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        <title>Ti racconto una fiaba</title>
        <description><![CDATA[Tutte le fiabe di "Ti racconto una fiaba", iscriviti al feed e resta aggiornato!]]></description>
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        <lastBuildDate>Wed, 22 May 2013 08:13:58 GMT</lastBuildDate>
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            <title>Fiaba della settimana // 3</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/fiaba-stampa/1602-concorso-fiaba-pianeta-mamma.html</link>
            <description><![CDATA[<p>La vincitrice del concorso "<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/news/66-news/1519-fiaba-settimana-pianeta-mamma.html" target="_self">Fiaba della settimana</a>" è <a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/comprofiler/userprofile/piera_arcostanzo.html" target="_blank">Piera Arcostanzo</a>, con la sua fiaba "<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1549-polvere-cielo.html" target="_blank">Tra polvere ... e cielo</a>", complimenti!!!</p>
<p>Ecco la sua fiaba sulla home page di <a href="http://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/ti-racconto-una-fiaba-tra-polvere-e-cielo.html" target="_blank">Pianeta Mamma</a>.</p>
<p><img src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/news/pianeta-mamma-3.JPG" alt="pianeta-mamma-3" width="400" height="382" /></p>
<p>Vi ricordiamo che il concorso continua (<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/news/66-news/1519-fiaba-settimana-pianeta-mamma.html" target="_self">qui</a> tutte le modalità per la partecipazione e le risposte alle vostre domande) e che la pubblicazione della fiaba selezionata è fissata per il martedì di ogni settimana.</p>
<p>Inviate le vostre fiabe!!!</p>
<p><strong>Leggi tutte le "<a title="Fiabe della settimana" href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/fiaba-della-settimana.html" target="_self">fiabe della settimana</a>".</strong></p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (redazione)</author>
            <pubDate>Mon, 20 May 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>L'uovo di cioccolato // Video fiaba</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/multimedia/1594-uovo-cioccololato-ermanno.html</link>
            <description><![CDATA[<p><em><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/uovo-cioccololato-ermanno.jpg" alt="uovo-cioccololato-ermanno" width="200" height="141" />Ideata, illustrata e narrata dai bamibini della 3^ scuola primaria Pennesi&nbsp; 1^ ISC Porto S. Elpidio.</em></p>
<p><em>Programma di animazione teatrale "Il Contafavole".</em></p>
<p><em>Un collaborazione con l'Assessorato alla Cultura. </em></p>
<p><em>Animatore teatrale del Comune: Ermanno Pacini.</em></p>
<p><em>Clicca su "Leggi tutto" per guardare la video fiaba.</em></p>

<p>{youtube}CV8Hd1bNXDQ{/youtube}</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>]]></description>
            <author> teatron78@libero.it (Ermanno Pacini)</author>
            <pubDate>Mon, 20 May 2013 08:45:17 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>La signora del tempo 23 // Il ritorno del signore del tempo</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1593-la-signora-del-tempo-il-ritorno-del-signore-del-tempo.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/signora-tempo.jpg" alt="signora-tempo" width="120" height="88" /><em><a title="Signora del tempo" href="http://tiraccontounafiaba.it/component/tag/la-signora-del-tempo.html">Qui&nbsp;</a>tutte le puntate.</em></p>
<p>I mentaliani ordinarono al loro esercito di spaventapasseri di circondare la locanda. Il figlio maggiore, il quale aveva preso il corpo dello studente, aveva un sorriso maligno non vedeva l'ora di ascoltare il rapporto della sorella, che era andata in ricognizione, finalmente la vide uscire, e subito le chiese:</p>
<p>"Allora l'al trovato?".</p>
<p>"Sì, è il professor Smith".</p>

<p>"Ma certo dovevo comprenderlo, è arrivato solo un mese fa".</p>
<p>"la cameriera di nome Clarissa deve essere la sua compagna di viaggio".</p>
<p>"Ho capito".</p>
<p>"Sì ma ce un'altra cosa che mi ha lasciato perplessa".</p>
<p>.</p>
<p>"La professoressa Braun sembra conoscere la sua vera identità. Parlava con la cameriera come se anche lei provenisse dal futuro".</p>
<p>"Non è possibile, lei è arrivata quattro mesi fa". Disse lo studente.</p>
<p>"E se l'avesse mandata per preparare il suo arrivo?"disse l'uomo che i due chiamavano padre.</p>
<p>"Lo scopriremo presto entriamo".</p>
<p>Luce fece cenno a Clarissa di allontanarsi sì, ma di non abbandonare la sala, in quel momento i mentaliani entrarono, si diressero verso il professor Smith e lo studente gli disse:</p>
<p>"Professor Smith, si arrenda, mi dia il suo orologio e la sua macchina del tempo".</p>
<p>"Signor Larchin la smetta di dire assurdità. Io non possiedo nessuna macchina del tempo e nessun orologio. Piuttosto mi dica perché, in questi giorni non è venuto a scuola?". Ma il ragazzo non gli rispose, estrasse una pistola a raggio e la puntò contro Yaris, anche il resto della famiglia lo fece. Poi ancora una volta gli chiese di consegnargli l'orologio e il Tardis, impazientito Yaris, gli disse. &lt;come lo devo dire che non ho nessun orologio?", senza aspettare risposta prese il braccio di Luce fece l'atto di uscire, ma i mentaliani si mossero velocemente, e gli strapparono Luce dalle mani e le puntarono la pistola contro, fecero la stessa cosa con Clarissa e il ragazzo gli disse:</p>
<p>"Se non vuoi vederle morire fa quello che ti ho chiesto".</p>
<p>Yaris non sapeva più come altro dirlo che non sapeva di cosa stessero parlando, aveva un'espressione disperata, ma non trovava le parole per rispondere. In quel momento intervenne il preside della scuola, ma fu fatto tacere per sempre. Yaris vedendo che la pistola che tutti pensavano fosse un giocattolo era più letale che mai disse:</p>
<p>"Io, mi posso anche arrendere, basta che non fate del male miss Braun e a Clarissa, o a nessun altro presente in questa sala, ma ciò non toglie che non possiedo né un orologio né una macchina del tempo".</p>
<p>"Professor Smith, non faccia lo stupido, nel negare la verità, quale delle due vuole che uccida, la donna che ama, o la sua cameriera?".</p>
<p>"Io non sono la sua cameriera", protestò Clarissa, ma nessuno la ascoltò, e aggiunse, &lt;&gt;.</p>
<p>Yaris stava per ripetere che lui non era un dottore ma Luce intervenne comprendendo che era il momento di prendere in mano la situazione, e disse:</p>
<p>"Mentaliani, comincio a pensare che siete voi gli stupidi. Il professor Smith non sa di che cosa state parlando, e se questo benedetto orologio esistesse, chi lo possiede in questo momento, sarebbe il caso che lo aprisse, e un 'altra cosa rovinatemi il vestito e giuro che sarò io stessa a farvi passare la voglia di dare la caccia a un signore del tempo". Colti di sorpresa nel sentire il loro nome, i mentaliani lasciarono la presa, e Luce rivolta a Clarissa gridò: "Ora, ora Clarissa". Le due ragazze agirono a insieme in perfetta sincronia, diedero una gomitata nello stomaco ai due mentaliani che le tenevano strette, e velocemente ribaltarono la situazione, Clarissa si ritrovò con l'arma dei mentaliani in mano e sentì chiaramente la voce di Luce dirle, uscite di qui e porta via il dottore. Clarissa ubbidì, ma Yaris non voleva lasciare Luce e le disse disperato:</p>
<p>"Luce io non ti lascio".</p>
<p>"Fa quello che dice Clarissa, fidati, io arrivo subito". Yaris seguì Clarissa ma ora si che era confuso, mentre usciva, sentì Luce a dire al giovane mentaliano: " Non vi è bastata la lezione, continuate a sperare di potervi impadronire del poter dei signori del tempo, ma non ne siete preparati, né mentalmente né fisicamente", senza aspettare la risposta lo spinse contro i suoi famigliari, che cercarono di seguirla, ma in quel momento una voce profonda sussurrò nell'aria "Il signore del tempo" e dimenticarono Luce. Luce trovò ancora Clarissa e Yaris sul sentiero che portava alla scuola, l'uomo volle accertarsi che lei stesse bene, &lt;tranquillo".</p>
<p>"Luce credo che tu mi debba delle spiegazioni", le disse lui preoccupato.</p>
<p>"Lo so, e te le darò, quando avremo l'orologio, ma adesso andiamo alla scuola".</p>
<p>"Ma allora l'orologio esiste?".</p>
<p>"Sì, esiste".</p>
<p>"Sono sempre più confuso", disse piano smarrito Yaris.</p>
<p>"Perché andiamo alla scuola?", domandò Clarissa.</p>
<p>"Perché i mentaliani stanno andando là, bisogna evacuare la scuola", rispose Luce. Come previsto da Luce i loro nemici andarono alla scuola. Il giovane era confuso e allo stesso tempo si rendeva conto che la sorella aveva ragione. Quando arrivarono alla scuola, la maggior parte dei ragazzi stava uscendo dalla porta sul retro, la ragazzina, usò un'altra porta secondaria ed entrò, nel suo girovagare nella scuola s'imbatte in Egliot e comprese che lui aveva con sé l'orologio che conteneva l'essenza del dottore, ma Egliot riuscì a scappare. La maggior parte dei ragazzi era fuggita, e per i pochi ancora nella scuola, Luce sapeva che non sarebbe accaduto loro nulla. Mentre Yaris, Clarissa e gli altri insegnati aiutavano i ragazzi a scappare lei si era cambiata, finalmente aveva i suoi abiti, un paio di pantaloni, una camicia, la giacca, e il suo cacciavite sonico e la carta psichica, con sé, però aveva anche i due stessi oggetti del dottore, Yaris quando la vide le chiese:</p>
<p>"Ma come ti sei vestita?".</p>
<p>"Dobbiamo scappare e voglio stare comoda".</p>
<p>"E dove domeremmo scappare? Forse sarebbe meglio che io mi consegnassi".</p>
<p>&lt;&gt;, gridò allarmata Clarissa.</p>
<p>"Qui non si consegna nessuno, venite con me", disse Luce.</p>
<p>Arrivarono in una casa apparentemente abbandonata. Mentre scappavano, i mentaliani fecero sapere che avevano catturato il Tardis del dottore ma Luce non diede segno di preoccupazione, tanto sapeva che non sarebbero mai entrati. Luce spiegò che era la casa del contadino e della sua famiglia, Luce fece un respiro profondo e si preparava a spiegare la verità a Yaris, quando sentirono a bussare.</p>
<p>Egliot Grreny era nascosto in una stanza della locanda, ma aveva lasciato la porta aperta, e vide tutto ciò che accadeva nella sala della locanda, quando sentì la professoressa Braun ordinargli di aprire l'orologio, anche se non direttamente, la voce che sentiva gli disse di fare ciò che lei diceva, così lui ubbidì, lo aprì e lo richiuse fuggendo poi dalla finestra. Vagò per il boschetto attorno alla scuola, poi vide il gruppetto formato da Luce, Yaris e Clarissa, li seguì e li vide entrare in una casa, ebbe un attimo di esitazione e alla fine busso, sembrò che nessuno lo avesse sentito ma poi Clarissa lo fece entrare.</p>
<p>Clarissa aprì la porta e si trovò Egliot davanti, lo fece entrare, il giovane li guardò intimidito, soprattutto Luce, poi sussurrò:</p>
<p>"Vi ho portato l'orologio, mi dispiace".</p>
<p>"L'ai rubato?", domandò Clarissa.</p>
<p>"No, lo giuro".</p>
<p>"E allora perché l'ai preso?", domandò Yaris.</p>
<p>&lt;Anche se vi sembra assurdo, me lo ha chiesto lui", disse Egliot allungandolo a Yaris.</p>
<p>"Sembra solo un orologio da taschino", disse Yaris sopra pensiero.</p>
<p>"Vi assicuro che non lo è, se lo aprite, sprigiona una luce dorata intensa. Io però non so come fa a parlarmi".</p>
<p>"Oh be'", incominciò Yaris piegando leggermente la testa di lato, poi aggiunse, &lt;le tue cellule psiche molto recettive, quindi ha ritenuto che tu potessi essere d'aiuto, e...", fece una pausa poi domandò, " È così che di solito parlo vero?".</p>
<p>"Sì, poco fa era come se il dottore fosse tornato", disse Clarissa, poi chiese, &lt;lo stavamo cercando?".</p>
<p>"Perché avevo paura".</p>
<p>"Di che cosa?", chiese Yaris.</p>
<p>"Del dottore".</p>
<p>.</p>
<p>"Perché, lui è la notte, più scura, lui è la tempesta che tutto travolge, è la rabbia, è freddo come il ghiaccio, è il fuoco, è la vendetta. Il tempo scorre in lui, egli è il tempo stesso, che brucia al centro dell'universo".</p>
<p>"E, io dovrei diventare così?"</p>
<p>"Si, il dottore è anche meraviglioso, generoso altruista pronto a sacrificarsi per gli altri", intervenne Clarissa .</p>
<p>"Quindi dentro di lui ci sono il bene e il male, ma questo è normale in un uomo", disse Yaris poi chiese a Clarissa&lt;sua vita?".</p>
<p>"Io viaggio con lui".</p>
<p>"Viaggi con lui, perché?", le domandò Yaris.</p>
<p>"Non lo so, davvero, forse ha bisogno di compagnia".</p>
<p>&lt;&gt;. In quel momento i mentaliani attaccarono il villaggio, con sfere di energie e gli fece sapere che se non si consegnava avrebbero ucciso tutte le persone del paese, &lt;questo", di prendendo l'orologio.</p>
<p>"No, ti prego non farlo", implorò Clarissa.</p>
<p>"Hai detto che sono sempre pronto a sacrificarmi per gli altri".</p>
<p>"Sì, ma, oh Luce", Clarissa non sapeva cosa altro dire.</p>
<p>Luce fino a quel momento era rimasta in silenzio ma ora era giunto il momento di prendere in mano la situazione, e disse.</p>
<p>"Cominciavo pensare che vi foste dimenticati di me. Comunque per questa sera nessuno si consegnerà".</p>
<p>"Ma stano distruggendo il villaggio, e uccidendo gli abitanti", le fece notare Yaris.</p>
<p>"No, si vero stanno distruggendo il villaggio, ma gli abitanti sono tutti al sicuro. Egliot ora dammi l'orologio".</p>
<p>"Sì miss Braun".</p>
<p>"Grazie, adesso lasciateci soli".</p>
<p>"Luce cosa hai in mente?",</p>
<p>"Tranquilla, andrà tutto bene Clarissa".</p>
<p>Clarissa ed Egliot uscirono e Luce si sedette, rigirò l'orologio, e Yaris le domandò:</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>"Perché anche tu sei telepatica?".</p>
<p>"Sì, sono telepatica, ma molto più di Egliot. In questo memento mi sta dicendo di aprirlo, ma voglio che sia tu ad aprirlo".</p>
<p>.</p>
<p>"Perché sarebbe una tua scelta, e non la mia. Se lo aprissi io, infondo all'anima ti rimarrebbe il dubbio che io, abbia voluto indietro il signore del tempo, e che non ami la sua parte umana".</p>
<p>"Il signore del tempo è una mia invenzione".</p>
<p>"Yaris sai che non è così. Ricordi cosa mia hai dato questo", gli domandò Luce mostrandogli il suo diario, lui rimase in silenzio, e lei continuò, "Non lo ricordi? Allora te lo rammento, hai detto: "Che quando sogni, ti senti completo, come se quella sia la tua vera vita, e che quando sei sveglio, ti senti incompleto", non è così forse che ti senti adesso?".</p>
<p>"Sì, ma mi sento anche confuso".</p>
<p>"Sì, questo lo capisco, ma è solo perché sei diviso a metà, devi ricongiungere le tue parti, quella umana con quella aliena, e tutto tornerà a posto, non ti sentirai più incompleto".</p>
<p>"E poi che accadrà diventerò freddo come il ghiaccio e vendicativo? Dimmi quest'uomo che io dovrei diventare sa anche amare?".</p>
<p>"Io ti sembro fredda e vendicativa? Sì ama la vita più di quanto egli voglia ammettere, ama l'intero spazio, ha sacrificato tutto per mantenere l'equilibrio dell'universo, e continua a battersi per questo".</p>
<p>"Io non parlavo di questo tipo d'amore. Clarissa ha detto che viaggia con lui, ma solo perché si sente solitario, non né che invece è innamorato di lei, ma non ha il coraggio di dirglielo".</p>
<p>"Clarissa viaggia con lui, oh ma perché diciamo lui, quando parliamo di te".</p>
<p>"Perché voglio capire, che razza di uomo devo diventare".</p>
<p>"Ho capito, stavo dicendo che Clarissa viaggia con lui perché fa parte di un disegno più grande, che non ho ancora capito del tutto".</p>
<p>"Quindi non è innamorato di lei".</p>
<p>"Le vuole bene".</p>
<p>"Le vuole bene? Ma quest'uomo è capace d'amare una donna, come io amo te?", le domandò Yaris disperato.</p>
<p>"Sì, ma non l'ai ancora capito, tu mi ami perché lui mi ama. Il nostro amore è così forte che ha superato le barriere del tempo e dello spazio, e persino quella della memoria. Quando hai concepito questo piano, mi hai detto che avevi paura di dimenticarti di me, ed io ti risposi che il nostro amore avrebbe superato ogni barriera", disse Luce prendendogli le mani.</p>
<p>Luce aveva ancora nelle mani l'orologio, e attraverso i poteri della ragazza mostro a Yaris cosa le sarebbe accaduto sia se fosse rimasto un uomo terrestre e sia se fosse tornato completo. Nel primo caso Luce avrebbe rinunciato ai suoi poteri di signora del tempo, avrebbe rinunciato al legame con i suoi fratelli e la nipotina. Subito dopo d'aver sistemato le cose con i mentaliani, e aver riportato Clarissa nel suo tempo, dalla loro unione sarebbero nati dei figli e sarebbero stati felici. Nella seconda versione, gli mostrò cosa sarebbe però accaduto senza i due signori del tempo, che sorvegliavano l'equilibrio dell'universo avessero rinunciato ai loro poteri. L'universo lentamente sarebbe stato distrutto. Ma nella seconda versione mostro, anche se lui avesse accettato di tornare a essere il signore del tempo. Luce sarebbe sempre stata al suo fianco e il loro amore li avrebbe trasportati in un futuro lontano e avrebbe portato loro anche dei figli. Quando le visioni finirono Yaris domandò:</p>
<p>"Luce hai?</p>
<p>"Visto, sì".</p>
<p>"Era quello che volevo sapere", si chinò per baciarla, poi lentamente fece passare l'orologio nelle sue mani, si alzò in piedi, e lo aprì, dopo qualche istante le disse, &lt;&gt;.</p>
<p>"Un po', ma sapevo che avresti fatto la scelta giusta".</p>
<p>"Be' che ne dici di occuparci dei nostri amici mentaliani?".</p>
<p>"Sì, mi sembra proprio ora".</p>
<p>Uscirono e Yaris disse Clarissa di aspettarlo al Tardis, con l'aiuto di Luce amplifico il suo odore di terrestre, poi si diresse verso l'astronave dei mentaliani e chiamò:</p>
<p>"Ehi voi lì dentro voglio consegnarmi", la porta si aprì, e lui entrò barcollando, tremando e inciampò, nel tentativo di reggersi fece scorrere le dita su dei bottoni, si avvicinò e disse loro, &lt;voglio, io voglio essere solo il professor Smith".</p>
<p>"Ma guardalo, e pensare che era il padrone del tempo", disse il giovane mentaliano dandogli una spinta.</p>
<p>Yaris nel barcollare tocco ancora alcuni comandi dell'astronave, e si fermò a pochi passi dalla porta e si girò. Il giovane mentaliano aprì l'orologio, ma non accade nulla, Yaris fece un respiro profondo e disse:</p>
<p>"Comincio a pensare che Luce abbia ragione, nel dire che siete stupidi. A prescindere che ho già assorbito la mia energia vitale, ma credete che con me presente l'energia sarebbe stata assorbita da uno di voi?".</p>
<p>"La professoressa Braun ha detto che solo tu potevi farlo, per ottenere la tua energia, io lo sentito bene" disse la ragazzina.</p>
<p>"Mai credere a un signore del tempo, quando ne sta proteggendo un altro", disse Yaris ridendo, poi aggiunse, &lt;stupido è stato di permettermi di mettere le mani sull'alimentatore dell'energia quantica e anche sulle bobine d'energia temporale, vi do un consiglio, correte". Detto ciò uscì allontanandosi dall'astronave, i mentaliani finalmente capirono e scapparono, ma il loro potere era indebolito. Yaris nel decidere di come punirli fu gentile e allo stesso tempo spietato. Non voleva ucciderli, quindi, spedi nel vento stellare Megh, aveva la mentaliana, la madre, la quale avrebbe continuato a vorticare per tutta la vita. Il padre fu spedito alla di la della cascata della medusa, rinchiuso in un prisma, la ragazzina nascosta nella penombra dello specchio riflettente, e in fine il giovane fu trasformato in uno spaventapasseri. Quando tornò al Tardis, disse: "Avrei preferito un'altra soluzione, ma non mi hanno dato altra scelta".</p>
<p>"Lo so amore mio".</p>
<p>"Luce io non ho capito una cosa?".</p>
<p>"Come hai fatto a capire che erano mentaliani? E soprattutto perché hai detto quella frase sul vestito?", domandò Clarissa.</p>
<p>"Perché è il nostro vestito", rispose Yaris.</p>
<p>"Scusate non capisco".</p>
<p>"Quando lo conosciuto avevo indosso quel vestito, e ho ballato il mio primo valzer".</p>
<p>"Dobbiamo dividerci".</p>
<p>"Sì, sarà per poco".</p>
<p>"Cercherai il disco del tempo?".</p>
<p>.</p>
<p>"Luce, io".</p>
<p>"Ti amo, non dimenticarlo".</p>
<p>Luce lo baciò si strinse a lui poi entrò nel suo Tardis e tornò nella grotta sotto casa sua, ad aspettarla c'era Yaek pronto a partire per cercare il disco del tempo. Clarissa chiese al dottore di tornare a casa ma quando il Tardis si fermò, erano a New York negli anni venti, e fu una nuova avventura.</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Sun, 19 May 2013 18:40:21 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title>Seguendo il destino 4 // Finalmente al comando di una nave</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1592-seguendo-il-destino-finalmente-al-comando-di-una-nave.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/seguendo-destino-prologo.jpg" alt="seguendo-destino-prologo" width="200" height="276" /></p>
<p><em><a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/seguendo-il-destino.html" target="_self">Qui&nbsp;</a>tutte le puntate.</em></p>
<p>Hagor si stabilì definitivamente alla villa, si buttò nello studio e nel lavoro, poiché aveva superato brillantemente l'esame da comandante di vascello spaziale, ora poteva mantenersi da solo, spesso ingaggiato per portare qualche cargo da un pianeta all'altro, spesso come copilota aveva Sandor o Gorion, che anche loro avevano superato lo stesso esame.</p>
<p>Hagor e i suoi amici si dimostrarono dei comandanti efficaci e soprattutto puntuali nelle consegne, tanto che nei sei mesi che seguirono le proposte di lavoro, furono molte e i tre giovani ebbero poco tempo libero.</p>
<p>Gli ammiragli dell'accademia dopo un'attenta riflessione decisero che Hagor e i suoi amici fossero pronti per sostenere l'esame per diventare comandante di vela: però quel giorno ci fu un incidente di poco conto, però soltanto Hagor riuscì a superare l'esame, Sandor e Gorion dovettero aspettare qualche mese in più.</p>

<p>Hagor, nonostante i vari impegni si manteneva informato di come andavano le cose nelle terre del sud e di com'era affrontato il problema della galassia di Vega. Un giorno che tornava a casa dal porto trovò suo nonno nello studio che lo aspettava. Mirian aveva insistito perché Karnak andasse a trovare Hagor alla villa, all'inizio lui aveva fatto un po' di resistenza ma poi alla fine si era lasciato convincere.</p>
<p>Però una volta giunto aveva scoperto che il nipote non c'era, Giosef gli affermò che il giovane sarebbe rientrato al più presto, per un momento era stato sul punto d'andarsene, ma poi i ricordi lo costrinsero a rimanere; Karnak spinto dalla nostalgia fece il giro della casa e ritrovò le stesse sensazioni di quando veniva a trovare Thomas, l'unica cosa che mancava era il profumo del sigaro che Thomas fumava.</p>
<p>Karnak quando entrò nello studio provò l'emozione più forte, in quella stanza aveva chiesto la mano della sua Elisabhet, sorrise ripensando all'atteggiamento del suocero, ma c'era una cosa che Karnak non aveva mai confessato a nessuno, lui quell'uomo dal carattere forte e deciso lo amava profondamente, come ora non ammetteva d'amare con altrettanta profondità il nipote. Per la verità c'era un'altra cosa che Karnak non aveva ancora ammesso nemmeno con se stesso, l'estrema assomiglianza di Hagor con il suo bisnonno ma ora che stava osservando il quadro incastonato nella libreria cominciò a pensarci, ma poi sussurrò.</p>
<p>&lt;&lt;Non puoi esserti reincarnato in lui, è assurdo&gt;&gt;, ma mentre pronunciava quella frase, non si era accorto del nipote che gli era arrivato alle spalle, e sussultò quando il ragazzo gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;Nonno adesso credi in queste cose, come la reincarnazione?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Bah, cosa vuoi che ti dica, ogni volta che ti guardo mi sembra d'avere davanti il tuo bisnonno&gt;&gt;. Hagor sorrise con tolleranza, scosse il capo, preparò due bicchieri di brandy poi gli chiese:</p>
<p>&lt;&lt;Sei venuto qua per parlarmi di queste sciocchezze, o hai argomenti più seri da propormi&gt;&gt;. Karnak lo guardò mentre si sedeva alla scrivania, e i movimenti del ragazzo gli fecero un certo effetto, in quel momento comprese d'aver ragione, in suo nipote c'era l'impronta di Thomas, avrebbe tanto voluto sapere come l'uomo fosse riuscito nell'impresa, ma sapeva che alla sua domanda non c'era risposta, quindi sospirò decidendo di non tornare più sull'argomento quindi esordì.</p>
<p>&lt;&lt;D'accordo lasciamo stare queste sciocchezze, in realtà sono venuto ha parlati di un paio di questioni&gt;&gt;, mentre parlava Karnak prese il drappo di velluto rosso che si trovava sul divano e aggiunse: &lt;questo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Di cosa si tratta nonno?&gt;&gt;, chiese Hagor perplesso.</p>
<p>&lt;&gt;, Hagor si alzò e si diresse verso di lui, prese il drappo e lo srotolò, all'interno vi trovò una spada, quando Hagor la impugnò Karnak, disse: &lt;&gt;.</p>
<p>La spada era di un acciaio molto fine, l'elsa era d'oro e in cima aveva uno splendido rubino che scintillò alla luce del sole. Hagor la maneggiò con la massima cura, la fece vibrare un paio di volte come se stesse dando delle stoccate, la fece roteare, Karnak dal canto suo pensava che nessuna mano più esperta di quella fosse degna d'impugnare la mitica, "Occhio del Diavolo". Hagor fini le sue prove e gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;Leggera, maneggevole equilibrata, veramente una grande spada, ma non posso accettarla, non ne sono degno&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;No al contrario, nessuno è più degno di te, e sono sicuro che la penserebbero in questo modo anche tua nonna e il tuo bisnonno. Devi sapere che il tuo bisnonno, sperava di passarla un giorno a tuo padre ma Wiliam non ha mai manifestato interesse per la scherma, così la ripose nel suo drappo e vi è rimasta fino a oggi. Elisabeth il giorno della tua nascita ebbe il presentimento che un giorno tu l'avresti impugnata con onore. Sai io non credo molto ai presentimenti e alle coincidenze, ma comincio a pensare che un fondo di verità ci sia, perché il giorno che sei nato, anzi nello stesso momento in cui nascevi il tuo bisnonno è morto, in seguito tua madre ci ha raccontato che poco prima d'avere le doglie lui le aveva toccato il ventre&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;E in questo modo il suo spirito è entrato in me? Non ti sembra una cosa un po' assurda?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Forse sì, ma quando si tratta di Thomas&gt;&gt;, Karnak sospirò poi continuò, &lt;fine avesse cominciato a credere nelle leggende di quei luoghi, come ad esempio la leggenda che narra che due spiriti possono unirsi per poi diventarne un solo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì ho sentito parlare di questa e d'altre leggende, molte sono riportate in alcuni libri che letto, alcune sono riportate anche sul diario della Doriana&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Mh, ma in quel diario non c'è proprio tutto, tua nonna aveva tenuto sì i diari di suo padre, ma aveva anche tenuto anche i diari personali di suo nonno e di tutti i membri della famiglia Canturi, pensa che fra loro ci sia né uno che potrebbe appartenere al capo stipite della famiglia, ho pensato di portarteli, perché tu possa leggerli, sempre se l'idea ti piaccia&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Hai fatto bene nonno, li leggerò volentieri, ma mi chiedevo, che dirà papà quando saprà della spada?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Come ti ho detto non si è mai interessato della spada, e poi è affar mio, l'Occhio del Diavolo ora è tua ragazzo mio&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Occhio del Diavolo? Immagino per via del rubino?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Imparte sì, ma soprattutto perché il tuo bisnonno era chiamato "Transet", che nella nostra lingua antica, significa demonio o diavolo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>Karnak, gli prese la spada dalle mani poi gli disse di sedersi perché aveva bisogno di parlare di una cosa importante; tornò a parlare del diario del capo stipite della famiglia Canturi, e della promessa che aveva fatto sia alla moglie e sia al padre di quest'ultima, sapeva che il nipote avrebbe pensato che fosse impazzito, ma alla fine gli avrebbe creduto. Karnak gli affermò che nel momento in cui sua madre stava per scegliere il nome, sua nonna era entrata e l'aveva supplicata di chiamarlo Hagor, Mirian aveva acconsentito, ma Karnak aveva voluto sapere il perché di quell'insistenza, e la moglie gli aveva affermato che era tutto scritto nel diario del capostipite della famiglia Canturi, e di farlo leggere a Hagor quando sarebbe stato pronto a seguire il suo destino. Ora Karnak pensava che Hagor fosse pronto, quindi gli aveva portato il diario insieme con gli altri, e che fosse altrettanto pronto a leggere ciò che vi era scritto, quindi lo estrasse dalla bacheca e lo allungò a Hagor. Hagor prese il diario e con molta delicatezza lo posò sulla scrivania, lo aprì alla pagina contrassegnata dal segnalibro; il diario era scritto da due calligrafie molto eleganti, e i luoghi descritti non appartenevano al pianeta Flyd, Hagor sospirò e cominciò a leggere.</p>
<p>"14 LUGLIO 1677"</p>
<p>Dopo una terribile battaglia, dove abbiamo perso molti uomini. Sono salito a bordo della Folgore, in quel momento mi hanno informato che mio padre era rimasto gravemente ferito alle gambe, e che il medico di bordo si apprestava ad amputarle entrambe. Mi precipitai nell'alloggio di mio padre e la scena che mi si presentò era agghiacciante, avrei voluto impedire al medico di rendere invalido mio padre, ma sapevo che per averlo ancora con me dovevo lasciarlo fare. Proprio nel momento in cui il medico si apprestava a fare, il suo macabro lavoro apparve un uomo che ne comandava molti altri. Gli uomini che erano apparsi immobilizzarono chiunque fosse presente, uno di loro si chinò su mio padre lo esaminò con molta cura, soprattutto le gambe, poi si rivolse all'uomo che lo comandava e gli disse: "Maestà, sarà un'impresa abbastanza dura, ma posso salvargli entrambe le gambe, ma non qui naturalmente". "L'uomo annuì, si piegò verso mio padre e lo rassicurò. Ciò che mi sorprese che l'uomo assomigliava moltissimo a mio padre: aveva i capelli neri ondulati, occhi blu, profondo mare, naso in su, e la sua voce era calda e profonda, e le labbra carnose, e il suo sorriso era irresistibile. Dopo d'aver rassicurato mio padre ordinò di farlo risalire a bordo. E con mia gran sorpresa, mi trovai in una stanza bianca, vi erano degli uomini che ci stavano aspettando che subito si unirono all'uomo che aveva esaminato mio padre. Mio padre fu portato in un'altra stanza, e in quel luogo mi fu detto che presto le ferite di mio padre sarebbero guarite. Pochi istanti dopo entrò una donna bellissima, aveva i capelli color dell'oro, gli occhi che sembravano due laghetti di montagna, essa parlò con l'uomo che comandava, non compresi ciò che si dissero, ma sentì la donna chiamarlo Hagor, quando egli si girò verso di me ebbi la certezza che mio padre sarebbe presto guarito, e...".</p>
<p>Hagor smise di leggere chiuse il diario, guardò la copertina, e lesse la scritta "Diario di bordo della Folgore scritto da Herry e Thomas Canturi". Hagor trovò buffa la coincidenza, se non ci fosse stata la data e il nome della nave sembrava scritta proprio dal suo bisnonno e dal trisnonno. Hagor rimase in silenzio e si alzò andando alla porta finestra, per un lungo momento guardò lo zampillare dell'acqua che fuori usciva dai cannoncini della fontana a forma di nave, le rose pendule gia ricadevano in mezzo all'acqua, finì il brandy poi chiese.</p>
<p>&lt;non è così?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, ma non vuoi sapere come continua la storia?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;No, non adesso comunque&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;la donna citata, e perché ti chiamano "maestà"?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;passato mi sconvolge un po', ma non è solo per questo che non voglio sapere, se sapessi chi è quella donna e come sono finito insieme ah lei, non mi godrei ciò che il destino ha in serbo per me, nonno ora penserai che sia un vigliacco?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;No, non penso che tu sia un vigliacco, ma solo molto saggio&gt;&gt;. Disse Karnak mentre metteva via il diario, quando si girò di nuovo verso di lui, gli disse: &lt;sono venuto qua anche per proporti un viaggio&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;andare nonno?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;situazione che c'è la giù, le richieste dei principi stanno diventando sempre più pressanti, per ciò ho deciso di partire per andare a parlare con loro, so a cosa stai pensando. "era ora", ma pensavo che riuscissero a cavarsela da soli, e che i comandanti e gli ammiragli che ho già mandato vi riuscissero al meno loro, ma come avevi previsto hanno fallito tutti, ora però mi devi spiegarmi come facevi a saperlo? Poiché n'eri così sicuro?&gt;&gt;.</p>
<p>Hagor si era seduto sul divano, e aveva ascoltato con attenzione, e ora era pronto a ripetere ciò che da mesi stava dicendo ai suoi fratelli.</p>
<p>&lt;&lt;Perché nessuno dei comandanti e degli ammiragli, ragiona come la gente del sud. Tu sai che in quelle terre ci sono delle regole non scritte che influenzano il loro comportamento, gli uomini che hai mandato tu, sono uomini capaci sicuramente, ma non in quei luoghi, secondo me ci vorrebbe un uomo che faccia sue quelle regole, quindi che le osservi come sue, comportandosi senza scrupoli di sorta, che in certi momenti diventi spietato ineguale misura di Rasut, capisci cosa voglio dire nonno?&gt;&gt;.</p>
<p>, Hagor lo guardò e sorrise, e Karnak tremò all'idea che quell'uomo potesse essere il nipote, scacciò subito l'idea dalla mente, e riprese a parlare, poiché la sua era, una domanda ipotetica, .</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;padre e Axsterio&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;<a>&nbsp;</a>sia vera e che non ci affondi prima di partire, ci terrei molto a morire nel mio letto, e non infondo al mare&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Affondare? Scusa cosa intendi dire nonno?&gt;&gt;, Karnak si limitò a sorridere e Hagor capì e sul suo volto comparve un luminoso sorriso, si alzò di scatto e lo abbracciò con una tale forza che Karnak si sentì sollevare da terra. Karnak non lo vedeva così eccitato da tanto tempo e si rimproverò per non averci pensato prima a organizzare quel viaggio, ma dovette concentrarsi su ciò che Hagor gli chiese: &lt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>&lt;&gt;, ripete Hagor eccitato all'idea di comandare una nave come quella, cominciò andare avanti e indietro, citando tutte le qualità della nave, poi voltandosi di nuovo verso Karnak gli chiese: &lt;&gt;.</p>
<p>&lt;da vararla, e da trovare l'equipaggio, e non è compito del comandante fare entrambe le cose? anche se per l'equipaggio forse ci vorrà del tempo, poiché sei al tuo primo comando&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;per quella data io sarò pronto&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;, azzardò Karnak.</p>
<p>&lt;&lt;Più che sufficienti, anzi pensavo anche meno&gt;&gt;, si alzò e aggiunse, &lt;al porto insieme ok?&gt;&gt;, ma non gli lasciò il tempo di rispondere perché era già uscito dalla stanza.</p>
<p>Hagor, non aveva sbagliato di molto quando aveva detto a suo nonno, che per trovare l'equipaggio alla nave, non avrebbe fatto fatica, non appena si sparse la voce che il comandante Flyd stava per salpare, molti marinai si misero in fila per firmare il contratto. Hagor nei due anni d'accademia si era fatto voler bene, nonostante che qualche volta fosse molto esigente, quando gli insegnati lo mettevano al comando della nave scuola, perciò i marinai che collaboravano con l'accademia rinunciarono a quel lavoro per imbarcarsi con lui, persino alcuni sotto ufficiali rinunciarono alle proposte d'ingaggio, fra questi anche Maxs Cambel, ufficiale alle comunicazioni. Karnak rimase sorpreso dalla quantità di persone che si presentò, ma allo stesso tempo ne fu orgoglioso, quando la sera lui e Hagor lasciarono il porto, l'equipaggio era stato assunto completamente, mancava solo il primo ufficiale e l'ufficiale addetto agli armamenti. Karnak era così preso dalla loro conversazione che si stupì quando Hagor gli passò le redini del suo cavallo, perplesso domando dove stesse andando, Hagor rispose che per il primo ufficiale aveva in mente una persona specifica e che sperava di poterlo ingaggiare entro sera. Karnak lo vide entrare in una casa con un piccolo giardino, ne uscì poco dopo accompagnato da una giovane, i due si salutarono, poco dopo Hagor e Karnak erano tornati a casa.</p>
<p>Il mattino seguente quando Hagor salì a bordo gli venne incontro Maxs, parlarono un po' poi Hagor si ritirò nella sua cabina, e prego Maxs non appena il primo ufficiale fosse arrivato di mandarglielo, ma senza dirgli chi fosse il comandante, aveva fatto la stessa richiesta alla ragazza con cui aveva parlato la sera prima.</p>
<p>Neb Carson guardò la splendida nave ancora da varare, sospirò pensando che fosse finita nelle mani di un novellino, e non aveva nessuna voglia di stare sotto a un moccioso spocchioso, che con molta probabilità voleva sempre aver ragione. Non riusciva a capire perché sua figlia avesse insistito tanto perché andasse a quel colloquio, aveva una gran voglia di tornare indietro, poi pensò che ormai fosse li, tanto valeva parlare con il giovane comandante, per lo più poteva sempre dirgli di no. Salì la scaletta e a riceverlo fu Maxs il quale gli annunciò che il comandante era già a bordo e che lo stava aspettando, mentre si avviava verso la porta della cabina del comandante, pensò che il giovane non solo sarebbe stato saccente ma anche pignolo, nel vederlo assumere quell'espressione mesta a Maxs venne da ridere, pochi istanti dopo Neb era entrato nell'alloggio del comandante. Neb chiuse la porta dietro di se e si guardò attorno, l'alloggio del comandante non rispecchiava il nuovo stile che andava per la maggiore, ma aveva qualcosa di famigliare. Neb ebbe la sensazione di essere già stato dentro quell'alloggio, quando era molto giovane; vari mobili erano in mogano e profumavano d'olio, fece scorrere lo sguardo e all'improvviso sentì il cuore battere all'impazzata, non era solo una sensazione, lui era già stato davvero li, quello era l'arredamento dell'alloggio del suo comandante. Si sentì confuso com'era, possibile che quel giovane comandante lo possedesse? Si stava ancora facendo la domanda quando una voce calda e profonda gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;Finalmente, cominciavo a pensare di dover venire a prenderti&gt;&gt;, per poco a Neb venne un colpo, davanti a lui c'era il suo vecchio comandante, che gli sorrideva, era così bianco che il giovane preoccupato, le chiese: &lt;&gt;. Neb non riusciva a parlare Hagor lo fece sedere e gli diede qualcosa di forte da bere poi sorridendo gli disse: &lt;d'accordo che sono quasi due anni che non ci vediamo, ma sono così cambiato?&gt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, sono proprio io, chi pensavi che fossi? Un fantasma&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Già, tu assomigli tanto al mio vecchio comandante, il comandante Canturi&gt;&gt;. Neb tornò indietro nel tempo, quando lui poco più di un ragazzino si era imbarcato come mozzo sull'ultima nave comandata dall'ammiraglio Canturi, essendo uno dei più giovani entrò nelle grazie del comandante, che al ritorno lo tratto come un figlio, ma quando l'uomo si ammalò fu costretto ad abbandonare la casa del suo mecenate, naturalmente grazie alle sue referenze, trovò subito ingaggi, sia come ufficiale, e sia come costruttore di navi. Hagor gli sorrise e gli disse.</p>
<p>&lt;mio bisnonno&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;per il mare&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Già, ci sono voluti quasi cinque anni per arrivare al comando di una nave, ma ci sono riuscito&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, ci sei riuscito, ora potrai navigare su tutti i mari del pianeta&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;mari della nostra galassia&gt;&gt;, rise Hagor, poi divenne serio e cambiò discorso, .</p>
<p>.</p>
<p>Hagor sorrise e gli mostrò il contratto, Neb lo lesse e lo firmò, a quel punto Hagor gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;Neb, il primo incarico che ti affido e di trovare un bravo ufficiale agli armamenti, poi voglio che ti accerti che siamo approvvigionati come sì deve&gt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>&lt;&lt;No, quando arriveranno i rimorchiatori e i carri motorizzati per il varo chiamatemi&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&gt;, disse Neb uscendo e felice per aver accettato l'ingaggio.</p>
<p>Hagor fu chiamato, qualche ora più tarda, con un respiro profondo diede le disposizioni per il varo della nave. Era stata appena completata la prima procedura quando fu raggiunto dai suoi fratelli e amici, Sandor e Gorion si offrirono di dargli una mano, per Angelica e Silvia fu molto emozionante, anche se tutto si svolse con estrema lentezza, ma quando la nave toccò, l'acqua ci fu un boato di voci gioiose, Hagor mostrò la nave ai suoi fratelli e amici poi quando lo se ne andarono scrisse la prima pagina del diario di bordo. Hagor pranzò a palazzo, e promise che una volta che lui e Axsterio fossero tornati avrebbe organizzato una crociera insieme con loro, quando tornò alla nave Neb, chiese di incontrarlo e gli annunciò che aveva trovato l'ufficiale agli armamenti, il suo nome era Davide Norton chiamato da tutti Dev, ma mentre parlava, torceva il capello a tal punto che Hagor pensò: (Per fortuna che quel capello non parla, altrimenti urlerebbe), provando pena per il capello, gli chiese.</p>
<p>&lt;&lt;Neb, che cosa ti ha fato il tuo cappello?&lt;&lt;.</p>
<p>&lt;&lt;Vedi, Dev è una brava persona, ma ha un gran difetto, si crede il miglior scalatore d'alberi maestri e il più coraggioso degli uomini&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;d'ingaggiarlo?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Tu, sei molto giovane, e lui non accetterà mai di stare sotto il tuo comando&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;altro d'ufficiale agli armamenti&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor, comandante, non c'è nessuno che conosca il suo mestiere migliore di lui&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;ha paura di nulla; potrebbe sfidarlo a chi arriva per primo in cima all'albero di maestra, e una volta arrivati in cima gettarsi in acqua&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>Hagor riflette, e pensò che una sfida gli sarebbe piaciuta quindi accetto, domandò a Neb quando l'uomo sarebbe arrivato, e Neb gli affermò che sarebbe giunto nel tardo pomeriggio del giorno dopo, Hagor ne fu felice perché così avrebbe avuto un po' di tempo da dedicare alla sorellina. Hagor, come si era imposto, dedicò la mattina alla sorellina, Maria aveva un anno e mezzo e già camminava e pronunciava già qualche parola. Hagor stava giocando con lei quando Gorion gli chiese se avesse qualche minuto per lui, Hagor annuì, e Gorion esordì.</p>
<p>&lt;credo che tu abbia fatto bene a lasciare il palazzo, Hagor, io non c'è la faccio più&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;<a>&nbsp;</a>&gt;.</p>
<p>&lt;<a>&nbsp;</a>io considero il palazzo, la mia casa, e i suoi abitanti, la mia famiglia, ma per Virgia&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>, Gorion spiegò come Virgia lo aveva trattato quando lo aveva sentito chiamare Karnak nonno. Naturalmente a Karnak non aveva dato fastidio che il ragazzo lo avesse chiamato in quel modo, ma Virgia si era infuriata trattandolo come un bambino stupido. Karnak naturalmente si era infuriato e l'aveva mandata via, ma lei una volta che il ragazzo fu solo tornò alla carica, e questa volta Gorion gli aveva affermato che lei non aveva nessun diritto di trattarlo male poiché lei era solo una tata, certo lei aveva cercato di negare ma lui non l'aveva più ascoltata. Gorion gli disse anche che ogni volta che lui e Sandor si fermavano a discutere lei s'intrometteva, era evidente che la donna sapesse la verità su di loro. Hagor s'informò cosa avessero intenzione di fare lui e Sandor nei confronti del loro padre, ma il giovane gli affermò che non avevano deciso nulla, ma ciò che poi diede più fastidio a Hagor fu quando Gorion lo informò che dal giorno del suo compleanno Virgia trattava male Angelica, chiamandola anche in modo volgare, anche davanti a Maria. Hagor chiese come si comportava con Axsterio e Fransuas, Gorion spiegò che con loro era meno pressante, ma li infastidiva lo stesso, Hagor gli affermò che se lo ritenevano potevano trasferirsi a casa sua, ma doveva trovare un modo da tenere a bada la vecchia tata senza essere presente, salutò Gorion affermandogli che aspettava lui e gli altri alla nave, per poi andare a cena.</p>
<p>Hagor nel pomeriggio raggiunse la nave, passò per la spiaggia, nel frattempo Neb stava mostrando la nave a Dev, il quale gli disse severamente.</p>
<p>&lt;&lt;Neb, è veramente una gran bella nave, peccato che sia affidata a un novellino&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;nave il comandante è molto amato e stimato&gt;&gt;, replico Neb, Dev stava per rispondergli, quando la loro attenzione fu attirata da un cavallo che sembrava volare sulla spiaggia, aggrappato al suo collo il cavaliere vestito, di nero, animale e cavallerizzo sembravano un essere solo, Neb annunciò: &lt;&lt;Sta arrivando il comandante&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Neb, quello sarebbe il comandante di questa nave?&gt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>Hagor con un balzo salì sul pontile e si diresse verso le scuderie, quando salì a bordo, aveva uno dei suoi mitici sorrisi; mentre Hagor li raggiungeva Dev, lo squadrò e cominciò a borbottare, tanto che Neb gli domandò.</p>
<p>.</p>
<p>&lt;letto&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;gradi?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Era, il migliore del suo corso, e poi l'istruito io, e non è tutto, ha anche le stesse capacità del nostro vecchio comandante&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;solo&gt;&gt;.</p>
<p>Neb stava per rispondergli quando Hagor lo precedette allungando la mano a Dev.</p>
<p>&lt;parlato ieri?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì comandante, l'ufficiale agli armamenti&gt;&gt;.</p>
<p>Dev prese prontamente la mano di Hagor, gli venne anche la brillante idea di stringerla con forza ma Hagor non si lasciò intimidire e ricambiò la stretta continuando a sorridere tranquillamente, ritirarono la mano nello stesso momento, quella piccola battaglia era finita in parità ma Dev irritato per non aver vinto il piccolo scontro, disse a Neb.</p>
<p>&lt;ho per te è grande, ma se credi che mi farò comandare da uno sbarbatello che per soffiarsi il naso ha ancora bisogno della mamma, ti sbagli&gt;&gt;.</p>
<p>Era quello che Neb e Hagor stavano aspettando, e Neb fece finta di scusarsi per l'isolenza di Dev, quindi disse.</p>
<p>&lt;invecchiando è diventato anche insolente, Dev ti sembra il modo di parlare?&gt;&gt;.</p>
<p>, sbuffò Dev, Neb stava per replicare ma Hagor disse.</p>
<p>&lt;fare quello che sa fare lui, non penserà più che abbia bisogno della mamma per soffiarmi il naso&gt;&gt;.</p>
<p>Dev lo squadrò e capì che Hagor gli aveva lanciato una sfida e sogghignando chiese:</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;D'accordo, a chi arriva in cima all'albero di maestra&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;D'accordo, e una volta arrivati si percorre la trave di traversa, e ci si getta in mare, vince chi ritorna per primo sul ponte&gt;&gt;, aggiunse Hagor.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;vinco io tu domani parti con noi&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Naturale, ma tanto so che vincerò io, perché l'unico che mi batteva sempre è morto&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;, chiese sogghignando Hagor.</p>
<p>&lt;&gt;</p>
<p>Hagor sogghignò in un modo tale che a Neb venne la voglia di fermarli, ma ormai era troppo tardi i due si erano già preparati, scalzi e rimasti solo con i calzoni aspettavano il suo via. Hagor e Dev si scambiarono di nuovo qualche battuta poi a Neb non resto che dare il via. Neb conosceva bene le capacità di entrambi, esperti nella scalata, e in tutto ciò che comprendeva la gara, l'unico vantaggio di Hagor era la sua giovinezza. Alzò gli occhi e li vide alla pari, ma poi Hagor scattò e superò Dev Hagor quando raggiunse la trave che doveva attraversare, guardò, dove fosse il suo avversario, lo vide in difficoltà e gli affermò che per lui la gara poteva anche fermarsi in quel momento ma Dev gli rispose seccato che non si arrendeva. Hagor allora cominciò a percorrere la trave, era arrivato a metà quando sentì un grido e un tonfo in mare; Dev era scivolato, e per certi versi era stato fortunato, perché era finito in mare. Hagor non ebbe dubbi tornò indietro, attraverso la trave che doveva, percorre l'avversario e si tuffò e qualche istante dopo riemerse con Dev.</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Sun, 19 May 2013 18:34:42 GMT</pubDate>
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            <title>Manichini</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1591-manichini.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/manichini.jpg" alt="manichini" width="200" height="150" />Lo sai cosa fanno i manichini di notte<br />quando i negozi sono chiusi ?<br />non lo sai....<br />Ti racconto il loro segreto<br />ascoltami....<br />C'èra una volta, come tutte le favole<br />un paese dove vivevano delle streghe<br />brutte e cattive<br />preparavano con i loro intrugli</p>

<p><br />delle noci avvelenate<br />per trasformare le persone<br />in tanti manichini di gomma<br />Queste brutte streghe<br />poi regalavano, quelle belle noci avvelenate a tutti<br />che mangiate, trasformavano tutti in manichini<br />A mezzanotte....<br />col rintocco degli orologi<br />i manichini si svegliavano<br />e la mattina si riaddormentano di nuovo<br />diventando manichini, fermi è immobili<br />Solo gli occhi rimanevano svegli<br />potevano guardavano, ma non parlare<br />Cosi' al suono degli orologi<br />tutti i manichini si svegliano e<br />iniziavano a muoversi e a parlare<br />quelli che si trvavano nudi, indossano i pigiamini<br />gli altri vestiti andavano a cena<br />Invece i bambini manichini si mettevano a giocano<br />con tutti i giochi che c'erano nel negozio<br />Non potevano uscire, perchè il negozio era chiuso<br />rimanevano dentro<br />le streghe cattive, continuano a regalare noci avvelenate<br />Un giorno un topolino di nome Toppino<br />un piccolo topolino bianco,che si trovava<br />nascosto nel negozio<br />vide i manichini svegliarsi<br />col suono dell'orologio e poi riaddormentarsi la mattina<br />incuriosito volle scoprire quella misteriosa magia<br />Si recò dalle streghe cattive<br />chiese di voler assaggiare le loro belle e buone noci<br />le streghe contente andarono<br />in cantina a prenderle<br />pensando di farlo diventare, manichino pure lui<br />Il topolino Toppino, chiede....<br />alle streghe se per favore<br />potevano schiacciarle, per lui<br />e come si mangiavano<br />lui non sapeva come fare, era un piccolo topino<br />Toppino...era furbo<br />faceva finta di non saperlo fare<br />Cosi' le streghe cattive,gli fecero vedere<br />come si mangiavano le belle noci<br />dimenticando che erano avvelenate cosi'<br />si addormentano anche loro<br />trasformandosi in statue di marmo dure<br />Quando le streghe diventarono, statue<br />la magia svani', tutti i manichini dei negozi si svegliarono<br />felici e contenti<br />Il topolino bianco, venne premiato è festeggiato<br />con una enorme fetta di torta al formaggio<br />fecero festa per molti molti giorni<br />In quel paese non ci sono più manichini nei negozi<br />solo brutte statue di marmo<br />col viso freddo gli uccellini ci vanno per farci la cacchina<br />in qualche negozio si vede ancora qualche manichino<br />che è stato dimenticato<br />se tu bambino lo vedi salutalo, lui ti ascolta e ti vede<br />dille di svegliarsi, perchè i suoi amici lo aspettano<br />nel paese delle noci buone<br />belle e non più avvelenate</p>]]></description>
            <author> abbatemail@tin.it (Rosy)</author>
            <pubDate>Sun, 19 May 2013 11:09:01 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1591-manichini.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>I colori dell'arcobaleno e i colori della vita</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1590-colori-arcobaleno-vita.html</link>
            <description><![CDATA[<p><em><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/colori-arcobaleno-vita.jpg" alt="colori-arcobaleno-vita" width="200" height="275" />Fiaba dedicata a chi crede che la creatività sia utile per il benessere dei bambini e dei più grandi perchè aiuta a "dare vita" a qualcosa di nuovo da scoprire di se stessi, da condividere.</em></p>
<p>Era in arrivo un forte acquazzone.</p>
<p>Grossi nuvoloni grigi si addensavano pesanti all'orizzonte.</p>
<p>Presto sarebbe caduta la pioggia.</p>
<p>Una scatola nuova di colori ad acquarello era stata gettata dal figlio del contadino con noncuranza, sul vecchio tavolo di ferro battuto.</p>
<p>Si chiamava Erick</p>
<p>Lui non amava dipingere.</p>
<p>Preferiva sporcarsi nella terra e giocare con le macchinine o le costruzioni.</p>

<p>Poi, gli animali della fattoria erano stati sempre la sua passione.</p>
<p>Con il papà li puliva e li accudiva.</p>
<p>Con la mamma raccoglieva le uova del pollaio per cucinare delle ottime torte abbellite con la frutta dell'orto.</p>
<p>Il temporale stava arrivando.</p>
<p>Erick era fermo inginocchiato su di una sedia di legno, e con la faccia schiacciata dietro ai vetri guardava fuori, preoccupato da tanto vento e da rumori roboanti .</p>
<p>Si era dimenticato dei colori.</p>
<p>Anch'essi parevano spaventati di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.</p>
<p>Qualcuno rideva comunque, allegro del sole donato alla sua tinta; altri invece parevano più pensierosi</p>
<p>"Se piove, i nostri colori si scioglieranno e non potranno più essere usati per disegnare, dobbiamo trovare una soluzione" disse il verde con preoccupazione ma cercando di rassicurare i compagni.</p>
<p>I colori, erano nuovi e quindi non sapevano nulla di come i bambini li avrebbero usati.</p>
<p>No, non conoscevano nulla del mondo delle tinte e dei piccini.</p>
<p>Lo dovevano Imparare, come tutti i bambini, quando ascoltano&nbsp; la lezione dalle maestre, con grande curiosità.</p>
<p>"Come possiamo evitare che piova?" disse il rosso arrabbiato come sempre e con un grosso vocione</p>
<p>"Qui le cose si stanno mettendo male" replicò il nero molto triste e piagnucoloso</p>
<p>"Forse, il bambino uscirà di casa e ci porterà finalmente dentro al riparo" sperò fiducioso il giallo con un sospiro.</p>
<p>" Io credo che dobbiamo farci forza e spingere insieme la scatola sotto il ramo dell'albero; il ramo che sto vedendo da qui! " propose il marrone molto saggiamente.</p>
<p>"Ritengo che quando non eravamo colori ma solo una polverina , tutto andava meglio" aggiunse il viola con nostalgia sbuffando come uno stantuffo di un treno.</p>
<p>"Ragazzi, teniamoci calmi e non perdiamo il controllo della situazione" cercò di dire il blu, con tono sicuro, come un vigile con la paletta in mezzo al traffico .</p>
<p>Mentre le vocine parlavano, tutte insieme unite, i rombi del temporale si facevano sentire come tante auto in corsa sulla pista delle nuvole.</p>
<p>Iniziarono a cadere dei grossi goccioloni, poi, via, via la pioggia si fece più fitta.</p>
<p>I colori iniziarono a sentirsi bagnati, sempre di più.... e come per magia iniziarono a sciogliersi.</p>
<p>All'inizio di questa danza, si sentirono le loro grida spaventate, poi, lentamente, I colori presero a</p>
<p>ridere....ridere...ridere. Si stavano divertendo!</p>
<p>Per magia il giallo si fondeva nel rosso e diveniva arancione; il giallo nel nero e si trasformava in marrone; il bianco con il rosso: ecco il rosa.</p>
<p>Un arcobaleno di colori.</p>
<p>Sul tavolo iniziò a prendere forma una strana immagine, quasi un fiore di luce che si allargava a vista d'occhio.</p>
<p>Di corsa,Erick, il bambino del contadino, uscì di casa, incurante della pioggia che scendeva. Rimase fermo, a bagnarsi, stupito davanti al vecchio tavolo di ferro.</p>
<p>Quello che vide gli parve una magia.</p>
<p>Alzò gli occhi al cielo e in un angolino lassù...vide uno squarcio di sole, e a discesa veloce, un arcobaleno di luce.</p>
<p>"I miei colori hanno fatto questo?" pensò "C'è l'arcobaleno!!!" .</p>
<p>La gatta Lilla, si strofinò tra le sue gambe e parve stupita anch'essa di quello strano incantesimo: un arcobaleno fatto di tanti ponti di luce, gli uni vicini agli altri.</p>
<p>Una rondine sfrecciò veloce nel cielo gridando che presto sarebbe tornato il sereno.</p>
<p>Felice di questa nuova scoperta il piccolo , prese quello che rimaneva della sua scatola di colori ad acquarello e li riportò in casa.</p>
<p>Da quel giorno, Erick&nbsp; amò disegnare&nbsp; il foglio bianco della vita con i suoi colori.</p>]]></description>
            <author> rabrami1@alice.it (Rosa Rita)</author>
            <pubDate>Sun, 19 May 2013 10:35:53 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Passerotto col petto rosso</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1589-passerotto-petto-rosso.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/passerotto-petto-rosso.png" alt="passerotto-petto-rosso" width="200" height="202" />Su un balconcino di una casetta, piccina piccina<br />c'èra un vaso piccino piccino<br />ogni sera un passerottino<br />piccino piccino, portava una gocciolina<br />piccina piccina, d'acqua</p>
<p>col suo becco, piccino piccino<br />&nbsp;innaffiava la terra e la copriva</p>
<p>con le sue ali caldi<br />Aspettava che il semino</p>

<p>sbocciasse<br />il più bel fiore del mondo<br />Aspettava ,aspettava</p>
<p>ma il fiore non sbocciava<br />allora l'uccellino lo innaffiò</p>
<p>con latte bianco munto<br />da un angelo bianco, col suo beccuccio<br />&nbsp;ma ancora il fiore non sbocciava<br />aspettava ,aspettava</p>
<p>ma il fiore non sbocciava mai<br />Il povero uccellino ormai stanco<br />volò lontano per trovare qualcosa per innaffiare, il suo piccolo semino<br />Cerca, cerca arrivò la notte, il cielo si fece buio<br />non si vedeva più nulla</p>
<p>&nbsp;l'uccellino &nbsp;mentre volava per tornare a casa</p>
<p>inciampò e cadde per terra<br />si ferendosi con una piccola spina di rosa<br />Una gocciolina di sangue &nbsp;le usci' dalle piccole piume<br />&nbsp;lui la prese col becco e la portò al semino<br />per innaffiarlo col suo sangue<br />poi &nbsp;stanco si posò sul semino</p>
<p>coprendolo con le sue ali calde<br />Il semino la mattina dopo</p>
<p>sbocciò in un bel fiore rosso, sangue<br />&nbsp;pure l'uccellino aveva &nbsp;macchiato il petto di rosso<br />Da quel giorno nacque il pettirosso dal petto rosso<br />col &nbsp;suo bel fiore rosso sangue<br />nato dall'amore di un piccolo uccellino<br />per il suo semino piccino, piccino</p>]]></description>
            <author> abbatemail@tin.it (Rosy)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 18:12:27 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1589-passerotto-petto-rosso.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La coniglietta bianca Vany</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1587-coniglietta-bianca-vany.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/coniglietta-bianca-vany.jpg" alt="coniglietta-bianca-vany" width="200" height="300" />C'era in un paese una volta una bellissima coniglietta bianca di nome Vany che non salutava nessuno perchè era la più bella. Aveva un pelo bellissimo, ma non aveva neanche un amico o una amica.</p>
<p>Un giorno passeggiando un camion che passò vicino ad una pozzaghera sporcà il manto della Coglietta Vany tutto di grigio.&nbsp;</p>
<p>La coniglietta era disperata in quanto era tutta sporca e non aveva nessun amico. Però camminando incontrò un lupetto che piangeva e allora gli chiese "cosa ti sei fatto?", lLui rispose "ho una scheggia nella zampa e mi fa tanto male".</p>
<p>Allora Vany lo aiuto a liberarsi del pezzetto di legno e poi continuo a saltellare fino a quando non incontrò una papera che non riusciva a respirare perchè gli si era incastrato un pezzo di pane nel becco.</p>
<p>Allora Vany aiutò anche la papera e poi continuò a saltellare disperata perchè non era la più bella e non aveva nessun amico. Fino a quando arrivo il giorno del suo compleanno che avrebbe passato da sola triste e sporca.</p>

<p>Ma la Papera e il Lupetto si misero d'accordo e le organizzarono una bellissima festa a sorpresa e cosi Vany torno ad essere contenta e giurò di non diventare più vanitosa perchè preferiva avere degli amici piuttosto che stare da sola.</p>
<p>Allora lupetto e la paperella chiamarono tutti i loro amici e tutti insieme fecero un bel bagno alla conglietta Vany che torno ad avere un pelo bellissimo, ma salutava tutti e aiutava quelli che erano in difficoltà&nbsp;</p>]]></description>
            <author> romanomassi68@gmail.com (madmax)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 13:42:21 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1587-coniglietta-bianca-vany.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La tartaruga Dedda</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1586-tartaruga-dedda.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/tartaruga-dedda.jpg" alt="tartaruga-dedda" width="200" height="169" />Perchè, si dice c'era una volta, ed ora non c'è più<br />perchè una volta, moltissimi anni fa, c'era un mondo tutto<br />costruito di zucchero<br />le montagne il mare<br />le colline tutto era zuccherato</p>
<p>Un orco, un grande bestione pelato<br />sudaticcio è sporco<br />stava coricato su di una branda di paglia<br />in un vecchio casolare in alta montagna<br />non c'era nessuno con lui<br />viveva da solo, con una tartaruga<br />maldestra chiamata Dedda</p>

<p>Questa tartaruga preparava, il pranzo all'orco<br />le cucinava lucertole fritte con zucchero<br />ragni all'olio e aceto con zucchero<br />e topi al sugo con zucchero<br />ogni volta doveva faticare tanto<br />per catturare quei poveri animaletti<br />cosi' capitava che sbandava è si capovolgeva<br />con tutto lo zucchero che c'era intorno<br />cosi' non riusciva a girarsi<br />e l'orco rimaneva a digiuno si arrabbiava tantissimo</p>
<p>Fu proprio in quel momento che, bussarono alla porta<br />della grande casa dell'orco<br />la tartaruga fece un grosso sforzo si drizzò sù e andò ad aprire la porta<br />Erano due fatine, che si erano persdute nel bosco<br />volevano riposare un pò prima di ritrovare la strada del ritorno<br />La tartaruga Dedda li fece entrare<br />dicendo loro, di nascondersi sotto il tavolo<br />per paura che l'orco li vedesse e li mangiasse in un solo boccone<br />perchè era molto affamato</p>
<p>Erano delle fatine azzurrine, venivano dal paese azzurro<br />dove tutto quel che si tocca diventa azzurro<br />avevano gli occhi azzurri<br />le ali azzurre, anche il loro vestitino era azzurro<br />profumavano di gelsomino e borotalco<br />Però quando avevano paura<br />il loro profumo si faceva ancora più forte<br />cosi' venivano catturate</p>
<p>Le fatine impaurite stettero mute sotto il tavolo<br />stringendosi strette, strette<br />l'orco gridò alla tartaruga che aveva fame<br />e aveva sentito un buon profumo, di fatine azzurre<br />cominciò a cercarle cerca e ricerca<br />girò tutto il casolare, ma non trovò nulla</p>
<p>Stanco e affamato si addormentò, con la pancia vuota<br />sognando fatine azzurre, con patate e cipolle<br />Si svegliò di scatto chiamando<br />Dedda..a voce alta<br />Sento ancora profumo di fatine, dove sono le voglio mangiare<br />si alzò e vide le fatine nascoste sotto il tavolo, impaurite<br />il loro profumo di gelsomino e borotalco<br />si fece ancora più forte, per la paura</p>
<p>L'orco si chinò per afferrarli e mangiarseli<br />ma la tartaruga fu più veloce<br />gli saltò addosso<br />è riusci' ad infilarsi dentro i suoi enormi calzini<br />iniziando a solleticarlo</p>
<p>Gratta, gratta l'orco, non resistette più dal ridere<br />si sedette a terra<br />senza riuscire a rialzarsi, era troppo grasso non c'è la fece<br />Le fatine azzurrine, uscirono da sotto il tavolo<br />gli volarono sulla testa<br />pungendolo con l'ago della loro bacchetta magica<br />cantandogli una filastrocca<br />(Gira, girella noi siamo sorelle, gira girella diventerai, Una pecorella) Paf.... bum... pam...<br />la tartaruga guardava con gli occhi spalancati<br />ad un tratto l'orco da grasso che era<br />diventò una piccola pecorella docile</p>
<p>Le fatine continuarono la filastrocca con la tartaruga</p>
<p>(Gira girella, noi siamo sorelle, gira girella sarai una bella principessa)</p>
<p>Drin, dran drun e la tartaruga cosi' diventò una bella principessa<br />Insieme con le fatine si recarono al castello azzurro<br />portarono con se molto zucchero per preparare il cibo<br />incontrarono il principe azzurro<br />che li aspettava<br />felice per la ritrovata strada</p>
<p>La principessa e il principe azzurro, vissero felici e contenti<br />nel grande castello azzurro<br />con l'orco diventato pecorella<br />che bela sempre<br />mangia l' erbetta fresca e<br />con le fatine che volano nel mondo<br />che esiste solo nelle favole</p>]]></description>
            <author> abbatemail@tin.it (Rosy)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 09:29:34 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1586-tartaruga-dedda.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Alberi di Bimbi</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1585-alberi-di-bimbi.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/alberi-di-bimbi.png" alt="alberi-di-bimbi" width="200" height="204" />Prima che si formasse il mondo, tanti anni fa<br />in un prato incantato, c'erano tanti alberi spogli<br />non avevano foglie è neppure fiori<br />anche gli uccellino non cantavano<br />era tutto silenzioso è buio, il sole non riusciva a sorridere<br />rimaneva nascosto dietro le nuvole, non voleva saperne di uscire</p>
<p>Una piccola farfalla, una notte usci' dal suo bozzolo<br />osservò quel prato spoglio è triste<br />non vide fiori e si rattristi', volò<br />con le sue aluzze colorate, di albero in albero<br />accarezzandoli e baciandoli, sussurrandogli pian pianino<br />di fiorire, perchè lei aveva bisogno di fiori<br />per sentirsi felice e di far crescere gustosi frutti</p>

<p>Gli alberi il mattino seguente furono pieni di bei fiori<br />e frutti colorati, anche gli uccellini vennero a cantare sui rami<br />il sole sorrise e le nuvole ballarono<br />Era un prato allegro c'èra tanta buona frutta<br />profumata per tutti su quegli alberi<br />ma nessuno la raccoglieva, maturava e cadeva a terra<br />cadendo si trasformava in piccoli bambini, sorridenti</p>
<p>Quel prato era magico, germogliarono tanti bambini<br />che non ci fu più posto per tutti<br />Un giorno passò di li una mamma, raccolse un bimbo biondo<br />ne raccolse un' altro di colore scuro è un altro ancora, erano tutti belli<br />non sapeva cosa fare, cosi' sparse la voce in giro<br />disse che c'èra un prato con alberi dove, crescevano bimbi<br />ad altre mamme e se volevano un bimbo, dovevano andare a raccoglierlo<br />in quel prato magico</p>
<p>Tutti andarono a raccogliere un bimbo, vi fu tanto raccolto<br />ognuno ne prese uno, altri due, tre tanti bimbi<br />Più ne prendevano più gli alberi facevano fiori di bimbi<br />nessuno rimase più senza bimbi, furono tutti felici<br />Quel prato magico continua a germogliare ancora....<br />sempre frutti di bimbi, per ogni mamma e papà..</p>
<p>Questo è il prato dell'amore, cercalo e lo troverai<br />Tu bimbo sei stato un fiore raccolto,<br />di quell'albero dell'amore</p>]]></description>
            <author> abbatemail@tin.it (Rosy)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 09:19:17 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1585-alberi-di-bimbi.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Principessa Flora</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1584-principessa-flora.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/principessa-flora.jpg" alt="principessa-flora" width="200" height="257" />C'era una volta una principessa di nome Flora era una principessa dolce solare , ma odiava le regole che gli aveva imposto il padre.</p>
<p>Un bel giorno la principessa decise di scappare dal castello.</p>
<p>Mentre camminava la principessa incontra un contadino dove le dice: "da dove venite giovane fanciulla" ella rispose " non lo so mi sono persa non so dove andare".</p>
<p>Il contadino la portò con se a casa sua dove venne accolta dalla moglie e dal figlio amorevolmente.</p>
<p>Tra il figlio del contadino e la principessa fu subito amore i genitori del ragazzo erano contenti perchè Flora era una brava ragazza.</p>
<p>Mentre stavano festeggiando il loro fidanzamento, arriva il re per festeggiare il fidanzamento di questi due giovani.</p>
<p>Mentre il re scende dalla carozza vide la ragazza che assomigliava molto alla figlia allora a squarciagola urla il suo nome</p>

<p>FFLORAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA la ragazza si giro e vide il padre.</p>
<p>Il re la rincorse e l'abbraciò, la prese e la portò con se al castello.</p>
<p>Il giovane ragazzo va al castello dal re per chiedere la mano della figlia , il re gli disse "cosa mi dai in cambio per poter sposare mia figlia?".</p>
<p>Il ragazzo disse "nulla" e il re disse che poteva andarsene perchè non gli avrebbe mai fatto sposare sua figlia.</p>
<p>Il ragazzo se ne andò triste, mentre camminava per tornare a casa incontra un foletto dove gli dice perchè sei triste e lui rispose perchè non ho nulla da dare al re per sposare la sua figlia , allora il foletto disse "io posso darti quello che vuole ma mi devi fare una promossa: se farai un figlio maschio o femmina lo drovrai chiamare come me"</p>
<p>Il ragazzo rispose di "si" allora il contadino fece apparire castelli terre.</p>
<p>Il ragazzo andò dal re e disse vi do tutte le mie terre tutti i miei castelli in cambio della mano di sua figlia.</p>
<p>Il re disse di si .</p>
<p>I ldue si sposarono fecero un figlio con il nome del foletto e vissero felici e contenti.</p>
<p>***</p>
<p><em>N.d.R. La fiaba è stata mantenuta intatta anche nei refusi per rispettare la creatività dell'autore in tutte le sue forme.</em></p>]]></description>
            <author> rosa234@hotmail.it (rosaria29)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 09:18:24 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1584-principessa-flora.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La cacchina della gazza</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1583-cacchina-della-gazza.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/cacchina-della-gazza.jpg" alt="cacchina-della-gazza" width="200" height="200" />C'era una volta una piccola capretta<br />ogni mattina andava nei prati a pascolare, in compagnia delle sue sorelline caprette<br />era una capretta molto vanitosa, voleva essere sempre elegante<br />e ben vestita.</p>
<p>Quando usciva, metteva un cappellino da sole, fatto di paglia e fieno<br />una magliettina ricamata a fiorellini<br />e per non sporcarsi le zampette, metteva delle scarpette da tennis, di colore rosa</p>
<p>Quando camminava si pavoneggiava tutta,<br />era molto bella e tutti l'ammiravano<br />Paperetta, l'erbetta fresca, del prato la mangiava con forchetta e coltello<br />per questo la chiamavano La Capretta Paperetta</p>

<p> </p>
<p>Un giorno mentre chiacchIerava, con le sue amiche caprette<br />passò di li un grosso rospo<br />saltellando e gracchiando, tutto impettito e spavaldo<br />si fermò, davanti a Paperetta<br />e si mise a ridere a squarciagola, guardandogli il cappello</p>
<p>Paperetta si offese tanto e rivolgendosi al rospo gli disse.....<br />perchè ridi tanto stupido rospo?<br />guardati tu, come sei vestito</p>
<p>Il rospo portava dei stivali gialli<br />ed una sciarpa rossa attorno al collo<br />ed era molto grasso</p>
<p>Cecino, il rospo si guardò attorno, ed esclamò<br />Io, sono molto bello ed elegante, tutti al castello mi salutano<br />con l'inchino e mi chiamono....<br />Sua eccellenza maestà Cecino, il rospo saltellino</p>
<p>Cosi,' mentre faceva l'inchino, una gazza passò di li'<br />se lo pappò in un solo boccone<br />e lo zitti'....</p>
<p>Povero Cecino, finito dentro lo stomaco della gazza<br />lui il grande maestà<br />Il giorno dopo Paperetta, attese con pazienza che<br />la gazza andasse a fare la cacchina<br />si nascose dietro un albero ed aspettò, aspettò tanto<br />quando la gazza andò via, Paperetta cominciò a cercare nella cacchina<br />e a chiamare... Cecino, Cecino dove sei, rispondimi ,,,,<br />dove sei dove sei, E il povero maestà rospo Cecino rispose..</p>
<p>Sono qui Paperetta dentro la cacchina della gazza<br />ne usci' fuori tutto sporco e puzzolente<br />fuggi' via dalla vergogna e non rise più di Paperetta e degli altri</p>
<p>Da quel giorno non prese più in giro la Paperetta<br />divennero amici per sempre<br />Mai ridere degli altri<br />guardati prima tu.</p>]]></description>
            <author> abbatemail@tin.it (Rosy)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 09:12:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1583-cacchina-della-gazza.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La gita fantastica</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1582-gita-fantastica.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/gita-fantastica.jpg" alt="gita-fantastica" width="200" height="141" />Quel giorno all'asilo la maestra era arrivata con una splendida notizia per i tutti i bambini: si andava in gita! Matteo non stava più nella pelle e nemmeno Aurora; erano curiosi entrambi di sapere dove li avrebbero portati e lo stupore e la gioia si moltiplicarono quando la maestra disse che la settimana dopo, sarebbero andati a fare visita alla caserma dei vigili del fuoco!</p>
<p>"Che bello! " disse subito Matteo&nbsp; " Vedrò da vicino un vero camion dei pompieri e magari ci faranno anche salire! " .</p>
<p>Aurora non era molto convinta di questa gita, infondo a lei non interessavano per niente i vigili del fuoco, ma era comunque curiosa di scoprire quello che avrebbero visto.</p>

<p>I giorni passarono e finalmente giunse il momento tanto atteso: la maestra fece mettere tutti in fila, il più grande dava la mano al più piccolo e così disposti salirono sullo scuolabus che li portò alla caserma dei pompieri.</p>
<p>Scendendo, li accolse subito un signore alto con i capelli scuri, fiero nella sua divisa, che diede loro il benvenuto ed incominciò a raccontare la storia dei vigili del fuoco.</p>
<p>Disse loro che, all'interno della caserma, c'era un vecchio camion il quale era stato il primo ad essere utilizzato e che per tanti anni li aveva per così dire accompagnati nei loro interventi; adesso, era tenuto quasi come una reliquia in esposizione in mezzo al cortile.</p>
<p>Matteo non vedeva l'ora di vederlo, anche Aurora sembrava incuriosita e così, quando finalmente andarono fuori, si infilò dietro a Matteo che senza farsi notare dal gruppo, si stava dirigendo a gran carriera al centro dell'ampio cortile dove, circondato e protetto da una piccola recinzione, sostava il famoso camion storico.</p>
<p>I bambini rimasero stupiti, era veramente grande, imponente; il colore era un po' sbiadito dagli anni e la carrozzeria aveva qualche ammaccatura, ma era ancora carico di avventura con la sua lunga scala ripiegata in alto e la sua pompa ordinatamente riposta e pronta ad essere srotolata all'occorrenza " Come mi piacerebbe salire! "&nbsp; sospirò Matteo che stava già quasi scavalcando la recinzione " No! Non si può! " disse la più prudente Aurora, ma era troppo tardi perché il suo amico era già vicino al camion pronto a saltarci sopra.</p>
<p>"Oh! Chi mi viene a trovare? " disse tutto ad un tratto una vociona. I due bambini si accorsero con meraviglia che il camion si era animato e stava parlando!<br />"Sono così tanti anni che non mi muovo, ormai sono vecchio ed acciaccato, ma mi mancano le mie avventure, i miei salvataggi, i miei successi! "<br />"Perché non ti usano più? Per me sei bellissimo!" disse Matteo che nel frattempo era già al volante.</p>
<p>Aurora si era seduta di fianco e si stava entusiasmando cercando di premere gli innumerevoli bottoni presenti sull'ampio cruscotto. Dopo qualche istante con stupore si accorsero che i loro vestiti erano cambiati e che stavano indossando le divise da pompieri! Il camion si stava muovendo e sfrecciava lungo le vie della città ridacchiando "</p>
<p>Vi farò vivere una delle mie avventure! Che bello, che gioia, io ero il più bravo e tutti mi ammiravano! Una volta hanno anche dato un premio a tutta la squadra e ci hanno scattato una foto dove io ero in mezzo a tutti! Una vera celebrità! ".</p>
<p>La sirena suonava e i due bimbi si sentivano importanti proprio come il loro amico che li stava conducendo verso una casa dalla quale stava uscendo del gran fumo dal tetto.</p>
<p>In poco tempo furono là, Aurora si affrettò a premere il bottone che allungava la scala dove Matteo si era già piazzato tenendosi al cestello ed afferrando la pompa che si srotolava a mano a mano che salivano. Il camion dirigeva l'operazione dando ordini ai suoi aiutanti: era scoppiato un bell'incendio ed il tetto della casa rischiava di crollare, ma i nostri amici erano già pronti con l'acqua; purtroppo però la pompa si era incastrata e Matteo non sapeva come fare, ma grazie al rapidissimo intervento del camion che disse ai due bambini come muoversi, in poco tempo la casa fu salvata e la folla che si era radunata attorno, li applaudì con gioia.</p>
<p>Matteo e Aurora avevano i visini anneriti dal fumo ed anche il camion era mezzo affumicato, ma erano tutti e tre felici.</p>
<p>"Ah! La gioia di salvare vite e cose ti rende orgoglioso di quello che fai! Vedete come sono importante? Se non ci fossi io e i miei amici vigili del fuoco moltissimi incidenti finirebbero con case distrutte e famiglie che piangono! "<br />"Proprio così, è vero, bravo...ehi ma non hai un nome?"&nbsp; chiese Matteo&nbsp; "Chiamatemi Mr. Spegni Fuoc " rispose tutto fiero il camion e la folla intonò anche una canzoncina in suo onore.</p>
<p>" Bambini venite è ora di spostarsi " dopo un attimo la voce della maestra destò improvvisamente Aurora e Matteo che si ritrovarono in mezzo ai loro compagni davanti ad un mezzo che, come stavano spiegando, serviva per muoversi sul fango.</p>
<p>All'inizio non capirono cos'era successo " Ci siamo immaginati tutto! " disse Aurora sconsolata.</p>
<p>Intanto la maestra li stava conducendo proprio da Mr. Spegni Fuoco al centro del cortile.</p>
<p>Il signore che li aveva accolti all'inizio incominciò a raccontare la storia del vecchio camion narrando le avventure vissute e, mentre Matteo e Aurora ascoltavano ancora un po' straniti, Mr. Spegni Fuoco si animò di nuovo e guardandoli fece loro l'occhiolino. I due bimbi allora si misero a ridere ricambiando il gesto tutti contenti.</p>
<p>Tornando a casa la sera, memori della loro piccola avventura, raccontarono ai loro genitori quanto sono bravi ed importanti i vigili del fuoco.</p>]]></description>
            <author> angelo@termoidraulicasimion.it (Mara Menino)</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 07:14:11 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1582-gita-fantastica.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Un cinematografo per amico</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1581-cinematografo-amico.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/cinematografo-amico.jpg" alt="cinematografo-amico" width="200" height="147" />Ora i due compagni inseparabili riprendono il cammino&nbsp;<br />e in men che non si dica Eletta conduce Doriano in un piccolo cinematografo di Milano. <br />«Oh che meraviglia - dice Doriano - allora è questo il decantato mondo di celluloide, da tempo sognato <br />che sino ad ora avevo solo immaginato».</p>
<p>«Un nuovo mondo - dice la bicicletta - comincerai a scoprire <br />ed io sarò per te un oracolo per capire». <br />Il ragazzo entra in sala proiezione e diventa subito parte dell’azione. <br />«I film - dice Eletta - non saranno per te solo un miraggio, <br />d’ora innanzi la voce fuoricampo del mio amico ‘Cinéma’ ti porterà dalla fantasia alla ricreata realtà.</p>

<p><br />Su avanti, non esser timido, così funzionerà: <br />un pensiero repentino ti coglierà ed immediatamente sarai sbalzato in una pellicola d’antan <br />che magicamente ti coinvolgerà in una parallela verità».</p>
<p>Doriano inizia a pensare ed un frullio d’immagini nella sua mente cominciano a girare; <br />e gira, e gira, il suo sguardo si fissa su Zio Walt che tante storie per bimbi ha illustrato, dando anima e cuore a semplici tratti di matita d’autore: <br />è lui il mitico Disney, il loro creatore. <br />Cerca e cerca nel pensiero, Doriano viene introdotto da Cinéma nella vicenda che si narrerà, <br />una pellicola nella quale ognuno si ritroverà.</p>
<p>‘Allegradonna’ è la leggiadra fanciulla uscita da uno schizzo di colore, <br />cresciuta in verdi lande, luoghi remoti e solitari lontani da ogni dolore, <br />all’ingresso di ogni nuovo viandante ferma al suo passaggio lo scorrere del Tempo <br />sottraendo alla sua distruttiva voracità il dissiparsi degli anni nell’età. <br />«Vieni ragazzo ti proibisco di parlare - dice la fanciulla - la tua storia la conosco <br />tu sei per me l’ennesimo essere fortunato <br />che d’ora in poi non avrà più alcun passato.</p>
<p>“L’eterna fonte della giovinezza” comincerà a scorrere in te <br />e, come i protagonisti del film ‘Fantallegoria’, <br />scorgerai nella limpida sorgente una serie di immagini e, a tua discrezione, <br />potrai mutare il montaggio delle inquadrature che vorrai mostrare». <br />«Voglio cambiare - dice Doriano - l’amicizia che anni fa sacrificai per la mia presunta furbizia.</p>
<p>Archivio il mio giornale e le altre sciocchezze, <br />tutto ciò che di errato ho compiuto sia per opera di Cinéma ravveduto. <br />Il ragazzo vede scorrere via ogni sbaglio della sua vita, <br />ogni singolo errore viene per magia corretto dal proiettore. <br />Nell’esatto momento in cui Doriano crede redento il suo operato,<br />si ferma il moto fantastico dalla sua mente avviato e alla svolta della sua fantasia si stingono i colori e si spengono i bagliori sulla via intitolata ‘Fantallegoria’. <br />Si desta dal sogno, e dalla finzione cinematografica fa ritorno, <br />quanto i suoi meravigliati occhi hanno veduto, senza le luci del palcoscenico sono illusorio frutto di un pensiero sparuto.</p>
<p>«Ragazzo non gingillarti - spiega Eletta - veloce, riprendi la tua fedele bicicletta. <br />Quanto ti ho mostrato è opera della genialità di uomini che in due secoli di storia, da Auguste e Louis Lumière hanno elaborato. <br />Ed ora via ricomincia a pedalare, Letteratura ed Arte ti stanno ad aspettare».</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Maria Cristina e Raffaella Grassi)</author>
            <pubDate>Fri, 17 May 2013 10:59:14 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1581-cinematografo-amico.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>I colori di Angelo</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1580-colori-angelo.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/colori-angelo.jpg" alt="colori-angelo" width="200" height="153" />Un giorno, nell'aula di classe, la maestra ci stava insegnando i colori. Mi sono seduto sulla sedia e ho pensato come mai può essere diffìcile imparare i colori?</p>
<p>L'insegnante ha cominciato per i colori primari. Bambini, sapete quali sono i colori primari? -Ha detto la maestra-.</p>
<p>Nessuno di noi ha risposto. Vediamo, -ha detto l'insegnante- i colori primari sono quelli che non si possono ottenere dall'unione di nessun altro colore. Perciò ci sono solo tre: il rosso, il giallo e il blu.</p>
<p>L'insegnante ci ha chiesto: mi avete capito? -Tutti le abbiamo riposto di si-. Bene, continuava l'insegnante, allora, i colori secondari sono, anche, tre: il verde, il viola e l'arancione.</p>

<p>Marco, un bambino molto strano, ha interrotto la spiegazione dell'insegnate e le ha chiesto: maestra, questi sono tutti i colori che esistono?</p>
<p>L'insegnante gli ha detto di no -dopo una pausa- ha detto a tutti: bambini, ditemi che colori vi piacete!</p>
<p>La prima a parlare fu Lucia, lei ha detto che le piaceva il rosso.</p>
<p>Ah, va bene! E perché ti piace il rosso? Chiede l'insegnante.</p>
<p>Lei le risponde: ah perché il rosso rappresenta l'amore tra gli amici e tra la famiglia. Anche perché è il colore del sangue, anche se della pelle siamo tutti di colori differenti, all'interno siamo tutti come il colore del sangue.</p>
<p>Brava Lucia! -Esclama la maestra-. E tu, Marco, allora sì mi può dire che colore ti piace?</p>
<p>Uhm Uhm -ha espresso Marco- a me piace l'arancione perché è il colore della creatività e m'incanta mangiare un sacco di arance. Sono ricchissime.</p>
<p>L'insegnante ride e gli dice: bravissimo Marco!</p>
<p>Così, alcuni dei miei compagni dissero piano piano i colori che gli piacevano.</p>
<p>Priscilla ha detto che le piaceva il giallo perché era il colore della gioia e del sole. Il giallo era, anche, il colore dei suoi capelli, era brillante come il diamante.</p>
<p>A Giovanni piaceva il verde perché rappresentava la speranza e la natura.</p>
<p>Viola ha detto che le piaceva il blu perché era il colore della pace e poiché così vedeva il cielo e il mare. Ho trovato curioso che lei non dicesse che le piaceva il viola, come il suo nome.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Viola! Viola! Viola! -Ha gridato Dario- io amo il Viola! Tutti ridevano. -Io non so se lui ha detto questo perché gli piaceva moltissimo questo colore o poiché gli piaceva Viola!-. Alla fine, Dario ha detto che gli piaceva il viola perché era il colore della saggezza.</p>
<p>Bianca non è stata in silenzio e ha detto: mi piace il bianco! Perché così è il mio nome. -Ho pensato: lei sempre così sincera-. Esso rappresenta l'innocenza e la purezza dei bambini.</p>
<p>Mentre tutti parlavano, ho immaginato ciascuno dei colori. Poi, l'insegnante mi ha chiesto: e te, Angelo, che colore ti piace?</p>
<p>Ho detto a Lei: il nero.</p>
<p>La maestra, perplessa, mi ha chiesto perché mi piaceva questo colore.</p>
<p>Le ho detto che era l'unico colore che ho potuto vedere ogni giorno e che verrò per tutta la vita. Sempre sarà buio.</p>
<p>L'insegnante, rattristata, si era ricordata che io non potevo vedere, e mi ha detto:</p>
<p>Angelo, i colori della vita non sono solo i colori che gli occhi vedono, la vita è piena di colori per tutti i sentimenti che ognuno ha nel suo cuore, come loro hanno detto: l'amore, la creatività, la gioia, la speranza, la pace, la saggezza e l'innocenza. Sentimenti che tutti hanno.</p>
<p>Dopo la spiegazione della mia insegnante, ero un po' nostalgico, ma le ho detto:</p>
<p>Va bene! Se i colori sono come Lei dice, voglio dire che io amo tutti i colori che i miei compagni hanno detto. Sa perché?</p>
<p>L'insegnante mi ha detto di no e le ho risposto: perché tutti questi colori insieme formano l'arcobaleno e sebbene i miei occhi non possano vedere, riesco a provare ognuno dei valori che ci rappresentano.</p>]]></description>
            <author> noniadames@gmail.com (Ninoska Adames)</author>
            <pubDate>Fri, 17 May 2013 10:57:39 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1580-colori-angelo.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Miklós, il rondinino blu</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1579-miklos-rondinino-blu.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/miklos-rondinino-blu.jpg" alt="miklos-rondinino-blu" width="200" height="114" />Nella Baviera affrescata dalla festante primavera, viveva nei boschi fioriti, una comunità di rondini che, a ridosso del grande ruscello, conducevano la loro pacifica vita.</p>
<p>Il sole mite e bonario accompagnava, spensieratamente, le loro giornate trascorse tra voli a planare su prati brulicanti di margheritine, e sornioni riposini su ramoscelli verdeggianti cullati dal vento.</p>
<p>Miklós era un rondinino vispo e intelligente, diverso da tutti gli altri piccoli; infatti, a differenza delle altre rondini, lui era interamente blu.</p>
<p>Questa particolare colorazione non gli aveva creato, fino allora, alcun problema; socializzava facilmente con gli altri rondinini ed era ben accetto dall'intera comunità.</p>

<p>I suoi genitori, poi, lo amavano senza alcuna riserva.</p>
<p>Insieme con la sua famiglia, Miklós, viveva sotto la grondaia di un casino da caccia abbandonato: il nido era ben grande, esposto a sud e con vista sulla vallata in fiore.</p>
<p>Un giorno, però, l'intera comunità delle rondini, fu chiamata ad eleggere un nuovo anziano capo per sostituire l'altro che era volato verso il cielo.</p>
<p>Allora si riunirono tutte attorno alla roccia sacra, nel cuore più profondo del bosco, dove i raggi del sole non riuscivano ad attraversare le fitte fronde degli alberi, e nella penombra discussero per giorni finché, alla fine, elessero il vecchio Nazìst.</p>
<p>Nei giorni successivi la comunità riprese a vivere tranquillamente tra giochi, caccia, voli a specchio d'acqua e con la gioia d'esser tutelati dal nuovo anziano, guida di tute le rondini.</p>
<p>Nazìst viveva con la moglie e i suoi tre rondinini sul lato nord del casino da caccia abbandonato, dove il sole non splendeva mai e anche di Maggio si sentiva il freddo dell'umidità.</p>
<p>Miklós giocava spesso con i piccoli di Nazìst, si divertivano molto guizzando tra i fili d'erba freschi di rugiada.</p>
<p>Una mattina però, inspiegabilmente, gli fu impedito di avvicinarsi al nido dei tre rondinini.</p>
<p>Non comprendendo bene il motivo, si rivolse ai genitori che chiesero spiegazioni all'anziano capo.</p>
<p>"Ci sono nuove leggi per la comunità, difatti è fatto divieto assoluto per Miklós giocare con i miei piccoli e con tutti gli altri rondinini!" Disse con autorità Nazìst che, non soddisfatto, sentenziò ancora " Non potrà più andare a scuola di caccia, né avvicinarsi al grande ruscello!".</p>
<p>I genitori rimasero stupiti da queste leggi così severe e protestarono vivacemente: " Perché mai dici questo? Che cosa ha fatto di male il nostro piccolo contro di te e la comunità?".</p>
<p>"E' diverso dagli altri! E' una rondine inferiore, non può essere degna di stare in mezzo a noi contaminando i nostri rondinini! Quel suo colore blu ci disgusta! E per questo la vostra nuova casa sarà, da ora, in poi sul lato freddo del casino da caccia e verrete privati di tutti i vostri diritti finché Miklós vivrà con voi!".</p>
<p>"Ma è inaccettabile! Non puoi davvero pensare queste cose! E' ingiusto trattarci così! E' ingiusto trattare così il piccolo Miklós!" esclamarono con rabbia i genitori sempre più preoccupati.</p>
<p>Ma a nulla valsero le proteste, infatti, furono immediatamente privati dei propri beni e cacciati dal loro nido.</p>
<p>Il piccolo Miklós era costretto a volare al tramonto, quando la luce era meno intensa e poteva imparare a cacciare gli insetti col papà.</p>
<p>Una sera, però, il rondinino blu con suo padre furono visti dalle altre rondini che subito informarono l'anziano capo il quale sentenziò: "Per aver infranto la legge, la pena è l'espulsione dalla comunità!".</p>
<p>Così Miklós fu afferrato da due rondini e condotto oltre il ruscello, oltre la vallata tra la disperazione del povero piccolo e dei suoi genitori che furono invece imprigionati nel loro nido.</p>
<p>Il mattino seguente il piccolo rondinino si ritrovò in un luogo che non aveva mai visto prima: c'erano pochi alberi e tutti rinsecchiti; non c'era un sol fiore, né prato, ma solo solchi profondi e grandi che segnavano il terreno umido, nero e fangoso.</p>
<p>In lontananza si vedeva una struttura grigia che, agli occhi di Miklós, appariva come il casino da caccia dove c'era il suo vecchio nido, ma molto più grande.</p>
<p>Decise di volare e andare a vedere, forse lì c'era qualcuno che poteva aiutarlo a tornare dai suoi genitori.</p>
<p>Oltrepassò una cortina racchiusa da fili di ferro arrugginito, sorvolando vari edifici che delimitavano altrettante viottole.</p>
<p>Atterrò su un arbusto secco vicino al quale vi era seduto un bambino.</p>
<p>"Ehi, tu! Sì tu! Mi puoi aiutare? Devo ritornare dai miei genitori?" Disse Miklós con la sua vocina gutturale.</p>
<p>"Chi sei? Da dove vieni? " Rispose il bambino con tono meravigliato.</p>
<p>"Mi chiamo Miklós e vengo dall'altra parte della vallata. Aiutami ti prego a ritornare a casa".</p>
<p>"Io mi chiamo Yosseph e vengo dalla terra di Ésterreich. Vorrei poterti aiutare ma mi dispiace, non si esce da questo posto".</p>
<p>Disse il bambino con aria triste.</p>
<p>"Come mai?".</p>
<p>Chiese il rondinino.</p>
<p>"Sono stato rinchiuso qui perché dicono che sono inferiore e diverso dagli altri. Anche i miei genitori sono stati fatti prigionieri, li hanno confinati nell'altra parte del campo".</p>
<p>"Anche a me hanno detto d'essere diverso!" Esclamò Miklós " Mi hanno cacciato via perché ero inferiore rispetto alle altre rondini, mentre i miei genitori sono stati imprigionati nel nostro nido. Non capisco proprio cosa vogliano dire col fatto che siamo diversi".</p>
<p>Allora Yosseph fece planare sulla sua mano il piccolo rondinino che felice si appollaiò sul palmo calloso.</p>
<p>"Non so perché ci considerino diversi, anch'io come gli altri bambini ho due gambe, due braccia, due occhi e una bocca. Forse non gli piacerà il colore dei miei capelli rossi".</p>
<p>"Anch'io ho due ali come le altre rondini, un becco, una coda a doppia punta. Forse perché non gli piacerà il mio colore blu, non so ...".</p>
<p>Entrambi rimasero in silenzio a pensare, col capo chino, senza trovare alcuna spiegazione.</p>
<p>"Vorrei davvero aiutarti, Miklós, a tornare dai tuoi genitori, ma non so proprio come fare!" Disse sconsolato il bambino "Se vuoi, però, per adesso puoi fermarti qui con me, tra poco ci daranno il pranzo, non è molto saporito, ma possiamo dividerlo".</p>
<p>Yosseph, infilato nel taschino il rondinino, entrò nello stanzone dove, in fila con gli altri bambini, aspettava il suo turno per prendere il piatto di brodo con un tozzo di pane.</p>
<p>Appena avvicinatosi alla guardia vestita di grigio, il bambino, frettolosamente nascose per bene Miklós, coprendolo col fazzoletto ben infilato nel taschino in modo da non essere visto; era proibito portare animaletti o avere un qualsiasi tipo di gioco o oggetto personale.</p>
<p>Avuta la sua razione, il bambino uscì dal capannone e si sedette a terra, con le spalle appoggiate al muro.</p>
<p>Un boccone ciascuno e divisero il pranzo.</p>
<p>Riposta la scodella e il cucchiaio in un grande fazzoletto di seta, Yosseph, tirò fuori, da sotto la divisa a strisce, una foto nella quale era abbracciato alla mamma e al papà: ricordo, felice, di una gita nei boschi.</p>
<p>"Mi mancano molto i miei genitori ..." Disse con le lacrime agli occhi il piccolo bambino "Vorrei tanto poterli rivedere, abbracciarli, stare con loro ... almeno potessi mandargli un messaggio per far sapere che sto bene!".</p>
<p>Sospirando, Yosseph si rannicchiò su se sesso, con le mani a cingere le ginocchia, posando la testa su una zolla di terra rialzata.</p>
<p>Miklós, allora, volò fuori dal taschino, sì alzò in alto stendendo le ali in tutta la loro lunghezza, poi con una traiettoria parallela al suolo si diresse verso il centro dei palazzoni entrando, attraverso la finestra aperta, in quello più grande.</p>
<p>Ne uscì dopo qualche minuto; reggeva tra il becco uno stilo e tra le zampe aveva un pezzo di carta ingiallito.</p>
<p>Planando accanto a Yosseph esclamò: "Amico mio! Non piangere! Ecco, adesso puoi scrivere il messaggio per i tuoi genitori: volerò da loro e glielo consegnerò!".</p>
<p>Il bambino quasi non credeva ai propri occhi, il pezzo di carta era piccolo, ma bastava per imprimere la frase: "Sto bene, Vi voglio bene, Mi mancate tantissimo".</p>
<p>Scrisse in fretta, per non farsi scoprire, forse commettendo qualche errore, la sua manina era stanca e gli occhi non vedevano molto bene da vicino.</p>
<p>"Ascolta Miklós, riconoscerai la mia mamma dal colore dei suoi occhi; infatti, sono blu, sì, proprio come il tuo manto. Ora vai e sii prudente".</p>
<p>Strappato un filo di cotone dalla divisa, Yosseph legò il bigliettino alla zampina del rondinino che, attenendosi alle indicazioni del bambino, spiccato il volo, si diresse verso il capannone oltre il cortile dall'alto filo spinato.</p>
<p>Dall'alto il campo era ben visibile nel suo grigiore pomeridiano; uomini dalle divise sgualcite camminavano compiendo diagonali sempre eguali.</p>
<p>Miklós avvistò il capannone stabilito e planando sul davanzale di legno di una finestra opaca, fu subito accerchiato da due piccioni che con fare cattivo gli intimarono di andar via.</p>
<p>Il rondinino, seppur intimorito, non si perse d'animo: spiccò il volo compiendo una traiettoria ellittica che disorientò i due volatili, i quali per acciuffarlo finirono a&amp;nbsp;cozzare l'uno con l'altro cadendo a terra intontiti.</p>
<p>Così Miklós poté entrare nel grande stanzone dove c'era tanta gente seduta davanti a un lunghissimo tavolo.</p>
<p>Volò più volte per tutta la lunghezza del capannone, ma non riuscì a vedere bene gli occhi delle persone, avevano tutti il capo chino; anzi sembrava proprio che nessuno si fosse accorto della sua presenza.</p>
<p>Si fermò sul davanzale interno della finestra da dove poteva osservare l'intero stanzone.</p>
<p>A un tratto un pallido raggio di sole illuminò l'ambiente; una testa si sollevò in direzione della fioca luce, due occhi blu, molto stanchi, guardavano il rondinino, Miklós allora capì: era la madre di Yosseph.</p>
<p>Subito si precipitò da lei, volando in tondo per un paio di volte, fino a posarsi sulla sua mano. La donna notò il foglietto legato alla zampina, lesse e pianse.</p>
<p>Poi si alzò, andò in fondo al capannone ritornando con un uomo molto affaticato, era il padre di Yosseph che, estratto un pennino scrisse: "I tuoi genitori ti amano immensamente"; entrambi con le lacrime agli occhi legarono di nuovo il foglietto alla zampina di Miklós che subito volò uscendo dalla finestra.</p>
<p>Ritornato dal bambino, lo trovò ancora rannicchiato lì dove lo aveva lasciato.</p>
<p>Lo svegliò delicatamente sussurrando: "Amico mio, sveglia! I tuoi genitori ti mandano un messaggio, leggi!".</p>
<p>Dopo aver letto, piangendo di felicità, il bambino ringraziò più volte il rondinino blu prima di rientrare nello stanzone, la sera che si avvicinava portava aria fresca e vento forte.</p>
<p>Passarono giorni, settimane e mesi, tre per l'esattezza, da quando Miklós era giunto al campo.</p>
<p>Il piccolo rondinino pensava sempre ai suoi genitori, gli mancavano, ma qui, per fortuna aveva Yosseph che si era molto affezionato a lui e lo consolava standogli accanto.</p>
<p>Il rondinino dal canto suo aiutava il bambino dai capelli rossi a comunicare con i genitori facendo da corriere da un capannone all'altro.</p>
<p>L'alba di un nuovo giorno si levò al campo dopo una notte fredda, e la giornata non si presentava migliore: nuvole bigie si muovevano soffiate dal vento, tutto era così triste.</p>
<p>Yosseph, con gli altri bambini, fu condotto, dalle guardie grigie, a lavorare nei pressi del filo spinato.</p>
<p>Il compito dei bambini era quello di spaccare grandi pietre e sistemarle in cassonetti di latta che sarebbero poi stati trasportati in città da un treno speciale.</p>
<p>Miklós, come sempre, era nascosto nel taschino, sentiva l'affanno e la fatica del suo amico e il cuore battere sempre più forte.</p>
<p>Approfittando della distrazione delle guardie, il rondinino spiccò il volo, e addentrandosi nel bosco ritornò dopo poco con una bacca nel becco.</p>
<p>"Mangia qualcosa Yosseph, sarai stanco!".</p>
<p>"Non darla a me, fai mangiare Aaron, lui non ha pranzato ieri, è molto debole, si sente male".</p>
<p>Rispose Yosseph che indicò il bambino magrissimo, affianco a lui.</p>
<p>Il rondinino allora subito porse la bacca ad Aaron, poi ritornò nel bosco e una bacca alla volta, per tutta la mattinata, sfamò, stando attento a non farsi accorgere dalle guardie grigie, tutti i bambini del campo.</p>
<p>Verso mezzogiorno, Miklós stava compiendo l'ennesimo viaggio alla ricerca di bacche, quando alzatosi più in alto per contrastare una corrente di vento destabilizzante, notò, in lontananza, un gran polverone.</p>
<p>Curioso volle dare un'occhiata.</p>
<p>A circa quattro km di distanza si stavano muovendo enormi carri di ferro che il rondinino non aveva mai visto in vita sua.</p>
<p>C'erano tanti uomini vestiti con divise verdi ricoperte di macchie più scure.</p>
<p>Non si vedevano bene i volti, avanzavano cantando e incitandosi a vicenda.</p>
<p>Affianco a loro, altri carri di ferro si muovevano velocemente: uomini, dai lunghi cappotti e grandi cappelli, marciavano mostrando vessilli rossi.</p>
<p>Nel cielo, invece, Miklós vide un gigantesco stormo di rondini tutte impolverate che, volando, accompagnavano quelle due grandi colonne di soldati.</p>
<p>Il rondinino corse subito da Yosseph riferendogli ciò che aveva visto.</p>
<p>"Saranno altre guardie grigie che vengono al campo". Disse sconsolato il bambino. "Hanno divise differenti".</p>
<p>Esclamò Miklós che con un guizzo velocissimo si alzò in volo sorvolando il campo.</p>
<p>Vide che le guardie grigie erano agitate e disordinatamente fuggivano via.</p>
<p>All'improvviso si udirono tre forti boati; si sollevò tanta polvere, i bambini piangevano e Miklós cercò di avvicinarsi a Yosseph, ma la visibilità era scarsa e le grida non consentivano di farsi sentire.</p>
<p>I carri di ferro entrarono nel campo dagli squarci nelle mura provocate dalle bombe.</p>
<p>Dopo poco la situazione si normalizzò, cessarono gli scoppi e il polverone si dileguò.</p>
<p>Il rondinino riuscì a trovare Yosseph, s'infilò nel taschino e aspettò di capire cosa fosse accaduto.</p>
<p>Dai carri di ferro vennero fuori in fila ordinata gli uomini dalle divise verdi e gli altri dai lunghi cappotti.</p>
<p>Ogni loro passo fatto in avanti colorava il terreno; infatti, davanti agli occhi dei bambini fiorirono fiori, ripresero vita gli alberi, rispuntarono germogli e fili d'erba, le nubi si diradarono e il sole tornò a splendere con forza.</p>
<p>I soldati tolsero gli elmetti, i lunghi cappotti e iniziarono a consegnare acqua pulita, pane, cioccolata, carne secca e frutta fresca.</p>
<p>Con grande meraviglia Miklós e Yosseph osservavano quegli uomini; erano tutti diversi tra loro: c'era chi aveva la pelle bianca, gli occhi verdi, o azzurri, o neri, i capelli rossi, castani, biondi; c'era chi aveva la pelle scura, i capelli neri e ricci, gli occhi profondi e sorridenti; c'erano uomini alti, bassi, snelli, robusti, tutti sorridevano e abbracciavano i bambini, davano carezze e asciugavano lacrime.</p>
<p>C'era tanto amore che nessuno in quel luogo aveva mai avvertito prima.</p>
<p>Lo stormo di rondini, che seguiva i soldati, scese dal cielo e Miklós le poté ora osservare da vicino rendendosi conto delle differenti colorazioni del loro manto.</p>
<p>Vi erano rondini nere, rosse, gialle, arancioni, viola, verdi, rosa e anche blu.</p>
<p>Allora schizzò fuori dal taschino della casacca di Yosseph e volò, allegramente, dalle rondini multicolori, giocando a rincorrersi in quel prato rifiorito per magia.</p>
<p>I bambini furono portati fuori dal campo, dove erano stati raccolti anche gli adulti; molti riabbracciarono i propri figli.</p>
<p>Yosseph cercava con lo sguardo la mamma e il papà, camminava con la testa all'insù nel tentativo di farsi riconoscere; poi in mezzo alla folla scorse il volto della madre e i suoi splendenti occhi blu.</p>
<p>Gridando a squarciagola corse ad abbracciare i genitori: piansero gioiosamente.</p>
<p>Fu dato loro una coperta a testa e del cioccolato caldo; si sedettero sotto una quercia rigogliosa stringendosi forte l'un l'altro.</p>
<p>Erano liberi.</p>
<p>Yosseph, stretto a sua madre, chiamò Miklós e, fattolo posare sulla sua mano, gli disse: " Amico mio, io e i miei genitori dobbiamo ringraziarti.&nbsp;In quest'ultimo mese hai fatto sì che noi potessimo comunicare attraverso di te che, volando di capannone in capannone, portavi i nostri messaggi di amore e vicinanza.&nbsp;Per questo, adesso, saremo lieti di aiutarti nel tornare a casa dal tuo papà e dalla tua mamma".</p>
<p>Allora il rondinino blu, commosso, ringraziò a sua volta e, infilatosi nel taschino di Yosseph, salì con gli altri a bordo di uno dei carri di ferro guidati da due soldati vestiti di verde.</p>
<p>Partirono alla volta di quel casino di caccia abbandonato che, nei racconti di Miklós, doveva trovarsi oltre la vallata: così dopo il primo giorno di viaggio guadarono il ruscello; il secondo giorno, invece, salirono su, verso i boschi bavaresi; il terzo giorno trovarono, nascosto dalla vegetazione, il casino da caccia abbandonato dove Miklós era nato.</p>
<p>Dall'alto planarono le rondini multicolori che liberarono non solo il nido dei genitori di Miklós, ma anche tutti gli altri che erano stati costruiti sul lato nord del casino da caccia.</p>
<p>Il piccolo rondinino blu si ricongiunse con il suo papà e la sua mamma che, felici e festanti, insieme alle altre rondini della comunità si strinsero tutti attorno a Miklós che non aveva mai perso la speranza di tornare a casa.</p>
<p>Nazìst e i suoi scagnozzi furono cacciati via e al suo posto fu eletto capo, per acclamazione, il papà di Miklós, il quale per tutti i tre mesi, pur essendo prigioniero, aveva dato coraggio e dispensato gesti affettuosi all'intera collettività.</p>
<p>E così nella Baviera di fine primavera, Yosseph e la sua famiglia decisero di ristrutturare il casino da caccia e vivere lì, in armonia con la comunità delle rondini, e tutti gli animali del bosco, perché seppur si è diversi per colore, razza, pensiero e opinioni, si è uguali, sempre, in tutto e per tutto, vivendo in modo giusto, tollerante e onesto, ma soprattutto in pace con se stessi e con gli altri.</p>]]></description>
            <author> francescosara_2013@libero.it (Francesco Orciuoli)</author>
            <pubDate>Wed, 15 May 2013 14:49:46 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1579-miklos-rondinino-blu.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>A mia figlia nel giorno del suo compleanno</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1578-figlia-giorno-compleanno.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/figlia-giorno-compleanno.png" alt="figlia-giorno-compleanno" width="200" height="180" />Impaziente nascesti in un giorno di sole<br />un tenero scricciolo dagli occhi cobalto.<br />Ti guardavo stupita nella culla di vetro<br />sperduta nei Pampers più grandi di te.<br />Scalciavi scocciata da tutti quei fili<br />che a volte strappavi ed erano allarmi!</p>
<p>Infilavo la mano dentro l'oblò<br />accarezzavo in punta di dita il tuo corpicino<br />ti leggevo le favole con voce sicura<br />per poi piangere a casa lontano da te.<br />Mia piccola dolce amata guerriera!<br />Ed oggi sono quattordici anni!</p>

<p>Un soffio di vento per il tempo del cuore!<br />Il primo dentino la prima parola i primi passi<br />il primo sorriso il primo giorno di scuola...<br />Migliaia di primi scolpiti nel cuore!</p>
<p>Ti guardo intenerita studiarti allo specchio<br />-Mamma, ma io sono bella?-<br />mi chiedi maliziosa aspettando conferme.<br />-Io sono grande!" o "Io sono piccola!"<br />se ti conviene.</p>
<p>Ti vesti da donna poi guardi i cartoni<br />col tuo fratellino.<br />Ed io aspetto tremando e felice<br />i tuoi prossimi primi.</p>
<p>Mia tenera dolce amata guerriera!<br />La vita è una guerra<br />ma tu hai imparato a lottare ed a vincere<br />quattordici anni fa.</p>]]></description>
            <author> eoskarmater@hotmail.it (marrazzo carmela)</author>
            <pubDate>Wed, 15 May 2013 10:35:01 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1578-figlia-giorno-compleanno.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Fiaba della settimana // 2</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/fiaba-stampa/1577-concorso-fiaba-pianeta-mamma.html</link>
            <description><![CDATA[<p>La vincitrice del concorso "<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/news/66-news/1519-fiaba-settimana-pianeta-mamma.html" target="_self">Fiaba della settimana</a>" è <a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/comprofiler/userprofile/Rosa%20Rita.html" target="_blank">Rosa Rita</a>, con la sua fiaba "<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1521-amore-per-se.html" target="_self">L'amore per sè</a>", complimenti!!!</p>
<p>Ecco la sua fiaba sulla home page di <a href="http://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/ti-racconto-una-fiaba-l-amore-per-se.html" target="_blank">Pianeta Mamma</a>.</p>
<p><img src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/news/pianeta-mamma-amore-se.jpg" alt="pianeta-mamma-amore-se" width="400" height="223" /></p>
<p>Vi ricordiamo che il concorso continua (<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/news/66-news/1519-fiaba-settimana-pianeta-mamma.html" target="_self">qui</a> tutte le modalità per la partecipazione e le risposte alle vostre domande) e che la pubblicazione della fiaba selezionata è fissata per il martedì di ogni settimana.</p>
<p>Inviate le vostre fiabe!!!</p>
<p><strong>Leggi tutte le "<a title="Fiabe della settimana" href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/fiaba-della-settimana.html" target="_self">fiabe della settimana</a>".</strong></p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (redazione)</author>
            <pubDate>Tue, 14 May 2013 16:00:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/fiaba-stampa/1577-concorso-fiaba-pianeta-mamma.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Chi troverà Re Gaudio?</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1576-chi-trovera-re-gaudio.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/chi-trovera-re-gaudio.jpg" alt="chi-trovera-re-gaudio" width="199" height="221" />Le vedette arrivarono di corsa annunciando la terribile notizia, un incombente pericolo stava piombando sul regno di Re Gaudio.</p>
<p>Il terribile Cavalier Timore era giunto ai confini ed era pronto alla guerra per conquistare il regno.</p>
<p>Tutta la popolazione fu immediatamente colta dalla paura, nella sua lunga storia mai era entrata in guerra ed aveva sempre vissuto in pace e armonia con tutti, quindi non avevano idea di come affrontare questa situazione, un misto di paura e rabbia che stava rovinando l'atmosfera di questa bellissima terra.</p>
<p>Anche il Principe Arguto tornò a casa per aiutare insieme alla famiglia Re Gaudio in questa nuova vicissitudine, ma nonostante tutti gli sforzi e le idee nessuno era ancora riuscito a trovare una soluzione al problema.</p>

<p>Cavalier Timore era sempre più vicino e le terribili gesta del suo esercito non facevano che aumentare la preoccupazione nella popolazione, le nefaste notizie che arrivavano dai regni vicini non erano confortanti e fino ad oggi nessuno era riuscito a frenare il terribile Cavalier Timore.</p>
<p>Furono chiamati i migliori inventori, scienziati, maghi, astrologi, insomma tutti quelli che potevano avere un'idea buona per fermare il nemico, ma purtroppo tutte le armi inventate, tutte le magie e gli incantesimi non erano mai riusciti a fermare l'esercito invasore.</p>
<p>Re Gaudio cercava di mantenere la calma e la serenità nel regno, sorridendo come sempre e scherzando, come faceva ogni volta per cercare di stemperare le preoccupazioni del suo popolo, ma questa volta doveva sorridere molto.</p>
<p>Re Gaudio era gaudio ma non era stupido, si informò su tutte le battaglie precedenti del Cavalier Timore e capì alcune cose, la prima che era molto forte, la seconda che era molto cattivo, la terza che era molto vanitoso.</p>
<p>E su questo particolare Re Gaudio capì come batterlo.</p>
<p>Re Gaudio mandò un emissario nell'accampamento del Cavalier Timore, con un semplice messaggio:</p>
<p>"Voglio vedere se sei veramente forte come dicono, ti sfido a duello, solo io e te"</p>
<p>Il Cavalier Timore appena letto il messaggio si infuriò tantissimo, chi era questo Re che lo sfidava così apertamente, mai nessuno aveva osato tanto, avrebbe voluto picchiare l'emissario per sfogarsi, ma fortunatamente (per l'emissario) non lo fece.</p>
<p>Cominciò a meditare su una risposta da mandare a Re Gaudio, una risposta talmente forte da mettere in difficoltà il suo avversario, ma anche una risposta che manifestasse tutta la sua potenza.</p>
<p>Il Cavalier Timore era forte, era cattivo, ma non era molto preparato nella scrittura, così perse alcune settimane nel disperato tentativo di trovare la risposta adatta da mandare a Re Gaudio e il suo esercito era sempre fermo al confine ad aspettare un ordine.</p>
<p>Cavalier Timore sapeva che non poteva attaccare il regno di Re Gaudio senza prima aver accettato la sua sfida, avrebbe perso di prestigio nei confronti del suo esercito, ma, per la miseria, non gli veniva una risposta.</p>
<p>Intanto Re Gaudio aveva guadagnato tempo con il suo popolo e l'aveva preparato all'imminente sfida che avrebbe dovuto affrontare da solo con il Cavalier Timore.</p>
<p>Nessuno dei suoi familiari, amici, conoscenti voleva che lui affrontasse questa sfida da solo, perché sapevano che poteva essere estremamente pericoloso, ma lui tranquillizzava tutti e ripeteva, sempre sorridendo, di non preoccuparsi, che anche questa volta ce l'avrebbe fatta.</p>
<p>E venne il giorno che Cavalier Timore trovò la risposta, non era un granché come risposta, ma secondo lui avrebbe fatto tremare di paura Re Gaudio, e il biglietto che mandò al castello diceva:</p>
<p>"Acetto la sfidda, siccome che sono troppo più forte di tu, ti lassio sciegliere l'arma, spada, lancia, pistola, cannone, per me è ugguale, io ti bato a tutto"</p>
<p>Come avrete notato Cavalier Timore non andava molto bene a scuola, ma questo non gli aveva impedito di diventare forte e potente (capita), così aspettò con ansia la risposta di Re Gaudio.</p>
<p>Re Gaudio letto il messaggio capì che il suo piano aveva funzionato, la vanità di Cavalier Timore sarebbe stata la sua sconfitta, ma prima di mandare la risposta lasciò passare alcune settimane, tanto per continuare a preparare il suo popolo e lasciarlo vivere in pace ancora qualche giorno.</p>
<p>Cavalier Timore aspettava con ansia la risposta di Re Gaudio e intanto si preparava e si allenava utilizzando tutte le armi che conosceva, si allenava giorno e notte, i suoi muscoli diventavano sempre più grossi e lui sempre più forte, come la sua vanità. Era certo che avrebbe vinto senza nemmeno sudare.</p>
<p>Finalmente Re Gaudio mandò la risposta:</p>
<p>"Ho scelto, ti sfido a nascondino"</p>
<p>Cavalier Timore non capiva, che arma era "NASCONDINO", interrogò tutti i suoi generali, i suoi saggi e tutti gli davano la stessa risposta, nascondino è un gioco.</p>
<p>Ma che razza di sfida era, non aveva mai giocato in vita sua, figuriamoci a nascondino, non sapeva nemmeno come erano le regole, ma non poteva far capire al suo esercito che era in difficoltà, non voleva fare credere che avesse paura ad affrontare Re Gaudio, così accettò.</p>
<p>I due sfidanti si trovarono uno di fronte all'altro, Re Gaudio sorrideva e scherzava con chi gli stava vicino, Cavalier Timore si presentò con la sua armatura più lucente, grosso e muscoloso, voleva intimorire il suo avversario, ma non sapeva ancora come si giocava a nascondino.</p>
<p>Re Gaudio salutò Cavalier Timore, che non lo degnò di uno sguardo, Re Gaudio si complimentò con Cavalier Timore per la bellezza della sua armatura e per la sua preparazione fisica, Cavalier Timore, che era vanitoso, apprezzò molto i complimenti ed ebbe un'idea, disse a Re Gaudio: "Visto che io non ho paura e sono sicuro di batterti, lascio a te stabilire le regole del gioco che devono essere rispettate" così le regole le avrebbe sapute da Re Gaudio e non faceva la figura dello stupido, pensò il cavaliere.</p>
<p>Come aveva previsto Re Gaudio la vanità del cavaliere gli aveva messo in mano la vittoria! Così Re Gaudio disse: "Ti ringrazio per la possibilità che mi stai dando, quindi le regole sono molto semplici, io mi nascondo dove voglio e tu mi cerchi, quando mi troverai avrai vinto".</p>
<p>"Tutto qui?!?!" disse Cavalier Timore, non poteva credere alla stupidità della sfida, cosa ci voleva a trovare quel piccolo re, disse "Va bene, cominciamo!", ma Re Gaudio disse: "Non dimenticare che devi contare fino a mille, prima di cominciare a cercarmi, dovrai darmi un minimo di vantaggio".</p>
<p>Cavalier Timore disse subito "SI! Cominciamo!", ma si ricordò che non sapeva contare fino a mille, non poteva dirlo altrimenti tutti avrebbero riso di lui, ma ormai la sfida era stata lanciata.</p>
<p>E cominciò a contare, 1, 2, 3, 4 ....</p>
<p>Arrivato a trenta cominciò a trovarsi in difficoltà, allora fece finta di contare a bassa voce, quante volte doveva contare fino a trenta per arrivare a mille? Perché non aveva studiato le tabelline da piccolo!</p>
<p>Re Gaudio intanto partì, salutò tutti i suoi cari che avevano capito il piano ed erano consapevoli che quella sarebbe stata l'ultimo viaggio di Re Gaudio, ma sapevano che il suo sorriso e la sua gioia era entrata nei loro cuori per sempre.</p>
<p>Cavalier Timore continuava a contare, erano ormai giorni che contava e alcuni generali si chiesero che cosa stesse facendo, finché uno prese coraggio e gli disse "Cavaliere, ma non siete ancora arrivato a mille?", il cavaliere dopo un attimo di smarrimento disse: "Certo che sono arrivato a mille, ma volevo dargli più vantaggio, altrimenti è troppo facile" e scoppiò in una risata e tutto il suo esercito rise con lui, ma intanto Re Gaudio era lontano.</p>
<p>Cavalier Timore partì con il suo cavallo più veloce e cominciò a girare per tutto il regno di Re Gaudio, cercò tra gli alberi, dietro le case, sotto le rocce, salì sulle montagne più alte, cercò nelle grotte, niente non riusciva proprio a trovarlo, ma dove si era nascosto?</p>
<p>Passarono i mesi, gli anni, parecchi anni e ormai anche l'esercito di Cavalier Timore si era stancato di aspettare che questo vincesse la partita a nascondino e così se ne tornarono tutti a casa, felici di non aver combattuto e nel regno di Re Gaudio tornò la pace e la serenità.</p>
<p>Ma dove si era nascosto Re Gaudio vi chiederete?</p>
<p>Re Gaudio sapeva che per vincere a nascondino bisogna nascondersi nel posto più in vista, perché nessuno penserebbe mai di cercarvi dove tutti vi possono vedere, così si nascose nel posto più in vista di tutto il mondo. Si nascose sul sole! Da quella posizione poteva vedere sempre dove era Cavalier Timore, poteva guardare tutta la sua famiglia e i suoi amici, anche se erano in posti diversi del mondo, lui poteva sempre vederli e ogni tanto si divertiva a mandare qualche raggio di luce un po' più abbagliante, tanto per fare uno scherzetto.</p>
<p>Così fino ad oggi Cavalier Timore non è ancora riuscito a trovare Re Gaudio e sicuramente non lo troverà mai, ma tutti noi sappiamo che quando il sole appare e ci scalda, specie dopo una brutta giornata, Re Gaudio è la che sorride e ci aiuta.</p>
<p>Quando siete tristi e vi viene voglia di piangere, non preoccupatevi perché il sole ci sarà sempre a scaldarvi e con il sole anche il sorriso di Re Gaudio che come i raggi di sole scalda ed entra nei nostri cuori, portandoci il sorriso e l'allegria, così come Re Gaudio ci ha insegnato.</p>
<p>Buon viaggio Re Gaudio.</p>]]></description>
            <author> antonio.morelli@tiscali.it (mrx1970)</author>
            <pubDate>Tue, 14 May 2013 10:05:29 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1576-chi-trovera-re-gaudio.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Helianthus</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1575-helianthus.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/helianthus.jpg" alt="helianthus" width="200" height="161" />Tanto tempo fa una farfalla svolazzò intorno alla corolla<br />di un assonnato girasole e gli disse:<br />"Ti prego solare fiore, permetti alle mie ali di riposare,<br />prima del lungo viaggio che devono affrontare.</p>
<p>Non ti sarò di peso, non ti sarò d'impaccio,<br />leggera mi farò, a mo' di piumaggio.<br />Nel ristorarmi ti potrò narrare<br /> il motivo per&nbsp;cui lontano devo andare".</p>

<p>Il mirasole alzò la testa e<br />stendendo ancor più i petali, sorridendo rispose:<br /> "Butterfly, senza nome, lo sai, ogni insetto vola di fiore in fiore!<br /> Tu sei bella, gentile e simile a tela pitturata,<br /> non permetterò che arrivi sbiadita.<br />Posa pure le asticelle come cuperosa snelle,<br /> cantami quel che vuoi cantare,<br />con attenzione ti starò a sentire".</p>
<p>Ed ella cominciò col dire:<br /> "Anni addietro, fece il primo vagito,<br /> una creatura che lontano vive da questo campo fiorito.<br /> Ha lunghi capelli di seta color bruno, sapessi<br />com'è piacevole glissare tra di loro la mano,<br />lo si può paragonare al vento<br />quando attraversa il frumento,<br />l'estremità è ornata da un riccio come la coda<br />dell'ippocampo.<br />Gli occhi grandi come nespole e dolci quanto giuggiole,<br /> variegate le pupille, simile alle verdure dell'orto,<br />tra cui spicca l'arancio zucca e il verde pisello,<br /> c'è cancan nel ghirigoro, affine a scintille<br />di zolfanello.<br />Il sorriso è un achenio che si apre come<br />ribalta sul proscenio, rende<br />così giocoso l'affinato volto roseo.<br />Il naso poi è un soldo di cipollina che in alto mira.<br /> Vellutata la carnagione, fiorescenza profumosa di lampone.<br /> Guardarla è un incanto, perfino il tramonto ne esce stinto.<br />Ed è una tristezza saperla in balia di quel bellimbusto<br /> incallito di malafede e gelosia, benché sia<br />ormai giovinetta, la tiene segregata in soffitta.<br />La vado a prendere e cercheremo<br />un posto, dove può vivere la giovinezza,<br />e imparare dai suoi stessi errori, a chi donare letizia.<br /> Ora, rinfrancata, sono pronta a riprender cammino.<br /> Ti sono grata dell'ospitalità e salutarti mi duole,<br /> il rivedersi lo sanno solo le rune".</p>
<p>Il fiore rispose: "Prima che tu<br />vada, accetta i miei semi come pegno,<br />potranno esserti di ristoro nel tragitto e,<br /> se ripassare vorrai con la tua amica, di<br />certo, qui troverai tutto".</p>
<p>Tornò, in sua compagnia, lo<br />stupore fu strabiliante,<br />invece di una distesa fiorita, trovarono una cittadella in festa brulicante.<br /> Sulle mura, accanto alla postierla, vi era una<br />lastra di marmo, con su incise queste parole:<br /> "Questo e il reame del principe Elianto,<br />poiché aveva nella vita poco pianto,<br /> la megera, invidiosa, lo tramutò in pianta oleosa.<br /> Convinta che se ne sarebbe disfatta, facendolo<br />finire, magari, in padella a rosolare pasta cotta.<br />Sicura che non potesse avverarsi la contro iattura,<br />quella di far gradire la semenza a una farfallina,<br />la quale sarebbe ritornata con la sua sposa.<br /> Lo sproposito viene gabbato quando l'animo vive sollevato.<br /> Entrate gente, il regno è tutelato da Mab,<br />regina delle fate".</p>]]></description>
            <author> enzea@libero.it (Silvana Cionfoli Corvino)</author>
            <pubDate>Mon, 13 May 2013 17:28:54 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1575-helianthus.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La matita e i colori // Video fiaba</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/multimedia/1574-la-matita-e-i-colori.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/matita-colori.jpg" alt="matita-colori" width="200" height="141" />Videofiaba prodotta con la classe 3^ della scuola primaria Pennesi 1° ISC Porto S. Elpidio</p>
<p>Programma di animazione teatrale&nbsp; "Il Contafavole".</p>
<p>In collaborazione Scuole Assessorato alla Cultura.</p>
<p>Animatore teatrale del Comune Ermanno Pacini</p>
<p>Clicca su "Leggi tutto" per guardare la video fiaba.</p>

<p>&nbsp;{youtube}1L7ZBYORnBY{/youtube}</p>]]></description>
            <author> teatron78@libero.it (Ermanno Pacini)</author>
            <pubDate>Mon, 13 May 2013 16:47:15 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/multimedia/1574-la-matita-e-i-colori.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La storia delle nuvolette</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1572-storia-nuvolette.html</link>
            <description><![CDATA[<p><em><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/storia-nuvolette.jpg" alt="storia-nuvolette" width="200" height="118" />Perchè piove?</em></p>
<p>Se alzi la testa, guardi su nel cielo vedi tante nuvolette, sono bianche morbide...</p>
<p>Sembrano cuscini di merletti soffici sono tutti in fila come pecorelle al gregge, col pancino gonfio di goccioline d'acqua, il vento le trasporta da una parte all'altra, cullandole.</p>
<p>Si tengono per mano perchè hanno paura di cadere giù.</p>
<p>Dormono e bevono tè tutto il giorno, sono allegre e giocano tutte insieme.</p>

<p>Un giorno una strega cattiva, con le scarpe sporche di fango volò su una nuvoletta bianca, vi salì sopra e la sporcò tutta, così la nuvoletta diventò nera, nera.</p>
<p>La strega continuò a sporcare tutte le nuvole, per dispetto, perchè voleva vederle sporche e tristi.</p>
<p>Il signor Tuono uscì di casa col signor Lampo, vide le povere nuvolette tutte nere. Si arrabbiarono tantissimo con la strega, tuonarono fortissimo con il loro vocione, brbrbrbrum...brbrbrbm.. e le bruciarono la scopa.</p>
<p>La strega fuggì spaventata. Velocemente si nascose e perse la scopa bruciata che le cadde su una piccola nuvoletta facendole un piccolo forellino.</p>
<p>Tutte le goccioline d'acqua del suo pancino uscirono, così le nuvolette con quelle goccioline si fecero la doccia e si lavarono tutte, diventarono più bianche di prima.</p>
<p>La strega sta sempre nascosta dietro l'arcobaleno e guarda dispettosa.</p>
<p>Quando vede dei bimbi che giocano felici ai giardinetti lei è gelosa non vuole che i bambini giochino perchè è una strega cattiva.</p>
<p>Risale sulla nuvoletta con le scarpe sporche di fango facendola diventare nera nera, così le nuvolette devono rifare la doccia.</p>
<p>Ecco ora sai perchè piove: sono le nuvole che fanno la doccia per pulirsi del fango.</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Rosaria Catania)</author>
            <pubDate>Mon, 13 May 2013 12:35:20 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1572-storia-nuvolette.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Fila, filastrocchia</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1571-fila-filastrocchia.html</link>
            <description><![CDATA[<p><span style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;"><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/fila-filastrocchia.jpg" alt="fila-filastrocchia" width="199" height="251" /></span>Fila, filastrocchia, pane magico per ranocchia<br />succo d'eterea fantasia per chi ti legge<br />e dalla plumbea quotidianità vola via.</p>
<p>Parole rimate, parole cantate, parole che ad un tenero cuore parlate<br />melodiosa è la vostra poesia che ridona fanciullesca anima<br />ad ogni stanca mente, a tanta trista gente.</p>
<p>Lettura disincantata, così tu sei classificata<br />ma quanta pittoresca realtà, ogni studiata rima<br />riporta a chi la leggerà; con l'inchiostro della leggiadria verghi il bianco manto<br />dell'ignaro autore che ti sfoggia sulla via.&nbsp;</p>
<p>Hai modi pacati, tocchi leggeri, lampi geniali d'arguti pensieri<br />la polvere del passato puoi trasformare in futuro dorato,<br />il nero sfumi dai cupi colori in brillanti bagliori.&nbsp;</p>

<p>Prende vita con te il più banale oggetto,<br />mutato da un tratto di penna, nell'umano mondo imperfetto.</p>
<p>Voce di un uditorio incantato, riscopro in te la storia che ho dimenticato:<br />ero un bambino dallo sguardo sincero,<br />ora da adulto ritrovo nell'eco della tua rima il gesto d'affetto&nbsp;<br />da troppi banalizzato,&nbsp;<br />un abbraccio aperto, una mano tesa, una parola amica e&nbsp;<br />la rosea visione di quanto sarà non lasciato al caso, in solitudine,&nbsp;<br />ma riscritto dal destino con insolità ilarità.</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Cristina Grassi)</author>
            <pubDate>Sun, 12 May 2013 19:48:45 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1571-fila-filastrocchia.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La Famiglia De Topis e la Festa della mamma</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1570-famiglia-topis-festa-mamma.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/famiglia-topis-festa-mamma.jpg" alt="famiglia-topis-festa-mamma" width="198" height="132" />Par che in questa unita famigliola di mamma ce ne sia realmente una sola. Mamma Fiordaliso si da molto da fare per poter tutti accontentare. La piccola Dorella, si lascia abbellire di un nuovo vestitino per la solita pomeridiana, passeggiatina,con mamma fino alla fonte per poter giocare.</p>
<p>Il vivace Tobia, si impegna a studiare, poi con la bici kilometri di moto vuole provare. I due gemelli, Gioconda e Teo, sono usciti ma rientreranno puntuali, tutti assieme una sorpresa a mamma si deve fare.</p>
<p>Ecco mamma pronta per uscire, -Dorella presto cara, andiamo -, - Un attimo mamma - risponde la piccola, - In fin dei conti prendo il libro dei racconti -.</p>

<p>Tobia mio caro hai finito di studiare, una passeggiata bisogna fare. - E la bici... la potrei dimenticare -.</p>
<p>Preso usciamo in fretta devo ancora riordinare casetta. Al bosco mamma riposa un pochino. Dorella legge, Tobia gioca ed arrivano di corsa i due gemelli&nbsp;- Teo che fretta con quella bicicletta -</p>
<p>Teo su unisce a Tobia. Sono pronti a ciacolare, su quel è da fare. Ma a casa senza esitare riprendono a conversare.</p>
<p>- Che facciamo per Mamma - chiede Tobia Fiordaliso, - ha già ricevuto nidi pigne foglie fiori -.</p>
<p>- Pensavo a frutti di bosco - confida Teo, Gioconda non è d'accordo, Dorella dice Farfalle!!!</p>
<p>Tobia scuote il capo! -Ecco ci sono, facciamo fare da mastro scoiattolo un animaletto in legno -.</p>
<p>- Cosa posso fare per voi? - esclama mastro gentilmente.</p>
<p>- Un animaletto per la nostra mamma! un orsetto! - propone scoiattolo, - bellissimo - fa gioconda.</p>
<p>In pochi minuti è pronto il regalino. Corrono a casa ansiosi, - Mamma - squittisce Dorella, - Ecco un regalo per te -</p>
<p>- Grazie piccoli - lo sfascia, - Che meraviglia - squittiscono in coro -</p>
<p>Bonne Fête Maman</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Orsola)</author>
            <pubDate>Sun, 12 May 2013 19:34:46 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1570-famiglia-topis-festa-mamma.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Auguri mamma</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1569-auguri-mamma-marzia.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/rosa.jpg" alt="rosa" width="200" height="144" />Mille rose vorrei<br />comprarti,</p>
<p>mille gigli vorrei donarti,</p>
<p>e vorrei portarti in mille posti</p>
<p>che tu guarderesti con meraviglia.</p>
<p>Con entusiasmo di una bambina,</p>

<p>... ti<br />lasceresti cullare dalle immagini suggestive.</p>
<p>Con la fantasia viaggeresti</p>
<p>sulle ali di un cigno che ti poserebbe</p>
<p>all'interno di una ninfea</p>
<p>che dolcemente giungerà</p>
<p>accanto alla riva dove i giunchi</p>
<p>ti faranno l'inchino,</p>
<p>e tu sorriderai in questo sogno</p>
<p>di primavera.</p>
<p>AUGURI MAMMAAAAAAAAAAAAAAAA</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Sun, 12 May 2013 16:36:36 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1569-auguri-mamma-marzia.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Un nido per due rondinelle</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1568-nido-rondinelle.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/nido-rondinelle.jpg" alt="nido-rondinelle" width="200" height="250" />Le rondini erano ritornate al tetto. Ma che rovina! Alcuni nidi erano crollati, altri avevano bisogno di riparazioni. Bisognava mettersi al lavoro, ed ogni rondine lo fece con gioia.</p>
<p>Anche due giovani rondinelle che non avevano il nido s'erano messe d'impegno per costruirselo. Andavano e venivano continuamente, portando qualche cosa nel becco: ora pagliuzze, ora fuscelletti ed ora piume.</p>
<p>Dopo due settimane di faticoso lavoro, tutte e due poterono riposare nella loro casetta.</p>
<p>Anche altre rondini avevano finito il loro lavoro. Si parlavano da un nido all'altro come fanno le donne sulle porte delle case. Era un piccolo paese di rondini.</p>
<p>Ma il nido delle due rondinelle era debole ed un giorno cadde sulla strada. Quanti gridi si levarono da tutte le parti!</p>
<p>Le due rondinelle volarono disperate dal tetto alla strada, dalla strada al tetto. Tutte le altre rondini si riunirono sulla gronda del tetto; pareva che dicessero: "Poverine! Quelle due rondinelle hanno fatto il nido troppo in fretta ed esso non ha resistito. Sono tanto giovani ed inesperte! Vogliamo aiutarle?"</p>

<p>&nbsp;Tutte, come ad uno stesso comando, partirono in ogni direzione; poco dopo ritornarono con la mota e le pagliuzze e iniziarono la costruzione di un nuovo nido.</p>
<p>Era un andare e tornare accompagnato da un garrire allegro.</p>
<p>In due giorni il lavoro fu terminato e le due rondinelle poterono entrare nella loro casa.</p>
<p>Tutte le altre sporgevano la testa dal nido per vedere le loro vicine contente, che riposavano una accanto all'altra nel nido costruito dall'amore.</p>]]></description>
            <author> paola.ferraris@ymail.com (Gwen)</author>
            <pubDate>Sat, 11 May 2013 18:23:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1568-nido-rondinelle.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Un coccodrillo speciale</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1567-coccodrillo-speciale.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/coccodrillo-speciale.jpg" alt="coccodrillo-speciale" width="200" height="215" />C'era una volta un fiume lungo lungo. Che dico?! Lunghissimo! Talmente lungo da attraversare cento paesi. Ogni mattina, le acque del fiume erano piene di gente: uomini che pescavano, donne che lavavano i panni e bambini che si divertivano a fare il bagno. Sulle sponde del fiume avveniva anche il contrario e c'erano donne che pescavano e uomini che lavavano i panni. I bambini e le bambine però facevano tutti il bagno, visto che giocare e divertirsi era un loro diritto. O no?</p>
<p>Nei dintorni del fiume abitava una famigliola di coccodrilli: il coccopadre, la coccomadre e quattro coccofigli piccoli. Uno dei coccofigli era nato con un paio d'ali sul dorso e per questo era scansato da tutti gli animali.</p>
<p>"Ehi, coccomostro, ti piacerebbe giocare con noi?" Gli chiedevano i piccoli coccodrilli del gruppo.</p>
<p>"Certo!" rispondeva il piccolo, felice di essere invitato.</p>
<p>"E invece ti lasceremo solo anche oggi! Bleah..." gridavano in coro, facendogli la linguaccia e tenendolo in disparte. Il povero animaletto soffriva in silenzio e quando aveva pianto tutte le sue lacrime (che non erano finte, come quelle degli altri coccodrilli) andava a rifugiarsi da un vecchio rapace, suo amico.</p>

<p>&nbsp;"Come posso fare? Non sono cattivo come pensano e mi piacerebbe tanto giocare con loro!"</p>
<p>"Devi avere pazienza" rispondeva il rapace, commosso dalle parole del piccolo. "Sono un'aquila e vedo lontano. Arriverà anche per te il momento giusto!"<br />Passa oggi e passa domani, un bel giorno, giovedì nel calendario degli animali del luogo, mentre i coccodrillini sguazzavano nel fiume e giocavano a rincorrersi tra le canne, un grosso anaconda sbucò all'improvviso. "Non mi sfuggirai! Mezzogiorno è passato da un pezzo e i ristoranti sono chiusi, quindi il mio pranzo sarai tu!" disse l'anaconda ad uno dei piccoli, spalancando una bocca grande come un forno.</p>
<p>"Aiutooooooooooooooooooooo" gridò il piccolo coccodrillo, mentre i suoi compagnetti fuggivano a destra e a sinistra, sopra e sotto, di qua e di là.</p>
<p>Il coccodrillino con le ali, che aveva visto tutto e si trovava vicino al piccolo in difficoltà, sollevandosi in volo afferrò il suo compagnetto, riuscendo a trarlo in salvo proprio mentre il grosso serpente stava per addentarlo. Dopo tre o quattro battiti d'ali, il coccodrillino coraggioso posò il suo amichetto sulla riva, lontano da ogni pericolo.</p>
<p>"Ti chiedo scusa a nome di tutti" disse il piccolo coccodrillo al suo salvatore. "Ti avevamo considerato cattivo a causa delle tue ali e non avevamo capito nulla. Se oggi sono vivo devo dire grazie a quelle ali che ho tanto disprezzato. Da oggi in poi giocheremo insieme!"</p>
<p>"Puoi contarci!" rispose l'altro, contento e dimentico dei torti subiti.</p>
<p>"Ci sono cose che ci fanno paura e che consideriamo brutte solo perché non si vedono spesso, senza capire invece che sono ricchezze enormi, talmente grandi che possono salvare una vita" pensò il rapace, che aveva assistito alla scena.</p>
<p>"Sapevo che prima o poi sarebbe accaduto... sono un'aquila e guardo lontano!"&nbsp;</p>]]></description>
            <author> marcellageraci@hotmail.com (Marcella Geraci)</author>
            <pubDate>Sat, 11 May 2013 17:33:48 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1567-coccodrillo-speciale.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Il lupo della Finlandia</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1564-lupo-finlandia.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/lupo-finlandia.jpg" alt="lupo-finlandia" width="199" height="150" />La Finlandia è un grande paese che ha immense pianure e immense foreste.</p>
<p>Sonia era una piccola contadina che abitava in un villaggio situato all'estremità di una foresta.</p>
<p>Un giorno d'inverno il padre della bimba, attraverso una foresta, andò alla città con la slitta tirata da una renna; portò con sè la piccina e un grosso cane bianco, Neva, ch'ella amava assai.</p>
<p>Quando tornarono, già scendeva la notte. La slitta scivolava dolcemente, senza scosse e rapidissima, sulla candida neve.</p>

<p>Il freddo era intenso e Sonia lo sentiva, sebbene fosse avviluppata in calde pellicce di montone. La piccina aveva paura ad attraversare al buio la festa.</p>
<p>Le avevano raccontato tante storie paurose di lupi...</p>
<p>Il babbo si sforzava di rassicurarla e faceva correre la renna più che poteva.</p>
<p>Ad un tratto Sonia gli chiese: "Babbo, guarda, dietro la slitta due occhi brillano...."</p>
<p>"Non sono occhi che brillano, ma è la neve della strada" rispose il padre rassicurandola.</p>
<p>"Senti, babbo, come Neva ringhia... E' inquieto, pare che oda qualche rumore."</p>
<p>"Non è nulla, nulla, bimba mia. Neva ha fame: ecco perchè ringhia."</p>
<p>"Un lupo!Un lupo!" gridò ad un tratto Sonia spaventata stringendosi al babbo.</p>
<p>Il babbo non poteva più ingannarla. Era davvero un lupo che si avvicinava. Provò ad incoraggiarla:&nbsp;"Sta tranquilla, non ci raggiungerà."</p>
<p>Ma il lupo correva e si avvicinava.</p>
<p>Ben presto, non fu che a qualche metro dalla slitta. Ad un tratto, la bestia feroce si slanciò sulla bimba e le strappò un pezzo di pelliccia che l'avvolgeva.</p>
<p>Sonia gettò un grido spaventoso.</p>
<p>Il cane intanto si era rizzato in piedi, sull'orlo della slitta, e pareva dire al lupo:&nbsp;"Non ti avvicinare, se no l'avrai a fare con me."</p>
<p>Quando intese il grido della bimba non esitò più. Il lupo stava avventandosi sulla sua cara piccola amica, ed esso si avventò sul lupo afferrandolo per la gola. Una lotta terribile si accese tra i due animali.</p>
<p>Per un pò Sonia intese i loro urli: poi, essendosi la slitta allontanata a tutta velocità, gli urli si perdettero lontani e non si distinse più nè il cane nè il lupo.</p>
<p>Il cane non era abbastanza forte per resistere a lungo, il lupo lo strangolò, e si mise a divorarlo senza occuparsi più della slitta che potè raggiungere il villaggio.</p>
<p>"Neva ucciderà il lupo e poi tornerà a casa, non è vero, babbo?" diceva la bambina trepidante.</p>
<p>Il babbo non rispose. Ma nel suo cuore compiangeva la cara e povera bestia, che aveva pagato con la sua vita la salvezza del suo padrone e della sua padroncina.</p>]]></description>
            <author> paola.ferraris@ymail.com (Fiaba popolare finlandese)</author>
            <pubDate>Sat, 11 May 2013 12:16:44 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1564-lupo-finlandia.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La storia del re Bifè biscotto e minè</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1560-storia-del-re-bife-biscotto-mine.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/storia-del-re-bife-biscotto-mine.jpg" alt="storia-del-re-bife-biscotto-mine" />C'era una volta un re, chiamato re <em>benfè biscotto e minè</em> , il quale aveva una figlia chiamata <em>benfiglia biscotto e miniglia</em>, la quale aveva un merlo chiamato <em>benfello biscotto e minello</em> .</p>
<p>Un bel giorno, la principessa <em>benfiglia biscotto e miniglia</em> si mise a giocare con il suo merlo <em>benfello biscotto e minello</em> il quale aveva una voce meravigliosa, ma quando la principessa <em>benfiglia biscotto e miniglia</em> apri' la gabbia, il merlo <em>benfello biscotto e minello</em> volò via all'improvviso.</p>
<p>Allora la principessa <em>benfiglia biscotto e miniglia</em> corse piangendo dal padre , e gli disse: "padre, il merlo" benfello biscotto e minello "è scappato dalla gabbia!", ed il re disse alla figlia <em>benfiglia biscotto e miniglia</em>: "figlia mia, non ti preoccupare, troveremo il tuo merlo <em>benfello biscotto e minello</em>!" .</p>

<p>Fu cosi che il re "benfè biscotto e minè" si affacciò dal portone del castello e disse ai sudditi: "Amati sudditi, il merlo <em>benfello biscotto e minello</em> è scappato dalla gabbia mentre giocava con la principessa!chiunque troverà il merlo <em>benfello biscotto e minello</em> sposerà mia figlia, la principessa <em>benfiglia biscotto e miniglia</em> !" .</p>
<p>Anche lo <em>scemo del villaggio</em> udi' l'annuncio del re, e pensò che fosse l'occasione giusta per smettere di essere lo <em>scemo del villaggio</em> , cosi organizzò un trabocchetto per ingannare tutti:prese una colomba bianca, la dipinse di nero, gli mise un becco giallo e lo vesti' come il" merlo benfello biscotto e minello" .</p>
<p>Con il falso merlo <em>benfello biscotto e minello</em> si diresse verso il castello ed il re "benfè biscotto e minè" gli disse:" Caro <em>scemo del villaggio</em> , tu hai trovato il merlo <em>benfello biscotto e minello</em> , e come ho promesso ti darò in sposa mia figlia <em>benfiglia biscotto e miniglia</em> !" , ma proprio in quel momento arrivò un temporale e le gocce di pioggia caddero sulle piume del falso merlo <em>benfello biscotto e minello</em> sciogliendo la pittura e rivelando l'inganno!Allora la figlia <em>benfiglia biscotto e miniglia</em> si mise a piangere esclamando che quello non era il suo merlo <em>benfello biscotto e minello</em> !Il re "benfè biscotto e minè" vedendo la figlia in lacrime decise di cacciare lo <em>scemo del villaggio</em> per aver fatto piangere l'amata figlia" benfiglia biscotto e miniglia.</p>
<p>Lo <em>scemo del villaggio</em> s'incamminò verso il bosco ripensando alla brutta figura fatta, pensava che avrebbero continuato a chiamarlo" lo scemo del villaggio" , ma proprio in quel momento sente una voce cantare e lo scemo del villaggio chiese:" chi sei?" , e la voce rispose: "io sono il merlo <em>benfello biscotto e minello</em> !" , allora lo <em>scemo del villaggio</em> gli disse: "ma cosa fai su quell'albero? Ti stanno cercando!" ed il merlo rispose: "non sono più capace di scendere, mi puoi aiutare? In cambio sarai tu a riportarmi dalla principessa <em>benfiglia biscotto e miniglia</em>".</p>
<p>Lo <em>scemo del villaggio</em>, che non era poi tanto scemo, disse: "se tu il vero merlo <em>benfello biscotto e minello</em> devi dimostrarmelo!" , allora il merlo sollevò un'ala e mostrò la piuma d'oro che solo il vero merlo <em>benfello biscotto e minello</em> poteva avere! Lo <em>scemo del villaggio</em> sali' sull'albero, prese il merlo <em>benfello biscotto e minello</em> e lo portò al castello dicendo ad alta voce: "Re <em>benfè biscotto e minè</em>, ho trovato il merlo <em>benfello biscotto e minello</em>!".</p>
<p>Incredulo alle parole udite, il re <em>benfè biscotto e minè</em> scese nel cortile del castello e disse allo <em>scemo del villaggio</em>: "Per dimostrare che questo è il vero merlo <em>benfello biscotto e minello</em> devi prendere un secchio d'acqua e bagnargli le piume!"; lo <em>scemo del villaggio</em> fece come il re "benfè biscotto e minè" aveva richiesto e le piume del merlo rimasero nere.</p>
<p>A quel punto il re benfè biscotto e minè disse: "potrebbe essere un merlo qualunque! Figlia mia, <em>benfiglia biscotto e miniglia</em>, vieni qui e controlla se questo merlo è veramente il tuo merlo <em>benfello biscotto e minello</em>!", la principessa benfiglia biscotto e miniglia alzò l'ala al merlo e vide la piuma d'oro! Gioiosa e felice esclamò: "é lui, il mio merlo <em>benfello biscotto e minello</em>!".</p>
<p>Il re "benfè biscotto e minè" disse allo <em>scemo del villaggio</em>: "Come promesso sposerai mia figlia <em>benfiglia biscotto e miniglia</em>!".</p>
<p>Fu cosi che lo <em>scemo del villaggio</em> non fu chiamato più lo scemo del villaggio.</p>]]></description>
            <author> stefaniaguasto@hotmail.it (fatafatina)</author>
            <pubDate>Fri, 10 May 2013 19:43:50 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1560-storia-del-re-bife-biscotto-mine.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Incontro con il coniglio Ivan // Voce novella</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/audio-fiabe/1559-incontro-coniglio-ivan.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/incontro-coniglio-ivan.jpg" alt="incontro-coniglio-ivan" width="200" height="145" />Miei arguti Lettori avrete, oramai, ben compreso che quasi tutti i giorni il Nonno abbia delle incombenze da affidarmi ed io, in fondo, mi presti volentieri ad assolvere.</p>
<p>Siamo a Fonte Diaccia&nbsp; a meriggio, che sono le ore più calde del giorno. La sorgente è così chiamata per la temperatura gelida dell’acqua cristallina che esce da un’incrinatura della roccia massiccia e ricca di licheni rossastri. Lo zampillo s’avvita nell’aria, s’inarca e, con uno scintillio argenteo, si getta nella piccola pozza sottostante.</p>
<p><em>Clicca su "Leggi tutto" per ascoltare la voce novella.</em></p>

<h4>La voce novella</h4>
<p>{mp3remote}http://dl.dropboxusercontent.com/u/75901206/audio/italian/gpbrenci/incontro-coniglio-ivan.mp3{/mp3remote}</p>
<h4>Il testo completo</h4>
<p>Miei arguti Lettori avrete, oramai, ben compreso che quasi tutti i giorni il Nonno abbia delle incombenze da affidarmi ed io, in fondo, mi presti volentieri ad assolvere.</p>
<p>Siamo a Fonte Diaccia&nbsp; a meriggio, che sono le ore più calde del giorno. La sorgente è così chiamata per la temperatura gelida dell’acqua cristallina che esce da un’incrinatura della roccia massiccia e ricca di licheni rossastri. Lo zampillo s’avvita nell’aria, s’inarca e, con uno scintillio argenteo, si getta nella piccola pozza sottostante.</p>
<p>In quella pozza il mitico Sacco di Pulci ha affondato il muso e, mentre fa ‘frullare’ le orecchie, beve golosamente. Ma non disdegna di sbruffare godendo delle bolle argentee che gli gorgogliano accanto al muso: peggio di un discolo! Ed è inutile urlargli contro!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La brezza scivola leggera sopra le chiome degli abeti e delle querce scompigliandole. Sul vicino affioramento roccioso reso caldo dai raggi solari, al punto di scricchiolare, c’è una grossa vipera con la sua lingua biforcuta che assorbe informazioni su ciò che la circonda.&nbsp;</p>
<p>Ogni minuto che passa il tepore rende l’animale più vigile e più reattivo: guai ad una preda che abbia la disavventura di scivolarle, disattentamente, accanto.</p>
<p>Questa, mie arguti Lettori, è una delle Regole i Madre Natura: il diritto a sopravvivere…</p>
<p>L’animale ‘sa’ che nessuno di noi: Peste, Medoro, Sacco di Pulci od io le daremo fastidio e&nbsp; c’ignora bellamente. Cosa che non ha fatto, ad esempio per uno scoiattolo quando questi è passato rumorosamente da un albero ad un altro.</p>
<p>Ma il piccolo fulmine peloso era troppo lontano per lei e troppo veloce per tutti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Peste sta solfeggiando nel suo flauto delle note sottili, Sacco di Pulci si diverte con le bolle argentee nell’acqua, Medoro sta sdraiato sul retro del carro e sonnecchia.</p>
<p>Il vostro Narratore di Fiducia sta bevendo un mezzo boccale d’acqua di fonte. Che di magiare per ora non se ne parla, sperando, poi, di trovare qualche mela selvatica o un po’ di fragole. Sempre che Sacco di Pulci non ci arrivi prima di noi…..&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Medoro apre un occhio e fissa qualcosa: un batuffolo di peli grigi sormontati da due enormi orecchie nere. E’ un piccolo coniglio selvatico che va annusando ogni filo d’erba o fiore colorato che gli si pari d’innanzi. Avanzando a scatti mostra, oltre la schiena arcuata, un batuffolo nero: la coda. Annusa l’aria ripetutamente mentre il naso gli si raggrinzisce tutto. E’ palese che sia un cucciolo sfuggito alla custodia della madre in una delle sue prime eccitantissime uscite alla scoperta del Grande Mondo.</p>
<p>Arrostito su uno spiedo di ginepro sarebbe ottimo, io credo!&nbsp; Ma se la mia è una ipotesi, la vipera pensa più concretamente di me, con un movimento lento e scivolato, si distende: nella radura di Fonte Diaccia sta per essere applicata una delle&nbsp; Regole di Madre Natura…..&nbsp;</p>
<p>L’essere che mi compare accanto ha tutto quello che dovrebbe avere un Folletto Dispettoso,&nbsp; stando alle descrizioni che se ne fanno nelle Ostarie : orecchie a punta, due piccole corna,&nbsp; gambe da cerbiatto con piccoli zoccoli, occhietti furbi e capelli ribelli.</p>
<p><img src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/gp-folletto.jpg" alt="gp-folletto" width="40" height="51" />&lt; Salve a tutti… Guarda Pellegrino che nessuno di voi Umani può intervenire.</p>
<p>E nemmeno nessuno di noi, Esseri del Bosco. Il destino di Coda Nera è in bilico che Madama Vip ha fame e tanta! – sibila Disp di cui già vi parlai. Lo rammentate? Già!</p>
<p>Madama Vip è sul bordo roccioso ove il calore accumulato dal sole la rende iperveloce, che essendo un animale a sangue freddo ne ha estremo bisogno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Coda Nera segue il movimento di una leggiadra libellula colorata non rendendosi conto che ogni balzello l’avvicina a quella ‘corda’ grigiastra abbandonata sulla roccia.</p>
<p>Immagino, miei arguti Lettori, che entro pochi secondi l’ignaro Coda Nera sarà a ‘tiro’.</p>
<p>Ed infatti Madama Vip si è già acciambellata con la parte superiore del corpo ‘armata’ come una molla! Slancerà in avanti la testa, spalancherà la bocca e i denti veleniferi, come aghi aguzzi, penetreranno oltre i peli grigi per depositare il loro mortale fardello.</p>
<p><img src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/gp-folletto.jpg" alt="gp-folletto" width="40" height="51" />&lt; Così sarà e così deve essere, Pellegrino…. O, forse no! Quel coniglio là, di pelo nero con la punta delle orecchie bianche ‘ a neve’ è chiamato Ivan!-&nbsp; sibila Disp, che vi rammento è in grado di ‘leggere’ i miei pochi pensieri. Tant’è che aggiunge: - Si, avevo detto che nessuno, Umano o Essere del Bosco può intervenire. Ma v’è un’eccezione: un altro essere della stessa specie della preda… Già, è proprio come pensi tu…</p>
<p>Come se&nbsp; l’ultimo arrivato accettasse di sostituirsi alla preda designata. E le Leggi di Madre Natura non verrebbero distorte. Comprendi? Una specie di scambio sacrificale –</p>
<p>Ora miei arguti Lettori posso asserire di NON aver compreso perfettamente il ragionamento di Disp? Ma deve esservi del vero in quanto detto dal dispettoso Folletto.</p>
<p>Ivan è ben più grosso di Coda Nera e mi pare di percepire l’indecisione di Vip.</p>
<p>Ingoiarsi il coniglio nero le donerebbe quasi un mese di cibo…. E Coda Nera, vittima designata ed inconsapevole, passa a meno di una spanna dai denti veleniferi della Vip.</p>
<p>Ivan avanza spavaldamente con balzi armonici con i quali schiaccia gli steli d’erba e scuote i gambi delle orchidee selvatiche rosso screziate disturbando alcune api che suggevano il nettare e ronzano, quasi, irate.</p>
<p>Vip ha ripreso la sua postura ‘a molla’. I feroci occhi a fessura seguono Ivan e ne valutano posizione e distanza. Il predatore sa di non avere molti tentativi: due o tre, al massimo.&nbsp; Ivan con il prossimo balzo sarà a ‘tiro’…</p>
<p>Percepisco il ‘singulto’ di Disp e del Peste. Ed anche Medoro pare più attento…</p>
<p>Vip è immobile, ma l’aria intorno a lei vibra di potenza repressa. I suoi muscoli scattano, la bocca spalancata e i denti veleniferi in bella mostra, con una velocità che rende l’immagine confusa. Ma, inspiegabilmente la testa ‘scavalca’ Ivan: a vuoto!</p>
<p>Ho anche, l’improponibile, visione di una stilla di veleno che, per il contraccolpo, schizzi da uno dei denti veleniferi e si perda tra l’erba.</p>
<p>Con una velocità che il mio sguardo fa fatica ad afferrare Vip recupera la posizione di partenza e fissa il coniglio immobile, con le orecchie che paiono tremare di paura….</p>
<p>Miei arguti Lettori, v’ho mai presi in giro o detto fanfaluche? No, vero?</p>
<p>Ma so che nonostante la vostra fiducia farò fatica a farmi credere…..</p>
<p>Ho il fondatissimo sospetto che il coniglio, Ivan, abbia sventato il primo attacco con una mossa suicida: è andato incontro a Vip!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Questo avrebbe portato il predatore, che si attendeva un arretramento, fuori misura.</p>
<p>Ivan allunga bruscamente le zampe posteriori con le orecchie bianche in punta, che la velocità del movimento dispongono in orizzontale.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Il corpo di Ivan colpisce il collo di Sacco di Pulci con uno schiocco secco.&nbsp;</p>
<p>Sacco reagisce fulmineamente, solleva la testa dall’acqua gelida e si scuote irato.</p>
<p>Ivan ricade a due passi dall’affioramento roccioso, fuori dalla portata di Vip che appare interdetta e si mantiene acciambellata con il collo ad ‘esse’ pronto a scattare.</p>
<p>Sacco, palesemente arrabbiato per il proditorio colpo subito, continua a scrollarsi di dosso l’acqua gelida e finisce per irrorare la vipera.</p>
<p>Cosa che lei non deve gradire in quanto le sottrae calore e dovrebbe renderla un po’ più lenta. Già, ma di quanto?</p>
<p>Ivan avanza alla volta del rettile con le orecchie tenute a stendardo. Il balzo è fulmineo, ma al momento di staccarsi completamente dal suolo, il coniglio arcua il corpo e si trasforma in un ‘tuffatore’&nbsp; apparentemente diretto verso Vip, verso il suo carnefice.</p>
<p>La traiettoria cambia di colpo e lo scatto di Vip, a bocca spalancata e con i denti veleniferi in bella mostra, va clamorosamente a vuoto.&nbsp; La vipera è, ora,&nbsp; distesa al suolo mentre viene irrorata ancora dall’acqua gelida che Sacco allontana dal suo pelo grigio smorto.</p>
<p>Percepisco, miei arguti Lettori, che il predatore sia disorientato da questo&nbsp; nuovo errore.</p>
<p>Mentre si acciambella per un terzo attacco mortale Ivan, con un nuovo balzo elegante, la scavalca obbligandola ad un capovolgimento di fronte. Ora le rimane un solo ‘colpo’ in canna. Ma è sempre letale!</p>
<p>Ivan come un fulmine scatta, scarta, passa di lato e, ad ogni salto, diviene più baldanzoso ed irridente. Faccio fatica a seguirlo con lo sguardo.</p>
<p>Vip finisce con l’attaccare ancora, ma mi pare senza convinzione e fallisce.&nbsp;</p>
<p>E Ivan giunge ad immobilizzarsi nel raggio d’azione di Vip. Una sfida che non può essere ignorata, credo. La vipera si muove e riprende la posizione a molla. Ho sentito dire che questi movimenti lenti possano ipnotizzare la preda, ma non con il coniglio Ivan!</p>
<p>E mentre la Vip si appresta all’assalto mortale accadono quattro cose in rapida, fulminea successione: un’ombra taglia la radura, un verso acutissimo la riempie, Vip scivola nella sua tana e gli artigli di un falco la mancano di un capello stridendo sulla roccia.&nbsp; Il volatile, che a terra sa di essere vulnerabile, con alcuni colpi poderosi delle ali torna in volo. E la sua ombra scivola sopra la radura: minacciosamente.&nbsp;</p>
<p>Vip ha il suo grattacapo personale, credo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Coda Nera deve aver compreso quale rischio ha corso e se ne sta, tremante,&nbsp; sotto un cespuglio mentre Ivan, usando Sacco di Pulci come riparo contro il falco, si sta abbeverando con un certo sussiego.</p>
<p>Sacco ‘frulla’ le orecchie come se ridesse: e so che lo sa facendo. Lo fa anche quando mi ‘ruba’ le mele e le divora con quell’aria sorniona.&nbsp;&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/gp-folletto.jpg" alt="gp-folletto" width="40" height="51" />&nbsp;&lt; Già, Pellegrino, queste sono le Regole di Madre Natura: raramente, ma talvolta accade. Il predatore fallisce la preda e ‘ agitandosi ’ attira l’attenzione di un altro predatore.</p>
<p>E ti posso garantire che Penna, lassù, non fallisca tante volte. Forse è stata la presenza di Sacco o il doppio bersaglio che avrebbe potuto afferrare anche Ivan….</p>
<p>Ah, prima che tu me lo domandi, Pellegrino… Ivan in una delle sue vite precedenti è stato un’astuta volpe. Un'altra volta è stato un forte lupo dominante, ma è stato sempre chiamato Ivan…. Già, Ivan il Terribile!</p>
<p>Perché sfida Penna, Vip, qualche volpe e qualche cane selvatico? Perché è Terribile e irriverente….. Non ti ricorda qualcuno? – e Disp estrae dalla sacca il flauto e la sua fionda a rotazione, poi, ammiccando furbescamente, chiede al Peste: - Ehi compare, che ne diresti di una battaglietta a colpi di resina d’abete? Che oggi mi sento in gran forma! –</p>
<p>Peste e Disp scompaiono nel bosco suonando allegramente i loro flauti.</p>
<p>Coda Nera scivola via alla ricerca della madre mentre Ivan&nbsp; si netta il muso con le zampette anteriori.</p>
<p>Pare guadare Sacco e, come a chiedere scusa per il colpo al collo, ‘frulla’ le orecchie imitando il cavallo che sbruffa paziente. Infine Ivan, detto il Terribile, schizza via agile ed elegante con la sue orecchie&nbsp; “a stendardo”.</p>
<p>- Ma tutti a me debbono capitare, miei arguti Lettori? – mi domando a voce alta. Medoro sbadiglia e poi muove la grande testa come se stesse annuendo: mi mancava!&nbsp;</p>
<p>Come se il battagliero coniglio Ivan, detto il Terribile, fosse una cosa normale!</p>
<p>Ma qui siamo nel Grande Bosco, gente, e bisogna pur adeguarsi alle Leggi che Madre Natura ha dettato ed impone.</p>
<p>Leggi rigide e ferree… Anche se pare che vi sia qualcuno, irriverente per altro, che le interpreti, a modo suo.</p>
<p>Alla prossima….. forse!.</p>
<p>***</p>
<p><em>Le immagini sono gentilmente fornite da Rubens Fogacci e Gabriele Brenci</em></p>
<p><em>© VoceNovella ideata e realizzata da&nbsp; GiamPiero Brenci&nbsp;<a href="http://www.basiliscohistory.it" target="_blank">www.basiliscohistory.it</a>&nbsp;e&nbsp;recitata da Edoardo Camponeschi che pubblica con Menestrandise Audiolibri Indipendenti i&nbsp;13 episodi delle &lt; VociNovelle Nel Bosco&gt;</em></p>
<p><em>L’Autore pubblica&nbsp; &lt; ISTORIE DI UN BASILISCO &gt; con la Maglio Editore</em></p>]]></description>
            <author> gpbrenci@alice.it (GiamPiero Brenci)</author>
            <pubDate>Wed, 08 May 2013 14:12:13 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Morgana, m’ama non m’ama</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1558-morgana-ama-non-ama.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/morgana-ama-non-ama.jpg" alt="morgana-ama-non-ama" width="200" height="150" />Morgana è bella ma non corrisposta.</p>
<p>Un giorno passeggiando nei prati,si accorse,<br />della fioritura di molte margherite, pensò<br />tra sé - Io farei il m’ama non m’ama, lo so,<br />è un’antica tradizione, forse nemmeno,<br />una grande emozione, ma io ancora, non<br />posso aspettare, e devo provare. Ne<br />colse una, e tranquillamente, m’ama non,<br />m’ama, m’ama non m’ama m’ama!!!</p>

<p>Ecco la soluzione un giorno l’amore conoscerò,<br />grazie a questo fiore, e non si debba piu’ dire che<br />Morgana sia costretta a fare il m’ama non m’ama</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Orsola)</author>
            <pubDate>Wed, 08 May 2013 14:02:43 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Matteo e la macchina magica</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1557-matteo-macchina-magica.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/matteo-macchina-magica.jpg" alt="matteo-macchina-magica" width="200" height="150" />Era una bella giornata di primavera e Matteo aveva deciso di andare a giocare un po' al parco insieme alla sua mamma ed al suo amico Leo. Matteo era un bimbo come tanti, vivace, allegro e con molta fantasia. Gli piacevano tantissimo le macchinine, ne aveva interi scatoloni pieni ed erano di tanti colori: rosse, gialle, blu e con scritte di ogni tipo.</p>
<p>Quel pomeriggio Matteo decise che si sarebbe portato al parco la sua macchinina preferita, abbastanza grande e rossa, con le fiancate blu tipo onda di mare.<br />-La farò vedere a Leo così potremo giocarci se lui porterà anche la sua! La mia è la più bella!- aveva detto con la mamma.<br />-D'accordo Matteo, ma poi non mettetevi a litigare come al solito...- aveva risposto la mamma avviandosi a prendere le giacche per uscire.</p>

<p>Al parco i due bimbi si misero subito di buona lena a giocare sullo scivolo e a correre su è giù per il prato con le loro macchinine . Le facevano girare ovunque, anche sui rami degli alberi e ogni tanto qualche formica si scansava pensando - Ehi, ma qui non si può più stare in pace!- e si nascondeva in qualche buco.<br />Erano un pochino stanchi di far rombare le loro piccole auto e si sedettero un po' sull'erba.</p>
<p>- Matteo, la tua macchinina è proprio bella a va davvero forte!- esclamò Leo mentre si tirava su una calza che gli era scivolata sulla caviglia. - Certo! Vedrai anche quante altre sorprese!- disse ad un tratto una vocina ...I due bimbi si guardarono attorno, ma non videro nessuno.. - Ehi, sono qui! In basso vicino ai vostri piedi!- disse di nuovo la vocina. Abbassarono lo sguardo ed entrambi rimasero a bocca aperta: la macchinina di Matteo era in piedi sulle due ruote posteriori, mentre scuoteva quelle anteriori per farsi notare e per di più li guardava con due occhini neri brillanti .<br />-Allora vi va di fare un giro con me? Questa volta guido io...!!- continuò l'auto magica mentre i due amici erano sempre più allibiti.</p>
<p>-Wow!- esclamò Leo che ormai non stava più nella pelle per l'emozione; Matteo era ancora incredulo ma subito si affrettò a rispondere - Sì dai facciamo un bel giretto! Noi verremo con le nostre bici!- ma la macchinina rispose - Ma no! State a vedere.- E facendo un giro velocissima su se stessa, sprigionò un arcobaleno di luci che avvolsero tutto e che in pochi istanti fecero rimpicciolire i due bimbi a tal punto che si ritrovarono sui sedili della mini auto!</p>
<p>Sfrecciarono in mezzo ai fili d'erba e poi si arrampicarono sugli alberi attraverso i rami, la macchinina fece poi un salto ed atterrò sullo scivolo vicino correndo giù sempre più forte, tanto che Matteo e Leo gridavano come se fossero sulle montagne russe.<br />Incontrarono sulla loro strada un bruco che stava sgranocchiando una foglia caduta dall'albero e quando li vide disse : - Oh che strani esseri voi! Cosa ci fate nella mia terra? Non vorrete mica mangiarvi tutto al mio posto!-<br />- Certo che no! A me non piace l'insalata figuriamoci le foglie degli alberi!- esclamò subito Matteo, ma il bruco sembrava indignato e dicendo - Io sono un bruco quasi centenario ed è grazie alla verdura che sono così forte e sano!- girò sulle sue multi zampette e si inoltro svelto nella vegetazione.</p>
<p>Dopo un attimo di smarrimento i due amici proseguirono la loro corsa tra i prati fino a quando, ad un certo punto, arrivarono ad una specie di teatro delle api: c'era un intero sciame seduto su petali di rosa che guardava di fronte un grande fiore variopinto, che raccontava buffe storie e narrava le sue avventure. Molti ridevano e tutto era accompagnato da un perenne -bzz bzzz bzzz...-.<br />- Vedete, il prato è vivo, mentre voi giganti giocate al parco, sotto ai vostri piedini c'è una civiltà nascosta!- disse la macchinina. - Adesso è ora che vi riporti dalle vostre mamme o si accorgeranno che mancate da troppo tempo, anche se in realtà nel vostro mondo sono passati solo pochi secondi da quando siamo partiti!- .</p>
<p>In men che non si dica Matteo e Leo tornarono vicino all'albero dove si erano seduti e la macchinina con la sua magia li riportò alle loro dimensioni normali. - Mi raccomando, questo è il nostro segreto, non rivelate i miei poteri a nessuno o dovrò andarmene!- i due amici si guardarono complici e poi risposero - E' stata un'avventura bellissima grazie, proteggeremo il tuo ed il nostro segreto!-.</p>
<p>- Allora avete finito di chiacchierare? E' ora di tornare a casa- disse la mamma di Matteo avvicinandosi; subito Leo si girò verso la macchinina, ma la trovò immobile, un giocattolo qualunque.. I due bambini si guardarono con aria di intesa e si alzarono per andare a casa mettendosi a camminare in punta di piedi.<br />Le mamme li guardarono con aria interrogativa - Ma che state facendo?- chiesero - Bisogna stare attenti a dove si cammina, sotto di noi vive un'altra civiltà!- rispose Matteo impettito.<br />Dopo una bella risata delle mamme che non conoscevano la verità così come invece i loro figli, tutti tornarono a casa ; alla sera Matteo ripose la sua macchinina sulla mensola della cameretta dandole un bacio e dicendo - Alla prossima avventura amica mia!-.</p>]]></description>
            <author> angelo@termoidraulicasimion.it (Mara)</author>
            <pubDate>Tue, 07 May 2013 19:31:53 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Un'avventura per il mondo // Video fiaba</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1556-avventura-mondo.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/avventura-mondo.jpg" alt="avventura-mondo" width="200" height="140" />Video-fiaba prodotta con la classe IV della scuola primaria Rodari 2° ISC, Comune di Porto S. Elpidio.</p>
<p>Progetti di animazione teatrale "Il Contafavole", in collaborazione con l'Assesorato alla Cultura.</p>
<p>Condotti dall'animatore teatrale del Comune Ermanno Pacini.</p>
<p><em>Clicca su "Leggi tutto" per vedere la video fiaba.</em></p>

<p>{youtube}ZwuAridzdI4{/youtube}</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>]]></description>
            <author> teatron78@libero.it (Ermanno Pacini)</author>
            <pubDate>Tue, 07 May 2013 16:58:42 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1556-avventura-mondo.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Fiaba della settimana // 1</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/fiaba-stampa/1555-concorso-fiaba-pianeta-mamma.html</link>
            <description><![CDATA[<p>La prima vincitrice del concorso "<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/news/66-news/1519-fiaba-settimana-pianeta-mamma.html" target="_self">Fiaba della settimana</a>" è <a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/comprofiler/userprofile/Marcella%20Geraci.html" target="_blank">Marcella Geraci</a>, con la sua bellissima fiaba "<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1529-porcospino-monello.html" target="_self">Il porcospino monello</a>", complimenti!!!</p>
<p>Ecco la sua fiaba sulla home page di <a href="http://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/ti-racconto-una-fiaba-il-porcospino-monello.html" target="_blank">Pianeta Mamma</a>.</p>
<p><img src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/news/pianeta-mamma-concorso.jpg" alt="pianeta-mamma-concorso" width="400" height="231" /></p>
<p>Vi ricordiamo che il concorso continua (<a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/news/66-news/1519-fiaba-settimana-pianeta-mamma.html" target="_self">qui</a> tutte le modalità per la partecipazione e le risposte alle vostre domande) e che la pubblicazione della fiaba selezionata è fissata per il martedì di ogni settimana.</p>
<p>Inviate le vostre fiabe!!!</p>
<p><strong>Leggi tutte le "<a title="Fiabe della settimana" href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/fiaba-della-settimana.html" target="_self">fiabe della settimana</a>".</strong></p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (redazione)</author>
            <pubDate>Tue, 07 May 2013 15:28:13 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/contatti/fiaba-stampa/1555-concorso-fiaba-pianeta-mamma.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Seguendo il destino 3 // Addio Astra</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1554-seguendo-il-destino-addio-astra.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/seguendo-destino-prologo.jpg" alt="seguendo-destino-prologo" width="200" height="276" /></p>
<p><em><a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/seguendo-il-destino.html" target="_self">Qui&nbsp;</a>tutte le puntate.</em></p>
<p>Hagor si stava preparando per festeggiare il suo sedicesimo compleanno, l'anno appena trascorso era stato intenso d'avvenimenti.</p>
<p>L'accademia, la casa, Astra, soprattutto lei, anche se in certi momenti faceva molta fatica a comprenderla. In alcuni istanti Astra sembrava spensierata e allegra, come la maggior parte delle ragazze della sua età, ma appena lui accennava al fatto di far sapere a tutti che stavano insieme, lei cominciava a tremare e a piangere disperata affermandogli che nessuno doveva sapere, soprattutto suo padre, Hagor una volta cercò di saperne di più ma lei gli ricordò la sua promessa di non fare domande, così rinunciava.</p>
<p>C'era un altro fatto che lo aveva colpito: il comportamento di suo nonno. Improvvisamente il nonno aveva cominciato a trattarlo come uno dei suoi consiglieri, anzi avvolte, lo consultava prima di rivolgersi ai consiglieri, o addirittura non li interpellava nemmeno, seguendo direttamente il consiglio del nipote.</p>

<p>Hagor aveva chiesto più volte il perché di tale comportamento, e suo nonno gli aveva risposto che un giovane vede le cose con più chiarezza. Hagor si sentiva come se suo nonno riversasse su di lui le speranze per un futuro equilibrato e di pace per la loro galassia.</p>
<p>Avvolte, chiacchieravano per ore e alla fine delle lunghe discussioni, delle quali, l'ultima parola l'aveva sempre Hagor: un giorno però alla fine della discussione Karnak gli disse ridendo, "Sei come il tuo bisnonno Thomas, che voleva sempre aver ragione lui", poi diventando di colpo serio aggiunse "Il problema che aveva sempre ragione, proprio come te". Hagor quel giorno era rimasto in silenzio guardando suo nonno che si allontanava.</p>
<p>Sospirò e uscì dalla sua camera e nel corridoio incontrò la sorella e insieme con lei raggiunsero il salone delle feste. Dove il resto del gruppo li stava aspettando, Astra era già arrivata e stava parlando con Silvia, Hagor fu felice di vederla e la invitò a ballare; risero ricordando le parole dell'anno precedente, ma mentre volteggiavano Hagor vide un uomo che li stava osservando, e quando i loro occhi s'incrociarono, Hagor vi lesse un odio profondo, che ricambiò immediatamente, pochi istanti dopo distogliendo lo sguardo dall'uomo disse ad Astra.</p>
<p>"Astra c'è tuo padre".</p>
<p>"Cosa? E dove si trova?".</p>
<p>"È laggiù che parla con mio nonno".</p>
<p>"E ci ha visto?".</p>
<p>"Temo di sì, vuoi che mi allontani?". Hagor la sentì tremare per un momento, poi come se attingesse dalla fonte del coraggio, gli rispose;</p>
<p>"No, sono stanca di nascondermi, sono la tua ragazza e voglio che lo sappiano tutti".</p>
<p>"Ma ne sei sicura?", le domandò lui sorpreso.</p>
<p>"Sì, andiamo a fare una passeggiata", non aspettò la sua risposta e lo trascinò in giardino. Mentre passeggiavano, raggiunsero il gazebo, Astra sentì Hagor irrigidirsi, seguì la direzione del suo sguardo. all'interno del gazebo c'era un'altra coppia intenta a scambiarsi baci e carezze audaci. Anche lei aveva subito riconosciuto la coppia, quindi nel tentativo di calmarlo gli disse: &lt;&gt;, lui la guardò con le sopraciglia aggrottate, &lt;proteggerla, ma rifletti un momento, peggioreresti solo le cose se ora vai là e fai una scenata, pensa solo che abbia scelto qualcuno che conosci bene e non uno sconosciuto, ne abbiamo anche parlato ricordi? Insomma lo sai benissimo che Sandor e tua sorella si amano, e ricordati che siamo in debito con lei".</p>
<p>Riflettendoci Hagor comprese che Astra aveva ragione, che i suoi argomenti erano tutti validi, così sospirò e s'incammino all'interno del gazebo. Nel sentire i passi che si avvicinavano Sandor, si allontanò d'Angelica, e quando vide chi si avvicinava impallidì, cercò di spiegarsi ma riuscì a malapena a pronunciare il nome dell'amico, il quale quando gli fu accanto sibilò.</p>
<p>"Falla soffrire e ti giro che non potrai nasconderti in nessun posto, perché io ti troverò".</p>
<p>Sandor rimase pietrificato per qualche istante, poi lentamente si girò verso gli altri tre che ridevano, i suoi occhi incrociarono quelli di Hagor, erano tranquilli e sorridenti, comprese che per l'amico l'argomento era chiuso, ma sapeva anche che ciò che gli aveva detto un momento prima era l'assoluta verità. Pochi istanti dopo furono raggiunti dagli altri, e subito la conversazione si centrò sull'uomo che stava mettendo a ferro e fuoco le terre del sud, fra tutti quello che aveva le idee più desolanti, era Hagor, infatti, affermò.</p>
<p>"Se non lo fermano, distruggerà il pianeta, e con lui l'intera galassia".</p>
<p>"Scusami ma cosa intendi dire fratellino?", gli chiese Angelica.</p>
<p>"Non si accontenterà delle terre del sud, ma cercherà di prendersi il trono della galassia, e questo non sarà un bene", si versò da bere e continuò, &lt;del sud, ci ritroveremmo in un mare di guai, e anche molto seri".</p>
<p>"Tu cosa faresti al loro posto?", gli domandò Gorion.</p>
<p>"Io? Mi comporterei come loro, seguendo le loro regole, gli usi i costumi. Il problema che i nostri ammiragli credono di confrontarsi con persone che seguano le nostre stesse regole, ma non è così: la gente del sud segue delle regole molto crudeli, e i nostri ammiragli non hanno le capacità per affrontarle".</p>
<p>"Stai affermando che sono tutti degli incapaci?". Gli chiese Sandor.</p>
<p>"No, sto solo affermando che sono troppo magnanimi".</p>
<p>"Per me sei troppo tragico Hagor", gli disse Axsterio.</p>
<p>"No, ha ragione lui, vi è anche la possibilità che qualcuno possa sfruttare la situazione a proprio vantaggio"; suggerì Fransuas.</p>
<p>"Vuoi affermare che fra i due litiganti il terzo potrebbe goderne", chiese Astra.</p>
<p>"Esattamente, e non necessariamente deve essere qualcuno della galassia, il terzo incomodo potrebbe venire da un'altra nebulosa a noi conosciuta".</p>
<p>"Ti stai riferendo a re Vega?".</p>
<p>"Sì Hagor, mi riferisco proprio a lui: ha rifiutato ogni aiuto dagli scienziati di tutte le galassie, entro una decina d'anni, il pianeta esploderà, senza tener conto delle conseguenze che comporterà, sulla popolazione, dove andranno gli abitanti di Vega? Pensate anche a quanti meteoriti si formeranno, certo una buona parte brucerà nell'atmosfera dei pianeti, ma la rimanenza ricadrà sui nostri mondi, provate a immaginare ai danni che ci saranno".</p>
<p>Dopo le affermazioni di Fransuas calò il silenzio, ognuno riflette sulle sue argomentazioni, poi Axsterio disse.</p>
<p>"Credo che di questo dovremmo parlare con il nonno".</p>
<p>"Sono d'accordo, ma non questa sera", gli rispose Hagor.</p>
<p>Tutti furono d'accordo e poco dopo Axsterio, Gorion e Fransuas si allontanarono, Hagor e Sandor discussero ancora un po', Angelica vedendo che i due ragazzi s'intrattenevano a parlare, s'infuso coraggio e fece delle domande molto intime ad Astra, che rimase scossa al punto da non trovare subito le parole per risponderle, Angelica nel vederla turbata, si scusò con lei e di dimenticare ciò che le aveva chiesto. Astra era sì turbata, ma non lo era certo per le sue domande, anche se era sorpresa di sentirle perché lei era convinta che Angelica e Sandor fossero amanti da qualche tempo. Mentre ora scopriva che l'amica era attratta dal desiderio dell'amore, ma n'era anche spaventata e che cercava rassicurazioni da una ragazza della sua età. Ma come poteva rassicurare Angelica? Per Astra il ricordo della sua prima volta era doloroso, guardò Hagor un istante e ricordò le forti emozioni di quel giorno. Le carezze lente, i baci passionali e teneri allo stesso tempo, parole d'amore, sussurrate al suo orecchio da farle venire i brividi, e il desiderio intenso anche quella dolcezza aveva scatenato, allora si dissero che la sua prima volta era avvenuta quel giorno di pioggia alla villa, e così trovò il coraggio di rispondere ad Angelica, che la ringraziò per le sue parole rassicuranti. In quel momento Hagor e Sandor si girarono verso di loro, Hagor le disse che forse era meglio rientrare, prima che suo padre venisse a cercarli, visto che quando si erano guardati, lo sguardo dell'uomo era poco socievole, ma sia Angelica sia Astra gli dissero sia lei si sarebbe fermata a dormire nel palazzo, inoltre Astra alzatasi in piedi lo afferrò per un braccio trascinandolo via.</p>
<p>Astra stava passeggiando al fianco di Hagor, si stavano dirigendo verso la fontana delle rose, ma la sua mente riecheggiava ancora le parole appena pronunciate per rassicurare Angelica, certo aveva mentito affermando che Hagor era stato il primo ma quel giorno aveva davvero provato le emozioni descritte. Alzo lo sguardo su Hagor, si sentiva in colpa per non avergli ancora raccontato la verità su come aveva perso la verginità; ripensò a quella maledetta notte, erano trascorsi quasi tre anni. Ah quel tempo aveva solo quattordici anni: tutto era cominciato quando la sua mamma, era andata ad assistere la madre, sarebbe stato giusto affermare che ansava a controllare che fosse accudita nel modo migliore. Astra ricordava bene le parole che le disse prima di salire in carrozza: "Starò via solo due giorni e una notte, mi raccomando fai la brava e ubbidisci a papà". Il suo papà, di cui lei si fidava ciecamente, prima di mandarla a scuola le disse: "Ci vediamo questa sera, ricorda che devi far preparare la cena, come fa la mamma, e che la devi sostituire in tutto", poi si era allontanato a cavallo. Lei naturalmente non aveva capito cosa suo padre intendeva, lei pensava di doversi comportare d'adulta e da padrona da casa, poiché la madre non c'era. Dopo la scuola si fermò un po' con le amiche, poi salutandole prima del solito era tornata a casa, diede disposizioni per la cena, quando il padre tornò, cenarono e soddisfatto l'uomo le fece i complimenti. Astra si ritirò nella propria stanza, poco dopo suo padre la raggiunse, lei era convinta che fosse andato a darle il bacio della buonanotte, come faceva ogni sera, invece, si tolse la vestaglia e rimase nudo, lei era così sorpresa che non reagì immediatamente, quando lo fece lui, era già sotto le coperte e le ripete, "Devi sostituire tua madre in tutto". La bocca del padre si appoggiò sulla sua, le infilò una mano fra le gambe e le tolse le mutandine, lei gli domandò cosa stesse facendo, perché le accarezzava l'intimità, ma lui non rispose e la costrinse ad aprire le gambe penetrandola con forza. Astra aveva urlato e lo aveva pregato di smettere, perché le faceva male, ma più lei insisteva più lui vi dava con forza, poi a un tratto suo padre emise un suono, che alle orecchie della ragazza era sinistro, ma finalmente si tolse di dosso e se ne andò soddisfatto. Astra andò in bagno e fece una lunga doccia, si lavò con energia ma continuava a sentirsi sporca, mentre l'acqua le scorreva sul corpo, piangeva. Perché ormai tutti i suoi sogni l'erano stati tolti, come il sogno di trovare un giorno, il principe sul cavallo bianco, ora era tutto finito, ed era così spaventoso; si chiedeva com'era possibile che uomini e donne si toccassero come l'aveva toccata suo padre, e come l'aveva costretta a toccarlo, giurò a se stessa che nessuno l'avrebbe più toccata in quel modo. Una volta tornata in camera cambiò le lenzuola per cancellare ogni traccia di ciò che era accaduto. La mattina non voleva scendere per evitare d'incontrare suo padre, ma lui la mandò a chiamare, facendole sapere che non avrebbe accettato una no come risposta. una volta che si trovò a faccia a faccia, le disse che ciò che era accaduto doveva rimanere un segreto tra loro due, Astra fu d'accordo con lui, ma se si azzardava a toccarla un'altra volta, lei lo avrebbe raccontato a qualcuno. Lui cercò di intimorirla affermando che nessuno le avrebbe creduto, lei allora gli domandò cosa sarebbe successo se invece le avrebbero creduto, dopo un istante, il padre le propose un patto, lui non l'avrebbe più cercata se lei non fosse trovata né un fidanzato né un marito, e lei accettò. Era stato facile a quel tempo accettare e mantenere le condizioni imposte da suo padre, ma inseguito era arrivata Angelica che l'era diventata amica, senza mai chiederle niente del suo strano comportamento, e con Angelica era arrivato anche Hagor, che con la sua tenacia, le aveva fatto sognare di nuovo il principe dei sogni. Ora mentre lo guardava la sua rassomiglianza con il suo bisnonno, era veramente impressionante, a questo punto Astra si chiese, se prima d'innamorarsi di Hagor non si fosse innamorata di Thomas, e quando aveva visto Hagor, non avesse trasferito i suoi sentimenti per Thomas su Hagor, ma a pensarci bene cosa importasse, poiché lei era felice accanto a Hagor. Astra non si era resa conto che ricordando gli eventi di quella terribile notte, aveva cominciato a tremare. E che stava ancora tremando, quando Hagor abbracciandola le domandò.</p>
<p>"Astra amore, che cosa hai?".</p>
<p>"Ti prego amore tienimi stretta a te".</p>
<p>"Sì, senti freddo tesoro?".</p>
<p>"Un poco". Hagor si tolse la giacca e la strinse a se, e fra le sue braccia ad Astra le sembrava che lui potesse proteggerla da ogni cosa e da tutti. Astra si calmò e Hagor la accompagno alla stanza che le avevano riservato e dopo d'averla salutata con un bacio si allontanò. Astra rimase immobile sulla soglia della sua camera poi sentì che il desiderio di stare ancora con lui era più forte che mai. Lo seguì, la porta del salottino era semi aperta, la spinse, e le sembrò di entrare in una stanza dove vi era appena passato un uragano, una matita le finì sotto un piede, la raccolse e la mise su una sedia, chiusa la porta del salottino che dava sul corridoio, entrò nella camera e per poco non scoppio a ridere nel vedere Hagor lottare con la spilla ferma cravatta, chiuse la porta e gli disse.</p>
<p>"Hagor, se ci provassi io?".</p>
<p>"Astra cosa fai qui?", domandò Hagor sorpreso.</p>
<p>"Sono venuta a salvare il mio eroe, che domanda", una volta sfilata la spilla, gli mise le braccia intorno al collo e sulle labbra gli sussurrò: "Visto come sono stata brava? Vuoi vedere come sono altrettanto brava ad aiutarti a spogliarti?".</p>
<p>"Su questo non ho dubbio alcuno, amore mio", le rispose lui.</p>
<p>Molto tempo dopo Astra gli raccontò di ciò che aveva discusso con Angelica, e gli chiese se era arrabbiato per aver mentito alla sorella, sul fatto di non essere il primo, Hagor la rassicurò ancora una volta che a lui non importava, che l'unica cosa che gli importava, era che lei fosse felice con lui, lei gli si strinse contro e i loro corpi ritrovarono la gioia d'amarsi ancora. Astra e Hagor erano di nuovo abbracciati nel silenzio della notte, quando lei gli domandò.</p>
<p>"Hagor quando ti trasferisci alla villa?".</p>
<p>"Tra due di giorni, perché?".</p>
<p>, ma non finì la frase.</p>
<p>"Puoi cosa?".</p>
<p>"Venire a vivere con te da subito":</p>
<p>"Astra parli sul serio?".</p>
<p>.</p>
<p>"Ma cosa diranno i tuoi genitori?".</p>
<p>"Non lo so, e non m'importa, mi dispiace un po' per mia madre, ma per quanto riguarda quell'uomo, egli per me è già morto da qualche tempo, quindi qualunque cosa dica, non m'importa".</p>
<p>"Astra perdonami, ma io non capisco, si può sapere cosa ti ha fatto tuo padre da indurti a odiarlo tanto?", le chiese Hagor confuso.</p>
<p>Astra comprendeva benissimo le sue perplessità, ma ancora una volta gli disse.</p>
<p>"Hagor ti prego non fare domande, non sono ancora pronta a dirtelo e forse non lo sarò mai, ti prego accontentami".</p>
<p>"Va bene ma ora calmati", le disse Hagor vedendola agitata, poi aggiunse: &lt;&gt;, lei annuì e Hagor prosegui, &lt;palazzo, andremmo insieme alla villa, lascerò detto che lascino a tua disposizione la camera di questa sera".</p>
<p>"Farò come dici, ma non preoccuparti: se non mi vedi entro domani sera, perché sarò qui per la colazione del giorno dopo".</p>
<p>"D'accordo amore mio, ma ora dormiamo se non ti dispiace".</p>
<p>Astra come risposta gli diede un bacio dandogli la buonanotte, chiuse gli occhi e si lasciò scivolare nel sonno, pensando che entro due giorni sarebbe stata libera e felice per sempre.</p>
<p>Dopo che Hagor e Astra si erano allontanati, Sandor rimase a fissare il punto in cui i due amici erano scomparsi, era incredulo, quando aveva visto Hagor che si avvicinava al gazebo, aveva pensato che l'amico reagisse molto male nel vederlo in intimità con Angelica, ma si era limitato ad ammonirlo, Sandor però sapeva bene che la velata minaccia era da prendere seriamente. Era così concentrato che non si accorse che Angelica gli si era avvicinata, si accorse di lei solo quando abbracciandolo, gli disse.</p>
<p>"Sandor, ti amo tanto".</p>
<p>"Anch'io ti amo Angelica".</p>
<p>Si baciò appassionatamente poi Angelica disse a Sandor sorprendendolo.</p>
<p>"Sandor andiamo in camera mia". Sandor la guardò sorpreso, tanto sa non riuscire a parlare, Angelica gli prese la mano e lo portò verso la su stanza da letto. Una volta giunti, Angelica chiuse le porte a chiave e voltandosi gli disse: &lt;&gt;.</p>
<p>"Io credevo di esserlo da qualche tempo", le disse sorridendo.</p>
<p>Angelica ricambiò il sorriso, gli si avvicinò e timidamente gli disse.</p>
<p>"Sandor io, non so cosa...", ma Angelica non fini la frase.</p>
<p>"Andrà tutto bene", le disse lui rassicurandola, poi le chiese: "Sei sicura di volerlo ora?".</p>
<p>"Sì sono sicura".</p>
<p>"Hai paura?".</p>
<p>"Un poco, ma sono sicura che tu non mi farai male".</p>
<p>"Farti male? No, non potrei mai, e farò solo quello che tu vorrai".</p>
<p>Sandor si rese conto che Angelica era un po' tesa, la fece sedere sul letto e cominciò ad accarezzarla e a sussurrarle che la amava, lentamente Angelica si rilassò e i timori scomparvero. Per Angelica e per Sandor fu una notte piena d'amore e di passione, il sonno li colse solo quando ormai era sazia l'una dell'altro. Era mattino presto quando Sandor sveglio Angelica, lei si stirò come una gatta, poi gli chiese tirandolo a se.</p>
<p>"Dove stai andando amore mio?".</p>
<p>"Devo raggiungere tuo fratello Hagor e Gorion, oggi abbiamo un esame importante, con questa prova diventeremo comandanti di navetta".</p>
<p>"Sì, ora ricordo".</p>
<p>"Angelica sei felice? Non sei delusa vero?". Le chiese Sandor cambiando discorso.</p>
<p>"È stato bellissimo, e tu sei felice?".</p>
<p>"Immensamente amore mio", rispose Sandor baciandola. Poco dopo Sandor usci dalla camera d'Angelica, andò nella sua stanza si cambio e raggiunse Hagor; lo trovò intento a bere il caffè e a leggere il giornale. Sandor fu felice di essere arrivato per primo, e di trovarlo tranquillo, fino a quel momento era stato in agitazione; sapeva che con molta probabilità suo fratello Gorion aveva sentito le sue stesse emozioni, e che forse le avrebbe raccontate a Hagor. Hagor era tranquillo quindi entrando lo saluto dicendogli.</p>
<p>"Buongiorno, che dice il giornale?".</p>
<p>"Bah, le solite cose, dormito bene?".</p>
<p>"Sì, tu?", ma vedendolo preoccupato, gli domandò: &lt;preoccupato per l'esame?".</p>
<p>"No, ma per Astra Sì, c'è qualcosa che la tormenta, ma non vuole dirmi di cosa si tratta, questa notte mi ha chiesto quando mi trasferisco alla villa, quando le ho affermato che lo farò fra un paio di giorni mi ha chiesto di venire subito anche lei".</p>
<p>"Cosa? E tu cosa le hai risposto?".</p>
<p>"Che cosa vuoi che le abbia risposto? Le ho detto di sì, era così disperata che non ho avuto il coraggio di dirle di no".</p>
<p>&lt;&gt;</p>
<p>Hagor guardò l'orologio e gli domandò.</p>
<p>"Sandor dov'è finito tuo fratello?".</p>
<p>"Non saprei".</p>
<p>Sandor e Gorion avevano ormai chiarito la loro situazione e ne avevano fatti partecipe anche gli altri. In quel momento la porta si aprì e apparve Gorion, aveva l'espressione di chi aveva combattuto allungo, guardò Sandor e pensò: (Con che faccia si presenta, e se io dicessi a Hagor quello che ha combinato l'altra notte? Non avrebbe una faccia così tranquilla). Fu strappato dai suoi pensieri da Hagor.</p>
<p>"Che fai entri o esci?".</p>
<p>Gorion entrò e si piazzò davanti a Sandor e con voce tremante gli disse.</p>
<p>"Sandor io ho sentito tutto, come hai potuto?".</p>
<p>"Anch'io quando tu e Lisa vi siete amati ho sentito, ma non ho fatto tutte queste storie".</p>
<p>"Sì, ma Lisa non è la sorella del mio migliore amico".</p>
<p>"È vero, ma io amo Angelica, e lei ama me, e anche se voi vi opporrete noi, ci ameremo lo stesso, sono sicuro che Hagor lo capisce benissimo".</p>
<p>Sandor sia Gorion, si girarono verso di lui, che assistendo alla sena per poco non si metteva a ridere, sospirò e disse.</p>
<p>"Gorion lo sappiamo da qualche tempo che tuo fratello e mia sorella si amano, quindi non possiamo fare altro che accettare ciò che ne consegue, sono sicuro che Sandor renderà felice la nostra Angelica", si alzò e aggiunse: "E con questo l'argomento è chiuso. Vogliamo andare signori".</p>
<p>Non aspettò la risposta degli altri due.</p>
<p>Astra lasciò tardi il palazzo, si era svegliata tra le braccia di Hagor, e aveva fatto colazione con Angelica, ascoltò le confidenze dell'amica poi annunciò la decisione presa con Hagor di vivere insieme, Angelica rimase sorpresa per un istante poi accettò l'idea, tanto più che anche lei già faceva lo stesso con Sandor, ma rimase sorpresa nel sentire la risposta, quando chiese ad Astra, cosa avrebbero detto i suoi genitori una volta annunciata la notizia, infatti, Astra le disse.</p>
<p>"Non lo so, certo lo dirò alla mamma, ma per quanto riguarda mio padre che se impicchi ".</p>
<p>"Astra, io capisco avere un buon rapporto con proprio padre non né facile, io ne so qualcosa, ma è pur sempre tuo padre".</p>
<p>"Angelica vorrei poterti spiegare, ma non sono pronta a farlo, né con te né con Hagor, che amo più della mia vita".</p>
<p>Vedendola a disagio Angelica non insistette, e le chiese.</p>
<p>"Come sei rimasta d'accordo con Hagor?".</p>
<p>"Hagor vuole che lo raggiunga qui a palazzo, perché desidera andare alla villa insieme", poi prendendole le mani aggiunse: &lt;entro questa sera sarà libera, non è meraviglioso?".</p>
<p>"Non capisco cosa vuoi dire, ma lo è di sicuro per te, hai detto questa sera?".</p>
<p>"Sì, al massimo domani mattina".</p>
<p>"D'accordo allora ti aspetterò per darti il benvenuto in famiglia".</p>
<p>Si abbracciarono poi Angelica era tornata nella sua stanza e Astra dopo d'essersi vestita tornò a casa, cercò la madre e quando la trovò in giardino, attirò la sua attenzione salutandola.</p>
<p>"Ciao mamma".</p>
<p>"Ciao tesoro, hai già fatto colazione cara?".</p>
<p>"Si con Angelica, mamma dovrei parlati di una cosa importante, puoi rimandare quello che stati facendo per favore".</p>
<p>"Ma certo cara, sediamo sotto il pergolato".</p>
<p>Astra seguì sua madre, si sedettero una accanto all'altra, la ragazza si sentiva un po' tesa, fece un respiro profondo poi esordì.</p>
<p>"Mamma, questa sera tornerò a palazzo per raggiungere il mio fidanzato, e in seguito insieme con lui ci trasferiremo a casa sua, anzi a casa nostra".</p>
<p>"Non credo d'aver capito, vuoi spiegarti meglio?", le chiese la madre sorpresa.</p>
<p>"Va bene mamma, dunque le cose stanno in questo modo: il principe Hagor ed io ci....". Astra raccontò alla madre com'era arrivata alla decisione d'andare a vivere con Hagor. All'inizio la donna cercò di farle cambiare idea, ma nel vederla così decisa si rassegnò anche perché la giovane le promise che presto lei e Hagor si sarebbero sposati. Acconsenti anche all'ultima richiesta della figlia, anche se non ne capiva il motivo, infatti, Astra le chiese, "Mamma, c'è un'altra cosa che ti chiedo, nel caso che io questa sera non raggiunga il palazzo, prima che papà torni a casa, non dirgli nulla, aspetta che sia io a dirti quando è il momento giusto, prego promettilo?".</p>
<p>"Va bene farò come mi chiedi, anche se non ne capisco il motivo".</p>
<p>"Un giorno ti spiegherò tutto, ma ora devi accontentarti di fidarti di me", le disse Astra dispiaciuta.</p>
<p>"Va bene cara", le rispose la madre abbracciandola.</p>
<p>La madre d'Astra era rimasta a rimuginare tutto il giorno su ciò che la figlia le aveva detto, all'inizio era rimasta sorpresa e pensava ancora che forse la figlia commettesse un errore. Poi in fondo l'idea che presto la ragazza sarebbe stata una principessa le fece cambiare idea; ciò che non comprendeva il perché la ragazza non volesse parlarne con il padre, da molto tempo, Caterina, aveva capito che la figlia era risentita nei confronti del padre, anche se non ne capiva il motivo. Quando il marito tornò, capì subito che c'era qualcosa che la rendeva allegra, le chiese se la figlia era tornata, ascoltato la risposta le domandò cosa la rendesse così vivace, in un primo momento lei pensò di non rispondere poi gli raccontò ogni cosa, ma la reazione dell'uomo la sorprese, appena lei finì di parlare lui si precipitò fuori della stanza e corse in quella della figlia. Era così sorpresa che si riscosse solo quando sentì le grida della figlia, allora si precipitò nella stanza della ragazza e la scena che vide la sconvolse, l'uomo che amava, il padre di sua figlia, stava violando la sua bambina, doveva fermarlo prese il vaso di fiori sul mobile e lo ruppe intesta all'uomo con tutte le sue forze, lui si accasciò sul corpo della ragazza che si liberò del suo peso. Caterina si avvicinò alla figlia e la strinse, quando la ragazza smise di tremare, le sussurrò.</p>
<p>"Mi dispiace mamma io non volevo, ma lui".</p>
<p>"Certo che tu non volevi, e quella che deve dispiacersi sono io che non ho capito, dimmi è la prima volta che lui?".</p>
<p>"No, la seconda, la prima fu...", Astra le raccontò ogni cosa, e ora lei capiva perché la figlia si era isolata, e perché ogni volta che non tornava a casa per una gita, diceva sempre che la sua compagnia era di sole ragazze, e le raccontò delle lunghe giornate passate alla villa, e di com'era cambiato tutto quando nella sua vita era apparso Hagor, e di come lui la facesse sentire libera e felice. Furono interrotte da un gemito proveniente dall'uomo che giaceva sul letto, allora la madre le disse d'andarsene e di fare un bagno caldo, che lei avrebbe sistemato le cose con quel mostro, le affermò che avrebbe chiamato il palazzo per avvisare che lei vi sarebbe andata il giorno dopo, ma Astra le affermò che non importava perché erano già d'accordo in quel modo. Astra aveva di nuovo messo la vestaglia e si stava dirigendo verso una delle camere degli ospiti, quando nella sua mente si fece largo la frase di sua madre, "Domani mattina andrai a palazzo e ti scorderai tutta questa brutta storia". No lei non sarebbe andata a palazzo, lei non sarebbe andata più in nessun posto, come poteva tornare tra le braccia di Hagor così sporca e mentire su ciò che era accaduto quella sera, non aveva più la forza per ricominciare a vivere come se nulla fosse accaduto. Cambiò direzione, andò in cucina, nessuno la notò, prese un coltellino, piccolo e affilatissimo e tornò indietro, entrò nella prima camera per gli ospiti e andò in bagno, riempita la vasca d'acqua calda, vi si lasciò scivolare dentro. L'acqua calda era piacevole sul suo corpo dolorante, ma non sarebbe bastata a toglierle il sudiciume che l'uomo che lei avrebbe dovuto chiamare padre le aveva lasciato a dosso; prese il coltellino fra le mani, lo guardò per un lungo momento, poi sussurrò.</p>
<p>" Perdonami Hagor amore mio, ma non posso tornare da te così sporca".</p>
<p>Posò il coltellino sul polso e lo premette finché la lama tagliò la pelle e le vene, fece la stessa cosa anche sull'altro polso, immerse le braccia dentro l'acqua e lasciò che la vita le scorresse fuori del corpo.</p>
<p>La madre d'Astra l'aveva guardata mentre usciva dalla stanza, poi si girò e vide che ai piedi del letto c'era la pistola del marito la raccolse e aspettò che l'uomo riprendesse i sensi. Il duca di Rosembergher riprese i sensi e si sfiorò la testa, bagnata e insanguinata, si sentiva confuso, si guardò attorno perplesso cercando di ricordare ciò che stava facendo. Poi tutto gli torno alla mente, chiamò la figlia, ma gli rispose la moglie, dicendogli che la ragazza non era più nella stanza, Rosembergher guardò la moglie sorpreso di trovarla li, poi si rese conto in che condizioni era e cominciò a rivestirsi mentre la moglie gli disse, puntandogli l'arma contro.</p>
<p>"Voglio che tu ora prenda i tuoi stracci e te ne vada, tornerai solo quando io e mia figlia ce ne saremo andate, e ti consiglio di non cercare né me né lei, altrimenti finirai i tuoi luridi giorni in galera".</p>
<p>Rosembergher cercò di persuadere la moglie che lui non aveva fatto nulla e cercò di avvicinarsi, ma lei alzò la pistola e fece partire un colpo che passò molto vicino all'orecchio del marito, a quel punto lui andò a prendere un po' della sua roba e andò nelle scuderie a prendere il proprio cavallo, e prima d'andarsene le disse.</p>
<p>"Tornerò domattina, spero che per allora tu ti sia schiarita le idee".</p>
<p>"Non contarci maledetto".</p>
<p>Aspettò di vederlo allontanarsi poi lentamente rientrò in casa, si sentiva come se le gamme fossero diventate di cemento e che ogni passo fosse uno sforzo troppo grande per lei, però ora doveva accertarsi che sua figlia si fosse ripresa un po'. La cercò nelle varie camere degli ospiti, ma quando la trovò la scena che si parò davanti, era orribile. Astra era immersa in una vasca d'acqua e sangue, gridò aiuto e finalmente la servitù le andò in soccorso, chiamò il medico che cercò di salvare la ragazza in tutti i modi possibili, ma alla fine si dovette arrendere e disse alla madre della giovane di chiamare un sacerdote e di chiamare anche il principe Hagor, poiché la figlia lo invocava disperatamente.</p>
<p>Hagor, Sandor e Gorion tornati dall'accademia fecero credere ad Angelica, che il loro esame era andato male, e le dichiararono la verità solo quando la videro veramente dispiaciuta. Angelica fece finta di non arrabbiarsi, ma non appena i tre giovani si rilassarono li colpì con un pugno sulla spalla, i tre non se la presero, ma Hagor non fece molto caso alla spiegazione che la sorella diede a Sandor. Nella sua mente, cerano ancora le parole d'Astra quando le aveva chiesto d'andare a vivere insieme; si guardò attorno, ma della ragazza non vi era traccia, eppure la sera prima gli era sembrato che Astra non vedesse l'ora di trasferirsi, poi ricordò che lei le aveva detto "Al massimo sarà per il mattino dopo", fece un respiro profondo e si disse: "Aspetterò domattina per rivederla". La mattina arrivò e si sentiva irrequieto, Astra non era ancora arrivata e più il tempo passava e più aveva la sensazione che fosse accaduto qualcosa di brutto, quel suo stato di malessere fu notato dalla sorella e da Gorion, che erano con lui all'interno del gazebo; ma quando i due gli chiesero cosa lo turbasse, egli non seppe cosa rispondere. All'improvviso il video telefono d'Angelica suono, la ragazza rimase sorpresa nel vedere nello schermo la madre d'Astra, la donna, le chiese di poter parlare con suo fratello Hagor e lei passò il comunicatore a Hagor. Hagor si era allontanato di qualche passo dal gazebo, la sua espressione divenne d'angoscia, la voce tremava e rispondeva solo a monosillabi. Solo qualche parola per fare poche domande, poi Hagor chiuse la comunicazione e cominciò a correre verso le scuderie, seguito dalla sorella e da Gorion; davanti alle scuderie c'era un calesse già pronto, Hagor non chiese a chi serviva, vi salì sopra prendendo le redini del cavallo e le fece scoccare sulla schiena dell'animale che subito si mosse trascinandosi dietro il calesse, mentre Angelica e Gorion vi salivano al volo. Hagor lanciò il cavallo a tutta velocità e per due volte rischiò di ribaltare il calesse e i suoi occupanti, una volta giunto davanti alla villa dei Rosembergher, tirò le redini bruscamente che il cavallo s'impennò. Scese dal calesse che si muoveva ancora, e solo la prontezza di Gorion impedì che l'animale riprendesse a correre, appena calesse fu ferma Angelica, seguì il fratello all'interno della casa, lo vide in cima alla scala che parlava con la madre d'Astra, cercò di raggiungerlo, ma lui entrò in una stanza e lei non poté seguirlo, così cominciò la sua attesa e quella degli altri.</p>
<p>Anche il duca era rientrato a casa, nella speranza che la moglie si fosse calmata, la sua mente non comprendeva il comportamento della moglie; quando vide il portone aprirsi si alzò, ma la moglie lo fece sedere di nuovo dicendogli.</p>
<p>"Se ti è cara, la vita è meglio che ti siedi e non ti muova", poi rivolta a Hagor, &lt;&gt;.</p>
<p>"Perché io non capisco?", le domandò Hagor una volta che la raggiunse.</p>
<p>La donna cercò di parlare ma non vi riuscì, girò la testa verso il marito guardandolo con un tale odio che Hagor non fece fatica nel comprendere che l'uomo era</p>
<p>coinvolto nel gesto disperato d'Astra, guardandolo Hagor pensò, "Ancora lui", non riuscì a pensare ad altro perché la madre d'Astra lo afferrò per un braccio e lo condusse, dove vi era la figlia. Hagor aprì la porta e rimase fermo sulla soglia, non poteva credere a ciò che stava guardando, Astra era sdraiata sul letto, coperta da una pesante coltre di panni, solo il viso era scoperto; era pallidissima, i suoi occhi erano chiusi e cerchiati, le labbra erano diventate sottilissime, e i suoi capelli sparsi sul cuscino, non erano più lucenti come un tempo, ma opachi. La madre della ragazza diede una piccola spinta al ragazzo per farlo entrare e rinchiuse la porta alle sue spalle.</p>
<p>Hagor rimase immobile e non si accorse dei due uomini che erano nella stanza, egli continuava a guardare Astra, incredulo. Socchiuse gli occhi, e gli sembrò di rivederla nei loro momenti più felici: risentì la sua risata mentre correva sulla spiaggia, oppure di sentire ancora la sua voce mentre gli raccontava la propria giornata, o quando all'improvviso gli si avvicinava e lo riempiva di baci, gli sembrò persino di sentire ancora le sue mani che lo accarezzavano mentre facevano l'amore; ma l'immagine che aveva davanti ora, era ben lontana da quei momenti. Finalmente ritrovò la voce, ma persino alle sue orecchie risuonò strana, come se appartenesse a un altro.</p>
<p>"Mi dica dottore che speranze ci sono di salvarla?".</p>
<p>"Mi dispiace altezza, ma non c'è né sono".</p>
<p>"Né meno se io?".</p>
<p>"No altezza".</p>
<p>Il medico conosceva bene Hagor, perché era il dottore di corte, lo aveva visto nascere; che dura prova stava affrontando per la sua età, diciotto erano molto pochi: ma pensandoci erano meno, era il più giovane dei tre figli più grandi della principessa Mirian, ma riflettendoci meglio non aveva molta importanza l'età, era tuttavia una prova troppo dura per chiunque. Guardò il giovane che stava parlando con il sacerdote che obbiettava su la sua richiesta, ma alla fine il sacerdote accettò di fare ciò che il ragazzo gli chiedeva. Hagor con uno sforzo estremo si diresse verso il letto, si sedette e prese Astra fra le braccia, appoggiando la testa della ragazza contro il suo petto, come per miracolo Astra aprì gli occhi, lo guardò un istante e gli disse.</p>
<p>"Hagor sei venuto? Io lo sapevo sai? Lo detto anche a Thomas quando è venuto a prendermi: gli ho detto che non potevo andare con lui perché prima dovevo vederti, parlarti e spiegarti tutto".</p>
<p>Il suo respiro era affannoso e ogni parola sembra essere l'ultima, ma continuava a lottare, Hagor si fece forza e le disse.</p>
<p>"Non affaticarti amore mio, e hai fatto bene a dire di no a Thomas, perché devi rimanere qui con me, e poi ricordi hai promesso che mi avresti dato cinque figli, io li voglio sai? Voi forse rimangiarti la promessa?".</p>
<p>"No, ma ora non posso più".</p>
<p>Fece un respiro così profondo e Hagor temette che se ne fosse andata per sempre, e con la paura nel cuore la chiamò.</p>
<p>. Lei si mosse, &lt;&gt;, poi rivolto a se stesso, &lt;&gt;.</p>
<p>"Perché ero spora e l'acqua non bastava per pulirmi, non potevo tornare da te così sporca, capisci amore mio&gt;.</p>
<p>"No, non capisco, cosa ti ha sporcato? O chi l'ha fatto?".</p>
<p>"Lo vuoi veramente sapere?".</p>
<p>"Sì, al meno capirò".</p>
<p>"Allora te lo dirò, ma prima mi devi fare una promessa, che non alzerai un solo dito su di lui, prometti per favore".</p>
<p>"Contro chi non dovrei alzare un dito?", Hagor aveva fatto quella domanda, ma nel suo cuore aveva già la risposta.</p>
<p>"Prima prometti, so che se prometti una cosa la mantieni".</p>
<p>"Va bene, ti prometto sul nostro amore, che non alzerò un dito contro l'uomo che m'indicherai".</p>
<p>"Bene, ora ti racconto tutto. Tre anni...", Astra raccontò tutto quello che era successo. Ogni parola da lei pronunciata era una pugnalata che si conficcava nel cuore del ragazzo che amava, le sembrò che il cuore di Hagor volesse uscirgli dal petto, e continuò a battergli forte anche quando ormai lei aveva finito di parlare, quando le sembrò che si fosse calmato gli disse.</p>
<p>"Hagor hai promesso".</p>
<p>"Sì ho promesso, e manterrò la mia promessa", poi a sorpresa le domandò: &lt;&gt;.</p>
<p>Astra inclinò la testa indietro per guardarlo meglio, e lesse nei suoi occhi la determinazione di non ricevere una no come risposta; da parte sua Hagor sapeva che la ragazza era prossima alla morte. Per un lungo momento i loro occhi s'incrociarono, poi con un filo di voce Astra gli domandò.</p>
<p>"Andrai a vivere alla villa, anche se io non potrò starti accanto?".</p>
<p>"Sì lo farò".</p>
<p>"E potrò riposare accanto a Thomas nella cripta?&gt;.</p>
<p>, sussurrò piano Hagor, poi con più voce tornò a domandarle: &lt;sposarmi?".</p>
<p>"Sì, mia canaglia, ti sposo".</p>
<p>Hagor sorrise, ma il suo era un sorriso assai amaro, chiamò il sacerdote che nel frattempo aveva fatto il documento dove si affermava che Hagor Saud Flyd prendeva come sposa la duchessina Astra Caterina Rosembergher. Hagor firmò il documento sia per lui sia per Astra, il documento fu anche firmato dal medico e dal sacerdote, che subito dopo uscirono dalla stanza, per lasciare i due giovani da soli. I due uomini una volta usciti dalla stanza si trovarono nel corridoio carico di tensione. Angelica e Gorion s'informarono sulla situazione d'Astra, il medico annunciò che la giovane era prossima alla morte, e per questo Hagor aveva deciso di regalarle l'ultimo attimo di felicità chiedendole di sposarlo e lei aveva accettato. Il padre della ragazza si alzò per andare verso la stanza dove cerano Hagor e la figlia, ma la moglie, tornò ammonirlo di stare zitto altrimenti sapeva bene che fine gli avrebbe fatto fare. L'uomo si sedette un'altra volta borbottando, poi l'attesa ricominciò.</p>
<p>Rimasti finalmente soli Hagor e Astra si guardarono allungo, poi con un filo di voce Astra gli disse.</p>
<p>"So che manterrai la tua promessa, ora hai il cuore spezzato amore mio, ma un giorno amerai di nuovo", Hagor scosse il capo, e lei sussurrò: &lt;proprio andare".</p>
<p>Mentre pronunciava quelle parole, cercò di alzare la mano, ma non ci riuscì, fu Hagor a prenderle la mano per posarvi sopra un bacio. Quel gesto fu troppo per Astra sussurrò qualcosa che Hagor non capì e la sua mano scivolò da quella del giovane, fece un respiro profondo e chiuse gli occhi per sempre. Hagor rimase per un istante incerto, poi la chiamò ripetutamente ma lei si mosse più, comprendendo che ormai lei non viveva più; Hagor sentì crescergli nel petto un grido di dolore e di rabbia, che alla fine esplose quasi strappandogli l'anima.</p>
<p>Angelica aveva raggiunto il corridoio, dove aveva visto il fratello, ma lui non c'era, chiese, dove fosse, la duchessa le rispose ma le impedì entrare. Allora lei la bersagliò di domande, ma la donna non riuscì a risponderle, a un tratto la porta si aprì e ne uscirono il medico e il sacerdote, Angelica e Gorion s'informarono su come stava Astra, ma le notizie erano veramente drammatiche, e inoltre i due uomini annunciarono che per volontà di Hagor, lui e Astra si erano sposati. Erano passati pochi istanti quando dalla stanza si udì un grido disperato, Angelica rimase immobile per un istante incerta sul da farsi poi entrò. Vide il suo adorato fratello che stringeva al petto la ragazza che amava e la cullava, proprio come se fosse una bambina, gli si avvicinò per toccarlo, lei voleva fargli sapere che non era solo, ma Gorion le prese la mano e la portò di nuovo in corridoio, lei protestò, ma Gorion le spiegò che non era il momento più adatto, che Hagor stesso presto sarebbe venuto a cercarli per essere confortato, loro dovevano solo aspettare. Hagor usci dalla stanza mezz'ora dopo, si guardò attorno e incrociò lo sguardo di Rosembergher, l'uomo comprese che per il suo bene era meglio non provocare Hagor, da canto suo il ragazzo fece uno sforzo per guardare altrove. Disse alla duchessa che desiderava che Astra fosse vestita di bianco, chiese al dottore e al sacerdote di rimanere con il corpo della ragazza finché lui non sarebbe tornato a prenderla, e in fine si accordò con il sacerdote per il funerale che si sarebbe svolto nella cappella della famiglia Canturi. La duchessa domandò se poteva accompagnare la figlia e lui acconsentì, ma affermandole che doveva farlo solo lei, la donna annuì e Hagor fece cenno alla sorella e a Gorion di seguirlo. Hagor lasciò il posto di guida a Gorion e per tutto il viaggio di ritorno verso il palazzo rimuginò sulle parole che Astra aveva pronunciato: "Lui mi ha..., è per questo che io..., ieri sera l'ha fatto ancora, io mi sentivo troppo sporca per tornare da te, e l'acqua non bastava per pulire il sudiciume che mi aveva lasciato; mi dispiace amore mio, hai promesso". Hagor guardava il fondo del calesse con le mani chiuse a pugno, più il tempo passava più la sua rabbia aumentava, e non si accorse che il calesse si era fermato, Gorion aiutò Angelica a scendere che gli chiese.</p>
<p>"Vado a chiamare gli altri?".</p>
<p>"Sì è un'ottima idea, anche perché questa calma non durerà allungo, e quando esploderà, è meglio esserci tutti".</p>
<p>Angelica si allontanò mentre Gorion chiamò l'amico, il quale come risposta ripete la frase che ogni tanto pronunciava durante il viaggio di ritorno.</p>
<p>"Maledetto, che tu sia maledetto".</p>
<p>Ah quel punto Gorion pensò cosa potesse scuotere l'amico; ebbe la m'augurata idea di scuoterlo con un'esercitazione con le spade. Gorion sali in camera a prendere le spade, quando tornò Hagor era ancora, dove lo aveva lasciato, gli mise l'elsa della spada sotto gli occhi, Hagor prese la spada e lentamente la sfoderò, Gorion si era fatto da parte per permettergli di scendere dal calesse. Gorion e Hagor fino a quel momento erano alla pari come spadaccini, ma la rabbia aveva trasformato il corpo di Hagor d'acciaio, e nonostante la collera Hagor portava i suoi colpi con lucidità e precisione. Per un po' Gorion riuscì a parare i colpi di Hagor, ma alla fine cominciò a cedergli terreno. Gorion guardò il volto dell'amico e vi lesse l'oddio comprendendo di essere in pericolo di vita. Lo chiamo più volte ma non ottenne risposta, all'improvviso Gorion urtò con i piedi qualcosa, e sentì alle sue spalle uno scroscio d'acqua. Comprese d'aver urtato il bacino della fontana che era nel cortile sotto le loro camere, sapeva di doversi spostare per fronteggiare la furia di Hagor, ma ebbe il tempo di non fare nulla perché l'altro lo costrinse ad alzare il braccio per difendersi; Gorion sapeva di dover uscire da quella posizione di forza, ma sapeva anche che se si fosse spostato la spada di Hagor lo avrebbe trafitto. Gorion sentì il braccio indolenzirsi sempre di più presto avrebbe ceduto e per lui sarebbe stata la fine. Chiamò ancora una volta l'amico, ma ancora questi non gli rispose; pensò che in quel momento la sua affinità con Sandor, gli sarebbe stata molto utile. E mentre pensava a questo, sentì il braccio cedere, e si sentì ricadere indietro finendo dentro all'acqua della fontana, chiuse gli occhi pensando che sarebbe morto, ma il colpo fatale non arrivò, aprì gli occhi e vide Sandor che tratteneva il braccio di Hagor, e che anche il resto degli amici lo stavano aiutando. Hagor che sulle prime era rimasto sorpreso perché il braccio non gli ubbidiva, ma poi cominciò a divincolarsi per togliersi di dosso chi lo tratteneva.</p>
<p>Angelica raggiunse il fratello maggiore e gli altri, nella camera di Sandor. Appena Angelica vide Sandor, si gettò fra le braccia e piangendo cercò di spiegare cosa fosse successo quella mattina, ma sia Sandor sia gli altri non compresero nulla di ciò che lei diceva, la fecero sedere e gli diedero un bicchierino di sidro che la calmò, ma proprio nel momento in cui la ragazza cominciò il suo racconto Sandor, s'irrigidì, Angelica chiese cosa gli stava succedendo, ma come risposta lui uscì dalla stanza cercando il fratello. Sandor sentì il terrore invadere il suo animo, compreso subito che quella sensazione proveniva dal fratello, corse fuori della stanza, con gli occhi cercò, dove fosse Gorion e lo vide in balia di Hagor, corse giù nel cortile seguito dagli altri, per poco non travolse Karnak e Mirian, raggiunse i due duellanti proprio nel momento in cui Gorion cedeva alla pressione di Hagor. Sandor afferrò il braccio di Hagor, che rimase in mobile per qualche istante dando modo agli altri di giungere a Sandor, per aiutarlo a trattenere l'amico, ma subito dopo Hagor cominciò a dibattersi furiosamente per scrollarsi di dosso chi lo tratteneva. Karnak all'inizio non aveva compreso ciò che stava accadendo, ma una volta guardato il viso del nipote capì ogni cosa, passò la carta che aveva in mano alla nuora e cominciò a correre anche lui, una volta giunto dai ragazzi, si sostituì a Sandor e a gran voce gridò:</p>
<p>"Nell'acqua buttiamolo nell'acqua".</p>
<p>I giovani gli ubbidirono, anche se non fu un'impresa facile gettarsi dentro la fontana, Hagor si divincolava furiosamente, sembra che fosse diventato fortissimo, poi finalmente riuscirono a gettarsi nell'acqua, gli schizzi giunsero fino a Mirian che era sconvolta nel vedere il figlio in quelle condizioni. Karnak dopo diversi tentativi riuscì a infilare la testa di Hagor sott'acqua, e soltanto di quando in quando gli permetteva di riemergere per respirare. Karnak, mentre aspettava che il nipote si calmasse, gli venne in mente d'aver già vissuto un'esperienza simile ma con chi? Ma certo con suo suocero, gli venne da pensare che anche nel modo d'arrabbiarsi Hagor assomigliava al suo bisnonno. Karnak non ricordava bene quell'episodio. Ricordava che Thomas aveva perso la pazienza per qualcosa, e si era scagliato contro un marinaio per impedirgli di fargli del male lo avevano preso in sette e a stento erano riusciti a trattenerlo, ma quando poi Thomas si calmo, era così mortificato e si rinchiuse nella sua cabina per tre giorni. Gorion doveva averla fatta proprio grossa per far infuriare Hagor in quel modo. Angelica lo distrasse dai suoi pensieri chiamandolo disperatamente.</p>
<p>"Nonno, nonno, lo stai uccidendo".</p>
<p>Hagor, infatti, aveva smesso di dibattersi, lasciò che il ragazzo riemergesse. Hagor respirava a fatica, e butto fuori l'acqua che era stato costretto a bere, poi con un filo di voce disse.</p>
<p>"Va bene ora potete lasciarmi andare". Karnak fece un cenno d'assenso dopo d'averlo guardato. Hagor si alzò lentamente e si portò al centro della fontana, vi appoggiò le mani contro e cominciò a respirare profondamente, ma pian piano si fece largo nella sua mente il ricordo del duello appena sostenuto, e lo stomaco gli si rimescolò facendogli avere degli spasimi di vomito, poi quando quella sensazione fine il suo corpo fu scosso dai fremiti dei singhiozzi, piegò la testa fino a toccarsi il petto con il mento e cominciò a piangere disperatamente. Nessuno aveva più badato ad Angelica dopo aver chiamato il nonno, ora era dentro la fontana e tutti erano sorpresi di vederla. Sandor preoccupato la chiamò, ma lei gli fece cenno che andava tutto bene, si avvicinò al fratello e gli tocco una spalla, Hagor girò la testa verso di lei, la guardò fra le lacrime e l'acqua, poi scivolo in ginocchio, le cinse la vita e affondando il viso nel suo corpo sussurrò: &lt;orribile".</p>
<p>Angelica lo accarezzò per consolarlo, Karnak a quel punto si rilassò e chiese a Gorion.</p>
<p>"Stai bene ragazzo mio?".</p>
<p>.</p>
<p>"Si può sapere cosa hai combinato per farlo infuriare in quel modo?", chiese Karnak indicando Hagor.</p>
<p>"Io niente signore".</p>
<p>"Come niente? Non ci scaglia in quel modo contro ad una persona se questa ha fatto niente, insomma perché era così infuriato?".</p>
<p>"Astra è morta, signore".</p>
<p>, Karnak guardò un attimo Hagor, poi domandò: &lt;Astra?".</p>
<p>"Si è uccisa signore".</p>
<p>"Sì è uccisa? Spiegati meglio".</p>
<p>"Io credo che in qualche modo centri il duca, ma non so in che modo".</p>
<p>"Il duca? Mi sembra assurdo".</p>
<p>"Nonno, io non cosa sia successo, credo che solo due persone lo sappiano, la duchessa e Hagor, quello che so è questo: "Questa mattina...". Gorion raccontò ciò che era accaduto, e finì, &lt;&gt;.</p>
<p>Karnak non se la prese perché il giovane lo aveva chiamato nonno, poiché lui lo considerava un altro nipote alla stregua d'Axsterio, Angelica, Hagor e Maria, d'altro canto era così anche per Sandor e Fransuas; sospirò e gli domandò più calmo.</p>
<p>"Di chi è stata l'idea di duellare?".</p>
<p>"Mia, volevo scuoterlo, ma è stata un'idea pessima, vero nonno?".</p>
<p>"Direi proprio di sì, ragazzo mio".</p>
<p>Karnak fece un altro sospiro poi li mandò tutti a cambiarsi. Nel frattempo Hagor si era calmato e aveva sentito la conversazione tra Gorion e il nonno, improvvisamente nella sua mente balenò un'idea, aveva promesso che non avrebbe fatto del male al duca, ma poteva sempre rovinarlo senza però essere lui a farlo. Hagor voleva giustizia per se, per la ragazza che amava, e per quel gesto folle che stava per commettere, infatti, l'idea che per poco stava per uccidere uno dei suoi fratelli, lo rendeva ancora più disperato. in silenzio si alzò, sollevò fra le braccia la sorella e uscì dalla fontana, passò la giovane nelle braccia di Sandor e si avviò verso la sua camera, Karnak lo fermò dicendogli che dovevano parlare, Hagor annuì e gli disse che lo avrebbe raggiunto nel suo ufficio, dopo d'essersi cambiato.</p>
<p>Hagor rimase allungo sotto la doccia, ma questo gli permise di riflettere su ciò che avrebbe detto a suo nonno, tra i suoi pensieri c'erano anche le scuse per i suoi fratelli, soprattutto verso Gorion, verso il quale si sarebbe sentito in colpa per molti anni. Hagor quando si vesti, scelse un completo nero, che rimase il suo colore per molti anni, poi si diresse verso l'ufficio di Karnak. Hagor entro nell'anticamera dell'ufficio di suo nonno, non aspettò d'essere annunciato, bussò semplicemente alla porta e poco dopo suo nonno lo fece entrare. Karnak era in piedi davanti alla finestra e guardava un punto indefinito del cielo, quanto avrebbe voluto che la sua adorata Elisabhet fosse accanto a lui, lei certamente sarebbe stata più adatta a parlare con Hagor ma Elisabhet non c'era, quindi aspettava a lui questo compito; si era anche preparato un discorso da fare al nipote. Senti bussare alla porta sicuramente era lui quindi lo invitò a entrare, contò fino a dieci prima di girarsi per pronunciare il suo discorso, ma una volta giratosi, non riuscì più a pronunciare alcuna parola, davanti a lui non c'era più il giovane spensierato della sera prima, ma un uomo trasfigurato dal dolore. Lo stesso dolore che lui stesso conosceva da quando sua moglie non c'era più.</p>
<p>"Prego accomodati". Riuscì finalmente a dire, per qualche istante, però penso che il ragazzo non lo avesse sentito, ma poi Hagor si mosse, invece di sedersi andò al mobile bar e preparò due bicchieri di brandy, Karnak rimase sorpreso e pensò che dovesse dirgli qualcosa ma anche questa volta non riuscì a dire nulla, fu Hagor a rompere il silenzio dicendo.</p>
<p>"Grazie d'avermi fermato in tempo".</p>
<p>"Non preoccuparti di questo, vorrei che tu mi spiegassi cosa è successo, Gorion non è stato molto chiaro, nelle sue spiegazioni".</p>
<p>"Capisco, ma non è una cosa semplice, so che devo delle scuse a tutti, soprattutto a Gorion, ma prima devo parlare qualcuno, e l'unica persona con cui sento di poterlo fare sei tu, ti prego nonno ascoltami?".</p>
<p>Karnak pensò che Hagor avesse più bisogno di suo padre che del nonno, ma a pensarci bene lui era la figura paterna che i suoi nipoti avevano sempre avuto, così disse a Hagor.</p>
<p>"Sono qui a posta per ascoltarti".</p>
<p>"Cosa ti ha raccontato Gorion?", s'informò Hagor.</p>
<p>"Beh ti dirò quello che ho capito io, va bene?", il ragazzo annuì: &lt;tu hai voluto sposarla prima morisse".</p>
<p>"In sintesi è quello che è accaduto".</p>
<p>"Ora però mi devi raccontare come si sono svolti i fatti, e in che modo il duca centra con la morte della figlia".</p>
<p>"Quello che ti dirò non ti piacerà, visto che stimi il duca, e poi potresti pensare che io lo dica per vendicarmi o chissà per quale altro motivo".</p>
<p>"È vero che stimo il duca, ma tu sei mio nipote e so che per te la verità viene al disopra di tutto, salvo che il dolore non ti abbia reso pazzo".</p>
<p>"E non lo ero diventato forse?".</p>
<p>Karnak abbassò gli occhi per un istante, comprendendo d'aver parlato a sproposito, sospirò e disse.</p>
<p>"Coraggio Hagor dimmi cosa è successo ieri sera".</p>
<p>"D'accordo: il duca ha violentato sua figlia, perché ha scoperto che si era fidanzata con me, e ieri sera non era la prima volta".</p>
<p>"Ti rendi conto di ciò che hai appena detto?".</p>
<p>"Certo, e credo d'aver reagito come te quando Astra mi ha raccontato tutto, ma che motivo aveva di mentire poiché stava morendo?".</p>
<p>"Nesso credo, vai avanti".</p>
<p>&lt;Come ti ho detto, ieri sera non era la prima volta: immagina una ragazzina di quattordici anni che...", Hagor raccontò ogni cosa, e infine disse, &lt;<a>&nbsp;</a>Astra si era rotto qualcosa e... beh il resto, lo sai. Astra inoltre mi ha fatto promettere di non toccare suo padre, per non sporcarmi le mani con lui, ed io ho cominciato a cumulare tanta di quella rabbia che non appena ne ho avuto la possibilità l'o lasciata libera, la cosa più amara che ho scoperto che posso desiderare di uccidere e che volendo ne sono capace, è orribile nonno". Hagor finì il brandy e si alzò per prenderne dell'altro. Sapeva di dover lasciare a suo nonno il tempo di assorbire ciò che gli aveva raccontato, lo sentì agitarsi sulla sedia, sapeva anche che stava per ottenere ciò che desiderava, ma allo stesso tempo pensava: (Ho raggiunto il mio scopo, eppure non sono contento, perché?). Stava per allontanarsi dal mobile bar quando suo nonno gli mise il bicchiere sotto il naso per farselo riempire. Hagor lo fece e poi si sedette al suo posto.</p>
<p>Karnak, mentre Hagor parlava, non gli aveva tolto gli occhi da dosso, voleva scoprire se il nipote mentisse, ma nella sua voce non c'era alcun tremolio, era ferma e calma e sul suo volto vi si leggeva solo il dolore della perdita della ragazza che amava. Il ragazzo aveva smesso di parlare e si era alzato per riempirsi di nuovo il bicchiere di brandy, mentre lui si agitava sulla sedia in preda alla rabbia. Aveva sempre ritenuto il duca Rosembergher, un uomo in gamba e di sani principi, come aveva potuto far del male alla propria creatura, così bella e dolce, Karnak si era affezionato alla ragazza, all'inizio aveva pensato che frequentasse il palazzo per l'amicizia che la legava ad Angelica, ma alla fine aveva scoperto che in realtà la giovane frequentava il palazzo per via di Hagor. Karnak era furioso, perché suo nipote stava affrontando un dolore forse troppo grande per un ragazzo della sua età, era arrabbiato per quella dolce ragazza che per sentirsi di nuovo pulita aveva trovato solo una soluzione, uccidersi, negando a se stessa la possibilità di trovare la forza d'andare avanti con il ragazzo che amava, ed era arrabbiato perché un uomo cui aveva concesso fiducia lo aveva tradito. Prese il bicchiere che aveva davanti e lo mandò giù tutto in un fiato, raggiunse il nipote e se lo fece riempire di nuovo, mentre Hagor gli riempiva il bicchiere, pensò che dovesse dirgli qualcosa, ma non ci riusciva, aveva mille parole nella mente ma nessuna veniva alle labbra, lo seguì con lo sguardo mentre il giovane tornava a sedersi. Hagor, poiché suo nonno rimaneva in silenzio, pensò di incoraggiarlo dicendo.</p>
<p>"Grazie d'avermi ascoltato, mi sembra d'essermi tolto un peso enorme", era vero, si sentiva più leggero, anche se il dolore era ben radicato dentro di lui, perché Karnak restava ostinatamente chiuso nel suo silenzio, aggiunse: &lt;ripetere ciò che ho raccontato a te, ma spero che mi posso capire e perdonare".</p>
<p>"Cosa gli dirai?", si decise finalmente Karnak.</p>
<p>"Ancora non lo so, spero che mi possano perdonare, specialmente Gorion, mi sento così in colpa nei suoi riguardi".</p>
<p>"Mh, cosa farai con il padre della ragazza?".</p>
<p>"Nulla, sai io mantengo sempre le promesse che faccio", mentre lo diceva Hagor sorrise, ma Karnak sapeva che quel sorriso era amaro, cambiò discorso chiedendogli.</p>
<p>"Dove si trova il corpo d?Astra?".</p>
<p>"Ancora a casa sua, ero così preso dalla mia rabbia che", Hagor non finì la frase e fece un gesto così espressivo, si alzò per uscire, ma suo nonno lo fermò e suonò il campanello per chiamare il segretario e mentre lo aspettavano Karnak, gli disse.</p>
<p>"Tu hai promesso, io no, convocherò il duca e sua moglie, stai certo che non la passerà liscia".</p>
<p>"Nonno, io non ti ho raccontato ciò che è accaduto per questo, io volevo solo sfogarmi, io, nonno non so cosa vuoi fare, ma non fare del male alla duchessa, credo che abbia già sofferto abbastanza per colpa del marito".</p>
<p>Karnak guardò negli occhi del nipote e vi lesse certo dolore, ma in fondo al suo sguardo c'era stato uno scintillio come se fosse soddisfatto della reazione del nonno, e in quel momento Karnak ebbe il dubbio che invece il nipote lo avesse fatto di proposito a raccontargli tutto, in fondo poteva sempre rivolgersi al fratello maggiore. Scosse il capo dicendosi che si sbagliava, no, non poteva averlo fatto di proposito in un momento così doloroso per lui, perché se fosse stato vero, che cosa ci si poteva aspettare da lui, fu distratto dai suoi pensieri dal leggero bussare alla porta, poco dopo entrò il suo segretario.</p>
<p>Il segretario di Karnak era un ometto piccolo con gli occhiali sul naso e vestito di nero. Karnak e Hagor diedero disposizioni all'uomo perché andasse a prendere il corpo di Astra e sul luogo dove doveva portarla, Karnak disse al suo segretario di dire al duca che desiderava vederlo con urgenza, l'uomo uscì per eseguire i suoi ordini, poi anche Hagor si congedò da suo nonno, lasciandolo con il dubbio d'essere stato usato da lui, ma ancora una volta Karnak si rifiutò d'ammetterlo.</p>
<p>Hagor si fermò sulla soglia del salottino della sua camera, nel centro c'era Angelica che si era piegata per raccogliere delle carte, quando si alzò, le depose sulla scrivania sussurrando un rimprovero verso Hagor. Hagor la guardò pensando che il nero non si addicesse molto, stava per avvicinarsi quando lei si portò le mani sulle orecchie come se sentisse qualcosa di spaventoso, in effetti, ad Angelica, pareva di sentire ancora il grido di disperazione del fratello. Lo chiamò e lui si materializzò al suo fianco, cercò di consolarla, ma quando lei gli domandò cosa avesse spinto Astra a uccidersi lui non riuscì a rispondere, come non riuscì a rispondere alle domande degli altri, cercò di spiegare il motivo per il quale non vi riusciva, e con molta umiltà chiese il loro perdono, affermando che mai più avrebbe alzato un solo dito contro di loro, mentre parlava con gli occhi, aveva supplicato Gorion di perdonarlo. Gorion sentiva che nelle parole e nello sguardo di Hagor cera sincerità e l'abbraccio per fargli capire che lo aveva perdonato, a quell'abbraccio si unirono anche gli altri. Hagor annunciò poi che stava per andare a villa Canturi, Angelica gli disse subito che andava con lui, mentre gli altri lo avrebbero raggiunto nella serata.</p>
<p>Mirian era sconvolta, ma soprattutto arrabbiata con se stessa, per non aver saputo aiutare il figlio, per non essersi accorta della sua relazione con la figlia della sua amica Caterina. Aveva cercato di sapere cosa era veramente successo quella maledetta mattina, ma nessuno le aveva risposto, aveva provato a chiedere delle spiegazioni a Karnak, ma quando era giunta davanti all'ufficio del suocero, questi stava urlando contro il duca di Rosembergher, in seguito scoprì che Karnak aveva bandito dalla galassia l'uomo, e se avesse per caso scoperto che l'uomo si trovava su uno dei tanti pianeti che ne facevano parte, lo avrebbe sbattuto in prigione. La carrozza che la stava portando alla villa del figlio si fermò proprio davanti al grande portone. Mirian scese dalla carrozza rimanendo nuovamente incantata davanti alla maestosità della villa; ricordava ancora la prima volta che Wiliam l'aveva portata lì per farle conoscere suo nonno Thomas, l'uomo l'aveva colta con gentilezza e cordialità e lei era rimasta affascinata sia dalla casa e sia dal proprietario, e dopo il matrimonio vi tornava spesso a trovarlo, ricordava anche quanto fosse stato contento quando lei gli permise di prendere in braccio Axsterio e Angelica quando erano nati. I suoi ricordi furono bruscamente interrotti dalla comparsa di Caterina, allora sentì la rabbia crescere nuovamente, si avvicinò e le domandò.</p>
<p>"Che cosa fai qui? Dov'è mio figlio?".</p>
<p>"Su alla cappella con Angelica, ho preferito lasciarli soli con Astra".</p>
<p>Mirian si rese conto d'aver usato un tono molto duro nei confronti della donna, quindi cambiò tono e le disse.</p>
<p>"Caterina, mi rendo conto che stai vivendo un momento molto, duro, ma io devo sapere cosa è accaduto ai nostri figli".</p>
<p>"Non lo sai?".</p>
<p>"Nessuno vuole spiegarmi nulla".</p>
<p>"Allora te lo spiegherò io, ma entriamo".</p>
<p>"Sì, forse è meglio".</p>
<p>Raggiunsero uno dei tanti salotti della casa, e Caterina raccontò ciò che era accaduto e finì dicendo.</p>
<p>"Avevi ragione, quando mi consigliasti di non sposarlo perché era un bruto".</p>
<p>"Vorrei avere torto, soprattutto per i nostri figli", la donna
<p><a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1554-seguendo-il-destino-addio-astra.html">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Tue, 07 May 2013 14:13:30 GMT</pubDate>
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            <title>La signora del tempo 23 // Un amore senza barriere</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1552-signora-tempo-23-amore-senza-barriere.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="width: 230px; height: 164px; margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/signora-tempo.jpg" alt="signora-tempo" width="200" height="228" /></p>
<p><em><a title="Signora del tempo" href="http://tiraccontounafiaba.it/component/tag/la-signora-del-tempo.html">Qui&nbsp;</a>tutte le puntate.</em></p>
<p>L'ufficio era pieno di libri, fogli sparpagliati e quaderni, tutto, però era in perfetto ordine come ci si poteva aspettare da una personalità severa, come quella del direttore di una scuola militare.</p>
<p>Il direttore era immerso nella lettura delle credenziali dell'uomo che aveva davanti.</p>
<p>Si era trovato a scegliere due nuovi insegnanti, a quanto pareva i due che doveva sostituire, avevano avuto problemi famigliari quasi contemporaneamente, ma fortunatamente era riuscito a rimpiazzare abbastanza velocemente, una volta finito la sua lettura ripose la lettera nella sua busta e la restituì all'uomo poi con un leggero sorriso gli disse.</p>

<p>"Benvenuto fra noi professor Smith".</p>
<p>"La ringrazio preside Milton".</p>
<p>"Mi dica professore, ha già un alloggio?".</p>
<p>"Purtroppo no, mi chiedevo se lei può indicarmi una locanda per prendere una camera".</p>
<p>"Se per lei non è un problema, abbiamo delle stanze a disposizione per i nostri insegnati, in questo modo non pagherà nessuna quota per camera".</p>
<p>"Oh sarebbe una soluzione più che accettabile preside Milton".</p>
<p>Il preside suonò il campanello e poco dopo arrivò una giovane donna un po' paffutella, vestita di nero, con un grembiule bianco in pizzo, e una cuffietta sempre dello stesso materiale che tratteneva i capelli neri del giovane. Il preside ordinò alla ragazza di portare il bagaglio del professor Smith in uno degli alloggi destinati agli insegnanti, poi chiese al professore di seguirlo, per fargli conoscere gli altri insegnanti. Mentre camminavano verso la sala degli insegnanti Milton, disse:</p>
<p>"Professor Smith, i suoi colleghi sono tutti insegnanti capaci".</p>
<p>"Non lo metto indubbio signore".</p>
<p>"Certo, ma la devo informare che fra essi c'è anche una donna".</p>
<p>"Una donna signore?".</p>
<p>"Sì, miss Braun, Luce Braun".</p>
<p>"Sono perplesso signore".</p>
<p>"Sì, lo ero anch'io quando l'assunta, non solo per la qualità dell'insegnamento, ma anche per le tensioni che si sarebbero create con gli altri insegnanti, perche miss Braun è...".</p>
<p>&gt;.</p>
<p>"Bellissima, certo lei non fa nulla per far risaltare la sua bellezza, ma è innegabile che lo sia. Quindi capirà il mio scetticismo. Ma ho dovuto ricredermi, la sua classe è fra le migliori, e inoltre con i colleghi è sempre molto riservata. Certamente è sempre molto gentile e cortese, e disponibile nell'aiutare un collega se questi non sa come affrontare un argomento, ma di se non parla, noi crediamo che stia cercando di dimenticare qualcosa o qualcuno che la fatta soffrire".</p>
<p>"Capisco, alloggia qui, nella scuola?".</p>
<p>"No, ha preferito, acquistare un piccolo villino, a poca distanza dalla scuola. Ma io le ho assegnato comunque una stanza". Erano arrivati davanti alla sala degli insegnanti, il preside aprì la porta e lo fece passare. La sala era grande, attaccate ai muri cerano diverse mensole, con alcuni libri e oggetti, in un angolo un piccolo fornelletto dove il bollitore dell'acqua per il the stava soffiando, accanto al fornelletto c'era un tavolo con un servizio da the in porcellana e pasticcini, uno degli insegnanti spense il fornelletto e preparò il the. Il professor Smith fece scorrere lo sguardo su i suoi nuovi colleghi, erano tutti uomini sulla cinquantina, chi più chi meno stava sbirciando la giovane che era in piedi davanti alla finestra di profilo. La sua snella figura era avvolta in un abito nero e austero, ma come aveva rilevato Milton, non faceva che risaltarne la forma, i capelli color biondo rame erano legati a doppia coda di cavallo, allacciati poi con un nastro di velluto nero. I suoi lineamenti erano delicati e volitivi allo stesso tempo, le labbra ben disegnate, solo gli occhi non si vedevano, perché socchiusi nel seguire il libricino che aveva in mano. Sì Milton aveva ragione miss Braun era bellissima, e il cuore del Professor Smith stava già battendo nel suo petto all'impazzata, a mala pena sentì il preside chiedere l'attenzione dei colleghi, per presentarlo. La ragazza chiuse il libricino e guardò verso di lui ed egli si sentì trasportare in un cielo azzurro e meraviglioso, strinse la mano agli altri quasi come un automa, ma quando Milton li presentò ufficialmente lui, non riuscì a trattenersi nel dirle dopo d'averle baciato la mano:</p>
<p>"Miss Braun è un vero onore conoscerla, mi perdoni l'audacia e la sfacciataggine, mi permetta di dirle che lei è bellissima".</p>
<p>"Lei è troppo galante professor Smith".</p>
<p>"Miss Braun, ho l'abitudine di dire sempre ciò che penso".</p>
<p>"È ciò che gradisco di più in una persona", la campana che segnava l'inizio delle lezioni suonò e la giovane gli disse: &lt;stanno per cominciare, e se non abbiamo la stessa classe, credo che lei debba restituirmi la mano".</p>
<p>"Oh, sì, ha ragione...che sbadato", rispose lui con un sorriso imbarazzato.</p>
<p>La giovane sorrise e si allontanò per raggiungere la sua classe.</p>
<p>Clarissa entrò nella locanda che Luce le aveva indicato, si guardò attorno. Nessuno fece caso a lei, si sedette a un tavolo, una cameriera le domandò cosa poteva servile e lei rispose che una tazza di the sarebbe andata bene. Si sentiva sull'orlo delle lacrime, era da sola nell'anno 1913, del dottore non c'era traccia. Quando lei aveva chiesto se la trasformazione sarebbe stata dolorosa, lui le aveva detto "Sì tremendamente doloroso", e l'era stato davvero, a tal punto che se avesse saputo dove mettere le mani avrebbe fermato la macchina, subito dopo il dottore si era addormentato, e anche lei sfinita dalla tensione aveva fatto lo stesso. Quando si era risvegliata il dottore, non c'era più, vi era solo una luce rossa che lampeggiava, una volta schiacciato il pulsante era apparso il volto del dottore con le istruzioni per proteggere e aprire l'orologio che conteneva la sua essenza, ma per dirla tutta la frase più ricorrente era: "Se hai dei dubbi, chiedi a Luce", che equivaleva dire, "Lascia fare tutto a Luce". Mentre rifletteva su ciò una ragazza, un po' paffutella si avvicinò e le domandò:</p>
<p>"Scusa posso sedermi qui con te, non c'è un tavolo libero, e poi gli altri sono tutti occupati da degli uomini".</p>
<p>"Ma certo, mi chiamo Clarissa".</p>
<p>"Grazie, molto piacere Clarissa io mi chiama Megh, sei nuova di queste parti, è la prima volta che ti vedo?".</p>
<p>"Sì, sono appena arrivata, ero in viaggio".</p>
<p>"Da sola?".</p>
<p>"No, con, lascia stare è una lunga storia, tanto più che ora sono sola".</p>
<p>"Oh scusa sono stata inopportuna".</p>
<p>"Megh, mi chiedevo se qui ci fosse la possibilità di un lavoro?".</p>
<p>"Be' sì, so che alla scuola militare, dove lavoro, io cercano una cameriera, la ragazza che lavorava con me prima è partita due mesi fa, il perché non lo so. Sai è stata una cosa un po' strana, perché come lei sono partiti anche due insegnanti, ora, però il corpo docente è al completo ed io ho un bel da fare".</p>
<p>.</p>
<p>"Oh sì, per dire il vero siamo in diversi domestici, ma una cameriera ci farebbe comodo, oppure potresti chiedere a miss Braun se ha bisogno di una cameriera, lei abita in un villino a pochi metri dalla scuola".</p>
<p>"Miss Braun?".</p>
<p>"Sì, una dei due nuovi insegnanti. Incredibile vero? Una donna insegnante, ma la sua classe è la migliore".</p>
<p>"Già, hai detto una dei due nuovi insegnanti?".</p>
<p>"Sì, l'altro è arrivato questa mattina. Devo dire che finalmente il preside ha scelto un insegnante abbastanza giovane e affascinante, al massimo avrà trentacinque anni, capelli castani tendenti al rosso, occhi verdi, slanciato. E vuoi sapere un'altra cosa?".</p>
<p>, chiese Clarissa.</p>
<p>"Penso che si sia già innamorato di miss Braun".</p>
<p>"Ma dai", sorrise Clarissa felice, di sapere che i due signori del tempo erano insieme.</p>
<p>"Oh sì, e penso che anche lui abbia fatto breccia nel cuore di miss Braun".</p>
<p>Clarissa aveva scelto il tavolo più vicino alla porta quindi quando si aprì, vide chi era entrato in quel momento, e si sentì ulteriormente sollevata. Luce dopo le lezioni uscì dalla scuola e si diresse nel piccolo villaggio, che sorgeva a mezzo miglio dall'istituto, dove insegnava, Yaris era arrivato quindi Clarissa doveva essere nella locanda. Il villaggio era composto dalla locanda, un emporio, dove vi si poteva trovare un po' di tutto, dalla chiesa, dall'ambulatorio medico, da un negozio di sartoria da una scuola per i figli dei paesani e i contadini, e da piccoli villini. Quando era giunta il suo Tardis per nascondersi si era trasformato appunto in uno di quei villini. Luce entrò nella locanda e si guardò attorno, vide Clarissa seduta a un tavolo con la cameriera della scuola e silenziosamente si avvicino al tavolo, udendo le ultime frasi della loro conversazione, e facendo cenno a Clarissa di rimanere in silenzio disse a Megh:</p>
<p>"Megh, chi avrebbe fatto breccia nel mio cuore?".</p>
<p>"La bontà, miss Braun", si affrettò a rispondere Megh.</p>
<p>"La bontà?".</p>
<p>"Ecco vede miss Braun, Clarissa è arrivata da poco e si chiedeva se lei potesse assumerla come cameriera, oppure mettere una buona parola con il Preside Milton perché la assuma".</p>
<p>"Capisco, sì l'idea non è malvagia, parlerò con il preside".</p>
<p>"Grazie miss Braun", ringraziò Clarissa.</p>
<p>Il giorno dopo Clarissa era vestita di nero, con un grembiulino bianco e una cuffietta, e prestava sevizio nella scuola. Luce e Clarissa ebbero il tempo di parlare, e di decidere dove tenere l'orologio con l'essenza del signore del tempo, Clarissa lo mise in cassetto dello scrittoio nella camera del professor Smith. Nei giorni che seguirono Yaris guardava Luce da lontano, aveva paura d'offenderla, o di esse in opportuno, così si unì alla schiera degli altri insegnanti che l'ammiravano silenziosamente. Luce era divertita di vederlo così timido, e soprattutto nessuno si era accorto dei suoi sguardi carichi di preoccupazione per ciò che stava per accadere, ma si sa la sottile arte degli sguardi femminile è più discreta che quella maschile. Contatti fra loro erano sempre molto rispettosi e sempre in presenza degli altri insegnati, ma circa a metà della seconda settimana dal suo arrivo la trovò da sola mentre preparava il the per l'intero corpo docente, con molta cautela le si avvicinò e le chiese:</p>
<p>"Posso esservi d'aiuto miss Braun?".</p>
<p>"Siete molto gentile mister Smith, vorreste essere così cortese da appoggiare sul tavolo questi dolcetti, vi chiedo scusa se approfitto della vostra disponibilità in questo modo, ma Clarissa è stata chiamata a occuparsi di un'altra faccenda".</p>
<p>"Certamente miss Braun, posso dirvi che avete dato a questa stanza un tocco raffinato".</p>
<p>"Vi ringrazio, in questa stanza passiamo molte ore della giornata, ho pensato di renderla più confortevole".</p>
<p>"Certamente ci siete riuscita".</p>
<p>"Grazie, sono felice vi piaccia mister Smith". Luce aveva cambiato un po' la stanza, degli insegnati, coprendo il tavolo con una tovaglia di pizzo bianco con un centrino al centro color rosa antico, e sopra di esso aveva messo un cesto di rose rosse, tende alla finestra e qualche altro oggetto per rendere tutto più piacevole, all'inizio tutti erano rimasti perplessi, il preside aveva cercato di protestare, ma luce lo aveva azzittito dicendogli: "Preside Milton, questa scuola ospita i figli delle famiglie nobili del Regno Unito, e inoltre questi ragazzi saranno degli alti ufficiali del nostro esercito, ritengo che come insegnanti dobbiamo dimostrare di esserne degni". A quel punto il preside non se più cosa dire, così accettò la situazione, e alla fine anche lui ne fu piacevolmente soddisfatto. Yaris aveva visto Clarissa sorridente quando l'aveva incrociata così domandò:</p>
<p>"Miss Braun, mentre venivo qui ho sentito che parlavate di una commedia con la cameriera?".</p>
<p>"Sì, questa sera a teatro, nella cittadina qui accanto ci sarà una rappresentazione, della commedia di Shakespeare, "Un sogno di mezz'estate", io e Clarissa pensavamo d'andarci".</p>
<p>"Capisco, anche se mi sembra strano che a una cameriera possa interessare Shakespeare".</p>
<p>"In genere vi darei ragione, ma Clarissa non è come le altre cameriere, la sua cultura non si limita a saper giusto leggere un po' e a far di conto per lo stretto necessario".</p>
<p>"Davvero? E di grazia cosa sa fare secondo voi?".</p>
<p>"Non secondo me, è un infermiera, e se volete il mio pare ne sa più di qualche medico".</p>
<p>"Ma cosa mi dite miss Braun? E come finita a far la cameriera?".</p>
<p>"È una lunga storia, e oltre tutto dolorosa".</p>
<p>"Capisco, stavo pensando, cosa ne pensate dell'infermiera Loson?".</p>
<p>"Ecco, forse in passato sarà stata in gamba, ma ora, mi spiace dirlo ma la trovo inadeguata".</p>
<p>"Se parlassi al preside di farla sostituire da Clarissa voi mi appoggereste".</p>
<p>"Certamente mister Smith, anche se ritengo che il preside ascolterà più voi che me".</p>
<p>"Già, stavo pensando che non posso lasciarvi andare da sole. Due giovani donne che se ne vanno in giro di notte da sole, non è conveniente, se me lo permettete vi accompagnerò a teatro questa sera".</p>
<p>"Ne sarò felice, e anche Clarissa ne sarà contenta".</p>
<p>"Allora è deciso, chiederò la carrozza della scuola al preside e vi accompagnerò".</p>
<p>Luce si limitò ad annuire, quando Yaris domandò la carrozza al preside questi rimase perplesso, Yaris spiegò che le sue intenzioni non avevano secondo fine, era solo per non lasciare due giovani donne da sole, dopo un momento di esitazione il preside acconsentì, in fondo non vi era nulla di male se lui accompagnava le due ragazze, d'altro canto la presenza di Clarissa garantiva che il professor Smith si comportasse in modo adeguato nei confronti di miss Braun. Naturalmente Yaris parlò anche delle sue perplessità per il comportamento dell'infermiera Loson, e si accorse che il preside gli dava ragione, la loro conversazione fu sentita anche da altri insegnati, che anche loro espressero parere negativo sull'infermiera, Yaris spiego cosa avesse saputo su Clarissa, a quel punto il preside chiese:</p>
<p>"Mister Smith è sicuro di questo?".</p>
<p>"Sì, miss Braun mi ha detto che Clarissa si è diplomata con il massimo dei voti".</p>
<p>"Perché no la detto quando si è presentata?".</p>
<p>"Forse perché vi era già la signorina Loson, e in quel momento lei cercava un lavoro per mantenersi".</p>
<p>"Comprendo, miss Braun, non vi ha detto altro al riguardo?".</p>
<p>"No, credo che miss Braun abbia rispettato riservo di Clarissa".</p>
<p>"Bene dica a Clarissa di presentarsi domattina da me con il suo diploma", concluse il preside.</p>
<p>La sera passò piacevolmente, Clarissa era felice d'essere insieme a Yaris e a Luce, si tenne a qualche passo di distanza per non disturbare la coppia. Yaris mentre andavano a teatro riferì la sua conversazione con il preside e disse a Clarissa di presentarsi all'indomani nell'ufficio dell'uomo con il suo diploma. Poco prima di entrare Yaris si rese conto di non avere il biglietto per entrare e disse a Luce.</p>
<p>"Temo di essere stato un po' sventato miss Braun".</p>
<p>"Per quale motivo dite questo mister Smith?".</p>
<p>"Mi sono proposto di accompagnarvi ma non ho il biglietto, e sicuramente voi avrete quello per voi e per Clarissa".</p>
<p>"Ecco posso essere sfacciatamente sincera mister Smith".</p>
<p>"O si certo miss Braun".</p>
<p>"Se non lo aveste proposto voi, io ve lo avrei proposto".</p>
<p>"Davvero, perché io?".</p>
<p>"Non lo sapete mister Smith", sorrise Luce.</p>
<p>Clarissa era un po' preoccupata non aveva alcun diploma da presentare al preside, ma Luce le andò in aiuto, e il giorno dopo a metà della mattinata Clarissa non aveva più la divisa da cameriera, quella da infermiera, e tutti cambiarono il loro atteggiamento nei suoi confronti. Passo un mese dal loro arrivo e degli inseguitori non vi era traccia, Clarissa cominciava a dubitare che sarebbero mai arrivati, ne parlò una sera con Luce, ma lei le confermò che stavano arrivando. Ne stavano ancora parlando quando il professor Smith passò accanto alla recinzione del villino, non aveva visto Clarissa, che si eclissò all'interno del Tardis mentre lui chiamava Luce:</p>
<p>"Miss Braun, la serata è fresca andate in casa, o prenderete un malanno".</p>
<p>"Siete molto cortese a preoccuparvi per me mister Smith".</p>
<p>"E solo che non vorrei portarvi dei fiori mentre siete ammalata".</p>
<p>"Fiori, come quelli che avete in mano".</p>
<p>"Si ecco, mmmh. Mi chiedevo se domani. Poiché domani non vi è scuola. Io, mi chiedevo se vi facesse piacere. Sempre che vi vada...".</p>
<p>"Se mi vada cosa mister Smith?".</p>
<p>"Di venire a passeggiare con me, sul sentiero che porta verso il bosco di querce, mi hanno detto che è molto bello in questa stagione", disse il professor Smith tutto d'un fiato, poi aggiunse: &lt;imbarazzo, potrebbe chiedere a una delle cameriere di venire con noi".</p>
<p>"Mister Smith verro molto volentieri a passeggiare con voi, e non c'è bisogno che nessuno ci accompagna, o voi avete delle male intenzioni?".</p>
<p>"Oh no, vi assicuro, che la mia richiesta è solo per avere il piacere di poter passeggiare accanto a voi".</p>
<p>"Allora così sarà".</p>
<p>"Grazie miss Braun", cosi dicendo si allontanò, ma aveva fatto pochi passi che lei lo richiamo.</p>
<p>&lt;&gt;</p>
<p>"Sì, miss Braun?".</p>
<p>"I fiori"</p>
<p>"Che sbadato".</p>
<p>"Mister Smith, il mio nome è Luce".</p>
<p>"Mi autorizzate a chiamarvi per nome?".</p>
<p>"Sì, io posso chiamarvi Yaris?".</p>
<p>"Né sari estremamente felice".</p>
<p>"Allora buona notte Yaris".</p>
<p>"Buona notte Luce".</p>
<p>Questa volta Luce lo lasciò andar via, sorrise mentre annusava i fiori, Clarissa uscì dal Tardis e le disse.</p>
<p>"Mamma mia, non ho mai visto il dottore così teso".</p>
<p>"Non ti dimenticare che lui ora è un essere umano, anche se penso che quando sia un signore del tempo, sia comunque timido, lo maschera bene con quell'aria spavalda che ha sempre".</p>
<p>"Come fai ad affermare una cosa simile?".</p>
<p>"È pur sempre lui, in alcuni atteggiamenti non sembra nemmeno cambiato, sono convita che in questo momento vediamo la parte più nascosta del dottore, la parte che non gli fa oltre passare il lato oscuro della sua personalità".</p>
<p>"Credo d'aver capito cosa intendi dire. Una volta lui mi disse che una parte dei suoi geni erano umani, adesso che la sua parte aliena e rinchiusa noi, vediamo solo quella umana. È per questo che avete due cuori, uno per parte".</p>
<p>"Esatto, il nostro sistema cardio circolatorio è binario, ma diventa uno quando si addentra negli altri organi".</p>
<p>"Ho capito, santo cielo sto imparando più cose sulla medicina con te che studiare sui libri, mi dici perché hai detto che diventerò un medico delle stelle", luce stava per rispondere ma lei continuò: &lt;sei stata nel futuro e ci siamo incontrate, solo che tu ti ricordi perché sei stata la mentre per me deve ancora accadere".</p>
<p>"Già, ora sarà meglio andare a dormire".</p>
<p>Il giorno seguente trascorse molto piacevolmente, Yaris si comportò da perfetto gentiluomo, sempre cortese e attento alle esigenze di Luce, parlarono molto, e Luce comprese d'aver avuto ragione nel affermare che la parte umana del signore del tempo era quella che teneva a freno l'impeto della sua parte aliena. Rientrarono verso metà del pomeriggio e si sedettero su una delle panchine del giardino della scuola, Luce si appoggiò allo schienale della panchina e sorrise fra se, e lui le disse:</p>
<p>"Siete così bella quando sorridete Luce".</p>
<p>"Solo quando sorrido, sono bella?", gli domandò lei maliziosamente.</p>
<p>"No, voi siete sempre bella, deliziosa, e misteriosa".</p>
<p>"Misteriosa? Oh ma perché pensate questo?".</p>
<p>"Il vostro sguardo, sembra guardare sempre oltre a ciò che vede".</p>
<p>"Non mi ero mai accorta di questo, ma anche voi avete uno sguardo lontano, oggi siete stato sempre molto spiritoso e brillante, ma il vostro sguardo cela una preoccupazione, cosa vi sta tormentando Yaris?".</p>
<p>"Non so se il caso che vi affligga con i miei tristi pensieri".</p>
<p>"Vi prego confidatevi". Lui la guardò un istante incerto, poi le chiese:</p>
<p>"Avete mai avuto la sensazione di essere incompleta, come se vi mancasse una parte di voi stessa?".</p>
<p>"Sì, fino a qualche anno fa, mi sentivo così, e non ne comprendevo il motivo".</p>
<p>"Fino a qualche anno fa? Ditemi come avete risolto?".</p>
<p>"Accettando una parte di me che fino l'ora non conoscevo. Una volta abbracciata quella parte, sono stata completa".</p>
<p>"Sembra quasi una cosa fisica".</p>
<p>"Si lo è stata, ma non stavamo parlando di voi?".</p>
<p>"Avete ragione".</p>
<p>"Allora coraggio parlate, ditemi perché vi sentite incompleto?".</p>
<p>"È un po' complicato, spero di esprimermi bene".</p>
<p>"Continuate, sono certa che vi spiegherete benissimo".</p>
<p>"Durante il giorno cerco di fare del mio meglio come insegnate, e di essere sempre cortese gentile e disponibile, con i colleghi e gli alunni, ma ciò nonostante è come se fossi incompleto, come se mi mancasse una parte vitale di me. Poi arriva la notte, e con essa quei maledetti sogni assurdi e incomprensibili. La cosa più assurda è che nei sogni io mi sento completo, come se i sogni fossero davvero la mia vita. Avvolte, mi sento così confuso che ..."</p>
<p>Luce cominciava a capire perché il Tardis avesse scelto il suo vero nome da affiancare al cognome che usava quando non voleva rivelare la sua identità. Il processo del cambiamento molecolare era avvenuto, ma il signore del tempo non voleva dimenticare completamente così Tardis aveva rinchiuso i ricordi sotto forma di sogni, e anche il nome con molta probabilità era stata una scelta inconscia del dottore, Luce avrebbe voluto abbracciarlo, ma gli disse:</p>
<p>"Volete parlarmi dei vostri sogni?".</p>
<p>"A dire il vero non so da che parte cominciare. Penso che forse potrei mostrarvi il diario dei miei sogni".</p>
<p>"Tenete un diario dei vostri sogni?".</p>
<p>"Sì, ma forse non siete interessata".</p>
<p>"Oh no, mostratemelo".</p>
<p>"D'accordo aspettate qui". Yaris si allontanò, torno con un libro dalla copertina nera, tornò a sedersi e le disse: &lt;avvertirvi che negli ultimi sogni ci siete anche voi".</p>
<p>.</p>
<p>"Sì, leggete e guardate", poi con passo veloce si allontanò.</p>
<p>Luce non aveva bisogno né di leggere né di guardare, lo sfogliò soltanto, disegni meravigliosi anche se alcuni distruttivi. Poi c'erano alcuni disegni riguardanti lei, il suo ritratto di profilo davanti alla finestra, anche in quel ritratto si sentiva un sentimento proprio intenso come in quello all'interno del Tardis Yaris. Luce richiuse il diario, ma mentre tornava vero il suo Tardis dovette fermarsi, chi aveva seguito il dottore sarebbe arrivato nella notte, presto il signore del tempo sarebbe risorto.</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Tue, 07 May 2013 13:58:45 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1552-signora-tempo-23-amore-senza-barriere.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La bambola di stoffa </title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1550-bambola-stoffa.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/bambola-stoffa.png" alt="bambola-stoffa" width="200" height="364" />La nonna Tressa era molto povera, non poteva comprare un regalo alla sua cara nipotina Celeste per il suo decimo anno.</p>
<p>Così con tanti pezzettini di stoffa gli cucì una bambolina con ago filo e tanto amore, ma prima di dargliela in regalo scrisse su un foglio di carta un messaggio che nascose dentro l'orlo del vestitino della bambolina.</p>
<p><em>Questa bambola è di pezza</em><br /><em>ma ha un cuore grande</em><br /><em>ti sarà sempre vicino quando tu lo vorrai,</em><br /><em>la tua nonna Tressa</em></p>
<p>Per il giorno del compleanno la nonna regalò la bambolina, ma Celeste non ne fu contenta anzi, la buttò in fondo al baule insieme alle cose vecchie ..</p>
<p>Lei aveva ricevuto dei regali molto più bellim quella bambola era veramente molto brutta!</p>
<p>Molti anni dopo la nonna che era molto vecchia morì.</p>
<p>Tressa, ormai grande ed anche lei nonna, ripensò alla sua nonna e alla sua bambola brutta, la cercò e la trovò in fondo al baule, dimenticata da molto tempo, la prese in mano la guardò è si accorse che poi non era tanto brutta se la strinse forte al petto.</p>

<p>Nello stringerla scivolò dall'orlo della vecchia bambola un foglio di carta ben ripiegato e vide che c'era scritto un messaggio per lei.</p>
<p>Celeste si mise a leggerlo:</p>
<p><em>Questa bambola è di pezza</em><br /><em>ma ha un cuore grande</em><br /><em>ti sarà vicina quando tu lo vorrai</em><br /><em>la tua nonna Tressa</em></p>
<p>Celeste ripensò la sua cara nonna, che con tanto amore aveva cucito quella bambola per lei e lei l'aveva buttata in fondo al baule.</p>
<p>Pianse tante lacrime.</p>
<p>La bambola battè gli occhi e parlò dicendo a Tressa: "io sono la bambola dell'amore di nonna, ho un desiderio custodito per te che aspetta da tanto tempo, dovevi esprimerlo</p>
<p>il giorno del compleanno, ma non fu espresso. Lo puoi fare ora".</p>
<p>Allora Tressa gridò con tutto il fiato che aveva: "voglio rivedere e riabbracciare la mia cara nonna per dirle ... Grazie!"</p>
<p>Tressa conserva ancora la sua bambola di pezza, nell'angolo più caro della casa dentro il suo cuore e ogni volta abbracciandola abbraccia la sua cara nonna.</p>
<p>Bambini ricordate i regali più belli sono, quelli costruiti con amore ...</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Rosaria Catania)</author>
            <pubDate>Mon, 06 May 2013 12:44:47 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1550-bambola-stoffa.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Tra polvere ... e cielo</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1549-polvere-cielo.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/polvere-cielo.jpg" alt="polvere-cielo" width="200" height="209" />- &nbsp;Sono veramente stufo di fare sempre la stessa strada , nello stesso posto, fra le stesse cose - sbuffava ansimando il Povero Folletto , mentre s'intrufolava negli angoli più nascosti della cucina della famiglia Giacmul, ingoiando polvere e oggetti di ogni sorta. Alla sua veneranda età - aveva ormai 10 anni - avrebbe voluto godersi la libertà, uscire da quella casa di cui conosceva a memoria ogni piastrella, per averla strofinata migliaia di volte.</p>
<p>- Voglio scoprire il mondo, voglio conoscere gente diversa, provare nuove emozioni! – andava pensando tra sé.</p>
<p>- Sono ormai troppo vecchio e troppo stanco per infilarmi sotto i divani e le poltrone a ingozzare tutto ciò che gli altri abbandonano distrattamente sul pavimento – rimuginava in silenzio nell'angusto ripostiglio, dove lo avevano parcheggiato stanco morto, dopo avere ripulito tutta la casa.</p>

<p>Quanti pezzi di Lego erano finiti nella sua pancia! Quanti cappucci di matite, quante gomme per cancellare , quanti bottoni aveva già trangugiato senza mai lamentarsi! Persino un temperino e uno spillo si era dovuto sorbire senza fiatare, rischiando anche di tagliarsi la gola e di finire i suoi giorni abbandonato in un angolo buio e polveroso di una vecchia e umida cantina.</p>
<p>Ogni tanto poi, come se non bastasse, nonno Osvaldo gli apriva la pancia per cercare le cose che Federica e Martina avevano smarrito... e allora sì che erano dolori! Gli venivano estratte le budella e si rovistava senza pietà nel suo stomaco finché non veniva recuperato l'oggetto smarrito. Pareva che il colpevole del misfatto fosse lui, proprio lui che , come sempre, in fondo aveva semplicemente fatto il suo dovere.</p>
<p>Un giorno, ricorreva il compleanno di Federica, Folletto raccoglieva sotto il tavolo gli avanzi dell'abbondante pranzo consumato dalla famiglia Giacmul , quando gli finì nella gola il cucchiaino che Martina aveva lasciato cadere dal seggiolone. Si sentì un urlo straziante che ammutolì i commensali ,una fiamma incandescente si sprigionò dalle viscere di Folletto , poi tutto tacque. Vani furono gli sforzi di nonno Osvaldo per rianimarlo. Il povero Folletto giaceva lì, disteso sul pavimento , verde come un ramarro , senza dare alcun segno di vita.</p>
<p>- Stacchiamogli la spina e ritiriamolo nello sgabuzzino – suggerì con distacco nonna Piera – per oggi useremo la vecchia scopa che c'è sul balcone. Domani si vedrà cosa fare.</p>
<p>Folletto, semisvenuto, abbandonato da tutti come una vecchia ciabatta, finì nello sgabuzzino tra scarpe da risuolare, vecchi giornali e scorte di detersivo ...</p>
<p>La festa di compleanno, intanto, proseguiva tra l'allegria di tutti: canti, schiamazzi , divertenti giochi , sonore risate. Il tavolo era imbandito di ogni ben di Dio: bibite fresche e frizzanti , fragranti dolcetti, deliziose torte farcite di creme e ricoperte di panna, montagne di caramelle e cioccolatini e l'immancabile tiramisù che nonna Anna aveva portato da Bra . Federica , sdraiata sul divano, succhiava l'ultimo confettino rosa; Martina , in braccio a mamma Maria Teresa, si stava leccando golosamente le dita sporche di panna; papà Marco e Francesco, il padrino di Fefè e di Martina, comodamente sprofondati in poltrona, seguivano il derby Juve- Toro, sorseggiando l'ultima goccia di spumante rimasta nella bottiglia. Nessuno ormai pensava più a lui. E dire che il povero Folletto aveva speso tutta la sua vita a loro servizio , senza mai chiedere nulla in cambio, se non un po' di corrente elettrica!</p>
<p>Giunse l'ora di andare a dormire. Nonna Anna e Francesco si alzarono, indossarono il cappotto e, dopo aver augurato a tutti una buona notte, si avviarono verso l'uscita. Francesco era un po'avvilito: la Juve aveva perso la partita e con essa anche lo scudetto. Marco , deluso e un po' amareggiato, infilava il pigiama a Federica che, non volendo saperne di andare a letto, scalciava e urlava come una matta, tanto da svegliare Giorgia che abitava al piano superiore. Maria Teresa, con la sua ragionevolezza, riuscì a riportare la calma. Giunse finalmente per tutti il momento di chiudere gli occhi e riposare.</p>
<p>Solo Folletto non riusciva a prendere sonno. Se ne stava rannicchiato in un angolo, al buio, con le ossa rotte, dimenticato da tutti, abbandonato come un cane rognoso. Si sentiva il cervello scoppiare ma, più ancora di ogni altra cosa, aveva a pezzi il cuore. Nessuno era passato a salutarlo, a chiedergli come si sentisse, proprio nessuno, neanche Federica si era ricordata di lui . E dire che aveva dato tutto se stesso per quegl'ingrati.</p>
<p>- Povero me – considerava singhiozzando e ansimando - dopo tanta fatica e tanto lavoro sono destinato a morire qui, solo, esiliato in questo misero sgabuzzino !</p>
<p>Le lacrime gli inzuppavano il grembiulino verde e bianco, unico abito che possedeva e indossava da sempre, ormai sbiadito dalla polvere e consumato dall'usura; grossi goccioloni amari scivolavano sul pavimento, formando tutt'intorno una pozzanghera dai bordi irregolari.</p>
<p>Allo spuntar dell'alba una luce fioca filtrò nello sgabuzzino. Folletto si specchiò nella pozzanghera e si scoraggiò ancora di più. Gli occhi incavati e spenti , il suo viso stanco e sofferente lasciavano trasparire l'angoscia di una notte insonne e senza speranza.</p>
<p>– Povero me, dovrò rassegnarmi a questa miseranda fine! – disse tra i singhiozzi, asciugandosi le lacrime col lembo polveroso del suo logoro grembiule.</p>
<p>Intanto la casa cominciava ad animarsi. Dalla cucina giungeva il ticchettio delle stoviglie e il gorgogliare allegro della caffettiera che espandeva nell'aria un invitante aroma di caffè; dal bagno arrivava l'improvviso sciabordio della piccola cascata dello sciacquone; nel corridoio qualcuno, ancora assonnato, trascinava le ciabatte e strisciava i piedi stancamente sul pavimento.</p>
<p>Che finimondo ! – esclamò mamma Maria Teresa, appena entrata in cucina, lanciando uno sguardo desolato tutt'intorno – non basterà l'intera mattinata per ridare un po' di dignità a questa casa!</p>
<p>Ovunque ,infatti, si coglievano le tracce della passata festa. Il pavimento era cosparso di briciole e carte ; la fodera del divano stropicciata e scomposta ; la tovaglia macchiata di vino e di cibo era ancora lì, distesa sul tavolo, coperta di piatti unti, di bicchieri e di tazzine sporche, di tovaglioli accartocciati qua e là.</p>
<p>- Marco, sbrigati a finire la colazione. Ho bisogno di una vigorosa mano per riassettare la casa – sentenziò inappellabile mamma Maria Teresa.</p>
<p>- Stai tranquilla Mary, con Folletto, in quattro e quattr'otto, tutto sarà in perfetto ordine! – ribadì papà Marco per rassicurarla , stropicciandosi gli occhi ancora assonnati.</p>
<p>La festa e la notte sembravano aver cancellato in tutti il ricordo del rovinoso infortunio occorso il giorno precedente al povero Folletto, finché Fefè , seduta sul divano , levato dalla bocca il biberon ormai vuoto , ricordò:</p>
<p>- Papi, forse stai dimenticando che ieri Folletto è scoppiato!</p>
<p>E così dicendo s'avviò di corsa verso lo sgabuzzino. Era scalza, perciò avvertì immediatamente la presenza di acqua attorno al poveretto. Fefè sapeva benissimo che in quel luogo non c'erano rubinetti che perdevano. Gli occhi di Folletto poi, arrossati e lucidi, non lasciavano possibilità dubbio: si trattava proprio di lacrime! Folletto piangeva, perciò era vivo, sebbene straziato dal dolore.</p>
<p>- Aiutooo! Mamma , papà, correte, venite a vedere: Folletto piange!</p>
<p>In men che non si dica tutta la famiglia Giacmul si precipitò nel ripostiglio. Anche la piccola Martina era lì, in braccio alla mamma, e strillava a squarciagola per lo spavento. Cosa mai poteva essere capitato di così grave da mobilitare tutta la famiglia in quell'angusto spazio, attorno a quell'orribile mostriciattolo verde e bianco adagiato lì sul pavimento?</p>
<p>Mamma Mary , che ben conosceva le virtù e la dedizione di Folletto, sentì spezzarsi il cuor dalla pena. Consegnò Martina nelle braccia forti e sicure di papà Marco, poi si inginocchiò sul pavimento, accarezzò commossa Folletto, lo sollevò con delicatezza dal pavimento e, con tenerezza e gratitudine, se lo strinse forte forte al petto. Allora due calde lacrime scaturirono anche dagli occhi castani di Federica che, con inaspettata tenerezza, incominciò ad accarezzare l'unico piede del povero sfortunato esserino. Tutti insieme decisero di trasferire il piccolo Folletto sul divano del salotto dove venne amorevolmente lavato, asciugato e accudito.</p>
<p>Papà Marco intanto, adagiata Martina al sicuro nel lettino, cominciò a sfogliare le pagine Gialle della guida telefonica :</p>
<p>- Cercherò un buon medico e lo farò curare! .</p>
<p>Trovò un ambulatorio nei pressi di casa loro, in Piazza 4 novembre. Il medico che lo visitò si chiamava Beppe Dotta, ma tutti lo chiamavano Pippos . Da giovane faceva il "di gei" , hohhy che aveva continuato a praticare nei momenti liberi dal lavoro. Fu lui che, accertata la gravità del caso, ne sollecitò il ricovero immediato presso la sua clinica privata.</p>
<p>Folletto venne quindi delicatamente disteso sul sedile posteriore della Multipla di nonno Osvaldo e condotto in clinica per sottoporsi alle amorevoli cure del valente medico. Ogni giorno La famiglia GiacMul si recava a trovarlo. Federica si sedeva sul suo letto e gli sussurrava all'orecchio dolci paroline di incoraggiamento; mamma Mary gli offriva prelibati dolcetti da lei stessa preparati; Martina gli teneva la mano stretta stretta coprendola di baci.</p>
<p>Papà Marco di tanto in tanto si avvicinava a Folletto , gli accarezzava con dolcezza la testa bianca e lucida poi gli dava un puffetto sul viso. Fu così che Folletto, curato e coccolato, riprese il suo bel colorito verde e, dopo otto giorni, venne dimesso dalla clinica in buona salute . Al suo rientro in famiglia tutti i vicini vennero a felicitarsi e lo riempirono di regali e di dolcetti che generosamente condivise con Martina e Federica.</p>
<p>Il giorno successivo, però, quando mamma Mary tentò di rimetterlo in funzione, Folletto cominciò a scalciare e a strillare come un matto .</p>
<p>- Non voglio più strisciare sul pavimento, né aspirare polvere e altre porcherie . Io voglio volare! – urlò con tutta la voce che aveva in corpo.</p>
<p>Mamma Mary provò a mettergli davanti le briciole della torta, un pezzo di cioccolato, i Lego, i bottoni , ma invano . Folletto ora voleva volare.</p>
<p>- Cosa succede mamma? – domandò Federica richiamata dalle urla.</p>
<p>- Non spaventarti piccola – soggiunse la mamma – Folletto fa i capricci: non vuole più fare il suo lavoro! Ora vuole volare!</p>
<p>- Stai tranquilla mamma, proverò io a convincerlo ... - replicò Fefè avvicinandosi a quello che ormai era diventato un suo caro amico.</p>
<p>Non appena la bambina lo abbracciò, Folletto si sollevò da terra e cominciò a volteggiare nella stanza. Federica aggrappata alla sua rigida schiena volava con lui , mentre mamma Mary ,in piedi sul tavolo, brandendo la vecchia scopa, cercava disperatamente di farli atterrare.</p>
<p>- Scendi subito di lì! Riportami la mia bambina o ti prendo a scopate ! – minacciò la mamma cercando di impaurirlo , mentre la piccola ,dopo un primo iniziale sbigottimento, rideva come una pazza divertendosi un mondo.</p>
<p>Dopo alcuni giri nella stanza, vedendo che la finestra era aperta, , Folletto decise di uscire .</p>
<p>- Federica, aggrappati stretta al mio collo, ti porterò a fare un bel giro in paese - annunciò con orgoglio alla bambina .</p>
<p>- Ok, viaggia a tutta birra, amico! -rispose trepidante la piccola.</p>
<p>E fu così che sorvolarono il paese con grande meraviglia di tutti le persone che, vedendoli passare sopra la loro testa, rimasero col naso all'insù fintanto che non scomparvero dalla loro vista.</p>
<p>Il volo durò circa mezz'ora, brevissima per i due amici volanti, lunghissima per mamma Mary.</p>
<p>Quando finalmente atterrarono nel giardino di casa GiacMul tutto il vicinato, richiamato dalle urla dei due genitori, era lì radunato, in attesa ...</p>
<p>- Mamma, papà, Marti, è stato bellissimo! Dovete provarci anche voi. – esclamò Federica raggiante di gioia.</p>
<p>- Bambina mia, ci hai fatto morire di paura! – soggiunse mamma Mary stringendosi forte al petto la sua piccolina, nel timore potesse nuovamente ripartire.</p>
<p>Intanto cresceva il numero di coloro che, avendola vista volare, si accalcavano attorno a Federica cercando di carpirne i sentimenti, le considerazioni. La folla era curiosa di sapere dove fosse stata, cosa avesse visto, quali emozioni avesse sperimentato durante quell'insolito viaggio sul paese di Narzole.</p>
<p>La piccola Martina, seduta sul suo passeggino, osservava meravigliata ogni cosa senza riuscire a spiegarsi il motivo di tanta euforia. Balbettava e batteva le mani e i piedini in segno di gioia, mentre fissava con occhi estasiati la sua avventurosa sorellina.</p>
<p>Folletto dal canto suo s'aggirava saltellando sul suo "monopiede" tra la calca rumorosa dei curiosi . Impettito e spavaldo, dispensava altezzosi sorrisi di compiacimento . Col suo fare sussiegoso rispondeva alle domande con l'atteggiamento misterioso di chi si rende interessante facendosi sospirare. Si sentiva l'eroe del momento e voleva godersi fino in fondo la sua giornata da star.</p>
<p>- Non sono solo un "mangiapolvere" – continuava a ripetere altezzoso .</p>
<p>- Orsù, chi ha del coraggio salti sulla mia groppa e gli farò vedere! –esclamava borioso rivolgendosi al pubblico circostante.</p>
<p>I primi a coglier la sfida furono Andrea Telafà e Mattia Telaspetti, due ragazzini intrepidi, sprezzanti della paura. Con pochi balzi saltarono a cavallo della rigida schiena di Folletto, smaniosi di partire. S'accodarono ad essi Emanuele e Chiara Zola, due amici di Federica, che si trovavano a casa dei GiacMul per una breve vacanza.</p>
<p>Intuendo l'imminente pericolo che stava correndo lo strano equipaggio, papà Marco cercò inutilmente di scoraggiarli . Vista l'inutilità dell'invito, provò con forza a disarcionarli, ma ogni tentativo fu vano. I ragazzi scalciavano come muli imbizzarriti cercando di allontanarlo.</p>
<p>- Scendete subito di lì o chiamerò i vigili e, se non basta, anche i carabinieri !! – minacciò con vigore papà Marco con lo sguardo fermo di chi non è incline a desistere . Ma anche questo tentativo cadde nel nulla.</p>
<p>Nel trambusto generale, tra urla disperate, acclamazioni, applausi e incoraggiamenti, Folletto azionò i motori e il velivolo cominciò faticosamente a staccarsi da terra. Papà Marco e mamma Mary, preoccupati per la sorte dell'insolito equipaggio, seguivano il volo urlando disperatamente:</p>
<p>- Scendete subito, scendete o finirete male!</p>
<p>I quattro giovani passeggeri incoraggiavano il pilota con vigorose ginocchiate, quasi si fosse trattato di un cavallo da corsa. Dall'alto salutavano con una mano il pubblico, mentre con l'altra si tenevano stretti, avvinghiati alla schiena di Folletto nel timore di una improvvisa giravolta.</p>
<p>Esaltato dalle urla dei suoi nuovi fans, l'eroe spinse al massimo il motore nel tentativo di volare più in alto. Fu proprio in quel momento che dalla sua pancia cominciò ad uscire un denso, minaccioso fumo nero . Lo strano velivolo dalla carlinga verde come la pelle di un ramarro cominciò a barcollare, poi perse quota e precipitò rovinosamente nella lussuosa piscina dei signori Squarcetti, confinante con la casa dei GiacMul.</p>
<p>- Aiuto! Aiuto ! Che terribile disgrazia! – gridava la gente strappandosi i capelli dalla disperazione.</p>
<p>- Se non si fa in fretta a ripescarli, moriranno tutti affogati – urlava con angoscia mamma Mary .</p>
<p>Mentre tutti si davano alla disperazione, senza esitare un attimo, papà Marco con l'agilità di un atleta olimpionico, scavalcò la siepe che delimitava le due proprietà e si tuffò coraggiosamente nell'acqua gelida della piscina riportando in superficie , uno dopo l'altro, i quattro bambini sani e salvi.</p>
<p>Sul fondo della vasca rimaneva Folletto. Nessuno sembrava preoccuparsi della sua sorte quando, ad un tratto, si sentì nell'acqua un sonoro tonfo. Era Mamma Mary che si era inabissata nella vasca per portare in salvo Folletto. L'aveva raggiunto sul fondo e, con tutta la forza che dà la disperazione, era riuscita ad agguantarlo per l'unico orecchio che aveva e a riportarlo con fatica sulla superficie dell'acqua. Le mamme si sa hanno un cuore d'oro e sanno sempre perdonare ed amare, anche quando si commettono pericolose imprudenze.</p>
<p>Distesi sul bordo della piscina i cinque superstiti dello sfortunato volo , con le labbra cianotiche, gli occhi abbassati e la pelle di cappone, battevano i denti come martelletti sull'incudine. Erano spaventati, infreddoliti, confusi, ma soprattutto Folletto era umiliato per la misera fine della fantasmagorica impresa.</p>
<p>Fu allora che , mosso a pietà dal suo aspetto dimesso e contrito, papà Marco gli si avvicinò e, stringendolo stretto per scaldarlo un pochino, gli sussurrò affettuosamente nel suo unico grande orecchio: - Piccolo testardo mio, devi imparare che nella vita ciascuno di noi ha un compito ben preciso da svolgere e per il quale è preparato. Il tuo non è volare, ma collaborare nel tenere in buon ordine la casa. Nessuno di noi avrebbe saputo pulire i pavimenti come sapevi farlo tu e di questo tutti ti eravamo grati. Nella vita ogni lavoro è importante se fatto con zelo e con amore. E' disonesto e dannoso invece mentire, improvvisarsi esperti quando non lo siamo, mettendo così in serio pericolo la nostra vita e quella degli altri, come hai fatto tu.</p>
<p>Folletto alzò gli occhi lucidi e tristi verso papà Marco e con una flebile vocina disse: - Scusami! Ho capito . Stai pur certo che d'ora in poi saprò come comportarmi – E così dicendo si avviò mogio mogio verso casa, scusandosi via via con chi incontrava. Da quel momento riprese il suo posto in famiglia amato e stimato da tutti per il suo buon servizio e visse con i GiacMul per lunghi anni ancora. Alla fine della carriera lasciò l' onorato posto al nipotino Folletto Junior, al quale svelò gli angoli più reconditi della casa, prima di partire per un ultimo misterioso viaggio senza ritorno .</p>]]></description>
            <author> piera.arcostanzo@virgiglio.it (piera.arcostanzo)</author>
            <pubDate>Sun, 05 May 2013 19:35:40 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Seguendo il destino 2 // Villa Canturi</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1548-seguendo-il-destino-villa-canturi.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/seguendo-destino-prologo.jpg" alt="seguendo-destino-prologo" width="200" height="276" /><em><a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/seguendo-il-destino.html" target="_self">Qui&nbsp;</a>tutte le puntate.</em></p>
<p>Astra benché avesse deciso di non rivederlo più, non faceva che pensare a Hagor. Le sembrava di sentire ancora la sua voce mentre le parlava d'amore.</p>
<p>Quella mattina incontrò Angelica che le domandò, ancora una volta, se avesse un messaggio per Hagor, e lei rispose di no, Angelica le affermò che suo fratello diventava sempre più triste; Astra avrebbe voluto essere abbastanza fredda da risponderle che non le importava, ma sapere che lui soffriva per causa sua la tormentava, quindi dichiarò che le dispiaceva e salì sulla sua puledra, lanciandola al galoppo, prima che Angelica replicasse, mentre si allontanava i suoi occhi, si riempirono di lacrime.</p>
<p>Erano passati cinque giorni dalla festa, e benché si fosse imposta di non rivederlo, il desiderio di poterlo vedere e sentire, si faceva sempre più intenso, e la sua decisione vacillava sempre di più, fece lunghi respiri per mandare indietro le lacrime. Imboccò il gran cancello di ferro, spalancato e ricoperto d'erbacce, e sbirciò i grandi pini del viale, sospirò nel vederli carichi di rami inutili, la strada alberata si aprì davanti a lei, formando una piccola piazzetta, nel centro della quale vi era un'aiuola, che pazientemente lei aveva riportato al suo splendore.</p>

<p>Una volta sistemata la puledra nelle scuderie; le stalle come il resto della casa, aveva un gran bisogno di un restauro. Dalle scuderie si diresse verso la cucina, appoggiò la borsa piena di panini e d'acqua sul tavolo e andò nello studio. Lo studio era la stanza che amava di più, e lo aveva ripulito dalla polvere, lucidando con estrema cura i mobili.</p>
<p>La stanza emanava un calore che Astra non aveva mai provato prima in nessun luogo, non sapeva da cosa era dipeso, forse dal mobilio che era formato dalla grande scrivania di mogano, dagli scaffali della libreria, piena di volumi, che arrivavano fino al soffitto, solo in un punto gli scaffali lasciava il loro posto a un quadro dove vi erano ritratti due uomini, uno poteva avere sedici anni e l'altro una quarantina.</p>
<p>Astra dal primo giorno aveva pensato che potessero essere padre e figlio, e che con molta probabilità fossero i proprietari della villa, oh del passato.</p>
<p>Nella stanza c'era anche un camino, con una rastrelliera piena di fucili a raggio, davanti al camino due comode poltrone e in fine in un angolo c'erano un divano a tre posti con sue poltrone e un tavolino in vetro, una delle quattro pareti era costituita da una gran vetrata che dava su un piccolo giardino.</p>
<p>Astra entrò e salutò i due personaggi del quadro, naturalmente non ricevette risposta, ma guardandoli si rese conto che assomigliavano a qualcuno che conosceva, ma non riusciva a capire a chi, comprese che doveva concentrarsi solo s uno di loro, scelse il più giovane.</p>
<p>Si concentrò così intensamente che non si accorse che il cielo era diventato color grigio scuro, e che in lontananza già si sentiva il frastuono del tuono. Astra continuò a fissare il giovane del quadro, anche quando il temporale scoppiò con tutta la sua rabbia. All'improvviso ci fu un lampo, che filtrò attraverso le tende e il giovane del quadro prese vita, ma gli occhi invece che verdi erano blu. Astra si spaventò nonostante che il giovane la chiamasse, cominciò a indietreggiare sussurrando.</p>
<p>&lt;&lt;Ti prego non farmi del male, io desidero solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego credimi&gt;&gt;.</p>
<p>Astra mentre indietreggiava mise male un piede, solo la prontezza del giovane, le impedì di cadere, ma nel momento in cui si sentì afferrare si spaventò ancora di più, gridò e svenne.</p>
<p>Hagor rimase deluso quando Angelica gli dichiarò che non aveva alcun messaggio da parte di Astra, si era diretto verso il porto in compagnia di Sandor e Gorion, i quali imparavano molto in fretta ciò che insegnava Neb. Hagor qualche volta lo aiutava, ma quel giorno non riusciva a concentrarsi su ciò che Neb gli chiedeva, i suoi pensieri erano tutti per Astra. Hagor, non riusciva a capire il perché del suo silenzio; eppure gli aveva affermato che anche lei provava qualcosa per lui, certo non gli aveva assicurato che lo amava, ma il suo comportamento era stato esplicito, e poi gli aveva promesso che si sarebbero rivisti, allora perché quel silenzio? Era così immerso nei suoi pensieri che non sentì Neb che lo chiamava impazientito.</p>
<p>&lt;&lt;Insomma scimmiotto, mi sembra che tu non mi stia ascoltando&gt;&gt;. Neb gli aveva dato quel sopranome perché il giovane si sapeva arrampicare sull'albero di maestra più velocemente di una scimmia.</p>
<p>Hagor lo guardò perplesso come se il pover'uomo gli chiedesse chissà quale impresa.</p>
<p>Eppure Neb gli chiedeva solo di mostrare agli altri due un semplicissimo nodo. Hagor guardò Neb e la corda che aveva in mano, la passo all'uomo dicendogli.</p>
<p>&lt;&lt;Mi dispiace, ma non riesco a concentrarmi, forse fareste molto meglio senza di me&gt;&gt;.</p>
<p>Senza aspettare la risposta di Neb sbarcò dalla nave e andò alle scuderie del porto per prendere Antares, il suo magnifico purosangue, lanciandolo al galoppo sulla spiaggia. Lo mantenne a quell'andatura per un bel tratto, poi lentamente lo portò al piccolo trotto e infine a passo, per gratificare l'animale gli diede dei piccoli colpetti sul collo accompagnati da parole d'apprezzamento, Antares gradì entrambe le cose. All'improvviso dal mare si levò un forte vento carico d'umidità, Hagor guardò i grossi nuvoloni che avanzavano verso la riva. Antares si agitò sotto di lui: era chiaro che l'animale aveva sentito l'odore della pioggia, e se c'era una cosa che Antares odiava, era la pioggia; qualche anno prima, Hagor e il suo cavallo, mentre tornavano dalla città, furono colti da una pioggia fortissima, quando arrivarono alle scuderie del palazzo reale, erano fradici, da quel momento Antares sentiva l'odore della pioggia, anche se era molto lontana, si agitava e si rifiutava addirittura di uscire dalle scuderie.</p>
<p>Hagor sapeva che presto il temporale sarebbe scoppiato con molta violenza. E sapeva pure che presto non sarebbe più riuscito a tenere a freno il suo cavallo, doveva trovare una soluzione. Si guardò attorno, e riconobbe la spiaggia, in teoria non era molto lontano dal palazzo, ma sapeva che non sarebbe riuscito a raggiungere le scuderie, così prese la decisione di rifugiarsi nella vecchia villa dove andava da bambino, e mentre si avviava sul sentiero che lo portava alla villa, si ricordò dell'ultima volta che c'era stato con sua nonna e la loro conversazione.</p>
<p>A quel tempo Hagor aveva circa otto o nove anni e aveva accompagnato sua nonna nella vecchia casa, dove era cresciuta da bambina: sua nonna Elisabhet vi andava spesso per accertarsi che la casa non subisse danni dopo la morte del padre, l'ammiraglio Thomas Gregori Canturi. Hagor quando vide la casa ne rimase stregato, nonostante che fosse molto giovane, dentro di lui aveva sentito come se la casa fosse una sua parte, e che lui stesso fosse un frammento della casa; ogni angolo dell'abitazione per lui era famigliare, come se in passato avesse vissuto in quella casa.</p>
<p>Egli oggetti li sentiva suoi. Hagor era corso dalla nonna e le disse: "Nonna quando sarò grande io verrò a vivere qui", poi aveva aggiunto vedendo la nonna sorpresa, "Sempre che tu voglia nonnina". Sua nonna lo aveva guardato negli occhi, e vi aveva letto la determinazione di non ricevere una no come risposta, era così intensa l'espressione del nipotino che le tremò il cuore: a Elisabeth quella determinazione ricordò un altro membro della sua famiglia, il padre Thomas, e guardando meglio il nipotino si accorse che assomigliava moltissimo a suo padre.</p>
<p>Elisabeth indugiò ancora un istante sul viso del nipotino poi gli aveva risposto: "Certo caro che poi". A Hagor gli si erano illuminati gli occhi, e per essere ancora più sicuro le chiese, "Davvero posso nonna?", e sua nonna "Sì, è una promessa, caro", Hagor però voleva la certezza assoluta le disse: "Perché una promessa, è una promessa, giusto nonna?", e sua nonna confermò dicendo, "Esattamente piccolo mio". Sua nonna appena tornata a palazzo, aggiunse una postilla al suo testamento, in cui esprimeva la propria volontà di lasciare la casa paterna al terzo gemito di suo figlio Wiliam.</p>
<p>Hagor fu riportato al presente dal nitrire d'Antares; lo incoraggio e sospinse per qualche metro sul sentiero, poco dopo la pista s'immise nel cortile davanti alle scuderie della villa, Antares non aspettò che Hagor lo guidasse al loro interno, aumentò l'andatura e vi entrò, poiché il grande portone era aperto, e si fermò solo quando fu al centro dello stanzone, felice di non bagnarsi. Hagor smontò e andò a chiudere il portone, si guardò attorno e si rese conto che le scuderie aveva un gran bisogno d'essere ripulite. L'odore della muffa e dell'umidità ora che aveva chiuso il portone stava diventando insopportabile, aprì alcuni finestroni per mantenere arieggiato lo stanzone, quando finì, si accorse che nella scuderia c'era un altro cavallo, una splendida puledra, dal manto marrone e dagli occhi color nocciola, che lo guardavano con curiosità; Hagor si avvicinarono e le accarezzò il collo sussurrandole dolci parole per mantenerla calma, comprese che qualcun altro aveva cercato rifugio lì per evitare il temporale.</p>
<p>Si accorse che la cavalla era sellata d'amazzone, fece scorrere la mano sulla morbida pelle della sella, sfiorando le iniziali incise, sentì il cuore accelerare il battito. Le iniziali erano A. C. R. e stavano per Astra Caterina Rosembergher, respirò profondamente per ritrovare la calma, poi liberò i due animali dai finimenti e dalle selle, e si diresse all'interno della casa.</p>
<p>Percorse, un lungo corridoio e si trovò nella cucina, sul gran tavolo, la borsa della ragazza, ma di lei non c'era traccia, uscì dalla cucina e poco dopo si trovò nella grand'entrata della villa, appesi alle pareti vi erano quadri che raffiguravano alcuni lati della casa e il bosco circostante, la piccola baia da cui Hagor era arrivato. Nell'entrata vi erano alcuni tavolini con centri ricamati e pizzi intagliati con vasi sopra, alcune porte scolpite finemente, davano sulle stanze della casa di fronte alla porta d'ingresso vi era la scala che portava al piano superiore.</p>
<p>Hagor si guardò attorno e vide che la porta dello studio era aperta, vi entrò e vide Astra al centro della stanza che fissava il quadro appeso dietro alla scrivania, la chiamò, ma non ottenne risposta, si avvicinò, vi si mise di fronte, in quel momento Astra percepì la sua presenza, ma lo guardò come se davanti a lei ci fosse un fantasma, per la paura fece alcuni passi indietro sussurrando:</p>
<p>&lt;&lt;Ti prego non farmi del male, io volevo solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego credimi&gt;&gt;. Astra mentre pronunciava la frase mise il piede male e perse l'equilibrio, Hagor subito la afferrò, ma lei nel sentirsi toccare urlò e perse i sensi. Hagor si sentì in colpa, per averla spaventata, la adagiò sul divano, cercò una coperta per coprirla, accese il camino e aspettò fino che lei riprendesse i sensi.</p>
<p>Astra riprese i sensi, e si guardò attorno confusa, e si domandò cosa ci facesse sdraiata sul divano, cercò di ricordare, era in piedi davanti alla scrivania e stava fissando il quadro, poi c'era stato un lampo, il ragazzo che stava fissando l'era apparso, si era sentita sfiorare, e poi più niente. Ancora un po' confusa si accorse che nella stanza la luce era aumentata, e un dolce tepore aveva invaso la stanza. Guardò verso il caminetto, vide le fiamme danzare, e per la prima volta, comprese che non era sola, per un istante pensò che il ragazzo fosse diventato reale, scosse il capo dandosi della sciocca, tornò a guardare lo sconosciuto, ma proprio in quell'istante comprese a chi assomigliavano i due del ritratto, sentì il cuore batterle forte, sussurrò il nome del ragazzo che amava.</p>
<p>.</p>
<p>Hagor si girò verso di lei e sorridendo le disse.</p>
<p>&lt;&lt;Finalmente ti sei ripresa, lo sai che mi hai fatto prendere un bello spavento?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Ah io ti ho spaventato! E allora tu che mi hai fatto prendere un colpo&gt;&gt;.</p>
<p>Astra mentre parlava aveva assunto un'espressione un po' offesa. Hagor pensò che forse avesse ragione lei, dopotutto. Si avvicinò e inginocchiandosi, le disse mestamente.</p>
<p>&lt;&lt;Mi dispiace duchessina Astra, d'averla spaventata, mi può perdonare?&gt;&gt;. Hagor le chiese perdono anche congiungendo anche le mani.</p>
<p>Astra lo guardò e non poteva credere d'aver ai propri piedi il suo principe, pensò che molte ragazze avrebbero voluto essere al suo posto, si diede della sciocca, incrociò lo sguardo di Hagor e vi lesse una punta di divertimento, sorrise prendendogli il viso fra le mani, e gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;Sei na canaglia, ma ti perdono lo stesso&gt;&gt;. Si piegò verso di lui e lo baciò.</p>
<p>Hagor non si aspettava d'essere baciato e per un istante non seppe che fare, poi lentamente le circondò la vita con le braccia, e la fece scivolare dal divano, poco dopo lui sopra di lei. Il bacio era così intenso che nessuno dei due sembrava voler prendere fiato: Hagor mise la mano sotto la camicetta di Astra, le sue dita accarezzavano la sua pelle morbida e vellutata, ma a quel punto si accorse che stava esagerando, e arrossendo le domandò scusa. Astra per qualche secondo non capì il motivo delle sue scuse, quando le comprese le sembrò che il cuore fosse impazzito dalla gioia. Si strinse a lui e lo baciò, e gli sussurrò.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor amami&gt;&gt;.</p>
<p>Hagor la guardò sorpreso; chiuse le palpebre, un istante, poi le chiese timidamente:</p>
<p>&lt;&lt;Astra, stai dicendo che...?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, voglio amarti ed essere amata da te, ma ti chiedo solo una cosa: non farmi alcuna domanda, amami e basta, giuralo&gt;&gt;, dopo qualche istante Hagor annuì, ma lei gli disse, &lt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Giuro solennemente che non ti chiederò nulla, qualunque cosa accada&gt;&gt;.</p>
<p>Astra sorrise e lo abbracciò; entrambi cercarono le labbra dell'altro, e poco dopo Hagor era sdraiato sopra di lei, ed entrambi diventarono sempre più audaci. Astra non avrebbe mai immaginato di desiderare d'essere accarezzata in quel modo, dopo a quanto l'era capitato. Hagor la sfiorava con delicatezza e ogni volta che lei s'irrigidiva, si fermava finché non la sentiva rilassare di nuovo. Hagor all'inizio pensava d'essere impacciato, e invece con sua gran sorpresa si accorse d'essere disinvolto, gli sembrava d'aver sempre fatto l'amore, eppure era la prima volta che stava con una ragazza, non comprendeva il perché di quella sensazione, ma allo stesso tempo n'era felice. In quel modo non avrebbe deluso Astra; quello che, però lo sorprese di più fu nel momento in cui i loro corpi si unirono, Hagor si aspettava una certa resistenza, certo era vero che era la sua prima esperienza, ma sapeva cosa accadeva quando un ragazzo entrava nel corpo di una ragazza, Hagor aveva dato per scontato che anche per Astra fosse la prima volta; avrebbe voluto chiederle con chi era stata, ma ricordò il suo giuramento. Astra probabilmente, era stata corteggiata da qualcuno che non gli importava poi molto dei sentimenti della ragazza, quasi certamente, le aveva fatto credere d'essere innamorato di lei, portandola a concedersi, poi ottenuto quello che voleva, le dichiarò la verità, e per questo Astra non si era più lasciata avvicinare da nessuno, fino la sera del suo compleanno. Certo quella notte si era lasciata andare, ma poi, per la paura d'essere nuovamente delusa, aveva cercato di tenerlo lontano da lei, e soltanto per puro caso ora erano insieme, e poi pensò che lei avrebbe potuto pensare che alla fine anche lui, ottenuto quello che voleva se ne sarebbe andato, no, lui non lo avrebbe mai fatto, lui lo amava, e chinandosi su di lei per baciarla, le sussurrò sulle labbra.</p>
<p>&lt;&lt;Astra ti amo, resterò sempre con te&gt;&gt;.</p>
<p>Astra si limitò a rispondere al suo bacio, poi Hagor non ebbe più il tempo di pensare, perché in quel momento il proprio corpo era mosso dal desiderio, anche Astra era ormai preda della passione. In quel momento Hagor e Astra, si sentirono trascinati da un vortice di sensi impazziti; le mani di Astra iniziarono a scorrere sempre più velocemente sulla schiena di Hagor, poi un grido soffocato d'entrambi, con ultimo sussulto dei loro corpi il vortice dei sensi fini. Indugiarono abbracciati per qualche istante poi Hagor, si spostò, liberandola dal suo peso, lei si rannicchiò contro di lui; restarono così finché lei non rabbrividì, Hagor si alzò aggiunse della legna al fuoco, andò a prendere la coperta e vi si avvolse insieme con lei. Rimasero abbracciati in silenzio per qualche momento, entrambi immersi nei propri pensieri. Astra non osava parlare per paura che lui le rimproverasse di non essere stato il primo, Hagor invece pensava a tutt'altro, si domandava com'era possibile che fosse certo su cosa fare nei momenti in cui aveva sentito Astra irrigidirsi. Com'era riuscito a tranquillizzarla, poco prima che la passione li travolgesse, davanti agli occhi di Hagor, erano apparsi i volti d'altre ragazze, era uno di quei deja vu, che avvolte lo sorprendeva, in altre circostanze lo avrebbe lasciato confuso e smarrito, ma questa volta era felice d'averlo avuto. Astra però cominciava a soffrire di quel silenzio, se davvero lui era rimasto risentito del fatto, di non essere il suo primo uomo, lo doveva sapere, s'infuse coraggio e gli domandò.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor, sei deluso?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;No, e tu sei delusa?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;No, sono felice&gt;&gt;, Astra sentendosi un po' incerta, gli chiese: &lt;&lt;Hagor sei certo che vada tutto bene?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, vedrai amore mio, io non sprecherò il tuo bellissimo dono&gt;&gt;.</p>
<p>Astra lo guardò, era così emozionata, e abbracciandolo forte, socchiuse le labbra e gli sussurrò prima di baciarlo.</p>
<p>&lt;&lt;Ti amo tanto Hagor&gt;&gt;.</p>
<p>Hagor avrebbe voluto risponderle che anche lui la amava, ma lei gli si strinse forte, e il vortice dei sensi ricominciò. Astra, mentre lasciava che il suo corpo si unisse a quello di Hagor, odiò ancora di più l'uomo che le aveva rubato l'innocenza e la purezza, ma in quella casa che era stata per anni il suo rifugio, avrebbe amato Hagor per sempre.</p>
<p>Hagor era sdraiato accanto al camino, Astra aveva appoggiato la testa sulla sua spalla e sembrava addormentata; il silenzio era rotto solo dallo scroscio della pioggia che, in quel silenzio Hagor si guardò attorno e si rese conto che la stanza era pulita, i mobili erano lucidati, il tappeto lavato, era come se in realtà la casa non fosse vuota, eppure sapeva benissimo che da quando sua nonna era morta, più nessuno si occupava della villa. La servitù e il maggiordomo erano stati impiegati al palazzo; ma lo studio era pulito, come se qualcuno ci vivesse, e a pensarci bene quando era passato per la cucina, l'aveva trovata pulita. Il gran tavolo era lucido e coperto da una tovaglia di plastica, si domandò chi potesse essere la persona che curava la casa, improvvisamente gli venne in mente, quando era passato per la cucina, la borsa d'Astra non sembrava abbandonata, ma semplicemente appoggiata, in quell'istante gli sorse un dubbio, possibile che lei venisse alla villa regolarmente? E se sì, da quanto tempo? Così le domandò:</p>
<p>&lt;villa&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Da qualche anno, era un giorno come questo, che buffo sembra che questa casa, nei giorni di pioggia riserva sempre delle sorprese. So benissimo che se il proprietario mi becca potrebbe mandarmi via a calci, in fondo sto violando la sua casa, ma prima d'andarmene gli terrei un bel discorso, stanne pur certo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sono curioso, cosa gli diresti&gt;&gt;. Le domandò Hagor sforzandosi di non ridere, e mettendosi più comodo.</p>
<p>&lt;&lt;Beh intanto gli direi che è un bel somaro&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Però cominciamo bene&gt;&gt;. Commentò lui.</p>
<p>&lt;&lt;Sì gli direi proprio così: lei signore mio è proprio un bel somaro, perché possiede una casa magnifica e la lascia andare in rovina, già la casa da sola vale una fortuna, ma se ci aggiungi gli oggetti preziosi, come ad esempio i fucili sulla rastrelliera sopra al camino, sono certa che in mano ad un esperto potrebbero ancora sparare. Senza contare i quadri, i vasi, i mobili, la tappezzeria e tutto il resto, naturalmente avrei qualcosa da dirgli anche sul giardino, a cominciare dal viale principale, gli alberi devono essere potati, le aiuole ripulite dalle erbacce, la serra ha molti vetri rotti, e tante piante esotiche stanno per morire. Quando ne ho la possibilità io, cerco di sistemare le aiuole, e di fare qualche altro lavoretto, ma più di tanto non posso, non sono un'esperta; ma forse parlo in questo modo perché amo tantissimo questa casa, non credi amore mio?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, deve essere così: e hai ragione sono un bel somaro ma ora ci sei tu. È proprio giunta l'ora che reclami la mia casa&gt;&gt;. Disse Hagor mettendosi seduto, si guardò attorno e si accorse che alcuni libri erano stati restaurati, così le domandò, &lt;&lt;Astra, i libri li hai restaurati tu? So che studi da restauratrice&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;No, li ho portati da un esperto, non sono così brava, ma scusa cosa significa che è ora che reclami la tua casa?&gt;&gt;; Hagor si limitò a sorridere, e lei sussurrò, &lt;assomigli al ragazzo del quadro?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Era, il mio bisnonno, il padre di mia nonna, che mi ha lasciato questa casa in eredità; e per quanto riguarda d'avermi dato del somaro: ti perdono se mi dai un bacio&gt;&gt;. Non le lasciò il tempo di rispondergli perché le labbra di Hagor si posarono su quell'Astra. Hagor si alzò e si rivestì, dicendole: &lt;arrivare alla baracca delle barche, e prendere i viveri che ci sono&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Stai parlando di quella casupola che si trova sulla spiaggia?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, proprio quella&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sei stato tu a costruirla?&gt;&gt;, Hagor annuì, Astra si rese conto che in quei mesi lei e Hagor non si erano incontrati per puro caso, sorrise al pensiero poi, gli disse: &lt;il rischio di prenderti un malanno, se ti accontenti di qualche panino, ho la mia borsa in cucina&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Va bene&gt;&gt;.</p>
<p>Astra sorrise e si diresse verso la cucina, ma si sentiva felice Perché Hagor aveva mantenuto la sua promessa, non le aveva domandato nulla sul fatto che non fosse più pura, certo lei avrebbe potuto inventare mille scuse, ma non voleva mentire a Hagor, e inoltre aveva la certezza che lui se ne sarebbe accorto, no era molto meglio che le cose fossero andate in quel modo. Astra tornò nello studio con la borsa, e trovò Hagor al centro della stanza e scriveva qualcosa su un taccuino, gli si avvicinò porgendogli un panino e gli chiese cosa stesse facendo. Hagor le spiegò che intendeva fare delle modifiche alla stanza, ma non le spiegò i dettagli. Fecero il giro della casa e Hagor continuava a prendere appunti, ma quando entrarono nella camera padronale, Astra si accorse che Hagor aveva una strana espressione sul volto, preoccupata, gli domandò.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor va tutto bene?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, non credi che questa stanza sia bellissima?&gt;&gt;. Non aspettò la sua risposta e aggiunse: &lt;tornassi a casa da un lungo viaggio; sì credo proprio che sia giunto per me il momento di trasferirmi qui, anche se ci sono molti lavori di restauro da fare&gt;&gt;. Hagor si girò verso di lei e abbracciandola, le disse: &lt;qualcuna che faccia al caso mio?&gt;&gt;.</p>
<p>Astra sentì il cuore arrivargli fino in gola, dovette deglutire un paio di volte, era chiaro che lui si vedeva già proiettato nel futuro, ed era altrettanto chiaro che anche lei faceva parte di quel futuro, con coraggio gli rispose.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, forse la conosco, ma tu dovrai convincermi, che lei sarà la tua principessa per sempre&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Beh allora m'impegnerò con tutte le mie energie per convincerti mia principessa&gt;&gt;. Si chinò e la baciò, e con lentezza la portò verso il letto.</p>
<p>Astra passò una giornata meravigliosa, si lasciava amare e amava con la stessa intensità del temporale di quel giorno; desiderava che la giornata non finisse mai, ma purtroppo finì e con lei il temporale, il sole scaturì dagli scuri della finestra, per un ultimo guizzo della giornata. Astra si alzò e andò aprire le finestre e sospirando disse.</p>
<p>&lt;&lt;Guarda amore, è uscito il sole&gt;&gt;.</p>
<p>, disse sospirando a sua volta Hagor, poi aggiunse: &lt;sia il sole, però allo stesso tempo mi né dispiace&gt;&gt;.</p>
<p>Astra gli sorrise comprendendo benissimo i suoi sentimenti. Accorgendosi che il video telefono di Hagor lampeggiava di nuovo, lo esortò a rispondere, Hagor si alzò e vide sullo schermo il nome di Gorion, sospirò e rispose. Gorion era preoccupato per lui e gli chiese se avesse trovato un riparo per se e per il suo cavallo, Hagor lo tranquillizzò e Gorion gli fece notare che l'ora di cena si stava avvicinando, Hagor un po' infastidito gli rispose che lo sapeva da se e chiuse la comunicazione. Astra gli fece notare che era stato sgarbato con l'amico, Hagor fu costretto ad ammettere che aveva ragione lei e che ne aveva anche Gorion, nell'affermare che si stava facendo tardi così le disse.</p>
<p>&lt;&lt;Gorion ha ragione, e tardi, i tuoi si staranno preoccupando, adesso andiamo nelle scuderie sello i due cavalli e ti accompagno a casa, vieni&gt;&gt;.</p>
<p>Allungò la mano verso di lei, ma la sua reazione lo colse di sorpresa.</p>
<p>&lt;&gt;, gridò Astra facendolo sussultare.</p>
<p>&lt;&lt;Perché no?&gt;&gt;, guardandola negli occhi si accorse che era spaventata, così le chiese: &lt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Avevi promesso di non fare domande&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Scusa, io&gt;&gt;. Hagor non finì la frase perché lei stava piangendo, e lui non riusciva a capirne il motivo.</p>
<p>Astra si rese conto che la domanda di Hagor era per il suo rifiuto, allora cercò di rispondere come meglio poteva.</p>
<p>&lt;&lt;Mio padre non deve sapere che ci siamo visti, Hagor, io farò quello che vuoi, ma lui non deve sapere di noi&gt;&gt;, così dicendo si coprì il viso con le mani.</p>
<p>Hagor le andò vicino e la strinse a se, e le sussurrò.</p>
<p>&lt;&lt;Ti prego non piangere, io non volevo farti piangere&gt;&gt;. Astra non smise di piangere e all'improvviso Hagor si rese conto che piangeva per liberarsi da un peso, e che piangere era il suo modo di sfogarsi, pian piano si avvicinò al letto vi si sedette e la fece sedere sulle sue ginocchia, aspettando che lei esaurisse le lacrime. Astra pianse per allungo attaccata al collo di Hagor, quando si calmò, si rese conto d'essersi comportata senza senso, per lo meno agli occhi di Hagor ma Hagor non fece domande, le passò sul viso il fazzoletto per asciugarle le lacrime e con dolcezza poi le chiese.</p>
<p>&lt;&lt;Astra, vuoi rivedermi?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, certo che lo voglio, e tu?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, più di prima, volevo solo essere sicuro che lo desiderassi anche tu&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Lo desidero con tutto il cuore&gt;&gt;, e con fare pensieroso gli chiese: &lt;giorni dopo la scuola, e quando è festa, ci vengo da mattina presto, ma tu come farai a comunicarmi che vieni anche tu?&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Mia sorella ci aiuterà&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Angelica però non dovrà parlarne con nessuno, che noi c'incontriamo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Angelica sa mantenere un segreto, te lo prometto&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor, e con i tuoi amici come ti comporterai?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sei preoccupata che lo scoprano?&gt;&gt;, Astra annuì: &lt;diranno nulla, sono fidati, e ogni uno di loro tiene troppo all'amicizia che in questi anni ci siamo costruiti, non parleranno, stai tranquilla, vedrai, tutto andrà bene. Tu hai fiducia in me?&gt;&gt;, lei annuì, a quel punto Hagor la fece alzare e insieme raggiunsero i due cavalli nelle scuderie, Hagor li sellò entrambi, la aiutò a montare in sella poi le passò il bigliettino con il numero privato della sorella dicendole, &lt;sarò d'Angelica&gt;&gt;, lei annuì e si allontanò. Hagor mentre la guardava allontanarsi si domandò perché avesse così paura del padre, sospirò e montò a cavallo dirigendosi verso il palazzo reale.</p>
<p>Hagor bussò alla porta della camera della sorella, la quale si stava preparando per la cena: era ormai abitudine della famiglia radunarsi per il pasto serale, Mirian era inflessibile, la cena doveva essere consumata insieme, e ci si doveva cambiare, mettendosi quasi in abito da sera, Angelica aveva scelto un vestito lungo, ma non troppo impegnativo, così sarebbe stata a suo agio e allo stesso tempo la madre sarebbe stata contenta. Angelica quando sentì a bussare era convinta che fosse la nonna di Gorion, e disse ridendo.</p>
<p>&lt;&lt;Da quando ti sei messa a bussare Virgia? È una novità&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Mah, forse perché io non sono Virgia, e ho l'abitudine di bussare quando entro nelle camere altrui&gt;&gt;.</p>
<p>Angelica si girò e di fronte a lei c'era il suo adorato fratello. Angelica amava entrambi i suoi fratelli, ma per Hagor aveva una certa preferenza; buttò l'orecchino che aveva in mano sul letto e corse ad abbracciarlo.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor stai bene? Ero così preoccupata per te, quando ho visto Sandor e Gorion rientrare senza di te, ho provato subito a chiamarti, ma tu non rispondevi, poi Gorion è riuscito a parlarti così mi sono tranquillizzata, dimmi, dove sei stato?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Non dovevi preoccuparti per me, lo sai che io riesco sempre a cavarmela, oh quasi, e per quanto riguarda il video telefono, con il temporale non funzionava, e per questo che non rispondevo&gt;&gt;. Hagor fece n lungo respiro e sua sorella lo guardò di traverso era chiaro che doveva dirle qualcosa. Angelica si era anche resa conto che al fratello era successo qualcosa d'importante, infatti, ora, le stava dicendo: &lt;non riesco a nasconderti la verità&gt;&gt;, Hagor si fermò per chiudere la porta; Angelica comprese che il fratello doveva parlarle di qualcosa di molto importante, aveva chiuso la porta perché nessuno li disturbasse e soprattutto l'aveva chiamata sorellina, cosa che faceva di rado. Hagor si era seduto sul letto e stava giocherellando con il suo orecchino, Angelica intuì che stava cercando le parole adatte, infatti, Hagor fece un altro respiro profondo ed esordì: &lt;non rispondevo, non potevo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Cosa t'impediva di rispondere?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Bèh io direi chi, tu ricordi questa mattina? Vedi io oggi, tu capisci vero?&gt;&gt;.</p>
<p>No, Angelica non capiva, anzi una cosa l'aveva capita, lui era in difficoltà, e lui non l'era mai, stava per chiedergli di spiegarsi meglio quando il suo video telefono, si mise a emettere una musichetta, fece per prenderlo, ma Hagor fu più veloce e rispose al suo posto, e lei comprese subito chi era apparso sul piccolo schermo, Hagor concluse la sua conversazione con un ciao poi guardò la sorella con un timido sorriso, e lei gli chiese.</p>
<p>&lt;&lt;Devo dedurre che hai visto Astra?&gt;&gt;.</p>
<p>.</p>
<p>&lt;&lt;E che hai passato la giornata con lei?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Hagor, tu e lei, insomma avete fatto l'amore?&gt;&gt;, Angelica era molto imbarazzata e rossa in viso, ma voleva sapere, perché dentro di lei si agitava qualcosa che non riusciva a decifrare, e quella strana sensazione l'aveva soprattutto quando accanto a lei c'era Sandor, ma si rendeva conto di non poter chiedere dettagli al fratello, quindi si accontentò d'ascoltare la risposta del fratello.</p>
<p>&lt;&lt;Sì, ma non l'o costretta, è stata lei a volerlo, credimi Angelica, però ora non giudicarla, quando due persone provano certi sentimenti, può accadere di&gt;&gt;, Angelica non lo lasciò finire e gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;No, io non la giudico, se ti ama e ha trovato il coraggio di farlo non vedo perché io dovrei giudicarla, ora spiegami in che consiste il mio aiuto&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Quando ha smesso di piovere e...&gt;&gt;, Hagor raccontò ciò che era accaduto, ma la sorella sul momento non aveva capito che Astra era terrorizzata dal padre, com-mentando che le sembrava un po'assurdo il suo comportamento, per non aver permesso al fratello di riaccompagnarla a casa, allora Hagor le disse: &lt;oppure no, il vero problema e che è terrorizzata da suo padre. Ho cercato di scoprirne il motivo, ma lei si è messa a piangere, con l'unico risultato che mi sono sentito in colpa; così mentre lei piangeva, ho pensato: (E se chiedessi aiuto ad Angelica?). Angelica se tu ti dimostrassi un po' più socievole e la frequentassi come fai con Silvia e Lisa, forse per noi sarebbe meno complicato vederci, potresti organizzare qualche gita e invitare anche lei, ti prego Angelica aiutaci&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Ma certo che vi aiuto&gt;&gt;.</p>
<p>Angelica si era seduta accanto al fratello, ed entrambi sentirono il bisogno d'abbracciarsi e si strinse l'una all'altro. Virgia come il solito non bussò alla porta chiusa, spalancandola, rimase stupita nel vedere la scena, ma si riprese in fretta, afferrò il braccio d'Angelica strappandola dell'abbraccio del fratello, del quale però lei non poteva vedere il volto, e domandò gridando:</p>
<p>&lt;&lt;Che cosa stava accadendo?&gt;&gt;, ma appena vide il viso di Hagor sussurrò incerta.</p>
<p>&lt;&lt;Ah sei tu, ma cosa ci fate con la porta chiusa?&gt;&gt;.</p>
<p>Angelica si stava massaggiando il polso, ed era veramente arrabbiata e gridando a propria volta le domandò:</p>
<p>&lt;&lt;Quando trovi una porta chiusa, non ti hanno insegnato a bussare prima d'aprirla?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;I bambini non devono tenere la porta chiusa&gt;&gt;.</p>
<p>Le grida di Virgia avevano agitato Karnak, che si stava dirigendo verso il salottino dell'aperitivo. Arrivò proprio nel momento in cui la nipote stava dando sfogo alla sua rabbia. Guardò entrambi i nipoti e si accorse che assomigliavano a qualcuno che conosceva ma chi? Lo comprese osservando meglio la nipote: Angelica arricciò il naso, mise il petto i fuori, batte il piede a terra e in fine i suoi occhi erano diventati blu intenso come quelli del fratello, Karnak deglutì e sbirciò il volto di Hagor che stava sorridendo con fare sornione, mentre Angelica stava dicendo.</p>
<p>&lt;&lt;Ricordati che in questo palazzo vi è solo una bambina, ed è Maria; è ora che la smetta di trattarci come dei bambini, perché non lo siamo più, né io, né Hagor né anche gli altri, prima lo capirai e meglio sarà&gt;&gt;.</p>
<p>Afferrò il braccio del fratello e se lo trascinò dietro dirigendosi verso il salottino dell'aperitivo. Hagor mentre era trascinato via dalla stanza fece segnò del tre verso Virgia, e lei comprese benissimo a cosa si stava riferendo il ragazzo; erano già in tre che le affermavano che non erano più dei bambini. Virgia decise d'accontentarli pensando che alla prima difficoltà sarebbero stati ben contenti d'essere trattati ancora da bambini.</p>
<p>Karnak si stava guardando attorno, quella sera la sua famiglia era tutta presente, quando egli pensava ai famigliari, non si riferiva solo a suo figlio, alla nuora o ai tre nipoti, ma anche a Sandor, a Gorion e a Fransuas; ma quella sera si concentrò sul nipote più piccolo, certo chiamarlo così era un eufemismo poiché era già alto come il fratello maggiore, e gli venne da pensare che sarebbe diventato più alto del padre Wiliam. Lo vide prepararsi del vino bianco, cosa che non faceva mai davanti a lui e ai genitori, nei suoi movimenti inoltre vi riconobbe il padre di sua moglie, era così assorbito da quelle sensazioni e da quei pensieri, che ne pronunciò piano il nome.</p>
<p>&lt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Hai detto qualcosa papà?&gt;&gt;, gli chiese Wiliam.</p>
<p>&lt;&lt;No figliolo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Scusami mi era sembrato&gt;&gt;.</p>
<p>Karnak aveva gli occhi fissi sul nipote e pensava: (Sì assomiglia a Thomas, anzi sembra la sua copia, che il Dio dell'universo non voglia che abbia anche il suo caratteraccio; ma no in fondo se sono diventato un buon re, lo devo anche a lui, e se Hagor è come Thomas tanto meglio per noi). Karnak era tornato al giorno in cui aveva conosciuto il suocero; suo padre lo aveva mandato nel sud del pianeta per portare dei messaggi ai principi quelle terre e ad accompagnarlo c'era il comandante Thomas Gregori Canturi. All'inizio il loro rapporto non fu facile, soprattutto per colpa dello stesso Karnak, perché spesso ripeteva: "Io sono il principe", ma un giorno che Canturi era più nervoso del solito, lo disse una volta di troppo. Canturi gli disse che a lui non importava nulla chi diavolo fosse, e che se non la smetteva di comportarsi da presuntuoso, lo avrebbe preso a pugni, Karnak era rimasto senza parole, ma da quel giorno non pronunciò più la frase e il loro rapporto divenne ottimo. Sulla nave c'era anche la figlia di Canturi, Elisabhet, che Karnak aveva conosciuto a una mostra d'arte, la loro amicizia si trasformò in amore, e pochi mesi dopo al loro rientro si sposarono.</p>
<p>Karnak fu riportato alla realtà dalla voce del nipote che lo chiamava. Karnak si rese conto che la voce di Hagor era quasi identica a quella del suocero, anche se in quella del nipote vi era ancora una lieve inflessione giovanile, che presto sarebbe scomparsa. Hagor tornò a chiamarlo alzando un po' la voce.</p>
<p>&lt;&lt;Nonno, nonno mi stai ascoltando?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Sì Hagor, scusami stavo pensando al tuo bisnonno Thomas&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Che strana coincidenza, sai dove mi sono rifugiato oggi quando è scoppiato il temporale&gt;&gt;, Karnak scosse il capo e Hagor proseguì, &lt;villa dei Canturi&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&gt;. Karnak aveva osservato il nipote mentre si sedeva sulla poltrona accanto alla sua, e all'improvviso si sentì come se stesse su una piccola barca in mezzo al mare in tempesta, deglutì ascoltando la risposta del nipote.</p>
<p>&lt;&lt;Già. Nonno, tu ricordi cosa aveva deciso la nonna per quella vecchia villa?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Certo che me lo ricordo la casa è a tua disposizione ragazzo mio&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Bene; come ti stavo dicendo, oggi ci sono stato, e ho deciso di stabilirmi là, ma per poterlo fare bisogna restaurarla, se ne potrebbe occupare la ditta che fa manutenzione qui a palazzo&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Certo che può, di che tipo di restauro a bisogno?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Mah, un po' di tutto, dal...&gt;&gt;, Hagor fece l'elenco e quando fini Karnak gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;Ho capito, sì c'è una ditta che si occupa di tutto questo, mi farò dare il preventivo, ed è anche sotto inteso che pagherò tutto io, perché non ho mantenuto la promessa d'occuparmi della casa fino al momento in cui tu l'avresti richiesta, chiederò anche a Giosef di tornare e di trovare anche i domestici che fanno al caso tuo&gt;&gt;.</p>
<p>Hagor fu d'accordo e disse a Karnak che desiderava essere presente al colloquio con il rappresentante della ditta dei restauri. Wiliam era molto sorpreso della decisione del figlio d'andare a vivere da solo, ma ciò che più lo aveva irritato era che il ragazzo avesse parlato della vecchia villa appartenuta a sua nonna, provocando dolore al nonno, quindi lo rimproverò aspramente affermandogli che poteva anche evitare di parlarne, che addirittura lui, pensava di far abbattere la villa; Hagor aprì la bocca ma non riuscì a dire una parola, Karnak reagì molto male alla proposta del figlio Wiliam. Wiliam era confuso, pensava che suo padre non volesse aver niente a che fare con le cose che appartenevano alla moglie, infatti, Karnak aveva chiuso lo studio, dove sua moglie si rilassava mentre dipingeva. Aveva lasciato che Mirian si stabilisse nell'ufficio d'Elisabeth, per occuparne il posto, e lasciato che la vecchia villa dei Canturi andasse lentamente in rovina, ora perché si arrabbiava all'idea di farla abbattere? E poi si chiese perché appoggiasse il nipote nell'assurda idea di stabilirsi in quella vecchia casa? Pensò che fosse inutile capire i capricci del figlio, tanto alla fine non si sarebbe allontanato dal palazzo, e per quanto riguardava il padre alla fine il dolore per la morte della moglie, si sarebbe attutito. Karnak rassicurò il nipote che nessuno avrebbe toccato la sua casa, Hagor lo ringraziò e sorrise, Karnak pensò guardando la sua espressione: (Sì è proprio un Canturi).</p>
<p>I lavori di restauro cominciarono e Hagor seguiva il loro avanzare personalmente, anche se era occupatissimo con l'accademia, la sua storia d'amore con Astra continuava. Soprattutto con l'aiuto d'Angelica che organizzava sempre qualcosa di nuovo, ma molto spesso Hagor e Astra, passavano il loro tempo nella piccola baia. Dove un tempo sorgeva la rimessa delle barche, al suo posto ora sorgeva un villino, formato da una stanza da letto, dalla sala da pranzo, da una piccola ma funzionale cucina, e in fine da una stanza da bagno. Hagor e Astra, amavano anche andare per musei o a incontri letterari, e per Astra era sempre un'esperienza straordinaria, Hagor sembrava sempre informato su ciò che vedevano o ascoltavano; un giorno Hagor le propose d'andare al museo navale, che si trovava a poca distanza dai cantieri nautici di Semiramide. Astra, credeva d'annoiarsi, ma per non deluderlo accettò; quando furono dentro il museo Hagor, le sembrò un bambino in un negozio di caramelle, ma la cosa che la sorprese di più fu che Hagor conosceva la storia d'ogni nave presente, mentre gliele raccontava a lei, sembrava di poter vivere quelle magiche storie divertendosi molto. Giunsero all'ultimo modellino di nave, ma questa volta Hagor non le raccontò la storia rimanendo in un silenzio mistico, il modellino della nave era quello della leggendaria "Doriana", che prendeva il nome dalla moglie del suo comandante. Astra rispettò il silenzio di Hagor, e lasciò che esaminasse il modellino a suo piacimento; la nave era posta in una bacheca, al suo interno c'era il modellino intero e sezionato in due parti. Astra si chiese il perché di tanto interesse, e si decise di leggere il cartoncino informativo, sul quale c'era scritto: "Doriana chiamata così dal suo comandante Thomas Gregori Canturi, in onore della moglie Doria". "Con questa gloriosa nave il comandante Canturi, contribuì al mantenimento della pace e della giustizia, nella nostra galassia e...". Il racconto continuava ma ad Astra, l'era bastato leggere il nome del comandante per capire il comportamento di Hagor. Poco dopo Hagor si avvicino e sussurrando la invitò a uscire, appena si ritrovarono alla luce del sole Hagor riprese a scherzare, quando giunsero nei pressi del sentiero che portava alla spiaggia, la risata d'Astra riempiva l'aria intorno a loro; Hagor legò le redini del cavallo che trainava il calesse vicino al sentiero, ed esplorarono il bosco intorno alla villa. Una varietà di piante, come felci e rose canine, e altri piccoli alberi da frutti come i mirtilli, e fragole selvatiche; Hagor raccolse qualche piccolo frutto e lo porse ad Astra che lo assaggiò trovandoli assai dolci. Da quando il pianeta era stato sul punto d'esplodere, il clima era cambiato, e con lui anche la natura che adattandosi al nuovo clima, aveva mescolato piante e fauna, così fiori e animali che un tempo si trovavano solo in montagna, ora nascevano anche in pianura. I due mentre passeggiavano sentirono scricchiolare sotto i loro piedi della ghiaia, un po' perplesso Hagor si chinò a esaminare ciò che calpestava si rese conto d'essere su un sentiero. Hagor e Astra lo seguirono e alla fine si trovarono di fronte ad una piccola chiesa; era certo piccina ma era graziosa, ma anche su di lei vi erano i segni del tempo, i muri incrostati, e in diversi punti un'edera selvatica si arrampicava sui muri, e sulle pareti interne, in diversi punti, vi era solo dei buchi, e l'intonaco dipinto era a pezzi sul pavimento. Astra sospirò e Hagor non aveva bisogno di chiederle il perché. In un angolo, subito dietro all'altare, c'era un cancello di ferro battuto, con riccioli e guglie. Hagor lo aprì con estrema cautela, perché i cardini che lo sostenevano erano completamente arrugginiti, una volta aperto il cancello, i due giovani si trovarono su un pianerottolo di una scala che conduceva in una cripta, all'interno della catacomba, vi erano dei sarcofagi di cristallo, dove vi erano rinchiusi i corpi della famiglia Canturi.</p>
<p>Nella galassia dell'Aquila, come su tutte le altre, non vi era la tradizione di seppellire i propri morti. Erano inseriti in sarcofagi di cristallo; in realtà erano capsule refrigeranti che mantenevano l'aspetto del defunto al momento del decesso. Certo aveva bisogno di manutenzione per continuare il loro lavoro di conservazione, ma i controlli erano effettuati con una scadenza di cinque anni, anche se avvolte il controllo, era un semplice formalità, perché le capsule avevano un'autonomia di decenni. Naturalmente non tutti si potevano permettere delle cappelle e delle cripte di famiglia all'interno dei propri possedimenti. In zone tranquille delle città sorgevano vaste costruzioni, dove accoglievano i defunti, dando modo i parenti far visita ai loro defunti.</p>
<p>Astra guardò allungo Thomas, egli aveva ancora i capelli neri, leggermente striati di bianco, la pelle abbronzata e liscia, quasi priva di rughe, gli occhi erano chiusi, come se dormisse, le labbra angolate come in un sorriso, proprio come nel ritratto nello studio. Hagor le chiese di tornare di sopra e lei annuì, affermandogli che ora sapeva come sarebbe diventato un giorno, il ragazzo ridendo le rispose che sarebbe stato vecchio e rinsecchito, ma Astra non era d'accordo, per lei, lui sarebbe stato bellissimo come l'era ora, Hagor non la contraddisse e insieme con lei raggiunse il sentiero che portava alla spiaggia. Astra raggiunse il villino che si affacciava sul mare, mentre Hagor andò a controllare i lavori alla villa. Hagor quando raggiunse, Astra stava prendendo il sole, completamente nuda; si fermò a contemplarla, Astra credendo che una nuvola coprisse il sole sbuffò.</p>
<p>&lt;&lt;Andiamo nuvoletta dispettosa, spostati&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Veramente non sono una nuvoletta dispettosa, al meno non fino ad ora&gt;&gt;.</p>
<p>Astra sorrise e alzò le braccia verso di lui, che s'inginocchiò a canto a lei, pochi minuti dopo furono travolti dal loro amore.</p>
<p>Pochi giorni dopo Hagor la portò alla villa per mostrarle i lavori, quasi ultimati. Passarono dalle scuderie, alle quali mancavano solo i finestroni. Hagor la guidò per la casa, e in ogni stanza le spiegava che tipo di lavoro era stato eseguito. In cucina le spiegò che gli impianti di riscaldamento ed elettrici erano stati ricostruiti da nuovo, e che aveva dovuto rimpiazzare una parete degli elettrodomestici, ma ora funzionava tutto alla perfezione. Le mostrò poi i vari salotti e sale, la condusse nello studio e Astra rimase molto sorpresa, la tappezzeria era stata tolta, i muri tinteggiati di bianco, dietro alla scrivania la grande libreria non prendevano più tutta la parete, ma solo il centro e metà della parete superiore, il resto della libreria era stata spostata, infatti, ai lati della scrivania vi era due porte. Hagor le spiegò che il responsabile dei lavori aveva trovato un'altra stanza grande come lo studio, ma che aveva solo una finestra. Lui aveva pensato di tagliarla a metà, la parte con la finestra era diventa una stanza da bagno, mentre quella senza finestra era diventato un piccolo archivio; per fare ciò aveva dovuto spostare una parete della libreria, e di conseguenza anche rimpicciolire la vetrata, naturalmente Hagor aveva sacrificato la parte che rimaneva sempre all'ombra, quella dietro al divano, Astra vide anche che le pesanti tende erano state sostituite da altre più leggere, e di colore bianco. Hagor le prese la mano e aprì la porta a vetri e la portò all'esterno dello studio. Astra era sempre più meravigliata, infatti, ora si trovava su una veranda, che all'occorrenza poteva essere chiusa da panelli di vetri scorrevoli. Dalla veranda si poteva accedere a un piccolo giardino quadrato, con una fontana al centro a forma di nave, dai suoi cannoncini zampillava l'acqua, Hagor le spiegò che presto dal ponte sarebbero nate le rose galleggianti, attorno cerano delle panchine con accanto dei grandi vasi che al loro interno avevano grandi palme per ombreggiare il piccolo giardino, Astra guardò Hagor e gli disse.</p>
<p>&lt;&lt;È tutto così meraviglioso&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;E non è tutto, andiamo sopra&gt;&gt;.</p>
<p>Hagor le mostrò il resto della casa, quando infine entrarono nella camera padronale, i lavori eseguiti erano: la carta da pareti era stata cambiata, con i colori che s'intonava- no allo spesso tappeto, fatto ripulire, strane porte sembravano incastrate nelle pareti, alcune erano scorrevoli, erano quelle dell'armadio a muro, una della stanza da bagno, l'altra dello spogliatoio. Hagor le spiegò che le aveva scoperte per puro caso, il giorno che insieme a Giosef, aveva cominciato a portare i suoi effetti personali. Lui e il proprio maggiordomo controllando la camera avevano trovato le porte sotto lo spesso strato della carta da pareti. una volta rimossa la carta dalle porte, aveva scoperto che le porte erano intagliate negli angoli con figure femminili, le stese figure che erano nel comò, nella tastiera del letto, nei comodini e nella cornice dello specchio, e soprattutto erano di un cedro molto raro, a quel punto Hagor aveva fatto cambiare la carta da pareti, e ora l'effetto era speciale. Astra esamino ogni cosa con attenzione e diede la sua approvazione e mettendogli i braccia al collo gli chiese.</p>
<p>&lt;&lt;Mi stavo domandando, se hai ancora bisogno di una padrona di casa?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Certo che sì&gt;&gt;, le rispose lui sorridendo.</p>
<p>&lt;&lt;Bene, perché ho convinto una certa persona che si può fidare di te&gt;&gt;.</p>
<p>.&lt;&lt;Sì, le devo solo dire quando può venire&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Presto, forse anche prima di quello che lei pensi&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;E da cosa dipende?&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Dagli esami che darò alla fine del mese&gt;&gt;.</p>
<p>&lt;&lt;Ho capito, le dirò di tenersi pronta&gt;&gt;.</p>
<p>E mentre Hagor la sollevava e dolcemente la posava sul letto, pensò: (Presto sarò libera d'amare Hagor senza sotterfugi, sì, libera e felice per sempre).</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Fri, 03 May 2013 19:48:06 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1548-seguendo-il-destino-villa-canturi.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La Fata Gelsomina</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1547-fata-gelsomina.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/fata-gelsomina.png" alt="fata-gelsomina" width="200" height="140" />C'era una volta una contadina che pianse tutte le sue lacrime per la perdita del marito, ma nessuna di esse poté ridarle lo sposo. Così, con il cuore ferito continuò a occuparsi del solo amore rimastole: il loro bambino.</p>
<p>Egli, benché fosse bello come il sole al mattino, aveva un difetto, quello di diventare un mostro appena un no gli veniva detto.</p>
<p>Gli occhi si trasformavano in due uova al tegamino, il naso lungo e rosso tale e quale a un peperoncino.</p>
<p>Le orecchie come cimbali s'ingrandivano e, stonati come coperchi sulla testa, rintronavano.</p>
<p>La bocca spalancava pari a quella dell'ippopotamo che sbadiglia e, i denti, mamma mia, con quelli del pescecane facevano pariglia!</p>

<p>La povera donna non sapeva più di quale esempio parlare e tanto era il timore di vederlo per sempre tramutare. Ma pur di non fargli viola il sedere perseverò nell'appagare le sue richieste da sire.&nbsp;</p>
<p>Arrivò perfino a vendersi l'ultimo tovagliolo ma al birbante nulla importava di rasparsi la boccuccia da fior di fagiolo con le foglie del fico purché la mamma esaudisse la brama del suo, dico.</p>
<p>Ma cosa avvenne un giorno? L'impunito chiese, fuori stagione, un cesto di more, lei rispose: "Aspettami figlio caro le vado a cercare". &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>
<p>Si recò invece dalla comare vicina la quale le consigliò di rivolgersi alla fata Gelsomina.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
<p>Doveva inoltrarsi nel bosco in una notte di luna piena e pronunciare queste parole nella radura:</p>
<p><em>Il naso danza a oltranza </em><br /><em>nel respirar la tua fragranza!</em><br /><em>Col bianco tuo sorriso </em><br /><em>sciogli la neve, </em><br /><em>caramelli lo zucchero </em><br /><em>e ingiallisci il riso.</em></p>
<p><em>Delle madri guarisci le doglie</em><br /><em>Di tutti i bimbi le strambe voglie. &nbsp;</em><br /><em>Sono qui a chiedere dispensa, </em><br /><em>ahimè, tapina concedimi udienza,</em><br /><em>oh mia buona fata Gelsomina.</em></p>
<p>Il Fato, si sa, ovunque ha&nbsp;orecchie e dieci&nbsp;decimi negli occhi. Con un dardo mirò una stella, ne raccolse la polvere e con la fionda colpi la luna e la rese tonda. &nbsp;</p>
<p>Ella, destatasi sorrise smagliante, dal blu discese come Dea splendente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Gli occhi che erano luminose lampare, attorno illuminarono come fa il faro sul mare. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>
<p>Il capo cinto di bianche corolle, riccioli verdi scendevano sulle spalle.</p>
<p>La Via Lattea era la sua mantella, trapunta di smeraldi e germogli color amaranto.</p>
<p>La donna esternò il suo cruccio, e la fata la prese a braccetto. Arrivarono al podere che l'Aurora s'imbellettava, il puzzone, dietro i vetri assonnato aspettava.</p>
<p>Quando vide la madre insieme a così mirabile creatura presto si azzimò in docile postura.</p>
<p>L'incantatrice disse: "Sono la fata Gelsomina, amica di ogni bimbo e ogni bambina. Vengo da un luogo assai distante per esaudire il tuo desiderio all'istante.&nbsp;Acatacapì, acatacapò, questo è il dono di cui premio ti farò".</p>
<p>Quale non fu l'impressione nel vedere apparire non un cesto di more. Ma sulla bianca parete impressa la faccia, di quando il mostro gli rendeva pan per focaccia. Pianse disperato il virgulto monello, nel vedersi tutt'altro che bello. Promise alle donne e a se stesso, mai più avrebbe fatto richieste da ossesso.</p>
<p>Ma allorché fu il pianto esaurito e la fifa passata, eccolo di nuovo ad aver pretesa smodata. In un battibaleno ecco la Buona e così gli parlò: "Chi troppo vuole di quel che ha, non sa godere, valutar bisogna il mezzo bicchiere, poiché nel mondo ci son bambini che non hanno neppure i mezzi misurini".</p>
<p>Un gesto ad arco e iniziò lo scorrere delle immagini, nel vedere dei coetanei la miseria, ebbe vertigini.</p>
<p>Si scambiavano a gran sorrisi balocchi di pezza e tenevano da conto siffatta giocoleria.</p>
<p>Alcuni raccattavano cibi nella mondezza, con i ventri gonfi affetti da dissenteria.</p>
<p>Altri in un tugurio abitavano tra la sporcizia, indosso altro non avevano che la loro dolcezza.</p>
<p>Tanti vivevano in strada tra le intemperie, sfamati da giumelle di riso offerto da persone pie.</p>
<p>Orfanelli alti non ancora una spanna, sfruttati nel lavoro senza misericordia, non si sognavano alcuna corbelleria ma le braccia tese dalla mamma.</p>
<p>C'era chi camminava con le stampelle, il corpo straziato da menomazioni, giacché in guerra erano le loro nazioni.</p>
<p>Vide bambini che per lenire la fame annusavano colla e ignari credevano di giocare ai soldatini, quando gli mettevano il fucile a tracolla, invece uccidevano sparando con il diabolico aggeggio, ma i Capi di Stato non sentivano rimorso né la Chiesa vergogna, di far della fanciullezza oltraggio.</p>
<p>Bighellonavano senza ritegno disinteressandosi della bisogna.</p>
<p>L'orrore entrò nella sua mente piccina, cuore triste per tanta disgrazia,per tutti i bimbi implorò giustizia.</p>]]></description>
            <author> enzea@libero.it (Silvana Cionfoli Corvino)</author>
            <pubDate>Thu, 02 May 2013 16:34:30 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>La zia Marta di Topolò e la paura dei ragni</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1546-zia-marta-topolo-paura-ragni.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/Resized/zia-marta-topolo-paura-ragni.png" alt="zia-marta-topolo-paura-ragni" width="200" height="117" />In un paesetto chiamato Topolò<br /> sui monti abbarbicato come, non lo so...</p>
<p>in una casa quasi diroccata,<br /> al limitar di una stradina in salita,<br /> che tra i vecchi ruderi pare scolpita,</p>
<p>vive la vecchia zia Marta<br /> che di mestiere fa la sarta.</p>

<p>Gira per strada con un enorme cappello<br /> teme il sole, e gli fa da ombrello.</p>
<p>Possiede una bicicletta tutta sgangherata:<br /> chissà da dove l'ha riciclata!</p>
<p>La sua casa è l'abitazione di ogni genere di animaletto:<br /> gatti, cani, topi e anche di qualche insetto...</p>
<p>Le ragnatele fanno da tendoni<br /> e s' intravedono dietro ai grandi balconi.</p>
<p>I topini sul tavolo si recano a cena<br /> perché Marta di pulire non ha nessuna lena!</p>
<p>La polvere sui mobili fa da tappezzeria,<br /> con le dita un sole, un albero si disegnano con maestria.</p>
<p>Insomma, una casa molto disordinata<br /> come la sua gonna che è sempre strappata!</p>
<p>I suoi calzini son sempre bucati,<br /> i suoi capelli son ogni giorno arruffati.</p>
<p>Un gatto nero è il suo amico del cuore,<br /> porta sfortuna ma è il suo grande amore!</p>
<p>Lui le sta vicino in quella grande confusione,<br /> e della stamberga infondo è il grande padrone.</p>
<p>Un giorno, dalla città venne lì nei pressi a soggiornare,<br /> un bimbo fragile, pallido con cui era difficile parlare.</p>
<p>Sempre solo, quasi mai lui si divertiva<br /> e dai suoi occhi tristi lo si capiva.</p>
<p>Si chiamava Andrea il fanciullo solo soletto<br /> che dal suo cancello guardava di zia Marta il giardinetto.</p>
<p>Lui lo spiava da lontano incuriosito<br /> ma anche un poco intimorito.</p>
<p>Tanti libri lui leggeva di fantasia<br /> perché così il tempo gli volava presto via.</p>
<p>Cavalieri e draghi, castelli , streghe e folletti felici<br />erano per lui i soli amici.</p>
<p>La zia Marta che era una persona sensibile<br /> e per certi versi imprevedibile,</p>
<p>con dolcezza lo invitò a bere una cioccolata profumata<br /> dicendogli che densa, e colorata l'avrebbe preparata.</p>
<p>Andrea quando entrò nelle stanze del disordinato casone,<br /> spaventato si rannicchiò in un cantone.</p>
<p>Che paura aveva di quei grossi ragni,<br /> pelosi, neri anche se dicon che portan guadagni!</p>
<p>Marta gli si avvicinò con dolcezza,<br /> sul visino gli fece una delicata carezza;</p>
<p>lo abbracciò stretto stretto<br /> e lo nascose sotto il suo grande berretto.</p>
<p>"Veloci, usiamo la plastilina... e<br /> del ragno facciam la faccina;<br /> Coraggio!! Dipingiamo quel mostriciattolo di un colore gioioso<br /> che non ti sembri a prima vista spaventoso...<br /> raccontami come ti senti<br /> quando lo vedi e batti i denti! "</p>
<p>Tra i due si creò, cosi, un gran calore<br /> e il bimbo calmò lentamente il suo tremore.</p>
<p>Nacque immediata una grande intesa<br />il tutto nato da una paura presa...</p>
<p>Che sbocciata è come fiore<br />e ha donato al cuore gran tepore</p>
<p>Andrea con i ragni iniziò a familiarizzare<br /> e con i bambini del piccolo paese a giocare...</p>
<p>Il giardino della zia Marta ora è un paradiso d' idee e di tesori da scoprire<br /> basta non farsi intimorire...</p>
<p>I bambini ora l'aiutano a riordinare,<br /> e in quella casa c'è un bel daffare:<br /> spolverare, spazzare, rammendare!<br /> Ci sono anche i letti da rifare!</p>
<p>Il tutto è fatto in allegria<br /> per stare insieme in compagnia,</p>
<p>c'è l'estate e si sta in vacanza.<br /> Ci si diverte con grande baldanza</p>
<p>tra le montagne abbandonate<br /> ma di aria fresca e bei paesaggi circondate.</p>
<p>Un mondo incontaminato<br /> Che va dagli uomini valorizzato.</p>
<p>Andrea ora vive a Topolò non ha solo molti amichetti<br /> ... si diverte anche con i ragnetti.</p>
<p>Ora lui inventa le sue fiabe preferite<br /> La bella verde natura le ha abbellite...</p>
<p>Di caldi colori<br /> Perché le sue parole sono diventate fiori!!!!!!&nbsp;</p>]]></description>
            <author> rabrami1@alice.it (Rosa Rita)</author>
            <pubDate>Thu, 02 May 2013 12:40:17 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>La solitudine di Doriano</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1545-solitudine-doriano.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-left: 10px; float: right;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/solitudine-doriano.jpg" alt="solitudine-doriano" width="200" height="158" />Senza sosta, senza sosta,<br />avanti Doriano porta con te solo un umile ma attento guardiano: <br />il povero cagnolino <br />che sin dall’inizio ha continuato ad accompagnare il padrone, <br />ora si accinge con disperazione ad assistere inerme alla sua dissoluzione.</p>
<p>«Doriano - pensa il cagnolino Lapis - non posso lasciarti da solo ora, <br />tu credi di poter continuare ma la follia ti assale. <br />Fermati un momento, <br />rifletti, cosa assai strana per una mente così insana.</p>

<p>Nulla è perduto ma tu devi essere più prevenuto.<br />Una vil donna ti ha distrutto ma tu devi riprenderti, <br />a progetto decaduto, scorda il tuo vissuto <br />e pensa ad un futuro non ancora canuto».</p>
<p>Il giovane ragazzo, esortato al pensiero, <br />si accorge di aver dimenticato <br />all’interno dell’antico maniero <br />la fatata bicicletta che la strega Bertona gli aveva, <br />con un incantesimo, maledetta.</p>
<p>Cammin facendo, lungo il tortuoso viale che conduceva al castello, <br />Doriano scorge tra l’invernale nebula avanzarsi una sagoma argentata, <br />era la bicicletta fatata.</p>
<p>‘Eletta’ la due ruote negletta <br />con la quale aveva percorso tanti e tanti chilometri, <br />nella consegna del mitico giornale, <br />ora vaga sperduta nella pianura, <br />aspettando qualcuno che la porti all’avventura.</p>
<p>La nebbia toglie capacità di visione e Doriano cozza con violenza contro il manubrio di Eletta <br />che sola, soletta si allontana fuggendo alle grinfie di Bertona, la strega bacchettona.</p>
<p>Così a poco a poco, <br />il ragazzo riprende confidenza con la bicicletta <br />e ricomincia una storia ora benedetta.</p>
<p>Tra mari, colli, monti e fiumi la sempre presente e fedele amica Eletta <br />instilla nel giovane il greco motto ‘Gnôthi Seautón’, <br />l’arcaico ‘Conosci te stesso’ <br />che potrà regalargli il successo.</p>
<p>«Doriano inizia da qui - dice Eletta - il tuo percorso culturale, <br />con me visiterai luoghi ignoti, <br />ti spalancherò porte sconosciute, <br />parlerai con personaggi del passato <br />il cui volto è immortalato nelle pellicole <br />di un vecchio cinematografo animato».</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Maria Cristina e Raffaella Grassi)</author>
            <pubDate>Thu, 02 May 2013 10:56:02 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/filastrocche/1545-solitudine-doriano.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Il topino Tropez e la pizza ai dodici formaggi</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1544-topino-tropez-pizza-dodici-formaggi.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/topino-tropez-pizza-dodici-formaggi.jpg" alt="topino-tropez-pizza-dodici-formaggi" width="200" height="200" />Tropez era un piccolo e simpatico topino, dal ciuffo rosso e dalla parlantina veloce, che lavorava come fattorino per il ristorante "La piccola osteria del gusto" a Montmartre, nella città di Parigi, il cui proprietario era Monsieur Souris, ricco topino trasferitosi in Inghilterra.</p>
<p>Ogni sera, con la sua vespetta gialla, Tropez girava in lungo e in largo per le strade parigine consegnando il piatto forte del locale, ovvero le gustose e famose pizze di Monsieur Le Rongeurs, il più grande chef di tutta la città.</p>
<p>La quattro formaggi era la pizza più richiesta e fuori dal locale i topini facevano la fila per entrarvi.</p>
<p>Tropez,che aspirava a diventare lui stesso chef e pizzaiolo, tra una consegna e l'altra, cercava ogni volta di poter realizzare la pizza dei suoi sogni, quella che secondo lui avrebbe raggiunto il successo immediato in tutta Parigi.</p>
<p>Ma Monsieur Le Rongeurs non permetteva mai a Tropez di avvicinarsi al tavolo di preparazione, né al forno dove il maestoso chef voleva esser il solo e l'unico a prendersi tutti gli onori.</p>

<p>Talmente grande era la fama della "Piccola osteria del gusto" che i topini parigini, quelli più in voga e di una certa popolarità, organizzavano serate di gala alle quali prendevano parte addirittura i più blasonati topini d'Inghilterra, fatti venire in aereo direttamente dal palazzo reale della Regina!Una sera, mentre Monsieur Le Rongeurs, insieme ai suoi collaboratori più fidati, stava preparando l'impasto in vista dell'apertura serale, Tropez tentò per l'ennesima volta di convincere l'eccentrico chef a concedergli una possibilità."Monsieur posso avere l'onore di preparare e di farvi assaggiare la pizza ai dodici formaggi?" Chiese Tropez, come sempre con garbo e gentilezza "Vi prego datemi un'occasione, non ve ne pentirete!".</p>
<p>"Un fattorino pizzaiolo!" Replicò col suo marcato accento francese il grande chef "Cosa vuoi saperne tu di cucina e di pizza? Tu che a malapena sai distinguere il groviera dal grana! Esci fuori e non farti più vedere qui!".</p>
<p>Tropez seppur amareggiato, non si diede per vinto.</p>
<p>Quella sera consegnò mille pizze al di qua e al di là della Senna, girò tutta la città e alla chiusura del locale, quando non c'era più nessuno, decise finalmente di mettere in atto e perfezionare la sua creazione.</p>
<p>Senza far troppo rumore, alla luce di due candele, cominciò ad impastare farina, acqua lievito e sale; con grande maestria lavorò la pasta fino a stenderla sul bancone di marmo.</p>
<p>Sempre muovendosi piano, accorto a non farsi scoprire, prese dal frigo tutti gli ingredienti che gli occorrevano e farcì la pizza, abbondantemente, con dodici tipi differenti di formaggio: Emmental, Fontina, Provola, Gorgonzola, Stilton inglese, Mozzarella a pasta filata, la Robiola, il Casolet, Mascarpone, Crescenza, Ricotta e Scaglie di Parmigiano.</p>
<p>Dopo aver introdotto due fascine nel forno ancora ben caldo, con molta cura e attenzione, sollevò la pizza con la pala e l'infornò.</p>
<p>Dopo qualche minuto s'espanse per tutta la cucina un profumo così intenso e forte che Tropez ne fu estasiato.</p>
<p>Il topino era lì, davanti alla bocca del forno, che controllava la cottura e osservava, con l'acquolina in bocca, lo sciogliersi dei formaggi.</p>
<p>Appena fu cotta, Tropez estrasse la pizza e, senza aspettare, tagliatane una fetta, l'assaggiò che era ancora cocente.</p>
<p>Il formaggio, fuso e filante, cadeva giù come una crema deliziosa e il sapore era buonissimo e gustoso tanto da leccarsi i baffi.</p>
<p>Nel frattempo, però, il profumo della pizza appena sfornata, fuoriuscì dalle finestre aperte e scivolò via in strada attraversando tutti i vicoli di Parigi.</p>
<p>Ogni topino fu svegliato da quella fragranza così succulenta e, seguendo la scia, si riversarono in massa davanti al locale.</p>
<p>Quando la folla di topini, ancora in vestaglia e camicia da notte, iniziò a bussare alle porte, Tropez s'agitò molto e temendo d'esser stato scoperto, cercava in qualche maniera di pulire e sistemare la cucina, ma ormai era troppo tardi, i topini erano riusciti ad entrare.</p>
<p>Tropez, nascosto dietro i sacchi di farina, osservò la folla mentre era intenta ad assaggiare, con grande piacere, la pizza saporita.</p>
<p>In mezzo ai numerosi topini c'era anche Monsieur Le Rongeurs, il quale era stato a sua volta svegliato dal quel profumo così invitante.</p>
<p>Assaggiando un pezzettino, capì che si trattava della fantomatica pizza di cui gli aveva parlato Tropez.</p>
<p>Si girò attorno e vide tantissimi topini che felici apprezzavano il prodotto, dunque colse l'occasione al volo e, salito sul bancone, esclamò a gran voce: "Benvenuti Madame e Monsieur, benvenuti alla "notte a sorpresa" organizzata da me per pubblicizzare la nuovissima e buonissima pizza ai dodici formaggi: la mia ultima creazione! E' mia! Lo inventata io!".</p>
<p>A queste parole tutti i topini applaudirono e festeggiarono il grande chef che, preso dall'emozione, dichiarò: "Domani sera, alla torre Eiffel, tutta Parigi potrà gustare questa mia prelibatezza! Non mancate!".</p>
<p>E così, acclamato dai topini accorsi al locale, Monsieur Le Rongeurs, accompagnò alla porta ognuno di loro, ringraziandoli e raccomandandosi di spargere la voce a più non posso.</p>
<p>Tropez, ancora nascosto tra i sacchi infarinati, era rimasto molto deluso dall'atteggiamento dello chef; gli aveva rubato l'idea e se n'era preso tutti gli onori e i meriti.</p>
<p>Allora saltò fuori all'improvviso e disse:"Monsieur! Ha rubato la mia pizza! E' stato poco professionale, non si fanno queste cose!" Lo chef replicò senza troppo scomporsi:"Sapevo che c'era il tuo zampino, Tropez! Ma a chi crederanno? Al grande Monsieur Le Rongeurs, o a un misero fattorino? La tua è stata una buona idea, ti avevo sottovalutato.</p>
<p>Ovviamente con la mia classe saprò fare anche di meglio! Gli ingredienti che hai usato sono semplici, li saprò replicare! Ora vai via, Tropez, sei licenziato! Non ho bisogno più di te!".</p>
<p>Riposta la divisa nell'armadietto, Monsieur Le Rongeurs andò via dal locale e il povero topino rimase di nuovo solo, ma questa volta più triste che mai.</p>
<p>Non era avanzato nulla della sua pizza, avevano mangiato tutto.</p>
<p>Così sconsolato e affranto andò a casa.La sera successiva migliaia di topini si presentarono alla Torre Eiffel, pronti a gustare la pizza più buona di Parigi.</p>
<p>C'era, per l'occasione, la Topotelevisione, oltre a personalità importanti e i vari Topovip del Topocinema.</p>
<p>Era presente anche il proprietario della "Piccola osteria del gusto", Monsieur Souris, giunto apposta per l'occasione da Londra che, dopo aver fatto i complimenti allo chef, si sedette al tavolo d'onore insieme ai topini suoi ospiti particolari.</p>
<p>Le cose sembravano andar bene per Monsier Le Rongeurs che, contento, si mise all'opera.</p>
<p>Preparò l'impasto e dopo aver steso le prime pizze, iniziò a preparare i formaggi.</p>
<p>A un certo punto, però, s'accorse di non ricordare più di cinque tipi di latticini da impiegare, e non era nemmeno poi tanto sicuro su quelli già usati.</p>
<p>Non sapeva che ingredienti aggiungere e cominciò a preoccuparsi.</p>
<p>Il tempo passava e i topini attendevano.</p>
<p>Colto dal panico, Monsieur Le Rongeurs, sudato e nervoso, decise di servire una specie di pizza che somigliasse almeno in parte a quella di Tropez.</p>
<p>Così iniziarono ad esser serviti i primi tavoli con l'applauso di circostanza dei topini; ma subito un leggero squittio si levò dai tavoli, il profumo, la consistenza della pasta, il sapore, non erano proprio dei migliori.</p>
<p>Insomma, la pizza non era buona!Monsieur Souris, molto seccato per la brutta figura, si alzò di scatto e andò a parlare con lo chef gridando a gran voce: "Monsieur Le Rongeurs! Cos'è questo, uno scherzo? La pizza è immangiabile oltre che disgustosa! Ha idea della pessima figura che sta dando del mio ristorante? Ci sono le Topotelevisione, ospiti importanti, topini blasonati e lei si permette di servire un piatto degno del peggior gatto? Esigo subito che si risolva questo problema!".</p>
<p>Mortificato e impaurito, lo chef cercò di giustificarsi, ma inutilmente.</p>
<p>I suoi collaboratori, però, decisero di rivelare al proprietario che l'inventore della pizza ai dodici formaggi non era lo chef, ma piuttosto Tropez, il fattorino, e che gli era stata rubata da Monsieur Le Rongeurs, il quale, adesso, non riusciva a prepararla siccome non conosceva tutti gli ingredienti.</p>
<p>A ciò, Monsieur Souris ordinò al suo autista di andare, immediatamente, a casa di Tropez e di condurlo di corsa alla Torre Eiffel.</p>
<p>Per quanto riguardava, invece, Monsieur Le Rongeurs, a causa della sua superbia e della sua avidità, fu licenziato in tronco e coperto di vergogna scappò via.Catapultato velocemente e senza nemmeno il tempo di capire, Tropez, dunque, arrivò al banchetto e, dopo aver parlato col proprietario, si mise all'opera.</p>
<p>Le prime cento pizze non erano ancora state messe nei piatti che il profumo inondò l'intero piazzale della Torre Eiffel; l'odore intenso dei vari formaggi fusi insieme inebriava i topini festanti.</p>
<p>Tutti i tavoli furono serviti nel minor tempo possibile e la pizza di Tropez riscosse un successo strepitoso, tanto che i topogiornali uscirono con un'edizione straordinaria.</p>
<p>Anche le TopoTv mandarono in onda le immagini dei topini ghiotti della nuova specialità.</p>
<p>A fine serata, il proprietario, Monsieur Souris, chiamò lo staff a raccolta e tra gli applausi calorosi dei commensali disse: "Ho l'onore di presentarvi il vero inventore della pizza ai dodici formaggi! Tropez! Egli, difatti, ha fatto sì che questa serata si rivelasse un successo! E qui dichiaro che, da adesso in poi, sarà il nuovo chef del mio ristorante!".</p>
<p>Ci fu una grande ovazione e tutti i topini festeggiarono Tropez sillabando il suo nome; il topino col suo ciuffo rosso, ancora sporco di farina e lievito, felicissimo, ringraziava sorridente la folla che lo acclamava.</p>
<p>Era riuscito, finalmente, a realizzare il suo sogno: preparare la pizza più buona di Parigi!</p>]]></description>
            <author> francescosara_2013@libero.it (Francesco Orciuoli)</author>
            <pubDate>Thu, 02 May 2013 09:58:09 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Il guardiano dei palloncini</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1543-guardiano-palloncini.html</link>
            <description><![CDATA[<p><em><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/guardiano-palloncini.jpg" alt="guardiano-palloncini" width="200" height="200" />Vuoi sapere dove vanno i palloncini colorati quando sfuggono di mano ai bambini? Così non piangerai più! </em></p>
<p><em>Ora ti racconto ...</em></p>
<p>Nel cielo azzurro, fra le nuvole bianche color panna e latte, nascosta da un raggio di sole, c'è una piccola porticina color del sole vivevano tanti anni fa tanti piccoli omini colorati.</p>
<p>Il loro lavoro era asciugare le nuvole quando pioveva e preparare torte con la panna.</p>
<p>Una volta una strega travestita da un grosso uccello li stregò con la sua magia cattiva trasformandoli in palloncini sgonfi.</p>
<p>I poveri palloncini caddero dalle nuvole si ritrovarono attaccati con una sottile cordicina e col viso gonfio.</p>

<p>Venduti nelle fiere di paese, ogni bambino ne voleva uno, sperando sempre che il bambino le sfuggisse di mano la cordicina per essere di nuovo libero è ritornare fra le nuvole.</p>
<p>Quando un bimbo le sfugge di mano il suo palloncino lui vola felice su nel cielo leggero sorridente libero di volare incontra gli uccellini vola sempre più in alto col vento che lo bacia e lo accarezza volteggia e guarda in giù Il palloncino ti guarda che lo cerchi e che piangi perchè lo hai perso.</p>
<p>Tu bambino devi essere felice che il palloncino è volato via perchè va dai suoi compagni che lo aspettano loro sono tantissimi, tutti colorati.</p>
<p>Quando arrivano davanti la porticina, il guardiano vestito col frack li saluta, chiede come si chiamava il bambino che lo ha perso e scrive il suo nome nel grande libro con la grande penna magica; poi gli apre la porticina e tutti fanno festa mangiando torte con panna.</p>
<p>Il guardiano è il grande mago dei palloncini sfuggiti dalla mani dei bambini; ogni notte quando un bambino dorme lui scende dal cielo con la sua bicicletta volante coi raggi di luna, entra nelle loro stanzette piano piano e mette un soldino ad ogni bambino che ha perso il palloncino nascondendolo dentro il suo salvadanaio.</p>
<p>Ogni volta che un palloncino sfugge dalle mani di un bambino non piangere, lui è felice! Sono ritornati omini, piccino, la strega si è trasformata in ape per scoppiare i palloncini prima che volino.</p>
<p>Vuoi sapere un altro segreto? Ma non dirlo ha nessuno, lo dico solo a te! Ogni mattina i palloncini scendono dal cielo silenziosi con le loro cordicine per darti un bacio prima del tuo risveglio per ringraziarti di averli liberati.</p>]]></description>
            <author> redazione@tiraccontounafiaba.it (Rosaria Catania)</author>
            <pubDate>Thu, 02 May 2013 09:20:52 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1543-guardiano-palloncini.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>I Calabroni e le Api e La ghianda e la zucca // Audio Fiabe</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/multimedia/1542-calabroni-api-ghianda-zucca.html</link>
            <description><![CDATA[<p><em><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/calabroni-api.jpg" alt="calabroni-api" width="200" height="185" />Noemi ci presenta due video fiabe tratte dall'opera di&nbsp;<a title="Jean De La Fontaine" href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe-classiche/jean-de-la-fontaine.html" target="_blank">Jean De La Fontaine</a>:&nbsp;<a title="I calabroni e le api La Fontaine" href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe-classiche/jean-de-la-fontaine/293-calabroni-api.html" target="_blank">I Calabroni e le Api</a> e <a title="La ghianda e la zucca La Fontaine" href="http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe-classiche/jean-de-la-fontaine/451-ghianda-zucca.html" target="_blank">La ghianda e la zucca</a>.<br /></em></p>
<p>Era sorta fra l'Api e i Calabroni<br />per un favo di miel una gran lite,<br />di cui volevano essere padroni<br />d'ambo le parti e con furore tale,<br />che infine il grande affare<br />d'una Vespa fu tratto al tribunale.</p>
<p><em>Clicca su "Leggi tutto" per vedere la video fiaba.</em></p>

<h4>La video fiaba</h4>
<p>{youtube}rjGAXDrZRcw{/youtube}</p>
<p><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">Provenienza / Ambientazione: Francia</span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">Curatore delle riprese video: Valter Garbo</span></em><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">Ideatrice, Attrice, Curatrice dei testi, dei costumi, del trucco, degli oggetti di scena e del montaggio: Noemi Garbo</span></em><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">Aiuto e supervisione: Mara Casetto e Agnese Sicchieri</span></em><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">Musica in ordine di sequenza:</span></em><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">- "Reine de Musette", eseguita da Émile Vacher</span></em><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">- "Moulin Rouge", eseguito con la "Musette" francese</span></em><br style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;" /><em><span style="color: #333333; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 17px;">- "La Vraie Valse Musette", eseguita da Émile Vacher</span></em></p>
<h4>I testi originali</h4>
<h6>&nbsp;</h6>
<h6>I calabroni e le api</h6>
<p>Era sorta fra l'Api e i Calabroni<br />per un favo di miel una gran lite,<br />di cui volevano essere padroni<br />d'ambo le parti e con furore tale,<br />che infine il grande affare<br />d'una Vespa fu tratto al tribunale.</p>
<p>La Vespa non sapea che giudicare.<br />Intorno al miel alcuni testimoni<br />dicean d'aver veduto bestie alate<br />giallo-nere, ronzanti e fusolate,<br />ma in queste condizioni<br />potevan esser api e calabroni.</p>
<p>Torna la Vespa allora a investigare,<br />interroga un intero formicaio,<br />ma le cose non restano più chiare.<br />Allor disse una Pecchia: - O non vi pare<br />che duri già da un pezzo questo guaio?<br />Il miele va in malora e a danno nostro;<br />ché mentre noi spendiamo in bollo e in tassa,<br />in carta, in procedura ed in inchiostro,<br />del nostro miel è il giudice che ingrassa.<br />Andiam invece ed api e calabroni<br />a lavorar nell'orto,<br />e le case ed i favi più ben fatti<br />indicheranno la ragione e il torto -.<br />Naturalmente dissero di no<br />i Calabroni, e il miele<br />alle Pecchie la Vespa giudicò.</p>
<p>Magari si facesse ogni processo,<br />come dicon che facciano in Turchia,<br />senza tutta la lunga litania<br />di spese e ciarle inutili d'adesso!<br />Il buon senso val più di tutti quanti<br />i codici, o, sofferto strazi e croci,<br />il giudice di solito ha le noci,<br />e non restan che i gusci ai litiganti.</p>
<h6>La ghianda e la zucca</h6>
<p>Domineddio fa ben quel ch'Egli fa.<br />E se tu vuoi le prove<br />di questa verità,<br />senza andare a cercarle per il mondo,<br />potrai trovarle d'una zucca in fondo.</p>
<p>Un contadin che vede<br />la Zucca tonda e gonfia<br />con piccioletto il piede,<br />- Che mai pensò nel fabbricarla Iddio? -<br />disse in suo cor. - Poffare! a parer mio<br />avrei la Zucca ai rami almen sospesa<br />di questa grossa quercia o di quel faggio.<br />Tal albero, tal frutto, è più da saggio.</p>
<p>Gran peccato, Taddeo, grande peccato<br />che tu non ci sia stato<br />a dar qualche misura<br />a Colui di cui predica il Curato!<br />E non è forse strano,<br />per dirne un'altra, che sull'alta quercia<br />invece nasca una piccola Ghianda<br />non più grossa dell'unghia della mano?</p>
<p>Il Creator, io credo, era distratto<br />e prese un qui pro quo,<br />quando le zucche ha fatto,<br />e alle querce le ghiande regalò -.</p>
<p>Non potendo risolvere il quesito<br />Taddeo, che sa che col rifletter troppo<br />si può perdere il sonno e l'appetito,<br />sotto una quercia a riposar andò,<br />e qui si addormentò.</p>
<p>Ma si dié proprio il caso<br />che una Ghianda cadessegli sul naso<br />che tosto lo svegliò.<br />Alza la testa, e vista ancor la Ghianda<br />fra i peli della barba, ei la ritiene<br />come un segno che Dio dal ciel gli manda.<br />E grattandosi dice: - Mammalucca!<br />Sarei conciato bene<br />se fosse stata Zucca -.</p>
<p>E recitando quindi un laus deo<br />a Quei che il sol creò,<br />il buon Taddeo<br />a mangiar la polenta ritornò.</p>]]></description>
            <author> noemi.garbo@alice.it (Noemi Garbo)</author>
            <pubDate>Thu, 02 May 2013 08:58:19 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Villy il passerotto Vigile</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1541-villy-passerotto-vigile.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/villy-passerotto-vigile.jpg" alt="villy-passerotto-vigile" width="152" height="168" />Orlando, il Gufo saggio, voleva che nel suo bosco regnasse la pace e la serenità tra gli animali.</p>
<p>Era sua abitudine girovagare e fermarsi a discutere con gli animaletti, quando la sua attenzione si fermò su un piccolo passerotto che stava in disparte, aveva il beccuccio nascosto sotto un ala e stava con il broncio e tutto arrabbiato. Che hai? Disse Il Gufo Orlando, perché sei così triste?</p>
<p>Il passerotto rispose: Sono triste e arrabbiato perché i miei fratelli e gli animaletti del bosco mi prendono in giro, perché io non faccio Cip! Cip! M a non so perché, mi esce come voce, il suono di un fischietto. Ed era proprio vero sembrava un fischietto.</p>
<p>Non preoccuparti gli rispose il Gufo saggio, studierò qualcosa per far sì che tu sarai utile…..</p>
<p>Il giorno dopo, nel bosco delle ciliegie, c'era una gran confusione, proprio vicino al laghetto, era successo un incidente.</p>

<p>L'antilope Sofia assetata dalla lunga corsa che aveva fatto, correva sicura di se per abbeverarsi, ma nella foga…. Si scontrò con un gruppo d'anatre che correvano anche loro nella stessa direzione.</p>
<p>Fu un pata track…. Hoi, Hoi, si lamentavano i feriti, subito corsero tutti gli animaletti richiamati dai lamenti… Chiamate il Castoro Dottore! Immediatamente si allertarono i soccorsi, le Libelule si alzarono in volo come gli elicotteri e ruotando nel cielo fecero il segnale alla Papera Isabella, bravissima infermiera della zona che presa la valigetta del pronto soccorso, goffamente incominciò a correre verso il luogo dell'incidente urlando a squarciagola Qua! Qua!Qua!.</p>
<p>Niente di grave per fortuna sono solo delle ammaccature, Quando arrivò il dottore Castoro, gli infortunati già erano stati fasciati con foglie e fiorellini dalla brava Papera Isabella. Tutti gli animaletti del bosco incominciarono ad applaudire per la celerità dei soccorsi, ma l'attento e saggio Gufo disse:</p>
<p>Dobbiamo trovare un rimedio per porre fine a questi incidenti…. Ho trovato! Faremo come gli umani, Ci vuole un Vigile! Fu scelto il passerotto Villy, che a differenza dei suoi fratellini invece di emettere il suo cip, cip, la sua vocina era simile a d un fischietto.</p>
<p>Villy fu entusiasta del suo nuovo lavoro e da allora nel bosco delle ciliegie vicino al laghetto, quando senti il suono un fischietto, fermati subito e dai la precedenza, altrimenti il vigile Villy ti multa.</p>]]></description>
            <author> gcuomo12@yahoo.it (Pino Cuomo)</author>
            <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 20:09:27 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1541-villy-passerotto-vigile.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Il televisore e il telecomando</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/multimedia/1540-il-televisore-e-il-telecomando.html</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Fiaba prodotta dalle classe 3^&nbsp; tempo normale della scuola primaria di Porto S. Elpidio Plesso Pennesi 1° ISC nel progetto di animazione teatrale "Il Contafavole" in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune.</em></p>
<p>{youtube}YTT2zyxym_s{/youtube}</p>]]></description>
            <author> teatron78@libero.it (Ermanno Pacini)</author>
            <pubDate>Tue, 30 Apr 2013 15:57:19 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.tiraccontounafiaba.it/multimedia/1540-il-televisore-e-il-telecomando.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Seguendo il destino 1 // La festa</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1539-seguendo-il-destino-la-festa.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/seguendo-destino-prologo.jpg" alt="seguendo-destino-prologo" width="200" height="276" /><em><a href="http://www.tiraccontounafiaba.it/component/tag/seguendo-il-destino.html" target="_self">Qui </a>tutte le puntate.</em></p>
<p>Hagor Saud Flyd, terzo gemito dei principi William e Mirian Flyd, si fermò in cima allo scalone; da quella posizione poteva dominare il gran salone delle feste del palazzo reale.</p>
<p>Osservava la gente che lo affollava, alcune persone ballavano e altre discutevano incuranti della musica. La festa era in suo onore, per festeggiare il proprio quindicesimo compleanno.</p>
<p>Francamente a lui non piaceva quel tipo di festeggiamento, avrebbe preferito una semplice cena con i suoi famigliari e amici più intimi, ma la madre non era dello stesso avviso, e quindi aveva organizzato una festa danzante. Sospirò rassegnato, fece scorrere lo sguardo sulla gente e in un angolo vide i suoi fratelli e gli amici, che lo salutarono.</p>
<p>Ricambiò il saluto, ma mentre si accingeva a raggiungerli, fu attratto da un gruppo di ragazze, da una in particolare, gli procurava uno strano turbamento, che non si spiegava: il cuore sembrò volergli uscire dal petto. Dopo d'aver respirato profondamente, prese la decisione d'avvicinarla, e nulla glielo avrebbe impedito.</p>

<p>Cominciò a scendere lo scalone, ma fu raggiunto dalla sorella, la quale, dopo avergli porto gli auguri e rimproverato per essere arrivato in ritardo lo trascinò dai loro amici.</p>
<p>La sorella di Hagor era più grande di lui appena un anno, e fra i due c'era un legame molto forte. Angelica, questo era il suo nome, era una bella ragazza; aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi, le labbra ben disegnate, un naso piccolo e grazioso, e un poco impertinente, molti affermavano che assomigliasse alla madre.</p>
<p>Arrivato in cima allo scalone, Hagor fu notato anche da suo nonno, re Karnak. Re Karnak era un uomo alto e dal corpo atletico, dai capelli brizzolati, dagli occhi marron scuro e dalla forte personalità. In quel momento stava chiacchierando amichevolmente con il suo vecchio amico, re Giorg, ma quando vide il nipote, esclamò:</p>
<p>"To' guarda; il festeggiato si è degnato di comparire!".</p>
<p>"Non essere sarcastico con il ragazzo, se ricordo male anche tu, non ami questo genere di feste". Lo biasimò Giorg.</p>
<p>" Vero, Giorg". Sorrise Karnak.</p>
<p>"Lo sai tuo nipote mi ricorda tanto una persona, ma chi?".</p>
<p>"Bah! Non so che dirti in proposito. So solo che ormai anche lui sta diventando un uomo".</p>
<p>"Già: se solo ricordassi a chi assomiglia". Sospirò Giorg.</p>
<p>Karnak però non ascoltava più l'amico, si domandava che razza d'uomo stesse diventando suo nipote. Certo era un bel ragazzo, ed era anche più alto di chiunque della sua età, e questo lo faceva sembrare anche più adulto, ma aveva pur sempre quindici anni. Lo osservò in mezzo ai suoi fratelli e amici, di certo un gruppo folto ma Karnak sapeva che in realtà per il nipote soltanto tre persone erano veramente importanti, e come non poteva essere così? I tre vivevano nel palazzo.</p>
<p>Lui stesso li amava come tre nipoti; i ragazzi erano: il principe Sandor Mek Close, il duca Fransuas De Rual e il conte Gorion Bolivar, della costellazione del Drago Maggiore. Per Karnak, Gorion era un vero mistero: il ragazzo era la copia esatta di Sandor; capelli castani scuri, occhi verdi chiari, naso leggermente appuntito e le labbra leggermente carnose; Karnak non si piegava la loro somiglianza, poiché non era nemmeno gemello di Sandor, per quello che ne sapeva lui per lo meno.</p>
<p>Fransuas era il cugino di Sandor, e aveva i capelli neri, occhi corvini, e il naso un po' aquilino. Karnak posò poi lo sguardo su Axsterio il fratello maggiore di Hagor e Angelica. Il quale gli ricordava molto sua moglie Elisabeth, infatti, il ragazzo, aveva i capelli castani scuri, gli occhi verdi color smeraldo, naso in, come quello del fratello, la mascella era leggermente squadrata.</p>
<p>Ora Hagor era circondato dagli altri e stava ridendo, e Karnak comprese che il capo del gruppo era Hagor, si chiese se la loro amicizia sarebbe durata per sempre, ma sapeva che soltanto il tempo avrebbe dato una risposta alla sua domanda, come a tutti gli altri quesiti che si faceva sui sei ragazzi.</p>
<p>Hagor e Angelica, raggiunsero i loro amici, scambiarono qualche battuta poi Hagor chiese maliziosamente alla sorella.</p>
<p>"Angelica, hai una lista delle tue amiche da sottopormi, o nessuna di loro vuole ballare con il festeggiato?".</p>
<p>Angelica lo guardò di traverso prima di rispondergli:</p>
<p>&lt;perorerò una sola". Disse.</p>
<p>&lt;dalle altre?". Domandò Fransuas.</p>
<p>&lt;chiesto da rimanere senza parole".</p>
<p>&lt;bella". Disse Sandor ridendo.</p>
<p>&lt;farai ballare tutta la sera". Gli disse Angelica imbronciata.</p>
<p>"Sì mia principessa", replicò ridendo Sandor.</p>
<p>"Scusate se m'intrometto, ma, vorrei sapere chi ti ha lasciato senza parole". Domandò Hagor alla sorella.</p>
<p>"Hai ragione non te lo detto, è stata Astra, mi ha detto: "Angelica cara, potresti chiedere a tuo fratello se mi riserva un ballo, sempre che sia interessato". T'interessa?".</p>
<p>"Sì, ma sei sicura?".</p>
<p>"Sicurissima e...".</p>
<p>Hagor ormai non la ascoltava più: era completamente concentrato sul gruppo delle ragazze che aveva notato prima, e non poteva credere che la ragazza, che gli faceva battere il cuore volesse ballare con lui. Il gruppo di ragazze si agitò quando lo videro avanzare verso di loro, l'unica che rimase apparentemente calma fu Astra, che alzò gli occhi su Hagor solo quando lui le chiese di ballare, non gli rispose, annuì semplicemente. Nessuno dei due parlò, poiché entrambi emozionati, si stavano perdendo una nello sguardo dell'altro, per Hagor fu come tuffarsi nel manto stellato della notte, e per Astra fu come inabissarsi là dove gli oceani, erano più profondi, fu lei trovare il coraggio di chiedergli.</p>
<p>"Perché io? Tua sorella forse?".</p>
<p>"No, io...", Hagor non finì la frase dall'emozione.</p>
<p>"Ti prego, assicurami che non è un sogno". Gli sussurrò lei.</p>
<p>"No, non lo è", mormorò il giovane, poi infondendosi coraggio, le chiese: &lt;dei miei sforzi per avvicinarmi a te?".</p>
<p>"Sì, mi sono accorta di te, ma non potevo parlarti, in quei momenti".</p>
<p>"Dimmi, cosa è cambiato questa sera?". Le domandò lui.</p>
<p>"Non posso dirtelo, però sono felice di essere qui con te", poi arrossendo le chiese: .</p>
<p>Hagor rimase perplesso per un momento, forse lei non aveva capito ciò che lui aveva detto, così le ripeté.</p>
<p>"Sì, ma solo questa sera ho potuto parlarle".</p>
<p>Astra sorrise, e gli si strinse vicino, per Hagor fu sconvolgente, sentiva crescere dentro di lui uno strano languore che gli partiva dallo stomaco e gli arrivava all'inguine, abbassò lo sguardo e incrociò quello della ragazza. Gli occhi di Astra sembravano un paio stelle, i suoi capelli neri erano tenuti da delle forcine, che assomigliavano a delle stelle su un manto nero, la sua bocca era lievemente socchiusa, quasi per invitarlo a baciarla.</p>
<p>Hagor, fece uno sforzo per non baciarla. Ballando si avvicinarono verso la porta finestra che dava sul giardino, e uscirono sul terrazzino. Il profumo delle orchidee e delle rose riempiva l'aria, Astra respirò profondamente, si sentiva in paradiso, ma sapeva che quella sensazione le avrebbe dovuto durare per sempre, così sussurrò.</p>
<p>"Questa sera per me è un gran dono".</p>
<p>Hagor la guardò senza capire, lei fece per rientrare, ma lui la trattenne e le chiese:</p>
<p>"Sono stanco di stare in mezzo alla folla e alla confusione, potremmo andare in giardino, fare una passeggiata, e poi fermarci al gazebo se vuoi?".</p>
<p>Hagor trattenne il respiro aspettando la sua risposta. Astra era un po' incerta guardò la sala, ma la tentazione di comportarsi come una ragazza qualsiasi era molto forte, e alla fine ebbe il sopravvento su di lei.</p>
<p>"Perché no", gli rispose mettendogli il braccio sotto il suo.</p>
<p>Hagor e Astra, passeggiavano e chiacchieravano dirigendosi verso il gazebo; Hagor fu sorpreso di non trovarci ancora nessuno, ma sapeva che presto i suoi fratelli e gli amici sarebbero arrivati. Astra rimase sorpresa di trovare il tavolo semi apparecchiato e ne chiese il motivo, Hagor le spiegò che ogni sera lui, i suoi fratelli e amici si ritrovavano in quel luogo per finire la serata, e naturalmente quella sera non faceva eccezione. Astra sì guardò attorno, un po' agitata, pensando che fosse il caso d'andarsene, Hagor intuì il suo pensiero e le sussurrò prendendole le mani.</p>
<p>"Ti prego non andartene?".</p>
<p>"Sì, resto", sussurrò Astra alzando gli occhi su di lui e sorridendogli.</p>
<p>Hagor si sentì scombussolare e raccogliendo tutto il suo coraggio le domandò.</p>
<p>"Posso baciarti?".</p>
<p>Astra annuì semplicemente, Hagor le posò le labbra sulle sue delicatamente, come una farfalla che si posa su un fiore; era così dolce quel bacio da farle dimenticare le sue paure. Erano così presi l'uno dall'altra che non sentirono all'arrivo degli altri finché Sandor non parlò, Hagor si alzò sorridendo. Astra abbassò lo sguardo arrossendo, convinta che qualcuno avrebbe fatto commenti, ma nessuno ebbe da ridire sulla sua presenza, anzi la accolsero con gioia, e lei si rilassò, tanto che quando Hagor tornò a sedersi accanto a lei gli si strinse contro. Hagor nonostante che fosse scombussolato dall'atteggiamento d'Astra, si accorse che tra Sandor e Angelica vi era un atteggiamento molto diverso dal solito, ma non disse nulla perché Axsterio domandò a lui a Sandor e a Gorion che intenzioni avevano ora che avevano finito gli studi classici. Hagor gli rispose che aveva intenzione d'inscriversi all'accademia marittima spaziale. Sandor e Gorion quando sentirono che Hagor aveva quell'intenzione manifestarono le stesse idee, entusiastiche e felici perché avrebbero continuato a studiare insieme al loro amico. Sandor, però aggiunse sospirando che per raggiungere il grado di comandante in entrambe le categorie ci sarebbero voluti almeno quattro anni, Hagor però gli dichiarò che se loro avevano l'intenzione di metterci quattro anni erano liberi di farlo, ma che lui non né aveva nessun'intenzione; anzi lui intendeva fare il corso breve, che entro due anni lo avrebbe portato al comando di una nave, perché quello era il suo vero obiettivo. Per un attimo Sandor e Gorion pensarono che li stesse prendendo in giro, ma quando Hagor fece capire loro che non scherzava per niente, presero la decisione di fare anche loro il corso breve; Hagor però non aveva ancora finito con le sorprese, sostenne che l'idea di fare il corso breve gli era venuta, poiché ormai il mare non aveva più segreti per lui, giacché erano ormai due anni che prendeva lezioni da uno dei migliori maestri dell'accademia. Sandor e Gorion rimasero per alcuni attimi sbalorditi. Poi gli dichiararono che al prossimo incontro il maestro ci sarebbero stati anche loro, Hagor sogghignando dissero loro.</p>
<p>"Siete sicuri di volerlo? Vi avverto che Neb è un maestro molto severo".</p>
<p>"Sì, sicurissimi", gli risposero all'unisono.</p>
<p>"Allora domani avvertirò Neb che avrà altri due nuovi allievi".</p>
<p>Lisa era rimasta in silenzio, non prestava molta attenzione a ciò che era detto, non sapeva come dire al ragazzo che amava, che presto avrebbe lasciato Flyd, per raggiungere il pianeta gemello, Oberon. Gorion la sbirciò e la chiamò più volte, ma non ottenendo risposta le toccò il braccio. Lei lo guardò per un istante poi abbasso di nuovo gli occhi. Gorion non comprendendo il suo comportamento, le chiese di nuovo.</p>
<p>"Tesoro non ti senti bene? Mi vuoi dire cosa ti turba? È tutta la serata che non parli".</p>
<p>"Mi dispiace tanto Gorion". Gli disse alzandosi per scappare di corsa.</p>
<p>I ragazzi presenti si alzarono di riflesso e per Astra, fu come se le portassero via un'ancora di salvataggio, fortunatamente Hagor tornò a sedersi subito. Gorion perplesso stava guardando Lisa che si era fermata a pochi metri dal gazebo ed era in preda alle lacrime, si mosse solo quando Angelica gli disse.</p>
<p>"Non startene l'impalato, corri da lei".</p>
<p>Gorion arrivò da Lisa e la abbracciò e con dolcezza chiedendole.</p>
<p>"Lisa perché piangi? Ti prego dimmelo".</p>
<p>Lisa nascose il suo volto contro il petto di Gorion, e con un filo di voce gli disse.</p>
<p>"Mio padre ha accettato l'incarico di governatore sul pianeta Oberon, e vuole che vada con lui", Gorion cercò di protestare, ma lei lo fermò dicendogli: " Ho cercato, di convincerlo a lasciarmi qui, mia zia Rosina è disposta anche a ospitarmi, ma è stato tutto inutile", smise di parlare e cercò di soffocare le lacrime, Gorion la strinse a se. Erano circa sei mesi che stavano insieme, era stato tutto come un sogno, ma la annunciò della separazione li portò sull'orlo della disperazione. All'improvviso, Lisa alzò il volto verso quello di Gorion e con un sussurro gli chiese: "Gorion, tu abiti qui a palazzo vero?".</p>
<p>"Sì, ma perché lo chiedi se lo sai?".</p>
<p>"Andiamo nella tua camera; questa sera ho deciso di regalarti me stessa".</p>
<p>Gorion rimase un momento in silenzio poi le domandò timidamente.</p>
<p>"Lisa, cosa vuoi dire?".</p>
<p>"Hai capito benissimo cosa intendo dire". Gli disse sorridendo Lisa.</p>
<p>Gorion ricambiò il sorriso, le prese la mano e si diresse verso la sua camera, passando direttamente dal giardino.</p>
<p>Nel frattempo nel gruppo d'amici era calato il silenzio, Hagor per spezzare la tensione, domandò chi avesse sete, parve che nessuno ne avesse, ma poi tutti presero qualcosa da bere e discussero il comportamento di Lisa. Angelica rimase molto sorpresa nel scoprire che i suoi fratelli e amici erano a conoscenza di ciò che turbava Lisa, chiese come lo sapessero, Axsterio, dichiaro che uno dei giovani aiutanti del segretario Karnak, glielo aveva confidato; a quel punto Angelica gli chiese perché non ne aveva parlato con Gorion, Silvia, la ragazza d'Axsterio le rispose che non aspettava agli amici a informare Gorion, ma la stessa Lisa, a confermare ciò che diceva Silva, Hagor le disse.</p>
<p>"Silva ha ragione, se la mia ragazza ha qualcosa da dirmi, io lo vorrei sapere da lei, e non dagli amici". Astra aveva ascoltato in silenzio, sentendo Hagor affermare ciò abbassò gli occhi, come faceva a dirgli che, ma no, non doveva dirgli proprio nulla, poiché quella serata stava per finirsi, e se si era fatta corteggiare un po' da lui, sarebbe finito tutto nel momento in cui l'avrebbe riaccompagnata nel salone delle feste. Astra tornò a prestare attenzione a ciò che gli altri stavano dicendo, e si accorse che l'argomento era cambiato; ora si stavano parlando di ciò che accadeva nelle terre del sud, in quell'istante Hagor stava dicendo: " Come si chiama quel tizio che tiene sotto pressione, i principi del sud? A sì ora ricordo Aset Rasut".</p>
<p>"Veramente, le notizie sono altre". Disse Fransuas.</p>
<p>"Fransuas, giacché sei informato più di noi, perché non ci aggiorni, su queste nuove notizie". Lo invitò a parlare Hagor.</p>
<p>"Rasut non si limita più a minacciare, ora è passato ai fatti; sembra che da diversi regni non giungono più notizie, e quelle che passano sono veramente preoccupanti".</p>
<p>"Già, sembra che in quei regni, i principi legittimi sarebbero stati sostituiti da uomini fedeli a Rasut": intervenne Axsterio.</p>
<p>Hagor rimase in silenzio, in quel momento nella sua mente erano apparse immagini lontane, come se lui avesse già visto e vissuto una situazione simile, dovette ricorrere a tutte le sue forze per scacciare quelle immagini. Astra si era accorta del suo stato d'agitazione, così gli domandò.</p>
<p>"Hagor che cosa ti succede?".</p>
<p>"Niente. Certo non invidio quell'ammiraglio che dovrà affrontarlo e sconfiggere, egli dovrà conoscere bene le abitudini di quelle terre: e leggi che vi sono, molte diverse da quelle di tutta la galassia, e credetemi alcune sono davvero pazze".</p>
<p>"Hagor ha ragione, alcune fanno rabbrividire". Confermo Sandor.</p>
<p>Angelica aveva una natura molto curiosa, e stava per chiedere in cosa consistevano questi usi così terribili, ma proprio in quel momento un cameriere si avvicinò annunciando che la madre di Astra desiderava che la figlia la raggiungesse, per poi lasciare la festa e il palazzo. Astra fece per alzarsi, ma Hagor la fermò e disse al cameriere di chiedere alla duchessa Rosembergher di pazientare ancora qualche minuto, l'uomo annuì fece un inchino e se ne andò. Astra fece per protestare ma Hagor la rassicurò che l'avrebbe riaccompagnata subito, ma che voleva fare il giro più lungo, perché desiderava parlarle di una cosa importante. Astra e Hagor si allontanarono dal gazebo, Astra si sentiva felice, all'indomani sul suo diario avrebbe scritto, che quella sera era stata speciale, e per un momento era stata la ragazza più invidiata, e che per un istante il suo incubo peggiore era stato solo un brutto sogno. Alzò lo sguardo su Hagor: aveva un'espressione così intensa, si chiese a cosa stesse pensando; all'improvviso Hagor si girò verso di lei e la strinse a se con le braccia, lei istintivamente gli appoggiò le mani sul petto mentre lui si chinava a baciarla. Il bacio non fu come il primo che si erano scambiati, ma più intenso e appassionato. Ad Astra sembrò di essere trasportata in un mondo lontano e magico. Il bacio finì e con la voce un po' roca Hagor le disse.</p>
<p>"Astra voglio rivederti, io non ho mai provato dei sentimenti così forti per una ragazza, Astra io ti amo". Astra rimase in silenzio e lui continuò: .</p>
<p>"Hagor, vorrei tanto crederti, ma come posso? In fondo solo questa sera noi, siamo stati insieme, non puoi esserti innamorato di me in così breve tempo".</p>
<p>"Hai ragione, mi sono innamorato di te nei mesi scorsi".</p>
<p>"Hagor, ma se non ci siamo mai parlati". Cercò d'insistere Astra.</p>
<p>"Sì, anche questo è vero, ma ci si può innamorare della dolcezza, degli sguardi malinconici e furtivi, della grazia, della voce, anche se tu non parlavi con me, io sentivo la tua voce melodiosa. Astra, ora hai capito in che modo mi sono innamorato di te?".</p>
<p>"Sì, ma".</p>
<p>"Sì ma cosa? Astra perché stai scappando da te stessa?".</p>
<p>"Da me stessa? Non capisco cosa vuoi dire?".</p>
<p>"Questa sera il tuo corpo mi ha rivelato che non ti sono del tutto indifferente, e ora che ti ho rivelato i miei sentimenti, tu hai paura di dirmi ciò che provi per me. Guardami negli occhi e assicurami che non provi nulla per me".</p>
<p>Astra lo guardò negli occhi, convinta di poter mentire a lui come a se stessa, ma non appena i loro sguardi s'incrociarono, lei comprese che non ci sarebbe mai riuscita, e si meravigliò di sussurrare.</p>
<p>"Sì, io provo qualcosa per te, ma ho troppa paura di deluderti".</p>
<p>Hagor fece un respiro profondo, poi le disse dolcemente.</p>
<p>"Deludermi? Io non penso, che tu possa deludermi, piuttosto lo farò io, Astra, se non ci diamo una possibilità, non sapremo mai se stiamo bene insieme, ti prego rivediamoci, decidi tu il posto".</p>
<p>"D'accordo, rivediamoci, ti farò sapere dove e quando appena mi sarà possibile".</p>
<p>"Va bene, aspetterò con ansia il to messaggio".</p>
<p>Le prese il braccio, la portò verso il rumore dell'acqua, si trovarono di fronte alla fontana dell'amore, chiamata così perché il motivo centrale della fontana, erano due corpi allacciati in un abbraccio d'amore. Sopra alla testa dei due amanti c'era una specie di bacino, dove erano piante di rose pendule, molti dei rami raggiungevano la superficie ondeggiando. Hagor si chinò e raccolse una delle rose e la posò nell'incavo del suo vestito, Astra sorrise, un ultimo bacio. Infine Hagor la riaccompagno nel salone delle feste, quando vi giunse lei, si staccò dal suo braccio, e cominciò a salire lo scalone per raggiungere la madre. Era arrivata circa a metà quando si girò verso di lui, era ancora, dove lo aveva lasciato e le stava sorridendo, la salutò e lei sentì l'impulso di correre da lui per dirgli quanto lo amava; ma si trattenne, e si chiese come poteva lei amarlo, quando sapeva che lui certamente sognava un amore puro e innocente, due cose che lei non poteva più dargli. Si girò e corse su per lo scalone e poco dopo si gettò dentro la carrozza, sentì scorrere sul suo viso le lacrime, e in quel momento decise di non vederlo più, e gli disse addio per sempre.</p>
<p>Hagor al mattino seguente, era intento a far colazione nel salottino accanto alla sua camera. Il salottino non era molto grande, ma si poteva sentire che chi lo abitava aveva una forte personalità. L'arredamento era in quercia e costituiva in uno scrittoio, con delle cesellature floreali, sopra vi erano delle carte nautiche studiate all'infinito, le poltroncine abbinate allo scrittoio, una libreria carica di volumi, e in un angolo il tavolino della colazione, e attaccati alle pareti dei piccoli quadri, con paesaggi di mare, il più grande di loro, però rappresentava l'intera famiglia reale al completo, ma in realtà non era così, perché mancava la sorellina più piccola di Hagor. Mirian da qualche mese, aveva avuto una bambina chiamandola Maria Celeste. Mirian, quando aveva annunciato di aspettare un bambino, era stata una sorpresa per tutti, poiché erano quasi passati quindici anni dalla nascita di Hagor. Il giorno che la bambina era nata Mirian aveva chiamato i sei ragazzi, a ogni uno di loro aveva affermato che dovevano amare e proteggere la piccola in uguale misura. Solo con Hagor pretese di più, infatti, gli dichiarò che lui era stato il primo a prenderla in braccio dopo di lei. Hagor aveva guardato la sorellina, incerto, non capendo bene cosa sua madre volesse da lui, alla fine forse lo comprese e sentendo il cuore riempirsi di tenerezza, baciò la manina della bimba, ma a quel punto fu costretto a cederla ai fratelli maggiori, da canto suo Mirian, quando Hagor aveva baciato la mano della sorellina, si era rilassata guardando Karnak che aveva annuito. Hagor fu strappato dai suoi pensieri dalla porta che si apriva, sulla soglia apparve Gorion che gli domandò di poter entrare, e Hagor gli fece cenno. Parlarono della festa della sera prima, ma alla fine Gorion si confidò su ciò che era accaduto tra lui e Lisa. Gorion gli confidò che stranamente sapeva esattamente come comportarsi; Hagor non volle ricordare all'amico il motivo per cui lo sapeva, si limitò a dirgli che l'importante che fosse felice. La porta tornò ad aprirsi, e questa volta apparve Sandor che allegramente li salutò.</p>
<p>"Buongiorno signori, dormito bene?", i due amici annuirono. Sandor fece notare a Gorion che sua nonna si comportava come se loro fossero ancora dei bambini, mentre ormai non lo erano più, Gorion sospirò, affermando che aveva cercato in tutti i modi di far capire alla donna, che ormai non lo erano più, ma era stato tutto inutile, allora Sandor si rivolse a Hagor dicendogli: &lt;provi a parlargli tu? Sembra che di te abbia paura".</p>
<p>"Non so di cosa dovrebbe aver paura, in ogni caso proverò a parlarle".</p>
<p>Hagor invece sapeva bene il perché Virgia avesse paura di lui, ma in quel momento non voleva ripensare a ciò che era accaduto in passato. Gorion cambiò argomento; riportò la conversazione su Lisa.</p>
<p>"Lo sapete che Lisa parte per Oberon?".</p>
<p>"Sì lo sappiamo, vedrai che riuscirete a rimanere in contatto, e a vedervi", gli disse Hagor, osservando Sandor che si agitava sulla sedia.</p>
<p>"Tu dici, io lo spero tanto".</p>
<p>"Sarà sicuramente così Gorion", gli disse Sandor, poi aggiunse: "Perché non vai alle scuderie a far sellare i cavalli?".</p>
<p>"D'accordo, ma voi muovetevi a bere quel caffè". Disse Gorion alzandosi.</p>
<p>Sandor guardò la tazza che aveva in mano e sospirò: si domandava perché Gorion e lui, non avessero ancora affrontato il delicato problema che li univa. Ogni qual volta che uno dei due si trovava ad affrontare un'emozione forte l'altro lo sentiva, esattamente com'era accaduto la notte precedente, quando Gorion si era allontanato dal gruppo con Lisa, quasi subito si era allontanato anche lui, per chiudersi in camera sua, per soddisfare il desiderio che era nato dall'emozione, che Gorion gli aveva trasmesso, a quel ricordo sospirò ancora e Hagor gli disse.</p>
<p>"Non sarebbe ora che ne parlaste? Sandor, che cosa aspetti a mostrare a Gorion la scoperta che ha fatto il mese scorso?".</p>
<p>"Hagor, ma come reagirà quando gli dirò che siamo fratelli gemelli?".</p>
<p>"Non lo so come reagirà, ma dovete parlare al più prestò, per il bene d'entrambi. Adesso però raggiungiamolo", concluse Hagor, Sandor annuì e lo seguì.</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Mon, 29 Apr 2013 15:29:59 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>La signora del tempo 22 // La decisione del signore del tempo</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1538-signora-tempo-22.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/signora-tempo.jpg" alt="signora-tempo" width="120" height="88" /><em><a title="Signora del tempo" href="http://tiraccontounafiaba.it/component/tag/la-signora-del-tempo.html">Qui&nbsp;</a>tutte le puntate.</em></p>
<p>Yaris aveva inforcato gli occhiali, e stava guardando il monitor principale del Tardis, aveva deciso di cercare delle informazioni sul disco del tempo. Luce gli aveva detto che ogni persona che incrociavano nel loro cammino era predisposta dal tempo.</p>
<p>Quando però lui le aveva chiesto che ruolo avessero Catrin, Clarissa e le altre, lei non aveva saputo cosa rispondere, forse il disco del tempo era la risposta, Yaris sentiva che c'era qualcosa che doveva ricordare, ma non ci riusciva, era lontano nel tempo, o forse doveva ancora accadere.</p>

<p>Perciò aveva deciso di consultare la memoria del Tardis, ma fino a quel momento non aveva trovato nulla. All'improvviso con la coda dell'occhio vide la luce blu lampeggiare, perplesso spense il monitor, e attivò il radar, sembrava un eco del Tardis, ma non l'era, provò con manovre elusive, ma l'eco continuava a seguirlo, fece dei balzi nel tempo, ma dopo pochi atti ecco che si ripresentava, qualcuno lo stava seguendo. Yaris guardò Clarissa e le comunicò che qualcuno li stava seguendo, la ragazza le chiese:</p>
<p>"Chi ci sta seguendo e perché?".</p>
<p>"Non so chi ci segue, ma so cosa potrebbe volere".</p>
<p>"E sarebbe?".</p>
<p>"Me e il Tardis".</p>
<p>"E come pensi di fermarli?".</p>
<p>"Oh, ancora non lo so, devo pensare con calma", in quel momento ci fu un leggero sobbalzo e Clarissa disse:</p>
<p>"Ci siamo fermati?".</p>
<p>"Sì siamo nell'unico posto sicuro di tutto l'universo".</p>
<p>"E sarebbe?".</p>
<p>"La casa di Luce", dicendo così usci dal Tardis, seguito dalla ragazza. Yaris si guardò attorno, la grotta era completamente diversa dall'ultima volta, ogni angolo era lo specchio di un'epoca diversa e i muri erano pieni di scafali colmi di oggetti provenienti da epoche future e del passato, piano sussurrò, "Anch'io colleziono oggetti dei vari posti che visito, ma Luce mi batte".</p>
<p>"Voi dire che Luce vive in una grotta?".</p>
<p>"No, la casa è sopra alla grotta".</p>
<p>"Hai detto che questo è il posto più sicuro, perché?".</p>
<p>"Perché tutta la casa è schermata, chi ci inseguiva non ci troverà mai".</p>
<p>"Allora restiamo qui".</p>
<p>"No, devo affrontarli, altrimenti distruggeranno la storia come la conosciamo, e non posso permetterlo".</p>
<p>"Ok, ho capito. Ma torniamo alla domanda di prima, come intendi fermarli?".</p>
<p>"In un modo molto pericoloso. E la realizzazione del piano e la riuscita di penderà molto da te e da Luce".</p>
<p>"Da Luce e da me? Che cosa intendi dire?".</p>
<p>"Prima parlo con Luce poi te lo spiego".</p>
<p>La porta del Tardis di Luce era aperta, entrarono nella macchina del tempo di Luce, Clarissa esclamò:</p>
<p>"È grandioso, il tuo Tardis è meraviglioso, ma questo è magnifico".</p>
<p>"Già, deve essere cambiato quando Luce ha cominciato usarlo. Avvolte i Tardis, lo fanno. Vado di sopra a cercarla".</p>
<p>Luce era decisa a saperne di più sul disco del tempo quindi stava mettendo a soqquadro la libreria del suo Tardis, era convinta che il nonno avesse in qualche modo salvato una parte della cultura dei signori del tempo. Sta leggendo qualcosa d'interessante quando sentì un rumore stridente, chiuse il libro e lo appoggio sul tavolo della libreria del Tardis, scese nella sala comando della macchina del tempo e vi trovò Yaris e Clarissa. Jemes stava aiutando la sorella nella ricerca e pensava davvero d'aver trovato qualcosa, ma quando girò l'angolo del corridoio e rimase sorpreso non trovandola, sentì delle voci provenire dal basso e scese anche lui, vide la sorella uscire dal Tardis insieme al dottore e domandò a Clarissa:</p>
<p>"Che cosa succede? Come mai sete qui?".</p>
<p>"Sembra che ci stessero seguendo. Il dottore ha un piano ma non me ne ha parlato, prima voleva parlarne con Luce".</p>
<p>"Capisco, ti va una tazza di the?".</p>
<p>"Sì grazie".</p>
<p>Luce guarda la registrazione degli spostamenti del Tardis di Yaris, poi confermò che lo stavano seguendo, lui le spiegò che non poteva affrontarli direttamente, e lei era d'accordo con lui, ma aggiunse:</p>
<p>"Clarissa potrebbe anche farcela da sola, ma sarebbe capace di sbagliare i tempi d'apertura dell'orologio, e mandare all'aria il tuo sacrificio".</p>
<p>"È quello che pensavo".</p>
<p>"Verrò anch'io, anzi vi precederò, in questo modo preparerò il vostro arrivo".</p>
<p>"È incredibile, era proprio quello che speravo che tu dicessi".</p>
<p>"Be', non posso lasciare Clarissa da sola, ad affrontare un signore del tempo smemorato", sorrise Luce, ma in quel momento, entrarono Clarissa e Jemes, ma la ragazza domandò:</p>
<p>"Che cosa devo affrontare io?". Yaris fece un respiro profondo e spiegò alla ragazza cosa aveva in mente, Clarissa si mise seduta e guardandolo con gli occhi sgranati disse: &lt;poteri di signore del tempo, ti renderà vulnerabile, e poi come fari?".</p>
<p>"Con una macchina che riprogrammerà il mio D. N. A.".</p>
<p>"E sarà doloroso".</p>
<p>"Sì, tremendamente doloroso".</p>
<p>"Ed io, dovrei assisterti?", lui annuì, &lt;Luce?".</p>
<p>"No io non posso, vi devo precedere".</p>
<p>"Quindi tu ci sarai?".</p>
<p>"Sì, abbiamo scoperto da che punto partiranno con il loro attacco iniziale, se noi saremo sul posto prima del loro arrivo, potremmo fermarli".</p>
<p>"Luce, ma se lui diventerà un umano, allora sentiranno te come signora del tempo", intervenne Jemes preoccupato.</p>
<p>"No, io sono nata qui, su questo pianeta, e il mio odore appartiene alla terra, quindi non mi scopriranno mai".</p>
<p>"Avete detto che volete precederli nel posto in cui loro porteranno il primo attacco?", i due signori del tempo annuirono, e Clarissa chiese: &lt;&gt;.</p>
<p>"Attaccheranno nei pressi della Royal Academy English, nell'anno 1913", rispose Luce.</p>
<p>"Capisco, e come farete per le nostre identità?".</p>
<p>"Penseranno a tutto i Tardis, naturalmente per te e per me basterà qualche modifica sui nostri dati, per lui gli troverà il nome, la professione, il luogo di nascita e tutto il resto", spiegò Luce.</p>
<p>" Capisco, e quando pensate d'agire?".</p>
<p>"Non appena avrò detto una cosa a Luce", disse Yaris.</p>
<p>"Va bene, cosa devi dirgli?", lui rimase in silenzio, &lt;comporto da ficcanaso, quando siete pronti chiamatemi", poi rivolta al</p>
<p>fratello di Luce, &lt;parlano".</p>
<p>"Sì, vieni".</p>
<p>Yaris aspettò che i due giovani si allontanassero poi Sali la scala e portò Luce nella grande serra. Luce non era meravigliata nel scoprire che sapesse dove si trovava la serra, poiché lui era uno dei costruttori della casa. Camminarono in silenzio fra i grandi vasi pieni di fiori e piante tropicali, il micro clima creato a suo tempo dalla nonna della ragazza fece sembrare loro di essere un giardino. Yaris però non si decideva a parlare così Luce gli chiese:</p>
<p>"Che cosa ti turba amore mio?", lui scosse il capo, "Yaris, cosa c'è che non va? Cosa del piano non ti convince?".</p>
<p>"Il piano va bene così come lo abbiamo deciso".</p>
<p>"E allora che ce?".</p>
<p>"Non voglio dimenticarti, perché una volta subito la trasformazione ti dimenticherò, ed io non voglio. Devi sapere che quando sono morto la prima volta e mi sono risvegliato avevo ancora il mio aspetto, capelli neri, occhi neri ero sempre io giovane, avevo circa trent'anni, ma avevo attivato il processo di rigenerazione, ogni signore del tempo ha venti rigenerazioni a disposizione, questo è il mio decimo cambiamento".</p>
<p>"Quindi si cambia alla seconda morte, se ho capito bene".</p>
<p>"Sì, ma non era di questo che volevo parlati, forse ho cominciato un po' troppo da lontano".</p>
<p>"Non importa, vai avanti?".</p>
<p>"Come hai intuito si cambia al momento della seconda morte, ma quel cambiamento mi aveva invecchiato, cambiai ancora tre o quattro volte, ma ogni volta il mio aspetto era di un uomo anziano. Poi arrivarono gli anni sessanta, e il mio corpo quando subì la rigenerazione cominciò a ringiovanire sempre un poco di più, e all'inizio degli anni novanta assunsi il primo aspetto, che hai conosciuto tu. Fino a quel momento io non mi ero mai posto la domanda perché stavo tornando giovane, ma poi quella sera ti vidi. La creatura più bella che avessi visto, sembravi una rosa fra le rose, ho persino creduto che tu fossi una creatura di Roseglia. Quando tua madre ha cominciato a farmi domande sul mio lavoro, io le ho risposto vagamente, e fortunatamente lei non ha approfondito, però io ho pensato, che dovevo andarmene, ma volevo vederti, speravo di rivederti e sono rimasto, e mentre parlavamo, mi sono inebriato di te, e quando abbiamo cominciato a ballare, ho desiderato di poter davvero fermare il tempo. Ammetto di essere rimasto deluso quando mi hai detto di no, ma quando mi hai baciato, oh Luce dovevi sentire i miei cuori sono impazziti di felicità. Luce quello che ti sto cercando di dire è che io ti amo: io non ho mai provato nulla di così intenso in passato, nemmeno per...", fece una pausa e lei finì la frase per lui.</p>
<p>"Per tua moglie".</p>
<p>"Sai di lei?".</p>
<p>"Era la migliore amica di mia nonna, quando ho acquisito la sua essenza, ho ottenuto anche alcuni ricordi, soprattutto quelli che ti riguardano".</p>
<p>"Capisco. Luce come ti ho detto prima io ho paura, non voglio dimenticare quello che provo per te. Non credevo che un giorno avrei provato un sentimento così forte. Non che non volessi bene alle persone che incontravo sulla mia strada, ma quello che provo per te va oltre al voler bene, e al solo pensiero che mi dimenticherò di te, fa star male", così dicendo la attirò a se abbracciandola.</p>
<p>Luce era commossa di quell'intensa dichiarazione d'amore, si strinse a lui con forza, ma in quel momento, il tempo le mostrò una parte di ciò che sarebbe accaduto quando sarebbero stati all'accademia. Con dolcezza appoggiò la sua guancia contro di quella di Yaris e gli sussurrò:</p>
<p>"Amore mio, ci sono amori così forti che non hanno barriere né di tempo, ne spazio, né di memoria né d'aspetto. Quella sera quando mi chiedesti di partire con te, lo avrei fatto, ma poi ti ho guardato negli occhi, è ho visto che se fossi partita con te, la nostra storia sarebbe durata un battito di ciglio. Se invece aspettavo l'eternità sarebbe stata nostra, Ed io, mi ero innamorata di te, decisi di aspettare, quel giorno vidi anche che il tuo aspetto era incerto, allora non ne capivo il motivo e ora lo so, e non importa quante volte cambierai io, ritroverò sempre l'uomo meraviglioso che sei".</p>
<p>Fece scivolare le labbra sulle sue, e ancora una volta il suo bacio scatenò un tumulto di emozioni nei cuori di Yaris che in quel momento avrebbe veramente voluto fermare il tempo.</p>]]></description>
            <author> marziaornofoli@gmail.com (marzia.o)</author>
            <pubDate>Mon, 29 Apr 2013 14:44:06 GMT</pubDate>
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        </item>
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            <title>Il villaggio dei lombrichi</title>
            <link>http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1537-villaggio-lombrichi.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img style="margin-right: 10px; float: left;" src="http://www.tiraccontounafiaba.it/images/stories/fiabe/villaggio-lombrichi.jpg" alt="villaggio-lombrichi" width="200" height="200" />C'era una volta un villaggio di nome Lombrichetto,&nbsp;si trovava nelle fonde zolle di una collinetta appena sotto il bosco, gli abitanti erano lombrichi molto operosi.</p>
<p>Il centro, raccolto in una manciata di terra, aveva le strade pulite e nessuna scritta sui muri, era ben tenuto sia dagli abitanti che dall'amministrazione comunale.</p>
<p>La vita nei cunicoli sotterranei non conosceva soste, il tempo non era scandito dal giorno o dalla notte, quindi ad ogni ora si poteva andare al ristorante, magari da Luisa, una lombrica grassoccia che, se non era ai fornelli, stava sull'uscio della sua cucina. Cercava refrigerio agitando vicino al muso il grembiule maculato dagli schizzi di sughi di sua invenzione.</p>

<p>Al villaggio i suoi piatti erano molto apprezzati, come pure i prodotti di Massimiliano l'ortolano! Ogni giorno da lui si potevano trovare gustose leccornie: dalle radici sott'olio ad insalate d'ogni stagione, non mancavano mai croccanti sassolini da sgranocchiare o larve in conserva, e poi bucce di frutta macerata e bacche appassite. Certo che se dopo una grande abbuffata si faticava a smaltire le irresistibili delizie, si poteva fare una capatina da Piera l'infermiera. Lei con un cucchiaio del suo rosolio riusciva a guarire sia le indigestioni che i raffreddori dei lombrichini; molto amata nel paese era anche una lombrica ostetrica e metà della popolazione era stata aiutata da lei! Era un po' all'antica e piuttosto che usare il pullman, si spostava pedalando su una biciclettona, alquanto arrugginita, che la portava sempre a destinazione.</p>
<p>Lombrica Maria era la titolare di una fornitissima cartoleria, in una bacheca teneva la raccolta delle figurine dei "lombricatori" sin dalla prima edizione, ne andava fiera perché le aveva ereditate dal suo trisavolo che era stato un campione a livello mondiale.</p>
<p>In questo bellissimo paesello non poteva mancare il più vecchio lombrico della comunità, una figura simbolo, un esempio di solerzia per le nuove generazioni: Pinetto, questo il suo nome, la pelle scura e un poco ruvida dovuta al duro lavoro, conosceva a menadito tutte le viuzze del labirinto sterrato. Era un artista nello scavare gallerie lunghe anche fino a quattro metri, strisciava e inghiottiva terriccio, foglie e semi. Setacciava tutta la terra che gli passava dentro e il beneficio di tanto lavoro era a favore del contadino che si ritrovava il campo più soffice, leggero e fertile, in grado di ricevere più aria e acqua, producendo frutta e verdura con risultati eccezionali.</p>
<p>Alla scuola mancava un insegnante che sapesse tramandare l'arte lavorativa, conoscitore della storia lombrica, con lezioni teorico pratiche e astuzie che salvaguardassero anche da eventuali pericoli.</p>
<p>Egli impersonava perfettamente quel ruolo e i suoi compaesani lo elessero "maestro" dei lombrichini che si apprestavano a divenire adulti.</p>
<p>Pinetto, un tantino emozionato, accettò di buon cuore il suo nuovo impiego e il primo giorno di scuola aspettò premuroso l'arrivo del lombribus capeggiato da un nonno seguito da una scia di lombrichini che, orgogliosi, indossavano davantini gialli che li distinguevano da quelli rosa del lombrasilo; non appena gli scolaretti lo videro si agitarono in saluti e in una "ola" di benvenuto.</p>
<p>Una volta giunti in classe e comodamente seduti per terra, il nostro amico iniziò la lezione:</p>
<p>"Piccoli miei, oggi vi guiderò oltre il nostro confine, sarà una passeggiata piacevole, molto istruttiva anche se non apriremo nemmeno un libro. Prima, però, vi voglio raccontare una storia vera ...</p>
<p>Tanti anni fa conobbi il Fisarmonica così chiamato perché suonava alle sagre, era un ottimo carpentiere che spesso incontravo per motivi di lavoro. Diventammo amici e ogni tanto andavo a trovarlo in periferia dove lui abitava, con la sua numerosa e bellissima famiglia, in un'accogliente tunnel.</p>
<p>Ma un giorno, una ruspa di quelle di ferro, gialle e con lunghi lunghi denti appuntiti, si portò via gran parte del suo mondo. Le zolle di terra ricca di azoto, fosfati e potassio, vennero pressate dentro a sacchi plastificati che furono ammucchiati e messi in vendita, sul retro del negozio del Consorzio.</p>
<p>Per fortuna, quello che conteneva lui e tutti i suoi cari, fu subito acquistato da una signora che doveva rinvasare le viole nel giardino di casa.</p>
<p>Fisarmonica non si diede per vinto e ricostruì tutto al di sotto delle profumate radici...però la famigliola era comunque straniera e in quel posto non conosceva davvero nessuno! Col passare del</p>
<p>tempo uscirono dalla loro abitazione, si incontrarono coi nuovi vicini che li accolsero con calore unendoli al gruppo della fattoria "Lombretta."</p>
<p>Pinetto si allungava e si accorciava su e giù per la classe mentre cercava di esprimere al meglio tutto l'amore che provava per il lavoro nei campi e il grande rispetto per la terra.</p>
<p>"Vorrei quindi portarvi in quel luogo dove il vivere è sicuramente diverso dal nostro. Prenderemo la metropolitana così durante il tragitto vi spiegherò alcune cose.</p>
<p>Forza lombrichini, uscite in fila dalla porta, possibilmente senza schiamazzi!"</p>
<p>Una volta partiti, Pinetto, attorniato dai suoi allievi, cominciò la lezione che comprendeva tutte le materie possibili e inimmaginabili.</p>
<p>"Qualcuno vi ha mai detto che siamo creature fantastiche, speciali? Pensate un po': non abbiamo gambe ma, contraendo i muscoli, ci allunghiamo e accorciamo spostandoci; non abbiamo occhi ma distinguiamo il buio dalla luce, inoltre possiamo mangiare di tutto anche se siamo sprovvisti di denti! Non è meraviglioso tutto ciò? E vi siete mai chiesti come facciamo a respirare senza avere i polmoni? Assorbiamo l'ossigeno che ci serve per mezzo della pelle e se qualcuno o qualcosa dovesse dividerci per metà, saremmo in grado di rigenerarci.</p>
<p>Il sole e l'aria asciugano la nostra tenera pelle ed è per questo che viviamo in terreni umidi.</p>
<p>Ma la cosa più straordinaria è che Madre Terra ha bisogno di noi perché costruiamo strade dove l'acqua arriva in profondità, cosicché le piante possano affondare le loro radici assetate.</p>
<p>Lo sapevate che i gas della terra cercano e trovano il budello che li porta fuori, in superficie, e in un soffio fuoriescono sotto forma di nuvolette? Il tutto grazie a noi se continueremo ad essere laboriosi!</p>
<p>Vedo che state sbadigliando piccoli discoli! Non appena arriveremo alla fattoria mangeremo delle merende golosissime, offerte da "Lucia pasticceria".</p>
<p>Alla stazione il Fisarmonica li accolse assieme a tutto il gruppo scolastico di Lombretta, e con entusiasmo li accompagnarono a visitare i luoghi più caratteristici. Il pomeriggio trascorse nel migliore dei modi tra perlustrazioni, giochi e spuntini fino a che un forte temporale investì l'aia sovrastante.</p>
<p>Purtroppo, obbedienti a una sconosciuta legge della natura, uscirono tutti dalle gallerie, trovandosi allo scoperto. In poco tempo una miriade di lombrichi, avvolti dalla fanghiglia e divertiti nel gioco del temporale, strisciavano qua e là senza sospettare che proprio vicino a loro, gli animali da cortile banchettavano sotto la pioggia.</p>
<p>Pinetto inseguì affannato i suoi scolari esortandoli al rientro, avvisandoli del rischio di essere mangiati dalle galline ma anche dagli uccelli che non aspettavano altro nelle giornate piovose! Alla rinfusa tutti quanti cercarono le buche per mettersi in salvo, tutti, tranne Ombrina, la più corta dei lombrichini. Aveva perso lo zainetto e non riuscendo più a trovarlo, involontariamente si era allontanata dal gruppo mettendosi sotto l'occhio lucido ed enorme di Gina, la terribile tacchina.</p>
<p>Non appena il maestro si accorse che all'appello mancava la piccolina della comitiva, si lanciò scivolando a tutta velocità sul fango, librandosi esattamente come una tavola da surf su una gigantesca onda e, proprio mentre i bargigli amaranto stavano solleticando la lombrichina, in un attimo la portò in salvo.</p>
<p>Una volta al riparo tirarono un sospiro di sollievo applaudendo l'ardito maestro e consolando l'ingenua scolaretta.</p>
<p>Nel viaggio di ritorno, Pinetto terminò la lezione suggerendo ai suoi alunni di stare sempre uniti quando sarebbero usciti da qualsiasi tunnel!</p>]]></description>
            <author> sebella@tiscalinet.it (Antonella Bolis)</author>
            <pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:06:41 GMT</pubDate>
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