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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità</title>
	
	<link>http://www.storiadellafotografia.it</link>
	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
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		<title>La fotocamera Tanit</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ferrania]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1953]]></category>
		<category><![CDATA[Bella]]></category>
		<category><![CDATA[Bilora]]></category>
		<category><![CDATA[Tanit]]></category>

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		<description><![CDATA[Un elemento abbastanza curioso riguardo a questo apparecchio è relativo al suo nome, dal momento che Tanit era una dea fenicia/cartaginese, venerata tra l’altro come protettrice della fertilità, dell’amore e del piacere. Viene messa in produzione da Ferrania nel 1953, presentata alla XXXI Fiera di Milano come apparecchio di tipo economico destinato alla “diffusione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4635" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/02/tanit.jpg"><img class="size-medium wp-image-4635 " title="tanit" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/02/tanit-300x210.jpg" alt="La Tanit" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">La Tanit</p></div>
<p>Un elemento abbastanza curioso riguardo a questo apparecchio è relativo al suo nome, dal momento che <strong>Tanit</strong> era una dea fenicia/cartaginese, venerata tra l’altro come protettrice della fertilità, dell’amore e del piacere. Viene messa in produzione da <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong> nel <strong>1953</strong>, presentata alla XXXI Fiera di Milano come apparecchio di tipo economico destinato alla “diffusione della fotografia”, come dichiarato da una pubblicità dell’epoca. Si tratta infatti di una delle classiche fotocamere anni Cinquanta che presentano estrema semplicità d’uso, richiedendo in pratica la sola regolazione della messa a fuoco. Il corpo macchina presenta comunque un design interessante ed innovativo ed è realizzato per intero in lega leggera con il marchio di fabbrica che, nella parte superiore, appare in rilievo direttamente nella fusione. Questa stessa linea caratterizzerà anche fotocamere di altri costruttori, prima fra tutte la <strong>Bella</strong> del marchio tedesco<strong> Bilora</strong>. L’obiettivo è montato su un cannotto fisso realizzato in lamiera verniciata di colore nero, il corpo è in parte ricoperto di vulcanite del medesimo colore. L’esemplare fotografato appartiene alla prima serie ed è databile all’incirca al 1953.<span id="more-4631"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    Compatta.</p>
<p>-    Formato del negativo cm 3 x 4 su pellicola in rullo 127; trattandosi di un fotogramma “mezzo formato” da un rullo si ottengono 16 immagini. Per consentire il caricamento del rullo il dorso viene completamente rimosso facendo scorrere verso il basso le linguette metalliche a cui è attaccata la cinghietta a tracolla.</p>
<p>-    Lo scorrimento della pellicola avviene da destra verso sinistra, comandato da un ghiera inserita nel corpo macchina che sporge sia nella parte anteriore che posteriore.</p>
<p>-    Inquadratura con mirino galileiano di dimensioni molto ridotte; con l’apparecchio in posizione orizzontale si ottiene un’inquadratura verticale.</p>
<div id="attachment_4640" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/02/tanit-parte-superiore.jpg"><img class="size-medium wp-image-4640 " title="tanit parte superiore" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/02/tanit-parte-superiore-300x164.jpg" alt="La parte superiore dell’apparecchio" width="300" height="164" /></a><p class="wp-caption-text">La parte superiore dell’apparecchio</p></div>
<p>-    Messa a fuoco su scala metrica da 1,5 m a ∞ mediante rotazione della montatura dell’obiettivo.</p>
<p>-    Obiettivo costituito da un semplice menisco di focale non indicata, ipotizzabile all’incirca in 55 mm.</p>
<p>-    Apertura del diaframma unica, non regolabile, praticata in una lamiera di forma tronco-conica incollata posteriormente alla lente e valutabile all’incirca come f/11.</p>
<p>-    Otturatore a moto alternato sempre in posizione di scatto, dotato di un solo tempo<strong> I </strong>(1/50 di secondo circa) e posa <strong>B</strong>. La regolazione si ottiene mediante un cursore posto sotto l’obiettivo. La sede del pulsante di scatto è ricavata nella fusione del corpo macchina.</p>
<p>-    In alcuni esemplari l’otturatore è dotato di contatto per flash a lampadine, inserito nella parte destra del cannotto metallico (non presente su quello fotografato).</p>
<p>-    Nel dorso, a causa del mezzo formato, sono presenti due finestre schermate di colore rosso per il controllo dell’avanzamento dei fotogrammi.</p>
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		<title>La fotocamera Kristall (Кристалл)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[KMZ (Krasnogorsky Mekhanichesky Zavod)]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1961]]></category>
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Questo apparecchio si inserisce nel lungo filone delle Zenit (Зенит), dal momento che segue la Zenit 3 (1959) e precede la Zenit 3M (1962). E’ stata prodotta soltanto per due anni, dal 1961 al 1962, ma è un modello interessante da un punto di vista tecnico e costruttivo. Il progetto si deve a Nikolaj Michailowitsh [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4608" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/kristal.jpg"><img class="size-medium wp-image-4608 " title="kristall" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/kristal-300x220.jpg" alt="La Kristall" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">La Kristall</p></div>
<p>Questo apparecchio si inserisce nel lungo filone delle <strong>Zenit</strong> (Зенит), dal momento che segue la <strong>Zenit 3</strong> (1959) e precede la<strong> Zenit 3M</strong> (1962). E’ stata prodotta soltanto per due anni, dal 1961 al 1962, ma è un modello interessante da un punto di vista tecnico e costruttivo. Il progetto si deve a Nikolaj Michailowitsh Marenkov, che sviluppa un sistema molto innovativo per l’epoca relativamente alla fabbricazione del corpo macchina, che viene stampato a pressione con un notevole risparmio di manodopera nel ciclo di costruzione. Con l’automatizzazione applicata al sistema di montaggio, la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kmz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con KMZ">KMZ</a> (Krasnogorsky Mekhanichesky Zavod)</strong> raggiunge un livello produttivo molto elevato, tanto che in soli due anni vengono sfornati otre 65.000 apparecchi; si tratta quindi di un modello di passaggio, un precursore del modello 3M, che risulta di fatto praticamente identico, ad eccezione dell’estetica del pentaprisma e della finitura delle parti metalliche.<span id="more-4601"></span></p>
<p>La parte superiore della <strong>Kristall</strong> è infatti verniciata a smalto martellato e il pentaprisma presenta cinque nervature parallele per aumentarne la robustezza e la rigidità; il fondello è normalmente cromato e sul rivestimento in vulcanite è impressa una rigatura orizzontale. L’apparecchio è molto ben bilanciato e non necessita, come del resto già la Zenit 3, del piedino apribile sotto l’obiettivo. L’esemplare fotografato è il n° 1263 della primissima serie ( 61001263) ed è stato appunto costruito nel 1961.</p>
<div id="attachment_4611" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/kristal-superiore.jpg"><img class="size-medium wp-image-4611 " title="kristal superiore" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/kristal-superiore-300x136.jpg" alt="La parte superiore dell’apparecchio" width="300" height="136" /></a><p class="wp-caption-text">La parte superiore dell’apparecchio</p></div>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/reflex/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con reflex">Reflex</a></strong> monobiettivo.</p>
<p>-    Formato del negativo mm 24 x 36 su pellicola in rullino 135.</p>
<p>-    Scorrimento della pellicola da sinistra verso destra mediante leva di carica rapida. Si tratta della prima delle Zenit in cui il caricamento del rullino si effettua rimuovendo il dorso della fotocamera.</p>
<p>-    Inquadratura con pentaprisma ottico e messa a fuoco su vetro smerigliato mediante rotazione dell’obiettivo su vite senza fine (da 65 cm a ∞). Lo specchio si posiziona a 45° a seguito del caricamento dell’otturatore e rimane alzato dopo lo scatto.</p>
<p>-    Obiettivo <strong>ИНДУСТАР &#8211; 50</strong> (Industar &#8211; 50) da 50 mm, con apertura massima <strong>f/3,5</strong> prodotto dalla stessa <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kmz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con KMZ">KMZ</a></strong>, dotato di trattamento antiriflesso.</p>
<p>-    Attacco a vite <strong>M39 x 1</strong>.</p>
<p>-    Diaframma a iride posto fra i due gruppi ottici dell’obiettivo con valori <strong>f/3,5 – f/4 – f/5.6 – f/8 – f/11 – f/16</strong>, selezionabili mediante la rotazione dell’anello frontale dell’obiettivo.</p>
<p>-    Otturatore a tendina con scorrimento orizzontale, dotato di tempi di scatto di <strong>1/30, 1/60, 1/125, 1/250, 1/500, B</strong>. Il caricamento è contestuale all’avanzamento della pellicola ed avviene mediante leva di carica azionabile sia in un’unica soluzione che con più movimenti successivi.</p>
<div id="attachment_4613" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/libretto-kristall.jpg"><img class="size-medium wp-image-4613 " title="libretto kristall" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/libretto-kristall-300x209.jpg" alt="Particolare di un libretto di istruzioni in lingua originale" width="300" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare di un libretto di istruzioni in lingua originale</p></div>
<p>-    Il selettore dei tempi si trova nella parte superiore destra dell’apparecchio, di fianco al pentaprisma.</p>
<p>-    L’otturatore è sincronizzato con il flash il cui attacco è posto sul lato destro del frontale; nella parte superiore dell’apparecchio, coassiale al selettore dei tempi di scatto, si trova una levetta che imposta il tipo di lampeggiatore, elettronico o a lampadine.</p>
<p>-    E’ dotata di autoscatto, che si carica con l’abbassamento della levetta posta sulla destra del frontale e si attiva mediante la pressione del pulsante posto al di sopra della stessa.</p>
<p>-    Il pulsante di scatto e il contafotogrammi sono coassiali alla leva di carica: quest’ultimo è azzerabile manualmente. Il pulsante di scatto è dotato di attacco a vite per scatto flessibile.</p>
<p>-    Per effettuare il riavvolgimento della pellicola esposta è necessario premere il pulsante cromato situato fra il selettore dei tempi e la leva di carica.<br />
Un apparecchio solido e compatto, così come quelli che lo avevano preceduto.</p>
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		<title>FATIF</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/01/26/fatif/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[FATIF]]></category>
		<category><![CDATA[1944]]></category>
		<category><![CDATA[DS]]></category>
		<category><![CDATA[DS 13 x 18]]></category>
		<category><![CDATA[DS2]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Scheimpflug]]></category>

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		<description><![CDATA[L’azienda milanese FATIF è nel contempo uno dei più titolati e dei meno conosciuti costruttori di apparecchiature fotografiche professionali da studio, per quanto riguarda sia gli apparecchi da ripresa che le attrezzature accessorie (banks, stativi, ecc …). Viene fondata nel 1944 e la sua produzione iniziale è costituita da fotocamere in legno di grande formato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4588" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/fatif.jpg"><img class="size-medium wp-image-4588" title="fatif" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/fatif-300x294.jpg" alt="Il logo FATIF in un banco ottico DS 13 x 18 della metà degli anni Settanta" width="300" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo FATIF in un banco ottico DS 13 x 18 della metà degli anni Settanta</p></div>
<p>L’azienda milanese <strong>FATIF</strong> è nel contempo uno dei più titolati e dei meno conosciuti costruttori di apparecchiature fotografiche professionali da studio, per quanto riguarda sia gli apparecchi da ripresa che le attrezzature accessorie (banks, stativi, ecc …). Viene fondata nel 1944 e la sua produzione iniziale è costituita da fotocamere in legno di grande formato (cm 13 x 18), sia per riprese in studio che nel formato “da viaggio”; fin dall’inizio i prodotti sono di ottima fattura, soprattutto per quanto riguarda i movimenti di regolazione delle standarte ai fini della composizione dell’’inquadratura. Nel corso degli anni Cinquanta viene progressivamente abbandonato l’uso del legno e gli apparecchi vengono realizzati prima con l’inserimento di parti metalliche, poi interamente in metallo. Alla XXXVII Fiera di Milano del 1959 vengono presentati tre apparecchi di grande formato, la <strong>Luxi Special Studio</strong> (cm 13 x 18) montata su una coppia di tubi telescopici, la <strong>Mayor Color </strong>(cm 13 x 18) e la<strong> Mayorette</strong> (cm 9 x 12) entrambe montate su un unico tubo (monotrave o monorotaia). Dall’inizio degli anni Sessanta vengono poi costruite le fotocamere <strong>Standard</strong> (cm 13 x 18), <strong>Tecnic’s Master</strong> (cm 9 x 12 e 4 x 5 pollici) e <strong>Super Color</strong> per i formati da cm 13 x 18 e 18 x 24.<span id="more-4586"></span></p>
<p>Il momento di svolta che pone definitivamente la <strong>FATIF</strong> fra i migliori costruttori di fotocamere a banco si verifica nel 1969, quando la collaborazione fra il designer Joe Colombo con l’ingegner Quintino Piana porta alla progettazione di un banco ottico di nuova concezione, il primo della serie <strong>DS</strong>. Si tratta di un apparecchio che unisce l’efficienza e soprattutto la versatilità ad un design decisamente originale, tanto che riceve una segnalazione al Premio “<em>Compasso d&#8217;oro</em>” e l&#8217;esposizione al Museum of Modern Art di New York. E’ dotato di tutti i movimenti di decentramento e di un doppio sistema di basculaggio, cioè la standarta anteriore portaobiettivo e quella posteriore porta chassis hanno entrambe la possibilità di modificare tanto la propria posizione quanto la propria angolazione rispetto agli assi sia orizzontale che verticale, mentre il basculaggio è possibile non solo alla base, ma anche rispetto all’asse ottico.</p>
<p>La combinazione di questi movimenti di regolazione consente di gestire al meglio l’inquadratura in determinati casi di ripresa (come per esempio la foto di architettura), di ovviare a fenomeni di distorsione dell’immagine o di sfruttare particolari principi ottici come per esempio la Regola o <strong>Legge di Scheimpflug</strong>. Questo banco, di cui si parlerà più diffusamente nell’apposita scheda illustrativa, viene realizzato nei formati di cm 9 x 12, 13 x 18 e 20 x 25; nel medesimo periodo vengono prodotte anche fotocamere per usi particolari come la <strong>FATIF</strong> Panoramica e quella per riprese aeree. Parallelamente prosegue la produzione di attrezzature da studio, sia nel settore degli stativi che in quello degli accessori per set fotografici, in particolare con il nuovo sistema di illuminazione a bank aereo. Nel 1986 il banco ottico <strong>DS</strong> si è evoluto nel modello <strong>DS2</strong>, tutt’ora in produzione. Come già si è detto si tratta di strumentazioni e attrezzature in grado a tutt’oggi di confrontarsi alla pari con quelle, spesso molto più conosciute, dei produttori europei o giapponesi.</p>
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		<title>La fotocamera Adox Golf</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/01/23/fotocamera-adox-golf/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1956]]></category>
		<category><![CDATA[Adox]]></category>
		<category><![CDATA[Adox Golf]]></category>
		<category><![CDATA[Adoxar]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Gauthier]]></category>
		<category><![CDATA[Cassar]]></category>
		<category><![CDATA[Folding]]></category>
		<category><![CDATA[mirino galileiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pronto]]></category>
		<category><![CDATA[rullo 120]]></category>
		<category><![CDATA[Steinheil]]></category>
		<category><![CDATA[Vario]]></category>

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		<description><![CDATA[
Si tratta di uno degli apparecchi di medio formato con cui la Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH di Francoforte rientra nel mercato delle fotocamere dopo gli anni della seconda guerra mondiale, una folding di tipo classico, un modello molto simile ad altri prodotti in quel periodo dalla maggior parte dei marchi europei. Il corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4576" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/La-Adox-Golf.jpg"><img class="size-medium wp-image-4576 " title="La Adox Golf" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/La-Adox-Golf-300x241.jpg" alt="La Adox Golf" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">La Adox Golf</p></div>
<p>Si tratta di uno degli apparecchi di medio formato con cui la <strong>Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH</strong> di Francoforte rientra nel mercato delle fotocamere dopo gli anni della seconda guerra mondiale, una <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> di tipo classico, un modello molto simile ad altri prodotti in quel periodo dalla maggior parte dei marchi europei. Il corpo macchina è rivestito di vulcanite, il soffietto è in cartoncino ricoperto esternamente con pelle di colore nero. E’ stata costruita con due diversi allestimenti, che riguardano sia l’ottica (Adox <strong>Adoxar</strong> oppure <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/steinheil/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Steinheil">Steinheil</a></strong> <strong>Cassar</strong>) che l’otturatore (<strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/vario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Vario">Vario</a></strong> oppure <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/pronto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Pronto">Pronto</a></strong>); la produzione è iniziata nel 1954 ed è terminata nel 1958/59. Sulla parte destra del frontale è stampato il caratteristico logo Adox, sulla piastra di base è impresso il nome Golf e sul dorso la dicitura Made in Germany. L’esemplare fotografato è databile all’incirca al 1956.<span id="more-4572"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a> </strong>a pellicola.</p>
<p>-    Inquadratura con <strong>mirino galileiano</strong>.</p>
<p>-    Formato del negativo cm 6 x 6 su pellicola in <strong>rullo 120</strong>.</p>
<p>-    Messa a fuoco su scala metrica da 1 metro a ∞</p>
<p>-    Obiettivo <strong>Adoxar </strong>da 75 mm prodotto dalla stessa <strong>Adox</strong> con apertura massima f/6.3.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4578" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/adox1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4578 " title="adox" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/adox1-300x113.jpg" alt="La parte superiore della fotocamera" width="300" height="113" /></a><p class="wp-caption-text">La parte superiore della fotocamera</p></div>
<p>-    Otturatore centrale <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/vario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Vario">Vario</a> a cinque lamelle prodotto dalla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a></strong> di Calmbach, con tempi di scatto di <strong>1/25, 1/50, 1/200, B</strong>.</p>
<p>- L’otturatore è dotato di contatto per lampeggiatore e di attacco a vite per cavetto flessibile.</p>
<p>- Il caricamento dell’otturatore e l’avanzamento della pellicola sono indipendenti, ma il pulsante di scatto si attiva soltanto ad avanzamento terminato. Sulla parte superiore dell’apparecchio è inoltre presente una minuscola finestra rotonda che diviene di colore rosso nel momento in cui il nuovo fotogramma si trova in posizione di ripresa e ritorna di colore bianco dopo lo scatto dell’otturatore.</p>
<p>- Il pulsante di scatto è situato nella parte superiore destra del corpo macchina, accanto alla ghiera di avanzamento pellicola, che scorre quindi da sinistra verso destra. In posizione simmetrica, sulla parte destra, si trova il pulsante di sblocco per l’apertura dell’apparecchio.</p>
<p>- E’ dotata di slitta portaccessori.</p>
<p>- Sul dorso è presente la finestrella per il controllo dell’avanzamento della pellicola, schermata di colore rosso e coperta da un’antina scorrevole.</p>
<p>Un apparecchio ben costruito, che fornisce prestazioni di buon livello, il cui limite maggiore è costituito dalla mancanza del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/telemetro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con telemetro">telemetro</a> per una messa a fuoco di precisione.</p>
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		<title>Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/Carl-Schleußner.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4554" title="Carl Schleußner" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/Carl-Schleußner-199x300.jpg" alt="Carl Schleußner" width="199" height="300" /></a>La <strong>Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH</strong> è una delle prime aziende tedesche apparse in seguito alla scoperta della <strong>fotografia</strong>, dal momento che la sua nascita risale al 1860, nella città di Francoforte, ad opera del dottor <strong>Carl Schleußner</strong> (Schleussner). Il fondatore è stato un pioniere per quanto riguarda le lastre sensibilizzate per usi fotografici e, secondo alcune fonti, si tratta del più antico produttore a livello industriale di questo genere di materiali. Al di là di classifiche più o meno attendibili è certo che Schleußner inizia la sua attività preparando lastre al <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-umido/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio umido">collodio umido</a></strong> e la prosegue nel corso della seconda metà del XIX secolo seguendo l’evoluzione dei materiali da ripresa e successivamente da stampa. Sul finire del secolo collabora con il fisico tedesco <strong>Wilhelm Conrad Röntgen</strong>, lo scopritore del Raggi X, realizzando nella sua azienda le prime lastre per radiografia. Si tratta di un marchio che ha attraversato tutti gli anni eroici della fotografia, mantenendo però sempre le dimensioni dell’impresa di tipo familiare, senza mai espandersi oltre un certo limite, come invece è avvenuto, per esempio, per la connazionale <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a></strong>; la produzione di materiali sensibili per foto e radiografia è la costante che ne accompagna la vita fino al 1934, quando l’azienda esordisce nel settore delle fotocamere. <span id="more-4548"></span>Il primo modello che porta il marchio <strong>Adox</strong> è la <strong>Adrette</strong>, che però viene costruita negli stabilimenti della <strong>Wirgin Kamerawerk</strong> e altro non è che il modello <strong>Edinex</strong> a cui è stato cambiato il nome; la medesima operazione viene effettuata subito dopo con la <strong>Adrette 3 x 4</strong>, una fotocamera per pellicola 127 che la Wirgin produce con il nome di <strong>Gewirette</strong>.<a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/adox.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4558" title="adox" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/adox.jpg" alt="adox" width="200" height="181" /></a></p>
<p>Nel 1937 inizia a produrre una pellicola in rullo di formato particolare per la <strong>Junka</strong>, una fotocamera miniaturizzata costruita dall’azienda tedesca <strong>Junka Werke</strong> di Zirndorf, nei pressi di Nürnberg. Il rapporto privilegiato di collaborazione commerciale esistente con la <strong>Wirgin Kamerawerk</strong> fa sì che nel 1938, nel momento in cui i fratelli Wirgin sono costretti a lasciare la Germania in quanto ebrei, la Adox proceda all’acquisto della loro azienda; si tratta chiaramente di un’operazione avvenuta di comune accordo, un sistema per salvaguardare l’operatività della fabbrica di <strong>Wiesbaden</strong>, tanto che alla fine del secondo conflitto mondiale <strong>Heinrich Wirgin</strong> tornerà e la ricomprerà. La ripresa della produzione avviene con alcuni modelli di fotocamere apparsi intorno al 1950, la piccola <strong>Juka 3&#215;4</strong>, la <strong>Adox Sport</strong> nei formati 6 x 9 e 4,5 x 6, la <strong>Start</strong> di formato 6 x 9 e le due box 6 x 6 <strong>Adox 66</strong> e <strong>Adox Blitz</strong>. Dal 1952 arrivano sul mercato pellicole 35 mm in bianco e nero dalle caratteristiche innovative, le famose <strong>Adox KB14</strong>, <strong>Adox KB17</strong> e <strong>Adox KB21</strong>; si tratta di film molto sottili che presentano un alto livello di nitidezza, con un’eccellente riproduzione della scala dei grigi ed una vasta differenziazione tonale anche in virtù del doppio strato anti alone. In un messaggio pubblicitario dell’epoca si diceva che la <strong>Adox </strong>“aveva aggiunto il grigio al bianco e nero”.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4560" class="wp-caption aligncenter" style="width: 283px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/Adox-pubblicità.jpg"><img class="size-medium wp-image-4560  " title="Adox pubblicità" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/Adox-pubblicità-273x300.jpg" alt="Pubblicità del 1956 che mostra la Adox 300 e le pellicole della serie KB" width="273" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità del 1956 che mostra la Adox 300 e le pellicole della serie KB</p></div>
<p>Sempre nel 1956 viene messa in produzione la <strong>Adox 300</strong>, la prima fotocamera 35 mm che monta caricatori a magazzino per pellicola 35 mm mediante la sostituzione del dorso. Dai primi anni Sessanta del Novecento sono in produzione i numerosi modelli di fotocamere delle serie <strong>Golf</strong> (in cinque successive diverse versioni) e <strong>Polo</strong> (sei modelli): di alcune di queste si parlerà più diffusamente nelle schede illustrative. Nel 1962 la famiglia <strong>Schleußner</strong> cede l’azienda alla statunitense <strong>DuPont</strong>, ed inizia a questo punto un lungo viaggio per il marchio Adox, che viene prima registrato negli Stati Uniti, poi trasferito ad un’associata, la Sterling Diagnostic Imaging, che lo utilizza per produrre pellicola radiografica. Nel frattempo la tecnologia relativa alle pellicole era stata venduta dalla DuPont all’azienda jugoslava <strong>Fotokemika</strong> che inizia a produrre materiale sensibile sotto licenza con l’etichetta<strong> Efke</strong>. Nel 1999 la Sterling viene acquistata dall’<strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a></strong> ed è in questo modo che il marchio rientra in Germania, ma, essendo inutilizzato, viene rimosso dal registro dei brevetti tedesco. E’ subito riutilizzato da altre aziende, in Canada dalla Adox Fotowerke Inc. e in Germania dal distributore Fotoimpex di Berlino che lo adopera per commercializzare materiale sensibile per fotografia analogica in bianco e nero. E’ tutt’ora esistente.</p>
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		<title>La fotocamera Kine Exacta (versione 5)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Jhagee (Exakta)]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
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		<description><![CDATA[
Si tratta della prima fotocamera prodotta dalla Jhagee dopo la fine della seconda guerra mondiale, un modello le cui caratteristiche tecniche fondamentali sono necessariamente identiche a quelle degli apparecchi prodotti fino a dieci anni prima. E’ la quinta ed ultima variante delle Exakta prima serie, le Kine Exakta, e viene prodotta nel 1948 in condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4514" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/Kine-Exacta.jpg"><img class="size-medium wp-image-4514 " title="Kine Exacta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/Kine-Exacta-300x236.jpg" alt="La Kine Exacta versione 5" width="300" height="236" /></a><p class="wp-caption-text">La Kine Exacta versione 5</p></div>
<p>Si tratta della prima fotocamera prodotta dalla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jhagee/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jhagee">Jhagee</a></strong> dopo la fine della seconda guerra mondiale, un modello le cui caratteristiche tecniche fondamentali sono necessariamente identiche a quelle degli apparecchi prodotti fino a dieci anni prima. E’ la quinta ed ultima variante delle <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a> </strong>prima serie, le <strong>Kine <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a></strong>, e viene prodotta nel <strong>1948</strong> in condizioni operative molto critiche, quasi esclusivamente per il mercato statunitense; la particolarità visivamente più appariscente è relativa al nome, nel quale la lettera <strong>c</strong> sostituisce la <strong>k</strong>, proprio in funzione del paese a cui è destinata. Il nome <strong>Exacta</strong> anziché <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a></strong> era già stato utilizzato per la versione 3 del 1937, in quanto anch’essa destinata al mercato U.S.A., ed appare anche su una serie limitata delle prime <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a> II</strong> costruite pure dal 1948. L’identificazione dell’<strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a> II</strong> non pone problemi in quanto si tratta di un modello diverso, la differenziazione tra le versioni 3 e 5 è invece meno agevole, se non per i numeri di matricola che nella 5 vanno all’incirca dal 613000 al 650000. Da un punto di vista tecnico la sola modifica sostanziale rispetto all’ultima versione anteguerra (la Kine <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a> 4 del 1938) risiede nel selettore dei tempi di scatto lenti e lenti ritardati, dove 1/5 di secondo ha sostituito 1/10. Le altre modifiche, come la ghiera del selettore stesso priva del solco centrale, gli occhielli per la tracolla fissi e rivettati, l’attacco per il treppiede più sporgente, la mancanza del logo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jhagee/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jhagee">Jhagee</a>, ecc … sono di scarsa rilevanza. Sul dorso di alcuni esemplari appare la dicitura “Made in Germany”.<span id="more-4511"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-  <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/reflex/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con reflex">Reflex</a></strong> monobiettivo (<strong>SLR</strong>).</p>
<p>-  Formato del negativo mm 24 x 36 su pellicola in rullino 135.</p>
<p>-  Inquadratura <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/reflex/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con reflex">reflex</a> con pozzetto oppure con mirino a traguardo.</p>
<p>-  Messa a fuoco su vetro smerigliato con lente di ingrandimento abbassabile manualmente. Lo specchio si posiziona a 45° a seguito del caricamento dell’otturatore e rimane alzato dopo lo scatto</p>
<p>- Obiettivo normale <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a> Tessar</strong> da 50 mm, con apertura massima sia f/3,5 che f/2. Erano in catalogo anche il <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a> Biotar</strong> da 58 mm con apertura massima f/2 come nell’esemplare fotografato, oppure il <strong>Trioplan</strong> della <strong>Hugo Meyer</strong> di Görlitz con apertura massima f/2,9 oppure il <strong>Victar</strong> della <strong>Ernst Ludwig Optisches Werk</strong> sempre con apertura massima f/2,9.</p>
<p>-  Innesto delle ottiche a baionetta, sbloccabili mediante una leva situata sulla sinistra dell’ottica stessa.</p>
<p>-  Per quanto riguarda l’obiettivo dell’esemplare fotografato, i valori del diaframma a iride posto fra i due gruppi ottici del <strong>Biotar</strong> corrispondono a <strong>f/2 – f/2,8 – f/4 – f/5,6 – f/8 – f/11 – f/16 – f/22</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4516" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/parte-superiore-kine-exacta.jpg"><img class="size-medium wp-image-4516 " title="parte superiore kine exacta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/parte-superiore-kine-exacta-300x157.jpg" alt="La parte superiore dell’apparecchio" width="300" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">La parte superiore dell’apparecchio</p></div>
<p>-  Otturatore a tendina sul piano focale il cui caricamento avviene con una leva posta sulla sinistra della fotocamera, azionabile in un unico movimento. La leva sul lato sinistro è uno degli elementi che caratterizzano le fotocamere<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a></strong>, nelle quali, di conseguenza, lo scorrimento della pellicola avviene da destra verso sinistra.</p>
<p>-  L’impostazione dei tempi di scatto avviene mediante due diversi comandi:</p>
<ul>
<li>per i tempi <strong>1/25, 1/50, 1/100, 1/150, 1/250, 1/500, 1/1000, B, Z (T)</strong> mediante la ghiera di sinistra posta accanto al mirino</li>
</ul>
<ul>
<li>per i tempi lenti <strong>1/5, 1/2 , 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12</strong> secondi e per quelli lenti ritardati <strong>1/5, 3/4, 1½, 2, 3, 4, 5, 6</strong> secondi mediante la ghiera di destra.</li>
</ul>
<p>L’impostazione dei tempi lenti può avvenire se quella dei tempi normali si trova nelle posizioni <strong>B</strong> o <strong>Z</strong>. In alcuni esemplari la serie dei tempi lenti ritardati è in colore rosso.</p>
<p>-  Lo scatto ritardato è utilizzabile come autoscatto, ma anche avendo impostato uno dei tempi veloci è possibile ritardare lo scatto di circa 12 secondi caricando l’otturatore con la leva, impostando un tempo veloce e ponendo la ghiera di destra nella zona dei tempi lenti ritardati (da 1/5  a 6 secondi).</p>
<p>- Il pulsante di scatto si trova nel frontale, sulla sinistra dell’obiettivo, dotato di attacco a vite per cavetto flessibile.</p>
<p>- Nella parte destra è invece presente un attacco bipolare per lampeggiatori a lampadine; il contatto più in alto è una modifica apportata dal costruttore a partire dal modello 4 del 1938 per consentire un migliore fissaggio dell’ingombrante lampeggiatore <strong>Vacublitz</strong>.</p>
<p>-  La fotocamera è dotata di contafotogrammi, coassiale alla leva di carica ed azzerabile manualmente.</p>
<p>-  E’ presente la taglierina interna che consente di utilizzare un rullino soltanto in parte. La pellicola infatti può essere avvolta sia sul rocchetto ricevitore sia all’interno di un rullino vuoto. Nel primo caso, una volta esposta, deve essere normalmente riavvolta dopo aver sbloccato il rocchetto ricevitore portando in posizione <strong>R </strong>un cursore posto dietro la ghiera di selezione dei tempi rapidi; l’avvolgimento in un caricatore vuoto consente invece di utilizzare un rullino anche soltanto parzialmente senza pregiudicarne la parte ancora vergine, in quanto la pellicola esposta può essere tagliata con una taglierina situata accanto alla sede del rullino e riavvolta. La taglierina è fissata ad un perno trascinabile verso il basso dopo averlo sbloccato mediante svitamento dal corpo della fotocamera.</p>
<p>Nonostante sia stata costruita, come già si è detto, in condizioni operative abbastanza precarie, si tratta di un ottimo apparecchio, nella migliore tradizione di questa casa costruttrice.</p>
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		<item>
		<title>Officine Galileo (parte seconda)</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/01/12/officine-galileo-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo (Officine Galileo)]]></category>
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La ripresa dell’attività alla fine della guerra è caratterizzata da un’ampia diversificazione della produzione, che, oltre a mantenere in catalogo i prodotti per uso civile già presenti, si estende verso settori molto diversi, dai telai per la tessitura agli accendini, dai frigoriferi alle fotocamere.  Per quanto riguarda il settore fotografico erano già stati realizzati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<div id="attachment_4527" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/condor.jpg"><img class="size-medium wp-image-4527 " title="condor" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/condor-300x295.jpg" alt="l gruppo obiettivo/otturatore di una Condor Id" width="300" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Il gruppo obiettivo/otturatore di una Condor Id</p></div>
<p style="text-align: left;">La ripresa dell’attività alla fine della guerra è caratterizzata da un’ampia diversificazione della produzione, che, oltre a mantenere in catalogo i prodotti per uso civile già presenti, si estende verso settori molto diversi, dai telai per la tessitura agli accendini, dai frigoriferi alle fotocamere.  Per quanto riguarda il settore fotografico erano già stati realizzati in passato apparecchi per aerofotogrammetria e rilevamento, ma dal 1948 inizia la costruzione di una fotocamera a <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/telemetro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con telemetro">telemetro</a></strong> “<strong>modello <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a></strong>” che viene commercializzata da <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong>, la <strong>Condor I</strong>. A partire dal 1950 il modello base è seguito in breve tempo da altre tre versioni successive che si differenziano per la presenza della sincronizzazione e di un diverso attacco per lo scatto flessibile (mod. Ib), per il piedino di appoggio ripiegabile sotto la base, per l’otturatore <strong>Aplon Rapid</strong> e per l’autoscatto (mod. Ic) e per l’obiettivo <strong>Eliog</strong> con apertura massima f/2,8 (mod. Id); ogni successiva versione mantiene le caratteristiche migliorative della precedente. Una notazione abbastanza curiosa riguardo la <strong>Condor I </strong>si riferisce al fatto che viene prodotta anche con la denominazione <strong>Candog I</strong>, destinata esclusivamente al mercato australiano, dal momento che l’accordo commerciale stipulato con <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a> </strong>ha escluso quel paese: non potendo utilizzare il termine<strong> Condor</strong> per evidenti motivi di copyright, il nome viene parzialmente modificato.  Dal 1951 appaiono due versioni più economiche della <strong>Condor I</strong>, la <strong>Condor Junior</strong> e la <strong>Condoretta</strong>. La <strong>Condor Junior </strong>è essenzialmente una <strong>Condor I </strong>senza il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/telemetro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con telemetro">telemetro</a>, mentre la <strong>Condoretta</strong>, pure priva di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/telemetro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con telemetro">telemetro</a></strong>, è un progetto in parte innovativo in quanto è dotata nella parte superiore della slitta portaccessori e presenta un obiettivo leggermente grandangolare privo del cannotto rientrante: nella prima versione l’ottica è un <strong>Terog</strong> 4/40 mm, nella seconda è un <strong>Eliog</strong> 3,5/40 mm.<span id="more-4524"></span></p>
<div id="attachment_4533" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/pubblicità.jpg"><img class="size-medium wp-image-4533 " title="pubblicità" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/pubblicità-224x300.jpg" alt="Pubblicità francese anni Cinquanta di alcune fotocamere Ferrania-Galileo" width="224" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità francese anni Cinquanta di alcune fotocamere <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a>-Galileo</p></div>
<p>Nello stesso periodo le<strong> Officine Galileo</strong> forniscono alla<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong> ottiche ed otturatori destinati ad altre fotocamere, quali la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> <strong>Falco</strong> oppure le medio formato <strong>Astor</strong> ed <strong>Elioflex</strong>. Dal 1952 è in commercio la <strong>Condor II</strong>, un apparecchio con caratteristiche tecniche molto interessanti a cominciare dall’obiettivo <strong>Esaog</strong> da 50 mm a sei lenti trattate antiriflesso con apertura massima f/2, con <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/telemetro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con telemetro">telemetro</a> accoppiato e leva di carica rapida che arma contemporaneamente l’otturatore <strong>Iscus Rapid</strong> (su cannotto rientrante) dotato di tempi da 1 secondo fino a 1/500. Nella seconda versione è presente anche l’indicatore di sensibilità della pellicola usata. Per questa serie di apparecchi tipo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a></strong>, prodotti nello stabilimento di Firenze, vengono realizzati anche numerosi accessori, in primo luogo filtri, lenti addizionali, paraluce e treppiedi, ma anche stativi per riproduzione, attacchi per microscopio e proiettori. Un accessorio particolare è costituito dallo <strong>Stereografo Galil</strong>, un aggiuntivo prodotto in tre diverse versioni dedicate ai vari modelli di Condor I e Condor II, per poter riprendere stereofotografie; vengono naturalmente realizzati anche i relativi mirini nonché stereovisori da tavolo e da proiezione.</p>
<p>Gli obiettivi delle serie <strong>Eliog</strong> (tre lenti), <strong>Tesog</strong> e <strong>Telelog</strong> (quattro lenti), <strong>Esaog</strong> (sei lenti) sono prodotti anche nella versione con attacco a vite <strong>M39 x 1</strong> in svariate focali che vanno dai grandangoli da 35 mm fino ai tele da 135 mm; molti di questi vengono forniti a diverse aziende, italiane e non, che producono apparecchi tipo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a></strong>. Con il medesimo attacco vengono anche costruite nello stabilimento di Milano due ottiche molto interessanti, l’<strong>Ogmar</strong> da 90 mm con apertura f/4 specificamente prodotto per il ritratto e l’<strong>Eptamitar</strong> (sette lenti) da 50 mm con apertura f/2, un obiettivo dalle notevolissime prestazioni. La produzione di ottiche è completata da una vasta gamma di obiettivi per proiezione cinematografica. Un capitolo a parte deve essere riservato alla fotocamera <strong>GaMi 16</strong>, un prodotto unico e straordinario, la microcamera più raffinata ed accessoriata mai realizzata nell’intera storia degli apparecchi analogici, alla quale è indispensabile dedicare una trattazione a parte. La progettazione di questo eccezionale apparecchio (formato 12&#215;17 mm su pellicola 16 mm) ha inizio in pieno periodo bellico mentre la produzione di serie inizia nel 1953 e continua all’incirca per una decina d’anni. La produzione della serie Condor termina invece sul finire degli anni Cinquanta del Novecento; nel 1964 la produzione ottica di Milano è trasferita a Firenze e nel 1972 lo stabilimento ex- <strong>Koristka</strong> viene chiuso. La sede centrale dell’azienda si trasferisce successivamente nella zona di Campi Bisenzio dove ancora si trova; attualmente (Selex Galileo) è parte di Finmeccanica, produce attrezzature d&#8217;avanguardia per ottica ed elettronica e fornisce strumentazione scientifica molto avanzata per satelliti e sonde spaziali. Per quanto attiene la qualità dei componenti ottici per fotografia di cui si è detto, le <strong>Officine Galileo </strong>vanno inserite fra i più quotati produttori a livello mondiale.</p>
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		<title>La fotocamera N° 2C Kodak Junior</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/01/09/fotocamera-2c-kodak-junior/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[George Eastman: la Kodak]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1918]]></category>
		<category><![CDATA[A 130]]></category>
		<category><![CDATA[Autographic]]></category>
		<category><![CDATA[Ball Bearing]]></category>
		<category><![CDATA[Bausch & Lomb Optical Company]]></category>
		<category><![CDATA[Eastman Kodak Company]]></category>
		<category><![CDATA[Folding]]></category>
		<category><![CDATA[Kodak]]></category>
		<category><![CDATA[N° 2C Autographic Kodak Junior]]></category>
		<category><![CDATA[N° 2C Kodak Junior]]></category>
		<category><![CDATA[Rapid Rectilinear]]></category>
		<category><![CDATA[rullo 130]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta di uno degli innumerevoli modelli Kodak apparsi durante il primo ventennio del Novecento che sono stati commercializzati sia nella versione per così dire “normale” sia in quella Autographic. L’esemplare fotografato presenta a tale proposito elementi contraddittori, in quanto sulla standarta portaottica appare la dicitura N° 2C Kodak Junior, mentre il dorso è quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4493" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/La-N°-2C-Kodak-Junior.jpg"><img class="size-medium wp-image-4493 " title="La N° 2C Kodak Junior" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/La-N°-2C-Kodak-Junior-233x300.jpg" alt="La N° 2C Kodak Junior" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La N° 2C <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Junior</p></div>
<p>Si tratta di uno degli innumerevoli modelli <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a></strong> apparsi durante il primo ventennio del Novecento che sono stati commercializzati sia nella versione per così dire “normale” sia in quella <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/autographic/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Autographic">Autographic</a></strong>. L’esemplare fotografato presenta a tale proposito elementi contraddittori, in quanto sulla standarta portaottica appare la dicitura <strong>N° 2C <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Junior</strong>, mentre il dorso è quello di una <strong>N° 2C <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/autographic/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Autographic">Autographic</a> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Junior</strong>: dal momento che i due modelli hanno le stesse caratteristiche e dimensioni è evidente che il dorso, completamente rimovibile, è stato sostituito. La costruzione di entrambi i modelli è iniziata verso il 1916 ed è proseguita fino al 1930.  Il corpo macchina è in legno, la piastra anteriore e la copertura del dorso sono di lamiera metallica, il tutto rivestito in pelle di colore nero; il soffietto è in stoffa ricoperta di pelle pure di colore nero. L’esemplare fotografato è databile al 1918 circa.<span id="more-4490"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a></strong>.</p>
<p>-    Formato del negativo 2⅞ x 4⅞ inch (7,3 x 12,4 cm) su pellicola in <strong>rullo 130</strong>. Nella versione</p>
<div id="attachment_4494" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/finestra-Autographic.jpg"><img class="size-medium wp-image-4494 " title="finestra Autographic" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/finestra-Autographic-300x200.jpg" alt="La finestra Autographic sul dorso, con lo stilo per tracciare le scritte" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La finestra <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/autographic/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Autographic">Autographic</a> sul dorso, con lo stilo per tracciare le scritte</p></div>
<p><strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/autographic/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Autographic">Autographic</a></strong> la pellicola è denominata <strong>A 130</strong>. Lo scorrimento della pellicola avviene dal basso verso l’alto con apparecchio in posizione verticale.</p>
<p>-    Per effettuare il caricamento il dorso va completamente rimosso mediante la pressione di due pulsanti di sblocco che ne determinano lo sganciamento dal corpo macchina.</p>
<p>-    Inquadratura con mirino a specchio reversibile orizzontale/verticale.</p>
<p>-    Messa a fuoco su scala metrica, espressa sia in metri (da 3 a 30 metri) che in feet (da 6 a 100 feet); le diverse distanze sono individuate da tacche nelle quali va ad inserirsi una linguetta solidale al carrello portaottica sbloccabile con la pressione di un pulsante.</p>
<p>-    Obiettivo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a></strong> da 150 mm prodotto dalla <strong>Bausch &amp; Lomb Optical Company</strong> .</p>
<p>-    Diaframma a iride posto anteriormente all’obiettivo con valori di apertura <strong>1, 2, 3, 4</strong> non espressi in f/. Il valore 1 corrisponde alla massima apertura.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4496" class="wp-caption aligncenter" style="width: 307px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/otturatore-Ball-Bearing.jpg"><img class="size-medium wp-image-4496 " title="otturatore Ball Bearing" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/otturatore-Ball-Bearing-297x300.jpg" alt="Particolare dell’elegante selettore dei tempi di scatto sull’otturatore Ball Bearing" width="297" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare dell’elegante selettore dei tempi di scatto sull’otturatore Ball Bearing</p></div>
<p>-    Otturatore centrale <strong>Ball Bearing</strong> a cinque lamelle prodotto dalla stessa <strong>Eastman <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Company</strong> con tempi di scatto di <strong>1/25, 1/50, 1/100, B, T.</strong> E’ dotato di attacco a vite per cavetto flessibile.</p>
<p>-    In posizione di ripresa verticale l’apparecchio poggia sul classico piedino pieghevole, nella posizione di ripresa orizzontale su un piccolo piedino pieghevole posto sul lato destro della piastra anteriore, accanto alla guida di scorrimento del carrello portaottica.</p>
<p>-    Sul dorso è presente la finestrella rotonda schermata di colore rosso per il controllo dell’avanzamento dei fotogrammi.</p>
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		<title>Officine Galileo (parte prima)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo (Officine Galileo)]]></category>
		<category><![CDATA[1870]]></category>
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		<category><![CDATA[Weston Electrical Instrument Co.]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le origini più antiche delle Officine Galileo vanno ricercate nella lunga tradizione fiorentina nel settore della costruzione di strumenti ottico/scientifici di misura e di precisione, tradizione che affonda le proprie origini nell’opera dello stesso Galileo Galilei e nell’impulso che a tale attività era stato dato già nel XVII secolo dalla famiglia Medici anche con l’assenso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/officine-galileo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4478" title="officine galileo" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/officine-galileo.jpg" alt="officine galileo" width="400" height="138" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Le origini più antiche delle Officine Galileo vanno ricercate nella lunga tradizione fiorentina nel settore della costruzione di strumenti ottico/scientifici di misura e di precisione, tradizione che affonda le proprie origini nell’opera dello stesso Galileo Galilei e nell’impulso che a tale attività era stato dato già nel XVII secolo dalla famiglia Medici anche con l’assenso alla fondazione dell’Accademia del Cimento. Un secondo importante passaggio è del 1831, con la chiamata dello scienziato Giovan Battista Amici alla direzione del museo fiorentino della Specola e con l’impulso dato da quest’ultimo alla costruzione di strumentazione ottica come telescopi, cannocchiali e microscopi. Attorno alla figura dell’Amici si raccolgono un certo numero di scienziati e di tecnici e la necessità di non disperdere conoscenze ed attrezzature porta alla proposta di fondazione di una vera e propria società in grado di produrre a livello industriale strumentazione scientifica di precisione. Pare che la proposta sia stata avanzata dallo stesso Amici nel 1862, ma che, in seguito alla sua morte avvenuta nell’anno successivo, sia stata portata avanti negli anni successivi soprattutto dal professor Giovan Battista Donati e da professor Angiolo Vegni appoggiandosi ad un tecnico di nome Poggiali. Il primo documento che porta la dicitura “<strong>Officine Galileo</strong>” è del 1870 e si riferisce alla richiesta al Comune di un terreno dove costruire un fabbricato nel quale spostare l’attività produttiva in quel momento ubicata presso alcuni locali dell’Istituto Tecnico di Firenze.<span id="more-4470"></span></p>
<p style="text-align: left;">Nel 1875 le <strong>Officine Galileo</strong> risultano essere di proprietà di Angiolo Vegni ed occupano una quarantina di addetti: la produzione riguarda</p>
<div id="attachment_4480" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/pubblicità-galileo.jpg"><img class="size-medium wp-image-4480 " title="pubblicità galileo" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/pubblicità-galileo-216x300.jpg" alt="Pubblicità del 1938" width="216" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità del 1938</p></div>
<p>strumentazione scientifica di precisione per geodesia ed astronomia. Dal 1880 ha inizio la costruzione di<strong> telemetri</strong> per la Marina Militare e negli anni successivi l’attività comprende apparecchiature elettriche come <strong>galvanometri</strong> ed amperometri, nonché orologi da torre e lenti, per la produzione delle quali è stata aperta una specifica sezione ottica. Alla morte del professor Vegni la proprietà passa all’Istituto Agrario Vegni e, dopo un periodo di relativa crisi dovuto alla cessazione delle commesse militari, nel 1896 si costituisce la Società in Accomandita “Ing. G. Martinez &amp; C.”, con socio accomandatario l’ingegner Giulio Martinez (appena venticinquenne, proveniente dalla Marina Militare) e con la Fondazione Vegni come accomandante con i 2/3 del capitale, ma senza responsabilità gestionale. Riprendono le forniture militari (periscopi, proiettori) e sul finire del XIX secolo i <strong>telemetri</strong> vengono forniti anche alla Marina Imperiale giapponese a testimonianza della qualità del prodotto e della notorietà acquisita nel tempo dall’azienda. Dal 1900 sono in produzione apparecchiature per il puntamento e il comando delle artiglierie nonché per la telegrafia ottica e in quegli anni viene anche stipulato un accordo commerciale con la statunitense <strong>Weston Electrical Instrument Co.</strong> di Newark. Nel 1906, in seguito a nuove difficoltà finanziarie, la società è messa in liquidazione ed acquisita da un gruppo di cui fanno parte anche la S.A.D.E. e i Cantieri Navali di Livorno: la nuova azienda che nasce assume il nome di <strong>Officine Galileo SA</strong> e conta circa duecento dipendenti, fra cui l’ing. Martinez, che va ad affiancare la nuova direzione aziendale.</p>
<p style="text-align: left;">Viene avviata la costruzione del nuovo stabilimento fiorentino di Rifredi nel quale vengono costruiti soprattutto apparecchi di misurazione elettrica ed attrezzature militari per il puntamento e il tiro, compresi apparecchi fotografici specificamente dedicati alla fotografia aerea. La guerra di Libia e il successivo primo conflitto mondiale assorbono gran parte dei prodotti della Galileo, che dopo il 1918 va incontro ad un altro periodo di crisi con una temporanea messa in liquidazione della società. L’avvento del fascismo determina però un nuovo impegno e nuove commesse nel settore bellico e nel 1929 viene acquistata la <strong>Koristka</strong> di Milano, un’azienda attiva fin dal 1881, un marchio molto noto nel campo dei microscopi e delle ottiche da ripresa, che fin dai primi anni del secolo realizzava tra l’altro alcuni prodotti su licenza della <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> </strong>di<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a>.</strong> Nello stabilimento di Milano la produzione riguarda soprattutto strumenti ottici per uso civile e nei cataloghi appaiono anche obiettivi fotografici. Negli anni 1943/45 l’azienda viene trasferita a Pordenone per ragioni strategiche ed è in questa città che uno dei dipendenti, il cavalier <strong>Antonio Gatto</strong>, avvierà nell’immediato dopoguerra una piccola produzione di fotocamere “modello <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a>” chiamate <strong>Sonne</strong>, utilizzando anche macchinari rilevati dalla Galileo nel momento in cui quest’ultima fa ritorno a Firenze. Dal 1946 si pone ancora una volta il problema di riconvertire la parte di produzione bellica verso il mercato civile ed è in questo contesto che la <strong>Galileo</strong> si affaccia sul settore delle fotocamere avviando una collaborazione commerciale con la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong>.</p>
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		<title>La fotocamera Condoretta (primo tipo)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 12:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ferrania]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo (Officine Galileo)]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1951]]></category>
		<category><![CDATA[Aplon]]></category>
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		<category><![CDATA[Condoretta]]></category>
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		<category><![CDATA[Officine Galileo]]></category>
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La Condoretta rappresenta la versione semplificata e quindi meno costosa della Condor, la fotocamera progettata e costruita dalle Officine Galileo di Firenze, che viene distribuita da Ferrania con il proprio marchio a partire dal 1948. In questo caso sulla vulcanite che ricopre il dorso dell’apparecchio sono impressi il nome ed entrambi i marchi. Appare nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4459" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/condoretta.jpg"><img class="size-medium wp-image-4459 " title="condoretta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/condoretta-300x226.jpg" alt="La Condoretta" width="300" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">La Condoretta</p></div>
<p>La <strong>Condoretta</strong> rappresenta la versione semplificata e quindi meno costosa della <strong>Condor</strong>, la fotocamera progettata e costruita dalle <strong>Officine Galileo</strong> di Firenze, che viene distribuita da <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong> con il proprio marchio a partire dal 1948. In questo caso sulla vulcanite che ricopre il dorso dell’apparecchio sono impressi il nome ed entrambi i marchi. Appare nel 1951 e le differenze sostanziali rispetto al modello a cui si ispira sono relative alla mancanza del <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/telemetro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con telemetro">telemetro</a></strong>, a un diverso otturatore e alla differente dotazione ottica, costituita da un obiettivo <strong>Terog</strong> da 40 mm in sostituzione dell’<strong>Eliog</strong> da 50 mm; ne viene prodotto quasi immediatamente anche un secondo tipo, nel quale è di nuovo montato l’obiettivo Eliog, mantenendo però inalterati la focale da 40 mm e il tipo di otturatore.</p>
<p><span id="more-4454"></span> L’obiettivo è privo del cannotto rientrante e ciò rende questo apparecchio più compatto della Condor, anche se le procedure di avanzamento pellicola, caricamento e scatto sono identiche; uguale anche il contafotogrammi, posizionato sul fondello ed azzerabile manualmente. L’esemplare fotografato è databile al 1951.</p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    Compatta.</p>
<p>-    Formato del negativo mm 24 x 36 su pellicola in rullino 135.</p>
<p>-    Inquadratura con mirino galileiano. Accanto al mirino, nella parte superiore dell’apparecchio, è fissata una slitta portaccessori.</p>
<p>-    Messa a fuoco su scala metrica da 1 m a ∞ mediante rotazione della lente anteriore.</p>
<div id="attachment_4462" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/condoretta-dorso.jpg"><img class="size-medium wp-image-4462 " title="condoretta dorso" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/condoretta-dorso-300x172.jpg" alt="Il dorso con il nome e i marchi di fabbrica" width="300" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Il dorso con il nome e i marchi di fabbrica</p></div>
<p>-    Obiettivo <strong>Terog </strong>da 40 mm con apertura massima f/4.</p>
<p>-    Diaframma a iride con valori<strong> f/4 – f/5.6 – f/8 – f/11 – f/16 – f/22.</strong></p>
<p>-    Otturatore centrale <strong>Aplon</strong> a tre lamelle con tempi di scatto di <strong>1 sec, 1/2, 1/5, 1/10, 1/25, 1/50, 1/100, 1/300, B.</strong></p>
<p>- La carica dell’otturatore e lo scorrimento della pellicola sono indipendenti, ma interconnessi da un punto di vista operativo. La molla dell’otturatore può essere armata in ogni caso, ma se la pellicola non è stata fatta avanzare fino al nuovo fotogramma lo scatto non può avvenire: ciò previene il rischio di doppie esposizioni.</p>
<p>- Lo sblocco del rocchetto per procedere al riavvolgimento della pellicola esposta si ottiene azionando il cursore posto dietro al pulsante di scatto fino a scoprire un puntino di colore rosso.</p>
<p>Nel complesso è un apparecchio di livello più che buono, qualitativamente coerente con gli altri modelli prodotti per <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong> negli stabilimenti delle <strong>Officine Galileo</strong>.</p>
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