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	<title>Tommaso Tessarolo</title>
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	<description>«Turn on, tune in, drop out»</description>
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		<title>La nuova RAI.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2014 14:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>

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		<description><![CDATA[Proposta per la revisione del servizio pubblico.
 <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/06/04/la-nuova-rai/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come era prevedibile è scoppiato in questi giorni il caso RAI. La sintesi di quanto sta accadendo è da ricercare nella necessità di riformare l’organizzazione ed il funzionamento del servizio pubblico radiotelevisivo per renderlo più moderno ed efficiente, per far si che si possa avere un servizio di maggior qualità riducendo sensibilmente i costi di gestione.</p>
<p>Le discussioni al momento sono centrate sui famosi 150 milioni di Euro richiesti alla RAI dal governo Renzi, le conseguenti operazioni su Rai Way e quindi i ragionamenti sulla mastodontica organizzazione delle sedi regionali. Si sta andando verso un clamoroso sciopero, quasi senza precedenti. Per calmierare gli animi si è paventata la possibilità di concedere alla RAI un rinnovo anticipato della concessione per il servizio pubblico. Sembra un contentino ma in realtà è un tema centrale che al momento viene affrontato poco e soprattutto male, senza una vera discussione sul tema.</p>
<p>Rinnovare la concessione del servizio pubblico significa in prima istanza capire cosa significa Servizio Pubblico e cosa dovrà significare per i prossimi 20 anni. Definire quindi di conseguenza una nuova governance dell’azienda e – sperabilmente – una sua profonda ristrutturazione.</p>
<p>A mio modo di vedere non si può liquidare il rinnovo del servizio pubblico dandolo per scontato o – peggio – mettendolo sul tavolo anticipatamente solo per calmierare gli animi. La discussione deve essere reale, approfondita e pubblica. A mio modo di vedere il ragionamento deve partire sulla organizzazione aziendale o, meglio, sulla ridefinizione dell’universo RAI. Il modello di riferimento che ritengo più interessante è quello applicato in UK dove il servizio pubblico è stato diviso in più realtà ognuna con un proprio obiettivo specifico ed una propria fonte di finanziamento.</p>
<p>Ecco come si potrebbe applicare lo stesso modello al nostro paese.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1375" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/0struttura-1024x767.png" alt="Struttura Organizzativa" width="584" height="437" /></p>
<p>Una Holding che partecipi tre società distinte: Rai Way, Rai Commerciale e Rai Canone (i nomi sono evidentemente da definire).</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1378" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/2raiway-1024x388.png" alt="RAI Way" width="584" height="221" /></p>
<p>Rai Way, ha un destino già segnato. E’ la società che gestisce tutte le infrastrutture di rete e dovrà al più presto essere aperta a partecipazione di terzi o collocata sul mercato. Questo le consentirà, tra l’altro, di ampliare lo spettro delle sue attività consolidando ad esempio la sua funzione di servizio verso operatori terzi.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1372" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/3raicanone-1024x725.png" alt="RAI Canone" width="584" height="413" /></p>
<p>Seconda azienda partecipata al 100% da RAI Holding sarebbe RAI Canone ovvero una società che viva interamente dai proventi del canone e che produca un’offerta radiotelevisiva senza pubblicità orientata esclusivamente a contenuti di servizio pubblico.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1373" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/4raicommerciale-1024x762.png" alt="RAI Commerciale" width="584" height="434" /></p>
<p>La terza struttura sarebbe RAI Commerciale, ovvero un’azienda interamente commerciale in grado di fare trade di diritti, di produrre e impacchettare contenuti all’interno di offerte commerciali esistenti o da creare.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1374" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/5raiholding-1024x431.png" alt="RAI Holding" width="584" height="245" /></p>
<p>Le tre società RAI sarebbero quindi partecipate, con quote differenti, da Rai Holding – una società per azioni interamente partecipata dal Ministero del Tesoro.</p>
<p>Questa in sintesi la struttura organizzativa che ritengo interessante da esplorare per aprire una discussione seria, approfondita e pubblica sulla ristrutturazione dell&#8217;azienda fondamentale per l’intero sistema radiotelevisivo nazionale. Va naturalmente previsto un capitolo a parte interamente dedicato alla governance, ma partendo da un’idea forte di ristrutturazione.</p>
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		<title>VICE ON SKYTG 24</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2014 09:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi a quasi tre anni dalla chiusura di Current TV in Italia, vedendo quello che produce Vice non avrebbe senso creare un canale free, accessibile a tutti?  Il nostro paese ne avrebbe davvero bisogno. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/05/06/vice-skytg-24/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/05/Vice_Logo-300x94.png" alt="Vice_Logo" width="300" height="94" class="alignleft size-medium wp-image-1365" />
<p>Dal 4 maggio 2014 è iniziata su SKYTG 24 la trasmissione di reportage realizzati da VICE. Tematiche italiane ed internazionali raccontate tramite l’esperienza diretta di un giornalista in campo. Argomenti controversi e per lo più inediti per l’informazione italiana presentati con molta forza grazie ad una formula che lascia lo spettatore costantemente dentro la scena, senza troppe imboccate da parte di chi gestisce lo scorrere del racconto.</p>
<p>Parliamoci chiaro: la formula ricorda fortemente quella dei Vanguard, proposta da Current TV e per altro già sperimentata in abbinamento con SKYTG 24 che ai tempi dava ampio spazio alle anteprime del prodotto. D’altra parte i punti di contatto tra Vice e Current TV sono tanti e diversi sono stati anche i contatti tra i due progetti per possibili integrazioni.</p>
<p><script height="360px" width="640px" src="http://player.ooyala.com/iframe.js#ec=BkZHF2bDrOnNwMGOYDSvz-FUgxix848p&#038;pbid=YjMwNmI4YjU2MGM5ZWRjMzRmMjljMjc5"></script></p>
<p>La realtà è che Vice continua ad esistere con varie manifestazioni internazionali mentre Current TV è miseramente deceduta cadendo sotto il peso di una debole identità soprattutto negli USA. In Italia, come qualcuno ricorderà, il progetto invece funzionava. Aveva preso un&#8217;audience significativa, altamente profilata, proponendo contenuti di qualità per lo più non pubblicati altrove. Un canale che aveva una missione molto precisa: informare il pubblico su tematiche controverse, sia nazionali che non, per renderlo in grado di decodificare la realtà ed effettuare quindi scelte più consapevoli. Un progetto che riuscì a trovare una sua identità forte e contemporaneamente una quadra commerciale per rendersi non solo sostenibile ma anche profittevole.</p>
<p>Un progetto che è morto per mille motivi, ma di base per una sola scelta: quella di non continuare a proporre questo tipo di offerta sul mondo free del digitale terrestre. Nonostante quasi tutti affermassero che avrebbe avuto molto senso l’esatto contrario.</p>
<p>Oggi a quasi tre anni dalla chiusura di Current TV in Italia, vedendo quello che produce Vice e l’attenzione che scatena nel pubblico il dubbio si ripropone con altrettanta convinzione: non avrebbe senso creare un canale free, accessibile a tutti che possa abbracciare ad ampio raggio il genere factual, l’informazione indipendente, i reportage e i documentari d’autore? L’offerta su questo versante è ancora totalmente scoperta. Continuano a proliferare canali nati o rimodellati sulla falsa riga di Discovery Realtime, ma forse sarebbe tempo di pensare ad altro. </p>
<p>Basterebbe qualche testa un po’ illuminata che abbia il coraggio di verificare i numeri di un progetto simile. Il nostro paese, continuo ad esserne convinto, ne avrebbe davvero bisogno.</p>
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		<title>Libro Bianco sul Servizio Pubblico.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2014 12:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA[gubitosi]]></category>
		<category><![CDATA[libro bianco]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[servizio pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2016 scade la concessione alla RAI per il servizio pubblico. Si è aperto il tempo quindi per iniziare un’ampia discussione in merito al suo rinnovo. In prima istanza capendo cosa significa servizio pubblico oggi e cosa potrà significare per il ventennio 2016-2026. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/04/14/libro-bianco-sul-servizio-pubblico/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1354" alt="Monoscopio RAI" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/Monoscopio_rca-300x230.jpg" width="300" height="230" />Il DG Rai Luigi Gubitosi ha dichiarato di voler restare fino a fine mandato. E questa è una buona notizia. Sia perché oggettivamente la gestione fino ad oggi è stata più che positiva (circa 5 milioni di utile per lo scorso esercizio) sia perché francamente cambiare oggi non avrebbe avuto molto senso, almeno per l’azienda.</p>
<p>Nel 2016 – infatti – scade la concessione alla RAI per il servizio pubblico. Si è aperto il tempo quindi per iniziare un’ampia discussione in merito al suo rinnovo. In prima istanza capendo cosa significa servizio pubblico oggi e cosa potrà significare per il ventennio 2016-2036 (anche se si parla di un rinnovo per un periodo più breve di quindici anni). Non sembra essere in discussione il fatto che l’Italia voglia abdicare alla concessione di un servizio pubblico cosi come continua ad accadere in tutti i paesi europei. Sarà importante capire però cosa significa in una prospettiva più ampia che tenga conto dello sviluppo tecnologico che abbiamo avuto in questi ultimi anni e della inarrestabile accelerazione che l’industria delle telecomunicazioni sembra continuerà ad avere per i decenni a venire.</p>
<p>Il preservare le differenze locali, l’informazione regionale e tanti altri principi similari presi in massima considerazione nelle discussioni dei decenni passati sembrano ormai aver perso la loro centralità grazie all’abbondanza di canali comunicativi che Internet ci ha portato. Irrisolta o – per essere più precisi – peggiorata è la situazione relativa allo sviluppo delle produzioni nazionali, all’incentivo all’ingresso sul mercato di nuovi soggetti ed alla tutela della sperimentazione e della tradizione nostrana.</p>
<p>La RAI in quest’ultimo decennio ha abdicato alla sua missione a favore di una competizione stretta con la televisione commerciale. E questo ha portato se possibile ad una chiusura ancora più forte del mercato riducendo di fatto le alternative sempre ai soliti soggetti che hanno potuto fare il bello ed il cattivo tempo definendo prezzi, politiche, soglie pubblicitarie, barriere d’ingresso alle piattaforme digitali etc. Questo ha comportato di fatto l’assenza di un vero mercato competitivo.</p>
<p>Internet sta cambiando lo scenario. Ma dobbiamo far in modo che questo possa realmente avvenire. Il digitale terrestre avrebbe dovuto cambiare lo scenario, ma non è stata data sufficiente libertà di manovra ai nuovi entranti.</p>
<p>Gubitosi ha dichiarato di stare pensando alla stesura di un Libro Bianco sul Servizio Pubblico redatto da competenze miste derivanti dalla stessa RAI, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla società civile. Un’ottima intenzione che deve essere tradotta in operatività immediatamente. Soprattutto se si vorranno veramente mettere in discussione le fondamenta dei principi del servizio pubblico e della sua struttura organizzativa.</p>
<p>Una strada che a mio modo di vedere sembra essere tra le più interessanti è quella che potremmo chiamare all’inglese. In UK il servizio pubblico si è da tempo separato in due realtà: BBC che vive solo di canone e Channel 4 che al contrario è una realtà commerciale. Quest’ultima ha come mandato di servizio pubblico – tra gli altri –quello di valorizzare le produzioni indipendenti nazionali ed allargare quindi il numero di player presenti sul mercato.</p>
<p>Pensare anche in Italia ad un servizio pubblico che si divida in tre strutture: una sorretta dal canone, una puramente commerciale ed una che gestisca le infrastrutture di rete, è una strada particolarmente interessante che garantirebbe un profondo cambiamento negli equilibri nel sistema radiotelevisivo nazionale.</p>
<p>Un invito, quindi, a Gubitosi a procedere senza indugio ad attuare quanto dichiarato. Siamo pronti ad aprire un dibattito serio e ragionato che possa finalmente dare al paese quei cambiamenti che aspettiamo da anni. Sono convinto che anche il premier Matteo Renzi non possa che sposare l’apertura di un tavolo di confronto – in tempi rapidi – per arrivare ad avere con il giusto anticipo una proposta ragionata, condivisa e concretamente evolutiva.</p>
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		<title>Informazione in RealTime.</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi ricordate i Precog nel romanzo di P.K.Dick Minority Report? Ci siamo vicini: ora l'informazione è realtime con Twitter. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/04/02/informazione-realtime/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate i Precog nel romanzo di P.K.Dick Minority Report? La polizia li utilizzava sfruttando le loro capacità precognitive per prevenire imminenti atti criminosi. Senza addentrarci nella fantascienza siamo oggi arrivati ad un sistema ad intelligenza distribuita che riesce a individuare “fatti rilevanti” a pochi istanti dal loro accadimento. Nessuna proiezione – per il momento – nel futuro ma un solido presidio del presente: in tempo reale.</p>
<p><img alt="realtimenews" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/realtimenews.png" width="661" height="507" /></p>
<p>Stiamo parlando di un prodotto sviluppato dall’americana Dataminr in collaborazione con Twitter ed implementato per la prima volta nella newsroom di CNN in attesa di essere commercializzato nel corso del 2014 in tutto il mondo. Dataminr è una società nota dai trader finanziari per aver sviluppato potenti strumenti in grado di macinare enormi moli di dati provenienti dai mercati per prevedere trend e suggerire quindi azioni puntali di compravendita.</p>
<p>Lo stesso principio è stato applicato sugli oltre 500 milioni di tweet che vengono inviati ogni giorno da ogni parte del globo. Utilizzando sofisticati algoritmi di pattern-recognition Dataminr riesce ad individuare in tempo reale un accadimento, un evento, una notizia. Incrociando più informazioni provenienti da una stessa zona è possibile infatti riconoscere immediatamente se è appena avvenuto un terremoto, una sparatoria, il crollo di un palazzo, etc. È la gente stessa che lo comunica, via Twitter. Il sistema Dataminr in tempo reale incrocia le informazioni e invia nella news room CNN la notifica. I giornalisti vengono immediatamente avvisati, potendo ricevere un alert anche sul proprio smartphone. Le notifiche possono essere istradate automaticamente alla redazione o al giornalista più competente in base alla natura della notizia. Cosi come è possibile impostare interrogazioni ad hoc per individuare specifiche informazioni. Tutto in tempo reale, senza latenza. Il giornalista deve “semplicemente” verificare l’informazione e – possedendo nel caso di CNN una newsroom digitale integrata TV, Web, Mobile – pubblicare immediatamente la notizia. È stato verificato che utilizzando questo sistema si riesce ad anticipare l’uscita di una notizia di oltre <strong>60 minuti</strong> rispetto ai tradizionali “alert” di segnalazione. Un tempo enorme che può decisamente fare la differenza per proiettare un servizio di news in una nuova era. Con lo stesso principio la capacità di individuare trend emergenti dalla conversazioni su Twitter permette ai giornalisti di una all-news di intercettare prima di chiunque altro un argomento che “sta per” diventare popolare tra la gente.</p>
<p>Un sistema decisamente impressionante che fa ben capire dove sta andando il mondo dell’informazione. E per il momento parliamo di un analisi dati che avviene solo su Twitter senza incrociare i dati dai tanti altri social network che milioni di persone giornalmente utilizzano. Questo il prossimo passaggio obbligato per chi fa informazione: il meraviglioso sbarco nel mondo del realtime. Tutto questo in attesa che vengano affinati algoritmi predittivi che possano permetterci di raccontare il futuro prima che esso accada.</p>
<p><iframe src="//player.vimeo.com/video/85390572?byline=0&amp;portrait=0" height="281" width="500" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Questo il futuro. Per tornare tristemente nel presente basta farsi un giro all’interno di RAI per capire come è organizzato il sistema digitale dell’informazione a partire dal fallimentare nuovo progetto online di RaiNews24 che anche se gestito <strong>indubbiamente male da persone poco competenti</strong> difetta di base di una capacità di visione, progettazione ed implementazione dell’intera azienda RAI che non è ancora riuscita a mettere a disposizione dei suoi giornalisti un vero sistema integrato e funzionante per una newsroom digitale. Diverso è il discorso di Mediaset che ha compiuto di recente un imponente sforzo in questa direzione e ancora diverso il discorso di SKY che già utilizza sistemi come Storyful per scoprire e verificare informazioni.</p>
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		<title>RAI Pubblicità: una corsa ad ostacoli sul fronte digitale.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la nascita di Rai Commerciale e con la morte di Rai Net si amplificano ancor di più i problemi di Rai Pubblicità sul versante digital. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/03/27/rai-pubblicita-una-corsa-ad-ostacoli-sul-fronte-digitale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1336" alt="raipubblicita" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/raipubblicita.jpeg" width="431" height="117" />Con la nascita di Rai Commerciale e con la morte di Rai Net si amplificano ancor di più i problemi di Rai Pubblicità sul versante digital. Nonostante l’azienda abbia nelle sue dichiarazioni elevato il digitale a parte integrante delle strategie per il futuro i pezzi non si incastrano ed il disegno che emerge è – se possibile – ancora più confuso di prima.</p>
<p>La scomparsa di Rai Net comporta una parcellizzazione totale delle competenze e dei riferimenti interni per la valorizzazione del prodotto: se prima esisteva una solo struttura a cui fare capo per pianificare ed implementare nuovi prodotti ed offerte digitali da domani Rai Pubblicità dovrà avere a che fare con le singole direzioni di rete o – peggio – con le singole produzioni. Ognuna delle quali (come già di recente successo con il caso The Voice) in assenza di un presidio unico è autorizzata a mettere in campo la strategia che ritiene più opportuna per valorizzare il proprio prodotto. Questa moltiplicazione delle interfacce di riferimento e di politiche di presenza digitale non potranno che rendere la situazione all’interno dell’azienda ancora più confusa e – in ultima analisi – penalizzare sempre di più le possibilità di manovra di Rai Pubblicità.</p>
<p>La neonata Rai Commerciale è quindi un ulteriore elemento di preoccupazione per gli obbiettivi della concessionaria pubblicitaria. Basta fare un paio di esempi per capire di cosa stiamo parlando. Il primo è l’ormai noto fallimento dell’accordo con YouTube che ha portato ad un folle depauperamento del potenziale dei video Rai online: se la stessa enorme mole di contenuti fosse stata distribuita  dall’azienda e quindi venduta con i CPM medi di Rai Pubblicità i risultati sarebbero – a occhio e croce – quasi decuplicati.</p>
<p>L’altro caso emblematico è quello del <i>licensing</i> concesso a Replubblica.it e Corriere.it per una cifra annua nell’intorno di €100.000 a testa. Si è più volte detto in azienda: accordo positivo, prima i principali portali di informazione italiani usavano i contenuti Rai senza pagarli, oggi almeno ricaviamo qualche Euro. Peccato che questi accordi non vengano presidiati e che per una cifra veramente ridicola i due soggetti in questione si possano permette di pubblicare qualsiasi contenuto Rai (teche comprese) bruciando di fatto i risultati degli stessi contenuti distribuiti da Rai.tv. In buona sostanza se Repubblica e Corriere pubblicano la copertina di Ballarò con Crozza saturano quasi completamente il pubblico che non sentirà quindi nessuna necessità di spostarsi su Rai.tv per vedere gli stessi video.</p>
<p>Il punto è che in entrambe gli esempi riportati il risultato commerciale – se pur marginale – va a favore degli obiettivi di Rai Commerciale. Con buona pace di Rai Pubblicità che si troverà sempre più schiacciata tra la parcellizzazione dei referenti interni per impostare una strategia commerciale digitale condivisa e le mosse della struttura commerciale che, pur di raggiungere i propri obiettivi, non entrerà di certo in sinergia con la concessionaria.</p>
<p>Insomma si profila all’orizzonte uno scenario non esattamente ideale. Ripetiamo: la morte di Rai Net è certamente cosa buona e giusta perché la struttura non rispondeva alle esigenze aziendali in termini di competenze e di capacità di azione. Ma se a questa mossa non viene immediatamente affiancata un&#8217;operazione per creare un nuovo vero centro di competenze digitali in azienda si rischia un tracollo di quello che è senza più bisogno di conferme il comparto più strategico per l’intera azienda.</p>
<p>La prima che ne pagherà le conseguenze sarà Rai Pubblicità che vedrà ancor di più complicarsi la sua situazione con una preoccupante riduzione delle sue possibilità di manovra.</p>
<p>La Rai oltre ad affermare l’importanza del digitale deve far proprio questo concetto. In prima istanza capendolo (!!). Perché, al di là delle dichiarazioni, troppo spesso ancora capita che “Internet” sia considerato un ripiego – un lavoro di serie B – se non addirittura in alcuni casi una punizione. Esistono esperienze dirette e vicine che dimostrano quanto sia fondamentale cambiare rotta e cambiare passo. Mediaset – che pur non può essere considerata un’eccellenza per capacità di visione sul fronte digitale – ha dato prova di come sia possibile stabilire ricavi di tutt’altro livello presidiando questo segmento e facendo delle scelte minime di buon senso. Se dalle buone parole non si passa immediatamente ai fatti puntando finalmente sulla creazione di un presidio con forti e reali competenze nel comparto digitale la situazione dell’azienda RAI è destinata sfuggire di mano.</p>
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		<title>RAI: nuova era con il digitale nel DNA. Morta RAI Net chi guiderà le strategie editoriali all-digital?</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2014 06:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È imminente l’ufficializzazione di una profonda riorganizzazione in casa RAI: nasce Rai Commerciale che accorpa al suo interno quasi tutte le realtà che “portano soldi”. In questa operazione muore Rai Net. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/03/26/rai-nuova-era-con-il-digitale-nel-dna-morta-rai-net-chi-guida-le-strategie-editoriali-digital/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1331" alt="rainet" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/rainet.jpeg" width="326" height="155" />È imminente l’ufficializzazione di una profonda riorganizzazione in casa RAI: nasce Rai Commerciale che accorpa al suo interno quasi tutte le realtà che “portano soldi” facenti capo all’azienda. Fuori solo Rai Canone e – ovviamente – Rai Pubblicità.</p>
<p>La notizia che fa scalpore è la morte, a causa di questa operazione, di Rai Net. La motivazione ufficiale è molto convincente: non serve più una struttura separata per occuparsi del digitale; qualsiasi struttura RAI da oggi in poi dovrà iniettare nel proprio DNA una strategia digitale sintetizzando nuovi meravigliosi prodotti e servizi concepiti per funzionare nello schema multipiattaforma che è ormai una realtà consolidata.</p>
<p>Perfetto. Quindi tutto in RAI da oggi sarà concepito per funzionare nel mondo della distribuzione digitale e dell’engagement social. Le attuali teste facenti capo a Rai Net verranno in parte trattenute nella nuova struttura a presidio dei contratti esistente ed in parte “distribuiti” nelle varie strutture aziendali.</p>
<p>Sembra tutto sensato e perfettamente in linea con i tempi. Peccato però manchi un pezzo fondamentale per chiudere il quadro. Manca infatti nel nuovo disegno un presidio editoriale e di ricerca e sviluppo a supporto di progetti all-digital esistenti e – soprattutto – di nuova concezione.</p>
<p>Nel piano, infatti, è previsto che la RAI abbandoni YouTube a favore di una internalizzazione della distribuzione; aprendo però le porte al packaging di canali ad hoc da destinare a terze parti (YouTube inclusa). E ancora: è previsto che si esplori e quindi implementi un’offerta Pay TV che dia la possibilità all’abbonato di sottoscrivere servizi all-you-can-eat (con fee mensile stile Spotify) per avere canali tematici all-digital, extended catch-up (mesi invece dei soliti 7 giorni), accesso completo al materiale delle Teche (per le quali è stato stanziato un budget significativo per la loro definitiva digitalizzazione entro il 2020).</p>
<p>Insomma il programma di Rai Commerciale è quello di monetizzare con servizi Pay i contenuti esistenti e – magari – contenuti creati ad hoc solo per il digitale. La distribuzione potrà avvenire direttamente dai siti RAI, su siti di terze parti (YouTube) o  utilizzando in white label piattaforme Pay già esistenti (ad es. quella di Chili).</p>
<p>Ha tutto molto senso. Ma alla domanda chi presidierà la parte editoriale dei progetti all-digital e chi farà ricerca e sviluppo per tenere l’offerta sempre all’avanguardia la risposta è sempre la stessa: un grande e sonoro non si sa.</p>
<p>E non si sa non perché non si voglia rivelare, non si sa perché pur coscienti del problema non si è per il momento cercata una soluzione. La tecnica è sempre la stessa: prima partiamo e poi risolviamo i problemi.</p>
<p>Forse è l’unico modo per cambiare veramente certi meccanismi ormai arrugginiti. Certo è che c’è da sperare che a questa criticità venga data pronta risposta. Che venga ad essere concepito e quindi creato un <strong>presidio editoriale</strong> e di ricerca con dentro le competenze giuste. Solo questo potrebbe dare una reale prospettiva ad una strategia che per il momento convince solo sulla carta.</p>
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		<title>RAI: per l’online video i conti non tornano.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2014 11:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>

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		<description><![CDATA[Analisi dei numeri delle visualizzazioni video di RAI e dei relativi ricavi.  Un disastro, soprattutto relativamente all’accordo pluriennale con YouTube che è stato evidentemente un errore in particolar modo nei termini commerciali... <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/03/25/rai-per-lonline-video-conti-non-tornano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1318" alt="RAI" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/Unknown.jpeg" width="225" height="225" />Qualche settimana fa sono usciti i nuovi dati sui video visti online suddivisi per i vari editori e concessionarie. Roboanti titoli annunciavano il predominio di Video Mediaset soprattutto nei confronti della diretta concorrente: la RAI. I numeri riportati erano per lo più sbagliati, perché incompleti. Non basta infatti considerare solo i dati provenienti dalla nuova rilevazione degli stream video realizzata da AudiWeb. Almeno non basta per chi come la RAI ha una consistente fetta di visualizzazioni che avvengono su altre piattaforme, in particolare YouTube. Vediamo quindi questi numeri mettendo però tutto assieme per avere un quadro più verosimile. L’universo Mediamond – interamente rilevato da AudiWeb – registra <strong>1.982.000</strong> stream unici al giorno con una durata media di circa 6 minuti. La RAI – sempre dati AudiWeb – arriva a poco più di <strong>223.000</strong> stream unici al giorno (con una durata media di circa 32 minuti!) ai quali però vanno aggiunti i circa <strong>1.400.000</strong> stream unici effettuati sui canali RAI su YouTube; per un totale di circa <strong>1.623.000</strong> stram unici al giorno. Come si vede la distanza RAI/Mediaset tutto sommato è meno drammatica di quella sbandierata a grandi titoli sulle testate specializzate anche se rimane importante. Mancano in realtà a questi dati i numeri degli stream di contenuti RAI che vengono però fruiti su grandi siti d’informazione come Repubblica.it e Corriere.it; se si sommassero anche questi probabilmente RAI sarebbe sopra Video Mediaset anche se di poco. Di quest’ultimo tema comunque parleremo nei prossimi giorni, torniamo invece sulla questione specifica dei risultati dei video online. La prima constatazione è relativa al minutaggio medio: come si nota gli stream visualizzati sui siti RAI sono prevalentemente di lunga durata. Si può intuire quindi che il pubblico usi Rai.tv per rivedere intere puntate di programmi andati in onda. Mentre su Video Mediaset la scelta preferenziale è su clip di video estratti dai programmi. Long form vs. short form. Due risultati molto distanti, nessuno dei due da preferire, quanto piuttosto da considerare per una strategia che contempli lo sfruttamento di entrambi i formati. Ma la considerazione più importante, quella decisiva, va fatta sui ricavi relativi. Qui i numeri sono più voci di corridoio che dati ufficiali ma vi posso assicurare che non sono comunque molto distanti dalla realtà. Mediamond dai video online ha un ricavo annuo nell’interno dei 24 milioni di Euro. RAI ricava circa 9 milioni dai video visti sui propri siti ed un altro striminzito milioncino da YouTube; per un gran totale nell’intorno dei 10 milioni di Euro annui. <img class="aligncenter size-full wp-image-1323" alt="raimediasetvideoonine" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/raimediasetvideoonine.png" width="565" height="95" /> Facendo due rapidi conti si deduce che vuoto per pieno Mediamond realizza circa <strong>€0.033</strong> a stream; mentre RAI sia attesta ad un drammatico <strong>€0.017</strong>. Che porta alla triste considerazione che RAI ricava circa la metà di Mediaset sui video online. Un disastro, soprattutto relativamente all’accordo pluriennale con YouTube che è stato evidentemente un errore in particolar modo nei termini commerciali. E’ una criticità fondamentale da risolvere. RAI può offrire un servizio d’eccellenza internalizzando gran parte del delivery delle properties online; costruendo quindi una politica di distribuzione su canali terzi che garantisca al contempo la diffusione e la valorizzazione commerciale. Il rinnovo dell’accordo con YouTube sembra di fatto saltato. E questo è positivo. Ora è indispensabile programmare una ripartenza convincente sia sul fronte di distribuzione interna che di costruzione di nuove strategie di distribuzione su canali terzi. Gli annunciati cambiamenti dell’organizzazione della parte commerciale e digitale di RAI sembrano andare in questa direzione ma ancora con tante criticità aperte e punti strategici non ancora risolti. E di questo parleremo nei prossimi giorni.</p>
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		<title>Digitale Terrestre: solo l’unione può fare la forza (LCN mon amour!).</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2014 08:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[digitale terrestre]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ la morte quindi di nuovi progetti? Il digitale free è stato buono solo per chi è arrivato per primo e ha occupato tutti i posti disponibili tamponando l’emorragia degli ascolti? Una soluzione in realtà potrebbe esserci. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/03/24/digitale-terrestre-solo-lunione-puo-fare-la-forza-lcn-mon-amour/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il passaggio al digitale terrestre ha fatto esplodere la multicanalità digitale free anche in Italia. Se si guarda bene la situazione però ci si rende subito conto che il miracolo è avvenuto ma quasi solo a favore dei soliti noti. A parte il caso Swtichover, ormai inglobato in Discovery, e la stessa Discovery – che però non è proprio al primo pelo in fatto di TV – la stragrande maggioranza dei canali top ranked non sono frutto di nuovi editori.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1315" alt="digitale-terrestre-problemi-ricezione-proteste" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/digitale-terrestre-problemi-ricezione-proteste.jpg" width="400" height="300" />L’offerta è ormai piuttosto ampia. Restano però scoperte alcune aree tematiche importanti. Almeno sui canali considerati e percepiti come mainstream. La verità è che esistono diversi esperimenti di canali musicali, per i giovani adulti, di gossip, etc. sparpagliati su posizioni improbabili del telecomando: tutti comunque con numeri di canale a tre cifre (LCN).</p>
<p>Altri progetti ancora potrebbero nascere perché esistono evidentemente alcune macro aree completamente scoperte (pensiamo al factual). Il problema è che ormai i posti in vetrina sono finiti. Se li son presi per tempo sempre gli stessi. Chi è fuori dai primi 60/70 canali del digitale free fa ed è destinato a fare per sempre una fatica mostruosa per farsi trovare dal proprio pubblico. Far conoscere un canale che sta ad esempio al numero 231 implica giocoforza uno sforzo di comunicazione (convenzionale e non) che se sommato al costo per l’affitto dalla banda di trasmissione nazionale portano il budget necessario ad un canale per esistere fuori ogni limite di sostenibilità.</p>
<p>Se aggiungiamo che l’Auditel fa una fatica a dir poco enorme a misurare la frammentazione dell’audience sul digitale free si arriva presto a concludere che chi ha un numero di canale superiore al 70 è destinato ad avere ascolti ufficialmente rilevati prossimi allo zero.</p>
<p>E’ la morte quindi di nuovi progetti? Il digitale free è stato buono solo per chi è arrivato per primo e ha occupato tutti i posti disponibili tamponando l’emorragia degli ascolti? Una soluzione in realtà potrebbe esserci.</p>
<p>C’è naturalmente chi dubita che in un paese come il nostro possa in ogni caso essere sostenibile una multicanalità cosi spinta, ma questo fino alla prova dei fatti rimane solo un pregiudizio. Sparigliare tutto riassegnando i numeri di canale servirebbe a poco. Più razionale sarebbe programmare una politica di divisione dei numeri di canale per “centinai” cosi come da sempre fa SKY. E questa è una proposta già elaborata, nel cassetto da anni, di difficile attuazione arrivati a questa fase di maturazione del mercato (è incredibile come partiamo sempre col piede sbagliato per trovarci puntualmente sommersi da problemi).</p>
<p>L’unica soluzione possibile che vedo nel mentre – non cancellando la speranza di una riordino globale del sistema TV Italia – è quella per i nuovi editori di unire le forze. Si dovrebbe aprire un tavolo dove chi ha progetti in corso o nuovi progetti entranti possa discutere sulla creazione di un nuovo blocco di canali: mettiamo a partire dal numero 200. Se tre, quattro, cinque editori si adoperassero per creare una sorta di bouquet per cui sul 200, 201, 202, 203,&#8230;  si avesse un nuovo blocco di canali; e se questa iniziativa venisse comunicata congiuntamente con una campagna condivisa; si avrebbe allora la possibilità di informare il pubblico che nuovi canali musica, giovani, documentari, gossip, … sono disponibili a partire dal canale 200. Il trust potrebbe essere esteso anche alla parte di cross-promotion e quindi a quella commerciale.</p>
<p>Solo unendo le forze si potrebbe avere la possibilità di creare nuove reali opportunità di business per nuovi editori. Questo aspettando che in Italia ci sia qualcuno che voglia scrivere le regole senza dover sempre e solo preservare gli interessi dei soliti noti.</p>
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		<title>I perché di SKY Online.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2014 15:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>
		<category><![CDATA[now tv]]></category>
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		<category><![CDATA[sky online]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché quindi SKY ha voluto lanciare lo stesso questo servizio che per il momento non sembra destinato a migliorare la situazione dell’azienda in Italia? <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2014/03/20/perche-di-sky-online/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/skyonline.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1303" alt="skyonline" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/skyonline-300x93.png" width="300" height="93" /></a>Era la primavera del 2012 quando commentavamo l’imminente lancio nel mercato UK del servizio NOW TV servizio over-the-top di BSkyB. Al di là della relativa eccitazione per l’evoluzione dei servizi televisivi online ci soffermavamo sulla scelta di SKY di non usare il proprio brand per questo servizio:</p>
<p><i>“Molto intelligente la scelta di SKY di adottare un nuovo brand per lanciare questa iniziativa, potendosi così permettere di mantenere l’offerta “classica” inalterata senza attivare competizioni (o cannibalizzazioni) interne.”</i></p>
<p>In Italia sta per partire SKY Online, che è esattamente NOW TV ma in questo caso a brand SKY. Cosa è successo? Qualcosa non è andato per il verso giusto. Anzi due.</p>
<p>Innanzi tutto rinunciare alla forza del fortissimo brand SKY nella comunicazione ha richiesto uno sforzo non indifferente per far arrivare il nuovo servizio “alla gente”. Il messaggio è stato: è forte, ricco e soprattutto affidabile come SKY. Ma non è SKY. Cari utenti BSkyB non vi preoccupate, continuate a pagare perché voi avete il meglio. Cari utenti Now TV potete fidarvi perché in realtà è SKY. Aiuto! E via di iniziative speciali con gli SKY Daily Pass super pubblicizzati sui giornali e online per far capire che NOW TV è SKY ma non è SKY.</p>
<p>In Italia si è deciso di fare pulizia. SKY Online è SKY. Punto.</p>
<p>Poi è successo che i numeri non sono esplosi, neanche in UK. Si dirà: tanta concorrenza, li c’è addirittura Netflix. Non c’è dubbio, ma 50.000 <i>subscribers</i> di NOW TV per il primo anno sono comunque un pò pochini. Tant’è che il CEO di BSkyB ha tenuto a precisare che: “In UK oltre 10 milioni di utenti televisivi non possono collegarsi ad Internet”. Manca la banda (e neanche troppo larga perché qui è tutto in SD) ed è – anche – per questo che i numeri non sono arrivati.</p>
<p>In Italia la situazione è come potete immaginare ancora peggio. La banda latita e l’offerta fibra (in realtà per lo più VDSL2) è partita veramente solo ora.</p>
<p>Perché quindi SKY ha voluto lanciare lo stesso questo servizio che per il momento non sembra destinato a migliorare la situazione dell’azienda in Italia? Probabilmente il motivo vero è che comunque vale sempre la regola di marcare a uomo i competitor per non farli scappare da soli a far goal. Poi perché non si sa mai: in tempi di crisi vale comunque raschiare il fondo del barile.</p>
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		<title>The Flog</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 10:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>
		<category><![CDATA[geek6sundry]]></category>
		<category><![CDATA[theflog]]></category>
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		<description><![CDATA[The Flog è una evoluzione dei formati info-talk nati a partire da Rocketboom, una vera evoluzione sotto tutti gli aspetti fondamentali per il confezionamento di un buon prodotto TV: scrittura, regia, casting, recitazione, qualità delle riprese, montaggio, grafica e sonorizzazione. The Flog è un prodotto di "nicchia" fatto veramente bene che merita di essere seguito dagli appassionati del genere. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2012/04/11/the-flog/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/flog_logo.png"><img class="alignleft  wp-image-1284" title="flog_logo" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/flog_logo-201x300.png" alt="" width="145" height="216" /></a>Flog in inglese significa parlare di qualche cosa in maniera ripetitiva o con discorsi eccessivamente lunghi. Parlantine che per chi le subisce, sono come una sequenza di colpi di frusta. The Flog è una trasmissione settimanale condotta dalla bravissima Felecia Day, prodotta dalla <a href="http://geekandsundry.com/" target="_blank">Geek &amp; Sundry</a> e distribuita solo online. E&#8217; una delle trasmissioni selezionate da YouTube per il primo <a title="YT Original Channels" href="http://www.youtube.com/creators/original-channels.html" target="_blank">elenco di canali</a> dal contenuto di alto livello: una selezione già piuttosto numerosa, per il momento di soli prodotti americani, che ha ricevuto da YouTube un sostanzioso finanziamento sotto forma di anticipo pubblicitario. Ci sono molti, moltissimi contenuti di qualità. Serie o programmi originali concepiti per una distribuzione online (con il fluido del <em>social graph</em> parte del loro DNA).</p>
<p><a href="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/flog_info.png"><img class="alignnone  wp-image-1283" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" title="flog_info" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/flog_info-1024x447.png" alt="" width="584" height="254" /></a></p>
<p><a href="http://theflog.geekandsundry.com/" target="_blank">The Flog</a> è una evoluzione dei formati info-talk nati a partire da Rocketboom, una vera evoluzione sotto tutti gli aspetti fondamentali per il confezionamento di un buon prodotto TV: scrittura, regia, casting, recitazione, qualità delle riprese, montaggio, grafica e sonorizzazione. The Flog è un prodotto di &#8220;nicchia&#8221; fatto veramente bene che merita di essere seguito dagli appassionati del genere.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/m-4wIUxuk0k" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>Apple TV: il telecomando sarà un iPad mini?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 09:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se l'iPad Mini fosse in realtà il telecomando della nuova Apple TV? Compreremmo il televisore con un iPad Mini in dotazione. I problemi di prezzo ed interfaccia utente sarebbero cosi risolti in un sol colpo. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2012/04/10/apple-tv-il-telecomando-sara-un-ipad-mini/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/iPad-Mini-comparison-t.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1276" title="iPad-Mini-comparison-t" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/iPad-Mini-comparison-t-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a>La Apple TV arriva, questo sembra ormai è certo. E non stiamo parlando della meravigliosa scatoletta nera rivisitata e corretta, ma di veri e propri televisori marcati Apple. E una forte sensazione mi dice che anche questo settore industriale è seriamente minacciato dalla discesa in campo della casa di Cupertino. Apple non può accettare di limitarsi alla attuale Apple TV: è un device esterno che viene sempre in secondo ordine rispetto alle &#8220;dashboard&#8221; native nei televisori. Se accendo il mio Samsung si carica la SmartTV e da li posso accedere alle app, al VoD, ai social network etc. etc. e per &#8220;sintonizzarmi&#8221; sulla Apple TV devo cambiare input device sul televisore. Inaccettabile: quando accendo il televisore devo essere dentro l&#8217;ecosistema Apple, e basta (anzi lo devo essere sempre, anche a televisore spento). Prepariamoci quindi alla rivoluzione della Apple TV che più propriamente sarà la rivoluzione delle App applicate al Televisore e dei contenuti liquidi immersi nel mare di iCloud. Di questo parleremo diffusamente, perché sarà probabilmente il colpo definitivo al monopolio dell&#8217;industria televisiva sul business dei contenuti e delle sue extensions.</p>
<p>Mi si sono posti però un paio di interrogativi: come farà Apple a giustificare un costo molto alto per i suoi apparecchi televisivi (immaginiamo saranno di fascia super-alta come tutti i prodotti Apple) e, soprattutto, come renderanno un successo il sistema di App che gireranno sulla Apple TV (oltre a dotare il TV set di un processore molto potente, di un&#8217;interfaccia semplicissima da usare, &#8230;)?</p>
<p>Da mesi girano voci della messa in produzione di un iPad con schermo più piccolo dell&#8217;attuale, un iPad Mini. Apple ha sempre smentito dicendo che del tablet vuole avere una sola versione con una sola &#8220;grandezza&#8221;. Ecco: e se l&#8217;iPad Mini fosse in realtà il telecomando della nuova Apple TV? Compreremmo il televisore con un iPad Mini in dotazione. I problemi di prezzo ed interfaccia utente sarebbero così risolti in un sol colpo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Current TV licenzia Keith Olbermann!</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 17:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA[Al Gore]]></category>
		<category><![CDATA[CURRENT TV]]></category>
		<category><![CDATA[Keith Olbermann]]></category>

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		<description><![CDATA[La scommessa Keith Olbermann non ha funzionato, e Current TV lo licenzia. Guerra su Twitter: comunicato stampa di Al Gore e Joel Hyatt  e repliche di  Keith Olbermann. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2012/03/31/current-tv-licenzia-keith-olbermann/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/keith-olbermann-fired-from-current-tv-today.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1270" title="keith-olbermann-fired-from-current-tv-today" src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/keith-olbermann-fired-from-current-tv-today-300x187.jpg" alt="Keith Olbermann" width="300" height="187" /></a>E&#8217; finita. In maniera clamorosa. La scommessa Keith Olbermann non ha funzionato, e Current TV lo licenzia. Guerra su Twitter: comunicato stampa di Al Gore e Joel Hyatt  e repliche di  Keith Olbermann.</p>
<p>Doveva essere il motivo di rilancio di Current TV negli USA, il fuoriclasse sul quale è stato puntato tutto, compresa una quantità consistente di denaro. A costo di immolare i canali Italia e Inghilterra (anche Current TV UK ha chiuso i battenti) il rilancio negli USA con Olbermann sarebbe dovuto essere il punto di svolta definitivo. I risultati evidentemente non sono arrivati: ascolti TV deludenti, pochissima stampa, nessun rumore vero online. Immaginiamo che di conseguenza anche la raccolta pubblicitaria non ne abbia goduto. Comunque non è andata. Era qualche mese che si era capito che i rapporti d&#8217;amore tra Current e Olbermann si erano fortemente incrinati. Come spesso capita, Olbermann ha cominciato evidentemente a dare le colpe alla poca visibilità di Current TV negli USA, così come Current avrà cominciato a innervosirsi per l&#8217;odore crescente di mega investimento andato a male.</p>
<p>Forse di ultima occasione persa?</p>
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		<title>NOW TV: SKY lancia l&#8217;over-the-top television.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 11:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>

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		<description><![CDATA[NOW TV – un nuovo brand di SKY creato per lanciare un innovativo servizio di over-the-top TV (OTT) in Inghilterra. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2012/03/27/now-tv-sky-lancia-lover-the-top-television/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="NOW TV" src="http://corporate.sky.com/multimedia/37c53e3ab6d34a539297dfd51021ed7d/now_tv_small" alt="NOW TV LOGO" width="170" height="113" /> &#8220;Now TV segna una nuova tappa nella nostra storia&#8221;: queste le parole con cui Jeremy Darroch, CEO di BSkyB, ha commentato la scorsa settimana l&#8217;annuncio di NOW TV – un nuovo brand di SKY creato per lanciare un innovativo servizio di over-the-top TV (OTT) in Inghilterra.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è conquistare tutta quella enorme fetta di pubblico che non sopporta gli abbonamenti o che semplicemente non se li può permettere. Nessun impegno, nessuna parabola, nessun set-top-box. Now TV sarà un servizio puramente OTT accessibile da qualsi device connesso ad internet: PC, Connetcted TV, game consolle, iPad &amp; Co.</p>
<p>Si partirà con un&#8217;offerta di Cinema per arrivare subito dopo ad introdurre anche lo sport. Chi vuole potrà comprare la visione del singolo contenuto (servito on-demand – all&#8217;inizio – e quindi in diretta per lo sport), senza nessun impegno.</p>
<p>Now TV sarà flessibile, facile da usare, multi-piattaforma, accessibile ovunque e in qualsiasi momento: sempre e solo via Internet.</p>
<p>Molto intelligente la scelta di SKY di adottare un nuovo brand per lanciare questa iniziativa, potendosi così permettere di mantenere l&#8217;offerta &#8220;classica&#8221; inalterata senza attivare competizioni (o cannibalizzazioni) interne. Ennesima dimostrazione di come SKY abbia capito che il mondo della fruizione della TV è gà cambiato.</p>
<p>Per tutti gli altri: cominciare ad agire ora o soccombere alla disintermediazione.</p>
<p><a title="NOT TV" href="http://www.nowtv.com/" target="_blank">http://www.nowtv.com/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché alle donne piace il genere #crime?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 16:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[E' noto che al pubblico femminile piace il genere Crime. Ma perché? Apparentemente sembrerebbe controintuitivo. Le donne guardano (o leggono) il Crime perché si sentono istintivamente in pericolo e pensano in questo modo di poter avere informazioni su come evitare o scampare ad eventuali situazioni di pericolo. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/11/17/perche-alle-donne-piace-il-genere-crime/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Mf4U8ti8mX0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>E&#8217; noto che al pubblico femminile piace il genere Crime. Ma perché? Apparentemente sembrerebbe controintuitivo: sangue e violenza parrebbero essere due argomenti molto lontani dal gentil sesso al quale tenderemmo ad attribuire più naturalmente generi come la commedia, la fiction. E invece no, il genere Crime attira più donne che uomini. E questo è vero sia per la televisione (dove la sproporzione è spesso enorme) che per i libri.</p>
<p>Ricercatori dell&#8217;università dell&#8217;Illinois si sono posti la domanda ed investigando su un campione di donne appassionate del genere letterario Crime hanno rilevato che le ragioni principali sono:</p>
<ul>
<li>Per imparare come non diventare delle vittime.
</li>
<li>Per imparare come sopravvivere se si diventa una vittima.
</li>
<li>Per imparare a riconoscere segnali sospetti (comportamenti strani, situazioni di pericolo).
</li>
<li>Per imparare delle strategie di sopravvivenza, dei trucchi per fuggire.</li>
</ul>
<p>In poche parole le donne guardano (o leggono) il Crime perché si sentono istintivamente in pericolo e pensano in questo modo di poter avere informazioni su come evitare o scampare ad eventuali situazioni di pericolo. Gli uomini molto meno, perché di base si sentono più forti ed al sicuro. Il paradosso è che – naturalmente – è stato verificato che le donne, dopo aver provato l&#8217;esperienza – anche se finzionale – di scene di crimine, tendono ad aumentare il loro senso di insicurezza (mai avuto gli incubi dopo un film horror?). E&#8217; quindi un meccanismo che sembrerebbe rafforzare perversamente se stesso: un loop paura, esperienza simulata, apprendimento, paura.</p>
<p>Al di la di tutto, questa semplice rilevazione statistica spiega perché le serie Crime di maggior successo sono quelle che contengono sia un alto livello di spettacolarizzazione delle scene criminali che una fortissima dose didattica: si osserva la vittima, la si vede perire e si parte quindi per una lunga esplorazione sulle cause, il movente, l&#8217;analisi della scena, della mente dell&#8217;assassino. In questo modo si soddisfano perfettamente i due &#8220;bisogni primari&#8221; delle appassionate del genere: vedere e capire. Ecco quindi, per chi volesse, gli ingredienti fondamentali per creare una nuova serie Crime di successo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sandro c&#8217;è, il rito può cominciare.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sandro Ruotolo sarà parte della squadra di Michele Santoro per la nuova avventura di Servizio Pubblico: la produzione televisiva modello terzo millennio, liquida e multi piattaforma. Al di la del più o meno innovativo modello di distribuzione (la vera innovazione – parliamoci chiaro – sta nell'utilizzo massiccio della rete) quello che si preannuncia è la messa in scena del rituale consolidato nel tempo, quella sequenza di momenti, avvenimenti e personaggi alla quale milioni di persone sono abituate da anni. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/10/30/sandro-ce-il-rito-puo-cominciare/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/PBRyBrL66rI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sandro Ruotolo sarà parte della squadra di Michele Santoro per la nuova avventura di Servizio Pubblico: la produzione televisiva modello terzo millennio, liquida e multi piattaforma. Al di la del più o meno innovativo modello di distribuzione (la vera innovazione – parliamoci chiaro – sta nell&#8217;utilizzo massiccio della rete) quello che si preannuncia è la messa in scena del rituale consolidato nel tempo, quella sequenza di momenti, avvenimenti e personaggi alla quale milioni di persone sono abituate da anni. Ed è questo il vero segreto del modello Santoro, quella formula magica – dagli ingredienti espliciti e pubblicamente esposti – che anche i più stretti seguaci (o imitatori) non riescono ad emulare. Si perché, nonostante sia tutto sotto gli occhi di tutti, gli ingredienti sono difficilmente replicabili. Anche l&#8217;ottimo Formigli – che ha già toccato il 10% di share su LA7 – difetta di tutti qui momenti che scandiscono il rito santoriano. L&#8217;anteprima, la musica di testa (Piovani), i servizi carichi d&#8217;azione con musiche ossessive di violini di fondo, l&#8217;editoriale di Travaglio dopo il secondo break, il collegamento con &#8220;la gente dalla strada&#8221; di Sandro Ruotolo, il gran finale con Vauro. Questa la sequenza che scandisce il rito. Non basta uno studio circolare con politici al seguito per emulare la magia. Mancava Sandro Ruotolo, l&#8217;ultimo pezzo del puzzle. Ora Sandro c&#8217;è e Servizio Pubblico può cominciare!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>TV On-Demand.</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 11:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA[la7]]></category>
		<category><![CDATA[la7 on-demand]]></category>
		<category><![CDATA[mediaset premium]]></category>
		<category><![CDATA[on-demand]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[rai replay]]></category>

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		<description><![CDATA[La TV on-demand è sicuramente il futuro. Ameremmo tanto fosse il presente ma ancora non ci siamo. Eppure progetti come "LA7 On-Demand" – on-air da più di un anno – hanno mostrato come sia possibile realizzare un prodotto più che dignitoso utilizzando le tecnologie attualmente a disposizione. <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/10/17/tv-on-demand/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/jbiXzP_ziG4?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La TV on-demand è sicuramente il futuro. Ameremmo tanto fosse il presente ma ancora non ci siamo. Eppure progetti come &#8220;LA7 On-Demand&#8221; – on-air da più di un anno – hanno mostrato come sia possibile realizzare un prodotto più che dignitoso utilizzando le tecnologie attualmente a disposizione. I canali 800 del digitale terrestre sono infatti &#8220;dedicati&#8221; ai cosiddetti canali on-demand. L&#8217;unico che funziona ad oggi è – appunto – quello di LA7 che possiamo trovare al canale 807. Il principio di funzionamento è semplice: il canale è in realtà <em>solamente</em> un canale dati che, quando ci si sintonizza, carica una applicazione MHP e mostra un menu degli ultimi sette giorni di programmazione del canale, più una library di contenuti &#8220;cult&#8221;. Scorrendo con il telecomando si sceglie il contenuti e con un click si può vedere e rivedere quel che volgiamo. Il tutto grazie ad una TV o ad un set-top-box collegato ad Internet (le TV di ultima generazione sono compatibili con questa tipologia di canale, cosi come tutti i STB con il bollino Gold DGTV).</p>
<p><img alt="LA7 On-Demand" src="http://www.dday.it/userFiles/gallery/articles/La7OnDemand_b_41726.jpg" title="LA7 On-Demand" class="alignnone" width="660" height="383" /></p>
<p>Una meccanismo semplice e dal funzionamento (quasi) impeccabile. Ben diverso da i sistemi on-demand di SKY e Mediaset Premium che continuano ad usare canali di trasmissione broadcast per registrare fisicamente dei contenuti su l&#8217;hard disk del nostro set-top-box locale. Quello digitale terrestre è un meccanismo decisamente più <em>moderno</em>, con potenzialmente enormi margini di espansione (la library a disposizione può essere teoricamente infinita) ma ancora più costoso se applicato su volumi di massa (lo streaming di contenuti per milioni di persone costa ancora incredibilmente di più di un canale broadcast).</p>
<p>Eppure, dopo più di un anno di felice sperimentazione di LA7, le alternative di fatto non esistono. RAI ha presentato un servizio on-demand con funzionamento e tecnologie omologhe a quelle di LA7 (e quindi MHP+Internet) chiamato RAI Replay (più un servizio on-demand per i TGR) ma nessuna data di rilascio è stata ancora annunciata. Mediaset latita, presente sul mercato solo con il servizio NetTV di Mediaset Premium che però è fruibile solo con una manciata di set-top-box dedicati, levandoci quindi il piacere di mantenere un unico telecomando usando le connected TV di ultima generazione.</p>
<p>Il 2011 sta per concludersi ormai e di sperimentazioni ne sono state fatte tante. Perché non spingere sull&#8217;acceleratore di servizi che tutte le misurazioni danno come i più graditi al pubblico? Perché non usare semplicemente quello già a disposizione per dare una spinta vera al sistema di distribuzione digitale della TV in Italia? E ancora, perché non sperimentare delle forme di advertising ad hoc su questi sistemi (LA7 On-Demand è ancora meravigliosamente senza pubblicità)?</p>
<p>In fondo basta costruire una applicazione MHP che carichi via Internet un menu dal quale accedere ad una libreria di contenuti da offrire in streaming direttamente sul televisore. Troppa grazia?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ultaviolet Vs KeyChest</title>
		<link>http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/10/14/ultaviolet-vs-keychest/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; partita la guerra per standardizzare la distribuzione di contenuti video online: lo streaming di Film (e Serie TV). La morte del DVD è stata annunciata, la proprietà del futuro sarà liquida, multidevice, on-demand: “Buy Once, Play Anywhere”. Due sono &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/10/14/ultaviolet-vs-keychest/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/ultraviolet.png" alt="The Ultraviolet mechanism" title="Ultraviolet" width="724" height="639" class="alignnone size-full wp-image-1183" /></p>
<p>E&#8217; partita la guerra per standardizzare la distribuzione di contenuti video online: lo streaming di Film (e Serie TV). La morte del DVD è stata annunciata, la <em>proprietà</em> del futuro sarà liquida, multidevice, on-demand: “Buy Once, Play Anywhere”. Due sono gli scenari che si stanno proponendo al mercato, due le filosofie, due le alleanze industriali che si sono formate. </p>
<p>La prima si chiama Ultraviolet (UV) ed è supportata dalla santa alleanza DECE (Digital Entertainment Content Ecosystem) che annovera un numero impressionante di big companies inclusi content providers come Fox Entertainment Group, Lionsgate, NBC Universal, Paramount Pictures e Warner Bros. Entertainment cosi come importanti player tecnologici come Motorola, Panasonic, Samsung Electronics, Sony e Toshiba. L&#8217;idea dietro Ultraviolet è semplice: esisterà un unico contenitore online per tutti i film che andremo ad acquistare; ogni device in nostro possesso avrà quindi una sua <em>app</em> che ci permetterà di vedere la nostra library: smartphone, tablet, TV, PC. Il funzionamento di UV – descritto in sintesi dall&#8217;immagine in testa a questo post – è molto semplice e decisamente convincente. Tutto ciò che compriamo è sempre a disposizione in rete, in modalità protetta. Sarà quindi ad ogni device in nostro possesso ospitare un&#8217;app per fruire i contenuti. Ultraviolet permetterà anche di avere una copia fisica del nostro contenuto: potremmo continuare a comprare i nostri bluray se lo vorremmo, by default avremmo comunque a disposizione la copia liquida del contenuto.</p>
<p>Ultraviolet sembra essere quindi semplice, intuitiva, senza nessuna innovazione tecnologica vera (sempre di DRM e streaming stiamo parlando) e – soprattutto – piattaforma sostenuta da un numero impressionanti di grandi player.</p>
<p>La sorella di Ultraviolet – perché deve sempre esistere un&#8217;alternativa (almeno all&#8217;inizio) – si chiama KeyChest: il cesto delle chiavi. KeyChest nasce da un progetto Disney ed è supportata nientemeno che da Apple, Google ed Amazon. Qui il principio è un altro, altrettanto semplice: quando si compra un contenuto video online si acquista di fatto il diritto di vederlo da qualsiasi piattaforma lo si desideri (e che supporti KeyChest). Quindi in un mondo ideale si potrebbe comprare un film su iTunes potendolo vedere anche in streaming sul tablet Amazon o sui telefonini Android di Google, accedendo direttamente dalle rispettive piattaforme. Con KeyChest quello che viene centralizzato online non è il contenuto ma il diritto acquistato: sarebbe possibile vedere lo stesso contenuto anche scaricandolo da Ultraviolet se quest&#8217;ultimo supportasse il meccanismo di KeyChest.</p>
<p>Kelly Summers – Vice President di Disney – precisa che KeyChest è basato su open standard, che è un abilitatore per la distribuzione digitale (e quindi non è un competitore di nessun servizio esistente, anzi) ed infine che non sarà Disney a controllare e gestire la piattaforma che verrà affidata ad un consorzio &#8220;aperto&#8221;.</p>
<p>Due approcci diversi, entrambi interessanti che prospettano una nuova guerra degli standard stile &#8220;Blueray vs HD-DVD&#8221;. Di sicuro c&#8217;è che il DVD è destinato a perire presto e che la distribuzione digitale sarà l&#8217;unica via (con buona pace di chi vive dove ancora Internet è concetto sconosciuto). E questo è un bene, perché rende la nostra proprietà acquistata, il diritto di visione di un film, indipendente dalle tecnologie che verranno (con le TV del 2050 e l&#8217;iPad di 15ma generazione potremmo comunque vedere ciò che abbiamo acquistato 40anni prima).</p>
<p>Personalmente considero l&#8217;approccio KeyChest più interessante, soprattutto perché permette – di fatto – di trascendere dal concetto di acquisto: un diritto di visione può essere applicato anche per i contenuti affittati, con l&#8217;unica differenza che il diritto ha una scadenza. I rumors più accreditati riportano che sarà tanto per cambiare Apple a dare il via a questa tecnologia con il passaggio della parte video su iCloud prevista per fine anno.</p>
<p>Ancora una volta rimaniamo alla finestra ad osservare con una sola certezza: nulla – a breve – sarà più come prima.</p>
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		<title>Libero streaming in libera Italia.</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 18:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corte europea di giustizia ha dichiarato «contrari al diritto comunitario» tutti quei contratti esclusivi firmati dalle emittenti televisive che impediscono agli appassionati di Paesi esteri di vedere le partite dei campionati nazionali con decoder più economici.  <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/10/07/libero-streaming-in-libera-italia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-FbUN6cJCbvI/Tbwhs2V0IYI/AAAAAAAAAcc/vD4RoIvyPyI/s1600/pallone+da+calcio%25282%2529.jpg" title="Streaming Calcio" class="alignnone" width="1024" height="768" /><br />
La decisione colpisce soprattutto il lucrativo contratto firmato dalla Premier League con varie emittenti europee e potrebbe avere un impatto enorme sugli introiti che il campionato inglese riesce ad ottenere dalla cessione dei propri diritti tv nel resto d’Europa. Tutto nasce infatti da una proprietaria di pub in Inghilterra che utilizzava all’interno del locale un decoder con una scheda greca meno costosa dell’equivalente britannica e per questo era stata multata per una cifra pari a 8.000 sterline (circa 9.400 euro).</p></blockquote>
<p>[via <a href="http://geek.coolstreaming.us/featured-news/leuropa-cancella-i-diritti-tv-territoriali-svolta-streaming/" target="_blank">Geek</a>]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Current TV: Intrigo Internazionale.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 12:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nulla di nuovo sul fronte SKY. A livello nazionale la comunicazione tace, nella probabile convinzione che piano piano il polverone passerà e nessuno si ricorderà più cosa è veramente successo. Noi rimaniamo in attesa di avere un confronto per chiarire &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/27/current-tv-intrigo-internazionale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nulla di nuovo sul fronte SKY. A livello nazionale la comunicazione tace, nella probabile convinzione che piano piano il polverone passerà e nessuno si ricorderà più cosa è veramente successo.</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" xml:lang="IT">Noi rimaniamo in attesa di avere un confronto per chiarire 5 fondamentali punti con SKY Italia.</span></p>

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<thead>
	<tr class="row-1 odd">
		<th class="column-1">SKY Italia</th><th class="column-2">Current TV</th>
	</tr>
</thead>
<tbody class="row-hover">
	<tr class="row-2 even">
		<td class="column-1">Current TV è stata cancellata per soldi.</td><td class="column-2">Current TV stata cancellata senza nessuna trattativa.<br />
</td>
	</tr>
	<tr class="row-3 odd">
		<td class="column-1">Current TV ha chiesto 10 milioni di dollari.</td><td class="column-2">Current TV stata cancellata senza nessuna trattativa. L’unica richiesta di Current TV – dopo la cancellazione – è stata di 4.3 milioni di euro.<br />
</td>
	</tr>
	<tr class="row-4 even">
		<td class="column-1">Current TV è stato un flop di ascolti.</td><td class="column-2">Gli ascolti sulla giornata sono rimasti stabili, nel prime time sono aumentati del 15%. E il trend per il 2011 è positivo.</td>
	</tr>
	<tr class="row-5 odd">
		<td class="column-1">Current TV ha 3000 spettatori al giorno.</td><td class="column-2">Current TV ha 3.400 spettatori al minuto, oltre 400 mila contatti unici al giorno, oltre 2 milioni di contatti unici a settimana, oltre 5 milioni di contatti unici al mese.</td>
	</tr>
	<tr class="row-6 even">
		<td class="column-1">Current TV usa la causa della libertà di informazione per scopi commerciali.</td><td class="column-2">Current TV stata cancellata senza nessuna trattativa. Sta semplicemente chiedendo a SKY di aprire una trattativa per avere una cifra congrua a gestire le proprie attività.</td>
	</tr>
</tbody>
</table>

<p class="MsoNormal">Sul fronte internazionale invece la comunicazione continua, soprattutto in Inghilterra dove BSkyB con interviste e dichiarazioni dello stesso Mockridge batte la linea già tentata in Italia, forse certi di avere minori possibilità di essere smentiti.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto questo mentre assistiamo ad una bizzarra sequenza di eventi, che sembrano avere diversi elementi di contatto:</p>
<p class="MsoNormal">1. Al Gore (vicino all’amministrazione Obama) rimprovera a Murdoch di avere interessi a combattere Current TV su tutti i fronti; in USA perché canale scomodo (sono di fatto ripartite le presidenziali 2012 con l’apertura della campagna di Obama); in Italia perché forse il Digitale Terreste è l’unico vero sbocco per far sì che SKY possa continuare ad espandere il suo business e quindi in qualche modo andare contro a Berlusconi potrebbe non essere esattamente il massimo.</p>
<p class="MsoNormal">2. Il Grande Oriente Democratico pubblica sul suo sito un <a href="http://www.grandeoriente-democratico.com/Rupert_Murdoch_e_Silvio_Berlusconi_contro_Barack_Obama_SKY_MEDIASET_e_Italia_paese_dei_semi_monopoli.html" target="_blank">comunicato</a> di supporto a Current TV dove insinua una interessante teoria <i>“Parrebbe che il Magnate di Arcore sarebbe intenzionato a finanziare in modo occulto e con ingenti fondi occulti alcuni candidati repubblicani USA intenzionati ad ottenere la nomination per sfidare Obama alle presidenziali del 2012. Ma non si tratterebbe degli stessi “cavalli” su cui vorrebbe/potrebbe puntare Rupert Murdoch (Newton Gingrich, Sarah Palin, Rick Santorum e altri), bensì di personaggi suggeriti al Cavaliere Muratore di Arcore da altri ambienti e amicizie, alcune delle quali in comune con il Clan Bush.A meno che &#8211; e anche questo ci suggeriscono alcune fonti &#8211; Berlusconi e Murdoch non si accordino per sostenere e finanziare il repubblicano John Bolton, già Ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU (2005-2006) durante la seconda amministrazione di George W. Bush.”</i></p>
<p class="MsoNormal">3. Confalonieri &#8211; alla domanda di un cronista se il Biscione fosse eventualmente disposto a fare un&#8217;offerta per poter trasmettere al posto di Sky il palinsesto di Current Tv &#8211; ha risposto ironicamente &#8220;sì sì, subito, stiamo già riunendo il Cda&#8221;</p>
<p class="MsoNormal">4. Murdoch parla al G8e, facendo un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/05/24/news/g8_24_maggio-16677629/?ref=HREC1-6" target="_blank">discorso</a> nel quale afferma tra l’altro: “La stessa tecnologia che ha cambiato tutti gli aspetti della nostra vita, deve ora trasformare il mondo dell&#8217;educazione”. Questo mentre i grandi della terra discutevano su come regolamentare l’uso della rete.</p>
<p class="MsoNormal">5. Berlusconi <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1010621/berlusconi-da-vespa-i-media-sono-contro-di-noi.shtml" target="_blank">attacca</a> quindi SKY affermando a Porta a Porta: “I grandi giornali, a partire dal Corriere della Sera, le tv private Sky e La7, e la Rai pagata con i nostri soldi, stanno tutti con la sinistra&#8221;. SKY sta con la sinistra? Chi? Forse SKYTG24 con la grande figura fatta facendo insultare in diretta Pisapia dalla Moratti? O forse parlava di qualche altro canale su SKY?</p>
<p class="MsoNormal">6. Berlusconi, al tavolo del G8, improvvisa un teatrino per lanciare pubblicamente un pizzino ad Obama dicendogli: “Ho una nuova maggioranza” e “in Italia c’è una quasi dittatura dei giudici di sinistra”.</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" xml:lang="IT">Tre nomi &#8211; <i>Murdoch, Berlusconi, Obama</i> &#8211; che ritornano. E’ un quadro complesso, in un periodo di profondi cambiamenti negli equilibri di potere nazionali e internazionali. Dove il mondo dei soldi, della politica e dei media stanno trovando nuovi intrecci. Che in questa guerra per la conquista delle nuove posizioni di controllo ci siano delle cosiddette vittime collaterali ci stà e – di solito – non frega niente a nessuno.</span></p>
<p><span lang="IT" xml:lang="IT">Alla pagina <span style="mso-field-code:"><a href="http://nocensura.current.com/" target="_blank">nocensura.current.com</a></span></span> del nostro sito sono disponibili avatar e banner per sostenere Current.<br />
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		</item>
		<item>
		<title>#4 Current TV: modelli alternativi.</title>
		<link>http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/25/4-current-tv-modelli-alternativi/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 08:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo gli ascolti, i soldi e la politica vediamo ora cosa potrà accadere per il nostro futuro. Molti si chiedono “SKY vi ha cancellato, ma non esiste un modello alternativo?”. La risposta anche questa volta è semplice: sì, esiste – &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/25/4-current-tv-modelli-alternativi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <u><a target="_blank" href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/21/1-current-tv-la-verita-sui-dati-di-ascolto/">gli ascolti</a></u>, i <a target="_blank" href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/23/2-current-tv-la-verita-sui-soldi/"><u>soldi</u></a> e la <u><a target="_blank" href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/24/3-current-tv-la-verita-sulla-politica/">politica</a></u> vediamo ora cosa potrà accadere <b>per il nostro futuro</b>. Molti si chiedono “SKY vi ha cancellato, ma non esiste un modello alternativo?”. La risposta anche questa volta è semplice: sì, esiste – anzi – ne esistono diversi.</p>
<p>Il principale è naturalmente il <b>Digitale Terrestre</b> (DTT).<br />
Current TV (medie 2010) su SKY ha avuto circa 3500 spettatori medi ogni minuto (notte compresa), con oltre 400 mila contatti unici al giorno (oltre 2 milioni di contatti unici settimanali e 5 milioni di contatti unici al mese). Questo su un bacino stimato di 12/14 milioni di individui, ovvero l’universo SKY.Il Digitale Terrestre arriverà a coprire nei prossimi mesi oltre <b>il 90% della popolazione italiana</b>. Già oggi, comunque, si stima un fattore moltiplicatore di x5 come pubblico potenziale nel passaggio tra SKY e DTT. Quindi in teoria passando su DTT Current TV potrebbe avere <b>17/18 mila spettatori medi al minuto</b>.</p>
<p>A questo elemento vogliamo aggiungere un <b>aumento delle ore di programmazione fresca</b> da mettere in palinsesto. Fino ad oggi ne abbiamo avuto circa 220 l’anno, decisamente poche per implementare un palinsesto strutturato – ma questo è quanto abbiamo potuto esprimere con il budget a disposizione. Vorremo portare il numero di ore di contenuti freschi a 600, quindi applicando un fattore x3. Generalmente, aumentando le ore di contenuti freschi aumentano gli ascolti (meno repliche = più pubblico che guarda nuovi contenuti): con 600 ore di contenuti stimiamo di poter partire da un x2 di ascolti.</p>
<p>Sommando quindi i maggiori ascolti derivati dall’aumento di ore di programmazione a quello derivante dall’allargamento del bacino di pubblico potenziale possiamo prudenzialmente stimare che portando Current TV su DTT potremmo partire il primo anno con una base di <b>20/30 mila spettatori medi al minuto</b>. Questo per poi crescere fino ad almeno 60 mila spettatori minuto nei successivi due anni. Questa stima ci porterebbe nel bacino dei canali che superano il <b>0.5% di share nazionale</b>, ovvero in quella cerchia di canali grande valore da un punto di vista pubblicitario.</p>
<p>Queste sono stime, <b>previsioni</b>, fatte in base a ragionamenti condivisi con esperti del settore DTT, concessionarie pubblicitarie etc.<br />
Ogni previsione deve essere confermata nei fatti – e questo è sempre il passaggio più complicato – ma ad ogni modo questo scenario porterebbe a dire che spostare Current TV su DTT avrebbe grandi <b>convenienze</b>: un numero di spettatori decisamente più ampio, un peso quindi più importante ed influente nel panorama TV nazionale, un modello di business con numeri di raccolta pubblicitaria molto interessante.</p>
<p>Quali sono le <b>difficoltà per attivare un canale su DTT</b>?</p>
<p>1) E’ necessario versare una “caparra” di oltre <b>6 milioni di euro</b><br />
2) Per avere un business model sostenibile è necessario avere un <b>buon numero di canale</b> (entro i primi 100). Questo è ancora possibile ma le peripezie per l’assegnazione del numero di canale (LCN) sembrano essere non poche.<br />
3) E’ necessario affittare la capacità di trasporto, la <b>banda DTT</b> per trasmettere il canale. Su base nazionale – con un buon carrier – costituisce un costo a tendere tra i 3 e i 4.5 milioni di euro l’anno.<br />
4) E’ quindi fondamentale avere una <b>solida raccolta pubblicitaria</b> – con una buona concessionaria – e con brand che vogliano investire sul canale.</p>
<p>Quindi per entrare nel magico mondo del DTT esistono una serie di <b>barriere d’ingresso</b> non indifferenti – non solo per Current TV ma per chiunque. La cosiddetta “democratizzazione dell’accesso al sistema televisivo” sbandierata con l’avvento del DTT è in realtà bloccata da un sistema di regole e – soprattutto – di costi che rendono possibile l’ingresso in questo settore solo a pochi, pochissimi (per il momento quasi solo gli stessi di sempre).</p>
<p>Current TV potrà essere distribuita su DTT? Sì, se troveremo una risposta solida per far quadrare tutti i pezzi. Per il momento abbiamo avuto moltissimi interessi da parte di tanti soggetti importanti. <b>Siamo fiduciosi</b>, ci stiamo lavorando.</p>
<p>In aggiunta al DTT altre due piattaforme di distribuzione: <span style="font-size: medium;"><b>Tivùsat</b></span> – la piattaforma Satellitare free (gestita da RAI, Mediaset e Telecom) che ha appena compiuto 2 anni di vita e che ha quasi raggiunto 1 milione di box venduti, e quindi <b>Internet</b> – con lo streaming del canale online visibile a tutti. Sono due ulteriori distribuzioni che stiamo considerando, che aiuterebbero ad ampliare in maniera significativa il bacino di spettatori (anche se implicano un maggior costo nell’acquisizione dei diritti).</p>
<p>Un progetto complesso, che stiamo analizzando con convinzione – penalizzati dal <b>ridicolo periodo di tempo che SKY ci ha concessi</b> per rimanere in vita (fino al 31 luglio 2011). Ma è un progetto che ad oggi sembra più che fattibile. Non è da escludersi poi che non proveremo ad implementare – come suggeritoci da molti di voi – un <b>modello di sottoscrizione popolare</b> che possa aiutare il canale a vivere. Tutto questo è in fase di studio, idee e contributi sono ben accetti.</p>
<p>Una cosa è certa: <b>non molleremo</b>. Vogliamo continuare ad esistere, essere ancora più visibili per poter dare sempre più fastidio proponendo – a questo punto all’intera platea televisiva nazionale – tutte le scomode verità che nessuno ha il coraggio di raccontare.</p>
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		<title>#3 Current TV: la verità sulla politica.</title>
		<link>http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/24/3-current-tv-la-verita-sulla-politica/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 08:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo gli ascolti, dopo i soldi, la politica. Ad Andrea Scrosati (Vicepresidente di SKY Italia) che mi dice – tramite agenzia stampa – “con la libertà di informazione non si scherza” che rispondiamo? Siamo tutti con te Andrea. Sono con &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/24/3-current-tv-la-verita-sulla-politica/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/21/1-current-tv-la-verita-sui-dati-di-ascolto/" target="_blank">ascolti</a>, dopo i <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/23/2-current-tv-la-verita-sui-soldi/" target="_blank">soldi</a>, la politica. Ad <b>Andrea Scrosati</b> (Vicepresidente di SKY Italia) che mi dice – tramite agenzia stampa – “<i>con la libertà di informazione non si scherza</i>” che rispondiamo? Siamo tutti con te Andrea. Sono con te. Sai quanto ti stimo e credo tu sia una delle chiavi del successo di <b>SKY Italia</b>. Ma allora aiutami, aiutaci, a rispondere a queste domande:</p>
<p>1) Perché ci avete dato il benservito senza avviare <b>nessuna trattativa economica</b>? – sostenendo poi che i SOLDI erano il problema?<br />
2) Dove sono i <b>10 milioni</b> che avete detto avevamo chiesto?<br />
3) Perché avete detto che Current TV è un flop di ascolti quando è dimostrato dai numeri che non lo è? – e voi avete sempre detto <b>e scritto il contrario</b>?</p>
<p>Tutto qui, in nome della verità. E per far sì che il lavoro di 3 anni di 30 persone <b>che adesso rischiano il loro posto</b> non venga messo alla berlina strumentalmente. Non si può dire che usiamo la “libertà di informazione” per scopi di trattativa, avere una copertura economica congrua è alla base di ogni attività (o pensi che chi fa informazione campi d’amore?).</p>
<p>E ancora affermi “<i>Quando si fa una trattativa ci sono diversi scambi. Possiamo dibattere se la tattica sia quella giusta. Se sia meglio partire in modo o in un altro, ma da che mondo e mondo è l’ultimo documento quello che vale, non il primo</i>“. Ed è una trattativa un processo che parte con una cancellazione senza confronto con tanto di buonuscita? E’ una tattica? E ancora: quello che vale è l’ultimo documento? Benissimo, <b>attendiamo un ultimo documento</b> o l’ultimo documento è quello per cui dovremmo fare un canale TV con 1 milione di euro l’anno?</p>
<p>Ed un <b>confronto</b> è necessario per stabilire la verità. Lo facciamo? Ci confrontiamo direttamente, faccia a faccia?</p>
<p>Oppure, per capire cosa è successo tra inizio e fine aprile – ovvero tra quando era tutto a posto e Current TV attendeva (per vostre stesse ripetute dichiarazioni) l’inizio delle negoziazioni per continuare a lavorare assieme e quando improvvisamente ci avete comunicato la non volontà a proseguire dandoci il benservito – non possiamo che affrontare <b>vari tipi di ragionamento</b>.</p>
<p><b>Ragionare per esclusione</b>: non avevamo chiesto soldi, non avevamo problemi di ascolti, non avevamo problemi di visibilità, non avevamo problemi di relazioni con voi, e allora qual è il motivo?</p>
<p><b>Ragionare per assurdo</b>: una piattaforma Pay TV cancellerebbe – senza neanche negoziare – un canale che va bene, porta prestigio e visibilità?</p>
<p>Oppure possiamo affidarci a <b>dichiarazioni off the record di persone News Corp</b> che ci dicono che “è arrivato un input dall’alto”? Guarda caso proprio quando Keith Olbermann ha aperto il suo blog “FOK News” su Current?</p>
<p>Possiamo fare tanti tipi di ragionamento per cercare di intuire cosa è successo. Ma la cosa migliore, ripeto, sarebbe avere un <b>franco confronto</b>. Ma con SKY Italia non c’è confronto (ad oggi). E questa non è una bella notizia.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>#2 Current TV: la verità sui soldi.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 10:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il primo punto sulla verità sui dati d’ascolto, andiamo al secondo punto delle argomentazioni di SKY: i soldi. Vediamo cosa dice SKY proprio nella mail che Mockridge – di “suo pugno” – sta scrivendo e riscrivendo a migliaia di &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/23/2-current-tv-la-verita-sui-soldi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="IT" xml:lang="IT">Dopo il primo punto sulla</span> <u><span style="mso-ansi-language:#00FF;mso-fareast-language:#00FF;mso-bidi-language: #00FF"><a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/21/1-current-tv-la-verita-sui-dati-di-ascolto/" target="_blank">verità sui dati d’ascolto</a></span></u><span lang="IT" xml:lang="IT">, andiamo al secondo punto delle argomentazioni di SKY: i soldi.</span></p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Vediamo cosa dice SKY proprio nella mail che Mockridge – di “suo pugno” – sta scrivendo e riscrivendo a migliaia di abbonati che chiedono la disdetta: “<em><span style="font-family:Times">A Sky Italia abbiamo stima per Current TV e per Al Gore. Per questo motivo lo scorso 13 maggio abbiamo fatto al suo socio, Joel Hyatt, un’offerta per continuare ad avere Current per altri tre anni su Sky (vedi allegato). Non corrisponde dunque affatto al vero che Sky abbia deciso unilateralmente di cancellare il canale.   Purtroppo, Joel ha deciso di non accettare la nostra offerta e ha chiesto invece di avere il doppio di quanto Current percepisce attualmente, una cifra che arriva ad essere vicina a 10 milioni di dollari.”</span></em></span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Qui la verità è semplice: <strong><span style="font-family:Times">SKY ha cancellato Current TV senza neanche entrare in una trattativa. Punto.</span></strong></p>
<p>Potremmo fermarci qui. Questo basta e avanza. Ma andiamo avanti.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Non abbiamo MAI chiesto 10 milioni di dollari. Dopo l’indignazione manifestata a SKY per la sua decisione, SKY ha chiesto a Current TV di fare una proposta: e abbiamo chiesto 4.3 milioni di euro l’anno, il 30% in più di quanto percepivamo. Punto.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Potremmo fermarci qui. Già questo basterebbe per affermare con assoluta certezza che le dichiarazioni di SKY sono false: ci hanno cancellato deliberatamente, prima di qualsiasi trattativa; una volta fatto loro presente la gravità di quanto stavano facendo ci hanno chiesto “quanto volete?” – e per iniziare una trattativa quindi abbiamo proposto un 30% in più. E’ molto grave che venga scritto e comunicato agli abbonati SKY e quindi diffusa per mezzo stampa una informazione completamente FALSA.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">A chi ha già capito qual è la verità consiglio di fermarsi qui. <strong><span style="font-family:Times">Chi vuole capire i dettagli</span></strong> di quello che è successo e leggere le prove venga pure avanti in quello che ora diventa un racconto – e sarà lungo.</p>
<p>Current TV parte l’8 maggio del 2008 con un contratto di 3 anni con SKY Italia; scadenza designata 8 maggio 2011. Nel contratto erano previste delle condizioni di rinnovo automatico: come dice Mockridge se avessimo raggiunto i 4500 spettatori medi il secondo ed il terzo anno avremmo avuto il nostro contratto rinnovato per altri due anni alle stesse condizioni. Così non è stato: abbiamo cambiato linea editoriale, abbiamo puntato sulla qualità e non sulla quantità. Abbiamo avuto progressivamente un incremento degli ascolti consolidando un pubblico di persone desiderose di informarsi, per poter cambiare il mondo. Un pubblico che sfugge all’Auditel, non è rappresentato in maniera numericamente significativa nel panel di rilevazione, e che ha però un <strong><span style="font-family:Times">profilo molto alto</span></strong>. Lo abbiamo fatto lavorando nei confini di un contratto pensato per una tipologia diversa di canale: l’idea originaria del 2005 di un palinsesto multitematico con tantissimi video presi dalla rete. Un’idea di TV a basso costo, con poca anima e di poco interesse per il pubblico televisivo. Abbiamo cambiato quindi Current TV nel 2009 (ad aprile) trasformandola progressivamente in quello che conoscete. Gli ascolti sono notevolmente aumentati, l’identità del canale è diventata sempre più forte, ma soprattutto è diventata più forte l’importanza della sua missione: una garanzia di libertà, come l’hanno definita in molti.</p>
<p>SKY Italia è diventata nel corso del tempo una grande fan di Current TV. Da Tom Mockridge in giù, tutta l’alta dirigenza di SKY era “orgogliosa di avere Current TV nella piattaforma SKY Italia” (loro parole che ho ricevuto via mail) fino ad accoglierci con – letteralmente – scrosci di applausi durante le presentazioni interne. Le ultime comunicazioni, sempre dall’alta dirigenza SKY a me personalmente, sono state: “Non ti preoccupare degli ascolti – l’Auditel non riesce a rilevarvi” (la stessa Sky</span> <u><span style="mso-ansi-language:#00FF;mso-fareast-language:#00FF;mso-bidi-language: #00FF"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/03/sky-italia-auditel-mockridge.shtml?uuid=281439b2-0f39-11de-b874-530b20f3f76e&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">ha contestato in passato il sistema Auditel</a></span></u> <span lang="IT" xml:lang="IT">per la sua scarsa rappresentatività del mercato televisivo di oggi). E poi “generate talmente tanto interesse e rumore quotidiano che per SKY Italia siete una risorsa irrinunciabile”.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Discorsi comprensibili visti i nostri risultati (la nostra rassegna stampa degli ultimi 24 mesi è semplicemente impressionante – idem per l’online, etc.) e visto il fatto che SKY è una piattaforma a “sottoscrittori”: ovvero paghi per vedere, e quindi vale la pena avere dei canali che generino nuovi abbonati (o che mantengano gli attuali).</p>
<p>Tutto bene quindi. Anzi benissimo. Compreso l’ultimo meeting che ho personalmente avuto con l’alta dirigenza SKY (al telefono). Era il 5 aprile 2011, poco più di un mese prima della scadenza del nostro contratto. In quel meeting abbiamo discusso di contenuti – della nostra nuova linea di Film e Mini Serie TV – e mi è stato confermato che “Current TV ci piace cosi com’è; non cercate facili soluzioni per aumentare gli ascolti, va bene così. Stiamo già lavorando sul rinnovo che vi manderemo a breve”. Il successivo 8 aprile – ad un mese esatto dalla scadenza del contratto – il mio CEO Mark Roshental e il fondatore di Current, <strong><span style="font-family:Times">Joel Hayatt</span></strong>, hanno quindi incontrato Tom Mocrikdge per un pranzo a Milano – per confermare le intenzioni di SKY a rinnovare il contratto – senza parlare di numeri. Manco a dirlo: il risultato dell’incontro è stato eccezionale. Grandissimi apprezzamenti per Current e quindi la comunicazione che SKY era già al lavoro per il rinnovo che aveva intenzione di chiudere entro la scadenza del contratto (quindi in 1 mese).</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Tutto bene quindi. Come ampiamente previsto.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Ci siamo messi in attesa a quel punto della proposta di SKY pronti ad iniziare una fase di negoziazione. Eravamo curiosi soprattutto di capire quanto SKY ci avrebbe proposto in termini economici, visti i grandi apprezzamenti che ci avevano fatto e gli oggettivi ottimi risultati che avevamo loro portato.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">E’ a questo punto che accade qualcosa di strano, di “incomprensibile”.</p>
<p>Invece di ricevere una bozza del contratto di rinnovo, il 22 aprile 2011 arriva un fax (quello che abbiamo</span> <u><span style="mso-ansi-language:#00FF; mso-fareast-language:#00FF;mso-bidi-language:#00FF"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/Schermata-2011-05-21-a-16.04.17.png" target="_blank">condiviso con voi</a></span></u> <span lang="IT" xml:lang="IT">nei giorni scorsi, nella nostra sede in America (anticipato da una telefonata di Tom Mocrkridge a Joel Hyatt) dove si dice che per “inaspettate restrizioni di budget [SKY] non è in una posizione tale da poter negoziare un rinnovo dell’accordo di distribuzione” e che quindi il contratto scadrà il 7 maggio 2011. Sempre nello stesso FAX, SKY ci comunica che fissa al 30 giugno 2011 il termine delle nostre trasmissioni.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Cosa?!!</p>
<p>Cosa è successo? Perché SKY ha improvvisamente e radicalmente cambiato idea <strong><span style="font-family:Times">senza nemmeno entrare in una fase negoziale</span></strong>? Dopo averci detto che ci adoravano, che erano completamente soddisfatti, che andava tutto bene, che gli ascolti andavano bene, che amavano Current TV per quello che era tanto da pregarci di non cambiare niente ci cancellano di punto in bianco dandoci 1 mese di tempo per levarci dai maroni? E peggio: proponendoci 1 milione di euro per uscire dalle scatole senza fare rumore!</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Cosa è successo?!! E’ quello che Joel Hyatt ha chiesto a Tom Mockridge immediatamente: Mockridge ha ribadito la testi dell’“improvvisa restrizione del budget”. A quel punto Hyatt – manifestando tutto il nostro stupore per la clamorosa e completamente inaspettata posizione di SKY Italia – ha chiesto di darci tempo almeno fino al 31 luglio 2011 per chiudere le trasmissioni, cosa che è stata formalmente accettata da SKY in un successivo FAX.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Da quel punto in poi non ci sono state successive comunicazioni. Abbiamo aspettato di parlare con loro nuovamente di persona in un incontro che era già stato in precedenza fissato per il 10 maggio a Los Angeles tra James Murdoch e Joel Hyatt, Mark Roshentall e Al Gore. In origine il tema dell’incontro era tutt’altro: come estendere la collaborazione con SKY. Ma si è evidentemente trasformato nell’occasione per discutere direttamente con la “proprietà” il perché di questa clamorosa decisione.</p>
<p>Capite bene che già prima di quell’incontro noi avremmo potuto fare uscire la notizia: Current TV è stata improvvisamente cancellata da SKY Italia senza che sia stata avviata <strong><span style="font-family:Times">nessuna trattativa economica</span></strong> e contro ogni assicurazione precedente da parte di SKY stessa.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Siamo invece voluti andare a quel meeting confidenti che la questione sarebbe cambiata. Mi si riferisce che Murdoch in quell’incontro è stato molto cordiale; si è mostrato all’oscuro di quanto stava accadendo e – dopo che è stato informato che Current TV non avrebbe accolto in silenzio la decisione di SKY – ha chiesto 48 di tempo per informarsi e trovare una soluzione. Dopo poco più di un giorno infatti Tom Mockridge chiama nuovamente Joel Hyatt e chiede “cosa volete per rimanere nella piattaforma SKY?”.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">E’ quello il primo ed unico momento in cui Current TV propone a SKY Italia una cifra per iniziare la trattativa, e la cifra è: 4.3 milioni di euro l’anno; ovvero il 30% in più della somma percepita precedentemente; ovvero 0,02 centesimi di euro in più per ogni abbonato SKY.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Quello è il solo ed unico momento in cui ci è stato chiesto di fare una proposta.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">In risposta, da SKY il 13 maggio 2011 arriva alla sede americana di Current TV</span> <u><span style="mso-ansi-language: #00FF;mso-fareast-language:#00FF;mso-bidi-language:#00FF"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/Schermata-2011-05-21-a-16.05.06.png" target="_blank">un fax con la prima e sola proposta di SKY</a></span></u><span lang="IT" xml:lang="IT">: 1 milione di euro l’anno, ovvero il 70% in meno di quello che percepivamo prima. In aggiunta SKY ha 1 milione di euro l’anno di pubblicità, forse non sapendo che già oggi ne facciamo più di 1.3 milioni.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">La verità è che ci hanno proposto una cifra con cui non si fa un canale TV che deve andare 24 ore al giorno 365 giorni l’anno e auspicabilmente aumentare gli ascolti.</p>
<p>Per realizzare i 5 minuti a puntata di <em><span style="font-family:Times">Qui Radio Londra</span></em>, in onda su Rai1 dopo il Tg1 delle 20, dal lunedì al venerdì, si pagheranno 5 milioni di euro all’anno. Per una puntata di X-Factor su Rai2 si parlava di costi attorno a 1.200.000 euro. Ora il talent show sbarcherà su Sky Uno in autunno, e l’Italia sarà così l’unico paese al mondo dove X-Factor andrà in onda su una pay-tv. Per il programma – chiuso dopo la prima puntata – di Vittorio Sgarbi su Rai1, 8 milioni in tre anni.</p>
<p>Insomma, quella di Sky non è stata una proposta. È stato un insulto; una mossa fatta con l’evidente obiettivo di poter poi pubblicamente affermare: noi l’offerta l’abbiamo fatta, sono loro che non l’hanno accettata!</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">E ti credo che non l’abbiamo accettata! Con quelle cifre NON si fa televisione, non il tipo di televisione che stiamo facendo noi pur essendoci imposti dei costi di produzione e acquisizione dei contenuti super economici rispetto al mercato. <strong><span style="font-family:Times">Con quella cifra non si fa televisione</span></strong> né tantomeno si permette a una canale che sta andando bene, nel quale credi, che ti porta tanto valore, di crescere.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Quella cifra è stata un insulto, una mossa pensata solo per “pararsi” da quella che è sempre stata la verità: SKY Italia ci ha cancellato deliberatamente, senza nessuna motivazione economica.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">A quel fax Joel Hyatt ha risposto con una mail a Tom Mocrkidge dicendo “Tom, spero che nel fax che ci avete appena inviato ci sia un errore di battitura nella cifra che ci avete proposto”.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Nessuna risposta da SKY. <strong><span style="font-family:Times">A quel punto abbiamo deciso di rendere pubblica la notizia</span></strong> del comportamento di SKY nei nostri confronti ed è successo quello che sapete: il 19 maggio 2011 Al Gore è sbarcato a Roma, ha incontrato i blogger, ha parlato con la stampa è stato ospite ad Annozero. La notizia è uscita.</span></p>
<p style="margin-bottom:12.0pt"><span lang="IT" xml:lang="IT">Il giorno successivo – il 20 maggio 2011 – SKY ha dato la sua risposta che (rimanendo solo sulla questione economica) recita: “noi di SKY abbiamo fatto una proposta a CurrentTV, sono loro che non l’hanno accettata”. Come da copione. E per dare dimostrazione hanno diffuso copia del fax che ci avevano mandato <strong><span style="font-family:Times">“sbianchettando” le cifre</span></strong> (per forza! Non potevano farsi un autogoal così clamoroso rivelando la cifra ridicola messa sul piatto). Ma l’autogoal SKY se l’è fatto comunque, perché a quel punto Current TV per dimostrare – senza più ombra di dubbio – la veridicità della sua posizione ha deciso di pubblicare il fax del 22 aprile 2011 (quello dove SKY cancellava Current TV senza che mai ci fosse stata una trattativa economica, adducendo improvvisi motivi di budget) e quindi il fax con la proposta di SKY del 13 maggio – senza però l’uso del bianchetto, con le cifre rivelate perché tutti sappiano come stanno veramente le cose.</span></p>
<p><span lang="EN" style="font-size:12.0pt;font-family:" xml:lang="EN">Questo il racconto, molto lungo ma essenziale per spiegare come sono andate le cose. Lungo il racconto, breve la conclusione: SKY Italia ha cancellato Current TV senza nessuna trattativa economica e ha quindi mentito ai suoi abbonati e all’opinione pubblica su diverse questioni (cosa è accaduto, le cifre richieste da Current, …). Niente male. Rimanete connessi per le prossime puntate.</p>
<p>Alla pagina <u><a href="http://nocensura.current.com/"><strong><span style="mso-bidi-font-family:">nocensura.current.com</span></strong></a></u> del nostro sito sono disponibili avatar e banner per sostenere Current.<br />
Su Twitter: <u><a href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23salviamocurrent">#salviamocurrent<br /></a></u></span><!--EndFragment--></p>
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		<title>#1 Current TV: la verità sui dati di Ascolto.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 10:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Come promesso e premesso, ecco il primo punto su cui riflettere relativamente alle motivazioni di SKY di non rinnovare il contratto di Current TV: la questione dei dati di ascolto. SKY dice che Current TV va male con gli ascolti, &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/21/1-current-tv-la-verita-sui-dati-di-ascolto/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come promesso e <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/20/current-tv-le-scomode-verita/" title="Current TV le scomode verità.">premesso</a>, ecco il primo punto su cui riflettere relativamente alle motivazioni di SKY di non rinnovare il contratto di Current TV: la questione dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal">dati di ascolto</b>.</p>
<p class="MsoNormal">SKY dice che Current TV va male con gli ascolti, che siamo <u>crollati</u>. Ma è vero?</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Vediamo prima di tutto cosa esattamente ha comunicato SKY tramite le agenzie stampa:</span></p>
<p class="MsoNormal"><i style="mso-bidi-font-style:normal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">&#8221;Va anche precisato che, pur ribadendo l&#8217;apprezzamento per la qualità di alcuni dei programmi in onda su Current, la sua performance non è purtroppo in crescita. L&#8217;ascolto medio giornaliero di Current TV nel 2011 è stato finora di un totale di 2952 telespettatori, con una perdita del 20% rispetto ai 3.600 spettatori medi del 2010. Se poi si analizza il prime time, purtroppo, tra il 2011 ed il 2010 &#8211; conclude la nota &#8211; la perdita di ascolti di Current TV è prossima al 40%&#8221;</span></i></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Partiamo dalla parte più interessante degli argomenti SKY, quella dove è avvenuto un abile utilizzo dei numeri per sostenere falsamente la tesi che gli ascolti di Current TV sono crollati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><b style="mso-bidi-font-weight:normal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">SKY ha confrontato due periodi temporali</span></b><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">: dal 1 gennaio – 18 maggio 2010 e quindi dal 1 gennaio – 18 maggio 2011. E afferma che abbiamo perso il 20% di ascolti medi nell’intera giornata e quasi il 40% nel <i style="mso-bidi-font-style:normal">primetime</i> (21:00 – 23:00). C’è un “piccolo” problema in questa analisi: vi ricordate cosa è successo il 25 marzo 2010 (ovvero dentro il primo periodo considerato da SKY)?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Current TV – assieme ad altre emittenti – ha trasmesso RaiPerUnaNotte, l’evento di protesta contro l’oscuramento dei talk show organizzato da Michele Santoro. Bene: si è trattato di un evento unico nella storia della TV italiana, un fatto clamoroso, irripetibile (e speriamo non da ripetersi, per le implicazioni che rappresentava per libertà di informazione in Italia). Quella sera Current TV nel <i style="mso-bidi-font-style:normal">primetime</i> ha fatto quasi il 2.5% di share nazionale, diventando il settimo canale più visto in Italia (superando LA7). Questo accadimento clamoroso ha ovviamente falsato tutte le medie del canale, soprattutto quella relativa al <i style="mso-bidi-font-style:normal">primetime</i> (ovvero la fascia oraria dove RaiPerUnaNotte fu trasmesso).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Se togliamo quell’evento – sottolineo, unico e irripetibile &#8211; dal conteggio che ha fatto SKY, se quindi riconsideriamo le medie <u>senza</u> RaiPerUnaNotte, e quindi sui dati medi e reali, viene fuori uno scenario completamente ribaltato: Current TV dal 2010 al 2011 per il periodo considerato ha perso 1% sull’intera giornata (quindi sostanzialmente ha mantenuto gli ascolti) mentre ha guadagnato un significativo 15% sul <i style="mso-bidi-font-style:normal">primetime!</i></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Capito l’inganno? SKY dice che gli ascolti sono <u>crollati</u> perché “purtroppo” non abbiamo la possibilità di avere Michele Santoro con uno show evento almeno una volta all’anno sul nostro canale, o forse perché “purtroppo” quest’anno non sono riusciti ad oscurare i talk show e quindi non si è reso necessario. La verità è che gli ascolti sono gli stessi sull’intera giornata e sono significativamente aumentati nel <i style="mso-bidi-font-style:normal">primetime</i>: ovvero l’esatto opposto!</span></p>
<p class="MsoNormal"><b style="mso-bidi-font-weight:normal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Dopodiché SKY spara un altro numero</span></b><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">: i nostri ascolti medi nel 2011 sarebbero di 2952 spettatori – in realtà al 17 maggio 2011 sono di 3022. Differenza minima, ma il fatto importante da sapere è che gli ascolti sono in aumento, e aumenteranno ulteriormente perché la programmazione dei programmi principali è prevista per il periodo maggio-luglio e quindi novembre-dicembre. Dare il dato annuale 2011 quando non abbiamo finito di giocare nemmeno il “primo tempo” della partita è profondamente scorretto, perché viene comparato ad un dato consolidato, quello del 2010, che tiene conto di ogni fase della programmazione per l’anno che si è concluso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="mso-ansi-language:IT" xml:lang="IT">Ma la questione fondamentale da capire è che loro hanno comunicato il nostro dato senza dare a nessuno la possibilità di paragonarlo con gli altri canali della piattaforma SKY – sia quelli del “Pacchetto Intrattenimento” di cui Current fa parte che quelli del “Pacchetto Documentari”. Current TV nel 2010 (tutti i 12 mesi) ha avuto una media di 3461 spettatori. Volete sapere come vanno alcuni altri canali? Ad esempio Nat Geo Adventure e FX? Eccovi qualche esempio.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<img src="http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/201105211447.jpg" width="480" height="437" alt="201105211447.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal">Abbiamo preso in considerazione due periodi di tempo: il primo con i 12 mesi da maggio 2010 a maggio 2011; il secondo parte dal 1 gennaio 2011 al 17 maggio 2011 (l’anno in corso quindi). I risultati sono sempre gli stessi: abbiamo evidenziato in giallo i canali che hanno ascolti medi inferiori a Current TV.</p>
<p class="MsoNormal">Che ne dite? Visti i nostri numeri confrontati con quelli di altri canali la percezione cambia? E quanti altri canali quindi dovrebbero essere chiusi se le motivazioni degli ascolti fossero vere?</p>
<p class="MsoNormal">Per concludere, sintetizzando, due affermazioni non vere nella comunicazione SKY:</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">1. Crollo degli ascolti (calcolato su una evidente anomalia)</p>
<p class="MsoNormal">2. Ascolti medi troppo bassi (in linea con la piattaforma e più alti di molti altri canali)</p>
<p class="MsoNormal">Questo è il primo punto per spiegare come SKY non stia raccontando la verità. Ne abbiamo ancora altri tre: rimanete connessi.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Current TV le scomode verità.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 09:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[La reazione della rete alla notizia della decisione di SKY di non rinnovare il contratto con Current TV è stata impressionante, di massa. Cosi come enorme è stata la reazione sulla stampa ed in televisione. Ma è alla rete che &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/05/20/current-tv-le-scomode-verita/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La reazione della rete alla notizia della decisione di SKY di non rinnovare il contratto con Current TV è stata impressionante, di massa. Cosi come enorme è stata la reazione sulla stampa ed in televisione. Ma è alla rete che vorrei rispondere: non solo con un infinito grazie a tutti – indistintamente – ma proponendo una serie di informazioni che spero possano continuare ad alimentare le tante interessanti discussioni che si sono sviluppate.</p>
<p>I punti fondamentali sembrano essere quattro (felice di considerarne altri):</p>
<ol>
<li>I dati di ascolto. SKY dice che Current TV va male con gli ascolti, che siamo crollati. Ma è vero?</li>
<li>I soldi. SKY dice che abbiamo chiesto soldi. Che abbiamo chiesto troppi soldi e che il tutto è fuori mercato. E così?</li>
<li>Motivazione Politica. Per SKY non ci sarebbe nessuna motivazione politica nella loro decisione. Ne proveniente dagli USA ne nessuno strascico Italiano. Siamo sicuri?</li>
<li>Modello Alternativo. SKY non rinnova il contratto di Current TV ed è libera di farlo, ma Current TV non ha un modello alternativo di distribuzione?</li>
</ol>
<p>Sono convinto che una volta conosciuti i particolari su ogni singolo punto le discussioni in merito potranno essere più precise e che, magari, qualcuno potrà cambiare opinione capendo che “non sempre” c’è da credere ai soli comunicati stampa. Ad ogni punto voglio dedicare un post perché di dati da rivelare e di informazioni da condividere ce ne sono molte. Li pubblicherò nell’ordine che ho riportato nel tempo più breve possibile.</p>
<p>
<!--EndFragment--></p>
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		<title>Nano a chi?</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 08:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta vi prego! Vogliamo continuare a far commentare la televisione a chiunque o vogliamo darci un minimo di regole? Usciamo dal Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia – organizzato dalla stratosferica Arianna Ciccone – con una forza ed una consapevolezza &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/04/21/nano-a-chi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>Basta vi prego! Vogliamo continuare a far commentare la televisione a chiunque o vogliamo darci un minimo di regole?</i></p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Usciamo dal Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia – organizzato dalla stratosferica Arianna Ciccone – con una forza ed una consapevolezza senza precedenti. Current TV ha trovato il suo punto di equilibrio nel panorama nazionale (e non) dettando i tempi e i modi di come un nuovo modo di fare approfondimento sia possibile. Avendo seguito, tanto (non si capisce subito che è séguito e non seguìto, ma non mi viene un’altra formula). Coinvolgendo (e facendo ragionare) intorno a grandi temi i principali protagonisti – autentici – del panorama dell’informazione nazionale. Arrivando a consolidare un profilo di “lettori” assolutamente non nazional-popolari (con tutto il rispetto) che vedono in questo progetto un segnale di cambiamento forte, concreto, consapevole. Travaglio, Cruciani, Gabanelli, Telese (che mi definisce come un Gheddafi circondato da amazoni in un suo recente post sul ilfattoquotidiano.it) e ancora Sofri, Bianchi, Giglioli, Rossi, Gomez, Formigli, Saviano, Ammaniti, Santoro (etc., etc.). Tutti intorno ad una discussione che abbiamo saputo generare e che continuiamo ad alimentare grazie alla nostra indipendenza e alla nostra noncuranza del sistema precostituito (e calcificato). Assieme a loro – fondamentali e centrali come non mai – centinaia di migliaia di “lettori”, di spettatori, di utenti che ogni giorno partecipano alla conversazione su come decostruire questo mondo che poco ci piace per costruirne un altro: diverso, consapevole, migliore.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Ben vengano tutte le critiche: riconoscendo i nostri errori saremo ancora più forti (!!!). Ma, per favore, non banalizziamo. Non lasciamoci tradire da letture superficiali e di convenienza, perché altrimenti nulla sarà davvero possibile.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Claudio Plazzotta scrive su Italia Oggi [20-4-2011] “Fenomeni alla Current TV, canale di Al Gore di cui si è molto parlato al recente Festival del Giornalismo di Perugia, hanno audience da prefisso telefonico (0,02% di share), analoghe, per esempio, a SuperTennis o Video Italia”, sottolineando al contempo il grande successo di share di RAI1 in prima serata.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">A tutti coloro che parlano ancora di share in relazione al nostro progetto vorrei ricordare la scelta di MTV da sempre: vi risulta che sia rilevata? E perché non lo è? E ancora: come è composto il panel Auditel e – in definitiva – a cosa serve strumentalmente?</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Fossimo in una condizione libera e democratica usciremmo volentieri dall’Auditel, certi di non dover subire una pesatura pubblicitaria funzionale al mantenimento dell’attuale regime. Ma, stanti così le cose, non possiamo farlo. Quello che possiamo fare è continuare ad andare avanti, dritti per la nostra strada invitando a parlare – e scrivere – di televisione solo chi ha realmente intenzione di raccontare la verità di questo folle mercato.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Perché Cruciani su Current.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 08:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Fare informazione indipendente da fastidio, non c&#8217;è dubbio. Non lavorare con una tesi precostituita da dover precuocere ed imboccare ai propri lettori, non sottostare a logiche di potere, non dover rispondere a nessun partito politico, sono tutti privilegi che noi &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/04/15/perche-cruciani-su-current/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fare informazione indipendente da fastidio, non c&#8217;è dubbio. Non lavorare con una tesi precostituita da dover <i>precuocere</i> ed imboccare ai propri lettori, non sottostare a logiche di potere, non dover rispondere a nessun partito politico, sono tutti privilegi che noi ci siamo conquistati con il progetto Current TV e che continuiamo ad usare per informare chiunque ci vorrà continuare a seguire.</p>
<p>Il nostro obiettivo è informare non convincere. Mostrare i fatti, far sentire le opinioni – le più differenti – lasciando che sia il pubblico, una volta digerita l&#8217;informazione, a formarsi autonomamente la propria opinione. Questo il principio che guida tutte le nostre scelte.</p>
<p>Quando cominciammo a programmare Marco Travaglio (nell&#8217;agosto 2010) ci piovvero addosso un mare di critiche per aver messo in palinsesto un personaggio dichiaratamente antiberlusconiano definito antipatico, arrogante, fazioso e parziale. Il Giornale e Libero ci hanno distrutto per questo (anche con titoli in prima pagina) definendoci &#8220;la TV con il più alto tasso di antiberlusconismo&#8221; e ancora &#8220;TeleTravaglio&#8221;. Il risultato è stato un grande successo di pubblico: che ti piaccia o no Travaglio comunque ti informa, con un formato che rompe gli schemi televisivi. Se non vuoi vederlo cambia canale, se vuoi sentire cosa dice stai li, ti farai poi la tua opinione in autonomia.</p>
<p>Una valanga di critiche ci sta piovendo addosso per aver programmato una nuova trasmissione &#8220;Il Tritacarne&#8221; scritto e condotto da Giuseppe Cruciani (La Zanzara). Senza neanche averla vista centinaia di commenti ci definiscono come &#8220;traditori&#8221; per aver dato voce ad un berlusconiano, servo del potere, arrogante, fazioso, parziale.</p>
<p>Vedremo come il pubblico reagirà al programma. Lo scopriremo tra qualche mese. Ma questa è esattamente la nostra missione e continuare a misurare una continua insofferenza per quello che facciamo è un segnale positivo – fondamentale – che ci fa andare avanti ancora più forti, ancora più convinti.</p>
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		<title>Televisioni del Mondo #IJF</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 15:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[NetTV]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<title>Il controllo dell&#8217;informazione online.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 08:38:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Anche la rete – apparentemente isola felice della libera informazione – soffre dell’egemonia dei potenti. Sono loro che determinano le regole del sistema: quanto costa, quanto va veloce, chi è servito e dove. Ma sono loro che, un po’ per ingegno un po’ per caso, hanno evitato che per l’informazione online si  costituisse un’abitudine data da un sistema capace di pretendere e al contempo garantire il giusto prezzo per chi produce informazione.<br />
Mi spiego. Assistiamo oggi ad una presa di coscienza diffusa – con vari tentativi laterali mai andati a buon fine – che l’informazione online è destinata a rimanere gratuita. Le grandi testate in tutto il mondo si arrovellano sul come poter rimediare a quello che sembrerebbe un vero e proprio peccato originale: abbiamo abituato la gente a poter fruire dei migliori siti online gratuitamente. Ora cambiare il modello è praticamente impossibile.<br />
Meno male, si sarebbe portati a pensare. Ma cosi non è.  Pensateci bene: il fatto che tutta l’informazione sia libera, fa sì che sia possibile leggere il NewYorkTimes, il Guardian, Repubblica e il Corriere senza sborsare un euro. E non è il massimo per tutti questi soggetti, che comunque vivono sempre più di pubblicità e che più in generale campano e camperanno grazie alle importanti quote di lettori che si sono conquistati soprattutto grazie alla loro possibilità di autosussistenza pregressa al sistema Internet. Decisamente pessimo per tutti gli altri: per chi fa ha un blog – gestito anche professionalmente e con un importante seguito – per chi vuol fare un sito di informazione indipendente, per chi vuole sperimentare nuove forme di comunicazione. Tutto il resto del mondo informativo online – ed è la fetta decisamente più grande – eredita una abitudine diffusa che farà si che loro non riusciranno quasi mai ad essere pagati direttamente dai loro lettori. E se comunque ci riusciranno, raccoglieranno cifre ridicole, con in più l’aggravante che i loro numeri non saranno mai realmente interessanti per generare volumi importanti di proventi. Per intenderci, di rado si riesce a tirar su una cifra per pagarsi tre o quattro caffè in un mese. Lo sterminato esercito di micro sorgenti di informazione generalmente fa affidamento a Google per la raccolta pubblicitaria: non come i potenti che hanno le loro concessionarie di riferimento. Google ha creato un meraviglioso sistema per la gestione diffusa della pubblicità, un meccanismo che ne ha decretato il travolgente successo. Fu, e spesso è ancora venduto, come un approccio democratico alla pubblicità, una nuova via capace – disintermediando – di  sovvertire i poteri precostituiti aprendo a tutti la possibilità di investire e di ricavare profitto dalla pubblicità. A tutti, anche ai più piccoli. Un meccanismo perfetto comunicato con grande abilità. Sì, perché la vera verità è che la raccolta pubblicitaria di Google rientra pienamente nel paradosso della “Lunga Coda”, e il paradosso sta nell’aver fatto credere a una massa di persone esattamente il contrario di come stanno le cose. La teoria della “lunga coda” – postulata da Chris Anderson nell’omonimo libro – fa scoprire al mondo come nell’era digitale la gente – potendolo fare –sceglie e quindi acquista beni che mai avrebbe acquistato nel mondo reale, solo perché nel mondo degli atomi la disponibilità dei magazzini e la capacità espositiva di negozi e showroom è decisamente limitata. Non avrò mai e mai ho avuto un negozio di dischi con milioni di scelte a disposizione. Online sì. Ed è questo che nelle statistiche di vendita dei grandi negozi online ha generato una lunga coda di acquisti al di fuori delle normali vendite legate ai successi del momento. Questa analisi – incontrovertibile – ha generato, per colpa di una lettura troppo naïve o per un disegno preciso di comunicazione, un’enorme falsa speranza nel far credere che avendo tutti i prodotti una reale chance d’acquisto grazie ad Internet, allora anche i più piccoli, i meno considerati, storicamente meno acquistati o semplicemente usciti di moda avrebbero potuto avere possibilità di ricavi. Alla fine il dato di fatto rimane confermato: è vero che la gente, potendo scegliere, ora sceglie – ed è quindi vero che viene acquistato online anche il brano anni sessanta di autore praticamente sconosciuto e mai balzato alle cronache – ma è altrettanto vero che l’autore di quel brano anche se ricevesse per miracolo un centinaio di acquisiti a suo favore praticamente guadagnerebbe denaro sufficiente forse solo per un caffè.</p>
<p>Chi vende nello spazio della lunga coda, soprattutto nelle zone basse, non fa un euro. Chi ci guadagna con la lunga coda sono gli aggregatori. Se io sono iTunes guadagno una percentuale di denaro indipendentemente da quello che sto vendendo – magari guadagnerò di più o di meno a secondo degli accordi presi, ma guadagnerò sempre. Aver suo malgrado generato al suo interno un fenomeno di “lunga coda” significa per iTunes un più 30/40 percento di ricavi. Mentre per la maggior parte dei facenti parte della “lunga coda” i ricavi rimangono vicini allo zero.</p>
<p>Lo stesso avviene per la pubblicità di Google. Dare a tutti la possibilità di mettere degli annunci pubblicitari significa solo rendere felice Google che guadagna da ogni singola inserzione, anche se poi viene programmata su siti a bassa o bassissima frequentazione secondo gli standard industriali. Tutto lecito, per carità, e vale comunque la regola del “meglio di niente”. Resta il fatto che questo meccanismo alimenta il sistema, ma non lo sovverte. Spesso illude la gente, non regalandogli niente.</p>
<p>Pensate invece se dapprincipio le cose fossero andate diversamente. Se, come lamentano i grossi editori, avessimo abituato la gente a pagare per l’informazione reperibile online. Prezzi modici, centesimali, ma comunque reali e sempre a discrezione dell’editore (quindi anche pari a zero volendo). Se avessi avuto un blog molto specializzato e discretamente seguito in un regime di “paga quel che leggi” avrei potuto scegliere di stare sopra la media di mercato e di far pagare per la lettura dei miei post una cifra superiore: la cifra che avrei ritenuto adatta a sostenere la mia attività, non alienando al contempo il mio pubblico potenziale. In questo caso la pubblicità sarebbe stata un di più, e avrei quindi tentato in prima istanza la via del consenso cercando costantemente di allargare il mio bacino di lettori grazie alla qualità e all’esclusività dei miei contenuti. Null’altro sarebbe veramente contato.</p>
<p>Ma per far sì che questo potesse accadere – ne parlo comunque ormai al passato – sarebbe dovuto entrare a far parte dei meccanismi di base della rete un sistema universale di micro pagamenti. Non un sistema – o più sistemi – creati e commercializzati da singole entità private. Un meccanismo universale, facente parte dei “protocolli” standard della rete capace semplicemente di intermediare la fruizione di un contenuto a fronte del pagamento di una somma in denaro. Un sistema complesso, complessissimo ma fondamentale.</p>
<p>Ci ripetiamo invece che la gratuità della fruizione dei contenuti in rete è sinonimo di libertà, non capendo che questo meccanismo alimenta il sistema.</p>
<p>Sperare oggi che la governance di Internet possa contemplare questa dinamica è pura utopia: il sistema funziona e – salvo alcune eccezioni – serve bene la causa del potere. Dovremmo forse, capendo a fondo il problema, pretendere che tali dinamiche siano presenti nei nuovi sottoinsiemi che la rete sta partorendo. Dovremmo pretendere ad esempio che Facebook non preveda i micro pagamenti solo per comprare giochi o elementi di gioco, ma che estenda questo principio a qualsiasi contenuto, così che il profilo di Facebook possa diventare un luogo dove un piccolo, piccolissimo editore possa esercitare liberamente il suo diritto d’espressione: incluso il fatto di essere pagato per il suo lavoro. Pensateci: se con 700 amici su Facebook chiedeste 5 euro a semestre per seguire la vostra bacheca riuscireste ad avere 7000 euro l’anno. Una cifra forse interessante per voi, che comporterebbe un esborso di meno di due centesimi a settimana per i vostri lettori. Con lo stesso sforzo richiesto al lettore, chi si trovasse ad avere 15 mila amici avrebbe un ingresso di 200 mila euro all’anno – forse sufficienti per offrire un ottimo servizio online. Per ricavare le stesse cifre con introiti pubblicitari, magari derivati dal sistema pubblicitario di Google, avreste bisogno di convogliare sul vostro sito masse oceaniche.</p>
<p>Solo concependo un sistema che permetta a chiunque di monetizzare il proprio sforzo produttivo si potrebbe rivoluzionare davvero il mondo dell’informazione. </p>
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		<title>Off The Record [PILOT].</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 17:23:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Off the Record è uno show di ispirazione radiofonica portato in televisione, dedicato alle testimonianze scomode, ai contenuti di denuncia e alle dichiarazioni rilasciate &#8220;a registratore spento&#8221;. La puntata pilota &#8220;I professionisti del potere&#8221; è dedicata all&#8217;omonimo libro pubblicato da &#8230; <a href="http://tommaso.tessarolo.it/index.php/2011/02/22/off-the-record-pilot/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p>Off the Record è uno show di ispirazione radiofonica portato in televisione, dedicato alle testimonianze scomode, ai contenuti di denuncia e alle dichiarazioni rilasciate &#8220;a registratore spento&#8221;. La puntata pilota &#8220;I professionisti del potere&#8221; è dedicata all&#8217;omonimo libro pubblicato da Chiarelettere.</p>
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		<title>Al Gore con Current al Festival Internazione del Giornalismo di Perugia.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 10:15:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[NetTV]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Gore sarà a Perugia al Festival Internazione del Giornalismo alle ore 21 del 24 Aprile dove terrà un keynote per parlare del futuro del giornalismo e di Current TV.]]></description>
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<p>Al Gore sarà a Perugia al Festival Internazione del Giornalismo alle ore 21 del 24 Aprile dove terrà un keynote per parlare del futuro del giornalismo e di Current TV.</p>
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