Giornali e Università
Jul 22nd, 2008 by Alfonso Fuggetta
Su La Stampa una analisi dei problemi dell’università. Condivisibile nonostante il titolo troppo enfatico (ma si sa, i titoli li fanno i titolisti e neanche i giornalisti).
La riforma che uccide l’università
Su Il Giornale, un articolo che spara una miriade di luoghi comuni, a cominciare dagli stipendi. Secondo il Giornale io (come ordinario) guadagnerei 10.000 euro al mese per 3 ore di lavoro al giorno. A parte il fatto che il mio stipendio è pubblico è vale circa 3000 euro netti al mese, 5000 lordi (la metà di quello che dice il Giornale), il nostro carico didattico è superiore a quello dei nostri colleghi all’estero. Soprattutto, il Giornale intenzionalmente dimentica che la didattica è uno dei compiti del docenti. Dovremmo fare anche ricerca, scrivere, avere rapporti con imprese. Come succede in qualunque paese del mondo.
Ma evidentemente a Il Giornale interessava solo sollevare l’opinione pubblica contro i mascalzoni nulla facenti dei professori universitari che protestano contro il governo. Con due conseguenze: si delegittima una classe di persone che in qualunque paese sono considerate una risorsa per lo sviluppo e si mettono insieme bravi e cattivi obbligandoli tutti quanti a difendersi.
Dove si pensa di andare in questo modo?
P.S.: Leggetevi bene le considerazioni conclusive dell’articolo su La Stampa.

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1608.html
un po’ vecchio come articolo, ma sempre valido. a mio parere la verità sta nel mezzo, e quanto ha in mente la gelmini è in parte sbagliato.
non voglio essere qualunquista, ma se ci si riflette, perché tagliare all’università quando spendiamo per la difesa cifre assurde per missioni inutili da cui non si guadagna niente (gli usa almeno in guerra ci vanno per il petrolio e per ritorni economici…)? lo stipendio mensile di un sottufficiale in afganistan vale quanto quello di 4-5 ricercatori…
per non parlare delle retribuzioni di politici e amministratori nazionali e locali, sproporzionati al resto d’europa. ma ormai la “casta” non va più di moda, è stato un fuoco di paglia, ora c’è bisogno di “dialogo”.
Riformismo. Bello no? Fico avere un paese riformista con una classe politica bipolare e …..molto “intellettuale”.
Benvenuti a bordo anche a voi professori allora. Non ce n’e’ piu’ per nessuno: siamo tutti fancazzisti. Specialmenti quelli del settore pubblico. E se l’Italia e’ una discarica e’ solo per colpa della nostra dissolutezza. Nonostante gli immani sforzi della politica per risollevare il paese, il nostro cattivo costume la sta affossandando. Poveri politici. Non possono fare il loro lavoro. E loro si’ che si spaccano il xxxx…fanno le riforme a cottimo! Che presidente operaio! Che bravi!
Alfonso…se tagliano i viveri all’universita’…tu lo farai lo sciopero? …. O aspettiamo la prossima riforma? …. O proviamo a fare capire ai politici come si fanno le riforme buone?
Cosa e’ giusto fare….insomma…….Che fare?
ti riferisci immagino a: questi criteri che condividiamo, dovrebbero però valere per tutti. A cominciare dalle più alte cariche di governo…
non dice neanche dello stato, guarda un po’.
C’è qualcuno che non riesce proprio a sfuggire a questo meccanismo della presunta superiorità morale e della necessità di giudicare (chi la giudica, lui?), mai, qualsiasi cosa accada o di qualsiasi argomento si parli. Altro che Luca Ricolfi che si affanna a scrivere libri ed editoriali
beh io non ho letto in modo approfondito l’articolo del giornale ne mi interessa difenderlo. Ma l’operazione è simile a quella della stampa (titolo fuori posto). C’è tanto di tabella esplicativa e visibilissima che dice il contrario (parla di altre cifre per i prof ordinari), anche se non conosco bene i meccanismi delle classi di anzianità. A quella che tu chiami operazione di delegittimazione, però viene contrapposta spesso, a mio parere, con il medisimo meccanismo utilizzato dall’articolo, come contraltare, mi ripeto, una visione da “eldorado” della cultura e della scuola in italia. Come se tutti i prof. d’italia e tutte le università fossero uguali, e come se non ci fossero enormi responsabilità e resistenze della classe insegnante universitaria e non. Post tuo precedente su lecce e livello medio, chiamiamolo così, di tutte le università del sud mi pare la dica lunga. O No?
Darmix,
lo ripeto. Io non conosco docenti che prendono quello stipendio. Io come qualifica sono al massimo della gerarchia (ordinario confermato). Il mio lordo credo sia sotto i 5000 euro (netto 3000).
Sto facendo interviste per assumere persone per il CEFRIEL. Manager di imprese private, in alcuni casi senza responsabilità di budget, guadagnano molto più di me. Ho appena intervistato un 45enne, di una multinazionale, che è semplicemente un senior executive, senza responsabilità specifiche, e mi ha detto che il suo stipendio è 182Keuro di fisso più 70 di variabile più auto e cellulare (e altri benefit accessori).
L’operazione del Giornale è mistificatoria e ha un solo obiettivo. Far vedere che chi protesta contro i tagli vuole difendere posizioni di rendita.
Ti invito, e invito chiunque altro lo volesse, a passare uno o più giorni con me (quando volete) e a toccare con mano quanto false e mistificatorie siano le cose che scrive il Giornale.
Per giunta Darmix, che ci siano situazioni molto differenziate lo scrivo un giorno si e un giorno no. Ma una cosa è dire “dobbiamo distinguere, valutare e giudicare”. Altro è dire che tutti guadagnamo quello che non guadagnamo e che non facciamo niente dalla mattina alla sera “come categoria”. E la stessa tecnica usata con i giudici: “tutti comunisti eversivi”.
Invece di valutare, premiare o sanzianare in funzione delle specifiche responsabilità, si fa molto prima a dire che la categoria è nel suo complesso da disprezzare e denigrare. Così che stiano zitti e non si lamentino se vengono prese le “giuste misure per sanare la situazione”.
Ripeto non conosco i meccanismi degli scatti, ma fai l’operazione inversa rispetto a loro quando parlano indistantamente di “baroni” e non differenziano (cmq riportano un professore ordinario percepisce 4.373 euro lordi al mese. Dopo 28 anni di lavoro, gli euro sono diventati 8221,39) ci saranno pure ripeto, anche secondo te dei professori che non meritano questi emolumenti? L’operazione “rozza” effettuata dal giornale non si discosta molto da quanto la stampa fa giornalmente (a mio parere) e che tu interpreti invece come un’operazione “politica” in supporto al governo e la “usi” per polemizzare “politicamente”. Però potresti anche leggere le cose direttamente alla fonte bipassando i “giornalacci”
A proposito dell’età, dalla discussione in commissione cultura al senato, riconosciuto come problema indiscutibile da maggioranza e opposizione, è altro, “trattato” in modo diverso, ma reale: Quanto al ruolo dei giovani, può sembrare pletorico ricordare quanto ricada su di loro il vizio di una società italiana ancora troppo ingessata, gerontocratica e refrattaria a riconoscere il merito. Si pensi che, in Italia, solo il 15 per cento dei dirigenti, l’8 per cento dei professori associati e l’1 per cento dei professori ordinari ha meno di 40 anni.
nessuno discute i professori cinquantenni
Diceva un tizio: calunnia, calunnia, qualcosa resterà.
Non vi dico il nome, voglio evitare polemiche, comunque il tizio in questione non solo aveva ragione (è stato un abilissimo propagandista) ma ha fatto scuola.
Il meccanismo è semplice, e più volte usato. Dato che ci sono problemi occorre trovare un responsabile (una classe di responsabili) ed additarli al pubblico ludibrio. Importa poso se sono ebrei, comunisti, dipendenti pubblici fancazzisti o vecchi professori barbogli: basta che la plebe ci creda.
Ci saranno professori che lavorano a 90 anni prendendo 10000 euro al mese ? Nemmeno la Levi Montalcini (e se fosse voglio proprio vedere se 5 trentenni di belle speranze a 2000 Euro l’uno potrebbero sostituirla)
Poi nella società non ci sono categorie omigenee: ma piuttosto che prendersela con i professori perché sono vecchi o perchè guadagnano troppo, prendiamocela con quelli che non lavorano (faccio un esempio: ci sono in giro delle slide di elettrotecnica che parlano di ‘tensiometro’ …)
Però discernere è difficile, non fa scattare il meccanismo del consenso, ed allora ecco gli articoli del Geniale …
Giovanni
[...] Per il momento, per sognare, basta collegarsi al sito del governo spagnolo e scorrere la biografia della ministra dell’Università e dell’innovazione: dottore in biologia molecolare, con un lungo curriculum di incarichi ai massimi livelli in prestigiose istituzioni pubbliche e aziende private che si occupano di ricerca e innovazione.* [...]
L’articolo è modesto e zeppo di gravi generalizzazioni. L’aspetto più vergognoso è la descrizione dell’impegno accademico, che viene così raccontato: “chi è pronto a scendere in piazza ha stipendi e contratti signorili, si siede su una cattedra e insegna, ascolta gli studenti e sceglie se promuovere o bocciare. E poi va all’incasso: tanti soldi per una mole di lavoro sorprendentemente bassa”. La superficialità delle affermazioni è incommentabile, così come lo scarso spessore culturale dell’autore dell’articolo.