A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Tue, 19 Mar 2019 11:28:07 +0000 it-IT hourly 1 http://www.uaar.it/news/http://www.uaar.it/images/uaarlogosmall.jpgUAAR Alternativa negata, parità fittizia https://blog.uaar.it/2019/03/19/alternativa-negata-parita-fittizia/ https://blog.uaar.it/2019/03/19/alternativa-negata-parita-fittizia/#comments Tue, 19 Mar 2019 11:26:55 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62334 Leggi tutto »]]> Questo è il novantesimo anno dalla firma dei Patti Lateranensi da parte del cavaliere Benito Mussolini e del cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato di Pio XI. Una buona occasione per chiedere ancora una volta l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali, che ne è tuttora uno dei portati più evidenti. Intanto la revisione del Concordato intervenuta a metà anni Ottanta ha almeno reso facoltativo tale insegnamento e permesso agli studenti e alle loro famiglie di avvalersi di un’autentica offerta didattica al posto di quella fideistica. In alternativa è anche possibile scegliere lo studio autonomo o quello assistito oppure l’uscita dalla scuola, cioè dei ripieghi tortuosi e discriminatori, specie per gli alunni più piccoli, mentre i più grandi possono fare buon viso a cattivo gioco. Solo le cosiddette “attività didattiche formative” in ogni caso prevedono un docente appositamente incaricato in Consiglio di classe (e dunque anche una valutazione agli scrutini), in parità con quanto previsto per l’insegnamento confessionale. Se poi i suoi programmi vertono sull’etica laica e sui valori condivisi, la scuola ha l’occasione per cercare di controbilanciare la propaganda a senso unico delle lezioni cattoliche.

Questo è pure l’anno in cui durante l’esame di Stato, a conclusione dell’intero ciclo scolastico, è previsto uno specifico spazio per i principi costituzionali, i diritti e i doveri dei cittadini. In fondo la scuola statale italiana è sempre in prima linea nella difesa e nella promozione della dignità umana, del civismo e della legalità tra gli studenti. Almeno finché ci si limita a ostentare buoni sentimenti e solidarietà di circostanza. Quando invece occorre rispettare fattivamente e in prima persona i diritti degli stessi studenti, le cose possono andare in modo piuttosto diverso. Per molti istituti ad esempio sembra troppo oneroso riconoscere l’eguaglianza degli alunni che preferiscono fare a meno della religione a scuola, offrendo loro le previste attività alternative, tanto da violare con disinvoltura la normativa vigente ostacolando la libera scelta dell’utenza. È certo che in un Paese come il nostro, laico solo a parole, simili esercizi di ipocrita discriminazione istituzionale possono in qualche modo costituire insegnamenti formativi per i giovani e non solo per loro.

Non è facile stabilire quanto sia diffuso il fenomeno, giacché sfugge facilmente al controllo esterno. Le famiglie in genere si fidano di quanto viene loro comunicato dalle scuole dove hanno iscritto i propri figli, senza sospettare forme sistematiche di disinformazione. Anche quando si accorgono che qualcosa non quadra, i genitori preferiscono spesso evitare di apparire come dei rompiscatole o di esporre i propri figli alla berlina. Nei pochi casi in cui il malcapitato se la sente di levare ferme obiezioni la disputa comunque vada resta perlopiù (ma non sempre, per fortuna) tra le mura scolastiche. Ormai però tutte le scuole sono tenute alla trasparenza, sono dotate di un sito accessibile, vi pubblicano il Piano dell’offerta formativa (ora triennale: PTOF) e persino buona parte delle circolari. Il Circolo UAAR di Milano ha curiosato tra la documentazione resa disponibile dalle scuole di quel comune, facendo emergere irregolarità di vario tipo, dalla mancata menzione di opzioni alternative all’insegnamento religioso, alla confusione tra studio autonomo e studio assistito, fino alla sistematica negazione dell’attività didattica formativa, con tanto di modelli ministeriali arbitrariamente manipolati. I casi più notevoli sono rappresentati da quegli istituti che non sai bene se detestare per la spudoratezza o ammirare per la franchezza, visto che arrivano a mostrare a tutti le schede taroccate (già segnalati sui social, qui, qui e qui: l’ultimo caso, riguardando una scuola elementare e una media, è senz’altro il più grave). La pubblicazione di queste notizie tra l’altro stimola gli utenti a riferire dei loro casi personali, che altrimenti resterebbero sconosciuti e che fanno intravedere un sottobosco di violazioni piuttosto diffuso. Tra l’altro, se questo accade in una grande città come Milano, viene spontaneo chiedersi cosa mai succeda nella provincia, nei piccoli centri, e in molte aree del Mezzogiorno, dove la scelta dell’insegnamento cattolico continua a essere eccezionalmente alta.

Capita di leggere che quando ci si lamenta, magari citando la normativa, le scuole più o meno malvolentieri ripristinino la regolarità, almeno a beneficio del singolo contestatore. Capita anche che gli uffici locali, se sollecitati, siano disponibili a richiamare le scuole al rispetto delle regole. Capita però pure che le scuole continuino a fare come vogliono lamentando una presunta impossibilità pratica a incaricare docenti per le attività alternative o spacciando lo studio autonomo per un’attività didattica o con altri pretesti ancora. E capita persino che gli uffici regionali (i “provveditorati” di una volta), si accontentino di farsi prendere in giro con simili scuse (è senz’altro il caso di quello di Milano). Sarà magari vero che la normativa è macchinosa e di difficile applicazione, ma allora sarebbe il caso che proprio gli addetti al settore e dunque gli esperti lo denunciassero a gran voce reclamando gli opportuni emendamenti, anziché ricorrere a sotterfugi poco dignitosi. Finora le regole sono quelle ed è intollerabile che proprio chi è chiamato in prima linea ad assicurarne l’applicazione in modo esemplare per i cittadini del futuro sia invece il primo a violarle contro di loro a man salva.

Dovrebbero essere allora gli uffici ministeriali a intervenire con direttive a carattere generale per prevenire ogni discriminazione, intimando l’inserimento di informazioni chiare sull’alternativa nel PTOF, nel sito ufficiale, nelle circolari e, per ristabilire l’equità, almeno in ogni contesto in cui si menzionano le ore di religione. Nei casi poi in cui la violazione dei diritti degli studenti e delle loro famiglie si è già verificata e continua a verificarsi sistematicamente, tali uffici dovrebbero dichiararsi parte lesa, sentirsi i principali interessati in quanto deputati al controllo del buon andamento dell’amministrazione. Specialmente quando a tale scopo viene persino alterata la modulistica da essi stessi approntata. Non siamo giuristi e ignoriamo se sia ravvisabile l’omissione di atti d’ufficio o il falso in atto pubblico o illeciti più veniali, ma è grottesco che si continui a rispondere col silenzio e l’inerzia.

Se si prova a interessare le direzioni del Ministero dell’Istruzione che appaiono competenti in materia (chi si occupa degli alunni stranieri o svantaggiati, del benessere e della partecipazione degli studenti, dell’offerta formativa e dei regolamenti, eccetera), non si ottiene alcun riscontro. Se va bene, giusto quando si segnala un caso specifico, si viene indolentemente rimandati all’ufficio regionale e infine ancora alla buona volontà della dirigenza degli stessi istituti segnalati, col più paradossale degli scaricabarili. Si può solo immaginare che cosa accadrebbe se in qualche scuola fosse anche solo vagamente messo in forse l’insegnamento cattolico a spese dello Stato. Ne sorgerebbe un caso nazionale con scambi di denunce, sospensione di dirigenti, rimozione di funzionari, inchieste giornalistiche, manifestazioni di piazza, indignate interpellanze, interrogazioni parlamentari e pubblici pronunciamenti delle autorità più diverse. Ma quell’insegnamento, si obietterà, è attivato di principio e in modo pressoché automatico. Appunto.

 

Andrea Atzeni

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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante” https://blog.uaar.it/2019/03/18/campidoglio-saltare-scuola-omaggio-papa-invito-sconcertante/ https://blog.uaar.it/2019/03/18/campidoglio-saltare-scuola-omaggio-papa-invito-sconcertante/#comments Mon, 18 Mar 2019 16:40:42 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62332 Leggi tutto »]]> «Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».

Comunicato stampa

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A Verona il summit mondiale cristianista: nel mirino donne, gay e laicità https://blog.uaar.it/2019/03/18/verona-summit-mondiale-cristianista-mirino-donne-gay-laicita/ https://blog.uaar.it/2019/03/18/verona-summit-mondiale-cristianista-mirino-donne-gay-laicita/#comments Mon, 18 Mar 2019 14:47:44 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62296 Leggi tutto »]]> A Verona, dal 29 al 31 marzo, si terrà il World Congress of Families. La kermesse, a dispetto del nome apparentemente pluralista, sarà la calamita di organizzazioni e personalità integraliste note per l’aggressivo lobbying e per l’ostilità ai diritti civili. Non solo dall’Italia, ma anche dall’estero, all’insegna di una vera e propria Internazionale cristianista. La sponda nostrana è tenuta da gruppi come Pro Vita, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, CitizenGo, Generazione Famiglia; non mancano presenze dalla Russia, dall’Ungheria, dall’Africa tra scrittori, intellettuali, politici. Tutti insieme contro le istanze delle persone lgbt, la laicità e i diritti riproduttivi delle donne, in un caleidoscopio che spazia tra familismo cristiano, omofobia, teorie del complotto, anti-femminismo, umori di estrema destra o con una riverniciatura alt-right, ideologie identitarie e teocratiche, pulsioni populiste e sovraniste. Forse troppo persino per il Vaticano, che stavolta ne rimane fuori. E dire che l’anno scorso allo stesso convegno, in Moldavia, c’era anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato.

Scorrendo i nomi dei relatori e leggendone dichiarazioni e prese di posizione, si fa un salto nel medioevo. Anzi, nel medioevo prossimo venturo che ci stanno apparecchiando. Ne citiamo qualcuno a beneficio d’inventario. Lo statunitense Brian Brown, presidente di questo Congresso mondiale delle famiglie, si è distinto in varie azioni di disturbo contro l’affermazione dei diritti degli omosessuali (dalla Proposition 8 in California fino al bando dell’amministrazione Trump per le persone trans nell’esercito). Il russo Alexey Komov, “ambasciatore” del WCF, è un punto di raccordo tra oligarchi russi sostenitori di Vladimir Putin e il mondo dell’ultradestra europea. E secondo un’inchiesta de L’Espresso questi intrecci coinvolgerebbero anche la “nuova” Lega di Salvini. Dimitrij Smirnov, prelato presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità della Chiesa ortodossa russa, ha paragonato i sostenitori dell’aborto a “cannibali che devono essere spazzati via dalla faccia della terra”. Theresa Okafor, attivista nigeriana fondamentalista, ha fatto allusione a un presunto “complotto” per silenziare i cristiani in Occidente, strumentalizzando gli attentati di Boko Haram. Lucy Akello, parlamentare ugandese, ha giocato un ruolo (nefasto) nel dibattito che rischiava di portare all’approvazione di una legge che avrebbe criminalizzato l’omosessualità.

Per quanto criticabile è una riunione privata di estremisti, si direbbe. Il problema è che questo evento, con tutte le derive ideologiche a corredo, ha ricevuto uno sdoganamento mai visto in tempi recenti da parte delle istituzioni italiane. Il patrocinio del Ministero per la Famiglia e le Disabilità, della Regione Veneto e della Provincia di Verona, mentre il Comune di Verona è l’unico ente pubblico tra gli sponsor. Ben tre ministri, tra i più importanti, di questo governo – Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e Marco Bussetti – saranno tra i relatori. A parlare anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il sindaco di Verona Federico Sboarina e il governatore della Regione Veneto Luca Zaia.

Nel corso dell’attuale legislatura proprio certi clericali che sostengono posizioni anti-gay e regressive sui diritti civili, (auto)investiti di una missione divina, hanno occupato posti influenti. Si danno da fare ormai a carte scoperte per rimettere in discussione le fragili riforme laiche approvate nel nostro paese. Il peso della Lega si fa sentire: sono sotto attacco unioni civili, coppie omosessuali e i loro figli, accesso all’interruzione della gravidanza. Mentre rimonta un clima culturale retrivo, all’insegna dei “bei” tempi andati, che esalta il familismo (quello della famiglia “naturale”, ovviamente) e l’identità cristiana. Una reazione che vuole rimettere in posizione subordinata minoranze giudicate perturbatrici dell’ordine sociale, come gay, non credenti, femministe, stranieri. Nel ddl che pretende di riformare l’affido condiviso è possibile ravvisare certi presupposti: è opera del senatore leghista Luigi Pillon, anche lui al convegno veronese.

Mentre succede tutto questo e la società laica è sotto attacco, l’altro alleato (di maggioranza) al governo, il Movimento 5 Stelle, ripete il mantra che certi temi non sono presenti nel “contratto di governo”. Ma questa rassicurazione, senza una reale opposizione in Parlamento a queste controriforme, rischia di diventare insipienza e di lasciare campo libero agli integralisti. La questione del patrocinio al WCF è paradigmatica di queste dinamiche interne all’esecutivo. Sul sito del World Congress of Families campeggia tuttora (almeno fino all’ultima verifica prima di pubblicare l’articolo) anche il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Palazzo Chigi però smentisce di aver ricevuto richieste, sostenendo che si tratti di una iniziativa autonoma del Ministero della Famiglia (guarda caso il ministro Lorenzo Fontana è uno dei relatori al convegno). Quasi che la dicitura del Consiglio dei Ministri sia stata usata “a sua insaputa”. Poi sembra che Palazzo Chigi voglia ritirare il patrocinio. Anzi, la grottesca linea difensiva è che tale patrocinio non sia mai esistito. Ma il valzer non è finito: la Presidenza del Consiglio ha chiesto ulteriori approfondimenti, col pretesto di indagare sulla possibile finalità di lucro dell’evento, dato che per l’accesso occorre pagare il biglietto. Cioè il patrocinio al limite sarà annullato per una questione formale, non sostanziale. Mentre uno dei vicepremier, Luigi Di Maio, cerca di svicolare bollando l’evento come un raduno della “destra degli sfigati”, l’altro vicepremier Matteo Salvini rivendica la sua presenza al convegno.

Le realtà femministe, le associazioni per i diritti lgbt e quelle laiche si stanno mobilitando, vista la posta in gioco: anche l’UAAR sta facendo la sua parte. Intanto la petizione di All Out rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al governatore del Veneto Luca Zaia e al presidente della Provincia di Verona Manuel Scalzotto, ha avuto l’effetto di destare attenzione sul caso e di smuovere il governo. Almeno 160 tra docenti e ricercatori dell’Università di Verona hanno firmato un documento per prendere le distanze dalle tesi pseudo-scientifiche rilanciate dal “Congresso”. Come alternativa al congresso integralista, nei giorni dal 29 al 31 marzo saranno organizzati proprio a Verona dibattiti, assemblee e spettacoli. Il 30 marzo ci sarà una grande manifestazione e il 31 un’assemblea pubblica, con diverse personalità impegnate nella difesa dei diritti civili e della libertà delle donne.

A Verona si gioca una partita importante per i diritti e per la laicità in Italia (e all’estero). In prospettiva questo evento può avere pesanti conseguenze: galvanizzerà gruppi e personaggi che stanno portando avanti un’agenda confessionalista, ne consoliderà gli intrecci anche istituzionali, darà loro legittimità, esperienza e strumenti per agire in maniera più intrusiva. Mentre le forze di governo sono spaccate e l’opposizione fa quel (poco) che può in aula ma a parte alcune figure sulla barricata appare fiacca, è la società civile che deve farsi sentire, scendendo in piazza e invadendo pacificamente Verona per mostrare che un’alternativa alla deriva confessionale in Italia è possibile.

 

Valentino Salvatore

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“Storia dell’antilaicità: cinque millenni di rapporti tra stati e religioni”: l’ultima uscita di Nessun Dogma https://blog.uaar.it/2019/03/18/storia-antilaicita-cinque-millenni-rapporti-stati-religioni-ultima-uscita-nessun-dogma/ https://blog.uaar.it/2019/03/18/storia-antilaicita-cinque-millenni-rapporti-stati-religioni-ultima-uscita-nessun-dogma/#respond Mon, 18 Mar 2019 13:50:22 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62324 Leggi tutto »]]> Esce l’ultima pubblicazione di Nessun Dogma, il progetto editoriale dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar): Storia dell’antilaicità. Cinque millenni di rapporti tra stati e religioni dell’ex segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano.

Un libro ambizioso. Perché, senza fare sconti a nessuno, racconta di come le religioni hanno affrontato la politica, e di come i tanti protagonisti della storia umana hanno affrontato le religioni. È una storia che comincia con società lontane ormai scomparse, si dipana nel tempo e nello spazio e arriva ai cambiamenti della nostra epoca. Un rapporto di amore-odio, talvolta, ma comunque inossidabile: la separazione si è verificata di rado. Sarà stato un matrimonio combinato, o la passione è stata rovente?

Scritto con un linguaggio semplice e con un taglio giornalistico, Storia dell’antilaicità è un libro accessibile a chiunque sia interessato a queste tematiche. In teoria a tutti, quindi, perché tutti noi – volenti o nolenti – abbiamo a che fare con gli stati e con le religioni. In attesa di un futuro ideale: il mondo laico.

Il libro verrà presentato a Roma, il 19 marzo, alle ore 17;30, presso la sede dell’Uaar (via  Francesco Negri, 67/69), con la  partecipazione di Giacomo Russo Spena, giornalista di MicroMega, e Adele Orioli, segretaria Uaar.

RAFFAELE CARCANO si è laureato in scienze storico-religiose, e dal 2007 al 2016 è stato segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, di cui oggi è coordinatore culturale. Autore di numerosi articoli pubblicati su riviste e blog, ha curato il volume Le voci della laicità ed è autore di Uscire dal gregge (con Adele Orioli), di Liberi di non credere e di Le scelte di vita di chi pensa di averne una sola.

Il catalogo di Nessun Dogma – che affianca la traduzione di classici inediti in Italia a opere che affrontano tematiche scottanti con un impertinente approccio laico-razionalista – comprende 35 pubblicazioni.

Tra le più recenti segnaliamo: Laicità. Politica, religione, libertà di Andrew Copson; Blasfemo! Le prigioni di Allah di Waleed Al-Husseini, Contro la religione. Gli scritti atei di H.P. LovecraftE Gesù diventò Dio. L’esaltazione di un predicatore ebreo della Galilea di Bart D. Ehrman; L’islam e il futuro della tolleranza. Un dialogo di Sam Harris e Maajid Nawaz; Il multiculturalismo e i suoi critici di Kenan Malik.

Comunicato stampa

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L’EHF mette in guardia l’ONU sugli ostacoli all’asilo per i non credenti perseguitati https://blog.uaar.it/2019/03/15/ehf-onu-ostacoli-asilo-non-credenti-perseguitati/ https://blog.uaar.it/2019/03/15/ehf-onu-ostacoli-asilo-non-credenti-perseguitati/#comments Fri, 15 Mar 2019 14:00:15 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62307 Leggi tutto »]]> Il 12 Marzo 2019 la Federazione Umanista Europea (EHF, European Humanist Federation) ha preso la parola alle Nazioni Unite e ha esortato il Consiglio per i Diritti Umani ad intraprendere un’iniziativa forte allo scopo di facilitare le procedure di asilo per i non credenti in fuga dalle persecuzioni in tutto il mondo.

Sebbene l’Agenzia per i Rifugiati dell’ONU e l’Unione Europea abbiano emanato linee guida per aiutare i governi a gestire questo problema, in molti paesi, inclusi stati membri dell’UE, la situazione dei richiedenti asilo non credenti è ancora molto precaria, per varie ragioni.

Per cominciare, sebbene entrambe le linee guida chiariscano che le richieste d’asilo basate su motivi religiosi si applicano in pieno alle persone che hanno convinzioni non teistiche o atee, inclusi coloro che abbandonano la religione (apostati), in numerosi paesi (es. Germania, Paesi Bassi o fino a poco tempo fa il Regno Unito) i funzionari governativi non riescono a considerare correttamente e a comprendere le posizioni e le situazioni dei non credenti che chiedono asilo. Molti funzionari non sono consapevoli dei rischi che queste persone (e i loro parenti) fronteggiano nei loro paesi di origine, e diversi casi hanno dimostrato l’inadeguatezza dei questionari amministrativi nel valutare la credibilità dei richiedenti.

Inoltre, laddove le procedure sono state migliorate (come nel Regno Unito), cioè è avvenuto grazie al lavoro di organizzazioni umaniste che hanno fornito formazione ai servizi governativi.

Infine, le minacce che prendono di mira i non credenti nei loro paesi di origine (ad es. Pakistan, Afghanistan, Maldive, Arabia Saudita, Sudan o Bangladesh – si veda l’ultima versione del rapporto sulla Libertà di Pensiero di Humanists International) non cessano quando i non credenti finalmente raggiungono gli stati europei. Troppo spesso le minacce persistono nei centri di arrivo, e provengono da migranti credenti. Anche in Europa, i richiedenti asilo atei e umanisti rimangono privi della libertà di esprimere in sicurezza i propri punti di vista. Questo è il motivo per cui ONG come Atheist Refugee Relief in Germania raccomanda alle autorità pubbliche di prevedere alloggi separati per i non credenti.

Segue il testo completo della dichiarazione.

 

 

Consiglio dei Diritti Umani, 40ma sessione
Punto 4 del dibattito generale
Ginevra
Dichiarazione orale
Federazione Umanista Europea

 

 

Grazie Signor Presidente.

La Federazione Umanista Europea intende portare all’attenzione del Consiglio un problema che spesso viene trascurato al livello politico, sebbene affligga un vasto numero di persone nel mondo.

Molti sono costretti a lasciare i loro paesi e le loro comunità dopo aver subito persecuzioni a causa delle loro convinzioni e delle credenze religiose che hanno o che non hanno: queste persone sono atei, agnostici, razionalisti, umanisti, non credenti e liberi pensatori.

Religioni e credenze sono uno dei cinque fondamenti in base ai quali si può chiedere asilo o protezione internazionale. Sia l’Agenzia ONU per i Rifugiati1 che l’Unione Europea2 hanno chiarito nelle loro linee guida sulle richieste d’asilo che il concetto di religione deve includere le convinzioni non teistiche e atee.

D’altra parte, nella pratica, le richieste d’asilo basate sulla conversione all’ateismo e la rinuncia alla religione non sono ben comprese dai funzionari governativi in Europa. Questo spesso conduce al rifiuto dell’asilo, che mette in pericolo la vita di non credenti.

Eccetto in quei paesi dove una formazione specifica è stata fornita da organizzazioni umaniste, come nel Regno Unito, le procedure di valutazione non riescono a comprendere la posizione e la situazione di non credenti che richiedono asilo in Europa.

Questionari amministrativi inadeguati e la pressione da parte degli altri ospiti credenti nei centri di arrivo sono ostacoli diffusi che devono essere affrontati urgentemente ed efficientemente.

Pertanto esortiamo il consiglio a rafforzare le linee guida ONU esistenti e migliorare l’implementazione delle procedure di asilo sulla base delle convinzioni personali, in Europa e non solo. Queste linee guida devono includere la necessità di formare i funzionari governativi quando si tratta di “valutare” l’ateismo e la non credenza, ma anche provvedere ad una protezione efficace dei richiedenti asilo nei centri di arrivo.

Grazie Signor Presidente.

 

 

1. GUIDELINES ON INTERNATIONAL PROTECTION: Religion-Based Refugee Claims under Article 1A(2) of the 1951 Convention and/or the 1967 Protocol relating to the Status of Refugees, 2004.

2. DIRECTIVE 2011/95/EU OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL of 13 December 2011 on standards for the qualification of third-country nationals or stateless persons as beneficiaries of international protection, for a uniform status for refugees or for persons eligible for subsidiary protection, and for the content of the protection granted, article 10.

 

Traduzione dell’articolo EHF Warns U.N. about Obstacles to Asylum for Persecuted Non-Believers, pubblicato in data 14 marzo 2019 sul sito della European Humanist Federation.

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La clericalata della settimana, 10: il sindaco di Porto Venere difende i posti auto riservati al parroco https://blog.uaar.it/2019/03/13/clericalata-settimana-10-porto-venere-posti-auto-parroco/ https://blog.uaar.it/2019/03/13/clericalata-settimana-10-porto-venere-posti-auto-parroco/#comments Wed, 13 Mar 2019 16:31:06 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62253 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del Comune di Porto Venere (SP) che

ha assegnato da anni tre stalli riservati all’automobile del parroco. L’attuale sindaco Matteo Cozzani, dopo le proteste del circolo Uaar La Spezia, ha ribadito che “i posti riservati al parroco non si toccano”

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

La Lega di Crotone ha diffuso, in occasione dell’otto marzo, un volantino dai toni retrogradi nei confronti delle donne.

Diverse scuole primarie di Torino sono state coinvolte in un progetto della diocesi locale per la colletta alimentare. I bambini dovranno chiedere alle famiglie di portare a scuola degli alimenti da donare, che saranno prelevati dalle parrocchie.

I consiglieri comunali di La Spezia Andrea Costa, Marco Tarabugi e Umberto Costantini hanno presentato una mozione per stipulare una convenzione con alcune scuole private locali.

L’amministrazione di Sarzana (SP) ha annullato corsi mascherati e feste per bambini, appuntamenti per il carnevale già fissati per il 9 e 10 marzo, su pressione di un parroco locale in quanto si era entrati già nel periodo di quaresima.

La redazione

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Governo ritira il patrocinio al Congresso di Verona: il plauso dell’Uaar https://blog.uaar.it/2019/03/12/governo-ritira-patrocinio-congresso-verona-plauso-uaar/ https://blog.uaar.it/2019/03/12/governo-ritira-patrocinio-congresso-verona-plauso-uaar/#comments Tue, 12 Mar 2019 18:00:02 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62280 Leggi tutto »]]> «Una decisione di buon senso che accogliamo con grande gioia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia diffusa oggi che Palazzo Chigi ha deciso di revocare l’autorizzazione a utilizzare il logo della Presidenza del Consiglio dei ministri per il Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona a fine mese.

«Il Congresso di Verona è organizzato da uno dei più potenti gruppi al mondo contro l’autonomia riproduttiva delle donne e i diritti delle persone LGBT», ha detto Orioli, «per questo quello di Conte è un atto dovuto. Dovuto ma non scontato di questi tempi, tanto più se pensiamo che vi parteciperanno, tra gli altri, il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e il vicepremier Matteo Salvini».

«Ora speriamo che anche il Ministero della Famiglia e della Disabilità, la Regione Veneto e la Provincia di Verona seguano l’esempio di Palazzo Chigi e ritirino il patrocinio all’evento, come chiede tra l’altro la petizione lanciata dal movimento globale All Out. Dal canto nostro diamo appuntamento a tutti e tutte a Verona per le mobilitazioni di protesta organizzate durante la tre giorni».

Comunicato stampa

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Scontri di genere in salsa ebraica https://blog.uaar.it/2019/03/12/scontri-genere-salsa-ebraica/ https://blog.uaar.it/2019/03/12/scontri-genere-salsa-ebraica/#comments Tue, 12 Mar 2019 08:40:37 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62270 Leggi tutto »]]> Si sa, il rapporto tra le donne e le religioni è sempre stato di amore e odio. Il principio delle pari opportunità tra i generi è troppo giovane per poter essere fatto proprio da culti che affondano le loro radici in un passato remoto, in società che sembra quasi riduttivo definite “patriarcali”, perché semplicemente non era solo questione di chi comanda ma proprio di distanza tra chi comanda, cioè l’uomo, e la donna, collocata a un livello che sta sotto l’uomo e sopra le specie non umane. Ciononostante le donne sono spesso le prime a lottare per la conservazione di questa gerarchia fortemente verticale, legittimando di fatto la loro stessa sottomissione. Ma le cose sono fortunatamente in graduale miglioramento, almeno in Occidente.

Proprio dal mondo occidentale trae linfa il movimento che rivendica il diritto per le donne ebraiche di praticare il culto alla pari degli uomini. O meglio, il diritto di poter almeno pregare al Muro del pianto, luogo sacro per gli ebrei ma monopolizzato dagli ortodossi, ovviamente maschi, che non ammettono deroghe sulla subalternità femminile. La questione sembrava essere stata risolta all’inizio del 2016, quando il governo di Netanyahu approvò l’istituzione di una zona mista affiancata alle due gestite dagli ultraortodossi.

In realtà quella zona non fu mai creata, tant’è che dopo un anno intervenne perfino la Corte Suprema israeliana per chiedere conto al governo dei ritardi nella sua attuazione. Ma il governo si trovava tra l’incudine e il martello; l’incudine era la destra interna che lo aveva votato e che premeva per mantenere lo status quo, il martello erano invece i movimenti riformati esteri, soprattutto statunitensi, che garantiscono a Israele soldi e appoggi politici e che pretendono maggiori aperture. Alla fine Netanyahu ha scelto l’incudine, rimangiandosi le promesse. Tuttavia il movimento “Women of the Wall” ha continuato ad andare periodicamente al Muro del pianto per pregare e attirarsi le ire degli ultraortodossi. Di tanto in tanto si è arrivati anche a scontri diretti, come nel maggio del 2013 e nel novembre del 2016.

Quest’anno si è avuta la concomitanza di più ricorrenze: il trentennale di Wotw, il primo giorno del mese ebraico in cui tradizionalmente le donne si riuniscono e la Giornata internazionale della donna. Così l’8 marzo scorso le donne di Wotw sono andate al Muro del pianto per pregare. Ma non è andata bene. Scontri tra uomini ultraortodossi e sostenitori di Wotw da una parte, e ovviamente scontri anche tra donne di Wotw e ultraortodosse, che pare siano state accuratamente fomentate dai loro maestri spirituali.

È triste vedere donne che si scagliano contro donne proprio nella giornata in cui tutto il mondo rivendica i loro diritti. È triste vedere donne che lottano per la perpetuazione di un sistema religioso maschiocentrico che le ritiene di rango inferiore. Ed è difficile comprendere le ragioni che portano molte donne a essere addirittura colonna portante di quel sistema religioso. Un femminismo su base religiosa, fondato su una reinterpretazione della dottrina di riferimento che finisce spesso per essere considerata eretica, non può che essere solo parziale, monco, dal momento che più o meno tutte le religioni operano una distinzione netta tra le prerogative dei generi. Almeno oggi e su questo pianeta. Poi si potrà anche sperare in un futuro diverso, ma da qui a ritenerlo possibile ce ne corre.

Massimo Maiurana

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Aborto: dalla parte delle bambine https://blog.uaar.it/2019/03/07/aborto-dalla-parte-delle-bambine/ https://blog.uaar.it/2019/03/07/aborto-dalla-parte-delle-bambine/#comments Thu, 07 Mar 2019 16:11:33 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62248 Leggi tutto »]]> Lucia ha soltanto undici anni. In realtà il suo nome non è nemmeno Lucia: viene chiamata così per proteggerla. Perché di male gliene hanno già fatto tantissimo. E rischia di patire ancora.

Lucia è stata stuprata dal compagno della nonna, a cui era stata affidata dopo che le sue due sorelle maggiori erano state a loro volta stuprate dal compagno della madre. È rimasta incinta. Ha chiesto che le venisse tolto ciò che “il vecchio mi ha messo nel ventre”: era un suo diritto ottenerlo, ma le è stato negato. Per ricoverarla in ospedale hanno aspettato che tentasse per due volte il suicidio. Ha dovuto sopportare cinque settimane di degenza isolata senza alcun sostegno psicologico, con i fanatici no-choice che, mentre lei si debilitava, manifestavano senza sosta davanti alla clinica. L’hanno costretta a subire il parto, per il quale si è reso necessario il taglio cesareo. Il neonato, del peso di 600 grammi, è stato posto in un’incubatrice e non è detto che sopravvivrà.

Lucia vive in Argentina. Un paese dove la chiesa cattolica fa pesare ancor più che in passato il suo enorme potere. La legge autorizza l’aborto soltanto nel caso di stupro o di pericolo di vita della donna, ma anche questo diritto minimale non viene sempre riconosciuto. Una volta che il caso è diventato di dominio pubblico, l’arcivescovo di Tucuman ha diffuso un messaggio che ricorda a tutti i cristiani il dovere di difendere “ogni vita umana” — a ogni costo. E per non lasciare nulla di intentato ha rivelato il vero nome di Lucia. Lo scorso anno, una grande mobilitazione di massa era quasi riuscita a rendere meno restrittivo l’accesso all’interruzione di gravidanza. Ma le pressioni cattoliche sul senato sono risultate più efficaci di quelle sulla camera, la proposta di legge è stata respinta e tutto funziona come prima. Malissimo.

Di bambine come Lucia ce ne sono infatti migliaia, in Argentina. Nel paese, nel solo 2017, hanno partorito quasi 2.500 ragazze con meno di 15 anni, circa 91.000 con un’età compresa tra i 15 e i 19 anni. Molte di esse erano state abusate in famiglia. E diventare madri così giovani, in circostanze di questo tipo, è pericoloso per la salute. Gli aborti clandestini sono stimati in 450.000 l’anno, praticati in condizioni ancora più pericolose. Oltre mezzo milione di donne, ragazze e bambine rischiano dunque la vita (e quattro anni di carcere) a causa di leggi improntate a una dottrina arcaica.

Non capita soltanto in Argentina, purtroppo. Le gravidanze precoci sono un fenomeno diffuso in tutta l’America Latina. Un fenomeno alimentato dall’assenza di programmi scolastici di educazione sessuale, anch’essi contrastati duramente dalle autorità religiose. Abortendo, nel Salvador, si rischia una condanna a trent’anni, come quelle inflitte a Teodora Vasquez, a Maria Figueroa e a Evelyn Beatriz Hernandez. Evelyn è stata assolta dopo tre anni di carcere, Teodora è uscita di galera dopo undici anni, Maria dopo quindici. I giudici rifiutano spesso di valutare la spontaneità degli aborti. El Salvador è uno dei pochi stati al mondo in cui interrompere una gravidanza è vietato in qualunque circostanza: gli altri sono la Repubblica Dominacana, il Nicaragua, Malta e la Città del Vaticano. Sono tutti paesi cattolici, tutti allineatissimi con quanto predica il papa argentino — quello che ha paragonato l’aborto al nazismo e alla mafia. Prendiamone atto: Simone Pillon ha ogni sacrosanta ragione di ritenersi un bravo cattolico. Anche perché in Italia le donne che abortiscono clandestinamente continuano a essere punite con una multa che può arrivare fino a diecimila euro.

È in corso una guerra che miete vittime non soltanto tra le donne, ma anche tra le bambine. Noi stiamo dalla loro parte. Lucia e le sue compagne di sventura si meritano il miglior futuro possibile. L’umanità ha il dovere morale di offrirglielo.

Raffaele Carcano

Articolo pubblicato sul blog di MicroMega il 7 marzo 2019

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La clericalata della settimana, 9: l’università del Salento ospita le assemblee diocesane https://blog.uaar.it/2019/03/06/clericalata-settimana-9-universita-salento-assemblee-diocesane/ https://blog.uaar.it/2019/03/06/clericalata-settimana-9-universita-salento-assemblee-diocesane/#comments Wed, 06 Mar 2019 15:48:17 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62201 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è dell’Università del Salento che

ha concesso l’aula magna all’assemblea della diocesi di Lecce che, dopo una preghiera comune, si è occupata di guidare alla lettura di “Ascolta, popolo mio”, lettera pastorale dell’arcivescovo Michele Seccia

Un’altra assemblea diocesana avrà luogo nell’aula magna il 26 marzo.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il Comune di Buccinasco (MI) ha stanziato 430mila euro a favore di una locale scuola materna parrocchiale. La convenzione tra l’amministrazione e la scuola garantirà per quattro anni un contributo all’istituto per ogni alunno che frequenterà la scuola, fino a raggiungere la cifra stanziata.

Il partito Fratelli d’Italia ha promosso la formazione di un intergruppo parlamentare dedicato alla difesa esclusiva dei cristiani nel mondo.

È stato presentato al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma un francobollo celebrativo dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano Malik-al-Kamil. Presenti per l’occasione anche il ministro Luigi Di Maio e la presidente di Poste Italiane Maria Bianca Farina, oltre a tre prelati e un imam.

L’Anas farà installare alcune statuette di san Cristoforo nella galleria Serra Rotonda lungo l’Autostrada del Mediterraneo, acquistate da una devota.

La redazione

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