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	<title>Hackerjournal.it</title>
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	<description>Scopri in Edicola Hacker Journal la rivista italiana dedicata all&#039;Hacking. Tutto quello che gli altri non osano dirti.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Jun 2026 04:48:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Gli europei diffidano dei router cinesi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15355/gli-europei-diffidano-dei-router-cinesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 04:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[router]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sondaggio YouGov mostra che molti europei, e in particolare gli italiani, si fidano di più dei router prodotti in Europa, ma spesso ignorano la reale origine dei dispositivi che usano ogni giorno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di sicurezza informatica, il router resta uno degli oggetti pi&ugrave; importanti e meno considerati della casa digitale. &Egrave; il dispositivo che collega a Internet computer, smartphone, TV, videocamere e spesso anche elettrodomestici smart. In pratica, &egrave; il &ldquo;portiere&rdquo; della rete domestica: se &egrave; poco affidabile, anche tutto ci&ograve; che gli sta dietro diventa pi&ugrave; esposto. Non sorprende quindi che, <strong>secondo un sondaggio <a href="https://yougov.com/" target="_blank" rel="noopener">YouGov</a> condotto in 14 Paesi europei su oltre 16.000 persone, molti consumatori guardino con crescente attenzione alla provenienza dei produttori di router</strong>.</p>
<h3>I risultati della ricerca</h3>
<p>La ricerca mostra un dato chiaro: in Europa oltre una persona su due diffida dei router cinesi, mentre il livello di sfiducia verso i produttori russi sale ancora di pi&ugrave;. Al contrario, i produttori europei sono percepiti come i pi&ugrave; affidabili. In Italia il quadro &egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; sfumato, ma la tendenza resta evidente: il 62% degli intervistati dichiara fiducia verso i produttori europei, mentre la diffidenza riguarda il 34% dei dispositivi provenienti dalla Cina, il 45% di quelli russi e il 26% di quelli statunitensi.</p>
<p>Il dato interessante &egrave; che questa percezione non sempre si accompagna a una reale consapevolezza sull&rsquo;origine dei marchi. Molti utenti, infatti, non sanno con precisione da dove arrivi il router che hanno in casa, n&eacute; conoscono il Paese di origine del brand che lo produce. Il sondaggio segnala, ad esempio, che solo una piccola parte degli intervistati sa collocare correttamente alcuni marchi molto diffusi, mentre per molti altri prevale l&rsquo;incertezza o l&rsquo;errore. In altre parole, la fiducia nel &ldquo;Made in Europe&rdquo; cresce, ma spesso si basa su informazioni incomplete o approssimative.</p>
<h3>Il router dell&rsquo;operatore</h3>
<p>La confusione aumenta ulteriormente quando si parla dei modem-router forniti dagli operatori telefonici. <strong>Molti consumatori tendono a pensare che i dispositivi ricevuti in comodato d&rsquo;uso dai provider siano prodotti in Europa, anche quando la filiera reale &egrave; esterna all&rsquo;Unione Europea</strong>. &Egrave; un dettaglio importante, perch&eacute; nella percezione comune il router dell&rsquo;operatore viene spesso considerato quasi &ldquo;neutro&rdquo;, come se la sua provenienza fosse meno rilevante rispetto a quella di un prodotto acquistato direttamente.</p>
<p>Dal punto di vista pratico, per&ograve;, la sicurezza di un router non dipende solo dalla geografia del marchio. Contano anche fattori molto concreti: frequenza degli aggiornamenti, trasparenza del produttore, durata del supporto software, rapidit&agrave; nel correggere falle di sicurezza e facilit&agrave; con cui l&rsquo;utente pu&ograve; gestire password, rete Wi&#8209;Fi e impostazioni avanzate. Un router poco aggiornato, anche se prodotto in un Paese percepito come affidabile, pu&ograve; comunque diventare un punto debole. Al contrario, un dispositivo ben mantenuto e correttamente configurato offre in genere pi&ugrave; garanzie di uno lasciato con password di default e firmware obsoleto.</p>
<p>Il sondaggio mette quindi in luce due aspetti diversi ma complementari. Da un lato cresce la sensibilit&agrave; europea verso sovranit&agrave; digitale, protezione dei dati e provenienza tecnologica. Dall&rsquo;altro emerge quanto sia ancora limitata la cultura tecnica attorno a un dispositivo che, pur essendo essenziale, viene spesso installato e poi dimenticato. Il router, invece, andrebbe trattato un po&rsquo; come la serratura di casa: non basta sapere chi l&rsquo;ha costruita, bisogna anche controllare se funziona bene, se viene mantenuta sicura nel tempo e se la stiamo usando nel modo giusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.magnific.com/it/vettori-gratuito/uomo-d-affari-al-tavolo-utilizzando-laptop-con-connessione-ethernet-connessione-ethernet-tecnologia-di-connessione-lan-concetto-di-sistema-di-rete-ethernet_11668807.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=12&amp;uuid=821abb4f-9c38-4299-b0d7-75af8d4dbf87&amp;query=router+computer" target="_blank" rel="noopener">Freepik</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15355/gli-europei-diffidano-dei-router-cinesi/">Gli europei diffidano dei router cinesi</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La vulnerabilità è nel protocollo</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15351/la-vulnerabilita-e-nel-protocollo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 05:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CVE-2026-50751]]></category>
		<category><![CDATA[IKEv1]]></category>
		<category><![CDATA[VPN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15351</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando il difetto è nel protocollo VPN, anche le difese più note possono non bastare da sole.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una vulnerabilit&agrave; critica identificata come <a href="https://www.acn.gov.it/portale/w/check-point-sfruttamento-attivo-in-rete-della-cve-2026-50751" target="_blank" rel="noopener">CVE-2026-50751</a> riporta l&rsquo;attenzione sulla sicurezza delle VPN aziendali. <strong>Il problema riguarda il protocollo IKEv1, uno dei meccanismi usati per avviare e negoziare le connessioni VPN IPsec, ed &egrave; stato associato a un punteggio CVSS di 9.3, valore che indica un rischio molto elevato</strong>.</p>
<p>Per capire il punto, bisogna partire da cosa fa IKEv1. In pratica, &egrave; il &ldquo;protocollo di presentazione&rdquo; che permette a due estremi della comunicazione di riconoscersi, accordarsi sui parametri di sicurezza e creare il tunnel cifrato. Se in questa fase iniziale c&rsquo;&egrave; una falla, l&rsquo;attaccante pu&ograve; tentare di sfruttarla prima ancora che entrino davvero in gioco username, password o altri meccanismi di autenticazione. &Egrave; un po&rsquo; come trovare un difetto nella procedura con cui viene aperto il portone, invece di rubare direttamente le chiavi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rischio alto</h3>
<p>&Egrave; proprio questo a rendere la vulnerabilit&agrave; particolarmente delicata. Quando si legge che gli hacker possono entrare &ldquo;senza password&rdquo;, non significa che le credenziali siano inutili in assoluto, ma che il punto debole si trova pi&ugrave; a monte, nel protocollo che gestisce l&rsquo;avvio della sessione. Se il difetto viene sfruttato con successo, una VPN pensata per proteggere l&rsquo;accesso remoto pu&ograve; trasformarsi in una scorciatoia verso la rete interna.</p>
<p>Il fatto che la falla sia classificata con CVSS 9.3 aiuta a capire la gravit&agrave; della situazione.<strong> Il CVSS &egrave; il sistema usato per misurare la severit&agrave; di una vulnerabilit&agrave;: pi&ugrave; il punteggio si avvicina a 10, pi&ugrave; il problema &egrave; considerato critico per impatto e facilit&agrave; di sfruttamento</strong>. Un 9.3, quindi, non &egrave; un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, ma un chiaro segnale d&rsquo;allarme per chi gestisce infrastrutture esposte su Internet.</p>
<p>Per le aziende il rischio non si limita all&rsquo;accesso iniziale. Una volta ottenuto un varco, un aggressore pu&ograve; cercare configurazioni sensibili, osservare il traffico, muoversi lateralmente nella rete o preparare fasi successive dell&rsquo;attacco, come l&rsquo;esfiltrazione di dati o il rilascio di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. Ecco perch&eacute; vulnerabilit&agrave; di questo tipo sono cos&igrave; temute: colpiscono un punto nevralgico dell&rsquo;infrastruttura, spesso visibile dall&rsquo;esterno e fondamentale per la continuit&agrave; operativa.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15351/la-vulnerabilita-e-nel-protocollo/">La vulnerabilità è nel protocollo</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Meta AI e account Instagram: il rischio dei privilegi concessi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15347/meta-ai-e-account-instagram-il-rischio-dei-privilegi-concessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 05:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[Meta AI]]></category>
		<category><![CDATA[Privileggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prompt injection e jailbreak restano minacce reali, ma oggi il rischio più grande può nascere da workflow sbagliati e privilegi eccessivi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso <a href="https://www.meta.ai/" target="_blank" rel="noopener">Meta AI</a> riporta sotto i riflettori un tema che molte aziende stanno ancora sottovalutando: il vero rischio non &egrave; soltanto il chatbot, ma la fiducia eccessiva che gli viene concessa all&rsquo;interno di processi delicati. Secondo <a href="https://blog.checkpoint.com/ai-security/the-meta-ai-account-recovery-incident-wasnt-just-a-chatbot-problem/" target="_blank" rel="noopener">Check Point Research</a>, le recenti indiscrezioni su alcuni account Instagram di alto profilo compromessi mostrano che, quando un sistema di intelligenza artificiale viene inserito in procedure sensibili come il recupero di un account, non &egrave; pi&ugrave; solo uno strumento di supporto: diventa parte del perimetro di sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Abuso dei chatbot</h3>
<p>Secondo gli esperti il rischio deriva da un possibile abuso del chatbot di supporto basato su Meta AI, che sarebbe stato spinto a modificare l&rsquo;indirizzo e-mail associato ad alcuni profili Instagram. <strong>Tra gli account coinvolti, secondo quanto riportato, ci sarebbero anche profili collegati alla Casa Bianca dell&rsquo;era Obama, a Sephora e al Chief Master Sergeant della Space Force statunitense</strong>. Ma il punto, per Check Point, &egrave; che la questione non va letta solo come un classico caso di prompt injection o jailbreak, cio&egrave; come un sistema &ldquo;ingannato&rdquo; da input malevoli.</p>
<p><strong>Il problema pi&ugrave; serio starebbe infatti nel modo in cui l&rsquo;intelligenza artificiale viene integrata nei processi aziendal</strong>i. Un recupero account non &egrave; una semplice operazione di assistenza clienti: &egrave; una procedura che decide chi pu&ograve; entrare in possesso di un&rsquo;identit&agrave; digitale. In pratica, equivale a consegnare le chiavi di casa a qualcuno dopo aver controllato chi &egrave; davvero. Se in questo passaggio entra in gioco un agente AI con privilegi troppo ampi o con verifiche insufficienti, il rischio non nasce solo da ci&ograve; che il modello dice, ma da ci&ograve; che pu&ograve; fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il nodo cruciale</h3>
<p>Il rischio &egrave; che un sistema di intelligenza artificiale pu&ograve; anche seguire correttamente le proprie istruzioni e causare comunque un incidente di sicurezza. In altre parole, non serve che sia &ldquo;hackerato&rdquo; in senso classico. Basta che sia inserito in un workflow progettato male, con autorizzazioni troppo estese o senza controlli indipendenti. &Egrave; un po&rsquo; come affidare a un centralinista il compito di aprire la cassaforte: anche se esegue gli ordini alla perfezione, il problema &egrave; avergli dato quel potere.</p>
<p>Secondo gli esperti, il nuovo perimetro di sicurezza non si ferma pi&ugrave; al modello AI. Comprende anche gli strumenti a cui pu&ograve; accedere, i privilegi che eredita, il contesto operativo in cui agisce e i controlli che dovrebbero scattare prima di ogni azione sensibile. Questo significa che proteggersi da prompt injection e jailbreak resta importante, ma oggi non basta pi&ugrave;. Le aziende devono ragionare anche in termini di gestione delle identit&agrave;, controllo degli accessi, segmentazione dei privilegi e monitoraggio costante dei processi automatizzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://blog.checkpoint.com/ai-security/the-meta-ai-account-recovery-incident-wasnt-just-a-chatbot-problem/" target="_blank" rel="noopener">CheckPoint</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15347/meta-ai-e-account-instagram-il-rischio-dei-privilegi-concessi/">Meta AI e account Instagram: il rischio dei privilegi concessi</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le password di Edge sono davvero a rischio?</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15344/le-password-di-edge-sono-davvero-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Advysor]]></category>
		<category><![CDATA[Credential Guard]]></category>
		<category><![CDATA[Edge]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni report online parlano di password leggibili in memoria, ma al momento non emerge una conferma ufficiale di Microsoft nei termini più allarmistici circolati in Rete.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni alcuni report online hanno rilanciato l&rsquo;ipotesi di un possibile problema nella gestione delle credenziali da parte di <a href="https://learn.microsoft.com/en-us/windows/security/identity-protection/credential-guard/" target="_blank" rel="noopener">Microsoft Edge</a>, sostenendo che, in particolari condizioni operative, username, password e altri segreti possano transitare o rimanere in memoria in forma leggibile durante alcune fasi dell&rsquo;autenticazione. Il tema ha attirato attenzione perch&eacute; tocca un punto molto sensibile: <strong>anche quando una password &egrave; conservata in modo cifrato su disco, potrebbe comunque dover essere decifrata temporaneamente per essere usata dal browser</strong>. &Egrave; proprio in quel momento che, secondo varie ricostruzioni circolate online, i dati potrebbero risultare visibili nella memoria del processo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&Egrave; per&ograve; importante distinguere tra un allarme generalizzato e uno scenario tecnico molto pi&ugrave; circoscritto. <strong>Al momento non risulta pubblicato da Microsoft un advisory specifico dedicato a Edge che descriva formalmente il caso nei termini usati da parte degli articoli apparsi in Rete</strong>. Questo non significa automaticamente che il tema sia irrilevante, ma suggerisce prudenza: senza una nota tecnica ufficiale, senza una CVE esplicitamente associata e senza dettagli validati dal produttore, il rischio &egrave; sovrastimare o semplificare un comportamento che potrebbe rientrare nel normale funzionamento di un browser quando deve usare credenziali gi&agrave; decifrate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In effetti, nei moderni sistemi operativi il vero discrimine &egrave; spesso il contesto della minaccia. Se un computer &egrave; gi&agrave; compromesso da <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>, da un infostealer o da codice eseguito con privilegi sufficienti, leggere dati sensibili dalla memoria non &egrave; un&rsquo;ipotesi remota ma una tecnica gi&agrave; nota e usata da anni. In altre parole, il problema non sarebbe tanto &ldquo;Edge espone le password a chiunque&rdquo;, quanto piuttosto &ldquo;su un sistema gi&agrave; violato, anche i dati temporaneamente presenti in memoria possono diventare recuperabili&rdquo;. &Egrave; una differenza sostanziale, perch&eacute; sposta l&rsquo;attenzione dal browser, da solo, all&rsquo;intera postura di sicurezza del dispositivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va ricordato inoltre che la presenza di segreti in memoria, per un certo intervallo di tempo, non &egrave; di per s&eacute; una scoperta eccezionale nel mondo della sicurezza. Molte applicazioni, quando devono autenticare un utente, negoziare una sessione o riempire un modulo di login, gestiscono dati sensibili in RAM. La vera domanda &egrave; per quanto tempo restino esposti, con quali protezioni, in quali processi e quanto sia realistico per un attaccante intercettarli. Senza questi dettagli, il rischio &egrave; trasformare una questione tecnica complessa in un titolo allarmistico ma poco preciso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro si inseriscono le tecnologie di protezione sviluppate da Microsoft per ridurre il furto di credenziali in memoria. Tra queste c&rsquo;&egrave;<strong> Credential Guard</strong>, funzione di sicurezza di Windows che usa meccanismi di virtualizzazione per isolare meglio alcuni segreti e limitare l&rsquo;accesso da parte di processi malevoli. Non &egrave; una soluzione &ldquo;magica&rdquo; per ogni scenario, ma rientra proprio in quella strategia che punta a contenere l&rsquo;impatto di un dispositivo compromesso, impedendo che il furto delle credenziali diventi immediato o banale. Anche per questo, pi&ugrave; che inseguire il singolo titolo allarmistico, ha senso ragionare in termini di difesa multilivello: sistema aggiornato, protezione anti<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>, isolamento dei privilegi, uso di password manager affidabili e, dove possibile, autenticazione a pi&ugrave; fattori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per gli utenti e per le aziende, la conclusione pi&ugrave; equilibrata &egrave; questa: al momento non ci sono elementi pubblici sufficienti per parlare con certezza di una nuova falla di Edge confermata ufficialmente nei termini pi&ugrave; sensazionalistici letti online. Esiste per&ograve; un tema reale e pi&ugrave; ampio, che riguarda la sicurezza dei segreti in memoria quando un sistema &egrave; gi&agrave; sotto il controllo di codice ostile. In questo senso, il caso pu&ograve; essere utile come promemoria: non basta proteggere le password &ldquo;a riposo&rdquo;, cio&egrave; salvate in modo cifrato, se poi il dispositivo su cui vengono usate &egrave; gi&agrave; stato compromesso. Il punto centrale, oggi come ieri, resta impedire che un attaccante arrivi a eseguire codice sul sistema della vittima.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15344/le-password-di-edge-sono-davvero-a-rischio/">Le password di Edge sono davvero a rischio?</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il nuovo report CrowdStrike sul settore finanziario</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15335/il-nuovo-report-crowdstrike-sul-settore-finanziario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[hands-on-keyboard]]></category>
		<category><![CDATA[Threat Landscape Report 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle supply chain compromesse al vishing, il report mostra come la criminalità informatica stia cambiando volto nel mondo della finanza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il settore finanziario &egrave; sempre pi&ugrave; sotto pressione e il motivo non &egrave; solo il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. Secondo il nuovo Financial Services <a href="https://www.crowdstrike.com/en-us/resources/reports/crowdstrike-2026-financial-services-threat-landscape-report/" target="_blank" rel="noopener">Threat Landscape Report 2026</a> di <a href="https://www.crowdstrike.com/en-us/" target="_blank" rel="noopener">CrowdStrike</a>, nel 2025 gli attori legati alla Corea del Nord hanno sottratto miliardi di dollari in asset digitali, mentre gruppi riconducibili alla Cina hanno intensificato le attivit&agrave; di spionaggio e i criminali comuni hanno aumentato la pressione con vishing e <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. A rendere il quadro ancora pi&ugrave; preoccupante c&rsquo;&egrave; l&rsquo;uso crescente dell&rsquo;intelligenza artificiale, che aiuta gli attaccanti a muoversi pi&ugrave; in fretta e a sembrare pi&ugrave; credibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attacchi hands-on-keyboard</h3>
<p>Uno dei dati pi&ugrave; forti del report riguarda proprio gli <strong>attacchi &ldquo;hands-on-keyboard&rdquo;, cio&egrave; le intrusioni in cui dietro lo schermo non c&rsquo;&egrave; solo un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> automatico, ma un operatore umano che si muove nella rete come farebbe un ladro dentro un edificio</strong>. CrowdStrike segnala che questo tipo di incursioni contro gli istituti finanziari &egrave; aumentato del 43% a livello globale e del 48% in Nord America negli ultimi due anni. In pratica, gli attaccanti entrano, osservano, si adattano e colpiscono con maggiore precisione.</p>
<p>Il capitolo pi&ugrave; clamoroso riguarda per&ograve; gli avversari nordcoreani. Secondo il report, nel 2025 i furti di asset digitali sono cresciuti del 51% su base annua, fino a raggiungere 2,02 miliardi di dollari sottratti complessivamente. Il gruppo PRESSURE CHOLLIMA avrebbe firmato il pi&ugrave; grande furto finanziario mai registrato, con 1,46 miliardi di dollari in criptovalute rubati grazie a software &ldquo;<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/trojan/" target="_self" title="Un trojan nasconde il suo funzionamento all'interno di un altro programma apparentemente utile e innocuo, l'utente, eseguendo o installando quest'ultimo programma, in effetti attiva anche il codice del trojan nascosto." class="encyclopedia">trojan</a>izzato&rdquo;, cio&egrave; apparentemente legittimo ma modificato per includere codice malevolo, distribuito attraverso una compromissione della supply chain. In parole semplici, &egrave; come comprare un prodotto fidato e scoprire che &egrave; stato manomesso prima di arrivare nelle proprie mani.</p>
<p>Sempre sul fronte nordcoreano, CrowdStrike evidenzia come l&rsquo;AI venga ormai usata per rendere pi&ugrave; efficaci le operazioni di inganno. FAMOUS CHOLLIMA avrebbe raddoppiato le proprie attivit&agrave; usando identit&agrave; generate artificialmente per infiltrarsi in exchange di criptovalute, fintech e banche retail. STARDUST CHOLLIMA, invece, avrebbe triplicato l&rsquo;intensit&agrave; delle proprie campagne impiegando falsi recruiter e perfino ambienti di videoconferenza generati digitalmente per prendere di mira aziende del settore in Nord America, Europa e Asia. In pratica, non si tratta pi&ugrave; solo di e-mail sospette: oggi anche un colloquio di lavoro o un contatto professionale possono diventare strumenti d&rsquo;attacco.</p>
<h3>Il pericolo viene dalla Cina</h3>
<p>Accanto alla minaccia nordcoreana, il report segnala anche l&rsquo;espansione dello spionaggio legato alla Cina. HOLLOW PANDA avrebbe condotto intrusioni contro istituti finanziari nelle Filippine, in Indonesia e in Brasile, mentre MURKY PANDA avrebbe distribuito una rete di &ldquo;relay box&rdquo; su oltre 150 endpoint in 36 Paesi, prendendo di mira 340 organizzazioni in pi&ugrave; di 30 settori. Tra i bersagli pi&ugrave; colpiti figurano proprio i servizi finanziari, che restano una miniera di dati strategici, denaro e accessi privilegiati.</p>
<p>Non meno allarmante &egrave; la pressione dell&rsquo;eCrime. CrowdStrike riferisce che 423 organizzazioni del settore finanziario sono apparse su siti di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/leak/" target="_self" title="Un contenuto o una notizia trapelata (spesso sul web) prima dell'effettiva data di divulgazione." class="encyclopedia">leak</a>, con un aumento del 27% su base annua. MUTANT SPIDER si distingue per campagne di vishing, cio&egrave; truffe telefoniche in cui un criminale si finge una persona affidabile per ottenere accessi o credenziali, poi rivenduti a gruppi <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. SCATTERED SPIDER, invece, avrebbe ripreso nella prima met&agrave; del 2025 operazioni aggressive contro il comparto assicurativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche: &ldquo;<a href="https://hackerjournal.it/13196/crowdstrike-threat-hunting-report-2024/">CrowStrike Threat Hunting Report</a>&rdquo;</p>
<p>*<em>Illustrazione progettata da <a href="https://www.crowdstrike.com/en-us/" target="_blank" rel="noopener">CrowdStrike</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15335/il-nuovo-report-crowdstrike-sul-settore-finanziario/">Il nuovo report CrowdStrike sul settore finanziario</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Android, boom di truffe via NFC</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15325/android-boom-di-truffe-via-nfc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 05:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[NFC diretta]]></category>
		<category><![CDATA[NFC inversa]]></category>
		<category><![CDATA[NFCGate]]></category>
		<category><![CDATA[NGate]]></category>
		<category><![CDATA[PhantomCard]]></category>
		<category><![CDATA[SuperCard X]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove minacce non puntano solo a rubare dati: spingono le vittime a trasferire da sole il denaro ai criminali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli attacchi contro gli smartphone Android che sfruttano la tecnologia NFC stanno crescendo rapidamente e diventano sempre pi&ugrave; difficili da riconoscere. <strong>Secondo <a href="https://lp.kaspersky.com/global/ksb2025-finance/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a>, nei primi quattro mesi del 2026 gli attacchi di tipo relay via NFC sono aumentati del 188% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da oltre 12.300 a 35.600 tentativi bloccati</strong>.</p>
<h3>Tutto parte dall&rsquo;NFC</h3>
<p>Per capire il problema bisogna partire dall&rsquo;NFC, la tecnologia che permette pagamenti contactless e scambi di dati a distanza molto ravvicinata. &Egrave; quella che usiamo, per esempio, quando avviciniamo il telefono o la carta al POS per pagare. Proprio questa comodit&agrave;, per&ograve;, pu&ograve; diventare un punto debole se i criminali riescono a inserirsi nel flusso dell&rsquo;operazione e a far credere al sistema che tutto stia avvenendo in modo legittimo. <strong>Gli esperti descrivono due modalit&agrave; principali di attacco</strong>. La prima &egrave; la cosiddetta <strong>NFC diretta</strong>: la vittima viene contattata tramite chat o app di messaggistica, spesso con la scusa di una verifica urgente, e convinta a installare un&rsquo;app dannosa travestita da software finanziario. Dopo l&rsquo;installazione, i truffatori chiedono di avvicinare la carta bancaria allo smartphone infetto e di inserire il PIN. In questo modo i dati della carta finiscono nelle mani degli aggressori.</p>
<p>La seconda modalit&agrave;, oggi considerata ancora pi&ugrave; insidiosa, &egrave; la <strong>NFC inversa</strong>. In questo caso i truffatori convincono la vittima a impostare sul proprio telefono un&rsquo;app malevola come sistema di pagamento contactless predefinito. A quel punto la persona viene spinta a recarsi a uno sportello automatico e a versare denaro su un presunto &ldquo;conto sicuro&rdquo;. In realt&agrave; non sta mettendo al riparo i propri soldi, ma li sta trasferendo direttamente ai criminali.</p>
<p>&Egrave; proprio questo aspetto a rendere la truffa particolarmente efficace. In molte frodi tradizionali l&rsquo;attaccante ruba denaro di nascosto; qui invece &egrave; la vittima stessa a eseguire l&rsquo;operazione, convinta di proteggersi. Per chi osserva dall&rsquo;esterno, il trasferimento pu&ograve; sembrare del tutto normale, ed &egrave; quindi pi&ugrave; difficile da individuare e bloccare in tempo.</p>
<p>In queste campagne sono coinvolte diverse famiglie di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> Android&nbsp; tra cui SuperCard X, PhantomCard, NGate e altre varianti basate su NFCGate. La Russia resta l&rsquo;area pi&ugrave; esposta, ma segnala una crescita anche in Europa e America Latina, segno che il fenomeno sta uscendo dai confini in cui era stato notato inizialmente. Un altro elemento importante &egrave; l&rsquo;evoluzione del mercato criminale. Secondo gli esperti, questi strumenti stanno entrando sempre pi&ugrave; in logiche di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a>-as-a-service, cio&egrave; modelli in cui il software dannoso viene di fatto &ldquo;offerto&rdquo; ad altri gruppi criminali come un servizio pronto all&rsquo;uso. In pratica, non serve pi&ugrave; sviluppare da zero un attacco sofisticato: basta procurarsi il kit giusto e usarlo.</p>
<p><strong>Per difendersi, le indicazioni sono molto concrete: non installare app ricevute via link su chat, SMS o social, non seguire istruzioni di sconosciuti davanti a un bancomat e usare una protezione affidabile sullo smartphone Android</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://lp.kaspersky.com/global/ksb2025-finance/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15325/android-boom-di-truffe-via-nfc/">Android, boom di truffe via NFC</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La truffa perfetta passa dai messaggi</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15319/la-truffa-perfetta-passa-dai-messaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 05:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[SMS]]></category>
		<category><![CDATA[WhatsApp]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15319</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le piattaforme di messaggistica sono diventate il terreno di caccia preferito dei cybercriminali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un messaggio apparentemente innocuo ricevuto su WhatsApp, un SMS che sembra arrivare dalla banca o una richiesta urgente da parte di un familiare. Oggi una truffa digitale pu&ograve; partire da situazioni che fanno parte della nostra quotidianit&agrave; e trasformarsi in una perdita economica nel giro di pochi minuti.</p>
<p>A fotografare il fenomeno &egrave; una nuova ricerca realizzata da Kaspersky, secondo cui<strong> in Italia oltre la met&agrave; delle truffe veicolate tramite messaggi va a segno entro 30 minuti dal primo contatto</strong>. Ancora pi&ugrave; sorprendente &egrave; il dato relativo alla velocit&agrave;: quasi una vittima su quattro cade nella trappola in meno di cinque minuti.</p>
<p>Secondo lo studio, il danno economico medio supera i 770 euro per persona. Una cifra che, per molte famiglie, pu&ograve; rappresentare l&rsquo;equivalente di un mese di spesa alimentare, delle bollette o di altre spese essenziali.</p>
<p><strong>Le piattaforme pi&ugrave; utilizzate dai criminali informatici sono proprio quelle che milioni di persone usano ogni giorno per comunicare: WhatsApp, SMS e Instagram. I truffatori sfruttano infatti un principio molto semplice: pi&ugrave; un messaggio appare familiare, meno probabilit&agrave; ci sono che venga percepito come pericolos</strong>o.</p>
<p>Un esempio tipico &egrave; il messaggio che avvisa di un presunto problema con una consegna o con il conto bancario. Altre volte il criminale si finge un figlio o un parente che ha cambiato numero di telefono e ha bisogno urgente di denaro. Situazioni credibili che spingono la vittima ad agire rapidamente senza verificare.</p>
<p>A rendere il fenomeno ancora pi&ugrave; insidioso &egrave; l&rsquo;utilizzo crescente dell&rsquo;intelligenza artificiale. Se fino a pochi anni fa le truffe erano spesso riconoscibili per errori grammaticali o testi poco convincenti, oggi i messaggi possono essere scritti in modo impeccabile e imitare il linguaggio di persone reali.</p>
<p>L&rsquo;IA consente inoltre di creare immagini, video e persino registrazioni vocali false ma estremamente realistiche. I cosiddetti &ldquo;deepfake&rdquo; permettono di simulare la voce di un familiare o di un collega, aumentando notevolmente la credibilit&agrave; dell&rsquo;inganno. In pratica, ricevere un messaggio vocale che sembra provenire da una persona conosciuta non &egrave; pi&ugrave; una garanzia di autenticit&agrave;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15321 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1792" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-scaled.jpg 2560w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-300x210.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-1024x717.jpg 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-768x538.jpg 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-1536x1075.jpg 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/Kaspersky-infografica-2048x1434.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px"></p>
<p>Le conseguenze non si fermano al denaro sottratto. Lo studio evidenzia infatti un forte impatto emotivo sulle vittime. Rabbia, frustrazione e senso di sconforto possono durare per mesi dopo l&rsquo;accaduto, minando la fiducia nelle comunicazioni digitali e nelle persone.</p>
<p>Un altro dato significativo riguarda il furto di dati personali. Oltre alle perdite economiche, molte vittime consegnano inconsapevolmente informazioni sensibili come indirizzi e-mail, numeri di telefono, credenziali di accesso o dati relativi alla propria abitazione. Informazioni che possono essere riutilizzate per ulteriori attacchi.</p>
<p><strong>Gli esperti ricordano che la migliore difesa resta la prudenza. Quando un messaggio chiede di effettuare un pagamento urgente, cliccare su un link o condividere informazioni personali, &egrave; sempre consigliabile fermarsi qualche minuto e verificare l&rsquo;identit&agrave; del mittente attraverso un canale diverso</strong>. Una telefonata diretta, ad esempio, pu&ograve; essere sufficiente per smascherare una truffa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.kaspersky.it/blog/the-great-messaging-heist/30693/" target="_blank" rel="noopener">Kaspsesky</a></em></p>
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		<title>A Montebelluna il Cyber Resilience Summit 2026</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15314/a-montebelluna-il-cyber-resilience-summit-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 09:19:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber Resilience Summit 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15314</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’11 giugno Logos Technologies riunisce a Montebelluna imprese, esperti e grandi player internazionali per affrontare la nuova stagione della cybersicurezza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cybersicurezza non &egrave; pi&ugrave; una voce da delegare agli uffici legali o un adempimento da archiviare in un fascicolo. Oggi, per le aziende, significa soprattutto una cosa: saper resistere davvero a un attacco informatico e continuare a lavorare anche sotto pressione. &Egrave; da questa consapevolezza che nasce il <a href="https://www.eventbrite.it/e/cyber-resilience-summit-2026-registration-1988561409707" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cyber Resilience Summit 2026</strong></a>, l&rsquo;evento promosso da Logos Technologies e in <strong>programma l&rsquo;11 giugno a Montebelluna, negli spazi di Infinite Area, con oltre cento tech leader del Triveneto attesi e una platea complessiva di circa 160 partecipanti.</strong></p>
<p>Il messaggio &egrave; chiaro: il 2026 segna uno spartiacque per il sistema produttivo del Nordest. Da un lato finisce il periodo di adattamento legato alla direttiva NIS2, dall&rsquo;altro entra nel vivo il Cyber Resilience Act europeo, che alza l&rsquo;asticella per aziende e produttori di tecnologie digitali. In altre parole, non basta pi&ugrave; dichiarare di essere conformi alle regole: bisogna dimostrare, con strumenti, processi e competenze, di saper proteggere infrastrutture, dati e continuit&agrave; operativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Contesto sempre pi&ugrave; critico</h3>
<p>Secondo i dati citati nel testo, sei piccole aziende su dieci non riescono a sopravvivere oltre sei mesi dopo un attacco informatico grave, mentre i danni economici possono superare i 100 mila euro per una PMI e arrivare a un milione per una grande impresa. A pesare non sono solo i costi tecnici per il ripristino, ma anche i blocchi produttivi, i problemi legali e il danno reputazionale. Per un territorio come il Triveneto, dove il manifatturiero ha un ruolo centrale, il rischio &egrave; ancora pi&ugrave; sensibile: fermare una filiera oggi pu&ograve; voler dire rallentare o bloccare molte aziende insieme.</p>
<p>&Egrave; proprio su questo scenario che punta il summit organizzato da Logos Technologies, azienda di Mestre attiva dal 1998 nel supporto tecnologico alle imprese del territorio. L&rsquo;evento si rivolge a imprenditori, specialisti di cybersicurezza e professionisti IT e OT. Quest&rsquo;ultima sigla indica le tecnologie operative, cio&egrave; i sistemi che controllano macchinari, impianti e processi industriali: non i computer d&rsquo;ufficio, ma quelli che tengono in piedi la produzione vera e propria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il programma dell&rsquo;evento</h3>
<p>Il summit prevede oltre dieci sessioni formative e workshop dal taglio molto concreto. <strong>Tra gli interventi annunciati ci sono quelli di Microsoft, Arrow Electronics, Veeam, ThinkQuantum, CyberRabbit, SGBox e RedHive</strong>. Si parler&agrave; di protezione dei dati, backup immutabili, gestione dei log, servizi SOC, difesa degli endpoint e persino di applicazioni della fisica quantistica alla sicurezza informatica. Tradotto per chi non mastica il gergo: si discuter&agrave; di come evitare che un attacco blocchi i server, cancelli i dati o apra falle invisibili nelle reti aziendali.</p>
<p><strong>Tra i momenti pi&ugrave; interessanti ci sar&agrave; anche un laboratorio pratico dedicato agli attacchi &ldquo;man in the middle&rdquo;, cio&egrave; a quelle tecniche con cui un criminale si inserisce di nascosto nella comunicazione tra due sistemi per intercettare dati o prendere il controllo di una sessione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15314/a-montebelluna-il-cyber-resilience-summit-2026/">A Montebelluna il Cyber Resilience Summit 2026</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Non farti portare via il lavoro dall’IA</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15308/non-farti-portare-via-il-lavoro-dallia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 07:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[DevOps]]></category>
		<category><![CDATA[Nginx]]></category>
		<category><![CDATA[playbook Ansible]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15308</guid>

					<description><![CDATA[<p>Progresso non deve per forza significare perdere certezze professionali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sensazione che l&rsquo;IA stia &ldquo;portando via il lavoro&rdquo; a chi opera nell&rsquo;IT &egrave; comprensibile. Negli ultimi anni avete visto strumenti capaci di scrivere codice plausibile, suggerire configurazioni di sistema, spiegare log complessi, generare playbook o script di automazione in pochi secondi. Attivit&agrave; che fino a poco tempo fa richiedevano tempo, esperienza e spesso una buona memoria tecnica oggi sembrano improvvisamente a portata di prompt. Ma fermiamoci un attimo su un punto chiave: l&rsquo;IA non sta sostituendo i ruoli, sta comprimendo il valore delle mansioni pi&ugrave; ripetitive e standardizzabili. Ed &egrave; un fenomeno che chi lavora nell&rsquo;IT ha gi&agrave; visto molte volte, dall&rsquo;automazione dei data center alla virtualizzazione, dal cloud all&rsquo;infrastructure as code.</p>
<h3>Lo stato reale delle cose, senza allarmismi</h3>
<p>Oggi l&rsquo;IA funziona molto bene quando il problema &egrave; ben delimitato, descritto in modo chiaro e privo di ambiguit&agrave;. Se le date una funzione da scrivere, una configurazione da tradurre, un errore da interpretare o una procedura da spiegare, produce risultati utili e spesso sorprendenti. Questo perch&eacute; lavora in un dominio che le &egrave; congeniale: testo, pattern, esempi gi&agrave; visti. Dove invece fatica (e continuer&agrave; a farlo a lungo) &egrave; nel mondo reale dell&rsquo;IT operativo. Qui le decisioni non sono mai solo tecniche. Entrano in gioco vincoli organizzativi, storici, politici, economici. Sistemi che &ldquo;non si possono toccare&rdquo; per ragioni non documentate. Scelte fatte anni prima da persone che non ci sono pi&ugrave;. Priorit&agrave; che cambiano in base al contesto aziendale pi&ugrave; che alla qualit&agrave; tecnica di una soluzione. L&rsquo;IA pu&ograve; suggerire come fare qualcosa, ma non sa quando &egrave; il momento giusto per farlo, perch&eacute; una soluzione &egrave; preferibile a un&rsquo;altra in quell&rsquo;organizzazione specifica, o quali conseguenze sistemiche avr&agrave; una modifica apparentemente innocua.</p>
<div id="attachment_15311" style="width: 588px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15311" class="wp-image-15311 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk3.png" alt="" width="578" height="334" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk3.png 578w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk3-300x173.png 300w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px"><p id="caption-attachment-15311" class="wp-caption-text">Preoccupati che l&rsquo;IA vi rubi il lavoro? Non siete i soli: <a href="https://willrobotstakemyjob.com" target="_blank" rel="noopener">https://willrobotstakemyjob.com</a> &egrave; un sito Internet che valuta il rischio che il vostro tipo di lavoro sia presto automatizzato</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se siete sysadmin</h3>
<p>Il vostro valore non sta pi&ugrave; nel saper configurare un servizio, ma nel sapere cosa succede quando qualcosa va storto. L&rsquo;IA pu&ograve; suggerire una configurazione di Nginx o un playbook Ansible, ma non conosce la storia della vostra infrastruttura, le sue cicatrici, i suoi compromessi. Diventate indispensabili quando siete quelli che conoscono davvero il comportamento reale dei sistemi: quali<br>
servizi reggono i picchi e quali no, dove sono i veri single point of failure, quali automazioni sono sicure e quali possono causare disastri silenziosi. Questo significa investire tempo nell&rsquo;osservabilit&agrave;, nei log, nei post-mortem, nella documentazione viva di ci&ograve; che &egrave; successo davvero, non di ci&ograve; che &ldquo;dovrebbe succedere&rdquo;. Un altro punto cruciale &egrave; la responsabilit&agrave;. L&rsquo;IA non firma un change, non decide se &egrave; il momento giusto per aggiornare un cluster critico, non valuta l&rsquo;impatto organizzativo di un downtime. Se diventate la persona che sa dire &ldquo;questa cosa tecnicamente si pu&ograve; fare, ma operativamente &egrave; rischiosa&rdquo;, state gi&agrave; giocando su un piano che l&rsquo;automazione non copre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se siete programmatori</h3>
<p>La minaccia non &egrave; che l&rsquo;IA scriva codice al posto vostro, ma che scriva lo stesso codice che scrivereste voi se vi limitate a risolvere task isolati. Il codice in s&eacute; sta diventando una commodity; il contesto in cui quel codice vive no. Diventate indispensabili quando sapete progettare sistemi, non solo funzioni. Quando capite il debito tecnico, lo riconoscete prima che esploda e sapete spiegare perch&eacute; &ldquo;questa scorciatoia oggi ci coster&agrave; mesi domani&rdquo;. L&rsquo;IA pu&ograve; generare soluzioni eleganti, ma non sente il peso della manutenzione a lungo termine, n&eacute; lavora nello stesso codebase da cinque anni. C&rsquo;&egrave; poi un aspetto spesso sottovalutato: la capacit&agrave; di revisione critica. Saper leggere codice generato, individuare problemi di sicurezza, edge case mancanti, assunzioni sbagliate. In molte organizzazioni, il valore si sposter&agrave; sempre di pi&ugrave; da &ldquo;scrivere codice&rdquo; a validare, integrare e rendere sicuro codice scritto anche da altri (umani o IA).</p>
<div id="attachment_15309" style="width: 586px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15309" class="wp-image-15309 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk1.png" alt="" width="576" height="386" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk1.png 576w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/06/risk1-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px"><p id="caption-attachment-15309" class="wp-caption-text">Uno dei termini pi&ugrave; menzionati in tema di sviluppo e IA &egrave; il debito tecnico. Lasciare che un LLM scriva buona parte del codice va bene ma va supervisionato con cura!</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se lavorate in DevOps/Platform/SRE</h3>
<p>Se operate in ruoli DevOps o Platform, siete in una posizione strategica. Il vostro lavoro vive esattamente al confine tra sviluppo, operazioni e organizzazione, ed &egrave; un confine che l&rsquo;IA fatica ad attraversare. Diventate indispensabili quando progettate piattaforme che tengono conto non solo della tecnologia, ma delle persone che le useranno. Pipeline comprensibili, sistemi di deploy che<br>
riducono l&rsquo;errore umano, ambienti che rendono difficile fare danni quando qualcosa va storto. L&rsquo;IA pu&ograve; suggerire una pipeline CI/CD, ma non sa se il vostro team la user&agrave; davvero o la aggirer&agrave;. Inoltre, siete quelli che vedono l&rsquo;intero flusso: dal commit in repository fino al servizio in&nbsp; produzione. Questa visione sistemica &egrave; rarissima e preziosa. Coltivatela, documentatela, rendetela esplicita: &egrave; ci&ograve; che vi rende difficili da sostituire.</p>
<h3>Se siete figure junior o in crescita</h3>
<p>Se siete all&rsquo;inizio, l&rsquo;IA pu&ograve; sembrare schiacciante: fa in pochi secondi ci&ograve; che voi state ancora imparando. Qui il rischio &egrave; cercare di competere sul terreno sbagliato. Non cercate di essere pi&ugrave; veloci dell&rsquo;IA. Cercate di capire perch&eacute; una soluzione funziona, non solo che funziona. Usate l&rsquo;IA come tutor, non come scorciatoia: chiedetele spiegazioni, alternative, limiti. Ogni risposta che accettate senza comprenderla vi rende pi&ugrave; deboli, non pi&ugrave; produttivi. Chi cresce davvero &egrave; chi sviluppa presto senso critico, capacit&agrave; di fare domande e di collegare i pezzi. L&rsquo;IA accelera&nbsp; l&rsquo;apprendimento, ma solo se siete voi a guidarlo.</p>
<h3>Se avete responsabilit&agrave; tecniche o di coordinamento</h3>
<p>Se avete ruoli di responsabilit&agrave;, il vostro compito &egrave; forse quello che cambia di meno, ma diventa pi&ugrave;<br>
evidente. L&rsquo;Intelligenza Artificiale non gestisce persone, non media conflitti, non decide priorit&agrave; sotto pressione. Diventate indispensabili quando sapete tradurre obiettivi di business in scelte tecniche sensate e, al contrario, spiegare limiti tecnici a chi prende decisioni strategiche. In un mondo in cui &ldquo;l&rsquo;IA pu&ograve; fare tutto&rdquo; &egrave; una narrazione diffusa, chi sa dire cosa non va fatto e perch&eacute;<br>
diventa una figura chiave.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15308/non-farti-portare-via-il-lavoro-dallia/">Non farti portare via il lavoro dall’IA</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Attenzione ai QR “fatti di testo”</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15302/attenzione-ai-qr-fatti-di-testo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 05:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ASCII]]></category>
		<category><![CDATA[codice QR]]></category>
		<category><![CDATA[DocuSign]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova tecnica di phishing trasforma lettere e simboli in codici QR malevoli per aggirare i controlli automatici delle e-mail.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15302/attenzione-ai-qr-fatti-di-testo/">Attenzione ai QR “fatti di testo”</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli hacker hanno trovato un nuovo modo per nascondere truffe e tentativi di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> dentro le e-mail: trasformare i codici QR in semplici simboli di testo. Secondo <a href="https://www.kaspersky.it/blog/qr-codes-in-phishing-emails/28118/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a>, questa tecnica permette di aggirare molte difese automatiche che di solito controllano le immagini o i link sospetti presenti nei messaggi di posta. <strong>Nella seconda met&agrave; del 2025, l&rsquo;azienda ha registrato un aumento di cinque volte degli attacchi di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> basati su QR code</strong>, e ora questa nuova variante rende il problema ancora pi&ugrave; insidioso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Come funziona l&rsquo;attacco</h3>
<p>A prima vista pu&ograve; sembrare un dettaglio curioso, ma il trucco &egrave; ingegnoso. <strong>Invece di inserire il classico codice QR come immagine quadrata in bianco e nero, i criminali lo &ldquo;disegnano&rdquo; usando lettere, numeri e simboli. &Egrave; una tecnica che richiama la vecchia grafica ASCII</strong>, quella usata decenni fa quando i computer non riuscivano ancora a mostrare vere immagini e le figure venivano costruite con caratteri di testo. In pratica, il QR non &egrave; pi&ugrave; una foto o un file grafico, ma una specie di mosaico fatto di segni tipografici.</p>
<div id="attachment_15305" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15305" class="wp-image-15305 size-medium" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/qrcode-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/qrcode-300x264.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/qrcode.jpg 729w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"><p id="caption-attachment-15305" class="wp-caption-text">Un codice QR dannoso composto da stringe di caratteri di testo</p></div>
<h3>Perch&eacute; farlo?</h3>
<p>Perch&eacute; molti sistemi di sicurezza delle e-mail cercano elementi pericolosi analizzando immagini o link. Se invece il codice &egrave; composto da testo, alcuni controlli potrebbero non riconoscerlo subito come un QR code dannoso. &Egrave; un po&rsquo; come scrivere un messaggio segreto in un modo che una persona capisce al volo, ma una macchina fa pi&ugrave; fatica a interpretare.</p>
<p><strong>Lo schema della truffa resta per&ograve; molto familiare. La vittima riceve una mail che sembra arrivare da un partner commerciale o da un servizio noto, per esempio una richiesta di firmare un documento tramite DocuSign. Nel messaggio compare il QR &ldquo;testuale&rdquo; e l&rsquo;utente viene invitato a scansionarlo con lo smartphone per aprire il documento. A quel punto, per&ograve;, non si apre un portale legittimo, ma una pagina falsa che chiede di inserire credenziali aziendali o altri dati sensibili</strong>.</p>
<div id="attachment_15304" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15304" class="wp-image-15304 size-medium" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/ascii-300x183.png" alt="" width="300" height="183" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/ascii-300x183.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/05/ascii.png 570w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px"><p id="caption-attachment-15304" class="wp-caption-text">Un esempio di grafica ASCII</p></div>
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<p>Ed &egrave; proprio qui che il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> diventa pi&ugrave; efficace. Usare il telefono per scansionare un codice crea una sensazione di normalit&agrave;: molte persone pensano che il QR sia solo un collegamento pratico e abbassano la guardia. Inoltre, sullo schermo di uno smartphone &egrave; pi&ugrave; facile non notare dettagli sospetti, come un indirizzo web leggermente modificato o una pagina fatta per imitare un servizio autentico.</p>
<p>Un QR code creato con simboli di testo dovrebbe far scattare subito un campanello d&rsquo;allarme, soprattutto se chiede di inserire credenziali di lavoro. In generale, quando una e-mail invita a usare il telefono per accedere a documenti riservati o per eseguire verifiche urgenti, conviene fermarsi un attimo e controllare bene il mittente, il contesto e l&rsquo;indirizzo del sito di destinazione.</p>
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<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.kaspersky.it/blog/qr-codes-in-phishing-emails/28118/" target="_blank" rel="noopener">Kaspersky</a></em></p>
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