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		<title>Miami e il rebus Rondo</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 10:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che si dice dei Celtics, fra le tante qualità, è che sono una squadra di vecchi. L&#8217;età media del roster è di poco meno di 29 anni, mentre quella del quintetto titolare con Jermaine O&#8217;Neal è di 31,8, che sale a 33,2 mettendo in campo l&#8217;altro O&#8217;Neal. Eppure, l&#8217;impressione che si ha dopo aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://img3.allvoices.com/thumbs/event/598/486/66491852-miami-heats.jpg" alt="" width="478" height="389" /></p>
<p>Quello che si dice dei Celtics, fra le tante qualità, è che sono una squadra di vecchi. L&#8217;età media del roster è di poco meno di 29 anni, mentre quella del quintetto titolare con Jermaine O&#8217;Neal è di 31,8, che sale a 33,2 mettendo in campo l&#8217;altro O&#8217;Neal.</p>
<p>Eppure, l&#8217;impressione che si ha dopo aver visto gara tre al MSG è decisamente l&#8217;opposto: i Celtics sono giovani, corrono e battono i propri avversari in intensità. Com&#8217;è possibile?</p>
<p>La risposta e Rajon Rondo, autore nella notte della sua sesta tripla doppia ai playoff e del record di franchigia per assist in una singola gara di post season (20). Quando gioca al suo meglio, che significa giocare in una maniera incomprensibile in cui il parquet si trasforma nel mondo di Rajon, tutto diventa incredibilmente facile per i Celtics e i tre vecchietti che lo circondano si trasformano in ragazzini con le gambe fresche (per stessa ammissione di Doc Rivers).</p>
<p>Il prossimo turno (dando per scontato che Miami batterà Phila e Boston batterà New York essendo entrambe le serie sul 3-0) avrà in Miami-Boston la sfida più intrigante con la truppa di Riley che potrebbe trovare nei bianco verdi l&#8217;ostacolo insormontabile. Intendiamoci, quei tre hanno dimostrato di saper vincere giocando da soli,  ma il sistema adottato è sempre quello &#8220;a turni&#8221;, bilanciare i possessi offensivi fra LeBron e Wade, sistema che nasconde i problemi che potrebbero sorgere in una sfida equilibrata, in cui le due superstar possono trovare più di una difficoltà e dovranno poggiarsi in maniera più pesante sulle spalle dei propri compagni. In questo caso il roster dei Celtics permetterebbe una vita difensiva sicuramente facilitata per via della maggiore qualità.</p>
<p>Ma è quando si tratterà di difendere che Miami potrebbe trovare i problemi maggiori.  Se gli accoppiamenti saranno LBJ-Pierce, Wade-Allen (e Wade in passato ha sofferto parecchio) Bosh-Garnett, Rajon Rondo rimarrà un rebus difficile da risolvere. perché non avrà sostanzialmente avversari temibili davanti, e ogni switch difensivo libererà dalla marcatura più adatta uno degli altri tre. E neppure scegliere la strategia di lasciargli campo libero per concentrarsi sugli altri potrebbe pagare sufficientemente. Questo potrebbe voler dire che il play bianco verde sarà molto probabilmente il fattore determinante della serie (su questa linea anche <a href="http://sports.yahoo.com/nba/news;_ylt=AhTkmG3wUP7e8uTNITFAxhO8vLYF?slug=aw-wojnarowski_rondo_celtics_bury_knicks_playoffs_042311">Wojnarowski</a>)</p>
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		<title>All’insegna dell’equilibrio e delle sorprese</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 16:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre fattori campo invertiti alla primo round, uno a Est (il più probabile, Atlanta vs. Orlando, coi Magic che per me hanno perso la rotta e non sono più un pericolo) e due a Ovest, decisamente improbabili, almeno seguendo le aspettative. San Antonio che perde in casa la prima gara contro Memphis è sorprendente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre fattori campo invertiti alla primo round, uno a Est (il più probabile, Atlanta vs. Orlando, coi Magic che per me hanno perso la rotta e non sono più un pericolo) e due a Ovest, decisamente improbabili, almeno seguendo le aspettative.</p>
<p>San Antonio che perde in casa la prima gara contro Memphis è sorprendente e scioccante, anche se non vuol dire nulla perché gli Spurs riavranno Manu Ginobili e con lui le chiavi della serie. Però qualche dubbio sulla loro forza, nonostante una grande regular season, è più che legittimo. Non sono gli Spurs compattissimi a cui Popovich ci aveva abituato negli vittoriosi.</p>
<p>I Lakers che le prendono da New Orleans erano ancora meno probabili, perché se è vero che venivano da una serie preoccupante di sconfitte e affrontavano una squadra difensivamente eccellente, è anche vero che per tutta la regualar season ci siamo ripetuti che i Lakers accendono i motori solo ai playoff. Non è quello che è accaduto la notte scorsa, ma gran parte del merito cammina su due piedi con addosso la maglia numero 3. Chris Paul è stato decisamente superbo, dominatore assoluto, incubo per Fisher e Gasol (costretto e umiliato in ripetuti <em>switch </em>difensivi). Kobe non ha potuto far altro che innervosirsi e giocare gli ultimi minuti del quarto di chiusura a fare tutto da solo, come al solito in queste occasioni. A</p>
<p>Anche a Oklahoma City poteva verificarsi il colpaccio degli ospiti (Denver) se solo gli arbitri avessero visto l&#8217;interferenza offensiva a canestro di Perkins su un tiro sbagliato di Westbrook.</p>
<p>Dallas-Portland è stata una gara tutto sommato equilibrata, con gli ospiti  in vantaggio di 6 nel quarto periodo, quando poi WunderDirk si è magnificamente ripreso dal torpore che per tre quarti di gioco si era impadronito di lui.</p>
<p>Boston vince in difficoltà grazie al solito Ray Allen dalla mano caldissima e la mente freddissima quando serve, risolvendo al meglio una questione New York che a mio avviso è sembrata fin troppo complicata.</p>
<p>I Bulls hanno vinto, ma hanno anche sofferto più di quanto ci si aspettasse degli ottimi Pacers, squadra che abita nel limbo ma che avrebbe le potenzialità per salire di livello, ma non da quest&#8217;anno.</p>
<p>Peerfino Miami, che fra le <em>contenders</em> ha avuto la vittoria più agevole nel primo turno , non ha passeggiato contro dei 76ers piuttosto agguerriti.</p>
<p>In conclusione, sembra che questi playoff siano iniziati all&#8217;insegna di un certo equilibrio, senza dominatori e con qualche sorpresa inaspettata e per me graditissima. A guadagnarci siamo noi spettatori, sperando che il tutto perduri anche nei successivi round.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Blue note</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 10:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccola, quella nota malinconica che riempie il nostro nostalgico jazz in onore di Jerry Sloan, chi ama l&#8217;Nba sentirà nell&#8217;aria il sassofono intonarla. Il coach lascia dopo 23 anni di panchina e stile ormai quasi perduto. Se ne va perché Deron Williams è più forte e lui ha l&#8217;intelligenza adatta per rendersene conto. Questo jazz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.ksl.com/emedia/slc/899/89995/8999558.jpg" alt="" width="340" height="512" />Eccola, quella nota malinconica che riempie il nostro nostalgico jazz in onore di Jerry Sloan, chi ama l&#8217;Nba sentirà nell&#8217;aria il sassofono intonarla. Il coach lascia dopo 23 anni di panchina e stile ormai quasi perduto. Se ne va perché Deron Williams è più forte e lui ha l&#8217;intelligenza adatta per rendersene conto.</p>
<p>Questo jazz avrà una melodia che forse farà storcere il naso a qualcuno, ma è meglio così, è un bene per il futuro della squadra che Jarry abbia lasciato. E&#8217; durissimo come diro addio a un amore, ma questa non è più la Nba di Sloan.</p>
<p>Non credo sia un caso che il suo addio venga in un periodo in cui i giocatori più forti fanno comunella per imbastire squadre da All-Star Game, fregandosene ampiamente di quella competizione individuale che per anni ha reso il basket a stelle strisce qualcosa di più che un mero gioco di squadra. Jerry Sloan rappresenta il passato che è costretto ad andar via. Di buono c&#8217;è che la causa della suo abbandono è una delle All-Star più mature del panorama attuale. Deron Williams è un giocatore saggio che vuole dimostrare di essere un vincente. I coach vanno e vengono, combattono da sempre le loro battaglie coi giocatori, Jerry lo ha fatto per 23 anni a Salt Lake City, costruendo squadre disciplinate e insegnando basket ad alto livello. Questa volta ha trovato un avversario deciso e determinato, proprio come lo fu Michael per due finali Nba. Ma Jerry sa perdere, esce a testa rimane alta, niente piagnistei e niente polemiche. Ha capito che non è più il suo tempo.</p>
<p>Ci rimane solo un saluto, e nostalgia per il vuoto che ha lasciato, anche se ogni musica che suonerà Deron Williams avrà sempre quella nota imparata dal maestro Sloan, quel suono che quando lo sentiremo ci farà sorridere e ricordare, la nostra blue note.</p>
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		<title>Il DJ liberato</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Larry Brown è sicuramente uno dei migliori allenatori di sempre per preparazione, comprensione e anche rispetto del gioco. Come ci racconta Federico Buffa in Black Jesus è uno della Discendenza Diretta, al suo cospetto bisogna essere rispettosi punto e basta, ma è incontestabile che dopo poco tempo il suo carattere porti instabilità e un calo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.nba.com/media/bobcats/profile_inside_augustin.jpg" alt="" width="360" height="540" /></p>
<p>Larry Brown è sicuramente uno dei migliori allenatori di sempre per preparazione, comprensione e anche rispetto del gioco. Come ci racconta Federico Buffa in Black Jesus è uno della Discendenza Diretta, al suo cospetto bisogna essere rispettosi punto e basta, ma è incontestabile che dopo poco tempo il suo carattere porti instabilità e un calo vertiginoso nelle sue squadre. E&#8217; di quelli che non può stare troppo a lungo fermo in un posto.</p>
<p>Per questo l&#8217;arrivo <em>ad interim </em>di Paul Silas a Charlotte, proprio per sostituire Brown, sembra aver dato una linfa nuova a una squadra che stava conoscendo per l&#8217;ennesima volta il disastro. Di linfa nuova si sta sicuramente nutrendo DJ Augustin. Uno che che ha avuto l&#8217;onore di essere identificato da Larry Brown come suo playmaker ideale, uno con cui fare strada, per poi conoscere la condanna del dimenticatoio e, soprattutto, la brutalità del Larry deluso.</p>
<p>Ma con Silas tutto sembra esser cambiato. Rimanendo a questa stagione, le cifre di DJ spiegano benissimo anche il nuovo corso dei Bobcats che dai bassifondi si sono innalzati fino all&#8217;ottava piazza ad Est con alte probabilità di giocare al caldo anche quest&#8217;anno (i Knicks, che sono sesti e con record positivo, sono solo a 4 gare e mezzo nel livellamento verso il basso della Eastern). Allora vediamole: nelle 28 gare giocate sotto Larry Brown, DJ scriveva 12,6 punti e 5,9 assist, numeri che a dir la verità presi di per se non sono neanche male, solo che la squadra non girava e infilava sconfitte a ripetizione (19 in totale). Entrato Silas, dopo 8 gare con record 6-2, le cifre di DJ si sono trasformate in 20 punti e 7 assist a partita, numeri che l&#8217;hanno avvicinato a Deron Williams e Derrik Rose. Nelle restanti sette gare gli assist sono scesi a 5,85 che però, fino alla partita di stanotte contro Sacramento -dove ha giocato solo 17 minuti senza fare assist- erano 6,83 (i punti si sono attestati a 16,57, sempre per le ultime sette gare).</p>
<p>Tirando le somme, in quindici gare con Silas Augustin registra 6,46 assist e quasi 18 punti e mezzo a partita, roba da point guard di alto livello, scendendo solo una volta sotto la doppia cifra nei punti segnati (il 17 gennaio, 8 assist, 9 punti nella sconfitta contro Phila).</p>
<p>Impressionante anche il rapporto assist/palle perse, 3,91 consegne per una palla persa, meglio di lui fanno solo il pazzesco Chris Paul (9,6 assist a partita, che per me profuma di MVP quanto Monty Williams profuma di Coach of the Year) e José Calderon (8,4 assist) i quali però perdono rispettivamente 2,2 e 2,1 palloni a partita mentre Augustin ne perde solo 1,6: fra i primi 30 per numero di assist a partita nessuno perde meno palloni di lui (per trovarne uno bisogna scendere fino alla 38esima posizione, Ty Lawson: 1,5 palle perse e 4 assist)</p>
<p>Ma a beneficiare dei miglioramenti di Augustin è anche Stephen Jackson, <em>scoring leader (</em>17,9 punti e 4 assist) dei Bobcats. Dopo otto gare sotto Silas i punti segnati erano 23,6, oggi, dopo quindici gare (quattordici in realtà, perché contro Miami non ha giocato) il ruolino si è stabilizzato in 18,92 punti di media contro i 16,6 fatti registrare in 28 gare con Larry Brown.</p>
<p>Migliora il gioco dei singoli, migliorano i risultati di squadra: 9-6 il record di Silas, inclusa una striscia di 4 doppie vù di fila.  Non c&#8217;è dubbio che il calendario abbia aiutato (uniche big incontrate Hornets, Celtics e Bulls, questi ultimi sconfitti) e non c&#8217;è dubbio che non c&#8217;è niente di trascendentale, ma stiamo parlando della parte bassa (ovvero tutte le squadre meno cinque) della Eastern Conference.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio però che i Bobcats oggi giocano molto meglio. Non c&#8217;è dubbio che DJ Augustin stia scalando posizioni fra le point guard a cui portare rispetto e magari verrà il giorno in cui anche coach Brown potra dire che alla fine, non si era sbagliato sul suo conto.</p>
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		<title>LeBron addicted</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 14:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi segue da un po&#8217; questo blog sa benissimo che non sono un fan di LeBron James, ma sa che quello che non mi piace di lui è il suo modo di vedere il basket, dentro e fuori dal campo. Non mi metto neppure a discutere il suo talento, perché metterlo in dubbio sarebbe una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://l.yimg.com/a/p/sp/tools/med/2011/01/ipt/1295036455.jpg?&amp;sig=YNIYSIszX3i0WiLpJe.mmQ--" alt="" width="220" height="300" /></p>
<p>Chi segue da un po&#8217; questo blog sa benissimo che non sono un fan di LeBron James, ma sa che quello che non mi piace di lui è il suo modo di vedere il basket, dentro e fuori dal campo. Non mi metto neppure a discutere il suo talento, perché metterlo in dubbio sarebbe una condotta criminale. Il talento c&#8217;è, tanto, tantissimo, immenso, troppo.</p>
<p>Si, troppo, perché nonostante sia in grado di sfornare assist a raffica e creare situazioni agevoli per l&#8217;attacco dei compagni di squadra, paradossalmente è un monopolizzatore del gioco. Non alla Kobe <em>old style </em>con tiri su tiri presi sia chiaro, bensì in una versione che, se vogliamo, è ancora più netta. E&#8217; ormai evidente che quello che si è visto a Cleveland gli anni passati (e che adesso ha lasciato il disastro totale) si sta ripetendo a Miami, nonostante Wade e Chris Bosh. Ovvero: togli LBJ dalla squadra in cui gioca e togli quasi tutto, pur in presenza di almeno un&#8217;altro fuoriclasse quale è Wade. L&#8217;ex prescelto ha la forza di distruggere il concetto di dinamica di squadra facendo si che tutto ruoti attorno a lui. Miami si è adattata a LeBron, persino Wade, nonostante tutto, ha fatto un passo indietro e si è attaccato alla giostra che ha come perno il numero 6. Miami è forte, senza LeBron ha un roster ovviamente migliore di quello dell&#8217;anno scorso, me senza LeBron gioca molto peggio, non è in grado di camminare.</p>
<p>Credo che il dato che più evidenzi questa dipendenza da James siano le prestazioni difensive degli ultimi tempi. Il punto forte degli Heat, sia della stagione scorsa che di questa stagione, è stata la difesa. Nell&#8217;annata 2009-2010 la squadra di Pat Riley è stata la seconda miglior difesa per punti concessi (94,2), quest&#8217;anno è quinta anche se se concede ancora meno (93,7 punti a gara). Ora, se prendiamo questa media che comprende anche le ultime tre gare perse -senza LeBron o con LeBron a mezzo servizio come contro i Clippers- e la confrontiamo con quella che gli Heat tenevano fino a che LeBron non si è fatto male, notiamo la differenza: dai 93,7 punti si scende a 89,71 ovvero una media di 4 punti in meno a gara. Il dato sconcertante è che nelle ultime tre gare, lo ripeto, senza LeBron, gli Heat hanno subito la bellezza di 113,33 punti, prendendone addirittura 130 da Denver (che ne ha rifilati 127 ai Cavs stanotte).</p>
<p>Ora, se una squadra comunque abituata a difendere bene già dall&#8217;anno passato subisce debacle simili senza il solo LeBron, può significare che l&#8217;intero sistema si è adagiato su un singolo giocatore e sulle sue prestazioni e che togliendo tale base l&#8217;intero gioco ne risente in maniera pesantissima. Soprattutto significa che il sistema è pensato per adattarsi a lui, neppure a Wade o Bosh, ma a lui soltanto.</p>
<p>Significa che Miami sta cadendo nell&#8217;errore compiuto da Cleveland nonostante possa farne ampiamente a meno: sta lasciando che la forza mostruosa del talento di LeBron prenda il sopravvento e non si lasci imbrigliare in nessuna logica di squadra, pensando magari che questa volta il <em>supporting cast </em>(se il padrone di casa accetta di esservi inserito) sia all&#8217;altezza e di aver quindi risolto tutti i problemi che i Cavs non erano in grado di risolvere.</p>
<p>Ma, secondo me, è la strada peggiore che si possa percorrere.</p>
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		<title>Troppi specchi in casa Lakers</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 13:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[6-4 nelle ultime 10 gare, questo è il ruolino di marcia dei Los Angeles Lakers. 6-4 dove però ci sono sconfitte pesanti, tre delle quali subite allo Staples, la prima contro i non temibilissimi Bucks (98-79) -che però riescono a vincere di 19- annunciazione di quel che sarebbe accaduto il 25 dicembre: nessun parto miracoloso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://romanzogialloviola.playitusa.com/wp-content/uploads/2010/12/6a00d8341c506253ef0147e1199455970b-320wi.jpg" alt="" width="320" height="217" /></p>
<p>6-4 nelle ultime 10 gare, questo è il ruolino di marcia dei Los Angeles Lakers. 6-4 dove però ci sono sconfitte pesanti, tre delle quali subite allo Staples, la prima contro i non temibilissimi Bucks (98-79) -che però riescono a vincere di 19- annunciazione di quel che sarebbe accaduto il 25 dicembre: nessun parto miracoloso ma nettissima sconfitta contro gli Heat (96-80) in una gara natalizia che i Lakers degli ultimi tempi non hanno mai amato giocare.  La terza L di fila arriva poi contro San Antonio (in Texas), che è decisamente la squadra del momento col miglior record della Lega, per 97 a 82, terza partita di fila persa con almeno 15 punti di scarto.</p>
<p>Stanotte la sconfitta contro i Grizzlies 104-85, -19 anche questa volta, terza brutta figura davanti al pubblico dello Staples Center nelle ultime quattro gare disputate in casa (vittoria invece solo contro Phila).</p>
<p>Restringendo l&#8217;analisi alle ultime sei gare i Lakers ne hanno perse 4 (contro Bucks, Heat, Spurs e Grizzlies) e vinte solo due (contro Hornets e 76ers) senza mai però mostrare la brillantezza dell&#8217;anno scorso, riuscendo a faticare più del dovuto contro Phila.</p>
<p>Campanella d&#8217;allarme per i tifosi gialloviola?</p>
<p>In realtà, essendo sconfitte tra dicembre e gennaio, in regular season, la preoccupazione dovrebbe avere un peso relativo: i Lakers sono tre anni che arrivano fino in fondo, con due anelli al dito e in cerca del terzo, una componente di stanchezza e necessità di preservare le energie non possono essere escluse.</p>
<p>Le preoccupazioni potrebbero venire dal modo in cui sono arrivate le sconfitte: squadra svogliata che da l&#8217;impressione di considerare poco gli avversari nell&#8217;ottica del &#8220;<em>tanto siamo più forti</em>&#8221; senza però mai riuscire a riprendersi in tempo per darne una dimostrazione pratica.</p>
<p>Inoltre chi ha perso per tre volte di fila con almeno 15 punti di scarto non ha mai vinto nulla. E&#8217; un dato statistico, niente di più, che però sul piano fattuale può creare ansia e insoddisfazione in gente che, volente o nolente, è abituata al dominio e alla vittoria. Pur giocando volontariamente con le briglie sciolte i Lakers potrebbero trovarsi in una situazione in cui i punti persi ora e il modo in cui sono stati lasciati lì, potrebbe pesare quando il pieno controllo verrà ristabilito, soprattutto se guardiamo il cammino degli Spurs in ottica playoff: perdere il vantaggio del campo contro San Antonio potrebbe essere un suicidio nell&#8217;ottica threepeat. Probabile che anche i texani prima o poi subiscano un calo anche brusco data l&#8217;età media del quintetto, ma intanto sta macinando vittorie e mettendo tanto fieno in cascina, mentre i Lakers sono in netto affanno.</p>
<p>A livello di singoli Kobe sta giocando male (contro gli Spurs ha sbagliato le ultime 13 conclusioni) registrando uno scarso 45/103 al tiro che diventa 6/23 dalla lunga distanza nelle  ultime cinque partite. Altro imputato è Pau Gasol, che a dispetto di statistiche tutto sommato rispettabili (28/51 al tiro per 13,4 punti di media e 9 rimbalzi a partita) sembra quello più insofferente al gioco nelle ultime partite. E&#8217; l&#8217;emblema dell&#8217;estraniamento Lakers, più che mai in versione Gasoft, svogliato oltre ogni limite.</p>
<p>Anche la panchina sta offrendo un contributo piuttosto modesto(se si esclude Odom che col rientro di Bynum è tornato a fare il sesto uomo, ruolo nel quale secondo me rende parecchio),   panchina che era una delle chiavi nelle vittorie di inizio stagione.</p>
<p>In conclusione credo che i Lakers rimangano fra le squadre favorite, il cui trono nella Western è però seriamente messo in discussione dagli Spurs (che a meno di capitomboli-o infortuni- incredibili dovrebbero vincere la Conference).</p>
<p>E&#8217; evidente che le sconfitte, compresa quella natalizia contro LeBron (fotocopia della partita dell&#8217;anno scorso contro Cleveland), dipendono solo ed esclusivamente da un fattore psicologico che è dato dalla troppa sicurezza di se che l&#8217;intera squadra ha (per ammissione esplicita anche di Odom). Il problema è che questa sicurezza si manifesta nel sistema Los Angeles, dove gli specchi per ammirarsi e rimirarsi sono tanti, e più si è belli più si rimane incantati.</p>
<p>Nel mentre gli Spurs corrono, sono belli ma non si piacciono mai del tutto (vedi Popovich che si lamenta continuamente della difesa dei suoi, &#8220;solo&#8221; decima per punti concessi agli avversari: 96,7) e sanno come si vince.</p>
<p>Per Kobe &amp; co. è arrivato il momento di rompere gli specchi che stanno in casa, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Last exit to Charlotte</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 12:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://cache.daylife.com/imageserve/05ne7TTaT35PE/610x.jpg" alt="" width="610" height="358" /></p>
<p>Si può solo immaginare, perché da qui è l&#8217;unica cosa che puoi fare se non hai contatti dentro il sistema e io, a 26 anni, i contatti Nba me li sogno. Allora ci vado di immaginazione, e immagino l&#8217;aria che tirava nella sede dei Charlotte Bobcats. Mi viene in mente un film (e, soprattutto il libro da cui è tratto), Last exit to Brooklyn, perché immagino che ci sia stato un clima di brutale violenza (a livello verabele e morale, non fisico, niente sangue qui), roba da creare buchi spazio-temporali che manco Stephen Hawking potrebbe spiegare senza ricorrere alle divinità in cui non crede. Come fai a tenere insieme Larry e Mike, il loro orgoglio, la loro indistruttibile convinzione di avere sempre ragione? Non puoi e se ci riesci per un po&#8217;, dopo arrivano i disastri, tipo Charlotte 9-19 dopo che l&#8217;anno scorso aveva respirato l&#8217;aria calda dei playoff per la prima volta.</p>
<p>Si saranno scannati prima, si saranno ricordati di Kwame Brown scelto da Mike, di D.J. Augustin preso al posto di Lopez per far contento Larry, si saranno rinfacciati visioni tattiche opposte, poi si saranno detti addio col fumo che saliva abbondantemente dalle loro orecchie, con gli occhi rossi pieni di rancore. Cosa vuoi che accada quando due monadi si incontrano?</p>
<p>Si scontrano finché non decidono di stare a distanza di sicurezza prima di annientarsi, punto e basta.</p>
<p>Allora ciao ciao Larry, avevi detto di voler cambiare aria l&#8217;anno scorso, perché stare troppo a lungo in un posto non è contemplato dal tuo DNA, e i tuoi giocatori non ti seguono più, la <em>right way </em>è dura e il conducente si stanca presto e, quando si stanca, la sua <em>right way</em>, porta all&#8217;uscita. Ciao ciao Larry, perché Mike non è ne un buon GM ne un buon proprietario, c&#8217;è poco da fare.</p>
<p>Ciao Paul Silas, ben tornato a casa, tienici in piedi, magari ti prendiamo Baron Davis che con te giocava da dio quando tra Charlotte e New Orleans c&#8217;erano gli Hornets. Stai qui fino a fine stagione, poi si riprenderà da capo, per l&#8217;ennesima volta.</p>
<p>Ma qualcuno dica a Mike che serve un progetto, lo aiuti a fare scelte ponderate, a costruire una squadra che riesca a guardare al di là di 82 partite, perché mi sa che Dio si incarnava in MJ solo quando indossava le scarpette per giocare; con i completini da proprietario-amministratore-dirigente, per quanto <em>casual </em>possano essere, si ritorna sulla terra, fra gli umani.</p>
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		<title>La scommessa</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 17:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[E adesso? Via i pesi dentro le speranze. Hedo è dall&#8217;ultima stagione coi Magic stessi, anno in cui i dollari  canadesi furono un richiamo troppo forte per rimanere a Orlando, che non sembra avere troppa voglia di giocare, ma forse in un sistema già collaudato e che ben conosce potrebbe rispolverare le sue doti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://l.yimg.com/a/p/sp/tools/med/2010/12/ipt/1292755354.jpg?x=380&amp;y=200&amp;xc=1&amp;yc=1&amp;wc=380&amp;hc=200&amp;q=100&amp;sig=diSuuv.H.2feiZdGtbrSEQ--" alt="" width="380" height="200" /></p>
<p>E adesso? Via i pesi dentro le speranze.</p>
<p>Hedo è dall&#8217;ultima stagione coi Magic stessi, anno in cui i dollari  canadesi furono un richiamo troppo forte per rimanere a Orlando, che non sembra avere troppa voglia di giocare, ma forse in un sistema già collaudato e che ben conosce potrebbe rispolverare le sue doti da clutch player (perché tale era). Dovrà fare l&#8217;ala grande, ma manca il peso per avvicinarsi al canestro e fare paura; poco male perché Lewis faceva quel lavoro ma con risultati davvero deludenti nell&#8217;ultimo anno e mezzo, il cambio non dovrebbe essere così pesante a livello tattico.</p>
<p>Gilberto lo adoro (si, lo ammetto), perché è un gran personaggio e individualmente è un gran talento offensivo, ma qui si tratta, o si tratterebbe almeno, di vincere, e allora il problema è bello grosso. La testa è quella che è, la pazzia pure, ma pagherei per vederlo giocarsi le Finals. Sono però curioso di vedere quanto riusciranno a non pestarsi i piedi con Nelson. Ma è la vera scommessa di questa trade e lui lo sa bene,  è la sua ultima chance per dimostrare di essere davvero un campione e non uno dei tanti talenti sprecati, vedremo quanto è davvero bravo nel gioco d&#8217;azzardo.</p>
<p>J-Rich stava giocando bene e Van Gundy dovrebbe fargli trovare un gioco adatto alle sue corde, dovrebbe adattarsi meglio di Vince Carter a questo sistema offensivo, quanto meno dal lato fisico.</p>
<p>Dare via Gortat mi fa sorgere dei dubbi, perché è un bel centrone solido, sostituto di lusso per Dwight Howard, pagato tanto per non farlo andare via (a Dallas) due estati fa e ora sacrificato sperando di aver fatto tutte le mosse giuste. Contro Lakers e Celtics però sarà dura difendere e l&#8217;efficienza offensiva sarà davvero determinante. Servirà un salto di qualità da parte di Brandon Bass.</p>
<p>In linea generale rimangono dubbi pesanti sulla fase difensiva, perché sono andati via Barnes (in estate) e Pietrus (adesso) che qualche fastidio alle guardie/ali avversarie lo davano (soprattutto il primo). Un solo centro, anzi, un solo uomo davvero pesante, potrebbe rendere il pitturato piuttosto ghiotto alle conquiste, anche perché Dwight non sempre fa quella paura che dovrebbe fare e non sempre ha quell&#8217;aggressività difensiva che ci si aspetta da uno con le sue ambizioni, e comunque, a mio avviso, da solo non basta, soprattutto a maggio/giugno.</p>
<p>Bisogna però dire che coach Van Gundy sa il fatto suo (Cleveland e LeBron lo sanno bene, così come i Celtics) e potrebbe avere in mano le carte per fare il suo gioco fino in fondo e far vincere la scommessa ai Magic.</p>
<p>Altrimenti sarà ora di rifare tutto, e sarà un&#8217;altra impresa, anche perché bisognerà convincere Superman a rimanere, e qualcosa di meno dell&#8217;anello potrebbe non bastare.</p>
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		<title>Salvo infortuni</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 11:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://teentalk.wikispaces.com/file/view/Tim_Duncan.jpg/30577864/Tim_Duncan.jpg" alt="" width="392" height="400" /></p>
<p>Parlare di titolo già a dicembre è prematuro per tutte le squadre, perché quello che vediamo oggi ha poco a che fare con quello che si vedrà da marzo in poi, ma se c&#8217;è qualcuno che potrebbe far svanire il sogno threepeat dalla testa della truppa di Phil Jackson, quest&#8217;anno potrebbe essere da ricercarsi nella stessa Western Conference, senza scomodare un&#8217;ipotesi di &#8220;bella&#8221; fra gialloviola e Boston Celtics, senza scomodare sfide fra &#8220;prescelti&#8221; ed eredi più o meno legittimi.</p>
<p>Quest&#8217;anno ad aspirare all&#8217; anello potrebbe esserci uno dei migliori gruppi e una delle migliori pallacanestro viste negli ultimi 10 anni: i soliti San Antonio Spurs. Di nuovo.</p>
<p>Miglior record della Lega (19-3 ad oggi 11 dicembre), come ai bei tempi, miglior differenza fra punti segnati e punti subiti (+ 9,6), terza squadra per numero di assist, 11a miglior difesa (97,3 punti concessi) e terzo miglior attacco (107 punti di media a ogni partita), prima squadra in assoluto nella percentuale da oltre l&#8217;arco (41%).</p>
<p>Poi Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker, non necessariamente in questo ordine. Poi Richard Jefferson che quest&#8217;anno ha decisamente studiato più a fondo il playbook di Popovich. E poi Popovich stesso, che fa una bella differenza.</p>
<p>Però come si diceva all&#8217;inizio, dicembre è troppo presto per fare certe valutazioni, ancora di più se si parla degli Spurs, perché per loro vale il dilemma che più li ha attanagliati negli ultimi anni: gli infortuni. Le ultime stagioni sono state a dir poco compromesse dalle tante visite in infermeria di Manu e Parker, alternativamente quando non insieme. Ma se quest&#8217;anno arrivassero tutti sani fino in fondo alla corsa, allora se siete tifosi dei Lakers o di qualsiasi altra squadra con ambizioni di vittoria, aspettatevi di dover fare i conti con l&#8217;oste quest&#8217;anno, perché questo vogliono vincere e sanno benissimo come farlo.</p>
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		<title>Volano avvoltoi</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 17:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Oppo (doppok)</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; colpa di Spoelstra, non c&#8217;è niente da fare. 9-8 non è un record da Big Three. E&#8217; assolutamente colpa sua se LeBron tira col 43,6% dal campo e 26,2% da tre, o se Dwyane tira col 44% (25% dalla lunga distanza). E&#8217; colpa sua se Miami ora sta sotto i non trascendentali Hawks e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSRJ1uNPF5QE1IjvSj0A_5c_EW_8O7nbf9FEQaG3wQR8U3FBd-X" alt="" width="271" height="186" /></p>
<p>E&#8217; colpa di Spoelstra, non c&#8217;è niente da fare.</p>
<p>9-8 non è un record da Big Three. E&#8217; assolutamente colpa sua se LeBron tira col 43,6% dal campo e 26,2% da tre, o se Dwyane tira col 44% (25% dalla lunga distanza).</p>
<p>E&#8217; colpa sua se Miami ora sta sotto i non trascendentali Hawks e Bulls. E&#8217; colpa sua se hanno solo il quinto record di Conference e se il record dei Divini Bulls lo si batterà i prossimi anni ma non ora, d&#8217;altronde ce l&#8217;avevano detto anche loro, mica sarà semplice come fare una riunione fra amici e decidere di andare a giocare tutti insieme al caldo della Florida.</p>
<p>E&#8217; colpa di Spoelstra ma non di Riley che ha progettato una non-squadra (tanto si rimedia entro gennaio).</p>
<p>E&#8217; colpa di Spoelstra se gli Heat sono la 22esima squadra per rimbalzi presi e la 22esima per assist, nonostante gli 8 a partita garantiti dall&#8217;uomo più fischiato dei parquet.</p>
<p>Colpa sua se quei tre fanno più del 40% dei punti totali della squadra e, guarda caso, sono gli unici tre ad andare in doppia cifra di media: 17,9 per Bosh, 21,3 per Wade e 23,4 per LBJ, mentre il primo degli altri è Haslem con 8 punti.</p>
<p>E&#8217; colpa di Spoelstra ma non dei <em>tres amigos </em>che quando perdono fanno riunioni col resto del team dimenticandosi dei propri compagni nei 48 minuti che contano.</p>
<p>E&#8217; colpa di Spoelstra perché la pensa così anche LBJ, come lo pensava per Mike Brown, gente non adatta.</p>
<p>In pratica è sempre colpa degli altri.</p>
<p>E l&#8217;avvoltoio ride, anche se quello è il suo uomo; conosce benissimo il giochino.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=-isWejT9jCw">watch?v=-isWejT9jCw</a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=eYFOxa5ljc8">watch?v=eYFOxa5ljc8</a></p>
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