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	<title>TSW Blog</title>
	
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	<description>Ogni conversazione è un bene prezioso</description>
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		<title>TSW all’e-Commerce Forum 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Bobbato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 16 maggio TSW sarà tra le aziende sponsor dell’ e-commerce Forum, il più autorevole appuntamento dell’anno dedicato al commercio elettronico, rivolto agli operatori del... <a href="http://blog.tsw.it/tsw-news/tsw-all%e2%80%99e-commerce-forum-2012_00010157.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì <strong>16 maggio</strong> TSW sarà tra le aziende sponsor dell’ <strong><a title="e-Commerce Forum 2012" href="http://www.ecommerceforum.it/ecommerceforum2012/" target="_blank">e-commerce Forum</a></strong>, il più autorevole appuntamento dell’anno dedicato al <strong>commercio elettronico</strong>, rivolto agli operatori del settore e alle aziende interessate a conoscere il mondo delle vendite online. L’evento è promosso da Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano.</p>
<p>Abbiamo deciso quest’anno di portare il nostro contributo a testimonianza del grande lavoro svolto con i nostri clienti negli ultimi anni. Condividere la nostra esperienza con un’arena di aziende attive nel commercio elettronico ci consentirà di tastare il polso di un settore, quello dell’e-commerce, che mostra ancora margini di miglioramento e che appassiona <a title="L'e-commerce e il social" href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-13/spinta-social-ecommerce-082202.shtml?uuid=AbPPirbF" target="_blank">dibattiti</a> e <a title="e-commerce anti-crisi" href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-13/shopping-digitale-anticrisi-082104.shtml?uuid=AbetgrbF" target="_blank">riflessioni</a>.</p>
<p>Insieme ad un’estesa area espositiva, potenziata quest’anno dalla scelta della location di Milano Congressi, l’e-Commerce Forum offre infatti una grande occasione di <strong>confronto e networking</strong>, grazie alle numerose testimonianze che raccontano il panorama nazionale ed internazionale dell’andamento delle vendite online.</p>
<p>Oltre a presidiare l’evento con il nostro stand espositivo (<strong>stand numero 10</strong>), alle 16.30 saremo in scena con un workshop tematico dal titolo <strong>“Visibilità, usabilità, identità: 10 best practice per un e-commerce che vende”</strong>. Grazie ad un coinvolgente lavoro di squadra che ha visto la partecipazione di tutti i reparti operativi,  abbiamo messo insieme una corposa rassegna di selezionate best practice, corredate da esempi pratici provenienti da casi aziendali che rispecchiano la nostra filosofia di servizio.  A fare da portavoce sarà <a title="Luisa Fontana" href="http://blog.tsw.it/author/luisa-fontana" target="_blank"><strong>Luisa Fontana</strong></a>, sostenuta da un nutrito gruppo di supporter TSW che saranno con lei a Milano. Punteremo sul nostro tema cardine, ovvero lo sviluppo <strong>sinergico</strong> delle tre aree del marketing digitale, visibilità, usabilità e identità,  che per le aziende si traduce in un percorso di evoluzione integrato, articolato attraverso le fasi di analisi, progettazione, testing, produzione e misurazione, in un circolo virtuoso orientato a raggiungere risultati sempre migliori.</p>
<p>Il nostro speech  avrà luogo alle <strong>16.30</strong>, <a title="Programma e-Commerce Forum 2012" href="http://www.ecommerceforum.it/ecommerceforum2012/agenda/sale-gialle/" target="_blank">qui</a> il programma dell’intera giornata. La partecipazione all’evento è gratuita ed è possibile accreditarsi <a title="Registrazione e-Commerce Forum 2012" href="http://www.ecommerceforum.it/ecommerceforum2012/registration/" target="_blank">online</a> per accedere direttamente alla sala plenaria per il convegno istituzionale.</p>
<p>Appuntamento quindi mercoledì 16 maggio al <a title="Location e-Commerce Forum 2012" href="http://www.ecommerceforum.it/ecommerceforum2012/location/" target="_blank">MiCo</a> per scoprire le nostre dieci regole d’oro per un e-commerce di successo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[TSW Marketing &amp; Communication Dept.]]></tsw:signature>	
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		<title>Young Digital Lab: Viral Marketing e Social Media Mix</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/tswblog/~3/fRqpnpDbUSE/young-digital-lab-viral-marketing-e-social-media-mix_00010140.html</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 09:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Nicastro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brand Equity]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
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		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Young Digital Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente riesco a scrivere un resoconto della mia partecipazione al corso Viral Marketing e Social Media Mix organizzato dallo YoungDigitalLab a Milano.
Il corso si è... <a href="http://blog.tsw.it/eventi/young-digital-lab-viral-marketing-e-social-media-mix_00010140.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente riesco a scrivere un resoconto della mia partecipazione al corso <strong>Viral Marketing e Social Media Mix</strong> organizzato dallo <a title="Young Digital Lab" href="http://www.youngdigitallab.com/" target="_blank">YoungDigitalLab</a> a Milano.<br />
Il corso si è concentrato sulle campagne marketing ad alto fattore virale ed ha toccato temi davvero molto interessanti: dalla storia del Web Marketing al concetto di marketing virale, analizzando case history, strategie operative e il mondo delle YouTube Star. Tra i relatori c’erano molti  ospiti che hanno portano la loro testimonianza e la loro esperienza.</p>
<p>L’evento è iniziato con la presentazione di <a title="Guido Ghedin" href="http://www.slideshare.net/YoungDigitalLab/15-case-history" target="_blank">Guido Ghedin</a> sulla storia del web marketing: dagli antecedenti tra cui <a title="Kilroy" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kilroy" target="_blank">Kilroy was Here</a>, il graffito del pupazzo con il naso diffusosi negli anni 30 e diventato popolare in pochissimo tempo; alla nascita della <a title="Memetica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meme" target="_blank">Memetica</a> di Darwkins, il <a title="Guerrilla Marketing" href="http://www.gmarketing.com/" target="_blank">Guerrilla Marketing</a> di Levinson, la <a title="Shepard Fairey" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shepard_Fairey" target="_blank">Street Art Collettiva di Fairey</a>, il primo <a title="Flashmob" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flash_mob" target="_blank">Flashmob</a> del 2003, per finire con la campagna di sensibilizzazione di <a title="Kony" href="http://www.youtube.com/watch?v=9Ve3_ziWAIM&amp;feature=player_embedded" target="_blank"><strong>Kony</strong></a>, un video creato da Jason Russel di Invisible Children, della durata di 30 minuti e che ha ottenuto oltre 86 milioni di visualizzazioni in 25 giorni classificandosi come uno dei video dal più alto tasso virale di sempre. Kony, il capo dell’Esercito di Resistenza del Signore in Uganda, nonché tiranno che ambisce al potere e rapisce i bambini schiavizzandoli, <strong>diventa un Brand</strong>. L’obiettivo dell’autore è quello di far conoscere al mondo intero le ingiustizie e i crimini commessi dal tiranno: lo conosco, lo sconfiggo. Il video diventa una sfida: dimostrare che i Social Media possono cambiare il mondo.</p>
<p><a title="Michele Polico" href="http://www.michelepolico.com/" target="_blank">Michele Polico</a>  l’ha analizzato confrontandolo con un altro video virale dal contenuto completamente diverso, lo spot di <a title="Ceres" href="http://www.youtube.com/verify_age?next_url=/watch%3Fv%3Dgx3ICbD2sNI" target="_blank">Ceres</a>, mettendone in evidenza la complessa strategia utilizzata sfruttando il tema del mistero e il divertimento. L’obiettivo del brand era quello di riposizionarsi ed ha avuto molto successo ottenendo 2.500 adesioni in meno di un mese. La sostanziale differenza tra i due video è che Kony utilizza la viralità come strategia, Ceres come tattica. Analizzando entrambi i video, Michele ha riportato i <strong>5 elementi (+1) fondamentali per il viral marketing</strong> dividendoli in:</p>
<p>Elementi comunicativi<br />
1.    Curiosità: l’utente non deve abbandonare il video e i primi 3 secondi sono fondamentali per catturare l’attenzione. Ceres fa leva sul teasing e il contenuto divertente, Kony sull’ottima qualità del video e sull’informazione.<br />
2.    Attualità: la campagna dev’essere inserita in un contesto attuale. Ceres sfrutta un famosissimo comico del momento e prende spunto dai reportage di Voyager; Kony utilizza continui riferimenti ai Social Media e parla della situazione attuale in Uganda.<br />
3.    Condivisione: l’utente dev’essere motivato a condividere la campagna. La condivisione avviene per diversi motivi:</p>
<ul>
<li> Dono: condivido questo elemento in privato perché penso che parli di me e dell’atra persona alla quale lo segnalo</li>
<li> Reputazione: condivido questo video con tutti per “migliorare la mia reputazione”</li>
<li>Identificazione: lo condivido perché parla di me.</li>
</ul>
<p>Entrambi i video facilitano la condivisione, Kony dà anche la possibilità di inviare tweet pre-compilati.</p>
<p>Elementi tecnologici:<br />
4.    Gli elementi devono essere ottimizzati<br />
5.    La condivisione deve poter essere realizzata in maniera semplice e veloce</p>
<p>E il <strong>+1</strong> a cosa si riferisce? Alla <strong>massa critica</strong> necessaria per creare diffusione: la viralità richiede del tempo ed è fortemente influenzata dall’ambiente sociale: se tutti condividono anch’io sarò più portato a condividere. La massa critica, però, va spinta tramite attività di Digital Pr, di Seeding, azioni sui Social Media, e tattiche operative che aiutano il successo delle campagne virali.<br />
Il <strong>Passaparola</strong>, quindi, è sinonimo di <strong>Viralità</strong>? No, il passaparola è la condivisione con una persona, la viralità avviene quando qualcosa viene condiviso in maniera esponenziale.  Il viral marketing cresce ad ogni interazione, si espande come un virus e fa leva sulle emozioni; il passaparola si esaurisce presto, è basato sulle conversazioni e decresce ad ogni interazione.</p>
<p>Alessandro Palminiello, fondatore di <a title="ComboCut" href="http://www.combocutfilm.com/" target="_blank">ComboCut Film</a>, aggiunge due importanti elementi necessari per rendere un video virale:<br />
-    Lasciare un’emozione<br />
-    Insegnare qualcosa</p>
<p>Ci ha presentato diversi esempi di video virali , tra cui <a title="Casa.it" href="http://www.youtube.com/user/casaitchannel" target="_blank">“Gli Sgami della Nonna”</a> di Casa.it, un <strong>vero esempio di successo di marketing virale</strong>. Il primo video della serie ha raggiunto più di 700,000 mila views e insieme agli altri episodi sono stati raggiunti quasi 4 milioni di visualizzazioni complessive. Il successo è stato raggiunto anche grazie al contrasto tra lo slang giovanile ed un personaggio come la nonnina simpatica, elementi che hanno contribuito alla distinzione di Casa.it in maniera non convenzionale. L’obiettivo dell’azienda era quello di incrementare la brand awareness coinvolgendo i giovani, ma nemmeno gli ideatori si aspettavano un successo così grande.<br />
Alessandro, inoltre, spiega che <strong>Facebook</strong> è stato il mezzo grazie al quale il video ha ottenuto più successo: facendolo apparire sui profili di persone considerate come forti opinion leader, persone alle quali la gente presta attenzione, ha ottenuto moltissime condivisioni. Su Facebook, ogni azione viene amplificata. Come spiega <a title="Daniele Ghidoli" href="http://danieleghidoli.it/" target="_blank">Daniele Ghidoli</a>, infatti, il Social Network predilige la visualizzazione di foto e video, quindi è più facile che tra gli aggiornamenti degli amici e delle pagine che si seguono appaiano maggiormente questi elementi rispetto agli aggiornamenti di status. Questo perché sono facilmente condivisibili, generano più commenti e catturano l’occhio dell’utente.<br />
Ecco, quindi, la <strong>formula segreta</strong> per creare viralità: <strong>contenuto + massa critica + emozione + facilità di condivisione</strong>.</p>
<p>Non basta caricare un video su YouTube per diventare virali, soprattutto oggi che vengono pubblicati tantissimi video spontanei. I fattori che contribuiscono alla viralità sono molteplici ed emozionare lo spettatore insegnandogli qualcosa è un punto di forza per far sì che un video venga visto e condiviso.</p>
<p>Il marketing virale, se pensato adeguatamente tenendo in considerazione tutti gli elementi citati, è un ottimo mezzo per raggiungere la massa, quindi progettare una campagna che non sfrutti questo elemento è un’occasione persa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[Online Reputation Specialist]]></tsw:signature>	
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		<item>
		<title>Ricerca remota: una categorizzazione di tool</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/tswblog/~3/9UD0ogxf7qA/ricerca-remota-una-categorizzazione-di-tool_00010090.html</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[Search Engine Optimization]]></category>
		<category><![CDATA[TSW Strategies]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mondo della ricerca da remoto è in pieno fermento e ogni giorno nuovi prodotti si affacciano sul mercato, senza contare che molti big players... <a href="http://blog.tsw.it/web-analytics/ricerca-remota-una-categorizzazione-di-tool_00010090.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo della ricerca da remoto è in pieno fermento e ogni giorno nuovi prodotti si affacciano sul mercato, senza contare che molti big players hanno approcciato il settore (es. Adobe Omniture Survey). Il presente articolo non pretende, dunque, di essere una raccolta esaustiva dei prodotti ma una introduzione alle tipologie più significative.</p>
<p>La categorizzazione presentata in questo articolo è basata su quella già proposta da Nate Bolt nell’articolo “Quick and Dirty Remote User Testing” pubblicato su <a title="A list apart" href="http://www.alistapart.com/articles/quick-and-dirty-remote-user-testing/" target="_blank">A List Apart N°306</a>, ma presenta alcune differenze come mostrato in Figura 1.</p>
<p align="center"><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/04/Categorizzazione-di-tool.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10091" title="Categorizzazione di tool" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/04/Categorizzazione-di-tool.jpg" alt="" width="664" height="379" /></a><em>Figura 1- Categorizzazione di tool per la ricerca da remoto</em></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Per questioni di spazio e di finalità non si approfondiranno in questa sede i tool di card sorting, tree testing e reclutamento live.<br />
Prima di iniziare, alla luce di quanto discusso nel <a title="Post Usabilità" href="http://blog.tsw.it/search-engine-optimization/fare-ricerca-da-remoto-nell%E2%80%99usabilita-pro-e-contro_00010054.html" target="_blank">primo post</a> di questa serie, sembra opportuna una riflessione sul know-how richiesto per pianificare e condurre un test con gli strumenti che presenteremo. Sebbene la ricerca da remoto sembri richiedere una soglia d’ingresso più bassa rispetto a quella richiesta per un test in laboratorio, ciò è vero solo in apparenza. Dalla redazione di questionari professionali, passando per l’analisi di dati comportamentali quantitativi, fino alla semplice implementazione dei tool descritti sono richieste competenze specifiche e tanta esperienza.<br />
Inoltre nessuno degli strumenti in questa rassegna può garantire un livello di controllo sull’area di test pari alla ricerca in laboratorio. Per esempio, un utente che fraintende il compito da eseguire è facilmente recuperabile tramite l’intervento del moderatore. In uno studio di ricerca remota il recupero diventa impossibile. Questo richiede una particolare attenzione alla generazione del plan e dei materiali richiesti per condurre lo studio (es. descrizioni dei compiti, questionari di screening, ecc.).</p>
<p><strong>MODERATA</strong></p>
<p>La prima distinzione da fare quando si parla di ricerca remota, come anticipato nel post precedente, è quella tra tool che prevedono la guida di un moderatore e strumenti di ricerca non moderata.</p>
<p>La ricerca remota moderata si pone l’obiettivo di replicare i protocolli tipici della ricerca in laboratorio utilizzando un setup a distanza. Di fatto, consiste nel registrare e condurre una sessione di test tramite un software di screen-sharing.</p>
<p>Alcuni degli strumenti disponibili per questo tipo di ricerche sono Adobe Connect, GoToMeeting e Skype. Tutti software nati non specificatamente per la ricerca comportamentale ma che ben si adattano allo scopo.</p>
<p>Questo tipo di ricerca può trarre vantaggio sia dal reclutamento in tempo reale sia dalla riduzione dei costi ma presenta alcuni ovvi limiti nelle capacità di moderazione. Fra questi il limite maggiore sembra essere la minore elasticità nel reagire a situazioni o comportamenti inaspettati, dove la ricerca di persona appare difficilmente eguagliabile. Un altro limite è quello tecnico, è infatti richiesta una connessione ad alta velocità da parte dell’utente.</p>
<p><strong>NON MODERATA</strong></p>
<p>La ricerca da remoto non moderata contiene un gruppo di strumenti molto più eterogeneo rispetto a quello precedente. Molti dei tool categorizzati in questo gruppo presentano diverse differenze ma si possono comunque distinguere tre famiglie di prodotti:</p>
<p>•    Task Scanning: quantitativo e qualitativo;<br />
•    Web Analytics Aumentata: Voice of Customers, Advanced Click Visualization;<br />
•    Screenshot Testing, Card Sorting e Altri.</p>
<p>I tool appartenenti a quest’area sono nati per supportare metodologie di ricerca ideate appositamente e che non prevedono interazione fra conduttore e partecipante. Questo rende estremamente interessanti e peculiari soprattutto le prime due categorie di prodotti.</p>
<p><em><strong> </strong></em><em><strong>Task scanning quantitativo</strong></em><br />
I tool appartenenti a questa famiglia nascono dall’integrazione di strumenti di web analytics e tool per la distribuzione di questionari online. Si richiede agli utenti di svolgere dei compiti e successivamente si propongono loro dei questionari. Gli utenti possono essere indirizzati su questionari o compiti diversi sia in base alle risposte date, sia in base all’andamento del compito (es. non hanno avuto successo, hanno visitato una data pagina, ecc.). Durante le sessioni di navigazione vengono raccolti dati quantitativi quali clickstreams, clickmaps, tempi di permanenza sulle pagine, tassi di abbandono.<br />
Il maggiore vantaggio di questa metodologia è la facilità con cui è possibile individuare le problematiche incontrate dagli utenti e dare loro una priorità. La metodologia, infatti, si presta a raccogliere dati statisticamente significativi sull’efficienza (es. tassi di successo, time-to-task, frequenza di un errore, ecc.) e sulle percezioni degli utenti (es. likert scales, semantic scales, SUS, NPS, ecc.).<br />
Il maggiore difetto è certamente la difficoltà a raccogliere dati più intrinsecamente qualitativi e, dunque, a individuare il perché gli utenti hanno difficoltà con alcuni elementi dell’interfaccia. A questo proposito l’integrazione tra uno studio di task scanning e la ricerca in laboratorio sembra interessante. Da un lato gli output della ricerca remota possono dare priorità e valore statistico alle barriere individuate. Dall’altro l’investigazione in laboratorio può andare più a fondo nel riconoscimento delle motivazioni dei problemi e, quindi, delle possibili soluzioni.<br />
Quantitative task scanning: Loop11, Userzoom, Keynote Webeffective, Webnographer<strong></strong></p>
<p><em><strong>Task scanning qualitativo</strong></em><br />
Rispetto ai tool precedenti, in questo caso si richiede agli utenti di commentare ad alta voce la loro attività durante le fasi di navigazione, simulando il protocollo think aloud. Dati qualitativi quali registrazioni dell’audio e dello schermo dell’utente vengono raccolte al posto di dati più puramente numerici (es. tassi di successo, time-to-task).<br />
Questa variazione del task scanning è nata per rispondere alla percezione diffusa della ricerca remota come metodo intrinsecamente quantitativo. Da questo punto di vista l’obiettivo è stato raggiunto ma la mancanza di moderazione resta un limite alla capacità dei ricercatori di focalizzare l’attenzione del test su specifiche funzionalità dell’interfaccia.<br />
Qualitative task scanning: Userlytics, Usertesting.com, TryMyUI</p>
<p><strong>Web Analytics Aumentata</strong><br />
I tool appartenenti a questo gruppo non si pongono come soluzioni per eseguire un test di usabilità completo ma si posizionano a cavallo tra le aree dalla User Experience, della Web Analytics e del Customer Relationship Management. Essi permettono di implementare degli studi permanenti il cui scopo è quello di monitorare l’andamento della UX in tempo reale in modo molto simile ai tool di WA.<br />
In quest’ottica va considerato il loro maggiore svantaggio, ossia la natura puramente descrittiva dei dati raccolti. Essa da un lato arricchisce la possibilità di documentare e riconoscere le barriere di usabilità, dall’altro lato non consente di individuarne la natura, e di conseguenza, le soluzioni.</p>
<p><strong>Voice of Customer</strong><br />
I tool facenti parte della categoria Voice of Customer – VoC –  rappresentano un tentativo di integrare i dati raccolti dalla Web Analytics con dati più qualitativi.<br />
Gli utenti vengono ingaggiati durante la loro interazione naturale con il prodotto tramite il reclutamento in tempo reale. Una volta acconsentito di partecipare alla ricerca gli utenti restano liberi di concludere l’attività per cui sono giunti sul sito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/04/Voice-of-Customer.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10094" title="Voice of Customer" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/04/Voice-of-Customer.jpg" alt="" width="482" height="454" /></a></p>
<p align="center"><em>Figura 2 – A sinistra esempio di reclutamento live tramite una finestra modale.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Al termine viene proposto loro un questionario composto di poche domande (es. Tabella 1).</p>
<p align="center"><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/04/Tabella-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10096" title="Tabella 1" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/04/Tabella-11.jpg" alt="" width="652" height="277" /></a><em>Tabella 1 &#8211; Questionario Voice of Customers (iPerceptions 4Q Suite)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Il maggiore vantaggio è la possibilità di monitorare la variazione della percezione dell’usabilità da parte degli utenti segmentata per tipologia di compito. Inoltre questo tipo di studi consentono una maggiore qualità nella comprensione dei bisogni e delle attività degli utenti.<br />
Voice of Customers: iPerceptions 4Q Suite, Foresee Results, Nurago SiteObsurvey, Adobe Omniture Survey</p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Advanced Click Visualization</strong></em><br />
I tool appartenenti a questo gruppo sono in grado di recuperare informazioni che integrano i dati normalmente raccolti mediante i tool di WA. Alcuni degli strumenti in questione sono in grado di raccogliere i seguenti dati:</p>
<p>•    heat-maps che rappresentano le aree più cliccate;<br />
•    attention-maps basate sui movimenti del mouse sulla pagina;<br />
•    segmentazione dei click in base al sito di provenienza e stringhe di ricerca;<br />
•    informazioni dettagliate sui comportamenti di scroll degli utenti.<br />
Web Analytics Aumentata: ClickTale, ClickDistribution, CrazyEgg</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Screenshot testing</strong><br />
Gli strumenti di screnshot testing sono dei tool nati per supportare le prime fasi del processo di design. Agli utenti viene presentato uno screenshot ad alta definizione o un wireframe insieme ad un compito molto specifico, generalmente nella forma: “Dove cliccheresti se…”. Per esempio “Dove cliccheresti se dovessi raccogliere informazioni sul prodotto?”<br />
Il tool si presta anche ad eseguire altri tipi di studi atti a:</p>
<p>•    dare priorità ai contenuti di una pagina (es. “Fai click sugli elementi della pagina che ti permettono di considerare sicuro il sito”);<br />
•    valutare il labeling e l’apparenza degli elementi interattivi della pagina (es. call-to-action).</p>
<p>La posizione dei click e il tempo intercorso fino al primo click e fra click successivi vengono raccolti restituendo indicazioni importanti sulla facilità degli utenti ad approcciare il sito. Il primo prodotto di questa famiglia è stato ChalkMark di Optimal Workshop; successivamente vari competitor hanno aggiunto interessanti funzionalità, come per esempio la possibilità di creare ballottaggi e aggiungere note direttamente sull’immagine.<br />
Screenshot testing: ChalkMark, Usabilla, IntuitionHQ</p>
<p style="text-align: left;">Vi invitiamo a seguirci nel prossimo post per approfondire l’integrazione tra tool di ricerca remoti e classici.</p>
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		<title>Fare ricerca da remoto nell’usabilità: pro e contro</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 11:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sorrentino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricerca remota non è certo una novità assoluta nel campo degli studi comportamentali, ma solo negli ultimi anni strumenti come OptimalSort, Chalkmark, Loop11, Userzoom... <a href="http://blog.tsw.it/search-engine-optimization/fare-ricerca-da-remoto-nell%e2%80%99usabilita-pro-e-contro_00010054.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>ricerca remota</strong> non è certo una novità assoluta nel campo degli studi comportamentali, ma solo negli ultimi anni strumenti come OptimalSort, Chalkmark, Loop11, Userzoom e tanti altri l&#8217;hanno resa facilmente disponibile in modo del tutto simile a quanto Google fece per la web analytics nel lontano 2006.</p>
<p>Questo post è il primo di una serie di tre, ed ha l’obiettivo di presentare e discutere i vantaggi e i lati negativi della ricerca da remoto nell’ambito dell’usabilità.</p>
<p>Al pari della ricerca in laboratorio, gli studi da remoto si propongono lo stesso ampio obiettivo: aiutare a comprendere come gli utenti si approcciano e utilizzano siti o altri prodotti interattivi.<br />
Vediamo ora i pro e i contro di questa metodologia, con particolare attenzione alla sua capacità di rispettare il contesto d’uso dell’interfaccia da testare.</p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<p><em><strong>Riduzione dei costi</strong></em><br />
Pianificare e condurre uno studio in laboratorio richiede uno sforzo logistico ed economico notevole. La ricerca da remoto rende tutto <strong>meno dispendioso</strong>, riducendo le barriere di accesso agli utenti e le dimensioni del team necessario a condurre un test. Inoltre costi aziendali per spostamenti, pernottamenti e altre spese tipicamente collegate ai test di persona sono notevolmente ridotte o addirittura eliminate.</p>
<p><em><strong>Validità Ecologica, Tecnologica e Motivazionale</strong></em><br />
Fra gli specialisti di usabilità è nota l’importanza di comprendere il contesto d’uso di un’interfaccia, inteso come l’ambiente fisico dove il prodotto è utilizzato normalmente. Su questo aspetto la ricerca da remoto presenta un indubbio vantaggio: testare gli utenti a casa propria, per strada (nel caso di dispositivi mobili), in un contesto il più reale possibile diminuisce la possibilità di comportamenti anomali.</p>
<p>Un altro problema della ricerca in laboratorio è l’<strong>ecosistema tecnologico</strong>. In che modo e in quale dimensione l’utilizzo di un computer, browser, OS diverso dal proprio può influire sul comportamento degli utenti? E utilizzare uno smartphone differente? Anche in questo caso la ricerca da remoto è quella in grado di essere maggiormente consistente con le reali modalità di utilizzo.</p>
<p>Inoltre la ricerca remota può aggiungere al rispetto del contesto d’uso una nuova dimensione, quella <strong>motivazionale</strong>. Essa, infatti, grazie al reclutamento in tempo reale permette di invitare utenti che stanno svolgendo in quell’istante un task di interesse per gli obiettivi della ricerca. E’ possibile, per esempio, intercettare tutti gli utenti che accedono alle pagine informative per i mutui nel sito di una istituzione finanziaria e convogliarli nell’area di test. Questa nuova modalità di reclutamento permette finalmente di testare utenti immersi in una situazione reale e spinti da motivazioni naturali.<br />
La capacità di investigare gli utenti nel rispetto del loro contesto ecologico, tecnologico e motivazionale è molto difficile, se non impossibile, da replicare con altre metodologie.</p>
<p><em><strong>Facilità di accesso</strong></em><br />
La ricerca remota può fornire un fondamentale contributo alla diffusione dei test di usabilità. Essa, infatti, contribuisce a diminuire il numero di ostacoli che si incontrano nel pianificare e condurre uno studio. Questo è particolarmente vero quando si parla d’internazionalizzazione e <strong>scalabilità</strong>. La ricerca remota presenta infatti innumerevoli vantaggi sia quando sono richiesti utenti di lingua e background culturali diversi, sia nella gestione di decine o centinaia di utenti per ottenere uno studio statisticamente significativo.</p>
<p><strong>CONTRO</strong></p>
<p><em><strong>Sicurezza e Privacy<br />
</strong></em>Uno dei problemi maggiori della ricerca remota è relativo alla sicurezza e alla <strong>privacy</strong>. Alcuni gruppi di utenti possono presentare resistenze a condividere il loro schermo, installare software traccianti o altre procedure necessarie per raccogliere dati dai loro dispositivi con questo tipo di tool. Allo stesso modo alcuni clienti, che gestiscono dati sensibili come istituti finanziari e bancari, possono preferire un test in laboratorio per aumentare il livello di confidenzialità della ricerca.</p>
<p><strong>Limiti Tecnologici</strong><br />
Come abbiamo visto uno dei maggiori vantaggi della ricerca da remoto è quello del rispetto dell’ecosistema tecnologico degli utenti. Per controparte molto spesso non tutti i tool sul mercato sono in grado di garantire il corretto funzionamento con ogni ecosistema tecnologico (es. particolari accoppiate browser/OS, sistemi dove l’utente non ha diritti da amministratore, ecc.). Per esempio la conduzione di studi remoti su grandi intranet aziendali può presentare molte difficoltà tecniche anche insormontabili.</p>
<p><strong>Eye tracking e linguaggio del corpo</strong><br />
Alcuni tipi di ricerche possono richiedere la raccolta di dati che sono difficili da raccogliere in remoto. Un tipico caso è quello dei dati di <strong>eye-tracking</strong>. Oppure pensiamo ai test condotti su piattaforme ludiche dove l’osservazione del linguaggio corporeo o delle espressioni facciali è molto importante per comprendere le reazioni emotive degli utenti.<br />
I prossimi due contro sono relativi a due modalità di ricerca remota differenti. Il fenomeno del mental cheating affligge gli studi remoti non moderati dove l’utente cerca di portare a termine i compiti richiesti da solo. Il contro successivo è relativo ad alcune limitazioni della ricerca remota moderata dove i test vengono guidati da un ricercatore.</p>
<p><strong>Mental Cheaters</strong><br />
Il fenomeno dei mental cheaters riguarda studi di usabilità remoti non moderati. Un mental cheater accede allo studio con il solo obiettivo di ottenere l’incentivo previsto e affronta lo studio semplicemente “volando” nel compito e negli eventuali questionari. Secondo la letteratura il fenomeno incide per circa il 10% dei partecipanti. Molti strumenti sul mercato integrano filtri per il riconoscimento automatico di questi utenti basati sul tempo trascorso per completare il task oppure sul numero minimo di click effettuati.</p>
<p><strong>Moderazione remota</strong><br />
Moderare uno studio remoto presenta delle limitazioni dovute alla ridotta visione sull’area di test e sull’utente. Inoltre gli utenti, in alcuni casi, non hanno la possibilità di vedere il <strong>moderatore</strong>. La capacità di un moderatore di mettere a proprio agio gli utenti, di immergerli nel corretto scenario, di comprendere il momento esatto per interrompere il compito, di gestire correttamente comportamenti inattesi risulta quindi ridotta rispetto a quella in laboratorio.</p>
<p>Per concludere è bene ricordare che nessuna metodologia di ricerca è intrinsecamente migliore di un’altra. Come sempre la metodologia migliore dipende dagli obiettivi di ricerca.</p>
<p>Termina qui questa prima analisi. Vi invitiamo a seguirci nel <a title="Ricerca remota" href="http://blog.tsw.it/web-analytics/ricerca-remota-una-categorizzazione-di-tool_00010090.html" target="_blank">prossimo post</a> per approfondire le possibilità offerte di tool sul mercato.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>“The Beyond Project”: la trasferta  londinese di TSW</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 09:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Fontana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì scorso  io e Fausta abbiamo avuto il piacere di partecipare all’evento di Google “The beyond Project”, che si è svolto a Londra presso la... <a href="http://blog.tsw.it/tsw-news/%e2%80%9cthe-beyond-project%e2%80%9d-la-trasferta-londinese-di-tsw_00010035.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì scorso  io e Fausta abbiamo avuto il piacere di partecipare all’evento di Google “<strong>The beyond Project</strong>”, che si è svolto a Londra presso la sede di Google.<br />
Come anticipato dal titolo,  l’evento si è focalizzato sulle soluzioni targate Google che offrono un servizio alternativo e supplementare alle  “classiche” campagne sui motori, dando la possibilità di implementare una strategia di marketing online completa. Tra gli ospiti erano presenti  le principali agenzie indipendenti italiane, con le quali abbiamo avuto un’interessante occasione di  confronto giovedì sera, partecipando ad una cena dal menù molto british ma dai contenuti tutti italiani. L’incontro si è rivelato un’ottima opportunità per scambiare idee e condividere le rispettive esperienze strategiche e operative.</p>
<p>La giornata di venerdì è cominciata con una colazione di benvenuto presso gli uffici di Google,   per poi entrare subito nel pieno dell’evento. Ad aprire i lavori è stata Paola Marazzini, responsabile del team Agency di Milano, che ha condiviso con noi delle interessanti slide sulla <strong>digitalizzazione</strong> presentate all’ultimo G20. Ahimè per l’Italia, i contenuti della presentazione sono stati un’ulteriore conferma di quanto dobbiamo ancora maturare. Guardiamo però il lato positivo per noi agenzie: abbiamo ancora tantissime opportunità di crescita e di sviluppo di nuovi progetti,  e molti stimoli da recepire.<br />
A seguire è stata la volta di  Matt Bush, responsabile delle agenzie UK, con un intervento ricco di  dati di mercato che hanno fornito materiale per un confronto tra l’Italia e i principali Paesi europei.  Dopo i primi due interventi  si è entrati nel vivo delle novità Google, con una dissertazione sul retail a cura di Luca Forlin, strategic partner development manager,  che ha evidenziato la nuova missione di Google: creare un’esperienza completa di <strong>ricerca e acquisto</strong> dei prodotti tramite una serie di nuove soluzioni e partnership, alcune già in fase beta in US, altre ancora in fase “primordiale”. Tra i principali prodotti  annoveriamo:</p>
<ul>
<li>Shopping: lo conosciamo già, sarà ottimizzato al meglio per permettere una navigazione personalizzata,  ad esempio ordinando i prodotti per colore, taglia, prezzo, modello ecc. Inoltre, verrà presentata sia la parte online che offline (su Google maps), indicando anche la disponibilità del prodotto presso il negozio.</li>
<li>Catalogs: esiste già come applicazione mobile e dà la possibilità di creare dei cataloghi digitali, praticamente una copia di quelli cartacei</li>
<li>Offers: dedicato alle promozioni e strettamente collegato alle mappe, con l’obiettivo di portare nuovi clienti presso i negozi offline</li>
<li>Indoor maps: utile per capire come orientarsi all’interno dei grandi magazzini e dove trovare i prodotti (un centro IKEA ha già partecipato a questo progetto)</li>
<li> Trusted Stores: darà agli shop online la possibilità di ottenere un badge di  qualità</li>
<li> Wallet: da utilizzare per le transazioni e, al momento, l’unica soluzione di mobile payment realmente esistente, già attiva negli Stati Uniti</li>
<li>Product Listing Ads: da pianificare tramite AdWords.</li>
</ul>
<p>Ci è sembrato questo uno tra i migliori interventi, forse anche per la nostra naturale attenzione ai risultati di conversione dei clienti e per  l’impazienza di testare questi prodotti, non appena saranno disponibili per i nostri clienti.</p>
<p>Subito dopo Iacopo Sassarini, del team ingegneri,  ci ha offerto un intervento dal taglio tecnico focalizzato sull’utilizzo dell’HTML5 e delle API, con tanti ottimi esempi e informazioni da condividere con i team TSW.<br />
A metà mattina, un inatteso fuori programma ha ravvivato una giornata già molto intensa. Quando Nicola Young, consulente creativa di Google, ha preso la parola per presentarci alcuni casi di successo su YouTube, abbiamo iniziato ad avvertire un sospetto odore di bruciato in sala, seguito da un inequivocabile allarme antincendio, e in breve tutto l’edifico è stato evacuato :)  ..Dopo un’ora di attesa fuori, sferzate dai  venti del nord, siamo rientrate al calduccio della nostra sala!  Ad allarme rientrato, la presentazione di Nicola è stata davvero coinvolgente, ricca di esempi concreti  su  come le <strong>idee  interattive</strong> portino ad una grande popolarità in rete, e su come il canale YouTube possa davvero essere fondamentale per il lancio e il riposizionamento di un prodotto. Tra gli esempi  maggiormente  significativi  a mio avviso c’è sicuramente il caso Estèe Lauder , con dei tutorial che elargiscono consigli di make up attivando a fianco al video una piccola finestra nella quale la web-cam fa da specchio. Potete curiosare nel <a title="Estee Lauder" href="http://www.youtube.com/esteelauder" target="_blank">canale ufficiale</a>, tra gli how-to video.</p>
<p>Molto interessante anche le slide di Beth Foster, social strategist, in merito a Google +. L’<strong><a title="hangout" href="http://www.downloadblog.it/post/14532/google-hangouts" target="_blank">hangout</a></strong> sembra proprio essere una delle chiavi della comunicazione online, mezzo importantissimo non solo ad uso privato, ma anche aziendale, per entrare in contatto con i propri clienti, partner e  fornitori, e instaurare una relazione “face to face”, abbattendo le distanze.<br />
La pausa pranzo ci riserva una  passeggiata al 9° piano degli uffici di Google: una vista strepitosa a 360° su tutta la città! Se passate di li, vi consigliamo di non perdere questa occasione!</p>
<p>Il pomeriggio è completamente internazionale, si ricomincia con Google Analytics, una presentazione tenuta da Deepak  Aujla, solutions consultant di Google, il cui messaggio è  “be found, be engaging, be accountable”,  tantissimi esempi di a/b test, <strong>test multivariati</strong> e casi di successo. Poi la parola pasa a Huseyin Savas, Industry Analyst  di Google,  intervento che abbiamo davvero apprezzato in quanto tutto proiettato sul futuro del web, il mobile. Non ci sorprende che circa l’80% delle aziende non abbia ancora un sito web ottimizzato per i dispositivi mobili, ma siamo dell’idea che questo non rallenterà né Google né noi agenzie alla corsa per il passaggio della navigazione sui dispositivi mobili, in crescita esponenziale nel 2011 rispetto agli anni precedenti.</p>
<p>L’argomento successivo è l’<strong>Invite Media</strong>, la piattaforma acquisita da Google che permette di acquistare impressioni di alta qualità su un ampio numero di publishers. Il funzionamento avviene tramite le API, che in real time riescono a capire quali siano gli annunci più eleggibili per i navigatori. La modalità di pagamento si basa sempre su asta, con la possibilità di ottimizzare le campagne per CTR, CPC e anche CPA, e di targetizzarle in maniera molto mirata sia dal punto di vista geografico che demografico.</p>
<p>Una giornata intensa e proficua da cui ci portiamo a casa un sacco di novità e di idee da condividere sia con i nostri colleghi che con i nostri clienti.</p>
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		<item>
		<title>ADworld Experience: gli inserzionisti Adwords si raccontano</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 15:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Fontana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 20 aprile si avvicina, una data molto attesa per chi come noi si occupa di keyword advertising, poiché saremo tra i relatori della prima... <a href="http://blog.tsw.it/eventi/adworld-experience-levento-dedicato-ai-migliori-inserzionisti-adwords-italiani_00010017.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 aprile si avvicina, una data molto attesa per chi come noi si occupa di keyword advertising, poiché saremo tra i relatori della prima edizione di <a href="http://www.adworldexperience.it/" target="_blank">ADworld Experience</a>. Un evento interamente dedicato agli operatori AdWords e al Search Engine Advertising, un incontro tutto italiano, ideato e organizzato da uno dei più noti web marketer del nostro Paese, Gianpaolo Lorusso, che riunirà a Bologna alcuni tra i migliori inserzionisti nazionali. Il programma della giornata prevede l’intervento di 12 <a href="http://www.adworldexperience.it/relatori/" target="_blank">relatori</a> scelti tra i talenti emergenti del Search Engine Marketing, per la prima volta riuniti in un evento focalizzato sull’ottimizzazione di campagne AdWords in cui il pubblico sarà motore attivo della discussione, con ampie sessioni di domande e risposte.</p>
<p>Noi di TSW non potevamo mancare.  Da anni gestiamo campagne di keyword advertising per clienti in diversi settori, monitorandole e ottimizzandole costantemente, ma soprattutto  sperimentando sempre nuove strategie per migliorarne i risultati. Questa volta abbiamo deciso di condividere con i relatori e con la platea di ADworld Experience la nostra competenza sull’ottimizzazione dei testi d’annuncio. Capiremo insieme come catturare l’attenzione degli utenti con i pochi caratteri a disposizione, analizzando le campagne di un nostro importante cliente, UniCredit Banca. Il nostro intervento si focalizzerà su temi specifici, per confrontarci e riflettere sulle strategie di marketing più efficaci e sugli aspetti concreti delle campagne: come rendere i nostri annunci più visibili, come differenziare i nostri testi, e a cosa presta attenzione l’utente prima di cliccare sull’annuncio. Non mancheranno ovviamente analisi dettagliate, esempi reali, risultati e consigli. La caratteristica principale dell’evento è infatti quella di affiancare l’indagine teorica sulle strategie a case study concrete, cosa che renderà la condivisione dei dati ancora più attendibile ed efficace.</p>
<p>Ci aspettiamo quindi un interessante momento di confronto tra esperti freelance, rappresentanti di alcune tra le migliori SEM agency italiane e il nutrito e scelto pubblico di <a href="http://www.facebook.com/events/363400733684094/" target="_blank">partecipanti</a>, che sarà determinate anche per assegnare al migliore relatore della giornata il 1° “<a href="http://www.adworldexperience.it/sem-award-italia/" target="_blank">SEM Award Italia</a>”.</p>
<p>Non vediamo l’ora di partecipare e di conoscere la storia degli altri professionisti del settore. Vi diamo appuntamento il 20 aprile a Bologna, seguiteci su Twitter usando l’hashtag #adwexp.</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[Keyword advertising Manager]]></tsw:signature>	
	</tsw:profile>	<feedburner:origLink>http://blog.tsw.it/eventi/adworld-experience-levento-dedicato-ai-migliori-inserzionisti-adwords-italiani_00010017.html</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Survey: misurare la soddisfazione degli utenti on line</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/tswblog/~3/TTwJWfgfsfk/survey-misurare-la-soddisfazione-degli-utenti-on-line_0009963.html</link>
		<comments>http://blog.tsw.it/web-analytics/survey-misurare-la-soddisfazione-degli-utenti-on-line_0009963.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 14:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Pavan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progettazione Search Engine Friendly]]></category>
		<category><![CDATA[Search Engine Optimization]]></category>
		<category><![CDATA[TSW Strategies]]></category>
		<category><![CDATA[Web Analytics]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[survey]]></category>
		<category><![CDATA[voice of customer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.tsw.it/?p=9963</guid>
		<description><![CDATA[I dati ricavati dagli strumenti di web analytics permettono di conoscere molto bene le principali caratteristiche degli utenti di un sito web: dall’engagement alla navigazione... <a href="http://blog.tsw.it/web-analytics/survey-misurare-la-soddisfazione-degli-utenti-on-line_0009963.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dati ricavati dagli strumenti di web analytics permettono di conoscere molto bene le principali caratteristiche degli utenti di un sito web: dall’engagement alla navigazione dei contenuti, dai percorsi di conversione ai punti di uscita.<br />
Ovviamente si tratta di dati quantitativi, a cui bisogna associare una parte qualitativa derivante sia dall’esperienza –ad esempio la valutazione della struttura di una pagina- sia da strumenti che non sono direttamente integrati nel software di web analytics utilizzato, come ad esempio le <strong>survey</strong>.<br />
Con i dati forniti da un qualsiasi software di web analytics possiamo risalire a quali siano le principali pagine di uscita degli utenti o determinare quali landing page presentino una bounce rate elevata. Successivamente, in base alla nostra esperienza, possiamo determinare se le pagine che “non funzionano” presentano errori a livello di struttura o di contenuti. Ma se l’utente genera un bounce o una exit perché ha trovato tutte le informazioni di cui necessitava?<br />
Un modo molto semplice per rispondere a questa domanda è quello di creare una <strong>survey on line</strong> da proporre all’utente quando visita una determinata pagina da noi considerata “non performante”.</p>
<p>Le survey sono uno strumento efficace in quanto raccolgono la cosiddetta “<a title="Voice of Customer" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Voice_of_the_customer" target="_blank">Voice of Customer</a>” in tempo quasi reale, permettono di valutare/sondare la soddisfazione dell’utente e, dopo aver analizzato i risultati, di ritarare il sito o parti di esso a seconda delle esigenze emerse.</p>
<p>Il questionario online, seppur semplice, va gestito con molta cautela. Riportiamo di seguito un piccolo vademecum per l’attivazione della survey:</p>
<p style="text-align: left;">1)    Decidere l’argomento della survey<br />
<strong>˃ </strong>cosa voglio conoscere dai miei utenti?</p>
<p>2)    Decidere i punti di interesse della survey <strong><br />
˃ </strong>raccolgo informazioni per tutto il sito o solo per una parte?</p>
<p>3)    Decidere la posizione della survey   <strong><br />
˃ </strong>a che punto della navigazione voglio far comparire la mia  survey? Attenzione all’invasività</p>
<p>4)    Decidere il budget dedicato alla survey  <strong><br />
˃ </strong>quanto devo investire in termini di tempo, grafica, ecc?</p>
<p>5)    Decidere il vendor della survey  <strong><br />
˃ </strong> creo il questionario in casa o mi affido ad un software esterno?</p>
<p>6)    Decidere il numero di domande da proporre all’utente  <strong><br />
˃ </strong>dopo quanto mi annoierei se dovessi compilare il questionario?</p>
<p>7)    Decidere quali domande porre <strong><br />
˃ </strong>cosa voglio sapere di preciso?</p>
<p>8)    Decidere la tipologia di risposte possibili   <strong><br />
˃ </strong>quanto tempo voglio dedicare all’analisi dei dati? Quanta libertà voglio concedere all’utente?</p>
<p>9)    Decidere la struttura    <strong><br />
˃ </strong>sono domande sequenziali o posso utilizzare il passaggio condizionale?</p>
<p>10) Decidere la durata e la somministrazione   <strong><br />
˃ </strong>per quanto tempo rimarrà online la survey? Chi ha già risposto al questionario potrà prendervi ancora parte?</p>
<p>Una volta che abbiamo ottenute le risposte a queste domande è possibile iniziare la creazione della survey.<br />
Ve ne riporto di seguito una che presenta una struttura molto interessante  (<a title="4Q iPerception" href="http://www.4qsurvey.com/">4Q di iPerception</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/03/Survey-4Q-iPerception.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9969" title="Survey 4Q iPerception" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/03/Survey-4Q-iPerception.jpg" alt="" width="606" height="327" /></a></p>
<p>Innanzitutto la survey si presenta in modo <strong>non invasivo</strong>, all’apertura del form di sottoscrizione o come una nuova finestra, più piccola rispetto a quella di navigazione.</p>
<p>La struttura presenta degli elementi che “rassicurano” l’utente durante la compilazione:</p>
<p>-       <strong>Brand</strong>: la survey contiene lo stesso brand del sito che sto visitando e questo, spesso, infonde fiducia negli utenti, soprattutto a livello di privacy dei dati</p>
<p>-       <strong>Score progression</strong>: indicatore che informa l’utente sulla durata del questionario</p>
<p>-       <strong>Multi Risposta</strong>: tipologia di modulo che permette all’utente di scegliere uno o più risposte di proprio gradimento</p>
<p>La perfezione è raggiunta se il questionario si integra al nostro sistema di tracciamento: in questo caso riusciremmo ad identificare la navigazione degli utenti all’interno del sito associandoli alle risposte generate. Il tutto è riassumibile in <strong>behavioural targeting</strong> ad alta personalizzazione e miglioramento della user experience/conversioni.</p>
<p>Ovviamente è necessario generare una iniziale <strong>call to action di forte impatto</strong>, in modo da attirare l’utente verso la compilazione del questionario. Solitamente si tende ad utilizzare contenuti inerenti all’importanza dell’utente per l’azienda (“La tua voce è importante per noi”), al tempo di compilazione del questionario (“Concedici due minuti del tuo tempo”) o a qualche tipo di ricompensa (“Compila la survey e ricevi l’ebook in omaggio”, “Partecipa al questionario e potresti essere estratto per…”).<br />
La scelta delle risposte preparate per l’utente dipende dal tempo che intendiamo investire per  analizzarle e soprattutto da cosa vogliamo sapere: l’analisi di feedback generati da moduli multi-risposta o multi-gradimento (“da 1 a 5”) è sicuramente meno impegnativa di una ricavata da box a risposta aperta. In quest’ultimo caso suggerisco di utilizzare strumenti di tagcloud o wordcloud in modo da evidenziare ed isolare le parole chiave di interesse.<br />
La durata del questionario deve essere ridotta ai minimi termini, “<strong>less is more</strong>” come diceva <a title="Ludwig Mies van der Rohe" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Mies_van_der_Rohe" target="_blank">Mies van der Rohe</a>: un questionario troppo lungo avrà un elevatissimo tasso di abbandono, le cui conseguenze possono essere tradotte in perdita di informazioni e investimenti.<br />
Per aumentare il numero di rispondenti, il questionario potrebbe essere somministrato anche attraverso i canali ufficiali presenti nei Social Media come Facebook e Twitter.</p>
<p>L’analisi delle risposte dovrà essere inoltre <strong>integrata ai dati di web analytics</strong>: mettere in luce le evidenze emerse da dati qualitativi e quantitativi è il metodo migliore per “destabilizzare le certezze del vostro <a title="HiPPO" href="http://newsletter.blizzardinternet.com/1571/2008/07/14/" target="_blank">HiPPO</a> (Highest Paid Person’s Opinion)” e per attuare modifiche strategiche ai vostri piani di marketing: <strong>è l’utente che lo chiede</strong>!</p>
<p>Infine.. qual è il vostro gradimento per questo articolo da 1 a 5? :D</p>
<p>Avete qualche suggerimento da  integrare? (max 500 caratteri) :)</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[Web Analyst]]></tsw:signature>	
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		<title>Facebook Timeline: siete pronti a viaggiare nel tempo?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 15:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Rigato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Optimization]]></category>
		<category><![CDATA[TSW Strategies]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Timeline]]></category>
		<category><![CDATA[Timeline Brand Pages]]></category>
		<category><![CDATA[Timeline Movie Maker]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 29 gennaio è in corso il passaggio per tutti i profili alla nuova interfaccia di Facebook, meglio nota come Timeline.
Questa nuova modalità rivoluziona l’intera... <a href="http://blog.tsw.it/eventi/facebook-timeline-siete-pronti-a-viaggiare-nel-tempo_0009911.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 29 gennaio è in corso il passaggio per tutti i profili alla nuova interfaccia di Facebook, meglio nota come Timeline.<br />
Questa nuova modalità rivoluziona l’intera grafica del profilo personale e lo trasforma  in un “diario”.</p>
<p><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Scala-temporale-Facebook1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9915" title="Scala temporale Facebook" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Scala-temporale-Facebook1.jpg" alt="" width="131" height="132" /></a>Il layout ruota attorno alla scala temporale collocata in alto a destra, di fianco alla grande immagine di copertina che potremmo impostare come più ci piace, caricando una nuova foto o utilizzandone una già presente nel nostro profilo.<br />
Su questa “cronologia” vengono raggruppate  tutte le informazioni &#8211; i post, le foto, i like &#8211; già contenute nel profilo, rese navigabili attraverso un menù temporale. A questo è possibile aggiungere altri eventi personali passati quali viaggi, esperienze, specifiche temporali,  tutto ciò che può arricchire e completare la propria Timeline</p>
<p>Nella nuova veste grafica il profilo è diviso in due colonne, nelle quali vengono riportati tutti i post pubblicati in ordine di tempo. Nel menù sotto la copertina sono visualizzate le informazioni base (lavoro, formazione, città e lingue parlate), le foto caricate e quelle in cui siamo taggati, una mappa di tutti i luoghi in cui siamo stati e ci siamo registrati con Facebook Places, ed infine tutti i like alle pagine che abbiamo sparpagliato in giro per il social network.</p>
<p><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Timeline-Facebook1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9919" title="Timeline Facebook" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Timeline-Facebook1.jpg" alt="" width="508" height="292" /></a></p>
<p>Per quanto riguarda le Brand Pages, domani 29 febbraio è prevista una conferenza stampa organizzata dal team di Facebook, in cui verrà presentata la tanto chiacchierata Timeline per le pagine aziendali. Alcune anticipazioni svelano che solo alcuni brand avranno l’onore di provare in anteprima il nuovo profilo, ma nel web proliferano le creazioni di <a title="Timeline brand pages Facebook" href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.225853784136899.63048.114572711931674&amp;type=3" target="_blank">ipotetiche fanpage</a> dei più grandi marchi.</p>
<p><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Timeline-Movie-Maker1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9925" title="Timeline Movie Maker" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Timeline-Movie-Maker1.jpg" alt="" width="87" height="83" /></a>Tornando ai profili personali, si sa che per ogni cambiamento così importante ci sono ovviamente pareri favorevoli e contrari. Per ora questa nuova grafica non è stata recepita positivamente come si pensava, tanto che gli sviluppatori di Facebook hanno creato una nuova applicazione per conquistare la simpatia degli utenti e addolcire il passaggio verso l’innovazione: “Timeline Movie Maker”.</p>
<p>Come funziona? Autorizzando l’applicazione ad entrare in possesso di tutto ciò che ci riguarda (informazioni, foto, like, dati caricati sul profilo), con un requisito minimo di 75 foto al nostro attivo, viene generato un <a title="Timeline Movie Maker Video" href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=P8pgDio-szY" target="_blank">video</a> sulla nostra vita virtuale, visibile sul nostro profilo ma per il momento non condivisibile.</p>
<p>Basterà questo ad alleviare il malcontento che la Timeline sta creando tra gli utenti o il team di Facebook dovrà continuare a rimboccarsi le maniche per cercare un’altra soluzione? Staremo a vedere.</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[Social Media Dept.]]></tsw:signature>	
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		<item>
		<title>Google: verso il Social e oltre</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/tswblog/~3/uR5LhkDB1z8/google-verso-il-social-e-oltre_0009858.html</link>
		<comments>http://blog.tsw.it/search-marketing/google-verso-il-social-e-oltre_0009858.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 14:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Polo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Keyword Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Search Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[TSW Strategies]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Google AdWords]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Che Google stia diventando sempre più Social Oriented ormai è evidente: dopo aver lanciato Google Plus, il cui successo/insuccesso è ancora molto discusso, il colosso... <a href="http://blog.tsw.it/search-marketing/google-verso-il-social-e-oltre_0009858.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che Google stia diventando sempre più Social Oriented ormai è evidente: dopo aver lanciato Google Plus, il cui successo/insuccesso è ancora molto discusso, il colosso di Mountain View percorre la via dell’integrazione tra Advertising e il Social Network, con l’inserimento del pulsante +1 nelle inserzioni AdWords. L’obiettivo è quello di migliorare le performance delle campagne AdWords parafrasando  le logiche sociali della vita di tutti i giorni, ovvero  le raccomandazioni di amici e conoscenti. Dall’altra parte in questo modo Google non perde di vista l’obiettivo dichiarato da sempre, ovvero la soddisfazione dell’utente.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Google+1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9861" title="Google+1" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/isabella1-300x170.jpg" alt="" width="293" height="166" /></a></p>
<p>E’ possibile delineare due diversi livelli di integrazione del +1 con gli annunci, a seconda che l’account AdWords sia collegato o meno alla brand page di Google Plus.</p>
<p>Per impostazione predefinita, gli annunci AdWords pubblicati su Google o sulla Rete Display di Google sono tutti dotati del pulsante +1, anche se l’azienda non è presente nel social network. In questo specifico caso, se un utente fa +1 sull’inserzione approva la sua specifica pagina di destinazione e viceversa, ma il suo +1 non si sommerà a quelli della brand page, e l’annotazione non verrà visualizzata con il numero globale di +1 ricevuti. Con le estensioni social invece cambiano i numeri e di conseguenza potrebbe aumentare il rendimento globale degli annunci.  Ma come funziona? L’impostazione e il meccanismo sono piuttosto semplici: una volta collegata la brand page Google Plus all’account AdWords tramite la tab Estensioni &#8211; Social, ogni +1 effettuato sull’annuncio si applica anche alla pagina Google Plus. Viceversa, tutti i +1 della brand page compaiono come annotazione negli annunci AdWords con estensioni social, aumentando spesso in modo vertiginoso la valutazione in termini di plus one.  All’interno del pannello AdWords si potrà vedere poi nel dettaglio quanti utenti hanno visualizzato l’annuncio con il bottone +1.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Estensione-social.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9883" title="Estensione social" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/isabella2.jpg" alt="" width="588" height="150" /></a></p>
<p>Le visualizzazioni delle annotazioni sotto le inserzioni possono essere di tue tipi: Personal e Base.<br />
L’annotazione personale viene mostrata insieme all’annuncio e l’utente vedrà quante persone all’interno delle sue cerchie hanno fatto +1 sulla pagina di destinazione o sulla pagina Google+.</p>
<p style="text-align: left;"> <a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Annotazione-personale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9885" title="Annotazione personale" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Annotazione-personale.jpg" alt="" width="393" height="75" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Nel caso dell’annotazione di base invece l’utente vedrà quante persone sul web hanno fatto +1 sulla pagina di destinazione o sulla pagina Google+.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/Annotazione-base.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-9871" title="Annotazione base" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2012/02/isabella4.png" alt="" width="379" height="122" /></a></p>
<p style="text-align: left;">E’ importante sottolineare che il pulsante +1 non influisce sul calcolo del punteggio di qualità. Il blog ufficiale di Google suggerisce che il  +1 può piuttosto essere considerato “un perfezionamento che contribuisce a migliorare il rendimento delle campagne nella rete di ricerca che già registrano un buon rendimento”.</p>
<p style="text-align: left;">Google ha integrato il Social all’Advertising: cosa ci dovremo aspettare nel futuro? L’integrazione forse di AdWords nel Social Network? Staremo a vedere.</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[Keyword Advertising]]></tsw:signature>	
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		<item>
		<title>Forum Digitale 2012: questione di punti di vista</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/tswblog/~3/ThkPXmK_O3c/forum-digitale-2012-questione-di-punti-di-vista_0009823.html</link>
		<comments>http://blog.tsw.it/eventi/forum-digitale-2012-questione-di-punti-di-vista_0009823.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Falotico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile web]]></category>
		<category><![CDATA[TSW Strategies]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Forum Digitale 2012]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[personalizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo: Forum Digitale 2012
Penso, con entusiasmo: un’occasione da non perdere.
Dopo esserci stata penso, con meno entusiasmo: un’occasione che non andava persa.
Con un pizzico di polemica,... <a href="http://blog.tsw.it/eventi/forum-digitale-2012-questione-di-punti-di-vista_0009823.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo: <a href="http://www.forumdigitale.it/">Forum Digitale 2012</a><br />
Penso, con entusiasmo: un’occasione da non perdere.<br />
Dopo esserci stata penso, con meno entusiasmo: un’occasione che non andava persa.<br />
Con un pizzico di polemica, lo ammetto, noto come un evento che vuole essere precursore dei tempi apra le danze facendo il punto sull’innovazione e parlando dell’ormai fu trend futuro: il Mobile.<br />
Vengono snocciolati effettivamente un bel po’ di dati interessanti, che possono essere la base di piacevoli conversazioni: <a href="http://www.marketingjournal.it/forum-comunicazione-digitale-2012-numeri/">percentuali</a> che accendono lo sguardo ma, di fatto, nulla di nuovo.<br />
Come per il <a href="http://blog.tsw.it/eventi/bto-2010-un-esperienza-maieutica_0007633.html">BTO</a> non mi dilungherò su una recensione dell’evento: il web è già pieno di <a href="http://marketingarena.it/2012/02/10/forum-della-comunicazione-digitale-2012-apriamo-i-cancelletti/">ottimi sunti</a> e <a href="http://tech.fanpage.it/il-forumdigitale2012-visto-da-twitter/">interessanti analisi</a>.<br />
Condivido, invece, il punto che considero il regalo lasciatomi da questo Forum Digitale: passare dall’oggetto delle conversazioni al soggetto delle stesse. Fondamentale non è più cosa dicono di un Brand, ma conoscere chi parla di quel Brand o, ancora meglio, chi ne potrebbe parlare.<br />
Sembra un pensiero già vecchio e probabilmente, quantomeno nella teoria, è già stato sviscerato: il problema sta nella pratica. È arrivato il momento di presentare alle aziende le persone con cui devono parlare a seconda degli obiettivi prefissati: nome, interessi e  abitudini sono patrimonio inestimabile per strutturare comunicazioni ad hoc per fidelizzare i fan e corteggiare quelli potenziali.<br />
È arrivato il momento di mantenere la promessa di estrema personalizzazione che da sempre è stata fatta dalla rete.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/tswblog/~4/ThkPXmK_O3c" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<tsw:signature><![CDATA[TSW Online Reputation Specialist]]></tsw:signature>	
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