Stranamente d’estate le aziende sonnecchiano un po’ e le azioni di guerrilla da segnalare scarseggiano oppure riproducono vecchi metodi e stilemi che ormai danno anche un po’ noia a chi se li trova di fronte oppure per chi li deve commentare.
Un’azione interessante invece viene da un ente pubblico, la Provincia di Milano, che attraverso una strategia semplice e poco costosa (come insegnano i manuali di marketing non-convenzionali, almeno quelli buoni) ha realizzato una campagna di grande impatto “scenografico” cittadino e sicuramente di coinvolgente interesse per chi ha il piacere di assistervi.
Sui cestini della spazzatura di buona parte della città meneghina sono stati installati dei fiocchi, simili a quelli che si mettono sulle porte delle case quando nasce un bambino, di colore blu e rosa con un messaggio ben evidente e comprensibile: “NON RIFIUTARLO!”
Al di là della bella iniziativa promossa dalla Provincia di Milano, attraverso un servizio chiamato Madre Segreta, a sostegno della maternità, quello che vogliamo sottolineare dando visibilità a questa azione è il ruolo sempre più importante che il social guerrilla sta assumendo nell’autopromozione degli enti pubblici.
Si sta sviluppando il valore partecipativo di azioni del genere e costruendo delle strade privilegiate con agenzie di marketing non-convenzionale per mettere su strategie complesse che sappiano strutturare un’immagine totalizzante delle istituzioni.
Anche io ho dedicato un post a questa interessante campagna
http://massimofalcone.blogspot.com/2008/08/abbandono-i-figli-come-gli-animali.html
che oltretutto ha conquistato la medaglia di Bronzo, per le campagne sociali al concorso “Young Creativity Award 2008″
Come ho sottolineato nel post credo che la prima di questo tipo di campagne sociali sia da attribuire a Elio e le Storie Tese
Scusate la ripetizione ma avevo sbagliato digitando il nome di battaglia
Ma tu dici con cassonetto differenziato per il frutto del peccato?
Esattamente Kistifellea
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Io non me lo sarei mai aspettato. E con me buona parte dei maschietti (e anche qualche donzella di ninjamarketing) avrebbe mai pensato che una richiesta di amicizia o, che so, la condivisione di un video sulle ultime vacanze a Fregene sarebbe stato più ricercato di un ormai vecchio, ma concedetemi, sempre accettabile film porno.
È la sorprendente verità che viene fuori da un’inchiesta condotta su più di dieci milioni di utenti statunitensi da Bill Tancer, direttore generale di Hitwise, importante agenzia di monitoraggio del web.
Il metodo di base della ricerca è quanto più semplice ci sia: vediamo un po’ queste persone prese come mega-target cosavanno a cliccare su internet, così scopriremo quali sono i loro prioritari interessi, i loro desideri, le loro voglie nascoste, per capire anche come il mondo web riesce a rispondere a tutte queste incessanti richieste.
La ricerca ha scoperto che negli ultimi venti anni la ricerca di parole legate al mondo della pornografia è scesa dal 20% al 10%. A contribuire all’abbassamento della media sarebbero stati in modo particolare i giovani. Gli utenti tra i 18 e i 24 anni sarebbero proprio loro i meno interessati al porno. No, ma allora le buone vecchie… (usate il termine che volete, tanto abbiamo capito tutti di cosa sto parlando, io opterei per “spippicchiate”) adolescenziali?