Sono necessarie le azioni di guerrilla, come quella avvenuta nella notte del 2 ottobre a Milano, testimoniata da questo video, per far capire quello che è sotto gli occhi di tutti, quello che noi Ninja, ma dirò di più, quello che tutti coloro che hanno un occhio attento ormai sanno: la street art è una forma d’arte della contemporaneità , un’autentica forma d’arte che spesso riesce a mettere insieme estetica e senso, azione e pensiero, riflessioni sull’oggi e genio artistico.
Di grandi street artists ne abbiamo parlato molto, con diversi post che mettevano in evidenza l’arte di Banksy o di Blu e il percorso di bravissimi e ancora sconosciuti street artists, anche meridionali, come il collettivo salernitano Satoboy. E siamo dispiaciuti del non poter dare spazio a tanti altri fantastici artisti che pochi conoscono.
Pensiamo che anche in Italia sia arrivato il momentodi guardare alla street art in modo diverso, con gli occhi sgombri dai pregiudizi e con la voglia di comprenderne davvero il senso profondo e l’indubbio valore. Consapevoli che la street art debba oggi essere considerata per quello che è: la più grande espressione artistica della cultura urbana contemporanea.
Voi che ne pensate?
SATOBOY.. Unknown? OMG!
RAgazzi, pare abbiano colpito anche a Roma…l’ho letto qui
http://ouryourmarketing.blogspot.com/2008/10/street-museum-colpisce-anche-roma.html
Ciao a tutti
mi sembra di aver visto qualcosa anche a Tarandt.
Ninja Guys! sono d’accordo con voi, questi sono progetti d’arte urbana e meritano il giusto supporto.
specialmente in città come milano che ha tanti graffiti e necessita, per quelli di più belli che venga creato valore!
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Io non me lo sarei mai aspettato. E con me buona parte dei maschietti (e anche qualche donzella di ninjamarketing) avrebbe mai pensato che una richiesta di amicizia o, che so, la condivisione di un video sulle ultime vacanze a Fregene sarebbe stato più ricercato di un ormai vecchio, ma concedetemi, sempre accettabile film porno.
È la sorprendente verità che viene fuori da un’inchiesta condotta su più di dieci milioni di utenti statunitensi da Bill Tancer, direttore generale di Hitwise, importante agenzia di monitoraggio del web.
Il metodo di base della ricerca è quanto più semplice ci sia: vediamo un po’ queste persone prese come mega-target cosavanno a cliccare su internet, così scopriremo quali sono i loro prioritari interessi, i loro desideri, le loro voglie nascoste, per capire anche come il mondo web riesce a rispondere a tutte queste incessanti richieste.
La ricerca ha scoperto che negli ultimi venti anni la ricerca di parole legate al mondo della pornografia è scesa dal 20% al 10%. A contribuire all’abbassamento della media sarebbero stati in modo particolare i giovani. Gli utenti tra i 18 e i 24 anni sarebbero proprio loro i meno interessati al porno. No, ma allora le buone vecchie… (usate il termine che volete, tanto abbiamo capito tutti di cosa sto parlando, io opterei per “spippicchiate”) adolescenziali?