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    <title>WEBOK</title>
    <description>Webok è una new media agency di Frosinone che si occupa di Grafica, web design, marketing, ecommerce, fotografia e illustrazione.
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    <pubDate>Thu, 23 Jun 2016 19:46:31 +0200</pubDate>
    <lastBuildDate>Thu, 23 Jun 2016 19:46:31 +0200</lastBuildDate>
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        <title>Redmine 3.3.0 released</title>
        <description>&lt;p&gt;Con la ricorrenza del &lt;strong&gt;10° anniversario&lt;/strong&gt; della creazione di &lt;a href=&quot;http://www.redmine.org&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Redmine&lt;/a&gt; è stata rilasciata la versione 3.3.0.
Questa release integra più di 100 modifiche, tra qui nuove funzionalità, correzioni di bug e miglioramenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È possibile vedere l’elenco completo delle modifiche nel &lt;a href=&quot;http://www.redmine.org/projects/redmine/wiki/Changelog_3_3&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;changelog&lt;/a&gt; e troverete di seguito ulteriori dettagli su alcuni di loro.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;permessi-tracker-basati-sui-ruoli&quot;&gt;Permessi Tracker basati sui ruoli&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Questa era una caratteristica a lungo attesa e ha fatto la sua strada in Redmine 3.3. Questa feature permette di limitare l’elenco di osservatori per i quali un ruolo può visualizzare, creare, modificare, aggiungere commenti o eliminare le issue. Queste autorizzazioni possono essere impostate in fondo al modulo ruolo esistente (in Amministrazione / Ruoli). Non c’è nessuna restrizione per impostazione predefinita, in modo che questa nuova funzionalità non influenzerà i permessi di ruoli esistenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-21-redmine-3-3-0-released/tacker_permissions.png&quot; alt=&quot;Redmine tacker permissions&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;security-notifications&quot;&gt;Security notifications&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Redmine 3.3 invia notifiche via e-mail quando gli eventi relativi alla sicurezza accadono. Gli utenti sono ora informati ogni volta che la loro password o l’indirizzo e-mail è stato modificato. E gli amministratori Redmine ricevono una notifica quando un utente guadagna o perde i privilegi di amministrazione e quando le impostazioni di sicurezza delle applicazioni vengono modificate da un altro amministratore.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;nuova-voce-di-menu-per-la-creazione-di-oggetti-issue-pagine-wiki-e-altro&quot;&gt;Nuova voce di menu per la creazione di oggetti (issue, pagine wiki e altro)&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Nuovo menu a tendina aggiunto al menu principale e fornisce i collegamenti per creare issue, categorie, versioni, notizie, documenti, pagine wiki o file (a seconda delle autorizzazioni utente dei moduli attivati ​​nel progetto). Essa si presenta come una soluzione più globale rispetto alla voce “Nuova segnalazione” che viene rimossa in Redmine 3.3.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli utenti che ancora preferiscono vedere la voce di menu “Nuova segnalazione” possono riabilitarla nelle impostazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-21-redmine-3-3-0-released/menu_item.png&quot; alt=&quot;Redmine menu item&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;drag-and-drop-la-configurazione-ordine-per-gli-stati-inseguitori-ruoli-&quot;&gt;Drag and drop la configurazione ordine per gli stati, inseguitori, ruoli …&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Le liste di osservatori, status, ruoli, campi personalizzati che richiedevano più clic per riordinare gli elementi ora supportano il drag and drop. Hai solo bisogno di usare la freccia verde per trascinare gli elementi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-21-redmine-3-3-0-released/tracker_list.png&quot; alt=&quot;Redmine tracker list&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;issue-filtering-by-ids&quot;&gt;Issue filtering by IDs&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;È ora possibile filtrare un elenco di issue specifici in base alle loro ID. E’ possibile utilizzare il nuovo filtro “Issue” e immettere un elenco separato da virgole di ID, o fare una selezione di temi dall’elenco issue e utilizzare il nuovo link “Filter” nel menu di scelta rapida. Si creerà il filtro appropriato con gli ID delle issue selezionate. Questo elenco può quindi essere salvato come altre query.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-21-redmine-3-3-0-released/filter_selection.png&quot; alt=&quot;Redmine filter selection&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;codice-nella-barra-degli-strumenti-issue&quot;&gt;Codice nella barra degli strumenti issue&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Un nuovo pulsante viene aggiunto alla barra degli strumenti testuali per inserire facilmente il codice evidenziato. Esso consente di scegliere il linguaggio di programmazione tra 24 tipi di codice.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-21-redmine-3-3-0-released/code_highlight.png&quot; alt=&quot;Redmine code highlight&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.redmine.org/news/108&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Rdmine news&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</description>
        <pubDate>Tue, 21 Jun 2016 14:37:05 +0200</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2016/06/21/redmine-3-3-0-released/</link>
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        <category>Project management</category>
        
        <category>Redmine</category>
        
        
        <category>WEB</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>Il nuovo file system di Apple APFS</title>
        <description>&lt;p&gt;Una delle sorprese della WWDC è l’Apple File System (APFS), l’ evoluzione di HFS per iOS, OS X, tvOS e watchOS. Alcune funzionalità ricordano ZFS, il filesystem che qualche anno addietro Apple aveva deciso di adottare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tra le novità della WWDC, un nuovo filesystem (il sistema per la gestione dei file) denominato Apple File System (APFS). Si trattare in pratica dell’evoluzione dell’HFS+ (filesystem che ormai ha 30 anni) con novità quali la cifratura di serie, ottimizzazioni per le unità flash ed SSD, meccanismi di protezione contro la perdita dei dati, il supporto alla tecnologia TRIM e altro ancora.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il completamento è previsto per il 2017 ed Apple ne parla come di un filesystem moderno per iOS, OS X, tvOS e watchOS. Torneremo con nuovi dettagli non appena ne sapremo di più. Nel frattempo in questa &lt;a href=&quot;https://developer.apple.com/library/prerelease/content/documentation/FileManagement/Conceptual/APFS_Guide/Introduction/Introduction.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;pagina&lt;/a&gt; per gli sviluppatori Apple parla di supporto a “forti tecnologie di cifratura”, supporto copy-on-write dei metadati, space sharing, cloning di file e cartelle, supporto snapshot, sizing delle directory, primitive di salvataggio sicuro automatico, migliorie fondamentali nella gestione complessiva del filesystem.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La funzionalità denominata “Space Sharing” dovrebbe consentire a file system multipli di condividere gli stessi blocchi di storage; sarà possibile ridimensionare un volume senza ripartizionarlo e sfruttare le funzionalità di cloning copiando i contenuti su un diverso dispositivo tenendo conto delle sole modifiche effettivamente apportate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’APFS potrà essere utilizzato sui tradizionali dischi rigidi. Apple avvisa che al momento non funziona in abbinamento a drive Fusion o con i dischi di avvio; è probabile che il sistema non sia ancora compatibile con Time Machine e la tecnologia FileVault; il sistema è case sensitive (fa differenza tra nomi di file in maiuscolo e minuscolo).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alcune funzioni (es. snapshot) sembrano ricordare ZFS, filesystem che la Mela aveva deciso di adottare qualche anno addietro. Apple sembrava aver scelto ZFS (almeno per la versione server del sistema operativo) ma poi il tutto saltò – sembra – per il mancato raggiungimento di accordi con Oracle, detentrice delle proprietà intellettuali sulla tecnologia in questione. Su OS X il progetto è anni dopo arrivato grazie a terze parti e in particolare per merito di Don Brady, ingegnere di Apple che ha sviluppato un’implementazione della tecnologia venduta poi alla società GreenBytes. Non c’è mai stata invece, un’implementazione ufficiale (integrata nel sistema) da parte della casa della Mela.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La Developer Preview dell’Apple File System è integrata nella beta di OS X 10.12; il formato per la gestione di dischi e volumi APFS potrebbe cambiare; non è al momento prevista una implementazione open source; Apple pubblicherà la documentazione dettagliata quando il sistema sarà rilasciato un versione definitiva nel 2017.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://atomtimes.com/2016/06/17/il-nuovo-file-system-di-apple-apfs/&quot;&gt;AtomTimes&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</description>
        <pubDate>Fri, 17 Jun 2016 14:38:08 +0200</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2016/06/17/il-nuovo-file-system-di-apple-apfs/</link>
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        <category>Apple</category>
        
        <category>Apfs</category>
        
        <category>File system</category>
        
        
        <category>CODE</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>Cosa è una Botnet</title>
        <description>&lt;p&gt;Il termine Botnet deriva dalla parola &lt;strong&gt;roBOT NETwork&lt;/strong&gt;, il quale fornisce già spiegazione abbastanza chiara di cosa possa essere. Essa è un’enorme rete formata da dispositivi informatici compromessi (infettati quindi da Malware) e collegati ad Internet, controllati da un unica entità, il botmaster.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una Botnet può avere sia scopi benevoli che malevoli, e può:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;operare su una grande rete di computer da remoto;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;scansionare automaticamente i dispositivi e le reti ad essi collegati;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;creare attacchi DOS;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;effettuare attacchi spam;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;compromettere altri dispositivi.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;h2 id=&quot;come-viene-creata&quot;&gt;Come viene creata&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Per effettuare questo tipo di attacco, l’attaccante necessita prima di tutto di una macchina compromessa e infettata da utilizzare come zombie. Dopo aver impostato il bot, esso viene programmato per cercare altri dispositivi vulnerabili, infettarli a loro volta e creando cosi una larga rete di macchine compromesse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-14-cosa-e-una-botnet/botnetpropagation.png&quot; alt=&quot;botnet&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’attaccante configura un centro &lt;strong&gt;C&amp;amp;C (comanda e controlla)&lt;/strong&gt; forzando i vari host a connettersi e ad aspettare istruzioni. Tramite quel centro è ora possibile comandarle contemporaneamente, lanciare &lt;a href=&quot;https://it.wikipedia.org/wiki/Denial_of_service&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;DOS&lt;/a&gt; o infettare altri dispositivi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Esistono due tipi principali di botnet:&lt;/p&gt;

&lt;ol&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Centralizzate:&lt;/strong&gt; sono comandate da un unico C&amp;amp;C, il quale impartisce i comandi e le controlla in modo totale. Se il botmaster viene però rintracciato e reso innocuo, esse non svolgeranno più la loro funzione;&lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Decentralizzate (tramite p2p):&lt;/strong&gt; sono collegate tra di loro come una rete di pari ed ognuna impartisce ordini ai suoi nodi vicini. In questo modo se ne viene fermata una, le altre compiono comunque il loro lavoro.&lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://webok.it/assets/posts/2016-06-14-cosa-e-una-botnet/botnet_structure.jpg&quot; alt=&quot;Struttura botnet&quot; class=&quot;img-fluid&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;!-- http://hacktips.it/cosa-e-una-botnet/--&gt;
</description>
        <pubDate>Tue, 14 Jun 2016 13:00:00 +0200</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2016/06/14/cosa-e-una-botnet/</link>
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        <category>Botnet</category>
        
        <category>Malware</category>
        
        <category>Ransomware</category>
        
        <category>Trojan</category>
        
        
        <category>SECURITY</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>I Container, nuove frontiere della virtualizzazione</title>
        <description>&lt;p&gt;Decenni fa le macchine invasero il mondo e l’hardware divenne sempre più una costante dei nostri ambienti: case, negozi, uffici, etc. Col tempo – proprio per contrastare tale proliferazione e permettere l’ottimizzazione di tutta questa “ferramenta” – la virtualizzazione prese piede permettendo di installare veri sistemi operativi su macchine virtuali da mandare in esecuzione contemporaneamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La duttilità delle macchine virtuali le ha rese idonee alla predisposizione di ambienti per l’esecuzione di  applicazioni server richiedendo però, d’altro canto, una cura idonea ad un sistema operativo completo. Ciò ha offerto lo spunto per aprire l’era dei container, ambienti più piccoli, dedicati ad un contesto applicativo specifico: in sostanza, forniscono una sorta di habitat per l’applicazione che dovrà essere eseguita sul server. I container sono necessariamente più snelli, efficienti e veloci rispetto alle virtual machine pertanto  si intravvede la possibilità di scomporre un applicativo in più servizi, ognuno con un container dedicato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I software che attuano, in pratica, la logica dei container sono vari, di natura open source e spesso sostenuti da ampie community o grandi attori dell’informatica: pensiamo a Docker, Kubernetes o Google Container Engine, solo per citare alcuni progetti. Lo scenario è in continua evoluzione ed offre una flessibilità, a livello infrastrutturale, che si presta ad utilizzi in produzione e testing.&lt;/p&gt;

</description>
        <pubDate>Fri, 10 Jun 2016 15:00:00 +0200</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2016/06/10/container-nuove-frontiere-della-virtualizzazione/</link>
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        <category>Container</category>
        
        <category>Virtual machine</category>
        
        <category>Docker</category>
        
        <category>Kubernetes</category>
        
        
        <category>SERVER</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>Internet, superato 1 miliardo di siti. Utenti sono quasi 3 miliardi</title>
        <description>&lt;p&gt;I siti internet attivi dal 1991 ad oggi ha appena toccato quota 1 miliardo e la crescita prosegue a un ritmo impressionante. Ecco qualche dato tra i più curiosi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siamo tanti, tantissimi. Le ultime statistiche di Internet parlano chiaro: da una manciata di ore è stato superato il record del miliardo di siti web creati dal 1991 ad oggi, mentre il numero degli utenti di Internet è davvero a un passo dal raggiungere i 3 miliardi, il 40% della popolazione mondiale, oggi stimata intorno ai 7 miliardi e 260 milioni di persone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A porre l’attenzione di questo storico traguardo è stato il padre di Internet, Tim Berners-Lee, uno dei creatori del World Wide Web, inaugurato ufficialmente il 6 agosto 1991.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il numero impressionante, però, non nasconde alcuna sorpresa: la crescita è stata naturale, senza particolari esplosioni come invece accadde nel 2014, quando il numero dei siti internet creati era cresciuto del 100% rispetto all’anno precedente. Nessuna sorpresa nemmeno sulla crescita degli utenti, più o meno costante anno dopo anno con una percentuale che oscilla tra il 7,9% e il 13%.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il &lt;a href=&quot;http://www.internetlivestats.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;sito Internet Live Stats&lt;/a&gt; ci permette di seguire in tempo reale tutta una serie di interessanti statistiche. Scopriamo così che oggi sono già stati scritti oltre 2 milioni di post sui vari blog presenti online e che il numero delle foto condivise su Instagram ha già toccato quota 72 milioni, poco meno del numero delle chiamate effettuate oggi via Skype - 82 milioni - e dei post su Tumblr - 81 milioni.&lt;/p&gt;
</description>
        <pubDate>Wed, 17 Sep 2014 19:14:25 +0200</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2014/09/17/internet-superato-1-miliardo-di-siti/</link>
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        <category>Internet</category>
        
        <category>Stat</category>
        
        
        <category>WEB</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>Google penalizza i siti mobile mal progettati</title>
        <description>&lt;p&gt;La notizia circolava da tempo, ora arriva la conferma da google: ne prossimi mesi, verranno attivati dei sistemi di di &lt;strong&gt;penalizzazione per siti Web mobile&lt;/strong&gt; scarsamente progettati o ricchi di &lt;strong&gt;errori di indicizzazione&lt;/strong&gt; dei contenuti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È giunto il momento, allora, di controllare come le proprie pagine vengano riprodotte su device mobili, magari optando per un web design di tipo &lt;strong&gt;responsive&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non si hanno informazioni precise su come gli algoritmi del motore di ricerca funzioneranno nel mondo mobile - al solito, Google non svela il processo ma fornisce solo delle indicazioni di massima - quindi difficile stabilire nel dettaglio i fattori su cui intervenire.
In linea generale, ha comunicato sul suo blog l’intenzione di penalizzare &lt;strong&gt;siti mobile carenti&lt;/strong&gt;:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Stiamo pianificando diversi cambiamenti nel ranking per l’immediato futuro, indirizzati ai siti mal configurati per gli utenti smartphone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In particolare, saranno colpiti tutti i siti con redirect irrilevanti - ad esempio, la versione desktop di un articolo manda all’homepage mobile del sito anziché allo specifico contenuto in questione - ed errori univoci per le piattaforme mobile, ovvero pagine, contenuti multimediali e altri elementi che rimandano a un errore o a un problema di compatibilità sui piccoli schermi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Google&lt;/strong&gt; consiglia quindi di testare il proprio sito su diverse piattaforme, avvalendosi anche di emulatori: qualora la visione fosse coerente, non vi sarà bisogno di altri interventi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In caso i redirect fossero sbagliati - ovvero quando l’url www.sito.it/articolo.html rimanda a m.sito.it anziché m.sito.it/articolo.html - sarà necessario ricostruire i collegamenti, &lt;strong&gt;pena severi cali nel ranking del motore di ricerca&lt;/strong&gt;. Sembra che anche la velocità di caricamento avrà un peso determinante nel ranking di Google, quindi si effettuino delle verifiche sui proprio server e si prevedano delle soluzioni di cache dinamica se necessario.&lt;/p&gt;
</description>
        <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 19:11:10 +0200</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2013/06/14/google-penalizza-i-siti-mobile-mal-progettati/</link>
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        <category>Seo</category>
        
        <category>Google</category>
        
        <category>Responsive</category>
        
        <category>Mobile</category>
        
        
        <category>WEB</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>DevRocket plugin photoshop per disegnare app</title>
        <description>&lt;p&gt;Con DevRocket chiunque lavora con lo sviluppo di applicazioni per iPhone e iPad avrà a disposizione un tool per accelerare e semplificare il processo di creazione dell’interfaccia utente in iOS.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà si tratta di un plugin di Photoshop contenente una serie di present pensati proprio per l’interfaccia di iOS. Il plugin supporta la progettazione per tutti i dispositivi (iPhone e iPad) e contiene i preset per Retina Display.
DevRocket consente di salvare i progetti con un click e di esportarli su Xcode, di creare icone e di mostrare i lavori a chiunque ne abbia bisogno. Si tratta di un plug-in davvero interessante, consigliato a tutti coloro che progettano applicazioni iOS.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il plugin è &lt;a href=&quot;http://devrocket.uiparade.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;disponibile&lt;/a&gt; al prezzo di 10$.&lt;/p&gt;

&lt;iframe src=&quot;http://player.vimeo.com/video/41249257?title=0&amp;amp;byline=0&amp;amp;portrait=0&quot; frameborder=&quot;0&quot; width=&quot;400&quot; height=&quot;300&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;
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        <pubDate>Mon, 14 May 2012 19:08:58 +0200</pubDate>
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        <category>Developer</category>
        
        <category>iOS</category>
        
        <category>Photoshop</category>
        
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        <title>I migliori siti web Italiani</title>
        <description>&lt;p&gt;E’ online la vetrina con i migliori siti di web design italiani: Italian Web Galley nasce con l’intento di creare una community che possa essere d’ispirazione per tutti coloro che intendono presentare i loro siti web a livello italiano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’idea nasce con lo scopo di promuovere un’iniziativa che rappresenti un’opportunità per tutti i proprietari/sviluppatori di siti web di presentare i propri lavori in un contesto “italiano” a tutti gli effetti, stimolando la creatività e l’interazione tra utenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per iscrivere il proprio sito è sufficiente andare alla pagina di richiesta, compilare i campi richiesti del form e inviare la domanda. Dopo l’invio di quest’ultima l’utente riceverà un e-mail all’indirizzo comunicato con un link di verifica. In un secondo momento il sistema ci comunicherà i dati inseriti al fine di esaminare il sito proposto per poi procedere alla pubblicazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;o Staff di Italian Web Gallery tiene a precisare che non si tratta di un concorso o di un’operazione a premi, non si vince nulla e non è un servizio a pagamento, per questo non è un servizio garantito e non siamo obbligati ad accettare ogni sito sottoposto alla nostra attenzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’utilizzo di uno stile “povero/neutro” è sembrato la soluzione migliore per presentare al pubblico una lista eterogenea di stili e colori derivanti dagli screenshots di molti siti, garantendo così trasparenza e imparzialità di giudizio. E’ possibile caricare un numero illimitato di siti, basta che venga ogni volta inoltrata la richiesta attraverso il link che viene inviato via e-mail dopo la compilazione del form.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.italianwebgallery.it&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.italianwebgallery.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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        <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 18:07:23 +0100</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2012/03/05/i-migliori-siti-web-italiani/</link>
        <guid isPermaLink="true">http://webok.it/blog/2012/03/05/i-migliori-siti-web-italiani/</guid>
        
        <category>Web design</category>
        
        
        <category>WEB</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>DRUSH e Drupal</title>
        <description>&lt;p&gt;Chi utilizza Drupal, avrà sicuramente sentito perlare di Drush, è uno di quegli strumenti che si rendono indispensabili nella realizzazione e gestione di un sito Drupal. Lo scopo principale del progetto Drush è quello di fornire una serie di comandi eseguibili direttamente dalla shell. Svuotare la cache, scaricare e installare un modulo o fare il backup del sito sono alcuni esempi di quello che Drush può fare; ovviamente i moduli possono integrare la già corposa lista di comandi del core di Drush con nuove funzionalità. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è l’accesso alla shell del server (locale o remoto) su cui abbiamo caricato il sito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Drush non è un vero e proprio modulo di drupal, anche se lo trovate all’ interno dei progetti module del sito drupal: &lt;a href=&quot;http://drupal.org/project/drush&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://drupal.org/project/drush&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi consiglio di scaricare l’ ultime versione stabile, a prescindere se utilizzate drupal 6 o 7.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una volta scaricato e decompresso il pacchetto si può copiare la cartella “drush” dove meglio si crede sul proprio hard-disk; una buona posizione può essere /usr/local/drush, l’importante poi è creare un link simbolico all’eseguibile di drush (/usr/local/drush/drush, nel nostro caso) nella cartella /usr/bin, in modo da poterlo poi richiamare da qualsiasi posizione (ln -s /usr/local/drush/drush /usr/bin/drush). Per verificare che l’installazione e il link funzionino a dovere è sufficiente posizionarsi all’interno della cartella radice di un qualsiasi sito Drupal (allo stesso livello del file index.php) e lanciare il comando&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;$ drush status&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;che vi restituisce una vista di insieme della vostra installazione, versione del core, connessioni database, ecc…&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una volta scaricato e installato vediamo i comandi principali, per iniziare lanciamo il comando&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;$ drush dl drupal&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;che avvierà automaticamente il download dell’ ultima versione del core di Drupal.
Effettuato il download si ottiene una cartella chiamata drupal-7.12 a seconda dell’ ultima release stabile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con drush possiamo anche scaricare moduli con:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;$ drush dl views&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;o anche&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;$ drush dl views token pathauto&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;per abilitare i moduli:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;$ drush en views&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per cancellare la cache possiamo usare clean-cache che abbreviato è:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;$ drush cc all&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se Drush si accorge che il modulo che stiamo installando ha delle dipendenze da un altro modulo non presente ci chiederà se vogliamo scaricarlo e installarlo prima di installare quello richiesto.&lt;/p&gt;
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        <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 16:10:18 +0100</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2012/03/05/drush-e-drupal/</link>
        <guid isPermaLink="true">http://webok.it/blog/2012/03/05/drush-e-drupal/</guid>
        
        <category>Drush</category>
        
        <category>Drupal</category>
        
        <category>Tutorial</category>
        
        
        <category>CODE</category>
        
      </item>
    
      <item>
        <title>WebKit, API per la vibrazione e nuova architettura JavaScript</title>
        <description>&lt;p&gt;Il “motore” di Safari e altri browser (es. Chrome) continua a essere migliorato costantemente. Nelle ultime versioni gli sviluppatori hanno aggiunto nuove API e aggiornato il motore Javascript, quest’ultimo ora con un interprete di basso livello che è da 2 a 2.5 volte più veloce rispetto al precedente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Su Surfin’Safari, il blog dedicato al WebKit, il reviewer Peter Beverloo, evidenzia alcuni dei recenti cambiamenti apportati al “motore” di Safari e altri browser moderni. Di particolare interesse l’aggiunta di nuove API (compresa una che permetterà di installare più estensioni contemporaneamente) e l’aggiornamento dello JavaScriptCore, quest’ultimo ora con un interprete di basso livello che è, secondo gli sviluppatori, da 2 a 2.5 volte più veloce rispetto al precedente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli sviluppatori affermano che i vantaggi non si notano nei benchmark classici ma che effettivi benefici si vedranno nei siti web reali. Una Vibration API, come il nome suggerisce (curata da Samsung) potrà essere utilizzata per far vibrare smartphone e simili. Ricordiamo che il WebKit include due framework di basso livello: WebCore (parser HTML e renderer) e JavaScriptCore (un motore JavaScript basato su KJS).&lt;/p&gt;
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        <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 16:06:10 +0100</pubDate>
        <link>http://webok.it/blog/2012/02/29/webkit-api-per-la-vibrazione-e-nuova-architettura-javascript/</link>
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        <category>Apple</category>
        
        <category>Webkit</category>
        
        <category>Api</category>
        
        
        <category>CODE</category>
        
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