Sanità e prevenzione: uno sguardo al futuro.
di Paolo Bullo
Il momento in cui il cittadino, di qualsiasi censo, può valutare il grado di civiltà del paese in cui vive è quando è malato.
A me è capitato una volta sola di dover seriamente fare i conti con il sistema sanitario nazionale, e vi assicuro che nonostante spesso, sugli organi d’informazione, si parli male di questo servizio, la mia testimonianza è positiva.
Senza sostenere nessuna spesa, sono stato portato all’estero, perché i medici locali, una volta individuato il problema, si erano resi conto di non avere il know how sufficiente per garantire la mia completa guarigione.
Siccome la natura del mio problema era palese, sono stato aggregato a molti altri che accusavano gli stessi sintomi. Tutti insieme, in maniera che il virus non si diffondesse a macchia d’olio.
Il mezzo scelto dalle autorità sanitarie è stato il treno, ed anche questo dimostra una considerevole lungimiranza e la giusta attenzione ai problemi ecologici.
Appena arrivati al polo sanitario assegnato, la prima preoccupazione dei medici è stata che tutti noi non ci sentissimo abbandonati, in quanto la condizione psicologica corretta è una delle componenti fondamentali di una guarigione completa. Quindi, sempre in gruppo, perché non ci affannassimo smarriti e non perdessimo la nostra identità (quante volte, negli ospedali, si è ridotti ad un numero?) siamo stati sottoposti alle prime cure. Sostanzialmente si è trattato di precauzioni igieniche ma è noto che la cura della persona, la pulizia, è una delle condicio sine qua non per una buona riuscita di qualsiasi cura.
Prima di tutto ci hanno fatti spogliare completamente nudi, per vedere con chiarezza se mostravamo segni del nostro male sfuggiti ad un primo controllo; poi ci hanno levato, perché è nota l’interazione negativa d’alcuni metalli preziosi con le medicine, tutti gli inutili orpelli tipo catenine in oro, orecchini, finanche le fedi che qualcuno portava all’anulare.
Il passo successivo è stato inebriante: ci hanno portato tutti, ricchi e poveri, in una grande sala spoglia e ci hanno lavato con l’acqua gelida, che sgorgava violentemente, quasi a metafora di una vitalità recuperabile, da una pompa.
Poi insieme, uomini e donne, ormai mondati e lindi, siamo stati tutti rasati con accuratezza straordinaria in ogni parte del corpo: il pube liscio, le ascelle liliali, il cranio lucido. Quasi un ritorno al felice periodo dell’infanzia.
C’è stato assegnato un lavoro, piuttosto duro. Qualche sconsiderato, evidentemente incapace di capire che il moto, la fatica, sono propedeutici ad un dimagrimento e quindi ad un buono stato di salute, ha protestato. Purtroppo, nel novero di una massa elevata di persone, la probabilità che ci sia qualcuno un po’ altezzoso c’è sempre. In linea con questa severa disciplina terapeutica, ed ancora una volta dimostrando una lungimiranza notevole, c’è stata attribuita la dieta: pane ed acqua, entrambi ammaniti con parca moderazione, allo scopo di evitare gonfiori ed i noti problemi d’accumulo nelle arterie di quel killer pericolosissimo e silenzioso che è il colesterolo.
Per temprare ulteriormente i nostri corpi e le nostre menti, ci hanno costretto a dormire nudi o ricoperti di stracci, al gelo se d’inverno, al caldo torrido d’estate.
Periodicamente i medici eseguivano controlli sanitari accuratissimi, e quelli di noi che non rispondevano alle cure erano selezionati e separati dal resto del gruppo, perché non minassero col loro atteggiamento negativo il morale di chi, invece, con lodevole responsabilità, si sottoponeva volentieri al trattamento.
Col passare del tempo molti hanno cominciato a dare manifestazioni di squilibrio sia mentale sia fisico, segno che purtroppo, nonostante la severa e mirata terapia d’urto, il male aveva proseguito il suo percorso letale.
Questi poveri disgraziati hanno avuto la fortuna di trovarsi in un centro specializzato, dove l’eutanasia non è certo uno stupido tabù, ma il segno tangibile del rispetto che si deve all’ammalato che soffre. Spettava a noi sani accompagnarli in ampie sale, dove erano eliminati senza strepiti e in assenza di dolore, semplicemente accentuando le dosi di farmaci normalmente usati per un’anestesia locale. I medici fornivano anche un supporto psicologico fondamentale a questi malati terminali, non rivelando, dimostrando un’umanità straordinaria, il vero fine ultimo di quelle riunioni di gruppo. Inoltre, se per caso qualcuno particolarmente robusto restava pervicacemente attaccato alla propria vita malata dopo il trattamento, un’equipe di chirurghi scelti per la loro particolare abilità diagnostica, li sezionava ancora vivi nell’apposita sala settoria. Rimanendo coscienti, potevano dare utili indicazioni agli specialisti, che sarebbero state utilissime per una campagna di prevenzione di massa, già pianificata da tempo.
La specializzazione era tale, in questo centro, che le persone decedute erano immediatamente bruciate in appositi forni ed il calore generato dalla combustione delle ossa, nell’ambito di un virtuoso progetto di risparmio energetico, forniva acqua calda e riscaldamento agli studi dei medici ed alle abitazioni dei loro familiari.
Niente sostanze inquinanti, come il carbone, responsabili di quelle emissioni così deprecabili che favoriscono il global warming, un problema che in futuro, probabilmente, qualcuno dovrà affrontare seriamente.
Un giorno, purtroppo, anch’io ho ceduto all’avanzata del virus nel mio corpo, ma per fortuna un medico pietoso, senza nessuna esitazione, mi ha sparato un colpo alla nuca, mettendo fine alle mie sofferenze.
Sono grato alla fortuna, perché mi è stata concessa la possibilità di lasciare ai posteri testimonianza di questa vetta della civiltà umana, che si raggiunse qui, non in Italia (solo a Trieste c’era un piccolo centro così attrezzato come questo), ma a Mauthasen-Gusen, culla della civiltà mitteleuropea.
Fanno bene, gli attuali governanti di tutto il mondo, a mandare in questo posto le scolaresche: sin da bambini bisogna essere coscienti di come l’uomo, aldilà delle stupide divisioni politiche, economiche e razziali, quando è fortemente motivato dalla cura per il benessere comune, possa dimostrarsi davvero degno della sua provenienza divina.
Chiedo scusa a tutti se la mia testimonianza non è particolareggiata come le circostanze meriterebbero, oppure sgrammaticata, ma ho dovuto scrivere in fretta ed in uno stato permanente ed angosciante d’agitazione. Alcuni sporadici sobillatori, proditoriamente, sostengono che molti, invidiosi dei risultati ottenuti, vogliono cancellare le prove dell’esistenza di questo centro di benessere e cura.
Ne sento già, da lontano, i passi pesanti e rumorosi.
Reader Comments (5)
Mi hai fatto venire i brividi. Ho quasi desiderio di cambiare paese.
Elena
Agghiacciante. Ma fuor di metafora è vero che l'igiene può diventare fobia sterminatrice, specie quando si coniuga con la purezza.
beh vedi paolo caro.. noi abbiamo una sensibilità particolare in questa città di foibe e risiera...
ora le cose non sono cambiate poi molto.. si agisce con intenti eugenetici ovunque.. e non parlo solo di fecondazione artificiale con scelta degli embrioni più idonei.. ovunque si sceglie il migliore da avvantaggiare, popolazioni e stati compresi.. si pensa piuttosto al petrolio e ai biocombustibili che al grano per chi muore di fame.. faccio fatica a credere che mai cambierà la mentalità di questo duro mondo
Già il massimo dell'ingegno dedicato al male, mettissimo la metà dell'impegno per fare del bene avremmo già risolto la metà dei problemi.
Beh, anche i forni crematori potrebbero aver avuto degli scopi igienico sanitari no? :-(