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	<title>Ti racconto una fiaba &#8211; La grande raccolta di fiabe e favole</title>
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	<description>La più grande raccolta di fiabe classiche, racconti originali, audio fiabe e video fiabe per avere una fiaba nuova da raccontare ogni sera ai tuoi bimbi.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 07 Oct 2026 16:33:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ti racconto una fiaba &#8211; La grande raccolta di fiabe e favole</title>
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		<title>Torta di Halloween con sorpresa</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/torta-di-halloween-con-sorpresa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsola Vaccariello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 16:33:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel paese della Fantasia, un piccolo errore di Strega Isidora trasforma una torta di Halloween in una dolce e inaspettata sorpresa.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per la festa di Halloween, nel paese della Fantasia, i maghi chiesero alle streghe di preparare una torta al cioccolato un po&#039; diversa dal solito. Le streghe si misero al lavoro. Pesarono, mescolarono, assaggiarono, ma nel frattempo parlarono e scherzarono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fecero tanta confusione che tutti si meravigliarono. In quel caos, Strega Isidora prese una fialetta, non lesse l&#039;etichetta e la versò nell&#039;impasto. Voleva mettere del liquore, ma mise, grazie al suo errore, una pozione per la felicità, senza accorgersene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giunta la grande serata, le streghe offrirono la torta, grande e molto bella. Un mago disse: «Ha un sapore strano, ma è molto buona». In breve, tutti scoppiarono a ridere sereni, fecero scherzi e danzarono felici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Isidora pensò: «Volevano una torta originale: eccoli serviti! Buona e con sorpresa. Devo aver fatto un errore, ma sono felice così». La felicità non ha prezzo. Infatti, chi non vorrebbe per un giorno essere felice?</p>


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		<title>Nocciolina</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/nocciolina-piccola-noce-ritmo-bosco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pino Cuomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 15:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[bosco]]></category>
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		<category><![CDATA[ritmo]]></category>
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					<description><![CDATA[Nocciolina ama cantare, ma è terribilmente stonata. Grazie a Gufetto scoprirà che per riempire il bosco di gioia basta trovare il proprio ritmo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nocciolina era una piccola noce a cui piaceva tanto cantare, ma ahimè era stonatissima e, quando incominciava, tutti gli animaletti del bosco scappavano via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un bel giorno di primavera, mentre Nocciolina provava il suo nuovo acuto del mattino, facendosi sentire fino al ruscello, dalla cima di una grande quercia scese Gufetto. Era l&#039;unico animale del bosco a non scappare, non perché gli piacesse quel concerto stonato, ma perché di giorno dormiva pesantemente e portava sempre due grandi tappi per le orecchie fatti di muschio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella mattina, però, un tappo gli era caduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per tutti i pennacchi!» esclamò Gufetto, mettendosi le zampe sulle orecchie. «Nocciolina, cara amica mia, la tua voce sembra un tronco che scricchiola sotto la bufera!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nocciolina fermò il suo canto e abbassò i suoi piccolissimi occhietti. «Lo so&#8230; ma io sento così tanta gioia dentro che non riesco a non farla uscire!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gufetto la guardò con tenerezza. Si tolse l&#039;altro tappo di muschio e disse: «I veri desideri non vanno mai fatti tacere, vanno solo indirizzati bene. Tu non sei fatta per cantare da sola&#8230; tu sei fatta per fare il ritmo!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gufetto le spiegò che, quando lei provava ad allungare le note cantando, il suo guscio duro faceva risuonare l&#039;aria in modo strano. Ma se, invece di cantare, si fosse buttata a capofitto su un letto di foglie secche, o se si fosse fatta dondolare dal vento contro un guscio di lumaca vuoto, il suo scricchiolio diventava musica pura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nocciolina volle provare subito. Prese la rincorsa e saltò sopra una pigna secca: TUM-TUM! Poi rotolò su una pietra liscia: KLIK-KLAK!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giro di pochi minuti, tutti gli animali del bosco, che prima erano scappati, cominciarono a fare capolino da dietro i cespugli. Gli scoiattoli iniziarono a battere le zampe al tempo dei suoi salti, gli uccellini intonarono la melodia sulle sue percussioni e persino le rane del ruscello aggiunsero il loro «croa! croa!» a tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nocciolina non era più la lagna noiosa del bosco, ma era diventata il cuore ritmico della grande orchestra della natura. E da quel giorno, ogni volta che voleva far uscire la gioia che aveva dentro, le bastava fare un salto, una capriola e la festa nel bosco poteva cominciare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così, la piccolissima Nocciolina capì che non serve avere la voce di un usignolo per riempire il mondo di meraviglia: basta trovare il proprio ritmo e avere il coraggio di saltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora oggi, se passeggi nel bosco al calar del sole e senti sotto i piedi un crac-crack allegro e un po&#039; matto tra le foglie secche, non credere che sia solo il vento. È Nocciolina che sta dando l&#039;attacco alla banda! E se presti davvero attenzione, vedrai le lucciole accendersi una ad una come tanti piccoli lampioncini a festa, mentre gli alberi secolari dondolano, cullati dalla musica più stonata, sgangherata e meravigliosamente felice che la natura abbia mai creato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la vera magia, si sa, non sta nell&#039;essere perfetti&#8230; ma nel far ballare il cuore di chi ci sta a sentire.</p>


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		<item>
		<title>Chi ha paura del lupo Marameo?</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/chi-ha-paura-del-lupo-marameo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa Rita Formica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 15:29:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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					<description><![CDATA[Sally ha paura del lupo Marameo, ma il racconto dell'amica Polli le farà scoprire un lupo sorprendentemente tenero e il prezioso conforto dell'amicizia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Chi ha paura del lupo Marameo?» chiese Polli, la gallina impaurita,<br>
all&#039;oca Sally infreddolita,<br>
da quella gelata mattina<br>
di una stagione invernale ormai vicina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fuori nevicava con fiocchi grandi e leggeri, da poco&#8230;<br>
e le amiche erano sedute in casa, davanti al fuoco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispose l&#039;oca: «Sicuramente io,<br>
anche se non sono un tenero e gustoso pulcino pio&#8230; pio!<br>
Mi mangerebbe dentro un panino<br>
o come un tenero spezzatino.<br>
Quando lo penso, il mio cuore batte come un tamburo.<br>
Sai, ho paura, metti la tua mano calda qui, che mi sento al sicuro».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Disse Sally, l&#039;oca spaventata,<br>
pensando che se il lupo l&#039;avesse nel bosco incontrata,<br>
al posto di una gustosa frittata<br>
un sol boccone si sarebbe fatto di lei.<br>
Che paura! Bimbi miei!</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È vero: la sua bocca è spesso spalancata,<br>
ma non per mangiarsi un&#039;oca di nome Sally, dopo una passeggiata!»<br>
Rispose Polli, la gallina, con un sorriso,<br>
spostando le piume dal suo viso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Estrasse dalla tasca, velocemente,<br>
un piccolo ma grosso dente.<br>
«Questo lo ha perso il lupo Marameo<br>
mentre insieme giocavamo ad un torneo»,<br>
disse senza nessuno sconto<br>
e proseguì il suo racconto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un giorno, lui rincorreva divertito le farfalle gialle molto aggraziate,<br>
così belle e colorate che non le avrebbe mai mangiate!<br>
Sue grandi e care amiche, lui proprio nel cuore le sentiva<br>
e con loro correva nei prati e, parecchio, si divertiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma accadde che, in quel giorno d&#039;estate,<br>
quando molto calde sono le giornate,<br>
Marameo batté il suo muso appuntito<br>
su un grosso tronco di castagno e di viola l&#039;ha colorito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così il dente gli cadde in quello scontro<br>
e le farfalle lo aiutarono, tutte intorno.<br>
Lui iniziò a piangere, disperandosi con grandi lacrimoni<br>
e alzò al cielo ululati, chiamando temporale e nuvoloni!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con cura le farfalle lo accolsero e coccolarono<br>
e dalla brutta ferita poi lo medicarono».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#039;oca Sally, al racconto dell&#039;amica,<br>
parve subito alleggerita.<br>
Proseguì Polli il racconto,<br>
mentre suonava già mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Cara Sally, eccoti il lupo spaventoso<br>
che sa essere gioioso e, alla fine, anche lui pauroso!<br>
Non ha mangiato nessun bocconcino<br>
in quel giorno in cui si divertiva in giardino;<br>
dalle farfalle si è fatto coccolare<br>
e dalle loro ali accarezzare!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due amiche si abbracciarono e compresero la lezione:<br>
che in ogni paurosa questione<br>
vi è la via di uscita&#8230;<br>
che sorridere fa alla vita.<br>
È bello scoprirla insieme<br>
e dirsi che ci si vuole bene.<br>
L&#039;AMICIZIA è una preziosa cura<br>
per superare ogni paura!!</p>


]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I gesti di gentilezza</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/i-gesti-di-gentilezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNA MANGONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:36:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[Mattia colleziona cose strane, ma la sua scatola più preziosa si riempie di scintille nate dai gesti gentili. Una storia sull’aiuto, la condivisione e la felicità che si diffonde.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mattia, un simpatico bambino di otto anni, aveva una grandissima passione: collezionare cose strane. Nella sua cameretta nascondeva scatole piene di sassi a forma di cuore, tappi di bottiglie colorati e foglie dalle sfumature bizzarre. Ma la sua scatola preferita, di legno azzurro con la chiusura dorata, era ancora completamente vuota. «Voglio riempirla con qualcosa di davvero speciale», diceva, ma non sapeva ancora cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pomeriggio di primavera, Mattia andò al parco con la sua bicicletta rossa. Mentre correva lungo il sentiero, vide il signor Bruno, l’anziano giardiniere del parco, che cercava di raccogliere da terra un mucchio di rami secchi e ingialliti. Il signor Bruno aveva la schiena curva e due occhi profondi come l’abisso e, ogni volta che si piegava, faceva una piccola smorfia di dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mattia frenò di colpo. Sentì un calore strano al petto, come se il cuore gli stesse suggerendo di fare qualcosa. Improvvisamente scese dalla bici, corse verso il giardiniere e gli disse con un grande sorriso: «Signor Bruno, la aiuto io! Lei mi dica dove metterli».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giardiniere lo guardò sorpreso, poi i suoi occhi si riempirono di profonda dolcezza. «Grazie, piccolo mio! Sei davvero molto gentile».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel preciso istante accadde una magia che solo Mattia poteva vedere. Dalle mani del signor Bruno si sprigionò una minuscola scintilla dorata, leggera come una piuma. Volò nell’aria e si posò delicatamente sul palmo della mano del piccolo Mattia. Non scottava, anzi, era fresca e sapeva di fragole e menta. Senza farsi notare, il bambino la mise in tasca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più tardi, mentre tornava a casa, vide la sua compagna di classe Sofia seduta su una panchina. Aveva i capelli spettinati e gli occhi lucidi di pianto. Sul ginocchio sbucciato aveva un grande cerotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piccolo Mattia si avvicinò e si sedette accanto a lei. Non disse nulla per un minuto, poi aprì il suo zaino e tirò fuori una merenda: una ciambella al cioccolato ancora intera. La divise a metà e le porse la parte più grande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il cioccolato fa passare ogni dolore», disse, strizzando l’occhio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sofia smise di piangere. Prese la ciambella e accennò un sorriso. «Grazie, Mattia, mi hai fatto ritrovare il buonumore».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco di nuovo la magia: dal sorriso di Sofia nacque una seconda scintilla, questa volta di un bellissimo colore azzurro cielo, che volò dritta nella tasca di Mattia, accanto a quella dorata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornato a casa, il fanciullo corse in camera sua. Aprì la scatola di legno azzurro e vi svuotò il contenuto della tasca. Con sua grande meraviglia, le due scintille non svanirono. Cominciarono a girare in tondo, illuminando l’interno della scatola con una luce calda e accogliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel momento il piccolo Mattia capì. La sua scatola non avrebbe ospitato sassi o foglie, ma qualcosa di molto prezioso: i gesti di gentilezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel giorno cercò sempre un modo per aiutare gli altri: teneva la porta aperta a chi aveva le mani occupate, regalava un complimento a chi era triste o semplicemente ascoltava un amico in difficoltà. E ogni volta una nuova scintilla colorata — verde come l’erba, rosa come i fiori, gialla come il sole — andava a riempire la sua scatola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa incredibile, però, era un’altra. Più Mattia regalava gentilezza agli altri, più si sentiva felice e forte. La gentilezza non era un superpotere segreto: non costava nulla, ma ogni piccolo gesto rendeva il mondo un posto migliore.</p>


]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mirtilla, la farfalla brilla</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/mirtilla-la-farfalla-brilla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Vascella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:32:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Una farfalla bianca, stordita dal profumo dei fiori e dal vento, finisce nella fattoria di Tino. Qui incontra gli animali, che le raccontano il loro lavoro quotidiano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mirtilla, una bella farfalla bianca, volava su e giù per i giardini, fino a quando si posò sui fiori e sulle rose rosse. L’intensità del profumo la rese stordita. Riprese il volo come fosse impazzita e il vento che d’improvviso soffiò la fece sobbalzare, fino a mandarla nella fattoria di Tino. Era talmente frastornata che cadde dentro una grande botte di legno piena di vino rosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Splash… Splash!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo qualche minuto, riuscì a saltare fuori, ma faticò a riprendere il volo. Le sue ali bianche erano rosse e il viso era paonazzo per aver bevuto una quantità di vino. Si fermò sul bordo della botte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sono Mirtilla, la farfalla brilla. La la la», si mise a cantare dopo essersi ripresa, volando verso un ramo di un grosso ulivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A osservarla con occhi divertiti c’erano una mucca, un cane, l’ape regina, un’oca e un pavone. In coro le dissero:</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mirtilla, oggi combinaguai!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Pensate a voi, che non fate nulla tutto il giorno», rispose seccata la farfalla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ah ah ah!», risero tutti insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Io tutti i giorni produco il latte», rispose la mucca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Io faccio la guardia di notte e di giorno», disse il cane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sono un’ape regina e sono corteggiata da tutti per il mio miele.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Io, da oca, faccio compagnia.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sono un pavone e rallegro la fattoria quando apro il mio piumaggio a ventaglio.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Come vedi, ognuno di noi lavora», risposero all’unisono gli animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lei, vanitosa, non diede retta ai suoi amici, che la stavano prendendo in giro. Volò via, lasciando la pettegola fattoria di Tino.</p>


]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il giardino della signora Carla</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/il-giardino-della-signora-carla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sanja Rotim]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[signora Carla]]></category>
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					<description><![CDATA[La signora Carla sa che le piante hanno bisogno di cure e amore. Quando una nuova famiglia si trasferisce nella sua casa, dovrà imparare a prendersi cura del giardino con la stessa attenzione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La signora Carla aveva una casa con un bel giardino, diverso da tutti gli altri, belli solamente in primavera e in estate. Le sue piante erano in fiore anche durante la stagione fredda, quando i giardini delle altre case erano del tutto spogli e tristi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La signora Carla abitava da sola. Non aveva né marito né figli, così tutto il suo amore era rivolto alle piante, che ricambiavano le sue attenzioni con una fioritura rigogliosa e perenne. I vicini di casa, ma anche i semplici passanti, non riuscivano a spiegarsi quel fenomeno. Di solito si fermavano tutti davanti al suo giardino ad ammirare la bellezza dei fiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sembra il giardino dell’Eden», dicevano in tanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Io non capisco come faccia la signora Carla ad avere i fiori tutto l’anno», si chiedeva un vicino di casa. A volte, nei loro commenti, c’era anche un po’ d’invidia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«So che aveva acquistato le piantine dallo stesso fiorista da cui sono andato io. Perché i suoi fiori non appassiscono mai e i miei sì?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure le chiedevano consigli sul concime da usare, sul tipo di terra o su come innaffiare. La signora Carla rispondeva sempre gentilmente a tutte le domande, ma ogni volta aggiungeva che la cosa più importante per le piante era l’amore. Diceva che le piante sono in grado di capire quando sono benvolute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la signora Carla voleva tanto, tanto bene alle sue piante. Non solo le bagnava con l’acqua piovana e le concimava regolarmente, ma preparava anche delle tisane con cui puliva le loro foglie per farle diventare più lucide. Sussurrava loro delle storie e a volte leggeva persino delle poesie. I fiori diventavano sempre più belli e di un colore intenso. Il loro profumo si poteva sentire da molto lontano. Quando arrivava l’inverno, sembravano avere una resistenza al freddo fuori dal normale e non appassivano mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così fu finché la signora Carla non invecchiò tanto da non poter più vivere da sola. Non avendo né marito né figli, dovettero intervenire gli unici parenti che aveva: dei lontani cugini. Non trovando nessuno che potesse prendersi cura di lei a tempo pieno, i parenti conclusero che la cosa migliore sarebbe stata ricoverarla in una casa di riposo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così la casa della signora Carla fu messa in vendita. Quando si sparse la voce, arrivarono tantissime richieste da potenziali acquirenti. Erano proprio tanti e tutti volevano avere quella casa con il suo giardino meraviglioso. I parenti sfruttarono la situazione e aumentarono il prezzo della casa. Ma, invece di diminuire, il numero degli interessati aumentava. Così alzarono ancora il prezzo, ancora e ancora. Alla fine, la casa con il giardino fu venduta a una famiglia benestante a un prezzo astronomico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova famiglia, che si chiamava Villa, era composta da quattro persone, inizialmente molto soddisfatte dell’acquisto. Era il mese di maggio e i fiori erano bellissimi, con quel profumo inebriante. I genitori sistemarono il tavolo e le sdraio in giardino e, nei momenti liberi, si godevano la bellezza dei fiori, leggendo un libro o semplicemente rilassandosi. Anche i figli spesso si fermavano ad ammirare quell’insieme di colori e odori così affascinante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si prendevano cura dei fiori in modo normale, però, come facevano prima nella loro casa. Ma non parlavano alle piante, non le accarezzavano e non le coccolavano. E le piante se ne accorsero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così passarono la primavera e l’estate, arrivò l’autunno e i primi fiori iniziarono ad appassire, lasciando molto sorpresi i padroni di casa. Arrivò l’inverno e i fiori appassirono uno a uno, fino all’ultimo. Il giardino diventò uguale a tutti gli altri, spoglio e triste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ma com’è possibile? Dove abbiamo sbagliato?», si chiedevano i padroni di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i fiori sapevano la risposta: se qualcuno ti dedica tutte le sue attenzioni, anche tu ricambi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così i nuovi proprietari decisero di chiedere aiuto alla signora Carla e andarono a trovarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei si trovava bene nella casa di riposo. Era curata e aiutata tutto il giorno. Inoltre, si era fatta delle nuove amiche con le quali passava spesso il tempo divertendosi. Ormai aveva accettato la nuova situazione in cui si trovava e capiva anche che, alla sua età, non poteva più fare quello che faceva prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quando sentì dai nuovi proprietari della sua casa che le sue piante soffrivano durante l’inverno, rimase molto male e inizialmente non volle parlare con loro. Poi, dopo essersi calmata, decise che sarebbe stato giusto trasmettere a quella famiglia tutta la sua esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le piante sono esseri viventi come noi. Hanno bisogno di cure, di gesti amorevoli e di attenzioni. State vicino a loro, parlate con loro, fate loro compagnia. Poi vi spiegherò quando e come innaffiarle e concimarle, ma dovrete imparare da soli anche a curarle giorno per giorno.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La famiglia era composta da papà, mamma e due figli: un maschio di sedici anni e una femminuccia di dodici. Tutti ascoltarono attentamente la signora Carla e decisero di mettere in pratica i suoi insegnamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giro di poco tempo, e negli anni a seguire, il giardino della famiglia Villa diventò il più apprezzato e ammirato del paese.</p>


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			</item>
		<item>
		<title>Uccio e Stella</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/uccio-e-stella-fiaba-di-luce-e-amicizia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pino Cuomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[cavalluccio]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[luna]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
		<category><![CDATA[plancton]]></category>
		<category><![CDATA[stella]]></category>
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					<description><![CDATA[Uccio accompagna Stella in una nuotata tra le luci del mare. Insieme scoprono che non serve essere nel cielo per brillare: anche il fondo dell’oceano può illuminarsi di amicizia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’era un angolo di mare dove la sabbia era soffice come una nuvola e le correnti danzavano lente, portando con sé il profumo degli abissi e il sapore del sale. Là, dove l’acqua sfumava dal color turchino al blu profondo, viveva un piccolo cavalluccio marino di nome Uccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uccio non era come gli altri abitanti della scogliera. Aveva una coda arricciata che sapeva stringersi ai rametti di corallo come un abbraccio sicuro, e occhi grandi, curiosi e capaci di scorgere la bellezza anche in un guscio di ostrica abbandonato sul fondo. Ogni sera, quando il sole iniziava a dipingere l’acqua di riflessi dorati e violetti, Uccio amava salire fin quasi a pelo d’acqua per guardare il cielo. Cercava le stelle, quelle vere, e si chiedeva come facessero a brillare lassù senza mai cadere nel mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sera, mentre la luna cominciava a specchiarsi sulle onde, legando il cielo al mare con un filo di luce d’argento, Uccio notò qualcosa sulla sabbia bianca. Poco distante da lui, adagiata su uno scoglio coperto di muschio marino, c’era una piccola stella di mare di nome Stella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stella non brillava come quelle del cielo, ma aveva cinque punte delicate, sfumate di un rosa pallido e caldo come le conchiglie al mattino. Se ne stava lì, immobile, a guardare in alto con un pizzico di malinconia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uccio si avvicinò piano, muovendo appena la pinna dorsale per non increspare la quiete di quel momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Perché guardi lassù con tanta nostalgia?», le chiese con voce dolce, lasciando che le sue parole galleggiassero delicate nell’acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stella sussurrò, senza staccare lo sguardo dal firmamento: «Guardo le mie sorelle del cielo. Loro illuminano la notte per i viaggiatori e la gente che sogna. Io sono solo una piccola stella di mare… Resto quaggiù, nell’ombra, e nessuno mi nota mai…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uccio sorrise con tutta la dolcezza che aveva nel cuore. Si arricciò su un rametto accanto a lei e la guardò negli occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vieni con me!», le disse piano. «Voglio mostrarti un segreto…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stella, incuriosita, lasciò la presa dallo scoglio e si appoggiò delicatamente sul dorso di Uccio. Il piccolo cavalluccio cominciò a nuotare piano, salendo verso la superficie e guidandola lungo la scia della luna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre salivano, la luce lunare attraversò l’acqua cristallina e toccò il corpo di Stella. Successe qualcosa di meraviglioso: le minuscole ventose sotto le sue braccia e la sua pelle dorata rifletterono i raggi della luna, trasformando ogni granello di sabbia rimasto attaccato a lei in un piccolo punto di luce. Attorno a loro, minuscole creature luminose del plancton cominciarono a danzare, risvegliate da quel passaggio, e avvolsero i due amici in una nuvola di scintille cangianti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Guarda giù!», disse Uccio, fermandosi a mezz’acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stella si voltò verso il fondo. L’oceano, di solito scuro nella notte, si era trasformato in un cielo capovolto. Grazie alla luce della luna e alla danza del mare, la sua figura proiettava sulla sabbia un bagliore vivo, caldo e rassicurante. Un gruppo di piccoli pesciolini d’argento passò di là e, vedendoli, si fermò a bocca aperta, incantato da quella meraviglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vedi?», le disse Uccio, con la voce piena di quel calore vero che nasce dal cuore. «Le stelle del cielo illuminano la notte per chi guarda in alto; tu, invece, porti la luce nell’oscurità del mare per chi si sente solo laggiù in fondo. Le stelle lassù non sanno cosa sia una carezza dell’onda o il profumo della sabbia al tramonto. Tu sì. Non serve essere nel cielo per essere speciale: la tua magia è esattamente dove ti trovi…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stella sentì un calore dolce diffondersi in ogni sua punta. Per la prima volta capì che la vera luce non viene da dove siamo nati, ma da come sappiamo illuminare il cammino di chi ci sta accanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quella sera, chiunque nuoti in quel piccolo angolo di mare sa che, quando la luna è alta, si possono scorgere un piccolo cavalluccio e una stella di mare che nuotano insieme. Non cercano le stelle del cielo: si accontentano di essere, l’uno per l’altra, il pezzetto di luce più bello di tutto l’oceano…</p>


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		<title>Il bambino e il passerotto</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/il-bambino-e-il-passerotto-storia-inclusione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sabella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[diversità]]></category>
		<category><![CDATA[gentilezza]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[passerotto]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[Leo si sente diverso e lasciato fuori dai giochi, ma l’incontro con un passerotto lo aiuta a parlare di ciò che prova. A scuola, imparare a conoscersi diventa il primo passo per includere tutti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta un bambino di nome Leo. Leo era un bambino dolce, gentile e pieno di fantasia. Gli piaceva osservare le nuvole, inventare storie e fermarsi ad ascoltare il canto degli uccellini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leo era un po’ diverso dagli altri bambini. Aveva il suo modo di parlare, di giocare e di vedere il mondo. A scuola, però, alcuni compagni non capivano quella diversità. A volte ridevano di lui, altre volte non lo facevano partecipare ai giochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Tu sei strano!» gli dicevano. Leo faceva finta di niente, ma quelle parole gli facevano male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pomeriggio, uscito da scuola, si sedette da solo su una panchina del parco. Aveva gli occhi tristi e non aveva voglia di tornare a casa. All’improvviso, un piccolo passerotto si posò accanto a lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Cip cip! Perché sei così triste?» gli domandò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leo rimase sorpreso. «Tu… sai parlare?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Certo!» rispose il passerotto. «Ma solo con chi ha davvero bisogno di essere ascoltato.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora Leo gli raccontò tutto: le risate dei compagni, i giochi dai quali veniva escluso e quella brutta sensazione di sentirsi sempre fuori posto. Il passerotto gli si avvicinò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sai, Leo, guarda le mie piume. Non ce ne sono due perfettamente uguali. Eppure tutte insieme mi permettono di volare.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leo lo guardò incuriosito. «Vuoi dire che essere diversi non è una cosa brutta?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Proprio così. Essere diversi significa avere qualcosa di unico da portare agli altri. Non devi vergognarti di ciò che sei. Sii gentile, parla quando qualcosa ti fa stare male e non avere paura di chiedere aiuto.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo Leo tornò a scuola. Quando alcuni bambini cominciarono a prenderlo in giro, questa volta trovò il coraggio di dire: «Quando ridete di me, io ci rimango male. Sono diverso da voi in alcune cose, ma posso giocare e stare insieme a voi.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una bambina abbassò gli occhi. «Non pensavo che ti facesse stare così male…» Poi gli porse una palla. «Vuoi giocare con noi?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leo sorrise. Da quel giorno le cose cominciarono a cambiare, un piccolo passo alla volta. I suoi compagni scoprirono che Leo sapeva inventare giochi bellissimi, raccontare storie divertenti e accorgersi quando qualcuno era triste. E Leo scoprì che anche gli altri bambini avevano le loro diversità, le loro paure e qualcosa di speciale da condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pomeriggio tornò alla panchina del parco. Sul ramo di un albero c’era il suo piccolo amico passerotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Hai visto?» cinguettò. «Non dovevi diventare uguale agli altri perché ti volessero bene. Dovevate soltanto imparare a conoscervi.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leo sorrise. Il passerotto spiegò le ali e volò nel cielo. E da quel giorno, nella scuola di Leo, tutti impararono una cosa importante: essere diversi non significa essere lasciati fuori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una classe è un po’ come un grande stormo: ognuno vola a modo suo, ma insieme si può arrivare molto più lontano. Diverso non vuol dire emarginare. Diverso vuol dire conoscere, accogliere e includere.</p>


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		<title>In volo con le rondini verso l’Africa</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/in-volo-con-le-rondini-verso-l-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LUCA TAMBURRINO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[fiaba]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[nido]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[rondine]]></category>
		<category><![CDATA[uccelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Olindo si trasforma in rondine e parte per l’Africa con una famiglia di uccelli. Un viaggio di amicizia, amore e nostalgia, tra il desiderio di tornare a casa e quello di restare in volo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi chiamo Olindo e la storia che sto per raccontarvi ha dell’incredibile, ma l’ho vissuta per davvero ed è stata l’esperienza più bella della mia vita. Avevo compiuto otto anni da pochi mesi. Non so come accadde, ma il fatto è che un bel giorno mi ritrovai magicamente a vivere nel corpo di una rondine e a migrare con loro verso luoghi di straordinaria bellezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto cominciò quando feci quella monelleria di buttare giù un nido di rondini abbarbicato sotto la grondaia di casa mia. Due povere rondinelle avevano impiegato ben tre settimane per costruirlo, lavorando sodo tutti i giorni e portando nei loro becchi fili di paglia e fango. Quando il nido fu bello e finito, fui preso da uno strano sentimento, fatto un po’ di dispetto e un po’ di insano divertimento. Impugnai un lungo bastone di legno e lo colpii, facendolo cadere giù in mille pezzi. Le due rondini stavano tornando proprio in quel momento e, quando videro la loro casa abbattuta, cominciarono a garrire arrabbiate, compiendo dei voli incrociati sulla mia testa. All’improvviso sentii una forza misteriosa attanagliarmi le braccia e sollevarmi verso l’alto. Ebbi tanta paura e, mentre guardavo con lo sguardo smarrito il mio cane abbaiare e diventare sempre più piccolo, preso dallo spavento gridai forte: «Mamma, papà, aiuto!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mia madre uscì fuori nel cortile, ma proprio in quel momento avvenne la metamorfosi: le mie braccia divennero ali e io cominciai a volare, proprio come un uccello. Le rondini a cui avevo distrutto il nido mi inseguirono in volo e avevano tutta l’intenzione di punirmi per quello che avevo fatto alla loro casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non fatemi del male, vi prego!», esclamai dopo essermi posato sull’antenna di una casa poco distante dalla mia. «Sei cattivo, e te la meriti proprio una bella lezione!», disse stizzita la signora rondine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Perdonatemi, vi prego!», dissi con voce supplichevole. «Ditemi come posso rimediare e farò tutto quello che mi chiederete», aggiunsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Bene!», disse il signor rondine. «Vogliamo credere nel tuo pentimento, ma se vuoi che ti perdoniamo dovrai aiutarci a ricostruire il nido che hai distrutto.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ricostruirlo? Ma io non so farlo… Io non sono una rondine come voi, sono un umano e voglio solo tornare a casa dai miei genitori», risposi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Purtroppo per te, caro ragazzo, sei diventato una rondine, esattamente come noi due, ed è stato lo spirito protettore degli uccelli migranti a trasformarti. Noi l’abbiamo visto con questi occhi mentre ti gettava addosso il suo incantesimo.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi guardai le braccia e vidi che erano ricoperte di lunghe penne nere. Poi mi guardai le piume del corpo e le zampe e mi resi conto che il signor rondine aveva proprio ragione: ero diventato una rondine in carne, ossa e piume.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, non voglio essere una rondine, voglio tornare a essere un bambino!», esclamai, cominciando a piangere e a singhiozzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non piangere, ragazzo!», disse il signor rondine con tono affettuoso. «Mi presento: io sono Alfred e lei è mia moglie Irina. E tu come ti chiami?», domandò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi chiamo Olindo!», risposi dopo qualche secondo, ancora singhiozzando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Olindo, per favore, aiutaci a ricostruire il nido e pregheremo per te lo spirito protettore degli uccelli migranti, affinché ti faccia ritornare a essere un bambino umano. Che ne dici?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettai di aiutarli e per due settimane volai con loro, avanti e indietro, portando nel becco fili d’erba e fango per completare prima possibile l’opera e tornare a essere un bambino come lo ero prima. Vedevo tutti i giorni mia madre e mio padre disperarsi, perché non sapevano che fine avessi fatto, e io non potevo far nulla per consolarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, papà, sono Olindo! Aiutatemi, sono diventato una rondine!», gridai un giorno, mentre volavo basso sulle loro teste per farmi sentire. Ma il mio grido d’aiuto era per loro solo un incomprensibile garrito di rondine e ignorarono completamente le mie richieste d’aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passarono due settimane e il nido era finalmente ultimato. Fummo tutti molto felici e, dopo esserci abbracciati affettuosamente — il loro modo di abbracciarsi è protendere in avanti le ali, gli uni verso gli altri —, pregammo insieme lo spirito che mi aveva trasformato in rondine. Ma non accadde un bel nulla e, alla quarta settimana, io ero ancora una rondine ed ero costretto a mangiare insetti per sopravvivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo si dischiusero le uova che Irina aveva deposto nel nido e nacquero tre bei rondinini, due maschi e una femmina, che Alfred e Irina chiamarono Joseph, Benjamin ed Elsie. I rondinini crescono in fretta e in pochi giorni erano già capaci di volare e cacciare insetti. I figli di Alfred e io diventammo buoni amici e passammo tutta l’estate insieme a volare e a cacciare insetti, finché arrivò settembre e si prepararono a migrare verso l’Africa. Io, però, decisi di non andare con loro: volevo restare a casa con i miei genitori. Anche se non potevo parlare con loro, mi rincuorava l’idea di averli vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno prima della partenza, Alfred cercò di convincermi a partire con loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ragazzo mio, se non verrai con noi morirai», disse. «Sei una rondine e il freddo dell’inverno ti ucciderà, capisci?», aggiunse con tono affettuoso, come un padre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivò il giorno della partenza e ci riunimmo per l’ultima volta, tutti insieme, sul fil di ferro teso sul balcone di casa mia, quello che mia madre usava per stendere i panni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Olindo, ti prego, vieni con noi. Se resti morirai e quando torneremo a primavera non ci sarai più», disse Elsie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero indeciso, non riuscivo a risolvermi sul da farsi, ma quando spiccarono il volo per partire mi feci coraggio e volai via con loro. Facemmo un lungo viaggio dalla Campania alla Sicilia, insieme ad altre rondini. Arrivati in riva al mare, ci riposammo per un giorno intero, perché il giorno dopo avremmo dovuto attraversarlo con un volo senza sosta. Partimmo di mattina presto e, dopo aver volato a lungo senza riposarci un attimo, arrivammo sulle coste della Tunisia. Ci riposammo ancora per un giorno intero, perché il giorno dopo avremmo dovuto attraversare il deserto, un percorso ben più arduo della traversata del mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La migrazione fu lunga e faticosa, ma dopo tanto volare finalmente arrivammo in Botswana, sul delta del fiume Okavango. In quel posto dove il fiume muore per dissetare il deserto si riunivano molti animali: c’era da bere per tutti ed era un posto bellissimo. Le albe erano fresche e luminose e i tramonti accendevano di colori sfavillanti le oasi sul delta del fiume. Anche il cielo notturno era uno spettacolo: le stelle si contavano a milioni e sembrava quasi di poterle toccare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu proprio contemplando quei meravigliosi tramonti e quei cieli stellati che Elsie e io ci innamorammo. Quando a primavera ritornammo in Italia, il nido di Alfred e Irina, che era ancora al suo posto sotto la grondaia, divenne nostro. In quel nido ci amammo e nacquero i nostri figli. Riuscii appena a vederli uscire dai loro gusci, i miei tre implumi rondinini, e a sentirli pigolare con i becchi all’insù. In quel preciso istante caddi dal nido e, mentre venivo portato a terra da una forza misteriosa, tornai magicamente a essere un bambino umano. Durante quella metamorfosi, che durò pochi secondi, riuscii a sentire per l’ultima volta la voce della mia dolce Elsie che gridava il mio nome. Dopodiché sentii solo una rondine cinguettare mentre volava sopra la mia testa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo oltre un anno da quell’avventura in compagnia delle rondini, riuscii finalmente ad abbracciare mia madre e mio padre, che furono molto felici di rivedermi vivo, ma non riuscivano a credere alla mia storia. A settembre vidi mia moglie Elsie ripartire verso l’Africa con i nostri tre figli e provai un profondo senso di nostalgia. È strana la vita: ero stato nostalgico del ritorno a casa, dai miei genitori, e ora che li avevo riabbracciati ero nostalgico dei giorni passati in Africa con Elsie e la sua famiglia; e adesso con loro c’erano anche i miei figli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettai con ansia l’arrivo della primavera per vederli tornare, ma non tornarono né mia moglie né i miei figli. Per molti giorni rimasi a guardare se nel nido ci fosse qualcuno, ma era sempre vuoto. Un bel giorno vidi arrivare una rondinella che venne a posarsi sulla mia spalla. Aveva nel becco una lunga penna nera e cominciò a cinguettarmi qualcosa all’orecchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio non capivo quelle garrule parole, ma dopo un po’ cominciai a capire quello che mi diceva: «Papà, sono tua figlia Irina. Purtroppo la mamma non ce l’ha fatta a superare il deserto e i miei due fratelli sono migrati altrove con le loro mogli. Quella che hai in mano è la penna di un’ala della mamma: conservala in ricordo del suo grande amore per te. Addio, papà!» E volò via.</p>


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			</item>
		<item>
		<title>Chiccolino</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/chiccolino-filastrocca-della-nonna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[rinalda chiappani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 10:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filastrocche e poesie]]></category>
		<category><![CDATA[chiccolino]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocca]]></category>
		<category><![CDATA[grano]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[nonna]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<category><![CDATA[spiga]]></category>
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					<description><![CDATA[Un chiccolino si addormenta sotto la neve e al risveglio diventa una spiga piena di chicchi, destinati al pane di ogni giorno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un giorno un chiccolino<br>
giocava a nascondino.<br>
Nessuno lo cercò<br>
e lui si addormentò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dormì sotto la neve<br>
di un sonno lungo e greve<br>
e quando si svegliò<br>
lui spiga diventò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sole la baciava,<br>
il vento la cullava;<br>
di chicchi si riempì<br>
per il pane di ogni dì.</p>


]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il guardiano delle lanterne spente</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/il-guardiano-delle-lanterne-spente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNA MANGONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[buio]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[fiaba]]></category>
		<category><![CDATA[gentilezza]]></category>
		<category><![CDATA[lanterne]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>
		<category><![CDATA[villaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel paese di Luminio una nebbia oscura spegne le lanterne magiche. Lucio scoprirà che la luce può rinascere grazie alla speranza, alla gentilezza e all’aiuto reciproco.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta, ai confini del regno di vetro, un piccolo paese chiamato Luminio. In questo luogo, la luce non proveniva dal sole, ma da centinaia di lanterne magiche che i cittadini appendevano fuori dalle case. Ogni lanterna brillava di un colore diverso a seconda del sentimento di chi la possedeva: blu per la calma, giallo per l’allegria, verde per la speranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del paese viveva un vecchio artigiano di nome Lucio. Lucio non era un costruttore di lanterne comune; lui era il guardiano delle lanterne spente. Quando qualcuno perdeva la felicità o subiva un grande dispiacere, la sua lanterna si spegneva e diventava grigia. Quella persona portava l’oggetto da Lucio, sperando che lui potesse ripararlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno una fitta nebbia nera avvolse il piccolo paese. Non era una nebbia normale: era stata mandata dall’Ombra del Dubbio, una creatura che si nutriva dei pensieri tristi della gente. In poche ore, quasi tutte le lanterne del villaggio si spensero. Gli abitanti, spaventati e immersi nel buio, si chiusero in casa, dimenticandosi persino come si sorridesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lucio si ritrovò la bottega sommersa da lanterne spente e fredde. Sapeva che i suoi soliti attrezzi non sarebbero bastati. Così decise di partire verso la Cima del Vento, dove si diceva vivesse l’Antico Albero delle Scintille, l’unico in grado di ridare vita al fuoco magico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio fu lungo e difficile. La nebbia cercava di bloccare Lucio, sussurrandogli parole scoraggianti: «Sei troppo vecchio», «Non ce la farai mai», «Il paese resterà al buio». Ma Lucio, pur avendo paura, continuò a camminare guidato dal ricordo del calore del suo paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivato in cima, trovò l’Antico Albero, ma era secco e privo di foglie. Al posto delle scintille, sui rami pendeva solo un piccolo campanellino d’argento. Lucio lo scosse. Il campanellino non emise un suono forte, ma una melodia dolce che parlava di pazienza e di piccoli gesti. In quel momento, Lucio capì: la magia non era nell’albero, ma nella memoria della luce che ognuno portava dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lucio raccolse il campanellino e tornò a Luminio. Non cercò di scacciare la nebbia con la forza. Si sedette semplicemente al centro della piazza buia e cominciò a lucidare una delle lanterne spente, cantando la melodia del campanellino e ricordando i momenti felici passati con i suoi vicini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incuriosita, una bambina di nome Samira uscì di casa. Vedendo Lucio lavorare con tanta cura nonostante il buio, sentì un briciolo di speranza. Si avvicinò e lo aiutò a strofinare il vetro. In quell’istante, la lanterna tra le loro mani si accese di un arancione caldissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La luce della prima lanterna squarciò un pezzo di nebbia. Gli altri abitanti, vedendo quel bagliore, uscirono uno dopo l’altro. Ognuno portò un ricordo, una parola gentile o un aiuto per il vicino. Più le persone collaboravano, più le lanterne si accendevano spontaneamente, fino a creare un’esplosione di colori così intensa che l’Ombra del Dubbio si dissolse per sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel giorno, Luminio non fu più lo stesso paese. Gli abitanti impararono che le lanterne potevano anche spegnersi ogni tanto, ma finché fossero rimasti uniti per aiutarsi a vicenda, il buio non avrebbe mai più fatto paura.</p>


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		<title>La fanciulla rinchiusa</title>
		<link>https://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/la-fanciulla-rinchiusa-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Grosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:53:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[castello]]></category>
		<category><![CDATA[chiave]]></category>
		<category><![CDATA[corvo]]></category>
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					<description><![CDATA[Lavinia è rinchiusa nella torre di un castello e sogna di tornare libera. Un fedele corvo ascolterà la sua storia e porterà la verità fino al Re.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C&#039;era una volta una fanciulla di nome Lavinia che venne rinchiusa segretamente in una torre di un castello da un giullare di corte, proprio perché era stato rifiutato da lei. Il giullare, che agì in segreto, dopo averla rinchiusa buttò giù da una finestra la chiave della porta e questa finì in mare aperto, che si trovava ai piedi del castello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel momento il giullare non ebbe più modo di riaprire la stanza e di rivedere la fanciulla, che mangiava e beveva grazie al cibo e all&#039;acqua donati da un corvo, compagno del Re in tutte le sue uscite e battute di caccia e durante le sue giornate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo passava e la ragazza, che desiderava solo essere liberata, divenne sempre più sola e triste, fin quando un giorno decise di confessare tutto l&#039;accaduto al suo amico corvo, che non esitò a raccontarlo al Re, che si mise subito in cerca del fantomatico giullare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo alcuni giorni dovettero passare affinché il giovane venisse catturato e punito. Infatti, al giullare venne detto che sarebbe stato rinchiuso per tutta l&#039;eternità lui stesso nella torre e gli venne chiesto di allietare le serate del Re al tramonto con degli spettacoli da giocoliere. Il giullare non ebbe scampo da questa punizione, ma tuttavia scongiurò il Re di decidere diversamente, fornendo subito una chiave magica lasciata in segreto da una vecchia strega del castello prima di morire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavinia fu subito liberata e, quando uscì, si notò una bellezza strabiliante, poiché nella stanza c&#039;erano alcune pozioni e uno specchio magico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I giorni passarono e, in onore della liberazione della fanciulla, fu data una gran festa. Il giullare fu deriso da tutti per il suo ignobile gesto e costretto a passare il tempo in quella misera torre, in solitudine per l&#039;eternità.</p>


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