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	<title>...e Viss.e felice e Scontenta</title>
	
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		<title>tra il pettegolezzo e il gossip…</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 21:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ero bambina andavo con mia madre a prendere il caffè dalle amiche.
Le amiche, di solito, erano le nostre vicine di casa che rappresentavano anche il tessuto sociale nel quale mia madre si muoveva quotidianamente. Andavano insieme a far la spesa, parcheggiavano noi figli a casa dell&#8217;una o dell&#8217;altra per andare dal dottore e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ero bambina andavo con mia madre a prendere il caffè dalle amiche.<br />
Le amiche, di solito, erano le nostre vicine di casa che rappresentavano anche il tessuto sociale nel quale mia madre si muoveva quotidianamente. Andavano insieme a far la spesa, parcheggiavano noi figli a casa dell&#8217;una o dell&#8217;altra per andare dal dottore e si scambiavano pezzi di pane fresco la sera a cena  quando apparecchiando ti accorgevi che il pane era finito e il forno ormai era chiuso. “corri dalla Carla” mi urlava mia madre “e chiedile se ha un pezzetto di pane da darci, digli che semmai ci va bene anche quello di ieri. Meglio di niente”. Il pane allora lo si comprava tutti i giorni e non era ipotizzabile sedersi a tavola senza.<br />
Di solito queste amicizie nascevano davanti alla nostra scuola o dall&#8217;ortolano, in parrocchia o tra i banchi del mercato. Amicizie femminili che piano piano coinvolgevano tutta la famiglia e si  intersecavano tra loro. Donne che rappresentavano un vero collante sociale per il quartiere come quasi sempre accade in qualsiasi contesto sociale anche se questa loro capacità viene definita solo nella sua accezione negativa: le donne sono pettegole-<br />
Spettegolare significa giudicare in maniera più o meno esplicita le debolezze altrui, ma il più delle volte lo scambio delle informazioni che avveniva tra mia madre e le sue amiche, era  soltanto il modo più efficace mantenere viva una comunità e aiutarsi l&#8217;un l&#8217;altra nei limiti delle possibilità di ciascuno.<br />
Era normale per esempio, regalare i vestiti che non ci stavano più ai cinque fratelli Pieri che economicamente non se la passavano troppo bene, ed era normale presentarsi improvvisamente a casa dei Fabiani dopo che la piccola Marianna in lacrime aveva risposto al telefono che sua mamma non poteva rispondere perché stava  litigando con il babbo e stava rompendo tutti i piatti di cucina.<br />
Era normale essere invitati a pranzo da tutti quanti quelle rare volte che mia madre si ammalava e non poteva cucinare e alla fine era normale anche ipotizzare che tizio avesse sposato tale solo per i suoi soldi ma questo era solo qualche sporadico effetto collaterale della solidarietà femminile.<br />
Allora il pettegolezzo non si alimentava sulla capacità di una donna di mantenersi giovane ma su quella di mantenersi un marito che  le garantisse solidità economica. Quella affettiva era un valore aggiunto molto apprezzato ma non essenziale.<br />
Si spettegolava sulla pelliccia di visone, sulle lezioni di equitazione dei figli, sulle origini della Contessa. Ma si ospitavano le riunioni della Avon per aiutare un&#8217;amica in difficoltà e  si portavano in vacanze i figli delle coppie in crisi.</p>
<p>E adesso eccoci qui, sono le cinque di una domenica pomeriggio.<br />
Se fossi ancora bambina mio padre sarebbe nel soggiorno a disegnare di fronte alla televisione e mia mamma sarebbe in cucina e calzerebbe un paio di scarpe invece delle solite ciabatte.<br />
Sul tavolo di cucina è pronto il servizio da tè e mentre il fornello sul quale sta il pentolino d&#8217;acqua, aspetta di essere acceso, lei si arrampicata su una sedia per cercare il barattolo dei biscotti di Prato fatti da lei.<br />
Se fossi ancora bambina tra qualche minuto suonerebbe il campanello e comincerebbero ad arrivare i primi amici. Mi domando chi ci sarà perché alcuni amici dei miei genitori mi interessano meno di altri e dal suo comportamento immagino che fosse così anche per mio padre. Secondo chi arriverà si sposterà in salotto e si accenderà un sigaro, altrimenti rimarrà in soggiorno a disegnare con la televisione accesa e accoglierà lì i suoi ospiti della domenica pomeriggio.<br />
Chiunque sia la preparazione del tè sarà molto lunga perché è proprio in quel lasso di tempo che la buona educazione non vieterà alle donne di stare in cucina da sole. Preparare il tè è una faccenda da donne ed equivale ad una moderna riunione di redazione. Nessuna interferenza viene tollerata e la sua durata dipende dal tempo che ci vorrà per condividere una medesima linea editoriale da portare in pubblico.<br />
Era lì che si prendevano le decisioni importanti, lì che avveniva lo scambio di informazioni e recriminazioni,  era quello il momento nel quale le avversarie di una opposta fazione, si incontravano per la prima volta dopo le voci circolate sul loro conto.<br />
Mentre il limone veniva tagliato con una lentezza ancor più esasperante dell&#8217;acqua che non bolliva mai, venivano snocciolati nomi, date e circostanze che piano piano si collocavano in un quadro generale. Fatti apparentemente scollegati si ricongiungevano e si attorcigliavano con verità nascoste e inconfessabili timori. Ricette segrete per la torta di ricotta si tramandavano di voce in voce per non lasciare tracce scritte, le attività della signora Rossi che nelle ultime settimane avevano destato preoccupazione, venivano catalogate come crisi d&#8217;ansia di madre troppo ambiziosa. Qualcuno avevo saputo da una lontana conoscente che il figlio era stato rimandato in greco e che questo creava nella signora Rossi un comprensibile imbarazzo.<br />
Niente di buono invece per la signora Leda. Quello scavezzacollo di suo figlio aveva lasciato la moglie e il figlio per una ragazza straniera. Forse addirittura una di colore ma questo lo si sussurrava piano piano per non farsi sentire troppo che noi italiani non siamo mica razzisti.<br />
Discutevano, urlavano a bassa voce, facevano gestacci e se sorprendevano noi bambini ad origliare, ci mandavano via minacciando di chiamare il babbo cosa che noi sapevamo benissimo, non avrebbero fatto per niente al mondo.</p>
<p>Domenica pomeriggio ore 17.30 il tè non è più quello Star acquistato al super mercato ma una tisana di tè verde acquistata tramite un sito nepalese. Se suonano alla porta di casa e non aspetti nessuno, non ti alzi neanche dal divano per chiedere chi è ma ti ricordi che devi rimettere un&#8217;etichetta con il tuo cognome sul campanello di quella campanelliera tappezzata di pecette adesive sovrapposte ad identificare gli inquilini di questo condominio dove se finisci il pane è molto più probabile che tu trovi un forno aperto fino a tardi piuttosto che un vicino di casa disposto ad aprirti la porta.<br />
Se il figlio della signora Rossi non è stato ammesso alla scuola di Amici, ve lo racconta la televisione. Il nostro Paese è pieno di signore Rossi,  vi raccontiamo la storia di una di loro che tanto è uguale uguale a quella della vostra signora Rossi. Ve la raccontiamo noi già pronta e impacchettata, vi forniamo la linea editoriale comune che abbiamo scelto per voi nella infame riunione di redazione e vi evitiamo la penosa presa di coscienza degli errori che a volte nascono da certi atteggiamenti di gruppo. Vi raccontiamo sempre l&#8217;indifferenza e la cattiveria degli altri per non farvi sentire in colpa  e per l&#8217;intrattenimento il figlio della Signora Leda lo facciamo interpretare a Corona e la sua nuova fiamma a Belen Rodriguez.<br />
Vi prepariamo la notizia, il pettegolezzo e vi forniamo gli attori, la sceneggiatura e anche il dibattito tra amiche in uno qualunque dei salotti televisivi per signora. Da protagoniste vi trasformiamo in telespettatrici della vostra vita, raccogliamo per voi i vestiti usati per una qualsiasi famiglia Pieri che non se la passi bene e che vi sarà riconoscente mostrando in tivvu la sua miseria e rinunciando alla sua dignità. E parleremo di depilazione, della ricetta segreta per la torta di ricotta e di tutto quello che se una volta aveva un sua funzione sociale ben precisa, adesso si è trasformato in gossip.<br />
Ci stanno globalizzando le emozioni. </p>
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		<title>Domani è il compleanno. Ti scongiuro fammi gli auguri!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non so se capita a tutti di avere una frase, una parola o magari un numero che ti passano in mente ogni volta che ti manca un pensiero. Una specie di tappa buchi per l&#8217;apnea della mente, il secondo nel quale la tua capacità di produrre pensieri va ko.
Non parlo di certe piccole manie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non so se capita a tutti di avere una frase, una parola o magari un numero che ti passano in mente ogni volta che ti manca un pensiero. Una specie di tappa buchi per l&#8217;apnea della mente, il secondo nel quale la tua capacità di produrre pensieri va ko.<br />
Non parlo di certe piccole manie come quella di contare le mattonelle o di recitare mentalmente sempre la solita poesia. &#8211;  La nebbia agli irti colli? Lo sapevo. Anche voi! &#8211;  Parlo dell&#8217;istante prima dell&#8217;interrogazione ad un esame o dell&#8217;attimo prima di aprire la mail che aspettavi da tempo. Qualcosa di fulmineo come la tabellina del 3 fino a al 3, o il titolo di una canzone, o la frase che diceva tua madre per chiamarvi a tavola la sera.<br />
Io per esempio ho passato un periodo nel quale mi preparavo alla botta di adrenalina, con “sempre caro mi fu quest&#8217;ermo colle” e per un certo periodo mi sono dedicata anche alla tabellina del 9 fino al 3 mentre un&#8217;altra mi ripetevo il vecchio ritornello di una canzone.<br />
Ero piccola, ero a casa della mia amica Valeria che aveva un bagno con due entrate. Io non volevo mai andare a fare pipì a casa sua perché o mi dimenticavo di chiudere un&#8217;entrata o mi dimenticavo di aprire l&#8217;altra quando uscivo, e alla fine qualcuno urlava sempre “aprite il bagno!”.<br />
Un giorno mentre stavamo giocando a casa sua ho aperto la porta del bagno che in quella casa  non doveva mai essere chiuso a chiave. Proprio per non incorrere nel rischio di trovare una porta chiusa per sbaglio e dover fare tutto il giro della casa per entrare dall&#8217;altra parte, era stato convenuto che nessuno avrebbe mai dovuto chiudere a chiave i bagni se non per motivi estremamente seri. (Io per dire, mi ero catalogata come motivo estremamente serio).  Tutti, prima di entrare dovevano bussare e urlare “occupato?” e se nessuno rispondeva in un tempo ragionevole si poteva entrare. Io però quel giorno non me lo ero ricordata e avevo aperto la porta senza chiedere niente e dentro avevo trovato la mamma della mia amica seduta sul water.<br />
Io ero morta di vergogna e invece lei, quando le avevo sussurrato “scusa”, mi aveva risposto “grazie, prego, scusi, tornerò”.<br />
Per un certo periodo mi preparavo così. “grazie, prego, scusi, tornerò” e mi veniva in mente la mamma della amica seduta sul water.<br />
Dici la parolina magica e ti senti pronto per affrontare il mondo vada come vada, un tempo infinitesimale nel quale si concentrano tutte le energie. E ti trasformi in un cazzuto para umanoide con palle rotanti e sangue fluorescente. Vabbè dai le paroline magiche che sono diventate la vostra password di accesso per ogni programma.<br />
Insomma io c&#8217;ho avuto per un certo tempo questa frase qua “tomorrow is my birthday”. Suppongo che ciò derivasse dall&#8217;entusiasmo dell&#8217;età giovanile quando a vent&#8217;anni ti stanno sulle palle quelli che ti dicono beato te che hai vent&#8217;anni e tu pensi “ma che cazzo c&#8217;ho io che a me &#8217;sti vent&#8217;anni mi stanno così sulle palle?”. Il domani era sempre migliore dell&#8217;oggi e se poi nel domani superavi i fatidici venti nella speranza che la smettessero tutti di trattarti come una ragazzina, beh, allora, il 4 novembre era proprio un gran giorno. Il fatto è che io son di quelle che non si sono mai ricordate il compleanno di nessuno. Sono anche di quelle che stare a accodarmi agli auguri per il compleanno di tizio o caio, proprio non ci riesco. “auguri anche da parte mia” non mi riesce dirlo.<br />
Tuttavia, è universalmente riconosciuto da tutti gli esseri viventi, che il giorno della propria nascita ogni essere umano ha il sacro santo diritto di essere autoindulgente. Noi ci siamo assolti nella nascita e quello stesso giorno di ogni anno della nostra vita, ci concediamo una debolezza. Grande o piccola che sia, e anche quando non ce ne fregherà più un cazzo di essere autoindulgenti, ci sarà qualcuno che lo farà per noi, qualcuno che in qualche modo ci farà ricordare perché siamo nati.<br />
&#8216;Mazza come son profonda alla vigilia del mio quarantacinquesimo compleanno!<br />
Comunque, che altrimenti perdo il filo del discorso, io gli auguri non li faccio quasi mai ma siccome al limite sono una stronza consapevole, non mi aspetto che nessuno si ricordi di farli a me (a parte qualcuno voglio dire). Per questo di solito comunico (con largo anticipo e insistentemente) a tutti quelli che mi stanno intorno, il giorno del mio compleanno. Cioè non proprio tutti perché per esempio alla mia amica del cuore di cui conosco a memoria il codice fiscale e della quale quindi so perfettamente la data di nascita, a lei per dire, non li chiedo perché io non credo di averglieli mai fatti in vita mia e un filo di pudore ancora ce l&#8217;ho. Diciamo che comincio con il fruttivendolo perché mi regali una mela, poi lo dico in una mail di lavoro tipo “egregio dottore le confermo che, nonostante giovedì sia il mio compleanno, sarò in ufficio per l&#8217;ora concordata.” e poi via via a chi penso che in un modo o nell&#8217;altro possa ricordarsi di farmi gli auguri. A volte, lo ammetto, esagero anche un po&#8217;, rasento l&#8217;infantilismo più ipocrita, mi abbasso a dei comportamenti deplorevoli come quello di chiedere alla tipa in fila davanti a me alla cassa del supermercato “scusi, mi fa passare avanti che oggi è il mio compleanno?” o lagnarmi con un collega più giovane perché sto invecchiando.<br />
Io autoindulgo sulla mia coerenza. Mi prendo gli auguri o i complimenti che non merito, fingo che siano sinceri e spontanei, salto la fila del supermercato e magari mi compro almeno un paio di scarpe nuove. Vabbè. Nessuno è perfetto.<br />
ps. per dimostrarmi che almeno hai letto tutto questo post e il tormento in esso contenuto, dovrai inserire nella tua frase di auguri il numero degli anni che compio. </p>
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		<title>Un giorno credi di essere grande</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 19:03:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[crocefissi in classe]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non credi in quelli che si sono fatti da soli sei invidioso.
Se non credi a quelli che io le altre donne non le vedo neanche sei gelosa.
Se non credi in quelli che vedono la Madonna e parlano in aramaico sei blasfema.
Se non credi a quelli che ci pensiamo noi tu non preoccuparti sei maligno.
Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se non credi in quelli che si sono fatti da soli sei invidioso.<br />
Se non credi a quelli che io le altre donne non le vedo neanche sei gelosa.<br />
Se non credi in quelli che vedono la Madonna e parlano in aramaico sei blasfema.<br />
Se non credi a quelli che ci pensiamo noi tu non preoccuparti sei maligno.<br />
Se non credi a quelli che io a prostitute non ci sono mai andato sei femminista.<br />
Se non credi in quelli che difendono la laicità basata su radici cristiane sei estremista.<br />
Se non credi in quelli che lo fanno per noi sei cattivo.<br />
Se non credi a quelle che io non mi sono mai rifatta niente è tutta roba naturale sei pettegola.<br />
Se non credi in quelli che mi dispiace qui siamo tutti obbiettori di coscienza sei puttana.<br />
Se non credi a quelli che va tutto bene, è tutto sotto controllo sei pessimista.<br />
Se non credi a quelli che sono pentito, sono cambiato sei stronza.<br />
Se non credi in quelli che sono cattolico praticante a modo mio sei comunista.<br />
Se non credi in quelli che io non ne sapevo niente giuro sui miei figli sei cinico.<br />
Se non credi a quelle che non l&#8217;hai mai data contro voglia sei acida.<br />
Se non credi a quelli che la vita umana è un dono di Dio sei un assassino.<br />
Se non credi in quelli che è caduto dalle scale e si è fratturato il volto sei pericoloso.<br />
Se non credi a quelli che giuro che lei ci stava sei frocio.<br />
Se non credi in quelli che l&#8217;omosessualità è peccato sei amorale.<br />
Se non credi a quelli che dobbiamo dialogare di più sei snob.<br />
Se non credi a quelli che a me i trans mi fanno proprio schifo sei un pervertito.<br />
Se non credi a quelli che <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html">il crocifisso rappresenta la cultura del nostro Paese</a> sei ignorante.<br />
Giusto, introduciamo l&#8217;ora di cultura cattolica e sopprimiamo quella di religione.</p>
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		<title>Vizi pubblici e private virtù</title>
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		<comments>http://www.viscontessa.com/2009/11/01/vizi-pubblici-e-private-virtu/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 15:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[boffo]]></category>
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		<category><![CDATA[Prato]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare che sia un bidello pratese uno dei primi italiani ad aver subito la confisca amministrativa dell&#8217;automobile per aver fatto salire, proprio sulla stessa auto, una prostituta “di strada”. Specificare che si tratta di una prostituta di strada è essenziale perché la prostituzione, caso mai ci fosse bisogno di ricordarlo, nel nostro Paese non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare che sia un bidello pratese uno dei primi italiani ad aver subito la confisca amministrativa dell&#8217;automobile per aver fatto salire, proprio sulla stessa auto, una prostituta “di strada”. Specificare che si tratta di una prostituta di strada è essenziale perché la prostituzione, caso mai ci fosse bisogno di ricordarlo, nel nostro Paese non è vietata. Non è vietato prostituirsi ma neanche andare a prostitute purché si faccia tutto in silenzio,senza disturbare e senza farsene accorgere soprattutto per non costringere la società civile ad ammettere lo squallore che si nasconde dietro a questo tipo di contrattazioni commerciali.<br />
Parlo di squallore e non di miseria (economica, culturale, morale o affettiva) perché mi voglio fidare di quelle prostitute che dichiarano di aver liberamente scelto la professione e voglio fidarmi anche della rettitudine morale di certi uomini che, per la posizione sociale che rivestono, sono quotidianamente bombardati da centinaia di tentazioni ma che, guarda caso, cedono solo a quella lì.<br />
Siamo talmente abituati a vivere in una dicotomia perenne da risultarci plausibile, possibile, quasi comprensibile che un uomo possa resistere a tutto fuorché alle donne. Siamo un Paese reale dove non passa giorno che non uccidano o stuprino una donna, e un paese fantastico dove le donne ammiccano tutto il giorno da qualsiasi trasmissione televisiva. Siamo un Paese reale dove se non paghi una multa per divieto di sosta ti mettono il fermo amministrativo sul motorino, e un Paese fantastico dove se hai evaso le tasse per miliardi puoi sanare tutto con il costo raggiunto negli anni dalla tua multa per divieto di sosta. Un Paese reale nel quale quasi tre milioni di cittadini si mettono in fila per dire “ci siamo e siamo uniti” e un Paese fantastico nel quale il giorno dopo le votazioni uno dei suoi leader dice “noi c&#8217;eravamo ma adesso ce ne andiamo”. Un Paese reale nel quale a un disgraziato che fa salire sulla sua auto una prostituta ancor più disgraziata di lui, sequestrano e mettono all&#8217;asta un&#8217;auto, e un Paese fantastico nel quale l&#8217;unica colpa di chi acquista sesso in vendita, pare sia quella di non essere stato abbastanza prudente. Un Paese reale nel quale hai la sensazione che vada tutto a rotoli e Paese fantastico nel quale hai la sensazione che vadano tutti a prostitute.</p>
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		<title>Sta bene</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 17:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno che ho chiuso il gatto in lavatrice, è cominciato come un giorno qualunque.
Mi sono alzata, andando in bagno ho tolto il telo alla gabbia del pappagallo, ho acceso la macchina da caffè, ho dato il collirio al cane n.1, ho ascoltato Brachino che si “scusava” (si fa per dire) con il giudice Mesiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno che ho chiuso il gatto in lavatrice, è cominciato come un giorno qualunque.<br />
Mi sono alzata, andando in bagno ho tolto il telo alla gabbia del pappagallo, ho acceso la macchina da caffè, ho dato il collirio al cane n.1, ho ascoltato Brachino che si “scusava” (si fa per dire) con il giudice Mesiano, ho dato la spray sulla ferita del cane n. 2, ho levato il telo dai pappagallini in giardino, ho dato da mangiare al gatto n. 1, ho dato la pomata al cane n. 1, ho cacciato il gatto n. 2 dal letto, ho rifatto il letto, ho dato la pasticca al cane n. 2, sono andata in giardino, ho aperto la lavatrice, ho tolto il bucato, ho lasciato la lavatrice aperta e poi bla bla bla fino a quando ho richiuso la lavatrice.<br />
Poi all&#8217;ora di pranzo ho telefonato a casa e bla bla bla “hai visto la Marta?” (il gatto n. 3).<br />
Niente. Ma lei fa così. Quando non la vedi per un paio di giorni è rimasta chiusa in un armadio. Qualcuno, comunque, deve aver fatto il giro degli armadi perché ieri sera quando “qualcuno ha visto la Marta?”  qualcun altro ha risposto “negli armadi non c&#8217;è”.<br />
Ore 17.00. Devo cambiare il pomello del cassetto di cucina. E&#8217; ormai da una settimana che per prendere un cucchiaino bisogna aprire lo sportello delle pentole e far scorrere il cassetto da sotto. La conseguenza più immediata è stata quella di girare il caffè con il dito e brucare l&#8217;insalata direttamente dalla ciotola. Per cena patatine e polpette fritte così non si usano posate e non si deve aprire il cassetto.<br />
Ore 17.30. Il cassetto di cucina è buttato a terra. Posate di ogni tipo compresi i coltellacci di cucina sono sparsi ovunque. La finestra di cucina è aperta ed è aperto anche il casottino in giardino. Lungo il percorso casottino-cucina, sono sparsi attrezzi di ogni genere: cacciaviti, martelli, seghetti, chiavi inglesi, seghe elettriche, piallatrici, maceti, smerigliatrici, trapani a percussioni e punte grosse come una canna di bambù (va beh, un po&#8217; di doppi sensi).<br />
Le luci sono tutte accese, il cane n.1 sul tavolo per la consueta dose di collirio. Il pappagallo urla perché vuole uscire dalla gabbia. Il gatto n. 2 salta il cassetto e tutte le posate e si posiziona davanti alla ciotola del cibo vuota. Il gatto n. 2 ora miagola e allora ecco che arriva il cane n.2 che preso alla sprovvista, si fa mettere lo spray sulla ferita senza neanche accorgersene.<br />
Io ho le mani gonfie perché prima di passare al martello pneumatico ho tentato di forare il cassetto avvitando una vita con un cacciavite a mano. Quello elettrico era scarico. Come sempre d&#8217;altronde.<br />
Ore 18.00. Grazie ad un mazzuolo ed una segretissima mossa di karate che so solo io, il pomello del cassetto è tornato a posto. I danni sono evidenti ovunque comunque sia, per consolarmi, faccio scorrere in su e in giù il cassetto per ogni posata che sto rimettendo a posto.<br />
Ore 20.00. Per cena assaggio di bistecca (vedi posata da bistecca) assaggio di pesce (vedi posata da pesce) assaggio di assaggini (vedi posata da assaggini) e via dicendo fino al dolce “al cucchiaio”.<br />
Frittata e insalata.<br />
La serata si concluderà con una confezione di Togo al cioccolato fondente e l&#8217;abbiocco sul divano.</p>
<p>La mattina successiva, come ogni mattina nella quale il gatto n. 3 spariva, i tre componenti umani della famiglia, si scambiarono uno sguardo complice. Nessuno aveva visto il gatto n.3 e gli armadi, ognuno per parte sua, erano stati nuovamente rovistati almeno tre volte.<br />
Ore 8.45. Il bipede di sesso maschile, era entrato di corsa in camera da letto dove il bipede vecchio di sesso femminile stava cercando di insegnare al vecchio bipede pennuto a dire “buongiorno viscontessa”.<br />
L&#8217;uomo, in vistoso stato di agitazione, in mutande, con la schiuma da barba in volto e il rasoio impugnato a mo&#8217; di scettro aveva detto di aver sentito miagolare un gatto. Alla donna, che ancora non si capacitava di come mai a quell&#8217;ora fosse già sveglia, più che suo marito, gli era parso di vedere una specie di Giove discinto e lì si era rassicurata all&#8217;idea che stava ancora dormendo e stava solo sognando di essere sveglia.<br />
Comunque sia, la donna aveva suggerito all&#8217;uomo di controllare nel casottino del giardino per via di quella brutta storia del cassetto della sera precedente e poi gli aveva indicato anche il casottino delle scope e con questo si era rimessa davvero a letto e si era dimenticata del gatto n.3.<br />
Ore 10.00. La donna stava mettendo il cappottino al cane n. 1. Per un attimo, come le accadeva ogni volta che aveva fatto indossare il cappotto al cane, le era tornato in mente, con una stretta al cuore, il cappottino da cani Barbour che aveva visto a Londra qualche mese prima. Per un inspiegabile motivo se non gli 85 euro di costo, gli altri bipedi della famiglia ne avevano ostacolato l&#8217;acquisto. La vecchia bipede aveva insistito per un po&#8217; poi pareva che si fosse stranamente arresa tanto che padre e figlia, si erano non poco meravigliati della sua remissività.<br />
La donna in effetti, che anni prima aveva acquistato tramite internet il Borbour che indossava adesso e che nella vetrina di un negozio della sua città aveva visto in vendita a cento euro di più, aveva finto di arrendersi non appena le era venuto in mente quell&#8217;episodio tanto che appena tornati in città, era subito andata a cercarsi on line i cappottini per cani della Borbour ma quel modello lì purtroppo non lo aveva trovato. Da allora viveva con quel rimorso .<br />
E fu proprio quella piccola fitta al cuore a riportarle alla mente l&#8217;oscuro destino del gatto n. 3.<br />
Ripassando mentalmente tutto ciò che era stato fatto fino ad allora per trovare il gatto, si rese conto che effettivamente era stato fatto tutto ciò che poteva essere ritenuto ragionevole fare. Era stato insomma applicato alla regola, il protocollo d&#8217;intesa tra le parti addette al ritrovamento del gatto. Il protocollo era stato preparato con cura e approvato da tutte le parti. Erano state previste le priorità, da quella di individuare con precisione chi aveva visto per l&#8217;ultima volta il gatto, a quello di ricorre, in casi disperati, all&#8217;intervento delle unità cinofile di casa costrette, in caso di assenza prolungata, a percorre gli isolati intorno alla casa alla ricerca di indizi utili per ritrovare il felino.<br />
Il gatto &#8211; si sforzò di rammentare la donna con cani che passeggiava intorno all&#8217;isolato &#8211; era stato visto l&#8217;ultima volta la mattina precedente. Considerate le condizioni climatiche, almeno nella notte sarebbe dovuto tornare anche se il cibo per i gatti randagi del quartiere, era sempre a disposizione e un qualche anfratto sicuro, in uno qualsiasi dei giardini, era sempre possibile trovarlo.<br />
D&#8217;altra parte erano stati ispezionati gli armadi, i cassetti, la cesta della biancheria sporca e di quella da stirare, i pensili di cucina, il ripostiglio, i luoghi chiusi del giardino e persino la cantina. Il gatto n. 3 era stato chiamato secondo le procedure previste dal protocollo: a voce, con i versi da gatto, con linguaggio voce-versi che di solito coincide ad un “psssss, pssssss, miciiiino? Dove sei? Maaaaaarta? Pssss psssss, vieni a casa micioliiiiiiiina!” e con il sistema crocchino e crocchino misto a versi.<br />
Ore 13.30. la lavoratrice tornò dal bagno un attimo dopo che il suo cellulare aveva smesso di squillare. A farle sapere che aveva ricevuto una telefonata, fu la collega della lavoratrice che le disse: “ha chiamato tuo marito per sapere dove si trova il frigo”.<br />
Era una vecchia battuta che circolava tra loro. Se la ridevano delle debolezze dell&#8217;altrui famiglia come quella del figlio della collega della lavoratrice che non sapeva mai come vestirsi quando pioveva o quella del marito della lavoratrice, che tutti i giorni all&#8217;ora di pranzo telefonava alla lavoratrice per sapere cosa poteva mangiare purché fosse già pronto e fosse visibile aprendo il frigorifero senza spostare niente. E&#8217; in frigo – diceva lei al telefono indicando con precisione quali alimenti spostare per raggiungere ciò che il marito cercava – ma non è difficile, basta che sposti quel contenitore di plastica con il tappo azzurro e vedrai che il formaggio è lì dietro.<br />
E lui – ma ce ne sono due con il tappo azzurro, quale devo spostare con precisione?<br />
E lei – ce ne sono due? Cazzo non me lo ricordavo e adesso come faccio ad indicarti con precisione quale spostare? Non vorrei che tu sbagliassi!<br />
E lui – ma perché se sbaglio che succede?<br />
E lei – non lo so, ma visto che volevi sapere quale dei due dovevi spostare pensavo che fosse una cosa importante!<br />
Stronza!.<br />
La lavoratrice pigiò il tasto richiama, fece un bel sospiro e si lasciò cadere sulla sedia mentre con la mano destra apriva il solitario di carte sul computer.<br />
L&#8217;avevi poi trovata la Marta?<br />
Fa il bipede maschile che evidentemente doveva aver trovato il gatto ma voleva farla cadere un po&#8217; dall&#8217;alto e un po&#8217; voleva far sentire in colpa la donna che non gli aveva creduto quando quella mattina gli aveva detto di aver sentito miagolare il gatto vicino vicino.<br />
Dov&#8217;era?<br />
In giardino, non immaginerai mai dove<br />
Beh in giardino ci sono solo il casottino di legno e il ripostiglio delle scope<br />
No, in giardino c&#8217;è anche la lavatrice.</p>
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		<title>Dico</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 19:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dice a che ora torni?
dico alle otto
dice andiamo a cena fuori?
Dico si
&#8230;&#8230;&#8230;
Dico ciao
dice ciao
dico allora andiamo a cena fuori?
Dice si
dico hai portato fuori i cani?
Dice no
dico hai messo dentro il pappagallo?
Dice no
dico hai coperto i pappagallini?
Dice no
Dico hai dato il collirio a Ghandi?
Dice no
Dico e la pomata?
Dice no
Dico e hai dato le pasticche a Birba?
Dice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice a che ora torni?<br />
dico alle otto<br />
dice andiamo a cena fuori?<br />
Dico si<br />
&#8230;&#8230;&#8230;<br />
Dico ciao<br />
dice ciao<br />
dico allora andiamo a cena fuori?<br />
Dice si<br />
dico hai portato fuori i cani?<br />
Dice no<br />
dico hai messo dentro il pappagallo?<br />
Dice no<br />
dico hai coperto i pappagallini?<br />
Dice no<br />
Dico hai dato il collirio a Ghandi?<br />
Dice no<br />
Dico e la pomata?<br />
Dice no<br />
Dico e hai dato le pasticche a Birba?<br />
Dice no<br />
Dico e lo spry sulla ferita?<br />
Dice no<br />
Dico ma almeno gli hai dato da mangiare?<br />
Dice no<br />
Dico faccio due spaghetti?<br />
Dice si</p>
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		<title>Toc toc</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 23:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Toc, toc, ehi ci sei? Sto battendo sul monitor come si faceva una volta sulle vecchie televisioni.
La figura in bianco e nero si avvicinava sempre alla telecamera e con aria confidenziale cercava di attirare la tua attenzione fingendo di bussare sullo schermo.
Una volta, quando ero piccola, avevo scoperto il “diamante” quell&#8217;attrezzo che si usa per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Toc, toc, ehi ci sei? Sto battendo sul monitor come si faceva una volta sulle vecchie televisioni.<br />
La figura in bianco e nero si avvicinava sempre alla telecamera e con aria confidenziale cercava di attirare la tua attenzione fingendo di bussare sullo schermo.<br />
Una volta, quando ero piccola, avevo scoperto il “diamante” quell&#8217;attrezzo che si usa per tagliare il vetro e che mio padre usava per tagliare il vetro delle cornici per i suoi quadri.<br />
Qualche volta lo faceva usare anche me, si metteva una squadra di metallo e via con il “diamante” come si farebbe con il trincetto. Ho sempre sognato di usare il diamante per tagliare il monitor del vecchio televisore. Immaginavo che i personaggi si sarebbero liquefatti e sarebbero colati giù dal taglio nel vetro, come sangue da una ferita aperta.<br />
Toc, toc, ah ecco ci sei, dunque, volevo dirti un paio di cose.<br />
La prima è che sono piena di contenuti perché quello che conta sono contenuti e i contenuti vanno ritrovati o preferiti anche perché, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per mostrare i nostri contenuti, sarebbe davvero un peccato esserne privi. Pensa che disgrazia se tu avessi il telefono, il cellulare e internet e non avessi niente da dire a tutti i milioni di contatti che hai memorizzato ovunque.<br />
La seconda riguarda il mio contenuto perché io contengo la verità anche se la maggior parte della gente questa cosa non la sa. A volte capita che qualcuno poi delle cose se ne accorga. Funziona così, te fai parte di quelli che di solito non fanno un cazzo. Non perché tu non faccia davvero un cazzo, anzi, fai tantissime cose ma non potendo identificarti con precisione in niente di ciò che fai, pare che tu non faccia un cazzo. Così nel tuo non far un cazzo ti tocca vivere, ti tocca fare tutte quelle cose necessarie per vivere come lavorare, muoverti nel traffico, andare in banca, fare la spesa&#8230;. insomma tutte quelle stronzate che fanno tutti o almeno quasi tutti perché ci sono alcuni, quelli che di solito decidono come devi lavorare, come devi spostarti, come devi indebitarti o cosa devi comprare, che queste cose non le fanno mai e non le hanno mai fatte. Qualcun altro le fa per loro.<br />
Che poi sono un po&#8217; come quelli che non hanno provato attrazione per persone dello stesso sesso ma vogliono decidere come tu devi gestirti la tua sessualità o quegli altri che ti parlano di figli e di famiglia ma non hanno mai avuto figli e tanto meno una famiglia.<br />
Tu che invece non fai un cazzo ma che soprattutto non conti un cazzo, hai una famiglia, hai dei figli, hai una sessualità normale che non ti costringe ad odiare quella altrui, hai le bollette da pagare e tutto il resto così le cose le devi per forza capire al volo; entri al supermercato e nello scaffale dove c&#8217;è sempre stato la testina di ricambio per il tuo spazzolino da denti, adesso c&#8217;è la nuova versione del tuo spazzolino da denti che sembra identico al tuo ma che in più si chiama “turbo falsh” e ha le setole della testina intercambiabile di colore azzurro con  un meccanismo ad incastro che non si vede, ma che sicuramente diverso da quello del tuo spazzolino.<br />
Tu brutto stronzo che hai comprato quel fottuto spazzolino da denti perché un ricercatore della Biancodent ti ha sfidato per mesi a trovarne uno migliore – soddisfatti o rimborsati – sapevi benissimo che quello migliore lo avrebbe inventato proprio la Biancodent qualche mese dopo eppure lo hai comprato lo stesso come lo stesso ti sei fatto insultare o ti sei fatta toccare il culo dal capo perché il mobbing, lo stalking o la social card sono come l&#8217;ambulanza sotto ad una rupe grazie alla quale puoi buttarti senza paura. Non bisogna avere paura, bisogna essere ottimisti, bisogna avere coraggio, bisogna avere fiducia nelle nostre capacità, nelle nostre forze, nel volo. Tu buttati senza paracadute perché i soldi per i paracadute non li abbiamo, ma non preoccuparti, noi  siamo qui con l&#8217;ambulanza per recuperare quel che resta di te.<br />
Tu brutto stronzo, le cose le capisci al volo ma fai finta di niente, aumenti i tuoi contenuti, sei pieno di contenuti amari che non sgorgheranno dal taglio dello schermo televisivo.<br />
Toc, toc, mi chiedevo, ma si potrà davvero tagliare la tivvu con un diamante?  </p>
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		<title>I problemi seri degli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 16:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Li avevo messi tutti vicini. Una vecchia coppia di calzini insieme ormai da anni, era accanto ad un single di ritorno, un tipo strano, un calzino già diverso dal suo compagno quando li ho comprati e che poi, in seguito ad una sfortunata lavatrice, è rimasto solo. Da allora si accoppia con quel che trova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Li avevo messi tutti vicini. Una vecchia coppia di calzini insieme ormai da anni, era accanto ad un single di ritorno, un tipo strano, un calzino già diverso dal suo compagno quando li ho comprati e che poi, in seguito ad una sfortunata lavatrice, è rimasto solo. Da allora si accoppia con quel che trova in lavatrice.<br />
Nei piani più alti avevo sistemato le mutande. Mutande di tutti i generi, giovani perizomi in cotone e pratiche coulotte in microfibra, mutande di tutti i colori e di tutte le razze capitate lì da ogni lavatrice della giornata.<br />
L&#8217;altro stendino lo avevo riservato per capi istituzionali più importanti come le alte cariche del cassetto delle camice e una folta rappresentanza delle esponenti delle camicette che sventolavano a ritmo le loro maniche. Con il colletto rigido tenuto ben saldo dalle mollette da bucato, avevano per compagnia gli asciugamani che come colore, avevano potuto godere della medesima lavatrice. Tenui spugne losangate che appesantite dall&#8217;acqua si lasciavano cadere a piombo sui fili dello stendino, come soldatini che colpiti nella notte, cadano con onere e senso del dovere.<br />
Il terzo stendino era quello dei pezzi grossi. Quello degli arricchiti, dei furbetti, degli immobiliaristi che prima si chiamavano palazzinari  e degli imprenditori che prima si chiamavano corrotti, la fuffa insomma, l&#8217;ego spropositato e tanto spazio per nulla. Leggiadre lenzuola a far da corte da un copriletto vanaglorioso, l&#8217;ingombro del nulla trapuntato a losanghe e un vecchio e robusto tappeto che nonostante il tempo, non si rovina mai ma soprattutto non si asciuga mai. Quel fottuto tappeto era steso da una settimana e ce l&#8217;avevo quasi fatta&#8230;..<br />
Infine i piani alti, l&#8217;attico con vista giardino riparato dalle foglie del diospero: i fili tirati tra due tronchi, il paradiso del bucato steso, il sogno di ogni fottutissimo straccio infilato in lavatrice.<br />
Lì, a dondolarsi nel soleggiato pomeriggio di domenica, avevo steso i pantaloni. Quattro paia di pantaloni tra i quali gli illustrissimi jeans, indumento senza il quale, è impensabile affrontare una settimana lavorativa e scolastica.<br />
Era tutto lì. Tutto il mio piccolo mondo antico fatto di amorevoli cure e imbarazzanti vezzi come quello di scegliere ogni molletta per ogni capo, se ne stava beato in giardino e riposava dopo la fatica delle centrifuga e prima del calore del ferro da stiro.<br />
Sventolava allegro in una domenica pomeriggio di metà ottobre, mentre il cinguettino degli uccellini accompagnava il loro riposo fino all&#8217;ora del tramonto.<br />
Poi sono andata in giardino e mi sono accorta che era quasi tutto asciutto.<br />
Di solito la sera metto gli stendini sotto alle tende per ripararsi, di solito li riporto verso casa perché l&#8217;umido della notte non li disturbi, qualche volta, nelle sere nelle quali sono più apprensiva del solito, li porto dentro con me e non nego, talvolta, di portarli  proprio in camera da letto così quando la notte mi alzo per andare in bagno, inciampo nello stendino che va a finire sulla gabbia del pappagallo che comincia ad urlare solo un attimo prima che il cane si metta ad ululare svegliando mia figlia che dopo aver acceso tutte le luci di casa piomba in camera nostra  chiedendo al gatto che per lo spavento si è attaccato sulla testa di mio marito, “cosa è successo?”.<br />
Sto divagando perché non ho il coraggio di andare avanti, certi ricordi fanno male, male davvero e non è facile parlarne.<br />
Comunque sia ieri sera non ho fatto niente di ciò che faccio di solito. Ho delicatamente tastato, mutande e camice, calzini e tappeti, pantaloni e lenzuola, e poi ho deciso di lasciare tutto così come stava. Per una volta mi ero voluta fidare, i panni erano quasi asciutti, stavano bene e parevano così felici di passare la loro prima notte fuori, che non avevo avuto il coraggio di spostare niente.<br />
Ho gettato un ultimo sguardo al carico di lavatrice che dovevo ancora stendere e sono andata a letto.<br />
“domani” mi son detta prima di addormentarmi “quando torno dall&#8217;ufficio tolgo il bucato steso che sarà asciutto al punto giusto e stendo quegli accidenti di copri divano che mi domando che stracazzo li ho lavati a fare visto che avevo già lavato il copriletto”.<br />
Purtroppo le cose non sono andate così.<br />
Non ricordo per quale motivo ieri sera ho deciso di mettere la sveglia alle sette e mezzo.<br />
Stamattina, quando è suonata la sveglia, ho tentato a lungo di ricordare il perché poi, in preda ad un attacco di autolesionismo da lunedì, mi sono alzata e quasi subito ho avuto la sensazione che qualcosa non andasse.<br />
Dalla strada proveniva un rumore strano, quasi ovattato come se la strada fosse bagnata. Anche la luce mi pareva strana ma prima di lasciarmi andare alla più insopportabile delle verità, ho preso in mano il telefono e non ho controllato l&#8217;ora ma ho controllato a che ora avessi messo la sveglia.<br />
Io perché faccio così la mattina appena sveglia non me lo spiego! Faccio delle cose assolutamente irragionevoli come quella di prendere il telefono e guardare a che ora ho messo la sveglia, invece di guardare l&#8217;orologio che ho al polso. Va detto che l&#8217;orologio da polso invece dei numeri ha delle tacchette e io la mattina non riesco mai a mettere bene a fuoco le tacchette.<br />
Va bene, sto divagando nuovamente perché adesso viene la parte peggiore, la parte che ha emotivamente distrutto il mio risveglio.<br />
Fatto sta che tra cellulare e orologio non ho capito che ore fossero ma quando ho spostato la tendina di cucina, ho capito perfettamente che l&#8217;ora era quella giusta e che il buio era colpa della pioggia.<br />
Aveva piovuto. Stanotte ha piovuto senza dire niente e non quella pioggerellina fina fina che non gliel&#8217;ho detto mai ma io ci andavo matto.<br />
No, ha piovuto seriamente, ha piovuto dalle nuvole sparse sulle tamerici salmastre ed arse,<br />
sui calzini indolenti e i pantaloni fulgenti, piove sulle mie mutande silvane, sulle nostre camice ignude, sui mie vestimenti leggeri e i foschi pensieri che l&#8217;anima schiude novella sulla stagione bella che ieri m&#8217;illuse, che oggi mi delude oh cazzo!<br />
Come una furia sono andata in giardino, ho levato coperte e lenzuola, pantaloni e mutande, e ho messo tutto sulla spalla, poi ho impugnato lo stendino delle camice e mi sono avviata dentro casa ma ho inciampato nel gradino del giardino che porta in cucina così lo stendino è volato dentro casa  e sbattendo sul piano cottura e si  è rotto lasciando cadere al suolo una fila di magliette umidicce  mentre io gli atterravo sopra in un volo d&#8217;angelo seguita dai pantaloni, le mutande e le lenzuola che tenevo sulla spalla.<br />
Ho sbattuto tutto sul tavolo di cucina, ho preso le borse per la spesa, ci ho scaraventato dentro tutta quella roba compresa quella della lavatrice che dovevo ancora stendere, ho preso la macchina, sono andata in una lavanderia a gettoni, ho sbattuto tutto dentro alla più grande essiccatrice che abbia mai visto, ho pagato sei euro, sono andata a prendere un caffè, a comprare il giornale, dopo venti minuti ho tirato fuori tutto il bucato asciutto, l&#8217;ho risbattuto nelle borse, ho ripreso l&#8217;auto, e sono tornata a casa per le nove. Prima di andare in ufficio ho anche fatto in tempo a rimettere il copriletto sul letto.<br />
Fanculo! </p>
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		<title>briciole</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 22:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[lo studio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco, io adesso non so più cosa devo fare.
Sono qui seduta sul divano con la copertina sulle gambe e il cane acciambellato accanto.
Ho dato da mangiare ai gatti, ho già in mente cosa preparerò per cena e so di sicuro che dopo cena dovrò pulire la base di marmo della cucina e spazzare il pavimento.
Queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, io adesso non so più cosa devo fare.<br />
Sono qui seduta sul divano con la copertina sulle gambe e il cane acciambellato accanto.<br />
Ho dato da mangiare ai gatti, ho già in mente cosa preparerò per cena e so di sicuro che dopo cena dovrò pulire la base di marmo della cucina e spazzare il pavimento.<br />
Queste sono cose che, comunque vada la serata, dovrò fare personalmente perchè le briciole sono lì e io le vedo, le vedo tutte fino all&#8217;ultima e so di preciso che se non leverò le briciole dal marmo prima di andare a letto, quelle finiranno per terra, verrano pestate, portate in giro per casa e soprattutto creereanno un pericoloso precedente. Se non le leverò oggi, non avrò alcun motivo per levarle neanche domani perchè in fondo sono solo briciole e l&#8217;unico motivo valido per toglierle  è una fede cieca per la metodicità fine a se stessa.<br />
Il fatto è che sul lungo termine noi andiamo forte. Non solo le donne vivono più a lungo degli uomini, ma sanno benissimo che tra le briciole e il sudicio il passo è breve. Le donne ragionano sul  lungo termine, un termine talmente lungo da consentirgli persino di comprendere che chiunque dovesse passare dalla loro eventuale casa sudicia, le incolperà, più o meno benevolmente, di quella situazione.<br />
Così insomma non ho ancora finito anche se adesso sono qui seduta sul divano.<br />
Sono seduta sul divano perchè mi pare di non aver niente da fare. Ma non è vero. Da qualche parte, nascosto in angolo remoto della nostra anima, sappiamo che è matematicamente impossibile non avere niente da fare. Una donna ha sempre da fare. Lo dicono tutti, lo dicono tutte le donne, ma lo dicono anche tantissimi uomini. Non ci crede quasi nessuno. A parte le donne dico, loro se lo sentono compassionevolmente ripetere tante di quelle volte che alla fine ci credono, oppure si sentono in colpa.<br />
Multitasking, facciamo centomila cose contemporaneamente, tutte sul lungo termine. Se ne abbiamo solo novecentonovantanovemila, ci teniamo in forma. Tenersi in forma è un dovere, informarsi un lusso. Non dovrebbe essere tanto vero ma lo è. C&#8217;è chi va in palestra tutti i giorni e legge un giornale solo quando l&#8217;Italia vince una partita di calcio.<br />
A proposito, Ghedini si è riempito una ruga d&#8217;espressione. Non riuscivo a fare a meno di fissarlo. Aveva una ruga appena accennata ai lati della bocca. Una ruga di espressione che alla sua età sarebbe dovuta essere molto più marcata. Ecco perchè non mi piace la chiurgia estetica, invece di eliminarle, mette in risalto le tue debolezze.<br />
Noi c&#8217;abbiamo da fare. Accendi la televisione su un qualsiasi dibattito politico e ti rendi conto perfettamente di cosa devono fare le donne (aspetta la pubblicità e vedrai).<br />
Tutti che discutono della nostra vita e a noi a controllarci il giro vita.<br />
Poverino! Oggi ho sentito Berlusconi esigere rispetto. E lì ho capito. Fa confusione, non è colpa sua, non sta bene e non sono certo la prima a dirlo. Si esige l&#8217;obbedienza e ci si guadagna il rispetto, ma non con i soldi, ci sono alcuni guadagni che non si ottengono con i soldi e tutti quelli che con i soldi hanno guadagnato tanto, non capiscono perchè dovrebbero guadagnare con una forma di investimento diverso.<br />
Tanto il tempo passa. E&#8217; passato questo e quello. Hanno parlato tutti e sculettato tutte.<br />
Le altre avevano troppo da fare. &#8216;Ste cazzo di briciole!</p>
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		<title>NO TAG</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 20:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viscontessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[in salotto]]></category>
		<category><![CDATA[BlogFest]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici,
è con rammarico che mi vedo costretta a richiamare ancora una volta la vostra attenzione sulla gravissima ingiustizia di cui siamo stati vittime anche questa volta. 
Come sicuramente saprete si è appena conclusa la seconda edizione della Blogfest di Riva del Garda e ancora una volta, nonostante i nostri tentavi di sensibilizzare l&#8217;opinione blogghista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>è con rammarico che mi vedo costretta a richiamare ancora una volta la vostra attenzione sulla gravissima ingiustizia di cui siamo stati vittime anche questa volta. </p>
<p>Come sicuramente saprete si è appena conclusa la seconda edizione della <a href="http://www.blogfest.it/">Blogfest </a>di Riva del Garda e ancora una volta, nonostante i nostri tentavi di sensibilizzare l&#8217;opinione blogghista, i tecnologicamente diversi sono stati volontariamente esclusi dalla competizione.<br />
Un fatto gravissimo se si tiene conto che ogni giorno in Italia aprono internet per la prima volta in vita loro, centinaia e centinaia di nuovi utenti con un incidenza di tecnologicamente diversi altissima e che va aumentando vertiginosamente. Un numero impressionante di esseri umani che premono ogni giorno per entrare in quel mondo visto da un monitor. Disgraziati che arrivano in questo ambiente convinti di trovare la democrazia ma che il più delle volte trovano una morte per noia certa e infine tutti noi che abbiamo imparato a malapena a pubblicare un post. </p>
<p>Per coloro che infatti non si fossero accorti di questa odiosa discriminazione, &#8211; già avviata in occasione della pubblicazione sulla <a href="http://www.macchianera.net/2009/10/01/mba-macchianera-blog-awards-3-le-ultime-ore-per-votare/#more-13292">blogfest</a>, quando il post stesso venne collegato con tutti i social network in circolazione &#8211;  nel programma stesso dell&#8217;evento non è previsto un solo evento dedicato ai tecnolesi. Ora lo so che qualcuno mi dirà “potevi farlo tu il barcamp sui tecnolesi”, ma come sapranno benissimo coloro che non sanno niente come me, noi tencolesi il barcamp non lo tolleriamo. E&#8217; una questione di principio, abbiamo vivacchiato per anni su l&#8217;unica piattaforma per blog in circolazione. Per anni, ogni mattina, abbiamo aperto ansiosi il nostro blog convinti che durante la notte fosse svampato. Solo quando è svampato davvero ci siamo decisi a cambiare piattaforma. E ti pare che sappiamo che accidenti è un barcamp?<br />
Che poi non è per fare i conti in tasca a nessuno, ma con tutti quegli sponsor che si sono tirati dietro alla blogfest, potevano almeno sanare un paio di badanti per aiutarci nell&#8217;evacuazione quotidiana del post.<br />
Ma non voglio divagare ulteriormente perché qui la situazione è davvero gravissima. Non solo nessuno si è preoccupato di invitarci, ma i blog, così come lo intendiamo noi, non esistono più, non se ne parla più, non se ne interessa più nessuno se non qualche giornalista di <a href="http://www.libero-news.it/pills/view/21869">Libero</a> che gli è parso di vedere dietro ai blog tutto un magna magna della sinistra.<br />
E noi? Noi con le nostre malinconie, le nostre tristezze, i nostri dolori, le nostre piccole confessioni (&#8217;mazza che palle!). Noi linfa vitale di un nuovo decadentismo, noi esponenti del nichilismo mediatico, noi base di un vero rinnovamento delle ideologie del fancazzismo, perché a noi ci avete escluso dai vostri squallidi giochi di potere?<br />
Per questo, amici, vi chiedo di aderire al nostro appello. Se anche tu senti un tecnologicamente diverso e non ne puoi più di veder calpestata la tua sensibilità, allora aderisci al mio appello e chiedi anche tu che venga concessa la possibilità anche a noi, di presentare una lista di candidati per i prossimi MBA.<br />
“NO TAG”. Firma anche tu.</p>
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