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	<description>Se non ricordiamo non possiamo comprendere (E.M. Forster)</description>
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		<title>Memoriastorica</title>
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		<title>Diario 1996-2009</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 22:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il periodico che ha fatto il miglior giornalismo italiano degli ultimi anni chiuderà i battenti definitivamente alla fine dell&#8217;anno. L&#8217;editore di Diario, Luca Formenton, ha annunciato la triste notizia nell&#8217;editoriale del numero di novembre, uscito oggi in edicola. Dopo le varie reincarnazioni (storicamente settimanale poi diventato quindicinale, infine convertito in mensile), la speranza che il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1915&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Il periodico che ha fatto il miglior giornalismo italiano degli ultimi anni chiuderà i battenti definitivamente alla fine dell&#8217;anno. L&#8217;editore di <a href="http://diario.picomax.it" target="_blank"><strong>Diario</strong></a>, Luca Formenton, ha annunciato la triste notizia nell&#8217;editoriale del numero di novembre, uscito oggi in edicola. Dopo le varie reincarnazioni (storicamente settimanale poi diventato quindicinale, infine convertito in mensile), la speranza che il giornale riuscisse ad avere un futuro credo fosse condivisa da tutti i lettori del mitico giornale  &#8216;iniziato&#8217; da Enrico Deaglio e diretto negli ultimi tempi dall&#8217;amico Massimo Rebotti. Aver avuto la possibilità di collaborarci negli ultimi sei anni è stato un piacere ma soprattutto un onore, perché &#8220;Diario&#8221; ha rappresentato uno degli ultimi capitoli della migliore tradizione del giornalismo italiano, ormai sempre più ridotto a zerbino dei grandi potentati economici e asservito ai gruppi immobiliariari, bancari e finanziari. Forse sarò banale, ma mi viene da pensare che fosse un giornale troppo bello, colto e intelligente per poter durare a lungo in un paese come il nostro. Un saluto e un in bocca al lupo al direttore e a tutti i membri della mitica redazione, presente e passata.<br />
RM</p>
Posted in Italia, Morti, Resistenza  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/1915/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/1915/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/1915/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/1915/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/1915/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/1915/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/1915/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/1915/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/1915/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/1915/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1915&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Vogliono cancellare Tienanmen</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 05:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista uscita su Avvenire
Vent’anni possono essere sufficienti per dimenticare tutto. Lo spirito della grande mobilitazione studentesca per la democrazia che fu repressa nel sangue in piazza Tien An Men rischia di essere inghiottito nell’oblio e dimenticato anche dai libri di storia cinesi. Per evitarlo, e per commemorare il coraggio di coloro che vi presero parte, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1906&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><em>Intervista uscita su </em><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/11/31102009-tienanmen.pdf" target="_blank"><em>Avvenire</em></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/11/massacro1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1910" title="massacro" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/11/massacro1.jpg?w=300&#038;h=200" alt="massacro" width="300" height="200" /></a>Vent’anni possono essere sufficienti per dimenticare tutto. Lo spirito della grande mobilitazione studentesca per la democrazia che fu repressa nel sangue in piazza Tien An Men rischia di essere inghiottito nell’oblio e dimenticato anche dai libri di storia cinesi. Per evitarlo, e per commemorare il coraggio di coloro che vi presero parte, il ricercatore statunitense Philip J. Cunningham ha scritto <em>“Tienanmen Moon. Inside the Chinese Student Uprising in 1989”</em>, un libro importante, poiché l’autore ha vissuto quegli eventi in prima persona. “Non si tratta dell’ennesimo racconto sul massacro degli studenti, piuttosto della storia di quel formidabile movimento popolare che ha conquistato le menti e i cuori dei pechinesi, e gran parte del resto della nazione nella primavera del 1989”. Vent’anni fa Cunningham era solo un giovane straniero che studiava all’università di Pechino quando, senza volerlo, si trovò a faccia a faccia con la storia, divenendo testimone di uno dei fatti più importanti e drammatici del XX secolo. In quelle settimane marciò con gli studenti cinesi ed ebbe modo di osservare dall’interno, nei campus di Pechino, la nascita di una gigantesca protesta pacifica, che il governo cinese avrebbe poi schiacciato facendo uccidere centinaia di persone. Oggi non esita a definire “straordinari, unici e indimenticabili” i mesi che precedettero la strage. “Il modo crudele e maldestro in cui è stata soffocata la rivolta – spiega &#8211; ha rappresentato un grave battuta d’arresto per la Cina. Ma quelle settimane ispirarono la mobilitazione di milioni di persone dietro agli striscioni di un movimento estremamente pacifico e affiatato. Che purtroppo è stato poi oscurato proprio da quanto è accaduto dopo”.<span id="more-1906"></span><br />
<strong>Cunningham, nel suo libro lei esclude categoricamente che gli studenti siano stati manipolati dall’esterno come ha sempre affermato il governo di Pechino.</strong> <strong>Crede che la protesta sia stata quindi totalmente spontanea?</strong><br />
Fu sicuramente molto spontanea, anche se non del tutto. Fin dall’inizio molte fazioni politiche hanno fatto a gara per cercare d’influenzarla. Alla fine, anche i servizi segreti occidentali che sembrava fossero stati colti impreparati come tutti noi, risultarono coinvolti, sebbene a quanto mi è dato sapere, la maggior parte di essi cercò semplicemente di aiutare gli attivisti più a rischio a scappare all’estero. I leader studenteschi erano degli individui assai difficili da inquadrare, considerevolmente più ambiziosi ed egocentrici della media dei partecipanti alla protesta. Ma in base a quanto ho visto posso affermare che la maggioranza assoluta dei manifestanti era davvero spontanea, animata da un misto d’idealismo, curiosità e desiderio di esprimere sentimenti sinceri, oltre a un pizzico d’avventura.<br />
<strong>Dove si trovava esattamente in quei tragici giorni di giugno di vent’anni fa?</strong><br />
Ho frequentato la piazza tutti i giorni, per un mese intero. Ed ero lì la notte del 3 e nelle prime ore del 4 giugno, quando arrivò l’esercito con i cannoni e i carri armati.<br />
<strong>Cosa fece nei giorni successivi al massacro?</strong><br />
Ho dato rifugio ad alcuni attivisti studenteschi e ho messo la mia stanza d’albergo a disposizione di una troupe televisiva della Bbc; ho aiutato a portare di nascosto delle videocassette fuori dall’albergo e poi fuori dal paese. Poi mi sono messo in viaggio verso Hong Kong con la Bbc e ho lavorato a un documentario televisivo che fu mandato in onda alcune settimane dopo. Infine ho lavorato insieme al conduttore americano Ted Koppel a un documentario più approfondito sullo stesso argomento.<br />
<strong>Da allora lei ha continuato a frequentare la Cina e ha vissuto a lungo in Asia. Cosa pensano adesso i cinesi di quei giorni?</strong><br />
Per loro Tien an Men è e resta un problema irrisolto del quale non si può parlare. Invece è una vicenda di cui dovremmo occuparci non ogni anno od ogni decennio, ma ogni quindici giorni, e farlo prima possibile. Eppure, nonostante i tentativi di rimozione, si tratta di una vicenda che fa parte ormai della vita stessa dei pechinesi, oltre a essere un momento importante nella storia della loro città. Eventi simili di minore portata si sono verificati in molte altre città. Ma in generale, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni, non c’è un’idea chiara su quanto sia realmente accaduto.<br />
<strong>Perché ritiene che sia importante per la Cina mantenere viva la memoria del 4 giugno?</strong><br />
Oggi c’è la tendenza a girare intorno al problema &#8211; che per i media è ancora un tabù – e spesso si assiste a una discussione alquanto artificiosa e maldestra sull’importanza della stabilità, per spiegare i successi economici della Cina odierna, presumendo che siano stati possibili proprio grazie ad essa. Trovo che questa spiegazione sia assai poco convincente, poiché anche la verità e la riconciliazione portano stabilità, e probabilmente una stabilità più profonda e durevole di quella portata da una folle corsa verso il successo materiale a discapito di tutto il resto. La Cina dovrebbe sicuramente indirizzare meglio il lato umanitario e spirituale del suo grande sviluppo.<br />
RM</p>
Posted in Comunismo, Resistenza  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/1906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/1906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/1906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/1906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/1906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/1906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/1906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/1906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/1906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/1906/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1906&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Bhopal, 25 anni senza giustizia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 05:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; trascorso ormai un quarto di secolo ma il più grave disastro industriale della storia continua a mietere vittime. Oltre 500mila persone soffrono ancora le terribili conseguenze di quello che accadde la notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, quando oltre 40 tonnellate di gas tossici fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1899&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">E&#8217; trascorso ormai un quarto di secolo ma il più grave disastro industriale della storia continua a mietere vittime. Oltre 500mila persone soffrono ancora le terribili conseguenze di quello che accadde la notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, quando oltre 40 tonnellate di gas tossici fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide a Bhopal, capitale dello stato indiano di Madhya Pradesh. La nube tossica si sprigionò a causa della cattiva manutenzione dell’impianto di proprietà della multinazionale statunitense e si diffuse tra le migliaia di persone che vivevano nelle vicinanze dello stabilimento. In poche ore i morti per asfissia furono oltre duemila ma salirono a circa ottomila dopo soli tre giorni, mentre decine di migliaia riportarono gravissime ustioni agli occhi e ai polmoni. Ad oggi i dati ufficiali parlano di almeno 25mila persone morte per le conseguenze del disastro della fabbrica di pesticidi, ma questa tragica contabilità continua a salire con una regolarità impressionante: “circa quindici persone muoiono ogni mese – precisa Mohammed Ali Qaiser, medico della Sambhavana Trust Clinic di Bhopal sopravvissuto a quella notte d’inferno. <span id="more-1899"></span>“All’epoca ero uno studente di quindici anni – ricorda &#8211; vivevo coi miei genitori, le mie sorelle, una delle quali incinta, e i loro figli piccoli. La nube ci ha colti silenziosamente nel sonno, come tutta la popolazione del luogo. Non riuscivamo più a respirare, la gola e gli occhi ci bruciavano, abbiamo cominciato a correre fuori dalle nostre case insieme a tutti gli abitanti della zona, un fuggi fuggi generale, per molti inutile”. Il racconto delle ore successive si fa ancora più drammatico. “Ricordo le pile di corpi ammassati nell’ospedale, centinaia di donne, vecchi, bambini, e un odore nauseabondo che infestava tutta la zona”. Tutta la famiglia di Mohammed, lui compreso, ha cominciato a soffrire di gravi deficienze respiratorie, di irritazione agli occhi e ai polmoni; suo padre è morto alcuni anni dopo il disastro tra indicibili sofferenze, mentre una delle sue sorelle ha dato alla vita un bimbo ritardato. Dopo quella notte, consapevole di essere un sopravvissuto, Mohammed ha deciso di intraprendere la carriera di medico per dedicarsi alla cura delle vittime, completamente abbandonate al loro destino dalle autorità locali. “Le istituzioni indiane non hanno fatto niente per aiutarci per paura di perdere gli investimenti occidentali – spiega – e se non fosse stato per la solidarietà scattata tra noi saremmo tutti morti di malattie, di stenti, di disperazione”. Secondo dati ufficiali dell’agenzia governativa indiana sono almeno 150.000 i malati cronici che necessitano di continue cure mediche, ma sono oltre il triplo le persone ancora affette da gravi problemi, come danni permanenti agli occhi e ai polmoni, disturbi neurologici, alterazione del sistema ormonale e non ultimo l’insorgere di cancro. Senza contare che molte donne contaminate dal gas hanno dato alla luce bambini malformati o gravemente ammalati. Per tutte queste persone la Sambhavana Trust Clinic, che si trova poco lontano dal luogo del disastro, è l’unica speranza di un futuro migliore. “La clinica dove lavoro è stata creata per assistere gratuitamente le vittime della tragedia e da anni riusciamo a tirare avanti solo grazie alle generose donazioni che arrivano dall’estero e al lavoro di tanti volontari”. Oltre la metà del personale della clinica è infatti composta da sopravvissuti alla strage, che giornalmente devono combattere contro l’impossibilità di individuare trattamenti adeguati per i malati poiché l’azienda si è sempre rifiutata di rivelare l’esatta composizione del gas tossico. “Quel che è più grave &#8211; denuncia Mohammed – è che la gente continua ad ammalarsi e anche chi all’epoca non era stato contaminato adesso sta avendo gravissimi problemi perché le falde acquifere della zona sono pesantemente contaminate dalle tonnellate di rifiuti tossici abbandonati sul posto”. Ma se le autorità del luogo hanno fatto ben poco per aiutare i sopravvissuti, i responsabili della tragedia hanno fatto ancora meno “La Union Carbide abbandonò immediatamente il sito industriale dopo l’incidente senza preoccuparsi minimamente di bonificare l’area, e solo dopo cinque anni di battaglie legali decise di corrispondere un irrisorio risarcimento alle vittime, tra i 300 e i 600 dollari a testa, che la gran parte di loro non ha ancora visto e forse non vedrà mai”. Un altro aspetto vergognoso della vicenda è rappresentato dall’impossibilità di perseguire Warren Anderson, l’ex presidente della Union Carbide. Per lui la corte indiana ha emanato dieci anni fa un mandato di comparizione per omicidio colposo, ma le autorità statunitensi non hanno mai concesso l’estradizione. Così Anderson è attualmente “latitante” in una villa a Long Island dove si gode una pensione dorata. Finora nessun dirigente della fabbrica è stato processato sebbene non vi siano dubbi che le cause della strage furono l’incuria, la scarsa manutenzione dell’impianto e i sistemi di sicurezza fuori uso. “Vogliamo giustizia una volta per tutte – spiega Mohammed a nome della sua gente – ma ancora più importante della condanna dei responsabili è che si proceda alla bonifica del sito industriale abbandonato e del territorio circostante”. Ancora oggi sono migliaia le famiglie del luogo che continuano a usare acqua avvelenata per dissetarsi e per innaffiare gli orti, semplicemente perché non hanno altra scelta. Nel febbraio 2001 la Union Carbide è stata acquistata dalla Dow Chemicals, la più grande industria chimica del mondo, una multinazionale che fattura oltre 30 miliardi di dollari l’anno. Ma per i disperati di Bhopal non è cambiato niente, perché i nuovi proprietari non vogliono ereditare il pesante fardello lasciato dalla Union Carbide, e si rifiutano di bonificare il territorio. Mohammed Qaiser, smessi per un momento i panni del medico per indossare quelli dell’ambasciatore delle sofferenze della sua gente, da anni gira il mondo per sensibilizzare l’opinione pubblica ma soprattutto per fare pressione sulle filiali europee della Dow Chemicals. “È assolutamente inaccettabile &#8211; conclude &#8211; che negli Stati Uniti la Dow abbia risarcito i danni ai lavoratori esposti all’amianto ma si rifiuti di fare qualcosa per le vittime di Bhopal”.</p>
Posted in Diritti, giustizia  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/1899/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/1899/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/1899/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/1899/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/1899/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/1899/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/1899/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/1899/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/1899/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/1899/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1899&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Anche il cinema smaschera le bufale leghiste</title>
		<link>http://memoriastorica.wordpress.com/2009/10/26/anche-il-cinema-smaschera-la-bufala-leghista/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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(di Roberto Beretta)
Uno: Alberto da Giussano non è mai esistito. Due: il “giuramento di Pontida” probabilmente pure. Adesso che nelle sale d’Italia imperversa (pare comunque con successo inferiore alle aspettative) il kolossal di Renzo Martinelli Barbarossa, chi glielo dice alla Lega Nord che il film sul quale ha puntato per far risalire le sue radici [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1886&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><em><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/10/bossi_barbarossa.jpg"><img class="size-full wp-image-1889 alignnone" title="bossi_barbarossa" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/10/bossi_barbarossa.jpg?w=373&#038;h=186" alt="bossi_barbarossa" width="373" height="186" /></a></em></p>
<p style="text-align:right;"><em>(di Roberto Beretta)</em></p>
<p style="text-align:justify;">Uno: Alberto da Giussano non è mai esistito. Due: il “giuramento di Pontida” probabilmente pure. Adesso che nelle sale d’Italia imperversa (pare comunque con successo inferiore alle aspettative) il kolossal di Renzo Martinelli <em>Barbarossa,</em> chi glielo dice alla Lega Nord che il film sul quale ha puntato per far risalire le sue radici sino al Medioevo è in realtà un polpettone che non rispetta affatto la storia? Eppure è così, praticamente tutti gli studiosi sono d’accordo; e davvero non si sa dove <strong>Federico Rossi di Marignano</strong> (consulente storico della pellicola) abbia – sono parole del regista – “trovato traccia del carroccio, oltre che naturalmente di un certo Alberto da Giuxano” . Beh, forse Martinelli doveva scegliersi meglio il supporto scientifico (il settantenne Rossi di Marignano, del quale in concomitanza col film è uscito anche un libro sullo stesso argomento, risulta laureato in economia, diplomato in pittura e licenziato in scienze religiose: tutto fuorché storia&#8230;), visto che è stato subito massacrato da parecchi studiosi con le carte accademiche in regola. <span id="more-1886"></span>Uno su tutti: <strong>Franco Cardini</strong>. Il quale – avendo già scritto nel 1991 La vera storia della Lega Lombarda  ( Mondadori), dove Alberto da Giussano non è citato nemmeno una volta – ha evitato di far da consulente alla pellicola, poi si è affrettato a pubblicare sul suo sito un lungo articolo: “La storia raccontata dal film è profondamente falsa. A parte il giuramento di Pontida che forse non ci fu mai e Alberto da Giussano che fu inventato nel Trecento, il mostrare il Barbarossa come una specie di “dittatore centralista”, per giunta “straniero”, che spietatamente impone il suo tallone di ferro e le sue ruberie fiscali a un popolo oppresso il quale alla fine giustamente si ribella, è semplicemente ridicolo”. Il medievista fiorentino sfida poi a produrre i nuovi documenti su Alberto da Giussano e la sua presunta “Compagnia della morte”. Ma non altrimenti la pensava uno dei primi studiosi della materia, l’erudito brianzolo don Rinaldo Beretta che – essendo, guarda caso, in cura d’anime proprio in una frazione di Giussano – indagò fin dal 1914 ( la ristampa riveduta del suo lavoro è però del 1970) <em>Il Giuramento di Pontida e la Società della Morte</em> <em> nella battaglia di Legnano,</em> con il significativo sottotitolo: «Storia o leggenda?» . In quel saggio il sacerdote dimostrava tra l’altro che «di un giuramento o congresso, tenuto in Pontida al tempo della Lega Lombarda, non vi è cenno in nessuna fonte scritta e nemmeno nella tradizione orale» prima del 1503 ( ovvero 350 anni dopo il presunto evento!) e che «la Lega Lombarda trasse le sue origini a Bergamo l’8 marzo 1167, non a Pontida il 7 aprile&#8230; È ben difficile sostenere l’esistenza del giuramento di Pontida» . Quanto ad Alberto da Giussano, al di fuori di una cronaca del domenicano milanese Galvano Fiamma ( 1340 circa), il suo «nome è completamente ignorato in tutti gli avvenimenti politici e guerreschi di prima e dopo la battaglia di Legnano&#8230; A meno che si voglia romanzare, la sua figura rimane nel dominio dell’oscurità e della leggenda » . Sempre alla « fonte mal sicura e tardiva » di fra Galvano si deve pure la notizia dell’esistenza a difesa del carroccio di due società militari scelte, tra cui la famosa «Compagnia della morte» capitanata appunto dal valoroso Alberto; ma «la loro esistenza difficilmente si può dimostrare» , anzi «sorge il sospetto che questa leggenda sia stata messa in campo dallo stesso partito dei nobili, al quale apparteneva il Fiamma, coll’intento di attribuirsi la vittoria di Legnano» . Che – detto tra parentesi usando le parole di Cardini – « non fu una gran battaglia. Nessuna delle due parti aveva neppure gran voglia di combatterla». Comunque sia, la linea tracciata da don Beretta è oggi la medesima di tutti gli storici accreditati. Anche la giovane giornalista – ma laureata in storia medievale – Elena Percivaldi<strong>,</strong> autrice del recente <em>I Lombardi che fecero l’impresa</em> (Àncora, pp. 230, euro 16), pur essendo collaboratrice de <em>La Padania</em><em>,</em> non nega certo la realtà storica: «Un guerriero di nome Alberto da Giussano, così come lo vuole la tradizione e l’iconografia, purtroppo non è mai esistito&#8230; Di pura invenzione a questo punto bisogna parlare» . Non solo: per il famoso giuramento, delle fonti coeve «nessuna nomina neanche in modo indiretto il monastero di Pontida&#8230; e neanche la data del patto corrisponde a quella tradizionale: non il 7, ma il 27 aprile 1167 » . Insomma, come si vede, il <em>Barbarossa</em> trasposto su grande schermo non sembra proprio adatto a diradare le nebbie che circondano l’effettiva storia della Lega lombarda. Esso anzi non fa che riprenderne il mito, lo stesso risorgimentale tanto caro a Pellico, Berchet, Gioberti e ovviamente Carducci: con i Comuni italiani alleati per cacciare lo straniero e costruire l’unità della nazione&#8230; Toh: proprio ciò che oggi la Lega di Bossi depreca massimamente. Che Alberto da Giussano non fosse un buon leghista?</p>
<p style="text-align:justify;">(da &#8220;Avvenire&#8221;, 22/10/2009)</p>
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		<title>Cinque minuti di memoria quotidiana su Rai 3</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un paese dalla memoria cortissima e con una televisione pubblica capace di offrire solo nani (uno in particolare) e ballerine, mi è sembrata un&#8217;ottima notizia l&#8217;avvio del nuovo programma di Alessandro Robecchi e Peter Freeman (già autori di &#8220;Verba Volant&#8221;). Si chiama &#8220;FIGU – Album di terrestri notevoli&#8221; e va in onda su Rai Tre tutti i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1881&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">In un paese dalla memoria cortissima e con una televisione pubblica capace di offrire solo nani (uno in particolare) e ballerine, mi è sembrata un&#8217;ottima notizia l&#8217;avvio del nuovo programma di <a href="http://www.alessandrorobecchi.it/" target="_blank">Alessandro Robecchi</a> e Peter Freeman (già autori di &#8220;Verba Volant&#8221;). Si chiama &#8220;FIGU – Album di terrestri notevoli&#8221; e va in onda su Rai Tre tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 9.10. Sono cinque minuti di memoria al giorno, come una pasticca contro amnesie, revisionismi e altre italiche miserie.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Questa è la puntata di ieri, su Peppino Impastato:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2009/10/22/cinque-minuti-di-memoria-quotidiana-su-rai-3/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_Bcb6Zk1UbM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
Posted in Italia, Revisionismo  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/1881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/1881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/1881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/1881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/1881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/1881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/1881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/1881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/1881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/1881/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1881&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La faccia feroce dell’Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 08:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Miriam Mafai)
La Camera affossa la legge contro l&#8217;omofobia. Una buona notizia per chi va a caccia di chi giudica &#8220;diverso&#8221; in un paese incattivito.
Ecco una buona notizia per coloro che, in un&#8217;Italia che si è fatta sempre più incattivita e feroce, si muovono ogni notte, come cani da caccia, alla ricerca di una vittima [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1872&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><em>(di Miriam Mafai)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>La Camera affossa la legge contro l&#8217;omofobia. Una buona notizia per chi va a caccia di chi giudica &#8220;diverso&#8221; in un paese incattivito.</em><!-- fine OCCHIELLO --></p>
<p style="text-align:justify;">Ecco una buona notizia per coloro che, in un&#8217;Italia che si è fatta sempre più incattivita e feroce, si muovono ogni notte, come cani da caccia, alla ricerca di una vittima da insultare, picchiare, trascinare per terra, sputacchiare, calpestare. Una vittima colpevole di una sua presunta &#8220;diversità&#8221;. Una buona notizia, insomma per quanti hanno imparato e hanno in serbo gli insulti più volgari da buttare in faccia a coloro che, uomini o donne, hanno abitudini e tendenze sessuali diverse da quanti si definiscono &#8220;normali&#8221;. Questi presunti &#8220;normali&#8221; si appostano nelle strade frequentate da gay o lesbiche, li aspettano all&#8217;uscita dei locali da loro abitualmente frequentati, li inseguono, li insultano, li picchiano, abbandonandoli poi sanguinanti per terra. In questi ultimi giorni è accaduto più di una volta, in molte nostre città. È successo ancora a Roma, nella notte tra lunedì e martedì, in pieno centro, dove due presunti &#8220;diversi&#8221; sono stati lasciati a terra, sanguinanti, da un gruppo di teppisti &#8220;normali&#8221;. Ecco dunque per questi presunti &#8220;normali&#8221; una buona notizia. Alla Camera ieri è stato affossata una legge contro l&#8217;omofobia che, prima firmataria Paola Concia del Pd, inseriva tra le aggravanti dei reati, &#8220;fatti commessi per finalità inerenti all&#8217;orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa&#8221;. Era una buona legge. Flavia Perina, del Pdl, me ne aveva parlato recentemente, come di una legge che avrebbe dimostrato la possibilità di operare insieme, maggioranza e opposizione, per affrontare e risolvere problemi condivisi, superando il clima di feroce contrapposizione che caratterizza ormai da tempo la nostra vita politica. <span id="more-1872"></span>La legge sembrava poter arrivare al traguardo. E invece no. Con un asse tra Udc e quasi tutto il centrodestra, è stata dichiarata l&#8217;incostituzionalità delle norme, seppellendo definitivamente il testo di legge. Se e mai un provvedimento contro l&#8217;omofobia rivedrà la luce, dovrà essere un disegno di legge nuovo e dovrà ricominciare l&#8217;iter dall&#8217;inizio. Tempi biblici, dunque. Non tutta la maggioranza, tuttavia, si è prestata all&#8217;affossamento. Nove deputati, cosiddetti &#8220;finiani&#8221; hanno votato contro il rinvio della legge in Commissione Giustizia. Tra questi Flavia Perina, Italo Bocchino, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni. E altri deputati del Pdl si sono astenuti. Tra questi Giulia Buongiorno, presidente della Commissione Giustiziasi, Elio Vito e Gianfranco Rotondi. Anche l&#8217;opposizione, tuttavia, ha dovuto registrare la sua defezione. Ancora una volta l&#8217;on. Paola Binetti ha preso le distanze dal gruppo cui appartiene e votando con la maggioranza, ha provocato una dura reazione di Franceschini.<br />
La fine di questa legge rappresenta, lo dicevamo all&#8217;inizio, una buona notizia, forse addirittura un incoraggiamento, per coloro che di notte vanno a caccia dei &#8220;diversi&#8221; in un paese che si va facendo sempre più incattivito, volgare e feroce. Forse la cultura della tolleranza, del rispetto degli altri, una cultura che qualcuno liquida sprezzantemente come &#8220;buonismo&#8221; è già perdente nel nostro paese. Ma sarà sempre più difficile vivere, convivere in un paese che faccia della &#8220;caccia al diverso&#8221; uno sport diffuso e vincente.</p>
<p style="text-align:justify;">(da &#8220;Repubblica&#8221;, 14 ottobre 2009)</p>
Posted in Diritti, Italia, Razzismo  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/1872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/1872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/1872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/1872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/1872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/1872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/1872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/1872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/1872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/1872/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1872&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Marek Edelman 1919-2009</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 08:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultimo sopravvissuto dei comandanti dell&#8217;insurrezione del ghetto di Varsavia nel 1943 è morto qualche giorno fa all’età di 90 anni. Marek Edelman aveva consacrato la maggior parte della sua vita a preservare la memoria degli eroi caduti nella rivolta contro i nazisti, la cui repressione costò oltre 55mila uccisi o deportati nei lager. Dopo il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1867&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">L’ultimo sopravvissuto dei comandanti dell&#8217;insurrezione del ghetto di Varsavia nel 1943 è morto qualche giorno fa all’età di 90 anni. Marek Edelman aveva consacrato la maggior parte della sua vita a preservare la memoria degli eroi caduti nella rivolta contro i nazisti, la cui repressione costò oltre 55mila uccisi o deportati nei lager. Dopo il suicidio del capo dell&#8217;insurrezione, fu lui in persona a guidare la rivolta negli ultimi giorni prima del suo sanguinoso epilogo. Con poche pistole, qualche granata e una decina di fucili tennero testa per cinque settimane alla Wehrmacht, il più potente esercito del mondo. Furono il primo esempio di resistenza armata ai nazisti in Europa. Ogni anno, quando nel mese d’aprile cadeva l&#8217;anniversario dell&#8217;insurrezione, Edelman deponeva fiori al monumento che a Varsavia ricordava quelle vittime. Per decenni ha partecipato anche alla lotta contro il comunismo in Polonia, fu decorato per il suo eroismo con le massime onorificenze civili in Francia e in Polonia, come la Legione d&#8217;Onore e l&#8217;Ordine dell&#8217;Aquila Bianca. In una delle sue ultime interviste, Edelman ribadì l&#8217;importanza di ricordare la tragedia dell&#8217;Olocausto e i giovani eroi della rivolta del ghetto di Varsavia: “Ricordiamoli tutti &#8211; disse &#8211; ragazzi e ragazze, 220 in tutto, non troppi per ricordare i loro volti e i loro nomi”. “L&#8217;uomo è cattivo, è bestiale di natura”, aggiunse, “per questo le persone devono essere educate fin dall&#8217;infanzia che non ci deve essere odio. Ma se non si può difendere la libertà con mezzi pacifici, allora bisogna imbracciare le armi per combattere il nazismo, la dittatura e lo sciovinismo”.</p>
Posted in Morti, Nazifascismo, Olocausto, Resistenza  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/1867/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/1867/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/1867/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/1867/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/1867/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/1867/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/1867/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/1867/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/1867/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/1867/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1867&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Missing (un intero popolo è scomparso)</title>
		<link>http://memoriastorica.wordpress.com/2009/09/29/missing-un-intero-popolo-e-scomparso/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 03:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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(di Azra Nuhefendić)
E’ un intero popolo. Comprende bosgnacchi, serbi, albanesi, croati e rom. Non si riconoscono né per la nazionalità, né per la religione, né per il sesso, ma per la lunga angoscia degli anni di ricerca. Parole grosse come patriottismo, coraggio, onore e patria gli provocano il mal di stomaco. Vanno avanti intorpiditi, le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1843&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/09/y202949628740264.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1851" title="y202949628740264" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/09/y202949628740264.jpg?w=400&#038;h=300" alt="y202949628740264" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:right;"><em>(di Azra Nuhefendić)</em></p>
<p style="text-align:justify;">E’ un intero popolo. Comprende bosgnacchi, serbi, albanesi, croati e rom. Non si riconoscono né per la nazionalità, né per la religione, né per il sesso, ma per la lunga angoscia degli anni di ricerca. Parole grosse come patriottismo, coraggio, onore e patria gli provocano il mal di stomaco. Vanno avanti intorpiditi, le ombre di se stessi. Per loro il presente è una sofferenza costante, le giornate nient&#8217;altro che il disperato attendere la notizia che i resti sono stati ritrovati. Desiderano questa notizia, ma allo stesso tempo la temono. <strong>Più di 34.000 persone sono scomparse durante le guerre in ex Jugoslavia. </strong>Nella sola Bosnia Erzegovina sono sparite 28.000 persone. Ancora oggi non si conosce il destino di circa 11.000, in Croazia ne mancano 2.283 mentre in Kosovo 1.895. La sorte incerta di ancora 16.000 scomparsi, in totale, tormenta circa un milione di loro famigliari. I numeri non chiariscono molto, le grosse cifre non impressionano più di tanto. Quelli che cercano i propri cari non vogliono sentire le statistiche, le rifiutano. Si ricordano di dettagli precisi, com&#8217;era vestita, cosa si sono detti quando si sono visti l’ultima volta, cosa indossava il primo giorno di scuola, il dente che mancava, i capelli ricci, il giocattolo che portava, le scarpe che indossava, la foto che aveva nel portafoglio, una cicatrice, un gesto della mano, l’orologio regalato, i pantaloni che aveva cucito varie volte.<span id="more-1843"></span><br />
Selma, dodici anni, era la figlia più grande di Nadja, madre di tre bambine di Višegrad. L’hanno strappata, letteralmente, dalle braccia di sua mamma e l’hanno messa nell&#8217;hotel “Vilina Vlas”, dove l&#8217;hanno violentata per mesi prima di venderla da uno all’altro. Le tracce di Selma si sono perse nel 1993. Oggi il processo va avanti nei confronti di una persona, accusata per la sorte di Selma. Uno sconosciuto ha telefonato alla madre, promettendo di farle scoprire dove si trova la tomba della figlia se la madre rinuncia a testimoniare. Munib e Zulehja, coniugi bosgnacchi di Bihać, hanno perso l’unico figlio, Mustafa, nel 1993. E&#8217; scomparso. Una fossa comune, Bezdana, recentemente aperta, potrebbe contenere i suoi resti. La madre ha riconosciuto la maglia a strisce bianche e blu. Per identificarlo serve l’analisi del DNA. Mustafa era figlio adottivo. La madre naturale è in Croazia, si è rifatta una vita, ha cambiato il nome, la religione, e non vuole mettere a rischio quello che ha. Rifiuta di sottoporsi all’esame genetico. Jasmina, di Mostar, ha già trovato i resti del marito. Dopo la sua morte lei, separata dai due figli, era stata messa in un albergo e violentata ripetutamente. Oggi la sua vita ha un unico scopo: trovare i resti dei due figli: Aila, la femmina di nove mesi, e Amar, il maschio di quattro anni. Sono scomparsi con un gruppo di diciotto bambini vicino a Nevesinje, nel 1992. Segue immancabilmente quelli che perlustrano le fossi comuni in Erzegovina.<br />
In Bosnia si dice sempre che può andare peggio. Infatti, almeno 400 persone tra quelle scomparse in Kosovo sono state trasferite, secondo Human Rights Watch, in Albania, dove si sono perse le loro tracce. La caratteristica di questa storia è che, a quanto pare, queste persone sono state uccise per espiantare loro gli organi.<br />
Sul posto dove li <em>operavano</em>, indicato da alcuni testimoni nel nord dell&#8217;Albania, sono state trovate siringhe, fleboclisi, garze… “che sono chiaramente materiale di conferma, ma che come prove sono purtroppo insufficienti”, ha scritto nel suo libro “La Caccia” l&#8217;ex procuratore capo del Tribunale dell&#8217;Aja, Carla Del Ponte. Le prime fosse comuni sono state individuate in Croazia e Bosnia, e poi in Kosovo e Serbia, ancora durante la guerra o subito dopo la sua fine. Le indicazioni sono state fornite dai rari sopravvissuti e dai filmati satellitari. Spesso le vittime venivano buttate nei pozzi, nelle foibe, sepolte in luoghi poi minati, talvolta i resti sono stati bruciati. Ci sono testimoni che hanno visto corpi gettati nei grandi forni delle miniere. Sussurrando, si parla di Obilic e Maćkatica, in Serbia, o di Keratem in Bosnia. Ancora oggi si fanno avanti persone che possono indicare località di fosse comuni. Alcuni sono motivati dalla coscienza disturbata, altri lo fanno per poter patteggiare con la giustizia, altri chiedono soldi. Come uno di Višegrad, che pretendeva di essere pagato cinquanta euro per ogni scheletro trovato in una fossa comune.<br />
Talvolta i resti si scoprono <em>da soli</em>, come nel caso di un camion frigorifero pieno di corpi di albanesi uccisi in Kosovo. Il camion frigorifero si era ribaltato, e galleggiava nel fiume vicino a Belgrado. L’ex presidente serbo Zoran Đinđić ha confermato ufficialmente quello che in Serbia si mormorava appena: a venti chilometri da Belgrado, a Batajnica, c’erano fosse comuni, con i resti di albanesi uccisi. I carnefici, spesso, si sono presi la briga di nascondere le tracce dei loro crimini. Gli esecutori hanno spostato i resti dalle fosse primarie in altri luoghi, dopo che gli americani avevano rivelato gli spostamenti di terra con foto satellitari. Hanno rovinato i corpi, spaccato le ossa con i bulldozer, mescolato i resti. Questo è tipico per la Bosnia orientale, per le vittime di Srebrenica. Così il femore di una persona si trova nella primaria, il teschio nella secondaria, una mano nel terzo posto. E’ per questo che Saliha, una ragazza di Srebrenica, ha detto che “hanno trovato il venti per cento di mio papà”, scomparso a Srebrenica. All’inizio le fosse comuni venivano cercate ed esaminate per provare che era avvenuto un delitto, per poter incriminare i responsabili. “Le ossa non mentono”, afferma la dottoressa Ewa Klonowski, antropologa, esperta di medicina legale, membro dell’Accademia Americana che ha perlustrato decine di fosse comuni in Bosnia Erzegovina portando alla luce i resti di alcune migliaia di vittime. Ma i famigliari degli scomparsi cercavano fatti, non prove. Insistevano sulla identificazione dei resti trovati. “Portami le sue ossa. Lo riconoscerò di sicuro”, ripeteva la Hatidžia Hren, cercando i resti del marito Rudolf. “Alla fine la giustizia sta nell’identificare le vittime. Solo così uno può essere sicuro che i mariti, le mogli, le sorelle, i fratelli, i bambini e i vecchi non saranno perseguitati per tutta la vita dal non sapere cosa sia successo alla persona che una volta poggiava la sua testa sullo stesso cuscino”, sostiene l’esperto di medicina legale Haglund William.I politici dell&#8217;area ex jugoslava sono riusciti a politicizzare il problema degli scomparsi. Lo usano per trattare, per far pressioni sulla parte opposta, per ottenere un compromesso, per correggere la storia.<br />
I politici si pronunciano sulla questione solo in occasioni particolari, come la giornata mondiale degli scomparsi, il 30 agosto. Ricevono delegazioni di famigliari, li ascoltano, fanno promesse, e poi basta. In Croazia per due anni non è stata aperta nemmeno una fossa comune, anche se si conosce con certezza l’ubicazione di almeno cinquecento siti. Ufficialmente mancano i soldi. Così in tutto il Kosovo. Le autorità dicono che non hanno fondi per procedere con l’esumazione e l’identificazione. Per fargli cambiare decisione, le madri degli albanesi scomparsi hanno cominciato lo sciopero della fame. Varie associazioni e società di famigliari degli scomparsi collaborano in vario modo, intraprendono azioni comuni, serbi e albanesi insieme, bosniaci e serbi, croati e serbi. Ma senza l&#8217;appoggio politico e i fondi necessari non possono fare molto di più che rilasciare appelli, completare statistiche, fornire nomi. Recentemente, la direttrice del Centro per il diritto umanitario di Belgrado, Nataša Kandić, ha sollecitato i politici serbi a smettere di scusarsi per la mancanza di soldi. “Lo Stato deve procurare i fondi per l’esumazione delle fosse comuni”, insiste la Kandić.<br />
Il Centro che dirige ha lanciato una campagna con lo slogan “Che gli scomparsi diventino persone”, invitando tutti quelli che sanno qualcosa a farsi avanti per poter fermare l’agonia delle famiglie. Un&#8217;azione simile l&#8217;ha intrapresa anche l’Istituto di Sarajevo per le persone scomparse (INO BiH). Amor Mašović, uno dei direttori dell&#8217;Istituto, dice che con il passare del tempo diminuisce il numero delle fosse comuni scoperte, e cala il numero dei testimoni disposti a parlare. E questo è un problema che non riguarda solo il presente, ma anche il futuro. “Senza risolvere il problema degli scomparsi non si può sperare nella riconciliazione tra i popoli dell’ex Jugoslavia”, sostiene Mašović.</p>
<p style="text-align:justify;">(Da &#8220;Osservatorio sui Balcani&#8221;)</p>
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		<title>Arrestato il pilota dei “voli della morte” argentini</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 05:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/09/poch.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1834" title="poch" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2009/09/poch.jpg?w=290&#038;h=155" alt="poch" width="290" height="155" /></a>La polizia spagnola ha arrestato Julio Alberto Poch, 57 anni, pilota di linea della compagnia olandese Transavia, sospettato di essere coinvolto nella &#8220;guerra sporca&#8221; scoppiata in Argentina tra il 1976 e il 1983. Gli agenti iberici lo hanno catturato durante una sosta del suo volo, diretto ad Amsterdam, all&#8217;aeroporto di Valencia Manises. Sono bastati solo quaranta minuti ai poliziotti che, dopo aver contattato l&#8217;Interpol, hanno fatto scattare le manette ai polsi di Poch. Secondo gli inquirenti l&#8217;uomo sarebbe sospettato di aver partecipato in qualità di pilota ai cosidetti &#8220;voli della morte&#8221; durante i quali i prigionieri politici dei militari argentini venivano narcotizzati e gettati in mare dall&#8217;aereo. Durante i sette anni di governo della giunta militare in Argentina circa trentamila civili sono morti o dichiarati <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos#Desaparecidos_in_Argentina" target="_blank">&#8220;desaparecidos&#8221;</a>. Le autorità hanno rivelato che Poch, che possiede la doppia nazionalità olandese e argentina, sia stato un pilota militare della famigerata Scuola di Meccanica Navale di Buenos Aires che fra l&#8217;altro è stato uno dei più grandi centri di detenzione e tortura del regime militare argentino. Nel 2005 la Corte Suprema Argentina ha dichiarato illegittime le leggi di amnistia che avevano protetto da possibili procedimenti penali coloro che al tempo violarono i diritti dell&#8217;uomo.</p>
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		<title>La trappola afgana</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 10:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Michelucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Franco Cardini)
Il dolore per i nostri caduti rimane. Ma bisogna smetterla con l’elaborazione del lutto: anche per evitare che la politica strumentalizzi la tragedia. Facciamo dunque chiarezza, tanto per cominciare. Troppi italiani ignorano o dimenticano i fatti, per disinformazione o per scarsa memoria; e altri, in malafede, ci marciano. Ecco qua, allora. L’invasione dell’Afghanistan [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=1813&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><em>(di Franco Cardini)</em></p>
<p style="text-align:justify;">Il dolore per i nostri caduti rimane. Ma bisogna smetterla con l’elaborazione del lutto: anche per evitare che la politica strumentalizzi la tragedia. Facciamo dunque chiarezza, tanto per cominciare. Troppi italiani ignorano o dimenticano i fatti, per disinformazione o per scarsa memoria; e altri, in malafede, ci marciano. Ecco qua, allora. L’invasione dell’Afghanistan fu voluta nell’ottobre del 2001 dal governo Bush come risposta alla tragedia dell’11 settembre, gli effettivi responsabili della quale non sono stati individuati con sicurezza né allora, né dopo. Si disse però ch’era necessario catturare il mandante, lo sceicco Usama bin Laden (le tracce del quale sono praticamente perdute), e smantellare i “santuari” terroristici dei talibani e di al-Qaeda.<br />
Si tacque però il fatto che <strong>il controllo del territorio afghano era necessario perché da lì dovevano obbligatoriamente passare gli oleodotti che avrebbero dovuto convogliare il greggio dei grandi giacimenti centroasiatici di recente scoperti verso i porti pakistani sull’Oceano Atlantico</strong>: un colossale business nel quale, tramite la compagnia californiana Unocal, erano coinvolti molti membri dell’establishment statunitense. Affari e geopolitica, in corsa con Russia e Cina: una riedizione dell’ottocentesco <em>Great Game</em>.<br />
Il movimento talibano, alimentato e sostenuto dai fondamentalisti wahhabiti arabo-yemeniti (un Islam fino ad allora estraneo alle tradizioni afghane) si era radicato in Afghanistan durante il jihad contro i sovietici, ed  era sostenuto dagli Stati Uniti. L’alleanza non aveva però retto, anche perché i talibani rimproveravano agli americani di aver occupato il sacro suolo arabo, la terra del Profeta e del pellegrinaggio, con l’alibi della prima guerra del Golfo. Secondo i consiglieri neoconservatori di Bush, ormai la diplomazia non bastava più: bisognava passare alla modificazione anche violenta degli equilibri geopolitici in tutto il Vicino e il Medio Oriente. Questa la ragione effettiva dell’invasione dell’Afghanistan, che le Nazioni Unite bollarono come illegittima. Il governo Bush agì allora al di fuori dell’autorizzazione Onu, prima con una piccola coalizione di stati e di staterelli fedelissimi e quindi chiamando in campo la Nato, cioè un organo concepito per il controllo dell’Atlantico e quindi del tutto estranea al teatro territoriale afghano. Era intanto cominciata anche l’avventura irakena, e alla fine l’Onu fu costretta a legittimare la duplice aggressione, illudendo che per tale via si giungesse in qualche modo a ristabilire un qualche equilibrio politico.<br />
I risultati, otto anni dopo l’invasione dell’Afghanistan e sei dopo quella dell’Iraq, sono sotto gli occhi di tutti. Due paesi distrutti, insicuri, martoriati (le vittime si contano ormai a decine di migliaia), dove si stenta a far decollare  una qualche forma di “democrazia” del tutto formale, cartacea e forzosa; recrudescenza delle lotte etniche e di quelle religiose; avanzata del caos e  del fondamentalismo, che stanno sommergendo lo stesso vicino Pakistan un tempo sicuro baluardo filoccidentale. Il piano strategico di Bush è fallito e il suo successore Obama lo sta smontando pezzo per pezzo. Dietro il fallimento in Vietnam gli americani si lasciarono un regime comunista; qui lasceranno il caos e il potere nelle mani dei signori della guerra e della droga. Il dilemma, oggi, è comunque fallimentare: o prolungare una guerra feroce e senza uscita, o andarsene ammettendo il pieno fallimento.<br />
<strong>Da questa trappola, bisogna uscire; è inutile giocarsi altre vite umane</strong>. Berlusconi, il quale fino a ieri sosteneva che bisognava tener duro, ha fiutato l’impopolarità di questa guerra inutile e incomprensibile ai più e ora si nasconde dietro il legalismo internazionale: ci ritireremo, dice, ma solo con il pieno accordo degli “alleati”. Fuor di metafora, dopo averci trascinato in due guerre per far piacere a Bush, ora sta mendicando da Obama l’autorizzazione a uscirne senza troppo irritarlo. Politica da pollaio. L’importante è che faccia presto.</p>
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