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	<title>Eurobull.it</title>
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	<description>Eurobull.it, la rivista che fa luce sull'Europa. Leggi Chi siamo e contattaci.</description>
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<item xml:lang="it">
		<title>Tra cooperazione e competizione: l'Europa sapr&#224; giocare la sua partita in Africa?</title>
		<link>http://www.taurillon.org/tra-cooperazione-e-competizione-l-europa-sapra-giocare-la-sua-partita-in</link>
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		<dc:date>2026-05-14T08:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Marco Assensi</dc:creator>


		<dc:subject>Africa</dc:subject>
		<dc:subject>Unione Africana</dc:subject>
		<dc:subject>Nazioni Unite</dc:subject>
		<dc:subject>Diritti umani</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;Fra il 24 e il 25 novembre 2025 si &#232; tenuto il Vertice Unione Europea-Unione Africana a Luanda, in Angola, un momento per discutere circa il futuro dei due continenti e per rafforzare la loro cooperazione. Secondo Eurostat, nel solo 2024, il commercio fra i due ha superato i &#8364;350 miliardi, in aumento del 27% negli ultimi dieci anni. Tutto questo, unito alle dimensioni geografiche e demografiche, rende il Continente Africano sempre pi&#249; importante nelle logiche mondiali, una sfida che l'UE non (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-approfondimenti-" rel="directory"&gt;Approfondimenti&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-Afrique-+" rel="tag"&gt;Africa&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-unione-africana-+" rel="tag"&gt;Unione Africana&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-United-Nations-+" rel="tag"&gt;Nazioni Unite&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.taurillon.org/+-Droits-de-l-Homme-+" rel="tag"&gt;Diritti umani&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/cf/d63529912f88e6a594fb84642451d7.jpg?1778750048' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Fra il 24 e il 25 novembre 2025 si &#232; tenuto il Vertice Unione Europea-Unione Africana a Luanda, in Angola, un momento per discutere circa il futuro dei due continenti e per rafforzare la loro cooperazione. Secondo Eurostat, nel solo 2024, il commercio fra i due ha superato i &#8364;350 miliardi, in aumento del 27% negli ultimi dieci anni. Tutto questo, unito alle dimensioni geografiche e demografiche, rende il Continente Africano sempre pi&#249; importante nelle logiche mondiali, una sfida che l'UE non pu&#242; permettersi perdere soprattutto alla luce delle sue croniche necessit&#224; energetiche&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Consiglio dell'Unione Europea - Scambi commerciali UE-Africa: fatti e cifre&#034; id=&#034;nh1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'Unione europea, riconoscendo le opportunit&#224; che un tale mercato rappresenta, ha lanciato nel 2021 il &lt;strong&gt;Global Gateway&lt;/strong&gt;, un ambizioso piano attraverso il quale gli Stati Membri hanno mobilitato 150 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 per la sola Africa attraverso crediti, sovvenzioni e investimenti&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Commissione Europea - International Partnerships - Global Gateway&#034; id=&#034;nh2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Gli obiettivi sono molteplici, ma il fine ultimo &#232; il medesimo: &lt;strong&gt;perseguire l'indipendenza dalle altre potenze globali attraverso lo sviluppo comune&lt;/strong&gt;. Principalmente, l'Unione europea punta alla &lt;strong&gt;costruzione e protezione di infrastrutture in Africa&lt;/strong&gt;, sia per proporsi come alternativa alla Cina che per garantire standard di sicurezza pi&#249; alti. Ne &#232; un esempio il caso dei cavi sottomarini, dai quali dipende gran parte delle comunicazioni mondiali e di cui il Mediterraneo &#232; fitto. Un altro pilastro sul quale si concentra la strategia europea &#232; certamente il tema dell'&lt;strong&gt;energia&lt;/strong&gt;: in media, i Paesi dell'eurozona, dipendono per almeno il 60% da importazioni straniere; risulta quindi doveroso trovare forniture sostenibili e sicure, che non vadano a discapito della popolazione locale e che possano rimanere stabili per non aggravare la costante crisi energetica&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb3&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Eurostat - Energy statistics - an overview&#034; id=&#034;nh3&#034;&gt;3&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. A questo si aggiungono investimenti sulla transizione energetica e a supporto della creazione di poli di produzione di medicinali, di modo da rendere l'Africa pi&#249; indipendente in caso di crisi globali (vedasi il caso della pandemia da Covid-19)&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb4&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Commissione Europea - Manufacturing and Access to Vaccines, medicines &amp; (&#8230;)&#034; id=&#034;nh4&#034;&gt;4&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per quanto riguarda il quadro normativo, l'Unione europea ha siglato con 47 Paesi africani il cosiddetto &lt;strong&gt;Accordo di Samoa&lt;/strong&gt;, nel quale vengono disciplinate materie che spaziano dai diritti umani al cambiamento climatico, passando dalla crescita economica alla sicurezza. La volont&#224; &#232; quella di stimolare il commercio aprendo i due mercati l'uno all'altro, mantenendo allo stesso tempo solidi quei valori per i quali l&#8216;UE si contraddistingue: l'obiettivo &#232; garantire uno &lt;strong&gt;sviluppo che sia sostenibile e controllato attraverso partnership paritarie che tutelino gli interessi reciproci&lt;/strong&gt;. Attraverso questo accordo, l'Unione europea mira a creare posti di lavoro e a combattere fenomeni come la pirateria e l'immigrazione illegale, diventando un vero e proprio investitore istituzionale&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb5&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Consiglio dell'Unione europea &#8211; L'Accordo di Samoa&#034; id=&#034;nh5&#034;&gt;5&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per raggiungere questo obiettivo &#232; stato stipulato un accordo denominato &lt;i&gt;Everything But Arms&lt;/i&gt; (EBA), che permette ai Paesi classificati dall'ONU come &lt;strong&gt;&#8220;&lt;i&gt;less developed countries&lt;/i&gt;&#8221; di accedere al mercato europeo ed esportare prodotti senza alcun tipo di dazio&lt;/strong&gt;; l'unica eccezione viene fatta per tutto il materiale di tipo bellico, dalle armi alle munizioni&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb6&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Commissione Europea - Everything but Arms (EBA)&#034; id=&#034;nh6&#034;&gt;6&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Questo &#232; un atto unilaterale dell'Unione Europea, che non chiede infatti l'azzeramento di alcun tipo di dazio sulle sue merci da lei vendute, ma si rende disponibile ad eliminarli su quelle che importa. Attraverso questa politica si favorisce il commercio di prodotti lavorati, incentivando lo sviluppo di questi Paesi che sarebbero altrimenti relegati a rimanere economie basate sulla sola estrazione ed esportazione di materie prime. Ci&#242; nonostante, l'Unione Europea si riserva il &lt;strong&gt;diritto di revocare l'EBA nel momento in cui si riscontrassero gravi violazioni di diritti umani&lt;/strong&gt;, com'&#232; gi&#224; successo in passato in Cambogia&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb7&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Commissione Europea - Cambogia: una missione dell'UE valuta la situazione (&#8230;)&#034; id=&#034;nh7&#034;&gt;7&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Unione europea ha inoltre siglato con molti Paesi africani i cosiddetti &lt;strong&gt;Accordi di Partenariato Economico&lt;/strong&gt; (EPA), ovvero trattati attraverso i quali ottenere una maggiore apertura dei mercati pi&#249; sviluppati, come nei casi di Kenya e Sudafrica, conformemente alle regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb8&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Commissione Europea - Accordi di partenariato economico (APE)&#034; id=&#034;nh8&#034;&gt;8&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Differentemente dall'EBA, questi accordi sono pi&#249; specifici per i &lt;strong&gt;singoli Paesi che li siglano&lt;/strong&gt;: questi &lt;strong&gt;si impegnano ad aprire i loro mercati alle aziende europee&lt;/strong&gt;, che possono quindi investire e commerciare incentivando l'avanzamento dell'industria locale. Anche in questo caso per&#242; il rapporto non &#232; simmetrico, in quanto i Paesi africani hanno a disposizione molti anni per completare la loro apertura, in rispetto delle necessit&#224; date dalla protezione delle fragili realt&#224; locali. Accordi come questo saranno il futuro per l'Unione Europea, anche alla luce delle prospettive di crescita economica e demografica del continente africano. Queste &lt;strong&gt;economie in via di sviluppo&lt;/strong&gt;, infatti, &lt;strong&gt;possono trasformarsi dall'essere recipienti di aiuti all'essere potenziali acquirenti della tecnologia europea&lt;/strong&gt;, fondamentale per tutti i processi di automazione che decretano il passaggio ad un'economia sviluppata. Si tratta quindi di gettare le basi per un mercato che nel 2050 dovrebbe rappresentare &lt;strong&gt;circa il 25% della popolazione mondiale&lt;/strong&gt;, un potenziale immenso che, se colto per tempo, darebbe all'Unione europea la possibilit&#224; di tornare competitiva in virt&#249; anche della vicinanza geografica, aumentando ancora di pi&#249; l'importanza delle infrastrutture mediterranee&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb9&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;ONU - Department of Economic and Social Affairs Population Division - World (&#8230;)&#034; id=&#034;nh9&#034;&gt;9&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In conclusione, il &lt;strong&gt;rapporto fra Europa e Africa&lt;/strong&gt; sta velocemente cambiando, diventando &lt;strong&gt;sempre pi&#249; interdipendente&lt;/strong&gt;. L'Unione ha introdotto una struttura di accordi e investimenti imponente, eppure la domanda resta: &lt;strong&gt;riuscir&#224; l'UE a creare nuove reali opportunit&#224; economiche, che siano competitive rispetto alle alternative cinesi o russe?&lt;/strong&gt; Guardando ad est, infatti, Paesi come Russia o Cina offrono assistenza militare o economica tipiche di Stati non democratici, che possono quindi agire nell'immediato e senza lungaggini burocratiche. Bruxelles dovr&#224; quindi &lt;strong&gt;bilanciare il rispetto dei diritti umani e della democrazia con il pragmatismo necessario per continuare a contare sullo scenario internazionale&lt;/strong&gt;, trasformando gli accordi gi&#224; in essere in realt&#224; sempre pi&#249; solide, che possano creare posti di lavoro e infrastrutture di modo da aumentare la credibilit&#224; e la portata del progetto europeo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Consiglio dell'Unione Europea - Scambi commerciali UE-Africa: fatti e cifre&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Commissione Europea - International Partnerships - Global Gateway&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb3&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh3&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 3&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;3&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Eurostat - Energy statistics - an overview&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb4&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh4&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 4&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;4&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Commissione Europea - Manufacturing and Access to Vaccines, medicines &amp; health technology products in Africa (MAV+)&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb5&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh5&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 5&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;5&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Consiglio dell'Unione europea &#8211; L'Accordo di Samoa&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb6&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh6&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 6&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;6&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Commissione Europea - Everything but Arms (EBA)&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb7&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh7&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 7&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;7&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Commissione Europea - Cambogia: una missione dell'UE valuta la situazione dei diritti umani e dei lavoratori&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb8&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh8&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 8&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;8&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Commissione Europea - Accordi di partenariato economico (APE)&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb9&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh9&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 9&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;9&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;ONU - Department of Economic and Social Affairs Population Division - World Population Prospects 2024&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Energia e sovranit&#224;</title>
		<link>http://www.taurillon.org/energia-e-sovranita</link>
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		<dc:date>2026-05-12T06:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Christian Pio Russo</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Al momento l'Unione Europea dipende ancora eccessivamente da importazioni estere di energia: circa il 57% dell'energia consumata viene importata. Questa dipendenza energetica emerge ancora pi&#249; chiaramente analizzando i singoli Stati, come Malta, che raggiunge un'importazione del 98,4%, ma comprende anche le grandi economie del continente: la Germania che ha da poco abbandonato il nucleare, importa circa il 66,8% dell'energia e anche l'Italia ha un livello molto alto, con il 73,9% di (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-approfondimenti-" rel="directory"&gt;Approfondimenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/35/551e5d08b8d6b7d00e79b28bda5815.jpg?1778570054' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Al momento l'Unione Europea dipende ancora eccessivamente da importazioni estere di energia: &lt;a href=&#034;https://ec.europa.eu/eurostat/web/interactive-publications/energy-2026?utm_source&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;circa il 57% dell'energia consumata viene importata&lt;/a&gt;. Questa dipendenza energetica emerge ancora pi&#249; chiaramente analizzando i singoli Stati, come Malta, che raggiunge un'importazione del 98,4%, ma comprende anche le grandi economie del continente: la Germania che ha da poco abbandonato il nucleare, importa circa il 66,8% dell'energia e anche l'Italia ha un livello molto alto, con il 73,9% di importazione.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Una potenza come l'Unione europea dovrebbe essere &lt;strong&gt;autosufficiente&lt;/strong&gt; energeticamente, in modo da non dover dipendere da nessun'altra potenza, per garantire una migliore gestione dei prezzi e poter applicare sanzioni senza alcun problema a Paesi che compiono atti antidemocratici. &lt;strong&gt;Senza autonomia energetica non pu&#242; esistere autonomia politica&lt;/strong&gt;. Proprio per questo &#232; necessario promuovere investimenti a lungo termine a livello europeo, come un'unica entit&#224;, al fine di avere una produzione energetica comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con lo scoppio della guerra in Ucraina il problema ha iniziato a evidenziarsi e con il conflitto in Iran lo si &#232; notato ancora di pi&#249;: attualmente l' Europa fa ampio uso di combustibili fossili e la dipendenza energetica nasce da ci&#242;. Dopo l'applicazione delle sanzioni alla Russia, si &#232; cercato di &lt;strong&gt;diversificare i Paesi&lt;/strong&gt; da cui importare risorse primarie - al momento i principali partner economici sono gli USA, la Norvegia, l'Algeria e paesi del Medio Oriente - ma c'&#232; comunque stato un innalzamento dei prezzi in tutto il continente europeo. L'Europa dovrebbe puntare sulla &lt;strong&gt;produzione di energia pi&#249; pulita&lt;/strong&gt;, come le rinnovabili, &lt;a href=&#034;https://ec.europa.eu/eurostat/web/interactive-publications/energy-2026?utm_source&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;che al momento producono circa il 48% dell'elettricit&#224; dell'Ue, e l'energia nucleare che rappresenta il 23% della produzione elettrica&lt;/a&gt;. Proprio quest'ultima sarebbe fondamentale per contrastare la crisi energetica che &#232; una vera piaga per l'Unione Europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'&lt;strong&gt;energia nucleare&lt;/strong&gt; sarebbe una &lt;strong&gt;soluzione pi&#249; allettante&lt;/strong&gt; in confronto alle fonti rinnovabili e ai combustibili fossili, poich&#233; le fonti rinnovabili, nonostante siano ecologiche e importanti per il mix energetico, non garantiscono continuit&#224; nella produzione della corrente elettrica, a causa della dipendenza da fattori non costanti come vento e sole. Inoltre le batterie richiedono estrazione di grandi quantit&#224; di materie prime per l'accumulo di energia. I combustibili fossili, come ben risaputo, sono problematici a causa delle emissioni di carbonio e della dipendenza da Paesi con valori non democratici o instabili e quindi imprevedibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando si parla di nucleare, si pu&#242; fare riferimento alla &lt;strong&gt;fusione nucleare o fissione nucleare&lt;/strong&gt;: la &lt;strong&gt;fusione&lt;/strong&gt; sarebbe la fonte migliore, ma purtroppo la &lt;strong&gt;tecnologia odierna non &#232; sufficiente&lt;/strong&gt;, anche se si stanno conducendo ricerche per progredire in questo campo, sostenute proprio dall'Unione europea. Nonostante la &lt;strong&gt;fissione nucleare&lt;/strong&gt; possa sembrare la migliore soluzione poich&#233; pi&#249; facile da gestire, presenta anch'essa dei problemi: anche in questo caso si sarebbe &lt;strong&gt;dipendenti da altri Paesi per le risorse&lt;/strong&gt;, come l'uranio, che per&#242; sarebbe acquistabile da Canada e Australia, Paesi molto ricchi di questo elemento chimico e grandi alleati europei. Nonostante questi due siano i maggiori produttori, c'&#232; la possibilit&#224; di diversificare i venditori e comunque l'uranio &#232; facilmente immagazzinabile e ne serve una quantit&#224; inferiore in confronto a gas o petrolio: &lt;strong&gt;le scorte possono durare per anni e l'arricchimento di esso pu&#242; avvenire in autonomia in Europa&lt;/strong&gt; grazie ad aziende europee, tra cui Urenco, consorzio di Uk, Germania e Paesi Bassi, e Orano che &#232; francese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; vero che l'energia nucleare presenta costi elevati e tempi lunghi di costruzione, ma nel lungo periodo &#232; una &lt;strong&gt;soluzione pi&#249; efficiente delle rinnovabili&lt;/strong&gt;, che, nonostante abbiano un costo in calo, hanno una resa inferiore all'energia nucleare, e per questo &#232; un importante investimento per il futuro che non deve essere fermato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, spesso il nucleare &#232; stato criticato per le sue scorie radioattive. In realt&#224;, per quanto siano un problema di questo tipo di energia, sono molto pi&#249; gestibili in confronto ai residui dei combustibili fossili, che si disperdono nell'aria e nella natura, e comunque una parte delle scorie &#232; riutilizzabile, mentre quelle restanti possono essere immagazzinate con maggior sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per tutte queste ragioni, ultimamente si &#232; tornati a parlare della soluzione nucleare. &lt;strong&gt;La Commissione europea stanzier&#224;, tra il 2026 e il 2027, 330 milioni&lt;/strong&gt; per la ricerca sulla fusione nucleare e per lo sviluppo di mini reattori modulari: si tratta di piccoli reattori nucleari a fissione con una potenza di 300 MW, prodotti in serie in fabbrica, facilmente trasportabili e installabili, ma soprattutto dal costo inferiore rispetto ai reattori tradizionali. &lt;strong&gt;Entro il 2030, i primi impianti potrebbero vedere la luce&lt;/strong&gt;, finanziati da privati e dall'Unione europea. Vi sar&#224; una stretta collaborazione tra i Paesi europei per la realizzazione di essi, ed &#232; stato confermato dal ministro dell' Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che l'Italia aderir&#224; all'alleanza per il nucleare. Ci&#242; pu&#242; rappresentare un passo verso una maggiore collaborazione europea in ambito energetico, rendendo l' Europa ancora pi&#249; coesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In conclusione, le energie rinnovabili rappresentano il futuro, ma da sole non sono sufficienti a sostenere il fabbisogno di un continente industrializzato, mentre il nucleare offre una produzione stabile e a basse emissioni: &lt;strong&gt;se l'Europa vuole davvero rafforzare la propria autonomia e ridurre la propria vulnerabilit&#224; geopolitica, dovr&#224; investire in tutte le tecnologie disponibili, puntando su una strategia pragmatica e a lungo termine&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>9 maggio: la Giornata dell'Europa</title>
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		<dc:date>2026-05-09T05:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>La redazione di Eurobull</dc:creator>



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&lt;p&gt;&#8220;L'Europa non potr&#224; farsi in una sola volta, n&#233; sar&#224; costruita tutta insieme; essa sorger&#224; da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidariet&#224; di fatto&#8221;. Pronunciando queste parole, il 9 maggio 1950, il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman lanciava la Comunit&#224; del Carbone e dell'Acciaio (CECA), avviando di fatto il processo di integrazione europea. Un giorno, tra l'altro, particolarmente significativo, in quanto quinto anniversario della caduta definitiva di Berlino e (&#8230;)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/2b/36986105574f3eb3855079ffc23283.jpg?1778305282' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&#8220;L'Europa non potr&#224; farsi in una sola volta, n&#233; sar&#224; costruita tutta insieme; essa sorger&#224; da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidariet&#224; di fatto&#8221;. Pronunciando queste parole, il 9 maggio 1950, il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman lanciava la Comunit&#224; del Carbone e dell'Acciaio (CECA), avviando di fatto il processo di integrazione europea. Un giorno, tra l'altro, particolarmente significativo, in quanto quinto anniversario della caduta definitiva di Berlino e quindi dell'abbattimento del Terzo Reich: la storia scritta il 9 maggio del &#8216;50 non sarebbe stata attuabile senza quel 9 maggio del &#8216;45. Nel 1985 un vertice della Comunit&#224; europea ha cos&#236; istituito la Giornata dell'Europa, collocandola proprio il 9 maggio.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Nella &lt;strong&gt;Dichiarazione Schuman&lt;/strong&gt; confluiscono in realt&#224; le riflessioni di &lt;strong&gt;Jean Monnet&lt;/strong&gt;, in particolare la convinzione che &lt;strong&gt;la via per assicurare la pace sul continente europeo&lt;/strong&gt; dopo due sanguinose guerre mondiali fosse &lt;strong&gt;la condivisione di sovranit&#224; tra gli Stati europei e la costruzione di istituzioni comuni&lt;/strong&gt;. L'idea alla base della CECA consisteva nel condividere le materie che alimentavano il settore bellico, il carbone e l'acciaio, attraverso il controllo di un'autorit&#224; sovranazionale. Solo cos&#236;, secondo Monnet e Schuman, lo &lt;strong&gt;scoppio di un'ennesima guerra&lt;/strong&gt; tra Francia e Germania poteva diventare &lt;strong&gt;materialmente impossibile&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da allora sono stati compiuti &lt;strong&gt;molti passi in avanti nell'integrazione&lt;/strong&gt;, successi che si sono tradotti in &lt;strong&gt;risultati concreti in termini di pace, diritti e prosperit&#224; economica&lt;/strong&gt;: da qui l'importanza di celebrare ogni anno la Giornata dell'Europa, l'anniversario del giorno in cui ha avuto inizio quel percorso. &lt;strong&gt;Ma il 9 maggio non &#232; solo un giorno in cui festeggiare ci&#242; che &#232; stato costruito o abbattuto: occorre ribadire con forza ci&#242; che manca, ci&#242; che ancora non &#232; stato costruito e che se non viene edificato in tempi brevi rischia di compromettere la solidit&#224; dell'intero edificio&lt;/strong&gt;. L'Europa unita resta un progetto incompiuto che la situazione in cui ci troviamo oggi ci costringe, come cittadini europei, a completare rapidamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi pi&#249; che mai, bisogna &lt;strong&gt;tenere saldi i principi su cui si basa l'Unione Europea&lt;/strong&gt; e senza cui non pu&#242; essere costruita un'Europa federale. Bisogna dotarsi degli &lt;strong&gt;strumenti per realizzare fino in fondo quelle idee di libert&#224;, democrazia e uguaglianza&lt;/strong&gt; che hanno animato il manifesto di Ventotene e che sono minacciate dai rigurgiti nazionalisti della nostra epoca. Le manifestazioni in Georgia, la resistenza ucraina e in parte anche il recente avvicinamento dell'Armenia all'UE, ci raccontano di una &lt;strong&gt;voglia di Europa&lt;/strong&gt; dovuta al fatto che, nonostante i suoi difetti, sia ancora vista come un baluardo di libert&#224;, democrazia e diritti in un contesto internazionale sempre pi&#249; insicuro e polarizzato. &lt;strong&gt;Ma perch&#233; l'Unione Europea sia in grado di accogliere al meglio nuovi Paesi nella propria comunit&#224;, occorre che compia un salto di qualit&#224; sul piano politico e istituzionale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lo sforzo compiuto dai padri fondatori&lt;/strong&gt; rappresenta il &lt;strong&gt;massimo esempio&lt;/strong&gt; da cui oggi ripartire per realizzare il progetto di Europa pi&#249; unita e coesa. La nostra epoca &#232; segnata dall'incertezza: le sfide globali incalzano e sono sfide nuove, per cui le risposte tradizionali non bastano. Bisogna armarsi contro avversit&#224; che non agiscono con una ratio n&#233; sono guidate da attori costanti e facilmente identificabili. Se questa incertezza pu&#242; ispirare timore verso il futuro, &#232; invece necessario che in questa &lt;strong&gt;l'Unione europea veda l'opportunit&#224; per diventare essa stessa caposaldo internazionale&lt;/strong&gt;. L'esempio di personalit&#224; come Schuman o Monnet, con i valori che li hanno ispirati e le intuizioni che hanno avuto, &#232; una bussola fondamentale per dimostrarsi capaci di agire nelle situazioni pi&#249; complicate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;9 maggio&lt;/strong&gt;, ogni anno, &#232; quindi opportunit&#224; per &lt;strong&gt;prendere consapevolezza della strada percorsa&lt;/strong&gt; fino a questo momento e del presente a cui ci ha condotto, ma &#232; anche l'occasione per &lt;strong&gt;riflettere sul cammino futuro che intendiamo compiere&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come direzione da poco insediata, ci tenevamo a scrivere questo breve contributo per invitarvi a &lt;strong&gt;festeggiare&lt;/strong&gt; con noi questa data certamente simbolica ma pregna di insegnamenti. &lt;strong&gt;Come le istituzioni europee&lt;/strong&gt; devono ricercare alle proprie origini il giusto approccio per affrontare il tempo presente, &lt;strong&gt;cos&#236; anche noi cittadini d'Europa&lt;/strong&gt; dobbiamo prendere ispirazione da questi riferimenti per poter respingere al meglio i quotidiani attacchi alla libert&#224; e alla democrazia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Viva il 9 maggio, viva l'Europa unita e lunga vita all'Europa che verr&#224;!&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Hormuz. La crisi di oggi, letta con lo sguardo di ieri per un futuro sovrano</title>
		<link>http://www.taurillon.org/hormuz-la-crisi-di-oggi-letta-con-lo-sguardo-di-ieri-per-un-futuro-sovrano</link>
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		<dc:date>2026-05-07T08:00:00Z</dc:date>
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		<dc:creator>Andrea Rocca</dc:creator>



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&lt;p&gt;Circa un mese fa, l'asse Washington-Tel Aviv ha avviato una guerra considerata di sicurezza esistenziale da Israele; e, secondo la prospettiva americana, di necessit&#224; economico - finanziaria. Ritengo opportuno inquadrare la nuova crisi del Golfo nel quadro globale: considerando gli avvenimenti degli ultimi mesi, dovremmo infatti considerare l'accanimento trumpiano sul territorio iraniano come un'altra mossa nella partita, caratterizzata da imprevedibilit&#224;, tra USA e Cina. Non &#232; infatti un (&#8230;)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/79/9cab68362e52d59d27fc87a5e30155.jpg?1778148279' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Circa un mese fa, l'asse Washington-Tel Aviv ha avviato una guerra considerata di sicurezza esistenziale da Israele; e, secondo la prospettiva americana, di necessit&#224; economico - finanziaria. Ritengo opportuno inquadrare la nuova crisi del Golfo nel quadro globale: considerando gli avvenimenti degli ultimi mesi, dovremmo infatti considerare l'accanimento trumpiano sul territorio iraniano come un'altra mossa nella partita, caratterizzata da imprevedibilit&#224;, tra USA e Cina.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Non &#232; infatti un caso che il maggior importatore di petrolio iraniano sia proprio la Cina, come sempre quest'ultima &#232; il principale partner commerciale e acquirente di greggio del Venezuela. La &lt;strong&gt;guerra avviata contro l'Iran&lt;/strong&gt; ha una &lt;strong&gt;duplice valenza&lt;/strong&gt; per gli USA: &lt;strong&gt;destabilizzare la forza assunta dall'Iran nella regione&lt;/strong&gt;; ma soprattutto &lt;strong&gt;bloccare l'export di greggio iraniano verso la Cina&lt;/strong&gt;, cos&#236; da arginarla politicamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo piano, i danni per l'Europa sembrano essere un aspetto collaterale. &lt;strong&gt;Per noi europei&lt;/strong&gt; l'instabilit&#224; regionale del Golfo costituisce un &lt;strong&gt;duro colpo al nostro spazio energetico vitale&lt;/strong&gt;: &lt;strong&gt;necessitiamo dell'energia che passa da Hormuz&lt;/strong&gt;, a differenza degli Stati Uniti che sono maggiormente indipendenti. Di conseguenza l'Europa sta gi&#224; subendo un duplice contraccolpo: sul piano economico con l'aumento del greggio; sul piano politico con un possibile aumento dei flussi migratori e del terrorismo. Per tale ragione, &lt;strong&gt;Hormuz&lt;/strong&gt; non &#232; da considerarsi solo il teatro di una crisi energetica, vista anche la vastit&#224; delle risorse che vi transitano quotidianamente, bens&#236; &lt;strong&gt;l'ennesima dimostrazione dell'incompatibilit&#224;, per tempo e spazio, degli interessi statunitensi rispetto a quelli europei&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La relazione storica tra USA e l'Europa rimanda a Giambattista Vico e alla sua &lt;strong&gt;teoria dei &#8220;corsi e ricorsi storici&#8221;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;La scienza nuova 1725; Vico Giambattista.&#034; id=&#034;nh2-1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;, per cui la storia non si muoverebbe seguendo una linea retta, bens&#236; a cicli, seguendo delle leggi intrinseche che rispecchiano la natura stessa dell'uomo. &lt;strong&gt;Molto di frequente&lt;/strong&gt; &#232; successo, come oggi, che &lt;strong&gt;gli Stati europei volessero un rapporto pi&#249; stretto con gli Stati arabi e del Medioriente&lt;/strong&gt;, in particolare sul piano energetico, &lt;strong&gt;e che ci&#242; fosse ostacolato dalla volont&#224; statunitense&lt;/strong&gt;. L'odierna situazione altro non &#232; che il riprodursi di fattori e circostanze &#8220;cicliche&#8221; che si sono gi&#224; presentate in passato. Il riferimento &#232; allo shock petrolifero del 1973: proprio da quella crisi, per la prima volta, si cap&#236; chiaramente come USA ed Europa avevano, anche per ragioni geografiche, interessi discordi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'allora Ministro degli Esteri italiano, l'Onorevole Aldo Moro voleva dare all'Italia e all'Europa una capacit&#224; di scelta in ambito energetico, maggiormente autonoma e non pi&#249; subordinata agli interessi americani. Fu proprio in quella occasione che Moro sfrutt&#242; la posizione strategica dell'ENI in Iran; riprese il dialogo con la Libia di Gheddafi e costru&#236; il gasdotto italo-algerino&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Storia delle relazioni internazionali (1919-2021). Tra Stati nazionali, (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Con l'appoggio degli altri partner europei, specialmente della presidenza francese di allora, i leader della CEE decisero, gi&#224; nel 1972, di avviare la &lt;strong&gt;politica mediterranea generale&lt;/strong&gt; della CEE. Gli Stati comunitari tentarono di stabilizzare i rapporti con i Paesi Arabi, passando da trattati bilaterali a multilaterali. La strategia si basava su un sostegno tecnologico e politico volto ad affrontare dinamiche strutturali quali: sicurezza, stabilit&#224;, flussi migratori e permettendo lo sviluppo degli Stati Arabi. La nuova linea politica era sintetizzata dalla frase &lt;strong&gt;&#034;oil for technology&#8221;&lt;/strong&gt;. Ovviamente, tale &#8220;generosit&#224;&#8221; garantiva alla CEE la possibilit&#224; di evitare destabilizzazioni regionali, che avrebbero potuto mettere in uno stato di allerta l'approvvigionamento energetico europeo. A tale iniziativa segu&#236; il vertice di Copenaghen del 1973, il quale port&#242; all'importante incontro nel 1974 tenutosi a Parigi, con cui ebbe avvio formalmente il dialogo tra la CEE e i rappresentanti della Lega Araba. &lt;strong&gt;L'intesa fece capire agli europei come fosse necessario diversificare l'approvvigionamento energetico e, soprattutto, che gli interessi statunitensi si discostavano da quelli del Vecchio Continente&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora, &lt;strong&gt;l'incontro avvenuto lo scorso 17 aprile&lt;/strong&gt;, a Parigi nel palazzo dell'Eliseo, ben s'inquadra in questo excursus storico, nella misura in cui pare abbia riacceso la speranza di vedere una Europa diversa. Il Presidente &lt;strong&gt;Macron&lt;/strong&gt; ha incontrato la Premier &lt;strong&gt;Meloni&lt;/strong&gt;, il Cancelliere &lt;strong&gt;Merz&lt;/strong&gt;, il Premier britannico &lt;strong&gt;Starmer&lt;/strong&gt; ed altri esponenti istituzionali di vari Paesi, questi ultimi collegati in video call. Durante il vertice &#232; stata concepita la necessit&#224; di una &lt;strong&gt;coalizione navale internazionale per garantire la libert&#224; di navigazione&lt;/strong&gt;. Il Presidente francese ha richiesto una &#8220;piena ed incondizionata&#8221; riapertura dello snodo strategico in totale sicurezza, volta a ripristinare il flusso commerciale in Europa. Al vertice ha partecipato, sempre in video conferenza, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la quale ha espresso con favore l'avvio di una missione pacifica per riaprire, stabilire e consolidare il commercio nello stretto iraniano, affermando a tal proposito: &#8220;Ripristinare la piena e permanente libert&#224; di navigazione nello Stretto di Hormuz &#232; una priorit&#224; urgente e condivisa&#8221;. Al termine della riunione Starmer ha programmato un &lt;strong&gt;nuovo incontro a Londra per stabilire i contorni di questa missione navale&lt;/strong&gt;. Leggermente riluttante il Cancelliere tedesco Merz nell'attuare questa spedizione, senza prima avere una forte base giuridica, come un'eventuale risoluzione ONU, mentre secondo la Premier Meloni: &lt;a href=&#034;https://youtu.be/_j_ajwRzzbw?si=dVxv3Ub0a0-2FBwL&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&#8220;una presenza navale internazionale a Hormuz pu&#242; essere avviata soltanto quando vi sar&#224; una cessazione delle ostilit&#224; in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva&#8221;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante vi siano delle posizioni in parte contrastanti in termini di tempistiche e margine di azione, sembra &lt;strong&gt;forte il consenso circa l'importanza della riapertura dello stretto&lt;/strong&gt;. Come ha confermato Kaja Kallas :&lt;a href=&#034;https://www.eunews.it/2026/04/17/hormuz-riaperto-da-parigi-i-volenterosi-pronti-a-missione-pacifica/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&#8220;la missione navale Aspides dell'UE sta gi&#224; operando nel Mar Rosso e pu&#242; essere rapidamente rafforzata per proteggere la navigazione in tutta la regione. Questo potrebbe essere il modo pi&#249; rapido per fornire supporto&#8221;&lt;/a&gt;. Queste stesse parole generano un &lt;strong&gt;sottofondo di perplessit&#224; su come agire&lt;/strong&gt;. La linea della &lt;strong&gt;Kallas&lt;/strong&gt; &#232; chiara: una &lt;strong&gt;missione a bandiera europea&lt;/strong&gt;. Diverso &#232; l'approccio di alcuni esponenti, primo tra tutti &lt;strong&gt;Macron&lt;/strong&gt;, che parlano di una &lt;strong&gt;missione multinazionale con un coordinamento intergovernativo&lt;/strong&gt;, coinvolgendo in questo modo anche Paesi extra-Ue, come il Regno Unito. Se cos&#236; fosse, la missione, ovviamente con scopo difensivo ed autonoma rispetto alle parti in conflitto, dovrebbe affrontare &lt;strong&gt;un'altra problematica: come organizzarsi sul piano operativo-militare data la grande dipendenza europea dalla NATO, quindi dagli USA&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In generale, comunque, &lt;strong&gt;gli sviluppi di questa guerra&lt;/strong&gt; sono da considerarsi come un &lt;strong&gt;chiaro segnale di abbandono da parte dei nostri primi e storici alleati&lt;/strong&gt;. Questa dinamica mette a nudo come il progressivo deterioramento dei rapporti transatlantici dovrebbe spingere l'Unione Europea ad &lt;strong&gt;intraprendere, con decisione, la strada del federalismo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa situazione instabile ha prodotto un duplice effetto: diretto ed indiretto. Il primo ha portato all'incontro descritto precedentemente; il secondo &#232; pi&#249; profondo e strutturale: questo blocco del nodo strategico ha riportato &lt;strong&gt;al centro dell'opinione pubblica e dell'agenda politica la necessit&#224; di investire nella produzione energetica interna&lt;/strong&gt;. Per un'Europa diversa non s'intende qui solo un dialogo pi&#249; intenso tra i Paesi membri, ma anche una politica congiunta, specialmente energetica, impostata sulla cooperazione e sullo sviluppo di idee ed obiettivi condivisi dagli Stati membri. Ogni Paese europeo deve scorgere questa &lt;strong&gt;crisi energetica&lt;/strong&gt; non come un problema limitato al proprio Paese e alla propria popolazione, bens&#236; come una &lt;strong&gt;questione politica comunitaria, da affrontare insieme&lt;/strong&gt;. Dobbiamo imparare dai nostri statisti del '73, mostrandoci coraggiosi come furono loro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla luce di queste considerazioni, &#232; impossibile non definire in termini di crisi le attuali tensioni nello Stretto. Tuttavia, secondo una prospettiva incentrata sul futuro e sulla speranza, voglio considerare l'attuale momento storico come &lt;strong&gt;un'opportunit&#224; per l'Europa per divenire maggiormente coesa ed energeticamente sovrana&lt;/strong&gt;. Tutto ci&#242; pu&#242; essere realizzabile se iniziamo a focalizzarci ed investire in determinati settori di sviluppo strategici come, a titolo esemplificativo e non esaustivo, il &lt;i&gt;metals and mining&lt;/i&gt;, il nucleare e molti altri settori che sono stati messi in lista d'attesa per circa trent'anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mondo sta cambiando. Sta agli europei capire se tornare a giocare un ruolo cruciale, possibile con una federazione europea, in questa tempesta multipolare; o se continuare a dissolverci, schiacciati della crescita di molteplici attori globali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A noi la scelta.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb2-1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;La scienza nuova 1725; Vico Giambattista.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Storia delle relazioni internazionali (1919-2021). Tra Stati nazionali, potenze continentali e organizzazioni sovranazionali; Monzali Luciano, Imperato Federico, Milano Rosario, Spagnulo Giuseppe.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>I rapporti tra i partiti europei sovranisti e l'estrema destra statunitense</title>
		<link>http://www.taurillon.org/i-rapporti-tra-i-partiti-europei-sovranisti-e-l-estrema-destra</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/i-rapporti-tra-i-partiti-europei-sovranisti-e-l-estrema-destra</guid>
		<dc:date>2026-05-05T06:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Tommaso Lugar&#224;</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Ormai &#232; sotto gli occhi di tutti: l'ascesa dell'estrema destra in Europa &#232; un fenomeno in continua espansione. Tuttavia, pur essendo relativamente recente, partiti con caratteristiche tipicamente riconducibili a quest'area politica &#8212; sovranismo, populismo, nazionalismo ed euroscetticismo &#8212; stanno ottenendo un consenso crescente e sempre pi&#249; consolidato da almeno un decennio, tanto che non &#232; pi&#249; possibile emarginarli. Questo articolo analizza come tale fenomeno non sia solo endogeno (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-Geopolitica-" rel="directory"&gt;Analisi&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/97/f1d8f41cf4a63eaef306d9851ece93.jpg?1777966534' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Ormai &#232; sotto gli occhi di tutti: l'ascesa dell'estrema destra in Europa &#232; un fenomeno in continua espansione. Tuttavia, pur essendo relativamente recente, partiti con caratteristiche tipicamente riconducibili a quest'area politica &#8212; sovranismo, populismo, nazionalismo ed euroscetticismo &#8212; stanno ottenendo un consenso crescente e sempre pi&#249; consolidato da almeno un decennio, tanto che non &#232; pi&#249; possibile emarginarli. Questo articolo analizza come tale fenomeno non sia solo endogeno all'Europa, ma sia stato attivamente coltivato da reti di influenza esterne, a partire dal progetto di Steve Bannon.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Proprio nel 2018, quando il termine &#8220;sovranismo&#8221; inizia a trovare maggiore spazio nel Vecchio Continente, si avvia il piano dell'ex consulente strategico statunitense di Donald Trump. Quest'ultimo, viaggiando per l'Europa, effettua degli incontri con i principali esponenti politici nazionalisti ed euroscettici, portando avanti una proposta ben precisa: entrare a far parte di &lt;strong&gt;un'alleanza delle destre radicali&lt;/strong&gt; presenti nel continente europeo sotto il nome di &lt;strong&gt;&#8220;The Movement&#8221;&lt;/strong&gt;. Si tratta precisamente di una fondazione con sede a Bruxelles, le cui origini vengono spiegate dallo stesso Bannon in un'intervista al &lt;i&gt;Daily Beast&lt;/i&gt; dello stesso anno, con un obiettivo chiaro ed esplicito: &lt;strong&gt;innescare una &#8220;rivoluzione populista e sovranista in Europa&#8221;&lt;/strong&gt;. Emerge, dunque, una palese intenzione di tale gruppo di fornire sostegno agli attori politici europei di estrema destra, con uno sguardo preciso alle elezioni europee del 2019.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ulteriori dettagli sono emersi pi&#249; di recente: soltanto nel 2025, infatti, si scopre chi ha finanziato i viaggi di Bannon. Si tratta di &lt;strong&gt;Jeffrey Epstein&lt;/strong&gt;, finanziere miliardario statunitense incriminato per numerosi capi d'accusa, morto in prigione nel 2019, interessato fin da principio al progetto di Bannon e con il quale aveva stretto un forte rapporto. Il 30 gennaio 2026 l'amministrazione Trump, messa alle corde da una campagna &lt;i&gt;bipartisan&lt;/i&gt;, ha desecretato un'enorme quantit&#224; di documenti, foto e video raccolti dall'FBI e dalla procura federale, noti come &#8220;Epstein files&#8221;. Parte di questi documenti erano gi&#224; stati declassificati e pubblicati tra il 2024 e il 2025 dal Dipartimento di Giustizia americano: da essi emergono i &lt;strong&gt;contatti tra Steve Bannon e Jeffrey Epstein&lt;/strong&gt;, il quale mostra un &lt;strong&gt;forte interesse per la politica europea e, in particolare, per l'ascesa dell'estrema destra&lt;/strong&gt;. Oltre alle connessioni con gli esponenti dei principali partiti sovranisti presenti nel Vecchio Continente, emerge un particolare interesse soprattutto per alcuni attori politici euroscettici italiani. Si fa luce, infatti, sui primi &lt;strong&gt;rapporti tra Bannon e Matteo Salvini&lt;/strong&gt; nel 2018, quando la Lega &#8212; partito di cui &#232; tutt'oggi leader &#8212; ha ottenuto circa il 18% dei consensi alle elezioni politiche italiane; sempre allo stesso anno risalgono alcune e-mail tra Epstein e Bannon, in cui quest'ultimo &#8212; rispondendo al finanziere statunitense &#8212; afferma: &#8220;&#8230;sto andando a Milano per incontrare Salvini. Stasera Grillo e domani a Roma Berlusconi e 5 stelle&#8221;. Epstein replica: &#8220;Spero che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini&#8221;. L'attenzione dei due nei confronti dell'attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti &#232; del resto attestata dalle 89 volte in cui il suo nome viene menzionato, in un periodo corrispondente all'apice della sua ascesa elettorale; verosimilmente al fine di sfruttarne la popolarit&#224;. Nel panorama politico europeo, invece, viene spesso citata Marine Le Pen, politica francese a capo del partito di estrema destra Rassemblement National.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I due &#8212; Salvini e Le Pen &#8212; non sono esponenti politici casuali: entrambi guidano i principali partiti sovranisti e populisti dei rispettivi paesi, tanto da far parte del medesimo gruppo politico europeo, &lt;i&gt;Patriots for Europe&lt;/i&gt;. Viene, inoltre, posta l'attenzione su una raccolta fondi da parte di Bannon e destinata ad entrambi al fine di finanziare le loro campagne elettorali in vista delle elezioni europee del 2019. L'intento &#232; chiaro: &lt;strong&gt;garantire alle destre un risultato che consentisse loro di ricoprire un ruolo centrale all'interno del Parlamento europeo&lt;/strong&gt;. &#200; opportuno precisare, tuttavia, che non vi &#232; necessariamente un legame diretto tra i nomi presenti nei file e Jeffrey Epstein; si tratta di un tentativo di elaborare una strategia precisa che ruota attorno a una rete di monitoraggio internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tali aspetti inducono necessariamente a una pi&#249; attenta riflessione politica. In un contesto internazionale segnato da profonde instabilit&#224;, &lt;strong&gt;l'Unione europea&lt;/strong&gt; si trova in una posizione estremamente complessa, come se fosse &lt;strong&gt;nel mezzo di due &#8220;fuochi&#8221;&lt;/strong&gt;: da un lato vi sono gli &lt;strong&gt;Stati Uniti&lt;/strong&gt; guidati dall'amministrazione Trump; dall'altro la &lt;strong&gt;Federazione Russa&lt;/strong&gt; con a capo Vladimir Putin. Entrambi gli attori hanno una visione ben precisa del continente europeo: un insieme di Stati sovrani, trattati alla stregua di semplici partner commerciali. &#200; chiaro, dunque, che &lt;strong&gt;le ambizioni delle due potenze che &#8220;accerchiano&#8221; l'Ue possano essere realizzate soltanto con una Europa disunita politicamente e militarmente&lt;/strong&gt;. Ed &#232; altrettanto evidente la &lt;strong&gt;concreta minaccia&lt;/strong&gt; agli interessi strategici principali del Vecchio Continente rappresentata dal &lt;strong&gt;consolidamento degli attori populisti ed euroscettici&lt;/strong&gt;, presenti specialmente nell'estrema destra dello scenario politico europeo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo senso, il piano di Bannon nato nel 2018 e i contatti emersi dagli &lt;i&gt;Epstein Files&lt;/i&gt; mostrano l'intenzione di proiettare una maggiore influenza all'interno della politica europea, tramite il sostegno ai partiti populisti e sovranisti: quasi come se l'Europa fosse un &#8220;laboratorio politico&#8221;. Per di pi&#249;, tale strategia risulta presente nella stessa &lt;i&gt;National Security Strategy&lt;/i&gt; americana: &lt;strong&gt;gli Stati Uniti&lt;/strong&gt; vedono l'Europa in crisi demografica ed economica e mirano ad &lt;strong&gt;aiutarla a &#171;correggere la sua traiettoria&#187; sostenendo i cosiddetti partiti patriottici e sovranisti&lt;/strong&gt; come AfD in Germania o Vox in Spagna, senza dimenticare l'esplicito sostegno dell'amministrazione Trump nei confronti di Viktor Orb&#225;n durante le ultime elezioni tenutesi in Ungheria. Tutto questo al fine di consolidare l'assetto e il ruolo che l'Europa dovrebbe mantenere: un &lt;strong&gt;semplice gruppo di Stati&lt;/strong&gt; &#8212; quindi non un'entit&#224; sovrastatale &#8212; economicamente stabile al fine di costituire un mercato di sbocco delle merci statunitensi, principalmente di armi e gas naturale (di cui gli USA sono il primo fornitore europeo). &lt;strong&gt;Un'Europa federale e militarmente indipendente sarebbe un rivale, mentre un'Europa divisa rimane dipendente dalla protezione e dalle risorse americane&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo si aggiunge il ruolo di &lt;strong&gt;Mosca&lt;/strong&gt;, la quale, con una strategia estremamente simile, cerca di &lt;strong&gt;alimentare divisioni interne&lt;/strong&gt; attraverso il sostegno a movimenti euroscettici, al fine di negoziare direttamente con i singoli governi. Il Cremlino, infatti, storicamente sostiene i partiti conservatori e populisti europei, al fine di &#8220;smantellare&#8221; l'Ue dall'interno; in tal modo Mosca sarebbe maggiormente in grado di avanzare le proprie pretese, soprattutto in ambito commerciale ed energetico, avendo &lt;strong&gt;pi&#249; alte possibilit&#224; di ottenere i propri obiettivi negoziando con i singoli Stati europei&lt;/strong&gt; su idrocarburi e rotte commerciali. Da qui deriva la &lt;strong&gt;pericolosit&#224; di queste dinamiche per l'autonomia politica e strategica dell'Europa stessa&lt;/strong&gt;, soprattutto in settori che potremmo definire &#8220;vitali&#8221;, quali l'energia e la difesa. Tali dinamiche, nell'affrontare le attuali e le future sfide dell'Unione, rischiano di costituire un ostacolo che impedisce ulteriori passi in avanti verso un futuro approfondimento dell'integrazione politica europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio in un momento delicato come quello che stiamo vivendo, sarebbe necessaria &lt;strong&gt;un'Europa forte, capace di far valere la propria posizione sullo scenario politico internazionale&lt;/strong&gt;. Il &lt;strong&gt;rafforzamento degli attori politici sovranisti ed euroscettici rischia tuttavia di condurre a un'ulteriore frammentazione dei Paesi membri dell'Ue&lt;/strong&gt;, ponendo il continente europeo in una condizione di maggiore subalternit&#224; alle potenze politiche internazionali, quali Russia e Stati Uniti. Non &#232; un mistero infatti &#8212; come ho precedentemente mostrato &#8212; che &lt;strong&gt;entrambe le superpotenze preferiscano un'Europa composta da Stati sovrani disuniti piuttosto che un'unione federale compatta&lt;/strong&gt;, al fine di mantenere il continente in uno stato di dipendenza economica e militare. La mancanza di autonomia energetica e la dipendenza dalla difesa americana impediscono all'Europa di agire come un attore globale indipendente. Dunque, solo superando le attuali frammentazioni politiche l'Europa potr&#224; evitare di diventare una semplice pedina nei giochi di potere mondiali.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all'Europa integrata</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Riccardo Tavella</dc:creator>


		<dc:subject>Ungheria</dc:subject>
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		<dc:subject>Nazionalismo</dc:subject>
		<dc:subject>Brexit</dc:subject>
		<dc:subject>Elezioni</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;Il professor Sergio Fabbrini, mentre cammina per le vie di Roma, si interroga: &#8220;Quando passo per Piazza Venezia [...] e quando guardo verso quel balcone, sotto un modello intergovernativo, mi sento al sicuro, come cittadino, da quei demoni?&#8221; L'Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia ha organizzato, all'interno del ciclo di incontri Scenari europei, la presentazione del libro &#8220;Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all'Europa integrata&#8221;, con la partecipazione dell'autore, prof. (&#8230;)&lt;/p&gt;


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		</description>


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		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il professor Sergio Fabbrini, mentre cammina per le vie di Roma, si interroga: &lt;strong&gt;&#8220;Quando passo per Piazza Venezia [...] e quando guardo verso quel balcone, sotto un modello intergovernativo, mi sento al sicuro, come cittadino, da quei demoni?&#8221;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia ha organizzato, all'interno del ciclo di incontri &lt;i&gt;Scenari europei&lt;/i&gt;, la presentazione del libro &lt;strong&gt;&#8220;Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all'Europa integrata&#8221;, con la partecipazione dell'autore, prof. Sergio Fabbrini&lt;/strong&gt;.&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb3-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;S. Fabbrini, Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all'Europa integrata, (&#8230;)&#034; id=&#034;nh3-1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'evento, tenutosi il 24 aprile scorso a Gorizia, si &#232; svolto presso il &lt;strong&gt;Salone d'Onore &#8220;Carlo X&#8221; di Palazzo Strassoldo&lt;/strong&gt; che rappresenta, nella storia della citt&#224;, i decenni in cui i Borbone, esuli dalla Francia, hanno trovato qui asilo grazie all'appoggio della corte austroungarica. Si tratta, dunque, di &lt;strong&gt;spazi che rappresentano l'Europa delle dinastie, dell'assolutismo e del dispotismo oligarchico:&lt;/strong&gt; un'Europa che ci appare storicamente conclusa ma che, per le tematiche affrontate dall'intervento di Fabbrini, ha rischiato, a tratti, di fare capolino tra gli spazi del palazzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche la data dell'evento ha portato con s&#233; un forte apporto simbolico: &lt;strong&gt;il 24 aprile &#232; la vigilia della Festa della Liberazione,&lt;/strong&gt; data della fine del regime nazi-fascista che ha oppresso il nostro Paese e stimolato la nostra coscienza nazionale, rendendola europea ed endemicamente avversa ai dispotismi del &#8216;900. E' proprio in prossimit&#224; del 25 aprile dunque che, nelle sale delle decadute stirpi europee, 81 anni dopo la fine del regime totalitario e a pi&#249; di 40 anni dalla caduta della cortina di ferro, ci si &#232; chiesto se abbia ancora senso parlare di nazionalismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sergio Fabbrini, professore emerito di Scienza politica e Relazioni internazionali all'Universit&#224; LUISS Guido Carli ed Editorialista de &lt;i&gt;Il Sole24ore&lt;/i&gt; &lt;/strong&gt;, nelle pagine del suo libro ha voluto rispondere a questo interrogativo. L'autore, &lt;strong&gt;ha analizzato i partiti e i governi europei degli ultimi anni, ponendo l'attenzione sui sovranismi e su quali caratteri comuni, o differenti, abbiano rispetto ai nazionalismi gi&#224; conosciuti nella storia.&lt;/strong&gt; In particolare, il professore ha confrontato gli atteggiamenti dei nuovi nazionalisti nei confronti delle istituzioni dell'Unione Europea.
Durante la conferenza, questo procedimento &#232; stato applicato, nello specifico, a partire dall'esempio della Gran Bretagna.
Nel 2016, con la vittoria del &lt;i&gt;Leave&lt;/i&gt; nel Regno Unito, la Brexit sembra rappresentare il ritorno della rabbia nazionalista contro l'Europa di Maastricht. Fabbrini ha evidenziato come questo &lt;i&gt;exploit&lt;/i&gt; da parte del popolo inglese non rappresenti altro che un &#8220;canto del cigno&#8221;, dove l'impeto del &lt;i&gt;&#8220;Rule Britannia!&#8221;&lt;/i&gt; &#232; rapidamente andato a scemare. Volgendo lo sguardo verso Est, invece, &lt;strong&gt;l'autore ha evidenziato la nascita di un nuovo nazionalismo&lt;/strong&gt; con una sua nuova veste e una nuova versione, il sovranismo, che si presenta come un nazionalismo aggiornato, &lt;strong&gt;un &#8220;Nazionalismo 2.0&#8221;&lt;/strong&gt; appunto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La grande differenza tra il &#8220;Nazionalismo 2.0&#8221; e l'autoritarismo del secolo scorso si pu&#242; notare nelle modalit&#224; con cui si manifesta questa nuova tendenza politica. Se nella visione sostenuta dal nazionalismo tradizionale l'Europa di Bruxelles rappresenta un attore politico formato da grigi burocrati, oppressori delle realt&#224; nazionali, &lt;strong&gt;il sovranismo vede nell'Ue un nemico da abbattere dall'interno.&lt;/strong&gt; L'opposizione alle sue istituzioni, lo sfruttamento delle risorse e il blocco del suo sviluppo attraverso l'arma dei veti nazionali, rappresentano il reale arsenale dei governi oligarchici e sovranisti. Proprio &lt;strong&gt;il potere di veto&lt;/strong&gt;, fondamentale per l'ex governo guidato da Orban &lt;strong&gt;rappresenta uno dei massimi freni per le istituzioni dell'Unione&lt;/strong&gt;, istituzioni che non vengono n&#233; stimate n&#233; rispettate dai Paesi nazionalisti. La strategia di un governo nazionalista 2.0 non consiste nell'osteggiare il Parlamento, n&#233; nell'ostacolare le Commissioni, ma piuttosto nel bloccare le decisioni politiche dell'Ue alla radice, attraverso i propri ministri e i propri Capi di Stato, presenti alle riunioni del Consiglio europeo.
Nel corso della discussione, forti ed efficaci sono state le immagini utilizzate dal professor Fabbrini che ha paragonato i sovranismi addirittura a una &#8220;polmonite&#8221;, sostenendo che &lt;strong&gt;l'Unione europea, attraverso i veti e il suo agire &lt;i&gt;&#8220;too late, too little&#8221;&lt;/i&gt; si condanner&#224; al contagio certo&lt;/strong&gt;, se non riuscir&#224; ad arginare i focolai antidemocratici contrari all'integrazione. Ne &#232; esempio l'azione del governo ungherese degli ultimi anni che, forte solo di 10 milioni di abitanti &#232; stato capace di bloccare l'iter decisionale per 460 milioni di cittadini europei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fabbrini, tuttavia, non guarda solo ad Est. Qui, si &#232; recentemente conclusa l'era Orban ma, a seguito delle elezioni parlamentari bulgare, con la vittoria di Rumen Radev, si corre il rischio che si affermi una figura politica altrettanto filorussa ed euroscettica.
L'autore, per&#242;, non tralascia di ragionare pragmaticamente anche sul futuro dell'Europa occidentale. &lt;strong&gt;L' &#8221;autolicenziamento&#8221; degli USA da ruolo guida della NATO ha creato un vuoto di potere che porta in tutta Europa un contraccolpo.&lt;/strong&gt; In Italia viene meno la confidenza tra i governi di Roma e Washington, in Germania sparisce il garante della libert&#224; tedesca (prima dal nazismo, poi dai sovietici) e, infine, la Francia si trova a dover guidare goffamente un'Europa di mameliani &#8220;calpesti e divisi&#8221;. Proprio &lt;strong&gt;la Germania e la Francia rappresentano, per l'autore, terreni favorevoli allo sviluppo del &#8220;Nazionalismo 2.0&#8221;&lt;/strong&gt;, la prima per la crescita di AfD, la seconda per il ruolo di Paese leader occidentale che, alle prossime elezioni, potrebbe vedere l'ascesa di Le Pen e del suo &lt;i&gt;Rassemblement National&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sembra quindi tutto perduto, a meno che non si ricerchino degli antidoti alla &#8220;polmonite&#8221; sopra citata. La &lt;i&gt;pars construens&lt;/i&gt; proposta dal professor Fabbrini vede, sul piano istituzionale, la necessit&#224; di una riforma dei Trattati che permetta all'Unione di gestire al meglio i suoi Paesi membri. &lt;strong&gt;La Bruxelles di Lisbona, o persino di Maastricht, non pu&#242; pi&#249; attuare politiche efficaci nei confronti di un numero crescente di Paesi senza aggiornare degli organi pensati 20 anni prima.&lt;/strong&gt;
Sul piano politico-culturale, invece, bisognerebbe creare &lt;strong&gt;un'Europa consapevole e punto di riferimento&lt;/strong&gt;, non pi&#249; un'&#8220;Europa matrigna&#8221; per le sue politiche fiscali, ma &lt;strong&gt;un'Unione che sappia parlare, sostiene Fabbrini, ai cuori e non solo alle menti dei suoi cittadini.&lt;/strong&gt;
Come dunque combattere e vincere questa battaglia per l'immaginario di un'Europa forte e solida? Attraverso lo stesso consiglio che Max Weber diede agli studenti di Monaco di Baviera al termine della prima guerra mondiale: &lt;strong&gt;trovando delle figure politiche capaci di &#8220;mettere le proprie mani tra gli ingranaggi della storia&#8221;.&lt;/strong&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb3-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;M. Weber, La politica come professione, 1919&#034; id=&#034;nh3-2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In conclusione, l'incontro svoltosi presso il Salone d'Onore &#8220;Carlo X&#8221; ha evidenziato molte criticit&#224; dell'Unione Europea e della nostra cultura politica occidentale, ma non si pu&#242; certo dire che il pragmatismo di Fabbrini si sia trasformato in cieco pessimismo. L'autore ha infatti concluso il suo illuminante intervento sottolineando che, se da un lato l'UE ha in s&#233; delle forti mancanze, dall'altro, essa pu&#242; farsi garante della resistenza contro gli orribili demoni dell'autoritarismo del &#8216;900, purch&#232; sia disposta a crescere e ad essere al passo con il mondo contemporaneo &lt;strong&gt;La nostra Europa &#232; &#8220;un'invenzione di successo&#8221; ma, come per un bambino che cresce, i vestiti sono ormai stretti.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb3-1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh3-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 3-1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;S. Fabbrini, &lt;i&gt;Nazionalismo 2.0. La sfida sovranista all'Europa integrata&lt;/i&gt;, 2025, Mondadori Universit&#224;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb3-2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh3-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 3-2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;M. Weber, &lt;i&gt;La politica come professione&lt;/i&gt;, 1919&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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<item xml:lang="it">
		<title>Minoranze linguistiche tra tutela e strumentalizzazione</title>
		<link>http://www.taurillon.org/minoranze-linguistiche-tra-tutela-e-strumentalizzazione</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/minoranze-linguistiche-tra-tutela-e-strumentalizzazione</guid>
		<dc:date>2026-04-29T08:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Federico Rubino</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Dalla crisi del Donbass alla questione della comunit&#224; russofona in Estonia, passando per il modello autonomistico dell'Alto Adige, l'Europa si trova oggi davanti a una sfida cruciale: garantire la tutela delle minoranze linguistiche senza lasciare spazio a strumentalizzazioni geopolitiche da parte di regimi autoritari. Negli scorsi mesi in diverse valli del Sudtirolo sono comparsi cartelli nei quali veniva richiesto l'intervento di Donald Trump per liberare il &#8220;Tirolo occupato&#8221; con (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-approfondimenti-" rel="directory"&gt;Approfondimenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/1b/387c226d1da98909def58fe0b64fac.jpg?1777450251' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Dalla crisi del Donbass alla questione della comunit&#224; russofona in Estonia, passando per il modello autonomistico dell'Alto Adige, l'Europa si trova oggi davanti a una sfida cruciale: garantire la tutela delle minoranze linguistiche senza lasciare spazio a strumentalizzazioni geopolitiche da parte di regimi autoritari.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Negli scorsi mesi in diverse valli del Sudtirolo sono comparsi cartelli nei quali veniva richiesto l'intervento di Donald Trump per liberare il &#8220;Tirolo occupato&#8221; con annesse bandiere statunitensi. Questo fatto mette in luce come ancora oggi &lt;strong&gt;nazionalismi e contrapposizioni identitarie possano essere sfruttati da potenze straniere&lt;/strong&gt; per destabilizzare gli equilibri politici nel cuore d'Europa. Partendo da questo caso specifico, che agli occhi di molti risulta innocuo (sebbene ci sia da chiedersi da dove provengano i fondi che hanno permesso a tali cartelli di comparire come funghi nelle diverse valli) &#232; mia intenzione scrivere della questione delle minoranze linguistiche e la loro tutela, concentrandomi su ci&#242; che &#232; accaduto in &lt;strong&gt;Ucraina&lt;/strong&gt; e in &lt;strong&gt;Alto-Adige&lt;/strong&gt; per &lt;strong&gt;fornire uno strumento interpretativo e critico con il quale guardare ai confini orientali e pi&#249; nello specifico a ci&#242; che accade in Estonia&lt;/strong&gt;. Negli ultimi mesi infatti, nel contesto della &#8220;guerra ibrida&#8221; diverse attivit&#224; di disinformazione online hanno promosso l'idea di una &#8220;Repubblica popolare di Narva&#8221; nella regione nord-orientale dell'Estonia abitata prevalentemente da russofoni, un qualcosa di simile a ci&#242; che era accaduto in Donbass e recentemente si &#232; verificato in Sudtirolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'UCRAINA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La crisi ucraina esplosa con l'&lt;i&gt;Euromaidan&lt;/i&gt; ha mostrato quanto le questioni linguistiche possano trasformarsi in detonatori politici se inserite in contesti instabili. Nel Donbass, prima del 2014, non esisteva un forte movimento secessionista: prevalevano richieste di autonomia amministrativa e di tutela della lingua russa simili a quelle gi&#224; presenti in Crimea. Con l'evoluzione del conflitto e l'intervento della Russia, la dimensione linguistica &#232; stata progressivamente inglobata in una narrazione geopolitica pi&#249; ampia e oppositiva. Da un lato, Kyiv ha rafforzato l'uso della &lt;strong&gt;lingua ucraina come elemento di costruzione nazionale&lt;/strong&gt; (si pensi alla &lt;i&gt;Legge sulla lingua&lt;/i&gt; del 2019); dall'altro, Mosca ha utilizzato la difesa dei russofoni come giustificazione politica e retorica per la propria azione imperialista. Questo punto &#232; essenziale: la tutela delle minoranze linguistiche &#232; un principio legittimo, ma diventa pericoloso quando viene piegato a logiche di potenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprendere appieno il conflitto russo-ucraino e la questione linguistica &#232; fondamentale tenere a mente il contesto di cui parliamo: &lt;strong&gt;le proteste di &lt;i&gt;Euromaidan&lt;/i&gt; ebbero inizio nel novembre 2013&lt;/strong&gt; in seguito alla decisione del presidente Viktor Janukovy&#269; di sospendere la firma dell'Accordo di Associazione con l'Unione Europea, optando per un riavvicinamento economico alla Federazione Russa. Le manifestazioni, inizialmente limitate a una mobilitazione studentesca e civica, si ampliarono rapidamente in seguito alla repressione delle proteste da parte delle forze di sicurezza, trasformandosi in una &lt;strong&gt;crisi politica nazionale&lt;/strong&gt;: nacque un movimento eterogeneo, caratterizzato dalla partecipazione di attivisti civici, partiti politici di opposizione, organizzazioni della societ&#224; civile e ampi settori della classe media urbana. All'interno delle proteste furono presenti anche gruppi nazionalisti radicali e formazioni di estrema destra, come &lt;i&gt;Pravyi Sektor&lt;/i&gt;, la cui visibilit&#224; fu accresciuta dal ruolo negli scontri di piazza, pur non rappresentando la maggioranza dei manifestanti: la visibilit&#224; delle organizzazioni estremiste aument&#242; perch&#233; pi&#249; organizzate e attive negli scontri di piazza. Questo punto &#232; importante perch&#233; la narrativa russa tende a presentare &lt;i&gt;Euromaidan&lt;/i&gt; come un colpo di stato &#8220;nazista&#8221; mentre la narrativa occidentale tende invece a minimizzare completamente la presenza di questi gruppi o a negarla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel marzo &lt;strong&gt;2014&lt;/strong&gt; la &lt;strong&gt;Crimea fu occupata da forze armate russe&lt;/strong&gt; prive di insegne ufficiali e fu organizzato un &lt;strong&gt;referendum&lt;/strong&gt; sull'annessione alla Federazione Russa. Quest'ultima interpret&#242; il voto come un'espressione del diritto all'autodeterminazione della popolazione locale, mentre la maggioranza della comunit&#224; internazionale lo consider&#242; illegittimo in quanto svolto sotto presenza militare e in violazione dell'integrit&#224; territoriale dell'Ucraina. &lt;strong&gt;L'annessione della Crimea&lt;/strong&gt; rappresenta un momento di svolta nella crisi, &lt;strong&gt;trasformando una crisi politica interna in un conflitto internazionale&lt;/strong&gt; e contribuendo alla radicalizzazione delle posizioni politiche all'interno dell'Ucraina. La &lt;strong&gt;strage di Odessa&lt;/strong&gt; (2 maggio 2014) &#232; uno degli episodi pi&#249; controversi intorno al quale la narrazione russa e occidentale differiscono profondamente. Vi furono scontri tra manifestanti pro-Ucraina e pro-Russia e l'incendio nella Casa dei Sindacati che port&#242; alla morte di 42-48 persone, per lo pi&#249; manifestanti filorussi. Le responsabilit&#224; precise dell'incendio non accertate definitivamente: entrambe le parti si accusano a vicenda mentre rapporti ONU e Consiglio d'Europa hanno criticato l'inefficacia delle indagini ucraine. &#200; vero che gruppi estremisti e ultras erano presenti tra i manifestanti filo-Kyiv, ma anche gruppi radicali filo-russi parteciparono agli scontri armati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;accordi di Minsk I&lt;/strong&gt; (settembre 2014) e &lt;strong&gt;Minsk II&lt;/strong&gt; (febbraio 2015), negoziati con la mediazione di Francia e Germania nel cosiddetto &lt;i&gt;formato Normandia&lt;/i&gt;, rappresentano il principale tentativo diplomatico di risoluzione del conflitto. Essi prevedevano il cessate il fuoco, il ritiro delle armi pesanti e una riforma costituzionale ucraina che introducesse uno &lt;i&gt;status&lt;/i&gt; speciale per alcune aree del Donbass. Il fallimento degli accordi &#232; generalmente attribuito alla divergenza sull'ordine di attuazione delle misure: l'Ucraina richiedeva prima il ripristino del controllo del confine con la Russia e il ritiro delle truppe russe, mentre le autorit&#224; separatiste e la Federazione Russa insistevano sull'attuazione preventiva dell'autonomia politica. &lt;strong&gt;Gli accordi di Minsk fallirono perch&#233; erano volutamente ambigui, le parti li interpretavano in modo opposto, mancavano fiducia e meccanismi di garanzia, le condizioni politiche interne rendevano difficile applicarli e il conflitto era ormai parte di una competizione geopolitica pi&#249; ampia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;questione autonomistica&lt;/strong&gt; del Donbass &#232; strettamente connessa alla &lt;strong&gt;dimensione linguistica e identitaria&lt;/strong&gt;. Prima del 2014 la &lt;strong&gt;lingua russa&lt;/strong&gt; era ampiamente utilizzata nella vita pubblica, nei media e nella politica ucraina. Dopo l'inizio del conflitto, l'Ucraina adott&#242; politiche volte a rafforzare la lingua ucraina come lingua di Stato, in particolare attraverso la legge sull'istruzione del 2017 e la legge sulla lingua del 2019. La &lt;i&gt;Commissione di Venezia&lt;/i&gt; del Consiglio d'Europa ha riconosciuto la legittimit&#224; dell'obiettivo di rafforzare la lingua nazionale, ma ha espresso preoccupazioni riguardo al bilanciamento con la tutela delle minoranze linguistiche, raccomandando modifiche per evitare effetti discriminatori. &lt;strong&gt;L'Unione Europea ha sostenuto l'integrit&#224; territoriale dell'Ucraina, introducendo sanzioni contro la Federazione Russa&lt;/strong&gt; e promuovendo una &lt;strong&gt;soluzione negoziale&lt;/strong&gt; basata sugli accordi di Minsk. Parallelamente, le istituzioni europee hanno mantenuto una &lt;strong&gt;posizione critica su alcune politiche interne ucraine&lt;/strong&gt;, in particolare riguardo alla tutela dei &lt;strong&gt;diritti linguistici&lt;/strong&gt; delle minoranze. Il conflitto nel Donbass rappresenta l'intersezione tra crisi politica interna, costruzione dell'identit&#224; nazionale e competizione geopolitica tra Russia e Occidente. La &lt;strong&gt;questione autonomistica&lt;/strong&gt;, inizialmente legata a richieste di decentramento e tutela linguistica, &#232; stata &lt;strong&gt;progressivamente assorbita in una dinamica militare e internazionale&lt;/strong&gt; che ha reso sempre pi&#249; difficile una soluzione negoziale duratura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'ESTONIA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi uno dei luoghi dove pi&#249; si gioca il futuro dell'Europa &#232; rappresentato dal &lt;strong&gt;confine orientale&lt;/strong&gt;. In Estonia, circa un quarto della popolazione &#232; russofona, eredit&#224; diretta dell'epoca sovietica. Negli ultimi decenni, Tallinn ha adottato politiche volte a rafforzare la &lt;strong&gt;lingua estone come pilastro dell'identit&#224; nazionale&lt;/strong&gt;, richiedendo ad esempio la conoscenza della lingua per l'accesso alla cittadinanza e al settore pubblico. Queste politiche sono state spesso criticate dalla Federazione Russa, che le presenta come discriminatorie. Tuttavia, le &lt;strong&gt;istituzioni europee&lt;/strong&gt; hanno generalmente &lt;strong&gt;riconosciuto il diritto dell'Estonia a tutelare la propria lingua nazionale&lt;/strong&gt;, pur invitando a mantenere un equilibrio con i diritti delle minoranze. Il rischio &#232; evidente: ogni squilibrio, reale o percepito, pu&#242; essere utilizzato come leva politica. &lt;strong&gt;Una parte della popolazione di origine russa&lt;/strong&gt; vive ancora oggi in una condizione di apolidia o di &#8220;&lt;strong&gt;non-cittadinanza&lt;/strong&gt;&#8221;. Molti di questi residenti non hanno automaticamente ottenuto la cittadinanza estone dopo il 1991 e sono rimasti con uno &lt;i&gt;status&lt;/i&gt; giuridico speciale. Pur vivendo, lavorando e parlando spesso russo nella vita quotidiana, molti non possono votare alle elezioni nazionali e si sentono ai margini della piena partecipazione politica. Il percorso verso la cittadinanza passa attraverso esami di lingua estone e prove di integrazione, spesso percepite come un ostacolo significativo. Tra memoria storica e identit&#224; nazionale, la loro condizione resta uno dei nodi pi&#249; delicati della societ&#224; estone contemporanea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; qui che l'Europa deve essere particolarmente vigile, cercando di evitare sia l'indifferenza sia la strumentalizzazione della lingua. Il punto centrale &#232; che le &lt;strong&gt;politiche estoni&lt;/strong&gt; non possono essere lette semplicemente come &#8220;contro&#8221; la minoranza russa. Esse &lt;strong&gt;rispondono a una logica di sicurezza e di costruzione nazionale&lt;/strong&gt; in un Paese che ha una memoria storica molto forte dell'occupazione sovietica e che si ritrova a doversi confrontare con un &#8220;vicino di casa&#8221; minaccioso. Tuttavia, proprio &lt;strong&gt;questa impostazione rischia di produrre effetti controproducenti se non supportata da efficaci strumenti di inclusione&lt;/strong&gt;. L'Europa oggi deve evitare in tutti i modi che vengano calpestati i diritti dei russofoni e che vengano date leve politiche per giustificare interventi militari o la nascita di repubbliche separatiste. Una risposta su come agire e come evitare che avvenga nuovamente ci&#242; che &#232; accaduto in Ucraina &#232; utile volgere gli occhi al cuore d'Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'ALTO ADIGE-S&#220;DTIROL&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il caso dell'&lt;strong&gt;Alto Adige&#8211;S&#252;dtirol&lt;/strong&gt; viene spesso evocato come esempio virtuoso di gestione delle minoranze linguistiche, ma &lt;strong&gt;ridurlo a formula replicabile sarebbe un errore&lt;/strong&gt;. Il solo fatto di riferirsi a questo territorio con un nome piuttosto che un altro indica un posizionamento politico, fatto difficilmente comprensibile a chi non vive quotidianamente il contesto di contrapposizione identitaria che velatamente continua a persistere all'ombra delle Dolomiti. Il nome con il quale riferirsi a questo territorio &#232; continuamente al centro di polemiche: come nel 2019 quando il Presidente della Provincia dichiar&#242; che il termine corretto da utilizzare sarebbe &#8220;Provincia autonoma di Bolzano&#8221;, declinato nelle diverse varianti linguistiche (in italiano, tedesco, ladino). La sua storia &#232; segnata da conflitti profondi, da politiche di assimilazione forzata durante il fascismo e da una lunga stagione di tensioni che hanno richiesto decenni di negoziazione internazionale per essere superate. Solo attraverso un equilibrio complesso tra autonomia, garanzie giuridiche e coinvolgimento di attori esterni si &#232; giunti a una stabilizzazione duratura. &lt;strong&gt;Il percorso che ha portato alla convivenza tra gruppi linguistici diversi in Sudtirolo si regge su un sistema istituzionale sofisticato, che ha saputo trasformare una frattura etnica in una coesistenza regolata&lt;/strong&gt;. Ma questa stabilit&#224; non &#232; priva di &lt;strong&gt;ambiguit&#224;&lt;/strong&gt; ed &#232; utile raccontarne brevemente la storia per meglio comprenderla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La questione autonomistica dell'Alto Adige&#8211;S&#252;dtirol rappresenta uno dei casi pi&#249; complessi e significativi di gestione delle minoranze linguistiche in Europa. Essa nasce dalla ridefinizione dei confini europei dopo la Prima guerra mondiale e attraversa il fascismo, il nazismo, il secondo dopoguerra, la stagione del terrorismo e infine la costruzione di un sistema avanzato di autonomia speciale, fortemente influenzato dal contesto internazionale ed europeo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con il &lt;strong&gt;Trattato di Saint-Germain-en-Laye del 1919, l'Alto Adige-S&#252;dtirol venne annesso al Regno d'Italia, separandolo dal Tirolo storico&lt;/strong&gt;. Questa decisione port&#242; all'inclusione di una popolazione prevalentemente germanofona all'interno di uno Stato nazionale italiano, creando fin dall'inizio una frattura tra identit&#224; culturale e appartenenza politica. Durante il regime fascista (1922&#8211;1943) furono attuate &lt;strong&gt;politiche di italianizzazione forzata&lt;/strong&gt;: abolizione dell'uso pubblico della lingua tedesca, cambiamento dei toponimi, scioglimento delle associazioni culturali e chiusura delle scuole tedesche. Tali politiche &lt;strong&gt;alimentarono un profondo senso di alienazione nella popolazione locale&lt;/strong&gt;. In risposta alla repressione culturale fascista, nacquero le &lt;i&gt;Katakombenschulen&lt;/i&gt;, scuole clandestine in cui si insegnava la lingua tedesca. Queste esperienze rappresentarono una forma di resistenza culturale e di difesa dell'identit&#224; linguistica, mantenendo viva la trasmissione della lingua madre. Nel 1939, l'accordo tra Hitler e Mussolini impose alla popolazione germanofona la scelta tra l'emigrazione nel Terzo Reich o la permanenza in Italia con l'accettazione dell'italianizzazione. Le cosiddette &#8220;opzioni&#8221; (e la conseguente divisione della popolazione germanofona tra &lt;i&gt;Optanten&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Dableiber&lt;/i&gt;) provocarono profonde divisioni sociali e familiari. Durante la Seconda guerra mondiale, l'Alto Adige fu sottoposto all'amministrazione nazista fino al 1945. Nel 1945 nacque la S&#252;dtiroler Volkspartei (SVP), che divenne il principale rappresentante politico della minoranza germanofona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Accordo di Parigi del 1946 tra Italia e Austria pose le basi per una prima forma di autonomia, rivelatasi tuttavia insufficiente a garantire un'effettiva tutela delle minoranze. &lt;strong&gt;Castel Firmiano (Sigmundskron)&lt;/strong&gt; &#232; il luogo simbolo della protesta autonomista sudtirolese: nel 1957 Silvius Magnago vi proclam&#242; lo slogan &#8220;&lt;strong&gt;Los von Trient&lt;/strong&gt;&#8221;, denunciando l'inefficacia dell'autonomia regionale. &lt;strong&gt;Silvius Magnago&lt;/strong&gt;, leader della SVP, guid&#242; la mobilitazione politica per il trasferimento delle competenze alla Provincia di Bolzano e per una vera autonomia. Gli slogan &#8220;&lt;strong&gt;Los von Trient&lt;/strong&gt;&#8221; e &#8220;&lt;strong&gt;Los von Rom&lt;/strong&gt;&#8221; esprimevano la &lt;strong&gt;richiesta di separazione amministrativa&lt;/strong&gt; prima dalla Regione Trentino-Alto Adige e poi, in forma pi&#249; radicale, dallo Stato italiano. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il malcontento sfoci&#242; anche in azioni violente da parte di gruppi separatisti, con attentati contro infrastrutture statali, civili e militari. Questo periodo di tensione port&#242; la questione altoatesina all'attenzione delle organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite. Gli organi internazionali, in particolare l'&lt;strong&gt;ONU&lt;/strong&gt;, furono decisivi nel portare la questione altoatesina fuori dal quadro interno italiano. L'&lt;strong&gt;Austria internazionalizz&#242; il conflitto&lt;/strong&gt; come potenza garante dell'Accordo di Parigi (1946), esercitando pressione diplomatica sull'Italia: questo favor&#236; una soluzione negoziata e il rafforzamento dell'autonomia provinciale. Quest'ultima fu ottenuta attraverso i &#8220;Pacchetti&#8221;: il &lt;strong&gt;primo &#8220;Pacchetto&lt;/strong&gt;&#8221; (1948) istitu&#236; l'autonomia regionale, rivelatasi insufficiente per la minoranza germanofona. Il &lt;strong&gt;secondo &#8220;Pacchetto&lt;/strong&gt;&#8221; di autonomia, approvato nel 1969 e attuato con il secondo Statuto di autonomia del &lt;strong&gt;1972&lt;/strong&gt;, garant&#236; ampie competenze legislative e amministrative alla Provincia autonoma di Bolzano. Nel 1992 l'Austria dichiar&#242; conclusa la vertenza internazionale, riconoscendo la validit&#224; del sistema autonomistico italiano. La politica internazionale svolse quindi un ruolo decisivo nel consolidamento della soluzione pacifica del conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un elemento centrale del sistema autonomistico &#232; la &lt;strong&gt;proporzionale etnica&lt;/strong&gt;, che garantisce la rappresentanza delle diverse comunit&#224; linguistiche (italiana, tedesca e ladina) nei posti pubblici e nelle risorse. Questo meccanismo &#232; considerato fondamentale per l'&lt;strong&gt;equilibrio interetnico&lt;/strong&gt;, sebbene non privo di &lt;strong&gt;criticit&#224;&lt;/strong&gt; (di cui si potrebbe parlare in un futuro articolo). L'Europa ha giocato un ruolo essenziale nei rapporti tra Austria e Italia e nello sviluppo di una macroregione integrata. L'&lt;strong&gt;Euregio&lt;/strong&gt; rappresenta una forma di cooperazione transfrontaliera che unisce territori storicamente legati: promuove iniziative comuni in ambito culturale, economico e istituzionale, rafforzando l'idea di un'Europa delle regioni. La Provincia autonoma di Bolzano ha stipulato accordi con l'&lt;strong&gt;Universit&#224; di Innsbruck&lt;/strong&gt; che permettono agli studenti altoatesini di accedere a corsi, borse di studio e riconoscimenti accademici transfrontalieri. In ambito sociale, l'autonomia ha consentito politiche avanzate di &lt;strong&gt;sostegno allo studio&lt;/strong&gt;, con &lt;strong&gt;libri di testo gratuiti&lt;/strong&gt; e servizi scolastici finanziati fino alla scuola superiore. Sono previsti inoltre &lt;strong&gt;abbonamenti agevolati o gratuiti ai trasporti pubblici&lt;/strong&gt; per studenti e giovani per spostarsi anche in Austria. Queste misure rafforzano il diritto allo studio e la mobilit&#224;, riducendo le disuguaglianze territoriali. Nel complesso, tali politiche mostrano l'uso concreto dell'autonomia per il welfare locale e l'integrazione europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La questione autonomistica altoatesina dimostra come un conflitto etnico e territoriale possa essere risolto attraverso strumenti giuridici, negoziazione politica e cooperazione internazionale&lt;/strong&gt;. Il modello altoatesino &#232; oggi considerato un esempio di gestione pacifica delle minoranze linguistiche in Europa ma non &#232; priva di &lt;strong&gt;problematicit&#224;&lt;/strong&gt;: basti ricordare l'ostinato rifiuto delle &#8220;scuole miste&#8221; da parte di molti partiti identitari, viste come un modo per cancellare l'identit&#224; sudtirolese e strumento per favorirne una lenta assimilazione all'interno della cultura italiana. In Alto Adige esistono infatti &lt;strong&gt;scuole separate&lt;/strong&gt; per gruppi linguistici, con l'obiettivo di preservare la lingua madre ma isolando gli studenti in &#8220;bolle culturali&#8221; spesso impermeabili. Il rifiuto della fascia tricolore da parte della sindaca di Merano e il trambusto mediatico che il suo gesto ha provocato &#232; un ulteriore esempio assieme alle recenti polemiche riguardanti l'uso del dialetto in consiglio provinciale di come la situazione sia tutt'altro che risolta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; proprio in questa ambivalenza che l'Alto Adige offre una lezione utile all'Europa. &lt;strong&gt;Non esiste una soluzione semplice o definitiva: la tutela delle minoranze richiede compromessi continui, adattamenti e una forte cornice istituzionale&lt;/strong&gt;. Soprattutto, essa funziona quando &#232; sostenuta da condizioni pi&#249; ampie, come la prosperit&#224; economica, la mobilit&#224; e la fiducia nello stato di diritto. Per questo &lt;strong&gt;il modello altoatesino pu&#242; essere un punto di riferimento, ma solo se inquadrato criticamente&lt;/strong&gt;. Idealizzarlo significherebbe ignorarne le fragilit&#224;; comprenderlo davvero, invece, permette di cogliere quanto sia delicato l'equilibrio tra identit&#224;, autonomia e integrazione, un equilibrio che oggi l'Europa &#232; chiamata a difendere anche in contesti ben pi&#249; esposti alle pressioni geopolitiche.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Il percorso dell'Ucraina verso Bruxelles</title>
		<link>http://www.taurillon.org/il-percorso-dell-ucraina-verso-bruxelles</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.taurillon.org/il-percorso-dell-ucraina-verso-bruxelles</guid>
		<dc:date>2026-04-27T08:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Gaia Pastore</dc:creator>



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&lt;p&gt;Il 24 febbraio 2022 l'Ucraina &#232; entrata nel periodo pi&#249; buio della sua storia contemporanea a causa dell'aggressione da parte della Russia che le istituzioni europee hanno definito fin da subito non giustificata. In questo articolo vorrei per&#242; focalizzare l'attenzione sull'andamento dei negoziati di adesione tra l'Ucraina e l'Unione europea. Il 28 febbraio 2022 l'Ucraina ha presentato domanda di adesione al Consiglio dell'Unione europea, avviando cos&#236; la procedura sancita dall'art.49 TUE; (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-Geopolitica-" rel="directory"&gt;Analisi&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/a3/7261d90823acde0fec224593813213.jpg?1777286179' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;24 febbraio 2022&lt;/strong&gt; l'Ucraina &#232; entrata nel &lt;strong&gt;periodo pi&#249; buio della sua storia contemporanea&lt;/strong&gt; a causa dell'&lt;strong&gt;aggressione da parte della Russia&lt;/strong&gt; che le istituzioni europee hanno definito fin da subito &lt;strong&gt;non giustificata&lt;/strong&gt;.
In questo articolo vorrei per&#242; focalizzare l'attenzione sull'andamento dei negoziati di adesione tra l'Ucraina e l'Unione europea.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;28 febbraio 2022&lt;/strong&gt; l'Ucraina ha presentato &lt;strong&gt;domanda di adesione&lt;/strong&gt; al Consiglio dell'Unione europea, avviando cos&#236; la procedura sancita dall'art.49 TUE; il Presidente ucraino &lt;strong&gt;Volodymyr Zelens'kyj&lt;/strong&gt; ai tempi chiese all'Unione europea di applicare una &lt;strong&gt;procedura speciale&lt;/strong&gt;, per aderire in tempi pi&#249; rapidi vista la situazione in cui versava, e tuttora versa, il suo Paese. Tuttavia, i Trattati dell'Ue non prevedono alcuna tipologia di procedura speciale per velocizzare l'allargamento dell'Unione nel continente, ma comparando il percorso verso l'adesione dell'Ucraina con quello di altri Stati attualmente candidati, &#232; possibile affermare che nei fatti la &lt;strong&gt;procedura sia stata inizialmente velocizzata&lt;/strong&gt;. Si pensi al fatto che il Consiglio europeo il &lt;strong&gt;23 giugno del 2022&lt;/strong&gt;, dopo soli quattro mesi dalla presentazione della domanda di adesione, ha concesso in tempi record lo &lt;i&gt;status&lt;/i&gt; di &lt;strong&gt;Paese candidato&lt;/strong&gt; all'adesione, con una &lt;strong&gt;rapidit&#224; mai vista nella storia dell'allargamento dell'Ue&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La procedura prevista per l'adesione all'Unione europea &#232; &lt;strong&gt;molto articolata&lt;/strong&gt;, gli Stati candidati possono impiegare diversi anni nel concludere il loro percorso verso Bruxelles, ma l'Ucraina fin dalla domanda di adesione, sta dimostrando di essere determinata nel raggiungere il sogno europeo, nonostante le sfide che sta attraversando. Il 17 giugno 2022, pochi giorni prima della delibera all'unanimit&#224; del Consiglio europeo per la concessione dello &lt;i&gt;status&lt;/i&gt; di Paese candidato, la Commissione europea ha espresso il proprio parere positivo in merito alla domanda di adesione, riconoscendo i progressi compiuti dall'Ucraina a partire dalla ratifica dell'Accordo di associazione del 2014. I progressi alla quale fa riferimento la Commissione riguardano le numerose riforme interne compiute negli anni per &lt;strong&gt;conformarsi gradualmente all'&lt;i&gt;acquis&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; il &lt;i&gt;corpus&lt;/i&gt; legislativo dell'Ue. In particolare, ha compiuto riforme per modernizzare l'amministrazione pubblica, tutelare i diritti delle minoranze nazionali, garantire una maggior trasparenza e indipendenza del settore giudiziario; ha istituito organismi anticorruzione, tra i quali l'High Anti-Corruption Court, e mostrato di essere in grado di conformarsi ai requisiti previsti per l'adesione all'Unione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma a quattro anni dall'avvio del percorso dell'Ucraina verso l'adesione &lt;strong&gt;a che punto siamo?&lt;/strong&gt;
La fase dei negoziati &#232; stata ufficialmente avviata il &lt;strong&gt;21 giugno 2024&lt;/strong&gt;: a essa nella prassi segue l'apertura dei primi capitoli negoziali racchiusi nel &lt;i&gt;cluster&lt;/i&gt; dei diritti e fondamenti. Nonostante i progressi compiuti nell'attuazione delle riforme necessarie e le raccomandazioni delle altre istituzioni europee al Consiglio dell'Ue, &lt;strong&gt;nessun capitolo negoziale &#232; stato ad oggi aperto&lt;/strong&gt;. Per aprirli la Commissione europea nella prassi conclude prima lo &lt;i&gt;screening&lt;/i&gt;, per confrontare l'ordinamento giuridico ucraino e &lt;i&gt;l'acquis&lt;/i&gt; dell'Ue, cos&#236; da poter determinare in che misura l'Ucraina sia pronta all'adesione e inquadrare le riforme da compiere. Lo &lt;i&gt;screening&lt;/i&gt; &#232; stato concluso in tempi record a settembre dello scorso anno e la Commissione ha presentato un &lt;i&gt;report&lt;/i&gt; nel quale vengono analizzati tutti i 35 capitoli negoziali previsti e ha consigliato le riforme da compiere durante i negoziati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal report, per&#242;, sono risultate &lt;strong&gt;lacune non di poco conto nel grado di allineamento ai valori&lt;/strong&gt; di cui all'art. 2 TUE, il cui rispetto &#232; uno dei requisiti essenziali per poter aderire, in particolare riguardo al rispetto dello &lt;strong&gt;Stato di diritto&lt;/strong&gt;; inoltre, l'Ucraina ha ancora &lt;strong&gt;problemi di corruzione&lt;/strong&gt; che interessano il sistema giudiziario e non viene garantita la meritocrazia nella nomina dei suoi membri. A luglio 2025, tra l'altro, vi &#232; stato un passo indietro nel rispetto dei valori fondamentali dell'Ue che ha destato preoccupazione a Bruxelles: il &lt;strong&gt;Parlamento ucraino ha approvato una legge che minava l'indipendenza della NABU e della SAPO, due organismi anticorruzione&lt;/strong&gt;, ponendole sotto il controllo del Procuratore generale, ma dopo le proteste dei cittadini ucraini fu ristabilita la loro indipendenza. Nel report, comunque, sono stati riconosciuti anche i progressi compiuti dall'Ucraina per conformarsi gradualmente all'&lt;i&gt;acquis&lt;/i&gt;, e la sua &lt;strong&gt;lotta alla corruzione&lt;/strong&gt;. La Commissione si raccomanda di proseguire con l'attuazione delle riforme necessarie per poter completare in futuro la fase dei negoziati, la cui conclusione &#232; per&#242; subordinata alla chiusura di tutti i capitoli negoziali raggruppati nei sei &lt;i&gt;cluster&lt;/i&gt; e richiede &lt;strong&gt;l'approvazione unanime del Consiglio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Commissaria per l'allargamento Marta Kos&lt;/strong&gt; ha recentemente affermato che in quanto si tratta di un processo basato sulla meritocrazia, e l'Ucraina ha provato in questi anni di meritare l'adesione, &#232; giunto il momento di aprire i capitoli negoziali.
La &lt;strong&gt;procedura che inizialmente &#232; stata velocizzata&lt;/strong&gt; dall'Ue per dare all'Ucraina una prospettiva al proprio interno e mostrare il suo sostegno durante la guerra, sembra oggi attraversare una &lt;strong&gt;battuta di arresto&lt;/strong&gt;, come dimostra il fatto che nonostante le raccomandazioni della Commissione al Consiglio dell'Ue nessun capitolo &#232; stato aperto. La causa di questo rallentamento risulta essere la &lt;strong&gt;mancanza dell'unanimit&#224; del Consiglio dell'Unione europea&lt;/strong&gt;, per l'apertura dei primi capitoli. Il ministro per gli Affari europei della Polonia &lt;strong&gt;Adam Szlapka&lt;/strong&gt;, il cui governo he detenuto la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue nel primo semestre del 2025, ha infatti affermato &#8220;siamo determinati a sostenere l'Ucraina, e far progredire il cammino di allargamento&#8221;, aggiungendo, &lt;strong&gt;&#8220;non c'&#232; unanimit&#224;, non mi sbilancio su date&#8221;&lt;/strong&gt;. Tra i &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; dell'UE il &lt;strong&gt;principale oppositore&lt;/strong&gt; all'ingresso dell'Ucraina &#232; stato il Primo Ministro ungherese &lt;strong&gt;Viktor Orb&#225;n&lt;/strong&gt;, che ha pi&#249; volte espresso il proprio dissenso pubblicamente. In una delle sue dichiarazioni alla stampa ha affermato &#8220;l'Ucraina non ha i soldi per potersi mantenere, dobbiamo aiutarla noi&#8221; aggiungendo anche &lt;strong&gt;&#8220;un eventuale ingresso di Kiev nell'UE porterebbe la guerra nell'Ue e i soldi degli europei in Ucraina&#8221;&lt;/strong&gt;. A causa del &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; ungherese e del suo diritto di veto, il raggiungimento dell'unanimit&#224; sembrava lontano. Tuttavia, molto recentemente il 12 aprile di quest'anno &lt;strong&gt;ha vinto le elezioni parlamentari P&#233;ter Magyar&lt;/strong&gt;. Finora l'Ungheria ha avuto una posizione contraria all'adesione dell'Ucraina, ostacolandola nel suo obiettivo, ma essendo ora cambiata la &lt;i&gt;leadership&lt;/i&gt; staremo a vedere &lt;strong&gt;quale sar&#224; la nuova posizione&lt;/strong&gt;; il nuovo &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; ungherese non ha ancora rilasciato dichiarazioni chiare in merito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le &lt;strong&gt;istituzioni europee&lt;/strong&gt; (la Commissione europea, il Consiglio dell'UE, Parlamento europeo) &lt;strong&gt;hanno pi&#249; volte dichiarato di sostenere l'adesione dell'Ucraina&lt;/strong&gt;, ma la scelta finale non spetta a loro. Con la sua popolazione, l'Ucraina diverrebbe uno dei Paesi pi&#249; grandi dell'Unione europea, acquisendo un &lt;strong&gt;peso rilevante nel Parlamento europeo&lt;/strong&gt; e contribuendo a stravolgere gli equilibri politici tra gli Stati membri. &lt;strong&gt;Stati che sono abituati ad avere una certa rilevanza&lt;/strong&gt; nel Parlamento europeo, come Germania, Spagna, Francia, e non solo, &lt;strong&gt;saranno effettivamente disposti in futuro a far entrare un &#8220;gigante&#8221; come l'Ucraina?&lt;/strong&gt; Inoltre, permane una certa cautela rispetto all'ingresso di democrazie considerate &#8220;immature&#8221;, l'esperienza degli ultimi anni (con l'Ungheria e la Polonia) ha reso l'Unione europea pi&#249; attenta al rischio di accogliere Paesi che, una volta membri, possano incontrare difficolt&#224; nel garantire pienamente il rispetto dei valori fondamentali sanciti dall'art. 2 TUE.
Infine, incombe una domanda cruciale: se, e quando, arriver&#224; il momento della ratifica del &lt;strong&gt;Trattato di adesione&lt;/strong&gt;, verr&#224; &lt;strong&gt;ratificato da tutti gli Stati membri o sorgeranno sorprese&lt;/strong&gt;?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>Il rapporto tra federalismo e Resistenza</title>
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		<dc:creator>IL BURATTINO</dc:creator>



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&lt;p&gt;La Resistenza europea rappresenta un fenomeno storico di straordinaria complessit&#224;, che non pu&#242; essere interpretato unicamente come una reazione armata all'occupazione nazifascista. Essa costituisce, piuttosto, un momento di profonda rielaborazione politica e teorica, nel quale si intrecciano la lotta per la liberazione e la riflessione sulle cause strutturali della crisi europea. In questo senso, si configura come un vero e proprio laboratorio politico, nel quale emergono visioni (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.taurillon.org/-Geopolitica-" rel="directory"&gt;Analisi&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/a3/3005d938e130d7a71c6c847b4159d6.jpg?1777101420' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Resistenza europea&lt;/strong&gt; rappresenta un fenomeno storico di straordinaria complessit&#224;, che non pu&#242; essere interpretato unicamente come una reazione armata all'occupazione nazifascista. Essa costituisce, piuttosto, un &lt;strong&gt;momento di profonda rielaborazione politica e teorica&lt;/strong&gt;, nel quale si intrecciano la lotta per la liberazione e la riflessione sulle cause strutturali della crisi europea. In questo senso, si configura come un vero e proprio laboratorio politico, nel quale emergono visioni alternative sul futuro dell'ordine europeo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Le analisi storiografiche&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb4-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Cfr. i contributi editi dalla Collana Federalista: a cura di Cinzia Rognoni (&#8230;)&#034; id=&#034;nh4-1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; concordano nel sottolineare come, nel corso del conflitto, si sviluppi progressivamente una &lt;strong&gt;consapevolezza diffusa circa il ruolo svolto dal sistema degli Stati nazionali nella genesi delle guerre (pressoch&#233; endemiche) sul Vecchio Continente&lt;/strong&gt;. La competizione tra sovranit&#224; assolute, fondata sull'equilibrio di potenza, appare incapace di garantire stabilit&#224; e pace. Di conseguenza, &lt;strong&gt;la lotta contro il nazifascismo tende a trasformarsi&lt;/strong&gt;, almeno in alcune sue componenti, in una &lt;strong&gt;riflessione pi&#249; ampia sulla necessit&#224; di superare il paradigma dello Stato nazionale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno degli aspetti pi&#249; significativi della &lt;strong&gt;Resistenza&lt;/strong&gt; &#232; senz'altro il suo &lt;strong&gt;carattere intrinsecamente europeo&lt;/strong&gt;. Sebbene le esperienze resistenziali si sviluppino in contesti nazionali differenti, esse condividono condizioni storiche analoghe e si riconoscono progressivamente in un orizzonte politico comune. La simultaneit&#224; delle lotte e la circolazione delle idee contribuiscono a generare una forma di &lt;strong&gt;solidariet&#224; transnazionale, che trascende i confini statali&lt;/strong&gt;. Questa dimensione del conflitto non si limita alla cooperazione militare o alla condivisione di strategie operative, ma investe anche il piano politico e ideale. In numerosi documenti antifascisti&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb4-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Una serie di estratti si possono trovare nel saggio di Nicoletta Mosconi, La (&#8230;)&#034; id=&#034;nh4-2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; emerge chiaramente la consapevolezza che la liberazione non possa esaurirsi nella restaurazione degli Stati preesistenti, ma debba tradursi nella &lt;strong&gt;costruzione di un ordine europeo nuovo&lt;/strong&gt;. La pace e la libert&#224; vengono concepite, dunque, come obiettivi che richiedono una trasformazione strutturale delle relazioni tra gli Stati. In tale contesto, la &lt;strong&gt;prospettiva federalista&lt;/strong&gt; si afferma come &lt;strong&gt;una delle risposte pi&#249; coerenti alla crisi europea&lt;/strong&gt;. La proposta di una federazione nasce proprio dalla convinzione che &lt;strong&gt;solo il superamento della sovranit&#224; nazionale possa impedire il ritorno dei conflitti&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La guerra non viene considerata come un evento accidentale, ma come il risultato di un sistema internazionale fondato sulla competizione tra Stati sovrani. Di conseguenza, la &lt;strong&gt;pace&lt;/strong&gt; non pu&#242; essere garantita da semplici accordi diplomatici, ma &lt;strong&gt;richiede una trasformazione delle strutture politiche&lt;/strong&gt;. In questa prospettiva, il &lt;strong&gt;federalismo&lt;/strong&gt; si configura come una &lt;strong&gt;teoria della pace istituzionalizzata&lt;/strong&gt;. La creazione di un potere sovranazionale consente di sottrarre le decisioni fondamentali alla logica della rivalit&#224; tra Stati, introducendo meccanismi di cooperazione vincolanti. La &lt;strong&gt;pace&lt;/strong&gt; diventa cos&#236; un &lt;strong&gt;diritto politico, garantito da istituzioni comuni, e non pi&#249; un equilibrio precario tra potenze&lt;/strong&gt;. Questa concezione rappresenta uno degli aspetti pi&#249; innovativi del pensiero sviluppato nel contesto resistenziale: essa anticipa alcune delle dinamiche che caratterizzeranno il processo di integrazione europea nel secondo dopoguerra, pur mantenendo una portata pi&#249; radicale rispetto alle realizzazioni effettive.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se inizialmente la &lt;strong&gt;Resistenza&lt;/strong&gt; si configura come opposizione al totalitarismo, essa evolve progressivamente verso una &lt;strong&gt;riflessione sulle condizioni necessarie per la costruzione di un ordine stabile e pacifico&lt;/strong&gt;. In questo processo, l'analisi federalista rappresenta un punto di approdo teorico di particolare rilievo. Esso non si limita a proporre una cooperazione tra Stati, ma mette in discussione il principio stesso della sovranit&#224; nazionale. La federazione europea viene concepita come una struttura politica capace di garantire la pace attraverso l'istituzione di un potere sovranazionale dotato di competenze limitate ma reali. Le elaborazioni teoriche sviluppate in alcuni testi dall'alto contenuto simbolico (&lt;i&gt;Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto, Dichiarazione dei movimenti di Resistenza europea, Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine&lt;/i&gt;, &#8230;) evidenziano come &lt;strong&gt;la crisi europea non possa essere risolta attraverso il semplice ritorno alla situazione precedente al conflitto&lt;/strong&gt;: il progetto federalista si presenta come una risposta sistemica, che mira a rimuovere le cause profonde della guerra e a ricostruire un modello di Stato e di societ&#224;. Mentre &lt;strong&gt;l'internazionalismo ottocentesco&lt;/strong&gt; si era limitato a promuovere la &lt;strong&gt;cooperazione tra Stati&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;federalismo&lt;/strong&gt; propone ora la &lt;strong&gt;creazione di un nuovo livello di governo&lt;/strong&gt; con una propria sovranit&#224;. Questa innovazione teorica, grazie soprattutto agli autori di Ventotene, si accompagna a una &lt;strong&gt;ridefinizione delle priorit&#224; insite nel conflitto politico&lt;/strong&gt;. La linea di divisione tra progressisti e reazionari ora separa i sostenitori della restaurazione o del mantenimento delle sovranit&#224; nazionali e i fautori della sua trasformazione in senso federale. L'unit&#224; europea cessa di essere un'utopia per diventare un obiettivo politico concreto, da perseguire attraverso un'azione organizzata. Il contributo del &lt;strong&gt;Movimento Federalista Europeo (MFE)&lt;/strong&gt; risulta decisivo nel dare forma a questa prospettiva: esso &lt;strong&gt;elabora un progetto istituzionale preciso, che individua nella federazione il quadro entro cui realizzare i valori della Resistenza&lt;/strong&gt;. In tal modo, la lotta antifascista viene reinterpretata come momento iniziale di un processo pi&#249; ampio, volto alla costruzione di una nuova Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Purtroppo il progetto di una federazione europea non trova una piena realizzazione nel periodo immediatamente successivo alla guerra. &lt;strong&gt;La ricostruzione politica del continente avviene prevalentemente nel quadro degli Stati nazionali&lt;/strong&gt;, mentre i processi di integrazione si svilupperanno in forma graduale e limitata. Questa distanza tra elaborazione teorica e realizzazione politica evidenzia il &lt;strong&gt;carattere incompiuto della Resistenza&lt;/strong&gt;. I &lt;strong&gt;valori&lt;/strong&gt; che essa ha espresso &#8211; pace, libert&#224;, solidariet&#224; &#8211; restano &lt;strong&gt;in parte irrealizzati, nella misura in cui non si traducono in un assetto istituzionale coerente&lt;/strong&gt;. Il ritorno periodico di tensioni nazionalistiche conferma la fragilit&#224; di un sistema che non ha superato pienamente le logiche del passato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In tale prospettiva, la costruzione europea pu&#242; essere interpretata come una continuazione della Resistenza con altri mezzi. Il processo di unificazione rappresenta un tentativo, ancora parziale, di dare attuazione a quel progetto politico emerso durante la guerra. E il &lt;strong&gt;pensiero federalista&lt;/strong&gt; non appare come un'eredit&#224; del passato, ma come una prospettiva ancora aperta, un obiettivo da realizzare, &lt;strong&gt;un'idea a cui tendere e per cui valga la pena lottare&lt;/strong&gt;. La &lt;strong&gt;&#8220;Resistenza non &#232; ancora finita&#8221;&lt;/strong&gt; perch&#233; non abbiamo mai davvero sconfitto il pericolo di degenerazione del nazionalismo in imperialismo o totalitarismo e, se non lo avremo definitivamente superato in Europa, difficilmente potremo proporre al mondo un'alternativa fondata sulla drammatica esperienza del nostro passato.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb4-1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh4-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 4-1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Cfr. i contributi editi dalla Collana Federalista: a cura di Cinzia Rognoni Vercelli, &lt;i&gt;Altiero Spinelli, il Federalismo europeo e la Resistenza&lt;/i&gt;, Il Mulino, 2012 e Raffaella Cinquanta, &lt;i&gt;&#171;Partigiani di tutta Europa, unitevi!&#187;. L'ideale dell'Europa unita nelle riviste clandestine della Resistenza italiana&lt;/i&gt;, Il Mulino, 2020. Utile anche il saggio di Norberto Bobbio, Il federalismo nel dibattito politico e culturale della Resistenza, saggio pubblicato nell'ed. anastatica del &#171;Manifesto di Ventotene&#187; a cura di Sergio Pistone per Celid (2001).&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb4-2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh4-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 4-2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Una serie di estratti si possono trovare nel saggio di Nicoletta Mosconi, &lt;i&gt;La Resistenza europea per l'unit&#224; dell'Europa&lt;/i&gt;, &#171;Il Federalista&#187;, XLVI, n. 1, 2004.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>Realismo della ragione, speranza della volont&#224;</title>
		<link>http://www.taurillon.org/realismo-della-ragione-speranza-della-volonta</link>
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&lt;p&gt;&#8220;Pessimismo della ragione, ottimismo della volont&#224;&#8221;: cos&#236; suona una massima resa celebre da Gramsci, spesso citata come modello di condotta da adottare nella lotta politica. &#200; una frase che, come tutti i classici, rimane sempre attuale; ma che, come tutti i classici, conserva il proprio valore grazie alla sua capacit&#224; di dire sempre qualcosa di nuovo, perch&#233; pu&#242; essere riletta, ripensata, aggiornata. Proviamo, allora, a proporre un nostro aggiornamento. Pi&#249; che il pessimismo, infatti, (&#8230;)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='http://www.taurillon.org/local/cache-gd2/3b/2b033d129a862b6f87f071a558f4ce.jpg?1777018871' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&#8220;Pessimismo della ragione, ottimismo della volont&#224;&#8221;&lt;/strong&gt;: cos&#236; suona una massima resa celebre da Gramsci, spesso citata come modello di condotta da adottare nella lotta politica. &#200; una frase che, come tutti i classici, &lt;strong&gt;rimane sempre attuale&lt;/strong&gt;; ma che, come tutti i classici, conserva il proprio valore grazie alla sua capacit&#224; di dire sempre qualcosa di nuovo, perch&#233; &lt;strong&gt;pu&#242; essere riletta, ripensata, aggiornata&lt;/strong&gt;. Proviamo, allora, a proporre un &lt;strong&gt;nostro aggiornamento&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Pi&#249; che il pessimismo, infatti, desideriamo porre il &lt;strong&gt;realismo&lt;/strong&gt; (inteso nella sua accezione comune, e non nel significato del &#171;realismo politico&#187;) alla base della nostra ragione e della nostra analisi del presente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La differenza tra il pessimismo e il realismo non &#232; banale; tuttavia, spesso, nel sentire comune, appare inesistente. Siamo abituati a pensare che gli esseri umani agiscano, nella gran parte dei casi, guidati dall'ignoranza, dalla corruzione o dal cinismo; che, se qualcosa di negativo pu&#242; accadere, di certo accadr&#224;; che l'esito delle crisi che attraversiamo debba necessariamente inclinare al peggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&#224;, come sottolinea ad esempio Bregman in &lt;i&gt;Una nuova storia (non cinica) dell'umanit&#224;&lt;/i&gt;,&lt;strong&gt;un pensiero cos&#236; cupamente negativo &#232; solo apparentemente pi&#249; realistico di un pensiero totalmente ottimistico&lt;/strong&gt;. Bregman porta prove a sostegno di un'umanit&#224; solidale, altruista e generosa, per concludere poi che gli esseri umani non sono per natura buoni o cattivi, ma lo diventano, in base all'ambiente in cui sono inseriti e alle loro scelte individuali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un &lt;strong&gt;approccio pessimistico&lt;/strong&gt; &#232;, dunque, viziato da una visione ideologica a priori, e non solo: &lt;strong&gt;corre il rischio di trasformarsi in una &#171;profezia autoavverante&#187;&lt;/strong&gt;. Pessimismo significa prepararsi ad affrontare la realt&#224; pi&#249; negativa che possa verificarsi, e chiudere gli occhi di fronte alle finestre di possibilit&#224; che si aprono anche nel presente pi&#249; complesso e drammatico. Significa combattere una lotta che si considera gi&#224; persa in partenza, e conservare come prospettiva pi&#249; rosea quella di poter dire: &#171;siamo i giusti, ma siamo gli sconfitti; abbiamo perso, ma avevamo ragione&#187;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al pessimismo del giusto sconfitto, dell'eroe che combatte contro i mulini a vento, preferiamo un pi&#249; &lt;strong&gt;saggio realismo&lt;/strong&gt;. Forse meno eroico, ma senz'altro pi&#249; utile, perch&#233; ci porta a &lt;strong&gt;cercare quelle finestre di possibilit&#224; che pure devono esistere&lt;/strong&gt;, a combattere, in modo magari pi&#249; silenzioso e meno roboante, ma senz'altro pi&#249; efficace. A &lt;strong&gt;ottenere quelle vittorie che si possono ottenere&lt;/strong&gt;, anche quando il presente sembra andare in direzione opposta, &lt;strong&gt;senza per&#242; mai perdere di vista l'obiettivo ultimo e pi&#249; alto in nome del quale le pi&#249; piccole lotte vanno intraprese&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; in questo modo che ci sembra di poter interpretare nella maniera pi&#249; bella possibile &lt;strong&gt;la celebre massima di Spinelli&lt;/strong&gt;, che afferma che &lt;strong&gt;il valore di un'idea &#171;&#232; dimostrato dalla sua capacit&#224; di risorgere dalle proprie sconfitte&#187;: realismo&lt;/strong&gt;, infatti, non vuol dire restringere il nostro campo d'azione a scaramucce futili, ma significa, al contrario, &lt;strong&gt;tenere viva la fiamma dell'idea, custodirla e aiutarla a risorgere&lt;/strong&gt; con tutti i mezzi a nostra disposizione, per quanto apparentemente piccoli. Come diceva anche Ursula Hirschmann, realizzare oggi stesso il possibile, se qualcosa pu&#242; essere veramente realizzato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo stesso modo, per la nostra volont&#224; non desideriamo l'ottimismo, che &#232; la controparte luminosa ma altrettanto cieca del pessimismo. &lt;strong&gt;Ottimismo&lt;/strong&gt;, infatti, &lt;strong&gt;significa credere fideisticamente che ci&#242; per cui lottiamo accadr&#224;&lt;/strong&gt;; e accadr&#224; da s&#233;, in un brillante e indefinito futuro. L'ottimismo fallisce, dunque, come motore dell'azione, perch&#233; non si confronta con la realt&#224;; perch&#233;, come il pessimismo, assolve la sconfitta, la presenta come eroica, rimanda la vittoria a un irraggiungibile futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'ottimismo preferiamo la &lt;strong&gt;speranza&lt;/strong&gt;, perch&#233; non si limita a una promessa di paradiso; comporta &lt;strong&gt;un impegno, un investimento personale nella lotta, un mettere in gioco s&#233; stessi in prima persona&lt;/strong&gt;. La speranza &#232; una scommessa il cui risultato non &#232; certo: non &#232; certa la sconfitta presente, come vorrebbe il pessimismo, n&#233; la vittoria in un lontano futuro, come predica l'ottimismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Spinelli diceva che non sappiamo per chi lottiamo, per chi conserviamo questa speranza: se per noi, per i nostri figli, per una generazione ancora da venire o per nessuno. Questo non ha importanza: abbiamo scelto di fare della &lt;strong&gt;speranza&lt;/strong&gt; una &lt;strong&gt;questione personale&lt;/strong&gt;, un nostro &lt;strong&gt;dovere di militanti&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;presupposto necessario per la nostra azione&lt;/strong&gt;, il nostro &lt;strong&gt;granello di sabbia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La massima che ci proponiamo di seguire &#232;, perci&#242;, &lt;strong&gt;&#8220;il realismo della ragione, la speranza della volont&#224;&#8221;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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