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	<title>due colonne taglio basso</title>
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		<title>viva cavan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 19:47:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-300x225.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-300x225.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-768x576.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-1024x768.jpg 1024w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600.jpg 2016w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>Questa è una bella storia irlandese. Lunghetta, ma giuro che è bella e allegra. In Italia io una storia così non riesco neanche a immaginarla. È la storia del noleggio di un&#8217;auto nella contea di Cavan, su verso nord. Il posto dove sono, a tre chilometri da Newbliss, dista una mezz&#8217;oretta dalla stazione dei bus [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-300x225.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-300x225.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-768x576.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600-1024x768.jpg 1024w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3600.jpg 2016w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2018/05/viva-cavan/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3601-e1527536762140.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3601-e1527536762140-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14394" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3601-e1527536762140-225x300.jpg 225w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3601-e1527536762140-768x1024.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_3601-e1527536762140.jpg 1512w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>Questa è una bella storia irlandese.<br />
Lunghetta, ma giuro che è bella e allegra.<br />
<strong>In Italia io una storia così non riesco neanche a immaginarla.</strong></p>
<p>È la storia del <strong>noleggio di un&#8217;auto</strong> nella contea di Cavan, su verso nord.</p>
<p>Il posto dove sono, a tre chilometri da Newbliss, dista una mezz&#8217;oretta dalla stazione dei bus di Monaghan – dove di fatto non esistono autonoleggi – e più o meno una mezz&#8217;ora dalla stazione dei bus di Cavan, dove c&#8217;è la Europcar.<br />
Newbliss, però, è a metà: Cavan è a sud-ovest, e Monaghan a nord-est.</p>
<p>Per il terzo anno consecutivo – invece di farmi venire a prendere dal tassista Charlie alla stazione del bus di Monaghan e rimanere poi qui al Tyrone Guthrie Centre senza alcun mezzo di locomozione – avevo preso accordi telefonici con la <strong>Europcar di Cavan</strong> perché mi venissero a prendere alla stazione dei bus di Cavan, mi portassero a regolare le pratiche dell&#8217;autonoleggio al loro ufficio, mi lasciassero la macchina a noleggio per qualche giorno, e poi venissero a riprendersela a Newbliss.</p>
<p>Non solo: avevo anche chiesto se, qualche giorno prima del termine del mio soggiorno in questa residenza, la Europcar potesse portarmi qui un&#8217;auto, che io poi avrei restituito loro alla stazione del bus a Cavan, ripartendo infine in bus alla volta dell&#8217;aeroporto di Dublino.</p>
<p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/cartina.png"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/cartina-300x258.png" alt="" width="300" height="258" class="alignleft size-medium wp-image-14397" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/cartina-300x258.png 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/cartina-768x661.png 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2018/05/cartina.png 972w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Il giorno del mio arrivo <strong>sono venuti a prendermi alla stazione del bus di Cavan</strong>, come d&#8217;accordo.<br />
Mi hanno portata in ufficio per le pratiche.<br />
Volevo una diesel, con assicurazione completa e senza franchigie.</p>
<p>Okay, mi danno una Peugeot.<br />
Salgo e faccio per partire, ma mi rendo conto che la connessione con il mio telefono non funziona.<br />
Rientro in ufficio. Chiedo se possono aiutarmi.<br />
Ci si mettono in due, ma niente.</p>
<p>Allora cambiano auto. Un&#8217;altra diesel Peugeot.<br />
Niente, nemmeno lì. In più mi bloccano perché – dice Ciaran – «l&#8217;abitacolo è sporco, non te la posso dare».</p>
<p>Va bene, dico: datemi un&#8217;auto a benzina.<br />
Mi danno una Polo.<br />
La connessione con telefono funziona benissimo, saluto e parto.</p>
<p>Appena arrivo qui, la spia mi segnala che la gomma anteriore sinistra è sgonfia.<br />
Vado a guardare, e vedo <strong>un grande chiodo infilato nella gomma</strong>.</p>
<p>Chiamo.<br />
Spiego.<br />
«Siamo da quelle parti», mi dicono. «Arriviamo».<br />
Ciaran arriva, io mi scuso, mi sento dire che <strong>«non c&#8217;è problema, sono cose che succedono, non fa niente»</strong>, toglie la gomma, la sostituisce con la ruota di scorta, porta la gomma bucata ad aggiustare a Cootehill, un paese vicino.</p>
<p>Frattanto prendo la macchina con la ruota cambiata e vado a Cootehill anch&#8217;io, a fare la spesa da SuperValue.</p>
<p>Mentre sono in coda alla cassa, Ciaran mi chiama: «Siamo qui, tu dove sei?».<br />
«Arrivo», dico. «Datemi un quarto d&#8217;ora».<br />
«No problem», mi dicono. «<strong>Ti aspettiamo</strong> qui al Tyrone Guthrie Centre».</p>
<p>Arrivo, saluto, ringrazio, ciao ciao, tutto ok, sei coperta dall&#8217;assicurazione, ci vediamo quando verremo a riprendere l&#8217;auto.</p>
<p>Il giorno prima di quello in cui dovevano venire a riprendere l&#8217;auto, però, chiamo e chiedo se posso tenerla un giorno in più.<br />
«Va bene, <strong>siamo anche più comodi per venirla a prendere, se la tieni un giorno in più</strong>».</p>
<p>Il giorno in cui dovrebbero arrivare, però, non li vedo e chiamo. Non che debba andare da nessuna parte, ma vabbè. «Sì», mi dice il solito Ciaran. «È vero che dovevamo venire, ma veniamo domani, perché dobbiamo fare una commissione lì in zona».</p>
<p>L&#8217;indomani arrivano, prendono la macchina, e la mia carta di credito non viene caricata di <strong>nessun sovrapprezzo</strong>.</p>
<p>Domani avrebbero dovuto portarmi di nuovo l&#8217;auto, come da accordi.<br />
Stamattina mi chiama la collega di Ciaran e dice che siccome sono da queste parti, mi stanno portando la macchina con <strong>un giorno d&#8217;anticipo</strong>.<br />
«Bene», dico. «Son qua a scrivere, ok».<br />
Arrivano verso mezzogiorno, firmo le carte, e vedo che i giorni di noleggio conteggiati sono quelli pattuiti, che <strong>non c&#8217;è il giorno in più</strong>.</p>
<p>«Ciaran», chiedo. «<strong>Ma se il giorno della partenza vi chiedessi di venire a ritirare l&#8217;auto alla stazione dei bus a Monaghan invece che a quella di Cavan, voi come sareste messi?</strong>».</p>
<p>A Monaghan il bus parte un po&#8217; più tardi. Vorrei fare le cose con un po&#8217; di calma in più. Dopo tanti giorni in questo posto, la fretta diventa indigeribile, come al solito.</p>
<p>«A che ora?», mi dice Ciaran.<br />
«Alle 9.30», dico.<br />
«Ascolta», fa. «Al limite, <strong>ti va di lasciare le chiavi della macchina alla tipa della stazione del bus di Monaghan?</strong> Non credo che potrei venire lì per le 9.30 di persona».<br />
«Certo, sì», rispondo. «Ma come facciamo col pagamento, se non ci vediamo?».<br />
«Non c&#8217;è problema», mi dice Ciaran: «<strong>domani ti chiamo e facciamo tutto per telefono</strong>, così mi dici anche se vuoi lasciare l&#8217;auto a Cavan o a Monaghan, okay?».</p>
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		<title>audition</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2017 18:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[immaginazioni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[catherine dunne]]></category>
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		<category><![CDATA[istituto italiano di cultura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="257" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/untooned_jessicarabbit-300x257.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/untooned_jessicarabbit-300x257.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/untooned_jessicarabbit.jpg 395w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/12/audition/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/creative-writing-course-dublin-multilingual-istituto-italiano-di-cultura-01.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/creative-writing-course-dublin-multilingual-istituto-italiano-di-cultura-01-300x137.jpg" alt="" width="300" height="137" class="alignleft size-medium wp-image-14388" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/creative-writing-course-dublin-multilingual-istituto-italiano-di-cultura-01-300x137.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/creative-writing-course-dublin-multilingual-istituto-italiano-di-cultura-01-768x351.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/creative-writing-course-dublin-multilingual-istituto-italiano-di-cultura-01.jpg 792w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Questo pezzetto è una delle due storie che ho scritto durante il corso di scrittura creativa in inglese Found in Translation che quest&#8217;estate abbiamo organizzato all&#8217;Istituto italiano di cultura di Dublino.<br />
Le tutor erano Catherine Dunne e Lia Mills.</p>
<p>Si tratta dell&#8217;audizione di un&#8217;aspirante personaggia di un romanzo che sto scrivendo sotto il titolo provvisorio di «La razza».</p>
<p>È pubblicato sul sito di Catherine, <a href="https://www.catherinedunneauthor.com/audition-part-novel-race-federica-sgaggio/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><strong>Audition for a part in the novel ‘The race’ by Federica Sgaggio</strong><em><br />
Found in Translation Course, 2017.</em></p>
<p>The theatre is dark.<br />
The theatre is empty.<br />
Just one individual – the author – is sitting on a red velvet seat in the third row.</p>
<p>«May I?», she says while putting the curtain aside.<br />
«Of course. Good morning».<br />
«Good morning».</p>
<p>An intense smell of jasmine, violet, white flowers.<br />
«What’s your name?».<br />
«Jessica, Jessica Rabbit».<br />
«Nice name, madame».<br />
«Well: I don’t think at myself as a madame, madame».<br />
«Neither do I, darling».<br />
«Oh, that’s interesting».<br />
«Yes, it definitely is. Would you mind telling me something about yourself? Why would you like to have the main part in my novel, for instance?».</p>
<p>«Oh, well…». Jessica looks surprised.<br />
«Aren’t you here for the audition?».<br />
«Oh, yes. Sure, for the audition!».<br />
«Great. So, please…».<br />
«Oh, well… As you can see by yourself, ehm, I do have long curly red wonderful hair». She touches a lock with her right hand.<br />
«Lovely hair, you have. Would have liked to have it myself».<br />
«Oh, really?».<br />
«Do you always start your sentences with an “oh”, Jessica?».<br />
«Oh, no! Not at all, madame the author».</p>
<p>«Well, then. I see you have long beautiful hair. Would you tell me something more about you?».<br />
«Oh, well… I am tall and slender, too. You know: I love to take care of myself the best I can. I am 32, after all. A girl has to think of her future, protect her own body».<br />
«And do you love your body?».<br />
«O… Well, I didn’t mean to say “oh”, sorry».<br />
«No need to apologise, I like you».<br />
«Oh, do you really like me?».<br />
«Indeed. And I will love you all the more so if you are so kind to provide me with some more details about you. I am curious, Jessica. That’s what my job is about. I would be supposed to write a whole book about you».</p>
<p>«Oh, my job! I am a journalist, I graduated in journalism! I work for a weekly beauty magazine called Take It Easy… but I like hard news».<br />
«Do you?».<br />
«Oh, yes! And there are hard news also in beauty magazines, you know?».<br />
«Would you give me an example?».<br />
«Oh, I am working on an investigative piece, at the moment…».<br />
«… which is about what?».<br />
«Oh, it would be a secret, but, you know, I know that you are not going to tell anything to anybody, aren’t you?».<br />
«Of course I won’t».<br />
«Oh, great. I knew you are loyal. Well. A series of awful crimes, thefts, happened here, in this town. In the best gym&#038;spa private clubs! Those where VIP’s use to go! I am investigating on that. Shh!».</p>
<p>«Let me just go back to your body, if you don’t mind, Jessica».<br />
«Oh, no, that’s fine».<br />
«You said you like it».<br />
«Yes, I love it. My mother used to be a model. She was so beautiful, you should have seen her. She had those nice tiny little breasts… so classy, you know. Not like mine. I am… well… well, I am kind of explosive, you see? But I am not that type of a girl. I attend yoga classes. I am not really into religion, you know, but I kind of like the Buddha sort of things… I meditate a lot… And I go to the gym twice a week, I am thinking of hiring a personal trainer… Such a fortune you are a woman writer! We can have a light, relaxed chat about this stuff… Men are so… so… unpredictable and unreliable!».</p>
<p>«By the way, Jessica. What can you tell me about your father?».<br />
«Oh, we don’t actually know who he is… You know… parties in Milan, parties in the Swinging London. And, well, you don’t surely need more details about what can happen when young women and young men gather for a night out, do you?».<br />
«No, I don’t».</p>
<p>«… and… and I have a collection of iPhones, you should see it, you would fall in love with them. And I love stilettos as well! Prada stilettos!».<br />
«Are those you are wearing now Prada shoes?».<br />
«Oh, I knew you would recognise them. I knew that for sure. A woman can pick them out of a stack of a billion shoes, isn’t it?».</p>
<p>«Yes, of course. And, are you happy with your job?».<br />
«Well, I am very happy. I have a very nice editor, Brett Sinclair, I think he is an aristocratic of some kind… maybe British, don’t know for sure».<br />
«Did I hear a silent “but”?».<br />
«Oh, well. Maybe… I would like to work for Trinity Claire, actually. I would like to find my big, big scoop, you know… Robert Redford and all the rest».</p>
<p>«Do you mean the Watergate?».<br />
«Oh, well. Was it the Watergate that story with Deep Throat?».<br />
«Yes, it was. And what does your mother think of you?».<br />
«I don’t really know…».<br />
«I see…».<br />
«… yes. The fact is that she lives in a nursing home even if she’s not that old. Her brain faded away, you know. Oh, maybe all those years of modelling… Maybe they were too tiring for her, poor Mummy… I go to visit her from time to time, but I have a very demanding job, you know. Plus, journalism is very important for democracy, you know. If I have to choose between my mother and democracy, well, you can well figure out by yourself what I go for…».<br />
«And have you ever met your grandparents?».<br />
«Oh, well… They were not that happy with my mother’s job, I guess. But they were lovely to me. Mum said once that they had told her: “Darling, she’s so cute. Not all bastards are as nice as she is”».</p>
<p>«And, tell me: why are you here?».<br />
«Oh, well! Because I want the part!».<br />
«And, aren’t you curious of what my novel is about?».<br />
«Yes! Yes! <em>Of course</em> I am! I should have asked at the beginning, of course! Sorry for not asking! Oh, yes! <em>Of course!</em> What is your novel about?».<br />
«My novel is about journalism, and a conspiracy».<br />
«Oh, this is great! Journalism. Oh, my dear God! That’s fabulous!».</p>
<p>«I would not be that enthusiastic, darling, but I think it’s a nice piece of work».<br />
«Your novel, you mean?».<br />
«Yes».<br />
«Oh! I am totally sure that your novel is a masterpiece! You are so lovely, and good at what you do! No, I am sure of it. I am not joking! I am very, very serious. I can see greatness in people. And you are great!».<br />
«Thank you, Jessica».<br />
«Oh, well, I hope you are not thinking that I am trying to influence you, or – even worse – flatter you?».<br />
«I am not».</p>
<p>«Oh, you look a bit crossed… I am so sorry».<br />
«I am perfectly fine. You don’t need to be sorry».<br />
«Oh, I did not mean… You know… I always end up doing or saying the wrong thing… With my fiancée I did the same, and then all of it end up rotting. I found out he was having an affair with Sharon».<br />
«Sharon? You’re calling her by her first name. Would I be supposed to know her?».<br />
«Think so. She’s Sharon Stone, you know».<br />
«I see».<br />
«Oh, well. It was all <em>so sad</em>».<br />
«Okay, Jessica. I think we are done».</p>
<p>«Oh, thank you for being so kind to me, F<strong>r</strong>ederica».<br />
«Federica».<br />
«Oh, no: my name is Jessica».<br />
«And mine is Federica, without a second “r”».<br />
«Oh, sorry!».<br />
«No problem at all».<br />
«Oh, well… Hope we will meet again, then, Fred… Sorry: Federica».<br />
«All the best, Jessica».</p>
<p>«Oh, I have just a question, sorry: will I have the part?».</p>
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		<title>in gabbia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 17:29:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="169" height="300" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-169x300.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-169x300.png 169w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-768x1365.png 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-576x1024.png 576w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577.png 1242w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></p>Ho un buco nella gola, un buco nella pancia. Troppi anni di angoscia, troppe inadempienze, non rimedierò mai. Non so cosa farò, ma adesso ho paura. Mi sono caricata di troppe valigie, e tutto è pesante, e il mio corpo sta implorando pietà. Io lo sento urlare, ma non so come aiutarlo. Troppa fatica. Troppa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="169" height="300" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-169x300.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-169x300.png 169w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-768x1365.png 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577-576x1024.png 576w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0577.png 1242w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/12/in-gabbia/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0625.png"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0625-169x300.png" alt="" width="169" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14369" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0625-169x300.png 169w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0625-768x1365.png 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0625-576x1024.png 576w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG_0625.png 1242w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a>Ho un buco nella gola, un buco nella pancia.<br />
Troppi anni di angoscia, troppe inadempienze, non rimedierò mai.<br />
Non so cosa farò, ma adesso ho paura. Mi sono caricata di troppe valigie, e tutto è pesante, e il mio corpo sta implorando pietà.<br />
Io lo sento urlare, ma non so come aiutarlo.<br />
Troppa fatica.<br />
Troppa stanchezza.<br />
Troppo dolore e troppa rabbia.</p>
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		<title>pazienza</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 11:27:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="267" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4-300x267.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4-300x267.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4-768x683.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4.jpg 1010w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>La pazienza è una delle cose più difficili. Quando non è strategia (strategia zen, per così dire, oppure strategia da squali), contiene sempre una dose di attitudine rinunciataria. Ma quando i progetti s&#8217;incagliano, le gioie stentano, le paure aumentano e la stanchezza ti piega, continuare a non rinunciare è forse più difficile ancora. Sono una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="267" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4-300x267.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4-300x267.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4-768x683.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/FullSizeRender-4.jpg 1010w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/10/pazienza/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/IMG_0345-e1508844369740.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/IMG_0345-e1508844369740-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14351" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/IMG_0345-e1508844369740-225x300.jpg 225w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/IMG_0345-e1508844369740-768x1024.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/IMG_0345-e1508844369740.jpg 1512w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>La pazienza è una delle cose più difficili.<br />
Quando non è strategia (strategia zen, per così dire, oppure strategia da squali), contiene sempre una dose di attitudine rinunciataria.</p>
<p>Ma quando i progetti s&#8217;incagliano, le gioie stentano, le paure aumentano e la stanchezza ti piega, continuare a non rinunciare è forse più difficile ancora.</p>
<p>Sono una bambina ridicola: ho una luce negli occhi, va bene.<br />
Ma mi serve solo a tirarmi su quando cado, e io vorrei che mi servisse a volare.</p>
<p>In compenso, so anche accontentarmi di poco, come dei pantaloni di Primark/Penneys: sei euro al paio, e mi ci sento bene.<br />
Questa cosa si chiama pazienza?</p>
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		<title>silenzio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 15:27:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[everyday life]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[me]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="218" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/13717371_1296809176996241_8130283541426626789_o-300x218.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/13717371_1296809176996241_8130283541426626789_o-300x218.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/13717371_1296809176996241_8130283541426626789_o.jpg 578w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>È l&#8217;età, mi dico. Dev&#8217;essere l&#8217;età che mi fa sentire tutta la stanchezza di far fronte alle cose che fanno parte della vita. Mi guardo intorno, e mi sembrano tutti pieni di forza, di energia, di propulsione. Forse quest&#8217;impressione la do anch&#8217;io. Eppure, sono sempre di più i momenti in cui mi sembra di non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="218" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/13717371_1296809176996241_8130283541426626789_o-300x218.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/13717371_1296809176996241_8130283541426626789_o-300x218.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/13717371_1296809176996241_8130283541426626789_o.jpg 578w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/10/silenzio/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/12993467_1221925197817973_2363393750702718933_n.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/12993467_1221925197817973_2363393750702718933_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" class="alignright size-medium wp-image-14345" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/12993467_1221925197817973_2363393750702718933_n-300x200.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/12993467_1221925197817973_2363393750702718933_n-768x512.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/10/12993467_1221925197817973_2363393750702718933_n.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>È l&#8217;età, mi dico. Dev&#8217;essere l&#8217;età che mi fa sentire tutta la stanchezza di far fronte alle cose che fanno parte della vita.</p>
<p>Mi guardo intorno, e mi sembrano tutti pieni di forza, di energia, di propulsione. Forse quest&#8217;impressione la do anch&#8217;io. Eppure, sono sempre di più i momenti in cui mi sembra di non essere in grado di fare più niente, di dovermi mettere a letto e dimenticare che ci sono le scadenze delle bollette, gli adempimenti burocratici, le fatiche da fare; che devi ascoltare le idiozie delle persone cattive, avere a che fare con le alzate d&#8217;ingegno di un figlio geniale che vuole male a se stesso, confrontarti con gli intoppi quotidiani.</p>
<p>Io non so come si possa continuare ad avere fiducia in sé, a sperare nel futuro, a credere che le cose abbiano un senso, quando tutto – qualunque cosa – costa una fatica così immensa, e sai che comunque, per quanta fatica avrai fatto, un giorno arriverà il momento in cui tutto sarà terminato.</p>
<p>Ci sono volte che per la stanchezza piango.<br />
In pubblico sono il solito turbine. In realtà, mi sento sfinita.</p>
<p>C&#8217;è una parte di me che piange senza interruzione, per le delusioni della vita, per i sogni che non si sono realizzati, per l&#8217;insensatezza delle cose.</p>
<p>È tutto troppo difficile, dannazione.<br />
Non vorrei vedere più nessuno, stare sola e in silenzio.</p>
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		<title>la boutique</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Sep 2017 18:06:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="266" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko-300x266.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko-300x266.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko-768x681.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko.jpg 799w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>Ho preso tempo. Sono entrata prima in un negozio di cose etniche. «Adesso ho a che fare con l&#8217;Africa», mi sono detta. «Ha un senso che io entri». I titoli di legittimazione che pretendo da me stessa sono sempre stupefacenti. Ho curiosato, mi sono guardata attorno velocemente. Sono rimasta solo pochi minuti. Era la porta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="266" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko-300x266.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko-300x266.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko-768x681.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/maglia-marimekko.jpg 799w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/09/la-boutique/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/manichino.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/manichino-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" class="alignright size-medium wp-image-14332" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/manichino-226x300.jpg 226w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/09/manichino.jpg 283w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" /></a>Ho preso tempo. Sono entrata prima in un negozio di cose etniche. «Adesso ho a che fare con l&#8217;Africa», mi sono detta. «Ha un senso che io entri».<br />
I titoli di legittimazione che pretendo da me stessa sono sempre stupefacenti.<br />
Ho curiosato, mi sono guardata attorno velocemente. Sono rimasta solo pochi minuti.</p>
<p>Era la porta accanto quella che mi interessava.<br />
L&#8217;ultima volta che c&#8217;ero stata avevamo comperato un jeans grigio scuro elasticizzato, una maglietta Marimekko a manica lunga a righe grigio chiaro e grigio-blu, e un cardigan di cachemire grigio chiaro e grigio scuro.<br />
Lei non voleva, diceva che la maglia costava troppo.<br />
Ho insisito. Ho fatto bene.<br />
Avrei voluto tenerlo io, adesso. Ma sta meglio addosso a lei, perfino là.</p>
<p>«Buonasera», ho detto varcando la porta. «Do un&#8217;occhiata».<br />
«Prego», mi ha risposto la commessa.</p>
<p>Prima di arrivare al camerino dove mia madre aveva provato quegli abiti con cui io sapevo che l&#8217;avrei sepolta, ho passato le mani sui vestiti appesi, sui giacconi.</p>
<p>E poi mi sono avvicinata.<br />
La tenda scura, il tappeto, lo sgabello. Uguale da anni.<br />
Negli specchi sui tre lati vedevo mia madre.<br />
Piccola, storta, in faticoso equilibrio, intenta a chiedere scusa per il fatto di esistere.<br />
La prima volta che ho guardato me stessa in quei vetri avevo tre o quattro anni.</p>
<p>È arrivata la figlia della proprietaria.<br />
Mi ha vista, mi ha riconosciuta. Mi ha chiesto come andava.</p>
<p>«Va abbastanza bene», le ho detto. «L&#8217;ultima volta che sono stata qui ero con mia madre. Lo sapevo che sarebbe stata l&#8217;ultima, anche se stava bene, non aveva nessuna malattia: solo la depressione».</p>
<p>Lei non ha tirato fuori la voce. Ha mosso un pochino la mascella.<br />
Poi ho visto il labiale, senza suono.<br />
Le labbra si sono unite, poi hanno formato un circolino, poi la lingua s&#8217;è spostata sul palato, e infine le labbra si sono riaperte.<br />
M-o-rt-a.<br />
Il punto interrogativo si vedeva negli occhi.</p>
<p>«Sì», le ho detto.<br />
«Quando?».<br />
«L&#8217;anno scorso, agosto».<br />
«Non si scusi per gli occhi lucidi», mi ha detto. «Io sono peggio di lei. Sono terrorizzata per la mia».</p>
<p>«Anch&#8217;io. Ho passato anni di terrore».<br />
«Sua madre aveva garbo», mi ha detto. «Un gran gusto, una gentilezza&#8230; Ma anche lei&#8230; Io non mi sbaglio sulle persone. Aveva personalità e grazia».<br />
«Ha ragione, su di lei», le ho risposto. «Non c&#8217;è giorno che non la ringrazi per la sua eredità. Dica a sua madre che la saluto. Se non si ricorda chi sono le dica che sono la figlia della signora di cui lei diceva sempre “ah, a lei piacciono le cose pulite: niente collane, niente accessori, niente sciarpe”».<br />
Alle sue commesse diceva sempre di lasciarla stare, di non proporle accessori.</p>
<p>L&#8217;anno prossimo ricorre il sessantesimo della boutique.<br />
La figlia della signora mi ha chiesto il numero di telefono.</p>
<p>Ho pianto fino a casa.<br />
Ho cercato di telefonare a mia zia Bianca, ma aveva il cellulare staccato.<br />
Avevo bisogno di dirlo.<br />
Lo dico qui. Chi vuole lo legge.</p>
<p>Ciao, mamma. Hai lasciato un buon ricordo anche da Novella, lo sai?</p>
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		<title>selvaggio un corno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2017 10:27:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giorni]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[essenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[sovrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[suprematismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="222" height="300" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2016/04/escher-222x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2016/04/escher-222x300.jpg 222w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2016/04/escher.jpg 500w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></p>Ho una tendenza a non credere alle verità consolidate: le ho sempre guardate da un altro lato per capire se reggevano alla prova della modifica del punto di vista. Così, questa storia che in Africa si ritorna alle radici dell&#8217;essenzialità, che in Africa si sperimenta la vita al grado zero della complicazione sovrastrutturale, io non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="222" height="300" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2016/04/escher-222x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2016/04/escher-222x300.jpg 222w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2016/04/escher.jpg 500w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/08/buon-selvaggio-un-corno/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/02/sciuscia-img-16260.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/02/sciuscia-img-16260-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14165" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/02/sciuscia-img-16260-230x300.jpg 230w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/02/sciuscia-img-16260-768x1002.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/02/sciuscia-img-16260-785x1024.jpg 785w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/02/sciuscia-img-16260.jpg 1004w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></a>Ho una tendenza a non credere alle verità consolidate: le ho sempre guardate da un altro lato per capire se reggevano alla prova della modifica del punto di vista.</p>
<p>Così, questa storia che in Africa si ritorna alle radici dell&#8217;essenzialità, che in Africa si sperimenta la vita al grado zero della complicazione sovrastrutturale, io non ho mai saputo prenderla per buona.</p>
<p><strong><em>La sovrastruttura appartiene all&#8217;interazione sociale e alla sua componente inevitabile di ritualità</em></strong>.</p>
<p><strong><em>Il fatto che noi non siamo in grado di decodificare la geometria dello scambio sociale non significa che non esista una meccanica sovrastrutturale delle relazioni</em></strong>.</p>
<p>Mi fa rabbia la considerazione secondo la quale l&#8217;Africa – o l&#8217;India, o altri contesti poveri – potrebbero essere una specie di Paese del Buon Selvaggio nel quale si bada ai bisogni basilari, si riconduce ogni cosa all&#8217;essenzialità, e per questo si è più vicini all&#8217;autenticità della vita.</p>
<p>Credo che quest&#8217;idea dipenda dalla nostra incapacità di vedere al di là del nostro naso la grande quantità di complicazioni della dinamica relazionale.</p>
<p>Capiamo solo i <strong><i>nostri</strong></i> valzer mondani, i <strong><i>nostri</strong></i> non detti, le <strong><i>nostre</i></strong> cautele nei confronti del potere, la <strong><i>nostra</strong></i> politeness, le <strong><i>nostre</i></strong> convenzioni.<br />
E così, quelle degli altri ci sembrano inesistenti, solo perché non ci sforziamo né di vederle né di capirle chiedendo aiuto.</p>
<p><em><strong>No. L&#8217;Africa non è il luogo dell&#8217;essenziale.<br />
Solo una mentalità intimamente suprematista, razzista e colonialista può concepire l&#8217;idea che esistano luoghi in cui la vita scorra legata alle sole cose primarie e basilari.<br />
Che le complicazioni esistenziali e sociali siano una produzione della nostra scellerata consuetudine con l&#8217;abbondanza e con l&#8217;eccesso</strong></em>.</p>
<p>L&#8217;essenziale non esiste, se non in termini di dotazione-base per la sopravvivenza.<br />
E quando si tratta di questo chiunque di noi potrebbe – veramente – vivere a pane e acqua.</p>
<p>L&#8217;essenziale come categoria dello spirito non c&#8217;è se non nelle nostre menti esangui e mal ossigenate.<br />
Non ha senso venire in Africa o andare in India per scoprire l&#8217;essenzialità, liberarsi dal bisogno dei fronzoli e sentire più leggero il bagaglio delle proprie mancanze e dei propri dolori.<br />
Non ha senso usare le vite degli altri per vedere in esse solo quello che ci fa comodo per stare meglio, o per trarne conclusioni anche solo ideologicamente confortanti.</p>
<p>È l&#8217;incontro quel che conta.<br />
Ma occorre accettarsi come persone che entrano in relazione con altre persone.<br />
Non come esecutori di un mandato.</p>
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		<title>bi-sognare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Aug 2017 13:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giorni]]></category>
		<category><![CDATA[angal]]></category>
		<category><![CDATA[deogratias]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_8697-300x225.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_8697-300x225.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_8697-768x576.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_8697-1024x768.jpg 1024w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_8697.jpg 2016w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>L&#8217;altra notte ho fatto un sogno che ricordo ancora molto bene. Me lo sono portato dentro per tutta la giornata di ieri. Il direttore di un giornale nazionale importante – nessuno che nel sogno potessi identificare, però – mi chiama a lavorare per la sua testata. L&#8217;uomo si è appassionato al mio lavoro e per [&#8230;]]]></description>
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Me lo sono portato dentro per tutta la giornata di ieri.</p>
<p>Il direttore di un giornale nazionale importante – nessuno che nel sogno potessi identificare, però – mi chiama a lavorare per la sua testata.<br />
L&#8217;uomo si è appassionato al mio lavoro e per darmi la possibilità di restare al giornale con un contratto più solido mi consiglia di partecipare a un concorso su «Altiero Spinelli e l&#8217;idea di Europa».</p>
<p>Il vincitore di quel concorso – mi spiega – sarebbe stato assunto dal suo giornale.<br />
La prova consiste in un discorso da tenersi pubblicamente, a un convegno.<br />
La giuria avrebbe scelto il migliore.</p>
<p>Penso a lungo, nel sogno, se studiare davvero Spinelli, se approfondire qualche aspetto specifico.<br />
Vado all&#8217;università – d&#8217;altra parte il convegno si sarebbe tenuto là: il posto era quello giusto, no? – a cercare testi e notizie; tento di trovare una prospettiva <em>mia</em> con cui guardare al tema.</p>
<p>All&#8217;improvviso, mi rendo conto che, in quel preciso momento, a me di Spinelli e dell&#8217;idea di Europa non interessa assolutamente niente; e che il tempo è troppo poco per organizzare un intervento secondo una prospettiva personale.</p>
<p>Andare o non andare al convegno, dunque?</p>
<p>Decido di andare.</p>
<p>Nella sala del convegno ci sono donne intailleurate e uomini incravattati.<br />
C&#8217;è tutto il milieu della stampa di destra.</p>
<p>Le relazioni dei concorrenti sono noiose e saccenti.</p>
<p>A un certo punto viene il mio turno.</p>
<p>Salgo sul palchetto con il leggio.<br />
Saluto tutti, ringrazio per l&#8217;opportunità che mi è stata offerta: cioè dire quello che penso.</p>
<p>«Ho riflettuto a lungo», dico, «se approfondire la materia e cercare un&#8217;angolazione personale per guardare al tema del convegno. Ma poi ho pensato che – a essere sincera – a me il tema non interessa, e che non mi interessa nemmeno avere un posto di lavoro attraverso questo sistema del concorso.</p>
<p>«Ho pensato che era giusto che io dessi a me stessa la possibilità di dire schiettamente come la penso.</p>
<p>«E dunque, vorrei dirvi che questo concorso mi sembra una sciocchezza. Sono sicura che a voi di Spinelli e dell&#8217;Europa non interessa niente, esattamente come a me.</p>
<p>«Io vi guardo da qui, nei vostri vestiti eleganti e un po&#8217; ridicoli perché non li sapete portare con grazia, tutti fieri di voi stessi e della vostra inautenticità, e penso che non mi piacete per niente, e non mi piacerete mai; penso che i vostri giornali siano orrendi; penso che la vostra idea di giornalismo sia repellente; penso che io non ho assolutamente niente a che vedere con voi, e non voglio né vorrò mai avere niente a che fare con voi nemmeno nel futuro.</p>
<p>«Perciò, vi ringrazio per avermi invitato. Ma io qui non c&#8217;entro, e ho fretta di andarmene».</p>
<p>L&#8217;uditorio comincia a rumoreggiare, a dirmi cose tremende, a rivolgermi insulti.</p>
<p>Io scendo dal palco e passo vicino al direttore del giornale che mi aveva invitato a partecipare.<br />
Volevo chiedergli scusa.<br />
Lui mi dice: «Certo che se pensavi di farmi fare questa figura di merda sarebbe stato anche carino che tu mi avvisassi».<br />
«Mi dispiace», gli dico. «Non so cosa farci».</p>
<p>Mentre mi avvio fuori dalla sala, però, qualcuno comincia sorprendentemente a dire a voce alta che sono stata coraggiosa, che sono andata a dirgliene quattro giusto a casa loro.<br />
A poco a poco, una alla volta, le persone che guardano agli eventi in questa prospettiva cominciano ad aumentare. Sono sempre di più di minuto in minuto. Ai viriloni di destra, in effetti, questo genere di coraggio può piacere, soprattutto se credono di essere viriloni di destra <em>intelligenti</em>.</p>
<p>Il concorso – e il posto di lavoro – vengono vinti da qualcuno che non ricordo.<br />
Ma intorno a me si fa in breve una folla di direttori di giornali che mi chiedono di scrivere editoriali per loro, per favore, e promettono paghe alte.</p>
<p>Mi sono svegliata.</p>
<p>***</p>
<p>Penso che a un anno dalla morte di mia madre questo sogno mi stia dicendo che non ho più timore delle rappresaglie di chi ha più potere di me. Che adesso il potere su di me è mio.</p>
<p>Pensavo a questo sogno, stamattina, intervistando una persona qui ad Angal, in Uganda.</p>
<p>Sono qui per lavoro, e sto vivendo con grande forza la contraddizione di chi si sente – per estrazione, per storia, per cuore – più vicina alle persone che è chiamata ad «aiutare» (e di virgolette ce ne vorrebbero molte di più) che non a quelle che «aiutano».</p>
<p>Capisco bene che è una stronzata.<br />
Capisco bene che io sono necessariamente privilegiata rispetto a chiunque io incontri qui.</p>
<p>Ma capisco altrettanto bene che le fette in cui io vedo diviso il mondo sono – in senso generale – soltanto due: i poveri (di soldi e di potere) e i ricchi (di soldi e di potere).</p>
<p>La persona che ho intervistato stamattina si chiama Deogratias Ofoyrwoth e ha 29 anni.<br />
È il coordinatore dei progetti sociali della onlus per la quale lavoro, gli Amici di Angal.</p>
<p>Ha una moglie che ha un salone di bellezza dove le donne non possono lavarsi i capelli perché non c&#8217;è acqua, ma possono mettere tutti i postiche che vogliono, e tutte le treccine che vogliono, e un ristorante dove riesce a fare da mangiare solo perché ha comperato un unico fornello su cui può posare un&#8217;unica pentola alla volta.</p>
<p>Non solo: i due – che hanno tre bambini – organizzano anche spettacoli musicali con gli artisti ugandesi, e vorrebbero mettere insieme uno show che sensibilizzi su alcuni problemi sociali.</p>
<p>Credo che l&#8217;intervista con lui sia la più bella esperienza che in fatto di interviste io abbia mai fatto.</p>
<p>Abbiamo parlato di potere e povertà, dunque.<br />
E lui mi ha spiegato che <strong><em>non ha mai pensato che in Europa non esistano i poveri per il solo fatto che qui in Uganda il Paese è, in termini macro, più povero dell&#8217;Europa</em></strong>.</p>
<p>Ho pensato agli «scienziati» che occupano le pagine dei nostri giornali con le loro analisi alate: quanta fatica farebbero molti di loro a comprendere un argomento tanto ricco e fecondo; tanto a suo modo eversivo.</p>
<p>In Europa, dunque, i poveri ci sono eccome.<br />
Solo che, diceva Deogratias, tutto dipende dal <em>contesto</em> e dal <em>punto di osservazione</em>.</p>
<p>A Verona io sono in enormi difficoltà.<br />
Ma qui io qui sono ricca; e lascio perdere, intenzionalmente, quanto bene possa fare all&#8217;ego di qualcuno, magari, la possibilità di sentirsi ricco, arbitro delle sorti degli «inferiori».</p>
<p>Ieri ho potuto dare a una donna, insieme a un&#8217;amica che è qui con me, la cifra che le serviva per pagare il suo parto cesareo: il marito era fuggito col denaro e lei era rimasta con la bambina nella pancia e senza un soldo.<br />
Erano diciotto euro.</p>
<p>Qui, un povero italiano è ricco.<br />
Ma in Italia un povero rimane un povero.<br />
E un povero ugandese è più povero di un povero italiano.</p>
<p>Il volontariato?<br />
È una cosa magnifica, certo.<br />
Ma a modo suo garantisce una più serena perpetuazione delle ingiustizie, delle quali non consente la percezione come di un problema politico.<br />
Riduce tutto a una questione privatistica, da individuo a individui: ma guai se in quella relazione si cercasse di introdurre un elemento politico. I «buoni» spiegherebbero che loro sono al di là della politica, che a loro interessa solo aiutare.</p>
<p>Cionondimeno, ovviamente, «aiutare» ha senso. Anche se finisce per qualificarsi a volte come neocolonialismo, o anche solo come paternalismo (la qual cosa mi risulta – da sorella di disabile – particolarmente insopportabile).</p>
<p>Non ha mai visto un aeroplano, Deogratias, e vorrebbe vederlo.<br />
«Il primo posto dove andrei in Europa è la Gran Bretagna. Dov&#8217;è Londra? In Gran Bretagna, vero?Per farmi addormentare, mia madre mi cantava una canzone su Londra. Io sentivo “Lòn-dòn, Lòn-dòn”, e subito mi sognavo a Londra, chiudevo gli occhi ed ero là, anche se non sapevo come immaginarla».</p>
<p>Perché il problema è <strong><em>immaginare</em></strong>; allora Internet non c&#8217;era.</p>
<p>«Dell&#8217;Europa ci parlavano a scuola, ma potevi solo immaginare, e neanche sapevi <em>cosa</em> immaginare. Io pensavo che l&#8217;Italia si esaurisse con Roma, e che passeggiando per Roma ti potesse capitare di incontrare il papa. Ogni informazione che ci arrivava, ci raggiungeva come un&#8217;immaginazione, come qualcosa su cui dovevamo costruire un&#8217;immaginazione».</p>
<p>Una volta qui ad Angal c&#8217;era un&#8217;italiana che si chiamava Maddalena.<br />
«Ci faceva giocare. Eravamo sempre felici di vederla. Tornata in Italia, ci spedì una foto di lei in mezzo a tanta gente. Erano in cima a un&#8217;altura. Davanti a quell&#8217;altura si stendeva una città. E io pensavo: “Se potessi essere in quella città&#8230;”».</p>
<p>«Ho sempre avuto sentimenti oscillanti, sull&#8217;Europa. A volte pensavo che in Europa avrei potuto trovare tutto quello che alla mia anima mancava. Ma altre volte pensavo che no, che non era così».</p>
<p>E verresti a vivere in Europa?, gli ho chiesto.</p>
<p>«Dipende», ha risposto. «<strong><em>Per andare a vivere in Europa dovrei avere una ragione molto importante. Solo così potrei accettare di rinunciare ai sogni che ho fatto per i miei figli. Mi domanderei “che fine fanno i progetti che ho immaginato per loro?”; “Loro vorrebbero venire oppure no?”; “Distruggerei il loro mondo?”</em></strong>».</p>
<p>Mi è sembrata una risposta sublime.<br />
Nolti di noi europei sono convinti che <em>chiunque</em> verrebbe immediatamente dall&#8217;Africa in Europa, e che chiunque venga nel nostro continente sia un usurpatore di risorse che ha scelto la via più breve, quella più comoda.</p>
<p>E invece, un ragazzo ci spiega che per spostarsi da qui avrebbe bisogno di un motivo estremamente serio.<br />
Espatriare è una cosa complessa, e chi espatria lo sa benissimo.</p>
<p>Non siamo così appetibili, non per tutti.</p>
<p>E non tutti pensano che siccome portiamo dei soldi, beh, allora siamo delle regine e degli dèi.<br />
Di noi regine e di noi dèi possono anche apprezzare alcune cose, ma altre appaiono ai loro occhi con estrema nitidezza come manifestazioni di benevolo potere che si compiace della propria pretesamente indiscutibile bontà.</p>
<p>Essere destinatari di benefici è una condizione difficilissima da vivere: ti aiutano, ma ti giudicano; ti aiutano, ma ti chiedono di essere come vogliono loro.</p>
<p>Noi del nord del mondo siamo specializzati.<br />
Aiutiamo, e pretendiamo gratitudine.<br />
Aiutiamo, e continuiamo a dire che «gli africani non sono capaci di governarsi da soli», e che «non hanno la minima idea di come le cose si mantengano in efficienza».</p>
<p>Poveri scemi. Loro non sanno come si fa. Sono un po&#8217; come i terroni, in fondo.</p>
<p>Eppure, basterebbe tenersi abbastanza aperti da lasciarsi sorprendere.<br />
Prima che me la raccontasse Deogratias, per esempio, di questa cosa non sapevo niente.<br />
Ma adesso che la so mi pare una bomba.</p>
<p>«Se io ti portassi su per le colline qui intorno», ha detto, «le persone potrebbero scappare via per lo spavento. Non hanno mai visto un bianco: penserebbero che tu sei una sorta di mostro».</p>
<p>Dunque – gli ho chiesto – nelle vostre favole il mostro è l&#8217;uomo bianco?</p>
<p>«Oh, no! <strong><em>Anche nelle nostre favole il mostro è l&#8217;uomo nero. Le nostre madri ci insegnano ad avere paura dell&#8217;uomo nero come le vostre</em></strong>».</p>
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		<title>Fabrics</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 22:09:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[immaginazioni]]></category>
		<category><![CDATA[found in translation]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[istituto italiano di cultura dublino]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="160" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-300x160.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-300x160.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-768x410.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-1024x546.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>This is the piece I read earlier tonight at the Istituto italiano di Cultura in Dublin, at the public event for the «Found in translation» course, run by Lia Miss and Catherine Dunne. It is fiction based on the actual story. Solofra, Avellino, 1952. «Girls, what are you doing? Go back to work!». Assuntinella swam [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="160" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-300x160.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-300x160.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-768x410.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/S_cinquemila_lire-1024x546.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/08/fabrics/" layout="button_count"></fb:like></span><p>This is the piece I read earlier tonight at the Istituto italiano di Cultura in Dublin, at the public event for the «Found in translation» course, run by Lia Miss and Catherine Dunne.<br />
It is fiction based on the actual story.</p>
<p><em>Solofra, Avellino, 1952</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/A_solofra_fontana_dei_leoni.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/A_solofra_fontana_dei_leoni-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" class="alignleft size-medium wp-image-14296" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/A_solofra_fontana_dei_leoni-300x204.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/A_solofra_fontana_dei_leoni-768x521.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/A_solofra_fontana_dei_leoni.jpg 872w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
«Girls, what are you doing? Go back to work!». Assuntinella swam across the world carrying her body as if it were a parcel: it bent down, it was the outcome of who knows what kind of serious illness. Nonetheless, she served for a long time as the commodore of a flotilla. Her troops were a group of twenty-ish sailor-tailor girls.<br />
She pretended to be tough and stern. It was she, though, the one who used to jab her husband&#8217;s huge groin hernia with her favourite companion: a needle&#8230; And only to make the girls cackle.<br />
Rosa used to work in Assuntinella&#8217;s dressmaker&#8217;s workshop.<br />
They handmade high fashion, haute couture.<br />
They did not even dare to think of anything like this, though. Everyone simply thought of their job as their duty, their normal boring day-to-day life.<br />
Moreover, they lived in a small village in the South of Italy.</p>
<p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/B_-solofra_guerra.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/B_-solofra_guerra-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" class="alignright size-medium wp-image-14297" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/B_-solofra_guerra-300x237.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/B_-solofra_guerra.jpg 319w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>It was soon after the Second World War: how could they have even thought of anything like «well, we are designers, we are protagonists of what is called  “Made in Italy”»?<br />
All they knew was that they had to be as great as possible at what they did, since people paid them actual money, and trusted them. And money plus trust equals food and future.<br />
Literally, people put themselves into their hands.</p>
<p>*</p>
<p><em>Via Mazzini, Verona, 2017</em><br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/D_zara_verona.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/D_zara_verona-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" class="alignleft size-medium wp-image-14298" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/D_zara_verona-300x187.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/D_zara_verona-768x479.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/D_zara_verona.jpg 968w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>«Good morning».<br />
«Good morning. How can I help you?».<br />
«Oh, I&#8217;m only taking a look, thank you. May I?».<br />
«You&#8217;re more than welcome. Should you need anything, please, feel free to ask».<br />
Two women against a black wall, silver letters: a «zed», an «a», an «r» and the final «a». «Zara», all together.</p>
<p>The one who has just come into the shop looks around slyly, holding on firmly to the Louis Vuitton bag she had finally been able to buy the day before: the one her friends had bought months ago. But now I&#8217;m there as well, at last.<br />
The clerk wears a black trouser suit.<br />
The last time she had had pasta was in 2012, she was fourteen.</p>
<p>*</p>
<p><em>Solofra, 1952</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/G_Rosa.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/G_Rosa-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14305" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/G_Rosa-216x300.jpg 216w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/G_Rosa.jpg 406w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></a>«Girls, come here! What the hell are you doing at that window?»<br />
They were looking at their sweethearts.<br />
Each of the girls had a boyfriend.<br />
Each of the boyfriends went in turn under the windows of the workshop, each of them whistling in a special way that was meant to be intended only for their girlfriend. Some drove a Vespa. Others were just walking.<br />
The girls would pin their needles on the piece they were creating and rush to the window, one by one. As curious as little frantic monkeys, all of them giggling.<br />
Boyfriends would throw little scraps of paper with love messages, a small stone wrapped in them. The girls, frenzied, would seize those gifts and read them silently.<br />
«Rosa, let me see what Tonino wrote to you! Please!». My mother was kind of reluctant, but she gave them the love message, in the end. Since whenever you have the chance to make it clear to the world that someone loves you, there is no way to hide your pride&#8230;</p>
<p>*</p>
<p>Fabrics.<br />
Textures.<br />
Weight.<br />
Fitting.<br />
Balance.<br />
Seams.<br />
Brands.<br />
Leather.<br />
Tons of items, all the same, all the sizes, many colours.</p>
<p>*</p>
<p><em>Verona, 2017</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/L_Zara_interno.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/L_Zara_interno-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-14300" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/L_Zara_interno-300x200.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/L_Zara_interno-768x512.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/L_Zara_interno-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>«Can I try this one on?».<br />
«Of course you can», says the Zara store clerk, the one with the black suit. «Which size would you like?». A quick look at the body. «Forty-two?», she asks. She knows it might be a generous evaluation.<br />
«No, maybe a forty would do».<br />
«Oh, perfect, then. I&#8217;ll go and get it for you. This is a wonderful dress. Good choice», the clerk says while picking the right size. «We sold dozens of these, in the past few weeks. Dozens. We had to ask Zara to have them sent again».<br />
This words give the customer a thrill: and now, another box is going to be ticked, she thought.</p>
<p>*</p>
<p><em>Solofra, 1952</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/R.-cappotto.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/R.-cappotto-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14301" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/R.-cappotto-231x300.jpg 231w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/R.-cappotto.jpg 500w" sizes="(max-width: 231px) 100vw, 231px" /></a>«Girls! No more boyfriends now! Back to work!».<br />
A dress, a skirt, a pair of trousers, a shirt, a jacket: everything had to fall the proper way. And there was only one proper way: the right one. No inaccuracies. No mistakes.<br />
Flotilla Admiral Assuntinella would inspect everything with uncompromising, firm eyes. Girls were mildly worried about this. The thin fabric by which her love stories were made was their first concern.<br />
«How come the seam is puckered, right here? Why did you make this mess, eh?», Assuntinella would ask, her words sharp as needles.<br />
A seam is supposed to be no heavier than the fabric itself. You are supposed not to even notice it. And the pattern printed on it has to be complete, perfect, unbroken, uninterrupted.</p>
<p>*</p>
<p><em>Verona, 2017</em>.<br />
«Mmh, it&#8217;s a bit tight here, on the hip», the woman with the Vuitton says.<br />
«Oh, don&#8217;t you worry. Let me see&#8230;». The sales assistant puts her hands firmly on the dress. She looks pensive, almost musing. Then she touches the fabric and says: «Yes. That&#8217;s it. You see? Now that&#8217;s fine. It was just the way you wore it».<br />
The customer is not that sure. Size forty, uh? Floral silky-ish Zara dress? More than one hundred euro&#8230; And a bit tight on the hip? «And, what about this sleeve? When I raise my arm the dress goes up, like this, you see?».<br />
«Would you please put your arm down again, madame, and let me see?».</p>
<p>*</p>
<p><em>Solofra, 1952</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/O_vecchia_sartoria_1.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/O_vecchia_sartoria_1-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" class="alignleft size-medium wp-image-14302" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/O_vecchia_sartoria_1-300x190.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/O_vecchia_sartoria_1-768x486.jpg 768w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/O_vecchia_sartoria_1.jpg 850w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>«Are they finally gone, girls? The boys? Stop it!».<br />
A sailor-tailor girl cannot use a wool thread to sew silk, cannot use light silk on an asymmetrical torso, without the help of some kapoc, which is a plant fibre used for padding.<br />
She cannot make a bra that lets someone&#8217;s flesh pop out of the stretchy rim, especially under their bridal dress.<br />
She cannot let the customer try to button her shirt if the button holes aren&#8217;t perfectly stitched.<br />
She cannot let anyone wear a jacket whose lapels are sewn with uneven visible stitches.<br />
When it came to fashion, my country was the country of «you must» and «you cannot».<br />
There were no margins left for mistakes or laxity.<br />
And every single body was a different world: silk suited someone, crêpe someone else, rough wool was perfect for that man&#8230;<br />
One fabric, one shape, one colour: one woman.</p>
<p>*</p>
<p><em>Verona, 2017</em>.<br />
«To be honest, I would say that there is no flaw, here», the Zara clerk says. «This is the way the dress is supposed to breathe».<br />
[&#8230;]</p>
<p>*</p>
<p><em>Solofra, 1952</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/M_cartamodelli.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/M_cartamodelli-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14303" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/M_cartamodelli-211x300.jpg 211w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/M_cartamodelli.jpg 570w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>«Miss Troisi&#8217;s right leg is seven millimetres longer than her left», the Admiral said: «keep it well in mind! We don&#8217;t need to take any more measurements. We don’t need to trouble her again.’<br />
At the atelier, customers were offered a cup of strong coffee in silver pottery. Over the coffee table, Assuntinella took note of their preferences, their dreams; the woman they wanted to become thanks to her girls&#8217; help. «So, tell me. What are you looking for?», she would ask them.<br />
«Oh, I was thinking of a coat&#8230; It will be winter soon&#8230;».<br />
«Well. What about cashmere?».<br />
«Wouldn&#8217;t that be too expensive, Maestra?».<br />
«Not necessarily, Miss Troisi».<br />
«How much will I end up spending?».<br />
«Let me do some maths&#8230;». She pondered over costs and other issues. «Six thousand  lire?».<br />
«That&#8217;s good», Miss Troisi said. And then, after a tiny hesitation: «Maestra, what if I pay for it in two tranches?».<br />
«That&#8217;d be just fine. And now tell me: what colour are you thinking of?».<br />
Then, the huge fabric sample book would be taken out. Glasses would be worn. Fingers would be eager to test the texture.<br />
As for the shape, well, the Admiral would not permit anybody to get in the way of her scientific calculations.<br />
«Will I be sure that absolutely no one else will have the same coat as I have, even in a different colour?».<br />
«Please, madame. I know you don&#8217;t mean to offend. But, you know: we make exclusively bespoke pieces. You will be the only one in the world to have it».<br />
«Not even a woman from Naples?».<br />
«No».<br />
«Or even Rome?».<br />
«No one. I promise».</p>
<p>*</p>
<p><em>Verona, 2017</em>.<br />
<a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/N_zara-floral-dress.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/N_zara-floral-dress-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14304" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/N_zara-floral-dress-242x300.jpg 242w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/N_zara-floral-dress.jpg 640w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></a>«I think I&#8217;ll take it», the Vuitton woman says.<br />
«Perfect», says the clerk.<br />
While she is putting the floral dress in a paper bag, the Vuitton woman looks out of the window.<br />
The shoulder bag, the dress. The Prada pumps. She is so delighted.<br />
I. Am. The. Perfect. Fit.<br />
She feels she has achieved her right to be Someone.<br />
She is absent-minded, lost in her own light happiness.<br />
Otherwise she would see the Japanese girl shadowed by a white umbrella, and the American wife of some tycoon from Texas, wearing those awful boots; and the young Daddy&#8217;s girl with Ferragamo shoes, and the lady in her sixties.<br />
Each of them wearing Zara. The floral dress.<br />
And it was not even made by silk.</p>
<p>*</p>
<p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/U_Rosa_3.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/U_Rosa_3-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-14306" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/U_Rosa_3-169x300.jpg 169w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/U_Rosa_3-576x1024.jpg 576w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2017/08/U_Rosa_3.jpg 720w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a>(And, please, now meet my mother Rosa)</p>
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		<title>fortuna secunda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[federicasgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 10:53:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[giorni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[fortuna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="184" height="276" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2010/11/balance.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>Un&#8217;amica straniera che ho sempre ritenuto enormemente brava sta ottenendo un grande successo nella scrittura. Sono molto felice per lei, e credo che meriti ogni cosa. Anzi: forse le cose sono anche arrivate un po&#8217; tardi. Però. Però, perché non sono arrivate anche a me? Sono meno brava. La mia lingua è l&#8217;italiano, e dell&#8217;italiano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="184" height="276" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2010/11/balance.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><span class="fb_share"><fb:like href="https://www.federicasgaggio.it/2017/07/fortuna-secunda/" layout="button_count"></fb:like></span><p><a href="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2013/10/vernice_fresca.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2013/10/vernice_fresca-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-13254" srcset="https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2013/10/vernice_fresca-300x224.jpg 300w, https://www.federicasgaggio.it/wp-content/uploads/2013/10/vernice_fresca-1024x764.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Un&#8217;amica straniera che ho sempre ritenuto enormemente brava sta ottenendo un grande successo nella scrittura.</p>
<p>Sono molto felice per lei, e credo che meriti ogni cosa. Anzi: forse le cose sono anche arrivate un po&#8217; tardi.</p>
<p>Però.<br />
Però, perché non sono arrivate anche a me?</p>
<p>Sono meno brava.<br />
La mia lingua è l&#8217;italiano, e dell&#8217;italiano non interessa praticamente niente a nessuno.<br />
Ho avuto incontri meno fortunati.<br />
Ci ho creduto di meno.<br />
Ho fatto meno sforzi.</p>
<p>Tutto vero.<br />
Però.<br />
Pero, come faccio a tenere a bada la sensazione che, se ascolto solo la mia pancia, ecco che sono tornata piccola come una bambina che fa sogni e poi si trova in mano la polvere?</p>
<p>Non vorrei togliere niente a nessuno, mai.<br />
Ognuno ha la sua strada, e ci arriva quello per cui seminiamo.<br />
Ma conta anche la fortuna.</p>
<p>Io ho scritto un libro bello.<br />
No, non è il romanzo giallo Due Colonne Taglio Basso, che pure secondo me era bello e scritto bene; forse solo un pochino pomposo qua e là.<br />
Non è neanche L&#8217;Avvocato G, che è una storia asciutta e piena di cose.</p>
<p>È la storia di mia madre, che ho finalmente finito dopo averci lavorato per dodici anni nella convinzione che stavo scrivendo un&#8217;altra storia, e solo quando lei è morta ho capito cosa in realtà stavo scrivendo.</p>
<p>Vorrei che questo libro avesse fortuna.<br />
Avrebbe senso.<br />
È una storia non cronologica. È un romanzo <em>vero</em>. È un memoir. È quel che è.<br />
Dentro c&#8217;è un «uovo» che ha senso.</p>
<p>Mandatemi pensieri positivi, su.<br />
Facciamo finta che serva&#8230;</p>
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