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	<title>Hackerjournal.it</title>
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	<description>Scopri in Edicola Hacker Journal la rivista italiana dedicata all&#039;Hacking. Tutto quello che gli altri non osano dirti.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 07:34:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il nuovo report CrowdStrike sul settore finanziario</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15335/il-nuovo-report-crowdstrike-sul-settore-finanziario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[hands-on-keyboard]]></category>
		<category><![CDATA[Threat Landscape Report 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle supply chain compromesse al vishing, il report mostra come la criminalità informatica stia cambiando volto nel mondo della finanza.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15335/il-nuovo-report-crowdstrike-sul-settore-finanziario/">Il nuovo report CrowdStrike sul settore finanziario</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il settore finanziario &egrave; sempre pi&ugrave; sotto pressione e il motivo non &egrave; solo il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. Secondo il nuovo Financial Services <a href="https://www.crowdstrike.com/en-us/resources/reports/crowdstrike-2026-financial-services-threat-landscape-report/" target="_blank" rel="noopener">Threat Landscape Report 2026</a> di <a href="https://www.crowdstrike.com/en-us/" target="_blank" rel="noopener">CrowdStrike</a>, nel 2025 gli attori legati alla Corea del Nord hanno sottratto miliardi di dollari in asset digitali, mentre gruppi riconducibili alla Cina hanno intensificato le attivit&agrave; di spionaggio e i criminali comuni hanno aumentato la pressione con vishing e <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. A rendere il quadro ancora pi&ugrave; preoccupante c&rsquo;&egrave; l&rsquo;uso crescente dell&rsquo;intelligenza artificiale, che aiuta gli attaccanti a muoversi pi&ugrave; in fretta e a sembrare pi&ugrave; credibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attacchi hands-on-keyboard</h3>
<p>Uno dei dati pi&ugrave; forti del report riguarda proprio gli <strong>attacchi &ldquo;hands-on-keyboard&rdquo;, cio&egrave; le intrusioni in cui dietro lo schermo non c&rsquo;&egrave; solo un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> automatico, ma un operatore umano che si muove nella rete come farebbe un ladro dentro un edificio</strong>. CrowdStrike segnala che questo tipo di incursioni contro gli istituti finanziari &egrave; aumentato del 43% a livello globale e del 48% in Nord America negli ultimi due anni. In pratica, gli attaccanti entrano, osservano, si adattano e colpiscono con maggiore precisione.</p>
<p>Il capitolo pi&ugrave; clamoroso riguarda per&ograve; gli avversari nordcoreani. Secondo il report, nel 2025 i furti di asset digitali sono cresciuti del 51% su base annua, fino a raggiungere 2,02 miliardi di dollari sottratti complessivamente. Il gruppo PRESSURE CHOLLIMA avrebbe firmato il pi&ugrave; grande furto finanziario mai registrato, con 1,46 miliardi di dollari in criptovalute rubati grazie a software &ldquo;<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/trojan/" target="_self" title="Un trojan nasconde il suo funzionamento all'interno di un altro programma apparentemente utile e innocuo, l'utente, eseguendo o installando quest'ultimo programma, in effetti attiva anche il codice del trojan nascosto." class="encyclopedia">trojan</a>izzato&rdquo;, cio&egrave; apparentemente legittimo ma modificato per includere codice malevolo, distribuito attraverso una compromissione della supply chain. In parole semplici, &egrave; come comprare un prodotto fidato e scoprire che &egrave; stato manomesso prima di arrivare nelle proprie mani.</p>
<p>Sempre sul fronte nordcoreano, CrowdStrike evidenzia come l&rsquo;AI venga ormai usata per rendere pi&ugrave; efficaci le operazioni di inganno. FAMOUS CHOLLIMA avrebbe raddoppiato le proprie attivit&agrave; usando identit&agrave; generate artificialmente per infiltrarsi in exchange di criptovalute, fintech e banche retail. STARDUST CHOLLIMA, invece, avrebbe triplicato l&rsquo;intensit&agrave; delle proprie campagne impiegando falsi recruiter e perfino ambienti di videoconferenza generati digitalmente per prendere di mira aziende del settore in Nord America, Europa e Asia. In pratica, non si tratta pi&ugrave; solo di e-mail sospette: oggi anche un colloquio di lavoro o un contatto professionale possono diventare strumenti d&rsquo;attacco.</p>
<h3>Il pericolo viene dalla Cina</h3>
<p>Accanto alla minaccia nordcoreana, il report segnala anche l&rsquo;espansione dello spionaggio legato alla Cina. HOLLOW PANDA avrebbe condotto intrusioni contro istituti finanziari nelle Filippine, in Indonesia e in Brasile, mentre MURKY PANDA avrebbe distribuito una rete di &ldquo;relay box&rdquo; su oltre 150 endpoint in 36 Paesi, prendendo di mira 340 organizzazioni in pi&ugrave; di 30 settori. Tra i bersagli pi&ugrave; colpiti figurano proprio i servizi finanziari, che restano una miniera di dati strategici, denaro e accessi privilegiati.</p>
<p>Non meno allarmante &egrave; la pressione dell&rsquo;eCrime. CrowdStrike riferisce che 423 organizzazioni del settore finanziario sono apparse su siti di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>, con un aumento del 27% su base annua. MUTANT SPIDER si distingue per campagne di vishing, cio&egrave; truffe telefoniche in cui un criminale si finge una persona affidabile per ottenere accessi o credenziali, poi rivenduti a gruppi <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. SCATTERED SPIDER, invece, avrebbe ripreso nella prima met&agrave; del 2025 operazioni aggressive contro il comparto assicurativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche: &ldquo;<a href="https://hackerjournal.it/13196/crowdstrike-threat-hunting-report-2024/">CrowStrike Threat Hunting Report</a>&rdquo;</p>
<p>*<em>Illustrazione progettata da <a href="https://www.crowdstrike.com/en-us/" target="_blank" rel="noopener">CrowdStrike</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15335/il-nuovo-report-crowdstrike-sul-settore-finanziario/">Il nuovo report CrowdStrike sul settore finanziario</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Android, boom di truffe via NFC</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15325/android-boom-di-truffe-via-nfc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 05:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[NFC diretta]]></category>
		<category><![CDATA[NFC inversa]]></category>
		<category><![CDATA[NFCGate]]></category>
		<category><![CDATA[NGate]]></category>
		<category><![CDATA[PhantomCard]]></category>
		<category><![CDATA[SuperCard X]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove minacce non puntano solo a rubare dati: spingono le vittime a trasferire da sole il denaro ai criminali</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15325/android-boom-di-truffe-via-nfc/">Android, boom di truffe via NFC</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli attacchi contro gli smartphone Android che sfruttano la tecnologia NFC stanno crescendo rapidamente e diventano sempre pi&ugrave; difficili da riconoscere. <strong>Secondo <a href="https://lp.kaspersky.com/global/ksb2025-finance/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a>, nei primi quattro mesi del 2026 gli attacchi di tipo relay via NFC sono aumentati del 188% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da oltre 12.300 a 35.600 tentativi bloccati</strong>.</p>
<h3>Tutto parte dall&rsquo;NFC</h3>
<p>Per capire il problema bisogna partire dall&rsquo;NFC, la tecnologia che permette pagamenti contactless e scambi di dati a distanza molto ravvicinata. &Egrave; quella che usiamo, per esempio, quando avviciniamo il telefono o la carta al POS per pagare. Proprio questa comodit&agrave;, per&ograve;, pu&ograve; diventare un punto debole se i criminali riescono a inserirsi nel flusso dell&rsquo;operazione e a far credere al sistema che tutto stia avvenendo in modo legittimo. <strong>Gli esperti descrivono due modalit&agrave; principali di attacco</strong>. La prima &egrave; la cosiddetta <strong>NFC diretta</strong>: la vittima viene contattata tramite chat o app di messaggistica, spesso con la scusa di una verifica urgente, e convinta a installare un&rsquo;app dannosa travestita da software finanziario. Dopo l&rsquo;installazione, i truffatori chiedono di avvicinare la carta bancaria allo smartphone infetto e di inserire il PIN. In questo modo i dati della carta finiscono nelle mani degli aggressori.</p>
<p>La seconda modalit&agrave;, oggi considerata ancora pi&ugrave; insidiosa, &egrave; la <strong>NFC inversa</strong>. In questo caso i truffatori convincono la vittima a impostare sul proprio telefono un&rsquo;app malevola come sistema di pagamento contactless predefinito. A quel punto la persona viene spinta a recarsi a uno sportello automatico e a versare denaro su un presunto &ldquo;conto sicuro&rdquo;. In realt&agrave; non sta mettendo al riparo i propri soldi, ma li sta trasferendo direttamente ai criminali.</p>
<p>&Egrave; proprio questo aspetto a rendere la truffa particolarmente efficace. In molte frodi tradizionali l&rsquo;attaccante ruba denaro di nascosto; qui invece &egrave; la vittima stessa a eseguire l&rsquo;operazione, convinta di proteggersi. Per chi osserva dall&rsquo;esterno, il trasferimento pu&ograve; sembrare del tutto normale, ed &egrave; quindi pi&ugrave; difficile da individuare e bloccare in tempo.</p>
<p>In queste campagne sono coinvolte diverse famiglie di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> Android&nbsp; tra cui SuperCard X, PhantomCard, NGate e altre varianti basate su NFCGate. La Russia resta l&rsquo;area pi&ugrave; esposta, ma segnala una crescita anche in Europa e America Latina, segno che il fenomeno sta uscendo dai confini in cui era stato notato inizialmente. Un altro elemento importante &egrave; l&rsquo;evoluzione del mercato criminale. Secondo gli esperti, questi strumenti stanno entrando sempre pi&ugrave; in logiche di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>-as-a-service, cio&egrave; modelli in cui il software dannoso viene di fatto &ldquo;offerto&rdquo; ad altri gruppi criminali come un servizio pronto all&rsquo;uso. In pratica, non serve pi&ugrave; sviluppare da zero un attacco sofisticato: basta procurarsi il kit giusto e usarlo.</p>
<p><strong>Per difendersi, le indicazioni sono molto concrete: non installare app ricevute via link su chat, SMS o social, non seguire istruzioni di sconosciuti davanti a un bancomat e usare una protezione affidabile sullo smartphone Android</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://lp.kaspersky.com/global/ksb2025-finance/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15325/android-boom-di-truffe-via-nfc/">Android, boom di truffe via NFC</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La truffa perfetta passa dai messaggi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15319/la-truffa-perfetta-passa-dai-messaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 05:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[SMS]]></category>
		<category><![CDATA[WhatsApp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piattaforme di messaggistica sono diventate il terreno di caccia preferito dei cybercriminali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un messaggio apparentemente innocuo ricevuto su WhatsApp, un SMS che sembra arrivare dalla banca o una richiesta urgente da parte di un familiare. Oggi una truffa digitale pu&ograve; partire da situazioni che fanno parte della nostra quotidianit&agrave; e trasformarsi in una perdita economica nel giro di pochi minuti.</p>
<p>A fotografare il fenomeno &egrave; una nuova ricerca realizzata da Kaspersky, secondo cui<strong> in Italia oltre la met&agrave; delle truffe veicolate tramite messaggi va a segno entro 30 minuti dal primo contatto</strong>. Ancora pi&ugrave; sorprendente &egrave; il dato relativo alla velocit&agrave;: quasi una vittima su quattro cade nella trappola in meno di cinque minuti.</p>
<p>Secondo lo studio, il danno economico medio supera i 770 euro per persona. Una cifra che, per molte famiglie, pu&ograve; rappresentare l&rsquo;equivalente di un mese di spesa alimentare, delle bollette o di altre spese essenziali.</p>
<p><strong>Le piattaforme pi&ugrave; utilizzate dai criminali informatici sono proprio quelle che milioni di persone usano ogni giorno per comunicare: WhatsApp, SMS e Instagram. I truffatori sfruttano infatti un principio molto semplice: pi&ugrave; un messaggio appare familiare, meno probabilit&agrave; ci sono che venga percepito come pericolos</strong>o.</p>
<p>Un esempio tipico &egrave; il messaggio che avvisa di un presunto problema con una consegna o con il conto bancario. Altre volte il criminale si finge un figlio o un parente che ha cambiato numero di telefono e ha bisogno urgente di denaro. Situazioni credibili che spingono la vittima ad agire rapidamente senza verificare.</p>
<p>A rendere il fenomeno ancora pi&ugrave; insidioso &egrave; l&rsquo;utilizzo crescente dell&rsquo;intelligenza artificiale. Se fino a pochi anni fa le truffe erano spesso riconoscibili per errori grammaticali o testi poco convincenti, oggi i messaggi possono essere scritti in modo impeccabile e imitare il linguaggio di persone reali.</p>
<p>L&rsquo;IA consente inoltre di creare immagini, video e persino registrazioni vocali false ma estremamente realistiche. I cosiddetti &ldquo;deepfake&rdquo; permettono di simulare la voce di un familiare o di un collega, aumentando notevolmente la credibilit&agrave; dell&rsquo;inganno. In pratica, ricevere un messaggio vocale che sembra provenire da una persona conosciuta non &egrave; pi&ugrave; una garanzia di autenticit&agrave;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15321 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1792" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-scaled.jpg 2560w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-300x210.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-1024x717.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-768x538.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-1536x1075.jpg 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-2048x1434.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px"></p>
<p>Le conseguenze non si fermano al denaro sottratto. Lo studio evidenzia infatti un forte impatto emotivo sulle vittime. Rabbia, frustrazione e senso di sconforto possono durare per mesi dopo l&rsquo;accaduto, minando la fiducia nelle comunicazioni digitali e nelle persone.</p>
<p>Un altro dato significativo riguarda il furto di dati personali. Oltre alle perdite economiche, molte vittime consegnano inconsapevolmente informazioni sensibili come indirizzi e-mail, numeri di telefono, credenziali di accesso o dati relativi alla propria abitazione. Informazioni che possono essere riutilizzate per ulteriori attacchi.</p>
<p><strong>Gli esperti ricordano che la migliore difesa resta la prudenza. Quando un messaggio chiede di effettuare un pagamento urgente, cliccare su un link o condividere informazioni personali, &egrave; sempre consigliabile fermarsi qualche minuto e verificare l&rsquo;identit&agrave; del mittente attraverso un canale diverso</strong>. Una telefonata diretta, ad esempio, pu&ograve; essere sufficiente per smascherare una truffa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.kaspersky.it/blog/the-great-messaging-heist/30693/" target="_blank" rel="noopener">Kaspsesky</a></em></p>
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		<title>A Montebelluna il Cyber Resilience Summit 2026</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15314/a-montebelluna-il-cyber-resilience-summit-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 09:19:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber Resilience Summit 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’11 giugno Logos Technologies riunisce a Montebelluna imprese, esperti e grandi player internazionali per affrontare la nuova stagione della cybersicurezza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cybersicurezza non &egrave; pi&ugrave; una voce da delegare agli uffici legali o un adempimento da archiviare in un fascicolo. Oggi, per le aziende, significa soprattutto una cosa: saper resistere davvero a un attacco informatico e continuare a lavorare anche sotto pressione. &Egrave; da questa consapevolezza che nasce il <a href="https://www.eventbrite.it/e/cyber-resilience-summit-2026-registration-1988561409707" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cyber Resilience Summit 2026</strong></a>, l&rsquo;evento promosso da Logos Technologies e in <strong>programma l&rsquo;11 giugno a Montebelluna, negli spazi di Infinite Area, con oltre cento tech leader del Triveneto attesi e una platea complessiva di circa 160 partecipanti.</strong></p>
<p>Il messaggio &egrave; chiaro: il 2026 segna uno spartiacque per il sistema produttivo del Nordest. Da un lato finisce il periodo di adattamento legato alla direttiva NIS2, dall&rsquo;altro entra nel vivo il Cyber Resilience Act europeo, che alza l&rsquo;asticella per aziende e produttori di tecnologie digitali. In altre parole, non basta pi&ugrave; dichiarare di essere conformi alle regole: bisogna dimostrare, con strumenti, processi e competenze, di saper proteggere infrastrutture, dati e continuit&agrave; operativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Contesto sempre pi&ugrave; critico</h3>
<p>Secondo i dati citati nel testo, sei piccole aziende su dieci non riescono a sopravvivere oltre sei mesi dopo un attacco informatico grave, mentre i danni economici possono superare i 100 mila euro per una PMI e arrivare a un milione per una grande impresa. A pesare non sono solo i costi tecnici per il ripristino, ma anche i blocchi produttivi, i problemi legali e il danno reputazionale. Per un territorio come il Triveneto, dove il manifatturiero ha un ruolo centrale, il rischio &egrave; ancora pi&ugrave; sensibile: fermare una filiera oggi pu&ograve; voler dire rallentare o bloccare molte aziende insieme.</p>
<p>&Egrave; proprio su questo scenario che punta il summit organizzato da Logos Technologies, azienda di Mestre attiva dal 1998 nel supporto tecnologico alle imprese del territorio. L&rsquo;evento si rivolge a imprenditori, specialisti di cybersicurezza e professionisti IT e OT. Quest&rsquo;ultima sigla indica le tecnologie operative, cio&egrave; i sistemi che controllano macchinari, impianti e processi industriali: non i computer d&rsquo;ufficio, ma quelli che tengono in piedi la produzione vera e propria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il programma dell&rsquo;evento</h3>
<p>Il summit prevede oltre dieci sessioni formative e workshop dal taglio molto concreto. <strong>Tra gli interventi annunciati ci sono quelli di Microsoft, Arrow Electronics, Veeam, ThinkQuantum, CyberRabbit, SGBox e RedHive</strong>. Si parler&agrave; di protezione dei dati, backup immutabili, gestione dei log, servizi SOC, difesa degli endpoint e persino di applicazioni della fisica quantistica alla sicurezza informatica. Tradotto per chi non mastica il gergo: si discuter&agrave; di come evitare che un attacco blocchi i server, cancelli i dati o apra falle invisibili nelle reti aziendali.</p>
<p><strong>Tra i momenti pi&ugrave; interessanti ci sar&agrave; anche un laboratorio pratico dedicato agli attacchi &ldquo;man in the middle&rdquo;, cio&egrave; a quelle tecniche con cui un criminale si inserisce di nascosto nella comunicazione tra due sistemi per intercettare dati o prendere il controllo di una sessione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15314/a-montebelluna-il-cyber-resilience-summit-2026/">A Montebelluna il Cyber Resilience Summit 2026</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Non farti portare via il lavoro dall’IA</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15308/non-farti-portare-via-il-lavoro-dallia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 07:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[DevOps]]></category>
		<category><![CDATA[Nginx]]></category>
		<category><![CDATA[playbook Ansible]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Progresso non deve per forza significare perdere certezze professionali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sensazione che l&rsquo;IA stia &ldquo;portando via il lavoro&rdquo; a chi opera nell&rsquo;IT &egrave; comprensibile. Negli ultimi anni avete visto strumenti capaci di scrivere codice plausibile, suggerire configurazioni di sistema, spiegare log complessi, generare playbook o script di automazione in pochi secondi. Attivit&agrave; che fino a poco tempo fa richiedevano tempo, esperienza e spesso una buona memoria tecnica oggi sembrano improvvisamente a portata di prompt. Ma fermiamoci un attimo su un punto chiave: l&rsquo;IA non sta sostituendo i ruoli, sta comprimendo il valore delle mansioni pi&ugrave; ripetitive e standardizzabili. Ed &egrave; un fenomeno che chi lavora nell&rsquo;IT ha gi&agrave; visto molte volte, dall&rsquo;automazione dei data center alla virtualizzazione, dal cloud all&rsquo;infrastructure as code.</p>
<h3>Lo stato reale delle cose, senza allarmismi</h3>
<p>Oggi l&rsquo;IA funziona molto bene quando il problema &egrave; ben delimitato, descritto in modo chiaro e privo di ambiguit&agrave;. Se le date una funzione da scrivere, una configurazione da tradurre, un errore da interpretare o una procedura da spiegare, produce risultati utili e spesso sorprendenti. Questo perch&eacute; lavora in un dominio che le &egrave; congeniale: testo, pattern, esempi gi&agrave; visti. Dove invece fatica (e continuer&agrave; a farlo a lungo) &egrave; nel mondo reale dell&rsquo;IT operativo. Qui le decisioni non sono mai solo tecniche. Entrano in gioco vincoli organizzativi, storici, politici, economici. Sistemi che &ldquo;non si possono toccare&rdquo; per ragioni non documentate. Scelte fatte anni prima da persone che non ci sono pi&ugrave;. Priorit&agrave; che cambiano in base al contesto aziendale pi&ugrave; che alla qualit&agrave; tecnica di una soluzione. L&rsquo;IA pu&ograve; suggerire come fare qualcosa, ma non sa quando &egrave; il momento giusto per farlo, perch&eacute; una soluzione &egrave; preferibile a un&rsquo;altra in quell&rsquo;organizzazione specifica, o quali conseguenze sistemiche avr&agrave; una modifica apparentemente innocua.</p>
<div id="attachment_15311" style="width: 588px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15311" class="wp-image-15311 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk3.png" alt="" width="578" height="334" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk3.png 578w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk3-300x173.png 300w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px"><p id="caption-attachment-15311" class="wp-caption-text">Preoccupati che l&rsquo;IA vi rubi il lavoro? Non siete i soli: <a href="https://willrobotstakemyjob.com" target="_blank" rel="noopener">https://willrobotstakemyjob.com</a> &egrave; un sito Internet che valuta il rischio che il vostro tipo di lavoro sia presto automatizzato</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se siete sysadmin</h3>
<p>Il vostro valore non sta pi&ugrave; nel saper configurare un servizio, ma nel sapere cosa succede quando qualcosa va storto. L&rsquo;IA pu&ograve; suggerire una configurazione di Nginx o un playbook Ansible, ma non conosce la storia della vostra infrastruttura, le sue cicatrici, i suoi compromessi. Diventate indispensabili quando siete quelli che conoscono davvero il comportamento reale dei sistemi: quali<br>
servizi reggono i picchi e quali no, dove sono i veri single point of failure, quali automazioni sono sicure e quali possono causare disastri silenziosi. Questo significa investire tempo nell&rsquo;osservabilit&agrave;, nei log, nei post-mortem, nella documentazione viva di ci&ograve; che &egrave; successo davvero, non di ci&ograve; che &ldquo;dovrebbe succedere&rdquo;. Un altro punto cruciale &egrave; la responsabilit&agrave;. L&rsquo;IA non firma un change, non decide se &egrave; il momento giusto per aggiornare un cluster critico, non valuta l&rsquo;impatto organizzativo di un downtime. Se diventate la persona che sa dire &ldquo;questa cosa tecnicamente si pu&ograve; fare, ma operativamente &egrave; rischiosa&rdquo;, state gi&agrave; giocando su un piano che l&rsquo;automazione non copre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se siete programmatori</h3>
<p>La minaccia non &egrave; che l&rsquo;IA scriva codice al posto vostro, ma che scriva lo stesso codice che scrivereste voi se vi limitate a risolvere task isolati. Il codice in s&eacute; sta diventando una commodity; il contesto in cui quel codice vive no. Diventate indispensabili quando sapete progettare sistemi, non solo funzioni. Quando capite il debito tecnico, lo riconoscete prima che esploda e sapete spiegare perch&eacute; &ldquo;questa scorciatoia oggi ci coster&agrave; mesi domani&rdquo;. L&rsquo;IA pu&ograve; generare soluzioni eleganti, ma non sente il peso della manutenzione a lungo termine, n&eacute; lavora nello stesso codebase da cinque anni. C&rsquo;&egrave; poi un aspetto spesso sottovalutato: la capacit&agrave; di revisione critica. Saper leggere codice generato, individuare problemi di sicurezza, edge case mancanti, assunzioni sbagliate. In molte organizzazioni, il valore si sposter&agrave; sempre di pi&ugrave; da &ldquo;scrivere codice&rdquo; a validare, integrare e rendere sicuro codice scritto anche da altri (umani o IA).</p>
<div id="attachment_15309" style="width: 586px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15309" class="wp-image-15309 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk1.png" alt="" width="576" height="386" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk1.png 576w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk1-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px"><p id="caption-attachment-15309" class="wp-caption-text">Uno dei termini pi&ugrave; menzionati in tema di sviluppo e IA &egrave; il debito tecnico. Lasciare che un LLM scriva buona parte del codice va bene ma va supervisionato con cura!</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se lavorate in DevOps/Platform/SRE</h3>
<p>Se operate in ruoli DevOps o Platform, siete in una posizione strategica. Il vostro lavoro vive esattamente al confine tra sviluppo, operazioni e organizzazione, ed &egrave; un confine che l&rsquo;IA fatica ad attraversare. Diventate indispensabili quando progettate piattaforme che tengono conto non solo della tecnologia, ma delle persone che le useranno. Pipeline comprensibili, sistemi di deploy che<br>
riducono l&rsquo;errore umano, ambienti che rendono difficile fare danni quando qualcosa va storto. L&rsquo;IA pu&ograve; suggerire una pipeline CI/CD, ma non sa se il vostro team la user&agrave; davvero o la aggirer&agrave;. Inoltre, siete quelli che vedono l&rsquo;intero flusso: dal commit in repository fino al servizio in&nbsp; produzione. Questa visione sistemica &egrave; rarissima e preziosa. Coltivatela, documentatela, rendetela esplicita: &egrave; ci&ograve; che vi rende difficili da sostituire.</p>
<h3>Se siete figure junior o in crescita</h3>
<p>Se siete all&rsquo;inizio, l&rsquo;IA pu&ograve; sembrare schiacciante: fa in pochi secondi ci&ograve; che voi state ancora imparando. Qui il rischio &egrave; cercare di competere sul terreno sbagliato. Non cercate di essere pi&ugrave; veloci dell&rsquo;IA. Cercate di capire perch&eacute; una soluzione funziona, non solo che funziona. Usate l&rsquo;IA come tutor, non come scorciatoia: chiedetele spiegazioni, alternative, limiti. Ogni risposta che accettate senza comprenderla vi rende pi&ugrave; deboli, non pi&ugrave; produttivi. Chi cresce davvero &egrave; chi sviluppa presto senso critico, capacit&agrave; di fare domande e di collegare i pezzi. L&rsquo;IA accelera&nbsp; l&rsquo;apprendimento, ma solo se siete voi a guidarlo.</p>
<h3>Se avete responsabilit&agrave; tecniche o di coordinamento</h3>
<p>Se avete ruoli di responsabilit&agrave;, il vostro compito &egrave; forse quello che cambia di meno, ma diventa pi&ugrave;<br>
evidente. L&rsquo;Intelligenza Artificiale non gestisce persone, non media conflitti, non decide priorit&agrave; sotto pressione. Diventate indispensabili quando sapete tradurre obiettivi di business in scelte tecniche sensate e, al contrario, spiegare limiti tecnici a chi prende decisioni strategiche. In un mondo in cui &ldquo;l&rsquo;IA pu&ograve; fare tutto&rdquo; &egrave; una narrazione diffusa, chi sa dire cosa non va fatto e perch&eacute;<br>
diventa una figura chiave.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15308/non-farti-portare-via-il-lavoro-dallia/">Non farti portare via il lavoro dall’IA</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Attenzione ai QR “fatti di testo”</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15302/attenzione-ai-qr-fatti-di-testo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 05:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ASCII]]></category>
		<category><![CDATA[codice QR]]></category>
		<category><![CDATA[DocuSign]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova tecnica di phishing trasforma lettere e simboli in codici QR malevoli per aggirare i controlli automatici delle e-mail.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15302/attenzione-ai-qr-fatti-di-testo/">Attenzione ai QR “fatti di testo”</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli hacker hanno trovato un nuovo modo per nascondere truffe e tentativi di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> dentro le e-mail: trasformare i codici QR in semplici simboli di testo. Secondo <a href="https://www.kaspersky.it/blog/qr-codes-in-phishing-emails/28118/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a>, questa tecnica permette di aggirare molte difese automatiche che di solito controllano le immagini o i link sospetti presenti nei messaggi di posta. <strong>Nella seconda met&agrave; del 2025, l&rsquo;azienda ha registrato un aumento di cinque volte degli attacchi di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> basati su QR code</strong>, e ora questa nuova variante rende il problema ancora pi&ugrave; insidioso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Come funziona l&rsquo;attacco</h3>
<p>A prima vista pu&ograve; sembrare un dettaglio curioso, ma il trucco &egrave; ingegnoso. <strong>Invece di inserire il classico codice QR come immagine quadrata in bianco e nero, i criminali lo &ldquo;disegnano&rdquo; usando lettere, numeri e simboli. &Egrave; una tecnica che richiama la vecchia grafica ASCII</strong>, quella usata decenni fa quando i computer non riuscivano ancora a mostrare vere immagini e le figure venivano costruite con caratteri di testo. In pratica, il QR non &egrave; pi&ugrave; una foto o un file grafico, ma una specie di mosaico fatto di segni tipografici.</p>
<div id="attachment_15305" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15305" class="wp-image-15305 size-medium" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/qrcode-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/qrcode-300x264.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/qrcode.jpg 729w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"><p id="caption-attachment-15305" class="wp-caption-text">Un codice QR dannoso composto da stringe di caratteri di testo</p></div>
<h3>Perch&eacute; farlo?</h3>
<p>Perch&eacute; molti sistemi di sicurezza delle e-mail cercano elementi pericolosi analizzando immagini o link. Se invece il codice &egrave; composto da testo, alcuni controlli potrebbero non riconoscerlo subito come un QR code dannoso. &Egrave; un po&rsquo; come scrivere un messaggio segreto in un modo che una persona capisce al volo, ma una macchina fa pi&ugrave; fatica a interpretare.</p>
<p><strong>Lo schema della truffa resta per&ograve; molto familiare. La vittima riceve una mail che sembra arrivare da un partner commerciale o da un servizio noto, per esempio una richiesta di firmare un documento tramite DocuSign. Nel messaggio compare il QR &ldquo;testuale&rdquo; e l&rsquo;utente viene invitato a scansionarlo con lo smartphone per aprire il documento. A quel punto, per&ograve;, non si apre un portale legittimo, ma una pagina falsa che chiede di inserire credenziali aziendali o altri dati sensibili</strong>.</p>
<div id="attachment_15304" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15304" class="wp-image-15304 size-medium" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/ascii-300x183.png" alt="" width="300" height="183" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/ascii-300x183.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/ascii.png 570w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"><p id="caption-attachment-15304" class="wp-caption-text">Un esempio di grafica ASCII</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed &egrave; proprio qui che il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> diventa pi&ugrave; efficace. Usare il telefono per scansionare un codice crea una sensazione di normalit&agrave;: molte persone pensano che il QR sia solo un collegamento pratico e abbassano la guardia. Inoltre, sullo schermo di uno smartphone &egrave; pi&ugrave; facile non notare dettagli sospetti, come un indirizzo web leggermente modificato o una pagina fatta per imitare un servizio autentico.</p>
<p>Un QR code creato con simboli di testo dovrebbe far scattare subito un campanello d&rsquo;allarme, soprattutto se chiede di inserire credenziali di lavoro. In generale, quando una e-mail invita a usare il telefono per accedere a documenti riservati o per eseguire verifiche urgenti, conviene fermarsi un attimo e controllare bene il mittente, il contesto e l&rsquo;indirizzo del sito di destinazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.kaspersky.it/blog/qr-codes-in-phishing-emails/28118/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15302/attenzione-ai-qr-fatti-di-testo/">Attenzione ai QR “fatti di testo”</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>CypherLoc, la truffa blocca browser</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15295/cypherloc-la-truffa-blocca-browser/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CypherLoc]]></category>
		<category><![CDATA[scareware]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro l’aspetto di un normale sito web si nasconde un meccanismo che simula un grave problema di sicurezza e induce l’utente a fidarsi del truffatore.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15295/cypherloc-la-truffa-blocca-browser/">CypherLoc, la truffa blocca browser</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova truffa online dimostra che, oggi, per mettere in difficolt&agrave; gli utenti non serve nemmeno installare un virus sul computer. Secondo <a href="https://blog.barracuda.com/2026/05/20/threat-spotlight-cypherloc-scareware" target="_blank" rel="noopener">Barracuda Research</a>, <strong>dall&rsquo;inizio del 2026 sono stati rilevati circa 2,8 milioni di attacchi legati a CypherLoc, un kit di scareware via browser progettato per spaventare la vittima e convincerla a chiamare un falso servizio di assistenza tecnica</strong>.</p>
<p>Il termine scareware indica proprio questo: una truffa costruita per far paura. <strong>In pratica, l&rsquo;utente riceve una mail di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> con un link o un allegato; dopo il clic, viene portato su una pagina che all&rsquo;apparenza sembra normale. In realt&agrave;, al suo interno &egrave; nascosto un codice che si attiva solo in presenza di determinate condizioni, per esempio quando non rileva strumenti di sicurezza o ambienti di analisi</strong>. &Egrave; un po&rsquo; come una trappola che scatta soltanto quando capisce di avere davanti una vittima &ldquo;vera&rdquo; e non un sistema di controllo.</p>
<p>Da quel momento la pagina prende il controllo del browser: passa a schermo intero, blocca i comandi, rallenta il sistema e mostra falsi avvisi di sicurezza dal tono allarmante. L&rsquo;obiettivo &egrave; creare panico. Sullo schermo possono comparire forti segnali acustici, messaggi ripetuti, moduli di accesso finti e perfino l&rsquo;indirizzo IP dell&rsquo;utente, mostrato come se fosse la prova di un attacco in corso. Per chi non &egrave; esperto, vedere questi elementi tutti insieme pu&ograve; dare l&rsquo;impressione che il computer sia davvero compromesso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15297 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/TS_CypherLoc_fig2-1024x536.jpg" alt="" width="740" height="387" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/TS_CypherLoc_fig2-1024x536.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/TS_CypherLoc_fig2-300x157.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/TS_CypherLoc_fig2-768x402.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/TS_CypherLoc_fig2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px"></p>
<h3>La truffa in pratica</h3>
<p>Il punto pi&ugrave; insidioso &egrave; che la truffa non punta subito a installare <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>, ma a manipolare il comportamento della persona. A un certo punto compare infatti un numero di telefono presentato come unica soluzione al problema. Chi chiama, per&ograve;, non trova un tecnico vero, ma un truffatore che si spaccia per assistenza ufficiale. Da l&igrave; pu&ograve; iniziare una seconda fase dell&rsquo;attacco, fatta di ingegneria sociale: domande studiate per ottenere password, accessi o dati personali, proprio come farebbe un finto operatore bancario che cerca di convincerci a rivelare il PIN. Secondo Barracuda, CypherLoc rappresenta bene l&rsquo;evoluzione dello scareware: non pi&ugrave; solo schermate bloccate e messaggi grossolani, ma framework molto pi&ugrave; sofisticati, capaci di eludere i controlli e usare il browser come strumento di pressione psicologica. In sostanza, la finestra del browser diventa il palcoscenico della truffa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://blog.barracuda.com/2026/05/20/threat-spotlight-cypherloc-scareware" target="_blank" rel="noopener">Barracuda</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15295/cypherloc-la-truffa-blocca-browser/">CypherLoc, la truffa blocca browser</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>ChatGPT &#038; Co. nel mirino dei malware</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15289/chatgpt-co-nel-mirino-dei-malware/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 05:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[APT Silver Fox]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro i nomi più famosi dell’intelligenza artificiale si nascondono spesso installer trappola, progettati per installare malware invece di offrire funzioni utili</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15289/chatgpt-co-nel-mirino-dei-malware/">ChatGPT & Co. nel mirino dei malware</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scoperta una nuova ondata di attacchi che sfruttano la popolarit&agrave; degli strumenti di intelligenza artificiale per distribuire <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>. In tutti gli attacchi rilevati, i file dannosi venivano camuffati da servizi e agenti IA molto noti, con ChatGPT contraffatto in testa alla classifica, seguito da Claude e Gemini. <strong>Il meccanismo &egrave; semplice e insidioso: l&rsquo;utente cerca un tool di IA, trova un file che sembra legittimo e lo scarica pensando di ottenere un assistente intelligente o una nuova funzione utile. In realt&agrave;, dentro quel pacchetto pu&ograve; nascondersi un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> capace di rubare credenziali, spiare l&rsquo;attivit&agrave; del computer o installare ulteriori componenti dannosi, un po&rsquo; come ricevere un regalo attraente che per&ograve; contiene una trappola</strong>.</p>
<p>Secondo i ricercatori di <a href="https://www.kaspersky.it/blog/fake-ai-agents-infostealers/30549/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a>, dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno sono stati individuati oltre 15.000 campioni di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> mascherati da software di IA autonoma, comprese copie false di strumenti emergenti come OpenClaw. Tra questi figurano <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/trojan/" target="_self" title="Un trojan nasconde il suo funzionamento all'interno di un altro programma apparentemente utile e innocuo, l'utente, eseguendo o installando quest'ultimo programma, in effetti attiva anche il codice del trojan nascosto." class="encyclopedia">trojan</a> bancari, spyware, downloader e programmi per il furto di credenziali, cio&egrave; software progettati per sottrarre password, dati sensibili o informazioni finanziarie.</p>
<p><strong>Il report cita anche una campagna attribuita al gruppo APT Silver Fox, che ha distribuito false applicazioni Claude AI per Windows, macOS e Linux</strong>. In questi casi il pericolo &egrave; ancora pi&ugrave; concreto perch&eacute; il programma sembra funzionare davvero, mentre in background installa silenziosamente il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> e lascia agli attaccanti una porta aperta sul sistema compromesso.</p>
<h3>Il problema non &egrave; il singolo file malevolo</h3>
<p><a href="https://www.kaspersky.com/about/press-releases/the-ai-soc-paradox-high-hopes-confront-implementation-hurdles" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a> sottolinea che gli ecosistemi dell&rsquo;IA stanno diventando un bersaglio anche attraverso la supply chain, cio&egrave; la catena di strumenti, librerie e componenti usati per costruire servizi digitali. Se un ingrediente della &ldquo;ricetta&rdquo; viene contaminato, il rischio si propaga a tutti quelli che lo usano, proprio come accade quando un componente difettoso finisce dentro molti prodotti diversi. <strong>Tra gli esempi riportati c&rsquo;&egrave; anche LiteLLM, una libreria Python molto diffusa per accedere ai modelli di IA</strong>, che secondo il comunicato avrebbe subito una compromissione capace di esporre credenziali di database, file di wallet di criptovalute e altre informazioni riservate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I rischi pi&ugrave; tipici dei sistemi di IA</h3>
<p>Fuga di dati, dataset manipolati, prompt injection e &ldquo;allucinazioni&rdquo;, cio&egrave; risposte plausibili ma sbagliate generate dal modello. In pratica, non basta che uno strumento sembri intelligente: deve anche essere affidabile, controllato e usato con attenzione. Per gli utenti, la regola d&rsquo;oro resta la stessa: scaricare software solo da fonti ufficiali, diffidare dei file che promettono funzioni IA troppo allettanti e verificare sempre l&rsquo;origine di plugin, estensioni e installer.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.kaspersky.it/blog/fake-ai-agents-infostealers/30549/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15289/chatgpt-co-nel-mirino-dei-malware/">ChatGPT & Co. nel mirino dei malware</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cybercriminali pronti ai Mondiali 2026</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15281/cybercriminali-pronti-ai-mondiali-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 05:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FIFA 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15281</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli esperti segnalano un’impennata di domini fraudolenti e piattaforme fake create per colpire i tifosi durante la Coppa del Mondo</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15281/cybercriminali-pronti-ai-mondiali-2026/">Cybercriminali pronti ai Mondiali 2026</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;attesa per i Mondiali FIFA 2026 non sta coinvolgendo soltanto tifosi, sponsor e operatori turistici. Anche i cyber criminali si stanno preparando all&rsquo;evento sportivo pi&ugrave; seguito al mondo. Secondo una ricerca di <a href="https://blog.checkpoint.com/research/before-the-first-whistle-how-cyber-criminals-are-targeting-world-cup-2026/?_gl=1*fgfsiu*_gcl_au*MTk4MDYwNDkxMy4xNzc4NjgzODk2" target="_blank" rel="noopener"><span data-state="closed">Check Point Software Technologies</span></a>, nelle ultime settimane &egrave; aumentato in modo significativo il numero di attacchi informatici legati alla Coppa del Mondo che si svolger&agrave; tra giugno e luglio 2026 negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.</p>
<div id="attachment_15282" style="width: 415px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15282" class="wp-image-15282 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-1-%E2%80%93-Numero-dei-nuovi-domini-che-contengono-la-parola-FIFA-o-World-Cup-nel-loro-nome.jpg" alt="" width="405" height="236" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-1-&ndash;-Numero-dei-nuovi-domini-che-contengono-la-parola-FIFA-o-World-Cup-nel-loro-nome.jpg 405w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-1-&ndash;-Numero-dei-nuovi-domini-che-contengono-la-parola-FIFA-o-World-Cup-nel-loro-nome-300x175.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px"><p id="caption-attachment-15282" class="wp-caption-text">Numero dei nuovi domini che contengono la parola FIFA o World Cup nel loro nome.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="588" data-end="905">L&rsquo;obiettivo dei truffatori</h3>
<p data-start="588" data-end="905">Sfruttare l&rsquo;entusiasmo dei tifosi per rubare denaro, dati personali e informazioni bancarie. Per farlo utilizzano siti web falsi, piattaforme di scommesse fraudolente e finte offerte di merchandising ufficiale che imitano in modo molto convincente i canali legittimi della FIFA. Secondo i dati analizzati da Check Point Research, <strong>il Messico &egrave; il Paese che ha registrato il maggior numero di attacchi informatici, con oltre 3.500 tentativi settimanali per organizzazione</strong>. Anche Canada e Stati Uniti hanno visto una crescita costante rispetto ai mesi precedenti. I settori pi&ugrave; colpiti sono quelli legati ai media, al turismo, agli hotel, ai trasporti e all&rsquo;intrattenimento, cio&egrave; tutte le attivit&agrave; che ruotano attorno ai grandi eventi sportivi.</p>
<div id="attachment_15283" style="width: 805px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15283" class="wp-image-15283 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2-%E2%80%93-Esempio-di-sito-malevolo-che-imita-un-FIFA-Store-legittimo.jpg" alt="" width="795" height="596" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-che-imita-un-FIFA-Store-legittimo.jpg 795w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-che-imita-un-FIFA-Store-legittimo-300x225.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-che-imita-un-FIFA-Store-legittimo-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px"><p id="caption-attachment-15283" class="wp-caption-text">Esempio di sito malevolo che imita un &ldquo;FIFA Store&rdquo; legittimo</p></div>
<p data-start="1409" data-end="2012"><strong>Uno dei fenomeni pi&ugrave; preoccupanti riguarda l&rsquo;esplosione di nuovi domini Internet contenenti parole come &ldquo;FIFA&rdquo; o &ldquo;World Cup&rdquo;</strong>. Da febbraio 2026 il numero di registrazioni &egrave; aumentato di oltre quattro volte, arrivando a quasi 10 mila nuovi domini soltanto ad aprile. Non tutti sono pericolosi, ma molti vengono creati proprio per truffare gli utenti. <strong>Gli esperti spiegano che oggi strumenti basati sull&rsquo;intelligenza artificiale permettono ai criminali di creare rapidamente siti molto realistici, completi di loghi ufficiali, immagini professionali e testi credibili</strong>.</p>
<p data-start="1409" data-end="2012">
</p><p data-start="2014" data-end="2324"><strong>Casi pratici di siti truffa</strong></p>
<p data-start="2014" data-end="2324">Un esempio concreto &egrave; un <strong>falso negozio online che si presentava come store ufficiale FIFA, proponendo magliette e gadget con sconti fino all&rsquo;80%</strong>. A prima vista il sito sembrava autentico, ma il vero scopo era convincere gli utenti a inserire i dati della carta di credito.</p>
<p data-start="2326" data-end="2713">In un altro caso, i <strong>ricercatori hanno individuato una piattaforma che prometteva guadagni facili &ldquo;votando&rdquo; le squadre favorite del torneo. Il sito invitava gli utenti a depositare denaro con la promessa di ricevere profitti giornalier</strong>i. Una dinamica molto simile alle classiche truffe finanziarie online, mascherata per&ograve; da gioco legato ai Mondiali.</p>
<div id="attachment_15285" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15285" class="wp-image-15285 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-4-%E2%80%93-Esempio-di-sito-malevolo-tradotto-in-inglese-dal-cinese-che-ospita-scommesse-1024x372.jpg" alt="" width="740" height="269" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-4-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-tradotto-in-inglese-dal-cinese-che-ospita-scommesse-1024x372.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-4-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-tradotto-in-inglese-dal-cinese-che-ospita-scommesse-300x109.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-4-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-tradotto-in-inglese-dal-cinese-che-ospita-scommesse-768x279.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-4-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-tradotto-in-inglese-dal-cinese-che-ospita-scommesse.jpg 1031w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px"><p id="caption-attachment-15285" class="wp-caption-text">Esempio di sito malevolo tradotto in inglese dal cinese che ospita scommesse</p></div>
<p data-start="2715" data-end="3076">Non mancano poi i falsi siti di scommesse sportive, spesso tradotti in diverse lingue e accompagnati da messaggi come &ldquo;Scarica ora&rdquo; o &ldquo;Registrati gratis&rdquo;. Dietro questi pulsanti pu&ograve; nascondersi <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>, cio&egrave; software malevolo progettato per infettare smartphone e computer oppure per rubare password e credenziali bancarie.</p>
<p data-start="3078" data-end="3548">Per evitare problemi, gli esperti consigliano di verificare sempre l&rsquo;indirizzo del sito Web prima di effettuare acquisti o registrazioni. Ad esempio, le piattaforme ufficiali FIFA utilizzano il dominio fifa.com: indirizzi simili ma leggermente diversi possono essere un campanello d&rsquo;allarme. Bisogna inoltre diffidare dagli sconti eccessivi, dalle promesse di guadagni facili e dalle richieste di scaricare applicazioni sconosciute.</p>
<div id="attachment_15284" style="width: 831px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15284" class="wp-image-15284 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-3-%E2%80%93-Esempio-di-sito-malevolo-che-si-presenta-come-Forum-dei-Mondiali.jpg" alt="" width="821" height="616" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-3-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-che-si-presenta-come-Forum-dei-Mondiali.jpg 821w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-3-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-che-si-presenta-come-Forum-dei-Mondiali-300x225.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-3-&ndash;-Esempio-di-sito-malevolo-che-si-presenta-come-Forum-dei-Mondiali-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 821px) 100vw, 821px"><p id="caption-attachment-15284" class="wp-caption-text">Esempio di sito malevolo che si presenta come Forum dei Mondiali</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da<a href="https://blog.checkpoint.com/research/before-the-first-whistle-how-cyber-criminals-are-targeting-world-cup-2026/?_gl=1*fgfsiu*_gcl_au*MTk4MDYwNDkxMy4xNzc4NjgzODk2" target="_blank" rel="noopener"> CheckPoint</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15281/cybercriminali-pronti-ai-mondiali-2026/">Cybercriminali pronti ai Mondiali 2026</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Difendere i propri contenuti</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15274/difendere-i-propri-contenuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 05:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[crawlable]]></category>
		<category><![CDATA[crawler]]></category>
		<category><![CDATA[Glaze Project]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15274</guid>

					<description><![CDATA[<p>Testi, immagini, codice… tutto può essere usato per addestrare l’IA. Se volete sottrarre la vostra produzione, dovete iniziare subito!</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15274/difendere-i-propri-contenuti/">Difendere i propri contenuti</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta che avete messo qualche barriera a livello di accesso, il passo successivo &egrave; pi&ugrave; sottile e, in molti casi, pi&ugrave; efficace: progettare i contenuti stessi pensando a come verranno letti dalle macchine, non solo dagli esseri umani. Qui non si tratta di &ldquo;bloccare&rdquo;, ma di cambiare il rapporto&nbsp; costo/beneficio per chi raccoglie dati su larga scala.</p>
<h3>Testi: chi non volete come lettore?</h3>
<p>I modelli linguistici funzionano al meglio quando trovano testi lineari, ben strutturati, semanticamente puliti e privi di ambiguit&agrave;. &Egrave; esattamente il tipo di scrittura che, per anni, abbiamo cercato di ottimizzare per i motori di ricerca e per la documentazione tecnica. Oggi, per&ograve;, quella stessa chiarezza &egrave; un vantaggio anche per chi addestra modelli. Un primo approccio consiste nel cosiddetto watermarking stilistico. Non parliamo di marchi visibili o avvisi legali, ma di scelte ricorrenti di stile che diventano una sorta di firma. Un certo modo di introdurre i concetti, una struttura sintattica riconoscibile, l&rsquo;uso sistematico di alcune formule o transizioni. Tutti elementi che non disturbano la lettura umana, ma che rendono pi&ugrave; facile riconoscere quel testo se riappare altrove sotto forma di output generato. Un&rsquo;altra tecnica molto efficace &egrave; la pubblicazione differenziata. In pratica, si separa il contenuto indicizzabile da quello ad alto valore. La parte pubblica serve a spiegare il contesto, a far capire che quel contenuto esiste e a offrire abbastanza informazioni per orientarsi. La parte realmente preziosa, quella che contiene il know-how completo, resta accessibile solo tramite autenticazione, download on-demand o canali non direttamente crawlable. Dal punto di vista editoriale &egrave; una scelta matura, non difensiva: state decidendo consapevolmente dove termina l&rsquo;informazione pubblica e dove inizia il patrimonio che volete controllare. C&rsquo;&egrave; poi un aspetto pi&ugrave; tecnico ma spesso sottovalutato: i contenuti dinamici. I crawler, umani o artificiali, preferiscono HTML statico e facilmente replicabile. Quando parti del testo vengono generate a runtime, dipendono da sessioni o da parametri contestuali, la raccolta massiva diventa pi&ugrave; costosa e meno affidabile. Non serve trasformare tutto in un&rsquo;applicazione complessa; basta rendere dinamiche le sezioni che contano davvero. Per esempio potreste fare, in PHP:</p>
<p><strong>&lt;?php</strong><br>
<strong>session_start();</strong><br>
<strong>$variants = [</strong><br>
&ldquo;In questa sezione analizziamo il flusso completo<br>
di inizializzazione del servizio, partendo dal bootstrap<br>
fino alla gestione degli errori.&rdquo;,<br>
&ldquo;Qui viene descritto il ciclo di inizializzazione del<br>
servizio, dal bootstrap iniziale alla fase di gestione<br>
delle condizioni di errore.&rdquo;,<br>
&ldquo;In questo passaggio approfondiamo l&rsquo;intero<br>
processo di avvio del servizio, includendo bootstrap e<br>
meccanismi di gestione degli errori.&rdquo;<br>
<strong>];</strong><br>
<strong>if (!isset($_SESSION[&lsquo;text_variant&rsquo;])) {</strong><br>
<strong>$_SESSION[&lsquo;text_variant&rsquo;] = array_rand($variants);</strong><br>
<strong>}</strong><br>
<strong>$dynamic_text = $variants[$_SESSION[&lsquo;text_variant&rsquo;]];</strong><br>
<strong>?&gt;</strong></p>
<p>E poi ovviamente nel template:<br>
<strong>&lt;section class=&rdquo;deep-content&rdquo;&gt;</strong><br>
<strong>&lt;p&gt;&lt;?= htmlspecialchars($dynamic_text) ?&gt;&lt;/p&gt;</strong><br>
<strong>&lt;/section&gt;</strong><br>
Non serve generare intere pagine dinamiche. Basta che le parti ad alto valore non siano&nbsp; <strong>byteidentiche</strong> nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_15276" style="width: 431px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15276" class="wp-image-15276 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/clawer.png" alt="" width="421" height="276" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/clawer.png 421w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/clawer-300x197.png 300w" sizes="auto, (max-width: 421px) 100vw, 421px"><p id="caption-attachment-15276" class="wp-caption-text">Il problema dei crawler dell&rsquo;IA &egrave; cos&igrave; significativo che ci sono servizi, come <a href="https://darkvisitors.com/" target="_blank" rel="noopener">https://darkvisitors.com/</a>, che permettono di analizzarli e tracciarli</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il codice: resistete alla tentazione</h3>
<p>Il codice &egrave; probabilmente il tipo di contenuto pi&ugrave; ambito dagli LLM, perch&eacute; &egrave; strutturato,&nbsp; verificabile e immediatamente riutilizzabile. Pubblicarlo in forma grezza e completa equivale, di fatto, a offrirlo su un piatto d&rsquo;argento. E nonostante questo non vi diremo di proteggerlo. La spiegazione &egrave; semplice: la maggior parte delle strategie richiede offuscazione, riduzione della documentazione e dei commenti e minore apertura del codice stesso. Tutto, insomma, profondamente contrario ai principi Open Source. Naturalmente potete sempre evitare di condividere il vostro codice ma vale davvero la pena?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I dataset: valgono come oro</h3>
<p>Se gestite dataset, siete nella posizione pi&ugrave; delicata. Sono il carburante diretto dell&rsquo;addestramento e, una volta persi, &egrave; impossibile recuperarne il controllo. Il primo errore da evitare &egrave; il download anonimo. Un dataset accessibile senza frizioni verr&agrave; copiato, archiviato e probabilmente riutilizzato senza che possiate nemmeno accorgervene. Introdurre una minima barriera, come la registrazione o l&rsquo;accettazione esplicita dei termini, cambia in modo radicale la situazione. Non tanto perch&eacute; impedisce l&rsquo;abuso, ma perch&eacute; rende l&rsquo;uso tracciabile e giuridicamente qualificato. Un approccio ancora pi&ugrave; efficace &egrave; evitare del tutto la distribuzione del dataset completo. In molti casi &egrave; possibile offrire accesso tramite query, API o sottoinsiemi controllati. Chi vuole davvero lavorare con quei dati pu&ograve; farlo, ma senza ottenere una copia completa pronta per l&rsquo;addestramento indiscriminato. Infine, le clausole anti-training. Vietare esplicitamente l&rsquo;uso dei dati per addestramento, finetuning<br>
o modelli generativi non &egrave; una garanzia tecnica, ma &egrave; una dichiarazione forte. Serve a chiarire le condizioni, a rafforzare eventuali azioni future e a disincentivare l&rsquo;uso opportunistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IMMAGINI: QUALIT&Agrave; VISIVA S&Igrave;, QUALIT&Agrave; PER L&rsquo;ADDESTRAMENTO NO</strong></p>
<p>Il <strong>Glaze Project</strong> &egrave; un insieme di strumenti di ricerca sviluppati dalla University of Chicago con l&rsquo;obiettivo di aiutare gli artisti a proteggere le proprie opere contro l&rsquo;uso non autorizzato da parte di modelli generativi IA, in particolare contro lo scraping massivo e la style mimicry, cio&egrave; la capacit&agrave; dei modelli di imitare lo stile di un artista. <strong>Glaze modifica le immagini in modo minimale e quasi impercettibile all&rsquo;occhio umano, ma abbastanza diverso da far s&igrave; che un modello IA le interpreti come appartenenti a un altro stile se le include nel training</strong>. In pratica cambia la &ldquo;percezione IA&rdquo; senza modificare quella umana: se un AI model cerca di replicare lo stile originale, finisce con output strani o non riconducibili. Nightshade &egrave; concepito come uno strumento pi&ugrave; aggressivo: applica perturbazioni che spingono il modello ad associare quindi l&rsquo;immagine a una identit&agrave; completamente diversa all&rsquo;interno del processo di training. &Egrave; come inserire una &ldquo;poison pill&rdquo; che distorce le associazioni interne del modello se quella immagine viene usata nei dati. Entrambi gli strumenti hanno lo scopo di dissuadere o disturbare l&rsquo;uso non consensuale delle opere nei dataset di addestramento, ma non sono soluzioni perfette e dipendono da come evolvono i modelli IA. <strong>Siccome al momento sono solo disponibili localmente per Windows e macOS, potete chiedere l&rsquo;accesso alla versione online gratuita che permette di caricare immagini attraverso il browser e ottenere l&rsquo;immagine glazed</strong>.</p>
<div id="attachment_15275" style="width: 664px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15275" class="wp-image-15275 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/glaze.png" alt="" width="654" height="370" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/glaze.png 654w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/glaze-300x170.png 300w" sizes="auto, (max-width: 654px) 100vw, 654px"><p id="caption-attachment-15275" class="wp-caption-text">Una strategia di lotta contro l&rsquo;uso indiscriminato dei vostri contenuti visivi per l&rsquo;addestramento dell&rsquo;IA &egrave; data dal Glaze Project (<a href="https://glaze.cs.uchicago.edu/" target="_blank" rel="noopener">https://glaze.cs.uchicago.edu/</a>), che &ldquo;avvelena&rdquo; le immagini senza modifiche percettibili dal nostro occhio</p></div>The post <a href="https://hackerjournal.it/15274/difendere-i-propri-contenuti/">Difendere i propri contenuti</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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