<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>La poesia e lo spirito</title>
	
	<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com</link>
	<description>Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 21:46:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
<cloud domain="lapoesiaelospirito.wordpress.com" port="80" path="/?rsscloud=notify" registerProcedure="" protocol="http-post" />
<image>
		<url>http://s2.wp.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>La poesia e lo spirito</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/osd.xml" title="La poesia e lo spirito" />
	
		<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/wordpress/gmjK" /><feedburner:info uri="wordpress/gmjk" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?pushpress=hub" /><item>
		<title>Nomen Omen, di Fabrizio Centofanti</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/Us7AHaZARbI/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/25/71496/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 14:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sparzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Salvia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71496</guid>
		<description><![CDATA[Nomen Omen di Fabrizio Centofanti – Photocity edizioni, 2012 Nota di lettura di Rosa Salvia Fabrizio Centofanti con la sua silloge Nomen omen consegna alla poesia, semplice nella lingua secondo il dettame petrarchesco, e profonda di livelli di significato, la sua personale visione “gloriosa” dell’essere e della vita. Una voce che ci rammenta la luce [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71496&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/nomen-omen-rece.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-71500" alt="Nomen Omen rece" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/nomen-omen-rece.jpg?w=106&#038;h=150" width="106" height="150" /></a>Nomen Omen </em>di Fabrizio Centofanti – Photocity edizioni, 2012</p>
<p>Nota di lettura di <strong>Rosa Salvia</strong></p>
<p>Fabrizio Centofanti con la sua silloge <em>Nomen omen</em> consegna alla poesia, semplice nella lingua secondo il dettame petrarchesco, e profonda di livelli di significato, la sua personale visione “gloriosa” dell’essere e della vita. Una voce che ci rammenta la luce di un destino che chiama, anche dentro le ombre della nostra epoca, dentro i meandri del male e i misteri della morte.<span id="more-71496"></span> Una voce asciutta e animatissima che unisce un vivo sentimento del reale a un teso ascolto dei minimi movimenti del cuore. Una voce temperata da un’esigenza etica fermissima che accoglie in sé il dolore dell’esistere e lo sconfinamento metafisico, riuscendo a coniugare il visibile con l’invisibile attraverso il respiro e il silenzio, l’ascolto e la preghiera:</p>
<p>“<em>facile dire l’oltre nominare / sentire gocce contro la tua pelle / e dichiarare: è pioggia / oppure fare finta di partire / e dire: è fuga / che non esista un ultimo ricordo / e che la terra autonoma decida / il nome e il fatto e il fato di quell’acqua / e il rovinare sordo delle scarpe / lo stesso schianto turgido del bacio / che nella sera nutre il destinato / nome l’esoso nume del rapporto / il tuo calore il corpo che si placa / l’acqua e la pioggia l’umida incavata / risuona appena l’unico barlume</em>”. ( <em>Nomen omen</em>, pag. 80)</p>
<p>Fuori da sterili verbalismi, ogni componimento ha un messaggio, un’intuizione, un pensiero da comunicare, attorno al quale è possibile far fiorire una meditazione breve, un’illuminazione intima, un fremito della coscienza. Il caleidoscopio dei versi liberi, sciolti, si compone, dunque, in un mosaico dai mille colori e forme, al cui interno, però, si intravede un profilo: è quello dell’uomo che pensa e che ama, e che pascalianamente scommette su Dio (come rileva Giuseppe Panella nella prefazione), su quel <em>Deus insita omnibus</em> e su quel <em>Deus super omnia</em> di cui scriveva Giordano Bruno.</p>
<p>Ecco allora scorrere, pagina dopo pagina, un universo di parole che, come l’acqua, sono veicolo di vita, e ci invitano a confrontarci con i temi fondamentali dell’umanità e dell’esistenza, con i doveri di amore, verità e giustizia che ognuno ha nei confronti di se stesso, della propria storia, dei propri simili e della casa comune che è il mondo. Innervate da quel “grande codice” di riferimento della civiltà occidentale che è il Cristianesimo.</p>
<p>Eppure a mio avviso l’aggettivo che qualifica questi componimenti è “laico” nell’accezione odierna (non in quella tradizionale e storica). Questo perché lo sguardo del poeta è rivolto a tutti, credenti e non credenti, a chiunque abbia dentro di sé il fiorire delle domande, la vivacità della ricerca, il desiderio dell’introspezione. C’è la visione dell’amore del<em> Simposio</em> platonico, l’amore visto nella sua scalarità: dall’amore terreno, l’amore per un’altra persona, l’amore per la natura, all’amore per le idee-valori fino al Sommo Bene, Dio nella teologia cristiana. Tanti sono i componimenti delicati e struggenti dedicati a persone care, che sia la donna amata un tempo:</p>
<p>“<em>non parli mai, tesoro: soltanto a tratti / esplodi come a ottobre la tempesta / che mozza il fiato; o come un fuoco fatuo / errante indisturbato fra le tombe. / si sporge il tempo, in questo nostro oscuro ricordare / che non perdona; eppure ripara sempre al porto / sicuro della sera, in cui scaviamo / un gesto, un patto di silenzio, appena scuote l’aria / il mare, che c’invade come assenzio</em>”.(<em>Assenzio</em>, pag.28)</p>
<p>Che sia Don Mario, il parroco “fratello” scomparso nel 2008:</p>
<p>“<em>quando c’eri, Mario, mi domandavo / come sarebbe stato / il giorno che sarei rimasto solo: / un pugno nello stomaco, credevo / che sarei morto anch’io, / ancora non sapevo / che amare è morire, che in fondo al cuore / c’è una luce nascosta in una tomba / e che solo scendendo fino in fondo, / esalando quell’ultimo respiro / nascosto in ogni battito del dare, / ancora non sapevo / che il lampo che ora vedo in questa foto, / l’illusione di averti qui per sempre / era la profezia di chi sa già / che all’alba arriva uno che ti dice / chi cerchi, perché piangi non è qui, / non vedi che ti sta aspettando ancora / non senti che ti chiama dalla porta / del cuore? dimmelo, se sei felice</em>”. ( <em>Se sei felice</em>, pag.148)</p>
<p>Che siano persone scomparse tragicamente, come il pacifista Vittorio Annigoni o il giovane pilota motociclistico Marco Simoncelli.</p>
<p>In ogni caso la poesia di Centofanti vibra di una singolare forza, capace di esprimere il senso dell’abissale condizione umana e le umbratili percezioni degli alti e bassi dell’esistenza attraverso una lingua spesso espressa più per sottrazione che per abbondanza: […] “ <em>scriverò di parole senza corpo / di linguaggi perduti d’un’erotica / assenza d’ogni frase / lo so / inibita dalla logica</em>”. (<em>Etica poetica</em>, pag.97)</p>
<p>Il poeta ci offre d’altro lato una sorta di testimonianza della luce e alla luce, innestando nel pessimismo di fondo, un palpito di viva speranza che permette ai dolori più atroci di attenuarsi, ai nodi più tenaci di sciogliersi:</p>
<p>“<em>il bene, dici, vince sempre. Come / caligine, che prima o poi dilegua. Invece di cantare / il merlo, a volte, salta sopra il muro e guarda verso il / nulla, / ti pare. Puoi pensare che il poeta sia il punto di / contatto / tra il canto e il muro, tra il nulla dello sguardo / e il bene che la nebbia ha contraffatto</em>”. <em>(Elegia</em>, pag. 27)</p>
<p>Eppure vi sono dolori che nemmeno il tempo potrà mai cancellare:</p>
<p>“<em>una scritta sbilenca, come un gioco / per bambini a cui servono favole / per crescere felici. / un albero stecchito a ricordare / che se hai qualcosa di tuo, / se t’illudi d’essere qualcuno, questa è la prospettiva che smentisce, è l’indice di tutte le sconfitte, / anche quella finale con te stesso. / ma saranno le facce, / gli occhi stupiti di chi non capisce, / l’attesa opaca dentro le garitte / gelide della sua disperazione, / sarà il binario che avete orientato / verso la porta dell’inferno a strisce, / saranno quelle tracce / dentro le fosse senza paragone / a dirvi chi vi aspetta, / all’ultima stazione</em>. (<em>Stazione della memoria</em> (Shoah), pag. 152)</p>
<p>In questi versi il poeta rievoca un momento di profonda disperazione attraverso una serie di correlativi oggettivi, che sono immagini che creano angoscia e smarrimento (gli occhi stupiti di chi non capisce); poi, riesce a guardarsi dentro e descrivere il proprio stato d’animo: una denuncia violenta che arresta tutto il flusso e l’energia positiva che è dentro di lui ( <em>sarà li binario che avete orientato verso la porta dell’inferno a strisce </em>…). Non c’è salvezza, no, ma un richiamo a quel Dio che aspetta all’ultima stazione.</p>
<p>Mi vien da aggiungere in conclusione che per Centofanti il compito della poesia è salvare le cose, come per Rilke, ossia affiancare all’“opera dello sguardo”, talora riduttiva, “l’opera del cuore”, la sola che possa schiuderci un varco verso l’Assoluto. Salvare le cose vuol dire salvarle in “noi”, compiere la metamorfosi che le fa rinascere nella diade indivisibile di spazio del mondo e spazio interiore dell’io. Ed è questa inscindibilità la strada che Centofanti ci indica per uscire dal labirinto in cui ci smarriamo, una strada da percorrere con una sorta di operoso abbandono che trova forse la sua espressione più bella in questi versi che chiudono la raccolta:</p>
<p>“<em>la stanza chiude dentro l’invisibile: / i rami fuori sono un’illusione / che resta ferma, come nella mente / lo sguardo estraneo, l’ombra delle foglie. / nel buio si nota subito la luce, seppure impercettibile. / non hanno più pareti, le presenze, / adesso splendono / di un oro femminile, acceso d’ambra, / sofferto nella carne. / ma il suo segreto è l’ombra sul selciato, / la chiave nella stanza e l’inudibile</em>”. (<em>La poesia e lo spirito</em>, pag. 156)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71496/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71496&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/25/71496/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/053839e9b2b8e9d81460f7b62590d3a6?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">sparzani</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/nomen-omen-rece.jpg?w=106" medium="image">
			<media:title type="html">Nomen Omen rece</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/25/71496/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>90. Di te</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/CDS3XCw8cIU/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/24/90-di-te/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 May 2013 14:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa ho capito della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Atterberg]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71379</guid>
		<description><![CDATA[da qui Il romanzo si conclude qui, non importa come andrà a finire: qualunque cosa accada, a Pentecoste è successo qualcosa da cui non tornerai più indietro. La vita è un&#8217;avventura tremenda e affascinante, il lavoro di cesello di un Dio che non sopporta di perdere suo figlio, e ancora una volta l&#8217;ha salvato. Lo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71379&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='562' height='347' src='http://www.youtube.com/embed/cbdo7r5dyss?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cbdo7r5dyss">qui</a></p>
<p>Il romanzo si conclude qui, non importa come andrà a finire: qualunque cosa accada, a Pentecoste è successo qualcosa da cui non tornerai più indietro.<span id="more-71379"></span> La vita è un&#8217;avventura tremenda e affascinante, il lavoro di cesello di un Dio che non sopporta di perdere suo figlio, e ancora una volta l&#8217;ha salvato. Lo diceva, don Mario: lo Spirito! Finalmente è tornato, respiri nuovamente, vivi. Lo Spirito è il Progetto, l&#8217;unico che non può fallire. E&#8217; quello che dovevi e che volevi sapere, il desiderio profondo del cuore del tuo cuore: diventare te stesso, ricevendoti in dono da Qualcuno che ti ama.<br />
Ci sono momenti in cui credi di afferrare l&#8217;essenziale. E&#8217; vero: l&#8217;esperienza accumulata può ridursi a una catasta di macerie fatiscenti, residui tossici da cui sarebbe meglio liberarsi, piuttosto che chiavi per aprire un mondo nuovo. Ma è utile azzardare un bilancio, partendo dalla nebbia fitta dell&#8217;infanzia, dove a emergere è un&#8217;immagine, un suono, frammenti che cerchi inutilmente di comporre per ricavarne un quadro decifrabile. Ritorni al balcone di viale Beethoven: l&#8217;elefantino di pezza giace in un angolo a sinistra, mentre le auto incolonnate sulla strada sono zone compatte di rumori: clacson, motori, frenate e ripartenze. Sei tu il bambino che si affaccia sul vuoto pneumatico della coscienza, al punto che costringi a sovrapporre i tempi, a soccorrere la memoria perduta con le immagini nitide di oggi: la scritta bianca e blu di <em>Minimax</em>, il gazebo con la merce colorata, le vetrine della <em>SMA</em>, da cui si sporgono casse e casse di birra, bustoni di pasta sempre al dente, un cartello scritto a mano &#8211; <em>domenica aperto dalle otto alle tredici</em> -, e una spruzzata di vernice in cui s&#8217;inneggia alla <em>SS. Lazio, orgoglio di Roma</em>. Sei troppo inesperto per dare un senso al <em>708 </em>, che come una balena tutta azzurra spruzza un fumo denso dalla coda; o anche all&#8217;edicola tappezzata da bandi di concorsi per bidelli, licenze per tassisti, 351 posti di operatore sanitario. Sei incapace di leggere, e questo è un grave <em>handicap</em>: ignori che dietro il pannello blu marino c&#8217;è la sede dell&#8217;<em>ACI;</em> che accanto si succedono il negozio di bioestetica e il marchio inconfondibile di <em>Buffetti Business.</em> Il bello è che la cosa non ti tange: ti basta dominare, dal balcone, lo scenario di cui cogli il movimento incessante, la frenesia insensata, come se al mondo bastasse correre qua e là per strappare il diritto all&#8217;esistenza. Non capisci ancora nulla del gioco per adulti che è la vita, ma pensi che in fondo ti ci trovi bene: continuino pure a girare nella giostra, prima o poi ti occuperai di loro. E, prima o poi, ti occuperai di te.</p>
<p>FINE</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71379/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71379&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/24/90-di-te/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>25</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/24/90-di-te/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Sarah Kirsch (Germania, 1935-2013) : Dann werden wir kein Feuer brauchen</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/wTvwtEy8YE0/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/24/sarah-kirsch-germania-1935-2013-dann-werden-wir-kein-feuer-brauchen/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 May 2013 06:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sgolisch</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71490</guid>
		<description><![CDATA[Il 9.5.2013 è morta all&#8217;età di 78 anni la poetessa Sarah Kirsch. La notizia è stata riportata soltanto oggi, 23.5.2013. Dann werden wir kein Feuer brauchen Dann werden wir kein Feuer brauchen Es wird die Erde voll Wärme sein Der Wald muß dampfen, die Meere Springen, Wolken die milchigen Tiere Drängen sich: ein mächtiger Wolkenbaum [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71490&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/sarah-kirsch.jpg"><img src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/sarah-kirsch.jpg?w=562" alt="sarah kirsch"   class="alignnone size-full wp-image-71491" /></a></p>
<p>Il 9.5.2013 è morta all&#8217;età di 78 anni la poetessa Sarah Kirsch.<br />
La notizia è stata riportata soltanto oggi, 23.5.2013.</p>
<p><strong>Dann werden wir kein Feuer brauchen<br />
</strong></p>
<p>Dann werden wir kein Feuer brauchen<br />
Es wird die Erde voll Wärme sein<br />
Der Wald muß dampfen, die Meere<br />
Springen, Wolken die milchigen Tiere<br />
Drängen sich: ein mächtiger Wolkenbaum<br />
Die Sonne ist blaß in all dem Glänzen<br />
Greifbar die Luft ich halte sie fest<br />
Ein hochtönender Wind<br />
Treibts in die Augen da weine ich nicht<br />
Wir gehn bloßen Leibs<br />
durch Wohnungen türenlos schattenlos<br />
Sind wir allein weil keiner uns folgt niemand<br />
Das Lager versagt: stumm<br />
Sind die Hunde sie wehren nicht<br />
Den Schritt mir zur Seite: ihre Zungen<br />
Aufgebläht ohne Ton sind taub<br />
Nur Himmel umgibt uns und schaumiger Regen Kälte<br />
Wird nie mehr sein, die Steine<br />
Die ledernen Blumen unsere Körper wie Seide dazwischen<br />
Strahlen Wärme aus, Helligkeit<br />
Ist in uns wir sind silbernen Leibs<br />
Morgen wirst du im Paradies mit mir sein</p>
<p><strong>Poi non avremo bisogno del fuoco<br />
</strong></p>
<p>Poi non avremo bisogno del fuoco<br />
Ci sarà la terra piena di calore<br />
Il bosco deve fumare, i mari<br />
Saltare, le nuvole, animali di latte,<br />
Si accostano: un enorme albero di nuvole<br />
Il sole è pallido in tutto il suo splendore<br />
L’aria è afferrabile, io la stringo<br />
Un vento di alti suoni<br />
Mi soffia negli occhi e io non piango<br />
Attraversiamo nudi<br />
Case senza porte senza ombre<br />
Siamo soli perché nessuno ci segue, nessuno<br />
Ci nega un posto per riposare: muti<br />
Sono i cani, non spingono<br />
Il mio passo al lato: le loro lingue<br />
Sono gonfie, senza suono, sono sordi<br />
Solo il cielo ci circonda e schiuma di pioggia, freddo<br />
Non ci sarà mai più, i sassi<br />
I fiori di cuoio, i nostri corpi, in tutto ciò sono come seta<br />
Emanano calore, chiarore<br />
È dentro di noi, abbiamo un corpo d’argento</p>
<p>Domani sarai con me nel paradiso </p>
<p>Traduzione di Stefanie Golisch</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71490/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71490/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71490&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/24/sarah-kirsch-germania-1935-2013-dann-werden-wir-kein-feuer-brauchen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/9cd56e1d9cfcb8a6185e2b3b8dd64a06?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">sgolisch</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/sarah-kirsch.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">sarah kirsch</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/24/sarah-kirsch-germania-1935-2013-dann-werden-wir-kein-feuer-brauchen/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Alessandra Paganardi, La pazienza dell’inverno</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/66Dc8q_Bglw/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/alessandra-paganardi-la-pazienza-dellinverno/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 10:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiomorale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Paganardi]]></category>
		<category><![CDATA[La pazienza dell'inverno]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ercolani]]></category>
		<category><![CDATA[puntoacapo Editrice]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71450</guid>
		<description><![CDATA[Per le &#8220;Conversazioni in libreria&#8221; venerdì 24 maggio alle ore 18, presso la Libreria Popolare di via Tadino, in via Tadino 18 a Milano, presentazione de La pazienza dell&#8217;inverno (puntoacapo 2013) di Alessandra Paganardi, con Prefazione di Marco Ercolani. Intervengono e dialogano con l&#8217;autrice Mauro Ferrari, Luigi Cannillo, Marco Ercolani, Alessandro Castagna. Ringraziando l&#8217;editore per [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71450&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/paganardi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-71459" alt="paganardi" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/paganardi.jpg?w=229&#038;h=300" width="229" height="300" /></a></p>
<p><em>Per le &#8220;</em>Conversazioni in libreria<em>&#8221; venerdì 24 maggio alle ore 18, presso la Libreria Popolare di via Tadino, in via Tadino 18 a Milano, presentazione de </em><a href="http://media.wix.com/ugd/465b88_dbf915f844217f2f9d027310020a1622.pdf">La pazienza dell&#8217;inverno</a> <em>(puntoacapo 2013) di Alessandra Paganardi, con </em>Prefazione<em> di Marco Ercolani. Intervengono e dialogano con l&#8217;autrice Mauro Ferrari, Luigi Cannillo, Marco Ercolani, Alessandro Castagna. </em></p>
<p><em>Ringraziando l&#8217;editore per la gentile concessione, ne proponiamo un componimento e un brano della </em>Prefazione <em>di Marco Ercolani.</em></p>
<p><span style="color:#000000;"><strong>Ritaglio</strong></span></p>
<p style="text-align:right;"><em> a Cesare Pavese</em></p>
<p>I<br />
Un giorno, tanto tempo prima,<br />
qualcosa era felice.</p>
<p>La venatura perfetta del marmo<br />
il rosa improvviso, il giallo gentile<br />
come se fosse sempre mattina<br />
o una notte di stelle senza male.<span id="more-71450"></span></p>
<p>Alberi dritti in un cielo impreciso<br />
accoglievano l’aria con le mani<br />
la cattedrale bastava alla piazza<br />
il feltro consolava le sue note<br />
e noi camminavamo più leggeri<br />
come una fiamma che ritorna al sole.</p>
<p>II<br />
Eppure non aveva fretta il tempo.<br />
Sembrava un padre buono, un gigante<br />
innamorato. Ascoltava, illudeva,<br />
pensavo si fermasse.</p>
<p>E&#8217; andato via come un rapinatore<br />
fuggito a fari spenti<br />
col paradosso di una refurtiva<br />
che si regala rubandola<br />
e lascia il vuoto a perdere degli anni.</p>
<p>Era un gigante buono il tempo<br />
la mani grandi di mia madre<br />
la cenere mai spenta del braciere.</p>
<p>III<br />
Era scura di sale la terra<br />
ce n&#8217;era un poco anche sui trapezi<br />
dei miei occhiali appesi al viso<br />
come in attesa di un funambolo.</p>
<p>Le rughe, quelle sì le amavo<br />
le mappe sagge dei pensieri<br />
portavano diritto alla sorgente<br />
del male. Ma tutto era svelato,<br />
chiara la fonte come una ferita.</p>
<p>Non più segreti. Non più parole.</p>
<p>Era rossa d&#8217;amore la terra<br />
ma per trovare il caldo di un abbraccio<br />
dovevo farmi radice, scendere<br />
fino al centro del fuoco.</p>
<p>IV<br />
Cerco ogni giorno gli occhi<br />
sempre gli stessi – quelli<br />
sospesi fra la terra e il mare<br />
le mie sole radici.</p>
<p>Occhi di giada<br />
con i cristalli di bosco sul fondo<br />
che sembravano polvere distratta.</p>
<p>Occhi fermi, occhi chiari<br />
in cui sperare storie di altri cieli<br />
più amici della terra.</p>
<p>Occhi che annunciano l’inverno<br />
se passi e non ti guardano passare.</p>
<p>V<br />
Quando il silenzio cade come un secchio<br />
vorrei rifare di pietra ogni stella.</p>
<p>Ma c’è un silenzio come un aquilone<br />
per il bambino quando sente i piedi<br />
leggeri nel guardare in alto – e sale<br />
senza rumore con il mondo in mano.</p>
<p>Così parti anche tu verso il richiamo<br />
di una voce che solo tu sentivi<br />
se tendevi l’orecchio sul cuscino<br />
ai giochi della notte.</p>
<p>Hai preso il volo.<br />
E’ il silenzio l’araldo della gioia.</p>
<p>VI<br />
E’ come scrivere, come tradire<br />
quando ricordi la felicità.</p>
<p>Non potrai più cercare<br />
quel punto della notte più lontano<br />
dall’alba, la sua fame di luce.</p>
<p>Non sarà mai com’era<br />
quell’istante di pura inesistenza<br />
quello stare sospeso sulla vita<br />
come se fosse tua.</p>
<p>Per questo ci piacevano i palloni<br />
erano abbracci sfiorati e dispersi<br />
in un attimo di mani</p>
<p>VII<br />
I morti sono tutti belli -<br />
hanno guance di terra e di lago<br />
alghe che filtrano la vita.</p>
<p>Nessun ricordo se il passato falcia<br />
senza rimedio. Potare i pensieri<br />
come al risveglio un sogno clandestino<br />
fradicio di colori.</p>
<p>Solo del niente abbiamo nostalgia<br />
quando ogni sera ne rubiamo un sorso<br />
dietro le ciglia. Rincorriamo il niente<br />
proprio come si cerca una donna<br />
che non ritorna.</p>
<p>VIII<br />
Non ha nulla da chiedere lo sguardo<br />
di una collina bruciata.</p>
<p>Vorrei prendere appunti dalle note<br />
ma il suono secca in gola come pane.</p>
<p>Sono un dipinto che cammina -<br />
negli occhi è la mia voce, nell’amaro<br />
di un respiro condensato.</p>
<p>L’uomo di neve punta il suo bastone<br />
inutile al ritorno di un aprile.</p>
<p>In fondo al prisma, prigioniero<br />
il bianco della luce.</p>
<p>IX<br />
E se poi fosse solamente cielo<br />
questo dio che ci guarda da lontano<br />
con mani quasi vere<br />
se fosse un grande azzurro questo nero<br />
che ci accompagna nel fondo di un fumo<br />
grasso come una fiera di paese</p>
<p>se fosse veramente solo cielo<br />
ritrovarsi a passare qui per caso<br />
su questa strada senza marciapiede</p>
<p>rimarrebbe pur sempre a me la terra<br />
il mistero più strano<br />
non esser centro né periferia<br />
quando il giorno diventa più sottile<br />
e la luce non vede il mio richiamo.</p>
<p>* * *</p>
<p>Alessandra Paganardi ha naturale familiarità con il dolore della mente, con la malinconia dell’esistenza, con le virgiliane <em>lacrimae rerum</em> che si addensano su ogni destino, ma sente la sua poesia come arma complessa e potente di salvezza: complessa, perché riverberando il dolore nelle parole c’è la possibilità di accentuarlo, ma potente, perché trattando l’angoscia dentro la scrittura, dentro la materia di parole vive che ricordano e reinventano, la si può anche esorcizzare. Da sempre, parafrasando Char, il poeta non può che fare arte di fronte alla morte. (Dalla <em>Prefazione </em>di Marco Ercolani)</p>
<p>* * *</p>
<p>Alessandra Paganardi (Milano 1963) ha pubblicato le raccolte di poesie: <em>Tempo reale</em>, Novi L. 2008; <em>Ospite che verrai</em>, 2005; Poesie, Facchin editore, 2002. <em>Plaquette</em>: <em>Frontiere apparenti</em>, puntoacapo Editrice, Novi L. 2009; <em>Vedute</em>, Ibiskos Ulivieri, Empoli 2008; <em>Binario provvisorio</em>, Circolo Culturale <em>Seregn’ de la Memoria</em>, Seregno 2006;<em> Potevamo dire l’assenza</em>, Crimeni, Olgiate Comasco 2005; <em>Espansioni</em>, Il club degli autori, 1998.</p>
<p>Ha pubblicato la raccolta di saggi critici <em>Lo sguardo dello stupore: lettura di cinque poeti contemporanei</em>, Viennepierre edizioni, 2005 (finalista al <em>Nabokov</em> 2008).</p>
<p>È presente con testi e lavori critici in varie riviste e antologie e ha ottenuto primi premi ai concorsi: <em>Astrolabio</em> (2009), <em>San Domenichino</em> (2007 e 2009), <em>G. Gozzano</em> (2007), <em>D’Annunzio</em> e <em>La Versilia</em> (2007), <em>Dialogo</em> (2003).</p>
<p>Ha pubblicato la raccolta di aforismi <em>Breviario</em> (Novi L. 2012) dopo la Menzione speciale della giuria al premio <em>Torino in in sintesi</em> 2010 per l’inedito. Dal 2003 è redattrice della rivista <em>La Mosca</em> di Milano.</p>
<p>Figura nella Redazione di Collezione Letteraria di puntoacapo Editrice, di cui è anche collaboratrice.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71450/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71450/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71450&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/alessandra-paganardi-la-pazienza-dellinverno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
	
		<media:content url="http://2.gravatar.com/avatar/e29fc156b3705d64074594b2f2af3422?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F2.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giorgiomorale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/paganardi.jpg?w=229" medium="image">
			<media:title type="html">paganardi</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/alessandra-paganardi-la-pazienza-dellinverno/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>I LIBRI DEGLI ALTRI n.40: Parabole di viaggio. Paolo Carlucci, “Strade di versi”</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/KvzlJbt40K0/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/i-libri-degli-altri-n-40-parabole-di-viaggio-paolo-carlucci-strade-di-versi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppepanella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giuseppe Panella]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Carlucci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71464</guid>
		<description><![CDATA[Parabole di viaggio. Paolo Carlucci, Strade di versi, Roma, L’aura di Roma Edizioni, 2011 _____________________________ di Giuseppe Panella . Scrive Eugenio Ragni nel suo lungo saggio introduttivo a questa nuova raccolta di poesie di Paolo Carlucci, provando a racchiudere in una frase il senso riposto e profondo della sua proposta : «Antico e moderno sono [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71464&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2013/05/paolo-carlucci-strade-di-versi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7226" alt="Paolo Carlucci, Strade di versi" src="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2013/05/paolo-carlucci-strade-di-versi.jpg?w=562"   /></a>Parabole di viaggio. Paolo Carlucci, <i>Strade di versi</i>, Roma, L’aura di Roma Edizioni, 2011</b></p>
<p>_____________________________</p>
<p>di <a href="http://retroguardia2.wordpress.com/category/panella-giuseppe/"><strong>Giuseppe Panella</strong></a></p>
<p>.</p>
<p>Scrive Eugenio Ragni nel suo lungo saggio introduttivo a questa nuova raccolta di poesie di Paolo Carlucci, provando a racchiudere in una frase il senso riposto e profondo della sua proposta :</p>
<p>«Antico e moderno sono compresenze in parallelo o, altre volte, contrapposte quel tanto che basta per connotare il trascorrere del tempo, ma quasi mai per confronti moraleggianti, anche dove gli accenti si fanno più caustici : la tipologia urbana mutata e i <i>modus vivendi</i> fatalmente diversi dall’oggi non suscitano infatti le abusate modulazioni di gemebonda nostalgia care a tanta rimeria dilettantesca, ma costituiscono la base per disegnare una suggestiva immagine in diacronia della città, dove la coesistenza di passato e presente – anzi, di un “antico presente” – compone l’originale, suggestiva fisionomia atemporale di un agglomerato urbano assolutamente unico ; cui Carlucci aggiunge di volta in volta coloriture ora bistrate d’amarezza, ora elegiacamente pastello, ora espressionisticamente graffianti : <i>Rovine / il rumore del Tempo in città / Riaffiorano antichi / sepolcreti in periferia / il sonno dell’eternità. Tra le case grigie, infinite / i dormitori della Modernità</i>»[1].</p>
<p><span id="more-71464"></span></p>
<p>La scrittura poetica di Carlucci non è nuova a cimentarsi in questo tipo di imprese letterarie che fondono un’indubbia capacità lirica con la volontà di mostrare piuttosto che di puramente descrivere. La bella intuizione di far “vedere” (in un certo qual modo come in presa diretta) le realtà urbane e naturali protagoniste della sua avventura in versi gli permette, di conseguenza, di evitare i luoghi comuni della poesia di paesaggio e il colore locale che la contraddistingue.</p>
<p>I suoi passaggi lirici sono costruiti e dipinti a macchia di leopardo, una sorta di contrappunto tra realtà vissuta (e osservata) e prospettiva onirica, in un gioco di rimandi che ha come protagonista unica la parola poetica come sua salvaguardia estetica ed esistenziale.</p>
<p>Il libro di Carlucci, quindi, si inserisce in una tradizione che vede nel viaggio e nell’esplorazione della realtà una forma più avanzata dell’ indagine e dell’approfondimento del proprio Sé interiore tipica della ricerca poetica in un tentativo di innovare un genere ormai codificato del quale, tuttavia, si cerca di rinnovare le caratteristiche e le modalità di funzionamento.</p>
<p>Ancora una volta il nume tutelare del poeta romano è certamente Cardarelli (così come era avvenuto nel precedente <i>Dicono i tuoi pettini di luce</i>, dedicato all’amata e rimpianta Tuscia, e pubblicato nel 2010) ma non è assolutamente trascurabile – come già aveva notato utilmente Plinio Perilli a proposito di quel libro – l’apporto della poesia del primo Pasolini e le sue escursioni disperate e trascinanti sull’Appia antica e per le strade di un Appennino che non è ancora stato distrutto e trasformato (in peggio) da speculazione edilizia e incuria umana.</p>
<p>Carlucci prova ancora una volta in questo libro a giocare la carta della brevità lirica, talvolta dell’epigrammaticità, altra volta addirittura della modalità spiazzante di un dialetto che, se pur ha perso la forza primitiva e spesso in-genua del riporto belliano o pascarelliano, è pur sempre in grado di regalare la sorpresa di un tuffo in un passato non completamente archiviato dalla crisi presente del linguaggio poetico.</p>
<p>In sostanza, <i>Strade di versi</i> è capace di regalare quelle emozioni che il sovraccumulo di senso delle immagini audiovisive che tempestano e tambureggiano ovunque, dagli schermi TV a quelli della rete, sembrano aver ormai relegato nel ruolo di nostalgiche trasmissioni del passato o tra quelle forme espressive ormai considerate <i>d’antan</i> che fanno sorridere gli sperimentatori più ostinati.</p>
<p>Vivere, per Carlucci, implica la necessità di passare e di attraversare con lo sguardo ancora pulito e incontaminato dello scrittore luoghi e dimensioni altrimenti incrostate e sedimentate non solo della bellezza di ciò che è stato quanto della sua deturpata e transitoria fungibilità presente.</p>
<p>«<i>Strade</i>. Nel grigio uniforme delle case / tra le vie, occultate dalle insegne, / sirene della pubblicità, tra corridoi / ottusi di luce vocianti di sgangherati / idiomi, sfiorisce il folle groviglio / di lucenti meraviglie nella memoria / che pure ogni mattina nel mosaico dei nomi / s’incaglia e, nell’agave spinosa del ricordo, la felicità incisa nella piastra della via ritrova / nella geografia di cemento di nomi di città / talora vedute, su cui si sofferma il mio occhio / nomade tra i colori dei semafori»[2].</p>
<p>La vita fiorisce sempre, anche se una volta sola, come accade all’agave messicana, che pure si perpetua lanciando lontano il suo seme destinato a perpetuare l’incanto asciutto e spinoso da cui proviene. Così anche la poesia, pur nelle circostanze più difficili e più angosciose o in quelle meno propizie alla sua sopravvivenza, continua ad alimentare il flusso necessario e impossibile della sua capacità di descrizione del reale. La felicità non nasce dalla continuità del fluire della vita ma proprio dal suo interrompersi e ripartire, dal suo essere il “sogno di una cosa” (per dirla sempre con Pasolini, stavolta narratore in prosa) che si può avverare così d’un tratto, in un’epifania di senso, in un gesto apparentemente incongruo o imprevisto, in una visione istantanea e senza preavviso, in una possibilità di vita non sperata e, proprio per questo, colorata di speranza.</p>
<p>Il “viaggio in Italia” di Carlucci è fatto, per questo motivo, di queste occasioni, di queste apparizioni di luce e di tempo, di queste costruzioni di parole che si aggrappano alla roccia della visione per cercare di scalarla e guardare oltre, nel territorio inesplorato di un Io sempre uguale, sempre diverso, sempre sognante e sempre lucido (tutto nello stesso tempo).</p>
<p>«<i>Stazioni</i>. Binari / confusi labirinti / dell’ovunque in movimento / lische di ferro / esanime / rughe di ruggine alla luce del neon / delle stazioni / che profumano delle voci / della solitudine / degli addii / della felicità di vetro / del ritrovarsi / del pianto sul vetro / del lasciarsi / tra le rotaie quotidiane / di frantumati affetti / massaggiati con gli sms / da nuove Anne Karenine / vive sul binario morto / eterne viscere in movimento / tra due coincidenze amorose / all’oscuro di Tolstoj»[3].</p>
<p>La poesia vorrebbe (e talvolta perfino ci riesce) riscattare e giustificare (per quel che può) tutto questo e trovare in esso un senso forse ascoso e forse banale, un segno che ciò che serve è ancora disponibile a chi sa vedere, a chi sa accettare/accettarsi, a chi sa che si fa sempre in tempo a rassegnarsi all’inevitabile trascorrere della ruggine del tempo.</p>
<p>C’è in Carlucci un desiderio quasi disperato di andare al fondo delle cose, di fermarne “l’attimo fuggente” in una parola, in una frase, in un’immagine e farne una sorta di piccolo monumento alla Bellezza, quella stessa “beltà” che sembra ormai sfuggire e appartenere al tempo che non è più dato richiamare indietro per rinnovarne fasti e dolori, angosce e speranze, sogni e amari risvegli.</p>
<p>Il viaggio del poeta è tutto questo (e altro ancora) – è il simbolo di ciò che passa inesorabile e inesorabilmente si conficca nel quadro sempre mutevole e deperibile del fluito prossimo, del rimando continuo a ciò che sarà, al contenuto in divenire di una forma che non vuole cessare di accogliere in sé le modificazioni e le configurazioni del vissuto.</p>
<p>Questa volontà alta di affidamento al verso è presente anche nella ricerca di soluzioni originali affidate al dialetto, dove sembrerebbe che vada privilegiato il <i>sermo humilis</i> delle classi subalterne o degli eventi di una quotidianità senza scampo o senza possibilità di evoluzione in positivo:</p>
<p>«<i>Cecafumo.</i> Roma se specchia ne li sassi antichi / ma pure vive, mejo se sgruma, drento / li formicai in disumani de Cecafumo / un purgatorio de tribboli eterni / ma sorciara de magnaccia e … de farfalle / e su tutto sto sbrullicà de pori cristi / indemoniati, da millanta / la faccia tosta de la luna mignatta / e der Comune, che cojona e millanta»[4].</p>
<p>Anche Cecafumo diventa, in questo modo, un luogo dell’anima, una possibilità e una risorsa di umanità dolente e mistificata da continue promesse mai mantenute, vittima di contraddizioni brucianti e mai risolte. La lingua “gagliarda” del dialetto romano si attesta nello sberleffo e nel diniego, nell’attacco senza remissione e senza falso rispetto umano a chi “cojona e millanta” ma che continua a farlo, nonostante i secoli siano trascorsi e si sia passati dal Papa re al Re costituzionale alla democrazia spesso incapace di cambiare a favore di chi è stata promulgata a suo tempo.</p>
<p>Il viaggio del poeta, dunque, è scalata del Tempo alla ricerca di una sua possibile dimensione di redenzione: un riscatto sempre fatto di parole che si posano, tuttavia, nella vita come pietre che segnano la strada e che si appoggiano alla possibilità del futuro.</p>
<p>Per questo motivo, la “lastra del giorno” (così come il “muro del tempo” descritto da Ernst Jünger in un suo celebre testo saggistico) restituisce la passione del vivere alla sua natura più autentica:</p>
<p>«<i>Sulla lastra del giorno</i>. Sulla lastra del giorno l’attimo di luce / il fiore che redime forse / una malvissuta umanità ebbra di vino / in cerca nella tenebra, del vino di luce / della Grazia, la carne immensa, / il sangue dell’eternità»[5].</p>
<p>A questa tenue speranza la poesia si appoggia da sempre – ritrovare in un frammento di eterno la possibilità di salvare di se stessa una piccola scintilla di sogno e di desiderio, la capacità di arrivare alla fine del viaggio più arricchita e più coraggiosa di quando era partita senza sapere dove volesse andare a ritrovarsi…</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p>[1] E. RAGNI, “Vento nuovo d’antiche sillabe”, in P. CARLUCCI, <i>Strade di versi</i>, Roma, L’aura di Roma Edizioni, 2011, pp. 11-12.</p>
</div>
<div>
<p>[2] P. CARLUCCI, <i>Strade di versi</i> cit. , p. 86.</p>
</div>
<div>
<p>[3] P. CARLUCCI, <i>Strade di versi</i> cit. , p. 129.</p>
</div>
<div>
<p>[4] P. CARLUCCI, <i>Strade di versi</i> cit. , p. 74. Il doppio uso del termine “millanta” non può che ricordare la novella di Calandrino nel <i>Decameron </i>di Boccaccio.</p>
</div>
<div>
<p>[5] P. CARLUCCI, <i>Strade di versi</i> cit. , p. 146.</p>
<p>_____________________________<br />
<strong>I libri degli altri</strong><em> è il titolo di una raccolta di lettere scritte da Italo Calvino tra il 1947 e il 1980 e relative all’editing e alla pubblicazione di quei libri in catalogo presso la casa editrice Einaudi in quegli anni che furono curati da lui stesso. Si tratta di uno scambio epistolare e di un dialogo culturale che lo scrittore intraprese con un numero notevolmente alto di intellettuali e scrittori non solo italiani e che va al di là delle pure vicende editoriali dei loro libri. Per questo motivo, intitolare una nuova rubrica in questo modo non vuole essere un atto di presunzione quanto di umiltà – rappresenta la volontà di individuare e di mettere in evidenza gli aspetti di novità presenti nella narrativa italiana di questi ultimi anni in modo da cercare di comprenderne e di coglierne aspetti e figure trascurate e non sufficientemente considerate dalla critica ufficiale e da quella giornalistica corrente. Si tratta di un compito ambizioso che, però, vale forse la pena di intraprendere proprio in vista della necessità di valutare il futuro di un genere che, se non va “incoraggiato” troppo (per dirla con Alfonso Berardinelli), va sicuramente considerato elemento fondamentale per la fondazione di una nuova cultura letteraria… </em><strong>(G.P)</strong></p>
</div>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71464/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71464&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/i-libri-degli-altri-n-40-parabole-di-viaggio-paolo-carlucci-strade-di-versi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/16f5aa41d724d670d649ac8e7587f3e7?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giuseppepanella</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2013/05/paolo-carlucci-strade-di-versi.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Paolo Carlucci, Strade di versi</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/i-libri-degli-altri-n-40-parabole-di-viaggio-paolo-carlucci-strade-di-versi/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>A forza di essere vento (don Andrea Gallo)</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/80teBDxLuAQ/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/a-forza-di-essere-vento-don-andrea-gallo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 20:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Don Andrea Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio de André]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71478</guid>
		<description><![CDATA[da qui La morte di don Gallo dimostra che una stessa realtà può essere vista da molti punti di vista. Ma ora, quello che conta, è il punto di vista di Dio.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71478&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='562' height='347' src='http://www.youtube.com/embed/YqlGwCgFbtk?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YqlGwCgFbtk">qui</a></p>
<p>La morte di don Gallo dimostra che una stessa realtà può essere vista da molti punti di vista.<br />
Ma ora, quello che conta, è il punto di vista di Dio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71478/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71478&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/a-forza-di-essere-vento-don-andrea-gallo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/a-forza-di-essere-vento-don-andrea-gallo/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>89. Nient’altro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/cipOlaLN23Q/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/89-nientaltro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 14:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa ho capito della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Atterberg]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71353</guid>
		<description><![CDATA[da qui Che poi basta poco per capire. Piccolo-borghese, nient&#8217;altro che un desiderio piccolo borghese. Già, ma tu non lo sapevi, non te l&#8217;aveva mica detto. Se n&#8217;esce così, quando meno te l&#8217;aspetti, col suo desiderio piccolo borghese. Dovresti guardare ai tuoi difetti, ai punti deboli che ormai conosci bene: solo un desiderio, borghese anche [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71353&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='562' height='347' src='http://www.youtube.com/embed/_E_XHCSP-LU?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_E_XHCSP-LU">qui</a></p>
<p>Che poi basta poco per capire. Piccolo-borghese, nient&#8217;altro che un desiderio piccolo borghese. Già, ma tu non lo sapevi, non te l&#8217;aveva mica detto.<span id="more-71353"></span> Se n&#8217;esce così, quando meno te l&#8217;aspetti, col suo desiderio piccolo borghese. Dovresti guardare ai tuoi difetti, ai punti deboli che ormai conosci bene: solo un desiderio, borghese anche quello, in fin dei conti. Ma l&#8217;essenziale è altrove: nella preghiera che hai fatto a due passi dalla tomba, il che ti fa capire che è tornato, è tornato veramente, e mentre ti chiedevi come uscirne, un pensiero s&#8217;è affacciato all&#8217;improvviso &#8211; e non è un caso che fosse un suo cavallo di battaglia: te n&#8217;aveva parlato tante volte, ma tu non comprendevi, eri così refrattario che neanche Gesù Cristo in persona t&#8217;avrebbe mai convinto. Ti chiedevi come liberarti dal peso che sentivi in fondo al cuore e arrivava a dominare i sentimenti, a dirigere le azioni. Hai pregato intensamente; pensavi che fosse necessario uno sforzo supremo del volere, l&#8217;impresa titanica di spezzare le catene che t&#8217;avevano avvinto un&#8217;altra volta. Era già miracolosa l&#8217;intuizione che ciò che minacciava il cuore fosse la menzogna del nemico, che confondeva sottilmente affetto e dipendenza, sudditanza e carità. Ma qui, vicino alla tomba, stai facendo un altro passo, la mossa finale per dare scacco matto all&#8217;avversario. Il sarcofago è sobrio ed elegante; sai che è solo un simbolo: lui è presente ovunque, tranne lì; ma i simboli sovvengono all&#8217;imperfezione, alla fragilità inevitabile del mondo. Parlava di una cosa, una cosa a cui pensi solo adesso; dovresti avere il tempo di descriverla nelle pieghe più nascoste, negli effetti più invisibili, ma è tardi, devi aprire la chiesa, ti aspettano altre ore logoranti, la veglia di stanotte, lo Spirito che scende e come sempre ti trova senza fiato, con l&#8217;emicrania lancinante dei giorni che non danno tregua, e s&#8217;impegna, poveretto, a cercare uno spiraglio, ti convince che hai la forza per accoglierlo in te stesso, che non devi scoraggiarti: se il Signore ti ha messo in questa storia vuol dire che puoi farcela, e in queste righe finali di capitolo avrai il tempo e lo spazio per dire quale fosse il pensiero che lui, dalla tomba o dal cielo, ha voluto ti arrivasse: la promessa del battesimo; rinuncio, rinuncio a tutte le sue opere, a tutte le sue maledette seduzioni, e credo, credo in Dio Creatore e nel suo unico Figlio, nella Chiesa e nei santi, la risurrezione della carne e la vita che non può finire, che travolge qualsiasi tentazione come fosse un fuscello in mezzo al mare, e tu ti sei sentito libero, stupito, hai pensato che se tutti dovessero mancare al loro compito, se le ultime parole fossero l&#8217;odio e il tradimento, tu sei con lui, rinunci e credi, e non ti serve nient&#8217;altro, a questo mondo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71353/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71353&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/89-nientaltro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>28</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/89-nientaltro/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>TRA PAPI E FIDANZATI</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/dfuG2KIDv1g/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/tra-papi-e-fidanzati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 06:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ramona Corrado]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni paolo I]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[paolo VI]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71454</guid>
		<description><![CDATA[Ho quasi avuto più papi che fidanzati. Da che sono nata mi hanno accompagnata nel mio cammino ben 5 papi, l&#8217;ultimo fresco di nomina. I fidanzati veri, cioè quelli seri, non semplici filarini, sono stati invece&#8230; bè, meno. Al momento della mia nascita era da poco asceso al soglio di Pietro Papa Montini, ossia Paolo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71454&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho quasi avuto più papi che fidanzati. Da che sono nata mi hanno accompagnata nel mio cammino ben 5 papi, l&#8217;ultimo fresco di nomina. I fidanzati veri, cioè quelli seri, non semplici filarini, sono stati invece&#8230; bè, meno.<br />
Al momento della mia nascita era da poco asceso al soglio di Pietro Papa Montini, ossia <strong>Paolo VI</strong>. Per la precisione solo quattro mesi prima della mia venuta al mondo, così che lui era giusto lì ad accogliermi, e per una quindicina d&#8217;anni è rimasto al suo posto.<span id="more-71454"></span><br />
Nell&#8217;età più verde non si capiscono molto le cose dei grandi e infatti io, che ne sapevo chi era Papa Paolo VI?<br />
Erano gli anni delle contestazioni in piazza e di alcune vere e proprie rivoluzioni sociali. Io ero troppo piccola per capire cosa stava succedendo e che ruolo avesse nel mondo quella piccola figura bianca che si vedeva nella tv senza colore, quando questa arrivò in casa.<br />
Ricordo che in famiglia c&#8217;era molto rispetto per quell&#8217;omino lontano. Era il Papa, perdinci! Il Papa aveva un mandato in terra che veniva da Dio, e dunque il Papa era uno che non sbagliava mai.<br />
Mettere in dicussione questo dogma non era certo nelle mie intenzioni di bambina. Era un dato di fatto, punto. Tanto che in qualche litigio familiare poteva scappare una frase inviperita del tipo: «Ma chi ti credi di essere, il Papa??».<br />
Il Papa in bianco e nero che mi ha accolto neonata mi ha seguito anche negli anni di scuola. Ricordo le messe a Natale e Pasqua alla tv, quando il pontefice dava gli auguri in decine di lingue straniere. E bisognava poi accogliere con il segno della croce la benedizione Urbi et Orbi trasmessa dalle telecamere. Solo dopo si poteva pranzare.<br />
Per tanti, tanti anni, andare a messa significava sentire pronunciare al sacerdote: «<em>Il nostro Papa Paolo, il nostro vescovo.</em>..». Erano gli anni del catechismo, e dunqua a messa ci andavo sempre. Quando la formula cambiò perchè era cambiato il Papa, mi ci volle un po&#8217; di impegno per digerirla.</p>
<p>Non so dire che Papa sia stato Paolo VI, lui svolgeva il suo mandato quando io non avevo ancora l&#8217;età della ragione, e tutto ciò che conoscevo di lui era la visione ingrigita dalla TV di un uomo anziano, gli occhialini tondi, la mano sempre levata a benedire. Un vecchio uomo distante, uno che se ne stava là e basta, rifugiato dentro la scatola della televisione, o al massimo tra le mura del Vaticano. Solo molto dopo ho scoperto che era un uomo mite, riservato, profondamente erudito, che dovette barcamenarsi in un periodo storico di cambiamenti per portare la Chiesa ad allinearsi con i tempi restando contemporaneamente un fermo caposaldo dei principi cattolici. Un Papa che per la prima volta si avvicinò al mondo compiendo molti viaggi. Che dovette affrontare tragedie moderne ed epocali, come l&#8217;alluvione di Firenze, la crisi economica e le stragi del terrorismo, compresa quella di Aldo Moro e la sua scorta.<br />
Insomma, io crescevo, alle prese con i primi grandi problemi della vita. Ma lui aveva problemi molto più grandi dei miei.</p>
<p>Paolo VI viene a mancare nell&#8217;estate del 1978, anno cruciale della mia esistenza. L&#8217;anno in cui avrei salutato il quindicesimo compleanno come quello tra i più tristi e sconsolati della mia vita, se non fosse stato per la presenza al mio fianco di amicizie eccezionali. In quell&#8217;anno in cui avevo già assaggiato il gusto amaro della perdita più grande per una bambina, scopro pure la nera faccia della cronaca, e soprattutto vivo in diretta un evento memorabile e storico. Assisto per la prima volta alla danza della fumata: è bianca, nera, ce l&#8217;hanno fatta o no? Lo hanno eletto questo Papa o no? E quanto ci vuole? E chi è che lo elegge? Mi ritrovo incuriosita all&#8217;ennesima potenza. Una marea di berrette rosse cardinalizie si radunano in Vaticano per la nomina del successore di Pietro, anzi di Paolo, nello specifico. Chissà se c&#8217;è una campagna elettorale, fra quelle mura. Chissà se ci sono accordi, intese, inciuci, o se ognuno vota per sé. E chissà se, in barba all&#8217;umiltà che uno si aspetta dai religiosi di qualunque grado, tra quelle berrette rosse qualcuno ci tiene più di un altro a diventare il Capo della Chiesa, il servo di Dio più potente al mondo.<br />
Ma sono pensieri che mi prendono ancora di striscio.<br />
Per ora, la sorpresa è simpatica. Dopo poche fumate nere, ecco finalmente quella bianca: <em>Habemus papam</em>! Io ero alle prese col primo fidanzato, e mi ritrovavo già al secondo Papa!</p>
<p style="text-align:justify;">Viene eletto Albino Luciani, che conquista subito il cuore per una serie di motivi. Prima di tutto per la straordinaria carica di umana simpatia, associata all&#8217;umiltà vera da parroco di campagna, di uno che tutto pensava, ma proprio tutto, tranne che trovarsi in quella situazione. L&#8217;umiltà che lo spinge poi a scegliere il nome da pontefice unendo quelli dei suoi predecessori, omaggiandoli di genuino rispetto, diventando così <strong>Giovanni Paolo I</strong>. In secondo luogo, il nuovo Papa conquista per l&#8217;eloquio, assolutamente semplice, alla portata di tutti, proprio dello zio buono che vorresti avere in famiglia, assieme al suo sorriso. E difatti l&#8217;immediato soprannome sarà «<em>il Papa del sorriso</em>». A me poi, in particolare, piace soprattutto perchè mi fa sentire un po&#8217; in famiglia. Papa Luciani è cresciuto sulle Dolomiti, fra le stesse montagne che hanno visto crescere mia madre. E nell&#8217;anno in cui lei se n&#8217;è andata, che quei luoghi tornino alla ribalta per aver dato i natali addirittura a un pontefice, è una coincidenza straordinaria, e penso che tutto può essere, meno che una coincidenza. Non è che mia madre, da lassù, mi stia dicendo di non scordare i luoghi in cui ha vissuto da ragazza, anche se lei non potrà più viverli? Non è che mi sta indicando qualcosa?<br />
Non lo so, ma m&#8217;interesso di questo Papa così inusuale, così alla mano, dalla dolce cadenza veneta, una musicalità che ho conosciuto fin da bambina.</p>
<p>Non faccio in tempo a seguirne le gesta e la dottrina, perchè&#8230; perchè è lui che non fa in tempo a comunicare col mondo. Dopo 33 giorni dalla sua elezione, il Papa del sorriso va a sorridere agli angeli. Una mattina lo trovano morto nel suo letto, ed è scalpore planetario. Non si era mai visto un pontificato così breve! Si parla di congiura, di complotto, di assassinio per motivi di potere. Il cuore della Chiesa è visto come un nido di vipere dedito agli intrighi e agli assassini.<br />
Il caso ha voluto che nel tempo venissi a conoscere da vicino la famiglia Luciani. Ho conosciuto uno degli innumerevoli fratelli del Papa e uno dei nipoti. Il riserbo delle zone di montagna che mi hanno adottato mi ha impedito di andare a rovistare nei ricordi privati, e fare gli interrogatori non è nelle mie corde. Avrei potuto fare mille domande sul parente illustre, ma non l&#8217;ho ritenuto giusto. Mi sono accontentata di quanto arrivava spontaneamente, poco, ma sufficiente per capire che in quella famiglia non si crede al complotto. È stata la volontà del Signore con la complicità di un cuore malato a interrompere l&#8217;avventura papale di Albino. E quanto è stato difficile per quella gente far fronte alla curiosità del mondo: giornalisti e telecamere hanno invaso i tranquilli monti rosa per un sacco di tempo. Ancora adesso, periodicamente, si cercherà il colpevole del complotto, l&#8217;assassino del Papa.</p>
<p>Corre ancora l&#8217;anno 1978, non è finito, dopo appena un mese dal tragico evento, siamo in ottobre, è tempo di un altro conclave: l&#8217;anno che ancora non è giunto al termine deve vedere il terzo Papa. Che è il terzo anche della mia vita, mentre il fidanzato&#8230; per ora è ancora quello.</p>
<p>E dopo le solite fumate nerastre a creare suspence, sospiratissima arriva la fumata bianca, ed un nuovo inaspettato <em>Habemus papam</em> rallegra i pellegrini, disorientati dall&#8217;evolversi degli eventi così turbinosi. E le sorprese non sono finite.<br />
Il nuovo Papa si affaccia alla finestra e&#8230; è quasi uno shock! Intanto è straniero, polacco, con un nome difficile da pronunciare: Karol Woityla. E poi è&#8230; giovane! Ha infatti 58 anni, è un uomo dotato di grande fascino, di fisico sportivo e robusto, dai lineamenti accattivanti tipici dell&#8217;est. È finita l&#8217;epoca dei papi italiani e anziani. Quest&#8217;uomo di Dio ha molto di terrestre e ha una vita intera davanti. Nessuno immagina quanto lunga ancora, mentre lui si affaccia alla finestra e invia il suo primo saluto ai fedeli e al mondo, chiedendo perdono per la cattiva pronuncia del suo italiano incerto. «<em>Se sbalio mi corigerete</em>», la sua prima frase che resterà nella storia. E qual è il nome scelto da questo nuovo giovane papa? Una scelta clamorosa, ma doverosa. Egli sarà&#8230; <strong>Giovanni Paolo II</strong>, per rispetto a chi lo ha preceduto e nella continuità dello sfortunato e fugace Papa delle Dolomiti.</p>
<p>Questo nuovo, straordinario Papa, rimarrà in carica ben 26 anni. E in questo tempo, lo ammetto, i miei fidanzati sono andati e venuti e qualcuno è&#8230; restato. In un quarto di secolo succedono molte cose, del resto. Crollano i muri, per esempio. Quello di Berlino cade nel 1989, ed è una specie di miracolo. Cadono i regimi comunisti, il mondo si trasforma, e a quanto pare, c&#8217;è di mezzo anche l&#8217;opera del nuovo arrivato. Che nel frattempo ovviamente non è più in bianco e nero, e non è più distante. È un Papa a colori, dinamico, con la valigia pronta, che viaggia in tutto il mondo. È un Papa che pratica lo sci e il nuoto, arriva sulla Marmolada, passeggia nei boschi. È un Papa che disorienta e affascina. È il Papa dei giovani, che lo amano alla follia. È anche il mio Papa. Mi accompagna nel lungo periodo in cui divento «grande» e la mia vita si modifica e si stabilizza. Mi rendo conto del suo carisma di persona, perchè ben due volte lo posso vedere da vicino. La prima è su una macchina scoperta, lo vedo appena passare. Ma la seconda gli sono davanti, lui scende dall&#8217;elicottero, tra i monti, e va incontro alla gente. Io sono in prima fila, gli tocco la mano e l&#8217;emozione è veramente pazzesca. Lui sorride, una forza tangibile lo anima. Potrei giurare di averla vista, la sua forza.</p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/papa-img.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-71456" alt="papa IMG" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/papa-img.jpg?w=300&#038;h=201" width="300" height="201" /></a><br />
Per fortuna che è forte. Perchè questo Papa incredibile è sopravvissuto anche ad un attentato. Gli sparano, mentre è a bordo della papamobile, nel 1981. Non è possibile, è un film, non è la verità! Le immagini del Papa ferito sono trasmesse in tutto il mondo, mentre la papamobile lo trasporta con una corsa disperata verso la salvezza. Lui si salva, e qualche tempo dopo andrà a incontrare l&#8217;uomo che gli ha sparato, in carcere.</p>
<p>Le meraviglie di questo uomo dell&#8217;est non finiscono mai, non sarò io a elencarle tutte qua. Ci sono montagne di biografie e di studi sul suo operato, sulle encicliche che ha scritto, e sulle polemiche che ha suscitato. È il Papa più mediatico della storia: nell&#8217;evolversi dei mezzi di comunicazione lui sa come, grazie a loro, imporre la parola di Dio in un lampo in mondovisione.<br />
Io posso solo ricordare quanto umano è stato, il servo di Dio in terra, quando la malattia si è impossessata di lui. Un acciacco dietro l&#8217;altro, gli anni che passano, e il Parkinson ruba il fisico forte che era stato un tempo e la parola che non aveva mai perso l&#8217;accento straniero. Un povero vecchio muto e rattrappito, che quando si affaccia alla finestra a salutare il popolo, non riesce più a parlare, e la saliva gli corre sul mento. Il cuore si stringe nel petto di milioni di persone, una colomba va a salutare il Papa malato, che da lì a poco, il 2 aprile 2005, raggiunge il suo diretto superiore lasciando ai viventi il compito di soffrire. E a quel punto io avrò altri papi, ma da un po&#8217; ho smesso di avere fidanzati.</p>
<p>Al funerale, pubblico, assiste un oceano di persone che gridano affrante «<em>Santo subito</em>»! Il senso di perdita è enorme, la gente non vuole dimenticare. E santo diventerà, Karol Wojtyla, in poco tempo è già beato, battendo nuovi record nella pesante burocrazia vaticana.<br />
La cerimonia funebre suggestiona gli animi, quando il vento gira le pagine della Bibbia posta sulla bara. E ancora di più ci si impressionerà qualche giorno più tardi quando il nuovo balletto ansiogeno delle fumate nera e bianca stabilirà chi sarà il successore di Giovanni Paolo II. È quell&#8217;omino piccolo, spettinato dallo stesso vento che sfoglia le pagine della Bibbia il giorno del funerale, che lui stesso sta officiando. È un cardinale tedesco, si chiama Joseph Ratzinger. <em>Habemus un altro Papam</em>, dunque, un altro straniero: il mio quarto Papa. Che sceglierà il nome di <strong>Benedetto XVI.</strong></p>
<p>Difficile raccogliere l&#8217;eredità dal predecessore, per il nuovo pontefice. Così diverso, così mite e rigoroso, schivo quanto l&#8217;altro era mediatico, con meno capacità di avvicinare il popolo. Uno studioso, un riflessivo, cui tocca un periodo assai difficile per governare. Scandali nella Chiesa, uno dietro l&#8217;altro, qualche inceppo nella comunicazione mondiale, un rigore estremo. Il Papa sarà anche infallibile, però c&#8217;è da dubitarne. È un grande teologo, si dice, ma forse non riesce ad arrivare dritto al cuore della moltitudine. Non tutti lo capiscono. E sì che lui lotta, a modo suo, a modo di un Papa, fa quello che deve fare. È che non è uno moderno, che stupisce le folle, è piuttosto un tradizionalista, ripristina abiti papali e riti antichi. E fatica contro un mondo che non ascolta più la propria anima.</p>
<p>E veniamo a oggi. La storia moderna vede eventi nuovi, ancora una volta memorabili. Un Papa che non ce la fa e lo riconosce, un Papa che si dimette! Dopo il calvario di Giovanni Paolo II, rimasto in carica fino all&#8217;ultimo respiro, domato dal Parkinson ma non sconfitto, il suo successore molto umanamente ammette la propria resa. L&#8217;età, dice, forse la consapevolezza di non essere riuscito a fare quello che voleva, come la pulizia all&#8217;interno della Chiesa, per esempio, il rigore e il ripristino di una morale da tempo in scadenza, la lotta perduta contro i poteri forti intestini. Un Papa umano che finalmente sì, stupisce il mondo, nessuno poteva immaginare che da Papa ci si potesse dimettere. Invece si può, e di fatto il Vaticano, e il mondo, restano orfani di Pastore.</p>
<p>Che scombussolamento impensabile! Le pecorelle sono un po&#8217; smarrite dinanzi alla rinuncia del pastore, ma tant&#8217;è, quest&#8217;epoca non finisce mai di stupire.<br />
Dopo le dimissioni dunque è il tempo di un nuovo pontefice: il mio quinto Papa. Che giunge nella mia età della ragione e (si spera) della saggezza, non ancora priva di curiosità per le novità. Quale sarà dunque il prossimo Capo della Chiesa? Da quale continente arriverà, e che lingua userà per rivogersi ai fedeli in attesa? E sono tanti i fedeli. Una folla immensa.<br />
Non c&#8217;è dubbio che l&#8217;era mediatica inaugurata da Papa Woytila si è ampiamente allargata. Maxi-schermi, streaming, magari pure podcast, oltre che in diretta su decine e decine di televisioni italiane e straniere: è l&#8217;era digitale, non ci meravigliamo. Viviamo certamente a colori, ma le fumate restano bianche o nere. E non ci vuole molto perchè arrivi quella più attesa, quella bianca. Giusto il tempo per un gabbiano di posare con fare civettuolo, in mondovisione, su un camino del Vaticano, e poi eccola, la fumata. E si sente per la prima volta un nome dall&#8217;accento latino, no, quasi italiano, che però quasi non si comprende all&#8217;inizio. Poi compare lui, il nuovo Papa, che viene, come dirà subito, dalla «<em>fine del mondo</em>», ossia quasi dagli antipodi. È un Papa argentino, che mostra subito quale sarà la sua tendenza, scegliendo un nome «di battaglia» che è tutta una musica di pace e semplicità. Papa Jorge Mario Bergoglio si chiamerà, primo nella storia vaticana, <strong>Francesco</strong>.</p>
<p>Francesco è un gesuita, e anche questo è un primato per il pontefice, che è il primo di quest&#8217;ordine a diventare Papa. Si insedia e appare smarrito, quasi non capisce come mai è stato scelto lui. Ma si scopre che già nell&#8217;ultima elezione poco è mancato che venisse eletto al posto di Benedetto. Insomma, era il suo momento. E anche se per me non è più il tempo, per ora, di nuovi fidanzati, è sempre il tempo per stupirsi di una nuova vitalità ecclesiastica. Francesco, Papa da pochi mesi, ha già segnato una svolta: è il tempo, per la Chiesa, della pulizia e della semplicità. Nessuna accusa diretta, ma nemeno giri di parole, nessuno scandalo, solo il sorriso bonario del Papa, il suo esempio e le sue rinunce al superfluo per dedicarsi a ciò che conta. A fare della Chiesa di nuovo il faro che si era spento per tante persone. E il miracolo avviene. La gente adora questo pontefice che più umile e semplice non poteva essere, eppure è determinato come pochi. Un Papa che detesta gli orpelli, che parla alla gente direttamente nel cuore, e che scatena un tifo da stadio ogni volta che parla, ogni volta che esce tra la folla. Un Papa che non ha paura di sporcarsi, che abbraccia e scherza con tutti e si ferma a parlare con chiunque, che sa augurare il buon giorno e il buon pranzo, e che prima di essere eletto si muoveva in tram o a piedi. Che vuole la Chiesa al servizio degli umili, a contatto con le persone, e non arroccata nel lusso, non ingessata in vuote dottrine.<br />
È una rivoluzione.<br />
E la storia diventa evento, quando per la prima volta due Papi coesistono e si incontrano. Perchè il papa dimissionario c&#8217;è ancora, è sempre vestito di bianco, e anche se si è ritirato dal mondo, le televisoni, sempre loro, Dio le benedica, mostrano una cosa straordinaria: due papi che pregano insieme, inginocchiati fianco a fianco. Non si era mai visto prima. Siamo tutti consapevoli dell&#8217;eccezionalità della situazione, e ne siamo fieri testimoni, anche un po&#8217; emozionati.<br />
A tre mesi dalla fumata bianca qualcosa sta cambiando. E qualcosa è già cambiato.</p>
<p>A questo punto della vita, dunque, posso pensare che ho visto cose impensabili, ho visto scrivere pagine di Storia mentre la vivevo. Io i miei cinque papi li ho avuti. Non so quanto tempo avrò davanti e se ne vedrò altri, ma credo sia più che probabile che almeno nuovi fidanzati non ne capitino più all&#8217;orizzonte.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71454/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71454&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/tra-papi-e-fidanzati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/4739e6a31307bc29b9d7c2b38cee908e?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">ramona</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/papa-img.jpg?w=300" medium="image">
			<media:title type="html">papa IMG</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/22/tra-papi-e-fidanzati/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Provocazione in forma d’apologo 244</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/0qQtMu_xOWY/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/21/provocazione-in-forma-dapologo-244/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertorossitesta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roberto Rossi Testa]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71290</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; sera, sto rincasando. Alla svolta mi trovo in coda a una colonna di auto che malgrado il verde non si muovono. Che fanno, dormono? Sbuffo. Ma dall&#8217;altra parte dell&#8217;incrocio un agente (di certo mi conosce se sa dove debbo andare, a me però non sembra di conoscere lui) fa segno proprio a me di [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71290&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sera, sto rincasando. Alla svolta mi trovo in coda a una colonna di auto che malgrado il verde non si muovono. Che fanno, dormono? Sbuffo. Ma dall&#8217;altra parte dell&#8217;incrocio un agente (di certo mi conosce se sa dove debbo andare, a me però non sembra di conoscere lui) fa segno proprio a me di superarli, attraversare l&#8217;incrocio e svoltare; non erano loro a dormire, ero io ad essermi posto sulla corsia sbagliata. Così faccio. Quando mi trovo all&#8217;altezza dell&#8217;agente mi affaccio e gli dico:<br />
&#8220;Grazie e scusi, sa, è sera e ho lavorato tutto il giorno, sono stanco&#8221;.<br />
<span id="more-71290"></span><br />
Quello mi sorride e risponde: &#8220;Va bene, non c&#8217;è problema&#8221;. In quel momento mi accorgo che tra le mie mani atteggiate a stringere il volante il volante non c&#8217;è più. E subito dopo mi accorgo che non c&#8217;è più neppure l&#8217;auto. Mi volgo a guardare dall&#8217;altra parte dell&#8217;incrocio e la vedo ancora là, sulla corsia sbagliata, in coda dietro alle altre. Guardo interrogativamente l&#8217;agente che continua a sorridere e a guardarmi, ma ora è come se non mi vedesse, e non dice più una parola.<br />
Che fare? Tornare indietro all&#8217;auto dove c&#8217;è la borsa con le chiavi di casa e tutte le carte, per non dire della spesa appena fatta per la cena, o proseguire a piedi con le mani in tasca, nel buio che scende?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71290/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71290/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71290&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/21/provocazione-in-forma-dapologo-244/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
	
		<media:content url="http://2.gravatar.com/avatar/5e3ef4a13c8abe021a7effa0a697beed?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F2.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">robertorossitesta</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/21/provocazione-in-forma-dapologo-244/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>88. Sempre qui</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/fr6PPPnnhHk/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/20/88-sempre-qui/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 14:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa ho capito della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Atterberg]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71332</guid>
		<description><![CDATA[da qui Stai già pensando al prossimo romanzo. Ma adesso è diverso: non sai nemmeno se starai di nuovo qui, davanti al poster di Taormina e alla Piazza dei Miracoli. Non sai più niente di quello che ti aspetta né puoi dire se sia un bene o un male. Eppure, sai già tutto: che dovunque [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71332&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='562' height='347' src='http://www.youtube.com/embed/iS4l37PTuZU?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iS4l37PTuZU">qui</a></p>
<p>Stai già pensando al prossimo romanzo. Ma adesso è diverso: non sai nemmeno se starai di nuovo qui, davanti al poster di Taormina e alla Piazza dei Miracoli.<span id="more-71332"></span> Non sai più niente di quello che ti aspetta né puoi dire se sia un bene o un male. Eppure, sai già tutto: che dovunque tornerai a sederti, su qualunque tavolo poserai il computer, qualunque immagine attirerà il tuo sguardo sulla parete opposta, qualunque rumore giungerà dalle altre stanze &#8211; come adesso il ticchettio degli orologi, lo sfrecciare delle auto nella strada, i versi degli uccelli, che impari a distinguere a fatica: il ritmo spezzato della rondine, il richiamo ossessivo della pispola, le pause nobili del pettirosso -, chiunque condivida con te l&#8217;appartamento, i corridoi della canonica o le sale dell&#8217;antica rettoria, insomma, in qualunque condizione, a qualunque latitudine, invaso da chissà che sentimenti, urtato da chissà quali fastidi, sai già che qualcosa ti ha toccato, che una voce ti ha raggiunto; e se anche nessuno ti cercasse, se non sentissi più lo squillo del telefono, se sull&#8217;agenda sparissero orari e appuntamenti, se perfino il gatto dimenticasse di vuotare la scodella accanto alla tua porta, sai che chi aspettavi è già arrivato, e che tutto questo scrivere, questo rincorrersi di immagini, il cercare proprio quella in cui la mente e il cuore potrebbero perdersi e trovarsi, e tutta la fatica per scovare il desiderio che giace sotto coltri d&#8217;abitudini e paure, il fiore che chissà quanta polvere aveva ormai sommerso, insomma, tutto il pianto che sgorga quando meno te l&#8217;aspetti, e trascina con sé memorie e delusioni, speranze e rabbie che covavi già da tempo e solo ora hanno il coraggio di mostrarsi, dopo tutti questi anni, in cui il paesaggio che appariva dal balcone sembra anch&#8217;esso, ogni volta, perduto e ritrovato: il ragazzo al telefono davanti alla sede della banca, il cameriere che attende ai tavoli del bar, la donna che attraversa la strada con la borsa rossa, e su e su, fino all&#8217;ingresso della scuola, dove gli occhi verdi della Persighetti sono un ricordo ormai sbiadito, la penna a inchiostro di Vincenzo Cerere non è più l&#8217;oggetto dei tuoi sogni e l&#8217;aria altezzosa di Aldo Bises non suscita in te nessun livore, ora che distingui il monologo dell&#8217;usignolo dal borbottio del codirosso, e che lui, lui, è ancora qui, dovunque ti abbiano mandato, è qui, nel cuore del tuo cuore: solo allora, quando il passero avrà emesso il suo ultimo trillo prima di dormire, capirai che è stato sempre qui, che non vi siete lasciati mai un momento.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71332/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71332&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/20/88-sempre-qui/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/20/88-sempre-qui/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Vivalascuola. Il bambino artigiano</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/hQ-N1QiaCnA/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/20/vivalascuola-143/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vivalascuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Viva la scuola]]></category>
		<category><![CDATA[bambino-artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Ciari]]></category>
		<category><![CDATA[Célestin Freinet]]></category>
		<category><![CDATA[Chandra Livia Candiani]]></category>
		<category><![CDATA[educazione attiva]]></category>
		<category><![CDATA[Gli asini]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro-gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Le nuove tecniche didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Carsetti]]></category>
		<category><![CDATA[tagli all'istruzione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=70975</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il n. 15 della rivista Gli Asini, una delle poche riviste sull&#8217;educazione che unisca resoconto di pratiche didattiche, riflessione sull&#8217;esperienza, sguardo critico sul presente. Il n. 15, particolarmente ricco, è dedicato a &#8220;Cambia il mondo, cambia la scuola&#8220;; punti d&#8217;osservazione privilegiati: la crisi della scuola media e le nuove tecniche digitali, a cui [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=70975&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.torange-it.com/photo/17/13/Disegno-bambino-1359011624_31.jpg" width="445" height="300" /></p>
<p><em>E&#8217; uscito il n. 15 della rivista </em><a href="http://www.asinoedizioni.it/larivista/">Gli Asini</a><em>, una delle poche riviste sull&#8217;educazione che unisca resoconto di pratiche didattiche, riflessione sull&#8217;esperienza, sguardo critico sul presente. Il n. 15, particolarmente ricco, è dedicato a &#8220;</em><a href="http://www.asinoedizioni.it/products-page/rivista/gli-asini-numero-15-aprile-maggio-2013/">Cambia il mondo, cambia la scuola</a><em>&#8220;; punti d&#8217;osservazione privilegiati: la crisi della scuola media e le nuove tecniche digitali, a cui è dedicato un corposo dossier. Per gentile concessione dell&#8217;editore, che ringraziamo, proponiamo un saggio di Marco Carsetti di cui consigliamo caldamente la lettura.</em></p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Il bambino artigiano</strong></span><br />
di <strong>Marco Carsetti</strong></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#800000;"><em>All’improvviso la invase quel senso di stupore</em></span><br />
<span style="color:#800000;"> <em> che ciascuno di noi dovrebbe provare almeno una volta nella vita:</em></span><br />
<span style="color:#800000;"> <em> i bambini sono uomini nel pieno delle forze</em></span><br />
<span style="color:#800000;"> <em> e nella breve stagione dell’infanzia</em></span><br />
<span style="color:#800000;"> <em> hanno più resistenza di quanta Dio non gliene conceda in futuro.</em></span><br />
<span style="color:#800000;"> <em> I bambini sanno sopportare.</em></span></p>
<p style="text-align:right;">(Davis Grubb, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788845922305/grubb-davis/morte-corre-sul-fiume.html">La morte corre sul fiume</a></em>, Adelphi)</p>
<p><span id="more-70975"></span></p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Non far bere l&#8217;acqua di cui non si ha voglia<br />
</span></strong></p>
<p>Leggendo <em><a href="http://www.asinoedizioni.it/products-page/arti-e-mestieri/le-nuove-tecniche-didattiche/">Le nuove tecniche didattiche</a></em> di Bruno Ciari (Edizioni dell’asino) si ristudia Freinet di cui Ciari fu sperimentatore e poi divulgatore. E rileggendo Freinet ci si imbatte in una determinazione, una forza, una motivazione così incisive che rimandano a un uomo mosso e sostenuto nel suo cammino da una profonda fede.</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em>Ci sarebbe bisogno di una fede, quella stessa fede che riesce a smuovere le montagne. Ma dove la possiamo ancora trovare?</em></span>”, si domandava.</p></blockquote>
<p>Questa spinta, se ha ancora qualcosa da insegnarci, non è solo dal punto di vista operativo contro ogni didatticismo, ma dal punto di vista morale perché la motivazione della sua fede era riposta direttamente nei bambini, nei ragazzi i cui vizi e difetti, diceva, non sono i loro ma causati da altro, tra cui la scuola: la pedagogia del cavallo che non ha sete.</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em><strong>Spesso la scuola pretende di far bere l’acqua di cui il ragazzo non ha voglia</strong>; soprattutto pretende l’astrattismo, il verbalismo, la passività; esigendo silenzio impersonalità dei compiti e delle lezioni, <strong>essa riesce a togliere al bambino il gusto dello studio, ne soffoca il desiderio di conoscere</strong>, distrugge la sua sana curiosità</em></span>”.</p></blockquote>
<p>Felici i pochi, invece, che per strani e diversi motivi hanno potuto almeno una volta toccare con mano la fiducia che viene dal vedere agire l’energia dei ragazzi, controllata da loro stessi, all’interno di una comunità vivente orientata “<em>in un certo modo</em>” e “<em>da un certo modo di essere</em>”. Freinet, a guardare la sua motivazione inesauribile, era uno di questi.</p>
<p><strong>La fede di Freinet non era rivolta verso l’efficacia delle sue tecniche</strong> che difendeva e divulgava a spada tratta, <strong>ma nei confronti dei bambini e ragazzi</strong> visti come possibilità, e quindi speranza in atto, che per trasformarsi in vivace realtà portatrice di valori positivi aveva bisogno di trovare la giusta luce e il giusto cammino davanti a sé. Freinet ci ha fatto intravedere questa luce e questo cammino fondato sui bambini e sui ragazzi portatori di vita. La parola vita in questo caso non è una parola ameba come direbbe Illich, cioè una di quelle parole che come un sasso lanciato nello stagno producono delle onde senza colpire nulla, ma una parola chiave di quella tradizione pedagogica di cui Freinet e poi tanti altri sono stati sperimentatori e testimoni.</p>
<p>I continui riferimenti alla vita nascono dalla convinzione che l’essere umano sia dotato come ogni altro organismo di autoregolazione, che ogni sua reazione e comportamento vadano alla ricerca del mantenimento o ritrovamento di un equilibrio, del soddisfacimento dei bisogni elementari mediante una diretta integrazione col mondo circostante. Questo istinto primigenio si completerà, anche grazie all’educazione, quando l’individuo tramite un dialogo costante, intimo e aperto con il suo ambiente di vita, potrà avvalersi di un’altra tecnica di vita: il <em>tatonemment</em>, un procedere per tentativi, che non è altro che la capacità di <strong>fare ricorso alle esperienze vissute e applicarle ai nuovi contesti esistenziali</strong>.</p>
<p>È da questa fiducia riposta già nel bagaglio “<em>ancestrale</em>” con cui si viene al mondo e poi nelle potenzialità di sviluppo del fanciullo, che bisognerebbe ripartire per avere fede nell’educazione mentre è proprio questa fiducia che sembra smarrita più che mai. È questo smarrimento, questa mancata fiducia riposta in ogni nuovo bambino che nasce, a far mancare quella determinazione necessaria a immaginare soluzioni operative adatte ai nostri tempi.</p>
<p>Quella che non era mancata a persone come Freinet che avevano conosciuto la guerra, le deportazioni, i campi di concentramento, la bomba atomica, lo spopolamento delle campagne, la crescita delle città satellite e dei quartieri dormitorio, la televisione, l’insorgere delle <em>gangs</em> giovanili e della violenza di strada, il disastro della scuola, ma che prima e dopo la seconda guerra mondiale continuavano a lottare e usare sistematicamente la parola vita e sostantivi a lei correlati per definire il loro operare: didattica viva, grammatica vivente, calcolo vivente, comunità vivente, vita di scuola, fecondità espressiva, pensiero vivo, processo vitale, libro della vita, lingua viva, atto vivo, cooperazione fraterna, gioia di donare, scuola e vita, autocorrezioni viventi, conquista viva, tecniche vitali, manifestazione vitale, processo di vita genuina e calda, slanci di vita, il soffio caldo e impetuoso della vita. E poi un continuo riferimento all’apertura e all’espressione libera per cui: apertura espressiva, manifestare se stessi, aprirsi, dire quel che si ha dentro, storia personale di ciascuno, attività comuni, prospettiva sempre aperta, lottare per qualcosa, comunità organica, sinceri bisogni, ascoltare le voci interiori del ragazzo, spinte interne, testo libero, cooperazione. A questo punto il dubbio è lecito: se c’era una necessità così impellente di affermare la vita e la libertà di espressione del ragazzo all’interno della scuola, forse è vero che innanzi si avevano morte e mortificazione del pensiero e dell’azione. Perché era alla scuola e ai maestri e insegnanti che prima di tutto ci si rivolgeva.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Portare la vita di fuori dentro la scuola?</span></strong></p>
<p>La scuola è morta! La scuola è fallita! Basta con la separazione ancestrale tra scuola e vita! Basta con le lezioni! Basta con i compiti! Così dicevano.</p>
<p>E così oggi siamo di fronte alla stessa morte e mortificazione ma abbiamo ancora quelle convinzioni per lottare? Che cosa è cambiato? Freinet e gli altri come lui potevano ancora contare in un dialogo aperto e conflittuale con il mondo, la società, le famiglie, il progresso, la tecnica, la scienza, la comunicazione. È vero anche per noi, oggi? Freinet è morto nel 1966. Il mondo è cambiato ulteriormente e velocemente, il mutamento è ancora in corso e di quale mutazione si tratti è difficile dire. E la scuola?</p>
<p><strong>Prima si percepiva la scuola lontana dalla realtà e cambiare, riformare voleva soprattutto dire aprire, far entrare. È ancora così?</strong></p>
<blockquote><p>“<em>È inutile voler continuare a credere</em>, diceva Freinet,<em> che i valori, quelli presenti e quelli passati, siano qualcosa di astratto, di universale; essi sono incarnati nella realtà, nell’ambiente, solo partendo dall’ambiente di vita è possibile scoprire e possedere questi valori</em>”, chiaramente si riferiva ai ragazzi.</p></blockquote>
<p>E <strong>questo spiega il tentativo di abbattere il muro tra scuola e vita, scuola e società</strong>. Quindi <strong>l’ambiente di vita</strong>, la famiglia, il lavoro dei genitori, il gioco, l’organizzazione sociale, tutto ciò che i ragazzi vivevano prima di essere rinchiusi dentro scuola, <strong>era in qualche modo ancora percepito come portatore di valori</strong> presenti e passati e che da lì bisognava partire, riflettere, rielaborare, socializzare, cooperare, studiare, ricercare, apprendere, comunicare, dialogare, diventare consapevoli. Più avanti, poco <strong>prima di morire, Freinet cominciò a parlare della scuola come ancora di salvezza davanti a una società che sentiva smarrire sempre di più quei valori</strong> che per lui erano ancora molto legati al mondo contadino da cui proveniva.</p>
<p>E oggi? La vita fuori portata dentro la scuola è ancora capace di esprimere valori presenti e passati? Se non si può e non si deve escludere l’ambiente di vita, le famiglie, la realtà sociale dalla vita di scuola è chiaro però che <strong>oggi più che l’affermazione di valori entrano contraddizioni e grandi domande aperte</strong>. Siamo in pieno mutamento, di fronte a contraddizioni apertissime, senza bussola e senza punti di riferimento. Se prima la scuola era lontanissima dalla realtà, dagli ambienti di vita ora rischia di esserne uno specchio fedele, è la realtà stessa senza alterità e senza altrove, ha pienamente assunto in sé la funzione di adattare i ragazzi alla società e non, al contrario, attraverso l’opera educativa, in prospettiva, con lentezza e profondità, adattare la società alla radice umana di cui le nuove generazioni sono i principali testimoni e protagonisti.</p>
<p>Ma dove scovarla questa radice? Dove riconoscerla, in cosa, in chi, come?</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Partire dalla vita dei ragazzi</span></strong></p>
<p>Le risposte non possono essere che le stesse di Freinet con molti punti fermi in meno ma sempre e proprio per questo da adattare e reinventare alle nuove condizioni esistenziali. <strong>La radice è il bambino, il ragazzo, è da lì che bisogna ripartire</strong>, dalla sua voce, dal suo istinto, dalla sua intelligenza alla ricerca di un equilibrio, dalla sua spontaneità, dalla sua curiosità, dalla sua sete di conoscenza, di tutto ciò bisogna continuare ad avere fiducia e poi dalle tecniche, da tutto il patrimonio ereditato di proposte operative, di lieviti, di tentativi. Cercare sempre soluzioni operative a partire dalla vita dei ragazzi. Anzi di più: immaginare e praticare proposte operative in cui i ragazzi possano vivere sinceramente, apertamente, naturalmente e spontaneamente in comunità organizzate, operose, in cui il controllo sociale, l’autorità non sia una formalità data e discendente, ma conquistata giorno per giorno attraverso le attività, le regole, la stessa vita di comunità.</p>
<blockquote><p>“<em><span style="color:#800000;">Non ci limitiamo ad invitare i ragazzi a organizzarsi, a fissare un regolamento di vita in comune e a designare dei responsabili; offriamo loro delle reali possibilità di lavoro e il vero lavoro presuppone la cooperazione: suddivisione dei compiti, condizioni della collaborazione, buona conservazione degli utensili, ordine, pulizia, interesse generale del gruppo..</span>.</em>”</p></blockquote>
<p>Tutto questo è cooperazione diceva Freinet.</p>
<p>Un’altra risposta di quell’impianto pedagogico fu <strong>il lavoro, attualissima più che mai come bisogno educativo</strong> completamente inespresso e inesprimibile non solo dai ragazzi ma anche da maestri, insegnanti, educatori. Il lavoro-gioco, l’educazione che viene dal lavorare, dal fare insieme cose vere, con una funzione e una utilità attraverso cui il bambino ragazzo può riconoscersi come membro effettivo in seno all’ambiente di vita, scuola, società, famiglia, ed essere riconosciuto come uomo nel pieno delle sue forze.</p>
<p>Su questo aspetto il fallimento è totale,<strong> il lavoro-gioco che era proprio di ogni bambino si è trasformato in gioco fine a stesso</strong> senza più alcun ruolo sociale o di socializzazione, nessun riconoscimento, le scuole sono ambienti del tutto inospitali e incapaci ad accogliere il corpo, l’attività manuale, la pratica e quindi il benché minimo lavoro che abbia un senso per la vita della comunità. Già solo per aver escluso questo si può affermare che la scuola è morta e con essa ogni educazione che abbia caratteristiche simili. Senza un giardino, una cucina, laboratori artigianali, utensili e attrezzi, macchinari, un posto dove tenere e accudire gli animali, che non siano concepiti come svago o extra ma che siano il centro pulsante della vita a scuola, i bambini e i ragazzi rimarranno schiavi del verbalismo, delle lezioni, dei compiti, dei voti, del gioco fine a se stesso e il risultato sarà la mortificazione della loro spinta vitale, dello spirito. Spirito e tecnica si diceva.</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Che me ne faccio di quella geografia schifosa?</strong></span></p>
<p>Tolstoj dedica l’ultimo dialogo de <em>La saggezza dei bambini</em> all’istruzione. La situazione in cui si svolge è questa: “<em>Il portiere sta lucidando le serrature. Katja, di 7 anni, sta facendo delle casette con le costruzioni. Nikolàj, un ginnasiale di 15 anni, entra e getta un libro in un angolo</em>”.</p>
<blockquote><p>Nikolàj:<em> “Se lo porti il diavolo quel ginnasio maledetto”.</em><br />
Il portiere:<em> “Perché, che c’è?”</em><br />
Nikolàj: “<em>Mi hanno dato un altro uno&#8230; Che il diavolo li squarti. Sai che me ne faccio io, di quella geografia schifosa. La California, pensa te. Che diavolo mi serve conoscerle, le loro Californie</em>”.<em> </em>(&#8230;)<br />
Il portiere: “<em>Ma perché non studiate, dico io</em>”.<br />
Nikolàj: “<em>Perché? Perché non le posso studiare, io, le scemate. Ah, se ne vadano a quel paese.</em> (Si lascia cadere sulla sedia). <em>Vado a dirlo alla mamma. Non ce la faccio, le dirò, non ce la faccio e basta. Facciano quello che vogliono, ma io non ce la faccio. E se non mi toglieranno dal ginnasio, scapperò. Scappo via, com’è vero Iddio</em>”.<br />
Il portiere: “<em>E dove andrete?</em>”<br />
Nikolàj: “<em>Andrò via di casa. Andrò a fare il cocchiere, il portiere. Qualsiasi cosa è meglio di queste scemate del diavolo</em>”.<br />
Il portiere: “<em>Ma anche a fare il portiere non è mica facile, sapete. Bisogna svegliarsi presto, spaccare la legna, caricare le stufe</em>”.<br />
Nikolàj: “<em>Fiù!</em> (fischia.) <em>Sarebbe una festa. Spaccare la legna sì che mi piace. Dici di no? E invece ti dico che è la cosa più bella che c’è. No, altroché, provaci a studiare la geografia</em>”.<br />
Il portiere: “<em>Bé, questo è giusto. A che vi serve saperla. Ma com’è vi costringono? </em>(&#8230;)<em> Servirà a trovarsi un impiego, a fare carriera, a prendere lo stipendio, come vostro papà, come vostro zio</em>”.</p></blockquote>
<p>A questo punto entra in scena la madre con un foglietto inviatole dal direttore che la informa dell’uno preso da Nikolàj in geografia. Adirata con il figlio gli dice di non pensare alle sue stupidaggini ma ai compiti.</p>
<p>“<em>Perché continuate a torturarmi, voi non capite</em>” e così Nikolaj esce di corsa sbattendo la porta. A questo punto Katja di 7 anni prende le difese del fratello e comincia a rimproverare la madre.<br />
“<em>Stai attenta a non fare anche tu come lui</em>”, dice la madre.<br />
“<em>Io invece è proprio così che voglio fare. A nessun costo mi metterò a studiare quello che non voglio studiare</em>”.</p>
<p>Tolstoj lavorò al diario de <em>La saggezza dei bambini</em> tra il 1909 e il 1910. Eppure, Nikolaj, quella geografia, quell’uno, quella voglia di “<em>stramaledire</em>”, “<em>squartare</em>” e scappare e quella difesa dei compiti da parte della madre contro le stupidaggini (i pensieri) del figlio li abbiamo conosciuti tutti, li continuiamo a conoscere attraverso i nostri figli, nipoti, conoscenti, qualcuno attraverso il lavoro da educatore. Tutti o quasi, avendo vissuto infanzia e adolescenza, siamo stati un tempo dalla parte di Nikolaj e Katja e più o meno tutti crescendo siamo passati dalla parte della madre. Soprattutto dalla parte delle parole che chiudono il dialogo, che ammoniscono Katja e l’avvertono che quando sarà grande la penserà come lei. Un ammonimento per tutti noi, parole profetiche dell’inevitabile passaggio dall’altra parte.</p>
<p>Tutta la storia e la realtà della scuola passata e moderna, anche quella che dice di mettere al centro l’individualità del ragazzo è la storia di questo tradimento, della sottomissione, alla fine, dei Nikolaj alle ragioni di adulti, “<em>maturi</em>” solo nel loro utilitarismo, che credono o fingono di credere in certi mezzi, perché adatti a certi fini come ci ricorda il portiere: “<em>a trovarsi un impiego, a fare carriera, a prendere lo stipendio</em>”. Ma è questo il fine ultimo della scuola? In termini utilitaristici neppure l’università risponde più ormai da molto tempo a quei fini, figuriamoci la scuola primaria, le medie, il liceo. I fini raggiunti da questa scuola, come effetti, conseguenze di certe cause e mezzi sono però sotto gli occhi di tutti, non da oggi. Ovvero tutti vedono gli effetti devastanti della scuola, che sbaglia tanto i mezzi quanto i fini del suo mandato educativo.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Eliminare il muro tra vita e scuola</span></strong></p>
<p>Siamo convinti come lo era anche il Freinet che all’origine del pervertimento sociale, antropologico, culturale, valoriale dei nostri tempi non ci sia solo la scuola, ma sicuramente <strong>la scuola doveva tentare una risposta “<em>operativa</em>”</strong> per illuminare diversamente la strada delle nuove generazioni, essere un ancora di salvezza. <strong>Questo compito non se lo è saputo assumere perché irrimediabilmente specchio della società stessa</strong>, strumento asservito e forma di potenziamento di quel pervertimento e peggio ancora forma e contesto di frustrazione e mortificazione dell’energia vitale dei bambini e ragazzi.</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em>Ma tutto sommato cosa siamo in grado di offrir loro per illuminarli e incoraggiarli alle soglie della vita, per indicar loro uno scopo ai loro sforzi? Essi possono intravedere soltanto un lumicino acceso lungo la strada dove vogliamo che si incamminino e non sono completamente responsabili se si lasciano ingannare da bagliori artificiali che qualche volta posseggono la falsa luminosità dei chiarori ancestrali di cui esaltiamo i pregi e le virtù. Una scuola disadattata, esami disumani, un lavoro immotivato, e in prospettiva, lo sfruttamento e la guerra! Valutiamo le responsabilità e cerchiamo, ora, di trovare delle soluzioni operative</em></span>”.</p></blockquote>
<p>Cosa sia diventato Nikolaj non ci è dato sapere, lo possiamo solo immaginare. E non possiamo sapere cosa sarebbe diventato e con lui la società se avesse potuto seguire la sua inclinazione a lavorare, a spaccare legna, a fare il cocchiere. Se la sua protesta fosse stata riconosciuta e ascoltata e se a scuola avesse potuto spaccare legna insieme ai suoi compagni all’interno di una vita comunitaria ordinata e utile alla crescita della sua coscienza e consapevolezza di uomo e cittadino.</p>
<p>In fondo quello di Nikolaj era un grido che richiamava a sé la vita, la voglia di vivere realmente, concretamente, indirizzando le proprie energie in attività vere e utili, contro il nozionismo esasperante e aleatorio, fine a se stesso.</p>
<p><strong>Tutto lo sforzo dell’educazione attiva</strong> da Dewey a Freinet alla testimonianza di Ciari che da lì discende,<strong> è stato il tentativo di eliminare quell’incomprensibile muro che si era alzato tra vita e scuola</strong>. È stato provare a rendere la scuola come contesto il più armonico possibile alla realtà viva dei ragazzi, che non voleva dire inseguire il mito della naturalezza e della spontaneità, ma di regolare e vivere secondo autentiche regole comunitarie in cui il maestro fosse padre e regista, modello di attività organizzate intorno a tecniche precise, sviluppo delle potenzialità del bambino-ragazzo.</p>
<p>Un esempio tra tutti fu la tipografia a scuola che era la scuola e non come si potrebbe pensare un’attività di sfogo ed extrascolastica. A Nikolaj un maestro “<em>simpatico</em>” ovvero empatico con la sua energia e voglia di vivere avrebbe potuto proporre di spaccare legna per sfogo e continuare a studiare la geografia nello stesso modo odiato da Nikolaj. Freinet, Ciari e tanti altri invece invertirono l’ordine e magari avrebbero detto dentro un piano di lavoro organizzato e condiviso con gli altri ragazzi:</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em>studiamo la geografia a partire dalla qualità del legno che spacchiamo per le nostre stufe e andiamo a vedere dove è prodotto, come, a quali altitudini cresce, in quale stagione si raccoglie, come si organizza l’attività sociale ed economica intorno a questa risorsa</em></span>&#8220;.</p></blockquote>
<p>E così si sarebbe fatta geografia e tanto altro. Non è questo un modo per ingerire meno faticosamente la medicina, per aggirare le resistenze del ragazzo.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Scimmiottare la realtà, insulto all&#8217;intelligenza</span></strong></p>
<p><strong>Oggi la scuola è piena di questi sotterfugi e stratagemmi che sono un insulto all’intelligenza dei ragazzi</strong>. Ultima tra queste è l’introduzione della LIM (<em>Lavagna interattiva Multimediale</em>) che<strong> non significa portare a scuola strumenti tecnologici o tecnici per fare ricerca scientifica, ma solo scimmiottare la realtà</strong> <strong>e replicare l’instupidimento e la passività da schermo</strong>, l’immobilità ulteriore dell’esperienza corporea. Nella scuola non sono state ancora introdotte videocamere, registratori, macchine fotografiche, elementi basilari per la stampa digitale, e si pensa di fare questo salto tecnologico che come la televisione serve ai genitori per imbalsamare i figli, perché non gli pestino i piedi, nello stesso modo la LIM è solo un ulteriore gradino della degenerazione da finta interattività.</p>
<p>Oggi nessuno tra gli adulti che presiedono nelle classi di scuola hanno mai spaccato la legna. Non sanno riconoscere un ciocco di faggio da uno di quercia o di abete, o di noce, non sanno che il salice che cresce lungo i fiumi non è buono da ardere perché è cresciuto velocemente, è pieno di acqua e quando si asciuga pieno di aria e non fa la brace ma la cenere. Se il nostro adulto insegnante non sa queste cose come può organizzare un’attività viva intorno allo spaccare la legna? <strong>È lecito domandarsi allora se un insegnante può essere tale se ha perso ogni rapporto corporeo ed empirico con il mondo</strong>. Nel 1938 durante un convegno a Orleans così si esprime Freinet nei confronti degli educatori:</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em><strong>Pensiamo con preoccupazione alla gran massa di educatori formata in maniera scolastica</strong>, statica e libresca, per i quali avvitare un bullone, raddrizzare un chiodo, mettere in moto una macchina significa spesso (e purtroppo!) fare qualcosa che è al disopra delle loro forze e della loro competenza. Rilevare un fatto come questo <strong>non significa disprezzare degli educatori</strong> che invece vogliamo servire; <strong>significa invece condannare la loro formazion</strong>e</em></span>”.</p></blockquote>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Attività intorno allo spaccar legna</strong></span></p>
<p>Proviamo a immaginare quali e di quale natura potrebbero essere le attività da organizzare intorno allo spaccare legna in una scuola. Intanto c’è il lavoro così caro a Freinet, il centro di tutta la sua pedagogia, poi c’è la lingua che chiama in causa sostantivi e aggettivi specifici per nominare cose e azioni legate a quell’attività, poi c’è l’organizzazione del lavoro, chi taglia, la mano che aiuta a posizionare il ciocco, chi raccoglie, chi fa la catasta e poi come si fa perché non crolli, il peso della legna fresca e dopo qualche mese verificare come sia cambiato per mezzo della seccatura, e poi il processo chimico del fuoco, come brucia e perché, e il calore, e il calore per riscaldarsi e per cucinare e come l’energia intrappolata in un ciocco di legno, che non è altro che l’energia del sole, come ci viene restituita e che utilizziamo per passare dai cibi crudi a quelli cotti, il vero grande passaggio dalla preistoria alla civiltà. E come cuocendo, gli elementi subiscono una trasformazione e quindi come il cuoco è un trasformatore. Si può lavorare sulla matematica, sul peso specifico, sul metro cubo, 10 quintali di legna occupano circa un metro cubo. Cosa dire poi dell’attività manuale, l’uso dello strumento, la conoscenza attraverso il taglio delle specificità di un materiale così prezioso come il legno. Come si impugna una sega, un accetta, come si arrota e qual è il sincronismo necessario, ovvero la concentrazione necessaria per svolgere un lavoro così delicato e anche pericoloso? La rispondenza mano/occhio/testa, la scoperta che in ogni attività manuale la precisione è determinata dal rilascio della forza, dalla cooperazione delle due mani, e della terza, quella cooperativa di chi appunto dà una mano e aiuta il compagno e quindi il lavoro si fa collaborando e quindi cooperando e quindi collettivo, comunitario.</p>
<p>E poi questa attività diventa il cuore pulsante di una piccola comunità di fatto e il centro del nostro interesse. Il buon esito di questo procedere sta nel fattore tempo.<strong> La scuola più delle famiglia ha a sua disposizione i nostri figli e non separati e isolati l’uno dall’altro</strong> come quando stanno ognuno nelle proprie case davanti a uno schermo, ma tutti insieme e potenzialmente attivi. Ma che vantaggio! Che privilegio hanno questi maestri e insegnanti e non sanno che farsene, che spreco!</p>
<p>Evidentemente si obbietterà che nelle nostre scuole le famigerate leggi sulla sicurezza, il tipo di ambienti scolastici non permettono di avere una falegnameria, un deposito legname. Non ci sono stufe a legna su cui mettere a scaldare un tè, del latte, una torta da mangiare insieme ai propri compagni. Figuriamoci cucinare piatti più complessi. Non si tratta di una provocazione ma l’amara constatazione che essendo <strong>così, la scuola non può che dirsi morta e condannata al nozionismo o solo a un certo tipo di esperienze</strong>. La tipografia di Freinet a scuola oggi non si potrebbe fare per il semplice fatto che per pulire gli stampi serve la benzina. La partita è quindi da considerare persa? In una certa misura sì. L’esempio della legna è evidentemente estremo ma non potevamo non seguire la provocazione di Nikolaj e vedere come poteva essere recuperata all’interno di una scuola senza vederlo fuggire.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Sviluppare e non frustrare desiderio di cultura</span></strong></p>
<p>Tanto Freinet quanto Ciari non si stancano di ripetere che l’impianto pedagogico delle loro scuole non sta a un metodo e a tecniche fisse perché <strong>il principio ispiratore è sempre come la scuola possa mantenersi in comunicazione con la società e con le famiglie</strong> in una dialettica costante. Il principio e i valori da loro espressi valgono sempre e comunque in qualunque condizione, le tecniche e la programmazione del lavoro non possono far altro che reinventarsi a partire dal contesto sociale. Per cui si tratta di impegnarsi in questa ricerca e trovare il modo, i modi, le tecniche <strong>per rispondere all’imprescindibile desiderio di cultura con cui ogni bambino nasce</strong> e che invece di frustrare bisogna sviluppare nel migliore dei modi perché domani sia un buon cittadino. Domandarsi come e perché. Sapere che è necessario riunire le due facce della stessa medaglia “<em>l’animal laborans</em>” di Sennet e “<em>l’homo faber</em>” di Anna Harendt. Un bravo educatore non può fare a meno di tenere insieme queste due domande “<em>come</em>” e “<em>perché</em>”.</p>
<p>Ogni insegnante che fa in un certo modo sa che se la catasta di legna non se l’è inventata lui ma è stata portata dalla curiosità, dal racconto, da un bisogno di uno dei ragazzi potrà diventare interesse generalizzato, si potrà strutturare in un buon programma di lavoro, e tutto questo mobiliterà la curiosità, la ricerca del gruppo intorno a un oggetto così tipico ed essenziale nella vita dell’uomo come la legna, lo scaldarsi, il cuocere, il lavorare attraverso strumenti. Poi mediante i testi liberi, la tipografia, il giornalino, la biblioteca, la corrispondenza tutto questo lavoro si potrà trasformare in un numero monografico che attraverserà racconti, ricordi, interviste, scienze, mestieri e materie. Si può star certi che quello che si imparerà a partire dall’esperienza fatta intorno a un ciocco di legna ci accompagnerà per il resto della nostra vita e non sarà perso o stramaledetto come nel caso di Nikolaj.</p>
<p>Quando la madre irrompe nel dialogo riportato da Tolstoj accenna a un tipico lamento genitoriale: “<em>Ah quante me ne ha fatte passare. E lo so, lo so io da dove gli viene tutto questo. E tutto perché non pensa a quello che deve, non soltanto alle sciocchezze: ai cani, ai polli</em>”. “<em>Ma mamma, non ti ricordi, sei stata proprio tu a dirmi che non si può non pensare all’orso bianco</em>”.</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong><em>&#8220;Non si può non pensare all’orso bianco&#8221;</em></strong></span></p>
<p>“<em>Non si può non pensare all’orso bianco</em>” è un detto proverbiale per dire che non si può smettere di pensare a qualcosa finché ci obbligano di smettere.</p>
<p>Tolstoj stesso fece esperienza del significato del proverbio quando era ancora piccolo e il fratello maggiore, Nikolenka, lo sfidò a restare in un angolo finché non fosse riuscito a non pensare a un orso bianco. Una sfida che il piccolo Tolstoj accettò anche se scriverà poi: “<em>Non ce l’ho fatta a tenere lontano dai miei pensieri la creatura ursina</em>”.</p>
<p>A quali e quanti orsi bianchi che non hanno legittimità agli occhi e alle orecchie degli adulti costringiamo a non pensare ai ragazzi imponendogli di rimanere sommersi dentro pensieri inconfessabili, inesprimibili? Il primo obiettivo della scuola di Freint era quello di liberarsi degli orsi bianchi, quella era la prima materia di scuola. E così la mente si liberava e progrediva. Invece <strong>la separazione tra loro e la scuola che imponiamo ai ragazzi li costringe a immergersi come sommergibili in fantasticherie inesprimibili</strong> fino all’annullamento attraverso lo schermo. Sarà mica che quello che comunemente chiamiamo “<em>disturbo da deficit di attenzione</em>” non sia altro che il rimanere legati al pensiero dell’orso bianco proprio in virtù dell’imposizione a non pensarci?</p>
<p><strong>Dove, come e quando i bambini, i ragazzi sono liberi di esprimersi</strong> e far vedere i propri orsi bianchi, bisogni e desideri, fantasticherie e avventure, prendere forma magari in una dimensione collettiva, cooperativa, comunitaria? Mai e poi mai. I bambini sommergibile non hanno a disposizione che un periscopio per capire quando non c’è pericolo per salire in superficie e guardare il mondo alla loro altezza. Basterà offrirgliene l’occasione e loro verranno come è naturale che sia. Tutta la scuola frenettiana a cui partecipa anche Ciari e il suo <em>Le nuove tecniche didattiche</em> risponde a un tentativo in funzione di questa emersione. <strong>Restituire ai ragazzi la vita che la scuola gli toglie</strong> e oggi anche tanto altro, totalmente indifesi.</p>
<p>E così già sappiamo che diventeremo grandi e allora&#8230; tradiremo&#8230;</p>
<blockquote><p>Katja:<em> “E quando sarò grande e avrò dei figli, a nessun costo li obbligherò a studiare. Se vorranno studieranno, sennò, no”.</em><br />
La madre:<em> “Quando diventerai grande non farai così”.</em><br />
Katja:<em> “No, farò proprio così, invece”.</em><br />
La madre:<em> “Vedrai che non lo farai”.</em><br />
Katja:<em> “No, lo farò, lo farò, lo farò”.</em><br />
La madre:<em> “E allora sarai una stupida”.</em><br />
Katja:<em> “La njanja dice che Dio ha bisogno anche degli stupidi e delle stupide”.</em></p></blockquote>
<p>Quello che esprime la madre di Nikolaj e Katja è qualcosa di molto comune e che tutti conosciamo bene ovvero le piccole virtù. Per cui la madre si affretta a ribadire, negando l’orso bianco, negando la ricerca di Nicolaj della sua vocazione, la piccola virtù del pensare ai compiti ed essere conseguente al volere degli adulti. Allora <strong>la scuola dovrebbe insegnare non le piccole virtù ma le grandi</strong>.</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em>Non il risparmio ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore per la verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio per il successo, ma il desiderio di essere e di sapere</em></span>” (Natalia Ginsburg, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806178673/ginzburg-natalia-zzz99-scarpa/piccole-virt-u.html">Le piccole virtù</a></em>).</p></blockquote>
<p>Dobbiamo essere consapevoli che un clima, un ambiente tutto ispirato al rispetto per le piccole virtù porta insensibilmente al cinismo e alla paura di vivere. Quella paura di vivere a cui si ribella Nikolaj e Katja.</p>
<p><strong>Dovrebbe invece starci a cuore che nei bambini e ragazzi non venga mai meno l’amore per la vita</strong>. Questo amore è la vera vocazione del bambino. E che cos’è la vocazione d’un essere umano se non la più alta espressione del suo amore per la vita? E così ritorniamo ancora a Freinet, a quelle parole che continuamente rimandano alla vita.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Rimettere al centro il lavoro-gioco</span></strong></p>
<p>Se il fine ultimo è la società di domani e in mezzo c’è la qualità dell’esperienza e della crescita del bambino-ragazzo come si può pensare che domani potrà essere un buon cittadino, non nel senso della capacità di adattarsi ma di trasformare, se non ha mai avuto la possibilità di imparare a far bene una cosa spinto dalla motivazione a far bene? Anche lo studio è un lavoro, ma lo si farà bene solo se la spinta interiore sarà auto-motivata e non indotta dall’esterno da voti e minacce per esempio. <strong>I bambini e i ragazzi imparano a studiare nella nostra scuola? Imparano a fare ricerca</strong>, imparano la concentrazione, imparano la soddisfazione di un risultato raggiunto valorizzato dal mondo circostante e quindi il valore della loro fatica, del loro sforzo, del loro lavoro?</p>
<p><strong>Bisogna rimettere al centro dell’educazione il lavoro-gioco svolto come membro attivo di una comunità e il lavoro-gioco come trasformatore</strong>, creatore di cose materiali attraverso l’acquisizione di abilità tecniche, in poche parole il lavoro artigianale. Il bambino-artigiano, artigiano nella costruzione dei suoi libri di studio e ricerca, artigiano quando lavora in funzione della sua comunità, artigiano quando produce cose vere che funzionano. <strong>E quindi la scuola non si avvale di laboratori, ma è laboratorio e il bambino il suo apprendista</strong>, il maestro in alcuni casi il mastro, in altri la guida, in altri la regia, in altri il sollecitatore, il modello e tante altre cose insieme. Ma la scuola è il laboratorio del bambino e il maestro la sponda.</p>
<p>Perché sarebbe così importante il lavoro-gioco nelle scuole? Che accada fuori, in corsi o saltuariamente a scuola attraverso laboratori dedicati non ci interessa perché non è strutturante di un piano di lavoro, poi si torna sempre al verbalismo, ai compiti, al nozionismo. Coltivare un orto, costruire con la falegnameria, la ceramica, stampare un giornalino, produrre i propri materiali di ricerca e la propria biblioteca, cucinare, creare momenti pubblici, feste, costruire i propri giochi ecc. ecc. vuol dire impostare un processo di apprendimento per<strong> imparare a fare bene una cosa, a svolgere bene un lavoro e questo è uno dei fondamenti della cittadinanza</strong>, non domani, ma qui ed ora.</p>
<p>Il lavoro artigianale, le varie arti utili a fabbricare oggetti fisici ci insegnano gli ostacoli, le difficoltà, le soluzioni e l’apertura di nuove strade di ricerca. Ci insegnano l’unità tra mente e corpo, atti semplici come l’afferramento e la prensione e atti complessi come l’imparare dalla resistenza e dall’ambiguità dei materiali che voglio trasformare come degli strumenti che utilizzo. Ci insegnano come gli atti fisici della ripetizione e dell’esercizio consentono alla persona di sviluppare abilità tecniche che interiorizziamo e di riconfigurare il mondo materiale attraverso un lento processo di metamorfosi. Le difficoltà e le possibilità di fare bene le cose valgono anche per la costruzione dei rapporti umani, ci forniscono spunti sulle tecniche che possono aiutarci nei rapporti con gli altri. E poi il fabbricare cose ci dà lo spunto per riflettere su uno degli aspetti più incisivi dell’educazione dei bambini e dei ragazzi che è proprio l’educazione delle cose, i “<em>discorsi</em>” che subiamo delle cose soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">I bambini sanno resistere: perciò la scuola e il mondo non crollano</span></strong></p>
<p>Abbiamo già detto che non è solo la scuola oggi diseducativa, ma soprattutto il resto. <b><span style="font-size:12pt;font-family:'Times New Roman';"><br />
</span></b></p>
<p>Il solo fatto che <strong>l’Italia è per esempio uno degli ultimi paesi europei in cui i bambini possono andare da soli a scuola</strong> ci fa pensare che non solo lo stare a scuola è diseducativo ma anche l’andarci in macchina, da soli con uno dei genitori, invece che a piedi, in bici, insieme agli amici, con i mezzi pubblici. Allora<strong> la scuola non è la principale esperienza diseducativa</strong>, il suo ruolo oggi sembra più che altro di incapacità nel far fronte, nel migliore dei casi, e di scimmiottamento e adesione al reale nel peggiore.</p>
<p>Siamo naturalmente immersi in un mondo fatto di cose, di oggetti, di beni materiali. Consumatori più che fabbricatori di cose. Quelle cose che furono offerte agli uomini dallo scoperchiamento del vaso di Pandora. Pandora che significa “<em>tutti i doni</em>”. Quando il vaso viene aperto soltanto il più immateriale dei doni, la speranza, non vola fuori per diventare una forza distruttiva. Sono gli attrezzi materiali, gli elisir e i medicamenti in esso contenuti a provocare il danno;<strong> i beni materiali costituiscono un male bellissimo</strong>. Pandora scoperchia il vaso solo dietro le pressioni degli uomini; il pericolo risiedeva nella loro fame di cose materiali, nella curiosità di impossessarsi delle cose contenute nel vaso. Pandora soddisfece il loro desiderio, ma sollevando il coperchio trasformò i dolci profumi in esalazioni venefiche, le spade d’oro ferirono le mani degli uomini, le morbide tele soffocarono coloro che le manipolavano.</p>
<p>Così oggi <strong>i bambini e i ragazzi, attraverso “<em>i discorsi delle cose</em>”, quello che le cose comunicano loro, subiscono una forza distruttiva</strong>, un preoccupante impoverimento della loro esperienza.</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em>L’educazione data a un ragazzo dagli oggetti, dalle cose, dalla realtà fisica – in altre parole dai fenomeni materiali della sua condizione sociale, rende quel ragazzo corporeamente quello che è e quello che sarà per tutta la vita. A essere educata è la sua carne come forma dello spirito</em></span>”.</p></blockquote>
<p>Così scriveva Pasolini parlando a Gennariello e poi continuava insistendo sul punto che ci interessa:</p>
<blockquote><p>“<span style="color:#800000;"><em>Io potrò cercare di scalfire, o almeno mettere in dubbio, ciò che ti insegnano genitori, maestri, televisioni, giornali, e sopratutto ragazzi tuoi coetanei. Ma <strong>sono assolutamente impotente contro ciò che ti hanno insegnato e ti insegnano le cose</strong>. Il loro linguaggio è inarticolato e assolutamente rigido: dunque inarticolato e rigido è lo spirito del tuo apprendimento e delle opinioni non verbali che in te, attraverso quell’apprendimento, si sono formate</em></span>”.</p></blockquote>
<p><strong>Le cose nella nostra esperienza</strong>, ormai da molto tempo, <strong>rimandano solo al giogo della proprietà e del consumo</strong>. Le cose sono linguaggio e messaggio e sono inattaccabili perché si riproducono ipertroficamente distruggendo il mondo.</p>
<p>È doveroso, davanti e con i ragazzi, provare a mettere in discussione questo giogo e il suo potere distruttivo, provare a criticarlo a rendersene consapevoli. Ma senza prediche, senza giudizi, facendo insieme. Il bambino-artigiano nell’apprendimento dell’arte di fabbricare attraverso il lavoro-gioco non è completamente innocente, ma è possibile quanto meno aprire uno spiraglio, vedere nel bambino lo spiraglio, nella sua possibilità di riscoprire facendo cosa c’è dietro le cose e quindi il nesso “<em>anima/occhio/mano</em>”, un nesso che è l’essenza stessa del linguaggio delle cose, quella sostanza etica che regge la vita materiale e spirituale e rinserirla nella Storia, rinarrarla facendo, risvegliarla.</p>
<p>Se la migliore educazione, come diceva Dostoevskij, sono i sacri ricordi dell’infanzia, noi abbiamo il compito, il dovere di aiutare la creazione di questi momenti che si iscriveranno nell’esperienza di crescita come sacri ricordi e che risveglieranno l’infanzia nell’adulto di domani. Il futuro come tempo ritrovato attraverso il ricordo di ambienti, momenti, esperienze, oggetti materiali, risonanze emotive. Se tutto ciò si impoverisce come si è impoverito non si può sperare in nulla di migliore.</p>
<p>Una risposta possibile alla ricerca di soluzioni operative che illuminino la strada nel difficile compito educativo sta nel risvegliare in noi il bambino-artigiano, il lavoro-gioco e provare con i mezzi che abbiamo, negli ambienti a disposizione, con le poche risorse, a praticarlo. <strong>Risvegliare il bambino-artigiano significa ridare valore all’intimo nesso tra mano e testa</strong>, affermare che tutte le abilità anche le più astratte nascono come pratiche corporee, e che una buona educazione è quella che conduce un dialogo tra le pratiche concrete e il pensiero.</p>
<p>Intanto la realtà è di grande crisi e disagio, di genitori e figli, di maestri-insegnanti e studenti. Intanto la realtà continua a reggersi soprattutto grazie ai bambini.<strong> I bambini sanno sopportare e resistere e questa è l’unica ragione per cui la scuola e il mondo rinvia il suo definitivo crollo e autodistruzione</strong>.</p>
<p>* * *</p>
<p><span style="color:#003366;"><strong>SEGNALAZIONE</strong></span></p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Artigiani delle parole</span> <a href="http://lalberoviola.wordpress.com/2013/05/19/la-poesia-e-coscienza-e-passione/">qui</a></strong>.</p>
<p><em>Eccovi</em><br />
<em> bambini cattivi</em><br />
<em> eccovi accucciati qui</em><br />
<em> sul pavimento a schegge della scuola</em><br />
<em> come giovani belve</em><br />
<em> con gli occhi inflessibili</em><br />
<em> e il corpo che scatta</em><br />
<em> pronto</em><br />
<em> a ogni scricchiolio</em><br />
<em> eccovi</em><br />
<em> a spaccare le uova</em><br />
<em> di uccello piccolo</em><br />
<em> per non accarezzare l’infinito,</em><br />
<em> per sbirciare</em><br />
<em> che dentro non c’è</em><br />
<em> che il vuoto</em><br />
<em> e prenderlo a pugni</em><br />
<em> fracassarlo il vuoto</em><br />
<em> raggirato</em><br />
<em> proibito</em><br />
<em> a voi così pieni</em><br />
<em> sazi così inzuppati.</em><br />
<em> Eccolo</em><br />
<em> caro vuoto</em><br />
<em> lampante e insensato</em><br />
<em> passiamocelo da mano</em><br />
<em> a mano stringiamolo</em><br />
<em> cospirando con il sudore,</em><br />
<em> si chiama io si chiama</em><br />
<em> tu, ci chiama a un appello</em><br />
<em> senza cognomi</em><br />
<em> e non ha metafore</em><br />
<em> ma scrive una poesia gigante</em><br />
<em> una testa lanciata a 200 all’ora</em><br />
<em> in avanti</em><br />
<em> in avanti</em><br />
<em> verso il non conosciuto</em><br />
<em> a dorso di asino</em><br />
<em> e di matita:</em><br />
<em> “la poesia è conoscenza e passione”</em><br />
<em> ha detto uno di voi</em><br />
<em> uno di otto anni.</em><br />
(<strong>Chandra Livia Candiani</strong>, <a href="http://lalberoviola.wordpress.com/2013/05/19/la-poesia-e-coscienza-e-passione/">qui</a>)</p>
<p>* * *</p>
<p><span style="color:#003366;"><strong>LA SETTIMANA SCOLASTICA</strong></span></p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Enrico ha più buon senso dei test</strong></span></p>
<blockquote><p><em>Delle volte davvero ti sembra un sistema tirannico, quella maniera di valutare lì.</em></p>
<p><em>Per esempio, prendiamo Enrico (il nome è di fantasia). Che si è trovato davanti al quesito X in cui gli si davano tre participi passati sottolineati e gli si chiedeva: “</em>Se dovessi andare a cercare il loro significato sul vocabolario, cosa cercheresti?<em>”</em></p>
<p><em>Sì, lo so che l’autore della domanda intendeva capire se Enrico era in grado di andarsi a cercare l’infinito presente del verbo, partendo dal participio citato. Ma Enrico, che è un bambino molto sveglio, quel “</em>Se dovessi<em>” non l’ha inteso così. E ha risposto candido candido, con la sua bella grafia paffutella: “</em>Ma io non ho bisogno di cercarli perché i significati li so già!<em>” Aggiungendoci un bel punto esclamativo alla fine, tutto pieno di orgoglio.</em></p>
<p><em>Noi che correggiamo gli INVALSI ora dobbiamo contare la risposta di Enrico come se fosse sbagliata.</em></p>
<p><strong><em>Sì, lo so che per la logica del </em>test<em> è sbagliata.</em></strong></p>
<p><em><strong>Ma Enrico ha più buon senso del </strong></em><strong>test<em>, e non è giusto che sia penalizzato, no.</em></strong></p></blockquote>
<p>Così <a href="http://nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/17/gli-invalsi-e-le-correzioni-che-ti-spezzano-il-cuore/">Mariangela Galatea Vaglio</a> esprime un disagio personale e didattico di fronte ai <em>test</em> Invalsi, che hanno tenuto ancora la ribalta della settimana scolastica.</p>
<p><strong>La protesta contro le prove</strong>. Ha raggiunto il suo apice nelle scuole superiori. A Mantova <a href="http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/05/17/news/test-invalsi-per-2-700-i-ragazzi-dell-artistico-boicottano-le-prove-1.7085291">2.700 studenti hanno boicottato </a>le prove e fioccano su <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/16/news/scuola_ciclone_test_invalsi_protesta_fiocca_anche_su_twitter_normal_0_14-58948579/?ref=HREC2-6">Twitter </a>le risposte burla. C&#8217;è chi, ad esempio, alla richiesta di &#8220;Giustificare la propria risposta&#8221; ha invocato la presenza del proprio avvocato. Numerose le iniziative di protesta, dal boicottaggio, alle assenze mirate, alla consegna in bianco o con risposte sbagliate. Molte le denunce di &#8220;<a href="http://scuolapubblicalaica.blogspot.it/2013/05/le-prove-intellgenti-dellinvalsi.html">domande intelligenti&#8221; </a>e di scorrettezze da parte di dirigenti scolastici: ad esempio la <a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130517163513">sospensione di studenti dell&#8217;Ipsia Sisto V di Roma </a>per aver consegnato in bianco i <em>test</em>.</p>
<p><strong>Discriminati gli allievi disabili</strong>. Accuse di discriminazioni anche per l&#8217;Invalsi. I genitori del Cesp (<em>Centro studi per la scuola pubblica</em>) hanno avviato una raccolta di firme denunciando l’esclusione e la <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/16/news/titolo-58947150/?ref=NRCT-58948579-3">discriminazione dai test dei 200.000 alunni disabili</a>. Infatti è la stessa normativa predisposta dall’Invalsi che autorizza i dirigenti scolastici ad escludere i soggetti portatori di <em>handicap</em> dai <em>test</em>. A pagina 3 della “<em>Nota sullo svolgimento delle prove Invalsi 2012/2013 per gli allievi con bisogni educativi speciali</em>” si legge che, per gli alunni con disabilità intellettiva, il dirigente scolastico potrà decidere di “<em>non far partecipare a una o a tutte le prove Invalsi gli alunni con disabilità intellettiva o altra disabilità grave, impegnandoli nei giorni delle prove in un’altra attività</em>”. Il ministro dell&#8217;Istruzione Maria Chiara Carrozza l&#8217;ha definito un “<em>fatto grave</em>” e non ha escluso l&#8217;ipotesi di un&#8217;inchiesta.</p>
<p><strong>Prove da rivedere</strong>. Pare che le proteste di quest&#8217;anno abbiano fatto breccia a livello amministrativo e i Cobas sono stati ricevuti dal sottosegretario Marco Rossi Doria, che ha affermato la volontà di rivedere il ruolo delle prove, soprattutto per quanto attiene la maturità.</p>
<p>I <a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130516173215">Cobas hanno chiesto</a> che la somministrazione dei test venga decisa dai collegi, che vengano eliminati dagli esami di licenza media, che venga cancellato il <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/06/vivalascuola-141/">sistema di valutazione</a> attuale fatto approvare dall&#8217;ex ministro Francesco Profumo a governo scaduto.</p>
<p><strong>Un sistema di valutazione che traballa</strong>. Fra l&#8217;altro il <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/invalsi-primo-test-per-carrozza.flc">decreto non è ancora stato pubblicato </a>in <em>Gazzetta Ufficiale</em>. Questo potrebbe aprire la strada a una revisione delle regole del nuovo sistema di valutazione delle scuole, su cui pesano i rilievi sollevati dalle commissioni parlamentari, dal Consiglio di stato e dal Cnpi e che il governo Monti, in sede di approvazione del decreto, ha in larga misura ignorato: per esempio sul ruolo dell&#8217;Invalsi, la marginalizzazione degli ispettori, la scarsa revisione degli obiettivi di apprendimento che valorizzino la personalizzazione degli apprendimento. Ma anche la confusione tra valutazione del sistema e valutazione dei dirigenti delle scuole.</p>
<p><strong>Manca il corpo ispettivo</strong>. Al contempo l&#8217;Anp lancia un allarme: il sistema di valutazione architettato da Profumo, che comprende la collaborazione di Invalsi, Indire e Corpo ispettivo, è privo di una gamba. Infatti, <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/sistema-valutazione-profumo-manca-personale-corpo-ispettiva-anp-bandire-nuovo-concorso">il Corpo ispettivo </a>evidenzia una gravissima carenza di personale, determinatasi a seguito del pensionamento dei dirigenti tecnici che ne fanno parte (infatti, sono in servizio attivo circa 30 membri, tutti prossimi alla pensione). A questa carenza, si aggiunge la denuncia di una riduzione del corrispondente organico, che dai 700 membri degli anni &#8217;90 è sceso negli anni a 191.</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>La scuola non è una priorità dei &#8220;100 giorni&#8221;</strong></span></p>
<p><strong>Proteste dei sindacati</strong>. Altri allarmi sono sorti quando tra le <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/13/news/protesta_sindacati_programma_governo-58727019/">priorità dei primi 100 giorni</a> del suo governo il premier Letta non ha incluso la scuola. Protesta <a href="http://www.cislscuola.it/content/20130513-scrima-nei-100-giorni-di-letta-scuola-grande-assente">Francesco Scrima</a> della Cisl scuola:</p>
<blockquote><p><em>Istruzione e formazione grandi assenti nelle priorità indicate dal presidente del consiglio per i primi cento giorni del suo governo. Cento giorni, o poco più, sono anche quelli che ci separano dall’avvio di un nuovo anno scolastico, che vorremmo si aprisse in un clima finalmente nuovo e diverso.</em></p></blockquote>
<p>Scrima ricorda le grandi emergenze &#8220;<em>edilizia scolastica, stabilizzazione del lavoro, adeguato riconoscimento delle professionalità</em>&#8220;.</p>
<p>Per <a href="http://www.uil.it/uilscuola/node/2651">Massimo Di Menna</a> della Uil scuola</p>
<blockquote><p><em>Non si può più perdere tempo. Serve una politica di interventi e di sostegno alla scuola pubblica con un graduale avvicinamento agli standard europei nel rapporto tra spesa per l’istruzione e spesa pubblica. </em></p></blockquote>
<p>Anche per <a href="http://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/il-governo-non-puo-ignorare-la-scuola-pubblica.flc">Domenico Pantaleo</a> della Flc Cgil</p>
<blockquote><p><em>Il Governo non può ignorare tra le priorità la scuola pubblica. Dopo i tagli epocali della Gelmini e quelli della </em>Spending Review<em> del Governo Monti è necessario investire in istruzione, formazione e ricerca. Aumento degli organici, piano di stabilizzazione per i precari, edilizia scolastica, messa in sicurezza delle scuole, rinnovo dei contratti nazionali, valorizzazione professionale, rivisitazione del regolamento sulla valutazione e della funzione dell’Invalsi, lotta alla dispersione scolastica e Mezzogiorno sono le priorità fondamentali per ridare dignità e funzione sociale alla scuola pubblica.</em></p></blockquote>
<p>Anche <a href="http://coogensupvr.wordpress.com/2013/05/05/la-lettera-di-81-presidi-al-neoministro-scuola-ora-basta-con-i-tagli/">81 dirigenti scolastici dell’Ufficio Scolastico di Verona</a> hanno scritto una lettera aperta al nuono ministro dell’Istruzione per protestare contro quella che viene definita una “<em>logica esclusiva di risparmio e senza un progetto chiaro e coerente di innovazione.</em>”</p>
<p>Il gruppo della VII Commissione della Camera del <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/m5s-ripristinare-2-anni-tagli-alla-scuola-piano-triennale-assorbire-precari-edilizia-scolastica">Movimento 5 Stelle </a>ha presentato una mozione con la quale chiede al nuovo Governo una radicale inversione di rotta nei confronti delle politiche in materia d&#8217;istruzione, cultura e ricerca, con un piano per ripristinare in 2 anni i tagli alla scuola, assorbire in 3 anni i precari, intervenire nell&#8217;edilizia scolastica e sostenere le scuole in difficoltà. I fondi necessari, secondo il M5S, possono essere reperiti tagliando province, spese militari, finanziamenti alle scuole paritarie e rimborsi elettorali.</p>
<p>Ma il ministro Maria Chiara Carrozza continua ad assicurare:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>Scuola università e ricerca sono <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/ministro-carrozza-rassicura-scuola-centrale-nellazione-governo">centrali nell&#8217;azione di governo</a>. Noi dobbiamo investire su edilizia scolastica e residenze universitarie, sui precari e sui giovani professori. Dobbiamo recuperare il rapporto con i nostri interlocutori, gli insegnanti, i ricercatori e i professori. Dobbiamo predisporre in tempi rapidi un libro bianco su istruzione, università e ricerca con una visione unitaria per il nostro Paese. Il diritto allo studio e la lotta alla dispersione scolastica e universitaria saranno prioritari per il prossimo futuro</em>&#8220;.</p></blockquote>
<p><strong>Svolta o non svolta</strong>. Sembra di assistere a una inversione di rotta quando la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento che <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/il-governo-blocca-i-tagli-a-istruzione-e-ricerca.flc">cancella i tagli per la scuola</a> che sarebbero dovuti scattare nel 2015. Tagli al bilancio dell’istruzione scolastica per un totale di 75 milioni di euro da operare in due anni: il 2014 e il 2015. L’istruzione universitaria avrebbe dovuto rinunciare a 47,5 milioni e la ricerca scientifica a 13,5 milioni, quasi tutti a scapito della ricerca di base.</p>
<p>C&#8217;è chi titola &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/14/news/il_governo_blocca_i_tagli_a_istruzione_e_ricerca_una_boccata_d_ossigeno_da_137_milioni-58775547/?ref=HREC1-8">Una boccata d&#8217;ossigeno</a>&#8220;. Ma gli entusiasmi vengono ridimensionati da <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/una-mancia-di-26milioni-di-euro-per-le-scuole-italiane.flc">Reginaldo Palermo</a>:</p>
<blockquote><p><em>L’emendamento approvato dalla Commissione Bilancio stabilisce molto semplicemente la cancellazione di <strong>questa sforbiciata (che, per dire la verità, è cosa modesta</strong> se soltanto si pensa che – giusto per fare un paragone – i 26 milioni di euro riferiti all’istruzione rappresentano il 2% dell’intero ammontare delle risorse per il fondo di istituto).</em></p>
<p><em><strong>Non c’è dunque nessuna restituzione di risorse alle scuole e men che meno un incremento delle stesse</strong>. Insomma, l’emendamento, pur apprezzabile in questi tempi difficili, rappresenta più che altro un intervento a costo quasi zero per raffreddare un po’ le polemiche e le proteste.</em></p>
<p><strong><em>Per dare un po’ di ossigeno alle scuole occorre ben altro che impedire un ulteriore taglio di 26 milioni di euro.</em></strong></p>
<p><em>Un&#8217;ultima annotazione: per ora è stato approvato soltanto un emendamento in Commissione, <strong>l&#8217;intero decreto legge</strong> dovrà ancora essere esaminato dalle Assemblee di Camera e Senato e quindi <strong>non è neppure detto che, alla fine, venga accolto dal Parlamento</strong>.</em></p></blockquote>
<p>Meno male che il presidente della Camera <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/boldrinili-insegnanti-sono-gli-eroi-del-nostro-tempo.flc">Laura Boldrini</a>, rivolgendosi agli alunni della scuola Sarria Monti, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, zona orientale di Napoli, ha avuto parole &#8220;<em>forti</em>&#8221; per gli insegnanti:</p>
<blockquote><p>“<em>L’istruzione è fondamentale per creare il vostro futuro, gli insegnanti sono gli eroi del nostro tempo, l’Italia migliore che c’è e non si vede, un’Italia sana, bella e forte che reagisce</em>”.</p></blockquote>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Dall&#8217;epica delle parole alla prosa dei tagli</strong></span></p>
<p>Come è noto, il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole alla proroga al 31 dicembre 2013, con effetto sull&#8217;anno 2014, dei <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/blocco-scatti-anzianit-finoa-2014-ok-del-consiglio-stato">blocchi degli scatti di anzianità</a> introdotti dall&#8217;art. 9, comma 23, del decreto legge n. 78 del 2010, riguardanti il personale docente, educativo ed Ata.</p>
<p>Il <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/cgil-chiede-finalmente-ritiro-del-decreto-blocco-contrattuale-2014-stipendi-statali-perdono-300">decreto </a>prevede:</p>
<ol>
<li>la proroga, fino al 31 dicembre 2014, del <strong>blocco della maturazione delle posizioni stipendiali</strong> e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti</li>
<li><strong>il blocco</strong>, senza possibilità di recupero, <strong>delle procedure contrattuali e negoziali</strong> ricadenti negli anni 2013-2014</li>
<li><strong> il blocco del riconoscimento degli incrementi contrattuali</strong> eventualmente previsti a decorrere dal 2011</li>
<li><strong>il blocco</strong>, senza possibilità di recupero, del riconoscimento di incrementi a titolo <strong>di indennità di vacanza contrattuale</strong></li>
</ol>
<p><strong>Il <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/blocco-scatti-anzianit-fino-al-2014-parola-passa-letta-dimissioni-del-premier-caso-tagli-alla-c">governo Letta bloccherà </a>l&#8217;<em>iter</em> di questi nuovi tagli o si dimetterà?</strong></p>
<p>Intanto la <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/blocco-stipendi-fino-al-2015-v-commissione-valuta-favorevolmente-sel-contrario-m5s-chide-rinvio">Commissione Bilancio valuta favorevolmente</a>, Sel è contrario, il M5S chiede il rinvio della discussione.</p>
<p>La Flc Cgil <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/cgil-chiede-finalmente-ritiro-del-decreto-blocco-contrattuale-2014-stipendi-statali-perdono-300">chiede il ritiro del decreto </a>e fa il calcolo che gli statali perdono 3000 euro tra il 2010 il 2012. Nel 2013 perderanno 600 euro mensili e la situazione si aggraverà se il blocco del 2014 venisse confermato.</p>
<p><strong><span style="color:#800000;">Dipartimento della Funzione Pubblica: nuova agenzia recupero crediti</span> </strong></p>
<p><strong>Il Governo prima dà e poi ritoglie</strong>. Dopo aver seguito un particolare percorso formativo, personale Ata e collaboratori scolastici hanno potuto avere tra i 600 e i 1800 euro in più, lordi, all’anno, in base a un <a href="http://www.flcgil.it/scuola/ata/valorizzazione-personale-ata-siglata-la-pre-intesa-sulla-1-e-2-posizione-economica.flc">accordo siglato col Miur nel 2011</a>. Per due anni tutto è filato liscio, ma adesso il ministero dell’Economia sta pensando di <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/pronti-a-bloccare-le-scuole-se-gli-ata-dovranno-restituire-i-soldi-avuti-in-piu-nell-ultimo-biennio.flc">richiedere indietro i soldi</a>. Il motivo? La <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-05-31;78">legge Tremonti</a>, che risale al 2010, ha detto no alla progressione dello stipendio. E dato che l’<a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/salari-nuova-scure-sugli-ata.flc">incentivo offerto agli Ata</a> è stato assimilato ad una sorta di avanzamento economico, ecco che il Mef adesso pensa di chiedere indietro tutti i soldi versati in questo biennio. Così, un collaboratore dovrebbe restituire 1200 euro, cifra doppia per i tecnici. <a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130513024440">Mario Piemontese</a> ricostruisce l&#8217;<em>iter </em>della vicenda.</p>
<p><strong>Non assume e penalizza i lavoratori</strong>. Ma questo non è il solo problema riguardante il personale Ata. La mancata soluzione del problema degli inidonei continua a essere utilizzata come pretesto per non immettere in ruolo gli Ata. Questo comporta supplenze super provvisorie &#8220;<em>fino all’arrivo dell’avente diritto</em>&#8221; e penalizza i lavoratori sotto il profilo contrattuale (ferie, retribuzione durante la malattia); comporta inoltre il loro licenziamento al termine delle lezioni e cioè il prossimo 9 giugno.</p>
<p>La Flc Cgil riferisce di un impegno, assunto dal Miur nell&#8217;incontro del 15 maggio, a superare le criticità e gli ostacoli che impediscono le immissioni in ruolo degli Ata e il pagamento delle posizioni economiche. Nel frattempo il Miur darà indicazioni ai propri uffici territoriali di prorogare, su richiesta dei dirigenti scolastici, le attuali nomine “<em>fino all’avente diritto</em>” secondo la tipologia del posto occupato (30 giugno &#8211; 31 agosto). Il sindacato <a href="http://www.flcgil.it/scuola/emergenze-personale-ata-la-flc-annuncia-una-soluzione-o-sara-sciopero.flc">minaccia sciopero</a> in mancanza di soluzioni adeguate e tempestive.</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Pensioni, concorso, dimensionamento</strong></span></p>
<p><a href="http://www.orizzontescuola.it/news/precariato-gilda-governo-sommare-part-time-e-met-pensione-negli-ultimi-5-anni-servizio">Gilda degli insegnanti</a> e <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/pensioni-ripristinare-flessibilit-uscita-maurizio-petriccioli-cisl-ci-vuole-pensione-ad-hoc-doc">Cisl </a>chiedono maggior flessibilità nelle regole per i <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/18/news/pensione_per_i_professori_i_sindacati_uscite_flessibili_per_favorire_i_giovani-58970114/?ref=HREC2-3">pensionamenti della scuola</a>, per</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>sanare in una volta sola due grandi problemi della scuola: quello di decine di migliaia di precari abilitati, fermi nell&#8217;eterna lista di attesa, e quello di altrettanti docenti anziani che, stoppati dalla riforma Fornero, fanno sempre più fatica a reggere il carico di lavoro</em>&#8220;.</p></blockquote>
<p>La legge Fornero nella scuola ha infatti più che dimezzato i pensionamenti: dai 21.000 docenti e 5.336 Ata del 2012, ai 10.000 docenti e 3.343 ATA di quest&#8217;anno. Dati che mettono a rischio future assunzioni.</p>
<p><strong>Lavorare non per soldi ma per spirito di servizio</strong>. Mancano i docenti per le commissioni che dovranno giudicare i candidati per una cattedra. Circa 500 euro netti è la retribuzione per tutta un&#8217;estate a lavorare, senza ferie, domeniche comprese. &#8220;<em>Mi sento umiliata, mortificata&#8221;</em> è la denuncia di una professoressa di Palermo, <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/17/news/io_indignata_dico_no_al_concorsone_500_euro_per_tutta_l_estate_di_lavoro_domeniche_comprese-58970092/?ref=HREC2-6">Silvia Parroco</a>, contattata dall&#8217;Ufficio scolastico regionale per fare parte della commissione esaminatrice del concorso a cattedre di Latino voluto dall&#8217;ex ministro Francesco Profumo. &#8220;<em>Perché dovrei accettare l&#8217;incarico</em>?<em>&#8220;</em> chiede la docente, avendo saputo che il compenso è di 209 euro lordi più 50 centesimi per ogni compito corretto e altri 50 centesimi per ogni candidato. &#8220;<em>Lo faccia per spirito di servizio</em>&#8220;, si sente rispondere.</p>
<p>Questo il commento di <a href="http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/il-disastro-annunciato-dei-concorsi-a-cattedre.flc">Reginaldo Palermo</a> a questo &#8220;<em>disastro annunciato</em>&#8220;:</p>
<blockquote><p><em>Se le regole di “</em>ingaggio<em>” di presidenti e commissari non verranno cambiate d’ora in poi il reclutamento dei docenti potrebbe essere affidato non a professionisti seri e preparati ma a chi sarà disposto a lavorare per quattro spiccioli.</em></p></blockquote>
<p><strong>L&#8217;anno prossimo 500 scuole in meno</strong>. La ragion di Stato è superiore alla continuità didattica. A decretarlo è il Tar della Calabria con la sentenza n. 543 dell&#8217;8 maggio, che conferma la legittimità dei provvedimenti assunti in tema di <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/dimensionamento-ragion-stato-superiore-alla-continuit-didattica">dimensionamento della rete scolastica</a>, nonostante la loro dichiarazione di <a href="http://www.flcgil.it/scuola/il-dimensionamento-della-rete-scolastica-e-incostituzionale.flc">incostituzionalità </a>da parte della Corte Costituzionale.</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Scadenze: Bologna riguarda l&#8217;Italia</strong></span></p>
<p>Si avvicina il <a href="http://referendum.articolo33.org/">Referendum del 26 maggio a Bologna</a>. La popolazione sarà chiamata a esprimersi sulla destinazione dei finanziamenti comunali: alle scuole private o a quelle comunali. La consultazione, promossa dal <a href="http://referendum.articolo33.org/">Comitato art. 33,</a> con la presidenza onoraria di <a href="http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130505151759">Stefano Rodotà</a>, che dichiara fra l&#8217;altro:<br />
<em> </em></p>
<blockquote><p><em>Quel che dovrebbe sorprendere non è che qualcuno abbia avuto l’ardire di promuovere un referendum, ma che questo referendum si debba fare&#8230;</em></p>
<p><em>Non siamo di fronte a una questione contabile. Si tratta della qualità dell’azione pubblica, del modo in cui lo Stato adempie ai suoi doveri nei confronti dei cittadini. La consapevolezza di questi doveri si è assai affievolita in questi anni, e le conseguenze di questa deriva sono davanti a noi. È ottima cosa, allora, che siano proprio i cittadini a ricordarsene e a chiedere con un referendum che la legalità costituzionale venga onorata.</em></p></blockquote>
<p>Così spiega la necessità del referendum <a href="http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2013/03/22/ecco-perche-il-26-maggio-a-bologna-riguarda-anche-te/">Giovanni Cocchi</a>:</p>
<blockquote><p><strong><em>Immaginate di avere un figlio di 3 anni.</em></strong></p>
<p><em>Immaginate di volerlo o doverlo (probabilmente tutte due) iscrivere alla scuola materna.</em></p>
<p><em>E’ un vostro diritto, perché lo Stato ha l’obbligo costituzionale di darvi quella scuola (art. 33, comma 2: </em>La Repubblica… istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi<em>).</em></p>
<p><em>Ma la scuola pubblica per voi non c’è. E però vi dicono che potete iscriverlo alla scuola privata parificata.</em></p>
<p><em>Immaginate che voi non abbiate i soldi o non vogliate (o tutte due) iscriverlo a una scuola “</em>bianca<em>”, o “</em>rossa<em>” o di qualsiasi altra “</em>tendenza<em>” preferita dai suoi genitori, ma lo vogliate iscrivere alla scuola pubblica, “</em>arcobaleno<em>“, perché abbia a che fare con tutti i colori, perché il suo colore se lo scelga da solo quando potrà e vorrà&#8230; </em>(continua <a href="http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2013/03/22/ecco-perche-il-26-maggio-a-bologna-riguarda-anche-te/">qui)</a></p></blockquote>
<p>Sull&#8217;argomento segnaliamo gli interventi di <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130517/manip2pg/05/manip2pz/340379/">Giuseppe Caliceti</a>, di <a href="http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/13/marina-boscaino-e-giorgio-tassinari-scuola-le-proposte-indecenti-di-boldrin/">Marina Boscaino e Giorgio Tassinari</a>. Mentre il sottosegretario all&#8217;Istruzione <a href="http://www.orizzontescuola.it/news/sottosegretario-toccafondi-se-paritarie-chiudono-disoccupazione-e-disservizi-caso-bologna-risca">Gabriele Toccafondi </a>si schiera per il finanziamento alle scuole private, sostenuto a spada tratta dal sindaco di Bologna <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/05/17/news/referendum_vendola_merola-58993145/?ref=HREC1-10">Virginio Merola</a>.</p>
<p><strong>No ai buoni scuola</strong>. Ricordiamo inoltre che è ancora in corso la raccolta di firme per una <a href="http://www.nonunodimeno.net/spip.php?article1573">petizione </a>proposta dall’<em>Associazione <a href="http://www.nonunodimeno.net/">Nonunodimeno </a></em>per abolire i buoni scuola erogati dalla Regione Lombardia, che per i criteri stabiliti sono diventati un modo per sostenere la <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/04/08/vivalascuola-139/">scuola privata</a>.</p>
<p>* * *</p>
<p><span style="color:#003366;"><strong>RISORSE IN RETE</strong></span></p>
<p><strong>Le puntate precedenti di <em>vivalascuola</em> <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/category/viva-la-scuola/">qui</a></strong>.</p>
<p>Su <em>ReteScuole</em> gli effetti della <a href="http://www.forumscuole.it/dematerializzata/">spending review</a> sulla scuola.</p>
<p><strong><em>Su ForumScuole tutti <a href="http://www.forumscuole.it/equilibri-instabili/equilibri-instabili/">i tagli all&#8217;istruzione per il 2012</a>.</em></strong></p>
<p><em><strong>Su <a href="http://www.forumscuole.it/estate-pericolosa/estate-pericolosa">ReteScuole</a> le iniziative legislative dell&#8217;estate 2012 del governo che riguardano la scuola. Su <a href="http://ospitiweb.indire.it/adi/Finanziaria2011/fs1_frame.htm">PavoneRisorse</a> una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.</strong></em></p>
<p><em><strong><a href="http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=26030&amp;action=view">Tutte le &#8220;riforme&#8221;</a> del ministro Gelmini.</strong></em></p>
<p><em>Per chi se lo fosse perso: <strong>Presa diretta</strong>, La scuola fallita<a href="//www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a20d3078-c510-4407-8b63-b616d0695247.html?p=0″"> qui</a>.</em></p>
<p><em>* * *</em></p>
<p><em>Dove trovare il <strong>Coordinamento Precari Scuola</strong>: <a href="//docentiprecari.forumattivo.com/forum.htm">qui</a>; <strong>Movimento Scuola Precaria </strong><a href="//www.forumscuole.it/msp">qui</a>.</em></p>
<p><em>Il sito del <strong>Coordinamento</strong><strong> Nazionale Docenti di Laboratorio</strong> <a href="//www.coordinamentoitp.it/">qui</a>.</em></p>
<p><em>Cosa fanno gli <strong>insegnanti</strong>: vedi i siti di <a href="//www.retescuole.net/">ReteScuole</a>, <a href="//www.flcgil.it/">Cgil</a>, <a href="//www.cobas-scuola.it/">Cobas</a>, <a href="http://www.unicobas.it/">Unicobas</a>, <a href="http://www.anief.org/">Anief</a>, <a href="//www.gildains.it/">Gilda</a>, <a href="http://scuola.usb.it/">Usb</a>, <a href="//www.cub.it/">Cub</a>, </em><em><a href="http://scuolacostituzione.wordpress.com/">Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione</a></em>.</p>
<p><em>Finestre sulla scuola: <a href="http://www.scuolaoggi.org/">ScuolaOggi</a>, <a href="http://www.orizzontescuola.it/">OrizzonteScuola</a>, <a href="http://www.aetnanet.org/">Aetnanet</a>. <a href="http://www.didaweb.net/fuoriregistro/index.php">Fuoriregistro</a>, <a href="http://www.pavonerisorse.it/">PavoneRisorse</a>, <a href="http://www.educationduepuntozero.it/">Education 2.0</a>, <a href="http://www.aetnascuola.it/">Aetnascuola</a>, <a href="http://www.tecnicadellascuola.it/">La Tecnica della Scuola</a>&#8230;</em></p>
<p><em><strong>Spazi in rete</strong> sulla scuola <a href="//netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/10/21/petizioni-blog-e-forum-contro-la-legge-133/">qui</a>.</em></p>
<p>(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/70975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/70975/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=70975&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/20/vivalascuola-143/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/91947c83b5ac2f001a9e97e52cc0c8cc?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">vivalascuola</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://www.torange-it.com/photo/17/13/Disegno-bambino-1359011624_31.jpg" medium="image" />
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/20/vivalascuola-143/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>La montagna, la città, la scrittura: un’intervista a Paolo Cognetti</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/W7zcXeySQNU/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/19/montagna-citta-scrittura-intervista-a-paolo-cognetti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 10:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteotelara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Telara]]></category>
		<category><![CDATA[matteo telara]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Cognetti]]></category>
		<category><![CDATA[Sofia si veste sempre di nero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71341</guid>
		<description><![CDATA[Paolo Cognetti, due raccolte di racconti “Manuale per ragazze di successo” (2004) e “Una cosa piccola che sta per esplodere” (2007) pubblicate entrambe con Minimum Fax; un romanzo, di cui parleremo in seguito, entrato quest’anno tra i finalisti del Premio Strega e candidato a libro dell’anno da Fahrenheit (“Sofia si veste sempre di nero”, 2012, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71341&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/images1.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-71342" alt="images" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/images1.jpeg?w=562"   /></a></p>
<p><strong>Paolo Cognetti</strong>, due raccolte di racconti “<span style="text-decoration:underline;">Manuale per ragazze di successo</span>” (2004) e “<span style="text-decoration:underline;">Una cosa piccola che sta per esplodere</span>” (2007) pubblicate entrambe con Minimum Fax; un romanzo, di cui parleremo in seguito, entrato quest’anno tra i finalisti del Premio Strega e candidato a libro dell’anno da Fahrenheit (“<span style="text-decoration:underline;">Sofia si veste sempre di nero</span>”, 2012, Minimum Fax); “<span style="text-decoration:underline;">New York è una finestra senza tende</span>”, guida letteraria alla città di New York pubblicata nel 2010 da Laterza; e infine un diario di montagna, &#8220;<span style="text-decoration:underline;">Il ragazzo selvatico</span>&#8220;, uscito un mese fa con Terre di Mezzo. Vorrei partire proprio da qui, da quest’ultima pubblicazione, per poi risalire passo dopo passo fino ai tuoi inizi.</p>
<p><strong>1) Qual è la tua relazione con la montagna? E come si lega al tuo rapporto con la scrittura?</strong></p>
<p>È il luogo in cui passavo le estati da bambino, un paesaggio che conosco bene e che mi fa stare bene. O potrei dire: è il posto in cui mi sento libero. Mi piace la montagna meno battuta: preferisco i pastori agli alpinisti e gli animali agli uomini, e stare via per qualche giorno senza incontrare nessuno, dormire dove capita, pescare nei laghetti, rotolare giù per i nevai e passare in alto dove non c’è il sentiero. Poi scrivo. La mia scrittura è soprattutto un lavoro sul togliere, cercare la parola giusta, dire le cose nel modo più semplice e preciso, illuminare l’essenziale. Una scrittura che nasce dalla solitudine e dal silenzio, un po’ come la lingua dei montanari.</p>
<p><strong>2) Quando parli di montagna e del tuo relazionarti alla natura, a me vengono sempre in mente due cose: la prima è il Jon Krakauer (e il Chris McCandless) di “Into the wild”, che tu stesso citi come una delle tue, chiamiamole così, fonti d’ispirazione. L’altro è il Kerouac dei “Vagabondi del Dharma” e di “Big Sur”, forse per l’immagine dello scrittore che deve isolarsi per ritrovare l’attenzione e la concentrazione necessarie allo scrivere. Quanto di tutto ciò hai messo ne “Il ragazzo selvatico”?</strong></p>
<p>La storia di Chris McCandless mi è stata di grande ispirazione. Quando si parla di lui tutti sembrano colpiti più che altro dalla sua morte, a me invece ha colpito la sua vita. Uno studente modello, un bravo figlio e un ragazzo dal promettente avvenire che lascia tutto e passa due anni a vagabondare per l’America, e poi quattro mesi da solo nei boschi d’Alaska. Ho pensato che lo capivo bene, e che volevo fare qualcosa del genere anch’io. Chris ci era andato inseguendo Jack London e Tolstoj, questo per dire che a volte i libri cambiano la vita, se un lettore è disposto ad alzarsi dalla poltrona e farsela cambiare. Anch’io credo che<span id="more-71341"></span> non sarei andato in montagna se non avessi letto Krakauer, e Thoreau, e Mario Rigoni Stern. La scrittura è venuta dopo. Quando sono partito gli amici mi chiedevano: sei andato lassù a scrivere? Io rispondevo che per il momento ci ero andato a <em>vivere</em>, e questa cosa nessuno la capiva.</p>
<p><strong>3) Dalla montagna, alla città. Dall’Italia all’America. NY in particolare: Brooklyn, che compare spesso nei tuoi scritti. Mi piacerebbe sapere in che maniera è nato questo amore, e se consideri queste due realtà, la metropoli e la montagna, opposte, complementari o simili.<br />
</strong></p>
<p>È anche questo un amore nato dai libri. Ho letto tante di quelle storie newyorkesi che quando alla fine ci sono andato mi è sembrato di tornare a casa. Anche adesso a Brooklyn mi sento a casa, tanto quanto in montagna. Nella mia testa non sono realtà opposte ma due tipi diversi di solitudine. Immagino dipenda da come uno vive la città: a New York a me piace molto camminare e guardare, preferisco la mattina presto alla sera tardi e la periferia al centro, vado in cerca dei luoghi poco popolati, cerco di leggere la storia che raccontano. Un mio posto dell’anima è Red Hook, il porto dismesso di Brooklyn. Un altro è Coney Island d’inverno. Dove c’è molto oceano e molto cielo, e non è raro ritrovarsi da soli nel silenzio. Non ho intorno nevai e pietraie ma mi sento un po’ nello stesso modo.</p>
<p><strong>4) Parlaci di Sofia. Una delle cose che mi hanno maggiormente colpito di lei è la maniera in cui, come tutti i personaggi ben riusciti, sembra aver assunto una sua vita, che travalica le pagine e diviene quasi presenza autonoma, respirante. Quando è nata Sofia? Come si è trasformata? E quanto ti ha trasformato?</strong></p>
<p>È nata da un racconto scritto nel 2005, “Pelleossa”. Lì Sofia non c’era ma c’era una clinica di montagna per anoressiche, e un personaggio, Margot, che in un certo senso è la sorella maggiore di Sofia (per questo l’ho fatta tornare, volevo che loro due si incontrassero). All’inizio Sofia era questo: una ragazza scheletrica dal pessimo carattere, sfrontata e profondamente ribelle, tanto che a un certo punto si ribella anche contro l’obbligo di stare al mondo, e tenta il suicidio. Poi è diventata una bambina che gioca coi maschi. Poi una giovane donna che vuole fare l’attrice. L’ho scoperta un po’ alla volta anch’io. Non so dire se mi abbia trasformato, di certo mi ha fatto compagnia per tanto tempo.</p>
<p><strong>5) “<span style="text-decoration:underline;">Sofia si veste sempre di nero</span>” è piaciuto a tutti, critica e pubblico. Non succede spesso in Italia. Quanto hai impiegato a scrivere questa storia? E dove l’hai scritta? </strong></p>
<p>Ci ho messo quasi cinque anni, tra Milano, la montagna e New York. Me la sono portata dietro dappertutto nei miei quaderni. In mezzo c’è stato un periodo di crisi, in cui mi sono bloccato per mesi senza capire come proseguire; e c’è stato anche un anno di grazia in cui la scrittura è sgorgata felicemente. Alcuni racconti che ho letto nel frattempo mi hanno aiutato molto. Te ne dico alcuni: “Train Dreams” di Denis Johnson è stato molto importante per la definizione di Roberto, “Gente del Wyoming” di Annie Proulx per il rapporto tra Marta e Rossana, “Ortiche” di Alice Munro per Sofia bambina. I miei percorsi di lettore guidano la mia scrittura, è sempre stato così.</p>
<p><strong>6) Stai facendo uscire, soprattutto online (ho letto un brano sul tuo <a href="http://paolocognetti.blogspot.it/" target="_blank">blog</a> e un altro sulla rivista <a href="http://matteobblog.blogspot.it/" target="_blank">Tina</a> di Matteo B. Bianchi) brani che non hanno trovato posto nell’editing finale del romanzo ma che comunque stupiscono per bellezza, profondità ed equilibrio narrativo. Sofia è presente in questi testi come nel romanzo. Molti lettori, addirittura, l’hanno conosciuta prima attraverso questi racconti e poi, successivamente, nel libro. Altri, dopo aver letto il romanzo, sono andati a cercare le parti che non vi sono rientrate. Io stesso aspetto ogni volta d’imbattermi in un nuovo brano. È come incontrare per strada un volto che si conosce. Continuerai a farli uscire? Che destino avranno?</strong></p>
<p>Non saprei. Sofia è sempre viva nella mia testa ma, più che storie, ora mi vengono in mente frammenti di lei, un luogo in cui è stata, una persona che ha incontrato. Non penso a un nuovo libro, se è questo che intendi. Però mi piace che lei sfugga ai recinti tradizionali e vada a invadere altri territori, fa parte del suo carattere.</p>
<p><strong>7) New York ha un ruolo importante nella tua vita. Ci hai girato una serie di documentari nel 2004, “Scrivere New York”, e ne hai anche pubblicato una guida letteraria con Laterza nel 2010. Al di là del fatto che ogni città, come ogni Paese, ha una propria personalità e un proprio respiro, sapresti indicarmi tre cose di NY che vorresti trovare anche nelle nostre città? (Ad esempio a Milano). </strong></p>
<p>La gioia di vivere. È una città piena di umanità e di energia, e ti mette addosso una gran voglia di scrivere, viaggiare, fare progetti. La tolleranza verso tutti i tipi di diversità. L’accoglienza: dopo una settimana a New York sei un newyorkese anche tu. La bellezza.</p>
<p><strong>8) Le tue due prime raccolte di racconti “<span style="text-decoration:underline;">Manuale per ragazze di successo</span>” e “<span style="text-decoration:underline;">Una cosa piccola che sta per esplodere</span>” sono stati casi letterari. In Italia, malgrado la grande tradizione delle novelle, dal secondo dopoguerra in poi le storie brevi hanno trovato sempre poco spazio. Da dove è nato il tuo amore per la narrativa breve? Credi che la tendenza, in Italia, andrà invertendosi?</strong></p>
<p>Non è un caso italiano. L’eccezionalità sta semmai nello spazio che i racconti hanno trovato nella letteratura americana, e ci sono motivi ben precisi (l’importanza delle riviste letterarie, i corsi di scrittura universitari). Nel resto del mondo governa il romanzo e non solo gli editori, ma anche i lettori guardano con diffidenza alle raccolte di racconti. Io credo che siano due esperienze di lettura molto diverse. Leggere un romanzo significa immergersi in una storia, passarci del tempo, quasi viverci dentro, ed è una cosa bellissima quando ti succede; il racconto è più simile a una poesia, se è buono ti dà una piccola illuminazione, un breve momento di grazia. Io da lettore ho cercato per molto tempo questa esperienza. Allora ho amato Carver, Salinger, Hemingway, e poi Grace Paley, Flannery O’Connor, Alice Munro, ed è stato naturale mettermi a scrivere racconti. Ma credo che sarà sempre una forma minore, in termini di pubblico, proprio come la poesia.</p>
<p><strong>9) L’ultima domanda ha a che vedere col principio: ovvero col momento da cui tutto inizia e un bambino prende in mano una penna e si mette a scrivere. È una cosa su cui tutti gli autori riflettono, anche se non tutti amano parlarne. Non voglio entrare nell’annosa (oltre che noiosa) questione di cosa faccia di uno scrittore uno scrittore: vorrei solo sapere quando il bambino Paolo ha preso la penna in mano per cominciare a scrivere le sue prime storie.</strong></p>
<p>Non ero un bambino, avevo diciott’anni. È un mito un po’ ridicolo anche quello che uno scrittore sia uno scrittore fin dalla culla, come se scrivere fosse il suo destino. Io almeno non ci credo. Da bambino volevo fare il falegname, da ragazzo il matematico. Poi ho avuto un’adolescenza tumultuosa (da dentro; da fuori ero un bravo figlio e uno studente modello, tanto per tornare a “Into the Wild”), in cui le uniche risposte le ho trovate nei libri, e ho cominciato a leggere voracemente. Un giorno, in quinta liceo, mi è capitato in mano un bando per un concorso letterario tra studenti milanesi, c’era da scrivere un racconto di cinque cartelle a tema libero, e io non resisto alle gare, se mi sfidi gioco a qualunque cosa. Mi sono chiuso in camera e ho scritto una storia in cui io e il mio migliore amico scappavamo in macchina verso non si sa dove. Poi non ho più smesso.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71341/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71341&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/19/montagna-citta-scrittura-intervista-a-paolo-cognetti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/3bf9c02252fb85e8fa1dd15fb0ff17db?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">matteotelara</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/images1.jpeg" medium="image">
			<media:title type="html">images</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/19/montagna-citta-scrittura-intervista-a-paolo-cognetti/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>87. Negli occhi</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/I3RNAec7BVE/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/87-6/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 14:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa ho capito della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Atterberg]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71308</guid>
		<description><![CDATA[da qui Hai cominciato a scrivere in uno stato di chiarezza interiore: alcuni nodi decennali si scioglievano, ti sembrava arrivato il momento di redigere un bilancio del passato, di fare il punto su cosa avevi capito della vita. La prospettiva, col tempo, si è andata precisando: se dovessi dare un titolo, oggi, a questo scritto, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71308&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='562' height='347' src='http://www.youtube.com/embed/G1Mg8J5SjSc?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p>da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=G1Mg8J5SjSc">qui</a></p>
<p>Hai cominciato a scrivere in uno stato di chiarezza interiore: alcuni nodi decennali si scioglievano, ti sembrava arrivato il momento di redigere un bilancio del passato, di fare il punto su cosa avevi capito della vita.<span id="more-71308"></span> La prospettiva, col tempo, si è andata precisando: se dovessi dare un titolo, oggi, a questo scritto, sarebbe <em>diventare se stessi</em>. Perché mai come adesso sei convinto che se stessi si diventa, non si è: si tratta di un cammino accidentato, come se la vita autentica, l&#8217;amore, incarnassero una minaccia misteriosa, e si dovesse utilizzare ogni sistema lecito e illecito per proibirgli di sbocciare. Fai mente locale sulle persone mobilitate per tentarti: l&#8217;esistenza è un campo di battaglia dove Dio e il demonio si misurano attuando strategie raffinatissime, in parte ignote allo sguardo dei mortali, che colgono soltanto segnali frammentari: voci divulgate ad arte, mail che vorrebbero inchiodarti a qualche colpa oscura, pressioni mascherate da bisogni. Se tornassi indietro, se potessi rivivere ogni cosa col senno del poi, sapresti riconoscere all&#8217;istante i trucchi e le finzioni del maligno: ti abitueresti a non rispondere, a chiudere il cuore ai falsi appelli, a sbattere la porta di fronte al seduttore. In fondo, i capitoli che scrivi, non sono che il diario di bordo del capitano scampato all&#8217;ennesimo naufragio, che ora sta ritto sul ponte, indeciso se godersi la salvezza o stilare l&#8217;inventario di tutte le possibili avarie. Sei Ulisse che impone ai suoi compagni di turarsi le orecchie di fronte alle sirene, mentre lui si fa legare all&#8217;albero maestro e raccomanda di non scioglierlo per nessuna ragione, mi hai capito? Anche se dovessi supplicarti con le lacrime agli occhi; anzi, in quel caso, dovresti stringermi più forte, siamo intesi? Se fosse andata come a lui, quanti dolori ti saresti risparmiato, quanto tempo in meno avresti perso. Eppure sai che tutto questo è stato necessario; per trovare il desiderio profondo, che emerge soltanto nella lotta, dovevi percorrere un cammino seminato di trappole e di agguati, affrontare una prova a cui chissà se avresti resistito. Anzi, lo sai: perché è il Signore stesso a proporti il Progetto che non può fallire. E&#8217; lui stesso a rivelarti che, per essere te stesso, devi guardare la morte negli occhi, prima o poi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71308/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71308&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/87-6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>37</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/87-6/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Don Ciotti: “In piazza con la Fiom per impedire che il diritto di tutti diventi il privilegio di pochi”</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/aaPYLRQjE1M/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/don-ciotti-in-piazza-con-la-fiom-per-impedire-che-il-diritto-di-tutti-diventi-il-privilegio-di-pochi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 10:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Don Luigi Ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazione nazionale FIOM CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Landini]]></category>
		<category><![CDATA[Micromega]]></category>
		<category><![CDATA[Roma 18 maggio 2013]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71328</guid>
		<description><![CDATA[di don Luigi Ciotti Caro Maurizio e cari amici della Fiom, anche se non fisicamente, il 18 maggio sappiatemi con voi con il cuore e l&#8217;impegno. Già nel titolo, la manifestazione pronuncia la parola chiave per uscire da questo drammatico frangente: diritti. Prima che economica, questa è infatti una crisi dei diritti, una crisi etica [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71328&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <strong>don Luigi Ciotti</strong></em></p>
<p>Caro Maurizio e cari amici della Fiom, anche se non fisicamente, il 18 maggio sappiatemi con voi con il cuore e l&#8217;impegno.<br />
Già nel titolo, la manifestazione pronuncia la parola chiave per uscire da questo drammatico frangente: diritti.<br />
Prima che economica, questa è infatti una crisi dei diritti, una crisi etica e culturale.<br />
Culturale, perché ha corroso l&#8217;ideale che ha ispirato la formazione e lo sviluppo delle moderne democrazie: il riconoscimento del nostro essere diversi come persone e ugnali come cittadini.<span id="more-71328"></span></p>
<p>Etica, perché ne ha affievolito &#8211; o ridotto a mera formula retorica &#8211; l&#8217;ingrediente essenziale: la responsabilità, la consapevolezza che le nostre vite si alimentano l&#8217;un l&#8217;altra in un progetto collettivo a cui tutti siamo chiamati a contribuire.<br />
Gli effetti di questa deriva etica e culturale li tocchiamo oggi con mano, e la vostra iniziativa li denuncia tutti: aumento delle disuguaglianze, diffusione della povertà, smantellamento dei servizi sociali, riduzione drastica delle risorse necessarie a garantire la qualità della scuola e dell&#8217;assistenza sanitaria, cioè i capisaldi della democrazia. E &#8211; a rendere il quadro ancora più scoraggiante &#8211; la crescita impetuosa della disoccupazione.</p>
<p>In palese contrasto con l&#8217;orientamento della Costituzione, il lavoro è stato umiliato e offeso, spogliato da tutta una serie di garanzie che &#8211; ci veniva detto &#8211; impedivano di stare sul mercato e conseguire, superate alcune turbolenze, un più diffuso benessere. Che cosa è accaduto lo sappiamo: non solo le turbolenze non sono state superate, ma si sono aggravate al punto da cancellare l&#8217;occupazione o degradarla a prestazione occasionale quando non servile. </p>
<p>Voltare pagina significa allora certo dare all&#8217;economia una diversa direzione, a partire da quelle misure che la vostra iniziativa richiede con forza: una più equa distribuzione della ricchezza, una lotta sistematica all&#8217;evasione fiscale, un reddito di cittadinanza, una riconversione industriale nel segno delle energie pulite e rinnovabili. Ma al contempo è necessario un grande investimento educativo e culturale. La parola &#8220;crescita&#8221; non può infatti essere solo sinonimo di ripresa dei consumi e del prodotto interno lordo. Una società cresce, diventa adulta e responsabile, quando diventa capace di prevenire le sue sofferenze, quando sa includere e riconoscere, quando si libera dalla peste della corruzione e riduce le &#8220;zone grigie&#8221; tra mafie e politica, quando fa della legalità uno strumento di giustizia e non di potere, quando capisce che la prima delle ricchezze è quella che deriva dalla cura e dall&#8217;affermazione dei diritti: l&#8217;istruzione, la salute, la casa e, appunto, il lavoro.</p>
<p>Voi siete una delle espressioni più belle di questa società che vuole crescere, essere adulta e generosa, mettere l&#8217;interesse generale prima di quello individuale e impedire che il diritto di tutti diventi il privilegio di pochi.</p>
<p>Perciò bisogna dirvi grazie, perciò dobbiamo camminare insieme. Vi sono accanto con Libera e il Gruppo Abele.</p>
<p><em>(16 maggio 2013)<br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DA <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/don-ciotti-in-piazza-con-la-fiom-per-impedire-che-il-diritto-di-tutti-diventi-il-privilegio-di-pochi/"><strong>MICROMEGA</strong></a></p>
<p><!-- fine TESTO --></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71328/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71328/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71328&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/don-ciotti-in-piazza-con-la-fiom-per-impedire-che-il-diritto-di-tutti-diventi-il-privilegio-di-pochi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/9e81ddf366dfb54f21abc8bd51a39851?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giovanninuscis</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/don-ciotti-in-piazza-con-la-fiom-per-impedire-che-il-diritto-di-tutti-diventi-il-privilegio-di-pochi/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Shuntaro Tanikawa (Giappone, 1931) : Epitaph for a “poet’s tomb”</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/wordpress/gmjK/~3/s6fe52Kkx98/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/shuntaro-tanikawa-giappone-1931-epitaph-for-a-poets-tomb/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 06:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sgolisch</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=71316</guid>
		<description><![CDATA[Epitaph for a “poet’s tomb” “I, infinite silence, will grant you words” from : God Contemplates Man by Jules Supervielle When I was born I was nameless like a water molecule But right away I was fed vowels mouth-to-mouth consonants tickled my ears I was called and pulled away from the cosmos Oscillating the atmosphere [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71316&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/japan.jpg"><img src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/japan.jpg?w=294&#038;h=300" alt="japan" width="294" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-71317" /></a><br />
<strong>Epitaph for a “poet’s tomb” </strong></p>
<p>“I, infinite silence, will grant you words”</p>
<p> from : God Contemplates Man by Jules Supervielle</p>
<p>When I was born<br />
I was nameless<br />
like a water molecule<br />
But right away I was fed vowels mouth-to-mouth<br />
consonants tickled my ears<br />
I was called and<br />
pulled away from the cosmos</p>
<p>Oscillating the atmosphere<br />
carved onto clay tablets<br />
inscribed on bamboo<br />
recorded on sand<br />
words are onion skins<br />
If I keep on peeling<br />
I will not find the cosmos<span id="more-71316"></span></p>
<p>I would have loved to lose words<br />
to be a tree singing in the wind<br />
I would have loved to be a cloud from a hundred thousand years ago<br />
I would have loved to be a whale’s song<br />
Now I go back to being nameless<br />
with dirt over my eyes, my ears and my mouth<br />
with stars leading me by the fingers</p>
<p><strong>Epitafio per la “tomba del poeta”<br />
</strong></p>
<p>“I, infinite silence, will grant you words”</p>
<p>from:  God Contemplates Man  by Jules Supervielle</p>
<p>Quando nacqui<br />
ero senza nome<br />
come un molecola di acqua<br />
Ma subito sono stato nutrito bocca a bocca con delle vocali<br />
consonati stuzzicarono le mie orecchie<br />
Mi è stato dato un nome<br />
e sono stato strappato dal cosmo</p>
<p>Oscillando nell’atmosfera<br />
graffiato nell’argilla<br />
iscritto sul bambù<br />
scolpito nella sabbia<br />
le parole sono i strati della cipolla<br />
Se continuo a pelare<br />
non troverò il cosmo</p>
<p>Avrei voluto perdere le parole<br />
essere un albero che canta nel vento<br />
Avrei voluto essere una nuvola di centomila anni fa<br />
Avrei voluto essere il canto delle balene<br />
Ora ritorno a essere senza nome<br />
con la terra sopra i miei occhi, le mie orecchie e la mia bocca<br />
con le stelle che mi prendono per le dita</p>
<p>Traduzione dall’Inglese di Stefanie Golisch</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71316/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/71316/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&#038;blog=621013&#038;post=71316&#038;subd=lapoesiaelospirito&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/shuntaro-tanikawa-giappone-1931-epitaph-for-a-poets-tomb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/9cd56e1d9cfcb8a6185e2b3b8dd64a06?s=96&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&amp;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">sgolisch</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2013/05/japan.jpg?w=294" medium="image">
			<media:title type="html">japan</media:title>
		</media:content>
	<feedburner:origLink>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/18/shuntaro-tanikawa-giappone-1931-epitaph-for-a-poets-tomb/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss>
