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	<title>Eurobull, il webzine euro-energetico</title>
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	<description>La GFE è la e la sezione giovanile del Movimento Federalista Europeo, fondato a Milano il 27-28 agosto 1943 da un gruppo di antifascisti raccolti intorno ad Altiero Spinelli, e costituisce la sezione italiana degli Jeunes Européens Fédéralistes (JEF).</description>
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<item xml:lang="it">
		<title>LA SCONFITTA DI ORBÁN AVRÀ CONSEGUENZE</title>
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		<dc:date>2026-04-13T10:00:00Z</dc:date>
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		<dc:creator>Stefano Rossi</dc:creator>



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&lt;p&gt;«La nostra politica generale nei confronti dell'Europa dovrebbe avere tra le priorità […] quella di coltivare la resistenza tra le nazioni europee contro l'attuale traiettoria dell'Europa». Con queste parole, la Strategia di Sicurezza Nazionale americana firmata da Trump nel novembre 2025 chiariva che il governo statunitense avrebbe sostenuto le forze euroscettiche e illiberali in Europa nel loro contrasto alle politiche comuni. E che la vittoria di queste forze contro Bruxelles non (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-attualita-" rel="directory"&gt;Attualità&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/57/316e0da3b439798fa6c1cb8c3bfc7f.jpg?1776077564' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;«La nostra politica generale nei confronti dell'Europa dovrebbe avere tra le priorità […] quella di &lt;strong&gt;coltivare la resistenza tra le nazioni europee contro l'attuale traiettoria dell'Europa»&lt;/strong&gt;. Con queste parole, la &lt;strong&gt;Strategia di Sicurezza Nazionale americana&lt;/strong&gt; firmata da Trump nel novembre 2025 chiariva che il governo statunitense avrebbe sostenuto le forze euroscettiche e illiberali in Europa nel loro contrasto alle politiche comuni. E che &lt;strong&gt;la vittoria di queste forze contro Bruxelles non rappresenta un semplice nice to have, ma una vera e propria questione di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;sconfitta di Orbán&lt;/strong&gt; in Ungheria, dopo sedici anni di governo, è quindi percepita da Washington come una minaccia alla sicurezza nazionale americana? Molti fattori indicano una risposta positiva a questa domanda. Non solo i documenti strategici, ma anche il comportamento dell'amministrazione Trump segnala come &lt;strong&gt;Orbán&lt;/strong&gt; fosse considerato il &lt;strong&gt;più stretto alleato europeo&lt;/strong&gt;: il vicepresidente Vance si è recato personalmente in Ungheria la scorsa settimana per sostenerlo esplicitamente negli ultimi giorni di campagna elettorale. Una circostanza che non solo evidenzia l'importanza del voto ungherese per Trump — posto almeno sullo stesso piano dei colloqui in Pakistan per la soluzione del conflitto mediorientale, ai quali lo stesso Vance ha partecipato — ma che ora colloca gli &lt;strong&gt;Stati Uniti in una posizione particolarmente imbarazzante nei confronti del nuovo governo di Budapest&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quello ungherese era l'unico governo guidato da un partito appartenente al gruppo dei Patrioti Europei, ora scalzato da una forza che fa invece parte del Partito Popolare Europeo. Per questo motivo i legami di Orbán erano fortissimi con chi persegue l'obiettivo strategico di indebolire l'Unione: Trump da una parte, Putin dall'altra. È un &lt;strong&gt;fatto eccezionale&lt;/strong&gt; che un &lt;strong&gt;candidato sostenuto economicamente e politicamente dalle due principali potenze nucleari mondiali&lt;/strong&gt; — entrambe impegnate in una politica estera aggressiva e imperialista — &lt;strong&gt;perda in modo così netto&lt;/strong&gt; contro il proprio principale avversario politico. Questo ci costringe a interrogarci sulle conseguenze di un voto che scontenta Trump e Putin. &lt;strong&gt;Se Péter Magyar dovesse rimuovere il veto agli aiuti all'Ucraina, per la Russia&lt;/strong&gt; si tratterebbe di una &lt;strong&gt;sconfitta strategica più significativa di qualsiasi battaglia militare&lt;/strong&gt;: significherebbe garantire alla resistenza ucraina almeno altri due anni di autonomia economica per proseguire un conflitto in cui il fattore tempo comincia a giocare contro Putin.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Trump e Putin resteranno a guardare? Per come li abbiamo conosciuti, è difficile crederlo. &lt;strong&gt;Putin probabilmente intensificherà le proprie attività di ingerenza, disinformazione e propaganda politica&lt;/strong&gt;, soprattutto nell'Europa orientale e in Italia, dove conserva alleati che appaiono oggi ancora più strategici dopo la perdita di Budapest. &lt;strong&gt;Trump&lt;/strong&gt;, dal canto suo, avrà un motivo in più per &lt;strong&gt;alimentare il suo conflitto politico con Bruxelles&lt;/strong&gt;, approfondendo la crisi della NATO, magari con nuove iniziative in Groenlandia o accelerando il disimpegno americano dall'Alleanza Atlantica. &lt;strong&gt;Questa prospettiva&lt;/strong&gt;, tra i diversi “fronti di scontro” politico con le due potenze nucleari, &lt;strong&gt;dovrebbe indurre gli europei ad agire&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il problema di una NATO priva della leadership americana è di difficile soluzione: &lt;strong&gt;come può sopravvivere un'alleanza che si è sempre fondata su un leader molto più potente di tutti gli altri membri?&lt;/strong&gt; Anche ammesso che gli Stati membri dell'UE riescano a muoversi con un certo grado di coordinamento, quale ruolo assumerebbero gli alleati non appartenenti all'Unione, come Turchia, Regno Unito o Canada? &lt;strong&gt;In un sistema che si è sempre retto sulla forza di gravità esercitata da un leader indiscusso&lt;/strong&gt; — la maggiore potenza militare globale — &lt;strong&gt;le forze centrifughe potrebbero prevalere&lt;/strong&gt;. E ciò significherebbe dover &lt;strong&gt;ripensare completamente la sicurezza esterna europea&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima di arrivare a questo punto, i governi europei dovrebbero iniziare a prendere seriamente le minacce esterne che incombono su tutti noi e lavorare alla costruzione di un &lt;strong&gt;sistema europeo di difesa&lt;/strong&gt; capace di dare forma al cosiddetto &lt;strong&gt;“pilastro europeo della NATO”&lt;/strong&gt;: un soggetto politico e militare in grado di sostituire la leadership americana all'interno di un'alleanza che — piaccia o no — continua a rappresentare l'unico presidio credibile della sicurezza esterna degli europei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In conclusione, la &lt;strong&gt;vittoria del centrodestra in Ungheria&lt;/strong&gt; apre nuove speranze per la democrazia e la libertà in Europa, ma al tempo stesso &lt;strong&gt;prelude a nuove sfide&lt;/strong&gt; nel più ampio quadro della sicurezza regionale. &lt;strong&gt;Sfide che i governi europei potranno affrontare solo unendo le forze&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Sanchez e Trump: duello a colpi di divieti nell'eurozona</title>
		<link>http://www.taurillon.org/sanchez-e-trump-duello-a-colpi-di-divieti-nell-eurozona</link>
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		<dc:date>2026-04-07T07:58:02Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Camilla Scaglione</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;Negli ultimi giorni nel Mediterraneo la Spagna, coi suoi divieti, sta facendo perdere la pazienza agli USA&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-attualita-" rel="directory"&gt;Attualità&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/9e/eea6ca6508c0c87dc98e8a12aa44be.webp?1775552354' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Negli ultimi giorni nel Mediterraneo la Spagna, coi suoi divieti, sta facendo perdere la pazienza agli USA&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La risposta della Spagna davanti al conflitto iraniano-statunitense si è fatta più forte&lt;/strong&gt;. Infatti la decisione del governo di &lt;strong&gt;Pedro Sanchez&lt;/strong&gt; di non permettere agli USA l'utilizzo delle basi militari su suolo spagnolo, come le strategiche Rota a Cadice e Moron a Siviglia, ha preso una nuova piega. La Ministra della Difesa, &lt;a href="https://ilmanifesto.it/la-spagna-dice-no-chiuso-lo-spazio-aereo-agli-usa" class="spip_out" rel="external"&gt;&lt;strong&gt;Margarita Robles&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, in vece sua, ha dichiarato pochi giorni fa &lt;strong&gt;la chiusura degli spazi aerei spagnoli alle forze statunitensi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attenzione, questo non significa che nello spazio aereo del Paese iberico non possano transitare in &lt;strong&gt;occasioni eccezionali&lt;/strong&gt; aerei militari battenti bandiera americana: infatti, in casi di emergenza e di necessità per guasti o complicazioni, l'accesso è consentito. Ma si tratta, come detto, solo di casi estremi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La notizia, seguita immediatamente dalla dichiarazione della Robles, è stata data in prima battuta da &lt;strong&gt;uno dei principali quotidiani dello Stato, El Pais&lt;/strong&gt;, giornale che ha rimarcato quanto già detto da Sanchez: &lt;strong&gt;la Spagna non si impegnerà in alcun modo nel sostegno di una &lt;a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/30/spagna-spazio-aereo-usa-iran-guerra" class="spip_out" rel="external"&gt;guerra che considera illegale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, in quanto non supportata da alcun organismo internazionale, come ONU, NATO o UE.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La scelta della Spagna va a impedire il transito sui propri cieli non solo di bombardieri, ma &lt;strong&gt;anche di velivoli logistici deputati al rifornimento&lt;/strong&gt;. Non va tuttavia a toccare lo spazio aereo di &lt;strong&gt;Gibilterra&lt;/strong&gt;. Esso, infatti, come riportato da &lt;strong&gt;El Periodico&lt;/strong&gt;, è parte delle acque internazionali: &lt;strong&gt;&lt;a href="https://ilmanifesto.it/la-spagna-dice-no-chiuso-lo-spazio-aereo-agli-usa" class="spip_out" rel="external"&gt;è, quindi, un'area sotto il controllo aereo spagnolo, ma non sotto la sovranità dello Stato&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Di conseguenza il passaggio per la zona continua a essere permesso agli statunitensi. Si tratta di un fattore abbastanza decisivo, visto che proprio da quella strettoia nel Mediterraneo passano &lt;a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/30/spagna-spazio-aereo-usa-iran-guerra" class="spip_out" rel="external"&gt;bombardieri B-2 Spirit, che dal Missouri attaccano l'Iran e ritornano in patria in un volo di oltre 30 ore, senza però effettuare scali&lt;/a&gt;.
Inoltre &lt;strong&gt;Madrid ha confermato il suo impegno nelle attività difensive NATO&lt;/strong&gt;, ad esempio a Cipro e in Turchia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ciò che la Spagna ha voluto affermare in moto netto con la chiusura del proprio spazio aereo è &lt;strong&gt;la mancanza di copertura giuridica internazionale all'intervento militare da parte statunitense&lt;/strong&gt;: &lt;strong&gt;Carlos Cuerpo&lt;/strong&gt;, Ministro dell'Economia spagnolo, ha condannato la guerra in Medioriente, sottolineando come sia stata &lt;a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/spain-closes-airspace-us-planes-involved-iran-war-el-pais-says-2026-03-30/?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;iniziata dagli USA in modo unilaterale e &lt;strong&gt;contrario alle leggi internazionali&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Il ministro ha così giustificato, in un'intervista per l'emittente radio Cadena Ser, la dura decisione del proprio governo davanti a qualsiasi &lt;strong&gt;possibile peggioramento delle relazioni con gli USA.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E di fatti &lt;strong&gt;le reazioni di Trump e collaboratori non si sono fatte attendere&lt;/strong&gt;: il Presidente ha affermato di considerare l'appoggio del Paese mediterraneo come accessorio e non fondamentale, liquidando l'aiuto spagnolo nel conflitto iraniano, come quello, ha inoltre aggiunto il tycoon, di qualunque altro Paese.
Infatti &lt;strong&gt;la Spagna non è stata l'unica in Europa a prendere decisione del genere&lt;/strong&gt;: ad esempio l'omologo italiano di Robles, &lt;a href="https://www.ilsole24ore.com/art/sigonella-cosa-e-successo-e-come-funzionano-accordi-italia-usa-AIbalVGC" class="spip_out" rel="external"&gt;&lt;strong&gt;Crosetto, ha impedito agli USA l'utilizzo del l'aeroporto di Sigonella&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, dove gli aerei avrebbero fatto scalo per poi partire verso l'Iran. Il Ministro ha giustificato l'atto sulla base della &lt;strong&gt;mancata consultazione dei vertici dello Stato da parte degli USA&lt;/strong&gt;, invocando sempre la piena tutela del diritto internazionale.
Anche &lt;strong&gt;la Francia di Macron ha vietato il passaggio di voli, questa volta, israeliani&lt;/strong&gt;, armati e alleati degli Stati Uniti nel conflitto mediorientale e &lt;a href="https://www.ilsole24ore.com/art/l-europa-e-aerei-usa-spagna-e-stop-londra-autorizzazioni-condizionate-AITo56GC?refresh_ce&amp;nof" class="spip_out" rel="external"&gt;il Presidente francese ha ribadito la partecipazione del proprio Paese solo nei limiti di un'azione &lt;strong&gt;difensiva&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.
La posizione di Berlino resta poco definita, &lt;strong&gt;anche se il Ministro degli Esteri riguardo a una Germania del tutto estranea ad atti offensivi contro Teheran.&lt;/strong&gt;
La risposta degli USA è stata repentina e forte e non si è limitata a quanto detto sopra. Infatti &lt;a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/trump-threatens-nato-exit-scaling-up-tensions-with-allies-2026-04-01/?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;&lt;strong&gt;gli Stati Uniti hanno minacciato di uscire dalla NATO&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, fatto che ha allertato l'intera Europa. In particolare &lt;strong&gt;il Premier britannico Starmer&lt;/strong&gt; ha subito dichiarato &lt;a href="https://www.reuters.com/world/uk/uk-requires-closer-eu-partnerships-due-volatile-world-starmer-says-2026-04-01/" class="spip_out" rel="external"&gt;la necessità di rafforzare alle alleanze interne al continente, davanti al deteriorarsi di quelle con gli USA&lt;/a&gt;. La Gran Bretagna è stata inoltre presa di mira in modo particolare da Trump, che l'ha &lt;strong&gt;fortemente criticata per non essere entrata in guerra al suo fianco al momento dell'apertura del conflitto&lt;/strong&gt;. Il tutto è stato coronato da un &lt;strong&gt;insulto diretto a Starmer&lt;/strong&gt; da parte del Presidente americano, che lo ha definito &lt;i&gt;“No Wiston Churchill”&lt;/i&gt;, rimando alla storica alleanza tra USA e UK durante la Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bisogna però sottolineare che, tra i Paesi europei, &lt;strong&gt;la Gran Bretagna è &lt;a href="https://www.ilsole24ore.com/art/l-europa-e-aerei-usa-spagna-e-stop-londra-autorizzazioni-condizionate-AITo56GC" class="spip_out" rel="external"&gt;la più &lt;i&gt;morbida&lt;/i&gt; nelle concessioni agli USA&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; sull'utilizzo di basi militari nel proprio territorio: il Primo Ministro ha affermato che &lt;strong&gt;“Londra non si unisce a questa azione offensiva”&lt;/strong&gt;, in riferimento alle decisioni spagnole. In più Starmer pare il più spaventato dalle minacce americane circa l'uscita dalla NATO. Infatti, &lt;strong&gt;sarà proprio il suo Paese a ospitare le consultazioni internazionali per giungere a un miglioramento della difficile situazione di Hormuz e a una sua tanto sperata riapertura&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È necessario &lt;strong&gt;evidenziare le criticità che le decisioni della Spagna creano per l'Europa intera&lt;/strong&gt;. La misura adottata è di fatto &lt;strong&gt;una decisa ed esplicita presa di posizione politica contro Washington&lt;/strong&gt;. E nonostante il blocco aereo spagnolo non coinvolga tutti i voli USA, il direttivo di Trump ha reagito duramente. Addirittura, &lt;strong&gt;pare che il Pentagono non abbia confermato il pieno rispetto dell'articolo 5 della costituzione NATO&lt;/strong&gt;. Questo equivale a una mancanza di chiarezza circa l'impegno statunitense nella difesa dei Paesi alleati. Trump ha poi definito la suddetta organizzazione una &lt;a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/trump-threatens-nato-exit-scaling-up-tensions-with-allies-2026-04-01/?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;“tigre di carta”&lt;/a&gt;. Inoltre è emersa &lt;strong&gt;una profonda divisione interna nella coalizione europea verso la presa di posizione della Spagna&lt;/strong&gt;, che appare come unilaterale, cosa che in Europa viene quasi sempre evitata riguardo temi di sicurezza e difesa. Ciò rappresenta anche &lt;strong&gt;una frattura nella NATO stessa&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;É difficile pensare che nel continente la Spagna non riceverà pressioni per riallinearsi e scongiurare un isolamento politico. Ed è appunto difficile che ciò non avvenga, perché &lt;strong&gt;gli USA hanno in mano un enorme potere economico e commerciale, che permetterebbe loro di esercitare sull'eurozona una notevole pressione&lt;/strong&gt;.
&lt;strong&gt;Il danno economico riguarderebbe la rapidità di una risposta occidentale coordinata e condivisa.&lt;/strong&gt; Infatti, &lt;strong&gt;la Spagna ha una centralità strategica nel Mediterraneo&lt;/strong&gt; per le tratte sia militari che civili. Per quest'ultime non c'è chiusura, ma esse vanno comunque incontro all'aumento dei prezzi del carburante, dovuti alla crisi energetica in corso proprio per via dei conflitti internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con le decisioni prese, il Paese ha perso peso all'interno della NATO. Tuttavia ha assunto un &lt;strong&gt;nuovo ruolo geopolitico&lt;/strong&gt;: si mostra come &lt;strong&gt;mediatore non interventista&lt;/strong&gt;, rafforzando il suo mancato allineamento con gli USA e la sua autonomia decisionale. La Spagna di Sanchez si mostra ferma nella sua battaglia per un mondo libero.
&lt;strong&gt;Integrità e rispetto dei diritti umani sono le parole chiave della narrativa spagnola&lt;/strong&gt;, all'interno di un'Europa che si mostra meno coesa e sempre più fragile. Soprattutto davanti al &lt;strong&gt;timore di ritorsioni economiche da parte del gigante statunitense&lt;/strong&gt; il danno per il continente sarebbe sia pecuniario che di credibilità all'interno del consesso dei &lt;i&gt;Grandi del Mondo&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In sintesi, &lt;strong&gt;la fermezza e l'integrità spagnole sono lodevoli, ma allo stesso tempo mettono a nudo le criticità di un'Europa divisa&lt;/strong&gt; tra chi teme le conseguenze finanziarie di un inimicarsi Trump e chi, invece, non ha paura del &lt;i&gt;capriccio americano&lt;/i&gt; e si mostra difensore del diritto internazionale. &lt;strong&gt;Le conseguenze economiche e diplomatiche a livello internazionale dipendono dal confronto tra queste due fazioni&lt;/strong&gt;. Chi avrà la meglio lo dirà solo il tempo, che diventerà un altro capitolo della storia umana.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>FORTEZZA O AGORÀ</title>
		<link>http://www.taurillon.org/fortezza-o-agora</link>
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		<dc:date>2026-04-03T10:30:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>IL BURATTINO</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Sono stati, quelli, secoli di guerre, di ostilità e di frammentazioni, di temporanee unificazioni sotto l'egida di potenze imperiali. Una domanda simile poteva essere sì posta, ma possiamo immaginare che venisse appena sussurrata, o che, nelle rare occasioni in cui poteva essere richiesta a gran voce, apparisse come un sogno remoto e inavvicinabile. Rispetto a quel mondo, invecchiato da appena ottant'anni, nel nostro tempo la prospettiva di un'unità europea è uscita dal piano (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-commenti-" rel="directory"&gt;Commenti&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/28/efde29c99b6720f9387bb792172a41.jpg?1775222125' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Sono stati, quelli, secoli di guerre, di ostilità e di frammentazioni, di temporanee unificazioni sotto l'egida di potenze imperiali. Una domanda simile poteva essere sì posta, ma possiamo immaginare che venisse appena sussurrata, o che, nelle rare occasioni in cui poteva essere richiesta a gran voce, apparisse come un sogno remoto e inavvicinabile.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Rispetto a quel mondo, invecchiato da appena ottant'anni, &lt;strong&gt;nel nostro tempo la prospettiva di un'unità europea è uscita dal piano dell'immaginazione ed è entrata in quello della storia&lt;/strong&gt;. L'Unione europea esiste e le conseguenze di questa esistenza possono essere toccate con mano nella vita di tutti i giorni. &lt;strong&gt;L'idea di un'Europa unita è anche decisamente più popolare rispetto a qualche anno fa&lt;/strong&gt;: se ne parla nei discorsi quotidiani, entra nelle chiacchiere da bar, nella visione delle persone comuni, anche non politicamente attive. L'Europa è più presente sui giornali, nei programmi televisivi, nel dibattito politico; è facile, quasi scontato, proclamarsi europeisti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla domanda se sia possibile immaginare un'Europa più unita è bene, dunque, affiancarne un'altra, altrettanto urgente e decisiva: &lt;strong&gt;come immaginiamo l'Europa unita?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una &lt;strong&gt;strada possibile&lt;/strong&gt;, già percorsa e perciò semplice da percorrere è quella &lt;strong&gt;figlia della prospettiva nazionalista e imperialista&lt;/strong&gt;. Passerebbe attraverso la costruzione di un nuovo nazionalismo, quello europeo; di una nuova “comunità immaginata” che condivida (o che immagini di condividere) storia, tradizioni, religione; e poi attraverso la costruzione di muri, la chiusura dei porti e dei confini. Un'&lt;strong&gt;Europa-fortezza&lt;/strong&gt; da propagandare facendo leva sulle insicurezze e sulle paure dei cittadini, orfani di un ordine mondiale prossimo al crollo; un'Europa fortezza dove sentirsi al sicuro dalle presunte minacce esterne, come l'ostilità delle superpotenze mondiali e le crisi migratorie, aggravate dalle guerre e dal cambiamento climatico, e da quelle interne, identificabili in tutti coloro che sono diversi, per colore della pelle, per appartenenza alla comunità LGBTQ+, per opinione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, ci renderemmo conto, ben presto, che nessuna fortezza ha mura tanto alte da proteggerci dai fenomeni che mettono a rischio l'intera umanità; e che quella poca, temporanea sicurezza in più avrebbe un prezzo: quello dei nostri diritti e delle nostre libertà. &lt;strong&gt;Un nazionalismo europeo non farebbe altro, infatti, che replicare su scala più ampia ciò che i nazionalismi fanno adesso su scala ridotta&lt;/strong&gt;: la subordinazione del cittadino agli interessi dello Stato, la costruzione di un'identità esclusiva che perde ogni afflato cosmopolita dell'essere europei, la rinuncia a offrire al mondo un modello diverso rispetto a quello competitivo che da secoli domina le relazioni internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un'altra strada possibile&lt;/strong&gt;, forse più difficile da percorrere ma decisamente più auspicabile è quella di &lt;strong&gt;costruire un'Europa che non sia un impero, ma un'alternativa agli imperi&lt;/strong&gt;. Si tratterebbe di &lt;strong&gt;sostituire al nazionalismo&lt;/strong&gt; a cui siamo stati educati un'altra forma di appartenenza: il &lt;strong&gt;patriottismo costituzionale&lt;/strong&gt; di Habermas, che costruisce comunità non attorno alla presunzione di un passato o di una cultura condivisi, ma attorno a dei principi universali; attorno, cioè, al riconoscimento al presente della pari dignità di tutti gli uomini, e al desiderio di costruire un futuro comune. &lt;strong&gt;Non una fortezza ma un'Europa-&lt;i&gt;agorà&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; per sua natura aperta al diverso; se non priva di confini, dotata almeno di confini permeabili, mobili, capaci di allargarsi, accogliere, ridefinirsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In quanto federalisti, non desideriamo un'Europa-fortezza&lt;/strong&gt;. Non saremmo più liberi in essa; nessuno dei valori del federalismo potrebbe concretizzarsi. &lt;strong&gt;Non basta, infatti, parlare di Europa unita per parlare anche di federalismo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La strada da percorrere è difficile? È possibile che lo sia. Lo è, perché comporta la &lt;strong&gt;costruzione di una narrazione nuova&lt;/strong&gt;, diversa da quella a cui siamo abituati; diversa dal nazionalismo che permea, spesso non visto, ogni aspetto della nostra cultura e della nostra educazione, in casa, a scuola, in tutte le occasioni sociali. &lt;strong&gt;Gli uomini&lt;/strong&gt;, però, &lt;strong&gt;non sono nazionalisti per natura, ma perché sono stati educati ad esserlo&lt;/strong&gt;; e sarebbe quantomeno un'occasione sprecata se decidessimo di dare per assodato questo fatto e limitarci a propagandare un'Europa “utile”, un'Europa “più sicura”, perfino un nuovo nazionalismo europeo. Gli esseri umani saranno utilitaristi se continueranno ad essere trattati come tali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dobbiamo, quindi, rinunciare all'idea di unire l'Europa? No, al contrario&lt;/strong&gt;: dobbiamo, da un lato, stare attenti a ciò che desideriamo (perché potremmo ottenerlo); e, proprio per questo, spingerci oltre, &lt;strong&gt;non accontentarci della strada più semplice, ma osare davvero nei nostri desideri&lt;/strong&gt;. Non parlare, cioè, alla rabbia e alla paura, ma alla speranza e al sogno. Noi che abbiamo avuto il privilegio di vivere un'Europa diversa da tutti i volti che essa ha assunto in passato (con tutti i suoi difetti, un'Europa di pace e di diritti) dobbiamo avere il coraggio di restituire quel privilegio, di continuare a raccontare questa storia, di spingerla ancora più in alto. &lt;strong&gt;Immaginare e lavorare noi stessi per un'Europa federale non solo sul piano delle istituzioni, ma anche e soprattutto dei valori&lt;/strong&gt;; e dare fiducia alla capacità delle persone di sognare con noi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>LA DEMOCRAZIA DELIBERATIVA IN EUROPA: A CHE PUNTO SIAMO?</title>
		<link>http://www.taurillon.org/la-democrazia-deliberativa-in-europa-a-che-punto-siamo</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/la-democrazia-deliberativa-in-europa-a-che-punto-siamo</guid>
		<dc:date>2026-04-01T10:45:53Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Tommaso Amico</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Nell'Unione europea è in atto una lenta rivoluzione delle strutture politiche. Grazie anche all'ondata di partecipazione ai movimenti per il clima del 2018-2019, che hanno chiesto una maggiore partecipazione pubblica alle decisioni politiche, un numero crescente di amministrazioni locali e governi nazionali ha iniziato a convocare assemblee civiche sul clima, dando di fatto al pubblico il potere di plasmare e influenzare il processo legislativo. Ciò si è aggiunto a una tendenza e a un (…)&lt;/p&gt;


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		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/6d/a480fb1f27395257f828a2b8c19814.jpg?1775049534' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Nell'Unione europea è in atto una lenta rivoluzione delle strutture politiche. Grazie anche all'ondata di partecipazione ai movimenti per il clima del 2018-2019, che hanno chiesto una maggiore partecipazione pubblica alle decisioni politiche, &lt;a href="https://www.oecd.org/en/publications/innovative-citizen-participation-and-new-democratic-institutions_339306da-en/full-report.html" class="spip_out" rel="external"&gt;un numero crescente di amministrazioni locali e governi nazionali ha iniziato a convocare assemblee civiche sul clima&lt;/a&gt;, dando di fatto al pubblico il potere di plasmare e influenzare il processo legislativo. Ciò si è aggiunto a una tendenza e a un interesse crescenti verso la democrazia deliberativa in Europa.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Che cos'è un'assemblea dei cittadini?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diverse associazioni e movimenti stanno sollecitando le istituzioni ad organizzare &lt;a href="https://www.buergerrat.de/en/news/call-for-more-citizens-assemblies-in-the-eu.html" class="spip_out" rel="external"&gt;&lt;strong&gt;assemblee dei cittadini&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, composte da persone selezionate in modo casuale ma rappresentative per età, genere, etnia e background sociale del gruppo che intendono rappresentare, incaricate dal legislatore di discutere una questione specifica e di formulare proposte. In sostanza, un'assemblea dei cittadini è composta da almeno un centinaio di persone che si riuniscono per un periodo non inferiore a 18 settimane, in parte dedicato all'apprendimento con esperti, in parte alla discussione e alla formulazione di proposte.
Alla luce degli esperimenti condotti finora, vale la pena fare il punto della situazione per &lt;strong&gt;capire come e se la democrazia deliberativa influenzerà le future decisioni dei legislatori&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'esempio dell'Ostbelgien&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ispirato da un'assemblea temporanea tenutasi nel 2017, l'esempio della regione germanofona del Belgio è forse il più significativo in termini di influenza sulle dinamiche decisionali.
Composta da un consiglio permanente di cittadini, con il potere di chiamare un'assemblea cittadina che lo affianchi, è di fatto una delle istituzioni di governo della regione. Rinnovata per un terzo su base ciclica e composta sia da cittadini selezionati casualmente che da politici, è diventata uno &lt;strong&gt;strumento fondamentale nel processo politico della comunità&lt;/strong&gt;. Il compito dell'assemblea temporanea è discutere e formulare proposte su questioni specifiche che provengono principalmente dal consiglio permanente, le quali vengono poi presentate e discusse nella commissione parlamentare competente. L'assemblea dell'Ostbelgien, pur essendo un esempio locale e a scala ridotta, mostra chiaramente come &lt;strong&gt;la concertazione tra modalità assembleari di cittadini estratti a sorte e organi elettivi funzioni e &lt;a href="https://oidp.net/en/practice.php?id=1237" class="spip_out" rel="external"&gt;produca risultati tangibili per la cittadinanza&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I panel europei&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A seguito della &lt;strong&gt;Conferenza sul futuro dell'Europa&lt;/strong&gt;, svoltasi da aprile 2021 a maggio 2022, cittadini europei selezionati casualmente sulla base di vari criteri, con particolare attenzione alle giovani generazioni, hanno potuto discutere e formulare idee, redigendo una relazione finale con 49 proposte e 326 azioni dettagliate per riformare l'Unione Europea, poi approvata dal Parlamento. Secondo alcune stime, &lt;strong&gt;circa il 95% delle proposte fa ora parte del piano di lavoro della Commissione europea&lt;/strong&gt;. Da allora, ci sono stati altri panel su vari argomenti: l'ultima assemblea, ad esempio, si è concentrata sulla gestione e la riduzione dell'odio nella società. Bisogna però dire che &lt;strong&gt;le proposte più ambiziose&lt;/strong&gt; uscite dalla Conferenza, soprattutto quelle relative alla &lt;strong&gt;riforma dei Trattati&lt;/strong&gt; e all'&lt;strong&gt;abolizione del potere di veto in politica estera e in materia fiscale&lt;/strong&gt;, sono state &lt;strong&gt;bloccate da più Stati al Consiglio europeo&lt;/strong&gt;, finendo poi sorpassate da altre questioni impellenti, come l'invasione russa dell'Ucraina e la crisi energetica che ne è scaturita. &lt;a href="https://zenodo.org/records/14535715" class="spip_out" rel="external"&gt;Un rapporto accademico del 2024 ha definito gli avanzamenti sulle riforme più strutturali come “deludenti”&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I primi esperimenti italiani&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo due anni di pressioni, il gruppo locale di &lt;strong&gt;Extinction Rebellion di Bologna&lt;/strong&gt; è riuscito a far approvare dal Consiglio comunale un'effettiva &lt;strong&gt;assemblea cittadina sul clima&lt;/strong&gt;. L'assemblea ha coinvolto circa 100 persone, su invito del consiglio comunale e con un tasso di risposta molto alto, circa il 18%. Questo dato può variare molto; &lt;a href="https://static1.squarespace.com/static/6005ceb747a6a51d636af58d/t/6010cfb3b2c8623eb1c6d885/1611714483520/referencepanelguide.pdf" class="spip_out" rel="external"&gt;secondo un'analisi di MASS LBP&lt;/a&gt;, azienda specializzata nella gestione di questi processi e svolta su esperimenti assembleari canadesi, il tasso di risposta medio per le assemblee dei cittadini è compreso in una forbice tra il 4% e il 10%. Con l'aiuto di facilitatori professionisti incaricati di snellire il processo decisionale e il dibattito, dopo una fase iniziale con esperte, esperti e parti interessate, nella seconda parte &lt;strong&gt;è stato redatto un documento con raccomandazioni per il consiglio comunale&lt;/strong&gt;&lt;span class="spip_note_ref"&gt; [&lt;a href="#nb1" class="spip_note" rel="appendix" title="Il rapporto di valutazione dell'assemblea è consultabile a questo link:" id="nh1"&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. &lt;strong&gt;Erik&lt;/strong&gt;, un olandese trasferitosi a Bologna molti anni fa, è stato selezionato per partecipare e ha opinioni contrastanti: “Data l'ampiezza delle proposte e la natura tecnica di alcune di esse, il tempo a disposizione era poco. Ho anche notato che verso la fine chi facilitava ha cercato di ‘guidare' un po' il processo, mentre io avrei preferito qualcosa di più libero, una discussione un po' meno condizionata”. Nonostante ciò, riconosce anche l'importanza della partecipazione e della facilitazione: “Tutti hanno fatto un ottimo lavoro, ma era la prima volta, quindi c'è margine di miglioramento”. Alla domanda se sia fiducioso che l'assemblea abbia avuto un impatto positivo sulle istituzioni, rivela un accenno di ottimismo: “Una delle proposte più ambiziose era quella di vietare il traffico dei jet privati dall'aeroporto di Bologna, su cui il Comune ha potere effettivo attraverso l'ente che gestisce l'aeroporto. Tuttavia, questa proposta è stata bloccata, con la motivazione che era impossibile. Nonostante ciò e nonostante le contraddizioni in alcune scelte dell'amministrazione, che hanno spesso portato a conflitti con la cittadinanza più attiva, mi sembra che ci sia un reale desiderio di intraprendere un percorso verso la neutralità carbonica e ambientale. Anche l'istituzione stessa dell'assemblea non era scontata”.
&lt;strong&gt;Pasquale&lt;/strong&gt; invece, attivista di Extinction Rebellion, che con il Comune si è interfacciato molto per la progettazione dell'assemblea, è più cauto : “Se da un lato la chiamata stessa dell'assemblea è un grande risultato, e la sua strutturazione è stata tutto sommato corretta, seguendo le raccomandazioni accademiche, è stato però fin da subito evidente che il comune non volesse dare risalto alla cosa. L'assemblea è uno strumento dei cittadini a servizio dei cittadini, se però gli stessi non ne conoscono l'esistenza cade uno dei pilastri fondamentali, e interfacciarsi diventa quasi impossibile. Inoltre la maggior parte delle proposte è stata accolta con riserva, che è un modo diplomatico per dire che non si ha la volontà o la disponibilità di allocare risorse per attuarle. Quasi tutto ciò che è stato accolto in formula piena sono proposte legate alla divulgazione e alla promozione delle tematiche ambientali, che ben poco hanno a che fare con un'azione vera e incisiva, che è poi ciò che principalmente è uscito dall'assemblea. Ciò è ancora molto lontano dall'essere abbastanza”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Soluzione o soluzioni?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi esempi danno certamente motivo di speranza, ma sono ben lungi dall'essere sufficienti.
&lt;strong&gt;La democrazia deliberativa non sarà certamente la chiave di volta per rivitalizzare la democrazia europea. Ma può essere parte della soluzione a molti problemi strutturali&lt;/strong&gt;. La critica più feroce mossa alla democrazia deliberativa è che potrebbe diventare un mero feticcio, svuotata di qualsiasi reale potere decisionale, e che quindi &lt;strong&gt;non avrà alcuna influenza reale sui processi politici&lt;/strong&gt;. Si tratta di una &lt;strong&gt;critica legittima&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, esistono &lt;strong&gt;meccanismi per porvi rimedio&lt;/strong&gt;. A Bologna, il Comune ha attuato integralmente circa un terzo delle proposte emerse dall'assemblea, mentre gli altri due terzi sono stati attuati parzialmente o sottoposti a valutazioni di fattibilità economica. Le poche proposte totalmente respinte sono state accompagnate da un documento con esaurienti spiegazioni. Questo è un modo per rendere le istituzioni responsabili e garantire un processo il più trasparente possibile per la cittadinanza e per le persone che hanno presentato le proposte.
&lt;strong&gt;L'unico strumento per rivitalizzare la democrazia europea è la combinazione di approcci e innovazioni diversi&lt;/strong&gt;, che ci dia l'opportunità di affrontare le sfide che la nostra epoca ci pone. Assemblee deliberative, l'obbligo per la Commissione di legiferare sulle proposte approvate dal Parlamento, maggiori poteri per le iniziative dei cittadini europei e, perché no, la possibilità di indire referendum europei?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per concludere, come già è emerso nel primo panel, &lt;strong&gt;è imperativo per l'Europa presente e futura iniziare un serio e lungo processo di riforme per superare meccanismi concepiti per un mondo e un'Unione che oggi non esistono più&lt;/strong&gt;; il potere di veto, che permette a pochi Paesi di tenere in ostaggio l'intero Consiglio europeo su decisioni fondamentali e riforme serie dei Trattati, per muoverci verso un'Europa veramente federale, con una sola voce, non tenuta in ostaggio dal provincialismo nazionale. La strada è sicuramente molto lunga e faticosa, e i continui sviluppi geopolitici e condizioni politiche sfavorevoli (si pensi solo all'Ungheria di Orban) aggiungono problematiche spesso giudicate più impellenti ed emergenziali. Ma &lt;strong&gt;se c'è una cosa che cittadinanza e politica hanno capito negli ultimi anni, è che queste modalità di decisione politica non sono minimamente all'altezza della policrisi permanente in cui ormai viviamo&lt;/strong&gt;. Cambiare questi meccanismi, seppur lentamente, seppur con enormi difficoltà e rallentamenti, deve essere alla base di qualunque azione politica presente e futura. La &lt;strong&gt;posta in gioco&lt;/strong&gt; è la &lt;strong&gt;sopravvivenza stessa dell'Unione Europea come entità politica&lt;/strong&gt;, che al momento sta ancora cercando di capire cosa vorrà essere da grande.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id="nb1"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="spip_note_ref"&gt;[&lt;a href="#nh1" class="spip_note" title="Note 1" rev="appendix"&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Il rapporto di valutazione dell'assemblea è consultabile a questo link: &lt;a href="https://www.sicuriperdavvero.it/contributi/assemblea-deliberativa-clima-bologna/" class="spip_url spip_out auto" rel="nofollow external"&gt;https://www.sicuriperdavvero.it/contributi/assemblea-deliberativa-clima-bologna/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>L'Europa di fronte alle mire imperialistiche della Russia</title>
		<link>http://www.taurillon.org/l-europa-di-fronte-alle-mire-imperialistiche-della-russia</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/l-europa-di-fronte-alle-mire-imperialistiche-della-russia</guid>
		<dc:date>2026-03-30T12:30:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Cesare Ceccato</dc:creator>


		<dc:subject>Russia</dc:subject>
		<dc:subject>Ucraina</dc:subject>
		<dc:subject> Unione Europea</dc:subject>
		<dc:subject>Politica estera europea</dc:subject>
		<dc:subject>Guerra</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;L'invasione su larga scala dell'Ucraina non è che un tassello della strategia russa volta a riaffermare la propria influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. La reazione dell'Unione europea è stata spesso tardiva, segnata da strumenti limitati e approcci frammentati, privilegiando la gestione delle crisi più che la prevenzione. Nonostante un rafforzamento dopo il 2022, persistono carenze in termini di deterrenza, autonomia strategica e capacità di risposta alla guerra ibrida del (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-Politica-estera-europea-+" rel="tag"&gt;Politica estera europea&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-guerra-+" rel="tag"&gt;Guerra&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/fe/ea3f7d352fe24948ed898e3b50db15.jpg?1774880639' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'invasione su larga scala dell'Ucraina non è che un tassello della strategia russa volta a riaffermare la propria influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. La reazione dell'Unione europea è stata spesso tardiva, segnata da strumenti limitati e approcci frammentati, privilegiando la gestione delle crisi più che la prevenzione. Nonostante un rafforzamento dopo il 2022, persistono carenze in termini di deterrenza, autonomia strategica e capacità di risposta alla guerra ibrida del Cremlino.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;La guerra in Ucraina non è un evento isolato. È il punto di arrivo - finora - di una strategia che la Russia porta avanti da anni per riaffermare la propria influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. Pressioni economiche, propaganda, leva energetica, fino all'intervento militare diretto, il Cremlino ha progressivamente affinato un arsenale di strumenti per consolidare il proprio ruolo. Di fronte a questa traiettoria, l'Unione europea ha reagito, ma spesso in ritardo e con mezzi limitati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per capire questa strategia bisogna partire dal suo artefice: il Presidente russo Vladimir Putin. Ciò che è essenziale sapere è che, prima di assumere il controllo del Cremlino, Putin è stato un ufficiale del KGB, i servizi segreti sovietici. Non è mai stato comunista, ma era entusiasta dalla capacità dell'Unione Sovietica di competere alla pari con gli Stati Uniti nella logica bipolare della Guerra fredda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il momento in cui sceglie di dedicarsi alla politica è il 1989. All'epoca si trova a Dresda, nella Germania Est, lì assiste al crollo del sistema sovietico in Europa orientale e alla caduta del Muro di Berlino, senza che da Mosca arrivi una linea chiara o una difesa efficace dell'ordine esistente. In quel vuoto, matura una convinzione destinata a guidare tutta la sua azione politica: la Russia è stata umiliata e tradita dalla propria classe dirigente, non sul piano ideologico, ma su quello del prestigio e della forza, e questo è inammissibile. Per Putin, Mosca era, e doveva continuare a essere, il centro di gravità dell'Eurasia, garantendo una sfera di influenza stabile lungo i propri confini occidentali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una volta al potere, questa visione si traduce in strumenti concreti. Sotto Putin, nascono o si rafforzano organismi come la CSI - Comunità degli Stati Indipendenti - nata formalmente come quadro di cooperazione tra gli Stati post-sovietici, ma di fatto orientata verso Mosca, e il CSTO - Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva - una sorta di alleanza militare dell'ex spazio sovietico che, pur richiamando la logica della NATO, opera principalmente a vantaggio della Russia. A questi si affiancano l'Unione Economica Eurasiatica e una fitta rete di leve energetiche, economiche e informative, che consentono al Cremlino di esercitare pressione costante sugli Stati limitrofi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcuni Paesi si allineano a questa logica, caso più eclatante è la Bielorussia, che replica con Aleksandr Lukashenka un regime non dissimile da quello di Putin. Altri, fanno valere la loro indipendenza, e quando cercano di avvicinarsi all'Unione europea e alla NATO, la reazione russa cambia di tono e di intensità. È il caso della Georgia con la Rivoluzione delle Rose del 2003 e, soprattutto, dell'Ucraina con la Rivoluzione arancione del 2004 e poi con Euromaidan nel 2014. In questi momenti si consolida la retorica anti-occidentale di Putin. La narrativa si adatta all'interlocutore, ma ruota sempre attorno agli stessi argomenti: la presunta corruzione o radicalizzazione dei governi filo-occidentali, l'espansione della NATO come minaccia esistenziale per la Russia, la violazione di accordi informali del passato e la necessità di proteggere le comunità russofone all'estero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Emblematico, in questo senso, è il discorso tenuto da Putin alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco nel 2007, in cui accusa apertamente gli Stati Uniti di voler costruire un mondo unipolare e denuncia l'allargamento della NATO come una provocazione diretta nei confronti della Russia.
Nel 2008, la Russia interviene militarmente in Georgia, consolidando il controllo sull'Ossezia del Sud e sull'Abkhazia e aprendo una frattura profonda con Tbilisi. Nel 2014 è l'Ucraina a essere colpita: Mosca annette la Crimea e sostiene militarmente i movimenti separatisti nel Donetsk e nel Lugansk. Nel 2022 si arriva all'invasione su larga scala dell'Ucraina, un conflitto che ha riportato la guerra convenzionale nel cuore dell'Europa e che, con i quattro anni raggiunti, ha equiparato la durata della Prima Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi eventi sono tappe coerenti di una strategia che combina propaganda, pressione economica, utilizzo dell'energia e, quando necessario, intervento militare diretto come arma politica. Comprendere questa continuità è il primo passo per valutare se e come l'Unione europea sia stata capace di reagire in modo adeguato, e soprattutto per interrogarsi su quali strumenti politici, economici e militari le manchino ancora per trasformarsi da attore vulnerabile a soggetto pienamente sovrano e strategicamente autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo l'intervento militare russo in Ossezia del Sud e Abkhazia nel 2008, l'Unione europea - sotto la presidenza francese del Consiglio, guidata da Nicolas Sarkozy - svolge un ruolo centrale nella mediazione del cessate il fuoco tra Mosca e Tbilisi. Viene istituita una missione di monitoraggio civile, l'EUMM Georgia, ancora oggi operativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, la risposta europea presenta gravi limiti. Non vengono adottate sanzioni economiche significative contro la Russia, il dialogo politico con Mosca riprende in tempi relativamente brevi e, soprattutto, non si elabora una strategia di deterrenza credibile per prevenire ulteriori aggressioni. L'Unione interpreta l'evento come una crisi circoscritta, non come il segnale di una più ampia revisione dell'ordine europeo da parte del Cremlino. In altre parole, l'Europa fa mancare la consapevolezza che la guerra in Georgia non sia un'eccezione, ma un precedente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo errore di valutazione pesa enormemente nel 2014, quando la Russia annette la Crimea e destabilizza il Donbass. In quel caso, l'Unione europea reagisce con maggiore compattezza: introduce un regime di sanzioni economiche, personali e settoriali, che vengono periodicamente rinnovate, sostiene finanziariamente l'Ucraina e contribuisce al processo diplomatico che porta agli Accordi di Minsk.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche in questo caso emergono limiti evidenti. Il processo è frammentato, guidato più dai singoli Stati che dalle Istituzioni europee, e si basa sull'idea errata che la Russia fosse mediatrice del conflitto e non una parte belligerante diretta. Mosca ha quindi potuto continuare a esercitare pressione sull'Ucraina senza assumersi pienamente la responsabilità delle violazioni del cessate il fuoco, tant'è che la crisi si è espansa fino all'invasione del 2022.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Guardando indietro, emerge una costante: l'Unione europea ha privilegiato la gestione della crisi rispetto alla prevenzione strategica. Ha reagito, ma raramente ha anticipato. Ha sanzionato, ma senza costruire parallelamente una vera autonomia energetica e militare. Ha difeso l'ordine internazionale sul piano normativo, ma senza dotarsi di una capacità credibile di deterrenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2008 sottovaluta il segnale. Nel 2014 tenta una soluzione diplomatica che congela il problema senza risolverlo. Solo dopo il 2022 l'Unione compie un salto qualitativo: impone sanzioni senza precedenti, finanzia direttamente le forniture militari tramite lo European Peace Facility, riduce la dipendenza energetica russa, e accelera il processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Spesso oggi ci si chiede se l'Europa debba fare di più per sostenere l'Ucraina o se sia necessario cambiare strategia. La realtà è più scomoda: con quindici anni di colpevole ritardo, oggi l'Unione ha utilizzato quasi tutti gli strumenti di cui dispone. Ed è proprio questo il nodo. Gli strumenti sono limitati, frammentati, lenti da attivare e ciò è problematico se la strategia della più grande minaccia non è solo quella dell'aggressione armata, ma della giustificazione a monte della stessa e della propria politica autoritaria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perché quella di Putin non è solo una guerra militare. È una guerra ibrida. Si combatte con le armi, ma anche con le narrazioni, la disinformazione, le interferenze politiche, i cyberattacchi, l'uso strategico dell'energia e persino la gestione dei flussi migratori. L'obiettivo non è solo conquistare territori, ma erodere la fiducia: nelle istituzioni, nei media, nelle alleanze. In questa logica, per il Presidente russo non è necessario abbattere l'Unione europea, è sufficiente renderla incapace di decidere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A tale minaccia, l'Unione ha risposto rafforzando strumenti di contrasto alla disinformazione come l'East StratCom Task Force, introducendo un quadro regolatorio più stringente per le piattaforme digitali con il Digital Services Act e il Digital Markets Act, e lavorando allo European Democracy Shield, che intende mettere in rete intelligence, autorità nazionali, istituzioni europee e piattaforme digitali per costruire una protezione comune dello spazio democratico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rimanendo però le competenze in materia difesa e di sicurezza interna in larga misura nazionali, le risposte sono disomogenee e lente. Inoltre, il contrasto alla disinformazione impone un equilibrio delicato tra tutela della sicurezza e salvaguardia della libertà di espressione. Un intervento eccessivo rischia di minare la credibilità democratica che si intende difendere, un intervento insufficiente lascia campo libero alle interferenze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Finché l'Unione europea non supererà il vincolo dell'unanimità in politica estera, non costruirà una reale capacità di difesa comune e non completerà la propria sovranità energetica e industriale, continuerà a muoversi in una posizione di vulnerabilità strutturale. Le competenze resteranno frammentate, le decisioni lente, la capacità di iniziativa limitata rispetto alla natura e alla velocità delle sfide contemporanee.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>I VANTAGGI DELLA GUERRA IN IRAN PER LA RUSSIA (E GLI SVANTAGGI PER L'EUROPA)</title>
		<link>http://www.taurillon.org/i-vantaggi-della-guerra-in-iran-per-la-russia-e-gli-svantaggi-per-l-europa</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/i-vantaggi-della-guerra-in-iran-per-la-russia-e-gli-svantaggi-per-l-europa</guid>
		<dc:date>2026-03-28T11:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Domenico Nicolò De Caro</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Dalla guerra in Iran è emerso finora un solo chiaro vincitore: la Russia. Nel giro di un mese, la stampa è passata dal parlare di “un'economia finalmente stagnante” a commentare la crescita vertiginosa del prezzo del petrolio, fino a $100 per barile, fornendo le entrate di cui il Cremlino aveva disperatamente bisogno per mantenere lo sforzo bellico. Recentemente Mosca si è trovata in difficoltà su più fronti: non solo il prezzo del petrolio era sceso a livelli mai così bassi dal 2020, fra (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-attualita-" rel="directory"&gt;Attualità&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/68/ef24dd8d1d7b71d769746703c3cb45.jpg?1774702589' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Dalla &lt;strong&gt;guerra in Iran&lt;/strong&gt; è emerso &lt;strong&gt;finora un solo chiaro vincitore: la Russia&lt;/strong&gt;. Nel giro di un mese, la stampa è passata dal parlare di &lt;a href="https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2026/feb/06/the-russian-economy-is-finally-stagnating-what-does-it-mean-for-the-war-and-for-putin" class="spip_out" rel="external"&gt;“un'economia finalmente stagnante”&lt;/a&gt; a commentare la crescita vertiginosa del prezzo del petrolio, fino a $100 per barile, fornendo le entrate di cui il Cremlino aveva disperatamente bisogno per mantenere lo sforzo bellico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Recentemente Mosca si è trovata in difficoltà su più fronti: non solo il prezzo del petrolio era sceso a livelli mai così bassi dal 2020, &lt;a href="https://www.theguardian.com/business/2026/jan/01/oil-prices-record-steepest-annual-fall-covid-pandemic" class="spip_out" rel="external"&gt;fra i 50 e 60 dollari a barile&lt;/a&gt;, ma le sanzioni occidentali hanno anche costretto la &lt;strong&gt;Russia a concedere grandi sconti agli acquirenti&lt;/strong&gt;, &lt;a href="https://www.reuters.com/business/energy/russias-urals-oil-price-discount-widens-23-november-central-bank-says-2025-11-27/" class="spip_out" rel="external"&gt;fino al 23%&lt;/a&gt;, per compensare il rischio di eventuali ritorsioni americane. Le vendite sono poi diminuite drasticamente perché l'India, una delle destinazioni principali della flotta fantasma russa, &lt;a href="https://www.reuters.com/world/india/trump-says-agreed-trade-deal-with-india-2026-02-02" class="spip_out" rel="external"&gt;ha stretto un accordo con il presidente Trump&lt;/a&gt;, impegnandosi a tagliare le importazioni di idrocarburi russi in cambio di un taglio ai dazi statunitensi. Non c'è dunque da stupirsi se le &lt;strong&gt;entrate di valuta straniera del Cremlino&lt;/strong&gt;, pur necessarie per sostenere lo sforzo bellico, &lt;strong&gt;sono crollate&lt;/strong&gt;. La situazione è stata aggravata dall'&lt;strong&gt;apprezzamento del rublo sul dollaro&lt;/strong&gt;, che ha reso più complicato gestire le spese interne: uno sviluppo catastrofico per un'economia già piagata da alti tassi di interesse e carenza cronica di manodopera, con un tasso di disoccupazione eccessivamente basso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lo scoppio della guerra ha ribaltato la situazione a favore di Mosca&lt;/strong&gt;. L'Iran ha risposto agli attacchi subiti chiudendo lo stretto di Hormuz e colpendo i vicini paesi del Golfo e Israele. I bombardamenti hanno costretto le &lt;strong&gt;grandi compagnie petrolifere a ridimensionare le proprie attività in tutta la zona&lt;/strong&gt;, &lt;a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-aramco-shuts-ras-tanura-refinery-after-drone-strike-source-says-2026-03-02/" class="spip_out" rel="external"&gt;con effetti catastrofici per il mercato&lt;/a&gt;. Parliamo infatti di colossi economici come Qatar Energy, che produce da sola il 20% del GNL mondiale e che è stata costretta dalla situazione a cessare la produzione di gas liquefatto. Se i danni inflitti alle infrastrutture dovessero rivelarsi ingenti, l'offerta di idrocarburi non potrà che restare limitata ancora a lungo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa crisi sembra una vera e propria manna dal cielo per il Cremlino e le sue aziende, i giganti LUKOIL e ROSNEFT, ma gli effetti positivi non si limitano a questo. Non solo &lt;strong&gt;i russi&lt;/strong&gt; possono capitalizzare sulla necessità di Cina e India di rifornirsi, ma possono anche &lt;strong&gt;richiedere un prezzo maggiore&lt;/strong&gt;, data l'incertezza del momento e la capacità di mostrarsi come più affidabili dei fornitori mediorientali. Mosca ne esce rafforzata anche perché questi Paesi non devono più temere le sanzioni americane: gli Stati Uniti le hanno sospese per cercare di ridare stabilità al mercato, aumentando l'offerta di petrolio e gas naturale; tuttavia questo non sembra poter abbassare i prezzi. A conti fatti &lt;a href="https://centerformaritimestrategy.org/publications/the-intensification-of-russian-shadow-fleet-activities/" class="spip_out" rel="external"&gt;questi idrocarburi sono già sul mercato grazie alla “flotta fantasma” di Mosca&lt;/a&gt;, fornitrice importante per molti paesi in via di sviluppo fortemente dipendenti da combustibili fossili, che si rivelano incapaci, se non poco disposti, a contrastare un fenomeno da cui traggono non pochi vantaggi: a largo della Malesia &lt;a href="https://www.argusmedia.com/en/news-and-insights/market-opinion-and-analysis-blog/shadow-fleet-freight-malaysia" class="spip_out" rel="external"&gt;si verificano regolarmente trasferimenti di greggio da nave a nave&lt;/a&gt;, in modo da nascondere la vera origine del petrolio, sia esso russo, iraniano o venezuelano. Le autorità locali possono limitarsi a fermare le navi coinvolte e a rilasciarle dopo il pagamento di una multa: un facile guadagno a fronte di un piccolo inconveniente per i proprietari del carico. È facile poi capire quale sia la destinazione di queste navi: i colossi asiatici hanno fame di idrocarburi, e se, &lt;a href="https://www.energyinst.org/statistical-review" class="spip_out" rel="external"&gt;stando ai dati forniti dall'Energy Institute&lt;/a&gt;, la Malesia nel 2024 ha prodotto 535.000 barili di petrolio al giorno, &lt;a href="https://www.energypolicy.columbia.edu/where-china-gets-its-oil-crude-imports-in-2025-reveal-stockpiling-and-changing-fortunes-of-certain-suppliers-including-those-sanctioned/" class="spip_out" rel="external"&gt;la Cina dichiara di importarne più di un milione&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora, qualora gli Stati Uniti procedessero a rimuovere o sospendere altre sanzioni, come ha affermato il segretario al Tesoro Scott Bessent, &lt;a href="https://www.reuters.com/business/energy/us-could-lift-sanctions-more-russian-oil-says-bessent-2026-03-06/" class="spip_out" rel="external"&gt;questo fenomeno verrebbe non solo agevolato, ma legalizzato&lt;/a&gt;. Non ci sono dubbi sulle priorità degli americani: Israele prima dell'Ucraina, anche a costo di finanziare Mosca e al punto da tollerare il suo aiuto a Teheran. È ormai certo che il Cremlino abbia fornito informazioni agli Ayatollah per poter colpire obiettivi militari americani in Medio Oriente, ma &lt;a href="https://x.com/RpsAgainstTrump/status/2030421083443073244" class="spip_out" rel="external"&gt;la Casa Bianca si rifiuta di condannare il loro sostegno&lt;/a&gt;. Emerge sempre più chiaramente l'&lt;strong&gt;inaffidabilità degli Stati Uniti&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;divaricazione degli interessi tra le due sponde dell'Atlantico&lt;/strong&gt;. Un'ulteriore conferma di questo è stata la decisione americana di non informare gli alleati dell'imminente attacco, e questo è solo l'ultimo di una lunga serie di indicatori, tra cui spicca il &lt;a href="https://www.theguardian.com/us-news/2025/dec/05/civilisational-erasure-us-strategy-document-appears-to-echo-far-right-conspiracy-theories-about-europe" class="spip_out" rel="external"&gt;supporto a partiti sovranisti ed euroscettici come l'AfD, Orbán in Ungheria e Nawrocki in Polonia&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come se non bastasse, ogni giorno che passa &lt;strong&gt;gli USA consumano le proprie riserve belliche sul fronte iraniano, mettendo a repentaglio le forniture per l'Ucraina&lt;/strong&gt;. Sciami di economici droni iraniani devono essere abbattuti con ben più costose difese antiaeree, che avrebbero potuto aiutare Kyiv a difendersi dai bombardamenti russi. La presidenza Trump non ha alcuna intenzione di fornire attrezzature gratuitamente, né l'Europa può acquistarne dall'America se queste vengono impiegate contro l'Iran. Di contro, &lt;strong&gt;l'industria europea non è pronta a rifornire costantemente e da sola gli ucraini&lt;/strong&gt;: secondo un articolo di Politico del 2023, &lt;a href="https://www.politico.eu/article/vladimir-putin-kim-jong-un-russia-pyongyang-beats-brussels-to-a-million-ammunition-rounds/" class="spip_out" rel="external"&gt;l'UE produce meno colpi d'artiglieria di quanti ne fornisca la Corea del Nord alla Russia&lt;/a&gt;. Se il sostegno economico e militare occidentale si è mantenuto relativamente stabile nel 2025 è stato grazie all'&lt;a href="https://www.kielinstitut.de/publications/news/ukraine-support-after-4-years-of-war-europe-steps-up/" class="spip_out" rel="external"&gt;Europa, la quale ha dovuto rimpiazzare gli aiuti americani, crollati del 99%&lt;/a&gt;. Tuttavia questo potrebbe cambiare: &lt;strong&gt;la crisi dell'energia avrà un pesante impatto sulla nostra economia&lt;/strong&gt;, e se la guerra non dovesse finire presto &lt;strong&gt;rischiamo di veder crollare il consenso interno per gli aiuti militari ed economici a Kyiv&lt;/strong&gt;. I partiti sovranisti europei potrebbero facilmente presentarli come sprechi di denaro pubblico e cavalcare il disagio sociale, aizzando la popolazione contro Bruxelles . Il risentimento verso il piano di riarmo è forse sopito, ma non è certo tramontato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Resta poi un altro ostacolo da superare: &lt;a href="https://www.politico.eu/article/eu-no-deal-90-billion-ukraine-loan-viktor-orban-european-council/" class="spip_out" rel="external"&gt;il veto che Orbán ha posto al prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina&lt;/a&gt;. Smuovere il Primo ministro ungherese prima delle elezioni del 12 aprile sembra decisamente improbabile, perché l'aumento del prezzo dell'energia dovuto al taglio dei rapporti con la Russia ha reso ogni sostegno all'Ucraina un tema delicato per l'elettorato, ed il primo ministro ne ha fatto il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale. La guerra con l'Iran ha esacerbato questo problema, proprio in un momento in cui le tensioni con l'Ucraina hanno raggiunto toni molto tesi, con la diatriba intorno all'oleodotto Druzhba. Non c'è da stupirsi se Mosca è disposta a &lt;a href="https://www.washingtonpost.com/world/2026/03/21/hungary-election-interference-russia-orban/" class="spip_out" rel="external"&gt;inscenare un finto tentativo di assassinio&lt;/a&gt;, pur di far vincere Orbán e garantirsi un asset strategico all'interno dell'UE, che alla luce di recenti accuse sembra essersi rivelato molto proficuo: &lt;a href="https://www.rainews.it/video/2026/03/esteri-est-europa-ministro-esteri-ungheria-potrebbe-essere-stato-la-talpa-di-mosca-video-894c3f04-4aef-482f-92c7-d4d73f6af03b.html" class="spip_out" rel="external"&gt;il ministro degli esteri Peter Szijjarto avrebbe infatti informato regolarmente Mosca sulle discussioni del Consiglio UE&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla luce di tutto ciò, non possiamo che domandarci &lt;strong&gt;quale legittimità possa avere un'ulteriore resistenza alla transizione energetica in Europa&lt;/strong&gt;, l'unico modo in cui possiamo affrancarci dalle nostre dipendenze estere e da ulteriori ricatti. &lt;strong&gt;Senza un'autonomia strategica rischiamo di ricadere fra le braccia di Mosca&lt;/strong&gt;. La guerra ha costretto la Commissione a posticipare la data entro cui &lt;a href="https://energy.ec.europa.eu/news/commission-publishes-updated-guidance-repowereu-gas-regulation-2026-03-18_en?prefLang=it&amp;intcmp=skytg24_schede_interlink_text" class="spip_out" rel="external"&gt;ogni importazione di gas russo dovrà cessare per regolamento&lt;/a&gt;, quindi il distacco è già stato compromesso, seppur temporaneamente. La capacità degli americani, quanto dei russi, degli iraniani e dei cinesi, di influenzarci e ricattarci passa dall'&lt;strong&gt;energia&lt;/strong&gt;. Questa è &lt;strong&gt;da tempo al centro dei rapporti di forza tra Stati&lt;/strong&gt;, non solo dopo lo scoppio di questa guerra: già il report di Draghi aveva individuato come elemento di debolezza europea e problema per le industrie l'alto costo dell'energia, ma ad oggi è diventato &lt;strong&gt;ancor più urgente portare avanti l'integrazione dei mercati e delle infrastrutture energetiche nazionali&lt;/strong&gt;. Abbiamo fatto fronte al ricatto di Mosca nel 2022 e abbiamo applicato numerose sanzioni, diversificando i nostri fornitori e affidandoci al costoso GNL americano. Eppure adesso paghiamo di nuovo le conseguenze della nostra dipendenza dai combustibili fossili, e lo facciamo per una guerra contraria ai nostri interessi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La fine del conflitto, in ogni caso, non segnerà un ritorno al passato. Come osserva un paper di Deutsche Bank, &lt;a href="https://www.dbresearch.com/PROD/IE-PROD/PDFVIEWER.calias?pdfViewerPdfUrl=PROD0000000000622186&amp;rwnode=REPORT" class="spip_out" rel="external"&gt;&lt;strong&gt;il rischio geopolitico spingerà il mondo intero a cercare soluzioni alternative al gas e al petrolio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Adesso che l'Europa è quasi del tutto scollegata dai fornitori russi, è il momento di scegliere: le soluzioni possibili sono tre, ovvero ricercare combustibili fossili in territorio nazionale, investire sulle rinnovabili o puntare sul nucleare. In Italia in particolare c'è ancora lavoro da fare, se consideriamo che &lt;a href="https://dati.terna.it/generazione/dati-statistici#produzione/energia-elettrica-fonte" class="spip_out" rel="external"&gt;nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto solo il 51,83% della produzione&lt;/a&gt;.
I nodi da sciogliere sono numerosi, ben oltre la portata di questo breve approfondimento, tuttavia è chiaro che la portata degli eventi a noi contemporanei si riverbererà nei decenni a venire, se non oltre. Una nuova guerra ci pone in una posizione difficile, avvantaggiando al contempo la Russia, che da ormai quattro anni persegue l'invasione dell'Ucraina e sperimenta nuove forme di guerra ibrida. &lt;strong&gt;Per l'Europa è giunto il momento di scegliere se contribuire a plasmare il futuro o subirlo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>DEMOCRACY UNDER PRESSURE</title>
		<link>http://www.taurillon.org/democracy-under-pressure-17682</link>
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		<dc:date>2026-03-26T12:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>IL BURATTINO</dc:creator>



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&lt;p&gt;La democrazia non è un'eredità acquisita una volta per tutte, ma un processo in divenire che oggi sta soffocando sotto il peso di nuove e vecchie tirannie. Si è appena conclusa la campagna Democracy under Pressure, che ogni anno si svolge dal 18 al 25 marzo. Questa campagna è nata nel 2006 come Free Belarus Action, lanciata dalla JEF (Young European Federalists) per denunciare il regime di Lukašėnka. Dal 2014 è stata rinominata Democracy Under Pressure per riflettere come le minacce allo (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-democracyunderpressure-351-" rel="directory"&gt;#DemocracyUnderPressure&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/e6/86637beff159ddc973ec7156dfa7ce.jpg?1774548760' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;La democrazia non è un'eredità acquisita una volta per tutte, ma un processo in divenire che oggi sta soffocando sotto il peso di nuove e vecchie tirannie.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Si è appena conclusa la &lt;strong&gt;campagna &lt;i&gt;Democracy under Pressure&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; che ogni anno si svolge dal 18 al 25 marzo. Questa campagna è &lt;strong&gt;nata nel 2006&lt;/strong&gt; come Free Belarus Action, lanciata dalla &lt;a href="https://jef.eu/" class="spip_out" rel="external"&gt;JEF (Young European Federalists)&lt;/a&gt; per denunciare il regime di Lukašėnka. Dal 2014 è stata rinominata &lt;i&gt;Democracy Under Pressure&lt;/i&gt; per riflettere come le &lt;strong&gt;minacce allo stato di diritto e ai valori democratici riguardino ormai l'intero spazio europeo&lt;/strong&gt;, non solo i regimi esterni. Se vent'anni fa l'autoritarismo sembrava un problema confinato oltre il "giardino europeo”, oggi le pressioni arrivano anche dall'interno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fenomeno del &lt;i&gt;democratic backsliding&lt;/i&gt; (il regresso democratico) sta infettando Stati membri come l'&lt;strong&gt;Ungheria&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;Slovacchia&lt;/strong&gt;, dove l'indipendenza della magistratura e la libertà di stampa sono sotto attacco costante. Il “bavaglio” alle statue con cui i militanti federalisti tradizionalmente occupavano le piazze di tutto il continente non parla più solo per i dissidenti politici bielorussi o russi, ma delle crepe che si aprono nei palazzi di Bruxelles e in varie cancellerie nazionali. Dopo vent'anni, la minaccia non viaggia solo sui carri armati, ma sui cavi della fibra ottica. &lt;strong&gt;La democrazia subisce le pressioni di una guerra ibrida senza precedenti&lt;/strong&gt;, in cui si combinano interferenze esterne, campagne di disinformazione alimentate dai regimi autoritari, pressioni economiche e attacchi cyber, che mirano ad un unico obiettivo: &lt;strong&gt;erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni&lt;/strong&gt;. Quando la verità diventa un'opinione, la partecipazione democratica si svuota progressivamente di significato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I nostri &lt;strong&gt;Stati-nazione&lt;/strong&gt; da soli sono &lt;strong&gt;troppo piccoli&lt;/strong&gt; per resistere ai giganti autoritari e &lt;strong&gt;troppo deboli&lt;/strong&gt; per difendere gli europei dalle insicurezze innescate dalla globalizzazione. In questo scenario, la resistenza dell'Ucraina rappresenta la linea di un intero sistema di valori contro la minaccia russa; mentre i tentativi della Commissione di puntellare il sistema multilaterale rappresentano la migliore risposta all'imperialismo americano. Purtroppo queste misure non bastano. La tesi della &lt;a href="https://giovanifederalisti.eu/" class="spip_out" rel="external"&gt;GFE (Gioventù Federalista Europea)&lt;/a&gt; è chiara: &lt;strong&gt;per salvare la democrazia serve un'Europa Federale&lt;/strong&gt;. Non basta un mercato comune; serve una &lt;strong&gt;democrazia sovranazionale dotata di poteri reali&lt;/strong&gt; per fermare chi viola lo Stato di diritto al suo interno e per proiettare una voce unica e forte nel mondo. Un'Unione che passi dall'unanimità, che spesso si traduce in paralisi e ricatti, ad una vera capacità di decisione democratica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In attesa di una riforma dei trattati, &lt;strong&gt;occorre fare tutti i passi avanti possibili&lt;/strong&gt;. Difendere lo status quo è diventato inaccettabile. &lt;i&gt;Democracy Under Pressure&lt;/i&gt; ci ricorda che &lt;strong&gt;l'indifferenza è il miglior alleato dell'autoritarismo&lt;/strong&gt;. Ogni statua imbavagliata dai federalisti è uno specchio in cui riflettersi: &lt;strong&gt;siamo ancora capaci di difendere i valori che hanno reso l'Europa il continente dei diritti?&lt;/strong&gt; La lotta per la democrazia non è un esercizio accademico, ma un impegno quotidiano. &lt;strong&gt;Partecipare a questa campagna significa scegliere di non restare in silenzio, pretendendo un'Europa&lt;/strong&gt; che non sia solo un ufficio tecnico, ma un &lt;strong&gt;baluardo di libertà&lt;/strong&gt; e un modello per il mondo diametralmente opposto a quello imperialista. Oggi è il tempo di togliere quel bavaglio e &lt;strong&gt;tornare a dare voce alla speranza federalista per un futuro migliore&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>UN'EUROPA FEDERALE PER UNA MAGGIORE AUTONOMIA E SICUREZZA</title>
		<link>http://www.taurillon.org/un-europa-federale-per-una-maggiore-autonomia-e-sicurezza-17673</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/un-europa-federale-per-una-maggiore-autonomia-e-sicurezza-17673</guid>
		<dc:date>2026-03-23T09:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Christian Pio Russo</dc:creator>



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&lt;p&gt;Momenti di tensione come quelli che stiamo vivendo, come la persistenza della guerra in Ucraina da oltre 4 anni o le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia, evidenziano ancor più la necessità di un'Europa unita. Stati europei frammentati saranno sempre dipendenti da superpotenze tiranne come gli USA, la Cina e la Russia; con un'unione federale invece anche l'Europa riuscirebbe a diventare una superpotenza e presidio di democrazia. Per riuscire a competere con le potenze globali attuali, (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-commenti-" rel="directory"&gt;Commenti&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Momenti di tensione come quelli che stiamo vivendo, come la persistenza della guerra in Ucraina da oltre 4 anni o le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia, evidenziano ancor più la &lt;strong&gt;necessità di un'Europa unita&lt;/strong&gt;. Stati europei frammentati saranno sempre dipendenti da superpotenze tiranne come gli USA, la Cina e la Russia; con un'&lt;strong&gt;unione federale&lt;/strong&gt; invece anche l'Europa riuscirebbe a diventare una superpotenza e presidio di democrazia.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Per riuscire a competere con le potenze globali attuali, l'&lt;strong&gt;Europa dovrebbe consolidare la propria politica estera e riuscire a parlare con una sola voce&lt;/strong&gt;, in maniera tale da essere riconosciuta come soggetto unico nella politica internazionale. L'Ue inoltre riuscirebbe ad essere una federazione autonoma tramite &lt;strong&gt;investimenti europei su tecnologia e difesa&lt;/strong&gt;, rafforzando strumenti già esistenti come le cooperazioni rafforzate: in questo modo &lt;strong&gt;ridurrebbe la dipendenza dagli Stati Uniti&lt;/strong&gt; sul piano degli armamenti e delle tecnologie strategiche. Inoltre, diventerebbero possibili progetti per la produzione di energia pulita senza dover dipendere dalle potenze straniere, in modo tale che se queste ultime compissero atti antidemocratici, si potrà applicare loro un embargo senza effetti collaterali sul continente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Federalismo e diversità: un equilibrio possibile&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;processo di federalizzazione&lt;/strong&gt; non deve assolutamente risultare oppressivo nei confronti delle varie culture che sono presenti in Europa. Non deve esserci alcun cambiamento della lingua, della religione e degli usi e costumi, né le identità nazionali devono essere distrutte, ma si deve puntare a costruire un'&lt;strong&gt;identità multilivello&lt;/strong&gt;, per cui un cittadino può sentirsi italiano, ma anche europeo, senza che l'uno escluda l'altro.
L'&lt;strong&gt;eterogeneità delle popolazioni europee&lt;/strong&gt;, quindi, &lt;strong&gt;non rappresenta un ostacolo&lt;/strong&gt;: l'unica variazione in una federazione, infatti, sarebbe la presenza di &lt;strong&gt;istituzioni comuni che si occupino degli interessi condivisi&lt;/strong&gt;, lasciando agli Stati nazionali l'indipendenza di gestire le proprie questioni interne.
Nell'attuale Unione Europea, gli Stati dispongono già di istituzioni comuni, come: la Banca Centrale Europea che gestisce la moneta unica, la Corte dei conti europea e la Corte di giustizia dell'UE; il prossimo passo fondamentale per la federalizzazione dell'Europa è un &lt;strong&gt;esercito europeo per la difesa del continente&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un esercito europeo: sicurezza e cooperazione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un sistema di difesa comune può essere una soluzione ottimale per tutti i Paesi partecipanti. Esso permetterebbe una logistica migliore, cioè una &lt;strong&gt;gestione più efficiente delle risorse&lt;/strong&gt;, per le operazioni militari dei Paesi europei; inoltre, la costituzione di un esercito comune sarebbe ideale per la produzione di armi, perché con eserciti diversi in cooperazione molte armi e mezzi hanno specifiche diverse a seconda dello Stato.
Ovviamente, &lt;strong&gt;un esercito europeo non dovrebbe assolutamente trasformarsi in uno strumento di potenza imperialistica guidato da un messaggio guerrafondaio&lt;/strong&gt;, bensì sarebbe fondamentale per l'invio di aiuti umanitari, per compiere &lt;strong&gt;operazioni di pace&lt;/strong&gt; più efficaci e favorirebbe una cooperazione migliore tra gli Stati in materia di difesa, creando una &lt;strong&gt;capacità di deterrenza&lt;/strong&gt; tale che potenziali aggressori sarebbero intimiditi dallo sferrare attacchi all'Europa. In sostanza, un esercito comune permetterebbe una maggiore sicurezza interna ed esterna per i cittadini europei e, come sosteneva già Montesquieu, la sicurezza è un tassello fondamentale per essere liberi&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sfide e soluzioni per un sistema di difesa comune&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un esercito europeo potrebbe avere dei &lt;strong&gt;problemi&lt;/strong&gt;. La questione principale è già emersa nel corso della nostra storia: la &lt;strong&gt;lingua&lt;/strong&gt;. Nella Prima guerra mondiale, ad esempio, essa fu una problematica per entrambi gli schieramenti: le truppe italiane riscontrarono difficoltà a causa dei diversi dialetti e l'Impero Austro-Ungarico perché i soldati facevano parte di etnie con lingue totalmente diverse tra loro. Per questo la soluzione migliore per l'Europa sarebbe avere &lt;strong&gt;due eserciti&lt;/strong&gt;: un &lt;strong&gt;esercito europeo&lt;/strong&gt;, che come nel modello svizzero ha unità composte da soldati di lingua omogenea, guidate da generali e ufficiali che parlano più lingue, di cui l'inglese, per coordinare le operazioni; e un &lt;strong&gt;esercito di ogni Stato&lt;/strong&gt;. Ovviamente con il tempo, mediante le giuste riforme, si punterà sempre di più ad avere un esercito unico.
Il &lt;strong&gt;secondo problema&lt;/strong&gt; è l'&lt;strong&gt;adattamento di tutte le fabbriche belliche&lt;/strong&gt;: esse dovranno cambiare le catene di montaggio per conformarsi allo standard comune. Il sistema dei due eserciti, tuttavia, consentirà di continuare a usare anche l'attuale linea produttiva, che con il tempo verrà cambiata per raggiungere un esercito e un modello unico. Una volta che si avrà un &lt;strong&gt;sistema industriale comune&lt;/strong&gt; si riuscirà ad ottenere una riduzione delle spese militari perché si avrebbero: addestramenti e manutenzioni uguali, che quindi diventano anche più semplici, e produzioni su larga scala, che permettono di evitare sprechi di risorse e munizioni immagazzinate perché inutilizzate, con benefici per l'ambiente e per il bilancio. Un esempio banale dei vantaggi che avrebbe una produzione industriale comune anche nel settore della difesa è la standardizzazione all'interno dell'UE dei caricabatterie dei cellulari, pensata sia per una maggiore tutela dell'ambiente, ma anche per una razionalizzazione della spesa, garantita da una produzione su larga scala.
Rimane una &lt;strong&gt;forte problematica di carattere politico&lt;/strong&gt;: in materia di politica estera e di difesa vige il &lt;strong&gt;voto all'unanimità&lt;/strong&gt; e quindi ogni Stato membro gode del &lt;strong&gt;diritto di veto&lt;/strong&gt;. Una proposta in campo è quella di lasciare l'unanimità solo per le decisioni più importanti, come quelle che entrano in conflitto con le costituzioni nazionali, mentre per le altre decisioni in ambito di difesa e politica estera si potrebbe ricorrere al &lt;strong&gt;voto a maggioranza&lt;/strong&gt;.
Infine, un fattore importante da considerare nella creazione di un sistema di difesa comune e autonomo è la &lt;strong&gt;NATO&lt;/strong&gt;: infatti, se venisse effettivamente creato un esercito europeo, esso diventerebbe il pilastro della difesa del continente, senza dover dipendere dall'esercito americano. Il Patto atlantico, comunque, continuerebbe ad esistere e &lt;strong&gt;lo strumento di difesa dell'UE sarebbe inserito nel quadro più ampio della NATO, che rimane il principale sistema di sicurezza in Occidente&lt;/strong&gt;. Un sistema di difesa comune garantirebbe anche la sicurezza del continente contro minacce ibride, come cyber attacchi, spionaggio e disinformazione, non solo provenienti da potenze rivali, ma anche dagli alleati.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>L'UNIONE EUROPEA E L'EMANCIPAZIONE DALLE TECNOLOGIE STATUNITENSI</title>
		<link>http://www.taurillon.org/l-unione-europea-e-l-emancipazione-dalle-tecnologie-statunitensi</link>
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		<dc:date>2026-03-19T10:30:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Carbone, Giuseppe Basile</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;“Quello di cui avete davvero bisogno è l'infrastruttura su cui tutto poggia, che non è vostra. E se l'infrastruttura vi si rivolta contro, siete fottuti”. Questo fu l'avvertimento lanciato nel 2024 da Meredith Whittaker, presidente della Signal Foundation, all'Europa. Per molto tempo, l'Ue si è adagiata sull'infrastruttura digitale esterna, soprattutto statunitense, senza riuscire a creare un proprio settore digitale avanzato su larga scala. Lo testimonia il fatto che tra le prime dieci (…)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-commenti-" rel="directory"&gt;Commenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/1f/c884f036762a14ec75b3e371647455.jpg?1773917917' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;“Quello di cui avete davvero bisogno è l'infrastruttura su cui tutto poggia, che non è vostra. E se l'infrastruttura vi si rivolta contro, siete fottuti”. Questo fu l'avvertimento lanciato nel 2024 da Meredith Whittaker, presidente della Signal Foundation, all'Europa&lt;span class="spip_note_ref"&gt; [&lt;a href="#nb1" class="spip_note" rel="appendix" title="Whittaker, Meredith. «European Digital Sovereignty: From Hype to Reality.» (…)" id="nh1"&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Per molto tempo, l'Ue si è adagiata sull'&lt;strong&gt;infrastruttura digitale esterna&lt;/strong&gt;, soprattutto statunitense, senza riuscire a creare un proprio settore digitale avanzato su larga scala. Lo testimonia il fatto che tra le prime dieci Big Tech per capitalizzazione, &lt;a href="https://companiesmarketcap.com/tech/largest-tech-companies-by-market-cap/" class="spip_out" rel="external"&gt;non figuri alcuna azienda europea&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con l'attuale crisi dei rapporti tra le due sponde dell'Atlantico, è tornato in auge il tema dell'&lt;strong&gt;autonomia strategica&lt;/strong&gt; dell'Ue, ovvero della sua capacità di agire in modo indipendente, senza timore di condizionamenti o ritorsioni esterne. Il tema del digitale è strettamente legato ad essa, in quanto la quasi totalità delle aziende private o delle Pubbliche Amministrazioni fa affidamento su servizi forniti da compagnie estere. Negli ultimi anni, le istituzioni europee si sono mosse per normare il trattamento dei dati tramite il &lt;strong&gt;GDPR&lt;/strong&gt;. Tuttavia, la maggior parte delle aziende utilizzate sono estere; per esempio, circa il 90% dei servizi cloud usati in Europa sono erogati da &lt;a href="https://www.key4biz.it/cloud-in-europa-tra-sovranita-digitale-e-dipendenza-dagli-usa/550093" class="spip_out" rel="external"&gt;compagnie statunitensi&lt;/a&gt;, e pertanto sono sottoposte al &lt;strong&gt;Cloud Act&lt;/strong&gt;, una legge federale americana che consente alle autorità USA, attraverso specifici ordini giudiziari, di avere accesso ai dati conservati sui loro server, anche quando questi si trovano al di fuori del suolo nordamericano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In risposta, l'&lt;strong&gt;Europa minaccia di ridurre la sua dipendenza dalle Big Tech statunitensi&lt;/strong&gt;. Ne è un esempio la Francia, la quale entro il 2027 abbandonerà in tutti i settori della Pubblica Amministrazione l'app di telecomunicazioni Microsoft Teams per adottarne una &lt;a href="https://it.euronews.com/next/2026/01/27/francia-abbandona-microsoft-teams-e-zoom-piattaforma-sovrana-per-motivi-di-sicurezza" class="spip_out" rel="external"&gt;nazionale&lt;/a&gt;. Similmente, la &lt;a href="https://www.previti.it/lautorita-di-controllo-tedesca-vieta-luso-di-office-365-nelle-scuole" class="spip_out" rel="external"&gt;Germania ha vietato agli enti pubblici l'utilizzo di Microsoft 365&lt;/a&gt; poiché è impossibile garantire la riservatezza dei dati rispetto alle autorità americane. Per evitare una perdita economica, le aziende statunitensi hanno messo sul piatto un nuovo modello di business detto “Cloud Sovrano”, il quale mira alla creazione di società ed holding a capitale sociale totalmente europeo che ricevono in licenza l'utilizzo delle tecnologie americane e che, almeno sulla carta, dovrebbe rendere nullo l'effetto del Cloud Act sui dati. Ne è un esempio AWS Sovereign Cloud, un cloud “indipendente” situato all'interno dell'Unione europea e gestito unicamente da cittadini Ue.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La realtà, però, è che &lt;strong&gt;non c'è alcuna certezza sul reale rispetto delle regole&lt;/strong&gt;. Accettare questo nuovo modello equivarrebbe ad ammettere velatamente di essere totalmente dipendenti dagli USA. Un &lt;strong&gt;approccio sovrano&lt;/strong&gt; andrebbe a garantire, invece, una &lt;strong&gt;sana interdipendenza&lt;/strong&gt;. Oltretutto, la maggior parte delle PA (Germania, Belgio, Paesi Bassi, Italia…) per i prossimi anni rimarranno legate ai &lt;a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/16/cloud-sovrano-europa-big-tech-usa-notizie/8293505/" class="spip_out" rel="external"&gt;colossi americani&lt;/a&gt; in quanto attualmente non esistono soluzioni europee pienamente in grado di sostituirli. Nonostante i primi passi di facciata come quello francese o tedesco, la realtà è che il mondo del digitale è basato su una complessa infrastruttura che spazia dalle materie prime critiche alla costruzione di data center e l'&lt;strong&gt;Europa non ha ancora dei player abbastanza competitivi&lt;/strong&gt;, su questi livelli, che possano fare grandi investimenti nel settore. In generale, si può riassumere la situazione UE nel seguente modo: &lt;strong&gt;“non si può regolare ciò che non produci”&lt;/strong&gt;&lt;span class="spip_note_ref"&gt; [&lt;a href="#nb2" class="spip_note" rel="appendix" title="Roberto Baldoni, Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di (…)" id="nh2"&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa &lt;strong&gt;frammentazione&lt;/strong&gt; non riguarda solo il cloud, ma affligge l'intera infrastruttura digitale, come dimostra il &lt;strong&gt;settore delle telecomunicazioni&lt;/strong&gt;. È il caso del Roaming e della policy europea “Roam Like at Home”. Già nel 2015 l'UE definì la strategia per il mercato unico digitale in Europa, ovvero una serie di misure mirate ad uniformare le norme per tutti gli operatori, con l'obiettivo di creare un vero mercato unico. A distanza di 11 anni, se da un lato il roaming europeo rappresenta un mercato unico per i consumatori, non vale lo stesso per l'infrastruttura, caratterizzata da &lt;strong&gt;mercati regionali frammentati&lt;/strong&gt; che rendono difficile fare economia di scala per stanziare investimenti in innovazione ed infrastrutture proprie, dovendo fare così affidamento su forniture o protocolli spesso made in USA o made in China. Questo crea uno &lt;strong&gt;squilibrio nel potere contrattuale&lt;/strong&gt;. Le grandi aziende tecnologiche hanno oggi risorse economiche, capacità di investimento e controllo tecnologico tali da renderle interlocutrici quasi inevitabili per Stati e Pubbliche Amministrazioni. Quando un'intera infrastruttura digitale dipende da pochi fornitori esterni, la possibilità di cambiare tecnologia o fornitore diventa estremamente costosa e complessa. Il &lt;strong&gt;rischio&lt;/strong&gt;, quindi, non è uno scenario estremo in cui qualcuno “spegne” deliberatamente l'infrastruttura, ma una &lt;strong&gt;progressiva perdita di autonomia decisionale&lt;/strong&gt;: scelte tecnologiche, economiche e persino politiche finiscono per essere condizionate dalla necessità di mantenere compatibilità con sistemi e piattaforme che non controlliamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In assenza di un vero mercato unico dei capitali, di big tech europee o di fondi di investimento sufficienti, la soluzione attuale più concreta per l'Europa è il modello Open Source&lt;/strong&gt;, nel quale il codice sorgente viene reso pubblico e disponibile gratuitamente a chiunque. I &lt;strong&gt;vantaggi&lt;/strong&gt; di tale modello sono molteplici: gli stati eviterebbero di pagare licenze alle aziende, ci sarebbe maggiore trasparenza sulla profilazione dei dati, e la tecnologia rimarrebbe in mano agli utenti. In questo campo, l'esempio per eccellenza è il sistema operativo open-source &lt;a href="https://www.top500.org/statistics/list/" class="spip_out" rel="external"&gt;Linux, eseguito dal 100% dei 500 supercomputer più potenti al mondo&lt;/a&gt;, con percentuali di utilizzo che rimangono altissime anche sui server e sui servizi cloud.
Concludendo, la &lt;strong&gt;frammentazione in 27 mercati digitali distinti&lt;/strong&gt; non è solo un freno economico, ma una &lt;strong&gt;vulnerabilità sistemica&lt;/strong&gt; che condanna l'Europa ad essere subalterna rispetto alle superpotenze del silicio. Se oggi l'UE arranca è perché le sue istituzioni, ancora ostaggio dei veti nazionali e dello scetticismo populista, mancano della velocità e dello spessore necessario per competere nello scenario globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo di fronte a un &lt;strong&gt;bivio: restare una confederazione di stati che tenta di regolare le tecnologie altrui, o trasformarsi in una Federazione Europea capace di esprimere una politica industriale comune&lt;/strong&gt;. La debolezza di Bruxelles non si cura con compromessi, ma con un'unione fiscale e politica che permetta di colmare il gap infrastrutturale, dalle terre rare ai datacenter. In attesa di questa svolta federale, &lt;strong&gt;la resistenza può e deve partire «dall'alto», ovvero dal codice sorgente&lt;/strong&gt;. Sostituire il software proprietario con investimenti massicci nel mondo open-source non è solo una scelta tecnica, ma un atto democratico: significa &lt;strong&gt;riprendere il controllo dei dati dei cittadini e sottrarli alle logiche estrattive dei monopoli&lt;/strong&gt;. Tale modello, a nostro parere, è l'unica attuale soluzione concreta per garantire un &lt;strong&gt;mondo digitale europeo trasparente e sovrano&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id="nb1"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="spip_note_ref"&gt;[&lt;a href="#nh1" class="spip_note" title="Note 1" rev="appendix"&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Whittaker, Meredith. «European Digital Sovereignty: From Hype to Reality.» Evento dell'European Policy Centre (EPC), 23 maggio 2024, Bruxelles. Intervento pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id="nb2"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="spip_note_ref"&gt;[&lt;a href="#nh2" class="spip_note" title="Note 2" rev="appendix"&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Roberto Baldoni, Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di cybersicurezza dell'Ambasciata d'Italia a Washington&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Uno snodo vitale: perché le difficoltà nello Stretto di Hormuz colpiscono soprattutto l'Europa</title>
		<link>http://www.taurillon.org/uno-snodo-vitale-perche-le-difficolta-nello-stretto-di-hormuz-colpiscono</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/uno-snodo-vitale-perche-le-difficolta-nello-stretto-di-hormuz-colpiscono</guid>
		<dc:date>2026-03-17T07:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Camilla Scaglione</dc:creator>


		<dc:subject>Iran</dc:subject>
		<dc:subject>Stati Uniti d'America</dc:subject>
		<dc:subject>Israele</dc:subject>
		<dc:subject>Europa</dc:subject>
		<dc:subject>Energia</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Lo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il commercio petrolifero, è uno dei principali punti di attenzione nelle ultime settimane. Ecco perché è fondamentale nel conflitto iraniano&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-attualita-" rel="directory"&gt;Attualità&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-iran-555-+" rel="tag"&gt;Iran&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-United-States-of-America-+" rel="tag"&gt;Stati Uniti d'America&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-Israele-+" rel="tag"&gt;Israele&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-Europa-+" rel="tag"&gt;Europa&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-Energie,172-+" rel="tag"&gt;Energia&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/99/e4d2e757ef8393f61e73e011da4a78.jpg?1773742759' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt="" /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Lo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il commercio petrolifero, è uno dei principali punti di attenzione nelle ultime settimane. Ecco perché è fondamentale nel conflitto iraniano&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Davanti al &lt;strong&gt;conflitto iraniano-statunitense&lt;/strong&gt;, che si è già dimostrato essere disastroso a livello globale, un punto fondamentale, che potrebbe e di fatto sta trascinando il mondo e soprattutto l'Europa in una crisi economica e energetica mai vista, è lo &lt;strong&gt;Stretto di Hormuz&lt;/strong&gt;.
&lt;strong&gt;Collo di bottiglia del flusso di petrolio mondiale, lo stretto, da cui passa circa il 20% del greggio e un quinto del gas naturale liquefatto a livello globale&lt;/strong&gt;, era stato in prima battuta chiuso da Teheran, con lo scopo di generare caos e inflazione nei Paesi che stavano attaccando la Repubblica islamica direttamente, come USA e Israele, o quelli che non hanno condannato gli attacchi né tentato di arrestarli, di fatto assecondandoli.&lt;strong&gt;I Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica&lt;/strong&gt;, a inizio conflitto, addirittura hanno &lt;strong&gt;minacciato in modo molto diretto l'Europa&lt;/strong&gt;, promettendo una vendetta, davanti alla &lt;a href="https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/iran-guerra-europa-italia-minaccia-guerra_2Yo7Ixu7alZme90bNOZZBa" class="spip_out" rel="external"&gt;mancata critica dell'infrazione della carta dei diritti internazionali da parte dei suoi aggressori&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad ogni modo l'8 marzo è stata &lt;strong&gt;annunciata la riapertura del &lt;i&gt;choke-point&lt;/i&gt; di Hormuz&lt;/strong&gt; dal regime di Teheran. Tuttavia questo &lt;strong&gt;non rappresenta un passo verso la pace&lt;/strong&gt;, ma è soltanto un'&lt;a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/hormuz-riapre-sotto-minaccia-strategia-iraniana-che-tiene-2635490.html" class="spip_out" rel="external"&gt;apertura formale caratterizzata da una forte deterrenza militare&lt;/a&gt;. Infatti gli iraniani hanno già comunicato che &lt;strong&gt;sarà vietato, conseguenza l'attacco dei convogli, l'ingresso nello stretto a USA e Israele&lt;/strong&gt;. In realtà, bisogna sottolineare come il regime non offra alcuna garanzia al passaggio sicuro di imbarcazioni battenti altre bandiere: è stato da subito comunicato dal portavoce delle forze armate &lt;i&gt;Abolfazl Shekarchi&lt;/i&gt; che &lt;a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/07/stretto-di-hormuz-iran-navi-possono-passare-news-oggi-ultime-notizie/8316477/" class="spip_out" rel="external"&gt;eventuali incidenti non saranno colpe che i Pasdaran si assumeranno, essendo in vigore uno stato di guerra&lt;/a&gt;. Di fatto, lo Stretto è diventato uno snodo fondamentale nel conflitto: si teme che gli iraniani abbiano piazzato &lt;a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/13/what-is-strait-hormuz-can-us-stop-iran-blocking-it?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;droni e altri mezzi per rendere difficile il traffico marittimo&lt;/a&gt;; di conseguenza le petroliere internazionali, non solo americane e israeliane, cercano di evitare il più possibile lo Stretto.
Gli USA stanno cercando di reagire a queste minacce, tramite l'organizzazione di una coalizione navale internazionale, con la partecipazione di UK, Corea del Sud e altri Stati, &lt;a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/trump-says-many-countries-will-send-warships-keep-strait-hormuz-open-2026-03-14/?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;che inviino navi militare a protezione dei convogli&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il principale problema causato da questo blocco dello stretto è lo shock energetico&lt;/strong&gt;, che già sta provocando danni soprattutto nell'&lt;strong&gt;Eurozona&lt;/strong&gt;. Questo perché &lt;strong&gt;l'Europa, a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina, apertosi nel 2022, con la cessazione dei rapporti commerciali a livello petrolifero e gasogeno con la prima, ha costruito una rete di scambi energetici con il Medioriente&lt;/strong&gt;. L'Europa rischia così di essere molteplicemente danneggiata: in parte perché con le decisioni prese riguardo allo stretto, &lt;strong&gt;i prezzi del petrolio e del gas sono aumentati in modo vertiginoso&lt;/strong&gt;, superando i 100$ per unità e creando quindi un'&lt;a href="https://www.euronews.com/business/2026/03/05/iran-war-how-exposed-are-european-economies?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;inflazione nel settore energetico mai vista finora&lt;/a&gt;; in secondo luogo perché &lt;strong&gt;gli effetti della crisi energetica si estenderanno con molta rapidità al settore economico&lt;/strong&gt;, riducendone la crescita e aumentando il costo della vita e i prezzi di industria e trasporti, con il rischio di una &lt;a href="https://www.theguardian.com/business/2026/mar/09/iran-war-oil-prices-stagflation-global-economy?utm_source=chatgpt.com" class="spip_out" rel="external"&gt;staglafazione&lt;/a&gt;, ossia una stagnazione economica, quindi di mancata crescita, a fronte, appunto, di una dura inflazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ulteriore scacco all'Europa sarebbe e sarà &lt;strong&gt;il danno e deterioramento delle rotte commerciali aeree e marittime che &lt;a href="https://www.washingtonpost.com/business/2026/03/08/iran-war-economy-air-freight/" class="spip_out" rel="external"&gt;trasportano beni tra il vecchio continente e l'Asia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Questo accadrà in quanto molte petroliere e affini, ma anche aerei cargo, dall'apertura del conflitto, stanno cercando di &lt;strong&gt;evitare il tragitto per o sul Golfo Persico&lt;/strong&gt; e tra essi alcuni si trovano costretti a circumnavigare il continente africano, con un annesso &lt;strong&gt;innalzamento dei prezzi di trasporto&lt;/strong&gt;. Inoltre &lt;strong&gt;molti tra gli aeroporti principali&lt;/strong&gt;, ad esempio quello di Dubai, negli Emirati Arabi, ma non solo, &lt;strong&gt;sono stati chiusi a causa della guerra&lt;/strong&gt;. Il tutto comporta il possibile &lt;strong&gt;mancato arrivo di beni, anche di prima necessità, in Europa&lt;/strong&gt;, come prodotti farmaceutici, componenti elettronici o industriali e metalli preziosi.
Inoltre il conflitto, già a partire dai suoi primi giorni, ha causato &lt;strong&gt;una svalutazione dell'euro&lt;/strong&gt;, molto più marcata rispetto a quella subita dal dollaro statunitense. Il che sta portando gli USA trumpiani a inasprire gli attacchi diretti all'Iran, in quanto, rispetto agli Stati europei, anche grazie alla politica di dazi sulle merci estere, sta soffrendo molto meno a livello economico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si potrebbe essere portati a comparare, come sopra già menzionato, proprio per via dell'impatto sull'energia mondiale, ma soprattutto europea, il conflitto mediorientale con quello russo-ucraino. Tuttavia se nel secondo caso, &lt;strong&gt;il gas proveniente dai gasdotti russi era sostituibile nel medio periodo&lt;/strong&gt;, proprio a causa della costruzione di rapporti con Paesi come l'Arabia Saudita, il Kuwait e il Qatar, in questo caso &lt;strong&gt;lo shock energetico subito dal continente europeo è stato istantaneo&lt;/strong&gt;. Questo perché, come detto sopra, le nuove relazioni energetiche con il Medioriente dipendono dallo Stretto di Hormuz. &lt;strong&gt;Con il controllo e l'insicurezza che i Pasdaran iraniani hanno imposto sullo snodo commerciale&lt;/strong&gt;, in particolare energetico, queste rotte stanno andando verso una &lt;strong&gt;dissoluzione&lt;/strong&gt;. Di conseguenza molte delle &lt;strong&gt;economie importatrici di petrolio e gas naturale, come per l'appunto l'Europa, sono messe in grave difficoltà&lt;/strong&gt; sia per via della scarsità di prodotto, dovuto alla difficile esportazione che fatica a passare dallo Stretto di Hormuz, sia per via dell'impennata che subiranno i costi di questo prodotto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pertanto, diversi Stati europei, tra cui in primis l'&lt;strong&gt;Italia&lt;/strong&gt;, sostano sul ciglio di una &lt;strong&gt;crisi energetico-economica mai vista prima d'ora&lt;/strong&gt; e si trovano ad essere colpite e danneggiate nel profondo da una &lt;strong&gt;guerra di cui di fatto non fanno attivamente parte&lt;/strong&gt;. L'Europa potrebbe però tentare di ridurre il rischio creato dal conflitto, anche se difficilmente potrà eliminarlo del tutto, facendo forza su &lt;strong&gt;tre leve principali&lt;/strong&gt;. La prima è &lt;strong&gt;ridurre la propria dipendenza energetica dal Golfo Persico&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;diversificando le importazioni&lt;/strong&gt;, ad esempio dalla Norvegia, e diventando più autonoma. In secondo luogo è necessaria una sua più profonda &lt;strong&gt;attivazione nel contesto della sicurezza navale&lt;/strong&gt;, contribuendo con l'apparato militare alla navigazione nel Golfo: esistono già organizzazioni mirate a questo obiettivo, la più nota è &lt;strong&gt;la &lt;a href="https://www.ilsole24ore.com/art/emasoh-stretto-hormuz-AFjQxRvD" class="spip_out" rel="external"&gt;EMASoH&lt;/a&gt;, o European Maritime Awareness in the Strait of Hormuz&lt;/strong&gt;, creata già nel 2020. In ultimo, l'Europa dovrebbe &lt;strong&gt; ricorrere alla diplomazia per contribuire a una de-escalation&lt;/strong&gt; della guerra, almeno a carico proprio, tramite la stipulazione o la ripresa di accordi. &lt;strong&gt;Storicamente gli Stati europei hanno cercato di mantenere aperto un canale diplomatico con Teheran&lt;/strong&gt;: concentrarsi su questo punto potrebbe essere un appiglio per il contenimento dei danni che il conflitto iraniano-statunitense/israeliano sta comportando nell'eurozona.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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