Parole e Fatti

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Le morti “sul lavoro destano un’impressione forte, emotiva e sofferente perche’ sono avvertite come particolarmente ingiuste. Io credo pero’ che l’emotivita’ dell’opinione pubblica non debba provocare reazioni demagogiche. E dopo gli incidenti alla Thyssen e a Molfetta il governo (Prodi, ndr) e’ intervenuto irrigidendo norme e sanzioni con una scelta profondamente sbagliata”. Perchè “la soluzione non” sta “nell’inasprimento delle sanzioni, ma nella diffusione di una cultura della sicurezza”.

(Emma Marcegaglia, AdnKronos, 23 aprile 2008)

“Chiedero’ al prossimo governo la modifica delle norme restrittive appena introdotte”. E’ il presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia a ribadire cosi’ le critiche del testo unico sulla sicurezza varato dal governo Prodi (che prevede pene severe per gli imprenditori che non rispettano le regole, ndr).

(Emma Marcegaglia, AdnKronos, 23 aprile 2008)

Ancora un infortunio mortale sul lavoro, questa volta alla Marcegaglia di Casalmaggiore (Cremona) il gruppo di proprietà della famiglia del presidente di Confindustria. Nel corso del primo turno di lavoro, è morto Mario Di Girolamo, un lavoratore di 32 anni, che lascia la moglie e due bambini di 3 e 5 anni. Originario di Cefalù (Palermo) l’uomo abitava con la famiglia a Casalmaggiore e lavorava nello stabilimento Marcegaglia, che occupa 300 persone, da settembre. Secondo i primi accertamenti - sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta dalla magistratura - Di Girolamo aveva appena preso un caffé all’interno dell’azienda e stava tornando al suo posto di lavoro, quando è rimasto schiacciato da un pacco di tubi del peso di alcuni quintali che si è sganciato piombandogli addosso. E’ morto sul colpo. La procura della Repubblica di Cremona ha disposto l’autopsia.

(Ansa, 20 maggio 2008)

Il sindacato, che ha definito l’incidente come un «evento sconcertante, che lascia senza fiato», ha sottolineato che «il coordinamento, le Rsu e i lavoratori della Marcegaglia (il gruppo del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ndr) sono da sempre costantemente impegnati sui temi della sicurezza, perché negli anni passati nel gruppo vi sono stati altri infortuni».

(Corriere.it, 20 maggio 2008)

“E’ una tragedia che mi rende terribilmente triste - ha commentato Emma Marcegaglia - e riaffermo che il mio impegno sulla sicurezza e presidente di Confindustria sarà fortissimo”.

(Emma Marcegaglia, Corriere della Sera, 21 maggio 2008 e Ansa 20 maggio 2008)

P.S. Forse i fatti dicono più di tante parole. E in questo caso speriamo che parlino all’orecchio della neo presidente di Confindustria e lady d’acciaio (per via dell’azienda di famiglia), Emma Marcegaglia. Facendole cambiare idea. Perchè le nuove norme sulla sicurezza sul lavoro - che prevedono anche carcere e multe salatissime per gli imprenditori che non rispettano le regole - non vanno cambiate. Ma solo fatte puntualmente rispettare. Cosa che oggi è impossibile. Forse anche perchè - come dice la lady di ferro - manca la “cultura” giusta. Ma per certo perchè manca il personale che faccia i controlli. E infatti: l’ultimo rapporto dell’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro parla chiaro. E calcola che se il poco “personale impegnato nella prevenzione infortuni dovesse controllare tutte le aziende, ognuna di esse riceverebbe un controllo ogni 23 anni“. Ergo, osservano amaramente gli autori del rapporto, “si interviene quasi sempre solo dopo l’infortunio”.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Anche del presidente di Confindustria. Come riporta l’Osservatorio sul lavoro del quotidiano on line Articolo 21, dall’inizio dell’anno ad oggi (cioè in poco più di quattro mesi) le cosiddette morti bianche sono state ben 408 (quattrocento e otto). E l’unica consolazione è che poteva andare peggio. Perchè in questi primi cento e rotti giorni del 2008 - sempre secondo i dati dell’Osservatorio sul lavoro di Articolo 21 - qualcosa come 10.209 persone sono invece rimaste invalide. E il tutto per colpa della bellezza di 408.388 infortuni (più o meno gravi, appunto).

Una tragedia senza fine. Di cui noi - i bamboccioni alla riscossa - non ci stancheremmo mai di parlare. Ma che - a questo punto - meriterebbe una sola parola: fine.

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