BusinessCommunity.it - il giornale dei manager e imprenditori Istat: a giugno cresce la fiducia delle imprese ma cala ancora quella dei consumatori Istat: a giugno cresce la fiducia delle imprese ma cala ancora quella dei consumatoriA giugno l’indice di fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese consecutivo, registrando il valore più elevato da dicembre 2021. Il miglioramento è esteso a tutti i comparti economici indagati seppur con intensità diverse: i servizi di mercato registrano l’incremento più marcato dell’indice, determinato soprattutto dal settore del trasporto e magazzinaggio.L’indice di fiducia dei consumatori evidenzia un’evoluzione negativa, raggiungendo un minimo da novembre 2020. Si segnala un diffuso peggioramento di tutte le variabili che entrano nel calcolo dell’indicatore ad eccezione di quelle riferite al risparmio (opportunità di risparmiare nella fase attuale e possibilità di risparmiare in futuro). Ma passiamo ai dati.Secondo quanto comunicato dall’Istat, a giugno 2022 si stima una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 102,7 a 98,3), mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale da 111,0 a 113,6.       Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo. In particolare, il clima economico e quello corrente registrano le diminuzioni più marcate scendendo, rispettivamente, da 103,6 a 93,9 e da 104,6 a 97,9; il clima personale flette da 102,4 a 99,8 e il clima futuro passa da 99,8 a 98,8.Con riferimento alle imprese, la fiducia è in miglioramento in tutti i comparti oggetto di rilevazione; nell’industria l’aumento dell’indice è più contenuto (nella manifattura e nelle costruzioni l’indice sale, rispettivamente, da 109,4 a 110,0 e da 158,7 a 159,7) rispetto a quello dei servizi (nei servizi di mercato l’indice aumenta da 103,8 a 109,1 e nel commercio al dettaglio cresce da 105,8 a 107,2).Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione; le scorte sono giudicate in accumulo rispetto al mese scorso. Nel comparto delle costruzioni il miglioramento dei giudizi sugli ordini si abbina ad un deterioramento delle attese sull’occupazione.Con riferimento ai servizi di mercato, tutte le variabili che compongono l’indicatore registrano un’evoluzione positiva connotata da un marcato incremento dei saldi. Infine, nel commercio al dettaglio la dinamica positiva dei giudizi sulle vendite si associa a una flessione delle scorte di magazzino e a un peggioramento delle aspettative sul volume delle vendite future.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 24 Jun 2022 10:28... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=24Giu2022Istat_a_giugno_cresce_la_fiducia_delle_imprese_ma_cala_ancora_quella_dei_consumatori.txt S&P Global PMI flash composito Eurozona: tra domanda ferma e inflazione crolla la crescita S&P Global PMI flash composito Eurozona: tra domanda ferma e inflazione crolla la crescitaDalla lettura dei dati PMI preliminari di giugno, la crescita economica dell’eurozona è molto diminuita segnando i valori minimi in 16 mesi e rispecchiando lo stallo della crescita della domanda. La produzione manifatturiera ha indicato la prima contrazione in due anni mentre l’espansione del settore terziario è rallentata notevolmente, soprattutto nei servizi a diretto contatto col pubblico. Le aziende hanno anche indicato una riduzione delle previsioni di produzione per il prossimo anno, segnando il valore più basso da ottobre 2020. Sia la stagnazione della domanda che il peggioramento delle prospettive economiche sono state ampiamente attribuite all’aumento del costo della vita, all’irrigidimento delle condizioni finanziarie e ai timori sull’energia e sulla catena di fornitura dovuti alla guerra in Ucraina e agli attuali problemi legati alla pandemia. Allo stesso tempo, la pressione sui prezzi è rimasta elevata a livelli mai visti prima della pandemia, sebbene si sia registrato il terzo rallentamento mensile della crescita dei prezzi che suggerisce un probabile picco d’inflazione.Rallenta anche il terziarioDall’analisi dei dati preliminari ‘flash’, l’Indice destagionalizzato S&P Global PMI Composito dell’Eurozona è sceso a giugno a 51.9 da 54.8 di maggio. Sebbene quest’ultimo valore segna la sedicesima espansione mensile consecutiva dell’attività economica, salgono a due i mesi in cui il tasso di crescita indica un rallentamento, registrando il valore più basso della sopradetta sequenza di espansione. Nel frattempo, i nuovi ordini di beni e servizi sono risultati stagnanti, eludendo una crescita per la prima volta da marzo 2021, mese in cui ha avuto inizio la ripresa della domanda. Il deterioramento è stato guidato dal manifatturiero, che ha indicato il primo crollo della domanda in due anni. Visto il drastico calo di nuovi ordini di giugno, il tasso di contrazione della produzione industriale, anche se al momento solo modesto, sembra destinato ad accelerare nel prossimo mese di luglio. Salgono a due i mesi consecutivi in cui i nuovi ordini registrano una contrazione, con giugno che ha inoltre indicato il crollo più netto da maggio 2020. Nel frattempo, l’espansione del terziario è considerevolmente rallentata, segnando il valore minore da gennaio ed indicando negli ultimi due mesi un forte deterioramento del settore. Similmente, il flusso dei nuovi ordini dei servizi è aumentato ad un ritmo più debole, riducendo la crescita al secondo valore minore da maggio 2021, mese in cui la domanda ha ricominciato a riemergere. Esaminando più dettagliatamente i dati del terziario di giugno si assiste al vacillamento fin quasi alla stagnazione del turismo e delle attività ricreative, settori che a maggio e aprile avevano indicato un’impennata record. Il campione monitorato ha attribuito ciò all’aumento del costo della vita e all’affievolimento della domanda repressa in fase pandemica. L’incertezza del consumatore che ha inciso sulla domanda di servizi si è accompagnato al nuovo crollo dell’attività bancaria e immobiliare causato dall’irrigidimento delle condizioni finanziarie. Anche i trasporti ed i servizi industriali sono diminuiti, rispecchiando in parte il deterioramento del settore manifatturiero.Manifatturiero in stalloLa produzione industriale ha continuato a subire le limitazioni delle diffuse carenze di materiale, spesso dovute alla guerra in Ucraina e alle chiusure cinesi, ma ’incidenza complessiva dei ritardi ha continuato a diminuire. I tempi medi di consegna hanno quindi indicato l’allungamento minore da dicembre 2020. Tuttavia, questa riduzione dei ritardi delle forniture può essere in parte dovuta alla riduzione della domanda di beni, che a giugno ha indicato una stagnazione. Tale stallo si è contrapposto all’impennata di crescita avutasi per gran parte degli ultimi due anni che ha a sua volta causato il maggior accumulo di scorte nei magazzini in più di due anni. La crescita occupazionale di giugno si è nel complesso moderata segnando il valore minimo in 13 mesi, con le aziende manifatturiere e terziarie che hanno ridotto i loro piani di espansione a causa delle più severe condizioni della domanda e del deterioramento delle prospettive future.Le aspettative economiche per il prossimo anno sono scese ai minimi da ottobre 2020. Le previsioni manifatturiere si sono ridotte in modo particolarmente severo, segnando il valore minimo da maggio 2020, ma anche quelle terziarie sono crollate al valore più basso da ottobre 2020. Le prospettive future più pessimistiche riflettono vari fattori, inclusi gli ostacoli legati all’aumento del costo della vita, le preoccupazioni sulle forniture energetiche e di generi alimentari dovute alla guerra in Ucraina, l’inasprimento delle condizioni finanziarie, le attuali carenze di approvvigionamenti spesso dovute alle chiusure in Cina, e la più diffusa riduzione delle prospettive di crescita economica.L’alta inflazione è un problemaIn merito ai prezzi di giugno, quelli medi di vendita di beni e servizi sono di nuovo fortemente aumentati. Nonostante il tasso di inflazione sia di nuovo rallentato rispetto al picco assoluto di aprile, scendendo al valore minimo da febbraio, è rimasto tuttavia molto più alto dei valori pre-pandemici in 25 anni d’indagine. Il tasso di inflazione dei prezzi di vendita è diminuito sia nel manifatturiero che nel terziario. Anche l’inflazione dei prezzi di acquisto è leggermente rallentata, riducendosi per il terzo mese consecutivo, restando comunque il quarto valore più alto da quando i dati comparabili sono stati disponibili per la prima volta, ovvero dal 1998. Ancora una volta le aziende intervistate hanno riportato una pressione sui costi al rialzo per l’energia, i trasporti, i diffusi aumenti di prezzo dei fornitori e il crescente rialzo dei salari. Analizzando i dati nazionali, la Germania ha indicato l’espansione più lenta, con una forte moderazione della crescita che ha registrato il valore più debole dalla marginale contrazione di dicembre. Ciò riflette il nuovo calo della produzione manifatturiera e il rallentamento della crescita terziaria. La Germania ha soprattutto rilevato un maggiore tasso di incremento dei prezzi di acquisto, dovuto all’aumento record registrato dal terziario.Sebbene la crescita in Francia abbia superato quella tedesca, è comunque diminuita notevolmente segnando i minimi da gennaio. Il declino particolarmente forte della produzione manifatturiera francese si è accompagnato ad una elevata riduzione del settore terziario. Nel resto dell’eurozona nel suo complesso, la crescita della produzione è di nuovo rallentata rispetto al picco di aprile, scendendo ai minimi da gennaio e a causa di un valore quasi stagnante della produzione manifatturiera e alla più debole espansione dei servizi in cinque mesi.Un rallentamento che non si vedeva dal 2008Secondo Chris Williamson, Chief Economist presso HIS Markit, “La crescita economica dell’eurozona sta mostrando segni di incertezza visto l’affievolimento della domanda repressa dalla pandemia, acuito dallo shock creato dal costo della vita e dal crollo dell’ottimismo delle aziende e dei consumatori. Escludendo i mesi delle restrizioni pandemiche, il rallentamento di giugno è stato il più brusco registrato dall’indagine dal picco della crisi globale finanziaria del novembre 2008. Tale rallentamento indica che gli ultimi dati hanno segnalato un tasso di crescita del PIL appena dello 0.2% alla fine del secondo trimestre, in forte discesa dallo 0.6% riportato alla fine del primo trimestre, ma con il peggio che probabilmente arriverà nella seconda metà dell’anno. Il flusso dei nuovi ordini è in una fase di stallo, ed è collegato al crollo della domanda per beni e alla minore domanda per servizi, in particolare da parte dei consumatori a corto di contanti.Allo stesso tempo, l’ottimismo delle aziende è diminuito notevolmente ad un livello raramente osservato prima della pandemia dal crollo economico dell’eurozona del 2012, alludendo ad un imminente contrazione, a meno che non si riprenda la domanda. La presenza di giacenze invendute suggerisce che il settore manifatturiero probabilmente cercherà di ridurre la capacità produttiva nei mesi prossimi e questo, assieme al peggioramento generale del settore dei servizi e al crollo dell’ottimismo, colpirà inevitabilmente la crescita occupazionale. Le persistenti pressioni inflazionistiche peggiorano ulteriormente le cose. Gli indicatori dell’indagine relativi ai prezzi, che correttamente hanno anticipato la recente crescita dell’inflazione, sono rimasti elevati a livelli mai osservati nell’eurozona precedente alla pandemia, con un preoccupante crescente rialzo dei costi nel settore dei servizi. La recente contrazione della domanda ha già mostrato segnali di riduzione del prezzo dei beni, facendo intuire che l’inflazione potrebbe raggiungere il picco in un immediato futuro”.Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 23 Jun 2022 10:23... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=23Giu2022SampP_Global_PMI_flash_composito_Eurozona_tra_domanda_ferma_e_inflazione_crolla_la_crescita.txt EY: Italia in testa tra i Paesi europei per l'incremento degli investimenti diretti esteri EY: Italia in testa tra i Paesi europei per l'incremento degli investimenti diretti esteriNel 2021 l’Italia conferma il suo trend positivo come destinazione di iniziative di investimento da parte di imprese estere, con la realizzazione di 207 progetti di investimenti diretti esteri (IDE). Questo risultato segna una crescita annua dell’83%, dato superiore rispetto a quello registrato in tutti gli altri Paesi europei. Tuttavia, con una quota di mercato del 3,5% - in aumento rispetto al 2% del 2020 - l'Italia si posiziona ancora a distanza dai principali attrattori di Ide in Europa, ovvero Francia (21%), Regno Unito (17%) e Germania (14%).È quanto emerge dall’EY Europe Attractiveness Survey 2022, ricerca annuale che analizza l’andamento degli investimenti diretti esteri in Europa e le percezioni dei player internazionali con l’obiettivo di indagare il livello di attrattività di ciascun Paese e individuare i principali driver d’investimento futuri.“L’Italia scala posizioni in termini di attrazione di investimenti esteri, posizionandosi nel 2021, per la prima volta dopo molto tempo, tra i primi 10 Paesi europei per numero di progetti di Ide. Dopo l’incremento degli investimenti registrato nel difficile anno della pandemia, il 2021 conferma il trend di crescita, con un segnale positivo di fiducia nelle prospettive di rafforzamento dell’economia italiana, legato anche al piano pluriennale di riforme perseguito dal Governo Draghi a partire da febbraio 2021. Rispetto alla dimensione e rilevanza dell’economia nazionale, la porzione degli investimenti diretti esteri destinati al nostro Paese può crescere ancora molto. Sarà fondamentale continuare a intervenire su alcuni ostacoli di sistema legati perlopiù all’incertezza regolatoria e alla capacità della Giustizia di dirimere le dispute in tempi ragionevoli. Siamo sulla buona strada, come indicano i dati, ma è fondamentale che Governo, aziende e persone continuino a lavorare in sinergia per mantenere la fiducia e la credibilità del Paese, anche grazie ai fondi del PNRR”, commenta Massimo Antonelli, CEO EY Italy e Chief Operating Officer EY Europe West.Software e servizi IT, trasporti, logistica e servizi B2B guidano la crescita italianaAd attrarre la maggior parte degli investimenti esteri in Italia nel 2021 sono stati il settore software e servizi IT (con il 15% degli Ide totali dell’anno), i trasporti e la logistica (14%) e i servizi B2B (12%).In crescita rispetto al 2020 soprattutto gli investimenti nel comparto agroalimentare e beni di consumo (+214% di numero di Ide) e macchinari e attrezzature (+233%). In calo l’attrattività del settore elettronica (-25% del numero di Ide rispetto al 2020) e telecomunicazioni (-57% del numero di Ide rispetto al 2020).Stati Uniti, Germania e Francia sul podio dei Paesi che investono maggiormente in Italia. Flessione del 50% per gli Ide provenienti dalla CinaSi conferma anche nel 2021 il trend dell’anno precedente che vede gli investimenti in Italia arrivare principalmente dagli Stati Uniti (28% del totale annuo), seguiti dalla Germania (17%), la cui relazione con il nostro Paese si rafforza superando la Francia (12%) e il Regno Unito (7%), anch’essi storici partner commerciali dell’Italia. Si registra invece una flessione del 50% rispetto al 2020 degli investimenti provenienti dalla Cina.Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, si conferma una sostanziale disomogeneità, con una quota prevalente nel Nord-Ovest del Paese (54%) e nel Nord-Est (21%), che nel 2021 supera il Centro Italia, passato dal 24% dei progetti nel 2020 al 15% nell’ultimo anno. Positiva la crescita degli investimenti destinati al Meridione (dal 4% al 10%), nonostante rimanga ancora un consistente divario rispetto al resto del Paese.Incertezza regolatoria, contenziosi e burocrazia i limiti per la crescita. Gli investitori chiedono un significativo taglio delle tasseSeppur registrando una crescita significativa degli investimenti internazionali, l’Italia continua a presentare criticità rilevanti che ne limitano l’attrattività. Il principale ostacolo, rilevato dal 69% degli intervistati, è l’incertezza regolatoria (+11% rispetto al 2020), seguita per il 65% del campione da un eccessivo rischio di contenzioso per le imprese (+23% rispetto al 2020) e da un eccessivo carico burocratico per il business, avvertito dal 56% degli stessi (in linea con quanto registrato nel 2020). Tra i desiderata segnalati dai manager che investono in Italia emerge la priorità del taglio del cuneo fiscale (70%); a seguire la riduzione del costo del lavoro (32%), incentivi all’innovazione (22%), aiuti ai settori in difficoltà (21%) e sostegno alle PMI (20%).Prospettive positive per l'Italia nel prossimo triennio, in linea con le aspettative europee“Nel medio periodo gli investitori, pur consci delle complessità scaturite dalle recenti tensioni geopolitiche, valutano in miglioramento la capacità dell’Europa di continuare ad attrarre investimenti. E circa il 60% degli intervistati conferma lo stesso giudizio anche per il nostro Paese. Più in dettaglio, gli investitori contattati collocano l’Italia al quarto posto tra i Paesi europei che saranno in grado di attrarre quote crescenti di investimenti esteri a partire dal 2022 e nei prossimi anni. Fra i settori che consentiranno all’Italia di attrarre nuovi investimenti in futuro, spiccano per importanza la digital economy (41%), energia e transizione ecologica (40%), retail e agrifood (31%). Gli stessi, inoltre, hanno evidenziato che i progetti futuri di investimenti per circa il 50% riguarderanno le funzioni di riorganizzazione della supply chain e logistica, processi di produzione, ricerca e sviluppo. Peraltro, l’analisi dei progetti completati nel 2021 ha evidenziato come una porzione rilevante sia stata guidata dal riconoscimento di know-how tecnico e qualità del capitale umano presenti nel nostro Paese. Occorre continuare a puntare su questi asset per valorizzare le eccellenze nazionali in ambiti a maggior valore aggiunto”, commenta Marco Daviddi, Strategy & Transactions Markets Leader Europe West e Strategy & Transactions Leader Italy di EY.Il maggior interesse per gli investimenti in Italia proviene dal settore della tecnologia e delle telecomunicazioni (83%), seguito da consumer e retail (73%), servizi B2B (60%) ed energia (60%). I principali driver delle strategie di investimento in Italia sono la dimensione significativa del mercato all’interno dell’Eurozona (70%) e una concorrenza più limitata rispetto ad altri Paesi europei (70%), mentre tra le leve attivabili per migliorare la performance degli investimenti esteri in Italia emergono la crescita per linee interne (76%) e la trasformazione digitale (73%).Clicca per ingrandire l'immagineScritto da Claudio C. Gandolfo il 22 Jun 2022 09:59... http://www.businesscommunity.it/blog/leggi.php?fileb=22Giu2022EY_Italia_in_testa_tra_i_Paesi_europei_per_l_incremento_degli_investimenti_diretti_esteri.txt