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	<description>Scopri in Edicola Hacker Journal la rivista italiana dedicata all&#039;Hacking. Tutto quello che gli altri non osano dirti.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Jul 2026 20:54:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Raspberry Pi Touch Display 2 cresce: arriva il modello ufficiale da 10&#8243;</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15449/raspberry-pi-touch-display-2-cresce-arriva-il-modello-ufficiale-da-10/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ninjak]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 06:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Raspberry Pi 5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La famiglia dei display ufficiali Raspberry Pi si amplia con un nuovo Touch Display 2 da 10,1 pollici, il modello più grande realizzato finora dalla Foundation. Dopo il display da 7 pollici, introdotto nel 2015, e la variante compatta da 5 pollici, presentata nel 2025, arriva una versione pensata per offrire più spazio ai progetti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La famiglia dei display ufficiali <a href="https://www.raspberrypi.com" target="_blank" rel="noopener">Raspberry Pi</a> si amplia con un nuovo <strong>Touch Display 2 da 10,1 pollici</strong>, il modello pi&ugrave; grande realizzato finora dalla Foundation. Dopo il display da <strong>7 pollici</strong>, introdotto nel 2015, e la variante compatta da <strong>5 pollici</strong>, presentata nel 2025, arriva una versione pensata per offrire pi&ugrave; spazio ai progetti interattivi e ai sistemi embedded.</p>
<p>Il nuovo pannello IPS utilizza una risoluzione di <strong>1200 &times; 1920 pixel</strong> in formato <strong>portrait nativo</strong>, supporta il multitouch fino a dieci dita e raggiunge una luminosit&agrave; di <strong>400 nit</strong>. Il collegamento avviene tramite interfaccia <strong>MIPI DSI</strong>, mentre l&rsquo;alimentazione arriva dal connettore GPIO, mantenendo la semplicit&agrave; tipica degli accessori ufficiali Raspberry Pi. La confezione include anche i cavi necessari e le viti di fissaggio.</p>
<p>Il display &egrave; compatibile con <strong>Raspberry Pi 5</strong> e con i <strong>Compute Module</strong>, utilizzando una carrier board dotata di connettore DSI. Raspberry Pi OS integra gi&agrave; i driver del touchscreen, il supporto al multitouch e la tastiera virtuale, permettendo di realizzare dispositivi completamente touch senza periferiche aggiuntive.</p>
<p>Le dimensioni maggiori lo rendono particolarmente interessante per dashboard di monitoraggio, pannelli di controllo per la domotica, sistemi di digital signage, chioschi informativi, terminali industriali e tablet personalizzati basati su Raspberry Pi. Con un prezzo di listino di <strong>80 dollari</strong> e una disponibilit&agrave; garantita almeno fino al <strong>2030</strong>, potrebbe diventare uno dei display di riferimento per molti progetti maker e professionali.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15449/raspberry-pi-touch-display-2-cresce-arriva-il-modello-ufficiale-da-10/">Raspberry Pi Touch Display 2 cresce: arriva il modello ufficiale da 10″</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Quando il phishing sembra legittimo</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15445/quando-il-phishing-sembra-legittimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 06:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Phishing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove campagne via e-mail sfruttano domini autentici, PDF e finte procedure Microsoft per rendere le truffe molto più convincenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le e-mail malevole stanno diventando sempre pi&ugrave; difficili da riconoscere. Secondo Barracuda, le ultime campagne osservate mostrano un salto di qualit&agrave;: gli attaccanti non si limitano pi&ugrave; a copiare male le pagine di login, ma sfruttano servizi autentici, PDF, calendari e persino catene di reindirizzamento per rendere le truffe molto pi&ugrave; credibili.</p>
<h3>Pagine Microsoft usate come esca</h3>
<p>Una delle <a href="https://blog.barracuda.com/2026/06/29/email-threat-radar-june-2026" target="_blank" rel="noopener">tecniche</a> pi&ugrave; insidiose riguarda le pagine Microsoft vere usate come esca. In pratica, la vittima non finisce su un sito falso costruito da zero, ma su una pagina reale ospitata su un dominio Microsoft controllato dagli stessi criminali. &Egrave; come entrare in un ufficio vero, con insegna e reception autentiche, ma scoprire troppo tardi che dentro c&rsquo;&egrave; qualcuno che sta aspettando proprio te.</p>
<p>L&rsquo;attacco inizia di solito con un messaggio allarmante, per esempio una mail che segnala una casella &ldquo;quasi piena&rdquo; o invita a un incontro con il team di sicurezza. Da l&igrave;, attraverso un appuntamento nel calendario, l&rsquo;utente viene portato alla pagina di accesso. Se inserisce le credenziali, i criminali possono intercettare il <strong>token di sessione</strong>, cio&egrave; la &ldquo;chiave temporanea&rdquo; che permette di restare connessi senza dover reinserire la password ogni volta. In altre parole, rubare quel token equivale ad avere il badge gi&agrave; attivo per entrare negli ambienti digitali dell&rsquo;azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Phishing tramite PDF</h3>
<p>Un&rsquo;altra tendenza riguarda i PDF usati come contenitori del <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a>. <strong>Il trucco &egrave; semplice: il documento sembra innocuo, magari parla di pagamenti o conformit&agrave;, ma al suo interno contiene un link che porta a una falsa procedura di autenticazione</strong>. Qui l&rsquo;obiettivo non &egrave; solo rubare la password, ma anche raccogliere dati aziendali e indirizzi e-mail. Per aumentare la credibilit&agrave;, gli aggressori imitano il flusso di accesso Microsoft in modo molto realistico, inserendo perfino CAPTCHA e pagine che scompaiono dopo poco tempo per rendere pi&ugrave; difficile l&rsquo;analisi.</p>
<p><a href="https://it.barracuda.com/" target="_blank" rel="noopener">Barracuda</a> segnala poi un cambiamento ancora pi&ugrave; preoccupante: le e-mail di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> non servono pi&ugrave; soltanto a rubare credenziali, ma sempre pi&ugrave; spesso a distribuire <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>. &Egrave; il caso delle finte fatture che invitano a scaricare un PDF, quando in realt&agrave; il collegamento avvia un file JavaScript malevolo. Questo tipo di file &egrave; un piccolo programma che pu&ograve; eseguire azioni sul computer dell&rsquo;utente, come un assistente apparentemente normale che invece sta lavorando per qualcun altro.</p>
<p>Una volta attivato, il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> pu&ograve; raccogliere informazioni sul sistema, installare altri componenti dannosi e mantenere l&rsquo;accesso alla macchina anche dopo l&rsquo;infezione iniziale. <strong>Alcune campagne passano inoltre attraverso pi&ugrave; livelli di inganno: il file iniziale porta a un finto ambiente OneDrive, che a sua volta apre una falsa pagina Excel. Ogni passaggio &egrave; studiato per abbassare la guardia dell&rsquo;utente e far sembrare tutto parte di un processo legittimo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://blog.barracuda.com/2026/06/29/email-threat-radar-june-2026" target="_blank" rel="noopener">Barracuda</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15445/quando-il-phishing-sembra-legittimo/">Quando il phishing sembra legittimo</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il nuovo allarme di ESET nel report 2026</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15439/il-nuovo-allarme-di-eset-nel-report-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 04:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI skills]]></category>
		<category><![CDATA[ClickFix]]></category>
		<category><![CDATA[PromptSpy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle false pagine di supporto ai QR code malevoli, i criminali sfruttano sempre più la fiducia degli utenti nei servizi digitali quotidiani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;IA non &egrave; pi&ugrave; soltanto un aiuto per chi attacca: nel primo semestre del 2026 &egrave; diventata, secondo <a href="https://www.eset.com/it/" target="_blank" rel="noopener">ESET</a>, un tassello sempre pi&ugrave; attivo della catena offensiva. Nel nuovo <strong><a href="https://www.welivesecurity.com/en/eset-research/eset-threat-report-h1-2026/" target="_blank" rel="noopener">Threat Report </a>dell&rsquo;azienda, riferito al periodo tra dicembre 2025 e maggio 2026</strong>, emerge un quadro chiaro: gli attaccanti non inventano sempre tecniche nuove, ma adattano quelle gi&agrave; note alle tecnologie di oggi, sfruttando l&rsquo;IA per renderle pi&ugrave; rapide ed efficaci.</p>
<h3>Le AI Skills</h3>
<p>Uno dei fenomeni pi&ugrave; interessanti riguarda le <strong>AI skills</strong>, cio&egrave; piccoli moduli di istruzioni che dicono a un agente di intelligenza artificiale cosa fare, quali strumenti usare e a quali dati accedere. In pratica, sono come le &ldquo;app&rdquo; di un assistente digitale. <strong>ESET ha analizzato quasi 900.000 di questi componenti, trovando migliaia di istanze malevole o sospette: un segnale che anche l&rsquo;ecosistema dell&rsquo;IA sta diventando una nuova superficie di attacco</strong>.</p>
<div id="attachment_15441" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15441" class="wp-image-15441 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/image002.png" alt="" width="1000" height="492" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/image002.png 1000w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/image002-300x148.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/image002-768x378.png 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px"><p id="caption-attachment-15441" class="wp-caption-text">Andamento delle rilevazioni nel periodo marzo-maggio 2026: il grafico mostra forti picchi iniziali e un massimo a inizio maggio, seguiti da un brusco calo e da livelli pi&ugrave; contenuti nelle settimane successive.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il malware con l&rsquo;IA generativa dentro</h3>
<p><strong>PromptSpy viene identificato come il</strong> primo <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> Android noto che utilizza IA generativa nel proprio codice. Per capire il problema, basta pensare a un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> che non si limita a seguire istruzioni fisse, ma che prova a &ldquo;ragionare&rdquo; o adattarsi in corso d&rsquo;opera, rendendo pi&ugrave; difficile prevederne il comportamento. &Egrave; un salto che preoccupa perch&eacute; rende le minacce potenzialmente pi&ugrave; flessibili e meno riconoscibili.</p>
<h3>Il fenomeno del social engineering</h3>
<p>Un altro fronte caldo &egrave; quello di <strong>ClickFix</strong>, una tecnica di social engineering, cio&egrave; di manipolazione psicologica. Funziona come una trappola ben confezionata: l&rsquo;utente vede un finto errore o un finto messaggio di supporto e viene spinto a compiere un&rsquo;azione che in realt&agrave; avvia l&rsquo;infezione. <strong>ESET osserva che questa tecnica si &egrave; evoluta in pagine di aiuto basate sull&rsquo;IA, estensioni del browser e scenari di autenticazione cloud, arrivando anche al furto di token</strong>, le &ldquo;chiavi digitali&rdquo; che autorizzano l&rsquo;accesso a un account senza dover rubare la password.</p>
<h3>Quishing in aumento</h3>
<p>Sul versante del <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a>, il report segnala il <strong>boom del quishing, cio&egrave; le campagne malevole veicolate tramite QR code</strong>. Il meccanismo &egrave; semplice: invece di cliccare un link sospetto in un&rsquo;email, la vittima scansiona un QR e finisce su una pagina dannosa, spesso dal cellulare. Proprio perch&eacute; i codici QR sono ormai normalizzati nell&rsquo;uso quotidiano, molti utenti li considerano affidabili per abitudine, e questo li rende un vettore molto efficace per i criminali.</p>
<p>Resta forte anche la pressione del <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>, il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> che blocca i file o i sistemi chiedendo un riscatto. <strong>ESET segnala l&rsquo;uso costante degli EDR killer, strumenti pensati per disattivare i software di sicurezza prima dell&rsquo;attacco vero e proprio</strong>. &Egrave; un po&rsquo; come entrare in casa e spegnere l&rsquo;allarme prima di aprire la cassaforte. Allo stesso tempo, per&ograve;, la propensione delle vittime a pagare &egrave; in calo, segno che molte organizzazioni stanno imparando a reagire meglio.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15439/il-nuovo-allarme-di-eset-nel-report-2026/">Il nuovo allarme di ESET nel report 2026</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il lato oscuro dell’IA nel report 2026</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15430/il-lato-oscuro-dellia-nel-report-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 05:28:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI Security Report 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15430</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nuovo studio di Check Point mostra che l’intelligenza artificiale sta accelerando sia gli attacchi sia i rischi legati all’uso quotidiano degli strumenti generativi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;intelligenza artificiale sta cambiando il volto della cybersecurity, e non sempre in senso positivo. Secondo il nuovo <strong>AI Security Report 2026</strong> di Check Point Research, l&rsquo;IA non si limita pi&ugrave; ad aiutare i criminali a preparare un attacco: in molti casi, oggi &egrave; in grado di condurlo quasi in autonomia, con un intervento umano minimo.</p>
<h3>Il dato pi&ugrave; interessante &egrave; la velocit&agrave;</h3>
<p>Se fino a poco tempo fa tra la scoperta di una vulnerabilit&agrave; e il suo sfruttamento potevano passare giorni, ora questo intervallo si sta comprimendo fino a poche ore. &Egrave; un po&rsquo; come passare da un ladro che studia la serratura con calma a uno che usa un grimaldello automatizzato capace di agire quasi in tempo reale.</p>
<p><strong>Il rapporto segnala anche un aumento delle cosiddette prompt injection, cio&egrave; tentativi di manipolare un sistema di IA attraverso istruzioni nascoste o ingannevoli</strong>. In pratica, &egrave; come se qualcuno riuscisse a confondere un assistente digitale per fargli fare qualcosa che non dovrebbe, ad esempio rivelare informazioni riservate o eseguire azioni non autorizzate.<br>
<img decoding="async" class="aligncenter wp-image-15432 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-Prompt-ad-altro-rischio-per-settore-1024x545.png" alt="" width="740" height="394" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-Prompt-ad-altro-rischio-per-settore-1024x545.png 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-Prompt-ad-altro-rischio-per-settore-300x160.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-Prompt-ad-altro-rischio-per-settore-768x409.png 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-Prompt-ad-altro-rischio-per-settore-1536x818.png 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-Prompt-ad-altro-rischio-per-settore.png 1718w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px"></p>
<h3>L&rsquo;identit&agrave; digitale</h3>
<p><strong> Voce, volto, documenti e video possono oggi essere riprodotti in modo molto convincente grazie all&rsquo;IA, al punto che perfino revisori esperti riescono a individuare correttamente solo una parte dei volti generati artificialmente</strong>. Questo significa che affidarsi soltanto a un controllo &ldquo;a occhio&rdquo; non basta pi&ugrave;: servono strumenti pi&ugrave; solidi, come l&rsquo;autenticazione a pi&ugrave; fattori e verifiche separate dal canale principale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-15433 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-Tasso-mediano-di-detection-rate-1024x535.png" alt="" width="740" height="387" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-Tasso-mediano-di-detection-rate-1024x535.png 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-Tasso-mediano-di-detection-rate-300x157.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-Tasso-mediano-di-detection-rate-768x401.png 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-Tasso-mediano-di-detection-rate-1536x802.png 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-Tasso-mediano-di-detection-rate.png 1735w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px"></p>
<p>Il report mette in evidenza anche un comportamento spesso sottovalutato: molte esposizioni dei dati non nascono da attacchi sofisticati, ma dall&rsquo;uso quotidiano dell&rsquo;IA da parte dei dipendenti. Per ottenere risposte utili, infatti, le persone tendono a inserire nei prompt pi&ugrave; informazioni del necessario, e cos&igrave; possono esporre dati aziendali sensibili senza rendersene conto.</p>
<p>Per Check Point, la risposta deve muoversi su tre fronti: proteggere i sistemi di IA da cui oggi dipendono le aziende, usare l&rsquo;IA per reagire alla velocit&agrave; degli attacchi e governarne l&rsquo;uso interno.<strong> In altre parole, non basta &ldquo;usare l&rsquo;IA&rdquo;: bisogna anche controllare dove va, con quali dati lavora e chi pu&ograve; interagirci</strong>.</p>
<p>Per leggere i risultati completi, consulta il rapporto&nbsp;<a href="https://engage.checkpoint.com/ai-security-report-2026/items/report" target="_blank" rel="noopener">AI Security Report 2026 di Check Point Research</a>.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15430/il-lato-oscuro-dellia-nel-report-2026/">Il lato oscuro dell’IA nel report 2026</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Case intelligenti, cresce l’uso in Italia</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15415/case-intelligenti-cresce-luso-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 05:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivi smart]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Home]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dispositivi connessi semplificano la vita quotidiana, ma per molti consumatori il vero banco di prova resta la sicurezza informatica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La smart home non &egrave; pi&ugrave; un giocattolo per appassionati di tecnologia: in Italia &egrave; ormai diventata parte della vita quotidiana. Secondo una ricerca di reichelt elektronik, <strong>il 66% dei 1.000 consumatori intervistati usa almeno un dispositivo intelligente in casa, dai TV connessi agli assistenti vocali, fino a elettrodomestici e robot per la pulizia</strong>. Ma proprio mentre questi oggetti diventano normali, cresce anche un&rsquo;altra consapevolezza: una casa pi&ugrave; connessa &egrave; anche una casa pi&ugrave; esposta ai rischi digitali.<span data-pplx-citation="" data-pplx-citation-url="https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/112036144/ba55660c-9be2-4736-bdd8-4c8ebf57a5ea/Comunicato-Stampa-ricerca-reichelt-Smart-Home_-8-luglio-2026.docx?AWSAccessKeyId=ASIA2F3EMEYERVMWTODF&amp;Signature=wc%2F3mO9qCJ%2F5Sxnrv6Ohe56wMW8%3D&amp;x-amz-security-token=IQoJb3JpZ2luX2VjENH%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEaCXVzLWVhc3QtMSJGMEQCIFTuItJpmRkVoz9uADGW6tTyT%2FJmdyhb%2FFiks2rndCyAAiBRii9HE4bn11PjcfceZoBPOuuPkfn2jfUwo2oMuAfjAyr8BAia%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F8BEAEaDDY5OTc1MzMwOTcwNSIMaR2OXtRHfY2t%2BizMKtAEGUI2PCKCMPn0QOStV9eNaiB8UjtEQ%2B12f2UMJfxcwMUCMHkC%2FvOwM8ocZDkhdXWYZSUW0Ii%2Bx4aE%2FrrmgXLZ%2BQ2juFM%2BUpFXk5Tk3xsTeehNZkI9OPXzGjQmJ5g9lZYbntZeDUacj7%2F91ryEwgUXQEmZkA4zHrkUWGfF6qrR9M37iT%2Fn3dzLAI8lTnliqVg4IY12uQn%2B%2Bt7TT3dUrvG09bJKgp1WxLdeTY%2FOf2AJLDsTaCS71sxH6hO1PLQnPrz1Q%2B2oLTHZ2MFYhGF%2FnHpi7VGMtjb%2FwWRfscqae%2FkOlfFE%2BXyhuX%2BiKl6qGX5zrdh28v49QjEUQcFoVJPnfN9K5OtqXSmfqjXaOlB0ZQaCtmtkglMQPPsBWMQ%2FpEczHHSh9KDNIsAdSQR6nOxteyeY8NfNjqgYSUX7hW1W%2BG%2F%2Fn0jufYiXAxGJzMDlw%2FmgWHu79NSeTHMEDKKRqVORO6pybpQNzluSu%2FLYEAZeHByopc4DlBk%2BqLrcpylKcrFJ9o68hvwqE%2B4wxpOQpx9t8yuF8EGjS9qFg%2FWRt9MstLkJO%2FOa%2BW2iBB44HOc5SBQrFdqBCsP3iS0kSfDnmPs3eGtnyOyuR5baXsemFSnIuRoU67vII5UDx3%2FqmXJwy5nCNi7ZmL16e88pCxGY8hqsdC%2FQ3YSuG%2FW6U80MByggOhWv0rlWCnfoVd6GxEjoFmq3z1Xtog5qg0zg%2BxqRFzuMhOX7AoY%2FgksA7O6IWqAj64cpqWiVNrEmugaSoKoz1b%2Bt438ttCMpmsMaWratbjjnlGZzSTClvr3SBjqZAR%2F429fqzsnsnZ01idIV2HtUzC0p7fOq1xWGll%2BgHVSUvCgQJrysPnq16%2BYt4xV%2F8T8OXYJtVqBVJ4iRnM6FNjH88YmahEjALrNSdDRAgtE2PFJQE57AEUOH%2F6J4xuEs%2F8WIwl%2B4mM5Sz%2BbhqZ0RiFgpqU%2FscsxaB9J44ul2LGS%2B%2FS6WCACOJco1NnhPGekLJUFV5fglSylQeg%3D%3D&amp;Expires=1783590136"><span aria-label="Comunicato-Stampa-ricerca-reichelt-Smart-Home_-8-luglio-2026.docx" data-state="closed"> Lo studio mostra che i dispositivi pi&ugrave; diffusi sono quelli multimediali, usati dal 63% degli intervistati, seguiti dagli assistenti vocali al 48%. Pi&ugrave; indietro ci sono elettrodomestici intelligenti e prodotti per la pulizia, entrambi al 29%. Il motivo principale dell&rsquo;acquisto &egrave; la comodit&agrave;: il 43% sceglie questi prodotti per vivere meglio la casa, mentre il 31% apprezza funzioni pratiche come il controllo remoto e l&rsquo;automazione.</span></span></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15416 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1810" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-scaled.jpg 2560w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-300x212.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-1024x724.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-768x543.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-1536x1086.jpg 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Infografica-Smart-Home_reichelt-2048x1448.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px"><br>
Il problema sicurezza</h3>
<p>Il punto interessante, per chi osserva la smart home dal lato della sicurezza, &egrave; che la semplicit&agrave; d&rsquo;uso non cancella i dubbi. Anzi, li rende pi&ugrave; concreti. <strong>Se una telecamera si controlla dallo smartphone, se una serratura dialoga con il Wi&#8209;Fi o se un assistente vocale ascolta comandi in salotto, allora la protezione dei dati e degli accessi smette di essere un tema per tecnici e diventa una questione domestica</strong>. &Egrave; un po&rsquo; come avere molte chiavi digitali sparse per casa: comodo, ma solo se si sa bene chi pu&ograve; usarle.<span data-pplx-citation="" data-pplx-citation-url="https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/112036144/ba55660c-9be2-4736-bdd8-4c8ebf57a5ea/Comunicato-Stampa-ricerca-reichelt-Smart-Home_-8-luglio-2026.docx?AWSAccessKeyId=ASIA2F3EMEYERVMWTODF&amp;Signature=wc%2F3mO9qCJ%2F5Sxnrv6Ohe56wMW8%3D&amp;x-amz-security-token=IQoJb3JpZ2luX2VjENH%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEaCXVzLWVhc3QtMSJGMEQCIFTuItJpmRkVoz9uADGW6tTyT%2FJmdyhb%2FFiks2rndCyAAiBRii9HE4bn11PjcfceZoBPOuuPkfn2jfUwo2oMuAfjAyr8BAia%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F8BEAEaDDY5OTc1MzMwOTcwNSIMaR2OXtRHfY2t%2BizMKtAEGUI2PCKCMPn0QOStV9eNaiB8UjtEQ%2B12f2UMJfxcwMUCMHkC%2FvOwM8ocZDkhdXWYZSUW0Ii%2Bx4aE%2FrrmgXLZ%2BQ2juFM%2BUpFXk5Tk3xsTeehNZkI9OPXzGjQmJ5g9lZYbntZeDUacj7%2F91ryEwgUXQEmZkA4zHrkUWGfF6qrR9M37iT%2Fn3dzLAI8lTnliqVg4IY12uQn%2B%2Bt7TT3dUrvG09bJKgp1WxLdeTY%2FOf2AJLDsTaCS71sxH6hO1PLQnPrz1Q%2B2oLTHZ2MFYhGF%2FnHpi7VGMtjb%2FwWRfscqae%2FkOlfFE%2BXyhuX%2BiKl6qGX5zrdh28v49QjEUQcFoVJPnfN9K5OtqXSmfqjXaOlB0ZQaCtmtkglMQPPsBWMQ%2FpEczHHSh9KDNIsAdSQR6nOxteyeY8NfNjqgYSUX7hW1W%2BG%2F%2Fn0jufYiXAxGJzMDlw%2FmgWHu79NSeTHMEDKKRqVORO6pybpQNzluSu%2FLYEAZeHByopc4DlBk%2BqLrcpylKcrFJ9o68hvwqE%2B4wxpOQpx9t8yuF8EGjS9qFg%2FWRt9MstLkJO%2FOa%2BW2iBB44HOc5SBQrFdqBCsP3iS0kSfDnmPs3eGtnyOyuR5baXsemFSnIuRoU67vII5UDx3%2FqmXJwy5nCNi7ZmL16e88pCxGY8hqsdC%2FQ3YSuG%2FW6U80MByggOhWv0rlWCnfoVd6GxEjoFmq3z1Xtog5qg0zg%2BxqRFzuMhOX7AoY%2FgksA7O6IWqAj64cpqWiVNrEmugaSoKoz1b%2Bt438ttCMpmsMaWratbjjnlGZzSTClvr3SBjqZAR%2F429fqzsnsnZ01idIV2HtUzC0p7fOq1xWGll%2BgHVSUvCgQJrysPnq16%2BYt4xV%2F8T8OXYJtVqBVJ4iRnM6FNjH88YmahEjALrNSdDRAgtE2PFJQE57AEUOH%2F6J4xuEs%2F8WIwl%2B4mM5Sz%2BbhqZ0RiFgpqU%2FscsxaB9J44ul2LGS%2B%2FS6WCACOJco1NnhPGekLJUFV5fglSylQeg%3D%3D&amp;Expires=1783590136"><span aria-label="Comunicato-Stampa-ricerca-reichelt-Smart-Home_-8-luglio-2026.docx" data-state="closed"> Non a caso il 79% degli intervistati considera fondamentali gli aggiornamenti di sicurezza regolari da parte dei produttori. Il 77% chiede maggiore trasparenza nella protezione dei dati, il 74% ritiene importante poter usare i dispositivi anche offline e il 71% d&agrave; valore alla trasmissione cifrata delle informazioni tra dispositivo e server. &ldquo;Cifrata&rdquo;, in questo caso, significa che i dati vengono trasformati in un linguaggio illeggibile per chiunque li intercetti, un po&rsquo; come spedire una lettera chiusa in una cassaforte anzich&eacute; in una busta trasparente. </span></span></p>
<p>Le paure non sono teoriche. Il 29% teme attacchi informatici o accessi non autorizzati ai dispositivi, il 28% ha timore del furto o dell&rsquo;uso improprio dei dati personali e un altro 24% guarda con sospetto alle telecamere e ai sistemi di sorveglianza domestici. Sono numeri che raccontano bene il paradosso della smart home: pi&ugrave; la tecnologia entra nella routine, pi&ugrave; le persone capiscono che il problema non &egrave; solo &ldquo;funziona o non funziona&rdquo;, ma anche &ldquo;chi vede cosa&rdquo; e &ldquo;chi pu&ograve; entrare&rdquo;.</p>
<h3>Segnali positivi</h3>
<p>Rispetto al 2024, sono diminuiti diversi ostacoli percepiti: i prezzi elevati vengono citati meno spesso, cos&igrave; come gli errori, i malfunzionamenti e i problemi di compatibilit&agrave;. In altre parole,<strong> la smart home &egrave; diventata pi&ugrave; accessibile e meno frustrante da usare</strong>. Ma proprio questa maturit&agrave; del mercato alza l&rsquo;asticella delle aspettative: oggi non basta pi&ugrave; che un prodotto sia semplice, deve anche essere affidabile, aggiornato e chiaro su come tratta i dati.</p>
<p>Interessante anche il capitolo connettivit&agrave;. <strong>Il Wi&#8209;Fi domina con l&rsquo;81% di utilizzo attivo e il Bluetooth segue al 68%, mentre protocolli pi&ugrave; specifici come Matter, Zigbee e Z&#8209;Wave restano poco conosciuti</strong>. Per molti utenti questi nomi dicono ancora poco, ma in pratica sono i &ldquo;linguaggi&rdquo; che permettono ai dispositivi smart di parlarsi tra loro. Pi&ugrave; questi linguaggi sono sicuri, interoperabili e ben gestiti, pi&ugrave; la casa connessa pu&ograve; crescere senza diventare un mosaico fragile di oggetti scollegati o difficili da proteggere.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15415/case-intelligenti-cresce-luso-in-italia/">Case intelligenti, cresce l’uso in Italia</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dal kernel a root in pochi passi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15420/dal-kernel-a-root-in-pochi-passi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Bad Epoll]]></category>
		<category><![CDATA[kernel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vulnerabilità CVE-2026-46242 consente a un utente locale senza privilegi di ottenere controllo root sui sistemi Linux e Android vulnerabili.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova falla nel cuore di Linux riporta sotto i riflettori un problema che riguarda non solo server e PC, ma anche molti dispositivi Android. La vulnerabilit&agrave;, soprannominata <strong><a href="https://github.com/J-jaeyoung/bad-epoll" target="_blank" rel="noopener">Bad Epol</a>l</strong>, <strong>permette a un utente con accessi molto limitati di arrivare fino ai privilegi di root, cio&egrave; al livello massimo di controllo sul sistem</strong>a. In pratica, &egrave; come passare da semplice ospite a proprietario con le chiavi di tutte le stanze.</p>
<h3>Al cuore del problema</h3>
<p>Il punto delicato &egrave; che la falla si trova nel <strong>kernel</strong>, la parte pi&ugrave; interna del sistema operativo, quella che gestisce memoria, processi, hardware e permessi. <strong>Quando un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">bug</a> colpisce questa zona, le conseguenze possono essere serie perch&eacute; non si parla pi&ugrave; di un&rsquo;app difettosa, ma del motore che coordina tutto il resto</strong>. Bad Epoll riguarda in particolare <strong>epoll</strong>, un meccanismo usato da Linux per gestire in modo efficiente molti eventi contemporaneamente, come connessioni di rete o operazioni sui file. &Egrave; una funzione tecnica poco nota agli utenti, ma molto comune nei sistemi moderni.</p>
<p>Secondo le analisi pubbliche, il difetto &egrave; un <strong>use-after-free</strong>, un termine tecnico che pu&ograve; sembrare oscuro ma che si pu&ograve; spiegare in modo semplice. Immagina che il sistema abbia buttato via un foglio di appunti perch&eacute; pensa che non serva pi&ugrave;, ma un altro processo continui a scriverci sopra come se fosse ancora valido. In informatica succede qualcosa di simile: una parte del sistema libera una porzione di memoria, mentre un&rsquo;altra prova ancora a usarla. Questo cortocircuito pu&ograve; aprire la strada alla corruzione della memoria e, in alcuni casi, all&rsquo;aumento dei privilegi.</p>
<div id="attachment_15421" style="width: 867px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15421" class="wp-image-15421 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/badepoll.png" alt="" width="857" height="550" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/badepoll.png 857w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/badepoll-300x193.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/badepoll-768x493.png 768w" sizes="auto, (max-width: 857px) 100vw, 857px"><p id="caption-attachment-15421" class="wp-caption-text">Il diagramma mostra come una race condition nel sottosistema epoll di Linux possa aprire una finestra di scrittura su memoria liberata, consentendo l&rsquo;escalation dei privilegi fino a root su sistemi Linux e Android vulnerabili.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso di Bad Epoll c&rsquo;&egrave; anche un elemento che preoccupa particolarmente: il prototipo di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a> sviluppato dal <a href="https://x.com/symsool9143" target="_blank" rel="noopener">ricercatore</a> che ha segnalato la falla avrebbe una percentuale di successo molto alta, vicina al 99%, nonostante il difetto si basi su una finestra temporale minuscola. In altre parole, non si tratta solo di una vulnerabilit&agrave; teorica difficile da sfruttare, ma di qualcosa che ha gi&agrave; mostrato una concreta affidabilit&agrave; tecnica.</p>
<h3>Perch&eacute; Android entra in questa storia?</h3>
<p><strong>Perch&eacute; il sistema operativo mobile di Google poggia anch&rsquo;esso sul kernel Linux</strong>. Se un dispositivo Android utilizza un kernel vulnerabile, una app malevola o un altro codice gi&agrave; presente sul telefono potrebbe tentare di sfruttare la falla per ottenere permessi molto pi&ugrave; elevati. Questo non significa che tutti gli smartphone Android siano automaticamente compromessi, ma ricorda quanto sia importante la velocit&agrave; con cui i produttori distribuiscono le patch di sicurezza.</p>
<p>Va chiarito anche un punto importante: Bad Epoll non &egrave; una falla che consente a chiunque su Internet di entrare da remoto con un clic. Serve gi&agrave; un punto d&rsquo;appoggio locale sul sistema, per esempio un account limitato, un&rsquo;app installata o un processo compromesso. Ma proprio qui sta il rischio reale: se un attaccante ha gi&agrave; messo un piede nella porta, questa vulnerabilit&agrave; pu&ograve; spalancarla del tutto.</p>
<p><strong>La difesa pi&ugrave; concreta, in questo momento, &egrave; semplice da dire e meno semplice da applicare ovunque: aggiornare</strong>. Le correzioni esistono gi&agrave; e andrebbero installate il prima possibile sui sistemi Linux interessati e, nel caso di Android, non appena il produttore del dispositivo le rende disponibili. Per aziende e amministratori vale la pena dare priorit&agrave; ai sistemi esposti, multiutente o dove gira codice non fidato. Per gli utenti comuni, invece, il consiglio resta quello di installare aggiornamenti, evitare app da fonti sconosciute e non sottovalutare mai i bollettini di sicurezza.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15420/dal-kernel-a-root-in-pochi-passi/">Dal kernel a root in pochi passi</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nuovi domini Internet</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15425/nuovi-domini-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 05:56:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[domini]]></category>
		<category><![CDATA[ICANN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo round ICANN permette di candidarsi per estensioni Internet personalizzate: una possibilità rara che può rafforzare identità, fiducia e riconoscibilità online.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&rsquo;&egrave; una scadenza importante che, fuori dagli addetti ai lavori, rischia di passare sotto silenzio: <strong>il 12 agosto 2026 si chiude il nuovo round ICANN per richiedere estensioni Internet personalizzate</strong>. In pratica, enti, citt&agrave;, territori e marchi <strong>possono candidarsi per ottenere un proprio dominio di primo livello, come gi&agrave; accaduto in passato con esempi internazionali come .paris, .berlin o .london</strong>.</p>
<p>L&rsquo;idea &egrave; semplice da capire: invece di usare solo indirizzi tradizionali come &ldquo;nomeazienda.it&rdquo;, un&rsquo;organizzazione potrebbe gestire uno spazio digitale ufficiale che porta il proprio nome alla radice del Web, come <strong>.brand</strong> o <strong>.citt&agrave;</strong>. &Egrave; un po&rsquo; come avere un&rsquo;insegna tutta propria su una strada molto trafficata: non cambia solo l&rsquo;estetica, ma anche il controllo su ci&ograve; che c&rsquo;&egrave; dietro quella porta.</p>
<h3>Opportunit&agrave; per molti</h3>
<p>Per aziende e marchi, questa possibilit&agrave; non &egrave; solo una curiosit&agrave; tecnica. <strong>Un&rsquo;estensione proprietaria pu&ograve; diventare uno strumento per rendere pi&ugrave; riconoscibili i canali ufficiali, semplificare la comunicazione e aiutare gli utenti a distinguere pi&ugrave; facilmente i siti autentici da quelli imitativi</strong>. Se un utente vede un indirizzo dentro un&rsquo;estensione controllata direttamente dal brand, &egrave; pi&ugrave; facile che percepisca coerenza e affidabilit&agrave;.</p>
<p>Il tema &egrave; interessante anche per citt&agrave; e territori italiani. <strong>Nomi come Roma, Milano, Venezia, Sicilia o Toscana hanno una forza identitaria enorme e sono gi&agrave; riconoscibili nel mondo. Avere un&rsquo;estensione dedicata potrebbe significare costruire un ambiente digitale ufficiale per turismo, servizi, cultura, promozione economica e dialogo con cittadini e imprese</strong>.</p>
<p>Il round attuale &egrave; particolarmente rilevante perch&eacute; arriva dopo molti anni di attesa: l&rsquo;ultimo grande programma di questo tipo risale al 2012. In altre parole, non si tratta di una finestra che si apre ogni stagione, ma di un&rsquo;occasione rara, con tempi lunghi e regole complesse. Chi pensa di valutare una candidatura non pu&ograve; permettersi di rimandare troppo.</p>
<p>Non bisogna per&ograve; confondere questa opportunit&agrave; con una scorciatoia. Richiedere un nuovo dominio di primo livello significa affrontare un percorso impegnativo, fatto di verifiche tecniche, aspetti legali, costi, regole di governance e, per i nomi geografici, anche autorizzazioni istituzionali. &Egrave; come progettare una nuova infrastruttura digitale: serve una visione chiara, ma anche la capacit&agrave; di mantenerla nel tempo.</p>
<p><strong>Sul piano della sicurezza informatica, il punto pi&ugrave; interessante &egrave; proprio questo: un&rsquo;estensione ufficiale pu&ograve; aiutare a rafforzare la fiducia degli utenti, ridurre la frammentazione della presenza online e rendere pi&ugrave; evidente quali siano i canali autentic</strong>i. In un&rsquo;epoca in cui <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> e siti falsi sfruttano spesso la confusione, avere un namespace controllato pu&ograve; diventare anche un alleato nella protezione dell&rsquo;identit&agrave; digitale.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15425/nuovi-domini-internet/">Nuovi domini Internet</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Satispay accelera verso il banking</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15410/satispay-accelera-verso-il-banking/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 05:25:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ETF]]></category>
		<category><![CDATA[Satispay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con pagamenti globali, carte digitali e investimenti su smartphone, il conto si avvicina sempre di più al telefono: e la sicurezza dell’account diventa decisiva.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15410/satispay-accelera-verso-il-banking/">Satispay accelera verso il banking</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.satispay.com/it-it/" target="_blank" rel="noopener">Satispay</a> allarga il proprio raggio d&rsquo;azione e compie un passo importante verso il banking: <strong>dopo l&rsquo;IBAN, arrivano le carte di debito in partnership con Mastercard e debutta anche il servizio per comprare e vendere azioni ed ETF direttamente in app</strong>. La novit&agrave; riguarda una piattaforma che conta gi&agrave; 6,5 milioni di utenti, 450.000 attivit&agrave; convenzionate e un ARR di 120 milioni di euro a giugno 2026, numeri che aiutano a capire perch&eacute; questa evoluzione non sia solo commerciale ma anche rilevante sul piano della sicurezza digitale.</p>
<p>Quando una app di pagamento diventa sempre pi&ugrave; simile a un conto, infatti, cresce anche il suo valore per i cybercriminali. Pi&ugrave; servizi finanziari vengono concentrati in un unico punto, pi&ugrave; quell&rsquo;app diventa interessante per <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a>, furto di credenziali, SIM swapping e truffe di social engineering. In parole semplici: se in un solo ambiente puoi ricevere denaro, pagare, investire e usare una carta, allora proteggere quell&rsquo;accesso diventa ancora pi&ugrave; cruciale.</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15411 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Satispay-banking-2_070726-1024x576.jpg" alt="" width="740" height="416" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Satispay-banking-2_070726-1024x576.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Satispay-banking-2_070726-300x169.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Satispay-banking-2_070726-768x432.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Satispay-banking-2_070726-1536x864.jpg 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Satispay-banking-2_070726-2048x1152.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px"><br>
Nuova carta di debito</h3>
<p>La novit&agrave; pi&ugrave; evidente &egrave; l&rsquo;arrivo delle carte di debito Mastercard, disponibili in tre varianti fisiche e anche in formato digitale per il wallet. Questo permetter&agrave; di pagare con Satispay in tutto il mondo, con zero commissioni di cambio sui pagamenti in valuta extra-euro e prelievi gratuiti entro i limiti previsti dai diversi piani. <strong>Dal punto di vista della sicurezza, la carta digitale nel wallet &egrave; un passaggio importante perch&eacute; sposta sempre di pi&ugrave; i pagamenti verso ambienti protetti da autenticazione del dispositivo, biometria e tokenizzazione</strong>, cio&egrave; la sostituzione dei dati reali della carta con codici temporanei che riducono l&rsquo;esposizione delle informazioni sensibili.</p>
<p>Il tema non &egrave; secondario. Pi&ugrave; i pagamenti diventano semplici, pi&ugrave; devono essere robusti dietro le quinte. L&rsquo;utente vede un gesto rapido, per esempio avvicinare lo smartphone al POS o autorizzare un pagamento in app, ma dietro ci sono controlli che servono a verificare che quel denaro venga mosso davvero dal titolare legittimo. &Egrave; un equilibrio delicato: la comodit&agrave; aumenta, ma anche la necessit&agrave; di difendersi da accessi abusivi, link falsi e tentativi di impersonificazione.</p>
<h3>Non solo carte!</h3>
<p>Accanto alle carte, Satispay rafforza anche la sezione investimenti. <strong>Dalla prossima settimana gli utenti potranno accedere a oltre 1.000 tra azioni ed ETF, con una commissione fissa di 0,89 euro per operazione e la possibilit&agrave; di iniziare anche da 1 euro grazie agli strumenti frazionati</strong>. Qui la sicurezza entra in gioco in modo ancora pi&ugrave; evidente, perch&eacute; ogni funzione finanziaria aggiuntiva amplia il perimetro da proteggere: non ci sono solo i pagamenti, ma anche ordini di acquisto, movimenti di denaro e decisioni di investimento che potrebbero diventare bersagli di frodi sempre pi&ugrave; sofisticate.</p>
<p>Per chi non mastica il linguaggio della finanza, un ETF &egrave; semplicemente uno strumento che raccoglie pi&ugrave; titoli in un unico prodotto, un po&rsquo; come un cestino con dentro tante azioni diverse. Proprio perch&eacute; l&rsquo;accesso viene reso pi&ugrave; facile e guidato, sar&agrave; importante accompagnare questa semplificazione con buone pratiche di sicurezza: password solide, autenticazione a pi&ugrave; fattori, attenzione ai messaggi che chiedono verifiche urgenti e diffidenza verso finti operatori dell&rsquo;assistenza.</p>
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		<title>Windows e il caso BlueHammer</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15406/windows-e-il-caso-bluehammer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 05:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[BlueHammer]]></category>
		<category><![CDATA[windows defender]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vulnerabilità CVE-2026-33825 consente un’escalation di privilegi su Windows sfruttando un difetto nel funzionamento di Microsoft Defender.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di sicurezza su Windows, molti pensano che il pericolo arrivi soprattutto da file infetti, allegati sospetti o programmi scaricati da siti poco affidabili. La vicenda di <strong>BlueHammer</strong>, per&ograve;, racconta qualcosa di diverso e pi&ugrave; scomodo: a volte il problema pu&ograve; nascere dentro un meccanismo di protezione del sistema stesso. La falla, identificata come <a href="https://hackingpassion.com/bluehammer-windows-defender-zero-day/?fbclid=IwZnRzaARGOPxleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEei2S4yEALq4r6H8-F9uTLy6kxS6mjF3buDdRNGmwJuRl2N0k3s9CixIsSdbM_aem_R9BSISTdmRIjr85GWlDVEw" target="_blank" rel="noopener"><strong>CVE-2026-33825</strong></a>, riguarda Microsoft Defender ed &egrave; stata sfruttata per ottenere un&rsquo;escalation di privilegi, cio&egrave; per passare da un account normale al pieno controllo del computer.</p>
<h3>Come funziona un attacco Privilege Escalation</h3>
<p>Immaginiamo un visitatore che riesce a entrare in un edificio con un badge da ospite e, sfruttando un difetto nei controlli interni, finisca direttamente nella sala di comando. Ecco: un attacco di <strong>privilege escalation</strong> funziona pi&ugrave; o meno cos&igrave;. <strong>L&rsquo;aggressore non entra necessariamente da zero, ma una volta dentro prova a salire di livello fino a ottenere i permessi pi&ugrave; alti, quelli che su Windows corrispondono all&rsquo;account SYSTEM</strong>.</p>
<p>Secondo le analisi pubbliche, <strong>BlueHammer avrebbe sfruttato il processo di aggiornamento delle firme di Defender, cio&egrave; quei file che l&rsquo;antivirus usa per riconoscere minacce note</strong>. Durante quel passaggio, in condizioni specifiche, sarebbe stato possibile manipolare il flusso e costringere il sistema a compiere operazioni con privilegi elevatissimi. Il punto delicato &egrave; proprio questo: l&rsquo;attacco non passerebbe da una classica finestra sospetta o da un allarme evidente, ma sfrutterebbe un comportamento interno del sistema operativo.</p>
<p>Per gli utenti comuni questo dettaglio conta molto. Significa che anche un account &ldquo;limitato&rdquo;, magari quello di un dipendente senza privilegi amministrativi, pu&ograve; diventare un trampolino di lancio se un attaccante riesce a comprometterlo con <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a>, <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> o credenziali rubate. Da l&igrave;, una falla come BlueHammer pu&ograve; trasformare un accesso iniziale modesto in un controllo quasi totale della macchina.</p>
<h3>Esiste una soluzione?</h3>
<p>La buona notizia &egrave; che <strong>Microsoft ha corretto il problema con la patch del 14 aprile 2026. La cattiva &egrave; che, secondo fonti recenti, la vulnerabilit&agrave; continua a essere sfruttata attivamente contro sistemi Windows 10 e Windows 11 non aggiornati</strong>. <a href="https://www.cisa.gov/" target="_blank" rel="noopener">CISA</a> ha inserito BlueHammer tra le vulnerabilit&agrave; note e sfruttate, segnale che il rischio non &egrave; rimasto teorico.</p>
<p>Qui entra in gioco una lezione importante, spesso sottovalutata: aggiornare non serve solo ad avere nuove funzioni, ma a chiudere porte che gli attaccanti conoscono gi&agrave;. Molti utenti rimandano gli update perch&eacute; temono riavvii, perdita di tempo o piccoli problemi di compatibilit&agrave;. Ma <strong>una patch installata in ritardo pu&ograve; lasciare aperto un varco che, nel frattempo, &egrave; gi&agrave; finito nei kit e negli strumenti usati dagli attaccanti</strong>.</p>
<p>In pratica, chi usa Windows 10 o Windows 11 dovrebbe verificare di aver installato gli aggiornamenti cumulativi successivi al 14 aprile 2026. Per aziende e amministratori conta anche il monitoraggio dei comportamenti anomali, soprattutto quando un processo con pochi privilegi tenta improvvisamente di ottenere accessi molto pi&ugrave; ampi.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15406/windows-e-il-caso-bluehammer/">Windows e il caso BlueHammer</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’IA trova da sola la strada dell’attacco</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15402/lia-trova-da-sola-la-strada-dellattacco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 05:41:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI Avatar Enhancer]]></category>
		<category><![CDATA[DeepSeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non servono app da installare né exploit sofisticati: può bastare concedere a un sito l’accesso a una cartella del dispositivo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova ricerca di <a href="https://blog.checkpoint.com/" target="_blank" rel="noopener">Check Point</a> mostra un cambio di scenario che potrebbe pesare molto sulla sicurezza digitale dei prossimi anni: <strong>un modello di intelligenza artificiale avrebbe individuato da solo un modo concreto per trasformare una normale funzione del browser in una tecnica simile al <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a></strong>. In altre parole, non si parla di un virus classico da installare sul telefono o sul PC, ma di una trappola che pu&ograve; partire direttamente dal browser, con un semplice clic su una richiesta di autorizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le origini</h3>
<p>Il caso nasce dall&rsquo;analisi di file attribuiti a DeepSeek, uno dei modelli di AI oggi pi&ugrave; accessibili. Secondo <a href="https://www.checkpoint.com/cyber-hub/threat-prevention/what-is-malware/malware-protection/" target="_blank" rel="noopener">Check Point</a>, tra quasi 3.000 campioni esaminati &egrave; emerso un codice che sembrava inizialmente una &ldquo;allucinazione&rdquo; dell&rsquo;intelligenza artificiale, cio&egrave; una risposta tecnicamente confusa o sbagliata. Dentro quella confusione, per&ograve;, il modello aveva individuato un elemento corretto e molto delicato: l&rsquo;uso di una funzione del browser chiamata <strong>showDirectoryPicker()</strong>, che permette a un sito Web di chiedere accesso a una cartella selezionata dall&rsquo;utente.</p>
<p>Detta cos&igrave; pu&ograve; sembrare innocua, e in effetti la funzione &egrave; legittima. Serve, per esempio, a far lavorare applicazioni Web che devono aprire, modificare o salvare file. Il problema nasce se quella stessa possibilit&agrave; viene usata in modo malevolo. <strong>Per dimostrare il rischio, i ricercatori hanno creato una prova di concetto chiamata AI Avatar Enhancer, presentata come uno strumento per migliorare fotografie con l&rsquo;AI. In realt&agrave;, una volta ottenuto l&rsquo;accesso alla cartella scelta dalla vittima, il sito poteva cifrare i file proprio come farebbe un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a></strong>.</p>
<p>Qui entra in gioco un aspetto importante: non servono <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a> del browser, privilegi speciali, installazione di app o file APK. Basta che l&rsquo;utente autorizzi il sito ad accedere a una directory. &Egrave; un dettaglio cruciale perch&eacute; sposta il rischio su un gesto che molte persone considerano banale, come accettare una finestra di permesso. In pratica, &egrave; un po&rsquo; come lasciare entrare qualcuno in casa perch&eacute; si presenta come un tecnico che deve sistemare le foto di famiglia, salvo poi ritrovarsi gli armadi chiusi a chiave.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Utenti Android a rischio</h3>
<p>Con Chrome 132 Google ha introdotto il pieno supporto alla <strong>File System Access API</strong> su Android e i test con Chrome 148 hanno mostrato che <strong>una pagina Web pu&ograve; chiedere l&rsquo;accesso alla cartella DCIM, quella che di solito contiene foto, screenshot, documenti scansionati, codici di recupero e spesso anche immagini di referti o carte d&rsquo;identit&agrave;</strong>. Safari su iPhone non espone questa API, quindi la tecnica descritta non risulta applicabile ai dispositivi Apple.</p>
<p>Il punto pi&ugrave; inquietante, per&ograve;, &egrave; un altro: l&rsquo;AI non si sarebbe limitata a copiare una tecnica nota, ma avrebbe collegato autonomamente un rischio teorico a una catena di attacco praticabile. Questo significa che la barriera tra &ldquo;idea pericolosa&rdquo; e &ldquo;attacco funzionante&rdquo; potrebbe abbassarsi molto, soprattutto per criminali con competenze tecniche limitate.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15402/lia-trova-da-sola-la-strada-dellattacco/">L’IA trova da sola la strada dell’attacco</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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