A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Mon, 28 Sep 2020 17:27:06 +0000 it-IT hourly 1 http://www.uaar.it/news/http://www.uaar.it/images/uaarlogosmall.jpgUAAR Cento anni fa la prima legge che legalizzava l’aborto https://blog.uaar.it/2020/09/28/cento-anni-fa-prima-legge-legalizzava-aborto/ https://blog.uaar.it/2020/09/28/cento-anni-fa-prima-legge-legalizzava-aborto/#respond Mon, 28 Sep 2020 15:51:22 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65474 Leggi tutto »]]> Cento anni fa per la prima volta veniva legalizzato l’aborto. Accadeva nell’Urss con un decreto fortemente voluto da Alexandra Kollontaj, attivista pioniera dell’emancipazione femminile e prima donna a diventare ministra.

Il 28 settembre è la giornata per l’accesso all’aborto sicuro, istituita negli anni Novanta dopo una campagna portata avanti da attiviste sudamericane e caraibiche. Tanti i passi avanti, ma c’è ancora bisogno di lottare: in 16 paesi al mondo l’aborto è ancora considerato un reato e in altri 30 ammesso solo in caso di pericolo di vita della donna. In Italia è formalmente consentito dal 1978 ma gli ostacoli sono tanti: primo fra tutti il dilagare dell’obiezione di coscienza.

L’Uaar è al fianco delle donne per la loro autodeterminazione. Tra i nostri obiettivi:

  • Abolizione dell’obiezione di coscienza prevista nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici, che devono garantire premura e tempestività nei confronti di chi chiede una Ivg e che devono inibire l’accesso agli attivisti ideologicamente orientati.
  • Presenza capillare di consultori pubblici.
  • Eliminazione di ogni ostacolo per l’utilizzo della pillola RU-486.
  • Imposizione di sanzioni ai farmacisti che “obiettano”.

La redazione

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La clericalata della settimana, 39: il ministro della Salute mette monsignor Paglia a capo della commissione per la riforma assistenza anziani https://blog.uaar.it/2020/09/28/clericalata-settimana-39-ministro-salute-mette-monsignor-paglia-capo-commissione-riforma-assistenza-anziani/ https://blog.uaar.it/2020/09/28/clericalata-settimana-39-ministro-salute-mette-monsignor-paglia-capo-commissione-riforma-assistenza-anziani/#respond Mon, 28 Sep 2020 15:06:46 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65470 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del ministro della Salute Roberto Speranza che

ha nominato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, a capo della commissione per la riforma dell’assistenza degli anziani.

Nel rispondere a un’interrogazione di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, il Ministero ha risposto che Paglia è stato scelto per «l’attenzione rivolta alle categorie fragili e, in particolare, agli anziani» e che «giova ricordare il suo impegno costante presso la Comunità di Sant’Egidio».

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il neo eletto presidente della Regione Toscana Eugenio Giani tra i primi atti ufficiali ha pensato bene di recarsi in visita al santuario della Madonna di Montenero, proclamando: «è il luogo giusto e significativo per partire in questo mio lungo cammino in Toscana, dove si mischiano gli aspetti laici dei comuni con i valori spirituali della patrona della Toscana».

Il deputato Vittorio Sgarbi in un intervento alla Camera durante una discussione sui vaccini ha proclamato: «Si è sostituito Dio con il vaccino, all’improvviso Dio si è dissolto».

Il Consiglio docenti dell’Istituto comprensivo Valle del Montone, nella provincia di Forlì-Cesena, ha approvato un modello modificato in maniera arbitraria per la scelta delle alternative alle religione cattolica, in modo che l’insegnamento alternativo non sia attivabile se scelto per meno di quattro alunni.

Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il vescovo Giuseppe Zenti hanno rinnovato la convenzione per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole dell’infanzia comunali. Il primo cittadino ha precisato che è «un momento importante di collaborazione tra l’Amministrazione comunale e la Diocesi su quelli che sono i valori fondanti ed identitari della nostra comunità e del nostro territorio»

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e Mara Carfagna (Forza Italia) hanno presentato alla Commissione Giustizia della Camera due testi quasi identici per introdurre il reato di maternità surrogata anche se compiuto da un italiano all’estero.

Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Gruppo Misto hanno presentato una mozione al Consiglio comunale di Brescia per schierare l’amministrazione contro il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia.

La redazione

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Eppur si muore. Nuove prospettive sul fine vita dopo il caso Cappato. https://blog.uaar.it/2020/09/25/eppur-muore-nuove-prospettive-sul-fine-vita-dopo-caso-cappato/ https://blog.uaar.it/2020/09/25/eppur-muore-nuove-prospettive-sul-fine-vita-dopo-caso-cappato/#comments Fri, 25 Sep 2020 08:30:47 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65457 Leggi tutto »]]> Vi proponiamo un articolo dal n.1/2020  (scaricabile gratuitamente) del bimestrale dell’Uaar, Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


La storia ormai è nota e comincia con un ragazzo sportivo e dinamico che a seguito di incidente stradale rimane tetraplegico ma ancora sensibile al dolore, non vedente ma pienamente lucido. Prosegue con i suoi accorati appelli caduti nel silenzio più assordante per una legge sul fine-vita che consentisse nella piena legalità di porre fine al suo ormai insostenibile e irreversibile strazio. «Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente per la persona che sono terminare questa agonia», diceva. E apparentemente la storia si conclude con il ricorso di questo ragazzo, il 27 febbraio del 2017, al suicidio medicalmente assistito, presso la clinica Dignitas. In Svizzera.

Perché in Italia è ancora reato. Apparentemente, dicevamo, perché la storia per molti versi invece inizia proprio da qui, dalla morte di Fabiano Antoniani, meglio noto come Dj Fabo.

Ad accompagnarlo in Svizzera, infatti, oltre alla madre e alla indomita compagna Valeria, c’è Marco Cappato, noto esponente dell’associazione Luca Coscioni, capofila tra le altre insieme all’Uaar proprio di quel comitato per l’eutanasia legale che raccolse e depositò in Parlamento oltre 65.000 firme già nel 2013 per una proposta di legge di iniziativa popolare mai giunta però in discussione.

Ma torniamo a Marco Cappato che, rientrato dalla Svizzera, si autodenuncia sulla base dell’articolo 580 del nostro fascista codice penale che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio con la reclusione da 5 a 12 anni: nel suo caso sarebbe configurabile infatti il cosiddetto concorso materiale, essendo colui il quale ha guidato la macchina, o meglio il van attrezzato, che ha trasportato Fabiano fino alla clinica. Resta esclusa invece l’imputabilità ex art. 579: non si può parlare di omicidio del consenziente perché Fabiano ha morso egli stesso, da solo, il meccanismo che ha azionato lo stantuffo del farmaco letale.

A porre fine alla vicenda giudiziaria, dopo l’assoluzione richiesta dal pm e il rinvio a giudizio disposto dal gip e richiesto dallo stesso Cappato, è stata la Corte costituzionale con la sentenza del 22 novembre scorso.

Sentenza in realtà già anticipata di fatto da un’ordinanza di quasi un anno prima, che dai commentatori è stata chiamata “ad incostituzionalità differita”. Persino la Consulta ha infatti fino all’ultimo cercato una sponda dal legislatore: ha nella sostanza posticipato la sua decisione ufficiale, con la speranza che intervenisse una legge in materia a colmare il vuoto normativo che sarebbe scaturito dalla cruda soppressione, totale o parziale, della norma. E invece no. D’altronde non sono bastati anni, figuriamoci pochi mesi, al nostro parlamento per affrontare compiutamente l’argomento. E anche quando l’ha fatto, con la tanta agognata legge 219/2017 sul testamento biologico, non ha completato l’opera con le disposizioni attuative, che permetterebbero di applicarla sul serio e anche nel concreto, la legge.

E quindi la Consulta ha obbligatoriamente dovuto sentenziare l’incostituzionalità parziale di quell’articolo 580 che punisce, senza alcun discrimine fra differenti situazioni, l’aiuto al suicidio.

Perché, come già in realtà si poteva ben estrapolare dagli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, che svolgono una sorta di funzione di sintesi tra il diritto all’autodeterminazione e il diritto alla salute, e come ha finalmente messo nero su bianco la legge 219 sulle disposizioni anticipate di trattamento, il principio di autodeterminazione terapeutica, con il compreso diritto al rifiuto delle cure, può anche comportare il sacrificio della propria vita. Ed evidentemente quindi il titolare del diritto a decidere per sé stesso è lo stesso individuo che di quella vita è il portatore. Non è lo Stato, non è un’entità etica, un terzo estraneo o un giudice. Sono io, siamo noi.

Ma allora questo diritto inviolabile come potrebbe attuarsi per tutte quelle persone, quei malati, non autosufficienti, non in grado autonomamente di porre fine alle cure, ai sostegni vitali, alla propria sofferenza?

La Corte sottolinea proprio questa, nei fatti pesantissima, discriminazione contenuta nell’ormai dichiarato parzialmente incostituzionale articolo 580 del codice penale: senza la decadenza di questa norma che punisce sempre e comunque qualsivoglia tipologia di aiuto suicidario, lo stato infatti non protegge la vita, lo stato al contrario protegge un solo tipo di morte, un’unica modalità per congedarsi dalla vita. Scelta sulla carta, a priori, uguale per tutti.

Certo, non si può eliminare del tutto il reato in sé e per sé: resta comunque doveroso per la Consulta predisporre una “cintura protettiva” per il soggetto debole, per le «persone malate, depresse, psicologicamente fragili, ovvero anziane e in solitudine, le quali potrebbero essere facilmente indotte a congedarsi prematuramente dalla vita, qualora l’ordinamento consentisse a chiunque di cooperare anche soltanto all’esecuzione di una loro scelta suicida, magari per ragioni di personale tornaconto». Insomma, gli ipotetici sterminatori di vecchie zie danarose avranno ancora la vita difficile.

Ma la Consulta, che metaforicamente immaginiamo con le mani nei capelli e lo sguardo supplice a un immoto parlamento, non si limita a smantellare chirurgicamente un pezzo del reato dell’aiuto al suicidio rendendolo non più perseguibile, ma fornisce precise indicazioni e altri precisi pali e paletti. Suggerisce con una certa vivacità di introdurre la nuova normativa non nell’articolo 580, ma direttamente nella legge sul testamento biologico, subordina l’accesso al suicidio medicalmente assistito al rispetto delle norme sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua. Chiede inoltre che la verifica delle condizioni e delle modalità di esecuzione siano effettuate da parte di una struttura pubblica del sistema sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.

Che per ora non esiste, così come non esiste una legge, così come è in abominevole ritardo l’effettiva applicabilità della normazione sulle Dat. Sempre il vuoto assoluto da parte di quella classe politica che si guarda bene dal volersi occupare dell’argomento davvero più universale fra tutti, esseri mortali quali siamo.

Troppo presa a ciarlare di un diritto alla vita, troppo presa ad accusare chicchessia di voler introdurre un fantomatico diritto alla morte, non sembra proprio essersi accorta della responsabilità che la Consulta ha, ancora una volta e obbligatoriamente, riversato su di essa.

La responsabilità in questo caso di garantire uno sopra tutti, fra i nostri diritti: quello alla dignità. Abbiamo il diritto di vivere dignitosamente, abbiamo il diritto di dignitosamente morire.

Non rimane che – si spera dignitosamente – legiferare.

Adele Orioli


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“Il vento fra i capelli. La mia lotta per la libertà nel moderno Iran”: finalmente in Italia l’autobiografia di Masih Alinejad https://blog.uaar.it/2020/09/24/vento-fra-capelli-mia-lotta-per-liberta-nel-moderno-iran-finalmente-italia-autobiografia-masih-alinejad/ https://blog.uaar.it/2020/09/24/vento-fra-capelli-mia-lotta-per-liberta-nel-moderno-iran-finalmente-italia-autobiografia-masih-alinejad/#comments Thu, 24 Sep 2020 14:06:39 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65446 Leggi tutto »]]> «Sono nata l’11 settembre 1976, ed ero soltanto una bimba di due anni che muoveva i primi passi e cominciava a parlare quando la Rivoluzione islamica spodestò lo scià Mohammad Reza Pahlavi, mettendo fine a duemila anni di monarchia persiana. È stato il cataclisma più drammatico della storia dell’Iran moderno. Sono figlia della Rivoluzione islamica e ho trascorso gran parte della mia vita nella sua ombra. La mia storia è la storia dell’Iran moderno, della tensione tra le propensioni laiche del suo popolo e l’islamizzazione coatta della società, della lotta delle donne, soprattutto giovani, per rivendicare i loro diritti e opporsi all’introduzione della shari’a, alle violazioni dei diritti umani e delle libertà civili. La rivoluzione ha cambiato tante cose, ma per le donne in particolare ha portato a molti passi indietro. Nella Repubblica islamica nascere donna è come avere un handicap».

Arriva finalmente in Italia, per Nessun Dogma (il progetto editoriale dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti-Uaar), l’autobiografia di Masih Alinejad, uno dei volti più noti al mondo nella lotta all’obbligo del velo, fondatrice della seguitissima campagna social «My stealthy freedom» («La mia libertà clandestina»).

Attraverso le dense pagine di questo libro l’autrice ci conduce nell’Iran della sua infanzia e giovinezza, svelandoci cosa significa essere una bambina e poi una donna nella Repubblica islamica. Ci racconta la sua storia di riscatto, la lotta per far sentire la propria voce e per affermare la propria indipendenza rispetto alle imposizioni del moralismo islamico, le ragioni che l’hanno indotta ad abbandonare il suo paese e infine gli eventi che l’hanno portata a diventare una delle figure più rappresentative al mondo del dissenso verso il governo degli ayatollah.
Quella di Masih Alinejad è una storia di lotta e di speranza. Ma è anche un monito per le donne (e gli uomini) che aspirano a un mondo più libero e laico: il conformismo religioso è sempre in agguato.

MASIH ALINEJAD è una giornalista e scrittrice iraniana. Attivista per i diritti civili e voce critica verso il regime degli ayatollah, si è dovuta trasferire all’estero. Ha promosso la campagna My Stealthy Freedom come forma di protesta via social contro l’imposizione del velo islamico da parte delle autorità dell’Iran.

Il progetto editoriale dell’Uaar

Il catalogo di Nessun Dogma – che affianca la traduzione di classici inediti in Italia a opere che affrontano tematiche scottanti con un impertinente approccio laico-razionalista – comprende 38 pubblicazioni.
Tra le più recenti segnaliamo: Filosofare con i bambini? A scuola si può!, di Rosanna Lavagna; Non Believers’ Europe. Models of Secularism, Individual Statuses, Collective Rights a cura di Adele Orioli; Storia dell’antilaicità. Cinque millenni di rapporti tra stati e religioni di Raffaele Carcano; Laicità. Politica, religione, libertà di Andrew Copson; Blasfemo! Le prigioni di Allah di Waleed Al-Husseini, Contro la religione. Gli scritti atei di H.P. Lovecraft, E Gesù diventò Dio. L’esaltazione di un predicatore ebreo della Galilea di Bart D. Ehrman; L’islam e il futuro della tolleranza. Un dialogo di Sam Harris e Maajid Nawaz; Il multiculturalismo e i suoi critici di Kenan Malik.

Per acquistare il libro: www.nessundogma.it

Comunicato stampa

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150° anniversario del XX Settembre: miseria istituzionale, ci ha pensato l’Uaar https://blog.uaar.it/2020/09/22/150-anni-xx-settembre-ci-ha-pensato-uaar/ https://blog.uaar.it/2020/09/22/150-anni-xx-settembre-ci-ha-pensato-uaar/#comments Tue, 22 Sep 2020 16:09:24 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65432 Leggi tutto »]]> Chi ha avuto cenni dalle istituzioni sulle celebrazioni dei 150 anni della Presa di Roma ce lo faccia sapere e ci tiri su il morale, per favore. A noi risulta solo l’inaugurazione di un nuovo sistema di illuminazione nei pressi di Porta Pia sabato 19 sera. Inaugurazione alla presenza della sindaca Raggi, ma di cui probabilmente era a conoscenza solo lei e famiglia.

Di fronte a questa miseria istituzionale e anche di fronte al silenzio di tante altre associazioni ci abbiamo pensato allora noi dell’UAAR a dare la giusta importanza al 150° anniversario della liberazione di Roma e del Lazio dallo Stato pontificio, tappa fondamentale verso la democrazia, l’uguaglianza e le libertà del nostro paese.

Sabato sera abbiamo illuminato Roma, portando una ventata d’illuminismo.

Nei giorni precedenti abbiamo raccolto e trasmesso i pensieri di tanti volti noti, tra i quali Piergiorgio Odifreddi e Carlo Rovelli.

Coi nostri straordinari circoli e referenti abbiamo portato in tutta Italia i festeggiamenti e ci siamo collegati con loro per mostrare che un’Italia laica esiste: sabato (con ospite Franco Grillini), domenica mattina (con ospite Marco Cappato) e domenica pomeriggio. I nostri attivisti hanno organizzato iniziative a Bari, Biella, Bologna, Brescia, Cagliari, Firenze, Ferrara, Forlì-Cesena, Imola, Livorno, Milano, Modena, Palermo, Parma, Perugia, Pordenone, Rimini, Savona, Udine, Torino, Trieste, Verona, Verbania, Vicenza e Venezia. A La Spezia siamo stati bloccati da un’ordinanza regionale che vietava qualsiasi manifestazione all’aperto di matrice non elettorale. Le funzioni religiose, invece, non hanno subito alcuno stop. 

L’evento principale si è svolto a Roma dalle 17 alle 19, presso il Monumento della Breccia di Porta Pia. La manifestazione, arricchita da un emozionante spettacolo, è stata trasmessa in diretta su facebook e youtube e ha visto gli interventi del segretario nazionale UAAR Roberto Grendene e di ospiti di associazioni amiche, con il saluto dell’assessora Giulia Urso per il Municipio I di Roma Capitale.

Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno di socie e soci, a cui va il nostro ringraziamento.
Iscriviti all’UAAR anche tu per il 2021!

Il Comitato di coordinamento Uaar

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La clericalata della settimana, 38: il sindaco di Napoli al cospetto del sangue di san Gennaro https://blog.uaar.it/2020/09/21/clericalata-settimana-38-sindaco-napoli-cospetto-sangue-san-gennaro/ https://blog.uaar.it/2020/09/21/clericalata-settimana-38-sindaco-napoli-cospetto-sangue-san-gennaro/#comments Mon, 21 Sep 2020 14:58:20 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65428 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del sindaco di Napoli Luigi De Magistris che

ha partecipato, con fascia tricolore, al rito magico dello scioglimento del “sangue” di san Gennaro.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

L’assessore Maurizio Marrone della Regione Piemonte ha presentato delle nuove linee guida per limitare la somministrazione della pillola RU486, in contrasto con quanto recentemente disposto dal Ministero della Salute.

Il sindaco di Lanciano (CH) Mario Pupillo ha promosso una messa in piazza per la patrona della cittadina, la Madonna del Ponte.

Il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi ha contestato l’approvazione della legge sull’omotransfobia sostenendo che in casi come il tragico omicidio di Acerra sia sufficiente “l’applicazione dei motivi abietti e futili” con relative aggravanti, accusando i promotori del ddl Zan di sciacallaggio.

Il Consiglio comunale di Potenza ha approvato una mozione contro il ddl sull’omotransfobia discusso dal Parlamento. L’evento ha visto anche un’uscita omofoba del consigliere Michele Napoli (Fratelli d’Italia).

Tra le misure del piano italiano per il Recovery Fund è stata inserito lo stanziamento di un miliardo di euro in tre anni per la messa in sicurezza antisismica degli edifici di culto.

La redazione

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Speranza chiama mons. Paglia alla guida della Commissione assistenza anziani: la laicità va a farsi benedire https://blog.uaar.it/2020/09/21/speranza-chiama-mons-paglia-alla-guida-della-commissione-assistenza-anziani-laicita-farsi-benedire/ https://blog.uaar.it/2020/09/21/speranza-chiama-mons-paglia-alla-guida-della-commissione-assistenza-anziani-laicita-farsi-benedire/#comments Mon, 21 Sep 2020 12:44:23 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65422 Leggi tutto »]]> «Non è trascorso neanche un giorno dal 150° anniversario del XX Settembre, ed ecco che il ministro della Salute affida la guida della commissione per l’assistenza sanitaria degli anziani a un arcivescovo. Anziché a una sanità pubblica e laica, Speranza sembra guardare a una sanità privata e religiosa: non c’è che dire, è l’ennesima conferma che la laicità in questo paese è andata a farsi benedire».

Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, commenta così la notizia che il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiamato mons. Vincenzo Paglia (presidente della Pontificia accademia per la vita) a guidare la commissione appena istituita per progettare la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana del nostro paese.

«Evidentemente non bastavano i 35 milioni che il SSN già paga ai preti in corsia con lo stesso stipendio degli infermieri…» prosegue Grendene: «Si preannunciano tempi duri per l’affermazione e il rispetto del principio di autodeterminazione in materia di fine vita».

Comunicato stampa

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Il Venti Settembre è una festa. Anche perché l’Italia ha vinto una guerra contro il papa. https://blog.uaar.it/2020/09/19/venti-settembre-una-festa-anche-perche-italia-vinto-una-guerra-contro-papa/ https://blog.uaar.it/2020/09/19/venti-settembre-una-festa-anche-perche-italia-vinto-una-guerra-contro-papa/#comments Sat, 19 Sep 2020 07:30:39 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65391 Leggi tutto »]]> Non ci può essere Italia senza Roma, la sua capitale. Tuttavia, Roma diventò italiana quando l’Italia esisteva già da nove anni. Accadde infatti il 20 settembre 1870: esattamente 150 anni dopo, dovremmo quindi festeggiare. Tutti.

Ma non accadrà, per quanto grande possa essere l’impegno dell’Uaar e degli attivisti laici.

Non accadrà perché i politici e i mezzi di informazione non hanno molto interesse a ricordare alla popolazione il motivo per cui, 150 anni e un giorno fa, Roma non faceva parte dell’Italia. La città eterna era allora la capitale di un altro stato, diverso dall’Italia. Molto diverso. Uno stato arretrato: anzi, uno dei più arretrati d’Europa. Uno stato illiberale: per la precisione, uno dei meno liberi d’Europa. Roma era la capitale di uno stato arretrato e illiberale perché il potere era nelle mani del papa e dei cardinali. Nel vero senso della parola: governavano loro. Facevano e disfacevano tutto loro.E mandavano alla forca tante persone che volevano un cambiamento.

Poiché si tratta di dati di fatto, chi detiene il potere non ha troppo interesse a trasmetterli alla cittadinanza.

Al punto che, nel 2010, le autorità italiane presenti alla cerimonia ufficiale del Venti Settembre rimasero addirittura zitte. Lasciarono parlare, e con toni da vero vincitore, soltanto il segretario vaticano Bertone (quello del superattico costruito con i soldi di un ospedale per bambini). Nello stesso tempo, gli attivisti Uaar venivano bloccati dalla Digos: una specie di rievocazione storica di quanta poca libertà di espressione vi fosse a Roma finché c’era il papa-re. Quest’anno, come se non bastasse la pandemia, il governo ha convocato elezioni e referendum proprio il 20 settembre: quando si dicono le coincidenze (clericali). Così vanno purtroppo le cose in Vaticalia: siamo un paese a sovranità limitata. E non da adesso.

Per oltre mille anni, dalla metà dell’ottavo secolo fino al 1870, una parte importante del territorio italiano somigliava infatti parecchio a quello che oggi è l’Iran (ma da soli quarant’anni): una teocrazia. Era persino peggio, a ben vedere: perché l’Iran è una repubblica, mentre lo Stato pontificio era invece una monarchia, con a capo il papa-re. Il papa deteneva anche il potere militare, quello legislativo, quello esecutivo, quello giudiziario. Con buona pace dei buontemponi che sostengono che la laicità l’ha inventata il cristianesimo, una simile concentrazione del potere in una sola persona è degna semmai di un califfo. Al punto che è forse più facile che siano stati i papi, successori di san Pietro, a copiare i califfi, successori di Maometto.

Perché quando nacque lo Stato pontificio, a metà dell’ottavo secolo, la religione trendy era l’islam. Il califfato abbaside, nato proprio in quegli anni, si estendeva ormai dalla Spagna all’Afghanistan. L’islam aveva clamorosamente ridimensionato l’impero bizantino: che non andava ormai molto oltre l’attuale Turchia, ma che in Italia continuava formalmente a possedere parti della Romagna, dell’Umbria e delle Marche, nonché il Lazio. Poiché era un governo remoto e debolissimo, i papi decisero che era venuto il momento di mettersi in proprio. Essendo però molto meno potenti dei califfi, furono costretti ad allearsi: prima con i longobardi contro i bizantini, poi con i franchi contro i longobardi. Senza alcuna preoccupazione etica. Ma la loro disinvoltura fu premiata: ottennero tutti i territori ex-bizantini e diverse zone limitrofe, arrivando fino a Bologna. Giustificarono tali possedimenti inventandosi in modo ancora più spudorato un famosissimo falso storico, la donazione di Costantino.

Nello Stato della chiesa comandavano loro, che assegnavano gli incarichi ai familiari e agli ecclesiastici. Non c’era libertà di espressione: i dissenzienti venivano condannati a morte. Non c’era libertà religiosa: si poteva essere soltanto cattolici (o ebrei: ma a condizione di vivere nel ghetto). Non c’erano nemmeno libertà politiche: non si tenevano elezioni, e anche i governatori locali erano nominati dai papi. Nei territori occupati scoppiavano periodiche rivolte, ma venivano regolarmente represse col sangue: contro i forlivesi fu persino indetta una crociata.

Era un vero e proprio totalitarismo, prima del totalitarismo.

Nel 1849, però, Roma fu lo scenario di un brillante esempio di anti-totalitarismo. In seguito all’ennesimo tumulto popolare, Pio IX fuggì, e fu proclamata la Repubblica romana. Furono introdotte la democrazia, libere elezioni a suffragio universale e le libertà di religione e di parola, e furono abolite la censura, la tortura e la pena di morte. Se vi piace la costituzione italiana, sappiate che è enormemente più vicina a quella della Repubblica romana che a quella attuale del Vaticano, il cui impianto somiglia invece ancora moltissimo a quella del papa-califfo.

Patrioti da ogni regione affluirono allora nella Repubblica romana, con la speranza che la fosse la prima pietra su cui costruire la nazione italiana. Ma durò solo qualche mese. Fu spenta dall’invasione degli eserciti francese, austriaco e spagnolo, tutti accorsi in aiuto del papa.

Tuttavia, dieci anni dopo fu il nascente stato italiano a invadere quello pontificio, conquistando le Marche e l’Umbria, mentre Bologna e la Romagna si erano già liberate da sole dall’autorità papale. Ancora dieci anni e fu il turno del Lazio: il 20 settembre 1870 fu infine conquistata anche Roma.

Fu una guerra? Sì: anche se fece poche vittime, lo fu. Fu una guerra necessaria per unire l’Italia: la legittimità dell’intervento fu confermata dai successivi plebisciti – svoltisi in regioni dove, finché c’era il papa-re, non si poteva nemmeno votare.

La breccia di Porta Pia non concretizzò tutte le speranze suscitate venti anni prima della Repubblica romana? È vero anche questo. Ma aprì comunque una stagione di riforme e di (parziale) laicità laddove prima c’era un arcaico regime assolutista,inviso a gran parte della popolazione.

Ci sono dunque due buonissime ragioni per celebrare ancora oggi il Venti Settembre. È la data che rappresenta l’Unità d’Italia: non a caso, fino al fascismo fu festa nazionale ogni anno, a differenza del 17 marzo (che fu festeggiato soltanto nel 1911). Ed è la data che rappresenta la nascita, per quanto imperfetta, della laicità dello stato italiano: guarda caso, il fascismo soppresse la festività subito dopo la stipula dei Patti lateranensi e la creazione dello Stato della Città del Vaticano, lo stato più piccolo e meno democratico al mondo.

Festeggiare il Venti Settembre significa quindi anche ricordare che, per essere liberi, vivere in una democrazia, avere uguali diritti – in poche parole, per affermare i migliori valori della nostra società – si dovettero usare controvoglia le armi.

E se le ultime parole vi hanno ricordato anche la Liberazione, meglio.

Raffaele Carcano

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https://blog.uaar.it/2020/09/19/venti-settembre-una-festa-anche-perche-italia-vinto-una-guerra-contro-papa/feed/ 8
XX settembre 2020. Uno sguardo dall’Argentina. https://blog.uaar.it/2020/09/18/settembre-2020-uno-sguardo-dall-argentina/ Fri, 18 Sep 2020 09:11:57 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65389 Leggi tutto »]]> Collegare le lotte recenti a quelle che le precedono, collocare un’esperienza locale all’interno di un contesto nazionale e mettere a confronto un movimento nazionale nato qui con altri dell’altra parte del mondo. Una società globale ha bisogno di una coscienza globale.

Sivanandan

 

È un momento grigio per la laicità, sebbene le società moderne si facciano carico di più di due secoli di secolarizzazione graduale e complessa. I paesi orientali e africani attraversano questa involuzione con la preponderanza delle identità religiose ed etniche che sostituiscono altre definizioni politiche e di classe. Gli stati occidentali si imbattono anche in un “ritorno del concetto religioso”. Tale concetto nelle società consumiste e individualiste attraversa i distinti segmenti sociali, seppure in modi differenti a seconda del capitale economico e culturale. Questo revival della presenza religiosa fuoriesce dal campo della fede personale per diventare una teologia politica che colloca i laici, gli atei e gli agnostici nella categoria dei nemici (Assman, 2010). Come ha scritto Luce Fabbri nel 1954, il laicismo è positivo, “la libertà è, insomma, essenzialmente il contrario della pigrizia, è iniziativa, è responsabilità, accettazione dei rischi, tolleranza, discussione” (Fabbri 1998:97)

In questo presente problematico e incerto assistiamo nell’ambito sia della politica che della cultura e della scienza a un reiterato riferimento a discorsi attinenti la religione – nello specifico quella cattolica e le posizioni del Vaticano – per legittimare qualsiasi ricorso basico ai diritti sociali, alla distribuzione della ricchezza o alla protezione degli immigrati. Una élite politica globale mediocre, dallo scarso coraggio intellettuale e politico, si rifugia nel limitato orizzonte della dottrina sociale della chiesa. Il “mondo normale” si trova immerso in un pensiero liquido, che si abbevera nella (mancanza di) cultura dei mass media e si forma attraverso una educazione istituzionale svuotata di contenuti e privatizzata. A partire degli anni ‘90 le scuole pubbliche hanno perso la loro gerarchia e i loro alunni. Le scuole private, nella maggioranza di carattere confessionale, sono considerate più sicure, più ordinate, più efficienti, oltre ad essere un’assicurazione per aumentare il capitale sociale e le future opportunità di impiego.

Perché non riusciamo a dare risposte intelligenti, sistematiche, democratiche davanti all’ondata di “sovranismi”, identità inventate e iperboliche che favoriscono la discriminazione, il razzismo e le violenze, sia simboliche che de facto? Tutto ciò impregnato di una ignoranza volgare e prepotente. Mentre si dispiegano frasi, fazzoletti, concerti, slogan, manifesti, graffiti per il riconoscimento delle differenze e delle identità, le pratiche politiche dei partiti e dei sindacati, e i programmi educativi in tutti i loro livelli vengono svuotati della conoscenza della storia, delle storie, rimpiazzate da “racconti” che impediscono di riconoscere nelle altre lotte contro le ingiustizie le nostre lotte. Si assopisce così l’interesse, la curiosità nei confronti della letteratura e dell’arte di società differenti dalla nostra. Ignoriamo, in special modo i giovani e i giovani adulti, le storie, i cambiamenti politici, la produzione culturale e scientifica di altri popoli. In questo modo si ottengono passaporti e lauree di stampo “sovranista” (eufemismo per il nazionalismo becero) poco adatti per capire il mondo. Rita Levi Montalcini considerava che la cieca obbedienza e lealtà al re, alla nazione o alla causa gioca un ruolo preminente nella accettazione supina degli orrori delle guerre (Levi Montalcini: 157).

Il XX settembre nel Rio de la Plata – La periferia?

La commemorazione del 20 settembre in Argentina ha presentato delle caratteristiche particolari, una festa “emigrata”, che non è stata buttata in mare nel percorso migratorio bensì trapiantata con tutti i suoi contenuti ideologici che toccano il liberalismo (monarchico, repubblicano, il socialismo e l’anarchia) e segnata da entrambe le congiunture storiche, quella italiana e quella argentina. La celebrazione fuoriusciva dall’ambito della comunità italiana emigrata, e si trasmetteva alla comunità locale come la Fiesta de Garibaldi o come la Fiesta de Italia. La diffusione spaziale e l’entità della celebrazione rivelano il carattere laico dell’immigrazione italiana nel Plata come anche l’influenza della direzione liberale nella comunità italiana. Il suo significato, in Italia e – grazie alla sua espansione – in Uruguay e in Argentina, invocava la laicità, la difesa della libertà di pensiero, la fratellanza dei popoli e anche la liberazione femminile. Nei quartieri urbani e nelle piccole comunità di campagna con una popolazione preponderatemene ma non esclusivamente italiana, il 20 settembre che coincide nell’emisfero australe con l’inizio della primavera, diventava una festa popolare con un contenuto ideologico: costruire società (Italia, Argentina, Uruguay) in cui avrebbero regnato la libertà, la ragione e la prosperità.

La difesa di una scuola pubblica laica costituiva un proposito rinnovato e rinforzato dalla commemorazione, sia in Italia come nel Plata. Giuseppe Garibaldi nell’Appello alla Democrazia (agosto 1872) si pronunciò nettamente per la difesa della scuola laica, obbligatoria, gratuita: “Dunque istruzione obbligatoria e gratuita, ma laica”.

Nello specifico, i pilastri della modernizzazione della secolarizzazione dell’Argentina vengono innalzati nel decennio degli anni ‘80 del diciannovesimo secolo: la legge del matrimonio civile, la legge del Registro Civil e la legge 1420 dell’educazione laica (1884).

La chiesa cattolica non riuscì a metabolizzare questa incursione laica, e ancor meno la legge di educazione laica, gratuita, obbligatoria sanzionata il 18 luglio 1884. La 1420 rappresentò una ferita e una minaccia che la chiesa non ha smesso di combattere fino a tempi recenti. Addirittura fino all’estremo di considerare la data della promulgazione della legge come giorno di Lutto Nazionale.

Nazione cattolica – immigrazione cattolica

L’Argentina diventa un paese di immigrazione massiva dal 1880. Questo processo “alluvionale” altera profondamente la composizione sociale e culturale, oltre alla mappa politica. Il cattolicesimo riattivò la sua storica funzione di mezzo di disciplina sociale e di freno della libertà di pensiero. La questione sociale rappresentava per la élite politico-economica un prodotto estraneo, un esotismo importato dalla immigrazione.

Con la riproposizione di politiche migratorie avide di immigrati come mano d’opera e non come soggetti politici e sociali, l’élite e la gerarchia ecclesiastica avanzarono la religione cattolica come agglutinante di questa società complessa e multiculturale che aveva visto una grande affluenza migratoria nella Pampa. Le provincie in cui non si producevano cereali non svegliavano preoccupazioni del genere, essendo solidamente strutturate nei riguardi della società, della politica e dell’educazione da parte dei loro oligarchi proprietari terrieri che frenarono in blocco qualsiasi tipo di progresso economico che potesse smuovere le loro regioni a loro discapito.

Risulta sconvolgente analizzare gli elogi nei confronti del tradizionalismo provinciale e l’implicito malcontento (o sospetto) nei riguardi dell’immigrazione da parte dei conservatori e dei nazionalisti: lodi per il mondo vernacolare senza che si menzionasse quanto questi valori tellurici e coloniali simbolizzassero una povertà strutturale e una impossibilità per la maggioranza delle persone di scegliere e governare il proprio destino.

Con l’avvicinarsi del Centenario (1910) confluiscono il cattolicesimo e la nazione nel discorso e nella pratica. Lo stato, moderatamente laico, smorza il suo laicismo davanti alla minaccia della protesta sociale. Le “dottrine disgreganti e sovversive” minacciavano la nazione e la religione. L’arcivescovo di Buenos Aires, Antonio Espinoza, nel 1910 considerava che nel seno delle masse popolari si fosse spenta l’idea religiosa e quindi il sentimento del dovere e il patriottismo (ConferenciaEpiscopal: 11). Il pellegrinaggio al Santuario de Luján acquisì sin dal suo inizio un chiaro fine politico: sottrarre ai gruppi radicalizzati l’esclusiva delle dimostrazione di massa, e forgiare così davanti alla società e al governo argentino una diversa identità dell’immigrato. Negli anni culmine della protesta anarchica e della crescita elettorale del socialismo, venne organizzata la prima peregrinazione degli italiani al Santuario de Luján (1908): dimostrazione di fede e di amore per le patrie, l’Italia e l’Argentina.

Le religione, al fine di conservarsi e di diffondersi, creano un legame rinnovabile con il potere politico, in una strategia dinamica, da cui mantengono, acquisiscono ed espandono il proprio controllo sulle istituzioni culturali e sulla repressione del dissenso (Carcano-Orioli:42).

I patti lateranensi. Assenza di conciliazione in Argentina.

Con la firma dei patti lateranensi, febbraio 1929, la commemorazione del 20 settembre venne sospesa dallo stato italiano. La collettività italiana in Argentina reagì dandole un carattere dichiaratamente antifascista. La divisione tra l’Italia ufficiale (monarchico-fascista) e l’Italia in diaspora diventava più profonda con la rivendicazione della linea Risorgimento-Antifascismo. Durante quello che è stato chiamato “il decennio infame del 30”, i governi argentini, di stampo o di influenza militare, imposero una proibizione o una restrizione alle attività politiche sindacali o studentesche, con il rischio di deportazione immediata per gli italiani, gli spagnoli o i tedeschi. Nell’agosto del 1939, con l’espansione internazionale del nazifascismo e in un contesto di attività pro-tedesche e fasciste nel seno delle istituzioni argentine, il Consejo Deliberante della città di Buenos Aires decise di fare un omaggio alla immigrazione e all’esilio italiano dando il nome di “20 de Septiembre” a una via della Boca. Il legislatore Héctor Iñigo Carrera, figlio di immigrati spagnoli, sottolineò come “il 20 di settembre viva nel sentimento italiano e in quello di tutti gli uomini liberi della terra. Nega il folle tentativo di cancellare la storia e coincide con il pensiero libero che illumina in tutta la sua traiettoria la nostra stessa storia nazionale”.

Il 25 aprile del 1945 simbolizza il trionfo della libertà e la fine dell’oppressione. Nonostante la miseria, la distruzione, e l’asprezza del dibattito politico, l’Italia si incamminava verso un nuovo Risorgimento, né immediato né lineare.

L’Assemblea Costituente redasse una Costituzione in cui si incontrano differenti correnti: quella liberale, quella socialista e quella cristiano-sociale. L’inclusione dell’articolo 7 nella Costituzione Repubblicana Italiana per il regolamento delle relazione tra il Vaticano e la neonata repubblica fu il prodotto del compromesso tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. La continuità della vigenza dei Patti Lateranensi escludeva nuovamente il 20 settembre dalle commemorazioni nazionali. Un duro colpo per chi voleva un rinnovamento della politica italiana nel dopoguerra. Dopo le elezione dell’aprile del 1948 si aprì un ciclo di governi democristiani di centro-destra.

La Asociación Italia Libre di Buenos Aires produsse una severa dichiarazione sul caso:

Con profondo dolore abbiamo appreso che il Parlamento italiano ha soppresso la festa nazionale del XX Settembre… Il XX Settembre, come ricorrenza della compiuta unità morale d´Italia, mediante la occupazione della sua capitale, non può essere abolito senza offendere la memoria di tutti coloro che durante il Risorgimento lottarono e morirono per la patria italiana… L’abolizione del XX Settembre non risponde dunque né ad una esigenza religiosa né a storica giustizia; é una offesa ai piú grandi italiani che da Dante a Mazzini hanno lottato durante sei secoli per affermare il principio della separazione della funzione religiosa da quella politica… esortiamo gli italiani dell´Argentina a mantenere viva nel loro cuore la fiamma del XX settembre; a commemorare questa data gloriosa il cui nome esse hanno dato a molte delle loro associazioni ed a lavorare intensamente affinché venga presto universalmente applicato il principio: libertà per tutti, privilegi per nessuno”  ( Pecorini:45-46).

Il dopoguerra e i populismi

Il profondo cambiamento del mondo politico, economico e sociale del dopoguerra, e il peronismo argentino mutarono la fisionomia del paese. L’Argentina si indirizzava verso una industrializzazione accelerata, protetta dallo stato. Un progetto nazionalista borghese ispirato nella politica sociale della chiesa. La legittimazione del peronismo da parte della chiesa cattolica viene premiata con l’annullamento della legge 1420 e con l’introduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche di tutti i livelli.

Nel novembre del 1945 la gerarchia cattolica, così come avrebbe fatto Pio XII il primo giugno 1946 in occasione del referendum che avrebbe dato i natali alla repubblica italiana, interviene davanti all’elettorato cattolico, proibendo di votare i partiti che difendevano l’insegnamento laico. In una rilettura distorta della storia argentina, si considera che il diritto all’insegnamento religioso sia in consonanza con la Costituzione e con la “tradizione” argentina. In sintesi, la chiesa in Italia e in Argentina si erge a protettrice della nazione, davanti a “le forze del sovvertimento e dell’ateismo…” e “dei distruttori della civiltà cristiana” (Discorso di Pio XII, 1 giugno 1946).

La politica migratoria del peronismo rispetto all’immigrazione europea si esprime in forma netta nel Plan de Gobierno del 1946: “immigrazione libera, selezionata e controllata”, “sarà preferita quella che per la sua provenienza, per gli usi e costumi, e per la lingua sia più facilmente assimilabile alle caratteristiche etniche, culturali e spirituali dell’Argentina”. L’oscurità del linguaggio burocratico, i richiami a qualità psichiche ed etniche, ideologiche, non misurabili, costituivano una coperta per la discriminazione sociale e politica della manodopera che si richiedeva per la “Nuova Argentina”. Nei Planes de Gobierno del 1947 e del 1953 si insisteva su una politica selettiva nei riguardi del concetto etnico e ideologico, presentando dei passaggi di assimilazione progressiva affinché gli immigrati si integrassero nella comunità argentina, evitando la sussistenza di collettività “estranee”.

La sostituzione delle politiche liberali di porte aperte (1880-1930) indebolì l’associazionismo di stampo laico e liberale. L’origine regionale ma specialmente l’affiliazione politica e religiosa della nuova immigrazione (1947-1955) distanziarono quest’ultima dalla vecchia immigrazione, dalle sue associazioni collegate alle correnti repubblicane e antifasciste. La “nuova” immigrazione dalla marcata tendenza cattolica creò una nuova rete associativa di indole regionalista e confessionale.

Laica vs libera [1]

Un grave danno all’educazione pubblica e alla laicità si produsse nel 1958 quando il parlamento argentino promulgò una legge che permetteva la creazione di università private, riconoscendo alle loro lauree e ai loro titoli accademici la stessa validità di quelli conferiti dalle università nazionali e pubbliche. Si consacrava così il raggiungimento della strategia della chiesa per coprire la sfera universitaria mentre diffondeva capillarmente gli istituti di educazione primaria e secondaria.

Con “laica vs libera” si sintetizzavano le posizioni nei confronti di questa legge che fuoriusciva dal campo dell’educazione e da quello accademico a causa del suo impatto nello sviluppo presente e futuro. Una manifestazione oceanica di 350’000 persone esigette la difesa della Università Laica (19 settembre 1958). Il rettore della Universidad de Buenos Aires, Risieri Frondizi, difese la libertà delle cattedre contro i tentativi confessionali.

“Come rettore della Universidad de Buenos Aires sono orgoglioso del fatto che nella stessa facoltà – a volte nella stessa aula – si insegnino le dottrine di San Tommaso e di Karl Marx, di Sant’Agostino e di Freud. La libertà di insegnamento è intimamente relazionata alla libertà delle cattedre; se non abbiamo libertà di cattedre, la libertà di insegnamento è una finzione. Credete che nelle università private che esistono nel nostro paese si possano insegnare ugualmente le dottrine di San Tommaso e di Marx, o di Freud e di Sant’Agostino? In tali scuola il dogma fa da padrone e sempre lo farà.”

Il profondo e ampio dibattito sulle università, laiche o libere, evidenziò un’altra questione nella storica dissonanza tra una società secolarizzata e democratica e uno stato che con abiti militari o costituzionali frenava questo processo. Nelle battaglie elettorali, il voto dei fedeli cattolici e il conseguente appoggio alla scuole private religiose divennero moneta di scambio, e “anteposero i compromessi elettorali agli interessi permanenti della nazione” (Frondizi:12)

La dimenticanza del 20 settembre

 Tra il 1960 e il decennio degli anni ‘80 del secolo scorso, l’Argentina e tutto il Cono Sud subirono delle feroci dittature militari, dei governi costituzionali deboli, delle persecuzioni politiche, l’orrore dei desaparecidos e delle incarcerazione politiche. Contemporaneamente, il panorama politico rifletteva nuovi allineamenti. Le persecuzioni, le morti, gli esili interni ed esterni operarono a isolare le forze politiche e culturali. Il ritorno alla democrazia in Argentina (dicembre 1983) significò una nobile vittoria contro l’oscurantismo e il terrore. Il collasso economico ciclico, reiterato, la diffusione della povertà e della miseria, lo smantellamento dell’educazione pubblica in tutti i suoi livelli e della cultura non hanno portato a vie di vero superamento dell’impoverimento del dibattito politico e del capitale culturale dei settori medi e popolari. Un nazionalismo politicamente trasversale ha isolato l’Argentina, a mio avviso, dall’ampio dibattito mondiale e dalla creazione di connessioni con il mondo intellettuale e sociale al di là dei confini.

La commemorazione del 20 settembre, con una breve primavera negli anni ‘80, pur accompagnando la democrazia appena recuperata è scomparsa. L’invecchiamento degli immigrati, e una nuova generazione di discendenti, con una identità pragmatico-individualista e ignara della storia e della cultura precedente, hanno fatto sì che scomparisse il significato e la commemorazione del 20 settembre. Le nuove generazioni in Italia soffrono di una simile amnesia.

Forse, a 150 anni dalla Breccia di Porta Pia, sarebbe meglio riprendere l’appello di Albert Camus, ossia:

Devant un monde menacé de desintegration, oú nos grandes inquisiteursrisquentd’etablirpourtoujours les royaumes de la mort […] restaurer entre les nations une paix que nesoitpascelle de la servitude, reconcilier a nouveautravail et culture, et refaireavectous les hommes une arche d’ alliance .

(Davanti a un mondo minacciato dalla disintegrazione, dove i nostri grandi inquisitori rischiano di stabilire per sempre i regni della morte […] restaurare tra le nazioni una pace che non sia quella della servitù, riconciliare di nuovo il lavoro e la cultura, e rifare con tutti gli uomini un’arca dell’alleanza.)

María Luján Leiva

Traduzione di Guido Negretti e Gabriele Barbieri

 

Bibliografia

Assman Jan (2010), The Price of Monotheism, Stanford. Stanford University.
Camus Albert (1957), Nobel Banquet Speech, Stockholm.
Carcano Raffaele, Orioli Adele (2008), Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi, Roma, Luca Sossella Editore.
Conferencia Episcopal Argentina (1994), Documentos del Episcopado Argentino. Tomo II:1910-1921, Buenos Aires, Conferencia Episcopal Argentina.
Fabbri Luce (1998), Laicismo y libertad de enseñanza in La libertad entre la historia y la utopía, Barcelona.
Fabbri Luce (1986), Garibaldi y el socialismo de su tiempo in «Garibaldi» (anno 1:1), Montevideo.
Frondizi Risieri (1959), Discurso del Rector Risieri Frondizi al inaugurar los Cursos in «Revista de la Universidad de Buenos Aires», V Época, IV: 1.
Leiva María Luján (2011), El XX de septiembre. La Unidad italiana y la historia argentina in Fratelli d’Italia, Pensamiento, arte y política, Buenos Aires, Ediciones DLG.
Levi Montalcini Rita (2004), Abbi il coraggio di conoscere, Milano, Rizzoli.
Pecorini Alberto (1951), Il XX Settembre e il Trattato del Laterano, Buenos Aires, Associazione “Italia Libre” Editrice.
Rossi Ernesto (1968), Il manganello e l’aspersorio, Bari, Laterza.

 

Note

[1] Si intende lo slogan “Laica o Libre”, ossia “Laica” a favore dell’educazione pubblica e “Libera” a favore dell’educazione confessionale e privata.

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Laicità ieri, oggi e domani. Una chiacchierata con il prof. Odifreddi e il segretario Uaar. https://blog.uaar.it/2020/09/17/laicita-ieri-oggi-domani-una-chiacchierata-con-prof-odifreddi-segretario-uaar/ Thu, 17 Sep 2020 09:00:06 +0000 https://blog.uaar.it/?p=65281 Leggi tutto »]]> Vi proponiamo un articolo dal n.5/2020 del bimestrale dell’Uaar, Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


Il professor Piergiorgio Odifreddi, presidente onorario Uaar, saluta la nuova rivista Nessun Dogma in splendida forma. Dall’alto dei suoi settant’anni appena compiuti ci regala con la sua chiarezza narrativa aneddoti, riflessioni e anche idee per come salvare (anche economicamente) l’Italia.

A colloquiare con lui il segretario Uaar, Roberto Grendene, per ricordare che i diritti civili laici non piovono dal cielo e cosa sta facendo l’Uaar per ottenerne di nuovi.

(B: Manuel Bianco, G: Roberto Grendene, O: Piergiorgio Odifreddi)

B: Cominciamo dalla secolarizzazione della società. Come giudicate l’evoluzione dei diritti civili laici in Italia rispetto a quando eravate giovani? Io, millennial, ho la sensazione che la spinta del ’68 si stia perdendo e le forze reazionarie stiano prendendo vigore.

O: Io ricordo bene quegli anni. Erano i primi anni settanta e diedi il mio piccolo contributo perché facevo parte del Partito radicale. Nel ’73 partecipai a Verona al congresso del Partito radicale, ricordo la raccolta delle firme per il referendum sull’aborto. C’era la questione dell’obiezione di coscienza, che fino agli anni ottanta non entrò nel diritto italiano. Io stesso accompagnai un cieco, al posto di fare il servizio militare, però lo dovetti fare come militare assegnato all’assistenza di un cieco di guerra. Talvolta andavo a guardare i processi che vedevano imputati gli obiettori di coscienza ed era una cosa allucinante: duravano cinque minuti, ti chiedevano: «Ma lei non vuole fare il militare? No? Benissimo cinque anni di carcere militare». Poi c’erano i processi per la reiterazione del reato: la seconda volta ti ricontattavano, ti dichiaravano infermo di mente, e con alle spalle due condanne e una dichiarazione di infermità eri segnato per la vita.

Oggi, a quasi cinquant’anni di distanza, alcuni diritti sono entrati nel dna della popolazione italiana e non ci si accorge nemmeno più che ci sono stati momenti in cui non c’era il divorzio, che nessuno credo oggi contesti. Come sapete meglio di me ci sono invece problemi sull’aborto. Ne approfitto per dire una cosa sulle unioni civili, visto che siamo all’Uaar, uno dei pochi luoghi dove si possono dire queste cose: fu papa Francesco, considerato un grande progressista aperto a tutte queste questioni, a permettere l’introduzione della legge sui matrimoni omosessuali in Argentina, ma ovviamente controvoglia. Fece una campagna talmente sgraziata e sguaiata che persino i conservatori, che avevano la maggioranza del senato, furono scandalizzati. La legge passò con uno scarto di sei voti tra favorevoli e contrari. Grazie a papa Francesco, ma solo perché venne considerato un oppositore medievale. E oggi vederlo considerato come il simbolo dell’apertura dei diritti politici fa quasi tenerezza.

G: Nel medio-lungo periodo il miglioramento è evidente. Divorzio e aborto sono arrivati nel momento più complicato, quando governava la Dc. Testamento biologico e unioni civili sono arrivati di recente, però c’è voluto forse più impegno. Sicuramente ci sono pericoli all’orizzonte e forze reazionarie mobilitate su vari fronti. Per questo c’è bisogno di impegno costante e c’è bisogno anche di un’associazione come l’Uaar che sappia difendere i diritti civili laici, e conquistarne di nuovi.

B: Piergiorgio, con la tua osservazione hai anticipato una domanda in scaletta: perché la sinistra e certi giornali di sinistra sono così innamorati di questo papa, che a conti fatti non ha cambiato niente rispetto al predecessore?

O: Io credo che non ci sia più la sinistra, che non lo sia quella che si autodefinisce sinistra, che poi in realtà è centro-sinistra. Basti pensare che Renzi forse finirà la sua carriera come segretario di Forza Italia. Il motivo è che la sinistra non è più portavoce di quelli che una volta si consideravano i diritti civili e addirittura diritti economici dei lavoratori. In fondo il Jobs Act l’ha fatto un partito sedicente di sinistra ed era il sogno di tutti i conservatori. Se uno pensa al Partito comunista e ai partiti a sinistra del Partito comunista, oggi tutte le battaglie storiche di quelle forze sono purtroppo passate in secondo piano e viviamo in un mondo in cui gli interessi economici praticamente la fanno da padrone anche nei partiti e nei media che poi si dicono di sinistra. Se ci sono stati industriali come De Benedetti che hanno combattuto la deriva a destra del giornale la Repubblica, vuol dire che effettivamente c’è stato uno spostamento di valori piuttosto forte.

G: Una deriva particolarmente clericale portata a compimento dalla presunta sinistra è la legge 62/2000, con cui è stato sdoganato il finanziamento pubblico alle scuole private che in Italia, lo sappiamo, sono prevalentemente cattoliche. Allora al governo c’era un presunto ateo di sinistra, Massimo D’Alema, e come ministro dell’istruzione c’era Luigi Berlinguer. Il finanziamento pubblico alle scuole private confessionali adesso sta dilagando, tant’è che sono arrivati 300 milioni nel Decreto rilancio, dei quali i primi 150 votati dalla maggioranza Pd, Italia viva e M5s e gli altri 150 con un emendamento della Lega votato anche da Pd e Italia Viva, con unici contrari i 5 Stelle. Quindi la sinistra, o presunta tale, ha perso colpi sul fronte della laicità dello stato, mentre sui diritti civili laici è troppo cauta se non addirittura assente.

O: Io non conosco personalmente D’Alema e come lui si giudichi religiosamente, mentre conoscevo Veltroni. Tutti e due però, che all’epoca dovevano essere uno segretario del partito e l’altro al governo, andarono in piazza San Pietro alla beatificazione di Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell’Opus dei. Scrivevo allora sulla Stampa, diretta da Anselmi, un laico molto spinto che permetteva di prendere posizioni anche anticlericali. Talmente anticlericali che ricordo un’intervista alla Stampa di Torino in cui al gioco di chi buttare già dalla torre scelsi di buttare giù Gesù. Il cardinal Poletti, all’epoca il cardinale di Torino, sventolò il giornale la domenica durante l’omelia. Questi erano i media allora. Sono passati solo 15 anni e sembra una cosa anacronistica. Il passaggio al filopapismo di molti media – compresa la Repubblica – è nato proprio col nuovo papa. Da quando Scalfari ricevette nel 2013 la lettera da papa Francesco ci fu una virata a Repubblica. Un episodio per me incomprensibile, non scrivo più su Repubblica da un paio d’anni proprio perché non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Scalfari continua a fare interviste fasulle in cui inventa le risposte del papa, dicendo cose che i papi non si sognerebbero mai di dire: «non importa che uno non creda, basta che segua la coscienza». Ma la chiesa è proprio contraria alla libertà di coscienza, devi fare quello che dice la chiesa, non quello che ti dice la tua coscienza no? E non capisco quale sia il motivo per cui poi il papa continui a ricevere uno così. La mia spiegazione è che con una semplice lisciata di pelo a Scalfari, solleticandogli l’ego, il papa ha ottenuto che Repubblica si sia messa a esaltarlo. Cosa che per me è incomprensibile. Come è incomprensibile che La Stampa di cui ho parlato prima abbia ora un sito, Vatican Insider, che praticamente è una succursale dell’ufficio stampa del Vaticano. Questi sono i media che in teoria dovrebbero essere laici. Figuriamoci quelli che non lo sono.

G: Pensiamo ai mezzi di informazione pubblici. Abbiamo la struttura Rai Vaticano. Rai 1 manda in onda la messa ogni domenica, nonostante Tv2000, la Tv dei vescovi, sia dedicata 24 ore su 24 alla religione cattolica. Sempre sulla Rai abbiamo A sua immagine, una trasmissione tutta votata all’importanza della fede cattolica. Come Uaar facemmo un esposto all’Agcom denunciando questa evidente e ingiustificata posizione dominante nel servizio pubblico. L’Agcom respinse il ricorso, sostenendo che il punto di vista di atei e agnostici sarebbe veicolato trattando altri temi e che si poteva continuare a concedere spazio privilegiato alla sola voce religiosa. Una risposta davvero imbarazzante.

O: Vespa a Porta a porta ha sempre fatto trasmissioni che hanno a che fare con la religione, dove sono andato decine di volte con ogni sorta di prete ma sempre a fare la mosca bianca. Avere dibattiti equilibrati è molto difficile. Vianello, ex direttore di Rai3, fece due puntate di Enigma, una a Natale e una a Pasqua, sulla nascita e sulla morte di Gesù, dove c’erano anche astronomi come Bignami, che ad esempio sulla stella cometa diceva le cose come stavano, c’ero io e anche altri scienziati, oltre ovviamente ai religiosi. Fu un tentativo – probabilmente in mano al conduttore – di fare una tv più equilibrata. Anni dopo Vianello mi disse che c’erano state pressioni fortissime perché non andasse in onda.

B: Abbiamo parlato di sinistra quindi, per par condicio, le chiedo come abbiamo fatto a passare da una destra storica, anticlericale, a Salvini che bacia il crocifisso e si affida al cuore immacolato di Maria.

O: La destra storica è morta molto prima di Salvini, nel 1929 quando Mussolini, che era un ateo come noi – lui raccontava che, in un dibattito sull’ateismo, prese l’orologio da polso, lo mise sul tavolo, alzò gli occhi al cielo e disse: «Se ci sei ti do cinque minuti per fulminarmi», e se c’era non l’ha mai fatto, quindi è connivente con il fascismo, come d’altra parte si poteva immaginare – firmò i Patti lateranensi. Fu una virata prettamente politica perché quando Pio XI chiese che tra le clausole dei Patti lateranensi ci fosse l’abbattimento della statua di Giordano Bruno, Mussolini disse in parlamento che la triste statua del triste frate sarebbe rimasta dov’era.

È lì che secondo me è finito il momento risorgimentale del Regno d’Italia, cioè dal 1861 al 1929 dopodiché si è sempre stati clericali, fino al ’45 e dopo il ’45 con la Democrazia cristiana. Ma anche con i socialisti, perché poi in fondo la revisione del concordato l’ha fatta Craxi. Il concordato è ancora lì, e continuiamo a tenerlo nell’articolo 7 della Costituzione. In tutte le riforme costituzionali che sono state proposte da Berlusconi, da D’Alema con la bicamerale, da Renzi, nessuno ha mai proposto di eliminarlo. Anche perché credo che si possa modificare solo in maniera bilaterale. Certo se uno lo fa decadere non credo che il papa dichiari guerra. Anche perché persino il nostro esercito sarebbe meglio delle guardie svizzere. Però certo sarebbe uno sgarbo diplomatico molto grave, ma nessuno ci pensa se non la gente come noi.

G: Un referendum per l’abolizione del concordato fu tentato dai radicali, ma essendo un trattato internazionale non è oggetto di materia referendaria. Per rivederlo occorre l’accordo delle parti, oppure come chiede l’Uaar dovrebbe essere denunciato unilateralmente dall’Italia. In ogni caso, il parlamento può benissimo abolire l’articolo 7 con gli strumenti di revisione costituzionale previsti, con la maggioranza dei due terzi delle camere oppure passando per un referendum confermativo, come ci apprestiamo a fare il prossimo 20 settembre.

B: Parlando proprio di 150 anni del XX settembre, ti va Piergiorgio di sottolineare l’importanza dell’evento? Anche considerando che le istituzioni hanno deciso di ignorare l’evento fissando per il 20 settembre la tornata elettorale.

O: 20 settembre del 2020, 150 anni dalla presa di Porta Pia, è una ricorrenza che dovremmo ricordarci per tanti motivi. Ci ricorda che le guerre d’indipendenza non sono finite. I bersaglieri sono entrati attraverso la breccia, sono arrivati fino al Tevere, ma non sono andati oltre, quindi la guerra non è finita. Dovremmo in qualche modo continuare il risorgimento e completare l’opera, anche se la cosa suona un po’ anacronistica. Non è anacronistico chiedere che quello che si è fatto con la breccia di Porta Pia lo si continui innanzitutto a ricordare, e poi a perfezionare. Perché i rapporti tra lo stato e la chiesa, all’epoca erano condensati dal motto «libera chiesa in libero stato», oggi non sono affatto ispirati da quel motto. La chiesa è libera, lo stato è libero però in qualche modo è genuflesso. Sarebbe bene che lo stato si rialzasse e si confrontasse con la chiesa in piedi, come si addice a uno stato libero e indipendente.

Ricordo che andai a concludere una conferenza del prof. Alessandro Barbero sul risorgimento con un piccolo intervento, dicendo che bisognava finire quella guerra. Adesso che si è nazionalizzata l’autostrada forse si potrebbe nazionalizzare il Vaticano. Naturalmente senza far perdere i posti di lavoro, continuiamo a lasciarli vestire in costume e fare celebrare le cerimonie che poi possono anche servire a portare introiti. Però pagando le tasse, tanto per cominciare.

G: Il XX settembre 1870 è una data storica per il nostro paese. È la presa di Roma, che l’anno successivo divenne la capitale d’Italia. È la sconfitta dello Stato pontificio, uno stato illiberale governato da una tirannide che negava ai propri cittadini di avere una fede diversa da quella Cattolica e men che meno tollerava atei, agnostici, eretici. Papa Pio IX, l’ultimo papa re, era contro la democrazia, contro la libertà d’espressione, contro l’unità d’Italia. Quando ci vengono a fare la predica su come governarci dovrebbero farsi un esame di coscienza. L’Italia dovrebbe festeggiare questa ricorrenza come conquista di libertà, di unità attorno a valori liberali e come tappa fondamentale verso la democrazia.

O: Tuttora il Vaticano è uno stato che non permette la libertà di culto. Non è membro delle Nazioni Unite, è solo osservatore. Il primo articolo della legge fondamentale del Vaticano dice che il papa ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Siamo pre-Montesquieu. Non c’è separazione dei poteri, nemmeno in teoria.

G: Sul carattere laico della destra concordo, lo spartiacque è stato il 1929. C’è da dire che abbiamo avuto esempi sorprendenti a livello europeo, come il conservatore Cameron che volle fortemente i matrimoni omosessuali. Anche da destra possono arrivare rivendicazioni di diritti civili laici quando c’è convenienza in termini di consenso elettorale. Gli appelli al cuore immacolato di Maria o il bacio al crocifisso fanno presa sugli elettori perché sono richiami identitari. Perché se si legge il rapporto Istat 2020 si apprende che durante la pandemia il 48,3% degli italiani (64,5% tra gli under 34) non ha mai pregato.

B: A proposito di risposte facili a problemi complessi. Piergiorgio, tu sei in primis un divulgatore scientifico. Se consideriamo i passi avanti che sta facendo l’intelligenza artificiale e se veramente nel futuro si otterrà una potenza di calcolo da un computer quantico, si può immaginare che un supercalcolatore possa prendere il posto di Dio e dare all’umanità tutte le certezze di cui necessita?

O: Questo è un po’ un topos della fantascienza di tipo informatico. Stanislaw Lem ha scritto parecchi racconti interessanti in questa direzione. In uno di questi racconti, Golem XIV, a un certo punto il computer dice: «Questa è l’ultima volta che vi rispondo perché ormai ho raggiunto un livello di intelligenza così superiore che voi continuate a farmi domande cretine». Ci sono molti che mettono in guardia nei confronti dello strapotere che potrà avere o potrebbe avere l’intelligenza artificiale. Uno di questi è Bill Gates, che è bene stare a sentire quando parla di computer. Io ci credo poco a questi catastrofismi, però effettivamente il legame tra intelligenza superiore e la divinità c’è. Tutto sommato uno degli aspetti della divinità è proprio quello di estrapolare l’intelligenza finita e di pensare che ce ne sia una infinita: tra l’altro, questo nella storia della filosofia è un po’ una specie di filo conduttore. Io ho appena finito di scrivere un libro sull’infinito ed è sorprendente come spesso l’infinito venga identificato con Dio.

B: Ci dai qualche anticipazione su questo libro? Tra l’altro anche la nostra casa editrice, Nessun Dogma, pubblicherà a breve un libro sullo stesso tema, Il mio infinito, per bambini tra i 5 e i 10 anni.

O: Ci sono tantissimi libri sull’argomento, quasi tutti organizzati in maniera storica. Allora ho pensato di farlo come un filosofo analitico. In questo libro, che uscirà in autunno, ho preso dodici connotazioni che vengono di solito attribuite all’infinito e spesso mescolate tra loro, provocando una gran confusione. Per esempio, l’illimitato, l’indefinito, l’ineffabile, quello di cui non si può parlare, il trascendente nel senso della matematica, eccetera. Ho catalogato queste 12 accezioni trinitariamente, 4-4-4. Le prime sono quelle più umanistiche. L’indefinito di Leopardi, per esempio, perché è vero che letteralmente il titolo è L’infinito, ma se uno legge lo Zibaldone si accorge che Leopardi dice che l’infinito non esiste e l’uomo chiama infinito ciò che per lui è indefinito. E spiega come ha costruito questa poesia usando soltanto termini che suonino vaghi il più possibile: la siepe, l’orizzonte, lo sguardo, il naufragare. L’infinito, dice Leopardi, è la parola più indefinita che abbiamo mai usato. I primi quattro capitoli sono sull’umanesimo, l’infinito nella letteratura, nell’arte, nella poesia per l’appunto, poi ci sono quattro capitoli filosofici e poi gli ultimi quattro ovviamente matematici dove è trattata la teoria degli infiniti. In matematica ci sono infiniti infiniti, ma uno deve poi dire qual è l’infinito degli infiniti infiniti, e quindi si scivola in giochi in cui i logici si dilettano. L’idea del libro è di far vedere le varie facce dell’infinito.

G: Il nostro libro sull’infinito non farà allora concorrenza al tuo, sarà anzi complementare. La casa editrice dell’Uaar ha tradotto Infinity and Me, di Kate Hosford, un testo con belle illustrazioni destinato all’infanzia.

O: Potremmo fare presentazioni assieme, invitando genitori e figli!

B: Parliamo ora di ateismo d’assalto. Non credi che un approccio duro e puro rischi di allontanare i non credenti che invece hanno un approccio più moderato?

O: A dire il vero non tutti gli atei sono duri e puri. Io ad esempio non ho nessun problema a discutere coi religiosi, anzi spesso mi diverto a punzecchiare e a cercare di accalappiare, dal papa in giù. Sul mio sito riporto di decine di incontri avuti con teologi, preti e credenti. Continuo il mio scambio epistolare con Ratzinger, che tra l’altro ho trovato sorprendentemente aperto su questioni sulle quali mi sarei aspettato il contrario. A volte mi dà l’impressione che ci sia quello che scoprì Herbert Simon, Nobel per l’economia e premio Turing per l’informatica, ovvero quello che si chiama comportamento amministrativo. La sua idea era che quando un politico o un amministratore prende una decisione lo fa più per il ruolo che ricopre che in base a ciò che pensa. La mia impressione, parlando con Ratzinger, è un po’ quella, che lui come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, non poteva agire in altro modo, poi però personalmente magari dice cose diverse. Per esempio abbiamo parlato con lui di Küng che è il suo alter ego. A un certo punto lui mi dice: «Ah perché quando Küng era ancora ortodosso…», e io ho detto «Ma come era ancora ortodosso, è prete no?», «no ma che ortodosso, lui non crede…»; io gli ho detto «Non crede all’infallibilità», e Ratzinger: «Fosse solo l’infallibilità, non crede nemmeno alla Trinità». È un quasi “nessun dogma”: avete quasi un teologo come membro onorario. (ride, ndr).

G: Garantire la libertà di scelta e fare in modo che sia più consapevole possibile è fondamentale. Non ci riusciremo pienamente, perché subiamo tutti condizionamenti. Una strada da percorrere è avere un’istruzione pubblica laica, che fornisca strumenti per poter scegliere da grandi. Non a caso una delle più azzeccate campagne dell’Uaar è quella in cui una bambina di due anni e mezzo vede volteggiare sopra la propria testa attribuzioni come essere cattolico, ateo, musulmano, induista, e la sua risposta è «Posso scegliere da grande?».

O: Il battesimo una volta era per gli adulti, non per i bambini. Non a caso poi è nata la figura del padrino, che prende per te decisioni che tu non puoi prendere perché appena nato non sei in grado di farlo. Sarebbe già un bel passo avanti farsi battezzare per scelta da adulti. Quando parlo di una scelta ragionata, poi, dovrebbe essere quella di non battezzarsi.

G: Il pedobattesimo è un abuso infantile, è assoggettare il bambino al volere dei capi della chiesa. Il Catechismo lo dice chiaramente che il battezzato è chiamato a essere «obbediente e sottomesso» ai capi della chiesa. Se un genitore legge compiutamente il testo dovrebbe ripensarci e far decidere il bambino quando avrà 16 anni. Nessuno iscriverebbe un figlio al Partito democratico o alla Lega quando ha qualche mese di vita. Lo stesso dovrebbe valere per le scelte religiose.

B: Piergiorgio, nella tua vita essere non credente è stato causa di discriminazioni o ti ha ostacolato in alcune attività?

O: Direi di no. Io sono non credente da quando ho raggiunto l’età della ragione. C’è stato però un momento, quando pubblicai Perché non possiamo essere cristiani, in cui le cose cambiarono parecchio. Fu un periodo in cui c’erano i picchetti fuori dalle mie conferenze e arrivavano soprattutto quando erano conferenze organizzate da istituzioni e ce l’avevano con l’idea che io presentassi un libro senza contradditorio. La mia risposta era: «Anche voi fate le prediche la domenica senza contraddittorio, non è che ogni volta che c’è uno che fa la predica in chiesa c’è l’ateo che fa contraddittorio» (ride, ndr). Poi devo dire che la lettera di Benedetto XVI ha fatto cambiare l’approccio e soprattutto fatto capire quello che dicevamo prima, che uno può parlare da ateo anche con un papa senza che questo voglia dire che bisogna tirar fuori le scimitarre. Si discute, e credo che sia utile per tutti e due. Adesso non riscontro più attacchi del genere. Per fortuna non siamo più in tempi come qualche secolo fa quando per molto meno sarebbe finita molto peggio.

G: Ho avuto la fortuna di crescere in una realtà abbastanza secolarizzata come Bologna, però posso citare diverse forme di discriminazione su base religiosa. Per iniziare l’indottrinamento forzato subito in tenera età. Per i miei figli ho dovuto lottare per ottenere a scuola l’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica, che è impartito da insegnanti scelti dal vescovo e pagati dallo stato. A questo proposito l’Uaar sta portando davanti al Tar un ricorso per fare in modo che i bambini che non frequentano la religione cattolica non passino alcun periodo in cui vengono presi e smistati in altre classi. Saltando diverse tappe e guardando al fine vita, non vedo garantito il diritto all’eutanasia. Andando pure oltre, penso ai funerali dei non credenti, con la famiglia e gli affetti che vengono abbandonati dalle istituzioni: o vai in chiesa dove il defunto riceve un’offesa alla sua memoria, o si tratta di un personaggio famoso per cui una sala per funerale civile viene sempre trovata. Ma quando muore un impiegato, un’operaia, un commerciante che non credeva in Dio, chi lo piange è lasciato di fronte al nulla.

Intervista a cura di Manuel Bianco

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