Tipico video virale “casual” per la nuova iniziativa di Legambiente, “Puliamo il Mondo”, che si terrà nei giorni 26, 27 e 28 settembre.
In questi giorni i volontari di tutta Italia ripuliranno strade, parchi, spiagge, fiumi e fondali marini, senza spettare che lo faccia un Supereroe “cazzuto” al posto nostro.
“Fai qualcosa” è il titolo della campagna progettata e sviluppata dalla Forchets.
posso testimoniare in prima persona che seppur interessante questa comunicazione non è servita a nulla. almeno per quanto riguarda la mia esperienza, ieri, in zona ticino, i volontari delle diverse realtà locali si aspettavano la partecipazione di molti “sensibili” alla causa…
bè il numero di partecipanti è stato ZERO. parliamo di virale, marketing, comunicazione e quant’altro ma poi a conti fatti non era più semplice coinvolgere oratori, scuole, centri ricreativi di varia natura a livello locale? inoltre, se iniziamo a diffondere la cultura di non sporcare perchè maleducato e incivile, non facciamo un pò di sana prevenzione? non è che a furia di fare il video più cool e viral ci dimentichiamo del fine ultimo dell’attività di comunicazione? usare i vecchi e nuovi media è esattamente uguale, la creatività è fine a se stessa e gli obbiettivi e i risultati sono solo delle motivazioni per fare il video più divertente/social/virale…
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Invitare a casa una ragazza, lei che ci sta e poi sul più bello…
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Io non me lo sarei mai aspettato. E con me buona parte dei maschietti (e anche qualche donzella di ninjamarketing) avrebbe mai pensato che una richiesta di amicizia o, che so, la condivisione di un video sulle ultime vacanze a Fregene sarebbe stato più ricercato di un ormai vecchio, ma concedetemi, sempre accettabile film porno.
È la sorprendente verità che viene fuori da un’inchiesta condotta su più di dieci milioni di utenti statunitensi da Bill Tancer, direttore generale di Hitwise, importante agenzia di monitoraggio del web.
Il metodo di base della ricerca è quanto più semplice ci sia: vediamo un po’ queste persone prese come mega-target cosavanno a cliccare su internet, così scopriremo quali sono i loro prioritari interessi, i loro desideri, le loro voglie nascoste, per capire anche come il mondo web riesce a rispondere a tutte queste incessanti richieste.
La ricerca ha scoperto che negli ultimi venti anni la ricerca di parole legate al mondo della pornografia è scesa dal 20% al 10%. A contribuire all’abbassamento della media sarebbero stati in modo particolare i giovani. Gli utenti tra i 18 e i 24 anni sarebbero proprio loro i meno interessati al porno. No, ma allora le buone vecchie… (usate il termine che volete, tanto abbiamo capito tutti di cosa sto parlando, io opterei per “spippicchiate”) adolescenziali?