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	<title>Umbazar's Weblog</title>
	
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		<title>Di politica e giornalismo: l’importanza di intermediari di qualità</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 20:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La nuova tornata elettorale ha portato nuovamente alla mia attenzione una riflessione che da un po’ di tempo a questa parte mi frulla in testa. Gli ultimi accadimenti tra legislatura e urne, infatti, mi paiono aver evidenziato, una volta di più, una certa vicinanza tra Giornalismo e Politica. Mi spiego meglio. Per entrambe queste “istituzioni [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2873&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 585px"><img alt="" src="http://news.sgi-network.org/uploads/pics/GettyImages_143796697__Good_Policy_Can_Be_Measured__575x325px.jpg" width="575" height="325" /><p class="wp-caption-text">© Luce Pinxi/Flick/Getty Images</p></div>
<p>La nuova tornata elettorale ha portato nuovamente alla mia attenzione una riflessione che da un po’ di tempo a questa parte mi frulla in testa. Gli ultimi accadimenti tra legislatura e urne, infatti, mi paiono aver evidenziato, una volta di più, una certa vicinanza tra<strong> Giornalismo</strong> e <strong>Politica</strong>. Mi spiego meglio. Per entrambe queste “istituzioni sociali” alle prese con l’ondata di cambiamenti imposti da web e social network (di linguaggio, di prospettiva, di partecipazione, di relazione, di distribuzione dei contenuti…) molti palesavano tempi duri se non un vero e proprio superamento che avrebbe reso superflui partiti e testate, due degli organi sui quali, a ben vedere, si basano i concetti di democrazia e di libertà.</p>
<p>In realtà, come ho tentato di spiegare nel mio <a href="http://tinyurl.com/kygza8n" target="_blank">News(paper) Revolution</a>, i nuovi dispositivi sono “solo” degli strumenti. In altre parole, ciò che è importante analizzare non sono unicamente i dettagli tecnici, quanto gli aspetti legati sia al livello di adozione (quanti utenti usano quel determinato strumento?) sia all’utilizzo specifico che gli utenti fanno degli strumenti stessi. In breve, a mio modo di vedere, non vanno confusi fine e mezzo: i <i>device </i>digitali sono nuovi “canali” a nostra disposizione il cui scopo è, ad esempio, quello di farci condividere informazioni in maniera più semplice e rapida.</p>
<p>Pensare che lo strumento in sé possa risolvere problemi o migliorare la vita è, quindi, riduttivo. Il coltello resta dunque dalla parte degli utenti: la Rete, i social network, i blog, gli smartphone hanno carattere “neutro”, acquistano senso solo in virtù del loro utilizzo, di un’audience che se ne serve. Internet non rappresenta “il male” come qualche <i>talkshow</i> vorrebbe far credere, è (ripeto) “solo” uno strumento, che può essere utilizzato in maniera intelligente o meno.</p>
<p>Assodato questo, i proclami che, sia per quel che riguarda il Giornalismo, sia per quanto concerne la Politica, indicavano il Web <i>de facto</i> come via per la Salvezza, risultano quindi sterili. Se infatti possiamo dare per scontata la rivoluzione in atto, difficile è prevedere dove questa ci porterà. La conclusione alla quale sono giunto (forse non sono il primo ma la sento comunque molto mia) è che, vada come vada, per Politica e Giornalismo (ma per molti altri ambiti della vita), indipendentemente dagli strumenti utilizzati, non si possa prescindere da <strong>intermediari di qualità</strong>.</p>
<p>Possiamo mostrare le riunioni in streaming, tagliare il supporto cartaceo, rendere pubbliche le spese legate all’attività politica o organizzare una testata di soli blogger, la differenza la fanno coloro che deleghiamo a gestire la “cosa pubblica” o informarci sugli accadimenti del mondo.</p>
<p>Sia chiaro, la mia non è la difesa di caste o corporazioni (al termine “giornalista”, per esempio, che mi pare troppo legato all’iscrizione ad un Albo, preferisco di gran lunga <i>gatekeeper</i>) ma un invito, generalizzato, a non focalizzarsi esclusivamente sulle caratteristiche tecniche di nuovi strumenti, ma soprattutto sulla <strong>competenza</strong> degli attori in gioco. Solo così si potrà garantire un futuro a Giornalismo e Politica.</p>
<p>La Rete non cancella nulla, anzi, accentua il nostro bisogno di validi interlocutori.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2873/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2873&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il giornalismo del futuro? Innovazioni dentro e fuori le testate da tenere sott’occhio</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 16:51:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo scorso martedì 28 maggio, in occasione dell’uscita della versione ebook (riveduta e aggiornata) del mio News(paper) Revolution sono stato ospite di Digital Accademia per parlare di giornalismo e social media. Avendo solo due ore a disposizione e dovendo confrontarmi con una platea tutt’altro che sprovveduta ho ripensato la mia presentazione tentando, dopo la prima [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2865&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso martedì 28 maggio, in occasione dell’uscita della <a href="http://t.co/D9A4gUtutv" target="_blank">versione ebook</a> (riveduta e aggiornata) del mio <strong>News(paper) Revolution</strong> sono stato ospite di <a href="http://www.digitalaccademia.com/" target="_blank">Digital Accademia</a> per parlare di <strong>giornalismo</strong> e <strong>social media</strong>. Avendo solo due ore a disposizione e dovendo confrontarmi con una platea tutt’altro che sprovveduta ho ripensato la mia presentazione tentando, dopo la prima parte dedicata ad un breve excursus sulla storia del giornalismo online, di individuare 10 caratteristiche del web attorno alle quali le testate si stanno muovendo (o, meglio, si dovrebbero muovere) per rinnovare il mondo dell’editoria.</p>
<p>Ho così individuato una serie di strumenti e iniziative – schematicamente divisi tra innovazioni esterne o interne alle testate – da tenere d’occhio, al di là del numero del loro bacini attuale di utenti attivi, per intravedere (forse) gli ulteriori sviluppi della comunicazione (giornalistica) online.</p>
<p>La grafica non è certo il mio forte, la presentazione è volutamente scarna, ridotta all’osso. Ecco perché, in breve, cerco di sintetizzare ciò che propongo quando, servendomi del ppt, rifletto a voce alta.</p>
<iframe src='http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/22306112' width='500' height='410' style='border:'></iframe>
<p>Tra le innovazioni fuori dalle testate ho scelto, a titolo esemplificativo:</p>
<p>Flipboard, NewsWhip, Italia2013.me, Instagram, Storify, Vine, Google+, Storyful e i Social Reader di Facebook.</p>
<p>Tra i progetti più interessanti all’interno delle testate ho invece segnalato:</p>
<p>HuffPost Live, Snow Fall, Live Blogging, Archivi Digitali, Native Advertising, Compendium, PaperPay, JuLiA, Guardian Witness e The Dish.</p>
<p><a href="http://flipboard.com/" target="_blank">Flipboard</a></p>
<p>Con le applicazioni non solo ognuno di noi può filtrare le notizie in base ai propri interessi organizzandole come un magazine, con le ultime versioni può anche condividere il proprio “giornale”, diventando quindi non solo autonomo nell&#8217;atto di informarsi ma anche “editore” per altri utenti che con lui condividono l’interesse per determinati argomenti.</p>
<p><a href="http://www.newswhip.com/" target="_blank">NewsWhip</a></p>
<p>Le risorse che aggregano le notizie più chiacchierate della Rete, che indicizzano i contributi più condivisi, stanno riscuotendo un notevole successo. Analizzare la Rete, individuare i contributi del web più rilevanti diventa sempre più importante.</p>
<p><a href="http://www.italia2013.me/" target="_blank">Italia2013.me</a></p>
<p>Esperimento di <em>content curation</em> molto interessante che, per raccontare le elezioni, ha utilizzato i cittadini come fonti della notizia.</p>
<p><a href="http://instagram.com" target="_blank">Instagram</a></p>
<p>Grazie ad uno smartphone i nostri “racconti per immagini” possono viaggiare nel web e, grazie all’utilizzo di hashtag condivisi, partecipare alle testimonianze degli altri utenti.</p>
<p><a href="https://storify.com/" target="_blank">Storify</a></p>
<p>Unire contributi di differenti utenti in un unico flusso al quale aggiungere le proprie osservazioni, fantastico, no?</p>
<p><a href="https://vine.co/" target="_blank">Vine</a></p>
<p>Anche con video di soli 6 secondi si può raccontare molto. Un esempio? Le pillole dalle passerelle del WSJ in occasione della New York Fashion Week.</p>
<p><a href="https://plus.google.com/?hl=it‎" target="_blank">Google+</a></p>
<p>La videochat rappresenta sicuramente un’opportunità per dialogare in maniera interattiva con altri utenti.</p>
<p><a href="http://storyful.com/" target="_blank">Storyful</a></p>
<p>Società con sede a Dublino composta da un team di professionisti che monitora i social media catturando immagini e contenuti degli utenti da vendere poi alle testate di tutto il mondo.</p>
<p>Social Reader (di <a href="https://it-it.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a>)</p>
<p>Facebook ha ultimamente modificato l’algoritmo alla base del newsfeed. Oggi hanno maggiore risalto i soli contenuti che raccolgono condivisioni, like e commenti. E questo ha cambiato le carte in tavola costringendo alcune testate, prima molto attratte dalla possibilità di conquistare fette di audience tra i giovani, a rivedere il loro impegno nel social network di Zuckerberg.</p>
<p><a href="http://live.huffingtonpost.com/" target="_blank">HuffPost Live</a></p>
<p>Nuovo spazio all’insegna di multimedialità e interattività del pubblico: come suggeriscono dalla testata di Arianna Huffington, una via di mezzo tra YouTube e la CNN.</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/projects/2012/snow-fall/" target="_blank">Snow Fall</a></p>
<p>Esperimento del NYT capace di guadagnarsi non solo l’attenzione tra gli addetti ai lavori ma anche un premio Pulitzer per la capacità di proporre una lettura particolare: il testo (lungo) si arricchisce di video e animazioni interattive.</p>
<p><a href="http://live.lastampa.it" target="_blank">Live Blogging</a></p>
<p>Per seguire in tempo realtà lo sviluppo dei grandi avvenimenti, preferibile la struttura snella e dinamica di un live blog.</p>
<p>Native Advertising</p>
<p>Alla ricerca di nuove forme di pubblicità, i quotidiani riscoprono – con alterne fortune – i contenuti sponsorizzati (ne parlavo <a href="http://t.co/YGjMaIwNZp" target="_blank">qui</a>).</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/compendium" target="_blank">Compendium</a></p>
<p>Una sorta di Pinterest delle notizie di una testata che consente al lettore di raccogliere in una bacheca pubblica i pezzi che ritiene più interessanti da catalogare.</p>
<p><a href="http://www.paperpay.com/" target="_blank">PaperPay</a></p>
<p>Il giornale di carta venduto tramite la lettura di un codice a barre (presetavo il servizio <a href="http://umbazar.wordpress.com/2013/05/02/paperpay-lapp-per-comprare-i-giornali-cartacei-dal-telefonino/" target="_blank">qui</a>).</p>
<p><a href="https://witness.guardian.co.uk/" target="_blank">Guardian Witness</a></p>
<p>L’applicazione con la quale il Guardian invita i propri lettori e vestire i panni del report e a proporre alla testata contributi su fatti ai quali sono stati diretti testimoni.</p>
<p><a href="http://dish.andrewsullivan.com/" target="_blank">The Dish</a></p>
<p>Un blog senza pubblicità né soldi da venture capitalist che chiede ai proprio lettori i fondi per continuare a servire il proprio pubblico. Bella scommessa!</p>
<p>Adoro confrontarmi con chi – anche se non necessariamente un giornalista – la Rete la vive ogni giorno a suo modo, cercando il modo migliore per sopravviverci. La mia è una testimonianza, spero costruttiva, di un mondo in continuo perenne mutamento.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2865/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2865/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2865&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Giornalismo e web raccontati con dissacrante lucidità</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 14:57:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Strano ma vero, sono ufficialmente un lettore di ebook solo da alcune settimane. Ancora in parte non abituato alla sola lettura in digitale, indeciso su quale titolo acquistare per &#8220;rompere il ghiacchio&#8221;, ho optato per Il Web e l’arte della manutenzione della notizia, il saggio di Alessandro Gazoia edito da MinimunFax. Si tratta di un [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2858&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="http://www.minimumfax.com/upload/images/libri/indi/thumbs/9788875215033_tn_150_176.jpg" width="150" height="176" />Strano ma vero, sono ufficialmente un lettore di ebook solo da alcune settimane. Ancora in parte non abituato alla sola lettura in digitale, indeciso su quale titolo acquistare per &#8220;rompere il ghiacchio&#8221;, ho optato per <a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/604" target="_blank">Il Web e l’arte della manutenzione della notizia</a>, il saggio di <a href="https://twitter.com/jumpinshark" target="_blank">Alessandro Gazoia</a> edito da <strong>MinimunFax</strong>. Si tratta di un approfondito excursus che analizza i cambiamenti in atto nel mondo del <strong>giornalismo</strong>, portando avanti un interessante parallelismo tra gli sviluppi e il modo di fare informazione nostrano e il “quarto potere” negli Stati Uniti, Paese guida, per tecnologie e sperimentazioni, della rivoluzione apportata alla stampa dalla Rete. Partendo da alcune riflessioni sui cambiamenti del lavoro di giornalista, sul modo di comunicare e partecipare alla vita politica e sociale degli utenti, l’autore ci accompagna alla ricerca del significato dell’<strong>informazione</strong> (e quindi, in ultima analisi, anche delle chiavi interpretative a nostra disposizione) oggi.<br />
Un libro del quale ho apprezzato in particolar modo due aspetti: da una parte la scelta di non limitarsi ad analizzare le grandi testate ma di raccontare anche i “giornali nativi digitali” e gli spazi più noti specializzati nell’informazione locale. Dall’altra, l’uso di un approccio disincantato (che non lesina critiche) nei confronti del giornalismo italiano, del quale vengono analizzati i tratti distintivi sottolineandone vizi (tanti) e virtù (pochine) che lo contraddistinguono.<br />
Un testo fatto anche di numeri, di tabelle, di raffronti, di link, che consente di avere un’idea quanto mai precisa sulla realtà informativa dei nostri giorni. Insomma, un libro di sicuro interesse che, visto anche il costo irrisorio, è sicuramente da leggere.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2858/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2858/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2858&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>PaperPay, l’app per comprare i giornali cartacei dal telefonino</title>
		<link>http://umbazar.wordpress.com/2013/05/02/paperpay-lapp-per-comprare-i-giornali-cartacei-dal-telefonino/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 16:10:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Concentrato sull’aggiornamento del mio libro – file consegnato all’editore, speriamo a fine mese possa uscire la versione ebook di News(paper) Revolution – ultimamente mi sono focalizzato maggiormente sull’innovazione del web e dei suoi nuovi strumenti per comunicare. In realtà, nonostante ormai quasi tutte le testate abbiano puntato i loro sforzi sui device digitali, anche la [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2847&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px"><img alt="" src="http://cdn.thenextweb.com/wp-content/blogs.dir/1/files/2013/03/pp2-520x426.jpg" width="520" height="426" /><p class="wp-caption-text">PaperPay</p></div>
<p>Concentrato sull’aggiornamento del mio libro – file consegnato all’editore, speriamo a fine mese possa uscire la versione ebook di <a href="http://www.slideshare.net/umbazar/newspaper-revolution-indice-fausto-lupetti-editore" target="_blank">News(paper) Revolution</a> – ultimamente mi sono focalizzato maggiormente sull’innovazione del web e dei suoi nuovi strumenti per comunicare.<br />
In realtà, nonostante ormai quasi tutte le testate abbiano puntato i loro sforzi sui device digitali, anche la tradizionale “carta”, seppur generalmente in maniera confusa e senza molta convinzione, cerca (affannosamente) di stare al passo con i tempi sposando progetti che, se non fermano il declino, quantomeno cercano di proporre nuovi percorsi da intraprendere.<br />
E’ il caso di <a href="http://paperpay.com/" target="_blank">PaperPay</a>, l’applicazione per sistemi Android e iOS, lanciata a fine marzo in Inghilterra da <a href="http://www.trinitymirror.com/" target="_blank">Trinity Mirror</a>, la società editrice, tra gli altri, del <a href="http://www.mirror.co.uk/" target="_blank">Daily Mirror</a> e del Sunday Mirror. Di cosa si tratta? Semplice. E’ un <strong>applicativo</strong> che, scaricato su smartphone, previa registrazione e sottoscrizione di una delle tipologie di abbonamento previste (settimanale, mensile o annuale, con diverse forme di sconto e possibilità di pagare con carta di credito, PayPal o SMS), consente di ottenere un <strong>codice a barre</strong> personale. Mostrando il quale, recandosi da uno dei 47.000 giornalai aderenti all’iniziativa, poter ritirare la copia cartacea del quotidiano, senza più preoccuparsi di avere spiccioli a sufficienza o di aver dimenticato a casa il portafogli. Ai primi utilizzatori dell’app venivano, inoltre, offerte 5 copie gratis del Daily Mirror e la possibilità di partecipare all’estrazione settimanale di un premio di 100 sterline.<br />
Stando alle parole di Matt Colebourne, direttore del reparto new business del Trinity Mirror, l’applicazione potrebbe aiutare a comprendere il numero esatto di copie cartacee che i lettori desiderano. In un mercato come quello della stampa tradizionale sempre più attento alla voce dei costi (e, quindi, le perdite) – uno degli strateggi più utilizzati, in questo senso è la riduzione della foliazione – sapere quante copie stampare, evitando gli sprechi, potrebbe essere una delle soluzioni valide. Il futuro della carta sarà il print-on-demand?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2847/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2847&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Native advertising e brand journalism: quando il giornalismo online incontra la pubblicità</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 13:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umbazar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da alcune settimane sono immerso nell’aggiornamento di News(paper) Revolution che, a grande richiesta, uscirà a breve anche in versione ebook (il titolo dovrebbe essere disponibile in digitale a partire dalla fine del mese di maggio). Uno degli approfondimenti al quale ho deciso di dare spazio nella nuova edizione del mio libro, è quello relativo al [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2835&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.adweek.com/files/imagecache/node-detail/news_article/atlantic-sponsored-post-hed-2013.jpg" width="455" height="256" /></p>
<p>Da alcune settimane sono immerso nell’aggiornamento di <strong>News(paper) Revolution</strong> che, a grande richiesta, uscirà a breve anche in versione ebook (il titolo dovrebbe essere disponibile in digitale a partire dalla fine del mese di maggio).</p>
<p>Uno degli approfondimenti al quale ho deciso di dare spazio nella nuova edizione del mio libro, è quello relativo al cosiddetto <i>native advertising</i>. Ecco, di seguito, un estratto della parte dedicata alla forma di pubblicità che gli editori stanno iniziando a testare.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Uno dei nuovi formati pubblicitari online che gli editori stanno iniziando ad adottare, è il cosiddetto <i>native advertising</i>.</p>
<p>L’idea di base è semplice: in ultima analisi, anche l’advertising può rappresentare una notizia; se non riesce ad esserlo, allora probabilmente il contenuto pubblicitario non ha poi così tanta rilevanza.</p>
<p>Degli esempi di formati legati al native adv sono le Sponsored Story di Facebook e i Promoted Tweet di Twitter: contenuti brandizzati integrati direttamente nell’esperienza dei social media piuttosto che posizionati nei classici spazi riservati alla pubblicità online.</p>
<p>In qualche modo, quindi, il native advertising è una rivisitazione “in salsa web/social” dei redazionali (<i>advertorial</i>) presenti nei quotidiani stampati. Con il native adv i lettori possono fruire di contenuti brandizzati interattivi che puntano alla condivisione, operazione questa che la pubblicità tabellare di solito non consente. E’ un modo di comunicare con un linguaggio che, sfruttando appieno le peculiarità della Rete, la creatività e lo <i>storytelling</i>, può essere recepito in maniera costruttiva dagli utenti e superare la “cecità” dei lettori verso alcuni dei formati attualmente in uso online.</p>
<p>Quasi tutte le campagne di native advertising nascono dalla collaborazione diretta tra editori e brand, senza l’intermediazione delle agenzie. Sono proprio le testate, infatti, a conoscere meglio di chiunque altro gli standard da adottare, il profilo dei propri lettori e i “segreti” per fare in modo che questi contribuiscano a diffondere ad amici e colleghi i contenuti informativi.</p>
<p>Uno dei primi esperimenti di native advertising è stato realizzato dal magazine statunitense <a href="http://www.theatlantic.com/" target="_blank">The Atlantic</a> con un post sponsorizzato su Scientology pubblicato il 14 gennaio 2013. Probabilmente anche a causa dell’oggetto dell’articolo, l’iniziativa scatenò un acceso dibattito online, non sempre così benevolo nei confronti della testata (che, alcuni giorni dopo, ammise di aver commesso qualche errore di valutazione nella ricerca dell’innovazione del digital advertising).</p>
<p>Altro spazio informativo che ha deciso di puntare sul native adv, è <a href="http://www.buzzfeed.com/" target="_blank">BuzzFeed</a> la cui testata propone una collaborazione con i brand alfine di realizzare contenuti pubblicitari in grado di catturare l’attenzione dei lettori (Jonah Peretti, CEO di BuzzFeed, definisce il native advertising come “(sort of) <i>social advertising</i>”).</p>
<p><a href="http://www.forbes.com" target="_blank">Forbes</a> ha, invece, introdotto <i>BrandVoice</i>, il servizio – nato dalla start-up newyorkese True/Slant – che consente di condividere tra editori e inserzionisti gli strumenti per creare <i>engagement</i>, per monitorarlo in tempo reale e per, al contempo, offrire il miglior servizio informativo ai lettori. Anche in questo caso, l’obiettivo è quello di fornire contributi pubblicitari non intrusivi quanto, piuttosto, esperienzialmente accattivanti. Il magazine ha dato vita a una “Brand Newsroom” con la quale i marketer possono collaborare per far conoscere in maniera più efficace il loro business.</p>
<p>Un servizio analogo è quello del <a href="http://www.washingtonpost.com" target="_blank">Washington Post</a> che, con <i>BrandConnect</i>, permette alle aziende di pubblicare, nel sito del quotidiano, propri contenuti quali video, post e infografiche.</p>
<p>Il primo esempio di “sponsor generated content” del giornale è stato realizzato dalla <a href="http://www.ctia.org/" target="_blank">CTIA</a>, l’associazione internazionale no profit che rappresenta l’industria delle comunicazioni wireless che racconta come la tecnologia mobile abbia rivitalizzato le comunità rurali (il post era circondato dalla pubblicità display dell’associazione, conteneva un video e non consentiva di essere commentato).</p>
<p>Interessante notare, ancora una volta, la posizione di <a href="https://news.google.com/" target="_blank">Google News</a> che chiede agli editori di separare con molta chiarezza i contenuti giornalistici da quelli pubblicitari, pena l’esclusione della fonte dall’aggregatore di notizie. Il servizio dell’azienda di Mount View non si propone come uno strumento di promozione e, quindi, vuole salvaguardare la propria inclinazione meramente informativa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2835/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2835&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Seminario Ordine dei Giornalisti Veneto, il mio intervento su giornalismo e web</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 17:31:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[News(paper) Revolution @ VEGA Seminario ODG 12.04.13 from Umberto Lisiero<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2832&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<iframe src='http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/18630793' width='500' height='410' style='border:'></iframe>
<div style="margin-bottom:5px;"><strong> <a title="News(paper) Revolution @ VEGA Seminario ODG 12.04.13" href="http://www.slideshare.net/umbazar/venezia-camp-120413lisiero" target="_blank">News(paper) Revolution @ VEGA Seminario ODG 12.04.13</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/umbazar" target="_blank">Umberto Lisiero</a></strong></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2832/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2832&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Italia2013, il racconto collettivo della prima campagna elettorale social</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 09:59:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Italia2013 è un progetto nato sul finire del 2012 che si è poi concretizzato in una tag cloud, una “nuvola aggregativa” dei vari contributi degli utenti con la quale è stata raccontata, attraverso la voce degli elettori, la prima campagna social della storia italiana. Un esperimento online dal 25 gennaio (e realizzato in collaborazione con [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2805&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italia2013.me/" target="_blank">I<img class="alignleft" alt="" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41taWwFTOSL._SS500_.jpg" width="280" height="280" />talia2013</a> è un progetto nato sul finire del 2012 che si è poi concretizzato in una <em>tag cloud</em>, una “nuvola aggregativa” dei vari contributi degli utenti con la quale è stata raccontata, attraverso la voce degli elettori, la prima campagna social della storia italiana. Un esperimento online dal 25 gennaio (e realizzato in collaborazione con la <a href="http://www.giornalismo.unimi.it/" target="_blank">Scuola Walter Tobagi</a>) che, partendo dall’immenso flusso di informazioni, giudizi, commenti e immagini, è diventato la prima piattaforma indipendente capace di mostrare, in tempo reale, i flussi comunicativi dei social media traendone poi spunto per operazioni di <em>content curation</em> di stampo giornalistico. Il cambio di prospettiva non è da poco: niente agenzia di stampa né media classici, le uniche fonti sono gli utenti, le loro/nostre conversazioni.<br />
Da quella interessantissima esperienza è nato <strong>Social Winner</strong>, un libro edito da <a href="http://www.ilsaggiatore.com" target="_blank">Il Saggiatore</a> (e <a href="http://www.amazon.it/Social-winner-decisivo-elezioni-ebook/dp/B00BXL7XPU/ref=sr_1_3?s=digital-text&amp;ie=UTF8&amp;qid=1363860200&amp;sr=1-3" target="_blank">scaricabile gratuitamente</a> in versione ebook) che raccoglie alcuni degli spunti più originali emersi dal progetto. Dagli hashtag più in voga alla descrizione delle metodologie utilizzate per tentare di interpretare i nostri dialoghi online circa le elezioni, il libro, curato da <a href="https://twitter.com/riccardowired" target="_blank">Riccardo Luna</a> e <a href="https://twitter.com/marcoprat" target="_blank">Marco Pratellesi</a>, racconta di come la Rete abbia giocato un ruolo decisivo nelle elezioni 2013 e di come, forse, proprio una sua sottovalutazione, abbia poi portato a un risultato non preventivato da molti tra giornalisti, opinionisti e sondaggisti.<br />
Da appassionato di comunicazione l’aspetto che ho trovato più interessante è quello relativo all’utilizzo da parte del web da parte ai principali rappresentanti politici: se è vero che proprio grazie alla Rete Grillo e Casaleggio hanno cambiato la partita elettore in Italia, è altrettanto vero che Silvio Berlusconi, nonostante non abbia utilizzato direttamente i social media, è praticamente stato sempre al centro del dibattito, in particolar modo su Twitter, strumento che anche fuori dai confini nazionali ha visto utilizzare hashtag ironici sul Cavaliere.<br />
Se nutro ancora qualche dubbio sul fatto che il web possa ben rappresentare la totalità dell’elettorato italiano (ricordo, ad esempio, molti tweet del mio network con testimonianze di voto a favore di <a href="http://www.fermareildeclino.it" target="_blank">Fare per fermare il declino</a>, forza politica che poi non è riuscita ad avere una propria rappresentanza in parlamento), la Rete è sicuramente (e probabilmente sempre più lo sarà) una cartina al tornasole della cui lettura non ci si può esimere. Esperimenti come quello di Italia2013 non possono che indicare la via e testimoniare, una volta di più, come il web possa essere un&#8217;opportunità e non una minaccia per il mondo del giornalismo, complimenti!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2805/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2805/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2805&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>State of the News Media 2013, alcuni spunti di riflessione</title>
		<link>http://umbazar.wordpress.com/2013/03/19/state-of-the-news-media-2013-alcuni-spunti-di-riflessione/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 16:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umbazar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da alcuni giorni è online la nuova versione di State of the News Media, lo studio che annualmente Pew Research Center pubblica sul monitoraggio dei principali mezzi di comunicazione statunitensi. Tra i molti spunti proposti, alcuni relativi ai quotidiani, mi sembrano interessanti. Gli introiti adv della stampa, nel suo complesso, continuano a decrescere: dal picco [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2768&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2773" alt="state_of_the_media_pew2013" src="http://umbazar.files.wordpress.com/2013/03/state_of_the_media_pew2013.jpg?w=500&#038;h=66" width="500" height="66" /></p>
<p>Da alcuni giorni è online la nuova versione di <a href="http://stateofthemedia.org" target="_blank">State of the News Media</a>, lo studio che annualmente <a href="http://www.pewresearch.org/" target="_blank">Pew Research Center</a> pubblica sul monitoraggio dei principali mezzi di comunicazione statunitensi.</p>
<p>Tra i molti spunti proposti, alcuni relativi ai quotidiani, mi sembrano interessanti.</p>
<p>Gli introiti adv della stampa, nel suo complesso, continuano a decrescere: dal picco raggiunto nel 2005 con oltre 49 milioni di dollari, lo scorso anno, a distanza di 7 anni, il valore è sceso a poco più di 22,5 milioni di dollari, perdendo quindi più della metà delle revenue.</p>
<p>Gli introiti dell’advertising online crescono &#8211; del 3% nel solo 2012 &#8211; ma non sembrano al momento poter far fronte alla caduta dei ricavi pubblicitari della stampa tradizionale. Se nel 2011 ad ogni dollaro guadagnato dalla pubblicità dei quotidiani online ne corrispondevano 10 persi nell’adv della stampa su carta, nel 2012 il rapporto è peggiorato toccando la quota 1 a 16.</p>
<p>Il calo più vistoso, per quel che riguarda l’adv della stampa su carta, si è avuto tra il 2008 e il 2009 quando in un solo anno gli introiti sono scesi di quasi 10 milioni di dollari.</p>
<p>L’adv online, cresciuto con una buona costanza tra il 2004 e il 2007, sembra aver appiattito la salita degli investimenti, dal 2010 ormai ancorati a quota 3 milioni di dollari.</p>
<p>Tra le voci storicamente più redditizie per i giornali, i cosiddetti “classified ad” (gli annunci a pagamento) sono passati in una dozzina di anni dal garantire alla stampa 20 miliardi di dollari a poco meno di 5 miliardi di dollari nel 2012. In particolare gli introiti legati agli annunci legati al recruitment sono crollati: da soli nel 2000 garantivano alla stampa più di 8 miliardi di dollari che nel 2012 sono diventati poco più di 0,7 (d’altra parte servizi come <a href="http://www.linkedin.com/" target="_blank">LinkedIn</a> hanno reso la ricerca di candidati idonei a una determinata posizione lavorativa molto più semplice).</p>
<p>Gli introiti derivanti dalla distribuzione dei quotidiani, contrariamente a quanto forse ci si potrebbe aspettare, sono rimasti bene o male abbastanza costanti nel corso degli ultimi vent’anni. La perdita dei guadagni dalla pubblicità finisce tuttavia per rendere questo “contenimento” non sufficiente a contrastare i segni negativi dell&#8217;adv tradizionale.</p>
<p>Osservando i dati aggregati legati all’audience dei siti dei quotidiani statunitensi online, se è vero che crescono i visitatori totali mese (e quindi anche la reach), le loro visite e il tempo che questi trascorrono in media nei siti supera ormai i 4 minuti, è altrettanto vero che il numero di visitatori al giorno registra un calo rispetto al novembre 2011.</p>
<p>Il podio delle testate online più visitate al mondo – in termini di visitatori unici – vede al primo posto il <a href="http://www.dailymail.co.uk/home/index.html" target="_blank">Mail Online</a>, al secondo il <a href="http://www.nytimes.com/" target="_blank">New York Times</a>, al terzo il <a href="http://www.guardian.co.uk" target="_blank">Guardian</a>. La crescita del New York Times è dovuta anche ai 600.000 abbonamenti digitali al quotidiano. Non sorprende, quindi, che proprio il New York Times sia in prima posizione in termini di copie digitali pagate, seguito, negli Stati Uniti, dal <a href="http://europe.wsj.com/home-page" target="_blank">Wall Street Journal</a> e dal <a href="http://www.nypost.com/" target="_blank">New York Post</a>. La quota di digital edition di quest’ultima testata è però 5 volte inferiore al quotidiano primo in classifica, un distacco nettissimo tra le prime due posizioni e gli altri giornali.</p>
<p>Gli occupati nelle redazioni, dopo il picco a cavallo degli anni ‘90, dal 2006 al 2009 sono diminuiti di 15.000 unità e anche lo scorso anno, dopo una fase di stabilità, hanno ricominciato a scendere.</p>
<p>Tutte le percentuali di lettura dei quotidiani (del giorno giorno precedente) delle differenti fasce di età nel corso degli anni si sono ridimensionate. In particolare, gli adulti tra i 35-44 anni, dal 2009, hanno subito un notevole diminuzione (ma in generale, negli ultimi 5 anni decrescono meno lentamente solo i giovani 18-34 e gli over 65).</p>
<p>Orizzonte nero? Sicuramente siamo vivendo un periodo di forti cambiamenti ma, come ribadito nelle conclusioni dello studio, nonostante i dati, i quotidiani non sembrano considerati superati dai lettori-utenti, continuano a consevare la loro utilità di sintesi della realtà che circonda ognuno di noi. Una nuova generazione di &#8220;addetti ai lavori&#8221;, inoltre, sta tentando di utilizzare al meglio le piattaforme digitali facendone parte integrante delle proprie strategie. Resto convinto che internet &#8211; e in generale le tutte le nuove piattaforme attraverso le quali oggi le informazioni possono essere veicolate &#8211; rappresenti (come spesso ribadisco) un&#8217;opportunità più che una minaccia per un comparto rimasto per troppo tempo ancorato a certezze che oggi sembrano quantomai scricchiolanti.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2768/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2768&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Invertising, dall’idea all’ideale</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 14:55:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nutro un notevole interesse per la comunicazione e i suoi sviluppi. Se per passione negli ultimi anni ho approfondito l&#8217;aspetto informativo legato in particolare ai nuovi media, è anche vero che l&#8217;ambito lavorativo mi ha quotidianamente portato a contatto con il mondo della pubblicità. Ecco spiegato perchè, avuto tra le mani Invertising di Paolo Iabichino, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2738&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="http://www.invertising.it/immagini/book03.jpg" width="200" height="304" />Nutro un notevole interesse per la comunicazione e i suoi sviluppi. Se per passione negli ultimi anni ho approfondito l&#8217;aspetto informativo legato in particolare ai nuovi media, è anche vero che l&#8217;ambito lavorativo mi ha quotidianamente portato a contatto con il mondo della pubblicità. Ecco spiegato perchè, avuto tra le mani <a href="http://www.invertising.it/" target="_blank">Invertising</a> di <a href="https://twitter.com/search/iabicus" target="_blank">Paolo Iabichino</a>, mi sia subito immerso nella lettura del libro. Testo che mi ha davvero entusiasmato, uno di quei libri costruttivi che non puoi esimerti dal consigliare ad amici e colleghi. Di cosa parla? In estrema sintesi (e senza rivelare troppo), di cambiamento, di inversione di marcia. Il fulcro dell&#8217;approfondimento che il testo propone è, infatti, quello che sia oggi necessario un nuovo approccio per brand e agenzie che porti ad una apertura, a un cambiamento di prospettiva, a un dialogo in grado di &#8220;avvvicinare le persone alle marche su territori valoriali condivisi&#8221;. Molte le similitudini che leggendo ho indivuato tra la pubblicità e il giornalismo, sfere entrambe spesso superficialmente tacciate di rappresentare realtà negative da superare. E invece, probabilmente, come suggerito dal saggio, si tratta di individuare modalità che possano ridare dignità e nuove dimensioni ad ambiti ancora validi e che esistono (e hanno senso) a prescindere dai mezzi attraverso i quali prendono forma. A patto che tralascino l&#8217;autorefenzialità, l&#8217;ossessione del target e delle mere vendite, e che focalizzino i loro sforzi nello stimolare la partecipazione, obiettivo vero di chi comunica. Un libro ricco di spunti interessanti, di esempi (spesso vissuti in prima persona), di rielaborazioni di concetti di altri autori che si concretizzano nello sviluppo della tesi che sottende il cambiamento di marcia che la pubblicità è chiamata a seguire. Complimenti a <strong>Paolo Iabichino</strong> per un libro che, nonostante la prima edizione risalga al dicembre 2009 (il testo in realtà ha trovato &#8220;nuova vita&#8221; su <a href="http://blog.wired.it/invertising" target="_blank">Wired</a>), risulta ancora oggi di estrema attualità, da non perdere!</p>
<p>p.s.=il libro dispone anche della formula &#8220;soddisfatti o rimborsati&#8221; ma credo sia improbabile che qualcuno terminato il testo si appelli all&#8217;editore per riavere quanto speso</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2738/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2738&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il giornalismo al tempo dei tablet</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 11:27:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicizzando News(paper) Revolution ho scoperto, su segnalazione di Sergio Splendore, il libro di Elena Valentini, Dalle gazzette all&#8217;iPad &#8211; Il giornalismo al tempo dei tablet. Il testo parte da una semplice considerazione: il giornale fruito tramite tablet, almeno per come è ora proposto dagli editori italiani, sembra avere più elementi di continuità con l&#8217;edizione cartacea [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2722&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" alt="" src="http://www.mondadorieducation.it/media/img/120900037259GRA.jpg" width="151" height="244" />Pubblicizzando <a href="http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=216" target="_blank">News(paper) Revolution</a> ho scoperto, su segnalazione di <a href="https://twitter.com/srgspl" target="_blank">Sergio Splendore</a>, il libro di <strong>Elena Valentini</strong>, <a href="http://www.mondadorieducation.it/libro/elena-valentini/dalle-gazzette-all-ipad-il-giornalismo-al-tempo-dei-tablet/120900037259" target="_blank">Dalle gazzette all&#8217;iPad &#8211; Il giornalismo al tempo dei tablet</a>. Il testo parte da una semplice considerazione: il giornale fruito tramite tablet, almeno per come è ora proposto dagli editori italiani, sembra avere più elementi di continuità con l&#8217;edizione cartacea rispetto a quella online.</p>
<p>Da ciò parte una dettagliata analisi che, partendo dall&#8217;evoluzione del quotidiano in riferimento alla dimensione sociale e culturale e dalla storia del sistema informativo, arriva ai giorni nostri ripercorrendo l&#8217;origine dei tablet e il loro uso in quanto nuova piattaforma di distribuzione. In particolare, proprio gli ultimi capitoli del libro, mi sono sembrati molto interessanti, anche in virtù di spunti e pareri di giornalisti e studiosi interpellati dall&#8217;autrice.</p>
<p>Se è vero che l&#8217;introduzione di un nuovo device finisce per (ri)modellare l&#8217;intero comparto, allora, nonostante il giornalismo su iPad e simili sia agli albori (e, probabilmente, non stia sfruttando appieno le potenzialità del mezzo), vale sicuramente la pena di approfondire gli scenari che questa nuova tecnologia &#8211; e il modo con il quale questa finisca per ripercuotersi nel fruire dei materiali informativi &#8211; sta aprendo al giornalismo e ai lettori. Anche perchè, ad oggi, i giornali via App sembrano una delle poche certezze per quel che concerne modelli di business di realtà editoriali sempre più in crisi.</p>
<p>Nonostante l&#8217;esperianza di <strong>The Daily</strong> &#8211; il quotidiano nato per iPad citato più volte nel testo &#8211; si è ormai esaurita, il testo raccoglie comunque una serie di interessanti riflessioni, ringrazio ancora una volta Elena per aver accettato la mia proposta di &#8220;book crossing&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/umbazar.wordpress.com/2722/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/umbazar.wordpress.com/2722/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=umbazar.wordpress.com&#038;blog=3943885&#038;post=2722&#038;subd=umbazar&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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