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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità</title>
	
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	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 08:37:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La fotocamera CMF Robi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bencini]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
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Abbiamo già parlato ripetutamente della coppia di fotocamere Robi e Gabri che Antonio Bencini mette in produzione a partire dal 1938 dedicandole ai figli Roberto e Gabriella; ciò avviene contestualmente alla modifica del nome della sua azienda, che da ICAF diventa CMF. Nasce con il nome Roby, ma questo termine dal sapore troppo anglosassone non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5337" class="wp-caption aligncenter" style="width: 295px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/Robi-.jpg"><img class="size-medium wp-image-5337 " title="Robi" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/Robi--285x300.jpg" alt="La Robi" width="285" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La Robi</p></div>
<p>Abbiamo già parlato ripetutamente della coppia di fotocamere <strong>Robi </strong>e <strong>Gabri</strong> che <strong>Antonio Bencini </strong>mette in produzione a partire dal 1938 dedicandole ai figli Roberto e Gabriella; ciò avviene contestualmente alla modifica del nome della sua azienda, che da <strong>ICAF</strong> diventa <strong>CMF</strong>. Nasce con il nome <strong>Roby</strong>, ma questo termine dal sapore troppo anglosassone non piace al fascismo (i regimi hanno sempre paura delle parole!!), che stabilisce la modifica della<strong> y</strong> finale; questo apparecchio non è altro che il modello di formato maggiore della piccola Gabry/Gabri, dal momento che le caratteristiche tecniche sono praticamente le stesse. È costruita in lamierino metallico verniciato a smalto nero e in gran parte rivestito di carta telata di colore nero. Si tratta di un oggetto poco comune sul mercato del collezionismo; l’esemplare fotografato è mancante della cinghietta di trasporto ed è databile al <strong>1940</strong> circa.<span id="more-5335"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-  Fotocamera di tipo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a></strong>.</p>
<p>-  Formato del negativo cm 6 x 9 su pellicola in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-120/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 120">rullo 120</a></strong> oppure 620.</p>
<p>-  Il caricamento della pellicola si effettua rimuovendo completamente la parte interna dell’apparecchio dal lato destro dopo averla sbloccata mediante un cursore posto sul fianco sinistro.</p>
<p>-  Lo scorrimento della pellicola avviene in senso verticale, dal basso verso l’alto, mediante la rotazione di una ghiera posta anch’essa sul lato destro.</p>
<p>-  Sul dorso si trova la finestrella rotonda per il controllo del numero del fotogramma, schermata di colore rosso.</p>
<p>-  Inquadratura mediante mirino a specchio, reversibile orizzontale/verticale.</p>
<p>-  Obiettivo a fuoco fisso costituito da un semplice menisco di focale 105 mm con una sola apertura del diaframma al valore di f/11; tali parametri sono indicati sul disco cromato che circonda l’obiettivo.</p>
<p>-  Otturatore a moto alternato dotato di una sola velocità di otturazione di circa <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50 di secondo, sempre in posizione di scatto, più la posa B. Lo scatto è determinato dall’abbassamento della levetta posta più in alto sul lato destro dell’apparecchio, con quella situata in basso si imposta invece l’otturatore sulla posa B.</p>
<p>Questa fotocamera è stata realizzata in diverse versioni, nella prima delle quali il nome dell’azienda è ICAF e quello dell’apparecchio è appunto Roby. Ne sono note complessivamente almeno sette varianti, ma le differenze sono comunque riferite a particolari di carattere esclusivamente estetico (scritte bianche su fondo nero, forma della ghiera di avvolgimento pellicola, ecc …). È quindi un apparecchio semplicissimo, privo di regolazioni di qualsiasi tipo, utilizzabile in condizioni di luce ottimali.</p>
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		<title>La fotocamera Conway</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/05/14/la-fotocamera-conway/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[Standard Cameras Ltd. (Conway)]]></category>
		<category><![CDATA[1950]]></category>
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Si tratta del modello base della serie di fotocamere realizzate dalla Standard Cameras Limited di Birmingham nel corso degli anni Quaranta del Novecento, la cui produzione è poi continuata anche nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. È un apparecchio caratterizzato da estrema semplicità costruttiva, la cui particolarità più rilevante consiste nella presenza di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5324" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/conway.jpg"><img class="size-medium wp-image-5324 " title="conway" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/conway-300x298.jpg" alt="La Conway" width="300" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">La Conway</p></div>
<p>Si tratta del modello base della serie di fotocamere realizzate dalla <strong>Standard Cameras Limited</strong> di Birmingham nel corso degli anni Quaranta del Novecento, la cui produzione è poi continuata anche nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. È un apparecchio caratterizzato da estrema semplicità costruttiva, la cui particolarità più rilevante consiste nella presenza di un <strong>filtro verde</strong> incorporato che può essere inserito/disinserito dall’operatore. L’uso del filtro verde è evidentemente riferito all’utilizzazione di pellicola in bianco e nero, in particolare per riprese di paesaggio, in quanto schiarisce la tonalità grigia della vegetazione fornendo della stessa una maggiore varietà di toni. La struttura esterna è realizzata in cartone pressato rivestito di vulcanite di colore nero, mentre l’interno è in lamiera metallica. L’obiettivo è circondato da una lastrina ottagonale in lamiera cromata sulla quale sono serigrafati il nome dell’apparecchio, il formato del negativo, due posizioni di regolazione della messa a fuoco e “Made in England”. L’esemplare fotografato è databile al <strong>1950</strong> circa.<span id="more-5322"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    Fotocamera di tipo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a></strong>.</p>
<p>-    Formato del negativo cm 6 x 9 su pellicola in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-120/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 120">rullo 120</a> </strong>oppure 620.</p>
<p>-    Il caricamento della pellicola si effettua rimuovendo completamente la copertura posteriore; lo scorrimento della pellicola avviene in senso verticale, dal basso verso l’alto mediante la rotazione di una manopola posta sul lato destro.</p>
<p>-    Sul dorso si trova la finestrella rotonda per il controllo del numero del fotogramma, schermata di colore rosso e coperta da un’antina metallica girevole.</p>
<p>-    Inquadratura mediante due mirini a specchio, per le riprese orizzontali e verticali, protetti da paraluce metallici sollevabili.</p>
<p>-    Obiettivo a fuoco fisso costituito da un semplice menisco, di focale e casa produttrice non indicate, valutabile all’incirca in 105 mm in relazione al formato del negativo.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5327" class="wp-caption aligncenter" style="width: 279px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/lato-destro-conway.jpg"><img class="size-medium wp-image-5327 " title="lato destro conway" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/lato-destro-conway-269x300.jpg" alt="Particolare dei comandi sul lato destro" width="269" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare dei comandi sul lato destro</p></div>
<p>-    Messa a fuoco su due posizioni, contraddistinte dalle sigle DIST e NEAR serigrafate sulla parte destra della piastra frontale cromata e selezionabili con una levetta; l’azionamento di quest’ultima determina lo spostamento dell’obiettivo rispetto al piano focale.</p>
<p>-    Otturatore a moto alternato sempre in posizione di carica, dotato di una sola velocità di ripresa (valutabile all’incirca in <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50 di secondo) più la posa B. Lo scatto è comandato dall’abbassamento di una levetta metallica posta sulla parte bassa del fianco destro, contraddistinta dalla dicitura SHUTTER.</p>
<p>-    La selezione della posa B avviene estraendo di alcuni millimetri dal corpo dell’apparecchio la linguetta metallica posta sul lato destro contraddistinta dalla dicitura TIME.</p>
<p>-    Sempre sul lato destro, fra i comandi SHUTTER e TIME, si trova una terza linguetta metallica contraddistinta dalla dicitura FILTER, che può essere estratta dal corpo macchina per inserire il filtro verde di cui si è detto.</p>
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		<title>Standard Cameras Limited</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 06:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Standard Cameras Ltd. (Conway)]]></category>
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		<description><![CDATA[
Si tratta di un marchio a proposito del quale non è facile reperire notizie e spesso la trattazione dei suoi prodotti è accompagnata da prudenziali locuzioni del tipo “pare che” o “ per quel che si conosce”. Le prime tracce relative alla sua esistenza risalgono al marzo del 1931, quando sulla rivista britannica Photographic Dealer [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5304" class="wp-caption aligncenter" style="width: 283px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/Conway-Camera-De-Luxe-Model.jpg"><img class="size-medium wp-image-5304 " title="Conway Camera De Luxe Model" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/Conway-Camera-De-Luxe-Model-273x300.jpg" alt="Particolare di una Conway Camera De Luxe Model" width="273" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare di una Conway Camera De Luxe Model</p></div>
<p>Si tratta di un marchio a proposito del quale non è facile reperire notizie e spesso la trattazione dei suoi prodotti è accompagnata da prudenziali locuzioni del tipo “pare che” o “ per quel che si conosce”. Le prime tracce relative alla sua esistenza risalgono al marzo del 1931, quando sulla rivista britannica <strong>Photographic Dealer</strong> vengono pubblicizzati due apparecchi fotografici di tipo economico prodotti dalla <strong>Standard Camera Co.,</strong> azienda situata a Birmingham, al n° 51 di Mott Street, chiamati semplicemente N° <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> e N° 2. Si tratta di fotocamere di tipo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a>, che utilizzano rispettivamente pellicola del tipo <strong>Vest Pocket</strong>, cioè il <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-127/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 127">rullo 127</a></strong>, per produrre fotogrammi di 4 x 4 cm e pellicola in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-120/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 120">rullo 120</a></strong> (e forse in <strong>rullo 105</strong>) per fotogrammi di 2¼ x 3¼ inch (5,7 x 8,2 cm circa). Sono strumenti tecnicamente molto semplici, con strutture costruite in cartone pressato rivestito di vulcanite, dotati di un obiettivo costituito da un menisco a fuoco fisso e di un solo tempo di scatto più la posa. <span id="more-5301"></span></p>
<p>Nel novembre del 1935 il nome della fabbrica viene modificato in <strong>Standard Cameras Limited</strong>. Da questo momento non si trovano notizie di questo costruttore fino al 1941, quando appare citato col medesimo nome dal <strong>British Journal Photographic Almanac</strong> che lo descrive ubicato sempre a Birmingham, ma stavolta al n° <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> di Lionel Street. Da questo momento è documentato il nome <strong>Conway</strong>, che appare su molti modelli di fotocamere in svariate combinazioni, tra le quali <strong>Conway</strong>,<strong> Conway Camera-Colour Filter Model</strong>, <strong>Conway Camera De Luxe Model</strong>,<strong> Conway Camera Popular Model</strong>, <strong>Conway Super Flash</strong>, <strong>Conway Camera &#8211; Synchronised Model.</strong> Si tratta comunque di apparecchi di tipo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a>, la cui produzione prosegue anche al termine della seconda guerra mondiale.</p>
<div id="attachment_5310" class="wp-caption alignright" style="width: 218px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/libretto-di-istruzioni-Conwzy.jpg"><img class="size-medium wp-image-5310 " title="libretto di istruzioni Conwzy" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/libretto-di-istruzioni-Conwzy-208x300.jpg" alt="Particolare di un libretto di istruzioni Conwzy" width="208" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare di un libretto di istruzioni Conway</p></div>
<p>Uno degli elementi che contribuisce a generare dubbi consiste nel fatto che molti apparecchi fotografici sono estremamente somiglianti a quelli prodotti dalla <strong>Coronet</strong>, tanto che qualcuno ha perfino ipotizzato una coincidenza fra questi due marchi; solo per fare un esempio, la già citata <strong>Conway Camera &#8211; Synchronised Model</strong> è uguale alla fotocamera <strong>Coronet Ambassador</strong>. Di certo le somiglianze sono tali che devono essere perlomeno esistiti stretti legami fra le due aziende, visto che buona parte dei componenti di certi modelli sono perfino intercambiabili. La tesi più comunemente accettata sostiene che la <strong>Standard Cameras Limited</strong> fosse una consociata della <strong>Coronet</strong>, tanto che viene prodotta anche una <strong>Coronet Conway</strong>. Sono stati inoltre costruiti dalla<strong> Standard Cameras Limited</strong> anche altri due modelli, sempre di tipo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a>, la <strong>Kenilworth</strong> e la <strong>Vernak</strong>. Secondo alcuni autori è da attribuire a questo marchio anche la <strong>Robin Hood Stereoscopic Camera</strong>, una stereo di tipo economico costruita in materiale plastico durante i primi anni Cinquanta del Novecento, che, tanto per rimanere in tema, è praticamente identica alla <strong>Coronet 3-D</strong> del 1953. La produzione di apparecchi con il marchio <strong>Conway</strong> è proseguita fino al 1955 circa.</p>
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		<title>La fotocamera Fiammetta</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/05/07/fotocamera-fiammetta/</link>
		<comments>http://www.storiadellafotografia.it/2012/05/07/fotocamera-fiammetta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 06:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[F.I.A.M.M.A.]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1933]]></category>
		<category><![CDATA[box]]></category>
		<category><![CDATA[Fiammetta]]></category>
		<category><![CDATA[filtro giallo]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Vespignani]]></category>
		<category><![CDATA[rullo 120]]></category>

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		<description><![CDATA[La Fiammetta è una fotocamera interessante per svariati motivi, il primo dei quali è costituito dal fatto di essere stata prodotta da un’azienda che attualmente è praticamente sconosciuta, ma che, nella prima metà del Novecento, ha avuto un ruolo importante e decisivo nella nascita dell’industria fotografica italiana, la F.I.A.M.M.A. di Firenze. Va detto inoltre che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5275" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/Fiammetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-5275 " title="Fiammetta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/Fiammetta-300x300.jpg" alt="La Fiammetta" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La Fiammetta</p></div>
<p>La <strong>Fiammetta</strong> è una fotocamera interessante per svariati motivi, il primo dei quali è costituito dal fatto di essere stata prodotta da un’azienda che attualmente è praticamente sconosciuta, ma che, nella prima metà del Novecento, ha avuto un ruolo importante e decisivo nella nascita dell’industria fotografica italiana, la <strong>F.I.A.M.M.A.</strong> di Firenze. Va detto inoltre che, nonostante si tratti di un apparecchio di tipo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a></strong> del tutto simile a molti altri prodotti nel periodo, presenta caratteristiche tecniche abbastanza singolari, in quanto alla grande semplicità di uso che contraddistingue ottica ed otturatore fa da contraltare la possibilità di regolazione dei diaframmi e soprattutto la presenza di un <strong>filtro giallo</strong> incorporato che può essere inserito/disinserito dall’operatore. Come è noto, la regola generale sull’uso dei filtri colorati nelle riprese effettuate con materiale sensibile in bianco e nero dice che ogni filtro schiarisce il suo colore e scurisce quello complementare (concetto di base che richiederebbe specifici approfondimenti) e, nel caso del giallo, il suo utilizzo più comune è finalizzato ad evidenziare le nuvole di un paesaggio a seguito dello scurirsi dell’azzurro del cielo.<span id="more-5269"></span></p>
<div id="attachment_5281" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/frontale-fiammetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-5281 " title="frontale fiammetta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/frontale-fiammetta-218x300.jpg" alt="Il frontale smontato mostra l’otturatore, i leveraggi di scatto, selezione posa T e inserimento filtro giallo. In alto l’asticella dei diaframmi." width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il frontale smontato mostra l’otturatore, i leveraggi di scatto, selezione posa T e inserimento filtro giallo. In alto l’asticella dei diaframmi.</p></div>
<p>Questa fotocamera è costruita in lamiera metallica rivestita di carta telata di colore nero, mentre il frontale, smaltato nel medesimo colore, è caratterizzato da un bel motivo geometrico in stile decò nel quale sono inseriti l’ottica, i mirini, una fiamma stilizzata e il nome dell’apparecchio. Si tratta inoltre di uno strumento poco comune, essendo stato prodotto a partire dal 1933 per poco tempo e in un numero non elevato di esemplari.</p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-  Fotocamera di tipo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a></strong>.</p>
<p>-  Formato del negativo cm 4,5 x 6 su pellicola in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-120/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 120">rullo 120</a></strong> oppure 620.</p>
<p>-  Il caricamento della pellicola si effettua rimuovendo completamente la copertura posteriore; secondo alcune fonti questo apparecchio è stato costruito anche nel formato 6 x 9.</p>
<p>-  Lo scorrimento della pellicola avviene in senso verticale, mediante la rotazione di un appiglio a chiavetta posto sul lato destro.</p>
<p>-  Sul dorso si trovano due finestrelle per il controllo del numero del fotogramma, schermate di colore rosso. Poiché all’epoca della costruzione di questa fotocamera la striscia di carta protettiva dei rulli di pellicola non riportava la numerazione dei fotogrammi per il mezzo formato, lo stesso numero doveva apparire prima nella finestrella superiore e poi in quella inferiore.</p>
<p>-  Inquadratura mediante due mirini a specchio per le riprese orizzontali e verticali. Viste le dimensioni del negativo, quando la fotocamera è in posizione verticale l’inquadratura è orizzontale e viceversa.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5284" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/dorso-fiammetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-5284 " title="dorso fiammetta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/dorso-fiammetta-300x206.jpg" alt="Il dorso smontato" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il dorso smontato</p></div>
<p>-  La fotocamera è dotata anche di mirino “sportivo” a traguardo, costituito da un telaio metallico estraibile dal frontale e da un foro di collimazione praticato su una linguetta estraibile dal dorso.</p>
<p>-  Obiettivo acromatico a fuoco fisso di focale e casa produttrice non indicate, valutabile all’incirca in 75 mm in relazione al formato del negativo.</p>
<p>-  Possibilità di regolazione del valore di luce mediante tre diaframmi, costituiti da fori di diverso diametro praticati su un’asticella metallica scorrevole in senso verticale, manovrabile mediante un appiglio a linguetta posto nella parte alta dell’apparecchio, in linea con l’obiettivo. Le aperture di questi fori non sono quantificate in termini di f/, ma, in analogia ad altre fotocamere simili, possono essere valutate all’incirca nella fascia da <strong>f/5,6-8 </strong>a<strong> f/11-16</strong>. Il valore di apertura massima è in opera nel momento in cui l’asticella metallica è completamente inserita nel corpo macchina.</p>
<div id="attachment_5287" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/mirino-fiammetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-5287 " title="mirino fiammetta" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/05/mirino-fiammetta-300x289.jpg" alt="Il mirino a traguardo" width="300" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">Il mirino a traguardo</p></div>
<p>-  Otturatore a moto alternato sempre in posizione di carica, dotato di una sola velocità di ripresa (valutabile all’incirca in <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50 di secondo) più la posa <strong>T</strong>. Lo scatto è comandato dall’abbassamento di una levetta posta sul fianco destro, all’altezza dell’obiettivo, oppure mediante cavetto flessibile il cui attacco a vite è posto sotto la levetta stessa. La selezione della posa avviene estraendo una linguetta metallica contraddistinta dalla lettera <strong>T</strong> posta anch’essa sulla destra, sotto l’attacco a vite suddetto.</p>
<p>-  Nella parte più bassa del medesimo lato della fotocamera è infine presente una seconda linguetta metallica contrassegnata dalla lettera <strong>G</strong>, che quando viene estratta posiziona in corrispondenza dell’obiettivo il filtro giallo di cui si è detto. A livello di pura supposizione è possibile che esista una relazione tra la presenza del filtro giallo e la dotazione di tre aperture di diaframma: è noto infatti che l’uso di un filtro giallo medio comporta una riduzione della luminosità di uno/due stop e quindi il suo inserimento deve essere controbilanciato dalla possibilità di disporre di diaframmi più aperti.</p>
<p>Quindi un apparecchio veramente particolare, anche se chiaramente prodotto per uso amatoriale.</p>
<p><strong>La realizzazione di questa scheda è resa possibile dalla cortese disponibilità del signor</strong> <a href="http://massimovespignani.jimdo.com/" target="_self"><strong>Massimo Vespignani</strong></a>, <strong>fotografo, proprietario dell’apparecchio ed autore delle foto pubblicate. Sul suo sito</strong> <a href="http://massimovespignani.jimdo.com/" target="_self"><strong>http://massimovespignani.jimdo.com/</strong></a> <strong>si possono ammirare altre fotocamere di grandissimo pregio e scorrere numerosi argomenti di notevole interesse relativi al mondo della fotografia.</strong></p>
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		<title>Louis Gandolfi &amp; Sons</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 06:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gandolfi (Louis Gandolfi & Sons)]]></category>
		<category><![CDATA[1885]]></category>
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La storia di questo antico e prestigioso marchio britannico ha inizio nel 1880, quando F. Louis Gandolfi (1864-1932), che all’epoca ha sedici anni, inizia a lavorare come apprendista presso la Lejeune &#38; Perken, un’azienda londinese che produce apparecchi fotografici. Dopo cinque anni, appena ventunenne, decide di mettersi in proprio e apre un laboratorio a Kensington [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/gandolfi1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5245" title="gandolfi" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/gandolfi1.jpg" alt="gandolfi" width="500" height="39" /></a></p>
<p style="text-align: left;">La storia di questo antico e prestigioso marchio britannico ha inizio nel 1880, quando <strong>F. Louis Gandolfi</strong> (1864-1932), che all’epoca ha sedici anni, inizia a lavorare come apprendista presso la <strong>Lejeune &amp; Perken</strong>, un’azienda londinese che produce apparecchi fotografici. Dopo cinque anni, appena ventunenne, decide di mettersi in proprio e apre un laboratorio a Kensington Place, Westminster, in un locale situato sopra ad un negozio di tabacchi. Costruisce fotocamere di medio/grande formato caratterizzate da un design molto semplice ed essenziale, che commercializza a prezzi modici, ottenendo nel tempo un discreto successo. Parallelamente alla crescita del giro di affari aumenta anche la qualità dei prodotti, che col trascorrere del tempo si fanno sempre più curati e ricercati; nei primi anni del Novecento la <strong>Louis Gandolfi</strong> è già molto quotata anche per il tipo di produzione, che continua ad essere di tipo artigianale, un procedimento costruttivo col quale viene dedicata estrema attenzione al singolo apparecchio, realizzato in certi casi assecondando le richieste specifiche del cliente. E’ evidente che una lavorazione di questo genere è anche legata all’abilità e alla professionalità del singolo operatore, e infatti il numero di addetti dell’azienda si mantiene costantemente nell’ordine di poche unità.<span id="more-5239"></span></p>
<div id="attachment_5249" class="wp-caption aligncenter" style="width: 306px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/Pubblicità-1920-circa.jpg"><img class="size-medium wp-image-5249  " title="Pubblicità 1920 circa" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/Pubblicità-1920-circa-296x300.jpg" alt="Pubblicità 1920 circa" width="296" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità 1920 circa</p></div>
<p style="text-align: left;">Si tratta di fotocamere di grande e medio formato, realizzate in legno e dedicate ad un mercato di fotografi professionisti, dotate di regolazioni di estrema precisione, movimenti di decentramento/basculaggio sia della standarta portaottica che di quella portalastre. Vengono naturalmente utilizzate ottiche di grande qualità montate su otturatori prodotti da marche prestigiose: fra i clienti della <strong>Louis Gandolfi</strong> vi sono imprese industriali e istituzioni pubbliche. La fabbrica londinese si trasferisce prima in Old Kent Road, poi in Peckham Rye, infine in Borland Road; la produzione però non viene modificata, per quanto riguarda sia i modelli che i metodi di fabbricazione, e continuano ad essere prodotte splendide fotocamere di mogano oppure di teak, con alcune eccezioni, su richiesta dei clienti, nelle quali viene utilizzato legno di palissandro, di noce oppure di frassino. L’unica fotocamera che presenta elementi riconducibili ad una sorta di produzione di serie è probabilmente la <strong>Universal <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a> Hand and Stand Camera</strong>, che anche a livello di diffusione può essere considerato un apparecchio relativamente “popolare”. Nel 1928, l’anno del trasferimento in Borland Road, <strong>Louis Gandolfi </strong>cede l’azienda ai suoi tre figli, Thomas, Frederick e Arthur e si ritira completamente dall’attività; da questo momento la denominazione dell’azienda è <strong>Louis Gandolfi &amp; Sons</strong>. I formati delle Gandolfi vanno dalle piccole <em>half–plate</em> (cioè 4¾ x 6½ inch, equivalente a cm 12 x 16,5), alle 4 x 5 inch, alle 10 x 8 inch, fino alle grandi 12 x 15 inch (cm 30 x 38 circa).</p>
<div id="attachment_5256" class="wp-caption alignright" style="width: 242px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/pubblicità-1966.jpg"><img class="size-medium wp-image-5256 " title="pubblicità 1966" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/pubblicità-1966-232x300.jpg" alt="pubblicità 1966" width="232" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità 1966</p></div>
<p style="text-align: left;">Sono quindi apparecchi che prescindono dall’evoluzione dei formati e delle tecniche costruttive verificatasi nel corso del XX secolo, tanto che un modello da studio e da campagna, la <strong>Universal</strong>, è stata prodotta dal 1909 fino all’incirca al 1970, una sorta di apparecchio senza tempo. A questo proposito va detto che le fotocamere Gandolfi, che sono state definite “…<em>supreme examples of fine quality craftmanship</em>..”, non sono mai state contraddistinte da un numero di serie. Un altro modello che continua ad essere utilizzato da fotografi professionisti per riprese di paesaggio o di architettura è la <strong>Precision</strong>, da 4 x 5 oppure 8 x 10 inch, uno strumento affascinante, sia per l’accuratezza dei movimenti di regolazione, sia per la raffinatezza dei materiali con cui è costruito (legno di mogano, soffietto in pelle, finiture metalliche e bloccaggi in ottone). L’attività della <strong>Louis Gandolfi &amp; Sons</strong> prosegue fino al 1990, anno in cui a seguito della morte di Frederich passa di proprietà con il nome di <strong>Gandolfi Limited</strong>; la costruzione delle fotocamere continua sotto questo marchio. Il prodotto più innovativo della casa è la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> <strong>Variant</strong>, realizzata negli ultimi anni del Novecento in tre modelli, dotata di un’eccezionale varietà di movimenti di regolazione e costruita interamente in metallo in lega leggera di derivazione aerospaziale verniciato di colore nero.<br />
L’azienda è tutt’ora in attività.</p>
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		<title>La Filotecnica Ing. A. Salmoiraghi S.A.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 06:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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Le origini di una delle più antiche aziende italiane del settore fotografico risalgono al 1864-65, quando a Milano il professor Ignazio Porro, noto scienziato, docente di ottica, inventore e precursore nel campo degli obiettivi grandangolari, dà vita ad una Officina Filotecnica, cioè non una vera e propria azienda, ma una sorta di laboratorio in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/filotecnica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5226" title="filotecnica" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/filotecnica.jpg" alt="filotecnica" width="446" height="316" /></a></p>
<p>Le origini di una delle più antiche aziende italiane del settore fotografico risalgono al <strong>1864-65,</strong> quando a Milano il professor <strong>Ignazio Porro</strong>, noto scienziato, docente di ottica, inventore e precursore nel campo degli <strong>obiettivi grandangolari</strong>, dà vita ad una <strong>Officina Filotecnica</strong>, cioè non una vera e propria azienda, ma una sorta di laboratorio in cui viene prodotta strumentazione ottica e di misura a livello sperimentale in un numero molto limitato di esemplari. Dell’iniziativa fa parte anche <strong>Alessandro Duroni</strong>, pioniere della fotografia italiana, colui che già dopo pochi mesi dopo l’annuncio di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/daguerre/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Daguerre">Daguerre</a></strong> esegue riprese di Milano con un apparecchio per <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a></strong> e che sarà con Porro anche nella fondazione della Società Tecnomasio Italiano; saranno i suoi eredi ad avviare a Milano nel 1886 il primo nucleo di quella che sarà poi la <strong>Murer &amp; Duroni</strong>. Nel 1870, anno della morte di Duroni, entra a far parte dell’Officina l’ingegner <strong>Angelo Salmoiraghi</strong>, allievo di <strong>Ignazio Porro</strong> al Politecnico di Milano, che alla morte del maestro avvenuta nel 1875 ne assume la conduzione trasformandola in breve tempo in una vera e propria azienda. <span id="more-5221"></span></p>
<p>La produzione riguarda naturalmente strumentazione ottica di precisione e apparecchiature per misurazione (topografia e disegno), ma già nel 1877</p>
<div id="attachment_5228" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/angelo-salmoiraghi.jpg"><img class="size-full wp-image-5228 " title="angelo salmoiraghi" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/angelo-salmoiraghi.jpg" alt="Il senatore Angelo Salmoiraghi" width="200" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Il senatore Angelo Salmoiraghi</p></div>
<p>avviene un ampliamento dell’attività con la costruzione della prima macchina italiana per cucire. Anche la ragione sociale viene modificata, diventando La Filotecnica Ing. A. Salmoiraghi, spesso citata nella forma abbreviata<strong> Filotecnica Salmoiraghi</strong>. Sul finire del secolo non solo viene potenziato il comparto fotografico dell’azienda (soprattutto a seguito della collaborazione commerciale con l’azienda milanese di Francesco <strong>Koristka</strong>), ma in generale il catalogo dei prodotti si amplia verso strumentazione per la navigazione e l’astronomia. Durante la prima guerra mondiale fornisce strumentazione bellica, soprattutto aeronautica, e realizza una fotocamera destinata alle riprese aeree. A partire dal primo dopoguerra, assunta la denominazione <strong>La Filotecnica Ing. A. Salmoiraghi S.A.</strong>, inizia a produrre fotocamere destinate ad uso civile: una delle prime realizzazione è la <strong>Argo</strong>, una <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> a struttura rigida per lastre o pellicole piane di 9 x 12 cm che monta obiettivi definiti “anaberranti” chiamati <strong>Phoebus </strong>e <strong>Syrius</strong>. Durante gli anni Venti appaiono altri due apparecchi <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> per pellicola in <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-120/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 120">rullo 120</a>, prima la <strong>Roka</strong> e poi la <strong>Nova</strong>, quest’ultima in due diverse versioni, con ottiche Alcyon prodotte dalla stessa Salmoiraghi. Viene realizzata anche una versione della Nova per pellicola in <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rullo-127/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con rullo 127">rullo 127</a>, che monta un altro obiettivo Salmoiraghi chiamato <strong>Venus</strong>. E’ proprio nel settore delle ottiche che l’azienda si impegna maggiormente e in questo periodo gli obiettivi vengono forniti anche a note aziende straniere, come la britannica <strong>Houghton Butcher Manufacturing Company Ltd</strong>. che li monta su alcuni modelli della <strong>Ensignette</strong> oppure alla tedesca <strong>Glunz</strong>.</p>
<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/filotecnica-salmoiraghi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5230" title="filotecnica salmoiraghi" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/filotecnica-salmoiraghi-243x300.jpg" alt="filotecnica salmoiraghi" width="243" height="300" /></a> Fino agli anni precedenti la seconda guerra mondiale la costruzione di obiettivi è una voce importante nella produzione di questa azienda e, accanto alle ottiche già citate, vengono commercializzati anche i modelli <strong>Orion, Lyra, Arthur, Phos</strong> e il grandangolare <strong>Regulus</strong>. Nella seconda metà degli anni Trenta viene poi stabilito un accordo commerciale con la <strong>Kodak AG</strong> di Stoccarda per la fornitura di ottiche Filotecnica Salmoiraghi destinate ad alcuni modelli di fotocamere della serie <strong>Retina</strong>. Nel 1939 scompare Angelo Salmoiraghi, il fondatore dell’azienda, uno degli imprenditori di maggiore rilievo del suo tempo, senatore del Regno nei primi anni del XX secolo. Durante la seconda guerra mondiale gran parte della produzione è dedicata a strumentazione bellica, ma vengono studiati anche alcuni apparecchi fotografici in previsione di una ripresa dell’attività produttiva a fine conflitto, evento che invece non si verifica e di fatto nessuno di questi progetti sarà poi realizzato. Nei primi anni Cinquanta del Novecento l’azienda entra nel gruppo di imprese a partecipazione statale (IRI), uscendo completamente dal comparto della fotografia. Successivamente diviene parte della Aeritalia ed attualmente è accorpata nella Salmoiraghi &amp; Viganò, azienda leader nel settore degli occhiali.</p>
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		<title>La fotocamera Lumirapide</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/04/26/la-fotocamera-lumirapide/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lumière]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1938]]></category>
		<category><![CDATA[Folding]]></category>
		<category><![CDATA[Lumière Anastigmat]]></category>
		<category><![CDATA[Lumirapide]]></category>
		<category><![CDATA[Lumirex]]></category>
		<category><![CDATA[Lumix]]></category>
		<category><![CDATA[rullo 620]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Lumirapide è una delle innumerevoli fotocamere prodotte dall’azienda francese Lumière nel periodo precedente la seconda guerra mondiale; si tratta di un modello abbastanza comune, anche se meno frequente delle numerosissime Lumix o Lumirex, alle quali peraltro è molto somigliante. E’ la classica folding a pellicola, costruita in lamiera metallica rivestita di vulcanite di colore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<div id="attachment_5202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 226px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/Lumirapide.jpg"><img class="size-medium wp-image-5202  " title="Lumirapide" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/Lumirapide-216x300.jpg" alt="La Lumirapide" width="216" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La Lumirapide</p></div>
<p>La <strong>Lumirapide</strong> è una delle innumerevoli fotocamere prodotte dall’azienda francese <strong>Lumière</strong> nel periodo precedente la seconda guerra mondiale; si tratta di un modello abbastanza comune, anche se meno frequente delle numerosissime <strong>Lumix</strong> o <strong>Lumirex</strong>, alle quali peraltro è molto somigliante. E’ la classica <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a></strong> a pellicola, costruita in lamiera metallica rivestita di vulcanite di colore nero, sulla quale in questo caso appare stampato un motivo che imita la trama della stoffa. E’ stata costruita sia nel formato da 6 x 9 cm (come quella fotografata) sia in quello da 6 x 11 cm; ne esiste anche una versione dotata di otturatore che raggiunge la velocità di scatto di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/125 di secondo. Sul mercato statunitense era conosciuta come <strong>Lumière Junior.</strong> L’esemplare fotografato è databile al <strong>1938 </strong>circa.<span id="more-5199"></span><br />
<strong><br />
Caratteristiche  principali</strong></p>
<p style="text-align: left;">-  <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a></strong></p>
<p style="text-align: left;">-  Formato del negativo 6 x 9 cm su pellicola in <strong>rullo 620</strong>. Con apparecchio in posizione verticale lo scorrimento della pellicola avviene dal basso verso l’alto.</p>
<p style="text-align: left;">-  Inquadratura con mirino a specchio, reversibile orizzontale/verticale.</p>
<p style="text-align: left;">-  Messa a fuoco su scala metrica, da 2 metri a ∞, mediante rotazione della lente frontale dell’obiettivo.</p>
<p style="text-align: left;">-  Obiettivo <strong>Lumière Anastigmat</strong> da 105 mm con apertura massima f/6.8</p>
<p style="text-align: left;">-  Diaframma a iride posto fra i due gruppi ottici dell’obiettivo con valori <strong>f/6.8 – f/9.5 – f/13.5 – f/18 – f/26</strong>, selezionabili mediante l’azionamento di un cursore posto sotto l’obiettivo.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5205" class="wp-caption aligncenter" style="width: 282px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/cavetto-lumirapide.jpg"><img class="size-medium wp-image-5205 " title="cavetto lumirapide" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/cavetto-lumirapide-272x300.jpg" alt="Il particolare dell’alloggiamento del cavetto flessibile" width="272" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il particolare dell’alloggiamento del cavetto flessibile</p></div>
<p style="text-align: left;">-  Otturatore centrale a due lamelle prodotto dalla stessa Lumière con tempi di scatto di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/25, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1931/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50, P(B)</strong>. L’otturatore è sempre in posizione di scatto ed è dotato di attacco a vite per cavetto flessibile.</p>
<p style="text-align: left;">-  Il cavetto flessibile, del tipo più corto, è contenuto in un apposito alloggiamento costituito da agganci situati sulla parte interna della piastra di base.</p>
<p style="text-align: left;">-  Sul dorso è presente la finestrella rotonda schermata di colore rosso per il controllo dell’avanzamento dei fotogrammi.</p>
<p style="text-align: left;">Si tratta di un apparecchio di livello medio, che usato correttamente in condizioni di luce adatte produce comunque immagini di buona qualità.</p>
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		<title>Scovill Manufacturing Company</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scovill Manufacturing Company]]></category>
		<category><![CDATA[1802]]></category>
		<category><![CDATA[Abel Porter & Co.]]></category>
		<category><![CDATA[American Optical Company]]></category>
		<category><![CDATA[ANSCO]]></category>
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		<category><![CDATA[J.M.L. & W.H. Scovill]]></category>
		<category><![CDATA[Leavenworth]]></category>
		<category><![CDATA[Scovill & Adams Company]]></category>
		<category><![CDATA[Scovills & Co]]></category>

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		<description><![CDATA[
La storia di una delle più antiche aziende del settore fotografico ha inizio nel 1802, quando nella cittadina di Waterbury, Connecticut, Stati Uniti, viene avviato un laboratorio per la produzione di bottoni metallici ricavati da rame in fogli. L’iniziativa è dei fratelli Abel e Levi Porter, che si associano con altri tre fratelli, Henry, Silas [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5185" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/scoville.jpg"><img class="size-medium wp-image-5185 " title="scoville" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/scoville-300x173.jpg" alt="Pubblicità delle lastre Scoville al collodio secco (1870 circa)" width="300" height="173" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità delle lastre Scovill al collodio secco  (1870 circa)</p></div>
<p>La storia di una delle più antiche aziende del settore fotografico ha inizio nel <strong>1802</strong>, quando nella cittadina di Waterbury, Connecticut, Stati Uniti, viene avviato un laboratorio per la produzione di bottoni metallici ricavati da rame in fogli. L’iniziativa è dei fratelli Abel e Levi Porter, che si associano con altri tre fratelli, Henry, Silas e Samuel Grilley: la piccola azienda viene chiamata <strong>Abel Porter &amp; Co.</strong> A partire dal 1806 si verifica una serie di successivi abbandoni della società, tanto che nel 1811 la proprietà è completamente cambiata a seguito dell’arrivo di tre nuovi soci, Frederick Leavenworth, David Hayden e James Mitchell Lamson Scovill: la nuova denominazione è <strong>Leavenworth, Hayden &amp; Scovill</strong>. Dal 1920 in poi si registrano nuovamente ingressi di soci (James Croft e Israel Holmes) e uscite di altri, fino a che nel 1927 rimangono Holmes e Scovill affiancati dal fratello di quest’ultimo, William Henry. A questo punto la società viene chiamata <strong>J.M.L. &amp; W.H. Scovill</strong> e contestualmente si verifica un allargamento dell’attività a tutta una serie di prodotti realizzati in lamina di rame, di argento e di altri metalli.<span id="more-5183"></span></p>
<div id="attachment_5187" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/logo-scoville.JPG"><img class="size-full wp-image-5187 " title="logo scoville" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/logo-scoville.JPG" alt="Il logo Scoville &amp; Adams Co." width="250" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo Scovill &amp; Adams Co.</p></div>
<p>Nel 1930 anche Holmes lascia la società, che dal 1840 viene ribattezzata <strong>Scovills &amp; Co</strong>. Nel frattempo a Parigi è stato dato l’annuncio della scoperta di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/daguerre/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Daguerre">Daguerre</a></strong>. L’arrivo del <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a></strong> negli Stati Uniti è un’occasione per i fratelli Scovill, che iniziano immediatamente a documentarsi sul come trattare le lastre di rame per procedere alla loro sensibilizzazione; a proposito di questi preparativi viene spesso riportata la seguente dichiarazione attribuita a James Mitchell Lamson Scovill: “<em>The Frenchman says the plates cannot be made here and he calculates to make a fortune by importing them from France&#8230; we will try to disappoint him…</em>” (Il Francese dice che le lastre non possono essere fabbricate qui e conta di fare una fortuna importandole dalla Francia… cercheremo di deluderlo…). La produzione su larga scala inizia infatti nel 1842 e ben presto le lastre Scovill si dimostrano qualitativamente alla pari rispetto a quelle provenienti dall’Europa; in parallelo viene avviata la produzione di accessori legati alla fotografia, soprattutto per quanto riguarda i prodotti chimici per lo sviluppo. Già nel 1843 l’azienda viene premiata con un diploma per la qualità dei suoi materiali sensibili e nel 1846 apre un negozio a New York per poter far fronte alle crescenti richieste del mercato. Nel 1850 assume la definitiva denominazione di <strong>Scovill Manufacturing Company</strong> ed è ormai leader nel campo dei prodotti sensibili per quanto riguarda gli Stati Uniti d’America; l’era del <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a> </strong>sta definitivamente tramontando e la produzione si è già orientata verso il <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-umido/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio umido">collodio umido</a></strong>.</p>
<div id="attachment_5189" class="wp-caption alignleft" style="width: 252px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/prospetto.jpg"><img class="size-medium wp-image-5189 " title="prospetto" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/prospetto-242x300.jpg" alt="Prospetto riassuntivo dell’evoluzione organizzativa" width="242" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Prospetto riassuntivo dell’evoluzione organizzativa</p></div>
<p>L’allargamento di attività dalle lastre alle fotocamere si realizza nel 1867, quando la Scovill associa a sé come divisione autonoma la <strong>American Optical Company</strong> di New Haven, un’azienda che dal 1858 produce apparecchi fotografici di medio e grande formato da studio e da campagna. Nel frattempo anche le lastre umide sono state pressoché completamente soppiantate dalle “<strong>dry plates</strong>” al collodio secco. Nel 1871 acquisisce interamente la proprietà dell’<strong>American Optical Company</strong> e in tal modo il settore che già produceva materiali sensibili si separa essendosi “completato” con la costruzione delle fotocamere; la parte rimanente dell’azienda continua invece ad operare autonomamente nella lavorazione di oggetti in metallo (lampade, accessori, ecc …). Gli apparecchi fotografici comunque non solo vengono ancora fabbricati come <strong>American Optical Company</strong>, ma rappresentano anche il prodotto più sofisticato nei cataloghi Scovill. Da questo momento, per circa vent’anni saranno realizzati modelli di notevole pregio, mentre quelli più economici e popolari usciranno direttamente dallo stabilimento di Waterbury. <a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/scoville-e-adams.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5191" title="scoville e adams" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/scoville-e-adams-184x300.jpg" alt="scoville e adams" width="184" height="300" /></a></p>
<p>La gran parte della produzione consta di apparecchi di grande formato (da 4 x 5 a 8 x 10 inch) costruiti in legno e ottone, alcuni dei quali sono dotati di soluzioni tecniche molto particolari sia per quanto riguarda gli otturatori che le possibilità di regolazione (decentramento e basculaggio) di entrambe le standarte.  Nel 1889 uno dei dirigenti dell’azienda acquisisce il settore fotografico e di conseguenza la ragione sociale è modificata in <strong>Scovill &amp; Adams Company</strong>; da un punto di vista pratico non si verificano cambiamenti e la produzione di fotocamere nello stabilimento di New Haven prosegue come American Optical Company fino al 23 dicembre 1901, quando avviene la fusione con la <strong>E. &amp; H.T. Anthony Co.</strong> che dà origine alla <strong>Anthony &amp; Scoville</strong>. Dal 1907 la denominazione viene abbreviata in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ansco/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ANSCO">Ansco</a></strong>, azienda che continuerà ad esistere fino al 1939 con questo nome e fino al 1998 sotto diverse denominazioni e proprietà. La parte di impresa che aveva mantenuto la denominazione di <strong>Scovill Manufacturing Company</strong> ha proseguito nell’attività fino al 1960 circa ed è tutt’ora esistente come Scovill Fasteners, Inc.</p>
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		<title>American Optical Company</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[American Optical Company]]></category>
		<category><![CDATA[1858]]></category>
		<category><![CDATA[ANSCO]]></category>
		<category><![CDATA[covill Manufacturing Company]]></category>
		<category><![CDATA[E. & H.T. Anthony Co]]></category>
		<category><![CDATA[John Stock & Company]]></category>
		<category><![CDATA[Scovill & Adams Company]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella seconda metà del XIX secolo la progressiva diffusione della fotografia determina la nascita di numerosissime piccole aziende che col tempo saranno soggette a fusioni e/o accorpamenti e che in alcuni casi daranno vita a quelli che poi saranno, nel primo decennio del Novecento, i marchi leader nel settore. Il fenomeno si verifica in Francia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5164" class="wp-caption alignleft" style="width: 199px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/pubblicità.jpg"><img class="size-medium wp-image-5164 " title="pubblicità" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/pubblicità-189x300.jpg" alt="Pubblicità del 1872" width="189" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità del 1872</p></div>
<p>Nella seconda metà del XIX secolo la progressiva diffusione della fotografia determina la nascita di numerosissime piccole aziende che col tempo saranno soggette a fusioni e/o accorpamenti e che in alcuni casi daranno vita a quelli che poi saranno, nel primo decennio del Novecento, i marchi leader nel settore. Il fenomeno si verifica in Francia, in Germania e in misura minore anche in Italia, ma assume grande rilevanza in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America. Particolarmente in quest’ultimo paese, negli anni che vanno dal 1850 al 1900 è tutto un fiorire di iniziative poco più che artigianali, la cui presenza sul mercato è spesso limitata a pochi anni e con pochi prodotti. Una di queste aziende, chiamata <strong>American Optical Company</strong>, viene avviata verso il 1858 a New York e dopo qualche tempo si trasferisce nella città di New Haven, nel Connecticut: la produzione riguarda fotocamere in legno per lastre al collodio, ma degli apparecchi del primo periodo non sono note le caratteristiche.<span id="more-5162"></span></p>
<p>Nel 1867 si verificano in questa azienda due avvenimenti in apparente contraddizione fra di loro, dal momento che prima si assiste all’acquisizione dei brevetti di un’altra attività poco più che artigianale, la <strong>John Stock &amp; Company</strong>, e subito dopo l’intera lavorazione viene accorpata ad una fabbrica esistente fin dai primi anni dell’Ottocento, attiva come produttrice di lastre dagherrotipiche fin dagli albori della fotografia, la Scovill Manufacturing Company di Waterbury. In pratica l’<strong>American Optical Company</strong> mantiene il proprio nome, ma di fatto opera come una divisione autonoma della Scovill, che da questo momento aggiunge le fotocamere al proprio catalogo; nel 1871, sempre mantenendo il proprio nome, diviene invece di effettiva proprietà della <strong>Scovill Manufacturing Company</strong>. Le fotocamere vengono prodotte con entrambi i marchi, ma quelle che portano la denominazione <strong>American Optical Company </strong>sono più sofisticate e più curate nella fase costruttiva: in pratica quelle marcate <strong>Scovill Manufacturing Company</strong> rappresentano i modelli più popolari ed economici del catalogo.</p>
<div id="attachment_5165" class="wp-caption alignright" style="width: 224px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/Henry-Clay-Camera.jpg"><img class="size-medium wp-image-5165 " title="Henry Clay Camera" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/Henry-Clay-Camera-214x300.jpg" alt="Particolare del frontale di una Henry Clay Camera" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare del frontale di una Henry Clay Camera</p></div>
<p>Questa situazione si protrae fino al 1889, periodo di tempo durante il quale vengono messi sul mercato oltre venti modelli di fotocamere in legno di grande formato, soprattutto da studio e da campagna, apparecchi di notevole qualità, costruiti con materiali pregiati e lavorati con cura. Si possono citare a titolo di esempio la <strong>Victoria Four-Tube</strong> da ritratto a quattro obiettivi (1880), la <strong>Flammang&#8217;s Patent Revolving Back Camera</strong> prodotta dal 1883 per circa quindici anni, la <strong>Boston Imperial Camera</strong> (1890) e per finire la splendida serie delle <strong>Henry Clay Camera</strong>, oggetti attualmente molto ricercati e quotati sul mercato del collezionismo. Nel 1889 la ragione sociale viene modificata in <strong>Scovill &amp; Adams Company</strong>, ma le fotocamere <strong>American Optical Company</strong> continuano ad essere prodotte fino agli ultimi mesi del 1901, quando avviene la grande fusione con la <strong>E. &amp; H.T. Anthony Co.</strong> che darà poi vita alla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ansco/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ANSCO">Ansco</a></strong>. L’<strong>American Optical Company</strong> è tuttora esistente come produttrice di microscopi.</p>
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		<title>Lamperti &amp; Garbagnati</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2012/04/16/lamperti-garbagnati/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 08:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lamperti & Garbagnati]]></category>
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La nascita di questa azienda italiana risale al 1883, anno in cui, a Milano, una piccola attività commerciale nel campo della fotografia (Gerolamo Brioschi) viene acquisita dal tecnico Edoardo Lamperti in società con il commerciante di articoli fotografici Garbagnati. La produzione viene avviata immediatamente e riguarda apparecchi fotografici destinati ad un uso professionale, che nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/lamperti-garbagnati1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5145" title="lamperti garbagnati" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/lamperti-garbagnati1.jpg" alt="lamperti garbagnati" width="500" height="261" /></a></p>
<p>La nascita di questa azienda italiana risale al <strong>1883</strong>, anno in cui, a Milano, una piccola attività commerciale nel campo della fotografia (Gerolamo Brioschi) viene acquisita dal tecnico <strong>Edoardo Lamperti </strong>in società con il commerciante di articoli fotografici Garbagnati. La produzione viene avviata immediatamente e riguarda apparecchi fotografici destinati ad un uso professionale, che nei primissimi anni sono costituiti principalmente da fotocamere destinate alla ripresa di “<strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carte-de-visite/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con carte de visite">carte de visite</a></strong>”. Fra queste è noto un modello dotato di sei obiettivi <strong>Darlot</strong> in grado di riprendere altrettante immagini dello stesso soggetto, sia identiche che in pose diverse: evidentemente sul finire dell’Ottocento era ancora abbastanza in auge quel tipo di ritratto multiplo che viene fatto comunemente risalire ad <strong>André Adolphe Eugène Disderi</strong>. All’incirca dal 1892 ha inizio la produzione di strumenti per uso non solo professionale, il più rilevante dei quali è una fotocamera del tipo all’epoca definito <em>detective</em>, chiamata “<strong>Istantanea a ripetizione</strong>”, costruita cioè in modo da permettere un cambio rapido della lastra; si tratta sostanzialmente di una <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/box/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con box">box</a></strong> nella quale possono essere caricate un certo numero di lastre utilizzabili in successione mediante l’azionamento di una leva che fa cadere sul fondo dell’apparecchio quella già esposta e mette la successiva in posizione di ripresa.<span id="more-5140"></span></p>
<p>Parallelamente sono in produzione anche apparecchi <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a></strong> che utilizzano lastre di formati diversi (a partire da quelle di 9 x 12 cm) e prosegue anche l’attività di commercializzazione di articoli fotografici prodotti da altre aziende; a titolo di esempio va citato il caso del marchio inglese <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/taylor-hobson/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Taylor Hobson">Taylor Hobson</a></strong>, i cui prodotti sono distribuiti in Italia in esclusiva dalla <strong>Lamperti &amp; Garbagnati</strong>. In occasione dell’Esposizione Generale Italiana tenutasi a Torino nel 1898 l’azienda è premiata con il Diploma d’Onore per quanto riguarda macchine ed attrezzature per fotografia. Nei primi anni del Novecento il modello più noto è certamente la “Riforma”, una bella <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> semiprofessionale a spiegamento rapido che utilizza lastre fino al formato 18 x 24 cm e monta ottiche di grande pregio. Una delle caratteristiche di questo marchio è appunto la varietà di ottiche utilizzate, praticamente tutto ciò che di meglio può offrire il mercato: oltre ai già citati Darlot, vengono montati obiettivi <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a></strong> della <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a>, Cooke, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ensign/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ensign">Ensign</a>, Wollensack, Koristka, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/steinheil/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Steinheil">Steinheil</a>, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dallmeyer/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dallmeyer">Dallmeyer</a>,</strong> fino ai <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a></strong> della <strong>Carl Zeiss Jena</strong>. Alcuni apparecchi vengono poi dotati degli otturatori a tendina della serie <strong>Time &amp; Instantaneous</strong> prodotti dall’azienda inglese <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/thornton-pickard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Thornton Pickard">Thornton Pickard</a></strong>.</p>
<div id="attachment_5152" class="wp-caption alignright" style="width: 153px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/pubblicità-.jpg"><img class="size-medium wp-image-5152 " title="pubblicità" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/04/pubblicità--143x300.jpg" alt="Pubblicità anni Venti dei prodotti AGFA commercializzati dalla Lamperti &amp; Garbagnati" width="143" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità anni Venti dei prodotti <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">AGFA</a> commercializzati dalla Lamperti &amp; Garbagnati</p></div>
<p>Nel periodo antecedente la prima guerra mondiale la produzione si concentra sul grande formato destinato agli studi professionali, sugli ingranditori e sulla commercializzazione di materiale ed  attrezzature delle più prestigiose aziende del settore fotografico a livello internazionale; nel corso del conflitto fornisce attrezzature da ripresa alla nascente forza aerea italiana, in particolare una “Fotocamera Prospettica a Pistola” e una “Fotocamera Planimetrica”, entrambe di formato 13 x 18 cm. La produzione di apparecchi destinati alle riprese aeree militari continuerà anche dopo la fine della guerra, soprattutto con una fotocamera dotata di un caricatore da dodici, ventiquattro o quarantotto lastre che poteva essere utilizzata dal pilota per mezzo di un comando dotato di cavo flessibile. Nel corso degli anni Venti e Trenta vengono prodotte serie di apparecchi da studio o da campagna che arrivano fino al formato di 30 x 40 cm, montati su stativi estremamente elaborati, costruiti in legni pregiati come noce e mogano, realizzazioni di grande fascino ed eleganza e naturalmente anche molto costose. Nei cataloghi <strong>Lamperti &amp; Garbagnati</strong> dell’epoca sono descritti svariati modelli il cui formato non scende sotto i 13 x 18 cm e che, con una “Camera da Galleria” di formato 30 x 40 cm raggiunge il notevole prezzo di Lire 2.200. A corredo degli apparecchi da ripresa vengono costruiti non soltanto ingranditori, ma anche una quantità di attrezzature ed accessori per la camera oscura e per la lavorazione di lastre e pellicole. La produzione di fotocamere di grande formato destinate agli studi fotografici prosegue fino al 1958, anno in cui l’azienda cessa ogni attività produttiva; si tratta di apparecchi attualmente rari e ricercati sul mercato del collezionismo.</p>
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