A ragion veduta https://blog.uaar.it Il mondo osservato dall’Uaar Fri, 19 Apr 2019 12:14:50 +0000 it-IT hourly 1 http://www.uaar.it/news/http://www.uaar.it/images/uaarlogosmall.jpgUAAR Annual report Uaar 2018 https://blog.uaar.it/2019/04/19/annual-report-uaar-2018/ https://blog.uaar.it/2019/04/19/annual-report-uaar-2018/#respond Fri, 19 Apr 2019 08:11:10 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62540 Leggi tutto »]]> Il nuovo annual report Uaar è online sul nostro sito. Nei prossimi giorni sarà inviato a socie e soci e a disposizione nei nostri circoli.

Di seguito l’editoriale del segretario Adele Orioli che apre il resoconto delle attività associative 2018. Un anno denso di iniziative, rese possibili grazie al vostro sostegno (che nelle prossime settimane potete esprimere indicando il codice fiscale 92051440284 nel 5×1000).

Buona lettura!

 

Cara socia, caro socio,

ammetto non sia stato per me facilissimo scrivere questa breve introduzione. Non certo perché siano mancate in questo anno cose da raccontare o delle quali essere orgogliosi di aver realizzato come Uaar.

Il 2018 si è aperto infatti con la bellissima immagine della nostra Sara che chiede di poter scegliere da grande, una campagna davvero immediata ed efficace a favore dell’autodeterminazione in materia religiosa di quei bambini che a parole tutti vogliono proteggere ma che, nei fatti, subiscono pressioni, condizionamenti discriminatori e indottrinamenti quando non vere e proprie mutilazioni fisiche in tenerissima età.

Ed è stato anche un anno di tante “prime volte” per la nostra associazione. Mentre una campagna elettorale a base di santini crocifissi padripii e giuramenti sul Vangelo ci portava a un parlamento ben poco laico e a un Governo volutamente filo clericale, l’Uaar organizzava il suo primo Convegno internazionale, inaugurando i lavori al Parlamento europeo a Bruxelles, sullo status giuridico del non credente in Europa. E sempre per la prima volta, su questo stesso tema, l’Uaar ha stanziato una Borsa di ricerca presso il Dipartimento di Diritto ecclesiastico dell’Università di Firenze.

E ancora parlando di prime volte e di Europa, in anteprima Ue l’Uaar ha presentato alla Camera dei Deputati il Freedom of Thought Report, il Rapporto sulla libertà di pensiero, curato dalla nostra ‘consorella’ internazionale Humanists International (ex Iheu).

Finalmente è stata inaugurata la prima Biblioteca laico-umanista in Italia, iscritta nel circuito delle Biblioteche degli Istituti di Cultura, la nostra Biblioteca, nella nuova sede nazionale che già comincia ad essere utilizzata come centro aggregativo polifunzionale e la cui fruibilità speriamo ulteriormente di incrementare.

C’è, ovviamente, molto altro in quello che è stato fatto in quest’anno e non tutto riassumibile nemmeno nell’intero Annual Report. Dai Darwin Day agli incontri nei circoli, dalle uscite di Nessun Dogma alle presentazioni di libri, sia nostri che di altre case editrici su temi a noi affini, in tutta Italia. Dal costante supporto gratuito fornito dallo sportello Sos Laicità allo straordinario rilancio del settore delle Cerimonie laico umaniste, con un portale finalmente dedicato e corsi di formazione di altissimo livello con docenti internazionali.

Per non parlare della campagna che ci accompagna ancora oggi, Non Affidarti al Caso, uscita anche su pubblicazioni generaliste come Oggi e Io Donna, presente in moltissime città grazie all’attività dei nostri Circoli e talmente azzeccata da aver suscitato proteste in consigli comunali e una vera e propria censura dal Comune di Genova. Ma, come dicevo, non è per me facilissimo parlare di tutto ciò da segretaria. Perché, a conti fatti, di questo 2018 segretaria lo sono stata circa 20 giorni. E mentre scrivo questa introduzione, in colpevole ritardo, altrettanti grossomodo me ne mancano per la scadenza del mandato. Ci avviamo infatti verso il Congresso triennale, massimo momento democratico per la nostra associazione, che vedrà il ricambio completo degli organi dirigenti ed è quindi da parte mia quantomeno azzardato fare razionali previsioni per il futuro.

Permettetemi però di ringraziare tutti i colleghi del Comitato di Coordinamento, per il loro breve ma sostanzioso supporto e tutti coloro i quali a vario titolo, in vari modi, per differenti occasioni hanno contribuito a costruire l’Uaar per come è adesso. Perfettibilissima, come tutto ciò che scaturisce dalla inesorabile fallacia umana. Ma al contempo già seria, concreta, autorevole, punto di riferimento e, fatemelo dire, spesso anche di esempio per altre associazioni.

Sono orgogliosa di esserne stata il segretario anche se per poco. Sono fiera di esserne socia. Auguro a me stessa di condividere questa sensazione con un numero sempre maggiore di persone. Auguro a questa Italia così poco laica, così soffiata da pericolosi venti integralisti, così discriminante nei confronti dei suoi cittadini atei e agnostici, un’associazione sempre più forte, sempre più incisiva, sempre più Uaar. Un abbraccio e ancora grazie a tutti

Adele Orioli, segretario Uaar

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L’UAAR scrive al ministro Tria: “Governo del cambiamento? Rivedere l’otto per mille” https://blog.uaar.it/2019/04/18/uaar-scrive-ministro-tria-governo-cambiamento-rivedere-8-mille/ https://blog.uaar.it/2019/04/18/uaar-scrive-ministro-tria-governo-cambiamento-rivedere-8-mille/#comments Thu, 18 Apr 2019 07:40:00 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62526 Leggi tutto »]]> La nostra associazione ha scritto al ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria per chiedere alle istituzioni di prendere in considerazione le osservazioni critiche della Corte dei conti sul discutibile meccanismo dell’8 per mille, che garantisce lauti finanziamenti alle confessioni religiose.

 

Signor Ministro,

ancora una volta la primavera ci porta, oltre che il bel tempo, anche l’adempimento della dichiarazione dei redditi. E, quindi, anche la scelta relativa a 8, 5 e 2 per mille. È solo del primo che le vogliamo brevemente parlare. Perché, purtroppo, se ne parla scandalosamente poco.

E si parla ancora meno di quanto è stato contestato non soltanto da noi, inguaribili laicisti, ma anche dalla Corte dei conti. Per ben quattro volte, infatti, i magistrati contabili hanno ufficialmente formulato osservazioni, evidenziando in particolare cinque “criticità più rilevanti”: “la problematica delle scelte non espresse e la scarsa pubblicizzazione del meccanismo di attribuzione delle quote; l’entità dei fondi a disposizione delle confessioni religiose; la poca pubblicizzazione delle risorse erogate alle stesse; la rilevante decurtazione della quota statale”. Per ben quattro volte ne ha chiesto ragione ai nostri governi. Che, qualunque colore abbiano avuto, hanno sempre preferito soprassedere.

Soprassedendo, quindi, anche alle molte altre criticità. Per cominciare, è un meccanismo escludente: per essere ammessi si deve essere nelle grazie della maggioranza parlamentare — e pazienza se in tal modo vanno a farsi benedire sia l’eguaglianza proclamata all’articolo 3 della nostra costituzione, sia il supremo principio costituzionale di laicità.

Per l’ennesima volta i non credenti, che rappresentano di gran lunga la più importante minoranza del paese, si trovano dunque costretti a scegliere tra una confessione religiosa e lo stato. Ma lo stato fa purtroppo ben poco per attirare le loro scelte. Non solo sposta frequentemente i fondi disponibili su altri impieghi, ma troppo spesso li eroga a soggetti religiosi. Oltre il danno, la beffa. Che è una beffa anche per lo stato, però: così facendo, si vede infatti diminuire gli incassi.

Se il vostro vuol veramente essere il governo del cambiamento, può dimostrarlo anche cominciando a rispettare la volontà dei contribuenti, utilizzando i fondi a sua disposizione per i fini per cui effettivamente devono essere utilizzati. Mettendo dunque in sicurezza le scuole pubbliche e finanziando gli interventi straordinari necessari a fronteggiare le calamità naturali: che, purtroppo, sono inevitabili e frequenti. La vita dei nostri cittadini, soprattutto quelli più piccoli, non può avere alcun prezzo da pagare alle opportunità politiche.

A tal fine, sarebbe altrettanto utile che lo stato facesse pubblicità a proprio favore, convincendo i contribuenti che rappresenta la scelta migliore per i loro stessi interessi. Sinora, incredibilmente, non l’ha in pratica mai fatto. E dire che è stato ripreso più volte dalla Corte dei conti anche su questo aspetto. È impressionante constatare quanto i governi si disinteressino dell’aumento delle risorse che potrebbero essere destinate a rendere più sicura la popolazione.

Le istituzioni politiche stanno soffrendo di una grave crisi di credibilità, che meccanismi come quello dell’8×1000 contribuiscono ad alimentare — come dimostra a sufficienza il ben più ampio consenso che raccoglie il 5×1000. I contributi a favore delle confessioni religiose sono cresciuti esponenzialmente in questi tre decenni, parallelamente alla crescita del gettito Irpef: più crescono le tasse, più crescono gli stanziamenti per la religione. Anche in questo caso la Corte dei conti ha chiesto un ridimensionamento, ma anche in questo caso il governo (quello di cui lei fa parte) non ha fornito indicazioni.

La ragione pubblica, in tempi in cui l’economia del paese versa in gravi difficoltà, pretende che lo facciate al più presto. Avete il potere di migliorare questo paese. Fatelo.

Grazie per l’attenzione,

Adele Orioli
Segretario Uaar

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La clericalata della settimana, 15: il deputato Bignami contro la sala del commiato https://blog.uaar.it/2019/04/17/clericalata-settimana-15-deputato-bignami-sala-commiato/ https://blog.uaar.it/2019/04/17/clericalata-settimana-15-deputato-bignami-sala-commiato/#comments Wed, 17 Apr 2019 08:23:43 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62463 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del deputato Galeazzo Bignami (FI) che

si è scagliato contro l’allestimento di una sala del commiato in una cappella non consacrata nel cimitero di Pieve di Cento (BO), perché si ipotizzava di installare tende motorizzate per coprire i simboli religiosi presenti, durante le cerimonie non cattoliche

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

L’Università di Perugia ha fatto entrare il cardinale Gualtiero Bassetti presso il rettorato per la benedizione pasquale. Il religioso è stato accolto dal rettore Franco Moriconi e dal direttore generale Tiziana Bonaceto.

Una recente circolare del Ministero dell’Istruzione ha ammesso tra i candidati come presidenti delle commissioni degli esami di Stato anche gli insegnanti di religione cattolica.

La Regione Lombardia ha lanciato un bando per finanziare progetti di adeguamento per le sale di spettacolo, aperto anche agli enti ecclesiastici.

La redazione

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L’EHF sollecita l’Ufficio di Presidenza del PE a rifiutare l’istituzionalizzazione dei condizionamenti religiosi nel processo legislativo https://blog.uaar.it/2019/04/13/ehf-sollecita-presidenza-pe-rifiutare-istituzionalizzazione-condizionamenti-religiosi/ https://blog.uaar.it/2019/04/13/ehf-sollecita-presidenza-pe-rifiutare-istituzionalizzazione-condizionamenti-religiosi/#comments Sat, 13 Apr 2019 17:06:04 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62506 Leggi tutto »]]> La Federazione Umanista Europea (EHF, European Humanist Federation — n.d.t) denuncia e avversa vigorosamente la proposta, avanzata dalla Vicepresidente del Parlamento Europeo Mairead McGuinness, di istituzionalizzare ulteriormente l’influenza delle organizzazioni religiose sul lavoro legislativo del Parlamento Europeo.

Questo appello giunge in seguito alla diffusione di un rapporto stilato dalla Vicepresidente e riguardante l’implementazione dell’Articolo 17 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea: l’articolo che impegna l’UE a condurre un dialogo “aperto, trasparente e regolare” con chiese, organizzazioni religiose e organizzazioni filosofiche non confessionali. Il rapporto dev’essere presentato per approvazione all’Ufficio di Presidenza del Parlamento Europeo lunedì 15 aprile.

A febbraio la Signora McGuinness, incaricata dell’implementazione dell’Articolo 17 dal Parlamento Europeo, ha tenuto una consultazione per valutare il lavoro del Parlamento in quell’area. In qualità di principale organizzazione non-confessionale in Europa, l’EHF è stata invitata a condividere il suo punto di vista per iscritto prima di partecipare ad una riunione tra le parti interessate, nella quasi totalità organizzazioni religiose, il 19 febbraio.

L’EHF è profondamente preoccupata nel constatare che il rapporto della Vicepresidente non riflette accuratamente il dibattito che ha avuto luogo in quella riunione. Esso piuttosto rappresenta un sostegno alle richieste avanzate dalle organizzazioni cattoliche.

Oltre a omettere e ignorare la critica proveniente dall’EHF, che rilevava come l’implementazione dell’Articolo 17 si sia caratterizzata per una forte propensione a favorire le organizzazioni religiose, il rapporto afferma falsamente che c’è stato un largo consenso su un gran numero di proposte. In realtà diverse di esse hanno incontrato una forte opposizione sia da parte dell’EHF che di Humanists International, cioè delle uniche due organizzazioni non confessionali presenti.

Tra le proposte più preoccupanti figura quella promossa dalla Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea, la lobby politica del Vaticano a Bruxelles, di coinvolgere ulteriormente le organizzazioni individuate dall’Articolo 17 nel lavoro legislativo del Parlamento Europeo. In concreto, il rapporto propone di instaurare un dialogo «con i deputati relatori e i relatori “ombra” su un determinato fascicolo […] facilitato dalla segreteria dell’Articolo 17 in cooperazione con la segreteria della commissione competente».

Questo significherebbe che organizzazioni religiose di ogni genere potrebbero mettere becco potenzialmente in qualsiasi questione discussa dal Parlamento Europeo fin dalle fasi iniziali, quando risoluzioni e rapporti vengono abbozzati. La segreteria dell’Articolo 17 inoltre condividerebbe informazioni con queste organizzazioni e fornirebbe loro accesso a “strumenti di tracciamento legislativo”.

Analogamente, minando il principio di laicità, e nonostante la propensione di molte istituzioni politiche nazionali a usare la religione come strumento di politiche autoritarie e illiberali, la Vicepresidente propone anche di facilitare il contributo delle chiese nella legislazione europea al livello nazionale, coinvolgendo gli uffici di collegamento del Parlamento Europeo come facilitatori.

«In un contesto nel quale un numero crescente di organizzazioni religiose fautrici di un’agenda ultraconservatrice esercitano pressioni lobbistiche sulle istituzioni europee, noi non possiamo che opporci strenuamente a questa iniziativa volta a istituzionalizzare ulteriormente l’influenza delle credenze religiose sul processo legislativo», ha dichiarato Giulio Ercolessi, Presidente dell’EHF, riferendosi ad un recente studio condotto da Open Democracy che ha rivelato il trasferimento di 50 milioni di dollari nell’ultimo decennio da gruppi estremisti statunitensi ad attivisti europei cristiani ultraconservatori e di estrema destra, per aiutarli a fare lobby contro i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, contro i diritti LGBTQI+ e contro la parità di genere.

«Aprire ulteriormente il processo legislativo dell’UE ai gruppi religiosi, includendo inevitabilmente quelli ultraconservatori, non è una decisione accettabile. In diverse occasioni il Parlamento Europeo ha alzato la voce per proteggere proprio quei diritti minacciati da tali gruppi, incoraggiando gli Stati Membri e la Commissione a costruire una società più sicura per le donne, le persone LGBTQI+ ed altre minoranze. Non possiamo permettere che il Parlamento Europeo adesso consideri l’idea di tornare indietro, srotolando il tappeto rosso a gruppi religiosi le cui credenze rimettono in discussione i diritti per il cui riconoscimento la società civile ha lottato tanto duramente», ha aggiunto Ercolessi.

L’EHF sollecita l’Ufficio di Presidenza del Parlamento Europeo a rigettare questo rapporto e chiede al Parlamento di impostare linee guida chiare per ottenere un’implementazione equilibrata dell’Articolo 17, adottando trasparenza sui criteri usati per decidere quali organizzazioni sono invitate a partecipare e come si tiene conto dei loro contributi.

Comunicato stampa EHF del 12 aprile 2019

Traduzione di Giorgio Maone

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Proposte di lettura https://blog.uaar.it/2019/04/13/proposte-di-lettura-25/ Sat, 13 Apr 2019 08:34:28 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62480 Leggi tutto »]]> Segnaliamo alcuni libri usciti recentemente in cui si approfondiscono i temi di cui si interessa l’Uaar. Se pensate di acquistarli potete farlo utilizzando i link a IBS qui sotto: in tal modo contribuirete a sostenere l’associazione. Grazie!
Tutti i testi sono stati acquisiti dalla Biblioteca Uaar.

Christopher Hitchens, Richard Dawkins, Sam Harris e Daniel Dennett, The Four Horsemen. The Conversation That Sparked an Atheist Revolution (Random House)
Dodici anni dopo, è difficile (specialmente per i giovani) comprendere cosa significò la stagione del new atheism. Non che prima non ci fosse stato il vuoto (Bertrand Russell, per citarne solo uno). Ma l’improvvisa, contemporanea comparsa di libri di grandi autori ha realmente cambiato la percezione dell’ateismo in quasi tutto il mondo. In questo volume è trascritta la chiacchierata che i quattro “cavalieri” ebbero nel 2007. Una pietra miliare nella storia dell’incredulità.

Steven Pinker, Illuminismo adesso. In difesa della ragione, della scienza, dell’umanesimo e del progresso (Mondadori)
Non lo avevate ancora letto in inglese? Leggetelo ora! Pinker vi sommergerà con una tonnellata di dati che vi mostreranno senza ombra di dubbio che, sì, anche se ogni sera al telegiornale vi tocca vedere le facce di Trump e Salvini, il mondo odierno è un luogo enormemente migliore, anche soltanto rispetto a pochi decenni fa. E non è ancora finita: ci sono buone possibilità che si possa migliorare ulteriormente. Un libro che vi metterà voglia di contribuire a cambiarlo.

Raffaele Carcano, Storia dell’antilaicità. Cinque millenni di rapporti tra stati e religioni (Nessun Dogma)
Le religioni alle prese con la politica. E i politici alle prese con la religione. In mezzo, i laici. E i sedicenti tali. Un libro che spazia per i cinque continenti lungo cinque millenni: perché la storia dell’antilaicità è in pratica la storia del mondo. Quella della laicità è invece molto più breve — e anche dove ci aspetteremmo di trovarla ci imbattiamo, ancora oggi, in tante situazioni antilaiche. C’è ancora parecchio da lavorare, per il mondo che vogliamo.

Giulia Evolvi, Blogging My Religion. Secular, Muslim, and Catholic Media Spaces in Europe (Routledge)
Grazie a internet, il panorama religioso sta cambiando velocemente. E cambia per tutti: per le organizzazioni religiose come per il mondo ateo. Lo dimostra questo libro accademico, che per studiare il fenomeno della blogosfera atea dedica diverse pagine allo spazio in cui siete in questo preciso istante. A ragion veduta risulta infatti una risorsa importante per trasmettere informazioni e convinzioni che difficilmente si possono incontrare altrove.

Valerio Pocar, Pagine laiche (Nessun Dogma)
Una raccolta di contributi, diversi dei quali inediti, di una figura di riferimento per tanta parte del mondo laico. Un’occasione utile per riflettere su tante questioni ancora aperte nel nostro paese (in particolare sui temi bioetici) per chiunque si ritenga in dovere di pensare con la propria testa, di vagliare criticamente le idee (a cominciare dalle proprie) e di rispettare quelle altrui.

Roberto Sabatini, Umano, molto umano. Dalla dipendenza all’emancipazione dal sacro (Tempesta)
Un viaggio intellettuale nei meandri della religione, dalla nascita delle credenze alla loro imposizione alle masse, dai neuroni cablati nel nostro corpo ai cappellani che hanno giustificato l’estremo sacrificio sui campi di battaglia. Un viaggio che termina chiedendosi se le ragioni della diffusione della fede sono ancora attuali, o se viviamo in un’epoca che ne anticipa il definitivo tramonto.

Dan Barker, Mere Morality (Pitchstone)
La vita non può suggerirci sempre la risposta giusta, e le nostre scelte etiche sono spesso un compromesso tra l’istinto, l’uso della ragione e il rispetto della legge. Ma una base comune a tutti gli esseri umani può esserci, e non è religiosa.

Graziano Graziani, Catalogo delle religioni nuovissime (Quodlibet Compagnia Extra)
Dal pastafarianesimo al jedismo, passando per il kopimismo. Ma ci sono anche il cosmismo e lo zuismo, non dimenticando i raeliani. Homo sapiens ha un’immaginazione veramente fertile. Quasi divina, si potrebbe aggiungere.

Antonello Sacchetti, Iran, 1979. La rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq (Infinito)
La rivoluzione iraniana ha cambiato la storia del mondo. Quaranta anni dopo, è utile ripercorrere quegli eventi e i tanti errori di valutazione che furono commessi. E, possibilmente, trarne anche qualche insegnamento per il presente.

Philipp Möller, Felici senza Dio. Perché senza religioni si vive meglio (Piemme)
La vita di un docente ateo in Germania. Che ci insegna che non è poi così diversa dalla nostra. A cominciare dalle discriminazioni patite per arrivare ai giganteschi costi delle chiese (eh sì, là ce ne sono ben due a spartirsi la torta).

Giuseppe Tipaldo, La società della pseudoscienza. Orientarsi tra buone e cattive spiegazioni (il Mulino)
Siamo mediamente più istruiti di un tempo. Proprio per questo, però, riteniamo di essere nel giusto quando manifestiamo insofferenza per le istituzioni e gli esperti. Con conseguenze molto importanti per la società in cui viviamo.

James E. Alcock, Belief. What It Means to Believe and Why Our Convictions Are So Compelling (Prometheus Books)
Sono innumerevoli i modi in cui crediamo in innumerevoli idiozie. Tanto che questo libro supera le seicento pagine. Per di più ci affezioniamo, alle nostre false credenze. Leggere come (non) funzionano può aiutarci a farne a meno.

Paolo Toselli, La famosa invasione delle vipere volanti, e altre leggende metropolitane dell’Italia di oggi (Ledizioni)
Se ne parlava già venti anni fa, di leggende metropolitane. Oggi, nell’era di internet e dei social network, stanno dispiegando tutto il loro potenziale. “Metropolitane” è un termine persino riduttivo, quando dilagano le fake news.

Antonucci & Fabbri (con disegni di Boscarol), Il timido anticristo (Feltrinelli Comics)
Una graphic novel sulla perdita della fede. E su quello che accade prima di perderla, quando si cresce in una famiglia cattolica. Strappando diversi sorrisi in maniera intelligente.

Lo staff della Biblioteca Uaar

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Laicità supremo principio costituzionale: 30 anni dalla storica sentenza https://blog.uaar.it/2019/04/12/laicita-supremo-principio-costituzionale-anni-dalla-storica-sentenza/ https://blog.uaar.it/2019/04/12/laicita-supremo-principio-costituzionale-anni-dalla-storica-sentenza/#comments Fri, 12 Apr 2019 09:53:51 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62501 Leggi tutto »]]> «Oggi, 12 aprile, è il 30° anniversario della sentenza n. 203 del 1989, con la quale la Corte Costituzionale ha riconosciuto la laicità supremo principio costituzionale. Trent’anni in cui l’Uaar ha messo in pratica questo principio ogni giorno. Trent’anni in cui non c’è stato giorno in cui non abbia dovuto ricordarlo a politici ed esponenti religiosi». Così, oggi, Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, in occasione dell’anniversario della storica sentenza.

«Come siamo soliti ripetere, in un paese ideale, civile e democratico, un’associazione come la nostra — che si batte tra le altre cose per la laicità dello Stato — non avrebbe motivo di esistere», ha proseguito Orioli. «Purtroppo però l’Italia è lungi dall’essere un paese ideale e quindi ad associazioni come la nostra tocca questa fatica di Sisifo: quella di lavorare ogni giorno per il rispetto di questo principio».

«Noi — ha detto ancora la segretaria Uaar — lo facciamo anche attraverso lo sportello informatico Sos Laicità (soslaicita@uaar.it), servizio confidenziale e gratuito che l’associazione mette a disposizione dei cittadini vittime o testimoni di prevaricazioni religiose o di violazioni della laicità dello Stato. E continueremo a farlo per altri trent’anni, e oltre: finché il principio di laicità non sarà inverato».

Alla ricorrenza di oggi l’Uaar dedicherà un convegno all’università di Firenze, nella prestigiosa Villa Ruspoli, il 26 e 27 settembre prossimi.

Comunicato stampa

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La clericalata della settimana, 14: per il triestino Porro sepoltura degli animali da compagnia offende i cristiani https://blog.uaar.it/2019/04/10/clericalata-settimana-14-trieste-porro-sepoltura-animali-offesa-cristiani/ https://blog.uaar.it/2019/04/10/clericalata-settimana-14-trieste-porro-sepoltura-animali-offesa-cristiani/#comments Wed, 10 Apr 2019 13:41:33 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62409 Leggi tutto »]]> Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del consigliere comunale di Trieste Salvatore Porro (FdI) che

si è scagliato, da “cattolico-mariano”, contro la proposta di legge avanzata dal consigliere regionale Antonio Lippolis (Lega) per consentire la sepoltura degli animali di compagnia nella tomba del padrone. Porro l’ha definita “una presa in giro della speranza cristiana in una vita ultraterrena dopo la morte”, parlando di “strane forme di ‘animalismo’” e pratiche “vigenti presso popolazioni pagane nelle civiltà primitive”.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

In alcune scuole di Livorno, come l’Istituto “Don Angeli” e il Circolo didatico “Brin”, il collegio docenti ha approvato lo svolgimento di riti religiosi e visite pastorali in orario scolastico.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha presenziato a una messa organizzata dall’amministrazione per commemorare i 676 anni della città, a partire da quando nel 1343 il doge di Genova la riconobbe sede di Podesteria.

Il centrodestra dell’Emilia-Romagna ha invitato gli organizzatori del congresso integralista di Verona a tenere un convegno contro la legge sull’omotransfobia presso la sede della Regione.

Il Ministero dell’Interno ha impugnato la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato in Inghilterra, figlio di due donne unite civilmente, presso il Comune di Bari.

La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni durante un comizio ha sostenuto che è giusto posizionare il crocifisso nelle scuole, anche in uno “stato laico”.

Giuseppe Spata, candidato sindaco di Gela (CL) per la Lega, da “convinto cattolico” ha dichiarato: “difendo il crocifisso nelle scuole”.

Il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Messina ha organizzato a Tindari una messa per il precetto pasquale, officiata dal cappellano militare.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha organizzato a Roma una tavola rotonda con il vicariato di Roma sul tema dell’ecologia.

La redazione

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova https://blog.uaar.it/2019/04/10/campagna-non-affidarti-caso-consiglio-stato-accoglie-ricorso-comune-genova/ https://blog.uaar.it/2019/04/10/campagna-non-affidarti-caso-consiglio-stato-accoglie-ricorso-comune-genova/#comments Wed, 10 Apr 2019 08:06:44 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62467 Leggi tutto »]]> «Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

Comunicato stampa

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Salvini e la carta “identitaria”, storia di una falsità ammessa per decreto https://blog.uaar.it/2019/04/09/salvini-carta-identitaria-falsita-ammessa-decreto/ https://blog.uaar.it/2019/04/09/salvini-carta-identitaria-falsita-ammessa-decreto/#comments Tue, 09 Apr 2019 07:47:33 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62454 Leggi tutto »]]> Il decreto del ministero dell’Interno del 31/1/19 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3/4/19, che a sua volta modifica il decreto dello stesso ministero del 23/12/15, non è che un “pregevole” esempio di applicazione di distopia letteraria alla realtà. Distopia orwelliana nello specifico, perché, come nel bispensiero imposto dal Grande Fratello, riesce a far diventare, o almeno sembrare, veri concetti che non possono esserlo. In questo caso si tratta delle definizioni di “padre” e “madre” che dovranno necessariamente essere presenti nella Carta d’Identità Elettronica per i minorenni e nella relativa modulistica per la sua richiesta.

E dire che Salvini aveva pure richiesto un parere in merito al Garante della privacy, che peraltro viene correttamente citato nella premessa dello stesso decreto quasi a lasciare intendere che il Garante abbia avallato l’intervento. Il che non è vero (appunto) perché il Garante non solo ha espresso specifiche riserve proprio per quanto concerne i dati contenuti nel documento, ma è anche stato costretto a intervenire per ben altre tre volte in risposta a polemiche e dichiarazioni apparse sulla stampa.

Il ragionamento del Garante è lineare e incontrovertibile: sebbene la maggior parte dei minori abbiano una madre e un padre, esistono casi in cui queste figure non esistono e quindi la CIE conterrebbe inevitabilmente dichiarazioni false. Anzi, potrebbe perfino esserne negato il rilascio per attestazioni false. Per questa ragione Famiglie Arcobaleno, associazione che raggruppa e tutela proprio quelle fattispecie di famiglia che verrebbero discriminate dal decreto, e ai quali figli verrebbero negati diritti elementari, ha preannunciato l’impugnazione innanzi al Tar.

Ma tutto ciò al nostro ministro dell’Interno, fresco reduce da un bagno di tradizionalismo conservatore cristiano in quel di Verona — anzi, forse proprio ispirato dalla platea scaligera — non interessa granché. Sarà anche vero che gli esercenti la responsabilità genitoriale del minore possono essere dello stesso sesso, vuoi perché stabilito da un tribunale in casi di adozione particolare, vuoi perché trattasi di atti di nascita esteri trascritti in Italia, vuoi perché il genere di uno dei genitori è stato rettificato. E quindi sarà anche falso che i bambini hanno tutti, ma proprio tutti come sostiene Salvini, una madre e un padre. Ma lui lo fa diventare vero immediatamente. Per decreto.

Massimo Maiurana

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Contro la circoncisione, per i diritti dei bambini https://blog.uaar.it/2019/04/08/contro-circoncisione-per-diritti-dei-bambini/ https://blog.uaar.it/2019/04/08/contro-circoncisione-per-diritti-dei-bambini/#comments Mon, 08 Apr 2019 10:41:55 +0000 https://blog.uaar.it/?p=62449 Leggi tutto »]]> Ancora un neonato morto a causa di una circoncisione. È accaduto a Genova, questa volta: due settimane fa era successo in provincia di Reggio Emilia; a dicembre in provincia di Roma. Tre casi in tre mesi: un fenomeno preoccupante, in crescita, su cui è urgente intervenire. Negli ultimi giorni diversi medici hanno chiesto di inserire la circoncisione nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza che il Servizio sanitario nazionale è obbligato a fornire ai cittadini. Ma siamo sicuri, a ragion veduta, che sia la soluzione migliore?

Un servizio: a beneficio di chi?

A guidare le richieste dei medici c’è il fisiatra Foad Aodi, fondatore dell’Amsi (Associazione medici di origine straniera). È stato lui a lanciare l’appello per inserire la circoncisione nei Lea. Ritiene che un ticket ragionevole per la prestazione possa aggirarsi sui duecento euro — laddove privatamente si può arrivare a quattromila, mentre clandestinamente se ne spenderebbero al massimo cinquanta. Aodi cita il numero di cinquemila circoncisioni effettuate annualmente in Italia, un terzo delle quali illegali: due valutazioni che sembrano peraltro sottostimare il fenomeno, visto quanti musulmani vivono oggi nella penisola. Ai quali andrebbero aggiunti non soltanto gli ebrei, ma anche i bambini costretti a subire la pratica nei paesi d’origine, di solito durante le vacanze estive.

L’appello di Aodi ha raccolto l’appoggio della Federazione nazionale degli ordini dei medici. Non solo: avrebbe ricevuto anche quello delle comunità arabe e delle organizzazioni musulmane. Il ministero della salute si trova ora a dover decidere sulla materia. Ma è evidente che, di fronte a sostegni così autorevoli, avrà parecchie difficoltà a rispondere con un semplice “no”.

Il fine ultimo dell’appello è l’eliminazione della clandestinità, e di tutti i rischi che questa comporta. È un argomento che fa presa anche in ambienti laici, perché evoca le battaglie per la legalizzazione dell’aborto: la sua proibizione non fermava certo il “lavoro” delle mammane. A ben guardare, tuttavia, la somiglianza si rivela soltanto superficiale.

Per cominciare, le circoncisioni sono già ora garantite dalle strutture pubbliche in alcune regioni. E tuttavia, anche in queste regioni ci si rifugia nella clandestinità. Sarebbero indispensabili studi per capirne le cause. In assenza, da più parti si ritiene che siano soprattutto due: il costo troppo alto del ticket, e il fatto che alcune asl esigono che il bambino abbia compiuto qualche anno.

Il primo problema non sembra dunque risolubile nemmeno con la proposta di Aodi, che è basata sui ticket in vigore. La stragrande maggioranza dei genitori, molto probabilmente, preferirebbe non pagare proprio nulla. Ma dobbiamo allora chiederci se è giusto che tutti i contribuenti, anche quelli contrari alle mutilazioni sui bambini, debbano versare più tasse per evitare che genitori incoscienti mettano a repentaglio la vita dei propri figli nel tentativo di risparmiare sulla loro salute.

La cruda realtà è questa. Tuttavia, se anche per ipotesi venisse concesso ovunque quanto richiesto, ai genitori non basterebbe. C’è infatti un evidente e diffuso desiderio di circoncidere i propri figli dopo pochi giorni di vita, così forte da spingerli sulla strada della clandestinità. Ed è qui che emerge la differenza sostanziale con l’aborto. La donna che vi ricorre è una persona nell’età della ragione che chiede aiuto alle strutture pubbliche perché vuole subire un intervento sul proprio corpo. I genitori chiedono invece alle strutture pubbliche di imporre un intervento sul corpo di un neonato. A cui non è lasciata alcuna libertà di scelta. Da una parte si è consci di dover subire un intervento, dall’altra no.

Ma, prima ancora di arrivare a questa distinzione, ci sarebbe una condizione fondamentale da soddisfare. Non tutto ciò che è clandestino è infatti meritevole di essere regolarizzato a priori: se così fosse, dovremmo per assurdo cercare di regolarizzare anche la mafia e la camorra. Dobbiamo dunque innanzitutto appurare se la circoncisione è una pratica ammissibile, o se deve invece essere trattata come qualunque altra inaccettabile attività illegale.

Qualche buona ragione contro la circoncisione

La circoncisione non è una passeggiata di salute. Al contrario, si tratta di una vera e propria operazione, come indirettamente ci conferma anche il tariffario delle strutture private. Come tutte le operazioni, non è dunque mai completamente esente da rischi. Salvo alcuni casi, peraltro molto selezionati e limitati, non è nemmeno giustificata da esigenze mediche. Ricordiamolo: proprio perché la garanzia della totale assenza di complicanze non può in alcun caso essere assicurata, è buona regola che i chirurghi operino esclusivamente quando l’operazione può giovare al paziente. Non è questo il caso della circoncisione: è un intervento più vicino alla chirurgia estetica che alla tonsillectomia.

Molti fautori della circoncisione ne vantano alcuni aspetti positivi, soprattutto a riguardo dell’igiene e della prevenzione dell’aids. A parte che, in quest’ultimo caso, ci si riferisce a un beneficio eventualmente conseguibile da adulti, i detrattori sciorinano a loro volta un lungo elenco di conseguenze negative: c’è anche chi sostiene che favorisca l’insorgere della sindrome della morte improvvisa infantile. La realtà è che, nonostante tantissime ricerche sull’argomento, non disponiamo ancora di alcuna evidenza certa. I medici sono divisi, le associazioni di categoria anche. Quella dei pediatri Usa (dove la pratica si è da tempo diffusa anche in ambienti cristiani, in quanto è stata ritenuta un rimedio alla “tentazione” della masturbazione), pur sostenendo che i benefici superano i rischi, non se la sente di raccomandarla a tutti — anche perché i benefici possono essere egualmente ottenuti attraverso una corretta igiene personale. I medici danesi hanno invece raccomandato di vietare qualunque circoncisione prima della maggiore età. Non sorprendentemente, è una materia in cui le religioni non muoiono dalla voglia di invocare il principio di precauzione. O la possibilità dell’obiezione di coscienza per i medici.

La sua pratica nelle strutture pubbliche avrebbe senso soltanto in presenza di chiari e inequivocabili benefici per il bambino, come le trasfusioni di sangue ai figli di testimoni di Geova. Dati alla mano, la circoncisione non può dunque rientrare nella medicina basata sulle evidenze. Non possono naturalmente essere invocati nemmeno i benefici spirituali: del resto, nessuno si azzarda a imbastire ricerche che possano provarli. Poiché non viene proposto altrettanto per situazioni affini, ma non religiose (come i tatuaggi), ammettere la circoncisione nelle strutture pubbliche rappresenta pertanto solamente una compiacenza, pagata da tutti, nei confronti delle richieste dei genitori — o, per essere ancora più precisi, dei leader delle religioni a cui appartengono i genitori. Visto che vogliono investirci la minor somma possibile, i genitori sono infatti a loro volta vittime del condizionamento dell’ambiente che frequentano. Anche se, così facendo, rischiano di mettere a repentaglio la vita dei figli.

Ne vale la pena? La risposta conseguente dovrebbe essere “no”. Anche perché all’assenza di vantaggi si accompagna un inevitabile danno collaterale per chi subisce la pratica: la perdita irreversibile di parte del proprio corpo.

La nostra stessa costituzione ricorda, all’articolo 32, che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Con la circoncisione si obbliga un bambino ancora incapace di intendere e di volere a subire un trattamento non sanitario, e lo si fa in assenza di disposizioni di legge che lo impongano. Possiamo dunque concludere che costituisce un caso conclamato di “mancanza di rispetto”.

Non sappiamo quale opinione abbia il bambino, perché è ancora talmente piccolo che non può neppure formularne una. Potrà consapevolmente formarsela quando sarà cresciuto: potrà essere contento di essere stato circonciso, sarà costretto a farsene una ragione, oppure cercherà di rimediare alla lesione provocatagli dai suoi stessi genitori. In questo caso sarà costretto a una costosa e potenzialmente rischiosa ricostruzione del prepuzio, i cui effetti sono comunque limitati. Essa sì, a ben vedere, avrebbe qualche buona ragione per essere inserita nei Lea, insieme alla ricostruzione della clitoride e delle labbra vaginali. Ma nessuno lo chiede. Dovremmo farlo noi dell’Uaar.

A conti fatti, per quanto vi siano anche ragioni culturali che talvolta ne permettono la diffusione, la circoncisione pubblicamente assistita è reclamata soltanto in nome della fede. Rappresenta l’ennesima pretesa di un privilegio religioso. Ma la libertà di ognuno deve sempre trovare un limite invalicabile nell’evitare che qualcun altro subisca un danno. E qui una vittima sicuramente c’è: il bambino.

Per i diritti dei bambini

Le religioni non hanno una fedina immacolata nei rapporti con l’infanzia. Anche perché hanno sempre cercato e cercano tuttora di imprimere su bambine e bambini sigilli indelebili, per quanto talvolta non fisici (il battesimo, per esempio). Hanno giustificato pratiche come la suzione rituale del pene. La loro collaborazione nel cercare di porre qualche limite è pressoché nulla. In un paese come il Regno Unito, dove persino i medici “fedeli” talvolta non rispettano le regole, le politiche comunitariste filo-religiose hanno favorito l’ulteriore diffusione dell’infibulazione. Tre settimane fa ha fatto notizia la condanna a undici anni di una donna che aveva mutilato la figlia. Ha fatto notizia perché era la prima condanna in assoluto: impera infatti l’omertà, per quanto very british.

In Italia l’infibulazione è vietata perché è considerata invalidante. La circoncisione invece no. Sarebbe interessante sapere come discernere i vari casi: le scarificazioni sono forse considerate accettabili? Fino a quale punto la legge permette ai genitori di spingersi, nell’ansia di modificare il corpo dei propri figli?

In teoria, non dovrebbero esistere problemi interpretativi. In fondo la chirurgia estetica è di fatto vietata, anzi, di fatto è vietato anche solo alzare le mani sui bambini. Qualsiasi residuo dubbio potrebbe essere fugato con l’articolo 24(1) della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Leggiamolo: “Gli stati adottano ogni misura efficace atta ad abolire le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute dei minori.” Ma basta consultare l’elenco delle riserve formulate da molti stati, spesso esplicitamente in nome della sharia, per rendersi conto di quanto tale diritto non sia stato salutato universalmente come una conquista.

Ciò non toglie che sia stato lo stesso rapporteur dell’Onu a rimarcare che la circoncisione non è una libera scelta del bambino, ma un marchio della religione dei genitori, ed è pertanto incompatibile con la Convenzione. Poiché l’Italia l’ha approvata senza riserve, dovrebbe dunque agire per farla rispettare. Basterebbe prendere atto che è la pratica in sé a essere contraria ai diritti umani, non il fatto che sia effettuata clandestinamente da qualche improbabile “santone”. Inserire la circoncisione nei Lea, pur essendo consapevoli che non rappresenta in alcun modo un “servizio essenziale di assistenza”, rafforzerebbe invece la pratica. Curioso che chi difende il decreto Lorenzin sui vaccini in nome della salute dei bambini non spende poi altrettanta energia per impedire che sia messa a rischio con la circoncisione.

In Israele, l’unica soluzione che un genitore laico ha trovato per evitarla a suo figlio è stata il rapimento. Trattandosi di una pratica antichissima, la tradizione costituisce purtroppo un robusto ostacolo non solo per i laici, ma anche per gli stessi leader religiosi che volessero innovarla. Il problema è che non se ne vedono molti. E dire che non è richiesto loro un grandissimo sforzo: sarebbe sufficiente che autorizzassero le circoncisioni soltanto al raggiungimento della maggiore età — o dei quattordici anni, se questa diventasse ufficialmente l’età alla quale non occorre più il consenso dei genitori per compiere scelte religiose.

La circoncisione su minori, esattamente come l’infibulazione, è un abuso su un essere umano che non ha alcuna possibilità di sottrarsi a una pratica che inciderà per sempre sul suo corpo, e spesso anche sulla sua vita. In quanto tale, andrebbe sempre sanzionata. Non possono essere surrettiziamente riconosciute irragionevoli eccezioni, assegnando una volta di più alle religioni uno status preferenziale. La circoncisione dovrebbe sempre rappresentare una scelta consapevole e un’operazione eseguita in condizioni di massima sicurezza. Se qualche comunità musulmana la ritiene un cardine dell’islam, benché non rientri tra i suoi cinque pilastri, dovrebbe sovvenzionarla direttamente.

I diritti umani andrebbero conosciuti fin da piccoli. E dovrebbero essere ottenuti quando si è ancora più piccoli. È percepibile la latitanza di politiche istituzionali che riconoscano i bambini non come “cosa loro”, come fantocci plasmabili a piacere dai genitori, ma come individui dotati di propri diritti. Anche se ci vorrà tempo, ci arriveremo.

Raffaele Carcano

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