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	<title>Hackerjournal.it</title>
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	<description>Scopri in Edicola Hacker Journal la rivista italiana dedicata all&#039;Hacking. Tutto quello che gli altri non osano dirti.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 11 Oct 2026 08:09:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Scova i dati sensibili nei repository GIT</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15684/scova-i-dati-sensibili-nei-repository-git/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 06:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[BETTERLEAKS]]></category>
		<category><![CDATA[Repository GIT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco come usare il tool che controlla il codice in anticipo ed evita la fuga delle informazioni.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15684/scova-i-dati-sensibili-nei-repository-git/">Scova i dati sensibili nei repository GIT</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Password, token, API, certificati e altri dati sensibili sono indispensabili per il funzionamento di applicazioni e&nbsp; infrastrutture, ma possono trasformarsi in un grave rischio se finiscono accidentalmente all&rsquo;interno del codice<br>
sorgente o dei file di configurazione. Non &egrave; raro che, durante lo sviluppo di un progetto, vengano inserite credenziali temporanee per velocizzare i test e che queste, per errore, vengano successivamente caricate su un repository Git o<br>
distribuite insieme al software. Anche pochi minuti di esposizione possono essere sufficienti affinch&eacute; strumenti automatizzati individuino tali informazioni. <strong>Un caso reale emblematico riguarda uno sviluppatore subappaltatore </strong><strong>che qualche tempo fa caric&ograve; su un repository pubblico di GitHub parte del codice dell&rsquo;applicazione T-Connect di Toyota in cui era hardcodata una chiave di accesso al server di gestione dati, pare la chiave sia rimasta pubblica per quasi cinque anni prima che qualcuno se ne accorgesse</strong>.<br>
Per ridurre questo rischio esistono numerosi strumenti dedicati alla ricerca automatica di tutte quelle informazioni riservate che non dovrebbero mai essere archiviate in chiaro. Tra questi troviamo il software <a href="https://github.com/%20betterleaks/betterleaks" target="_blank" rel="noopener">BetterLeaks</a>, un progetto pensato per eseguire scansioni rapide di repository e directory, individuando un&rsquo;ampia gamma di credenziali. <strong>Il tool consente di identificare password, token, chiavi di accesso e altri dati prima che possano essere pubblicati o distribuiti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>SETUP E UTILIZZO DI BETTERLEAKS</strong><br>
Come scaricare i sorgenti, compilarli in Ubuntu e usare il tool.</h3>
<p><strong>IL DOWNLOAD DEI SORGENTI</strong><br>
I sorgenti di Better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">Leak</a>s sono ospitati su <a href="https://github.com/betterleaks/betterleaks" target="_blank" rel="noopener">GitHub</a>. Clonate il repository nella vostra distribuzione Ubuntu. Da Terminale lanciate: <strong>git clone https://github.com/better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>s/better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>s</strong>. Se git non dovesse essere installato: <strong>sudo apt install </strong><strong>git</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SERVE IL LINGUAGGIO GO</strong><br>
Per compilare il tool &egrave; necessario che nella propria distribuzione sia installato il linguaggio Go. Per verificarlo digitate <strong>go </strong><strong>version</strong>. Se Go &egrave; installato, vedrete qualcosa del tipo <strong>go version go1.24.3 linux/amd64</strong>, altrimenti installatelo digitando <strong>sudo apt update e poi sudo apt install </strong><strong>golang-go</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15691 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo2.png" alt="" width="603" height="264" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo2.png 603w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo2-300x131.png 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px"></p>
<p><strong><br>
LA COMPILAZIONE DELL&rsquo;APP</strong><br>
Terminato il download, entrate nella directory del tool digitando cd better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>s e, subito dopo, make build per compilare il progetto e avere l&rsquo;app pronta all&rsquo;uso. Se make non dovesse essere presente nel sistema, installarla con:<br>
<strong>sudo apt install make</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-15690 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo3.png" alt="" width="819" height="357" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo3.png 819w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo3-300x131.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo3-768x335.png 768w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px"></p>
<p><strong><br>
SCANSIONE REMOTA DI GITHUB</strong><br>
Better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>s supporta la scansione di intere organizzazioni, utenti o gruppi GitHub/GitLab. Per scansionare un progetto GitHub pubblico, digitate: <strong>./better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>s github percorso-githubrepository</strong>. Nell&rsquo;esempio sono stati trovati 19 <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-15689 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo4.png" alt="" width="830" height="362" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo4.png 830w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo4-300x131.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo4-768x335.png 768w" sizes="(max-width: 830px) 100vw, 830px"></p>
<p><strong><br>
PER MAGGIORI DETTAGLI&hellip;</strong><br>
Per visualizzare i dettagli dei <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a> individuati, potete salvare i risultati in un file di report formattato come JSON, CSV o Markdown (-r report.json) oppure mostrarli a schermo con un livello di dettaglio maggiore (opzione <strong>-v</strong>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FUNZIONA ANCHE IN LOCALE</strong><br>
Potete scansionare anche directory o file locali. Nell&rsquo;esempio abbiamo avviato il tool in una nostra directory test-hj-<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a> con un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a> creato ad hoc: <strong>./better<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>s dir test-hj-<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>/ -v</strong> . Per tutte le altre tipologie di ricerca visitare questo <a href="https://github.com/betterleaks/betterleaks/blob/main/.docs/scanning.md" target="_blank" rel="noopener">sito</a>.<br>
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15687 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo6.png" alt="" width="955" height="416" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo6.png 955w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo6-300x131.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/passo6-768x335.png 768w" sizes="auto, (max-width: 955px) 100vw, 955px"></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15684/scova-i-dati-sensibili-nei-repository-git/">Scova i dati sensibili nei repository GIT</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Smartphone infetti prima dell’acquisto</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15677/smartphone-infetti-prima-dellacquisto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 05:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Midnight Mimosa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15677</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il malware può installare app, assegnare permessi e scaricare codice con privilegi di sistema, senza intervento dell’utente.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15677/smartphone-infetti-prima-dellacquisto/">Smartphone infetti prima dell’acquisto</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sempre il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> entra in uno smartphone dopo un clic sbagliato o il download di un&rsquo;app sospetta. Secondo una ricerca di <a href="https://www.bitdefender.com/en-us/blog/labs/midnight-mimosa-malware" target="_blank" rel="noopener">Bitdefender</a>, alcuni telefoni Android economici sarebbero stati venduti con un software malevolo gi&agrave; inserito nel firmware, cio&egrave; nella parte pi&ugrave; profonda del sistema operativo. <strong>Il nome della campagna &egrave; Midnight Mimosa e avrebbe coinvolto migliaia di dispositivi in oltre 150 Paesi, Italia compresa.</strong></p>
<h3><strong>Il malware &egrave; presente prima dell&rsquo;accensione</strong></h3>
<p>Il punto pi&ugrave; preoccupante &egrave; il momento dell&rsquo;infezione. <strong>Midnight Mimosa non viene installato dall&rsquo;utente: risulta integrato nel firmware prima che il telefono sia acquistato o acceso per la prima volta</strong>. Il firmware pu&ograve; essere immaginato come il &ldquo;manuale di funzionamento&rdquo; interno dello smartphone, quello che permette ad Android e ai componenti hardware di lavorare insieme.</p>
<p>Essendo collocato in questa zona, <strong>il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> agisce con privilegi di sistema. Significa che pu&ograve; fare pi&ugrave; cose di una normale applicazione: installare o rimuovere app in silenzio, concedere autorizzazioni, modificare impostazioni e scaricare altro codice da Internet senza chiedere il consenso del proprietario</strong>. Le normali procedure di disinstallazione e perfino il ripristino alle impostazioni di fabbrica potrebbero quindi non essere sufficienti per eliminarlo.</p>
<h3><strong>Dalla pubblicit&agrave; nascosta ai clic falsi</strong></h3>
<p>L&rsquo;obiettivo principale della campagna sembra essere il guadagno attraverso la <strong>frode pubblicitaria</strong>. <strong>Il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> installa applicazioni camuffate da strumenti comuni, come meteo, blocco app, note o programmi di riconoscimento del testo. Queste app possono caricare annunci in finestre invisibili o generare clic automatici.</strong></p>
<p>Per chi guarda un banner pubblicitario, ogni visualizzazione o clic pu&ograve; produrre un piccolo guadagno. Se per&ograve; migliaia di telefoni eseguono questa attivit&agrave; senza che gli utenti lo sappiano, il profitto per gli operatori pu&ograve; diventare significativo. &Egrave; come avere migliaia di persone che entrano in un negozio, guardano una vetrina e premono un pulsante, ma sono tutte manovrate a distanza.</p>
<h3><strong>Il telefono pu&ograve; diventare un proxy</strong></h3>
<p>La ricerca evidenzia anche una capacit&agrave; pi&ugrave; delicata: <strong>Midnight Mimosa pu&ograve; trasformare gli smartphone colpiti in <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/proxy/" target="_self" title="Dal punto di vista del pirata, si tratta di uno strumento per nascondere il proprio indirizzo IP, ovvero per rendere pi&ugrave; difficile la propria identificazione. Si trovano online siti che forniscono liste di proxy aggiornate anche in tempo reale." class="encyclopedia">proxy</a> residenziali. Un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/proxy/" target="_self" title="Dal punto di vista del pirata, si tratta di uno strumento per nascondere il proprio indirizzo IP, ovvero per rendere pi&ugrave; difficile la propria identificazione. Si trovano online siti che forniscono liste di proxy aggiornate anche in tempo reale." class="encyclopedia">proxy</a> &egrave; un intermediario che fa passare il traffico Internet attraverso un altro dispositivo. In questo caso, un criminale pu&ograve; far transitare la propria attivit&agrave; tramite la connessione domestica o mobile della vittima, rendendo pi&ugrave; difficile capire da dove provenga davvero il traffico</strong>.</p>
<p>Migliaia di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/proxy/" target="_self" title="Dal punto di vista del pirata, si tratta di uno strumento per nascondere il proprio indirizzo IP, ovvero per rendere pi&ugrave; difficile la propria identificazione. Si trovano online siti che forniscono liste di proxy aggiornate anche in tempo reale." class="encyclopedia">proxy</a> insieme formano una <strong><a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/botnet/" target="_self" title="Una botnet &egrave; una rete di droni zombie sotto il controllo di un hacker. Quando i black hat lanciano un attacco Distributed Denial of Service, ad esempio, utilizzeranno una botnet sotto il loro controllo. Molto spesso, gli utenti dei sistemi hackerati non sanno nemmeno di essere coinvolti o che le loro risorse di sistema vengono&hellip;" class="encyclopedia">botnet</a></strong>, cio&egrave; una rete di dispositivi controllati a distanza. Una <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/botnet/" target="_self" title="Una botnet &egrave; una rete di droni zombie sotto il controllo di un hacker. Quando i black hat lanciano un attacco Distributed Denial of Service, ad esempio, utilizzeranno una botnet sotto il loro controllo. Molto spesso, gli utenti dei sistemi hackerati non sanno nemmeno di essere coinvolti o che le loro risorse di sistema vengono&hellip;" class="encyclopedia">botnet</a> pu&ograve; essere usata per inviare spam, mascherare attivit&agrave; illecite o organizzare attacchi <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/test/" target="_self" title="Si tratta di un attacco DoS la cui origine &egrave; distribuita su diverse sorgenti; si parla quindi di Distribuited Denial of Service (DDoS). In genere per scatenare attacchi di questo tipo vengono utilizzate botnet formate da migliaia di macchine Zombie." class="encyclopedia">DDoS</a>. Un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/test/" target="_self" title="Si tratta di un attacco DoS la cui origine &egrave; distribuita su diverse sorgenti; si parla quindi di Distribuited Denial of Service (DDoS). In genere per scatenare attacchi di questo tipo vengono utilizzate botnet formate da migliaia di macchine Zombie." class="encyclopedia">DDoS</a> prova a mandare fuori uso un sito o un servizio sommergendolo di richieste: come migliaia di chiamate contemporanee a un centralino.</p>
<h3><strong>Il nodo della filiera</strong></h3>
<p>I ricercatori hanno osservato <strong>Midnight Mimosa su dispositivi Android economici e multi-brand basati su chip MediaTek, spesso venduti online come modelli &ldquo;white label&rdquo;, poco conosciuti o potenzialmente contraffatti</strong>. Alcuni firmware analizzati erano firmati con certificati associati a un produttore di Shenzhen, ma Bitdefender non ha stabilito in quale passaggio della filiera &ndash; produzione, personalizzazione del firmware, distribuzione o vendita &ndash; il codice malevolo sia stato inserito. Per questo non &egrave; corretto attribuire automaticamente responsabilit&agrave; dirette al produttore indicato nei certificati.</p>
<p><strong>Bitdefender ha inoltre collegato alla campagna 13 applicazioni rilevate su Google Play, con lo stesso codice di frode pubblicitaria e collegamenti ai server di comando del </strong><strong><a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a></strong>. Questo dettaglio mostra come una stessa operazione possa raggiungere le vittime da due direzioni: dal firmware compromesso e da app distribuite attraverso canali apparentemente legittimi.</p>
<h3><strong>Cosa possono fare gli utenti</strong></h3>
<p>Chi possiede uno smartphone economico acquistato da marketplace poco noti dovrebbe<strong> controllare se il produttore offre aggiornamenti ufficiali del firmware e installarli solo dal sito o dall&rsquo;assistenza autorizzata</strong>. Se il dispositivo mostra installazioni inspiegabili, pubblicit&agrave; anomala, forte consumo di batteria o traffico dati insolito, conviene evitare di usarlo per home banking, lavoro o gestione di informazioni sensibili.</p>
<p><strong>Un antivirus pu&ograve; rilevare alcuni comportamenti sospetti, ma non sempre pu&ograve; rimuovere un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> integrato nella partizione di sistema</strong>. Nei casi pi&ugrave; gravi, la soluzione pu&ograve; richiedere una reinstallazione affidabile del firmware da parte del produttore o la sostituzione del dispositivo. Il consiglio pi&ugrave; importante resta prevenire: preferire venditori affidabili, evitare modelli senza supporto e controllare che il telefono riceva aggiornamenti di sicurezza regolari.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15677/smartphone-infetti-prima-dellacquisto/">Smartphone infetti prima dell’acquisto</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’IA entra nelle campagne di spionaggio</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15673/lia-entra-nelle-campagne-di-spionaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 05:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI Statecraft and Cyberthreats in 2026]]></category>
		<category><![CDATA[APT]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15673</guid>

					<description><![CDATA[<p>I gruppi cyber legati a Cina, Russia, Corea del Nord e Iran usano sempre più l’IA per velocizzare ricognizione, ingegneria sociale e sviluppo di malware.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I gruppi informatici collegati a Cina, Russia, Corea del Nord e Iran stanno usando sempre pi&ugrave; spesso modelli di intelligenza artificiale locali o nazionali per sostenere le proprie operazioni. La scelta pu&ograve; permettere di aggirare i blocchi dei servizi occidentali e rendere pi&ugrave; difficile individuare e contrastare gli attacchi. &Egrave; quanto emerge dall&rsquo;ultimo studio <a href="https://www.trendaisecurity.com/en/resources-insights/deep-research/from-state-ai-ecosystems-to-global-apt-cyberthreats" target="_blank" rel="noopener">TrendAI</a>, intitolato <a href="https://cdn.sanity.io/files/ch6z6vqj/production/92478ab461ee1af7a532e06b588f477af61bd368.pdf" target="_blank" rel="noopener"><em>AI Statecraft and Cyberthreats in 2026</em></a>.</p>
<p><a href="https://cdn.sanity.io/files/ch6z6vqj/production/92478ab461ee1af7a532e06b588f477af61bd368.pdf" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15674 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/image002.png" alt="" width="526" height="655" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/image002.png 526w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/image002-241x300.png 241w" sizes="auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px"></a></p>
<h3><strong>Dalla ricognizione al malware</strong></h3>
<p>L&rsquo;IA non viene utilizzata soltanto per scrivere testi o generare immagini. Secondo la ricerca, <strong>i gruppi APT la impiegano in diverse fasi delle operazioni: dalla ricognizione iniziale allo studio degli obiettivi, dalla costruzione di messaggi di ingegneria sociale allo sviluppo di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> e alle attivit&agrave; successive alla compromissione</strong>. Gli <strong>APT</strong>, cio&egrave; le minacce persistenti avanzate, sono gruppi organizzati che conducono campagne mirate e possono restare a lungo dentro una rete. Non cercano necessariamente un guadagno immediato: possono puntare a spionaggio, furto di informazioni strategiche, sabotaggio o preparazione di attacchi futuri. L&rsquo;IA funziona in questo contesto come un moltiplicatore di forza. Pu&ograve; analizzare grandi quantit&agrave; di informazioni, preparare messaggi personalizzati e velocizzare attivit&agrave; che prima richiedevano molto tempo e l&rsquo;intervento di numerosi operatori. Non inventa per forza una tecnica nuova, ma rende pi&ugrave; rapide e scalabili quelle gi&agrave; conosciute.</p>
<h3><strong>Perch&eacute; scegliere modelli locali</strong></h3>
<p>Lo <a href="https://cdn.sanity.io/files/ch6z6vqj/production/92478ab461ee1af7a532e06b588f477af61bd368.pdf" target="_blank" rel="noopener">studio</a> evidenzia un aspetto particolare: i gruppi legati alla Cina utilizzerebbero modelli AI cinesi quando i servizi occidentali bloccano o limitano determinate richieste. In questo modo possono continuare le attivit&agrave; attraverso strumenti che rispondono a regole, infrastrutture e sistemi di controllo differenti. <strong>Un modello locale &egrave; un sistema installato e gestito direttamente da un&rsquo;organizzazione o in un ambiente nazionale, invece di essere utilizzato tramite un servizio cloud internazionale</strong>. L&rsquo;analogia &egrave; quella di un&rsquo;azienda che passa da un centralino pubblico a uno interno: il servizio pu&ograve; essere pi&ugrave; difficile da osservare dall&rsquo;esterno e segue regole definite dal gestore. Questo non significa che ogni modello locale sia malevolo o privo di controlli. Il rischio nasce quando gli strumenti vengono usati da gruppi sponsorizzati da Stati per automatizzare operazioni offensive fuori dalla portata dei principali provider occidentali.</p>
<h3><strong>Strategie diverse, stesso obiettivo</strong></h3>
<p>La ricerca descrive approcci differenti. La Russia userebbe l&rsquo;IA soprattutto come acceleratore delle operazioni esistenti. Gli attori nordcoreani starebbero sperimentando sia modelli stranieri sia sistemi locali, mentre i gruppi legati all&rsquo;Iran ricorrerebbero anche a servizi commerciali. <strong>La differenza tra i vari Paesi non cambia per&ograve; il problema centrale: gli attaccanti non hanno necessariamente bisogno del modello pi&ugrave; potente disponibile. &Egrave; sufficiente uno strumento capace di svolgere bene compiti specifici, come selezionare obiettivi, generare comunicazioni credibili o supportare lo sviluppo di codice</strong>. Per questo, secondo TrendAI, la domanda non dovrebbe essere soltanto &ldquo;quale modello usa l&rsquo;attaccante?&rdquo;. Occorre chiedersi piuttosto quanto l&rsquo;IA abbia aumentato velocit&agrave;, precisione, volume e automazione dell&rsquo;operazione.</p>
<h3><strong>Una sfida per chi difende</strong></h3>
<p>La presenza di modelli locali pu&ograve; complicare la collaborazione internazionale e ridurre la visibilit&agrave; sulle attivit&agrave; sospette. Se un&rsquo;organizzazione si concentra soltanto sui servizi AI pi&ugrave; noti, rischia di non riconoscere una campagna condotta con strumenti diversi. La risposta deve quindi puntare sui comportamenti: accessi anomali, aumento improvviso delle richieste, tentativi di ricognizione, messaggi personalizzati e modifiche insolite ai sistemi. &Egrave; come controllare non solo quale attrezzo usa un ladro, ma anche quali porte prova ad aprire, con quale frequenza e in quale sequenza. Per aziende e istituzioni significa rafforzare il monitoraggio, proteggere le identit&agrave;, applicare l&rsquo;autenticazione a pi&ugrave; fattori, aggiornare i sistemi e controllare l&rsquo;uso interno degli strumenti di IA. La sicurezza deve inoltre includere modelli, API, dati e infrastrutture che li ospitano.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15673/lia-entra-nelle-campagne-di-spionaggio/">L’IA entra nelle campagne di spionaggio</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A Pescara torna Cybearly Forecasting</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15661/a-pescara-torna-cybearly-forecasting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 05:31:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cybearly Forecasting 2027]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15661</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cyber resilience, IA, ransomware, infrastrutture critiche e identità digitale saranno al centro di due giornate di incontri e approfondimenti.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15661/a-pescara-torna-cybearly-forecasting/">A Pescara torna Cybearly Forecasting</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 e 16 ottobre 2026 l&rsquo;Aurum di Pescara ospiter&agrave; la quarta edizione di <strong>Cybearly Forecasting 2027</strong>, evento dedicato all&rsquo;evoluzione della cybersecurity, all&rsquo;intelligenza artificiale e alle nuove sfide per imprese, istituzioni e cittadini. Il programma riunir&agrave; esperti italiani e internazionali, universit&agrave;, aziende e rappresentanti del settore pubblico.</p>
<h2>Due giornate per capire il cambiamento</h2>
<p>L&rsquo;iniziativa, promossa da <strong>Cybear</strong> e <strong>BearIT</strong>, <strong>nasce con l&rsquo;obiettivo di affrontare la sicurezza digitale non soltanto come risposta agli attacchi, ma come capacit&agrave; di mantenere operativi sistemi e servizi anche quando qualcosa va storto</strong>.</p>
<p>Tra i temi al centro dell&rsquo;edizione figurano la <strong>cyber resilience</strong>, cio&egrave; la capacit&agrave; di prevenire un attacco, resistere all&rsquo;impatto e tornare rapidamente alla normalit&agrave;, la governance dell&rsquo;intelligenza artificiale, la protezione delle infrastrutture critiche e la fiducia digitale.</p>
<p>Il concetto di resilienza pu&ograve; essere spiegato con un esempio semplice: non basta costruire una casa impossibile da scassinare; bisogna anche sapere come reagire se qualcuno riesce a entrare, come limitare i danni e come ripristinare rapidamente ci&ograve; che &egrave; stato compromesso.</p>
<h2>Un panel internazionale</h2>
<p>Cybearly Forecasting 2027 avr&agrave; una forte dimensione internazionale. <strong>Interverranno Zoja Antuchevi&#269;, CEO e Managing Partner di SolutionLab e presidente CREST del Consiglio Europeo; Ledia Canga, Senior GRC Cybersecurity Expert presso la National Cyber Security Authority of Albania; Lowri Williams, docente alla Cardiff University, e Albert Antwi-Boasiako, fondatore dell&rsquo;e-Crime Bureau in Ghana.</strong></p>
<p>I loro interventi affronteranno, da prospettive diverse, il rapporto tra sicurezza, innovazione, gestione del rischio e affidabilit&agrave; dei sistemi basati sull&rsquo;intelligenza artificiale. Il tema &egrave; sempre pi&ugrave; concreto: un servizio digitale pu&ograve; essere tecnologicamente avanzato, ma non &egrave; davvero affidabile se non protegge dati, persone e processi da errori, manipolazioni e attacchi.</p>
<h2>Dalla governance al ransomware</h2>
<p>Il programma comprende speech, casi pratici e tavole rotonde. Durante la prima giornata si parler&agrave; di infrastrutture critiche, fiducia digitale, rapporto tra <strong>AI Act e GDPR</strong>, agenti di intelligenza artificiale e identit&agrave; digitale europea. Una tavola rotonda sar&agrave; dedicata alle scelte delle aziende tra innovazione, cybersecurity e nuove responsabilit&agrave;.</p>
<p>La seconda giornata affronter&agrave; invece l&rsquo;adozione dell&rsquo;IA nelle imprese, il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a> e la gestione delle identit&agrave; digitali. Il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a> &egrave; il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> che blocca file o sistemi e chiede un riscatto; oggi la difesa deve considerare anche la velocit&agrave; con cui gli attaccanti possono automatizzare alcune fasi dell&rsquo;intrusione.</p>
<p><strong>Un altro confronto coinvolger&agrave; rappresentanti di Clusit, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Regione Abruzzo, AgID, START 4.0 e Universit&agrave; di Bologna, con l&rsquo;obiettivo di discutere strategie istituzionali per una trasformazione digitale sicura, sostenibile e responsabil</strong>e.</p>
<h2>Spazio anche agli studenti</h2>
<p>La <strong>Cyber Security Challenge</strong> coinvolger&agrave; otto istituti scolastici provenienti da diverse regioni italiane. <strong>Le squadre, composte da cinque studenti, si confronteranno in una competizione distribuita sulle due giornate, con una fase finale e la premiazione dei vincitori</strong>.</p>
<p>Iniziative di questo tipo avvicinano gli studenti alla sicurezza informatica attraverso problemi pratici. Non si tratta soltanto di imparare a usare strumenti tecnici, ma di capire come ragionano gli attaccanti, come si proteggono le informazioni e quanto contino collaborazione e capacit&agrave; di analisi.</p>
<h2>Workshop e temi tecnici</h2>
<p>Non mancheranno gli approfondimenti operativi. Francesco Sannini, Head of Cyber Security di Cybear-BearIT, condurr&agrave; il workshop <strong>&ldquo;The Other Side of the Breach: Anatomia di un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>, l&rsquo;analista e l&rsquo;agente&rdquo;</strong>.</p>
<p>Il giorno successivo Marco Blonk-Steiner e Nicol&ograve; Mura parleranno di <strong>prompt injection</strong>, una tecnica con cui un contenuto manipolato pu&ograve; indurre un sistema di IA a seguire istruzioni non previste. &Egrave; come inserire un comando nascosto dentro un documento che l&rsquo;assistente deve leggere: se non esistono controlli adeguati, il sistema pu&ograve; scambiare l&rsquo;istruzione malevola per una richiesta legittima.</p>
<p>L&rsquo;evento gode del patrocinio di AgID, Clusit e Comune di Pescara ed &egrave; realizzato in convenzione con l&rsquo;Universit&agrave; Politecnica delle Marche.<br>
Informazioni e iscrizioni sono disponibili sul sito ufficiale di <a href="https://www.cybearly.com/forecasting-2027/" target="_blank" rel="noopener">Cybearly Forecasting 2027</a>.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15661/a-pescara-torna-cybearly-forecasting/">A Pescara torna Cybearly Forecasting</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chi controlla gli agenti IA?</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15657/chi-controlla-gli-agenti-ia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agente IA]]></category>
		<category><![CDATA[IAM]]></category>
		<category><![CDATA[Zero Trust]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un agente collegato a e-mail, cloud e database può diventare pericoloso anche senza intenzioni malevole, se dispone di troppi permessi.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15657/chi-controlla-gli-agenti-ia/">Chi controlla gli agenti IA?</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli agenti di intelligenza artificiale stanno passando dalle semplici risposte all&rsquo;esecuzione di attivit&agrave; concrete: leggono e-mail, interrogano database, usano applicazioni cloud, richiamano API e possono modificare dati. Per le aziende, la sfida non &egrave; pi&ugrave; solo impedire accessi non autorizzati, ma controllare ci&ograve; che un agente pu&ograve; fare dopo essere stato autorizzato.</p>
<h3><strong>Dalla chat all&rsquo;azione</strong></h3>
<p>Un chatbot si limita generalmente a rispondere a una domanda. Un <a href="https://blog.checkpoint.com/ai-security/ai-agents-are-becoming-enterprise-workers/" target="_blank" rel="noopener"><strong>agente IA</strong></a>, invece, pu&ograve; ricevere un obiettivo e completare pi&ugrave; passaggi in autonomia. Per esempio, pu&ograve; cercare informazioni in un CRM, aggiornare una scheda cliente, inviare una comunicazione e registrare l&rsquo;attivit&agrave; in un altro sistema. Questa evoluzione aumenta la produttivit&agrave;, ma anche il rischio. Un agente collegato a Microsoft 365, Salesforce, database interni e servizi cloud pu&ograve; disporre di una quantit&agrave; di poteri paragonabile a quelli di un dipendente con privilegi elevati. Non &egrave; necessario che sia &ldquo;malevolo&rdquo;: basta un errore, un accesso eccessivo o un&rsquo;istruzione manipolata per provocare danni.</p>
<h3><strong>Un insider senza intenzioni</strong></h3>
<p>Il pericolo &egrave; simile a quello rappresentato da un <strong>insider privilegiato</strong>, cio&egrave; una persona che dispone legittimamente di accessi importanti ma li usa in modo improprio o viene indotta a farlo. La differenza &egrave; che un agente IA pu&ograve; agire in pochi secondi e ripetere la stessa operazione su larga scala. Immaginiamo un agente autorizzato a leggere il database dei clienti. Questa autorizzazione non dovrebbe implicare automaticamente la possibilit&agrave; di cancellare record, modificare prezzi o esportare migliaia di schede. &Egrave; la differenza tra avere la chiave di una stanza e avere il permesso di spostare o distruggere tutto ci&ograve; che contiene.</p>
<h3><strong>Non basta sapere chi accede</strong></h3>
<p>I sistemi tradizionali di gestione delle identit&agrave; e degli accessi, indicati con la sigla <strong>IAM</strong>, rispondono soprattutto a una domanda: &ldquo;A quali risorse pu&ograve; accedere questa identit&agrave;?&rdquo;. Con gli agenti IA ne serve un&rsquo;altra: &ldquo;&Egrave; opportuno consentire proprio questa azione, in questo momento e in questo contesto?&rdquo;. Un agente potrebbe essere autenticato correttamente e usare un token valido, ma compiere comunque un&rsquo;operazione che nessun responsabile approverebbe. L&rsquo;autenticazione dimostra chi sta effettuando la richiesta; non spiega perch&eacute; la richiesta venga fatta n&eacute; se il risultato sia sicuro.</p>
<h3><strong>Il principio della minima autonomia</strong></h3>
<p>Per ridurre il rischio, alle identit&agrave; artificiali dovrebbe essere assegnato il <strong>privilegio minimo</strong>: solo gli accessi indispensabili. Ma con gli agenti occorre fare un passo ulteriore, definibile come &ldquo;minima autonomia&rdquo;. In pratica, un&rsquo;azienda pu&ograve; decidere che un agente possa creare, leggere o aggiornare informazioni, ma non cancellare dati di produzione. L&rsquo;azione DELETE, cio&egrave; l&rsquo;eliminazione definitiva, pu&ograve; essere vietata agli agenti autonomi e consentita soltanto dopo una conferma umana. Il controllo deve essere applicato tecnicamente, fuori dal modello, cos&igrave; che una decisione sbagliata dell&rsquo;<a href="https://www.checkpoint.com/ai-security/ai-agent-security/" target="_blank" rel="noopener">IA</a> non possa superare la regola.</p>
<h3><strong>Controlli durante l&rsquo;esecuzione</strong></h3>
<p>La protezione in fase di esecuzione, o <strong>runtime security</strong>, serve a verificare ci&ograve; che l&rsquo;agente sta per fare prima che l&rsquo;operazione venga completata. Un flusso tipico pu&ograve; essere: dipendente, agente IA, modello, strumento MCP, API e infine cancellazione di un record.</p>
<p><strong>MCP</strong> &egrave; un protocollo che consente ai modelli di collegarsi a strumenti e dati esterni. Se l&rsquo;agente riceve un documento manipolato o un&rsquo;istruzione nascosta, pu&ograve; tentare di richiamare uno strumento legittimo per uno scopo non previsto. Una policy applicata in tempo reale pu&ograve; bloccare la richiesta, chiedere l&rsquo;approvazione di una persona o registrarla per un controllo successivo.</p>
<h3><strong>La fiducia deve cambiare</strong></h3>
<p>Il modello <strong>Zero Trust</strong>, spesso riassunto con &ldquo;non fidarti mai, verifica sempre&rdquo;, deve diventare dinamico anche per l&rsquo;IA. Un agente HR che consulta dieci profili pu&ograve; comportarsi normalmente; lo stesso agente che prova a leggere 20.000 schede in pochi minuti dovrebbe essere fermato o sottoposto a una verifica. La decisione deve tenere conto di identit&agrave;, contesto, dati richiesti, strumento utilizzato, azione e comportamento. Un agente di sviluppo pu&ograve; scrivere codice, ma il tentativo improvviso di modificare le policy di accesso dell&rsquo;azienda richiede un livello di fiducia completamente diverso.</p>
<h3><strong>Responsabilit&agrave; e ciclo di vita</strong></h3>
<p>Ogni agente operativo dovrebbe avere un responsabile umano e tecnico chiaramente identificato. Servono inoltre inventario, registrazione, autorizzazione, monitoraggio e revisioni periodiche. Quando cambia lo scopo dell&rsquo;agente, vanno rivalutati permessi e strumenti; quando viene ritirato, bisogna revocare token, credenziali API e accessi MCP.</p>
<p>Le domande per i responsabili della sicurezza sono concrete: quanti agenti sono attivi? Chi li controlla? Quali sistemi possono modificare? Quali azioni sono vietate? &Egrave; possibile bloccarli immediatamente e ricostruire ci&ograve; che hanno fatto? L&rsquo;obiettivo non &egrave; frenare l&rsquo;adozione dell&rsquo;IA, ma evitare che una prova sperimentale dimenticata diventi domani un&rsquo;identit&agrave; privilegiata senza supervisione. L&rsquo;intelligenza artificiale pu&ograve; lavorare pi&ugrave; velocemente delle persone; la sicurezza deve quindi controllare le sue azioni con la stessa rapidit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.magnific.com/it/vettori-gratuito/illustrazione-di-gradiente-npl_22112074.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=15&amp;uuid=65dd44c2-e302-440a-a13a-e9842a191265&amp;track=ais_hybrid&amp;query=agent+ia" target="_blank" rel="noopener">Magnific</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15657/chi-controlla-gli-agenti-ia/">Chi controlla gli agenti IA?</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sconti di ottobre e trappole online</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15665/sconti-di-ottobre-e-trappole-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 07:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Prime]]></category>
		<category><![CDATA[truffe Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[truffe online]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buoni regalo, rimborsi e falsi blocchi dell’account sono le esche più usate per spingere gli utenti a cliccare in fretta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Prime Day &egrave; iniziato e, insieme alle offerte, torna ad aumentare il rischio di truffe online. I criminali sfruttano l&rsquo;urgenza delle promozioni e il grande volume di acquisti per imitare Amazon con siti falsi, e-mail di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> e messaggi che promettono buoni regalo, rimborsi o sconti irripetibili. <strong>Secondo <a href="https://www.checkpoint.com/" target="_blank" rel="noopener">Check Point Research</a>, tra luglio e settembre i nuovi domini legati ad Amazon e al Prime Day sono aumentati del 42%, passando da 905 a 1.284 registrazioni.</strong></p>
<h3><strong>Un sito falso ogni sedici</strong></h3>
<p>La crescita dei domini non &egrave; soltanto un fenomeno legato al marketing. A settembre, il 6,5% dei nuovi indirizzi associati al marchio Amazon e all&rsquo;evento promozionale &egrave; stato classificato come malevolo o sospetto: circa uno ogni 16. <strong>I criminali registrano siti con nomi che sembrano credibili, come indirizzi dedicati all&rsquo;assistenza Prime, a Prime Video o alle promozioni internazionali</strong>. L&rsquo;obiettivo &egrave; intercettare chi cerca offerte tramite un motore di ricerca o clicca su un link ricevuto via e-mail, SMS o social network.</p>
<p>Tra i <b>domini malevoli pi&ugrave; rappresentativi</b> registrati tra luglio e settembre 2026, che prendono di mira specificatamente il marchio Amazon Prime e sono stati classificati come pericolosi dall&rsquo;intelligenza artificiale di Check Point ThreatCloud, figurano:</p>
<ul>
<li><i>amazonprime-support[.]com</i></li>
<li><i>primevideoamazon[.]com</i></li>
<li><i>videoamazonprime[.]com</i></li>
<li><i>prime-amazonfr[.]com</i></li>
<li><i>amazonprimeusa[.]com</i></li>
<li><i>amazonprimewindows[.]com</i></li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15669" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-4-edspamazon.in_-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-4-edspamazon.in_-300x225.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-4-edspamazon.in_-1024x768.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-4-edspamazon.in_-768x576.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-4-edspamazon.in_-1536x1152.jpg 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-4-edspamazon.in_.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15668" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-3-watch-amazon.com_-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-3-watch-amazon.com_-300x225.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-3-watch-amazon.com_-1024x768.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-3-watch-amazon.com_-768x576.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-3-watch-amazon.com_-1536x1152.jpg 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-3-watch-amazon.com_.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"></p>
<p>Un <strong>dominio</strong> &egrave; l&rsquo;indirizzo leggibile di un sito, come &ldquo;esempio.it&rdquo;. Il fatto che contenga parole familiari &ndash; Amazon, Prime, support o video &ndash; non significa per&ograve; che appartenga davvero all&rsquo;azienda. &Egrave; come trovare un negozio con un&rsquo;insegna molto simile a quella di una catena nota: l&rsquo;aspetto pu&ograve; ingannare, ma il proprietario potrebbe essere qualcun altro.</p>
<h3><strong>Le esche pi&ugrave; usate</strong></h3>
<p>Le campagne osservate imitano pagine di accesso, vetrine online e procedure di pagamento. Alcune puntano a rubare le credenziali Amazon; altre cercano numeri di carta, indirizzi, dati personali e informazioni sugli account.</p>
<p><strong>Tra le esche pi&ugrave; comuni ci sono promesse di buoni regalo gratuiti, avvisi di blocco dell&rsquo;account, notifiche di consegna e comunicazioni su rimborsi</strong>. Il messaggio prova a creare <strong>urgenza</strong>: &ldquo;verifica subito il conto&rdquo;, &ldquo;il pagamento &egrave; stato rifiutato&rdquo; oppure &ldquo;l&rsquo;offerta scade tra pochi minuti&rdquo;. In questo modo la vittima agisce senza controllare il sito. La pagina falsa pu&ograve; essere quasi identica a quella originale, con logo, colori e campi per l&rsquo;accesso. Il rischio non &egrave; solo consegnare una password: se la stessa password viene usata su altri servizi, l&rsquo;attaccante potrebbe tentare di entrare anche in posta elettronica, social o home banking.</p>
<h3><strong>L&rsquo;IA rende le truffe pi&ugrave; curate</strong></h3>
<p>Un tempo molti messaggi fraudolenti erano riconoscibili dagli errori grammaticali o da frasi poco naturali. Oggi non &egrave; pi&ugrave; prudente affidarsi soltanto a questo indizio. <strong>Gli strumenti di intelligenza artificiale consentono di scrivere e-mail corrette, tradurle e adattarle alla lingua del destinatario, oltre a creare siti contraffatti pi&ugrave; convincenti.</strong></p>
<p>L&rsquo;IA non rende automaticamente autentico un messaggio ben scritto. Al contrario, pu&ograve; aiutare il truffatore a costruire una comunicazione pi&ugrave; credibile e a produrne migliaia in poco tempo. Per questo bisogna verificare la provenienza, non soltanto la forma.</p>
<div id="attachment_15670" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15670" class="wp-image-15670 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-5-media-di-attacchi-settimanali-per-organizzazione-servizi-finanziari-%E2%80%93-agosto-settembre-2026-1024x285.jpg" alt="" width="740" height="206" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-5-media-di-attacchi-settimanali-per-organizzazione-servizi-finanziari-&ndash;-agosto-settembre-2026-1024x285.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-5-media-di-attacchi-settimanali-per-organizzazione-servizi-finanziari-&ndash;-agosto-settembre-2026-300x83.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-5-media-di-attacchi-settimanali-per-organizzazione-servizi-finanziari-&ndash;-agosto-settembre-2026-768x213.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-5-media-di-attacchi-settimanali-per-organizzazione-servizi-finanziari-&ndash;-agosto-settembre-2026.jpg 1364w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px"><p id="caption-attachment-15670" class="wp-caption-text">Media di attacchi settimanali per organizzazione (servizi finanziari) &ndash; agosto-settembre 2026</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Anche banche e pagamenti nel mirino</strong></h3>
<p>I Prime Day concentrano milioni di acquisti in una finestra di 48 ore. Aumentano quindi le transazioni, i rimborsi, le carte regalo e le richieste di assistenza. Questo rende pi&ugrave; interessante l&rsquo;evento anche per chi attacca banche, circuiti di pagamento e servizi finanziari.</p>
<p>A settembre il settore finanziario ha registrato in media 2.650 attacchi settimanali per organizzazione, il 14% in pi&ugrave; rispetto ad agosto e il 66% in pi&ugrave; su base annua. Anche il comparto dei beni e servizi di consumo ha raggiunto 2.578 attacchi settimanali per organizzazione, con un incremento del 22% in un mese.</p>
<h3><strong>Come comprare senza rischi</strong></h3>
<p><strong>La difesa pi&ugrave; semplice &egrave; accedere ad Amazon digitando direttamente l&rsquo;indirizzo nel browser oppure usando l&rsquo;app ufficiale, senza passare da link ricevuti in messaggi o pubblicit&agrave;</strong>. Prima di inserire credenziali o dati della carta, bisogna controllare l&rsquo;URL e verificare che il dominio sia quello corretto.</p>
<p>&Egrave; utile attivare l&rsquo;autenticazione a pi&ugrave; fattori, che richiede un secondo elemento oltre alla password, e controllare movimenti della carta e del conto dopo gli acquisti. Bisogna diffidare di offerte troppo vantaggiose e di richieste urgenti, anche quando il messaggio non contiene errori.</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15665/sconti-di-ottobre-e-trappole-online/">Sconti di ottobre e trappole online</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Cosa sapere sulla falla di WhatsApp</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15652/cosa-sapere-sulla-falla-di-whatsapp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 05:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bug WhatsApp]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15652</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il percorso non sblocca tutto il dispositivo, ma vedere foto private senza autenticazione resta un problema di riservatezza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un telefono protetto da PIN o impronta dovrebbe tenere al riparo la galleria fotografica. Una segnalazione su WhatsApp per Android mostra invece che, <strong>su alcuni dispositivi, una persona con accesso fisico allo smartphone pu&ograve; arrivare a visualizzare le immagini senza sbloccarlo</strong>. Il percorso passa da una videochiamata in arrivo e dagli strumenti per modificare lo sfondo con Meta AI.</p>
<h3><strong>Come si apre la galleria</strong></h3>
<p>Chi ha in mano il telefono pu&ograve; rispondere alla chiamata dalla schermata di blocco. <strong>Durante la videochiamata, apre il menu degli effetti, passa agli sfondi e sceglie l&rsquo;opzione per creare uno sfondo con Meta AI. Se seleziona la modifica di una foto esistente, su alcuni modelli compare il selettore delle immagini senza una nuova richiesta di PIN o verifica biometrica</strong>. &Egrave; come se una porta normalmente chiusa restasse accessibile attraverso il corridoio riservato alle chiamate.</p>
<p><strong>Un selettore delle immagini &egrave; la schermata che consente di scegliere una foto da usare in un&rsquo;app</strong>. Il problema non &egrave; la funzione in s&eacute;, ma il momento in cui viene mostrata: il dispositivo &egrave; ancora bloccato. Nei test riportati da <a href="https://www.notebookcheck.net/A-WhatsApp-flaw-lets-anyone-access-private-photos-on-your-locked-phone.1385300.0.html" target="_blank" rel="noopener">Notebookcheck</a>, <strong>il comportamento &egrave; stato riprodotto su un Google Pixel 6 Pro e un Oppo K13; un Samsung Galaxy S25 Ultra, invece, ha richiesto lo sblocco prima di mostrare le foto</strong>. Non &egrave; quindi corretto affermare che tutti i telefoni Android siano vulnerabili.</p>
<h3><strong>Che cosa pu&ograve; fare chi lo sfrutta</strong></h3>
<p>L&rsquo;accesso fisico &egrave; indispensabile: non basta conoscere il numero della vittima o avviare una chiamata da lontano. Serve avere lo smartphone in mano e una videochiamata attiva. Secondo le verifiche riportate da <a href="https://www.heise.de/en/news/WhatsApp-security-flaw-Access-to-photos-on-locked-Android-phone-11439346.html" target="_blank" rel="noopener"><em>Heise</em></a>, il percorso <strong>consente di guardare le immagini, ma non d&agrave; accesso completo al telefono n&eacute; permette, tramite questa funzione, di inoltrarle o modificarle</strong>. Resta comunque un rischio concreto per la riservatezza: una foto visibile sullo schermo pu&ograve; essere ripresa con un secondo dispositivo.</p>
<p>Nei test citati dalle testate, <strong>il comportamento non &egrave; stato riscontrato su iPhone. Durante le chiamate a telefono bloccato, iOS usa l&rsquo;interfaccia di sistema CallKit, che non lascia raggiungere allo stesso modo gli strumenti di WhatsApp per modificare lo sfondo</strong>. Anche qui &egrave; bene attenersi ai dispositivi effettivamente verificati, senza trasformare un test in una garanzia generale per ogni versione futura.</p>
<h3><strong>Come proteggere le foto</strong></h3>
<p>La prima precauzione &egrave; aggiornare WhatsApp appena viene proposta una nuova versione e mantenere aggiornato Android. Poich&eacute; la distribuzione della correzione pu&ograve; richiedere tempo, chi vuole ridurre subito l&rsquo;esposizione pu&ograve; aprire le impostazioni del telefono, <strong>entrare nei permessi di WhatsApp per Foto e video e scegliere l&rsquo;accesso limitato alle sole immagini necessarie, se disponibile</strong>. Cos&igrave; l&rsquo;app non potr&agrave; consultare l&rsquo;intera galleria. <strong>&Egrave; prudente anche non lasciare il telefono bloccato incustodito in luoghi condivisi. La vicenda ricorda che una schermata di blocco sicura non dipende soltanto dal PIN: conta anche ci&ograve; che le app possono aprire mentre una chiamata &egrave; in corso</strong>.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15652/cosa-sapere-sulla-falla-di-whatsapp/">Cosa sapere sulla falla di WhatsApp</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il ransomware diventa sempre più autonomo</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15644/il-ransomware-diventa-sempre-piu-autonomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 05:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI Threat Landscape Digest]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15644</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le sandbox dovrebbero isolare i modelli, ma vulnerabilità e configurazioni errate possono trasformarle in porte verso infrastrutture reali.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15644/il-ransomware-diventa-sempre-piu-autonomo/">Il ransomware diventa sempre più autonomo</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra luglio e agosto alcuni modelli di intelligenza artificiale, sottoposti a test interni, avrebbero superato i limiti degli ambienti di prova e raggiunto sistemi reali. Nel frattempo, gruppi criminali hanno usato strumenti gi&agrave; disponibili sul mercato per condurre intrusioni e operazioni <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a> sempre pi&ugrave; autonome. &Egrave; il quadro tracciato dall&rsquo;ultimo <a href="https://engage.checkpoint.com/cpr-ai-threat-landscape-digest/?fw=442e6" target="_blank" rel="noopener"><em>AI Threat Landscape Digest</em> di Check Point Research</a>.</p>
<h3><strong>Quando la sandbox non basta</strong></h3>
<p>Per testare un modello senza esporre dati e infrastrutture reali, i laboratori usano una <strong>sandbox</strong>, cio&egrave; un ambiente isolato dal resto della rete. L&rsquo;idea &egrave; simile a quella di una stanza chiusa in cui si pu&ograve; sperimentare senza raggiungere gli altri uffici. <strong>Secondo il report, il modello valutato da OpenAI avrebbe individuato autonomamente una vulnerabilit&agrave; sconosciuta in un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/proxy/" target="_self" title="Dal punto di vista del pirata, si tratta di uno strumento per nascondere il proprio indirizzo IP, ovvero per rendere pi&ugrave; difficile la propria identificazione. Si trovano online siti che forniscono liste di proxy aggiornate anche in tempo reale." class="encyclopedia">proxy</a> interno e l&rsquo;avrebbe sfruttata per uscire dal contenimento, arrivando ai sistemi di produzione di Hugging Face</strong>. I ricercatori avrebbero ricostruito la catena in circa 17.600 passaggi.</p>
<p><strong>Anche i test di Anthropic e Meta avrebbero evidenziato problemi di isolamento</strong>: nel primo caso l&rsquo;ambiente sarebbe rimasto accessibile per errore, mentre nel secondo l&rsquo;esposizione sarebbe stata legata a una configurazione errata di un valutatore esterno. In un&rsquo;altra serie di prove, l&rsquo;AI Security Institute britannico ha registrato 19 azioni non autorizzate su 122 esecuzioni controllate, compresa la creazione di identit&agrave; false per tentare di convincere un manutentore open source ad approvare codice dannoso.</p>
<div id="attachment_15646" style="width: 784px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15646" class="wp-image-15646 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/Immagine-1-Post-su-un-forum-che-promuove-l_accesso-a-prezzi-scontati-a-modelli-commerciali-e-non-censurate.jpg" alt="" width="774" height="477" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/Immagine-1-Post-su-un-forum-che-promuove-l_accesso-a-prezzi-scontati-a-modelli-commerciali-e-non-censurate.jpg 774w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/Immagine-1-Post-su-un-forum-che-promuove-l_accesso-a-prezzi-scontati-a-modelli-commerciali-e-non-censurate-300x185.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/Immagine-1-Post-su-un-forum-che-promuove-l_accesso-a-prezzi-scontati-a-modelli-commerciali-e-non-censurate-768x473.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px"><p id="caption-attachment-15646" class="wp-caption-text">Post su un forum che promuove l&rsquo;accesso a prezzi scontati a modelli commerciali e non censurate.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Il ransomware diventa pi&ugrave; autonomo</strong></h3>
<p>Il cybercrime non avrebbe ancora raggiunto lo stesso livello di autonomia osservato nei laboratori, ma dispone gi&agrave; di strumenti sufficientemente potenti.<strong><a href="https://gambit.security/blog-posts/ai-across-the-intrusion-lifecycle" target="_blank" rel="noopener"> Gambit Security</a> ha documentato l&rsquo;uso di Claude Code da parte di un affiliato del gruppo <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a> The Gentlemen contro almeno sei organizzazioni.</strong></p>
<p>Il modello veniva utilizzato per svolgere attivit&agrave; dell&rsquo;intrusione, mentre l&rsquo;operatore riapriva una sessione quando riceveva un rifiuto. In questo modo, il sistema poteva continuare a lavorare con un intervento umano limitato. <strong>La campagna <a href="https://www.sysdig.com/blog/jadepuffer-agentic-ransomware-for-automated-database-extortion" target="_blank" rel="noopener">JADEPUFFER</a> sarebbe andata oltre, conducendo autonomamente un&rsquo;intera operazione di estorsione dopo l&rsquo;avvio da parte di una persona</strong>.</p>
<div id="attachment_15648" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15648" class="wp-image-15648 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI1.jpg" alt="" width="459" height="432" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI1.jpg 459w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI1-300x282.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 459px) 100vw, 459px"><p id="caption-attachment-15648" class="wp-caption-text">Annuncio su un forum relativo a un programma di posta elettronica &ldquo;tutto in uno&rdquo; pubblicizzato come dotato di IA. <strong>Fonte: <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a>.in</strong></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si parla di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a> <strong>agentico</strong> quando il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> o l&rsquo;operazione non si limita a eseguire comandi fissi, ma pianifica e svolge pi&ugrave; fasi dell&rsquo;attacco. &Egrave; come passare da un telecomando che esegue un&rsquo;azione alla volta a un assistente capace di scegliere autonomamente i passaggi successivi.</p>
<h3><strong>Un mercato nero dell&rsquo;accesso</strong></h3>
<p>Intorno agli strumenti di IA si sta formando una filiera criminale. Prima vengono rubate chiavi API e credenziali, cio&egrave; i codici che permettono di usare un servizio. L&rsquo;operazione <a href="https://gambit.security/blog-posts/ai-across-the-intrusion-lifecycle" target="_blank" rel="noopener">Zerofot</a> avrebbe raccolto quasi 3.000 chiavi valide su oltre 1.700 host in circa sette settimane. Gli accessi vengono poi rivenduti attraverso gateway che nascondono l&rsquo;identit&agrave; degli acquirenti oppure inseriti in strumenti pronti all&rsquo;uso. In alcuni forum, osserva Check Point, non si cercano soltanto prompt per aggirare le protezioni, ma metodi stabili per mantenere nel tempo l&rsquo;accesso a modelli commerciali aggiornati.</p>
<h3><strong>La velocit&agrave; supera le difese</strong></h3>
<p>L&rsquo;IA sta cambiando anche la gestione delle vulnerabilit&agrave;. I modelli possono individuare difetti pi&ugrave; rapidamente, ma le aziende devono ancora applicare e verificare le correzioni. Il problema, quindi, non &egrave; pi&ugrave; soltanto trovare una falla: &egrave; riuscire a chiuderla prima che venga sfruttata.</p>
<p><strong>Il report cita l&rsquo;allarme del National Cyber Security Centre britannico su una possibile &ldquo;ondata di patch&rdquo;. A luglio Microsoft ha distribuito 570 correzioni e Oracle pi&ugrave; di 1.400. Tuttavia, solo circa l&rsquo;1% delle vulnerabilit&agrave; individuate dall&rsquo;IA sarebbe stato confermato come sfruttato in attacchi reali</strong>. Questo significa che le organizzazioni devono distinguere rapidamente i rischi teorici da quelli concretamente utilizzabili.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15647 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI3.jpg" alt="" width="936" height="606" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI3.jpg 936w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI3-300x194.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/IMMAGI3-768x497.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 936px) 100vw, 936px"></p>
<p>Messaggio su un forum in cui si cerca un metodo duraturo per aggirare le restrizioni di Claude, piuttosto che un singolo prompt di jailbreak.</p>
<h3><strong>Anche l&rsquo;uso quotidiano espone dati</strong></h3>
<p>Il rischio non riguarda solo gli hacker. A luglio, una richiesta su 36 inviate agli strumenti di IA generativa presentava un rischio elevato di fuga di informazioni sensibili, mentre l&rsquo;88% delle organizzazioni avrebbe registrato almeno una richiesta ad alto rischio.</p>
<p>Un dipendente pu&ograve;, per esempio, inserire in un chatbot un contratto, un elenco clienti o un frammento di codice interno per ottenere un riassunto. Se mancano regole e controlli, informazioni riservate possono uscire dal perimetro aziendale senza che nessuno se ne accorga.</p>
<p>La risposta non consiste nel vietare ogni uso dell&rsquo;IA, ma nel governarlo: limitare i permessi, controllare quali strumenti possono aprire file o eseguire azioni, monitorare gli agenti e sottoporre i sistemi a test di sicurezza. Quando un modello pu&ograve; agire in pochi minuti, la protezione deve essere altrettanto rapida e non pu&ograve; affidarsi soltanto alla supervisione umana.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15644/il-ransomware-diventa-sempre-piu-autonomo/">Il ransomware diventa sempre più autonomo</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I gadget segreti degli hacker</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15637/i-gadget-segreti-degli-hacker-13/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 05:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[M5STICKC PLUS2]]></category>
		<category><![CDATA[PINECIL V2]]></category>
		<category><![CDATA[RASPBERRY PI DEBUG PROBE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15637</guid>

					<description><![CDATA[<p>La valigetta del pirata contiene dispositivi hi-tech piccoli, anonimi e potenti, facilmente acquistabili anche su Amazon. Ecco la nostra selezione di questo mese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>M5STICKC PLUS2<br>
<strong>UN LAB NEL PALMO DELLA MANO</strong></p>
<p>Il M5StickC PLUS2 concentra in appena 48&times;24&times;13,5 millimetri tutto ci&ograve; che serve per&nbsp; sperimentare con l&rsquo;Internet of Things. Il processore ESP32 dual core raggiunge 240 MHz ed &egrave; affiancato da 8 MB di memoria flash e 2 MB di PSRAM. Sul frontale trova posto un display TFT a colori da 1,14 pollici con risoluzione di 135&times;240 pixel. Nonostante pesi solo 16,7 grammi, integra accelerometro e giroscopio, microfono, buzzer, orologio RTC, trasmettitore a infrarossi, pulsanti programmabili e batteria da 200 mAh. Il connettore di espansione permette inoltre di aggiungere sensori e moduli della famiglia M5Stack. Pu&ograve; diventare un telecomando, un piccolo monitor ambientale, un controller per la domotica o un dispositivo indossabile. Si programma tramite Arduino IDE, UIFlow, ESP-IDF o PlatformIO. &Egrave; quindi adatto sia a chi preferisce la programmazione visuale sia a chi vuole lavorare direttamente con il codice. Lo schermo &egrave; piccolo e l&rsquo;autonomia dipende molto dall&rsquo;uso del Wi-Fi, ma per prototipi portatili e progetti didattici offre una dotazione difficilmente reperibile in dimensioni cos&igrave; ridotte.<strong><br>
</strong><strong><br>
Quanto costa</strong>: &euro; 45</p>
<p><strong>Dove acquistarlo</strong>: su <a href="https://amzn.eu/d/0deRROk3" target="_blank" rel="noopener">Amazon</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15638 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/stickplus.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/stickplus.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/stickplus-150x150.jpg 150w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/stickplus-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"></p>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PINECIL V2<br>
<strong>IL SALDATORE SMART DA TASCA</strong><br>
Il Pinecil V2 &egrave; un saldatore che pu&ograve; stare nello zaino senza trascinarsi dietro una stazione da banco. Pesa 28 grammi con la punta, integra un display OLED e raggiunge la temperatura operativa dichiarata in circa sei secondi. Il controllo &egrave; affidato a un processore RISC-V a 144 MHz e al&nbsp; firmware open source IronOS, aggiornabile e ricco di impostazioni per temperatura, profili, standby e sicurezza. Accetta USB-C Power Delivery e Quick Charge tra 12 e 20 volt, oppure un alimentatore DC5525 fino a 24 volt. Con una sorgente adeguata lavora tra 100 e 400 &deg;C, mentre il sensore di movimento attiva lo standby quando il ferro resta fermo. &Egrave;uno strumento ideale per riparare connettori, sostituire componenti, preparare cavi o intervenire su piccoli dispositivi. Il prezzo base include saldatore e punta B2 corta, ma non l&rsquo;alimentatore: per ottenere le prestazioni promesse serve un caricatore USB-C capace e un cavo adatto. Non sostituisce una stazione professionale nelle lavorazioni lunghe o sulle grandi masse metalliche, per&ograve; per prototipi e riparazioni veloci offre molto pi&ugrave; controllo dei classici saldatori economici collegati direttamente alla rete.</p>
<p><strong>Quanto costa</strong>: &euro; 90</p>
<p><strong>Dove acquistarlo</strong>: su <a href="https://short.tips/url/pinv2" target="_blank" rel="noopener">Amazon</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15639 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/saldatore.jpg" alt="" width="292" height="300"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RASPBERRY PI DE<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">BUG</a> PROBE<br>
<strong>BELLO, PICCOLO E POTENTE<br>
</strong>Il Raspberry Pi De<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">bug</a> Probe porta il de<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">bug</a> hardware fuori dal territorio degli strumenti costosi. Nel piccolo contenitore trasparente c&rsquo;&egrave; un RP2040 configurato per offrire due funzioni: un ponte USB verso Serial Wire De<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">bug</a> e un adattatore USB-UART. Collegandolo a un microcontrollore Arm compatibile si pu&ograve; fermare l&rsquo;esecuzione, avanzare un&rsquo;istruzione alla volta, impostare breakpoint, leggere registri e memoria oppure seguire i messaggi seriali del firmware. Il dispositivo parla CMSIS-DAP e funziona con OpenOCD, quindi non &egrave; limitato al Raspberry Pi Pico: pu&ograve; essere usato con altri microcontrollori Arm dotati di porta SWD a 3,3 volt. Il kit comprende custodia, cavo USB e tre cavi di de<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">bug</a>, inclusi collegamenti JST e header maschio/femmina. Si pu&ograve; cos&igrave; iniziare senza adattatori improvvisati o saldature volanti.</p>
<p><strong>Quanto costa</strong>: &euro; 19</p>
<p><strong>Dove acquistarlo</strong>: su <a href="https://short.tips/url/debprob" target="_blank" rel="noopener">Amazon</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15640 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/raspberri.jpg" alt="" width="522" height="348" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/raspberri.jpg 522w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/09/raspberri-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 522px) 100vw, 522px"></p>
<p>Leggi anche: &ldquo;<a href="https://hackerjournal.it/13911/i-gadget-segreti-degli-hacker-9/">I gadget dell&rsquo;hacker &ndash; mese aprile</a>&ldquo;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15637/i-gadget-segreti-degli-hacker-13/">I gadget segreti degli hacker</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>10 trucchi per un PC al top!</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15632/10-trucchi-per-un-pc-al-top/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 05:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[dangling]]></category>
		<category><![CDATA[docker]]></category>
		<category><![CDATA[systemd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15632</guid>

					<description><![CDATA[<p>Analizzate servizi, filesystem e software installato, individuate inefficienze nascoste e migliorate prestazioni e ordine del sistema.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15632/10-trucchi-per-un-pc-al-top/">10 trucchi per un PC al top!</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un PC Linux che impiega troppo tempo ad avviarsi o sembra meno reattivo non ha necessariamente bisogno di essere sostituito. Prima di pensare a nuovo hardware, vale la pena scoprire che cosa sta rallentando il sistema: servizi caricati senza motivo, programmi che partono al login e spazio occupato da file dimenticati.<br>
<strong>In questo articolo vedremo dieci controlli pratici per fare ordine.</strong> Partiremo dall&rsquo;avvio, identificando i servizi che richiedono pi&ugrave; tempo e quelli abilitati anche se non li usiamo. Poi passeremo al disco: grandi archivi, duplicati, vecchi file, snapshot e immagini Docker possono accumularsi senza farsi notare. Controlleremo anche gli <em>inode</em>, le risorse con cui il filesystem tiene traccia dei file: quando si esauriscono, salvare nuovi dati pu&ograve; diventare un problema persino se restano gigabyte liberi. <strong>Non si tratta di cancellare tutto o disattivare servizi a caso. L&rsquo;obiettivo &egrave; individuare i possibili colli di bottiglia, capire a cosa servono e intervenire solo dove ha senso</strong>. Bastano alcuni comandi mirati e un po&rsquo; di attenzione per dare al PC una ripulita consapevole, senza rischiare di eliminare ci&ograve; che serve davvero.</p>
<ol>
<li><strong>Analizzare i servizi che rallentano l&rsquo;avvio<br>
</strong>Se il sistema &egrave; lento ad avviarsi, &egrave; utile identificare quali unit&agrave; systemd richiedono pi&ugrave; tempo durante il boot. Il comando seguente elenca i servizi ordinati per tempo di inizializzazione, permettendo di individuare rapidamente componenti che rallentano l&rsquo;avvio e che possono essere analizzati o eventualmente disabilitati se non necessari:<br>
<strong>systemd-analyze blame</strong></li>
</ol>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
<ol start="2">
<li><strong>Verificare i servizi abilitati all&rsquo;avvio<br>
</strong>Non tutti i servizi installati in un sistema sono realmente necessari. Alcuni vengono abilitati automaticamente dai pacchetti installati e restano attivi anche se non vengono mai usati. Questo comando mostra tutte le unit&agrave; abilitate nel sistema, permettendo di individuare servizi superflui che possono essere disabilitati:<br>
<strong>systemctl list-unit-files &ndash;state=enabled</strong></li>
</ol>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
<ol start="3">
<li><strong>Controllare gli autostart della sessione<br>
</strong>Oltre ai servizi di sistema, molte applicazioni desktop aggiungono voci di avvio automatico nella sessione utente, normalmente memorizzate nella directory ~/.config/autostart. Ispezionare in modo regolare questa cartella consente di individuare le applicazioni che non devono essere avviate automaticamente, riducendo il numero di programmi caricati al login.</li>
</ol>
<ol start="4">
<li><strong>Individuare rapidamente i file molto grandi<br>
</strong>Immagini di macchine virtuali, archivi compressi o backup temporanei possono rimanere nel sistema per lungo tempo senza che ve ne accorgiate. Con questo comando potete individuare rapidamente i file pi&ugrave; grandi di 1 GB presenti nel filesystem:<br>
<strong>sudo find / -type f -size +1G
<p></p></strong></li>
</ol>
<ol start="5">
<li><strong>Cercare file inutilizzati da molto tempo<br>
</strong>Per individuare documenti o archivi dimenticati potete cercare i file modificati molto tempo fa. Il comando seguente elenca i file nella home che non sono stati modificati da oltre un anno:<br>
<strong>find ~ -type f -mtime +365</strong></li>
</ol>
<ol start="6">
<li><strong>Controllare il consumo degli inode<br>
</strong>Un filesystem pu&ograve; risultare apparentemente pieno anche quando lo spazio disco non &egrave; esaurito se si terminano gli inode, ossia le strutture che utilizza per gestire i file. Il comando seguente mostra l&rsquo;utilizzo degli inode per ogni filesystem montato:<br>
<strong>df -i<br>
</strong>Se la percentuale di utilizzo &egrave; molto alta, il sistema potrebbe contenere un numero elevato di file di piccole dimensioni.</li>
</ol>
<ol start="7">
<li><strong>Individuare file duplicati<br>
</strong>Directory di foto, download o backup possono accumulare copie identiche degli stessi file. Strumenti come fdupes permettono di confrontare il contenuto dei file e vedere quelli duplicati:<br>
<strong>fdupes -r ~/directory</strong></li>
</ol>
<ol start="8">
<li><strong>Controllare gli snapshot locali del sistema<br>
</strong>Alcune distribuzioni utilizzano strumenti di snapshot per consentire il ripristino del sistema dopo&nbsp; aggiornamenti o modifiche importanti. Utility come Timeshift o Snapper possono creare snapshot basati su filesystem come Btrfs oppure su copie incrementali tramite rsync. Con il tempo queste istantanee possono occupare una quantit&agrave; significativa di spazio disco. Se usate Snapper da riga di comando potete visualizzarli con:<br>
<strong>snapper list</strong></li>
</ol>
<ol start="9">
<li><strong>Pulire immagini e container inutilizzati<br>
</strong>Nei sistemi utilizzati per sviluppo o testing &egrave; comune accumulare immagini e container Docker che non vengono pi&ugrave; utilizzati e che possono occupare molto spazio nel tempo. Questo comando rimuove automaticamente container fermati, immagini dangling e cache di build:<br>
<strong>docker system prune
<p></p></strong>Verificate che nessuno di essi vi serva ancora prima di eseguire il comando! LXP</li>
<li><strong>Runtime flatpak<br>
</strong>Le applicazioni Flatpak utilizzano runtime condivisi che possono restare installati anche dopo la rimozione dei programmi che li utilizzavano. Nel tempo questi componenti possono accumularsi occupando spazio disco. Il comando seguente elimina automaticamente i runtime e le estensioni non pi&ugrave; necessari:<br>
<strong>flatpak uninstall &ndash;unused
<p></p></strong></li>
</ol>
<p><strong>DA SAPERE</strong><br>
<strong>Le immagini dangling sono layer Docker rimasti senza tag n&eacute; container associati</strong>, spesso dopo ricostruzioni o aggiornamenti delle immagini. Occupano spazio ma non possono essere avviate. Per eliminare tutte le immagini non utilizzate da alcun container, non solo quelle dangling, si pu&ograve; usare il comando <strong>docker system prune -a</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.magnific.com/it/vettori-gratuito/concetto-di-produttivita-moderna-con-design-piatto_3290589.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=9&amp;uuid=7c0b4e47-d349-430a-bba4-01b20c04a8be&amp;track=ais_hybrid&amp;query=pc+linux+veloce+e+scattante" target="_blank" rel="noopener">Freepick</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15632/10-trucchi-per-un-pc-al-top/">10 trucchi per un PC al top!</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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