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	<title>Hackerjournal.it</title>
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	<description>Scopri in Edicola Hacker Journal la rivista italiana dedicata all&#039;Hacking. Tutto quello che gli altri non osano dirti.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Aug 2026 12:25:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Difendersi dai video manipolati con l’IA</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15505/difendersi-dai-video-manipolati-con-lia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 05:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I video deepfake possono imitare persone reali con grande realismo: Bitdefender spiega quali segnali osservare e quali passi fare prima di fidarsi.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15505/difendersi-dai-video-manipolati-con-lia/">Difendersi dai video manipolati con l’IA</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>deepfake</strong> sono video manipolati con l&rsquo;intelligenza artificiale per far dire o fare a una persona cose che non ha mai detto o fatto. <strong>Possono servire a fare satira, ma sempre pi&ugrave; spesso vengono usati in modo malevolo: per truffare, per screditare qualcuno o per diffondere notizie false</strong>. Il problema &egrave; che la qualit&agrave; di questi video migliora rapidamente, al punto che non basta pi&ugrave; &ldquo;fidarsi dell&rsquo;occhio&rdquo; per capire se qualcosa &egrave; reale.</p>
<h3>Occhio agli indizi</h3>
<p><a href="https://www.bitdefender.com/en-us/blog/hotforsecurity/how-to-detect-fake-video-deepfake" target="_blank" rel="noopener">Bitdefender</a> ricorda che nessun singolo difetto visivo o sonoro &egrave; sufficiente da solo a decretare che un video sia falso, ma alcuni indizi possono mettere in allarme.<strong> Tra i segnali da osservare ci sono labbra che non seguono bene l&rsquo;audio, dettagli del volto che sembrano instabili o che si deformano leggermente, luci o ombre incoerenti rispetto alla scena e un parlato che appare innaturale, troppo piatto o con ritmo strano</strong>.</p>
<p>Un elemento chiave &egrave; anche <strong>il contesto</strong>. Prima di fidarsi di un video sorprendente &ndash; magari un dirigente che annuncia un investimento impossibile, un politico che dice qualcosa di clamoroso o un CEO che chiede di spostare dei fondi &ndash; conviene chiedersi chi lo ha pubblicato, su quale canale &egrave; apparso per primo e se fonti affidabili ne parlano. Un clip isolato su un account appena creato &egrave; molto diverso da una dichiarazione riportata su siti ufficiali e media riconosciuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cosa verificare</h3>
<p>Bitdefender suggerisce una piccola &ldquo;checklist&rdquo; di comportamento: <strong>prima di tutto mettere in pausa e non cliccare link, non inviare denaro e non condividere il video di impulso</strong>. Poi verificare la fonte andando direttamente sul sito o sull&rsquo;account ufficiale del presunto autore, cercare conferme su testate attendibili e, se necessario, usare un canale diverso per chiedere chiarimenti, ad esempio una mail o un numero gi&agrave; noto.</p>
<p>Nel caso di interazioni pi&ugrave; personali &ndash; per esempio una videochiamata in cui qualcuno si spaccia per un familiare o per un collega &ndash; pu&ograve; aiutare anche una semplice domanda &ldquo;privata&rdquo;, qualcosa che solo la persona reale saprebbe, come un ricordo comune o un dettaglio non pubblico. Per le famiglie, l&rsquo;articolo suggerisce persino di concordare una frase o un elemento di verifica da usare in caso di dubbi.</p>
<p>Per chi vuole un supporto tecnologico, <strong>Bitdefender indica l&rsquo;uso di deepfake detector, strumenti che analizzano il video alla ricerca di manipolazioni e schemi di inganno difficili da notare a occhio nudo</strong>. La stessa azienda ha lanciato <a href="https://www.bitdefender.com/en-us/blog/hotforsecurity/deepfake-detector-bitdefender-realcheck" target="_blank" rel="noopener"><strong>RealCheck</strong></a>, un&rsquo;app per smartphone che permette di caricare o linkare un video sospetto e ottenere un report dettagliato sull&rsquo;eventuale presenza di contenuti generati dall&rsquo;IA e sull&rsquo;intento truffaldino.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15505/difendersi-dai-video-manipolati-con-lia/">Difendersi dai video manipolati con l’IA</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Recuperate spazio con i log di sistema</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15499/recuperate-spazio-con-i-log-di-sistema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 05:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[journal]]></category>
		<category><![CDATA[systemd journal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Analizzate lo spazio occupato, ripulite il journal di systemd e configurate la rotazione automatica per evitare accumuli inutili.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per mantenere un sistema pulito &egrave; importante controllare regolarmente i log</strong>. Nelle distribuzioni moderne i messaggi possono trovarsi sia nei file testuali sotto /var/log sia nel systemd journal gestito da journald, quindi lo spazio occupato non &egrave; concentrato in un solo punto. La directory /var/log resta comunque il primo luogo da ispezionare. Qui vengono salvati, a seconda della distribuzione e dei servizi installati, i log del kernel, dell&rsquo;autenticazione, del gestore di pacchetti, del server grafico o dei demoni di rete. Alcuni file sono attivi, altri sono archivi gi&agrave; ruotati e compressi. Per individuare rapidamente dove si concentra l&rsquo;occupazione, conviene misurare la dimensione delle sottodirectory e dei file pi&ugrave; pesanti, per esempio con:</p>
<p><strong>sudo du -sh /var/log/*</strong></p>
<p>Se emerge una crescita anomala, &egrave; bene verificare se dipende da un servizio che sta producendo errori in modo&nbsp; continuo, da un de<a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/bug/" target="_self" title="Un bug &egrave; un termine inglese che pu&ograve; essere tradotto in italiano come &ldquo;baco&rdquo;. In informatica viene usato per indicare un guasto che causa un malfunzionamento del&nbsp;software&nbsp;(o programma)." class="encyclopedia">bug</a> rimasto attivo o da una configurazione troppo permissiva. La logica corretta non &egrave; cancellare alla cieca, ma capire quali componenti stanno generando dati e se quei dati hanno ancora utilit&agrave; operativa. Un file enorme in /var/log non &egrave; solo un problema di spazio: spesso indica un malfunzionamento o una configurazione da correggere.</p>
<h3>Journald: capire quanto occupa e come ridurlo</h3>
<p>Nei sistemi che usano il sistema di init systemd, journald raccoglie eventi del kernel, dei servizi e di molte componenti dell&rsquo;avvio e della gestione ordinaria. A differenza dei log testuali classici, usa un formato binario interrogabile con journalctl. Prima di intervenire conviene usare:</p>
<p><strong>journalctl &ndash;disk-usage</strong></p>
<p>che restituisce la dimensione complessiva dei file del journal e permette di capire effettivamente se l&rsquo;archivio &egrave; diventato un candidato reale per la pulizia. Per ridurne l&rsquo;ingombro senza azzerarlo esistono due approcci molto utili. Il primo &egrave; basato sull&rsquo;et&agrave; dei messaggi:</p>
<p><strong>sudo journalctl &ndash;vacuum-time=7d</strong></p>
<p>In questo modo vengono mantenuti solo gli eventi degli ultimi sette giorni. Il secondo &egrave; basato sulla dimensione totale del journal:</p>
<p><strong>sudo journalctl &ndash;vacuum-size=500M</strong></p>
<p>Qui il journal viene ridotto fino a occupare al massimo 500 MB. Sono due strategie diverse e vanno scelte in base all&rsquo;uso del sistema. Su una workstation personale pu&ograve; essere sensato conservare soltanto pochi giorni di cronologia; su una macchina usata per test, sviluppo o amministrazione di servizi conviene spesso ragionare in termini di spazio massimo, cos&igrave; da preservare una quantit&agrave; sufficiente di storico senza lasciare che la crescita diventi incontrollata.<br>
C&rsquo;&egrave; poi da fare una distinzione importante tra log persistenti e log volatili. Se il sistema salva il journal in <strong>/var/log/journa</strong>l, i dati restano disponibili anche dopo il riavvio. Se invece questa directory non viene usata, il journal pu&ograve; essere mantenuto solo in memoria o in aree temporanee e quindi andare perduto alla successiva accensione. La modalit&agrave; persistente &egrave; preziosa per la diagnosi, ma proprio per questo richiede pi&ugrave; attenzione nella<br>
gestione dello spazio.</p>
<h3>Evitare che i file crescano senza limite</h3>
<p>Logrotate gestisce la rotazione dei log testuali tradizionali. Quando un file raggiunge determinate dimensioni o et&agrave;, viene archiviato, rinominato, spesso compresso e sostituito da un nuovo file attivo, evitando che i log crescano indefinitamente. La configurazione globale si trova normalmente in <strong>/etc/logrotate.con</strong>f, mentre le regole specifiche per i singoli servizi sono raccolte in <strong>/etc/logrotate.d/</strong>. &Egrave; utile verificare queste impostazioni soprattutto quando un servizio genera grandi quantit&agrave; di log o quando delle applicazioni aggiungono nuovi file senza una politica di&nbsp; rotazione adeguata. Delle configurazioni troppo conservative possono accumulare molti archivi compressi, mentre delle impostazioni troppo aggressive rischiano di eliminare informazioni utili per il troubleshooting. Ricordatevi che logrotate e journald svolgono funzioni diverse e complementari: il primo gestisce i file testuali in <strong>/var/log</strong>, il secondo l&rsquo;archivio binario del journal. Per mantenere sotto controllo l&rsquo;uso dello spazio vanno quindi considerati entrambi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da sapere</h3>
<p>Se il journal tende a crescere troppo, conviene intervenire anche in modo permanente modificando <strong>/etc/systemd/ journald.conf</strong>. Le direttive pi&ugrave; utili sono quelle che impongono un tetto allo spazio usato, come per esempio SystemMaxUse, oppure limiti dedicati ai soli dati persistenti e volatili. Dopo la modifica &egrave; necessario riavviare il<br>
servizio con: <strong>sudo systemctl restart systemdjournald</strong>.</p>
<p>Evitate cos&igrave; di dover ricorrere periodicamente a pulizie manuali e rendete prevedibile la crescita del journal, specie sui sistemi con partizioni piccole o con SSD da preservare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.magnific.com/it/foto-gratuito/misuratore-di-velocita-scala-estrema-veloce_16446984.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=8da01d82-8499-4f93-9425-0da2794ae54d&amp;track=ais_hybrid&amp;query=pc+veloce" target="_blank" rel="noopener">Magnific</a></em></p>
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		<title>Il phishing copia i marchi più affidabili</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15495/il-phishing-copia-i-marchi-piu-affidabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 05:43:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Brand phishing]]></category>
		<category><![CDATA[IA generativa]]></category>
		<category><![CDATA[MITRE ATT&CK]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’IA generativa, creare e-mail e siti falsi è più semplice: per questo il controllo del dominio e la prudenza restano fondamentali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel secondo trimestre del 2026, <strong>Microsoft</strong> si conferma il marchio pi&ugrave; imitato nelle campagne di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a>, con il 22,6% dei casi osservati da Check Point Research. Dietro di lui ci sono LinkedIn, Google, Apple e Amazon, mentre tra i nuovi bersagli entra anche <strong>ChatGPT</strong>, segnale che i criminali stanno inseguendo tutto ci&ograve; che le persone usano davvero ogni giorno, dalle piattaforme di lavoro ai servizi di intelligenza artificiale.</p>
<h3>Come funziona il meccanismo</h3>
<p>Il truffatore si veste da servizio conosciuto per convincere la vittima a consegnare password, dati di pagamento o altre informazioni sensibili. &Egrave; un po&rsquo; come ricevere una telefonata da qualcuno che parla con il tono del proprio istituto bancario: se il nome ti suona familiare, sei pi&ugrave; portato a fidarti.</p>
<p><strong>Tra le campagne osservate ce n&rsquo;&egrave; una che ha imitato ChatGPT Plus con una falsa email di pagamento non riuscito, spingendo l&rsquo;utente verso una pagina pensata per rubare i dati della carta</strong>. Un&rsquo;altra ha riprodotto un negozio online in stile <strong>Michael Kors</strong>, con carrello e checkout completi, cos&igrave; da far sembrare legittimo anche il passaggio in cui si inseriscono i dati di pagamento.</p>
<p><strong>Il report segnala anche falsi portali iCloud, PayPal e una pagina di supporto Microsoft che prometteva un aggiornamento urgente di Office ma in realt&agrave; distribuiva un file eseguibile malevolo</strong>. In questi casi il trucco non &egrave; soltanto il logo copiato: gli attaccanti usano piccoli dettagli psicologici, come l&rsquo;urgenza, pulsanti non funzionanti o domini molto simili a quelli reali, per spingere l&rsquo;utente ad agire in fretta e senza controllare.</p>
<p><strong>Il concetto di brand <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> &egrave; proprio questo: trasferire la fiducia da un marchio autentico a una pagina o a un messaggio falso</strong>. Chi cade nella trappola non pensa di stare &ldquo;cliccando su un link strano&rdquo;, ma crede di stare interagendo con un servizio affidabile. Ed &egrave; per questo che il fenomeno funziona cos&igrave; bene.</p>
<p>Un altro elemento nuovo &egrave; il ruolo dell&rsquo;<strong>IA generativa</strong>. Secondo Check Point, sta abbassando la barriera per creare e-mail, siti web e schermate false sempre pi&ugrave; convincenti e su larga scala. In pratica, quello che prima richiedeva tempo, competenze grafiche e un po&rsquo; di fortuna oggi pu&ograve; essere prodotto molto pi&ugrave; velocemente, rendendo il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> pi&ugrave; difficile da individuare e pi&ugrave; facile da replicare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_15496" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15496" class="wp-image-15496 size-large" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/teams-1024x427.png" alt="" width="740" height="309" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/teams-1024x427.png 1024w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/teams-300x125.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/teams-768x320.png 768w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/teams-1536x640.png 1536w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/teams.png 2048w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px"><p id="caption-attachment-15496" class="wp-caption-text">Esempio di messaggio fraudolento riferito a Teams</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><u>Il flusso dell&rsquo;attacco</u></strong></h3>
<ol>
<li>L&rsquo;utente fa clic sul link.</li>
<li>Il link apre un URL di autorizzazione OAuth legittimo di <a href="login.microsoftonline.com" target="_blank" rel="noopener">login.microsoftonline.com</a>, non un dominio simile, ed &egrave; proprio per questo che non sembra sospetto.</li>
<li>L&rsquo;accesso porta l&rsquo;utente a una richiesta di autorizzazione &ldquo;Approva le autorizzazioni&rdquo; o &ldquo;Accetta per conto della tua organizzazione&rdquo;.</li>
<li>Se l&rsquo;approvazione viene concessa, Microsoft reindirizza il browser all&rsquo;uri_redirect specificato nella richiesta originale. In questa campagna, si tratta di un endpoint di AWS API Gateway: un&rsquo;infrastruttura controllata dall&rsquo;autore dell&rsquo;attacco, non da Microsoft.</li>
<li>Il codice di autorizzazione (o token) viene inviato a quell&rsquo;endpoint e l&rsquo;autore dell&rsquo;attacco lo scambia per ottenere l&rsquo;accesso; l&rsquo;ambito e l&rsquo;impatto dipendono interamente dalle autorizzazioni concesse e dall&rsquo;account che le ha approvate.</li>
</ol>
<p>Questa tecnica &egrave; gi&agrave; diffusa e sta diventando sempre pi&ugrave; comune. &Egrave; una tecnica identificata e monitorata nel framework MITRE ATT&amp;CK e, nel 2026, si &egrave; evoluta da un attacco mirato e realizzato manualmente a un servizio che praticamente chiunque pu&ograve; noleggiare.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15495/il-phishing-copia-i-marchi-piu-affidabili/">Il phishing copia i marchi più affidabili</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Roblox nel mirino dei cybercriminali</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15492/roblox-nel-mirino-dei-cybercriminali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 05:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Discord]]></category>
		<category><![CDATA[Minecraft]]></category>
		<category><![CDATA[Roblox]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15492</guid>

					<description><![CDATA[<p>I criminali sfruttano la fiducia dei gamer con file che sembrano cheat innocui, ma nascondono malware capaci di spiare webcam, tastiera e browser.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bitdefender segnala una campagna ancora attiva che prende di mira chi cerca un&rsquo;esecuzione &ldquo;non rilevabile&rdquo; di Xeno, uno script executor usato in ambito Roblox per lanciare script personalizzati</strong>. L&rsquo;esca &egrave; semplice e molto efficace: un software che promette vantaggi nel gioco, ma che in realt&agrave; nasconde un <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> capace di trasformare il PC della vittima in una macchina sotto controllo altrui.</p>
<h3>Il funzionamento del malware</h3>
<p>Il meccanismo sfrutta canali che i gamer conoscono bene, come community Discord e forum dedicati. &Egrave; proprio qui che nasce il rischio: quando un file arriva da una chat o da un archivio condiviso da altri giocatori, la soglia di diffidenza si abbassa. Per questo i criminali usano nomi familiari, cartelle dall&rsquo;aspetto credibile e file che imitano quelli di una normale installazione Windows, cos&igrave; da far sembrare tutto legittimo.</p>
<p>La parte pi&ugrave; insidiosa &egrave; ci&ograve; che accade dopo l&rsquo;installazione. <strong>Il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/malware/" target="_self" title="Malware&nbsp;o &ldquo;software malevolo&rdquo; &egrave; un termine generico che descrive un programma/codice dannoso che mette a rischio un sistema." class="encyclopedia">malware</a> non si limita a rubare una password: pu&ograve; leggere i cookie del browser, cio&egrave; quei piccoli dati che tengono aperta una sessione senza dover rifare il login ogni volta, intercettare i conti Discord, Roblox e Minecraft, e perfino cercare informazioni sui portafogli di criptovalute e sui metodi di pagamento salvati</strong>. In pratica, &egrave; come entrare in casa trovando aperti sia il cassetto dei documenti sia il portafoglio lasciato sul tavolo.</p>
<p>Secondo la ricerca,<strong> il programma malevolo pu&ograve; anche fare cose molto pi&ugrave; invasive: registrare i tasti digitati, accedere alla webcam, fare screenshot, mostrare il desktop in tempo reale, lanciare comandi e modificare file</strong>. Per l&rsquo;utente significa non solo perdere un account, ma esporsi a spionaggio, furto di dati e possibili danni economici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il problema riguarda anche le famiglie</h3>
<p>Roblox &egrave; molto popolare tra bambini e adolescenti, e spesso il gioco viene usato su PC condivisi con genitori o fratelli maggiori. <strong>Se una minaccia entra da l&igrave;, pu&ograve; arrivare non solo agli account dei pi&ugrave; giovani, ma anche a conversazioni private, foto e informazioni memorizzate sul computer di casa</strong>.</p>
<p>Bitdefender sottolinea che la prima difesa &egrave; anche la pi&ugrave; semplice: evitare cheat, script executor e strumenti non ufficiali scaricati da fonti dubbie. &Egrave; una regola che pu&ograve; sembrare banale, ma in questo caso fa davvero la differenza. Un file che promette di &ldquo;sbloccare&rdquo; funzioni proibite potrebbe in realt&agrave; sbloccare l&rsquo;accesso ai vostri dati per qualcun altro. In aggiunta, servono controlli di sicurezza aggiornati, autenticazione a pi&ugrave; fattori e un po&rsquo; di educazione digitale in famiglia. Parlare con i pi&ugrave; giovani dei rischi legati ai download &ldquo;troppo belli per essere veri&rdquo; &egrave; spesso il modo migliore per fermare l&rsquo;infezione prima ancora che inizi.<br>
La ricerca &egrave; disponibile a questo <a href="https://www.bitdefender.com/en-us/blog/labs/fake-xeno-roblox-discord-executor" target="_blank" rel="noopener">indirizzo</a>.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15492/roblox-nel-mirino-dei-cybercriminali/">Roblox nel mirino dei cybercriminali</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Recuperare spazio su disco</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15485/recuperare-spazio-su-disco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 05:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[DUST]]></category>
		<category><![CDATA[Filesystem]]></category>
		<category><![CDATA[GDU]]></category>
		<category><![CDATA[NCDU]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15485</guid>

					<description><![CDATA[<p>Strumenti e tecniche per individuare rapidamente directory e file che occupano più spazio e mantenere il filesystem sotto controllo.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15485/recuperare-spazio-su-disco/">Recuperare spazio su disco</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se lo spazio disponibile inizia a diminuire, prima di tutto bisogna verificare quale filesystem sta effettivamente raggiungendo la saturazione. Nei sistemi Linux moderni il disco &egrave; spesso suddiviso in pi&ugrave; filesystem montati in punti diversi dell&rsquo;albero delle directory: <strong>/home</strong> pu&ograve; trovarsi su una partizione separata, alcune directory possono essere montate su volumi dedicati e gli ambienti di sviluppo o i container possono utilizzare mount point aggiuntivi. Prima di analizzare le singole directory &egrave; quindi necessario ottenere una panoramica della situazione. Il comando pi&ugrave; semplice per questa verifica &egrave; <strong>df</strong>, che mostra lo spazio totale e quello utilizzato nei filesystem montati. Utilizzato con l&rsquo;opzione <strong>-h</strong> restituisce dimensioni espresse in unit&agrave; leggibili come megabyte o gigabyte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La distribuzione dello spazio nelle directory</h3>
<p>Il passo successivo consiste nel capire come lo spazio &egrave; distribuito tra le directory. Per questa operazione lo strumento principale &egrave; <strong>du</strong> (disk usage), che calcola la dimensione dei file e delle directory presenti in un determinato percorso. Usare:<br>
<strong>du -sh *<br>
</strong><br>
produce un riepilogo delle dimensioni dei file e delle directory di primo livello e permette di individuare immediatamente quelle pi&ugrave; grandi. Quando si analizza un filesystem molto grande pu&ograve; essere utile limitare la profondit&agrave; della scansione con:<br>
<strong>du -h &ndash;max-depth=1 /</strong></p>
<p>In questo modo du calcola la dimensione delle directory immediatamente contenute in<strong> /</strong>, senza analizzare in dettaglio tutti i sottolivelli. Il comando fornisce quindi una panoramica rapida delle aree del filesystem che occupano pi&ugrave; spazio, permettendo di ripetere l&rsquo;analisi solo nelle directory pi&ugrave; rilevanti. Spesso si usa anche:<br>
<strong>du -h &ndash;max-depth=1 / | sort -h</strong></p>
<p>per ordinare immediatamente le directory per dimensione.</p>
<h3>Strumenti pi&ugrave; evoluti</h3>
<p>Quando la struttura delle directory diventa ampia o molto ramificata, l&rsquo;analisi dello spazio con <strong>du</strong> richiede di ripetere il comando pi&ugrave; volte scendendo progressivamente nell&rsquo;albero delle directory, impiegando molto tempo. In questi casi &egrave; pi&ugrave; efficace utilizzare strumenti progettati specificamente per l&rsquo;analisi dello spazio disco, come <strong>ncdu</strong>, che esegue una scansione ricorsiva del filesystem e presenta i risultati in un&rsquo;interfaccia testuale navigabile ordinata per dimensione.</p>
<div id="attachment_15486" style="width: 591px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15486" class="wp-image-15486 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/baobab.png" alt="" width="581" height="269" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/baobab.png 581w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/08/baobab-300x139.png 300w" sizes="(max-width: 581px) 100vw, 581px"><p id="caption-attachment-15486" class="wp-caption-text">Se preferite iniziare con una GUI, Disk Usage Analyzer (Baobab) esegue una scansione del filesystem e rappresenta l&rsquo;utilizzo dello spazio con grafici circolari navigabili. Svolge in forma grafica un lavoro simile a quello ottenuto con strumenti come du o ncdu.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scegliere tra NCDU, GDU E DUST</h3>
<p>GDU (Go Disk Usage) &egrave; un analizzatore dello spazio disco scritto in Go e progettato per essere veloce anche nella scansione di directory molto estese, sfruttando tecniche di elaborazione parallela. Come <strong>NCDU</strong>, offre un&rsquo;interfaccia interattiva nel terminale che consente di esplorare le directory ordinate per dimensione e di spostarsi rapidamente nei livelli pi&ugrave; profondi dell&rsquo;albero. La creazione pi&ugrave; recente e l&rsquo;uso di thread multipli rendono spesso la scansione pi&ugrave;<br>
rapida su dischi di grandi dimensioni o su sistemi con molti file. Un approccio diverso &egrave; quello adottato da <strong>DUST</strong>, uno strumento scritto in Rust che privilegia la visualizzazione sintetica e immediata dell&rsquo;uso del disco. Invece di proporre una navigazione interattiva completa, crea una rappresentazione grafica direttamente nel terminale sotto forma di grafico a barre, che mostra le directory pi&ugrave; pesanti della posizione analizzata. La scelta dello strumento dipende dal tipo di analisi che volete effettuare. <strong>NCDU</strong> rimane una soluzione molto diffusa quando si desidera un&rsquo;interfaccia semplice e stabile per esplorare il filesystem direttamente dal terminale. <strong>GDU</strong> &egrave; spesso preferibile quando la velocit&agrave; di scansione diventa critica, mentre <strong>DUST</strong> &egrave; particolarmente utile per ottenere rapidamente una panoramica visiva delle directory pi&ugrave; grandi prima di procedere con un&rsquo;analisi pi&ugrave; dettagliata. A voi usarli al meglio.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15485/recuperare-spazio-su-disco/">Recuperare spazio su disco</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’IA entra nel firewall</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15480/lia-entra-nel-firewall/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 05:42:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Model Context Protocol]]></category>
		<category><![CDATA[prompt injection]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’intelligenza artificiale sempre più usata in azienda, la sicurezza deve imparare a controllare non solo i dati, ma anche il modo in cui questi vengono richiesti e processati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La diffusione dell&rsquo;intelligenza artificiale nelle aziende sta creando un problema poco visibile ma molto concreto:<strong> i firewall tradizionali, progettati per bloccare siti, file e traffico &ldquo;classico&rdquo;, non nascono per interpretare ci&ograve; che oggi passa tra utenti, agenti e modelli di IA</strong>.</p>
<p>Con il nuovo <a href="https://www.checkpoint.com/solutions/ai-network-firewall/" target="_blank" rel="noopener"><strong>AI Network Firewall</strong></a>, Check Point dice di voler portare la sicurezza dell&rsquo;IA direttamente nei firewall gi&agrave; installati, senza obbligare le aziende a cambiare infrastruttura. Il punto non &egrave; solo tecnico: molte organizzazioni stanno adottando strumenti di IA pi&ugrave; in fretta di quanto riescano a governarli, e questo crea una zona grigia fatta di applicazioni non autorizzate, dati sensibili condivisi nei prompt e nuovi canali di rischio che si diffondono sulla rete aziendale.</p>
<h3>Il cuore del problema</h3>
<p>Per capire perch&eacute; serve una protezione specifica basta pensare a ci&ograve; che fanno oggi dipendenti e sistemi automatizzati. Gli utenti chiedono all&rsquo;IA di scrivere testi, riassumere documenti o analizzare informazioni interne; gli agenti, invece, possono compiere azioni autonome e dialogare con altri servizi. In questo flusso, la rete non trasporta solo dati: trasporta intenzioni, richieste e contesto. E proprio l&igrave;, secondo Check Point, i controlli tradizionali rischiano di perdere il quadro d&rsquo;insieme.</p>
<p>Il firewall proposto dall&rsquo;azienda punta a tre aree. La prima riguarda l&rsquo;<strong>uso dell&rsquo;IA da parte dei dipendenti</strong>, con l&rsquo;obiettivo di individuare sia le applicazioni autorizzate sia quelle &ldquo;ombra&rdquo;, cio&egrave; usate senza passare dai processi ufficiali. La seconda riguarda gli strumenti collegati al <strong>Model Context Protocol</strong>, un sistema che mette in comunicazione applicazioni e agenti IA con server e servizi: in pratica, una sorta di &ldquo;linguaggio comune&rdquo; che per&ograve; va controllato con attenzione. La terza riguarda le applicazioni e i modelli linguistici, con funzioni pensate per fermare i prompt malevoli prima che arrivino al modello.</p>
<p>Qui entra in gioco un rischio noto ma spesso sottovalutato:<strong> la prompt injection. &Egrave; un attacco in cui qualcuno inserisce istruzioni nascoste dentro una pagina, un documento o un messaggio per spingere l&rsquo;IA a fare qualcosa che non dovrebbe</strong>. Immaginate di chiedere a un assistente di riassumere un testo e di trovare, nello stesso testo, un&rsquo;istruzione truffaldina che gli dice di ignorare le regole: ecco, il problema &egrave; proprio quello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://www.checkpoint.com/solutions/ai-network-firewall/" target="_blank" rel="noopener">CheckPoint</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15480/lia-entra-nel-firewall/">L’IA entra nel firewall</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Brand phishing in crescita</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15474/brand-phishing-in-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 05:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Brand phishing]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo report di Check Point mostra che i criminali continuano a puntare sui marchi più familiari, ma ora anche le piattaforme di IA sono diventate un bersaglio.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15474/brand-phishing-in-crescita/">Brand phishing in crescita</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel secondo trimestre del 2026 il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> ha continuato a puntare sui nomi pi&ugrave; riconoscibili del digitale, con <strong>Microsoft</strong> ancora in testa tra i marchi pi&ugrave; imitati. <strong>Secondo Check Point Research, il colosso di Redmond compare nel 22,6% dei tentativi di brand <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> monitorati, quasi il doppio rispetto a LinkedIn, secondo in classifica. Subito dopo vengono Google, Apple e Amazon</strong>.</p>
<p>Il motivo &egrave; intuitivo: gli attaccanti scelgono marchi che le persone gi&agrave; conoscono e in cui tendono a fidarsi. &Egrave; un po&rsquo; come indossare una divisa familiare per farsi aprire la porta pi&ugrave; facilmente. Se il messaggio sembra arrivare da un servizio usato ogni giorno, l&rsquo;utente &egrave; pi&ugrave; portato a cliccare senza fermarsi a controllare dettagli come il dominio, il mittente o l&rsquo;indirizzo della pagina.</p>
<div id="attachment_15475" style="width: 551px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15475" class="wp-image-15475 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-%E2%80%93-Pagina-fraudolenta-di-ChatGPT-che-invita-ad-aggiornare-il-metodo-di-pagamento.jpg" alt="" width="541" height="564" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-&ndash;-Pagina-fraudolenta-di-ChatGPT-che-invita-ad-aggiornare-il-metodo-di-pagamento.jpg 541w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-1-&ndash;-Pagina-fraudolenta-di-ChatGPT-che-invita-ad-aggiornare-il-metodo-di-pagamento-288x300.jpg 288w" sizes="(max-width: 541px) 100vw, 541px"><p id="caption-attachment-15475" class="wp-caption-text">Pagina fraudolenta di ChatGPT che invita ad aggiornare il metodo di pagamento.</p></div>
<h3>
ChatGPT: la sorpresa</h3>
<p>La novit&agrave; pi&ugrave; interessante del report &egrave; l&rsquo;ingresso di <strong>ChatGPT</strong> tra i dieci brand pi&ugrave; imitati. Non &egrave; solo un segnale di moda: indica che anche gli strumenti di intelligenza artificiale stanno diventando obiettivi da sfruttare per truffe, furti di credenziali e pagamenti falsi. In pratica, dove vanno gli utenti, arrivano anche i criminali.</p>
<p>Le campagne osservate nel periodo sono molto diverse tra loro, ma hanno un tratto in comune: puntano a spingere la vittima ad agire in fretta. <strong>Alcune fingono un problema di pagamento per un abbonamento a ChatGPT Plus, altre ricreano un negozio online quasi identico a quello reale, con carrello e checkout, per rubare i dati della carta</strong>. Ci sono poi finte pagine di accesso a iCloud e PayPal, oppure una falsa assistenza Microsoft che propone un urgente aggiornamento di Office ma in realt&agrave; distribuisce un file eseguibile malevolo.</p>
<div id="attachment_15476" style="width: 813px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15476" class="wp-image-15476 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-%E2%80%93-Pagina-fraudolenta-che-utilizza-il-brand-PayPal.jpg" alt="" width="803" height="337" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-&ndash;-Pagina-fraudolenta-che-utilizza-il-brand-PayPal.jpg 803w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-&ndash;-Pagina-fraudolenta-che-utilizza-il-brand-PayPal-300x126.jpg 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-2-&ndash;-Pagina-fraudolenta-che-utilizza-il-brand-PayPal-768x322.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 803px) 100vw, 803px"><p id="caption-attachment-15476" class="wp-caption-text">Pagina fraudolenta che utilizza il brand PayPal.</p></div>
<p>Qui entra in gioco un concetto importante: il <strong>brand <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a></strong>. Significa usare il nome e l&rsquo;immagine di un marchio noto per trasferire la sua credibilit&agrave; su una trappola. Se il logo &egrave; giusto, i colori sono giusti e il tono sembra ufficiale, molti utenti abbassano la guardia. A volte basta un dettaglio minimo &mdash; un pulsante che non funziona, un dominio leggermente diverso, un&rsquo;icona social fuori posto &mdash; per tradire la frode.</p>
<p>Secondo Check Point, l&rsquo;IA generativa sta rendendo tutto questo pi&ugrave; facile e pi&ugrave; veloce. Non solo aiuta a scrivere e-mail pi&ugrave; convincenti, ma permette anche di creare siti falsi e pagine clonate su larga scala. &Egrave; un po&rsquo; come passare da un truffatore che costruisce una sola finta vetrina a uno che pu&ograve; aprirne cento quasi identiche in poco tempo.<span data-pplx-citation="" data-pplx-citation-url="https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/112036144/a449817c-abc7-4a7d-86ed-060be2751dc6/Check-Point-Research-rileva-le-tendenze-del-brand-phishing-nel-secondo-trimestre-2026.pdf?AWSAccessKeyId=ASIA2F3EMEYEV7V6S7MD&amp;Signature=jBGom7Gagv%2FWNe83nxPiuP%2FMEUA%3D&amp;x-amz-security-token=IQoJb3JpZ2luX2VjEM3%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEaCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQDT9HemA9sm4l%2F%2BCnS2Sdfivouwrx%2B4PtPS7FfVEJzJjgIgFUhGQOcL6NCREYMDfZoY46hObELsUFdnzbb8iC%2BrRXcq%2FAQIlf%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDJQ2RhkULl6axebwdyrQBJ%2BlycoAnxXRZ52J8pEnTNA5E4n%2BfP3NcrweeGM2OMigRaQnk1etqfz0pYYGSBiW3oqgfwqt%2BkmiwtOudER07bT%2BSevRtB4Q2gGNeajC5xkfTtoIG7042PDv0FtEnuonpgxO3nb%2FMDemIOb002lW6qmz68h%2BMgA67KNofwtprIXHRoYgz1KroeY6nIfWUvRuBlkird6XFIh6GEZTqXbiwdieK402RqqPDL%2Bcib2vGiARUW82MXcDPfYRQJrx9OdkMhUoEYzQXqDYv3SmsT02qZ1MKHutZRoeNRA6ZtMCz5ASx8iI8y10Q7ycg68TIg8NYKd5wdh3NQJvWfVhOSo1OnOINcO1p20ck%2B2QYWhfY4uZ99xhFjWlOf5esd07l6WLpiKlsm1EkmB5m54Vnil02wmHzglE3AClbHvkvihQ6L6MygImVVyvCtRcCwcsdnQW%2B%2B9uoL4g2tMQfhSoz0Y%2FtlHcdXrhNaQHHwNBmQhGuLres4AJftf%2F%2BdPMKlKJdgK9v7vGSNDXrqdXw63Ja4QUcxeOCiRKo%2BE4pMcWsiZ4Q%2FavI0Hd2nodYqK7MsK9QfIYR6ChhmL%2BC5zItkLdnp1Fp7OoVxbYVBt21KFBZjUwGRK91eStTI%2Bsa4uq2IJLqtsoQJmyG%2FbgcdtSYw2DJmJROdb5OQuSk9mDM0lKGrCHPmdpM60J21LK8lPOYlyow2YOC5AFkcb4WYL77n7rEBEOiW%2FOjLacV2G1CrxHoBf%2Ffg0cGIrpV7ZPhCSLCbeK%2BJvTdY2RKRggn3hx06jmi2MEKQ8wtYGt0wY6mAH01DypbrIMXMgWb4xmow25veCsxc%2FYeSLY0wz%2FNhKARU00p1ISIZuEmaaum2G3Qxi7LNtnnlUlPHG%2F9boeB02lXVMAQc0%2F8TCWzHQNXqrQeQzu2dsEhfFFWYzAkLCoD%2FKy72UfeIbEQQzbZQoKREni3fKyZPiam4M3d0%2BvTRIcrasLU7f%2BK02iachZXfJBs0oh4sIEZxMjew%3D%3D&amp;Expires=1785417352"><span aria-label="Check-Point-Research-rileva-le-tendenze-del-brand-phishing-nel-secondo-trimestre-2026.pdf" data-state="closed"> Per utenti e aziende il messaggio &egrave; semplice: non bisogna fidarsi del marchio da solo. Conta controllare sempre l&rsquo;indirizzo del sito, diffidare delle urgenze improvvise e verificare con calma prima di inserire password, dati di pagamento o codici di accesso. Nel <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/phishing/" target="_self" title="Il phishing &egrave; una forma di ingegneria sociale condotta da un black hat in forma elettronica, solitamente tramite e-mail, con lo scopo di raccogliere informazioni sensibili. Spesso queste comunicazioni sembreranno legittime e talvolta sembreranno anche provenire da una fonte legittima come un sito di social network, un'entit&agrave; ben nota come Paypal o Ebay o persino&hellip;" class="encyclopedia">phishing</a> di oggi, la fretta &egrave; spesso la vera porta d&rsquo;ingresso.</span></span></p>
<div id="attachment_15477" style="width: 586px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15477" class="wp-image-15477 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-3-I-10-marchi-piu-bersagliati-nel-secondo-trimestre-2026.png" alt="" width="576" height="405" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-3-I-10-marchi-piu-bersagliati-nel-secondo-trimestre-2026.png 576w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-3-I-10-marchi-piu-bersagliati-nel-secondo-trimestre-2026-300x211.png 300w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px"><p id="caption-attachment-15477" class="wp-caption-text">I 10 marchi pi&ugrave; bersagliati nel secondo trimestre 2026.</p></div>The post <a href="https://hackerjournal.it/15474/brand-phishing-in-crescita/">Brand phishing in crescita</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Amazon Family in Italia</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15471/amazon-family-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Family]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15471</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nuovo servizio permette di condividere i benefici Prime con un altro adulto del nucleo familiare, mantenendo separati account e cronologia ordini.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15471/amazon-family-in-italia/">Amazon Family in Italia</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Amazon Family &egrave; ora disponibile in Italia e consente ai clienti Prime di condividere diversi benefici con un altro adulto del nucleo familiare, senza dover dividere lo stesso account</strong>. L&rsquo;idea &egrave; pratica: ognuno mantiene il proprio profilo, ma si possono usare insieme alcuni vantaggi come consegne rapide, Prime Video, Amazon Music Prime, offerte dedicate e altri servizi inclusi nell&rsquo;abbonamento.</p>
<h3>Identit&agrave; digitale al sicuro</h3>
<p>Dal punto di vista della sicurezza, il punto interessante &egrave; proprio questo: <strong>condividere non significa mescolare tutto</strong>. Ogni persona conserva infatti la propria cronologia ordini, i suggerimenti personalizzati e soprattutto le credenziali di accesso. In altre parole, &egrave; un po&rsquo; come abitare nella stessa casa ma avere ognuno la propria stanza con la propria chiave. <strong>Il sistema &egrave; pensato per evitare una delle abitudini pi&ugrave; rischiose in assoluto: la condivisione della password</strong>. Spesso, per comodit&agrave;, le persone si scambiano username e password tra familiari o colleghi; &egrave; una scorciatoia che pu&ograve; diventare un problema se uno dei dispositivi viene compromesso o se l&rsquo;account finisce nelle mani sbagliate. Con <a href="https://www.amazon.it/prime/familyhub?ref_=pgn_familyHub" target="_blank" rel="noopener">Amazon Family</a>, invece, l&rsquo;accesso resta separato e non vengono condivisi password o codici monouso, due elementi fondamentali per proteggere l&rsquo;identit&agrave; digitale.</p>
<h3>Pagamenti sicuri</h3>
<p>Anche la gestione dei pagamenti introduce un compromesso utile da conoscere. <strong>L&rsquo;amministratore del nucleo seleziona un metodo di pagamento condiviso, ma gli altri membri vedono solo alcune informazioni essenziali, come le ultime quattro cifre della carta e i dati di fatturazione</strong>. &Egrave; una soluzione che limita l&rsquo;esposizione dei dati sensibili e permette comunque di controllare gli acquisti tramite notifiche e dettagli dell&rsquo;importo totale.</p>
<p>Per l&rsquo;utente comune, questo significa una cosa semplice: la comodit&agrave; non deve trasformarsi in disattenzione. Se si decide di attivare un servizio condiviso, conviene verificare bene chi fa parte del nucleo familiare, controllare i dispositivi gi&agrave; collegati e abilitare sempre le impostazioni di sicurezza disponibili sull&rsquo;account. Piccoli controlli che ricordano quelli di una casa vera: sapere chi ha le chiavi, chi pu&ograve; entrare e cosa pu&ograve; vedere.</p>
<p>Dal punto di vista pi&ugrave; ampio della sicurezza informatica, iniziative come Amazon Family mostrano una tendenza chiara: le piattaforme cercano di offrire funzioni pi&ugrave; flessibili, ma allo stesso tempo devono progettare sistemi che separino bene identit&agrave;, dati e pagamenti. &Egrave; un equilibrio importante, perch&eacute; pi&ugrave; un servizio diventa comodo da usare, pi&ugrave; deve essere robusto nel proteggere ci&ograve; che sta dietro le quinte.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15471/amazon-family-in-italia/">Amazon Family in Italia</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il branding nel mondo del cybercrime</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15467/il-branding-nel-mondo-del-cybercrime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 06:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[BlackCat]]></category>
		<category><![CDATA[Fancy Bear.]]></category>
		<category><![CDATA[LockBit]]></category>
		<category><![CDATA[SCATTERED SPIDER]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hackerjournal.it/?p=15467</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’attribuzione di un attacco è sempre più complessa perché dietro un brand criminale possono esserci più soggetti, affiliate e imitatori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel linguaggio della sicurezza informatica, i nomi degli attaccanti sembrano spesso etichette semplici: <strong>LockBit, BlackCat, Scattered Spider, Fancy Bear</strong>. Ma dietro queste sigle non c&rsquo;&egrave; solo un&rsquo;etichetta tecnica. C&rsquo;&egrave; un modo di presentarsi, di farsi riconoscere e, in alcuni casi, di dare l&rsquo;idea di essere un gruppo solido, coerente e temibile. In pratica, anche i <a href="https://blog.checkpoint.com/exposure-management/the-branding-and-attribution-behind-cybercrime/" target="_blank" rel="noopener">criminali provano a costruire un marchio</a>.</p>
<p><strong>Questa dinamica ha un effetto importante: rende pi&ugrave; difficile distinguere tra un gruppo reale, un affiliato, un imitatore o un nome riusato da soggetti diversi</strong>. &Egrave; un po&rsquo; come nel mondo dei falsi negozi online: vedere un nome noto non basta per sapere chi ci sia davvero dietro. Nel cybercrime accade qualcosa di simile, ma con conseguenze molto pi&ugrave; serie, perch&eacute; l&rsquo;attribuzione dell&rsquo;attacco pu&ograve; influenzare difesa, indagini e perfino decisioni politiche.</p>
<p>Uno dei problemi principali &egrave; che i gruppi criminali non lavorano pi&ugrave; in modo &ldquo;artigianale&rdquo;. Le campagne vengono spesso frammentate tra pi&ugrave; soggetti: chi sviluppa gli strumenti, chi li distribuisce, chi ruba l&rsquo;accesso iniziale e chi poi monetizza i dati o installa il <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/ransomware/" target="_self" title="Un ransomware &egrave; un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione." class="encyclopedia">ransomware</a>. Questa divisione del lavoro assomiglia a una filiera commerciale, ma al posto del magazzino ci sono server compromessi e credenziali rubate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&rsquo;importanza del nome</h3>
<p>C&rsquo;&egrave; da sottolineare un aspetto meno intuitivo: il nome di un gruppo serve non solo agli analisti, ma anche ai criminali stessi. <strong>Un brand riconoscibile aiuta a reclutare affiliati, a spaventare le vittime e perfino a creare una sorta di continuit&agrave; narrativa tra attacchi divers</strong>i. Per chi osserva dall&rsquo;esterno, per&ograve;, questo effetto pu&ograve; essere ingannevole, perch&eacute; l&rsquo;apparenza di coesione non coincide sempre con una reale struttura centralizzata.</p>
<p>In sostanza, l&rsquo;attribuzione di un attacco non &egrave; pi&ugrave; solo una questione di firme tecniche o di indicatori forensi. Oggi bisogna tenere conto anche di elementi pi&ugrave; &ldquo;umani&rdquo;: stile comunicativo, tempi di pubblicazione, canali usati per rivendicare, alleanze tra gruppi e capacit&agrave; di imitare il linguaggio altrui. &Egrave; come cercare di capire l&rsquo;autore di una lettera anonima non solo dalla calligrafia, ma anche dal tono, dalle abitudini e dal modo in cui prova a farsi notare.</p>
<p>Il punto centrale, per aziende e lettori non esperti, &egrave; semplice: nel cybercrime il nome pu&ograve; essere parte della trappola. Pi&ugrave; un gruppo riesce a sembrare riconoscibile e credibile, pi&ugrave; aumenta la propria forza psicologica. Per questo la sicurezza non dovrebbe fermarsi al &ldquo;chi sembra essere&rdquo; l&rsquo;attaccante, ma concentrarsi su come bloccarlo prima che entri, indipendentemente dal marchio che usa.</p>
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<p><em>*Illustrazione progettata da <a href="https://blog.checkpoint.com/exposure-management/the-branding-and-attribution-behind-cybercrime/" target="_blank" rel="noopener">CheckPoint</a></em></p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15467/il-branding-nel-mondo-del-cybercrime/">Il branding nel mondo del cybercrime</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I database degli exploit</title>
		<link>https://hackerjournal.it/15457/i-database-degli-exploit/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[hj_backdoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 08:05:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[exploit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo in rassegna i migliori servizi che monitorano le vulnerabilità per garantire la sicurezza.</p>
The post <a href="https://hackerjournal.it/15457/i-database-degli-exploit/">I database degli exploit</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel vasto e variegato panorama della sicurezza informatica, sono numerose oggi le piattaforme che supportano i professionisti IT, gli analisti e gli appassionati nel monitoraggio costante delle vulnerabilit&agrave; pi&ugrave; recenti.</p>
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<h3>PIATTAFORME ONLINE</h3>
<p>Tra queste possiamo citare senza dubbio CVE Detail, disponibile su<a href="https://www.cvedetails.com/" target="_blank" rel="noopener"> https://www.cvedetails.com/</a>, un portale che offre un database completo basato sulle informazioni CVE (Common Vulnerabilities and Exposures). Il servizio raccoglie e organizza in modo dettagliato dati sulle vulnerabilit&agrave;, corredandoli con avvisi, <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a>, strumenti correlati e perfino modifiche al codice sorgente. Una risorsa preziosa per chi si occupa di analisi o di gestione del rischio informatico. Altro strumento utile, da citare &egrave; CVE Notifier (<a href="https://github.com/0xd3vil/CVE-Notifier" target="_blank" rel="noopener">https://github.com/0xd3vil/CVE-Notifier</a>), un nuovo progetto open source che fornisce un sistema di monitoraggio e allerta automatica delle nuove vulnerabilit&agrave;. Gli utenti possono configurarlo per ricevere notifiche mirate relative a specifici vendor o prodotti, con avvisi tempestivi inviati su canali come Slack.</p>
<div id="attachment_15462" style="width: 672px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15462" class="wp-image-15462 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/banca_usa.png" alt="" width="662" height="337" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/banca_usa.png 662w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/banca_usa-300x153.png 300w" sizes="auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px"><p id="caption-attachment-15462" class="wp-caption-text">La banca dati ufficiale del governo USA, raggiungibile all&rsquo;indirizzo <a href="https://nvd.nist.gov/vuln/search" target="_blank" rel="noopener">https://nvd.nist.gov/vuln/search</a>, mostra le ultime CVE individuate e consente di inserire il numero specifico delle vulnerabilit&agrave;.</p></div>
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<p>La possibilit&agrave; di integrare facilmente il sistema nei propri progetti, grazie al codice sorgente e alle guide disponibili, lo rende una soluzione flessibile e adatta a contesti professionali diversificati. A livello istituzionale, un punto di riferimento per il contesto nazionale &egrave; il servizio Alert e Bollettini di CSIRT Italia (<a href="https://www.acn.gov.it/portale/csirt-italia/alert-e-bollettini" target="_blank" rel="noopener">https://www.acn.gov.it/portale/csirt-italia/alert-e-bollettini</a>). Questa piattaforma ufficiale, gestita dall&rsquo;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, pubblica con regolarit&agrave; aggiornamenti, analisi tecniche e raccomandazioni pratiche per mitigare le vulnerabilit&agrave; pi&ugrave; gravi che interessano infrastrutture critiche e pubbliche amministrazioni. Tra le iniziative pi&ugrave; recenti e orientate alla comunit&agrave;, c&rsquo;&egrave; da citare poi CVE Enrichment di Red Hot Cyber (<a href="https://www.redhotcyber.com" target="_blank" rel="noopener">https://www.redhotcyber.com</a>), un servizio gratuito che consente di visualizzare in tempo reale le vulnerabilit&agrave; pubblicate sul National Vulnerability Database (NVD). Offre filtri per gravit&agrave; e vendor, permettendo agli&nbsp; amministratori di individuare i problemi.</p>
<div id="attachment_15461" style="width: 1015px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15461" class="wp-image-15461 size-full" src="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/alert.png" alt="" width="1005" height="422" srcset="https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/alert.png 1005w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/alert-300x126.png 300w, https://hackerjournal.it/wp-content/uploads/2026/07/alert-768x322.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1005px) 100vw, 1005px"><p id="caption-attachment-15461" class="wp-caption-text">Alert pubblicati dal CSIRT Italia tra l&rsquo;11 e il 12 novembre 2025: aggiornamenti di sicurezza per Ivanti e Microsoft, una patch per Zimbra e un PoC per la CVE-2025-64495 su Open WebUI.</p></div>
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<p>Un servizio di rilievo internazionale &egrave; il sito VulDB (<a href="https://vuldb.com" target="_blank" rel="noopener">https://vuldb.com</a>), una piattaforma statunitense che raccoglie, arricchisce e correla dati sulle vulnerabilit&agrave; note, fornendo dettagli tecnici, <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a> associati e indicatori di compromissione (IoC). Grazie alla collaborazione con ricercatori di tutto il mondo, aggiorna costantemente il proprio archivio e consente di tracciare l&rsquo;intero ciclo di vita delle vulnerabilit&agrave;. Concludiamo questa carrellata di servizi per il monitoraggio CVE con <a href="https://www.exploit-db.com/" target="_blank" rel="noopener">https://www.exploit-db.com/</a>. Si tratta di un archivio pubblico di <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a>, proof-of-concept e risorse per penetration tester e ricercatori, mantenuto da Offensive Security. Permette ricerche per CVE, <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/exploit/" target="_self" title="Nome generico che indica lo strumento che permette di sfruttare le vulnerabilit&agrave; di un sistema e di ottenere l&rsquo;accesso remoto o l&rsquo;accesso a risorse o dati riservati. Pu&ograve; prendere diverse forme, pu&ograve; essere scritto in diversi linguaggi e pu&ograve; sfruttare vulnerabilit&agrave; diversissime." class="encyclopedia">exploit</a> remoti e locali, <a href="https://hackerjournal.it/encyclopedia/shell/" target="_self" title="Un termine Unix per l'interfaccia utente interattiva con un sistema operativo.&nbsp;La shell &egrave; il livello di programmazione che comprende ed esegue i comandi immessi da un utente.&nbsp;In alcuni sistemi, la shell &egrave; chiamata interprete di comandi.&nbsp;" class="encyclopedia">shell</a>code e include la Google Hacking Database. Con lo<br>
strumento SearchSploit &egrave; possibile consultare il DB offline. Fornisce statistiche, paper e feed utili per integrare intelligence e test di sicurezza nelle operazioni aziendali.</p>The post <a href="https://hackerjournal.it/15457/i-database-degli-exploit/">I database degli exploit</a> first appeared on <a href="https://hackerjournal.it">Hackerjournal.it</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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