto, ma decisamente in senso relativo: Parigi è costosa.Vengo accolto da un gentile signore alla reception che mi da il benvenuto e consegna le chiavi. Camera essenziale, pulita e razionale.Approfitto del bollitore per farmi un te, dopodiché mi faccio una doccia e sono pronto per la cena. Dopo una rapida ricerca in zona ho deciso di puntare sulla Brasserie Bellanger. Le foto sanno di tradizionale e tipicamente parigino.Vengo accolto e invitato a sedermi al bancone, posizione che garantisce una visuale privilegiata sui cuochi. Sono una decina e con grande dedizione e frenesia preparano portate di ogni tipo.La giovane cameriera prende l&#8217;ordine, fortunatamente parla un po&#8217; di inglese e riesco a completare dove il mio pessimo francese non arriva. È gentile. Mentre attendo il mio piatto ho modo di ammirare il locale: Eleganti maioliche decorano le pareti in modo discreto, con il pavimento abbellito da squisiti mosaici. Il velluto, di un sofisticato cremisi, è presente in abbondanza. La mia cena è un preparato di verdure molto...</p>
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<p><em>L&#8217;autore ritorna in Svezia dopo l&#8217;anno sabbatico. Il racconto del viaggio in treno dall&#8217;Italia verso il Nordeuropa, con un breve detour.</em></p>



<h1 class="wp-block-heading">Nota d&#8217;apertura</h1>



<p>Questo articolo viene pubblicato <em>molto</em> tardi rispetto alla data degli eventi narrati. Si tratta infatti del viaggio di rientro in treno, avvenuto ad inizio 2020, dopo il periodo sabbatico in Italia (esperienza raccontata nel <a href="https://spidernik84.altervista.org/lantologia-agreste/">diario agreste</a>).<br>Per quanto la bozza fosse stata scritta già nel 2020, l&#8217;intero articolo non ha raggiunto una forma presentabile fino ad oggi. È stato oggetto di svariate revisioni, aggiunte e sottoposto ad un&#8217;incessante opera di cesello. Dopo quattro anni i ricordi hanno richiesto parecchio sforzo per riaffiorare e colmare i vuoti della bozza iniziale. Buona lettura.<br> </p>



<h1 class="wp-block-heading">Milano &#8211; Marsiglia</h1>



<p>Giungo a Milano Centrale un&#8217;ora e mezza prima della partenza. Non voglio correre il rischio di perdere il primo treno, viste le numerose coincidenze successive. C&#8217;è comprensibile agitazione.</p>



<p>La stazione è relativamente deserta, complici la giornata lavorativa e la bassa stagione. Uno scenario inatteso, ormai abituato a viaggiare per le principali stazioni durante il periodo di massima affluenza turistica.</p>



<p>Decido di coronare la lunga permanenza in Italia con un espresso da manuale, l&#8217;ultimo caffè dopo un anno in Patria. Mi dirigo verso uno dei numerosi bar della stazione e comprendo all&#8217;istante di dover ridimensionare le mie aspettative: la barista carica il portafiltro con del caffè premacinato da chissà quanto, pressa alla buona e avvia l&#8217;estrazione con svogliatezza. Ne risulta un caffè dimenticabile. Pazienza.</p>



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<p>Mi reco presso il binario indicato dal tabellone. Il treno <em>Thello</em> per Marsiglia St. Charles è già in attesa presso la piattaforma. Pochi viaggiatori, tre per carrozza. C&#8217;è chi si chiede se sia il treno giusto. Un altro passeggero mi conferma che è abitualmente pieno, ma non oggi.</p>



<p>Alle 11.10 si lascia puntuali Milano Centrale alla volta della Francia. Arrivo oltralpe previsto per le 18.31. La strada è tanta e le fermate numerose.<br>Il convoglio è comodo, composto da carrozze dotate di tutti i comfort: climatizzazione, sedili ergonomici, prese di ricarica e servizio bar.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2470" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200204_122520/" class="wp-image-2470" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg?resize=768%2C374&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg?resize=1140%2C555&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200204_122520.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Preparazione per il viaggio</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2472" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200205_103050/" class="wp-image-2472" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg?resize=768%2C374&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg?resize=1140%2C555&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103050.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Treno Thello a Milano Centrale</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2473" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200205_103411/" class="wp-image-2473" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg?resize=768%2C374&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg?resize=1140%2C555&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_103411.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_104416.jpeg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2475" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_104416.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200205_104416/" class="wp-image-2475" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_104416.jpeg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_104416.jpeg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200205_104416.jpeg?w=623&amp;ssl=1 623w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Treno Thello a Milano Centrale</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Non è una linea ad alta velocità, aspetto che consente di godersi appieno il panorama: il treno attraversa la Lombardia passando da Pavia e Voghera, imbocca il Piemonte e arriva infine in Liguria, facendo sosta a Genova.<br>La vista è notevole, con gli Appennini che fanno da cornice al capoluogo Ligure.</p>



<p>È però il tratto costiero che rende il lungo viaggio meritevole di essere intrapreso: da Alassio a Sanremo, da Monaco a Nizza per poi passare da Cannes, è un susseguirsi di palme e magnifiche ville baciate dal caldo sole di Febbraio. Complice la primavera anticipata, è possibile godersi un panorama verdeggiante e già macchiato dagli accesi colori dei primi fiori. Il Mediterraneo si staglia a sinistra del convoglio, la vista si perde. Presto il treno devia verso l&#8217;entroterra, rivedrò il mare arrivato a Marsiglia.</p>



<p>Un viaggio in treno permette di apprezzare il lento mutare dei luoghi e delle culture: a Ventimiglia compaiono i primi cartelli bilingue in Francese e Italiano, così come le insegne dei negozi. Si notano le leggere differenze nei segnali stradali, nelle pubblicità, nelle pensiline delle stazioni.</p>



<p>Le ore passano veloci in compagnia di un libro. È ormai sera, abbiamo viaggiato sette ore. Il treno fa il proprio ingresso nella stazione principale di Marsiglia, Saint Charles.<br>Mi sgranchisco le gambe, imbraccio gli zaini e mi oriento. Percorro le vie della città alla ricerca del mio albergo. L&#8217;aria umida e salmastra da città di mare avvolge una Marsiglia trafficata, popolosa e rumorosa. Il rombare dei motorini e i clacson provengono da ogni direzione.<br>Cammino un po&#8217; impacciato, complice l&#8217;ingombrante carico, attraversando viuzze e piazzette che mi conducono infine all&#8217;albergo.</p>



<p>Apro la porta in legno, un cigolio annuncia il mio ingresso. La reception è desolatamente vuota, illuminata da un vetusto lampadario in cristallo. Il silenzio è interrotto dal ticchettio di un vecchio pendolo.<br>Suono il campanello sul bancone, dalla cucina giunge un &#8220;<em>oui</em>&#8221; lontano; la proprietaria mi accoglie sorridendo: &#8220;bienvenue a Marseille. Nicolà?&#8221;. &#8220;Oui, c&#8217;est moi&#8221;. Mi consegna le chiavi e consiglia un ristorante in zona. La ringrazio e mi dirigo verso la camera.</p>



<p>L&#8217;albergo ha una conformazione curiosa: la scala si arrampica lungo le pareti di un androne centrale, sul quale si affacciano le porte delle camere. Per un particolare effetto ottico sembra avvitarsi e restringersi mano a mano si sale verso il soffitto. Mi aspetto di trovare una piccola porta come Alice del Paese delle meraviglie.<br>È sera e le luci sono spente, situazione che mi obbliga a muovermi nell&#8217;ombra, felino. Lascio che le mie pupille si adattino all&#8217;oscurità, il bagliore verdognolo delle luci di emergenza è la mia unica guida.<br>Trovo infine la camera. L&#8217;albergo ha chiaramente parecchie primavere alle spalle ma la camera è onesta e razionale. Tempo di una doccia e sono fuori a cercare il ristorante.</p>



<p>Percorro la <em>Canebière</em>, la via della canapa. Prende il nome dalla preziosa pianta, coltivata massicciamente fino all&#8217;inizio del secolo scorso e utilizzata soprattutto per il cordame nautico. Marsiglia era una delle città più importanti per la compravendita di tale risorsa.<br>La via conduce al vecchio porto, decido però di svoltare in una traversa laterale, <em>Rue du Théatre Français</em>.<br>Vedo l&#8217;insegna del ristorante consigliatomi dalla signora dell&#8217;albergo e mi incammino. &#8220;<em>Tête de chou</em>&#8221; &#8211; &#8220;Testa di cavolo&#8221;. Moderno e sobrio, il ristorante è vuoto. Mi siedo e ordino un piatto di pesce e ovviamente del vino bianco.<br>Mi viene portato un piatto semplice, decorato con verdure cotte. Me lo gusto con piacere, in silenzio.</p>



<p>Finisco la serata con una passeggiata per il <em>Vieux Port</em>, il vecchio porto. Con una lunga storia già a partire dall&#8217;epoca pre-romana, il porto è stato il cuore pulsante delle attività commerciali della città. Oggi è il centro della vita sociale della città francese, ricco di locali, bar, <em>brasserie</em> e negozi. Vale la pena passeggiare e ammirare questo mix di tradizione e modernità.</p>



<p>Presto me ne torno in albergo, preparo gli zaini e imposto la sveglia per domattina. Il treno per Barcellona mi aspetta, partenza alle 8.00.</p>



<h1 class="wp-block-heading">Marsiglia &#8211; Barcellona</h1>



<p>Lascio l&#8217;albergo di prima mattina e cammino per le strade della città, ancora immersa nel torpore. Attraverso <em>Boulevard d&#8217;Athenes</em> e salgo la scala monumentale che conduce alla stazione, l&#8217;<em>Escalier monumental de la gare de Marseille-Saint-Charles</em>, ricca di sculture allegoriche.</p>



<p>Ho un&#8217;ora circa prima di partire e la dedico ad una semplice colazione a base di croissant e cappuccino.<br>Viene finalmente annunciato il binario e salgo a bordo del treno alta velocità Renfe, destinazione Madrid con stop a Barcellona.<br>Le carrozze sono di ottimo livello, con poltrone comode e spaziose, interni moderni e climatizzazione perfetta.<br>Il viaggio si svolge in totale tranquillità e da Marsiglia a Barcellona è un baleno: con punte di 295 km/h siamo nel capoluogo catalano in quattro ore e trenta minuti, puntualissimi.<br>La stazione di Barcelona Sants è, vista esternamente, forse una delle più anonime ed essenziali. Ciò si deve alla relativamente giovane età &#8211; è stata costruita negli anni settanta &#8211; e alla filosofia progettuale: molto simile ad un aeroporto, fa del minimalismo e della funzionalità il suo vanto. Pur essendo una stazione molto trafficata è al contempo spaziosa e luminosa.</p>



<p>Mi attende Xavier, collega ai tempi del mio precedente lavoro. È da più di un anno che non ci vediamo. Gentilissimo, mi è venuto a prendere in auto e mi farà da cicerone per i prossimi giorni a Barcellona.</p>



<p>Mi lascia in ostello, dove mi sistemo e cambio. Ho deciso di soggiornare in una camera da otto letti, un po&#8217; per sperimentare, un po&#8217; per risparmiare.</p>



<p>Trascorriamo un paio di giorni insieme, visitando ristoranti e luoghi pittoreschi della città catalana.<br>Approfitto del tempo libero per un giro turistico: l&#8217;immancabile visita a Park Güell, la Sagrada Familia, las ramblas.</p>



<p>Barcellona è una città viva, caotica e ricca di storia, con una cultura del cibo notevole. La socialità dei locali e l&#8217;anima internazionale la rendono una meta ambita da molti. Comprendo il perché della positiva reputazione.<br>Resto purtroppo giusto pochi giorni, conclusi i quali saluto Xavier con un abbraccio.</p>



<div class="wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular"><div class="tiled-gallery__gallery"><div class="tiled-gallery__row"><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:100.00000%"><figure class="tiled-gallery__item"><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200206_111930/"><img decoding="async" srcset="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200206_111930-1024x498.jpeg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200206_111930-1024x498.jpeg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200206_111930-1024x498.jpeg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w,https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200206_111930-1024x498.jpeg?strip=info&#038;w=1280&#038;ssl=1 1280w" alt="" data-height="623" data-id="2483" 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<h1 class="wp-block-heading">Barcellona &#8211; Parigi</h1>



<p>Lascio l&#8217;ostello verso le 8.00 e mi avvio per la sonnecchiante Barcellona. L&#8217;aria è fresca, per le strade i reduci dei bagordi della sera prima. Mi infilo in un baretto, godendomi una breve colazione ordinata con il mio zoppicante spagnolo. Un uomo di mezza età siede ad un tavolo in compagnia di una tazza di caffè fumante. Legge silenzioso un giornale. Solo una decina di anni fa non avrei fatto caso ad una simile scena. È paradossale, ma è sempre più raro nell&#8217;epoca degli smartphone.</p>



<p>Ore 10:00, sono di nuovo a Sants. Proprio come in aeroporto, i binari per i treni a lunga percorrenza sono accessibili previo screening di sicurezza. I bagagli vengono controllati ai raggi x e i passeggeri &#8220;sospetti&#8221; scansionati con un metal detector portatile.</p>



<p>Mi attende al binario il convoglio per Parigi: un sinuoso e ronzante TGV. I tecnici stanno rifornendo le cisterne dell&#8217;acqua, come suggerisce il lungo tubo collegato ad uno dei vagoni: l&#8217;allacciamento perde un po&#8217; e c&#8217;è una gigantesca pozza.</p>



<p>Lasciamo Sants, il convoglio sfreccia rapido verso nord, in un viaggio che regala emozioni: dalla Catalogna saliamo verso la Provenza, lasciandoci alle spalle il mare. È possibile ammirare i Pirenei in tutta la loro maestosità, confine naturale tra la penisola iberica e la Francia.</p>



<p>Alle 18:00 circa il treno fa il proprio ingresso nella maestosa capitale francese. Siamo nel perimetro cittadino e procediamo a velocità ridotta. Sono trascorsi vent&#8217;anni dall&#8217;ultima e unica volta che son stato a Parigi con i miei genitori.<br>Il cielo è grigio, gocce di pioggia scivolano lungo i finestrini ed una leggera foschia avvolge gli edifici della Ville Lumiere.</p>



<p>Concludiamo la nostra corsa alla stazione Gare de Lyon. È uno dei terminali ferroviari della capitale, serve in particolare le tratte provenienti da sud. Ed è gigante.<br>Ho prenotato l&#8217;albergo vicino all&#8217;altra grande stazione parigina &#8211; Gare du Nord &#8211; dovendo partire da lì. La metro è il mezzo più comodo per raggiungere la destinazione.</p>



<p>Mi guardo un po&#8217; attorno, spaesato, alla ricerca delle indicazioni per la Metrò. È una della stazioni più trafficate in cui abbia avuto il piacere di transitare. Nulla di comparabile a quel crocevia che è Victoria Station a Londra, però simile.</p>



<p>Trovo finalmente la via, percorrendo svariate scale mobili in un dedalo a tre dimensioni. Mi dirigo al distributore di biglietti e compro un giornaliero. Mi pare un prezzo ragionevole ed è la soluzione più adeguata, visto il poco tempo a disposizione.<br>Salgo a bordo di uno dei treni periferici alla volta di Gare du Nord.<br>Osservo distrattamente la gente e già noto marcate differenze con i barcellonesi: i parigini sono più seri e corrono molto di più. Sembrano tutti di fretta. Tipico delle capitali.</p>



<p>Arrivo a destinazione. Anche Gare du Nord è imponente e vasta, tuttavia riesco in qualche modo a riemergere all&#8217;esterno. Sono su <em>Rue de Dunquerque</em>, la via che prende il nome dalla famosa battaglia di Dunkirk.<br>Mi soffermo qualche istante ad ammirare la facciata della stazione, veramente imponente. Un po&#8217; come tutta Parigi, mi pare di capire. La famosa <em>grandeur</em>, non a caso!</p>



<p>L&#8217;albergo è poco distante. Minimale, moderno. Non economico in senso assoluto, ma decisamente in senso relativo: Parigi è costosa.<br>Vengo accolto da un gentile signore alla reception che mi da il benvenuto e consegna le chiavi. Camera essenziale, pulita e razionale.<br>Approfitto del bollitore per farmi un te, dopodiché mi faccio una doccia e sono pronto per la cena.</p>



<p>Dopo una rapida ricerca in zona ho deciso di puntare sulla <em>Brasserie Bellanger</em>. Le foto sanno di tradizionale e tipicamente parigino.<br>Vengo accolto e invitato a sedermi al bancone, posizione che garantisce una visuale privilegiata sui cuochi. Sono una decina e con grande dedizione e frenesia preparano portate di ogni tipo.<br>La giovane cameriera prende l&#8217;ordine, fortunatamente parla un po&#8217; di inglese e riesco a completare dove il mio pessimo francese non arriva. È gentile.</p>



<p>Mentre attendo il mio piatto ho modo di ammirare il locale: Eleganti maioliche decorano le pareti in modo discreto, con il pavimento abbellito da squisiti mosaici. Il velluto, di un sofisticato cremisi, è presente in abbondanza.</p>



<p>La mia cena è un preparato di verdure molto saporito e leggero, con l&#8217;immancabile senape a corredo. Anche qui rosso della casa d&#8217;obbligo. Possibile mi abbiano offerto un vino immondo, ma non ho il palato fine per queste cose e me lo godo.<br>Concludo con un espresso di tutto rispetto, alla faccia delle maldicenze sui caffè oltreconfine.<br>Saluto e mi incammino in una Parigi accarezzata da un&#8217;aria fresca e pulita. Vorrei sfruttare al meglio il biglietto giornaliero per vedere finalmente la Tour Eiffel che, a dispetto di quanto lascino intendere a Hollywood, non è visibile da ogni angolo di Parigi. Infatti non la vedo.</p>



<p>Una combinazione di metro e treni mi porta fino all&#8217;<em>Île de la Cité</em>. Ammiro <em>Notre Dame</em> dalla distanza. E&#8217; purtroppo cordonata dopo il catastrofico incendio di qualche mese fa. Cammino lungo la Senna, un <em>Bateau Mouge</em> solca le sue acque controcorrente.</p>



<p>Arrivo fino al <em>Musee d&#8217;Orsay</em>. Come buona parte degli edifici della città è gigantesco. La <em>Grandeur</em>!<br>Aspetto un bus che sembra non arrivare mai e, quando sto per abbandonare l&#8217;impresa e dirigermi mesto verso la metro, eccolo che compare all&#8217;orizzonte. Salgo a bordo e presto sono a <em>Champ de Mars</em>.<br>Ed è lì, in tutta la sua elegante imponenza, che svetta la <em>Tour Eiffel</em>. Fa sentire minuscolo lo spettatore. Opera ingegneristica criticata in ogni modo, paragonata tra le tante cose ad un fallo, è spettacolare. Illuminata da cima a fondo, brilla nella notte di un colore dorato. In alto, sulla punta, due fari ruotano lentamente, opposti tra loro, squarciando le nuvole.<br>Mi ritrovo per puro caso ad assistere al consueto spettacolo della sera: allo scoccare di ogni ora le luci stroboscopiche che ricoprono la torre si accendono per cinque minuti, facendola brillare.<br>Me ne rientro in albergo dopo aver percorso ben più strada del previsto, ma ne è valsa la pena!</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200208_143247/"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200208_143247.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2526" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200208_143247.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200208_143247/" class="wp-image-2526" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200208_143247.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200208_143247.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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<h1 class="wp-block-heading">Parigi &#8211; Amsterdam</h1>



<p>È ora di lasciare Parigi. Una piacevole colazione a base di cappuccino e <em>pain au chocolat</em> a Gare du Nord è quel che ci vuole, prima di salire a bordo del prossimo treno.</p>



<p>Il treno <em>Thalis</em> per Amsterdam è pronto per la partenza. Si va!<br>Anche questa tratta è ad alta velocità, con un panorama piuttosto privo di sorprese. L&#8217;unica nota di rilievo è forse l&#8217;Euratom di Bruxelles, ben visibile mentre attraversiamo la capitale Belga.<br>Non fermandoci, non ho nemmeno il tempo di una birra d&#8217;abbazia. In poco tempo siamo già ad Amsterdam Centraal.</p>



<p>Ho appuntamento con Reiner, ex collega ai tempi del mio primo lavoro in Svezia. Mi aspetta nella città di Almere, che dista una trentina di chilometri dalla capitale. Acquisto il biglietto del treno metropolitano presso i distributori automatici, salgo sul treno vuoto e in una ventina di minuti sono ad Almere Centrum.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200211_102559/"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_102559.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2549" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_102559.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200211_102559/" class="wp-image-2549" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_102559.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_102559.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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<p>Esco dall&#8217;anonima stazione ed un vento brutale spazza la piazzola esterna, frustando gli alberi e sollevando foglie e spruzzi d&#8217;acqua dalle pozzanghere. Questo maltempo ha colpito negli ultimi giorni la Gran Bretagna e parte del Nordeuropa, causando ingenti danni e disagi, tra cui treni cancellati soprattutto in Germania. Temo il peggio per i prossimi giorni, visto che il prossimo treno passerà proprio da lì.<br>Ora comincio a riconoscere il clima nordeuropeo che fino a Parigi non si sentiva.<br>Un attimo di silenzio, accompagnato da una lacrima, al ricordo del sole di Barcellona, visitata solo un paio di giorni fa.</p>



<p>Reiner è venuto in auto, molto cortese. Saliamo a bordo e chiacchieriamo del più e del meno. Ci aggiorniamo sugli ultimi avvenimenti, sul mio viaggio, sul lavoro mentre percorriamo una strada ad alto scorrimento deserta, con un vento incessante che fa ondeggiare l&#8217;auto.<br>Arriviamo nel parcheggio di casa. Ad accogliermi Cathy, la compagna, che non vedo da almeno un paio d&#8217;anni, e la nuova nata Amelia. Gentilissimi, hanno lasciato per me del pesce impanato e del guacamole che divoro in tempo zero, senza pudore.</p>



<p>Con loro trascorro un paio di piacevoli giornate a ricordare i tempi trascorsi insieme. Discutiamo della vita all&#8217;estero, delle differenze tra Svezia e Olanda e della loro nuova avventura da genitori.<br>Sfruttiamo l&#8217;occasione data dal tempo pessimo per preparare dei ravioli fatti in casa. Ci voleva, dopo tanto tempo in solitaria.</p>



<p>Ci diamo la buonanotte e vado a letto. Un&#8217;ultima notte da loro e il giorno dopo parto per la tratta più lunga.</p>



<h1 class="wp-block-heading">Amsterdam &#8211; Copenhagen</h1>



<p>Alle ore 10:00 sono puntuale ad Almere Centrum grazie al passaggio di Reiner. Lo saluto con un forte abbraccio e ringrazio per il tempo trascorso insieme.</p>



<p>Il treno regionale per Amsterdam Centraal mi porta in una mezz&#8217;ora nella capitale. Sono in leggero anticipo, mi faccio così due passi all&#8217;aria aperta ammirando la città dalla distanza. Il tempo è stato poco, non l&#8217;ho potuta visitare. Tornerò.</p>



<p>Rientro nella stazione e mi dirigo con calma al binario, ancora vuoto. Ecco che arriva il treno ICE per Berlino.<br>Il viaggio di oggi è il più impegnativo: pur essendo diretto verso la capitale tedesca, il treno ferma ad Ösnabruck HBF. Lì salirò a bordo di un altro treno diretto ad Amburgo. Una volta ad Amburgo, treno per Copenhagen.</p>



<p>Tutto questo casino per una semplice ragione: il servizio di traghetto è stato definitivamente sospeso ed il treno compie un percorso ben più lungo sulla terraferma. Pare che la ragione sia l&#8217;avvio dei lavori di costruzione del Fehmarnbelt tunnel, un tunnel sottomarino che attraverserà lo stretto di Fehmarn, sostituendo il collegamento via traghetto. Mi sarei aspettato la dismissione del servizio a lavori ultimati, ma tant&#8217;è.</p>



<p>Il viaggio per Ösnabruck è per la prima metà tranquillo: treno quasi vuoto, convoglio in orario. Sono un po&#8217; in apprensione per le coincidenze: venti minuti ad Ösnabruck, quaranta ad Amburgo.<br>Ad Amburgo è facile: il tempo è abbondante e la stazione è ben organizzata. Inoltre ormai la conosco essendoci passato un paio di volte.<br>Ösnabruck presenta invece una particolarità: essendo il crocevia delle linee est-ovest e nord-sud ha una pianta a croce. I binari si intersecano su due livelli separati, il che richiede &#8211; presumo &#8211; un po&#8217; più di tempo per il cambio di treno.</p>



<p>I primi problemi sorgono a metà viaggio, quando viene annunciato un leggero ritardo. Effettuiamo una sosta di dieci minuti presso una delle stazioni: cinque poliziotti salgono a bordo e perquisiscono dettagliatamente i bagagli di due giovani passeggeri. L&#8217;operazione ci fa accumulare un ritardo di venti minuti, che è esattamente il tempo di coincidenza.<br>Per tutta la durata del viaggio tengo ossessivamente sotto controllo la app delle DB per capire l&#8217;andamento del treno ed eventuali ritardi. Sembra che il treno successivo sia in orario, il che non lascia troppe speranze. La stessa app specifica che il treno sarà in attesa di un non meglio precisato &#8220;treno successivo&#8221;. Forse che attenda noi?</p>



<p>Socializzo con un gruppo di viaggiatori, anch&#8217;essi visibilmente in apprensione. Come me sono diretti ad Amburgo e sperano nella coincidenza. Si tratta di una signora Danese e di una coppia olandese.<br>Cerchiamo di mantenere alto lo spirito, complice la app delle DB che definisce &#8220;probabile&#8221; la possibilità di riuscire a prendere il treno successivo.<br>Siamo ormai alla fatidica stazione con più o meno un minuto di margine. Ci prepariamo sulle porte, corridori sulla griglia di partenza.<br>Il treno si arresta, le porte si aprono con una lentezza esasperante. Comincia la corsa: ci fiondiamo verso il treno successivo, scusandoci con i passeggeri in sosta per il trambusto che causiamo. Maledico la conformazione a croce della stazione. Saliamo le scale seguendo le indicazioni per il binario, poi tutto a destra, scendiamo altre scale e risaliamo per arrivare finalmente al binario e… il treno non c&#8217;è. Spaesati, ci domandiamo se sia in ritardo. Apparentemente no: gli altri passeggeri ci confermano che è appena partito. Ovviamente puntualissimo.</p>



<p>Sconsolati e visibilmente esausti imprechiamo in modo internazionale: in italiano, olandese, danese. Per correttezza anche in inglese.</p>



<p>Ci dirigiamo mesti verso lo sportello assistenza e ci mettiamo in coda per capire come muoverci. Altro non si può fare.<br>Dopo una discreta attesa è finalmente il nostro turno: il personale è cortese e ci viene fornito un biglietto alternativo a costo zero per il prossimo treno verso Copenhagen. Problema: un treno diretto non c&#8217;è fino a domani, quindi anziché un ulteriore cambio ne dovremo fare altri tre. Come non bastasse, l&#8217;arrivo previsto non sarà ovviamente alle ventuno e trenta, ma all&#8217;una e trenta di notte. Accidenti, come se non fosse un viaggio già lungo!<br>In compenso abbiamo diritto ad uno sconto del 50% sul costo totale. Magra consolazione.</p>



<p>Attendiamo il treno successivo facendoci tutti compagnia e conoscendoci un po&#8217;: la coppia di ragazzi olandesi ha deciso di viaggiare in treno per il Nordeuropa, partendo da Amsterdam. Hanno deciso di trascorrere un anno sabbatico. Non un ottimo inizio, direi. (nda: il viaggio risale al 2020 ma la pubblicazione è avvenuta nel 2023. Nel 2020 la pandemia era ancora lì da venire).<br>La signora danese parla poco, non si capisce se per carattere o scelta. Di lei non scopro molto, se non che vive a Copenhagen. Sembra una signora gentile.</p>



<p>Il treno finalmente arriva e da qui il lungo, interminabile viaggio verso Copenhagen: tre treni più una tratta intermedia in bus a causa di lavori di riparazione: un albero è caduto sui cavi elettrici a causa del maltempo. Uno stop ad Amburgo dove salutiamo i ragazzi olandesi, mentre io e la signora ci prendiamo un caffè in attesa del treno successivo.<br>L&#8217;epico viaggio si conclude con l&#8217;arrivo nella capitale danese che mi accoglie buia, silenziosa e gelida. È l&#8217;una di notte e saluto la signora. &#8220;Scrivimi quando passi da Copenhagen. Buona fortuna!&#8221;. La abbraccio e mi incammino nella notte, fino ad arrivare all&#8217;ostello.<br>Mi trascino per le scale verso la reception, che è aperta tutta la notte. Effettuo il check-in e faccio appello a quel poco di forze che mi rimangono per portarmi nella camerata. Sì, perché dopo un viaggio di ore una camerata da dodici è quello che ci vuole. Scelta senza pensarci troppo, pagata poco ma forse non era il caso, vista l&#8217;evoluzione del viaggio. Bravo!<br>Nell&#8217;oscurità e facendomi luce con il led dello smartphone trovo il mio letto. Ovviamente letto a castello, ovviamente occupato da un altro ospite. Prendo il posto sopra &#8211; fortunatamente libero &#8211; e crollo esausto.<br>C&#8217;è di bello che da stanchi si dorme un gran bene, anche in camera da dodici…</p>



<p>Mi sveglio con calma, la partenza del treno per Stoccolma è programmata per dopo pranzo.<br>Mi faccio una colazione in un baretto in zona ostello e passeggio un po&#8217; per la città. Il clima mal si presta a lunghe camminate, tuttavia Copenhagen è sempre una bella capitale.<br>Una volta in stazione è ora di salire a bordo dell&#8217;ultimo treno del viaggio, il diretto Copenhagen &#8211; Stoccolma.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200211_181534/"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2559" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200211_181534/" class="wp-image-2559" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg?resize=768%2C374&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg?resize=1140%2C555&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200211_181534.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200212_013132/"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2561" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200212_013132/" class="wp-image-2561" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg?resize=768%2C374&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg?resize=1140%2C555&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_013132.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200212_114100/"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2562" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200212_114100/" class="wp-image-2562" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg?resize=768%2C374&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg?resize=1140%2C555&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_114100.jpeg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li></ul></figure>



<h1 class="wp-block-heading">Copenhagen &#8211; Stoccolma</h1>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://spidernik84.altervista.org/20200212_115444/"><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_115444.jpeg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2563" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_115444.jpeg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20200212_115444/" class="wp-image-2563" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_115444.jpeg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2023/02/20200212_115444.jpeg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, 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<p>L&#8217;ultima tratta del lungo percorso, sebbene priva di eventi degni di nota, ha una valenza profonda.<br>Quest&#8217;ultimo viaggio conclude una fase della mia vita durata quasi un anno. Ad Aprile mi lasciavo Stoccolma alle spalle nel dubbio e nell&#8217;agitazione, il tutto per vestire i panni del campagnolo in Italia.<br>Ora torno con un sorriso: ammiro la sconfinata natura scandinava che scorre fuori dal finestrino e penso alle persone riviste, alle persone conosciute, alle esperienze vissute. Alla fine tutto è andato per il meglio.</p>



<p>Per raccontare gli effetti di quest&#8217;esperienza ci vorrebbe un articolo a parte, da tanto che è stata curativa. E l&#8217;ho realizzato solo ad esperienza compiuta di averne bisogno.<br>Non sono divenuto un contadino, eppure va bene così: ciò che conta non è sempre raggiungere il luogo prefissato, ma il viaggio in sé. E chissà che la meta finale del viaggio &#8211; seppur diversa da quella decisa &#8211; non ci renda in ogni caso felici.</p>



<p><em>(se ne volete sapere di più non esitate a scrivermi)</em></p>
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		<series:name><![CDATA[Diario Agreste]]></series:name>
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		<title>Diario Svedese &#8211; scritto n.68: dieci anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2020 19:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Svezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore riflette brevemente sul lungo viaggio. Un viaggio ancora in corso Dieci anni da quel lontano quindici settembre 2010. Oggi è l&#8217;anniversario della mia partenza dall&#8217;Italia. Una valigiona stile anni &#8217;70, giacca pesante e emozioni contrastanti. Ricordo ancora quando incontrai un tizio, qualche mese dopo la partenza, una sera al bar. Mi pare fosse cecoslovacco. Gli chiesi da quanto tempo fosse a Stoccolma. &#8220;Dieci anni&#8221;, rispose con un sospiro pregno di stanchezza. Mai avrei pensato che sarei a mia volta rimasto così a lungo. Addirittura si fecero scommesse su quanto sarei resistito, a casa! Da allora ho incontrato persone che sono diventate amiche, altre le ho ahimè perse. È stata una grande avventura che ancora continua. Chissà per quanto. Avrei fiumi di parole da dedicare, eppure al momento non trovo il bandolo della matassa. Non saprei ordinarle con coerenza, sarà l&#8217;emozione. Magari in un prossimo scritto. Intanto, limitiamoci agli auguri! 🙂</p>
<p>The post <a href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/diario-svedese-scritto-n-68-dieci-anni/">Diario Svedese &#8211; scritto n.68: dieci anni</a> appeared first on <a href="https://spidernik84.altervista.org">spidernik84 in Svezia</a>.</p>
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<p><em>L&#8217;autore riflette brevemente sul lungo viaggio. Un viaggio ancora in corso</em></p>



<p>Dieci anni da quel lontano quindici settembre 2010. Oggi è l&#8217;anniversario della mia partenza dall&#8217;Italia. Una valigiona stile anni &#8217;70, giacca pesante e emozioni contrastanti. </p>



<p>Ricordo ancora quando incontrai un tizio, qualche mese dopo la partenza, una sera al bar. Mi pare fosse cecoslovacco. Gli chiesi da quanto tempo fosse a Stoccolma. &#8220;Dieci anni&#8221;, rispose con un sospiro pregno di stanchezza. Mai avrei pensato che sarei a mia volta rimasto così a lungo. Addirittura si fecero scommesse su quanto sarei resistito, a casa!</p>



<p>Da allora ho incontrato persone che sono diventate amiche, altre le ho ahimè perse. È stata una grande avventura che ancora continua. Chissà per quanto. </p>



<p>Avrei fiumi di parole da dedicare, eppure al momento non trovo il bandolo della matassa. Non saprei ordinarle con coerenza, sarà l&#8217;emozione. Magari in un prossimo scritto. Intanto, limitiamoci agli auguri! 🙂 </p>
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		<series:name><![CDATA[Diario Svedese]]></series:name>
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		<title>Diario svedese – scritto n.67: addio Santo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 07:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Svezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È un articolo pesante, quello che mi accingo a scrivere. Ho purtroppo ricevuto notizia della morte di un caro amico, Santo, stroncato da un infarto nel sonno, il giorno di Pasqua. Santo fu una delle prime persone ad aiutarci all&#8217;inizio della nostra avventura. Conosciuto sul forum Mondosvezia, si offrì fin da subito di assisterci nella non facile impresa di ambientarci in un Paese sconosciuto.Noi poco più che ventenni, ci ospitò a casa, consigliò e motivò nei momenti di difficoltà. Siciliano doc e riminese di adozione era calmo e pacato, sempre con una parola di conforto.Di lui vive forte il ricordo anche in questo blog, avendolo citato spesso nei primi articoli. Di recente si era trasferito fuori Stoccolma e ci si frequentava purtroppo poco, pur rimanendo in contatto e aggiornandosi reciprocamente. Grazie di tutto caro Santo, e buon viaggio. Hej då.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È un articolo pesante, quello che mi accingo a scrivere. Ho purtroppo ricevuto notizia della morte di un caro amico, Santo, stroncato da un infarto nel sonno, il giorno di Pasqua.</p>



<p>Santo fu una delle prime persone ad aiutarci all&#8217;inizio della nostra avventura. Conosciuto sul forum Mondosvezia, si offrì fin da subito di assisterci nella non facile impresa di ambientarci in un Paese sconosciuto.<br>Noi poco più che ventenni, ci ospitò a casa, consigliò e motivò nei momenti di difficoltà. Siciliano doc e riminese di adozione era calmo e pacato, sempre con una parola di conforto.<br>Di lui vive forte il ricordo anche in questo blog, avendolo citato spesso nei primi articoli.</p>



<p>Di recente si era trasferito fuori Stoccolma e ci si frequentava purtroppo poco, pur rimanendo in contatto e aggiornandosi reciprocamente.</p>



<p>Grazie di tutto caro Santo, e buon viaggio. Hej då.</p>
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		<series:name><![CDATA[Diario Svedese]]></series:name>
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		<title>Diario Agreste – scritto n.10: ottava tappa, Umbria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 14:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[WWOOF]]></category>
		<category><![CDATA[umbria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore verso la fine del viaggio WWOOF. Vita di comunità nell&#8217;ecovillaggio sul Lago Trasimeno Ed è infine arrivato Ottobre. Dopo sei mesi di peripezie giungo alla meta finale del mio viaggio wwoof: l&#8217;Umbria. Per l&#8217;ultima tappa del viaggio ho scelto una realtà di cui ho spesso sentito parlare. Da molti considerato un Ecovillaggio, viene definito dal suo fondatore Dino &#8220;centro di educazione ambientale&#8221;. Sto parlando di Panta Rei. Il centro Panta Rei Adagiato sulle colline del lago Trasimeno, il luogo colpisce fin da subito per l&#8217;armonia con il territorio e la peculiare atmosfera che si respira. Sorto dalle ceneri di una fattoria distrutta da un incendio, Panta Rei è un complesso di edifici costruiti secondo i criteri della bioedilizia. L&#8217;edificio principale vanta una grande sala comune con panche e tavoli, munita di grande cucina. É provvista di una stufa pirolitica &#8211; rocket stove &#8211; e di un grande camino che permettono di scaldarsi nelle umide giornate invernali. I materiali di costruzione prevalenti sono il legno per la struttura portante e la paglia e il fango come riempitivi per i muri. I pavimenti sono in cotto e pietra. L&#8217;impianto termosanitario fa dell&#8217;ecocompatibilità il suo forte: il riscaldamento dell&#8217;acqua avviene mediante pannelli solari sottovuoto, in aggiunta ad una caldaia a legna che viene accesa d&#8217;inverno. Il riscaldamento è a pavimento. L&#8217;acqua potabile viene prelevata da una fonte, mentre gli sciacquoni e le doccie sono alimentati dall&#8217;acqua piovana. Le acque grigie e nere vengono recuperate, queste ultime trattate da un sistema di fitodepurazione: i solidi si depositano in una fossa Imhoff, i liquidi scolmano in una prima vasca con piante di canapa per poi defluire in una seconda vasca con canneto. La risultante acqua, pressoché totalmente depurata nelle precedenti vasche dall&#8217;azione delle piante, conferisce in un laghetto dedicato all&#8217;irrigazione dell&#8217;orto sinergico. Adiacenti alla stanza principale troviamo varie stanze per le attività artistiche, una stanza adibita ad ufficio condiviso, la lavanderia, il locale che ospita gli impianti idraulici ed una palestra che funge anche da stanza per lo yoga. Gli ambienti sono accessibili tramite un lungo corridoio vetrato con vista lago che sfrutta l&#8217;effetto serra per riscaldare i locali passivamente. Una scala al chiuso porta fino ad un&#8217;ala distaccata adibita a zona notte: una decina di camerate con letti a castello e soppalchi permette di ospitare fino ad una cinquantina di persone nei periodi di massima affluenza. Panta Rei ospita infatti corsi ed eventi.Oltre alla struttura principale trovano spazio una falegnameria e due case in paglia e fango. Nell&#8217;edificio centrale è presente una dispensa dove vengono conservate le riserve alimentari. L&#8217;orto sinergico e la serra forniscono ottimi quantitativi di verdura, mentre gli alberi presenti nel frutteto e nell&#8217;area provvedono a fornire mele, pere, pesche e tanto altro.Una spirale con piante aromatiche ed erbe spontanee è accessibile a pochi passi dalla cucina. Vita di comunità Il mio soggiorno si presenta subito interessante per la natura del luogo: Panta Rei è una sorta di porto di mare &#8211; in senso buono. Un punto di passaggio per girovaghi, cantastorie, artisti ed acrobati. Oppure soltanto per chi cerca risposte dalla vita.Conosco Pier, architetto e abile restauratore, e Viviana, specialista di erbe con una voce da conduttrice radio. Ci sono poi Lorenzo, simpatica figura di Panta Rei e residente stabile, e Mich e Mick, competenti responsabili dell&#8217;orto. Marino, giardiniere e gran lavoratore, e Marialuisa, la sua compagna, esperta di economia e legge. Ospite è anche la bellissima famiglia di Camilla e Fabrizio, con le loro bambine piene di energia: restano qui in attesa di potersi trasferire nella casa che hanno acquistato poco distante. Si unisce poi Patrizio, uno sciamano che ha vissuto nella foresta amazzonica ed è molto bravo a realizzare tamburi.Anima del centro è Dino, uno dei fondatori e volti storici. Si esprime con pacatezza e assiste con consigli e suggerimenti, mentre racconta vicende ed episodi che hanno fatto la storia di Panta Rei. C&#8217;è inoltre tutto un corredo di viandanti che arrivano, restano qualche settimana e ripartono, come Matteo, anch&#8217;egli bresciano, abile suonatore di hang drum. Viaggia per l&#8217;Europa in camper in compagnia del suo cane Flip.Oppure viaggiatori che condividono un pasto con noi e il giorno dopo lasciano la struttura tra abbracci e arrivederci. Le attività Proprio come una classica struttura alberghiera Panta Rei necessita di pulizie, riordino, lavaggio delle lenzuola, gestione della cucina, piccole riparazioni. Ci dividiamo i compiti al momento, seguendo un criterio di organizzazione spontanea. Ho modo di partecipare a diverse attività, trascorrendo tempo soprattutto in cucina e in lavanderia. Fungo da assistente a Pier, che con calma e abilità riesce sempre a trovare una soluzione per la cena. Grazie a lui imparo a fare le trecce di pane. Siamo tutti affiatati e collaboriamo in armonia.Di pomeriggio facciamo attività condivise, giochiamo o chiacchieriamo. Anche dopo cena, prima che si vada a dormire, socializziamo e cantiamo. Nella grande sala, vicino alla stufa, sono presenti svariati strumenti musicali che vengono quotidianamente utilizzati: chitarre, tamburi, campanelli.Ci scappa la consueta sistemazione di un computer bisognoso di attenzioni. Le sfide Panta Rei è una realtà particolare, inusuale, come avrete notato. Si basa su ideali nobili, principi come tolleranza e accettazione, collaborazione senza obblighi. Per questa natura così tollerante Panta Rei è aperta a tutti e, come molte società eterogenee, fa sì che i rapporti si rendano interessanti ma talvolta difficili.Si parte dalle sciocchezze, come le diverse esigenze alimentari, per passare alle abitudini diametralmente opposte. C&#8217;è chi è a proprio agio in una nube di fumo da cannabis, chi no. Chi dorme molto, chi meno. Chi lavora di più, chi&#8230; prende la vita con calma.Questa impostazione democratica e decentralizzata porta spontaneità e novità ma anche attriti, rendendo necessari interventi di tamponamento a colpi di diplomazia. Dal punto di vista pratico ci siamo dovuti attivare per le pulizie dei locali e l&#8217;organizzazione dei pasti, visto che spesso mancava una presa di iniziativa da parte del gruppo. La comunicazione non è sempre efficiente: è talvolta capitato di ricevere ospiti non annunciati, fattore che ci ha costretti a rimediare pasti extra con breve preavviso. Nulla di irrisolvibile, è tuttavia una situazione che potrebbe portare le persone allo sfinimento.Questo &#8220;casino&#8221; ha anche dato origine ad episodi particolarmente divertenti: ricordo quel giorno in cui qualcuno vide un piccolo topo girare nella dispensa. Patrizio non ci pensò due volte e corse a prendere la mannaia per terminare il roditore. Mani nei capelli, io e Pier che gridavamo &#8220;ma che fate???&#8221;. Nel frattempo Dino e Patrizio già erano di fronte al frigorifero, scuotendo l&#8217;elettrodomestico per spaventare il topo, che si era nel frattempo dato alla fuga chissà dove.Una volta ripristinata la calma e tornati tutti alle nostre faccende si sentì Fabrizio imprecare di fronte al frigorifero: nell&#8217;aprire il portello fece cascare il contenitore con i bianchi d&#8217;uovo, da noi conservati per futuri usi, i quali s&#8217;erano nel frattempo spostati sul ripiano in seguito all&#8217;intervento di Dino e Patrizio.Come si suol dire: &#8220;dovreste raccontare questi episodi in un libro&#8221;. Ci limitiamo ad un articolo di blog. Conclusioni É giunta l&#8217;ora di ripartire. Lascio Panta Rei con il sorriso e un po&#8217; di rammarico per i nuovi amici che ho incontrato e che devo già salutare. É stata un&#8217;esperienza meravigliosa, educativa e ritemprante. In questo luogo ho respirato pace e positività, voglia di fare. Ottimismo. E in un&#8217;epoca di grande rabbia e rassegnazione cosa chiedere di più?So che ci rivedremo a Panta Rei. Un grazie di cuore, e a presto!</p>
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]]></description>
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<p><em>L&#8217;autore verso la fine del viaggio WWOOF. Vita di comunità nell&#8217;ecovillaggio sul Lago Trasimeno</em></p>



<p>Ed è infine arrivato Ottobre. Dopo <strong>sei mesi di peripezie</strong> giungo alla<strong> meta finale del mio viaggio wwoof: l&#8217;Umbria</strong>.</p>



<p>Per l&#8217;ultima tappa del viaggio ho scelto una realtà di cui ho spesso sentito parlare. <strong>Da molti considerato un Ecovillaggio, viene definito dal suo fondatore Dino &#8220;centro di educazione ambientale&#8221;</strong>. Sto parlando di <strong>Panta Rei</strong>.</p>



<span id="more-2403"></span>



<h2 class="wp-block-heading">Il centro Panta Rei</h2>



<p>Adagiato sulle colline del lago Trasimeno, il luogo <strong>colpisce fin da subito per l&#8217;armonia con il territorio e la peculiare atmosfera che si respira</strong>. Sorto dalle ceneri di una fattoria distrutta da un incendio, Panta Rei è un complesso di edifici costruiti secondo <strong>i criteri della bioedilizia</strong>. L&#8217;edificio principale vanta una grande sala comune con panche e tavoli, munita di grande cucina. É provvista di una stufa pirolitica &#8211; <em>rocket stove</em> &#8211; e di un grande camino che permettono di scaldarsi nelle umide giornate invernali.</p>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-3 is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_182553.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Passignano sul Trasimeno" data-rl_caption="" title="Passignano sul Trasimeno"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_182553.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2414" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_182553.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190928_182553/" class="wp-image-2414" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_182553.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, 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href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_180845.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_180845.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2410" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_180845.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190928_180845/" class="wp-image-2410" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_180845.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_180845.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_180845.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190927_125804.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190927_125804.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2404" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190927_125804.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190927_125804/" class="wp-image-2404" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190927_125804.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190927_125804.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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<p>I materiali di costruzione prevalenti sono il <strong>legno per la struttura portante e la paglia e il fango come riempitivi per i muri</strong>. I pavimenti sono in cotto e pietra. <strong>L&#8217;impianto termosanitario fa dell&#8217;ecocompatibilità il suo forte</strong>: il riscaldamento dell&#8217;acqua avviene mediante pannelli solari sottovuoto, in aggiunta ad una caldaia a legna che viene accesa d&#8217;inverno. Il riscaldamento è a pavimento. <br>L&#8217;acqua potabile viene prelevata da una fonte, mentre gli sciacquoni e le doccie sono <strong>alimentati dall&#8217;acqua piovana</strong>. Le acque grigie e nere vengono recuperate, queste ultime trattate da un sistema di <strong>fitodepurazione</strong>: i solidi si depositano in una fossa Imhoff, i liquidi scolmano in una prima vasca con piante di canapa per poi defluire in una seconda vasca con canneto. La risultante acqua, pressoché totalmente depurata nelle precedenti vasche dall&#8217;azione delle piante, conferisce in un laghetto dedicato <strong>all&#8217;irrigazione dell&#8217;orto sinergico</strong>.<br><br>Adiacenti alla stanza principale troviamo varie stanze per le attività artistiche, una stanza adibita ad ufficio condiviso, la lavanderia, il locale che ospita gli impianti idraulici ed una palestra che funge anche da stanza per lo yoga. <br><br>Gli ambienti sono accessibili tramite un lungo corridoio vetrato con vista lago <strong>che sfrutta l&#8217;effetto serra</strong> per riscaldare i locali <strong>passivamente</strong>. Una scala al chiuso porta fino ad un&#8217;ala distaccata adibita a zona notte: una decina di camerate con letti a castello e soppalchi permette di ospitare fino ad una cinquantina di persone nei periodi di massima affluenza. Panta Rei ospita infatti corsi ed eventi.<br>Oltre alla struttura principale trovano spazio una falegnameria e due case in paglia e fango. </p>



<p>Nell&#8217;edificio centrale è presente una dispensa dove vengono conservate le riserve alimentari. L&#8217;orto sinergico e la serra forniscono ottimi quantitativi di verdura, mentre gli alberi presenti nel frutteto e nell&#8217;area provvedono a fornire mele, pere, pesche e tanto altro.<br>Una spirale con piante aromatiche ed erbe spontanee è accessibile a pochi passi dalla cucina.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_110135.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="La zona notte" data-rl_caption="" title="La zona notte"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_110135.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2415" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_110135.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190930_110135/" class="wp-image-2415" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_110135.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, 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data-recalc-dims="1" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Facciata con pannelli solari</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192053.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Il pavimento" data-rl_caption="" title="Il pavimento"><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192053.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2419" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192053.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190930_192053/" class="wp-image-2419" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192053.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, 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data-recalc-dims="1" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Una delle casette</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_122732.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Essiccatore solare, fondamentale in ogni eco-villaggio che si rispetti" data-rl_caption="" title="Essiccatore solare, fondamentale in ogni eco-villaggio che si rispetti"><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_122732.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2425" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_122732.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20191009_122732/" class="wp-image-2425" 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href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192141.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192141.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2421" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192141.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190930_192141/" class="wp-image-2421" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192141.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192141.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190930_192141.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="La grande sala" data-rl_caption="" title="La grande sala"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_125019.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2406" data-full-url="https://spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_125019.jpg" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190928_125019/" class="wp-image-2406" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_125019.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_125019.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20190928_125019.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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<h2 class="wp-block-heading">Vita di comunità</h2>



<p>Il mio soggiorno si presenta <strong>subito interessante per la natura del luogo</strong>: Panta Rei è una sorta di porto di mare &#8211; in senso buono. Un punto di passaggio per girovaghi, cantastorie, artisti ed acrobati. <strong>Oppure soltanto per chi cerca risposte dalla vita</strong>.<br>Conosco Pier, architetto e abile restauratore, e Viviana, specialista di erbe con una voce da conduttrice radio. Ci sono poi Lorenzo, simpatica figura di Panta Rei e residente stabile, e Mich e Mick, competenti responsabili dell&#8217;orto. Marino, giardiniere e gran lavoratore, e Marialuisa, la sua compagna, esperta di economia e legge. <br>Ospite è anche la bellissima famiglia di Camilla e Fabrizio, con le loro bambine piene di energia: restano qui in attesa di potersi trasferire nella casa che hanno acquistato poco distante. Si unisce poi Patrizio, uno sciamano che ha vissuto nella foresta amazzonica ed è molto bravo a realizzare tamburi.<br>Anima del centro è Dino, uno dei fondatori e volti storici. Si esprime con pacatezza e assiste con consigli e suggerimenti, mentre racconta vicende ed episodi che hanno fatto la storia di Panta Rei.</p>



<p>C&#8217;è inoltre tutto un corredo di viandanti che arrivano, restano qualche settimana e ripartono, come Matteo, anch&#8217;egli bresciano, abile suonatore di hang drum. Viaggia per l&#8217;Europa in camper in compagnia del suo cane Flip.<br>Oppure viaggiatori che condividono un pasto con noi e il giorno dopo lasciano la struttura tra abbracci e arrivederci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le attività</h2>



<p>Proprio come una classica struttura alberghiera <strong>Panta Rei necessita di pulizie, riordino, lavaggio delle lenzuola, gestione della cucina, piccole riparazioni</strong>. Ci dividiamo i compiti al momento, seguendo un criterio di <strong>organizzazione spontanea</strong>. Ho modo di partecipare a diverse attività, trascorrendo tempo soprattutto in cucina e in lavanderia. Fungo da assistente a Pier, che con calma e abilità riesce sempre a trovare una soluzione per la cena. Grazie a lui imparo a fare le trecce di pane. <strong>Siamo tutti affiatati e collaboriamo in armonia</strong>.<br>Di pomeriggio facciamo attività condivise, giochiamo o chiacchieriamo. Anche dopo cena, prima che si vada a dormire, socializziamo e cantiamo. Nella grande sala, vicino alla stufa, sono presenti svariati strumenti musicali che vengono quotidianamente utilizzati: chitarre, tamburi, campanelli.<br>Ci scappa la consueta sistemazione di un computer bisognoso di attenzioni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-medium"><img decoding="async" loading="lazy" width="146" height="300" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_212042.jpg?resize=146%2C300&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2431" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_212042.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_212042.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/12/20191009_212042.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 146px) 100vw, 146px" data-recalc-dims="1" /><figcaption>L&#8217;autore si da da fare in cucina</figcaption></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le sfide</h2>



<p>Panta Rei è una realtà particolare, <strong>inusuale</strong>, come avrete notato. <strong>Si basa su ideali nobili, principi come tolleranza e accettazione, collaborazione senza obblighi</strong>. Per questa natura così tollerante <strong>Panta Rei è aperta a tutti</strong> e, come molte società eterogenee, fa sì che i rapporti si rendano interessanti ma talvolta difficili.<br>Si parte dalle sciocchezze, come le diverse esigenze alimentari, per passare alle abitudini diametralmente opposte. C&#8217;è chi è a proprio agio in una nube di fumo da cannabis, chi no. Chi dorme molto, chi meno. Chi lavora di più, chi&#8230; prende la vita con calma.<br>Questa impostazione democratica e decentralizzata porta <strong>spontaneità e novità ma anche attriti</strong>, rendendo necessari interventi di tamponamento a colpi di diplomazia. Dal punto di vista pratico ci siamo dovuti attivare per le pulizie dei locali e l&#8217;organizzazione dei pasti, visto che spesso mancava una presa di iniziativa da parte del gruppo. La comunicazione non è sempre efficiente: è talvolta capitato di ricevere ospiti non annunciati, fattore che ci ha costretti a rimediare pasti extra con breve preavviso. <br>Nulla di irrisolvibile, è tuttavia una situazione che potrebbe portare le persone allo sfinimento.<br>Questo &#8220;casino&#8221; ha anche dato origine ad e<strong>pisodi particolarmente divertenti:</strong> ricordo quel giorno in cui qualcuno vide un piccolo topo girare nella dispensa. Patrizio non ci pensò due volte e corse a prendere la mannaia per terminare il roditore. Mani nei capelli, io e Pier che gridavamo &#8220;ma che fate???&#8221;. Nel frattempo Dino e Patrizio già erano di fronte al frigorifero, scuotendo l&#8217;elettrodomestico per spaventare il topo, che si era nel frattempo dato alla fuga chissà dove.<br>Una volta ripristinata la calma e tornati tutti alle nostre faccende si sentì Fabrizio imprecare di fronte al frigorifero: nell&#8217;aprire il portello fece cascare il contenitore con i bianchi d&#8217;uovo, da noi conservati per futuri usi, i quali s&#8217;erano nel frattempo spostati sul ripiano in seguito all&#8217;intervento di Dino e Patrizio.<br>Come si suol dire: &#8220;dovreste raccontare questi episodi in un libro&#8221;. Ci limitiamo ad un articolo di blog.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p>É giunta l&#8217;ora di ripartire. <strong>Lascio Panta Rei con il sorriso</strong> e un po&#8217; di rammarico per i nuovi amici che ho incontrato e che devo già salutare. <br>É stata <strong>un&#8217;esperienza meravigliosa</strong>, educativa e ritemprante. In questo luogo ho respirato <strong>pace e positività, voglia di fare. Ottimismo</strong>. E in un&#8217;epoca di grande rabbia e rassegnazione cosa chiedere di più?<br>So che ci rivedremo a Panta Rei. <br>Un grazie di cuore, e a presto!</p>
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		<title>Diario Agreste – scritto n.9: settima tappa, Puglia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 11:25:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore nel cuore del Gargano. Mulini, feste patronali e pizza fatta in casa. Il viaggio verso la Puglia subisce una piccola variazione: Leonardo, il ragazzo che mi ospita, non sarà disponibile il fine settimana in cui arriverò, devo pertanto trovare un alloggio alternativo. Ne approfitto per esplorare il Gargano. Turismo a Peschici Essendo nel nord della Puglia decido di trascorrere qualche giorno a Peschici, nota località turistica.Giunto a San Severo via treno devo attendere il bus di linea. Ho circa un’oretta, in zona non c’è molto da fare, mi limito pertanto a gustare un pranzo vegetariano leggero. Trascorro il resto del tempo in un bar in compagnia di un caffè. Desto la consueta curiosità, accompagnato dal fido (e sempre più sfasciato) cappello in paglia. Il viaggio dura un paio d’ore, lungo un percorso che permette di apprezzare la macchia mediterranea in tutto il suo splendore: con l&#8217;autobus attraversiamo il Tavoliere delle Puglie, ammiriamo la fitta Foresta Umbra e ci arrampichiamo lungo i tornanti della Costiera Adriatica. Peschici è un piccolo paese, un tempo concentrato sulla pesca. Il centro, costituito da case bianche, è molto caratteristico, fatto di vicoli e scalette in cui è bello perdersi.Nei pochi giorni di permanenza apprezzo il cibo locale, la calma da fine stagione, il mare calmo e pulito e l&#8217;ospitalità dei pugliesi. Mi porto a casa una bottiglia di Lemolivo, un fenomenale liquore tipico del Gargano fatto di limone e olive. Insomma, una meta consigliata. L’azienda Saluto Peschici e prendo il bus di ritorno. A San Severo mi aspetta Leonardo. Poco meno di trent’anni, mi conduce in auto alla sua proprietà, Zilletta di Brancia. Nel cuore del tavoliere, è un’azienda agricola biologica che lui gestisce quasi autonomamente, con il supporto dei genitori.Mentre le due sorelle e il fratello hanno imboccato vie diverse Leonardo, agronomo, ha scelto la vita di campagna. Ha seguito la passione maturata da piccolo in compagnia del nonno, già contadino e proprietario della tenuta quando ancora in vita. L’azienda è circondata da bei campi e ha l’anima genuina della fattoria: faraone, anatre, cani, caprette, galline, un gallo, tre maiali e ben due vitelle completano il quadro bucolico. Le coltivazioni sono varie, con prevalenza di grani antichi, ottimi per produrre farine e pasta. Un bell&#8217;orto completa il quadro. Il mulino La produzione di grani antichi ha spinto Leonardo ad investire nell’acquisto di un mulino industriale. Mi racconta di aver svolto diverse ricerche su internet a caccia del mulino perfetto; volendo evitare l&#8217;aspetto asettico delle macchine industriali, tutte in acciaio, ha infine optato per un mulino di produzione austriaca in legno e con macine in pietra. I clienti arrivano numerosi e il mulino viene acceso spesso. Il grosso motore emette un suono da film di fantascienza. Lo ribattezzo &#8220;motore a curvatura&#8221; (guardatevi il video qui sotto).Osservo Leonardo mentre opera sulla macchina con maestria: una volta caricato il grano nella tramoggia e avviato il motore si avvicina alle due grosse macine. Tendendo l’orecchio, regola con finezza la distanza tra le due così da avere una resa perfetta. “Se le lasci distanti butti un sacco di grano, se le avvicini troppo rovini il macinato o, peggio, consumi le macine!”. L’operazione fa sì che nell’aria si diffonda un inebriante profumo di farina appena macinata, quel tipico aroma che si sente nelle panetterie artigianali.Aiuto Leonardo ad insacchettare il prodotto e nel frattempo mi illustra le operazioni: &#8220;mettiamo il grano qui nel contenitore e la coclea carica tutto nella tramoggia. Poi il mulino macina e il macinato viene trasferito dall&#8217;aspiratore nella setacciatrice, che separa il macinato in diversi sacchi. La crusca esce alla fine.&#8221;. Continua poi con gli altri strumenti: &#8220;qui c&#8217;è l&#8217;insacchettatrice elettrica, non la uso molto, oggi facciamo a mano&#8221;. Impugna poi una sorta di pistola elettrica, su di essa campeggia un rocchetto di filo bianco: &#8220;questa invece lega i sacchi&#8221;, la accende e magicamente cuce i grossi sacchi di farina con una trama perfetta. Gli amici Nei giorni che seguono siamo spesso nella vicina cittadina di San Giovanni Rotondo, paese natio di Padre Pio. É uno dei centri abitati più grandi della zona, dove Leonardo ha famiglia e amici. Leo mi introduce nella sua cerchia di amici e trascorriamo piacevoli serate partecipando alle famose feste patronali del sud: tantissime persone, musica, fuochi, banchetti con mandorle tostate e tanto altro. Apprezzo anche in Puglia la leggendaria accoglienza del sud. Sono ragazzi e ragazze molto gentili e socievoli, ed in un’occasione organizziamo una pizzata in azienda: un amico di Leo, panettiere, ha preparato le pizze con la farina prodotta qui a Zilletta di Brancia. Tutti insieme le stendiamo e farciamo, per poi cuocerle insieme nel forno a legna di cui è dotata l’abitazione. La pizza è accompagnata da un buon rosso pugliese, il Nero di Troia. Il lavoro in campo Una sera si sale in paese per accogliere due wwoofer tedeschi, Mariusz e Paul. Lavoreranno con noi per una settimana.Con loro ci si occupa in particolare del mais: per un paio di giorni raccogliamo le pannocchie. Il campo è troppo piccolo per giustificare la mietitura a macchina, ci dividiamo così il lavoro procedendo fianco a fianco nella raccolta a mano.Scarichiamo il carro con le pannocchie sul pavimento in cemento dell’aia e iniziamo il lavoro di separazione della paglia dalla pannocchia. Questo è necessario in preparazione della successiva sgranatura. É un lavoro che mi occupa fino a quando lascio l’azienda, in quanto Mariusz e Paul restano giusto qualche giornata. Durante la permanenza ho un piccolo imprevisto: i vecchi pantaloni da lavoro si sono aperti, le cuciture hanno ceduto, e c’è un buco tra le gambe che è sempre più grande. La famiglia di Leo mi assiste prontamente, fornendomi dei pantaloni di ricambio e consegnando i miei alla nonna. Mi vengono restituiti il giorno dopo come nuovi, cuciti alla perfezione a macchina.Spesso rifletto sui profondi cambiamenti della società moderna: non solo siamo sempre più specializzati su compiti e abilità singole, ma le merci sono sempre meno resistenti, meno riparabili e più economiche! Trovare persone che sappiano effettuare riparazioni di questo tipo è oggi raro, e le mercerie con esse. Tuttavia non dispero e credo fermamente in un ritorno almeno parziale alla manualità! Ho modo di osservare Leonardo mentre lavora la terra e accudisce gli animali. Il lavoro è stancante ma vedo in lui una sincera gioia. Ogni giorno libera le vitelle, per poi riportarle nella stalla la sera. Lo fa con orgoglio e passione, le osserva camminare docili e le accarezza con gentilezza, parla loro. Fa tutto questo con un genuino sorriso sul volto. Da conforto vedere un ragazzo così giovane appassionarsi all&#8217;agricoltura. Gli chiedo quali siano gli aspetti che meno apprezza della vita contadina. Pochi, in realtà: “Il lavoro d’ufficio” &#8211; scherza &#8211; “non amo stare a gestire le carte, la burocrazia, stare seduto ad una scrivania. Io mi devo sporcare le mani!”. I saluti Ed è con questa bellissima impressione che lascio Leonardo e la sua famiglia. Ci abbracciamo, mi ringrazia per tutto l’aiuto e mi definisce “bravo lavoratore”. Ricambio l’affetto e il complimento. E anche a questo giro l’orgoglio bresciano è tenuto alto! A presto.</p>
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<p><em>L&#8217;autore nel cuore del Gargano. Mulini, feste patronali e pizza fatta in casa.</em></p>



<p>Il viaggio verso la Puglia subisce una <strong>piccola variazione</strong>: Leonardo, il ragazzo che mi ospita, non sarà disponibile il fine settimana in cui arriverò, devo pertanto trovare un alloggio alternativo. Ne approfitto per esplorare il Gargano.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Turismo a Peschici</h2>



<p>Essendo nel nord della Puglia decido di trascorrere qualche giorno a <strong>Peschici</strong>, nota località turistica.<br>Giunto a San Severo via treno devo attendere il bus di linea. Ho circa un’oretta,  in zona non c’è molto da fare, mi limito pertanto a gustare un pranzo vegetariano leggero. Trascorro il resto del tempo in un bar in compagnia di un caffè. Desto la consueta curiosità, accompagnato dal fido (e sempre più sfasciato) cappello in paglia.</p>



<p>Il viaggio dura un paio d’ore, lungo un percorso che permette di <strong>apprezzare la macchia mediterranea</strong> in tutto il suo splendore: con l&#8217;autobus attraversiamo il <strong>Tavoliere delle Puglie</strong>, ammiriamo la fitta <strong>Foresta Umbra</strong> e ci arrampichiamo lungo i tornanti della <strong>Costiera Adriatica</strong>. </p>



<p>Peschici è un piccolo paese, un tempo concentrato sulla pesca. Il centro, costituito da case bianche, è molto caratteristico, fatto di vicoli e scalette in cui è bello perdersi.<br>Nei pochi giorni di permanenza <strong>apprezzo il cibo locale, la calma da fine stagione, il mare calmo e pulito e l&#8217;ospitalità dei pugliesi</strong>. Mi porto a casa una bottiglia di <strong>Lemolivo</strong>, un fenomenale <strong>liquore tipico del Gargano fatto di limone e olive</strong>. <br>Insomma, una meta consigliata.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_084237-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_084237.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2219" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2219" class="wp-image-2219" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_084237.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_084237.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_085014-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_085014.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2230" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2230" class="wp-image-2230" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_085014.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_085014.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_085014.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190906_120914-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190906_120914.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2235" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2235" class="wp-image-2235" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190906_120914.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190906_120914.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190906_120914.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190906_120914.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190909_133010-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190909_133010.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2240" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2240" class="wp-image-2240" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190909_133010.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190909_133010.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190909_133010.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_203548-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_203548.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2241" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2241" class="wp-image-2241" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_203548.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_203548.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190907_203548.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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<h2 class="wp-block-heading">L’azienda</h2>



<p>Saluto Peschici e prendo il bus di ritorno. A San Severo mi aspetta Leonardo. Poco meno di trent’anni, mi conduce in auto alla sua proprietà, <strong>Zilletta di Brancia</strong>. Nel cuore del tavoliere, è <strong>un’azienda agricola biologica</strong> che lui gestisce quasi autonomamente, con il supporto dei genitori.<br>Mentre le due sorelle e il fratello hanno imboccato vie diverse Leonardo, agronomo, ha scelto la vita di campagna. Ha seguito la passione maturata da piccolo in compagnia del nonno, già contadino e proprietario della tenuta quando ancora in vita.</p>



<p>L’azienda è circondata da bei campi e ha l’anima genuina della fattoria: faraone, anatre, cani, caprette, galline, un gallo, tre maiali e ben due vitelle completano il quadro bucolico. <br>Le coltivazioni sono varie, con prevalenza di grani antichi, ottimi per produrre farine e pasta. Un bell&#8217;orto completa il quadro.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_142329-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_142329.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2209" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190910_142329/" class="wp-image-2209" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_142329.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_142329.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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/></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182806-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182806.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2198" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190915_182806/" class="wp-image-2198" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182806.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182806.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182806.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182755-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182755.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2188" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190915_182755/" class="wp-image-2188" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182755.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182755.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190915_182755.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Il mulino</h2>



<p>La produzione di grani antichi ha spinto Leonardo ad investire nell’acquisto di un <strong>mulino industriale</strong>. Mi racconta di aver svolto diverse ricerche su internet a caccia del mulino perfetto; volendo evitare l&#8217;aspetto asettico delle macchine industriali, tutte in acciaio, ha infine optato per un <strong>mulino di produzione austriaca in legno e con macine in pietra</strong>.</p>



<p>I clienti arrivano numerosi e il mulino viene acceso spesso. Il grosso motore emette un suono da film di fantascienza. Lo ribattezzo &#8220;<strong>motore a curvatura</strong>&#8221; (guardatevi il video qui sotto).<br>Osservo Leonardo mentre <strong>opera sulla macchina con maestria</strong>: una volta caricato il grano nella tramoggia e avviato il motore si avvicina alle due grosse macine. Tendendo l’orecchio, <strong>regola con finezza la distanza tra le due</strong> così da avere una resa perfetta. “Se le lasci distanti butti un sacco di grano, se le avvicini troppo rovini il macinato o, peggio, consumi le macine!”.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-23 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_203101-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Il mulino" data-rl_caption="" title="Il mulino"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_203101.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2254" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2254" class="wp-image-2254" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_203101.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_203101.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Farina appena macinata</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204323-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="La farina di piselli, va in ogni dove" data-rl_caption="" title="La farina di piselli, va in ogni dove"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204323.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2255" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2255" class="wp-image-2255" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204323.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204323.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2256" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2256" class="wp-image-2256" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190920_204334.jpg?w=2880&amp;ssl=1 2880w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Il setaccio per la farina di piselli</figcaption></figure></li></ul>



<p>L’operazione fa sì che nell’aria si diffonda <strong>un inebriante profumo di farina appena macinata</strong>, quel tipico aroma che si sente nelle panetterie artigianali.<br>Aiuto Leonardo ad insacchettare il prodotto e nel frattempo mi illustra le operazioni: &#8220;mettiamo il grano qui nel contenitore e la coclea carica tutto nella tramoggia. Poi il mulino macina e il macinato viene trasferito dall&#8217;aspiratore nella setacciatrice, che separa il macinato in diversi sacchi. La crusca esce alla fine.&#8221;. Continua poi con gli altri strumenti: &#8220;qui c&#8217;è l&#8217;insacchettatrice elettrica, non la uso molto, oggi facciamo a mano&#8221;. Impugna poi una sorta di pistola elettrica, su di essa campeggia un rocchetto di filo bianco: &#8220;questa invece lega i sacchi&#8221;, la accende e magicamente cuce i grossi sacchi di farina con una trama perfetta. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="L&#039;accensione del mulino" width="960" height="720" src="https://www.youtube.com/embed/LJ7en7Of9hU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Registrazione del rumore di avvio del mulino</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli amici</h2>



<p>Nei giorni che seguono siamo spesso nella vicina cittadina di San Giovanni Rotondo, paese natio di Padre Pio. É uno dei centri abitati più grandi della zona, dove Leonardo ha famiglia e amici. <br><strong>Leo mi introduce nella sua cerchia di amici</strong> e trascorriamo piacevoli serate partecipando alle famose feste patronali del sud: tantissime persone, musica, fuochi, banchetti con mandorle tostate e tanto altro. <strong>Apprezzo anche in Puglia la leggendaria accoglienza del sud</strong>. Sono ragazzi e ragazze molto gentili e socievoli, ed in un’occasione organizziamo una pizzata in azienda: un amico di Leo, panettiere, ha preparato le pizze con la farina prodotta qui a Zilletta di Brancia. Tutti insieme le stendiamo e farciamo, per poi cuocerle insieme nel forno a legna di cui è dotata l’abitazione. La pizza è accompagnata da un buon rosso pugliese, il Nero di Troia.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-25 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203059-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Stendiamo la pizza" data-rl_caption="" title="Stendiamo la pizza"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203059.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2189" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190918_203059/" class="wp-image-2189" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203059.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203059.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="La catena di montaggio" data-rl_caption="" title="La catena di montaggio"><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203309.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2210" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190918_203309/" class="wp-image-2210" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203309.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203309.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_203309.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>La catena di montaggio</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204213-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Farcitura" data-rl_caption="" title="Farcitura"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204213.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2201" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190918_204213/" class="wp-image-2201" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204213.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204213.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204213.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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title="In puglia si cuoce tutto insieme"><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204753.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2192" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190918_204753/" class="wp-image-2192" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204753.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204753.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_204753.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>In puglia si cuoce tutto insieme</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_205022-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Bontà" data-rl_caption="" title="Bontà"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_205022.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2187" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190918_205022/" class="wp-image-2187" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_205022.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_205022.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_205022.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_205022.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 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<h2 class="wp-block-heading">Il lavoro in campo</h2>



<p>Una sera si sale in paese per accogliere due wwoofer tedeschi, Mariusz e Paul. Lavoreranno con noi per una settimana.<br>Con loro <strong>ci si occupa in particolare del mais</strong>: per un paio di giorni raccogliamo le pannocchie. Il campo è troppo piccolo per giustificare la mietitura a macchina, ci dividiamo così il lavoro procedendo fianco a fianco nella raccolta a mano.<br>Scarichiamo il carro con le pannocchie sul pavimento in cemento dell’aia e <strong>iniziamo il lavoro di separazione della paglia dalla pannocchia</strong>. Questo è necessario in preparazione della successiva sgranatura. É un lavoro che mi occupa fino a quando lascio l’azienda, in quanto Mariusz e Paul restano giusto qualche giornata.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-27 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_082545-3-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Il mais" data-rl_caption="" title="Il mais"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_082545-3.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2217" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190910_082545-4/" class="wp-image-2217" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_082545-3.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190910_082545-3.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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carico"><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190912_105429.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2184" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190912_105429/" class="wp-image-2184" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190912_105429.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190912_105429.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190912_105429.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Il carico</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190914_174315-1-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190914_174315-1.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2213" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190914_174315-2/" class="wp-image-2213" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190914_174315-1.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190914_174315-1.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190914_174315-1.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_080538-1-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Il ladro colto in flagrante" data-rl_caption="" title="Il ladro colto in flagrante"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_080538-1.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2212" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190918_080538-2/" class="wp-image-2212" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_080538-1.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_080538-1.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_080538-1.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/20190918_080538-1.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, 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data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="L&#039;autore in un attimo di relax" data-rl_caption="" title="L&#039;autore in un attimo di relax"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="720" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/71149943_1884339978377825_641766481658380288_n.jpg?resize=960%2C720&#038;ssl=1" alt="" data-id="2251" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2251" class="wp-image-2251" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/71149943_1884339978377825_641766481658380288_n.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/71149943_1884339978377825_641766481658380288_n.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/71149943_1884339978377825_641766481658380288_n.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, 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<p>Durante la permanenza ho un <strong>piccolo imprevisto</strong>: i vecchi pantaloni da lavoro si sono aperti, le cuciture hanno ceduto, e c’è un buco tra le gambe che è sempre più grande. La famiglia di Leo mi assiste prontamente, fornendomi dei pantaloni di ricambio e consegnando i miei alla nonna. Mi vengono restituiti il giorno dopo come nuovi, cuciti alla perfezione a macchina.<br>Spesso rifletto sui profondi cambiamenti della società moderna: non solo siamo sempre più specializzati su compiti e abilità singole, ma le merci sono sempre meno resistenti, meno riparabili e più economiche! Trovare persone che sappiano effettuare riparazioni di questo tipo è oggi raro, e le mercerie con esse. Tuttavia non dispero e credo fermamente in un ritorno almeno parziale alla manualità!</p>



<p>Ho modo di osservare Leonardo mentre lavora la terra e accudisce gli animali. Il lavoro è stancante ma <strong>vedo in lui una sincera gioia</strong>. Ogni giorno libera le vitelle, per poi riportarle nella stalla la sera. Lo fa con orgoglio e passione, le osserva camminare docili e le accarezza con gentilezza, parla loro. Fa tutto questo con <strong>un genuino sorriso sul volto</strong>. <strong>Da conforto vedere un ragazzo così giovane appassionarsi all&#8217;agricoltura.</strong></p>



<p>Gli chiedo quali siano gli aspetti che meno apprezza della vita contadina. Pochi, in realtà: “Il lavoro d’ufficio” &#8211; scherza &#8211; “non amo stare a gestire le carte, la burocrazia, stare seduto ad una scrivania. Io mi devo sporcare le mani!”.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Lo svecciatoio all&#039;opera" width="960" height="540" src="https://www.youtube.com/embed/Y2980kxTLkE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>In questo video osserviamo uno svecciatoio d&#8217;epoca all&#8217;opera. Questa particolare macchina separa i semi delle diverse piante mediante un sofisticato sistema di tamburi e setacciatori. Separa inoltre la paglia tramite un soffiatore.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I saluti</h2>



<p>Ed è con <strong>questa bellissima impressione</strong> che lascio Leonardo e la sua famiglia. Ci abbracciamo, mi ringrazia per tutto l’aiuto e mi definisce “bravo lavoratore”. Ricambio l’affetto e il complimento. E anche a questo giro l’orgoglio bresciano è tenuto alto!</p>



<p>A presto.  </p>
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		<series:name><![CDATA[Diario Agreste]]></series:name>
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		<title>Come fare la valigia per il WWOOFing &#8211; una guida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 10:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[WWOOF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>wwoofing in Italia: tutto quello che devi sapere su vestiario, accessori e oggetti da portarsi in viaggio.</p>
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<p>Di seguito condividerò con voi <strong>numerosi suggerimenti per attrezzarvi in vista del vostro viaggio wwoof</strong>. Buona lettura!</p>



<span id="more-2110"></span>



<p><em>Nota: l’articolo contiene link affiliati. Cliccando e acquistando i prodotti su Amazon riceverò una piccola commissione.&nbsp;Grazie&nbsp;</em>&#x2764;&#xfe0f;</p>



<p>Alcune considerazioni: <strong>ho viaggiato da Aprile ad Ottobre, partendo dal <a href="https://spidernik84.altervista.org/wwoof/diario-agreste-scritto-n-3-prima-tappa-ala-trentino/">Trentino</a>, passando per la Toscana (<a href="https://spidernik84.altervista.org/wwoof/diario-agreste-scritto-n-5-terza-tappa-montefoscoli-toscana/">due</a> <a href="https://spidernik84.altervista.org/wwoof/diario-agreste-scritto-n-6-quarta-tappa-pelago-toscana/">volte</a>), arrivando fino in <a href="https://spidernik84.altervista.org/wwoof/diario-agreste-scritto-n-9-settima-tappa-puglia/">Puglia</a> e terminando l&#8217;avventura in <a href="https://spidernik84.altervista.org/wwoof/diario-agreste-scritto-n-10-ottava-tappa-umbria/">Umbria</a></strong>. <strong>Non ho viaggiato su aerei</strong>. I miei suggerimenti sono pertanto orientati ad un viaggio in <strong>Italia</strong>, in un <strong>clima primaverile-estivo</strong>, senza eccessive preoccupazioni in merito a bagagli da imbarcare. <strong>Niente trolley</strong> al seguito, solo zaini. Essendo un uomo va da sé che i suggerimenti sono bilanciati sulle esigenze del mio sesso. I consigli che vi darò sono con qualche correzione applicabili ad ambo i sessi e ad altre situazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vestiario</h2>



<p>Viaggiando solo con lo zaino è <strong>bene bilanciare autonomia e peso</strong>. In ogni posto troverete una lavatrice o una lavanderia, sconsiglio pertanto di andare oltre la settimana di ricambio. Tra i tre e i cinque giorni possono andare bene. Contattate i posti chiedendo se forniranno lenzuola e asciugamani. Il più delle volte saranno ben lieti di farlo.</p>



<p>Questo è l&#8217;inventario dei vestiti:</p>



<ul><li>3 magliette chiare a maniche corte per lavorare</li><li>1 maglietta chiara a maniche lunghe per lavorare</li><li>1 paio di pantaloni da lavoro</li><li>2 magliette a maniche corte </li><li>1 camicia</li><li>1 paio di pantaloni da sera</li><li>2 paia di pantaloncini corti</li><li>3-5 paia di mutande</li><li>3 paia di calze da viaggio o sera</li><li>3 paia di calze da lavoro</li><li>1 felpa</li><li>1 giacca antivento o antipioggia</li></ul>



<h3 class="wp-block-heading">Magliette &#8220;sacrificali&#8221; a maniche corte e lunghe</h3>



<p>Fondamentali per lavorare all&#8217;aria aperta. Molto probabilmente si romperanno, <strong>evitate </strong>dunque<strong> magliette con valore sentimentale o in materiali delicati, tipo microfibra</strong>. Di cotone vanno bene.<br>Una maglietta a maniche lunghe in caso lavoriate con rovi.<br>Prendetele chiare per limitare l&#8217;effetto del sole.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarponcini</h3>



<p>La vostra avventura vi porterà a stare all&#8217;aperto, tra la polvere, nella terra, nel fango, nell&#8217;acqua. Il consiglio è di acquistare <strong>scarponcini da trekking o scarpe da lavoro</strong>. Per il lavoro <strong>sconsiglio</strong> scarpe da ginnastica &#8211; o, peggio, sandali &#8211; non tanto perché son scomodi e non fatti per durare, ma perché non garantiscono stabilità, comfort e sicurezza, e raramente sono impermeabili.<br>L&#8217;unico contro degli scarponi è che occupano un sacco di spazio nello zaino.</p>



<p>Qui un paio di scarpe antinfortunistica con punta rinforzata e impermeabili:</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2NE6xzf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/stivali.png?resize=126%2C113&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2120" width="126" height="113" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/stivali.png?w=505&amp;ssl=1 505w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/stivali.png?resize=300%2C269&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 126px) 100vw, 126px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Pantaloni da lavoro con tasche</h3>



<p>Mediamente più larghi dei pantaloni da città, garantiscono <strong>ottima mobilità e vi proteggeranno dai rovi, dai rami, dalle piante urticanti, dalle bestie esotiche e dalle punture degli insetti</strong>.<br>L&#8217;abbondanza di tasche vi permetterà di trasportare il vostro fidato coltellino, eventuali fascette, martelli e altri accessori.<br>Il modello seguente è inoltre dotato di un alloggiamento per le ginocchiere, perfetto per inginocchiarsi mentre trapiantate o diserbate manualmente.<br>La domanda è lecita: <strong>ma non farà caldo? Sì, ma sarà sopportabile</strong>. Il caldo alle gambe è gestibile, rispetto al caldo emanato dal centro del vostro corpo. Sopravviverete.<br>Io ho optato stupidamente per dei vecchi pantaloni di quindici anni in tela. Le cuciture son saltate dopo un mese, complice il chinarsi e il camminare molto. Evitate di commettere lo stesso errore.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/33fQZIC" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/pantaloni.png?resize=106%2C180&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2121" width="106" height="180" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/pantaloni.png?w=422&amp;ssl=1 422w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/pantaloni.png?resize=176%2C300&amp;ssl=1 176w" sizes="(max-width: 106px) 100vw, 106px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Giacca antivento e antipioggia</h3>



<p>Per quei giorni in cui proprio il sole non se la sente di uscire. Questo modello è economico e leggero, ottimo per la stagione estiva e primaverile.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Guanti</h3>



<p>Acquisto essenziale. Sposterete tronchi, maneggerete utensili, sposterete massi e trasporterete oggetti sporchi. Questi guanti danno protezione e aumentano la presa.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Felpe</h3>



<p>Almeno una felpa, che sia in pile o altro materiale, portatevela. A seconda della zona climatica potreste affrontare giornate di pioggia o vento. Durante il lavoro forse non vi servirà, muovendovi, ma la sera è bene averla.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pantaloncini</h3>



<p>Ottimi per le giornate da turista o per lavori che non vi espongono alla mercè di bestie esotiche, rovi e rami.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cappello e/o Bandana</h3>



<p>Fondamentale per proteggervi dal sole. In paglia o in tela, a voi la scelta. Quelli in paglia occupano spazio, potete dunque optare per una bandana, che è anche multiuso.</p>



<p>La bandana è uno degli accessori più versatili che esistano: funziona come copricapo, come benda per asciugare il sudore &#8211; legata ad altezza fronte o al polso -, come identificatore del vostro bagaglio &#8211; legata alla maniglia della valigia &#8211; e infine per proteggere naso e bocca dalla polvere. <strong>A fronte di un prezzo irrisorio, è un must</strong>!</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Sandali</h3>



<p>Comodi per camminare di giorno e durante i trasferimenti, lasciano inoltre respirare il piede.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Scarpe comode</h3>



<p>L&#8217;unica ragione per avere un ulteriore paio di scarpe è &#8220;l&#8217;eleganza&#8221;. Vi capiterà di uscire la sera e, a meno che vi troviate a vostro agio con scarpe antinfortunistica o sandali, un paio di scarpe presentabili è consigliato. Io le ho utilizzate per i trasferimenti in treno, non amando particolarmente i sandali. Se estive e leggere pesano poco e si possono avvolgere in un sacchetto, così da occupare meno spazio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Zaini e accessori da viaggio</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Zaino grande</h3>



<p>Un buon zaino da backpacking farà la differenza nei vostri spostamenti. Rispetto al trolley ha il vantaggio di essere facilmente trasportabile sulle scale e di avere un rapporto capienza/ingombro migliore. Inoltre è molto più comodo da trasportare, in quanto userete la vostra schiena anziché una mano sola (sì, il trolley ha le ruote ma sovente camminerete su terreni accidentati o irregolari).<br><strong>L&#8217;investimento iniziale è importante</strong> ma giustificato dagli accorgimenti di design e dall&#8217;uso di materiali di qualità.<br>Optate per uno zaino con le seguenti caratteristiche:</p>



<ul><li>50/70 litri di capienza &#8211; abbondantemente capiente e al contempo non troppo grande </li><li>Frame interno &#8211; mantiene la schiena dritta, ripartendo il carico uniformemente</li><li>Schienale separato dalla schiena tramite rete &#8211; evita la sudorazione eccessiva</li><li>Copertura antipioggia integrata &#8211; nel caso si sia proprio sfigati e si prenda acqua. Se non è integrata va bene comunque, ci sono accessori specifici in vendita</li><li>Tante tasche, incluse quelle a rete &#8211; per trasportare borraccia, panni umidi, etc.</li><li>Caricamento sia dall&#8217;alto e dal basso, o con pannello lungo l&#8217;intera lunghezza &#8211; per facilitare l&#8217;accesso al carico</li><li>Zip serie e robuste &#8211; per evitare di rimanere a piedi</li><li>Tante cinghie e fasce &#8211; per appendere sacchi a pelo, materassini, etc.</li></ul>



<p>La Osprey è una delle marche più note e le recensioni sono eccellenti. Qui ne trovate due modelli, uno per trekking e uno per backpacking. Come dicevo i prezzi sono importanti ma <strong>è un acquisto che vale i soldi spesi, specie se amate il viaggio e il trekking</strong>.<br>Non conoscendo le marche e vivendo in Svezia ho optato a suo tempo per uno zaino da scalata della Bergans, marca norvegese. Caratteristiche e prezzo simili. Dopo cinque anni è perfetto.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Zaino piccolo pieghevole</h3>



<p>Uno zaino piccolo pieghevole è <strong>ottimo per le escursioni quotidiane</strong>. Si piega in <strong>un sacchetto delle dimensioni di una mano</strong> ed è comodo per portare le cose essenziali in gita. Questo particolare modello è anche antipioggia.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Portadocumenti</h3>



<p>Ottimo accessorio per conservare contanti, carte di credito, monete e il passaporto. Munito di cordino per il trasporto, oltre che di un blocco RFID per evitare sorprese.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/34AzSkP" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?fit=960%2C960&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-2157" width="240" height="240" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?resize=1140%2C1140&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/portadocumenti.jpg?resize=75%2C75&amp;ssl=1 75w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Packing Cubes</h3>



<p>C&#8217;è chi li adora, chi li ritiene uno spreco di tempo e spazio. I <em>Packing Cubes </em>&#8211; Cubi da imballaggio, con licenza poetica &#8211; sono <strong>contenitori in tela comprimibili</strong>, muniti di retina e zip. Di solito con due compartimenti, <strong>consentono di organizzare i vestiti in modo razionale</strong>, separando quelli puliti da quelli sporchi, le mutande dalle magliette, etc. Essendo stretti, hanno anche <strong>l&#8217;effetto di comprimere i vestiti, riducendo leggermente lo spazio da essi occupato</strong>.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Borsa cavi</h3>



<p>La borsa dei cavi è un utile accessorio che <strong>vi garantirà pace e serenità</strong>, perché i mille adattatori di schede di memoria, il cavetto per caricare il telefono, il cavetto del kindle, il caricabatterie e tutti gli altri piccoli oggetti saranno in un posto solo. Questo particolare modello è inoltre impermeabile.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/33lRkcY" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/UGREEN-Custodia-Rigida-per-Auricolari.png?resize=270%2C250&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2130" width="270" height="250" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/UGREEN-Custodia-Rigida-per-Auricolari.png?w=540&amp;ssl=1 540w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/UGREEN-Custodia-Rigida-per-Auricolari.png?resize=300%2C278&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Adattatore Micro-USB USB-C</h3>



<p>Piccola finezza se possedete dispositivi con connettori di ricarica diversi. Vi risparmierete un cavo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Igiene e creme solari</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Crema solare</h3>



<p>Starete molto al sole, è <strong>pertanto fondamentale vi proteggiate</strong>. MyKAI vende un latte solare ecologico &#8211; senza microplastiche e sostanze dannose per i mari &#8211; in formato spray a prezzo tutto sommato onesto:</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Antizanzare</h3>



<p>Altro acquisto irrinunciabile, a prescindere che lavoriate in campagna o spendiate il tempo in casa. Le zanzare sono sempre più aggressive e fastidiose e un buon repellente fa la differenza. Questo è a base di neem, a base di prodotti biologici e naturali e privo di repellenti convenzionali come il DEET.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Kit per saponi, shampoo e profumo</h3>



<p>Comodo principalmente per viaggi in aereo, si rivela comunque eccellente anche per ridurre il peso e lo spazio. Fornito di numerosi contenitori riempibili, vi basterà travasare un po&#8217; di sapone dalle confezioni più grandi e voilà!</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2PJeWnK" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/Meiruier-10-Pezz-Bottigliette-da-viaggio.png?resize=296%2C276&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2134" width="296" height="276" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/Meiruier-10-Pezz-Bottigliette-da-viaggio.png?w=592&amp;ssl=1 592w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/Meiruier-10-Pezz-Bottigliette-da-viaggio.png?resize=300%2C279&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Accessori</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Torcia elettrica</h3>



<p>Accessorio fondamentale in campagna, specie nelle aziende immerse nella natura dove l&#8217;illuminazione artificiale è scarsa. Eccellente anche per leggere, in caso i compagni di stanza volessero dormire presto. Ledlenser è un produttore noto e vende questo modello a prezzo accessibile. Il pacco batteria è munito di leva per regolare l&#8217;intensità della luce:</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2K3I6KP" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ledlenser.jpg?resize=250%2C103&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2137" width="250" height="103" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ledlenser.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ledlenser.jpg?resize=300%2C124&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ledlenser.jpg?resize=768%2C316&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Tappi per le orecchie</h3>



<p>Compagno di camera che russa? Serata in discoteca? Lavori in prossimità di macchine agricole rumorose? I tappi vi serviranno. Ecco un modello munito di scatoletta dove riporli:</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/32dPWYu" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?fit=960%2C960&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-2138" width="240" height="240" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?resize=1140%2C1140&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tappi.jpg?resize=75%2C75&amp;ssl=1 75w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Maschera sonno</h3>



<p>Non proprio una necessità, ma può capitare vi sia un lampione troppo luminoso o facciate tardi. É un&#8217;ottima aggiunta al vostro corredo di accessori a fronte di costi e ingombri minimi.<br>Questo particolare modello ha anche un interno in gel che, se messo in frigorifero o al caldo, raffrescherà o riscalderà i vostri occhi.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2pHego7" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?fit=960%2C960&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-2139" width="240" height="240" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?resize=1140%2C1140&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/mascheranotte.jpg?resize=75%2C75&amp;ssl=1 75w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Borraccia</h3>



<p>Fondamentale. Punto. <strong>Berrete tanto, e farà caldo, quindi prendetevi una bella borraccia in acciaio che agisca da thermos</strong>. Suggerisco l&#8217;acciaio perché sembra essere il materiale meno controverso, a differenza di plastica, tritan e alluminio.<br>Sono soddisfattissimo della SuperSparrow da 0.5 l.<br>Fornita di tappo a vite classico e tappo con beccuccio, tiene l&#8217;acqua fresca fino a sei-otto ore ed è corredata di una comoda tracolla. Disponibile in diverse dimensioni. Miglior acquisto dell&#8217;anno:</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2JPfXa6" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ssparrow.jpg?fit=960%2C671&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-2141" width="480" height="336" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ssparrow.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ssparrow.jpg?resize=300%2C210&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ssparrow.jpg?resize=768%2C537&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ssparrow.jpg?resize=1024%2C716&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/ssparrow.jpg?resize=1140%2C797&amp;ssl=1 1140w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Tazza</h3>



<p>Non strettamente necessaria ma utile per l&#8217;occasionale picnic. Questa è in legno, per una parvenza di rustico:</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2PWb3vZ" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tazza.jpg?resize=250%2C225&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2142" width="250" height="225" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tazza.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tazza.jpg?resize=300%2C270&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/tazza.jpg?resize=768%2C691&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Coltellino / Multitool</h3>



<p><strong>Fondamentale</strong>. Lo userete per tagliare fascette, rami, plastica, legno, e per avvitare o svitare. <br>I due grandi contendenti sono la Victorinox, azienda svizzera che produce il famoso coltellino dell&#8217;esercito, e la Leatherman, americana specializzata nel multitool. Entrambi sono disponibili in svariate declinazioni e configurazioni, con conseguenti differenze di prezzo.<br>I Leatherman sono un po&#8217; più pesanti e ingombranti, incorporano però utensili assenti nei Victorinox. Ad esempio una pinza a becco, una spelacavi, in certi modelli una crimpatrice. <br>Mi sono trovato bene con un fidato Victorinox che possiedo da una quindicina di anni, posso tuttavia confermare che anche il Leatherman è uno strumento eccellente e di una robustezza invidiabile (l&#8217;ho regalato e usato personalmente).</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/32loiZG" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/vinox.jpg?resize=250%2C250&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2143" width="250" height="250" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/vinox.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/vinox.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/vinox.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/vinox.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/vinox.jpg?resize=75%2C75&amp;ssl=1 75w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



<p><a href="https://amzn.to/32loiZG">Victorinox Standard, Coltello da Tasca Medio Unisex Adulto</a></p>



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<h3 class="wp-block-heading">Panni in microfibra</h3>



<p>Utili in caso chi vi ospita sia sprovvisto di asciugamani. Sono leggeri, occupano poco spazio e asciugano in fretta. Questo ha pure la scatoletta per trasportarlo:</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/2JPFIHh" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?fit=960%2C960&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-2145" width="240" height="240" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?resize=1140%2C1140&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/panno.jpg?resize=75%2C75&amp;ssl=1 75w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Filo per stendere i panni</h3>



<p>Più da viaggio in posti remoti, ma utile averlo in caso manchi lo stendipanni.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><a href="https://amzn.to/34uZHmo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/filo.jpg?resize=250%2C250&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2146" width="250" height="250" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/filo.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/filo.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/filo.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/filo.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/11/filo.jpg?resize=75%2C75&amp;ssl=1 75w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" data-recalc-dims="1" /></a></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Passatempo</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Taccuino/Blocco note Moleskine</h3>



<p>Un oggetto se vogliamo per nostalgici, <strong>il taccuino vanta velocità, immediatezza d&#8217;impiego, economicità, leggerezza e robustezza, </strong>caratteristiche che uno smartphone può solo invidiare. <br>Moleskine è un&#8217;azienda italiana che produce l&#8217;omonimo taccuino. Ormai divenuto icona, si ispira ai taccuini in uso a Parigi a partire dal 1900. Lo riconoscete per la copertina nera in finta pelle con chiusura mediante elastico. Accessorio fondamentale nell&#8217;arsenale dell&#8217;hipster, ammetto di essermene a mia volta innamorato. <br>Lo userete per prendere nota delle vostre scorribande e avventure. O per sembrare misteriosi e intellettuali.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Lettore di E-Book</h3>



<p>Sempre seguendo la logica del viaggiare leggeri, un lettore di<strong> e-book è una buona soluzione</strong>: poco ingombro e poco peso, spazio per centinaia di libri e la possibilità di inviarvi articoli recuperati da internet (<a href="https://spidernik84.altervista.org/formato-e-book/">vedasi a tal proposito la mia guida</a>). Concederete così una tregua ai vostri occhi martoriati da ore trascorse di fronte a schermi elettronici (i lettori e-book con schermo e-ink utilizzano una tecnologia differente dagli LCD, e non stancano gli occhi).<br>Da anni possiedo un venerabile e vetusto <strong>Amazon Kindle</strong>. Di acqua sotto i ponti ne è passata e la tecnologia si è evoluta, con prezzi che sono tutto sommato rimasti stabili. <strong>Forse l&#8217;acquisto tecnologico più rivoluzionario che abbia fatto.</strong><br>Il modello più economico parte da circa 80 euro, il più costoso arriva a 250 euro circa.<br><br>Kobo è una marca alternativa, <a href="https://it.kobobooks.com/collections/ereaders">anch&#8217;essa con molti modelli</a>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Elettronica</h2>



<p>Non mi dilungo nella sezione elettronica perché ognuno di noi ha i propri gusti e abitudini. Anzi, molti di voi vorranno approfittare dell&#8217;esperienza wwoof per staccarsi dalla tecnologia.</p>



<p>Il mio semplice suggerimento è sempre di viaggiare leggeri. Un tablet o uno smartphone bastano e avanzano per comunicare e cercare informazioni. Se contate di produrre contenuti (editing video e foto) allora un laptop potrebbe rendersi utile. Vi propongo ad ogni modo alcuni accessori utili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tastiera Blutooth</h3>



<p>Se contate di lavorare poco con foto e video ma amate scrivere, allora una tastiera bluetooth portatile da abbinare a tablet o smartphone vi renderà la vita più facile. Questa supporta i principali sistemi operativi, è tra le più compatte e ha ricevuto recensioni eccellenti. La tazza, il cactus e il tavolo in legno non sono inclusi.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Power Bank</h3>



<p>Il powerbank è una batteria esterna ad alta capacità. Vi permetterà di ricaricare il vostro smartphone o tablet quando le spine elettriche non sono disponibili. Ottimo in casi di emergenza, ad esempio se state passeggiando in montagna e vi si scarica la batteria. </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p>Questo è tutto, spero la mia guida vi sia stata d&#8217;aiuto. Correzioni, suggerimenti, complimenti e/o rimproveri sono ben accetti e vi invito a scriverli nella sezione commenti qui sotto. Grazie e alla prossima!</p>
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		<title>Diario Agreste – scritto n.8: sesta tappa, Molise</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 10:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[WWOOF]]></category>
		<category><![CDATA[molise]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore nell&#8217;azienda sementiera. Trebbiature e macchine pesanti. Mi lascio alle spalle l&#8217;Abruzzo in una giornata di tepore. Il familiare Intercity per Bari corre rapido verso sud e in un&#8217;oretta sono al confine regionale.Alla stazione di Termoli mi attende Catia, puntualissima. Si chiacchiera amabilmente; ascoltandola colgo una cadenza familiare, troppo familiare per essere molisana. Il mistero è presto svelato: è veneta. Racconta di essersi trasferita con il compagno Olivier qualche anno prima. Si parla delle emozioni e delle difficoltà del lasciare casa per trasferirsi in un luogo sconosciuto. Ci intendiamo subito. L&#8217;azienda e l&#8217;arte di far semi Arriviamo in azienda. Un edificio risalente agli anni sessanta del secolo scorso, è situato in pianura e circondato da campi, con un lato confinante con un uliveto. Mi viene spiegato come storicamente in questa regione gli agricoltori fossero di giorno soliti lavorare i campi, per poi di sera tornare alle loro residenze sulle colline. Le aziende agricole in pianura erano una rarità, l&#8217;azienda è infatti piuttosto isolata.L&#8217;azienda è &#8220;sorvegliata&#8221; da tre affettuosi cani e un paio di gatti. Nibiru, Lola e Lady. Non ho mai scoperto il nome dei gatti. Presto arriva Olivier, di ritorno dalla campagna. A bordo del suo trattore Kubota arancio fiammante mi da il benvenuto e ci sediamo a tavola per cenare. É di madre svizzera ma l&#8217;accento è genuinamente veneto (che è uno dei miei accenti preferiti, per inciso).Catia e Olivier mi descrivono la loro attività in compagnia di un prosecco di tutto rispetto, fatto da un parente di Olivier. In Molise da qualche anno, producono sementi biologiche per conto di una azienda svizzera. É un&#8217;attività che rende di più della semplice produzione di materie prime, con un impegno però maggiore. Lavorare con le sementi presenta le stesse sfide dell&#8217;agricoltura che tutti conosciamo ma aggiunge ulteriori complicazioni: oltre alla preparazione del terreno, alla semina, alla cura e alla raccolta si aggiungono le operazioni di separazione dei semi. A seconda delle colture si può trattare per esempio di fermentazione (angurie, meloni) o trebbiatura (porri, carciofi).I semi vengono separati e conservati in grossi sacchetti di carta per essere successivamente spediti in Svizzera, dove verranno selezionati e testati per la germinabilità. Raccolta e trebbiatura Con Catia si comincia piuttosto presto così da evitare il caldo, allo stesso tempo con un&#8217;umidità ideale. Il primo lavoro è la raccolta dei porri. All&#8217;apice di fusti alti oltre un metro svettano le infiorescenze; simili a dei grossi tarassachi (o soffioni, come li chiamiamo a Brescia), ondeggiano mosse dal caldo vento della mattina, ancora umide di rugiada.Catia mi fornisce un sacco di cartone e un paio di forbici illustrandomi l&#8217;operazione: &#8220;Mano a calice, sostieni l&#8217;infiorescenza senza stringere. Tagli il fusto sotto, distanza 10 cm circa, e lasci cadere il fiore nel sacco. Attento a non scuotere troppo, i semi cadono. Occhio ai nidi di vespa&#8220;.Un lavoro che richiede delicatezza: bastano una svista, uno strattonamento o solo urtare un fusto e decine di semi cadono a terra, dove sono introvabili, vanificando mesi di lavoro. Compiere questi gesti di persona aiuta a percepire tangibilmente il tempo e la fatica investite nell&#8217;agricoltura. La responsabilità è tanta. Il lavoro mi ha portato ad operare su reti complesse, dove un errore o una svista sarebbero costate migliaia di euro. Provo la stessa tensione. Nei giorni seguenti familiarizzo con le diverse tecniche di raccolta e trasformazione. Olivier mi illustra le peculiarità del Kubota: giapponese, di ottima qualità. Tale scelta ha causato perplessità agli altri agricoltori, abituati alle marche europee o americane più note. Olivier è un ribelle del trattore.Mi istruisce pazientemente in merito alle fasi di aggancio e sgancio degli accessori. &#8220;Attenzione a dove metti le mani&#8221; &#8211; mi mette in guardia &#8211; &#8220;L&#8217;attacco a tre punti è pericoloso, soprattutto nella parte del terzo punto dove hai il pistone. In agricoltura hai potenze elevate, gli organi sono idraulici: se ci metti una mano quelli non si fermano. Lo stesso vale per la presa di forza&#8221;. Deglutisco.L&#8217;attacco a tre punti è quel particolare dispositivo meccanico dietro i trattori, usato come aggancio per gli attrezzi. La presa di forza invece è un elemento rotante che trasmette il moto all&#8217;attrezzo, tramite un cardano. Viene usata per attivare irroratrici, trinciatutto, seminatrici, etc. Utilizziamo una trebbiatrice collegata alla presa di forza per separare i semi di svariate piante. I porri raccolti pochi giorni prima, i carciofi, le carote. I raccolti sono stati separati e stesi su teli in plastica nel magazzino e nel prato antistante, così da essiccare al sole. L&#8217;operazione sembra semplice ma richiede coordinazione e attenzione: mentre Olivier spinge il raccolto verso di me, io &#8220;imbocco&#8221; la macchina, che trita tutto e separa la paglia dai semi. Catia controlla attentamente che i semi vengano setacciati dal crivello. La macchina ha crivelli intercambiabili con buchi di dimensioni differenti in base alla grandezza del seme e bisogna fare varie prove prima che setacci a dovere. É inoltre importante imboccare la macchina con la giusta frequenza: troppo materiale e i semi vengono separati male. Troppo poco, e i semi rimbalzano sul crivello. In ambo i casi finiscono nel sacco dello scarto. É un&#8217;arte.Il carciofo è il più insidioso: punge quando raccolto e, quando trebbiato, solleva un pulviscolo che aderisce alla pelle o finisce nel naso causando ogni sorta di piacevole allergia. Le cucurbitacee Avrei potuto scrivere &#8220;meloni e cocomeri&#8221; ma vuoi mettere?Queste piante necessitano di un metodo di estrazione dei semi differente. Il seme è infatti avvolto dalla polpa del frutto, a sua volta protetta da una scorza dura. La trebbiatura dunque non si applica. Raccogliamo i frutti a mano, da terra, separandoli dai fusti e posandoli nei &#8220;beans&#8221;, o pallet box, contenitori impilabili piuttosto grossi. Olivier ci segue con il Kubota, fondamentale per spostare i quintali di frutto che raccogliamo.Ci spostiamo vicino all&#8217;azienda, dove abbiamo allestito una &#8220;stazione di lavorazione&#8221; costituita da un piano in legno posato su casse per frutta. Muniti di coltello cominciamo a tagliare i frutti in fette e a separare la polpa dalla scorza. Abbiamo raccolto qualche centinaio di frutti, il lavoro richiede dunque svariate ore.La polpa viene lasciata fermentare qualche giorno in una cisterna di plastica aperta. Questo fa sì che i semi, la parte liquida e la polpa si frazionino. I semi si depositano sul fondo e vengono piano piano separati con dell&#8217;acqua e dei setacci. É un metodo manuale e tradizionale ma molto efficace.I semi vengono poi stesi e lasciati seccare al sole. I pomodori É la volta dei pomodori (solanaceae). Partecipo per la prima volta alla leggendaria e temuta raccolta. Vista spesso come una sorta di punizione, ne si sente parlare nelle seguenti declinazioni: &#8220;Ti mando a raccogliere i pomodori&#8221;, &#8220;ci son lavori più faticosi del tuo, tipo raccogliere i pomodori&#8221;, &#8220;ma va a raccogliere i pomodori&#8221;, etc.Catia e Olivier si affidano ad una squadra di specialisti. Vengono dalla Puglia con un furgone e sono esperti in raccolta, potature e altre operazioni. In sette, fianco a fianco, percorrono il campo coltivato con il frutto rosso. Chini, raccolgono e selezionano solo i giusti frutti e li depositano in secchi gialli. Il mio compito consiste nel dare supporto: saltello dietro di loro, scavalcando le piante di pomodoro, e sostituisco i secchi pieni con quelli vuoti, svuotandoli nei beans. Si lavora tutti insieme e nel giro di tre ore abbiamo riempito cinque beans.Il mio nome, assai diffuso in Puglia, li induce a domandarmi se abbia parenti del sud. La raccolta è solo la prima delle fasi di estrazione del seme del pomodoro. Dopo qualche giorno di stoccaggio in una grossa cella frigorifera è infatti il momento di separare seme e polpa. Per questa operazione utilizziamo una curiosa macchina di origine americana: piuttosto artigianale, consiste in un telaio fatto di lamiere saldate, una tramoggia e un setacciatore.Molto similmente alla trebbiatrice, la macchina va &#8220;imboccata&#8221; poco alla volta con i pomodori. L&#8217;elemento rotante a fine tramoggia li schiaccia, così facendo la polpa rilascia acqua e i semini si separano per mano del setaccio, cadendo in un secchio.Anche in questo caso l&#8217;operazione dura qualche ora, complici i frequenti blocchi della macchina: la buccia di questi pomodori è dura, è una cultivar specifica per la raccolta meccanica. Un pomodoro di troppo e l&#8217;elemento rotante si incastra. Incontri Nell&#8217;avventura molisana faccio conoscenza con diverse personalità peculiari. Mauro è la prima: genetista emiliano-romagnolo, è uno dei massimi esperti mondiali di pomodori. Parla in modo pacato, il tono di voce misurato. Gesticola con garbo mentre descrive episodi e aneddoti di vita vissuta. Il lavoro lo ha portato a viaggiare in diverse parti del mondo, in un&#8217;epoca in cui il turismo non era così diffuso. Scopro che il pomodoro che abbiamo raccolto è stato ideato da lui. Si chiacchiera un po&#8217;, e gli racconto della mia avventura nel nord. &#8220;Interessante, soprattutto a livello climatico. Sarebbe bello testare delle colture su alle alte latitudini&#8221;. Si discute di serre e lampade per crescita di piante al chiuso e mi suggerisce diverse strategie. Si rivela molto spirituale, consigliandomi alcuni libri. A noi si uniscono Friedemann e Noemi, lui tedesco e lei svizzera, che lavorano presso la sede in Svizzera come genetisti. Parlano entrambi un ottimo italiano, con la calma e la misuratezza germaniche. É poi la volta di Luca. Anch&#8217;egli Emiliano-romagnolo, ha una presenza imponente, resa tale dalla voce baritonale e dai quasi due metri di altezza. Collabora anche lui con l&#8217;azienda di Olivier e Catia in veste di esperto di colture. Fonte di energia e dinamismo senza limite, fa da contraltare alla posatezza di Friedemann e Noemi. Ama raccontare, ogni occasione è buona per rievocare ricordi. Luca è chiaramente un abile cantastorie ed ha uno stile magnetico. Cena insieme Con Catia, Olivier, Friedman e Luca si va tutti a cena in un vicino paese sopra la collina. Noemi è già rientrata.Il ristorante è indicato solo da una discreta insegna, la porta a vetri offuscati nasconde l&#8217;interno. Il locale è curato: pareti con mattoni a vista, soffitto con volta a botte, complementi d&#8217;arredo corredano il tutto; tovaglie di pregio coprono i tavoli in legno e svariate candele donano atmosfera. La posateria è abbondante, a corredo di un set di piatti e bicchieri invidiabile. Sul piattino più piccolo è presente quello che sembrerebbe un centrotavola. Non volendolo sporcare lo piego e poso sulla tovaglia, a fianco del piatto. Catia mi mette in guardia: &#8220;Non farlo. Il proprietario è molto attento a questi dettagli ed è solito rimproverare i clienti&#8221;.Il proprietario ci accoglie serio, accenna un sorriso. Chef professionista, ci illustra il menu del giorno con trasporto e autorevolezza. Confesso di essere vegetariano, scusandomi di non poter accettare i salumi. Tra lo scherzoso e il severo mi apostrofa: &#8220;non credere di essere così speciale, di vegetariani ne serviamo parecchi&#8221;.Attendiamo la cena in compagnia di un bicchiere di vino locale molto buono. L&#8217;alcool scioglie tutti ed è qui che Luca si scatena. Inevitabilmente, si finisce a parlare di donne. Racconta le sue esperienze da ragazzo in Olanda. Descrive con una certa grazia le sue peripezie senza scendere nei dettagli, il che rende la serata animata e divertente. Friedman, inizialmente imbarazzato, si lascia andare e ci si confronta sul diverso rapporto che gli uomini italiani e nordici hanno con le donne. La mia opinione di &#8220;esperto di donne scandinave&#8221; (cit.) viene prontamente richiesta, ma deludo i commensali portando solo testimonianze indirette.Una piacevole serata, insomma, con cibo e compagnia di qualità, come piace a me! Il turista alle Tremiti Nel mio soggiorno molisano riesco a visitare anche parte della Puglia, in anticipo rispetto alla tappa successiva. Catia e Olivier mi portano infatti al porto di Termoli, dove salpo alla volta delle Isole Tremiti. Costituito da cinque isole, l&#8217;arcipelago delle Tremiti è l&#8217;unico del basso Adriatico, con San Nicola e San Domino le uniche due isole abitate, e Capraia, Cretaccio e Pianosa a completare l&#8217;arcipelago. Riserva naturale, l&#8217;arcipelago è uno spettacolo, con calette e viste meravigliose, apprezzabili solo dal mare. Il mio personale consiglio è di evitare i barconi da sessanta posti e di optare per un tour con un piccolo operatore. Vi consiglio Pinuccio, con la sua barca Calypso....</p>
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<p><em>L&#8217;autore nell&#8217;azienda sementiera. Trebbiature e macchine pesanti.</em></p>



<p>Mi lascio alle spalle l&#8217;Abruzzo in una giornata di tepore. Il familiare Intercity per Bari corre rapido verso sud e in un&#8217;oretta sono al confine regionale.<br>Alla stazione di Termoli mi attende Catia, puntualissima. Si chiacchiera amabilmente; ascoltandola colgo una cadenza familiare, troppo familiare per essere molisana. Il mistero è presto svelato: è veneta. Racconta di essersi trasferita con il compagno Olivier qualche anno prima. <br>Si parla delle emozioni e delle difficoltà del lasciare casa per trasferirsi in un luogo sconosciuto. Ci intendiamo subito.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;azienda e l&#8217;arte di far semi</h2>



<p>Arriviamo in azienda. Un edificio risalente agli anni sessanta del secolo scorso, è situato in pianura e circondato da campi, con un lato confinante con un uliveto. Mi viene spiegato come storicamente in questa regione gli agricoltori fossero di giorno soliti lavorare i campi, per poi di sera tornare alle loro residenze sulle colline. Le aziende agricole in pianura erano una rarità, l&#8217;azienda è infatti piuttosto isolata.<br>L&#8217;azienda è &#8220;sorvegliata&#8221; da tre affettuosi cani e un paio di gatti. Nibiru, Lola e Lady. Non ho mai scoperto il nome dei gatti.</p>



<p>Presto arriva Olivier, di ritorno dalla campagna. A bordo del suo trattore Kubota arancio fiammante mi da il benvenuto e ci sediamo a tavola per cenare. É di madre svizzera ma l&#8217;accento è genuinamente veneto (che è uno dei miei accenti preferiti, per inciso).<br>Catia e Olivier mi descrivono la loro attività in compagnia di un prosecco di tutto rispetto, fatto da un parente di Olivier. <br>In Molise da qualche anno, <strong>producono sementi biologiche per conto di una azienda svizzera</strong>. É un&#8217;attività che rende di più della semplice produzione di materie prime, con un impegno però maggiore. Lavorare con le sementi <strong>presenta le stesse sfide dell&#8217;agricoltura che tutti conosciamo ma aggiunge ulteriori complicazioni</strong>: oltre alla preparazione del terreno, alla semina, alla cura e <strong>alla raccolta si aggiungono le operazioni di separazione dei semi</strong>. A seconda delle colture si può trattare per esempio di fermentazione (angurie, meloni) o trebbiatura (porri, carciofi).<br>I semi vengono separati e conservati in grossi sacchetti di carta per essere successivamente spediti in Svizzera, dove verranno selezionati e testati per la germinabilità. </p>



<figure class="wp-block-image"><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2055" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_140452.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Ospite in camera, la mantide</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Raccolta e trebbiatura</h2>



<p>Con Catia si comincia piuttosto presto così da evitare il caldo, allo stesso tempo con un&#8217;umidità ideale. <strong>Il primo lavoro è la raccolta dei porri</strong>. All&#8217;apice di fusti alti oltre un metro svettano le infiorescenze; simili a dei grossi tarassachi (o soffioni, come li chiamiamo a Brescia), ondeggiano mosse dal caldo vento della mattina, ancora umide di rugiada.<br><strong>Catia mi fornisce un sacco di cartone e un paio di forbici illustrandomi l&#8217;operazione</strong>: &#8220;Mano a calice, sostieni l&#8217;infiorescenza senza stringere. Tagli il fusto sotto, distanza 10 cm circa, e lasci cadere il fiore nel sacco. <strong>Attento a non scuotere troppo, i semi cadono. Occhio ai nidi di vespa</strong>&#8220;.<br>Un lavoro che richiede <strong>delicatezza</strong>: bastano una svista, uno strattonamento o solo urtare un fusto e decine di semi cadono a terra, dove sono introvabili, vanificando mesi di lavoro. Compiere questi gesti di persona aiuta a percepire tangibilmente il tempo e la fatica investite nell&#8217;agricoltura. La responsabilità è tanta. Il lavoro mi ha portato ad operare su reti complesse, dove un errore o una svista sarebbero costate migliaia di euro. Provo la stessa tensione.  </p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-29 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_174627-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_174627.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2050" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190820_174627/" class="wp-image-2050" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_174627.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_174627.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, 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<p>Nei giorni seguenti <strong>familiarizzo con le diverse tecniche di raccolta e trasformazione</strong>. Olivier mi illustra le peculiarità del Kubota: giapponese, di ottima qualità. Tale scelta ha causato perplessità agli altri agricoltori, abituati alle marche europee o americane più note. Olivier è un ribelle del trattore.<br>Mi istruisce pazientemente in merito alle fasi di aggancio e sgancio degli accessori. &#8220;Attenzione a dove metti le mani&#8221; &#8211; mi mette in guardia &#8211; &#8220;<strong>L&#8217;attacco a tre punti è pericoloso</strong>, soprattutto nella parte del terzo punto dove hai il pistone. <strong>In agricoltura hai potenze elevate, gli organi sono idraulici: se ci metti una mano quelli non si fermano</strong>. Lo stesso vale per la presa di forza&#8221;. Deglutisco.<br>L&#8217;attacco a tre punti è quel particolare dispositivo meccanico dietro i trattori, usato come aggancio per gli attrezzi. La presa di forza invece è un elemento rotante che trasmette il moto all&#8217;attrezzo, tramite un cardano. Viene usata per attivare irroratrici, trinciatutto, seminatrici, etc.</p>



<figure class="wp-block-image"><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2068" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190904_124427.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Il Kubota dal dentista (cambio olio)</figcaption></figure>



<p><strong>Utilizziamo una trebbiatrice</strong> collegata alla presa di forza per separare i semi di svariate piante. I porri raccolti pochi giorni prima, i carciofi, le carote. I raccolti sono stati separati e stesi su teli in plastica nel magazzino e nel prato antistante, così da essiccare al sole. <strong>L&#8217;operazione sembra semplice ma richiede coordinazione e attenzione</strong>: mentre Olivier spinge il raccolto verso di me, io &#8220;imbocco&#8221; la macchina, che trita tutto e separa la paglia dai semi. Catia controlla attentamente che i semi vengano setacciati dal crivello. La macchina ha crivelli intercambiabili con buchi di dimensioni differenti in base alla grandezza del seme e bisogna fare varie prove prima che setacci a dovere. É inoltre importante imboccare la macchina con la giusta frequenza: <strong>troppo materiale e i semi vengono separati male. Troppo poco, e i semi rimbalzano sul crivello. In ambo i casi finiscono nel sacco dello scarto. É un&#8217;arte</strong>.<br>Il carciofo è il più insidioso: punge quando raccolto e, quando trebbiato, solleva un pulviscolo che aderisce alla pelle o finisce nel naso causando ogni sorta di piacevole allergia.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-31 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2046" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190820_145408/" class="wp-image-2046" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145408.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>La trebbiatrice</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2047" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190820_145412/" class="wp-image-2047" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_145412.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Il materiale da trebbiare</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2048" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190820_154923/" class="wp-image-2048" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190820_154923.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Il battitore</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_175714-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_175714.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2056" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190821_175714/" class="wp-image-2056" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_175714.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_175714.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190821_175714.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Semi e scarto</figcaption></figure></li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Le cucurbitacee</h2>



<p>Avrei potuto scrivere &#8220;meloni e cocomeri&#8221; ma vuoi mettere?<br>Queste piante necessitano di un metodo di estrazione dei semi differente. <strong>Il seme è infatti avvolto dalla polpa del frutto, a sua volta protetta da una scorza dura. La trebbiatura dunque non si applica</strong>.</p>



<p>Raccogliamo i frutti a mano, da terra, separandoli dai fusti e posandoli nei <em>&#8220;beans&#8221;</em>, o <em>pallet box</em>, contenitori impilabili piuttosto grossi. Olivier ci segue con il Kubota, fondamentale per spostare i quintali di frutto che raccogliamo.<br>Ci spostiamo vicino all&#8217;azienda, dove abbiamo allestito una &#8220;stazione di lavorazione&#8221; costituita da un piano in legno posato su casse per frutta. Muniti di coltello cominciamo a tagliare i frutti in fette e a separare la polpa dalla scorza. Abbiamo raccolto qualche centinaio di frutti, il lavoro richiede dunque svariate ore.<br>La polpa viene lasciata fermentare qualche giorno in una cisterna di plastica aperta. Questo fa sì che i semi, la parte liquida e la polpa si frazionino. I semi si depositano sul fondo e vengono piano piano separati con dell&#8217;acqua e dei setacci. É un metodo manuale e tradizionale ma molto efficace.<br>I semi vengono poi stesi e lasciati seccare al sole.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-33 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_080951-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_080951.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2061" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190823_080951/" class="wp-image-2061" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_080951.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_080951.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, 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/></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_105107-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_105107.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2066" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190823_105107/" class="wp-image-2066" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_105107.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_105107.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190823_105107.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Cocomeri maturi!</figcaption></figure></li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">I pomodori</h2>



<p>É la volta dei pomodori (solanaceae). <strong>Partecipo per la prima volta alla leggendaria e temuta raccolta</strong>. Vista spesso come una sorta di punizione, ne si sente parlare nelle seguenti declinazioni: &#8220;Ti mando a raccogliere i pomodori&#8221;, &#8220;ci son lavori più faticosi del tuo, tipo raccogliere i pomodori&#8221;, &#8220;ma va a raccogliere i pomodori&#8221;, etc.<br>Catia e Olivier si affidano ad una squadra di specialisti. Vengono dalla Puglia con un furgone e sono esperti in raccolta, potature e altre operazioni.  <br>In sette, fianco a fianco, percorrono il campo coltivato con il frutto rosso. Chini, raccolgono e selezionano solo i giusti frutti e li depositano in secchi gialli. Il mio compito consiste nel dare supporto: saltello dietro di loro, scavalcando le piante di pomodoro, e sostituisco i secchi pieni con quelli vuoti, svuotandoli nei <em>beans</em>. Si lavora tutti insieme e <strong>nel giro di tre ore abbiamo riempito cinque beans</strong>.<br>Il mio nome, assai diffuso in Puglia, li induce a domandarmi se abbia parenti del sud.</p>



<p>La raccolta è solo la prima delle fasi di estrazione del seme del pomodoro. Dopo qualche giorno di stoccaggio in una grossa cella frigorifera <strong>è infatti il momento di separare seme e polpa</strong>. Per questa operazione utilizziamo una curiosa macchina di origine americana: piuttosto artigianale, consiste in un telaio fatto di lamiere saldate, una tramoggia e un setacciatore.<br>Molto similmente alla trebbiatrice, la macchina va &#8220;imboccata&#8221; poco alla volta con i pomodori. L&#8217;elemento rotante a fine tramoggia li schiaccia, così facendo la polpa rilascia acqua e i semini si separano per mano del setaccio, cadendo in un secchio.<br>Anche in questo caso l&#8217;operazione dura qualche ora, complici i frequenti blocchi della macchina: la buccia di questi pomodori è dura, è una cultivar specifica per la raccolta meccanica. Un pomodoro di troppo e l&#8217;elemento rotante si incastra.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-35 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2057" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190822_100532/" class="wp-image-2057" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_100532.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Tanta roba</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_102022-498x1024.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="498" height="1024" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_102022.jpg?resize=498%2C1024&#038;ssl=1" alt="" data-id="2059" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190822_102022/" class="wp-image-2059" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_102022.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_102022.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_102022.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2058" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190822_101833/" class="wp-image-2058" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190822_101833.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="La macchina per processare i pomodori" data-rl_caption="" title="La macchina per processare i pomodori"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2067" data-link="https://spidernik84.altervista.org/20190830_154446/" class="wp-image-2067" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190830_154446.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>La macchina per processare i pomodori</figcaption></figure></li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Incontri</h2>



<p>Nell&#8217;avventura molisana faccio conoscenza con <strong>diverse personalità peculiari</strong>. Mauro è la prima: genetista emiliano-romagnolo, è uno dei massimi esperti mondiali di pomodori. Parla in modo pacato, il tono di voce misurato. Gesticola con garbo mentre descrive episodi e aneddoti di vita vissuta. Il lavoro lo ha portato a viaggiare in diverse parti del mondo, in un&#8217;epoca in cui il turismo non era così diffuso. Scopro che il pomodoro che abbiamo raccolto è stato ideato da lui. <br>Si chiacchiera un po&#8217;, e gli racconto della mia avventura nel nord. &#8220;Interessante, soprattutto a livello climatico. Sarebbe bello testare delle colture su alle alte latitudini&#8221;. Si discute di serre e lampade per crescita di piante al chiuso e mi suggerisce diverse strategie. Si rivela molto spirituale, consigliandomi alcuni libri. </p>



<p>A noi si uniscono Friedemann e Noemi, lui tedesco e lei svizzera, che lavorano presso la sede in Svizzera come genetisti. Parlano entrambi un ottimo italiano, con la calma e la misuratezza germaniche.</p>



<p>É poi la volta di Luca. Anch&#8217;egli Emiliano-romagnolo, ha una presenza imponente, resa tale dalla voce baritonale e dai quasi due metri di altezza. Collabora anche lui con l&#8217;azienda di Olivier e Catia in veste di esperto di colture. Fonte di energia e dinamismo senza limite, fa da contraltare alla posatezza di Friedemann e Noemi. Ama raccontare, ogni occasione è buona per rievocare ricordi. Luca è chiaramente un abile cantastorie ed ha uno stile magnetico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cena insieme</h2>



<p>Con Catia, Olivier, Friedman e Luca si va tutti a cena in un vicino paese sopra la collina. Noemi è già rientrata.<br>Il ristorante è indicato solo da una discreta insegna, la porta a vetri offuscati nasconde l&#8217;interno. Il locale è curato: pareti con mattoni a vista, soffitto con volta a botte, complementi d&#8217;arredo corredano il tutto; tovaglie di pregio coprono i tavoli in legno e svariate candele donano atmosfera. La posateria è abbondante, a corredo di un set di piatti e bicchieri invidiabile. Sul piattino più piccolo è presente quello che sembrerebbe un centrotavola. Non volendolo sporcare lo piego e poso sulla tovaglia, a fianco del piatto. Catia mi mette in guardia: &#8220;Non farlo. Il proprietario è molto attento a questi dettagli ed è solito rimproverare i clienti&#8221;.<br>Il proprietario ci accoglie serio, accenna un sorriso. Chef professionista, ci illustra il menu del giorno con trasporto e autorevolezza. Confesso di essere vegetariano, scusandomi di non poter accettare i salumi. Tra lo scherzoso e il severo mi apostrofa: &#8220;non credere di essere così speciale, di vegetariani ne serviamo parecchi&#8221;.<br><strong>Attendiamo la cena in compagnia di un bicchiere di vino locale molto buono. L&#8217;alcool scioglie tutti</strong> ed è qui che Luca si scatena. <strong>Inevitabilmente, si finisce a parlare di donne.</strong> Racconta le sue esperienze da ragazzo in Olanda. Descrive con una certa grazia le sue peripezie senza scendere nei dettagli,  il che rende la serata animata e divertente. Friedman, inizialmente imbarazzato, si lascia andare e ci si confronta sul diverso rapporto che gli uomini italiani e nordici hanno con le donne. <br>La mia opinione di &#8220;esperto di donne scandinave&#8221; (cit.) viene prontamente richiesta, ma deludo i commensali portando solo testimonianze indirette.<br>Una piacevole serata, insomma, con cibo e compagnia di qualità, come piace a me!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il turista alle Tremiti</h2>



<p>Nel mio soggiorno molisano riesco a visitare anche parte della Puglia, in anticipo rispetto alla tappa successiva. Catia e Olivier mi portano infatti al porto di Termoli, dove salpo alla volta delle Isole Tremiti.</p>



<p>Costituito da cinque isole, l&#8217;arcipelago delle Tremiti è l&#8217;unico del basso Adriatico, con San Nicola e San Domino le uniche due isole abitate, e Capraia, Cretaccio e Pianosa a completare l&#8217;arcipelago.</p>



<p>Riserva naturale, l&#8217;arcipelago è uno spettacolo, con calette e viste meravigliose, apprezzabili solo dal mare. Il mio personale consiglio è di evitare i barconi da sessanta posti e di optare per un tour con un piccolo operatore. Vi consiglio Pinuccio, con la sua barca Calypso. Una trentina di euro e vi farà fare bagni per ore, mostrandovi San Nicola e San Domino dal mare. Non trovo un sito ufficiale, queste info le ho scovate sul forum di Tripadvisor, ma ecco i numeri: 3289016638 o il 3386049213. Sono lui e la moglie Silvana.<br></p>



<p>Per scoprire di più delle Tremiti <a href="https://www.touringclub.it/itinerari-e-weekend/che-cosa-vedere-alle-isole-tremiti">vi consiglio l&#8217;articolo del TCI</a>.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-37 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_144020-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_144020.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2071" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2071" class="wp-image-2071" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_144020.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_144020.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_104945-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_104945.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2074" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2074" class="wp-image-2074" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_104945.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_104945.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_104945.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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facciata" data-rl_caption="" title="La chiesa, notare le cannonate sulla facciata"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154846.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2076" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2076" class="wp-image-2076" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154846.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154846.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154846.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154846.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, 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href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_134704-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_134704.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2078" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2078" class="wp-image-2078" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_134704.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_134704.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_134704.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_134704.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, 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Nicola"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_160308.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2081" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2081" class="wp-image-2081" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_160308.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_160308.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_160308.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_160308.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_160308.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Convento-castello di San Nicola</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_150724-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_150724.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2082" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2082" class="wp-image-2082" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_150724.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_150724.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_150724.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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data-rl_caption="" title="La roccia dell&#039;elefante"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_112238.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2089" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2089" class="wp-image-2089" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_112238.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_112238.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_112238.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_112238.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_112238.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>La roccia dell&#8217;elefante</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_172140-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="San Nicola da San Domino" data-rl_caption="" title="San Nicola da San Domino"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_172140.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2090" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2090" class="wp-image-2090" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_172140.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_172140.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_102225.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2092" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2092" class="wp-image-2092" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_102225.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_102225.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_102225.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_102225.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_102225.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_133725-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_133725.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2093" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2093" class="wp-image-2093" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_133725.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_133725.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_133725.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154444.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2096" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2096" class="wp-image-2096" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154444.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154444.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154444.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154444.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190829_154444.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà</h2>



<p>Le due settimane con Catia e Olivier mi permettono di cogliere gli aspetti più problematici della loro attività. Sono una coppia affiatata, è evidente, ma l&#8217;ambiente circostante è demotivante. <strong>L&#8217;annata è stata per certi versi pessima</strong> (un leitmotif del mio viaggio), resa ancora peggiore dagli <strong>attriti con i vicini di campo</strong>. É infatti difficile confrontarsi con <strong>una realtà molto allineata ai dettami dell&#8217;agricoltura industriale</strong>, per loro che vivono di biologico. Talune pratiche, alcune delle quali legate a questo tradizionale modello, sono <strong>chiaramente insostenibili</strong>. Una di esse è la pessima abitudine di <strong>bruciare le sterpaglie</strong>. Tale pratica ha infatti causato a Catia e Olivier la perdita di sette ettari di erba medica pronta alla raccolta, il tutto a causa della sbadatezza di un vicino intento a dar fuoco a delle ramaglie.<br>In Molise la questione è ulteriormente aggravata dal <strong>lento sfaldarsi del tessuto produttivo agricolo</strong>, causato dall&#8217;inesorabile estinguersi delle piccole attività. In parte il diminuire dei contadini con la spinta sul terziario, in parte gli <strong>investimenti mal gestiti e &#8220;misteriosamente perduti&#8221;</strong>, il <strong>settore agricolo si contrae in una spirale preoccupante</strong>. <br>La natura di queste trasformazioni è tale che gli <strong>effetti sono a lungo termine, lenti e inarrestabili</strong>. Sarebbe bene che il governo italiano prendesse nota del dramma all&#8217;orizzonte e intervenisse implementando misure correttive. <strong>Senza primario questo paese non va avanti</strong>, e il disagio che manifestano gli agricoltori non può continuare a passare inosservato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I saluti  </h2>



<p>Giunge al termine la mia avventura molisana. Lascio Catia e Olivier, promettendo di riincontrarli. Li ringrazio di cuore per la bella esperienza e per avermi fatto conoscere un settore affascinante, quello della produzione di semi.<br>A presto!</p>
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		<title>How to survive the Swedish winter</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 12:50:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The author describes the strategies for facing the long Swedish winter Nota: questo articolo è disponibile in italiano qui &#x1f1ee;&#x1f1f9; Note: The article contains affiliated links. Purchasing the linked products will provide me a small commission. Thanks &#x2764;&#xfe0f; The following article is possibly the longest I have ever written, and rightly so. I am about to describe the most known and feared amongst the many faces of Northern Europe: the long, cold, dark and poetic Swedish winter. And in this post I will be describing how to best face it. A bit of information on the Swedish winter Officially three months long, its cold breath envelops the Scandinavian peninsula already beginning mid september. The ninth month of the year the mercury column already marks five degrees Celsius. In the following months, the chill goes side by side with the darkness. In December, concurrently with the winter solstice, the sun rises around 8.45 and disappears behind the horizon at 14.45. Six hours of faint light, oftentimes made even fainter by deep, gloomy clouds. The hours of light in Stockholm, in brief: Summer solstice (June 21st 2019): 18 hours, 37 minutes, 4 seconds (rises at 3:30, sets at 22:08) Winter solstice (December 22nd 2019): 6 hours, 4 minutes, 53 seconds (rises at 8:42, sets at 14:47) Source Time&#38;Date.comhttps://www.timeanddate.com/sun/sweden/stockholm From November onwards, snow often falls abundantly, covering the landscape in a pure white mantle giving the Country a fairy and melancholic appearance, inspiration for many books, poetry and Scandinavian thrillers. The white snowflakes fall even until March, sometimes paying a visit way after the beginning of April. The snow fills children with joy, makes the spaces brighter and carries a silence words can hardly describe. The lack of natural light has some profound psychological effects, though, affecting the circadian cycle, the absorption of nutrients and the mood, in what is described as SAD &#8211; Seasonal Affective Disorder. It is hard to ignore how the city changes, and with it the people. All becomes more serious and melancholic. Following several winters spent in Stockholm I have finally decided to gather some suggestions to face the feared dark season in the capital. Enjoy! Wake up well, and practice &#8220;Light Therapy&#8221; The sunset-sunrise cycle varies dramatically during the year. Consequently such variation affects the ability to wake up in winter, and to fall asleep in summer. A solution to the bright summer light would be to install shades. In winter, though, the opposite is necessary and I can only recommend the purchase of a Wake-up-light.Oftentimes known as &#8220;sunrise simulator&#8221;, it consists of an alarm clock with a powerful increasing light: after setting the alarm, the lamp will increase the brightness over a predetermined time interval (between 30 and 40 minutes). The process will begin 30 minutes before the set time, helping the body react in the same way it does with the sun, hence helping your body wake up naturally. No need for annoying alarms that keep you dizzy the whole day. Plenty of models and brands are available, from the simple to the advanced. Some feature a radio, some a dock for your smartphone. We bought a Philips HF3520: with color temperature changing LEDs shifting from red to yellow. It comes with a &#8220;goodnight&#8221; feature whereby the light starts bright and fades out. Great for stimulating sleep while you are reading before going to bed. The effects are positive and we noticed big differences in how we woke up (much easier!). The main features: Sunset and sunrise simulation with chromatic variation (red &#8211; orange &#8211; yellow and vice-versa) 5 different wake up sounds FM Radio 2 independent alarms 300 lux brightness The little sister, HF3510, it&#8217;s a tad less expensive, sporting less features: No chromatic variation 3 different wake up sounds FM Radio 1 alarm 300 lux brightness Other devices working on the light therapy concept are the high brightness lamps, with blue, white or yellow light. Place them on your desk, press a button and they will turn on for a few minutes, &#8220;recharging&#8221; you with a bright light. Philips makes them under the EnergyLight name. (No, Philips is not paying me but I obtain a small commission if you buy this products on Amazon.I am promoting this particular brand since they seem to manufacture many such products. I suppose it relates from their origin, as they have roots in the Netherlands, as well affected by short days of light in winter). More related to lamps, a good solution would be visiting places with bright, specialised lights mimicking the sun. Some examples: The Centralbadet SPA cafè in Stockholm &#8211; not only is the cafè providing artificial sunlight by means of specialised high power lamps, it is also part of a magnificent SPA built at the beginning of the 1900 following the Art Nouveau style. Visiting the cafè does not require paying a ticket to the SPA. You can still take advantage in case you change your mind&#8230; The Edvard Andersons växthus in Frescati &#8211; A pretty greenhouse with divided in different climate zones. In addition to admiring the beautiful fauna and eating something at the bar, you may enjoy the benefit of the lamps. They help plants grow and help humans as well A Birka cruise &#8211; not the cheapest solution, but why not? Birka boats come with a terrace sporting a pool and solar lamps. 27 degrees Celsius temperature all year. Not bad. Meditation and mindfulness Cost-free, and needs no expensive accessories, meditation is attracting a lot of interest even in the scientific community thanks to its many benefits (a long article by healthline.com backed by scientific articles). Practice it daily and you will immediately feel the benefits: better sleep, relaxation, and more. You won&#8217;t be able to live without.It can be practiced at home, provided you are disciplined. In case you need some nudging you will find many temples in the Capital, especially buddhist. I am currently practicing a technique becoming more popular by the day, &#8220;mindfulness&#8221;. Quoting www.mindful.org: Mindfulness is the basic human ability to be fully present, aware of where we are and what we’re doing, and not overly reactive or overwhelmed by what’s going on around us. In addition to the aforementioned website, there is a book I suggest. Now a reference for mindfulness, it is great for the newcomers to this practice: Mindfulness: An Eight-Week Plan for Finding Peace in a Frantic World. A manual, it will take you through a two months journey to achieve familiarity with the technique. It comes with links to guided audio meditations. Practice sport activities Practicing sport activities, especially anaerobic, presents several benefits and contributes to the production of endorphins. Running, cycling, gym, swimming are your keys to well being. Corsa, bicicletta, palestra e nuoto sono la chiave per il buonumore. Big cities are full of gyms, oftentimes open 24-7. Martial arts clubs, dance schools and other sports are abundant.For fans of outdoor sports, Scandinavia offers woods and lakes in great quantity. Snow makes it possible to practice cross-country skiing, and lakes are frozen most of the year. If you are brave enough, ice-skating is possible (always check with a local if the ice is thick enough).Bycicles lanes are generally free from snow and with a pair of good snow tires and mud-guards you will happily travel around.Ask your apartment building owners about gyms. Many come with a shared gym and sauna for a very reasonable yearly price (as in, 500 sek!).Stockholm has many pools and a yearly subscription allows access to the full network of public pools for 2400 sek. More infos here https://www.stockholm.se/KulturFritid/Simma-och-trana/Simma/Simhallar. Follow the right diet A proper diet is paramount to wellbeing, it is known. It is the best ally to face mood swings and empower your immune response. An insurance for life. Here&#8217;s a documenti by NPR (the American National Public Radio) well written and providing sources.Here&#8217;s another article highlighting instead a correlation between a vegetarian diet and better mood.I am not advocating switching to a vegetarian diet (although I have been vegetarian myself for a few years), although it is worth considering the option as it has become much more doable compared to the past. Lacking ideas? Here&#8217;s the mighty Jamie Oliver 7 vegetarian meals for the week ahead article. Something more comprehensive? Here&#8217;s a 28 Day Vegetarian Meal Plan by the website A Couple Cook. Need general inspiration? Be my guest with the whole vegetarian section on Allrecipes.com. No matter your choice, unanimous is the opinion that fruit and vegetables of season, seeds and pulses provide great benefits to health and mood. At the same time, a diet full of processed foods and preservatives is no good for you. In summary: treat yourselves well, buy some cooking books and start! The wallet might feel the hit, as you will shift to high quality ingredients, but is it really worth sparing some pennies when your health is involved? Read and learn something new Pennac used to write: &#8220;A well-chosen book saves you from everything, including yourself.&#8221; In winter you might need it. Jokes aside, making the most out of free time in company of a good book is the greatest gift to yourself. Being an Italian in Sweden I find the access to Italian literature or articles in my language limited. A solution is to read them online on a screen, but it is not the same relaxing experience. Hence I bought an e-book reader: with their e-ink screens, these devices do not tire your eyes as normal screens do!You can load documents on them, buy books in e-book format &#8211; even in other languages &#8211; or even convert webpages and send them &#8220;distilled&#8221; to your device thanks to the free service push-2-kindle.I bought an Amazon Kindle a few years ago. The new models are way more advanced, with prices somehow still reasonable. It is by far the most revolutionary technological purchase I have ever done.The cheaper model starts at circa 80 euros (89,99$), the priciest 250 euros (269,99$). The already mentioned libraries provide a great source for books and study material, free and with a vast selection. In the center of Stockholm you will find the Internationella Biblioteket, with books, newspapers, magazines in several languages. Alternatively, check out Folkuniversitet or Medborgarkolan: these institutions provide paid courses for several skills: dance, gardening, music, cooking, languages and more. A modern solution to learning are the MOOCs, Massive Open Online Courses. These distance courses (e-learning), started providing training mainly for STEM disciplines, but have now expanded to unrelated subjects. Robotics, engineering, biology, mathematics, business, drawing, music production, self defense, and much more. Some examples of MOOC resources: www.coursera.org www.udacity.com www.udemy.com www.khanacademy.org www.edx.org A long list on Wikipedia. The ability of accessing such a vast ocean of knowledge was unthinkable just a few years ago. Travel in sunny places Travelling from Scandinavia is relatively cheap, thanks to the abundance of direct flights to the main destinations. It is surprising how cheap flights to the warmest destinations are: the popular Thailand, Spain, Greece, Portugal, Malta and Italy are amongst the many. Breaking the winter is a practical solution, with guaranteed effects (personally tested). I suggest www.momondo.com for flight search. Focus on November and Friday, personally the hardest months. Note: this is NOT the solution for environmentally conscious travellers. Good news though, you could travel by train. Train travel is booming, thanks to the recent increase in environmental consciousness. I can recommend THE resource for planning your trip: www.seat61.com. The site is full of curated indications on how to travel from point A to B, no matter you travel within Europe or around the world. Visiting museums and living the city Getting bored in the capital is hard, as long as you live it: seventy places of interest amongst museums, churches, parks, gardens, oftentimes with free access. These museums host permanent and temporary exhibitions, so options are aplenty. Visitstockholm is the promotional website of the city and provides several ideas.Tripadvisor is yet another resource in need of no introduction. Some activities...</p>
<p>The post <a href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/how-to-survive-the-swedish-winter/">How to survive the Swedish winter</a> appeared first on <a href="https://spidernik84.altervista.org">spidernik84 in Svezia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>The author describes the strategies for facing the long Swedish winter</em></p>



<p><em>Nota: <a href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/diario-svedese-scritto-n-64-come-sopravvivere-allinverno-svedese/">questo articolo è disponibile in italiano qui</a></em> &#x1f1ee;&#x1f1f9;</p>



<p><em>Note: The article contains affiliated links. Purchasing the linked products will provide me a small commission. Thanks &#x2764;&#xfe0f;</em></p>



<p>The following article is possibly the longest I have ever written, and rightly so. I am about to describe the most known and feared amongst the many faces of Northern Europe: the long, cold, dark and poetic Swedish winter. And <strong>in this post I will be describing how to best face it</strong>.</p>



<span id="more-2013"></span>



<h2 class="wp-block-heading">A bit of information on the Swedish winter</h2>



<p>Officially three months long, its cold breath envelops the Scandinavian peninsula already beginning mid september. The ninth month of the year the mercury column already marks five degrees Celsius. In the following months, the chill goes side by side with the darkness. <strong>In December, concurrently with the winter solstice, the sun rises around 8.45 and disappears behind the horizon at 14.45. Six hours of faint light,</strong> oftentimes made even fainter by deep, gloomy clouds. </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>The hours of light in Stockholm, in brief:</p><p>Summer solstice (June 21st 2019): 18 hours, 37 minutes, 4 seconds (rises at 3:30, sets at 22:08)</p><p>Winter solstice (December 22nd 2019): 6 hours, 4 minutes, 53 seconds (rises at 8:42, sets at 14:47) </p><p>Source Time&amp;Date.com<a href="https://www.timeanddate.com/sun/sweden/stockholm">https://www.timeanddate.com/sun/sweden/stockholm</a></p></blockquote>



<p>From November onwards, snow often falls abundantly, covering the landscape in a pure white mantle giving the Country a fairy and melancholic appearance, inspiration for many books, poetry and Scandinavian thrillers.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190126_140121.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190126_140121.jpg?fit=525%2C255&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-1930" width="255" height="525"/></a><figcaption>A majestic tree, photographed near the author&#8217;s apartment in winter</figcaption></figure></div>



<p>The white snowflakes fall even until March, sometimes paying a visit way after the beginning of April. The snow fills children with joy, makes the spaces brighter and carries a silence words can hardly describe.</p>



<p>The lack of natural light has some profound psychological effects, though, affecting the circadian cycle, the absorption of nutrients and the mood, in what is described as <strong>SAD &#8211; Seasonal Affective Disorder</strong>. It is hard to ignore how the city changes, and with it the people. All becomes more serious and melancholic. </p>



<p>Following several winters spent in Stockholm <strong>I have finally decided to gather some suggestions to face the feared dark season</strong> in the capital. Enjoy!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Wake up well, and practice &#8220;Light Therapy&#8221;</h2>



<p>The sunset-sunrise cycle varies dramatically during the year. Consequently such variation affects the ability to wake up in winter, and to fall asleep in summer.</p>



<p>A solution to the bright summer light would be to install <strong>shades</strong>. In winter, though, the opposite is necessary and I can only recommend the purchase of a <strong>Wake-up-light</strong>.<br>Oftentimes known as &#8220;sunrise simulator&#8221;, it consists of an <strong>alarm clock with a powerful increasing light: </strong>after setting the alarm, the lamp will increase the brightness over a predetermined time interval (between 30 and 40 minutes). The process will begin 30 minutes before the set time, <strong>helping the body react in the same way it does with the sun, hence helping your body wake up naturally. </strong>No need for annoying alarms that keep you dizzy the whole day. </p>



<p>Plenty of models and brands are available, from the simple to the advanced. Some feature a radio, some a dock for your smartphone. We bought a  <strong>Philips HF3520</strong>: with color temperature changing LEDs shifting from red to yellow. It comes with a &#8220;goodnight&#8221; feature whereby the light starts bright and fades out. Great for stimulating sleep while you are reading before going to bed. <strong>The effects are positive and we noticed big differences in how we woke up (much easier!).</strong></p>



<p>The main features:</p>



<ul><li>Sunset and sunrise simulation with chromatic variation (red &#8211; orange &#8211; yellow and vice-versa)</li><li>5 different wake up sounds</li><li>FM Radio</li><li>2 independent alarms</li><li>300 lux brightness</li></ul>



<p>The little sister, <strong>HF3510</strong>, it&#8217;s a tad less expensive, sporting less features:</p>



<ul><li>No chromatic variation</li><li>3 different wake up sounds</li><li>FM Radio</li><li>1 alarm</li><li>300 lux brightness</li></ul>



<iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="https://rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?ref=tf_til&amp;t=spidernik84-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS2=1&amp;asins=B008LR3KD8&amp;linkId=e1a12f54d1eca482f771c2c721523901&amp;bc1=000000&amp;lt1=_blank&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr">
    </iframe>
<iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&amp;bc1=000000&amp;IS2=1&amp;bg1=FFFFFF&amp;fc1=000000&amp;lc1=0000FF&amp;t=spidernik84-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as4&amp;m=amazon&amp;f=ifr&amp;ref=as_ss_li_til&amp;asins=B008LR3KCO&amp;linkId=f851a4664fc7dcf83db931bc1cf8634e"></iframe>



<p>Other devices working on the light therapy concept are the <strong>high brightness lamps</strong>, with blue, white or yellow light. Place them on your desk, press a button and they will turn on for a few minutes, <strong>&#8220;recharging&#8221; you with a bright light.</strong> Philips makes them under the <a href="http://www.philips.it/c-m-li/benessere-con-la-luce/wake-up-light/latest#filters=ENERGYLIGHT_SU%2C2013%2C2012%2C2011%2C2010%2C2009%2C2008%2C2007%2C2006%2C2005%2C2004&amp;sliders=&amp;support=&amp;price=&amp;priceBoxes=&amp;page=&amp;layout=12.subcategory.p-grid-icon">EnergyLight</a> name.</p>



<figure><iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="https://rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?ref=tf_til&amp;t=spidernik84-21&amp;m=amazon&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;IS2=1&amp;asins=B00LO9A4SO&amp;linkId=7ca0c1082ed4e70498c890d1ec0ddfac&amp;bc1=ffffff&amp;lt1=_blank&amp;fc1=333333&amp;lc1=0066c0&amp;bg1=ffffff&amp;f=ifr"></iframe></figure>



<p>(No, Philips is not paying me but I obtain a small commission if you buy this products on Amazon.<br>I am promoting this particular brand since they seem to manufacture many such products. I suppose it relates from their origin, as they have roots in the Netherlands, as well affected by short days of light in winter).</p>



<p>More related to lamps, a good solution would be visiting <strong>places with bright, specialised lights mimicking the sun</strong>. Some examples:</p>



<ul><li><a href="https://www.centralbadet.se">The Centralbadet SPA cafè in Stockholm</a> &#8211; not only is the cafè providing artificial sunlight by means of specialised high power lamps, it is also part of a magnificent SPA built at the beginning of the 1900 following the <em>Art Nouveau</em> style. Visiting the cafè does not require paying a ticket to the SPA. You can still take advantage in case you change your mind&#8230;</li><li><a href="http://www.bergianska.se/english/">The Edvard Andersons växthus in Frescati </a>&#8211; A pretty greenhouse with divided in different climate zones. In addition to admiring the beautiful fauna and eating something at the bar, you may enjoy the benefit of the lamps. They help plants grow and help humans as well</li><li><a href="https://www.birka.se/spa-bad/terrassen-sol-pool">A Birka cruise</a> &#8211; not the cheapest solution, but why not? Birka boats come with a terrace sporting a pool and solar lamps. 27 degrees Celsius temperature all year. Not bad.</li></ul>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/serra.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="300" height="124" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/serra.jpg?resize=300%2C124&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1041" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/serra.jpg?resize=300%2C124&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/serra.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Edvard Andersons växthus in Frescati</figcaption></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Meditation and mindfulness</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="225" height="300" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/meditation.jpg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1039" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/meditation.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/meditation.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /></figure></div>



<p>Cost-free, and needs no expensive accessories, meditation is attracting a lot of interest even in the scientific community thanks to its many benefits (a <a href="https://www.healthline.com/nutrition/12-benefits-of-meditation">long article by healthline.com backed by scientific articles</a>). <strong>Practice it daily and you will immediately feel the benefits: better sleep, relaxation, and more. You won&#8217;t be able to live without</strong>.<br>It can be practiced at home, provided you are disciplined. In case you need some nudging you will find many temples in the Capital, especially buddhist.</p>



<p>I am currently practicing a technique becoming more popular by the day, &#8220;mindfulness&#8221;. Quoting <a href="https://www.mindful.org/what-is-mindfulness/">www.mindful.org</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Mindfulness is the basic human ability to be fully present, aware of where we are and what we’re doing, and not overly reactive or overwhelmed by what’s going on around us.</p></blockquote>



<p>In addition to the aforementioned website, there is a book I suggest. Now a reference for mindfulness, it is great for the newcomers to this practice: <a href="https://amzn.to/2Pb2A7A">Mindfulness: An Eight-Week Plan for Finding Peace in a Frantic World</a>. A manual, <strong>it will take you through a two months journey to achieve familiarity with the technique</strong>. It comes with links to guided audio meditations.</p>



<iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//ws-na.amazon-adsystem.com/widgets/q?ServiceVersion=20070822&amp;OneJS=1&amp;Operation=GetAdHtml&amp;MarketPlace=US&amp;source=ss&amp;ref=as_ss_li_til&amp;ad_type=product_link&amp;tracking_id=spidernik84-20&amp;language=en_US&amp;marketplace=amazon&amp;region=US&amp;placement=1609618955&amp;asins=1609618955&amp;linkId=feac8c621c1768f50b97f3d38b3da94d&amp;show_border=true&amp;link_opens_in_new_window=true"></iframe>



<h2 class="wp-block-heading">Practice sport activities</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="199" height="300" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/dog-gym.jpg?resize=199%2C300&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1038" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/dog-gym.jpg?resize=199%2C300&amp;ssl=1 199w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/dog-gym.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" data-recalc-dims="1" /></figure></div>



<p>Practicing sport activities, especially anaerobic, presents several benefits and contributes to the production of endorphins. Running, cycling, gym, swimming are your keys to well being. Corsa, bicicletta, palestra e nuoto sono la chiave per il buonumore.</p>



<p>Big cities are full of gyms, oftentimes open 24-7. Martial arts clubs, dance schools and other sports are abundant.<br>For fans of outdoor sports, Scandinavia offers woods and lakes in great quantity. Snow makes it possible to practice cross-country skiing, and lakes are frozen most of the year. If you are brave enough, ice-skating is possible (always check with a local if the ice is thick enough).<br>Bycicles lanes are generally free from snow and with a pair of good snow tires and mud-guards you will happily travel around.<br>Ask your apartment building owners about gyms. Many come with a shared gym and sauna for a very reasonable yearly price (as in, 500 sek!).<br>Stockholm has many pools and a yearly subscription allows access to the full network of public pools for 2400 sek. More infos here <a href="https://www.stockholm.se/KulturFritid/Simma-och-trana/Simma/Simhallar/">https://www.stockholm.se/KulturFritid/Simma-och-trana/Simma/Simhallar</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Follow the right diet</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="300" height="200" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/diet.jpg?resize=300%2C200&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1037" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/diet.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/diet.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></figure></div>



<p>A proper diet is paramount to wellbeing, it is known. It is <strong>the best ally to face mood swings and empower your immune response</strong>. An <strong>insurance for life</strong>. Here&#8217;s a <a href="http://www.npr.org/sections/thesalt/2014/07/14/329529110/food-mood-connection-how-you-eat-can-amp-up-or-tamp-down-stress">documenti by NPR</a> (the American National Public Radio) well written and providing sources.<br>Here&#8217;s <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2887769/">another article <strong>highlighting instead a correlation between a vegetarian diet and better mood</strong></a>.<br>I am not advocating switching to a vegetarian diet (although I have been vegetarian myself for a few years), although it is worth considering the option as it has become much more doable compared to the past. Lacking ideas? Here&#8217;s the mighty J<a href="https://www.jamieoliver.com/features/7-vegetarian-meals-week-ahead/">amie Oliver 7 vegetarian meals for the week ahead</a> article. Something more comprehensive? Here&#8217;s a <a href="https://www.acouplecooks.com/28-day-vegetarian-meal-plan/">28 Day Vegetarian Meal Plan</a> by the website A Couple Cook. <br>Need general inspiration? Be my guest with <a href="https://www.allrecipes.com/recipes/87/everyday-cooking/vegetarian/?internalSource=hub%20nav&amp;referringId=1642&amp;referringContentType=Recipe%20Hub&amp;linkName=hub%20nav%20daughter&amp;clickId=hub%20nav%202">the whole vegetarian section on Allrecipes.com</a>.</p>



<p>No matter your choice, unanimous is the opinion that fruit and vegetables of season, seeds and pulses provide great benefits to health and mood. At the same time, a diet full of processed foods and preservatives is no good for you. <strong>In summary: treat yourselves well, buy some cooking books and start</strong>! The wallet might feel the hit, as you will shift to high quality ingredients, but is it really worth sparing some pennies when your health is involved?</p>



<iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//ws-na.amazon-adsystem.com/widgets/q?ServiceVersion=20070822&amp;OneJS=1&amp;Operation=GetAdHtml&amp;MarketPlace=US&amp;source=ss&amp;ref=as_ss_li_til&amp;ad_type=product_link&amp;tracking_id=spidernik84-20&amp;language=en_US&amp;marketplace=amazon&amp;region=US&amp;placement=1623367417&amp;asins=1623367417&amp;linkId=54b5cddd058afef7c342b8746e7e0c50&amp;show_border=true&amp;link_opens_in_new_window=true"></iframe>



<h2 class="wp-block-heading">Read and learn something new</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="300" height="114" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/books.jpg?resize=300%2C114&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1036" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/books.jpg?resize=300%2C114&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/books.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /><figcaption>The central library in Stockholm</figcaption></figure></div>



<p>Pennac used to write:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;A well-chosen book saves you from everything, including yourself.&#8221;</p></blockquote>



<p>In winter you might need it.</p>



<p>Jokes aside, <strong>making the most out of free time in company of a good book is the greatest gift to yourself</strong>. <br>Being an Italian in Sweden I find the access to Italian literature or articles in my language limited. A solution is to read them online on a screen, but it is not the same relaxing experience. Hence I bought an e-book reader: with their e-ink screens, these devices do not tire your eyes as normal screens do!<br>You can load documents on them, buy books in e-book format &#8211; even in other languages &#8211; or even <a href="https://fivefilters.org/kindle-it/">convert webpages and send them &#8220;distilled&#8221; to your device thanks to the free service push-2-kindle</a>.<br>I bought an Amazon Kindle a few years ago. The new models are way more advanced, with prices somehow still reasonable. <strong>It is by far the most revolutionary technological purchase I have ever done.</strong><br>The cheaper model starts at circa 80 euros (89,99$), the priciest 250 euros (269,99$).</p>



<iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//ws-na.amazon-adsystem.com/widgets/q?ServiceVersion=20070822&amp;OneJS=1&amp;Operation=GetAdHtml&amp;MarketPlace=US&amp;source=ss&amp;ref=as_ss_li_til&amp;ad_type=product_link&amp;tracking_id=spidernik84-20&amp;language=en_US&amp;marketplace=amazon&amp;region=US&amp;placement=B07P3J564G&amp;asins=B07P3J564G&amp;linkId=8f7f62f70b001ac471180936e9cf0cdb&amp;show_border=true&amp;link_opens_in_new_window=true"></iframe>
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<p>The already mentioned libraries provide a great source for books and study material, free and with a vast selection. In the center of Stockholm you will find the <em><a href="https://biblioteket.stockholm.se/bibliotek/internationella-biblioteket">Internationella Biblioteket</a></em>, with books, newspapers, magazines in several languages.</p>



<p>Alternatively, check out <a href="http://folkuniversitetet.se/">Folkuniversitet</a> or <a href="http://www.medborgarskolan.se/">Medborgarkolan</a>: these institutions provide paid courses for several skills: dance, gardening, music, cooking, languages and more.</p>



<p>A modern solution to learning are the MOOCs, Massive Open Online Courses. These distance courses (e-learning), started providing training mainly for STEM disciplines, but have now expanded to unrelated subjects. Robotics, engineering, biology, mathematics, business, drawing, music production, self defense, and much more.</p>



<p>Some examples of MOOC resources:</p>



<ul><li><a href="http://www.coursera.org">www.coursera.org</a></li><li><a href="http://www.udacity.com">www.udacity.com</a></li><li><a href="http://www.udemy.com">www.udemy.com</a></li><li><a href="http://www.khanacademy.org">www.khanacademy.org</a></li><li><a href="http://www.edx.org">www.edx.org</a></li></ul>



<p>A long list on <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Massive_open_online_course#Notable_providers.">Wikipedia</a>.</p>



<p>The ability of accessing such a vast ocean of knowledge was unthinkable just a few years ago.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Travel in sunny places</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="300" height="200" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/travel.jpg?resize=300%2C200&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1043" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/travel.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/travel.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></figure></div>



<p><strong>Travelling from Scandinavia is relatively cheap, thanks to the abundance of direct flights to the main destinations. </strong>It is surprising how cheap flights to the warmest destinations are: the popular Thailand, Spain, Greece, Portugal, Malta and Italy are amongst the many. <strong>Breaking the winter is a practical solution, with guaranteed effects</strong> (personally tested). <br>I suggest www.momondo.com for flight search. Focus on November and Friday, personally the hardest months.<br><br><strong>Note: this is NOT the solution for environmentally conscious travellers. </strong>Good news though, <strong>you could travel by train. </strong>Train travel is booming, thanks to the recent increase in environmental consciousness. I can recommend THE resource for planning your trip: <a href="http://www.seat61.com/">www.seat61.com</a>. The site is full of curated indications on how to travel from point A to B, no matter you travel within Europe or around the world.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Visiting museums and living the city</h2>



<p><strong>Getting bored in the capital is hard, as long as you live it:</strong> seventy places of interest amongst museums, churches, parks, gardens, oftentimes with free access. These museums host permanent and temporary exhibitions, so options are aplenty.</p>



<p>Visitstockholm is the promotional website of the city and provides several ideas.<br><a href="https://www.tripadvisor.it/Attractions-g189852-Activities-Stockholm.html">Tripadvisor</a> is yet another resource in need of no introduction.</p>



<p>Some activities worth checking out:</p>



<ul><li><a href="http://vasamuseet.se">Vasa Museet</a> &#8211; a unique museum, dedicated to one of the biggest engineering <em>fails</em> of history: the launch (unsuccessful) of the majestic royal ship Vasa, preserved for centuries in the depths of lake Mälaren thanks to its peculiar water conditions. A museum whose  existence is possible thanks to the efforts of the people involved in the recovery and restoration of such find, lasted more than thirty years. Must see.</li><li><a href="http://nordiskamuseet.se/">Nordiska Museet</a> &#8211; The Nordic Museum, dedicated to ethnography and to the cultural history of Northern Europe from 1500 onwards. </li><li><a href="http://www.nrm.se/">Naturhistoriska Riksmuseet</a> &#8211; The Museum of Natural Sciences, with animals reproductions, including dinosaurs, and exhibitions. An IMAX movie theatre is also present in the building, showing great documentaries.</li><li><a href="http://historiska.se/">Historiska Museet</a> &#8211; The Museum of Swedish history. Similar to Nordiska but more focused on Sweden itself.</li><li><a href="http://fotografiska.eu/">Fotografiska</a> &#8211; The Museum of Photography, with permanent and temporary exhibitions of famous photographers. Although not a museum for real (no research is done there, and it is a private, for profit entity).</li><li><a href="https://www.tekniskamuseet.se/">Tekniska Museet </a>&#8211; The Museum of Science and Technology, a paradise for aspiring scientists and engineers: experiments, displays, exhibitions and many fun games to play. The kid in you will be able to pilot an excavator and admire a full scale working reproduction of a steam engine. Yes, clearly my favorite.</li><li><a href="https://www.tekniskamuseet.se">Tekniska Museet </a>&#8211; Il Museo della Scienza e della Tecnica, paradiso degli aspiranti scienziati ed ingegneri: esperimenti, mostre e tanti giochi divertenti. È possibile guidare una ruspa in miniatura e ospita una riproduzione in scala reale di una macchina a vapore! Sì, è tra i miei preferiti.</li><li><a href="https://stockholmsspelmuseum.se/">Stockholm Spelmuseum</a> &#8211; The Museum of videogames. This used to be a temporary exhibition but such was the success it has now been made into a permanent museum. You will be taken through a journey across the evolution of videogames, from Pong to the modern consoles. Playing most of these games will obviously be possible.</li><li><a href="http://fjarilshuset.se/">Fjärilshuset / Haga Ocean</a> &#8211; A wonderful butterfly park with an aquarium. Not only a warm place, but also a good occasion to try the thrill of being blinded by albatross-sized real butterflies flying in your face.</li><li><a href="http://www.skansen.se/">Skansen</a> &#8211; An immense ethnographic park, including a zoo. It deserves more than a visit but I would advise against going in winter, not only since is brutally cold, but also since most animals will be hibernating. At least, Christmas Market will be done there in December: taste waffles with jam and burn a whole salary in lovely gifts! </li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Socialize</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="300" height="198" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/mingle.jpg?resize=300%2C198&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1040" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/mingle.jpg?resize=300%2C198&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/mingle.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></figure></div>



<p>Tackling solitude by socialising is yet another valid strategy. <strong>Options abound, despite what some might think,</strong> and one of my favorites is www.meetup.com. Join for free and you will be given access to several groups divided by interest, each organising events: groups for sport activities, meditation, cooking, and so on. Meetup is international and widely used in Stockholm.</p>



<p>Similar to meetup but a tad more &#8220;upscale&#8221; is <strong><a href="http://internations.org/">Internations.</a></strong> Unlike meetup, this service tends to organise sponsored official events costing 100 Sek on average, unless you pay the Albatross membership (in case you partecipate often, the cost is worth it).</p>



<p><strong>Social Networks</strong> such as Facebook are now a mainstay as well in the events discovery world. Depending on your opinion of them, they will come useful. </p>



<p>Let&#8217;s not forget the libraries and the cultural centres (kulturhus), they abound. Although it might not be the right setting to socialise, never say never! I started more than a conversation revolving around books.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Obtain Vitamin D</h2>



<p>This vitamin is fundamental to the health of your body, being deficient in such element will cause all kind of unpleasant consequences such as increased risk of death from cardiovascular disease, cognitive impairment in older adults, severe asthma in children, cancer, depression, bone pain, muscle weakness. It is produced by the body in response to sun. No sun, little vitamin D, hence we need to rely on a diet rich in such vitamin (fish rich in fat, fish liver oils, dairy, eggs, green leafy vegetables) or vitamin supplements.  </p>



<p>Opinions are somewhat in contrast. Some say supplements cause issues, such as this<a href="http://www.medicalnewstoday.com/articles/260147.php"> articole on Medical News Today</a>. Some say they are needed. The scandinavian governments often correct the estimates of the necessary daily intake and they have recently incremented them (Announce on <a href="https://www.vitamindcouncil.org/nordic-countries-will-reevaluate-vitamin-d-recommendations/">VitaminD Council</a>).</p>



<p>In short: confusion. I take them and feel better. The only way is to keep your values under control by taking blood samples a few times over the year.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusions</h2>



<p>With this article I wanted to share my experiences and some strategies to face the feared long season. I admit it, even if all these tricks help, going through the winter is still no walk in the park. I am firmly convinced a good genetic predisposition is what helps facing the darkness the easiest. Still, we can do something about it!</p>



<p>Willing to share some feedback? Drop a comment, I would be grateful.</p>
<p>The post <a href="https://spidernik84.altervista.org/svezia/how-to-survive-the-swedish-winter/">How to survive the Swedish winter</a> appeared first on <a href="https://spidernik84.altervista.org">spidernik84 in Svezia</a>.</p>
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		<title>Diario Agreste – scritto n.7: quinta tappa, Notaresco, Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spidernik84]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 13:39:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[WWOOF]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autore nella terra di D’Annunzio. Vita in famiglia, giardinaggio e viticoltura Mi lascio alle spalle la Toscana a bordo del regionale per Faenza, e presto salgo a bordo dell’Intercity Bologna-Lecce. Tratta interessante, si affaccia sulla costa adriatica e attraversa Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Il convoglio avanza con moderata velocità, dando modo di apprezzare il litorale e i bagnanti intenti nelle tipiche attività da vacanzieri. Siedo in un vagone con sedili disposti a due a due, in mezzo un tavolino condiviso. Affronto il viaggio in compagnia di due ragazze pugliesi. Una avrà la mia età, l’altra una ventina d’anni. Ascolto distrattamente senza intervenire e colgo alcuni particolari delle loro vite: la più grande lavora nel settore dello spettacolo. Sostiene di conoscere tante persone importanti del settore, di avere contatti. Non sembra nutrire particolare rispetto per loro o di apprezzare l&#8217;ambiente. Con una nota di dispiacere e autoaccusa, ammette alla compagna di viaggio di essere una persona difficile con cui convivere. “Forse è per questo che son single”. Sorride raramente. L’altra ragazza parla del suo presente di studentessa, delle insicurezze, di quanta pressione la vita eserciti. Ascolta la ragazza più grande affascinata, gli occhi spalancati, quasi vittima di un incantesimo. Le chiede consigli sulla vita.(E va bene, non ascoltavo “distrattamente”. Pettegola!) Arrivo e incontro con Luisa Giungo alla mia fermata, Giulianova, Abruzzo. Saluto cordialmente le due ragazze e auguro loro buon viaggio. La stazione è piccola ma viva, brulicante di viaggiatori. Alle spalle una piccola pineta che porta al mare. L’ingresso della stazione si affaccia su una piazzetta dove sostano gli autobus. A ricevermi è Luisa, una allegra e gentile signora che mi da il benvenuto abbracciandomi. Durante il viaggio si chiacchiera, mi domanda se sia la mia prima volta in Abruzzo. “In realtà no” sorrido “passai ormai una quindicina d’anni fa. Ero iscritto ad un sito internet italiano di nome ETZ, ben prima che Facebook e Myspace esistessero. Conobbi un gruppo di coetanei e ci trovammo per una settimana a vivere sotto lo stesso tetto, a Pineto”. Luisa si illumina: “oh che caso, io lavoro giusto lì. É una bella cittadina! Ci andremo per il mercatino” promette. Giungiamo a Notaresco, dove ha sede l’azienda a gestione familiare. Copre una quarantina di ettari, con vigne di Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e trebbiano e olivi come il Tortiglione: cultivar locale, cresce nella zona di Teramo e Pescara. Un orto con verdure e frutta completa il quadro.I lavori sulla terra sono principalmente condotti da Massimo, il marito, con Luisa che si occupa dei trasformati, della comunicazione e della casa &#8211; oltre alla famiglia e al lavoro fuori dall’azienda. É un vulcano di energia. Massimo è un contadino esperto con esperienza da metalmeccanico e lavora la terra quasi esclusivamente da solo, avvalendosi di alcuni terzisti. Gli inizi Ho giusto il tempo di lasciare gli zaini a casa che vengo rapito da Massimo per la prima operazione del mio soggiorno: la mietitura.Mi conduce con entusiasmo ad uno dei campi a bordo della sua vissuta Suzuki Vitara. La scatoletta giapponese si inerpica senza esitazione sulle colline abruzzesi, fino ad arrivare ad uno spiazzo erboso dove ad attenderci c’è Mario. L’aspetto tra il contadino e lo scienziato pazzo &#8211; merito dei capelli sparati un po’ in ogni direzione e della maglietta bianca imbrattata di olio da motore &#8211; Mario è un ex autotrasportatore che s’è dato alla guida delle mietitrebbie.Mi mostra con orgoglio la sua mietitrebbiatrice New Holland autolivellante, un mastodonte con qualche primavera alle spalle: ha varie cicatrici sulla carrozzeria e numerose riparazioni con filo di ferro. Qualche componente è stato preso direttamente dallo sfasciacarrozze. Ciononostante la macchina conserva una certa imponenza. Mi invita in cabina. Salgo la scaletta e mi posiziono sul sedile passeggero, da cui osservo le operazioni: mietiamo in allegria vari ettari di grano, compiendo slalom tra ulivi e arrampicate su terreni di svariata pendenza. La macchina va dappertutto ed è inarrestabile, manovrata con sapienza &#8211; e un pizzico di irresponsabilità &#8211; da Mario. “Se ci vedono gli americani si mettono le mani nei capelli”, ammette con un sorriso beffardo mentre manovra il joystick. Lavoriamo un paio d’ore, il sole è ormai tramontato, e parcheggiamo il mastodonte a fianco del campo.Saluto Mario e torno con Massimo a casa, dove ci aspetta la cena, sapientemente preparata da Luisa. In compagnia dei due figli Davide e Leo mangiamo tutti insieme. Si chiacchiera del più e del meno, racconto della mia storia e del mio percorso di vita tra un bicchiere di vino e una fetta di pane. Affronto con coraggio e determinazione il primo di una lunga serie di piatti di pasta da mezzo chilo: Luisa mi vede deperito, la splendida ospitalità fa il resto, e le porzioni sono importanti.É tutto squisito: Luisa confessa di non amare particolarmente l’atto di cucinare. É difficile da credere, rivelandosi un’eccellente cuoca. Pomodori impensabili, mozzarella mai vista, peperoni assurdi. Fiumi di vino prodotto in casa coronano un’ottima serata. Prima di salutare mi siedo per qualche minuto al tavolino in giardino. Ascolto i grilli, l&#8217;aria è tiepida e soffia delicata tra i rami dei pini, facendo oscillare leggermente la lampada del soffitto. &#8220;Sarà il terremoto?&#8221;, ride Massimo. É una risata trattenuta, amara. Il ricordo della tragedia di Amatrice e l&#8217;Aquila è ancora forte, troppo forte per dimenticare. Mi da la buonanotte e poco dopo arriva Luisa.Chiacchiero un po&#8217; con lei, si affronta l&#8217;argomento e lei inizia a raccontare. Mi indica i capannoni più lontano. In uno di essi riposano i trattori. &#8220;Non solo il terremoto. Un inverno di qualche anno fa ci fu una nevicata come mai prima. I tetti erano pieni di neve. Una notte Massimo si svegliò, serissimo, la neve scendeva silenziosa. &#8216;É crollato uno dei tetti. Sveglia i ragazzi&#8217;.Lavorarono tutta la notte, ci misero quattro ore.&#8221; ricorda preoccupata &#8221; Spostarono tutti i mezzi dal capannone integro. Poco dopo crollò anche quel tetto. Non oso immaginare se fossero stati lì sotto. Fortunatamente riuscirono a salvare tutto, altrimenti saremmo stati in difficoltà&#8221;.Do la buonanotte e mi avvio verso il letto, pensando al racconto. Lavoro di campagna Il periodo dell&#8217;anno è relativamente calmo con principale attenzione alle mietiture e trebbiature: concludiamo la raccolta del grano, dell’orzo e dei ceci con Mario e consegnamo parte del raccolto al consorzio. Ho un ruolo da spettatore, non potendo guidare i mezzi. In compenso fornisco supporto tecnico portando la Vitara di Massimo dove serve mentre lui guida il trattore. É un’auto che, come tante macchine, ha un’anima e va compresa: è divertentissima e leggera, con una frizione un po&#8217; sofferente e l’avviamento tramite un pulsante montato a fianco del blocco chiave. Stando a contatto con Massimo ho modo di studiare le varie macchine agricole. Mi spiega le procedure di coltivazione e condivide consigli e suggerimenti. Parliamo della sostenibilità di un’azienda agricola e le sue parole mi aiutano a mettere in prospettiva gli obiettivi. Non è di mezzi termini e parla con un’onestà che apprezzo: “l’agricoltura industriale richiede capitali ed esperienza. Macchine, terreni, conoscenza del territorio, collaboratori. Se vuoi entrare del settore, con il passato che hai, non mi sento di consigliartelo. Tuttavia, volendo lavorare in piccola scala, puoi vivere bene con un orto di dimensioni moderate. Ti sfamerà e ti darà soddisfazioni”. Ho di cui riflettere. Ho poi occasione di vivere la vita di paese con Massimo. Notaresco è piccola e lui è personaggio noto, ovunque vada lo riconoscono e lo fermano. Torno ad apprezzare la vita sociale delle piccole realtà italiane.Con lui passeggio per il paese, noto le ormai familiari e ubique vetrine in affitto o in vendita. &#8220;Si sta svuotando tutto, questo paese muore, come tanti paesi piccoli. I giovani se ne vanno&#8221;. Annuisco senza aggiungere altro. Lavoro di giardiniere Una volta concluse le trebbiature mi dedico in larga parte alla casa, privilegiando il giardino: faccio del mio meglio potando degli arbusti, curando una siepe, trapiantando degli oleandri. Il sole di Agosto mi dona una abbronzatura invidiabile che non vedevo da anni. Luisa è colma di gioia, vedendo il giardino sotto nuova luce. É poi la volta di una legnaia che va riempita, e qui mi rendo protagonista di un piccolo incidente: spostando il telo che copre la catasta disturbo incautamente una colonia di vespe e vengo istantaneamente punto sul collo. Non ricordo quel particolare tipo di dolore e deduco sia la mia prima puntura di vespa. Prendo nota mentalmente di non voler ripetere l’esperienza.Applico inoltre dell&#8217;antimuffa ai muri. Anche qui è tempo di pitturare.Ci scappa anche qualche lavoretto da informatico, e non mi dispiace. Mi capita spesso di seguire Luisa nel laboratorio di trasformazione: ricavato da alcune stanze della cascina, soddisfa le più stringenti certificazioni igieniche (inclusa la famigerata HACCP): mattonelle e piastrelle specifiche, accessori in acciaio, piano cottura, isola e cappa di aspirazione professionali. Insomma, magnifico e pulitissimo. Nota mentale: impara da Luisa. É qui che lei da vita ai prodotti: i frutti dell’orto diventano trasformati di alta qualità, elaborati con la massima attenzione e proposti in vasetti di vetro molto graziosi. Si occupa di tutto: trasformazione, creazione e stampa delle etichette, invasamento e vendita.Tra i prodotti figurano le salse di pomodoro, le confetture, i sottoli, i fiori d’aglio, i preparati per bruschetta&#8230; Luisa mi fa scoprire l’importanza del plusvalore. I trasformati rendono ben più della materia prima. Nota mentale: impara da Luisa. L’autore e i mercatini L’aspetto più interessante del mio soggiorno è la partecipazione ai mercati locali, a Pineto e in un campeggio lungo il mare. L’azienda è parte del MiT &#8211; Mercato Itinerante della Terra &#8211; un’associazione che unisce alcuni produttori di cibo locali nella promozione dei propri prodotti sul territorio. La assisto nel montaggio del gazebo, nella disposizione dei prodotti e partecipando alla vendita. É più impegnativo del previsto, soprattutto per le ore in piedi e per il timore che i potenziali clienti mostrano quando passano di fronte al banco. L’aspetto psicologico nella vendita è notoriamente fondamentale: il venditore deve mettere il cliente a proprio agio. Nel terrore di essere raggirati o obbligati ad acquistare, i clienti evitano spesso di incrociare il nostro sguardo. Quelli meno timidi parlano e chiedono informazioni, inevitabilmente concludendo con la domanda fatidica: “fate spedizioni?”. Le mie limitate competenze in ambito comportamentale spingono ad interpretare la domanda più o meno così: “non sono veramente interessato ma non ho il coraggio di dirtelo, allora temporeggio lasciando una porta aperta”.Ciononostante vendiamo bene, ed è inevitabile vista la magnifica presentazione dei prodotti da parte di Luisa. Meticolosissima e precisa, allestisce il banco con ordine e armonia. Nota mentale: continua ad imparare da Luisa. Saluti Con Luisa e Massimo ho trascorso ben quattro settimane, la permanenza più lunga della mia avventura wwoof. Ho condiviso la vita di famiglia e imparato molto da entrambi, sentendomi a casa. I consigli di Massimo sull&#8217;agricoltura son stati fondamentali e mi hanno aiutato a comprendere meglio la direzione da prendere. A presto!</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>L’autore nella terra di D’Annunzio. Vita in famiglia, giardinaggio e viticoltura</em></p>



<p>Mi lascio alle spalle la Toscana a bordo del regionale per Faenza, e presto salgo a bordo dell’Intercity Bologna-Lecce. Tratta interessante, si affaccia sulla costa adriatica e attraversa Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Il convoglio avanza con moderata velocità, dando modo di apprezzare il litorale e i bagnanti intenti nelle tipiche attività da vacanzieri.</p>



<span id="more-1940"></span>



<p>Siedo in un vagone con sedili disposti a due a due, in mezzo un tavolino condiviso.  Affronto il viaggio in compagnia di due ragazze pugliesi. Una avrà la mia età, l’altra una ventina d’anni. Ascolto distrattamente senza intervenire e colgo alcuni particolari delle loro vite: la più grande lavora nel settore dello spettacolo. Sostiene di conoscere tante persone importanti del settore, di avere contatti. Non sembra nutrire particolare rispetto per loro o di apprezzare l&#8217;ambiente. Con una nota di dispiacere e autoaccusa, ammette alla compagna di viaggio di essere una persona difficile con cui convivere. “Forse è per questo che son single”. Sorride raramente. L’altra ragazza parla del suo presente di studentessa, delle insicurezze, di quanta pressione la vita eserciti. Ascolta la ragazza più grande affascinata, gli occhi spalancati, quasi vittima di un incantesimo. Le chiede consigli sulla vita.<br>(E va bene, non ascoltavo “distrattamente”. Pettegola!)</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-39 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1944" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1944" class="wp-image-1944" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_152630.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>La linea ferroviaria Bologna &#8211; Lecce</figcaption></figure></li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Arrivo e incontro con Luisa</h2>



<p>Giungo alla mia fermata, Giulianova, Abruzzo. Saluto cordialmente le due ragazze e auguro loro buon viaggio. <br>La stazione è piccola ma viva, brulicante di viaggiatori.  Alle spalle una piccola pineta che porta al mare. L’ingresso della stazione si affaccia su una piazzetta dove sostano gli autobus.  A ricevermi è Luisa, una allegra e gentile signora che mi da il benvenuto abbracciandomi.</p>



<p>Durante il viaggio si chiacchiera, mi domanda se sia la mia prima volta in Abruzzo. “In realtà no” sorrido “passai ormai una quindicina d’anni fa. Ero iscritto ad un sito internet italiano di nome ETZ, ben prima che Facebook e Myspace esistessero. Conobbi un gruppo di coetanei e ci trovammo per una settimana a vivere sotto lo stesso tetto, a Pineto”. Luisa si illumina: “oh che caso, io lavoro giusto lì. É una bella cittadina! Ci andremo per il mercatino” promette.</p>



<p>Giungiamo a Notaresco, dove ha sede l’azienda a gestione familiare. Copre una quarantina di ettari, con vigne di Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e trebbiano e olivi come il Tortiglione: cultivar locale, cresce nella zona di Teramo e Pescara. <br>Un orto con verdure e frutta completa il quadro.<br>I lavori sulla terra sono principalmente condotti da Massimo, il marito, con Luisa che si occupa dei trasformati, della comunicazione e della casa &#8211; oltre alla famiglia e al lavoro fuori dall’azienda. É un vulcano di energia. Massimo è un contadino esperto con esperienza da metalmeccanico e lavora la terra quasi esclusivamente da solo, avvalendosi di alcuni terzisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli inizi</h2>



<p>Ho giusto il tempo di lasciare gli zaini a casa che vengo rapito da Massimo per la prima operazione del mio soggiorno: la mietitura.<br>Mi conduce con entusiasmo ad uno dei campi a bordo della sua vissuta Suzuki Vitara. La scatoletta giapponese si inerpica senza esitazione sulle colline abruzzesi, fino ad arrivare ad uno spiazzo erboso dove ad attenderci c’è Mario. L’aspetto tra il contadino e lo scienziato pazzo &#8211; merito dei capelli sparati un po’ in ogni direzione e della maglietta bianca imbrattata di olio da motore &#8211; Mario è un ex autotrasportatore che s’è dato alla guida delle mietitrebbie.<br>Mi mostra con orgoglio la sua mietitrebbiatrice New Holland autolivellante, un mastodonte con qualche primavera alle spalle: ha varie cicatrici sulla carrozzeria e numerose riparazioni con filo di ferro. Qualche componente è stato preso direttamente dallo sfasciacarrozze. Ciononostante la macchina conserva una certa imponenza.</p>



<p>Mi invita in cabina. Salgo la scaletta e mi posiziono sul sedile passeggero, da cui osservo le operazioni: mietiamo in allegria vari ettari di grano, compiendo slalom tra ulivi e arrampicate su terreni di svariata pendenza. La macchina va dappertutto ed è inarrestabile, manovrata con sapienza &#8211; e un pizzico di irresponsabilità &#8211; da Mario. “Se ci vedono gli americani si mettono le mani nei capelli”, ammette con un sorriso beffardo mentre manovra il joystick.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-41 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_102949-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_102949.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1956" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1956" class="wp-image-1956" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_102949.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_102949.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_215417-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_215417.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1948" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1948" class="wp-image-1948" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_215417.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_215417.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190718_215417.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Il mastodonte all&#8217;opera con sfondo suggestivo</figcaption></figure></li></ul>



<p>Lavoriamo un paio d’ore, il sole è ormai tramontato, e parcheggiamo il mastodonte a fianco del campo.<br>Saluto Mario e torno con Massimo a casa, dove ci aspetta la cena, sapientemente preparata da Luisa.</p>



<p>In compagnia dei due figli Davide e Leo mangiamo tutti insieme. Si chiacchiera del più e del meno, racconto della mia storia e del mio percorso di vita tra un bicchiere di vino e una fetta di pane. Affronto con coraggio e determinazione il primo di una lunga serie di piatti di pasta da mezzo chilo: Luisa mi vede deperito, la splendida ospitalità fa il resto, e le porzioni sono importanti.<br>É tutto squisito: Luisa confessa di non amare particolarmente l’atto di cucinare. É difficile da credere, rivelandosi <strong>un’eccellente cuoca</strong>. <strong>Pomodori impensabili, mozzarella mai vista, peperoni assurdi. Fiumi di vino prodotto in casa coronano un’ottima serata. </strong></p>



<p>Prima di salutare mi siedo per qualche minuto al tavolino in giardino. Ascolto i grilli, l&#8217;aria è tiepida e soffia delicata tra i rami dei pini, facendo oscillare leggermente la lampada del soffitto. &#8220;Sarà il terremoto?&#8221;, ride Massimo. É una risata trattenuta, amara. <strong>Il ricordo della tragedia di Amatrice e l&#8217;Aquila è ancora forte, troppo forte per dimenticare</strong>. Mi da la buonanotte e poco dopo arriva Luisa.<br>Chiacchiero un po&#8217; con lei, si affronta l&#8217;argomento e lei inizia a raccontare. Mi indica i capannoni più lontano. In uno di essi riposano i trattori. &#8220;Non solo il terremoto. Un inverno di qualche anno fa ci fu una nevicata come mai prima. I tetti erano pieni di neve. Una notte Massimo si svegliò, serissimo, la neve scendeva silenziosa.  &#8216;É crollato uno dei tetti. Sveglia i ragazzi&#8217;.<br>Lavorarono tutta la notte, ci misero quattro ore.&#8221; ricorda preoccupata &#8221; Spostarono tutti i mezzi dal capannone integro. Poco dopo crollò anche quel tetto. Non oso immaginare se fossero stati lì sotto. Fortunatamente riuscirono a salvare tutto, altrimenti saremmo stati in difficoltà&#8221;.<br>Do la buonanotte e mi avvio verso il letto, pensando al racconto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lavoro di campagna</h2>



<p>Il periodo dell&#8217;anno è relativamente calmo con principale attenzione alle mietiture e trebbiature: concludiamo la raccolta del grano, dell’orzo e dei ceci con Mario e consegnamo parte del raccolto al consorzio. Ho un ruolo da spettatore, non potendo guidare i mezzi. In compenso fornisco supporto tecnico portando la Vitara di Massimo dove serve mentre lui guida il trattore. É un’auto che, come tante macchine, ha un’anima e va compresa:  è divertentissima e leggera, con una frizione un po&#8217; sofferente e l’avviamento tramite un pulsante montato a fianco del blocco chiave.</p>



<p>Stando a contatto con Massimo ho modo di studiare le varie macchine agricole. Mi spiega le procedure di coltivazione e condivide consigli e suggerimenti. Parliamo della sostenibilità di un’azienda agricola e le sue parole mi aiutano a mettere in prospettiva gli obiettivi. Non è di mezzi termini e <strong>parla con un’onestà che apprezzo: “l’agricoltura industriale richiede capitali ed esperienza. Macchine, terreni, conoscenza del territorio, collaboratori. Se vuoi entrare del settore, con il passato che hai, non mi sento di consigliartelo. Tuttavia, volendo lavorare in piccola scala, puoi vivere bene con un orto di dimensioni moderate. Ti sfamerà e ti darà soddisfazioni”. </strong>Ho di cui riflettere.</p>



<p>Ho poi occasione di vivere la vita di paese con Massimo. Notaresco è piccola e lui è personaggio noto, ovunque vada lo riconoscono e lo fermano. Torno ad apprezzare la vita sociale delle piccole realtà italiane.<br>Con lui passeggio per il paese, noto le ormai familiari e ubique vetrine in affitto o in vendita. &#8220;Si sta svuotando tutto, questo paese muore, come tanti paesi piccoli. I giovani se ne vanno&#8221;. Annuisco senza aggiungere altro. </p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-43 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083826-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083826.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1953" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1953" class="wp-image-1953" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083826.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083826.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1952" class="wp-image-1952" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083457.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083457.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_083457.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" data-recalc-dims="1" /></a><figcaption>Grano</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_082507-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_082507.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" 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data-rl_title="La chiesa di Pineto" data-rl_caption="" title="La chiesa di Pineto"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_175341.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1991" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1991" class="wp-image-1991" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_175341.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_175341.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_175341.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_175341.jpg?resize=1140%2C554&amp;ssl=1 1140w, 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<h2 class="wp-block-heading">Lavoro di giardiniere</h2>



<p>Una volta concluse le trebbiature <strong>mi dedico in larga parte alla casa, privilegiando il giardino</strong>: faccio del mio meglio potando degli arbusti, curando una siepe, trapiantando degli oleandri. Il sole di Agosto mi dona una abbronzatura invidiabile che non vedevo da anni. Luisa è colma di gioia, vedendo il giardino sotto nuova luce.</p>



<p>É poi la volta di una legnaia che va riempita, e qui mi rendo protagonista di un piccolo incidente: spostando il telo che copre la catasta disturbo incautamente una colonia di vespe e vengo istantaneamente punto sul collo. Non ricordo quel particolare tipo di dolore e deduco sia la mia prima puntura di vespa. Prendo nota mentalmente di non voler ripetere l’esperienza.<br>Applico inoltre dell&#8217;antimuffa ai muri. Anche qui è tempo di pitturare.<br>Ci scappa anche qualche lavoretto da informatico, e non mi dispiace.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-45 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_081610.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_081610.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1950" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1950" class="wp-image-1950" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_081610.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_081610.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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href="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085008.jpg?fit=498%2C1024&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="622" height="1280" src="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085008.jpg?fit=498%2C1024&amp;ssl=1" alt="" data-id="1954" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1954" class="wp-image-1954" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085008.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085008.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085008.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /></a><figcaption>Ragno vespa &#8211; Argiope Bruennichi</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085424.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085424.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1955" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1955" class="wp-image-1955" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085424.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085424.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_085424.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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href="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_173613.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_173613.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1960" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1960" class="wp-image-1960" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_173613.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_173613.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_173613.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190719_173613.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190720_190941.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190720_190941.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1965" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1965" class="wp-image-1965" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190720_190941.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190720_190941.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190720_190941.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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/></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190722_175657.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190722_175657.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1970" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1970" class="wp-image-1970" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190722_175657.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190722_175657.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190722_175657.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_085707.jpg?fit=498%2C1024&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="622" height="1280" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_085707.jpg?fit=498%2C1024&amp;ssl=1" alt="" data-id="1985" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1985" class="wp-image-1985" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_085707.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_085707.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_085707.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /></a><figcaption>Ragno vespa &#8211; Argiope Bruennichi</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_172914.jpg?fit=498%2C1024&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="622" height="1280" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_172914.jpg?fit=498%2C1024&amp;ssl=1" alt="" data-id="1986" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1986" class="wp-image-1986" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_172914.jpg?w=622&amp;ssl=1 622w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_172914.jpg?resize=146%2C300&amp;ssl=1 146w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190805_172914.jpg?resize=498%2C1024&amp;ssl=1 498w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /></a><figcaption>Pesca</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190810_230332.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i2.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190810_230332.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1989" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1989" class="wp-image-1989" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190810_230332.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190810_230332.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190810_230332.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190815_105406.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="1280" height="622" src="https://i1.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190815_105406.jpg?fit=960%2C467&amp;ssl=1" alt="" data-id="1994" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1994" class="wp-image-1994" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190815_105406.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190815_105406.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190815_105406.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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<p>Mi capita spesso di seguire Luisa nel laboratorio di trasformazione: ricavato da alcune stanze della cascina, soddisfa le più stringenti certificazioni igieniche (inclusa la famigerata HACCP): mattonelle e piastrelle specifiche, accessori in acciaio, piano cottura, isola e cappa di aspirazione professionali. Insomma, magnifico e pulitissimo. Nota mentale: impara da Luisa.</p>



<p><strong>É qui che lei da vita ai prodotti: i frutti dell’orto diventano trasformati di alta qualità, elaborati con la massima attenzione e proposti in vasetti di vetro molto graziosi. Si occupa di tutto: trasformazione, creazione e stampa delle etichette, invasamento e vendita.</strong><br>Tra i prodotti figurano le salse di pomodoro, le confetture, i sottoli, i fiori d’aglio, i preparati per bruschetta&#8230; Luisa mi fa scoprire l’importanza del plusvalore. I trasformati rendono ben più della materia prima. Nota mentale: impara da Luisa.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-47 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190818_194034-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190818_194034.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1998" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1998" class="wp-image-1998" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190818_194034.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190818_194034.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190727_141552-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190727_141552.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1978" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1978" class="wp-image-1978" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190727_141552.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190727_141552.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190727_141552.jpg?resize=768%2C373&amp;ssl=1 768w, 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<h2 class="wp-block-heading">L’autore e i mercatini</h2>



<p>L’aspetto più interessante del mio soggiorno è la partecipazione ai mercati locali, a Pineto e in un campeggio lungo il mare. L’azienda è parte del <a href="https://www.facebook.com/mercatoitinerantedellaterra/">MiT &#8211; Mercato Itinerante della Terra</a> &#8211; <strong>un’associazione che unisce alcuni produttori di cibo locali nella promozione dei propri prodotti sul territorio</strong>.</p>



<p>La assisto nel montaggio del gazebo, nella disposizione dei prodotti e partecipando alla vendita. <br>É più impegnativo del previsto, soprattutto per le ore in piedi e per il timore che i potenziali clienti mostrano quando passano di fronte al banco. L’aspetto psicologico nella vendita è notoriamente fondamentale: il venditore deve mettere il cliente a proprio agio. Nel terrore di essere raggirati o obbligati ad acquistare, i clienti evitano spesso di incrociare il nostro sguardo. Quelli meno timidi parlano e chiedono informazioni, inevitabilmente concludendo con la domanda fatidica: “fate spedizioni?”. Le mie limitate competenze in ambito comportamentale spingono ad interpretare la domanda più o meno così: “non sono veramente interessato ma non ho il coraggio di dirtelo, allora temporeggio lasciando una porta aperta”.<br>Ciononostante vendiamo bene, ed è inevitabile vista la magnifica presentazione dei prodotti da parte di Luisa. Meticolosissima e precisa, allestisce il banco con ordine e armonia. Nota mentale: continua ad imparare da Luisa.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-49 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_223451-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_223451.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="1993" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=1993" class="wp-image-1993" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_223451.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190812_223451.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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100vw, 960px" data-recalc-dims="1" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190813_193009-1024x498.jpg?ssl=1" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="L&#039;autore in veste di venditore, con cappello d&#039;ordinanza" data-rl_caption="" title="L&#039;autore in veste di venditore, con cappello d&#039;ordinanza"><img decoding="async" loading="lazy" width="960" height="467" src="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190813_193009.jpg?resize=960%2C467&#038;ssl=1" alt="" data-id="2005" data-link="https://spidernik84.altervista.org/?attachment_id=2005" class="wp-image-2005" srcset="https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190813_193009.jpg?resize=1024%2C498&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/spidernik84.altervista.org/wp-content/uploads/2019/10/20190813_193009.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, 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<h2 class="wp-block-heading">Saluti</h2>



<p>Con Luisa e Massimo ho trascorso ben quattro settimane, la permanenza più lunga della mia avventura wwoof. Ho condiviso la vita di famiglia e imparato molto da entrambi, sentendomi a casa. I consigli di Massimo sull&#8217;agricoltura son stati fondamentali e mi hanno aiutato a comprendere meglio la direzione da prendere.</p>



<p>A presto!</p>
<p>The post <a href="https://spidernik84.altervista.org/wwoof/diario-agreste-scritto-n-7-quinta-tappa-notaresco-abruzzo/">Diario Agreste – scritto n.7: quinta tappa, Notaresco, Abruzzo</a> appeared first on <a href="https://spidernik84.altervista.org">spidernik84 in Svezia</a>.</p>
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