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	<title>Eurobull, il webzine euro-energetico</title>
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	<description>La GFE è la e la sezione giovanile del Movimento Federalista Europeo, fondato a Milano il 27-28 agosto 1943 da un gruppo di antifascisti raccolti intorno ad Altiero Spinelli, e costituisce la sezione italiana degli Jeunes Européens Fédéralistes (JEF).</description>
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		<title>Ce lo chiede l'Europa</title>
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		<dc:creator>Simone Caroli</dc:creator>


		<dc:subject>Unione europea</dc:subject>
		<dc:subject>Flexicurity</dc:subject>
		<dc:subject>Youth Opportunities Initiative</dc:subject>

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&lt;p&gt;Nel 1088 in Italia avvenne una piccola rivoluzione che cambiò prima l'Europa e poi il mondo intero. A Bologna alcuni giovani desiderosi di studiare il diritto (la cupida legum iuventus) fondarono la prima Università occidentale moderna. Ne nacque un'organizzazione laica e aperta, finanziata da giovani studenti per altri studenti e da subito con un'impronta internazionale: già nel XII secolo a Bologna studiavano studenti provenienti da 14 diverse “nazionalità” italiane e 17 fuori dalla penisola. (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_texte'><p>Nel 1088 in Italia avvenne una piccola rivoluzione che cambiò prima l'Europa e poi il mondo intero.
A Bologna alcuni giovani desiderosi di studiare il diritto (la <i>cupida legum iuventus</i>) fondarono la prima Università occidentale moderna. Ne nacque un'organizzazione laica e aperta, finanziata da giovani studenti per altri studenti e da subito con un'impronta internazionale: già nel XII secolo a Bologna studiavano studenti provenienti da 14 diverse “nazionalità” italiane e 17 fuori dalla penisola.</p> <p>All'epoca, l'Italia non esisteva ancora e nemmeno l'Unione europea, ma noi, studenti e giovani Europei, esistevamo già.
Dove ora abbiamo blog e forum su Internet, una volta vi erano i circoli universitari. Ora l'inglese, all'epoca il latino.</p> <p>Non abbiamo inventato noi, quindi, il bisogno di un'Europa più unita, più democratica, più nazione: è nella nostra storia e nella nostra genetica, ma è soprattutto in un momento così delicato per la gioventù di tutta l'Unione e del resto del continente che sentiamo la necessità di ritrovare quello spirito di fratellanza che permise ai giovani del 1088 di far partire la loro piccola grande rivoluzione.</p> <p>Guardiamo ai numeri: secondo l'Eurostat in Europa i giovani disoccupati sono quasi un quarto (22,8%) del totale. I NEET, giovani <i>neither in employment, education or training</i>, cioè né studenti, né occupati, né in tirocinio (quindi totalmente esclusi dal mercato del lavoro) sono altri sette milioni e mezzo.
Queste cifre, oltre a rappresentare una macchia sul bilancio economico europeo, fanno pensare che si stia formando una <i>lost generation</i>, una generazione “persa” di persone che non conosceranno mai il benessere sperimentato dalla generazione precedente.</p> <p>I singoli Stati, in questa preoccupante situazione, hanno reagito in maniera diversa: chi cercando di facilitare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro tramite contratti meno gravosi ed impegnativi per i datori, chi rafforzando il legame tra istruzione e aziende e chi invece proteggendo i posti di lavoro.
Anche la Commissione Europea aveva detto la sua, pubblicando nel 2007 il Libro Verde “<i>Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo</i> [<a href='#nb2-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Il documento è consultabile integralmente all'indirizzo http://eurlex.europa.eu/Le' id='nh2-1'>1</a>]”, in cui venivano suggerite agli Stati membri le linee guida della <i>flexicurity</i>: la politica di diritto del lavoro secondo la quale la rinuncia al cosiddetto “posto fisso” (oneroso per i datori) sarebbe stata compensata da politiche di sostegno alla disoccupazione, corsi di formazione continua e flessibilità in entrata, per consentire di passare con sicurezza da un posto di lavoro ad un altro.</p> <p>Nessuno aveva previsto l'arrivo di una crisi economica delle dimensioni di quella che stiamo vivendo attualmente.
Così il modello che si era rivelato vincente ad esempio in Danimarca, aveva portato, alla lunga, alla distruzione dei diritti dei giovani lavoratori nei paesi dell'Europa del Sud, tra cui il nostro.</p> <h3 class="spip">Da dove ripartire allora?</h3> <p>Ci sono paesi in cui la crisi non ha toccato l'occupazione giovanile e paesi in cui il modello della <i>flexicurity</i> è stato solo marginalmente applicato: l'Austria e, soprattutto, la Germania.</p> <p>In questi paesi i giovani studenti non sono abbandonati dalle istituzioni di fronte al mercato del lavoro, ma, anzi, è il mercato stesso che in qualche modo viene loro incontro. Il loro modello di <i>double apprenticeship</i> permette infatti alle imprese di dialogare con università ed istituti tecnici, affiancando all'insegnamento in aula quello sul campo, dando quindi quell'esperienza e quella conoscenza pratica che i datori del lavoro chiedono e le nostre istituzioni non danno.</p> <p>Il vantaggio di questo sistema è evidente: la Germania è l'unico paese in cui, durante questi ultimi critici anni, il tasso di disoccupazione giovanile non è aumentato ed è anzi sceso sotto i livelli pre-crisi.</p> <p>La Commissione Europea, non indifferente a questa problematica, ha così lanciato l'iniziativa «Opportunità per i giovani» [<a href='#nb2-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Comunicazione COM(2011) 933 del 20 dicembre 2011.' id='nh2-2'>2</a>] (<i>Youth Opportunities Initiative</i> - YOI), che promuove interventi della UE e degli Stati membri tesi a migliorare l'occupazione giovanile. Sia il Consiglio europeo [<a href='#nb2-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Conclusioni del Consiglio europeo, EUCO76/12 del 29 giugno 2012 ed EUCO (...)' id='nh2-3'>3</a>] che il Parlamento europeo [<a href='#nb2-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Risoluzione del Parlamento europeo sull'iniziativa “Opportunità per i giovani” (...)' id='nh2-4'>4</a>] hanno ribadito anche l'importanza cruciale e l'urgenza di iniziative tese a dare garanzie ai giovani, soprattutto attraverso la riqualificazione di tirocini. La Commissione inoltre ha recentemente adottato il pacchetto “<i>Ripensare l'istruzione</i>” [<a href='#nb2-5' class='spip_note' rel='footnote' title='COM(2012) 669 del 20 novembre 2012. Anche le conclusioni del Consiglio (...)' id='nh2-5'>5</a>], consigliando agli Stati membri di mettere da parte i programmi di <i>flexicurity</i> ed investire sulla qualità della formazione dei giovani per portare in ogni paese il modello vincente tedesco.</p> <p>Sono passati due anni dalla presentazione della <i>Youth Opportunities Initiative</i> ed oggi più che mai il bisogno che questa iniziativa europea arrivi anche da noi è davvero sentito. Sentiamo anche il bisogno di essere più rappresentati, più ascoltati, più «concittadini dei nostri funzionari europei», sentiamo il bisogno di essere una federazione.</p> <h3 class="spip">"Ce lo chiede l'Europa"</h3> <p>Una frase che alcuni politici hanno usato per giustificare misure impopolari e di dubbia efficacia, oggi va pronunciata da noi a loro, noi che siamo Europa da prima che l'Europa e l'Italia stessa nascessero.</p> <p>Quasi mille anni fa, per un giovane studente europeo, il massimo privilegio a cui poter aspirare era studiare in un'università italiana. Ora che lo studio all'estero è alla portata di molti, vogliamo che si vada oltre, vogliamo che l'istruzione più qualificante sia alla portata di tutti. Vogliamo un'Europa in cui realizzarsi fin da giovani, avere un lavoro che dia dignità e non preoccupazioni, vogliamo che trovare il proprio posto ed il proprio equilibrio non sia un privilegio di chi se lo può permettere, ma la condizione naturale di ogni cittadino degli Stati Uniti d'Europa.</p></div>
		<hr />
		<div class='rss_notes'><p>[<a href='#nh2-1' id='nb2-1' class='spip_note' title='Note 2-1' rev='footnote'>1</a>] Il documento è consultabile integralmente all'indirizzo <a href="http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/site/it/com/2006/com2006_0708it01.pdf" class='spip_url spip_out' rel='nofollow external'>http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/…</a>, url consultato il 20.01.2013</p> <p>[<a href='#nh2-2' id='nb2-2' class='spip_note' title='Note 2-2' rev='footnote'>2</a>] Comunicazione COM(2011) 933 del 20 dicembre 2011.</p> <p>[<a href='#nh2-3' id='nb2-3' class='spip_note' title='Note 2-3' rev='footnote'>3</a>] Conclusioni del Consiglio europeo, EUCO76/12 del 29 giugno 2012 ed EUCO 156/12 del 19 ottobre 2012.</p> <p>[<a href='#nh2-4' id='nb2-4' class='spip_note' title='Note 2-4' rev='footnote'>4</a>] Risoluzione del Parlamento europeo sull'iniziativa “Opportunità per i giovani” (2012/2617(RSP)) del 24 maggio 2012.</p> <p>[<a href='#nh2-5' id='nb2-5' class='spip_note' title='Note 2-5' rev='footnote'>5</a>] COM(2012) 669 del 20 novembre 2012. Anche le conclusioni del Consiglio sulla cooperazione europea in materia di istruzione e formazione (‘ET 2020') (2009/C119/02 del 28 maggio 2009) e la strategia della UE per la gioventù (COM(2009) 200 del 27 aprile 2009) prevedono sforzi europei concertati nell'istruzione, nella formazione e nell'occupazione giovanile.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>Fonte immagine <a href="http://www.flickr.com/photos/dontommaso/7876410418/" class='spip_out' rel='external'>Flickr</a></p></div>
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		<title>Bien Joué, M. Hollande!</title>
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		<dc:creator>Jacopo Barbati</dc:creator>


		<dc:subject>François Hollande</dc:subject>
		<dc:subject>Stati Uniti d'Europa</dc:subject>
		<dc:subject>Enrico Letta</dc:subject>

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&lt;p&gt;Le dichiarazioni del Presidente della Repubblica francese, François Hollande, a favore di un “Governo economico” e di un'“Unione politica” europea giungono al momento giusto nel posto giusto. Che sia la volta buona? Il momento giusto Il 2013 avrebbe dovuto segnare il periodo della svolta, del rilancio dopo gli ultimi, tragici anni di crisi economica e sociale. Invece anche i più ottimisti hanno dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti: a parte qualche timido segno di ripresa, l'uscita definitiva (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_chapo'><p>Le dichiarazioni del Presidente della Repubblica francese, François Hollande, a favore di un “Governo economico” e di un'“Unione politica” europea giungono al momento giusto nel posto giusto. Che sia la volta buona?</p></div>
		<div class='rss_texte'><h3 class="spip">Il momento giusto</h3> <p>Il 2013 avrebbe dovuto segnare il periodo della svolta, del rilancio dopo gli ultimi, tragici anni di crisi economica e sociale. Invece anche i più ottimisti hanno dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti: a parte qualche timido segno di ripresa, l'uscita definitiva dalla crisi pare ancora lontana.</p> <p>Esiste un gruppo di Paesi che condividono una moneta unica ma non esiste un Governo unico che possa amministrare le politiche economiche e sociali di questo gruppo di Paesi. Una contraddizione in termini troppo grande da non essere colta. Il Movimento Federalista Europeo parla di “Federazione europea” (oppure di “Stati Uniti d'Europa”) da ben settant'anni, ossia dalla sua fondazione. Il suo fondatore, Altiero Spinelli, ne parlava addirittura due anni prima: infuriava la Seconda Guerra Mondiale, e la stavano vincendo i tedeschi. Gli Stati Uniti d'Europa avrebbero garantito la Pace.</p> <p>Messaggio recepito, fino a giungere all'incompleta Unione europea odierna. Oggigiorno la Pace (perlomeno all'interno dei confini europei) non è più l'obiettivo principale, ma il messaggio federalista è rimasto sempre attuale: unirsi o perire, economicamente parlando.</p> <p>Possiamo quindi dire che Hollande – così come i vari Merkel, Sarkozy (che insieme presentarono, nel 2011, una proposta per un Governo economico per l'Europa, ma con scarsa convinzione), Letta (rimanendo a coloro che rappresentano i “pesi massimi”; la lista sarebbe molto più lunga), che più o meno recentemente hanno parlato di “Federazione europea” – ha fatto la classica “scoperta dell'acqua calda”. Meglio tardi che mai, comunque, considerando che i tempi sono grami e la svolta è necessaria.</p> <h3 class="spip">Il posto giusto</h3> <p>Ciò che conferisce particolare importanza ai proclami federalisti di Hollande è l'occasione utilizzata per tali annunci: la conferenza stampa semestrale dell'Eliseo, al termine del primo anno di mandato e in previsione del secondo. Le intenzioni sono a tutti gli effetti “ufficiali”, quindi.</p> <p>Inoltre, tali aperture segnano una discontinuità nella politica estera di Hollande, che è parsa finora più vicina al nazionalismo di De Gaulle che all'europeismo di Delors (del quale Hollande è stato “allievo”).</p> <p>Il programma di rafforzamento europeo di Hollande si articola in quattro punti: un Governo economico per l'Eurozona, un piano per l'occupazione giovanile, una Comunità Europea per l'energia, e infine una “nuova unione politica” (gli Stati Uniti d'Europa?), con la spinta propulsiva della Francia. Poco è stato detto su come effettivamente arrivare a questa unione politica e possibilmente alla Federazione europea: dentro o fuori dai Trattati? E con chi?</p> <p>A questo punto non rimane che aspettare le reazioni dei partner storici di Parigi, Berlino <i>in primis</i>. Le affermazioni di Hollande, per quanto vaghe, possono e devono segnare una svolta per la Storia dell'Europa. La Federazione europea non è un capriccio di un gruppo di utopisti, è una necessità. Pare che ora in molti l'abbiano capito.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>Fonte immagine <a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fran%C3%A7ois_Hollande_-_Journ%C3%A9es_de_Nantes_(2).jpg" class='spip_out' rel='external'>Commons.wikimedia</a></p></div>
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		<title>Recensione: Il Ratto d'Europa. Per una archeologia dei saperi comunitari</title>
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		<dc:creator>Salvatore Aloisio</dc:creator>



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&lt;p&gt;Il 9 maggio, festa dell'Europa, ha debuttato al Teatro “Storchi” di Modena “Il Ratto d'Europa. Per una archeologia dei saperi comunitari”. Si tratta di uno spettacolo teatrale, prodotto da Emilia Romagna Teatro (ERT) e Teatro di Roma (questa città sarà la prossima tappa e sarebbe bello ve ne fossero altre, anche in giro per il continente), dedicato all'Europa. All'idea d'Europa, alle sue radici ma anche alla sua attualità e al suo futuro, con un approccio che varia dal serio al faceto, riuscendo (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_texte'><p>Il 9 maggio, festa dell'Europa, ha debuttato al Teatro “Storchi” di Modena “<i>Il Ratto d'Europa. Per una archeologia dei saperi comunitari</i>”. Si tratta di uno spettacolo teatrale, prodotto da Emilia Romagna Teatro (ERT) e Teatro di Roma (questa città sarà la prossima tappa e sarebbe bello ve ne fossero altre, anche in giro per il continente), dedicato all'Europa. All'idea d'Europa, alle sue radici ma anche alla sua attualità e al suo futuro, con un approccio che varia dal serio al faceto, riuscendo approfondito e gradevole al tempo stesso.</p> <p>La rappresentazione inizia con i protagonisti in preda ad un sonno agitato da sogni che ruotano attorno a una parola che ritorna ossessivamente: Europa. Nonostante le differenze che li dividono, costoro ricevono il mandato di divenire una squadra per dimostrare se sia possibile o meno salvare l'Europa dall'estinzione, attraverso una sorta di “giochi senza frontiere” sull'Europa stessa.</p> <p>Il Ratto d'Europa, è un interessante esempio di “teatro pubblico”; la rappresentazione in senso stretto è stata infatti preceduta da numerose iniziative che hanno coinvolto realtà disparate della città. Lo stesso copione è stato influenzato da queste esperienze. In questo contesto preparatorio, quasi un anno fa, sono stato coinvolto insieme a tante realtà cittadine e ho partecipato ad alcune (molte meno di quanto avrei voluto) attività.</p> <p>Orbene, io sono - da tempo ormai (ahimè) immemorabile quello che comunemente si definirebbe un fervente europeista. In realtà non è così, giacché europeista vuol dire, soprattutto oggi, poco o niente. Sono un federalista europeo, penso quindi che solo attraverso una forma di unione federale gli stati europei possano avere un futuro. La differenza non è piccola, in fondo Hamilton e i suoi si definivano federalisti, non genericamente “americanisti” …. e si è visto come è andata in quel caso. Alla luce di questa premessa, non posso nascondere che quando sono stato contattato da ERT per un coinvolgimento nel progetto de Il Ratto d'Europa ho accettato di vedere di cosa si trattasse non senza una dose di scetticismo e diffidenza.</p> <p>In fondo, però, mi confortava l'idea che un regista come Longhi - del quale avevo ammirato da poco “La resistibile ascesa di Arturo Ui” di Brecht e che sapevo aver collaborato con Ronconi nella rappresentazione che tanto scalpore fece una decina d'anni fa de “Le rane”, di Aristofane - capace di coniugare teatro e modernità, decidesse di occuparsi di Europa. Forse, mi sono detto, è un segno della cruciale attualità di questo momento per l'unificazione europea, purtroppo caratterizzato da troppe analogie con il periodo della “resistibile ascesa” che travolse la Repubblica di Weimar. E ho anche pensato al nesso (da Alfieri a Verdi, passando per Pellico) tra teatro e Risorgimento. Quest'ultimo strettamente legato, nella mia formazione culturale, alla costruzione europea, da considerarsi la tappa finale di un percorso che passa attraverso la Resistenza europea al nazifascismo.</p> <p>Una rappresentazione teatrale sull'idea d'Europa! Si tratterà, mi sono chiesto, di un mattone filosofico oppure di una stranezza infarcita di luoghi comuni antieuropeistici o, al contrario di luoghi comuni “unioneuropeisti”. Questi ultimi, non meno pericolosi del c.d. euroscetticismo per l'idea di Europa politica che propugno, consistono in una sorta di “santificazione” dell'UE esistente, priva di ogni senso critico e quindi immobilista per definizione, condotta per lo più da quelli che chiamo “professionisti dell'unioneuropeismo”, parafrasando quanto diceva un autore che mi è particolarmente caro, Sciascia, a proposito dei professionisti dell'antimafia.</p> <p>Invece nulla di tutto ciò, bensì uno spettacolo equilibrato sull'Europa, affrontata per tappe tematiche (con parole chiave come strade, lingue, guerre, ma anche bandi UE ed “euromiti”) che non <i>conduce</i> ma <i>induce</i> a riflettere seriamente, ma piacevolmente, sul tema. Tappe in cui si richiamano le radici dell'Europa e la sua attualità, ciascuna nella sua grandiosità e tragicità, ma non senza passaggi che fanno sorridere. Luci ed ombre che hanno accompagnato e accompagnano la storia millenaria di questa grande penisola, al tempo stesso tanto unita e tanto divisa.</p> <p>Le tappe si susseguono fino a quella decisiva e finale ma … senza un finale conclusivo. Lo spettacolo lascia, infatti, la conclusione allo spettatore, indotto a riflettere con stimoli insieme accattivanti e corretti. Ed è, in fondo, il finale giusto per uno spettacolo sull'Europa che debutta il 9 maggio del 2013, festa dell'Europa e 63° anniversario di quella dichiarazione che sulle macerie della guerra ha dato vita ad un processo d'unificazione mai tentato con metodi democratici, ponendo obiettivi successivamente traditi e dilazionati.</p> <p>Un finale che somiglia molto più che ad un bivio ad una rotonda con più vie d'uscita, delle quali una sola è esatta e percorrendo la quale si corre pure il rischio di tornare indietro. Una piacevole metafora dei giorni che stiamo vivendo. Allo spettatore la scelta di quale strada imboccare. E non solo a teatro.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>Fonte dell'Immagine: <a href="http://www.ilrattodeuropa.it/" class='spip_out' rel='external'>sito dell'evento</a></p></div>
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		<title>La Terza Repubblica è l'Europa</title>
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		<dc:creator>Giorgio Anselmi</dc:creator>


		<dc:subject>Italia</dc:subject>
		<dc:subject>Stati Uniti d'Europa</dc:subject>
		<dc:subject>Giorgio Napolitano</dc:subject>
		<dc:subject>Enrico Letta</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;Capita talvolta anche ad un difensore del Risorgimento e dell'unità italiana di condividere l'amaro e paradossale giudizio di Ennio Flaiano: «La peggiore dominazione straniera che abbia subito il nostro Paese è quella italiana.» I fatti sono noti. L'affermazione nelle elezioni dello scorso febbraio del M5S ha trasformato il sistema da bipolare in tripolare. I veti reciproci hanno impedito la formazione di una maggioranza e quindi di un governo. Per di più il Presidente Napolitano, alla fine del (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_texte'><p>Capita talvolta anche ad un difensore del Risorgimento e dell'unità italiana di condividere l'amaro e paradossale giudizio di Ennio Flaiano: «La peggiore dominazione straniera che abbia subito il nostro Paese è quella italiana.» I fatti sono noti. L'affermazione nelle elezioni dello scorso febbraio del M5S ha trasformato il sistema da bipolare in tripolare. I veti reciproci hanno impedito la formazione di una maggioranza e quindi di un governo. Per di più il Presidente Napolitano, alla fine del suo mandato, non disponeva di quella pienezza di poteri che l'ingarbugliata situazione richiedeva. Tutte le tensioni si sono quindi scaricate sull'elezione del nuovo presidente. Nel PD, che si credeva il perno di ogni soluzione grazie al premio di maggioranza ottenuto alla Camera, sono esplose le contraddizioni tra linee politiche alternative. Risultato: per superare lo stallo, i leader di partito si sono recati da Napolitano col cappello in mano e l'hanno supplicato di accettare la rielezione. A quel punto il Presidente ha potuto esigere la formazione di un governo politico con una larga maggioranza parlamentare.</p> <p>Prima di indicare qualche prospettiva per l'avvenire, ci siano concesse alcune considerazioni su tali vicende. Contrariamente a quanto auspicato anche su queste pagine, il M5S continua a ritagliarsi un ruolo di pura e sterile opposizione. Invece di contribuire al rinnovamento del Paese, corre così il rischio di trasformarsi in uno dei tanti movimenti di protesta di cui è costellata la nostra storia. Venuti dal nulla e scomparsi nel nulla. Per dirla con un esperto della materia, Fausto Bertinotti: «In Italia i rivoluzionari non fanno la rivoluzione e i riformisti non fanno le riforme.»</p> <p>Col PD è entrato in crisi l'ultimo partito rimasto sulla scena, non a caso costituito da spezzoni dei due maggiori partiti della cosiddetta Prima Repubblica. Le altre forze politiche sono infatti o comitati elettorali al seguito di un padre-padrone o formazioni regionali e locali o partitini nati da scissioni o assemblati alla bell'e meglio da qualche leaderino. Spesso senza tradizioni, senza identità, senza vita democratica interna, senza radicamento territoriale. Difficile non dar ragione a Mario Albertini: «Non sono i partiti a rovinare l'Italia, è l'Italia a rovinare i partiti.»</p> <p>Nonostante questi due mesi di vuoto pneumatico, l'Italia non è finita sotto l'attacco della speculazione. Per tre motivi. Innanzi tutto per l'ombrello dell'Europa e, in particolare, della BCE di Mario Draghi, che non per nulla ha parlato di «pilota automatico». In secondo luogo, la cura attuata dal Governo Monti ha rimesso in carreggiata i conti pubblici e convinto i mercati che la via tracciata non sarebbe stata abbandonata. Oggi Monti ed il suo governo non godono di buona stampa, ma i federalisti non possono dimenticare le condizioni in cui il Presidente della Bocconi ha preso in mano le redini e lo sforzo fatto per ridare dignità al nostro Paese. Infine il Giappone, giunto buon ultimo ad adottare manovre monetarie espansive ma con la ferma volontà di surclassare USA e Regno Unito, ha inondato i mercati di una tale massa di liquidità da rendere appetibili anche i titoli sovrani dei tanto vituperati PIIGS.</p> <p>Pericolo scampato, presidente rieletto, governo costituito. Purtroppo non è il momento del <i>veni, vidi, vici</i>. Non per Napolitano, non per Letta, non per l'Italia. I federalisti avevano già un grande debito di gratitudine verso il Presidente della Repubblica, che ha saputo mantenere ben ferma la barra durante i sette procellosi anni del suo primo mandato. Ora egli è riuscito nell'impresa di far ottenere la fiducia ad un governo «europeo ed europeista» da parte di un parlamento con forti venature euroscettiche, per non dir di peggio. Pur con tutta la comprensione ed anzi l'ammirazione
che merita il suo sacrificio al servizio del Paese, avremo ancora bisogno della sua saggezza ed autorevolezza nei prossimi mesi ed anni.</p> <p>Enrico Letta è un leader ancora giovane, le cui convinzioni federaliste traggono però origine da una grande tradizione politica. Anche per questo, con il sostegno di Napolitano, ha saputo collocare nei ruoli strategici personalità di sicuro valore e con un fermo orientamento sovranazionale: Bonino agli Esteri, Saccomanni all'Economia, Moavero Milanesi agli Affari europei. Con la visita a Berlino, Parigi e Bruxelles ha poi definito i punti cardinali a cui intende legare le sorti del suo governo. Vincolare le scelte della maggioranza parlamentare a quella cornice sarà il non facile compito del Presidente del Consiglio. Le opposte sirene del taglio delle tasse e dell'aumento delle spese sono risuonate già durante il voto di fiducia. Mettere in pericolo i saldi del bilancio pubblico significherebbe vanificare i sacrifici compiuti e illudere con un po' di spesa drogata i cittadini e le imprese.</p> <p>La battaglia contro la crisi va combattuta in Europa. E va combattuta, come i federalisti hanno riaffermato nel recente Congresso di Milano, su due fronti: dotare l'Eurozona di un bilancio adeguato e nello stesso tempo trasformarla in una federazione. La Francia vuole più solidarietà, ma è recalcitrante ad ulteriori cessioni di sovranità. D'altra parte la Germania subordina l'unione fiscale ed economica all'unione politica. In questa crescente e pericolosa divaricazione della coppia franco-tedesca può inserirsi l'Italia, non tanto per creare un fronte con l'una contro l'altra, ma per realizzare le politiche volute dalla Francia attraverso le istituzioni federali pretese dalla Germania. Sarebbe il modo migliore per convincere i cittadini che la Terza Repubblica può essere solo l'Europa.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>1. L'articolo é stato pubblicato come editoriale su <a href="http://www.mfe.it/site/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=133&Itemid=84" class='spip_out' rel='external'>L'Unità Europea n. 2/2013</a></p> <p>2. Fonte dell'immagine: <a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:%22_12_-_ITALY_-_3_-_Flag_of_Italy_and_Europe_%28_European_Union_%29_IT_e_UE.jpg" class='spip_out' rel='external'>Wikimedia Commons</a></p></div>
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		<title>Chi deve temere il populismo? Dati popolari sui costi della divisione europea</title>
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		<dc:subject>Stati Uniti d'Europa</dc:subject>

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&lt;p&gt;Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013. I politici e i mass-media sono convinti che l'Europa non sia “popolare”, e che sia impossibile costruire consenso e popolarità sull'idea di unità europea. Questo apre enormi spazi di propaganda e demagogia contro l'Europa. Leggiamo di continuo commenti sui costi della burocrazia europea, sui danni dell'Euro, sui limiti (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_chapo'><p>Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013.</p></div>
		<div class='rss_texte'><p>I politici e i mass-media sono convinti che l'Europa non sia “popolare”, e che sia impossibile costruire consenso e popolarità sull'idea di unità europea. Questo apre enormi spazi di propaganda e demagogia contro l'Europa. Leggiamo di continuo commenti sui costi della burocrazia europea, sui danni dell'Euro, sui limiti dell'austerità “imposta dall'Europa”, eccetera, tutti argomenti cari ai populisti di destra e sinistra.</p> <p>Ma è vero che l'Europa è condannata all'impopolarità? NO! Basta, visto che è l'unico linguaggio che paga, ecco un po' di sano populismo contro gli Stati nazionali e la loro Europa intergovernativa, che è in realtà una NON Europa.</p> <p>Pochi ma significativi esempi di quanto ci costa la NON Europa oggi:</p> <ul class="spip"><li> Ambasciate: ognuno dei 27 stati europei mantiene lussuose ambasciate nei principali paesi europei e extra-europei. Ad esempio il costo della diplomazia italiana è di 1,7 miliardi per coprire 327 sedi (ambasciate e consolati). Immaginate quanto si recupererebbe se anziché 27 diplomazie se
ne avesse una sola europea, tra l'altro certamente più autorevole? Io penso almeno 20 miliardi tra tutti i 27 paesi.</li></ul>
<ul class="spip"><li> Esercito : un recente studio dell'IAI (Istituto Affari Internazionali) e del CSF (Centro Studi sul Federalismo) ha stimato che passare da 27 eserciti nazionali ad un solo esercito europeo a parità di efficienza potrebbe consentire all'insieme dei paesi europei un risparmio dell'ordine dei 120 miliardi di € ! Non sono noccioline!</li></ul>
<ul class="spip"><li> Bilancio Europeo: se analizziamo il bilancio dell'Unione Europea del 2012 (147 miliardi), vediamo che l'86% (126 miliardi) è destinato a fondi per la crescita, lo sviluppo, l'agricoltura e l'ambiente, cioè investimenti produttivi che favoriscono l'occupazione. L' 8,4% va alla cooperazione internazionale e alla sicurezza e solo il 5,6% al funzionamento delle istituzioni (Parlamento, Commissione, Consiglio, Corte di Giustizia, etc.), che comprende 24.000 dipendenti, tanti quanti il solo comune di Roma. Non raddoppiare il bilancio europeo (e basterebbe il risparmio ottenuto dall'esercito e dalla diplomazia europea) ci priva di investimenti produttivi e non clientelari che potrebbero portare alla creazione di milioni di posti di lavoro secondo una formula spesso usata dagli economisti che vede 1 milione di posti di lavoro ogni 25 miliardi investiti.</li></ul> <p>… Non è necessario continuare: è l'Europa unita che ci conviene! Gli Stati nazionali ci costano!</p> <p><i>Piergiorgio G.</i></p> <p>Per visitare il sito dell'iniziativa «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>. Per visitare la pagina facebook dell'evento <a href="https://www.facebook.com/events/357042527746428/?fref=ts" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>1. Post originariamente pubblicato sulla <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>pagina dell'iniziativa</a></p> <p>2. Fonte immagine <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Location_European_Union.svg" class='spip_out' rel='external'>Flickr</a></p></div>
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		<title>Ora basta! Vogliamo una Politica all'altezza dei problemi da affrontare</title>
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		<dc:subject>Stati Uniti d'Europa</dc:subject>

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&lt;p&gt;Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013. Torniamo alla vera Politica! Pensare che problemi di ordine globale possano essere risolti da poteri nazionali è una convinzione anacronistica, che va contro ogni evidenza storica; il mondo corre e si trasforma attorno ad un'Europa divisa e immobile: stati di dimensioni continentali emergono sullo scenario (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_chapo'><p>Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013.</p></div>
		<div class='rss_texte'><p>Torniamo alla vera Politica!</p> <p>Pensare che problemi di ordine globale possano essere risolti da poteri nazionali è una convinzione anacronistica, che va contro ogni evidenza storica; il mondo corre e si trasforma attorno ad un'Europa divisa e immobile: stati di dimensioni continentali emergono sullo scenario dell'economia globale, vecchie superpotenze cercano di ricostruire il proprio ruolo nel panorama internazionale, nuove sfide si fanno pressanti, dalla gestione della questione climatica alla regolazione transnazionale della finanza.</p> <p>Oggi i Paesi europei possono decidere se “unirsi o perire”, se creare l'Unione politica per cambiare le carte sul tavolo dei poteri mondiali oppure rifugiarsi in un miraggio di indipendenza e superiorità che fa germogliare una cattiva politica fatta di populismo e miopie. Ogni miraggio, però, prima o poi è destinato a scontrarsi con la realtà, e la crisi economica, la disoccupazione ed i crescenti conflitti sociali nel Vecchio continente ne sono una prova.</p> <p>Dobbiamo tornare alla Politica vera, profonda, quella che usa i poteri a vantaggio della Società. Una società che oggi, nel mondo globalizzato, è l'umanità intera! Noi possiamo e dobbiamo sentirci parte di questa – della nostra – umanità, esserne i custodi e batterci per il suo futuro, per questo l'11 maggio manifesteremo a Firenze!</p> <p>Viva la vera Politica, viva gli Stati Uniti d'Europa!</p> <p><i>Claudia M.</i></p> <p>Per visitare il sito dell'iniziativa «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>. Per visitare la pagina facebook dell'evento <a href="https://www.facebook.com/events/357042527746428" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>Post originariamente pubblicato sulla <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>pagina dell'iniziativa</a></p></div>
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		<title>Il cambiamento è possibile, ma basta con la miopia nazionale!</title>
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		<div class='rss_chapo'><p>Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013.</p></div>
		<div class='rss_texte'><p>Le vicende politiche italiane degli ultimi mesi, con il tragi-comico fallimento della coalizione di centro-sinistra, mostrano che quando la lotta politica rimane incanalata esclusivamente all'interno del quadro politico nazionale essa degenera immediatamente in pura lotta di potere, di fazioni di partito “l'un contro l'altre armate”.</p> <p>Il perché è semplice. Nel quadro politico nazionale non esistono più gli strumenti politici per il ‘governo del cambiamento'. È sparito non solo il governo della moneta, ma anche quello di bilancio e della politica economica in generale, ‘migrati' a livello europeo, dove però non c'è un governo democratico e legittimato dal voto popolare.</p> <p>Perciò succede che a livello nazionale si può solo parlare e straparlare di ‘cambiamento', di ‘sviluppo', ma non lo si può fare, perché le chiavi del potere di fare queste cose stanno a Bruxelles e non a Roma. È questo il vero motivo di fallimento della politica: l'essere rimasta solo nazionale, mentre i problemi da risolvere sono sempre più europei.</p> <p>La conseguenza è che i partiti nazionali si scontrano tra di loro solo ed esclusivamente attorno al feticcio del potere nazionale, che non risolve i problemi, ma garantisce a chi lo detiene una bella rendita di posizione. Per questo lo scontro tra di essi è fortissimo: è in discussione il loro potere allo stato puro, la loro esistenza, la loro sopravvivenza come partiti, come carriera personale dei leader.</p> <p>La politica nazionale può funzionare correttamente solo se, accanto ad essa, nasce una politica europea che pone traguardi ed obiettivi da raggiungere. Ad esempio, quando venne posto il traguardo dell'euro, la società e la classe politica italiana diedero vita ad un grande dibattito, aspro, ma costruttivo e democratico e le forze politiche si divisero allora secondo chiare e definite posizioni, pro o contro, ma senza le lacerazioni cui assistiamo invece ora.</p> <p>Oggi è necessario che si ponga un nuovo ed ambizioso traguardo: la nascita di un ‘governo democratico europeo', espressione cioè del voto dei cittadini europei, dotato delle risorse necessarie per avviare un grande “Piano di sviluppo sostenibile e per l'occupazione”.</p> <p>Occorre dunque il ‘governo' e la ‘democrazia', ma sul piano europeo, perché solo a quel livello il ‘cambiamento' diventa credibile.</p> <p>Allora anche la politica nazionale potrà uscire dal marasma in cui oggi si trova. Potrà sviluppare un dibattito, aspro e costruttivo, ma attorno a quale Europa è necessaria, quale sviluppo è necessario, quale cambiamento è possibile. E le forze politiche in Italia si collocheranno attorno a queste scelte, europee e concrete, non attorno alle “intese”, più o meno larghe, dettate dalla logica della sopravvivenza del potere personale di Tizio o Caio.</p> <p>LA POLITICA NAZIONALE È IN AGONIA.</p> <p>LA POLITICA PUÒ RINASCERE SOLO CON UN GOVERNO ED UNA DEMOCRAZIA EUROPEA.</p> <p><i>Antonio L.</i></p> <p>Per visitare il sito dell'iniziativa «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>. Per visitare la pagina facebook dell'evento <a href="https://www.facebook.com/events/357042527746428" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>1. Post originariamente pubblicato sulla <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>pagina dell'iniziativa</a></p> <p>2. Fonte immagine <a href="http://www.flickr.com/photos/joseag/8034761492/" class='spip_out' rel='external'>Flickr</a></p></div>
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		<title>Basta con l'austerità! Vogliamo un piano europeo di sviluppo sostenibile e per l'occupazione</title>
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		<dc:creator>#FIRENZE11MAGGIO2013</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013. Il continente europeo si trova di fronte a una crisi economica, politica e sociale che ci ricorda quella del 1929. Questa crisi cominciata nel 2007 con la bolla dei mutui subprime e generata dal turbo-capitalismo finanziario globale sta minando le basi del progetto europeo. Di fronte a uno scenario di (...)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded><![CDATA[<img class='spip_logos' alt="" align="right" src="http://www.taurillon.org/local/cache-vignettes/L150xH74/arton5740-ab074.jpg" width='150' height='74' style='height:74px;width:150px;' />
		<div class='rss_chapo'><p>Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013.</p></div>
		<div class='rss_texte'><p>Il continente europeo si trova di fronte a una crisi economica, politica e sociale che ci ricorda quella del 1929. Questa crisi cominciata nel 2007 con la bolla dei mutui subprime e generata dal turbo-capitalismo finanziario globale sta minando le basi del progetto europeo.</p> <p>Di fronte a uno scenario di disgregazione e di graduale impoverimento dei cittadini europei i governi nazionali dal 2008 ad oggi, nonostante decine di incontri nei Consigli europei, non sono riusciti a proporre soluzioni all'altezza della grave situazione in cui ci troviamo. Il <i>Fiscal Compact</i> ha ridotto le ricette dei governi per salvare l'Europa alle sole politiche di austerità aggravando la recessione in atto piuttosto che migliorarla.</p> <p>Per superare la crisi occorre un piano europeo straordinario di sviluppo sostenibile e per l'occupazione [<a href='#nb2-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Per visitare il blog dell'ICE per un Piano straordinario europeo di sviluppo (...)' id='nh2-1'>1</a>] in grado di rianimare l'esangue economia europea. Tale piano potrà essere finanziato con risorse proprie come la <i>carbon tax</i>, la tassa sulle transazioni finanziarie e l'emissione di euro-obbligazioni garantite dal bilancio stesso.</p> <p>I governi nazionali, riuniti nel Consiglio europeo di febbraio 2013, hanno pensato bene di ridurre il già risicatissimo bilancio europeo per il periodo 2014-2020. Il Parlamento europeo ha bocciato tale proposta nella sessione di marzo 2013 ed ha così riaperto i giochi. La decisione del Consiglio europeo potrà essere ribaltata se il Parlamento europeo avrà il sostegno dei cittadini europei. A tal fine è importante che i cittadini europei facciano sentire la propria voce a favore di un bilancio europeo adeguato e dotato di risorse proprie.</p> <p>Senza un piano di sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile che può far ripartire l'economia europea su basi nuove e che può fare da contrappeso alle sole politiche di austerità la situazione continuerà ad aggravarsi inesorabilmente con l'aumento dell'euroscetticismo, il rafforzamento di tendenze e comportamenti neo-nazionalisti e populisti ma anche una diffusa ostilità verso l'Unione europea.</p> <p>L'unico antidoto per recuperare il consenso dei cittadini al progetto di unità europea passa da una partecipazione popolare a un percorso costituente per la costruzione di un'Europa democratica, federale e sociale. La manifestazione di Firenze per gli Stati Uniti d'Europa potrà diventare un passaggio importante in tale direzione solo con il tuo sostegno e la tua partecipazione.</p> <p>La primavera della democrazia europea riparte da Firenze. Non mancare l'appuntamento. Segna la data: 11 maggio 2013!</p> <p><i>Nicola V.</i></p> <p>Per visitare il sito dell'iniziativa «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>. Per visitare la pagina facebook dell'evento <a href="https://www.facebook.com/events/357042527746428/?fref=ts" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>.</p></div>
		<hr />
		<div class='rss_notes'><p>[<a href='#nh2-1' id='nb2-1' class='spip_note' title='Note 2-1' rev='footnote'>1</a>] Per visitare il blog dell'ICE per un Piano straordinario europeo di sviluppo sostenibile <a href="http://eci-sviluppoeoccupazioneineuropa.blogspot.it/" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a></p></div>
		<div class='rss_ps'><p>1. Post originariamente pubblicato sulla <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>pagina dell'iniziativa</a></p> <p>2. Fonte immagine <a href="http://www.flickr.com/photos/87913776@N00/3772577165/" class='spip_out' rel='external'>Flickr</a></p></div>
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		<title>Questo è solo l'inizio: la primavera dell'Europa inizia da Firenze</title>
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&lt;p&gt;Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013. Lamentarsi non basta, rinnegare l'Europa è suicida: pretendiamo la piena democrazia a livello europeo! In questi mesi, la discussione internazionale su come rilanciare la democrazia e costruire una vera politica europea all'altezza della crisi e dei problemi globali è andata avanti in molte direzioni, ma manca una (...)&lt;/p&gt;


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		<div class='rss_chapo'><p>Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013.</p></div>
		<div class='rss_texte'><p><strong>Lamentarsi non basta, rinnegare l'Europa è suicida: pretendiamo la piena democrazia a livello europeo!</strong></p> <p>In questi mesi, la discussione internazionale su come rilanciare la democrazia e costruire una vera politica europea all'altezza della crisi e dei problemi globali è andata avanti in molte direzioni, ma manca una voce importante, la più importante di tutte: quella dei cittadini europei!</p> <p>I vertici europei dei Capi di Stato e di Governo non rappresentano i cittadini europei, rappresentano i rapporti di forza tra i vari poteri nazionali. Ma i problemi che sono chiamati a risolvere sono europei e non nazionali: noi pretendiamo che ci venga riconosciuta la nostra sovranità di europei!</p> <p>Come europei dobbiamo poter giudicare, scegliere e partecipare alla vita politica del continente. Serve una vera primavera europea che nasca dal basso e che porti alla costruzione dell'Europa democratica e federale. Per alzare la “voce” in modo più diretto e forte abbiamo finalmente un'occasione imperdibile: una grande manifestazione di piazza l'11 maggio a Firenze!</p> <p><i>Federica M.</i></p> <p>Per visitare il sito dell'iniziativa «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» <a href="http://www.mfe2.it/toscana/. Per visitare la pagina facebook dell'evento [clicca qui->https://www.facebook.com/events/357042527746428/?fref=ts" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>1. Post originariamente pubblicato sulla <a href="http://www.mfe2.it/toscana/" class='spip_out' rel='external'>pagina dell'iniziativa</a></p> <p>2. Fonte immagine <a href="http://www.flickr.com/photos/soldon/5365279256/" class='spip_out' rel='external'>Flickr</a></p></div>
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		<title>Basta dare colpe agli altri! Cambiare l'Europa dipende anche da te</title>
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&lt;p&gt;Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013. Ai problemi della crisi, ai mali endemici italiani pare proprio che non ci sia soluzione; debito, disoccupazione, criminalità organizzata, corruzione. È sufficiente ascoltare un qualunque dibattito televisivo per avere l'impressione che la politica nazionale sia impotente di fronte a problemi più grandi di lei. (...)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.eurobull.it/-Scelti-per-voi-" rel="directory"&gt;Scelti per voi&lt;/a&gt;


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		<div class='rss_chapo'><p>Eurobull condivide con i propri lettori alcuni commenti redatti in vista della manifestazione «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» che si terrà a Firenze l'11 maggio 2013.</p></div>
		<div class='rss_texte'><p>Ai problemi della crisi, ai mali endemici italiani pare proprio che non ci sia soluzione; debito, disoccupazione, criminalità organizzata, corruzione. È sufficiente ascoltare un qualunque dibattito televisivo per avere l'impressione che la politica nazionale sia impotente di fronte a problemi più grandi di lei.</p> <p>Pensare che questa impotenza sia determinata esclusivamente dall'attaccamento alla poltrona, dall'anagrafe dei politici, dal “<i>magna magna</i>” quasi naturale di parlamentari e ministri italiani sarebbe una risposta giusta soltanto a metà. Sono passati cinque anni dalla crisi e ancora nemmeno una minima luce in fondo al tunnel è visibile; nel frattempo il <i>welfare state</i> viene smantellato, l'istruzione squalificata e la dignità dei cittadini italiani presa a bastonate dall'impotenza di fronte alla povertà.</p> <p>Smettiamo di giocare alla ricerca del capro espiatorio e alziamo gli occhi! Il tunnel finirà solo quando comprenderemo che lo Stato nazionale ci sta stretto, che è ormai inadeguato ad affrontare qualsiasi crisi che non provenga dal proprio ombelico.</p> <p>Italiani è tempo di scuotersi! Se crediamo che un cambiamento sia possibile, se crediamo che un futuro più roseo sia un nostro diritto è tempo che ognuno di noi faccia la propria parte.
L'unico modo per vincere la crisi e la povertà – non quella di un lontano Paese visto in TV, ma la realistica possibilità di perdere tutto quello che negli ultimi sessant'anni è stato costruito – è l'unità dei popoli europei. L'Europa è nata per creare la pace tra gli europei; oggi questo progetto deve compiersi affinché in Italia e in Europa regnino la pace sociale e quella intergenerazionale.</p> <p>L'11 maggio io sarò in piazza a Firenze a manifestare per la democrazia europea, per gli Stati Uniti d'Europa; ci sarò per il mio e il nostro futuro. Tu ci sarai?</p> <p><i>Massimo V.</i></p> <p>Per visitare il sito dell'iniziativa «Gli Stati Uniti d'Europa per uscire dalla crisi» <a href="http://www.mfe2.it/toscana/?p=75" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>. Per visitare la pagina facebook dell'evento <a href="https://www.facebook.com/events/357042527746428/?fref=ts" class='spip_out' rel='external'>clicca qui</a>.</p></div>
		<div class='rss_ps'><p>Post originariamente pubblicato sulla <a href="http://www.mfe2.it/toscana/?p=75" class='spip_out' rel='external'>pagina dell'iniziativa</a></p></div>
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