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		<title>Ci risentiamo a settembre! Buone vacanze</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 09:35:12 +0000</pubDate>
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		<title>A Orange is the new black tifo per gli uomini</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2016 08:59:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10441" rel="attachment wp-att-10441"><img class=" wp-image-10441 alignleft" style="margin-right: 5px;margin-left: 5px" alt="Orange is the new black Piper and Alex" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image5.jpeg" width="269" height="202" /></a>Più guardo e più mi convinco di una cosa: a <strong><em>Orange is the new black</em> tifo per gli uomini</strong>.<br />
Sí è vero, forse non è una cosa molto apprezzabile e in rete non ho trovato tante riflessioni a riguardo, ma che importa? <em>OITNB</em> è una serie che sembrerebbe interamente dedicata alle donne, ma in un certo senso questa definizione la rende limitativa. Da pochi giorni sono usciti su <a href="https://www.netflix.com/de/title/70242311" target="_blank"><strong>Netflix i nuovi episodi</strong></a> della quarta stagione. Li ho visti tutti in due giorni, come faccio di solito. Full-immersion nel carcere femminile di Lichtfield ho imparato molte cose, ho pianto, riso a crepapelle, odiato e amato guardie e carcerate.</p>
<p>Come dicevo, tifo per gli uomini. Tifavo già da un po&#8217;, ma con la quarta stagione ho passato molto tempo a sperare. Sperare in un cambiamento umano del sesso maschile. <em>Orange</em> ha cercato e cerca di mostrarci <strong>Piper e le sue amiche di prigione sotto un aspetto conpassionevole</strong> (tranne rare eccezioni): queste donne hanno fatto degli errori &#8211; a volte sono quasi estranee ai fatti &#8211; sono andate in carcere per scontare una pena che spesso, alla luce dei consueti Flashback con cui si riesuma il passato delle condannate, risulta quasi essere sproporzionata al danno recato alla società. Perchè? Perchè siamo umani e a causa dell&#8217;ambiente in cui viviamo, a come siamo stati educati, o dalla possiblità di farcela o meno che ci offre la comunità, ci mettiamo nei guai o reagiamo in un modo &#8220;poco convenzionale&#8221;.<br />
<strong>Questo metodo &#8220;compassionevole&#8221;</strong> era quasi inesistente per le guardie nella prima stagione, e si è via via sviluppato nel corso della seconda, terza e quarta. Per fortuna!</p>
<p>Ho sperato che <b>Hiley uscisse dalla depressione</b> e che fosse in grado di vivere una storia d&#8217;amore con Red; che <b>Bennet scegliesse la verità</b> sul figlio concepito insieme a Dayanara; che <b>Mendez potesse finalmente essere un&#8217;altra persona</b>. Una figura quasi riscattata e <b>Joel Luschek</b> che in questa nuova stagione farà qualcosa per rimediare al pasticcio combinato con una delle protagoniste che più amo, Nicky. Ho sperato che la storia tra <b>Tiffany e Charlie &#8220;Donuts&#8221; Coates</b> fosse romantica, ma come accade nella terza stagione, succede che Charlie fa il violento; nella quarta ho sperato di vedere un cambiamento in lui che ci sarà, anche se questo cambiamento è poco chiaro: sembrerebbe che gli autori vogliamo lasciarlo in una zona grigia, e non sai se pensare se dentro di lui ci sia del maligno o no. Ho sperato tantissimo che <b>Joe Caputo prendesse in mano il penitenziario</b> e lo rendesse un modello di umanità e giustizia giusta.</p>
<p>La quarta stagione sorprende anche per aver messo al centro dell&#8217;attenzione personaggi che sembravano relegati a stare nell&#8217;ombra, come l&#8217;impacciato <b>Baxter &#8220;Gerber&#8221; Bayley che combinerà qualcosa di veramente grosso</b>&#8230; Poi ci sono i casi patologici, che ti fanno passare la voglia di sperare negli uomini: la nuova guardia <b>Thomas Humphrey</b>, uno di quelli &#8220;cattivi&#8221; e misogini, su di lui gli autori non hanno nessun &#8220;compassionevole&#8221; flashback che spieghi il motivo della sua meschinità. Infine, il <b>nuovo capo gay delle guardie Desi Piscatella</b> sembrerebbe quasi confermare il fatto che in <i>OITNB</i> <b>tutti gli uomini sono dei mostri ingiustificabili</b>, non è importante che tu sia omosessuale o no, l&#8217;importante è essere maschio.</p>
<p>Diciamo che, se all&#8217;esordio <i>Orange is the new black</i> era una serie quasi interamente contro gli uomnini, femminista a senso unico, che propagandava una visione &#8220;cool&#8221; del lesbismo, col passare delle stagioni ha elogiato sempre meno la donna in sé, e guardato al genere umano senza pregiudizi di sesso. Grazie a questo cambio di rotta, gli autori sono riusciti a sviluppare uno dei temi più importanti della serie: la <b>denuncia al sistema carcerario americano</b>.</p>
<div id="attachment_10434" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10434" rel="attachment wp-att-10434"><img class="size-full wp-image-10434" alt="Orange is the new black Luschek" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image1.jpeg" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Luschek e la nuova Judy King stringeranno un rapporto interessante&#8230;</p></div>
<div id="attachment_10435" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10435" rel="attachment wp-att-10435"><img class="size-full wp-image-10435" alt="Orange is the new black Tiffany" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image2.jpeg" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Pennsatucky è sempre più saggia</p></div>
<div id="attachment_10436" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10436" rel="attachment wp-att-10436"><img class="size-full wp-image-10436 " alt="Orange is the new black Morello sex" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image3.jpeg" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Morello si vanta delle abilità sessuali di suo marito Christopher</p></div>
<div id="attachment_10438" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10438" rel="attachment wp-att-10438"><img class="size-full wp-image-10438" alt="Orange is the new black Morello and Nicky" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image4.jpeg" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Momento Confessione tra Nicky e Morello, un tempo &#8220;care&#8221; amiche</p></div>
<div id="attachment_10443" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10443" rel="attachment wp-att-10443"><img class="size-full wp-image-10443 " alt="Piper dall'episodio " src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image6.jpeg" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Piper dall&#8217;episodio &#8220;Puoi avere una pizza&#8221;</p></div>
<div id="attachment_10433" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10433" rel="attachment wp-att-10433"><img class="size-full wp-image-10433" alt="Orange is the new black Piper Alex" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/07/image.jpeg" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Piper e Alex</p></div>
<p style="text-align: center">
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		<title>6 anni di Radio Spin</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 20:19:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>30 giugno 2010 &#8211; 30 giugno 2016!!! Per festeggiare, il 30 giugno abbiamo pensato ad un palinsesto speciale con una selezione di programmi di questi anni: 7.00 &#8211; Prato missione giornalismo (21/03/2014) 9.20 &#8211; Radio Ring, Tinturia 10.20 &#8211; Emersione, sviluppo e integrazione nel territorio pratese 12.10 &#8211; Isola delle rose, Ungheria 13.10 &#8211; Radio [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>30 giugno 2010 &#8211; 30 giugno 2016!!! </p>
<p>Per festeggiare, il 30 giugno abbiamo pensato ad un palinsesto speciale con una selezione di programmi di questi anni:<br />
7.00 &#8211; Prato missione giornalismo (21/03/2014)<br />
9.20 &#8211; Radio Ring, Tinturia<br />
10.20 &#8211; Emersione, sviluppo e integrazione nel territorio pratese<br />
12.10 &#8211; Isola delle rose, Ungheria<br />
13.10 &#8211; Radio Ring, Io non sono Bogte<br />
14.05 &#8211; Electro Therapy<br />
15.15 &#8211; Rugby, Cavalieri &#8211; San Donà<br />
16.50 &#8211; Radio Ring &#8211; Irene Fornaciari<br />
17.35 &#8211; Analcolico del 18/02/2013<br />
18.00 &#8211; Gli 80 anni di Flash Gordon<br />
19.35 &#8211; Isola delle rose, Romania<br />
20.30 &#8211; Work it out (08/03/2013)<br />
21.00 &#8211; Electro Therapy<br />
22.00 &#8211; La notte dei ricercatori<br />
23.00 &#8211; Banana republic live at FRU13</p>
<p>Buon compleanno alla radio universitaria di Prato!</p>
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		<title>“TrentaVolteVolontariato” – Festival della solidarietà</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 19:00:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ultimi appuntamenti prima dell’evento finale del 25 giugno a Officina Giovani. Si avvia alla conclusione la quarta edizione di ‘TrentaVolteVolontariato’ promossa dalla Delegazione di Prato del Cesvot. Giovedì 23 giugno quarto appuntamento del progetto Cinema e non solo cineforum itinerante realizzato da Circolo Culturale Anna Fondi Auser di Prato in collaborazione con il coordinamento donne [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/t31.0-8/13433190_1208775499146631_2053383624405508347_o.jpg" width="600" class="alignnone" /></p>
<p>Ultimi appuntamenti prima dell’evento finale del 25 giugno a Officina Giovani. Si avvia alla conclusione la quarta edizione di ‘TrentaVolteVolontariato’ promossa dalla Delegazione di Prato del Cesvot. </p>
<p>Giovedì 23 giugno quarto appuntamento del progetto Cinema e non solo cineforum itinerante realizzato da Circolo Culturale Anna Fondi Auser di Prato in collaborazione con il coordinamento donne Spi-Cgil e Circolo Santa Lucia (via del Guado, 6) dove alle 19,30 sarà proiettato all’aperto il film Noi e la Giulia. A seguire dibattito. La serata è preceduta da apericena. </p>
<p>Venerdì 24 giugno alle 20 torna il tradizionale appuntamento con la cena nel Campo organizzata dall’Associazione genitori insieme a Nendi. L’appuntamento è a Schignano (Vaiano) alla casa di Nendi in via delle Case 2. </p>
<p>Conclusione del festival il 25 giugno a Officina Giovani dove dalle 16.00 ci saranno stand, laboratori, esercitazioni di pronto soccorso e protezione civile, dibattiti e incontri a cura delle associazioni del territorio e gran finale con aperitivo e musica. Radio Spin sarà presente per realizzare interviste e approfondimenti. </p>
<p>Per tutta la durata del Festival porte aperte alla Bottega di Nendi in via Mazzini 5-7 tutti i mercoledì dalle 10 alle 12,30 e i giovedì dalle 16,30 alle 19,30. </p>
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		<title>Inaugurazione di Officina WeMeet</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 18:50:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 24 Giugno dalle ore 15:00 alle ore 19:00 si svolgerà l&#8217;inaugurazione ufficiale di Officina WeMeet. Lo spazio giovanile “Officina WeMeet” ha riaperto i battenti a Aprile 2016 per volontà del Comune di Prato, Unicoop Firenze, Fondazione Opera Santa Rita ONLUS e Associazione Il Pentolone come luogo di incontro per adolescenti e giovani, di età [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 24 Giugno dalle ore 15:00 alle ore 19:00 si svolgerà l&#8217;inaugurazione ufficiale di Officina WeMeet. Lo spazio giovanile “Officina WeMeet”  ha riaperto i battenti a Aprile 2016 per volontà del Comune di Prato, Unicoop Firenze, Fondazione Opera Santa Rita ONLUS e Associazione Il Pentolone come luogo di incontro per adolescenti e giovani, di età compresa tra i 14 ed i 29 anni, ricco di proposte e iniziative di carattere educativo, informativo, culturale, sociale e ludico, interamente dedicate ai giovani.  Officia WeMeet è anche un luogo di sviluppo di attività di orientamento e accompagnamento allo studio e al lavoro, al suo interno sono presenti operatori specializzati nel settore. Officina WeMeet è uno spazio d’incontro che si trova sulla piazza centrale del centro commerciale Parco Prato. Orari dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:00, il sabato dalle 15:00 alle 18:00, dove è possibile trovare:<br />
- Sala studio<br />
- Sostegno scolastico e aiuto per i compiti<br />
- Free WiFi e postazioni PC<br />
- Attività e laboratori creativi<br />
- Attività sportive e culturali<br />
- Punto Giovani Europa (PGE): sportello di orientamento per la formazione e l&#8217;occupazione dei giovani<br />
- Eurodesk: le opportunità di studio, lavoro e volontariato in Europa</p>
<p> In occasione dell&#8217;inaugurazione del 24 giugno saranno organizzati, a partire dalle ore 15.00 tornei a eliminazione diretta di:<br />
- CALCIO BALILLA a coppie<br />
- FIFA 16 (per playstation 3) uno vs uno</p>
<p><img src="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/13346722_595351610624869_3620467920125591312_n.jpg?oh=a9ba254b87e0e284d6f231987ec30e4f&#038;oe=57E2FCB4" width="500" class="alignnone" /></p>
<p>L’evento prevede inoltre:<br />
- Intervento di Simone Mangani assessore alla cultura del Comune di Prato<br />
- Lancio del progetto Young Space &#8211; finanziato dalla Regione Toscana programma GiovaniSì<br />
- Musica dal vivo<br />
- Spazi informativi a cura delle associazioni giovanili del territorio come PGE, Eurodesk, Pentolone e altre…<br />
- Un gustoso buffet finale</p>
<p>La partecipazione è interamente gratuita.<br />
Per iscriversi ai tornei è necessario comunicare la propria partecipazione all’inidirzzo e-mail: wemeetprato@yahoo.it </p>
<p>link dell&#8217;evento</p>
<p>https://www.facebook.com/events/1710830369179822/</p>
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		</item>
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		<title>La Germania si prepara per la guerra</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 19:19:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ultimamente si è parlato spesso nei media della quasi necessità di &#8220;controattaccare&#8221; i famigerati terroristi dell&#8217;IS, e vivendo a Berlino mi sono detto, sì la Germania si prepara per la guerra. Ecco perchè. Facendo due calcoli e ricordando come si atteggiano i paesi pronti a un imminente conflitto sono arrivato a questa conclusione. Camminando per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10410" rel="attachment wp-att-10410"><img class="aligncenter size-large wp-image-10410" alt="Bundeswehr Youtube" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/06/image-1024x254.jpeg" width="640" height="158" /></a></p>
<p>Ultimamente si è parlato spesso nei media della quasi necessità di &#8220;controattaccare&#8221; i famigerati terroristi dell&#8217;IS, e vivendo a Berlino mi sono detto, sì la <b>Germania si prepara per la guerra</b>. Ecco perchè.</p>
<p>Facendo due calcoli e ricordando come si atteggiano i paesi pronti a un imminente conflitto sono arrivato a questa conclusione. Camminando per le <b>strade di Berlino</b> ho visto sempre più di frequente cartelloni pubblicitari nelle stazioni della metro, del tram, e dei bus che inneggiano il &#8220;popolo&#8221; ad arruolarsi alla <b>Bundeswher</b>, l&#8217;esercito tedesco.</p>
<div id="attachment_10413" style="width: 434px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10413" rel="attachment wp-att-10413"><img class=" wp-image-10413" alt="Esempio cartellone pubblicitario" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/06/image2-1024x768.jpeg" width="424" height="318" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio cartellone pubblicitario</p></div>
<p>Andando a fare qualche ricerca mi sono accorto che attualmente la Bundeswehr dispone di circa 250 000 militari e di 75 000 collaboratori civili. Circa 300 000 riservisti sono disponibili per le Forze Armate.<br />
La componente militare della forza di difesa federale consiste nell&#8217;Esercito (Deutsches Heer), la Marina (Deutsche Marine), l&#8217;Aeronautica militare (Luftwaffe), il servizio di supporto interforze (Streitkräftebasis), e i servizi medici centrali (Zentraler Sanitätsdienst).<br />
In Italia le forze armate secondo lo studio the &#8220;Military Balance 2016&#8243;, International Institute for Strategic Studies, sono 175 000 e se si includono i Carabinieri arriviamo a un totale di 300 000 militari.</p>
<p>Controllando il <b>canale <a href="https://www.youtube.com/user/Bundeswehr" target="_blank">Youtube della Bundeswehr</a></b> ho notato come sia ben fatto. Seguito da più die 165 000 persone (quello dell&#8217;<a href="https://www.youtube.com/user/ESERCIT0ITALIAN0" target="_blank">Esercito Italiano</a> ne ha circa 9 500), il canale è la testimonianza più nitida di come lo Stato Tedesco cerchi nuovi &#8220;collaboratori&#8221;. È pieno di video promo in stile videogioco che ci mostrano come sia &#8220;figo&#8221; lavorare con loro, e toccanti pubblicità in cui viene sottolineato il lato umano dei militari.</p>
<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/RJmtJ9rxtrw?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span>
<p>Ci si accorge quindi di quanto siano elevati gli investimenti al fine di dare un&#8217;immagine attraente e allo stesso tempo professionale del corpo di difesa tedesco. Il <b>motivo</b>: la classica e sdoganata ricerca di volontari per una missione di pace, o la Merkel si sta preparando sotto sotto a una nuova grande guerra? Lo scopriremo nei prossimi anni.</p>
<p><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10412" rel="attachment wp-att-10412"><img class="aligncenter size-large wp-image-10412" alt="G come guerra" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/06/image1-1024x768.jpeg" width="640" height="480" /></a></p>
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		<title>Ex Novo live @RadioRing</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla Radio]]></category>
		<category><![CDATA[breaking]]></category>
		<category><![CDATA[Ex Novo]]></category>
		<category><![CDATA[uniweb]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 10 giugno alle 10.00 ultima puntata della stagione di Radio Ring con Ex Novo, ospite negli studi di Radio Spin (stanza 108). Nel suo primo singolo &#8220;Condividi&#8221; EX NOVO analizza con ironia l&#8217;effetto del fenomeno Social-Network sulla sua generazione, i nati negli anni &#8217;80 cresciuti fra &#8220;veline&#8221;, &#8220;Grande Fratello&#8221; e &#8220;calcio spettacolo&#8221;. È così [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 10 giugno alle 10.00 ultima puntata della stagione di Radio Ring con Ex Novo, ospite negli studi di Radio Spin (stanza 108).</p>
<p>Nel suo primo singolo &#8220;Condividi&#8221; EX NOVO analizza con ironia l&#8217;effetto del fenomeno Social-Network sulla sua generazione, i nati negli anni &#8217;80 cresciuti fra &#8220;veline&#8221;, &#8220;Grande Fratello&#8221; e &#8220;calcio spettacolo&#8221;. È così che, in un mondo fatto di fotografie e cliché  in cui osannando l&#8217;importanza dell&#8217;apparire si è portati a condividere ogni momento anziché viverlo, spesso sembra esistere una sorta ricerca di approvazione fra i commenti degli amici, come a compensare l&#8217;assenza di soddisfazioni nella vita reale.<br />
 Il singolo esce accompagnato dal primo videoclip (per la regia di Simone C. Pirazzoli) girato in un limbo fotografico, con attori (tra cui la partecipazione straordinaria di Alberto Pernazza), musicisti, ballerine e comparse come sospesi nel vuoto, a sottolineare lo spazio virtuale in cui &#8220;postare&#8221; le nostre esperienze più banali o irreali.<br />
Dopo il suo lungo trascorso fra realtà musicali alternative nell&#8217;underground indipendente bolognese Gian Luca Biasini diventa Ex-Novo e propone un album di sue canzoni mescolando punk, indie, elettronica e pop.    Gian Luca vive a contatto con la musica da sempre (registra il suo primo tape all&#8217;età di 8 anni), dalle tastiere alla batteria, da chitarrista a percussionista, passando per la computer music quando ancora si programmava su Atari.   Ascolta ed ama di tutto, dai Deftones a Lucio Battisti, dai Prodigy a Pino Daniele, dai Pantera a Fabri Fibra, dai Nirvana a Jamiroquai.    Il suo primo album &#8220;Segnala come spam&#8221;, totalmente autoprodotto, contiene 7 canzoni in italiano e 2 in inglese, intervallate da due brani strumentali.<br />
I testi descrivono per lo più un&#8217;analisi dell&#8217;attuale realtà sociale, ma anche politica (Gattophard) e teologica (Noia), talvolta attraverso l&#8217;incarnazione in personaggi immaginari, sempre e comunque snobbando, senza mezze misure, ogni forma di bigottismo e falso moralismo. Senza voler essere mai giudice della situazione Ex-Novo compie comunque la sua analisi sentendosi felicemente parte delle realtà che racconta.      </p>
<p>Ai microfoni di Radio Spin in ogni puntata un cantante o una band emergente in tour per le radio universitarie italiane nell’ambito dell’Uniweb Tour. Il programma è curato da Alessandro Ferrini e realizzato in collaborazione con Ustation. Il programma viene registrato il mercoledì mattina e viene trasmesso il venerdì.</p>
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		<title>I Sostanza Tossica live @RadioRing</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 20:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alla Radio]]></category>
		<category><![CDATA[breaking]]></category>
		<category><![CDATA[sostanzatossica]]></category>
		<category><![CDATA[Uniwebtour]]></category>
		<category><![CDATA[ustation]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mercoledì 25 maggio alle 10.00 il gruppo Sostanza Tossica ospite negli studi di Radio Spin (stanza 108). La Sostanza Tossica è composta da quattro rapper provenienti dalla regione Abruzzo. I componenti sono: Harsenico (Fabrizio Garozzo, nato il 25.02.1987), Flebo (Emiliano Gjoka, nato il 10.05.1991), Kappa (Kevin Garozzo, nato il 06.07.1993) e sCh (Sacha Garozzo, nato [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 25 maggio alle 10.00 il gruppo Sostanza Tossica ospite negli studi di Radio Spin (stanza 108).</p>
<p>La Sostanza Tossica è composta da quattro rapper provenienti dalla regione Abruzzo.<br />
I componenti sono: Harsenico (Fabrizio Garozzo, nato il 25.02.1987), Flebo (Emiliano Gjoka, nato il 10.05.1991), Kappa (Kevin Garozzo, nato il 06.07.1993) e sCh (Sacha Garozzo, nato il 18.02.1989). Il loro primo approccio con la musica è intorno al 2004.<br />
Dopo aver maturato diverse esperienze soliste, il gruppo nasce ufficialmente nell’ottobre del 2008 quando Harsenico e Flebo, i primi componenti del gruppo, realizzano il progetto “Identikit EP” prodotto interamente da sCh per quanto riguarda la parte musicale.<br />
Nell’estate 2009 si può iniziare a respirare la Sostanza Tossica in diversi live e jam della zona.<br />
Di tutte queste esibizioni, però, gli eventi che vanno ricordati maggiormente sono il “Rose in festival” svolto a Roseto degli Abruzzi, il quale ha caratterizzato l’evoluzione del gruppo dando vita ad un trio con l’entrata di Kappa, e lo showcase contest a Martinsicuro nell’occasione del live di Ghemon Scienz.  Il 3 dicembre 2009 la Sostanza Tossica firma per l’etichetta indipendente “Ideasuoni” di Teramo.<br />
Si inizia subito a lavorare a quello che sarà il primo album ufficiale della Sostanza Tossica e il 31 maggio 2010 da una produzione musicale di DavidDance esce il primo singolo: “Stanotte ci sei solo tu feat. Stephkill” in vendita in tutti gli stores digitali.<br />
Durante la lavorazione del disco, verso la fine del 2010, la Sostanza Tossica decide di lasciare Ideasuoni per affiancarsi al suo ex direttore artistico (DavidDance) e firmare così per la DavidDance/DDHipHop.<br />
Spinti dalla voglia di fare e di farsi sentire, il 03 dicembre 2010, dalle produzioni di DavidDance fanno uscire il primo frutto di una serie di esperimenti tra l’house e il rap: “Gente che balla”.<br />
Nell’anno 2011 escono i singoli house/rap “Plastic dreams” targato Tripla H (24 giugno 2011) e il 30 giugno 2011 “Welcome to our House” per la Sostanza Tossica. Quest’ultimo è tratto dal disco “Tossico-party EP”, uscito il 14 luglio 2011.<br />
Finalmente, un mese dopo, il 14 agosto 2011 esce, in copia fisica e in tutti gli stores digitali, il primo album ufficiale della Sostanza Tossica dal titolo “R.D.S. (Rappers Di Sostanza)” con le produzioni musicali di sCh e DavidDance e con le collaborazioni di Cecka (Blocco Recordz) e altri artisti della zona. Per questo disco, il 12 marzo 2012, esce il primo video ufficiale della Sostanza Tossica, “Non si sa mai (radio version)”, secondo singolo del disco e in vendita per gli stores digitali il 16 aprile.<br />
Il 14 ottobre 2012 viene alla luce un nuovo EP: “Ti piace la Sostanza?! EP” in vendita negli stores digitali e in freedownload su Hiphopmadeinita con la collaborazione di due cantanti: Kristi (cantante inglese di Cardiff) e Valentina Raho (cantante della Tripla H) e con le produzioni musicali di DavidDance e sCh.  Il 23 novembre 2012 esce il primo mixtape della Cool Down Recordz dal titolo “Cool Down Mixtape Vol.1” nel quale la Sostanza Tossica è presente con il brano “Eccome” (prod. sCh). Il 17 gennaio 2013 firma con la D.D.T. Music un contratto di tre anni.<br />
Dal 12 al 16 febbraio 2013 partecipa a Sanremo D.O.C., presentato da Danilo Daita nel famoso Palafiori di Sanremo, con il brano “Zero” (prodotto da DavidDance e coprodotto da Fabrizio Venturi) vincendo ex aequo, dunque, l’ottava edizione andata poi in onda sul canale 927 di SKY.<br />
Tra gli ospiti dell’evento possiamo ricordare Giacomo Celentano e Paola Ferrulli (Ti lascio una canzone).<br />
Durante la permanenza a Sanremo è stata ospite di Gheri Guido, Monia Russo e Franceskino Deejay per RadioStudio54.<br />
Finita l’avventura sanremese il 28 febbraio i ragazzi della Sostanza Tossica vengono intervistati da Vanni Biordi per Radio L’Aquila1 presentando per la prima volta in esclusiva il brano “Zero” e su richiesta dello stesso Vanni realizzano sulle stesse note un jingle per la radio.<br />
Nell’estate 2013 esibiscono il brano vincitore come ospiti al “Cantagiro 2013” ad Ascoli Piceno, al “Miss Harley Davidson 2013” a Pineto e al “The Voice of The Sea” a Roseto degli Abruzzi.<br />
Dato che per un album ufficiale non c’era nulla di concreto in vista, per dare visibilità ad ogni singolo componente decidono di iniziare i lavori per il disco ufficiale della loro Crew: Tripla H [Harsenico, Kappa e Flebo (Sostanza Tossica), sCh &#038; Valentina Raho].<br />
Nell’ottobre 2013, la Tripla H entra a far parte della Label/Crew Ghiaccio Enterprises di Santo Trafficante e consacra il suo ingresso il 16 giugno 2014 collaborando in “Ve macino mixtape”, progetto del rapper romano, con il brano ”Andiamo al Top”.<br />
Dopo circa un anno e mezzo di lavoro, il 20 novembre 2014, esce in freedownload, il primo disco ufficiale della crew Tripla H dal titolo “Inchiostro indelebile” con le partecipazioni di Santo Trafficante, Maxi B, Lady B, Marco Kheper Menichini (Sanremo Giovani 2011), Vittorio Nacci degli IoHoSempreVoglia (terzo classificato a Sanremo Giovani 2012), l’attrice/cantante Ilaria Spada (di cui è stata svelata la collaborazione nel video promo uscito il 27 ottobre 2014 sul canale ufficiale della crew) e i producer DavidDance e Dj Andry.<br />
A promuovere maggiormente il progetto ci pensano “Nell’arena feat. Santo Trafficante” (30.09.2014), “We are back” (15.12.2014) e “L’uomo ideale” 25.05.2015), gli unici video estratti dall’album che vari siti del settore come Hiphopmn, Honiro.it e LaCasaDelRap hanno pubblicato sul proprio portale.<br />
Il 30 aprile 2015 la Tripla H figura nel promo tape di “L’anima di Roma” di Santo Trafficante nel pezzo “Inkredible”.<br />
Il 15 giugno 2015, dopo l’uscita di Valentina Raho dalla crew, Harsenico, Kappa, Flebo e sCh in qualità di Tripla H insieme ad altri rapper romani vengono presentati in “Muore sull’asfalto skit” (anticipo del video “Muore sull’asfalto” hosted by Metal Carter uscito il 24 Giugno 2015) come membri del Cartello di Roma, Label/Crew fondata da Santo Trafficante e King Stewee.<br />
Nel frattempo il 18 Dicembre 2015 esce il nuovo mixtape natalizio “Natale col Boss” in freedownload su www.santoblanco.com con all’interno 9 tracce nuove di Santo Trafficante e di altri membri del Cartello di Roma tra cui King Stewee, X4ZA e la Tripla H con il brano “Shit chic (remix)” prodotto da sCh. Questo lavoro anticipa l’uscita del primo mixtape ufficiale del Cartello di Roma “S.P.Q.t.R.”.<br />
Scaduto il contratto il 17 Gennaio 2016 con l’etichetta discografica “D.D.T Music”, la Sostanza Tossica finalmente torna al lavoro pubblicando il 1 Febbraio 2016 sul loro canale youtube “Cuore di Ghiaccio” feat. Santo Trafficante, il primo estratto dal prossimo progetto in uscita per le labels “Ghiaccio Enterprises/Cartello Di Roma”.</p>
<p>Vuoi assistere dal vivo? Gli studenti interessati ad assistere all’intervista possono scrivere a radiospin@pin.unifi.it (attenzione i posti sono limitati!!!)</p>
<p>I Sostanza Tossica saranno ospiti del programma Radio Ring, il ring musicale della radio universitaria di Prato!!! Ai microfoni di Radio Spin in ogni puntata un cantante o una band emergente in tour per le radio universitarie italiane nell’ambito dell’Uniweb Tour. Il programma è curato da Alessandro Ferrini e realizzato in collaborazione con Ustation. Il programma viene registrato il mercoledì mattina e viene trasmesso il venerdì.</p>
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		<title>Il manifesto politico di Marco Pannella</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 15:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Govinda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario dell'Isola]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Valcarenghi]]></category>
		<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pannella]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Radicale]]></category>
		<category><![CDATA[PIer Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[re nudo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Underground a pugno chiuso!]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prefazione al libro “Underground a pugno chiuso!” di Andrea Valcarenghi. Arcana editrice, luglio 1973, scritta da Marco Pannella e diventata con gli anni il manifesto politico del leader radicale. Carissimo Andrea, mi chiedi una “prefazione” a questo tuo libro. L’ho letto e riletto per settimane, compiendo i gesti della preparazione ad una critica, ad un [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10392" style="width: 398px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/?attachment_id=10392" rel="attachment wp-att-10392"><img class="wp-image-10392 " alt="Marco Pannella" src="http://www.radiospin.poloprato.unifi.it/wp-content/uploads/2016/05/manifesto-politico-di-marco-pannella-diario-dellisola-giuseppe-govinda-1024x682.jpg" width="388" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Per ricordare la morte di Marco Pannela</p></div>
<p>Prefazione al libro “<strong>Underground a pugno chiuso!</strong>” di Andrea Valcarenghi. Arcana editrice, luglio 1973, scritta da <strong>Marco Pannella e diventata con gli anni il manifesto politico del leader radicale.</strong></p>
<p>Carissimo Andrea,</p>
<p>mi chiedi una “prefazione” a questo tuo libro.</p>
<p>L’ho letto e riletto per settimane, compiendo i gesti della preparazione ad una critica, ad un giudizio, ad una presentazione, a questa apparente ed ennesima mia complicità o connivenza con qualcuno di voi. Annoto allora quel che mi par buono, ed è molto; quello da cui dissento, che non è poco; ricorro alle categorie di bello e di brutto e trovo bei racconti, davvero, come belle sono tante pagine, rasi, annotazioni cui dà ogni tanto risalto per contrasto il “brutto” della proclamazione ideologika-klassista, residuo obbligato del borghesaccio che eri e che come tutti noi rischi di tornare ad essere, preoccupazione tua e di tanti altri anziché occupazione piena e creativa; proclamazione, insomma, in luogo di azione di classe.</p>
<p>Cerco di comprendere perché mi hai chiesto questo servizio, per meglio adempierlo, umilmente e se possibile efficacemente, da compagno che accetta e vuole accrescere i labili o inadeguati motivi comuni di fiducia e di solidarietà. Non ci riesco.</p>
<p>Arrivo a sospettarti dei calcoli più imbecilli e frustri. Smadonno. Penso ad Umberto Eco, lettore-prefatore della nostra epoca scritta; ma no, piuttosto a Franco Fortini, Luigi Pintor, Adriano Sofri, cui dovevi rivolgerti, che dovevi convincere e che avrebbero saputo cogliere l’occasione per dirci un po’ meglio di quanto non sappiamo quel che siete, quel che siamo, e per rispondere nello stesso tempo alle loro diverse e così significative esigenze di moralità politica. Io queste cose non le so fare. Con all’orizzonte i miei cinquanta anni ed un quarto pieno di secolo, dietro le spalle, di impegno, di lotte (e di felicità: qui vi fotto tutti!) non ho scritto un solo libro, un solo saggio, non ho “pubblicato” nulla – semplicemente perché non ho potuto, perché non ne sono capace. Scorro le pagine che ti hanno dato Carlo Silvestro e Michele Straniero, così importanti, adeguate, ben costruite, magnificamente psico-pirotecniche. Spostale e saranno un’ottima prefazione.</p>
<p>Cosa vuoi da me? Pensi davvero che il mio nome sia divenuto merce buona per il mercato di compra-legge, o di chi vuoi o vorresti chiamare alla lettura con questo libro? No; ne ho la prova, so che sai che non è così. Tu non leggi i miei “scritti”, le migliaia di volantini ciclostilati, di comunicati-stampa, di foglietti del Partito Radicale, che sono le sole cose ch’io abbia mai prodotto, in genere scrivendole in mezz’ora, per urgenze militanti, nella bolgia di via XXIV Maggio ieri, in quella di via di Torre Argentina 18 oggi.</p>
<p>Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie. Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti. Ma non è questa l’occasione buona per spiegare ai tuoi lettori cosa sia il Partito Radicale; andiamo avanti.</p>
<p>Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo. Non credo ai “viaggi” e sarà anche perché i “vecchi” ci assicurano sempre che “formano” (a loro immagine) i “giovani”, come l’esercito e la donna-scuola. Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo/potremo fare anche con il “nemico” per pensare ad eliminarlo. E voi di Re Nudo dite: “tutto il potere al popolo”, “erba e fucile”. Non mi va. Lo sai, non sono d’accordo.</p>
<p>Brucare, o fumare erba non m’interessa per la semplice ragione che lo faccio da sempre. Ho un’autostrada di nicotina e di catrame dentro che lo prova, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige e ottiene. Mi par logico, certo, fumare altra erba meno nociva, se piace, e rifiutare di pagarla meno cara, sul mercato, in famiglia e società, in carcere. Mi è facile, quindi, impegnarmi senza riserve per disarmare boia e carnefici di Stato, tenutari di quel casino che chiamano “l’Ordine”, i quali per vivere e sentirsi vivi hanno bisogno di comandare, proteggere, obbedire, torturare, arrestare, assolvere o ammazzare, e tentano l’impossibile operazione di trasferire i loro demoni interiori (di impotenti, di repressi, di frustrati) nel corpo di chi ritengono diverso da loro e che, qualche volta (per fortuna!), lo è davvero. Ma fare dell’erba un segno positivo e definitivo di raccordo e speranza comuni mi par poco e sbagliato. Né basta, penso, aggiungervi come puntello il vostro “fucile”.</p>
<p>La violenza dell’oppresso, certo, mi pare morale; la controviolenza “rivoluzionaria”, l’odio (“maschio” o sartrianamente torbido che sia) dello sfruttato sono profondamente naturali, o tali, almeno, m’appaiono. Ma di morale non m’occupo, se non per difendere la concreta moralità di ciascuno, o il suo diritto ad affermarsi finché non si traduca in violenza contro altri; e quanto alla natura penso che compito della persona, dell’umano, sia non tanto quello di contemplarla o di descriverla quanto di trasformarla secondo le proprie speranze. Insomma, quel che vive, quel che è nuovo è sempre, in qualche misura, innaturale.</p>
<p>Perciò non m’interessa molto che la vostra violenza rivoluzionaria, il vostro fucile, siano probabilmente morali e naturali, mentre mi riguarda profondamente il fatto che siano armi suicide per chi speri ragionevolmente di poter edificare una società (un po’ più) libertaria, di prefigurarla rivoluzionando se stesso, i propri meccanismi, il proprio ambiente e senza usar mezzi, metodi idee che rafforzano le ragioni stesse dell’avversario, la validità delle sue proposte politiche, per il mero piacere di abbatterlo, distruggerlo o possederlo nella sua fisicità.</p>
<p>La violenza è il campo privilegiato sul quale ogni minoranza al potere tenta di spostare la lotta degli sfruttati e della gente; ed è l’unico campo in cui può ragionevolmente sperare d’essere a lungo vincente. Alla lunga ogni fucile è nero, come ogni esercito ed ogni altra istituzionalizzazione della violenza, contro chiunque la si eserciti, o si dichiari di volerla usare.</p>
<p>Se la lotta rivoluzionaria presupponesse davvero necessariamente: morte di compagni, il loro “sacrificio” e questa esemplarità, la “presa” del potere; e, a potere preso, o nelle more della conquista, il ripetere contro i nemici i gesti per i quali io sono loro nemico, gesti di violenza, di tortura, di discriminazione, di disprezzo, consideratemi pure un controrivoluzionario, o un piccolo borghese da buttar via alla prima occasione.</p>
<p>Non sono, infatti, d’accordo. L’etica del sacrificio, della lotta eroica, della catarsi violenza mi ha semplicemente trotto le balle; come al “buon padre di famiglia”, al compagno chiedo una cosa prima d’ogni altra: di vivere e d’essere felice. Penso, personalmente, che avendo un certo bagaglio di speranze, di idee e di chiarezza non solo questo sia possibile, ma che non vi sia altro modo per creare e vivere davvero felicità. Ma esser “compagno” (come esser padre) non è scritto nel destino né prescritto dal medico. Se le vie divergono, lo constateremo e cercheremo di comprendere meglio. Ma basta con questa sinistra grande solo nei funerali, nelle commemorazioni, nelle proteste, nelle celebrazioni: tutta roba, anche questa, nera: basta con questa “rivoluzione” clausevitziana, con le sue tattiche e strategie, avanguardie e retroguardie, guerre di popolo e guerre contro il popolo, di violenza purificatrice e necessaria, di necessarie medaglie d’oro; la rivoluzione fucilocentrica o fucilo-cratica, o anche solo pugnocentrica o pugnocratica non è altro che il sistema che si reincarna e prosegue. Non solo il “Re” ma anche questa “Rivoluzione” vestita di potere e di violenza è nuda, Andrea. Tollera ch’io lo scriva nel tuo libro, se questa lettera sarà accolta come prefazione.</p>
<p>E tollera molto altro…</p>
<p>Siete, sei “antifascista”, antifascista della linea Parri-Sofri, lungo la quale si snoda da vent’anni la litania della gente-bene della nostra politica. Noi non lo siamo.</p>
<p>Quando vedo nell’ultimo numero di Re Nudo, ultima pagina, il “recupero” di un’Unità del 1943 con cui si invita ad ammazzare il fascista, dovunque capiti e lo si possa pescare, perché “bisogna estirpare le radici del male”, ho voglia di darti dell’imbecille. Poi penso che tutti sono d’accordo con te, tranne noi radicali, e sto zitto, se non mi costringi, come ora, a parlare e a scrivere. Capisco le vostre ragioni: anche voi dovete dimostrare (a voi stessi?) che il PCI è oggi degenerato; che ieri era meglio d’oggi; che quando aveva armi e potere rivoluzionario era più maschio, più coraggioso, più duro e puro. Invece (come Partito, qui non parliamo dei “comunisti”) era semmai, peggio, perfino molto peggio d’oggi. Comunque non era migliore sol perché teorizzava qua e là l’assassinio politico e popolare come atto di igiene e di garanzia contro “il male”. Per chi l’ha ammazzato, certamente, Trotzky era peggio e più schifoso d’un fascista, e ancor più profonda radice del male. Ma, per voi che riesumate, ad onta dell’Unità di oggi, quella di ieri, credendo di legarvi così alle tradizioni di classe, popolari, operaie, non c’era davvero nulla di meglio da recuperare che questi concetti controriformistici, barbari, totalitari, contro le “radici del male”?</p>
<p>Tu che hai “compreso”, ti sei sentito “compagno” di Notarnicola (e hai fatto bene); che hai vissuto almeno quanto me fra sottoproletari, paria, emarginati, come puoi non comprendere il fascismo di questo antifascismo? Come puoi, ancora, sopportare l’inadeguatezza dell’ingiuria, dell’insulto, del disprezzo, del manicheismo dozzinale, classista, non laico, fariseo, nello scontro di classe che cerchiamo di vivere e di sostenere, nel viver diverso e nuovo che presuppone e che genera? Perché, anche tu, fra fucile, antifascismo e poteri-al-popolo-a-pugno-chiuso, continui a vivere di quella vecchia nuova-sinistra che così puntualmente e efficacemente denunci nel libro?</p>
<p>Come noi radicali, voi renudisti sostenete che non esistono dei “perversi”, ma dei “diversi”. Nelle famiglie, nelle scuole, nelle fabbriche o negli uffici perfino i torturatori sono anch’essi, in primo luogo, e generalmente delle vittime. Tranne che per certi psicanalisti, uccidere il padre non è la soluzione, non aiuta a superare l’istituzione, la famiglia; o non basta e non è comunque necessario.</p>
<p>Sosteniamo, insieme, che non esistono nelle carceri, negli ospedali, nei manicomi, nelle strade, sui marciapiedi, nei tuguri, nelle bidonville, dei “peggiori”, ma anche lì, dei “diversi” malgrado la miseria (che è terribile proprio perché degrada, muta, fa degenerare: e se no, perché la combatteremmo tanto?), malgrado il lavoro che aliena (che rende “pazzi”), malgrado che lo sfruttamento classista sia “secolare”, quindi incida sull’ereditarietà. Sogniamo – e v’è rigore e responsabilità nei nostri sogni – una società senza violenza e aggressività o in cui, almeno, deperiscano anziché ingigantirsi e esservi prodotte. Sosteniamo che è morale quel che tale appare a ciascuno. Lottiamo contro una “giustizia” istituzionale (e “popolare”) che ovunque scambia diversità per perversione, dissenso per peccato.</p>
<p>Come possiamo, allora, recuperare proprio in politica, nella vita di ogni giorno nella città, il concetto di “male”, di “demonio”, di “perversione”? Quel che voi chiamate “fascista” si chiama “obiettore di coscienza”, “divorzista”, “abortista”, “corruttore radicale”, “depravato”, per altri.</p>
<p>La “stella gialla” dei ghetti è un emblema terribile, ma non meno per chi l’impone che per chi l’indossa.</p>
<p>Ma chi sono, poi, questi “fascisti” contro i quali da vent’anni ci costituite (non dirmi che non c’entri, che sei troppo giovane: qui parliamo di generazioni politiche, le uniche che contino), in unione sacra, in tetro e imbelle esercito della salvezza?</p>
<p>Mussolini, Vittorio Emanuele III, Farinacci, i potenti che seppero imporre un regime vincente, senza più vera opposizione, qual era il fascismo in Italia, furono spazzati via dalla guerra; senza la quale essi sarebbero ancora al potere come i Franco ed i Salazar. Furono abbattuti solo perché ritennero che, entrando nel conflitto, avrebbero guadagnato “con poche migliaia di morti” il diritto di sedersi al tavolo della pace dalla parte dei vincitori.</p>
<p>Il vero fascismo fu il loro, non quello della RSI; nato morto, senza potere autonomo. Dal 1948, in Italia, tutte le forze politiche si sono mobilitare per “ricostruire lo Stato”: questa “ricostruzione” fu la bandiera degli anni Cinquanta.</p>
<p>In questa ricostruzione che continua ininterrotta, in questa oppressione che si è riaffermata, che ha ritrovato la sua continuità ed aumentato la sua forza, dove sono mai i “fascisti” se non al potere ed al governo? Sono i Moro, i Fanfani, i Rumor, i Colombo, i Pastore, i Gronchi, i Segni e – perché no? – i Tanassi, i Cariglia, e magari i Saragat, i La Malfa. Contro la politica di costoro, lo capisco, si può e si deve essere “antifascisti”, cioè “antidemocristiani”. Noi radicali lo siamo. Lo sono anch’io, il più laicamente e spassionatamente, cioè il più chiaramente e duramente, possibile.</p>
<p>Poiché non siamo fatti di sola razionalità, verso e contro costoro è giusto che anche la nostra emotività venga mobilitata, secondata. Quanto di sdegno, d’istinto, possiamo avere non può che essere pienamente indirizzato contro i successori reali, storici, del fascismo dello Stato. Questo, e non l’altro, è il concreto fronte politico sul quale oggi si lotta.</p>
<p>Invece, sotto la bandiera antifascista, si prosegue una tragica operazione di digressione. Come se, negli anni in cui il fascismo si affermava, si fossero mobilitate le energie democratiche e popolari innanzitutto contro i Dumini e gli altri assassini materiali di Matteotti, dei Rosselli, degli antifascisti; o se pensassimo davvero che fu “fascismo” quello dei ragazzi ventenni che casualmente e “stupidamente” indirizzarono la loro generosità e la loro sete di sacrificio verso la Repubblica Sociale, divenendo poi “oggettivamente” sicari dei tedeschi e dei nazisti, assassini e torturatori. Scatenando, rilanciando la caccia contro gli Almirante e gli altri ausiliari di classe, di chiesa, di Stato, facendone i demoni, dando loro dignità di “male”, dirottando sdegno, rabbia, rivolta, contro di loro, servite oggettivamente il potere, il fascismo, quali oggi concretamente vivono e prosperano nel nostro paese.</p>
<p>In tutta questa vostra storia antifascista non so dove sia il guasto maggiore: se nel recupero e nella maledizione d’una cultura violenta, antilaica, clericale, classista, terroristica e barbara per cui l’avversario deve essere ucciso o esorcizzato come il demonio, come incarnazione del male; o se nell’indiretto, immenso servizio pratico che rende allo Stato d’oggi ed ai suoi padroni, scaricando sui loro sicari e su altre loro vittime la forza libertaria, democratica, alternativa e socialista dell’antifascismo vero.</p>
<p>Il fascismo è cosa più grave, seria e importante, con cui non di rado abbiamo un rapporto di intimità. Altro che roba da “vietare” con la “legge Scelba” (serve a “sciogliere” la DC?), da reprimere con qualche denuncia a qualche carabiniere, per legittimare meglio la funzione antioperaia, o da linciare a furor di popolo – antifascista!</p>
<p>Il rapporto fra fascismo-capitalismo e sinistra è complesso, allarmante, incombente, presente, ambiguo, da oltre cinquant’anni, 1973 compreso.</p>
<p>A proposito: veniamo al libro.</p>
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<p>Michele Straniero, nel suo intervento, ammonisce la sinistra a non lasciar ai fascisti l’elogio e il mito di Balilla (“Fischia il sasso, il nome squilla, del ragazzo di Portoria/ e l’intrepido Balilla, sta gigante nella storia”, cantavano a scuola nel ventennio). A modo suo, e vostro, ha ragione. Sassi come segnali di rivolta, come detonatori della rabbia e della forza popolari, ne individui anche tu, nel libro; e ne fai una sorridente e rapida apologia. Leggendoti, avevo pensato proprio a Balilla che tira il sasso, la popolazione insorge, i nemici scappano, poi tornano, più numerosi e per sempre. Fine della storia.</p>
<p>Prima di passare ad altro, ho una confessione da fare. Ti ho letto non solo con attenzione, con consenso, ma anche con invidia: non riuscirei mai a raccontare con la tua chiarezza, la tua semplicità, la tua efficacia anche solo una parte delle nostre cronache radicali, o più semplicemente della mia vita di militante. So che questo dipende da una migliore intelligenza di quel che si è fatto, che è accaduto, che si vuole e non (o non solo) da capacità specifiche, “letterarie”: forse anche per questo è nato e cresciuto il disagio del dover scrivere questi fogli. E forse a questa invidia dobbiamo far carico se, spesso, nelle pagine migliori, nei racconti così vivi, rigorosi, animati dell’assedio del Corriere della Sera, della soirée capannea in piazza Scala mi sono detto che anche mio padre avrebbe amato poter raccontare le sue avventure universitarie, militari, fiumane, di studente nazionalista, come tu sai fare, con lo stesso amore per il gioco ludico, con la stessa innocenza.</p>
<p>Ma basta. Se tutto quello su cui sono andato scrivendo finora ci divide, Andrea, nulla di ciò è essenziale nel tuo libro, o nell’esistenza che vi si affaccia e si esprime, e che conosco. Tu, a Milano, noi altrove, abbiamo dovuto e forse saputo, ogni giorno per anni quanto lunghi, inventare tutto, rifiutare ogni strumento esistente, ogni scorciatoia, ogni facilità, per poter avanzare almeno di un poco. I mezzi che ci si offrivano già pronti, che facevano la forza apparente di tanti altri, non erano omogenei, non prefiguravano quel che cerchiamo, e cerchiamo di costruire.</p>
<p>La fantasia è stata una necessità, quasi una condanna, piuttosto che una scelta; sembrava condannarci ad esser soli, voi lì, noi ancora più sparsi e con più fronti addosso. Così abbiamo parlato come abbiamo potuto e dovuto, con i piedi, nelle marce, con i sederi, nei seat-in, con gli happening continui, con erba o con digiuni, obiezioni che sembravano “individuali” e “azioni dirette” di pochi, in carcere o in tribunale, con musica o con comizi, ogni volta rischiando tutto, controcorrente sapendo che un solo momento di sosta ci avrebbe portato indietro di ore di nuoto difficile, troppo spesso considerati “diversi” dai compagni e colmi invece d’attenzioni continue, di provocazioni, di colpi da parte dei pula e non dei minori.</p>
<p>Abbiamo durato, rifiutando di sopravvivere, ricominciando sempre, facendo anche delle sconfitte materia buona per dar volto e corpo alle nostre testarde, ed alla fine semplici e antiche, speranze. Noi abbiamo colto qui qualche successo che tutti ora riconoscono. Tu anche, ma eri più solo. Questo, nel libro, non riesci ad ignorarlo, o nasconderlo. Ho sempre pensato a te come ad un compagno impegnato in un’opera comune, il lotte necessariamente convergenti e da organizzarsi insieme. Tu no, è questa la differenza. Quando accettai, e tenni a lungo, la “direzione responsabile” di Re Nudo, fra decine d’altre, non era per abitudine, o con indifferenza. Non eri un nome di più, un ennesimo compagno di un’ora o d’una occasione. Un compagno assente, certo. L’altra faccia del tuo libro, vorrei che tu lo comprendessi, sono le lotte che abbiamo dovuto condurre senza di te, su cui era giusto e naturale contare, perché le condividevi e le condividi. Le battaglie per i diritti civili sono mancate a tutto il Movimento: un inconsapevole razzismo di generazione, un rifiuto di “politica” (quella senza kappa) un po’ da struzzi, in proposito, un rozzo paleo-marxismo (in moltissimi, non in te), un’indifferenza che era cecità dinanzi a concreti scontri di classe e libertari, hanno fatto strage soprattutto a Milano. Così, oggi, sei uno dei pochi che resti sulla breccia, di tutti i tuoi compagni di un anno, e ci è andata bene. Ti ho conosciuto in un periodo in cui incontravo Pino Pinelli, Ivo della Savia, Felice Accame, Carlo Oliva, Oreste Scalzone, e poi Pietro Valpreda e Roberto Gargamelli o il Marco Maria Sigiani e il Meldolesi, il Risé e tanti altri che ricordi all’inizio del tuo libro, ma che ben presto scompaiono.</p>
<p>Continueremo ancora a lungo a marciare divisi? Segnali, ogni tanto, le nostre vittorie – anche se tendi involontariamente a sminuirle, facendole mie, individuali e non – come sono – di quel collettivo felice e raro che è il Partito Radicale. Oggi, con la battaglia che abbiamo iniziata per i dieci referendum abrogativi di tutto il merdaio legislativo del regime, lo scontro diventa agli occhi di tutti, per molti versi, generale e conclusivo.</p>
<p>Ancora una volta, ti sarà concretamente estraneo? Non mi pare possibile né accettabile.</p>
<p>Il tuo è il libro di un prezioso Gavroche della nostra contestazione, di una generazione politica che è forse l’unica a non essere ancora interamente battuta dal regime della DC (già PNF) e dell’introvabile sua opposizione.</p>
<p>Drammatico, solido, rapido e allegro; anche per me sorprendente autobiografia non narcisistica d’un militante senza obbedienze (ma senza abbandoni e distrazioni) che racconta come tutto possa tramutarsi nell’oro o nel miraggio d’una politica nuova e libera: erba, musica, pipa e fucili di parole o di cartone, penitenziario militare, carcere giudiziario, aula di tribunale, una soirée alla Scala, giochi violenti attorno al grande Corriere, un po’ di vernice su un monumento da scoprire, una caserma, un albergo, voterò per questo libro quando sarò chiamato a far parte – prossimamente – nelle giurie del Viareggio, dello Strega, del Campiello.</p>
<p>Avrò argomenti per difenderlo, lettori per sostenermi. Lo leggeranno i trentamila del festival di Zerbo; altri cinquemila renudisti che non riuscirono ad arrivarci; i diecimila della Statale che han fatto in questi anni – come racconti – clap-clap al Capanna; il mezzo migliaio di compagni che ti han conosciuto nelle carceri militari e civili o in caserma; i vecchi beatniks, provos, onda verde, hippy, situazionisti, freaks di questi dieci anni, dalle lotte contro le diffide ed i fogli di via, al Vietnam; gli “zii” – ed i nipoti del Partito Radicale, che ormai son tanti…e i gruppi collegati di “Stampa Alternativa, di Marcello Baraghini e Guido Blumir. Un centinaio di migliaia di persone; anche se, proprio loro, non ne avrebbero bisogno.</p>
<p>Consiglierei piuttosto di leggerlo ai genitori-disperati per i figli-persi e contestatori; ai progressisti-bene in mal di politica dei redditi e di programmazione, sconvolti ed indignati di non esser divenuti i vostri idoli; a quanti si meravigliarono e scandalizzarono nel vedere le rare sedi del prestigioso partito dei Pannunzio e dei Carandini, dei Benedetti e dei Piccardi divenute il ritrovo e il covo di bande sottoproletarie e capellute, di studenti in rivolta e comunisti, di anarchici e trotzkisti, prima ancora di riempirsi di fuori-legge del matrimonio e di obiettori di coscienza, di femministe e di omosessuali, di freaks e di abortisti, di veri credenti e di vegetariani nudisti, di “avanzi di galera” d’ogni genere. Capirebbero finalmente qualcosa di se stessi, oltre che di voi, di noi. E le loro facce ne diverrebbero meno peste e bolse.</p>
<p>Altri, scorgerebbero in questa storia un affresco felice d’una Milano troppo a lungo e tetramente edita: quella stessa d’un altro – ma celeberrimo – scrittore di storia e lotte meneghine: il prefetto Mazza, coni suoi corifei dello Specchio. E avrebbero pienamente ragione: come chi preferisce sottolineare quanto facile e piacevole sia leggerti.</p>
<p>Ora basta. Ho da occuparmi di trovare il primo milione per il quotidiano del PR. Sembra che sia urgente. Se ho ben capito, infatti, per un quotidiano (anche se minimo, anche se “alternativo”) è necessario poco meno di un mezzo miliardo in un anno.</p>
<p>Con Re Nudo, mi darai una mano?</p>
<p>(da <a href="http://www.radioradicale.it/exagora/la-fantasia-come-necessita" target="_blank">radio radicale</a>)</p>
<p>Articolo pubblicato su ilSole24Ore, leggi l&#8217;originale <a href="http://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2016/05/marco-pannella/?refresh_ce=1" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>Gheri live a Radio Ring</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2016 19:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Mercoledì 11 maggio alle 10.00 Gheri sarà ospite negli studi di Radio Spin (stanza 108) per presentare il suo ultimo album. Gheri, nome d&#8217;arte di Gabriele Cancogni, è un cantautore Italiano. All&#8217;età di 12 anni durante le escursioni sulle sue Alpi Apuane, impara a suonare la chitarra con i brani di Fabrizio de Andrè e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 11 maggio alle 10.00 Gheri sarà ospite negli studi di Radio Spin (stanza 108) per presentare il suo ultimo album.</p>
<p>Gheri, nome d&#8217;arte di Gabriele Cancogni, è un cantautore Italiano. All&#8217;età di 12 anni durante le escursioni sulle sue Alpi Apuane, impara a suonare la chitarra con i brani di Fabrizio de Andrè e capisce il suo amore per la musica che lo porterà a scrivere i suoi primi brani all&#8217;età di 18 anni.<br />
Il sogno di trasformare la passione anche in un lavoro lo spinge a fare una prima esperienza a New York, dove soggiorna per un anno.<br />
In seguito si sposta a Dublino dove si guadagna da vivere esibendosi come artista di strada e dove conosce Paul Mooran che lo avvicina al genere Folk. Dopo un anno in Irlanda, Gheri si trasferisce in Colorado seguendo il richiamo del mid west e del Southern Rock.<br />
Rientrato in Italia, viene chiamato da Zucchero per la realizzazione dell&#8217;album Fly risultando coautore di alcuni brani.<br />
Nel frattempo si trasferisce a Roma dove frequenta per 3 anni l&#8217;Actor&#8217;s Studio e inizia le collaborazioni con Guido Elmi, produttore di Vasco, Fio Zanotti e Saverio Grandi.<br />
Attualmente collabora con Luciano Luisi, produttore artistico di Luciano Ligabue con il quale porterà a compimento il suo primo Album di prossima uscita.<br />
Il singolo &#8211; &#8220;Cuori Randagi&#8221;<br />
Dopo l&#8217;ottimo riscontro di &#8220;Borderline&#8221;, ecco il secondo singolo di Gheri intitolato &#8220;Cuori Randagi&#8221; che anticipa l&#8217;uscita dell&#8217;album &#8220;Generazione Zero&#8221; prevista a brevissimo.<br />
Cuori randagi racconta per immagini in una carrellata di piani sequenza  il ricordo del primo amore,quell’amore pieno di coraggio,dove tutto era possibile,spregiudicato, intenso ,sognante,dove si rischiava il tutto per tutto nel viverlo, ad ogni costo,liberi come randagi nella pioggia.</p>
<p>Vuoi assistere dal vivo? Gli studenti interessati ad assistere all’intervista possono scrivere a radiospin@pin.unifi.it (attenzione i posti sono limitati!!!)</p>
<p>Gheri sarà ospite del programma Radio Ring, il ring musicale della radio universitaria di Prato!!! Ai microfoni di Radio Spin in ogni puntata un cantante o una band emergente in tour per le radio universitarie italiane nell’ambito dell’Uniweb Tour. Il programma è curato da Alessandro Ferrini e realizzato in collaborazione con Ustation. Nelle prossime settimane saranno ospiti: Betterplace. Il programma viene registrato il mercoledì mattina e viene trasmesso il venerdì.</p>
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