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	<title>Zio Burp</title>
	
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	<description>Il blog di Cristiano Callegari, copy, musico, blogger, babbo.</description>
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		<title>Apnee del sonno: cosa sono, come si curano (burocrazia compresa)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soffro di apnee del sonno. Non è grave, no. O forse non ancora. Ma rompe tantissimo i coglioni. Dato che quando sono stato ricoverato un paio di mesi fa mi avete subissato di domande sul tema, allora ve la racconto qui. Però io questa storia non l’ho letta sui manuali o sul web. Anzi, confesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/05/zio-apnea.jpg"><img class="size-medium wp-image-3236 aligncenter" style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" title="zio burp apnea del sonno" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/05/zio-apnea-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Soffro di apnee del sonno. Non è grave, no. O forse non ancora. Ma rompe tantissimo i coglioni.</p>
<p>Dato che quando sono stato ricoverato un paio di mesi fa mi avete subissato di domande sul tema, allora ve la racconto qui. Però io questa storia non l’ho letta sui manuali o sul web. Anzi, confesso che non ho mai nemmeno cliccato su “apnea del sonno”. Io tutto quello che so, lo so dalle persone con cui ho parlato, medici, pazienti, burocrati, amici. E dalle persone con cui ho dormito. Che non sono molte in verità. E una si chiama Alfredo.<span id="more-3234"></span></p>
<p>Ok allora iniziamo. Mentre state placidamente dormendo, all’improvviso zack, succede qualcosa per cui l’ossigeno non entra più. Sono i vostri “tessuti molli del retrobocca (palato molle, tonsille, adenoidi, faringe)”, che si rilassano e chiudono il canale in cui passa l’aria. Nel vostro cervello che in quel momento sta per godersi la fase REM, si accende una luce rossa lampeggiante. “Houston, abbiamo un problema” insomma, con tanto di beep beep sonoro. Potrebbe esserci anche proprio una scritta lampeggiante, tipo “Porca puttana, non arriva ossigeno, maledetti tessuti molli, datevi una mossa!” E così, rapido come solo un impulso nervoso, il vostro cervello ordina ai muscoli di riaprire quei condotti strategici e far affluire l’ossigeno. È una cosa che dura frazioni di secondo, diciamo il classico batitto d’ali di una farfalla. Voi non vi svegliate nemmeno. Probabilmente fate qualche rumore strano tipo “plop”. Forse chi è accanto a voi di notte lo sente. Sicuramente non sente la sirena d’allarme del cervello ecco, state tranquilli.<br /> Tutto questo accade mentre dormite e voi non vi accorgete di nulla. Ma in realtà ogni volta che si verifica un’apnea, il vostro cervello che già sognava, appunto, la sua meritata fase REM, si deve destare e rimettere al lavoro. Non ci arriverà mai alla meravigliosa e meritata fase REM. E se non ci arriva lui, il cervello, figuriamoci voi. Per questo vi alzate e siete stanchi e avete l’impressione di non riposare mai. Per questo avete difficoltà di concentrazione, memoria del pesce rosso, per questo vi addormentate regolarmente senza desiderarlo tutte le volte che guardate un film o leggete un libro. Per questo una volta vi siete adormentati al volante. E chi era accanto a voi vi ha svegliato, altrimenti non sareste qui a raccontarlo. <br /> Le apnee non sono mortali, intendiamoci (con l’eccezione probabilmente di quelle al volante). Ma con l’avanzare dell’età, l’aumentare del peso, i vizietti tipo il fumo per esempio, fanno salire l’ipertensione le <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/le-vostre-domande/l-apnea-notturna-e-il-russare-sono-un-rischio-di-infarto-/3706">probabilità di infarto</a>.<br /> Se permettete, tocco ferro.</p>
<p>Come si curano?<br /> Nel mio caso è semplice. Non serve un intervento chirurgico, che invece in alcuni casi deve intervenire a raddrizzare (dolorosamente) il setto nasale. <br /> Nel mio caso dopo tutti i controlli (v. sotto alla voce polisonnografia), ti danno un boccaglio, un respiratore notturno. Una semplice pompa collegata a una maschera che ti soffia nel naso un flusso di aria costante, tale da impedire il rilassamento di quei cazzoni pigri dei tessuti molli.</p>
<p>I controlli del caso li ho fatti. Quando un anno fa mi avete visto la prima volta bardato come un terrorista suicida, con tutti quei fili addosso, ecco quella era la mia prima polisonnografia casalinga. Serve a verificare che tu abbia davvero le apnee e quante e a metterti in lista per il ricovero.<br /> Il ricovero poi serve per farti provare il respiratore, trovare quello più adatto alla tua forma di faccia e di naso, e settare la pressione dell’aria nel modo corretto, per impedirti di andare in apnea. Quando mi avete visto postare foto da un ospedale, ero lì che re-imparavo a dormire. E lì con me c’era il buon Alfredo, camionista partenopeo, compagno di stanza e di notti in cui anche solo per curiosità ognuno controllava il russare o il dormire dell’altro. Siamo stati seguiti benissimo, intendiamoci. Dimessi nei tempi con tutta la nostra educazione svolta egregiamente. E la cura funziona.</p>
<p>Io arrivavo ad avere anche 45 apnee all’ora. Con il respiratore (il cui vero nome è CPAP, acronimo di Continuous Positive Airway Pressure) le azzeravo. Tutte. E dormivo. E mi alzavo che ero un altro.</p>
<p>Le apnee nel mio caso te le cura la mutua. La prassi prevede che dopo il ricovero tu ti metta in lista d’attesa per avere il presidio sanitario casalingo. Che significa semplicemente la tua macchinetta magica col boccaglio. Ma uscito dalla clinica devi passare per un patronato, poi per l’INPS e per l’ASL. E passano i mesi. Mi hanno diagnosticato le apnee nel dicembre del 2011. Me le hanno misurate e risolte (per una settimana) nel febbraio 2013. Ora vediamo quanti altri mesi passeranno prima che io possa riassaggiare le meraviglie della fase REM. Nel frattempo ecco, yawn perdonatemi se qualche volta mi addormento scrivendo un post… … del resto questo è anche troppo lungo.Chissà se voi siete rimasti sve…<br /> zzz <br /> ronf<br /> zzz<br /> ronf</p>
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		<title>Il bello della birra nell’orto (se sei una lumaca però non leggere)</title>
		<link>http://www.zioburp.net/2013/05/09/il-bello-della-birra-nellorto/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 11:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Ho scoperto Lisa Casali di Ecocucina nel mio primo periodo verdeggiante, grazie a Kika di VitaimpattoUNO e Ci_Polla. Ispirato da Lisa, una volta ho provato a cucinare in lavastoviglie. Poi un’altra volta ho fatto la mia disastrosa granulosa di carciofo che doveva essere la sua vellutata di carciofo. Però sono passati già un paio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://distilleryimage7.s3.amazonaws.com/8dbd6a7cb89511e2beb322000aaa0754_7.jpg" alt="Spaghetti zucca e uvetta di Lisa Casali" width="428" height="428" /></p>
<p style="text-align: left;">Ho scoperto <a title="ecocucina" href="http://cucinaeco.wordpress.com/info/" target="_blank">Lisa Casali di Ecocucina</a> nel mio primo periodo verdeggiante, grazie a Kika di <a title="Vita a impatto UNO" href="http://www.vitaimpatto1.org/" target="_blank">VitaimpattoUNO</a> e <a title="Paola Sucato blog" href="http://www.paolasucato.it/" target="_blank">Ci_Polla</a>. Ispirato da Lisa, una volta ho provato a cucinare in lavastoviglie. Poi un’altra volta ho fatto la mia <a title="Granulosa di carciofi" href="http://www.zioburp.net/2011/03/10/la-mia-non-ricetta-granulosa-di-gambi-di-carciofo/" target="_blank">disastrosa granulosa di carciofo</a> che doveva essere la sua vellutata di carciofo.</p>
<p>Però sono passati già un paio d’anni e posso affermare che questa di oggi è la ricetta di Lisa che mi è venuta meglio. Sta nel libro <a title="Birra e orto" href="http://cucinaeco.wordpress.com/2013/05/04/orto-e-birra-ecocucina-a-orticola/" target="_blank">Birra &amp; Orto</a>, che ho ricevuto da Assobirra all&#8217;interno della campagna #birrasceltanaturale, che contiene diversi menu completi, tutti vegetariani e poco spreconi associati alla naturalità della birra, oh yes.<br />Aproposito, il trend degli orti personali sta crescendo, bene. Lo sapete che non vi serve neppure un balcone? Basta un davanzale e un paio di vasi. <br /> Appena mi hanno parlato di birra &amp; orto, ho celebrato l’incontro al tramonto, sul balcone. Una cosa molto romantica, Io e la birra ci baciavamo all’ombra di due rapanelli. Sotto di noi scorreva il traffico della vigentina e dentro casa, a metri due dalle mie orecchie placide nell’orto, le creature si sbranavano per il possesso del telecomando. Poi ho scoperto che la birra nell’orto, se non la bevi, la puoi destinare ad altro. Gli avanzi di birra sgasata per esempio sono un buon concime. <br /> Sarà ma io francamente preferisco berla. Come le lumache. Sì, anche loro hanno questa passione per la birra. E nell’orto la birra per loro diventa una trappola. Tutti i libri di giardinaggio “fai da te” lo dicono: contro le lumache nell’orto basta una ciotola di birra. La natura farà il suo corso in modo assolutamente biologico. Annegare in una ciotola di birra può essere una morte deliziosa? Beh, se nel resto della tua esistenza sei semplicemente una lumaca, può essere un finale invidiabile no?</p>
<p>Finita la mia birretta e le meditazioni sulle lumache, torno in cucina a preparare la ricetta. Ne ho scelta una semplice, spaghetti con zucca uvetta e pangrattato. In casa hanno apprezzato quasi tutti, quasi. &#8220;Io no, perché c0è la zucca&#8221;, &#8220;io no, perché c’è l’uvetta&#8221;. &#8220;Io sì ma l’hai fatta sciapa, come al solito&#8221;. <br />Quasi tutti. <br />Io ho apprezzato molto, ho fatto il bis e me la sono pure schisciettata il giorno seguente, tié.</p>
<p>(Poi oggi vado a scoprire Orticola e vi racconto il resto&#8230;) </p>
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		<title>Viola, il suo primo concerto (e un violino chiamato “Crosta”)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 09:02:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.forli24ore.it/sites/default/files/imagecache/top_notizia/photos/2013-04-18/concerto-classico.jpg" alt="Dindo e i Solisti di Pavia" width="460" height="307" /></p>
<p>Poi un giorno vi racconterò di come Viola per caso iniziò a suonare il violino. E di come nulla accade davvero per caso. E di come ha battezzato il suo primo violino “Crosta”, gentilmente ricusando il mio suggerimento (Penelope).<br /> L’altra sera, complice la sua adorata maestra, l’abbiamo portata al suo primo vero concerto di classica: un’occasione troppo ghiotta. Fior di orchestra (Enrico Dindo e i Solisti di Pavia), un programma abbordabilissimo  (Mozart, Bach figlio e Grieg, passando per un contemporaneo russo, tale Kapustin: tutto il programma della serata è in <a title="Viola e il suo primo concerto" href="http://open.spotify.com/track/38HEbj8ERKb1PYsJhBQPk9" target="_blank">questa playlist di Spotify</a>), la vicinanza a casa, e ultimo fattore gradito la gratuità dell’evento.<br /> Così ho strappato a moglie il primo permesso serale di uscita per motivi culturali e ci siamo infilati. <span id="more-3220"></span><br /> L’orchestra apriva con Eine Kleine Nachtmusik, la Piccola Serenata Notturna, che Viola già ben conosce e canticchia perché la sente nei cartoni di Little Einsteins e nello Spotify del babbo <br /> Risultato della serata, direi, spettacolare. Si è goduta tranquilla tutta la prima ora di concerto e ha ceduto solo sul finale, assopendosi. Ma appena desta alla fine se n’è andata in camerino con Silvia a conoscere i musicisti.<br /> Distrattamente attenta durante la performance, ha applaudito solo quando era il caso, e sottovocissima mi ha riempito di domande. La più distratta su cosa fossero quei puntini sul braccio di Silvia (“Non è che per caso ha la varicella?”). La più intonata invece era “Perché il violoncellista direttore a volte facesse quel rumore respirando forte”. Enrico Dindo semplicemente ispirava. Ma nella sala buia e così meravigliosamente silenziosa, anche quel respiro era musica.<br /> Perché se sei davvero ispirato, figlia mia, inspiri forte forte. Fin dal profondo del cuore. E gli spettatori allora sentono il tuo cuore che respira con la tua musica. <br /> E se avessimo potuto parlare di più, avremmo commentato per bene sia la musica che i musicisti. Le avrei indicato quella specie di gigantesco hippy che stava dietro al contrabbasso. O quell’altro pettinato da paggetto in prima fila. O i vestiti delle musiciste. O quella buona dose di swing che ho scoperto dentro il misconosciuto russo Kapustin.<br /> Dopo un’ora circa di concerto, col mio permesso, si è addormentata (“Tanto io non russo, papà, mica come te”).</p>
<p>Ecco, io penso che prima o poi nella vita, tutti dovreste provare a sentire un’orchestra d’archi, dentro un teatro, con una creatura di anni 5 che vi dorme addosso.</p>
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		<title>Una mamma IMperfetta, la miglior webserie del 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 08:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi alle 13 su Corriere.it la prima puntata di “Una mamma imperfetta”, webserie scritta e diretta da Ivan Cotroneo e prodotta da Corriere, RaiFiction e Indigo. Sono 25 puntate di 8 minuti l’una, una al giorno, ora sul web e poi in autunno su Rai2. Ne scrivo perché ero curioso e sono andato all’anteprima (ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://cdn.blogosfere.it/realityshow/images/Diario-di-una-mamma-imperfetta-anteprima-600x367-898324.jpg" alt="Una mamma imperfetta cast" width="490" height="300" /></p>
<p>Oggi alle 13 su Corriere.it la prima puntata di “<a title="Una mamma imperfetta di Ivan Cotroneo" href="http://www.corriere.it/spettacoli/13_maggio_05/mamma-imperfetta-cotroneo_7426b086-b54e-11e2-86df-caa1160f5c6a.shtml" target="_blank">Una mamma imperfetta</a>”, webserie scritta e diretta da Ivan Cotroneo e prodotta da Corriere, RaiFiction e Indigo. Sono 25 puntate di 8 minuti l’una, una al giorno, ora sul web e poi in autunno su Rai2. Ne scrivo perché ero curioso e sono andato all’anteprima (<a title="Una mamma imperfetta Storify" href="https://storify.com/La27ora/mamma-imperfetta" target="_blank">ecco lo Storify</a>)mescolato a un buon gruppo di mamme blogger. Tutte piuttosto diffidenti. Lo sapete come sono i blogger no? Rompipalle pronti a cercare qualsiasi appiglio per criticare la qualunque. Lo sapete come sono le mamme no? Ecco appunto. Fate la sommatoria e immaginatevi le mamme blogger. Compreso/a me, intendiamoci. Quindi niente eravamo tutti un po’ sul chi va là, per tema che questa webserie potesse essere una sòla, infarcita di buonismo e luoghi comuni e lontana dalla realtà. E poi, è vero che non c’è il copyright sul nome ma per tutti noi che frequentiamo l’internet, in questi anni <a title="Mamma Imperfetta Silvia Sacchetti" href="http://www.mammaimperfetta.it/" target="_blank">una mamma imperfetta titolare</a> già c’è, ecco. Tornando alla web serie, è stata invece una bella sorpresa. C’è ritmo, ottima scrittura, diversi piani narrativi. Ci sono luoghi comuni ovviamente, ma raccontati con freschezza. C’è un bel cast e questo regista-scrittore-sceneggiatore (da Tutti pazzi per amore a La Kriptonite nella borsa), che sto imparando a conoscere. Quindi io a &#8220;Una mamma imperfetta&#8221; ci metto un bel voto. L’unica cosa che io ho trovato strana è che nella webserie ambientata oggidì, queste mamme trentenni di oggi – ben diversamente dalla realtà – non facciano uso (o abuso) di Facebook e Twitter. Sarebbe stato un casino in un formato così breve aggiungere un ulteriore piano narrativo, poi così incasinato come la vita sui social? Secondo me sì, assolutamente sì. Resta il fatto che a vedere delle mamme che si incontrano al bar tutte le mattine per il cappuccio e due chiacchiere, ti vien quasi da pensare provocatoriamente: ma non potete fare come tutti e vedervi su Facebook? Per questo su Twitter ho scritto che senza i social network, &#8220;Una mamma imperfetta&#8221; è la miglior web serie del 2009.</p>
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		<title>#Leggendogiocando: perché le storie sono dappertutto</title>
		<link>http://www.zioburp.net/2013/04/17/leggendogiocando-perche-le-storie-sono-dappertutto/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 08:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mestiere di Babbo]]></category>

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		<description><![CDATA[Pendolando su Milano dal lunedì al venerdì, diciamo che non muoio dalla voglia di andarci anche il sabato. Però talvolta faccio un’eccezione. Anche perché prendere prima il treno e poi il “trenopolitano” con Viola è sempre una scoperta. Eravamo invitati da Mondadori e Donna Moderna Bambino a un evento sul tema della lettura al tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pendolando su Milano dal lunedì al venerdì, diciamo che non muoio dalla voglia di andarci anche il sabato. Però talvolta faccio un’eccezione. Anche perché prendere prima il treno e poi il “trenopolitano” con Viola è sempre una scoperta. Eravamo invitati da Mondadori e <a href="http://bambino.donnamoderna.com/leggendo-giocando-un-pomeriggio-con-skylanders/#0">Donna Moderna Bambino a un evento</a> sul tema della lettura al tempo dei videogiochi. Il tempo di mostrare a Viola la Madunina lassù, ma lei rincorreva i piccioni quaggiù, e l’ho subito affidata alle animatrici. Si è messa a disegnare e dopo un paio d’ore (e una sola pipì) non aveva ancora finito. Attorno a lei, bimbi più grandini si sfidavano a Skylander. Nell’altra stanza i grandi (più una 12enne) chiacchieravano di lettura digitale, libri, storie , videogiochi.</p>
<p>Noi non siamo una famiglia molto digitale in effetti. La figliola grande usa il Nintendo e si fa lunghe sessioni di Just Dance con le amiche. Ma a parte questo abbiamo molti più libri che pc o lettori. Ok confesso, ho un Kindle da 2 anni e ci ho letto un libro solo.<br /> Quindi in realtà ero molto curioso di capire quel che mi aspetterà, perché comunque ‘ste creature saranno presto assai più digitali di noi genitori.</p>
<p>Abbiamo discusso dell’importanza fisica dei libri dentro una casa. Ho chiuso gli occhi e mi sono immaginato la nostra casa senza libri. Tutto stipato dentro a 4 reader su una piccola mensola. Certo, senza le librerie… avremmo un sacco di pareti libere su cui dipingere, ma a parte questo mi fa un po’ tristezza. Potremmo dipingere sulle pareti bianche nuove librerie colorate e scaffali colmi di libri&#8230; <br /> È naturale invece che impareremo a convivere con il digitale, mantenendoci fortemente ancorati alla pagina scritta. E alle storie naturalmente, quelle sì, quelle le ritroviamo in tutto: da un film a un cartone, da un oggetto a una vecchia foto, anche i videogiochi ce l’hanno e io confesso che sono molto curioso. Di Skylander non ho saputo molto in realtà, ma quando Viola è arrivata a casa col suo personaggio, Alice ha avuto da ridire perché “quello serve per giocare, non è un pupazzetto qualunque! È sprecato in mano a Viola! Regaliamolo al fratello della mia amica che ha il gioco Skylander!” Dato che i toni lievitavano ho dovuto salomonicamente intervenire con il machete per dividere il mostricciattolo di Sylander e poi scioglierlo nell’acido.<br /> Cose che capitano.</p>
<p>Tornando al nostro incontro, ho visto una dodicenne saggia e spigliata quanto una ragazza grande. Ma Blanca era talmente naturale che la cosa non mi ha neppure spaventato.</p>
<p>Poi ho chiacchierato di potterite come spesso faccio quando incontro chi per lavoro si occupa di selezionare e lanciare libri per ragazzi. <a href="http://bambino.donnamoderna.com/libri-harry-potter-dipendenza-potterite/">La potterite è cosa seria sapete</a>?</p>
<p>Poi al ritorno in treno siamo passati davanti alla <a href="http://www.panoramio.com/photo/39179570">Cascina Repentita</a>, dove si narra nacque la zuppa alla pavese. La sapete la storia di Francesco I alla battaglia di Pavia? Ecco, io ci passo in treno due volte al giorno dal lunedi al venerdì, davanti a quella cascina e davanti a quella storia. <br />E a Viola non l’avevo ancora raccontata. <br />E il merito stavolta è degli Skylander.</p>
<p><script src="http://storify.com/DMbambino/leggendo-giocando.js?template=slideshow"></script><noscript><a href="http://storify.com/DMbambino/leggendo-giocando" target="_blank">View &#8220;undefined&#8221; on Storify</a></noscript></p>
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		<title>Twitter: fiabe in 140 caratteri #hca13</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 08:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mestiere di Babbo]]></category>

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		<description><![CDATA[È andata così. Non ricordo come ho saputo di Tweet da favola. Si trattava di scrivere fiabe in 140 caratteri, taggate #hca13. Mi ci ficco, ovviamente.È collegato al Premio Andersen, quello vero. Ho una storia anche per quello ma non so, scade domani deciderò stanotte.Torniamo alle favole brevi, anzi brevissime. Ne ho scritte una manciata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È andata così. Non ricordo come ho saputo di <a title="Tweet da favola" href="http://www.tweetdafavola.it/" target="_blank">Tweet da favola</a>. Si trattava di scrivere fiabe in 140 caratteri, taggate #hca13. Mi ci ficco, ovviamente.<br />È collegato al Premio Andersen, quello vero. Ho una storia anche per quello ma non so, scade domani deciderò stanotte.<br />Torniamo alle favole brevi, anzi brevissime. Ne ho scritte una manciata, postate su Twitter e Facebook e poi stop. Non ci ho pensato più.</p>
<p>Passano i giorni e una sera tardi, in treno, una sera che non ero sobrio perché due amici mi avevano portato a un finto aperitivo dove non avevano fatto altro che flirtare tra loro lasciandomi il ruolo di brillante voyeur interattivo, ecco quella sera lì in treno tra Rogoredo e Pavia ne ho scritte una ventina. E mi piacevano tutte.<br />Il giorno dopo mi appresto a caricare Twitter per postarle nei giorni successivi e do giusto un&#8217;occhiata alla scadenza del concorso. Scaduto da 5 giorni.</p>
<p>Ok, vi pare che mo le butto via? Mia figlia mi ha accusato del fatto sono tutte tristi. Però sghignazzava. E sulle più strambe faceva quella faccia che a me piace un sacco e che dice: &#8220;Cacchio, È stramba forte!&#8221; A me e a qualcuno di voi che le ha viste scorrere sui social, sono piaciute. E allora faccio una cosa che ha dell&#8217;inaudito: le raccolgo tutte in un post di questo coso qui che si chiama blog. E che trascuro sempre di più, mentre invece forse proprio non dovrei.</p>
<p>I numeri sono per voi. Se per caso nei commenti mi volete dire quali vi piacciono di più. Buona lettura.</p>
<p>1. &#8220;C&#8217;era una volta &#8211; disse il lupo &#8211; proprio qui, sopra di noi.&#8221; La pecora alzò la testa: &#8220;Dove?&#8221; Il lupo l&#8217;azzannò alla gola</p>
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<div>2. Il Principe Azzurro si guardò allo specchio e si vide sbiadito. “Possibile che non riuscite mai ad azzeccare un lavaggio?” </p>
<div id="e-90db9a7d97c34065be66c0983e0a6b1a">
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<div>3. Il Principe Azzurro si guardò allo specchio e si vide sbiadito. Il giorno dopo fece impiccare tre lavandaie</div>
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<div>4. Il Principe Azzurro si guardò allo specchio e si vide sbiadito. Buttò la lavatrice, richiamò l’anziana lavandaia. E la sposò </div>
<div> </div>
<div>5. C’era una volta un lupo di pelo rosso. Portava il cibo a nonna lupa. Una bambina lo ingannò. E un cacciatore lo uccise.</div>
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<p>6. &#8221;Specchio specchio che sei di rame perché non rifletti le mie trame?&#8221; &#8220;Mia regina smettete di bere. E di parlare con le pentole&#8221; </p>
</div>
<p>7. C’era una volta un re diranno i miei piccoli follower. Ma era un semplice pezzo di legno da catasta. E mi defollowarono in massa.</p>
<p>8. La Bella Addormentata era racchia forte e aveva l’alitosi. Il Principe sostava indeciso. L’autore fu irremovibile: “Baciala, subito!” </p>
<p> 9. Sette coroncine e sangue dappertutto. “Orco io?” si malediva dubbioso il padre delle vittime. Indaga il RIS di Parma.</p>
<p>10. La Bella Addormentata era già sveglia: “È questa l’ora di arrivare?” “Cominciamo bene” pensò il Principe. E la bacio, di malavoglia. </p>
<p>11. La Bella Addormentata si svegliò al trillo del suo orologio biologico. Nessun Principe nei paraggi. Lesta si prese un cacciatore </p>
<p>12. &#8220;Specchio specchio delle mie brame, cos’è questo tanfo di letame?&#8221; &#8220;Mia regina, in giardino badate a dove posate il piede&#8221; </p>
<p>13. Si gelava. Fecero a pezzi il burattino e lo bruciarono. La morte li colse abbracciati. Capelli turchini sul viso di Geppetto</p>
<p>14. Hansel morse il davanzale e si spezzò due incisivi. Il torrone di Cremona non perdona. Una vecchia aprì l&#8217;uscio vestita da dentista </p>
<p>15. C’era una volta un pezzo di legno da catasta che voleva fare il burattino. Al casting, ne scelsero un altro: e lui morì bruciato </p>
<p>16. Un dì caddero i libri e le storie si mescolarono: Geppetto sposò Biancaneve, Gretel scappò con Pollicino, Hansel con un cacciatore </p>
<p>17. C’era una volta una nonna segretamente innamorata di un cacciatore. Ordì un intrigo con lupo e nipotina e al fin lo sposò il suo cacciatore </p>
<p>18. E tutti vissero felici e contenti. Ma prima si sposarono, ruppero incantesimi, lottarono, partirono e infine c’erano una volta</p>
<p>19. C’era una volta un principe che baciava le rane. Dopo 1000 baci vani l’incantesimo riuscì. Ora sguazza verde e lieto in uno stagno</p>
<p>20. Prezzemolina fu raccolta dai Cavalieri della Tavola Calda e portata in dono a Re Ragù. Ben si intonava con ogni pietanza  </p>
<p>21. Specchio specchio delle mie trame, qual è la fiaba più bella del reame? La prossima, se ti decidi a scriverla, pigrone! </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Io ti vedo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 12:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mestiere di Babbo]]></category>

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		<description><![CDATA[Senti, è inutile che fai il furbo: io ti vedo.  È un po’ che volevo dirtelo e ho scelto di farlo oggi. No, alt, non sto parlando di voci, sogni o ricordi, quelli è normale: quelli li hanno tutti. Io dico che proprio io &#8211; a te &#8211; ti ho visto. Quindi dai retta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senti, è inutile che fai il furbo: io ti vedo. </p>
<p>È un po’ che volevo dirtelo e ho scelto di farlo oggi. No, alt, non sto parlando di voci, sogni o ricordi, quelli è normale: quelli li hanno tutti. Io dico che proprio io &#8211; a te &#8211; ti ho visto. Quindi dai retta a me: se non vuoi farti beccare, devi nasconderti o mascherarti meglio. </p>
<p>Per dire: ti ho beccato una volta al supermercato, qualche volta in metro e una in bicicletta. Funziona sempre così: mi entri nel campo visivo laterale, solo per un attimo. E in quell’attimo mi colpisce un particolare. Una volta il cappello, l’altra il baffo grigio, l’andatura veloce con le mani in tasca. Ma quando mi rigiro per mettere a fuoco, tu sei già diventato altro: hai già cambiato cappello, scurito il baffo, insomma ti sei nascosto di nuovo. Allora di solito fisso il tipo che prima eri tu, ma non accade nulla. Se non a volte che il tipo si acciglia e si chiede perché lo fisso in quel modo.</p>
<p>Mi pare di aver capito quindi che voi potete tornare un po’ qui, ma con cautela, senza farvi cogliere in flagrante. Ora che ci penso, in effetti, io in questi 10 anni esatti ti ho visto sì, ma solo una manciata di volte. Magari in altre occasioni ti è andata bene.<br /> Comunque insomma, non pensare di averla sempre fatta franca.<br /> Che io ti vedo.</p>
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		<title>Liberiamo una ricetta: tortel da patate della Val di Non</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 11:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mestiere di Babbo]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando ho scoperto Liberiamo una ricetta ho subito pensato che fosse un ottimo pretesto per riunire ai fornelli tre generazioni. Ho preso le bimbe e le ho portate dalla nonna. “Aiutiamo Nonna Nena a fare i tortel da patate alla  maniera nonesa! Come li faceva sua mamma, e prima di lei i suoi avi austroungarici”. Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/Ricetta-Tortel-da-patate.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3176" style="margin: 20px;" title="Ricetta Tortel da patate" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/Ricetta-Tortel-da-patate-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a><br />Quando ho scoperto <a title="Liberiamo una ricetta" href="http://www.mammafelice.it/2013/01/14/liberiamo-una-ricetta-edizione-2013/" target="_blank">Liberiamo una ricetta</a> ho subito pensato che fosse un ottimo pretesto per riunire ai fornelli tre generazioni. Ho preso le bimbe e le ho portate dalla nonna. “Aiutiamo Nonna Nena a fare i tortel da patate alla  maniera nonesa! Come li faceva sua mamma, e prima di lei i suoi avi austroungarici”. <br />Ho dovuto rispondere a una sequela di domande che con la cucina non c’entravano: Come si chiamava la nonna della nonna? Cosa vuol dire strungarichi? Posso portare il Nintendo?</p>
<p>Ma poi l’impresa è riuscita.<br /> Alice ha trascritto la ricetta (casualmente su un foglio di carta quadrettato e ingiallito che pare già di suo una pagina di antico gastrodiario). Viola ha grattugiato mezza patata. Io l’altra metà. Nonna Nena ha fatto tutto il resto. Ah, io ho fatto anche delle foto. <br />Perché mi guardate male? Non ho fatto quasi nulla dite? Ehi ma io non sono un foodblogger!. Le foto sono pessime? Ehi ma io non sono un fotografo!  </p>
<p>Ecco quindi la ricetta dei Tortelli di patate della Val di Non, che tradizionalmente si accompagnano a un’insalata di cavolo cappuccio.</p>
<p> <span id="more-3171"></span></p>
<p><strong><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/photo-10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3173" style="margin: 20px;" title="photo-10" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/photo-10-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Tortel di patate della Val di Non</strong> <br />Ingredienti: Mezzo kg di patate, 200 gr di farina bianca, un uovo, sale, olio d&#8217;oliva</p>
<p>- Gratti le patate con una grattugia grossa, metti tutto in un colapasta e lasci colare l&#8217;acqua (5-10 minuti). <br />- Aggiungi un uovo, un pizzico di sale.<br />- Se è troppo asciutta aggiungi un goccio di latte. <br />- Aggiungere 200 gr di farina bianca. Impastare muscolarmente.<br />- In una padella di ferro o rame  fai scaldare 2 cucchiai d&#8217;olio d&#8217;oliva. A cucchiaiate, versi l’impasto e lo distendi fome per fare una piccola frittata, di circa 15 cm di diametro. Quando è dorato da un lato, hop, lo giri dall’altro.<br />- A seconda di quanto lo vuoi croccante fuori o morbido dentro, ti regoli con l&#8217;impasto.<br />- Tempo di cottura: circa 5 minuti a tortel.</p>
<p>“<strong>Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web</strong>“.</p>
<p>Cerchi altre ricette liberate? Segui questo hastag su Twitter<a title="Twitter liberericette" href="https://twitter.com/search?q=%23liberericette&amp;src=typd" target="_parent"> #liberericette</a> oppure segui l&#8217;evento su <a title="Libere ricette Facebook" href="https://www.facebook.com/events/464228123635858/474649305927073/?notif_t=plan_mall_activity" target="_blank">Facebook</a>. </p>
<p>Cerchi un&#8217;altra ricetta della Val di Non? Leggi la mia dei <a title="Bruttochef.it canederli" href="http://www.bruttochef.it/la-mia-vita-per-due-canederli/" target="_blank">canederli su Bruttochef.it</a></p>
<p>Vuoi scoprire perché a 8 anni, ho rischiato la vita? C&#8217;entra con i canederli: il link è lo stesso della riga sopra.</p>
<p>Vuoi uscire a pranzo con me? Parliamone. <br />Con mia mamma? Uhm&#8230; Con mia figlia? T&#8217;attacchi. </p>
<p><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/photo-9.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3174" title="photo-9" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/photo-9-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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<p><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/photo-11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3177" style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" title="photo-11" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2013/01/photo-11-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Giorno della Memoria: l’horror e l’Orrore</title>
		<link>http://www.zioburp.net/2013/01/24/giorno-della-memoria-lhorror-e-lorrore/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 15:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mestiere di Babbo]]></category>
		<category><![CDATA[alice]]></category>
		<category><![CDATA[annafrank]]></category>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[“No, papà, il Diario di Anna Frank non lo voglio guardare, perché poi forse ho gli incubi e non dormo”. Così parlò Alice, quasi 11, rispondendo alla mia proposta di guardare il film, per il Giorno della Memoria. La storia di Anna, Alice la conosce. La conosce perché gliel’ho raccontata io, perché ha un paio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Diario di Anna Frank, film" src="http://1.bp.blogspot.com/_ehmUbQePaX0/Sy4kymw6hlI/AAAAAAAAB_U/J1clJG2FCrE/s320/Diary_Of_Anne_Frank_(1959).jpg" alt="Diario di Anna Frank, film" width="207" height="320" /></p>
<p>“No, papà, il <em>Diario di Anna Frank</em> non lo voglio guardare, perché poi forse ho gli incubi e non dormo”.</p>
<p>Così parlò Alice, quasi 11, rispondendo alla mia proposta di guardare il film, per il Giorno della Memoria. La storia di Anna, Alice la conosce. La conosce perché gliel’ho raccontata io, perché ha un paio di libri  sul tema (non il Diario, non ancora, <a title="La storia di Anne Frank" href="http://www.anobii.com/books/La_storia_di_Anne_Frank/9788804606802/011d074ad4076209d4/" target="_blank">questo invece sì</a>). La conosce perché io ho visitato a 17 anni diversi luoghi dell&#8217;Olocausto e sono cose che non si cancellano più. Ed è giusto così.</p>
<p>Chi mi conosce sa che non forzerei mai mia figlia a fare qualcosa di inadatto o di troppo precoce. Semplicemente pensavo che fosse pronta. Il fatto è che Alice &#8211; vedete &#8211; non ha paura di nulla. Affetta da una grave forma di potterite (ha già sconfitto Voldemort innumerevoli volte), fan assoluta di Tim Burton, ma anche delle storie (anche) &#8220;per grandi&#8221; di Dahl, appassionata di gotico e horror, già svezzata ai primi antichi Dylan Dog, cresciuta causticamente giallo-Simpson, Alice sguazza di gioia persino di fronte a pellicole più adulte e splatter tipo “L’alba dei morti dementi”. Per cui pensavo che l’innocuo bianco e nero di un film del 1959 (in cui per altro il lager non c&#8217;è) l’avrebbe turbata minimamente. E invece no. Perché un conto è l’horror e un conto è l’Orrore. Quello vero.</p>
<p>Quindi, per questo Giorno della Memoria, noi guarderemo &#8220;Train de vie&#8221;.</p>
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		<title>Scrittura partecipativa: 20lin.es e le due storie del re</title>
		<link>http://www.zioburp.net/2013/01/23/scrittura-partecipativa-20lin-es-e-le-due-storie-del-re/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 14:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggere/Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[20lines]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[storie]]></category>

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		<description><![CDATA[A me 20lin.es è piaciuto subito (me l&#8217;ha segnalato la mia nuova dirimpettaia Manu). Poi, pigro e dispersivo (zio dei miei stessi oziosi vizi), non ho contribuito quanto avrei voluto. Non ancora forse. Però è divertente e stimolante l’idea della scrittura collettiva, partecipativa o del social publishing (qui un&#8217;intervista al team del progetto).Come funziona?  Semplice. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" src="http://cdn.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2012/12/20Lines-potere-ai-lettori-620x243.jpg?9d7bd4" alt="2olines logo" width="347" height="136" /></p>
<p>A me <a title="20lines" href="http://20lin.es/" target="_blank">20lin.es</a> è piaciuto subito (me l&#8217;ha segnalato la mia nuova dirimpettaia Manu). <br />Poi, pigro e dispersivo (zio dei miei stessi oziosi vizi), non ho contribuito quanto avrei voluto. Non ancora forse. <br /> Però è divertente e stimolante l’idea della scrittura collettiva, partecipativa o del social publishing (qui <a title="20lines intervista" href="http://www.ninjamarketing.it/2012/12/07/20lines/">un&#8217;intervista al team</a> del progetto).<br />Come funziona?  Semplice. Tu inizi una storia &#8211; massimo 20 righe &#8211; qualcun altro va avanti e poi altri ancora procedono. E il bello è vedere dove si va a finire. Ansia da pagina bianca? L&#8217;incipit non fa per te? No problem: fai quello che  prosegue uno degli incipit altrui.<span id="more-3156"></span></p>
<p>Quella sera che l’ho scoperto, ormai qualche mese fa, ho buttato dentro qualche incipit. E poi ho fatto una cosa più strana, una prova. Ho pubblicato l’incipit di una storia che avevo già scritta, tutta, intera. Per vedere cosa le accadeva. &#8220;Per vedere di nascosto l&#8217;effetto che fa&#8221;.<br />Ho scelto una delle <a href="http://www.zioburp.net/category/cose-mie/le-mie-fiabe/">vecchissime favole</a> che ho pubblicato qui sul blog e ne ho postato solo l’incipit.</p>
<p>Poi è stato bello vedere qualcuno che prendeva per mano i miei personaggi e li portava altrove.<br /> La storia si chiama “<a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2008/01/lultimo-odore-del-re.pdf">L’ultimo odore del re</a>” (qui c&#8217;è il mio testo originale, completo).<br /> Quella che invece ha preso vita su 20lines è <a href="google%20nexus%204" target="_blank">questa</a>.<br /> Grazie di cuore a chi ci ha lavorato (Giacomo e Maria, chi li conosce li avverta che sono citati qui <img src='http://www.zioburp.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> .<br />Buona lettura e buona scrittura a tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“1000 dischi per un secolo”, il libro miniera di Enrico Merlin</title>
		<link>http://www.zioburp.net/2012/12/21/1000-dischi-per-un-secolo-il-libro-miniera-di-enrico-merlin/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 22:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggere/Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[1000 dischi]]></category>
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		<description><![CDATA[Che ci volete fare, ognuno ha le sue perversioni. Io, per esempio, quando leggo un libro, per prima leggo la quarta di copertina e poi salto subito ai ringraziamenti. Difficilmente quelli ti rivelano chi è l’assassino. Ti dicono invece molto su chi è l’autore: da come scrive, da quante persone nomina, da come le racconta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 20px;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51hHbWJtwbL._SL500_AA300_.jpg" alt="Merlin 1000 dischi per un secolo" width="300" height="300" /></p>
<p>Che ci volete fare, ognuno ha le sue perversioni. Io, per esempio, quando leggo un libro, per prima leggo la quarta di copertina e poi salto subito ai ringraziamenti. Difficilmente quelli ti rivelano chi è l’assassino. Ti dicono invece molto su chi è l’autore: da come scrive, da quante persone nomina, da come le racconta, si riesce a vedere il suo lavoro, il suo scrivere. <br />Quando ho preso tra le mani il nuovo libro di <a title="1000 dischi per un secolo enrico merlin" href="http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/musica/9788842817116/1000-dischi-per-un-secolo-1900-2000/" target="_blank">Enrico Merlin - “1000 dischi per un secolo”</a> &#8211; e ho sentito che pesava 2 kg e ho visto che in quarta c’erano i virgolettati di Paolo Fresu, Mark Harris e Uri Caine (tra gli altri), mi sono subito accorto che questo libro per me sarebbe stato un viaggio, un’esplorazione, una miniera. Pensateci un momento: 1000 dischi. Ascoltati, vissuti, studiati e raccontati. Pensate a chi ha deciso di raccogliere e scrivere quelle 1000 piccole grandi storie: di sceglierle incasellandole lungo i decenni del XX secolo. Un lavoro affascinante, una sfida paziente, dalla miniera alla vetrina della gioielleria: scavare, trovare, scegliere, lucidare, esporre. E così tra le tante persone citate nei ringraziamenti – accanto a musicisti illustri, storici della musica e didatti &#8211; a me piace pensare a Chiara, “che ha condiviso con me 15 anni di lavoro, gioie e pensieri&#8221; all&#8217;Elettrocommerciale, &#8220;storico negozio di dischi e punto di incontro culturale trentino&#8221;. E mi piace pensare che questo libro per Enrico Merlin sia iniziato proprio lì: curiosando, catalogando, scegliendo, consigliando, ascoltando sia i dischi che i clienti.<span id="more-3146"></span></p>
<p>Io, nel mio piccolo, ascolto musica ormai da qualche decennio e dopo un periodo di oscurantismo in cui sono stato il classico jazzista elitario snobbone, ho riscoperto la gioia di cercare ovunque quel che musicalmente mi piace: da un teatro a un’osteria, da un festival sfiorito a un rave party, senza barriere, senza vergogne, senza snobismi. E più vado avanti ad ascoltare musica, più mi si aprono smisurate, nuove e invitanti… lacune. E sono i libri come questo che da un lato me le colmano e dall’altro suggeriscono ogni volta nuovi sentieri, con vista abbagliante su nuove imperdibili lacune &#8211; appunto &#8211; che si aggiungono alle mie storiche: la classica del Novecento, l’avanguardia, ma anche l’hip-hop e quel decennio di pop rock che mi sono perso chiuso nella mia cameretta con Miles e Thelonious (sempre siano lodati).</p>
<p>Il libro &#8211; o meglio, l’impresa  di Merlin - è così strutturata: per ogni decennio del &#8217;900 sono raccontati i dischi più importanti e significativi, di ogni genere. Le schede hanno una parte anagrafica e una più personale e narrativa, sono incorniciate da una citazione secca (dell&#8217;autore del disco o sull&#8217;opera), si chiudono con un link. Io ho letto per prima, per prova, la scheda di un disco che conosco alla perfezione, il primo di EELST, perché ce l’ho, dico proprio il vinile, perché avevo consumato &#8220;Live in Borgomanero&#8221;, perché ero lì quando è uscito, perché l’ho vissuto insomma. Ebbene in 20 righe ho trovato il giusto omaggio e almeno 4 informazioni curiose che mi mancavano. <br />Quel che più mi affascina di questo libro è l&#8217;idea che per scriverlo occorre saper spostare le orecchie e il gusto musicale. Non so se mi spiego. E se non mi spiego meglio, perché proprio di questo spero di poter parlare presto direttamente con l&#8217;autore, magari proprio qui sul blog. E poi è un libro fatto per suscitare discussioni: è rimasto sulla mia scrivania in ufficio una settimana e i miei colleghi più giovani ci hanno cercato (invano) gruppetti a me sconosciuti: “Ah, beh zio, ma per fortuna ci sono i Sex Pistols”. </p>
<p>Il libro di Merlin ha in realtà anche qualche difetto. <br /> <br />1. Non funzionano i link! Ormai, se ci fate caso siamo abituati a pigiare dovunque e &#8211; click &#8211; si apre un video. Ebbene, qui ovviamente no: questo è un libro signori, carta che si sfoglia. Ma i link ci sono: sono tanti e ben scelti.<br />2. È in bianco e nero: con le foto e le cover dei dischi a colori sarebbe stato stupendo ma &#8211; mi rendo conto &#8211; sarebbe costato un botto.<br />3. Essendo un tomo di poco meno di 1000 pagine, è scritto in corpo a tratti molto piccolo e mi ha definitivamente convinto che sto perdendo la vista. <br />4. Dà dipendenza, ti apre nuovi mondi e ti dura un sacco di tempo!</p>
<p>Quest’ultimo, signori, è il suo difetto più bello.<br />Per questo, che voi siate musicisti, appassionati di musica o semplicemente esseri umani dotati del senso dell&#8217;udito, questo libro è il miglior regalo che potete farvi. </p>
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		<title>C’era una volta una gatta, di nome Tata</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 09:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Era nata in una cantina abbandonata di via Cardano, in pieno centro città, tra polvere, ragnatele e cadaveri di topi morti grossi dieci volte lei.  Era la più piccola della cucciolata e per questo era stata scelta: prendiamo questa, altrimenti tempo domani è già schiattata.<br /> Visse l’infanzia in un comodo e moderno appartamento zona Cravino, dove ebbe subito la prima sventura della sua lunga esistenza: in una caduta in casa, perse completamente l’udito. Un gatto sordo per certi versi è un gatto a metà, ma non si riesce a volerle bene a metà. <br /> Fu battezzata pomposamente Morgana, ma dopo pochi mesi tutti la chiamavano semplicemente la Tata. Contrariamente alle previsioni non incontrò mai il <a href="http://www.zioburp.net/2006/01/20/felini-della-mia-vitail-gatto-che-visse-tre/" target="_blank">Tato</a> suo omologo presso i suoceri.<span id="more-3140"></span></p>
<p>Emigrò poi presso i nonni a Voghera dove abitò in una signorile palazzina di via Garibaldi. Un giorno d’estate pensò bene di precipitare dal terzo piano. La raccolsero che ancora respirava (cit.), la ricoverarono e la restituirono ai familiari due gorni dopo. Era diventata una gatta da viaggio: dall’anca destra le usciva una comoda e lucente maniglia in metallo che reggeva il chiodame interno con cui le avevano sistemato le fratture. Dopo la convalescenza fu impossibile non volerle ancora più bene. Mio suocero in particolare cominciò a coccolarla con abbondanti  e affettuse dosi di croccantini. Un gatto sordo è un gatto a metà. Tata compensò crescendo di peso. Ostentò una certa nobile superiorità verso i soprannomi che le piovevano addosso (Tatona, Mongolgatta). Forse la sordità le fu di aiuto in questo frangente.<br /> Si sistemò quindi definitivamente in una villetta con giardino in quel di S. Genesio, dove si divise l’affetto dei nonni con due nipotine. Ma non divise mai con nessuno le sue abbondanti porzioni di croccantini, né il privilegio di sedere sul divano accanto al nonno (il cui nome sioux è Telecomando Seduto) in occasione di ogni partita di calcio trasmessa su Sky dal 2005 a oggi. Un’alimentazione abbondante e il più assoluto disinteresse verso qualsivoglia attività fisica la portarono rapidamente a lievitare attorno agli 11 kg. Tata continuava a ingrassare anche se il nonno era a dieta. Davanti ai suoi baffi passarono negli anni scudetti, calcioscommesse, retrocessioni, coppe del mondo, triplete, palloni d’oro, liga, premier league, la serie B, e anche molte insignificanti amichevoli estive. Persino alcune amichevoli della Vogherese, nelle cui giovanili il nonno stesso aveva militato nel periodo storico precedente all’invenzione del telecomando.</p>
<p>Tata se n’è andata stamattina prima che sorgesse il sole. <br />Con lei se ne va uno dei felini più esperti di calcio che mai abbiano calcato i cuscini dei nostri salotti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>50 sfumature mai lette, ma molto discusse</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 09:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premesso che non l’ho letto, ci ho preso gusto a leggere e scrivere e discettare di “50 sfumature di grigio”, il best seller che ha sdoganato un certo porno-sadomaso, ha fatto la fortuna di una mammina inglese e ha inaugurato un (sotto)genere di cui sentiremo parlare ancora a lungo. Tutto iniziò per me con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso che non l’ho letto, ci ho preso gusto a leggere e scrivere e discettare di “50 sfumature di grigio”, il best seller che ha sdoganato un certo porno-sadomaso, ha fatto la fortuna di una mammina inglese e ha inaugurato un (sotto)genere di cui sentiremo parlare ancora a lungo.<br /> Tutto iniziò per me con un paio di recensioni online scritta da persone del cui parere di lettrici mi fido (<a href="http://www.anobii.com/forbiceverde/comments?page=1#01475800d56a8a9d69">Giuliana</a> e <a href="http://lindalov.blogspot.it/2012/06/dopo-uomini-che-odiano-ledonne-la.html?zx=2f181616e54e9a75">Linda</a>): entrambre se ne facevano beffe e la seconda da par suo senza troppi giri di parole (not safe at work, ecco). <br /> Poi non passava giorno senza che ne leggessi male in giro (qui <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-successo-delle-50-sfumature-si-fa-troppo-sesso-virtuale-e-poco-reale/">Severgnini</a>). Ma intanto se ne parlava dappertutto, anche in spiaggia e da Vanity apprendevo quali erano le scene imperdibili, quali i picchi hot del’intera trilogia. Eppure mi dicevo, non può essere davvero così mal scritto no? Insomma, quando per la prima volta ne ho letti dei passi (ovviamente quelli hot), <a href="http://www.ilpost.it/2012/07/07/cinquanta-sfumature-di-grigio-for-dummies/">qui sul Post</a>, quasi non ci credevo. Era davvero così.<span id="more-3131"></span><br /> E allora ho pensato a un mestiere che ho fatto ormai più di 10 anni fa. Editavo libri per una collana rosa, Harlequin Mondadori. In quei mesi imparai che ci sono diverse gradazioni di rosa: c’erano e ci sono ancora sotto-collane tendenti al rosso fuoco. Che ovviamente va sempre inserito in quel filone, quindi era un rosso fuoco molto moderato. Ora io ho perso un po&#8217; il polso ma mi dicono che ci sono anche collane storiche, vampiresche e ovviamente in tutte c&#8217;è (anche) una spruzzata di hot. Poi c&#8217;è il filone più rosso-hot, che è quello più vicino alle Sfumature.<br /> Il mio lavoro era più semplice se l’anello precedente, il traduttore, faceva un lavoro accurato. Meno il testo lo curava lui (magari anche perché non riusciva a levargli dei difetti della versione orginale), più importante diventava il mio di ruolo. E a volte diventava anche divertente. Ogni tanto qualche filo della trama si slegava un po’ e io dovevo riannodarlo, novello burattinaio di storie d’amore piuttosto stereotipate tra Las Vegas e la Florida. A volte, le scene di sesso venivano tradotte solo in parte. Il traduttore tagliava un po&#8217; troppo e io dovevo ripristinare. Non indagavo su quali ragioni – religiose, contrattuali, letterarie – fossero all’origine della mancanza. Ma gettavo il cuore oltre l’ostacolo e con entusiasmo mi lanciavo nell’impresa. Provateci voi a scrivere una scena di sesso in un libro rosa, rispettando il linguaggio, lo stile, i personaggi, eppur facendo emergere un po’ di dinamismo, qualche brivido, della tosta carnalità, sebbene harmonicamente moderata.<br /> E in 50 sfumature ho trovato proprio questo stile, queste allusioni, queste ripetizioni, questo pudore a chiamar le cose (i genitali per esempio) col loro nome. <br /> Tornando a oggi, è accaduto che ne ho scritto &#8211; in breve ovviamente &#8211; su Twitter-Facebook e una persona dopo un po’ mi ha risposto: “Zio ma io l’ho letto perché mi fido delle tue segnalazioni&#8230; ma stavolta ti sei sbagliato, 50 sfumature è una cagata”. E mi viene il dubbio che qualcuno legga troppo velocemente i miei status.<br /> E poi c’è questa storia dello sdoganamento del sadomaso (aka BSDM), che volendo lì c’è tutto un mondo da scoprire. <br /> E <a href="http://quarantamanonlidimostra.com/2012/09/23/cinquanta-sfumature-di-grigio-effetti-collaterali-piacevoli/">quarantamanonlidimostra</a> parla proprio di questo: degli effetti collaterali più piacevoli, di quanto la lettura massiva del libro stia scatenando curiosità inedite e inespresse nelle lettrici italiani di ogni età (e che generalmente non leggono molto). <br />(Ecco, poi però quando mia madre (vedova, 72enne) ha detto “Ne parlano tutti… lo leggerei anche io che ne dici?” Ahem, mamma anche no, dai. E glielo dissi ripensando a come era uscita&#8230; come dire ringalluzzita dal cinema dove con le amiche aveva visto Irina Palm: &#8220;Maddai? davvero esistono queste cose? Ragazze&#8230; apriamo un&#8217;attività?&#8221; <br /> Una bella analisi del fenomeno editorial-commerciale la trovate su <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/09/20/50-sfumature-di-marketing/,">Ninja Marketing</a>, firmata Adele Savarese. Che poi volendo il discorso si allarga alla <a href="http://mammaincorriera.blogspot.it/2012/08/lo-strano-caso-dei-casi-letterari.html">questione del successo delle saghe letterarie</a>. Ma non divaghiamo.</p>
<p>Insomma, non l’ho letto e non mi piace. Ma sono un sacco curioso. Per questo oggi andrò a curiosare anche alla presentazione milanese di <a href="http://www.bigodino.it/spettacolo/50-sbavature-di-gigio-il-lato-b-della-trilogia-piu-hot-dellanno.html">50 sbavature di Gigio</a>, di Rossella Calabrò.</p>
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		<title>“Filippo ha la bocca del Milan!”</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2012 07:57:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È tutta colpa di Filippo. O merito di Filippo se ci siamo trovati a chiacchierare in famiglia di apparecchi ortodontici.  Sì, perché Alice è tornata a casa e ha detto: “Filippo è fuori, ha la bocca del Milan!” E nel suo disappunto c’era per metà l’essere una piccola interista e per metà lo stupore per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È tutta colpa di Filippo. O merito di Filippo se ci siamo trovati a chiacchierare in famiglia di apparecchi ortodontici. </p>
<p>Sì, perché Alice è tornata a casa e ha detto: “Filippo è fuori, ha la bocca del Milan!” E nel suo disappunto c’era per metà l’essere una piccola interista e per metà lo stupore per chi è tanto tifoso da mettersi in bocca una cosa con i colori sociali del suo club.</p>
<p>Il fatto è che Filippo, come altri, porta l’apparecchio ai denti. E siccome è tifoso, si è fatto fare un apparecchio in tinta con il suo cuore rossonero.</p>
<p>Io mi sono ricordato di un <a title="SunStarGum Ortho" href="http://www.gum-ortho.it/genitori-channel/" target="_blank">video</a> a cartoni molto carino (lo trovate qui sotto) che avevo trovato tempo fa curiosando su <a title="Genitori Channel" href="http://www.genitorichannel.it" target="_blank">Genitori Channel</a> e ce lo siamo visti tutti insieme. E la piccola è andata a prendersi subito lo spazzolino per imitare i personaggi del video. Mentre la grande ha commentato che le pareva una buona idea lavarsi i denti per 3 minuti interi… a patto di trascorrerli ascoltando la propria canzone preferita, proprio come consigliato dal video. E così ora si organizzerà per portare una mini filodiffusione anche in bagno. Per lavarsi i denti con Elisa o Lady Gaga, ecco.</p>
<p>E poi in effetti sia io che la mamma l’apparecchio l’abbiamo portato, sebbene in età diverse e per motivi e con risultati diversi.<br /> Per me non è stato difficile: lo mettevo solo di notte per correggere una masticazione inversa. Andavo dal dentista una volta a settimana, dopo musica, a farmelo “stringere”. Però non ricordo perché smisi di portarlo <em>prima </em> di correggere la masticazione. A volte mi chiedo quante emicranie siano dovute a quel difetto lì.<br /> Mia moglie invece, da ragazza, con un apparecchio fisso ha corretto il suo sorriso. Che non le rendeva giustizia e ora invece risplende. Alice per fortuna ha una dentatura perfetta (ma guardandola a volte mi chiedo se esista un apparecchio per i capelli, sì per per correggere la pettinatura). Viola è ancora ai denti da latte e per ora sembra tutto in ordine. <br /> Intanto Filippo domani verrà interrogato. Sì, da Alice che ha si è ripromessa di chiedergli come si lava i denti. E che canzone usa. “Speriamo non l’inno del Milan”, ho detto.</p>
<p>E poi abbiamo deciso di partecipare al <a title="concorso sunstargum" href="http://www.gum-ortho.it/sorridi-sei-su-sunstar-gum/" target="_blank">concorso di SunStarGum</a>: che tu abbia o meno l’apparecchio, sorridi, scatti una foto e la mandi. E puoi vincere un weekend a Gardaland oppure un iPad.<br />
Il fatto è questo: Alice punta al primo premio. Io al secondo. Ma faremo di tutto per vincere.</p>
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		<title>Di nuovo al Park Albatros, esplorando i dintorni…</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 11:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che il Park Albatros di S. Vincenzo (Livorno, poco più sopra di Piombino, insomma la Costa degli Etruschi) fosse un gran posto, noi l&#8217;avevamo scoperto già nello scorso agosto. Quindi quando gli amici di ECVacanze ci ha invitato al blogtour diciamo che non ci abbiamo pensato due volte: avevamo già le infradito ai piedi. Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="400" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157630013369299%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157630013369299%2F&amp;set_id=72157630013369299&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" flashvars="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157630013369299%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157630013369299%2F&amp;set_id=72157630013369299&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Che il <a title="Park Albatros" href="http://www.ecvacanze.it/it/parkalbatros" target="_blank">Park Albatros di S. Vincenzo</a> (Livorno, poco più sopra di Piombino, insomma la Costa degli Etruschi) fosse un gran posto, noi l&#8217;avevamo scoperto già nello scorso agosto. Quindi quando gli amici di <a title="ecvacanze" href="http://www.ecvacanze.it/it/index.php" target="_blank">ECVacanze</a> ci ha invitato al blogtour diciamo che non ci abbiamo pensato due volte: avevamo già le infradito ai piedi.<br /> Stavolta eravamo in tre, perché la piccola ha pensato bene di prendere la varicella. Se ci ha sfiorato minimanente &#8211; dite &#8211; il pensiero di rinunciare al weekend per stare al suo capezzale? Francamente no. Ci incuriosiva vedere l&#8217;Albatros semivuoto, stavolta era fine maggio, dopo averlo visto in agosto, colmo di ordinatissimi ed educatissimi turisti biondissimi. Quando è pieno è un paese di oltre 5.000 persone e tutto funziona perfettamente, a parer mio per un paio di motivi: 1. è molto ben gestito 2. il 90% dei turisti è biondo, nordico e civile. Il che aiuta molto. Non riesco a immaginare, infatti, che il soggiorno nello stesso villaggio, popolato da 5.000 italiani, tipicamente famiglie con bambini 0-14 anni, possa essere così serenamente ordinato e riposante. Sono stronzo? Sono esterofilo? No, sono realista.<span id="more-3096"></span></p>
<p>Quest&#8217;estate stavamo così bene che non siamo praticamente mai usciti dal villaggio. E io ero diventato un fan della baby dance, sì, confesso: ho anche comprato il cd, imparato le canzoni e le ho canticchiate per tutto l&#8217;inverno. Incredibile a dirsi, il team degli animatori, in particolare Ruggero, Sara e Cristian (qui la <a title="Facebook Park Albatros" href="https://www.facebook.com/ParkAlbatros" target="_blank">fanpage</a>) si ricordavano di noi. E della nostra esibizione con l&#8217;ukulele nella serata dei &#8220;dilettanti&#8221;. Stavolta baby dance poca (anche perché a quell&#8217;ora eravamo sempre seduti a tavola insieme agli altri blogger e molto molto concentrati), ma ne ho approfittato per fare acqua gym. Sì, avete capito bene. Io, mia figlia e una cinquantina di signore e ragazze teutoniche, olandesi, danesi e belghe, tutti per mano a ballare, unz unz, nella vascona. Riflessione socio vacanziera: a volte hai la sensazione che questi villaggi ti annullino il pensiero, ti levino dei freni inibitori e ti facciano fare cose che altrove, altrimenti non faresti. Poi ti rendi conto che ci sei andato proprio per quello. Per staccare, spegnere, cambiare. Al Park Albatros la mia vita cambia così bene che dormo la notte (se ti sfianchi di baby dance e acqua gym, credetemi, non è difficile).<br /> Stavolta, complice una giornata senza sole, siamo andati anche un po&#8217; in giro nei paraggi. Per questo nello slideshow qui sopra (a differenza di <a title="Park Albatros, agosto 2011" href="http://www.flickr.com/photos/zio_burp/sets/72157627229265035/" target="_blank">quello estivo</a>) trovate diverse foto dei dintorni, Populonia, Sovereto, Baratti. <br />Oggi mentre scrivo qui a Milano piove. E non è l&#8217;unico motivo per cui io vorrei tornare al Camping Village Park Albatros. </p>
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		<title>Leggere in IV B (con la chitarra di Marty McFly)</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 20:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando sono uscito da scuola mi sentivo Marty McFly. In Ritorno al futuro, c’è questa scena. Marty ha appena finito di suonare la chitarra al ballo &#8220;Incanto sotto il mare&#8221;, quello dove si sono conosciuti i suoi genitori. E suonando nel 1955, lui, chitarrista del 1985, ha appena citato e (di)mostrato sonoramente tutta la storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/06/Screen-shot-2012-06-05-at-12.19.52-AM.png"><img class="alignleft  wp-image-3088" style="margin: 20px;" title="Leggere Bernard Friot in IVB" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/06/Screen-shot-2012-06-05-at-12.19.52-AM.png" alt="" width="502" height="504" /></a></p>
<p>Quando sono uscito da scuola mi sentivo Marty McFly.<br /> In <a title="Ritorno al futuro" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ritorno_al_futuro">Ritorno al futuro</a>, c’è questa scena. Marty ha appena finito di suonare la chitarra al ballo &#8220;Incanto sotto il mare&#8221;, quello dove si sono conosciuti i suoi genitori. E suonando nel 1955, lui, chitarrista del 1985, ha appena citato e (di)mostrato sonoramente tutta la storia del rock: da Hendrix, a Townshend, fino a Van Halen. Il pubblico di ragazzi ammutolisce e lo guarda come un marziano. Cosa che in effetti per certi versi lui è. Lui restituisce la chitarra al suo proprietario, il nero del gruppo pop anni ’50.  Che la riprende in mano e la guarda incredulo. Guarda Marty e guarda la sua chitarra: stupito, perplesso.</p>
<p>Perché vi racconto questo.<br /> Perché l’altro giorno sono andato, come ogni anno, nella classe di Alice a leggere delle storie. Le occasioni precedenti le trovate <a title="Leggere in classe 1a B" href="http://www.zioburp.net/2009/06/16/leggere-ad-ampie-falcate-in-1a-b/" target="_blank">qui</a> e <a title="Leggere in classe" href="http://www.zioburp.net/2010/05/25/parlare-a-vanvera-in-2a-b/" target="_blank">qui</a>. Scegliendo di volta in volta Dahl, Pitzorno e Denti, io mi ero sempre difeso bene, intendiamoci. Quest’anno però ho fatto il botto, leggendo<a title="Il mio mondo a testa in giù" href="http://www.castoro-on-line.it/libri/schedadellibro.aspx?ID=541" target="_blank"><em> &#8220;Il mio mondo a testa in giù&#8221;</em></a> di <a title="Libreria dei ragazzi, Gek Tessaro, Bernard Friot" href="http://www.zioburp.net/2012/03/27/alla-libreria-dei-ragazzi-con-gek-bernard-e-giusi/" target="_blank">Bernard Friot</a>. Si sono divertiti un sacco tutti, dai bambini alle maestre. Mi sono divertito un sacco io. Come e più delle altre volte. Mia figlia mi aveva pregato: “Papà non fare il pazzo”. Significa per favore contieniti, ricordati che sei un genitore, non un guitto e che io poi in quella classe ci devo passare un sacco di tempo e non voglio che mi prendano in giro perché mio padre fa le voci o salta sui banchi.<br />Così, mi sono limitato a leggere, fermo al centro dell’aula, solo qualche gesto con le mani. Ho lavorato solo di intonazione. Le storie di Bernard, quelle di questo libro in particolare, sono brevi, secche, spiazzanti e anche un po’ cattive. Come sono i bambini. Loro le hanno riconosciute subito. Hanno applaudito ogni finale. Io indicavo il libro e dicevo che era tutto merito suo. Alice poi a casa ha detto che è stato merito di tutte i due,  perché avevo letto bene. Per la precisione 70% l&#8217;autore e 30% il lettore.</p>
<p>La maestra Filomena (che è una brava maestra, intendiamoci) alla fine mi ha chiesto il libro e ha preso debitamente nota di titolo e autore. E lo teneva in mano così, stupita. Con l’espressione con cui il chitarrista nero guarda la propria chitarra, dopo i fuochi d’artificio di Marty McFly.</p>
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		<title>Marco, 1953-2002</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 07:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mattina di dieci anni esatti mi ha chiamato Ernesto prestissimo al lavoro, per dirmi che Marco Pazzi se n’era andato. Io Marco l’avevo conosciuto nel 1985 quando io ero un pischello e lui era già un trentenne con una Fender Stratocaster, dei figli e delle storie pese. Questa foto dovrebbe essere invece del 1974, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/06/Screen-shot-2012-06-04-at-11.43.21-PM1.png"><img class="size-medium wp-image-3072 aligncenter" style="margin-top: 20px; margin-bottom: 20px;" title="Marco Pazzi a Marrakech, 1974" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/06/Screen-shot-2012-06-04-at-11.43.21-PM1-221x300.png" alt="" width="221" height="300" /></a></p>
<p>Una mattina di dieci anni esatti mi ha chiamato Ernesto prestissimo al lavoro, per dirmi che Marco Pazzi se n’era andato. <br />Io <a href="http://www.zioburp.net/2007/12/21/in-america-ce-gia/" target="_blank">Marco</a> l’avevo conosciuto nel 1985 quando io ero un pischello e lui era già un trentenne con una Fender Stratocaster, dei figli e delle storie pese. Questa foto dovrebbe essere invece del 1974, di un suo viaggio in Marocco. Questa foto mi è sempre piaciuta un sacco. Ancora più dei suoi racconti di quel viaggio.<br />Non basterebbe un libro solo per raccontare quanto ci siamo divertiti suonando insieme, per una quindicina di anni. Né per dire quel che ho imparato e capito, della musica e non solo. Anche della Fender, dei figli e di tutto il resto. </p>
<p>Il giorno del suo funerale sono andato a comprare una manciata di plettri colorati. E glieli ho portati.</p>
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		<title>Lettere d’amore (2): gli amori sui muri</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È iniziato tutto così. Ho visto una scritta d’amore sul muro e ho provato a immaginarmi la storia – o un frammento – di quell’amore. Senza pensarci ho scattato con Instagram e ho provato a dargli un titolo intonato. Ho visto che l’esercizio mi piaceva, mi teneva la mente sveglia, l’occhio attento e il cuore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="400" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157627089761650%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157627089761650%2F&amp;set_id=72157627089761650&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" flashvars="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157627089761650%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fzio_burp%2Fsets%2F72157627089761650%2F&amp;set_id=72157627089761650&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>È iniziato tutto così. Ho visto una scritta d’amore sul muro e ho provato a immaginarmi la storia – o un frammento – di quell’amore. Senza pensarci ho scattato con Instagram e ho provato a dargli un titolo intonato. Ho visto che l’esercizio mi piaceva, mi teneva la mente sveglia, l’occhio attento e il cuore caldo. E così ho iniziato la collezione di “Ammuri sui muri”. E sui muri ce n’è parecchio di amore: ci sono sentimenti sgrammaticati e strappalacrime, ci sono lampi di genio, ci sono dichiarazioni stralunate, ci sono desideri, calcoli, bilanci, progetti, minacce, odii e vendette. Ci sono amori in corso e amori rimpianti, amori negati e amori sintetizzati. Ci sono amori calcistici e anche amori tra esercenti.</p>
<p>E poi ci sono io, che sono quello che si ferma in mezzo al traffico per scattare una foto a un muro. Ci sono io che ormai appena esco dai mio tran tran e capito in un posto, una via o una città nuova, accendo mille antenne. Ci sono io, che cerco nuove strade e muri scritti d’amore. Scatto, immagino, titolo, condivido. E ormai anche mia figlia grande mi aiuta nella ricerca: “Papà, sotto lo scivolo ce ne sono due di scritte… ma in una c’è scritta quella parolaccia… effe di pi”.</p>
<p>Sì, lo sappiamo che scrivere sui muri non si fa, non si deve, già. E per l’appunto, ultimamente il mio disappunto è un altro: i tags dei giovani writers. Semplici sigle, firme del loro ego. Tante, troppe. O sono io che sono un (romantico) matusa e non ne capisco il senso? E allora chiudo con un’appello: ragazzi, lasciate stare l’ego, se proprio volete lasciare un segno, scriveteci l’amore, sui muri.</p>
<p>La gallery &#8220;Ammuri sui muri&#8221; la trovate su <a title="Amori sui muri Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/zio_burp/sets/72157627089761650/show/" target="_blank">Flickr</a> (ma guardatela a tutto schermo che sennò vi perdete i titoli) e su <a title="Amori sui muri Pinterest" href="http://pinterest.com/zioburp/ammuri-sui-muri-lovers-wall/" target="_blank">Pinterest</a>.</p>
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		<title>Torino Jazz Festival: da andarci di corsa</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Torino mi ci hanno portato un paio di fidanzate ai tempi dell’università. Nessuna era di Torino ma studiavano lì. A volte pensi che gli amori pendolari sono i migliori, soprattutto se hanno per teatro una città intera da scoprire. Così quegli amori sono finiti da diversi lustri, ma l’amore per Torino mi è rimasto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/04/To-jazz_1.jpg"><img class=" wp-image-3045 alignleft" style="margin: 20px;" title="To jazz_1" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/04/To-jazz_1-300x218.jpg" alt="" width="240" height="174" /></a></p>
<p>A Torino mi ci hanno portato un paio di fidanzate ai tempi dell’università. Nessuna era di Torino ma studiavano lì. A volte pensi che gli amori pendolari sono i migliori, soprattutto se hanno per teatro una città intera da scoprire. Così quegli amori sono finiti da diversi lustri, ma l’amore per Torino mi è rimasto. Un amore che &#8211; come tutti gli amori che vogliono durare &#8211; si alimenta di una continua curiosità e &#8211; come tutti gli amori sofferti &#8211; di una certa distanza. Ci sono tornato in poche occasioni (Fiera Libro, i Police allo stadio) e non ho mai più respirato la città come allora. <br />Ci tornerei invece di corsa questo weekend, per scoprire il <a title="Torino Jazz Festival" href="http://www.torinojazzfestival.it/" target="_blank">Torino Jazz Festival</a>, da oggi al 1 maggio (anche su <a title="torinojazzfestival Twitter" href="https://twitter.com/#!/torinojazzfest" target="_blank">Twitter</a> e <a title="Torinojazzfestival Facebook" href="http://www.facebook.com/torinojazzfestival" target="_blank">Facebook</a>). Ho guardato il sito e il programma e ce n’è per tutti: per tutti i generi, per tutti i gusti, per tutte le contaminazioni, per tutte le occasioni. Non solo concerti quindi ma performance, mostre, cinema con un’interessante deriva Fringe, la sezione di confine, ispirata alla tradizione <em>off </em>dei grandi festival.</p>
<p>Cosa sceglierei? Beh non mi perderei senz’altro Carla Bley alla guida del Turin Project, Bollani con il Danish Trio (guest Peppe Servillo), andrei a salutare gli 80 anni di Ahmad Jamal e poi Chiara Civello &amp;Fabrizio Bosso, Dado Moroni. Conoscendomi, credete forse che potrei resistere a <a title="Benni Monk Petrin" href="http://www.zioburp.net/2006/09/28/in-occasione-dello-spettacolo-misterioso/" target="_blank">Stefano Benni che riporta in scena Thelonious Monk</a>? E se poi volessi muovere un po’ la gambetta e sentirmi qualche lustro di meno andrei a ballare: no, non pensate a Dimitri From Paris. Io andrei a ballare lo swing di Ray Gelato, giovane sì, ma matusa forever.</p>
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		<title>Cosa farò da grande?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 07:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zio burp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’altra mattina durante il Pedibus, ero l’autista sapete, e chiacchieravo con Tommaso, che è un giovanotto di 5a elementare. Insomma gli avevo attaccato bottone col discorso del cosa vuoi fare da grande. “L’archeologo.” Bello, Tommaso, pensa che io alla tua età volevo ancora fare il… soldato sì. Poi ho desiderato fare il veterinario, il calciatore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/04/Screen-shot-2012-04-17-at-10.58.19-PM2.png"><img class=" wp-image-3037 aligncenter" style="margin: 20px;" title="Screen shot 2012-04-17 at 10.58.19 PM" src="http://www.zioburp.net/wp-content/uploads/2012/04/Screen-shot-2012-04-17-at-10.58.19-PM2.png" alt="" width="554" height="153" /></a></p>
<p>L’altra mattina durante il <a href="http://www.comune.pavia.it/site/home/articolo10080.html" target="_blank">Pedibus</a>, ero l’autista sapete, e chiacchieravo con Tommaso, che è un giovanotto di 5a elementare. Insomma gli avevo attaccato bottone col discorso del cosa vuoi fare da grande. <br /> “L’archeologo.” Bello, Tommaso, pensa che io alla tua età volevo ancora fare il… soldato sì. Poi ho desiderato fare il veterinario, il calciatore, il cantautore triste (che faceva innamorare le donne più belle) e lo scrittore. E poi ho studiato da avvocato e non ho fatto nemmeno quello. “Però hai fatto il bagnino e il cameriere” è intervenuta mia figlia che ascoltava due passi più indietro. <span id="more-3034"></span></p>
<p> Il bello di avere 10 anni è che puoi candidamente desiderare con tutto te stesso di diventare una cosa che anni dopo rinnegherai con tutto te stesso. No, non mi riferisco all’avvocato. Al soldato. Che io ero un bambino militarista. <br /> Il bello di averne oltre 40 e di essere padre è che mentre tu continui a pensare a cosa farai da grande ti accorgi che hai dei figli che ci pensano anche loro. E le carte in tavola cambiano continuamente. Fino a pochi mesi fa, Alice voleva fare la parrucchiera con la sua amica Teresa. Poi è passata a “voglio fare la cantante”. Sua sorella più piccola deve aver intuito qualcosa e per alzare la posta ha detto semplicemente: “Io voglio fare la superstar”.</p>
<p> In realtà e per fortuna, Alice cova sogni molto più normali. L’altra sera siamo capitati sul sito di <a href="http://www.pelikan.com/kids/it_IT/" target="_blank">Pelikan</a>, dove ti puoi fare un avatar tipo Playmobil che rappresenta il lavoro dei tuoi sogni e poi partecipare a un concorso. Ebbene, lì sopra Alice ha fatto all’inizio scelte del tutto tranquille e rassicuranti: la veterinaria, la maestra, la cuoca. Poi ha iniziato a combinare diversi elementi – l’ho lasciata smanettare da sola &#8211; e infine con un ghigno mi ha detto: “Papà, il lavoro che farò è… il pazzo omicida”, mostrandomi uno zarro tatuato di periferia con un’auto della Madama alle spalle.<br /> Ho riso nervosamente. Tanto poi si fa a tempo a cambiare idea, no?</p>
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