Per un momento, solo per un momento, ho temuto di dover intervenire a difesa del neonato
governo Berlusconi. Roba da matti. Il fatto è che subito dopo la nomina dei ministri hanno iniziato ad arrivare le lamentele, dal
Foglio e un po' anche dall'Avvenire, per la scarsa presenza di politici cattolici nel nuovo esecutivo. Per chiarire: il problema non riguarda il credo personale dei ministri, ma l'assenza di figure abituate a dialogare e a prendere decisioni dopo essersi consultate con le gerarchie vaticane, come è sempre stata prassi anche dopo la fine della DC.
Rimostranze comprensibili, se si considera il
potere di ricatto che i politici legati alla Chiesa sono riusciti a esercitare nei confronti di qualsiasi governo, e che ora appare ridimensionato. Sono infatti sparite le figure "di garanzia" per gli interessi della Chiesa, i Rutelli, i Mastella, i Fioroni. Nessuno si aspetta dal nuovo governo qualche iniziativa che vada contro i "valori non negoziabili", come sarebbe il riconoscimento di
diritti alle coppie di fatto o una legge sul
testamento biologico, ma la preoccupazione resta.
Visto che al governo Berlusconi non c'è rimedio, le lamentele dei nostri teo-con portano un po' di consolazione. Dopo lo schiaffo subito dalla lista anti-aborto di Ferrara, sono un'altra prova che si può andare al governo anche senza un'agenda centrata sulla difesa dei "valori", una lezione che meriterebbe di essere considerata anche dall'attuale opposizione. La preoccupazione dei teo-con diventa ancora più comprensibile se si tiene conto del fatto che l'Italia ha un ruolo centrale nella strategia della Chiesa di
"ri-cristianizzare" l'Europa, l'Europa che chiede agli stati membri di non discriminare le coppie omosessuali e di garantire alle donne il diritto all'aborto. Nel suo precedente governo, Berlusconi aveva affrontato lo scontro sulla nomina del
cattolicissimo Rocco Buttiglione a commissario europeo alla giustizia. Buttiglione fu respinto dalla Commissione a causa delle sue prese di posizione sull'omosessualità. Sembra improbabile che oggi Berlusconi sia interessato a riproporre uno scontro su queste basi.
Non mancherà occasione di tornare a parlare del governo e di Berlusconi, a cominciare dalle conseguenze che potrà avere l'
abolizione del ministero della Salute. Ignazio Marino
ha detto che l'eliminazione del ministero è "una spallata alla costituzione materiale del Paese", prevedendo che questa decisione avrà gravi conseguenze per il
diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, dei cittadini delle regioni più povere d'Italia. Tristemente, il
governo-carta-carbone varato da Veltroni ha però ricalcato anche la scelta dei dicasteri del modello originale: anche nel PD non sembra esserci spazio per un ministero a garanzia di un diritto costituzionale.