04/07/2008
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Voti:Dai il tuo voto!Jim. Così si chiamava. E tutti lo conoscevano con quel nome. E tutti sapevano da dove venisse. E di chi fosse figlio. E che mestiere facesse. E tutti sapevano tutto in quel maledetto posto.
I suoi genitori se lo tirarono appresso in Italia all’età di otto anni. La madre lo chiamava Jimmy. Il padre beveva. E alla fine degli anni cinquanta tentarono la fortuna con un biglietto di sola andata, sperando che in Italia ci fosse davvero qualcuno che valorizzasse il talento artistico della madre.
Klara. Così si chiamava. E in Germania recitava a teatro. Ed era una buona attrice da quattro soldi.
Così trovarono una piccola casa fuori Bologna, parecchio fuori Bologna, e si sistemarono lì.
Klara, Jimmy e il padre.
Un americano che finita la guerra non ne volle proprio sapere di tornarsene a casa. Si affezionò a Berlino, mise in cinta un bel pò di donne e sposò quella che partorì per prima.
Adesso beveva fuori Bologna.
Henry. Così si chiamava. E girava in bici. I poliziotti dicevano che così faceva meno morti quando tornava dai pub, la sera. Perciò un giorno partì con la sua bici e non tornò. O meglio, tornò spiaccicato sul parabrezza di una 600. Il boom economico infondo partì così. La gente non ne poteva più di farsi mettere sotto. Per cui ecco che parecchio fuori Bologna iniziarono tutti a comprarsi una macchina, e Assicurati e Assassinati cominciarono pian piano a farsi fuori per la gioia della case automobilistiche.
Quando Henry morì, morì anche Klara. Cioè, veramente riuscì a diventare una grande attrice e morì anni dopo, di vecchiaia, ma non avendo gran che voglia di starvi a raccontare tutto (e visto che la storia poi riguarda Jim, cazzo!) li facciamo morire tutti ora e buonanotte.
Quindi, si diceva di Jim.
Jim aveva 52 anni, e nessuno lo chiamava più Jimmy da un bel pò.
Ora tutti lo chiamavano Jim a Jimmy.
E credo che questo si sia capito.
Quel che non vi ho ancora detto però è che Jim viveva da solo, e per mantenersi faceva il giardiniere. Una piccola impresa parecchio fuori Bologna lo aveva assunto anni fa e adesso non faceva che tagliare prati tutto il giorno. Tutti i giorni. A tutti.
Si, insomma…la vita non gli filava male.
L’erba avrebbe sempre continuato a crescere.
La pioggia gli avrebbe sempre dato una mano.
E il whisky nel suo bicchiere non sarebbe mai mancato.
Era un bel tipo Jim. Un tipo tosto.
Per cui eccolo là, col suo mezzo secolo sulle spalle, che ce lo ritroviamo camminare parecchio fuori Bologna ingabbiato nel suo furgoncino grigiomarrone pieno zeppo di roba da lavoro. Sono quasi le 5 ormai. Il sole è una volpe infuocata ridente, e lui tira dritto verso casa di Rita. Una vecchia signora del posto a cui era schiattato il marito lo scorso anno. Dissero che il caldo gli aveva fatto bollire il sangue, così adesso lei si godeva malamente i suoi soldi in una bruttina casa di campagna e buttava anima e corpo nel suo giardino. E tempo in ciuffi d’erba. E cuore in petali di rose.
E cazzo… è davvero incredibile fin dove può spingerti la morte ad aggrapparti a qualcosa di stupido. La vecchia sapeva che Jim sarebbe stato lì a momenti e ogni volta che pensava di saperlo Jim arrivava. Proprio come adesso.
Il furgoncino si spegne. Le siepi saranno cresciute sì e no di due centimetri. Jim le nota mentre scende.
Lui e la sua sigaretta. Lui e la sua barba parecchio trasandata.
Prima o poi poterà anche quella, se il tempo gli darà tempo.
“Heilà Rita!” dice Jim.
“Heilà Jim!” dice Rita.
La pioggia gli faceva tirare il fiato.
Le vecchie no.
“Ti aspettavo giusto ora. Ma lo sai che dovresti proprio metterti apposto quella barba, sembri un ebreo!”
“Dici è!? “
“E dico sì!”
“Forza su, tira fuori tutte le tue cianfrusaglie che prima finisci e prima facciamo sparire quella barbaccia da lì!. Ho un bagno con uno specchio bello grande e puoi fare con comodo”.
Jim annuisce, e la vecchia rientra in casa come al solito.
Deve appostarsi alla finestra.
Deve seguire sempre tutto da lì. È una sua regola ormai. Una delle tante che gli ha imposto la morte da un anno a questa parte:
Cura il giardino.
Rammenda calzoni da uomo.
Compra il pane alla stessa ora.
E mangia cavolfiori fritti il venerdì.
Rita non sgarra mai. Non può e vuole permetterselo. E Jim sa bene come tenerla a bada.
Eseguire il lavoro e filare. Unica sua contro-regola.
Così, pensando un po’ a quello specchio bello grande, apre il furgone. Tira giù il tosaerba. Un paio di grosse forbici. Un rastrello. Un sacchetto di plastica nero. E si mette all’opera.
Il giardino di Rita è una piccola meraviglia. Le siepi tagliate a castello circondano il prato inglese a forma di rombo. Le rose tutte intorno creano un cerchio perfetto all’esterno.
Un rombo d’erba dentro a un cerchio di rose. Jim lo descrive sempre così.
Ma il bello sta al centro.
Già.
Esattamente al centro.
Una grossa sagoma nera a forma di uomo con un ombrello fa ombra a una panchina.
Nessuno sa il perché di quella roba. Tanto meno Jim che di quella roba se né sempre fregato.
È certo di una cosa però, che una volta finito il lavoro Rita tornerà a sedere su quella panchina.
E questo lo sa perché glielo ha detto lei.
Quella stupida vecchiaccia ama squagliarsi la vita lì sopra. Non fa altro. Mattine e pomeriggi e sere a stendere gli anni all’ombra di quell’uomo, i suoi conquistati settantanni abbondanti abbandonati al tempo. E a piccoli formicai. E a grandi formicai. E a guerre fra cavallette.
Le nuvole mai nate in riunione da lei. Le piogge perdute del mondo, e l’ombrello dell’uomo a ripararla. E a farla nascere. E a farla morire. Splendere e sparire.
Rita è un cadavere vivo.
Rita È, ed Era, e Fu.
Rita non Sarà mai.
Sia chiaro.
E Jim tutto questo non lo ha mai saputo. Lui e la sua inguardabile barbaebrea devono pensare ad altro. Il whisky conta molto più di Rita. Il whisky più di ogni altra vecchia. Più di ogni altra storia, si sa. Così mette in moto il tosaerba e parte a mangiare centimetri, mentre l’uomo in nero lo guarda senza sguardo. Porta via i piani alti, Jim. Le terrazze delle farfalle. Gli autogrill delle api. Le altalene e i ponti dei ragni architetti. E ficca tutto quello sputo di vita in una sacca gialla, fischiettando canzoni allegre sopra la base che manda il tosaerba. Rita osserva.
La sacca si gonfia.
Tagliare giardini è giocare a fare un vecchio Dio, bisognoso di sacrifici per poter brillare. E mentre Rita pensa questo, la pancia di quella macchina si sazia. Si spegne. E s’addormenta in pace sotto il sole.
Sole ormai cotto che va a scendere.
Jim prende in mano le forbici, livella le siepi, pota le rose. E fa in un attimo. C’è sempre poco da aggiustare quando non si fa che aggiustare, e Jim aveva finito un’altra volta.
Quasi le 7 e i soldi della vecchia gli avrebbero riempito un altro bicchiere.
Non aveva proprio preso niente dalla madre, quel barbone di Jim.
A parte forse lo sguardo, tutto il resto era del padre.
Così Rita esce di casa e chiama Jim dalla soglia.
Lui rimette apposto gli attrezzi mentre lei se ne sta lì coi i soldi in mano, contati due o tre volte, precisi al centesimo, che aspetta riconoscente di darglieli. Il beone la raggiunge.
“Ecco tutto, Jim”
“Bene. Ci vediamo!”
“No aspetta…”
La pioggia gli faceva riprendere fiato.
Le vecchie no.
“Quella barba! Dai entra, ho ancora il rasoio di mio marito, ci metti un attimo! Hai fatto un gran lavoro oggi, ti prego di accettare…”
Jim ci pensa su, avrebbe infranto la sua unica regola ma accetta.
Casa sua è troppo lontana da lì e tornare a casa sbarbato per poi mettersi a letto a bere gli sembra una buona idea. Anche perché piuttosto che sporcare e dover ripulire il suo cesso preferisce sporcare quello degli altri e lasciare a loro le pulizie.
Mi pare ovvio.
Per cui Rita gli spalanca la porta e lo guida verso il bagno.
Entrano.
Lo specchio è davvero grande. Prende quasi tutta una parete.
La vecchia gli mostra il rasoio e la schiuma da barba, sorride, e se ne và chiudendo la porta.
Ora Jim è solo con quell’enorme specchio che non lo sta a guardare. E lo fissa. E si fissa.
E non sa mica che
gli specchi
ti guardano
quando tu non li guardi.
Mentre quando li guardi ci riflettono su.
Jim pensa solo a non tagliarsi.
La schiuma è una buona schiuma, e sa di menta.
La sua barba folta affogata nel bianco parte a mano a mano che il rasoio passa, sempre molto lentamente, sempre molto fluido.
È un buon rasoio. Un buon vecchio rasoio, e in 10 minuti Jim si ritrova tutti i peli della faccia nel lavandino. E sono talmente tanti che rischia di intasarlo. Apre il rubinetto, spinge giù con un dito la peluria fradicia. Si sciacqua. Si mette il dopobarba. Si specchia.
E quasi si dimentica che poteva essere anche in quel modo, il suo volto.
Prova per qualche secondo a piacersi, poi ci rinuncia. Infondo non gliene mai fregato un cazzo.
Rimette apposto la roba, si volta ed esce dalla stanza.
Il grande specchio ha già capito tutto.
Così Jim prende le scale e arriva di sotto, la cucina è vuota, il salotto anche.
“Ritaaa!”
Nessuno risponde.
La finestra affianco al televisore da sul giardino e Jim si accorge che fuori è iniziato a piovere. Vede le nuvole grigie e la sagoma dell’uomo con l’ombrello che ha perso la sua ombra. La pioggia scaccia le ombre, ma Jim non sa neanche questo, naturalmente. Lui ha solo bisogno di whisky.
Poi vede la panchina. Rita è seduta lì.
Jim la fissa ancora un secondo dalla finestra e poi esce di casa, e si infila tra le rose, e gli arriva abbastanza vicino da poterla vedere in volto.
La pioggia intanto aumenta d’intensità.
Rita ha gli occhi chiusi e la testa chinata all’indietro.
E cazzo mi è venuta sete! aspettate un secondo.
Dovrei avere qualcosa di fresco in frigo.
Ecco, sì… un sorso di Pepsi.
Dio, quant’è che non bevevo la Pepsi!
Ma la fanno ancora? erano anni che non vedevo sta bottiglia nel frigo!
Mmmm… proprio bella fresca. Ok, dunque… si diceva della vecchia no?!.
Bene, Jim vede ‘sta cazzo di vecchia con gli occhi chiusi e con ‘sta testaccia buttata all’indietro sulla panchina e lo so che ho interrotto la storia nel momento sbagliato, ma ormai che cazzo ci posso fare?.
Ok, sono un rovina atmosfere, contenti?
Bla Bla Bla Bla Bla Bla
Bla Bla Bla Bla Bla
Pazienza.
Infondo sono cazzi vostri, io la storia la so.
(Uno dirà:” Ma la tua storia, per me bello, puoi anche infilartela su per il culo! Che non me ne frega proprio un cazzo, esco e trovo qualcosa di meglio da fare non credi?!)
Già, credo.
Per cui ecco che Jim vede le gocce scivolargli lungo il viso. Le guance e le labbra ferme come la sagoma dell’uomo alle sue spalle. Rita è immobile. Libera. Morta. E tutto quello che c’è lì intorno cominciare a suonare per lei.
Jim nascosto dietro le rose si gode ancora per un momento la scena. E sembra non capire.
Poi ci arriva. A passi indietro veloci si allontana da lì e raggiunge il furgone, salta su completamente bagnato, mette in moto.
E se ne và.
… … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … …
Al centro del rombo c’è una grossa sagoma nera a forma di uomo con un ombrello, è lì da sempre, e sotto di essa c’è una panchina.
Una vecchia bagnata panchina con sopra una vecchia.
Bagnata.
Il cielo suona la batteria e le libellule ballano. Rita è già morta una volta, e adesso seduta su quella panchina, si acchiappa la sua tomba e se la gode. Le rose che la circondano sanno il loro compito. Sorridono e piangono. E abbracciano. E cantano. Il tempo non potrà più fargli la guerra, a Rita.
Il tempo getta le armi. Nuvole amiche bagnano carne ferita finalmente libera e l’ombrello della grossa sagoma nera non protegge più nulla. Nessun pensiero. Nessun ricordo.
Il prato inglese è un mucchio di erba in festa che strilla dal fondo della bara. Ed è pieno di scarafaggi che fanno l’amore, e di lombrichi ubriachi, e di coccinelle che scoloriscono. Nessun essere vivente rinuncia alla sete in quel piccolo mondo inzuppato.
Le lucertole sfuggono alle cerimonie. I grilli infasciano canti di alleluia. Le zanzare sparano sangue-coriandolo sulla folla mentre il vento pettina la lapide.
Ed ecco che arriva la notte, a portare cesti di lucciole pronte a fare la parte degli accendini in concerto. Veglia urlante di un funerale che non verrà mai visto. Mai e poi Mai.
Ed è il non-profumo della morte a fregare il Mondo. Perchè quando gli odori perdono il controllo sciolti nella pioggia, si fottono l’essenza dell’aldilà. Nessuno saprà mai che fragranza usa la Signora Morte.
Nessuno a parte Rita, che ora se la respira di gusto. A pieni polmoni. Proprio mentre il buio gli dedica saette e guizzi elettrici. Proprio mentre il cielo gli regala il suo spettacolo pirotecnico.
Lo show del trapasso aveva funzionato.
Su quella vecchia panchina bagnata, la vecchia ce l’aveva fatta.
Così.
Finalmente.
Parecchio fuori Bologna.
Moriva mentre Jim buttava giù il suo Whisky.
Solo, e inebriato dal sapore maligno della solitudine.
Solo, in un letto solo, sistemato a cercar col naso la Fine.
P e n s a v a…
La pioggia gli faceva tirare il fiato.
Le vecchie no.

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