Caprotti (Esselunga) contro le Coop: secondo tempo

Alla cassa di un supermercato Esselunga

di Guido Fontanelli

Fioccano le denunce delle Coop contro Bernardo Caprotti, il fondatore della catena di supermercati Esselunga. Nei mesi scorsi l’imprenditore aveva lanciato un duro atto d’accusa contro i concorrenti attraverso il suo libro-inchiesta Falce e carrello. La risposta non si è fatta attendere: Caprotti ha ricevuto quattro citazioni da altrettante Coop. Prima udienza, questa settimana. L’accusa è di concorrenza sleale, come ha anticipato Aldo Soldi, presidente della Associazione nazionale delle coop, in un’intervista pubblicata sui giornali riservati ai soci: «Con il libro di Caprotti… siamo di fronte a un caso, mai visto in altri paesi, di concorrenza sleale nei confronti di un competitore diretto, quale è la Coop, e di denigrazione dei suoi dirigenti». Soldi ha aggiunto che Caprotti «delle cose dette e scritte dovrà rispondere in tribunale».
A Limito di Pioltello (Milano), negli uffici dell’Esselunga, Caprotti assume un’aria interdetta: «Soldi mi accusa di essere un anticooperativo viscerale. Guardi, lavoriamo con tantissime cooperative, di produzione e di lavoro, cooperative vere. Io le grandi Coop non le ho “attaccate”. Mi sono difeso da un assedio ben documentato e ho denunciato dei soprusi. Non ho denigrato proprio nessuno».
Coop a parte, Caprotti si gode la soddisfazione di vedere il suo gruppo continuare a crescere nonostante l’andamento piatto dei consumi: «L’Esselunga ha chiuso il 2007 con un aumento dei ricavi del 9,1 per cento a quota 5,4 miliardi. Il 2008 si presenta con qualche ombra, c’è un forte balzo dei prezzi di alcune materie prime, come il frumento, il riso e il latte. Ma invece di ridurre i consumi i nostri clienti hanno modificato il mix degli acquisti, spostandosi sui prodotti di prezzo più basso».
Come spiega il direttore commerciale Gabriele Villa, la farina, il latte Uht e le fette biscottate di primo prezzo hanno visto crescere le vendite rispettivamente del 49, del 48 e del 46 per cento nei primi 3 mesi dell’anno, ed è aumentata la richiesta di carne e di pesce meno cari. «La carne di pollo segna incrementi di vendita 16 volte quelli della bovina».
Inoltre i consumatori approfittano delle promozioni. Del resto i supermercati come gli Esselunga cercano di trasferire il meno possibile gli aumenti sui clienti, contenendo i costi, contrastando e dilazionando nel tempo i rincari chiesti dai fornitori. «Tuttavia, dopo 3 anni in cui i nostri prezzi sono scesi» avverte Caprotti «nel 2008 saliranno, seppur meno dell’inflazione».
Soddisfatto dell’esito elettorale, perché «assicura maggiore stabilità», Caprotti chiede al nuovo governo «una cosa impossibile: ridurre i costi della macchina pubblica, in modo da abbassare le tasse. Padoa-Schioppa c’è costato troppo, queste imposte ci ammazzano: noi paghiamo il 60 per cento e dobbiamo fermare cantieri e nuove iniziative perché non abbiamo più risorse» si lamenta l’imprenditore. Che vede sempre nella riduzione delle tasse l’unica via per rilanciare gli investimenti, il potere d’acquisto degli italiani e quindi i consumi. Naturalmente Caprotti è favorevole alle liberalizzazioni («Quella dei farmaci dovrebbe essere totale») mentre considera inutile, se non addirittura ridicola, la figura di Mister prezzi; e assurde, «tipiche di una sinistra che vuol controllare tutto», le invocazioni di un blocco dei prezzi.
E il futuro del suo gruppo? Caprotti ammette che l’idea di vendere l’Esselunga per ora è tornata nel cassetto: «Vedremo semmai se andare in borsa o no, l’ipotesi è allo studio».

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