Le domande retoriche (un dialogo)

8 Luglio 2008 – 12:42


«Così avresti la coscienza sporca?», gli ho chiesto.
«E tu non ce l’avresti, al posto mio?»
«Cosa, la coscienza?»
Mi ha guardato di striscio, ma il suo sguardo mi è rimbalzato addosso.
«Ok: no, non avrei la coscienza sporca».
«Ah».
«Già: ah», ho ripetuto, poi mi sono accesa una sigaretta e ho socchiuso gli occhi. Il momento era passato. Ma lui scalpicciava coi piedi sull’asfalto.

«Potresti evitare di parlare per domande e monosillabi?»
«Sì, potrei. Vuoi che teorizzi?»
Era esasperato e riuscivo a capire il perché.
«Se questo significa che tirerai fuori una frase di senso compiuto che non termini con un punto interrogativo, sì, lo voglio», ha detto.
«Questo non te lo posso garantire: né che abbia un senso compiuto, né tanto meno che finisca con un punto fermo. Van bene anche i puntini di sospensione, per te?»
Ha sospirato: «Valentina, mi stai sfinendo», e la dolcezza con cui aveva detto il mio nome mi aveva strofinato il cuore con un affetto insopportabile.
«Va bene, teorizzo. Ma tu abbi pazienza: lo sai che parlo piano».

Lanciando la sigaretta verso il tombino, avevo finalmente alzato lo sguardo fino a lui. Era scuro e confuso nel controluce delle ultime ore della notte, quando la luce poco a poco sale come riverbero.
«La coscienza non c’entra niente. C’entra solo che il momento è passato, e ci siamo incrociati quando la parabola era ormai discendente».
«Questo non è vero!», ha esclamato aprendo i palmi delle mani e muovendo un passo verso di me.
«Per te. Per me, sì».

L’alba incombeva alle sue spalle, e non vedevo l’ora di darci un taglio con quel dialogo strascicato. Il ragionamento si sarebbe ridotto ad un sillogismo pratico: se le premesse avrebbero indicato l’obiettivo e i mezzi per raggiungerlo, la conclusione sarebbe stata l’azione diretta a conseguire quell’obiettivo. Nessuna teoria: solo una fine pietosa e rapida. E poi, finalmente, andarmene.
«In tutto il tempo che tu ti sei concesso per capire pensare decidere se mi volevi o no, il mio desiderio si è rinsecchito come la pelle di una vecchia. E quel che è rimasto è stato solo il sogno, perdente, che non fosse così».

E’ stato zitto e inceppato per qualche istante, infine ha chiesto, prevedibilmente: «Sicché è stata una questione di tempistica? Quando io sono arrivato, tu non c’eri già più? E’ così?»
«Ora sei tu che ti attacchi alle domande, vedi…»
«E questo cosa cazzo c’entra, adesso?»
«C’entra. Perché le domande (quelle retoriche come le nostre stasera) sono il dizionario e la sintassi di chi ormai non ha più niente da dirsi».

V

  1. 14 Responses to “Le domande retoriche (un dialogo)”

  2. Asso di cuori > passo > due di picche!!
    un classico..

    By Mek2.k on Lug 8, 2008

  3. Ammiro chiunque riesca a rimanere talmente lucido in queste situazioni, da trovare le parole giuste…sono in una situazione molto diversa..diciamo che io sono dall’altra parte della barricata..sono “il lasciato”..sta di fatto che veramente in quei momenti io mi rendo conto che non riesco a esprimermi come vorrei, troppo preso come sono dalle emozioni terribili di quegli attimi…

    By dadonet82 on Lug 9, 2008

  4. Era questa allora la torta andata a male! Adesso è più definito, adesso è più “vitale”. Stranamente io resto sempre indifferente davanti a storie che nascono e terminano “quando la parabola era ormai discendente».Una donna la porti con te in accelerazione verso l’alto altrimenti resta solo un grigio letto sfatto. Probabilmente dipende dal fatto che io non ci provo mai, non forzo mai, comando sempre quello che sta sotto la cintola con il cervello: da lui mi faccio guidare verso porte aperte o con la voglia di aprirsi.
    Ha ragione Mek2.k si tratta di un classico, un evergreen; ma anche dadonet82 mette l’accento su un proplema reale, la lucidità che svanisce quando di essa ci sarebbe più bisogno. Sai, Valentina, mi chiedo quale sarebbe la tua reazione di fronte ad un uomo che ti rifiuta, ammesso che possa esisterne uno; saresti lucida? Al punto da evitare qualsiasi sintassi “retorica”? Vorrei che ciò non ti accadesse mai…forse dipende dal tipo d’uomini che hai incontrato finora o da quanto ti sei concessa veramente. Forse…

    By enzorasi on Lug 9, 2008

  5. @ Enzo: ma ci sono uomini che mi hanno rifiutata! E ho reagito con uno straordinario autocontrollo e un sorriso. Anche se, dentro di me, per un po’ ho ribollito e arso - e i miei occhi sono rimasti glaciali.
    E’ così come dici: “altrimenti resta solo un grigio letto sfatto”. E’ la situazione più triste, quando le parabole non sono sincrone e l’ascesa di uno si interseca con la discesa dell’altro.
    Sono sempre felice quando passi da me e mi lasci le tue parole.

    @ Mek: l’ha detto anche Enzo, hai ragione. E’ un classico: asso di cuori, due di picche. Complimenti per la precisione della sintesi!
    Un bacino.

    @ Dado: subire certe decisioni mette in una condizione di non lucidità, ed è normale e giusto che sia così. Chi smette d’amare ha diverse incollature di vantaggio su chi rimane attaccato ad una storia e a un sentimento. E’ doloroso, ma nella vita siamo costretti a giocare tutti e due i ruoli: vittima e carnefice. Talvolta anche contemporaneamente.

    V

    By My funny Valentine on Lug 9, 2008

  6. Cara Vale, la capacità di sintesi è dovuta alle elementari sperimentali..
    Sono convinto che tu riesci a distinguere corpo e mente, quasi come una disciplina orientale, il tuo cervello analizza i sentimenti e le emozioni, mentre il tuo corpo le vive.
    Bel vantaggio verso chi si fa confondere e annebbiare dall’emotività del momento.

    By Mek2.k on Lug 9, 2008

  7. Mek, complimenti alla tua maestra delle elementari sperimentali, allora! :-)
    Da un lato, dividere mente e corpo è sicuramente un vantaggio. Ma dall’altro non pensi sia terribile, specie quando uno va in un senso e l’altro nel senso opposto? A volte, me lo chiedo…
    V

    By My funny Valentine on Lug 9, 2008

  8. Non penso sia terribile, terribile è chi gioca con le persone, chi per ottenere quello che vuole distribuisce false speranze, terribile è chi non ti rispetta.
    Trovarsi davanti a qualcuno che prova qualcosa per te e tu invece provi un limitato affetto non è un momento facile.
    La concretezza può far male, ma è meglio che una lunga agonia.

    By Mek2.k on Lug 9, 2008

  9. La cosa strana è che lui si è preso del tempo per pensare e quando ha deciso tu non c’eri più, chissà se lui non si sia deciso solo quando ti ha sentita un po’ più distante, solo dopa aver udito un campanello di allarme che lo avvertiva che tu potevo non essere più li ad aspettarlo.

    La mattina davanti allo specchio è obbligatorio darsi ripetutamente del “PIRLA!!!”

    By Mek2.k on Lug 9, 2008

  10. Tempi e controtempi scandiscono tutte le nostre vite e probabilmente il suddetto “pirla”(come focalizza il buon Mek2.k) non è in realtà così irrecuperabile o così in ritardo come sembra dal tuo racconto. Ma da questo punto di osservazione vediamo e leggiamo te, che sei la protagonista, quindi il nostro appoggio è quasi scontato..

    Il fatto è che sei brava e riusciresti a romanzare e a drammatizzare anche il racconto di un attacco di diarrea.

    Rick

    By Rick on Lug 9, 2008

  11. Mek: certo, può essere come dici tu: che il poveretto si sia avvicinato proprio nel momento in cui ha sentito l’allontanamento. Il fatto, comunque, è che - se ci pensi bene - non ha nemmeno motivo di darsi del pirla, perché non è colpa sua se i tempi non hanno coinciso…

    Rick: lusingata dal fatto che tu mi ritenga all’altezza di romanzare anche un attacco di diarrea. Non è mica facile! ;-)
    Allora, ti eleggono Mr. Plurk, sì o no??

    V

    By My funny Valentine on Lug 10, 2008

  12. e se avesse scientemente deciso di allontanarsi, di farti allontanare e di tornare proprio per sentirsi dire no, proprio per farsi dire di no?

    non è possibile questa evenienza.
    io conosco persone che hanno fatto pure di peggio.

    d.

    By demetrio on Lug 10, 2008

  13. Continuo a ripetere che ammiro davvero chi riesce in quell’impresa…a me è capitato 4 giorni fa di essere mollato dopo 6 mesi di storia in cui tutti e due eravamo in parabola ascendente…lei non ha mai dato segni di insofferenza a me ne altro. Nessun problema. Già prenotate le ferie, già prenotato il ristorante per la sera e i fuochi d’artificio erano pronti a illuminare il lago per la festa di Varenna (LC) per la quale avremmo trotterellato….però…non è andata così…d’improvviso le ferie si sono girate hanno aperto la porta e sono andate e il ristorante e i fuochi sono rimasti riposti in qualche cassetto che Dio solo sa dove sia.
    Insomma..purtroppo ci sono situazioni e situazioni..in questa situazione Valentina ha fatto ciò che sentiva giusto e la ammiro per questo..

    By dadonet82 on Lug 10, 2008

  14. @ Demetrio: di persone originali (per usare un termine lusinghiero che però non corrisponde a quello che realmente penso) ce ne sono anche troppe. E comunque - detto tra me e te - è un dialogo del tutto inventato.

    @ Dado: brucia, Davide, lo so. E brucerà ancora tanto e ancora a lungo. Ma ritengo che questo tuo cercare di scrivere, di esternare i sentimenti e il dolore confrontandoti con gli altri (in questo caso, con me), sia un atteggiamento sano e buono. Che sicuramente ti permetterà di accorciare questo momento di lutto. Fidati della Vale.
    Un abbraccio.

    V

    By My funny Valentine on Lug 10, 2008

  15. che sia inventato, il fatto dico, non lo rende meno lacerante.

    d.

    By demetrio on Lug 10, 2008

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