A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Fri, 18 Jan 2019 16:34:52 +0000 it-IT hourly 1 http://www.uaar.it/news/http://www.uaar.it/images/uaarlogosmall.jpgUAAR Buone novelle laiche https://blog.uaar.it/2019/01/18/buone-novelle-laiche-55/ https://blog.uaar.it/2019/01/18/buone-novelle-laiche-55/#respond Fri, 18 Jan 2019 15:51:35 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61707 Leggi tutto »]]> Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

Anche a dicembre sono arrivati riconoscimenti per i diritti delle persone lgbt. Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha firmato i quattro atti di nascita di bambini nati in famiglie omosessuali. Il riconoscimento è avvenuto alla presenza anche del vicesindaco con delega ai Servizi demografici Marco Bosi e dell’assessora alle Pari Opportunità Nicoletta Paci. L’iniziativa è stata fortemente contestata dal vescovo Enrico Solmi.

La Corte Costituzionale ha bocciato la pretesa di organizzazioni integraliste antigender di accedere agli atti che riguardano giudizi su casi di adozioni da parte di omosessuali. Un modo per arginare una forma di invadenza, possibilmente lesiva del diritto alla riservatezza e tesa a complicare i processi, ormai divenuta prassi di queste realtà almeno dal 2010. Il caso specifico riguardava due donne lesbiche, le quali chiedevano di essere riconosciute entrambe quali madri del bambino figlio biologico di una delle due. Oltre alla Rete Lenford, formata da legali a tutela dei diritti delle persone lgbt e titolata proprio dalla coppia a seguire il procedimento, erano infatti intervenute in giudizio, senza motivo giustificabile, le associazioni cattoliche Vita è, rappresentata dall’avvocato e senatore Simone Pillon (già noto per le posizioni integraliste), e il Centro Studi Livatino.

La Corte d’Appello di Genova ha confermato la decisione del tribunale di autorizzare il rilascio dell’atto di nascita di un bambino come figlio di una coppia gay, nonostante l’opposizione del Comune. Sono almeno quattro le coppie di persone dello stesso sesso che a Genova stanno lottando per questo riconoscimento, seguite dai legali di Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford.

Il Comune di Milano ha concesso il riconoscimento del nascituro prima del parto quale figlio di una famiglia gay, come già avviene per quelle eterosessuali non sposate. Il riconoscimento anticipato è volto a tutelare i diritti del nascituro, in modo che si veda attribuito almeno un genitore, e può essere richiesto per situazioni particolari, ad esempio se il padre vive all’estero o se il parto presenta rischi.

Anche con il clima natalizio diversi istituti ed esponenti politici ci hanno tenuto a difendere un minimo di laicità.

A Porto Tolle (RO) il preside Fabio Cusin dell’Istituto scolastico comprensivo ha gentilmente declinato l’auto-invito del vescovo locale, Adriano Tessarolo, per fare opera di proselitismo dentro la scuola. Il dirigente ha chiarito la volontà di tutelare la laicità dell’istituzione scolastica, esponendosi a pesanti attacchi da parte degli integralisti e persino alla minaccia di una ispezione.

A Forlì nell’istituto tecnico “Matteucci” si è tenuta una messa natalizia in orario di lezione, evento di cui uno studente ha dato risalto sui social inneggiando anche a Matteo Salvini (sic!) e alle tradizioni religiose. L’opportunità di tale evento è stata contestata dai nostri rappresentanti provinciali e regionali. Il Comitato Possibile di Forlì-Cesena ha criticato la decisione di svolgere quella funzione religiosa, evento che “contrasta pienamente col principio di laicità della Repubblica” ed è “gravissimo”, chiedendo a Comune e Provveditorato agli studi di attivarsi per verificare l’accaduto.

La preside dell’istituto “Filippo Puglisi” di Serradifalco (CL) non ha consentito lo svolgimento di riti religiosi in orario scolastico, dato che ciò “stride con la laicità cui deve ispirarsi la scuola”. Perplessità per la recita coatta e collettiva delle preghiere a scuola sarebbero giunte infatti da un genitore testimone di Geova. Per protesta gli integralisti cattolici si sono riuniti per una novena itinerante nella cittadina, cui si è aggregato anche il sindaco Leonardo Burgio e che ha avuto la solidarietà del deputato leghista Alessandro Pagano.

I deputati del Movimento 5 Stelle Veronica Giannone e Luigi Gallo hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Bussetti in merito a una imbarazzante forma di propaganda anti-abortista in una scuola di Monopoli (BA). Nel liceo “Galilei” del centro nel barese infatti l’insegnante di religione cattolica ha invitato l’associazione integralista Movimento per la vita e ha proiettato durante la lezione, alla presenza di molti minori, un famigerato e macabro film contro l’interruzione di gravidanza risalente al 1984. Diversi ragazzi e genitori sono rimasti turbati, divulgando il caso. Anche il Garante regionale dei diritti dei minori, Ludovico Abbaticchio, è intervenuto parlando di “opera di vergognosa informazione deviante”, rimarcando che già la legge 194 prevede “la corretta informazione contraccettiva per prevenire l’aborto”. Il Garante ha promesso di interpellare i dirigenti scolastici, la procura e il tribunale dei minori. Il sindaco di Monopoli, Angelo Annese, dopo il clamore suscitato dal caso ha annunciato una iniziativa in collaborazione tra Comune e reparto di Ginecologia dell’ospedale San Giacomo sul tema dell’interruzione di gravidanza per fare divulgazione nelle scuole: “Una occasione di informazione e formazione su questo importante e delicato tema a 40 anni dalla legge 194”.

In Lombardia sono state prese alcune iniziative laiche, nonostante la forte influenza confessionale, tanto da attirarsi gli strali del quotidiano dei vescovi Avvenire. L’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha annunciato una delibera che consentirà la somministrazione in day hospital della pillola Ru486, approvata poi dalla Giunta. L’utilizzo della pillola abortiva non imporrà quindi l’ospedalizzazione. La novità anche grazie all’intervento del Pd, come ricordato dalla consigliera Paola Bocci: dopo un’indagine negli ospedali locali “che aveva evidenziato che la Lombardia era fanalino di coda nell’utilizzo dell’interruzione di gravidanza farmacologica, avevamo presentato un’interrogazione in cui chiedevamo di rivedere il regime di ricovero, previsto in 3 giorni, e trasformarlo in day hospital come per l’ivg chirurgica”. La consigliera Monica Forte (Movimento 5 Stelle) ha ricordato che con questa novità la Regione “fa un passo avanti in laicità e civiltà e soprattutto nel rispetto delle donne e del diritto di scelta”.

Il Consiglio regionale lombardo ha inoltre approvato la proposta di Michele Uselli (+Europa) per stanziare un milione di euro a favore dell’Unfpa, l’agenzia delle Nazioni Unite per la demografia, per iniziative di family planning, come la distribuzione di contraccettivi, nei paesi africani indicati come “prioritari” per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. In diversi paesi dell’Africa infatti i tasso di fertilità rimane ancora molto alto, con conseguenze negative in termini di sovrappopolazione, accesso alle risorse, inquinamento, qualità della vita.

La proposta di legge di iniziativa popolare lanciata dall’Associazione nazionale Comuni italiani per introdurre l’educazione alla cittadinanza nelle scuole ha superato le 50mila firme richieste, che sono state depositata alla Camera dei Deputati il 4 gennaio. Anche la nostra associazione aveva accolto favorevolmente l’iniziativa, rimarcando la necessità di un’educazione laica.

Il Comune di Trino (VC) si è reso protagonista di una iniziativa inedita nella gestione dei rapporti tra istituzioni e comunità islamica. Da anni l’amministrazione era restia a concedere i permessi a un locale centro musulmano, sebbene comunque si svolgessero riti religiosi, durante i quali le donne erano separate dagli uomini. Con la mediazione del vicesindaco Roberto Rosso, ex di Forza Italia già più volte deputato, si è giunti a una sorta di compromesso: il centro religioso si è impegnato a rispettare il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione evitando di segregare le donne in preghiera; l’amministrazione ha rilasciato le autorizzazioni e ritirato un’ordinanza anti-burqa dopo aver convinto l’unica donna che lo faceva a non indossarlo.

La redazione

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Caritas a 5 stelle https://blog.uaar.it/2019/01/17/caritas-a-5-stelle/ https://blog.uaar.it/2019/01/17/caritas-a-5-stelle/#comments Thu, 17 Jan 2019 09:17:43 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61983 Leggi tutto »]]> Ogni giorno, in ogni località del pianeta sono compiute innumerevoli azioni irrazionali. Tra le più diffuse c’è il lancio di monetine nell’acqua. Se ne danno le motivazioni più disparate, se ne sottolinea l’irrazionalità, ma tante persone continuano imperterrite a lanciarle, soprattutto nei pozzi e nelle fontane. In una delle più famose fontane al mondo, quella romana di Trevi, gli spiccioli che si buttano ogni anno ammontano a circa un milione e mezzo di euro: una somma enorme. Gestita da chi raccoglie le monetine in maniera ancora più irrazionale di chi ve le getta.

Fino a vent’anni fa una vera e propria raccolta non era ancora stata nemmeno organizzata. Un ladruncolo, Roberto Cercetta, usava la fontana come un bancomat, e fu soprannominato D’Artagnan. Venne però un sindaco di centrosinistra (quale, tra Rutelli o Veltroni, non sembra possibile saperlo con certezza) e cominciarono a scattare le manette per chi si appropriava del denaro. D’Artagnan morì pluripregiudicato, povero e abbandonato da tutti. Le monetine raccolte finirono invece a chi di poveri se ne intende: la Caritas romana.

Un anno fa, la giunta del cambiamento guidata da Virginia Raggi decise che era giunto il momento di utilizzare il gruzzolo in autonomia. Il 29 marzo, giovedì santo, arrivò un contrordine. Nove mesi dopo la giunta ha partorito un contro-contrordine, deliberando che le monetine sarebbero state destinate al restauro dei monumenti e a fini sociali. Sono passati soltanto pochi giorni, costellati di geremiadi cattoliche, ed è arrivato anche il contro-contro-contrordine. La sindaca si è cosparsa il capo di cenere, si è inginocchiata davanti all’Osservatore romano e ha annunciato urbi et orbi che non solo le monetine raccolte dentro la fontana di Trevi continueranno a finanziare la Caritas, ma la finanzieranno anche quelle gettate nelle altre fontane romane. Una sorta di indennizzo del valore di 200.000 euro all’anno per il fastidio procurato all’episcopato romano. Come ha icasticamente commentato Mario Ajello sul Messaggero, “il Campidoglio dona, automaticamente, senza contrattare”.

Non sapendo come giustificare il contro-contro-contrordine, la sindaca ha dichiarato all’organo ufficiale della Santa Sede che “nessuno ha mai pensato di privare la Caritas di questi fondi”. Un ripiego sulla commedia dell’arte che, pur ricordando Totò, ha tuttavia strappato ben poche risate. E non è nemmeno servito granché: i documenti raccontano una storia diversa. L’ha notato, poco sportivamente, persino il quotidiano dei vescovi Avvenire.

Non dimentichiamo che Avvenire, esattamente come le Caritas, sono agli ordini dei vescovi italiani (quelli che, proprio in questi giorni, stanno accelerando la creazione di un nuovo partito dei cattolici perché il penultimo, quello di Alfano, non se lo ricorda più nessuno). E la Chiesa italiana è la più grande proprietaria immobiliare del paese, destinataria di oltre sei miliardi di euro pubblici ogni anno. Ai quali sembra particolarmente affezionata, anche nell’epoca della “povertà rivoluzionaria” di papa Bergoglio. Sembra altrettanto gelosa della propria privacy: online, di bilanci delle Caritas e delle diocesi, se ne trovano pochini — googlare per credere. La Caritas romana non fa eccezione. Nel suo documento Caritas in cifre 2017 snocciola tutte le belle cose che ha fatto, ma non dice con quali fondi le ha fatte: perché, scrivono, “non è un bilancio sociale”. Ma cosa sia il suo bilancio sociale non pare aver voglia di farcelo sapere.

Sul web si trova però quello di Caritas italiana (che non è un bilancio consolidato comprendente quelli delle Caritas territoriali). È un bilancio che qualche perplessità inevitabilmente la desta. Caritas italiana lascia sul conto corrente più di quanto spende in un intero anno (58,5 milioni contro 52,5) e affitta a prezzi calmierati i propri immobili ai suoi dipendenti e a quelli della Cei. Tra le entrate, oltre ai quasi 300.000 euro ricevuti per il servizio civile da un non meglio precisato “ministero”, compensa in parte il crollo delle offerte (calate da 30 a 12 milioni in un solo anno) con 12,5 milioni ricevuti dalla Cei grazie all’8×1000. Se pensiamo che le Caritas (italiana e diocesane) accedono contemporaneamente anche al 5×1000, se ne deduce che i soldi non bastano mai, alle Caritas. Quindi, piuttosto che aumentare gli affitti, preferiscono bussare a Pantalone.

A forza di bussare spesso ed energicamente, però, la porta sta seriamente rischiando di rompersi. Pantalone, ormai, non offre quasi da nessuna parte un servizio di assistenza sociale degno di questo nome. Le amministrazioni locali lo delegano alle Caritas: ma in questo modo vengono meno trasparenza e controllo. I pentastellati, che fino a poco tempo fa ritenevano una virtù nobilissima la pubblicazione online di ogni pezzulla giustificativa, non si chiedono come e a beneficio di chi sono utilizzati i fondi delle Caritas? Non pensano che anche le Caritas debbano essere sottoposte a monitoraggio? Non si domandano, loro come gli altri partiti, quale impatto deflagrante sulle casse pubbliche hanno le politiche di sussidiarietà, un principio cattolico elevato a norma costituzionale e applicato ormai indiscriminatamente?

Nulla da ridire, ovviamente, su quanto di buono fanno i volontari impegnati nelle Caritas. Il problema non sono loro. Ma l’andazzo è tale da generare un ulteriore effetto negativo, facilmente rilevabile da chiunque: l’aumento della sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche. È inevitabile: si sfiduciano da sole, esternalizzando su soggetti privati attività che si auto-ritengono incapaci di svolgere. Inefficiente o meno che sia, resta il fatto che l’assistenza sociale pubblica non dispone più dei mezzi per svolgere il proprio lavoro. E un’istituzione pubblica che non è in grado di assicurare una zuppa calda a qualunque essere umano che ne ha bisogno è per definizione indegna di essere definita “civile”.

Ma i problemi non finiscono qui: l’Italia è un paese sempre più secolare e plurale. Anche i migranti cattolici sono soltanto uno su cinque, come scrive la stessa Caritas. Perché se ne devono occupare i vescovi? Perché un non-cattolico in difficoltà deve essere costretto a chiedere l’elemosina in parrocchia, una casa di parte, anziché potersi rivolgersi in municipio, che è la casa di tutti?

Purtroppo, le nostre autorità sof­fro­no di un’auten­tica suddi­tanza psico­lo­gica nei confronti della Chiesa, vista come l’unico orizzonte di senso da dare alla cittadinanza. Sembra essere il destino di un paese dove il buon senso è sempre stata merce rara: in nome dell’iperrealismo politico, qualunque riformista o rivoluzionario di qualunque colore lascia presto nell’armadio qualunque promessa di intaccare i privilegi ecclesiastici. Il governo del cambiamento non è da meno: dai contributi ai cristiani perseguitati (e soltanto ai cristiani, mi raccomando!) alle amnesie sul recupero dei cinque miliardi di arretrato Ici, sta ripercorrendo l’indecorosa strada già solcata da Mussolini, Togliatti, Craxi e Rutelli. Giusto per limitarci ai cognomi più noti all’interno di un elenco sterminato.

Sono passati meno di quattro anni da quando Virginia Raggi denunciava i costi della Chiesa a carico del Comune di Roma: almeno 440 milioni ogni anno. Una volta conquistato il potere, però, non solo non li ha sforbiciati, ma li ha aumentati di 200.000 euro. Chissà, forse ha fatto tesoro delle vicissitudini del suo predecessore, Ignazio Marino: il primo ottobre 2015 aveva osato “bacchettare” il papa, il primo novembre già non era più sindaco, abbandonato dal suo stesso partito. Certo, sono le miserie della politica politicante. Che fanno però pensare che per ottenere un cambiamento nella direzione laica ci sarà sufficiente far capire ai politici, il cui unico interesse sembra essere la poltrona, che è politicamente più utile essere laici. La maggioranza della popolazione, laica lo è già. Se l’han capito i cittadini, possono capirlo anche gli eletti.

Nel frattempo, l’efficientissimo sistema assistenziale cattolico-romano si trova alle prese con un’autentica strage di senzatetto: già dieci morti dall’inizio dell’inverno. Secondo la Croce Rossa, “siamo ormai in una situazione di vera emergenza, che si ripete ciclicamente ogni anno”. E a Roma non fa mai particolarmente freddo. Nemmeno nella schiena di chi vive nei palazzi del potere.

Raffaele Carcano

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La clericalata della settimana, 2: con Ognibene e Quadrana altri 300.000 euro agli oratori del Lazio https://blog.uaar.it/2019/01/16/clericalata-2-ognibene-quadrana-300000-euro-oratori-lazio/ https://blog.uaar.it/2019/01/16/clericalata-2-ognibene-quadrana-300000-euro-oratori-lazio/#comments Wed, 16 Jan 2019 14:13:56 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61950 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana dei consiglieri regionali del Lazio Daniele Ognibene (LeU) e Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti) che

hanno promosso un emendamento alla legge di stabilità regionale 2019 che garantisce 300mila euro in più a favore degli oratori, oltre agli 1,5 milioni già stanziati dalla Regione

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

I consiglieri comunali della Lega di Ancona Maria Grazia De Angelis, Marco Ausili e Antonella Andreoli hanno annunciato una interrogazione urgente per rimuovere i manifesti della campagna Non affidarti al caso dell’UAAR, perché “offendono i cattolici e i medici”. Anche dal Popolo della Famiglia delle Marche sono arrivati attacchi all’associazione: il presidente Fabio Sebastianelli, un esponente delle forze che promuovono proprio l’ossessiva imposizione identitaria del crocifisso negli uffici pubblici, ha contestato la campagna e sostenuto che gli atei “il crocifisso lo abbiano in testa, cioè che per loro sia un’ossessione”.

La Sovrintendenza scolastica della Provincia di Trento, dopo una interrogazione del consigliere provinciale Claudio Cia (Agire), ha scritto a tutte le scuole del primo e secondo ciclo chiedendo ai dirigenti se è stato allestito il presepe.

Il vicepremier leghista Matteo Salvini ha incontrato a Varsavia il capo del partito polacco Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, per proporre un programma per la difesa della “famiglia” e le “radici cristiane”, in vista delle elezioni europee.

L’assemblea regionale dell’Emilia Romagna ha deliberato che i Comuni possono “aumentare o ridurre” la percentuale prevista per gli oneri di urbanizzazione secondaria a favore delle chiese, di fatto ignorando una valutazione dell’ufficio regionale per il Servizio Affari generali, giuridici e programmazione finanziaria, secondo cui non sono più applicabili le disposizioni che stabiliscono che il 7% degli oneri in questione sia da destinare a edifici di confessioni religiose.

La redazione

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Il governo aiuta le minoranze perseguitate, ma solo se cristiane. Lo sdegno dell’Uaar https://blog.uaar.it/2019/01/14/governo-aiuta-minoranze-perseguitate-solo-cristiane-sdegno-uaar/ https://blog.uaar.it/2019/01/14/governo-aiuta-minoranze-perseguitate-solo-cristiane-sdegno-uaar/#comments Mon, 14 Jan 2019 09:48:59 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61956 Leggi tutto »]]> «Siamo allibiti. Nella legge di bilancio è messa nero su bianco l’istituzione di un fondo destinato a sostenere le minoranze perseguitate nelle aree di crisi. E fin qui non ci sarebbe nulla da eccepire. Peccato però che le uniche minoranze interessate dal provvedimento siano quelle cristiane. A mettere insieme questa iniziativa con l’atteggiamento generale mostrato sino ad oggi rispetto alla questione migratoria si direbbe che il governo stia seguendo la linea dell’“aiutiamoli solo a casa loro, e solo se cristiani”. Inoltre c’è da considerare che tra i paesi che perseguitano i cristiani, la maggioranza è alleata del nostro paese: le pressioni diplomatiche (di cui però non si rinviene traccia) potrebbero dunque sortire, con meno spesa, molti più effetti».

Così Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), in merito alla Legge di bilancio che all’art. 1 comma 287 stabilisce l’istituzione di un fondo, con una dotazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e di 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2021, da destinare a interventi di sostegno diretti alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi.

«Ogni lavoro realmente teso alla promozione dei diritti umani è benvenuto. Ma deve essere chiaro che la persecuzione su base religiosa è più ampia di quella nei soli confronti dei cristiani», le ha fatto eco Andrew Copson, presidente dall’International Humanist and Ethical Union (Iheu, di cui l’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti fa parte). «Ogni individuo ha infatti diritto alla libertà di pensiero, religione o convinzione, e d’altronde la quasi totalità delle credenze è discriminata da qualche parte nel mondo. Un governo che si focalizzi specificamente su una singola religione, nell’ambito di un mandato internazionale, rischia di limitare l’universalità di questo diritto. Un simile focus può essere infatti percepito come una forma di parzialità culturale, se non addirittura come uno sforzo per guadagnarsi il consenso elettorale delle lobby religiose del paese. La libertà di pensiero, religione o convinzione è protetta al meglio solo quando gli stati nazionali adottano un approccio inclusivo e onnicomprensivo, e non una interpretazione parrocchiale di questo diritto universale».

Che il problema non sia circoscritto alle sole minoranze cristiane ma sia molto più ampio lo dimostra tra l’altro il Rapporto sulla libertà di pensiero prodotto ogni anno dall’Iheu, che fornisce un quadro delle discriminazioni nei confronti di atei, umanisti e non religiosi. Dai dati dell’ultima edizione (diffusa a novembre scorso) emerge come nel mondo siano 71 i paesi che prevedono restrizioni legali all’espressione della propria blasfemia: in 18 è prevista una multa, in 46 la prigione, in 7 la condanna a morte (Afghanistan, Iran, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita e Somalia). 18 sono invece i paesi che criminalizzano l’apostasia: in 6 è punibile con la prigione (Bahrein, Brunei, Comore, Gambia, Kuwait, Oman) e in 12 con la pena di morte (Afghanistan, Iran, Malaysia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen). Inoltre, la maggior parte di questi 12 paesi spesso considera la blasfemia come prova di apostasia.

L’Uaar invita tutti coloro che hanno a cuore la libertà di pensiero nel mondo e il principio dell’universalità dei diritti umani a scrivere il seguente testo al presidente del Consiglio dei ministri (presidente@pec.governo.it) per manifestare il proprio sdegno per un’iniziativa così smaccatamente parziale che subordina la tutela dei propri diritti — e la stessa sopravvivenza — all’appartenenza religiosa.

Oggetto – I diritti umani sono universali: perché aiutare solo i cristiani?

Presidente,

aiutare minoranze perseguitate — come si propone di fare il governo all’art. 1 comma 287 della legge di bilancio — è un’iniziativa degna di stima, che rende onore al nostro paese.

Le esprimo però il mio sdegno per la scelta di circoscrivere questo aiuto alle sole persone che fanno parte di minoranze cristiane.

Ricordandole che tra le persone più duramente perseguitate nel mondo (appartenenti o meno a minoranze) ci sono atei, agnostici, omosessuali, donne, chiedo che faccia tutto quanto in suo potere per eliminare questa stortura disumana, che subordina la tutela dei propri diritti — e la stessa sopravvivenza — all’appartenenza religiosa.

(Firma)

 

Subject. Human rights are universal: why should you help only the Christians?

Mister President,

In the new Budget Law (article 1, paragraph 287) the Italian Government states its willingness to help persecuted religious minorities. This is a a respectable initiative, which honours our country.

However, let me express my disapproval for the decision to limit this help only to people belonging to Christian minorities.

Indeed, people harshly persecuted in the world include atheists, agnostics, gay people, women, whether or not they belong to certain minorities. For this reason we beg you to do everything within your capabilities to correct this distortion, which subordinates the protection of individual rights to religious identity.

 

Comunicato stampa

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Avvenire e la civiltà dell’amore (proprio) https://blog.uaar.it/2019/01/10/avvenire-civilta-amore-proprio/ https://blog.uaar.it/2019/01/10/avvenire-civilta-amore-proprio/#comments Thu, 10 Jan 2019 15:36:30 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61945 Leggi tutto »]]> A volte capita di essere fraintesi. Di recente è successo al papa, che nel suo contrapporre in peius credenti ipocriti e non credenti  ha mandato in sollucchero iperglicemico i media e anche tanti atei devoti. Non era né un’apertura né un complimento, povero Bergoglio che nessuno capisce (o pare voler capire, sennò perde fascino nazionalpopolare). Così come la nostra reazione non era stata certo di entusiasmo, ma di ironica constatazione di come siamo e restiamo “i peggiori bar di Caracas”, il babau da agitare quando si vuole colpevolizzare il proprio gregge.

Ma, appunto, capita di essere fraintesi. E lo è stato anche il nostro comunicato stampa, apprendiamo dalle lettere al direttore di Avvenire, il quotidiano dei vescovi.

Da un lato un monsignore scrive di stare attenti ai media, perché in realtà “il papa dice che se noi odiamo gli altri o sparliamo degli altri viviamo come se fossimo atei”, dall’altro un infervorato lettore spezzino sputa fuoco e fiamme contro un pontefice che va con l’anticristo Scalfari, con la Bonino e i suoi sei milioni di aborti, con Maometto con i suoi 380 milioni di infedeli uccisi e oggi persino con l’Uaar che si complimenta con lui, quei “falsi atei visto che adorano la dea ragione” (sic!).

Verrebbe da sorridere, non fosse per la serissima risposta del direttore Marco Tarquinio, che evidenzia nel comportamento del lettore superficiale, che disprezza per sentito dire e non verifica le fonti, un “abbandono al lato oscuro della stessa religione”.  No, non Darth  Vader, maliziosi e blasfemi coloro i quali l’abbiano pensato!

Certo un po’ di effetto fa, quantomeno è un’ammissione non da poco. Non è tutto oro quello che è sacro. Prendiamo nota e proseguiamo. Tarquinio va oltre infatti, specificando come “dentro e fuori la Chiesa c’è chi si ingegna ad aumentare la confusione e sfrutta ogni mezzo della modernità per perseguire il proprio obiettivo”.  E con chi se la prende? Indovinato. “Non stupisce più di tanto che lo facciano i signori dell’Uaar, ahiloro sempre pronti a scagliare invettive e anatemi (laicissimi ci mancherebbe!) contro coloro che hanno una fede e, come noi, credono al dialogo […]”.

Ma non eravamo quelli che si erano complimentati? Torniamo seri.

Come Uaar siamo i primi a combattere la tendenza dei media di distorcere le parole del papa, semplicemente perché, prese per quelle che sono, mostrerebbero tutta la falsità di un mito costruito artificiosamente, quello del papa buono, innovatore e di apertura, che non ha alcun riscontro nella realtà. Ma in ogni caso quello che a noi davvero interessa è l’attitudine più o meno laica (meno, purtroppo) delle istituzioni italiane. Le offese dottrinali ci arrivano da millenni e non ci stupiscono.

Anzi, come non credenti siamo costantemente subissati di insulti a cuor leggero, non certo solo dal papa che fa pur sempre il suo mestiere di sommo divisore del mondo in noi e loro, ma persino da esponenti istituzionali (il recente Matteo Salvini del “gli manca qualcosa” solo uno fra tanti). Sfido tuttavia a trovare una sola iniziativa della nostra associazione che non si traduca in una semplice richiesta di parità di trattamento, di cessazione delle discriminazioni in corso fra visioni del mondo privilegiate e altre meno, di rispetto dei diritti umani fondamentali.

Il  tutto senza gli oltre sei miliardi di euro annui  elargiti dallo stato alla Chiesa e senza i cospicui finanziamenti per l’editoria che intasca lo stesso Avvenire.

Accettazione dell’altrui diversità, all’interno del pieno ed equanime rispetto dei diritti umani fondamentali, dicevamo. Sono queste le basi del nostro dialogo, sempre aperto e sempre pronto. Ma forse sono proprio queste a voler essere negate in radice: nel mentre, infatti all’Onu il rappresentante vaticano ha presentato richiesta ufficiale per espungere il diritto a non avere una fede, il diritto di non credere, dal novero dei diritti umani fondamentali. Certo, se la nostra stessa esistenza viene considerata offensiva non vedo dove starebbe il percorso comune verso la “civiltà dell’amore” tanto cara al direttore di Avvenire.

Qui effettivamente potrebbe sorgere la tentazione di una piccola invettiva.  Ma mi contengo, non sono “uno dei signori dell’Uaar”, sono una Signora.

Adele Orioli, Segretario Uaar

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La clericalata della settimana, 1: istituzioni ragusane alla cerimonia per l’onorificenza vaticana https://blog.uaar.it/2019/01/09/clericalata-settimana-1-ragusa-onorificenza-vaticana/ https://blog.uaar.it/2019/01/09/clericalata-settimana-1-ragusa-onorificenza-vaticana/#comments Wed, 09 Jan 2019 14:52:28 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61890 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana del prefetto di Ragusa e del sindaco di Ispica (RG), con i vertici della polizia e i dirigenti della prefettura, che

hanno presenziato alla cerimonia di conferimento a un concittadino del titolo di “Commendatore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme”, onorificenza vaticana

Il titolo a Michelangelo Lorefice è stato autorizzato per decreto dal Presidente del Consiglio dei ministri nel 2017. Oltre al prefetto Filippina Cocuzza e al sindaco Lucio Muraglie, era presente l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

A Lissone (MB) la deputata Paola Frassinetti e il locale circolo di Fratelli d’Italia hanno donato una statua di Gesù bambino a un circolo parrocchiale, dopo che era stata sottratta da alcuni vandali dal presepe allestito all’esterno di una chiesa. Un giovane autore del furto, scoperto, è stato denunciato anche per vilipendio alla religione.

A Parma il partito di estrema destra Forza Nuova ha esposto davanti casa del sindaco Federico Pizzarotti uno striscione contro la sua decisione di riconoscere i figli delle coppie gay.

Il Popolo della Famiglia si è appellato al presidente della Rai Marcello Foa per censurare il film Wine to Love, andato in onda il 4 gennaio su RaiUno, perché conteneva un bacio gay, con tanto di strali di Mario Adinolfi per il mancato oscuramento.

Il Comune di Cairo Montenotte (SV) ha organizzato una messa per i 63 anni dal conferimento del titolo di “Città”, decretata nel 1956 dall’allora presidente della Repubblica.

La redazione

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#FreeRahaf, chi “rinuncia” alla religione non deve essere rimpatriato in stati che perseguitano gli “apostati” https://blog.uaar.it/2019/01/09/free-rahaf-rinuncia-religione-no-rimpatrio-apostasia/ https://blog.uaar.it/2019/01/09/free-rahaf-rinuncia-religione-no-rimpatrio-apostasia/#comments Wed, 09 Jan 2019 09:20:19 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61909 Leggi tutto »]]> Le peripezie affrontate da una ventenne saudita, che sta chiedendo asilo in Australia, nel weekend sono diventate virali con l’hashtag #FreeRahaf.

La International Humanist and Ethical Union (IHEU) si appella in maniera accorata a tutti “i governi che rispettano i diritti affinché si impegnino insieme per garantire la sua incolumità e la sua libertà”.

Rahaf Mohammed al-Qunun ha lanciato l’allarme sui social media dopo che le era stato impedito di salire su un volo diretto dalla Thailandia all’Australia. Con una serie di messaggi ha comunicato di essere stata minacciata di morte per questioni “di poco conto” da membri della sua famiglia e in un video ha detto: “… Io, Rahaf Mohammed, sto chiedendo formalmente lo status di rifugiata a qualsiasi paese possa proteggermi dall’essere intimidita o uccisa per l’abbandono della mia religione e dall’essere torturata dalla mia famiglia”.

Alla BBC ha detto di aver “abbandonato la religione”. Inoltre, Rahaf ha sottolineato di aver ricevuto presunte minacce di morte dal cugino e la posizione politica del padre ha destato ulteriori preoccupazioni per l’influenza che può avere la famiglia al fine di farla espellere.

Sebbene alcuni account Twitter sauditi abbiano affermato che Rahaf è una “ragazzina” e dovrebbe essere riportata dalla sua famiglia, la stessa Rahaf ha twittato (in arabo): “Ho vent’anni e posso vivere da sola, libera e indipendente da chiunque non rispetti la mia dignità e non mi ha rispettato in quanto donna”. Mentre alcuni resoconti hanno sostenuto che vivesse con la famiglia in Kuwait e che dovrebbe quindi essere ricondotta in quel paese, dal suo account ha affermato di vivere in Arabia Saudita. Teme quindi violente rappresaglie dalla famiglia, che venga deportata in Kuwait o in Arabia Saudita.

Stando alle indiscrezioni, Rahaf avrebbe parlato con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e durante una recente conferenza stampa il capo dell’ufficio immigrazione thailandese, il tenente Surachate Hakparn, ha affermato che Rahaf non sarà espulsa con la forza: “Se rimpatriarla portasse alla sua morte, certamente non vorremmo farlo”. Quindi ha promesso: “dal momento che la Thailandia è la ‘terra dei sorrisi’, sicuramente non manderemo qualcuno a morire”.

Il presidente dell’IHEU, Andrew Copson, ha commentato:

Se è vero che le autorità thailandesi hanno promesso di non espellere Rahaf Mohammed al-Qunun in un qualsiasi paese dove rischia di essere controllata in maniera oppressiva o può subire minacce di violenza e morte per i propri valori e credenze, questa è una buona notizia. Ci appelliamo in maniera accorata ai governi che rispettano i diritti affinché si impegnino insieme per garantire la sua incolumità e la sua libertà.

Il caso inoltre evidenzia la necessità sempre più urgente di riforme legali negli stati in cui “rinunciare alla religione” è considerato un crimine, anche passibile di pena capitale, sulla base di leggi contro “blasfemia” e “apostasia”, o dove le consuetudini sociali vogliono che le donne in particolare vedano la propria vita intima controllata dai membri della famiglia e godano di limitati diritti quando subiscono coercizione e violenza domestica.

Sulla base del principio internazionalmente riconosciuto del “non respingimento”, i rifugiati e i richiedenti asilo non dovrebbero essere deportati in paesi dove la loro “vita o libertà” sia minacciata per motivi di “razza, religione, nazionalità, appartenenza a particolari gruppi sociali oppure opinione politica”. L’Arabia Saudita mette fuori legge l'”apostasia”, considerandola un crimine passibile della pena capitale sulla base di leggi che fanno riferimento agli hudud [i reati più gravi per la legge islamica n.d.t.], e definisce reato di terrorismo la “promozione del pensiero ateo”, punibile anche con la morte.

L’IHEU critica sistematicamente l’oppressione delle donne e altre violazioni dei diritti umani in diversi stati, compresa l’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita si distingue come peggior paese al mondo per i diritti dei non religiosi, come documentato nel Freedom of Thought Report 2018 dell’IHEU, rapporto che monitora le forme di discriminazione legalizzate e di persecuzione contro umanisti, atei e non religiosi in tutto il mondo.

L’IHEU ha contestato la posizione assunta dall’Arabia Saudita nel Commissione delle Nazioni Unite per i diritti delle donne nel 2017, mettendo in chiaro che, “vi sia dietro questa decisione una manovra politica o un compromesso strategico, questo atto porta discredito alle nostre preziose istituzioni internazionali”.

 

Traduzione dell’articolo #FreeRahaf – Those who ‘renounce’ religion must not be deported to states that persecute ‘apostates’, pubblicato il 7 gennaio sul sito della International Humanist and Ethical Union, organizzazione mondiale laico-umanista di cui fa parte anche l’UAAR.

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Caso Supercoppa: i laici diritti delle donne nel pallone https://blog.uaar.it/2019/01/08/caso-supercoppa-laici-diritti-donne-pallone/ https://blog.uaar.it/2019/01/08/caso-supercoppa-laici-diritti-donne-pallone/#comments Tue, 08 Jan 2019 13:56:03 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61921 Leggi tutto »]]> E così la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan si svolgerà all’insegna della misoginia, nella città saudita di Gedda, ma nessuno se ne era reso conto fino a quando non è uscito il comunicato ufficiale della Lega Serie A con le istruzioni per l’acquisto dei biglietti dal quale si evince inequivocabilmente che i settori migliori dello stadio, quelli più vicini al campo di gioco, saranno riservati ai soli uomini. Le donne potranno assistere alla partita accedendo ai settori alti per le famiglie. Parrebbe perfino da sole, almeno a leggere quanto dichiarato ufficialmente dall’ambasciata saudita, il che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quanti avevano capito che invece sarebbe stato richiesto a ogni donna di essere accompagnata dal marito. Come se fosse quello l’unico aspetto problematico, risolto il quale tutto sarebbe a posto.

Di aspetti problematici ce ne sono invece diversi, anche più di quelli al centro delle dichiarazioni succedutesi nei giorni scorsi. Il primo sta nel fatto che, nel momento in cui è stata scelta la località, non sia stata tenuta in considerazione la legislazione vigente in Arabia Saudita. Eppure lo sanno anche i sassi che nel mondo islamico in generale le donne sono cittadini di secondo ordine, gli atei anche di terzo ordine secondo il Freedom Of Thought Report, e sanno anche che la particolare situazione dell’Arabia Saudita è perfino peggiore che altrove. Solo pochi mesi fa tutti plaudivano alla revoca del divieto di guida per le donne, mentre oggi si considera traguardo storico l’sms che informa la donna di essere stata abbandonata dal marito, tanto per fare due esempi. Non è possibile che nessuno della Lega Serie A si sia reso conto che giocare a Gedda avrebbe significato accettare una discriminazione di genere, quindi la questione è stata “semplicemente” ritenuta secondaria. Esattamente come le tifose.

Ma chi si volta dall’altra parte di fronte a palesi discriminazioni, a violazioni dei diritti altrui, non è poi tanto migliore di chi quei diritti li viola in prima persona. La stessa Lega Serie A per questioni di interesse fa carta straccia dei valori di lealtà che dovrebbero contraddistinguere lo sport e di fatto avalla le politiche misogine saudite, scegliendo il loro regno e non un qualsiasi altro Stato. Tant’è che la bontà della scelta è stata rivendicata dallo stesso presidente della Lega, Gaetano Micciché, il quale ha fatto notare che l’Italia ha stretti rapporti commerciali con l’Arabia Saudita e già questo giustificherebbe l’operazione. «Il calcio fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche diverse da quelle del Paese a cui appartiene» ha detto Micciché, in aggiunta alla dichiarazione secondo cui «il caso Khashoggi ha posto la scelta dell’Arabia Saudita sotto i riflettori e doverosamente la Lega Serie A si è interrogata su cosa fosse giusto fare».

In altre parole, i diritti delle donne non hanno mai rappresentato un problema di opportunità, il caso Kashoggi invece sì per via dell’eco mediatica. Adesso però c’è un nuovo caso che riguarda l’Arabia Saudita e stavolta una donna: Rahaf Mohammed al-Qunun, una diciottenne in fuga dalla famiglia e dal regime wahabita, diretta verso l’Australia ma attualmente bloccata nell’aeroporto thailandese di Bangkok. Il suo passaporto è stato ritirato da un ufficiale saudita durante il transito, attualmente la ragazza è sotto la supervisione dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati con il timore che possano rispedirla a casa, dove la sua vita sarebbe in serio pericolo dal momento che avrebbe dichiarato di aver abbandonato l’islam. Questo potrebbe rimettere “sotto i riflettori” la scelta dell’Arabia Saudita? La Lega Serie A potrebbe rivedere la sua decisione? Non c’è che da augurarselo.

Il secondo degli aspetti problematici è il bilanciamento tra ciò che può essere tol­le­rato e i propri prin­cipi di rife­ri­mento, anche nella prospettiva di un ipotetico avvicinamento del fronte islamico, in questo caso, ai valori fatti propri degli Stati di diritto occidentali. Micciché ha parlato anche di questo: «Fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio». Probabilmente sarebbe stato meglio a questo punto attendere quel momento, con la consapevolezza che si sarebbe comunque giocato in una sorta di zona affrancata da tutto quello che succede normalmente al di fuori dello stadio, nelle strade di Gedda e di tutto il regno. Quello sarebbe stato un compromesso più accettabile che giocare adesso con solo una vaga possibilità che in futuro le cose possano migliorare, e con la sensazione che si stia cercando solo un enorme pretesto per giustificare il tutto.

Infine, l’aspetto politico e le dichiarazioni sul caso da parte di vari leader. Lo sdegno è stato pressoché unanime, il che dovrebbe essere un dato positivo se non fosse che a farne le spese è la coerenza. Netto il commento di Matteo Salvini, che annuncia l’intenzione di non voler guardare la partita e si chiede dove siano finite le femministe. Sullo stesso tono anche gli altri politici di destra, tra cui Giorgia Meloni che chiede: «Abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi?». Non tengono conto, Salvini e Meloni, che i sauditi fanno esattamente quello che loro rivendicano di continuo: sostenere la propria cultura religiosa, le proprie radici. Per fortuna loro e nostra, il mondo occidentale di oggi è così come lo vediamo proprio grazie a chi ha lottato per ridimensionare le pretese del potere religioso. Quindi non grazie alla religione, ma nonostante la religione e la cultura tradizionalista. Se questa vicenda potrà finalmente far loro capire che i valori religiosi non sono spesso compatibili con quelli secolari, sarà tutto di guadagnato.

Da parte sinistra, Laura Boldrini è tra i primi a rispondere mettendo in guardia dal «barattare i diritti delle donne», seguita dall’ex ministro dello Sport Luca Lotti che ha invece dichiarato: «Chi ama il calcio rifiuta tutte le barriere culturali». Eppure Boldrini e altre donne di sinistra non si sono create problemi a indossare il velo, che ricordiamo è un simbolo di sottomissione, nelle loro visite alla moschea di Roma e in Iran. In quel caso non si trattava di barattare i diritti e la dignità delle donne? Si dirà che era solo una questione di rispetto, in particolare nel caso della visita di Boldrini che era a un luogo di culto, ma se il rispetto viene sempre tributato e mai richiesto, allora oggettivamente c’è un problema. Michelle Obama è riuscita ad andare nell’unico altro Paese che richiede il velo obbligatorio, guarda caso l’Arabia Saudita, senza indossarlo.

Di “ipocrisia dilagante” e di “polemica ridicola” parla invece il sottosegretario agli Esteri in quota cinquestelle Manlio Di Stefano in un post pubblicato sul blog del movimento. Di Stefano punta il dito contro chi, secondo il suo punto di vista, si starebbe accorgendo solo adesso della compressione delle libertà nei Paesi dove vige la sharia, nonché in tutte le società non laiche. Su questo punto non si può non essere d’accordo, sul fatto che ciò renda ridicola la polemica molto meno. È vero, come dice Di Stefano, che la Lega Serie A è un’associazione privata senza alcun mandato politico, ma questo non vuol dire che non si possano discutere le sue scelte, a maggior ragione quando queste scelte hanno inevitabilmente riflessi sull’opinione pubblica e sulle tifose italiane che vorrebbero andare a vedere la partita. A meno che non si voglia affermare il principio che le tifose valgono meno dei tifosi e che la Lega Serie A può infischiarsene di esse, subordinando le loro concrete possibilità di sostenere la propria squadra a un contratto di 21 milioni per complessive tre edizioni della manifestazione (ne seguiranno quindi altre due).

Non bisogna dimenticare che la partita dovrebbe anche essere trasmessa dalla Rai, che non è un’associazione privata come la Lega Serie A ma una concessionaria pubblica sottoposta alla vigilanza di un’apposita commissione bicamerale. Commissione il cui presidente, Alberto Barachini, ha invitato l’azienda a porre attenzione sui contenuti trasmessi, che dovrebbero sempre riflettere i principi costituzionali e i diritti umani. Sarebbe anche ora. Magari a partire proprio da un ridimensionamento del dilagante clericalismo, come fatto notare più volte dall’Uaar, anche alla stessa Vigilanza quando il presidente era Roberto Fico.

Massimo Maiurana

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La clericalata della settimana, 51: a Nocera Inferiore solo musica “consona” alle feste https://blog.uaar.it/2019/01/04/clericalata-settimana-51/ https://blog.uaar.it/2019/01/04/clericalata-settimana-51/#comments Fri, 04 Jan 2019 17:04:21 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61859 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana del sindaco di Nocera Inferiore (SA) Manlio Torquato che

ha emesso un’ordinanza per imporre negli esercizi pubblici il “divieto assoluto” per musica house, punk e hard rock, esigendo fino all’Epifania melodie “consone all’evento natalizio”

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

La Giunta della Provincia di Trento ha sospeso “momentaneamente” i corsi scolastici di educazione alla relazione di genere che a gennaio sarebbero dovuti partire in 24 scuole della zona, per timore della diffusione della “ideologia gender”.

Le autorità preposte non sono intervenute per sanare le irregolarità di un luogo di culto islamico a Milano, nonostante anni di esposti da parte dei residenti della zona.

Il Tar del Veneto ha confermato la rimozione di un ufficiale dell’Esercito di stanza a Motta di Livenza (TV) dopo che si era rifiutato di presenziare a una messa in quanto non credente. Il tribunale militare l’aveva accusato di disobbedienza pluriaggravata e condannato alla perdita del grado nel 2013, quindi lui aveva fatto ricorso. Ma secondo la corte amministrativa il militare stesso avrebbe dovuto dichiarare prima ai superiori la propria non credenza.

La redazione

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Meglio atei che cristiani ipocriti? Per una volta siamo d’accordo con Bergoglio https://blog.uaar.it/2019/01/02/meglio-atei-che-cristiani-ipocriti-bergoglio/ https://blog.uaar.it/2019/01/02/meglio-atei-che-cristiani-ipocriti-bergoglio/#comments Wed, 02 Jan 2019 16:59:05 +0000 https://blog.uaar.it/?p=61886 Leggi tutto »]]> «Per una volta ci troviamo d’accordo con Bergoglio. Come non condividere infatti il fastidio che danno i credenti ipocriti (o i credenti in pubblico e non nel privato… come i pluridivorziati leader politici sul palco del Family day o che giurano sul Vangelo)?».

Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così le parole pronunciate da Bergoglio alla prima udienza generale del nuovo anno, questa mattina nell’Aula Paolo VI in Vaticano, quando, rivolgendosi ai fedeli, ha detto: «Le persone che vanno in chiesa, stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente sono uno scandalo: meglio vivere come un ateo anziché dare una contro-testimonianza dell’essere cristiani».

«Quello dell’ipocrisia dei credenti sembra un concetto caro a Bergoglio», prosegue Orioli: «È infatti la seconda volta che interviene sulla questione. Già durante il suo viaggio in Egitto, quasi due anni fa, aveva detto che per Dio è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita. E anche se per il papa siamo al penultimo gradino della considerazione ce ne faremo una ragione, ci siamo d’altronde abituati. Noi d’altro canto — conclude Orioli — siamo felici di poter dire senza paura di essere smentiti di essere coerenti con noi stessi e con le nostre convinzioni, mentre non altrettanto possono fare tutti quei credenti sedicenti tali che però si autoqualificano come “non praticanti”. Una contraddizione in termini che spesso incide e non poco sulle scelte e sulla libertà altrui».

Comunicato stampa

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