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	<title>UAAR Ultimissime</title>
	
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		<title>Una Chiesa sempre più politicizzata</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 17:47:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Coloro che, in &#8220;buona fede&#8221;, pensavano che la Chiesa avesse iniziato un percorso di cambiamento stanno probabilmente andando incontro a una cocente delusione. Non che i cambiamenti non ci siano (a livello pastorale, e ancora più di immagine), ma non riguardano certo i temi cari ai laici. Del resto, gli atti concreti del cardinale Bergoglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Coloro che, in &#8220;buona fede&#8221;, pensavano che la Chiesa avesse iniziato un percorso di cambiamento stanno probabilmente andando incontro a una cocente delusione. Non che i cambiamenti non ci siano (a livello pastorale, e ancora più di immagine), ma non riguardano certo i temi cari ai laici. Del resto, gli atti concreti del <a href="http://www.uaar.it/news/2013/03/14/papa-che-viene-dalla-fine-del-mondo/">cardinale Bergoglio in Argentina</a> non sono mai andati in questa direzione, anzi. Se la Chiesa cattolica italiana fa politica come e più di prima non deve dunque sorprendere.</p>
<p class="hyphenate">Già il governo tecnico di Mario Monti aveva una evidente impronta cattolica nella composizione dei ministeri ed è stato ben accolto dalla conferenza episcopale. Tanto che avevamo parlato di &#8220;<a href="http://www.uaar.it/news/2011/11/16/presentata-la-lista-dei-ministri-del-primo-governo-bagnasco/">governo Bagnasco</a>&#8220;, notando poi che l&#8217;esecutivo <span class="pullquote">Monti era ben disposto verso i desiderata della Chiesa su temi come l&#8217;esenzione dell&#8217;Imu</span> alle strutture ecclesiastiche o la <a href="http://www.uaar.it/news/2012/11/29/legge-imu-chiesa-governo-sempre-piu-clericale/">legge 40</a>. Che ricambiava d&#8217;altronde questa simpatia, tanto da <a href="http://www.uaar.it/news/2012/12/28/monti-sale-politica-con-benedizione-del-vaticano/">approvare la &#8220;salita&#8221; in politica</a> dello stesso Monti con Scelta Civica.</p>
<p class="hyphenate">Con le ultime elezioni di febbraio, è uscito un Parlamento in teoria più sensibile a tematiche laiche e <a href="http://www.uaar.it/news/2013/03/07/spazio-politico-cattolici-nuovo-parlamento/">meno vincolato al consenso della Chiesa</a>. Ma l&#8217;impossibilità di formare un governo stabile di coalizione ha portato Pd e Pdl a un&#8217;intesa sull&#8217;esecutivo guidato da Enrico Letta (Pd), nipote del gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta (Pdl). Un governo dalla moderata impronta cattolica e anche in questo caso caldeggiato dalla conferenza episcopale, guidato da un giovane ex Dc poi passato al Pd. D&#8217;altronde l&#8217;interventismo dei vescovi si era già dispiegato poco prima, con la <a href="http://www.uaar.it/news/2013/04/20/interventismo-dei-vescovi-e-la-rielezione-di-napolitano/">rielezione di Giorgio Napolitano </a>a presidente della Repubblica.</p>
<p class="hyphenate">Ormai sappiamo come sia consuetudine da parte della conferenza episcopale dare consigli e commentare la formazione dei governi, nonché il loro andamento, come fosse un vero e proprio &#8220;parlamentino&#8221; clericale, o una terza e informale camera. E come i media ritengano normale riprendere e amplificare certe dichiarazioni. Stavolta il presidente della Cei, <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1096063/cei-bagnasco-i-partiti-non-blocchino-il-governo.shtml">il cardinale Angelo Bagnasco</a>, durante la recente assemblea dei vescovi ha lanciato un appello ai politici per andare presto avanti con il governo Letta: &#8220;l&#8217;ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resterà scritto nella storia&#8221;. Bagnasco inoltre fornisce suggerimenti per le politiche del governo e ribadisce i no della Chiesa. E lancia un monito sulla famiglia: &#8220;è un bene universale e demolirla è un crimine, affonda le sue radici nell&#8217;essere dell&#8217;uomo e della donna e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere&#8221;. Il porporato tiene a precisare che &#8220;la famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall&#8217;ordinamento&#8221;. Un <span class="pullquote">attacco frontale alla possibilità di garantire diritti e riconoscimento alle famiglie non &#8216;tradizionali&#8217;</span>, per esempio alle coppie omosessuali o alle convivenze, mentre nel resto del mondo si approvano matrimoni gay e unioni civili. Esprime anche &#8220;raccapriccio per la violenza sulle donne&#8221;, ma invece di riconoscere quanto questa fermenti spesso proprio in realtà tradizionali, maschiliste e nelle famiglie, attribuisce il fenomeno al &#8220;deserto di valori spirituali e morali così spesso denigrati o derisi come merce vecchia da buttare in soffitta&#8221; e se la prende con la &#8220;conclamata libertà individuale senza limiti e regole&#8221;. </p>
<p class="hyphenate">Le ingerenze della Chiesa nella politica, più o meno dirette, sono abituali. Il referendum sui finanziamenti del Comune di Bologna alle scuole private, soprattutto cattoliche, ne è l&#8217;esempio recente più lampante, visto che ha fatto scendere in campo in maniera compatta e rumorosa lo schieramento clericale. Con il diretto coinvolgimento delle <a href="http://www.uaar.it/news/2013/05/14/bologna-referendum-che-tremare-mondo-clericale/">gerarchie ecclesiastiche</a>, anche da parte del cardinale di Bologna <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2013/25-aprile-2013/referendum-campo-caffarra-cattolici-andate-votare-212837900631.shtml">Carlo Caffarra</a> e proprio del <a href="http://www.emiliaromagna24news.it/cronaca/bagnasco-contro-il-referendum-bolognese-sui-fondi-comunali-alle-scuole-materne-paritarie-46207/">cardinale Bagnasco</a>.</p>
<p class="hyphenate">Dopo l&#8217;attivo sostegno al governo e alla lista Monti, la conseguente disfatta elettorale avrebbe dovuto avviare qualche riflessione. Invece, l&#8217;aver contribuito prima a riportare Napolitano al Colle, e poi a dar vita al governo Letta deve aver evidentemente accantonato certe remore. Nessuno chiede che sia chiusa la bocca alla Chiesa: al contrario, è meglio per tutti se conduce la sua azione politica alla luce del sole. Però devono valere le <span class="pullquote">stesse regole che valgono per tutti gli attori politici, a partire dal conflitto di interesse</span>. Concedere oltre sei miliardi all&#8217;anno di fondi pubblici a chi è attivamente impegnato a stabilire i destini politici del Paese (tra l&#8217;altro, in aperta contrapposizione con le scelte degli elettori) ci sembra sempre più ingiustificato.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>Il controverso rapporto dell’islam con la sessualità</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 08:03:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;irruzione della modernità nella vita di ogni giorno, e le conseguenze che ne derivano, non costituisce un problema soltanto per il cristianesimo. Tutto sommato, è ormai diverso tempo che ci ha a che fare. Per l&#8217;islam le cose sono un po&#8217; più complicate: perché è prevalentemente diffuso in paesi meno moderni, e perché negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">L&#8217;irruzione della modernità nella vita di ogni giorno, e le conseguenze che ne derivano, non costituisce un problema soltanto per il cristianesimo. Tutto sommato, è ormai diverso tempo che ci ha a che fare. Per l&#8217;islam le cose sono un po&#8217; più complicate: perché è prevalentemente diffuso in paesi meno moderni, e perché negli ultimi tempi la leadership del mondo musulmano sembra essersi spostata nelle mani di gruppi più conservatori, quando non apertamente integralisti. Ciononostante, la modernità rappresenta una sfida ovunque. In particolare, quando mette in discussione comportamenti consolidati in ambiti primari. Uno, in particolare: la sessualità.</p>
<p class="hyphenate">Nella dottrina islamica, i rapporti sessuali sono leciti dentro il matrimonio e se non comportano adulterio (<em>zina</em>, o &#8220;fornicazione&#8221;), ma in generale c&#8217;è una certa tolleranza nei confronti dei maschi eterosessuali, anche con soluzioni come il <em>mutah</em> (&#8221;matrimonio temporaneo&#8221;) tra gli sciiti, che può di fatto consentire la prostituzione. <span class="pullquote">È la donna ad essere più maltrattata e discriminata, a dover sottostare all&#8217;autorità</span> della famiglia e ad essere sottoposta a pene ancora oggi, come dimostrano i tanti casi nei paesi in cui vige la legge islamica. La religione musulmana ammette anche il divorzio e la poligamia, ma a vantaggio dell&#8217;uomo. </p>
<p class="hyphenate">Quello dell&#8217;islam con il sesso è in teoria, dal punto di vista dottrinario, un rapporto più aperto e sano del cattolicesimo, ma a ben guardare nella pratica è sottoposto a limiti più rigidi. Meno condanna morale e demonizzazione spirituale, meno insistenza sulla castità e la continenza. Ma anche, ove certi limiti siano trasgrediti in zone dove si applica la legge islamica in maniera stringente, la lapidazione (sulla base degli <em>hadith</em>, i detti del profeta Maometto) e frustate o esilio (sulla base del <em>Corano</em>). Coesistono diverse interpretazioni a seconda delle scuole giuridiche, considerato che manca una autorità superiore che avoca a sé il monopolio del rapporto con la divinità, e ciò fa sì che in alcuni paesi le pene siano meno drastiche.</p>
<p class="hyphenate">I limiti imposti dall&#8217;islam, soprattutto per la sessualità dentro il matrimonio, favoriscono fenomeni curiosi. Vista la rigidità dei costumi in patria, non sembra strano che una parte non indifferente del traffico <a href="http://qn.quotidiano.net/esteri/2007/08/24/32147-siti_porno_ebraico.shtml">verso siti pornografici israeliani</a> &#8212; preferibilmente con &#8220;narrazioni&#8221; che vedono protagonisti attori e attrici nei panni di agenti del Mossad o soldati &#8212; provenga da paesi islamici. Anche il porno gay risulta più cercato e cliccato rispetto a quello etero <a href="http://www.gay.it/channel/sesso/35166/Uno-studio-rivela-porno-gay-piu-cercato-su-internet-nei-paesi-omofobi.html">nei paesi più omofobi</a>, come quelli islamici o africani.</p>
<p class="hyphenate">Ci sono però anche donne islamiche che rifiutano lo stile di vita occidentale e indossando il velo opponendosi alle conquiste dell&#8217;emancipazione femminile. Un fenomeno crescente è infatti quello delle donne convertite che mettono il velo, integrale e non. Molte indossano niqab, hijab o altro perché costrette dalle famiglie, dagli uomini e dai dettami della religione. Ma tante altre, come <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2013/maggio/11/Londra_sotto_velo_finte_emancipate_co_0_20130511_c7d3818e-b9fc-11e2-aaff-067e80875a49.shtml">sostiene la scrittrice di origine libanese Hanan al-Shaykh</a>, la ritengono una scelta di libertà contro il modello occidentale, persino per moda quando cominciano a farlo le altre o per volontà di trasgressione. L&#8217;autrice del romanzo <em>Only in London</em> (pubblicato nel 2001 e che esce ora in Italia con il titolo <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788856625271/al-shaykh-hanan/fresco-sulle-labbra-fuoco.html?shop=3795">Fresco sulle labbra, fuoco nel cuore</a></em>) e che ha scelto di non portare il velo, sostiene che &#8220;la religione proprio non c&#8217;entra&#8221;: velarsi per le donne rappresenta un illusorio &#8220;rifiugio di libertà&#8221; per impedire agli uomini di guardarle come oggetto sessuale. </p>
<p class="hyphenate"><img src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/femen-islam.jpg" alt="femen, islam" title="femen, islam" width="550" height="272" class="alignnone size-full wp-image-39372" /></p>
<p class="hyphenate">Con la primavera araba sono emerse, sebbene in sordina, anche istanze femministe di emancipazione e di affermazione dei diritti delle donne, in contrapposizione frontale con la cultura maschilista e patriarcale. E contro la tendenza delle frange più islamiste di dettare legge proprio contro l&#8217;autonomia delle donne queste si attivano, come descritto in <em><a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2013-05/cu-sit050913.php?">Sexuality in Muslim Contexts. Restrictions and Resistance</a></em>. Tanto che sul sesso, che fino a poco tempo fa nei paesi islamici era argomento-tabù, fioriscono riflessioni e studi. Come il <a href="http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2535000/2531517.xml?key=Simone&#038;first=11&#038;orderby=1&#038;f=fir&#038;dbt=arc">libro di Shereen El Feki</a> &#8212; scienziata e immunologa di origine egiziana che vive in Canada &#8212; <em>Sex and the Citadel. Intimate Life in a Changing Arab World</em>, che sta suscitando scandalo per la sua esplorazione senza veli (è proprio il caso di dirlo) nella sessualità dentro il mondo islamico. Testo già censurato in Egitto, contiene una mole notevole di dati e di interviste su vari fenomeni, come le mutilazioni genitali femminili e il dating on line. </p>
<p class="hyphenate">Come spiega El Feki, la richiesta di democrazia e diritti da parte delle donne non può prescindere da una istanza di liberazione sessuale, non necessariamente di rottura rispetto alla tradizione islamica. A farne le spese sono per il momento soprattutto le donne, visto che &#8220;l&#8217;islam proibisce categoricamente rapporti sessuali fuori dal matrimonio, agli uomini quanto alle donne&#8221;, ma &#8220;è pratica comune che gli uomini facciano sesso con altri uomini o donne&#8221;, cosa che le pone in una condizione di subalternità sociale. Il problema si pone anche in Occidente, dove esiste una numerosa comunità proveniente dai paesi musulmani: anche qui gli islamici (e le islamiche) devono prendere coscienza del fatto che vanno tutelati anche i diritti nella sfera sessuale. &#8220;Nessuno può togliermi dalla testa il dubbio di come i giovani cittadini arabi possano essere cittadini partecipanti e attivi alla vita pubblica se non avranno la libertà e la possibilità di accedere a informazioni sul proprio corpo e la propria sessualità&#8221;, chiosa.</p>
<p class="hyphenate">Ma non è facile, come dimostra il caso di Amina Tyler in Tunisia. La giovane, che si descrive come militante di Femen, ha postato su internet foto in cui appariva <span class="pullquote">a seno nudo come gesto provocatorio per protestare contro il maschilismo islamico</span>. Gesto che ha suscitato reazioni varie e scandalo, tanto che un religioso islamico <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/04/femen-guerra-santa-a-seno-nudo-per-amina/551428/">ne ha invocato la lapidazione</a> tramite fatwa perché contro la morale. Dopo assenza di notizie per qualche tempo, la ragazza è ricomparsa e <a href="http://www.vanityfair.it/news/mondo/13/04/14/amina-foto-seno-nedo-femen-ricompare">ha denunciato</a> di essere stata segregata dalla sua famiglia, nonché picchiata, imbottita di psicofarmaci e costretta a leggere il <em>Corano</em> sebbene si dichiari agnostica. Nei violenti scontri a Kairouan tra i salafiti e le forze di polizia, a seguito del divieto delle autorità a un raduno di Ansar al-Shariah, proprio Amina <a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/20/amina-tyler-topless-tunisian-protester-arrested-femen-cemetery-wall-pictures-video_n_3305138.html?utm_hp_ref=uk">è stata arrestata</a>. Secondo le ricostruzioni è stata portata via per evitare la reazione della folla, avendo protestato e scritto con lo spray &#8220;Femen&#8221; vicino a una moschea.</p>
<p class="hyphenate">Siamo d&#8217;accordo anche noi con Shereen El Feki. I diritti sessuali sono diritti fondamentali, primari di ogni individuo. Le religioni lo sanno e vi si oppongono. Praticamente sempre. Gli individui hanno però l&#8217;enorme potere di respingere tali ingerenze. Non è facile, talvolta nemmeno in Italia, e nei paesi musulmani sembra quasi impossibile. Eppure qualcosa si sta muovendo anche là. Perché non esiste convinzione monolitica che non possa essere scavata, goccia a goccia.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>La libertà di espressione ai tempi di internet</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 14:18:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tema è sempre più discusso. La libertà di espressione è un principio affermato da quasi tutte le costituzioni e, anzi, si può forse dire che una costituzione che non affermi tale principio non può essere definita democratica. Resta però il problema dei limiti della libertà di espressione. Soprattutto ai tempi di internet. In questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Il tema è sempre più discusso. La libertà di espressione è un principio affermato da quasi tutte le costituzioni e, anzi, si può forse dire che una costituzione che non affermi tale principio non può essere definita democratica. Resta però il problema dei limiti della libertà di espressione. Soprattutto ai tempi di internet. In questa occasione non vogliamo scrivere, come abbiamo dovuto fare spesso negli ultimi mesi, dei limiti che le autorità religiose vogliono porre alla critica nei loro confronti, e della velocità che troppe istituzioni e legislazioni mostrano nell&#8217;adeguarvisi. Ma del dibattito in corso in Italia sulla rete, sul modo di utilizzarla da parte dei navigatori e sul modo di considerarla da parte dei magistrati.</p>
<p class="hyphenate">Punto dolente, i commenti degli utenti. Per molto tempo si è pensato fosse l&#8217;anonimato a incentivare flame, insulti o azioni di trolling. Ma se di dà un&#8217;occhiata alla piega che certe discussioni prendono su Facebook, dove la maggior parte degli utenti è perfettamente riconoscibile con tanto di nome e cognome, si è portati a pensare che la tendenza a postare commenti negativi rientri nelle dinamiche (a)sociali on line. D&#8217;altronde l&#8217;anonimato sul web è relativo, visto che ci si firma con un nick e si è rintracciabili tramite indirizzo IP o email. Senza contare che <span class="pullquote">i troll sono sempre solerti e si attivano per il gusto di farlo, per questioni ideali</span> e in rari casi persino per professione. È ormai noto come i commenti negativi possano fare da influencer, dirottando la discussione e condizionando l&#8217;opinione dei lettori sulle questioni trattate e su chi ne scrive.</p>
<p class="hyphenate">A dare per primo visibilità alla frustrazione di tanti giornalisti e redattori di siti e giornali, lo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/18/ma-oltre-a-scrivere-ogni-tanto-vi-leggete/534004/">sfogo di Marco Travaglio</a> sul suo blog de <em>Il Fatto Quotidiano</em>. Travaglio se l&#8217;è presa con coloro che commentano solo per insultare, che non leggono ciò che viene scritto o criticano per partito preso. E con quelli che pretendono gli si dia sempre ragione perché altrimenti &#8212; nella logica dicotomica del noi/loro &#8212; si è schierati d&#8217;ufficio dall&#8217;altra parte; con chi pretende di dettare la linea a giornali o siti, perché altrimenti sono &#8220;venduti&#8221;, o scambia il parlare di una cosa con il sostenerla attivamente.</p>
<p class="hyphenate">Anche le istituzioni stanno prendendo consapevolezza del fenomeno, ora che il web è diventato una piazza virtuale dove si discute &#8212; a volte in maniera accanita &#8212; su questioni politiche. Il presidente della Camera, Laura Boldrini, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_intervista-57946683/">ha denunciato le &#8220;campagne di odio&#8221;</a> su internet e ha rivelato di essere oggetto di minacce frequenti, anche di morte. Ha quindi invocato la necessità di fare una legge che limiti certi eccessi sul web, scatenando <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/minacce_alla_boldrini_e_una_legge_sul_web_lettori_divisi_ecco_10_pro_e_10_contro_-57974884/">un&#8217;ondata di commenti e reazioni</a>, positive e negative. Di recente il direttore del telegiornale di La7, <a href="http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_08/mentana-addio-twitter_60e82ada-b810-11e2-b9c5-70879a266c65.shtml?fr=box_primopiano">Enrico Mentana</a>, ha annunciato di abbandonare Twitter, motivando la decisione con la difficoltà nel gestire il proprio account a causa dei numerosi insulti.</p>
<p class="hyphenate">Nel dibattito sull&#8217;addio di Mentana è intervenuto <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/11/news/diritto_social_network-58533282/">anche Roberto Saviano</a> contro il &#8220;bullismo&#8221; su internet. Di certo, scrive, è un diritto avere una propria vita sul web, che è oggetto di forti censure e limitazioni nei regimi non democratici. Ma questo diritto non può comportare il via libera all&#8217;insulto e alla diffamazione. Saviano fa notare che specie sui social network scatta &#8220;l&#8217;effetto Gialappa&#8217;s Band&#8221;: &#8220;molti commenti intendono portare all&#8217;attenzione dei propri follower ciò che si ritene stupido più che interessante, e lo fa con parole cariche di sarcasmo&#8221;. Anche per esigenze di sintesi, si punta alla &#8220;battuta brillante, spesso feroce&#8221;, o si indulge sul cinismo o sulla provocazione. A volte sul web si scatena una spirale di insulti. Secondo Saviano, &#8220;la necessità di regole non può passare per censura&#8221;, perché se va garantita la libertà di espressione va anche tutelato il diritto di non essere diffamati o perseguitati sui propri spazi. Quindi anche &#8220;bannare è decidere di dare un&#8217;impronta al proprio spazio: è esercitare un proprio diritto&#8221;. È necessario che oltre alle regole, si costruita una &#8220;educazione nel web&#8221;, visto che le forme di linguaggio e i toni che usiamo costruiscono il mondo che si ha intorno. &#8220;Il turpiloquio, <span class="pullquote">l&#8217;insulto o l&#8217;aggressività costruiscono non una società più sincera ma una società peggiore</span>&#8220;, sostiene Saviano, &#8220;sicuramente una società più violenta&#8221;. Questo è un monito che deve valere per tutti (anche per chi scrive), affinché si rifletta sul peso che possono avere certe espressioni o semplici commenti che giudichiamo estemporanei. Ma regole di buonsenso interne già esistono: si chiamano netiquette.</p>
<p class="hyphenate"><img class="alignnone size-full wp-image-39349" title="Un gruppo Facebook" src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/taglmani1.png" alt="Un gruppo Facebook" width="550" height="156" /></p>
<p class="hyphenate">Oltre al dibattito fra giornalisti e intellettuali, altri fatti recenti rimettono al centro la questione dal punto di vista legale. Il gestore della pagina Facebook del blog <em>Cartellopoli</em>, che critica la diffusione di cartelli pubblicitari a Roma, <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/05/13/news/condannato_per_i_commenti_al_suo_blog_nove_mesi_per_istigazione_a_delinquere-58702504/">è stato condannato</a> a nove mesi di carcere per istigazione a delinquere e apologia di reato. Non aveva infatti rimosso dei commenti in cui si invitavano a compiere azioni di protesta che si configuravano come reato (nella fattispecie, vandalizzare cartelloni). Dopo la denuncia di una società di affissioni, ad andarci di mezzo è stato proprio l&#8217;amministratore della pagina. Sul blog di Beppe Grillo è comparso un post in cui si <a href="http://www.beppegrillo.it/2013/05/napolitano_senza_commenti.html">chiede l&#8217;abolizione del reato di vilipendio verso il presidente della Repubblica</a>, non a caso senza possibilità di commentare. Pezzo che prende spunto dall&#8217;inchiesta della procura di Nocera Inferiore contro una ventina di persone accusate di commenti offensivi nei confronti del presidente, pubblicati come commenti sul blog di Grillo. Il blogger e leader del Movimento 5 Stelle lamenta l&#8217;attacco alla libertà di espressione da parte della politica e perquisizioni.</p>
<p class="hyphenate">L&#8217;ultimo caso ha dell&#8217;incredibile e viene rilanciato da Guido Scorza sul suo blog de <em><a href="http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/19/la-%E2%80%9Cfantadiffamazione%E2%80%9D/">L&#8217;Espresso</a></em>. Il tribunale di Firenze ha <a href="http://www.aduc.it/info/fabiooreste.php">condannato l&#8217;Aduc</a> per non aver chiuso un thread sul proprio forum in cui gli utenti si scambiavano esperienze e commenti su un mago, tal Omen di Bahia. Il suddetto, &#8220;cartomante demonologo esorcista e sensitivo&#8221;, come <a href="http://www.aduc.it/comunicato/censura+internet+aduc+condannata+parola_21307.php">riportato dall&#8217;Aduc</a> è stato condannato dall&#8217;Antitrust  per pubblicità ingannevole: aveva organizzato corsi a pagamento in cui sosteneva di insegnare una &#8220;legge della vibrazione&#8221; tale da prevedere l&#8217;andamento dei mercati finanziari e quindi permettere cospicui guadagni. Si capisce che far chiudere a chiunque un sito o parte di esso, pretendendo alti risarcimenti, diventi un <span class="pullquote">mezzo indiretto per limitare fortemente la libertà di espressione se impiegato in maniera massiccia</span>. A prescindere dal fatto se ciò che viene denunciato sia vero o falso, il sito &#8212; e ancor di più il blog di un singolo internauta che manca di risorse &#8212; preso di mira da una richiesta di risarcimento preferirà oscurare certi contenuti piuttosto che imbarcarsi in una battaglia legale lunga e costosa, alla luce di sentenze come quella di Firenze.</p>
<p class="hyphenate">La questione, a nostro avviso, è relativamente semplice: non si possono commettere online reati che non si possono commettere nella vita reale. La diffamazione, per esempio: quella vera, non la critica legittima a fenomeni più che discutibili. Anche per il resto vale però quanto previsto nella vita reale: la libertà di espressione è un principio costituzionale fondamentale e deve essere difeso. Ovviamente, ognuno deve essere libero di decidere le regole di gestione dei propri spazi, ammesso e non concesso che voglia avere spazi online. Ecco, forse ciò che non è per nulla facile è proprio la gestione di spazi online: il tempo da dedicare alla verifica dei commenti aumenta di giorno in giorno. Sembra proprio che il positivo fenomeno di voler dire la propria si debba per forza accompagnare al fenomeno negativo di condirlo spesso con insulti e falsità (e quasi sempre in casa d&#8217;altri). Il compito è sempre più impegnativo e porterà, se non cambieranno gli atteggiamenti, alla chiusura di sempre maggiori spazi divenuti ormai ingestibili. Per la libertà di espressione non sarà un giorno glorioso.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>La clericalata della settimana, n. 19: Maurizio Sacconi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 18:03:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all&#8217;affermazione o all&#8217;atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l&#8217;alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate"><em>Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all&#8217;affermazione o all&#8217;atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l&#8217;alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all&#8217;altezza delle aspettative dei suoi lettori. Anzi, ringrazia in anticipo chi le segnalerà eventuali &#8220;perle&#8221;.</em></p>
<p class="hyphenate">Il primo premio di questa settimana è assegnato all&#8217;ex ministro del lavoro e senatore Pdl Maurizio Sacconi. Intervistato dal settimanale ciellino <em>Tempi</em>, <a href="http://www.tempi.it/referendum-bologna-sacconi-litalia-si-suicida-se-rinnega-i-suoi-principi#.UZkPNMptbKd" target="_blank">ha infatti dichiarato</a>:</p>
<h3 class="clericalata">&#8220;Il referendum di Bologna è il frutto di un’iniziativa ideologica promossa da ambienti laicisti che vogliono mettere in discussione i principi della tradizione nazionale, compresa la libertà educativa, un principio naturale, e la nostra società si suicida se rinnega i suoi principi&#8221;</h3>
<p class="hyphenate"><img class="alignnone size-full wp-image-39317" title="Sacconi" src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/Sacconi.jpg" alt="Sacconi" width="550" height="365" /></p>
<p class="hyphenate">Al secondo posto si classifica il senatore Pdl Carlo Giovanardi, che <a href="http://www.carlogiovanardi.it/sito/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=2240" target="_blank">ha affermato</a> che &#8220;si stanno riaffacciando in maniera prepotente le idee della tradizione positivista del Novecento del Nord Europa, che sono sfociate nel nazismo e nell&#8217;infanticidio poi&#8221;.</p>
<p class="hyphenate">Al terzo posto un ex aequo. Troviamo il sindaco di Bologna Virginio Merola (Pd), ormai un habitué della clericalata, il quale <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/10/referendum-scuola-pubblica-centrosinistra-spaccato-pd-pdl-e-curia-contro-sel-e-m5s/589895/" target="_blank">ha dichiarato</a> che &#8221;siamo in una fase difficile di tagli ai bilanci, non si possono abbandonare i 1700 bambini delle scuole paritarie. Si rischia di alimentare una guerra tra poveri, per una lotta ideologica del secolo precedente&#8221;. Il presidente dell’Accademia dei Georgofili, Franco Scaramuzzi, già rettore dell&#8217;università di Firenze, <a href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2013/10-maggio-2013/rettore-toglie-crocifisso-aula-magna-rettorato-2121067975541.shtml" target="_blank">ha invece sostenuto</a> che &#8220;oggi, forse più che mai, bisognerebbe evitare di attivare contrapposizioni delle quali la nostra società sta acutamente soffrendo. Indipendentemente da ogni fede o ideologia, il crocifisso è infatti una espressione e un simbolo millenario della nostra storia e della nostra civiltà, che merita di essere rispettato, in particolare nel tempio massimo della cultura universale, quale è l’Ateneo&#8221;.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>A proposito della filosofia di Topolino</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 08:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulio Giorello ha scritto, con Ilaria Cozzaglia, un libro intitolato &#8220;La filosofia di Topolino&#8220; (ed. Guanda, pp. 252, 17 euro), che sta riscontrando un certo successo. Sulle Ultimissime ospitiamo le riflessioni che Stefano Marullo ne ha tratto.
Nelle mirabolanti peripezie dell&#8217;allegra galleria dei personaggi disneyiani, protagonisti della saga delle vicende di Topolinia e Paperopoli, la figura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate"><em>Giulio Giorello ha scritto, con Ilaria Cozzaglia, un libro intitolato <em>&#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788823502444/giorello-giulio-cozzaglio-ilaria/filosofia-di-topolino.html?shop=3795" target="_blank">La filosofia di Topolino</a>&#8220;</em> (ed. Guanda, pp. 252, 17 euro), che sta riscontrando un certo successo. Sulle Ultimissime ospitiamo le riflessioni che Stefano Marullo ne ha tratto.</em></p>
<p class="hyphenate">Nelle mirabolanti peripezie dell&#8217;allegra galleria dei personaggi disneyiani, protagonisti della saga delle vicende di Topolinia e Paperopoli, la figura di Topolino si erge a gigante forse fin troppo scontata, lineare e senza alcuna incrinatura che ne possa ledere la reputazione di eccellente e finissima mente pensante e incorruttibile collaboratore di una polizia spesso alle prese con investigatori dilettanti e imbranati. Quest&#8217;immagine eccessivamente levigata rischia finanche di inficiare il mito laddove, di contro, lo sfortunato Paperino non finisce di conquistare simpatia in ragione proprio delle sue avversità. L&#8217;aura del topo sagace e vincente, quasi prevedibile, non rende però giustizia della vera natura del Nostro.</p>
<p class="hyphenate">Due filosofi, Giulio Giorello e Ilaria Cozzaglio, con inedito interesse, attraverso questo libro provano per la prima volta a indagare su Topolino e la sua <em>weltanschauung</em>, trattandolo alla stregua di un illustre <em>collega. </em>Ne viene fuori un ritratto sorprendente e controcorrente rispetto a quello consegnato dal mito. Gli appassionati del fumetto più famoso del mondo si diletteranno a leggere queste pagine rivivendo un <em>amarcord </em>fatto di episodi epici ed avvincenti. Gli autori tracciano così il quadro di un Topolino <em>filosofo </em>refrattario a ogni metafisica, che si lascia guidare sempre dal dubbio, un combattente infaticabile che oltre che contro nemici in carne ed ossa deve sfidare il Potere in tutte le sue molteplici forme e, impresa non meno improba, l&#8217;ovvietà disarmante delle persone più care attorno a lui come la briosa ottusaggine dell&#8217;inseparabile Pippo o l&#8217;affettata ingenuità della fidanzata Minni.</p>
<p class="hyphenate">Un genio laico, insomma, umanissimo e spesso in preda a interiori combattimenti rispetto alla complessità di un mondo circostante in cui si intrecciano cattiveria e lealtà, il peggio e il meglio di “uomini e topi”. Talvolta il nostro eroe imbraccia anche l&#8217;arma terapeutica e dissacrante dell&#8217;ironia di fronte agli intrighi più misteriosi nei riguardi dei quali, in toto, i suoi interlocutori non esitano a chiamare in causa spiegazioni astruse e paranormali<em>. </em>Illuminanti gli episodi che trattano di case infestate da presenze spettrali che si rivelano, puntualmente, abitate da manigoldi travestiti. Al <em>fantasma </em>che schiva la pallottola e rimprovera al Topo di “avere giocato pesante”, Topolino ribatte con arguzia: “Non volevo farvi arrabbiare! Sapevo che il proiettile non vi avrebbe fatto nulla, perché siete immateriale”. Quando poi si scopre che i <em>fantasmi </em>erano una banda di ladri che si travestiva solo per tenere lontano da sguardi indiscreti la loro refurtiva nascosta, ancora una volta la la filosofica saggezza di Topolino prorompe: “<em>Soldi!</em> Sempre <em>soldi! </em>Ecco il guaio degli umani! Non avresti bisogno di soldi se fossi un fantasma!”.</p>
<p class="hyphenate">Un Topolino, dunque, antesignano di ogni buon razionalista critico, alfiere del buon senso, paziente tessitore del metodo induttivo per scrutare il mondo. Si legge efficacemente nel prologo di questo delizioso libro, che i grandi dovrebbero leggere per insegnare ai piccoli ad approcciarsi meglio alle qualità del Topo che pensa: “Il Novecento &#8212; epoca di alcune delle più audaci e terribili scoperte della scienza, dalla relatività di Einstein alla doppia elica del Dna &#8212; ha trovato il suo genio perturbatore in un Topo che, per spregiudicatezza nel mettere in discussione la costellazione degli stereotipi, non ha nulla da invidiare a Bertrand Russell, a Claude Lévi-Strauss o a Paul K. Feyerabend”.</p>
<p class="hyphenate">Topolino presidente onorario dell&#8217;Uaar? Come abbiamo fatto a non pensarci prima?</p>
<p class="hyphenate"><strong>Stefano Marullo</strong></p>
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		<title>Il video della conferenza di Carlo Flamigni sul controllo consapevole delle nascite</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 13:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[UAAR]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul canale UaarIt di YouTube è stato pubblicato il video della conferenza che il prof. Carlo Flamigni ha tenuto lo scorso 10 maggio al Centro Culturale Candiani di Mestre sul tema Il controllo consapevole delle nascite come dignità delle persone.  Carlo Flamigni, già docente di Fisiopatologia della riproduzione e Endocrinologia ginecologica, è membro del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Sul canale <a href="http://www.youtube.com/user/uaarit" target="_blank"><em>UaarIt</em> di <em>YouTube</em></a> è stato pubblicato il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4oxqOTrHJ4A&amp;feature=youtu.be" target="_blank">video della conferenza</a> che il prof. Carlo Flamigni ha tenuto lo scorso 10 maggio al Centro Culturale Candiani di Mestre sul tema <em>Il controllo consapevole delle nascite come dignità delle persone</em>.  Carlo Flamigni, già docente di Fisiopatologia della riproduzione e Endocrinologia ginecologica, è membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, presidente onorario dell&#8217; UAAR e dell&#8217;AIED: per la conferenza ha preso spunto dal suo libro <em>Storia della contraccezione</em>, pubblicato da Dalai nel 2012. Introduzione a cura di Marina Maruzzi.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
<p class="hyphenate"><strong><p><a href="http://www.uaar.it/news/2013/05/18/video-della-conferenza-carlo-flamigni-sul-controllo-consapevole-delle-nascite/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><br />
</strong></p>
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		<title>La campagna Uaar “Occhiopermille” 2013</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 08:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni anno, arriva il periodo in cui compilare la dichiarazione dei redditi. Come ogni anno, tv e mezzi d&#8217;informazione sono inondati dalla pubblicità a tariffe agevolate della Chiesa cattolica (come ogni anno incentrata sulle attività caritatevoli, che tuttavia costituiscono solo una minoranza degli utilizzi delle somme introitate da essa con l&#8217;Otto per Mille). E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Come ogni anno, arriva il periodo in cui compilare la dichiarazione dei redditi. Come ogni anno, tv e mezzi d&#8217;informazione sono inondati dalla pubblicità a tariffe agevolate della Chiesa cattolica (come ogni anno incentrata sulle attività caritatevoli, che tuttavia costituiscono solo una minoranza degli utilizzi delle somme introitate da essa con l&#8217;Otto per Mille). E come ogni anno, lo Stato sembra completamente disinteressato a farsi pubblicità, e come ogni anno rinuncia altresì a informare i cittadini del funzionamento del meccanismo.</p>
<p class="hyphenate">Ragion per cui, come ogni anno l&#8217;Uaar cerca di &#8220;rimediare&#8221;  con i mezzi a sua disposizione. I nostri circoli sono impegnati in questi giorni <a href="http://www.uaar.it/uaar/campagne/occhiopermille/" target="_blank">con tavoli informativi</a>, che talvolta si dedicano anche alla raccolta-firme per il progetto di legge di iniziativa popolare <a href="http://www.uaar.it/uaar/campagne/liberi-di-scegliere" target="_blank">sull&#8217;eutanasia legale</a>.  Ricordiamo inoltre la versione 2013 <a href="http://www.uaar.it/webfm_send/241" target="_blank">dell&#8217;immagine web</a>, la sempre attuale <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8BpxO01j31c" target="_blank">intervista doppia all&#8217;Otto e al Cinque per Mille</a>, il <a href="http://youtu.be/Cysi5xRLW8A" target="_blank">video sull&#8217;Otto per Mille</a>. E infine la pubblicazione, fa parte del nostro progetto editoriale, della versione cartacea dei <em>Costi della Chiesa</em>.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>Venezia: AVIS “aconfessionale” solo a parole</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2013/05/17/venezia-avis-aconfessionale/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la lettera di un nostro socio riguardante la carente aconfessionalità dell&#8217;Avis (Associazione Volontari Italiani Sangue), sperando che possa essere un utile spunto di riflessione. Purtroppo in Italia fatica a trovare spazio un volontariato non caratterizzato religiosamente e davvero laico, di tutti e per tutti. Tanti non credenti, come la persona che ci scrive, prestano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate"><em>Pubblichiamo la lettera di un nostro socio riguardante la carente aconfessionalità dell&#8217;Avis (Associazione Volontari Italiani Sangue), sperando che possa essere un utile spunto di riflessione. Purtroppo in Italia fatica a trovare spazio un volontariato non caratterizzato religiosamente e davvero laico, di tutti e per tutti. Tanti non credenti, come la persona che ci scrive, prestano il loro tempo e il loro impegno in realtà direttamente legate alla Chiesa cattolica o che ne subiscono l&#8217;influenza. In questo modo, sebbene atei e agnostici non abbiano nulla da invidiare ai credenti per sentimenti di generosità e solidarietà, si consolida l&#8217;idea che non sia possibile esprimere queste attitudini in chiave laica. L&#8217;auspicio è che la situazione si evolva, come avviene negli altri paesi occidentali.</em></p>
<p class="hyphenate">&nbsp;</p>
<p class="hyphenate">Spettabile UAAR,</p>
<p class="hyphenate">desidero dare notizia di un avvenimento che mi ha coinvolto nella mia doppia veste di socio fondatore del Circolo UAAR di Venezia  e di socio AVIS della Sezione Comunale di Venezia.  In breve, questi sono i fatti.</p>
<p class="hyphenate">Donatore di sangue fin dal 1991, nell’estate del 2012 sono stato invitato a partecipare ad una “Giornata del donatore di sangue”, durante la quale era prevista la mia premiazione per aver raggiunto cinquanta donazioni.  Tuttavia, con mio grande disappunto, ma non molta sorpresa (vedi <a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/lateo-n-12000-13"><em>L’Ateo</em>, 1/2000, p. 16-18</a>) leggevo che il programma prevedeva, tra un’alza bandiera e un pranzo sociale, in modo per me del tutto arbitrario, anche una “S. Messa nella Basilica di S. Marco”.</p>
<p class="hyphenate">Mi vedevo dunque costretto, mio malgrado, a declinare l’invito e a darne comunicazione alla Sezione Comunale di Venezia. Nella mia nota (che non allego per motivi di spazio) contestavo la disinvoltura con la quale veniva disattesa  l’“aconfessionalità”, sancita dall’art. 2 comma 1 dello Statuto Nazionale AVIS. Rilevavo anche l’esplicita discriminazione nei confronti di chi, non credente o seguace di altre confessioni religiose, avrebbe dovuto ricercarsi un’attività alternativa in attesa della conclusione della “S. Messa”.</p>
<p class="hyphenate">A stretto giro di mail, ricevevo questa risposta:</p>
<blockquote><p class="hyphenate">La ringrazio delle sue precisazioni, che prendiamo atto come Consiglio di questa AVIS Comunale: si può comunque affermare che la vera libertà consiste anche nel consentire al credente di partecipare alla messa domenicale, tenendo conto che la maggioranza dei cittadini italiani si professa cristiana. Il modo di consentire tale libertà è quello di offrire la possibilità concreta di partecipare alla S. Messa all’interno del programma della festa, senza però obbligare nessuno a partecipavi. Del resto la Basilica di San Marco rappresenta anche il cuore palpitante della città: qualsiasi associazione non può che sentirsi onorata di poter essere accolta per una celebrazione in cui le finalità dell’associazione sono pienamente condivise e valorizzate. Questo è anche il significato della presenza del rappresentante del Patriarca all’intera manifestazione. Sostenuta dalle autorità militari, civili e religiose, l’AVIS Comunale celebra la sua giornata di festa con la forma di manifestazione che meglio si addice al suo spirito ed alla sua idealità. L’aconfessionalità significa che nessuno viene discriminato a motivo della propria appartenenza/non appartenenza religiosa. L’aconfessionalità non significa esclusione dell’aspetto religioso, ma totale rispetto di esso nel rispetto di ogni altra scelta: diritto di cittadinanza per tutte le fedi! Chi vuole sentirsi libero di non partecipare, senza per questo sentirsi discriminato, utilizza liberamente come meglio crede il suo tempo, mentre altri liberamente lo occupa in ciò in cui trova fondati i propri valori, come quelli della solidarietà umana e cristiana e della donazione di qualcosa di sé per il bene del fratello. Voler impedire agli altri, quando sono riuniti in associazione, di esercitare il proprio diritto di esprimersi religiosamente è uno strano modo di concepire la libertà!</p>
<p class="hyphenate">Firmato: Consiglio AVIS Comunale di Venezia
</p></blockquote>
<p class="hyphenate">Ho cercato di razionalizzare e, un paio di giorni dopo, ho aperto il computer  predisponendo un ricorso al Collegio dei Probiviri di quell’Organizzazione: ero mosso non tanto dalla volontà di contestare l’operato dell’AVIS di Venezia, non tanto dalla curiosità di conoscere cosa volesse mai dire ufficialmente “aconfessionale”, quanto dalla insopportabile lettura di quella risposta, dall’improntitudine intellettuale di molte delle affermazioni contenute, soprattutto dalla sfacciataggine dell’ultimo capoverso, nel quale si è goffamente cercato di rovesciare la realtà.</p>
<p class="hyphenate">Dopo sette mesi passati nella vana speranza di avere una risposta, per vie ufficiose ho saputo che il mio reclamo era stato da tempo “archiviato” per motivi di forma (evidentemente pretestuosi) senza che nessuno si fosse degnato di darmene comunicazione. Pertanto, dopo 21 anni di militanza nell’AVIS e dopo 57 donazioni, allo stremo della pazienza,  ho comunicato all’AVIS Comunale di Venezia  le mie dimissioni.</p>
<p class="hyphenate">Non ho motivi per affermare che l’AVIS sia una organizzazione di osservanza clericale; anzi, è probabile che non ci sia una stretta relazione tra istituzioni.  E’ però certo che molti comportamenti dei suoi dirigenti siano espressione di una cultura che sicuramente non è sgradita alle gerarchie cattoliche.</p>
<p class="hyphenate">Penso che il sangue dei donatori atei sia utile quanto quello dei donatori credenti; penso che i dirigenti dell’AVIS dovrebbero avere più rispetto per tutti, non solo per alcuni; penso che chi, come me, aveva la doppia militanza in UAAR e in AVIS, dovrebbe prendere consapevolezza degli avvenimenti da me descritti e, coerentemente e inevitabilmente, giungere all’estrema conseguenza alla quale sono arrivato io: continuare a donare fuori dall’AVIS, associazione che non ci rappresenta. Ho chiesto e mi hanno risposto che la cosa si può fare, non c’è proprio nessun problema!</p>
<p class="hyphenate"><strong>Enrico Bizio</strong></p>
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		<title>Giornata mondiale contro l’omofobia</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è la giornata internazionale contro l&#8217;omofobia, la bifobia e la transfobia. Data scelta non a caso come anniversario della rimozione dell&#8217;omosessualità dalla lista delle malattie mentali stilata dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e resa ufficiale dall&#8217;Unione europea dal 2007. Un&#8217;occasione importante per riflettere ancora una volta sulle discriminazioni che subiscono gay, lesbiche e trans, sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Oggi è la giornata internazionale contro l&#8217;omofobia, la bifobia e la transfobia. Data scelta non a caso come anniversario della rimozione dell&#8217;omosessualità dalla lista delle malattie mentali stilata dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e resa ufficiale dall&#8217;Unione europea dal 2007. Un&#8217;occasione importante per riflettere ancora una volta sulle discriminazioni che subiscono gay, lesbiche e trans, sui diritti che vengono negati in maniera più o meno sottile, sui pregiudizi ancora diffusi da certi ambienti, sugli atti di violenza alla luce del sole.</p>
<p class="hyphenate">L&#8217;<a href="http://www.uaar.it/laicita/omosessualita">omosessualità</a> in generale ha visto una massiccia opposizione nei secoli e nei millenni soprattutto perché diverse religioni l&#8217;hanno aspramente condannata, legandola alla trasgressione, al peccato, allo sconvolgimento dell&#8217;ordine &#8220;naturale&#8221; e della famiglia tradizionale. Questa ideologia ha marchiato un pesante stigma nei confronti dei gay, alimentato un clima di odio radicato che ha giustificato diffuse violenze e persecuzioni nei loro confronti. Tuttora <span class="pullquote">in diversi paesi islamici è prevista la pena capitale per gli omosessuali</span>; il caso più noto è quello dell&#8217;Iran teocratico, dove i gay vengono impiccati. </p>
<p class="hyphenate">Nell&#8217;Africa subsahariana le credenze tribali tradizionali, gli islamici e i fondamentalisti evangelici fomentano la discriminazione. Come avviene in Uganda, dove stava per passare la famigerata &#8220;kill the gay bill&#8221;. Pericolo ancora non scongiurato, anche perché è preoccupante l&#8217;attivismo proprio degli evangelici in Africa contro gli omosessuali, come testimoniato dal documentario <em><a href="http://www.salon.com/2013/04/01/god_loves_uganda_hates_gays_partner/">God Loves Uganda</a></em>. Oggi le associazioni gay si daranno appuntamento per un sit-in <a href="http://www.certidiritti.it/notizie/comunicati-stampa/item/1693-17-maggio-sit-in-contro-omofobia-e-transfobia-davanti-allambasciata-ugandese-a-roma">davanti all&#8217;ambasciata ugandese a Roma</a>. In Occidente, con alcune eccezioni eclatanti come l&#8217;Italia, le confessioni religiose in genere si astengono dal condannare duramente l&#8217;omosessualità. Sono state abolite le discriminazioni ancora esistenti e si è avviata la strada per il riconoscimento delle unioni omosessuali, frenata però dagli ambienti di estrema destra e da quelli religiosi più integralisti.</p>
<p class="hyphenate">Anche la Chiesa ortodossa russa veicola una visione retriva nei confronti dell&#8217;omosessualità, tanto da ottenere che il governo di Vladimir Putin approvasse una legge discriminatoria che <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2013/01/26/news/putin_vara_la_legge_anti-gay_vietato_persino_parlarne-51313130/">condanna la &#8220;propaganda&#8221; gay</a>. Tale da impedire qualsiasi espressione pubblica dell&#8217;omosessualità, mentre le forze dell&#8217;ordine reprimono le manifestazioni per i diritti dei gay, che vengono puntualmente colpite con violenza dagli estremisti e dagli integralisti religiosi. <span class="pullquote">L&#8217;omofobia in Russia si fa più estrema</span>: proprio pochi giorni fa <a href="http://www.reuters.com/article/2013/05/13/us-russia-gay-idUSBRE94C0AX20130513">un giovane è stato brutalmente seviziato e ucciso</a> perché avrebbe rivelato di essere gay.</p>
<p class="hyphenate">Intanto in Georgia il patriarca ortodosso Ilia II si è persino rivolto al sindaco di Tblisi per vietare una manifestazione per i diritti degli omosessuali. &#8220;Ogni insegnamento religioso e scientifico, a parte la moderna pseudoscienza, considera l&#8217;omosessualità anormale e una malattia&#8221;, <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5i8jzmYMM2kU02cbfDRx4LZ8t-OXQ?docId=CNG.dfdd18a904ef32d3b552ba1a24bc5608.701">ha scritto</a> il pope per giustificare il divieto.</p>
<p class="hyphenate">La Chiesa cattolica ancora oggi presenta l’omosessualità come moralmente sbagliata, un fenomeno ‘contro natura’, che può essere ‘corretto’ o ‘curato’. La sua politica non è più condannare violentemente contro i gay, ma piuttosto compatirli, mantenerli in uno stato di minorità, invitandoli a entrare in un percorso di fede fatto di penitenza, preghiera e castità. Posizione esplicitata dalla lettera ai vescovi sulla &#8220;<a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19861001_homosexual-persons_it.html">cura pastorale delle persone omosessuali</a>&#8220;, firmata nel 1986 dall’allora prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede cardinale Joseph Ratzinger. Qui viene ribadito, sulla scorta della tradizione ecclesiale, che l&#8217;omosessualità è &#8220;oggettivamente disordinata&#8221;, &#8220;un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale&#8221;.</p>
<p class="hyphenate"><img src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/gayflag-n.jpg" alt="Liberi di amare" title="Liberi di amare" width="550" height="204" class="alignnone size-full wp-image-39279" /></p>
<p class="hyphenate">D&#8217;altronde la Chiesa ha sempre osteggiato l&#8217;approvazione di norme anti-omofobia e per il riconoscimento delle unioni e dei matrimoni gay. La tendenza recente, sulla scorta delle terapie anti-gay importate malamente dagli Usa, è dipingere gli omosessuali come persone con pesanti disagi psicologici, che hanno bisogno di essere &#8220;curate&#8221; per tornare sane, cioè eterosessuali. Oppure, sulla base di ricerche tendenziose, viene alimentata una <a href="http://www.uaar.it/news/2012/09/28/omofobia-propaganda-ritardata-avvenire/">subdola delegittimazione su basi pseudiscientifiche</a>. Anche in Italia si registrano casi di &#8220;terapie&#8221; per gli omosessuali spesso sostenute proprio da religiosi, come scoperto da <em><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/763835/si-puo-guarire-dallomosessualita/">Le Iene</a></em>, dove gli esercizi spirituali si mischiano a psicologia spicciola. </p>
<p class="hyphenate">Una sottocultura che trova spazio anche nelle scuole, come la vicenda che ha visto protagonista <a href="http://www.uaar.it/news/2013/01/21/insegnamento-della-religione-omofobia/">un insegnante di religione di Venezia</a>. E che trova le sue giustificazioni anche nella visione cattolica più retriva dell&#8217;omosessualità, sostenuta proprio dalle gerarchie religiose. L&#8217;approccio del Vaticano, anche in sede internazionale, è impedire che si abbiano &#8220;privilegi&#8221; per i gay e il riconoscimento di una &#8220;ideologia&#8221; del gender, per una difesa retorica della famiglia tradizionale: ciò si traduce <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/01/vaticano-ora-appoggia-depenalizzazione-omosessualita-rimangono-distinguo/">nel porre di fatto ostacoli alla depenalizzazione</a> da parte dell&#8217;Onu del reato di omosessualità.</p>
<p class="hyphenate">L&#8217;Italia, che deve scontare questa eredità culturale retriva e tradizionalista, rimane ancora <a href="http://www.uaar.it/news/2012/11/08/diritti-gay-italia-sempre-piu-fanalino-coda/">uno dei pochissimi paesi</a> in cui <span class="pullquote">non esiste normativa contro l&#8217;omofobia né a tutela delle unioni gay</span>. Secondo il rapporto di Arcigay, pure in Italia si registrano <a href="http://www.gay.it/channel/attualita/35477/Sette-omicidi-e-40-casi-di-violenza-il-rapporto-Arcigay-sull-omofobia.html">omicidi a sfondo omofobo</a>, oltre a periodiche aggressioni. Il Parlamento, sebbene la società si mostri più aperta verso gli omosessuali e più propensa ad accettare l&#8217;estensione dei diritti, non ritiene la questione importante. Mentre <a href="http://www.uaar.it/news/2013/03/26/crescita-del-consenso-per-matrimonio-per-tutti/">negli altri paesi</a> &#8212; anch&#8217;essi alle prese con la crisi economica &#8212; come la Francia e gli Usa, cresce una diffusa sensibilità dei diritti e si approvano leggi che tutelano anche le coppie gay. Si conferma la &#8220;specificità&#8221; italiana: lo <em>spread dei diritti</em> rispetto agli altri paesi aumenta sempre di più.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>Quegli uomini di Chiesa che onorano gli uomini “d’onore”</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 15:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo caso noto, balzato agli onori delle cronache, è quello di Parete, in provincia di Caserta. Come avviene non di rado al Sud, la processione religiosa in onore di Maria Santissima della Rotonda, protettrice del paese, ha fatto tappa davanti all&#8217;abitazione di uomo dei clan, in questo caso un parente del boss Francesco Bidognetti. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">L&#8217;ultimo caso noto, balzato agli onori delle cronache, è quello di <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/politica/2013/23-aprile-2013/processione-si-ferma-casadel-parente-boss-sindaco-toglie-fascia-212810693506.shtml">Parete, in provincia di Caserta</a>. Come avviene non di rado al Sud, la processione religiosa in onore di Maria Santissima della Rotonda, protettrice del paese, ha fatto tappa davanti all&#8217;abitazione di uomo dei clan, in questo caso un parente del boss Francesco Bidognetti. Un gesto di omaggio a un affiliato dei casalesi, contro cui il sindaco Raffaele Vitale (Pd) ha protestato togliendosi la fascia tricolore. Non è la prima volta che un primo cittadino si indigna per le processioni che si fermano davanti alle case di camorristi e mafiosi.</p>
<p class="hyphenate">Vien da dire che persino i tanti vituperati politici sono meglio degli esponenti ecclesiastici. I vertici campani sono corsi ai ripari. O almeno così si scrive. Il cardinale Crescenzio Sepe e i vescovi della Campania hanno pubblicato di recente un <a href="http://www.chiesadinapoli.it/chiesa_di_napoli___home_page/infodiocesi/00031907_Conferenza_stampa_del_Card._Sepe_e_i_Vescovi.html">appello per &#8220;evangelizzare&#8221; le feste religiose popolari</a>, ovvero mettere un po&#8217; d&#8217;or&shy;dine in pratiche che non mancano di essere pittoresche, superstiziose e che sfuggono al controllo della Chiesa. Sebbene questa se ne avvalga poi per rivendicare il proprio radicamento nella società e tale religiosità spontanea venga spesso esaltata come genuina.</p>
<p class="hyphenate">In realtà <span class="pullquote">non si parla esplicitamente di contrasto alla malavita, come scrivono diversi giornali</span> che si fidano delle dichiarazioni di facciata senza approfondire il testo in questione. Piuttosto si intuisce, leggendolo, che i parroci sono invitati a controllare meglio a chi assegnare certi incarichi e lo svolgimento delle feste <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2013/6-maggio-2013/stop-infiltrazioni-camorristiche-vescovi-campani-dettano-regole-212998661356.shtml">per evitare infiltrazioni</a>. In particolare, i comitati che organizzano i festeggiamenti non devono essere più permanenti, sono tenuti a rispettare le normative e stilare un bilancio. Devono essere presieduti dal parroco, che chiama &#8220;a farne parte persone che si distinguono per l&#8217;impegno ecclesiale e onestà di vita&#8221;.</p>
<p class="hyphenate">Anche gli spettacoli devono essere più sobri e centrati sulla religione: magari per evitare, come avvenuto, che i clan <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/01/caserta-imponevano-cantanti-neomelodici-alle-feste-12-arresti/432548/">impongano cantanti neomelodici</a>. Poi la processione va regolamentata e guidata dal sacerdote. Tanto che i vescovi campani specificano addirittura che &#8220;non è lecito attaccare denari alla statua [del santo patrono] che peraltro non può essere messa all&#8217;asta e trasportata dai migliori offerenti&#8221;. Inoltre i &#8220;comitati non possono in nessun modo interferire nella processione&#8221; e il tragitto deve essere breve e va concordato con la parrocchia. Indicazioni simili per i cortei che si dirigono ai santuari. La lettera dei vescovi sembra contenere diversi messaggi tra le righe per arginare fenomeni diffusi nelle feste patronali. È comunque un testo molto blando e non prende di petto il fenomeno delle infiltrazioni malavitose, tant&#8217;è che in maniera molto pudica non ne parla. Ma vuole lanciare un messaggio, più all&#8217;opinione pubblica che ai camorristi devoti.</p>
<p class="hyphenate">Bisogna considerare infatti che è radicata l&#8217;usanza, da parte dei clan malavitosi soprattutto nei piccoli centri del Mezzogiorno, di rendere omaggio a santi e di essere molto munifici nelle donazioni in vista di feste e processioni. Così facendo si aggiudicano l&#8217;onore di portare la statua del santo di turno e pilotano il corteo anche in luoghi ben poco liturgici (come i dintorni delle case dei boss). Inoltre, accade che questi clan abbiano una certa influenza nei comitati che organizzano le feste patronali, decidendo ad esempio il tipo di spettacoli e a quali esercizi concedere spazi. Il problema è abbastanza diffuso, tanto che anche l&#8217;arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Vittorio Mondello, <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/mafiosi_fuori_feste_religiose.aspx">l&#8217;ha messo in evidenza</a>.</p>
<p class="hyphenate"><img src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/processione.jpg" alt="processione" title="processione" width="550" height="265" class="alignnone size-full wp-image-39255" /></p>
<p class="hyphenate">I parroci hanno spesso concesso tutto questo, di fatto legittimando tale stato di cose, in una realtà sociale dove è forte l&#8217;influenza della malavita organizzata. Come esposto in maniera dettagliata in libri come <em><a href="http://books.google.it/books?id=-MI9iwX-DmgC&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0#v=onepage&amp;q&amp;f=false">I preti e i mafiosi</a></em> di Isaia Sales e <a href="http://www.uaar.it/news/2008/06/13/considerazioni-la-mafia-devota/" target="_blank"><em>La mafia devota</em></a> di Alessandra Dino, la vicinanza ambigua tra Chiesa locale ed esponenti della malavita del Sud è un fenomeno endemico e antico, come la permeabilità di usanze e ambienti in realtà dove è carente la presenza delle istituzioni dello Stato.</p>
<p class="hyphenate">Gli esempi ricorrono nelle cronache, come il caso della <a href="http://www.uaar.it/news/2011/09/26/napoli-alla-festa-coi-camorristi-anche-la-benedizione-del-parroco/">Festa dei Gigli</a> nel quartiere Barra di Napoli; o l&#8217;indignazione del sindaco di <a href="http://www.uaar.it/news/2012/01/19/castellammare-stabia-na-vescovo-sindaco-litigano-nuovamente-per-boss/">a Castellammare di Stabia</a> verso il vescovo, che non aveva impedito &#8212; per l&#8217;ennesima volta &#8212; che la processione si fermasse di fronte alla casa di un boss. Nel 2010 <a>in provincia di Vibo Valentia</a> la &#8216;ndrangheta aveva reagito con violenza al cambiamento delle regole della processione locale, in cui tradizionalmente veniva concesso l&#8217;onore ai malavitosi di portare a spalla la statua del santo. Anche una festa famosa come quella di <a href="http://www.linkiesta.it/sant-agata-catania-santapaola">sant&#8217;Agata a Catania</a> non era estranea, almeno fino a tempi recentissimi, a infiltrazioni mafiose.</p>
<p class="hyphenate">La difesa dei sacerdoti è che loro devono essere aperti a tutti ed esprimere pietà nella speranza della conversione (di persone tra l&#8217;altro già devote e legate ai valori tradizionali del familismo &#8216;amorale&#8217;). Tutta <span class="pullquote">questa apertura cristiana è molto più diretta a criminali che non a gay o non credenti</span>, verso cui lo stigma moralistico viene applicato senza troppe remore. La Chiesa in diverse occasioni si è opposta alla mafia dopo decenni di lassismo e non mancano gli appelli in tal senso. Come quello di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento, durante il <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2013/05/09/20_anni_fa_il_grido_di_giovanni_paolo_ii_alla_mafia:_convertitevi/it1-690567">maggio del 1993</a>. Occasionalmente, alti prelati e sacerdoti rilanciano la necessità di combattere la malavita. Ma ciò si scontra con l&#8217;esperienza quotidiana delle realtà locali dove invece le posizioni dei &#8220;don Abbondio&#8221; sono più ambigue e sfumate.</p>
<p class="hyphenate">I camorristi vogliono che un potere ritenuto importante, come la Chiesa, rechi onore a un potere ancora più alto, cioè il loro. Ma resta il fatto che camorristi e malavitosi in genere sono devoti e lo comprova la loro vita privata e i covi, più simili a santuari, dove vengono scovati dalle forze dell&#8217;ordine. La religione esercita su di loro una certa fascinazione e fa parte del loro vissuto, inutile negarlo. Alla luce di tutto questo sono da respingere certe dichiarazioni sulla mafia bollata come &#8220;atea&#8221;, un nuovo trend tra i religiosi per dare un colpo di spugna ai rapporti storici tra settori Chiesa e malavita organizzata in certi contesti sociali. Anche perché si ripropone la stantia equazione, veicolata proprio dal pregiudizio religioso, tra &#8220;ateo&#8221; e &#8220;immorale&#8221;, &#8220;disumano&#8221; o al di fuori della legge.</p>
<p class="hyphenate">Di recente l&#8217;ha fatto l&#8217;arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, postulatore della causa di beatificazione per don Giuseppe Puglisi, proprio il sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993. <a href="http://www.calabriaonweb.it/2013/03/19/in-odium-fidei-don-pino-puglisi-ammazzato-dalla-mafia/">Secondo Bertolone</a>, Puglisi è un &#8220;martire&#8221; ucciso &#8220;in odio al suo ministero sacerdotale&#8221;. La mafia viene descritta dal prelato come una &#8220;organizzazione che è in sé antievangelica e atea&#8221;. In realtà Puglisi non è stato certo ucciso per questioni di fede, ma perché era fortemente impegnato contro la mafia. Quella stessa mafia che tanti sacerdoti, molti più di Puglisi, onorano, e un numero ancora maggiore <a href="http://www.uaar.it/news/2008/06/13/considerazioni-la-mafia-devota/">tollera</a>. Ma è un refrain che circola anche tra i parroci antimafia, come <a href="http://www.uaar.it/news/2010/11/17/sacerdote-antimafia-il-mafioso-ateo-mafia-ateismo/">don Francesco Michele Stabile</a> di Bagheria. Ancora una volta, l&#8217;impressione sgradevole è che si usino i morti per <span class="pullquote">avallare una ricostruzione della realtà tale da esaltare l&#8217;immagine della Chiesa</span>. Senza ombre, compattamente impegnata da sempre contro le mafie e solo vittima della loro ferocia.</p>
<p class="hyphenate">Certe affermazioni da parte di prelati scaricabarile sono intollerabili: e non alla luce della nostra incredulità, ma alla luce dei fatti e delle evidenze disponibili. Il documento dei vescovi campani, se da un lato mette in luce molti problemi che sinora si cercava di tenere nascosti, dall&#8217;altro appare come l&#8217;ennesimo pannicello caldo laddove sarebbe invece necessario ricorrere al chirurgo. I vescovi siano più espliciti nelle denunce e facciano pulizia, se vogliono essere credibili, senza scaricare responsabilità su chi non c&#8217;entra proprio nulla.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>Nessun dogma, i libri Uaar ancora al Salone Internazionale del Libro di Torino</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 08:55:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nessun dogma, il progetto editoriale dell&#8217;Uaar, torna al Salone Internazionale del Libro di Torino che si svolge da oggi a lunedì 20 maggio al Lingotto Fiere, dopo la fruttuosa esperienza dell&#8217;anno scorso nella sezione Incubatore.
Lo slogan della casa editrice è «Libri per menti libere». Lo scopo dell’iniziativa editoriale è contribuire alla diffusione del pensiero laico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate"><span style="font-family: Georgia, times, serif; font-variant: small-caps; font-weight: bold; letter-spacing: 1px; color: rgb(218, 53, 2);">Nessun dogma</span>, il <a href="http://nessundogma.it/">progetto editoriale dell&#8217;Uaar</a>, torna al Salone Internazionale del Libro di Torino che si svolge da oggi a lunedì 20 maggio al Lingotto Fiere, dopo la fruttuosa esperienza dell&#8217;anno scorso nella sezione Incubatore.</p>
<p class="hyphenate">Lo slogan della casa editrice è «Libri per menti libere». Lo scopo dell’iniziativa editoriale è contribuire alla diffusione del pensiero laico e non religioso: ulteriore salto di qualità per l&#8217;associazione, che ha già all&#8217;attivo una biblioteca, una rivista, un seguitissimo sito internet e che organizza quasi quotidianamente eventi culturali in tutta Italia.</p>
<p class="hyphenate">Il catalogo affianca alla traduzione di classici inediti in Italia anche opere che vogliono affrontare tematiche scottanti con un impertinente approccio laico-razionalista. Tra le proposte, si segnalano <em>La necessità dell’ateismo </em>di Percy B. Shelley e <em>I figli illegittimi di Darwin</em>, volume sull&#8217;eugenetica scritto da Angelo Abbondandolo. </p>
<p class="hyphenate">Ma ci sono anche delle novità: il dettagliato libro-inchiesta dell&#8217;associazione dal titolo <em><a href="http://nessundogma.it/libro/i-costi-della-chiesa/">I costi della Chiesa</a></em>, il quarto e ultimo volume dell&#8217;opera di Fritz Mauthner <em><a href="http://nessundogma.it/libro/mauthner-l-ateismo-e-la-sua-storia-in-occidente-4/">L&#8217;ateismo e la sua storia in Occidente</a></em>, la ristampa del fumetto <em><a href="http://nessundogma.it/libro/lise-talami-quasi-quasi-mi-sbattezzo/">Quasi quasi mi sbattezzo</a></em> di Alessandro Lise e Alberto Talami pubblicata in collaborazione tra <span style="font-family: Georgia, times, serif; font-variant: small-caps; font-weight: bold; letter-spacing: 1px; color: rgb(218, 53, 2);">Nessun dogma</span> e <a href="http://main.beccogiallo.net/">Becco Giallo</a>.</p>
<p class="hyphenate">I libri di <span style="font-family: Georgia, times, serif; font-variant: small-caps; font-weight: bold; letter-spacing: 1px; color: rgb(218, 53, 2);">Nessun Dogma</span> sono distribuiti nelle librerie di tutta Italia da <a href="http://www.ndanet.it/">NdA</a>; <em>I costi della Chiesa</em> e il quarto volume de <em>L&#8217;ateismo e la sua storia in Occidente</em> saranno disponibili a breve sia nelle librerie sia nel nostro <a href="http://www.uaar.it/shop">shop</a>.</p>
<p class="hyphenate">Lo <a href="http://www.salonelibro.it/espositori/elenco-espositori-2013.html?view=elem&#038;id=8&#038;cid=2670">stand</a> al Salone del Libro è il D60, nel padiglione 1, vicino all&#8217;Agorà. Allo stand sono presenti alcuni attivisti del circolo Uaar di Torino e oggi tra gli altri c&#8217;è anche il segretario nazionale dell&#8217;associazione, Raffaele Carcano. Potrete ricevere informazioni sulle tante attività e campagne della nostra associazione, nonché sostenerla direttamente. È anche a disposizione la <a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/">rivista <em>L&#8217;Ateo</em></a>, i gadget e altro materiale dell&#8217;Uaar. Vi aspettiamo! </p>
<p class="hyphenate"><strong>L&#8217;associazione</strong></p>
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		<title>La giustizia europea e il suicidio assistito</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 13:11:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torniamo ancora una volta a scrivere di eutanasia: anzi, per essere più precisi, di suicidio assistito. E torniamo a farlo sulla scia di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, che si è espressa proprio su questo tema. Sollevando interrogativi non banali che interpellano tutti, credenti e non credenti.
La Cedu ha stabilito ieri che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Torniamo ancora una volta a scrivere di <a href="http://www.uaar.it/laicita/eutanasia">eutanasia</a>: anzi, per essere più precisi, di suicidio assistito. E torniamo a farlo sulla scia di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, che si è espressa proprio su questo tema. Sollevando interrogativi non banali che interpellano tutti, credenti e non credenti.</p>
<p class="hyphenate">La Cedu ha stabilito ieri che la Svizzera deve chiarire a chi e su quali criteri è garantito per legge l&#8217;accesso al suicidio assistito, visto anche il fenomeno dei viaggi dall&#8217;estero &#8212; e dall&#8217;Italia &#8212; verso le cliniche dove si pratica. La <a href="http://hudoc.echr.coe.int/sites/fra/pages/search.aspx?i=001-119703">sentenza</a> arriva dopo il ricorso di Anna Gross, una ottantenne che vive a Greifensee in Svizzera. La donna non ha patologie gravi, ma intende ricorrere al suicidio medico perché non vuole assistere al declino delle sue condizioni fisiche e delle sue facoltà mentali. Nel 2005 tenta il suicidio e finisce in un ospedale psichiatrico per sei mesi. Nel 2008 i medici riconoscono che ha capacità di intendere e volere e che la sua decisione è ponderata, anzi si è rafforzata nel tempo col declino delle facoltà fisiche e mentali. Ma si rifiutano di prescrivere alla donna i barbiturici, sulla base di limitazioni del codice professionale e temendo di essere ritenuti colpevoli di reato. La donna si rivolge quindi alla commissione medica del cantone di Zurigo, che nega però la prescrizione sulla base della normativa.</p>
<p class="hyphenate">A quel punto la questione finisce in tribunale: la corte amministrativa del cantone rigetta l&#8217;istanza perché dare supporto a chi vuole suicidarsi senza che questi abbia patologie terminali o gravi riscontrate a livello medico può essere una forma di agevolazione punibile a livello penale. Anche il successivo ricorso viene rigettato dalla corte suprema federale nel 2010, in quanto non c&#8217;è un obbligo da parte dello Stato di garantire l&#8217;accesso a sostanze pericolose e per tutelare la salute pubblica impedendo abusi. Il caso è arrivato quindi alla Cedu, che con la recente decisione di quattro giudici contro tre ha riscontrato una violazione dell&#8217;articolo 8 della Convenzione, riguardante il diritto alla vita privata. La Corte fa notare che <span class="pullquote">la legge svizzera non precisa bene i casi in cui ammette il suicidio assistito</span> e che i criteri dovrebbero essere definiti dallo Stato. Ora la Svizzera ha tre mesi per presentare eventuale ricorso alla <em>Grande Chambre</em>. Se ne deduce, a caldo, che la Cedu ritiene meritevole di protezione l&#8217;uguaglianza dei diritti, e che quindi almeno astrattamente anche l&#8217;accesso al suicidio assistito debba essere basato su questo principio fondamentale. Ciò fa intuire che l&#8217;argomento non sia affatto tabù per i giudici di Strasburgo.</p>
<p class="hyphenate">In Italia si distinguono i commenti di <em><a href="http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/eutanasia-corte-strasburgo-chiede-di-rivedere-la-legge-alla-svizzera.aspx">Avvenire </a></em>, che ricostruisce la vicenda e contesta la decisione ritenendola &#8220;surreale&#8221;. Ancor più netto sul quotidiano dei vescovi <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/eutanasia-in-svizzera-pieta-e-morta.aspx">Francesco D&#8217;Agostino</a>, presidente dei giuristi cattolici e membro della Pontificia Accademia per la Vita. Secondo lui, si è passati dagli omicidi &#8220;pietosi&#8221; a un impiego massiccio della medicina palliativa che &#8220;riesce a rendere accettabile la vita dei malati terminali&#8221;, tanto che &#8220;nessun medico è ormai più destinatario di richieste di morte da parte i pazienti giunti alla fine della loro vita&#8221;. Ora però il posto di questo &#8220;omicidio pietoso&#8221; sarebbe stato occupato &#8220;da un&#8217;altra e ben più subdola forma di eutanasia, cioè dal suicidio assistito&#8221;. E alla pietà si sarebbe sostituito &#8220;un motivatore che non ha nulla di compassionevole e di emotivo, ma che è freddamente razionale: il rispetto, al limite dell&#8217;ossequio, nei confronti della volontà suicidaria del paziente&#8221;.</p>
<p class="hyphenate"><img class="alignnone size-full wp-image-39201" title="Piera Franchini" src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/pierafranchini.jpg" alt="Piera Franchini" width="550" height="285" /></p>
<p class="hyphenate">L&#8217;idea di tanti è che certe cose è meglio non dirle e non affrontarle, perché tanto basta aumentare le dosi di palliativi per affrettare la morte dei pazienti: per &#8220;pietà&#8221; e con &#8220;emozione&#8221;. Se invece viene rivendicato il diritto all&#8217;autodeterminazione, si affronta direttamente un tabù e si chiedono procedure chiare, allora il tutto diventerebbe &#8220;freddo&#8221; e &#8220;razionale&#8221; e sottoposto al dominio dello Stato. Questa dicotomia artificiosa ad un occhio più attento lascia il tempo che trova. Su quali basi si può pontificare che non esista un coinvolgimento emotivo da parte degli operatori o di chi è intorno a una persona nei casi di eutanasia? Questa tendenza manichea, tipica degli integralisti religiosi, che punta a disumanizzare chi non è d&#8217;accordo viene smentita dal calore e dal coinvolgimento di tanti proprio su casi come quello di Piergiorgio Welby o Eluana Englaro. Chiedere regole chiare e il coraggio alle istituzioni di affrontare certi temi nel rispetto delle libertà e senza moralismi o diktat vaticani è preferibile, a nostro avviso, rispetto alla situazione attuale, che viene dipinta come idilliaca ma non lo è affatto. Sulla terapia del dolore sarebbe auspicabile fare molto di più e scontiamo ancora il &#8220;dolorismo&#8221; che deriva da una concezione cristiana della sofferenza. E che blocca anche qualsiasi riforma tesa a fornire criteri più precisi sul fine-vita, tali da garantire l&#8217;autonomia degli individui.</p>
<p class="hyphenate">Sebbene in Italia molti preferiscano continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto, di questi temi si parla ovunque. In Francia i deputati ecologisti hanno lanciato un <a href="http://www.liberation.fr/societe/2013/04/18/fin-de-vie-stop-a-l-hypocrisie_897239">appello per lo &#8220;stop all&#8217;ipocrisia&#8221;</a> e per avere una legge anche nel loro paese. In Gran Bretagna <a href="http://www.thisisbath.co.uk/Family-court-continue-Tony-Nicklinson-s-fight/story-18980413-detail/story.html#axzz2TL3ATrSY">continua il processo</a> sul caso di <a href="http://www.uaar.it/news/2012/08/23/tony-nicklinson-suo-diritto-dire-basta/">Tony Nicklinson</a>, uomo paralizzato con sindrome <em>locked-in</em> che si è lasciato morire dopo che la corte gli aveva negato l&#8217;eutanasia. Intanto nello stato americano del Vermont la Camera <a href="http://www.latimes.com/news/nation/nationnow/la-na-nn-vermont-legislature-oks-right-to-die-bill-20130514,0,6406815.story">ha approvato una legge sul fine-vita</a>, che sta per essere ratificata del governatore.</p>
<p class="hyphenate">Da noi invece è ancora tabù, come i vescovi chiedono e sostanzialmente ottengono. La campagna <a href="http://www.uaar.it/news/2013/03/15/testamento-biologico-eutanasia-legale-raccolta-firme/">Eutanasia Legale</a>, di cui l&#8217;Uaar è promotrice insieme all&#8217;associazione Luca Coscioni, Exit e altre realtà, è un primo passo, importantissimo. E sta già raccogliendo moltissime firme, per <span class="pullquote">presentare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare</span>. Ma ne sono necessari molti altri, per recuperare lo spread di laicità che su questo tema (e non solo) ci distanzia dagli altri paesi occidentali. Nel frattempo continuano i viaggi della speranza di ottenere una morte dignitosa: sono almeno una trentina gli italiani che, come Piera Franchini, ogni anno devono recarsi in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito. Il problema c&#8217;è e va affrontato. A Strasburgo e a Berna lo si fa, a Roma &#8212; su entrambe le sponde del Tevere &#8212; no.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>Bologna, il referendum che tremare il mondo (clericale) fa</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 18:00:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[423, è il numero-chiave di questo referendum. 423 bambini  tra i tre e i sei anni che si sono trovati, a settembre, senza una scuola dell’infanzia pubblica disposta ad accoglierli. 423 bambini che avevano come prospettiva più immediata quella di finire in una scuola cattolica, nonostante la volontà contraria dei loro genitori. Di quei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">423, è il numero-chiave di questo referendum. 423 bambini  tra i tre e i sei anni che si sono trovati, a settembre, senza una scuola dell’infanzia pubblica disposta ad accoglierli. 423 bambini che avevano come prospettiva più immediata quella di finire in una scuola cattolica, nonostante la volontà contraria dei loro genitori. Di quei 423 esclusi a inizio anno, 103 lo sono rimasti anche in seguito. E dire che con un milione di euro si potrebbero ottenere tra i 150 e i 200 nuovi posti alla scuola pubblica comunale e statale. Ai genitori che chiedono scuola pubblica il Comune di Bologna preferisce invece rispondere che “i posti sono finiti, ecco l’elenco delle scuole private”. Cattoliche.</p>
<p class="hyphenate">È per evitare situazioni come questa che è nato il <a href="http://referendum.articolo33.org/">comitato articolo 33</a>. <span class="pullquote">A favore della scuola pubblica, contro gli ingenti contributi comunali alla scuola privata</span> dell’infanzia: oltre un milione di euro l’anno, a cui se ne aggiungono altrettanti erogati da Regione e Stato. A una scuola quasi esclusivamente cattolica: 26 scuole su 27, 73 sezioni su 74. Servivano 9.000 firme, ne sono state raccolte 13.000 nella metà del tempo previsto. Un <a href="http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/">appello online</a> supera a sua volta le 8.000 firme. E i primi firmatari sono illustri: <a href="http://referendum.articolo33.org/2013/05/rodota-la-buona-azione-di-bologna/">Stefano Rodotà</a>, Andrea Camilleri, Margherita Hack. Anche il collettivo di scrittori <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12932">Wu Ming</a> è particolarmente attivo nell&#8217;esporre le ragioni per il referendum. D&#8217;altronde la Costituzione parla chiaro e all&#8217;articolo 33 recita: &#8220;Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato&#8221;. Questo principio viene aggirato da anni proprio per favorire il finanziamento delle scuole cattoliche.</p>
<p class="hyphenate">L’amministrazione comunale non l’ha presa bene. E ha cominciato a frapporre difficoltà. Negando l&#8217;<a href="http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&amp;accessMode=FA&amp;id=1805206&amp;codiciTestate=1">election day</a>, convocando il referendum a maggio inoltrato, riducendo il numero di seggi, arrivando persino a concedere al sindaco l’uso di Piazza Maggiore il 25 maggio, giornata destinata al silenzio elettorale. Ma non è servito granché. Perché la questione è sempre più oggetto di interesse, come per esempio mostra un articolo sulle pagine nazionali di <em><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/04/15/il-referendum-sulla-scuola-che-spacca-in.html">Repubblica</a></em>, e perché Stefano Rodotà ha improvvisamente goduto di grande visibilità. Perché se ne è interessato anche il programma <em>Servizio Pubblico</em>, condotto da Michele Santoro.</p>
<p class="hyphenate">Una volta che l’interesse si è diffuso a livello nazionale, qualcuno ha cominciato a tremare. E a ritenere che fosse preferibile una vittoria sul campo, piuttosto che la chiamata all&#8217;astensionismo. L’arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra, <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2013/25-aprile-2013/referendum-campo-caffarra-cattolici-andate-votare-212837900631.shtml">ha invitato i cittadini a votare</a>. E poi è sceso in campo direttamente il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/bagnasco-contro-referendum-di-bologna-scuole-paritarie-non-sono-onere-per/582011/">cardinale Angelo Bagnasco</a>, il capo dei vescovi italiani, con tutta la grancassa clericale.</p>
<p class="hyphenate"><img class="alignnone size-full wp-image-39153" title="Vota A" src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/940x447-vota-A.jpg" alt="Vota A" width="550" height="262" /></p>
<p class="hyphenate">Allora anche la politica è stata costretta a prendere posizione. E se non sorprende l’invito a votare B (che significa &#8220;sì&#8221; al sostegno delle scuole private) di <a href="http://www.mauriziolupi.it/aderisco-allappello-per-la-liberta-di-educazione-votare-b-a-bologna/">Maurizio Lupi</a>, ciellino come Caffarra, sorprende il furore clericale mostrato dal sindaco Pd, Virginio Merola. Che ha cominciato una tournée non a caso <a href="http://www.referendumbologna.it/referendum-comune-bologna-scuola-pubblica-bambini-eventi-appuntamenti-merola-donini-zamagni-sedioli.php">anche nelle parrocchie</a>, e che in un’intervista ha dato degli “<a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2013/10-maggio-2013/referendum-caso-nazionale-pd-futuro-riparta-qui-2121067217143.shtml">estremisti conservatori</a>” ai promotori del referendum. Come se regalare soldi pubblici alla Chiesa fosse una novità: lo faceva già Costantino, diciassette secoli fa. Merola si è speso con una lettera aperta che, quantomeno su <a href="https://www.facebook.com/virginiomerolasindaco/posts/592443937446295">Facebook</a>, si è rivelata assai controproducente. La larga intesa tra Lupi e Merola è confermata dall’invito, rivolto all’unisono, a votare “B come bambini”. Quali bambini? Quei 423 bambini considerati di Serie B che <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/01/09/esclusi-dalla-materna-pubblica-90-bimbi-vanno.html">sono finiti</a> o hanno rischiato di finire in una scuola confessionale nonostante la volontà contraria dei loro genitori?</p>
<p class="hyphenate">Perché le scuole cattoliche erano e restano scuole cattoliche, nonostante i loro fautori cerchino di nasconderlo, per esempio sostenendo che gli insegnanti sono &#8220;laici&#8221;. Scuole la cui azione educativa, come recita la Carta formativa delle scuole cattoliche dell&#8217;infanzia <a href="http://www.caffarra.it/cartaformativa2009.php">firmata proprio da Caffarra</a> nel 2009 su cui si basa la Federazione Italiana Scuole Materne (organismo riconosciuto dalla Cei), “consiste nell’introdurre il bambino nella realtà, interpretata nella luce della Tradizione ecclesiale. La realtà, fatta di cose e persone, è opera di Dio creatore che vi ha inscritto un senso”. Gli insegnanti delle scuole cattoliche <span class="pullquote">devono “accogliere con docile ossequio dell’intelligenza e della volontà l’insegnamento del Magistero&#8221;</span> ecclesiastico e &#8220;vivere un&#8217;esemplare vita cristiana&#8221;, quindi anche astenersi dall&#8217;assumere comportamenti che potrebbero essere giudicati &#8216;immorali&#8217; (come la convivenza o l&#8217;omosessualità).</p>
<p class="hyphenate">Ma, dice Bagnasco, la scuola cattolica fa risparmiare ogni anno sei miliardi allo Stato italiano. Ragionamento sbagliato, e sbagliato proprio dal punto di vista della logica, <a href="http://www.uaar.it/news/2012/11/23/costi-pubblici-scuola-privata/">come abbiamo già spiegato</a>. È come se Marchionne chiedesse soldi allo Stato perché più auto Fiat sono vendute, più lo Stato risparmierà nei trasporti pubblici. Quel che Marchionne non ha il coraggio di affermare, Bagnasco lo dice. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che il concetto di “risparmio” non può e non deve essere l’unico elemento di valutazione. È importante che una scuola non discrimini in base alla fede? Se la risposta è sì, ricordate che le cattoliche discriminano. È importante che una scuola abbia una qualità elevata? Le private hanno una qualità inferiore (dati <a href="http://www.uaar.it/news/2010/12/11/indagine-ocse-conferma-inefficienza-educativa-delle-scuole-private-italiane/">Ocse</a>). È importante che sappia accogliere stranieri e disabili? Le cattoliche lo fanno solo con molta resistenza. È importante che gli insegnanti siano liberi e tutelati? Quelli delle cattoliche non sono liberi e vivono sovente in una condizione di irregolarità.</p>
<p class="hyphenate">Ma, soprattutto, anche a prendere sul serio l’argomento del risparmio, resta il fatto lo Stato e i Comuni risparmieranno di più non dando nemmeno un euro alle scuole private. Che comunque si sono sempre sostenute e continueranno a farlo da sole, grazie soprattutto alle lautissime rette, come emerge da una semplice occhiata a un <a href="https://twitter.com/nicola_usai/status/333841419464740864/photo/1">qualsiasi listino prezzi</a>. Le famiglie che vogliono mandare i propri figli in scuole cattoliche l&#8217;hanno sempre fatto e continueranno a farlo. Queste scuole <span class="pullquote">fanno parte del circuito della Chiesa, che però non vuole assumersene tutto l&#8217;onere</span> preferendo appaltarne un pezzo allo Stato, quindi a carico di tutti i cittadini.</p>
<p class="hyphenate">Le ragioni per cui si scelgono le scuole private sono altre e proprio perché sono altre (dare un&#8217;educazione religiosa ai figli, non frequentare famiglie straniere o disagiate, per gli ordini di scuola più elevati anche la garanzia del “passaggio” e della promozione) non devono gravare su tutta la cittadinanza. A maggior ragione se chi ne beneficia, l’arcidiocesi di Bologna, è <a href="http://bologna.uaar.it/2010/02/linchiesta-di-repubblica-sul-patrimonio-della-chiesa-a-bologna/">il più importante proprietario</a> immobiliare della città (oltre 1.200 immobili), e ha incassato già 36,5 milioni di euro dall&#8217;<a href="http://www.uaar.it/news/2012/04/01/bologna-stop-sussidi-pubblici-curia-super-miliardaria/">eredità FAAC</a> di cui 22 presso la LGT Bank di Lugano, <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/04/24/news/eredit_faac_quei_22_milioni_di_euro_che_la_curia_ha_nascosto_in_svizzera-57373102/">in Svizzera</a>, su un conto a cui ha prontamente cambiato intestazione. Oltre a ricevere dallo Stato non solo congrui finanziamenti per le sue scuole, ma anche l’ancor più congruo miliardo e più con l’<a href="http://www.uaar.it/laicita/otto-per-mille">Otto per Mille</a>.</p>
<p class="hyphenate">Il referendum bolognese ha contro quattro quinti del consiglio comunale (dalla Lega al Pd), la Chiesa, molti poteri forti della città. I suoi promotori sono come formiche contro gli elefanti. Capita però che gli <a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-11168039">elefanti provino molto fastidio</a>, nei confronti delle formiche. E le formiche bolognesi sono tante e generose. Anzi, educano pacificamente gli elefanti distruttori. Tra le formiche che hanno promosso il referendum e si sono mobilitate c’è anche il circolo Uaar di Bologna. Tra gli eventi in programma c&#8217;è la <a href="http://www.uaar.it/appuntamenti/2013-05-22-bologna-proiezione-un-bacio-appassionato">proiezione del film <em>Un bacio appassionato</em> di Ken Loach</a>, la cui storia affronta anche le difficoltà di una insegnante di scuola cattolica colpevole di essersi separata dal marito e di convivere con nuovo compagno, e per questo cacciata dall&#8217;istituto.</p>
<p class="hyphenate">Un risultato, le formiche, l’hanno già ottenuto. La classe dirigente del paese ha una fifa blu che i cittadini scelgano un modello di scuola diverso da quello che vorrebbe imporre. Una scuola basata sull’uguaglianza, anziché sulle discriminazioni fondate sul censo o sulla fede o sulle larghe intese tra poteri forti che ignorano le istanze della cittadinanza. Una scuola di tutti, anziché una scuola di parte. Una scuola inclusiva, anziché una scuola che esclude disabili e stranieri. Una scuola aperta, anziché un ghetto identitario. Una scuola pluralista, anziché il dogma monoconfessionale. Una scuola che insegni il pensiero critico, anziché la sottomissione alle gerarchie ecclesiastiche. L’establishment sa che i cittadini e le cittadine di Bologna preferiscono quest’altra scuola. È per questo che invitiamo a votare A, il prossimo 26 maggio.</p>
<p class="hyphenate"><strong>L’associazione</strong></p>
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		<title>Edifici pubblici senza crocifisso? Si può fare</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 13:15:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono passati due anni dalla sentenza con cui la Grande Camera della Corte di Strasburgo, rovesciando il verdetto di primo grado, respinse il ricorso della socia Uaar Soile Lautsi sostenendo che l&#8217;imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non violasse la Convenzione europea. Quella sentenza politica della Cedu arrivò dopo una pressione internazionale senza precedenti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Sono passati due anni dalla sentenza con cui la Grande Camera della Corte di Strasburgo, rovesciando il verdetto di primo grado, respinse il <a href="http://www.uaar.it/laicita/crocifissi/">ricorso della socia Uaar Soile Lautsi</a> sostenendo che l&#8217;imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non violasse la Convenzione europea. Quella sentenza politica della Cedu arrivò dopo una pressione internazionale senza precedenti dei paesi più retrivi, tra cui l&#8217;Italia. E ben lungi dal sancire l&#8217;obbligo di affissione come viene talvolta sostenuto da chi è particolarmente interessato nell&#8217;inchiodarlo ai muri (o impreparato), attribuì al crocifisso una mera funzione di suppellettile &#8220;passiva&#8221;. Di fatto svilendolo e ritenendo che non avesse alcuna influenza né caratterizzazione religiosa. Resta dunque sempre possibile evitare di contrassegnare in senso confessionale gli edifici pubblici. Una facoltà che, ogni tanto, qualcuno traduce anche in pratica.</p>
<p class="hyphenate">Come accaduto all&#8217;<a href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2013/10-maggio-2013/rettore-toglie-crocifisso-aula-magna-rettorato-2121067975541.shtml">università di Firenze</a>, dove a seguito dei lavori di manutenzione è stato rimosso il crocifisso affisso nell&#8217;aula magna del rettorato in piazza San Marco. Finito il rifacimento, su decisione del rettore Alberto Tesi non è stato ricollocato. La questione non è stata affrontata dal Senato o dal Consiglio di amministrazione dell&#8217;ateneo: proprio il rettore ha spiegato molto semplicemente di aver &#8220;ritenuto opportuno che l&#8217;aula magna, sempre luogo d&#8217;incontro e di confronto, non preveda la presenza di simboli confessionali&#8221;.</p>
<p class="hyphenate">Nell&#8217;aula magna di Firenze pare che il crocifisso fosse stato presente da pochi decenni e non si sa bene chi l&#8217;abbia messo. Già nel 1994 il consiglio di Facoltà di Architettura approvò all&#8217;unanimità la rimozione del crocifisso in un bar dentro la sede di Santa Verdiana, dopo la richiesta degli studenti dei collettivi, perché &#8220;discriminante per altre confessioni religiose&#8221;. E venne rimosso senza grossi scandali. Critico Franco Scaramuzzi, professore emerito di Agraria, ex rettore dell&#8217;ateneo fiorentino e ora presidente dell&#8217;Accademia dei Georgofili. Secondo lui era meglio non procedere con la rimozione del crocifisso, perché &#8220;bisognerebbe evitare di attivare contrapposizioni&#8221; e perché &#8220;indipendentemente da ogni fede o ideologia&#8221;, si tratterebbe di un <span class="pullquote">&#8220;simbolo millenario della nostra storia e della nostra civiltà&#8221;</span>.</p>
<p class="hyphenate"><img class="alignnone size-full wp-image-39131" title="aulamagna" src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/aulamagna.jpg" alt="aulamagna" width="550" /></p>
<p class="hyphenate">Nonostante la retorica e i toni tragici di alcuni, è proprio voler imporre a tutti i costi il crocifisso che fomenta divisioni, specie con l&#8217;attivismo dei clericali che negli ultimi anni si sono fatti sempre più baldanzosi nell&#8217;imporre questo e altro in nome dei &#8220;valori&#8221;. L&#8217;appello alla tradizione &#8212; impreciso e senza indagare sulle modalità e sulla logica discutibili con cui questa veniva imposta &#8212; non può comunque essere usato come giustificazione nel presente di pratiche e comportamenti ormai sempre meno in linea con il sentire comune. Comportamenti tradizionali che magari vengono contestati ad altre confessioni, come l&#8217;islam, perché giudicati poco laici e contro i diritti di tutti. È evidente che in una società sempre più secolarizzata, e dove il cristianesimo non è più religione di Stato, il simbolo in questione non rappresenta tutti: a voler essere pignoli neppure tutti i cristiani, ma solo i cattolici e, anzi, solo quelli che lo pretendono. Quindi non ha senso imporlo in una struttura pubblica che dovrebbe essere laica e di tutti e dare preferenze a particolari confessioni. Se non cominciamo da questo semplice buonsenso laico, che prescinde dall&#8217;essere credenti o meno, come possiamo pretendere atteggiamenti laici dalle altre comunità religiose? E come possiamo arginare seriamente le richieste di privilegi da parte di altre fedi, o lamentarci dell&#8217;integralismo altrui, se non cominciamo da casa nostra?</p>
<p class="hyphenate">Anche in precedenza lo stesso rettore avevamo dimostrato una sensibilità laica non scontata. <a href="http://www.uaar.it/news/2010/11/25/firenze-rettore-risponde-alluaar/">Nel 2010</a>, l&#8217;università aveva inviato agli studenti l&#8217;invio alla messa per l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno accademico. Il nostro circolo di Firenze aveva chiesto chiarimenti sulle modalità di partecipazione al rito religioso e il rettore aveva precisato che questa sarebbe avvenuta &#8220;ovviamente, fuori dall&#8217;orario di servizio usufruendo degli istituti contrattualmente previsti quali flessibilità, permessi, ferie&#8221;. L&#8217;Uaar aveva ringraziato il rettore per la risposta.</p>
<p class="hyphenate">Il principio è in fondo semplicissimo e non ci dovrebbe essere bisogno di avviare azioni legali per affermarlo, né merita le rumorose levate di scudi crociati ossessionati dalla difesa della propria identità: <span class="pullquote">negli spazi <em>di tutti</em> non ci devono essere simboli <em>di parte</em>, come appunto il crocifisso</span>. Ma per alcuni <em>homines sapientes</em> (diversi dei quali maschi alfa) l&#8217;impulso biologico di marcare il territorio per riaffermare il proprio potere è evidentemente insopprimibile. Un comportamento così naturale che non sorprende affatto. Va semmai rilevata l&#8217;incoerenza di porlo in essere in nome del sovrannaturale.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>Indonesia, se il premio per la tolleranza viene assegnato a un liberticida</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 17:46:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Già l&#8217;assegnazione dei premi Nobel per la pace è spesso motivo di critica, specialmente quando finisce a uomini con un passato di violenza. In questi casi, la giustificazione che viene addotta è che il riconoscimento va anche a chi sa superare i conflitti del passato per creare le premesse di future convivenze pacifiche. Ma cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="hyphenate">Già l&#8217;assegnazione dei premi Nobel per la pace è spesso motivo di critica, specialmente quando finisce a uomini con un passato di violenza. In questi casi, la giustificazione che viene addotta è che il riconoscimento va anche a chi sa superare i conflitti del passato per creare le premesse di future convivenze pacifiche. Ma cosa dire, quando un premio del genere finisce a un uomo che continua, pervicacemente, a costruire una società divisiva?</p>
<p class="hyphenate">L&#8217;episodio che raccontiamo è istruttivo di come il clima di dialogo interreligioso tra le grandi religioni porti spesso a dimenticare le istanze dei non credenti, favorendone tacitamente la discriminazione. In particolare, ciò avviene all&#8217;ombra di grandi kermesse che vedono la presenza di autorevoli istituzioni, dove si invoca la tolleranza e la pace (solo) tra religioni. Di recente la <em><a href="http://www.appealofconscience.org/about-us.cfm">Appeal of Conscience Foundation</a></em>, organizzazione statunitense impegnata nella difesa della libertà religiosa e dei diritti umani fondata dal rabbino Arthur Schneier, ha assegnato l&#8217;annuale <em>World Statesmen Award </em>al presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono.</p>
<p class="hyphenate">Una <a href="http://iheu.org/story/secular-groups-criticise-world-statesmen-award-indonesian-president">scelta contestata</a> dalle organizzazioni che tutelano i non credenti nel mondo: hanno fatto notare che <span class="pullquote">i diritti umani non sono molto tutelati in Indonesia, anche a causa del lassismo del presidente</span>. Sul fronte religioso, in diversi stati dell&#8217;Indonesia viene <a href="http://www.uaar.it/news/2012/04/22/indonesia-continua-repressione-islamica-contro-punk-minigonne/">imposta la sharia</a>, pure con punizioni corporali contro chi è accusato di assumere comportamenti giudicati immorali e blasfemi (come donne in minigonna o punk). Persino un gruppo di ragazzine <a href="http://www.uaar.it/news/2013/04/29/indonesia-condanna-religiosa-innocenza-giovanile/">rischia l&#8217;incriminazione</a> per aver condiviso su <em>YouTube</em> un video scherzoso in cui si parodiava la preghiera islamica.</p>
<p class="hyphenate">Anche gli atei subiscono una pesante repressione in nome dell&#8217;islam, come dimostra <a href="http://www.uaar.it/news/2012/06/19/indonesia-appello-amnesty-liberazione-ateo-carcere/">il caso di Alexander Aan</a>, un giovane funzionario arrestato per aver espresso su <em>Facebook</em> le sue critiche alla religione. Le disavventure di Aan hanno avuto risonanza internazionale, tanto da essere denunciate anche da Human Rights Watch, che ha criticato proprio il presidente Yudhoyono per essere stato &#8220;nel migliore dei casi inaffidabile nel difendere il diritto alla libertà religiosa&#8221;. Anzi, gli standard di tutela dei diritti umani proprio sotto questo presidente vanno peggiorando, come riscontrato con preoccupazione anche dall&#8217;Alto Commissario per i diritti umani dell&#8217;Onu, Navi Pillay.</p>
<p class="hyphenate"><img class="alignnone size-full wp-image-39116" title="yudhoyono" src="http://www.uaar.it/news/wp-content/uploads/2013/05/yudhoyono.jpg" alt="yudhoyono" width="550" height="242" /></p>
<p class="hyphenate">Il report <em><a href="http://iheu.org/story/new-global-report-discrimination-against-non-religious">Freedom of Thought 2012</a></em> ha messo in evidenza come in Indonesia ci siano pesanti violazioni della libertà di pensiero, in quanto vengono riconosciute ufficialmente solo sei religioni (islam, cattolicesimo, protestantesimo, confucianesimo, buddhismo e induismo) e le leggi contro la blasfemia rendono illegale la propaganda di fedi diverse, dell&#8217;agnosticismo o dell&#8217;ateismo. I cittadini indonesiani devono inoltre aderire necessariamente a una delle religioni riconosciute, altrimenti subiscono pesanti discriminazioni, e giurare fedeltà all&#8217;ideologia di stato (<em>Pancasila</em>) di cui uno dei principi è la fede in un dio unico.</p>
<p class="hyphenate">L&#8217;Iheu, la federazione internazionale che raggruppa le associazioni atee e secolariste di tutto il mondo, tra cui l&#8217;Uaar, ha chiesto di riconsiderare il premio assegnato al presidente indonesiano. La vicenda mostra come la richiesta di libertà religiosa si trasformi spesso in richiesta di trattamenti privilegiati per sé e punitivi per chi osa anche solo mettere in discussione la fede. E <span class="pullquote">tutte le confessioni religiose tendono a farsi proteggere dalle critiche</span>, chi più e chi meno, anche in sede internazionale. Per questo motivo non stupisce l&#8217;assegnazione del riconoscimento a un uomo così impegnato a tutelare il sacro. Della libertà di espressione, ai leader religiosi, importa assai poco, e della libertà di non credere quasi nulla.</p>
<p class="hyphenate"><strong>La redazione</strong></p>
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