A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Thu, 15 Nov 2018 16:55:03 +0000 it-IT hourly 1 http://www.uaar.it/news/http://www.uaar.it/images/uaarlogosmall.jpgUAAR Codici religiosi di parte? No: leggi civili valide per tutti https://blog.uaar.it/2018/11/15/codici-religiosi-parte-no-leggi-civili-valide-per-tutti/ https://blog.uaar.it/2018/11/15/codici-religiosi-parte-no-leggi-civili-valide-per-tutti/#comments Thu, 15 Nov 2018 16:55:03 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61572 Leggi tutto »]]> La loro storia di coppia è finita proprio male. Su un solo punto sono d’accordo: vogliono divorziare consensualmente. Ma il tribunale ha risposto loro che non è possibile.

È accaduto a due cittadini indiani che si erano sposati nel 2012 secondo le consuetudini ebraiche. Un giudice di Bombay ha pertanto stabilito che anche il divorzio deve seguire le consuetudini ebraiche. E dire che persino la sinagoga in cui si erano sposati ha sostenuto che, in questo caso, è la legge civile indiana che dovrebbe prevalere. Il divorzio ebraico, ricordiamolo, non è una boccata di aria pura: costringe infatti la donna a ottenere dall’uomo un documento, il ghet, con cui viene liberata dai vincoli matrimoniali e viene pertanto “permessa a ogni uomo”.

La notizia non è di quelle che riempiono le prime pagine dei giornali. Ma è molto istruttiva. In India, in materia di famiglia, vige infatti il diritto delle singole comunità religiose di appartenenza. Non si sa bene perché, ma gli accademici lo chiamano “diritto personale”: in realtà si tratta di un privilegio riser­vato alle comu­nità reli­giose, che di conseguenza possono ribadire la propria autorità su persone che, se fossero realmente libere di farlo, ne prescinderebbero spesso e volentieri. Perché il tipo di “giustizia” praticata dai tribunali religiosi è molto diverso da quello che conosciamo noi, e assai poco premuroso nei confronti delle donne — anche perché le autorità giudicanti sono invariabilmente di sesso maschile.

In India, al maschio musulmano, è consentito avere più mogli e disporre di alcune deroghe per sposare minorenni. Fino a due mesi fa era lecito pure il triplo talaq, il cosiddetto “divorzio istantaneo”, che si concretizza affermando per tre volte la formula “ti ripudio”. Qualunque modalità di esprimerla è considerata valida, secondo l’interpretazione della dottrina hanafita (prevalente in India): è ammesso ripudiare la moglie addirittura tramite WhatsApp. Una pratica barbara, che era stata già da tempo messa al bando persino in Arabia Saudita.

E il divorzio cattolico? Lo sappiamo, la dottrina cattolica non ammette alcuna forma di divorzio. Ammette però la nullità del matrimonio celebrato in chiesa. Lo scorso anno la corte suprema indiana lo ha dichiarato “non legale”, incassando così le immancabili critiche della Chiesa. Ne consegue quindi che, almeno in questo, i cittadini indiani godono di maggiori diritti di quelli italiani, che vivono in un paese in cui la gestione delle sentenze ecclesiastiche è così allegra da spingere numerose persone (di norma di sesso maschile) a scegliere questa strada per non pagare gli alimenti all’ex coniuge (di norma di sesso femminile). Tanto, per i tribunali ecclesiastici, le motivazioni per dichiarare un matrimonio nullo (e quindi mai esistito) possono essere le più bizzarre. Se possono farlo, però, è soltanto perché i tribunali della repubblica raramente contestano il loro operato, nonostante il nostro paese sia già stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Pare proprio che, per avere un processo equo presso un tribunale religioso, sia indispensabile un vero e proprio miracolo.

Da noi il comu­nita­rismo reli­gioso è più noto come “multi­cultu­ra­lismo”: una parola che suona indubbiamente fashion, ma che non risolve di una virgola i tanti problemi che crea. In Europa vengono a galla soprattutto nel Regno Unito (a proposito: la normativa indiana è un’eredità coloniale inglese) e nel mondo sono particolarmente evidenti in Libano: i quattro milioni di abitanti del paese dei cedri sono tutti rigidamente incasellati nelle diciotto confessioni religiose riconosciute, e sono quindi tutti soggetti ad altrettante leggi religiose. Il matrimonio civile è un’utopia, anche perché un vero e proprio codice civile nemmeno esiste.

Sono anni che, quasi in splendida solitudine, l’Uaar critica il multiculturalismo. Due anni fa, attraverso il suo progetto editoriale Nessun Dogma, ha anche pubblicato la traduzione del libro di Kenan Malik: una lettura stimolante per tutti coloro che non amano né la padella del comunitarismo, né la brace del clericalismo. Il culto del multiculturalismo è ancora praticato da numerosi adepti, specialmente tra liberal e di sinistra. Ma fa piacere che anche in quegli ambienti inizino ad apparire critiche articolate e ficcanti, come quelle di Cinzia Sciuto.

Perché la legge deve essere realmente uguale per tutti: senza differenza di convinzioni, religiose o no. Ogni diritto confessionale deve essere privato di qualunque valore legale, se costituisce una conclamata eccezione alle norme universali. Viviamo nel terzo millennio: è ora di dire basta agli effetti civili di leggi arcaiche, cascami di culture radicalmente aliene ai diritti umani.

Raffaele Carcano

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/15/codici-religiosi-parte-no-leggi-civili-valide-per-tutti/feed/ 2
La clericalata della settimana, 44: il Governo e la “pace fiscale” con la Chiesa https://blog.uaar.it/2018/11/15/clericalata-settimana-44-governo-pace-fiscale-ici-chiesa/ https://blog.uaar.it/2018/11/15/clericalata-settimana-44-governo-pace-fiscale-ici-chiesa/#comments Thu, 15 Nov 2018 09:14:58 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61519 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del governo Conte che

si sta muovendo, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sull’Ici non versata dalla Chiesa cattolica, per concordare con il Vaticano una “pace fiscale” al fine di ridurre notevolmente le somme da riscuotere

Altri episodi raccolti questa settimana.

Il Consiglio comunale di Pisa ha approvato una mozione per imporre il crocifisso nell’aula istituzionale. La proposta era stata avanzata dai consiglieri di Forza Italia Virginia Mancini e Riccardo Buscemi.

Il presidente del Consiglio comunale di Alessandria, Emanuele Locci, ha presentato una mozione anti-aborto, per sostenere anche finanziariamente organizzazioni che contrastano l’interruzione di gravidanza, sulla falsariga di altre iniziative simili.

Le categorie professionali e imprenditoriali del settore edile di Bologna hanno organizzato una messa per la festività dei Santi Quattro Coronati, patroni delle arti murarie, per chiedere ai suddetti santi “una particolare protezione per i lavori edilizi”.

Il sindaco di Recanati (MC), Francesco Fiordomo, ha presenziato alla messa officiata dal vescovo per la riapertura di una chiesa, ristrutturata dopo il terremoto del 2016.

La redazione

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/15/clericalata-settimana-44-governo-pace-fiscale-ici-chiesa/feed/ 7
Governo del cambiamento: che sia la volta buona per l’“emendamento oneri”? https://blog.uaar.it/2018/11/13/governo-cambiamento-sia-volta-buona-emendamento-oneri/ https://blog.uaar.it/2018/11/13/governo-cambiamento-sia-volta-buona-emendamento-oneri/#comments Tue, 13 Nov 2018 11:04:07 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61557 Leggi tutto »]]> Di questi tempi un anno fa, a firma degli onorevoli Mara Mucci e Ivan Catalano (Gruppo Misto), veniva depositato l’“emendamento oneri”. Ma non riuscì a passare. Lo scopo era portare una semplicissima modifica laica al Testo unico sull’edilizia in modo che i comuni italiani potessero trovarsi a disposizione 100 milioni di euro per scuole, asili nido e altri edifici del patrimonio pubblico, quasi sempre bisognosi di interventi a tutela della sicurezza.

La XVIII legislatura ha dato la fiducia a un governo che si definisce del cambiamento, con il premier in persona che ha annunciato l’intenzione di tagliare gli sprechi. Che sia la volta buona che venga abolita la tassa di religione comunale tecnicamente nota come “oneri di urbanizzazione secondaria per edilizia di culto”? Per evitare dimenticanze in sede di dibattito parlamentare, il responsabile Uaar della campagna oneri, Roberto Vuilleumier, ha scritto la seguente lettera ai presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato.
Rimaniamo in fiduciosa attesa.

Egregio Onorevole,

chiedo il suo intervento per quanto di seguito esposto.

In seguito alla Legge 27 gennaio 1977, n. 10 (Bucalossi) le regioni hanno a loro volta singolarmente legiferato.

Nel 1977, essendo quella Cattolica “religione di Stato”, le leggi regionali inserirono tra i possibili beneficiari degli oneri di urbanizzazione secondaria anche “chiese e altri edifici religiosi”, per una spesa su base nazionale stimata in circa 100 milioni di euro annui (si veda l’inchiesta http://icostidellachiesa.it/).

I comuni hanno singolarmente deciso, interpretandolo erroneamente come obbligo, di destinare una quota parte degli oneri di urbanizzazione secondaria a favore del “culto”.

I Comuni non sono affatto obbligati a versare al culto questi fondi, non dovuti ad esempio a chi già gode, per via del concordato, dell’Otto per mille.

Dato anche lo stato in cui versano gli edifici pubblici (antisismicità, antincendio, ecc.), in particolare le scuole comunali, le chiedo di promuovere e sostenere il seguente emendamento al DDL fiscale che consenta di poter cancellare le parole “chiese ed altri edifici religiosi” tra i possibili beneficiari degli oneri di urbanizzazione secondaria:

All’articolo 16, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, le parole: «chiese ed altri edifici religiosi» sono soppresse.

Se approvato consentirebbe ai comuni di utilizzare questi fondi aggiuntivi per gli interventi urgenti da eseguire sul patrimonio comunale.

Cordialmente

Roberto Vuilleumier
Responsabile Nazionale Campagna Oneri Uaar – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/13/governo-cambiamento-sia-volta-buona-emendamento-oneri/feed/ 13
Il patrimonio della Biblioteca Uaar ha raggiunto i 5.000 volumi https://blog.uaar.it/2018/11/12/patrimonio-biblioteca-uaar-5000-volumi/ https://blog.uaar.it/2018/11/12/patrimonio-biblioteca-uaar-5000-volumi/#comments Mon, 12 Nov 2018 09:57:41 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61547 Leggi tutto »]]> Nella mattinata di mercoledì, durante l’open day per la Giornata in difesa del diritto di non credere, è stata ufficialmente inaugurata con un brindisi conviviale e con un ironico taglio del nastro la riapertura al pubblico della Biblioteca Uaar, che si è trasferita presso la nuova sede nazionale dell’associazione, in via Francesco Negri 67-69 a Roma. C’era anche un secondo motivo per festeggiare: proprio nei giorni scorsi il patrimonio librario ha raggiunto i cinquemila volumi.

La biblioteca, aperta nel 2010, è l’unica in Italia — e una delle poche al mondo — specializzata in temi come ateismo, libero pensiero, laicità, religione. Afferisce al Polo degli istituti culturali di Roma e nel 2012 è entrata a far parte del Sistema Bibliotecario Nazionale. Vi si possono trovare numerose pubblicazioni estere non disponibili presso alcuna altra struttura della penisola, ma non solo: qualunque lettore, grazie al prestito interbibliotecario, può recarsi presso la biblioteca locale più vicina per richiedere in consultazione uno dei testi raccolti presso la Biblioteca Uaar.

È inoltre possibile consultare in loco alcune riviste laico-umaniste pubblicate all’estero. Una testimonianza in più dell’ampio respiro che contraddistingue la nostra proposta culturale, e dell’impegno dell’associazione per promuovere la laicità e il pensiero non religiose.

L’associazione

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/12/patrimonio-biblioteca-uaar-5000-volumi/feed/ 8
L’Uaar dona 5.000 euro al progetto “Protect Humanist At Risk” https://blog.uaar.it/2018/11/10/uaar-dona-5-000-euro-progetto-protect-humanist-risk/ https://blog.uaar.it/2018/11/10/uaar-dona-5-000-euro-progetto-protect-humanist-risk/#comments Sat, 10 Nov 2018 08:00:36 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61545 Leggi tutto »]]> Sono tanti – sono sempre più numerosi gli atei, agnostici e umanisti perseguitati nel mondo. È urgente proteggerli, e l’Uaar è al loro fianco. Mercoledì scorso ha organizzato a Roma la Giornata in difesa del diritto di non credere, nel corso della quale ha annunciato che donerà 5.000 euro all’iniziativa Protect Humanist At Risk.

Si tratta di un progetto realizzato dall’Iheu, l’unione internazionale etico-umanista in cui l’Uaar rappresenta l’Italia. Nel solo 2017 ha protetto 24 umanisti e gruppi secolaristi a rischio, in nove paesi diversi. A fianco di questa attività porta avanti anche lo sforzo costante di sensibilizzare le istituzioni. Nelle scorse settimane ha inoltre lanciato una campagna di crowdfunding che l’Uaar ha sostenuto con un’apericena di solidarietà, organizzata al termine della Giornata di mercoledì, nonché per l’appunto con la donazione di 5.000 euro, che si aggiungono alle piccole donazioni individuali raccolte durante la serata.

Sono anni che l’Uaar contribuisce a iniziative di solidarietà. Negli anni scorsi sono stati inviati fondi in Uganda a favore di scuole laiche, di una squadra di calcio di ragazze umaniste e di un programma per la protezione delle donne. L’Uaar ha finanziato anche la conferenza di presentazione di una nuova organizzazione, l’Associazione guatemalteca degli umanisti secolari, e ha effettuato una donazione all’Associazione filippina degli atei e degli agnostici, impegnata negli aiuti umanitari necessari dopo che un tifone, nel 2013, aveva colpito l’arcipelago. Tra i più recenti contributi, ricordiamo i 4.484 euro donati a Global Giving, un progetto che aiuta le donne africane esiliate e vessate perché accusate di stregoneria, e i 4.859 euro versati all’associazione All Out per la protezione degli omosessuali perseguitati in Cecenia.

Quanto abbiamo fatto è importante, ma è comunque una goccia nel mare. Per questo motivo l’Uaar si impegna a fare ancora di più, anche con l’aiuto di soci e simpatizzanti.

L’associazione

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/10/uaar-dona-5-000-euro-progetto-protect-humanist-risk/feed/ 2
La clericalata della settimana, 43: la Regione Veneto finanzia i presepi nelle scuole https://blog.uaar.it/2018/11/09/clericalata-settimana-43-veneto-presepe-scuola/ https://blog.uaar.it/2018/11/09/clericalata-settimana-43-veneto-presepe-scuola/#comments Fri, 09 Nov 2018 16:31:33 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61511 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del Consiglio regionale del Veneto, che

ha approvato lo stanziamento di 50mila euro da distribuire tra le scuole che allestiranno un presepe

L’iniziativa è stata promossa dall’assessora all’Istruzione Elena Donazzan e prevede un contributo per ogni istituto di 250 euro, fino a esaurimento del fondo.

Altri episodi raccolti questa settimana.

Per il 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, diversi Comuni hanno organizzato la celebrazione di messe con la presenza dei sindaci e annesse processioni. Tra i casi: nei Comuni della Marsica, Balzola (AL), a Castellammare del Golfo (TP), a Monza e in Brianza, a Santarcangelo di Romagna (RN).

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia hanno presentato a Ladispoli (RM) una mozione per proclamare la città “a favore della vita”.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha partecipato alla messa officiata dall’arcivescovo nel Duomo per i 90 anni del cardinale Ernst Simoni.

La redazione

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/09/clericalata-settimana-43-veneto-presepe-scuola/feed/ 8
Lancio Rapporto Iheu sulla libertà di pensiero nel mondo: quali sono per gli atei i dieci paesi migliori e i dieci peggiori in cui vivere https://blog.uaar.it/2018/11/07/lancio-rapporto-iheu-sulla-liberta-pensiero-nel-mondo-quali-sono-per-gli-atei-dieci-paesi-migliori-dieci-peggiori-cui-vivere/ https://blog.uaar.it/2018/11/07/lancio-rapporto-iheu-sulla-liberta-pensiero-nel-mondo-quali-sono-per-gli-atei-dieci-paesi-migliori-dieci-peggiori-cui-vivere/#comments Wed, 07 Nov 2018 18:52:53 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61523 Leggi tutto »]]> È stato presentato oggi a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, il Rapporto sulla libertà di pensiero nel mondo 2018 promosso dall’International Humanist and Ethical Union (Iheu, di cui l’Uaar fa parte).

L’edizione di quest’anno è la prima — da quando, nel 2012, l’Iheu ha iniziato a pubblicare il Rapporto — a contenere una classifica completa di tutti i paesi del mondo in base al livello di discriminazione nei confronti di atei, umanisti e non religiosi.

I dieci paesi peggiori in cui vivere per un ateo sono, in ordine: Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, Maldive, Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Mauritania, Malesia, Sudan, Brunei. I dieci migliori: Belgio, Olanda, Taiwan, Nauru, Francia, Giappone, São Tomé e Príncipe, Norvegia, Usa, Saint Kitts e Nevis.

L’Italia si piazza al 159° posto, subito dopo lo Zimbabwe e prima dello Sri Lanka. A farci guadagnare questa invidiabile posizione sono diverse criticità: dall’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche al sistema dell’8 per mille; dal finanziamento pubblico alle scuole cattoliche alla straripante presenza della Chiesa cattolica nel palinsesto televisivo. E non dimentichiamoci che anche l’Italia è tra i paesi che puniscono la blasfemia (art. 724 codice penale) e che tutela il sacro in maniera particolare attraverso le fattispecie di vilipendio, tra cui l’ultima, aggiunta nel 2006, che è una fattispecie speciale di danneggiamento che prevede fino a due anni di carcere.

Nel mondo sono 71 i paesi in cui ci sono restrizioni legali all’espressione della propria blasfemia: in 18 è prevista una multa, in 46 la prigione, in 7 la condanna a morte (Afghanistan, Iran, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita e Somalia). 18 sono invece i paesi che criminalizzano l’apostasia: in 6 è punibile con la prigione (Bahrein, Brunei, Comore, Gambia, Kuwait, Oman) e in 12 con la pena di morte (Afghanistan, Iran, Malaysia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen). Inoltre, la maggior parte di questi 12 paesi spesso considera la blasfemia come prova di apostasia.

Come già evidenziato in precedenti edizioni del Rapporto, uno dei punti in comune tra i paesi che meno garantiscono la libertà di espressione e di coscienza è il fatto che hanno codici legali in cui è profondamente radicata una visione conservatrice dell’islam. Questo non significa però che i paesi con una popolazione a maggioranza musulmana siano sempre e comunque tra i peggiori: ci sono Stati come il Burkina Faso e il Senegal che si piazzano infatti relativamente bene nella classifica (rispettivamente al 19° e al 55° posto).

Il Rapporto 2018 — presentato in Italia dall’Uaar in collaborazione con l’Iheu — mostra come i diritti umani tendano a sostenersi a vicenda: dove atei e agnostici sono perseguitati, di solito lo sono anche le minoranze religiose.

«Siamo molto contenti di aver presentato il Rapporto in questa cornice — ha commentato Adele Orioli, responsabile iniziative legali dell’Uaar — perché è manifestazione di un interesse da parte delle nostre istituzioni. Un interesse quando mai necessario e che speriamo si traduca in atti concreti perché se è vero che i problemi più gravi si riscontrano in Afghanistan, Iran eccetera è anche vero che il nostro 159° posto dovrebbe indurre le istituzioni a muoversi con urgenza per colmare il gap che ci separa dai paesi ai primi posti della classifica».

Comunicato stampa

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/07/lancio-rapporto-iheu-sulla-liberta-pensiero-nel-mondo-quali-sono-per-gli-atei-dieci-paesi-migliori-dieci-peggiori-cui-vivere/feed/ 28
Ici-Chiesa, per l’Uaar è una sentenza storica: “ora urgente recuperare le somme” https://blog.uaar.it/2018/11/06/ici-chiesa-per-uaar-una-sentenza-storica-ora-urgente-recuperare-somme/ https://blog.uaar.it/2018/11/06/ici-chiesa-per-uaar-una-sentenza-storica-ora-urgente-recuperare-somme/#comments Tue, 06 Nov 2018 13:55:24 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61507 Leggi tutto »]]> “Finalmente è stata sancita l’esistenza di un ingiusto quanto palese privilegio e soprattutto la necessità di porvi rimedio” — commenta così Adele Orioli, portavoce e responsabile iniziative giuridiche Uaar, la sentenza della Grande Chambre della Corte di giustizia dell’Ue in merito all’esenzione totale dall’Ici per gli immobili di proprietà della Chiesa come scuole, cliniche e alberghi, che ha annullato le precedenti decisioni della Commissione nel 2012 e della stessa Corte di giustizia Ue in prima istanza. Sull’argomento, anche l’Uaar era intervenuta con proprie iniziative nei confronti delle istituzioni europee, nonché con una petizione online: https://www.change.org/p/le-scuole-private-paritarie-paghino-l-ici-imu-tasi

L’Italia ha quindi ora l’obbligo di recuperare le somme dovute, non essendo più stata considerata valida la scusa, accettata inizialmente, delle “difficoltà organizzative” che ne avrebbero determinato l’assoluta impossibilità di determinare retroattivamente il tipo e la percentuale di attività (economica o on economica), e quindi la riscossione.

“Parliamo di cifre più che considerevoli” — prosegue Orioli — “come da anni noi dell’Uaar evidenziamo sul sito www.icostidellachiesa.it”: 620 milioni l’anno, tra i 4 e i 5 miliardi di arretrato secondo le stime dell’Anci”. E altrettanto considerevoli potrebbero essere le somme che l’Italia si troverà costretta a pagare per le procedure di infrazione nel caso non adempiesse celermente.

“Dispiace che la stessa decisione non sia stata presa anche per l’Imu; il discrimine per la Corte in questo caso è stata l’esenzione limitata ai soli locali dedicati al culto. Che però è distinzione che funziona solo sulla carta e facilmente eludibile”. In ogni caso, conclude Orioli, “considerati i possibili introiti anche della sola Ici da un governo che cerca fondi, ci sembra auspicabile un rapido e deciso intervento per attuare quella che è sicuramente una sentenza storica — che scrive la parola fine a privilegi e corrispondenti discriminazioni distorsive dell’intera vita economica del paese”.

Comunicato stampa

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/06/ici-chiesa-per-uaar-una-sentenza-storica-ora-urgente-recuperare-somme/feed/ 14
Asia Bibi, dalla padella alla brace https://blog.uaar.it/2018/11/06/asia-bibi-dalla-padella-alla-brace/ https://blog.uaar.it/2018/11/06/asia-bibi-dalla-padella-alla-brace/#comments Tue, 06 Nov 2018 10:31:58 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61500 Leggi tutto »]]> Asia Bibi, la donna cristiana che in Pakistan è stata processata per blasfemia a seguito delle accuse di alcune donne musulmane che lavoravano con lei, e che è poi stata condannata a morte nei primi due gradi di giudizio, è stata infine assolta dalla Corte suprema. Tutto bene, quindi? In uno Stato di diritto sì, sarebbe un lieto fine, ma il Pakistan è ben lungi dall’essere uno Stato di diritto e quindi no, non va affatto bene.

Infatti, come prevedibile, subito dopo l’emissione del verdetto i fonda­men­ta­listi sono scesi in piazza a mani­fe­stare contro quella che dal loro punto di vista è un’ingiustizia nei confronti del profeta. Non bisogna dimenticare che il Pakistan ha una legge antiblasfemia tra le più dure al mondo, che unita al grande potere che hanno i gruppi religiosi fondamentalisti forma una miscela altamente esplosiva. Ne è una dimostrazione la scia lasciata dal sangue di chi si è permesso di sostenere una riforma delle rigide norme contro la blasfemia e di difendere i diritti di Asia Bibi: Salman Taseer, governatore del Punjab, impegnatosi in prima persona perché Bibi potesse ricevere la grazia presidenziale (possibilità vietata poi dall’Alta corte dello stato pachistano che egli stesso governava), è stato assassinato nientemeno che da una sua guardia del corpo; due mesi dopo Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze religiose, è stato ucciso da un commando.

Dopo tre giorni le proteste si sono fermate a seguito di un accordo, tra il governo da una parte e i leader dei facinorosi dall’altra, che ha dell’incredibile. Il governo si è sostanzialmente impegnato perché la parte accusatrice possa presentare istanza di revisione della sentenza alla Corte suprema e, allo stesso tempo, per richiedere al Tribunale supremo l’inserimento di Bibi nella exit control list. Risultato: Bibi rimane in carcere e non può lasciare il paese. Ufficialmente la permanenza in carcere è dettata da ragioni di ordine pubblico, allo scopo di tutelare la vita di Bibi stessa, il che ha perfettamente senso perché qualora venisse liberata senza alcuna possibilità di lasciare il Pakistan la sua vita sarebbe certamente in serio pericolo.

Il marito di Bibi, Ashiq Masih, non esita comunque a definire l’accordo una sconfitta perché di fatto si ammette che il sistema giudiziario possa essere sottoposto a pressioni da parte di chi è in grado di esibire i muscoli. Da un punto di vista ideale ha ragione Masih, e infatti nulla di simile verrebbe tollerato laddove i diritti umani hanno un minimo d’importanza, ma come dicevo all’inizio il Pakistan non è nulla del genere. L’alternativa sarebbe stato un intervento militare per reprimere sulla piazza i fondamentalisti, con esiti impredicibili ma certamente catastrofici.

La lotta per l’affermazione di una cultura dei diritti civili delle minoranze non può passare da un cambiamento radicale e repentino, occorrono tempi lunghi e tanta pazienza per formare un brodo di coltura dove tali diritti possano attecchire. Sarà una magra consolazione per lui e per sua moglie, ma gli basti pensare che se piuttosto che cristiana fosse stata atea Bibi non avrebbe nemmeno potuto viverci in Pakistan, come non ha potuto farlo ad esempio Khalid Saeed. Perché contro gli atei non serve un pretesto su cui basare un’accusa di blasfemia: sono blasfemi per il solo fatto di negare l’esistenza di Dio.

Nel frattempo Masih non ha potuto che appellarsi a Regno Unito, Stati Uniti e Canada per chiedere asilo politico, sperando che qualcuno li accolga e che nel frattempo a Bibi venga concessa la possibilità di lasciare il Paese. Cosa che per fortuna ha potuto fare Saif ul-Mulook, avvocato difensore di Bibi, artefice dell’assoluzione della donna ma al tempo stesso della condanna di se stesso a vivere nel timore di essere ucciso dai fondamentalisti islamici. Un eroe, forse suo malgrado, di altri tempi. Perché effettivamente quelli che vivono i pachistani sono altri tempi, non i nostri.

Massimo Maiurana

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/06/asia-bibi-dalla-padella-alla-brace/feed/ 19
Il caso Apu e il politically correct estremo https://blog.uaar.it/2018/11/05/caso-apu-politically-correct-estremo/ https://blog.uaar.it/2018/11/05/caso-apu-politically-correct-estremo/#comments Mon, 05 Nov 2018 11:01:50 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61486 Leggi tutto »]]> Ha fatto discutere in questi giorni, fornendoci spunti di riflessione, la polemica nata a seguito dell’annuncio solo parzialmente smentito sulla cancellazione del personaggio di Apu Nahasapeemapetilon dalla trentennale sitcom animata I Simpson. A dire il vero la questione risale allo scorso anno ma stando alle indiscrezioni, sembrerebbe che i produttori di questa serie televisiva dal successo planetario siano sul punto di eliminare definitivamente Apu dal programma, a causa di alcune accuse di razzismo e delle conseguenti pressioni derivanti da un’applicazione fin troppo estrema del concetto di politically correct. La serie tv animata figlia del famoso disegnatore Matt Groening, un agnostico dichiarato che è stato inserito al 4° posto nella classifica del 2007 dei 100 geni viventi dal The Daily Telegraph, sarebbe sostanzialmente intenzionata a cedere all’autocensura.

Effettivamente Apu, un personaggio secondario de I Simpson di origini bengalesi e gestore di un minimarket dove ha eretto un altare al Dio Ganesha, dove vende cibo scadente, e dove viene spesso rapinato rientra pienamente nello stereotipo dell’immigrato indiano in America. Tra le altre cose parla con un accento marcato storpiando le parole, è sposato con matrimonio combinato e padre di numerosi figli tutti pressoché identici. Dunque è sulla base di tutti questi stereotipi e sul fatto che il personaggio stia dando una visione distorta, ecces­siva­mente cari­catu­rale dunque uncorrect rispetto all’intera comunità degli immigrati indiani negli USA, che le accuse di razzismo si erano concentrate. A nulla sono valsi i tentativi degli autori di rendere Apu protagonista in positivo di alcuni episodi o quelli di chiedere direttamente al pubblico cosa fare se dopo decenni di storie di un personaggio applaudito e giudicato innocuo, ora era divenuto improvvisamente politicamente scorretto.

A ben vedere, se dovessimo applicare gli stessi parametri di giudizio e di politically correct anche a tutti gli altri personaggi del cartone animato, la censura e cancellazione definitiva dell’intero programma sarebbero inevitabili. Perché semplicemente è l’intera sitcom a basarsi sulle caricature di ogni suo personaggio, sugli stereotipi e sulla satira pungente nei confronti dell’intera società. Basti pensare alla famiglia protagonista del cartone, bianca, americana, e alle loro caratteristiche stereotipate: Una famiglia che vive in una colorata villetta tipica del ceto medio americano, con garage, giardino tutto intorno e con tanto di grill e amaca dove spesso dorme sbavando il padre capofamiglia Homer.

Un padre che se non fosse per le iniziali del suo creatore disegnate tra capelli e orecchio, non avrebbe nulla di geniale e sarebbe piuttosto solo un genitore scriteriato, ottuso, scansafatiche, grasso e continuamente a caccia di cibo spazzatura e birra; una madre, Marge, disegnata con capelli blu cotonatissimi che quando non è alle prese con lavori domestici, o la gestione dei figli e della famiglia, finisce per buttarsi a capofitto nei passatempi più disparati per non annoiarsi; un figlio, Bart, teppistello incorreggibile che si fa beffe del mondo che lo circonda e che insieme al suo migliore amico, un bambino ipocondriaco e goffo di nome Milhouse, alimenta le storie di quasi tutti gli episodi; Lisa, la figlia appassionata, creativa e intellettuale, quindi giocoforza genio fuori posto in questa famiglia ed emarginata a scuola perché ritenuta secchiona.

A completare il quadretto familiare, nonno Abe affetto da vuoti di memoria e demenza senile che ha sconfitto i tedeschi durante la guerra e che nessuno va mai a trovare nella casa di riposo dove è sostanzialmente segregato. Un gatto e un cane abbandonati a loro stessi, e poi via sulla station-wagon piena di ammaccature a messa la domenica dal reverendo protestante Lovejoy, con una fede ormai persa, una moglie pettegola e con una comunità di parrocchiani che dormono durante i suoi sermoni. Spesso negli episodi del cartone appaiono perfino dei pesci con tre occhi a causa delle radiazioni della vicina centrale nucleare, peraltro di proprietà del classico magnate vecchio, avido e crudele, che la gestisce attraverso un assistente gay, il quale viene dipinto come eccessivamente premuroso nei suoi confronti. Non sono forse tutti stereotipi questi? Non è forse la dimostrazione di come l’intero cartone animato sia basato sulla critica dell’intera società americana stessa?

Ebbene, gli abbondanti ste­reo­tipi dei perso­naggi di questa serie tv di suc­cesso non hanno mai creato scandalo per nessuno, né hanno mai sollevato controversie simili a quelle sollevate per il caso Apu in questione. Non hanno richiamato gli autori al politically correct la rappresentazione di poliziotti sempre inefficienti, obesi, stupidi e con le classiche ciambelle fritte sempre in mano, o quella del preside della scuola locale, un ex veterano della guerra in Vietnam, continuamente sull’orlo di un esaurimento nervoso a causa della madre opprimente e dispotica con cui vive. Tanto per sottolineare qualcosa che ci riguarda da vicino, nessuna accusa di discriminazione nemmeno da parte della comunità dei tanti italiani in America per come solitamente vengono rappresentati. Ovvero con accento sfacciatamente italiano, come ristoratori mangia spaghetti nella migliore delle occasioni, o come gangster mafiosi nelle peggiori.

Che dire poi delle comunità di credenti, solitamente suscettibili e contrarie alla satira e alle caricature nei confronti della loro fede e dei loro esponenti? Per lo più mai nessuno grido allo scandalo e dunque nessun rischio per i personaggi del cartone animato. Eppure Ned Flanders, il vicino di casa della famiglia protagonista è un integralista cristiano che si domanda ossessivamente se non stia offendendo Gesù prima di ogni azione che compie, che opprime i propri figli con la minaccia dell’inferno e li educa preservandoli da peccati e pericoli del mondo moderno a furia di brani evangelici e creazionismo, con risultati che si rivelano quasi sempre discutibili, se non disastrosi. Ebbene, niente proteste. I cittadini di religione ebraica vivono neanche a dirlo in un ghetto della città pieno di banche e gioiellerie, con un rabbino ortodosso che ha rinnegato il figlio perché fa il clown in tv ed è dedito ai peggiori vizi, fumo, alcol, donne, gioco d’azzardo annessi e connessi anche di sabato.

Eppure nessun invito al politically correct né accuse di discriminazioni al programma. Infine, interi episodi sono stati dedicati ai fedeli musulmani che venivano accostati a terroristi fondamentalisti. Islamici che secondo i maldestri protagonisti Simpson erano intenti a preparare attentati, tanto per rincarare la dose di stereotipi. Ebbene, nemmeno in questo caso ci sono state accuse di razzismo. Ciò perché nei Simpson gli stereotipi e le caricature dei personaggi, come di intere categorie di individui, mestieri, religioni, comunità, insistono in modo trasversale e indiscriminato su chiunque. Ridicolo che i richiami al politically correct portino gli autori a valutare l’autocensura e alla cancellazione di Apu. Specie perché a conti fatti si tratta di un personaggio sostanzialmente positivo che spesso contribuisce ai lieto fine di molti episodi.

Tutto questo ci esorta ovviamente a riflettere non tanto sugli stereotipi o sulle raffigurazioni caricaturali di personaggi, comunità di immigrati, confessioni religiose e della società in generale nei cartoni animati, nei film o nei romanzi. Ma su concetti a noi cari che riguardano la libertà di satira, la libertà di espressione — in questo caso quella degli artisti — e più in generale il diritto di opinione e di critica. Abbiamo per esempio imparato che il dovere della buona satira non è affatto quello di farci sorridere, ma quello di invitare gli individui a riflettere sulla realtà, quando la società ha bisogno di una critica che esorti tutti al cambiamento. Quindi è anche soprattutto attraverso questa rappresentazione stereotipata e caricaturale della realtà, della società e delle peculiarità degli individui che la compongono che si viene sollecitati a modificare atteggiamenti e costumi comuni e abituali. Per progredire e migliorare noi stessi.

Ed è dunque evidente che l’autocensura, ovvero la repressione della libertà di espressione attraverso l’imposizione sempre più estrema del politically correct, generi vuoti incolmabili in termini di assenza di opinioni, idee e quindi di sviluppo umano in generale. Possiamo meglio comprendere questo meccanismo invertendo la questione e ponendo noi stessi di fronte a una semplice domanda: abbiamo mai acquisito ulteriore conoscenza e sviluppo autocensurandoci o con una repressione sistematica di idee nuove, pensieri liberi e opinioni diverse da quelle abituali? Forse in qualche raro caso, ma il più delle volte, no. Altrimenti quelle idee e quelle opinioni non avrebbero potuto circolare, essere riprese, valutate e fatte nostre per migliorarci.

Lo stesso Matt Groening, intervenuto sul caso Apu lo scorso aprile, ha detto di essere orgoglioso del suo show e ha smorzato le polemiche dichiarando che al giorno d’oggi le persone amano fingere di essere offese. Sostanzialmente un invito a non prendersi troppo sul serio, a saper ridere di noi stessi e non solo degli altri. In definitiva e parafrasando il noto giornalista e saggista ateo Christopher Hitchens, possiamo affermare ancora una volta che avere la libertà di potersi esprimere non è abbastanza, e che bisognerebbe piuttosto imparare a esprimersi liberamente. Anche a dispetto delle critiche.

Paul Manoni

]]>
https://blog.uaar.it/2018/11/05/caso-apu-politically-correct-estremo/feed/ 6