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	<title>A ragion veduta</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>Paradosso nordico e paradossi italici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 10:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Italia rimane uno dei paesi più conservatori sul fronte dell’educazione sessuale e affettiva, anche a causa di una classe politica clericale che frena qualsiasi innovazione. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Esattamente sessant’anni fa, la redazione del giornalino del liceo Parini di Milano decideva di pubblicare un’inchiesta intitolata Cosa pensano le ragazze d’oggi. Le ragazze di allora, come quelle di oggi, pensavano ovviamente tante...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/08/paradosso-nordico-e-paradossi-italici/" title="Read Paradosso nordico e paradossi italici">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Italia rimane uno dei paesi più conservatori sul fronte dell’educazione sessuale e affettiva, anche a causa di una classe politica clericale che frena qualsiasi innovazione. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Esattamente sessant’anni fa, la redazione del giornalino del liceo Parini di Milano decideva di pubblicare un’inchiesta intitolata <em><i>Cosa pensano le ragazze d’oggi</i></em>. Le ragazze di allora, come quelle di oggi, pensavano ovviamente tante cose, e su tanti argomenti. Pensavano, per esempio, alla sessualità, e all’esperienza (e prima ancora alla conoscenza) della stessa. Che al tempo, Dc imperante, era tuttavia un argomento tabù.</p>
<p><em><i>La zanzara</i></em>, così si chiamava quel giornalino, invece ne scrisse. E apriti cielo. Per essere più precisi, ad aprirsi in tutta la sua ampiezza fu la reazione cattolica, e in particolare quella di Gioventù studentesca (l’antenata di Comunione e liberazione). <span class="pullquote">Alcuni suoi esponenti denunciarono i giovani autori</span> del reportage. I quali furono portati in questura e fu chiesto loro di spogliarsi, onde consentire agli inquirenti di sincerarsi <em><i>de visu</i></em> delle loro «tare».</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76781" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/Paradosso-nordico-e-paradossi-italici-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Il Paese si spaccò in due, la politica anche: Dc e Msi da una parte, i partiti laici di centro e di sinistra dall’altra. I tre studenti furono in seguito assolti dall’accusa di «corruzione di minorenni». E la vicenda contribuì, prima del ʼ68, a far fare un passo avanti a una società italiana ancora fortemente bigotta.</p>
<p>Dieci anni dopo, ovvero cinquant’anni fa, uscì un romanzo, opera di due giovani autori di sinistra, Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, sotto lo pseudonimo di Rocco e Antonia. Aveva un taglio decisamente politico ma entrava anche nei dettagli – molto nei dettagli – dei rapporti tra due liceali. Si intitolava Porci con le ali e generò anch’esso un fragoroso scandalo. Ne fu tratto pure un film, che inizialmente fu sequestrato per oscenità. Il censore era il magistrato Claudio Vitalone, che due anni dopo diventò senatore Dc – corrente andreottiana.</p>
<p>In quello stesso decennio, ma sull’altro versante politico (quello della destra non bigotta, ma cafona), prendeva piede il filone della commedia erotica all’italiana. Si giravano e proiettavano a go-go film pruriginosi in cui abbondavano le scene riprese dal buco della serratura o sotto la doccia, e in cui imperversavano attrici svedesi quali Janet Agren, Anita Strindberg, Marina Lotar, Ewa Aulin.</p>
<p>Si andava in tal modo plasmando un immaginario collettivo già solleticato nel decennio precedente da Anita Ekberg ne <em><i>La dolce vita</i></em>, e che a quanto pare perdura tuttora: <em><i>vox populi vox dei</i></em>, «le nordiche la danno via facilmente». Se il cammino della liberazione sessuale degli italiani (e soprattutto delle italiane) continua a restare impervio, <em><i>Italians do it better</i></em>, sostiene qualcuno, che spera invece che nell’immaginario collettivo delle straniere ci sia Rocco Siffredi.</p>
<p>Sempre mezzo secolo fa, in un’epoca che ci appare sia molto lontana, sia molto vicina, una ventiduenne aveva il coraggio di scrivere un libro dal titolo inequivocabile: <em><i>Aborto: facciamolo da noi</i></em>. Si chiamava Eugenia Maria Roccella ed era un’attivista radicale. Poi ebbe una conversione a U – o a croce. Al punto che nel 2007 fu portavoce del Family day. Rientrata in politica nel partito postfascista di Giorgia Meloni, nel 2022 è diventata ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità.</p>
<p>Tra le sue tante dichiarazioni contro la libertà, contro il sesso, contro i diritti delle donne e dei gay, nelle settimane scorse ha rilasciato anche questa: «Non c’è correlazione tra l’educazione sessuale a scuola e una diminuzione di violenze contro le donne. Lo vediamo nei Paesi dove da molti anni [l’educazione sessuale a scuola] è un fatto assodato, come per esempio la Svezia. La Svezia ha più violenze e femminicidi di noi».</p>
<p>Confermando di avere un certo coraggio, Roccella l’ha affermato in occasione di una conferenza internazionale dedicata al contrasto del femminicidio. Nello stesso evento il ministro della giustizia Carlo Nordio ha sostenuto che il maschio non accetta la parità perché «nel suo codice genetico trova <em><i>sempre</i></em> una certa resistenza» (corsivo mio). E pazienza se il maschilismo imperversa soprattutto tra gli elettori che lo hanno portato al potere.</p>
<p>Il “paradosso nordico” evocato da Roccella, ovvero gli alti indici di violenza domestica contro le donne nelle società scandinave, è però un dato di fatto, su cui si dibatte da almeno dieci anni.<sup>1</sup> Ed <span class="pullquote">è opportuno chiarirne qualche aspetto</span>. È vero che in Italia il numero di femminicidi non è più alto di altri Paesi più “civili”. Ed è vero che, quando invece si guarda alle violenze (sessuali e no) nei confronti delle donne, le nazioni scandinave escono peggio dal confronto.<sup>2</sup> Ha dunque ragione Roccella?</p>
<p>Il quadro, in realtà, è molto più complesso. Innanzitutto, non è dimostrato che la Svezia abbia un numero di femminicidi maggiore dell’Italia. Per quanto vi siano enormi difficoltà nella raccolta dei dati (spesso non omogenei), forti variazioni degli stessi da un anno all’altro, differenti tempistiche processuali, talvolta contraddizioni tra fonti inerenti i medesimi Paesi, a guidare la mortificante classifica ci sono semmai gli Stati baltici, che hanno storie e società molto diverse da quelli scandinavi. In secondo luogo, l’incidenza dell’assassinio di donne sul totale degli omicidi è in crescita, così come sono proporzionalmente in crescita quelli in ambito domestico.<sup>3</sup></p>
<p>L’aspetto però più preoccupante è che la ministra, animata probabilmente dall’intenzione di sfruttare una “vetrina” contro il femminicidio per attaccare l’educazione sessuale, si è basata su due falsi assunti: l’educazione sessuale non ha infatti come unico scopo quello di impedire la violenza sulle donne, e non è nemmeno l’unico strumento utilizzabile per limitarla. E guarda il caso, strada facendo Roccella si è anche dimenticata tutti gli altri indici in cui l’Italia finisce dietro (talvolta enormemente dietro) i Paesi nordici:</p>
<ul>
<li>il benessere è maggiore, e le donne ne usufruiscono proporzionalmente di più;</li>
<li>lo stesso accade per la libertà personale;</li>
<li>il <em><i>gender gap </i></em>è incomparabilmente inferiore rispetto a quello italiano;</li>
<li>esiste una maggior consapevolezza dei propri diritti da parte delle giovani e delle donne;</li>
<li>le società sono meno stereotipate e più rispettose dei diritti delle donne (e non solo);</li>
<li>sono state minimizzate le gravidanze adolescenziali e le malattie trasmissibili;</li>
<li>l’accesso alla contraccezione è più semplice;</li>
<li>il rapporto con la pornografia è molto più informato;</li>
<li>la partecipazione femminile al mondo del lavoro (e alla conseguente indipendenza economica) è incomparabilmente più elevato;</li>
<li>i cittadini e le cittadine si dichiarano più felici;</li>
<li>e, soprattutto, il tema del consenso è una faccenda presa molto seriamente e la gran parte delle svedesi sa come farlo valere.<sup>4</sup></li>
</ul>
<p>Tale elenco (parziale) è la motivazione per cui si usa, per l’appunto, la parola “paradosso”: già da solo, basterebbe e avanzerebbe a giustificare l’introduzione obbligatoria dell’educazione sessuale in ogni scuola di ordine e grado. Questo contesto profondamente differente dal nostro conduce quindi anche a una maggior facilità nel denunciare le violenze subite, e dunque a una maggior numerosità delle stesse.</p>
<p>È in effetti un paradosso, ma opera nella direzione opposta rispetto a quanto sostenuto dalla ministra. Ne trova una conferma il recente caso del principe norvegese Hoiby, che è finito sotto processo per una lunga lista di denunce di stupro e aggressioni, mentre in Italia non è mai stato denunciato un solo vescovo. Per usare un altro paragone: nell’indice della criminalità compilato dal <em><i>Sole 24 Ore</i></em>, la provincia di Rimini si è piazzata al quinto posto, e Palermo al ventiquattresimo. Forse la Romagna, a vostra insaputa, è finita nelle mani della delinquenza organizzata? No: molto semplicemente, la classifica è basata sul numero di denunce presentate.<sup>5</sup></p>
<p>Tra l’altro, il nostro Paese presenta il secondo dato più basso d’Europa per incidenza degli omicidi sul totale della popolazione: ciononostante, la nostra società è decisamente diversa in termini di sicurezza dalla nazione che occupa il primo posto, ovvero il Lussemburgo.<sup>6</sup> La destra lamenta costantemente un deficit di sicurezza nella penisola: perché lo fa, se le statistiche le danno torto? Perché <span class="pullquote">è chiaro che il numero non dice tutto</span>, se non si analizzano tutte le variabili in gioco.</p>
<p>Ebbene, quando lo si fa, emerge che gli «studi statisticamente costruiti con questi livelli di accuratezza hanno sempre documentato i benefici dell’educazione sessuo-affettiva nella costruzione di relazioni sane, paritarie ed egualitarie». E questo in differenti Paesi, non solo in Scandinavia. Per contro, «è dimostrato che laddove la sopraffazione maschile sulle donne è presente in modo sistematico ed è normalizzata, gli esiti più estremi della violenza sono più rari, perché le vittime sono scoraggiate dall’idea di ribellarsi e separarsi dal partner».<sup>7</sup> Anche la fiducia nelle istituzioni, soprattutto quelle incaricate di assicurare la giustizia, svolge un ruolo positivo. Ora domandatevi se è maggiore in Italia, oppure in Svezia.</p>
<p>Non che non esistano problemi. Sette anni fa, il governo (di sinistra) ha speso una somma ingente per realizzare video in diverse lingue allo scopo di far comprendere agli immigrati – e soprattutto alle immigrate – non solo la legge del Paese in materia sessuale, ma anche parecchi altri aspetti della sessualità stessa. Definiamoli, per semplicità, “corsi di aggiornamento”.</p>
<p>E rimane difficile comprendere le cause profonde della persistenza del fenomeno. Gracia e Merlo, coloro che hanno coniato l’espressione “paradosso nordico”, hanno avanzato l’ipotesi che i valori elevati di violenza domestica registrati nelle società scandinave possano essere dovuti anche a una pulsione “vendicativa”, in reazione diretta alla maggior libertà conquistata dalle donne, che avrebbe eroso i tradizionali ruoli di potere ricoperti dai maschi.<sup>8</sup> Se la teoria fosse confermata, costituirebbe un ulteriore cortocircuito nella demonizzazione praticata da Roccella e dal governo a cui appartiene.</p>
<p>E non solo da loro. L’educazione sessuale onnicomprensiva (<em><i>Comprehensive sex education</i></em>) è un programma dell’Unfpa, l’Agenzia di salute sessuale e riproduttiva dell’Onu, ed è promossa anche da altre agenzie delle Nazioni Unite come l’Unesco e l’Oms. A combatterla, in sede internazionale, ci sono soprattutto i Paesi a maggioranza musulmana, oltre (non poteva mancare) allo Stato della Città del Vaticano.</p>
<p>Non è dunque affatto sorprendente che, da un lato, secondo un sondaggio condotto da Ipsos per Save the children, una percentuale di genitori superiore al 90% chiede che l’educazione affettiva e sessuale sia materia obbligatoria a scuola;<sup>9</sup> e che, dall’altro, l’Italia sia una delle sette nazioni dell’Unione europea in cui ancora non lo è. Le ulteriori sei sono Bulgaria, Croazia, Lituania, Romania, Slovacchia e Ungheria: non proprio la <em><i>crème</i></em> comunitaria, in fatto di progresso civile.</p>
<p>Da noi l’educazione sessuale continua infatti a essere facoltativa, in assenza di un quadro giuridico definito, e finisce pertanto per diventare un’ulteriore opportunità di evangelizzazione per il mondo cattolico, specialmente quello integralista: che non solo combatte (oltre che il fantomatico “gender”) persino l’educazione sessuale tutt’altro che rivoluzionaria promossa dall’Onu, ma ne approfitta per veicolare la sua, improntata naturalmente a concezioni anni cinquanta (non necessariamente del ventesimo secolo).<sup>10</sup> Con il sostegno, altrettanto scontato, della coalizione di governo di destra – peraltro parecchio estrema.</p>
<p>Che talvolta è davvero spudorato. Nella manovra 2025 fu accolto un emendamento presentato da Riccardo Magi (+Europa) che stanziava una somma non eccezionale, ma significativa, per l’insegnamento dell’educazione sessuale e affettiva. Paradossalmente, fu approvato a larghissima maggioranza. La canea degli estremisti cattolici contro il “tradimento” della destra (che probabilmente era invece dovuto alla mancata comprensione del testo in votazione) portò quindi, dopo l’approvazione della legge, a un colpo di mano del ministro per i rapporti con il parlamento, Luca Ciriani, che dirottò i fondi alla formazione dei docenti sulla prevenzione dell’infertilità.</p>
<p>Nel 2025 la contrapposizione si è riproposta. Una deputata leghista, Giorgia Latini, ha presentato un emendamento che vietava l’educazione sessuale nelle scuole medie. Accantonato dopo vivaci critiche, il ministro leghista dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara (già dirigente dell’Università europea di proprietà dei Legionari di Cristo), ha proposto che l’insegnamento fosse subordinato al consenso informato e preventivo dei genitori sia alle medie, sia alle superiori.</p>
<p>Di fronte alle nuove contestazioni dell’opposizione, che è arrivata a ricorrere all’ostruzionismo, Valditara ha scatenato un putiferio in aula, attaccandola con un sonoro «Vergognatevi!». La camera ha infine approvato il suo disegno di legge, che vieta esplicitamente la didattica “sessuale” nelle scuole dell’infanzia nonché alle elementari. Ora tocca al Senato ratificarlo. E non ci sono dubbi che lo farà.</p>
<p>In occasione dell’ultima manovra finanziaria, il capogruppo dei senatori Pd Francesco Boccia ha compiuto un ennesimo tentativo, cercando di introdurre un finanziamento dei percorsi educativi su affettività e sessualità. La maggioranza di governo è stata nuovamente granitica, e il testo finale approvato dal parlamento è privo di ogni menzione dell’educazione sessuale, facendo riferimento soltanto a generiche iniziative «in materia di pari opportunità, diritto all’integrità fisica, consapevolezza affettiva e rispetto reciproco». La linea del governo è dunque chiarissima: a scuola si può parlare di sesso soltanto con modalità cattolicamente corrette.</p>
<p>Ed è una linea che si allarga addirittura al concetto di “consenso” per il reato di violenza sessuale. Un molto strombazzato accordo tra Meloni e Schlein per introdurre il principio nella legislazione penale (riprendendolo tale e quale dalla convenzione di Istanbul, sottoscritta dall’Italia nel 2013), era stato originariamente confermato dall’approvazione all’unanimità della Camera, e ulteriormente suggellato qualche giorno dopo dall’introduzione del reato di femminicidio, diventato legge il 25 novembre, e sempre con voto unanime. Tuttavia, non appena il testo è arrivato in senato, a destra sono subito cominciati i distinguo, con la richiesta di nuovi approfondimenti con gli esperti della materia (soprattutto quelli con l’impostazione ideologica che potete facilmente immaginare).</p>
<p>Su questo punto è doveroso scrivere che l’opposizione sta facendo un buon lavoro laico. Ne trova conferma la polarizzazione che si registra a livello regionale. Un anno fa la Regione Liguria (amministrata dalla destra) ha stanziato 220.000 euro da erogare alle parrocchie affinché impartissero «educazione all’affettività». Lo scorso novembre, invece, il Comune di Genova (amministrato dal centrosinistra) ha avviato un progetto-pilota di educazione sessuale e affettiva rivolto a bambini tra i tre e i cinque anni. I diritti civili e laici variano ormai fortemente da realtà a realtà, e anche questo aspetto non può che destare preoccupazione.</p>
<p>Come sempre, come ovunque, non è la fede il problema principale, ma la legislazione basata sulla fede. Perché il modello italico di Valditara e Roccella ricorda paradossalmente più l’insegnamento nelle madrase che quello svedese. Il rischio è che la società italiana importi anche la tendenza “vizi privati, pubbliche virtù” che dilaga nei Paesi a maggioranza musulmana: che da una parte vietano la fruizione di pornografia, dall’altra capeggiano tutte le classifiche di consumo effettivo.</p>
<p>Il loro atteggiamento perverso è sfociato anche in condanne subite da una turista olandese in Qatar e una norvegese negli Emirati, che hanno denunciato di essere state stuprate, e <em><i>quindi</i></em> sono state arrestate per adulterio. Due casi di “nordiche” che, a conferma dell’impostazione sbagliata delle tesi di Roccella, hanno destato l’attenzione della stampa e dei rispettivi governi, che si sono adoperati per far rimpatriare le loro sfortunate concittadine. Ora, pensiamo a una donna qatariota, o emiratina: che fine farebbe, se fosse lei a denunciare una violenza carnale?</p>
<p>Mentre celebriamo le “liberazioni” di tanti lustri fa, la cultura oggi dominante nel nostro Paese preferisce mettere in discussione un altro Stato, in cui l’educazione sessuale obbligatoria è stata introdotta nelle scuole addirittura dieci anni prima dell’inchiesta della <em><i>Zanzara</i></em>. La Svezia è stata anche tra le prime nazioni a criminalizzare lo stupro coniugale. I suoi uomini non sono la copia clonata degli antichi predatori vichinghi, e le sue donne non sono le disponibili “gnocche” di tanti film sexy degli anni settanta.</p>
<p>Quando, qualche settimana fa, al liceo Giulio Cesare di Roma è apparsa una scioccante “lista stupri”, contenente i nomi delle ragazze da violentare, il ministro Valditara ha denunciato la gravità dell’episodio, chiedendo però che fosse l’istituto a intervenire. Lui, che è il ministro dell’istruzione, non ha manifestato l’intenzione di muoversi. E forse dovrebbe intervenire innanzitutto su sé stesso. Perché insieme a Roccella, e ai loro complici, veicola una sessualità arcaica, machista e immutabile, che rende l’Italia un’eccezione all’interno dell’Europa occidentale. Una collocazione di cui dovremmo tutti vergognarci.</p>
<p><strong>Raffaele Carcano</strong></p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<ol>
<li>Ovvero dall’articolo <em>Intimate partner violence against women and the Nordic paradox</em>. di Enrique Gracia e Juan Merlo, pubblicato su Social Science &amp; Medicine, volume 157, maggio 2016, pagine 27-30 (<a href="http://go.uaar.it/dizrs0r">go.uaar.it/dizrs0r</a>).</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/dgi7wc9">go.uaar.it/dgi7wc9</a>.</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/1y1gyml">go.uaar.it/1y1gyml</a>.</li>
<li>Cfr. il libro di Flavia Restivo <em>Gli svedesi lo fanno meglio. Come un’educazione affettiva e sessuale di stampo nordico può cambiare il nostro Paese</em> (Rizzoli), da noi intervistata nel numero 3/2025 (<a href="http://go.uaar.it/ziscb0a">go.uaar.it/ziscb0a</a>).</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/ut1oq21">go.uaar.it/ut1oq21</a>.</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/7q7y8op">go.uaar.it/7q7y8op</a>.</li>
<li>Maria Cristina Valsecchi,<em> Sì, l’educazione sessuale contribuisce a prevenire la violenza contro le donne</em> (Scienza in rete, <a href="http://go.uaar.it/s58hpex)">go.uaar.it/s58hpex)</a>.</li>
<li>Giulia Siviero, <em>il paradosso nordico</em> (Il Post), <a href="http://go.uaar.it/tcjxbg6">go.uaar.it/tcjxbg6</a>.</li>
<li><a href="http://go.uaar.it/tm7553u">go.uaar.it/tm7553u</a>.</li>
<li>Ne ha scritto Daniele Passanante nel numero 2/2024, <a href="http://go.uaar.it/r1328gu">go.uaar.it/r1328gu</a>.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>8 per mille allo Stato: nuovo record per le calamità naturali</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 16:32:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Arrivano a oltre 24,6 milioni i fondi disponibili per finanziare i progetti comunali di tutela del territorio  La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diffuso ieri i dati sulla ripartizione della quota dell&#8217;8 per mille dell&#8217;Irpef a diretta gestione statale per l&#8217;anno 2024. Le quote di progetti ammessi al contributo nella categoria &#8220;calamità naturali&#8221; hanno superato i 24,6 milioni da devolvere ai Comuni selezionati che hanno presentato i progetti di risanamento. Un record, considerando i 19,5 milioni del 2022 e...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/05/8-per-mille-allo-stato-nuovo-record-per-le-calamita-naturali/" title="Read 8 per mille allo Stato: nuovo record per le calamità naturali">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Arrivano a oltre 24,6 milioni i fondi disponibili per finanziare i progetti comunali di tutela del territorio </strong></p>
<p>La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha diffuso ieri i dati sulla ripartizione della quota dell&#8217;8 per mille dell&#8217;Irpef a diretta gestione statale per l&#8217;anno 2024. Le quote di progetti ammessi al contributo nella categoria &#8220;calamità naturali&#8221; hanno superato i 24,6 milioni da devolvere ai Comuni selezionati che hanno presentato i progetti di risanamento. Un record, considerando i 19,5 milioni del 2022 e i 17,4 del 2023.</p>
<p>Questa categoria, insieme all&#8217;edilizia scolastica, è considerata dall&#8217;Uaar tra le scelte più laiche che i contribuenti che scelgono &#8220;Stato&#8221; possano fare. Le altre quattro (conservazione di beni culturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e dalle altre dipendenze patologiche) raccolgono molte meno preferenze e tra i progetti finanziati vedono spesso la Chiesa o enti a essa collegati.</p>
<p>«<em>È urgente e necessario</em> – dichiara Roberto Grendene, segretario dell&#8217;Uaar – <em>che il governo promuova sul serio l&#8217;8&#215;1000 a diretta gestione statale per poter sostenere il nostro Paese spesso colpito da calamità naturali, come quelle che recentemente hanno interessato la Sicilia. In questo modo si potrebbero finanziare più progetti di manutenzione del territorio, proprio grazie alla tipologia di intervento &#8220;calamità naturali</em>&#8220;».</p>
<p>Tra poco si apriranno le nuove dichiarazioni dei redditi per l&#8217;anno 2025 e, con adeguate campagne promozionali da parte del governo, più soldi dei contribuenti potrebbero finalmente essere utilizzati per progetti di consolidamento e messa in sicurezza di centri abitati, difesa del suolo, riduzione del rischio idrogeologico e mitigazione del rischio di frana.</p>
<p><strong>Comunicato stampa</strong></p>
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		<title>Buone novelle laiche</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/03/buone-novelle-laiche-febbraio-2026/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 15:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Buone novelle laiche]]></category>
		<category><![CDATA[UAAR]]></category>
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					<description><![CDATA[Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese. La buona novella laica del mese di febbraio è della Commissione 9 Istruzione, Formazione e Lavoro del Consiglio comunale di Firenze che ha bocciato la mozione presentata dal consigliere Luca Santarelli per invitare il sindaco a imporre crocifissi e presepi nelle scuole comunali di ogni ordine e grado. La maggioranza...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/03/buone-novelle-laiche-febbraio-2026/" title="Read Buone novelle laiche">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non solo <a href="https://blog.uaar.it/category/clericalate/">clericalate</a>. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.</em></p>
<p>La buona novella laica del mese di febbraio è della Commissione 9 Istruzione, Formazione e Lavoro del Consiglio comunale di Firenze che <a href="https://www.nove.firenze.it/crocifissi-e-presepi-nelle-scuole-fiorentine-ricordi-del-passato.htm">ha bocciato</a> la mozione presentata dal consigliere Luca Santarelli per invitare il sindaco a imporre crocifissi e presepi nelle scuole comunali di ogni ordine e grado. La maggioranza ha respinto la proposta rifacendosi al principio dell’autonomia scolastica e la presidente di commissione Beatrice Barbieri ci ha tenuto a precisare: «Le tradizioni cristiane, crocifisso e presepe inclusi, rappresentano un patrimonio storico-artistico inestimabile e possono essere valorizzati come occasioni di apprendimento culturale, ma solo nel quadro di iniziative inclusive che rispettino tutte le sensibilità, senza privilegiare una confessione religiosa».</p>
<p>La Asl TO4 <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/14/suicidio-assistito-piemonte-40enne-malato-notizie/8291603/">ha autorizzato</a> il primo caso di suicidio assistito in Piemonte, riconoscendo i requisiti per un quarantenne affetto da una grave patologia degenerativa. La Regione era stata oggetto di contestazioni da parte di gruppi integralisti perché si era diffusa la notizia che avrebbe diramato delle nuove linee guida sul fine vita e che le aziende sanitarie avrebbero pagato i farmaci per il suicidio assistito. Queste circostanze <a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2026/02/fine-vita-si-accende-il-confronto-46f4df60-b4e5-465a-a77f-13d2822099e9.html">sono state smentite</a> dal direttore della Sanità del Piemonte Antonino Sottile, che ha parlato di una «mera circolare esplicativa delle diverse sentenze della Corte» che <a href="https://www.quotidianosanita.it/piemonte/fine-vita-piemonte-alla-asl-diritto-va-garantito/">riconosce il diritto</a> all’autodeterminazione e precisato che «non è stato detto che sarà la Regione a pagare il farmaco fine-vita».</p>
<p>Il Partito Democratico di Modica (RG) <a href="https://www.lasicilia.it/news/politica/3017669/modica-e-il-caso-del-cimitero-e-scontro-tra-l-on-abbate-e-il-pd.html">ha contestato</a> l’iniziativa del deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana Ignazio Abbate di garantire una corsia preferenziale per il risanamento dei cimiteri gestiti dalle confraternite religiose. In particolare dopo il ciclone Harry Abbate, presidente della I Commissione Affari istituzionali dell’ARS, ha chiesto misure ad hoc per questi cimiteri nel pacchetto di misure straordinarie che la IV Commissione ha predisposto per l’emergenza. Dal canto suo il Pd modicano in una nota ha condannato l’atteggiamento di Abbate e chiede parità di trattamento a prescindere dal credo: «quella che viene presentata come una soluzione per il decoro dei luoghi di culto si rivela, nei fatti, una discriminazione senza precedenti che calpesta la dignità dei defunti e il dolore dei loro cari» perché «limitando i benefici e le tutele alle sole edicole delle Confraternite religiose, esclude arbitrariamente tutte le cappelle appartenenti alle associazioni laiche». Il segretario del Pd di Modica, Francesco Stornello, ribadisce: «è inaccettabile che un rappresentante delle istituzioni regionali ignori deliberatamente una parte consistente della cittadinanza solo perché legata a sodalizi laici. Esiste forse una gerarchia nel riposo eterno? Il dolore di un figlio che non può poggiare un fiore sulla tomba del padre ha meno valore se la cappella appartiene a una società operaia anziché a una confraternita?».</p>
<p>Il sindaco di Cadoneghe (Pd) Marco Schiesaro <a href="https://www.lapiazzaweb.it/news/politica/605205/cimitero-islamico-cadoneghe-boccia-la-proposta-ecco-le-ragioni-del-no.html">ha respinto</a> la richiesta di un’associazione islamica per avere un cimitero privato per i defunti di religione musulmana richiamandosi ai principi di laicità. Schiesaro ha risposto negativamente all’istanza presentata nel 2021 dall’associazione Shabuz Bangla, che rappresenta la comunità di residenti di origine bengalese. «Non si tratta di pregiudizi ma di rispetto delle leggi e dei principi costituzionali», ha chiarito il primo cittadino, secondo cui la proposta «presentava indicazioni incompatibili con i principi repubblicani e costituzionali». Il cimitero comunale infatti «accoglie da sempre defunti di ogni confessione e regolamentare uno spazio separato per genere o secondo precetti religiosi contrasterebbe con le nostre leggi», ha aggiunto il sindaco, che ha fatto riferimento anche alla laicità dello Stato criticando la sharia: questa infatti «disciplina non solo il culto, ma anche comportamenti sociali, relazioni e ruoli» per cui «il cimitero in questione non potrebbe convivere con un modello statale secolarizzato come il nostro». Schiesaro ha pure fatto riferimento alla libertà religiosa garantita dalla Costituzione, sottolineando che l’islam non ha sottoscritto un’intesa con lo Stato: «Finché non ci sarà un riconoscimento chiaro della legge italiana rispetto alla Sharia non possiamo procedere con progetti che trasformerebbero uno spazio pubblico in uno confessionale».</p>
<p>L’amministrazione comunale di Cuneo <a href="https://www.cuneo24.it/2026/02/cuneo-avra-la-sala-del-commiato-blengino-vince-la-laicita-ora-intitolarla-a-gianfranco-donadei-325887/">ha approvato</a> il progetto per istituire una sala del commiato per funerali non religiosi. La struttura <a href="https://laguida.it/2026/02/10/la-sala-del-commiato-sara-a-borgo-san-giuseppe-il-comune-stanzia-800-000-euro/">sarà edificata</a> in una porzione della struttura dell’ex Onpi locale, con uno stanziamento di 800 mila euro. Il segretario nazionale di Radicali Italiani Filippo Blengino, che da tempo si batteva per la sala del commiato, ha espresso soddisfazione: «vince la laicità e, con essa, il diritto dei cittadini a disporre di uno spazio per un commiato non religioso», «è il riconoscimento di un principio di libertà». Blengino ha chiesto inoltre che la sala venga intitolata a Gianfranco Donadei, storico esponente radicale «che ha dedicato la propria vita a rendere Cuneo e il Paese più laici».</p>
<p>L’ex governatore leghista del Veneto Luca Zaia <a href="https://lespresso.it/c/politica/2026/02/16/fine-vita-zaia-governo-stop-impugnazione-leggi-regionali/59949">ha ribadito</a> la necessità di approvare una legge sul fine vita, denunciando anche il comportamento ambiguo della maggioranza che blocca qualsiasi avanzamento sul diritto all’autodeterminazione. Zaia ha parlato di «grande ipocrisia» del governo: «lo dico soprattutto a chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto», chiarisce, «facendo credere che ci siano irresponsabili, come me, che con una sorta di blasfemia ingiustificabile coccolano questa idea dell’aiuto al suicidio». E ha criticato l’ipocrisia di chi in Parlamento «si mostra perplesso di fronte all’idea di approvare una legge, perché teme che possa spingere i malati terminali più fragili al suicidio assistito» ma al contempo lascia «gestire il fine vita a una sentenza della Consulta» e ostacola gli sforzi delle Regioni per colmare i vuoti legislativi. Il governo, ha contestato Zaia, impugna le leggi regionali «perché sostiene ci sia un conflitto di attribuzione di competenze, ma nel frattempo le Camere restano immobili, sorde alle sollecitazioni che per tre volte sono arrivate dalla Consulta».</p>
<p><em><i>Infine qualche buona novella laica dall’estero.</i></em></p>
<p>In Francia l’Assemblea nazionale <a href="https://www.ilpost.it/2026/02/25/francia-fine-vita-voto/">ha approvato</a> una proposta di legge sul fine vita, con 299 sì e 226 no. La proposta era già passata in prima lettura, ma era stata poi bocciata dal Senato dove pesano di più i conservatori. Il testo tornerà quindi in aprile al Senato per l’approvazione definitiva. L&#8217;iter è difficile, in particolare per punti come quello che riguardano l&#8217;eutanasia attiva. Un’altra proposta è stata invece approvata all’unanimità, quella per le cure palliative.</p>
<p>La Corte Suprema delle Filippine <a href="https://www.ilpost.it/2026/02/10/filippine-proprieta-casa-corte-suprema/">ha riconosciuto</a> che le coppie dello stesso sesso possono essere comproprietarie di una casa. Nel Paese, fortemente condizionato dal confessionalismo cattolico, le unioni lgbt non sono riconosciute, quindi non esiste alcuna tutela per le coppie omosessuali. La sentenza ha stabilito che l’articolo 148 del locale Codice di famiglia, relativo alla proprietà per persone che convivono da non sposate, si può applicare anche alle coppie gay. Il caso è partito dal contenzioso di due donne, che si erano separate dopo una convivenza: avevano acquistato insieme una casa ma formalmente la proprietaria era una sola di loro.</p>
<p><strong>La redazione</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F03%2Fbuone-novelle-laiche-febbraio-2026%2F&amp;linkname=Buone%20novelle%20laiche" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F03%2Fbuone-novelle-laiche-febbraio-2026%2F&amp;linkname=Buone%20novelle%20laiche" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F03%2Fbuone-novelle-laiche-febbraio-2026%2F&amp;linkname=Buone%20novelle%20laiche" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F03%2Fbuone-novelle-laiche-febbraio-2026%2F&amp;linkname=Buone%20novelle%20laiche" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F03%2F03%2Fbuone-novelle-laiche-febbraio-2026%2F&#038;title=Buone%20novelle%20laiche" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/03/03/buone-novelle-laiche-febbraio-2026/" data-a2a-title="Buone novelle laiche"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La clericalata della settimana, 9: le scuole di Teramo a un&#8217;incontro &#8220;formativo&#8221; della diocesi</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/03/02/la-clericalata-della-settimana-9-le-scuole-di-teramo-a-unincontro-formativo-della-diocesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 16:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clericalate]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”. La clericalata della settimana è della dirigente del Liceo...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/02/la-clericalata-della-settimana-9-le-scuole-di-teramo-a-unincontro-formativo-della-diocesi/" title="Read La clericalata della settimana, 9: le scuole di Teramo a un&#8217;incontro &#8220;formativo&#8221; della diocesi">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La clericalata della settimana è della dirigente del Liceo scientifico statale “A. Einstein” e della Scuola Polo per la Formazione Ambito 4 di Teramo Eleonora Magno che</span></p>
<h3 class="clericalata" style="text-align: left;">ha attivato un’iniziativa formativa della diocesi di Teramo-Atri «finalizzata ad approfondire le sfide educative contemporanee e a promuovere lo sviluppo integrale della persona».</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">L’iniziativa, dal titolo “Vivere in pienezza: prospettive pedagogiche per lo sviluppo integrale della persona” e rivolta «a tutto il personale docente della provincia», è prevista per il prossimo 7 marzo: si terrà presso il Centro Padre Piamarta a Roseto degli Abruzzi, è gratuita e rientra nel Piano Nazionale Formazione Docenti. Tra gli interventi del seminario spiccano “Dopo il Giubileo del mondo educativo: Vivere in pienezza” del professor don Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Vaticana.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sindaco di Sulmona (AQ) Luca Tirabassi e il presidente del suo Consiglio comunale Franco Di Rocco, il sindaco di Pacentro (AQ) Giuseppe Silvestri, la consigliera regionale Antonietta La Porta </span><a href="https://www.facebook.com/uaarlaquila/posts/pfbid0Ki57NGoLuYe5UuYB5Nni8STYokJGEqxnS2CCUsMz7stJ5LEnknigr7Cb2Nx4dB5Cl"><span style="font-weight: 400;">hanno partecipato</span></a><span style="font-weight: 400;"> alla messa officiata dal vescovo Michele Fuso presso la cattedrale sulmonese di San Panfilo nell’ambito dell’iniziativa organizzata dall’Associazione Latinoamericana in Italia per accogliere una reliquia di san José Gregorio Hernandez.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Giunta comunale di Monza </span><a href="https://www.facebook.com/ComuneMonza/posts/pfbid0tntngP8eCbJdhStwoUXgF45zU99jgnwZ2hfNRgw6wh1BtfiyzpCugfze3Gapct3il"><span style="font-weight: 400;">ha approvato</span></a><span style="font-weight: 400;"> una delibera per intitolare a san Carlo Acutis una piazzetta vicino alla parrocchia di Sant’Ambrogio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana Riccardo Gennuso</span><a href="https://www.ibleinews.it/canicattini-55-mila-euro-per-il-restauro-della-chiesa-madre-santa-maria-degli-angeli/"><span style="font-weight: 400;"> si è impegnato</span></a><span style="font-weight: 400;"> per far destinare 55 mila euro della legge regionale 2025 per il restauro della pavimentazione e degli altari della chiesa madre Santa Maria degli Angeli di Canicattini Bagni (SR). La consigliera comunale Jacqueline Sipala (Forza Italia) ha ringraziato l’onorevole.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Comune di Terni </span><a href="https://www.ternitoday.it/attualita/comune-terni-movimento-vita-patto-collaborazione-vita-sempre-bene.html"><span style="font-weight: 400;">ha sottoscritto</span></a><span style="font-weight: 400;"> un patto di collaborazione con la lobby no-choice Movimento per la Vita dal titolo “La vita è sempre un bene”, che prevede iniziative educative, culturali e sociali. Tra i punti sottoscritti dalla dirigente della Direzione Welfare Donatella Accardo figurano «incontri didattici con studenti delle Scuole Medie e Superiori, raccogliendo domande ed esigenze particolari legate alla loro fase di crescita, con il coinvolgimento dei genitori», «convegni scientifici sui temi inerenti la fertilità e la genitorialità, aperti al pubblico, specialmente ai giovani», la diffusione di esperienze «di donne che hanno accolto i loro figli pur in situazioni difficili» (ovvero, che non hanno abortito), l’invito ai giovani di fare «esperienza diretta del volontariato» presso il Centro di aiuto alla vita gestito dal movimento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La presidente della Commissione della Regione Abruzzo per le Pari opportunità Rosa Pestilli </span><a href="https://www.emiciclonews.it/notizie/237360-pestilli-cpo-presenta-road-alla-diocesi-dei-marsi-vescovo-massaro-pronti-collaborare"><span style="font-weight: 400;">ha curato</span></a><span style="font-weight: 400;"> in collaborazione con il vescovo di Avezzano Giovanni Massaro e la direttrice del Servizio Migrantes della stessa diocesi Lidia Di Pietro il progetto “On the Road”, iniziativa regionale dedicata al sostegno dell’autonomia sociale, personale e lavorativa delle donne vittime di violenza. Il progetto è stato patrocinato dall’Ufficio scolastico regionale e dall’Arma Nazionale dei Carabinieri. </span></p>
<p><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>La favola dark della “famiglia nel bosco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 10:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[La vicenda della &#8220;famiglia nel bosco&#8221; ha diviso l’opinione pubblica e ha fatto emergere alcune problematiche di uno stile di vita &#8220;alternativo&#8221;. Affronta il tema con lucidità laica Micaela Grosso sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Nel settembre 2024, nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, una famiglia anglo-australiana ha vissuto un’esperienza divenuta celebre. Parliamo di una vicenda che ha spaccato in due l’opinione pubblica e che avrebbe...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/03/01/la-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco/" title="Read La favola dark della “famiglia nel bosco”">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La vicenda della &#8220;famiglia nel bosco&#8221; ha diviso l’opinione pubblica e ha fatto emergere alcune problematiche di uno stile di vita &#8220;alternativo&#8221;. Affronta il tema con lucidità laica Micaela Grosso sul numero 1/2026 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>Nel settembre 2024, nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, una famiglia anglo-australiana ha vissuto un’esperienza divenuta celebre. Parliamo di una vicenda che ha spaccato in due l’opinione pubblica e che avrebbe dovuto far riflettere chiunque sul confine tra scelte di vita alternative e negligenza: tutti e cinque i membri del nucleo familiare sono finiti in ospedale per intossicazione da funghi velenosi.</p>
<p>Il 23 settembre, dopo aver consumato un pranzo a base di russule raccolte nel bosco, <span class="pullquote">l’intera famiglia ha accusato sintomi, gravi, di avvelenamentoì</span>. I tre bambini, di età compresa tra i sei e gli otto anni, sono caduti in preda agli spasmi. Ma il dettaglio più agghiacciante è un altro: i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, non hanno chiamato il 118, ma a farlo è stato – per fortuna – un amico che li ha trovati in quelle condizioni. Quando i primi soccorritori sono arrivati sul posto, le condizioni di Catherine erano talmente serie che è stato necessario interpellare l’elisoccorso. L’intera famiglia è stata divisa e trasportata in due ospedali diversi, a Chieti e Vasto, dove solo grazie alle lavande gastriche si è evitato il peggio.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76755" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/03/La-favola-dark-della-famiglia-nel-bosco-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>I funghi responsabili dell’avvelenamento erano due tipi di russule tossiche e in parte velenose: la Russula torulosa e la Russula emetica, che ai non esperti appaiono simili ad altre russule commestibili. Una dimostrazione plastica di come in realtà non necessariamente chi si proclama “figlio della natura”, come i due genitori della famiglia in questione, sia competente in materia di natura stessa o conosca adeguatamente ciò che raccoglie e mangia.</p>
<p>Nelle settimane successive, Catherine ha cercato di minimizzare l’accaduto sostenendo si fosse trattato «solo di indigestione», una versione che stride drammaticamente con la necessità di un intervento tempestivo e lavande gastriche d’urgenza. Eppure, da questa vicenda che grida trascuratezza, è nato uno dei casi mediatici più grotteschi e rivelativi dell’Italia contemporanea, capace di trasformare due adulti che hanno messo a rischio la vita dei propri figli in simboli romantici di una purezza perduta.</p>
<p>Nathan Trevallion e Catherine Birmingham hanno scelto di vivere in un rudere fatiscente privo di acqua corrente, elettricità, gas e servizi igienici interni. Il loro bagno interno era stato trasformato in un bagno a secco esterno «per adeguarlo a modalità di vita rispettose dell’ambiente», secondo quanto riportato dal sindaco di Palmoli. Acqua non potabile prelevata da un pozzo, un pannellino fotovoltaico per affrontare gli inverni rigidi dell’Appennino abruzzese, neanche l’ombra di socializzazione per i bambini e istruzione parentale in una famiglia in cui, come emerso successivamente, i genitori stessi hanno ammesso di non aver compreso l’ordinanza del tribunale perché «scritta in italiano». Recentemente, a dirla tutta, si sarebbe scoperto che i bambini sono addirittura analfabeti.</p>
<p>I Trevallion vivono una sorta di religione di Madre Natura ma, come visto, evidentemente non la conoscono così bene. Soprattutto non conoscono i funghi che raccolgono e che poi danno da mangiare non solo a sé stessi, ma anche ai propri figli. Ma invece di sollevare interrogativi sulla capacità di questi genitori di proteggere i propri figli, in Italia è scattato il riflesso condizionato dello scandalo al contrario: «Poveri, puri, senza smartphone, lontani dalla scuola che forma automi». La narrazione perfetta per chi non ha letto una riga degli atti processuali ma ha già pronta la propria opinione preconfezionata, condita di antimodernismo e diffidenza verso lo Stato.</p>
<p>Sull’avvelenamento è partita la prima indagine dei carabinieri, che hanno poi allertato i servizi sociali aprendo la trafila giuridica approdata al Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Quando i servizi sociali, colpevolmente impegnati a fare il proprio lavoro, sono intervenuti, hanno scoperto un quadro preoccupante: oltre alle condizioni abitative inadeguate, i bambini non avevano un pediatra di riferimento, non erano completamente vaccinati (pur avendo ricevuto, pare, alcune vaccinazioni alla nascita) e vivevano in una situazione di «sostanziale abbandono» secondo le relazioni ufficiali. Il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha quindi disposto l’allontanamento dei tre bambini, che sono stati trasferiti in una comunità educativa insieme alla madre per un periodo di osservazione.</p>
<p><span class="pullquote">La risposta dell’opinione pubblica italiana è stata immediata</span> e spettacolare: petizioni, video virali sui «ladri di figli», teorie complottiste su presunte lobby dell’eolico che vorrebbero espropriare il terreno e ovviamente l’immancabile intervento della politica.</p>
<p>Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha cavalcato la vicenda con la sua consueta, raffinata sensibilità istituzionale e ha dato il suo prezzo definendo l’accaduto «un sequestro di tre bambini portati via in maniera indegna» e concludendo con un postscriptum significativo: «Assistenti sociali, avvocati e giudici sono sempre attesi nei campi Rom abusivi di tutta Italia». Un delicatissimo paragone razzista che rivela l’approccio selettivo alla legalità: famiglia bianca anglo-australiana in condizioni igieniche precarie? Eroi da difendere. Rom nelle stesse condizioni? Problema da sgomberare.</p>
<p>Mentre dilagavano i video romantici della famiglia felice intorno alla tavola (perché, come ci insegna il caso Franzoni, le foto sorridenti prima di una tragedia non significano nulla), emergevano dettagli inquietanti della vicenda. Durante i tentativi dei servizi sociali di garantire assistenza sanitaria ai bambini, Nathan Trevallion ha avanzato una richiesta che definire arrogante è riduttivo: 50.000 euro per ogni figlio, per un totale di 150.000 euro, come “garanzia” per permettere visite mediche, prelievi del sangue e una valutazione neuropsichiatrica infantile.</p>
<p>Stando all’opinione del sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, questa richiesta è stata avanzata «in maniera provocatoria», ma rivela un atteggiamento di fondo profondamente problematico: i genitori hanno sistematicamente rifiutato ogni forma di collaborazione con i servizi sociali, impedendo l’accesso all’abitazione e il contatto diretto con i minori. Avevano concordato un percorso condiviso con il Comune per la ristrutturazione della casa, visite sanitarie e incontri psico-educativi settimanali, ma hanno successivamente dichiarato di «non essere più interessati».</p>
<p>Ed ecco il colpo di scena finale: di fronte alla prospettiva di perdere i figli, la comunità locale si è mobilitata. Giuseppe Masciulli ha offerto gratuitamente alla famiglia un’abitazione in paese con tre camere da letto, cucina, soggiorno, due bagni completi, tutte le utenze, riscaldamento a metano e caminetto a legna. Si è organizzata una colletta per ristrutturare il casolare nel bosco. La famiglia ha accettato entrambe le offerte.</p>
<p>Il paradosso è stridente: in un Paese che manca di asili nido e fondi essenziali, si materializza magicamente un casale gratuito per chi ha rifiutato ogni aiuto istituzionale e messo a rischio la vita dei propri figli. Questa è, chiaramente, la solidarietà selettiva dell’Italia delle emergenze emotive, che ignora sistematicamente le povertà quotidiane ma si commuove per i “pionieri del niente” purché abbiano la pelle del colore giusto.</p>
<p>Secondo quanto circolato nel dibattito pubblico, Catherine Birmingham si presenterebbe come “curatrice” e guida spirituale, offrendo servizi di “healing” e consulenze che spaziano dalla rielaborazione di traumi alla guarigione energetica sino a giungere alla capacità di rintracciare animali smarriti, in un catalogo che mescola lessico pseudoscientifico e pratiche esoteriche.</p>
<p>Il contrasto con la retorica anti-sistema sarebbe evidente: mentre si celebrava la vita essenziale nei boschi lontana dalle “perversioni del mondo moderno”, si utilizzerebbero piattaforme digitali e sistemi di pagamento elettronico per monetizzare servizi non sottoposti ad alcun controllo deontologico o scientifico. Da un lato si rifiuterebbero vaccini e pediatri, dall’altro si sfrutterebbe internet per vendere “guarigioni” che si collocano fuori da ogni verifica.</p>
<p><span class="pullquote">La vicenda solleva interrogativi scomodi</span>. Perché due australiani hanno scelto di vivere questa vita “naturalistica” proprio in Italia e non in Australia, dove le normative sulla tutela dei minori avrebbero probabilmente posto limiti più stringenti fin dall’inizio? Perché chi predica il ritorno alla natura e la vita senza contaminazioni poi usa smartphone e computer per lavorare online? E soprattutto: perché chi non riesce a comprendere un’ordinanza in italiano si arroga il diritto di fare istruzione parentale ai propri figli, e poi non è nemmeno in grado di alfabetizzarli?</p>
<p>La realtà è che la “famiglia nel bosco” è diventata uno specchio deformante delle contraddizioni italiane: l’antimodernismo ideologico, la diffidenza verso le istituzioni, il razzismo selettivo, la tendenza a trasformare ogni vicenda giudiziaria in una battaglia ideologica senza conoscere gli atti. Nel frattempo, i protagonisti di questa storia hanno ora accettato di vaccinare i figli e di permettere un’insegnante per l’istruzione domiciliare, dimostrando che forse non erano poi così contrari alla modernità quando il prezzo da pagare si fa concreto.</p>
<p>Ora che la famiglia Trevallion-Birmingham ha ottenuto un’abitazione gratuita e la comunità si è mobilitata per ristrutturare la loro proprietà, forse è il momento di chiedersi: quante altre famiglie in difficoltà, italiane, senza l’aureola romantica del “ritorno alla natura” e senza il privilegio della pelle bianca, avrebbero ricevuto lo stesso trattamento? La risposta, purtroppo, la conosciamo già. E dice molto di più sulla società italiana di quanto qualsiasi discorso sul “buon selvaggio” potrebbe mai rivelare.</p>
<p><strong>Micaela Grosso</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>Confessionalismo in salsa britannica e tanto altro sul n. 1/2026 della rivista Nessun Dogma</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:27:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il nuovo numero del bimestrale dell&#8217;Uaar <a href="https://rivista.nessundogma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://rivista.nessundogma.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1583911345263000&amp;usg=AFQjCNFa9Qp08cg3F0iKPgvt2_g-g61Arg"><em>Nessun Dogma &#8211; Agire laico per un mondo più umano</em></a>. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l&#8217;impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.</p>
<p>La copertina del numero 1/2026 di Paolo Ferrarini vuole rappresentare l&#8217;influenza che ha ancora la Chiesa anglicana dentro le istituzioni del Regno Unito, nonché l&#8217;anacronismo di questa situazione in un contesto laico e moderno. Alcuni articoli di questa uscita trattano la questione. Valentino Salvatore tratteggia la storia e le evoluzioni recenti del confessionalismo anglicano, ora declinato in chiave multiculturalista, e delle sue contraddizioni molto evidenti in un Paese sempre più secolarizzato. Nicola Nobili si dedica invece alle diatribe interne della confessione anglicana, con la prospettiva sempre più concreta di uno scisma per le divergenze su temi come coppie lgbt e ordinazione delle donne.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76749" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-768x403.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-650x341.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Confessionalismo-in-salsa-britannica-e-tanto-altro-sul-n-1-2026-della-rivista-Nessun-Dogma-1024x537.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. La responsabile iniziative legali Adele Orioli esamina in punta di diritto la questione dell&#8217;impazzare dei riti religiosi a scuola, soprattutto durante le festività. L&#8217;avvocato Alessandro Cirelli fa il punto sulla questione del fine vita in Italia, in particolare sui limiti imposti alle Regioni e sui rischi di una legge clericale a livello nazionale. Il nostro addetto stampa Daniele Passanante tratta dei corsi prematrimoniali laici organizzati da diversi Comuni e dell&#8217;avanzamento dei matrimoni non religiosi. Il giornalista Federico Tulli fa un&#8217;inchiesta sull&#8217;ennesimo privilegio clericale: l&#8217;esenzione dalle tasse universitarie per i membri permanenti di ordini religiosi cattolici. La referente per l&#8217;Uaar in Spagna Federica Marzioni presenta il caso di una fondazione cattolica che a Madrid si è segnalata per la sua vistosa &#8220;conversione&#8221; alla speculazione edilizia, emblematico del peso che ha l&#8217;immobiliarismo clericale sulla vivibilità in tante città. Il direttore della rivista Raffaele Carcano riflette su come interpretare il &#8220;paradosso nordico&#8221; e di come questo sia usato come paravento dai clericali nostrani per frenare qualsiasi avanzamento sull&#8217;educazione sessuale e affettiva. In questa uscita vi presentiamo inoltre la traduzione di un articolo di Nathan H. Lents e Samantha Vee, tratto da <em>Skeptical Inquirer</em>, che approfondisce i modi in cui la rivoluzione darwiniana sta impattando sulla medicina. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso tratta la questione, sempre più sentita, dell&#8217;impatto che gli articoli scientifici ritirati possono avere sulla credibilità della ricerca. Paolo Ferrarini ci invita a riflettere sullo sdoganamento della &#8220;stronzaggine&#8221;, soprattutto a opera della destra populista. Dal canto suo Micaela Grosso dedica una impietosa disamina al caso della &#8220;famiglia nel bosco&#8221;.</p>
<p>Su <em>Nessun Dogma</em> diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell&#8217;associazione. La responsabile circolo Irene Tartaglia stavolta ci presenta il circolo Uaar di Bologna.</p>
<p>Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’<em>Osservatorio laico</em> dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. <em>Impegnarsi a ragion veduta</em> a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell&#8217;associazione <a href="https://www.uaar.it/uaar/territorio/">sul territorio</a> a cura della responsabile circoli Irene Tartaglia. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione <em>Arte e ragione</em> in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di <em>Agire laico</em> per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.</p>
<p>Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato <em>Brexit</em>.</p>
<p><em>Sono passati dieci anni da quando i cittadini del Regno Unito decisero, </em><em>in un referendum, di uscire dall’Unione europea. A dirla tutta, </em><em>però, la Manica si stava allargando già da molto tempo. Il quadro </em><em>istituzionale di quel Paese è rimasto fermo alla regina Elisabetta (la </em><em>prima, non la seconda), e rimane l’unica nazione europea in cui i </em><em>vescovi siedono ancora in parlamento, con il capo di Stato che è </em><em>anche bizzarramente capo dell’altrettanto curiosa Chiesa di Stato.<br />
</em><br />
<em>L’anomalia britannica ci insegna che anche le più antiche e solide </em><em>democrazie, se non si rinnovano, rischiano pian piano di appassire. </em><em>Ma ci insegna anche che il rinnovamento può essere altrettanto irrazionale, </em><em>tra le derive sempre più marcate in favore del comunitarismo </em><em>religioso e la svolta verso il nazionalismo cristiano di estrema destra. </em><em>Quest’ultima sarebbe l’ennesima scelta stravagante: risolvere i guai </em><em>creati dalla Brexit premiando chi l’ha voluta.</em></p>
<p><em>Paradossalmente, però, in tal modo governerebbero forze politiche </em><em>che, in Europa, al potere ci sono già. In Italia, per esempio. Dove </em><em>alcuni ministri promuovono politiche del tipo “niente sesso, siamo </em><em>clericali”, e dove canti religiosi, messe e presepi imperversano in </em><em>contesti pubblici più spesso della pioggia a Londra. E dove è emigrato </em><em>il papà (inglese) della “famiglia nel bosco”.</em><br />
<em><br />
OK: gli inglesi ci hanno dato anche tante nozioni utili, a partire dal </em><em>darwinismo. Confidiamo che riflettere sulle loro vicende (e, come </em><em>sempre, su tante altre) si possa rivelare proficuo – per quanto non </em><em>altrettanto rivoluzionario.</em><br />
<em><br />
Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino</em></p>
<p><strong><br />
La redazione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>La clericalata della settimana, 8: il Comune dell’Aquila promuove la cultura del giubileo</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/02/23/la-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 16:16:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clericalate]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”. La clericalata della settimana è del Comune dell’Aquila che...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/02/23/la-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo/" title="Read La clericalata della settimana, 8: il Comune dell’Aquila promuove la cultura del giubileo">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La clericalata della settimana è del </span><a href="https://www.laquilablog.it/perdonanza-oltre-500-studenti-realizzano-il-gioco-del-99-tra-storia-identita-e-creativita/"><span style="font-weight: 400;">Comune dell’Aquila</span></a><span style="font-weight: 400;"> che</span></p>
<h3 class="clericalata" style="text-align: left;">ha promosso, assieme all’Ufficio scolastico regionale e al Comitato Perdonanza, il progetto “A scuola di Perdonanza” per diffondere nelle scuole la conoscenza del primo giubileo e della figura di papa Celestino V.</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’ambito del progetto quest’anno nella sala conferenze di Palazzo Margherita, sede del Comune, c’è stata la presentazione di un gioco da tavolo, chiamato “Gioco del 99” (che richiama il numero di castelli fondatori della città). Per l’occasione sono intervenuti il sindaco Pierluigi Biondi (presidente del Comitato Perdonanza), il vicesindaco e coordinatore dello stesso comitato Raffaele Daniele, il giornalista e referente del progetto per il comitato Alberto Orsini. L’elaborazione del gioco clericale ha visto il coinvolgimento di oltre 500 studenti di più di dieci istituti scolastici nei Comuni di L’Aquila, Barisciano, Cagnano Amiterno, Fossa, Lucoli, Montereale, Ocre, Pizzoli, Poggio Picenze, San Demetrio ne’ Vestini, Scoppito e Tornimparte.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le istituzioni hanno partecipato alle celebrazioni per l’ostensione delle ossa di san Francesco d’Assisi presso la basilica inferiore, in occasione degli 800 anni dalla morte. Il 21 febbraio il sindaco di Assisi Valter Stoppini e la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti </span><a href="https://www.facebook.com/cittadiassisi/posts/pfbid0oubm5FWeyF3GMQ7guwC8MWu88AFmjiVN12zVUoHtXfPmGegnoWktMGFm9KKwe1qBl"><span style="font-weight: 400;">erano</span></a><span style="font-weight: 400;"> alla conferenza stampa presso la Sala Cimabue del Centro Convegni Colle Paradiso, assieme ad esponenti del clero. Il primo cittadino ha proclamato che questo tempo «non appartiene solo ai credenti, ma all’umanità intera». Il giorno dopo </span><a href="https://www.facebook.com/cittadiassisi/posts/pfbid035RGhiNUmcCqdy6Hmz2FgkTbdfKDvJcqBLUuUoakuc5VPXoNDGDzCDeUsS7Qz96jkl"><span style="font-weight: 400;">è stata officiata</span></a><span style="font-weight: 400;"> la messa di apertura dell’ostensione, nella basilica superiore, presieduta dal cardinale Angel Fernandez Artime, pro-prefetto del Dicastero vaticano per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e legato pontificio per le basiliche papali di Assisi, alla presenza delle istituzioni civili e religiose, </span><a href="https://www.facebook.com/valterstoppiniassisi/posts/pfbid0xYL1EUyKYefHAUmS4xRxvux5igfNRSK3NStAsjTB1DveX1iXtZotQQ5UEj1RXsWYl"><span style="font-weight: 400;">compreso il sindaco</span></a><span style="font-weight: 400;">. La cerimonia </span><a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2026/2/21/san-francesco-oggi-la-prima-ostensione-pubblica-e-prolungata-delle-spoglie-mortali/"><span style="font-weight: 400;">è stata trasmessa</span></a><span style="font-weight: 400;"> in diretta su Rai1 all’interno del programma “A Sua Immagine”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera Lorenzo Fontana, nonché il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Matteo Piantedosi, Marina Elvira Calderone, Giuseppe Valditara, Anna Maria Bernini, Giancarlo Giorgetti, Andrea Abodi ed Eugenia Roccella </span><a href="https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_17/patti-lateranensi-il-97esimo-anniversario-con-il-presidente-mattarella-meloni-e-la-stretta-di-mano-con-il-cardinale-parolin-a3157648-d168-435d-a50f-945c8bc00xlk.shtml"><span style="font-weight: 400;">hanno partecipato</span></a><span style="font-weight: 400;"> alle “tradizionali” celebrazioni per l’anniversario dei Patti Lateranensi e del nuovo Concordato a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede. A Mattarella, durante l’evento, è stata mostrata una reliquia di san Francesco: una calza indossata dal santo con tracce di sangue attribuite alle stimmate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Università “La Sapienza” di Roma </span><a href="https://azionecattolica.it/incontri/xlvi-convegno-bachelet/"><span style="font-weight: 400;">ha ospitato</span></a><span style="font-weight: 400;"> in collaborazione con Azione Cattolica e Istituto Bachelet una delle due giornate del convegno per i cento anni della nascita di Vittorio Bachelet, giurista cattolico assassinato dalle Brigate Rosse all’interno dell’ateneo, con tanto di messa presieduta dal vicario di Roma cardinale Baldassarre Reina presso la cappella universitaria. </span><a href="https://www.romasette.it/il-presidente-mattarella-al-convegno-bachelet/"><span style="font-weight: 400;">Ha partecipato</span></a><span style="font-weight: 400;"> all’iniziativa anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Ministero dell’Istruzione e del Merito </span><a href="https://azionecattolica.it/wp-content/uploads/2026/01/EsoneroInsegnanti_ConvegnoBachelet2026.pdf"><span style="font-weight: 400;">ha garantito</span></a><span style="font-weight: 400;"> l’esonero dal servizio agli insegnanti per la partecipazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Comune di Sasso Marconi (BO) </span><a href="https://myportal-cg972-nrc-prod.apps.nrc.lepida.it/myportal/C_G972/api/content/download?id=699334f33bc89f009b7a4399"><span style="font-weight: 400;">ha accolto</span></a><span style="font-weight: 400;"> in municipio l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi per un incontro con le istituzioni. L’appuntamento rientrava tra quelli in zona nell’ambito della sua visita pastorale, una sorta di ispezione territoriale da parte del vescovo sui fedeli e sul rispetto della dottrina cattolica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Futuro Nazionale, il nuovo partito del generale Roberto Vannacci, </span><a href="https://www.fanpage.it/politica/futuro-nazionale-di-vannacci-presenta-lo-statuto-cosa-dice-su-teoria-gender-aborto-e-eutanasia/"><span style="font-weight: 400;">ha debuttato</span></a><span style="font-weight: 400;"> con un manifesto all’insegna di un confessionalismo identitario ancora più marcato. L’«identità tradizionale italiana» è descritta come «radicata nel diritto romano, nel pensiero greco, nell&#8217;eroismo romano e cavalleresco e nella mirabile sintesi di questi operata dalla civiltà cristiana». Tra i punti fondamentali, la «libertà di educazione» (espressione di solito usata per rivendicare il sostegno alle scuole paritarie) e la difesa della vita «dal concepimento fino alla morte» (quindi apertamente contro l’autodeterminazione sull’aborto e sul fine vita). Il partito proclama poi di schierarsi in una «lotta coraggiosa ai progetti di creazione del nuovo senso comune» che comprenderebbe «ideologia gender, ideologia woke, cancel culture». La famiglia è ridotta a «quella creata dall’amore di un uomo e di una donna» e nel ribadirlo non mancano toni polemici verso il centrodestra al governo, accusato di incoerenza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’eurodeputata Ilaria Salis (Alleanza Verdi e Sinistra) in un post sui social </span><a href="https://www.facebook.com/61559837297779/photos/oggi-per-una-singolare-congiunzione-astrale-iniziano-insieme-il-ramadan-musulman/122208754772327909/"><span style="font-weight: 400;">ha fatto</span></a><span style="font-weight: 400;"> gli auguri in contemporanea per l’inizio del digiuno del Ramadan e della quaresima cristiana, che cadono quest’anno lo stesso giorno, non lesinando una spruzzata di multiconfessionalismo. «Per molto tempo in Europa, per diverse ragioni, il socialismo ha guardato alla religione con diffidenza, quando non con aperta ostilità» – ha commentato la parlamentare europea – «Oggi, però, non deve più essere così. Possiamo riconoscere nella dimensione spirituale &#8211; qualunque sia la tradizione di riferimento &#8211; uno spazio di interrogazione etica, di tensione alla giustizia, di costruzione di comunità. Non solo e necessariamente un terreno di contrapposizione, ma anche un possibile luogo di alleanza».</span></p>
<p><strong>La redazione</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F23%2Fla-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo%2F&amp;linkname=La%20clericalata%20della%20settimana%2C%208%3A%20il%20Comune%20dell%E2%80%99Aquila%20promuove%20la%20cultura%20del%20giubileo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F23%2Fla-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo%2F&amp;linkname=La%20clericalata%20della%20settimana%2C%208%3A%20il%20Comune%20dell%E2%80%99Aquila%20promuove%20la%20cultura%20del%20giubileo" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_mastodon" href="https://www.addtoany.com/add_to/mastodon?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F23%2Fla-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo%2F&amp;linkname=La%20clericalata%20della%20settimana%2C%208%3A%20il%20Comune%20dell%E2%80%99Aquila%20promuove%20la%20cultura%20del%20giubileo" title="Mastodon" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F23%2Fla-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo%2F&amp;linkname=La%20clericalata%20della%20settimana%2C%208%3A%20il%20Comune%20dell%E2%80%99Aquila%20promuove%20la%20cultura%20del%20giubileo" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fblog.uaar.it%2F2026%2F02%2F23%2Fla-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo%2F&#038;title=La%20clericalata%20della%20settimana%2C%208%3A%20il%20Comune%20dell%E2%80%99Aquila%20promuove%20la%20cultura%20del%20giubileo" data-a2a-url="https://blog.uaar.it/2026/02/23/la-clericalata-della-settimana-8-il-comune-dellaquila-promuove-la-cultura-del-giubileo/" data-a2a-title="La clericalata della settimana, 8: il Comune dell’Aquila promuove la cultura del giubileo"></a></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Apostasía Colectiva Matilde Landa: la laicità come atto di memoria storica</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2026/02/22/apostasia-colectiva-matilde-landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 10:00:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[Nasce in Spagna una campagna di apostasia collettiva come denuncia della persistente influenza clericale nello Stato. Affronta il tema Federica Marzioni sul numero 5/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Nel cuore della Spagna ancora attraversata da tensioni irrisolte tra religione e Stato, un’iniziativa collettiva mina le fondamenta strutturali e simboliche del potere clericale. Si tratta del progetto “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, una rinuncia manifesta e consapevole alla religione cattolica, che...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/02/22/apostasia-colectiva-matilde-landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica/" title="Read Apostasía Colectiva Matilde Landa: la laicità come atto di memoria storica">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nasce in Spagna una campagna di apostasia collettiva come denuncia della persistente influenza clericale nello Stato. Affronta il tema Federica Marzioni sul numero 5/2025 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
<hr />
<p>Nel cuore della Spagna ancora attraversata da tensioni irrisolte tra religione e Stato, un’iniziativa collettiva mina le fondamenta strutturali e simboliche del potere clericale. Si tratta del progetto “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, una rinuncia manifesta e consapevole alla religione cattolica, che si fa anche esercizio di memoria storica.</p>
<p><span class="pullquote">La campagna è stata lanciata lo scorso 7 aprile</span> ed è promossa da una piattaforma di cittadine e cittadini di Madrid inizialmente accomunati da una medesima passione, quella delle passeggiate urbane che ripercorrono i sentieri della memoria storica attraverso l’architettura e il tracciato della città. Al principio dell’anno, il collettivo decide di fare un ulteriore passo: spezzare il silenzio attorno a una parte della storia spagnola, volutamente rimossa, passando a un’azione tesa a mettere in discussione l’ingerenza ecclesiastica nella vita civile in Spagna.</p>
<img class="alignnone size-full wp-image-76727" src="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Apostasia-Colectiva-Matilde-Landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica.jpg" alt="" width="100%" srcset="https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Apostasia-Colectiva-Matilde-Landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica.jpg 1200w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Apostasia-Colectiva-Matilde-Landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica-768x402.jpg 768w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Apostasia-Colectiva-Matilde-Landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica-650x340.jpg 650w, https://blog.uaar.it/wp-content/uploads/2026/02/Apostasia-Colectiva-Matilde-Landa-la-laicita-come-atto-di-memoria-storica-1024x536.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<p>Nasce così il collettivo “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, con una doppia finalità: la promozione della laicità attraverso attività culturali e il consolidamento di uno “spazio di consulenza” per chi sceglie di formalizzare la propria rinuncia all’appartenenza alla chiesa cattolica (il procedimento è simile all’iter italiano). Ho avuto l’opportunità di conoscere a Madrid una delle promotrici, l’attivista Victoria Morán, che nel corso della nostra conversazione sottolinea più volte l’urgenza di dare risposta a un intenzionale vuoto informativo intorno al libero esercizio del diritto all’apostasia.</p>
<p>Il nome scelto per questa campagna non è casuale. Matilde Landa è una figura dimenticata dai libri di scuola, invisibile nella toponomastica e appena presente nelle commemorazioni militanti: antifranchista, atea, impegnata nella difesa a oltranza dei diritti delle donne.</p>
<p>Matilde Landa nacque a Badajoz (Extremadura) nel 1904, in una famiglia atea e repubblicana. Intellettuale autodidatta, attivista politica nelle fila del partito comunista spagnolo, durante la guerra civile ricoprì ruoli fondamentali nell’organizzazione degli aiuti ai civili, negli ospedali e nel soccorso ai prigionieri politici. Dopo la sconfitta della Repubblica, fu incarcerata dal regime franchista e detenuta nella prigione femminile di Ventas.</p>
<p>La sua cella si trasformò in un luogo di solidarietà tra detenute politiche, sede di un improvvisato punto di aiuto legale, l’“Oficina de Penadas” (L’ufficio delle condannate). Trasferita più tardi presso il carcere di Palma di Maiorca, subì torture fisiche e pressioni psicologiche costanti, alle quali Matilde non cedette mai. Quando fu ordinata la sua conversione forzata al cattolicesimo e programmato il suo battesimo pubblico, preferì gettarsi dal tetto della prigione.</p>
<p>Il suo suicidio fu l’ultimo atto di un’esistenza spesa per la libertà, la dignità e la coerenza. Per anni, il suo nome è rimasto ai margini della storia ufficiale. Era il 26 settembre 1942. Oggi, quell’atto estremo di rifiuto, grazie a un’iniziativa dal basso, è simbolo di una ribellione civile contro la complicità storica e presente tra Chiesa e potere politico. L’iniziativa ha raccolto centinaia di adesioni in diverse città spagnole: da Madrid a Barcellona, da Palma di Maiorca a Siviglia.</p>
<p>In molti casi, si è scelto di presentare congiuntamente le dichiarazioni di apostasia alle autorità ecclesiastiche locali, in chiave di rivendicazione collettiva. In un Paese dove le fosse comuni del franchismo restano ancora parzialmente inesplorate e dove la transizione democratica è avvenuta senza fare davvero i conti con i crimini della dittatura, l’“apostasia Matilde Landa” mette in discussione l’intera architettura della rimozione.</p>
<p>La memoria storica diviene una vera e propria pratica laica: scegliere di uscire dai registri ecclesiastici è rivendicare pubblicamente una rottura con la continuità clericale che pervade ancora l’educazione pubblica, i finanziamenti statali alle confessioni religiose e la narrazione cattolica della storia nazionale. L’articolo 16.3 della Costituzione spagnola del 1978 riflette il modo in cui lo Stato, pur dichiarandosi aconfessionale, continua a intrattenere rapporti istituzionali privilegiati con le religioni, in particolare con la chiesa cattolica.</p>
<p>Testo dell’articolo 16.3: «I poteri pubblici terranno conto delle convinzioni religiose della società spagnola e manterranno conseguenti rapporti di cooperazione con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni». Da una parte, lo Stato si proclama aconfessionale (articolo 16.1: «lo Stato garantisce la libertà ideologica, religiosa e di culto degli individui e delle comunità, con l’unico limite di tutelare l’ordine pubblico»); subito dopo (articolo 16.3) riconosce esplicitamente un rapporto privilegiato con la Chiesa cattolica, nominata per prima e distinta dalle «altre confessioni», quale favoritismo istituzionale. <span class="pullquote">La religione non dovrebbe avere spazio nell’ambito pubblico</span>, nell’istruzione, nella sanità e nella legislazione (articolo 16.1) tuttavia, grazie all’articolo 16.3:</p>
<ul>
<li>La religione cattolica continua a essere insegnata nelle scuole pubbliche.</li>
<li>Le confessioni religiose hanno diritto all’assistenza spirituale nelle carceri, ospedali e forze armate, con fondi pubblici.</li>
<li>Lo Stato finanzia indirettamente la Chiesa cattolica tramite l’Irpf (imposta sul reddito).</li>
</ul>
<p>C’è di più. Mentre lo Stato spagnolo riconosce le credenze religiose, non si fa menzione delle concezioni non religiose della vita. Non viene contemplato il diritto a non credere.</p>
<p>Per ora, tutto il mondo è paese.</p>
<p>La piattaforma “Apostasía Colectiva Matilde Landa” si propone di sostenere chi sceglie di apostatare, di raccoglierne l’esperienza e far luce sull’opacità delle statistiche. In Spagna non esistono dati ufficiali e centralizzati sul numero di persone uscite dai registri della Chiesa perché quest’ultima non è vincolata ad alcun obbligo legale di trasparenza. Molte diocesi rifiutano di annotare formalmente l’apostasia nei registri battesimali. L’Agenzia spagnola per la privacy (Aepd) riceve alcune richieste di cancellazione dei dati religiosi ma si tratta solo di una parte dei casi totali. Secondo il Cis (Centro de investigaciones sociológicas), oltre il 30% della popolazione si dichiara non credente ma non necessariamente ha apostatato.</p>
<p>Il rapporto <em><i><a href="http://go.uaar.it/4tqetqa">Laicità in cifre 2024</a> </i></em>a cura della Fondazione Ferrer i Guardia (novembre 2024)<sup>1</sup> analizza il ruolo della laicità nella difesa dei valori democratici e come strumento di risposta ai discorsi d’odio. La laicità è intesa non solo come separazione tra Stato e religione, ma come difesa del pensiero critico, della razionalità e della libertà di coscienza. Si stima che:</p>
<ul>
<li>Il numero di persone non credenti in Spagna ha raggiunto livelli storici. La percentuale della popolazione totale (48 milioni di abitanti) che si dichiara cattolica è scesa dal 79 % circa nel 2005 al 55–56 % nel 2024. Attualmente, circa il 39–42 % della popolazione si dichiara atea, agnostica o indifferente.</li>
<li>I giovani sotto i 44 anni si dichiarano prevalentemente non religiosi.</li>
<li>La religiosità è più alta tra gli uomini rispetto alle donne (10 punti di differenza).</li>
<li>Catalogna e Paesi Baschi sono le regioni a più alta maggioranza di non credenti.</li>
<li>Calano i praticanti religiosi: dal 59% (2000) al 32,5% (2024). La partecipazione a riti religiosi si concentra sempre meno sulla pratica e più su eventi sociali (manifestazioni, volontariato, eccetera).</li>
<li>La Chiesa cattolica riceve lo 0,7% dell’Irpf (dichiarazione dei redditi), cioè 1 contribuente su 10 seleziona <em><i>solamente </i></em>la casella per la Chiesa. Nel 2023 sono stati assegnati alla chiesa cattolica 273,8 milioni di euro, ciò significa che le donazioni alla Chiesa sono in calo ma quelle combinate (Chiesa + fini sociali) si stabilizzano.</li>
<li>Il 20% degli studenti è iscritto a scuole confessionali, quasi tutte sovvenzionate dallo Stato. In regioni come Castiglia e León o La Rioja, oltre il 30% degli alunni frequenta scuole cattoliche. In Catalogna, Paesi Baschi e Baleari, la maggioranza degli studenti non segue l’insegnamento della religione cattolica.</li>
<li>Cresce l’adesione ad attività alternative alla religione, specialmente nella scuola pubblica. Si riducono sia gli studenti che frequentano religione sia i docenti di religione (da 40.000 a 35.799 in due anni).</li>
<li>Le unioni civili sono l’80% in Spagna; in Catalogna raggiungono il 90%.</li>
<li>Per la prima volta, nel 2022, i nati fuori dal matrimonio superano il 50%.</li>
</ul>
<p>Il rapporto dimostra una crescente secolarizzazione della società spagnola, con una netta diminuzione della religiosità praticata. La laicità è vista come strumento chiave per difendere la democrazia, la diversità e i diritti umani. Eppure il processo di secolarizzazione non comporta ancora una esplicita volontà di azione politica che neghi il supporto istituzionale alla chiesa cattolica. Così come il calo della popolazione che si dichiara credente non implica un’apostasia formale. La campagna “Apostasía Colectiva Matilde Landa” rappresenta un’iniziativa necessaria.</p>
<p>Il 26 giugno circa quindici persone si sono date appuntamento presso l’arcidiocesi di Madrid per una richiesta collettiva di apostasia. È stato loro intimato di entrare uno alla volta, benché non esista alcun divieto di svolgere accompagnati una qualsiasi pratica. Alcune richieste non sono state ammesse perché non allegavano la copia autenticata del documento d’identità, benché la normativa indichi che sia sufficiente la fotocopia del documento d’identità.</p>
<p>Ancora una volta, tutto il mondo è paese.</p>
<p><strong>Federica Marzioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
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		<title>La clericalata della settimana, 7: le istituzioni si mobilitano per la croce di Niscemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 16:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clericalate]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”. La clericalata della settimana è delle istituzioni che hanno...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/02/16/la-clericalata-della-settimana-7-le-istituzioni-si-mobilitano-per-la-croce-di-niscemi/" title="Read La clericalata della settimana, 7: le istituzioni si mobilitano per la croce di Niscemi">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La clericalata della settimana è delle </span><a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/02/10/crollo-croce-niscemi-recupero"><span style="font-weight: 400;">istituzioni</span></a><span style="font-weight: 400;"> che</span></p>
<h3 class="clericalata" style="text-align: left;">hanno promosso le operazioni per il recupero della croce posta in una piazza di Niscemi, franata nel burrone causato dal recente ciclone Harry.</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Il monumento era stato posizionato per ricordare la chiesa delle Sante Croci, edificata nei dintorni e crollata con la frana del 1997, e sarà ora restaurato per un successivo ricollocamento. Il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano ha incontrato per l’occasione il sindaco Massimiliano Conti e ha voluto fortemente l’intervento come «gesto per continuare a dare speranza ai cittadini». L’operazione è stata effettuata grazie all’intervento congiunto del Nucleo operativo centrale di sicurezza della Polizia, dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, mediante l’utilizzo di un drone e di squadre specializzate che hanno operato in condizioni molto difficili e in una zona impervia a causa della frana.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’onorevole Ignazio Abbate, presidente della I Commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana, a seguito del ciclone Harry che ha devastato la Sicilia </span><a href="https://www.lasicilia.it/news/politica/3017669/modica-e-il-caso-del-cimitero-e-scontro-tra-l-on-abbate-e-il-pd.html"><span style="font-weight: 400;">ha chiesto</span></a><span style="font-weight: 400;"> alle istituzioni locali di prendere provvedimenti specifici per la messa in sicurezza dei soli cimiteri delle confraternite religiose.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La dirigenza della scuola elementare “V. Bottego” di Quarto d’Asti </span><a href="https://www.atnews.it/2026/02/il-vescovo-di-asti-marco-prastaro-in-visita-alla-scuola-v-bottego-di-quarto-dasti-279258"><span style="font-weight: 400;">ha accolto</span></a><span style="font-weight: 400;"> il vescovo Marco Prastaro per una visita pastorale cui hanno partecipato alunni, insegnanti e collaboratori scolastici.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il consigliere comunale di Formigine (MO) Costantino Righi Riva </span><a href="https://video.corriere.it/cronaca/-il-diritto-di-voto-alle-donne-e-un-attacco-all-unita-familiare-l-intervento-choc-in-consiglio-comunale-a-formigine/9d1ce13d-2f07-47ea-b4bb-0a0c66e1exlk"><span style="font-weight: 400;">ha lanciato</span></a><span style="font-weight: 400;"> in aula un attacco a tutto campo ai diritti delle donne, proprio mentre si discutevano le iniziative per gli 80 anni dall’introduzione del voto femminile in Italia. Il consigliere, esponente della Lista Civica per Cambiare Formigine e candidato sindaco per il centrodestra nel 2019, ha detto che il voto alle donne è stato riconosciuto solo nel 1946 «perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare», dato che dopo «sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il presidente del Senato Ignazio La Russa </span><a href="https://www.italpress.com/la-bibbia-di-borso-deste-torna-in-vaticano-la-russa-ringrazia-il-papa-per-la-visita/"><span style="font-weight: 400;">ha ringraziato</span></a><span style="font-weight: 400;"> papa Leone XIV per la visita in Senato dello scorso dicembre durante l&#8217;incontro in Vaticano per mostrare la Bibbia di Borso d’Este al papa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La seconda carica dello Stato, accompagnata dal suo segretario generale Federico Toniato e dal direttore delle Gallerie Estensi Alessandra Necci, ha voluto presenziare prima che questa copia della Bibbia – capolavoro dell’arte della miniatura realizzato nel XV secolo ed esposto di recente nella biblioteca del Senato – tornasse nel complesso museale di Modena.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’assessora all’Ambiente del Comune di Roma Sabrina Alfonsi </span><a href="https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/02/05/news/cimitero_prima_porta_sepolture_islamiche_musulmani_bangladesh_roma-425140099/amp/"><span style="font-weight: 400;">ha firmato</span></a><span style="font-weight: 400;"> una memoria di Giunta per estendere l’area esclusiva per le sepolture islamiche nel Cimitero Flaminio. Dopo il sopralluogo di alcuni rappresentanti dell’ambasciata del Bangladesh che hanno espresso questa esigenza, la Giunta sta lavorando per destinare un’ulteriore area adiacente a quella già riservata ai defunti musulmani che potrà contenere circa 400 posti.</span></p>
<p><strong>La redazione</strong></p>
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		<title>The Bear: ricette di redenzione laica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 10:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Nessun Dogma]]></category>
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					<description><![CDATA[The Bear è una serie ambientata nel cinico mondo della cucina: non parla di cibo ma di persone sotto pressione, di una comunità che resiste senza dio – e dove la religione è solo un contorno. Una riflessione di Micaela Grosso sul numero 5/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all&#8217;Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale. Nel cuore nevrotico della Chicago “da mangiare”, tra turni che trasbordano nel giorno successivo e cucine che sembrano campi di battaglia, The...  <a class="excerpt-read-more" href="https://blog.uaar.it/2026/02/15/the-bear-ricette-di-redenzione-laica/" title="Read The Bear: ricette di redenzione laica">Leggi tutto &#187;</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>The Bear è una serie ambientata nel cinico mondo della cucina: non parla di cibo ma di persone sotto pressione, di una comunità che resiste senza dio – e dove la religione è solo un contorno. Una riflessione di Micaela Grosso sul numero 5/2025 di <a href="https://rivista.nessundogma.it/">Nessun Dogma</a>. Per leggere la rivista <a href="https://www.uaar.it/adesione">associati all&#8217;Uaar</a>, <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">abbonati</a> oppure acquistala <a href="https://www.uaar.it/shop/catalogo/rivista-nessun-dogma/">in formato digitale</a>.</em></p>
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<p>Nel cuore nevrotico della Chicago “da mangiare”, tra turni che trasbordano nel giorno successivo e cucine che sembrano campi di battaglia, <em><i>The Bear </i></em>racconta alle spettatrici e agli spettatori l’epopea sgangherata e profondamente umana di persone che si (trat)tengono insieme — non di certo perché qualcuno lo abbia ordinato “dall’alto”, ma perché non hanno altra scelta. La serie racconta la storia di una comunità che, pur cresciuta in quartieri in cui quasi ogni casa ha almeno un crocifisso o una Madonnina, sceglie di affrontare la vita senza dipendere dalla trascendenza.</p>
<p>Negli episodi, stagliati sullo sfondo di una cultura italiana-americana cattolica affiorante quasi ovunque – dai saluti al linguaggio, dalla cucina ai grani di rosario che fanno capolino nei mobili di casa – la religione non è mai protagonista attiva della redenzione; è presente, sì, come tappezzeria culturale e in qualità di lessico emotivo. Ma poi, nella sostanza delle cose – a proposito di gestione del dolore, del trauma e del caos quotidiano – <span class="pullquote">non è a Dio che ci si rivolge</span>. Le rare volte in cui lo si fa, è con la stessa urgenza disillusa con cui si cerca l’aiuto di un restaurant manager assente.</p>
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<p>C’è una scena nell’ultima stagione che, senza alzare la voce, racconta moltissimo su cosa significhi vivere una vita senza tregua, talmente piena di pressione da cancellare persino la distinzione tra ieri e oggi.</p>
<p>Il protagonista, il giovane chef Carmy, sta parlando con Richie, suo collega e parente; dopo un turno di lavoro estenuante gli dice: «Ci vediamo domani». E Richie, asciutto, lo corregge: «Oggi». Carmy si ferma, interdetto: «Come?». Richie: «Oggi è già domani, cugino».</p>
<p>C’è da constatare che il tempo, in <em><i>The Bear</i></em>, si piega sotto il peso della stanchezza e dell’ansia da prestazione. Il futuro, il giorno dopo, non arriva mai come salvezza, ma come ulteriore fatica, una prosecuzione brutale del turno precedente. In un’atmosfera così pesante non ci si può certo salvare con l’attesa messianica perché ovunque, ma soprattutto qui, i miracoli non arrivano mai. Oppure se arrivano hanno l’odore del pane appena sfornato e il volto paonazzo di chi ha passato dodici ore no-stop davanti ai fornelli.</p>
<p>Il già citato Richie, tra tutti, è forse il personaggio che più incarna il paradosso di una spiritualità impossibile, sospesa. È un ragazzo sboccato, incoerente, reattivo, sopra le righe. Uno che ascolteresti a malapena in confessionale, ammesso che ci entri. Eppure è lui, una sera, forse per disperazione, a chiudere gli occhi e mormorare tra sé — con più sarcasmo che fede, con più paura che speranza: «Ti prego aiutami col ristorante. Se è fottuto, sono fottuto anche io. Ti prego aiutami almeno tu. Amen».</p>
<p>Non è una preghiera rituale, è un’invocazione che non ha forma né sostanza. Non è nemmeno indirizzata a un Dio con nome proprio: è più simile a un sos gettato nella notte, un’implorazione svuotata di struttura e piena solo d’urgenza. Richie affida le sue cure non tanto al divino quanto a una vaga entità che potrebbe anche coincidere, eventualmente, con un capocuoco capace. Dio è interpellato senza speranza come ultimo tentativo, come customer service quando hai finito le soluzioni. Chiamarlo scetticismo residuo sarebbe generoso: è piuttosto un pragmatismo esasperato in forma religiosa, più legato al desiderio umano di “averle provate tutte” che a una vera devozione.</p>
<p>Quello che <em><i>The Bear </i></em>dimostra con lucidità quasi antropologica è che perfino in contesti fortemente permeati da simboli religiosi, la faticosa pratica reale dell’esistenza quotidiana può essere radicalmente secolare. Non si tratta di rifiutare Dio: semplicemente, non c’è tempo per preoccuparsi anche di queste sciocchezze. Quando ogni giorno è un esame di resistenza emotiva, quando la posta in gioco non sono le istanze connesse all’anima, ma la tenuta da parte di una brigata troppo fragile per i sogni e troppo orgogliosa per fallire, la spiritualità diventa un possibile effetto collaterale del vivere, non una fonte a cui attingere.</p>
<p>In questo senso i protagonisti Carmy, Sydney, Marcus, Tina, Richie non redimono sé stessi nonostante la mancanza di religione, ma proprio attraverso l’assenza di essa. Ogni loro piccolo o grande gesto – dal dosare il lievito al tenere a freno la rabbia – è una forma di cura che non ha bisogno dell’etichetta di sacro per essere vitale.</p>
<p>Il “cugino” Carmy, il protagonista, apprende, comprende via via a sue spese. Ha tentato di fuggire dal caos, tornando però al caos; lì dentro, però, ha trovato qualcosa che somiglia a una comunità tutt’altro che perfetta, spesso ostile, ma reale. <span class="pullquote">Nessuno qui prega per cambiare il proprio destino</span> ma ognuno si spinge avanti, centimetro per centimetro, sporcandosi le mani e stringendo i denti. In <em><i>The Bear</i></em> si chiede aiuto, ma mai perdono e non c’è colpa, c’è solo fatica.</p>
<p>In questo scenario, il religioso — quando appare — sembra ridursi a funzione narrativa marginale, quasi decorativa: è il decoro vuoto degli ambienti familiari, la lingua madre mai più parlata davvero. Persiste nell’inconscio culturale, ma non orienta più le scelte né le emozioni. La forza propulsiva viene da altri motori, come il legame, la resilienza, l’impegno che ci si prende l’un l’altro nel mezzo del caos.</p>
<p>Tornando a Richie: la sua preghiera goffa è emblematica. Non è un atto di fede, ma una checklist mentale, l’equivalente di controllare se hai chiuso bene il freezer. «Hai fatto tutto quello che potevi? Hai chiamato Dio? Ok, fatto anche quello. Ora puoi andare avanti».</p>
<p>Potremmo dire che <em><i>The Bear</i></em> ci serve in tavola una forma di religiosità involontaria, con effetti quasi comici. Una forma di religiosità che non è più un rapporto con il sacrale, ma una reminiscenza pseudo-tecnica, funzionale come la scelta del coltello giusto per disossare una spalla d’agnello. Ed è proprio qui, forse, che si fa spazio una verità inattesa: non c’è niente di più umano del tentativo di dare senso anche quando il senso manca. E se la fede arriva, arriva solo come metafora: non da celebrare, ma da provare, come l’ennesima ricetta che forse stavolta, chissà, magari funzionerà.</p>
<p>In fin dei conti, <em><i>The Bear</i></em> è il racconto di una società dove Dio non è morto, ma non è più necessario. Un contesto in cui l’amore, la fraternità e la rinascita esistono sì, ma si originano dal basso: arrivano da una <em><i>mise en place </i></em>ben fatta, da una discussione evitata per stanchezza, da un piatto servito nelle corrette tempistiche o dal tentativo accorato e sincero di non far crollare tutto anche quando tutto, internamente, sta già crollando.</p>
<p>Se c’è una morale in questa storia, non la si rintraccia certo nelle scritture sacre o nelle sante parole di qualcuno, bensì nel silenzio della cucina a fine turno, nell’attimo in cui non resta più niente da dire e solo l’odore del pane testimonia che qualcosa, nonostante tutto, è stato fatto con amore.</p>
<p>Forse è proprio in quell’attimo, in quella stanchezza che non cerca salvezza ma solo comprensione e condivisione che il sacro trova il suo vero significato, senza alcun ricorso a Dio.</p>
<p><strong>Micaela Grosso</strong></p>
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