<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>Dìtelo sui tetti</title><description>&lt;b&gt;Quello che ascoltate all&amp;#39;orecchio, dìtelo sui tetti&lt;/b&gt;&lt;br&gt;What you hear whispered in your ear, shout to others upon the housetops&lt;br&gt;Ce qui vous est dit à l&amp;#39;oreille, prêchez-le sur les toits&lt;br&gt;Was ihr hört in das Ohr, das predigt auf den Dächern&lt;br&gt;O que vos segredo aos ouvidos, gritem-no dos terraços!&lt;br&gt;O que se les susurra al oído, proclámenlo desde las azoteas</description><managingEditor>noreply@blogger.com (Pierangelo)</managingEditor><pubDate>Wed, 14 Oct 2026 03:14:50 +0200</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1025</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">98</openSearch:itemsPerPage><link>http://suitetti.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:summary>Quello che ascoltate all&amp;#39;orecchio, dìtelo sui tetti What you hear whispered in your ear, shout to others upon the housetops Ce qui vous est dit à l&amp;#39;oreille, prêchez-le sur les toits Was ihr hört in das Ohr, das predigt auf den Dächern O que vos segredo aos ouvidos, gritem-no dos terraços! O que se les susurra al oído, proclámenlo desde las azoteas</itunes:summary><itunes:subtitle>Quello che ascoltate all&amp;#39;orecchio, dìtelo sui tetti What you hear whispered in your ear, shout to others upon the housetops Ce qui vous est dit à l&amp;#39;oreille, prêchez-le sur les toits Was ihr hört in das Ohr, das predigt auf den Dächern O que vos se</itunes:subtitle><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Ciao mondo!</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/08/ciao-mondo.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 4 Aug 2026 05:20:35 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4123744302072712240</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;Salutare è salutare&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiz4pTGXXUA3DPEXRrKDwPc2jCjJn7yuIkseVGvZTgHzToSZXe22Xhru5nrkKKaffEytqJ6-cRf98-wK1w4UBQ6WrPxoUEJ7xMZ_OX4jhfplN1djXLRwgvO2kfxRIrGiSdM3uGAQOW_MBScnX8sVGx9rw3Wn9KQ-LqY2bemow_AbXrlOoRvJakjpaStjkY/s1000/san%20nic-3.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="563" data-original-width="1000" height="360" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiz4pTGXXUA3DPEXRrKDwPc2jCjJn7yuIkseVGvZTgHzToSZXe22Xhru5nrkKKaffEytqJ6-cRf98-wK1w4UBQ6WrPxoUEJ7xMZ_OX4jhfplN1djXLRwgvO2kfxRIrGiSdM3uGAQOW_MBScnX8sVGx9rw3Wn9KQ-LqY2bemow_AbXrlOoRvJakjpaStjkY/w640-h360/san%20nic-3.jpg" title="Il murales “San Nicola esegue il saluto al sole” è un’opera di street art realizzata nel 2016 dall’artista romano Maupal (Mauro Pallotta) a Bari. Si trova nel quartiere Madonnella, precisamente su una palazzina dell’Acquedotto Pugliese" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In italiano diciamo che “lanciamo” un programma quando lo mandiamo in
 esecuzione. L’inglese preferisce un più asciutto “to run”, transitivo, 
con tutto il corredo dell’emoji dell’omino che corre. È una 
rappresentazione plastica del passaggio dal dire al fare: il testo 
scritto, fermo su un file, diventa attività. E in quel passaggio cambia 
anche il nome: quello che chiamavamo programma, una volta lanciato, si 
chiama processo. Il programma è la partitura, il processo è 
l’esecuzione: stato, memoria, tempo di CPU, una storia che comincia. 
Procedere, appunto, e procedere di corsa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span&gt;All’immagine del 
podista preferisco quella di un gruppo di amici, dati e istruzioni, che 
partono su una decappottabile incontro a una meritata vacanza. Un po’ 
come in &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="https://suitetti.blogspot.com/2008/03/good-morning-starshine.html" target="_blank"&gt;Good Morning Starshine&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span&gt;, dal musical &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Hair&lt;/i&gt;&lt;span&gt;:
 quello slancio ingenuo e solare verso il giorno che comincia. In questa
 immagine i dati viaggiano accanto alle istruzioni come passeggeri della
 stessa auto, amici in corsa verso lo stesso mattino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si 
spera che la decappottabile non si vada a schiantare. Il software, 
almeno in questo, ha un vantaggio sulla vita: è più debuggabile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span&gt;Il primo programma realizzato da chiunque, in qualunque linguaggio, saluta il mondo con il suo &lt;/span&gt;&lt;i&gt;“Hello, world!”&lt;/i&gt;&lt;span&gt;.
 Prima ancora di calcolare, il codice si presenta. È un gesto sociale 
rivolto all’esterno, fin dal C di Kernighan e Ritchie: un salutare che 
precede il funzionare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il primo saluto umano al mondo è un 
pianto. Fa funzionare i polmoni del neonato e insieme garantisce la 
sopravvivenza: se il bambino non piange, la madre non lo allatta. Serve 
prima di tutto a questo. Solo una volta consolidate le pratiche per la 
sopravvivenza, porsi domande su come il mondo sia fatto e su come 
funzioni smette di essere un lusso: si entra nell’età del come e dei 
perché.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span&gt;Ed è proprio nel momento in cui si saluta il mondo 
che si comincia a intravederne la struttura. Qualcosa emerge subito, a 
colpo d’occhio; altro richiederà tempo e pazienza per essere compreso 
davvero. La frase più nota sull’assenza di confini vista dallo spazio, 
quella che la tradizione attribuisce al cosmonauta sovietico Jurij 
Gagarin il 12 aprile 1961 a bordo della Vostok-1, &lt;/span&gt;&lt;i&gt;“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”&lt;/i&gt;&lt;span&gt;,
 appartiene proprio alla prima categoria: un dato che salta agli occhi, 
immediato, senza bisogno di indagine. Luca Parmitano l’ha confermato in 
tempi più recenti: &lt;/span&gt;&lt;i&gt;“Mai come nello spazio ti accorgi che i confini non esistono. I confini sono solo dentro le menti delle persone”&lt;/i&gt;&lt;span&gt;.
 È l’Overview Effect: lo sguardo da fuori che restituisce il pianeta 
come un tutto, senza le linee che tracciamo su carta. Quello che il 
pianto e il primo “Hello, world!” fanno intuire da dentro, 
distrattamente, l’astronauta lo vede da fuori, tutto insieme, in un solo
 istante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Altre cose, invece, non si rivelano al primo 
saluto. La complessità di come il mondo funzioni davvero, i suoi 
meccanismi interni, i suoi processi, richiede un avvicinamento più 
lento, fatto di approfondimenti successivi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C’è un saluto che 
prova a tenere insieme questi due tempi, l’istante e la lentezza: il 
saluto al sole dello yoga, il Surya Namaskar. A differenza delle altre 
soglie, che accadono una volta sola, questo è un ciclo, una sequenza di 
posizioni che il corpo ripete ogni mattina, uguale nella struttura e 
diversa nell’istanza, perché la luce cambia, il corpo cambia, la 
stagione cambia. È un atto di gratitudine verso qualcosa che c’era già 
prima di noi e continuerà dopo, ripetuto proprio perché la comprensione,
 a differenza della visione, ha bisogno di tempo per sedimentare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quattro
 soglie, dunque: il pianto che ci fa entrare nel mondo, il saluto che 
apre un programma, lo sguardo che vede il pianeta intero da fuori, il 
gesto che si rinnova ogni mattina. In ciascuna si saluta il mondo e, 
salutandolo, lo si comincia a conoscere: un poco tutto insieme, come 
l’assenza di confini vista dall’orbita, un poco a piccoli passi, come la
 complessità che si svela solo con pazienza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Salutare è salutare. 
In italiano, il verbo che indica il gesto dell’incontro e l’aggettivo 
che indica ciò che fa bene condividono la stessa radice. Il pianto del 
neonato è, in senso clinico, salutare. Il primo “Ciao mondo!” è salutare
 per chi programma, il test che verifica che tutto funzioni. Il saluto 
al sole è salutare per definizione, è nel nome stesso della pratica. La 
frase di Gagarin restituisce, a chi la legge, una salute dello sguardo. 
La lingua sa da sempre che aprirsi al mondo fa bene.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiz4pTGXXUA3DPEXRrKDwPc2jCjJn7yuIkseVGvZTgHzToSZXe22Xhru5nrkKKaffEytqJ6-cRf98-wK1w4UBQ6WrPxoUEJ7xMZ_OX4jhfplN1djXLRwgvO2kfxRIrGiSdM3uGAQOW_MBScnX8sVGx9rw3Wn9KQ-LqY2bemow_AbXrlOoRvJakjpaStjkY/s72-w640-h360-c/san%20nic-3.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dipende quante volte</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/08/dipende-quante-volte.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 1 Aug 2026 09:47:15 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8937294058191988526</guid><description>&lt;h2 style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;Come farsi piacere i broccoli&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;&lt;p style="text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJN9fUqbu1FaYcwXOf8izlR5b0Q2NMzrH6-lKN5fdesm90XuFBV00rfm3Hpns1qtFhAofSN_eqEeXfVVFQiBZRG0LCJvLa9NBo0K2hyphenhyphenQDrx1sESXXHhVmZe7uDkUwJRaVm1rCPYwcMw_d3Dp7K-e6l_sNxA-CHC3tu1kNgBBA_qHZsBpEtNoFiI7mLdZ4/s1920/fernandine1000-broccoli-5208951_1920.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1079" data-original-width="1920" height="360" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJN9fUqbu1FaYcwXOf8izlR5b0Q2NMzrH6-lKN5fdesm90XuFBV00rfm3Hpns1qtFhAofSN_eqEeXfVVFQiBZRG0LCJvLa9NBo0K2hyphenhyphenQDrx1sESXXHhVmZe7uDkUwJRaVm1rCPYwcMw_d3Dp7K-e6l_sNxA-CHC3tu1kNgBBA_qHZsBpEtNoFiI7mLdZ4/w640-h360/fernandine1000-broccoli-5208951_1920.jpg" title="Broccoli (Foto di Jean Fernandine da Pixabay)" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;Milan Kundera scrive che il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta, e che per questo l'uomo non può essere felice: la felicità è desiderio di ripetizione, e la linea retta non ripete nulla. È un'idea che ha la forza di un teorema e la malinconia di un addio. Ma chi passa le giornate a scrivere cicli sa che la faccenda è più complicata. Un ciclo non è mai un vero ritorno al punto di partenza. E proprio in questa differenza, tra il cerchio che si chiude su se stesso e il cerchio che avanza di un passo a ogni giro, si nasconde una storia da raccontare.&lt;br /&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Il for e la promessa di sapere già&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Il ciclo for è prevalentemente enumerativo. Andrebbe usato solo quando si conosce a priori quante volte occorre eseguire una certa operazione: dieci righe di una matrice, i caratteri di una stringa, i giorni di un mese. È un ciclo di chi ha già fatto i conti prima di cominciare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C'è però una tendenza ricorrente, in aula, a risolvere ogni problema con il for, anche quando il numero delle iterazioni non è affatto noto in anticipo. Per questo motivo, in una prima fase, faccio scrivere agli studenti con il while anche i cicli che sarebbero enumerativi: solo dopo mostro che il for è una scrittura compatta dello stesso ciclo, in cui inizializzazione, confronto e incremento vengono raccolti in un'unica riga invece di restare tre istruzioni separate.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;La sintassi elegante nasconde il lavoro, non lo elimina.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fuori dal codice, il for è la vita pianificata: il piano quinquennale, la dieta di trenta giorni, il countdown. Funziona quando il numero delle ripetizioni è davvero prevedibile. Il rischio è applicarlo per abitudine anche dove non si sa quante volte servirà, solo perché la forma compatta rassicura.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;While, do-while e i broccoli&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Quante volte viene eseguito un while? La risposta onesta è: dipende. Se la condizione è già falsa al primo controllo, il corpo del ciclo non viene eseguito nemmeno una volta. Il do-while, al contrario, garantisce almeno un'esecuzione: il controllo avviene dopo, non prima.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È la stessa differenza che separa chi si tira indietro perché intuisce subito che una cosa non porta da nessuna parte, e chi invece si impegna almeno una volta prima di giudicare. È l'argomento che si usa con il bambino che non vuole assaggiare i broccoli: prova almeno una volta, e solo allora potrai dire con cognizione di causa che non ti piacciono. Un genitore, in quel momento, sta insegnando un do-while: l'esperienza viene prima della condizione di uscita, non dopo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Jarabe de Palo aveva già scritto il ritornello giusto per questa incertezza: depende. Dipende dalla condizione, dal contesto, da quello che si scopre solo entrando nel ciclo. Non è pigrizia dichiarare che la risposta dipende: è la constatazione onesta che alcuni cicli si possono valutare solo mentre li si attraversa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Break, continue e i goto travestiti&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Si insegna, giustamente, che il goto va evitato: rompe la leggibilità del programma e la possibilità di dimostrarne la correttezza, come segnalava già Dijkstra decenni fa. Böhm e Jacopini avevano peraltro già dimostrato, due anni prima, che tre sole strutture, sequenza, selezione e iterazione, bastano a scrivere qualunque algoritmo: il goto resta comodo, ma smette di essere necessario. Eppure break e continue sono goto con un nome più rispettabile, ammessi perché disciplinati e circoscritti a un singolo ciclo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un break dentro un ciclo annidato, usato per uscire quando si verifica una condizione imprevista, è la versione controllata del fermarsi in corsa: non previsto dal piano iniziale, ma un'uscita di sicurezza piuttosto che un cedimento. Un buon programma, come una buona vita, ha bisogno di qualche ancora di salvezza anche quando la struttura è pensata per essere lineare e prevedibile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il continue è un gesto diverso e più trascurato: non esce dal ciclo, salta il resto dell'iterazione corrente e passa alla successiva. È il "rifacciamo" detto a metà giro. E i motivi per dirlo sono opposti, anche se il comando è identico: si può ricominciare perché quel giro è andato male e non c'è ragione di portarlo a termine così com'è, oppure perché è andato così bene che si vuole subito riprovare, con la stessa condizione, per vedere se si ripete. Il codice non distingue le due intenzioni, la persona sì.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C'è poi un tabù ancora meno visibile, che i principianti quasi mai conoscono: non toccare la variabile di controllo del for dentro il corpo del ciclo. Modificarla a mano mentre il ciclo la sta già gestendo significa rompere la promessa fatta all'inizio, quella di sapere già quante volte si itererà. L'altra regola, ancora meno intuitiva, è non fare affidamento sul valore di quella variabile dopo che il ciclo è terminato: quel valore appartiene al ciclo, non a quello che viene dopo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si può scrivere codice da cinquant'anni e avere ancora il dubbio se si sia iterato una volta in più o una in meno. Ed è un bene che sia così: quel dubbio costringe a rileggere il proprio codice invece di fidarsi ciecamente della prima stesura.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C'è un caso in cui la domanda quante volte non si pone nemmeno: il foreach. Non conta, attraversa: prende un elemento alla volta finché la collezione ha elementi da offrire, senza indice da inizializzare, confrontare, incrementare a mano. Chi scrive un foreach non promette di sapere in anticipo quante volte, promette solo di considerare ciascun elemento una volta, né una di più né una di meno, delegando interamente alla collezione la domanda che il for si porta dietro fin dall'inizio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche qui, però, c'è un tabù speculare a quello della variabile di controllo: non modificare la collezione mentre la si sta attraversando. Aggiungere o togliere un elemento durante un foreach non lascia solo un dubbio, in molti linguaggi produce un errore esplicito, perché il ciclo si accorge che il terreno sotto i piedi è cambiato mentre ci stava ancora camminando sopra.&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Il confessionale come debugger morale&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Da bambini, in confessione, arrivavano sempre le stesse due domande: da solo o con altri, e soprattutto quante volte. Viste con gli occhi di oggi sono, letteralmente, le variabili di stato di un ciclo: un booleano che registra la compagnia, un contatore che registra la frequenza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che la recidiva determini la gravità è un'ipotesi plausibile solo dentro un approccio giuridico e tribunalizio alla morale, dove la colpa si misura per accumulo, quasi fosse un'aggravante da codice penale piuttosto che un giudizio sull'atto in sé. Ed è curioso che proprio la penitenza assegnata, sette Ave Maria, trasformasse quell'approccio in un ciclo vero e proprio: noi ragazzini a contare sulle dita da zero a sei, un for eseguito con l'unico obiettivo dichiarato di arrivare in fondo e tornare a giocare a pallone. Nessun valore cambiava a ogni iterazione, nessuna crescita si accumulava lungo il percorso: solo un contatore da azzerare prima che la libertà venisse restituita.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Quante volte devono volare le cannonate&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Bob Dylan pone la stessa domanda su scala collettiva, in Blowin' in the Wind: chiede quante volte ancora le cannonate dovranno volare prima di essere bandite per sempre. Ogni strofa ripete la struttura e la applica a un caso diverso, le strade, i mari, le vite umane, e l'accumulo delle iterazioni è ciò che costruisce l'urgenza morale della canzone.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È un ciclo che non ha condizione di uscita dichiarata all'inizio, esattamente come il while: si continua a interrogare finché la risposta non cambia, senza sapere in anticipo dopo quante strofe arriverà. E infatti la canzone non risponde mai con un numero. Il ritornello finale rimanda la risposta al vento stesso, come a dire che il contatore non si azzera con una cifra ma con un cambiamento reale nelle condizioni del mondo. È lo stesso scarto che separa la penitenza contata sulle dita dal ciclo che accumula senso: un conto che si esaurisce da solo quando smette di avere senso, non quando arriva a un numero prestabilito. Applicato alla coscienza di una generazione, il contatore di Dylan misura quante volte una cosa ingiusta può ancora accadere prima di diventare intollerabile.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Che differenza fa se conto a partire da zero&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;In quasi ogni linguaggio di programmazione gli array partono da zero: il primo elemento occupa la posizione zero, non la posizione uno. È una convenzione arbitraria, difesa da Dijkstra con un argomento tutt'altro che arbitrario sugli intervalli semiaperti, ma che cambia comunque la relazione tra il nome di una cosa e la sua posizione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Contare da zero significa trattare il primo passo come condizione di partenza, non ancora come passo compiuto. Contare da uno significa che ogni passo, fin dal primo, viene già registrato come conquista. Non è solo una questione di sintassi: è una scelta su dove far cominciare il merito.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Mettere in circolo&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Metti in circolo il tuo amore, cantava Ligabue, per dire a chi rischiava di perdersi in una dipendenza che l'alternativa era far uscire qualcosa invece di continuare a chiuderlo dentro di sé. Circolo è la stessa radice di ciclo, eppure l'espressione non descrive un girare su se stessi: descrive il contrario, un cerchio che si apre per lasciar passare qualcosa verso l'esterno.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il ciclo mestruale che si interrompe in una gravidanza è un esempio possibile di questa struttura, non il modello a cui ricondurre ogni corpo che lo attraversa: un caso in cui l'interruzione genera qualcosa che il solo ripetersi del ciclo non avrebbe mai potuto produrre da solo. Lo stesso schema vale per un risparmio che a un certo punto viene speso, per una competenza accumulata anno dopo anno che a un certo punto viene insegnata, per un affetto che resta vero solo quando esce dalla propria cerchia e arriva a qualcun altro. Nessuno di questi esempi dice cosa un ciclo debba fare, né tantomeno cosa debba fare chi lo vive. Dicono soltanto che, a volte, il giro più riuscito è quello che si apre verso l'esterno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Circoli viziosi e virtuosi&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Ripetere è monotono, purché ad ogni ciclo ci sia almeno un valore che cambia. È la definizione tecnica di iterazione, e insieme un criterio per distinguere due tipi di cerchio che a prima vista sembrano identici. Il circolo vizioso è un'iterazione in cui lo stato peggiora o resta uguale a se stesso a ogni giro, come il loop infinito di un programma bloccato: la condizione non cambia mai, e il ciclo continua a girare a vuoto. Il circolo virtuoso è quello in cui ogni passaggio lascia qualcosa in più rispetto al precedente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La differenza non sta nella forma del ciclo, che può essere identica in entrambi i casi. Sta nel segno di quello che cambia a ogni iterazione. Forse Kundera aveva ragione a dire che la felicità è desiderio di ripetizione, ma la ripetizione che rende felici non è mai quella che torna sempre uguale a se stessa. È quella che, girando, accumula qualcosa: un'esperienza in più, come i broccoli assaggiati almeno una volta; una consapevolezza in più, come le cannonate contate da Dylan; un passo in più, anche quando si continua a contare da zero. E a volte, come nel gesto di mettere in circolo ciò che un ciclo ha accumulato, il giro più riuscito è quello che si apre verso l'esterno, lasciando entrare qualcosa che, dentro il ciclo, mancava.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;Riferimenti&lt;/h3&gt;&lt;ul style="text-align: left;"&gt;&lt;li&gt;Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, Adelphi, Milano 1985 (ed. orig. Nesnesitelná lehkost bytí, 1984).&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Bob Dylan, Blowin' in the Wind, in The Freewheelin' Bob Dylan, Columbia Records, 1963.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Luciano Ligabue, Metti in circolo il tuo amore, in Radiofreccia, WEA/Warner Music Italia, 1998.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Jarabe de Palo, Depende, in Depende, EMI, 1998.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Corrado Böhm, Giuseppe Jacopini, Flow Diagrams, Turing Machines and Languages with Only Two Formation Rules, in «Communications of the ACM», vol. 9, n. 5, 1966, pp. 366-371.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Edsger W. Dijkstra, Go To Statement Considered Harmful, in «Communications of the ACM», vol. 11, n. 3, 1968, pp. 147-148.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Edsger W. Dijkstra, Why Numbering Should Start at Zero, EWD831, circolare privata, Università del Texas ad Austin, 1982.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJN9fUqbu1FaYcwXOf8izlR5b0Q2NMzrH6-lKN5fdesm90XuFBV00rfm3Hpns1qtFhAofSN_eqEeXfVVFQiBZRG0LCJvLa9NBo0K2hyphenhyphenQDrx1sESXXHhVmZe7uDkUwJRaVm1rCPYwcMw_d3Dp7K-e6l_sNxA-CHC3tu1kNgBBA_qHZsBpEtNoFiI7mLdZ4/s72-w640-h360-c/fernandine1000-broccoli-5208951_1920.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Chi sbaglia risponde?</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/chi-sbaglia-risponde.html</link><category>farina del mio sacco</category><category>farisei</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 26 Jul 2026 18:07:54 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2693122008317475531</guid><description>&lt;h3 style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;Perché punire non basta&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh5ZkhNxUz1Q_KCKH9xEml6q_0LlYeabJNs6JjeYTuOMZom01z3rlCDWZKBezws788xlCccqrGNGPnkHBjbRcEGD5YHSJ250vb-3i8oh0P6tnX742BykL2HCjGzN7n45AaJJUHXCHmethVD08wKiX7AaiDq22pS6f5ZlCGirdMIAI9lns8Of9XC7A2s58w/s1408/Gemini_Generated_Image_pfgpk1pfgpk1pfgp.png" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="768" data-original-width="1408" height="350" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh5ZkhNxUz1Q_KCKH9xEml6q_0LlYeabJNs6JjeYTuOMZom01z3rlCDWZKBezws788xlCccqrGNGPnkHBjbRcEGD5YHSJ250vb-3i8oh0P6tnX742BykL2HCjGzN7n45AaJJUHXCHmethVD08wKiX7AaiDq22pS6f5ZlCGirdMIAI9lns8Of9XC7A2s58w/w640-h350/Gemini_Generated_Image_pfgpk1pfgpk1pfgp.png" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
Ho insegnato per ventinove anni informatica a ragazzi tra i
quattordici e i diciannove anni, gli stessi anni di cui parla oggi il
dibattito sull'imputabilità minorile. Tra loro ho incontrato
adolescenti difficili, alcuni già a rischio di devianza, e proprio
con loro ho capito che il mio ruolo poteva essere quello di educatore
prima ancora che di insegnante. In laboratorio la lezione più utile
che si trasmette non è mai quella che si spiega alla lavagna: si
impara di più dagli errori, e più si sbaglia, se qualcuno resta lì
a raccogliere l'errore, più si impara.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Il
23 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge
che cambia le regole sull'imputabilità dei minori tra i quattordici
e i diciotto anni. Non tocca l'età minima, che resta fissata a
quattordici anni, e non inasprisce le pene, come ha tenuto a
precisare il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Interviene invece
sull'articolo 98 del codice penale, ribaltando l'onere della prova:
oggi la capacità di intendere e di volere del minore va accertata
dal giudice perché scatti la responsabilità penale, con la riforma
quella capacità si presume, e sarà la difesa a dover dimostrare il
contrario. La presidente del Consiglio ha sintetizzato così il senso
del provvedimento: prima si presumeva l'incapacità, oggi si presume
la responsabilità.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Il paradosso della capacità&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;La
riforma lascia aperta una domanda che qualunque genitore o insegnante
può porsi con naturalezza. Un sedicenne non è considerato capace di
guidare un'automobile, di sottoscrivere un contratto, di disporre
liberamente del proprio patrimonio. La legge lo protegge da sé
stesso proprio perché gli riconosce una competenza di giudizio
ancora incompleta. Perché allora, nel momento in cui commette un
reato, la stessa legge dovrebbe presumere una piena responsabilità?&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;La
risposta tecnica distingue due soglie di maturità diverse: la
capacità di pianificare conseguenze complesse e differite nel tempo,
che il diritto civile protegge, e la capacità di giudizio morale
immediato su un singolo atto, che il diritto penale interroga. Ma le
neuroscienze dello sviluppo, a partire dagli studi di Laurence
Steinberg, complicano questa distinzione invece di risolverla. Il
ragionamento astratto, la capacità di sapere che un gesto è
sbagliato, si stabilizza già verso i quindici o sedici anni. Il
controllo degli impulsi sotto pressione emotiva, la capacità cioè
di fermarsi davvero nel momento in cui si agisce, specie in presenza
dei pari, resta immaturo fino a metà dei vent'anni. I reati più
discussi in queste settimane, quelli commessi in gruppo, d'impulso,
sotto la spinta del branco, cadono esattamente in quella finestra: il
campo in cui la competenza a scegliere del minore è più fragile,
non più solida.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;La scorciatoia della fermezza&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Un
provvedimento come questo si vota in un Consiglio dei ministri e
produce titoli il giorno dopo. Un investimento su educatori di
strada, tempo pieno, presidi psicologici nelle scuole difficili
produce effetti misurabili solo dopo cicli scolastici interi, e nel
frattempo non offre nulla da mostrare all'opinione pubblica. La
criminologia distingue da tempo le politiche che comunicano fermezza
in tempi rapidi da quelle che intervengono su cause strutturali con
risultati lenti e meno spendibili. Nel caso italiano il dato è più
preciso di una semplice tendenza: questo stesso governo aveva già
varato il decreto Caivano nel settembre 2023, seguito da altri sei
decreti sicurezza. Che si sia dovuti tornare ancora sull'imputabilità
minorile suggerisce che il ricorso ripetuto agli strumenti repressivi
non abbia affrontato le cause profonde del fenomeno.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;La
stessa Meloni, nelle dichiarazioni successive al Consiglio dei
ministri, ha riconosciuto che la fermezza senza alternative non
basta, indicando nell'assenza di famiglie, scuola e presidi
territoriali le cause profonde delle devianze giovanili. Il punto
debole di questa posizione è che il provvedimento approvato agisce
solo sul lato della fermezza, mentre il lato delle alternative resta
per ora enunciato e non tradotto in norma con la stessa urgenza.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Il
divieto di accesso ai social per i minorenni, introdotto in Australia
il 10 dicembre 2025 come primo esperimento al mondo, offre un
riscontro simile fuori dal campo penale. A sei mesi dall'entrata in
vigore, secondo uno studio dell'Università di Newcastle pubblicato
sul British Medical Journal, oltre l'85 per cento degli under sedici
era ancora presente sulle piattaforme, e il governo ha risposto
raddoppiando le sanzioni alle aziende, da 49,5 a 99 milioni di
dollari australiani, invece di rivedere lo strumento. La porta si
chiude, la domanda non sparisce: si sposta verso spazi meno
sorvegliati, proprio come i sette decreti sicurezza italiani non
hanno esaurito la spinta che dicevano di voler arginare.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Il welfare che manca&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Quando
si parla di minori arruolati dalla criminalità organizzata, la
letteratura sociologica offre una chiave di lettura precisa. Diego
Gambetta ha descritto la mafia siciliana come un'industria della
protezione privata che nasce dove lo Stato non riesce a garantire
diritti di proprietà, sicurezza, arbitrato dei conflitti, e Federico
Varese ha ritrovato lo stesso schema in altri contesti: il crimine
organizzato prospera nei vuoti istituzionali, come sostituto
funzionale di servizi che altrove offre lo Stato. Sul versante
campano, Isaia Sales e Nando dalla Chiesa hanno documentato come la
camorra, in quartieri come Scampia o il Rione Sanità, funzioni da
erogatore di reddito immediato, protezione, e soprattutto
riconoscimento sociale, dove la scuola offre invece un percorso
lungo, incerto, spesso già segnato dalla dispersione.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Il
welfare sostitutivo offerto dal crimine organizzato non è solo
economico, è anche identitario. Un ragazzo che a scuola accumula
solo giudizi negativi e nell'organizzazione criminale trova un ruolo,
una gerarchia in cui salire, un riconoscimento come persona capace,
sta scambiando un fallimento certificato con un successo distorto.
Per questo la figura dell'educatore, quando funziona, non compete
solo sul piano materiale con l'organizzazione criminale: compete sul
piano del riconoscimento. Un precedente penale precoce, specie se
accompagnato da un percorso detentivo che interrompe scuola e legami
territoriali positivi, rischia di ridurre ulteriormente le
opportunità legittime disponibili al ragazzo, spingendolo più a
fondo nell'unica rete che a quel punto gli resta aperta.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Maranza: una povertà più affettiva che economica&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Il
fenomeno dei cosiddetti maranza, quello a cui la nuova norma guarda
più da vicino, complica ulteriormente il quadro, perché non sembra
correlato in modo diretto a deprivazione economica o culturale in
senso tradizionale. Le testimonianze raccolte da osservatori sociali
indicano una sottocultura trasversale a classi sociali ed etnie
diverse, tenuta insieme non da un'origine comune ma da uno stile di
comportamento e da un bisogno di appartenenza al gruppo. Una
sociologa che ha studiato il fenomeno lo descrive come un
atteggiamento nichilista tipico di una generazione cresciuta nella
crisi e nelle disuguaglianze, più reazione che semplice devianza.
Qui va fatta una distinzione che i resoconti giornalistici tendono a
perdere: l'immaginario maranza attinge a una porzione specifica della
trap e della drill, quella costruita esplicitamente attorno
all'ostentazione di armi e violenza, non al rap nella sua interezza,
un genere ben più ampio e plurale che include tradizioni narrative e
politiche molto distanti da quell'estetica. Uno studio recente sulle
sottoculture giovanili ha raccolto testimonianze dirette di alcuni
rapper, interpellati come osservatori del margine più che come suoi
rappresentanti, e la domanda che pone chi lo ha condotto non riguarda
cosa manchi economicamente a questi adolescenti, ma chi doveva
esserci, e non c'è stato, quando i ragazzi di cui parlano vivevano
ciò che oggi raccontano nelle loro canzoni.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Va
nella stessa direzione una testimonianza indiretta: quando i genitori
vengono convocati dopo un episodio, il copione ricorrente, riportato
dalle forze dell'ordine, è che la colpa è sempre di qualcun altro,
mai del figlio, mai dell'educazione. Più che un segno di povertà
culturale, sembra il sintomo di una funzione genitoriale che non
tiene, a prescindere dal ceto sociale, e che lascia il ragazzo senza
quello specchio critico e insieme accogliente che un buon educatore,
in laboratorio o in famiglia, prova a offrire. A questo si aggiunge
il ruolo della visibilità social nella costruzione dell'identità:
un ragazzo che non riceve riconoscimento in famiglia può trovarlo,
immediato e misurabile in visualizzazioni, mostrandosi nel gruppo che
intimidisce o che infrange una regola. A spingere in quella direzione
sembra più la fame di sguardo che la povertà economica, una fame
che il digitale rende disponibile a costo quasi nullo.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Raccontare o alimentare?&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Gli
autori dei testi più crudi si difendono spesso sostenendo di
documentare una realtà, non di propagandarla, come faceva Pasolini
con le borgate romane, e nemmeno lui ne uscì indenne: parte della
critica dell'epoca gli rimproverò di estetizzare ciò che diceva di
voler solo raccontare. L'intenzione dell'autore, in altre parole, non
controlla la ricezione del pubblico. Nel Regno Unito la tensione è
finita in tribunale: un giudice londinese, di fronte a un imputato
che difendeva i propri testi drill come puro intrattenimento, ha
risposto di non credergli, e la polizia metropolitana ha costruito un
archivio di oltre 1.400 video usati come prova processuale. La
letteratura accademica segnala che questa equivalenza tra testo e
confessione è spesso infondata e produce esiti discriminatori, ma
non scioglie il nodo di fondo: se masse di adolescenti si riconoscono
in quei testi, la distanza tra raccontarli e alimentarli si
assottiglia, indipendentemente dalle intenzioni di chi li scrive.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Tre libri, la stessa materia psicologica&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;La
letteratura ha già raccontato tutto questo, con esiti diversi a
seconda di come lo stesso bisogno adolescenziale di gruppo e di
riconoscimento viene incanalato. In &lt;i&gt;West Side Story&lt;/i&gt; Jets e
Sharks combattono per l'onore del gruppo e per un territorio
simbolico, senza un vero movente economico, dentro famiglie quasi
assenti dalla scena: è deprivazione affettiva messa in scena prima
ancora che esistesse il linguaggio sociologico per descriverla, e la
vicenda si chiude in tragedia.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;In
&lt;i&gt;I ragazzi della via Pal&lt;/i&gt; lo stesso bisogno di banda, di
territorio, di gerarchia tra pari produce un esito opposto. Molnár
costruisce attorno a quel bisogno un ordinamento esplicito, un codice
d'onore, e la storia culmina non in un omicidio ma nel sacrificio
silenzioso del più debole del gruppo per fedeltà a un ideale di
lealtà. Il romanzo mostra che il bisogno di appartenenza non produce
necessariamente violenza: lo fa quando manca una struttura, adulta o
autoprodotta dai ragazzi stessi, capace di trasformarlo in codice
d'onore invece che in aggressione.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;In
&lt;i&gt;Ragazzi di vita&lt;/i&gt; Pasolini rifiuta entrambe le cornici. I
ragazzi delle borgate romane non hanno né la struttura morale dei
ragazzi della via Pal né la parabola tragica costruita di Jets e
Sharks: vivono in un tempo senza narrazione redentiva, prodotti di un
margine che la città ha costruito e poi abbandonato a sé stesso. Il
romanzo si chiude con una morte che non redime nulla e non punisce
nessuno, mostra solo che la vita di quel margine continua a
inghiottire chi ci vive dentro senza che il centro se ne accorga. È
forse il testo più vicino alla domanda che questa riforma lascia
aperta: non offre un colpevole da punire né un modello da imitare,
mostra soltanto cosa succede quando la responsabilità educativa non
arriva in tempo, o non arriva affatto.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Il vangelo del margine&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Sul
piano evangelico, il testo che meglio interroga questa vicenda è la
parabola del figliol prodigo. Il padre non processa il figlio, non
gli chiede di dimostrare la propria capacità di intendere e di
volere prima di riaccoglierlo, gli corre incontro mentre è ancora
lontano. Il racconto mette in scena anche l'obiezione opposta, quella
del fratello maggiore che non ha mai sbagliato e non capisce perché
chi ha sbagliato venga festeggiato, ed è esattamente l'obiezione di
chi oggi sostiene la fermezza. Luca non risolve la tensione, la
lascia aperta sulla soglia di casa.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Il
riferimento più pertinente al ruolo di chi insegna e educa insieme
resta però don Bosco, che nella Torino industriale dell'Ottocento si
trovò davanti a ragazzi difficili delle periferie del suo tempo. Il
suo sistema preventivo, fondato su ragione, religione e amorevolezza,
si costruì in esplicita opposizione al sistema repressivo: il
ragazzo va accompagnato prima che sbagli, non processato dopo, e
l'educatore deve restare fisicamente presente accanto a lui anche
quando sbaglia comunque. Papa Francesco ha reso questo impianto un
criterio di lettura esplicito della realtà giovanile contemporanea,
ripetendo che nessuno è irrecuperabile e parlando, in Evangelii
Gaudium, di periferie esistenziali come luogo teologico privilegiato,
quello dove la Chiesa deve andare non con un metro di giudizio più
severo ma con una presenza più prossima.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Chi
lavora oggi negli istituti penali minorili conferma questa
preoccupazione con il linguaggio della cronaca invece che della
teologia. Don Claudio Burgio, cappellano dell'Istituto Penale
Minorile Cesare Beccaria di Milano, ha commentato la riforma a Radio
Vaticana il giorno dopo la sua approvazione, definendola un passo
indietro che non rispetta l'età dei ragazzi e la loro coscienza. A
quattordici, quindici, sedici anni, ha detto, e a volte anche oltre,
i ragazzi restano profondamente incoscienti e immaturi, spesso perché
non sono mai stati educati a un codice etico. Ha criticato anche il
vocabolario del dibattito pubblico: parlare di maranza o di baby
gang, ha detto, significa semplificare un disagio giovanile molto più
profondo, e le etichette impediscono di guardarlo in profondità. È
la stessa obiezione sollevata in questo articolo a proposito dello
stereotipo del maranza, pronunciata però da chi quei ragazzi li
incontra ogni giorno dietro le sbarre, non nei titoli dei giornali.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Un
ultimo episodio tocca quasi alla lettera il cuore della norma di
questi giorni, l'inversione dell'onere della prova sulla
colpevolezza: l'adultera di Giovanni 8, portata davanti a Gesù
perché la legge presuma la sua colpa. Gesù non nega la colpa e non
dice che la legge sia sbagliata, sposta il piano della domanda: chi è
senza peccato scagli la prima pietra. Resta, più che un argomento
contro la responsabilità penale in sé, un avvertimento a chi
giudica, perché ricordi la propria parzialità prima di applicare la
pena con automatismo.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Tornando al laboratorio&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Se
il ragazzo lo si sbatte in galera, io non lo posso più incontrare.
Non leggerà più un libro in vita sua, non troverà più in
laboratorio quello spazio in cui l'errore, invece di essere una
condanna, diventa il punto da cui si riparte. La Costituzione lo dice
in modo che non lascia margini di ambiguità: le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono
tendere alla rieducazione del condannato. Del film Arancia Meccanica
mi ha sempre colpito di più il secondo tempo rispetto al primo,
quello in cui lo Stato prova a correggere Alex con un metodo che
funziona sulla superficie del comportamento ma svuota la persona
della capacità di scegliere, e quindi anche della capacità di
essere responsabile in senso morale. È la stessa tensione che
attraversa questa riforma: una fermezza che punisce senza costruire
nulla accanto ha la velleità di produrre automi disciplinati, non
persone che hanno imparato dall'errore.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.28cm; margin-top: 0.64cm;"&gt;
&lt;b&gt;Bibliografia&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;La norma e il dibattito&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
LaPresse, &lt;i&gt;Imputabilità dei minori, via libera dal Consiglio dei
ministri. Meloni: "Chi sbaglia paga"&lt;/i&gt;, 24 luglio 2026.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Il Sole 24 Ore, &lt;i&gt;Dai 14 ai 18 anni minori imputabili salvo prova
contraria. Meloni: «Chi sbaglia deve rispondere»&lt;/i&gt;, 23 luglio
2026.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Sky TG24, &lt;i&gt;Presunzione imputabilità minorenni, Meloni: "Chi
sbaglia risponde delle proprie azioni"&lt;/i&gt;, 24 luglio 2026.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Adolescenza e neuroscienze dello sviluppo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Laurence Steinberg, &lt;i&gt;Age of Opportunity: Lessons from the New
Science of Adolescence&lt;/i&gt;, Houghton Mifflin Harcourt, Boston 2014.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Criminalità organizzata e welfare
sostitutivo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Diego Gambetta, &lt;i&gt;La mafia siciliana. Un'industria della protezione
privata&lt;/i&gt;, Einaudi, Torino 1992.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Federico Varese, &lt;i&gt;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato
conquista nuovi territori&lt;/i&gt;, Einaudi, Torino 2011.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Isaia Sales, &lt;i&gt;Storia dell'Italia mafiosa. Perché le mafie hanno
avuto successo&lt;/i&gt;, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Nando dalla Chiesa, &lt;i&gt;La convergenza. Mafia e politica nella seconda
Repubblica&lt;/i&gt;, Melampo, Milano 2010.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Maranza, rap e sottoculture giovanili&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Gabriel Seroussi, &lt;i&gt;La periferia vi guarda con odio. Come nasce la
fobia dei maranza&lt;/i&gt;, Agenzia X, Milano 2025.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Houria Bouteldja, &lt;i&gt;Maranza di tutto il mondo, unitevi! Per
un'alleanza dei barbari nelle periferie&lt;/i&gt;, a cura di Anna Curcio,
DeriveApprodi, Roma 2024.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Lambros Fatsis, &lt;i&gt;Policing the beats: The criminalisation of UK
drill and grime music by the London Metropolitan Police&lt;/i&gt;, in "The
Sociological Review", 67(6), 2019, pp. 1300-1316.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Il divieto di social ai minorenni&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Courtney Barnes, Luke Wolfenden et al., &lt;i&gt;Assessing the early
effects of Australia's ‘Social Media Minimum Age Act’ on
adolescent social media use&lt;/i&gt;, in "The BMJ", 2026, doi:
10.1136/bmj-2026-363695.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
eSafety Commissioner, Governo australiano, &lt;i&gt;Social Media Minimum
Age Compliance Update&lt;/i&gt;, marzo 2026.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Letteratura citata&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Arthur Laurents, Leonard Bernstein, Stephen Sondheim, &lt;i&gt;West Side
Story&lt;/i&gt;, 1957 (versione cinematografica 1961).&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Ferenc Molnár, &lt;i&gt;I ragazzi della via Pal&lt;/i&gt;, 1907.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Pier Paolo Pasolini, &lt;i&gt;Ragazzi di vita&lt;/i&gt;, Garzanti, Milano 1955.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Stanley Kubrick, &lt;i&gt;Arancia meccanica&lt;/i&gt;, 1971, dal romanzo di
Anthony Burgess, &lt;i&gt;A Clockwork Orange&lt;/i&gt;, 1962.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class="western"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Fonti religiose ed ecclesiali&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Vangelo secondo Luca, 15,11-32 (la parabola del figliol prodigo).&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Claudio Burgio, intervista a Radio Vaticana, 24 luglio 2026 (ripresa
da ANSA, &lt;i&gt;Cappellano del Beccaria, la norma sui minori è un passo
indietro&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Vangelo secondo Giovanni, 8,1-11 (l'episodio dell'adultera).&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Giovanni Bosco, &lt;i&gt;Il sistema preventivo nella educazione della
gioventù&lt;/i&gt;, 1877.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Papa Francesco, &lt;i&gt;Evangelii Gaudium&lt;/i&gt;, 2013.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-left: 0.64cm; text-indent: -0.64cm;"&gt;
Papa Francesco, &lt;i&gt;Christus Vivit&lt;/i&gt;, 2019.&lt;/p&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh5ZkhNxUz1Q_KCKH9xEml6q_0LlYeabJNs6JjeYTuOMZom01z3rlCDWZKBezws788xlCccqrGNGPnkHBjbRcEGD5YHSJ250vb-3i8oh0P6tnX742BykL2HCjGzN7n45AaJJUHXCHmethVD08wKiX7AaiDq22pS6f5ZlCGirdMIAI9lns8Of9XC7A2s58w/s72-w640-h350-c/Gemini_Generated_Image_pfgpk1pfgpk1pfgp.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Spina dorsale</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/spina-dorsale.html</link><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 19:08:37 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6384071993441723042</guid><description>&lt;p&gt;&lt;i&gt;Ti mangerei, indigesta come sei&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un gruppo di cannibali viene assunto in una grande multinazionale. Il
 direttore delle risorse umane li accoglie: siete parte della nostra 
famiglia, potete mangiare quello che volete alla mensa aziendale, ma vi 
prego, non toccate nessuno dei dipendenti, o sarete licenziati 
all’istante. I cannibali promettono di rigare dritto. Per settimane 
l’azienda sembra girare a meraviglia, i meeting si susseguono, le 
presentazioni vengono fatte, le slide vengono aggiornate, le email 
partono a centinaia, tutto sembra normale. Dopo un mese il direttore 
chiama a rapporto il capo dei cannibali: state lavorando sodo, ma 
abbiamo un problema grave, da qualche giorno la donna delle pulizie è 
sparita, sapete qualcosa? Il capo dei cannibali, imbarazzato, confessa: 
sì, signore, è colpa nostra, avevamo una fame terribile e non abbiamo 
resistito. Il direttore esplode: vi avevo detto di non toccare nessuno, 
siete licenziati in tronco. I cannibali iniziano a raccogliere le 
proprie cose. Mentre sono sulla porta, il capo si gira e chiede: una 
curiosità, abbiamo mangiato il responsabile marketing, il direttore 
strategico, il consulente per il cambiamento organizzativo e tre 
vicepresidenti, nessuno si è accorto di nulla e l’azienda ha continuato a
 funzionare come se niente fosse, come avete fatto a scoprire che 
avevamo mangiato la donna delle pulizie? Il direttore lo guarda con 
serietà: semplice, è da tre giorni che la polvere è alta dieci 
centimetri e nessuno in tutto l’ufficio riesce più a trovare la propria 
scrivania.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La barzelletta regge su un meccanismo preciso, che 
conviene scomporre prima di ridere una seconda volta. Un’organizzazione 
può divorare per settimane i propri livelli più esibiti, i ruoli che 
parlano ad altri ruoli di cose che altri ruoli hanno già detto, senza 
che nulla di visibile si rompa: riunioni, slide, email, tutto il teatro 
del funzionamento resta in scena. Il vero caso base dell’organizzazione,
 il punto la cui assenza produce un sintomo immediato e misurabile, non 
era in cima all’organigramma. Era il ruolo più trascurato, quello che 
nessuno considerava abbastanza importante da proteggere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="https://suitetti.blogspot.com/2026/07/toccare-il-fondo.html" target="_blank"&gt;Toccare il fondo&lt;/a&gt;&lt;span&gt;
 raccontava la ricorsione che si ferma quando qualcuno ha il coraggio di
 piazzare un caso base. Qui la stessa domanda si pone a un sistema che 
non è un programma, ma un corpo, un’azienda, una mente, e la risposta 
cambia nome senza cambiare natura: la chiameremo spina dorsale, in 
inglese backbone, il termine che attraversa senza sforzo la biologia, le
 reti, la psicologia e le organizzazioni. Il salto è reale, e conviene 
dichiararlo subito: non si tratta più di trovare dove un concetto 
informatico riaffiora nella cultura, ma di riconoscere una legge di 
organizzazione che riaffiora ovunque, di cui l’informatica resta uno 
degli strumenti per leggerla, non l’unico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="https://www.linkedin.com/in/giorgiafumo/"&gt;Giorgia Fumo&lt;/a&gt;&lt;span&gt;,
 ingegnere prima che comica, costruisce il suo spettacolo Out of Office 
sullo stesso materiale: fogli Excel che sembrano avere vita propria, 
manager che si vantano di lavorare con le persone senza che nessuno 
sappia cosa significhi davvero, un intero linguaggio aziendale che 
continua a girare a vuoto. La sua formazione tecnica è probabilmente il 
motivo per cui, sul palco, individua lo stesso punto di rottura che 
questo pezzo cerca con le fonti citate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="captioned-image-container"&gt;&lt;figure&gt;&lt;a class="image-link image2 is-viewable-img can-restack" data-component-name="Image2ToDOM" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xknI!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F001e3a41-0a77-4648-b02c-168fd5bfc871_1920x1394.png" target="_blank"&gt;&lt;div class="image2-inset"&gt;&lt;picture&gt;&lt;source type="image/webp"&gt;&lt;/source&gt;&lt;img class="sizing-normal" data-attrs="{&amp;quot;src&amp;quot;:&amp;quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/001e3a41-0a77-4648-b02c-168fd5bfc871_1920x1394.png&amp;quot;,&amp;quot;srcNoWatermark&amp;quot;:null,&amp;quot;fullscreen&amp;quot;:null,&amp;quot;imageSize&amp;quot;:null,&amp;quot;height&amp;quot;:1057,&amp;quot;width&amp;quot;:1456,&amp;quot;resizeWidth&amp;quot;:null,&amp;quot;bytes&amp;quot;:642068,&amp;quot;alt&amp;quot;:null,&amp;quot;title&amp;quot;:null,&amp;quot;type&amp;quot;:&amp;quot;image/png&amp;quot;,&amp;quot;href&amp;quot;:null,&amp;quot;belowTheFold&amp;quot;:false,&amp;quot;topImage&amp;quot;:true,&amp;quot;internalRedirect&amp;quot;:&amp;quot;https://pierangeloindolfi.substack.com/i/207935411?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F001e3a41-0a77-4648-b02c-168fd5bfc871_1920x1394.png&amp;quot;,&amp;quot;isProcessing&amp;quot;:false,&amp;quot;align&amp;quot;:null,&amp;quot;offset&amp;quot;:false}" height="465" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xknI!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F001e3a41-0a77-4648-b02c-168fd5bfc871_1920x1394.png" width="640" /&gt;&lt;/picture&gt;&lt;div class="image-link-expand"&gt;&lt;div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;figcaption class="image-caption" style="text-align: left;"&gt;&lt;span&gt;Foto di &lt;/span&gt;&lt;a href="https://pixabay.com/it/users/graphicmama-team-2641041/?utm_source=link-attribution&amp;amp;utm_medium=referral&amp;amp;utm_campaign=image&amp;amp;utm_content=1453895"&gt;GraphicMama-team&lt;/a&gt;&lt;span&gt; da &lt;/span&gt;&lt;a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;amp;utm_medium=referral&amp;amp;utm_campaign=image&amp;amp;utm_content=1453895"&gt;Pixabay&lt;/a&gt;&lt;/figcaption&gt;&lt;/div&gt;&lt;/figure&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Il
 cannibalismo reale, quello che la barzelletta trasforma in farsa, ha 
una spiegazione biologica che rende l’immagine meno arbitraria di quanto
 sembri. Il kuru, la malattia scoperta tra i Fore della Papua Nuova 
Guinea, si trasmetteva attraverso il consumo rituale del cervello dei 
defunti, ed è causata da prioni, proteine mal ripiegate che corrompono 
la forma di altre proteine sane. Un prione agisce con efficienza massima
 solo su proteine della stessa specie, o di specie molto vicine, perché 
ha bisogno di una struttura compatibile per propagare il proprio errore.
 La catena di legami che dà forma alla proteina, quella che nel 
misfolding si ripiega male, si chiama in letteratura backbone, la stessa
 parola che indica la dorsale di una rete o l’intelaiatura di un 
programma. Il cannibalismo è la catena alimentare che si richiude su di 
sé invece di uscire verso un’altra specie, ed è proprio quella chiusura a
 concentrare il rischio invece di diluirlo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se i prioni spiegano 
il meccanismo del pericolo, resta da capire chi, dentro un gruppo, viene
 trattato come consumabile. Qui rispondono meglio i lupi. Si dice 
comunemente che nemmeno il lupo sia lupo dell’altro lupo, ma i dati 
raccontano altro. Nei branchi selvatici studiati con radiocollare, a 
Yellowstone come in Alaska, la lotta tra branchi rivali è la prima causa
 di mortalità naturale, fino a due terzi dei decessi non dovuti all’uomo
 in alcune popolazioni, quasi sempre ai confini del territorio. C’è però
 una precisazione che salva l’istinto della frase più che smentirlo: 
dentro il branco, tra membri della stessa famiglia, i conflitti si 
risolvono quasi sempre con comportamenti rituali di sottomissione, mai 
con la morte. Il lupo non uccide chi riconosce come proprio, uccide chi 
tratta come puro esterno, senza legame. Nella barzelletta, i dirigenti 
mangiati erano nominalmente parte della stessa famiglia aziendale che il
 direttore aveva appena evocato all’assunzione dei cannibali. Il crollo 
comico sta proprio lì: il confine di relazione che nel branco vero 
protegge chi vi appartiene, in ufficio si è già dissolto molto prima che
 arrivasse chi se ne sarebbe approfittato.&lt;/p&gt;&lt;div class="captioned-image-container"&gt;&lt;figure&gt;&lt;a class="image-link image2 is-viewable-img can-restack" data-component-name="Image2ToDOM" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GQC2!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0b4a5fb-7c68-41af-8e40-5c0b18197f51_1920x1280.jpeg" target="_blank"&gt;&lt;div class="image2-inset"&gt;&lt;picture&gt;&lt;source type="image/webp"&gt;&lt;/source&gt;&lt;img class="sizing-normal" data-attrs="{&amp;quot;src&amp;quot;:&amp;quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f0b4a5fb-7c68-41af-8e40-5c0b18197f51_1920x1280.jpeg&amp;quot;,&amp;quot;srcNoWatermark&amp;quot;:null,&amp;quot;fullscreen&amp;quot;:null,&amp;quot;imageSize&amp;quot;:null,&amp;quot;height&amp;quot;:971,&amp;quot;width&amp;quot;:1456,&amp;quot;resizeWidth&amp;quot;:null,&amp;quot;bytes&amp;quot;:375116,&amp;quot;alt&amp;quot;:null,&amp;quot;title&amp;quot;:null,&amp;quot;type&amp;quot;:&amp;quot;image/jpeg&amp;quot;,&amp;quot;href&amp;quot;:null,&amp;quot;belowTheFold&amp;quot;:false,&amp;quot;topImage&amp;quot;:false,&amp;quot;internalRedirect&amp;quot;:&amp;quot;https://pierangeloindolfi.substack.com/i/207935411?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0b4a5fb-7c68-41af-8e40-5c0b18197f51_1920x1280.jpeg&amp;quot;,&amp;quot;isProcessing&amp;quot;:false,&amp;quot;align&amp;quot;:null,&amp;quot;offset&amp;quot;:false}" height="427" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GQC2!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0b4a5fb-7c68-41af-8e40-5c0b18197f51_1920x1280.jpeg" width="640" /&gt;&lt;/picture&gt;&lt;div class="image-link-expand"&gt;&lt;div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/a&gt;&lt;figcaption class="image-caption"&gt;&lt;span&gt;Foto di &lt;/span&gt;&lt;a href="https://pixabay.com/it/users/elg21-3764790/?utm_source=link-attribution&amp;amp;utm_medium=referral&amp;amp;utm_campaign=image&amp;amp;utm_content=9455145"&gt;Enrique&lt;/a&gt;&lt;span&gt; da &lt;/span&gt;&lt;a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;amp;utm_medium=referral&amp;amp;utm_campaign=image&amp;amp;utm_content=9455145"&gt;Pixabay&lt;/a&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/figcaption&gt;&lt;/figure&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Ovidio
 non fa morire solo Narciso, fa morire anche Eco, la ninfa condannata a 
restituire solo le ultime parole altrui, mai a iniziare un discorso 
proprio. Il mito mette in scena due forme complementari dello stesso 
guasto, chi non riesce a guardare fuori da sé e chi non riesce a 
produrre nulla che non sia già stato detto da un altro, e nessuna delle 
due sopravvive. È un ritratto sorprendentemente preciso di quello che la
 clinica contemporanea chiama narcisismo patologico: bisogno costante di
 conferme esterne, incapacità di empatia reale, un ciclo che la 
letteratura chiama di idealizzazione e svalutazione, in cui chi sta 
vicino viene prima elevato a specchio perfetto e poi svuotato quando 
smette di restituire l’immagine desiderata. La manipolazione più 
insidiosa, il gaslighting, non colpisce i fatti, colpisce la spina 
dorsale psicologica della vittima, la sua fiducia nella propria 
percezione della realtà: è la stessa immagine di backbone incontrata 
nella proteina e nella rete, applicata questa volta a una persona che 
smette gradualmente di reggersi sulle proprie gambe perché qualcun altro
 l’ha convinta che le gambe non erano mai state dritte.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo stesso 
schema, spostato di scala, si riconosce in un’azienda quando il 
linguaggio della cura, lavoriamo con le persone, siamo una famiglia, 
copre una pratica di consumo reciproco: un sistema che smette di avere 
un’uscita verso l’altro smette anche di avere un fondo su cui 
appoggiarsi, e prima o poi qualcuno, al suo interno, paga il conto della
 sua assenza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C’è un modo di rompere una ricorsione che è 
puramente logico, utile da vedere perché mostra come lo stesso difetto 
attraversi anche la matematica pura. Il paradosso del barbiere, versione
 colloquiale del paradosso di Russell, immagina un barbiere che rade 
tutti e soli coloro che non si radono da soli: si rade da solo? 
Qualunque risposta genera una contraddizione. Il difetto non è nella 
logica del ragionamento, è nell’aver permesso di costruire un insieme 
troppo universale, senza un limite a cosa possa legittimamente contarsi 
come tale. Russell risolse il problema con la teoria dei tipi, 
stratificando gli oggetti in livelli in modo che nessun insieme potesse 
contenere se stesso; la teoria degli insiemi che ne seguì fa lo stesso 
lavoro con l’assioma di fondazione, che vieta esplicitamente le catene 
di appartenenza che tornano su se stesse. È di nuovo un backbone 
mancante, questa volta nell’impalcatura assiomatica che dovrebbe reggere
 l’intero edificio: senza quel vincolo, la matematica stessa collassa 
nello stesso modo in cui collassa un’azienda che ha permesso a se stessa
 di divorare qualunque ruolo, senza mai chiedersi se esistesse un limite
 oltre cui non si poteva andare.&lt;/p&gt;&lt;div class="captioned-image-container"&gt;&lt;figure&gt;&lt;a class="image-link image2 is-viewable-img can-restack" data-component-name="Image2ToDOM" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!91SE!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd9c3f13b-8c05-4feb-855e-a0d5e38f5f3f_1920x1458.jpeg" target="_blank"&gt;&lt;div class="image2-inset"&gt;&lt;picture&gt;&lt;source type="image/webp"&gt;&lt;/source&gt;&lt;img class="sizing-normal" data-attrs="{&amp;quot;src&amp;quot;:&amp;quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d9c3f13b-8c05-4feb-855e-a0d5e38f5f3f_1920x1458.jpeg&amp;quot;,&amp;quot;srcNoWatermark&amp;quot;:null,&amp;quot;fullscreen&amp;quot;:null,&amp;quot;imageSize&amp;quot;:null,&amp;quot;height&amp;quot;:1106,&amp;quot;width&amp;quot;:1456,&amp;quot;resizeWidth&amp;quot;:null,&amp;quot;bytes&amp;quot;:377668,&amp;quot;alt&amp;quot;:null,&amp;quot;title&amp;quot;:null,&amp;quot;type&amp;quot;:&amp;quot;image/jpeg&amp;quot;,&amp;quot;href&amp;quot;:null,&amp;quot;belowTheFold&amp;quot;:true,&amp;quot;topImage&amp;quot;:false,&amp;quot;internalRedirect&amp;quot;:&amp;quot;https://pierangeloindolfi.substack.com/i/207935411?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd9c3f13b-8c05-4feb-855e-a0d5e38f5f3f_1920x1458.jpeg&amp;quot;,&amp;quot;isProcessing&amp;quot;:false,&amp;quot;align&amp;quot;:null,&amp;quot;offset&amp;quot;:false}" height="486" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!91SE!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd9c3f13b-8c05-4feb-855e-a0d5e38f5f3f_1920x1458.jpeg" width="640" /&gt;&lt;/picture&gt;&lt;div class="image-link-expand"&gt;&lt;div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/a&gt;&lt;figcaption class="image-caption"&gt;&lt;span&gt;Foto di &lt;/span&gt;&lt;a href="https://pixabay.com/it/users/reesha_barbers-54490661/?utm_source=link-attribution&amp;amp;utm_medium=referral&amp;amp;utm_campaign=image&amp;amp;utm_content=10101891"&gt;Reesha Barbers&lt;/a&gt;&lt;span&gt; da &lt;/span&gt;&lt;a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;amp;utm_medium=referral&amp;amp;utm_campaign=image&amp;amp;utm_content=10101891"&gt;Pixabay&lt;/a&gt;&lt;/figcaption&gt;&lt;/figure&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Il
 tabù alimentare più radicale non riguarda la carne altrui, riguarda i 
propri stessi scarti. Un caso limite genuino viene dai racconti di 
guerra: i soldati della campagna d’Africa che, per contenere la 
disidratazione, orinavano nell’elmetto e bevevano, infrangendo un tabù 
in un gesto che, si scoprirà solo decenni dopo, non funzionava nemmeno 
sul piano fisiologico, perché l’urina, essendo ipertonica, accelera la 
disidratazione invece di alleviarla. Il corpo che tenta di richiudersi 
su di sé per sopravvivere, in questo caso, non solo infrange un confine,
 lo fa in un gesto che peggiora la situazione che dovrebbe risolvere: 
una spina dorsale posticcia, che sembra un sostegno ed è già parte del 
collasso. Pasolini porta lo stesso tabù al suo punto più estremo in 
Salò, dove il potere fascista costringe le proprie vittime più giovani a
 nutrirsi dei propri escrementi: una scena che la critica legge da 
cinquant’anni come l’immagine definitiva di un sistema che divora il 
proprio futuro invece di generarlo, costringendo chi dovrebbe ereditarlo
 a consumare ciò che quel sistema stesso ha già scartato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si torna
 in ufficio, alla fine, con la domanda lasciata in sospeso dal direttore
 delle risorse umane. La polvere alta dieci centimetri è il segnale che 
chiunque nota senza dover cercare, il punto in cui un sistema comincia a
 confessare quello che ha divorato in silenzio. Reti, proteine, 
dimostrazioni matematiche, persone, organizzazioni: ognuno di questi 
sistemi regge finché qualcosa lo tiene dritto, e cede nel modo peggiore 
quando quel qualcosa, invisibile e sottovalutato, viene infine consumato
 senza che nessuno se ne accorga in tempo. La donna delle pulizie lo 
sapeva meglio di chiunque altro in quell’ufficio: nessuno bada alla 
spina dorsale di un sistema, finché non manca.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il caso limite</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/il-caso-limite.html</link><category>a sud</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 16 Jul 2026 22:52:40 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-666931275039853816</guid><description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixnu9P9aIqsoa4exHquLtB1HOEu5ziIPyHlYG7HcFvrW5ejchrzh0HNR2FBsZvCCHY7Is3NHPOtxKDCORbMWjThyphenhyphenOoxU0GEiP_sDTEB33HnREanU8S8QVOobqZULnUbq7kIIxNFa7B_MVat970iI-vTs0MBz-K3Zruahve_cgKgyJbZgqn5bLDt_ZMFpg/s1408/698719329_10240371565174234_8538819944577136358_n.jpg" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="768" data-original-width="1408" height="350" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixnu9P9aIqsoa4exHquLtB1HOEu5ziIPyHlYG7HcFvrW5ejchrzh0HNR2FBsZvCCHY7Is3NHPOtxKDCORbMWjThyphenhyphenOoxU0GEiP_sDTEB33HnREanU8S8QVOobqZULnUbq7kIIxNFa7B_MVat970iI-vTs0MBz-K3Zruahve_cgKgyJbZgqn5bLDt_ZMFpg/w640-h350/698719329_10240371565174234_8538819944577136358_n.jpg" title="Greetings from the border line" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;Greetings from the border line&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;C'è
un momento, nella progettazione di un sistema, in cui qualcuno decide
cosa succede quando l'input non rientra nell'intervallo previsto. Si
chiama gestione del caso limite. Il progettista immagina i valori
“normali”, scrive per quelli la logica principale, ricca,
testata, curata. Per tutto ciò che sta fuori scrive, quando va bene,
un ramo secondario: un messaggio d'errore, un valore di default, una
gestione minima. Quando va male, non scrive nulla, e il caso limite
semplicemente non entra nel test suite.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Ho
passato una vita a chiedermi se il Mezzogiorno informatico fosse, per
il sistema Italia, un caso limite di questo tipo. Non un errore nel
senso di un bug isolato, ma qualcosa di più strutturale: un input
che la logica principale non aveva previsto, e per cui qualcuno,
altrove, aveva scritto un ramo povero.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Sono
entrato in questo campo alla fine degli anni Settanta, in un'Italia
che aveva già vissuto, vent'anni prima, il momento più alto e più
dimenticato dell'informatica italiana: gli anni di Mario Tchou e
dell'Elea 9003, il calcolatore progettato da Ettore Sottsass che
prima a Pisa e poi a Milano batteva sul tempo l'IBM e che l'Italia
avrebbe smesso di produrre pochi anni dopo. Alla Olivetti di Bari,
dove sono entrato negli anni Ottanta a lavorare su un sistema
operativo Unix, quella storia era già leggenda interna, raccontata a
bassa voce da chi l'aveva vissuta. Il paese aveva avuto, per un
momento, il ramo principale. Poi l'aveva lasciato andare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Quando
negli anni Novanta sono passato dall'altra parte della cattedra, in
un istituto tecnico di Bari, ho trovato lo stesso schema in scala
minore. Studenti trattati come un caso limite dell'educazione
informatica: non perché mancasse loro qualcosa di essenziale, ma
perché il ramo principale del sistema, quello che scrive i programmi
ministeriali, disegna i concorsi, finanzia i laboratori, non li aveva
messi in conto. La periferia geografica diventava, senza che nessuno
lo dichiarasse esplicitamente, una periferia epistemica: non un
contesto diverso da studiare, ma un'eccezione da tollerare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Ci
ho messo trent'anni a capire che la diagnosi era rovesciata. Il caso
limite non era il Sud che chiedeva di entrare nella logica
principale. Era la logica principale che non aveva mai incluso, nel
proprio spazio degli input, un contesto con quelle infrastrutture,
quella storia industriale interrotta, quella distanza dai centri
decisionali. Il framework che ho portato quest'anno al MIT,
Peripheral Innovation in Computing Education, nasce da questo
rovesciamento. Tre principi, in breve: il contesto funziona come
variabile pedagogica attiva, capace di orientare quali problemi
un'app deve affrontare e per chi; la continuità, più che il singolo
progetto, moltiplica l'effetto, dalla primaria all'ITS; il docente,
in un territorio con poche leve, diventa lui stesso un nodo di rete
territoriale, oltre il proprio ruolo di erogatore di programma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Non
è una tesi astratta. Ha un nome e un cognome concreti: Air Watch,
l'app vincitrice del Global Appathon del 2023, nata in una classe con
meno risorse della media nazionale. Ha una scuola primaria di
Putignano dove bambini di otto anni hanno costruito con MIT App
Inventor strumenti che rispondevano a un problema reale del loro
paese, non a un esercizio da manuale. In entrambi i casi, quello che
il sistema avrebbe classificato come contesto svantaggiato ha
prodotto un output che, misurato con i criteri del ramo principale,
del centro, ha vinto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;C'è
poi una contraddizione regolatoria che ho messo al centro
dell'intervento, ed è la parte più scomoda: le stesse istituzioni
che celebrano a parole l'innovazione dal basso continuano a scrivere
norme e bandi che, nei fatti, presuppongono risorse che la periferia
non ha. Non è malafede, quasi mai. È più simile a un sistema che,
non avendo mai testato quel caso limite, non si accorge di escluderlo
mentre lo elogia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Il
6 luglio ho raccontato questa storia nel Kirsch Auditorium del MIT,
davanti a una platea silenziosa e attenta, in una sessione moderata
da Evan Patton e Natalie Lao. Il &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=V_G5i44oHSQ" target="_blank"&gt;video della relazione&lt;/a&gt;, “Teaching
with the Sea on the Left”, è ora online:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.youtube.com/embed/V_G5i44oHSQ?si=gT7lVZYhVTggMwPx" title="YouTube video player" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif; font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;L'ho
chiusa con una frase che mi porto dietro da quando, giovanissimo, ho
iniziato a programmare guardando il mare di Bari sulla sinistra: per
chi è dovuto partire, c'è sempre una strada per tornare. Casa, con
il mare a sinistra. Una constatazione, più che una consolazione: il caso limite, guardato da vicino, mostra soltanto che nessuno, nel sistema, aveva ancora scritto il ramo giusto per gestirlo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixnu9P9aIqsoa4exHquLtB1HOEu5ziIPyHlYG7HcFvrW5ejchrzh0HNR2FBsZvCCHY7Is3NHPOtxKDCORbMWjThyphenhyphenOoxU0GEiP_sDTEB33HnREanU8S8QVOobqZULnUbq7kIIxNFa7B_MVat970iI-vTs0MBz-K3Zruahve_cgKgyJbZgqn5bLDt_ZMFpg/s72-w640-h350-c/698719329_10240371565174234_8538819944577136358_n.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Passarci davanti</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/passarci-davanti.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 15 Jul 2026 19:34:33 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3517409445843493659</guid><description>&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;Per fare un ingegnere ci vuole un fiore&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjGPNGyCJBBSI3LexL4bRNTPGYDZ0iWMnGPI3bxpt_Nyfw0xd3W1LpFmSyiIMaxacZDhJLS-vdpUgXucugpBNYBquaY-GcVwnw24tBzPX9DN8kJw-g82xIw2DAPONvrl41-SmbawSHc1ErJsVdzZAo21ZgOZrmtz0MVHgx7GMTnLSWssc9OPCdGPxtwO10/s1280/yvonnehuijbens-broom-4202999_1280.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="853" data-original-width="1280" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjGPNGyCJBBSI3LexL4bRNTPGYDZ0iWMnGPI3bxpt_Nyfw0xd3W1LpFmSyiIMaxacZDhJLS-vdpUgXucugpBNYBquaY-GcVwnw24tBzPX9DN8kJw-g82xIw2DAPONvrl41-SmbawSHc1ErJsVdzZAo21ZgOZrmtz0MVHgx7GMTnLSWssc9OPCdGPxtwO10/w640-h426/yvonnehuijbens-broom-4202999_1280.jpg" title="Ginestra" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;C’è una ginestra all’ingresso del Campus di via Orabona. A maggio fiorisce di un giallo così spudorato che, per chi arriva a piedi dal parcheggio, diventa impossibile non vederla. O almeno così credevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivai a lezione con quella luce ancora addosso e aprii salutando gli studenti con una domanda fuori programma: avete fatto caso alla ginestra, che bella? Silenzio. Qualche sguardo perplesso, uno sbuffo trattenuto. Mi sentii un marziano sceso in un’aula di ingegneria a parlare di fiori, mentre loro aspettavano ricorsione e strutture dati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una settimana dopo un ragazzo mi si avvicina prima dell’inizio della lezione e mi mostra una foto sul telefono. È questa, prof? Ci sono passato davanti decine di volte e non me n’ero mai accorto. Poi, senza che gli avessi chiesto nulla, comincia a raccontare del liceo, di una poesia di Leopardi studiata a memoria e capita poco, o niente, perché certe cose a diciassette anni si imparano ma non si abitano ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho fatto lezione di letteratura, quel giorno. Ho solo continuato a fare quello che facevo: mostrare che un docente può fermarsi davanti a un cespuglio in fiore e non perdere per questo autorevolezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono un docente a contratto di una certa età anagrafica, mica un giovane supplente alle prime armi. Eppure mi avevano avvertito di tenere le distanze dagli studenti, di usare il lei, di custodire quella distanza che si dice sacra per il ruolo del docente universitario. Me ne sono fregato, e ritengo di aver fatto bene. Se un ingegnere in formazione riesce a parlare di fiori e di poeti disperati con chi gli insegna i cicli e i puntatori, la sacralità non si è persa. Si è solo spostata da dove la si cercava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ginestra di Leopardi cresce sulla lava del Vesuvio, dove intorno non cresce nient’altro, e fiorisce lo stesso, sapendo di essere destinata a essere sepolta. Quella di via Orabona non ha la stessa tragedia addosso, ma condivide qualcosa: sta lì da anni, davanti a un ingresso attraversato ogni giorno da centinaia di studenti, e per essere vista ha bisogno che qualcuno la indichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse è tutto quello che un insegnamento può davvero fare: indicare una cosa che c’è già, e aspettare che qualcuno, magari una settimana dopo, torni a dirti che l’ha vista.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjGPNGyCJBBSI3LexL4bRNTPGYDZ0iWMnGPI3bxpt_Nyfw0xd3W1LpFmSyiIMaxacZDhJLS-vdpUgXucugpBNYBquaY-GcVwnw24tBzPX9DN8kJw-g82xIw2DAPONvrl41-SmbawSHc1ErJsVdzZAo21ZgOZrmtz0MVHgx7GMTnLSWssc9OPCdGPxtwO10/s72-w640-h426-c/yvonnehuijbens-broom-4202999_1280.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Chi ha paura della Bastiglia?</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/chi-ha-paura-della-bastiglia.html</link><category>credenti</category><category>farina del mio sacco</category><category>farisei</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:37:41 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8783878594275669277</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCVr5t4UgMRa81gl1pz9Cxy6al9LaNcNTtEtfQHWhMoqOxDv9yBK9fruuMD9Ce6EnYV8bQY2HulyoVfvfgzD0fpbuFrK-SsIZwxFAMPJBxSPO-07_h60woeuLfF-bj6Ic_AWHGPxX6ODnZq43MZIPq9UCLvu0HpPbMEseqp1gmTjuSk0iXS0XNE_ZZdqo/s799/6076838552_10746b5049_c.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="533" data-original-width="799" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCVr5t4UgMRa81gl1pz9Cxy6al9LaNcNTtEtfQHWhMoqOxDv9yBK9fruuMD9Ce6EnYV8bQY2HulyoVfvfgzD0fpbuFrK-SsIZwxFAMPJBxSPO-07_h60woeuLfF-bj6Ic_AWHGPxX6ODnZq43MZIPq9UCLvu0HpPbMEseqp1gmTjuSk0iXS0XNE_ZZdqo/w640-h426/6076838552_10746b5049_c.jpg" title="Foto di Didier Jansen" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Oggi, 14 luglio, cade l'anniversario della presa della Bastiglia. In alcune chiese, invece, capita di ascoltare omelie che regolano ancora i conti con il 1789: l'Illuminismo avrebbe messo l'uomo al centro, e da lì sarebbe nato il relativismo morale che tormenta il presente. L'omelia è un genere orientato alla pastorale, cioè allo sforzo con cui una comunità si autocostruisce, non alla disquisizione storico-filosofica: un prete che vi si dilunga rischia, in quel momento, di perdere di vista il proprio ruolo di pastore. Eppure l'argomento merita di essere preso sul serio, perché non è un'invenzione estemporanea di chi lo pronuncia. Ha una genealogia precisa, e vale la pena ricostruirla, prima di vedere dove non regge.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una genealogia precisa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il capostipite è Joseph de Maistre, che nelle Considérations sur la France del 1797 legge la Rivoluzione come castigo provvidenziale per la pretesa dell'uomo di fondare l'ordine sociale sulla ragione invece che sulla tradizione. Sul versante non cattolico, Edmund Burke aveva già scritto pagine analoghe. Nell'Ottocento questa lettura riceve sanzione magisteriale con il Sillabo di Pio IX, che condanna in blocco progresso, liberalismo e civiltà moderna. Il nesso con il “relativismo” arriva più tardi, con la teologia del circolo di Communio (de Lubac, Balthasar, Ratzinger), secondo cui l'Illuminismo, proclamando l'uomo autonomo, avrebbe reciso il suo legame con una verità che lo precede. È una tesi filosoficamente seria, che nell'uso omiletico diventa però spesso uno slogan ripetuto senza il retroterra che lo sosterrebbe: raramente chi lo pronuncia ha letto de Maistre o la teologia che ne discende, e la formula arriva più spesso per via mediatica che per studio diretto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Quello che il racconto dimentica&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;C'è un lato del bilancio che questa lettura tende a rimuovere: la società per ceti che la Rivoluzione ha spazzato via, nobili, clero e poveracci, non poteva reggere a lungo, né merita oggi nostalgia. E soprattutto c'è un problema più radicale, che riguarda proprio il testo che quei preti dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro: la Scrittura non presenta un uomo che esegue soltanto, senza scegliere. Il divieto dell'albero della conoscenza in Genesi ha senso solo se esiste una reale possibilità di disobbedire. Il Deuteronomio mette davanti all'uomo la vita e la morte e gli dice di scegliere, non di eseguire. I profeti rimproverano un culto vuoto proprio perché presuppongono possibile un'adesione consapevole, non un automatismo. E Paolo, in Romani 2, riconosce ai pagani senza la Legge una capacità morale autonoma scritta nel cuore: esattamente ciò che la retorica anti-illuminista considera l'errore capitale della modernità. Ma libertà e relativismo sono due cose diverse: una cosa è poter scegliere, un'altra è credere che ogni scelta valga quanto un'altra. Il magistero più rigoroso, quando vuole, la distinzione la fa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Libertà, uguaglianza e fraternità sono davvero un'invenzione contro la fede, o piuttosto una loro traduzione secolarizzata? La libertà l'abbiamo appena vista, in Genesi come nei profeti. L'uguaglianza ha un testo altrettanto netto in Paolo, che ai Galati scrive come davanti a Cristo cadano le distinzioni tra giudeo e greco, schiavo e libero, uomo e donna. E la fraternità è così radicata nel vocabolario cristiano che Francesco l'ha scelta, due secoli dopo la Rivoluzione, come titolo della sua enciclica sociale, Fratelli tutti. Il motto del 1789 trasforma in progetto politico valori che il cristianesimo aveva contribuito a elaborare. Lo fa, spesso, contro la stessa Chiesa che li conservava da secoli senza tradurli in modelli di società condivisibili e concretamente realizzabili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il vero bersaglio, sotto la superficie&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sotto l'obiezione filosofica ne cova però un'altra, meno dichiarata e più concreta, che riguarda non più il pensiero ma il suo uso politico: la paura che il 1789 si possa ripetere, con altri protagonisti. Marx, nel Manifesto, legge la borghesia come classe che ha già dimostrato nei fatti che un ordine ritenuto naturale può essere rovesciato da un soggetto collettivo consapevole: se il terzo stato ha potuto farlo contro nobiltà e clero, il proletariato può farlo contro la borghesia stessa. È questo che aggrava, agli occhi della pubblicistica cattolica ottocentesca, il 1789: non resta un evento circoscritto, diventa un meccanismo generale. Rerum Novarum di Leone XIII nasce proprio come risposta insieme al liberismo e al socialismo, trattati come esiti gemelli dello stesso errore. Nella predicazione corrente questi passaggi, Illuminismo, Rivoluzione, liberalismo, socialismo, collassano spesso in un unico blocco indistinto, eco di una guerra fredda culturale che sopravvive senza più il contesto storico che le dava senso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dalla parte di chi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Qui la contraddizione si fa scoperta. Se la Chiesa rivendica un mandato esplicito a stare dalla parte degli ultimi, il Magnificat canta un Dio che rovescia i potenti dai troni, allora difendere per via indiretta l'ordine che quel mandato dovrebbe contestare è quantomeno curioso. Don Milani lo aveva già smascherato con la consueta radicalità, parlando della scuola statale gestita dalla Democrazia Cristiana: quella che i ricchi chiamano interclassismo è, detto con le sue parole, il loro classismo travestito da neutralità. Non scegliere è già una scelta, e chi controlla il linguaggio riesce a far passare la propria parzialità per equidistanza. Gramsci, scrivendo in carcere pochi anni dopo, aveva già un nome per questo: lo chiamava egemonia, il potere di un gruppo che non si regge solo sulla forza, ma sulla capacità di far apparire i propri interessi come senso comune di tutti. È lo stesso meccanismo, applicato a un secolo di distanza, che regge il “la Chiesa non sta né a destra né a sinistra, sta in alto” pronunciato per evitare di dire da che parte, di fatto, si sta.&lt;br /&gt;Anche un pontificato lungo e per molti versi ammirevole come quello di Wojtyla porta il segno di questa tensione irrisolta. La sua biografia, segnata da due totalitarismi vissuti in prima persona, e la sua filosofia personalista lo mettono in tensione con lo schema anti-illuminista più di quanto lo confermino: il sostegno a Solidarność e il ruolo nel logoramento del blocco sovietico sono un capitolo di storia effettiva, non di propaganda anticomunista, e nascono da un vissuto concreto, non da un privilegio da difendere. Proprio per questo colpisce di più che, sulla teologia della liberazione, il bilancio penda dalla parte dell'ombra: le Istruzioni della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1984 e del 1986, la messa a tacere di Leonardo Boff, un rapporto inizialmente freddo con Óscar Romero, canonizzato solo sotto Francesco. Chi prendeva sul serio le cause strutturali della povertà, in quegli anni, veniva più spesso disciplinato che ascoltato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un varco, non ancora una prassi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa si muove. Dilexi te, l'esortazione di Leone XIV sui poveri, condanna esplicitamente la falsa meritocrazia secondo cui avrebbero meriti solo quelli che hanno avuto successo nella vita, e riprende la formula di un'economia che uccide. Il Cammino sinodale italiano ha appena rilanciato consigli pastorali e organismi di corresponsabilità laicale. Sono spiragli reali, non propaganda. Ma tra il documento romano e l'omelia della domenica c'è ancora tutta la distanza che abbiamo attraversato in questo ragionamento: è improbabile che il parroco che recrimina contro la Bastiglia abbia letto de Maistre, ed è altrettanto improbabile che legga Dilexi te in originale. La vulgata che ripete ha radici più mediatiche e generazionali di quanto un'esortazione apostolica, per quanto autorevole, possa da sola sciogliere.&lt;br /&gt;Resta un fatto semplice, da riverificare ogni 14 luglio leggendo la Scrittura invece che de Maistre: la libertà che l'Illuminismo ha rivendicato era già scritta, secoli prima, nelle pagine che quei preti dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro.&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCVr5t4UgMRa81gl1pz9Cxy6al9LaNcNTtEtfQHWhMoqOxDv9yBK9fruuMD9Ce6EnYV8bQY2HulyoVfvfgzD0fpbuFrK-SsIZwxFAMPJBxSPO-07_h60woeuLfF-bj6Ic_AWHGPxX6ODnZq43MZIPq9UCLvu0HpPbMEseqp1gmTjuSk0iXS0XNE_ZZdqo/s72-w640-h426-c/6076838552_10746b5049_c.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Toccare il fondo</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/toccare-il-fondo.html</link><category>Ad usum Delphini</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:09:18 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4254147088852599978</guid><description>&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Un
bambino chiede al padre perché il mondo sia fatto così. Il padre
risponde che la terra poggia sul dorso di una tartaruga gigante. Il
bambino chiede su cosa poggi la tartaruga. Il padre risponde che
poggia su un'altra tartaruga. Il bambino insiste una terza volta, e
il padre, ormai senza vie di fuga, chiude la conversazione: sono
tartarughe fino in fondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;La
battuta gira in mille salse da almeno due secoli. Nel 1838 un
giornale di New York la raccontava con delle rocce al posto delle
tartarughe. Nel 1854 un predicatore la citava con una tartaruga sola.
Solo nel 1886 compare la prima versione con le tartarughe impilate
all'infinito, e da lì la storia rimbalza da William James a Bertrand
Russell fino a Stephen Hawking, che la mette in apertura di Dal Big
Bang ai buchi neri attribuendola, con cautela, a qualcuno, forse
Russell. Ogni narratore aggiunge una variazione, nessuno risale
davvero all'originale: la barzelletta si comporta esattamente come il
fenomeno che descrive, una catena di eredità senza una fonte
visibile in fondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh_PpBR0SkfWcOyOccwg45o01wWvsUbJKLrtmYoD53dZZDt0yJRDZ66mGD_tMXUXDOHECFxET54OuEsAPVH5JlhNvmiNNsbpRVNJG5IvpiGJQSpWKQwty1c0liSNhAt3Hkty5RP_T1qrsJ946iYCcPjsB2iE4YVArPQ4afsiX6nHDWG_jWfB35Hzxe6Pi0/s442/River_terrapin.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="442" data-original-width="350" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh_PpBR0SkfWcOyOccwg45o01wWvsUbJKLrtmYoD53dZZDt0yJRDZ66mGD_tMXUXDOHECFxET54OuEsAPVH5JlhNvmiNNsbpRVNJG5IvpiGJQSpWKQwty1c0liSNhAt3Hkty5RP_T1qrsJ946iYCcPjsB2iE4YVArPQ4afsiX6nHDWG_jWfB35Hzxe6Pi0/w316-h400/River_terrapin.jpg" width="316" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm; margin-top: 0.18cm;"&gt;
&lt;span dir="ltr" id="Cornice1" style="background: rgb(255, 255, 255); border: medium; float: left; padding: 0cm; width: 9.26cm;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Figura
	1: The saying holds that the world is supported by an infinite stack
	of increasingly larger turtles.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
	&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #999999;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Foto:
	Pelf, pubblico dominio, via Wikimedia Commons&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;In
informatica, questa storia ha un nome tecnico: caso base mancante.
Una &lt;b&gt;funzione ricorsiva&lt;/b&gt; è una funzione che, per calcolare il proprio
risultato, chiama se stessa su un problema più piccolo. Funziona
solo se, prima o poi, la catena di chiamate incontra un caso talmente
piccolo da non aver bisogno di ulteriori chiamate: &lt;b&gt;il caso base&lt;/b&gt;, la
tartaruga che finalmente tocca terra. Se quel caso non c'è, o è
scritto male, il programma continua a scendere di livello in livello
finché la memoria dedicata alle chiamate, lo stack, non si
esaurisce. Il messaggio d'errore che ne segue si chiama, non a caso,
stack overflow: il fondo che la metafisica può permettersi di non
avere, il computer è costretto a incontrarlo comunque, e nel modo
peggiore possibile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;C'è
un secondo modo classico di rompere una ricorsione, complementare al
primo, e qui l'Italia ha l'originale invece della traduzione. Nel V
secolo avanti Cristo Zenone di Elea immagina Achille, il più veloce
dei guerrieri, che concede dieci metri di vantaggio a una tartaruga
(di nuovo lei) e non riesce mai a raggiungerla: mentre Achille
percorre lo spazio che lo separa da lei, la tartaruga avanza di un
tratto ulteriore, sempre più piccolo ma sempre maggiore di zero. Qui
il difetto è complementare a quello del mito: nella storiella manca
il fondo della catena, nel paradosso manca invece l'avvicinarsi della
condizione di arresto, che retrocede a ogni passo senza mai
annullarsi. Il paradosso si è sciolto solo secoli dopo Zenone, con
l'aritmetica delle serie convergenti: &lt;b&gt;la matematica, in questo caso,
ha fatto da caso base al posto della logica&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm; margin-top: 0.18cm;"&gt;
&lt;span dir="ltr" id="Cornice2" style="background: rgb(255, 255, 255); border: medium; float: left; padding: 0cm; width: 13.23cm;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhr1QH5_N9BJo28GGiCPY_H47CtBxjfXNWDYKpM-9NV03Ov_d-R2eX_pVkDLHO7DN43iA5x6zwOL58db9Om1bO8de2gZ25PxEfE0j6kmCzeZq_tQf5oS_MKLZiR7XVorGTu0k_EcpipKDYghF_j_6LPlrBG5F8B_SkPyRTIgs3TdKOC3NiDdZznO8ca1o0/s500/Zeno_Achilles_Paradox.png" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="500" data-original-width="500" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhr1QH5_N9BJo28GGiCPY_H47CtBxjfXNWDYKpM-9NV03Ov_d-R2eX_pVkDLHO7DN43iA5x6zwOL58db9Om1bO8de2gZ25PxEfE0j6kmCzeZq_tQf5oS_MKLZiR7XVorGTu0k_EcpipKDYghF_j_6LPlrBG5F8B_SkPyRTIgs3TdKOC3NiDdZznO8ca1o0/w400-h400/Zeno_Achilles_Paradox.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Figura
	2: Il paradosso di Zenone - Achille battuto dalla tartaruga&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
	&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #999999;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Immagine:
	Martin Grandjean, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;C'è
un ultimo tassello di questa storia che riguarda direttamente
l'informatica italiana, ed è troppo preciso per lasciarlo fuori. Nel
1959 l'Olivetti presenta il primo calcolatore a transistor del mondo,
e lo chiama Elea. Ufficialmente è un acronimo, Elaboratore
Elettronico Aritmetico, ma fu il poeta Franco Fortini, che lavorava
nell'ufficio pubblicità sotto la direzione di Adriano Olivetti, a
costruirlo apposta perché tornasse il nome della città, il cui sito oggi si chiama Velia, vicino Ascea, in Campania. Quando l'informatica italiana ha avuto bisogno per la
prima volta di un nome e di un'identità, è tornata istintivamente
al luogo dove la logica aveva già inciampato nella sua prima
ricorsione, duemilaquattrocento anni prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Chi
insegna programmazione a scuola conosce bene la reazione che la
parola ricorsione suscita in aula: un misto di sospetto e vertigine,
come davanti a un corridoio di specchi. Il pregiudizio coglie
qualcosa di vero, e merita una precisazione tecnica. Un teorema di
equivalenza computazionale garantisce che qualunque funzione
calcolabile con ricorsione lo sia anche con la sola iterazione,
purché si gestisca esplicitamente uno stack proprio. È quello che
fa il compilatore, in silenzio, ogni volta che traduce una chiamata
ricorsiva in istruzioni macchina. La ricorsione, allora, non aggiunge
potenza di calcolo: toglie al programmatore il lavoro di tenere il
conto dei livelli aperti, delegandolo al runtime del linguaggio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Questo
spiega perché, in alcuni casi, evitare la ricorsione sia un
esercizio masochistico più che un atto di prudenza. Attraversare un
file system di profondità sconosciuta, esplorare un albero binario,
far retrocedere un algoritmo di backtracking su una scacchiera delle
otto regine: in tutti questi casi la versione iterativa esiste, ma
richiede di ricostruire a mano, con un array o una pila esplicita, lo
stesso stack che la ricorsione avrebbe gestito da sola. Il codice non
diventa più sicuro, diventa solo più lungo e più difficile da
leggere, l'esatto opposto di ciò che la parola manutenibile dovrebbe
garantire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;È
giusto, per onestà, portare in aula anche un caso in cui il verdetto
non è scontato: la ricerca dicotomica su un array ordinato. La
versione ricorsiva ricalca fedelmente la definizione induttiva del
problema, caso base quando l'intervallo si svuota o l'elemento è
trovato, passo induttivo che dimezza l'intervallo e richiama la
funzione: è la stessa struttura mentale che poi si ritrova identica
in mergesort, quicksort, ricerca su alberi, e insegnarla in questa
forma costruisce un'intuizione che si trasferisce altrove. La
versione iterativa, con un ciclo while che aggiorna due indici, evita
l'overhead della chiamata a funzione e usa uno spazio costante invece
che proporzionale alla profondità della ricorsione, un vantaggio che
in codice a basso livello o su sistemi con vincoli stretti di memoria
può contare davvero. Va però ridimensionato l'argomento che si
sente ripetere più spesso, quello del rischio di stack overflow: la
profondità di questa ricorsione cresce come il logaritmo della
dimensione dell'array, per cui anche un miliardo di elementi produce
appena una trentina di livelli, una distanza siderale dalla
profondità di un file system annidato o di un albero sbilanciato,
dove il rischio è reale. Tolto di mezzo quell'argomento debole,
restano due criteri legittimi e diversi, chiarezza dimostrativa e
riuso concettuale da una parte, parsimonia di risorse dall'altra, e
nessuno dei due basta da solo a dichiarare un vincitore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Donald
Knuth, che alla ricorsione ha dedicato un intero capitolo del suo The
Art of Computer Programming, nel 1991 pubblicò un breve saggio dal
titolo Textbook examples of recursion, in cui osservava quanto siano
poveri, dal punto di vista didattico, gli esempi standard con cui si
introduce l'argomento nei manuali: il fattoriale, Fibonacci, sempre
gli stessi due cavalli di battaglia. Propose al loro posto la
funzione 91 di McCarthy e la ricorsione tripla di Takeuchi, casi in
cui la terminazione non è affatto ovvia da dimostrare e che per
questo, sosteneva, insegnano davvero qualcosa sulla natura della
ricorsione, invece di farla digerire per abitudine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm; margin-top: 0.18cm;"&gt;
&lt;span dir="ltr" id="Cornice3" style="background: rgb(255, 255, 255); border: medium; float: left; padding: 0cm; width: 15.92cm;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgSq5327YqRz5nsSzL9dbkD_TGToeHAO9Tn47iSqFhmkPPKhyLM5U_1T2Kz_LKsWqlFZZ2UiXEjrY9hSv6x73kM8nEO2tFA-jbVzVTu9jYOvxteoN9rkEqo0zpdRLevgKm7ytXZ3AbmwEtkg-8H2Rx_PP59AAbEEh-yo4_ClqSBVgRr7zSX1S4bLzKF_lc/s1500/stack_v2.png" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="918" data-original-width="1500" height="392" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgSq5327YqRz5nsSzL9dbkD_TGToeHAO9Tn47iSqFhmkPPKhyLM5U_1T2Kz_LKsWqlFZZ2UiXEjrY9hSv6x73kM8nEO2tFA-jbVzVTu9jYOvxteoN9rkEqo0zpdRLevgKm7ytXZ3AbmwEtkg-8H2Rx_PP59AAbEEh-yo4_ClqSBVgRr7zSX1S4bLzKF_lc/w640-h392/stack_v2.png" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Figura
	3: Schema dello stack di chiamate, frame che si accumulano e si
	srotolano&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;C'è
poi un modo tutto informatico di scherzare sulla stessa vertigine.
Nella cultura hacker, a partire dagli anni Settanta, è diventata una
tradizione battezzare i programmi con acronimi che contengono se
stessi. GNU, il progetto di Richard Stallman, sta per GNU's Not Unix:
la G di GNU sta per GNU. Wine sta per Wine Is Not an Emulator. Il
caso più elaborato è forse Hurd, il kernel del progetto GNU: Hurd
sta per Hird of Unix-Replacing Daemons, e Hird sta a sua volta per
Hurd of Interfaces Representing Depth, due sigle che si definiscono a
vicenda senza che nessuna delle due tocchi mai terra, il gemello
informatico di due funzioni mutuamente ricorsive prive di un caso
base condiviso. Espandere GNU alla lettera produce, come battuta
ricorrente tra i programmatori, una catena che non si chiude mai:
GNU's Not Unix's Not Unix's Not Unix, e così via, la stessa identica
struttura della tartaruga sotto la tartaruga, scritta da chi quella
struttura la programma ogni giorno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Anche
le altre arti giocano da secoli allo stesso gioco. Il &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_Stefaneschi#/media/File:Giotto._The_Stefaneschi_Triptych_(detail)_Pinacoteca,_Vatican..jpg" target="_blank"&gt;Polittico Stefaneschi&lt;/a&gt;, dipinto da Giotto intorno al 1320, ritrae il cardinale
committente che offre a San Pietro il polittico stesso, l'opera che
lo contiene. Velázquez porta lo stesso gesto al suo apice in &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Las_Meninas_(Vel%C3%A1zquez)" target="_blank"&gt;Las Meninas&lt;/a&gt;, dipingendo se stesso nell'atto di dipingere il quadro che
stiamo guardando. Il termine tecnico per questo procedimento, &lt;i&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mise_en_abyme" target="_blank"&gt;mise en abyme&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, coniato da André Gide nel 1893 mutuandolo dall'araldica,
descrive uno scudo che contiene una versione più piccola di sé, e
la stessa idea ridotta a meccanismo pubblicitario produce nel 1904
l'&lt;a href="https://suitetti.blogspot.com/2008/06/effetto-droste.html" target="_blank"&gt;effetto Droste&lt;/a&gt;, l'infermiera che sulla confezione di cioccolato
regge un vassoio con sopra un'altra confezione identica, e così
all'infinito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm; margin-top: 0.18cm;"&gt;
&lt;span dir="ltr" id="Cornice4" style="background: rgb(255, 255, 255); border: medium; float: left; padding: 0cm; width: 15.92cm;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrYOhN5nCzgyBEFmnF0tgXmyJZasPi_FNXRW51XcejIpI5ltVK2kCcDNahJWQ1uC7XUAwfDvt8bRJWSz6HbEFpR3xTtpQoRbPHc20dSlbeKyJ9sFwvj6aGTxZvmJrzVuaCM_JBEdO3nX7f94CnC6S3-_tlVpbUQymSM7f9nngjZGM6ogqYi6c7_YvLtVg/s960/Droste_1260359-nevit.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="720" data-original-width="960" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrYOhN5nCzgyBEFmnF0tgXmyJZasPi_FNXRW51XcejIpI5ltVK2kCcDNahJWQ1uC7XUAwfDvt8bRJWSz6HbEFpR3xTtpQoRbPHc20dSlbeKyJ9sFwvj6aGTxZvmJrzVuaCM_JBEdO3nX7f94CnC6S3-_tlVpbUQymSM7f9nngjZGM6ogqYi6c7_YvLtVg/w640-h480/Droste_1260359-nevit.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; margin-top: 0.21cm; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Figura
	4: Esempio di effetto Droste: in questo caso è stata inserita la
	stessa immagine all'interno della cornice in maniera ricorsiva
	tramite elaborazione digitale.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
	&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #999999;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Foto:
	Nevit Dilmen, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;In
letteratura la ricorsione ha un nome familiare anche a chi non l'ha
mai sentita chiamare così: si dice, in italiano, che una storia è
costruita a scatole cinesi, dal nome dei set di contenitori
artigianali cinesi progettati per essere infilati uno dentro l'altro
(la matrioska russa, che spesso usiamo come immagine più immediata,
ne è in realtà una derivazione più tarda). Le mille e una notte
annidano racconti dentro racconti dentro racconti con una profondità
che in certe versioni arriva a includere la stessa cornice di
Shahrazad che li narra, e persino Cervantes gioca la stessa carta
quando fa incontrare al suo Don Chisciotte dei personaggi che hanno
già letto la prima parte del romanzo in cui vivono. Ma è Jorge Luis
Borges, che di questi giochi ha fatto una poetica intera, a offrire
l'esempio più puro: ne &lt;i&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Finzioni"&gt;Le rovine circolari&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; un mago sogna un uomo
fino a dargli vita reale, per scoprire solo nell'ultima riga di
essere lui stesso il sogno di qualcun altro, una ricorsione che
rivela il proprio caso base solo alla fine, quando ormai il lettore è
arrivato in fondo allo stack insieme al personaggio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Il &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Broccolo_romanesco" target="_blank"&gt;cavolo romanesco&lt;/a&gt; non somiglia a un frattale, lo è, letteralmente: ogni cimetta ripete in scala ridotta la forma dell'infiorescenza intera. Mandelbrot, che ha dato un nome a questa famiglia di forme, partì da una domanda quasi identica al problema della tartaruga letta al contrario: quanto è lunga la costa della Gran Bretagna? Più piccolo è il righello, più la costa si allunga, perché ogni insenatura ne rivela altre più piccole, in una ricorsione che la sola geometria non saprebbe mai fermare. A fermarla, in natura, è sempre la materia: la cellula più piccola, l'atomo, il limite fisico oltre il quale non esiste più un dettaglio da rivelare. È forse l'unico dominio, tra quelli che abbiamo incontrato, in cui il caso base non va cercato né dimostrato: la fisica lo impone da sé, cosa che non si può fare né con un mito, né con un teorema, né con un racconto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;A
questo punto il ragionamento chiede un salto dichiarato, dal codice
alla teologia, un campo lontano da compilatori e stack quanto si può
immaginare. Il salto regge, però, e conviene percorrerlo per intero,
perché nasconde una distinzione più larga di quanto sembri a prima
vista. C'è un'&lt;b&gt;autoreferenzialità &lt;/b&gt;che chiude il cerchio: quella di
Gödel, che dimostra l'incompletezza dell'aritmetica costruendo una
formula che parla di se stessa; quella di Escher, con le sue mani che
disegnano se stesse; quella di Borges. C'è infine un ultimo caso,
ancora nascosto a chi legge: l'indice di un manuale di programmazione
che rimanda a se stesso. E c'è un'autoreferenzialità che invece si
sigilla su se stessa: quella di una setta che non risponde a nessuno
fuori dai propri confini, o di un potere che si autolegittima senza
mai sottoporsi a una verifica esterna. La differenza tra le due, a
ben guardare, è la differenza tra relazione e autosufficienza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;È
un tema che la teologia conosce da molto prima che esistesse la
parola ricorsione. Nella lettura più classica, la sostanza del
racconto della caduta non riguarda la disobbedienza in quanto tale,
riguarda la pretesa di un'autosufficienza che l'uomo non possiede. Ed
è una pretesa che, significativamente, non appartiene neppure a Dio:
la teologia trinitaria descrive tre Persone in relazione perenne, non
un'unità chiusa su se stessa, un dialogo che non si esaurisce mai in
un solo interlocutore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Anche
sul piano biologico l'apertura verso ciò che è fuori di sé è una
necessità strutturale, radicata più in profondità di qualunque
estetica. Da qui discende, per una strada, il tabù dell'incesto, che
impedisce alla generazione di richiudersi su un cerchio troppo
stretto. E da qui discende, per un'altra, lo stigma culturale verso
l'autoerotismo quando sostituisce, invece di preparare, la relazione
con l'altro. In tutti questi casi, dal teorema di incompletezza alla
Genesi, il problema non sta mai nel riferirsi a se stessi: sta
nell'assenza di un'uscita verso qualcosa che non ci si è dati da
soli. È di nuovo, spostato dal codice all'esistenza, un caso base
assente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Forse
è proprio questo il punto che vale la pena portare in classe. La
ricorsione non fa paura in sé: fa paura quando resta un gesto
invisibile, una scatola chiusa di cui non si vede il fondo. Disegnare
alla lavagna lo stack delle chiamate, con i livelli che si accumulano
e poi si srotolano uno a uno all'indietro, trasforma la vertigine in
un disegno concreto, misurabile, con tanto di numero di riga. La
tartaruga più in basso smette di essere un mistero metafisico e
diventa una voce precisa in una tabella. Miti, paradossi filosofici,
quadri, romanzi e acronimi da terminale raccontano da secoli la
stessa storia sotto travestimenti diversi: qualcuno, prima o poi,
deve avere il coraggio di rispondere tartarughe fino in fondo e
fermarsi lì. In un programma, quel qualcuno è il caso base. Se
manca, non è la vertigine a fermarci: è lo stack a farlo per noi,
con la delicatezza di un crollo improvviso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" class="western" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Georgia, serif;"&gt;Manca
un'ultima tartaruga, ed è la più nascosta di tutte. Nell'indice
analitico di The C Programming Language, Kernighan e Ritchie
inserirono alla voce recursion un elenco di numeri di pagina, e tra
questi, in coda, il numero della pagina dell'indice stesso, quella in
cui la voce recursion compare. Una voce che rimanda a se stessa, un
caso base mai scritto, lasciato lì di proposito, come ultima battuta
di due autori che la ricorsione la conoscevano meglio di chiunque
altro. Chi va a cercarla, la trova. E se cerca ancora, la ritrova.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh_PpBR0SkfWcOyOccwg45o01wWvsUbJKLrtmYoD53dZZDt0yJRDZ66mGD_tMXUXDOHECFxET54OuEsAPVH5JlhNvmiNNsbpRVNJG5IvpiGJQSpWKQwty1c0liSNhAt3Hkty5RP_T1qrsJ946iYCcPjsB2iE4YVArPQ4afsiX6nHDWG_jWfB35Hzxe6Pi0/s72-w316-h400-c/River_terrapin.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Una settimana da agnostico</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/una-settimana-da-agnostico.html</link><category>credenti</category><category>farina del mio sacco</category><category>farisei</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 16:58:11 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3847602629103375795</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNRaiRFRmGt5pfnCbKSfEV-bEGMkbtncIEOUDHXo3CQJirARBCJ_BMvLLPDcAh3sx5E84stIS23A8W-2nPTauef9U7-aoJXaBN1mHY1vCOs0Co9Lfdc0np7H5IznmeV8GIgz4J3GxzH7n7bVtEERsO3YZwfpmMaOn9tqH6W5X1x3kLp3fzqtdhkSE4X_k/s1920/pexels-dark-1852985_1920.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1280" data-original-width="1920" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNRaiRFRmGt5pfnCbKSfEV-bEGMkbtncIEOUDHXo3CQJirARBCJ_BMvLLPDcAh3sx5E84stIS23A8W-2nPTauef9U7-aoJXaBN1mHY1vCOs0Co9Lfdc0np7H5IznmeV8GIgz4J3GxzH7n7bVtEERsO3YZwfpmMaOn9tqH6W5X1x3kLp3fzqtdhkSE4X_k/w640-h426/pexels-dark-1852985_1920.jpg" title="Buio, porta socchiusa, maniglia - Foto di Pexels da Pixabay" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha &lt;a href="https://www.avvenire.it/attualita/pif-il-papa-resta-un-punto-di-riferimento-anche-per-un-ateo_110644" target="_blank"&gt;raccontato ad Avvenire&lt;/a&gt; di
aver girato l'Italia con il suo ultimo film, "...che Dio perdona
a tutti!", temendo le reazioni delle comunità cattoliche. Si
aspettava polemiche. È successo il contrario: nessuno si è alzato
indignato, nemmeno davanti alla scena della Via Crucis che più lo
preoccupava. Ci sono state risate, invece. Alla fine, dice lui, si è
accorto che il più bigotto era lui stesso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diliberto si
definisce agnostico tendente all'ateismo. Ha riletto il Vangelo per
lavoro, non per fede, e ne è uscito con una frase che mi ha colpito:
consiglierebbe ai cattolici una settimana di agnosticismo, per
costringersi a farsi domande invece di dare tutto per scontato. Il
dubbio, dice, è quello che tiene viva la ricerca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho pensato a questa
intervista mentre mandavo in giro il manoscritto di un libro che ho
scritto dopo cinquant'anni passati tra circuiti, righe di codice e
aule di scuola. Si intitola "&lt;b&gt;La parola che forma. Etica digitale
e Vangelo, nel tempo delle macchine&lt;/b&gt;", e parte da termini
tecnici, il polling, il legacy, la damnatio memoriae del codice, per
interrogarsi su cosa significhi restare umani mentre le macchine
imparano a fare sempre di più al posto nostro. Il Vangelo, in questo
libro, è uno strumento di lettura, non un'etichetta da esporre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcune delle persone
a cui l'ho mandato, penso a chi ha dedicato una vita a studiare la
fede o l'informatica o entrambe, lo hanno aperto e letto con la
stessa disponibilità che Pif ha trovato nelle comunità che pensava
ostili. Altri, immagino, lo hanno archiviato appena hanno letto la
parola Vangelo nel sottotitolo, senza andare oltre. È un meccanismo
che conosco bene da insegnante: il pregiudizio funziona sempre allo
stesso modo, che venga da chi teme il dubbio o da chi teme la fede.
Chiude prima ancora di guardare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quello che Pif
racconta è l'esperienza opposta: si aspettava una chiusura e ha
trovato apertura, in un pubblico che aveva pregiudicato lui per
primo. Forse la lezione vale in entrambe le direzioni. Il Vangelo
letto senza usarlo, come dice lui, apre delle domande. Il Vangelo
evocato come marchio, per includere o per escludere, le chiude.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Continuo a mandare
il manoscritto in giro. E continuo a sperare che chi lo riceve
resista almeno una settimana alla tentazione di giudicarlo dal
titolo.&lt;/p&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNRaiRFRmGt5pfnCbKSfEV-bEGMkbtncIEOUDHXo3CQJirARBCJ_BMvLLPDcAh3sx5E84stIS23A8W-2nPTauef9U7-aoJXaBN1mHY1vCOs0Co9Lfdc0np7H5IznmeV8GIgz4J3GxzH7n7bVtEERsO3YZwfpmMaOn9tqH6W5X1x3kLp3fzqtdhkSE4X_k/s72-w640-h426-c/pexels-dark-1852985_1920.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Un pomeriggio al MIT Museum, tra Shannon e le cose totalmente inutili</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/un-pomeriggio-al-mit-museum-tra-shannon.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 12 Jul 2026 08:47:54 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7807123250167270955</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style="break-after: avoid; line-height: 100%; margin-bottom: 0.21cm; page-break-after: avoid;"&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.53cm;"&gt;&lt;span style="color: #555555;"&gt;&lt;i&gt;Cambridge,
8 luglio 2026: quando un capitolo del libro prende corpo davanti agli
occhi&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Il &lt;a href="https://summit.appinventor.mit.edu/" target="_blank"&gt;MIT App Inventor Global Education Summit&lt;/a&gt; si è chiuso a pranzo dell'8 luglio. L'aereo del ritorno era
in serata, così nel primo pomeriggio, verso l'una, sono andato al
&lt;a href="https://mitmuseum.mit.edu/" target="_blank"&gt;MIT Museum&lt;/a&gt; invece di restare a girare i pollici in albergo. Non era
una tappa turistica messa lì per riempire il tempo: in "La
parola che forma" c'è un capitolo, il dodicesimo, intitolato
"Diventa quello che sei", dedicato a Shannon, Turing,
Hopper, Lovelace, Lamarr. L'avevo scritto stando a Bari, con le fonti
che si possono avere stando a Bari. Vedere gli oggetti veri, nella
teca vera, chiude un cerchio che di solito resta aperto: quello tra
chi scrive di una storia e chi quella storia l'ha soltanto letta.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Endgame, la macchina che giocava a scacchi&lt;/h1&gt;
&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiq2htSyozhtTm9QjaPq7zkRUOfO3EimJQNp87eV9Ur5NLx-IFblHxEPk9K8pneO_XgwI-zERwlBduqLIJX_EQi8SE59YASbGKK6m9WRP0OykGs4QbkkcPSDWh3mgki-0yPZvJiZwOjN7wl6v5H5LDckYpIy2VZzMGBm85fQ4MidRaE37SKDf7qDMiSBvQ/s4096/EndGame.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="4096" data-original-width="3072" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiq2htSyozhtTm9QjaPq7zkRUOfO3EimJQNp87eV9Ur5NLx-IFblHxEPk9K8pneO_XgwI-zERwlBduqLIJX_EQi8SE59YASbGKK6m9WRP0OykGs4QbkkcPSDWh3mgki-0yPZvJiZwOjN7wl6v5H5LDckYpIy2VZzMGBm85fQ4MidRaE37SKDf7qDMiSBvQ/w480-h640/EndGame.jpg" title="&amp;quot;Endgame&amp;quot;, la macchina per il finale di partita a scacchi ideata da Shannon nel 1950, MIT Museum.&amp;quot;" width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;La
teca racconta che nel 1950 Shannon pubblicò l'articolo che poneva le
basi della programmazione degli scacchi, e che nello stesso periodo
costruì una macchina capace di gestire il finale di partita, quando
sulla scacchiera restano pochi pezzi. Il nome, Endgame, è preciso
fino alla pedanteria: la macchina non giocava tutta la partita,
giocava solo la parte in cui il calcolo poteva ancora essere
esaustivo. Un limite dichiarato apertamente, invece che nascosto.
Vale la pena ricordarlo oggi, quando la tentazione è sempre quella
di far credere che una macchina sappia fare tutto.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Un tabulato che insegna&lt;/h1&gt;
&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiom8rjAKJ51m33pu_QAGZS4DaI35ZQVeIWNjOT6_9HwOTQk8ziMvnweQSmxEwGU-KK13CCuOojQqtf_P02ZGAt6vZZEjdQw6GJ2TseQbhEJBXMjwWDbDaS3ZawANjasetdAZdbJQcuZdslMVyRVzVlwYYmm_3yXEJh54a2O-9KjPLwO-Qg2-F9iCUKiew/s4096/Tabulato.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="3072" data-original-width="4096" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiom8rjAKJ51m33pu_QAGZS4DaI35ZQVeIWNjOT6_9HwOTQk8ziMvnweQSmxEwGU-KK13CCuOojQqtf_P02ZGAt6vZZEjdQw6GJ2TseQbhEJBXMjwWDbDaS3ZawANjasetdAZdbJQcuZdslMVyRVzVlwYYmm_3yXEJh54a2O-9KjPLwO-Qg2-F9iCUKiew/w640-h480/Tabulato.jpg" title="Tabulato a modulo continuo con codice in linguaggio Assembly, MIT Museum." width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Poco
distante, un tabulato su carta a modulo continuo, di quelli con i
fori laterali che ogni programmatore della mia generazione ha
maneggiato per anni. Il codice è scritto in Assembly Language, e
colpisce la cura messa nei commenti: ogni istruzione accompagnata da
una spiegazione estesa, quasi didattica. Non è la sciatteria che a
volte si immagina nel codice storico. È il contrario: una scrittura
tecnica pensata per essere letta da un altro essere umano, non solo
eseguita da una macchina. Un promemoria utile, visto che ogni anno,
insegnando, misuro quanto sia difficile convincere gli studenti che
un buon commento vale quanto una buona istruzione.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Red/Black, il gioco nato per gioco&lt;/h1&gt;&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEidyHfgxvnwmjy3odhwN_9mGhTNHXo-xh7JS8LKPWgib1R6FsO8_N6Vk78AtCZTf9QDFXmnt2vN5wPoK5iMH-0VfycCHx-HQLwBYeEMjRFow-CKJmbdWvGzAdryv9k4f0HpqltR6H_g6JDPoJNEk8oZAbL-wzutBsFxK0MIXxP9nUurrZBrwihQZ0y5YO4/s2558/RedBlackGame1.png" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2558" data-original-width="2338" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEidyHfgxvnwmjy3odhwN_9mGhTNHXo-xh7JS8LKPWgib1R6FsO8_N6Vk78AtCZTf9QDFXmnt2vN5wPoK5iMH-0VfycCHx-HQLwBYeEMjRFow-CKJmbdWvGzAdryv9k4f0HpqltR6H_g6JDPoJNEk8oZAbL-wzutBsFxK0MIXxP9nUurrZBrwihQZ0y5YO4/w584-h640/RedBlackGame1.png" title="Pannello esplicativo del gioco Red/Black, ideato da Claude Shannon nel 1951." width="584" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhU5Jhxby1cVbeIn8c3DALuA3HM8oZJ8UCnF2Fz6OD51CHdU1zACqJVMsyqXZa4l-69o0fePv3F7lLcPtnarfgH3ftyXwB5DhqNwIE7fKcxjfXFiCc31aPXK_S0p3ZbzMPpTMu0AfHmG2DXSjHbep0yD-h2CNrBQRcZRwJAMlHYcHHGD25WYcwbWxUIVqY/s4096/RedBlackGame2.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="4096" data-original-width="3072" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhU5Jhxby1cVbeIn8c3DALuA3HM8oZJ8UCnF2Fz6OD51CHdU1zACqJVMsyqXZa4l-69o0fePv3F7lLcPtnarfgH3ftyXwB5DhqNwIE7fKcxjfXFiCc31aPXK_S0p3ZbzMPpTMu0AfHmG2DXSjHbep0yD-h2CNrBQRcZRwJAMlHYcHHGD25WYcwbWxUIVqY/w480-h640/RedBlackGame2.jpg" title="Il tabellone originale del gioco Red/Black, MIT Museum." width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Shannon
costruì questo gioco da tavolo negli anni Cinquanta, simile a
Bridg-It: due giocatori devono connettere i lati opposti della
plancia con un percorso di "ponti", ostacolandosi a
vicenda. Il pannello racconta che il gioco attirò l'attenzione di
diversi matematici, perché rivelò nuove connessioni tra campi come
la teoria dei grafi e l'analisi dei flussi di rete. Ancora una volta,
uno strumento nato per divertimento che finisce per aprire un
capitolo di matematica seria. È lo schema che si ripete in tutta la
vita di Shannon, ed è lo schema di cui parlo nello stralcio più
sotto.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Cose totalmente inutili&lt;/h1&gt;
&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg707vjUehnsCav-ibvbRuvwkPsRX_xNbU_JR1WO1__BhfOI9VIvsrcR-WhMl23xyIgSQ__tTO_Mtk-9cfR_d_qKk7Dsoipf9-Rt8umrWtWfsrpGPn30Bh1t53eJOIHpYcOT9V2gR0Ayu88YWiwm5D2Ay7Qsh4daUJXtsfC4i0t0_DKQwJWJ8r9jh1t2-Y/s4096/UselessThings.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="4096" data-original-width="3072" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg707vjUehnsCav-ibvbRuvwkPsRX_xNbU_JR1WO1__BhfOI9VIvsrcR-WhMl23xyIgSQ__tTO_Mtk-9cfR_d_qKk7Dsoipf9-Rt8umrWtWfsrpGPn30Bh1t53eJOIHpYcOT9V2gR0Ayu88YWiwm5D2Ay7Qsh4daUJXtsfC4i0t0_DKQwJWJ8r9jh1t2-Y/w480-h640/UselessThings.jpg" title="&amp;quot;Totally Useless Things&amp;quot;: il pannello del MIT Museum sulla filosofia del gioco improduttivo in Shannon." width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Questo
è il pannello che più mi ha colpito. Racconta che, interpellato da
Scientific American sulla sua ossessione per il gioco e per la
costruzione di giocattoli e macchine ingegnose, Shannon rispose che
aveva passato "lots of time on totally useless things",
moltissimo tempo su cose totalmente inutili. Il pannello precisa che
non era una battuta buttata lì: Shannon lo pensava sul serio. E
aggiunge una tesi che vale la pena riportare per intero, perché
ribalta il mito dell'efficienza produttiva: concentrarsi solo sul
rigore accademico del MIT significa perdere qualcosa di altrettanto
essenziale, cioè capire come, al MIT, si gioca. Il museo racconta di aver
scelto tre esempi, tra ricerca formale di un gruppo, riflessioni
private di un singolo, e scherzi clandestini capaci di alimentare lo
spirito di comunità, per mostrare che lo studio di queste "cose
totalmente inutili" rivela molto non solo sul MIT, ma su come si
formano e si tengono insieme tutte le comunità specialistiche, in
particolare quelle scientifiche e tecniche.&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;È
un'idea che ho già trattato nel capitolo di "La parola che
forma" dedicato al lavoro: l'ossessione per la produttività
misurabile, portata alle estreme conseguenze, rischia di spegnere
esattamente il tipo di pensiero laterale che genera le scoperte vere.
Vederlo scritto su un pannello del MIT, a proposito dell'uomo che ha
fondato la teoria dell'informazione, non è una conferma da poco.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Teseo, il topo che impara&lt;/h1&gt;
&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUP_ZbJH27Y7PxK2-_-J3ArW4dC8NYyq8qZW_Eht4ljp2Ke6qdD9OV1Tc6y2TZUFB1T_coM15jRXg12jCIjxmYGRbIHxEJ65HIm_T94l7btaG9aDsBkT_nX9D_7i9WFAQYtEJP8YslT_PK1tmdbCnQxH3jY0oWtf47zb9gp1mfgJ3aAMJd00LiN80Dexo/s4096/Teseo.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="3072" data-original-width="4096" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUP_ZbJH27Y7PxK2-_-J3ArW4dC8NYyq8qZW_Eht4ljp2Ke6qdD9OV1Tc6y2TZUFB1T_coM15jRXg12jCIjxmYGRbIHxEJ65HIm_T94l7btaG9aDsBkT_nX9D_7i9WFAQYtEJP8YslT_PK1tmdbCnQxH3jY0oWtf47zb9gp1mfgJ3aAMJd00LiN80Dexo/w640-h480/Teseo.jpg" title="Teseo, il topo meccanico costruito da Shannon, mentre esce dal labirinto. MIT Museum." width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b00000;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.42cm; margin-top: 0.35cm;"&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;E
infine lui, Teseo: il topo meccanico che impara a percorrere il
labirinto sbagliando e correggendo, con il "cervello"
nascosto non nel topo ma nella struttura del labirinto stesso. Ne
parlo a lungo nello stralcio qui sotto, ripreso dal capitolo "Diventa
quello che sei". Vederlo fermo nella teca, invece che raccontato
in un libro su Shannon, fa un effetto diverso: è piccolo, quasi
dimesso, e proprio per questo più credibile come lezione di
epistemologia travestita da giocattolo.&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="color: #444444;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;Chi
vuole vederlo muoversi davvero può recuperare il filmato
promozionale girato ai Bell Labs nel 1952, in cui è lo stesso
Shannon a presentare Teseo e a farlo correre nel labirinto: &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=_9_AEVQ_p74" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #1155cc;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;Claude
Shannon demonstrates "Theseus" (Bell Labs, 1952)&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Lo stralcio: "Claude Shannon, ovvero la macchina che sapeva dire
no"&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Da
"La parola che forma. Etica digitale e Vangelo, nel tempo delle
macchine", capitolo 12, "Diventa quello che sei".&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Shannon non era serioso. I suoi colleghi a Bell Labs lo chiamavano
doctor of juggling: giocolava nei corridoi, spesso in monociclo.
Costruiva trombe lanciafiamme, dischi volanti a razzo, macchine che
leggevano la mente. Inventò il topo Teseo, un dispositivo che
navigava un labirinto imparando dai propri errori, con il cervello
nascosto non nel topo ma nel labirinto stesso. Chi guardava vedeva un
topolino intelligente. Chi capiva vedeva una lezione di epistemologia
travestita da giocattolo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Ma l'oggetto più famoso che costruì era una scatola di legno,
delle dimensioni di un portasigari, con un unico interruttore sul
lato. Quando la accendevi, si sentiva un ronzio deciso, quasi
arrabbiato. Il coperchio si sollevava lentamente e da sotto emergeva
una mano meccanica. La mano raggiungeva l'interruttore, lo spegneva,
si ritirava nella scatola. Il coperchio si richiudeva con la
definitività di una bara.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Shannon la teneva sulla scrivania. Arthur C. Clarke, che la vide
lì, scrisse: c'è qualcosa di indicibilmente sinistro in una
macchina che non fa nulla, assolutamente nulla, tranne spegnere se
stessa.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Il nome originale era Ultimate Machine. In italiano la chiamano
«la macchina inutile», ma la traduzione giusta è un'altra: la
macchina definitiva. Definitiva nel senso di ciò che mette fine.
Definitiva nel senso di ciò che dà la definizione. Definitiva nel
senso escatologico: l'ultima cosa, quella che ha già detto la sua
parola su tutto il resto.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Shannon l'aveva costruita per divertimento, come quasi tutto
quello che faceva. Ma il divertimento di Shannon aveva sempre uno
strato sotto. La macchina definitiva dice una cosa sola, ad ogni
azionamento: no. Un bit. Il bit più onesto che abbia mai prodotto un
ingegnere.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 125%; margin-bottom: 0.39cm;"&gt;&lt;span style="color: #444444;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Anche
la Ultimate Machine si può vedere in azione, coperchio che si apre,
mano meccanica che spegne l'interruttore, coperchio che si richiude:
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=aqAUmgE3WyM" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #1155cc;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;u&gt;The
Ultimate Machine in funzione&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;E qui entra la teoria dell'informazione, che Shannon non aveva
costruito per divertimento ma per necessità, durante la guerra,
lavorando al sistema X: il telefono criptato tra Churchill e
Roosevelt. Stava cercando di nascondere l'informazione ai nemici, e a
un certo punto si accorse che nascondere l'informazione e trasmettere
l'informazione obbedivano alla stessa matematica. Il segreto militare
si trasformò in epistemologia universale. Lo strumento di guerra
diventò il fondamento della civiltà digitale.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;La formula che scrisse nel 1948 assomigliava in modo inquietante a
un'altra formula, quella dell'entropia termodinamica di Boltzmann.
Quando lo mostrò a Von Neumann, questi gli consigliò di chiamarla
entropia, perché nessuno sapeva bene cosa fosse l'entropia in
fisica, e avrebbe avuto un vantaggio in ogni discussione. Battuta
vera o leggenda, la somiglianza è reale e non casuale: il disordine
fisico e il disordine informativo obbediscono alla stessa struttura.
Dove c'è più entropia c'è meno informazione, e viceversa.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;L'informazione è massima dove l'incertezza è massima. Il
messaggio più ricco è quello che non sai ancora. Appena lo ricevi,
quella ricchezza collassa in un esito solo e scompare. L'informazione
si consuma nell'atto stesso di essere compresa.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;La macchina definitiva funziona esattamente così. Prima che tu
prema l'interruttore, il sistema è aperto: cosa succederà? Poi
premi, la mano esce, spegne, rientra. L'incertezza è zero. Il ciclo
si chiude. Tutto è consumato. Tutto è pronto per ricominciare.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;E il cervello, che è un motore predittivo costruito per attivarsi
dove c'è incertezza e andare in risparmio dove tutto è prevedibile,
lo sa benissimo. La noia è entropia zero. L'ansia è entropia troppo
alta. La zona ottimale è nel mezzo, dove c'è abbastanza incertezza
da tenerti sveglio. Shannon aveva la formula per questo. Qohelet lo
sapeva senza formula: «Non c'è niente di nuovo sotto il sole» è
la descrizione di un cervello che ha esaurito l'informazione
disponibile nel suo ambiente. Non è nichilismo: è lucidità.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Shannon non era nichilista. Era una persona che amava
profondamente quello che faceva, e amava profondamente Betty.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Si erano incontrati a Bell Labs nell'autunno del 1948, l'anno
dell'articolo fondativo. Lei era matematica, era entrata come
computer, una delle donne che facevano i calcoli per gli ingegneri.
Avevano la stessa passione per la matematica e per la musica: lui
suonava il clarinetto, lei il pianoforte, e la sera tornavano dal
lavoro e suonavano insieme da libri a due parti. Si sposarono nel
1949 e restarono insieme cinquantadue anni, fino alla morte di Claude
nel 2001.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Betty aveva cablato Teseo. Betty era più brava di Claude in
aritmetica. Betty perse un figlio nel 1998, tre anni prima di Claude.
Betty sopravvisse a entrambi e morì nel 2017 a novantacinque anni.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;L'uomo che aveva capito come trasmettere informazione senza
perderla stava perdendo, negli ultimi anni, un bit alla volta, tutta
la sua. L'Alzheimer arrivò nei primi anni Ottanta. Nei corridoi di
Bell Labs dove aveva giocolato smise di pubblicare, si ritirò,
diventò recluso. Negli ultimi anni, nel centro di cura, faceva
ancora domande alle infermiere sul giocolaggio.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Betty era ancora lì a tenere il filo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;La macchina definitiva, quella che si spegne da sola, che dice no
ad ogni azionamento, che non produce nulla tranne la propria
negazione: Shannon l'aveva costruita per ridere. Ma chi la guarda
sapendo quello che sappiamo adesso ci vede qualcosa di diverso. Ci
vede un uomo che aveva capito che certe cose, alla fine, si spengono
da sole. E che accanto a quella scatola, per cinquantadue anni, c'era
qualcuno che non se ne andava.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;«Diventa quello che sei», diceva Pindaro. Shannon era diventato
pienamente se stesso: il matematico che giocolava, l'ingegnere
militare che trovava la bellezza nell'entropia, il marito che suonava
il clarinetto la sera. Il talento non era stato seppellito. Era stato
moltiplicato, trasformato, donato.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Nel 1942, Shannon e Turing si incontravano ogni giorno per il tè
nella mensa di Bell Labs. Non potevano parlare dei loro lavori:
entrambi lavoravano per i rispettivi governi sulla crittografia, e
l'argomento era così classificato che nemmeno tra loro era
consentito. Parlavano d'altro. Parlavano di cervelli meccanici, di
macchine che giocassero a scacchi, di cosa significasse pensare. Due
uomini che avevano i segreti più importanti della guerra nelle loro
valigette, seduti in una mensa a bere tè e a fare filosofia.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Shannon disse di lui, anni dopo: «Non mi rendevo conto di quanto
fosse importante».&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Quella frase brucia. Brucia perché Shannon era tra i pochi che
avrebbero potuto capirlo davvero, e anche lui non aveva capito
abbastanza. Ma brucia anche perché è onesta, e l'onestà ha sempre
un costo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Nel 1950 fu Shannon a visitare Turing a Manchester. Turing stava
lavorando a qualcosa di strano: aveva programmato il computer
dell'università per emettere un suono ogni volta che completava
un'operazione, con il tono del segnale che variava a seconda del
processo in corso. Shannon gli chiese cosa stesse facendo. Turing
disse che cercava un modo per sentire cosa stava succedendo dentro la
macchina. Voleva imparare ad ascoltarla come si ascolta un motore.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="border-bottom: none; border-color: currentcolor currentcolor currentcolor rgb(153, 153, 153); border-left: 1px solid #999999; border-right: none; border-style: none none none solid; border-top: none; border-width: medium medium medium 1px; line-height: 125%; margin-bottom: 0.28cm; margin-left: 0.85cm; margin-right: 0.85cm; padding-bottom: 0cm; padding-left: 0.28cm; padding-right: 0cm; padding-top: 0cm; padding: 0cm 0cm 0cm 0.28cm;"&gt;
&lt;i&gt;Il padre della computazione universale, l'uomo che aveva ridotto
il pensiero a operazioni elementari su nastro, voleva sentire la
macchina respirare. Era il gesto opposto e complementare alla
macchina definitiva di Shannon: invece di spegnersi, il computer di
Turing cantava.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h1 class="western" style="margin-bottom: 0.25cm; margin-top: 0.49cm;"&gt;
Tornando a casa, di nuovo&lt;/h1&gt;
&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Scrivere
di Shannon stando a Bari, con le fonti che si trovano stando a Bari,
è un esercizio onesto ma a distanza. Vederlo da vicino, la mano
meccanica che dice no, il topo che impara sbagliando, il gioco nato
per gioco e diventato teoria dei grafi, non cambia una virgola di
quello che avevo scritto. Ma gli dà peso specifico. Conferma che
l'intuizione che muove tutto il libro, e cioè che il lavoro più
importante nasce spesso ai margini di quello che si considera
produttivo, non è un'idea consolatoria pensata per chi parte da un
contesto periferico. È, semplicemente, come funzionano le cose,
anche al centro esatto del mondo che si occupa di tecnologia.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="line-height: 133%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;Seguire il link per la &lt;a href="https://drive.google.com/file/d/1V4IjZSJL88hETPrYuscurSWZi2u3819i/view?usp=sharing"&gt;versione inglese&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiq2htSyozhtTm9QjaPq7zkRUOfO3EimJQNp87eV9Ur5NLx-IFblHxEPk9K8pneO_XgwI-zERwlBduqLIJX_EQi8SE59YASbGKK6m9WRP0OykGs4QbkkcPSDWh3mgki-0yPZvJiZwOjN7wl6v5H5LDckYpIy2VZzMGBm85fQ4MidRaE37SKDf7qDMiSBvQ/s72-w480-h640-c/EndGame.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><georss:featurename xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">Gambrill Center, 314 Main St, Cambridge, MA 02142, Stati Uniti</georss:featurename><georss:point xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">42.362114 -71.0863641</georss:point><georss:box xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">14.051880163821153 -106.2426141 70.672347836178844 -35.9301141</georss:box></item><item><title>Abbassatevi i pantaloni e impugnate la sciabola</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/abbassatevi-i-pantaloni-e-impugnate-la.html</link><category>Ad usum Delphini</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 10 Jul 2026 23:01:31 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7938731850029230113</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjNpQwYb1B3lE4el3hMOUptySeaDaV7VKYL5ciZeEGu_mgfTr0LPDaK33YfEupumwVCbqX6ditIoJvrO3aUqaEE7QAcnK2oq7Ep0NxceFiiQzAkImgNc4RXA6tL7yDfbPW7fZCWw_R-WO_Y-_CXP04dh-R1L92OdTlJasM2rI2_pVuTeUntuuz_DVD0Y7A/s1280/nordisti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="720" data-original-width="1280" height="360" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjNpQwYb1B3lE4el3hMOUptySeaDaV7VKYL5ciZeEGu_mgfTr0LPDaK33YfEupumwVCbqX6ditIoJvrO3aUqaEE7QAcnK2oq7Ep0NxceFiiQzAkImgNc4RXA6tL7yDfbPW7fZCWw_R-WO_Y-_CXP04dh-R1L92OdTlJasM2rI2_pVuTeUntuuz_DVD0Y7A/w640-h360/nordisti.jpg" title="&amp;quot;Soldati a cavallo&amp;quot; è un film di John Ford del 1959 con con Anna Lee, William Holden, John Wayne." width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember54"&gt;
      &lt;em&gt;Rumore, errori e nemici nascosti lungo il canale&lt;/em&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember55"&gt;
      C'è una vecchia barzelletta che circola da anni, spesso legata al 
nome di Gino Bramieri, ambientata durante la Guerra di Secessione 
americana. Un messaggero a cavallo raggiunge trafelato l'accampamento 
dei nordisti e consegna un dispaccio al comandante. Il comandante lo 
legge, impallidisce, ma gli ordini sono ordini: raduna il battaglione e 
lo trascina a tappe forzate fino a un fiume. Lì impartisce l'ordine che 
ha letto: abbassarsi i pantaloni e impugnare la sciabola. I soldati, 
sconcertati ma disciplinati, eseguono. In quel preciso istante arriva al
 galoppo un secondo messaggero, altrettanto trafelato. Il comandante 
legge il nuovo dispaccio e tira un sospiro di sollievo: l'ordine, in 
realtà, era "scaglionati sul fiume".
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember56"&gt;
      La barzelletta fa ridere per il contrasto tra la gravità della 
scena e l'assurdità dell'equivoco, ma il meccanismo che la regge è lo 
stesso che studia, con ben altra serietà, la teoria dell'informazione 
applicata alle telecomunicazioni: che cosa succede quando un messaggio, 
lungo il suo tragitto dal mittente al destinatario, arriva corrotto, e 
il destinatario deve decidere cosa fare prima ancora di sapere se quello
 che ha ricevuto è ciò che è stato davvero spedito.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember57"&gt;
      Quando il rumore diventa un ordine
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember58"&gt;
      Il comandante della barzelletta impallidisce prima ancora di 
eseguire: si aspetta qualcosa di duro, forse punitivo, e 
quell'aspettativa guida silenziosamente la sua lettura del messaggio. È 
un dettaglio che la teoria dell'informazione classica tende a 
trascurare, ma che la psicologia della comunicazione conosce bene: il 
rumore non nasce solo sul canale fisico, nasce anche dentro chi riceve, 
sotto forma di aspettative, paure, fretta. Un segnale ambiguo, ricevuto 
da qualcuno già convinto del peggio, viene quasi sempre completato nel 
modo peggiore possibile, non per malafede, ma perché il cervello, come 
un algoritmo che deve comunque restituire un risultato, riempie i vuoti 
con l'ipotesi più coerente con ciò che già temeva.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember59"&gt;
      Di fronte all'incertezza, l'aver reagito d'istinto prima che 
arrivasse una conferma provoca un danno irreversibile. È il rischio 
tipico di un sistema che non ha, o non consulta in tempo, un meccanismo 
di verifica: il battaglione esegue, a tappe forzate, un ordine basato su
 una decodifica sbagliata, e solo un secondo canale, indipendente dal 
primo, riesce a correggere l'equivoco, quando ormai il danno, per quanto
 comico nella finzione, è già compiuto.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember60"&gt;
      Un solo bit, un mondo che cambia
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember61"&gt;
      Nel mondo digitale, un messaggio non è fatto di parole pronunciate
 da un messaggero trafelato, ma di sequenze di bit, zero e uno. E qui si
 può osservare un fenomeno sorprendente: a volte basta che un solo bit, 
uno soltanto, cambi valore lungo il canale, perché il significato di un 
messaggio si ribalti completamente, pur restando perfettamente leggibile
 e plausibile. Non un errore che genera un testo senza senso, facilmente
 riconoscibile come corrotto, ma un errore che genera un testo diverso e
 altrettanto sensato.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember62"&gt;
      In italiano capita raramente, ma capita, ed esiste una coppia di 
lettere che lo dimostra con precisione chirurgica. Nella codifica ASCII 
standard, la lettera "T" corrisponde al binario 01010100, la lettera "V"
 corrisponde a 01010110: le due sequenze differiscono per un solo bit, 
quello che vale 2. Basta che quel singolo bit si capovolga lungo un 
canale disturbato, e una parola si trasforma silenziosamente in 
un'altra, senza che nulla, nella forma del messaggio, segnali che 
qualcosa è cambiato.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember63"&gt;
      Un uomo esce per fare rifornimento alla sua auto. A un certo punto
 si accorge di non avere addosso le chiavi di casa e inizia a farsi 
prendere dal panico di poterle aver perdute chissà dove durante il 
tragitto. Sperando di ricevere una risposta tranquillizzante, manda un 
messaggio alla moglie: "Non trovo le chiavi di casa, controlla se per 
caso le ho lasciate nella tasca". La moglie legge il messaggio sul 
telefono, ma lungo la linea un bit, uno soltanto, ha cambiato idea: 
sullo schermo compare "controlla se le ho lasciate nella vasca". Lei non
 si fa domande, si fida del testo scritto più che del buon senso, e 
corre in bagno a frugare nell'acqua e nella schiuma di una vasca già 
riempita per il bagnetto del figlio, convinta di dover ripescare un 
mazzo di chiavi tra i giocattoli galleggianti. Le chiavi, naturalmente, 
sono ancora dove lui le aveva lasciate, nella tasca della giacca appesa 
all'attaccapanni.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember64"&gt;
      Rilevare l'errore: parità e CRC
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember65"&gt;
      Proprio perché un errore così piccolo può avere conseguenze così 
grandi, le telecomunicazioni si sono dotate fin da subito di meccanismi 
per accorgersi quando qualcosa, lungo il canale, è cambiato. Il più 
semplice è il bit di parità: si aggiunge un bit di controllo che indica 
se il numero di uno nel messaggio è pari o dispari. Se all'arrivo il 
conteggio non coincide, si sa che qualcosa si è corrotto lungo la 
strada. È un meccanismo onesto ma limitato: si accorge che è successo un
 errore, ma non sa dire dove, e nemmeno riesce a distinguere un singolo 
bit alterato da un numero pari di bit alterati insieme, che passerebbero
 inosservati.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember66"&gt;
      Il controllo a ridondanza ciclica, il CRC, fa lo stesso mestiere 
in modo molto più robusto: usando un calcolo basato sulla divisione 
polinomiale, riesce a scovare anche errori a raffica, non solo isolati, 
ed è per questo il meccanismo alla base di molti protocolli di rete e 
formati di file ancora oggi. Ma anche il CRC, per quanto sofisticato, 
resta un rilevatore, non un riparatore: sa dirti che c'è qualcosa che 
non va, ma non sa dirti come sistemarlo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember67"&gt;
      Correggere l'errore: Hamming e la sua giacca a quadretti
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember68"&gt;
      Il salto successivo lo compie Richard Hamming, matematico e 
informatico che negli anni Cinquanta, esasperato dal fatto che i suoi 
programmi su schede perforate venissero scartati per un singolo errore 
senza che nessuno gli dicesse dove, inventò un sistema capace non solo 
di rilevare l'errore, ma di localizzarlo e correggerlo automaticamente, 
senza bisogno di richiedere una nuova trasmissione. L'idea è di una 
semplicità elegante: distribuendo i bit di controllo in posizioni 
calcolate matematicamente, ogni combinazione di controlli che risultano 
sbagliati punta, letta in binario, esattamente alla posizione del bit 
corrotto. Il messaggio, in un certo senso, si autodiagnostica e si 
autocorregge da solo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember69"&gt;
      È come se, invece di impallidire e agire nel panico come il 
comandante della barzelletta, il sistema avesse già pronta una procedura
 che localizza con precisione dove sta l'errore prima ancora di reagire:
 non serve un secondo messaggero al galoppo, perché il primo messaggio 
porta già con sé gli strumenti per correggersi.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember70"&gt;
      Nascondere il messaggio: cifrare per bene o per male
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember71"&gt;
      C'è poi un'intera famiglia di tecniche che non serve a proteggere 
il messaggio dal rumore, ma a renderlo apposta incomprensibile a chi non
 possiede la chiave giusta. È il campo della crittografia, ed è 
interessante notare quanto sia neutra la tecnica di fondo rispetto agli 
scopi per cui viene usata. La stessa matematica che protegge una 
comunicazione bancaria legittima, o il segreto professionale di un 
medico, è impiegata, con intenzione opposta, dal ransomware che cifra i 
file di un computer per estorcere un riscatto a chi ne è proprietario. 
Il messaggio, in entrambi i casi, diventa un enigma per chi non ha la 
chiave: a cambiare non è la tecnica, ma lo scopo per cui viene usata.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember72"&gt;
      Quando l'errore non è un errore: il nemico nel canale
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember73"&gt;
      Tutto quello che abbiamo visto finora presuppone un mittente 
onesto disturbato da un canale rumoroso: un fulmine che interferisce con
 la linea, un graffio sul disco, un errore di trascrizione umana. Ma 
cosa succede se il primo messaggio della barzelletta di Bramieri non era
 sbagliato per un incidente, ma alterato di proposito da un nemico che 
aveva intercettato la comunicazione e sostituito l'ordine originale con 
uno diverso, per seminare confusione nelle fila avversarie? È qui che la
 teoria dell'informazione classica lascia il posto a un'altra 
disciplina, con presupposti profondamente diversi: la sicurezza 
informatica.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember74"&gt;
      Il punto cruciale è questo: un nemico che intercetta la 
comunicazione e si inserisce tra le due parti, il mittente legittimo e 
il destinatario, può sostituire il messaggio originale con uno falso 
prima che arrivi a destinazione, fingendosi ora l'uno ora l'altro 
interlocutore. È l'attacco che oggi chiamiamo "man in the middle", 
l'uomo nel mezzo, ed è esattamente lo scenario che, applicato alla 
barzelletta, trasformerebbe un comandante distratto in una vittima di 
guerra dell'informazione, molto prima che il termine venisse coniato. 
Contro questo tipo di nemico, un controllo di parità o un CRC non 
servono a nulla: chi altera un messaggio ad arte può tranquillamente 
ricalcolare anche il codice di controllo corretto per il messaggio 
falso, e il destinatario non si accorgerebbe di nulla, perché dal suo 
punto di vista non c'è nulla di sospetto. Servono allora altri 
strumenti, pensati non per rispondere alla domanda "il messaggio è 
integro?", ma alla domanda "il messaggio è davvero di chi dice di 
essere?": i codici di autenticazione che usano una chiave segreta 
condivisa, oppure le firme digitali, che si basano su una coppia di 
chiavi. In entrambi i casi, l'elemento decisivo è che l'attaccante non 
possiede la chiave, e quindi non può falsificare il codice di controllo 
insieme al messaggio, anche conoscendo perfettamente l'algoritmo usato.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember75"&gt;
      Quando il nemico prende la tua faccia
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember76"&gt;
      C'è un'evoluzione di questo scenario che fino a pochi anni fa 
apparteneva alla fantascienza, e che oggi è già cronaca: cosa succede se
 il super capo megagalattico ti chiama in videochiamata, e la voce è la 
sua, il volto è il suo, e ti ordina con urgenza di eseguire 
un'operazione mai fatta prima, un bonifico, un accesso a dati riservati,
 ma in realtà non è mai stato lui? È il deepfake applicato in tempo 
reale a una conversazione, ed è successo davvero: nel 2024 un dipendente
 di un'azienda di Hong Kong ha autorizzato un bonifico da circa 25 
milioni di dollari dopo una videochiamata in cui aveva visto e sentito, o
 creduto di vedere e sentire, il direttore finanziario e alcuni 
colleghi, tutti ricostruiti digitalmente.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember77"&gt;
      Fino a poco tempo fa la voce e il volto di una persona erano 
considerati, quasi istintivamente, una forma di autenticazione naturale:
 "riconosco la sua faccia, quindi è lui". Il deepfake demolisce proprio 
questa assunzione, e lo fa in un modo particolarmente subdolo rispetto 
al classico attacco man in the middle: lì un nemico si intrometteva nel 
canale per alterare un messaggio che viaggiava tra due parti oneste. Qui
 il nemico non si intromette più: diventa direttamente una delle due 
parti, indossando un volto e una voce che non gli appartengono, 
ricostruiti da pochi minuti di materiale pubblico facilmente reperibile 
online.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember78"&gt;
      La difesa, però, resta sorprendentemente la stessa che avrebbe 
risparmiato l'imbarazzo al comandante della barzelletta: non fidarsi di 
un solo canale, per quanto autorevole sembri, e cercarne uno 
indipendente per la conferma. Nella pratica, questo significa cose poco 
spettacolari ma efficaci: richiamare il presunto capo su un numero già 
noto, non su quello da cui è arrivata la chiamata sospetta; usare una 
parola d'ordine concordata in anticipo per le richieste più delicate, la
 stessa astuzia che oggi alcune famiglie adottano contro le truffe del 
finto nipote in difficoltà; e, soprattutto, diffidare della fretta, che 
resta l'arma psicologica preferita di questo tipo di attacchi, 
esattamente come lo era per il comandante che esegue "a tappe forzate" 
un ordine che non ha avuto il tempo di verificare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember79"&gt;
      Quando il bit è giusto, ma il senso no
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember80"&gt;
      C'è un livello di equivoco che nessun controllo di parità potrà 
mai scovare. Io ti dico "aglio", il bit arriva integro, il CRC risulta 
corretto, la firma digitale è valida, nessun uomo nel mezzo ha toccato 
un solo carattere. E tu, con la coscienza pulita di chi ha ricevuto un 
messaggio perfettamente autenticato, capisci "cipolla". Non è successo 
alcun errore di trasmissione. È successo qualcosa di più antico e di più
 incurabile: io e te, semplicemente, non avevamo la stessa idea di cosa 
significhi "aglio".
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember81"&gt;
      Qui la tecnica alza bandiera bianca, o quasi, e qui emerge anche 
una differenza profonda tra un computer e una persona. Un computer, se 
l'istruzione è formalmente corretta, non la fraintende mai: esegue 
esattamente quello che il codice dice, senza che alcuna associazione 
nascosta gli faccia intendere altro. Una persona no. In una persona, la 
stessa identica parola può risvegliare strati di significato che nessuna
 specifica tecnica aveva previsto, legati non alla logica ma alla 
propria storia emotiva, spesso non razionale. Mi è rimasta impressa una 
riflessione che mi fece un prete, negli anni in cui animavo i gruppi 
giovanili della parrocchia: parlare di Dio come padre, immagine che a 
molti suona rassicurante, può risultare controproducente, persino 
dolorosa, per un ragazzo orfano, o per chi ha avuto un padre padrone, 
violento, autoritario. La parola resta tecnicamente identica, la 
definizione non cambia di una virgola, ma l'effetto che produce in chi 
ascolta dipende da un livello di significato che nessun protocollo, 
nessuno schema, nessuna ontologia formale riesce a intercettare, perché 
non è scritto da nessuna parte: è scritto solo nella biografia di chi 
ascolta. Non si è ancora trovato il modo di controllare se un'idea si è 
capovolta lungo la conversazione, perché il significato, a differenza 
del bit, non vive nel messaggio: vive nella testa di chi lo riceve, con 
tutto il bagaglio emotivo che quella testa porta con sé, ed è un 
bagaglio che nessun protocollo è mai riuscito a ispezionare 
dall'esterno.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember82"&gt;
      L'unico rimedio efficace, vecchio quanto l'umanità, resta quello 
che il comandante della barzelletta avrebbe fatto bene ad applicare 
prima e non dopo: non fidarsi, e chiedere conferma. "Aspetta, fammi 
capire, tu per aglio intendi..." È goffo, richiede tempo, e nessuno lo 
automatizza volentieri, perché interrompe il flusso della conversazione 
proprio quando si vorrebbe procedere spediti. Ma è, ancora oggi, l'unico
 controllo di parità che funzioni davvero sul significato: non un 
algoritmo, una domanda.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember83"&gt;
      Anche gli errori hanno una loro biblioteca
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember84"&gt;
      Chi si diverte a raccogliere questo genere di scivoloni 
linguistici ha un punto di riferimento d'obbligo in Gianni Rodari, che 
nel 1964 pubblicò "Il libro degli errori", una raccolta di filastrocche e
 racconti brevi costruiti quasi interamente su errori ortografici che 
cambiano il senso delle cose: un accento dimenticato che trasforma una 
meta in una metà, un vaporetto che perde una "t" e comincia a sbandare, 
l'acqua che, persa la "q", diventa un'improbabile "acua". È un 
repertorio enorme e delizioso, ma vale la pena notare una differenza 
tecnica, se lo si guarda con gli occhi della codifica binaria: quasi 
nessuno di questi errori è, in senso stretto, un cambio di un solo bit. 
Sono per lo più lettere aggiunte, tolte, o sostituite con un simbolo che
 nel codice differisce per due bit e non per uno solo. L'errore a un 
solo bit, quello che trasforma una tasca in una vasca senza che nulla, 
nella struttura della parola, sembri fuori posto, resta un caso limite 
anche dentro il grande museo degli errori linguistici: il più piccolo 
strappo possibile nella trama di un messaggio, capace comunque di 
ribaltarne completamente il senso.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember85"&gt;
      Che si tratti di un comandante che impallidisce, di un bit che si 
capovolge da solo lungo un cavo, o di un nemico che intercetta un 
messaggio per riscriverlo a proprio favore, il problema di fondo resta 
lo stesso: un segnale, da solo, non garantisce mai di essere quello che 
sembra. Verificarlo, sempre, resta l'unica difesa che conta.
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjNpQwYb1B3lE4el3hMOUptySeaDaV7VKYL5ciZeEGu_mgfTr0LPDaK33YfEupumwVCbqX6ditIoJvrO3aUqaEE7QAcnK2oq7Ep0NxceFiiQzAkImgNc4RXA6tL7yDfbPW7fZCWw_R-WO_Y-_CXP04dh-R1L92OdTlJasM2rI2_pVuTeUntuuz_DVD0Y7A/s72-w640-h360-c/nordisti.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Mi scusi, perché lei dice sempre diciotto?</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/mi-scusi-perche-lei-dice-sempre-diciotto.html</link><category>Ad usum Delphini</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 9 Jul 2026 22:42:22 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2225368302740238614</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgsCBBdKWExSmAXwyEvfTF8W51s24aSQ-ny43YRfaxjTc4VjzxF2ky92e5-UEnSTXeR6wPCcxSwzrxqjHfAizn9jp3sbsN3BKI6gYadaTVktYsb4eZYR1xPW5jVzIHMJVcDbk3S0lwb3oshsdDgLpLPjRllVsYxc2h0xBjxnxCd5xKMQGNnuQjvw2h4sw8/s1920/bloemrijk-paars-getal-18.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1920" data-original-width="1920" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgsCBBdKWExSmAXwyEvfTF8W51s24aSQ-ny43YRfaxjTc4VjzxF2ky92e5-UEnSTXeR6wPCcxSwzrxqjHfAizn9jp3sbsN3BKI6gYadaTVktYsb4eZYR1xPW5jVzIHMJVcDbk3S0lwb3oshsdDgLpLPjRllVsYxc2h0xBjxnxCd5xKMQGNnuQjvw2h4sw8/s320/bloemrijk-paars-getal-18.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember286"&gt;
      &lt;em&gt;Dato, informazione, e quello che resta quando il contesto se ne va&lt;/em&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember287"&gt;
      C'è un&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="rbJlXBzRbySbuPCWQzjoswVAGlGBFmEhY " data-test-app-aware-link="" href="https://www.youtube.com/watch?v=RosyQWxxvfQ" tabindex="0" target="_blank"&gt;vecchio sketch di Gigi Proietti&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;in
 cui un uomo, su un autobus e poi per strada, ripete ossessivamente un 
numero. Diciotto, diciotto, diciotto. Prende il caffè, si scotta, saluta
 un conoscente, sempre diciotto, diciotto, diciotto, come un rumore di 
fondo che accompagna ogni sua azione. A un certo punto un passeggero, 
spazientito e curioso, si fa coraggio: "Mi scusi, perché lei dice sempre
 diciotto?". E lui, invece di spiegare, passa a diciannove, e commenta 
seccato: "Ecco un altro che non si fa i fatti suoi".
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember288"&gt;
      Lo spettatore, a quel punto, ha capito tutto: diciotto era il 
conteggio dei ficcanaso incontrati fino a quel momento, e quella stessa 
domanda lo ha fatto scattare a diciannove. È una rivelazione che sembra 
completa, e in un certo senso lo è, per noi. Ma vale la pena fermarsi un
 secondo di più su questa storiella, perché nasconde una lezione precisa
 su cosa sia davvero un'informazione, e su quanto sia fragile il confine
 tra possedere un dato e comprenderlo.
    &lt;/p&gt;

  

&lt;p&gt;&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/RosyQWxxvfQ?si=cgTQNvP_A98sM4_v" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;






            
    &lt;div class="reader-embed-block__iframe-embed"&gt;&lt;/div&gt;
  




            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember289"&gt;
      Un numero non è un'informazione
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember290"&gt;
      Preso da solo, "diciotto" non dice nulla. Non sappiamo se sia 
un'età, un orario, un codice, un tic nervoso. È pura sintassi: un 
simbolo, ripetuto, privo in sé di qualunque significato che la sua forma
 possa rivelare. È esattamente la condizione del primo passeggero, prima
 di farsi coraggio: riceve un segnale continuo, ma non ha alcun modello 
per interpretarlo, e per questo guarda quell'uomo come si guarda 
qualcuno di vagamente inquietante.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember291"&gt;
      L'informazione arriva solo nell'istante in cui otteniamo la chiave
 che permette di reinterpretare la sequenza. Ed è qui che la teoria 
dell'informazione, quella seria, quella di Shannon, dice una cosa 
controintuitiva ma decisiva: l'informazione non è una proprietà del 
messaggio, è una misura della riduzione di incertezza che quel messaggio
 produce in chi lo riceve. Lo stesso identico simbolo, la stessa 
sequenza di bit, può valere moltissimo o zero, a seconda di cosa 
sappiamo già prima di riceverlo. E una volta che l'abbiamo capito, 
quell'informazione specifica si esaurisce: se Proietti continuasse a 
dire diciannove altre cento volte, quei diciannove ripetuti non ci 
direbbero più nulla di nuovo. Sarebbero di nuovo puro dato, stavolta 
ridondante invece che ignoto.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember292"&gt;
      La rivelazione che non si trasmette
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember293"&gt;
      C'è un dettaglio nello sketch che è facile lasciarsi sfuggire, e 
che è probabilmente la parte più interessante di tutta la faccenda. Noi 
spettatori abbiamo visto l'intera scena: sappiamo che diciotto era il 
conteggio, sappiamo cosa lo fa scattare. Ma quella completezza è un 
nostro privilegio, non una proprietà del numero. Chiunque, nella 
finzione, incroci quell'uomo dopo questa scena, vedrà solo un tizio che 
borbotta diciannove, o venti, o trecentoquarantasette, e tornerà punto e
 a capo, nella stessa opacità totale in cui si trovava il primo 
passeggero prima di farsi coraggio.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember294"&gt;
      Questo significa una cosa precisa: l'informazione non viaggia 
dentro il segnale come un pacchetto sigillato che chiunque, in futuro, 
potrà aprire. Va ricostruita ogni volta, da ogni nuovo ricevente, 
insieme al segnale. Il contatore continua a incrementarsi nel mondo 
della finzione, ma la conoscenza del suo significato non si eredita per 
contiguità: va rigenerata da zero, con un nuovo atto comunicativo, un 
nuovo passeggero che si fa coraggio e chiede spiegazioni. Se nessuno lo 
fa più, quel numero resterà per sempre un contatore illeggibile, anche 
continuando a essere pronunciato con perfetta regolarità.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember295"&gt;
      Il dato senza il suo tracciato
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember296"&gt;
      Chi lavora con i dati, e non solo in informatica, conosce bene la 
versione tecnica di questo stesso problema. Un file CSV senza 
intestazione, un JSON senza schema, un vecchio file a record fissi senza
 il tracciato che spiegava dove iniziasse e finisse ogni campo, sono 
esattamente l'equivalente formale del numero diciannove gridato 
sull'autobus: sintatticamente perfetti, semanticamente muti per chiunque
 arrivi dopo la scena originaria. Il dato c'è tutto, integro, leggibile 
byte per byte. Ma sapere cosa significhi resta un indovinello, a meno 
che qualcuno non conservi, da qualche parte, la chiave che permette di 
tradurlo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember297"&gt;
      E qui sta il punto più scomodo: quella chiave, il metadato, di 
solito non viaggia insieme al dato. Viaggia a fianco, spesso su un 
canale diverso, un documento a parte, una convenzione tacita tra chi 
genera il file e chi lo consuma, una specifica tecnica che invecchia più
 in fretta del dato stesso. Se quel canale si interrompe, per 
distrazione, per obsolescenza, perché chi sapeva è andato in pensione o 
l'azienda che manteneva la documentazione non esiste più, il dato non è 
perduto nel senso in cui lo è un file cancellato. È perduto in un modo 
più subdolo: è ancora tutto lì, sopravvive perfettamente al passare del 
tempo, e non serve più a nulla.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember298"&gt;
      Quando la perdita non è un incidente
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember299"&gt;
      Fin qui abbiamo parlato di un'erosione che potremmo chiamare 
naturale, quasi entropica: supporti che si deteriorano, formati che 
diventano legacy, documentazione che si perde per semplice trascuratezza
 collettiva. Ma esiste un'altra categoria di perdita, più inquietante, 
perché non è un incidente, è una scelta. E qui il pensiero corre 
inevitabilmente a Orwell, al Ministero della Verità di 1984, agli 
impiegati che ogni giorno riscrivono i vecchi numeri dei giornali per 
farli coincidere con la versione corrente della storia, e poi bruciano 
l'originale nel memory hole.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember300"&gt;
      La differenza tra distruggere un dato e alterarlo è più profonda 
di quanto sembri a prima vista. Distruggere lascia un vuoto, e il vuoto,
 per quanto scomodo, resta un indizio: un fascicolo con pagine mancanti,
 un log con un buco sospetto, dicono comunque "qui è successo qualcosa".
 Alterare, invece, non lascia vuoti: sostituisce l'originale con una 
versione perfettamente plausibile, coerente, priva di cuciture visibili.
 Il risultato non è un'assenza sospetta, è una presenza che si presenta 
come se fosse sempre stata così. Non resta nemmeno la possibilità di 
sapere che qualcosa è stato cambiato, perché insieme al fatto si 
cancella anche la memoria che quel fatto sia mai esistito in una forma 
diversa.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember301"&gt;
      La sintesi che il partito di Orwell affida ai propri slogan, chi 
controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato 
controlla il futuro, non è propaganda vuota all'interno del romanzo: è 
una descrizione lucida di come funzioni davvero il potere sulla memoria.
 A che serve convincere qualcuno con argomenti e prove, se si possono 
cambiare prima, di nascosto, proprio i fatti su cui quegli argomenti 
dovrebbero basarsi? Chi controlla i fatti ha già vinto la discussione, 
prima ancora che cominci.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember302"&gt;
      Perché il digitale rende tutto più fragile, e più difendibile
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember303"&gt;
      Il mezzo digitale porta con sé una proprietà che la carta non ha 
mai avuto: la possibilità di un'alterazione priva di traccia fisica. Un 
giornale di carta riscritto lascia sempre, da qualche parte, la 
possibilità che una copia dell'originale sia sfuggita al controllo, in 
un archivio dimenticato, nella soffitta di qualcuno. Un file digitale 
sovrascritto, se non esistono backup o registri immutabili, non lascia 
alcuna cicatrice: il bit è semplicemente diverso da prima, e nulla nella
 sua struttura racconta che lo sia mai stato.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember304"&gt;
      È anche per rispondere a questa vulnerabilità che sono nate 
tecnologie come i sistemi di controllo versione, dove ogni modifica 
resta concatenata crittograficamente a quella precedente, così che 
riscrivere la storia richiederebbe rifare l'intera catena in un modo che
 risulterebbe rilevabile. Non è un caso che l'informatica, dopo aver 
reso possibile l'alterazione invisibile, abbia dovuto anche inventarsi 
gli strumenti per renderla di nuovo costosa, evidente, tracciabile: la 
stessa disciplina che genera il problema custodisce anche, quando lo si 
vuole davvero, i mezzi per arginarlo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember305"&gt;
      La conoscenza non si eredita, si insegna
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember306"&gt;
      C'è un aspetto di tutto questo che riguarda da vicino chi, come 
mestiere, si occupa di trasmettere sapere. L'intero patrimonio di 
conoscenza accumulato in secoli di storia umana sta lì, intatto: nei 
libri, negli archivi, nelle biblioteche, nei musei, nei linguaggi stessi
 con cui pensiamo. Ma quel patrimonio non si trasmette per via genetica.
 Nessun bambino nasce sapendo leggere un testo o dimostrare un teorema. 
Occorre un lavoro lungo e deliberato, che comincia con i genitori nei 
primi anni di vita e si completa attraverso l'azione di una pluralità di
 insegnanti, perché quel sapere smetta di essere patrimonio di pochi e 
diventi patrimonio condiviso da chi, semplicemente perché è nato dopo, 
ancora non lo possiede.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember307"&gt;
      C'è&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="rbJlXBzRbySbuPCWQzjoswVAGlGBFmEhY " data-test-app-aware-link="" href="https://www.youtube.com/watch?v=k1ygcea10qo" tabindex="0" target="_blank"&gt;una canzone dei Nomadi&lt;/a&gt;,
 testo di Francesco Guccini, che coglie con precisione la stessa 
asimmetria di cui abbiamo parlato a proposito del dato e del suo 
contesto: "Per fare un uomo ci voglion vent'anni", quanto tempo lungo, 
quasi sproporzionato, serve per formare una persona capace di 
comprendere e a sua volta trasmettere un sapere, e quanto poco, invece, 
basti per interrompere quella trasmissione e vederla svanire. Un ciclo 
educativo mancato, una generazione che non insegna, un evento che spezza
 la catena, e quel sapere torna a essere pura sequenza di segni 
indecifrabili: esiste ancora, fisicamente, sugli scaffali, ma ha perso 
il canale che lo rendeva comprensibile, esattamente come il dato senza 
il suo tracciato record, o l'archivio la cui documentazione è andata 
perduta con l'ultima persona che la conosceva a memoria.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember308"&gt;
      Il parallelo pedagogico si salda qui a quello informatico in un 
punto molto preciso: la conoscenza umana, se non viene insegnata 
attivamente, non decade per usura fisica come un nastro magnetico che si
 smagnetizza da solo. Decade per mancata trasmissione, cioè per 
l'assenza dello stesso lavoro che un genitore o un insegnante compie 
ogni giorno, spesso senza pensarci in questi termini, quando trasforma 
un segnale (una nozione, un testo, un gesto) in informazione per chi 
ancora non ha gli strumenti per decifrarlo da solo. Il sapere, in questo
 senso, non è mai un patrimonio acquisito una volta per tutte: è un 
processo che va rieseguito a ogni nuova generazione, quasi si trattasse 
di ricompilare un codice sorgente che, se lasciato fermo troppo a lungo,
 rischia di diventare illeggibile anche se, byte dopo byte, resta 
perfettamente intatto.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember309"&gt;
      Interpretare il presente, interpretare il passato
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember310"&gt;
      Comprendere cosa sta accadendo ora e comprendere cosa è accaduto 
prima sono due esercizi diversi, ma egualmente costitutivi di chi siamo,
 come singoli e come collettività. Il primo ci permette di orientarci 
nel presente, di dare un senso a segnali che, senza contesto, 
resterebbero rumore. Il secondo ci permette di sapere da dove veniamo, e
 quindi di scegliere consapevolmente dove andare, invece di ricostruire 
ogni volta un'identità e un futuro su basi che qualcuno, per 
trascuratezza o per calcolo, ha già in parte cancellato.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember311"&gt;
      Il numero che Proietti ripete sull'autobus, in fondo, non è così 
diverso da un archivio storico di cui si è persa la documentazione, o da
 un dataset con cui addestriamo oggi un sistema di intelligenza 
artificiale, aggiornato nel tempo senza conservare le versioni 
precedenti: in tutti questi casi, il segnale può continuare a essere 
emesso con perfetta regolarità, mentre la sua leggibilità dipende da 
qualcosa di molto più fragile del segnale stesso, la memoria condivisa 
di cosa quel segnale voglia dire. E quando quella memoria si spezza, per
 un guasto, per il tempo, o per una mano che ha deciso di riscriverla, 
quello che resta non è più informazione. È soltanto un numero, 
pronunciato nel vuoto, in attesa di un passeggero che, forse, non si 
farà mai più coraggio.
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgsCBBdKWExSmAXwyEvfTF8W51s24aSQ-ny43YRfaxjTc4VjzxF2ky92e5-UEnSTXeR6wPCcxSwzrxqjHfAizn9jp3sbsN3BKI6gYadaTVktYsb4eZYR1xPW5jVzIHMJVcDbk3S0lwb3oshsdDgLpLPjRllVsYxc2h0xBjxnxCd5xKMQGNnuQjvw2h4sw8/s72-c/bloemrijk-paars-getal-18.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>C'è un cavallo morto in via Pordenone</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/ce-un-cavallo-morto-in-via-pordenone.html</link><category>Ad usum Delphini</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 8 Jul 2026 23:27:49 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2611995476959448571</guid><description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiMa9_Lu34NotueUOzzVM32S8LG_NUAFpJX6OUQ9dtQEA_vMu8e5FIFvY1wlsoSPSYBhcYjUxY9fxhhU-2LakxW-R54ghvqky_akRPqsi-pSgF1HT9LxL4A3TmuLwl6G6M6tEnXpybfMmAHfNUCYtNm3GwtVKQNZizg6fl8T64uiKnTZhXgv52ksAOABWY/s800/cavallo-rovesciato-cerny-praga.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="533" data-original-width="800" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiMa9_Lu34NotueUOzzVM32S8LG_NUAFpJX6OUQ9dtQEA_vMu8e5FIFvY1wlsoSPSYBhcYjUxY9fxhhU-2LakxW-R54ghvqky_akRPqsi-pSgF1HT9LxL4A3TmuLwl6G6M6tEnXpybfMmAHfNUCYtNm3GwtVKQNZizg6fl8T64uiKnTZhXgv52ksAOABWY/w640-h426/cavallo-rovesciato-cerny-praga.jpg" title="Cavallo capovolto di David Cerny a Lucerna Palace, Praga, Repubblica Ceca" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember53"&gt;
      &lt;i&gt;Come modelliamo la realtà, e come a volte la tradiamo, in informatica&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember53"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;
    &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.youtube.com/embed/680w3KyzEqs?si=T0ADtkblMu_2wyy1" title="YouTube video player" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;

       
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember54"&gt;
      C'è una &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=680w3KyzEqs" target="_blank"&gt;barzelletta di Pino Caruso&lt;/a&gt;, uno dei più raffinati comici 
che l'Italia abbia avuto, che racconta di un giovane negoziante 
balbuziente. Un mattino trova un cavallo morto davanti alla sua bottega e
 chiama i soccorsi per farlo rimuovere. Ogni volta che l'operatore gli 
chiede il nome della strada, la parola gli si inceppa in gola: lui 
balbetta, l'operatore si spazientisce, pensa a un disturbo in linea e 
riattacca. Succede quattro volte. Alla quinta il nome esce perfetto: 
"Via Po". L'operatore, sollevato, gli chiede come mai adesso ci sia 
riuscito senza problemi. E lui risponde, semplice: ha trascinato il 
cavallo fin lì, perché sapeva di riuscire a pronunciare quel nome senza 
inciampare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember55"&gt;
      La battuta funziona su più livelli, ma ce n'è uno che vale la pena
 portare fuori dal registro comico, perché tocca un nervo scoperto di 
ogni disciplina che si occupi di rappresentare la realtà per poterla 
governare: l'informatica in testa.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember56"&gt;
      Scavalcare, non cavalcare
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember57"&gt;
      Nel racconto di Caruso, prima di arrivare al telefono, il ragazzo 
scavalca il cavallo morto. Non lo cavalca. Ed è un dettaglio lessicale 
piccolo ma esatto: cavalcare presuppone un animale vivo, che collabora, 
che ha una sua energia da condividere con chi lo monta. Scavalcare 
tratta l'animale come un ostacolo, un ingombro geometrico da superare. 
Il prefisso "s-" fa tutto il lavoro: trasforma un soggetto in un 
oggetto. La parola giusta, in quel momento, non descrive semplicemente 
la scena: la costituisce. Dichiara cosa quel cavallo è diventato.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember58"&gt;
      È un principio che vale in generale, molto prima e molto oltre la 
battuta: la parola che scegliamo per nominare una cosa non è mai neutra 
rispetto a quella cosa. La nomina, la definisce, decide cosa possiamo 
farne. In informatica questo principio non è un lusso stilistico, è la 
sostanza stessa del lavoro.&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember59"&gt;
      Il momento più delicato: la modellazione
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember60"&gt;
      Chiunque faccia analisi dei problemi in informatica conosce bene 
il passaggio più critico dell'intero processo: la modellazione della 
realtà. Le variabili in gioco, in qualunque dominio non banale, sono 
sempre troppe per essere trattate tutte. Il compito del modellatore è 
una potatura: decidere che una variabile è essenziale e un'altra è 
trascurabile. È un'operazione necessaria, non evitabile: un modello che 
includesse tutto non sarebbe più un modello, sarebbe il fenomeno stesso,
 inutilizzabile proprio per la sua completezza.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember61"&gt;
      Ma questa potatura è un terreno scivoloso. Se il criterio con cui 
tagliamo i rami non è dichiarato e vigilato, rischia di essere "a 
sentimento": arbitrario, comodo, piegato ai nostri pregiudizi frettolosi
 più che alla fedeltà del fenomeno. E il pericolo aumenta perché il 
risultato di questa potatura, una volta incorporato in un formalismo, in
 una classe, in uno schema dati, in un algoritmo, si presenta con 
l'autorità apparente della matematica. Una scelta discutibile fatta a 
parole si può contestare; la stessa scelta incorporata in una riga di 
codice si nasconde dietro una parvenza di oggettività che il linguaggio 
naturale non ha.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember62"&gt;
      Primo caso: gli oggetti che tradiamo
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember63"&gt;
      Nell'analisi orientata agli oggetti, il momento più delicato è 
quello in cui sembra che decidiamo noi quali siano gli oggetti del 
dominio e quali attributi li definiscano. Sembra, ma non dovrebbe essere
 così: il modellatore serio conserva un timore reverenziale verso ciò 
che l'oggetto, nel dominio che sta rappresentando, effettivamente è. Il 
rischio, quando questo timore manca, è di trasformarlo in un animale 
mitologico: un corpo che appartiene al dominio reale, ma con una testa 
che appartiene alla comodità implementativa del progettista. Un 
attributo aggiunto perché torna utile a noi, una responsabilità 
affibbiata a una classe perché ci semplifica l'architettura, non perché 
appartenga davvero a quell'oggetto.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember64"&gt;
      Non è un caso che l'ingegneria del software abbia un nome tecnico 
per la versione degenerata di questo fenomeno, la classe che accumula 
troppe responsabilità, il cosiddetto God Object. Di solito lo si insegna
 come un difetto di design. Ma è, prima ancora, un difetto etico: è il 
punto in cui il progettista ha smesso di ascoltare i confini naturali 
dell'oggetto e li ha ridisegnati per la propria convenienza. Ha spostato
 il cavallo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember65"&gt;
      Secondo caso: il tipo che dichiara il significato
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember66"&gt;
      Anche la scelta del tipo di dato, che sembra la decisione più 
tecnica e meno filosofica dell'intero processo, è in realtà una 
dichiarazione di significato. La regola generale è semplice: numero 
intero se contiamo, numero reale se misuriamo. Ma le eccezioni contano 
quanto la regola, e sono istruttive. Un numero di telefono, un CAP, una 
partita IVA restano stringhe anche se scritti con sole cifre, perché non
 sono quantità: sommarli non ha alcun senso, e trattarli come numeri 
sarebbe un errore che riguarda cosa quella cosa è, travestito da scelta 
tecnica innocua.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember67"&gt;
      C'è poi un caso più sottile ancora. Se il dato è la temperatura 
massima registrata oggi in una città, posso anche accontentarmi di un 
numero intero: per lo scopo che ci interessa, sapere se domani serve la 
giacca, il decimo di grado è rumore, e troncarlo non falsifica nulla di 
rilevante. Ma se il dato è la temperatura corporea di una persona, no. 
Lì il decimo di grado è informazione clinica, non rumore. Troncarlo a 
intero significherebbe nascondere varianza reale dietro una precisione 
apparente più bassa, e in questo caso specifico, con una punta di 
ironia, significherebbe anche togliere ai pazienti più apprensivi la 
soddisfazione di poter dire con precisione di avere trentasette e uno. 
La scelta del tipo, insomma, dichiara implicitamente quanto della realtà
 vogliamo che sopravviva alla rappresentazione. Farla per comodità 
invece che per fedeltà al fenomeno è già, in piccolo, un atto di 
violenza epistemica, anche se si esaurisce nella scelta tra int e float 
in una riga di codice che quasi nessuno guarderà mai con occhio critico.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember68"&gt;
      Il salto di scala: il training dell'intelligenza artificiale
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember69"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Nell'analisi a oggetti e 
nella scelta dei tipi di dato, l'atto di modellazione resta artigianale,
 individuale, tracciabile: un progettista che decide, un dato alla 
volta, cosa conta e cosa no. Nel training di un sistema di intelligenza 
artificiale lo stesso identico gesto avviene però su scala industriale, 
distribuito tra migliaia di micro-decisioni prese da persone diverse in 
momenti diversi: chi raccoglie il dataset, chi lo ripulisce, chi scrive 
le linee guida per chi lo annota, chi decide quali esempi trattare come 
outlier da scartare e quali come casi core da conservare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember70"&gt;
      Qui il cavallo non lo sposta più una singola persona con un gesto 
deliberato. Lo spostano cento persone con cento piccoli gesti 
amministrativi, ciascuno ragionevole se preso da solo (pulizia dei dati,
 deduplicazione, bilanciamento delle classi), nessuno dei quali sembra, 
isolatamente, un atto di manomissione della realtà. Eppure il risultato 
aggregato può essere esattamente lo stesso della barzelletta: un sistema
 che risponde con piena sicurezza attingendo a una scena costruita a 
propria immagine, senza sapere di averlo fatto. Ed è qui l'aggravante 
specifica del digitale rispetto al bias umano tradizionale: il sistema 
non mente, non ha nemmeno la consapevolezza minima che serve per 
mentire. Esegue soltanto la via che gli è stata data, convinto, se così 
si può dire, che sia quella originaria.&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember71"&gt;
      Una responsabilità che non si delega al codice
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember72"&gt;
      Il punto d'arrivo di questo percorso è che la modellazione della 
realtà, in informatica, non è un'attività di secondo livello, un 
semplice trasferimento neutro di conoscenza da un dominio a un 
formalismo. È un atto epistemologicamente primario, e per questo un atto
 che porta con sé una responsabilità morale, non solo tecnica. Un 
modello costruito senza fedeltà al fenomeno che rappresenta non è 
"tecnicamente valido ma eticamente discutibile": è semplicemente falso, 
anche quando è formalmente impeccabile, anche quando compila senza 
errori, anche quando le metriche sono ottime.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember73"&gt;
      La differenza tra chi modella con onestà e chi modella per 
comodità non sta quasi mai in un errore visibile. Sta in una domanda che
 ciascuno di noi, davanti a ogni variabile che decide di scartare, 
dovrebbe porsi con onestà: la sto scartando perché davvero non cambia il
 comportamento del fenomeno rispetto alla domanda che sto facendo, o 
perché mi complica la vita, o non conferma quello che già mi aspettavo? 
La prima è potatura. La seconda, per quanto compiuta con le migliori 
intenzioni amministrative, è già uno spostare il cavallo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember74"&gt;
      Guardare fuori, guardare dentro
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember75"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;C'è un aspetto di questo 
lavoro che riguarda non solo il fenomeno che rappresentiamo, ma chi lo 
rappresenta. L'informatica, quando la si pratica sul serio e non solo 
come esecuzione tecnica, costringe a un esercizio continuo di 
metacognizione: non basta guardare fuori, al problema, bisogna guardare 
anche dentro, a come noi stessi lo stiamo affrontando, con quali 
strumenti concettuali, con quali scorciatoie, con quali automatismi. È 
un cambio di prospettiva che non si esaurisce mai in una sola direzione:
 si osserva il fenomeno, poi si osserva se stessi mentre lo si osserva, 
poi di nuovo il fenomeno, in un movimento che somiglia più a una 
dialettica che a una sequenza ordinata di passi. È l'immagine che Escher
 ha fissato in "Mani che disegnano": una mano disegna l'altra, che a sua
 volta disegna la prima, e non esiste un punto zero puro da cui il 
processo abbia inizio, perché ogni mano che disegna è già stata 
disegnata da qualcos'altro. Anche il modellatore, in fondo, pensa il 
fenomeno con categorie che il fenomeno stesso, o fenomeni precedenti, 
hanno contribuito a formare in lui.&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember75"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHgCgZL4NTVPYEzskt6lJdf3sjC3m70iBshZyEuemrQMYlCuXNMvcFIeuq_Frbnc9li-4yt9YwE8z5WqrlTx-HLHtCtcNcW0UKlzJR6czPFNA3dDGsBve3aQE9f9NS_VR5OcmeD-fgJVFH0dcxlZJkUxKMpJ4v7n85WbrbG3wP4tzRTZbAYkqWJcI5bOY/s1200/355-tekenen.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1057" data-original-width="1200" height="564" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHgCgZL4NTVPYEzskt6lJdf3sjC3m70iBshZyEuemrQMYlCuXNMvcFIeuq_Frbnc9li-4yt9YwE8z5WqrlTx-HLHtCtcNcW0UKlzJR6czPFNA3dDGsBve3aQE9f9NS_VR5OcmeD-fgJVFH0dcxlZJkUxKMpJ4v7n85WbrbG3wP4tzRTZbAYkqWJcI5bOY/w640-h564/355-tekenen.jpeg" title="Drawing Hands is a lithograph by the Dutch artist M. C. Escher first printed in January 1948." width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember77"&gt;
      E in questo movimento, prima o poi, ci si accorge di un fatto 
scomodo: siamo inadeguati al compito. Non per pigrizia occasionale, ma 
strutturalmente, perché la complessità del reale eccede sempre, per 
definizione, la capacità che abbiamo di contenerla in un modello. Siamo,
 per usare un'immagine che rende bene l'idea, poco attrezzati a 
sopravvivere nel mare della complessità in cui l'informatica ci getta 
ogni volta che affrontiamo un problema non banale. Ed è proprio per 
questo che la frequentazione assidua con l'informatica, più di quanto si
 creda, è un'esperienza di vita che mantiene umili: chi ci lavora 
seriamente sa, o dovrebbe sapere, quanto sia pieno di limiti nel 
tentativo di dominare una realtà che lo eccede sempre.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember78"&gt;
      Eppure&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;navigare necesse est&lt;/i&gt;.
 Non ci è concesso restare fermi davanti alla complessità in attesa di 
comprenderla per intero, perché quel momento non arriva mai: il problema
 va affrontato comunque, una decisione va presa comunque, il modello va 
costruito comunque. Una quadratura, insomma, siamo costretti a trovarla.
 Ed è qui che si apre la scelta vera, quella che la barzelletta di 
Caruso mette in scena con una leggerezza solo apparente: possiamo 
trovarla spostando il cavallo, cioè piegando la realtà a ciò che siamo 
capaci di gestire, e tradendo così la verità pur di aggirare il nostro 
limite. Oppure possiamo imporci di restare fedeli agli aspetti 
qualificanti del fenomeno che stiamo esaminando, anche quando questo 
significa convivere apertamente con la propria inadeguatezza invece di 
occultarla. Non è una scelta che si compie una volta per tutte: è uno 
sforzo dialettico continuo, un negoziato senza tregua tra il proprio io,
 con i suoi limiti, le sue comodità, i suoi automatismi, e il proprio 
fuori, cioè la realtà che siamo chiamati a rappresentare con onestà, 
indipendentemente da quanto siamo o non siamo attrezzati per farlo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember79"&gt;
      Il negoziante di Pino Caruso, alla fine, si vanta di aver fatto 
"una fatica bestiale". Ed è vero, letteralmente: trascinare un cavallo 
morto per la città è un lavoro pesante. Ma è una fatica sprecata, e per 
giunta più grave di quanto sembri a prima vista: non si è limitato a 
nascondere il proprio limite, ha inquinato la scena prima ancora che 
chiunque potesse osservarla, come chi sposta un corpo prima che arrivi 
la scientifica. Chi guarda da fuori non vede più la realtà originaria, 
vede solo la versione già manomessa che gli viene consegnata come se 
fosse quella vera. Il difetto che gli inceppa la parola resta 
esattamente dov'era, perché un cavallo si può spostare ma un difetto non
 si risolve spostando qualcos'altro. E il vero compito, in fondo, non 
era liberarsi della balbuzie: era riuscire a dire la verità nonostante 
la balbuzie, senza tradire la realtà per aggirare il proprio limite. 
Quel compito, lui, non lo ha nemmeno affrontato.
    &lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember75"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiMa9_Lu34NotueUOzzVM32S8LG_NUAFpJX6OUQ9dtQEA_vMu8e5FIFvY1wlsoSPSYBhcYjUxY9fxhhU-2LakxW-R54ghvqky_akRPqsi-pSgF1HT9LxL4A3TmuLwl6G6M6tEnXpybfMmAHfNUCYtNm3GwtVKQNZizg6fl8T64uiKnTZhXgv52ksAOABWY/s72-w640-h426-c/cavallo-rovesciato-cerny-praga.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Bari, Cambridge, e l'energia potenziale delle periferie</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/bari-cambridge-e-lenergia-potenziale.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>One World</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 7 Jul 2026 12:43:19 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6509664846711503501</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFUF4bYpZ0zxeIiLywO02mOJPqbM6Fp3JoWFi69jAdTLVnhzHpklR3c6O_3Wja8mepn1M5PFgJb4sh5AolG1TNyWEzn_-pLEITOoBbPQzISQoVoz3SV97EXWPQX7gnbHLHx11dMNonqA-Os7tIGrQvTGt2vHqwwooZOZ4O7OXqrdzKjmCRB8Yg2xVDNUQ/s1350/739155829_1631984125598070_8440767681741845923_n.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1350" data-original-width="1080" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFUF4bYpZ0zxeIiLywO02mOJPqbM6Fp3JoWFi69jAdTLVnhzHpklR3c6O_3Wja8mepn1M5PFgJb4sh5AolG1TNyWEzn_-pLEITOoBbPQzISQoVoz3SV97EXWPQX7gnbHLHx11dMNonqA-Os7tIGrQvTGt2vHqwwooZOZ4O7OXqrdzKjmCRB8Yg2xVDNUQ/w512-h640/739155829_1631984125598070_8440767681741845923_n.jpg" width="512" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember53"&gt;
      &lt;i&gt;Appunti dal MIT App Inventor Global Education Summit&lt;/i&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h2 class="ember-view reader-text-block__heading-2" id="ember54"&gt;
      Un contributo dalla periferia
    &lt;/h2&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember55"&gt;
      Il mio intervento al &lt;a href="https://summit.appinventor.mit.edu/" target="_blank"&gt;MIT App Inventor Global Education Summit&lt;/a&gt;, 
tenuto al Kirsch Auditorium dello Stata Center il 6 luglio, parlava di 
una cosa sola: come si insegna informatica quando si parte da un 
contesto periferico o deprivato, senza farne un lamento ma una leva. 
"Teaching with the Sea on the Left" propone tre principi: il contesto 
come variabile pedagogica attiva, la continuità educativa come 
moltiplicatore, l'insegnante come nodo di una rete territoriale. Detto 
in altre parole: lo svantaggio di partenza non va subìto, va 
trasformato. Energia potenziale che diventa energia cinetica, se 
qualcuno si prende la briga di innescarla.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember56"&gt;
      Cinquant'anni di informatica, ventinove passati a insegnare in un 
istituto tecnico di Bari, mi hanno insegnato che la periferia non è un 
limite geografico. È una condizione che si può abitare in due modi: 
piangendosi addosso, oppure facendone metodo. Ho scelto il secondo, e al
 Summit ho trovato conferma che non ero il solo a pensarla così.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h2 class="ember-view reader-text-block__heading-2" id="ember57"&gt;
      Un bagno tra grandi cervelloni, e nessuno che se la tira
    &lt;/h2&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember58"&gt;
      Una nota di ambiente, che dice più di molte analisi. Al MIT ci si 
trova a condividere gli stessi spazi, gli stessi bagni, gli stessi 
corridoi con alcuni dei cervelli più brillanti al mondo, e nessuno se la
 tira. È un dettaglio che dice qualcosa di preciso su cosa significhi 
essere davvero ai vertici di un campo: chi ha poco da dimostrare non ha 
bisogno di dimostrarlo con l'atteggiamento. Vale per le persone come 
vale, temo, per le istituzioni.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember59"&gt;
      Tra gli adulti presenti, io con la mia età e un giovane 
ricercatore universitario spagnolo eravamo, di fatto, la rappresentanza 
europea. Il resto era ragazzi e ragazze, adolescenti e preadolescenti, 
arrivati da ogni angolo del mondo tranne l'Europa. Non è un dettaglio da
 poco.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h2 class="ember-view reader-text-block__heading-2" id="ember60"&gt;
      Chi investe sui ragazzi, e chi no
    &lt;/h2&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember61"&gt;
      Quando i miei studenti vinsero le Olimpiadi italiane di 
statistica, nessuno pensò a finanziare loro il viaggio per ritirare il 
premio di persona. Al Summit ho visto scuole di mezzo mondo portare i 
propri ragazzi migliori a vivere esperienze internazionali come cosa 
ordinaria, quasi dovuta. Non è solo una differenza di budget. È una 
differenza di quanto valore si attribuisce, concretamente, al talento 
giovane quando lo si trova.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember62"&gt;
      Colpiscono i ragazzi asiatici, interventi profondi in un inglese 
impeccabile, al punto che uno si chiede se abbiano davvero l'età che 
dimostrano o quarant'anni di esperienza alle spalle. Colpisce, e fa 
piacere, la partecipazione massiccia delle ragazze: un'inversione di 
tendenza che a livello globale sembra ormai un dato acquisito, non più 
un'eccezione da segnalare con sorpresa.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember63"&gt;
      E poi le ragazze giapponesi, uniforme scolastica con camicetta e 
gonna a pieghe, che sembravano appena uscite dalle medie e non 
particolarmente a loro agio con l'inglese parlato. Le ho viste scrivere 
sullo smartphone quello che volevano dire in giapponese, leggere la 
traduzione automatica in inglese davanti a una platea internazionale, e 
farsi capire. Non benissimo, ma farsi capire. Nessuna esitazione, nessun
 imbarazzo dichiarato. Lo strumento come ponte, non come scorciatoia.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h2 class="ember-view reader-text-block__heading-2" id="ember64"&gt;
      Il telefono come mediatore, non come distrazione
    &lt;/h2&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember65"&gt;
      Ho assistito a una sessione di brainstorming in cui un gruppo 
doveva scegliere quale applicazione mobile in ambito sanitario 
sviluppare durante l'hackathon. Anche lì lo smartphone come strumento di
 mediazione, non come oggetto da tenere a distanza. E gli spunti che 
venivano fuori erano tutti radicati in un'esperienza personale: l'amico 
che si è ammalato, la nonna che ha avuto un tumore. La motivazione a 
inventare qualcosa nasceva da lì, dal voler essere utili a qualcuno a 
cui si vuole bene. Difficile immaginare un punto di partenza più solido 
per insegnare, insieme, informatica ed empatia.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember66"&gt;
      Nel mio speech ho parlato anche del divieto italiano di usare lo 
smartphone a scuola, incluso per finalità didattiche. È una norma che, 
vista da qui, mostra tutto il suo limite: preclude ai ragazzi italiani 
esperienze come queste, e rende impraticabile l'uso di uno strumento 
come MIT App Inventor, che dello smartphone si serve per insegnare il 
pensiero computazionale in modo concreto, non astratto. Si può discutere
 su come regolamentare l'uso del telefono a scuola. Vietarlo tout court,
 anche quando è la scuola stessa a proporne un uso didattico mirato, è 
un'altra cosa.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h2 class="ember-view reader-text-block__heading-2" id="ember67"&gt;
      La schiena dritta
    &lt;/h2&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember68"&gt;
      Non è un caso, credo, che a un summit con questa impronta 
internazionale, aperto e plurale, si respirasse anche un certo clima 
istituzionale. Qualche mese fa la presidente del MIT, Sally Kornbluth, 
ha reso pubblica la propria contrarietà a un'intesa proposta dalla Casa 
Bianca, che chiedeva a un gruppo ristretto di università americane di 
allineare alcune proprie politiche interne alle priorità politiche 
dell'amministrazione, in cambio di un trattamento di favore nell'accesso
 ai finanziamenti federali. Nella lettera inviata ai funzionari 
competenti, Kornbluth ha spiegato che l'istituto non poteva 
sottoscrivere clausole che avrebbero limitato la libertà di espressione e
 l'autonomia dell'ateneo, ribadendo che il sostegno alla ricerca 
scientifica deve fondarsi sul merito e non su altri criteri.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember69"&gt;
      Non è una posizione da poco, in un contesto in cui altre 
università, secondo le stesse cronache, hanno preferito restare in 
silenzio mentre valutavano il documento. Mantenere la schiena dritta, in
 questi casi, non è un gesto simbolico astratto: è la precondizione 
perché un luogo come questo continui ad attrarre, senza filtri 
ideologici, ragazzi e ragazze da ogni parte del mondo, comprese le 
periferie più sperdute. La pluralità che ho visto al Summit, con tutta 
la sua varietà di provenienze, lingue e livelli di partenza, non nasce 
per caso. Nasce da una scelta istituzionale precisa, che qualcuno, in 
questo caso, ha fatto.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h2 class="ember-view reader-text-block__heading-2" id="ember70"&gt;
      Tornando a casa
    &lt;/h2&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember71"&gt;
      Torno a Bari con la conferma di un'intuizione che porto avanti da 
anni, dai tempi in cui programmavo il sistema operativo BCOS in Olivetti
 fino a oggi: la periferia, se la si sa leggere, non è un ostacolo da 
compensare ma una condizione da mettere a frutto. Il contesto deprivato 
costringe a essere concreti, a non dare nulla per scontato, a inventare 
metodo dove mancano le risorse. È lo stesso principio che ho visto 
applicato, su scala diversa, dai ragazzi giapponesi con lo smartphone in
 mano e dai gruppi che, in un brainstorming sanitario, partivano dal 
volto di una persona amata invece che da un mercato da conquistare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember72"&gt;
      Il resto, la parte che dipende dalle politiche educative italiane,
 non lo decido io. Ma continuerò a segnalarlo, ogni volta che se ne 
presenta l'occasione.
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFUF4bYpZ0zxeIiLywO02mOJPqbM6Fp3JoWFi69jAdTLVnhzHpklR3c6O_3Wja8mepn1M5PFgJb4sh5AolG1TNyWEzn_-pLEITOoBbPQzISQoVoz3SV97EXWPQX7gnbHLHx11dMNonqA-Os7tIGrQvTGt2vHqwwooZOZ4O7OXqrdzKjmCRB8Yg2xVDNUQ/s72-w512-h640-c/739155829_1631984125598070_8440767681741845923_n.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>We made necessity a virtue. We turned an adverse context into an opportunity.</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/07/we-made-necessity-virtue-we-turned.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>migratori</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 3 Jul 2026 23:10:28 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4308335478572255405</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgedxuLneVOKL_8UGRt6Axqsm723f6desq5XlyDCI-dkNSbmji42bZ5PBe5fCcCRIXkEvQbwMu1Az8ozQtfLRg_Lu5vVTUkCLNReKXmMPJvv8XzmsBdFIOpSdTT7U4U-gJGI9eLgkD5yTEXkpLQG8eT86efXgH84rO916mcre2JSpZq0J4uNRD4-QdM4M4/s1066/482029105_1205248567624623_5970381733205480972_n.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="748" data-original-width="1066" height="450" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgedxuLneVOKL_8UGRt6Axqsm723f6desq5XlyDCI-dkNSbmji42bZ5PBe5fCcCRIXkEvQbwMu1Az8ozQtfLRg_Lu5vVTUkCLNReKXmMPJvv8XzmsBdFIOpSdTT7U4U-gJGI9eLgkD5yTEXkpLQG8eT86efXgH84rO916mcre2JSpZq0J4uNRD4-QdM4M4/w640-h450/482029105_1205248567624623_5970381733205480972_n.jpg" title="Particolare della fionda del David scolpito da Bernini tra il 1623 e il 1624" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember54"&gt;
      Sta finendo venerdì. In vista di&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="rbJlXBzRbySbuPCWQzjoswVAGlGBFmEhY " data-test-app-aware-link="" href="https://summit.appinventor.mit.edu/" tabindex="0" target="_blank"&gt;questo viaggio a Boston&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;che
 incomincia domenica mattina l'agitazione è tanta: la solita sindrome 
dell'impostore, quel perfezionismo stupido che se non lo domini rischi 
di non goderti l'attimo, la paura che tutte quelle ore di corsi di 
inglese possano non essere serviti a niente. Per quest'ultimo aspetto mi
 affido veramente allo Spirito Santo, che ben saprà fare in modo che ci 
si possa comprendere anche parlando lingue diverse, ma mai contrapposte.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember55"&gt;
      Per quello che dirò nello speech, inevitabilmente mi carico sulle 
spalle il mio vissuto e quello di tanti altri che hanno dovuto fare i 
conti con il contesto. Penso a mio nonno, che il papà era saltato su una 
mina sul Monte San Michele, quando lui aveva 8 anni ed era il più grande 
di quattro orfani, ai tanti zii emigrati in Svizzera e in Germania, al 
neonato che io ero, in braccio a mia madre che respirava l'ultima volta,
 stringendomi e salvandomi. Penso ai miei coetanei che non sono venuti 
fuori dal tunnel dell'eroina che ha mietuto vittime più della Spagnola e
 del Covid, mangiandosi gran parte dell'innovazione che la generazione 
del 68 e del post 68 era stata capace di elaborare. Penso agli occhi di 
tanti miei studenti, per i quali anche l'abbonamento del pullman era un 
sacrificio che la mamma faceva per dar loro opportunità di un futuro 
diverso. Penso alle moltitudini di persone costrette dalla fame e dalle 
guerre ad abbandonare il proprio Paese in cerca di fortuna e 
accoglienza, e a quanti sono morti lungo il tragitto. C'è un Mezzogiorno
 d'Italia e un Sud del mondo che meritano di essere rappresentati, che 
non cercano compassione o elemosine, ma esigono rispetto.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember56"&gt;
      Tanti tra noi non hanno trovato alternative e sono partiti. Alcuni
 sono restati, accontentandosi ma non subendo tutto passivamente. Altri 
torneranno, e troveranno i loro posti un poco migliori di come li 
avevano lasciati. In "Ricomincio da tre", tutti quelli che incontravano 
Massimo Troisi gli domandavano: "Napoletano? Emigrante?". Ecco, un 
barese che va a Boston non da emigrante a dare voce ai tanti che sono 
stati condizionati sì dal contesto, ma anche che hanno saputo fare di 
necessità virtù.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember57"&gt;
      C'è un passo dello speech al termine del quale devo stare molto attento a non scoppiare a piangere. "&lt;em&gt;Ma
 voglio essere chiaro su una cosa. Questo framework non parla di Bari. 
Non parla nemmeno del Sud Italia. Nessuno di noi sceglie il tempo o il 
luogo in cui nasce. Alcuni di noi si trovano catapultati in contesti che
 il mondo ha deciso di considerare periferici: geograficamente, 
economicamente, culturalmente. La domanda è cosa fai con quella 
pressione. In fisica, quando tiri un elastico fino al limite, non lo 
stai indebolendo. Stai accumulando energia. Più lo tiri indietro, più 
lontano andrà quando lo rilasci. I contesti periferici funzionano allo 
stesso modo. La compressione è reale. Lo svantaggio è reale. Ma se trovi
 un modo per assorbire l'impatto invece di subirlo passivamente, 
quell'energia non scompare: diventa propulsione. C'è una storia antica 
su questo. Un ragazzo con una fionda sconfigge un gigante. Il gigante 
aveva armatura, esperienza e statura. Il ragazzo aveva un contesto 
periferico — e sapeva come usarlo. Questo è quello che intendo con 
Peripheral Innovation. Non la resilienza come resistenza. La resilienza 
come fionda."&lt;/em&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember58"&gt;
      La fionda di Davide il piccoletto rappresenta tutti i piccoli 
stratagemmi che sappiamo mettere in campo per dimostrare che non tutto 
dipende da un destino già scritto. I ragazzi di Don Milani lo avevano 
ben chiaro: "&lt;em&gt;Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia&lt;/em&gt;".
 Nel tempio della scienza e della tecnologia mondiale voglio andare a 
prendere un applauso per ciascuno di questi giovani, di ieri, di oggi e 
di domani, che non hanno intenzione di rassegnarsi.
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgedxuLneVOKL_8UGRt6Axqsm723f6desq5XlyDCI-dkNSbmji42bZ5PBe5fCcCRIXkEvQbwMu1Az8ozQtfLRg_Lu5vVTUkCLNReKXmMPJvv8XzmsBdFIOpSdTT7U4U-gJGI9eLgkD5yTEXkpLQG8eT86efXgH84rO916mcre2JSpZq0J4uNRD4-QdM4M4/s72-w640-h450-c/482029105_1205248567624623_5970381733205480972_n.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il Texas, la Bibbia, e un cristiano del Sud</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/06/il-texas-la-bibbia-e-un-cristiano-del.html</link><category>credenti</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>farisei</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 27 Jun 2026 13:45:50 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8801218788154924150</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoV6aOYHUSaMJQtQAEAN2XyRzhBlEQL1He_5asflmsVZPW5C5mjARKW05JnhIwhMudLY5pwLbdxOMBxUiRxljtTIEs5Z6qBj3cthyKrR0WktF1yQWQTlv9brYS6v2JC8_acjxSzowexOSHVTXW-zULvIH7dthi_ZIKMKMbnILEct9hxkuG_R7UWV8dbmY/s4928/congerdesign-bible-1216063.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="3264" data-original-width="4928" height="424" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoV6aOYHUSaMJQtQAEAN2XyRzhBlEQL1He_5asflmsVZPW5C5mjARKW05JnhIwhMudLY5pwLbdxOMBxUiRxljtTIEs5Z6qBj3cthyKrR0WktF1yQWQTlv9brYS6v2JC8_acjxSzowexOSHVTXW-zULvIH7dthi_ZIKMKMbnILEct9hxkuG_R7UWV8dbmY/w640-h424/congerdesign-bible-1216063.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember328"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Al Sud, quando si parla di 
qualcuno, si dice “un cristiano”. Non per alludere alle sue convinzioni 
religiose. Per dire: una persona. Un essere umano.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember329"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Questo è l’umanesimo che 
sento nel mio profondo quando pronuncio quella parola: l’amore e la 
curiosità per tutto ciò che è umano.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember330"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;La notizia che il Texas ha reso&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="bbqIFANxjrJIYSkuWsXikfbXdUvSLAtXTGIA " data-test-app-aware-link="" href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/texas-bibbia-entra-nelle-letture-obbligatorie-scuola-2685112.html" tabindex="0" target="_blank"&gt;la Bibbia lettura obbligatoria&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;nelle
 scuole pubbliche mi ha dato da pensare. Non per indignazione, quella 
lasciamola a chi dispone già di un giudizio preconfezionato prima di 
leggere la notizia.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember331"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;C’è un paradosso pedagogico 
che conosco bene: quando rendi obbligatoria una cosa, anche bellissima, 
la condanni a diventare materia, per di più scolastica. Materia è il 
contrario dello spirito, scolastica il contrario della libertà di 
pensiero. La Bibbia resa obbligatoria per legge è il modo più efficace 
per impedire che venga letta davvero.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember332"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Watzlawick lo chiamava il 
paradosso del “sii spontaneo”: un comando che distrugge ciò che ordina. 
Ma la mia perplessità deriva anche dal fatto che conosco quell’errore 
dall’interno.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember333"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Nella mia frequentazione 
delle chiese, ho incontrato fratelli e sorelle nella fede con cui 
condividevo i riti e poco altro. Per molti di loro la religione era 
protezione magica, santi e santini, identità da esibire come uno scudo. 
Una religiosità infantile, nel senso tecnico: che non è cresciuta, che 
non ha fatto i conti con il dubbio, che cerca certezze invece di senso.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember334"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Il Texas che impone la 
Bibbia nelle scuole fa la stessa cosa su scala istituzionale: usa un 
testo per costruire un’identità, non per aprire una domanda.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember335"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;C’è però un errore 
speculare, che conosco altrettanto bene. Chi si è allontanato dalla 
Chiesa convinto che “cristiano” venga da “cretino”. La storia di quella 
parola dice il contrario: in francese&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;em&gt;chrétien&lt;/em&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;indicava
 sia il cristiano sia chi, storicamente, subiva una carenza di iodio che
 ne limitava lo sviluppo mentale. Non per offendere, ma per includere: 
per ricordare che anche quella persona è un essere umano pieno, un 
cristiano come tutti gli altri.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember336"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Usarla come insulto non 
contribuisce certo alla maturazione di quegli atteggiamenti che 
consideriamo troppo elementari, né spinge all’autodeterminazione chi 
preferisce che qualcuno gli imponga dall’esterno i comportamenti, 
liberandolo dal peso della responsabilità del libero arbitrio.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember337"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Già che stiamo parlando di 
scuola, il format didattico a cui sono abituato parte dall’osservazione 
della realtà e procede per induzione a cercare quelle sistematizzazioni 
che chiarificano il senso delle cose. Vale per l’informatica, che o è 
scoperta laboratoriale oppure non è. Vale anche per la fede: parto da 
quello che vedo, da quello che succede, e cerco le parole che lo 
nominano. Trovo spesso che le parole migliori stiano nei Vangeli. Non 
come risposta, come domanda ben posta.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember338"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Sto finendo di scrivere un 
libro, “La parola che forma. Etica digitale e Vangelo, nel tempo delle 
macchine”, che prova a fare esattamente questo: chiedere cosa dicono già
 i testi biblici a chi costruisce e insegna i sistemi digitali.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember339"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Sono molto in imbarazzo, 
stretto tra due fuochi contrapposti: chi usa la Bibbia come un randello e
 chi i bigotti giustamente li cogliona, rischiando di far passare per 
bigotto anche me. Se chi ha parlato di religione come oppio dei popoli 
aveva ragioni da vendere, è proprio dall’incontro libero e personale con
 il testo biblico che ti accorgi di quale rispetto per l’uomo e per la 
sua libera determinazione trasudi da quelle pagine.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember340"&gt;
      &lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;Ripensando ai cristiani 
“infantili”, si potrebbe dedurre che un libro come il mio faticherebbe a
 trovare lettori, dato che la mentalità delle maggioranze è o bigotta 
oppure allergica o indifferente all’aspetto religioso. Ho fiducia che ci
 sia qualche editore che condividerà con me la convinzione che proprio 
perché questo approccio è raro, proprio per questo sia necessario.
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoV6aOYHUSaMJQtQAEAN2XyRzhBlEQL1He_5asflmsVZPW5C5mjARKW05JnhIwhMudLY5pwLbdxOMBxUiRxljtTIEs5Z6qBj3cthyKrR0WktF1yQWQTlv9brYS6v2JC8_acjxSzowexOSHVTXW-zULvIH7dthi_ZIKMKMbnILEct9hxkuG_R7UWV8dbmY/s72-w640-h424-c/congerdesign-bible-1216063.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il lago che non c’è, il cantiere che va capito prima di essere risolto</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/06/il-lago-che-non-ce-il-cantiere-che-va.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 21 Jun 2026 10:59:47 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7178074272733811792</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjoEnKGLKZKTQTh1NksmROk_zmd1_txnMNuL_v8Yc9x4bVmwWDUnIBE6cNTLakM57TRkkLj0zFIhxealtzblMAG6JW_E8Q_OAst8f8BCaz18o9ByU4GaevcAY9M8IuXFL_-SBfumc2xKa5ViMcpQw6CgZxiLvGAECBhw-4YseQZIW32Gunwm39Ma9Lzl4w/s2048/Lago_di_bracciano.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Lago di Bracciano - fonte Wikipedia" border="0" data-original-height="609" data-original-width="2048" height="190" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjoEnKGLKZKTQTh1NksmROk_zmd1_txnMNuL_v8Yc9x4bVmwWDUnIBE6cNTLakM57TRkkLj0zFIhxealtzblMAG6JW_E8Q_OAst8f8BCaz18o9ByU4GaevcAY9M8IuXFL_-SBfumc2xKa5ViMcpQw6CgZxiLvGAECBhw-4YseQZIW32Gunwm39Ma9Lzl4w/w640-h190/Lago_di_bracciano.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember54"&gt;
      Gianmarco Proietti&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;ha scritto, a caldo, un pezzo netto&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="VXGLTmsMdxjYIPKBCafmGPcOITNNhvToOWsyFWc" data-test-app-aware-link="" href="https://www.istruzione.it/esame_di_stato/202526/Licei/Ordinaria/A002_ORD26.pdf" tabindex="0" target="_blank"&gt;sulla seconda prova di Matematica&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;della
 Maturità 2026: il lago di Bracciano, scelto come ambientazione del 
Problema 1, scende di livello secondo un modello cucito apposta per far 
passare un compendio di analisi, derivate, continuità, Lagrange, media 
integrale. Proietti nota che la prova somiglia a un allenamento già 
fatto cento volte, e che il quesito sul gioco “Cover the spot” è l’unica
 scintilla rimasta di un esame che dovrebbe misurare la maturità di chi 
lo affronta, non l’allenamento subito.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember56"&gt;
      Il rilievo merita un supplemento di verifica. Se l’accusa è che il
 contesto sia un pretesto, vale la pena controllare se almeno i dati di 
partenza siano reali. E vale la pena, una volta verificato, mettere quel
 caso a confronto con un altro esame della stessa sessione, quello di 
Sistemi e Reti per l’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, che il 
contesto lo tratta in modo radicalmente diverso.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember57"&gt;
      Cosa è vero
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember58"&gt;
      La cornice narrativa della traccia di Matematica regge al 
confronto con le fonti. Tra il 2016 e il 2017 il lago di Bracciano fu 
davvero utilizzato come riserva idrica di emergenza per Roma e i comuni 
limitrofi, l’eccessivo prelievo provocò un crollo del livello, e nel 
2017 la Regione Lazio sospese i prelievi con un’ordinanza tuttora in 
vigore. Anche la superficie indicata, circa 57 km², corrisponde al dato 
reale del lago.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember59"&gt;
      Cosa è costruito
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember60"&gt;
      La tabella numerica e i tre modelli matematici che la traccia 
chiede di ricavare (un polinomio di quarto grado, una funzione con seno 
al quadrato, un coseno) non derivano da rilevazioni idrometriche. Le 
fonti disponibili, Parco Regionale di Bracciano-Martignano, ACEA, ISPRA,
 mostrano una serie storica irregolare e fortemente stagionale: a 
settembre 2017 il livello era intorno a -180/-197 cm, mentre la traccia 
assegna all’inizio dello stesso anno appena -16 dm. Il 2018, nella 
traccia, peggiora ulteriormente a -20 dm, ma le fonti raccontano 
l’opposto: proprio nel 2018, grazie a un’annata più piovosa, il livello 
iniziò a risalire rispetto al 2017.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember61"&gt;
      Nessuna rilevazione reale, del resto, potrebbe somigliare a un 
polinomio di quarto grado o a un coseno puro su archi pluriennali: i 
livelli idrometrici rispondono a piogge, evaporazione, prelievi, vento, 
con una variabilità che nessuna funzione elementare cattura per più di 
qualche mese. I numeri scelti per la traccia esistono perché producono 
le proprietà didattiche richieste, continuità da verificare, un punto di
 non derivabilità, l’inapplicabilità di Lagrange, l’applicabilità della 
media integrale, non perché misurano qualcosa.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember62"&gt;
      Il test della sostituibilità
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember63"&gt;
      C’è un modo semplice per distinguere un contesto reale da un 
pretesto: provare a sostituirlo. Se al posto del lago di Bracciano si 
mette un serbatoio, un conto in banca o una popolazione di batteri, e 
l’esercizio resta identico, il contesto era decorativo. Un esercizio 
davvero situato avrebbe chiesto di confrontare il modello con i dati 
reali, di chiedersi cosa significhi un errore di stima per chi gestisce 
l’invaso, quali variabili il modello ignora deliberatamente. Qui il lago
 serve solo a vestire un sistema, una derivata seconda, un integrale: 
nessuno studente, finita la prova, saprà qualcosa in più sul lago vero.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember64"&gt;
      Questo test, lo si vedrà tra poco, è anche lo strumento giusto per
 capire perché un’altra prova della stessa sessione, nata in un contesto
 che a prima vista sembrava persino più rischioso, non cade nello stesso
 errore.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember65"&gt;
      La cornice teorica: dogmatico e maieutico
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember66"&gt;
      Il problema non riguarda solo la Maturità. Nel contributo che ho proposto per&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="VXGLTmsMdxjYIPKBCafmGPcOITNNhvToOWsyFWc" data-test-app-aware-link="" href="https://www.aicanet.it/associazione/attivita-e-progetti/didamatica/didamatica-2026" tabindex="0" target="_blank"&gt;Didamatica 2026&lt;/a&gt;,
 “Il syllabus che manca”, distinguo due modi di interrogare un sistema 
di intelligenza artificiale generativa: un uso dogmatico, in cui il 
prompt serve solo a estrarre la risposta corretta da riportare, e un uso
 maieutico, in cui il prompt è un’ipotesi da verificare, una domanda che
 orienta una ricerca e genera altre domande. La stessa distinzione, 
sostengo nel paper, vale per la progettazione degli esercizi: un dominio
 applicativo è&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;maieutico&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;quando produce domande di impatto: a chi serve questo calcolo, cosa nasconde, quali conseguenze ha sbagliarlo. È&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;dogmatico&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;quando serve solo a confezionare la risposta attesa.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember67"&gt;
      La terza via: l’approccio estetico
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember68"&gt;
      Il caso Bracciano non è riconducibile a nessuna delle due 
categorie del paper, e proprio per questo le completa. Il contesto non 
viene scelto per estrarre una risposta dogmatica né per generare domande
 di impatto: viene scelto e curato per produrre un effetto di rilevanza,
 sembrare attuale, sensibile, “contestualizzato”, restando però 
totalmente sostituibile e dunque, nella sostanza, vuoto. È un terzo modo
 di trattare il reale nella didattica, accanto al dogmatico e al 
maieutico: l’approccio&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;estetico&lt;/b&gt;, in cui il contesto è un costume di scena, non un interlocutore.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember69"&gt;
      Proietti chiude il suo pezzo con un’osservazione che coglie 
esattamente questo: un esame che si presenta come amichevole e calato 
nell’attualità finisce, nella sostanza, per essere fermo da anni, un 
formato che si ripete identico mentre finge di rinnovarsi ogni volta. 
L’aggettivo giusto, per un esame che usa una crisi idrica vera come 
sfondo senza mai chiedere allo studente di misurarsi con la sua 
irregolarità, è proprio estetico. Non è un caso isolato: è il modo più 
insidioso di fallire la contestualizzazione, perché si presenta già 
vestito da contestualizzazione riuscita.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember70"&gt;
      Un secondo caso, da un altro indirizzo
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember71"&gt;
      La seconda prova di&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="VXGLTmsMdxjYIPKBCafmGPcOITNNhvToOWsyFWc" data-test-app-aware-link="" href="https://www.istruzione.it/esame_di_stato/202526/Istituti%20tecnici/Ordinaria/A038_ORD26.pdf" tabindex="0" target="_blank"&gt;Sistemi e Reti per l’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni&lt;/a&gt;,
 sessione 2026, parte da una premessa che sulla carta sembra ancora più 
rischiosa di quella di Bracciano: chiede agli studenti di progettare 
l’infrastruttura di rete per un’azienda che adotta un sistema BIM in 
cantiere, tra laser scanner 3D, sensori Lidar, nuvole di punti, 
fotocamere timelapse, sensori di sicurezza. Un lessico fittissimo, preso
 in prestito da un settore, l’edilizia digitale, che con la formazione 
di un perito informatico non ha nulla a che fare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember72"&gt;
      Un collega che ha fatto parte della commissione mi ha raccontato 
cosa è successo in aula: gli studenti, davanti a quella terminologia, 
sono partiti spaesati e un po’ spaventati. Poi, guidati a trovare la 
giusta astrazione, hanno scoperto che ogni punto della traccia si 
riconduceva a un problema già affrontato in classe: dimensionamento di 
una rete locale, scelta di un collegamento WAN adeguato al volume di 
dati da trasferire, politiche di autenticazione per l’accesso remoto, 
confronto tra archiviazione on-premise e cloud, misure di sicurezza 
informatica.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember73"&gt;
      Perché non è lo stesso fenomeno
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember74"&gt;
      Applichiamo alla prova di Sistemi e Reti lo stesso test della 
sostituibilità usato per Bracciano. Si può sostituire il BIM con un 
altro dominio, restando il problema identico? In parte sì: il nucleo 
tecnico, progettazione di rete, sicurezza, autenticazione, appartiene al
 programma indipendentemente dal travestimento narrativo, esattamente 
come la derivata di Bracciano sarebbe rimasta la stessa con un serbatoio
 al posto del lago.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember75"&gt;
      Ma c’è una differenza che il test, da solo, rischia di non 
cogliere. A Bracciano i dati numerici erano già forniti, pronti per 
essere inseriti nella funzione: nessuna estrazione richiesta, il 
contesto si limitava a etichettare numeri arbitrari. Nella prova di 
Sistemi e Reti, invece, i requisiti tecnici non sono mai dati 
esplicitamente: vanno dedotti dalla narrazione. Sapere che le scansioni 
Lidar producono nuvole di punti voluminose da trasferire in blocco verso
 la sede centrale, che i sensori di sicurezza richiedono notifiche a 
bassa latenza, che le fotocamere timelapse hanno un pattern di traffico 
periodico e prevedibile, significa tradurre un racconto di dominio in 
vincoli di banda, latenza e sicurezza. Questa traduzione è un lavoro 
cognitivo reale, e cambia a seconda del dominio scelto: un ospedale, una
 fabbrica IoT, un impianto agricolo avrebbero generato requisiti 
diversi, non intercambiabili.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember76"&gt;
      Per questo la prova A038 non supera il test di sostituibilità 
nello stesso modo in cui lo supera Bracciano: lì il contesto era 
sostituibile perché irrilevante, qui sarebbe sostituibile solo cambiando
 anche, in parte, la soluzione attesa. È la differenza tra un costume di
 scena e un copione che lo studente deve interpretare per recitare la 
parte giusta.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember77"&gt;
      Una quarta via: l’approccio estrattivo
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember78"&gt;
      Il paper distingue dogmatico, maieutico ed estetico. Il caso BIM 
suggerisce una quarta categoria, vicina al maieutico ma distinta da 
esso: l’approccio&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;estrattivo&lt;/b&gt;,
 in cui il contesto non genera direttamente la domanda di impatto (non 
si chiede mai, esplicitamente, “a chi serve questo calcolo, cosa 
nasconde”), ma obbliga lo studente a un passaggio preliminare 
indispensabile, isolare i requisiti funzionali da una narrazione tecnica
 non familiare, prima di poter applicare le competenze già possedute.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember79"&gt;
      È una competenza che la pratica professionale richiede 
continuamente: nessun cliente consegna mai un problema già formalizzato 
in termini di banda, latenza e sicurezza. Lo si formalizza partendo da 
un racconto, spesso pieno di termini di un dominio che non si conosce a 
fondo. Un esame che allena questa traduzione, anche a costo di 
spaventare in un primo momento chi non l’ha mai esercitata 
esplicitamente, sta insegnando qualcosa che il puro esercizio di 
calcolo, vestito di un contesto sostituibile, non insegna.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember80"&gt;
      Lo spavento iniziale raccontato dal collega, va detto con onestà, 
non è un effetto collaterale trascurabile: è il sintomo che questa 
competenza, la capacità di spogliare un dominio sconosciuto dal suo 
lessico per trovare i requisiti tecnici sottostanti, non viene quasi mai
 insegnata esplicitamente, né al liceo né, troppo spesso, all’istituto 
tecnico. Resta affidata all’intuizione del momento, o alla guida last 
minute di chi sorveglia la prova. È esattamente il punto attorno a cui 
ruota “Il syllabus che manca”: se una competenza è richiesta da una 
prova ma non è mai stata oggetto di insegnamento dichiarato, l’ansia che
 ne nasce non misura una lacuna disciplinare, misura un buco nel 
curricolo.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember81"&gt;
      Una annotazione che non vuole essere tifo
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember82"&gt;
      Si potrebbe leggere questo confronto come l’ennesima rivalsa 
dell’istituto tecnico contro il liceo, e non è l’intenzione. Ma il 
confronto tra le due prove offre comunque un’indicazione che vale la 
pena di non sottacere, visto che&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;l’opinione
 pubblica continua a guardare agli istituti tecnici come a una scuola di
 second’ordine, buona per formare i “meccanici” e non i pensatori&lt;/b&gt;.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember83"&gt;
      La tradizione del tema di sistemi, quella che chiede di progettare
 un’infrastruttura partendo da un caso aziendale, costringe da decenni 
lo studente tecnico a fare esattamente il lavoro che la prova di 
Bracciano non ha mai chiesto: leggere un contesto non addomesticato, 
isolarne i vincoli reali, e costruire una soluzione che a quei vincoli 
risponda. È un esercizio strutturalmente più vicino al ragionamento 
maieutico ed estrattivo di quanto lo sia, oggi, l’esercizio di analisi 
matematica così come è stato confezionato per la Maturità 2026. Non 
perché la matematica sia meno nobile dell’informatica, ma perché il modo
 in cui viene esaminata, in questo caso specifico, ha scelto la via più 
debole tra quelle disponibili.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember84"&gt;
      Perché conta
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember85"&gt;
      Una prova che usa una crisi idrica reale come involucro di un 
esercizio di analisi, senza chiedere mai allo studente di confrontarsi 
con l’irregolarità dei dati veri, insegna implicitamente che la 
matematica si applica al mondo solo dopo averlo addomesticato in una 
funzione liscia. Una prova che invece costringe lo studente a tradurre 
un racconto di dominio sconosciuto in requisiti tecnici, anche se lo fa 
generando smarrimento iniziale, insegna che il mondo resiste alla 
formalizzazione e che la prima competenza da esercitare è proprio quella
 traduzione.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember86"&gt;
      È il motivo per cui, nel progettare esercizi e prompt, vale la 
pena distinguere sempre tra le quattro vie: dogmatica, quando il 
contesto serve solo a confezionare la risposta attesa; estetica, quando 
il contesto è sostituibile e non richiede nulla allo studente se non 
riconoscerne il travestimento; maieutica, quando il contesto genera esso
 stesso la domanda di impatto; estrattiva, quando il contesto, pur non 
generando direttamente quella domanda, obbliga comunque a un lavoro 
reale di traduzione dei requisiti. Le ultime due sono quelle che 
meritano di essere insegnate esplicitamente, prima ancora di essere 
esaminate.&lt;/p&gt;&lt;h3 class="article-editor-heading article-editor-content__has-focus"&gt;Una nota a margine dal laboratorio&lt;/h3&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;Le quattro categorie proposte in questo articolo, dogmatico, estetico, maieutico, estrattivo, non hanno una gerarchia assoluta. Ce l'hanno relativa al profilo di chi impara e agli obiettivi di ciò che si insegna. Me ne sono reso conto applicando lo stesso test della sostituibilità al corso che tengo al Politecnico di Bari: Laboratorio di Progettazione Software per &lt;a class="article-editor-link article-editor-link" href="https://orientami.poliba.it/ingegneria-dei-sistemi-medicali-laurea-triennale-poliba/" rel="noopener noreferrer"&gt;Ingegneria dei Sistemi Medicali&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;Le tracce d'esame che propongo ai miei studenti usano contesti medicali: pulsossimetri, sacche per infusione, esami di laboratorio, postazioni di defibrillazione. Se applico il test, devo ammettere che quasi tutte sono estetiche nel senso tecnico del termine: sostituire il pulsossimetro con un sensore di temperatura industriale non cambierebbe nulla nella struttura dell'esercizio. Le soglie cliniche (97% di SpO₂, 145 mg/dL di glicemia) sono scelte per produrre rami diversi in un &lt;code&gt;if&lt;/code&gt;/&lt;code&gt;else&lt;/code&gt;, non perché derivino da un ragionamento clinico che lo studente deve ricostruire. Il contesto è, nella sostanza, un costume di scena.&lt;/p&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;Eppure la scelta è difendibile, e non solo come compromesso al ribasso. I miei studenti sono ingegneri in formazione che hanno spesso un rapporto faticoso e tardivo con la programmazione; per molti l'esame di laboratorio è l'ultimo ostacolo prima della laurea triennale. Chiedere loro di dedurre la soglia clinica dalla narrazione invece di fornirla nella traccia non misurerebbe la competenza informatica in più: misurerebbe in più la familiarità con il lessico clinico, che è una variabile indipendente dall'obiettivo del corso. Questo non è abbassare l'asticella: è tenere l'asticella sul punto giusto, che è scrivere correttamente ereditarietà e polimorfismo in Java.&lt;/p&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;C'è però un secondo ordine di ragioni che il test della sostituibilità non cattura. Il contesto medicale, anche quando è estetico, non è psicologicamente neutro: parla a studenti che hanno scelto quell'indirizzo perché vogliono lavorare in ambito sanitario. Un esercizio sul defibrillatore o sulle sacche per infusione non insegna clinica, ma motiva. La domanda implicita di ogni esercitazione, perché devo imparare a scrivere una classe astratta, trova una risposta almeno parziale nel fatto che l'oggetto della classe appartiene al futuro professionale che quei ragazzi hanno scelto. Questa funzione non è trascurabile anche quando il contesto è sostituibile: non tutto ciò che è sostituibile è irrilevante.&lt;/p&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;Propongo quindi di affiancare all'estetico puro, quello del lago di Bracciano, una variante che potremmo chiamare &lt;strong&gt;estetico motivato&lt;/strong&gt;: il contesto rimane sostituibile senza perdita didattica, ma non è intercambiabile senza perdita di senso per chi lo riceve, perché parla alla sua identità professionale in formazione. La differenza non è nell'esercizio in sé, è nel modo in cui viene ricevuto. Ed è una differenza che conta, anche se non supera il test della sostituibilità.&lt;/p&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;L'unico caso in cui il mio corso esce dall'estetico è l'esercitazione sul CSV delle vaccinazioni pediatriche pugliesi, scaricato direttamente dal portale open data della Regione Puglia. Lì il dataset non è stato costruito per far quadrare un esercizio: è un file reale, con valori che nessuno ha scelto, con un separatore punto e virgola che richiede una spiegazione storica (la virgola decimale italiana), con sigle di vaccini che vanno interpretate prima di poter essere elaborate. Lì il contesto non è sostituibile senza cambiare anche la soluzione attesa, e lo smarrimento iniziale degli studenti davanti a un file che non ha la forma rassicurante di un esempio didattico è esattamente lo spaesamento produttivo di cui parla la prova di Sistemi e Reti. È estrattivo, in piccolo, per un pubblico che non è ancora pronto per il maieutico pieno.&lt;/p&gt;&lt;p class="article-editor-paragraph"&gt;Forse è questa la gradazione che mancava: non tutte le contestualizzazioni sono o pienamente maieutiche o puramente estetiche. Tra i due estremi c'è uno spazio in cui il contesto non genera ancora la domanda di impatto, ma smette di essere solo un costume di scena.&lt;/p&gt;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember86"&gt;&lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember87"&gt;
      Grazie a Gianmarco Proietti per aver acceso la discussione.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember88"&gt;
      &lt;i&gt;#Matematica #Didattica #Maturità #AILiteracy #EducazioneSTEM #ScuolaItaliana&lt;/i&gt;
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjoEnKGLKZKTQTh1NksmROk_zmd1_txnMNuL_v8Yc9x4bVmwWDUnIBE6cNTLakM57TRkkLj0zFIhxealtzblMAG6JW_E8Q_OAst8f8BCaz18o9ByU4GaevcAY9M8IuXFL_-SBfumc2xKa5ViMcpQw6CgZxiLvGAECBhw-4YseQZIW32Gunwm39Ma9Lzl4w/s72-w640-h190-c/Lago_di_bracciano.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure length="263959" type="application/pdf" url="https://www.istruzione.it/esame_di_stato/202526/Licei/Ordinaria/A002_ORD26.pdf"/><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>&amp;nbsp; Gianmarco Proietti ha scritto, a caldo, un pezzo netto sulla seconda prova di Matematica della Maturità 2026: il lago di Bracciano, scelto come ambientazione del Problema 1, scende di livello secondo un modello cucito apposta per far passare un compendio di analisi, derivate, continuità, Lagrange, media integrale. Proietti nota che la prova somiglia a un allenamento già fatto cento volte, e che il quesito sul gioco “Cover the spot” è l’unica scintilla rimasta di un esame che dovrebbe misurare la maturità di chi lo affronta, non l’allenamento subito. Il rilievo merita un supplemento di verifica. Se l’accusa è che il contesto sia un pretesto, vale la pena controllare se almeno i dati di partenza siano reali. E vale la pena, una volta verificato, mettere quel caso a confronto con un altro esame della stessa sessione, quello di Sistemi e Reti per l’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, che il contesto lo tratta in modo radicalmente diverso. Cosa è vero La cornice narrativa della traccia di Matematica regge al confronto con le fonti. Tra il 2016 e il 2017 il lago di Bracciano fu davvero utilizzato come riserva idrica di emergenza per Roma e i comuni limitrofi, l’eccessivo prelievo provocò un crollo del livello, e nel 2017 la Regione Lazio sospese i prelievi con un’ordinanza tuttora in vigore. Anche la superficie indicata, circa 57 km², corrisponde al dato reale del lago. Cosa è costruito La tabella numerica e i tre modelli matematici che la traccia chiede di ricavare (un polinomio di quarto grado, una funzione con seno al quadrato, un coseno) non derivano da rilevazioni idrometriche. Le fonti disponibili, Parco Regionale di Bracciano-Martignano, ACEA, ISPRA, mostrano una serie storica irregolare e fortemente stagionale: a settembre 2017 il livello era intorno a -180/-197 cm, mentre la traccia assegna all’inizio dello stesso anno appena -16 dm. Il 2018, nella traccia, peggiora ulteriormente a -20 dm, ma le fonti raccontano l’opposto: proprio nel 2018, grazie a un’annata più piovosa, il livello iniziò a risalire rispetto al 2017. Nessuna rilevazione reale, del resto, potrebbe somigliare a un polinomio di quarto grado o a un coseno puro su archi pluriennali: i livelli idrometrici rispondono a piogge, evaporazione, prelievi, vento, con una variabilità che nessuna funzione elementare cattura per più di qualche mese. I numeri scelti per la traccia esistono perché producono le proprietà didattiche richieste, continuità da verificare, un punto di non derivabilità, l’inapplicabilità di Lagrange, l’applicabilità della media integrale, non perché misurano qualcosa. Il test della sostituibilità C’è un modo semplice per distinguere un contesto reale da un pretesto: provare a sostituirlo. Se al posto del lago di Bracciano si mette un serbatoio, un conto in banca o una popolazione di batteri, e l’esercizio resta identico, il contesto era decorativo. Un esercizio davvero situato avrebbe chiesto di confrontare il modello con i dati reali, di chiedersi cosa significhi un errore di stima per chi gestisce l’invaso, quali variabili il modello ignora deliberatamente. Qui il lago serve solo a vestire un sistema, una derivata seconda, un integrale: nessuno studente, finita la prova, saprà qualcosa in più sul lago vero. Questo test, lo si vedrà tra poco, è anche lo strumento giusto per capire perché un’altra prova della stessa sessione, nata in un contesto che a prima vista sembrava persino più rischioso, non cade nello stesso errore. La cornice teorica: dogmatico e maieutico Il problema non riguarda solo la Maturità. Nel contributo che ho proposto per Didamatica 2026, “Il syllabus che manca”, distinguo due modi di interrogare un sistema di intelligenza artificiale generativa: un uso dogmatico, in cui il prompt serve solo a estrarre la risposta corretta da riportare, e un uso maieutico, in cui il prompt è un’ipotesi da verificare, una domanda che orienta una ricerca e genera altre domande. La stessa distinzione, sostengo nel paper, vale per la progettazione degli esercizi: un dominio applicativo è maieutico quando produce domande di impatto: a chi serve questo calcolo, cosa nasconde, quali conseguenze ha sbagliarlo. È dogmatico quando serve solo a confezionare la risposta attesa. La terza via: l’approccio estetico Il caso Bracciano non è riconducibile a nessuna delle due categorie del paper, e proprio per questo le completa. Il contesto non viene scelto per estrarre una risposta dogmatica né per generare domande di impatto: viene scelto e curato per produrre un effetto di rilevanza, sembrare attuale, sensibile, “contestualizzato”, restando però totalmente sostituibile e dunque, nella sostanza, vuoto. È un terzo modo di trattare il reale nella didattica, accanto al dogmatico e al maieutico: l’approccio estetico, in cui il contesto è un costume di scena, non un interlocutore. Proietti chiude il suo pezzo con un’osservazione che coglie esattamente questo: un esame che si presenta come amichevole e calato nell’attualità finisce, nella sostanza, per essere fermo da anni, un formato che si ripete identico mentre finge di rinnovarsi ogni volta. L’aggettivo giusto, per un esame che usa una crisi idrica vera come sfondo senza mai chiedere allo studente di misurarsi con la sua irregolarità, è proprio estetico. Non è un caso isolato: è il modo più insidioso di fallire la contestualizzazione, perché si presenta già vestito da contestualizzazione riuscita. Un secondo caso, da un altro indirizzo La seconda prova di Sistemi e Reti per l’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, sessione 2026, parte da una premessa che sulla carta sembra ancora più rischiosa di quella di Bracciano: chiede agli studenti di progettare l’infrastruttura di rete per un’azienda che adotta un sistema BIM in cantiere, tra laser scanner 3D, sensori Lidar, nuvole di punti, fotocamere timelapse, sensori di sicurezza. Un lessico fittissimo, preso in prestito da un settore, l’edilizia digitale, che con la formazione di un perito informatico non ha nulla a che fare. Un collega che ha fatto parte della commissione mi ha raccontato cosa è successo in aula: gli studenti, davanti a quella terminologia, sono partiti spaesati e un po’ spaventati. Poi, guidati a trovare la giusta astrazione, hanno scoperto che ogni punto della traccia si riconduceva a un problema già affrontato in classe: dimensionamento di una rete locale, scelta di un collegamento WAN adeguato al volume di dati da trasferire, politiche di autenticazione per l’accesso remoto, confronto tra archiviazione on-premise e cloud, misure di sicurezza informatica. Perché non è lo stesso fenomeno Applichiamo alla prova di Sistemi e Reti lo stesso test della sostituibilità usato per Bracciano. Si può sostituire il BIM con un altro dominio, restando il problema identico? In parte sì: il nucleo tecnico, progettazione di rete, sicurezza, autenticazione, appartiene al programma indipendentemente dal travestimento narrativo, esattamente come la derivata di Bracciano sarebbe rimasta la stessa con un serbatoio al posto del lago. Ma c’è una differenza che il test, da solo, rischia di non cogliere. A Bracciano i dati numerici erano già forniti, pronti per essere inseriti nella funzione: nessuna estrazione richiesta, il contesto si limitava a etichettare numeri arbitrari. Nella prova di Sistemi e Reti, invece, i requisiti tecnici non sono mai dati esplicitamente: vanno dedotti dalla narrazione. Sapere che le scansioni Lidar producono nuvole di punti voluminose da trasferire in blocco verso la sede centrale, che i sensori di sicurezza richiedono notifiche a bassa latenza, che le fotocamere timelapse hanno un pattern di traffico periodico e prevedibile, significa tradurre un racconto di dominio in vincoli di banda, latenza e sicurezza. Questa traduzione è un lavoro cognitivo reale, e cambia a seconda del dominio scelto: un ospedale, una fabbrica IoT, un impianto agricolo avrebbero generato requisiti diversi, non intercambiabili. Per questo la prova A038 non supera il test di sostituibilità nello stesso modo in cui lo supera Bracciano: lì il contesto era sostituibile perché irrilevante, qui sarebbe sostituibile solo cambiando anche, in parte, la soluzione attesa. È la differenza tra un costume di scena e un copione che lo studente deve interpretare per recitare la parte giusta. Una quarta via: l’approccio estrattivo Il paper distingue dogmatico, maieutico ed estetico. Il caso BIM suggerisce una quarta categoria, vicina al maieutico ma distinta da esso: l’approccio estrattivo, in cui il contesto non genera direttamente la domanda di impatto (non si chiede mai, esplicitamente, “a chi serve questo calcolo, cosa nasconde”), ma obbliga lo studente a un passaggio preliminare indispensabile, isolare i requisiti funzionali da una narrazione tecnica non familiare, prima di poter applicare le competenze già possedute. È una competenza che la pratica professionale richiede continuamente: nessun cliente consegna mai un problema già formalizzato in termini di banda, latenza e sicurezza. Lo si formalizza partendo da un racconto, spesso pieno di termini di un dominio che non si conosce a fondo. Un esame che allena questa traduzione, anche a costo di spaventare in un primo momento chi non l’ha mai esercitata esplicitamente, sta insegnando qualcosa che il puro esercizio di calcolo, vestito di un contesto sostituibile, non insegna. Lo spavento iniziale raccontato dal collega, va detto con onestà, non è un effetto collaterale trascurabile: è il sintomo che questa competenza, la capacità di spogliare un dominio sconosciuto dal suo lessico per trovare i requisiti tecnici sottostanti, non viene quasi mai insegnata esplicitamente, né al liceo né, troppo spesso, all’istituto tecnico. Resta affidata all’intuizione del momento, o alla guida last minute di chi sorveglia la prova. È esattamente il punto attorno a cui ruota “Il syllabus che manca”: se una competenza è richiesta da una prova ma non è mai stata oggetto di insegnamento dichiarato, l’ansia che ne nasce non misura una lacuna disciplinare, misura un buco nel curricolo. Una annotazione che non vuole essere tifo Si potrebbe leggere questo confronto come l’ennesima rivalsa dell’istituto tecnico contro il liceo, e non è l’intenzione. Ma il confronto tra le due prove offre comunque un’indicazione che vale la pena di non sottacere, visto che l’opinione pubblica continua a guardare agli istituti tecnici come a una scuola di second’ordine, buona per formare i “meccanici” e non i pensatori. La tradizione del tema di sistemi, quella che chiede di progettare un’infrastruttura partendo da un caso aziendale, costringe da decenni lo studente tecnico a fare esattamente il lavoro che la prova di Bracciano non ha mai chiesto: leggere un contesto non addomesticato, isolarne i vincoli reali, e costruire una soluzione che a quei vincoli risponda. È un esercizio strutturalmente più vicino al ragionamento maieutico ed estrattivo di quanto lo sia, oggi, l’esercizio di analisi matematica così come è stato confezionato per la Maturità 2026. Non perché la matematica sia meno nobile dell’informatica, ma perché il modo in cui viene esaminata, in questo caso specifico, ha scelto la via più debole tra quelle disponibili. Perché conta Una prova che usa una crisi idrica reale come involucro di un esercizio di analisi, senza chiedere mai allo studente di confrontarsi con l’irregolarità dei dati veri, insegna implicitamente che la matematica si applica al mondo solo dopo averlo addomesticato in una funzione liscia. Una prova che invece costringe lo studente a tradurre un racconto di dominio sconosciuto in requisiti tecnici, anche se lo fa generando smarrimento iniziale, insegna che il mondo resiste alla formalizzazione e che la prima competenza da esercitare è proprio quella traduzione. È il motivo per cui, nel progettare esercizi e prompt, vale la pena distinguere sempre tra le quattro vie: dogmatica, quando il contesto serve solo a confezionare la risposta attesa; estetica, quando il contesto è sostituibile e non richiede nulla allo studente se non riconoscerne il travestimento; maieutica, quando il contesto genera esso stesso la domanda di impatto; estrattiva, quando il contesto, pur non generando direttamente quella domanda, obbliga comunque a un lavoro reale di traduzione dei requisiti. Le ultime due sono quelle che meritano di essere insegnate esplicitamente, prima ancora di essere esaminate.Una nota a margine dal laboratorioLe quattro categorie proposte in questo articolo, dogmatico, estetico, maieutico, estrattivo, non hanno una gerarchia assoluta. Ce l'hanno relativa al profilo di chi impara e agli obiettivi di ciò che si insegna. Me ne sono reso conto applicando lo stesso test della sostituibilità al corso che tengo al Politecnico di Bari: Laboratorio di Progettazione Software per Ingegneria dei Sistemi Medicali.Le tracce d'esame che propongo ai miei studenti usano contesti medicali: pulsossimetri, sacche per infusione, esami di laboratorio, postazioni di defibrillazione. Se applico il test, devo ammettere che quasi tutte sono estetiche nel senso tecnico del termine: sostituire il pulsossimetro con un sensore di temperatura industriale non cambierebbe nulla nella struttura dell'esercizio. Le soglie cliniche (97% di SpO₂, 145 mg/dL di glicemia) sono scelte per produrre rami diversi in un if/else, non perché derivino da un ragionamento clinico che lo studente deve ricostruire. Il contesto è, nella sostanza, un costume di scena.Eppure la scelta è difendibile, e non solo come compromesso al ribasso. I miei studenti sono ingegneri in formazione che hanno spesso un rapporto faticoso e tardivo con la programmazione; per molti l'esame di laboratorio è l'ultimo ostacolo prima della laurea triennale. Chiedere loro di dedurre la soglia clinica dalla narrazione invece di fornirla nella traccia non misurerebbe la competenza informatica in più: misurerebbe in più la familiarità con il lessico clinico, che è una variabile indipendente dall'obiettivo del corso. Questo non è abbassare l'asticella: è tenere l'asticella sul punto giusto, che è scrivere correttamente ereditarietà e polimorfismo in Java.C'è però un secondo ordine di ragioni che il test della sostituibilità non cattura. Il contesto medicale, anche quando è estetico, non è psicologicamente neutro: parla a studenti che hanno scelto quell'indirizzo perché vogliono lavorare in ambito sanitario. Un esercizio sul defibrillatore o sulle sacche per infusione non insegna clinica, ma motiva. La domanda implicita di ogni esercitazione, perché devo imparare a scrivere una classe astratta, trova una risposta almeno parziale nel fatto che l'oggetto della classe appartiene al futuro professionale che quei ragazzi hanno scelto. Questa funzione non è trascurabile anche quando il contesto è sostituibile: non tutto ciò che è sostituibile è irrilevante.Propongo quindi di affiancare all'estetico puro, quello del lago di Bracciano, una variante che potremmo chiamare estetico motivato: il contesto rimane sostituibile senza perdita didattica, ma non è intercambiabile senza perdita di senso per chi lo riceve, perché parla alla sua identità professionale in formazione. La differenza non è nell'esercizio in sé, è nel modo in cui viene ricevuto. Ed è una differenza che conta, anche se non supera il test della sostituibilità.L'unico caso in cui il mio corso esce dall'estetico è l'esercitazione sul CSV delle vaccinazioni pediatriche pugliesi, scaricato direttamente dal portale open data della Regione Puglia. Lì il dataset non è stato costruito per far quadrare un esercizio: è un file reale, con valori che nessuno ha scelto, con un separatore punto e virgola che richiede una spiegazione storica (la virgola decimale italiana), con sigle di vaccini che vanno interpretate prima di poter essere elaborate. Lì il contesto non è sostituibile senza cambiare anche la soluzione attesa, e lo smarrimento iniziale degli studenti davanti a un file che non ha la forma rassicurante di un esempio didattico è esattamente lo spaesamento produttivo di cui parla la prova di Sistemi e Reti. È estrattivo, in piccolo, per un pubblico che non è ancora pronto per il maieutico pieno.Forse è questa la gradazione che mancava: non tutte le contestualizzazioni sono o pienamente maieutiche o puramente estetiche. Tra i due estremi c'è uno spazio in cui il contesto non genera ancora la domanda di impatto, ma smette di essere solo un costume di scena. Grazie a Gianmarco Proietti per aver acceso la discussione. #Matematica #Didattica #Maturità #AILiteracy #EducazioneSTEM #ScuolaItaliana</itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</itunes:author><itunes:summary>&amp;nbsp; Gianmarco Proietti ha scritto, a caldo, un pezzo netto sulla seconda prova di Matematica della Maturità 2026: il lago di Bracciano, scelto come ambientazione del Problema 1, scende di livello secondo un modello cucito apposta per far passare un compendio di analisi, derivate, continuità, Lagrange, media integrale. Proietti nota che la prova somiglia a un allenamento già fatto cento volte, e che il quesito sul gioco “Cover the spot” è l’unica scintilla rimasta di un esame che dovrebbe misurare la maturità di chi lo affronta, non l’allenamento subito. Il rilievo merita un supplemento di verifica. Se l’accusa è che il contesto sia un pretesto, vale la pena controllare se almeno i dati di partenza siano reali. E vale la pena, una volta verificato, mettere quel caso a confronto con un altro esame della stessa sessione, quello di Sistemi e Reti per l’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, che il contesto lo tratta in modo radicalmente diverso. Cosa è vero La cornice narrativa della traccia di Matematica regge al confronto con le fonti. Tra il 2016 e il 2017 il lago di Bracciano fu davvero utilizzato come riserva idrica di emergenza per Roma e i comuni limitrofi, l’eccessivo prelievo provocò un crollo del livello, e nel 2017 la Regione Lazio sospese i prelievi con un’ordinanza tuttora in vigore. Anche la superficie indicata, circa 57 km², corrisponde al dato reale del lago. Cosa è costruito La tabella numerica e i tre modelli matematici che la traccia chiede di ricavare (un polinomio di quarto grado, una funzione con seno al quadrato, un coseno) non derivano da rilevazioni idrometriche. Le fonti disponibili, Parco Regionale di Bracciano-Martignano, ACEA, ISPRA, mostrano una serie storica irregolare e fortemente stagionale: a settembre 2017 il livello era intorno a -180/-197 cm, mentre la traccia assegna all’inizio dello stesso anno appena -16 dm. Il 2018, nella traccia, peggiora ulteriormente a -20 dm, ma le fonti raccontano l’opposto: proprio nel 2018, grazie a un’annata più piovosa, il livello iniziò a risalire rispetto al 2017. Nessuna rilevazione reale, del resto, potrebbe somigliare a un polinomio di quarto grado o a un coseno puro su archi pluriennali: i livelli idrometrici rispondono a piogge, evaporazione, prelievi, vento, con una variabilità che nessuna funzione elementare cattura per più di qualche mese. I numeri scelti per la traccia esistono perché producono le proprietà didattiche richieste, continuità da verificare, un punto di non derivabilità, l’inapplicabilità di Lagrange, l’applicabilità della media integrale, non perché misurano qualcosa. Il test della sostituibilità C’è un modo semplice per distinguere un contesto reale da un pretesto: provare a sostituirlo. Se al posto del lago di Bracciano si mette un serbatoio, un conto in banca o una popolazione di batteri, e l’esercizio resta identico, il contesto era decorativo. Un esercizio davvero situato avrebbe chiesto di confrontare il modello con i dati reali, di chiedersi cosa significhi un errore di stima per chi gestisce l’invaso, quali variabili il modello ignora deliberatamente. Qui il lago serve solo a vestire un sistema, una derivata seconda, un integrale: nessuno studente, finita la prova, saprà qualcosa in più sul lago vero. Questo test, lo si vedrà tra poco, è anche lo strumento giusto per capire perché un’altra prova della stessa sessione, nata in un contesto che a prima vista sembrava persino più rischioso, non cade nello stesso errore. La cornice teorica: dogmatico e maieutico Il problema non riguarda solo la Maturità. Nel contributo che ho proposto per Didamatica 2026, “Il syllabus che manca”, distinguo due modi di interrogare un sistema di intelligenza artificiale generativa: un uso dogmatico, in cui il prompt serve solo a estrarre la risposta corretta da riportare, e un uso maieutico, in cui il prompt è un’ipotesi da verificare, una domanda che orienta una ricerca e genera altre domande. La stessa distinzione, sostengo nel paper, vale per la progettazione degli esercizi: un dominio applicativo è maieutico quando produce domande di impatto: a chi serve questo calcolo, cosa nasconde, quali conseguenze ha sbagliarlo. È dogmatico quando serve solo a confezionare la risposta attesa. La terza via: l’approccio estetico Il caso Bracciano non è riconducibile a nessuna delle due categorie del paper, e proprio per questo le completa. Il contesto non viene scelto per estrarre una risposta dogmatica né per generare domande di impatto: viene scelto e curato per produrre un effetto di rilevanza, sembrare attuale, sensibile, “contestualizzato”, restando però totalmente sostituibile e dunque, nella sostanza, vuoto. È un terzo modo di trattare il reale nella didattica, accanto al dogmatico e al maieutico: l’approccio estetico, in cui il contesto è un costume di scena, non un interlocutore. Proietti chiude il suo pezzo con un’osservazione che coglie esattamente questo: un esame che si presenta come amichevole e calato nell’attualità finisce, nella sostanza, per essere fermo da anni, un formato che si ripete identico mentre finge di rinnovarsi ogni volta. L’aggettivo giusto, per un esame che usa una crisi idrica vera come sfondo senza mai chiedere allo studente di misurarsi con la sua irregolarità, è proprio estetico. Non è un caso isolato: è il modo più insidioso di fallire la contestualizzazione, perché si presenta già vestito da contestualizzazione riuscita. Un secondo caso, da un altro indirizzo La seconda prova di Sistemi e Reti per l’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, sessione 2026, parte da una premessa che sulla carta sembra ancora più rischiosa di quella di Bracciano: chiede agli studenti di progettare l’infrastruttura di rete per un’azienda che adotta un sistema BIM in cantiere, tra laser scanner 3D, sensori Lidar, nuvole di punti, fotocamere timelapse, sensori di sicurezza. Un lessico fittissimo, preso in prestito da un settore, l’edilizia digitale, che con la formazione di un perito informatico non ha nulla a che fare. Un collega che ha fatto parte della commissione mi ha raccontato cosa è successo in aula: gli studenti, davanti a quella terminologia, sono partiti spaesati e un po’ spaventati. Poi, guidati a trovare la giusta astrazione, hanno scoperto che ogni punto della traccia si riconduceva a un problema già affrontato in classe: dimensionamento di una rete locale, scelta di un collegamento WAN adeguato al volume di dati da trasferire, politiche di autenticazione per l’accesso remoto, confronto tra archiviazione on-premise e cloud, misure di sicurezza informatica. Perché non è lo stesso fenomeno Applichiamo alla prova di Sistemi e Reti lo stesso test della sostituibilità usato per Bracciano. Si può sostituire il BIM con un altro dominio, restando il problema identico? In parte sì: il nucleo tecnico, progettazione di rete, sicurezza, autenticazione, appartiene al programma indipendentemente dal travestimento narrativo, esattamente come la derivata di Bracciano sarebbe rimasta la stessa con un serbatoio al posto del lago. Ma c’è una differenza che il test, da solo, rischia di non cogliere. A Bracciano i dati numerici erano già forniti, pronti per essere inseriti nella funzione: nessuna estrazione richiesta, il contesto si limitava a etichettare numeri arbitrari. Nella prova di Sistemi e Reti, invece, i requisiti tecnici non sono mai dati esplicitamente: vanno dedotti dalla narrazione. Sapere che le scansioni Lidar producono nuvole di punti voluminose da trasferire in blocco verso la sede centrale, che i sensori di sicurezza richiedono notifiche a bassa latenza, che le fotocamere timelapse hanno un pattern di traffico periodico e prevedibile, significa tradurre un racconto di dominio in vincoli di banda, latenza e sicurezza. Questa traduzione è un lavoro cognitivo reale, e cambia a seconda del dominio scelto: un ospedale, una fabbrica IoT, un impianto agricolo avrebbero generato requisiti diversi, non intercambiabili. Per questo la prova A038 non supera il test di sostituibilità nello stesso modo in cui lo supera Bracciano: lì il contesto era sostituibile perché irrilevante, qui sarebbe sostituibile solo cambiando anche, in parte, la soluzione attesa. È la differenza tra un costume di scena e un copione che lo studente deve interpretare per recitare la parte giusta. Una quarta via: l’approccio estrattivo Il paper distingue dogmatico, maieutico ed estetico. Il caso BIM suggerisce una quarta categoria, vicina al maieutico ma distinta da esso: l’approccio estrattivo, in cui il contesto non genera direttamente la domanda di impatto (non si chiede mai, esplicitamente, “a chi serve questo calcolo, cosa nasconde”), ma obbliga lo studente a un passaggio preliminare indispensabile, isolare i requisiti funzionali da una narrazione tecnica non familiare, prima di poter applicare le competenze già possedute. È una competenza che la pratica professionale richiede continuamente: nessun cliente consegna mai un problema già formalizzato in termini di banda, latenza e sicurezza. Lo si formalizza partendo da un racconto, spesso pieno di termini di un dominio che non si conosce a fondo. Un esame che allena questa traduzione, anche a costo di spaventare in un primo momento chi non l’ha mai esercitata esplicitamente, sta insegnando qualcosa che il puro esercizio di calcolo, vestito di un contesto sostituibile, non insegna. Lo spavento iniziale raccontato dal collega, va detto con onestà, non è un effetto collaterale trascurabile: è il sintomo che questa competenza, la capacità di spogliare un dominio sconosciuto dal suo lessico per trovare i requisiti tecnici sottostanti, non viene quasi mai insegnata esplicitamente, né al liceo né, troppo spesso, all’istituto tecnico. Resta affidata all’intuizione del momento, o alla guida last minute di chi sorveglia la prova. È esattamente il punto attorno a cui ruota “Il syllabus che manca”: se una competenza è richiesta da una prova ma non è mai stata oggetto di insegnamento dichiarato, l’ansia che ne nasce non misura una lacuna disciplinare, misura un buco nel curricolo. Una annotazione che non vuole essere tifo Si potrebbe leggere questo confronto come l’ennesima rivalsa dell’istituto tecnico contro il liceo, e non è l’intenzione. Ma il confronto tra le due prove offre comunque un’indicazione che vale la pena di non sottacere, visto che l’opinione pubblica continua a guardare agli istituti tecnici come a una scuola di second’ordine, buona per formare i “meccanici” e non i pensatori. La tradizione del tema di sistemi, quella che chiede di progettare un’infrastruttura partendo da un caso aziendale, costringe da decenni lo studente tecnico a fare esattamente il lavoro che la prova di Bracciano non ha mai chiesto: leggere un contesto non addomesticato, isolarne i vincoli reali, e costruire una soluzione che a quei vincoli risponda. È un esercizio strutturalmente più vicino al ragionamento maieutico ed estrattivo di quanto lo sia, oggi, l’esercizio di analisi matematica così come è stato confezionato per la Maturità 2026. Non perché la matematica sia meno nobile dell’informatica, ma perché il modo in cui viene esaminata, in questo caso specifico, ha scelto la via più debole tra quelle disponibili. Perché conta Una prova che usa una crisi idrica reale come involucro di un esercizio di analisi, senza chiedere mai allo studente di confrontarsi con l’irregolarità dei dati veri, insegna implicitamente che la matematica si applica al mondo solo dopo averlo addomesticato in una funzione liscia. Una prova che invece costringe lo studente a tradurre un racconto di dominio sconosciuto in requisiti tecnici, anche se lo fa generando smarrimento iniziale, insegna che il mondo resiste alla formalizzazione e che la prima competenza da esercitare è proprio quella traduzione. È il motivo per cui, nel progettare esercizi e prompt, vale la pena distinguere sempre tra le quattro vie: dogmatica, quando il contesto serve solo a confezionare la risposta attesa; estetica, quando il contesto è sostituibile e non richiede nulla allo studente se non riconoscerne il travestimento; maieutica, quando il contesto genera esso stesso la domanda di impatto; estrattiva, quando il contesto, pur non generando direttamente quella domanda, obbliga comunque a un lavoro reale di traduzione dei requisiti. Le ultime due sono quelle che meritano di essere insegnate esplicitamente, prima ancora di essere esaminate.Una nota a margine dal laboratorioLe quattro categorie proposte in questo articolo, dogmatico, estetico, maieutico, estrattivo, non hanno una gerarchia assoluta. Ce l'hanno relativa al profilo di chi impara e agli obiettivi di ciò che si insegna. Me ne sono reso conto applicando lo stesso test della sostituibilità al corso che tengo al Politecnico di Bari: Laboratorio di Progettazione Software per Ingegneria dei Sistemi Medicali.Le tracce d'esame che propongo ai miei studenti usano contesti medicali: pulsossimetri, sacche per infusione, esami di laboratorio, postazioni di defibrillazione. Se applico il test, devo ammettere che quasi tutte sono estetiche nel senso tecnico del termine: sostituire il pulsossimetro con un sensore di temperatura industriale non cambierebbe nulla nella struttura dell'esercizio. Le soglie cliniche (97% di SpO₂, 145 mg/dL di glicemia) sono scelte per produrre rami diversi in un if/else, non perché derivino da un ragionamento clinico che lo studente deve ricostruire. Il contesto è, nella sostanza, un costume di scena.Eppure la scelta è difendibile, e non solo come compromesso al ribasso. I miei studenti sono ingegneri in formazione che hanno spesso un rapporto faticoso e tardivo con la programmazione; per molti l'esame di laboratorio è l'ultimo ostacolo prima della laurea triennale. Chiedere loro di dedurre la soglia clinica dalla narrazione invece di fornirla nella traccia non misurerebbe la competenza informatica in più: misurerebbe in più la familiarità con il lessico clinico, che è una variabile indipendente dall'obiettivo del corso. Questo non è abbassare l'asticella: è tenere l'asticella sul punto giusto, che è scrivere correttamente ereditarietà e polimorfismo in Java.C'è però un secondo ordine di ragioni che il test della sostituibilità non cattura. Il contesto medicale, anche quando è estetico, non è psicologicamente neutro: parla a studenti che hanno scelto quell'indirizzo perché vogliono lavorare in ambito sanitario. Un esercizio sul defibrillatore o sulle sacche per infusione non insegna clinica, ma motiva. La domanda implicita di ogni esercitazione, perché devo imparare a scrivere una classe astratta, trova una risposta almeno parziale nel fatto che l'oggetto della classe appartiene al futuro professionale che quei ragazzi hanno scelto. Questa funzione non è trascurabile anche quando il contesto è sostituibile: non tutto ciò che è sostituibile è irrilevante.Propongo quindi di affiancare all'estetico puro, quello del lago di Bracciano, una variante che potremmo chiamare estetico motivato: il contesto rimane sostituibile senza perdita didattica, ma non è intercambiabile senza perdita di senso per chi lo riceve, perché parla alla sua identità professionale in formazione. La differenza non è nell'esercizio in sé, è nel modo in cui viene ricevuto. Ed è una differenza che conta, anche se non supera il test della sostituibilità.L'unico caso in cui il mio corso esce dall'estetico è l'esercitazione sul CSV delle vaccinazioni pediatriche pugliesi, scaricato direttamente dal portale open data della Regione Puglia. Lì il dataset non è stato costruito per far quadrare un esercizio: è un file reale, con valori che nessuno ha scelto, con un separatore punto e virgola che richiede una spiegazione storica (la virgola decimale italiana), con sigle di vaccini che vanno interpretate prima di poter essere elaborate. Lì il contesto non è sostituibile senza cambiare anche la soluzione attesa, e lo smarrimento iniziale degli studenti davanti a un file che non ha la forma rassicurante di un esempio didattico è esattamente lo spaesamento produttivo di cui parla la prova di Sistemi e Reti. È estrattivo, in piccolo, per un pubblico che non è ancora pronto per il maieutico pieno.Forse è questa la gradazione che mancava: non tutte le contestualizzazioni sono o pienamente maieutiche o puramente estetiche. Tra i due estremi c'è uno spazio in cui il contesto non genera ancora la domanda di impatto, ma smette di essere solo un costume di scena. Grazie a Gianmarco Proietti per aver acceso la discussione. #Matematica #Didattica #Maturità #AILiteracy #EducazioneSTEM #ScuolaItaliana</itunes:summary><itunes:keywords>education, farina del mio sacco, tecnologia</itunes:keywords></item><item><title>9 con resto 19</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/06/9-con-resto-19.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 12 Jun 2026 20:06:48 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5409934897958715019</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgNpjBtYR9plcnElMBH4LRieCXO-xVmbQlHBhazlJgivHD-kChqi_DCKK2cQduNHM5SwXHLSeFSPZsilCYbtlLkqyeVoZbM40TcYgN0Cnos1GfGR6qjAIRDf4d0hqNEwq_66cw1ZoghkjT2Fw2IxWoi3Jjz3trFUV0Xf1bJn9EULJ2oVYbHTZf5oKkYIfc/s2048/ritaglio.jpg" style="font-family: arial; margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2048" data-original-width="1752" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgNpjBtYR9plcnElMBH4LRieCXO-xVmbQlHBhazlJgivHD-kChqi_DCKK2cQduNHM5SwXHLSeFSPZsilCYbtlLkqyeVoZbM40TcYgN0Cnos1GfGR6qjAIRDf4d0hqNEwq_66cw1ZoghkjT2Fw2IxWoi3Jjz3trFUV0Xf1bJn9EULJ2oVYbHTZf5oKkYIfc/w548-h640/ritaglio.jpg" width="548" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Mi è capitato sotto gli
occhi, in un gruppo di matematica su Facebook, un articolo de
“L’Unità” del 16 novembre 1984, firmato da &lt;a href="https://matematica.unibocconi.eu/articoli/la-scomparsa-di-rosa-carini" target="_blank"&gt;Rosa Rinaldi Carini&lt;/a&gt;, recentemente scomparsa, autrice di alcuni dei manuali di matematica più amati nelle
scuole italiane tra gli anni Settanta e Novanta. Il titolo è già un
programma: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Ma quella
divisione farà 9 con resto 19 o 9,79166?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Il
pretesto è semplice. Una maestra deve dividere 235 quaderni tra 24
alunni. Con carta e penna, la divisione euclidea dà 9 con resto 19:
a ogni alunno toccano 9 quaderni, ne restano 19 nel cassetto. La
calcolatrice tascabile, invece, risponde 9,7916666. Stesso problema,
due risultati diversi, e il punto dell’articolo non è quale sia
“giusto” ma cosa significhi quel cambio di registro per chi
insegna. La macchina, scriveva Rinaldi Carini, non va lasciata alla
libera iniziativa del ragazzo: va trattata come un abaco
tecnologicamente più avanzato, da capire prima di usare, non come
uno strumento misterioso da consultare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Non
è un caso che questo ritaglio circoli ancora oggi nei gruppi di
matematica online, a riprova che la domanda posta nel 1984 non ha mai
trovato una vera risposta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Quarant’anni
dopo, l’abaco è diventato un computer in tasca a ogni studente,
eppure la domanda di fondo dell’articolo è rimasta
sorprendentemente attuale: chi insegna a maneggiare questi strumenti,
e con quale competenza?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;La
risposta, in Italia, è che l’informatica come disciplina è
rimasta orfana. Tolti gli istituti tecnici a indirizzo informatico,
il tecnologico, qualcosa all’economico e le briciole del liceo
scientifico opzione scienze applicate (comunque poca cosa rispetto
all’impianto che aveva il liceo scientifico tecnologico “Brocca”),
l’insegnamento dell’informatica è affidato in larga parte alla
buona volontà dei docenti di matematica. Nella scuola secondaria di
primo grado, chi insegna matematica insegna anche scienze, e spesso
viene da una laurea in biologia o in scienze agrarie. La tendenza,
con la riforma dei tecnici, è di accorpare ulteriormente le classi
di concorso, fondendo fisica, chimica e scienze al biennio:
esattamente la direzione opposta a quella che servirebbe. I docenti
della scuola primaria, va detto, fanno eccezione in positivo:
provengono per lo più da percorsi umanistici, ma ci mettono una
buona volontà ammirevole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Per
il resto vale la battuta di Benigni sul turn over dei ministri,
ciascuno chiamato a ricoprire competenze che non sono le sue: come se
un dentista si ritrovasse a fare il ginecologo, e dovesse dire a
tutte le signore “stiamo abbastanza rovinate là sotto”. Ed è
quando l’informatica la insegnano gli informatici, che anche in
quel caso si sente l’esigenza del miglioramento della didattica.
Figuriamoci quando a insegnarla è chi non l’ha mai praticata:
capita, ad esempio, che lezioni di Sistemi e Reti in un istituto
tecnico per l’informatica e le telecomunicazioni vengano affidate a
ingegneri gestionali che ben poca informatica hanno affrontato nel
loro curriculum.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Il
problema del 1984 era ancora sull’hardware: la calcolatrice,
l’abaco nuovo. Oggi si è spostato sul software, cioè sulla
mentalità di chi insegna. Non manca lo strumento, ma la grammatica
per insegnarlo, e quella grammatica richiede una formazione
disciplinare che il sistema scolastico italiano non ha mai voluto
costruire come percorso a sé. Superfluo osservare che finché gli
stipendi dei docenti rimarranno così miseri, i migliori opteranno
per le aziende e sarà addirittura un’impresa reperire gli
insegnanti tecnici che servono alla scuola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Una
nota a margine, per chi viene dall’informatica: la differenza tra 9
con resto 19 e 9,79166 non è solo un dettaglio scolastico. La
divisione intera restituisce un quoziente, ma anche un resto, con
tutte le proprietà aritmetiche che ne derivano (l’aritmetica
modulare è alla base di crittografia, hashing, cicli, strutture
dati). &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Sono
immagini davanti alle quali si entusiasmano per lo più soltanto gli
informatici, ma ne hanno ben ragione.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" style="line-height: 100%; margin-bottom: 0.35cm;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: small;"&gt;Continuiamo
infatti a trattare l’informatica a scuola come il resto di una
divisione: quello che avanza, da smaltire come si può, invece che
come il quoziente, la parte che davvero risponde alla domanda.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgNpjBtYR9plcnElMBH4LRieCXO-xVmbQlHBhazlJgivHD-kChqi_DCKK2cQduNHM5SwXHLSeFSPZsilCYbtlLkqyeVoZbM40TcYgN0Cnos1GfGR6qjAIRDf4d0hqNEwq_66cw1ZoghkjT2Fw2IxWoi3Jjz3trFUV0Xf1bJn9EULJ2oVYbHTZf5oKkYIfc/s72-w548-h640-c/ritaglio.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Le stellette e i paramenti</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/06/le-stellette-e-i-paramenti.html</link><category>credenti</category><category>don Lorenzo</category><category>farina del mio sacco</category><category>farisei</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 2 Jun 2026 10:49:43 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3839233489366683607</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember54"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi0lS0NjwtIeGzJhHOnRhzZgnBC5t6whbEe1fqYM5FnOTc-WtMAYR56nF715-fFyvFOrew_31nRGZN6A1JjnHx-eLKaveHKQ3LCYXsci0g51bWhTYNSeXKzMvL-YkNizppA8LUqH0N7Ae2oJKdMyLe6Vw8idkUVtw8ddF12YaxYxdmgU5QL4Fr0azg-hKM/s750/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="422" data-original-width="750" height="360" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi0lS0NjwtIeGzJhHOnRhzZgnBC5t6whbEe1fqYM5FnOTc-WtMAYR56nF715-fFyvFOrew_31nRGZN6A1JjnHx-eLKaveHKQ3LCYXsci0g51bWhTYNSeXKzMvL-YkNizppA8LUqH0N7Ae2oJKdMyLe6Vw8idkUVtw8ddF12YaxYxdmgU5QL4Fr0azg-hKM/w640-h360/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg" title="Cappellano militare ucraino" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember54"&gt;Padre Andriy Zelinskyy, capo del dipartimento dei cappellani militari della Chiesa greco-cattolica ucraina, in un'&lt;a class="qdkwLpsWnTOSYxQrAZCxTTPvCksjAjdckbo" data-test-app-aware-link="" href="https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-05/ucraina-missione-cappellani-militari.html" tabindex="0" target="_blank"&gt;intervista a Vatican News&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;pone
 domande che bruciano: «Come mai l'uomo può essere così crudele? Come 
mai la verità nel nostro tempo è così debole e si può oscurare così 
facilmente?» Dal 24 febbraio 2022, dice, non esiste più una zona sicura 
in Ucraina. I cappellani stanno accanto ai soldati dove possono, e dove 
non possono raggiungono i civili portando aiuto umanitario.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember55"&gt;
      Questo è un cappellano militare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember56"&gt;
      Oggi, 2 giugno, ai Fori Imperiali ne sfilano altri, in divisa, 
allineati e coperti con le truppe. La distanza tra le due immagini è la 
misura del problema.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember57"&gt;
      Non contesto la presenza dei cappellani nelle Forze armate. Come 
negli ospedali e nelle carceri, chi vive a contatto quotidiano con la 
morte e la paura ha diritto a un fratello che lo accompagni. 
Massimiliano Kolbe non si limitò a condividere la condizione dei 
compagni di sventura ad Auschwitz: volle portare all'estremo il suo 
essere fratello, consegnandosi alla morte al posto di un altro. Questo è
 il modello.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember58"&gt;
      Il punto è un altro. Quella vicinanza autentica esige che il 
cappellano non si faccia complice del sistema che produce sofferenza. Il
 prete che accompagna un condannato a morte non può essere favorevole 
alla pena di morte. Se lo è, addolcisce la pillola al soldo dei 
carnefici.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember59"&gt;
      Mons. Savino, vicepresidente della CEI,&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="qdkwLpsWnTOSYxQrAZCxTTPvCksjAjdckbo" data-test-app-aware-link="" href="https://www.corrieredellacalabria.it/2026/06/02/savino-errore-far-sfilare-i-cappellani-tra-i-militari/" tabindex="0" target="_blank"&gt;lo ha detto chiaramente oggi&lt;/a&gt;:
 il problema non sono i singoli cappellani, ma il significato della loro
 partecipazione. «Il linguaggio dei simboli va preso sul serio», 
afferma, e inserire i cappellani in una parata militare rischia di far 
apparire il ministero sacerdotale come parte dell'ornamento religioso 
della forza armata. «La Chiesa deve stare accanto alle persone, non 
dentro l'estetica della guerra».
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember60"&gt;
      &lt;a class="qdkwLpsWnTOSYxQrAZCxTTPvCksjAjdckbo" data-test-app-aware-link="" href="https://www.paxchristi.it/?p=31787" tabindex="0" target="_blank"&gt;Pax Christi&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;lo
 definisce un gesto «improvvido e profondamente antievangelico», che 
contraddice il richiamo di Papa Leone XIV a una pace «disarmata e 
disarmante» e ignora quanto scritto nel Documento di sintesi del Sinodo 
delle Chiese italiane e nella Nota pastorale CEI «Educare a una pace 
disarmata e disarmante».
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember61"&gt;
      &lt;a class="qdkwLpsWnTOSYxQrAZCxTTPvCksjAjdckbo" data-test-app-aware-link="" href="https://www.laciviltacattolica.it/recensione/lettera-ai-cappellani-militari-lettera-ai-giudici/" tabindex="0" target="_blank"&gt;Don Milani&lt;/a&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;aveva
 già posto il problema sessant'anni fa: è la coscienza, non l'obbedienza
 cieca, che deve guidare il cappellano, se vuole essere guida morale e 
non funzionario del consenso.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember62"&gt;
      Nella caserma dove feci la naja, a Gioia del Colle, la messa terminava con la&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="qdkwLpsWnTOSYxQrAZCxTTPvCksjAjdckbo" data-test-app-aware-link="" href="https://www.assoaeronauticapadova.it/pd/sez-di-padova/preghiera-dellaviatore/" tabindex="0" target="_blank"&gt;preghiera dell'aviatore&lt;/a&gt;.
 La recitavamo tutti, senza troppo pensarci. Composta originariamente 
come formula di benedizione degli aerei, chiede a Dio le ali, lo sguardo
 e l'artiglio delle aquile, «per portare, ovunque tu doni la luce, 
l'amore, la bandiera, la gloria d'Italia e di Roma». E ancora: «fa, 
nella guerra, della nostra forza la tua forza, o Signore». Retorica 
apertamente fascista, mai revisionata, mai adeguata alla sensibilità di 
un Paese che, almeno sulla carta, è finalmente democratico. Il Dio delle
 battaglie al servizio della bandiera e di Roma: siamo fermi al 1920, 
all'alba del ventennio. Nessuno ha ritenuto opportuno cambiare una 
parola. Viene in mente la parabola interiore dei piloti dell'&lt;a class="qdkwLpsWnTOSYxQrAZCxTTPvCksjAjdckbo" data-test-app-aware-link="" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enola_Gay" tabindex="0" target="_blank"&gt;Enola Gay&lt;/a&gt;. Tibbets non mostrò mai rimorso. Lewis, il copilota, scrisse sul diario di bordo subito dopo lo sgancio: "&lt;i&gt;My God, what have we done?&lt;/i&gt;"
 Poi anche lui imparò a convivere con la risposta. La preghiera 
dell'aviatore non interroga nessuno: benedice il volo, consacra la 
forza, tace sulle macerie.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember63"&gt;
      La Chiesa non può venir meno alla sua vocazione profetica, anche a
 costo di perdere consensi e sovvenzioni. Quella vocazione non consiste 
nell'anestetizzare le masse, ma nell'interpretare i fenomeni per farli 
evolvere verso il bene degli uomini. Un cappellano in divisa che sfila 
tra i carri armati, recitando ancora oggi preghiere fasciste rimaste 
intatte da un secolo, è la negazione esatta di questo compito. È il 
clero che tiene a bada il popolo, non quello che lo libera.&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember63"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi0lS0NjwtIeGzJhHOnRhzZgnBC5t6whbEe1fqYM5FnOTc-WtMAYR56nF715-fFyvFOrew_31nRGZN6A1JjnHx-eLKaveHKQ3LCYXsci0g51bWhTYNSeXKzMvL-YkNizppA8LUqH0N7Ae2oJKdMyLe6Vw8idkUVtw8ddF12YaxYxdmgU5QL4Fr0azg-hKM/s72-w640-h360-c/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Un rapido sospiro</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/05/un-rapido-sospiro.html</link><category>amori</category><category>farina del mio sacco</category><category>poesie</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 9 May 2026 23:35:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8289172312036222188</guid><description>&amp;nbsp;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAVf3rFBNHJHQg2hNpQfp0xWFLzmQPc0CHpJrQgNIA84oSOiETe5vHJ5bmy9kiL0m_sQx-AL8Rf0b-yqBHHvaoolTH5ObQJSfKuoOylH-MzaM-JN-HH1R0UvTl_op1EBgoW_7Q7aWmO3LyiXfss0rfKpDPlZ1qqC2K5WH3azYFa-oMM7GG3aL2i46RN5o/s800/l-1232-00-000001-hd.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="800" data-original-width="800" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAVf3rFBNHJHQg2hNpQfp0xWFLzmQPc0CHpJrQgNIA84oSOiETe5vHJ5bmy9kiL0m_sQx-AL8Rf0b-yqBHHvaoolTH5ObQJSfKuoOylH-MzaM-JN-HH1R0UvTl_op1EBgoW_7Q7aWmO3LyiXfss0rfKpDPlZ1qqC2K5WH3azYFa-oMM7GG3aL2i46RN5o/w640-h640/l-1232-00-000001-hd.jpg" title="Pablo Picasso - La maternità - 1901" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, &lt;a href="https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Sal+90%3A4&amp;amp;versioni[]=Nuova+Riveduta" target="_blank"&gt;come un turno di veglia nella notte&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ed_%C3%A8_subito_sera" target="_blank"&gt;&lt;i&gt;È subito sera&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, ma tutto in una volta succede che è ancor più subito giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo le guardie del militare. Era l’estate di un grande successo mondiale di Michael Jackson, &lt;i&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=yURRmWtbTbo" target="_blank"&gt;Don't Stop 'Til You Get Enough&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;. Ci ha fatto compagnia in interminabili notti di solitudine, con noi che la canticchiavamo storpiandola con quelle che ci sembrava fossero le parole del ritornello: “&lt;i&gt;Chi va là, capoposto, non farti vedere no!&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le notti coi bambini che piangono non passano mai, ma anche lì cammini avanti e indietro nel corridoio, cullandoli con tutta la compilation delle canzoni colonna sonora, con i testi a volte fedeli, ma spesso reinventati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho &lt;i&gt;fatto le notti&lt;/i&gt; in ospedale. Nei reparti di neurochirurgia, e in quelli dove i molto anziani trascorrono i loro ultimi tempi. Chi ha vissuto quelle notti sa che si crea una comunità involontaria e strana: parenti e sconosciuti accomunati dalla stessa veglia, dalla stessa attesa, dal rumore ritmico della portantina che lava il lungo corridoio prima della fine del turno. E poi, quando il buio comincia a cedere, la stessa silenziosa gratitudine per il sole che torna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei reparti il delirio è una presenza normale. Non fa paura, dopo un po'. Diventa quasi una voce del coro notturno, come quel grido ossessivo e incomprensibile di un paziente che per tutta la notte ripeteva qualcosa che suonava come "&lt;i&gt;si impome&lt;/i&gt;", senza che nessuno capisse cosa volesse dire, finché arriva un momento che tutti crollano e regna la pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il delirio non è solo rumore. È anche la superficie attraverso cui affiorano le cose più nascoste, quelle che la veglia ha tenuto sigillate per anni, a volte per decenni. Un compagno di stanza di mio nonno delirava chiedendo scusa a una giovane donna. Poco alla volta, nella frammentazione delle sue parole, emerse la storia: lui e i suoi amici, da giovani, erano scappati senza pagare dopo le prestazioni di una prostituta. Un piccolo sopruso, forse dimenticato da tutti gli altri protagonisti di quella sera. Non da lui. Chissà per quanti anni se lo era portato dentro, aspettando forse un'occasione che non era mai arrivata. Il delirio gliela offrì, quella notte, davanti a estranei che non lo conoscevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era però una costante, in tutte quelle notti. Al di là dei deliri individuali, delle storie particolari, delle colpe e dei rimpianti personali, quasi tutti, a un certo punto, invocavano la mamma. Non come ricordo, mi sembrava, ma come presenza attesa, come una soglia verso cui andare. Nella poesia "&lt;a href="https://www.raiplaysound.it/audio/2017/03/Giuseppe-Ungheretti-legge-91b778e0-6e82-49ec-81a4-12c4389ab48f.html" target="_blank"&gt;La madre&lt;/a&gt;", Ungaretti immagina il proprio momento finale come un ritorno: il figlio che arriva con le mani giunte in una invocazione, la madre che lo accoglie senza rimproveri e lo accompagna verso Dio, come cantandogli l'ultima ninna nanna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse è questo che tutti cercano, nel buio. Le sue braccia aperte, il suo odore, la voce che diceva il tuo nome come nessun altro l'ha mai detto. Da bambini si chiama la mamma per paura del buio. Da vecchi anche, all’approssimarsi del buio definitivo. La stessa voce, lo stesso bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci consola il convincimento che, dall'altra parte, c'è qualcuno che ha atteso altrettanto. Ungaretti lo vede nell'ultimo verso della poesia: "&lt;i&gt;Ricorderai d'avermi atteso tanto, e avrai negli occhi un rapido sospiro.&lt;/i&gt;" Un'attesa che si scioglie nell'abbraccio che si conosceva già, quello imparato prima di ogni memoria, con il sangue e con il latte, e poi ritrovato mille volte senza sapere da dove veniva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La festa della mamma, ogni anno, è celebrata da chi ha ancora sua madre, da chi l'ha persa da adulto e conserva ricordi precisi, da chi la ricorda con tutto il peso del rimpianto. Ma appartiene anche a chi invoca la mamma nel delirio notturno di un reparto ospedaliero. E a chi, per ragioni diverse, non ha mai avuto un ricordo da custodire, e condivide con tutti loro la stessa mancanza informe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;i&gt;&lt;a href="https://www.cittametropolitana.bo.it/statistica/Engine/RAServeFile.php/f/0003DOSSETTI.pdf" target="_blank"&gt;Sentinella&lt;/a&gt;, quanto resta della notte?&lt;/i&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mattino viene. E con l'alba, ancora una volta, la stessa invocazione antica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAVf3rFBNHJHQg2hNpQfp0xWFLzmQPc0CHpJrQgNIA84oSOiETe5vHJ5bmy9kiL0m_sQx-AL8Rf0b-yqBHHvaoolTH5ObQJSfKuoOylH-MzaM-JN-HH1R0UvTl_op1EBgoW_7Q7aWmO3LyiXfss0rfKpDPlZ1qqC2K5WH3azYFa-oMM7GG3aL2i46RN5o/s72-w640-h640-c/l-1232-00-000001-hd.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure length="1965109" type="application/pdf" url="https://www.cittametropolitana.bo.it/statistica/Engine/RAServeFile.php/f/0003DOSSETTI.pdf"/><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>&amp;nbsp; Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. È subito sera, ma tutto in una volta succede che è ancor più subito giorno. Ricordo le guardie del militare. Era l’estate di un grande successo mondiale di Michael Jackson, Don't Stop 'Til You Get Enough. Ci ha fatto compagnia in interminabili notti di solitudine, con noi che la canticchiavamo storpiandola con quelle che ci sembrava fossero le parole del ritornello: “Chi va là, capoposto, non farti vedere no!”. Le notti coi bambini che piangono non passano mai, ma anche lì cammini avanti e indietro nel corridoio, cullandoli con tutta la compilation delle canzoni colonna sonora, con i testi a volte fedeli, ma spesso reinventati. Ho fatto le notti in ospedale. Nei reparti di neurochirurgia, e in quelli dove i molto anziani trascorrono i loro ultimi tempi. Chi ha vissuto quelle notti sa che si crea una comunità involontaria e strana: parenti e sconosciuti accomunati dalla stessa veglia, dalla stessa attesa, dal rumore ritmico della portantina che lava il lungo corridoio prima della fine del turno. E poi, quando il buio comincia a cedere, la stessa silenziosa gratitudine per il sole che torna. In quei reparti il delirio è una presenza normale. Non fa paura, dopo un po'. Diventa quasi una voce del coro notturno, come quel grido ossessivo e incomprensibile di un paziente che per tutta la notte ripeteva qualcosa che suonava come "si impome", senza che nessuno capisse cosa volesse dire, finché arriva un momento che tutti crollano e regna la pace. Ma il delirio non è solo rumore. È anche la superficie attraverso cui affiorano le cose più nascoste, quelle che la veglia ha tenuto sigillate per anni, a volte per decenni. Un compagno di stanza di mio nonno delirava chiedendo scusa a una giovane donna. Poco alla volta, nella frammentazione delle sue parole, emerse la storia: lui e i suoi amici, da giovani, erano scappati senza pagare dopo le prestazioni di una prostituta. Un piccolo sopruso, forse dimenticato da tutti gli altri protagonisti di quella sera. Non da lui. Chissà per quanti anni se lo era portato dentro, aspettando forse un'occasione che non era mai arrivata. Il delirio gliela offrì, quella notte, davanti a estranei che non lo conoscevano. C'era però una costante, in tutte quelle notti. Al di là dei deliri individuali, delle storie particolari, delle colpe e dei rimpianti personali, quasi tutti, a un certo punto, invocavano la mamma. Non come ricordo, mi sembrava, ma come presenza attesa, come una soglia verso cui andare. Nella poesia "La madre", Ungaretti immagina il proprio momento finale come un ritorno: il figlio che arriva con le mani giunte in una invocazione, la madre che lo accoglie senza rimproveri e lo accompagna verso Dio, come cantandogli l'ultima ninna nanna. Forse è questo che tutti cercano, nel buio. Le sue braccia aperte, il suo odore, la voce che diceva il tuo nome come nessun altro l'ha mai detto. Da bambini si chiama la mamma per paura del buio. Da vecchi anche, all’approssimarsi del buio definitivo. La stessa voce, lo stesso bisogno. Ci consola il convincimento che, dall'altra parte, c'è qualcuno che ha atteso altrettanto. Ungaretti lo vede nell'ultimo verso della poesia: "Ricorderai d'avermi atteso tanto, e avrai negli occhi un rapido sospiro." Un'attesa che si scioglie nell'abbraccio che si conosceva già, quello imparato prima di ogni memoria, con il sangue e con il latte, e poi ritrovato mille volte senza sapere da dove veniva. La festa della mamma, ogni anno, è celebrata da chi ha ancora sua madre, da chi l'ha persa da adulto e conserva ricordi precisi, da chi la ricorda con tutto il peso del rimpianto. Ma appartiene anche a chi invoca la mamma nel delirio notturno di un reparto ospedaliero. E a chi, per ragioni diverse, non ha mai avuto un ricordo da custodire, e condivide con tutti loro la stessa mancanza informe. "Sentinella, quanto resta della notte?" Il mattino viene. E con l'alba, ancora una volta, la stessa invocazione antica.</itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</itunes:author><itunes:summary>&amp;nbsp; Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. È subito sera, ma tutto in una volta succede che è ancor più subito giorno. Ricordo le guardie del militare. Era l’estate di un grande successo mondiale di Michael Jackson, Don't Stop 'Til You Get Enough. Ci ha fatto compagnia in interminabili notti di solitudine, con noi che la canticchiavamo storpiandola con quelle che ci sembrava fossero le parole del ritornello: “Chi va là, capoposto, non farti vedere no!”. Le notti coi bambini che piangono non passano mai, ma anche lì cammini avanti e indietro nel corridoio, cullandoli con tutta la compilation delle canzoni colonna sonora, con i testi a volte fedeli, ma spesso reinventati. Ho fatto le notti in ospedale. Nei reparti di neurochirurgia, e in quelli dove i molto anziani trascorrono i loro ultimi tempi. Chi ha vissuto quelle notti sa che si crea una comunità involontaria e strana: parenti e sconosciuti accomunati dalla stessa veglia, dalla stessa attesa, dal rumore ritmico della portantina che lava il lungo corridoio prima della fine del turno. E poi, quando il buio comincia a cedere, la stessa silenziosa gratitudine per il sole che torna. In quei reparti il delirio è una presenza normale. Non fa paura, dopo un po'. Diventa quasi una voce del coro notturno, come quel grido ossessivo e incomprensibile di un paziente che per tutta la notte ripeteva qualcosa che suonava come "si impome", senza che nessuno capisse cosa volesse dire, finché arriva un momento che tutti crollano e regna la pace. Ma il delirio non è solo rumore. È anche la superficie attraverso cui affiorano le cose più nascoste, quelle che la veglia ha tenuto sigillate per anni, a volte per decenni. Un compagno di stanza di mio nonno delirava chiedendo scusa a una giovane donna. Poco alla volta, nella frammentazione delle sue parole, emerse la storia: lui e i suoi amici, da giovani, erano scappati senza pagare dopo le prestazioni di una prostituta. Un piccolo sopruso, forse dimenticato da tutti gli altri protagonisti di quella sera. Non da lui. Chissà per quanti anni se lo era portato dentro, aspettando forse un'occasione che non era mai arrivata. Il delirio gliela offrì, quella notte, davanti a estranei che non lo conoscevano. C'era però una costante, in tutte quelle notti. Al di là dei deliri individuali, delle storie particolari, delle colpe e dei rimpianti personali, quasi tutti, a un certo punto, invocavano la mamma. Non come ricordo, mi sembrava, ma come presenza attesa, come una soglia verso cui andare. Nella poesia "La madre", Ungaretti immagina il proprio momento finale come un ritorno: il figlio che arriva con le mani giunte in una invocazione, la madre che lo accoglie senza rimproveri e lo accompagna verso Dio, come cantandogli l'ultima ninna nanna. Forse è questo che tutti cercano, nel buio. Le sue braccia aperte, il suo odore, la voce che diceva il tuo nome come nessun altro l'ha mai detto. Da bambini si chiama la mamma per paura del buio. Da vecchi anche, all’approssimarsi del buio definitivo. La stessa voce, lo stesso bisogno. Ci consola il convincimento che, dall'altra parte, c'è qualcuno che ha atteso altrettanto. Ungaretti lo vede nell'ultimo verso della poesia: "Ricorderai d'avermi atteso tanto, e avrai negli occhi un rapido sospiro." Un'attesa che si scioglie nell'abbraccio che si conosceva già, quello imparato prima di ogni memoria, con il sangue e con il latte, e poi ritrovato mille volte senza sapere da dove veniva. La festa della mamma, ogni anno, è celebrata da chi ha ancora sua madre, da chi l'ha persa da adulto e conserva ricordi precisi, da chi la ricorda con tutto il peso del rimpianto. Ma appartiene anche a chi invoca la mamma nel delirio notturno di un reparto ospedaliero. E a chi, per ragioni diverse, non ha mai avuto un ricordo da custodire, e condivide con tutti loro la stessa mancanza informe. "Sentinella, quanto resta della notte?" Il mattino viene. E con l'alba, ancora una volta, la stessa invocazione antica.</itunes:summary><itunes:keywords>amori, farina del mio sacco, poesie</itunes:keywords></item><item><title>Volere è potere?</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/05/volere-e-potere.html</link><category>farina del mio sacco</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 6 May 2026 20:23:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-538396198351487108</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;Il 37% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di droghe. Lo dice l'ultima Relazione al Parlamento sulle dipendenze. È un dato che fa effetto, uno di quelli che si leggono due volte per essere sicuri di non aver sbagliato a interpretare la percentuale. Quasi quattro ragazzi su dieci. Quasi la metà di una classe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Patrignano, che da oltre vent'anni porta avanti il &lt;a href="https://www.wefree.it/" target="_blank"&gt;progetto di prevenzione WeFree nelle scuole italiane&lt;/a&gt;, ha scelto di dedicare a questa causa la raccolta del 5x1000 del 2026. Per farlo ha prodotto uno spot. Guardatelo, se non l'avete già fatto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/V180BETYI3w?si=2Fl4B86QaSXftYaw" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Visto? Bene. Adesso parliamone.&lt;/p&gt;

&lt;h3&gt;Quello che funziona&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;San Patrignano merita rispetto, e lo dico senza ironia. In quasi 
cinquant'anni di storia ha accolto decine di migliaia di persone, ha 
costruito un modello di comunità che il mondo ci invidia, e il progetto 
WeFree ha incontrato quasi un milione di studenti. Non è poco. È anzi 
moltissimo, e vale la pena riconoscerlo prima di aprire la bocca per 
fare i critici.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L'intuizione alla base dello spot è anche narrativamente valida: i 
ragazzi hanno già in sé le risorse per resistere alle dipendenze. Le 
loro passioni, le loro identità, i loro legami sono le vere "armi". È un
 messaggio positivo, non coercitivo, lontano dalla retorica del "di' no 
alla droga" che per decenni ha prodotto spot dimenticabili e teenagers 
che sbadigliavano.&lt;/p&gt;

&lt;h3&gt;Quello che non funziona&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Lo spazio è bianco, totalmente bianco. Una stanza asettica che sembra
 un set pubblicitario per deodoranti. Da una porta sospesa nel nulla 
entra un blob nero viscoso, una massa di tentacoli che si muove come 
tante anguille. Cinque ragazzi lo fronteggiano, ognuno armato: un 
pallone, uno skateboard, cuffie, una mazza da hockey, dei libri. C'è 
anche una leader, senza oggetto, che coordina il team con gesti da 
capitano. A un suo cenno partono all'attacco, distruggono il blob a 
colpi di libro e di skateboard, lei chiude con un rigore. Partita 
finita.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il problema non è la metafora in sé. Il problema è che la metafora 
non costa niente a nessuno. Non c'è un momento in cui il blob sembra 
poter davvero vincere. Non c'è un istante di paura autentica, di 
incertezza, di cedimento. I ragazzi partono già equipaggiati, già 
interi, già vincenti. In termini di storytelling, il viaggio dell'eroe 
di Joseph Campbell prevede che il protagonista attraversi una soglia, 
affronti una prova che lo mette in crisi, torni trasformato. Qui la 
soglia viene attraversata dal mostro, non dall'eroe, e la crisi non 
arriva mai. Il rigore finale è una chiusura sportiva, non una catarsi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C'è poi un problema di rappresentazione. I cinque protagonisti sono 
curati, ordinati, visivamente rassicuranti: il tipico campione di "bravi
 ragazzi" da catalogo di abbigliamento sportivo medio-alto. Pallone, 
skateboard, libri, hockey: passioni legittime e positive, tutto da 
manuale del ragazzo-modello. Nessun oggetto ambiguo, nessuna passione 
borderline, nessun elemento che ricordi le zone grigie in cui le 
dipendenze effettivamente proliferano. Chi viene da una famiglia 
disfunzionale, chi anestetizza un dolore senza nome che viene dal di 
dentro, chi abita periferie dove non ci sono campi da hockey, non si 
riconosce in nessuno di quei volti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il campo semantico del claim, "Contro i mostri delle dipendenze, la 
prevenzione è la nostra arma", è bellico e logoro. Il "mostro" come 
metafora della dipendenza è una scelta vecchia di decenni, e abbinarla 
ad "arma" non aggiunge nulla di fresco. Peggio ancora: il mostro esterno
 da sconfiggere rimuove dalla scena il dato più scomodo, quello che la 
ricerca clinica conosce bene: le dipendenze non arrivano dall'esterno 
come anguille nere. Nascono dentro, spesso come risposta a un bisogno 
reale di fuga, appartenenza, sollievo. Senza quella complessità, il 
messaggio non convince nessuno che conosca il problema dall'interno.&lt;/p&gt;

&lt;h3&gt;L'ideologia implicita&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;C'è un filo che collega la debolezza dello spot all'impostazione 
storica di San Patrignano. La comunità fondata da Vincenzo Muccioli ha 
sempre avuto una visione precisa della dipendenza: una caduta morale da 
cui ci si rialza attraverso la forza di volontà, il lavoro, la 
disciplina, il supporto della comunità-famiglia. Un modello lontano 
dalla riduzione del danno e dalla psicoterapia, più vicino a una 
concezione quasi monastica della redenzione. Funziona, per chi riesce ad
 entrarci e a reggere il percorso. Non è l'unica via.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo spot rispecchia fedelmente questa visione: presuppone un soggetto 
già abbastanza integro da potersi difendere, già dotato delle "armi" 
giuste. Chi non ce le ha, chi non ha mai avuto una famiglia che lo 
sostenesse abbastanza da regalargli uno skateboard o una passione per i 
libri, resta fuori campo. Nello spot come, spesso, nella comunità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La comunicazione pubblica di San Patrignano ha sempre mostrato il 
"dopo": il ragazzo recuperato, sorridente, produttivo, capace di fare 
artigianato di qualità o di cucinare bene. Il "durante", la crisi, il 
buio, la ricaduta, resta fuori campo. Nello spot succede esattamente la 
stessa cosa: il mostro viene respinto prima ancora che possa davvero 
mordere.&lt;/p&gt;

&lt;h3&gt;Una proposta&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;San Patrignano ha storie vere da raccontare. Migliaia di ragazzi che 
sono davvero caduti e davvero si sono rialzati, che conoscono il buio 
dall'interno e che oggi sono in grado di parlarne. Quelle storie 
avrebbero più forza di qualsiasi mostro da effetti speciali. Uno spot 
che mostrasse la fragilità autentica, il momento in cui il mostro sembra
 vincere, e poi la risalita: quello farebbe breccia. Anche perché non ci
 sarebbe bisogno di inventare niente. Basterebbe ascoltare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma se volete sostenere i progetti di San Patrignano, allora fatelo, nonostante lo spot.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/V180BETYI3w/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Quanto vuoi, Maddalena</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/05/quanto-vuoi-maddalena.html</link><category>credenti</category><category>donne</category><category>Faber</category><category>farina del mio sacco</category><category>puttanesimo</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 5 May 2026 12:28:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8219792112342086825</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgmoF7TpV7676E3y3b8q9vu4_U58TQj7MkcY-zgZKXcWxBmYQY5YfGnS-ioA5Kqkj5L6S0-kZmU-KIdECQD59cgJGa_37cMX7WhFm68JkenPrmVfs34iRpMEafqNAc4Ua8gQlKob98OK8KWgewhKeTpGZjGBhH_S7rv3uXqIbpcz8EANItlLzIgG794hTQ/s2104/stradanuova_Canova_Maddalena_phSailko_CC40_op.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2104" data-original-width="1704" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgmoF7TpV7676E3y3b8q9vu4_U58TQj7MkcY-zgZKXcWxBmYQY5YfGnS-ioA5Kqkj5L6S0-kZmU-KIdECQD59cgJGa_37cMX7WhFm68JkenPrmVfs34iRpMEafqNAc4Ua8gQlKob98OK8KWgewhKeTpGZjGBhH_S7rv3uXqIbpcz8EANItlLzIgG794hTQ/w518-h640/stradanuova_Canova_Maddalena_phSailko_CC40_op.jpg" width="518" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;C'è un quartiere, nel cuore antico di Genova, che porta il suo nome da secoli. Ci sono passato durante un viaggio di qualche giorno, e ho incontrato quello che De André conosceva bene: l'umanità dolente dei caruggi, le donne senza nome, tutte Maddalena, tranne Prinzesa che donna non era, e i loro protettori.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Chissà perché a loro non si chiede come ti chiami. Si chiede soltanto quanto vuoi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;A Palazzo Bianco ho visto la Maddalena penitente di Canova. Bellissima nella sua corporeità, autentica nel raccoglimento. Ma il teschio ai suoi piedi mi ha lasciato qualcosa di irrisolto. Perché la Maddalena che conosco dai Vangeli guarda avanti, non indietro: è quella che corre più veloce di Pietro al sepolcro vuoto, quella che il Risorto chiama per nome nel giardino, e che riconosce la voce prima ancora di capire. La gioia pasquale, non la contrizione, è il suo tratto più autentico.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;La mia simpatia per lei viene da lontano, da 'Jesus Christ Superstar' e da quella canzone, &lt;em&gt;I don't know how to love him&lt;/em&gt;, che mi ha insegnato più inglese di qualsiasi libro. Una donna che ama finalmente in modo totalizzante e non trova le parole giuste per dirlo. Non una peccatrice: una persona.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;L'iconografia tradizionale le ha fatto un torto, sedendola davanti a un teschio. Le donne dei caruggi quel teschio lo vivono ogni giorno, nel male di vivere un percorso che non hanno scelto. La penitenza l'hanno già scontata.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;"Se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo": De André lo sapeva. E forse Genova, con la sua chiesa millenaria e i suoi vicoli senza giudizio, capisce la Maddalena meglio di Canova.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;"Quanto vuoi, Maria?"&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;"Io non vendo. Io corro."&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgmoF7TpV7676E3y3b8q9vu4_U58TQj7MkcY-zgZKXcWxBmYQY5YfGnS-ioA5Kqkj5L6S0-kZmU-KIdECQD59cgJGa_37cMX7WhFm68JkenPrmVfs34iRpMEafqNAc4Ua8gQlKob98OK8KWgewhKeTpGZjGBhH_S7rv3uXqIbpcz8EANItlLzIgG794hTQ/s72-w518-h640-c/stradanuova_Canova_Maddalena_phSailko_CC40_op.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><georss:featurename xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">Via Garibaldi, 11, 16124 Genova GE, Italia</georss:featurename><georss:point xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">44.4113966 8.9319934</georss:point><georss:box xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">16.101162763821158 -26.2242566 72.721630436178856 44.088243399999996</georss:box></item><item><title>Cassonetti intelligenti, utenti umani</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/04/cassonetti-intelligenti-utenti-umani.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 26 Apr 2026 08:11:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8142676042453337751</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeAnmdZjVr-01xBRGzJLWPInKT-aw8ZlaLzhrHH4Wz66bSJoGyefi3hDuy41eki76EYlJWzRrf4Ex8G-w3uvAh5H9C0AEV2T8S8pQWjU-zm7Um3MyQQFC0C1QAxIz0_rzRRRvpu8sqEpgPTh9t6-LRkQ9chGY0lrBgLOHzBS87GXraEcc3xpsxWy3d4Cw/s572/69e8e1ae64b07.jpeg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="429" data-original-width="572" height="480" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeAnmdZjVr-01xBRGzJLWPInKT-aw8ZlaLzhrHH4Wz66bSJoGyefi3hDuy41eki76EYlJWzRrf4Ex8G-w3uvAh5H9C0AEV2T8S8pQWjU-zm7Um3MyQQFC0C1QAxIz0_rzRRRvpu8sqEpgPTh9t6-LRkQ9chGY0lrBgLOHzBS87GXraEcc3xpsxWy3d4Cw/w640-h480/69e8e1ae64b07.jpeg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember215"&gt;
      &lt;b&gt;Giusto un gesto. Ma quale gesto, esattamente?&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember216"&gt;
      &lt;i&gt;Cassonetti intelligenti a Madonnella: tra tecnologia promettente e domande che nessuno si è ancora fatto&lt;/i&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember217"&gt;
      Lunedì 20 aprile 2026, nel salone di Palazzo della Città, 
assessori, presidenti di municipio, direttori generali e rappresentanti 
di CONAI si sono ritrovati per presentare ai giornalisti le prime 51 
postazioni di cassonetti intelligenti destinate ai quartieri Madonnella e
 Umbertino di Bari (dove 'Umbertino' è il nome con cui una parte dei 
residenti ha ribattezzato negli ultimi anni la zona degli edifici 
liberty, distinzione che il Comune ha ora reso ufficiale senza che 
nessuno avesse indetto un referendum toponomastico). La campagna di 
comunicazione si chiama "&lt;a class="xwxVfcRwnBUeGipgoiZPeKPJMrvzgAVqE" data-test-app-aware-link="" href="https://www.comune.bari.it/-/al-via-l-installazione-dei-primi-51-cassonetti-intelligenti-stamattina-la-presentazione-del-servizio-sperimentale-in-partenza-a-madonnella-e-nell-umbertino" tabindex="0" target="_blank"&gt;Giusto un gesto&lt;/a&gt;"
 e promette di raccontare la novità in modo "chiaro, accessibile e 
rassicurante". Quattro spot video dal tono "leggero e ironico", social 
media, campagne sponsorizzate su Meta. Tutto molto curato, tutto molto 
smart.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember218"&gt;
      Resto nel quartiere. Osservo. E mi faccio qualche domanda che gli spot non sembrano voler sfiorare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember219"&gt;
      &lt;b&gt;Prima di tutto: di cosa si tratta, tecnicamente&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember220"&gt;
      &lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKFwTm0oSB0sAsY-5uccPinFMXKo-7D62SShExeuw9P1m0gq_JOoZw37N8Mfyebtw6pOy5buYAtKbe0GkzrqsyfBo3ssxKds9vS7Jx9r-lN02XC2XkDv7RM51MlecHEbzNqMIbuUsa97ghOFVdrS0Pi6wr3Q9AR6k-az23qLOC6G8rs0VzRsPDNpXV9JU/s800/17-04-2026-installazione-cassonetti-intelligenti.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="450" data-original-width="800" height="180" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKFwTm0oSB0sAsY-5uccPinFMXKo-7D62SShExeuw9P1m0gq_JOoZw37N8Mfyebtw6pOy5buYAtKbe0GkzrqsyfBo3ssxKds9vS7Jx9r-lN02XC2XkDv7RM51MlecHEbzNqMIbuUsa97ghOFVdrS0Pi6wr3Q9AR6k-az23qLOC6G8rs0VzRsPDNpXV9JU/s320/17-04-2026-installazione-cassonetti-intelligenti.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Per chi non è del mestiere, i cassonetti "intelligenti" sono 
contenitori dotati di un sistema di apertura digitale: funzionano con 
una tessera personale oppure tramite un'app (nel caso specifico, l'app 
si chiama eGATE Digi). L'accesso è riservato ai residenti, che devono 
prima registrarsi sul portale di Amiu Puglia inserendo codice fiscale, 
email e indirizzo di residenza. Il sistema registra chi conferisce e, in
 prospettiva, quanto conferisce: è la base tecnica per arrivare alla 
cosiddetta "tariffazione puntuale", cioè pagare la TARI in proporzione a
 ciò che si butta davvero.&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember222"&gt;
      Dietro un cassonetto del genere c'è, in realtà, una filiera 
tecnologica non banale. Quando insegnavo reti ai miei studenti di 
quinta, avevamo affrontato come esercitazione proprio i sistemi di 
raccolta rifiuti intelligenti: ci eravamo confrontati con i protocolli 
LoRaWAN (progettati per trasmissioni a media distanza con consumi 
energetici minimi), con l'architettura fog/cloud per l'elaborazione 
locale e remota dei dati, con la continuità dell'alimentazione elettrica
 in mezzo alla strada, con la sicurezza dei dati personali. Era 
didatticamente ricco proprio perché metteva insieme informatica, 
telecomunicazioni, IoT e perfino educazione civica. Ricordo che alla 
fine di quel percorso i ragazzi avevano capito una cosa fondamentale: 
tra progettare un prototipo funzionante e farlo usare da persone reali 
in un contesto reale c'è una distanza enorme. Quella distanza si chiama,
 nel gergo della progettazione di prodotto, il "pretotipo": prima ancora
 di testare se il sistema funziona, occorre capire se le persone lo 
useranno, come reagiranno, dove si bloccheranno.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember223"&gt;
      &lt;b&gt;Il nodo che nessuno nomina: il divario digitale&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember224"&gt;
      La comunicazione istituzionale cita con sicurezza parole come 
"app", "codice digitale", "portale cittadino", "autenticazione". Lo fa 
con lo stesso tono con cui si spiega come usare un bancomat a chi i 
bancomat li usa da trent'anni. Ma Madonnella non è un quartiere di early
 adopters. È un quartiere popolare, con una quota significativa di 
popolazione anziana, con molte persone che il codice fiscale "associato 
alla TARI" non sanno nemmeno dove trovarlo, con altri che usano lo 
smartphone esclusivamente per le telefonate e i messaggi vocali su 
WhatsApp.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember225"&gt;
      Non è snobismo dirlo. Non è nemmeno luddismo. È semplicemente 
guardare i dati: in Italia, secondo le ultime rilevazioni ISTAT, quasi 
un anziano su due non ha mai usato internet. E anche tra chi lo usa, le 
operazioni che richiedono registrazione, verifica dell'identità fiscale,
 download di un'app e autenticazione rappresentano una barriera reale, 
non teorica.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember226"&gt;
      La cosa più rivelatrice, però, è un'altra. Anche con i cassonetti 
analogici, quelli che non richiedono alcuna app, la differenziata è un 
problema irrisolto. Basta stare per qualche minuto vicino a un 
cassonetto qualunque per assistere alla scena: qualcuno si avvicina con 
un sacchetto, guarda i contenitori, esita, poi sceglie quasi a caso. La 
domanda "di quale materiale è fatto questo rifiuto?" è già troppo 
difficile per una fetta consistente della popolazione. Aggiungere sopra a
 questa difficoltà uno strato di autenticazione digitale non risolve il 
problema a monte: lo sposta, e per qualcuno lo amplifica.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember227"&gt;
      &lt;b&gt;La scelta saggia: i cassonetti restano aperti&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember228"&gt;
      Merita un applauso, e non è scontato, la decisione di mantenere i 
cassonetti in modalità "sempre aperti" durante questa prima fase di 
transizione. È un atto di umiltà progettuale: si riconosce che il 
cambiamento richiede tempo e che forzare l'adozione dall'oggi al domani 
produrrebbe solo abbandoni dei rifiuti per strada. È esattamente 
l'approccio che un buon pretotipo dovrebbe consentire: osservare i 
comportamenti reali prima di chiudere il sistema.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember229"&gt;
      Il rischio, però, è che questa fase transitoria si allunghi 
indefinitamente, e che i cassonetti "intelligenti" diventino di fatto 
cassonetti normali con un lettore di tessere inutilizzato sul fianco.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember230"&gt;
      &lt;b&gt;"Giusto un gesto": ma quale gesto, per chi?&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember231"&gt;
      La campagna di comunicazione è costruita sull'idea che aprire il 
cassonetto sia semplice, immediato, quasi automatico. "Non richiede 
sforzo né apprendimento: basta compiere il gesto giusto." È un messaggio
 pensato per chi ha già tutto il resto: lo smartphone, la connessione, 
un indirizzo email attivo, la dimestichezza con i form online.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember232"&gt;
      Per chi non ha uno di questi prerequisiti, il gesto giusto è in 
realtà una sequenza di sei o sette passaggi, ciascuno dei quali può 
costituire un punto di abbandono. La tessera fisica distribuita all'URP 
di via Roberto da Bari è un'alternativa ragionevole, ma presuppone di 
sapere che esiste, di potersi spostare negli orari indicati, di 
affrontare una burocrazia minima che per qualcuno è già un ostacolo 
insuperabile.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember233"&gt;
      &lt;b&gt;Cosa si potrebbe fare&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember234"&gt;
      Detto tutto questo, l'obiettivo di fondo (aumentare la qualità e 
la quantità della raccolta differenziata, arrivare al 65% previsto dalla
 legge, preparare il terreno alla tariffazione puntuale) è condivisibile
 e urgente. Il finanziamento PNRR e PON Metro da circa 3,4 milioni di 
euro per 282 postazioni è un'opportunità concreta che sarebbe sciocco 
sprecare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember235"&gt;
      Alcune proposte, nell'ordine del possibile:
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember236"&gt;
      Primo, investire in mediazione umana sul territorio, non solo in 
comunicazione digitale. I quattro spot video su Meta raggiungeranno chi 
già sa usare Meta. Chi non lo sa ha bisogno di un volontario, di un 
operatore di quartiere, di un incontro nel cortile del condominio. Le 
associazioni di quartiere, i centri anziani, le parrocchie sono canali 
di comunicazione che costano poco e raggiungono chi altrimenti resta 
escluso.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember237"&gt;
      Secondo, monitorare il tasso di registrazione e di utilizzo 
effettivo per quartiere e fascia anagrafica, e rendere pubblici quei 
dati. La sperimentazione è seria se produce dati leggibili e genera 
correzioni.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember238"&gt;
      Terzo, prevedere un punto di assistenza fisica stabile nel 
quartiere durante tutta la fase sperimentale, non solo gli uffici URP in
 orari d'ufficio.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember239"&gt;
      &lt;b&gt;Una nota finale&lt;/b&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember240"&gt;
      Quando con i miei studenti avevamo finito l'esercitazione sui 
cassonetti intelligenti, uno di loro aveva fatto una domanda semplice: "&lt;b&gt;&lt;i&gt;Ma mia nonna come fa?&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;"
 Non ricordo cosa avevo risposto. Probabilmente avevamo liquidato la 
cosa come un problema di "fase di adozione". Avevamo torto. Quella 
domanda era la domanda giusta, ed era più importante di qualunque 
protocollo LoRaWAN.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember241"&gt;
      Bari può avere i cassonetti più tecnologici d'Italia e un tasso di
 differenziata che non si muove di un punto, se il sistema viene 
progettato solo per chi sa già come funziona. "Giusto un gesto", 
appunto. Ma prima di insegnare il gesto, bisogna assicurarsi che tutti 
possano farlo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;&lt;strong&gt;P.S. Una domanda che la campagna "Giusto un gesto" non si è fatta&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;C'è un aspetto che la comunicazione istituzionale non nomina, e che merita almeno di essere segnalato.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;L'app eGATE Digi non è sviluppata da Amiu Puglia né dal Comune di Bari. È un prodotto commerciale di &lt;strong&gt;emz - Hanauer GmbH &amp;amp; Co KGaA&lt;/strong&gt;, un'azienda tedesca. I cittadini che si registrano sul portale di Amiu e scaricano l'app stanno di fatto conferendo i propri dati personali a un soggetto terzo privato, con sede all'estero: nome, indirizzo, codice fiscale (tramite il codice di attivazione), email, tipo di dispositivo, sistema operativo, e soprattutto orari e posizione GPS al momento di ogni singolo conferimento. L'app richiede che GPS e Bluetooth siano attivi durante l'utilizzo, perché scansiona i cassonetti nelle vicinanze.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;La privacy policy di emz dichiara una "responsabilità congiunta" tra l'azienda tedesca e il gestore locale per il trattamento dei dati. Non un titolare unico: due soggetti che si dividono la responsabilità, con tutto ciò che questo comporta in termini di chiarezza per l'utente.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Il punto più delicato, però, è un altro. Sotto il GDPR, il consenso è una base giuridica valida solo se è libero: cioè solo se rifiutarlo non comporta conseguenze significative per chi lo rifiuta. Ma se il sistema diventa obbligatorio, o anche solo l'unica modalità pratica per accedere ai cassonetti, il consenso non è più libero. In quel caso la base giuridica corretta sarebbe l'interesse pubblico o l'obbligo legale, e andrebbe dichiarata esplicitamente nell'informativa. Nel comunicato del Comune tutto questo non compare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Non è detto che ci sia un problema formale: potrebbe essere tutto in regola, con informative dettagliate nel portale di registrazione che semplicemente non sono state citate nella conferenza stampa. Ma il Garante per la protezione dei dati personali, in casi analoghi, ha già richiamato più volte le amministrazioni locali a una trasparenza proattiva, non reattiva. "Giusto un gesto" vale anche qui: dire ai cittadini, con la stessa chiarezza con cui si spiega come aprire il cassonetto, chi riceve i loro dati, per quanto tempo li conserva, e cosa succede se decidono di non darli.&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember241"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeAnmdZjVr-01xBRGzJLWPInKT-aw8ZlaLzhrHH4Wz66bSJoGyefi3hDuy41eki76EYlJWzRrf4Ex8G-w3uvAh5H9C0AEV2T8S8pQWjU-zm7Um3MyQQFC0C1QAxIz0_rzRRRvpu8sqEpgPTh9t6-LRkQ9chGY0lrBgLOHzBS87GXraEcc3xpsxWy3d4Cw/s72-w640-h480-c/69e8e1ae64b07.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Augusto, Arduino e i delfini</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/04/augusto-arduino-e-i-delfini.html</link><category>a sud</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>fascismi</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 16:22:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1174183453410025695</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2fclSkdn7wkmOX6uIVcfXS-tg3aWMY0E8x7fZ54tpKAimHtvyV2x9BOO5VE6n1unhEF9Ba99e2X-MAthMi6H-P3B8BOUbDO15H_NYfDjeVorPclyknNsvawjuu5rgwwzgmvMz7AznCIcuu8rvhdMe_PtWBVJnyJo5gAj5ENPgzR6rrbhfm2wJQaGxRAw/s1500/Statue-Augustus-Eros.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="838" data-original-width="1500" height="358" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2fclSkdn7wkmOX6uIVcfXS-tg3aWMY0E8x7fZ54tpKAimHtvyV2x9BOO5VE6n1unhEF9Ba99e2X-MAthMi6H-P3B8BOUbDO15H_NYfDjeVorPclyknNsvawjuu5rgwwzgmvMz7AznCIcuu8rvhdMe_PtWBVJnyJo5gAj5ENPgzR6rrbhfm2wJQaGxRAw/w640-h358/Statue-Augustus-Eros.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Cosa c'entra un imperatore romano con un laboratorio di elettronica a Taranto?&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Sono a Taranto per condurre un corso Arduino. Sei sessioni, ventiquattro ore, cittadini che hanno deciso di imparare qualcosa di nuovo. Sali la scalinata del Palazzo della Provincia e già capisci che questo non è un posto qualunque.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Il palazzo ha quella solennità un po' austera che certi edifici pubblici italiani sanno esibire con naturalezza: marmo, volte alte, silenzio istituzionale. Poi le finestre ti aprono sul mare, e ti dimentichi di tutto. Dicono che i delfini si vedano spesso, là fuori, nello Ionio che brilla. E già questa sola cosa basterebbe a far capire dove sei.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Ma nell'atrio c'è un ospite inatteso che ti ferma.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Un Augusto di bronzo, in piena posa da condottiero, braccio alzato, sguardo che chiede silenzio prima di parlare. È la replica della celebre statua conservata ai Musei Vaticani, l'Augusto di Prima Porta, nota anche come "Augusto loricato" per la splendida corazza che indossa. Repliche bronzee di questa statua, realizzate dalle fonderie Chiurazzi di Napoli, furono collocate in epoca fascista in varie città d'Italia: Napoli, Roma, Torino, Fano, Brindisi. Quella di Taranto campeggiava sul lungomare, parte di un preciso progetto di monumentalizzazione del fronte mare voluto dal regime.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;L'intenzione propagandistica era limpida. Mussolini voleva celebrare il proprio apogeo associando la sua figura a quella di Augusto. Il messaggio era: noi siamo i nuovi Romani, l'Italia risorge a impero. Peccato che l'impero in questione si riducesse a qualche colonia africana conquistata con i gas, e che il "nuovo Augusto" avrebbe portato il paese a un massacro. Proclamare la grandezza di Roma mentre si mandavano i ragazzi a morire in Albania e in Grecia con le scarpe di cartone ha un che di grottesco che nessuna retorica bronzea riesce a nascondere del tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Però, fermati un attimo. Prima di archiviare tutto come pura impostura, guarda la statua davvero.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Sulla gamba destra di Augusto c'è un bambino: Eros, a cavallo di un delfino. &lt;b&gt;Augusto ce l'ha piccolo&lt;/b&gt;, ai piedi, quasi come un piedistallo giustificativo. Ma quel delfino non è decorazione casuale: è propaganda teologica scolpita nel bronzo. Augusto discende da Venere attraverso Enea, e il delfino era l'animale sacro della dea. La presenza di Eros lì in basso dice: questo uomo non è solo un generale, è un predestinato.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;E qui arriva il corto circuito bellissimo che solo Taranto può offrirti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Il delfino non è un simbolo di importazione romana. È il cuore stesso di questa città. Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria, è il fondatore spirituale dell'antica colonia magnogreca. Secondo la leggenda, mentre compiva sacrifici sulle rive dello Ionio per onorare suo padre, gli apparve improvvisamente un delfino: segno di buon auspicio, incoraggiamento a fondare una città. Sulle antiche monete di Taranto, Taras è a cavallo del delfino, tridente in mano. Oggi quel delfino è nello stemma civico. Lo stesso delfino che nuota là fuori dalla finestra, mentre spieghi ai corsisti come si collega una resistenza su una breadboard.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;L'accostamento involontario è quasi commovente nella sua ironia: il fascismo piazza nell'atrio un Augusto con il suo piccolo Eros su delfino per evocare Roma eterna, e la città risponde in silenzio con tremila anni di delfini sulle monete, sullo stemma, nelle leggende, nel mare. Chi ha più radici, alla fine?&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Già che colleghiamo cose che non hanno a che fare tra loro, facciamo l'ultima acrobazia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Arduino: quello che teniamo in mano durante il corso, con i suoi pin e il suo microcontrollore. Il nome della scheda deriva da quello di un bar di Ivrea frequentato dai fondatori del progetto, nome che richiama a sua volta quello di Arduino d'Ivrea, re d'Italia nel 1002. Un bar. Un re medievale. Una scheda elettronica. Quando l'Italia è creativa, lo è davvero.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Arduino d'Ivrea fu un personaggio scomodo e controcorrente: scomunicato dal Papa, osteggiato dall'imperatore germanico, amato dalle città che non sopportavano il potere dei grandi feudatari. Un ribelle con una causa, sconfitto ma non dimenticato, tanto da diventare il nome di un bar di provincia, e poi di una piattaforma che oggi milioni di ragazzi in tutto il mondo usano per costruire cose, misurare il mondo, accendere luci, leggere sensori.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Augusto e Arduino: due modi opposti di lasciare il segno. Il primo con la forza delle legioni, della propaganda di Stato, del bronzo imposto dall'alto. Il secondo con la cocciutaggine di chi non si arrende, diffondendosi per contagio, per curiosità, per apertura. Augusto voleva l'eternità per decreto. Arduino la sta ottenendo per diffusione virale, una scheda alla volta.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Ecco perché il selfie finale sotto Augusto, a fine corso, sarà perfetto.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Un imperatore di bronzo che punta il dito verso un futuro che non aveva immaginato, circondato da persone che hanno appena imparato a fare cose concrete con strumenti aperti. In una città che sulla protezione dell'ambiente ha un conto aperto e urgente con la storia: splendida, fragile, segnata dagli insediamenti industriali, ancora capace di guardare il mare e aspettare i delfini.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;La padronanza conquistata, quella vera, non si misura in province annesse. Si misura nel capire come funziona qualcosa, e nell'usarla per il bene di chi ci sta intorno.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Augusto avrebbe chiamato questo "civilizzare le province". Noi lo chiamiamo &lt;i&gt;lifelong learning&lt;/i&gt;. Ed è decisamente meglio così.&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2fclSkdn7wkmOX6uIVcfXS-tg3aWMY0E8x7fZ54tpKAimHtvyV2x9BOO5VE6n1unhEF9Ba99e2X-MAthMi6H-P3B8BOUbDO15H_NYfDjeVorPclyknNsvawjuu5rgwwzgmvMz7AznCIcuu8rvhdMe_PtWBVJnyJo5gAj5ENPgzR6rrbhfm2wJQaGxRAw/s72-w640-h358-c/Statue-Augustus-Eros.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>«Se domani mi proponessi di distruggere la Chiesa?»</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/04/se-domani-mi-proponessi-di-distruggere.html</link><category>credenti</category><category>farina del mio sacco</category><category>farisei</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:39:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-468937459086216503</guid><description>&lt;style&gt;
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&lt;body&gt;
&lt;div class="art"&gt;
  &lt;div class="kicker"&gt;Storia &amp;amp; Attualità&lt;/div&gt;
  &lt;h1&gt;«Se domani mi proponessi di distruggere la Chiesa?»&lt;/h1&gt;
  &lt;p class="subtitle"&gt;Due uomini di potere, due papi, duecento anni di distanza. E la stessa tentazione di ridurre il Vaticano a uno strumento.&lt;/p&gt;
  &lt;div class="meta"&gt;13 aprile 2026&lt;/div&gt;

  &lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;
  &lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghgAVW-6H858a174AnF1P0zCX6dZqOGVcCZ57nYZBrInzKov87sE1T0TM3g8jAU9wAKWDWRZuspmsZIXUBlndqoEkqXyYflGt2aOJ14JGlhEDCq0B4yNyf3TKEHQFjv4QtFjI_9Hsq7iuSnC2H3lM_7MoaLC1q2atk_4FrOdK4mEBYfNlhiH_iVZVxhCY/s620/napoleon-y-el-papa1.png" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center;"&gt;
    &lt;img alt="Jacques-Louis David, 'Il Sacre di Napoleone' (1807, particolare). Napoleone incorona Giuseppina mentre Pio VII assiste sullo sfondo. Museo del Louvre, Parigi." border="0" width="600" data-original-height="310" data-original-width="620" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghgAVW-6H858a174AnF1P0zCX6dZqOGVcCZ57nYZBrInzKov87sE1T0TM3g8jAU9wAKWDWRZuspmsZIXUBlndqoEkqXyYflGt2aOJ14JGlhEDCq0B4yNyf3TKEHQFjv4QtFjI_9Hsq7iuSnC2H3lM_7MoaLC1q2atk_4FrOdK4mEBYfNlhiH_iVZVxhCY/s600/napoleon-y-el-papa1.png"/&gt;
  &lt;/a&gt;
  &lt;p style="text-align: center; font-size: 13px; font-style: italic; color: #888780; margin: -0.5em 0 1.5em;"&gt;Jacques-Louis David, «Il Sacre di Napoleone» (particolare), 1807. Olio su tela, Museo del Louvre, Parigi. Napoleone, avendo tolto la corona dalle mani di Pio VII, la posa sul capo di Giuseppina: un gesto che i contemporanei lessero subito come una dichiarazione di autonomia dal potere spirituale.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;p class="drop-cap"&gt;C'è una scena che vale la pena rileggere con calma. Napoleone Bonaparte, all'apice del potere europeo, convoca il cardinale Ercole Consalvi e gli lancia una sfida: «Eminenza, voi sapete che io non conosco ostacoli. Posso distruggere chi voglio, uomini, cose, istituzioni. E se domani mi proponessi di distruggere la Chiesa? Ditemi quel che avverrebbe. Dite…»&lt;/p&gt;
  &lt;p&gt;La risposta del cardinale, senza scomporsi, è entrata nella leggenda: «Maestà, fareste una fatica inutile. Sareste vinto. Non siamo riusciti noi, noi preti, noi cristiani, con le nostre debolezze, con le nostre infedeltà, a distruggere la Chiesa. E vorreste riuscirci voi?» Lo scambio è famoso, citato spesso. Chi ha cercato traccia scritta negli atti ufficiali e nelle memorie del Consalvi, però, non ha trovato nulla di certo. Probabilmente è un aneddoto apocrifo, costruito nel tempo per illustrare un paradosso che la gente sentiva vero: quello della &lt;a href="https://it.wikisource.org/wiki/Decameron/Giornata_prima/Novella_seconda" target="_blank"&gt;Seconda Novella del Decamerone&lt;/a&gt;, dove un ebreo si converte proprio perché vede la corruzione della Curia romana e conclude che solo lo Spirito Santo può tenere in piedi un'istituzione simile.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Vale la pena tenere presente questa ambiguità prima di usare la storia come specchio del presente.&lt;/p&gt;

  &lt;h2&gt;Il primo atto: Parigi, 1801&lt;/h2&gt;

  &lt;p&gt;Il rapporto tra Napoleone e la Santa Sede era cominciato con una stretta di mano. Il Concordato del 15 luglio 1801 fu un capolavoro di pragmatismo reciproco: Bonaparte voleva riportare la Francia rurale sotto un ombrello spirituale che lui potesse governare; Pio VII voleva sopravvivere alla Rivoluzione e riaffermare il primato della Chiesa in Francia. Entrambi ottennero qualcosa, entrambi cedettero qualcosa.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;È importante ricordare che Pio VII non era soltanto una guida spirituale: era anche un sovrano temporale, capo di uno Stato con territori, sudditi e interessi politici propri. Il conflitto con Napoleone non fu uno scontro tra potere laico e potere religioso in astratto: fu uno scontro tra due sovrani, ciascuno convinto di dover prevalere sull'altro. Bonaparte voleva un papa come aveva i suoi vescovi, uno strumento della politica imperiale. Pio VII si rifiutò di esserlo.&lt;/p&gt;

  &lt;blockquote&gt;
    La religione cattolica veniva riconosciuta come quella della maggioranza dei francesi, ma non come religione di Stato. In cambio, la Santa Sede riconosceva la Repubblica come forma legittima di governo. Il Primo Console nominava i vescovi; il Papa li istituiva canonicamente. Un equilibrio costruito su interessi opposti.
    &lt;cite&gt;Wikipedia, «Pio VII e Napoleone»&lt;/cite&gt;
  &lt;/blockquote&gt;

  &lt;p&gt;Bonaparte ci aggiunse subito 77 «articoli organici» che reintroducevano il &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gallicanesimo" target="_blank"&gt;gallicanesimo&lt;/a&gt; dalla porta di servizio: ogni decisione romana doveva ottenere il placet del governo francese. Pio VII protestò, poi calcolò che insistere avrebbe significato rimettere in discussione tutto. Tenne duro dove poteva, cedette dove doveva.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Poi le cose precipitarono. Nel 1809 Napoleone decretò l'annessione dello Stato Pontificio all'Impero. Il papa scomunicò i responsabili senza nominare l'imperatore, ma il destinatario era chiaro. Poco dopo Pio VII fu arrestato al Quirinale e deportato prima a Savona, poi a Fontainebleau. Nel 1813, sfinito dalla prigionia, firmò un abbozzo di nuova convenzione. L'imperatore lo fece subito pubblicare come «nuovo concordato». Cinque giorni dopo il papa lo ritrattò per iscritto. L'anno seguente Napoleone abdicava. Il 24 maggio 1814 Pio VII rientrava a Roma accolto da folle festanti.&lt;/p&gt;

  &lt;div class="pull"&gt;Il papa non pronunciò il nome di Napoleone. Napoleone non riuscì a piegare il papa. Nessuno dei due ottenne quello che voleva davvero.&lt;/div&gt;

  &lt;p&gt;Occorre però aggiungere una nota che la retorica trionfale tende a dimenticare: il potere temporale della Chiesa non si concluse con la vicenda napoleonica. Continuò per decenni, fino a quando, nel 1870, le truppe italiane entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia e il Risorgimento poté finalmente compiersi. La tentazione di ricavarne una morale lineare, i potenti che sfidano il papa finiscono male, si scontra però con un'altra pagina della stessa storia: perché senza la sconfitta del potere temporale pontificio, l'Italia unita non sarebbe mai nata.&lt;/p&gt;

  &lt;h2&gt;Il secondo atto: Washington, 2026&lt;/h2&gt;

  &lt;p&gt;Duecento anni dopo, un'altra domenica sera, un altro uomo di potere pubblica un lungo messaggio contro il papa regnante. Donald Trump, sulla sua piattaforma Truth Social, definisce Leone XIV «debole sul crimine e pessimo sulla politica estera». Lo accusa di essere «molto liberale», di incontrare «simpatizzanti di Obama», di non capire la grandezza dell'America. E poi arriva la rivendicazione che, storicamente, non ha precedenti: «Se non fossi io alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.»&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, nato a Chicago e primo pontefice americano della storia, aveva tenuto il giorno prima una veglia di preghiera per la pace. Senza nominare Trump, senza nominare l'Iran, aveva parlato di «delirio di onnipotenza» che alimenta le guerre, di leader chiamati a sedersi al tavolo del dialogo invece che a quello dove si pianificano le armi. Il messaggio era trasparente.&lt;/p&gt;

  &lt;blockquote&gt;
    «Leone dovrebbe rimettersi in sesto come Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la Sinistra radicale, e concentrarsi sull'essere un Grande Papa, non un Politico.»
    &lt;cite&gt;Donald Trump, Truth Social, 13 aprile 2026&lt;/cite&gt;
  &lt;/blockquote&gt;

  &lt;p&gt;Leone non ha risposto con un comunicato ufficiale, né ha convocato una conferenza stampa. Ha risposto sul volo verso Algeri, parlando con i giornalisti a bordo, mentre cominciava un viaggio apostolico di undici giorni in Africa. Il tono era fermo, quasi disinteressato alla polemica: «Io non ho paura dell'amministrazione Trump. Continuerò a parlare ad alta voce del messaggio del Vangelo. Non sono un politico, non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui.» E poi, con una frase che sembrava rivolta a tutto l'universo trumpiano più che al solo presidente: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcune persone stanno facendo.»&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Il papa ha anche chiarito che la sua voce non è diretta a Trump in quanto tale: «Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui. Cerchiamo di finire con le guerre.» Poi è atterrato ad Algeri, prima tappa di un itinerario che lo porterà anche in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Era, ha spiegato lui stesso, il viaggio che voleva fare fin dall'inizio del suo pontificato.&lt;/p&gt;

  &lt;h2&gt;La risposta dell'episcopato americano&lt;/h2&gt;

  &lt;p&gt;Mentre Leone XIV era già in volo, la reazione più significativa è arrivata dall'interno della Chiesa cattolica americana. L'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha rilasciato una dichiarazione netta: «Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime.»&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Anche la Conferenza episcopale italiana ha espresso rammarico, ricordando che il papa «non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace». La solidarietà è arrivata persino da Matteo Salvini, che ha definito l'attacco di Trump «non intelligente». Una convergenza insolita, che dice qualcosa sulla portata dello sconfinamento compiuto dal presidente americano.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Trump ha vinto il 55 per cento del voto cattolico alle ultime elezioni, contro il 43 di Kamala Harris. Attaccare il primo papa americano della storia, e ricevere in risposta una presa di distanza pubblica dai vescovi statunitensi, non è una mossa politicamente neutra. È una crepa nel consenso che lui stesso ha costruito.&lt;/p&gt;

  &lt;h2&gt;Uno specchio imperfetto&lt;/h2&gt;

  &lt;p&gt;Il parallelo tra le due vicende è suggestivo, ma va maneggiato con cura. Pio VII era un sovrano temporale: aveva uno Stato, confini, interessi geopolitici. La sua resistenza a Napoleone si intrecciava con questioni di territorio e di potere politico concreto, non soltanto di principi spirituali. Leone XIV non governa nessuno Stato nel senso tradizionale: la sua autorità è di natura diversa, e le sue critiche a Trump riguardano guerre, migranti, pace, non rivendicazioni territoriali.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Ciò che i due episodi hanno in comune non è dunque una morale storica semplice. È qualcosa di più specifico: la tentazione, ricorrente nei potenti, di ridurre il papato a un elemento della propria narrativa. Napoleone voleva un papa che legittimasse l'impero. Trump, come ha dimostrato la sequenza di domenica sera, sembra voler fare qualcosa di più radicale.&lt;/p&gt;

  &lt;h2&gt;Il taumaturgo e il pontefice&lt;/h2&gt;

  &lt;p&gt;Poche ore dopo aver attaccato Leone XIV su Truth Social, Trump ha pubblicato un'altra immagine: un'illustrazione generata con intelligenza artificiale in stile pittura devozionale americana, in cui lui compare vestito con un manto rosso e bianco, nell'atto di guarire un malato con la mano luminosa. Intorno, aquile calve, bandiere americane, soldati in apoteosi, fuochi d'artificio, la Statua della Libertà. Un'iconografia cristologica esplicita, curata nei dettagli, pubblicata deliberatamente nelle stesse ore dello scontro col papa.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Sarebbe un errore leggerla come bizzarria o come sintomo di instabilità. Questa imagerie ha un nome preciso nella letteratura politologica: nazionalismo cristiano americano. Non è una novità nella comunicazione trumpiana, è un sistema di simboli coerente e collaudato, efficacissimo su una parte consistente dell'elettorato evangelico e cattolico tradizionalista. Trump e i suoi non usano questo linguaggio per sbaglio.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;La sequenza delle due pubblicazioni rivela qualcosa di più preciso di un semplice attacco politico. Il messaggio implicito è: non ho bisogno della tua autorità spirituale perché ho la mia. Non è un laico che difende lo Stato dall'ingerenza del clero, come potrebbe sembrare a una lettura superficiale. È qualcuno che rivendica per sé una legittimità sacrale alternativa e concorrente a quella del pontefice.&lt;/p&gt;

  &lt;div class="pull"&gt;La domanda non è più soltanto chi comanda. È chi parla in nome di Dio in America.&lt;/div&gt;

  &lt;p&gt;È proprio su questo terreno che la risposta di Leone XIV acquista tutto il suo peso. Il papa non ha accettato il duello. Non ha risposto colpo su colpo, non ha alzato i toni, non ha rivendicato autorità istituzionale. Ha fatto qualcosa di diverso: ha spostato il piano. «Non sono un politico, parlo del Vangelo.» Una frase che, letta accanto all'immagine cristologica di Trump, suona come un confine tracciato con precisione chirurgica. Non tra due poteri, ma tra due modi di intendere il sacro.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Napoleone voleva un papa utile. Trump sembra voler fare a meno del papa. Leone XIV, da un aereo in volo verso l'Africa, ha risposto con il Vangelo delle Beatitudini: «Beati i costruttori di pace.» La differenza non è di grado: è di natura. E rende il parallelo storico ancora più instabile di quanto sembrasse all'inizio.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;C'è un'ultima suggestione che vale la pena lasciare al lettore. Il nome Leone non è neutro nella storia del papato. Leone I, detto il Magno, è il papa che nel 452 incontrò Attila sul Mincio e lo convinse a non marciare su Roma. Antonello Venditti ci ha scritto una canzone, "&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=bDwnhmYX2aY" target="_blank"&gt;Attila e la stella&lt;/a&gt;", che usa quell'immagine per raccontare la forza disarmata che si oppone alla violenza armata. I papi non scelgono i loro nomi a caso. E un pontefice che sale su un aereo verso l'Africa dicendo "non ho paura" a chi dispone della forza militare più potente della storia, forse sa benissimo a quale tradizione si sta richiamando.&lt;/p&gt;
  
  &lt;p&gt;Come andrà a finire, è presto per dirlo. Quello che la storia suggerisce, senza garantirlo, è che questo tipo di partita tende a complicarsi più del previsto per chi la apre. Ma la storia suggerisce anche altro: che chi si è ritratto come inviato di Dio per legittimare il proprio potere ha quasi sempre lasciato, alla fine, più domande che risposte.&lt;/p&gt;

  &lt;div class="note"&gt;
    &lt;strong&gt;Fonti:&lt;/strong&gt; NBC News, CNBC, Axios, Newsweek, ANSA (13 aprile 2026) · Vatican News, «Il Papa: non sono un politico, parlo di Vangelo» · Famiglia Cristiana, «Papa Leone XIV replica a Trump» · Wikipedia italiana, «Pio VII e Napoleone» · brunacci.it, «Cap. IX, il Concordato: non ci riuscirono i preti»
  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghgAVW-6H858a174AnF1P0zCX6dZqOGVcCZ57nYZBrInzKov87sE1T0TM3g8jAU9wAKWDWRZuspmsZIXUBlndqoEkqXyYflGt2aOJ14JGlhEDCq0B4yNyf3TKEHQFjv4QtFjI_9Hsq7iuSnC2H3lM_7MoaLC1q2atk_4FrOdK4mEBYfNlhiH_iVZVxhCY/s72-c/napoleon-y-el-papa1.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Capelli rossi e ceneri: il teatro che non assolve nessuno</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/04/capelli-rossi-e-ceneri-il-teatro-che.html</link><category>donne</category><category>farina del mio sacco</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 5 Apr 2026 08:50:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3065367980284752384</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF-w6tTGWOUDQuZqbnhAHr5jGZsTLexInH2d9CwnKJOFKF6HmYBtN8WrOYqaQp86eZ9rg2mTPmZOoRQnRuOID-ygeKZxEIPzmVAe_BjQncW46XNAdtrj_9jj7o79HjfmEllkVOe6X8V_rex1oVJ0tF5DhMDhUoKMH8vjXbAveWEVg5frH2Nt0keSMXSMI/s1270/MERCOLEDI-DELLE-CENERI-head.jpg" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;"&gt;&lt;img alt="" border="0" data-original-height="602" data-original-width="1270" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF-w6tTGWOUDQuZqbnhAHr5jGZsTLexInH2d9CwnKJOFKF6HmYBtN8WrOYqaQp86eZ9rg2mTPmZOoRQnRuOID-ygeKZxEIPzmVAe_BjQncW46XNAdtrj_9jj7o79HjfmEllkVOe6X8V_rex1oVJ0tF5DhMDhUoKMH8vjXbAveWEVg5frH2Nt0keSMXSMI/s600/MERCOLEDI-DELLE-CENERI-head.jpg" width="600" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;"&lt;b&gt;Mercoledì delle Ceneri&lt;/b&gt;" di &lt;b&gt;Valentina Esposito&lt;/b&gt; e della &lt;b&gt;compagnia Fort Apache Cinema Teatro&lt;/b&gt;, reduce da una serie di repliche &lt;i&gt;sold-out &lt;/i&gt;al &lt;a href="https://www.teatrovascello.it/2025/06/07/mercoledi-delle-ceneri/" target="_blank"&gt;teatro Vascello di Roma&lt;/a&gt;, è una novella "Canzone di Marinella":
come nella celebre canzone di De André, si restituisce un nome e un volto a una giovane prostituta stuprata e portata via dalle acque del fiume. Cinquanta anni prima, nella notte del martedì grasso, Rosa è una ragazza con straordinari capelli rossi. In quei capelli è scritto e descritto il suo destino, alimentato da innumerevoli detti popolari che collegano colore e calore e alimentano stereotipi e fantasie su quanto una donna debba essere disponibile, perché rossa, mora o bionda, bella o brutta, bassa o alta, grossa o magra, santa o puttana. Per cinquant'anni il suo innamorato (impersonato da Giancarlo Porcacchia, tra gli interpreti più potenti di un &lt;i&gt;ensemble&lt;/i&gt; straordinario) tornerà ogni giorno al fiume ad invocare che gli venga restituito almeno il corpo, perché l'unica parte di Rosa che era stata rinvenuta erano state soltanto ciocche di capelli, che rimangono sempre tali e quali, non soggette al disfacimento e alla putrefazione, eterne.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In paese fioriscono leggende rispetto alla tragica morte di Rosa, finché un bambino di quattro anni racconta di averne avuto una visione, tra luce e fuoco. Il bambino diventerà Ciuccio, l'omosessuale del villaggio, vittima di soprusi e violenze, fino ad un altro epilogo tragico. Dalla visione di Ciuccio è tratta una tradizione che comporta un rito profano che però si innesta nelle "radici" cristiane del paese, al punto che "vengono preti dai paesi vicini per divertirsi anche loro". Si costruisce ogni anno la Pupazza, un fantoccio con i capelli rossi ed i grandi seni, destinato ad essere bruciato in piazza la sera del martedì grasso, tanto poi ci si pentirà il giorno dopo che sono le Ceneri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realtà l'intera comunità fa proprio l'orrore della discriminazione, dello stupro e dell'omicidio, e se ne assume la responsabilità, ammettendo che ciascuno è permeato di questo schifo pagano, neanche minimamente scalfito da un cristianesimo di sola facciata. I rapporti di sottomissione della donna e di chiunque sia divergente sono la rappresentazione plastica del potere che violenta i giovani e ne neutralizza la forza creativa, in un loop di orizzonti chiusi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È qui che ripenso a Salò di Pasolini e a quel "Non posso mangiare il riso! E allora mangia la merda!" che risuona solenne come una condanna definitiva, altro che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forza dei lavori originali di Fort Apache ha la sua genesi in una drammaturgia corale che parte dall'autobiografia di ciascuno. In questo lavoro sono riusciti ad esprimere l'orrore per i troppi omicidi di donne causati dalla piccolezza di uomini che avrebbero dovuto amarle, e lo fanno senza cadere neanche per un attimo nella retorica dei luoghi comuni, anzi raccontando di come siano i luoghi comuni condivisi da una comunità malata e immorale a determinare la violenza e la morte. Perché, seppure la responsabilità penale è personale, qualsiasi stupro è uno stupro di gruppo, qualsiasi omicidio nasce da idee mortifere condivise. Da questo trae origine il rito, che solo superficialmente prova a giustificare e sublimare la bruttezza che abita in ciascuno di noi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;No, non ci sarà quaresima purificatrice, né tanto meno Pasqua ad indicare una novità di vita per chi è predestinato dai capelli rossi e dai modi gentili a subire la prevaricazione.&lt;/p&gt;

&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF-w6tTGWOUDQuZqbnhAHr5jGZsTLexInH2d9CwnKJOFKF6HmYBtN8WrOYqaQp86eZ9rg2mTPmZOoRQnRuOID-ygeKZxEIPzmVAe_BjQncW46XNAdtrj_9jj7o79HjfmEllkVOe6X8V_rex1oVJ0tF5DhMDhUoKMH8vjXbAveWEVg5frH2Nt0keSMXSMI/s72-c/MERCOLEDI-DELLE-CENERI-head.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Occhi verdi color di foglia</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/03/occhi-verdi-color-di-foglia.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Faber</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 24 Mar 2026 15:56:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8360026575177728305</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhC0sMDZRE6klwwSi5sJcBSNmFS6ntNKUZoxWFgjLZyrFMiDOVBdTi5CPu-_TeVR5fGZgN3EAnka8QOf5uq-1oZTw2Gn7McjIH7AbUcT6xdNBl3UYZCHHUlCMmU-prUnpoR0ZJkwTT8HeRDkrOZhv5qbadH1vDIdOagRFcm8vOervVWIyRAahp32sTTV9g/s2048/Edward%20Hopper%20A%20woman%20in%20the%20sun%201961.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Edward Hopper - A Woman in the Sun - 1961" border="0" data-original-height="1360" data-original-width="2048" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhC0sMDZRE6klwwSi5sJcBSNmFS6ntNKUZoxWFgjLZyrFMiDOVBdTi5CPu-_TeVR5fGZgN3EAnka8QOf5uq-1oZTw2Gn7McjIH7AbUcT6xdNBl3UYZCHHUlCMmU-prUnpoR0ZJkwTT8HeRDkrOZhv5qbadH1vDIdOagRFcm8vOervVWIyRAahp32sTTV9g/w640-h426/Edward%20Hopper%20A%20woman%20in%20the%20sun%201961.jpg" title="Edward Hopper - A Woman in the Sun - 1961" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;&lt;i&gt;La notizia della morte di Gino Paoli mi porta a riflettere su "Il cielo in una stanza"&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;La scrisse nei primi anni Sessanta, quando io avevo pochi mesi, e ancora per poco una mamma, ma lui era già riuscito ad innamorarsi di una prostituta. Un'esperienza che, a quanto pare, accomuna tutti quelli che sono dei geni, scrivono canzoni e hanno vissuto la loro giovinezza a Genova.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Penso alla ragazza nella stanza dal soffitto viola, e a quella di &lt;i&gt;Via del Campo&lt;/i&gt;, l'altra canzone genovese, quella di De André, scritta pochi anni dopo. Per noi entrambe non hanno un nome: sono soltanto "una puttana". Eppure i volti, i capelli, la tristezza in fondo agli &lt;i&gt;occhi verdi color di foglia&lt;/i&gt;, lo stesso verde delle foglie sugli alberi infiniti, riesco a visualizzarli nitidamente.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Sorelle. Sorelle schiacciate da quel soffitto di cristallo che è il contesto in cui il destino ci fa nascere e crescere, e che può essere fonte di opportunità oppure di catene, di quella schiavitù che, per dirla con la Costituzione, &lt;i&gt;impedisce il pieno sviluppo della persona umana&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Il soffitto, le pareti, le scale che si possono salire ma non oltre il primo piano, il balcone che resta chiuso: tutto simboleggia quel &lt;i&gt;fin qui puoi arrivare, ma non oltre&lt;/i&gt;. Chi può abbattere quelle pareti e quel soffitto viola, e indicare il cielo aperto e infinito a chi non ha mai potuto nemmeno affacciarsi al balcone? Un ragazzo capace di ignorare le convenzioni sociali, di vedere la persona oltre lo stigma, capace di dire &lt;i&gt;ora tu sei qui con me&lt;/i&gt;, e di far sorridere, anche solo per un attimo, quegli occhi verdi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Per dirla con Pasolini, che nello stesso periodo scrisse il testo del &lt;a href="https://suitetti.blogspot.com/2008/09/me-sento-tutta-verginit.html" target="_blank"&gt;&lt;i&gt;Valzer della toppa&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, una canzone romanesca in cui è la prostituta stessa a parlare, dopo essersi presa una toppa (la sbronza, ma anche la cotta per qualcuno) che le regala una giornata di libertà e di occhi nuovi sul mondo: &lt;i&gt;mo so' felice, me sento tornata un fiore de verginità&lt;/i&gt;. Non nostalgia dell'innocenza perduta. La sensazione, rara e preziosa, di essere state restituite a se stesse.&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhC0sMDZRE6klwwSi5sJcBSNmFS6ntNKUZoxWFgjLZyrFMiDOVBdTi5CPu-_TeVR5fGZgN3EAnka8QOf5uq-1oZTw2Gn7McjIH7AbUcT6xdNBl3UYZCHHUlCMmU-prUnpoR0ZJkwTT8HeRDkrOZhv5qbadH1vDIdOagRFcm8vOervVWIyRAahp32sTTV9g/s72-w640-h426-c/Edward%20Hopper%20A%20woman%20in%20the%20sun%201961.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Istituti tecnici: una riforma che sacrifica proprio ciò che dovrebbe rafforzare</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/03/istituti-tecnici-una-riforma-che.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 21 Mar 2026 09:56:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8170412905231305290</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1009"&gt;
      &lt;i&gt;Una riflessione critica sui nuovi quadri orari — e un appello al Ministero&lt;/i&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1010"&gt;
      Tra le molte criticità dei &lt;a href="https://www.flcgil.it/scuola/docenti/secondo-ciclo/riforma-istituti-tecnici-pubblicati-nuovi-quadri-orario-molta-confusione-scuole-si-realizzano-tagli-annunciati-flc-cgil.flc" target="_blank"&gt;nuovi quadri orari per gli istituti tecnici&lt;/a&gt;, una in particolare merita attenzione: la riduzione 
dell'Italiano, privato persino della letteratura nella denominazione del
 triennio. Non è una questione formale — è un segnale di che cosa si 
considera essenziale per un tecnico del futuro.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;blockquote class="ember-view reader-text-block__blockquote" id="ember1011"&gt;
      Sono passati i tempi delle interviste ai calciatori analfabeti: 
oggi la competenza chiave non è la padronanza di abilità spicciole, ma 
la capacità di comprendere processi complessi e di comunicare con 
colleghi e superiori.
    &lt;/blockquote&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1012"&gt;
      Rispondere al fenomeno dell'analfabetismo di ritorno — con una 
quota crescente di popolazione incapace di comprendere un testo semplice
 — sacrificando proprio gli studi linguistici è una contraddizione che 
non si può ignorare. Le maestranze formate in questo modo rischiano di 
essere inadeguate alle sfide dell'innovazione tecnologica, e di 
costituire un limite anziché una risorsa per le imprese.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1013"&gt;
      &lt;/p&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6T7BehrI-BDwvkMFZPptiA9JV-G5P_9PB74PjWWyg5XO7u_NkaAA3YGevFiSCNl5o7We7EQuWtZUGTmKAiqSr-zp3840Z2MyAfjWH676ZKbNtaN-zhF2DJytOYdtzVtAMsph-b4wMvpjvsMHXx2szgK0h3H3rbPaw_DOKrNVy1i3oxj1k-pVtQzxez2w/s904/61fdHD4CU1L._AC_UF894,1000_QL80_.jpg" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="904" data-original-width="894" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6T7BehrI-BDwvkMFZPptiA9JV-G5P_9PB74PjWWyg5XO7u_NkaAA3YGevFiSCNl5o7We7EQuWtZUGTmKAiqSr-zp3840Z2MyAfjWH676ZKbNtaN-zhF2DJytOYdtzVtAMsph-b4wMvpjvsMHXx2szgK0h3H3rbPaw_DOKrNVy1i3oxj1k-pVtQzxez2w/s320/61fdHD4CU1L._AC_UF894,1000_QL80_.jpg" width="316" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Compartimenti stagni&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;Ma c'è un secondo nodo, altrettanto serio: la canalizzazione 
precoce nella specializzazione fin dal primo anno. Come se il 
quattordicenne che sceglie debba essere vincolato a quella scelta anche 
quando, a sedici anni, ha maturato una visione diversa di sé e del 
mondo. Si tratta di una compartimentazione crescente tra indirizzi, in 
controtendenza rispetto alla realtà dell'ingegneria contemporanea, dove 
le competenze si integrano e si mescolano.
    &lt;p&gt;&lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1014"&gt;
      Un esempio eloquente: l'Informatica, nella sua accezione più 
piena, sarà insegnata solo nell'indirizzo di Informatica e 
Telecomunicazioni. Questo accade mentre il dibattito pubblico e il mondo
 del lavoro insistono sull'importanza del coding e dell'alfabetizzazione
 digitale per tutti i cittadini. Una incoerenza difficile da 
giustificare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1015"&gt;
      Non si tratta di bloccare ogni cambiamento. Ma sarebbe auspicabile
 che il Ministero dell'Istruzione e del Merito si fermasse, ascoltasse 
le voci del mondo della scuola e delle imprese, e valutasse almeno un 
rinvio di un anno dell'entrata in vigore di queste misure. Il tempo per 
una riflessione più ampia e partecipata non è un lusso: è una necessità.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1016"&gt;
      Perché una riforma della scuola tecnica merita di essere discussa 
con la stessa competenza e visione di lungo periodo che chiediamo ai 
nostri studenti.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1017"&gt;
      &lt;i&gt;Se condividi questa preoccupazione, rilancia. Il confronto pubblico è il primo passo.&lt;/i&gt;
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember1018"&gt;
      #scuola #istruzionetecnica #riforma #italiano #formazioneprofessionale #MIM #innovazione
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg6T7BehrI-BDwvkMFZPptiA9JV-G5P_9PB74PjWWyg5XO7u_NkaAA3YGevFiSCNl5o7We7EQuWtZUGTmKAiqSr-zp3840Z2MyAfjWH676ZKbNtaN-zhF2DJytOYdtzVtAMsph-b4wMvpjvsMHXx2szgK0h3H3rbPaw_DOKrNVy1i3oxj1k-pVtQzxez2w/s72-c/61fdHD4CU1L._AC_UF894,1000_QL80_.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>32 centimetri di legacy</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/03/32-centimetri-di-legacy.html</link><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 22:04:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1154604422498855022</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember541"&gt;
      &lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjUhTdtT6wTf_dklFsKkbl_V7x12hkgIov838-MX_zV0xBQ_fd0-GOnuAnWOgdzYY7m3i5T7tmbXPCz8njbWEScntLvIZ2P9bUI4OVmx-IIosGvf3UsqPyxwmgkFjvrEWdW6aIgv63_nlzJMmqEwqZnZ7KWZVyT-KSXqYWy50EH15nWDK5GddiSveW5PjY/s720/1773232231230.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="720" data-original-width="540" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjUhTdtT6wTf_dklFsKkbl_V7x12hkgIov838-MX_zV0xBQ_fd0-GOnuAnWOgdzYY7m3i5T7tmbXPCz8njbWEScntLvIZ2P9bUI4OVmx-IIosGvf3UsqPyxwmgkFjvrEWdW6aIgv63_nlzJMmqEwqZnZ7KWZVyT-KSXqYWy50EH15nWDK5GddiSveW5PjY/w480-h640/1773232231230.jpg" width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Guardate l'immagine qui sopra. In alto, una vignetta classica: 
operai disperati davanti a due binari che non si incontrano mai, ognuno 
costruito con la propria logica, la propria misura, il proprio standard.
 In basso, la realtà: decine di tecnici fermi su un cantiere, a 
chiedersi come risolvere un problema che qualcuno, decenni prima, non 
aveva previsto.
    &lt;p&gt;&lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember542"&gt;
      Sembrano due mondi diversi. Eppure raccontano la stessa storia.
    &lt;/p&gt;

  










            
  &lt;hr class="reader-divider-block__horizontal-rule" /&gt;



            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember543"&gt;
      I 32 centimetri che bloccano l'Europa su rotaia
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember544"&gt;
      &lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj32Xq8OX_SH0H3JSmFnZsAVt_g7YY-TgzXMU0xJ1vA5gvy1PtM5ke_HIsF74kIDKTOotHXyWLz-I8zbbHs9h4md98Q7KX5eDIjcoU88M0Frce7sCuZfQ4ow-ZcYEsjoKyk2MbeiNH3WlD4yxYatFto4Yy6n1z4dRPPpZ-OyPoG_9MW_sCH_fchY_EZfHQ/s643/1773232632119.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="362" data-original-width="643" height="225" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj32Xq8OX_SH0H3JSmFnZsAVt_g7YY-TgzXMU0xJ1vA5gvy1PtM5ke_HIsF74kIDKTOotHXyWLz-I8zbbHs9h4md98Q7KX5eDIjcoU88M0Frce7sCuZfQ4ow-ZcYEsjoKyk2MbeiNH3WlD4yxYatFto4Yy6n1z4dRPPpZ-OyPoG_9MW_sCH_fchY_EZfHQ/w400-h225/1773232632119.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Oggi&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/i&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;riporta
 una notizia che ha del grottesco: i treni TGV francesi a due piani, con
 i loro 4,32 metri di altezza, sarebbero troppo alti per molti tunnel 
della rete ferroviaria convenzionale italiana, costruiti nell'Ottocento.
    &lt;p&gt;&lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember545"&gt;
      La differenza? Trentadue centimetri rispetto ai convogli di Trenitalia e Italo, fermi a 4 metri esatti.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember546"&gt;
      Il problema non riguarda i binari dell'Alta Velocità, progettati 
per accogliere i treni moderni. Riguarda la rete di emergenza, quella 
"di riserva" su cui i treni vengono dirottati quando qualcosa va storto 
sull'AV. In caso di guasto, i TGV instradati sulla linea convenzionale 
rischierebbero di bloccare anche quella, non essendo compatibili con le 
gallerie ottocentesche.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember547"&gt;
      Il risultato? Una battaglia legale tra Ferrovie dello Stato, SNCF e
 l'Autorità di regolazione dei trasporti, con il TAR del Piemonte che a 
novembre ha dato ragione a Trenitalia e Italo, ritenendo 
insufficientemente motivate le deroghe concesse.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember548"&gt;
      Un problema da 32 centimetri sta (forse) rallentando la liberalizzazione ferroviaria europea.
    &lt;/p&gt;

  










            
  &lt;hr class="reader-divider-block__horizontal-rule" /&gt;



            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember549"&gt;
      Dove l'avevo già visto? Nell'informatica
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember550"&gt;
      Chi lavora con sistemi software legacy riconosce immediatamente questa storia. La chiamano&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;integration hell&lt;/b&gt;,
 il purgatorio dell'integrazione: due sistemi perfettamente funzionanti,
 ognuno nel proprio dominio, che si rivelano incompatibili quando 
qualcuno prova a farli parlare.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember551"&gt;
      La vignetta nella testata di questo post non è una battuta sui 
ferrovieri. È il simbolo più usato negli anni '90 e 2000 per descrivere 
il problema dei&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;sistemi siloed&lt;/b&gt;:
 applicazioni costruite in isolamento, con standard proprietari, che poi
 devono convivere su una stessa infrastruttura non progettata per 
entrambi.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember552"&gt;
      Il parallelo è quasi chirurgico:
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember553"&gt;
      &lt;b&gt;Il tunnel ottocentesco&lt;/b&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;→ Il sistema legacy che funziona benissimo per i propri scopi, ma non è stato progettato con in mente i requisiti futuri.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember554"&gt;
      &lt;b&gt;Il TGV a due piani&lt;/b&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;→
 Il nuovo software (o il nuovo attore di mercato) che porta innovazione 
reale, ma è dimensionato secondo parametri diversi da quelli 
dell'infrastruttura esistente.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember555"&gt;
      &lt;b&gt;I 32 centimetri di differenza&lt;/b&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;→ L'&lt;i&gt;impedance mismatch&lt;/i&gt;, quel piccolo ma invalicabile disallineamento di formati, protocolli, aspettative tra due sistemi apparentemente compatibili.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember556"&gt;
      &lt;b&gt;Il piano di emergenza che non funziona&lt;/b&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;→ Il&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;fallback&lt;/i&gt;&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;che si scopre inutilizzabile proprio nel momento del bisogno, perché nessuno aveva verificato la compatibilità fine a fondo.
    &lt;/p&gt;

  










            
  &lt;hr class="reader-divider-block__horizontal-rule" /&gt;



            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember557"&gt;
      Il vero problema non è la differenza. È che nessuno l'aveva mappata
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember558"&gt;
      Quello che colpisce nella vicenda TGV-tunnel italiani non è che 
esista una differenza di altezza. È che questa differenza sia emersa&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;a posteriori&lt;/i&gt;, quando SNCF aveva già ottenuto il via libera per operare in Italia dal settembre 2027.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember559"&gt;
      Rete Ferroviaria Italiana ha sollevato il problema attraverso il 
Pir 2026, il documento che regolamenta l'accesso alla rete. Troppo 
tardi? Forse strategicamente opportuno? Non sta a noi dirlo. Ma il 
pattern è noto a chiunque abbia gestito un progetto di integrazione 
software:
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;blockquote class="ember-view reader-text-block__blockquote" id="ember560"&gt;
      Il problema non viene scoperto in fase di design. Viene scoperto in produzione, o quasi.
    &lt;/blockquote&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember561"&gt;
      Nelle architetture software, questo succede quando i team lavorano
 in parallelo senza una governance condivisa degli standard. Quando ogni
 sistema adotta le proprie convenzioni pensando di essere nel giusto — e
 lo è, nel proprio contesto. Il guaio nasce ai confini.
    &lt;/p&gt;

  










            
  &lt;hr class="reader-divider-block__horizontal-rule" /&gt;



            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember562"&gt;
      La soluzione? Non è tecnica. È di governance
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember563"&gt;
      Sia nel caso ferroviario che in quello informatico, la soluzione 
raramente è "abbassare il treno" o "allargare il tunnel". Quelle sono 
soluzioni costose, lente, spesso impossibili.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember564"&gt;
      La soluzione vera è a monte:&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;definire gli standard condivisi prima che i sistemi vengano costruiti (o acquistati)&lt;/b&gt;. Nel software si parla di&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;interface contracts&lt;/i&gt;, di&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;API-first design&lt;/i&gt;,
 di governance architetturale. Nelle ferrovie si chiamano specifiche 
tecniche di interoperabilità, e l'Europa ci sta lavorando da decenni con
 il sistema ETCS.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember565"&gt;
      Ma quando lo standard condiviso non c'è stato — o c'è stato ma 
qualcuno lo ha ignorato, o qualcuno ha costruito un'eccezione senza 
documentarla — allora ci si trova davanti a un cantiere con decine di 
tecnici fermi, a guardare due binari che non si parlano.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember566"&gt;
      Proprio come in quella vignetta.
    &lt;/p&gt;

  










            
  &lt;hr class="reader-divider-block__horizontal-rule" /&gt;



            
        
    &lt;h3 class="ember-view reader-text-block__heading-3" id="ember567"&gt;
      Cosa ci insegna questa storia
    &lt;/h3&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember568"&gt;
      Che i problemi di integrazione non sono una specialità del 
software. Sono un problema sistemico ogni volta che entità diverse — 
aziende, paesi, sistemi informatici, reti ferroviarie — devono 
condividere un'infrastruttura comune senza aver concordato in anticipo 
le regole di convivenza.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember569"&gt;
      I 32 centimetri del TGV sono anche i 32 caratteri in più che un 
campo di un database legacy non riesce a contenere. Sono il timestamp in
 formato europeo che un sistema americano non interpreta. Sono il 
protocollo OAuth 2.0 che un'applicazione del 2008 non supporta.
    &lt;/p&gt;

  






            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember570"&gt;
      E la soluzione, in tutti i casi, passa per la stessa cosa: 
qualcuno che si sieda al tavolo prima, non dopo, e che faccia le domande
 scomode mentre c'è ancora tempo per rispondervi.
    &lt;/p&gt;

  










            
  &lt;hr class="reader-divider-block__horizontal-rule" /&gt;



            
        
    &lt;p class="ember-view reader-text-block__paragraph" id="ember571"&gt;
      &lt;i&gt;Fonti:&lt;span class="white-space-pre"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;a class="ypQQrJWbsMAdofJufuRQqYWNdCHSxLFMDBI" data-test-app-aware-link="" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/11/alta-velocita-treni-tgv-tunnel-italia-notizie/8320447/" tabindex="0" target="_blank"&gt;&lt;i&gt;Il Fatto Quotidiano, 11 Marzo 2026&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
    &lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjUhTdtT6wTf_dklFsKkbl_V7x12hkgIov838-MX_zV0xBQ_fd0-GOnuAnWOgdzYY7m3i5T7tmbXPCz8njbWEScntLvIZ2P9bUI4OVmx-IIosGvf3UsqPyxwmgkFjvrEWdW6aIgv63_nlzJMmqEwqZnZ7KWZVyT-KSXqYWy50EH15nWDK5GddiSveW5PjY/s72-w480-h640-c/1773232231230.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Insegnare, a piedi</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/01/insegnare-piedi.html</link><category>credenti</category><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 17 Jan 2026 07:16:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3509477584644674833</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiRptrcts_L6gVtPZnIhsVVn-w8UBiWO8u7IBtAO0i1VkRSQN5iqTeUArA0l2Il69ocoJgLJNgKqprU6_ytQmCs_jEM-wrim29vgT82OjjYqAD2O9mrVcX5upLLpUKoOMuZTxwqafUthgyi1zyGVt_MAlhnxjYG2cNQkeORTCWhZ1gqi7s2m51yx9JYWKc/s1280/adult-1867702_1280.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="853" data-original-width="1280" height="426" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiRptrcts_L6gVtPZnIhsVVn-w8UBiWO8u7IBtAO0i1VkRSQN5iqTeUArA0l2Il69ocoJgLJNgKqprU6_ytQmCs_jEM-wrim29vgT82OjjYqAD2O9mrVcX5upLLpUKoOMuZTxwqafUthgyi1zyGVt_MAlhnxjYG2cNQkeORTCWhZ1gqi7s2m51yx9JYWKc/w640-h426/adult-1867702_1280.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p data-end="456" data-start="161"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Il racconto di &lt;a href="https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Atti+8%2C26-40&amp;amp;versioni[]=Riveduta+2020" target="_blank"&gt;Atti 8,26-40&lt;/a&gt; è una storia che si muove. Non succede in un’aula, né in un tempio, né dietro una cattedra. Succede &lt;em data-end="301" data-start="289"&gt;per strada&lt;/em&gt;. Filippo cammina, l’altro viaggia. Nessuno dei due “sta fermo” nel senso rassicurante del termine. Ed è già una prima indicazione potente per chi insegna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="774" data-start="458"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;L’insegnante, qui, non è il detentore della verità che aspetta di essere raggiunto. È uno che accetta di mettersi in marcia accanto a qualcuno che sta cercando un senso. Un compagno di viaggio, più che una guida turistica con l’ombrellino alzato. Non dice: “Seguimi”. Dice, di fatto: “Camminiamo insieme per un po’”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="956" data-start="776"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;La domanda centrale del racconto è disarmante nella sua semplicità: &lt;em data-end="881" data-start="844"&gt;«Capisci quello che stai leggendo?»&lt;/em&gt;&lt;br data-end="884" data-start="881" /&gt;
La risposta è ancora più onesta: &lt;em data-end="956" data-start="917"&gt;«E come potrei, se nessuno mi guida?»&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1337" data-start="958"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Qui non c’è ignoranza da colmare con una spiegazione brillante. C’è una solitudine da rompere. La ricerca di senso, da soli, spesso è un rumore di fondo: confuso, stancante, a volte frustrante. &lt;a href="https://youtu.be/StRtFh01XUo?si=RCVWaOif_x8jElNi" target="_blank"&gt;Vasco Rossi direbbe&lt;/a&gt; che “un senso” non si trova, ma si cerca. E magari non lo si trova &lt;em data-end="1248" data-start="1239"&gt;da soli&lt;/em&gt;. In due, forse, resta difficile uguale — ma almeno diventa meno opaco, meno angosciante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1568" data-start="1339"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;L’insegnante non è colui che &lt;em data-end="1381" data-start="1368"&gt;ha il senso&lt;/em&gt;, ma colui che accetta di cercarlo insieme a qualcun altro. Con un vantaggio, certo: più esperienza, più strumenti, più parole. Ma senza la pretesa di arrivare già alla fine del discorso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1813" data-start="1570"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Poi succede qualcosa di decisivo: il tempo condiviso produce gratitudine. Non perché uno abbia “vinto” sull’altro, ma perché entrambi sono cambiati. È il paradosso più bello dell’educazione: quando funziona davvero, smette di essere verticale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="2106" data-start="1815"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Vale il vecchio &lt;a href="https://suitetti.blogspot.com/2008/07/sinergie.html" target="_blank"&gt;aforisma delle mele e delle idee&lt;/a&gt;: scambiandoci le idee, non perdiamo nulla. Anzi, usciamo entrambi più ricchi. E a quel punto le gerarchie iniziano a scricchiolare. Chi ha imparato qualcosa di autentico non resta più “sotto”. È semplicemente &lt;em data-end="2084" data-start="2073"&gt;alla pari&lt;/em&gt;, su un piano diverso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="2531" data-start="2108"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Il battesimo, nel racconto, non è un gesto solenne dall’alto verso il basso. È un’immersione. Si entra nell’acqua insieme. Nessuno resta all’asciutto.&lt;br data-end="2261" data-start="2258" /&gt;
Se lo leggiamo in chiave laica, è una metafora potentissima: il vero passaggio di stato — diploma, maturità, autonomia — non avviene perché qualcuno &lt;em data-end="2421" data-start="2410"&gt;certifica&lt;/em&gt; dall’alto, ma perché a un certo punto ci si riconosce uguali. Non identici, ma pari in dignità intellettuale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="2829" data-start="2533"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;È per questo che ha senso, alla fine degli esami, portare gli “ex alunni” al bar. E chiamarli colleghi. Non per buonismo, ma per coerenza. Se l’insegnamento è stato autentico, il rapporto non può restare quello di prima. Chi ha camminato insieme, a un certo punto, può sedersi allo stesso tavolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="3129" data-start="2831"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Forse insegnare è proprio questo: accettare che il momento più riuscito del nostro lavoro coincida con quello in cui non siamo più indispensabili. Come Filippo che, dopo l’acqua, scompare dalla scena. Nessuna uscita teatrale. Solo la consapevolezza che il cammino può continuare anche senza di lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="3146" data-start="3131"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;E va bene così.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiRptrcts_L6gVtPZnIhsVVn-w8UBiWO8u7IBtAO0i1VkRSQN5iqTeUArA0l2Il69ocoJgLJNgKqprU6_ytQmCs_jEM-wrim29vgT82OjjYqAD2O9mrVcX5upLLpUKoOMuZTxwqafUthgyi1zyGVt_MAlhnxjYG2cNQkeORTCWhZ1gqi7s2m51yx9JYWKc/s72-w640-h426-c/adult-1867702_1280.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Se la tua connessione ha "mal di pancia"</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/01/saro-rimasto-in-bagno-un-po-di-piu-ma.html</link><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 6 Jan 2026 20:57:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2690154339255156756</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgrcz3J6TOtSZ8xwg71VVxzOFApETy4E926KfJEw37SvGnnes47yly2hkps91fVx4uYhICGSCW84vO1sX4WSmBhtoeR5DPQ4xFT8KHTP9p3xzKGYHtUnaNKRnDZ28_HFqZHcCYJ3rXoyei4BcpMUw55rQznx3popxaf8rEUY4JtxrPilEw1GWOB0xyRCDg/s2048/radio%20controlled%20watch.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2048" data-original-width="1536" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgrcz3J6TOtSZ8xwg71VVxzOFApETy4E926KfJEw37SvGnnes47yly2hkps91fVx4uYhICGSCW84vO1sX4WSmBhtoeR5DPQ4xFT8KHTP9p3xzKGYHtUnaNKRnDZ28_HFqZHcCYJ3rXoyei4BcpMUw55rQznx3popxaf8rEUY4JtxrPilEw1GWOB0xyRCDg/w480-h640/radio%20controlled%20watch.jpg" width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; white-space: pre-wrap;"&gt;Sarò rimasto in bagno un po' di più, ma non pensavo dieci mesi. L'orologio radiocontrollato ha chiesto al server la data corrente e invece di 06/01/2026 ha ricevuto 06/11/2026. Per noi informatici un errore di trasmissione di uno zero che diventa uno è una tragedia. In questo caso ha soltanto risvolti divertenti, ma sbagliare la data può essere devastante e lo sappiamo da quando ci siamo accorti, per fortuna in tempo, del millennium bug.&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgrcz3J6TOtSZ8xwg71VVxzOFApETy4E926KfJEw37SvGnnes47yly2hkps91fVx4uYhICGSCW84vO1sX4WSmBhtoeR5DPQ4xFT8KHTP9p3xzKGYHtUnaNKRnDZ28_HFqZHcCYJ3rXoyei4BcpMUw55rQznx3popxaf8rEUY4JtxrPilEw1GWOB0xyRCDg/s72-w480-h640-c/radio%20controlled%20watch.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il rapporto dialettico tra scuola e lavoro</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2026/01/il-rapporto-dialettico-tra-scuola-e.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 3 Jan 2026 12:00:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2950879918762816270</guid><description>&lt;p&gt;&lt;span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" dir="auto" style="--x-8dd7yt: -0.2385em; --x-fontsize: 15px; --x-hxtmnb: -0.3615em; --x-lineheight: 19.5762px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" dir="auto" style="--x-8dd7yt: -0.2385em; --x-fontsize: 15px; --x-hxtmnb: -0.3615em; --x-lineheight: 19.5762px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgSww-m8OAAukWEjC9WT3zmIIYYwSlfUFJW3Y-s9S90W6kPNnyGGrqOCcFL5_mLgN1p_tFcnbPvUwCWrDTiuJ57K3Hny3YNol7dpOxISL3xaB8l0pMTuEAoZDwOvOI6vWLJlw4bpaxksRH_Z5BTgfSLkC3xThuCRKc2lxRqpI0HXUGmhJhoRF-Rif6ktGI/s913/scuola%20guerra.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="724" data-original-width="913" height="509" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgSww-m8OAAukWEjC9WT3zmIIYYwSlfUFJW3Y-s9S90W6kPNnyGGrqOCcFL5_mLgN1p_tFcnbPvUwCWrDTiuJ57K3Hny3YNol7dpOxISL3xaB8l0pMTuEAoZDwOvOI6vWLJlw4bpaxksRH_Z5BTgfSLkC3xThuCRKc2lxRqpI0HXUGmhJhoRF-Rif6ktGI/w640-h509/scuola%20guerra.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" dir="auto" style="--x-8dd7yt: -0.2385em; --x-fontsize: 15px; --x-hxtmnb: -0.3615em; --x-lineheight: 19.5762px;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" dir="auto" style="--x-8dd7yt: -0.2385em; --x-fontsize: 15px; --x-hxtmnb: -0.3615em; --x-lineheight: 19.5762px; font-family: verdana;"&gt;&lt;i&gt;Sabato 3 gennaio alle 10:30 torna lo speciale del Polverone Magico, "Scuole alla radio", su &lt;span class="html-span xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8 x1vvkbs"&gt;&lt;a class="x1i10hfl xjbqb8w x1ejq31n x18oe1m7 x1sy0etr xstzfhl x972fbf x10w94by x1qhh985 x14e42zd x9f619 x1ypdohk xt0psk2 x3ct3a4 xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x16tdsg8 x1hl2dhg xggy1nq x1a2a7pz xkrqix3 x1sur9pj x1fey0fg x1s688f" href="https://www.radiocittafujiko.it/" role="link" tabindex="0" target="_blank"&gt;&lt;span class="xt0psk2"&gt;&lt;span class="xjp7ctv"&gt;&lt;span&gt;Radio Città Fujiko 103.1 fm&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;. Con &lt;span class="html-span xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8 x1vvkbs"&gt;&lt;span class="xt0psk2"&gt;&lt;span class="xjp7ctv"&gt;&lt;span&gt;Lorenzo Grilli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; parleremo di "Alternanza Scuola Lavoro" con interviste a &lt;span class="html-span xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8 x1vvkbs"&gt;&lt;span class="xt0psk2"&gt;&lt;span class="xjp7ctv"&gt;&lt;span&gt;Gaetano Passarelli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, professore all'Istituto tecnico Belluzzi Fioravanti di Bologna, &lt;span class="html-span xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8 x1vvkbs"&gt;&lt;span class="xt0psk2"&gt;&lt;span class="xjp7ctv"&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="https://www.linkedin.com/in/pierangeloindolfi/" target="_blank"&gt;Pierangelo Indolfi&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
 già insegnante all'&lt;a href="https://www.facebook.com/marconihack/" target="_blank"&gt;istituto tecnico Marconi-Hack&lt;/a&gt; di Bari e attualmente 
docente nella formazione professionale degli adulti, dell'&lt;a href="https://www.apuliadigital.it/" target="_blank"&gt;ITS Academy Apulia Digital&lt;/a&gt; e professore a contratto presso il &lt;a href="https://poliba.coursecatalogue.cineca.it/docente-id/69599017dc1064676d84fd0e/2025" target="_blank"&gt;Politecnico di Bari&lt;/a&gt;, e
 &lt;span class="html-span xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8 x1vvkbs"&gt;&lt;span class="xt0psk2"&gt;&lt;span class="xjp7ctv"&gt;&lt;span&gt;Caterina Scrimali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; docente e referente progetti FSL al liceo Sabin di Bologna.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;i&gt;Buongiorno professore &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;«Buongiorno
a voi»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;i&gt;Lorenzo:
Nel tentativo di dipanar la matassa, Le chiediamo una valutazione
generale. Cosa c’è che va e cosa non va nel nostro modello di
alternanza?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;«Provo
a dipanare la matassa partendo da un equivoco che secondo me pesa
molto nel dibattito pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Spesso
si parla di lavoro solo in negativo, come se fosse sinonimo di
sfruttamento o alienazione. Ma non è un atteggiamento
particolarmente progressista. La nostra Costituzione dice che la
Repubblica è fondata sul lavoro, cioè su qualcosa che riguarda la
dignità e l’identità delle persone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Detto
questo, è vero che molte cose oggi non funzionano. L’alternanza
non va quando diventa solo un adempimento burocratico: ore da
contabilizzare, studenti mandati a caso, esperienze scollegate da
quello che studiano, a volte dentro un mondo del lavoro che fatica
esso stesso a essere sano. In quei casi i ragazzi non imparano nulla
e si portano a casa solo frustrazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Credo
che il problema non sia il collegamento tra scuola e lavoro: quello,
in sé, ha molto senso. Anzi, fa parte di una tradizione educativa
molto forte. Penso a Don Milani, a Rodari, alla scuola attiva. Don
Milani, ad esempio, vedeva il lavoro come uno strumento di
emancipazione: cultura e lavoro insieme per formare cittadini
consapevoli, capaci di capire e anche di criticare il sistema in cui
vivono.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;C’è
una scena bellissima in "&lt;a href="https://www.raiplay.it/programmi/diariodiunmaestro?wt_mc=2.www.cpy.raiplay_prg_Diariodiunmaestro." target="_blank"&gt;Diario di un maestro&lt;/a&gt;" di Vittorio
De Seta: il maestro fa entrare in classe il padre muratore di un
alunno, con la cazzuola e il filo a piombo. E lì succede qualcosa di
rivoluzionario: il lavoro manuale diventa sapere, diventa linguaggio,
matematica, scienza. La scuola smette di essere separata dalla vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Ecco,
l’alternanza funziona quando fa questo: quando valorizza il
territorio, le competenze reali, le persone. Non quando si limita a
spostare gli studenti da un edificio a un altro.» &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;i&gt;Adele
– e per il futuro crede ci potranno essere degli ulteriori
cambiamenti? Magari aggiustamenti, in meglio oppure in peggio?&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;«Io
penso che il futuro dell’alternanza dipenda molto da una scelta
culturale, prima ancora che normativa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Dobbiamo
decidere se vogliamo una scuola che produce solo titoli di studio
oppure una scuola che forma cittadini.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Se
continueremo a pensare che la cultura “vera” sia solo quella
astratta, separata dalla vita concreta, allora l’alternanza
peggiorerà e diventerà sempre più vuota. Paradossalmente oggi vedo
anche a sinistra un certo snobismo culturale verso il lavoro manuale
e tecnico, come se non fosse degno di essere chiamato cultura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Se
invece torniamo a una visione più sana, in cui il lavoro è parte
dell’identità delle classi lavoratrici e può essere anche
strumento di riscatto, allora l’alternanza può migliorare molto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Ma
deve essere pensata bene, progettata insieme al territorio, collegata
davvero ai percorsi di studio e accompagnata da docenti che ne diano
senso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;p style="line-height: 100%; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;In
breve: l’alternanza non va difesa o attaccata in blocco. Va
ripensata. Quando diventa un ponte serio tra scuola, vita e lavoro
dignitoso, allora non è un problema: è scuola nel senso più alto
del termine.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;iframe width="100%" height="166" scrolling="no" frameborder="no" allow="autoplay" src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/soundcloud%253Atracks%253A2244971924&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div style="font-size: 10px; color: #cccccc;line-break: anywhere;word-break: normal;overflow: hidden;white-space: nowrap;text-overflow: ellipsis; font-family: Interstate,Lucida Grande,Lucida Sans Unicode,Lucida Sans,Garuda,Verdana,Tahoma,sans-serif;font-weight: 100;"&gt;&lt;a href="https://soundcloud.com/pierangelo-indolfi" title="Pierangelo Indolfi" target="_blank" style="color: #cccccc; text-decoration: none;"&gt;Pierangelo Indolfi&lt;/a&gt; · &lt;a href="https://soundcloud.com/pierangelo-indolfi/dare-un-senso-al-rapporto-tra-scuola-e-lavoro" title="Dare un senso al rapporto tra scuola e lavoro" target="_blank" style="color: #cccccc; text-decoration: none;"&gt;Dare un senso al rapporto tra scuola e lavoro&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgSww-m8OAAukWEjC9WT3zmIIYYwSlfUFJW3Y-s9S90W6kPNnyGGrqOCcFL5_mLgN1p_tFcnbPvUwCWrDTiuJ57K3Hny3YNol7dpOxISL3xaB8l0pMTuEAoZDwOvOI6vWLJlw4bpaxksRH_Z5BTgfSLkC3xThuCRKc2lxRqpI0HXUGmhJhoRF-Rif6ktGI/s72-w640-h509-c/scuola%20guerra.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dentro o fuori: la scuola tra autoreferenzialità e apertura</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2025/12/dentro-o-fuori-la-scuola-tra.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Mon, 29 Dec 2025 08:03:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-331572797289699739</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjF68t_dNGGlDFzV7xhI7WhIhWtZPVH9qeRNXKvciFDV6OOol0A808FlYmQSt7fsgmrqcNlD5FMd23S2jXSh8WvoB6ibdbqgmaxp-tC-XNrjxhkF3hC9OBs7Dp7Anprp98anVgUPRDeTwOSRIed8mSCzYTIxWke_uVaGfdaAiIVicNDuS2LqH81KPMgrW8/s1536/Sistemi%20chiusi%20vs%20sistemi%20aperti.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1024" data-original-width="1536" height="427" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjF68t_dNGGlDFzV7xhI7WhIhWtZPVH9qeRNXKvciFDV6OOol0A808FlYmQSt7fsgmrqcNlD5FMd23S2jXSh8WvoB6ibdbqgmaxp-tC-XNrjxhkF3hC9OBs7Dp7Anprp98anVgUPRDeTwOSRIed8mSCzYTIxWke_uVaGfdaAiIVicNDuS2LqH81KPMgrW8/w640-h427/Sistemi%20chiusi%20vs%20sistemi%20aperti.png" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p data-end="557" data-start="134"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Può accadere che, al termine di una lunga esperienza professionale all’interno di un’istituzione scolastica, a una persona venga comunicato che non è possibile proseguire alcuna forma di collaborazione perché è necessario “privilegiare le progettualità interne”. Una motivazione di questo tipo, apparentemente neutra e organizzativa, richiama in realtà una precisa concezione dell’organizzazione: quella del sistema chiuso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1197" data-start="559"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;In questa prospettiva, l’istituzione – scuola compresa – tende a concentrarsi quasi esclusivamente su ciò che avviene al proprio interno, enfatizzando il controllo, la stabilità e l’autosufficienza, riducendo al minimo l’interazione con l’esterno. L’organizzazione come sistema chiuso privilegia l’efficienza interna, la gerarchia e la protezione dei propri processi e delle proprie informazioni. È un modello che può avere una sua logica in contesti specifici o in singole funzioni (si pensi a sistemi informativi protetti o ad alcuni ambiti di ricerca), ma che risulta limitante quando viene esteso all’organizzazione nel suo complesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1630" data-start="1199"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;La teoria dei sistemi e l’esperienza concreta mostrano invece che le organizzazioni reali operano, di fatto, come sistemi aperti. Esse vivono di scambi continui con l’ambiente: risorse, competenze, idee, relazioni. Dipendono dal contesto sociale, culturale ed economico in cui sono inserite e, allo stesso tempo, lo influenzano. Senza questo scambio non vi è adattamento, non vi è apprendimento organizzativo, non vi è innovazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="2129" data-start="1632"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Nel caso della scuola, l’apertura non è soltanto una necessità funzionale, ma una scelta culturale e pedagogica. Il dialogo con il territorio, con il mondo del lavoro, con l’università e con figure professionali esterne rappresenta una forma di networking che non impoverisce, ma rafforza le progettualità interne. Competenze ed esperienze maturate nel tempo, anche quando non sono più formalmente “interne”, possono continuare a costituire una risorsa se inserite in una logica di collaborazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="2590" data-is-last-node="" data-is-only-node="" data-start="2131"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;In definitiva, mentre è legittimo prevedere ambiti o processi parzialmente “chiusi” per ragioni di tutela e sicurezza, concepire la scuola come un sistema prevalentemente chiuso significa fraintenderne la natura. Un’istituzione educativa che rinuncia all’apertura rischia di perdere vitalità e capacità di adattamento; una scuola che si riconosce come sistema aperto, invece, investe sul proprio sviluppo futuro e sulla qualità della propria azione formativa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjF68t_dNGGlDFzV7xhI7WhIhWtZPVH9qeRNXKvciFDV6OOol0A808FlYmQSt7fsgmrqcNlD5FMd23S2jXSh8WvoB6ibdbqgmaxp-tC-XNrjxhkF3hC9OBs7Dp7Anprp98anVgUPRDeTwOSRIed8mSCzYTIxWke_uVaGfdaAiIVicNDuS2LqH81KPMgrW8/s72-w640-h427-c/Sistemi%20chiusi%20vs%20sistemi%20aperti.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Non abbastanza</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2025/12/non-abbastanza.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 28 Dec 2025 10:35:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4487843742736846590</guid><description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnfPauS0aQPfCeA9foOPZgMRmQdYKkeWlAE7bOU0npf85HJ4TuPjXQqFK-I4av_Nslb5Tuf24pYeXroiQYjZoHbMqlbxajssi0Ppgr-pLJ-DHzVJfgMd9qkmLcuS6zkxaDMVWdqcRot-11uKGCmmpcKNY9-fkwqCOV_DacnPWmExJYO3cKjALNBW2JyKQ/s324/nonSeguitemi.png" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="324" data-original-width="324" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnfPauS0aQPfCeA9foOPZgMRmQdYKkeWlAE7bOU0npf85HJ4TuPjXQqFK-I4av_Nslb5Tuf24pYeXroiQYjZoHbMqlbxajssi0Ppgr-pLJ-DHzVJfgMd9qkmLcuS6zkxaDMVWdqcRot-11uKGCmmpcKNY9-fkwqCOV_DacnPWmExJYO3cKjALNBW2JyKQ/s320/nonSeguitemi.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" dir="auto" style="--x-8dd7yt: -0.2385em; --x-fontsize: 15px; --x-hxtmnb: -0.3615em; --x-lineheight: 19.5762px; font-family: verdana;"&gt;A
 fine d'anno, non solo proponimenti, ma progetti da preparare per l'anno
 nuovo. Nel mio caso diversi corsi. Alcuni su argomenti che per me 
dovrebbero risultare triti e ritriti. D'altronde che vuol dire che hanno
 incaricato "un esperto"? Uno esperto va lì e rovescia sulle persone che
 l'ascoltano tutto il peso pesante della sua sapienza. Ma non ci pagano 
per pavoneggiarci. E non ci pagano per trasmettere nozioni, ma per 
facilitare il saper fare ed animare il saper essere, insieme. Non è 
sindrome dell'impostore quando ripenso a come ho affrontato nel passato 
alcuni corsi e me ne vergogno, perché avrei potuto agire colì invece di 
così, perché alcuni aspetti li ho capiti dopo che quel corso era 
terminato da tempo, perché quel gruppo classe aveva esigenze specifiche 
che non ho considerato. Per questo anche il corso trito e ritrito va 
riprogettato ogni volta e l'ingresso in aula e in laboratorio comporta 
sempre quella trepidazione e quelle farfalle nello stomaco ben note a 
chi fa l'insegnante con un minimo di coscienza. Claudio Bisio nelle 
pubblicità interpreta il ruolo del testimonial cialtrone, che conosce le
 proprietà dei &lt;a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLGPwrBvbXxP-m3rlZ8uJ3SRJWvHipHL7v" target="_blank"&gt;detergenti ACE&lt;/a&gt; meno di un qualsiasi consumatore. Siamo 
tutti un po' come lui, inadeguati rispetto a complessità che vanno 
semplificate, ma senza farne perdere di vista il significato profondo. 
Come Bisio, me la caverò valorizzando e rendendo protagonisti i miei 
compagni di percorso, perché siamo "tutti testimonial", nel nostro non 
esserlo abbastanza.&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" dir="auto" style="--x-8dd7yt: -0.2385em; --x-fontsize: 15px; --x-hxtmnb: -0.3615em; --x-lineheight: 19.5762px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjb5VHIjS-wPza9iT1Op6pifd_gex5baYV8pm2_5lh2hnj5B0Xm7M6QOyCVtsUT_-kqd3WaVeXCSx1OxzYiAaSYLeKtN62CPEBVj1jcT9jI9CX_EU56Pap6NWRjjwG2oq79VQgixu3kSSbxlN-30xhHaDhRdfqdWehnKBqT1VfJ1l7IEChn4k57BPSDofQ/s2048/benni.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2048" data-original-width="1638" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjb5VHIjS-wPza9iT1Op6pifd_gex5baYV8pm2_5lh2hnj5B0Xm7M6QOyCVtsUT_-kqd3WaVeXCSx1OxzYiAaSYLeKtN62CPEBVj1jcT9jI9CX_EU56Pap6NWRjjwG2oq79VQgixu3kSSbxlN-30xhHaDhRdfqdWehnKBqT1VfJ1l7IEChn4k57BPSDofQ/w320-h400/benni.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnfPauS0aQPfCeA9foOPZgMRmQdYKkeWlAE7bOU0npf85HJ4TuPjXQqFK-I4av_Nslb5Tuf24pYeXroiQYjZoHbMqlbxajssi0Ppgr-pLJ-DHzVJfgMd9qkmLcuS6zkxaDMVWdqcRot-11uKGCmmpcKNY9-fkwqCOV_DacnPWmExJYO3cKjALNBW2JyKQ/s72-c/nonSeguitemi.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Io dormo, ma il mio cuore veglia</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2025/12/io-dormo-ma-il-mio-cuore-veglia.html</link><category>credenti</category><category>farina del mio sacco</category><category>Natale</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 24 Dec 2025 06:57:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5652424938619613773</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi81P5iRFUFBiuGlIQMjszDLLuSScam6XDXTl5C3q_-ibQPuZI7OJy2IqDOlJs9NCSebb4_GzTNc5-UnV4FZ13J_vFt8YvhKlLH-Ley7tknFoQfeCwTdhF3wD_yQPfJjWFNaOjKUDSWxh6o4cfl358Nkwdt96E3KtA4ik5yRL2e9PB3G0qvajWxjUQ6IN0/s1103/Michelangelo_Caravaggio_025.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Di Michelangelo Merisi da Caravaggio - The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN: 3936122202., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=148769" border="0" data-original-height="897" data-original-width="1103" height="520" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi81P5iRFUFBiuGlIQMjszDLLuSScam6XDXTl5C3q_-ibQPuZI7OJy2IqDOlJs9NCSebb4_GzTNc5-UnV4FZ13J_vFt8YvhKlLH-Ley7tknFoQfeCwTdhF3wD_yQPfJjWFNaOjKUDSWxh6o4cfl358Nkwdt96E3KtA4ik5yRL2e9PB3G0qvajWxjUQ6IN0/w640-h520/Michelangelo_Caravaggio_025.jpg" title="Di Michelangelo Merisi da Caravaggio - The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN: 3936122202., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=148769" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;In questo "&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Riposo_durante_la_fuga_in_Egitto_(Caravaggio)" target="_blank"&gt;Riposo durante la fuga in Egitto"&lt;/a&gt; di Caravaggio &lt;a href="https://suitetti.blogspot.com/2008/12/pinucce-e-u-piccininne.html" target="_blank"&gt;avevo sempre ammirato&lt;/a&gt; l'abbandono nel sonno di Maria e del Bambino. Mi accorgo ora degli strepitosi capelli rossi che testimoniano la natura comune dell'angelo e di Maria, e di Giuseppe che vigile mantiene lo spartito all'angelo violinista, ora che non è più il suo turno di sognare.&lt;br /&gt;Anche nei momenti più angosciosi, la musica "dal vivo" restituisce la forza e il coraggio di riprendere il cammino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi81P5iRFUFBiuGlIQMjszDLLuSScam6XDXTl5C3q_-ibQPuZI7OJy2IqDOlJs9NCSebb4_GzTNc5-UnV4FZ13J_vFt8YvhKlLH-Ley7tknFoQfeCwTdhF3wD_yQPfJjWFNaOjKUDSWxh6o4cfl358Nkwdt96E3KtA4ik5yRL2e9PB3G0qvajWxjUQ6IN0/s72-w640-h520-c/Michelangelo_Caravaggio_025.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Diventerò un'ingegnera</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2025/12/diventero-uningegnera.html</link><category>canzoni</category><category>donne</category><category>education</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 20 Dec 2025 21:07:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2077810376476311519</guid><description>&lt;p&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.youtube.com/embed/m7_jhpvsFrM?si=cAvmFKPShDABLb23" title="YouTube video player" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.youtube.com/embed/qr8jFMXTioc?si=q6JLkolKpnzJoLid" title="YouTube video player" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;div _ngcontent-ng-c3940261717="" class="container"&gt;&lt;div _ngcontent-ng-c3778323569="" aria-busy="false" aria-live="off" class="markdown markdown-main-panel enable-updated-hr-color" dir="ltr" id="model-response-message-contentr_1d931d1a6c7271e8" style="--animation-duration: 400ms; --fade-animation-function: linear;"&gt;&lt;p data-end="516" data-start="426"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;i data-end="453" data-start="426"&gt;«Diventerò un’ingegnera».&lt;/i&gt;&lt;br data-end="456" data-start="453" /&gt;
Lo cantava Peggy Seeger nel 1971.&lt;br data-end="492" data-start="489" /&gt;
Più di cinquant’anni fa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="726" data-start="518"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Eppure, a distanza di mezzo secolo, quella frase suona ancora sorprendentemente attuale. Non come una conquista ormai acquisita, ma come una dichiarazione che deve ancora giustificarsi, spiegarsi, difendersi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="735" data-start="728"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Perché?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-end="773" data-start="737"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Uno stereotipo che non invecchia&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-end="1050" data-start="775"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Quando una ragazza dice di voler diventare ingegnera, informatica, fisica o tecnica, troppo spesso la reazione non è neutra.&lt;br data-end="902" data-start="899" /&gt;
È un sorriso perplesso.&lt;br data-end="928" data-start="925" /&gt;
È una domanda mascherata da consiglio.&lt;br data-end="969" data-start="966" /&gt;
È un &lt;i data-end="992" data-start="974"&gt;«ma sei sicura?»&lt;/i&gt; che raramente accompagna scelte considerate “più adatte”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1264" data-start="1052"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Non è un problema di capacità, né di interesse. È un problema culturale.&lt;br data-end="1127" data-start="1124" /&gt;
Uno stereotipo che resiste, cambia forma, si adatta ai tempi, ma continua a insinuarsi nelle scelte, nelle aspettative, nelle narrazioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-end="1305" data-start="1266"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Non è solo una questione di accesso&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-end="1397" data-start="1307"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Qualcuno potrebbe obiettare: &lt;i data-end="1363" data-start="1336"&gt;oggi le porte sono aperte&lt;/i&gt;.&lt;br data-end="1367" data-start="1364" /&gt;
Ed è vero, almeno formalmente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1553" data-start="1399"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Ma l’accesso non esaurisce il problema.&lt;br data-end="1441" data-start="1438" /&gt;
Perché anche quando le donne entrano nei percorsi tecnici e scientifici, &lt;b data-end="1552" data-start="1514"&gt;le condizioni non sono equivalenti&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1856" data-start="1555"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;A parità di ruolo, competenze e responsabilità, la retribuzione media continua a essere più bassa.&lt;br data-end="1656" data-start="1653" /&gt;
Il &lt;b data-end="1677" data-start="1659"&gt;gender pay gap&lt;/b&gt; non nasce nel nulla: è il risultato di carriere più frammentate, di minori possibilità di avanzamento, di un riconoscimento economico che arriva più tardi — o non arriva affatto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="1976" data-start="1858"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;In questo senso, lo stereotipo non si limita a orientare le scelte iniziali: &lt;b data-end="1975" data-start="1935"&gt;ne accompagna e condiziona gli esiti&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-end="2016" data-start="1978"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;La canzone come lente sul presente&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-end="2253" data-start="2018"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;La canzone di Peggy Seeger non è solo una testimonianza storica. È uno specchio.&lt;br data-end="2101" data-start="2098" /&gt;
Racconta l’ostinazione di una ragazza che vuole costruire, progettare, capire.&lt;br data-end="2182" data-start="2179" /&gt;
E racconta, soprattutto, il fastidio che questa determinazione provoca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="2506" data-start="2255"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Fa impressione constatare quanto poco sia cambiato il sottofondo culturale.&lt;br data-end="2333" data-start="2330" /&gt;
Oggi le opportunità sono formalmente aperte, i diritti sanciti, i percorsi accessibili.&lt;br data-end="2423" data-start="2420" /&gt;
Ma l’immaginario — e le conseguenze materiali che produce — è più lento a evolvere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3 data-end="2552" data-start="2508"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Il punto non è “incoraggiare le ragazze”&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p data-end="2743" data-start="2554"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;C’è un equivoco ricorrente: si pensa che il problema si risolva &lt;i data-end="2640" data-start="2618"&gt;incoraggiando di più&lt;/i&gt; le ragazze verso le STEM.&lt;br data-end="2669" data-start="2666" /&gt;
Come se mancasse loro il coraggio.&lt;br data-end="2706" data-start="2703" /&gt;
Come se fossero loro l’anello debole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p data-end="3012" data-start="2745"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Il nodo vero è un altro: &lt;b data-end="2848" data-start="2770"&gt;smettere di considerare eccezionale una scelta che dovrebbe essere normale&lt;/b&gt;.&lt;br data-end="2852" data-start="2849" /&gt;
E smettere di accettare come “naturali” differenze che, alla fine del percorso, si traducono anche in &lt;b data-end="3011" data-start="2954"&gt;differenze di salario, di carriera, di riconoscimento&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 data-end="3046" data-start="3014"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Una domanda che resta aperta&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;span class="break-words tvm-parent-container"&gt;&lt;span dir="ltr"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b&gt;Se
 oggi una ragazza dice: «&lt;i&gt;Diventerò un’ingegnera&lt;/i&gt;», stiamo davvero 
ascoltando una frase qualsiasi oppure stiamo ancora sentendo una presa 
di posizione?&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Perché le scelte non si esauriscono nel 
momento in cui vengono fatte: continuano a produrre effetti nel tempo, 
spesso in modo silenzioso.&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;Quanto continuano a pesare 
gli stereotipi iniziali sulle opportunità, sulle carriere e sul 
riconoscimento — anche economico — che arrivano dopo?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p data-path-to-node="22"&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;h3 data-path-to-node="1"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&#127926; Playlist: Oltre l'ingegneria, voci di emancipazione e lavoro&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;hr data-path-to-node="2" /&gt;&lt;h4 data-path-to-node="3"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-weight: normal;"&gt;Quella di Peggy Seeger non è un'eccezione.&lt;br data-end="1702" data-start="1699" /&gt;
Nel tempo, molte altre canzoni hanno raccontato — da angolazioni diverse — lo stesso attrito tra aspirazioni, stereotipi e riconoscimento.&lt;br data-end="1845" data-start="1842" /&gt;
Le ho raccolte qui sotto, come tracce di una storia che continua a ripetersi.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4 data-path-to-node="3"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Classici storici di emancipazione&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;ul style="text-align: left;"&gt;&lt;li data-path-to-node="4,1,0" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-index-in-node="0" data-path-to-node="4,1,0"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=5WiED7UxcRw" target="_blank"&gt;"I Am Woman" – Helen Reddy&lt;/a&gt; (1972)&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Un inno universale di forza e autodeterminazione femminile, simbolo della liberazione delle donne negli anni ’70&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li data-path-to-node="4,3,0" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-index-in-node="0" data-path-to-node="4,3,0"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=OYB1rbL8EHo" target="_blank"&gt;"You Don't Own Me" – Lesley Gore&lt;/a&gt; (1963)&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Una dichiarazione netta di indipendenza: non essere definita o controllata da nessuno, un ideale che attraversa ancora le scelte di studio e di carriera.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li data-path-to-node="4,3,0" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-index-in-node="0" data-path-to-node="4,0,0"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=UbxUSsFXYo4" target="_blank"&gt;"9 to 5" – Dolly Parton&lt;/a&gt; (1980)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Una
 ballata che denuncia lo sfruttamento nel lavoro e il soffitto di 
cristallo: la quotidianità e il riconoscimento economico sono parte 
della stessa lotta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;h4 data-path-to-node="5"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Voci di ribellione e prospettive moderne&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;ul data-path-to-node="6" style="text-align: left;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-index-in-node="0" data-path-to-node="6,2,0"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=AqAJLh9wuZ0" target="_blank"&gt;"The Man" – Taylor Swift&lt;/a&gt; (2019)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Un brano molto attuale che si sposa perfettamente con il finale di Peggy Seeger. Taylor Swift si chiede: "Sarei un leader, sarei il tipo coraggioso... se fossi un uomo?".&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-index-in-node="0" data-path-to-node="6,1,0"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=E0CazRHB0so" target="_blank"&gt;"Hard Out Here" – Lily Allen&lt;/a&gt; (2013)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Una
 critica tagliente e ironica ai doppi standard nel mondo del lavoro e 
dell'immagine, dove a una donna è richiesto sempre il doppio per valere 
la metà.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-end="1910" data-start="1846"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=FciQeRGYFlw" target="_blank"&gt;"Put a Woman in Charge" – Keb' Mo' feat. Rosanne Cash&lt;/a&gt; (2018)&lt;/b&gt;&lt;br data-end="1913" data-start="1910" /&gt;
Un invito esplicito a dare spazio alla leadership femminile, sottolineando che bilanciare ruoli e prospettive sociali non è solo giusto, ma &lt;b data-end="2069" data-start="2055"&gt;strategico&lt;/b&gt;.&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;h4 data-path-to-node="7"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;E in Italia?&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;ul data-path-to-node="8"&gt;&lt;li&gt;&lt;p data-path-to-node="8,0,0"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&lt;b data-index-in-node="0" data-path-to-node="4,2,0"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=1H3_KfELs5Y" target="_blank"&gt;"Ragazze posate" – Erica Mou&lt;/a&gt; (2018)&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Una riflessione sulla socializzazione femminile fin dall’infanzia: essere “posate” può significare rinunciare a curiosità, scelta e libertà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p data-path-to-node="22"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p data-path-to-node="17"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;

</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/m7_jhpvsFrM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Speciale DevFest 2025 - Le voci dei protagonisti: Pierangelo Indolfi</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2025/12/speciale-devfest-2025-le-voci-dei.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 14 Dec 2025 20:40:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5014394065127792654</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhkvDRA7YKYsAMWjJxniNnCFtQuhyv9LQRRxPMYg6_js3y4HKP_28Y4SxRdWIRQQqLWL9YnvwdDzdcSLA4F5zB-NfngTCCmhwQeGID5FaTXOL24VHyBlE1-8Xtwse55miZEjRPUrPWBTz8WG2z9Q7BJ2o06KYEsKwOF6wJu_vT1FlmsXDS9Q3ccSkNCwBc/s800/1764329279541.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="420" data-original-width="800" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhkvDRA7YKYsAMWjJxniNnCFtQuhyv9LQRRxPMYg6_js3y4HKP_28Y4SxRdWIRQQqLWL9YnvwdDzdcSLA4F5zB-NfngTCCmhwQeGID5FaTXOL24VHyBlE1-8Xtwse55miZEjRPUrPWBTz8WG2z9Q7BJ2o06KYEsKwOF6wJu_vT1FlmsXDS9Q3ccSkNCwBc/s16000/1764329279541.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj9NwvSPkrEOk0MbnSdH3GKfMcfCNYj1CvRmPdvJQ1QLrRAK5GwXybN6aML4WurqFmS02VHSUoJRNkeq3oSLhS3NvTA8jHWQeznuFbEyjmwMPnOfPQXbAGB7iswHEuyaTC2B5Ygn4hfv3UZk0FdtfYXIFgHjK-Pez_18TPs8E2lE3PUH-qhXcN34gp7wjA/s1600/devFestLogo.png" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj9NwvSPkrEOk0MbnSdH3GKfMcfCNYj1CvRmPdvJQ1QLrRAK5GwXybN6aML4WurqFmS02VHSUoJRNkeq3oSLhS3NvTA8jHWQeznuFbEyjmwMPnOfPQXbAGB7iswHEuyaTC2B5Ygn4hfv3UZk0FdtfYXIFgHjK-Pez_18TPs8E2lE3PUH-qhXcN34gp7wjA/s1600/devFestLogo.png" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;"&gt;&lt;img alt="" border="0" data-original-height="149" data-original-width="546" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj9NwvSPkrEOk0MbnSdH3GKfMcfCNYj1CvRmPdvJQ1QLrRAK5GwXybN6aML4WurqFmS02VHSUoJRNkeq3oSLhS3NvTA8jHWQeznuFbEyjmwMPnOfPQXbAGB7iswHEuyaTC2B5Ygn4hfv3UZk0FdtfYXIFgHjK-Pez_18TPs8E2lE3PUH-qhXcN34gp7wjA/s1600/devFestLogo.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;iframe allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen="" data-testid="embed-iframe" frameborder="0" height="352" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/3K49ENHQfctmBYbYYp9n3C?utm_source=generator" style="border-radius: 12px;" width="100%"&gt;&lt;/iframe&gt;

  
&lt;a href="https://drive.google.com/file/d/14j3w_MZxnf5jIeUij1QfhRRLXrllpJUT/view?usp=drive_link" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il dato è come un paracadute: funziona solo se è aperto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhkvDRA7YKYsAMWjJxniNnCFtQuhyv9LQRRxPMYg6_js3y4HKP_28Y4SxRdWIRQQqLWL9YnvwdDzdcSLA4F5zB-NfngTCCmhwQeGID5FaTXOL24VHyBlE1-8Xtwse55miZEjRPUrPWBTz8WG2z9Q7BJ2o06KYEsKwOF6wJu_vT1FlmsXDS9Q3ccSkNCwBc/s72-c/1764329279541.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Suona la campanella dell'ultima ora</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2025/08/suona-la-campanella-dellultima-ora.html</link><category>education</category><category>farina del mio sacco</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 29 Aug 2025 22:36:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3951367096230630497</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiXisN69GGTj_FzpbnHikkbkZPiinmB_L551oZbak5h7YHa0fcUi7FV9QKiIe7NMVndPw6CDba4PREL8q1F2LDEQXW1UCXtadXc6th4Ruy_1oxnuvq1vp6kfzUthDMl-MeV0ZfuQ-FV7Kezj4jz2SbFtxr1TqfWeh40Ut3_zZbV5zHTltkEtdDdpAA71G4/s2048/539869194_10236317407462825_4354067020379739949_n.jpg" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;"&gt;&lt;img alt="" border="0" data-original-height="1369" data-original-width="2048" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiXisN69GGTj_FzpbnHikkbkZPiinmB_L551oZbak5h7YHa0fcUi7FV9QKiIe7NMVndPw6CDba4PREL8q1F2LDEQXW1UCXtadXc6th4Ruy_1oxnuvq1vp6kfzUthDMl-MeV0ZfuQ-FV7Kezj4jz2SbFtxr1TqfWeh40Ut3_zZbV5zHTltkEtdDdpAA71G4/s600/539869194_10236317407462825_4354067020379739949_n.jpg" width="600" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con gli ultimi scrutini "di riparazione" di oggi pomeriggio, cala definitivamente il sipario su questo mio ventinovesimo e ultimo anno da insegnante "di ruolo" nella scuola pubblica e sul quarantacinquesimo anno in cui posso dire che ogni giorno ho lavorato cercando di rendermi utile al meglio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;&lt;i&gt;Nella foto, uno dei laboratori di informatica del &lt;a href="https://www.marconibari.edu.it" target="_blank"&gt;Marconi-Hack&lt;/a&gt;: tre facce sorridenti davanti ai monitor Olivetti, un'istantanea che vale più di mille parole.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"&gt;Da lunedì si volta pagina, ma chi mi conosce sa che difficilmente mi arrenderò all'inattività, sempre fin quando la salute e l'acutezza mentale mi vorranno accompagnare. Però sentirò soprattutto la mancanza del rapporto quotidiano con i ragazzi, con i quali abbiamo immaginato il futuro e ai quali auguro di poter essere felici. Se i muri dei laboratori di informatica del Marconi-Hack potessero parlare, racconterebbero di un prof pretenzioso e anche scassaminchia, ma ossessionato dal desiderio di coinvolgere ciascuno anche contro la sua volontà. Negli anni, svariati studenti hanno tenuto un taccuino con "le mie perle": metafore ardite, battute di spirito per alleggerire il clima, alcune che non ci si aspetta &lt;i&gt;pronunciate da un docente&lt;/i&gt;. Chissà se lo conservano ancora. Ringrazio tanti colleghi e colleghe per la condivisione di umanità e di professionalità che ci ha fatto crescere insieme, facendoci sentire una squadra, in controtendenza nel mondo della scuola costituito da tante prime ballerine spesso zoppe. Non tornate indietro, non isolatevi! Siete forti ed efficaci soltanto se continuate a lavorare insieme. Un pensiero finale per l'Informatica, davvero una disciplina che ti costringe alla metacognizione e permette agli individui di diventare più autonomi, efficienti nell'apprendimento e consapevoli dei propri punti di forza e debolezza. All'Informatica io devo tutto, spero di non averla troppo maltrattata. Me', come dice una delle mie proverbiali t-shirt, mo' avast (e non è l'antivirus). Suona la campanella dell'ultima ora e deve essere anche questa volta una gioia scendere le scale con i ragazzi, ragazzo come loro.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiXisN69GGTj_FzpbnHikkbkZPiinmB_L551oZbak5h7YHa0fcUi7FV9QKiIe7NMVndPw6CDba4PREL8q1F2LDEQXW1UCXtadXc6th4Ruy_1oxnuvq1vp6kfzUthDMl-MeV0ZfuQ-FV7Kezj4jz2SbFtxr1TqfWeh40Ut3_zZbV5zHTltkEtdDdpAA71G4/s72-c/539869194_10236317407462825_4354067020379739949_n.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><georss:featurename xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">Piazza Carlo Poerio, 2, 70126 Bari BA, Italia</georss:featurename><georss:point xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">41.1173873 16.8882439</georss:point><georss:box xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">12.807153463821152 -18.2680061 69.427621136178843 52.0444939</georss:box></item><item><title>Una notte a Napoli</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2021/02/una-notte-napoli.html</link><category>a sud</category><category>amori</category><category>canzoni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Mon, 15 Feb 2021 08:15:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1285345873169288132</guid><description>&lt;p&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/LGvij0telDA" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ks7xvjT8bEE" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/EQmqvJkaqAU" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;Una notte a Napoli&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pink_Martini" target="_blank"&gt;Pink Martini&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hang_On_Little_Tomato" target="_blank"&gt;Hang On Little Tomato&lt;/a&gt; - 2011&lt;br /&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Santana_(gruppo_musicale)" target="_blank"&gt;Santana&lt;/a&gt; (feat. &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lila_Downs" target="_blank"&gt;Lila Downs&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ni%C3%B1a_Pastori" target="_blank"&gt;Niña Pastori&lt;/a&gt; e Soledad) - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Coraz%C3%B3n" target="_blank"&gt;Corazón&lt;/a&gt; - 2014&lt;br /&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristiano_Malgioglio" target="_blank"&gt;Cristiano Malgioglio&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_bellezza" target="_blank"&gt;La bellezza&lt;/a&gt; - 2014&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con lui volando lontano dalla terra&lt;br /&gt;dimenticando le tristezze della sera&lt;br /&gt;un paradiso, oltre le nuvole&lt;br /&gt;pazza d'amore come le lucciole&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto tempo può durare?&lt;br /&gt;Quante notti da sognare?&lt;br /&gt;Quante ore, quanti giorni&lt;br /&gt;e carezze infinite?&lt;br /&gt;Quando ami da morire&lt;br /&gt;chiudi gli occhi e non pensare&lt;br /&gt;il tempo passa, l'amore scompare&lt;br /&gt;e la danza finirà&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una notte a Napoli&lt;br /&gt;con la luna ed il mare&lt;br /&gt;ho incontrato un angelo&lt;br /&gt;che non poteva più volar&lt;br /&gt;Una notte a Napoli&lt;br /&gt;della sera si scordò&lt;br /&gt;e anche senza ali&lt;br /&gt;in cielo mi portò&lt;/p&gt;

&lt;i&gt;Nella colonna sonora del film &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mine_vaganti" target="_blank"&gt;Mine vaganti&lt;/a&gt; e sui titoli di testa della serie TV &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mina_Settembre" target="_blank"&gt;Mina Settembre&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/LGvij0telDA/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Natale</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2020/12/natale.html</link><category>canzoni</category><category>Giulia Mei</category><category>Natale</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 24 Dec 2020 22:25:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3640213145262549828</guid><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Natale&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.giuliamei.it/" target="_blank"&gt;Giulia Mei&lt;/a&gt; - 2020 &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/dFzPZVraSLc" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/dFzPZVraSLc/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Gabriella Indolfi - RESILIENZA [short film]</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2020/10/gabriella-indolfi-resilienza-short-film.html</link><category>perle</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 6 Oct 2020 13:02:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5620790520945296775</guid><description>&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ImZf2d9YymU" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="style-scope ytd-expander" id="content"&gt;
  
  &lt;div class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" id="description"&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;Solo una parola ci salverà da questo 2020: impariamola dai migliori maestri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" id="description"&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;&lt;b&gt;RESILIENZA &lt;/b&gt;
short film scritto, diretto, montato ed interpretato da &lt;b&gt;Gabriella Indolfi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" id="description"&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" id="description"&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;Follow her on: 
Instagram | Twitter: @unavitacomica&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" id="description"&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;YouTube: &lt;/span&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;&lt;a href="https://youtube.com/c/GabriellaIndolfi" target="_blank"&gt;&lt;span class="d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql rrkovp55 a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m" dir="auto"&gt;&lt;span&gt;https://youtube.com/c/GabriellaIndolfi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" id="description"&gt;&lt;span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto"&gt;Facebook: &lt;/span&gt;&lt;a href="https://www.facebook.com/gabriellaindolfi" target="_blank"&gt;https://www.facebook.com/gabriellaindolfi&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/ImZf2d9YymU/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Happens to the Heart</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2019/11/happens-to-heart.html</link><category>canzoni</category><category>Leonard Cohen</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 1 Nov 2019 22:52:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-866802188448035905</guid><description>&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/2AMMb9CiScI" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Happens to the Heart&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonard_Cohen" target="_blank"&gt;Leonard Cohen&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://amzn.to/36pjGov" target="_blank"&gt;Thanks for the Dance&lt;/a&gt; - 2019&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I was always working steady&lt;br /&gt;
But I never called it art&lt;br /&gt;
I got my shit together&lt;br /&gt;
Meeting Christ and reading Marx&lt;br /&gt;
It failed my little fire&lt;br /&gt;
But it’s bright the dying spark&lt;br /&gt;
Go tell the young messiah&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
There’s a mist of summer kisses&lt;br /&gt;
Where I tried to double-park&lt;br /&gt;
The rivalry was vicious&lt;br /&gt;
The women were in charge&lt;br /&gt;
It was nothing, it was business&lt;br /&gt;
But it left an ugly mark&lt;br /&gt;
I’ve come here to revisit&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
I was selling holy trinkets&lt;br /&gt;
I was dressing kind of sharp&lt;br /&gt;
Had a pussy in the kitchen&lt;br /&gt;
And a panther in the yard&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
In the prison of the gifted&lt;br /&gt;
I was friendly with the guards&lt;br /&gt;
So I never had to witness&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
I should have seen it coming&lt;br /&gt;
After all I knew the chart&lt;br /&gt;
Just to look at her was trouble&lt;br /&gt;
It was trouble from the start&lt;br /&gt;
Sure we played a stunning couple&lt;br /&gt;
But I never liked the part&lt;br /&gt;
It ain't pretty, it ain't subtle&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
Now the angel’s got a fiddle&lt;br /&gt;
The devil’s got a harp&lt;br /&gt;
Every soul is like a minnow&lt;br /&gt;
Every mind is like a shark&lt;br /&gt;
I’ve broken every window&lt;br /&gt;
But the house, the house is dark&lt;br /&gt;
I care but very little&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
Then I studied with this beggar&lt;br /&gt;
He was filthy, he was scarred&lt;br /&gt;
By the claws of many women&lt;br /&gt;
He had failed to disregard&lt;br /&gt;
No fable here no lesson&lt;br /&gt;
No singing meadowlark&lt;br /&gt;
Just a filthy beggar guessing&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
I was always working steady&lt;br /&gt;
But I never called it art&lt;br /&gt;
It was just some old convention&lt;br /&gt;
Like the horse before the cart&lt;br /&gt;
I had no trouble betting&lt;br /&gt;
On the flood, against the ark&lt;br /&gt;
You see, I knew about the ending&lt;br /&gt;
What happens to the heart&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
I was handy with a rifle&lt;br /&gt;
My father’s .303&lt;br /&gt;
I fought for something final&lt;br /&gt;
Not the right to disagree</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/2AMMb9CiScI/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Pe' mme</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2019/05/pe-mme.html</link><category>a sud</category><category>amori</category><category>canzoni</category><category>donne</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 21 May 2019 00:04:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-706631094167906942</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/IaD3eJ8LBq4" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/vaSh-_t_5uA" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Pe'mme&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Ebbanesis (Viviana Cangiano &amp;amp; Serena Pisa) - &lt;a href="https://amzn.to/2LXGJk6" target="_blank"&gt;Serenvivity&lt;/a&gt; - 2018&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
musica e parole ALESSIO BONOMO&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pe’ te u’ sol s’è avutat  e nun s’è fatt chiù verè,&lt;br /&gt;
pe’ te a music è stunat  e nun c’ha facc all’a sentì,&lt;br /&gt;
pe’ te me so’ attaccat i capill,&lt;br /&gt;
me so’ scurdat r’e stell,&lt;br /&gt;
me so’ scurdat e me...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ma staser ca’ cos’ è cagnat,&lt;br /&gt;
nun dic’ nient sta passann a nuttat,&lt;br /&gt;
io staser teng voglia d’ascì ch’i capill asciujut;&lt;br /&gt;
ma staser ca cos è cagnat,&lt;br /&gt;
passam o specch’ we maró, veg’ a n’at&lt;br /&gt;
io stasera nun ne voglio sapè&lt;br /&gt;
chista sera è pe’ mme,&lt;br /&gt;
sulament pe’ mme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pe’ te a vita è na sagliut  e nu mument t’u scurdà,&lt;br /&gt;
pe’ te i forz su furnut e je vuless arrapusà,&lt;br /&gt;
pe’ te me so’ chius ind’e spall,&lt;br /&gt;
me so’ scurdat r’e stell,&lt;br /&gt;
me so’ scurdat e me...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ma staser ca’ cos’ è cagnat,&lt;br /&gt;
nun dic nient sta passann a nuttat,&lt;br /&gt;
io staser teng voglia d’ascì ch’i capill asciujut;&lt;br /&gt;
sì staser ca’ cos’ è cagnat,&lt;br /&gt;
passam o specch’ we maró, so già n’at,&lt;br /&gt;
io staser nun ne voglio sapè&lt;br /&gt;
chista sera è pe’ mme,&lt;br /&gt;
sulamente pe’ mme.</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/IaD3eJ8LBq4/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total></item><item><title>Lorenzo Baglioni - UE! (Official Music Video con Himorta - w/Lyrics)</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2019/05/lorenzo-baglioni-ue-official-music.html</link><category>canzoni</category><category>polis</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 17 May 2019 19:08:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7103566398036208593</guid><description>&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/uSQkkTUEezc" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A pochi giorni dalle elezioni europee, quanto ne sappiamo di Unione 
Europea?! &#127466;&#127482; Ecco, c’è solo un modo per spiegare l’Unione Europea con 
sentimento e passione: la canzone neomelodica! “UE!” &#127798; Interpreta il 
ruolo dell’Europa la cosplayer Himorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span itemprop="description"&gt; 'Ue!' è la colonna sonora di &lt;a href="https://www.stavoltavoto.eu/" target="_blank"&gt;StavoltaVoto.ue&lt;/a&gt;, la campagna istituzionale lanciata dal Parlamento europeo per trasformare migliaia di cittadini in volontari del voto.&lt;/span&gt; </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/uSQkkTUEezc/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il povero Cristo</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2019/04/il-povero-cristo.html</link><category>canzoni</category><category>Capossela</category><category>credenti</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 19 Apr 2019 18:59:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8410768367387543525</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/IJMNgoyerak" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il povero Cristo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vinicio_Capossela" target="_blank"&gt;Vinicio Capossela&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://amzn.to/2Pi2LvT" target="_blank"&gt;Ballate per uomini e bestie&lt;/a&gt; - 2019&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
è sceso dalla croce.&lt;br /&gt;
Per prima cosa ha preso&lt;br /&gt;
la condizione atroce:&lt;br /&gt;
amar la vita è vivere&lt;br /&gt;
ed essere felici.&lt;br /&gt;
Amar la vita è vivere&lt;br /&gt;
sapendo di morire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma invece di un fratello&lt;br /&gt;
vedere nel suo simile&lt;br /&gt;
il primo da affogare&lt;br /&gt;
sebbene un po’ più debole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
ha visto com’è l’uomo&lt;br /&gt;
che, povero cristo,&lt;br /&gt;
mangia verza e patate.&lt;br /&gt;
Intanto chi gli è sopra&lt;br /&gt;
si gode ori e alloro&lt;br /&gt;
e ammucchia per sé solo&lt;br /&gt;
ricchezze smisurate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma appena gliele ha tolte&lt;br /&gt;
non divide in uguaglianza,&lt;br /&gt;
ma del padrone apprende&lt;br /&gt;
il pensiero e l’arroganza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E intanto nel mondo&lt;br /&gt;
una guerra è signora della Terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
è sceso dalla croce,&lt;br /&gt;
si è messo sulla strada&lt;br /&gt;
e va ascoltando voci.&lt;br /&gt;
C’è chi lo tira a destra,&lt;br /&gt;
chi lo spoglia a sinistra.&lt;br /&gt;
Tutti lo voglion primo&lt;br /&gt;
nella loro lista.&lt;br /&gt;
Ma piuttosto che da vivo&lt;br /&gt;
a dare il buon ufficio&lt;br /&gt;
è meglio averlo zitto&lt;br /&gt;
e morto in sacrificio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E intanto nel mondo&lt;br /&gt;
una guerra è signora della Terra.&lt;br /&gt;
E intanto nel mondo&lt;br /&gt;
una guerra è signora della Terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
è sceso dalla croce,&lt;br /&gt;
e cristo come era&lt;br /&gt;
ha incontrato l’uomo.&lt;br /&gt;
Aveva un paio di baffi&lt;br /&gt;
e un coltello da affilare.&lt;br /&gt;
Lo sguardo torvo&lt;br /&gt;
non smetteva di sfilare.&lt;br /&gt;
Gli ha detto: “Cristo, spostati&lt;br /&gt;
e lasciami passare,&lt;br /&gt;
non voglio sentir prediche,&lt;br /&gt;
ho già molto da fare”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E intanto nel mondo&lt;br /&gt;
una guerra è signora della Terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
è sceso dalla croce&lt;br /&gt;
e ha visto che per l’uomo&lt;br /&gt;
non può esserci unità.&lt;br /&gt;
Una cosa sola&lt;br /&gt;
cattiva oppure buona&lt;br /&gt;
ma pezzi frantumati&lt;br /&gt;
come è stato creato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovrà sempre mentire&lt;br /&gt;
a chi gli sta vicino&lt;br /&gt;
perché c’ha dentro il cuore&lt;br /&gt;
le stanze di un casino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E intanto nel mondo&lt;br /&gt;
una guerra è signora della Terra.&lt;br /&gt;
E intanto nel mondo&lt;br /&gt;
una guerra è signora della Terra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
è tornato sulla croce&lt;br /&gt;
con il dono che&lt;br /&gt;
a tutti qui ha portato:&lt;br /&gt;
la Buona Novella,&lt;br /&gt;
dove per scritto è messo&lt;br /&gt;
“Ama il prossimo tuo&lt;br /&gt;
come fosse te stesso”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma troppo era difficile&lt;br /&gt;
forse anche oltre l’umano,&lt;br /&gt;
così si è ritirato.&lt;br /&gt;
All’uomo ha rinunciato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una veste di silenzio&lt;br /&gt;
si è cucito addosso.&lt;br /&gt;
Il povero Cristo&lt;br /&gt;
tace, grida all’uomo&lt;br /&gt;
a più non posso. </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/IJMNgoyerak/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Se saprai starmi vicino</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2014/04/se-saprai-starmi-vicino.html</link><category>apocrifi</category><category>poesie</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sat, 23 Feb 2019 06:28:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5505842371321354559</guid><description>&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.youtube.com/embed/ZJRAhrW3FU8?si=fzr1KGKUS1m6InLh" title="YouTube video player" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table border="0" cellpadding="10" style="width: 100%;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;
&lt;td valign="top"&gt; Se saprai starmi vicino,&lt;br /&gt;
e potremo essere diversi,&lt;br /&gt;
se il sole illuminerà entrambi&lt;br /&gt;
senza che le nostre ombre si sovrappongano,&lt;br /&gt;
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo&lt;br /&gt;
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo&lt;br /&gt;
e non il ricordo di come eravamo,&lt;br /&gt;
se sapremo darci l'un l'altro&lt;br /&gt;
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo&lt;br /&gt;
se il tuo corpo canterà con il mio perchè insieme è gioia…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora sarà amore&lt;br /&gt;
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.&lt;/td&gt;
&lt;td valign="top"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Questa poesia &lt;a href="https://www.pecorelettriche.it/blog.asp?codB=622" target="_blank"&gt;non è di Neruda&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/ZJRAhrW3FU8/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Bambina mia</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2019/02/bambina-mia.html</link><category>amori</category><category>poesie</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 13 Feb 2019 20:47:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3163775485762635598</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Ut6GyDTcJwo?si=Wd787SU12KekEitE" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Frai3tv%2Fvideos%2F245667176341237%2F&amp;show_text=1&amp;width=560" width="560" height="465" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allow="encrypted-media" allowFullScreen="true"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Bambina mia&lt;/b&gt;,&lt;br /&gt;
Per te avrei dato tutti i giardini&lt;br /&gt;
del mio regno, se fossi stata regina,&lt;br /&gt;
fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.&lt;br /&gt;
Tutto il regno per te.&lt;br /&gt;
E invece ti lascio baracche e spine,&lt;br /&gt;
polveri pesanti su tutto lo scenario&lt;br /&gt;
battiti molto forti&lt;br /&gt;
palpebre cucite tutto intorno.&lt;br /&gt;
Ira nelle periferie della specie.&lt;br /&gt;
E al centro,&lt;br /&gt;
ira.&lt;br /&gt;
Ma tu non credere a chi dipinge l’umano&lt;br /&gt;
come una bestia zoppa e questo mondo&lt;br /&gt;
come una palla alla fine.&lt;br /&gt;
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e&lt;br /&gt;
di sangue. Lo fa perchè è facile farlo.&lt;br /&gt;
Noi siamo solo confusi,credi.&lt;br /&gt;
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.&lt;br /&gt;
Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci&lt;br /&gt;
di amare qualcosa.&lt;br /&gt;
Ancora proviamo pietà.&lt;br /&gt;
Tocca a te, ora,&lt;br /&gt;
a te tocca la lavatura di queste croste&lt;br /&gt;
delle cortecce vive.&lt;br /&gt;
C’è splendore&lt;br /&gt;
in ogni cosa. Io l’ho visto.&lt;br /&gt;
Io ora lo vedo di più.&lt;br /&gt;
C’è splendore. Non avere paura.&lt;br /&gt;
Ciao faccia bella,&lt;br /&gt;
gioia piu’ grande.&lt;br /&gt;
L’amore è il tuo destino.&lt;br /&gt;
Sempre. Nient’altro.&lt;br /&gt;
Nient’altro. Nient’altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mariangela_Gualtieri" target="_blank"&gt;Mariangela Gualtieri&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/Ut6GyDTcJwo/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il peso del coraggio</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2019/02/il-peso-del-coraggio.html</link><category>canzoni</category><category>Fiorella</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 2 Feb 2019 23:30:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8346385037691379704</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/tkXnS9BL6e4" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il peso del coraggio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fiorella_Mannoia" target="_blank"&gt;Fiorella Mannoia&lt;/a&gt; - Personale - 2019&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi vuoti d’aria&lt;br /&gt;
questi vuoti di felicità&lt;br /&gt;
queste assurde convinzioni&lt;br /&gt;
tutte queste distrazioni a farci perdere&lt;br /&gt;
Sono come buchi neri&lt;br /&gt;
questi buchi nei pensieri&lt;br /&gt;
si fa finta di niente, lo facciamo da sempre&lt;br /&gt;
Ci si dimentica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che ognuno ha la sua parte in questa grande scena&lt;br /&gt;
ognuno i suoi diritti, ognuno la sua schiena&lt;br /&gt;
per sopportare il peso di ogni scelta&lt;br /&gt;
il peso di ogni passo, il peso del coraggio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ho capito che non sempre il tempo cura le ferite&lt;br /&gt;
che sono sempre meno le persone amiche&lt;br /&gt;
che non esiste resa senza pentimento&lt;br /&gt;
che quello che mi aspetto è solo quello che pretendo&lt;br /&gt;
e ho imparato ad accettare che gli affetti tradiscono&lt;br /&gt;
che gli amori anche i più grandi poi finiscono&lt;br /&gt;
che non c’è niente di sbagliato in un perdono&lt;br /&gt;
che se non sbaglio non capisco io chi sono&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono queste devozioni&lt;br /&gt;
queste manie di superiorità&lt;br /&gt;
c’è chi fa ancora la guerra&lt;br /&gt;
chi non conosce vergogna&lt;br /&gt;
chi si dimentica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che ognuno ha la sua parte in questa grande scena&lt;br /&gt;
ognuno i suoi diritti, ognuno la sua schiena&lt;br /&gt;
per sopportare il peso di ogni scelta&lt;br /&gt;
il peso di ogni passo, il peso del coraggio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ho capito che non serve il tempo alle ferite&lt;br /&gt;
che sono sempre meno le persone unite&lt;br /&gt;
che non esiste azione senza conseguenza&lt;br /&gt;
chi ha torto e chi ha ragione quando un bambino muore?&lt;br /&gt;
E allora stiamo ancora zitti&lt;br /&gt;
che così ci preferiscono&lt;br /&gt;
tutti zitti come cani che obbediscono&lt;br /&gt;
ci vorrebbe più rispetto&lt;br /&gt;
ci vorrebbe più attenzione&lt;br /&gt;
se si parla della vita&lt;br /&gt;
se parliamo di persone&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo il silenzio che resta dopo le parole&lt;br /&gt;
siamo la voce che può arrivare dove vuole&lt;br /&gt;
siamo il confine della nostra libertà&lt;br /&gt;
siamo noi l’umanità&lt;br /&gt;
siamo in diritto di cambiare tutto e di ricominciare&lt;br /&gt;
Ricominciare…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ognuno gioca la sua parte in questa grande scena&lt;br /&gt;
ognuno ha i suoi diritti, ognuno ha la sua schiena&lt;br /&gt;
per sopportare il peso di ogni scelta&lt;br /&gt;
il peso di ogni passo, il peso del coraggio&lt;br /&gt;
Il peso del coraggio</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/tkXnS9BL6e4/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Bethlehemian Rhapsody - Versione italiana</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/12/bethlehemian-rhapsody-versione-italiana.html</link><category>canzoni</category><category>credenti</category><category>Natale</category><category>perle</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Tue, 25 Dec 2018 18:45:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1897208394736445125</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/cW_2PbPxmU8" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/cW_2PbPxmU8/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Chiaro di luna - La canzone d'amore definitiva</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/11/chiaro-di-luna-la-canzone-damore.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Lorenzo</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 18 Nov 2018 09:44:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3561021448980963461</guid><description>&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Ro8PdDjKA3o" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/jVHZGE02I3s" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/qpTFRZvNOno" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/jxT3PTaKpC4" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Chiaro Di Luna&lt;/b&gt; - La canzone d'amore definitiva &lt;i&gt;(anche reggae version)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jovanotti" target="_blank"&gt;Jovanotti&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://amzn.to/2QTGsww" target="_blank"&gt;Oh, Vita!&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hey hey hey hey hey hey&lt;br /&gt;
Proverò a pensarti mentre mi sorridi&lt;br /&gt;
la capacità che hai di rasserenare&lt;br /&gt;
mi hai insegnato cose che non ho imparato&lt;br /&gt;
per il gusto di poterle reimparare&lt;br /&gt;
Ogni giorno mentre guardo te che vivi&lt;br /&gt;
e mi meraviglio di come sai stare&lt;br /&gt;
vera dentro un tempo tutto artificiale&lt;br /&gt;
nuda tra le maschere di carnevale&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Luce dei miei occhi, sangue nelle arterie&lt;br /&gt;
selezionatrice delle cose serie&lt;br /&gt;
non c'è niente al mondo che mi deconcentri&lt;br /&gt;
non c'è cosa bella dove tu non c'entri&lt;br /&gt;
Dicono: Finiscila con questa storia&lt;br /&gt;
di essere romantico fino alla noia&lt;br /&gt;
Certo hanno ragione, gente intelligente&lt;br /&gt;
ma di aver ragione non mi frega niente&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio avere torto mentre tu mi baci&lt;br /&gt;
respirare l'aria delle tue narici&lt;br /&gt;
come quella volta che abbiamo scoperto&lt;br /&gt;
che davanti a noi c'era uno spazio aperto&lt;br /&gt;
che insieme si può andare lontanissimo&lt;br /&gt;
guardami negli occhi come fossimo&lt;br /&gt;
complici di un piano rivoluzionario&lt;br /&gt;
un amore straordinario&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non esiste paesaggio più bello della tua schiena&lt;br /&gt;
quella strada che porta fino alla bocca tua&lt;br /&gt;
non esiste esperienza più mistica e più terrena&lt;br /&gt;
di ballare abbracciato con te al chiaro di luna&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Emozioni forti come il primo giorno&lt;br /&gt;
che fanno sparire le cose che ho intorno&lt;br /&gt;
cercherò il tuo sguardo nei posti affollati&lt;br /&gt;
la tua libertà oltre i fili spinati&lt;br /&gt;
Non potrai capire mai cosa scateni&lt;br /&gt;
quando mi apri la finestra dei tuoi seni&lt;br /&gt;
quel comandamento scritto sui cuscini&lt;br /&gt;
gli innamorati restan sempre ragazzini&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io non lo so dove vanno a finire le ore&lt;br /&gt;
quando ci scorrono addosso e se ne vanno via&lt;br /&gt;
il tempo lava ferite che non può guarire&lt;br /&gt;
l'amore è senza rete e senza anestesia&lt;br /&gt;
C'è un calendario sul muro della mia officina&lt;br /&gt;
per ogni mese una foto futura di te&lt;br /&gt;
che sei ogni giorno più erotica, o mia regina&lt;br /&gt;
non c'è un secondo da perdere&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Impazzisco baciando la pelle della tua schiena&lt;br /&gt;
quella strada che porta fino alla bocca tua&lt;br /&gt;
non esiste esperienza più mistica e più terrena&lt;br /&gt;
di ballare abbracciato con te al chiaro di luna&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbracciato con te&lt;br /&gt;
Abbracciato con te, oh oh oh oh&lt;br /&gt;
Abbracciato con te, eh eh, con te, eh eh&lt;br /&gt;
Al chiaro di Luna&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hey hey hey hey hey hey&lt;br /&gt;
Hey hey hey hey hey hey&lt;br /&gt;
Hey hey hey hey hey hey&lt;br /&gt;
Hey hey hey hey hey hey&lt;br /&gt;
Ooh ooh ooh&lt;br /&gt;
Abbracciato con te&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a href="https://chordify.net/chords/chiaro-di-luna-jovanotti-ji-music" target="_blank"&gt;Qui gli accordi&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/Ro8PdDjKA3o/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Se piovesse il tuo nome</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/09/se-piovesse-il-tuo-nome.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Elisa</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 29 Sep 2018 19:06:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3177392923072163696</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/bXuwhnlg13A" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/5BttrxJy7Ew" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Se piovesse il tuo nome&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elisa_(cantante_1977)" target="_blank"&gt;Elisa&lt;/a&gt; e &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Calcutta_(cantante)" target="_blank"&gt;Calcutta&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://amzn.to/2RaNmxV" target="_blank"&gt;Diari aperti&lt;/a&gt; - 2018&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci siamo mai dedicati &lt;br /&gt;
dedicati le, le canzoni giuste &lt;br /&gt;
forse perché di noi &lt;br /&gt;
non ne parla mai nessuno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci siamo mai detti le parole &lt;br /&gt;
non ci siamo mai detti le parole giuste &lt;br /&gt;
neanche per sbaglio &lt;br /&gt;
neanche per sbaglio in silenzio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La città è piena di fontane &lt;br /&gt;
ma non sparisce mai la sete &lt;br /&gt;
sarà la distrazione &lt;br /&gt;
sarà, sarà, sarà &lt;br /&gt;
che ho sempre il Sahara in bocca&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La città è piena di negozi &lt;br /&gt;
ma poi chiudono sempre &lt;br /&gt;
e rimango solo io &lt;br /&gt;
a dare il resto al mondo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se in mezzo alle strade &lt;br /&gt;
o nella confusione &lt;br /&gt;
piovesse il tuo nome &lt;br /&gt;
io una lettera per volta vorrei bere &lt;br /&gt;
in mezzo a mille persone &lt;br /&gt;
stazione dopo stazione &lt;br /&gt;
e se non scendo a quella giusta è colpa tua&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci siamo mai visti per davvero e &lt;br /&gt;
non ci siamo mai presi per davvero in giro &lt;br /&gt;
neanche per sbaglio &lt;br /&gt;
neanche per sbaglio in silenzio &lt;br /&gt;
la città incontra il tuo deserto &lt;br /&gt;
che io innaffio da sempre &lt;br /&gt;
sarà la mia missione &lt;br /&gt;
sarà, sarà, sarà &lt;br /&gt;
che ho un fiore nella bocca&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se in mezzo alle strade &lt;br /&gt;
o nella confusione &lt;br /&gt;
piovesse il tuo nome &lt;br /&gt;
io una lettera per volta vorrei bere &lt;br /&gt;
in mezzo a mille persone &lt;br /&gt;
stazione dopo stazione &lt;br /&gt;
e se non scendo a quella giusta è colpa mia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma senza te chi sono io &lt;br /&gt;
un mucchio di spese impilate &lt;br /&gt;
un libro in francese che poi non lo so neanche &lt;br /&gt;
neanche bene io &lt;br /&gt;
se devi andare pago io &lt;br /&gt;
scusa se penso a voce alta &lt;br /&gt;
scusa se penso a voce alta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se in mezzo alle strade &lt;br /&gt;
o nella confusione &lt;br /&gt;
piovesse il tuo nome &lt;br /&gt;
io una lettera per volta vorrei bere &lt;br /&gt;
in mezzo a mille persone &lt;br /&gt;
stazione dopo stazione &lt;br /&gt;
e se non scendo a quella giusta è colpa mia﻿ </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/bXuwhnlg13A/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Quelli che restano</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/09/quelli-che-restano.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>De Gregori</category><category>Elisa</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 16 Sep 2018 22:46:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5776315974287114731</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/sPAodJr6a00" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quelli_che_restano" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Quelli che restano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elisa_(cantante_1977)" target="_blank"&gt;Elisa&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori" target="_blank"&gt;Francesco De Gregori&lt;/a&gt; - 2018&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
DE GREGORI&lt;br /&gt;
È che mi chiedevo se la più grande fatica è riuscire a non far niente,&lt;br /&gt;
a lasciare tutto com’è, fare quello che ti viene e non andare dietro la gente.&lt;br /&gt;
È che mi perdevo dietro a chissà quale magia, quale grande canzone in un cumulo di pietre,&lt;br /&gt;
sassi più o meno preziosi e qualche ricordo importante che si sente sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ELISA&lt;br /&gt;
È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza, quella che ti frega e ti prende le gambe,&lt;br /&gt;
che ti punta i piedi in quella direzione opposta, così lontana dal presente,&lt;br /&gt;
ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano&lt;br /&gt;
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
DE GREGORI&lt;br /&gt;
E vai e vai, che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari,&lt;br /&gt;
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ELISA&lt;br /&gt;
È che mi voltavo a guardare indietro e indietro ormai per me non c’era niente,&lt;br /&gt;
avevo capito le regole del gioco e ne volevo un altro, uno da prendere più seriamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
DE GREGORI&lt;br /&gt;
È che mi perdevo dietro chissà quale follia, quale grande intuizione, tra piatti sporchi e faccende,&lt;br /&gt;
tra occhi più o meno distanti e qualche ricordo importante che si sente sempre.&lt;br /&gt;
Ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano&lt;br /&gt;
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano.&lt;br /&gt;
E vai e vai, che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari,&lt;br /&gt;
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali.&lt;br /&gt;
E più di una volta e più di un pensiero è stato così brutto da non dirlo a nessuno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ELISA&lt;br /&gt;
Più di una volta sei andato avanti dritto dritto sparato contro un muro,&lt;br /&gt;
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
INSIEME&lt;br /&gt;
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno.&lt;br /&gt;
Siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano&lt;br /&gt;
e gli occhiali li perdono e sulle autostrade così belle le vite che sfrecciano.&lt;br /&gt;
E vai e vai, che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari,&lt;br /&gt;
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici e selvatici selvatici.&lt;br /&gt;
Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni,&lt;br /&gt;
quelli che di notte luci spente e finestre chiuse non se ne vanno da sotto i portoni,&lt;br /&gt;
quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni,&lt;br /&gt;
ma quanto siete stanchi e senza neanche una voglia&lt;br /&gt;
siamo noi quei pazzi che venite a cercare,&lt;br /&gt;
quei pazzi che venite a cercare,&lt;br /&gt;
quei pazzi che venite a cercare,&lt;br /&gt;
quei pazzi che venite a cercare.</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/sPAodJr6a00/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Io e il mio cane</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/08/io-e-il-mio-cane.html</link><category>amori</category><category>Bibo and friends</category><category>canzoni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 11 Aug 2018 12:11:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1399997689445392999</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/5w3ZZl2Wy7c" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Io e il mio cane&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Borgia_(cantante)" target="_blank"&gt;Stefano Borgia&lt;/a&gt; - Con chi lo guardi questo cielo - 1998&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e il mio cane ce ne andiamo a spasso nel mattino&lt;br /&gt;
lui con la sua lingua al vento ed io lo spolverino&lt;br /&gt;
siamo due animali soli al centro di un giardino&lt;br /&gt;
lui mi chiede un sasso e io gli chiedo chi hai vicino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io con il mio cane ci siamo chiesti certe volte&lt;br /&gt;
se l'amore è una leggenda o esiste veramente&lt;br /&gt;
lui che parla un'altra lingua io lo capisco sempre&lt;br /&gt;
è più chiaro della maggior parte della gente&lt;br /&gt;
quando si allontana poi ritorna indietro sempre&lt;br /&gt;
e non è come te che non ci sei&lt;br /&gt;
e non è come te che non ci sei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io e il mio cane ce ne andiamo a spasso come amici&lt;br /&gt;
e nonostante i suoi occhi tristi noi siamo felici&lt;br /&gt;
liscio la sua schiena in questo mondo di incertezze&lt;br /&gt;
anche lui si chiede a chi darai le tue carezze&lt;br /&gt;
lui non sa tradire, mi somiglia molto in questo,&lt;br /&gt;
sono più gli amici che rosicchiano il mio osso&lt;br /&gt;
lui non sa mentire non mi lascia solo mai&lt;br /&gt;
e non è come te che non ci sei&lt;br /&gt;
no non è come te che non ci sei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/5w3ZZl2Wy7c/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Viva la libertà</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/07/viva-la-liberta.html</link><category>canzoni</category><category>Lorenzo</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 8 Jul 2018 12:29:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-3250198273214169761</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/7ZR_nM-42JE" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Viva la libertà&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jovanotti" target="_blank"&gt;Jovanotti&lt;/a&gt; -&lt;a href="https://amzn.to/2LZQ1am" target="_blank"&gt; Oh, vita!&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preziosa e fragile&lt;br /&gt;
Instabile e precaria&lt;br /&gt;
Chiara e magnetica&lt;br /&gt;
Leggera come l'aria&lt;br /&gt;
Sempre moderna anche quando è fuori moda&lt;br /&gt;
Sempre bellissima cammina per la strada&lt;br /&gt;
All'orizzonte, dietro la fronte&lt;br /&gt;
Sul palcoscenico e dietro le quinte&lt;br /&gt;
Allenami, insegnami a vivere con te&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viva la libertà (viva)&lt;br /&gt;
La libertà&lt;br /&gt;
Viva la libertà (viva)&lt;br /&gt;
La libertà&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viva viva viva viva&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parola magica, mettila in pratica&lt;br /&gt;
Senti che bella è, quant'è difficile&lt;br /&gt;
E non si ferma mai, non si riposa mai&lt;br /&gt;
Ha mille rughe ma è sempre giovane&lt;br /&gt;
Ha cicatrici qua, ferite aperte là&lt;br /&gt;
Ma se ti tocca lei ti guarirà&lt;br /&gt;
Ha labbra morbide, braccia fortissime&lt;br /&gt;
E se ti abbraccia ti libererà&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io ti difenderò, madre dolcissima&lt;br /&gt;
Esigentissima, fantasmagorica&lt;br /&gt;
Atletica, magnetica&lt;br /&gt;
Volatile, poetica&lt;br /&gt;
Le donne e gli uomini, gli esseri umani&lt;br /&gt;
Piante selvatiche e tutti gli animali&lt;br /&gt;
Spiriti liberi, ovunque siate voi&lt;br /&gt;
Fatevi vivi manifestatevi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La voglio qui per me, la voglio qui per te&lt;br /&gt;
La voglio anche per chi non la vuole per sé&lt;br /&gt;
Tempi difficili, a volte tragici&lt;br /&gt;
Bisogna crederci e non arrendersi</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/7ZR_nM-42JE/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Affermativo</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/06/affermativo.html</link><category>canzoni</category><category>Lorenzo</category><category>migratori</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 17 Jun 2018 19:29:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5119819063537970196</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/My_kUYQPah0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/H1f7vc8YZZQ" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Affermativo" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Affermativo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jovanotti" target="_blank"&gt;Jovanotti&lt;/a&gt; -&lt;a href="https://amzn.to/2LZQ1am" target="_blank"&gt; Oh, vita!&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi ricordo il rumore del vento&lt;br /&gt;
che muoveva la plastica del mio giubbotto&lt;br /&gt;
e lo sporco di olio e di merda nel pavimento là sotto&lt;br /&gt;
Mi ricordo, pensavo: Finisce, tra poco è finita&lt;br /&gt;
poi sarà solo un racconto&lt;br /&gt;
una storia da dire di sera&lt;br /&gt;
Mi ricordo lo stomaco a pezzi e i capelli salati&lt;br /&gt;
le grida feroci, le spinte&lt;br /&gt;
gli sguardi terrorizzati&lt;br /&gt;
Mi ricordo la lingua incendiata&lt;br /&gt;
il cartoccio dei soldi bagnati&lt;br /&gt;
Mi ricordo il deserto di notte&lt;br /&gt;
l'assurdo spettacolo di un cielo muto&lt;br /&gt;
e qualcuno che è stato fratello strappato alla vita&lt;br /&gt;
e neanche un saluto&lt;br /&gt;
Mi ricordo di quando il futuro è passato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Non si può vivere in un mondo senza cielo&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo chiuso&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo senza cielo&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo chiuso&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le vetrine di Zara e Foot Locker&lt;br /&gt;
ancora più lucide e piene di roba&lt;br /&gt;
e kebab e gli hotel extralusso e McDonald&lt;br /&gt;
e gli anfibi puliti e i soldati col mitra&lt;br /&gt;
e fari di notte e il mare in salita&lt;br /&gt;
il mare in salita, il mare in salita&lt;br /&gt;
E le chiazze di vomito multicolore&lt;br /&gt;
la faccia di chi ti sta contro&lt;br /&gt;
e le macchine in fila che pompano trap&lt;br /&gt;
Lo sento il sospetto&lt;br /&gt;
che come un specchio rifletto&lt;br /&gt;
La notte mi accendo&lt;br /&gt;
mi rigiro sul letto&lt;br /&gt;
Le tag che circondano i bancomat&lt;br /&gt;
con quella voce elettronica per le istruzioni&lt;br /&gt;
che non dice mai niente dei miei genitori&lt;br /&gt;
Mi ricordo il riflesso del Sahara&lt;br /&gt;
dentro un paraurti cromato&lt;br /&gt;
poi al largo le sirene impazzite&lt;br /&gt;
e un lenzuolo dorato che sembrava un dj da lontano&lt;br /&gt;
Se non fosse stato per quell'espressione&lt;br /&gt;
da campioni sconfitti in finale&lt;br /&gt;
ad un torneo di pazzia generale&lt;br /&gt;
Immerso nella nuvola&lt;br /&gt;
di vita e di morte delle persone&lt;br /&gt;
dentro la propria sorte&lt;br /&gt;
Affermativo e unico anche se nel marasma&lt;br /&gt;
esisto, sono qui, non sono un fantasma&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Non si può vivere in un mondo senza cielo&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo chiuso&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo senza cielo&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo chiuso&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio le strade illuminate per me&lt;br /&gt;
tutte le strade illuminate per me&lt;br /&gt;
che ho vissuto due vite&lt;br /&gt;
Domani farò diciott'anni&lt;br /&gt;
tutte le strade illuminate per me&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio le strade illuminate per me&lt;br /&gt;
tutte le strade illuminate per me&lt;br /&gt;
che ho vissuto due vite&lt;br /&gt;
Domani farò diciott'anni&lt;br /&gt;
voglio le strade illuminate per me&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo senza cielo&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo chiuso&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo senza cielo&lt;br /&gt;
Non si può vivere in un mondo chiuso&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
Qui ce n'è uno vivo&lt;br /&gt;
Affermativo affermativo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Affermativo e unico&lt;br /&gt;
anche se nel marasma&lt;br /&gt;
esisto, sono qui, non sono un fantasma </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/My_kUYQPah0/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La fine della chemio</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/05/la-fine-della-chemio.html</link><category>canzoni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 26 May 2018 09:15:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4145624447824860547</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ZVOfpPuQN-4" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/geQ9Q1bO8Wc" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La fine della chemio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sick_Tamburo" target="_blank"&gt;Sick Tamburo&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://amzn.to/2IJWkBP" target="_blank"&gt;Un giorno nuovo&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://amzn.to/2GQAoik" target="_blank"&gt;La Fine Della Chemio&lt;/a&gt; [feat. Jovanotti &amp;amp; Tre Allegri Ragazzi Morti &amp;amp; Manuel Agnelli &amp;amp; Samuel &amp;amp; Elisa &amp;amp; Meg &amp;amp; Lo Stato Sociale &amp;amp; Pierpaolo Capovilla &amp;amp; Prozac+] - 25 maggio 2018&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
FESTEGGEREMO LA FINE DELLA CHEMIO FIANCO A FIANCO SU QUEL PALCO&lt;br /&gt;
E STARAI BENE SAI E FINIRÀ ANCHE IL BUIO TANTE COSE CAMBIERANNO&lt;br /&gt;
I TUOI CAPELLI LUNGHI QUELLI CRESCERANNO DI UN COLORE CHE È UN INCANTO&lt;br /&gt;
E SE NON CRESCERANNO ALLORA SAI TI DICO ALLORA STARAI MEGLIO SENZA&lt;br /&gt;
E QUANDO PARLERAI ALLA GENTE GIRERÀ LA TESTA ALCUNI SVERRANNO&lt;br /&gt;
E SI POTRÀ CAPIRE QUELLO CHE È IMPORTANTE QUEL CHE VALE VERAMENTE&lt;br /&gt;
INSIEME RIDEREMO E NON RICORDEREMO NON RICORDEREMO NIENTE&lt;br /&gt;
RICOSTRUIRANNO TUTTO ORMAI SI FA ANCHE QUELLO DOPO UN SOGNO CHE SI È INFRANTO&lt;br /&gt;
E SI POTRÀ CAPIRE&lt;br /&gt;
E SI POTRÀ CAPIRE&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA SI POTRÀ CAPIRE PERCHÉ&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA NON SI MUORE NON SI MUORE&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA SI POTRÀ CAPIRE PERCHÉ&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA NON SI MUORE NON SI MUORE&lt;br /&gt;
FESTEGGEREMO LA FINE DELLA CHEMIO FIANCO A FIANCO SU QUEL PALCO&lt;br /&gt;
E STARAI BENE SAI E FINIRÀ ANCHE IL BUIO TANTE COSE CAMBIERANNO&lt;br /&gt;
E RIMARRANNO I SEGNI MA SEMBRERAI PIÙ BELLA IL TUO SORRISO HA VINTO&lt;br /&gt;
E LE PAURE QUELLE QUELLE QUALCHE VOLTA QUELLE ANCORA TORNERANNO&lt;br /&gt;
MA SI POTRÀ CAPIRE&lt;br /&gt;
MA SI POTRÀ CAPIRE&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA SI POTRÀ CAPIRE PERCHÉ&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA NON SI MUORE NON SI MUORE&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA SI POTRÀ CAPIRE PERCHÉ&lt;br /&gt;
FINCHÉ IL SOLE SI ALZA NON SI MUORE NON SI MUORE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il brano, già pubblicato nell’album dei Sick Tamburo “Un Giorno Nuovo”, è stato scritto da Gian Maria per Elisabetta. In questa versione il brano vede la collaborazione di artisti del calibro di Jovanotti, Elisa, Manuel Agnelli, Tre Allegri Ragazzi Morti, Prozac+, Samuel, Meg, Lo Stato Sociale e PierPaolo Capovilla. Tutti i proventi delle vendite andranno a A.N.D.O.S. di Pordenone, associazione donne operate al seno e alla squadra di canoa “Donne in Rosa Lago Burida” &lt;/i&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/ZVOfpPuQN-4/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Tutta colpa di Vecchioni</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/05/tutta-colpa-di-vecchioni.html</link><category>canzoni</category><category>Giulia Mei</category><category>Vecchioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 5 May 2018 20:39:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5976272427337179075</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/-IZfE7dwZBo" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/6FJC_hml8NI" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Tutta colpa di Vecchioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://www.musicultura.it/artisti/giulia-mei/" target="_blank"&gt;Giulia Mei&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://amzn.to/2HOTBq6" target="_blank"&gt;Musicultura Festival Della Canzone Popolare E D'Autore Xxviii Edizione (2017)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non voglio soldi né gloria&lt;br /&gt;
non voglio fatta la corte&lt;br /&gt;
scrivo canzoni e per questo&lt;br /&gt;
mi basta un pianoforte&lt;br /&gt;
potevo fare l’avvocato c’era un posto&lt;br /&gt;
già pronto per me&lt;br /&gt;
ma di Vecchioni,&lt;br /&gt;
ecco la colpa di chi è&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché non si hanno molti tentativi&lt;br /&gt;
per essere vivi&lt;br /&gt;
sono di quelli che hanno fatto sacrifici&lt;br /&gt;
ma sono felici&lt;br /&gt;
sono di quelli che hanno scelto&lt;br /&gt;
di scegliersi la vita&lt;br /&gt;
io sono io&lt;br /&gt;
chiamami pure fallita&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dovrebbe perdere del tempo a scrivere canzoni&lt;br /&gt;
non si dovrebbe fare ‘sto mestiere da cialtroni&lt;br /&gt;
non si dovrebbero inseguire mai le proprie emozioni&lt;br /&gt;
ma io vi giuro, è solo colpa di Vecchioni&lt;br /&gt;
credete a me, è tutta colpa di Vecchioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si dice di arte non si campa&lt;br /&gt;
ma di certo si scampa la morte&lt;br /&gt;
per ogni sogno massacrato&lt;br /&gt;
sei crepato mille volte&lt;br /&gt;
non voglio soldi né gloria&lt;br /&gt;
non voglio tutte le carte&lt;br /&gt;
voglio soltanto poter dire&lt;br /&gt;
“io l’ho fatta la mia parte”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché non si hanno molti tentativi&lt;br /&gt;
per essere vivi&lt;br /&gt;
sono di quelli che hanno fatto sacrifici&lt;br /&gt;
ma sono felici&lt;br /&gt;
sono di quelli che hanno scelto&lt;br /&gt;
di scegliersi il destino&lt;br /&gt;
prendete il pane&lt;br /&gt;
a me lasciate il vino&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dovrebbe perdere del tempo a scrivere canzoni&lt;br /&gt;
non si dovrebbe fare ‘sto mestiere da cialtroni&lt;br /&gt;
non si dovrebbero inseguire mai le proprie emozioni&lt;br /&gt;
ma io vi giuro, è solo colpa di Vecchioni&lt;br /&gt;
credete a me, è tutta colpa di Vecchioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché non si hanno molti tentativi&lt;br /&gt;
per essere vivi&lt;br /&gt;
perché a vent’anni non ti puoi negare&lt;br /&gt;
il lusso di sbagliare&lt;br /&gt;
a vent’anni si è cretini si è cretini&lt;br /&gt;
non sai quanto&lt;br /&gt;
ma pure questo è un diritto sacrosanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si dovrebbe perdere del tempo a scrivere canzoni&lt;br /&gt;
non si dovrebbe fare ‘sto mestiere da cialtroni&lt;br /&gt;
non si dovrebbero inseguire mai le proprie emozioni&lt;br /&gt;
ma io vi giuro, è solo colpa di Vecchioni&lt;br /&gt;
io vi assicuro che la colpa è di Vecchioni&lt;br /&gt;
credete a me, è tutta colpa di Vecchioni</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/-IZfE7dwZBo/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>NICOLA - Cozze, Kebab &amp; Coca Cola</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/04/nicola-cozze-kebab-coca-cola.html</link><category>a sud</category><category>credenti</category><category>radici</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 26 Apr 2018 23:28:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4750603223821971543</guid><description>&lt;table style="width: 100%px;" cellspacing="8"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td valign="top"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjdDXSbzfF0RWg6BoN0pNWBXFndJ2Do3cxtH3mfiVSYbwX0QLvqLgepHIFDk1eaTWuuUENPkUmIpM2exe01DY2Gt2uyNPpkSD4PNJHg1ZDyuJN8lp21q3MbyGOG6rXi3XpeSVCXUyGwJRg/s1600/yh0mrw5lkh8alas9vkbx.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="240" data-original-width="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjdDXSbzfF0RWg6BoN0pNWBXFndJ2Do3cxtH3mfiVSYbwX0QLvqLgepHIFDk1eaTWuuUENPkUmIpM2exe01DY2Gt2uyNPpkSD4PNJHg1ZDyuJN8lp21q3MbyGOG6rXi3XpeSVCXUyGwJRg/s1600/yh0mrw5lkh8alas9vkbx.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Portiamo Nicola al cinema!&lt;br /&gt;
Aiutaci a completare il docu-film sul Santo più venerato al mondo.&lt;br /&gt;
Grazie a te, tutti potranno conoscere la vera storia dell’uomo che ha dato origine al mito di Babbo Natale.&lt;br /&gt;
#inmissionepercontodiNicola&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Let's bring Nicola to the cinema!&lt;br /&gt;
Help us complete the filming of the docu-film about the most worshipped Saint of the world.&lt;br /&gt;
Thanks to you, everybody will be able to discover the true Story of the man who has given origin to Santa Claus.&lt;br /&gt;
#onamissionfromNicholas&lt;/td&gt;&lt;td valign="top"&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="445px" scrolling="no" src="https://www.indiegogo.com/project/nicola-cozze-kebab-coca-cola--5/embedded" width="222px"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjdDXSbzfF0RWg6BoN0pNWBXFndJ2Do3cxtH3mfiVSYbwX0QLvqLgepHIFDk1eaTWuuUENPkUmIpM2exe01DY2Gt2uyNPpkSD4PNJHg1ZDyuJN8lp21q3MbyGOG6rXi3XpeSVCXUyGwJRg/s72-c/yh0mrw5lkh8alas9vkbx.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il meglio della gioventù italiana?</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/04/il-meglio-della-gioventu-italiana.html</link><category>education</category><category>farisei</category><category>stronzate</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 12 Apr 2018 20:43:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2881033418284765113</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen='allowfullscreen' webkitallowfullscreen='webkitallowfullscreen' mozallowfullscreen='mozallowfullscreen' width='480' height='399' src='https://www.blogger.com/video.g?token=AD6v5dyoE-J5R7DTzH3joGI2ioKhHuMPFe2ThF7dzMnYaZ5Jtc8JAETRbNKBuK2M6cKFue7lH1J_2on7rLDgCccg' class='b-hbp-video b-uploaded' frameborder='0'&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Perla tratta da:&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href="https://www.raiplay.it/social/video/2018/04/Quante-storie-031f6e47-81de-4d44-a6b4-60e276c00403.html" target="_blank"&gt;Quante storie&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://www.raiplay.it/social/video/2018/04/Quante-storie-031f6e47-81de-4d44-a6b4-60e276c00403.html" target="_blank"&gt;St 2017/18 Alle origini del bullismo - 11/04/2018&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj63qhX7JDw38FPlUNRNyAXTK6pAeiFiTJtWCguNpzeP0g27Trcq6-xAapP7bUekmgx7uKLC16l8vkNfIpysV4sTzNv7QZCvmm5jvSv655iuzMFe86BFQQmwQOJrbblIr-eMqL1s173HrTWAk8S-HqVrFDqLnfyd2SUf9aqDE5lQoXJDN8-OC2I5iqXGbo/s1102/cropped-iscrizione-latina-sulla-parete-roma-italia-56150369.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; "&gt;&lt;img alt="Iscrizione latina" border="0" width="400" data-original-height="350" data-original-width="1102" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj63qhX7JDw38FPlUNRNyAXTK6pAeiFiTJtWCguNpzeP0g27Trcq6-xAapP7bUekmgx7uKLC16l8vkNfIpysV4sTzNv7QZCvmm5jvSv655iuzMFe86BFQQmwQOJrbblIr-eMqL1s173HrTWAk8S-HqVrFDqLnfyd2SUf9aqDE5lQoXJDN8-OC2I5iqXGbo/s400/cropped-iscrizione-latina-sulla-parete-roma-italia-56150369.jpg"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Studente del &lt;a href="http://www.liceotitolivio.gov.it/" target="_blank"&gt;liceo classico Tito Livio di Padova&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;Inoltre vorrei dire anche che, essendo un liceo classico, sono stati evitati i principali, cioé le persone sono liceo classico…&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;(provvidenziale invito di Augias a posizionare correttamente il microfono)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
le persone che studiano in un liceo classico teoricamente dovrebbero essere il meglio della gioventù italiana e quindi dovrebbero…&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;
Chi frequenta il liceo classico, lo fa perché si sente attratto da una cultura prevalentemente umanistica e affascinato dal mondo classico. Risulta invece imbarazzante, perché è privo di fondamento, quando a un ragazzo gli fanno credere che è superiore soltanto perché frequenta il liceo classico. Il poveretto ci ha creduto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj63qhX7JDw38FPlUNRNyAXTK6pAeiFiTJtWCguNpzeP0g27Trcq6-xAapP7bUekmgx7uKLC16l8vkNfIpysV4sTzNv7QZCvmm5jvSv655iuzMFe86BFQQmwQOJrbblIr-eMqL1s173HrTWAk8S-HqVrFDqLnfyd2SUf9aqDE5lQoXJDN8-OC2I5iqXGbo/s72-c/cropped-iscrizione-latina-sulla-parete-roma-italia-56150369.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>You got me singing</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/03/you-got-me-singing.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>credenti</category><category>Leonard Cohen</category><category>TransLate</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sun, 11 Mar 2018 07:00:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-9111271370025945110</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/lwcJQIyNZQM" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;You got me singing&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonard_Cohen" target="_blank"&gt;Leonard Cohen&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2p4X0oH" target="_blank"&gt;Popular problems&lt;/a&gt; - 2014&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table border="0" cellpadding="4" style="width: 100%px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td valign="top"&gt;You got me singing&lt;br /&gt;
Even tho’ the news is bad&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
The only song I ever had&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
Ever since the river died&lt;br /&gt;
You got me thinking&lt;br /&gt;
Of the places we could hide&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
Even though the world is gone&lt;br /&gt;
You got me thinking&lt;br /&gt;
I’d like to carry on&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
Even though it all looks grim&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
The Hallelujah hymn&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
Like a prisoner in a jail&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
Like my pardon’s in the mail&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me wishing&lt;br /&gt;
Our little love would last&lt;br /&gt;
You got me thinking&lt;br /&gt;
Like those people of the past&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
even though the world is gone&lt;br /&gt;
You got me thinking&lt;br /&gt;
I’d like to carry on&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
Even tho’ it all went wrong&lt;br /&gt;
You got me singing&lt;br /&gt;
The Hallelujah song&lt;/td&gt;
&lt;td valign="top"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;
&lt;td valign="top"&gt;Mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
anche se le notizie sono cattive&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
l’unica canzone che abbia mai avuto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
da quanto è morto il fiume&lt;br /&gt;
mi hai fatto pensare ai posti&lt;br /&gt;
dove potevamo nasconderci&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
anche se il mondo non c’è più&lt;br /&gt;
mi hai fatto pensare&lt;br /&gt;
che mi piacerebbe andare avanti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
anche se tutto sembra buio&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
l’inno di Alleluia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
come un galeotto in prigione&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
come se il mio perdono fosse arrivato nella posta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto sperare&lt;br /&gt;
che il nostro piccolo amore duri&lt;br /&gt;
mi hai fatto pensare&lt;br /&gt;
come quella gente di anni fa&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
anche se il mondo non c’è più&lt;br /&gt;
mi hai fatto pensare &lt;br /&gt;
che mi piacerebbe andare avanti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
anche se tutto è andato storto&lt;br /&gt;
mi hai fatto cantare&lt;br /&gt;
quel canto di Alleluia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/lwcJQIyNZQM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Volevo scriverti da tanto</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/03/volevo-scriverti-da-tanto-mina-maeba.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Mina</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 10 Mar 2018 13:58:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2915308082127280156</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/0mOUj-uHp0Y?si=biV5olULw6K8NHeC" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Volevo scriverti da tanto&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mina_(cantante)" target="_blank"&gt;Mina&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2Fu9EEx" target="_blank"&gt;Maeba&lt;/a&gt; - 2018&lt;br /&gt;
(testo: &lt;a href="https://www.facebook.com/MariaFrancesca-Polli-834467543278623/" target="_blank"&gt;Maria Francesca Polli&lt;/a&gt; – musica: Moreno Ferrara)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Volevo scriverti da tanto&lt;br /&gt;
ma poi 'ste cose non le fai&lt;br /&gt;
e dirtelo da troppo tempo&lt;br /&gt;
così che non l’ho fatto mai&lt;br /&gt;
un po’ di cuore&lt;br /&gt;
se lo chiedi&lt;br /&gt;
se sono matta o no&lt;br /&gt;
puoi ascoltarmi tra le pieghe&lt;br /&gt;
di un cielo ancora più blu.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Volevo dirti che io&lt;br /&gt;
io canto ancora di te&lt;br /&gt;
eppure se a modo mio&lt;br /&gt;
sono cattiva con me&lt;br /&gt;
volevo dirti che anch’io&lt;br /&gt;
non so più a chi credere&lt;br /&gt;
e ho litigato con Dio&lt;br /&gt;
che non mi parla da un po’&lt;br /&gt;
volevo dirti che io&lt;br /&gt;
avrò bisogno di te&lt;br /&gt;
adesso che a modo mio&lt;br /&gt;
ho fatto pace con me&lt;br /&gt;
per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono notti in cui la notte&lt;br /&gt;
è troppo lunga anche per me&lt;br /&gt;
mi sciolgo dentro un caffellatte&lt;br /&gt;
ogni mio stupido perché&lt;br /&gt;
un’emozione dura poco&lt;br /&gt;
il bello è proprio lì&lt;br /&gt;
che quando si fa duro il gioco&lt;br /&gt;
un’altra emozione è già qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Volevo dirti che io&lt;br /&gt;
avrò bisogno di te&lt;br /&gt;
adesso che a modo mio&lt;br /&gt;
ho fatto pace con me&lt;br /&gt;
volevo scriverti e poi&lt;br /&gt;
poi tutto il resto già lo sai&lt;br /&gt;
volevo scriverti ma&lt;br /&gt;
lo faccio adesso se vuoi&lt;br /&gt;
volevo dirti che io&lt;br /&gt;
io canto ancora di te&lt;br /&gt;
eppure se a modo mio&lt;br /&gt;
ho fatto pace con me&lt;br /&gt;
per sempre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Volevo dirti che anch’io&lt;br /&gt;
non so più a chi credere&lt;br /&gt;
e ho litigato con Dio&lt;br /&gt;
che non mi parla da un po’.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Volevo scriverti da tanto&lt;br /&gt;
scusa se non l’ho fatto mai.</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/0mOUj-uHp0Y/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Veronica, N.2</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/03/veronica-n2.html</link><category>amori</category><category>Baustelle</category><category>canzoni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 7 Mar 2018 18:16:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6143749760096910718</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ZgcA7eEGvPI" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/jd0CY5K7VWI" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Veronica,_n.2" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Veronica, N.2&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Baustelle" target="_blank"&gt;Baustelle&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2Fr3SDy" target="_blank"&gt;L'amore e la violenza - Vol. 2&lt;/a&gt; - 2018&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non mi interessa con chi ti vedi&lt;br /&gt;
non ha importanza che gusti hai&lt;br /&gt;
che fiction sogni, che prezzo chiedi&lt;br /&gt;
non conta niente se te ne vai&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non so nemmeno che dischi ascolti&lt;br /&gt;
dei fiori non si capisce mai&lt;br /&gt;
che cosa resta quando li hai raccolti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io lo so bene, ok, come si brucia sul rogo&lt;br /&gt;
e so la croce che hai portato quest’anno&lt;br /&gt;
ma è giusto che tu sappia quanto sono banale&lt;br /&gt;
io sono uguale a tutti gli altri&lt;br /&gt;
come gli ebrei babilonesi in cattività&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E le canzoni me le scrive il cane&lt;br /&gt;
nel bene e nel male&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma adesso c’è Veronica,&lt;br /&gt;
tempo di Veronica&lt;br /&gt;
giorni di Veronica,&lt;br /&gt;
solo per Veronica,&lt;br /&gt;
avevi la vita diversa con Veronica,&lt;br /&gt;
credi che il vuoto di colpo sia bellissimo, neghi che tutto sia vano e tutto inutile chiedi un mondo migliore per Veronica, uccidi per poterla salvare dai ribelli, come on&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non vale un cazzo che cosa leggi&lt;br /&gt;
o quanti libri pubblicherai&lt;br /&gt;
dei tuoi pensieri puri se passeggi&lt;br /&gt;
sopra queste macerie che te ne fai?&lt;br /&gt;
Non voglio piangere sul tuo passato&lt;br /&gt;
non ne so nulla degli affari tuoi&lt;br /&gt;
di chi è venuto e di chi se ne è andato&lt;br /&gt;
di chi ti ha toccato il culo&lt;br /&gt;
di chi ti ha detto di sì&lt;br /&gt;
di cosa pensa tua madre&lt;br /&gt;
ma se il dolore che s'indossa di inverno&lt;br /&gt;
è l’unica certezza di ogni amante mortale&lt;br /&gt;
il fatto che mi manchi da star male&lt;br /&gt;
è la mia unica nuovissima specialità&lt;br /&gt;
e il sangue scorre ancora nelle vene&lt;br /&gt;
nel male e nel bene&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
per colpa di Veronica&lt;br /&gt;
tempo di Veronica&lt;br /&gt;
giorni di Veronica&lt;br /&gt;
solo per Veronica,&lt;br /&gt;
vedi la vita diversa con Veronica,&lt;br /&gt;
credi che il vuoto di colpo sia bellissimo, neghi che tutto sia vano e tutto inutile, chiedi un mondo migliore per Veronica&lt;br /&gt;
uccidi per poterla salvare&lt;br /&gt;
per toccare la pelle di Veronica&lt;br /&gt;
gli occhi di Veronica&lt;br /&gt;
l’ombra di Veronica&lt;br /&gt;
vivi per Veronica vedi&lt;br /&gt;
Berlino distrutta dalla svastica,&lt;br /&gt;
chiedi che le sia più dolce la rinascita, neghi che tutto è una merda intollerabile, preghi per un mondo migliore per Veronica, scrivi&lt;br /&gt;
una canzone d’amore baby baby come on&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
oh baby baby baby baby baby come on </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/ZgcA7eEGvPI/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Ma dimmi tu questi negri</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/02/ma-dimmi-tu-questi-negri.html</link><category>fascismi</category><category>migratori</category><category>One World</category><category>poesie</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Mon, 26 Feb 2018 19:02:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8625825892082154360</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/CpUwlcFtqQM" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;MA DIMMI TU QUESTI NEGRI&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che vengono a prendersi per disperazione ciò che noi ci prendemmo con la violenza, la spada e la croce santa, lasciandoci dietro solo disperazione&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che hanno cellulari e guardano le nostre donne, mentre noi da sempre ci fottiamo le loro un tanto a botta nelle strade nere delle periferie, e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre, e come osano poi questi negri avere desideri proprio uguali ai nostri manco fossero umani&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare come se fosse messo lì per viaggiare e non per tenerli lontani, per galleggiare e non per affondare, per andare e non per tornare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri ex schiavi dei bianchi che vengono qui a rubarci il pane proprio ora che gli schiavi siamo noi messi in ginocchio e catene da politici e finanzieri bianchi con colletti bianchi e canini e incisivi sorridenti e perfettamente bianchi, che in meno di trent’anni ci hanno fatto schiavi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che hanno scoperto ora che la terra è una, è rotonda, e che a seguire la rotta della loro fame si arriva dritti dritti alla nostra opulenza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che facessero come i nostri nonni: cioè tornare nella giungla e sui rami alti visto che sono loro i nostri progenitori e che l’umanità è tutta africana&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che non rispettano i confini della nostra ignoranza e i muri della nostra paura&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste, le loro miniere, il loro passato, il loro presente ma abbiamo commesso l’imperdonabile errore di lasciargli una vita e un futuro a cui dimmi tu, questi negri, non rinunciano mica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri che si portano il loro Dio da casa anziché temere il nostro, e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre e parlano male la nostra lingua ma benissimo le loro che però noi non capiamo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano né far mettere piede in casa, sebbene a ben guardare abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi proprio come i nostri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.andreamelisparolaio.it/" target="_blank"&gt;Andrea Ivaz Melis&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Visto che sta di  nuovo girando ovunque, mi levo lo sfizio di ripubblicarla pure io, se non vi dispiace&lt;br /&gt;
Con qualche considerazione: &lt;br /&gt;
se non avessimo ridotto l’Africa a un cumulo di ossute disperazioni  spolpate in secoli di oppressione oggi forse saremo noi ad andare lì in  cerca del sogno africano. Ma se distruggi i giardini che ti circondano non stupirti che il deserto venga  dentro casa tua. Essere razzista oggi è come sparare sulla Croce Rossa,  come essere patriota sotto il nazismo: l’ultimo rifugio delle peggiori canaglie.&lt;br /&gt;
Andrea Ivaz Melis&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/CpUwlcFtqQM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Pensaci: lo spot del Partito Democratico</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/02/pensaci-lo-spot-del-partito-democratico.html</link><category>polis</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 21 Feb 2018 22:22:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5775863305887430583</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/uIAOeOBfOhg" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/r3woXDN8a7I" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &lt;a class="yt-simple-endpoint style-scope yt-formatted-string" href="https://www.youtube.com/results?search_query=%234marzo"&gt;#4marzo&lt;/a&gt; la sfida è importantissima. Non fermarti, adesso. &lt;a class="yt-simple-endpoint style-scope yt-formatted-string" href="https://www.youtube.com/results?search_query=%23Avanti"&gt;#Avanti&lt;/a&gt; &lt;a class="yt-simple-endpoint style-scope yt-formatted-string" href="https://www.youtube.com/results?search_query=%23pensaci"&gt;#pensaci&lt;/a&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/uIAOeOBfOhg/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Elezioni, l'appello di Renzi ai cattolici: "Centrodestra non è moderato"</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/02/elezioni-lappello-di-renzi-ai-cattolici.html</link><category>credenti</category><category>polis</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 18 Feb 2018 18:33:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8216182664264669498</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/AB6md4Vq2Xo?rel=0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;
"Abbiamo avuto punti di discussione con una parte importante del mondo cattolico, come su unioni civili e biotestamento, ma da Roma oggi faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associativa. Siamo al bivio: il centrodestra non è a trazione moderata".&lt;/blockquote&gt;
&lt;br /&gt;
Così il segretario del Pd Matteo Renzi nel corso di un evento elettorale a Roma.&lt;br /&gt;
(&lt;a href="http://www.repubblica.it/politica/2018/02/18/news/renzi_appello_ai_cattolici-189145738/" target="_blank"&gt;Approfondimenti su repubblica.it&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Io rispondo: "Presente!". E aggiungo che se i fascisti e i razzisti 
saranno chiamati a governare questo Paese, i cattolici dovranno portare 
la giustifica.&lt;/b&gt; </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/AB6md4Vq2Xo/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La notte poco prima delle foreste</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/02/la-notte-poco-prima-delle-foreste.html</link><category>al lavoro sicuri</category><category>migratori</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 10 Feb 2018 23:40:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6410552199448322244</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhRr7x4KoUJaWjaw8f4KJ-8uKL_pfcD4gTkNqGVdBx0BO_CJbguayaTtcMOLNmOHN0Ori9sBzNmJqGqCvCJ980LLjP9WJlnEzKxsGzYe8PWqSU2_pYjLYDXFD5o6jJe6QunPKENpAT7Oh4/s1600/maxresdefault.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="720" data-original-width="1280" height="360" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhRr7x4KoUJaWjaw8f4KJ-8uKL_pfcD4gTkNqGVdBx0BO_CJbguayaTtcMOLNmOHN0Ori9sBzNmJqGqCvCJ980LLjP9WJlnEzKxsGzYe8PWqSU2_pYjLYDXFD5o6jJe6QunPKENpAT7Oh4/s640/maxresdefault.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Hcm4BixLjeQ?si=wrHNjcMy9o7R_0w1" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pierfrancesco_Favino" target="_blank"&gt;Pierfrancesco Favino&lt;/a&gt; è voce solista nell'adattamento de "&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_notte_poco_prima_della_foresta" target="_blank"&gt;La notte poco prima delle foreste&lt;/a&gt;" di &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bernard-Marie_Kolt%C3%A8s" target="_blank"&gt;Bernard-Marie Koltès&lt;/a&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhRr7x4KoUJaWjaw8f4KJ-8uKL_pfcD4gTkNqGVdBx0BO_CJbguayaTtcMOLNmOHN0Ori9sBzNmJqGqCvCJ980LLjP9WJlnEzKxsGzYe8PWqSU2_pYjLYDXFD5o6jJe6QunPKENpAT7Oh4/s72-c/maxresdefault.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Don't make me wait</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/02/dont-make-me-wait.html</link><category>canzoni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 7 Feb 2018 23:31:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6148777972977220052</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/cOaRPJQXFG4" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Don't make me wait&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sting" target="_blank"&gt;Sting&lt;/a&gt; &amp;amp; &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Shaggy_(cantante)" target="_blank"&gt;Shaggy&lt;/a&gt; - 2018&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Shaggy&lt;br /&gt;
Don’t make me wait in vain&lt;br /&gt;
Can’t wait to give you my last name&lt;br /&gt;
Don’t make me wait in vain girl&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
Don’t make me wait to love, to love&lt;br /&gt;
To love you&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
Don’t make me wait to love, to love&lt;br /&gt;
To love you&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Shaggy&lt;br /&gt;
It didn’t take me long to fall in love with your mind&lt;br /&gt;
And I won’t even mention the way your body perfectly designed, so fine&lt;br /&gt;
And judging from your outlook on life&lt;br /&gt;
I knew this would be more than just one night&lt;br /&gt;
But now I’m ready for the next level&lt;br /&gt;
Are you telling me you need more time?&lt;br /&gt;
No crime&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nothing wrong with waiting a little bit&lt;br /&gt;
You know this is more to me than just hitting it&lt;br /&gt;
But you only get a love like this once in a lifetime&lt;br /&gt;
And if this is our chance I ain’t missing it&lt;br /&gt;
My whole life I ain’t ever felt like this&lt;br /&gt;
Just want to run with it, I don’t want to fight this&lt;br /&gt;
I ain’t rushing you to make up your mind Just wanna to put some more quality ina we time&lt;br /&gt;
Come on girl&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
Don’t make me wait to love, to love&lt;br /&gt;
To love you&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Shaggy&lt;br /&gt;
I can’t wait no to love ya&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
Don’t make me wait to love, to love&lt;br /&gt;
To love you&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
I don’t want you think I’m rushing you&lt;br /&gt;
I know you like to take your time&lt;br /&gt;
I’m already sold on the idea of you and I&lt;br /&gt;
Just tell me where I need to sign&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Coz I’ve been searching for a while girl&lt;br /&gt;
And I know what works for me, oh-oh&lt;br /&gt;
All I need to know if this is what you want girl&lt;br /&gt;
Coz I’m already where I need to be&lt;br /&gt;
So don’t make me wait&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
Don’t make me wait to love, to love&lt;br /&gt;
To love you&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Shaggy&lt;br /&gt;
I can’t wait too long girl&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait&lt;br /&gt;
Don’t make me wait to love, to love&lt;br /&gt;
To love you&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Shaggy&lt;br /&gt;
You don’t want to rush and I don’t want to take my time&lt;br /&gt;
I’m putting everything on the line&lt;br /&gt;
They say that true love’s hard to fine&lt;br /&gt;
I’m ready now to make you mine&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait, baby now&lt;br /&gt;
Baby now, don’t make me wait&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sting&lt;br /&gt;
Don’t make me wait, baby now&lt;br /&gt;
Baby now, don’t make me wait&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Don’t make me wait</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/cOaRPJQXFG4/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Una chiave</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/02/una-chiave.html</link><category>a sud</category><category>amori</category><category>canzoni</category><category>CapaRezza</category><category>education</category><category>Puglia Sounds</category><category>radici</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 4 Feb 2018 18:33:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6535429772672717643</guid><description>&lt;iframe allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/orgycZTgvUQ" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Una_chiave" target="_blank"&gt;Una chiave (Il colloquio - Aprirsi o chiudersi)&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caparezza" target="_blank"&gt;Caparezza&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2FJ6bSg" target="_blank"&gt;Prisoner 709&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi&lt;br /&gt;
da come cammini, come ti vesti&lt;br /&gt;
dagli occhi spalancati come i libri di fumetti che leggi&lt;br /&gt;
da come pensi chi ha più difetti che pregi&lt;br /&gt;
dall’invisibile che indossi tutte le mattine&lt;br /&gt;
dagli incisivi con cui mordi tutte le matite&lt;br /&gt;
le spalle curve per il peso delle aspettative&lt;br /&gt;
come le portassi nelle buste della spesa all’iper&lt;br /&gt;
e dalla timidezza che non ti nasconde&lt;br /&gt;
perché hai il velo corto da come diventi rosso&lt;br /&gt;
e ti ripari dall’imbarazzo che sta piovendo addosso&lt;br /&gt;
con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto&lt;br /&gt;
Potessi abbattere lo schermo degli anni&lt;br /&gt;
ti donerei l’inconsistenza dello scherno, degli altri&lt;br /&gt;
so che siamo tanto presenti quanto distanti&lt;br /&gt;
so bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, non è vero&lt;br /&gt;
che non sei capace, che non c’è una chiave&lt;br /&gt;
No, non è vero&lt;br /&gt;
che non sei capace, che non c’è una chiave&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo&lt;br /&gt;
ma dietro c’è l’uncino e davanti lo squalo bianco&lt;br /&gt;
e ti fai solitario quando tutti fanno branco&lt;br /&gt;
ti senti libero ma intanto ti stai ancorando&lt;br /&gt;
tutti bardati, cavalli da condottieri&lt;br /&gt;
tu maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri&lt;br /&gt;
sei nato nel mezzogiorno però purtroppo vedi&lt;br /&gt;
solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti&lt;br /&gt;
La vita è un cinema tanto che taci&lt;br /&gt;
le tue bottiglie non hanno messaggi&lt;br /&gt;
chi dice che il mondo è meraviglioso&lt;br /&gt;
non ha visto quello che ti stai creando per restarci&lt;br /&gt;
rimani zitto, niente pareri&lt;br /&gt;
il tuo soffitto, stelle e pianeti&lt;br /&gt;
a capofitto nel tuo limbo in preda ai pensieri&lt;br /&gt;
procedi nel tuo labirinto senza pareti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, non è vero&lt;br /&gt;
che non sei capace, che non c’è una chiave&lt;br /&gt;
No, non è vero&lt;br /&gt;
che non sei capace, che non c’è una chiave&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi siamo tali e quali facciamo viaggi astrali&lt;br /&gt;
con i crani tra le mani&lt;br /&gt;
abbiamo planetari tra le ossa, pari e tali&lt;br /&gt;
siamo la stessa cosa, mica siamo imparentati&lt;br /&gt;
ci separano solo i calendari&lt;br /&gt;
vai, tallone sinistro verso l’interno&lt;br /&gt;
Caronte, diritto verso l’inferno&lt;br /&gt;
lunghe corse, unghie morse&lt;br /&gt;
lune storte&lt;br /&gt;
qualche notte svanita in un sonno incerto&lt;br /&gt;
poi l’incendio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Potessi apparirti come uno spettro lo farei adesso&lt;br /&gt;
ma ti spaventerei perché sarei lo spettro di me stesso&lt;br /&gt;
e mi diresti “Guarda tutto a posto&lt;br /&gt;
da quel che vedo invece tu l’opposto&lt;br /&gt;
sono sopravvissuto al bosco, ed ho battuto l’orco&lt;br /&gt;
lasciami stare fa uno sforzo, e prenditi il cosmo”&lt;br /&gt;
e non aver paura che&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
No, non è vero&lt;br /&gt;
che non sei capace, che non c’è una chiave&lt;br /&gt;
No, non è vero&lt;br /&gt;
che non sei capace, che non c’è una chiave&lt;br /&gt;
una chiave, una chiave, una chiave, una chiave</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/orgycZTgvUQ/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>No roots</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2018/01/no-roots.html</link><category>canzoni</category><category>TransLate</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Tue, 2 Jan 2018 21:01:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4513423804248204726</guid><description>&lt;iframe allow="encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" gesture="media" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/PUdyuKaGQd4" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;No roots&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Alice_Merton" target="_blank"&gt;Alice Merton&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Intro]&lt;br /&gt;
I like digging holes and, hiding things inside them&lt;br /&gt;
When I grow old, I hope I won't forget to find them&lt;br /&gt;
Cause, I've got memories and travel like gypsies in the night&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Verse 1]&lt;br /&gt;
I build a home and wait for, someone to tear it down&lt;br /&gt;
Then pack it up in boxes, head for the next town running&lt;br /&gt;
Cause, I've got memories and travel like gypsies in the night&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Pre-Chorus]&lt;br /&gt;
And a thousand times I've seen this road&lt;br /&gt;
A thousand times&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Chorus]&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Verse 2]&lt;br /&gt;
I like standing still, but that's just a wishful plan&lt;br /&gt;
Ask me where I come from, I'll say a different land&lt;br /&gt;
But I've got memories and, travel like gypsies in the night&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Verse 3]&lt;br /&gt;
I count gates and numbers, then play the guessing game&lt;br /&gt;
It's just the place that changes, the rest is still the same&lt;br /&gt;
But I've got memories and, travel like gypsies in the night&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Pre-Chorus]&lt;br /&gt;
And a thousand times I've seen this road&lt;br /&gt;
A thousand times&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Chorus]&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Bridge]&lt;br /&gt;
I like digging holes, hiding things inside them&lt;br /&gt;
When I grow old, I won't forget to find them&lt;br /&gt;
I like digging holes, hiding things inside them&lt;br /&gt;
When I grow old, I won't forget to find them&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[Outro]&lt;br /&gt;
I've got no roots!&lt;br /&gt;
No roots!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
But my home, was never on the ground&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
I've got no roots&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table width="100%"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign="top" align="left"&gt;&lt;i&gt;Mi piace scavare fossi e nasconderci dentro le cose&lt;br /&gt;
quando sarò vecchia spero di non dimenticare di recuperarle&lt;br /&gt;
perché ho i ricordi e viaggio di notte come gli zingari&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Costruisco una casa e aspetto che qualcuno la demolisca&lt;br /&gt;
poi impacchetto tutto negli scatoloni e corro verso la prossima città&lt;br /&gt;
perché ho i ricordi e viaggio di notte come gli zingari&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho radici&lt;br /&gt;
ma casa mia non è mai crollata&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi piacerebbe stare immobile ma è soltanto una pia illusione&lt;br /&gt;
chiedimi di dove sono e ti risponderò ogni volta un posto diverso&lt;br /&gt;
ma ho i ricordi e viaggio di notte come gli zingari&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conto i cancelli e i numeri civici e poi gioco agli indovinelli&lt;br /&gt;
è solo il posto che cambia, il resto è ancora lo stesso&lt;br /&gt;
ma ho i ricordi e viaggio di notte come gli zingari&lt;br /&gt;
e ho visto questa strada cento volte&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" align="right"&gt;&lt;iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&amp;bc1=000000&amp;IS2=1&amp;bg1=FFFFFF&amp;fc1=000000&amp;lc1=0000FF&amp;t=progesis-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as4&amp;m=amazon&amp;f=ifr&amp;ref=as_ss_li_til&amp;asins=B0718Y5GNZ&amp;linkId=30e44d2055002d510c58fd9cd342fdd4"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/PUdyuKaGQd4/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Stiamo tutti bene</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/12/stiamo-tutti-bene.html</link><category>canzoni</category><category>migratori</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Tue, 19 Dec 2017 18:49:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5357910191772465883</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/e8mVRBz1X_s" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allow="encrypted-media" allowfullscreen="" frameborder="0" gesture="media" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/DMII8e1Exnk" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Stiamo tutti bene&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Mirkoeilcane - Sarà Sanremo - 15/12/2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stiamo tutti bene…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciao, mi chiamo Mario e ho 7 anni&lt;br /&gt;
7 e mezzo per la precisione&lt;br /&gt;
mi piace il sole, l'amicizia, le persone buone&lt;br /&gt;
il calcio, le canzoni allegre ed il profumo buono della pelle di mia madre&lt;br /&gt;
papà mio è da qualche mese che non torna&lt;br /&gt;
ma guai a parlarne con qualcuno&lt;br /&gt;
specialmente con la mamma&lt;br /&gt;
perché si sente male&lt;br /&gt;
grida, piange e non la smette più&lt;br /&gt;
e per tre giorni si nasconde e non si fa vedere&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma oggi è un giorno felice&lt;br /&gt;
che qui è arrivato un pallone&lt;br /&gt;
e finalmente potrò diventare forte&lt;br /&gt;
e fare il calciatore&lt;br /&gt;
so già palleggiare&lt;br /&gt;
con i sassi è diverso&lt;br /&gt;
ma sono avvantaggiato&lt;br /&gt;
perché corro forte&lt;br /&gt;
come il vento&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E allora volo alla radura&lt;br /&gt;
insieme agli altri bambini&lt;br /&gt;
chi arriva ultimo in porta&lt;br /&gt;
sai che rottura di co…&lt;br /&gt;
arrivo primo, come sempre&lt;br /&gt;
e allora sono attaccante&lt;br /&gt;
scarto, dribblo, tiro in porta&lt;br /&gt;
ed il portiere non può farci niente&lt;br /&gt;
poi da più lontano sento&lt;br /&gt;
'Mario vieni qua&lt;br /&gt;
prendiamo tutto quel che abbiamo&lt;br /&gt;
e raggiungiamo papà'&lt;br /&gt;
mamma, proprio adesso, sto tirando un rigore&lt;br /&gt;
ma non c'è verso&lt;br /&gt;
ce ne andiamo, meglio non polemizzare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stiamo tutti bene&lt;br /&gt;
stiamo tutti bene&lt;br /&gt;
stiamo tutti bene&lt;br /&gt;
tutto molto bene&lt;br /&gt;
come si conviene&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stiamo tutti bene&lt;br /&gt;
stiamo tutti bene&lt;br /&gt;
stiamo tutti bene&lt;br /&gt;
non c'è nulla per cui ci dobbiamo preoccupare&lt;br /&gt;
e scomodare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma guarda te a jella proprio a me doveva capitare&lt;br /&gt;
quattro giorni su sta barca, intorno ancora solo mare&lt;br /&gt;
ma ti pare giusto&lt;br /&gt;
uno va in vacanza per la prima volta&lt;br /&gt;
e quelli lì davanti son capaci di sbagliare rotta&lt;br /&gt;
che poi a chiamarla barca&lt;br /&gt;
ci vuole un bel coraggio&lt;br /&gt;
stare in tre&lt;br /&gt;
seduti in mezzo metro di spazio&lt;br /&gt;
è come me e gli altri 200&lt;br /&gt;
tutti intenti a pregare&lt;br /&gt;
ed io vorrei soltanto alzarmi e palleggiare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma se soltanto sporgo anche di un centimetro il piede&lt;br /&gt;
questo davanti si sveglia&lt;br /&gt;
e inizia a dire che ha sete&lt;br /&gt;
io ho pure sete, fame, sonno&lt;br /&gt;
e mi fa male la schiena&lt;br /&gt;
ma non c'è mica bisogno&lt;br /&gt;
di fare tutta sta scena&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E poi c'è questo di fianco&lt;br /&gt;
che ha chiuso gli occhi&lt;br /&gt;
non li apre più&lt;br /&gt;
è da due giorni che dorme&lt;br /&gt;
che pare non respiri&lt;br /&gt;
non ho mai visto nessuno dormire così tanto&lt;br /&gt;
ho chiesto a mamma&lt;br /&gt;
e ha detto che era proprio stanco&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Boh, tre giorni fa&lt;br /&gt;
ne hanno buttato una ventina in mare&lt;br /&gt;
mamma dice che volevano nuotare&lt;br /&gt;
io li sentivo gridare&lt;br /&gt;
e non sembravano allegri&lt;br /&gt;
ma almeno adesso ho un po' di spazio&lt;br /&gt;
per i piedi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il sesto giorno&lt;br /&gt;
adesso dormo, pure mamma e un tipo magro&lt;br /&gt;
qualcosina più in là grida che vede la Madonna&lt;br /&gt;
e questa barca adesso puzza di benzina e di morte&lt;br /&gt;
e mamma ha detto di non farci caso&lt;br /&gt;
e di essere forte&lt;br /&gt;
e di fare il bravo bambino&lt;br /&gt;
e star seduto qua&lt;br /&gt;
che mamma adesso s'addormenta&lt;br /&gt;
e raggiunge papà&lt;br /&gt;
però piangeva e si sforzava di sorridere&lt;br /&gt;
forse era proprio tanto stanca pure lei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E c'è un silenzio tutto intorno&lt;br /&gt;
che mi mette paura&lt;br /&gt;
s'è fatta notte, ho freddo&lt;br /&gt;
e in cielo non c'è neanche la luna&lt;br /&gt;
gente grida, chiede aiuto&lt;br /&gt;
ma nessuno risponde&lt;br /&gt;
mi guardo intorno e neanche a dirlo&lt;br /&gt;
vedo sempre e solo onde&lt;br /&gt;
dopo onde, ancora onde&lt;br /&gt;
allora onde evitare di addormentarmi come gli altri&lt;br /&gt;
ed esser buttato in mare&lt;br /&gt;
mi unisco al coro della barca&lt;br /&gt;
e inizio a piangere e gridare&lt;br /&gt;
non ho forza, chiudo gli occhi&lt;br /&gt;
e non so neanche nuotare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stiamo tutti bene…</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/e8mVRBz1X_s/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il mestiere della vita</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/11/il-mestiere-della-vita.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Tiziano Ferro</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sat, 18 Nov 2017 18:19:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-41197821030480860</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/bdxrt3hbM7c" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il mestiere della vita&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Ferro" target="_blank"&gt;Tiziano Ferro&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2j5EQA0" target="_blank"&gt;Il mestiere della vita&lt;/a&gt; - 2016&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiudi la porta quando esci&lt;br /&gt;
qua dentro c’è troppo di te&lt;br /&gt;
poi non voltarti aspetta ancora&lt;br /&gt;
e ti sorprenderai&lt;br /&gt;
che i sogni da recuperare&lt;br /&gt;
non puoi dividerli per due&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è la vita che volevi&lt;br /&gt;
perché la vita non è questa&lt;br /&gt;
ridevo dei nostri difetti&lt;br /&gt;
piangi perché non mi hai cambiato mai&lt;br /&gt;
quella foto rimane la stessa&lt;br /&gt;
sei solo tu che sei diversa&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se vuoi tornare ok, torna davvero&lt;br /&gt;
perché se ritorni tu io ritornerò com’ero&lt;br /&gt;
e no non è la vita a toglierci le ali&lt;br /&gt;
affidati alla cura dei ricordi e di chi ami&lt;br /&gt;
e tu lascia che sia il mestiere della vita&lt;br /&gt;
tu lascialo andare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E fuggirò da questi sguardi&lt;br /&gt;
perché non percepiscano&lt;br /&gt;
i dolori che ho taciuto&lt;br /&gt;
e che mi seppelliscono&lt;br /&gt;
tu vai e ritrova il sorriso&lt;br /&gt;
ti aspetto qui in ogni caso&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se vuoi tornare ok, torna davvero&lt;br /&gt;
perché se ritorni tu io ritornerò com’ero&lt;br /&gt;
e no non è la vita a toglierci le ali&lt;br /&gt;
affidati alla cura dei ricordi e di chi ami&lt;br /&gt;
e tu lascia che sia il mestiere della vita&lt;br /&gt;
tu lascialo andare&lt;br /&gt;
lascia che sia il mestiere della pace&lt;br /&gt;
tu lascialo andare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Amore mi oppongo&lt;br /&gt;
e a questo dolore rispondo&lt;br /&gt;
cambia ancora, fai la guerra,&lt;br /&gt;
riparti sdraiata da terra&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La gente distratta non sa&lt;br /&gt;
che l’amore ti ha tolto del tempo&lt;br /&gt;
il tuo cuore disfatto lo sa&lt;br /&gt;
che l’unica cura è il tempo&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E poi tenta l’incompiuto, lo straordinario&lt;br /&gt;
amore vivi in eccesso, cominciando adesso&lt;br /&gt;
goditi il trionfo, crea il tuo miracolo&lt;br /&gt;
cerca il vero amore, dietro ad ogni ostacolo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se vuoi tornare ok, torna davvero&lt;br /&gt;
perché se ritorni tu io ritornerò com’ero&lt;br /&gt;
e no non è la vita a toglierci le ali&lt;br /&gt;
affidati alla cura dei ricordi e di chi ami&lt;br /&gt;
e tu lascia che sia il mestiere della vita&lt;br /&gt;
tu lascialo andare&lt;br /&gt;
lascia che sia il mestiere della pace&lt;br /&gt;
tu lascialo andare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiudi la porta quando esci&lt;br /&gt;
qua dentro c’è troppo di te</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/bdxrt3hbM7c/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Fino all'imbrunire</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/11/fino-allimbrunire.html</link><category>angeli</category><category>canzoni</category><category>credenti</category><category>Negramaro</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 5 Nov 2017 18:12:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1792290079207104637</guid><description>&lt;span style="color: blue;"&gt;I miscredenti sostengono che "&lt;i&gt;chi di speranza vive, disperato muore&lt;/i&gt;".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;Ecco qui invece un testo che sembra scritto dal profeta Isaia, l'intimo convincimento di un futuro radioso al quale siamo destinati, non come singoli, ma come popolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;La rappresentazione plastica della seconda virtù teologale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Djk4Obv0C7o" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe class="rep-video-embed" frameborder="0" height="321" scrolling="no" src="https://video.repubblica.it/embed/rubriche/webnotte/webnotte-il-ritorno-dei-negramaro-fino-all-imbrunire-in-versione-acustica/292105/292715&amp;amp;width=570&amp;amp;height=321" width="570"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Fino all'imbrunire&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Negramaro" target="_blank"&gt;Negramaro&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2AlPies" target="_blank"&gt;Amore che torni&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
(e in versione acustica &lt;a href="https://video.repubblica.it/rubriche/webnotte/webnotte-il-ritorno-dei-negramaro-fino-all-imbrunire-in-versione-acustica/292105/292715?video" target="_blank"&gt;dal sito di Repubblica&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torneranno i vecchi tempi&lt;br /&gt;
con le loro camicie fiammanti,&lt;br /&gt;
sfideranno le correnti&lt;br /&gt;
fino a perdere il nome dei giorni&lt;br /&gt;
spesi male, per contare&lt;br /&gt;
solo quelli finiti bene,&lt;br /&gt;
per non avere da pensare&lt;br /&gt;
a nient'altro se non al mare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torneranno tutte le genti&lt;br /&gt;
che non hanno voluto parlare,&lt;br /&gt;
scenderanno giù dai monti&lt;br /&gt;
e da allora staremo a sentire&lt;br /&gt;
quelle storie da cortile&lt;br /&gt;
che facevano annoiare,&lt;br /&gt;
ma che adesso sono aria&lt;br /&gt;
buona pure da mangiare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tornerai anche tu tra gli altri&lt;br /&gt;
e mi sentirò impazzire,&lt;br /&gt;
tornerai e ti avrò davanti,&lt;br /&gt;
spero solo di non svenire.&lt;br /&gt;
Mentre torni non voltarti,&lt;br /&gt;
che non voglio più sparire&lt;br /&gt;
nel ricordo e nei miei giorni:&lt;br /&gt;
resta fino all'imbrunire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torneranno gli innocenti,&lt;br /&gt;
tutti pieni di compassione&lt;br /&gt;
per gli errori dei potenti&lt;br /&gt;
fatti senza esitazione,&lt;br /&gt;
senza lividi sui volti,&lt;br /&gt;
con un taglio sopra il cuore,&lt;br /&gt;
prendi un ago e siamo pronti,&lt;br /&gt;
siamo pronti a ricucire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tornerai tu in mezzo agli altri&lt;br /&gt;
e sarà come impazzire,&lt;br /&gt;
tornerai e ti avrò davanti,&lt;br /&gt;
spero solo di non svenire.&lt;br /&gt;
Mentre torni non voltarti&lt;br /&gt;
che non voglio più sparire&lt;br /&gt;
nel ricordo dei miei giorni&lt;br /&gt;
resta fino all'imbrunire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tornerai tu in mezzo agli altri&lt;br /&gt;
e sarà come morire,&lt;br /&gt;
tornerai e ti avrò davanti,&lt;br /&gt;
spero solo di non svenire.&lt;br /&gt;
Mentre torni non voltarti&lt;br /&gt;
che non voglio più sparire&lt;br /&gt;
nel ricordo dei miei giorni&lt;br /&gt;
resta fino all'imbrunire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Torneranno anche gli uccelli,&lt;br /&gt;
ci diranno come volare&lt;br /&gt;
per raggiungere orizzonti&lt;br /&gt;
più lontani al di là del mare&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stringimi&lt;br /&gt;
come se&lt;br /&gt;
non c'è più&lt;br /&gt;
niente.&lt;br /&gt;
Tornerai tu in mezzo agli altri&lt;br /&gt;
e sarà come impazzire&lt;br /&gt;
tornerai e ti avrò davanti,&lt;br /&gt;
spero solo di non svenire.&lt;br /&gt;
Mentre torni non voltarti&lt;br /&gt;
che non voglio più sparire&lt;br /&gt;
nel ricordo dei miei giorni&lt;br /&gt;
resta fino all'imbrunire&lt;br /&gt;
resta fino all'imbrunire&lt;br /&gt;
niente&lt;br /&gt;
resta fino all'imbrunire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Torneranno anche gli uccelli&lt;/i&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/Djk4Obv0C7o/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Vasco mi manca</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/10/vasco-mi-manca.html</link><category>amori</category><category>Bibo and friends</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 14 Oct 2017 18:30:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6958234105491216938</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj6gAaIF_bXSctpAgRlf2niEd-9w-Brq6kRmbz34T8VKvOtjo6JGK5qYjgRXO3xyObFiYsb67F4fa6SG2CitylOwqBgvZkw3Sxr40llC-nTp_MIjskoEwbrVTYejPfTIxaRpyUbIe4ah_M/s1600/C651A1DF-E983-4D47-A29E-68F562721DBB-kb0E--544x408%2540Corriere-Tablet.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="408" data-original-width="544" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj6gAaIF_bXSctpAgRlf2niEd-9w-Brq6kRmbz34T8VKvOtjo6JGK5qYjgRXO3xyObFiYsb67F4fa6SG2CitylOwqBgvZkw3Sxr40llC-nTp_MIjskoEwbrVTYejPfTIxaRpyUbIe4ah_M/s1600/C651A1DF-E983-4D47-A29E-68F562721DBB-kb0E--544x408%2540Corriere-Tablet.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;iframe frameborder="no" height="100%" scrolling="no" src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/346883428&amp;amp;color=%23ff5500&amp;amp;auto_play=false&amp;amp;hide_related=false&amp;amp;show_comments=true&amp;amp;show_user=true&amp;amp;show_reposts=false&amp;amp;show_teaser=true&amp;amp;visual=true" width="100%"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Monologo di &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Veronesi" target="_blank"&gt;Giovanni Veronesi&lt;/a&gt; da &lt;a href="http://www.nonunpaesepergiovani.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-c06a6e9c-3452-4013-8cb5-de41ec5780e1.html?set=ContentSet-f9b1550d-439c-42e7-98ab-d6253280a98f&amp;amp;type=A" target="_blank"&gt;NON È UN PAESE PER GIOVANI&lt;/a&gt; del 13 10 2017 - PRIMA PARTE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stamattina ho pianto. Mi è venuto uno sbotto di pianto pensando a Vasco il mio cane che è morto a Marzo. Ho pensato che si sente solo senza di me. Io ero tutto per lui. È inutile che faccia finta di credere alla natura al destino e alla rassegnazione alla vita. Mi manca…</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj6gAaIF_bXSctpAgRlf2niEd-9w-Brq6kRmbz34T8VKvOtjo6JGK5qYjgRXO3xyObFiYsb67F4fa6SG2CitylOwqBgvZkw3Sxr40llC-nTp_MIjskoEwbrVTYejPfTIxaRpyUbIe4ah_M/s72-c/C651A1DF-E983-4D47-A29E-68F562721DBB-kb0E--544x408%2540Corriere-Tablet.JPG" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Rita Bellanza commuove con “Sally” di Vasco Rossi | Bootcamp 2</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/10/rita-bellanza-commuove-con-sally-di.html</link><category>canzoni</category><category>Levante</category><category>Vasco</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Fri, 13 Oct 2017 20:07:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8735439560939097104</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/XeXCBJdllN0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/XeXCBJdllN0/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I pensieri di Zo</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/10/i-pensieri-di-zo.html</link><category>canzoni</category><category>Fabrizio Moro</category><category>Fiorella</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 8 Oct 2017 09:20:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7537191747511231268</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/rabZOXn_jds" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/1e7X4ElJR0Q" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/J-bl6q3VKAg" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;I pensieri di Zo&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/combattente/id1200428822?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fiorella_Mannoia" target="_blank"&gt;Fiorella Mannoia&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2g2xBeK" target="_blank"&gt;Combattente&lt;/a&gt; - 2016&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I pensieri di Zo&lt;br /&gt;
sono raggi di sole&lt;br /&gt;
che irradiano tutta la stanza&lt;br /&gt;
sono stimoli nuovi&lt;br /&gt;
vestiti per terra&lt;br /&gt;
un dito di polvere vecchia&lt;br /&gt;
la freschezza vitale&lt;br /&gt;
di ogni risveglio indeciso&lt;br /&gt;
sono il tempo che scrive&lt;br /&gt;
i suoi fatti sul suo dolce viso&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I pensieri di Zo&lt;br /&gt;
sono come la neve&lt;br /&gt;
e si sciolgono con l'incertezza&lt;br /&gt;
sono gli anni passati&lt;br /&gt;
aspettando qualcosa&lt;br /&gt;
che porti via questa tristezza&lt;br /&gt;
sono un film d'altri tempi&lt;br /&gt;
che mille altre volte vedrà&lt;br /&gt;
sono tutte le cose&lt;br /&gt;
che avrebbe voluto e non ha&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina da sola&lt;br /&gt;
e ascolta il rumore dei passi&lt;br /&gt;
di una vita nuova&lt;br /&gt;
sorride distratta&lt;br /&gt;
pensando che il tempo le vola&lt;br /&gt;
Domenica è già&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I pensieri di Zo&lt;br /&gt;
colori passati&lt;br /&gt;
che appaiono appena è mattina&lt;br /&gt;
sono luci che ha acceso&lt;br /&gt;
ma senza volerlo&lt;br /&gt;
soltanto perché era bambina&lt;br /&gt;
quella voglia di dire&lt;br /&gt;
quello che gli altri&lt;br /&gt;
non riescono a dire&lt;br /&gt;
sono un senso contrario&lt;br /&gt;
che a volte non riesce a capire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina da sola&lt;br /&gt;
Trattiene un grido di vita&lt;br /&gt;
tra il mondo e la gola&lt;br /&gt;
beato chi sa cosa lascia&lt;br /&gt;
e non sa cosa trova&lt;br /&gt;
beato chi sa&lt;br /&gt;
che poi troverà!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma che belle le sere d'estate&lt;br /&gt;
un po' prima di uscire&lt;br /&gt;
quando senti&lt;br /&gt;
che esisti davvero&lt;br /&gt;
e non ti sai più gestire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina da sola&lt;br /&gt;
e ascolta il rumore dei passi di&lt;br /&gt;
una vita nuova!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina&lt;br /&gt;
Cammina da sola&lt;br /&gt;
Io aspetto qua&lt;br /&gt;
Io aspetto qua&lt;br /&gt;
Io aspetto qua</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/rabZOXn_jds/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Le reazioni delle donne agli insulti sessisti </title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/09/le-reazioni-delle-donne-agli-insulti.html</link><category>donne</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Mon, 25 Sep 2017 07:19:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6659783722084696795</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="440" scrolling="no" src="https://youmedia.fanpage.it/embed/WXnXquSwZiedO3Pc?bar=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;h=440" width="640"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-4POvSN_ZsoJKHshksZyvj2O_zSOL6iHS2HqjO3LKdATWfD2a5XzqO2RLVIsZDEXG1_aIKRQIbrNM6T6eU0C_QkmlaeXwzo3rybBvFAMpBw7tEr2pwvdeQnryL1YsWPrQ2RFTpBdkNohp/s1600/slide_510526_7159976_compressed.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="425" data-original-width="281" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-4POvSN_ZsoJKHshksZyvj2O_zSOL6iHS2HqjO3LKdATWfD2a5XzqO2RLVIsZDEXG1_aIKRQIbrNM6T6eU0C_QkmlaeXwzo3rybBvFAMpBw7tEr2pwvdeQnryL1YsWPrQ2RFTpBdkNohp/s320/slide_510526_7159976_compressed.jpg" width="212" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;“Lo scopo del video è semplice, e secondo me efficace: mostrare alle persone che guarderanno il video quello di cui solitamente certi maschi non si interessano: le reazioni delle donne.&lt;br /&gt;
Soprattutto, con questo video, ho voluto provare a raccontare alcuni pezzi di vita delle donne, quei pezzi di vita che chi le deride, o scherza sulla loro "minore intelligenza" o semplicemente le chiama "cagne" o "santarelline" non capisce, o di cui ha deciso di non interessarsi. Con questo video, invece, sarà costretto a guardarle in viso, fra una barzelletta e un'offesa, vedendo le loro reazioni; e ascoltando - soprattutto - le loro opinioni.”&lt;/i&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-4POvSN_ZsoJKHshksZyvj2O_zSOL6iHS2HqjO3LKdATWfD2a5XzqO2RLVIsZDEXG1_aIKRQIbrNM6T6eU0C_QkmlaeXwzo3rybBvFAMpBw7tEr2pwvdeQnryL1YsWPrQ2RFTpBdkNohp/s72-c/slide_510526_7159976_compressed.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Fenomenale</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/09/fenomenale.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Gianna Nannini</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 17 Sep 2017 18:17:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4761344497820143482</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/HKwWcJCtwck" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table style="width: 100%;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td valign="top"&gt;&lt;b&gt;Fenomenale&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/amore-gigante/id1279267075?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gianna_Nannini" target="_blank"&gt;Gianna Nannini&lt;/a&gt; - Amore gigante - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Stanotte io non vengo e resto a casa&lt;br /&gt;
che non ho voglia di uscire&lt;br /&gt;
ballo in mutande ingannerò l’attesa&lt;br /&gt;
di un nostro incontro con un gelato all’amarena&lt;br /&gt;
quello che ieri dalla mia schiena è soffiato via&lt;br /&gt;
e non è colpa tua né colpa mia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
se quando ci vediamo siamo due animali&lt;br /&gt;
non ci si prende per le mani&lt;br /&gt;
e la tua lingua taglia il cielo&lt;br /&gt;
per le mie gambe aeroplani&lt;br /&gt;
e dimmi com’è&lt;br /&gt;
che non riesco più a stare sola&lt;br /&gt;
incrocerò il tuo sguardo&lt;br /&gt;
per dirti ancora&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
che voglio solo perdermi dentro di re&lt;br /&gt;
e camminare dentro questo amore&lt;br /&gt;
che è una linea di confine&lt;br /&gt;
voglio calpestarti il cuore&lt;br /&gt;
vedere come va a finire&lt;br /&gt;
se son più brava io a sbagliare&lt;br /&gt;
oppure tu a mentire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
fenomenale&lt;br /&gt;
tutto questo è una pazzia&lt;br /&gt;
fenomenale&lt;br /&gt;
tutto questo è una pazzia&lt;br /&gt;
fenomenale&lt;br /&gt;
fenomenale&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
stavolta c’è qualcosa che non so spiegare&lt;br /&gt;
ma so già che finirà male&lt;br /&gt;
che le teste poi si piegano a ciò che i corpi sanno fare&lt;br /&gt;
e io che non vado mai a tempo&lt;br /&gt;
e tu che ami la poesia&lt;br /&gt;
ma non è colpa tua né colpa mia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
io voglio solo perdermi dentro di te&lt;br /&gt;
e camminare dentro questo amore&lt;br /&gt;
che è una linea di confine&lt;br /&gt;
voglio calpestarti il cuore&lt;br /&gt;
vedere come va a finire&lt;br /&gt;
se son brava io a sbagliare&lt;br /&gt;
oppure tu a mentire&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
fenomenale tutto questo è una pazzia&lt;br /&gt;
fenomenale&lt;br /&gt;
tutto questo è una pazzia&lt;br /&gt;
fenomenale&lt;/td&gt;&lt;td valign="top"&gt;&lt;iframe frameborder="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" src="https://rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?ref=qf_sp_asin_til&amp;amp;t=progesis-21&amp;amp;m=amazon&amp;amp;o=29&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as1&amp;amp;IS2=1&amp;amp;asins=B075DGPN8W&amp;amp;linkId=ebaf4e782c4f5773bf4664acd6360def&amp;amp;bc1=000000&amp;amp;lt1=_blank&amp;amp;fc1=333333&amp;amp;lc1=0066c0&amp;amp;bg1=ffffff&amp;amp;f=ifr" style="height: 240px; width: 120px;"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/HKwWcJCtwck/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Algoritmi come patrimonio immateriale dell’umanità</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/09/algoritmi-come-patrimonio-immateriale.html</link><category>tecnologia</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Fri, 15 Sep 2017 17:32:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-1641864426845560994</guid><description>&lt;img alt="petition" src="http://codeweek.it/wp-content/uploads/2017/09/petition.png" width="100%" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Gli algoritmi sono tra le più grandi conquiste dell’umanità.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un &lt;b&gt;algoritmo&lt;/b&gt; è un procedimento rigoroso per  risolvere un problema o realizzare un’idea. Gli algoritmi sono alla base  della maggior parte delle nostre attività quotidiane. È grazie alla  loro applicazione inconsapevole che sappiamo calcolare la somma di due numeri, trovare un nome in un elenco, decidere la strada da seguire per raggiungere un luogo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Chiunque concepisca un algoritmo per risolvere un problema ha  risolto quel problema per sempre. Chiunque concepisca un algoritmo più  veloce per svolgere un compito lo ha reso più semplice per sempre.&lt;/b&gt; Per questo gli algoritmi noti costituiscono un&amp;nbsp;patrimonio prezioso ereditato dal passato, uno straordinario risultato dell’ingegno umano, una solida base su cui costruire il futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I &lt;a href="http://events.codeweek.eu/ambassadors/" target="_blank"&gt;CodeWeek Ambassadors&lt;/a&gt;, riuniti a Bruxelles il 12 settembre 2017, hanno deciso di lanciare una &lt;b&gt;&lt;a target="_blank" href="https://www.gopetition.com/petitions/algorithms-as-intangible-cultural-heritage.html"&gt;petizione&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; per chiedere all’&lt;b&gt;UNESCO&lt;/b&gt; di riconoscere gli algoritmi tra i domini di applicazione della convenzione per la &lt;b&gt;Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &lt;b&gt;pensiero computazionale&lt;/b&gt; non è nient’altro che la capacità di comprendere, applicare e concepire algoritmi. La pratica del&amp;nbsp;&lt;b&gt;coding&lt;/b&gt;  consente a tutti di prendere confidenza con gli algoritmi.&amp;nbsp;Aderire alla  petizione e promuoverne la diffusione è un ottimo modo per prepararsi  alla quinta edizione di &lt;b&gt;Europe Code Week&lt;/b&gt;!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &lt;a href="http://codeweek.it/petizione/" target="_blank"&gt;traduzione italiana del testo della petizione è disponibile qui&lt;/a&gt;, mentre la &lt;a href="https://www.gopetition.com/petitions/algorithms-as-intangible-cultural-heritage.html" target="_blank"&gt;versione originale, firmabile, è disponibile qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;h1&gt;&lt;a href="https://www.gopetition.com/petitions/algorithms-as-intangible-cultural-heritage.html" target="_blank"&gt;FIRMA LA PETIZIONE&lt;/a&gt;&lt;/h1&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Anche l'ultima Marlboro darei</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/anche-lultima-malboro-darei.html</link><category>canzoni</category><category>CelebRate</category><category>Mango</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Thu, 31 Aug 2017 18:30:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4886741266577292955</guid><description>&lt;div align="center"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh696c9p8C9XJH2zoIyAjytoAEu_NMC9JWMQFxwxZYDOZv6aueKoJ2wzoZRpnM4CYNlMWbeGY0vmV8LMMX92ump2tbYdDtuScYgFB91ecpvGSZNXlEczvV_prtH9_httQrLKeNdEvUslKAX/s1600/mango.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="456" data-original-width="700" height="416" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh696c9p8C9XJH2zoIyAjytoAEu_NMC9JWMQFxwxZYDOZv6aueKoJ2wzoZRpnM4CYNlMWbeGY0vmV8LMMX92ump2tbYdDtuScYgFB91ecpvGSZNXlEczvV_prtH9_httQrLKeNdEvUslKAX/s640/mango.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="true" allowtransparency="true" frameborder="0" height="420" scrolling="no" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmangoofficialpage%2Fvideos%2F1678405582193538%2F&amp;amp;show_text=1&amp;amp;width=560" style="border: none; overflow: hidden;" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh696c9p8C9XJH2zoIyAjytoAEu_NMC9JWMQFxwxZYDOZv6aueKoJ2wzoZRpnM4CYNlMWbeGY0vmV8LMMX92ump2tbYdDtuScYgFB91ecpvGSZNXlEczvV_prtH9_httQrLKeNdEvUslKAX/s72-c/mango.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Non mandiamo in pensione la capacità di sognare</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/non-mandiamo-in-pensione-la-capacita-di.html</link><category>credenti</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Thu, 31 Aug 2017 17:29:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4944220340893125164</guid><description>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/EZTOPy0wgsM" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;PAPA FRANCESCO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170830_udienza-generale.html" target="_blank"&gt;UDIENZA GENERALE&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170830_udienza-generale.html" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170830_udienza-generale.html" target="_blank"&gt;Piazza San Pietro&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170830_udienza-generale.html" target="_blank"&gt;Mercoledì, 30 agosto 2017&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;…che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione, sono invecchiati prima del tempo. È triste vedere giovani in pensione…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma per favore, mi raccomando: non diamo retta alle persone deluse e infelici; non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita; non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita; non ascoltiamo i “vecchi” di cuore che soffocano l’euforia giovanile. Andiamo dai vecchi che hanno gli occhi brillanti di speranza! Coltiviamo invece sane utopie: Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso. E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini, a quelle braci che, forse dopo una vita non tanto buona, sono nascoste sotto le ceneri del primo incontro con Gesù. &lt;/blockquote&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/EZTOPy0wgsM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><georss:featurename xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">Piazza San Pietro, 00120 Città del Vaticano</georss:featurename><georss:point xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">41.902218 12.45679599999994</georss:point><georss:box xmlns:georss="http://www.georss.org/georss">16.380183499999998 -28.851798000000059 67.4242525 53.76538999999994</georss:box></item><item><title>L'ombelico</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/lombelico.html</link><category>Brassens</category><category>canzoni</category><category>CelebRate</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 27 Aug 2017 10:17:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2035489461116018536</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/gwLbSl5myn4" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/LUViTH5oCt4?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/NFOgI99wAOE?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&amp;amp;id=3636" target="_blank"&gt;Le nombril des femmes d'agents&lt;/a&gt; - El bamborin de la miée d'on ghisa - L'ombelico&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Brassens" target="_blank"&gt;Georges Brassens&lt;/a&gt; - 1954&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/lint%C3%A9grale-des-albums-originaux-remasteris%C3%A9/id399032124?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nanni_Svampa" target="_blank"&gt;Nanni Svampa&lt;/a&gt; - Nanni Svampa canta Brassens&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/nanni-svampa-canta-brassens/id403194792?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nanni_Svampa" target="_blank"&gt;Nanni Svampa&lt;/a&gt; - Brassens in italiano&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/brassens-in-italiano-donne-gorilla-fantasmi-e-lill%C3%A0/id1087895864?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poter vedere l'ombelico della moglie di un'agente,&lt;br /&gt;
mi chiedo che valore ha, che senso ha esteticamente?&lt;br /&gt;
C'era però un ometto arzillo che voleva, nel quartiere&lt;br /&gt;
vedere l'ombelico della moglie d'un carabiniere!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tempo passa, brontolava in fondo nel mio calendario.&lt;br /&gt;
Ho visto l'ombelico a mogli d'ogni bravo funzionario!&lt;br /&gt;
Ho visto l'ombelico a mogli di becchini e di notai,&lt;br /&gt;
ma quello della moglie di un carabiniere, quello mai!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mio padre ha visto l'ombelico della moglie di una spia,&lt;br /&gt;
e mio fratello a mogli di tenenti della polizia!&lt;br /&gt;
Mio figlio quello dell'amante di un politico al potere,&lt;br /&gt;
ed io nemmeno quello della moglie di un carabiniere!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così piangeva in mezzo a tutti, 'sto brav'uomo brontolone,&lt;br /&gt;
quando la moglie di un carabiniere chiama dal balcone!&lt;br /&gt;
"Dai vieni qui, madonna mia, se vuoi vedere il mio ombelico&lt;br /&gt;
metterò fine al tuo supplizio qui c'è un ombelico amico!".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"'orca che bello, qui ci siamo!" grida il vecchio allegramente.&lt;br /&gt;
Sia ringraziato il cielo, si realizza il sogno finalmente.&lt;br /&gt;
E si buttò commosso sotto quella gonna per vedere&lt;br /&gt;
'sto cazzo di ombelico della moglie di un carabiniere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma dopo anni di ricerche, ormai distrutto, ormai sfinito,&lt;br /&gt;
quando già stava per raggiungere il fatidico ombelico,&lt;br /&gt;
l'infarto seco l'ha stroncato ancora prima di vedere&lt;br /&gt;
quell'ombelico amico della moglie di un carabiniere!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/gwLbSl5myn4/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Nel sangue e nel sudore</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/nel-sangue-e-nel-sudore.html</link><category>al lavoro sicuri</category><category>Hikmet</category><category>poesie</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sat, 26 Aug 2017 09:32:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2092549922723366710</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj7DFgJUmnAYrJCCDq5qxnYsUVBWJUsEHpUInnsDtugaHS9ASuUsQ5uUbGcw83SmCssifFcKACzACB79-UbWP2GLT_5UZu4p0KCfaRGSx_1kbJuc6fv_rcGd2IELr8zg0n6rqbzu6jfamWi/s1600/mason-2659174_640.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="423" data-original-width="640" height="264" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj7DFgJUmnAYrJCCDq5qxnYsUVBWJUsEHpUInnsDtugaHS9ASuUsQ5uUbGcw83SmCssifFcKACzACB79-UbWP2GLT_5UZu4p0KCfaRGSx_1kbJuc6fv_rcGd2IELr8zg0n6rqbzu6jfamWi/s400/mason-2659174_640.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;I muratori cantano,&lt;br /&gt;
cantando sembra più facile.&lt;br /&gt;
Ma tirar su un edificio&lt;br /&gt;
non è cantare una canzone,&lt;br /&gt;
è una faccenda&lt;br /&gt;
molto più seria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il cuore dei muratori&lt;br /&gt;
è come una piazza in festa;&lt;br /&gt;
c'è un vocìo,&lt;br /&gt;
canzoni&lt;br /&gt;
e risa.&lt;br /&gt;
Ma un cantiere non è una piazza in festa:&lt;br /&gt;
c'è polvere e terra,&lt;br /&gt;
fango e neve.&lt;br /&gt;
Spesso le mani sanguinano,&lt;br /&gt;
il pane non sempre è fresco,&lt;br /&gt;
al posto del tè c'è acqua,&lt;br /&gt;
qualche volta manca lo zucchero,&lt;br /&gt;
non tutti qui sono eroi,&lt;br /&gt;
e gli amici non sempre&lt;br /&gt;
sono fedeli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tirar su un edificio&lt;br /&gt;
non è cantare una canzone.&lt;br /&gt;
Ma i muratori&lt;br /&gt;
son gente cocciuta.&lt;br /&gt;
E l'edificio vien su,&lt;br /&gt;
vien su,&lt;br /&gt;
sempre più in alto&lt;br /&gt;
e più in alto&lt;br /&gt;
s'arrampica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del primo piano&lt;br /&gt;
stanno già vasi di fiori,&lt;br /&gt;
e sopra il tetto del garage&lt;br /&gt;
gli uccelli sulle ali già portano il sole.&lt;br /&gt;
In ogni trave c'è un battito di cuore,&lt;br /&gt;
in ogni pietra.&lt;br /&gt;
E l'edificio vien su,&lt;br /&gt;
magnifico,&lt;br /&gt;
cresce&lt;br /&gt;
nel sangue e nel sudore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Naz%C4%B1m_Hikmet" target="_blank"&gt;Nazim Hikmet&lt;/a&gt; - 1955&lt;br /&gt;
&lt;iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&amp;bc1=FFFFFF&amp;IS2=1&amp;bg1=FFFFFF&amp;fc1=000000&amp;lc1=0000FF&amp;t=progesis-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as4&amp;m=amazon&amp;f=ifr&amp;ref=as_ss_li_til&amp;asins=8804670304&amp;linkId=c0cb5dcab4bcddb48b6f0f1eb1d776a4"&gt;&lt;/iframe&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj7DFgJUmnAYrJCCDq5qxnYsUVBWJUsEHpUInnsDtugaHS9ASuUsQ5uUbGcw83SmCssifFcKACzACB79-UbWP2GLT_5UZu4p0KCfaRGSx_1kbJuc6fv_rcGd2IELr8zg0n6rqbzu6jfamWi/s72-c/mason-2659174_640.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Per cosa dovrei esser ricordata?</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/per-cosa-dovrei-esser-ricordata.html</link><category>canzoni</category><category>CelebRate</category><category>Margot</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Fri, 25 Aug 2017 09:50:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2425742957632269514</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/gO7tlf5Kid0" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.margotgg.it/composizione/per-cosa-dovrei-esser-ricordata/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Per cosa dovrei esser ricordata?&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Margot" target="_blank"&gt;Margot Galante Garrone&lt;/a&gt; - 2014&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per qualche marionetta qualche verso&lt;br /&gt;
per qualche affetto per qualche anno perso&lt;br /&gt;
per qualche gatto in strada raccattato&lt;br /&gt;
per qualche libro letto e poi scordato&lt;br /&gt;
per qualche immagine senza più traccia&lt;br /&gt;
quando stringevo un bimbo fra le braccia&lt;br /&gt;
per una lettera senza mittente&lt;br /&gt;
aperta trepidante tra la gente&lt;br /&gt;
per qualche sera di malinconia&lt;br /&gt;
per qualche sogno che è volato via&lt;br /&gt;
per qualche canzonetta d'occasione&lt;br /&gt;
per qualche amore senza conclusione&lt;br /&gt;
per qualche conclusione senza amore&lt;br /&gt;
per qualche attesa con il batticuore&lt;br /&gt;
per qualche desiderio mal riposto&lt;br /&gt;
per un bel po' di fumo senza arrosto&lt;br /&gt;
per un poco di arrosto senza fumo&lt;br /&gt;
per il ricordo vago di un profumo&lt;br /&gt;
per una vita che è quasi passata&lt;br /&gt;
per questo dovrei esser ricordata?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non penserò all'amico che è caduto&lt;br /&gt;
senza il coraggio di chiedere aiuto&lt;br /&gt;
non penserò alle mie persone care&lt;br /&gt;
che son scomparse senza salutare&lt;br /&gt;
non penserò alle rose che non colsi&lt;br /&gt;
alle illusioni che a qualcuno tolsi&lt;br /&gt;
ai volti di sfuggita un dì incontrati&lt;br /&gt;
agli amori che non son mai iniziati&lt;br /&gt;
annegherò stasera i giorni foschi&lt;br /&gt;
come quando mi siedo da &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paszkowski" target="_blank"&gt;Paszkowski&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
in un tiepido ottobre fiorentino&lt;br /&gt;
a sorseggiare un calice di vino&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/gO7tlf5Kid0/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Jerry Lewis - Pantomime Conducting &amp; The Typewriter</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/jerry-lewis-pantomime-conducting.html</link><category>CelebRate</category><category>perle</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 20 Aug 2017 20:34:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5456747083215723233</guid><description>&lt;div align="center"&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/gh5zjxsCcOs?si=_Kq83wLKKYrpnq25" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/G4nX0Xrn-wo?si=6NZoUGB4s3cnGw2u" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/nW8dGwa2zRw?si=fhsR1a17p_8ZvbTC" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jerry_Lewis" target="_blank"&gt;Jerry Lewis&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; (Newark, 16 marzo 1926 – Las Vegas, 20 agosto 2017)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/gh5zjxsCcOs/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Ti leggo nel pensiero</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/ti-leggo-nel-pensiero.html</link><category>amori</category><category>angeli</category><category>canzoni</category><category>Chagall</category><category>credenti</category><category>De Gregori</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Sat, 19 Aug 2017 18:26:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5843645172192566624</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/jZ_eZ-BNjZg" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ti leggo nel pensiero&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/un-boss-in-salotto-colonna-sonora-originale/id780604478?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori" target="_blank"&gt;Francesco De Gregori&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mix_(album)" target="_blank"&gt;Mix&lt;/a&gt; - 2003&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;pre&gt;&lt;b&gt;Sol                      Do    Re                           Sol &lt;/b&gt;
&lt;a href="http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=gen+32%2C+23-33&amp;amp;versioni[]=C.E.I." target="_blank"&gt;Faccio a pugni con te&lt;/a&gt;, poi ti vengo a cercare,
benedico e ringrazio e maledico il mondo com’è
&lt;b&gt;Lam                       Re                      Sol&lt;/b&gt;
e mi domando perché ti dovrei chiamare
&lt;b&gt;                             Do                 Re              Sol &lt;/b&gt;
tutte le volte che passi e ti fermi lontano lontano da me.
&lt;b&gt;Sol              Do    Sol            Do   Re        Sol         &lt;/b&gt;
Sarà come sarà, se sarà vero, sarà come sarà
&lt;b&gt;                       Lam          Re                     Sol     Do &lt;/b&gt;
sarà che mi dirai vai avanti e poi nasconderai la fine del sentiero, però
&lt;b&gt;Re                     Sol &lt;/b&gt;
ti leggo nel pensiero…
Le mie chiavi di casa puoi tenertele tu,
per trovarmi una stanza ed un letto in affitto
non mi servono più
sarà che mi vedrai nascondermi durante il temporale,
e rialzare la testa e bestemmiare quando torna il sole
Sarà come sarà, se sarà vero, sarà come sarà
sarà che inciamperò da qualche parte e poi,
ripartirò da zero, però
ti leggo nel pensiero…
&lt;b&gt;Sib             Fa                        Do&lt;/b&gt;
E chiedimi perdono per come sono,
&lt;b&gt;Sib              Fa                       Do&lt;/b&gt;
perché è così che mi hai voluto tu!
&lt;b&gt;Sib              Fa                       Do&lt;/b&gt;
Prendimi per il collo, prendimi per mano, 
&lt;b&gt;Sib               Fa        Do&lt;/b&gt;
che non mi trovo più…
&lt;b&gt;Sol                      Do       Re                        Sol&lt;/b&gt;
Torno a casa la notte, e non mi lasciano entrare
E nemmeno ci provo a chiamarti per nome, e nemmeno ci provo a bussare…
Ma tu davvero sai prendere il miele e trasformarlo in pane,
davvero sai pescare un uomo caduto nel mare…
Sarà come sarà, ae sarà vero
Sarà come sarà, e mi vedrai davvero
Poco prima dell’alba, quando il buio è più nero
però ti leggo nel pensiero…
ti leggo nel pensiero…
ti leggo nel pensiero…&lt;/pre&gt;
&lt;pre&gt;&amp;nbsp;&lt;/pre&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Mus%C3%A9e_national_message_biblique_Marc_Chagall_-_panoramio_-_Rokus_Cornelis_(2).jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="800" data-original-width="600" height="640" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Mus%C3%A9e_national_message_biblique_Marc_Chagall_-_panoramio_-_Rokus_Cornelis_(2).jpg" width="480" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Marc Chagall, La lotta di Giacobbe e l’angelo, 1960-1966. Olio su tela, Nice, Musée national Marc Chagall&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;pre&gt;&amp;nbsp;&lt;/pre&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/jZ_eZ-BNjZg/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Barcelona</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/barcelona.html</link><category>canzoni</category><category>CelebRate</category><category>Queen</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Fri, 18 Aug 2017 13:16:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-205300536248398470</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Y1fiOJDXA-E" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/hkskujG0UYc?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Barcelona&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a target="_blank" href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/barcelona-bonus-track-version/id551638739?mt=1&amp;app=music&amp;at=11luvC" style="display:inline-block;overflow:hidden;background:url(//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg) no-repeat;width:70px;height:15px;background-size:contain;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Freddie_Mercury" target="_blank"&gt;Freddie Mercury&lt;/a&gt; &amp;amp; &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Montserrat_Caball%C3%A9" target="_blank"&gt;Montserrat Caballé&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Barcelona_(album)" target="_blank"&gt;Barcelona&lt;/a&gt; - 1988&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div id='rg_embed_link_1713321' class='rg_embed_link' data-song-id='1713321'&gt;Read &lt;a href='https://genius.com/Freddie-mercury-barcelona-lyrics'&gt;“Barcelona” by Freddie Mercury&lt;/a&gt; on Genius&lt;/div&gt;&lt;script crossorigin src='//genius.com/songs/1713321/embed.js'&gt;&lt;/script&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/Y1fiOJDXA-E/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Papà, fammi cantare con te</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/08/papa-fammi-cantare-con-te.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>radici</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sat, 12 Aug 2017 08:33:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2573138071300507235</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Ncpi1vaklgk?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/nem8-0Tn6b4?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Papà, fammi cantare con te&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://seleni-ilpiccolo.blogautore.repubblica.it/2015/08/02/donatella-luttazzi-il-rapporto-col-papa-lelio-e-la-vena-cantautorale/" target="_blank"&gt;Donatella Luttazzi&lt;/a&gt; - 1969&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Papà fammi cantare con te&lt;br /&gt;
una melodia di quelle che un tempo&lt;br /&gt;
ci piacevano tanto&lt;br /&gt;
tutta piena di notine e di accordi malinconici&lt;br /&gt;
e di giri armonici un po' alla Debussy&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
che la gente non ha tempo di ascoltare&lt;br /&gt;
e non sa cantare e&lt;br /&gt;
forse perchè&lt;br /&gt;
non è romantica come te&lt;br /&gt;
non è romantica come me&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
gli amici mi deridono sai&lt;br /&gt;
e mi trovano antiquata perchè mi piace farti suonare&lt;br /&gt;
mentre loro se ti ascoltano finisce che si annoiano&lt;br /&gt;
e mi fanno cenni di seguirli dopo un po'&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
non sanno come è dolce ricordare&lt;br /&gt;
quelle note care&lt;br /&gt;
chissà perchè&lt;br /&gt;
forse perchè sono entrate in me&lt;br /&gt;
quando ero piccola accanto a te&lt;br /&gt;
forse perchè ci vogliamo bene&lt;br /&gt;
ed i mille tuoi difetti sono teneri per me&lt;br /&gt;
forse perchè neanche io lo so&lt;br /&gt;
ma so che tu sei l'unico papà che ho</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/Ncpi1vaklgk/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Parole parole (reloaded)</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/parole-parole-reloaded.html</link><category>canzoni</category><category>Mina</category><category>Niccolò Fabi</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sat, 29 Jul 2017 15:07:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7505677019508756608</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/NZxKJhjk-sg" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parole_parole" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Parole parole&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/parole-parole-single/id405561126?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Niccol%C3%B2_Fabi" target="_blank"&gt;Niccolò Fabi&lt;/a&gt; ft. &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mina_(cantante)" target="_blank"&gt;Mina&lt;/a&gt; - 2010&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno dopo la partenza di &lt;a href="http://www.corriere.it/reportages/esteri/2017/la-storia-di-charlie-gard/" target="_blank"&gt;Charlie&lt;/a&gt;, ci accorgiamo che la mortalità infantile è un'atrocità da sempre esistita. A lui e a tutti i genitori che soffrono dedichiamo le note del violino in questo struggente arrangiamento. </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/NZxKJhjk-sg/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Ci mancavano i neoborbonici</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/ci-mancavano-i-neoborbonici.html</link><category>a sud</category><category>polis</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Wed, 26 Jul 2017 12:11:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4973847682770746374</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/LE8zFnhTrUM" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="change-embed-petition" data-petition-id="11861419"&gt;&lt;/div&gt;&lt;script src="https://static.change.org/product/embeds/v1/change-embeds.js" type="text/javascript"&gt;&lt;/script&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/LE8zFnhTrUM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Abbi cura di te tris</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/abbi-cura-di-te-tris.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Levante</category><category>Nomadi</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Mon, 24 Jul 2017 13:11:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8757173257149340850</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/HA6EcDzLEgY" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abbi_cura_di_te_(singolo_Maldestro)" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Abbi cura di te&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/i-muri-di-berlino/id1211324665?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maldestro" target="_blank"&gt;Maldestro&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/I_muri_di_Berlino" target="_blank"&gt;I muri di Berlino&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ama le foglie che il vento ha raccolto&lt;br /&gt;
e ammucchiato sui muri&lt;br /&gt;
ama le noie che hanno ucciso&lt;br /&gt;
il rapporto dei tuoi genitori&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ama le mani dell'uomo che è stato&lt;br /&gt;
capace d'andare&lt;br /&gt;
e non tornare più&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ama gli armadi dove hai messo a tacere paure e fantasmi&lt;br /&gt;
Tutte le volte che hai finto di avere magnifici orgasmi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ama l'ufficio anche se i sogni risiedono altrove&lt;br /&gt;
e non pensarci più&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È questione di qualche minuto&lt;br /&gt;
e arriva il futuro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di te&lt;br /&gt;
abbi cura di te&lt;br /&gt;
origliando l'amore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di tutte le cose&lt;br /&gt;
anche di quelle che fanno dolore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di te&lt;br /&gt;
abbi cura di te&lt;br /&gt;
fino all'ultimo giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino a che questa strada si spenga&lt;br /&gt;
senza fare ritorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ama l'insonnia che fissa i tuoi occhi&lt;br /&gt;
dal buio della stanza&lt;br /&gt;
e tutti i treni che negli anni hanno avuto&lt;br /&gt;
una falsa partenza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ama i tuoi errori perché&lt;br /&gt;
prima o poi verranno a trovarti&lt;br /&gt;
e non pensarci più&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È questione di qualche minuto&lt;br /&gt;
e arriva il futuro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di te&lt;br /&gt;
abbi cura di te&lt;br /&gt;
origliando l'amore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di tutte le cose&lt;br /&gt;
anche di quelle che fanno dolore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di te&lt;br /&gt;
abbi cura di te&lt;br /&gt;
fino all'ultimo giorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino a che questa strada si spenga&lt;br /&gt;
senza fare ritorno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E non importa se amare&lt;br /&gt;
affatica i tuoi giorni&lt;br /&gt;
abbattendo ogni stupida forma&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l'amore che dai&lt;br /&gt;
è l'amore che torna&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbi cura di te&lt;br /&gt;
abbi cura di te&lt;br /&gt;
fino all'ultimo giorno&lt;br /&gt;
fino a che questa strada si spenga&lt;br /&gt;
senza fare ritorno&lt;br /&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/lAU7EAXcPpw" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Abbi cura di te&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/abbi-cura-di-te/id982215259?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Levante_(cantante)" target="_blank"&gt;Levante&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abbi_cura_di_te" target="_blank"&gt;Abbi cura di te&lt;/a&gt; - 2015&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ovunque andrai abbi cura di te, cura dei tuoi guai&lt;br /&gt;
io ti ricorderò tra i miei desideri e i sogni che&lt;br /&gt;
la notte porta e il giorno non cancella mai&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un giorno poi abbi cura di me, cura di noi&lt;br /&gt;
per ogni passo che ho fatto per venire fino a te&lt;br /&gt;
per quelli che farei, per quelli che farò&lt;br /&gt;
per non stancarmi mai, mai&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E chiamami amore, senza tremare&lt;br /&gt;
saremo anche banali&lt;br /&gt;
ma che nome dare a questo vortice che porto al cuore?&lt;br /&gt;
ancora chiamami amore e ci faremo male&lt;br /&gt;
ma che cosa vale vivere tra le paure senza avere mai il coraggio di rischiare? Amore…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Difenditi!&lt;br /&gt;
Il vento soffia, sposta il tempo, il tempo soffierà su te&lt;br /&gt;
per ogni volta che abbasserai lo sguardo&lt;br /&gt;
senza più chiedere perché, chiedere di me…&lt;br /&gt;
tu non scordarti mai, mai, mai, mai…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E chiamami amore, senza tremare&lt;br /&gt;
saremo anche banali&lt;br /&gt;
ma che nome dare a questo vortice che porto al cuore?&lt;br /&gt;
Ancora chiamami amore e ci faremo male&lt;br /&gt;
ma che cosa vale vivere tra le paure senza avere mai il coraggio di rischiare? Amore…&lt;br /&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/lmjEtxPnMpU" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Abbi cura di te&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/un-giorno-insieme/id724243667?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nomadi" target="_blank"&gt;Nomadi&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Un_giorno_insieme_(album)" target="_blank"&gt;Un giorno insieme&lt;/a&gt; - 1973&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io strade bianche&lt;br /&gt;
corro in libertà&lt;br /&gt;
ma una persona è qui&lt;br /&gt;
sempre qui&lt;br /&gt;
la madre mia&lt;br /&gt;
e la voce con cui&lt;br /&gt;
lei disse a me:&lt;br /&gt;
"Abbi cura di te".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giorno dopo giorno&lt;br /&gt;
volo di gioventù&lt;br /&gt;
sei tu compagna mia&lt;br /&gt;
proprio tu&lt;br /&gt;
la donna mia&lt;br /&gt;
e ora che sfuggo via&lt;br /&gt;
tu dici a me:&lt;br /&gt;
"Abbi cura di te".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il sole sa dove va&lt;br /&gt;
dove dormirò&lt;br /&gt;
io invece non lo so,&lt;br /&gt;
lavorerò&lt;br /&gt;
crescerò&lt;br /&gt;
e ti penserò&lt;br /&gt;
questo certo io lo so.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io che non conto&lt;br /&gt;
io che niente ho&lt;br /&gt;
in questo cuore mio&lt;br /&gt;
stringo a te&lt;br /&gt;
ti prego perciò&lt;br /&gt;
non avertene se&lt;br /&gt;
ti dico anch'io:&lt;br /&gt;
"Abbi cura di te".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il sole sa dove va&lt;br /&gt;
dove dormirò&lt;br /&gt;
io invece non lo so,&lt;br /&gt;
lavorerò&lt;br /&gt;
crescerò&lt;br /&gt;
e ti penserò&lt;br /&gt;
questo è certo io lo so&lt;br /&gt;
lavorerò&lt;br /&gt;
ti penserò&lt;br /&gt;
ti cercherò&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
io lavorerò&lt;br /&gt;
io crescerò&lt;br /&gt;
ti penserò&lt;br /&gt;
ti cercherò&lt;br /&gt;
ti penserò&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io crescerò&lt;br /&gt;
io lavorerò&lt;br /&gt;
lavoro lavorerò</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/HA6EcDzLEgY/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il vero amore non lascia tracce</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/il-vero-amore-non-lascia-tracce.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Leonard Cohen</category><category>poesie</category><category>TransLate</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 23 Jul 2017 12:22:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5855550160609324001</guid><description>&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/YoknBw5iQlc?ecver=1" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table border="0" style="width: 100%px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td valign="top" width="50%"&gt;&lt;b&gt;True love leaves no traces&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
As the mist leaves no scar&lt;br /&gt;
on the dark green hill&lt;br /&gt;
so my body leaves no scar&lt;br /&gt;
on you and never will&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Through windows in the dark&lt;br /&gt;
the children come, the children go&lt;br /&gt;
like arrows with no targets&lt;br /&gt;
like shackles made of snow&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chorus&lt;br /&gt;
True love leaves no traces&lt;br /&gt;
if you and I are one&lt;br /&gt;
it's lost in our embraces&lt;br /&gt;
like stars against the sun&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
As a falling leaf may rest&lt;br /&gt;
a moment on the air&lt;br /&gt;
so your head upon my breast&lt;br /&gt;
so my hand upon your hair&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
And many nights endure&lt;br /&gt;
without a moon or star&lt;br /&gt;
so we will endure&lt;br /&gt;
when one is gone and far&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chorus&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="50%"&gt;&lt;b&gt;Il vero amore non lascia tracce&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come la bruma non lascia sfregi&lt;br /&gt;
sul verde cupo della collina&lt;br /&gt;
così il mio corpo non lascia sfregi&lt;br /&gt;
su di te e non lo farà mai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre le finestre nel buio&lt;br /&gt;
i bambini vengono, i bambini vanno&lt;br /&gt;
come frecce senza bersaglio&lt;br /&gt;
come manette fatte di neve.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vero amore non lascia tracce&lt;br /&gt;
se tu e io siamo un'unica cosa&lt;br /&gt;
si perde nei nostri abbracci&lt;br /&gt;
come stelle contro il sole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come una foglia cadente può restare&lt;br /&gt;
un istante a mezz'aria&lt;br /&gt;
così la tua testa sul mio petto&lt;br /&gt;
così la mia mano sulla tua chioma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E molte notti resistono&lt;br /&gt;
senza una luna, senza una stella&lt;br /&gt;
così resisteremo noi&lt;br /&gt;
quando uno dei due sarà via, lontano.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
Songwriters: &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonard_Cohen" target="_blank"&gt;Leonard Cohen&lt;/a&gt; / &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Phil_Spector" target="_blank"&gt;Phil Spector&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Album: &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Death_of_a_Ladies%27_Man" target="_blank"&gt;Death of a Ladies' Man&lt;/a&gt; - 1977&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/death-of-a-ladies-man/id511070120?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/YoknBw5iQlc/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Sono solo nuvole</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/sono-solo-nuvole.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>donne</category><category>Negramaro</category><category>Paola Cortellesi</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sat, 22 Jul 2017 23:04:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-8810515087819331210</guid><description>&lt;div align="center"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/8_GZBQmBYGA" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;video controls="" width="560"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;source src="http://creativemedia3.rai.it/podcastcdn/raiuno/Laura_e_Paola/Laura_e_Paola_puntate_EP/5284957_1800.mp4" type="video/mp4"&gt;&lt;/source&gt;&lt;br /&gt;
Your browser does not support the video tag.&lt;br /&gt;
&lt;/video&gt;&lt;br /&gt;
&lt;small&gt;Laura e Paola - Paola Cortellesi, Laura Pausini con Claudio Santamaria e Giuliano Sangiorgi (Negramaro)&lt;br /&gt;
monologo "Violenza sulle donne"&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.raiplay.it/video/2016/04/Paola-Cortellesi-Laura-Pausini-con-Claudio-Santamaria-e-Giuliano-Sangiorgi-Negramaro--monologo-quotViolenza-sulle-donnequot---Laura-e-Paola-del-08042016-75a80d4c-8f54-42ba-a4b4-cb2b18d438c7.html" target="_blank"&gt;Laura e Paola del 08/04/2016 - video - RaiPlay&lt;/a&gt;&lt;/small&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sono solo nuvole&lt;/b&gt; (Giuliano Sangiorgi)&amp;nbsp;&lt;a target="_blank" href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/simili/id1044839456?mt=1&amp;app=music&amp;at=11luvC" style="display:inline-block;overflow:hidden;background:url(//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg) no-repeat;width:70px;height:15px;background-size:contain;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Laura_Pausini" target="_blank"&gt;Laura Pausini&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simili" target="_blank"&gt;Simili&lt;/a&gt; - 2015&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi dici che c'è un mondo che non va&lt;br /&gt;
e vorrà dire che starò seduta&lt;br /&gt;
ad aspettarlo qua&lt;br /&gt;
e se anche fosse dimmi poi che fa&lt;br /&gt;
sono sempre stata appesa a un filo&lt;br /&gt;
il mondo è senza età&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e non importa più di resistere&lt;br /&gt;
di quello che mi dai&lt;br /&gt;
non so che farmene&lt;br /&gt;
sono solo nuvole tra noi&lt;br /&gt;
e si dileguano&lt;br /&gt;
di schiena andando via di scena&lt;br /&gt;
senza dire una parola&lt;br /&gt;
come quando il tempo passa&lt;br /&gt;
e non aspetta più per noi&lt;br /&gt;
non aspetta più per noi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi dici che quel sogno più non ha&lt;br /&gt;
da dormire su un cuscino arreso&lt;br /&gt;
alla mia infedeltà&lt;br /&gt;
e più mi dici e parli e a me non va&lt;br /&gt;
io voglio stare ancora appesa al filo&lt;br /&gt;
tagliare il cielo a metà&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e non mi importa più di resistere&lt;br /&gt;
e di quello che mi dai&lt;br /&gt;
io non so che farmene&lt;br /&gt;
sono solo nuvole tra noi&lt;br /&gt;
e si dileguano&lt;br /&gt;
di schiena andando via di scena&lt;br /&gt;
senza dire una parola&lt;br /&gt;
come quando il tempo passa&lt;br /&gt;
e non aspetta più per noi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
non c'è pioggia tra noi&lt;br /&gt;
le tue parole&lt;br /&gt;
sono solo nuvole tra noi&lt;br /&gt;
e si dileguano&lt;br /&gt;
di schiena andando via di scena&lt;br /&gt;
senza dire una parola&lt;br /&gt;
come quando il tempo passa&lt;br /&gt;
e non aspetta più per noi&lt;br /&gt;
che non vediamo altro&lt;br /&gt;
che le nostre spalle al muro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
sai quello che penso adesso&lt;br /&gt;
sono sazia già&lt;br /&gt;
sospesa a metà&lt;br /&gt;
io resto e dormo qua&lt;br /&gt;
e tutto in tasca va </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/8_GZBQmBYGA/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Saintes Maries de la Mer</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/saintes-maries-de-la-mer.html</link><category>canzoni</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Mon, 10 Jul 2017 17:35:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-5860424922819231236</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/o-5-QvarVXA" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Saintes Maries de la Mer (Sogno gitano)&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/la-rubia-canta-la-negra/id1235108416?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
(musica G. Di Marco, F. Magnelli, A. Salvadori - testo G. Barrera)&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ginevra_Di_Marco" target="_blank"&gt;Ginevra Di Marco&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://www.06live.com/?p=27677" target="_blank"&gt;La Rubia canta La Negra&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scordò di improvviso l'inverno&lt;br /&gt;
come sorpresa che inchioda la gola&lt;br /&gt;
poi sciolse il foulard e all'interno&lt;br /&gt;
nascose le mani e una viola&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi disse parole confuse&lt;br /&gt;
tracciò traiettorie e gabbiani&lt;br /&gt;
sui tacchi parlò e mi sorrise&lt;br /&gt;
coi denti scontrosi dei gitani&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ancora mi disse bambina&lt;br /&gt;
sii strega se è dentro di te&lt;br /&gt;
sii donna soave regina&lt;br /&gt;
del mondo che vedi e che c'è&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sai non è questo l'inferno&lt;br /&gt;
ma è un tratto dell'essere umani&lt;br /&gt;
c'è odore nell'aria che tira&lt;br /&gt;
di spinte, di fianchi e di mani&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La morte alla vita si inchina&lt;br /&gt;
ridendo beffarda tra sé&lt;br /&gt;
lo sento nel sangue si insinua&lt;br /&gt;
l'incendio di danze tzigane intorno a me&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ancora mi disse bambina&lt;br /&gt;
sii strega se è dentro di te&lt;br /&gt;
sii donna soave regina&lt;br /&gt;
del mondo che vedi e che c'è&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ancora mi disse bambina&lt;br /&gt;
l'incanto è già dentro di te&lt;br /&gt;
sii donna soave regina&lt;br /&gt;
del mondo che vedi e che c'è&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine distese le braccia&lt;br /&gt;
mi strinse più forte e poi piano&lt;br /&gt;
guardò i suoi pensieri ventosi&lt;br /&gt;
e dietro mandò la sua mano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi disse parole precise&lt;br /&gt;
tracciò traiettorie e gabbiani&lt;br /&gt;
sui tacchi ondeggiò e mi sorrise&lt;br /&gt;
sparendo nei sogni più lontani&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ancora mi disse bambina&lt;br /&gt;
sii strega se è dentro di te&lt;br /&gt;
sii donna soave regina&lt;br /&gt;
del mondo che vedi e che c'è&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ancora mi disse bambina&lt;br /&gt;
l'incanto è già dentro di te&lt;br /&gt;
sii donna soave regina&lt;br /&gt;
del mondo che vedi e che c'è&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toccami la fronte&lt;br /&gt;
bocca sui miei occhi bocca sui tuoi occhi&lt;br /&gt;
toccami la fronte&lt;br /&gt;
tienimi le mani che non voglio andare</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/o-5-QvarVXA/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Piccola anima</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/piccola-anima.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Elisa</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 9 Jul 2017 20:03:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-2946270844510257111</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/JaB1wdm9pTo" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Y414EiyeFf4?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Piccola anima&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/vietato-morire/id1196380380?mt=1&amp;amp;app=music&amp;amp;at=11luvC" style="background-size: contain; background: url(&amp;quot;//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg&amp;quot;) no-repeat; display: inline-block; height: 15px; overflow: hidden; width: 70px;" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ermal_Meta" target="_blank"&gt;Ermal Meta&lt;/a&gt; feat. &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elisa_(cantante_1977)" target="_blank"&gt;Elisa&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://amzn.to/2j3SB2e" target="_blank"&gt;Vietato morire&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piccola anima&lt;br /&gt;
che fuggi come se&lt;br /&gt;
fossi un passero&lt;br /&gt;
spaventato a morte.&lt;br /&gt;
Qualcuno è qui per te,&lt;br /&gt;
se guardi bene ce l'hai di fronte.&lt;br /&gt;
Fugge anche lui per non dover scappare.&lt;br /&gt;
Se guardi bene ti sto di fronte.&lt;br /&gt;
Se parli piano, ti sento forte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quello che voglio io da te&lt;br /&gt;
non sarà facile spiegare.&lt;br /&gt;
Non so nemmeno dove e perché hai perso le parole&lt;br /&gt;
ma se tu vai via, porti i miei occhi con te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piccola anima,&lt;br /&gt;
la luce dei lampioni ti accompagna a casa&lt;br /&gt;
innamorata e sola.&lt;br /&gt;
Quell'uomo infame non ti ha mai capita.&lt;br /&gt;
Sai che a respirare non si fa fatica&lt;br /&gt;
È l'amore che ti tiene in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quello che voglio io da te&lt;br /&gt;
non sarà facile spiegare.&lt;br /&gt;
Non so nemmeno dove e perché hai perso le parole&lt;br /&gt;
ma se tu vai via, porti i miei occhi con te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Camminare fa passare ogni tristezza.&lt;br /&gt;
Ti va di passeggiare insieme?&lt;br /&gt;
Meriti del mondo ogni sua bellezza.&lt;br /&gt;
Dicono che non c'è niente di più fragile di una promessa,&lt;br /&gt;
ed io non te ne farò nemmeno una.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quello che voglio io da te&lt;br /&gt;
non lo so spiegare,&lt;br /&gt;
ma se tu vai via, porti i miei sogni con te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piccola anima,&lt;br /&gt;
tu non sei per niente piccola. </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/JaB1wdm9pTo/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Amico zampognaro</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/amico-zampognaro.html</link><category>a sud</category><category>canzoni</category><category>Natale</category><category>stronzate</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Thu, 6 Jul 2017 11:46:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-6107122271010674572</guid><description>&lt;i&gt;In questa hit estiva, destinata a far ballare le spiagge italiane, il maestro Savastano s’interroga sulle sorti della controversa figura dello zampognaro, eclissato dalla fine del Natale e lasciato a patire da solo. Il re della neomelodia agguanta il tema con la nonchalance che lo contraddistingue e ne fa un brano destinato a rimanere nella Storia e nei cuori di chi vorrà ascoltarlo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/NxA4UTBJBb8?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Amico Zampognaro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/spettacoli/musica/savastano_finto_neomelo_che_ironizza_sull_indi-1665391.html" target="_blank"&gt;Enzo Savastano&lt;/a&gt; ft. &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Sepe" target="_blank"&gt;Daniele Sepe&lt;/a&gt; - 2017&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Papà, papà&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;me la racconti la storia dello zampognaro?&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È arrivato Natale&lt;br /&gt;
come quasi ogni anno&lt;br /&gt;
zampognaro felice&lt;br /&gt;
ricomincia il tuo guadagno&lt;br /&gt;
e ti spari gli assoli&lt;br /&gt;
nei portoni eleganti&lt;br /&gt;
dove il suono fa schifo&lt;br /&gt;
ma ti pagano in contanti&lt;br /&gt;
è arrivato Natale&lt;br /&gt;
zampognaro deluso&lt;br /&gt;
se nessuno ti apre&lt;br /&gt;
te ne scappi e metti il muso&lt;br /&gt;
e poi piangi da solo&lt;br /&gt;
con la tua cornamusa&lt;br /&gt;
perché tu vuoi suonare&lt;br /&gt;
e Natale è un po' una scusa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Zampognaro che scendi a Natavole&lt;br /&gt;
cosa fai tutto il resto dell'anno&lt;br /&gt;
le persone lo sai non lo sanno&lt;br /&gt;
le persone lo sai non lo sanno&lt;br /&gt;
zampognaro che suoni a Natavole&lt;br /&gt;
c'è una tavola che ti sta aspettando&lt;br /&gt;
torna a casa&lt;br /&gt;
è Natale anche per te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È arrivato Natale&lt;br /&gt;
zampognaro depresso&lt;br /&gt;
ti sei fatto accecare&lt;br /&gt;
dalla smania del successo&lt;br /&gt;
maledetta passione&lt;br /&gt;
diventata una rogna&lt;br /&gt;
lo diceva tuo padre&lt;br /&gt;
non si vive di zampogna&lt;br /&gt;
è arrivato Natale&lt;br /&gt;
in cassa integrazione&lt;br /&gt;
e un bambino ti chiede&lt;br /&gt;
di suonare una canzone&lt;br /&gt;
ma la gente è cambiata&lt;br /&gt;
e tu ti devi adeguare&lt;br /&gt;
dopo "Astro del cielo"&lt;br /&gt;
vuole "Andiamo a comandare".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Zampognaro che scendi a Natavole&lt;br /&gt;
cosa fai tutto il resto dell'anno&lt;br /&gt;
le persone lo sai non lo sanno&lt;br /&gt;
le persone lo sai non lo sanno&lt;br /&gt;
zampognaro che suoni a Natavole&lt;br /&gt;
c'è una tavola che ti sta aspettando&lt;br /&gt;
torna a casa&lt;br /&gt;
è Natale anche per te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È arrivato Natale&lt;br /&gt;
zampognaro invecchiato&lt;br /&gt;
polmonite bastarda&lt;br /&gt;
ti ha lasciato senza fiato&lt;br /&gt;
e ti specchi la faccia&lt;br /&gt;
nel tuo piatto di brodo&lt;br /&gt;
oggi sono dieci anni&lt;br /&gt;
che hai appeso la zampogna al chiodo&lt;br /&gt;
è arrivato Natale&lt;br /&gt;
e che vuoi festeggiare&lt;br /&gt;
questa volta è finita&lt;br /&gt;
e non c'è niente da suonare &lt;br /&gt;
tu che sognavi l'America&lt;br /&gt;
e una grande tournée&lt;br /&gt;
come prima zampogna&lt;br /&gt;
nell'orchestra di Bublé.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/NxA4UTBJBb8/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Fiat 500: See you in the future</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/fiat-500-see-you-in-future.html</link><category>CelebRate</category><category>tecnologia</category><category>visioni</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 6 Jul 2017 06:32:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-624116987423905037</guid><description>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/56FN6OKzukM" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;h3&gt;Happy 60th anniversary to Fiat Cinquecento!! Buon Compleanno!﻿&lt;/h3&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Lui si chiama &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Adrien_Brody" target="_blank"&gt;Adrien Brody&lt;/a&gt;, lei è &lt;a href="http://www.officineartistiche.com/artisti/anna-manuelli/" target="_blank"&gt;Anna Manuelli&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/56FN6OKzukM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>L'amore fa</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/07/lamore-fa.html</link><category>amori</category><category>canzoni</category><category>Fossati</category><author>noreply@blogger.com (Pierangelo)</author><pubDate>Sun, 2 Jul 2017 12:58:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-7799170897432185770</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/tNWGZGmbxXE?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/rflgm6VYwtc?ecver=1" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L'amore fa&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;a target="_blank" href="https://geo.itunes.apple.com/it/album/larcangelo-remastered/id390507211?mt=1&amp;app=music&amp;at=11luvC" style="display:inline-block;overflow:hidden;background:url(//linkmaker.itunes.apple.com/assets/shared/badges/en-us/music-sm.svg) no-repeat;width:70px;height:15px;background-size:contain;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ivano_Fossati" target="_blank"&gt;Ivano Fossati&lt;/a&gt; - &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/L%27arcangelo_(album)" target="_blank"&gt;L'arcangelo&lt;/a&gt; - 2006&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'amore fa l'acqua buona&lt;br /&gt;
fa passare la malinconia&lt;br /&gt;
crescere i capelli l'amore fa&lt;br /&gt;
l'amore accarezza i figli&lt;br /&gt;
l'amore parla con i vecchi&lt;br /&gt;
qualcuno vuole bene ai più lontani&lt;br /&gt;
anche per telefono&lt;br /&gt;
l'amore fa guerra agli idioti&lt;br /&gt;
agli arroganti pericolosi&lt;br /&gt;
fa bellissima la stanchezza&lt;br /&gt;
avvicina la fortuna quando può&lt;br /&gt;
fa buona la cucina&lt;br /&gt;
l'amore è una puttana&lt;br /&gt;
che onora la bellezza&lt;br /&gt;
di un bacio per regalo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
cose che fanno ridere&lt;br /&gt;
l'amore fa&lt;br /&gt;
cose che fanno piangere&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
l'amore fa belli gli uomini&lt;br /&gt;
sagge le donne&lt;br /&gt;
l'amore fa&lt;br /&gt;
cantare le allodole&lt;br /&gt;
dolce la pioggia d'autunno&lt;br /&gt;
e vi dico che fa viaggiare, sì&lt;br /&gt;
illumina le strade&lt;br /&gt;
fa grandi le occasioni&lt;br /&gt;
di credere e di imparare&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
cose che fanno ridere&lt;br /&gt;
l'amore fa&lt;br /&gt;
cose che fanno piangere&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
fa crescere i gerani e le rose&lt;br /&gt;
aprire i balconi&lt;br /&gt;
l'amore fa&lt;br /&gt;
confondere le città&lt;br /&gt;
ma riconoscere i padroni&lt;br /&gt;
l'amore lo fa&lt;br /&gt;
aprire bene gli occhi&lt;br /&gt;
amare più se stessi&lt;br /&gt;
l'amore fa bene alla gente&lt;br /&gt;
comprendere il perdono&lt;br /&gt;
l'amore fa. </description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/tNWGZGmbxXE/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Peter, go ring-a dem bells</title><link>http://suitetti.blogspot.com/2017/06/blog-post.html</link><category>canzoni</category><category>credenti</category><category>Negro Spiritual</category><author>noreply@blogger.com (Progetto Sistemi)</author><pubDate>Thu, 29 Jun 2017 19:24:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-6795486184694247506.post-4372986466940637333</guid><description>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/WccFxe3g604" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/nQoda0Zn450" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Peter, go ring-a dem bells&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Negro Spiritual&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oh, Peter, go ring them bells&lt;br /&gt;
Peter, go ring them bells&lt;br /&gt;
Peter, go ring them bells&lt;br /&gt;
I heard from heaven today&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I wonder where my mother is gone&lt;br /&gt;
I wonder where my mother is gone&lt;br /&gt;
I wonder where my mother is gone&lt;br /&gt;
I heard from heaven today&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I wonder where brother Moses is gone…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I wonder where sister Mary is gone</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/WccFxe3g604/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item></channel></rss>