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	<title>asocialman</title>
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	<description>un linguista al servizio del web</description>
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		<title>Scattare un ritratto perfetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 14:51:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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<p class="has-black-color has-text-color">Se lavori con il web, la pubblicità e i social media conosci bene l&#8217;importanza dei media. E se sei un appassionato di fotografia sai bene che esistono diverse tipologie di scatto fotografico: fotografia sportiva, paesaggi, still-life, ritratti, etcetera. Ogni occasione richiede accorgimenti e preparazioni differenti. In questo articolo sono riassunti i punti più importanti da ricordare nel caso in cui tu voglia creare un ritratto perfetto. </p>



<h2 class="has-black-color has-text-color wp-block-heading">Come ottenere un ritratto perfetto con la fotocamera</h2>



<p class="has-black-color has-text-color">Per ottenere un ritratto perfetto con la fotocamera, ci sono alcune cose che dovresti tenere a mente:</p>



<ol class="has-black-color has-text-color wp-block-list"><li>Scegli il giusto soggetto: assicurati di scegliere un soggetto che sia interessante e che abbia un&#8217;espressione naturale e rilassata.</li><li>Trova la giusta posizione: cerca di posizionare il soggetto in modo che sia illuminato in modo naturale e che non ci siano ombre indesiderate sulla sua faccia.</li><li>Seleziona la giusta messa a fuoco: assicurati di mettere a fuoco il soggetto in modo che sia nitido e a fuoco.</li><li>Scegli la giusta esposizione: assicurati di impostare l&#8217;esposizione in modo che il soggetto sia ben illuminato e che i dettagli del suo viso siano visibili.</li><li>Il giusto obiettivo: per ottenere un ritratto nitido e dettagliato, considera l&#8217;utilizzo di un obiettivo a focale fissa come un obiettivo 50mm o 85mm.</li><li>Sperimenta con le composizioni: prova a sperimentare con diverse composizioni, come inquadrare il soggetto in modo che occupi solo una parte dell&#8217;immagine o centrare il soggetto nell&#8217;inquadratura.</li><li>Utilizza il flash in modo creativo: il flash può essere utilizzato in modo creativo per aggiungere luci ed ombre al tuo ritratto, ma assicurati di usarlo con moderazione per evitare effetti troppo artificiali.</li><li>Sperimenta con l&#8217;angolazione: cambiare l&#8217;angolazione della fotocamera può avere un impatto significativo sul risultato finale del tuo ritratto. Prova a scattare da diverse angolazioni per vedere quali risultati ottieni.</li></ol>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/12/DALL·E-2022-12-20-13.37.05-A-girl-taking-a-photo-portrait-of-a-model-showing-her-back.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="870" height="870" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/12/DALL·E-2022-12-20-13.37.05-A-girl-taking-a-photo-portrait-of-a-model-showing-her-back.jpg" alt="ritratto-perfetto" class="wp-image-18398" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/12/DALL·E-2022-12-20-13.37.05-A-girl-taking-a-photo-portrait-of-a-model-showing-her-back.jpg 870w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/12/DALL·E-2022-12-20-13.37.05-A-girl-taking-a-photo-portrait-of-a-model-showing-her-back-300x300.jpg 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/12/DALL·E-2022-12-20-13.37.05-A-girl-taking-a-photo-portrait-of-a-model-showing-her-back-150x150.jpg 150w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/12/DALL·E-2022-12-20-13.37.05-A-girl-taking-a-photo-portrait-of-a-model-showing-her-back-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 870px) 100vw, 870px" /></a><figcaption>Sessione di shooting ritratto con modella &#8211; AI generated via DALL-E</figcaption></figure>



<h2 class="has-black-color has-text-color wp-block-heading">Come ottenere un ritratto perfetto con lo smartphone</h2>



<p class="has-black-color has-text-color">Ci sono alcune cose che puoi fare per ottenere un ritratto perfetto con lo smartphone:</p>



<ol class="has-black-color has-text-color wp-block-list"><li>Una buona fonte di luce: la luce naturale è sempre la migliore opzione per i ritratti, quindi cerca di scattare le foto all&#8217;aperto o vicino a una finestra. Evita di scattare foto con luci artificiali troppo forti o troppo deboli, poiché possono creare ombre indesiderate o rendere il viso troppo pallido.</li><li>Scegli una buona posizione per il soggetto: cerca di scattare la foto dall&#8217;altezza degli occhi del soggetto per ottenere un effetto più naturale. Evita di scattare foto dall&#8217;alto o dal basso, poiché possono distorcere le proporzioni del viso.</li><li>Usa il flash con parsimonia: il flash può essere utile in alcune situazioni, ma spesso può creare ombre indesiderate o rendere il viso troppo luminoso. Prova a scattare la foto senza flash e vedi come viene fuori. Se hai bisogno di un po&#8217; di luce in più, prova a utilizzare una lampada o una torcia per illuminare il viso del soggetto in modo più naturale.</li><li>Scegli una buona composizione: cerca di scattare la foto in modo che il viso del soggetto occupi la maggior parte dello schermo, ma assicurati di lasciare anche un po&#8217; di spazio intorno al viso per evitare che sembri troppo sovraffollato. Prova a inclinare leggermente la testa del soggetto per creare un effetto più interessante e meno statico.</li><li>Sperimenta con le impostazioni della fotocamera: la maggior parte degli smartphone ha diverse opzioni per la modalità ritratto, che possono aiutare a mettere a fuoco il viso del soggetto e creare uno sfondo sfocato. Prova a giocare con queste impostazioni per vedere come influiscono sulla tua foto.</li></ol>



<h2 class="wp-block-heading">Risorse utili</h2>



<p>Qui suggerisco altre risorse utili da leggere per la fotografia di ritratto.</p>



<p><a href="https://iso.500px.com/backlight-natural-light-portrait-photo-tutorial/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Portrait photo tutorial</a></p>



<p><a href="https://www.eyeem.com/blog/10-portrait-photography-tips-you-ll-never-want-to-forget" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Portrait photography tips</a></p>



<p>I<a href="https://www.imagery.academy/blog/qual-e-il-miglior-obiettivo-per-la-fotografia-di-ritratto" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l migliore obiettivo per il ritratto</a></p>
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		<title>La guerra nel marketing</title>
		<link>https://www.asocialman.com/guerra-marketing/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 22:58:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[World Wide Linguistic Web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra è da almeno 40 anni usata come fonte di ispirazione per epressioni, tattiche, strategie relative al marketing. I pionieri sono stati alcuni esperti </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questa campagna in tre fasi strategiche è volta ad intercettare il pubblico in target, acquisire la sua fiducia e poi colpire con la tattica del remarketing. Solo così potremo conquistare fette di mercato appartenenti alla concorrenza.</em></p>



<p>Queste sopra sono parole mie, ma avrei potuto prenderle in prestito da una qualunque riunione di un&#8217;area marketing aziendale. Non c&#8217;è nulla di strano, si mutuano espressioni da ambiti idealmente vicini. Accade da tempo. <a href="https://www.asocialman.com/comunicare-efficacemente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come faceva Berlusconi</a> quando, parlando di politica, diceva che <em>sarebbe sceso in campo</em> proprio come come un calciatore. Ricordi? L&#8217;aspetto linguistico mi ha attratto, ma alla fine è il contenuto di questa metafora guerra-marketing che fa la differenza da molti anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trarre ispirazione dalla guerra non è il massimo, o no?</h2>



<p>Ormai c&#8217;è un movimento spontaneo fatto di persone e di esperti della comunicazione che decidono quotidianamente di non parlare più di target bensì di pubblico, di non avere obiettivi ma scopi e di allontanare fondamentalmente le suggestioni dei conflitti da quello che è sì un lavoro di tattica, ma che non è volto ad uccidere nessuno. Magari la metafora della guerra può essere facilmente intuibile, ma eticamente non a tutti piace paragonare la battaglia armata al mercato. Non a tutti, ma a molti sì. Ed è inutile negare che il parallelo funziona bene. In termini di espressioni ma anche in termini di pensiero.</p>



<p>Infatti è vero anche che nel 2016 &#8211; e cioè pochissimi anni fa &#8211; la riedizione per il ventennale di un classico della letteratura di settore come &#8220;La guerra del marketing&#8221; di Ries e Trout ri-sosteneva con successo che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Il primo passo per sviluppare qualunque programma di marketing è domandarsi: «Che tipo di guerra stiamo combattendo?». </em></p><cite>La guerra del marketing, Anteprima, 2016</cite></blockquote>



<p>E ancora</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>[&#8230;] i principi della Guerra del marketing sono più importanti che mai. Le aziende devono imparare come trattare con i loro concorrenti. Come evitare i loro punti di forza e sfruttare le loro debolezze.</em></p><p><em>Le organizzazioni devono imparare che non si tratta di farcela o morire per la propria azienda. Si tratta di far morire l&#8217;altro per la sua azienda.<br>Si tratta anche di seguire la giusta strategia. Che tu sia una grande, una media o una piccola azienda.</em></p><cite><meta charset="utf-8">La guerra del marketing, Anteprima, 2016</cite></blockquote>



<p>Il bestseller americano, che include nei capitoli titoli come <em>Il principio di forza</em> o <em>La superiorità della difesa</em>, ci tiene ad evidenziare come il paragone tra guerra e marketing è tutt&#8217;altro che superato. La metafora funziona, anzi a loro detta è ancora più pregnante oggi, all&#8217;epoca del ventennale del libro. Quando il mercato è globale.</p>



<p>Intendiamoci, non parliamo di nuovi arrivati. Ho visto le librerie di diversi colleghi e quasi tutti posseggono <strong><em>“Le 22 leggi immutabili del marketing”</em></strong> scritte dallo stesso Ries autore di questo saggio sulla guerra del marketing. E non solo, da questo libro e da un paio di altri libri è venuta fuori quella che potremmo definire una sotto categoria del marketing che Wikipedia intitola <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Marketing_warfare_strategies" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marketing Warfare Strategies</a> (il titolo originale del libro finora menzionato è Marketing Warfare).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ries, Trout, Kotler, Quinn, tutti scendono sul campo di battaglia</h2>



<p>I due autori de La guerra del marketing non sono soli. Non sono i primi. E sono in ottima compagnia. Qui parliamo di persone che hanno guidato il marketing globale degli ultimi 50 anni con i concetti di Focus, di Posizionamento. Di esperti che negli anni 80 hanno capito per primi che L&#8217;arte della guerra di Sun Tzu, Della guerra di Carl von Clausewitz, e Il libretto rosso di Mao Zedong contenevano i semi di un approccio vincente non solo in guerra ma anche in ambiti differenti ed evidentemente sovrapponibili, come quello del marketing. Kotler già nel 1981 scriveva un articolo dal titolo &#8220;Marketing warfare in the 1980s&#8221;.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>per vincere una competizione sempre più spietata le compagnie dovranno imparare quando e come attaccare, quali colpi schivare e quali posizioni difendere.</em></p><cite><meta charset="utf-8">La guerra del marketing, Anteprima, 2016</cite></blockquote>



<p>La chiave di lettura per questi suggerimenti epocali sta nella direzione in cui rivolgere lo sguardo. Non è più possibile limitarsi a guardare al cliente finale con i suoi desideri da soddisfare. Si è in troppi a farlo. È necessario tenere sotto osservazione i competitor. <br>I nemici. <br>Individuare i loro punti di forza, quelli di debolezza e capire come e quando colpire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Competitor analysis</h2>



<p>Quando il SEO specialist o il social media manager tirano fuori la competitor analysis, stanno affilando le armi praticamente! Lo studio del posizionamento, dei punti di forza, dei risultati e dei punti di debolezza di realtà concorrenti alla nostra è propedeutico alle decisioni strategiche successive. Queste ultime hanno lo scopo di occupare posizioni o attrarre fette di mercato precedentemente di pertinenza del concorrente su menzionato. </p>



<p>Anticipare le mosse, intuire l&#8217;azione che spiazza al momento giusto. E fare il Gengis Khan del mercato. Del web. Restiamo sempre nello stesso universo parallelo, quello dove si incontrano la guerra e il marketing.</p>



<p>La competitive analysis contempla la ricerca e l&#8217;individuazione dei principali concorrenti. L&#8217;osservazione quindi dei loro prodotti, delle loro strategie, dei loro vantaggi e svantaggi. Non solo, qui ci aggiungerei &#8211; ma non scommetterei che sono il primo a fare il paragone &#8211; che trattandosi di ascoltare attentamente si potrebbe parlare di vero e proprio spionaggio. Non di dati segreti, ma di dati legalmente riscontrabili. E allora diventa importante studiare le reazioni dei clienti della concorrenza. O, perché no, il modo in cui gestiscono le crisi.</p>



<p>Poiché un&#8217;immagine parla molto da sé, prendo ad esempio uno schizzo da uxknowledgebase che schematizza una parte di competitive analysis sulla user experience</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/01/competitive-analysis.jpeg"><img decoding="async" width="1000" height="707" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/01/competitive-analysis.jpeg" alt="competitive analysis" class="wp-image-18203" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/01/competitive-analysis.jpeg 1000w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/01/competitive-analysis-300x212.jpeg 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2022/01/competitive-analysis-768x543.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption>© Krisztina Szerovay</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Giochiamo a fare la guerra?&#8221;</h2>



<p>Ora non giudicherò quel sapore un po&#8217; retro della testa scolpita rappresentante il logo della RIES consulting, abbiamo capito la guerra e abbiamo capito gli americani. Ma voglio chiudere con una citazione. E stavolta non da un bestseller. Bensì da un blockbuster, che sempre americano è: </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p><strong>Billy Ray</strong>: Okay. Il prezzo della pancetta di maiale è andato scendendo tutta la mattina, il che significa che stanno tutti nei loro uffici seduti aspettando che il prezzo precipiti per poter comprare a quattro soldi. Chi ha invece bisogno di vendere le pancette se la sta facendo sotto, perché pensa &#8220;Ehi, qui perdiamo i nostri quattrinoni. Natale è dietro l&#8217;angolo e io non potrò neanche comprare la tuta spaziale a mio figlio&#8221;, okay? &#8220;E mia moglie non vorrà scop… Mia moglie non vorrà fare l&#8217;amore con me perché io non ho soldi&#8221;, okay? Per cui stanno lì a cagarsi sotto e a urlare: &#8220;Vendete! Vendete!&#8221;, perché non vogliono perdere i loro soldi, giusto? Stanno tutti a chiappe strette, io lo sento, tutti quanti. Guardateli. Muoiono dalla strizza.</p>



<p><strong>Randolph</strong>: Mortimer, ha ragione Valentine. Eh, sì, ha ragione.</p>



<p><strong>Billy Ray</strong>: Io aspetterei che arrivi a 64 e poi comprerei. A quel punto gli avvoltoi sono già fuori.</p>



<p><strong>Randolph</strong>: Ti rendi conto di quanti soldi ci ha fatto risparmiare, Mortimer?</p>



<p>Non resta altro da fare quindi se non capire come muoversi, se si hanno le carte in regola per una guerra difensiva, se bisogna pensare all&#8217;attacco, se l&#8217;attacco va fatto ai fianchi o se date le dimensioni bisogna optare per il caos della guerrilla. </p>



<p>Tutto non prima di aver imparato a conoscere sé stessi e i propri nemici però. Forse cominciando a studiare qualche pilastro della letteratura del marketing bellicoso. </p>
</div></div>



<h3 class="wp-block-heading">Risorse utili sulla gerra nel marketing</h3>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.hoepli.it/libro/pubblicita-moda-e-guerra-le-parole-in-comune/9788899644833.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicità: moda e guerra. Le parole in comune</a> &#8211; un interessante libro di Fabiana Gabellini. Da linguista non posso che citare questa fonte oerché si concentra proprio sul linguaggio. Link Amazon.</li><li><a href="https://www.researchgate.net/publication/297746963_Art_of_War_and_Its_Implications_on_Marketing_Strategies_Thinking_like_a_Warrior" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Art of War and Its Implications on Marketing Strategies: Thinking like a Warrior</a> &#8211; testo completo in pdf scaricabile. Uno studio recente sull&#8217;International Journal of Research in Business and Social Science.</li><li><a href="https://www.mysocialweb.it/10-risorse-di-guerrilla-advertising/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 esempi di guerrilla marketing</a> &#8211; articolo dal blog di Riccardo Esposito, My Social Web.</li><li>Una <a href="https://www.insidemarketing.it/libri-marketing-comunicazione/la-guerra-del-marketing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recensione bella</a> del libro di Trout e Ries su Inside Marketing.</li><li>Hubspot spiega la competitor analysis </li></ul>
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		<title>Elogio dell’algoritmo</title>
		<link>https://www.asocialman.com/elogio-algoritmo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 17:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post è solo un ammissione, una confessione. Ho cambiato idea, semplicemente. Su cosa? Sul freddo calcolo che sta dietro gli algoritmi e che incatena. Almeno così credevo. Il mio dubbio: e se [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Questo post è solo un ammissione, una confessione. Ho cambiato idea, semplicemente. Su cosa? Sul freddo calcolo che sta dietro gli algoritmi e che incatena. Almeno così credevo. Il mio dubbio: e se invece rendesse più liberi? Complice del dubbio, la musica.</p>







<h2 class="wp-block-heading">Cosa è un algoritmo</h2>



<p>Chi lavora in ambito digital ormai sente parlare quasi quotidianamente di algoritmi. Circa 15 anni fa, a memoria, l&#8217;argomento entrò di diritto nei trend topic. La gente cercava su Google cosa fosse un algoritmo perché si cominciava a capire che questo strumento, il quale è una strategia in realtà, avrebbe regolato alcuni ambiti delle nostre vite. O forse perché Facebook diventava la social network. <strong>Una strategia</strong>, come dicevo. Il concetto in realtà nasce centinaia di anni fa, o forse migliaia. </p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>successione di istruzioni o step che definiscono operazioni da eseguire sui dati per ottenere risultati</p></blockquote></figure>



<p>Regole, operazioni, istruzioni, procedure. Per risolvere problemi. Per trovare soluzioni. Risultati. Il tema una volta era appannaggio di matematici ed informatici, in senso stretto. Forse lo resta ancora, ma <em>algoritmo</em> è un termine sulla bocca di molte più persone al giorno d&#8217;oggi.</p>



<p>Per me, per noi esperti in ambito di digital marketing, l&#8217;algoritmo è un termine che suggerisce fondamentalmente sempre le stesse due o tre idee. È <strong>un sistema di variabili influenzabili </strong>alla base di operazioni &#8211; ai più sconosciute &#8211; che hanno il fine di: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>ordinare i risultati di ricerca su Google; </li>



<li>mostrare i contenuti più congeniali ai tuoi gusti sul wall di Facebook; </li>



<li>proporre musica che possa piacerti su Spotify, film su Netflix, etc.  </li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Il mio odio per gli algoritmi</h2>



<p>La mia idiosincrasia per gli algoritmi non deriva(va) dal lavoro fatto sulla SEO o sul Facebook Advertising o sul social media management. Ci sono cose a cui tengo di più. La musica, ad esempio.</p>



<p>Non sopportavo l&#8217;idea che un software come Spotify stesse praticamente soppiantando molti device di ascolto musicale (e io ho usato le musicassette, i cd, i minidisc, i vinili, le radioline, i walkman, gli stereo, il CantaTu!) e in cambio di cosa poi? Cioè, una app di musica in streaming (mp3 di qualità potenzialmente opinabile, una cosa che esiste solo in quanto sviluppo di codice), faceva fallire o passare in secondissimo piano ciò che rappresenta i ricordi di tutti gli amanti della musica, a causa di un trend e in nome della comodità. E i milioni spesi in collezionismo! </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Scelte, mai caso. Logica, mai istinto. Mente e poco cuore.</strong></p>
</blockquote>



<p>Peggio ancora, Spotify è un&#8217;app che si prende il diritto di farti ascoltare cose che non hai deciso di ascoltare! Poi, i cd e i vinili non sono spariti. Anzi, paradossalmente gli LP sono di nuovo di moda e per la prima volta hanno superato nelle vendite gli altri supporti. Mi sono tranquillizzato. E come sempre ho continuato a comprare musica, a leggere webzine sull&#8217;argomento e ad acquistare libri di critica e storia musicale. Ho sempre il mio stereo e il mio giradischi nuovo. E non posso mai rinnegare i lettori mp3 Creative, l&#8217;iPod, quel lettore cd portatile che mi sfondava le tasche dei jeans.</p>



<p>Lo uso Spotify, come continuo ad usare Bandcamp, SoundCloud, etc. e forse era il <a href="https://www.asocialman.com/avere-successo-significato/" data-type="post" data-id="1764">successo </a>spropositato a contribuire al mio scetticismo. Va bene. Ma da qui a riuscire ad accettare che l&#8217;amore della mia vita, la musica, potesse essere scelta al posto mio da un insieme di ics, più e meno&#8230;beh, sembrava impossibile fino a poco fa. Non mescoliamo l&#8217;anima con i calcoli. E poi mi sono reso conto di una cosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mio amore per gli algoritmi </h2>



<p>Sono sempre stato un mezzo soggetto ossessivo-compulsivo. Compensavo il caos con categorie e organizzazione. <strong>Scelte, mai caso. Logica, mai istinto. Mente e poco cuore.</strong> Poi ho iniziato a guarire. Me lo sono imposto. Oggi cambio posto a tavola senza preoccuparmene e le abitudini tendenzialmente le scanso invece di assecondarle. A livello strategico, creo il caos volutamente per il puro piacere di goderne i benefici creativi. </p>



<p>Per comprare un disco passo attraverso studi di giorni, però. Mi metto a parte della storia di un genere (oramai sono abbastanza ferrato, non è che sto le settimane a leggere per acquistare un LP), mi incuriosisco con i protagonisti, leggo opinioni di critici e di ascoltatori esperti. Continuo a farlo nonostante la guarigione di cui sopra. Mi piace. È un hobby, studiare. E funziona, è perfetto. Non sono mai stato deluso da un ascolto, quasi. Studio, ascolto, compro. Quindi so sempre quello che ascolterò. </p>



<p>Ma è limitante, e me lo ha insegnato l&#8217;algoritmo di Spotify! Perché fa ciò che si prefigge di fare. <br>Discover Weekly, Release Radar, Daily Mix. Cosa sono? Non voglio spiegare come funzionano dal punto di vista tecnico, allego delle letture raccomandate a fine articolo per questo. Ma che fanno? Non sono altro che il risultato dell&#8217;algoritmo di Spotify. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-rich is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="The Science Behind Spotify&#039;s Discover Weekly" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/N_U4tEh9p_8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Una strategia, un insieme di calcoli che raccoglie come dati (le variabili a cui mi riferivo prima) i tuoi ascolti abituali e anche i tuoi non-ascolti e li usa per imbastire espressioni matematiche fatte di suoni, mood, note, generi, toni. Restituisce come risultato playlist di musica esistente e composta di pezzi di quei dati. <br>E quell&#8217;insieme di calcoli impara. Un po&#8217; come dire che <em>se ti piacciono le cicorie non puoi non amare i friarielli. Ma io i friarielli non li ho mai mangiati.</em> APPUNTO!</p>



<p>Un algoritmo informatico dei giorni nostri più mangia dati e più impara. È l&#8217;epoca dei dati, è il machine learning. È il motivo per cui Facebook è gratis. Perché se il sistema impara bene cosa offrirti, sarai tu a non voler più fare a meno del sistema. E io, per uscire dai miei schemi, per liberarmi dalle classifiche e dalle recensioni, ho trovato un alleato nel mio nemico numero uno. Lui ormai mi conosce e spesso sa bene di cosa ho bisogno. Lui sa offrirmi i friarielli anche se io non li volevo. Alla fine ci stavano bene nel piatto. </p>



<p>Ma poi, cosa potevo mai aspettarmi da uno tutto logica e mai istinto, tutta mente e poco cuore?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Suggerimenti di lettura: </h4>



<p>• <a href="https://medium.com/s/story/spotifys-discover-weekly-how-machine-learning-finds-your-new-music-19a41ab76efe" target="_blank" rel="noreferrer noopener">How does Spotify know you so well</a></p>



<p>• <a href="https://ericboam.medium.com/i-decoded-the-spotify-recommendation-algorithm-heres-what-i-found-4b0f3654035b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I Decoded the Spotify Recommendation Algorithm. Here’s What I Found.</a></p>



<p>• <a href="https://analyticsindiamag.com/how-spotifys-algorithm-manages-to-find-your-inner-groove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">How Spotify’s Algorithm Manages To Find Your Inner Groove</a></p>



<p>Brano ascoltato durante la scrittura: <strong><em>Change of Ideas</em></strong> &#8211; Bad Religion<br>Ok, poi mi è venuta la scimmia e ho ascoltato tutto Smash degli Offspring. E I remember yesterday di Donna Summer!</p>
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		<title>Influencer marketing, il mercato delle opinioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 08:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando paghi qualcuno per indossare una tua creazione e mostrarla ai propri numerosi e fedeli follower su Instagram, beh quello si chiama influencer marketing. In realtà però è un po&#8217; più complesso di [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando paghi qualcuno per indossare una tua creazione e mostrarla ai propri numerosi e fedeli follower su Instagram, beh quello si chiama<strong> influencer marketing</strong>. In realtà però è un po&#8217; più complesso di così, quindi andiamo in ordine. Cominciamo dicendo che l&#8217;influencer marketing &#8211; o meglio l&#8217;influenzare le opinioni &#8211; è qualcosa che nasce molti decenni fa e poco aveva a che fare con i prodotti mostrati con <em>nonchalance</em> su Instagram.</p>







<h2 class="wp-block-heading">Come nasce l&#8217;influencer marketing?</h2>



<p>Alcuni esperti fanno risalire l&#8217;origine dell&#8217;influencer marketing a secoli fa. Vincenzo Cosenza cita l&#8217;episodio del 1890 del mix per pancake “Aunt Jemima” e di Nancy Green che ne divenne il volto, a pagamento. Qualcun altro va ancora più indietro e racconta del 1760 e dell&#8217; Inghilterra in cui si utilizzavano le referenze dei membri della famiglia reale per aumentare le vendite delle porcellane Wedgwood. </p>



<p>Io, scinderei le figure dei testimonial e quelle degli influencer. In quest&#8217;ottica, senza scomodare la storia, lo studio del 1944 (<em>Multistep flow model) </em>in cui Lazarsfeld, Berelson e Gaudet  teorizzarono l’importanza degli <strong>opinion leader</strong> nell’influenza politica mi sembra un buono spartiacque. <br>Una sorta di pietra miliare dell&#8217;influencer marketing. </p>



<h2 class="wp-block-heading">A cosa serve l&#8217;influencer marketing?</h2>



<p>Perché la gente paga gli influencer? Per vendere più prodotti, certo. Questa è la prima risposta che viene in mente, è la superficie dell&#8217;iceberg ed è anche la dinamica più evidente a chiunque apra Instagram in qualsiasi momento del giorno. Gli obiettivi dal punto di vista del marketing però possono essere diversi. A breve, medio o lungo termine: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>Aumentare la brand awareness</li><li>Fare lead generation</li><li>Migliorare la brand reputation</li><li>Thought leadership</li><li>Incrementare la customer fidelity</li><li>Umanizzare il brand</li><li>Moltiplicare il traffico</li><li>Ampliare la audience</li></ul>



<p>Come è possibile che qualcuno concentri in sé il potere di influenzare queste fondamentali dinamiche della comunicazione? Online ed offline? Perché? Gli influencer conoscono delle strategie segrete?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le persone hanno bisogno di una guida per scegliere</h2>



<p>Il modello del 1944 citato prima, <em>la teoria del flusso a due fasi della comunicazione</em>, viene studiata in teoria e tecnica delle comunicazioni di massa ed è considerata una teoria delle relazioni sociali, all&#8217;interno delle teorie dell&#8217;<strong>influenza selettiva</strong>. Nello stesso gruppo sono annoverate le teorie delle differenze individuali e la teoria della differenziazione sociale. Qual è il focus dello studio?</p>



<p>Non esiste un flusso continuo di informazioni dal media originario ai destinatari finali. Tale flusso di informazioni invece procederebbe dalla fonte, passando prima per gli individui più sensibili a certe informazioni e più influenti all&#8217;interno di un certo <strong>gruppo sociale</strong>. Solo infine, viene veicolato presso il gruppo sociale di appartenenza o di riferimento da questi individui. </p>



<p>Ovviamente le persone non sono quasi mai solo dei ricevitori passivi ed anche la succitata teoria fu tacciata di essere troppo schematica. Fu infatti modificata ed ampliata. Il succo resta, però: la maggior parte delle persone basa le proprie opinioni su orientamenti altrui. Chi sono quindi coloro che veicolano le informazioni alla maggior parte delle persone?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli opinion leader</h2>



<p>Al giorno d&#8217;oggi è nuovamente in voga l&#8217;espressione. Quando un&#8217;azienda che approfitta della visibilità di un esperto in vista non vuole parlare di influencer, si sente parlare di opinion leader. Vero?</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>a&nbsp;person&nbsp;whose&nbsp;opinions&nbsp;about something such as a&nbsp;product&nbsp;or&nbsp;issue&nbsp;have a&nbsp;big&nbsp;influence&nbsp;on the&nbsp;opinions&nbsp;of&nbsp;others</p><cite>definizione di opinion leader dal Cambridge Dictionary</cite></blockquote></figure>



<p>Gli opinion leader sono menzionati nella teoria del flusso a due fasi. Sono persone a conoscenza (per prime) di un contenuto diffuso dai media e che lo interpretano secondo le proprie opinioni. Poi diffondono questi orientamenti al grande pubblico. Il pubblico quindi si configura come un&nbsp;<em>opinion follower</em>.  <br>Un vero e proprio <strong>processo di persuasione sociale</strong>. </p>



<p>Niente deja vu, è proprio questa l&#8217;origine del marketing di influenza. Vediamo Wikipedia cosa evidenzia a riguardo. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">[&#8230;] L&#8217;<em>opinion leader</em>&nbsp;è un utente attivo dei media che interpreta il significato o il contenuto dei messaggi mediatici per utenti medio-bassi dei media. Tipicamente l&#8217;<em>opinion leader</em>&nbsp;è tenuto in grande considerazione da coloro che accettano le sue opinioni. [&#8230;]<cite>Wikipedia [Opinion leader]</cite></blockquote>



<p>Ci ho tenuto a scindere inizialmente la figura del testimonial da quella dell&#8217;influencer perché a mio avviso nella dinamica di influencer marketing che ritengo più efficace, esiste una componente fondamentale ed è quella della fiducia. E non tutti i tipi di influencer la comunicano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanti tipi di influencer esistono?</h2>



<p>Mega, macro, micro, advocates, ambassador, loyalist, VIP, guru, esperti. Potrei continuare per 3/4 righe e non ci capiresti nulla. Non ci capisco nulla neanche io. L&#8217;enormità delle etichette delle categorizzazioni ci assale in questo caso. Allego qui sotto un documento del 2013 che in maniera semplice spiega cinque macro sezioni di appartenenza. L&#8217;<a href="https://www.slideshare.net/svenmulfinger/womma-influencer-guidebook-2013-pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">influencer guidebook di WOMMA</a>.</p>



<iframe src="//www.slideshare.net/slideshow/embed_code/key/C8bB54P5cHZdnB?startSlide=23" width="800" height="485" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC; border-width:1px; margin-bottom:5px; max-width: 100%;" allowfullscreen=""> </iframe>



<p>Poiché è impossible approfondire tutti i tipi di influencer esistenti qui e adesso, ti mostro un altro contenuto visual, sintetico ma interessante. Una slide tratta dalla presentazione di Piero Tagliapietra al salone del risparmio 2015. Essa riassume le <strong>tipologie di influencer </strong>esistenti. E mi trova abbastanza d&#8217;accordo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><a href="//www.slideshare.net/svenmulfinger/womma-influencer-guidebook-2013-pdf"><img decoding="async" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/12/tipologie-influencer-marketing-tagliapietra.jpg" alt="influencer marketing" class="wp-image-17325" width="750" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/12/tipologie-influencer-marketing-tagliapietra.jpg 638w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/12/tipologie-influencer-marketing-tagliapietra-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></figure></div>



<p>Attivare <strong>comportamenti latenti </strong>e confermare la volontà delle scelte prese o <strong>facilitare cambiamenti</strong> in atto, questo è il compito delle figure elencate nella slide qui sopra. E gli opinion leader occupano un quindicesimo dello spazio, visto? I tempi cambiano in fretta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fiducia nell&#8217;influencer marketing</h2>



<p>Fashion, Travel, Fitness, Beauty sono i settori in cui  più si utilizzano campagne di influencer marketing. In realtà, le potenziali collaborazioni e gli ambiti adatti sono numerosissimi. Ho già affrontato l&#8217;argomento indirettamente nell&#8217; <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.asocialman.com/svapo-con-influencer/" target="_blank">intervista al santone dello svapo</a>, un ottimo esempio. Un vero è proprio influencer nella nicchia dei <em>vapers</em>. Famoso su Youtube e Facebook, appassionato ed esperto del settore. Un opinionista molto seguito per la sua franchezza ed affidabilità. Se cerchi recensioni e opinioni informate su un prodotto di quella nicchia ti imbatti in lui, prima o poi. </p>



<p>L’opinione di un influencer incide sull&#8217;informazione quindi (coloro che ricercano dati su quell&#8217;argomento) e soprattutto sulle <strong>dinamiche di acquisto</strong>. Questo fanno migliaia di influencer. Tutto è stato amplificato dai social network e i mezzi di comunicazione del 21° secolo. Anzi forse non staremmo affatto qui a parlarne, senza YouTube, Facebook e Instagram. La mia opinione resta, comunque,  la seguente:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>L&#8217;influencer marketing funziona bene se a farlo sono soggetti dotati di una reputazione consolidata in un certo ambito. </p></blockquote></figure>



<p>In altre parole, ciò che contraddistingue un’influencer è e dovrebbe sempre essere il suo potere di <strong>orientare attitudine e processi decisionali</strong> degli individui. Può farlo però solo in virtù della propria reputazione, che deriva da quattro elementi fondamentali: capacità relazionale, posizione, conoscenza, autorevolezza.</p>
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		<title>Complotto: significato, come nasce, che significa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 12:06:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[World Wide Linguistic Web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa storia è proprio come dovrebbe essere, complessa. La copertina parla da sola, è una schermata del mio computer e mostra il trend di ricerca relativi al termine complotto su Google, negli ultimi [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Questa storia è proprio come dovrebbe essere, complessa. La copertina parla da sola, è una schermata del mio computer e mostra il trend di ricerca relativi al termine complotto su Google, negli ultimi 5 anni. L&#8217;interesse è stabile, ma c&#8217;è un boom di ricerce corrispondenti al periodo della pandemia di Covid-19 in Italia e nel mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Etimologia del complotto</h2>



<p>Ho iniziato a scrivere con l&#8217;intento di spiegare &#8211; come ho fatto in passato con i termini <a href="https://www.asocialman.com/esperto-cosa-vuol-dire/">esperto</a> oppure <a href="https://www.asocialman.com/avere-successo-significato/">successo</a> &#8211; il complotto dal punto di vista linguistico, cercando di comunicare al lettore il <strong>significato del termine</strong> partendo dalla sua genesi. Posso dire che si è concordi nell&#8217;individuare nel francese l&#8217;origine del termine. Eppure, l&#8217;etimologia della parola &#8216;complotto&#8217;, è essa stessa oscura. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>dal fr. complot, di etimo incerto</p><cite>Treccani</cite></blockquote>



<p>In realtà Friederich Diez, linguista e filologo tedesco, sosteneva che l&#8217;origine di complot è da riercare nel latino <em>complicitum</em>. Com (convergenza, riunione) &#8211; plicare (piegare, spiegare). </p>



<p>Visto che l&#8217;unica certezza, però, resta la base francese, quoto la fonte più interessante in tal senso per intero. Dal portale lessicale del CNRTL (Centre Nationalle de Ressources Textuelles et Lexicales</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Étymol. et Hist. 1.</strong> Fin xii<sup>e</sup>s. « foule compacte » (Béroul, <em>Tristan,</em> éd. E. Muret, 1231); <strong>2. a)</strong> 1180-90 « accord commun, intelligence entre des personnes » (A. de Paris, <em>Alexandre,</em> éd. Elliott Monographs, branche III, 263); <strong>b)</strong> 1213-14 « conjuration » (<em>Faits des Romains,</em> 27, 32 ds <em>Romania,</em> t. 65, 1939, p. 485). Orig. inc. (<em>FEW</em> t. 23, p. 227b); <em>cf.</em> la forme fém. <em>complote</em> « rassemblement (dans une bataille) » (1180-90, A. de Paris, <em>op. cit.,</em> branche II, 168; Leçon <em>pelote</em> ds éd. Michelant, ms. H, xiii<sup>e</sup>s.) ainsi que le dér. <em>comploteïz</em> « rassemblement dans le combat, combat » (<em>ca</em> 1170, Benoit de Ste-Maure, <em>Ducs Normandie,</em> éd. C. Fahlin, 12664).</p><cite>www.cnrtl.fr</cite></blockquote>



<p>Ma facciamo un tuffo nella semantica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Che significa la parola complotto?</h2>



<p>Congiura, intrigo, trama, macchinazione, cospirazione, combutta, conciliabolo. Organizzati <strong>segretamente ai danni di qualcuno</strong>. Ecco cosa è un complotto, quindi. Il complotto, secondo etimo.it, è un &#8220;segreto concerto per un fine il più spesso colpevole&#8221;. </p>



<p>Continuando con dizionari facilmente consultabili online, Treccani dice: &#8220;Cospirazione, congiura, intrigo ai danni delle autorità costituite o [&#8230;] di persone private&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">E chi è il complottista?</h2>



<p>Il termine, che considererei giornalistico, è già attestato nella <em>Repubblica</em> del 30 dicembre 1990, p. 5 (Giorgio Bocca). A differenza di ciò che logica linguistica vorrebbe, l&#8217;aggiunta del suffisso -ista qui non serve a indicare la persona che svolge un&#8217;attività (fare i complotti), non serve a definire il cospiratore. </p>



<p>Il complottista è invece <strong>colui che ritiene (ingiustamente) che dietro gli accadimenti si nascondano cospirazioni</strong>, trame e decisioni occulte. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h3>



<p><a href="https://www.lefigaro.fr/langue-francaise/actu-des-mots/2018/12/14/37002-20181214ARTFIG00060-complot-un-mot-aux-origines-obscures.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Un mot aux origines obscures</a> &#8211; Le Figaro. Per chi conosce il francese</p>



<p><a href="https://www.focus.it/cultura/storia/quale-e-stata-la-prima-epoca-complottista-della-storia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Complotti: quando sono nate le prime teorie della cospirazione?</a> &#8211; Focus</p>



<p><a href="https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response/fighting-disinformation/identifying-conspiracy-theories_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Individuare le teorie del complotto</a> &#8211; Commisione Europea</p>
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		<title>Eliminare amici su Facebook: come fare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2020 17:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In primavera scrissi un post sull&#8217;inutilità di collezionare 5000 amici su Facebook e sull&#8217;assurdità di considerarli pure pochi, quei 5000. Quello che segue direi che è un ottimo punto di partenza per il [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In primavera scrissi un post sull&#8217;inutilità di collezionare 5000 amici su Facebook e sull&#8217;assurdità di considerarli pure pochi, quei 5000. Quello che segue direi che è un ottimo punto di partenza per il passo successivo alla presa di coscienza: eliminare amici su Facebook.</p>



<p>Non sono entrato nel merito del livello di conoscenza che per me dovresti avere con una persona per poterla inserire tra gli amici di Facebook, ma se non altro la seguente checklist ti constringerà a scorrere tra tutti i contatti che hai. Vedrai che sarai tu a volerne eliminare diversi!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come decidere quali amici eliminare da Facebook</h2>



<p>Il social network più utilizzato al mondo consente di raggiungere un <a href="https://www.asocialman.com/5000-amici-facebook/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">limite di 5000 amici</a>. E, credimi, sono veramente troppi. O quantomeno abbastanza. Se avessi la pazienza di fare un check periodico, ti accorgeresti che taluni, se non parecchi, ricadono in quelle categorie che ho cercato di riassumere qui sotto, nel tutorial per <strong>eliminare gli amici su Facebook</strong>. </p>


<div id="rank-math-howto" class="rank-math-block">
<div class="rank-math-howto-description">

<p>Come scegliere quali utenti di Facebook tenere tra gli amici e quali cancellare</p>

</div>
<p class="rank-math-howto-duration"><strong>Tempo totale:</strong> <span>2 ore</span></p>
<div class="rank-math-steps ">
<div id="howto-step-6818c96ceeab3" class="rank-math-step">
<h3 class="rank-math-step-title ">Dividi gli attivi dai non attivi</h3>
<div class="rank-math-step-content "><p>Elimina dagli amici i profili inattivi. Visita il loro profilo e verifica da quanto non pubblicano. Ricorda se hai visto dei loro commenti negli ultimi mesi. Insomma, i profili attivi si riconoscono.</p>
</div>
</div>
<div id="howto-step-6818c96ceeac3" class="rank-math-step">
<h3 class="rank-math-step-title ">Verifica se interagite &#8211; non interagite mai</h3>
<div class="rank-math-step-content "><p>Elimina chi ti è amico ma non interagisce mai con i tuoi post. Questa decisione potrebbe metterti in crisi: perché eliminare le persone attive? Magari trovi piacevole leggerle o commentare i loro contenuti. Se non c&#8217;è interazione, se non ti pensano neanche di striscio, se anche addirittura i tuoi commenti restano solo tuoi allora vuol dire che tu hai interesse nei confronti di questa persona, non lei nei tuoi. Puoi seguirlo, non devi per forza essergli amico. </p>
</div>
</div>
<div id="howto-step-6818c96ceeac4" class="rank-math-step">
<h3 class="rank-math-step-title ">Ricorda se hai visto almeno una volta nella vita la persona dietro il profilo</h3>
<div class="rank-math-step-content "><p>Salvo rare eccezioni, non è il caso di avere tra gli amici molte persone mai viste. Vada per chi ci mette la faccia, per chi è famoso, per chi è amico di amici e per chi interagisce con te e i tuoi contenuti, ma perché consentire a potenziali sconosciuti di conoscere dettagli della tua vita o professione? </p>
</div>
</div>
<div id="howto-step-6818c96ceeacc" class="rank-math-step">
<h3 class="rank-math-step-title ">Se non sembrano reali, liberati dei profili potenzilamente fasulli</h3>
<div class="rank-math-step-content "><p>I fake sono profili fasulli che o hanno brutte intenzioni o rappresentano leoni da tastiera. Persone senza volto sono da tenere tra gli amici solo se sai chi sono. </p>
</div>
</div>
</div>
</div>


<p>Termino con una riflessione che sfugge ai più. Nella disinvoltura con cui si approccia ai social network, il profilo personale &#8211; la maggior parte delle volte &#8211; contiene frasi, immagini, video, storie, che probabilmente non vorresti mai fossero viste da persone che non sono veri amici. Pensaci. Dici di no? <strong>E se faccio un salto indietro nei tuoi album fotografici? Ancora convinto?</strong></p>



<p>La soluzione è creare due profili? NO. Per carità. La soluzione è avere una pagina professionale se si è interessati a Facebook come strumento commerciale e di comunicazione. Puoi usarla per interagire con sconosciuti e potenziali clienti o persone interessate alla tua professione o azienda. Per fare pubblicità.</p>



<p>E tieni il tuo profilo personale per una cerchia di persone che puoi considerare vicine: amici, professionisti che stimi, uomini e donne di cui ti fidi o che hai incontrato di persona, vicini di casa, parenti lontani. Insomma chi ti pare, ma non cani e porci! </p>
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		<title>L’ambizione è buona o cattiva?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 13:39:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[World Wide Linguistic Web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ambizione può essere intesa come una spinta personale positiva verso un miglioramento, ma anche come un eccessiva fame di successi per i quali si è disposti a tutto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quante volte avrai sentito dire che una persona senza ambizioni è una persona senza prospettive? Una persona praticamente senza speranze di un futuro decente, in un certo qual senso. Insomma, si direbbe che è bene averne almeno un po&#8217;! In realtà, quando io penso all&#8217;ambizione mi vengono in mente due cose: la prima è la valenza negativa che sento associata a questo termine; la seconda è il suo significato etimologico.</p>



<p>Cosa vuol dire davvero essere ambizioso allora?</p>







<h2 class="wp-block-heading">Etimologia dell&#8217;ambizione</h2>



<p>Ambizione è una parola di derivazione latina. Ha un&#8217;etimologia molto vasta, che consente numerose riflessioni sul significato.</p>



<p class="has-background has-drop-cap has-light-gray-background-color">dal&nbsp;latino&nbsp;<em>ambitio</em>, composto da&nbsp;<em>ambi</em>&nbsp;inteso come &#8220;tutte le direzioni&#8221;, e&nbsp;<em>itum</em>&nbsp;participo passato del verbo&nbsp;<em>eo</em>&nbsp;che vuol dire&nbsp;andare; quindi <strong>andare dappertutto</strong>, inteso come &#8220;desiderio di ottenere nuove cose, di scoprire nuove cose&#8221;. <br>Ma anche, sempre etimologicamente parlando, <em>andare intorno, brigare</em>.</p>



<p>Il valore negativo che percepisco io non è del tutto slegato dall&#8217;etimologia del termine, come qualcuno avrà già intuito leggendo le righe appena scritte. Una <strong>sfumatura di significato</strong> più &#8216;bassa&#8217; sembra essere insita nella natura del termine, quando lo si intende come <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.treccani.it/vocabolario/brigare/" target="_blank">brigare</a> ad esempio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ambizione, definizione</h2>



<p>Partiamo dal significato attuale e comunemente condiviso della parola ambizione, che è quello di brama, aspirazione. Da &#8220;<em>Italiano compatto: Dizionario della lingua italiana</em>&#8221; di Zanichelli: </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list"><li><strong><span style="text-decoration: underline;">ambizione</span></strong> [am-bi-zió-ne] n.f. <strong>1</strong> forte desiderio di distinguersi, avere successo, potere ecc.: una ragazzina piena di ambizione <strong>2 </strong>vivo desiderio di raggiungere un certo scopo: la sua più grande ambizione era diventare ballerina</li></ul>



<p>Ecco che il desiderio è forte, vivo. Fin qui nessun giudizio di valore, se non insito nel fatto che raggiungere un certo scopo per molti è un obiettivo che si sposa con l&#8217;essere talvolta spietati. Idem per la brama di successo o potere. </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa essere ambiziosi</h2>
</div></div>
</div></div>



<p>Il significato della parola ambizione sembra assumere un valore negativo da alcune prospettive. Eppure ha in sé un concetto molto interessante e stimolante.</p>



<p>Sono spaccato, e allora torno momentaneamente all&#8217;etimologia di ambizione.  L&#8217;idea di una parola che simboleggi il <strong>desiderio di andare in tutte le direzioni, di scoprire nuove cose</strong> è perfettamente allineata alla mia filosofia di vita. Senza prove e senza cambiamenti, quindi senza azione e senza coraggio, non possono succedere le cose, non si può letteralmente <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.asocialman.com/avere-successo-significato/" target="_blank">avere successo</a>. Questo mi piace, ma non è ciò che si intende quando si parla di ambizione. Non solo, almeno. Gli affari sono affari, in guerra e in amore tutto è concesso, ad esempio. O no?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Chi nun tene curaggio&nbsp;<em>nun se cocca cu</em>&nbsp;&#8216;<em>e femmene</em>&nbsp;belle.</p><cite>Proverbio napoletano</cite></blockquote>



<p>In verità, infatti, l&#8217;ambizione al giorno d&#8217;oggi è intesa come una forte determinazione nel conseguire obiettivi personali (affari, carriera) <strong>sopravanzando gli altri</strong>. Trovando una qualsiasi strada percorribile pur di <em>farcela</em>. Ed ecco che allora mi accorgo che questo senso negativo del termine non è del tutto slegato dall&#8217;etimologia. </p>



<p>Andare dappertutto, andare intorno, in ogni direzione potrebbe infatti voler significare anche la ricerca forsennata di quella strada percorribile? Una strada qualsiasi?<br>Che sia o meno del tutto lecita o condivisibile, magari?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Collocazioni frequenti e sinonimi di ambizione</h2>



<p>A supporto della riflessione voglio portare due riferimenti. Il primo è relativo alle collocazioni frequenti. Innegabilmente, molte collocazioni richiamano dei valori considerati come negativi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>ambizione</strong> nf</p><p>AGGETTIVI cinica, costante, crescente, decisa, divorante, eccessiva, egoistica, feroce, incontenibile, insaziabile, irrealizzabile, latente, legittima, meschina, nascosta, necessaria, notevole, nuova, oscura, ossessiva, personale, principale, puerile, sana, segreta, sfrenata, smisurata, smodata, spropositata, strana, timida, vaga, vecchia, viva</p><p>● forte, giusta, grande, pura, scarsa ambizione</p><p>● ambizione professionale, repressa, sociale</p><p>VERBO+COMPLEMENTO abbandonare, accarezzare, coltivare, combattere, condannare, condividere, contenere, degenerare in, essere accecato da, essere mosso da, frustrare, mancare di, moderare, mostrare, nascondere, nutrire, possedere, realizzare, reprimere, ridimensionare, rinunciare a, seguire, sfruttare, soddisfare, soffocare, solleticare, stimolare, vanificare</p><p>SOGGETTO+VERBO acceca, consuma, degenera in, divora, domina, guida, induce a, muove, porta a, sconfina in, spinge a</p><cite>Dizionario delle collocazioni &#8211; Paola Tiberii, Zanichelli</cite></blockquote>



<p>Il dizionario &#8220;Sinonimi e contrari minore&#8221; della Zanichelli associa al sostantivo ambizione i seguenti sinonimi. Per rafforzare il concetto ho evidenziato in rosso quelli con una valenza spesso negativa. </p>



<p>Ecco i <strong>sinonimi di ambizione</strong>: desiderio, meta, mira, sogno, obiettivo, aspirazione, <span class="has-inline-color has-primary-color">brama</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">bramosia</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">cupidigia</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">arrivismo</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">carrierismo</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">sete di potere</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">sete di gloria</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">mania di grandezza</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">pretesa</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">velleità</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">vanagloria</span>, <span class="has-inline-color has-primary-color">vanità</span>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A cosa ambire, quindi?</h2>



<p>Le sfumature di significato sono ciò che rende bellissima una lingua. E sono anche le cose più difficili da assimilare quando studi una lingua straniera. Motivo per cui nessuno può davvero padroneggiare una lingua che non sia la propria lingua madre studiata per bene. </p>



<p>Sarà bene ambire, a mio avviso. Basta farlo nel senso giusto. Porsi obiettivi, mete, sogni e desideri è la chiave del motore. Poi al volante, si sa, ci sono sia i grandi piloti che i pirati della strada. Bisogna vedere dove, come e attraverso quali strade siano essi capaci di arrivare.</p>
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		<title>Fatti di SEO: cosa sarebbe il web senza le persone?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 13:57:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte si perde di vista il fatto che dietro le parole illuminate da uno schermo ci sono le mani degli utenti. Io non lo scordo e per questo sto scrivendo: per fare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A volte si perde di vista il fatto che dietro le parole illuminate da uno schermo ci sono le mani degli utenti. Io non lo scordo e per questo sto scrivendo: per fare qualche domanda a Francesco Margherita, <em>deus ex machina</em> di <strong>Fatti di SEO</strong>, uno dei gruppi Facebook italiani dedicati alla SEO più importanti che ci siano. Voglio vedere se la pensa come me.</p>



<p>Sei un utente che utilizza internet e ti sarai reso conto che il valore reale di questo mondo virtuale sono alla fine sempre le persone. Le persone che si scambiano informazioni o che le mettono a disposizione per gli altri. Che scrivono articoli o che, ahimè, scrivono opinioni disinformate o volutamente false. <strong>Selezionare le fonti</strong> è il primo compito che insegnerei se tenessi un corso di alfabetizzazione digitale&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="600" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/Francesco-Margherita-e-Ciro-Bocchetti.jpg" alt="Francesco Margherita e Ciro Bocchetti" class="wp-image-17001" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/Francesco-Margherita-e-Ciro-Bocchetti.jpg 800w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/Francesco-Margherita-e-Ciro-Bocchetti-300x225.jpg 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/Francesco-Margherita-e-Ciro-Bocchetti-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Il selfie ad SMXL Milano 2019</figcaption></figure>



<p>Al di là di gestire e rappresentare una fonte autorevole, <a href="https://www.asocialman.com/a-letto-con-linfluencer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesco Margherita</a> ha fatto una cosa molto importante in termini di personal branding e di comunicazione: ha messo in piedi, con il mezzo di comunicazione più in voga che c&#8217;è, un luogo di confronto, scontro, crescita. Fatti di SEO è potenzialmente una miniera d&#8217;oro. </p>



<p>Ora gli chiederò se è d&#8217;accordo, ma prima <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/groups/fattidiseo/" target="_blank">ecco il link al gruppo Facebook</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Intervista a Francesco Margherita: uno fatto di SEO</strong> o uno dei fatti di SEO?</h2>



<p>Il valore dei gruppi e delle <em>community</em> su internet è enorme. Prima si notava di più forse, perché oltre ai forum non c&#8217;erano tanti altri luoghi in cui confrontarsi. Poi sono nati i social media e tutto questo è ancora più vero adesso, anche se forse meno evidenziato. Perché oggi ci siamo abituati. Dai forum ai gruppi Facebook è cambiato il mezzo ma il punto resta lo stesso: sono mini-società, spesso nicchie dove si concentra un <strong>potenziale di conoscenza</strong> molto grande. Che spesso, grazie a dio, viene condivisa rispettando quella specie di spirito primigenio con cui ci si muoveva nel web anni fa. Fatti di SEO mi ricorda questo.</p>



<p><strong>Ciao Francesco. Anche se non credo sia necessario ti presento: consulente SEO italiano, con parecchi anni di esperienza e progetti anche belli grossi alle/sulle spalle. <em>Based</em> in Campania, in campagna. Sociologo di formazione, appassionato di semantica. Autore del libro “Manuale di Seo Gardening”. Amante di birre, padre e compagno. Dimmi se dimentico qualcosa di importante per te.&nbsp;</strong></p>



<p>Scordi la passione per la musica e per l&#8217;aglianico di Taurasi. Amo la prima perché è l&#8217;esatto opposto della semantica, aconcettuale, capace di trasmettere &#8220;solo&#8221; stati d&#8217;animo. La musica è per questo la forma di comunicazione più autentica. Le parole no, le parole ti fregano sempre.</p>



<p><strong>Fatti di SEO è un gruppo Facebook che accoglie persone esperte di SEO e digital marketing. È molto vivo e dinamico. Hai usato attenzione per creare senso di comunità, per incentivare la partecipazione, etc? O è un fortunato caso di auto-alimentazione?</strong></p>



<p>La fortuna dei Fatti di SEO dipende dal nome azzeccato, dall&#8217;idea malsana (fortunatissima) di chiedere a chiunque di aprire il proprio gruppo e chiamarlo &#8220;fatti di…&#8221;, ma soprattutto, udite udite, dal fatto che non vendiamo un accidenti di niente. Siamo online giorno e notte, unicamente per servire. Non è un gruppo collegato ad un&#8217;azienda, non a un corso, non a un infoprodotto. Contrariamente a quanto sembra, le persone non sono stupide e riconoscono la gratuità.&nbsp;</p>



<p><strong>Il valore della community, ne parlavo prima, è di primaria importanza per me. Credo che Facebook si sia accorto da un po’ di anni (c’è una <a href="https://www.facebook.com/community/" target="_blank" rel="noopener">sezione dedicata</a> sul sito e le iniziative fioccano) dell&#8217;importanza dei gruppi. Tu bazzicavi i forum in passato? Quali? Ti hanno ispirato nella fondazione di Fatti di SEO?</strong></p>



<p>Mai stato grande frequentatore dei forum. Di quelli seo soprattutto. Belli per carità, forse un po&#8217; rigidi sull&#8217;apertura di nuovi thread e in generale sulla moderazione, ma non poteva essere diverso. Oggi quantomeno in Italia (non lo dico io) siamo tutti su facebook e le nuove piazze di confronto sono i gruppi. Voler spingere sui forum in questo momento è come pretendere che l&#8217;evoluzione di un bruco sia diventare un bruco più grande e forte. No, il bruco diventa una farfalla, qualcosa di altro. A capire certe cose&#8230;</p>



<p><strong>Ti sarai accorto che ti sto intervistando non inquanto esperto SEO, ma come esperto di comunicazione e di social media. C&#8217;è un Francesco Margherita esperto di comunicazione o me lo sto inventando?</strong> <strong>Io credo che tu lo sia.</strong></p>



<p>Da un po&#8217; di tempo qualcuno si sta accorgendo che negli ultimi 6 anni ho acquisito una discreta esperienza sul campo. Credo di averne viste abbastanza da poter dire che oggi so cosa significa fare community in ambito digital. Non lo dico per vantarmi. Ho quasi 30.000 persone nel gruppo e questi sono numeri. Una cosa che mi dispiace è che rispetto al passato, se mi viene voglia di fare un post per ironizzare sopra un personaggio politico sono costretto a farmela passare, perché ho provato e succede un casino&#8230;</p>



<p><strong>Entriamo nello specifico allora. Mi è sempre piaciuto pensare che esistesse una strategia &#8211; forse poco pianificata &#8211; dietro la seguente dinamica: <em>ho creato, amministro e guido Fatti di SEO, uno dei gruppi sulla seo più forti d’Italia. Questo creerà un ritorno di immagine per me, per la mia pagina legata al gruppo, per i miei affari. </em>Insomma, Francesco Margherita è seogarden, è autore, ma è anche Fatti di SEO. O NO?</strong></p>



<p>Chiaro che qualcosa ci devo guadagnare a gestire &#8216;sto barcone. Ambiziosamente punto alla moneta più preziosa, cioè la fiducia. Chi mi contatta deve sapere che ha a che fare con una persona seria, competente e disponibile. Non deve immaginarlo, lo deve sapere. Per raggiungere questo obiettivo dedico tempo ogni giorno ad aiutare gli altri gratis, meglio che posso. Ogni giorno, un piede avanti all&#8217;altro.</p>



<p><strong>In un gruppo Facebook hai visibilità se contribuisci. Gli insights dei gruppi di mostrano i top post e i top contributori, oltre all’andamento delle iscrizioni. Quanto credi nel valore dell’interazione in Fatti di SEO e in generale per il personal branding? E quanto partecipi nel tuo gruppo?</strong></p>



<p>La cosa meravigliosa è che per curare il tuo personal branding su fb non devi essere per forza tu l&#8217;amministratore del gruppo tematico. So per certo che i 10 &#8211; 15 utenti che rispondono più frequentemente alle domande degli utenti, godono della fiducia di tutti (e prendono clienti) pur non avendo ruoli precisi. Si tratta di avere le competenze e soprattutto il carattere giusto per &#8220;essere&#8221; con gli altri.</p>



<p><strong>C&#8217;è qualcuno che partecipa solo per il piacere di condividere secondo te?</strong></p>



<p>Certo, in un gruppo così vasto c&#8217;è chiunque, dai troll di caverna ai lurker, fino alle anime pie. Colleghi, imprenditori in cerca di consigli. Una bella piazza&#8230;</p>



<p><strong>In che occasioni hai pensato: wow sono orgoglioso di avere fondato questo gruppo</strong>?</p>



<p>È croce e delizia. Ne sono sempre orgoglioso, ma penso contemporaneamente &#8220;chi me lo ha fatto fare&#8221;, perché è un impegno molto grave.</p>



<p><strong>Titolo e tag esistono anche per i gruppi Facebook. Ed è quest’ultimo a suggerire di selezionarli bene per aiutare le persone a trovare il tuo gruppo. Una sorta di SEO molto basica. Sai che casino se si comincia con la SEO su Facebook?&#8230;o già è iniziata?</strong></p>



<p>Tra tutti i motori di ricerca oggi esistenti, quello di facebook è probabilmente il meno manipolabile o quantomeno quello che è meno opportuno tentare di manipolare. La maggior parte delle persone lo usa per trovare più facilmente ciò che conosce già, quindi più che sulla seo per facebook mi concentrerei in questo caso sulle buone pratiche di community management, a patto di capirne qualcosa.</p>



<p><strong>Per associazione mi viene in mente una cosa. La SEO per YouTube, la SEO su Amazon&#8230;quando progetti diventano così grandi da poter essere paragonati a motori di ricerca il discorso ricomincia da capo? E valgono le stesse regole?</strong></p>



<p>La seo per Google sarà sempre più complessa rispetto a quella per Amazon, YouTube eccetera, perché mentre questi ultimi devono valutare solo fattori di ranking interni a contenuti pubblicati sulla stessa piattaforma, Google &#8220;oltre&#8221; ai contenuti, deve valutare il codice di pagine e siti web creati con software terzi. E sotto al cofano c&#8217;è un mondo. Al confronto la seo per Amazon è uno scherzo.</p>



<p><strong>Come te sono admin di alcuni gruppi. Oltre a Fatti di Musica, sfacciatamente copiato dal tuo e nato solo per divertimento, ne gestisco uno enorme (Zerodonto Dentistry) che si occupa di odontoiatria. Lo scontro niubbi/esperti e tra scuole di pensiero differenti tu come lo argini?</strong></p>



<p>Non è mai facile. Ad ogni modo la mia vita è migliorata enormemente da quando ho messo tutti i post in approvazione prima di pubblicarlo. Questo non impedisce che scattino guerre di religione (nella seo poi…), ma con la possibilità di fermare in partenza i post potenzialmente tossici, ho arginato tantissimo i flame e devo dire, la qualità del gruppo è migliorata tanto.</p>



<p><strong>Queste domande che ti ho posto sono semplici paragrafi, in bold. Era meglio fossero un titolo? E se sì, quale? Appena rispondi vado a modificare. </strong></p>



<p>Essendo così lunghe, forse è meglio tenerle come paragrafi in bold.<br>Oi, grazie. 🙂</p>



<p><strong>Grazie a te</strong></p>
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		<title>Parole macedonia: economia e riciclo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 17:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[World Wide Linguistic Web]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.asocialman.com/?p=16847</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fondere le parole per scherzo è un gioco che faccio sempre e che adoro fare, ma come spesso accade in linguistica non si tratta solo di un gioco di parole. La genesi dei termini a volte passa da processi come questo delle parole macedonia. Ma cosa vuol dire parola macedonia?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una parola macedonia è un neologismo. Una parola nuova creata dalla fusione di due parole diverse. Spesso, le due parole diverse hanno un fonema o una lettera in comune. Insomma, definirle parole macedonia rende molto bene l&#8217;idea. </p>







<p>Il mondo di internet e della tecnologia è pieno di <a href="https://www.asocialman.com/terminologia-e-web-taggare-postare-googlare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">neologismi</a> e inoltre è anche pieno di <a href="https://www.asocialman.com/caricare-e-scaricare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prestiti dall&#8217;inglese</a>. La moda e la pubblicità sono altri due ambiti in cui è possibile trovare molti neologismi e parole macedonia. La lista potrebbe essere davvero lunga. </p>



<p>Collocare le parole nel tempo in cui sono nate è utile. Ci insegna una cosa: anche le parole macedonia sanno dirci qualcosa della nostra storia. Infatti il linguaggio rispecchia i valori e le vicende in cui si evolve.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parole macedonia: alcuni esempi</h2>



<p>La parola macedonia viene detta anche portmanteau, neologismo sincratico o composto aplologico. In inglese si chiamano anche <em><a href="https://www.thoughtco.com/blend-words-1689171" target="_blank" rel="noreferrer noopener">blend words</a></em>. E, credimi, sono molte più di quanto tu possa credere!</p>



<p>Basta che ti dica che la parola <strong>tetris</strong> lo è, originata da tetramino e tennis. Oppure che lo è la parola <strong>smog</strong>, una sorta di doppio prestito dall&#8217;inglese: <em>smoke+fog</em>. Per citare invece le pubblicità di cui sopra, che ne dici di <strong>scioglievolezza</strong>? E di <strong>morbistenza</strong>? Ecco che l&#8217;Italiano prende i suoi spazi!</p>



<p>Anche se l&#8217;inglese, in fin dei conti, probabilmente non ha rivali. Soprattutto perché al giorno d&#8217;oggi i termini di importazione sono sempre di più. Il <strong>brunch</strong>, si fa a mezzogiorno perché non è né <em>breakfast</em> né <em>lunch</em>. È una terza cosa, che aveva bisogno di un termine dedicato. O forse no.</p>



<p>E la <strong>Brexit</strong>? &#x1f1ec;&#x1f1e7;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fusione al servizio della creatività</h2>



<p>La pubblicità insieme a tutti gli altri ambiti in cui è necessaria la creatività è il terreno perfetto per la nascita di parole macedonia. Lo stesso vale per il cinema, le battute nelle serie tv, i titoli dei dischi (<strong>Californication</strong>) e i personaggi nei libri, i nomi delle band, e così via. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Volevo dire Ciao poi ho optato per il Salve e dunque e uscito&nbsp;<em>Cialve</em>!</p><cite>The Big Bang Theory</cite></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/cialve.jpg" alt="cialve" class="wp-image-16856" width="750" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/cialve.jpg 890w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/cialve-300x201.jpg 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/06/cialve-768x514.jpg 768w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /><figcaption>Il personaggio di Leonard Hofstadter nella serie TV Big Bang Theory</figcaption></figure></div>



<p><strong>Dumbo</strong>. Sì, l&#8217;elefantino volante in copertina di questo articolo! Sapevi che deriva da Dumb (stupido) e Jumbo (elefante)? Certo a pensarla così fa ancora più tenerezza di prima&#8230;</p>



<p>Per non parlare della fusione di parole che rappresenta l&#8217;unione di persone. Che dire dei <strong>Ferragnez</strong> o del più datato <strong>Brangelina</strong>? Ovviamente <em>cialv</em>e non resta nei vocabolari (Dumbo c&#8217;è!) perché è servito solo per far ridere, allo stesso modo non restano le coppie di innamorati. </p>



<p>Per moltissime parole invece è proprio così. Entrano a far parte del linguaggio comune e a volte ci dimentichiamo la loro origine. È il caso di <strong>cosplay</strong> (costume e roleplay), delle italiane <strong>musicassetta</strong>, <strong>fantascienza</strong>, <strong>eliporto</strong>, <strong>cantautore</strong>. Quest&#8217;ultima è nata in italia negli anni 60, chissà come mai&#8230;</p>



<p class="has-white-color has-highlight-background-color has-text-color has-background">Si parte da qualcosa che già c&#8217;è per costruirne un&#8217;altra. Una sorta di riciclo, le parole macedonia sono ecologiche!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia ed Internet, un mare di parole macedonia</h2>



<p>Inizio con un solo termine che in un certo senso è entrato di prepotenza nelle vite di molte persone in questo ultimo periodo pur esistendo già da parecchio: <strong>WEBINAR</strong>! Direttamente dagli anni 90 e dalla fusione di seminar e web questa parola è ha vissuto una ribalta (soprattutto in luoghi non anglofoni) durante il <em>lockdown</em> mondiale dovuto alla pandemia da COVID-19. Impossibilitati a fare formazione dal vivo, tutti si sono sbizzarriti a tenere seminari online. Webinar, appunto. </p>



<p>Naturalmente questo caso è più eclatante, ma la serie è bella lunga: </p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>bit</strong> </li><li><strong>alfanumerico</strong></li><li><strong>emoticon</strong></li><li><strong>email</strong></li><li><strong>vlog</strong></li><li><strong>blog</strong></li></ul>



<p>Ma anche <strong>phablet</strong> e <strong>modem</strong> (<em><strong>mo</strong>dulator +&nbsp;<strong>dem</strong>odulator</em>), <strong>widget</strong>, <strong>webcast</strong>, <strong>malware</strong>.</p>



<p>Io continuerei, ma il post rischia di diventare una lista di esempi. Prova ad aggiungerne qualcuno tu invece. Nei commenti qui sotto. </p>
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		<title>5000 amici Facebook: pochi o tanti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciro Bocchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 18:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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<p>Il tuo numero amici Facebook non ti soddisfa? Il <strong>limite amicizie Facebook</strong> è una cosa che non comprendi? Ho una soluzione, non preoccuparti più di quei 5000 amici Facebook. Infatti, il problema del numero di contatti sul social network più famoso del mondo è soprattutto un problema di impostazione di utilizzo e di percezione. </p>



<p>Questa quindi è una guida controcorrente e non serve ad aggirare l&#8217;ostacolo, ma ad abbatterlo.</p>







<h2 class="wp-block-heading">Quanti amici si possono avere su facebook</h2>



<p>Un profilo personale su Facebook può <strong>aggiungere un massimo di 5000</strong> amici. 5000 amici Facebook è il massimo che puoi desiderare. Averne di più non è possibile ed è anche normale.</p>



<p class="has-very-dark-gray-color has-text-color">Perché? <br>Una piattaforma che simula le reti di conoscenze reali può secondo te non mettere limiti al numero di amicizie? Partiamo quindi dalla percezione.</p>



<p class="has-very-light-gray-color has-vivid-cyan-blue-background-color has-text-color has-background">Nella vita reale i miei amici veri si contano sulle dita di una mano, se aggiungo le conoscenze strette arrivo a 50/100 e con quelle ampie difficilmente arriverei a 500. Se sono molto socievole forse 1000. E gli altri quattromila?! </p>



<p>Mi sembra evidente che in quest&#8217;ottica 5000 amici Facebook sono molto più che sufficienti! Sei quindi libero di aggiungere amici fino ad un massimo di 5000 utenti registrati su Facebook, sempre che accettino la tua <strong>richiesta di amicizia</strong>. Non credere che sia sinonimo di <a href="https://www.asocialman.com/avere-successo-significato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">successo</a>. Io, comunque, suggerisco un&#8217;altra strada.</p>



<p>Anche perché si sottovaluta spesso il fatto che gli amici di Facebook possono avere accesso alla maggior parte delle tue informazioni personali e ai contenuti che pubblichi (salvo impostazioni stringenti della privacy delle info o dei post). Proprio come vale per gli amici nella vita reale&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Amici, followers o clienti?</h2>



<p>Menzionavo un problema di percezione e di uno di impostazione. Qui ti parlo del secondo. Infatti, spesso il tutto si riduce alla poca dimestichezza con cui si utilizzano gli strumenti. Non è Facebook ad avere un limite, probabilmente sei tu.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Follower di un profilo Facebook</h3>



<p>Facebook consente a tutti di <em>seguire</em> le persone, anche senza diventare loro amici. Puoi <strong>diventare follower</strong> delle persone e vale anche l&#8217;inverso, ovviamente.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Come-seguire-un-profilo-Facebook-5000-amici-Facebook.jpg" alt="5000 amici Facebook" class="wp-image-16723" width="563" height="226" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Come-seguire-un-profilo-Facebook-5000-amici-Facebook.jpg 800w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Come-seguire-un-profilo-Facebook-5000-amici-Facebook-300x120.jpg 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Come-seguire-un-profilo-Facebook-5000-amici-Facebook-768x308.jpg 768w" sizes="(max-width: 563px) 100vw, 563px" /><figcaption><span class="has-inline-color has-cyan-bluish-gray-color">Cerchiato in tondo il tasto per poter seguire un profilo senza chiedere l&#8217;amicizia</span></figcaption></figure></div>



<p>D&#8217;altra parte, seguire le persone (un contatto di cui sei venuto a conoscenza che scrive pensieri interessanti? Un conoscente che ha già 5000 amici ma di cui vorresti leggere gli aggiornamenti?) permette di fare una cernita: scegli <strong>chi sono gli amici</strong> e chi merita di essere solo seguito per i suoi contenuti. Chi non consente di essere seguito, magari non vuole essere seguito! Ciao a tutti gli altri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le pagine business: 5000 &#8220;amici&#8221; Facebook a questo punto possono essere pure pochi</h3>



<p>Quante volte le motivazioni di chi usa gli strumenti in modo &#8220;fantasioso&#8221; non ci convincono:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Beh sai io voglio avere 10.000 amici perché ho bisogno dei contatti, perché è il mio lavoro. Io vendo e mi vendo tramite i social network.</p><cite>Il genio del social network</cite></blockquote></figure>



<p>Esistono le pagine! Se sei un personaggio, se su Facebook ti interessa curare il tuo personal branding, se rappresenti una professionalità o un&#8217;azienda o sei <a href="https://www.asocialman.com/esperto-cosa-vuol-dire/">un esperto</a> dovresti evitare di <em>inzeppare</em> il profilo personale di persone sconosciute e <strong>aprire una pagina Facebook</strong> dedicata al business di cui ti occupi. </p>



<p>Allora sì che collezionare seguaci anche tra gli sconosciuti ha un senso! Fai content marketing, incrocia gli interessi di persone che vogliono vedere le cose che pubblichi (perché sono contenuti coerenti, preferibilmente interessanti e di qualità). </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="800" height="369" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/profilo-personale-facebook-ciro-bocchetti.jpg" alt="5000-amici-facebook" class="wp-image-16742" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/profilo-personale-facebook-ciro-bocchetti.jpg 800w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/profilo-personale-facebook-ciro-bocchetti-300x138.jpg 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/profilo-personale-facebook-ciro-bocchetti-768x354.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Il mio profilo personale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="800" height="343" src="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Screenshot-2020-05-01-18.32.12-2.png" alt="Screenshot 2020 05 01 18.32.12 2" class="wp-image-16758" srcset="https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Screenshot-2020-05-01-18.32.12-2.png 800w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Screenshot-2020-05-01-18.32.12-2-300x129.png 300w, https://www.asocialman.com/wp-content/uploads/2020/05/Screenshot-2020-05-01-18.32.12-2-768x329.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>La mia pagina professionale</figcaption></figure>
</div></div>
</div></div>



<p>Segui un piano editoriale e fai incetta di like e followers per la tua pagina Facebook. Questi ultimi li coccolerai e li nutrirai solo con <strong>contenuti professionali</strong>. Gli eviterai sfoghi momentanei e cenette a lume di candela. E sai perché? Perché non sono tuoi amici!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come avere tanti amici su Facebook</h2>



<p>Siamo in piena generazione di <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.mysocialweb.it/2016/11/25/creare-contenuti-per-nativi-digitali/" target="_blank">nativi digitali</a>, quindi non ammetto un certo analfabetismo funzionale. Almeno non da persone della mia età! Prima di usare una tecnologia, una piattaforma o un software ci sono molti modi per capire come funziona e imparare bene come trarne vantaggi. Bastano le guide ormai sempre presenti sugli stessi social network, ad esempio. </p>



<p>Detto ciò, è possibile <strong>avere tanti amici su Facebook</strong>. </p>



<ul class="wp-block-list"><li>Amici veri, se ne hai tanti anche nella realtà. </li><li>Amici di facciata, se aggiungi tutti quelli che ti chiedono l&#8217;amicizia. </li><li>Amici interessati, se hanno qualcosa da carpirti.</li><li>Potenziali clienti, se non hai una pagina professionale.</li><li>Ex curiose/i.</li><li>Spie aziendali.</li><li>Ladri di idee.</li><li>Utenti inattivi, fake.</li><li>Sconosciuti.</li></ul>



<p>Smetti di fare collezione di numeri e vanity metrics e segui una semplice <strong>checklist</strong> per decidere come fare <strong><a href="https://www.asocialman.com/eliminare-amici-su-facebook-come-fare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pulizia contatti Facebook</a></strong>. Non ne resterai deluso, anzi. Come punto di partenza ti suggerisco di dividere gli utenti attivi da quelli inattivi, quelli con cui interagisci da quelli silenti, quelli di cui almeno conosci il viso o hai incontrato dagli altri, i fake dai reali. </p>



<p>Esprimi la tua opinione nei commenti, &#8221; O&#8217; parlà chiaro, è fatto pe&#8217; gli amici!&#8221;</p>
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