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	<title>Il Blog ufficiale di twago</title>
	
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	<description>Il Blog ufficiale di twago</description>
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		<title>L’ABC di un negozio online: da dove inizio?</title>
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		<comments>http://www.twago.it/blog/2012/05/17/labc-di-un-negozio-online-da-dove-inizio-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[twago inside]]></category>
		<category><![CDATA[auto-promoversi]]></category>
		<category><![CDATA[freelance]]></category>
		<category><![CDATA[gestire gli affari]]></category>
		<category><![CDATA[trattare con i clienti]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos’è che convince il cliente a comprare online? Quanti potenziali clienti si lasciano ancora intimidire dall’effettuare un pagamento online? Cos’ha bisogno di sapere il cliente per capire se è quello  il prodotto o il servizio che sta cercando? Se stai pensando seriamente di aprire un negozio online, è il caso che tu cominci a cercare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3593" title="ID-10054401" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/ID-10054401-297x280.jpg" alt="" width="297" height="280" /></p>
<p><em>Cos’</em><em>è che convince il cliente a comprare online? Quanti potenziali clienti si lasciano ancora intimidire dall’effettuare un pagamento online? Cos’ha bisogno di sapere il cliente per capire se è quello  il prodotto o il servizio che sta cercando?</em></p>
<p><em><strong>Se stai pensando seriamente di aprire un negozio online</strong>, è il caso che tu cominci a ce</em><em>rcare una risposta a tutte queste domande che costituiscono fattori di vitale importanza per il potenziale consumatore. Ma da dove iniziare? Quale strategia seguire? In questo articolo abbiamo cercato di fornirvi l’ABC del negozio online.</em></p>
<p><strong>Strategia e considerazioni di carattere generale</strong></p>
<p>Qualsiasi tipo di business necessita di una strategia, questo è poco ma sicuro. Vero è anche che a volte non è necessario complicarsi troppo le cose, e basta semplicemente capire di cosa ha bisogno il consumatore e quali sono le sue aspettative.  Ma <em>tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, </em>e quindi la domanda è “come faccio a capire quello di cui il consumatore ha bisogno?”  La soluzione al problema è tanta, tanta analisi, combinata con una buona capacità di osservazione e un pò di buon senso dato che è proprio il consumatore a darci le risposte di cui abbiamo bisogno.<span id="more-3589"></span></p>
<p><strong>Osservazione: </strong>secondo una serie di ricerche sull comportamento d’acquisto dei consumatori, il numero di consumatori attratti dall’online-shopping è in costante aumento: risparmio di tempo, comodità, ampia varietà dell’offerta, prezzi competivivi, e facile accesso alle informazioni dettagliate sul prodotto semplificano la vita del consumatore, che può confrontare i prodotti e i servizi  in tutta tranquillità direttamente dal proprio divano.</p>
<p><strong>Analisi:  </strong>Conosciamo davvero i nostri punti di forza? Siamo sicuri di sapere cosa si aspetta davvero il cliente da noi? É necessario che questi punti siano ben chiari dato che è su questi che bisognerà concentrarsi: se il vantaggio competitivo del tuo sito è avere prezzi più bassi della concorrenza, è necessario che questo sia evidente nel  sito e che sia chiaro al cliente cosa debba aspettarsi dal tuo <em>shop online.</em></p>
<p><strong>Buon senso: </strong>ogni consumatore cerca la garanzia di sicurezza del pagamento ogni volta che fa un acquisto. Durante un acquisto online la situazione è anche più delicata dato che non è possibile vedere in faccia da chi si compra nè toccare con mano il prodotto, il che può davvero mettere a disagio il cliente.</p>
<p>Considerando  capacità di osservazione,  analisi e buon senso  possiamo trarre delle consclusioni sulle caratteristiche di cui il nostro sito dovrebbe essere provvisto:</p>
<p><strong>Serietà: </strong>sarebbe meglio che il nome del dominio e il layout della pagina web siano il più seri possibile in modo da poter comunicare sicurezza e favorire quindi l’acquisto.</p>
<p><strong>Facilità di lettura: </strong>il sito deve essere facilmente navigabile e di facile intuizione, in modo da creare per il cliente le condizioni ottimali per effettuare l’acquisto. É necessario quindi che il layout sia chiaro e consenta al cliente di accedere a tutte le informazioni in maniera semplice e veloce.</p>
<p><strong>Sicurezza: </strong>garantire un acquisto sicuro è uno dei punti critici di un negozio online.  Riuscire a garantire un sistema di pagamento sicuro è un ottimo punto a favore del negozio online.</p>
<p>Fatte queste premesse di carattere generale possiamo scendere un pò più nei particolari analizzando ognuno degli elementi che il sito di un negozio online dovrebbe contenere: catalogo dei prodotti, carrello della spesa e procedura d’acquisto, e infine le informazioni sulla tua azienda o sul business.</p>
<p><strong>Catalogo dei prodotti: </strong>è il nostro biglietto da visita per il cliente e l’unica risorsa a nostra disposizione per convincerlo che il nostro prodotto è quello che fa al caso suo. Ed è per questo che il catalogo:</p>
<ul>
<li>Deve trasmettere professionalità e serietà;</li>
<li>Deve fornire una descrizione dei prodotti il più dettagliata possibile, con informazioni di carattere generale e di tipo specifico-tecnico (dimensione,colore, materiale, grandezza, opzioni per la personalizzazione, ecc..). Inoltre le immagini nel catalogo devono essere verosimili e presentare il prodotto in maniera accattivante;</li>
<li>I prodotti devono essere ordinati in maniera coerente nel catalogo, preferibilmente per categorie in modo da facilitare il cliente nella ricerca;</li>
<li>Disporre di un motore di ricerca all’interno del nostro sito rappresenta inoltre un punto a vostro favore. Ben visibile sulla home del sito, il motore di ricerca deve essere funzionale per il cliente.  Un’altra buona idea potrebbe essere quella di suggerire altri prodotti che siano simili a quello che il cliente ha cercato, in modo da favorire l’acquisto multiplo e impulsivo.</li>
</ul>
<p><strong>Carrello della spesa e sistema d’acquisto e di pagamento</strong></p>
<p>Sul tuo negozio online non deve mancare per nessuna ragione il carrello della spesa, che salvando i prodotti selezionati dal cliente semplifica e favorisce lo shopping online. Il carrello virtuale deve funzionare come un vero carrello della spesa: deve essere possibile aggiungere e togliere prodotti fino al momento dell’acquisto. É essenziale fornire la massima trasparenza: nel carrello vanno incluse le informazioni sulle spese di spedizione e  le tasse che verranno applicate. É essenziale inoltre che la procedura di acquisto sia trasparente, veloce e sicura. I metodi di pagamente devono essere spiegati in maniera completa ed è importante fornire al cliente una panoramica generale degli acquisti effettuati , prima della conferma finale del pagamento.</p>
<p><strong>Informazioni sulla tua azienda o sul tuo business</strong></p>
<p>Magari a questo punto potrebbe sembrare di secondaria importanza e invece è essenziale! Il fatto che i clienti conoscano la nostra azienda e sappiano chi siamo aiuta a creare più trasparenza facendo sentire il potenziale cliente più tranquillo. Per poterci far conoscere la soluzione migliore è semplicemente creare una sezione chiamata ‘Chi siamo’ preferibilmente suddivisa in:</p>
<ol>
<li>Chi siamo</li>
<li>I nostri prodotti/servizi</li>
<li>La nostra filosofia, mission e valori</li>
<li>La nostra storia</li>
<li>Contatti</li>
<li>FAQ (domande frequenti)</li>
</ol>
<p>Alla fine il segreto del successo è mettersi nei panni del cliente e non scordarsi di fare tutto con una  buona dose di buon senso.  Infine,  potrebbe essere davvero utile esplorare e analizzare gli shop online delle grande aziende specializzate in commerco online come Amazon, Zalando ecc&#8230; Ti renderai subito conto di come tutti questi siti abbiano una struttura davvero molto simile. Nel caso in cui tu preferisca invece affidarti a degli esperti nel settore, è meglio contattare le aziende specializzate in grado di  guidarti nell’ ottimizzazione del tuo negozio online e nel  renderlo customer-friendly a 360 gradi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagine di <em>freedigitalphotos</em></p>
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<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/05/11/la-sfida-delleconomia-digitale-intervista-a-roberto-triola/">La sfida dell&#8217;economia digitale, intervista a Roberto Triola</a></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/05/11/la-sfida-delleconomia-digitale-intervista-a-roberto-triola/">Il futuro della rete è VIDEO, intervista a Gianpaolo Coletti</a></p>
<h2></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La sfida dell’economia digitale, intervista a Roberto Triola</title>
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		<comments>http://www.twago.it/blog/2012/05/11/la-sfida-delleconomia-digitale-intervista-a-roberto-triola/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cliente]]></category>
		<category><![CDATA[Multicultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Outsourcing e Offshoring]]></category>
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		<category><![CDATA[twago inside]]></category>
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		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Start-up]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Roberto Triola, rappresentante di Confindustria Digitale, la nuova Federazione che si prefigge lo sviluppo dell&#8217;economia digitale per il rilancio della crescita italiana. Dal 2006 è responsabile dell’ufficio studi di Federcomin, la federazione di Confindustria che rappresenta le imprese del settore Informatica e Telecomunicazioni, poi Confindustria Servizi Innovativi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-3579" title="roberto triola" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/roberto-triola4.jpg" alt="" width="277" height="241" />Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Roberto Triola, rappresentante di <a href="http://www.confindustriadigitale.it/Federazione/Profilo.kl" target="_blank">Confindustria Digitale</a>, la nuova Federazione che si prefigge lo sviluppo dell&#8217;economia digitale per il rilancio della crescita italiana. Dal 2006 è responsabile dell’ufficio studi di Federcomin, la federazione di Confindustria che rappresenta le imprese del settore Informatica e Telecomunicazioni, poi Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici,  e attualmente Confindustria Digitale.</em></p>
<p><em><strong>Pochi giorni fa Neelie Kroes – Commissario Europeo per l’Agenda Digitale, ha dichiarato che “Nulla brilla più dell&#8217;economia digitale con le sue potenzialità. Se saremo all&#8217;altezza della sfida, Internet potrà diventare il nuovo pilastro dell&#8217;economia”. Come vede questa sfida, a che punto siamo?</strong></em></p>
<p>Difficile dare torto alla <strong>Kroes</strong>. Come ha ribadito il Commissario Europeo chiudendo i lavori del primo <a rel="nofollow" href="http://italiandigitalagenda.tv/doc/9/conclusioni.htm" target="_blank">Digital Agenda Annual Forum</a> di Confindustria Digitale, vincere la sfida dell’economia digitale deve essere l’obiettivo prioritario per rilanciare la crescita italiana. Il benchmarking con l’Europa mostra un paese ancora <strong>digitalmente arretrato</strong> (<a rel="nofollow" href="http://scoreboard.lod2.eu/index.php?scenario=4&amp;indicators%5B%5D=allIndicators&amp;year=2011&amp;countries%5B%5D=IT" target="_blank">profilo Italia</a>).</p>
<p>Tra i cittadini l’uso regolare di internet (almeno una volta a settimana) è fermo al 50% (17 punti in meno della media dei 27 paesi europei). E anche le imprese non sfruttano pienamente le potenzialità di internet: solo il 5% delle aziende dichiara un fatturato digitale pari ad almeno l’1%, contro una media europea del 13,7%. Eppure<strong> la via digitale è l’unica che consente alle nostre imprese di internazionalizzare</strong> con facilità i processi, di <strong>offrire prodotti di qualità superiore</strong> e di <strong>essere più competitive</strong> nel mercato europeo e mondiale. Si pensi solo che se tutte le imprese italiane facessero almeno l’1% del proprio fatturato attraverso l’export on-line la nostra bilancia dei pagamenti con l’estero andrebbe in positivo, nonostante la cronica dipendenza dalle fonti di energia extra europee. Essendo in ritardo abbiamo ampi margini di crescita, ma il rilancio dell’economia italiana deve passare dalla sfida digitale.</p>
<p><span id="more-3503"></span></p>
<p>Poi c’è tutto il capitolo della digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, dove pure non mancano casi di eccellenza. La spesa pubblica totale in ICT viaggia tra i 5 e i 6 miliardi di euro l’anno. Ovvio che ci auguriamo tutti possa aumentare, mentre invece non fa che diminuire. Ma il punto è che questa spesa è dispersa in mille rivoli, spesso scollegati tra loro, che non aiutano a creare una reale efficienza e a ridurre i costi complessivi di funzionamento dell’apparato pubblico. Serve un <strong>nuovo approccio alla digitalizzazione del sistema pubblico</strong> che superi l’informatizzazione del singolo processo e si ispiri alla realizzazione di piattaforme end to end in grado di riportare a sistema il valore della digitalizzazione. E’ il caso della Sanità, ma anche della scuola, della giustizia ecc. Finché continueremo a digitalizzare separatamente il singolo servizio, il singolo pezzo di sistema pubblico, a creare database non interoperabili, avremo più spesa pubblica ma meno efficienza. Anche da questo cambio di approccio, da tattico a strategico, passa la sfida digitale e il rilancio del sistema Italia.</p>
<p><strong><em>Quali sono le misure più urgenti per uno sviluppo economico digitale in Italia?<img class="alignright size-medium wp-image-3583" title="Confindustria Digitale" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Confindustria-Digitale-300x68.jpg" alt="" width="300" height="68" /></em></strong></p>
<p>Il piano di Confindustria Digitale illustrato dal Presidente Stefano Parisi al Forum “<a rel="nofollow" href="http://italiandigitalagenda.tv/doc/6/internet-cambia-litalia.htm" target="_blank">Internet #cambia l’Italia</a>” prevede cinque assi d’intervento.</p>
<p><strong>- Sviluppo della domanda pubblica e privata di servizi on line</strong>. Gli adempimenti dematerializzati devono diventare la regola e quelli allo sportello l’eccezione.</p>
<p>Procedere velocemente allo switch-off in aree chiave come Scuola, Sanità e Giustizia (attraverso servizi e applicazioni digitali di base quali la pagella on-line, la ricetta medica digitale, il fascicolo sanitario elettronico, le notifiche telematiche). Unificare i vari servizi digitalizzati nella Carta d’identità elettronica e renderla il mezzo di fruizione principale dei servizi pubblici.</p>
<p>Realizzare banche dati pubbliche interoperabili e sul modello cloud per rendere semplice ed efficiente l’interscambio di dati tra le diverse pubbliche amministrazioni. Rendere obbligatori gli acquisti di beni e servizi della PA in rete, attraverso il modello di e-Procurement basato sull’esperienza Consip (risparmi attesi pari a oltre 13 miliardi di euro l’anno).</p>
<p>Creare un’aliquota Iva agevolata e transitoria al 10% per gli acquisti on-line di beni su piattaforme che operano in Italia.</p>
<p>Detassare almeno parzialmente i ricavi delle Pmi da e-commerce extra EU.</p>
<p><strong>- Investimenti infrastrutturali.</strong> Crediamo non occorra un ricorso a fondi pubblici. Sarebbe sufficiente un quadro autorizzativo semplice e omogeneo per favorire gli investimenti nelle reti Tlc e l’impiego delle risorse già individuate dal Piano del Ministero per lo Sviluppo Economico a sostegno degli investimenti delle reti mobili a banda larga nei comuni con meno di 3.000 abitanti e della fibra ottica nei distretti industriali.</p>
<p><strong>- Ecosistema internet.</strong> Sviluppare dell’offerta legale dei contenuti, attraverso: l’abbassamento dell’aliquota Iva al 4% anche per i contenuti editoriali on-line; la riforma del diritto d’autore; la diffusione delle modalità di pagamento elettronico; un migliore sistema di tutela della privacy.</p>
<p><strong>- Creazione di un vero mercato di Venture capital.</strong> Sostenere la nascita di giovani start-up internet italiane mediante: una detrazione d’imposta per gli investimenti di fondi di venture capital nelle start up; la creazione di un “exit market” con sgravi fiscali per le aziende che decidessero di acquisire start-up italiane o che abbiano sponsorizzato la nascita di incubatori o piattaforme di aggregazione di idee e iniziative imprenditoriali.</p>
<p><strong>- Formazione dei lavoratori non nativi digitali</strong>. E’ urgente promuovere un grande piano di rioccupabilità legato agli skills ICT puntando ai fondi interprofessionali. Nel 2015 la Commissione Europea ha stimato che il 90% dei lavori richiederà skills Ict in tutti i settori. Ma in Italia meno del 10% delle ore di formazione viene dedicato a competenze digitali.</p>
<p><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3582" title="roberto triola" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/robi_2-133x280.jpg" alt="" width="133" height="280" />Se si parla di economia digitale, si parla anche di lavoro digitale. Accanto al lavoro dipendente cresce sempre più in Europa il lavoro freelance sul web. In questo modo, ad esempio, anche le PMI possono esternalizzare facilmente grazie alla Rete, affidandosi a professionisti che sanno offrire gli specifici servizi che sono indispensabili per chi voglia fare affari con Internet. Come vede queste prospettive, soprattutto in Italia?</em></strong></p>
<p>Nonostante le tendenze “<em>luddiste</em>” sempre presenti nella letteratura sociologica, la propensione verso le nuove tecnologie ha un impatto positivo sulla crescita dell’occupazione. In questo contesto saranno fondamentali 2 azioni su cui Confindustria Digitale ha già avanzato proposte al Governo: una di tipo diretto, rivolta alla creazione di un mercato di venture capital in grado di sostenere la nascita di giovani imprese ad alta innovazione che assorbono i “cervelli” migliori in grado di creare nuovi servizi e nuove applicazioni per il web, evitando che vadano all’estero; l’altra, di tipo indiretto, che riguarda un massiccio programma di riqualificazione dei lavoratori sulla base delle innovazioni tecnologiche in atto.</p>
<p>È soprattutto sotto quest’ultimo aspetto che <strong>la crescita dell’economia digitale può stimolare l’occupazione</strong>. Perché le nostre PMI hanno bisogno di competenze per affrontare la sfida digitale, e invece sono spesso “vecchie” imprese demograficamente parlando, ancora gestite direttamente dal fondatore di prima generazione, che fanno fatica a trovare un erede in grado di portarle verso il digitale. È evidente che affidarsi a dei professionisti esterni all’azienda ha i suoi vantaggi, ma spesso ci troviamo di fronte al problema di avere comunque delle “risorse digitali” in azienda in grado di interloquire con i professionisti esterni. In quest’ottica i margini di crescita per l’occupazione digitale indiretta sono enormi in Italia, considerando che almeno un milione e mezzo di imprese (parliamo soprattutto di quelle sotto i 10 addetti) non ha ancora minimamente affrontato il tema della digitalizzazione. Un mercato enorme anche per i professionisti esterni.</p>
<p><em><strong>Uno dei ritardi che alcuni reputano più gravi è quello della formazione che precede l’entrata nel mondo del lavoro. Come si potrebbe agire per ridurre questa distanza nel caso dell’economia digitale?</strong></em></p>
<p>Il tema del mismatching tra domanda e offerta è un classico del mercato del lavoro italiano, soprattutto quando si parla di nuovi settori high-tech che hanno bisogno di competenze ancora non codificare dal nostro sistema formativo (notoriamente poco elastico all’innovazione). È invece necessaria <strong>maggiore elasticità dell’offerta formativa</strong> per soddisfare la domanda delle aziende di nuove figure professionali digitali. In uno scenario come quello attuale, infatti, è possibile stimare in Italia 80mila nuovi addetti nel settore ICT da qui alla fine del 201. Ma il 25% delle assunzioni previste è considerato dalle aziende di “difficile reperimento”: in pratica 1 posizione ogni 4 richieste rischia di non essere coperta o di richiedere ulteriore formazione. Anche da un nuovo sistema formativo e dal successo di formule come l’apprendistato passano le chances italiane di vincere la sfida digitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ti potrebbero anche interessare:</p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/05/09/cloud-e-start-up-chi-ben-comincia/" target="_blank">Cloud e Start Up. Chi ben comincia&#8230;</a></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/04/23/freelance-merito-e-innovazione-digitale-quattro-domande-a-emil-abirascid/" target="_blank">Freelance, merito, sviluppo e innovazione digitale: quattro domande a Emil Abirascid</a></p>
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		<title>Cloud e Start Up. Chi ben comincia…</title>
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		<comments>http://www.twago.it/blog/2012/05/09/cloud-e-start-up-chi-ben-comincia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 08:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appaltare un Progetto]]></category>
		<category><![CDATA[Cliente]]></category>
		<category><![CDATA[News & Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[freelance]]></category>
		<category><![CDATA[nuvola]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[Altro interessante articolo dalla Nuvola italiana di CloudPeople Flash back. Siamo alla fine del secolo scorso, nel pieno boom della “new economy”: un imprenditore inglese ha dovuto spendere centinaia di migliaia di sterline per l’acquisto dei server, la loro impostazione, l’avvio del servizio. Poi ha dovuto pregare di aver azzeccato i propri calcoli. È più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.twago.it%2Fblog%2F2012%2F05%2F09%2Fcloud-e-start-up-chi-ben-comincia%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.twago.it%2Fblog%2F2012%2F05%2F09%2Fcloud-e-start-up-chi-ben-comincia%2F&amp;source=twago_italia&amp;style=compact&amp;service=bit.ly&amp;service_api=R_20cc1144a4a109a94274d67c8c4cc00a&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3522" title="logo cloud" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/logo-cloud-280x280.jpg" alt="" width="280" height="280" />Altro interessante articolo dalla Nuvola italiana</em> <em>di CloudPeople</em></p>
<p><strong></strong>Flash back. Siamo alla fine del secolo scorso, nel pieno boom della “new economy”: un imprenditore inglese ha dovuto spendere centinaia di migliaia di sterline per l’acquisto dei server, la loro impostazione, l’avvio del servizio. Poi ha dovuto pregare di aver azzeccato i propri calcoli.</p>
<p>È più o meno questo l’incipit di un articolo apparso sul Financial Times di qualche giorno fa dedicato al rapporto tra Cloud Computing e start up.</p>
<p>E da quel che si legge, anzi da quel che dicono gli imprenditori intervistati, si tratta dell’ennesima rivoluzione prodotta dall’avvento dei servizi in Cloud.</p>
<p><a href="http://www.cloudpeople.it/articoli/cloud-e-start-up-chi-ben-comincia%E2%80%A6/" target="_blank">Continua a leggere</a> su Cloud People&#8230;</p>
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		<title>Il futuro della rete è VIDEO, intervista a Giampaolo Colletti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 12:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo conversato con Giampaolo Colletti, esperto di media digitali, nuove professioni e comunità sul web. Giampaolo è l&#8217;ideatore di altratv.tv, osservatorio sulle Web Tv ed ha appena partecipato all&#8217;ultimo Festival del Giornalismo di Perugia, dove è stato fatto il punto sulla realtà della crescente importanza dei video online, sul futuro del settore e sulle potenzialità [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p><em>Abbiamo conversato con <a rel="nofollow" href="http://www.giampaolocolletti.com/" target="_blank">Giampaolo Colletti</a>, esperto di media digitali, nuove professioni e comunità sul web. Giampaolo è l&#8217;ideatore di <a rel="nofollow" href="http://www.altratv.tv/index.php" target="_blank">altratv.tv</a>, osservatorio sulle Web Tv ed ha appena partecipato all&#8217;ultimo Festival del Giornalismo di Perugia, dove è stato fatto il punto sulla realtà della crescente importanza dei video online, sul futuro del settore e sulle potenzialità (e difficoltà) per i nuovi videomaker digitali.</em></p>
<div class="mceTemp">
<p><img class=" wp-image-3471 alignleft" title="giampaolo colletti" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/colletti-giampaolo-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></p>
</div>
<p><strong><em>Ciao Giampaolo, pochi giorni fa hai diretto un panel al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia </em></strong><em></em><strong><em>dal titolo “La nuova web tv tra log-in e check –in”. </em></strong><em></em><strong><em> Che conclusioni ti senti di trarre da questo incontro?</em></strong><em> (nel panel sono interventi Piero Gaffuri &#8211; RAI, Peter Gomez &#8211; Ilfattoquotidiano.it, Simona Panseri &#8211; Google Italia, Guido Scorza &#8211; Istituto Politiche Innovazione)</em><strong><em>.</em></strong><strong><em></em><br />
</strong></p>
<p>Quello che è uscito dal panel è, per prima cosa, che la web tv si sta evolvendo verso qualcosa di differente rispetto al passato. Oggi il video online è un progetto che viene inserito all’interno di un <strong>ecosistema digitale</strong>, talvolta non è pura web tv ma è il video online inserito e amplificato sui social network, visionabile anche dai supporti mobili, dai device mobili, quindi dai cellulari, grazie per esempio anche ai download che le autogenerano.</p>
<p>Abbiamo esordito al Panel ricordando la profetica visione di Cisco che dice che <strong>nel 2014 il 90 % del traffico IP sarà dato dal video online</strong>, questo significa che in realtà quasi tutto il consumo di internet passerà attraverso il video, anche per quanto riguarda il consumo pubblicitario.<span id="more-3469"></span></p>
<p>Tuttavia nel settore i modelli di business si stanno sperimentando ancora e non c’è una via matura già consolidata. Alcuni sostengono che ci sia <strong>Google</strong> asso piglia tutto, ma in realtà qualche altro attore sta facendo la sua comparsa, soprattutto per i device mobili. Diciamo che dal Panel quel che è venuto fuori è che i grandi network iniziano ad investire sui video online, ad esempio il Fatto quotidiano ha dato la notizia che costituirà due redazioni una su Roma e una su Milano per la web tv. E poi c’è anche la necessità di alfabetizzare: in Italia ci sono nuove esperienze come il <a href="http://reporter.repubblica.it/p/il-progetto" target="_blank">progetto Reporter</a> di Repubblica e anche la stessa Rai ha preso atto della necessità di creare delle scuole di formazione per il video online.</p>
<p>E quindi anche <strong>i video maker, i professionisti del video, i freelance</strong> a cui poi twago si rivolge, credo possano salutare con interesse il fatto che il mercato si interroghi sul fatto di avere scuole di formazione sul video online. Poi ci sono molti altri problemi e se vuoi ne dibattiamo&#8230;</p>
<p><em><strong>Sì, appunto, in particolare ho visto qualcosa che potrebbe interessare direttamente la realtà dei freelance o comunque di chi si vuole buttare nella libera professione.  Si tratta di tutti i problemi burocratici legati in generale a chi vuole iniziare a lavorare in Italia con un profilo digitale, anche nel video online, quindi.</strong></em></p>
<div id="attachment_3478" class="wp-caption alignleft" style="width: 206px"><img class=" wp-image-3478 " title="#ijf12" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/429080_10150581131282854_80093982853_8796992_1351780909_n-280x280.jpg" alt="#ijf12, festival internazionale del giornalismo e video online" width="196" height="196" /><p class="wp-caption-text">al Festival Internazionale del Giornalismo 2012 il web è stato protagonista assoluto</p></div>
<p>Il punto è che ci sono problemi di sostenibilità economica,e problemi di regolamentazione. Questi sono due macigni che pesano su tutti i professionisti del video online. C’è tutto un mercato di non tutele, neanche sottotutetele. E’ come se tutto un ambito di professionisiti che operano nelle nuove tecnologie, e soprattutto nel video, non siano rappresentati. Ecco perché, tra l’altro, proliferano con successo esperienze come la vostra di twago che, al di là del business, cercano di creare dei <strong>forum</strong>, dei <strong>gruppi di interesse</strong>, perché al momento tutto questo è un mondo che non è rappresentato.</p>
<p>Ti do due dati che riguardano il mercato italia che abbiamo elaborato dal nostro osservatore altratv.tv: noi abbiamo in italia attualmente <strong>642 web tv</strong> e quasi 400 webtv aziendali o verticali (quindi fatte da grandi aziende multinazioniali o pmi). Il mercato oggi, di queste 642 fatte da piccoli editori digitali e videomaker, registra <strong>10 milioni di euro di fatturato</strong> e 10 mila addetti ai lavori solo in italia. Questi sono numeri importanti, però attualmente non c’è una riconoscibilità attraverso questi numeri e quindi in realtà  ci troviamo in una terra di mezzo, in una fase non matura di un mercato che ha però molte potenzialità.</p>
<p><em><strong>Visto che questo è un periodo di grandi stravolgimenti economici anche in Italia, quali pensi che siano i primi provvedimenti pratici che sono assolutamente necessari e vitali?</strong></em></p>
<p>Sicuramente quello che nel panel diceva Guido Scorza della <strong>vigilanza</strong> e della <strong>trasparenza</strong> sull’assetto regolamentatorio e su quello che quindi determina l’assetto dei nuovi media e del video online. L’Italia poi sta vivendo un periodo indefinito per quanto riguarda la questione  ancora aperta del beauty contest, del diritto d’autore digitale. Un’altra cosa è riuscire ad individuare dei <strong>modelli di business di successo</strong>  che attualmente per la parte di video online non sono ancora strutturati, cioè siamo in una fase di sperimentazione. Abbiamo capito che una strada per il successo per gli operatori può essere rappresentata dai nuovi designer della rete, dagli implementatori ai softwaristi per le apps, per i supporti mobile, questi stanno crescendo moltissimo, lo abbiamo detto anche durante il meeting delle web tv. Però occorre che queste realtà si strutturino e facciano massa critica. Questo è un un aspetto importante.</p>
<p><em><strong>Hai citato proprio il meeting delle web tv, 3 giorni a Bologna due settimane fa: <a rel="nofollow" href="http://www.meetingpuntoit.it/" target="_blank">Punto It: le Italie digitali fanno il punto</a>. É stato un buon successo o mi sbaglio?</strong></em></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_3474" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-3474" title="meetingpuntoIT" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/meetingpuntoIT1-300x167.jpg" alt="web tv" width="300" height="167" /></dt>
</dl>
</div>
<p>Si, è stato un buon successo. Anche perché hanno partecipato attori, questo è un dato di fatto almeno per il mercato Italia, molto diversi tra loro. In Italia c’è tutta una classe di <strong>professionisti</strong> che arrivano dall’emittenza locale, dalle storiche emittenti locali che stanno chiudendo in Italia per il digitale terrestre. Perché il digitale terrestre ha falcidiato l’emittenza locale, c’è stata come una mannaia sulle tv locali. Quindi ci sono una serie di <strong>professionisti che conoscono già il mezzo del video e ora stanno imparando ad utilizzare la rete</strong>. Vale a dire che c’è una riconversione di questi professionisiti lasciati a piedi dai vecchi modelli di business strutturati dell’emittenza locale. Quindi hai una pluralità di attori interessati  a capire sia nuovi linguaggi, sia nuovi modelli di business. Sui nuovi linguaggi c’ è un dato molto interessante che riguarda l’Italia: nel resto d’Europa e nel mercato anglosassone il video online va verso formati lunghi, è più maturo quindi.  In italia ancora viviamo di formati brevi , quelli che noi chiamiamo <strong>snack programm</strong>, cioè formati molto corti, entro i 3 minuti di durata . Questo fa sì che siamo ancora in una fase di sperimentazione. L’altro dato è che in Italia viviamo ancora di una sorta di eventizzazione della rete, non c’è una serialità. E la serialità sarebbe data da un mercato più maturo, quindi per serialità si intende format e web series, come avviene già in America. Si tratterà di un’evoluzione importante quando ci sarà,   quando noi andremo a serializzare capiremo anche che altri attori pubblicitari potranno investire. Anche se, e questo è emerso durante il Festival del Giornalismo, oggi internet è già importante a livello di pubblicità. Internet  in Italia rappresenta l’11.2 % della torta pubblicitaria, fino a 10 anni non era neppure l’1 per cento. Diciamo quindi che la pubblicità diminuisce ma in realtà internet nella torta ha già molto più peso oggi.</p>
<p><em><strong>Ultima domanda: proprio al panel si facevano previsioni  su quando emergerà tutta questa forza comunque  dirompente di cui tu ci hai appena parlato. C’era chi diceva fra 40 anni e chi diceva tra 2 anni. Secondo te per il futuro quale crescita possiamo aspettarci nella web tv?</strong></em></p>
<p>Io credo che manterremo una crescita graduale, non avremo dei boom. Oggi le web tv crescono con un tasso del 10/11% e questo dato è un netto tra i canali che nascono e i canali che muoiono, perché c’è ancora un tasso forte di mortalità. Questo perché oggi è molto semplice aprire un media digitale locale, il problema è mantenerlo, viverci e trovare una sostenibillità. Non prevedo un boom esponenziale, sarà ancora lento e graduale, ma nel frattempo la retele tv,  <strong>le web tv continueranno a erodere lentamente il pubblico della televisione generalista</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ti potrebbero interessare anche:</p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/01/17/esce-il-volume-%E2%80%9Evendere-con-le-community%E2%80%9C-i-freelance-di-twago-tra-le-migliori-community-italiane-e-internazionali/" target="_blank">Esce il volume &#8220;Vendere con le Community&#8221;</a></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/04/23/freelance-merito-e-innovazione-digitale-quattro-domande-a-emil-abirascid/" target="_blank">Freelance, merito, sviluppo e innovazione. Quattro domande a Emil Abirascid</a></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/02/09/la-web-economy-entra-in-classe-twago-allo-ied-di-milano/" target="_blank">La web economy entra in classe: twago allo IED di Milano</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/twago/rss-it/~4/HYwjOThr2nU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>L’Arte del Linkbait</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 13:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per poter dare visibilità al proprio sito in maniera costante bisogna sempre stare al passo con le novità, scrivere contenuti di valore, scrivere guest articles, curare il social media marketing tramite facebook e twitter. Tutto questo però a volte può non bastare. Che fare allora? Entrare nel magico mondo dei linkbait!! Vale a dire darsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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<p><a href="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/meme13.jpg" target="_blank"><img class="alignright  wp-image-3434" title="meme1" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/meme13-279x280.jpg" alt="" width="279" height="280" /></a>Per poter dare visibilità al proprio sito in maniera costante bisogna sempre stare al passo con le novità, scrivere contenuti di valore, scrivere guest articles, curare<strong> il social media marketing</strong> tramite facebook e twitter. Tutto questo però a volte può non bastare.</p>
<p>Che fare allora? Entrare nel magico mondo dei linkbait!! Vale a dire darsi alla creazione di un<strong> contenuto virale</strong>,  immediato, che tutti hanno subito la voglia di condividere nel web, magari senza neanche guardare bene il tuo blog o il tuo sito.</p>
<p>Aspettate, però. Creare un buon linkbait è tutt’altro che facile. Oltre ad essere forniti di una buona dose di creatività, è necessario saper pensare fuori dagli schemi. Considerato però l’incredibile successo di alcuni video divertenti su Youtube, in grado di diffondersi in maniera virale, vale la pena investire del tempo e delle energie nella creazione di un linkbait che, strappando una bella risata, al web user possa aiutarci ad aumentare la popolarità del nostro sito.</p>
<p><span id="more-3424"></span></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/meme24.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3444" title="meme2" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/meme24-196x280.jpg" alt="" width="196" height="280" /></a>Tra l’altro si sa, l’umorismo riesce a catturare l’attenzione molto meglio di moltissime altre cose. Parlando di risate strappate, se c’è ad esempio un fenomeno sulla rete che merita di essere considerato è quello dei <strong>memes</strong>. I memes si condividono, si linkano e si rilinkano. E quando sono raccolti in un album hanno il potere di tenerci inchiodati per ore.</p>
<p>Il meme, come molti sapranno già, consiste in una foto e in una breve didascalia sarcastica. I meme si diffondono in maniera impressionante su Facebook, ma se volessimo creare il nostro meme al fine di far conoscere un pò in giro il nostro sito, non sarebbe il caso di fermarsi a facebook.  Pensiamo ad esempio a <strong>Pinterest</strong>, che è davvero il luogo ideale sulla quale condividire tutto ciò che è immagine: di <em>pinnaggio</em> in <em>ripinnaggio </em>è garantita la <strong>diffusione virale dell’humor</strong> che piace sempre e comunque a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/meme35.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-3449" title="meme3" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/meme35-211x280.jpg" alt="" width="211" height="280" /></a></p>
<p>Per i lettori interessati ad approfondire il tema, potrebbe essere interessante dare un occhio all’articolo del popolare blog americano sul mondo delle SEO-competenze <a href="http://www.seomoz.org/blog/how-to-use-memes-to-build-easy-backlinks-traffic">SEOmoz</a>. In fondo, per creare il meme adatto a sostenere la propria azienda o il meme giusto a sostenere l’introduzione di un nuovo prodotto (le potenzialità di utilizzo di un linkbait sono illimitate), basta lasciarsi ispirare dalla marea di memes che girano sul web.</p>
<p>Una volta creato il proprio meme basta pubblicarlo sul proprio blog o magari proprio sulla homepage e <strong>dare il via al Linkbait</strong>! In seguito si dovrà solo condividerlo su facebook, twittarlo e pinnarlo. Se il linkbait piace, la diffusione virale è garantita e le potenzialità di diffusione sono enormi.</p>
<p>E voi? Cosa aspettate a fare il vostro primo tentativo nella creazione di un meme? Ci sono dei memes che vi piacerebbe condividere o che considerate semplicemente i vostri preferiti?</p>
<p><em>Fonte immagini</em><em>: <a rel="nofollow" href="http://www.quickmeme.com/">http://www.quickmeme.com/</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cloud People, la Community sul Cloud Computing guarda anche ai freelance</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 05:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo chiesto qualche breve informazione su Cloud People, una nuova community italiana che promuove e indaga la realtà della nuvola. Si tratta di prospettive digitali che sembrano destinate ad incrociarsi spesso e volentieri con il mondo freelance. CloudPeople è un’iniziativa di Telecom Italia che ha l’obiettivo di far crescere e diffondere la cultura del cloud [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3409" title="logo-cloud" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/logo-cloud-280x280.jpg" alt="" width="280" height="280" />Abbiamo chiesto qualche breve informazione su Cloud People, una nuova community italiana che promuove e indaga la realtà della nuvola. Si tratta di prospettive digitali che sembrano destinate ad incrociarsi spesso e volentieri con il mondo freelance.</em></p>
<p><strong>CloudPeople è un’iniziativa di Telecom Italia che ha l’obiettivo di far crescere e diffondere la cultura del cloud computing nel nostro Paese.</strong></p>
<p>Non solo un magazine multimediale costantemente aggiornato con news, video e infografiche, ma soprattutto una community formata da esperti di nuove tecnologie, docenti, giornalisti, imprenditori (tra i tanti già intervenuti si annoverano Derrick De Kerkchove, Andrea Granelli, Stefano Quintarelli). Su Cloud People si possono trovare dati, strumenti d’analisi e approfondimenti, partecipando attivamente al dibattito sulle prospettive offerte dal cloud computing in termini tecnologici, cognitivi, filosofici ed economici.<span id="more-3408"></span></p>
<p>Cloud People, però, non vuole essere un luogo riservato agli esperti. Ciascun utente, infatti,  <a href="http://www.cloudpeople.it/registrazione/">registrandosi</a>, può divenire contributore attivo, commentando gli articoli o scrivendone di nuovi. L’obiettivo è quello di attivare un vero e proprio scambio di conoscenze, che possa accompagnare  l’Italia verso una rivoluzione tecnologica e culturale che stiamo già vivendo.</p>
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		<title>Freelance, merito, sviluppo e innovazione digitale: quattro domande a Emil Abirascid</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Web economy e lavoro freelance. Realtà e prospettive future, vogliamo parlarne seriamente e con entusiasmo. Oggi iniziamo con Emil Abirascid, giornalista ed innovatore, direttore del bimestrale Innov’azione, ideatore e autore di Startupbusiness, il business network dei protagonisti dell’innovazione. Pochi giorni fa Neelie Kroes – Commissario Europeo per l’Agenda Digitale, ha dichiarato che “Nulla brilla più dell&#8217;economia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><em><img class="wp-image-3401 alignleft" title="Emil Abirascid" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/Emil-Abirascid-182x280.jpg" alt="" width="182" height="280" />Web economy e lavoro freelance. Realtà e prospettive future, vogliamo parlarne seriamente e con entusiasmo. Oggi iniziamo con <a rel="nofollow" href="http://www.abirascid.com/" target="_blank">Emil Abirascid</a>, giornalista ed innovatore, direttore del bimestrale <a rel="nofollow" href="http://www.lobbyinnovazione.it/" target="_blank">Innov’azione</a>, ideatore e autore di <a href="http://www.startupbusiness.it/" target="_blank">Startupbusiness</a>, il business network dei protagonisti dell’innovazione.<br />
</em></p>
<p><strong>Pochi giorni fa Neelie Kroes – Commissario Europeo per l’Agenda Digitale, ha dichiarato che “Nulla brilla più dell&#8217;economia digitale con le sue potenzialità. Se saremo all&#8217;altezza della sfida, Internet potrà diventare il nuovo pilastro dell&#8217;economia. “ Come vede questa sfida, a che punto siamo?</strong></p>
<p>La signora Kroes ha ragione e non è certo la prima ad affermarlo, in Italia da tempo si lavora affinché l’economia digitale assuma un ruolo di primo piano nel panorama industriale del Paese, ci sono aziende, organizzazioni che si battono perché <strong>sul digitale si punti in modo sempre più deciso</strong>, perfino l’ambasciata Usa in Italia ha avviato un programma per accrescere la sensibilità verso questo aspetto. <strong>Ma non basta, non in un Paese come l’Italia</strong> dove a soffocare l’economia non ci sono solo le ristrettezze di visione verso il cambiamento e l’innovazione ma anche le strutture istituzionali e burocratiche che non si limitano a essere non produttive ma agiscono proprio in veste di veri e propri nemici della crescita economica, tecnologica, imprenditoriale, culturale.<span id="more-3400"></span></p>
<p><strong>Quali sono le misure più urgenti per uno sviluppo economico digitale in Italia?</strong></p>
<p>Bisogna che gli apparati istituzionali diventino quantomeno neutri rispetto allo sviluppo, oggi sono un vero e proprio ostacolo. Il digitale può aiutare a creare maggiori opportunità e a facilitare il processo di rinnovamento, ma prima di tutto serve la volontà affinché tale processo si inneschi, volontà politica e sociale soprattutto ed è questa la parte più difficile in un Paese dove i diritti acquisiti valgono di più della possibilità di acquisirne di nuovi, dove le rendite di posizione valgono di più della <strong>meritocrazia</strong>.</p>
<p><strong>Se si parla di economia digitale, si parla anche di lavoro digitale. Accanto al lavoro dipendente cresce sempre più in Europa il lavoro freelance sul web. In questo modo, ad esempio, anche le PMI possono esternalizzare facilmente grazie alla Rete, affidandosi a professionisti che sanno offrire gli specifici servizi che sono indispensabili per chi voglia fare affari con Internet. Come vede queste prospettive, soprattutto in Italia?</strong></p>
<p>Questa è una tendenza importante perché va nella direzione che vede sempre più giovani consapevoli del fatto che la ricerca del lavoro fisso sta diventando un’utopia e che il proprio lavoro, le proprie aspirazioni professionali, la carriera bisogna inventarseli da zero facendo <strong>leva sulle competenze, le capacità, la voglia di mettersi in gioco</strong> e un’accelerazione della richiesta di competenze per il digitale da parte di tutti gli attori dell’economia, compresi quelli più tradizionali, potrebbe aiutare allo svilupparsi di questo processo.</p>
<p><strong>Uno dei ritardi che alcuni reputano più gravi è quello della formazione che precede l’entrata nel mondo del lavoro. Come si potrebbe agire per ridurre questa distanza nel caso dell’economia digitale?</strong></p>
<p>Formazione e cultura sono in effetti elementi deficitari del processo, formazione e cultura dell’innovazione, dell’imprenditoria, della capacità di usare strumenti digitali. Sottolineo strumenti perché il concetto di digitale e quello di innovazione non vanno confusi, possono essere associati ma non confusi e <em>il digitale</em> non è solo il fine verso quale tendere per la realizzazione di nuovi business ma è anche e soprattutto il <strong>mezzo capace di rinnovare in modo profondo ed efficace anche i business più tradizionali</strong>. È il mezzo per dare nuovo slancio anche a economie più stanche, almeno in questa fase, è il mezzo per dare nuove possibilità e nuove opportunità, è il mezzo per rinnovare il tessuto economico, industriale, ma anche culturale e sociale del Paese, dell’Italia ma anche dell’Europa che vive oggi un periodo di grande sofferenza. Perché questo accada bisogna partire dall’inizio aiutando le nuove generazioni a inserirsi in questo mondo in modo efficace, bisogna partire dalla scuola insegnando non solo il digitale ma anche l’imprenditoria, la lingua inglese che deve diventare patrimonio condiviso di tutti, questo Paese non può più restare isolato ma deve diventare elemento dinamico e produttivo di uno scacchiere sempre più <strong>internazionale, interconnesso, interattivo</strong>, tutte conseguenze proprie della diffusione degli strumenti digitali.</p>
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		<title>FREELANCE: scoperta la verità!</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere un freelance? Cosa viene in mente ai più? Siamo riusciti a scoprire tutta la verità su come sia la vita da freelance, ogni giorno (e ogni notte)  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/FREELANCE-What-People-think-I-do1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter  wp-image-3380" title="FREELANCE - What People think I do" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/FREELANCE-What-People-think-I-do1.jpg" alt="" width="545" height="409" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Essere un freelance? Cosa viene in mente ai più? Siamo riusciti a scoprire tutta la verità su come sia la vita da freelance, ogni giorno (e ogni notte) <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  </strong></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/twago/rss-it/~4/XosMuqdqOX8" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>La guida per tutti i freelance: web designer e non solo</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/twago/rss-it/~3/ftyDKCLFMx8/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 07:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collaborazione Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto e Amministratore]]></category>
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		<category><![CDATA[Web design]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi pubblichiamo un articolo più lungo del solito. Anzi, più di un articolo, si tratta di una vera e propria guida. Come quella che ha scritto Mirko D&#8217;Isidoro, su come un web designer freelance può lavorare grazie a twago. Consigli utili per tutti i freelance: come muoversi, come iniziare, come trovare clienti. Vi diamo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><em>Oggi pubblichiamo un articolo più lungo del solito. Anzi, più di un articolo, si tratta di una vera e propria guida. Come quella che ha scritto Mirko D&#8217;Isidoro, su come un web designer freelance può lavorare grazie a twago. <strong>Consigli utili per tutti i freelance: come muoversi, come iniziare, come trovare clienti</strong>. Vi diamo un consiglio: leggete fino in fondo!</em></p>
<div id="attachment_3369" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://freelancewebdesigner.it/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-3369  " title="ebook-twago" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/ebook-twago1-199x280.jpg" alt="" width="199" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">la guida per tutti i freelance</p></div>
<p><strong>Mirko, cosa ti ha spinto a voler dedicare la prima della tua nuova serie di guide al mondo dei web designer freelance?</strong><strong></strong></p>
<p>Gran bella domanda Silvia <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> .<br />
Ho creato freelancewebdesigner.it per aiutare i web designer a realizzare il sogno di mettersi in proprio e diventare <strong>boss di se stessi</strong>.<br />
Visto che io stesso qualche anno fa ho intrapreso questa carriera, ho deciso di condividere la mia esperienza sul campo.<br />
Mi sono quindi messo a lavoro, ho chiesto in giro ai miei colleghi, ho aperto sondaggi e scritto articoli sul mio blog personale (blographik.it), e alla fine mi sono reso conto dei principali problemi che possono frenare la carriera professionale di un web designer.<br />
Ho scoperto che uno degli ostacoli più grandi nel mettersi in proprio, è non sapere come <strong>trovare nuovi clienti</strong>.<br />
Per cercare una soluzione ho iniziato una ricerca durata qualche mese, grazie alla quale ho selezionato i migliori servizi on line in lingua italiana, che mettono in comunicazione diretta azienda e fornitore.<br />
Ho testato diversi servizi, e alla fine, tra quelli selezionati da me, ho ritenuto che <strong>twago</strong> fosse uno dei migliori in assoluto.<span id="more-3364"></span></p>
<p>Dal mio test ne è nata poi una <strong>guida per web designer freelance, </strong>che parla di come usare twago per trovare nuovi clienti on line<strong>.<br />
</strong>Chi vuole questa guida, può <a href="http://freelancewebdesigner.it/" target="_blank">scaricarla gratuitamente</a><strong> </strong>dal mio sito.<br />
Inoltre sto preparando un’appendice a questa guida, dove ho intervistato alcuni web designer che hanno trovato nuovi clienti grazie a twago, e hanno guadagnato anche cifre molto interessanti.<br />
Anche quest’appendice sarà gratuita.<br />
Nel frattempo sto realizzando altre guide, sempre per aiutare i web designer freelance a lavorare bene ed aumentare i propri profitti.<br />
Il mio progetto è quello di creare una serie di risorse utili che permettano di capire come <a href="http://freelancewebdesigner.it/">vivere bene da web designer freelance.</a></p>
<p><strong>E come mai hai deciso di approfondire proprio le opportunità che twago può offrire a questa categoria di lavoratori online?</strong><strong></strong><br />
Proprio perchè ho ritenuto che twago fosse per i <strong>web designer freelance</strong> una valida risorsa per trovare lavoro on line.<br />
Durante i miei test ho approfondito molto in dettaglio come si usa twago e quali vantaggi ha un libero professionista nell’usarlo.<br />
Ho visto che un web designer su twago Italia ha meno opportunità di lavoro rispetto ad uno sviluppatore.<br />
In Italia stanno sicuramente crescendo le aziende che usano twago per cercare nuovi collaboratori.<br />
Si può facilmente intuire che i web designer che già lo utilizzano, saranno sicuramente avvantaggiati rispetto ai colleghi che non conoscono questo servizio.<br />
Inoltre twago è un ottimo biglietto da visita perchè permette gratuitamente di crearsi una vetrina on line e aumentare la propria brand reputation essendo uno strumento in più per aumentare la propria visibilità nei risultati di ricerca di google.<br />
All’interno di questa vetrina i web designer hanno a disposizione una sezione nella quale i clienti lasciano dei feedback sul lavoro terminato.<br />
Per un’azienda che è alla ricerca di un professionista poter leggere questi feedback positivi è fondamentale, aumenta la fiducia verso il freelance e permette di ricevere maggiori richieste di preventivo <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> .<br />
<strong>Pensi che questo settore possa offrire al momento buone possibilità di lavoro per i giovani?</strong><strong></strong></p>
<p>Penso proprio di sì.</p>
<p>Bisogna però capire che Il mondo del web designer ha molte sfaccettature.<br />
E’ fondamentale quindi<strong> specializzarsi</strong> in un settore di cui si ha maggiore conoscenza, rivolgendosi ad una categoria ben precisa di persone.</p>
<p>Per farti capire, un web designer può specializzarsi diventando un esperto di:</p>
<ul>
<li>blog aziendali;</li>
<li>ecommerce;</li>
<li>template in wordpress;</li>
<li>landing page;</li>
<li>squeeze page;</li>
<li>applicazioni mobile;</li>
<li>etc.</li>
</ul>
<p>Ad esempio ho conosciuto on line un web designer che si è specializzato nel creare solo ecommerce per aziende e ne ha creato un servizio su misura.<br />
Il risultato: ora non arriva a gestire tutti i suoi clienti.<br />
C’è anche da dire che all’estero i web designer sono molto più reattivi rispetto all’Italia nell’intercettare un’esigenza specifica e crearne un prodotto e servizio su misura. Questa è la strada che dobbiamo seguire anche noi, perchè abbiamo<strong> molti talenti</strong> ma pochi riescono a capire veramente come riuscire a guadagnare grazie alle proprie conoscenze.</p>
<p><strong>Posto fisso versus flessibilità: la cronaca quotidiana è piena di dibattiti su questa dicotomia.<br />
Qual è il tuo punto di vista da freelance? Quali sono i rischi e quali le opportunità per questa modalità lavorativa?</strong></p>
<div id="attachment_3366" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/mirko-disidoro.jpg"><img class="size-full wp-image-3366" title="Mirko D'Isidoro" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/mirko-disidoro.jpg" alt="" width="300" height="302" /></a><p class="wp-caption-text">Mirko, web designer freelance</p></div>
<p>Ci sono lati positivi e negativi sia per i dipendenti che per i freelance.<br />
Io posso segnalare quella che è la mia esperienza.<br />
Anch’io sono stato per diversi anni dipendente di un’azienda di corsi di formazione professionale,  curavo il blog dell’azienda, e lanciavo nuovi siti web per la promozione di nuovi corsi e master.<br />
Non mi sono trovato molto bene con loro, o meglio, non riuscivo a crescere professionalmente, e questo mi pesava molto.<br />
Ecco perchè ad un certo punto, di comune accordo con l’azienda, ho scelto la carriera da web designer freelance e consulente di web marketing e SEO. Tutt’ora collaboro come docente esterno ai loro corsi, ma <strong>da freelance è tutta un’altra storia <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong>.<br />
Ora ho la possibilità di gestire il mio tempo come voglio, di scegliere i clienti con cui lavorare, tutto da casa.<br />
Ci sono però anche lati negativi.<br />
Lavorare da casa come web designer freelance, non permette di interagire con altri colleghi, e si rischia di non rimanere aggiornati non confrontandosi di persona, anche se la rete aiuta, ma non è la stessa cosa.<br />
Per essere produttivi lavorando da casa, bisogna avere una grande forza di volontà.<br />
E’ facile posticipare lavori o scadenze, per crogiolarsi nelle comodità di casa propria.</p>
<p>Infatti il mio consiglio per chi può permetterselo, è di lavorare comunque in un ufficio con altri colleghi o professionisti che lavorano in settori paralleli (web marketer, seo expert, infomarketer, programmatori, esperti in comunicazione etc.). Per risparmiare sulle spese di gestione di un ufficio, ora anche in Italia si sta diffondendo il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coworking">coworking</a>, cioè gestire uno spazio unico da più professionisti, in modo da abbattere i costi.<br />
Da web designer dipendente poi, non bisogna procacciarsi il lavoro o pensare alle fatture o a scegliere il giusto commercialista, per la gestione della partita iva.<br />
Insomma se vogliamo trovare lati negativi anche come freelance, certo non mancano, ma ti dico la verità, io non tornerò mai più indietro e non lavorerò più per un’azienda come dipendente.<br />
Ora sto troppo bene così, anche se i problemi non mancano, ma con calma e con un pò di esperienza, tutto si risolve.</p>
<p><strong>All&#8217;interno della guida racconti quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di lavorare attraverso una piattaforma di intermediazione oline come twago: ci dai qualche breve anticipazione? </strong><strong></strong></p>
<p>Si certo, posso anticiparti qualcosa di ciò che un web designer può trovare all’interno della mia guida gratuita.<br />
I vantaggi sono notevoli, e non lo dico perchè sono intervistato da te qui sul magazine di twago Italia, ma di svantaggi ne ho trovati pochi.<br />
Elenco quelli che reputo i principali tra vantaggi e svantaggi <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> .<br />
Come spiego in dettaglio anche nella guida twago offre diversi servizi, a partire da un <strong>account gratuito ad abbonamenti</strong> con costi che variano con il crescere della visibilità e delle opportunità di trovare nuovi lavori.<br />
Un lato negativo per un freelance web designer alle prime armi, è che potrebbe non permettersi di pagare un abbonamento mensile. Consiglio su questo fronte infatti di partire con un account beginner che è gratuito, per poi passare ad un servizio a pagamento, quando iniziano ad entrare i primi lavori.<br />
Usare l’account gratuito “beginner”, permette inoltre di aggiungere un lavoro realizzato all’esterno di twago, una sorta di mini portfolio presente nel profilo del web designer.<br />
Ho riscontrato durante l’uso del servizio che le aziende propongono per i lavori da realizzare dei budget troppo bassi. Molte volte i nostri potenziali clienti non capiscono o fanno finta di non capire, che per ottenere un determinato servizio di valore, bisogna pagare il giusto, e non scendere sotto un minimo, che reputo quasi scandaloso.</p>
<p>Ovviamente non è colpa di twago se le aziende tendono ad offrire lavori a basso costo.<br />
Alla fine neanche loro stesse forse si rendono conto di quanto possa costare la realizzazione di quel servizio o sito web.<br />
In questo caso però ci sono degli strumenti che twago ci offre, sia per <strong>riuscire a far capire al cliente che il prezzo è troppo basso</strong>, sia che la descrizione del lavoro da realizzare è troppo generica, solo in questo modo il web designer riesce a capire che tipo di preventivo proporre.<br />
Infatti il web designer può mandare un messaggio pubblico di segnalazione di un prezzo troppo basso per quel lavoro, e l’azienda può ritoccare l’offerta.<br />
Il mio consiglio in questo caso è di inviare comunque un preventivo al potenziale cliente, e dimostrare le competenze ed esperienze sul campo, riguardo quello specifico servizio che l’azienda sta cercando.</p>
<p>Suggerisco poi di aggiungere nel preventivo i propri dati per essere ricontattati, e rendersi disponibile ad una chiacchierata gratuita via skype call o per telefono.<br />
Potrebbe essere utile per raggiungere un compromesso, e ottenere un prezzo onesto per il lavoro da portare a termine.<br />
Altro vantaggio da non sottovalutare è la nascita di collaborazioni a lungo termine tra web designer e cliente. Questo credo sia il vero punto di forza che porta realmente dei guadagni importanti e continuativi.<br />
Mi spiego meglio con un esempio e mi rivolgo direttamente <strong>a te che sei un web designer <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong>.<br />
Come freelance ti proponi per un lavoro presente su twago, e lo accetti ad un prezzo più basso rispetto alla tua normale tariffa oraria.<br />
Quando termini il lavoro, il cliente sarà felice di aggiungere la sua testimonianza positiva all’interno di twago nel tuo profilo professionale.<br />
Questo permette di aumentare la fiducia di altri potenziali clienti, che leggono questi feedback su twago.<br />
Inoltre, se il cliente si è trovato bene con te, quando avrà bisogno di realizzare altri lavori, sarai il primo ad essere contattato, perchè ha più fiducia in te rispetto ad altri web designer, con cui non ha mai avuto rapporti di lavoro.<br />
Questa fidelizzazione permette di ottenere dei guadagni costanti e continuativi, proprio grazie a twago, che ha permesso di metterti in contatto con l’azienda.</p>
<p><strong>Che consigli ti senti di dare ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro freelance e che hanno voglia di crescere?</strong><strong></strong></p>
<p>Posso dare alcune dritte e consigli a chi vuole intraprendere questa carriera e si pone tanti dubbi. Qui segnalo alcune delle domande che un web designer potrebbe porsi.<br />
Cercherò di offrire delle risposte più o meno esaustive, per lo spazio che posso utilizzare in questa intervista.<br />
Invito poi altri web designer a pormi delle domande nei commenti a fine intervista, in modo da poter offrire il mio aiuto in modo più diretto e preciso.<br />
Sempre se ho le competenze e le conoscenze giuste per rispondere a tutti <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>Ecco alcuni dubbi che ho scoperto durante le mie ricerche:</p>
<p><strong>Che tipo di partita Iva scelgo per diventare freelance?</strong></p>
<p>Questa è una delle domande che vedo più spesso in giro per la rete, che blocca un pò i ragazzi che sono già dei web designer esperti, ma non conoscono bene, com’è normale che sia, l’aspetto fiscale per intraprendere questa carriera.<br />
Io segnalo quella che è la mia esperienza.<br />
Per partire con il piede giusto dal punto di vista fiscale, consiglio di scegliere il <a href="http://www.pmi.it/tag/regime-dei-minimi">regime fiscale dei nuovi minimi</a>.<br />
Questo regime ha diverse agevolazioni, e relativamente poche spese.<br />
Prima di optare su qualsiasi scelta, bisogna sempre però consultare un commercialista esperto.<br />
Ho creato anche un canale dedicato a questo argomento, che aggiorno costantemente con nuove risorse e articoli da consultare:<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.scoop.it/t/partita-iva-web-designer/" target="_blank">http://www.scoop.it/t/partita-iva-web-designer/</a></p>
<p>Ora ti segnalo un’altra domandona che è super hot!</p>
<p><strong><a href="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/freelance1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3367" title="freelance" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/freelance1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Come trovo nuovi clienti?</strong></p>
<p>Una volta scelto il regime fiscale adeguato, questa è la seconda domanda più pressante.<br />
Cosa potrebbe chiedersi un web designer alle prime armi:<em></em></p>
<p><em>“Va bene che non ho tante spese con il regime dei nuovi minimi, ma ora come li trovo i clienti?”</em></p>
<p>Anche in questo caso, mi rivolgo direttamente a te come web designer.</p>
<p>Di idee e strategie ce ne sono diverse io ne butto giù alcune, poi magari chi vuole, può farmi altre domande nei commenti:</p>
<ol start="1">
<li>Realizza un tuo blog/sito porfolio dove selezioni i migliori lavori realizzati da te.</li>
<li>Aggiungi nel tuo sito le testimonianze reali di tuoi clienti.</li>
<li>Posizionati in un mercato ben preciso, e non entrare in concorrenza con altri web designer che offrono sempre gli stessi servizi (seo, web marketing, social media marketing, web design etc.).Devi essere unico nel tuo settore, dimostra le tue capacità ad una precisa categoria di persone e non a tutti.</li>
<li>Durante pause e buchi in cui non stai lavorando, crea dei tuoi progetti personali, e portali avanti monetizzando attraverso pubblicità diretta, affiliazioni e vendita di tuoi prodotti o servizi.</li>
<li>Crea delle collaborazioni e partnership con altri tuoi colleghi, per lavorare in team.</li>
</ol>
<p>Mi fermo qui con i suggerimenti, altrimenti l’intervista diventa lunghissima <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> .<br />
Passo al successivo dubbio.</p>
<p><strong>Come posso promuovermi on line?</strong></p>
<p>Per aumentare le possibilità di trovare nuovi clienti, devi dimostrare quanto vali e il web ti mette a disposizione numerosi strumenti utili.<br />
Anche in questo caso, ti elenco alcune strategie utili che potranno servirti ad aumentare la tua reputazione come web designer freelance:</p>
<ol start="1">
<li>Partecipa attivamente ai gruppi nei social network, ai forum e nei blog di settore, e offri gratuitamente il tuo aiuto.<br />
Dimostra di essere un esperto nel tuo campo.</li>
<li>Se hai creato un blog, rispondi sempre in modo esaustivo a tutte le domande nei commenti.</li>
<li>Apriti una fan page su facebook e twitter, e invita i potenziali clienti che ti contattano via email, a lasciare le loro domande nei tuoi canali social.<br />
Rispondi a queste persone, e cerca di essere il più esaustivo possibile.L’obiettivo di questa strategia è di creare una conversazione con altre persone che hanno delle esigenze specifiche, e dove tu puoi aiutarli e dimostri di essere un esperto del settore.Con il tempo riuscirai a richiamare l’attenzione e ottenere delle richieste di preventivo in più.</li>
<li>Usa anche i social network, i blog e i forum, per ascoltare quali sono le richieste di tuoi potenziali clienti, e cerca poi di creare un prodotto o servizio su misura, che risolva il problema che hai scovato in rete.</li>
<li>Crea dei contenuti di valore, non solo con i normali post di un blog.Quando scopri un’esigenza particolare da risolvere, creare un prodotto, un servizio o un manuale da scaricare, e offrilo gratis.<br />
Sì hai capito bene, offrilo gratis anche se hai impiegato settimane o mesi per realizzarlo.In cambio di questa risorsa gratuita, fatti lasciare una email.<br />
Inizia poi a creare una conversazione e punta ad aumentare la fiducia delle persone che potrebbero poi diventare tuoi futuri clienti.</li>
</ol>
<p>Non voglio andare oltre questi consigli, perchè ho già superato di molto lo spazio e la disponibilità che mi è stata offerta <img src='http://www.twago.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
Ringrazio Silvia per avermi dato la possibilità di offrire qualche suggerimento utile a chi vuole <strong>diventare un web designer freelance</strong>, e partire con il piede giusto.<br />
A te web designer: se vuoi farmi domande o non sono stato chiaro in alcune parti di quest’intervista, possiamo aprire una bella discussione nei commenti qui sotto.</p>
<p><em><strong>l&#8217;Autore:</strong></em><br />
<em> Mirko D’Isidoro, <a href="http://freelancewebdesigner.it/">web designer freelance</a> e consulente di Web Marketing e SEO.</em><br />
<em> Lavora come docente esterno per un’azienda di corsi di formazione professionali e master post universitari.</em></p>
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		<item>
		<title>Copywriter, amanti e impepata. Insomma, un articolo leggero leggero</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 08:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copy e web writing]]></category>
		<category><![CDATA[News & Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[Vita da Freelance]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittura online]]></category>
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		<description><![CDATA[Passata bene la Pasqua? Mangiato tanto a Pasquetta? Allora siete pronti a leggere quello che ci dice Valentina Falcinelli sulla realtà del Copywriting, un articolo da gustarsi fino in fondo, come tutto il suo blog Pennamontata. “Copy che?” “Copywriter, mamma” “Ah come quello dei libri (copyright, n.d.r.)?” “…”. No, non disperare: alla fine, dopo svariati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.twago.it%2Fblog%2F2012%2F04%2F10%2Fcopywriter-amanti-e-impepata-insomma-un-articolo-leggero-leggero-2%2F&amp;source=twago_italia&amp;style=compact&amp;service=bit.ly&amp;service_api=R_20cc1144a4a109a94274d67c8c4cc00a&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><em>Passata bene la Pasqua? Mangiato tanto a Pasquetta? Allora siete pronti a leggere quello che ci dice Valentina Falcinelli sulla realtà del Copywriting, un articolo da gustarsi fino in fondo, come tutto il suo <a href="http://www.pennamontata.com/blog" target="_blank">blog Pennamontata</a>.</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3334" title="pennamontata il blog" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/pennamontata12-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" />“Copy che?”</p>
<p>“Copywriter, mamma”</p>
<p>“Ah come quello dei libri (<em>copyright, n.d.r.</em>)?”</p>
<p>“…”.</p>
<p>No, non disperare: alla fine, dopo svariati anni, sono riuscita a far capire ai miei genitori in cosa consiste il mio lavoro. E, soprattutto, come si pronuncia questa parola che, in italiano,ancora non ha trovato un corrispettivo meno complicato a dirsi, a scriversi e a capirsi.</p>
<p>Ma veniamo a noi.</p>
<p>Mi è stato chiesto di scrivere un articolo sullo status del copywriting in Italia. Ecco quindi quello che farò nei prossimi 2mila caratteri circa. Ti va di leggere le mie farneticazioni? Su, dài, che non sarò più pesante dell’impepata di cozze che ti sei mangiato ieri.<span id="more-3333"></span></p>
<p>Lascia che inizi subito con una piccola polemica (io l’impepata di cozze di ieri non l’ho digerita e mi sento particolarmente acida). Hai presente i film americani in cui c’è sempre almeno un personaggio che fa il “pubblicitario”? Be’, in America i copywriter sono tenuti su un piedistallo. I copywriter sono super fighi. Se fai il copy in America guadagni un fottio. Ti basti pensare che il guru del copywriting, Robert Bly, ha scritto un libro che porta il seguente sottotitolo: “Come fare 100mila dollari l’anno da writer freelance e vivere alla grande facendo questo lavoro”. Qui ci sono due verità: la prima è che un copywriter americano può riuscire a guadagnare 100mila dollari l’anno (8,3mila dollari periodici al mese); la seconda è che un copywriter americano può guadagnare così tanto e continuare a dormire sereno almeno 8 ore a notte. E questo significa che, per tirar su 100mila sghei<em>barra</em>piotte, non deve lavorare 16 ore al dì. Beato. C’è da dire, poi, che nel tariffario di Bly del 2002 un annuncio stampa viene quotato dai 750 ai 3.500 dollari e l’homepage di un sito web 1.500 dollari. In Italia, se ti dice bene, puoi puntare alla metà. Dei 750 dollari, ovviamente. Insomma, qui da noi si lavora un poco più alla latina secondo l’antico adagio “Carmina non dant panem”.</p>
<p>Però, in fin dei conti, posso dirti che io da copywriter campo decentemente. Ho deciso di darmi alla qualità piuttosto che alla quantità, quindi dico “no” ai lavori sottopagati per poter offrire sempre un servizio con i fiocchi. Pennamontata, la mia web agency, ha come payoff, non a caso, proprio “comunicazione con i fiocchi”. Questa è una scelta che puoi fare anche tu, magari a stomaco pieno e a mente lucida.</p>
<p><strong>A scrivere siamo capaci tutti(?)</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3335" title="Pennamontata Parlo Vedo" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/pennamontata21-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" />Il punto cruciale è che in Italia è ancora troppo diffuso un (pre)concetto: “A scrivere siamo capaci tutti”. È vero, più o meno. È vero perché se per costruire siti web serve un tipo di esperienza “tecnica”, non comune, per scrivere i testi che popolano quei siti web basta avere “due mani e un cervello”. Se poi le due mani e il cervello sono della segretaria, del nipote o dell’amante, poco importa. Perché la segretaria scrive ogni giorno centinaia di e-mail ai fornitori; il nipote è laureato in Filosofia delle Culture Medievali e l’amante ci sa fare. In tutto.</p>
<p>Per scrivere, in termini di copywriting, non bastano due mani e un cervello. Servono studio, pratica, aggiornamento. Serve una conoscenza profonda della psiche, del prodotto, delle persone che ci leggeranno, del mercato. Non basta saper mettere in fila sole-cuore-amore. Bisogna sviluppare il pensiero laterale e poter dire cose comuni in modo non comune, non convenzionale. Poi, se si scrive per il web, serve conoscere anche le dinamiche di Internet e almeno le basi della SEO.</p>
<p>Questo ancora non è chiaro a tutti ma posso dire che, a differenza di qualche anno fa, sempre più gente si sta rendendo conto dell’importanza di affidarsi a un professionista della scrittura. Lasciando per un attimo da parte segretaria, nipote e avvenente amante.</p>
<p>Adesso come non mai, nonostante la crisi economica si sia abbattuta anche nel nostro ambito, è il momento di darsi da fare. Adesso la gente vuole visibilità, vuole “essere trovata su Internet”, vuole clienti. Un copywriter può portare ottimi risultati alle aziende, da quella più grande a quella minuscola. Persino al bar di Mario.</p>
<p>Il settore che tira parecchio, oggi, è il web. La carta stampata va ancora, ma probabilmente finirà con l’essere superata (se già non lo è) da Internet. Quindi perché non approfittare di questa ghiotta occasione di emergere?</p>
<p><strong>Parola d’ordine: specializzazione</strong></p>
<p>Lo so che mi sono dilungata un sacco in panegirici pallosi. Voglio chiudere con un concetto che, a differenza di quello sopraccitato (“A scrivere siamo capaci tutti”) è qualcosa che devi stampare a caratteri cubitali e appiccicare sul muro del tuo ufficio.<img class="alignright size-medium wp-image-3336" title="Pennamontata Sento Cogito" src="http://www.twago.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/pennamontata-31-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></p>
<p>Oggi, per emergere nel mercato del copywriting, devi specializzarti, proprio come suggeriscono i guru americani di Marketing Sherpa. Nel blog Pennamontata, dove parliamo di copywriting e SEO a livello approfondito, li menziono spesso, anche perché il loro motto, “<strong>Specificity converts</strong>”, è oro colato. La specificità converte. Questo vale quando si vuol ottimizzare un sito web, ma vale anche a livello più generale. Essere specifici aiuta. Perché se ti specializzi in qualcosa, la gente ti riconosce come esperto. E se vieni riconosciuto come esperto in qualcosa, non esisteranno nipoti, segretarie o amanti migliori di te.</p>
<p>Se il naming è il tuo forte, specializzati in ideazione di nomi. Se ti piace il lato sociale della comunicazione, diventa un esperto in gestione di profili aziendali e fan page Facebook. Se ti senti più propenso allo scrivere per vendere, punta sulle landing page. Non smettere mai di aggiornarti. E studia. Sempre, tanto.</p>
<p>Ho scritto una ciotola di parole. Spero ti abbiano saziato più dell’impepata.<strong> </strong>Se così fosse, perché non mi fai vedere la tua satolla faccia da copy? Nella <a title="Fan page per copywriter" href="https://www.facebook.com/PennaMontata">fan page Pennamontata</a> sta crescendo una community di copywriter. Manchi solo tu. O quasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ti potrebbe anche interessare:</p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2011/10/14/la-mente-sono-io-what-else/" target="_blank">- La Mente sono io. What else?</a></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2011/11/27/poeti-e-web-writer-il-piacere-di-scrivere-e-freelance/" target="_blank">- Poeti e web writer: il piacere di scrivere e´freelance</a></p>
<p><a href="http://www.twago.it/blog/2012/03/29/scrittura-online-e-seo/" target="_blank">- Scrittura online e SEO</a></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/twago/rss-it/~4/LDmseN2bMYA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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