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	<title>Suzukimaruti » podcast</title>
	
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	<description>Oui, je suis un relativiste</description>
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		<title>(not so) Nouvelle Vague</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2006 04:53:49 +0000</pubDate>
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		<description>Scena: una Grande Punto lanciata a velocità inquietante, all&amp;#8217;interno Giorgio Valletta e me, intenti ad attraversare Torino in meno di un quarto d&amp;#8217;ora e arrivare in tempo in radio violando tutto il Codice della strada.
La radio è sintonizzata su Radio MonteCarlo 2, quella che solitamente dà pessime cose chillout 24 ore al giorno: suona un pezzo [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scena: una Grande Punto lanciata a velocità inquietante, all&#8217;interno Giorgio Valletta e me, intenti ad attraversare Torino in meno di un quarto d&#8217;ora e arrivare in tempo in radio violando tutto il Codice della strada.</p>
<p>La radio è sintonizzata su Radio MonteCarlo 2, quella che solitamente dà pessime cose chillout 24 ore al giorno: suona un pezzo strano in francese, che mi turba: fenomeno tipico di quando sento un brano che mi è noto ma non riesco ad identificarlo.</p>
<p>Io &#8211; &#8220;Giorgio, questo mi sa che è un pezzo anni Ottanta rifatto adesso in versione quasi <em>tropical</em>&#8221;</p>
<p>Valletta &#8211; &#8220;Sì ma non sono i <a href="http://www.nouvellesvagues.com/" target="_blank">Nouvelle Vague</a>; ci assomigliano, ma non sono loro&#8221;</p>
<p>Io (con Valletta che concorda) &#8211; &#8220;Eh, ormai vanno di moda questi gruppi moderni che fanno cover tenui e raffinate di roba anni Ottanta. Senti &#8217;sto synth: è troppo darkettoso, dai l&#8217;ho già sentito: fatti venire in mente che canzone è. Saranno degli imitatori dei Nouvelle Vague&#8221;</p>
<p>[Valletta alza il volume e si concentra; compare una clessidrina e la scritta "Computing", sta consultando il suo database mentale in cui SICURAMENTE c'è la risposta]</p>
<p>Io &#8211; &#8220;Cazzo, Giorgio, saranno pure imitatori dei Nouvelle Vague ma questo pezzo è BELLISSIMO, molto meglio di certe cose loro, più &#8217;spaziale&#8217;!&#8221;</p>
<p>Valletta annuisce e intanto scandaglia l&#8217;archivio. Poi fa un balzo: &#8220;Ci sono! E&#8217; &#8220;Camino del sol&#8221; degli <a href="http://www.indiepop.it/bands/antena.htm" target="_blank">Antena</a>!&#8221;</p>
<p>Io &#8211; &#8220;Ma allora non è una cover&#8230;&#8221;.</p>
<p>Valletta (un po&#8217; inquietato dalla scoperta, che in effetti sembra un controsenso temporale) &#8211; &#8220;No, è un vero brano degli anni Ottanta: e suona come i Nouvelle Vague, ma vent&#8217;anni abbondanti in anticipo*&#8221;</p>
<p>[poi segue un mini-dibattito che vi risparmio sulla discografia anni Ottanta belga, visto che gli Antena uscivano per la mitica e fantasmatica <a href="http://home.wxs.nl/~frankbri/index.html" target="_blank">Les Disques Du Crépuscule</a>: sembra incredibile, ma per una quindicina d'anni il Belgio ha contato un bel po' musicalmente, lo dice uno che venera il cavallino della R&#038;S Records tanto quanto quello Ferrari]</p>
<p>Il risultato è che ho riscoperto un brano inquietante, credo ascoltato in un mix di Gilles Peterson chissà quanti anni fa e poi sepolto nell&#8217;inconscio.</p>
<p>Un pezzo del 1982 che suona come una cover tropical del 2006 di un brano degli anni Ottanta: un paradosso musicale/temporale. Sfido chiunque a non pensare che siano i Nouvelle Vague o qualcosa di simile, tipo i <a href="http://www.re-jazz.de/" target="_blank">Re:Jazz</a>: ci sono pure i versi dei gabbiani sullo sfondo, come nella cover di &#8220;Love Will Tear Us Apart&#8221;, la tipa che sussurra in francese, gli strumenti giusti, le percussioni live e pure una copertina dell&#8217;album che sembra presa da un &#8220;Cafè del Mar&#8221;.</p>
<p><img id="image421" title="antena - camino del sol (album cover)" alt="antena - camino del sol (album cover)" src="http://www.suzukimaruti.it/wp-content/uploads/2006/12/267652l.jpg" align="left" /></p>
<p>Invece sono gli Antena (che altro non sono che il gruppo di Isabelle Antena), gente che <strong>nel 1982 </strong>era così avanti da fare un solo EP (<a href="http://www.numerogroup.com/" target="_blank">ristampato giusto qualche tempo fa</a> come album vero e proprio e da cui è tratta &#8220;Camino del sol&#8221;) che all&#8217;epoca deve essere suonato così &#8220;avanti&#8221; da risultare oltraggioso e infatti non se lo è filato nessuno.</p>
<p>Nel 1982 la gente era in pieno riflusso post-punk, ma ancora con i piedi ben piantati nel sound metropolitano, figurarsi se avrebbero mai potuto seguire qualcuno che in quegli anni suonava un po&#8217; come gli Air, molto come gli Stereolab e a tratti come i Nouvelle Vague, rivolto in generale verso i tropici (tristi) con una spolveratina di cosmo.</p>
<p>1982, niente chitarre, ma harpischord, synth, percussioni e basso acustico: ancora non mi sono convinto del tutto che gli Antena non siano frutto di un&#8217;anomalia temporale e sono stati mandati indietro nel tempo da qualche pasticcio della Dharma Initiative.</p>
<p>Ovviamente consiglio a tutti <a title="Acntena - Camino del sol" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/antena-camino-del-sol.mp3">di godersi il brano</a> (cliccate col destro e salvatelo: è in mp3) e pure <a title="Antena - Camino del sol - remix Todd Terje" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/antena-camino-del-sol-remix.mp3">il remix moderno</a> (praticamente identico all&#8217;originale, solo un po&#8217; più groovy e &#8220;pieno&#8221;) che in realtà era la versione che stava passando in radio. Se vi divertite a mixare, sappiate che va a braccetto con &#8220;Sweet Harmony&#8221; dei Beloved, che suona giusto 1 BPM e (a orecchio: verificate) un semitono sotto.</p>
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		<title>John Peel Day*</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2006 15:17:47 +0000</pubDate>
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		<description>Oggi è il John Peel day, cioè+ il giorno in cui chiunque abbia un minimo di gusto musicale celebra uno dei più grandi deejay della storia della radio, dirò di più: uno dei più grandi promotori musicali al mondo. 

Personalmente sono molto affezionato all&amp;#8217;idea del dj come spacciatore di musica, una sorta di diavoletto tentatore [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è il <a href="http://www.bbc.co.uk/radio1/johnpeel/johnpeelday/2006/">John Peel day</a>, cioè+ il giorno in cui chiunque abbia un minimo di gusto musicale celebra uno dei più grandi deejay della storia della radio, dirò di più: uno dei più grandi promotori musicali al mondo. </p>
<p><a href="http://www.bbc.co.uk/radio1/johnpeel/johnpeelday/2006/"><img src="http://www.bbc.co.uk/radio1/johnpeel/johnpeelday/2006/images/logos/logo400.gif" border="0" alt="John Peel Day"/></a></p>
<p>Personalmente sono molto affezionato all&#8217;idea del dj come spacciatore di musica, una sorta di diavoletto tentatore che propone novità a raffica. John Peel era proprio uno così, con la differenza che non si limitava a proporre gruppi nuovi e sonorità inedite, ma il suo carisma faceva sì che i vari artisti che volta per volta erano chiamati ad esibirsi nelle ormai famigerate (e protette da trademark) Peel Sessions, non si limitassero a fare il compitino ma proponessero qualcosa di nuovo, fosse anche solo una cover, una alternate-take, un remix, un&#8217;idea diversa dal solito.</p>
<p>Questo ha fatto sì che decine e decine di gruppi e cantanti che adoro e ho adorato abbiano prodotto e registrato Peel Sessions, cioè un grande passo avanti rispetto alla noia e alla tristezza della &#8220;promozione radiofonica&#8221;, cioè dell&#8217;artista che va lì, fa la sua canzoncina-hit di fronte al microfono e va via.<br />
<a href="http://www.bbc.co.uk/radio1/johnpeel/artists/">Qui un elenco</a> ragionato di chi è passato a suonare di fronte al signor Peel.</p>
<p>Facciamo un parallelo: John Peel &#8211; se fosse vivo &#8211; avrebbe più o meno l&#8217;età anagrafica di un Luzzato Fegiz, di un Bertoncelli o di qualche altra cariatide del giornalismo musicale nostrano.<br />
Ma di certo non ne avrebbe l&#8217;età mentale e soprattutto il provincialismo triste, l&#8217;incapacità di comprendere i movimenti della musica, la totale ignoranza dell&#8217;elettronica, l&#8217;appiattimento sul mainstream.</p>
<p>Questo perché John Peel ha passato la vita a scavare nell&#8217;underground alla ricerca di gemme, a sfatare miti e rompere convenzioni, in primis quella odiosa regola radiofonica per cui ogni canzone che passa non deve durare più di 4 minuti ed è peccato mortale suonare due pezzi ravvicinati dello stesso gruppo.</p>
<p>Insomma, era uno a cui la musica che suonava piaceva davvero. E se gli piaceva non guardava in faccia nessuno, nemmeno i programmisti della BBC. E un bel giorno, per dire, ha suonato tutto di fila un intero album dei Cocteau Twins su Radio One, senza interruzioni. In Italia lo avrebbero lapidato nella sala mensa di via Asiago (non so se c&#8217;è una sala mensa, ma l&#8217;avrebbero istituita ad hoc).<br />
E una sera ha preso e suonato entrambe le facciate di Tubular Bells (che palle&#8230;), pochi giorni prima che diventasse un successo clamoroso per Oldfield e per la sua rampantissima label. E ha pure fatto fare una Peel Session agli Uzeda, gruppo indie catanese assolutamente non profeta in patria.</p>
<p>Insomma, un anticonformista del genere figo, non una macchietta. Ma soprattutto uno che capiva i movimenti, li intuiva, anticipava le mode, ecc.<br />
Se nel Regno Unito hanno avuto il passaggio del punk &#8211; e poi la passione del reggae &#8211; un paio d&#8217;anni prima del resto del mondo, il merito è tutto suo: suonava dischi che facevano incazzare l&#8217;establishment musicale, violava convenzioni, *osava* e di fatto ha costituito un pezzo di storia della musica di questi anni.</p>
<p>Il modo migliore per celebrarlo, per un blogger filo-dance-elettronica, è ricordare che John Peel è stato colui che ha orientato pesantemente la BBC verso i suoni prima indie-dance, poi direttamente dance/elettronica. Se Radio One tuttora è una delle cose migliori da ascoltare al mondo, lo dobbiamo a lui.<br />
A me piacerebbe prendere i vari tromboni che blaterano di musica dalle colonne dei quotidiani e metterli alla prova: scommetto che ignorano completamente l&#8217;elettronica, i tanti suoni digitali, la musica dagli anni Novanta in poi. Probabilmente il Luzzato Fegiz di turno se la caverebbe con qualche frase di circostanza sui Kraftwerk, un accenno ai Massive Attack e morta lì.</p>
<p>John Peel, invece, è uno che non si è mai tirato indietro di fronte a chi abbandonava le chitarre per fare qualcosa di meno scontato, di più originale. E come ascoltatore gliene sono grato. Penso al suo insistere per far conoscere al mondo i Fall (per cui ha letteralmente perso la testa) o i New Order.</p>
<p>E proprio su questa strana linea di rocchettari con l&#8217;animo un po&#8217; oscuro che sperimentavano i suoni digitali, ecco il mio personale gig (la BBC ha chiesto ai tanti dj del mondo di celebrare John Peel allestendo un mini-show a tema), per ricordare una delle persone a cui sono musicalmente più grato.</p>
<p>Ovviamente non ho il tempo per fare una trasmissione vera e propria, più che altro perché purtroppo trasmetto il martedì e il mercoledì in radio e il giovedì mi attacco al tram, ma ho ripescato dalla polverosa borsa dei dischi <a href="http://www.bbc.co.uk/radio1/johnpeel/sessions/1990s/1993/Aug05orbital/">le Peel Sessions registrate dagli Orbital </a>e che si trovano solo sul poco diffuso &#8220;Diversions&#8221;.</p>
<p>Siamo nel settembre  1993 e i due fratelli Hartnoll, per nulla preoccupati di fare elettronica in un contesto rock, riprendono due tracce del mitico Brown album, le remixano da capo a piedi e le trasformano in un medley unico di quasi un quarto d&#8217;ora in cui si alternano suoni cupi, didgeridoo, ritmi trasversali, i celebri accordoni di quinta alla Orbital, campionamenti inquietanti e molto groove britannico. Bellissimo, insomma.</p>
<p><a href="http://www.enrico-sola.com/musica/orbital-lush3-walkabout-peel-sessions.mp3">Cliccate qui (meglio se col destro e salvate il file) e godetevi Lush3 (Euro Tunnel Disaster) / Walkabout</a>. Tenetevi 15 minuti liberi. </p>
<p>* Per una frazione di secondo mi è venuto in mente di intitolare il post &#8220;Cchiù Peel per tutti&#8221;, poi sono rinsavito, mi sono auto-sputato in un occhio e mi sono fatto furbo.</p>
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		<title>Tv On The Radio: disco –&gt;rock</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2006/08/27/tv-on-the-radio-disco-rock/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2006 04:24:28 +0000</pubDate>
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		<description>Perennemente in ritardo con gli ascolti, ormai con mesi di musica accumulata lì in attesa che la degni di attenzione, finalmente ho ascoltato il nuovo album dei Tv On The Radio. Anzi, l&amp;#8217;ho ascoltato 2 volte di fila in una sola notte. 
Il che vuol dire che mi dev&amp;#8217;essere proprio piaciuto, come già accadde per [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perennemente in ritardo con gli ascolti, ormai con mesi di musica accumulata lì in attesa che la degni di attenzione, finalmente ho ascoltato il nuovo album dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/TV_on_the_Radio">Tv On The Radio</a>. Anzi, l&#8217;ho ascoltato 2 volte di fila in una sola notte. </p>
<p>Il che vuol dire che mi dev&#8217;essere proprio piaciuto, come già accadde per il loro vecchio EP &#8220;Young Liars&#8221;, che finiva con 2 tracce da 9 in pagella, cioè <a href="http://www.enrico-sola.com/musica/tvontheradio-youngliars.mp3">la title-track (che forse è da 10)</a> e &#8220;Mr. Grieves&#8221; dei Pixies rifatta in stile doo-wop, voci e contrabbasso (!). </p>
<p>A naso &#8211; anche se devo dire che ascolto ben poco rock, soprattutto se recente &#8211; mi sembra un serio candidato per il disco rock dell&#8217;anno.  E poco importa se lo pensano pure in molti su Pitchfork. Ogni tanto anche quegli snobboni modernisti ci azzeccano.</p>
<p>E&#8217; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B000FG82KO/sr=8-1/qid=1156652230/ref=pd_bbs_1/104-3266002-9615163?ie=UTF8">un disco da comprare</a>, fidatevi. </p>
<p>(la recensione è dopo l&#8217;immagine e il momento nostalgico)</p>
<p><img src="http://www.suzukimaruti.it/immagini/tvontheradio.jpg" alt="" /></p>
<p><em>[divagazione nostalgica che mostra le vecchiezza mentale e umana del tenutario di questo blog]</em></p>
<p>Ok, ho un debole da sempre per i gruppi rock in cui la &#8220;direzione artistica&#8221; è fatta da neri (Bad Brains, Living Color, Fishbone, Thin Lizzy, Rotary Connection, perfino i Bloc Party, ecc.). Il fatto è che prendono quella palla immane che è il rock chitarristico bianco &#8211; penso a quelle mozzarelle di Coldplay, giusto per fare un esempio di quali livelli di inespressività e carineria ciellina ha raggiunto il rock caro ai bianchi &#8211; e lo spennellano qua e là di groove. Magari manco se ne accorgono, ma gli viene fuori.</p>
<p>Se penso ai <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bad_Brains">Bad Brains </a>- che erano un gruppo hardcore come, per fare un esempio casalingo, i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Negazione_%28gruppo_musicale%29">Negazione </a>- mi accorgo che erano sì gente che pestava e che suonava ad un numero di BPM irragionevole. Però poi di mezzo ci mettevano sempre quella noterella, quel movimento d&#8217;anca implicito che ti sollevava dal &#8220;drittone&#8221; hardcore e vibrava di soul e di jazz, che poi erano le loro vere radici come musicisti.<br />
Ecco perché i Bad Brains erano grandi (con in più una piega folle, visto che contemporaneamente da buoni rastafariani si davano al dub radicale, con dischi peraltro belli: pare che Tricky li suoni nei suoi dj-set, inquietando il pubblico).</p>
<p>Non a caso erano un gruppo che conta fans insospettabili, ma sempre gente con le antenne dritte e una sensibilità musicale superiore.<br />
Per esempio Jeff Buckley (so che a molti che amano dipingerlo come una sorta di virgineo San Sebastiano potrà sembrare la cosa più lontana da un gruppo di ceffi dei sobborghi di Washington) non solo li adorava, ma esiste una sua registrazione radiofonica esilarante del 1994 in cui &#8211; preso molto bene, così la smettiamo di ricordarlo per il poeta triste che non era &#8211; cerca di coverizzare a orecchio con solo la voce e la chitarra acustica!  &#8220;<a href="http://www.enrico-sola.com/musica/jeffbuckley-iagainsti.mp3">I Against I</a>&#8220;, peraltro riuscendoci. (<a href="http://www.enrico-sola.com/musica/badbrains-iagainsti.mp3">qui trovate l&#8217;originale</a>, per chi ama le comparazioni).</p>
<p>In verità già nel loro primo album c&#8217;è un pezzo che la dice lunga: si intitola &#8220;<a href="http://www.enrico-sola.com/musica/badbrains-dontbotherme.mp3">Don&#8217;t Bother Me</a>&#8221; (nulla a che vedere con il peraltro ottimo omonimo ballabile dei primi Beatles) e sarebbe pure un pezzo praticamente hardcore se non fosse che la chitarra non è distorta.<br />
Fatto sta che è un bel pezzo di rock duro e veloce, con tutte le moine istrioniche del cantante, ma relativamente tradizionale.<br />
Poi a una ventina di secondi dalla fine, a brano finito, ecco la fiammata: un rullo di batteria e uno stacco di basso e chitarra, ripetuto in loop, che è puro funk cattivo. Roba che starebbe da dio in una scena di inseguimento tra Ford Mustang in qualche poliziesco caro a Tarantino. E&#8217; un attimo, sì e no una decina di secondi, però ha un&#8217;energia da far paura. E sicuramente non è rock, pur usandone gli strumenti. </p>
<p><em>[/divagazione nostalgica che mostra le vecchiezza mentale e umana del tenutario di questo blog]</em></p>
<p>Tornando ai Tv On The Radio. Ecco, sono sulla linea dei Bad Brains. Non come suoni, visto che loro se la prendono più comoda e l&#8217;hardcore è passato di moda (ma non lo è nei nostri cuori), ma come attitudine a buttare nel rock tutto quello che gli capita sotto mano. </p>
<p>Da buoni metropolitani, ecco i rumori della città, un po&#8217; di ottoni stonati e non, tanti cori sguaiati e composti, una nutrita selezione di wall of sound casinosi e a volte epici, un bel po&#8217; di falsetto funky direttamente da Minneapolis, campionamenti alla cazzo, ritmi fuori luogo in una canzone rock (&#8221;Dirty Whirlwind&#8221;, per dire, ha un ritmo che mi ricorda una canzone di Milva di cui ora mi sfugge il titolo), layers di chitarre quasi noise, un po&#8217; di ance, una spolveratina di elettronica a basso costo, evoluzioni epiche, discese ardite del volume e risalite impetuose e pure una sana alternanza di momenti monolitici alla Led Zeppelin e momenti cazzoni alla Beck. </p>
<p>Il tutto senza troppo ordine, anzi con quella casualità (dis)ordinata con cui crescono le città: un pattern inafferrabile se non con una prospettiva molto ampia. Roba per cui gli urbanisti si arrovellano tuttora.<br />
E come per molte città, perdersi tra i quartieri e gli accostamenti umani, razziali, sociali, urbanistici più o meno felici è molto meglio che guardarne la mappa dall&#8217;alto. A volte &#8220;esperire&#8221;/esserci, magari un po&#8217; disorientati, è meglio che capire a freddo, da lontano. </p>
<p>Insomma, i Tv On The Radio sono un gruppo per pratici, per esploratori e non per poeti e teorici da poltrona. Personalmente mi sto ripassando il gran finale di &#8220;<a href="http://www.enrico-sola.com/musica/tvontheradio-washthedayaway.mp3">Wash The Day Away</a>&#8220;, ma trovo molto ispirata la tesissima &#8220;<a href="http://www.enrico-sola.com/musica/tvontheradio-snakesandmartyrs.mp3">Snakes And Martyrs</a>&#8220;. Ma tutto il disco è bello, è vario, si fa riascoltare, non è mai banale e di ascolto in ascolto non può che crescere.</p>
<p>Alla fine mi accorgo che mi piacciono i gruppi rock che cercano di non suonare pedissequamente rock. Le vecchie antipatie sono dure a morire. </p>
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		<media:content url="http://www.suzukimaruti.it/audio/tvontheradio-youngliars.mp3" fileSize="2499187" type="audio/mpeg" /><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>Perennemente in ritardo con gli ascolti, ormai con mesi di musica accumulata lì in attesa che la degni di attenzione, finalmente ho ascoltato il nuovo album dei Tv On The Radio. Anzi, l&amp;#8217;ho ascoltato 2 volte di fila in una sola notte. Il che vuol dir</itunes:subtitle><itunes:author>Suzukimaruti</itunes:author><itunes:summary>Perennemente in ritardo con gli ascolti, ormai con mesi di musica accumulata lì in attesa che la degni di attenzione, finalmente ho ascoltato il nuovo album dei Tv On The Radio. Anzi, l&amp;#8217;ho ascoltato 2 volte di fila in una sola notte. Il che vuol dire che mi dev&amp;#8217;essere proprio piaciuto, come già accadde per [...]</itunes:summary><itunes:keywords>musica,soul,dance,house,techno,reggae,roots,lovers,ska,rocksteady,black,funk,groove,rare,brazilian,afro,mento,disco,lounge,electronica,cinematic,jazz,vibe,hip,hop,rap,minimal,strange,boogaloo,politics,politica,torino,piemonte,italia</itunes:keywords></item>
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		<title>In ricordo di Arthur Lee, nell’indifferenza generale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Aug 2006 02:21:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo in pieno viaggio ellenico, il 3 agosto non ho potuto sfogare qui sul blog il magone per la morte di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_Lee_%28musician%29">Arthur Lee</a> (che per i non udenti musica di qualità era il cantante dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Love_%28band%29">Love</a>, che erano una delle cose più belle, consapevoli e musicalmente uniche del pastone psichedelico, oltre ad essere il gruppo più media-unfriendly della sua generazione).</p>
<p><img src="http://eil.com/newgallery/Love-Forever-Changes-335853.jpg" alt="" /></p>
<p>In compenso ho pensato stasera di fare un giro postumo per blog a vedere se c&#8217;era qualche traccia di disappunto tra i colleghi musicofili, anche perché i Love ed Arthur Lee non sono gente che si liquida con un &#8220;ah, mi dispiace&#8221;, non fosse altro perché quest&#8217;ultimo è stato esplicitamente citato come modello ispiratore da personcine come Jim Morrison e Syd Barrett.</p>
<p>Invece zero, nada, nisba.<br />
Boh, magari al tempo erano tutti in ferie o in giro per festival (tipo che il giorno dopo iniziava Frequenze Disturbate), ma un po&#8217; ci sono rimasto male.<br />
In compenso mi hanno detto che su Radio 1 o Radio 2 c&#8217;è stata una mega-celebrazione non so se a Music Club o a Stereonotte. Ecco un motivo per pagare il canone.</p>
<p>Detto questo, vorrei recuperare, con un mini-tributo via blog.<br />
Anche perché è anche grazie ai Love e a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Forever_Changes">Forever Changes</a> che ho abbandonato una monocultura di ascolti rock duri e puri e ho iniziato a guardarmi (a sentirmi?) intorno. </p>
<p>Sarà sicuramente merito del fatto che nel loro rock facevano volentieri capolino gli ottoni, trombe spagnoleggianti, <a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/andmoreagain.mp3">arrangiamenti orchestrali (come nella bellissima &#8220;Andmoreagain&#8221;, rodatissimo brano da baccaglio &#8211; evitate solo di cantarla, se non tenete gli acuti)</a>.</p>
<p>Sarà che erano sì un gruppo rock degli anni &#8216;60 che usciva per la Elektra (esattamente come i concittadini Doors, che pare furono scritturati dalla Elektra su suggerimento di Arthur Lee), ma che aveva le palle e l&#8217;originalità di esordire con una cover di Burt Bacharach (&#8221;<a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/mlrb.mp3">My Little Red Book</a>&#8220;). </p>
<p>Sarà che <a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/lall.mp3">erano un gruppo militante, ma con testi non banali (come &#8220;Live And Let Live&#8221;)</a> e decisamente meno fricchettoni dei Doors.</p>
<p>Fatto sta che mi è capitato di comprare &#8220;Forever Changes&#8221; a 19 anni in vinile, nel mitico negozio di dischi nel sottopassaggio di fronte a Porta Nuova. E poi l&#8217;ho prestato a chissà chi. E l&#8217;ho ricomprato anni dopo, a Londra in un HMV di saldo, in CD. Nel mezzo è stato un disco di quelli che ti segnano, ti tentano, ti rendono curioso e infedele ai tuoi principi (negli ascolti giova essere un po&#8217; zoccole) e ti fanno comprare altri dischi.</p>
<p>Tutto qui. Il povero Arthur Lee non era certo uno stinco di santo, visto che ha passato un pezzo di vita al gabbio per possesso di arma da fuoco e altri reatucci da rockstar in disarmo (ricordo che i Groovers anni fa volevano scherzosamente istituire una sorta di &#8220;Comitato Arthur Lee&#8221;, stile Comitato Sofri, con tanto di coccarda psichedelica: avrei aderito subito), ma insomma si meritava almeno una mini-commemorazione su un blog agostano un po&#8217; desolato. Poi tanto lo so che tempo 10 anni e i Love diventano di moda. E&#8217; solo questione di tempo.</p>
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		<title>Questa sera a Casa Torino</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Mar 2006 17:34:29 +0000</pubDate>
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		<description>Prima di tutto, ecco qui il link per scaricare la puntata numero 1 di Casa Torino, per chi se la fosse persa via etere. Occhio che sono 150 Megabyte (d&amp;#8217;altronde trasmettiamo 3 ore: pi&amp;#249; di tanto non si pu&amp;#242; fare)
Un po&amp;#8217; di anticipazioni su cosa accadr&amp;#224; questa sera, sui 91.2 Mhz in FM di Radio [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto, ecco qui <a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/casatorino1.wav" target="_blank">il link per scaricare la puntata numero 1 di Casa Torino</a>, per chi se la fosse persa via etere. Occhio che sono 150 Megabyte (d&#8217;altronde trasmettiamo 3 ore: pi&ugrave; di tanto non si pu&ograve; fare)</p>
<p>Un po&#8217; di anticipazioni su cosa accadr&agrave; questa sera, sui 91.2 Mhz in FM di <a href="http://www.radiocentro95.com/" target="_blank">Radio Centro 95</a> dalle 21 alle 24. </p>
<p>Parleremo di <strong>Matt Dillon</strong> e della sua fuga torinese l&#8217;altro ieri alla ricerca di un disco di culto, poi ci occuperemo del <strong>sito Internet sportivo di cui la citt&agrave; va fiera</strong>, faremo una capatina dalle parti del Cinema Massimo, dove si proietta <strong>&quot;Il Caimano&quot;</strong> e dove si dibatte in presenza di Nanni Moretti e in ultimo ascolteremo le parole di saggezza di <strong>Silvio Bernelli</strong>,&nbsp;<a href="http://www.vacationhouserecords.com/a_z/indigesti.html" target="_blank">pioniere del punk in Italia</a> (e uno dei primi ad andare oltre il punk in Italia), scrittore (<a href="http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_collana=ip&#038;ID_libro=88-518-0015-4" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_collana=ip&#038;ID_libro=88-518-0055-3" target="_blank">qui</a>), pubblicitario, <a href="http://suzukimaruti.splinder.com/post/1143222/Indiscrezioni+autopr..." target="_blank">fine dicitore</a> e &#8211; pochi lo sanno &#8211; &quot;mente&quot; coinvolta&nbsp;nell&#8217;impresa di&nbsp;riuscire a far nominare Torino&nbsp;sede olimpica.</p>
<p>Se volete comunicare con noi durante la trasmissione, scriveteci a <a href="mailto:diretta@radiocentro95.it">diretta@radiocentro95.it</a> (oppure .com, la memoria m&#8217;inganna) o mandateci un sms al 335-6193738 durante la diretta.</p>
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		<title>He has made me so very happy – adieu a Lou Rawls</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2006 20:00:24 +0000</pubDate>
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		<description>Gli ultimi giorni non sono stati il massimo dal punto di vista artistico: &amp;#232; morto Felice Andreasi, amatissimo genio della piemontesit&amp;#224;, oltre che grande comico incompreso e perennemente underground (spiace solo che la gente prevalentemente l&amp;#8217;abbia conosciuto in quel film un po&amp;#8217; paraculo che &amp;#232; &amp;#34;Pane e tulipani&amp;#34;), ma soprattutto oggi &amp;#232; morto Lou Rawls, [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi giorni non sono stati il massimo dal punto di vista artistico: &egrave; morto Felice Andreasi, amatissimo genio della piemontesit&agrave;, oltre che grande comico incompreso e perennemente underground (spiace solo che la gente prevalentemente l&#8217;abbia conosciuto in quel film un po&#8217; paraculo che &egrave; &quot;Pane e tulipani&quot;), ma soprattutto <a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_1244485.html" target="_blank">oggi &egrave; morto Lou Rawls</a>, una delle &quot;voci forti&quot; pi&ugrave; grandi del soul (soul per modo di dire: incideva per la Blue Note, lui).</p>
<p>Per ricordarlo, due classici: la sua versione di &quot;<a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/Lou%20Rawls%20-%20For%20What%20It's%20Worth.mp3" target="_blank">For What It&#8217;s Worth</a>&quot; e la mitica &quot;<a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/Lou%20Rawls%20-%20You've%20Made%20Me%20So%20Very%20Happy.mp3" target="_blank">You&#8217;ve Made Me So Very Happy</a>&quot;, quieta e incazzusa allo stesso tempo.</p>
<p>Adieu, Lou.</p>
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		<title>Come amare un dodicenne senza passare per pedofilo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2005 02:44:22 +0000</pubDate>
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		<description>Capita che alle 3 di notte stai cercando disperatamente di lavorare, tenendo alta la concentrazione. La cosa migliore, sembra paradossale ma &amp;#232; cos&amp;#236;, &amp;#232; spararsi della sana musica random in cuffia, che tiene svegli e d&amp;#224; adrenalina, a meno che non ascoltiate Enya o i Dead Can Dance (nel caso, meglio i secondi).
E capita anche [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita che alle 3 di notte stai cercando disperatamente di lavorare, tenendo alta la concentrazione. La cosa migliore, sembra paradossale ma &egrave; cos&igrave;, &egrave; spararsi della sana musica random in cuffia, che tiene svegli e d&agrave; adrenalina, a meno che non ascoltiate Enya o i Dead Can Dance (nel caso, meglio i secondi).</p>
<p>E capita anche che in piena notte ti sorprendi a venerare ancora di pi&ugrave; uno dei tuoi miti musicali che, purtroppo,&nbsp;col tempo&nbsp;si &egrave; rimbambito e dagli anni Ottanta in poi non ne combina pi&ugrave; una giusta.</p>
<p>Sto parlando di Stevie Wonder, che qui &egrave; vero e proprio oggetto di venerazione, nonostante crimini come un singolo con non so pi&ugrave; quale boy band, &quot;We Are The World&quot; e &quot;I Just Called&#8230;&quot;.</p>
<p>Il bello &egrave; che non &egrave; che mi sia capitato sotto mano un suo classicone tipo &quot;As&quot;, &quot;I&nbsp;Wish&quot;&nbsp;o &quot;Pastime Paradise&quot;, ma &quot;Fingertips (part 2)&quot; (per una strana follia discografica &#8211; capitata anche con &quot;Born Slippy&quot; degli Underworld &#8211; il lato B del singolo &egrave; quello diventato famoso), brano composto ed eseguito da Little Stevie Wonder quando aveva 16 anni.</p>
<p>Avevo bene in mente il pezzo: si trova in tutte le raccolte possibili e immaginabili ed &egrave; assolutamente carino. Ma nulla pi&ugrave;: giusto una testimonianza abbastanza composta dello Stevie Wonder funambolo, piccolo genio musicale.<br />Ma non so perché dal mio archivio &egrave; saltata fuori una versione live &#8211; sempre con lui a 12 anni &#8211; che letteralmente mi ha stracciato l&#8217;underwear, anche perché live ha mille volte l&#8217;energia della versione su disco.</p>
<p>Mi spiego: c&#8217;&egrave; questo ragazzino di 12 anni che suona l&#8217;armonica con un&#8217;orchestra che lo segue dietro. E questo ragazzino non vedente di 12 anni ha un groove che spacca le pietre, si tira dietro l&#8217;orchestra, fa delle pause carismatiche che ancora adesso Ligabue se le sogna, incita la folla&nbsp;e a met&agrave; &#8211; altro che punk e Hendrix che suona &quot;Strangers in the Night&quot; in mezzo a &quot;Wild Thing&quot; &#8211; gli gira di accennare &quot;Mary Had a Little Lamb&quot; e la suona come se nulla fosse. E l&#8217;orchestra dietro, perfino un po&#8217; in crisi d&#8217;ossigeno. Ad un certo punto pare abbia finito, si sente perfino uno speaker che lo presenta. E lui ricomincia, con una strafottenza che &egrave; soul e rock&#8217;n'roll insieme. E lo speaker mestamente si zittisce e il groove continua. </p>
<p>Ecco, se non vi sale piacevolmente l&#8217;adrenalina e non ancheggiate durante un pezzo cos&igrave;, fate qualche verifica. Magari siete morti &#8211; come ne &quot;Il sesto senso&quot; e non lo sapete.</p>
<p><a title="Stevie Wonder - Fingertips part 2 - live" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/fingertipslive.mp3" target="_blank">Cliccate qui per ascoltare &quot;Fingertips (part 2) &#8211; live&quot; di Stevie Wonder</a>. E perdonatelo per tutto ci&ograve; che ha fatto da una certa data in poi. Ad uno che suona cos&igrave; gli perdonerei perfino l&#8217;inno di Forza Italia.</p>
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		<title>Piemontesina bella reloaded?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 02:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blog@suzukimaruti.it (Suzukimaruti)</dc:creator>
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		<description>Giusto ieri sera, prevalentemente per una mia passione estetica smodata per l&amp;#8217;attrice protagonista, mi &amp;#232; capitato di guardare su La7 la puntata della seconda serie di Crossing Jordan in cui la serissima patologa si prende un po&amp;#8217; di libert&amp;#224; col suo amico poliziotto, appena scampato&amp;#160;da un&amp;#8217;accusa di&amp;#160;omicidio,&amp;#160;e &amp;#8211; a fine puntata &amp;#8211; in un locale [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto ieri sera, prevalentemente per una mia passione estetica smodata per l&#8217;attrice protagonista, mi &egrave; capitato di guardare su La7 la puntata della seconda serie di Crossing Jordan in cui la serissima patologa si prende un po&#8217; di libert&agrave; col suo amico poliziotto, appena scampato&nbsp;da un&#8217;accusa di&nbsp;omicidio,&nbsp;e &#8211; a fine puntata &#8211; in un locale vuoto si mette a ballare (con mio tripudio ormonale) sulle note di <a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/thestandells-dirtywater.mp3" target="_blank">&quot;Dirty Water&quot; degli Standells</a>. (<em>clicca per ascolare il brano</em>)</p>
<p>Al di l&agrave; della gustosit&agrave; del mix Jill Hennessy + &quot;Dirty Water&quot;, che prende occhi e orecchie, la cosa notevole &egrave; proprio &quot;Dirty Water&quot;. </p>
<p>Mi spiego: prendete un qualsiasi cittadino di Boston nato dal 1940 in poi e chiedetegli di cantare questo pezzo di un oscuro gruppo proto-garage degli anni Sessanta. Beh, statene pur certi che ve la sapr&agrave; cantare a memoria dalla prima all&#8217;ultima parola. </p>
<p>Per i bostoniani, infatti, il brano degli Standells &#8211; nato in ambito universitario e pezzo da novanta della mitica compilation <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B000003493/103-1549092-8661469?v=glance&#038;n=5174&#038;s=music&#038;v=glance" target="_blank">Nuggets</a> &#8211; &egrave; un vero e proprio inno metropolitano che sanno tutti, che viene suonato alle partite dei Red Sox come inno semi-ufficiale e che non insegnano a bambini&nbsp;fin dalle elementari giusto perché il testo &egrave; vagamente licenzioso (ma mi sa che alle medie gi&agrave; la sanno). E il paradosso &egrave; che gli Standells erano losangelini, ma tant&#8217;&egrave;.</p>
<p>Non a caso la bella Jordan la canticchia felice mentre balla col suo fortunatissimo amico. D&#8217;altronde la serie si svolge a Boston, ma che lo dico a fare?</p>
<p>Mettendo da parte l&#8217;invidia per chi vive a Boston e &#8211; oltre a stare in un bel posto &#8211; ha come inno una canzone da 10 e lode, mi chiedo: ma esiste per i torinesi (o, allargandoci, per i piemontesi) un qualcosa di simile? </p>
<p>Cio&egrave;, esiste un &quot;inno&quot; moderno, non ufficiale, sotterraneo, ma che di fatto&nbsp;passa di persona in persona in modo quasi carbonaro, ma poi tutti al momento buono sanno cantare e condividere?</p>
<p>Il timore &egrave; che la risposta sia semi-positiva e pi&ugrave; o meno tutti sappiamo canticchiarci la Monferrina (per i non torinesi: &egrave; un canto tradizionale di cui praticamente tutti ignorano il significato e che racconta del gioioso tradimento del marito di una tal Maria Caterina, che non riesce a smettere di copulare in ogni dove&nbsp;[parte del testo &egrave; occupata dall'elencazione dei loro talami non ortodossi, camporella inclusa] con un ufficiale pare napoleonico e quindi occupante, che gira col guardaspalle: un pezzo gangsta, insomma) perché delle zelanti e ignare maestre ce l&#8217;hanno insegnata, magari obbligandoci ad imbarazzanti balletti vestiti come Gianduja e Giacometta.</p>
<p>Boh, ho provato a farmi venire in mente qualcosa, ma salvo &quot;Torino &egrave; la mia citt&agrave;&quot;, che &egrave; un pezzo dei Rough che se va bene sappiamo in 10, e &quot;Il cielo su Torino&quot; dei Subsonica (paradossalmente uno dei loro brani che apprezzo di meno), non mi viene in mente molto. </p>
<p>Cio&egrave;, sto cercando di farmi venire in mente un brano moderno e condiviso, che di canzoni su Torino ne hanno scritte a decine, ma quante potrebbero fare da inno?</p>
<p>Temo che la risposta sia semplice: nessuna. In tal caso lancio un appello a tutti i gruppi cittadini: scrivetene una, ma che sia bella. Va bene anche se &egrave; un po&#8217; meno immensa di &quot;Dirty Waters&quot;. Ma almeno provateci.</p>
<p>Guardate che se non lo fate chiamo Bennato e la Nannini e ci fanno una versione localizzata di &quot;Notti magiche&quot;, intitolata &quot;<a href="http://www.montagna.org/node/2542" target="_blank">Notti magiche, inseguendo&nbsp;un cinghiale</a>&quot;.&nbsp;Tanto siamo gi&agrave; in clima pre-olimpico&#8230;</p>
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		<media:content url="http://www.suzukimaruti.it/audio/thestandells-dirtywater.mp3" fileSize="3602522" type="audio/mpeg" /><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>Giusto ieri sera, prevalentemente per una mia passione estetica smodata per l&amp;#8217;attrice protagonista, mi &amp;#232; capitato di guardare su La7 la puntata della seconda serie di Crossing Jordan in cui la serissima patologa si prende un po&amp;#8217; di libert</itunes:subtitle><itunes:author>Suzukimaruti</itunes:author><itunes:summary>Giusto ieri sera, prevalentemente per una mia passione estetica smodata per l&amp;#8217;attrice protagonista, mi &amp;#232; capitato di guardare su La7 la puntata della seconda serie di Crossing Jordan in cui la serissima patologa si prende un po&amp;#8217; di libert&amp;#224; col suo amico poliziotto, appena scampato&amp;#160;da un&amp;#8217;accusa di&amp;#160;omicidio,&amp;#160;e &amp;#8211; a fine puntata &amp;#8211; in un locale [...]</itunes:summary><itunes:keywords>musica,soul,dance,house,techno,reggae,roots,lovers,ska,rocksteady,black,funk,groove,rare,brazilian,afro,mento,disco,lounge,electronica,cinematic,jazz,vibe,hip,hop,rap,minimal,strange,boogaloo,politics,politica,torino,piemonte,italia</itunes:keywords></item>
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		<title>Piove, governo ladro – un Podcast da ascoltare sotto l’ombrello</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2005 02:05:08 +0000</pubDate>
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		<description>Per amor di paradosso questo Podcast &amp;#232; stato concepito ed assemblato in una delle giornate pi&amp;#249; limpide e terse delle ultime settimane. Il fatto &amp;#232; che il tema del Podcast &amp;#232; la pioggia. Insomma, ho raccolto un po&amp;#8217; di brani di artisti che prendono il suono della pioggia, lo usano come suggestione e lo infilano [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per amor di paradosso questo Podcast &egrave; stato concepito ed assemblato in una delle giornate pi&ugrave; limpide e terse delle ultime settimane. Il fatto &egrave; che il tema del Podcast &egrave; la pioggia. Insomma, ho raccolto un po&#8217; di brani di artisti che prendono il suono della pioggia, lo usano come suggestione e lo infilano qua e l&agrave; nelle proprie canzoni. </p>
<p align="center"><a title="Clicca qui per ascoltare l'audio o abbonati al Podcast" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/mix/pioggia.mp3" target="_blank">Scarica qui il Podcast</a></p>
<p>Non so voi, ma a me il suono della pioggia piace tantissimo in tutte le stagioni. Diciamo che la patisco un po&#8217; allo stadio, in campeggio e al mattino, ma in generale mi piace sentirla, soprattutto se ha un bel suono (ovviamente ci&ograve; esclude il grigione umidiccio novembrino che ogni tanto salta su qui nel nord-Italia: parlo di pioggia che scroscia).</p>
<p>Ecco una scaletta, con un po&#8217; di commenti:</p>
<p>dall&#8217;inizio a 3:42 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B00005NCZ0/103-1549092-8661469?v=glance&#038;n=5174&#038;s=music&#038;v=glance" target="_blank">Money Mark &#8211; Rain (NYC)</a></p>
<p>Money Mark &egrave; da sempre uno dei miei culti pi&ugrave; o meno segreti. Del quarto Beastie Boy si &egrave; gi&agrave; detto tutto il bene possibile: un latinoamericanipponico (alla faccia del meltin&#8217;pot)&nbsp;con la passione per le tastiere analogiche vecchie e scassate (il suo vero mestiere era ripararle), una sensibilit&agrave; lounge-pop fuori del comune e una capacit&agrave; di creare piccole gemme (spesso abbozzate e buttate l&igrave; con nonchalance) ignorate dai pi&ugrave;. Per dire, in casa ho un suo 10 pollici (che gi&agrave; non &egrave; esattamente un formato lanciatissimo per i vinili) interamente strumentale in cui non c&#8217;&egrave; un pezzo che non mi faccia fare i salti di gioia.</p>
<p>Rain &egrave; presa da un suo album relativamente recente e tanto per cambiare &egrave; bellissima ed evocativa. Sa di pioggia a New York, di alberi bagnati coi grattacieli sullo sfondo, di pozzanghere nei vialetti del Village e in generale profuma (o puzza, a seconda dei gusti) di asfalto bagnato. Profumo che mi piace tantissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 3:42 a 6:42 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B000000ZHS/103-1549092-8661469?v=glance&#038;n=5174&#038;s=music&#038;v=glance" target="_blank">Eddie Floyd &#8211; Oh, How It Rained</a>&nbsp;</p>
<p>Eddie Floyd non &egrave; esattamente famosissimo, ma per capirci &egrave; l&#8217;uomo co-responsabile di un classico soul come Knock On Wood. E&#8217; un cavallo di razza della Stax, uno che pi&ugrave; che altro ha scritto pezzi per altri, spesso grandi canzoni. Ma non &egrave; un uomo da ribalta, salvo quando girava con la Blues Brothers Band. </p>
<p>Oh, How It Rained &egrave; un pezzo ben poco soul: siamo sospesi a met&agrave; tra il blues acustico e il folk puro, anche se un po&#8217; di groove non manca. Incredibilmente, la pioggia di sottofondo ci azzecca perfettamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 6:43 a 10:02 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B00004KD11/103-1549092-8661469?v=glance&#038;n=5174&#038;s=music&#038;v=glance" target="_blank">Deep Purple &#8211; One More Rainy Day</a></p>
<p>Parlare dei Deep Purple &egrave; come raccontare una squadra di calcio nel corso dei decenni: formazioni su formazioni che cambiano, con ritorni a manetta di ex, scazzi tra vecchie glorie, egotismi che cozzano e in generale ormai una concezione di gruppo come brand dietro al quale suona chi capita (un po&#8217; come&nbsp;i Nomadi ora).</p>
<p>In ogni caso qui ci evitiamo il problema: One More Rainy Day &egrave; un pezzo del Mark 1 (per i non edotti sulla mistica blackmoriana, i Deep Purple si dividono in fasi, visti i tanti cambi di formazione), cio&egrave; la formazione primigenia. Quindi niente urletti di Ian Gillan, niente sfide all&#8217;ultimo secondo con Richie Blackmore e decisamente molta&nbsp;pi&ugrave; atmosfera sixsties rispetto ai Deep Purple che sarebbero venuti.<br />Anzi, qui lo dico e qui lo nego, siamo di fronte ad un brano assolutamente di teen-pop, con tanto di testo adolescenziale sull&#8217;ennesimo giorno di pioggia (beh, siete inglesi, di cosa vi lamentate? non ci avete fatto l&#8217;abitudine?)<br />Il brano non &egrave; un granch&egrave;, ma quantomeno ha dei tuoni assolutamente proto-metal. Segno dei tempi che sarebbero venuti. Tuoni e fulmini dentro e fuori la band. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 10:03 a 14:31 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B000002KBK/103-1549092-8661469?v=glance&#038;n=5174&#038;s=music&#038;v=glance" target="_blank">Earth Wind &amp; Fire &#8211; Bad Tune</a></p>
<p>Ok, lo so che ho la passione per questa canzone e non perdo occasione di infilarla in qualsiasi compilation. Che ci volete fare? E&#8217; un pezzo funk al 100%, ci suona sopra uno strano strumento (dal suono vagamente gamelan) ed &egrave; sotto sotto molto aggressivo. Un vero pezzo &quot;bad&quot; nel senso buono (&#8230;) della parola. </p>
<p>Tanto per non smentirsi, Bad Tune oltre a suonare strana &egrave; preceduta da tuoni abbastanza inquietanti, roba da film horror. Poi parte il brano e si capisce che il lampo non &egrave; che un appetizer. Incredibilmente ho visto anni fa gente che ballava questo brano in un club londinese. Nota: &egrave; tratto dal primo album degl EW&amp;F e non &egrave; affatto &quot;disco&quot;. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 14:32 a 18:43 &#8211; Lexia &#8211; Lady Rain (niente link: &egrave; roba da collezionisti)</p>
<p>Qui andiamo sull&#8217;oscuro. Lexia &#8211; ovvero Jean Leccia &#8211; &egrave; un compositore francese, noto ai pi&ugrave; (si fa per dire)&nbsp;per le sue colonne sonore degli anni Sessanta e Settanta decisamente funky e apprezzate incredibilmente dai patiti di blaxpointation. <br />Teoricamente la sua Lady Rain sarebbe un piccolo classico nascosto: un brano assolutamente funky, purtroppo rovinato da un finalone drammatico che ci potevamo evitare. Spero vivamente ristampino i dischi di quest&#8217;uomo, in ogni caso. Per ora si trova qualcosina in qualche raccolta, ma vogliamo di pi&ugrave;. Immaginatelo come un Lesiman in salsa francese, se vi va. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 18:44 a 25:07 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B000002I2M/103-1549092-8661469?v=glance&#038;n=5174&#038;s=music&#038;v=glance" target="_blank">The Doors &#8211; Riders On The Storm</a></p>
<p>Non ho mai capito quelli a cui stanno antipatici i Doors. Ok, verso i primi anni Novanta c&#8217;&egrave; stato un loro ritorno in auge che ha avuto dell&#8217;osceno (un film biografico&nbsp;mostruoso, il rigurgito di una moda tremenda tra i liceali, i fighetti che si conciavano da Jim Morrison, ecc.). <br />Detto questo, i Doors sono un grande gruppo al di l&agrave; del consunto &quot;mito&quot; di Jim Morrison (che francamente ha un po&#8217; fracassato le balle, non ho problemi a dirlo), cio&egrave; un gruppo che suona bene, ha delle idee, talvolta fa anche cazzate ma in generale produce bella musica, talvolta colta e addirittura jazzofila (ricordate Afro Blue piantata in mezzo ad Universal Mind in Absolutely Live?).</p>
<p>E poi un pezzo come Riders On The Storm non pu&ograve; non piacere: evoca strade bagnate di notte nell&#8217;entroterra californiano, fari arancioni da statale, pozzanghere, deserto che si fa fango, gente che abita nelle roulotte e tende a pacchetto da cui filtra transitoria la luce dei fari. Per anni ho usato questo brano come coadiuvante del sonno: il suono (vero) della pioggia rilassa, il brano &egrave; lento e soffuso, ha un reprise onirico assolutamente gradito e verso la fine sembra non voler terminare mai. <br />Personalmente lo considero una delle migliori &quot;rain tracks&quot; prodotte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 25:08 a 30:26 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B0000065JU/ref=bxgy_cc_img_b/103-1549092-8661469?%5Fencoding=UTF8" target="_blank">Craig Armstrong &#8211; Glasgow</a></p>
<p>Per chi non &egrave; pratico di Craig Armstrong, chiariamo subito chi &egrave;: &egrave; l&#8217;uomo responsabile delle orchestrazioni (precisamente degli archi) su Protection dei Massive Attack. Se avete presente Sly su quell&#8217;album (io la considero la traccia migliore dell&#8217;album insieme alla revisione moderna di Spying Glass di Horace Andy) e vi ricordate come ad un certo punto la voce di Nicolette lascia spazio ai violini, ecco che vi siete fatti un&#8217;idea. </p>
<p>Insomma, quest&#8217;uomo &egrave; un genio musicale. Poi &egrave; anche uno che si butta un po&#8217; via, perché da uno come lui non mi sarei mai aspettato un cedimento artistico triste come la collaborazione con Madonna o con Bono, ma &egrave; talmente bravo che lo si perdona.</p>
<p>Tra l&#8217;altro il buon Armstrong &egrave; un preso male, che di suo suona cose darkissime, inquietanti, amare e immagonite. Non suonate un suo album alle feste, ecco. Anche perché brani &quot;allegri&quot; come Glasgow (qui in versione strumentale) sono la norma. <br />Per&ograve; non c&#8217;&egrave; nessuno che riesca ad evocare la pioggia e i colpi sordi di tuoni lontani cos&igrave; bene. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 30: 26 alla fine &#8211; African Rain</p>
<p>Non ho idea di chi sia la registrazione. Fatto sta che per qualche minuto si sente una vera ripresa audio di un temporalone da qualche parte nella natura africana. Ci stava che la pioggia facesse un brano solista, no?</p>
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		<title>Per facilitare chi vuole sorbirsi i Podcast</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2005 18:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blog@suzukimaruti.it (Suzukimaruti)</dc:creator>
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		<description>Da qualche tempo sto trafficando con Effective Brand, che &amp;#232; un sito che permette di creare Toolbar personalizzate per il browser.
Grazie ad un modello di business intelligente e pro-utente (cio&amp;#232; si fanno pagare dai motori di ricerca tipo Google per ciascuna ricerca fatta attraverso la loro barra), riescono a fornire barre personalizzate completamente e senza [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo sto trafficando con <a href="http://www.effectivebrand.com/" target="_blank">Effective Brand</a>, che &egrave; un sito che permette di creare Toolbar personalizzate per il browser.</p>
<p>Grazie ad un modello di business intelligente e pro-utente (cio&egrave; si fanno pagare dai motori di ricerca tipo Google per ciascuna ricerca fatta attraverso la loro barra), riescono a fornire barre personalizzate completamente e senza spyware, ad-ware, pubblicit&agrave; o altre cose antipatiche.</p>
<p>L&#8217;opportunit&agrave; di personalizzarmi una barra per il browser (che va sia con IE che con Firefox) mi &egrave; sempre sembrata intelligente. E ora che c&#8217;&egrave; ne sto approfittando.</p>
<p>Gi&agrave; che ci sono &#8211; usando la splendida opzione che include un player multimediale all&#8217;interno delle barre di Effective Brand &#8211; ho creato una barra minima che fa&nbsp;2 cose:</p>
<p>-&nbsp;permette di&nbsp;ascoltare direttamente i Podcast di questo blog man mano che saltano fuori dalle mie &quot;ansie creative&quot;</p>
<p>- permette di ascoltare <a href="http://www.novaplanet.com/" target="_blank">Radio Nova</a>, che per quanto mi riguarda &egrave; la migliore radio online e offline al mondo</p>
<p>Stavo pensando di aggiungere anche un men&ugrave; a tendina coi link a tutti i blog che linko, ma non vorrei fosse troppo pesante.</p>
<p>In questo modo chi vuole ascoltare i Podcast e non ha voglia di installarsi un lettore di feed RSS o di ravanare tra le opzioni di qualche servizio online, si installa una barra, la carica o meno nel suo browser e ha gi&agrave; tutto pronto. Deve solo premere Play.</p>
<p>Se volete installare la barra (l&#8217;ho provata: &egrave; sana, non rovina nulla e si disinstalla come un normale programma, senza lasciare strascichi), la trovate qui: </p>
<p><a href="http://suzukimaruti.myblogtoolbar.com/" target="_blank">http://suzukimaruti.myblogtoolbar.com/</a> </p>
<p>Cercate di non fare caso alla pagina in finto-italiano, scaricate la barra e provatela. Se volete aggiungere qualcosa, premete sul&nbsp;&quot;+&quot;&nbsp;che vedete in fondo e potete personalizzare la barra con quel che vi aggrada.</p>
<p>Per ora &egrave; un tentativo, ma potrebbe essere un&#8217;opzione carina. Ditemi come la vorreste (e <u>se</u> la vorreste, che magari mi emoziono per una cavolata).</p>
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		<title>Quinte colonne sonore – un Podcast cinematografico</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2005/11/14/quinte-colonne-sonore/</link>
		<comments>http://www.suzukimaruti.it/2005/11/14/quinte-colonne-sonore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2005 03:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blog@suzukimaruti.it (Suzukimaruti)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.suzukimaruti.it/?p=43</guid>
		<description>Ecco il momento di un ennesimo Podcast, questa volta dedicato alle colonne sonore &amp;#34;traditrici&amp;#34;.
- Scarica qui il Podcast &amp;#8211; 
Mi spiego meglio: il fine di un regista &amp;#232; &amp;#8211; come per tutti i produttori di arte o wannabe-arte &amp;#8211; farsi ricordare nel tempo, lasciare il segno con il suo stile, rendersi inconfondibile e quando schiatta [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il momento di un ennesimo Podcast, questa volta dedicato alle colonne sonore &quot;traditrici&quot;.</p>
<p align="center">- <a title="Quinte colonne sonore - by www.suzukimaruti.it" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/mix/bettersoundtrack.mp3" target="_blank">Scarica qui il Podcast</a> &#8211; </p>
<p align="left">Mi spiego meglio: il fine di un regista &egrave; &#8211; come per tutti i produttori di arte o wannabe-arte &#8211; farsi ricordare nel tempo, lasciare il segno con il suo stile, rendersi inconfondibile e quando schiatta beccarsi una bella retrospettiva notturna su Rai 3.</p>
<p>Esistono, tuttavia, centinaia di film che &quot;suonano&quot; meglio di ci&ograve; che mostrano: film in cui la colonna sonora &egrave; decisamente pi&ugrave; coraggiosa, intelligente, artisticamente degna e memorabile delle pellicole che accompagna.</p>
<p>Ultimamente va molto di moda fare film brutti con ottime colonne sonore (uno su tutti: Vanilla Sky), ma un po&#8217; di tempo fa era pi&ugrave; raro e anzi il mondo &egrave; pieno di pellicole medie/buone/buonissime con colonne sonore in ogni caso superiori come valore artistico.<br /><!-- flock-force --><br /><!-- flock-force --><!-- flock-force -->Insomma, se ci sono film che guardate solo o prevalentemente per ascoltarne la musica, ecco che siete in presenza di pellicole con una colonna sonora &quot;traditrice&quot;.</p>
<p>Nel Podcast trovate (incollate una dietro l&#8217;altra: non aspettatevi che le mixi!) un po&#8217; di brani da colonne sonore ottime/mitiche/strepitose di film che spaziano dall&#8217;inverecondo all&#8217;ottimo. </p>
<p>Ecco una scaletta, con un po&#8217; di commenti sui film:</p>
<p>da 0 a 5:18 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B000004785?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Miles Davis &#8211; Nuit Sur Les Champs-Elysées</a> &#8211; tratto da <a href="http://www.imdb.com/title/tt0051378/" target="_blank">Ascensore per il patibolo</a> di Louis Malle &#8211; 1958</p>
<p>Ecco un caso di accoppiata strepitosa. Il film &egrave; a modo suo un classico: un noir alla rovescia, in cui il protagonista &egrave; fermo e la ruota degli eventi gira intorno a lui, finendo per fargliela pagare. Incredibilmente &egrave; un film quasi d&#8217;azione. Continuo a considerare una delle mie 10 scene preferite di tutto il Cinema la passeggiata alienata di Jeanne Moreau tra i locali alla ricerca del suo amato chiuso nell&#8217;ascensore, alle prese con una Parigi che &egrave; ancora ferma agli anni Cinquanta ma qua e l&agrave; profuma di assenzio, brulica di esistenzialismo e di &#8216;68 che verr&agrave; (9 anni dopo, ma verr&agrave;).<font><br /></font></p>
<p>La colonna sonora &egrave; di un certo Miles Davis, all&#8217;epoca nella sua fase in assoluto pi&ugrave; groovy ed ispirata. Il film &quot;suona&quot; almeno 15 anni pi&ugrave; avanti. Devo dire grazie a Rocco Pandiani, che a 20 anni mi ha consigliato questa colonna sonora, traviandomi per gli anni a venire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><!-- flock-force -->da 5:19 a 7:18 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00004TTCR?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Lalo Schifrin &#8211; Theme from Bullitt</a> &#8211; tratto da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/6304698526/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Bullitt</a> &#8211; 1968</p>
<p>Sar&ograve; franco: il film per me non &egrave; niente di speciale, ma forse sono io che non amo i film polizieschi. Fatto sta che Bullitt &egrave; un classico per la celeberrima scena dell&#8217;inseguimento automobilistico in giro per San Francisco, tra Ford Mustang e Dodge Charger. Di fatto &egrave; il film di Steve McQueen per antonomasia.<br /><!-- flock-force --><br /><!-- flock-force -->In compenso il suo tema &egrave; un classico: un sinonimo di colonna sonora funky (decisamente pi&ugrave; funky del film), suadente ma aggressiva al momento giusto. Non la suono mai sull&#8217;autoradio perché fa induscutibilmente accelerare a manetta. Sappiatelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><!-- flock-force -->da 7:19 a 8:59 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00005RTFG?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Elvis Presley &#8211; A Little Less Conversation</a> &#8211; tratto da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B000062XHI/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Ocean&#8217;s Eleven</a> &#8211; 2001<br /><!-- flock-force --><br /><!-- flock-force -->Ecco un caso &#8211; ma il discorso vale anche per Ocean&#8217;s Twelve, di cui parlo dopo &#8211; di film &quot;carino&quot;, remake di un film carino di 40 anni prima, con fior di attori, un ottimo ritmo, un&#8217;accoppiata regista-protagonista-responsabile della colonna sonora gi&agrave; rodatissima (Soderbergh, Clooney, David Holmes), ma non esattamente una pietra miliare.</p>
<p>In compenso la colonna sonora &egrave; del genere strepitoso, ma si sa che per David Holmes ho una passione ultradecennale dai tempi in cui faceva il dj techno. Fatto sta che Holmes per ogni film si chiude in archivio, &quot;scava&quot; tra i reperti fino a quando tira fuori gemme del passato pi&ugrave; o meno note. <br /><!-- flock-force -->In questo caso ha ripescato un brano minore di Elvis (che manco i fan ricordavano), decisamente bello, col testo cazzone e con una struttura ideale per essere trasformato in un tema ricorsivo in un film. Tristemente &egrave; stato remixato da JXL (anche tecnicamente bene, a essere sinceri) e trasformato in un tormentone straccia-balle poco dopo l&#8217;uscita del film.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 9:00 a 13:27 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00067WJ60?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Ornella Vanoni &#8211; L&#8217;appuntamento</a> &#8211; tratto da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B0007P0XBO/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Ocean&#8217;s Twelve</a> &#8211; 2004</p>
<p>Passano 3 anni ma non cambia molto: stesso film (un po&#8217; meno ispirato), stessi attori, stesso dj responsabile della colonna sonora, cio&egrave; quel genio di David Holmes. Il tema portante, questa volta, non &egrave; un brano dimenticato di Elvis, ma nientemeno che un pezzo della Vanoni, che qui &egrave; ancora qualcuno, ma nel resto del mondo &egrave; una perfetta sconosciuta.</p>
<p>Tra lo strappacuore, lo strappalacrime e lo stracciamutande, &quot;L&#8217;appuntamento&quot; &egrave; uno dei brani pi&ugrave; leggermente disperati (nel senso che suona leggero) degli ultimi decenni, col ritornello pi&ugrave; drammatico dopo &quot;Dite a Laura che l&#8217;amo&quot;. Grazie al cielo ha perso vis drammatica da quando Stefano Nosei si &egrave; messo a cantarlo come &quot;Amore fai il pesto o non resisto&#8230;&quot;. In ogni caso un&#8217;altra grande colonna sonora per un film cos&igrave; cos&igrave;. <br />Spero vivamente non facciano Ocean&#8217;s Thirteen. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 13:28 a 16:00 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B000006NN1?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Yardbirds &#8211; For Your Love</a> &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B00007ELDF/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Paura e delirio a Las Vegas</a> &#8211; 1998</p>
<p>Un altro film che non &egrave; esattamente il mio genere, pur essendo un ammiratore di Terry Gilliam. Fatto sta che l&#8217;epopea tossicofila e alienata di Hunter Thompson, tra alcool, sostanze psicotrope, corse in macchina e follia di base &egrave; una celebrazione dello sfascio &quot;interno&quot; dell&#8217;America dei baby-boomers che ha un suo fascino malato. Molto anni Settanta.</p>
<p>Detto questo, Paura e disgusto a Las Vegas (perché cos&igrave; sarebbe dovuto essere tradotto il titolo originale&#8230;) ha una colonna sonora di tutto rispetto, ben pi&ugrave; psichedelica e ispirata del film. Su tutto spicca &#8211; ovviamente &#8211; &quot;For Your Love&quot; degli Yardbirds, che non a caso &egrave; uno dei brani pi&ugrave; coverizzati dell&#8217;universo&nbsp;(l&#8217;ha rifatto chiunque,&nbsp;da Pino Daniele a Dj Hell, ma ne esiste un&#8217;ottima versione disco, una cover di Joe Jackson e altre tremila&nbsp;variazioni che un&nbsp;giorno inserir&ograve; in un Podcast monomaniaco&nbsp;in grado di annoiare perfino uno stilita).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 16:01 a 18:22 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00004S51T?v=glance&#038;s=music" target="_blank">13th Floor Elevators &#8211; You&#8217;re Gonna Miss Me</a> &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B00003CXGA/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Alta Fedelt&agrave;</a> &#8211; 2000</p>
<p>Beh, qui &egrave; facile che la colonna sonora prenda il sopravvento sul film, visto che parliamo della pellicola tratta da <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/1573225517?v=glance&#038;s=books" target="_blank">uno dei libri pi&ugrave; rock-oriented della letteratura contemporanea</a>. Come potrebbe essere altrimenti in un libro/film in cui il protagonista e i suoi amici sono degli sfigatissimi appassionati di musica (e solo Hornby avesse letto il fumetto sui mutandati&#8230;) che lavorano in un negozio di dischi?<br />Fatto sta che il film non &egrave; esattamente all&#8217;altezza del libro, per ovvie ragioni di banalizzazione commerciale, ma si fa guardare, &egrave; carino e ha 2 o 3 scene culto (tra cui la mia preferita: quella con la Beta Band protagonista). </p>
<p>Di sicuro Alta fedelt&agrave; inizia da dio: per un mollato (e il protagonista lo &egrave;, fresco fresco) non c&#8217;&egrave; niente di meglio che ascoltarsi &quot;You&#8217;re Gonna Miss Me&quot; dei 13th Floor Elevators, che trasuda scazzo, velocit&agrave; e psichedelia aggressiva. In verit&agrave; tutta la colonna sonora merita un (ri)ascolto, incluso Jack Black che alla fine canta &quot;Let&#8217;s Get It On&quot; (che nel libro era &quot;Twist &amp; Shout&quot;, ma fa lo stesso) e gigioneggia incredibilmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 18:23&nbsp;a 21:38 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B000002O81?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Flamingos &#8211; I Only Have Eyes For You</a> &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/search-handle-url/ref=br_ss_hs/104-8482440-8441512?platform=gurupa&#038;url=index%3Ddvd%26dispatch%3Dsearch%26results-process%3Dbin&#038;field-keywords=american+graffiti&#038;Go.x=12&#038;Go.y=17" target="_blank">American Graffiti</a> &#8211; 1973</p>
<p>Prima di fare porcherie, George Lucas era un signor regista e non a caso ha fatto uno dei film migliori sugli anni Sessanta (se la gioca con &quot;<a href="http://www.amazon.com/gp/product/076781214X/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Peggy Sue si &egrave; sposata</a>&quot;) provinciali americani. L&#8217;archetipo per molti teen-movies.&nbsp;<br />Di fatto &egrave; uno street movie ambientato tutto in una notte, guidato dalla radio e dalle sue canzoni, che accompagnano l&#8217;ultima notte in citt&agrave; prima della partenza per il college (all&#8217;epoca il primo vero distacco dalla famiglia e forse il primo atto socialmente accettato come &quot;maturo&quot;) di alcuni studenti, alle prese con&nbsp;le amarezze degli addii al passato, le prospettive future, lo scazzo provinciale, il sesso (poco, fatto male e faticato), le corse con le auto taroccate e la voglia di fare &quot;tutto in una notte&quot;.</p>
<p>La colonna sonora &egrave; un gioiellino: tutti brani dell&#8217;epoca (il film &egrave; ambientato nel 1962), in gran parte &quot;proibiti&quot; dalle radio americane -&nbsp;cio&egrave; rhythm&#8217;n'blues, rock&#8217;n'roll primitivo e soul -&nbsp;trasmessi da Wolfman Jack (in Italia Lupo Solitario), misterioso dj-pirata oggetto di decine di leggende metropolitane. <br />Tra i brani che caratterizzano la colonna sonora ero indeciso se includere &quot;Green Onions&quot; di Booker T &amp; The MG&#8217;s, che accompagna con uno stile incredibile il sorgere dell&#8217;alba prima della gara automobilistica finale, e &quot;I Only Have Eyes For You&quot; dei Flamingos. Alla fine ho scelto quest&#8217;ultimo perché &egrave; un po&#8217; meno noto e &#8211; per quanto mi riguarda&nbsp; &#8211; &egrave; uno dei pezzi pi&ugrave; notturni e eterei in assoluto, con una sua intima tensione che va al di l&agrave; della melassa di facciata. Peccato per il ritornello, che rompe la magia. Non a caso nel film si ascolta di sfuggita, ricoperto dal suono dei grilli, mentre sfugge dagli speaker di un&#8217;automobile in piena notte (e il povero&nbsp;nerd della compagnia cerca di accoppiarsi nei prati con la sciroccata del paese).<br />Il pezzo &egrave; talmente bello che Eamon ci ha cantato sopra e ci ha fatto un suo&nbsp;brano che &#8211; spiace dirlo &#8211; non &egrave; affatto male.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 21:39 a 24:15 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00000I3ZS?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Dusty Springfield &#8211; Spooky</a> &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B00007ELEP/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Lock &amp; Stock, pazzi scatenati</a> &#8211; 1998</p>
<p>Guy Ritchie, oltre a dimostrare pessimo gusto nella scelta delle mogli, manifesta una scarsa propensione all&#8217;originalit&agrave; e nel suo primo lungometraggio decide di tarantineggiare, spostando per&ograve; l&#8217;azione a Londra.<br />Il risultato &egrave; il classico film di questi anni che francamente non mi intrattiene, non mi dice niente e a tratti mi fa ridacchiare. Un film in cui si contano i cadaveri e le secchiate di sangue. Boh a me tutto sto proliferare di gangster, pistole, storie &quot;pulp&quot; e regia leggera lascia indifferente. Capisco&nbsp;se lo fa Tarantino (che pure non considero il Messia),&nbsp;tirato su a&nbsp;pane, Margheriti e Fulci, ma le seconde scelte no&#8230;</p>
<p>Sorvolando sul film, che &egrave; di un&#8217;inutilit&agrave; mostruosa ed&nbsp;&egrave; girato in modo noioso, la colonna sonora ha un suo perché. Su tutto&nbsp;spicca la scelta di &quot;Spooky&quot; cantata da&nbsp;Dusty Springfield,&nbsp;un brano indiscutibilmente sexy, vellutato e sottile, che si pu&ograve; perfino ballare un po&#8217; stretti. Un classico da compilation da baccaglio, se siete tra coloro che ricorrono a questi sporchi trucchi&nbsp; (in tal caso vendo playlist collaudate a 10&euro; l&#8217;una&#8230; <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 24:16 a 26:17 &#8211; John Barry &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00000DQWS?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Theme from Midnight Cowboy</a> &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/0792833287/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130" target="_blank">Un uomo da marciapiede</a> &#8211; 1969</p>
<p>Ecco un caso di film che mi piace e che ha una colonna sonora che mi piace (ma di pi&ugrave;). Pur essendo del 1969 Midnight Cowboy (questo il titolo originale: tutta un&#8217;altra cosa&#8230;)&nbsp;&egrave; un film degli anni Settanta in tutto e per tutto: c&#8217;&egrave; la scoperta e il degrado del corpo, c&#8217;&egrave; la societ&agrave;&nbsp;al di fuori degli stereotipi (insomma, il film &egrave; una parabola nera su un gigolo e un truffatore malato&nbsp; italoamericano che gli fa da pappone), c&#8217;&egrave; il sogno americano in frantumi e la gente che si accapiglia per qualche scheggia. E talvolta non ce la fa. <br />Per quanto mi riguarda Midnight Cowboy &egrave; bellissimo: malinconico, notturno, tutto neon,&nbsp;sporcizia e musica, con un finale che &egrave; contemporaneamente beffardo e bastardo.</p>
<p>La colonna sonora, anche in questo caso, &egrave; nota ai pi&ugrave;. Fondamentalmente lo &egrave; per &quot;Everybody&#8217;s Talking&quot; cantata da Harry Nilsson, che a modo suo &egrave; un classico (magari adesso non proprio sulla breccia, ma insomma se non vi viene in mente e la sentite, scommetto che la conoscete). In verit&agrave; io trovo che il film ceda lo scettro artistico alla colonna sonora grazie a nientemeno che John Barry, che riesce a tirare fuori uno dei movie-themes tuttora film pi&ugrave; famosi al mondo e tristemente &quot;western&quot; (perfino Jennifer Lopez ha pensato di cannibalizzarlo&#8230;). Personalmente preferisco la versione pi&ugrave; lenta e &quot;trascinata&quot; che ne ha fatto Percy Faith, ma qui andiamo sul sottile. Sappiate che Barry ne ha fatta anche una versione orchestrale pura, che &egrave; un classico da filodiffusione/sala d&#8217;attesa. Frequentate molto il dentista e vi capiter&agrave; di ascoltarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 26:18 a 27: 41 &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00001ZT7H?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Ritchie Adams &amp; Mark Barkan &#8211; Banana Splits Theme</a> &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/6301249380?v=glance&#038;s=dvd" target="_blank">Banana Split</a> &#8211; 1968</p>
<p>Ok, sono un balengo. Lo so che Banana Split (da noi la trasmissione perde la &quot;s&quot; finale) non era un film, ma una specie di contenitore pomeridiano per intrattenere i bambini in cui un manipolo di personaggi psichedelici (ma veramente tanto) presentavano dei cartoni cos&igrave; cos&igrave; (anche se a me I Gatti di Chattanooga piacevano molto).</p>
<p>Infatti metto il tema dei Banana Split &#8211; che era il gruppo di pupazzi che introduceva i cartoni &#8211; qui tra le colonne sonore artisticamente superiori ai film proprio per questo: i cartoni erano cos&igrave; cos&igrave;, ma il tema dei Banana Split &egrave; indimenticabile, &egrave; un cult e tuttora mi evoca immagini inquietanti di un elefante di pezza con gli occhiali da sole che si suona la proboscide come se fosse un sassofono e poco dopo guida una dune-buggy.<br />Alla fine i cartoni ce li siamo quasi dimenticati tutti, ma il tema no. E tra l&#8217;altro &egrave; un signor pezzo pop che si fa pure ballare alle feste. Insomma, spero lo strappo alla regola mi sia concesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da 27:42 fino alla fine &#8211; <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B000005OMF?v=glance&#038;s=music" target="_blank">Orbital &#8211; Hackers Theme</a> (che poi sarebbe <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/redirect?tag=soulkitchen-20&path=tg/detail/-/B00004T6UZ?v=glance&#038;s=music" target="_blank">&quot;Halcyon&quot; dal Brown Album</a>) &#8211; da <a href="http://www.amazon.com/gp/product/6305047456/104-8482440-8441512?v=glance&#038;n=130&#038;s=dvd&#038;v=glance" target="_blank">Hackers</a> &#8211; 1995</p>
<p>Chiudiamo in bellezza con un film che mi lascia perplesso. Da un lato &quot;Hackers&quot; all&#8217;epoca fu per me una specie di mezzo mito. Dopo War Games di fatto era il primo film ad occuparsi della cultura hacker, di underground digitale e di nuove forme tecnologiche di azione al di fuori del &quot;sistema&quot; (ma non per forza contro).<br />Peccato che la realizzazione del film fosse una cialtronata pazzesca, coi soliti computer che fanno bip bip quando mostrano le cose sul video, scadenti rappresentazioni in 3D del cyberspazio, pessima resa in italiano dei dialoghi in gergo dei protagonisti (visto in inglese guadagna almeno 1 punto e mezzo in pi&ugrave; in pagella).<br />Per gli onanisti, &egrave; anche il film in cui Angelina Jolie &#8211; all&#8217;epoca ventenne e non rifatta&nbsp;- compare desnuda in una scena di sesso abbastanza ridicola ma in ogni caso da cineteca. E per i trainspotters c&#8217;&egrave; pure l&#8217;attrice che fa la psicologa nei Soprano, praticamente irriconoscibile.</p>
<p>In compenso la colonna sonora potrebbe essere tranquillamente la compilation definitiva sull&#8217;elettronica britannica della prima met&agrave; degli anni Novanta. Vi basti sapere che nel film ci sono pezzi come &quot;Cowgirl&quot;&nbsp;degli Underworld, &quot;Open Up&quot; dei Leftfield, &quot;Voodoo People&quot; e &quot;One Love&quot; dei Prodigy, &quot;Original Bedroom Rockers&quot; di Kruder &amp; Dorfmeister (ok, sono austriaci ma ci stanno bene lo stesso!), &quot;Protection&quot; dei Massive Attack, &quot;Connected&quot; degli Stereo MC&#8217;s&nbsp;e pure &#8211; come brano di apertura strepitoso (e da sempre uno dei pezzi elettronici che preferisco in assoluto) &#8211; &quot;Halcyon&quot; degli Orbital, in un&#8217;inedita versione di 5 minuti (ma nel Podcast metto la versione lunga).<br />Insomma, una colonna sonora che non lascia spazio ad equivoci: massacra artisticamente il film, lo fa sentire una schifezza (e non &egrave; cos&igrave; male: &egrave; solo un po&#8217; ingenuo nel suo voler essere visivamente moderno a tutti i costi) ed esalta pi&ugrave; l&#8217;udito che la vista, salvo che nelle suddette scene della Jolie.</p>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2005 21:37:49 +0000</pubDate>
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		<description>Prima che diventi di moda e grandi e piccini facciano a botte per accaparrarselo, vi segnalo il primo Podcast prodoto nientemeno che da Il Boss! Spero il primo di una lunga serie.Ad un uomo cos&amp;#236; musicofilo era esattamente ci&amp;#242; che mancava. 
Ovviamente ne parlo bene solo perché non l&amp;#8217;ho ancora ascoltato!  
Curiosit&amp;#224; inutile: entrambi [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima che diventi di moda e grandi e piccini facciano a botte per accaparrarselo, vi segnalo <a title="The Boss at the controls" href="http://www.ilboss.net/blog/2005/11/ilboss-podcast-s01e01.html" target="_blank">il primo Podcast prodoto nientemeno che da Il Boss</a>! Spero il primo di una lunga serie.<br />Ad un uomo cos&igrave; musicofilo era esattamente ci&ograve; che mancava. </p>
<p>Ovviamente ne parlo bene solo perché non l&#8217;ho ancora ascoltato! <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Curiosit&agrave; inutile: entrambi produciamo Podcast senza possedere un iPod. Ha!</p>
<p>Mi piace questa disseminazione dei Podcast. Chi sar&agrave; il prossimo?</p>
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		<title>Aguzzate l’udito</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2005 22:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blog@suzukimaruti.it (Suzukimaruti)</dc:creator>
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		<description>Capita a volte che copiare sia il motore immobile dell&amp;#8217;arte. 
Non che sia un problema: in un&amp;#8217;epoca di pirateria perdurante, l&amp;#8217;originalit&amp;#224; non &amp;#232; pi&amp;#249; un requisito. Mi pare fu Picasso a dire che il peccato &amp;#232; giusto solo copiare se stessi.
In ogni caso qui hanno tutti copiato Serge Gainsbourg. Copiato tanto.
Qui c&amp;#8217;&amp;#232; l&amp;#8217;originale di Melody&amp;#160;appunto [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita a volte che copiare sia il motore immobile dell&#8217;arte. </p>
<p>Non che sia un problema: in un&#8217;epoca di pirateria perdurante, l&#8217;originalit&agrave; non &egrave; pi&ugrave; un requisito. <br />Mi pare fu Picasso a dire che il peccato &egrave; giusto solo copiare se stessi.</p>
<p>In ogni caso qui hanno tutti copiato Serge Gainsbourg. Copiato tanto.</p>
<p>Qui c&#8217;&egrave; l&#8217;originale di <a title="Serge Gainsbourg - Melody" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/Serge%20Gainsbourg%20-%20Melody.mp3" target="_blank">Melody</a>&nbsp;appunto di Serge Gainsbourg.</p>
<p>Qui c&#8217;&egrave; <a title="David Holmes - Don't Die Just Yet" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/David%20Holmes%20-%20Don't%20Die%20Just%20Yet.mp3" target="_blank">Don&#8217;t Die Just Yet</a> di David Holmes.</p>
<p>E qui <a title="Beck - Paper Tiger" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/Beck%20-%20Paper%20Tiger.mp3" target="_blank">Paper Tiger</a> di Beck.</p>
<p>Il bello &egrave; che le copie sono belle tanto quanto l&#8217;originale. <br />Dichiaro ufficialmente Melody di Gainsbourg il primo brano Open Source della storia della musica. Tanto il vecchio porcone non si sarebbe minimamente preoccupato di quisquilie come il copyright. </p>
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		<title>Recuperi audio – volume 3</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2005 06:11:28 +0000</pubDate>
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		<description>Il terzo mix di fatto &amp;#232; la riduzione mixata di una compilation non mixata con cui ho vessato il povero Boss&amp;#160;durante un raid musical-pallonaro a Riccione-Urbino.
Per qualche strano motivo ho scodellato in pieno clima estivo &amp;#8211; e recuperato ora a novembre, che quasi va bene &amp;#8211; una mezz&amp;#8217;ora di beat elett(oni)ci vagamente algidi, nervosetti e [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il terzo mix di fatto &egrave; la riduzione mixata di una compilation non mixata con cui ho vessato il povero <a title="Il Boss" href="http://www.ilboss.net/blog" target="_blank">Boss</a>&nbsp;durante un raid musical-pallonaro a Riccione-Urbino.</p>
<p>Per qualche strano motivo ho scodellato in pieno clima estivo &#8211; e recuperato ora a novembre, che quasi va bene &#8211; una mezz&#8217;ora di beat elett(oni)ci vagamente algidi, nervosetti e a tratti pure un po&#8217; sado-maso, spaziando in 20-25 anni di musica e pure scempiando un brano del mitico Yellowman, suonato ad una velocit&agrave; indegna (cose che si possono fare solo col computer).</p>
<p>Questa &egrave; la scaletta:</p>
<p>Miss Kittin &amp; The Hacker &#8211; Frank Sinatra <br />Yellowman &#8211; Computerize&nbsp; <br />New Order &#8211; Blue Monday <br />Telex &#8211; Moskow Discow&nbsp; <br />Mirways &#8211; Disco Science <br />Playgroup &#8211; Make It Happen <br />Grace Jones &#8211; Warm Leatherette (Club 69 &amp; Danny Tenaglia remix) </p>
<p><a title="Digital" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/mix/digital.wma" target="_self">Clicca qui</a> per ascoltare il mix (sono circa 6 Mb in WMA &#8211; ma quanto l&#8217;ho compresso!?)</p>
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		<title>Recuperi audio – volume 2</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2005 06:00:48 +0000</pubDate>
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		<description>Il secondo mix &amp;#232; sempre sulla linea del primo &amp;#34;recupero audio&amp;#34;, cio&amp;#232; mezz&amp;#8217;ora dedicata alla dance. 
In particolare siamo nella prima met&amp;#224; degli anni Novanta, solo che &amp;#232; passato il periodo puramente rock ed &amp;#232; scoppiata la nuova Summer of Love, i dintorni di Londra e Manchester sono tutti un fiorire di rave (cui fanno [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo mix &egrave; sempre sulla linea del primo &quot;recupero audio&quot;, cio&egrave; mezz&#8217;ora dedicata alla dance. </p>
<p>In particolare siamo nella prima met&agrave; degli anni Novanta, solo che &egrave; passato il periodo puramente rock ed &egrave; scoppiata la nuova Summer of Love, i dintorni di Londra e Manchester sono tutti un fiorire di rave (cui fanno addirittura una legge contro ad hoc) e il quattroquarti tunz tunz tunz impazza. </p>
<p>E&#8217; un periodo musicalmente felicissimo, che trasforma Londra nella capitale mondiale della musica elettronica per gli anni a venire.</p>
<p>Nel mix ho raccolto un po&#8217; di classici dell&#8217;epoca, diciamo dal &#8216;90 al &#8216;94 e non oltre (con qualche licenza). Sono quasi tutti pezzi britannici, tranne un paio che &#8211; pur essendo prodotti da statunitensi &#8211; ebbero un successone nei club al di qua dell&#8217;oceano.</p>
<p>Questa &egrave; la scaletta:</p>
<p>Gat Decor &#8211; Passion<br />Orbital &#8211; Remind<br />Underworld &#8211; Cowgirl<br />Leftfield &#8211; Open Up<br />Aphex Twin &#8211; Digeridoo<br />Josh Wink &#8211; Higher State Of Consciousness<br />Kenlou &#8211; Moonshine (sarebero i Masters At Work)<br />Charlatans &#8211; Nine Acre Dust (Chemical Brothers remix)<br />LFO &#8211; LFO<br />Stakker &#8211; Humanoid</p>
<p><a title="Danz!" href="http://www.suzukimaruti.it/audio/mix/danz.wma" target="_blank">Clicca qui</a> per ascoltare il mix (sono circa 16 Mb in WMA)</p>
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		<title>Recuperi audio – volume 1</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2005 05:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blog@suzukimaruti.it (Suzukimaruti)</dc:creator>
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		<category><![CDATA[podcast]]></category>

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		<description>Visto che non si butta mai via niente, per inaugurare il nuovo blog ho ripescato 3 mix&amp;#160;da circa mezz&amp;#8217;ora ciascuno, che avevo fatto tempo fa per il vecchio blog su Splinder. Li ripropongo qui in 3 post diversi, che non guastano mai.
Il primo &amp;#8211; con il nome in codice &amp;#34;tape-one&amp;#34; &amp;#8211; era una raccolta mixata [...]</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che non si butta mai via niente, per inaugurare il nuovo blog ho ripescato 3 mix&nbsp;da circa mezz&#8217;ora ciascuno, che avevo fatto tempo fa per il vecchio blog su Splinder. Li ripropongo qui in 3 post diversi, che non guastano mai.</p>
<p>Il primo &#8211; con il nome in codice &quot;tape-one&quot; &#8211; era una raccolta mixata di rock britannico dei primi anni Novanta (un po&#8217; indie e un po&#8217; no), con tanta voglia di breakbeat -&nbsp;che sarebbe diventato genere a s&egrave; poco dopo. Insomma, rock attraversato da ritmi assolutamente dance, suoni sintetici e decisamente ballabile. </p>
<p>Questa &egrave; la scaletta</p>
<p>Jesus &amp; Mary Chain &#8211; Reverence<br />The Cult &#8211; The Witch<br />Blur &#8211; There&#8217;s No Other Way<br />Cure &#8211; Never Enough<br />Primal Scream &#8211; Loaded<br />Soup Dragons &#8211; I&#8217;m Free<br />Charlatans &#8211; The Only One I Know<br />Stone Roses &#8211; Fool&#8217;s Gold<br />EMF &#8211; Unbelievable</p>
<p><a title="Tape One " href="http://www.suzukimaruti.it/audio/mix/tape-one-1.wma" target="_blank">Clicca qui</a> per ascoltare il mix. (sono circa 10 Mb in formato WMA)</p>
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	<copyright>Questo podcast non ha copyright se utilizzato per la produzione di opere terze a fini non commerciali. Citate la fonte.</copyright><media:credit role="author">Suzukimaruti</media:credit><media:rating>nonadult</media:rating></channel>
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