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	<title>Hackerjournal.it</title>
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	<description>Scopri in Edicola Hacker Journal la rivista italiana dedicata all&#039;Hacking. Tutto quello che gli altri non osano dirti.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 27 Jun 2026 07:42:43 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il nuovo volto del phishing</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15384/il-nuovo-volto-del-phishing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 05:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ClickFix]]></category>
		<category><![CDATA[OAuth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cybercriminali usano AI, pagine di login false e tecniche elusive per rubare credenziali, bypassare la 2FA e consolidare la propria presenza in rete.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15384/il-nuovo-volto-del-phishing/">Il nuovo volto del phishing</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sola e-mail pu&ograve; bastare per mettere in crisi un&rsquo;intera organizzazione. &Egrave; il messaggio che arriva da una simulazione condotta da <a href="https://blog.barracuda.com/2026/06/17/red-team-report-ai-powered-email-attacks" target="_blank" rel="noopener">Barracuda</a>, secondo cui un attacco di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> ben costruito pu&ograve; trasformarsi in una compromissione completa nel giro di appena cinque minuti. Un tempo brevissimo, ma sufficiente per rubare credenziali, aggirare l&rsquo;autenticazione a pi&ugrave; fattori, prendere il controllo della casella di posta e aprire la strada a ulteriori azioni malevole.</p>
<h3>Attacco in pratica</h3>
<p>La dimostrazione parte da un elemento ormai familiare: <strong>una e-mail credibile, scritta con l&rsquo;aiuto dell&rsquo;intelligenza artificiale generativa e costruita per sembrare urgente</strong>. Nel caso simulato, il destinatario ha ricevuto la richiesta di controllare rapidamente un documento. Nulla di particolarmente sospetto all&rsquo;apparenza. Dopo una ventina di minuti ha aperto il messaggio e cliccato sul link, finendo su una falsa pagina di accesso Microsoft.</p>
<p>A quel punto l&rsquo;attacco accelera.<strong> Nel giro di un minuto la vittima inserisce le proprie credenziali, convinta di trovarsi davanti al sito autentico</strong>. In realt&agrave; gli aggressori stanno intercettando in tempo reale i dati che passano tra l&rsquo;utente e la piattaforma legittima. Subito dopo arriva la richiesta di autenticazione a pi&ugrave; fattori, il sistema che di solito aggiunge un secondo livello di sicurezza oltre alla password. Ma anche questo passaggio, in questo scenario, non basta.</p>
<p><strong>Gli attaccanti riescono infatti a sottrarre il cookie di sessione, cio&egrave; una sorta di &ldquo;pass temporaneo&rdquo; che dice al sistema: questo utente ha gi&agrave; effettuato correttamente il login</strong>. Per capirci, &egrave; come rubare non la chiave di casa, ma il badge gi&agrave; attivo che permette di entrare senza rifare i controlli. Con quel pass digitale, dopo appena due minuti dal primo clic, il Red Team &egrave; riuscito ad accedere direttamente alla posta della vittima, leggere e inviare messaggi a suo nome, entrare in SharePoint e OneDrive, impostare regole per nascondere la propria attivit&agrave; e autorizzare applicazioni OAuth malevole.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15385 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Barracuda_red-team-report_stopwatch-visual-final-1024x536.png" alt="" width="740" height="387" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Barracuda_red-team-report_stopwatch-visual-final-1024x536.png 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Barracuda_red-team-report_stopwatch-visual-final-300x157.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Barracuda_red-team-report_stopwatch-visual-final-768x402.png 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Barracuda_red-team-report_stopwatch-visual-final.png 1200w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px"></p>
<p>Anche qui conviene spiegare il termine:<strong> OAuth &egrave; un sistema che consente a un&rsquo;app di ottenere permessi su un account senza conoscere direttamente la password</strong>. &Egrave; molto comodo quando usiamo servizi legittimi collegati tra loro, ma pu&ograve; diventare pericoloso se viene concesso accesso a un&rsquo;app malevola che si presenta come innocua. <strong>Per mantenere il controllo pi&ugrave; a lungo, nella simulazione &egrave; stata usata anche una tecnica chiamata ClickFix</strong>. In pratica, alla vittima viene chiesto di eseguire un&rsquo;apparente verifica aggiuntiva, ma il risultato &egrave; che copia e attiva inconsapevolmente uno script dannoso. &Egrave; un trucco semplice e subdolo: l&rsquo;utente pensa di risolvere un problema tecnico e invece sta aprendo la porta all&rsquo;attaccante.</p>
<p>Il punto chiave &egrave; che oggi molte campagne non si fermano pi&ugrave; al furto della password. Puntano a entrare, restare nascoste e consolidare la propria presenza prima che qualcuno si accorga di qualcosa. Se un&rsquo;operazione del genere proseguisse senza essere fermata, il passo successivo potrebbe essere il furto di dati, il blocco dei sistemi o perfino un attacco <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://blog.barracuda.com/2026/06/17/red-team-report-ai-powered-email-attacks" target="_blank" rel="noopener">Barracuda</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15384/il-nuovo-volto-del-phishing/">Il nuovo volto del phishing</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Vulnerabilità nei decoder video</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15379/vulnerabilita-nei-decoder-video/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 05:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FFmpeg]]></category>
		<category><![CDATA[PixelSmash]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FFmpeg è usato ovunque, dai server ai dispositivi IoT, ed è proprio questa diffusione a rendere le sue falle particolarmente delicate.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15379/vulnerabilita-nei-decoder-video/">Vulnerabilità nei decoder video</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un file video minuscolo, grande appena poche decine di kilobyte, potrebbe sembrare innocuo. E invece, in alcuni casi, pu&ograve; bastare per mandare in crisi un server, bloccare un dispositivo IoT o far crashare un&rsquo;app che usa <strong>FFmpeg</strong>, una delle librerie pi&ugrave; diffuse al mondo per leggere, convertire e gestire audio e video. &Egrave; uno di quei casi in cui la minaccia non arriva da un allegato &ldquo;strano&rdquo; o da un programma sospetto, ma da qualcosa che tutti considerano normale: un video. <strong>La vulnerabilit&agrave;, denominata <a href="https://jfrog.com/blog/pixelsmash-critical-ffmpeg-vulnerability-turns-media-files-into-weapons/" target="_blank" rel="noopener">PixelSmash</a>, &egrave; stata scoperta dai ricercatori di JFrog nei decoder MagicYUV di FFmpeg. Identificata come CVE-2026-8461 e con un punteggio CVSS di 8,8.</strong></p>
<h3>Capire il problema</h3>
<p>Per capire la vulnerabilit&agrave; bisogna partire proprio da FFmpeg. Non &egrave; un&rsquo;app che l&rsquo;utente medio apre direttamente ogni giorno, ma un motore software integrato in tantissimi servizi: telecamere IP, sistemi di videosorveglianza, piattaforme di streaming, server multimediali, software di editing e perfino dispositivi smart per la casa. <strong>In pratica, se un sistema deve leggere o trasformare un video, &egrave; molto probabile che da qualche parte stia usando FFmpeg</strong>.</p>
<p>Quando si parla di vulnerabilit&agrave; in questo contesto, il punto non &egrave; che &ldquo;il video contiene un virus&rdquo; nel senso tradizionale. Il problema &egrave; pi&ugrave; sottile: il file pu&ograve; essere costruito in modo da sfruttare un errore nel software che lo analizza. &Egrave; un po&rsquo; come infilare una chiave sagomata male in una serratura delicata: non stai sfondando la porta con la forza, ma stai facendo inceppare il meccanismo dall&rsquo;interno. Se il decoder multimediale gestisce male certe informazioni, pu&ograve; andare in crash, bloccarsi o comportarsi in modo imprevisto.</p>
<p><strong>Secondo le informazioni disponibili, molte di queste falle riguardano la gestione della memoria, cio&egrave; il modo in cui il programma legge e organizza temporaneamente i dati mentre elabora il video</strong>. Se questa gestione ha un difetto, un file appositamente manipolato pu&ograve; causare accessi fuori dai limiti previsti o errori nei buffer, con effetti che vanno dal semplice arresto del processo fino a conseguenze pi&ugrave; serie. Per chi non mastica il gergo tecnico, il buffer si pu&ograve; immaginare come un contenitore temporaneo: se il software prova a metterci dentro pi&ugrave; dati di quanti ne possa reggere, qualcosa pu&ograve; rompersi.</p>
<p><strong>La parte davvero delicata &egrave; che il rischio non riguarda solo i PC. Anche dispositivi IoT e apparati embedded, spesso meno aggiornati e pi&ugrave; dimenticati nel tempo, possono usare componenti multimediali vulnerabili. Una telecamera smart, un registratore video di rete o un piccolo server casalingo potrebbero quindi andare in tilt semplicemente elaborando un file costruito ad arte o uno stream malevol</strong>o.</p>
<p>La buona notizia &egrave; che la difesa non richiede magie. Serve soprattutto una manutenzione pi&ugrave; attenta: aggiornare software e firmware, limitare l&rsquo;elaborazione automatica di file non fidati, non eseguire player o decoder con privilegi elevati e verificare con cura le fonti dei contenuti caricati sui sistemi aziendali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://jfrog.com/blog/pixelsmash-critical-ffmpeg-vulnerability-turns-media-files-into-weapons/" target="_blank" rel="noopener">JFrog</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15379/vulnerabilita-nei-decoder-video/">Vulnerabilità nei decoder video</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>GTA 6 nel mirino delle truffe</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15375/gta-6-nel-mirino-delle-truffe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 05:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[GTA 6]]></category>
		<category><![CDATA[Rockstar Social Club]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I criminali informatici cavalcano rumor, leak e voglia di preordine per rubare credenziali, denaro e account di gioco.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15375/gta-6-nel-mirino-delle-truffe/">GTA 6 nel mirino delle truffe</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;attesa per GTA 6 &egrave; diventata un&rsquo;occasione d&rsquo;oro anche per i criminali informatici. Quando un videogioco &egrave; cos&igrave; atteso da milioni di persone, basta poco per trasformare curiosit&agrave; ed entusiasmo in una trappola: un finto preordine, una presunta beta esclusiva, un codice gratuito o un link che promette il nuovo trailer &ldquo;segreto&rdquo;. Dietro molte di queste esche, per&ograve;, non c&rsquo;&egrave; il gioco, ma un tentativo di rubare dati, soldi o accessi personali.</p>
<p>Il meccanismo &egrave; semplice e funziona proprio perch&eacute; fa leva sull&rsquo;urgenza. <strong>Chi aspetta da mesi un titolo molto discusso &egrave; pi&ugrave; disposto a cliccare in fretta, soprattutto se davanti ha una pagina che sembra credibile. Alcuni siti, secondo i report online, imitano l&rsquo;aspetto di portali noti e promettono chiavi beta inesistenti, download anticipati o bonus esclusivi</strong>. In altri casi compare un falso programma di installazione che, una volta avviato, non installa il gioco ma un software dannoso in background.</p>
<p>&Egrave; qui che entrano in scena termini tecnici che vale la pena tradurre in modo semplice. Un <strong><a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a></strong> &egrave; un programma creato per fare danni o rubare qualcosa; pu&ograve; spiare il computer, scaricare altri file pericolosi o aprire la porta a ulteriori infezioni. Il <strong><a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a></strong>, invece, &egrave; una truffa che prova a farti consegnare spontaneamente dati di accesso, come username e password, usando siti o messaggi che sembrano legittimi. <strong>Nel caso di GTA 6, i bersagli possono essere gli account <a href="https://www.rockstargames.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Rockstar Social Club</a>, molto appetibili per chi vuole rivenderli o usarli in campagne successive</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il fenomeno, in realt&agrave;, non &egrave; nuovo</h3>
<p>I videogiochi sono da tempo tra le esche preferite dei cybercriminali, soprattutto quando si parla di titoli famosi, mod, cheat o versioni pirata. Kaspersky ha rilevato milioni di tentativi di download di file malevoli mascherati da giochi popolari, segno che il mondo gaming &egrave; ormai un terreno stabile per le frodi digitali.<span data-pplx-citation="" data-pplx-citation-url="https://www.kaspersky.it/blog/gaming-cyber-attacks-2023/28348/"><span aria-label="Crescita dei cyberattacchi ai danni dei gamer" data-state="closed"><br>
<strong>La differenza, con GTA 6, &egrave; che l&rsquo;enorme attenzione mediatica amplifica tutto: rumor, <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>, trailer e ipotesi sui preordini diventano il terreno perfetto per lanciare truffe su larga scala</strong>.</span></span></p>
<p><strong>Per i giocatori il consiglio pi&ugrave; utile &egrave; anche il pi&ugrave; banale: diffidare di qualunque accesso anticipato non provenga da fonti ufficial</strong>i. Se una beta non &egrave; stata annunciata da Rockstar o dai canali riconosciuti, probabilmente non esiste. Lo stesso vale per chiavi gratuite, sconti e download da siti esterni agli store ufficiali. Un&rsquo;offerta troppo bella per essere vera, soprattutto su un gioco cos&igrave; atteso, quasi sempre &egrave; proprio questo: troppo bella per essere vera.</p>
<p>In pratica, <strong>chi vuole proteggersi dovrebbe seguire poche regole molto concrete: scaricare solo da store ufficiali, non usare link arrivati da chat o social, evitare software pirata e non inserire mai le credenziali su pagine sospette</strong>.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15375/gta-6-nel-mirino-delle-truffe/">GTA 6 nel mirino delle truffe</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Driver AMD 26.6.2, problemi su Windows 10</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15372/driver-amd-26-6-2-problemi-su-windows-10/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Driver AMD 26.6.2]]></category>
		<category><![CDATA[windows 10]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il punto esclamativo giallo in Gestione dispositivi e il mancato avvio dell’app AMD sono i sintomi più segnalati dagli utenti colpiti.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15372/driver-amd-26-6-2-problemi-su-windows-10/">Driver AMD 26.6.2, problemi su Windows 10</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un aggiornamento driver dovrebbe migliorare prestazioni e compatibilit&agrave;, non trasformarsi in un problema. Eppure &egrave; proprio quello che sta succedendo a una parte degli utenti AMD rimasti su Windows 10. In queste ore si stanno moltiplicando le segnalazioni legate ai driver <a href="https://www.amd.com/en/resources/support-articles/faqs/PA-622.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>AMD Software: Adrenalin Edition 26.6.2</strong></a>, che in alcuni casi causano errori di avvio del software Radeon e il classico simbolo con il punto esclamativo giallo accanto alla scheda video in Gestione dispositivi. AMD ha riconosciuto il problema e, almeno per ora, consiglia di tornare alla versione precedente, la <strong>26.6.1</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il cuore del problema</h3>
<p>Il difetto riguarda in particolare sistemi con Windows 10 e schede della serie AMD Radeon RX. <strong>In pratica, dopo l&rsquo;installazione del nuovo pacchetto, il sistema pu&ograve; comportarsi come se driver e applicazione AMD non fossero pi&ugrave; allineati</strong>. Il risultato &egrave; un messaggio d&rsquo;errore che avvisa che la versione del software avviata non &egrave; compatibile con il driver grafico installato.</p>
<p><strong>La questione &egrave; particolarmente fastidiosa perch&eacute; il driver 26.6.2 porta con s&eacute; novit&agrave; attese, come il supporto a FSR 4.1 e ottimizzazioni per nuovi giochi</strong>. Ma per chi usa ancora Windows 10 il prezzo da pagare potrebbe essere instabilit&agrave;, malfunzionamenti o l&rsquo;impossibilit&agrave; di usare correttamente il software Radeon. E questo &egrave; un promemoria utile anche sul fronte della sicurezza informatica: un driver difettoso non &egrave; solo un problema di prestazioni, ma pu&ograve; compromettere affidabilit&agrave;, aggiornamenti e controllo del sistema.</p>
<p><strong>Il simbolo giallo in Gestione dispositivi, per chi non lo conosce, &egrave; il modo con cui Windows segnala che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe con una periferica. Non sempre significa guasto hardware: spesso indica un conflitto software, un driver errato o un&rsquo;installazione incompleta. In questo caso, il problema sembra legato alla compatibilit&agrave; del nuovo pacchetto con Windows 10</strong>.</p>
<h3>Cosa fare?</h3>
<p>La raccomandazione pi&ugrave; prudente, al momento, &egrave; semplice:<strong> se il PC con Windows 10 funziona bene con la versione precedente, conviene evitare l&rsquo;aggiornamento immediato oppure tornare alla 26.6.1 se il problema &egrave; gi&agrave; comparso</strong>. &Egrave; anche una buona abitudine creare un punto di ripristino prima di installare nuovi driver, soprattutto quando riguardano componenti critici come la GPU. In pratica, &egrave; una rete di sicurezza che permette di fare marcia indietro pi&ugrave; facilmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.amd.com/en.html" target="_blank" rel="noopener">AMD</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15372/driver-amd-26-6-2-problemi-su-windows-10/">Driver AMD 26.6.2, problemi su Windows 10</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Raspberry Pi Imager 2.0</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15365/raspberry-pi-imager-2-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 05:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Raspberry Pi Imager 2.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La versione 2.0 rappresenta una riprogettazione completa dell’interfaccia piuttosto che un aggiornamento incrementale e introduce una pratica visualizzazione guidata</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15365/raspberry-pi-imager-2-0/">Raspberry Pi Imager 2.0</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Imager &egrave; lo strumento ufficiale di scrittura delle immagini sviluppato dalla <a href="https://www.raspberrypi.com/software/" target="_blank" rel="noopener">Raspberry Pi Foundation</a>, pensato per semplificare la preparazione dei supporti di memorizzazione per i dispositivi Raspberry Pi. La versione 2.0 rappresenta una riprogettazione completa dell&rsquo;interfaccia piuttosto che un aggiornamento incrementale.</p>
<div id="attachment_15366" style="width: 589px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15366" class="wp-image-15366 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Raspberry_P.png" alt="" width="579" height="379" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Raspberry_P.png 579w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Raspberry_P-300x196.png 300w" sizes="(max-width: 579px) 100vw, 579px"><p id="caption-attachment-15366" class="wp-caption-text">La versione 2.0 rappresenta una riprogettazione completa dell&rsquo;interfaccia piuttosto che un aggiornamento incrementale e introduce una pratica visualizzazione guidata</p></div>
<h3>Le novit&agrave; in pillole</h3>
<p>Introduce un&rsquo;interfaccia guidata passo per passo che accompagna l&rsquo;utente attraverso una sequenza di fasi ben distinte, che<strong> includono la selezione del modello di Raspberry Pi, la scelta del sistema operativo, l&rsquo;individuazione del dispositivo di destinazione, la configurazione del sistema, la scrittura dell&rsquo;immagine e il completamento del processo</strong>. Ogni fase occupa l&rsquo;intera finestra dell&rsquo;applicazione, offrendo spazio per spiegazioni, messaggi di validazione e informazioni contestuali, riducendo l&rsquo;affollamento visivo e rendendo pi&ugrave; accessibili anche le configurazioni avanzate. Integra inoltre la possibilit&agrave; di preconfigurare Raspberry Pi Connect durante il processo di scrittura dell&rsquo;immagine: autenticandosi in questa fase, il dispositivo risulta gi&agrave; collegato al proprio account al primo avvio, consentendo subito l&rsquo;accesso remoto tramite condivisione dello schermo o <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/shell/" target="_self" title="Un termine Unix per l'interfaccia utente interattiva con un sistema operativo.&nbsp;La shell &egrave; il livello di programmazione che comprende ed esegue i comandi immessi da un utente.&nbsp;In alcuni sistemi, la shell &egrave; chiamata interprete di comandi.&nbsp;" class="encyclopedia">shell</a>. L&rsquo;accessibilit&agrave; &egrave; un elemento centrale della<br>
riprogettazione, con controlli etichettati per i lettori di schermo, navigazione completa da tastiera e pi&ugrave; attenzione al contrasto dei colori e alla disposizione degli elementi. La nuova combinazione cromatica e l&rsquo;uso generoso dello spazio bianco contribuiscono a migliorare la leggibilit&agrave; e la chiarezza dell&rsquo;interfaccia, rendendo Imager pi&ugrave; fruibile per un pubblico ampio, compresi i novizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche: &ldquo;<a href="https://hackerjournal.it/13143/media-center-sulla-raspberry/">Media Center sulla Raspberry</a>&ldquo;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15365/raspberry-pi-imager-2-0/">Raspberry Pi Imager 2.0</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Amazon Prime Day 2026, allarme truffe</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15359/amazon-prime-day-2026-allarme-truffe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 15:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Prime Day 2026]]></category>
		<category><![CDATA[amzn-buono[.]click]]></category>
		<category><![CDATA[smishing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro la corsa all’affare può nascondersi una trappola costruita con largo anticipo per sembrare credibile proprio nei giorni dello shopping più intenso.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15359/amazon-prime-day-2026-allarme-truffe/">Amazon Prime Day 2026, allarme truffe</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&rsquo;arrivo degli Amazon Prime Day, tornano puntuali anche le truffe online. Secondo <a href="https://www.checkpoint.com/" target="_blank" rel="noopener">Check Point Research</a>,<strong> i criminali informatici hanno gi&agrave; preparato una vera e propria infrastruttura di siti, messaggi e pagine false per colpire gli acquirenti durante i quattro giorni di promozioni, in programma dal 23 al 26 giugno 2026</strong>. E questa volta nel mirino ci sono anche i consumatori italiani.</p>
<p>Il motivo &egrave; semplice: eventi come il Prime Day mettono insieme tre ingredienti perfetti per una frode digitale, cio&egrave; un marchio molto conosciuto, un forte senso di urgenza e milioni di persone pronte a comprare in poche ore. In un contesto del genere, basta una mail ben fatta o un sito che somiglia a quello originale per convincere molti utenti ad abbassare la guardia.</p>
<div id="attachment_15360" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15360" class="wp-image-15360 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-1-%E2%80%93-Nuovi-domini-registrati-tra-dicembre-2026-e-maggio-2026-legati-ad-Amazon-1024x314.jpg" alt="" width="740" height="227" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-1-&ndash;-Nuovi-domini-registrati-tra-dicembre-2026-e-maggio-2026-legati-ad-Amazon-1024x314.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-1-&ndash;-Nuovi-domini-registrati-tra-dicembre-2026-e-maggio-2026-legati-ad-Amazon-300x92.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-1-&ndash;-Nuovi-domini-registrati-tra-dicembre-2026-e-maggio-2026-legati-ad-Amazon-768x235.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-1-&ndash;-Nuovi-domini-registrati-tra-dicembre-2026-e-maggio-2026-legati-ad-Amazon.jpg 1322w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px"><p id="caption-attachment-15360" class="wp-caption-text">Nuovi domini registrati tra dicembre 2026 e maggio 2026 legati ad Amazon</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Truffe ben architettate</strong></h3>
<p>Il dato pi&ugrave; interessante del report &egrave; che queste truffe non nascono all&rsquo;ultimo minuto. Tra dicembre 2025 e maggio 2026 sono stati registrati nel mondo 6.843 nuovi domini collegati al nome Amazon, con un picco di 1.446 nel solo aprile e altri 1.267 a maggio. Secondo Check Point, i criminali li registrano con largo anticipo per farli &ldquo;invecchiare&rdquo; online e renderli meno sospetti agli occhi di alcuni filtri automatici di sicurezza.</p>
<p>A maggio, il 9,2% di questi domini &mdash; circa uno su undici &mdash; era gi&agrave; stato classificato come malevolo o sospetto. Anche nella prima settimana di giugno, con 241 nuovi domini comparsi, circa uno su tredici era gi&agrave; finito sotto osservazione. In pratica, il <strong>Prime Day non &egrave; solo un evento commerciale, ma anche un picco misurabile nell&rsquo;attivit&agrave; di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a>, smishing e furto di account</strong>.</p>
<div id="attachment_15361" style="width: 619px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15361" class="wp-image-15361 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2-%E2%80%93-amzn-buono.click-esempio-di-pagina-falsa-per-clienti-Amazon-italiani.jpg" alt="" width="609" height="457" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2-&ndash;-amzn-buono.click-esempio-di-pagina-falsa-per-clienti-Amazon-italiani.jpg 609w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2-&ndash;-amzn-buono.click-esempio-di-pagina-falsa-per-clienti-Amazon-italiani-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px"><p id="caption-attachment-15361" class="wp-caption-text">amzn-buono[.]click &ndash; esempio di pagina falsa per clienti Amazon italiani</p></div>
<h3>Campagne individuate</h3>
<p>Tra le campagne individuate ce ne sono alcune particolarmente aggressive. Una usa vari indirizzi simili ad &ldquo;amazon-prime&rdquo; con estensioni diverse, per intercettare chi sbaglia a digitare o clicca senza controllare bene. Un&rsquo;altra ruota attorno al nome &ldquo;amazoncredito&rdquo; e promette falsi bonus o crediti promozionali, sfruttando persino domini con caratteri accentati per sembrare pi&ugrave; convincenti a utenti spagnoli e portoghesi.</p>
<p>Ma il punto pi&ugrave; delicato riguarda le false esperienze di acquisto. Non si tratta pi&ugrave; soltanto di pagine di login contraffatte: i truffatori copiano intere vetrine online, schede prodotto, recensioni, loghi, badge come &ldquo;Amazon&rsquo;s Choice&rdquo; e messaggi urgenti del tipo &ldquo;offerta limitata alle prime 1.000 richieste&rdquo;. <strong>In Italia, ad esempio, Check Point cita il dominio amzn-buono[.]click, pensato per attirare utenti Prime con la promessa di buoni e premi special</strong>i.</p>
<p><strong>Lo scopo finale &egrave; quasi sempre lo stesso: rubare dati di accesso o informazioni di pagamento. A volte il messaggio arriva via e-mail, altre via SMS. &Egrave; qui che entra in gioco lo smishing</strong>, cio&egrave; il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> fatto con i messaggi di testo: per esempio un SMS che avvisa di una consegna in ritardo o chiede di verificare il codice 2FA, il sistema di autenticazione a due fattori che dovrebbe proteggere l&rsquo;account. Se l&rsquo;utente cade nel tranello, i criminali possono prendere il controllo del profilo Amazon reale.</p>
<h3>Regole per difendersi</h3>
<p>La difesa, per&ograve;, &egrave; ancora fatta di gesti semplici: controllare sempre l&rsquo;indirizzo del sito, non cliccare sui link ricevuti via mail o SMS, non fidarsi solo del lucchetto HTTPS e usare password uniche con 2FA attiva. Anche rallentare di pochi secondi prima di pagare pu&ograve; fare la differenza. Perch&eacute; durante eventi come il Prime Day, la fretta &egrave; spesso l&rsquo;arma migliore dei truffatori.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15359/amazon-prime-day-2026-allarme-truffe/">Amazon Prime Day 2026, allarme truffe</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gli europei diffidano dei router cinesi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15355/gli-europei-diffidano-dei-router-cinesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 04:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[router]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sondaggio YouGov mostra che molti europei, e in particolare gli italiani, si fidano di più dei router prodotti in Europa, ma spesso ignorano la reale origine dei dispositivi che usano ogni giorno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di sicurezza informatica, il router resta uno degli oggetti pi&ugrave; importanti e meno considerati della casa digitale. &Egrave; il dispositivo che collega a Internet computer, smartphone, TV, videocamere e spesso anche elettrodomestici smart. In pratica, &egrave; il &ldquo;portiere&rdquo; della rete domestica: se &egrave; poco affidabile, anche tutto ci&ograve; che gli sta dietro diventa pi&ugrave; esposto. Non sorprende quindi che, <strong>secondo un sondaggio <a href="https://yougov.com/" target="_blank" rel="noopener">YouGov</a> condotto in 14 Paesi europei su oltre 16.000 persone, molti consumatori guardino con crescente attenzione alla provenienza dei produttori di router</strong>.</p>
<h3>I risultati della ricerca</h3>
<p>La ricerca mostra un dato chiaro: in Europa oltre una persona su due diffida dei router cinesi, mentre il livello di sfiducia verso i produttori russi sale ancora di pi&ugrave;. Al contrario, i produttori europei sono percepiti come i pi&ugrave; affidabili. In Italia il quadro &egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; sfumato, ma la tendenza resta evidente: il 62% degli intervistati dichiara fiducia verso i produttori europei, mentre la diffidenza riguarda il 34% dei dispositivi provenienti dalla Cina, il 45% di quelli russi e il 26% di quelli statunitensi.</p>
<p>Il dato interessante &egrave; che questa percezione non sempre si accompagna a una reale consapevolezza sull&rsquo;origine dei marchi. Molti utenti, infatti, non sanno con precisione da dove arrivi il router che hanno in casa, n&eacute; conoscono il Paese di origine del brand che lo produce. Il sondaggio segnala, ad esempio, che solo una piccola parte degli intervistati sa collocare correttamente alcuni marchi molto diffusi, mentre per molti altri prevale l&rsquo;incertezza o l&rsquo;errore. In altre parole, la fiducia nel &ldquo;Made in Europe&rdquo; cresce, ma spesso si basa su informazioni incomplete o approssimative.</p>
<h3>Il router dell&rsquo;operatore</h3>
<p>La confusione aumenta ulteriormente quando si parla dei modem-router forniti dagli operatori telefonici. <strong>Molti consumatori tendono a pensare che i dispositivi ricevuti in comodato d&rsquo;uso dai provider siano prodotti in Europa, anche quando la filiera reale &egrave; esterna all&rsquo;Unione Europea</strong>. &Egrave; un dettaglio importante, perch&eacute; nella percezione comune il router dell&rsquo;operatore viene spesso considerato quasi &ldquo;neutro&rdquo;, come se la sua provenienza fosse meno rilevante rispetto a quella di un prodotto acquistato direttamente.</p>
<p>Dal punto di vista pratico, per&ograve;, la sicurezza di un router non dipende solo dalla geografia del marchio. Contano anche fattori molto concreti: frequenza degli aggiornamenti, trasparenza del produttore, durata del supporto software, rapidit&agrave; nel correggere falle di sicurezza e facilit&agrave; con cui l&rsquo;utente pu&ograve; gestire password, rete Wi&#8209;Fi e impostazioni avanzate. Un router poco aggiornato, anche se prodotto in un Paese percepito come affidabile, pu&ograve; comunque diventare un punto debole. Al contrario, un dispositivo ben mantenuto e correttamente configurato offre in genere pi&ugrave; garanzie di uno lasciato con password di default e firmware obsoleto.</p>
<p>Il sondaggio mette quindi in luce due aspetti diversi ma complementari. Da un lato cresce la sensibilit&agrave; europea verso sovranit&agrave; digitale, protezione dei dati e provenienza tecnologica. Dall&rsquo;altro emerge quanto sia ancora limitata la cultura tecnica attorno a un dispositivo che, pur essendo essenziale, viene spesso installato e poi dimenticato. Il router, invece, andrebbe trattato un po&rsquo; come la serratura di casa: non basta sapere chi l&rsquo;ha costruita, bisogna anche controllare se funziona bene, se viene mantenuta sicura nel tempo e se la stiamo usando nel modo giusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.magnific.com/it/vettori-gratuito/uomo-d-affari-al-tavolo-utilizzando-laptop-con-connessione-ethernet-connessione-ethernet-tecnologia-di-connessione-lan-concetto-di-sistema-di-rete-ethernet_11668807.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=12&amp;uuid=821abb4f-9c38-4299-b0d7-75af8d4dbf87&amp;query=router+computer" target="_blank" rel="noopener">Freepik</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15355/gli-europei-diffidano-dei-router-cinesi/">Gli europei diffidano dei router cinesi</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La vulnerabilità è nel protocollo</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15351/la-vulnerabilita-e-nel-protocollo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 05:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CVE-2026-50751]]></category>
		<category><![CDATA[IKEv1]]></category>
		<category><![CDATA[VPN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15351</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando il difetto è nel protocollo VPN, anche le difese più note possono non bastare da sole.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una vulnerabilit&agrave; critica identificata come <a href="https://www.acn.gov.it/portale/w/check-point-sfruttamento-attivo-in-rete-della-cve-2026-50751" target="_blank" rel="noopener">CVE-2026-50751</a> riporta l&rsquo;attenzione sulla sicurezza delle VPN aziendali. <strong>Il problema riguarda il protocollo IKEv1, uno dei meccanismi usati per avviare e negoziare le connessioni VPN IPsec, ed &egrave; stato associato a un punteggio CVSS di 9.3, valore che indica un rischio molto elevato</strong>.</p>
<p>Per capire il punto, bisogna partire da cosa fa IKEv1. In pratica, &egrave; il &ldquo;protocollo di presentazione&rdquo; che permette a due estremi della comunicazione di riconoscersi, accordarsi sui parametri di sicurezza e creare il tunnel cifrato. Se in questa fase iniziale c&rsquo;&egrave; una falla, l&rsquo;attaccante pu&ograve; tentare di sfruttarla prima ancora che entrino davvero in gioco username, password o altri meccanismi di autenticazione. &Egrave; un po&rsquo; come trovare un difetto nella procedura con cui viene aperto il portone, invece di rubare direttamente le chiavi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rischio alto</h3>
<p>&Egrave; proprio questo a rendere la vulnerabilit&agrave; particolarmente delicata. Quando si legge che gli hacker possono entrare &ldquo;senza password&rdquo;, non significa che le credenziali siano inutili in assoluto, ma che il punto debole si trova pi&ugrave; a monte, nel protocollo che gestisce l&rsquo;avvio della sessione. Se il difetto viene sfruttato con successo, una VPN pensata per proteggere l&rsquo;accesso remoto pu&ograve; trasformarsi in una scorciatoia verso la rete interna.</p>
<p>Il fatto che la falla sia classificata con CVSS 9.3 aiuta a capire la gravit&agrave; della situazione.<strong> Il CVSS &egrave; il sistema usato per misurare la severit&agrave; di una vulnerabilit&agrave;: pi&ugrave; il punteggio si avvicina a 10, pi&ugrave; il problema &egrave; considerato critico per impatto e facilit&agrave; di sfruttamento</strong>. Un 9.3, quindi, non &egrave; un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, ma un chiaro segnale d&rsquo;allarme per chi gestisce infrastrutture esposte su Internet.</p>
<p>Per le aziende il rischio non si limita all&rsquo;accesso iniziale. Una volta ottenuto un varco, un aggressore pu&ograve; cercare configurazioni sensibili, osservare il traffico, muoversi lateralmente nella rete o preparare fasi successive dell&rsquo;attacco, come l&rsquo;esfiltrazione di dati o il rilascio di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. Ecco perch&eacute; vulnerabilit&agrave; di questo tipo sono cos&igrave; temute: colpiscono un punto nevralgico dell&rsquo;infrastruttura, spesso visibile dall&rsquo;esterno e fondamentale per la continuit&agrave; operativa.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15351/la-vulnerabilita-e-nel-protocollo/">La vulnerabilità è nel protocollo</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Meta AI e account Instagram: il rischio dei privilegi concessi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15347/meta-ai-e-account-instagram-il-rischio-dei-privilegi-concessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 05:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[Meta AI]]></category>
		<category><![CDATA[Privileggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prompt injection e jailbreak restano minacce reali, ma oggi il rischio più grande può nascere da workflow sbagliati e privilegi eccessivi.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15347/meta-ai-e-account-instagram-il-rischio-dei-privilegi-concessi/">Meta AI e account Instagram: il rischio dei privilegi concessi</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso <a href="https://www.meta.ai/" target="_blank" rel="noopener">Meta AI</a> riporta sotto i riflettori un tema che molte aziende stanno ancora sottovalutando: il vero rischio non &egrave; soltanto il chatbot, ma la fiducia eccessiva che gli viene concessa all&rsquo;interno di processi delicati. Secondo <a href="https://blog.checkpoint.com/ai-security/the-meta-ai-account-recovery-incident-wasnt-just-a-chatbot-problem/" target="_blank" rel="noopener">Check Point Research</a>, le recenti indiscrezioni su alcuni account Instagram di alto profilo compromessi mostrano che, quando un sistema di intelligenza artificiale viene inserito in procedure sensibili come il recupero di un account, non &egrave; pi&ugrave; solo uno strumento di supporto: diventa parte del perimetro di sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Abuso dei chatbot</h3>
<p>Secondo gli esperti il rischio deriva da un possibile abuso del chatbot di supporto basato su Meta AI, che sarebbe stato spinto a modificare l&rsquo;indirizzo e-mail associato ad alcuni profili Instagram. <strong>Tra gli account coinvolti, secondo quanto riportato, ci sarebbero anche profili collegati alla Casa Bianca dell&rsquo;era Obama, a Sephora e al Chief Master Sergeant della Space Force statunitense</strong>. Ma il punto, per Check Point, &egrave; che la questione non va letta solo come un classico caso di prompt injection o jailbreak, cio&egrave; come un sistema &ldquo;ingannato&rdquo; da input malevoli.</p>
<p><strong>Il problema pi&ugrave; serio starebbe infatti nel modo in cui l&rsquo;intelligenza artificiale viene integrata nei processi aziendal</strong>i. Un recupero account non &egrave; una semplice operazione di assistenza clienti: &egrave; una procedura che decide chi pu&ograve; entrare in possesso di un&rsquo;identit&agrave; digitale. In pratica, equivale a consegnare le chiavi di casa a qualcuno dopo aver controllato chi &egrave; davvero. Se in questo passaggio entra in gioco un agente AI con privilegi troppo ampi o con verifiche insufficienti, il rischio non nasce solo da ci&ograve; che il modello dice, ma da ci&ograve; che pu&ograve; fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il nodo cruciale</h3>
<p>Il rischio &egrave; che un sistema di intelligenza artificiale pu&ograve; anche seguire correttamente le proprie istruzioni e causare comunque un incidente di sicurezza. In altre parole, non serve che sia &ldquo;hackerato&rdquo; in senso classico. Basta che sia inserito in un workflow progettato male, con autorizzazioni troppo estese o senza controlli indipendenti. &Egrave; un po&rsquo; come affidare a un centralinista il compito di aprire la cassaforte: anche se esegue gli ordini alla perfezione, il problema &egrave; avergli dato quel potere.</p>
<p>Secondo gli esperti, il nuovo perimetro di sicurezza non si ferma pi&ugrave; al modello AI. Comprende anche gli strumenti a cui pu&ograve; accedere, i privilegi che eredita, il contesto operativo in cui agisce e i controlli che dovrebbero scattare prima di ogni azione sensibile. Questo significa che proteggersi da prompt injection e jailbreak resta importante, ma oggi non basta pi&ugrave;. Le aziende devono ragionare anche in termini di gestione delle identit&agrave;, controllo degli accessi, segmentazione dei privilegi e monitoraggio costante dei processi automatizzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://blog.checkpoint.com/ai-security/the-meta-ai-account-recovery-incident-wasnt-just-a-chatbot-problem/" target="_blank" rel="noopener">CheckPoint</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15347/meta-ai-e-account-instagram-il-rischio-dei-privilegi-concessi/">Meta AI e account Instagram: il rischio dei privilegi concessi</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le password di Edge sono davvero a rischio?</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15344/le-password-di-edge-sono-davvero-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Advysor]]></category>
		<category><![CDATA[Credential Guard]]></category>
		<category><![CDATA[Edge]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15344</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alcuni report online parlano di password leggibili in memoria, ma al momento non emerge una conferma ufficiale di Microsoft nei termini più allarmistici circolati in Rete.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15344/le-password-di-edge-sono-davvero-a-rischio/">Le password di Edge sono davvero a rischio?</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni alcuni report online hanno rilanciato l&rsquo;ipotesi di un possibile problema nella gestione delle credenziali da parte di <a href="https://learn.microsoft.com/en-us/windows/security/identity-protection/credential-guard/" target="_blank" rel="noopener">Microsoft Edge</a>, sostenendo che, in particolari condizioni operative, username, password e altri segreti possano transitare o rimanere in memoria in forma leggibile durante alcune fasi dell&rsquo;autenticazione. Il tema ha attirato attenzione perch&eacute; tocca un punto molto sensibile: <strong>anche quando una password &egrave; conservata in modo cifrato su disco, potrebbe comunque dover essere decifrata temporaneamente per essere usata dal browser</strong>. &Egrave; proprio in quel momento che, secondo varie ricostruzioni circolate online, i dati potrebbero risultare visibili nella memoria del processo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&Egrave; per&ograve; importante distinguere tra un allarme generalizzato e uno scenario tecnico molto pi&ugrave; circoscritto. <strong>Al momento non risulta pubblicato da Microsoft un advisory specifico dedicato a Edge che descriva formalmente il caso nei termini usati da parte degli articoli apparsi in Rete</strong>. Questo non significa automaticamente che il tema sia irrilevante, ma suggerisce prudenza: senza una nota tecnica ufficiale, senza una CVE esplicitamente associata e senza dettagli validati dal produttore, il rischio &egrave; sovrastimare o semplificare un comportamento che potrebbe rientrare nel normale funzionamento di un browser quando deve usare credenziali gi&agrave; decifrate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In effetti, nei moderni sistemi operativi il vero discrimine &egrave; spesso il contesto della minaccia. Se un computer &egrave; gi&agrave; compromesso da <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>, da un infostealer o da codice eseguito con privilegi sufficienti, leggere dati sensibili dalla memoria non &egrave; un&rsquo;ipotesi remota ma una tecnica gi&agrave; nota e usata da anni. In altre parole, il problema non sarebbe tanto &ldquo;Edge espone le password a chiunque&rdquo;, quanto piuttosto &ldquo;su un sistema gi&agrave; violato, anche i dati temporaneamente presenti in memoria possono diventare recuperabili&rdquo;. &Egrave; una differenza sostanziale, perch&eacute; sposta l&rsquo;attenzione dal browser, da solo, all&rsquo;intera postura di sicurezza del dispositivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va ricordato inoltre che la presenza di segreti in memoria, per un certo intervallo di tempo, non &egrave; di per s&eacute; una scoperta eccezionale nel mondo della sicurezza. Molte applicazioni, quando devono autenticare un utente, negoziare una sessione o riempire un modulo di login, gestiscono dati sensibili in RAM. La vera domanda &egrave; per quanto tempo restino esposti, con quali protezioni, in quali processi e quanto sia realistico per un attaccante intercettarli. Senza questi dettagli, il rischio &egrave; trasformare una questione tecnica complessa in un titolo allarmistico ma poco preciso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro si inseriscono le tecnologie di protezione sviluppate da Microsoft per ridurre il furto di credenziali in memoria. Tra queste c&rsquo;&egrave;<strong> Credential Guard</strong>, funzione di sicurezza di Windows che usa meccanismi di virtualizzazione per isolare meglio alcuni segreti e limitare l&rsquo;accesso da parte di processi malevoli. Non &egrave; una soluzione &ldquo;magica&rdquo; per ogni scenario, ma rientra proprio in quella strategia che punta a contenere l&rsquo;impatto di un dispositivo compromesso, impedendo che il furto delle credenziali diventi immediato o banale. Anche per questo, pi&ugrave; che inseguire il singolo titolo allarmistico, ha senso ragionare in termini di difesa multilivello: sistema aggiornato, protezione anti<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>, isolamento dei privilegi, uso di password manager affidabili e, dove possibile, autenticazione a pi&ugrave; fattori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per gli utenti e per le aziende, la conclusione pi&ugrave; equilibrata &egrave; questa: al momento non ci sono elementi pubblici sufficienti per parlare con certezza di una nuova falla di Edge confermata ufficialmente nei termini pi&ugrave; sensazionalistici letti online. Esiste per&ograve; un tema reale e pi&ugrave; ampio, che riguarda la sicurezza dei segreti in memoria quando un sistema &egrave; gi&agrave; sotto il controllo di codice ostile. In questo senso, il caso pu&ograve; essere utile come promemoria: non basta proteggere le password &ldquo;a riposo&rdquo;, cio&egrave; salvate in modo cifrato, se poi il dispositivo su cui vengono usate &egrave; gi&agrave; stato compromesso. Il punto centrale, oggi come ieri, resta impedire che un attaccante arrivi a eseguire codice sul sistema della vittima.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15344/le-password-di-edge-sono-davvero-a-rischio/">Le password di Edge sono davvero a rischio?</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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