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	<title>Unità Pastorale Ponte Felcino</title>
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	<description>Unità dell&#039;Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve</description>
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	<title>Unità Pastorale Ponte Felcino</title>
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		<title>Camminiamo Insieme del 19 aprile 2026</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/04/17/camminiamo-insieme-del-19-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:04:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camminiamo Insieme]]></category>
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					<description><![CDATA[3a PASQUAAt 2,14a.22-33 &#8211; Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.Dal Salmo 15 &#8211; Rit.: Mostraci, Signore, il sentiero della vita.1Pt 1,17-21 &#8211; Siete stati liberati con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza macchia.Lc 24,13-35 &#8211; Lo riconobbero nello spezzare il pane. La strada che va verso il [&#8230;]]]></description>
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<p>3a PASQUA<br>At 2,14a.22-33 &#8211; Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.<br>Dal Salmo 15 &#8211; Rit.: Mostraci, Signore, il sentiero della vita.<br>1Pt 1,17-21 &#8211; Siete stati liberati con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza macchia.<br>Lc 24,13-35 &#8211; Lo riconobbero nello spezzare il pane.</p>



<p>La strada che va verso il villaggio di Emmaus ci racconta un cammino percorso da due discepoli di Gesù.<br>Delusi dai sogni, dai progetti, dai momenti forti delle giornate che avevano trascorso con il Maestro, essi tornavano a casa per riprendere la vita che avevano lasciato, quella prima dell’incontro con lui. Erano trascorsi appena tre giorni dalla sua crocifissione, la delusione, la paura e i dubbi regnavano tra i suoi seguaci. Si allontanavano da Gerusalemme, dal sogno irrealizzato, prendendo le distanze da Cristo e dal suo messaggio, “tristi” perché avevano in qualche modo già preso la decisione di abbandonare il progetto per il quale lo avevano seguito. È la storia di tutti noi quando ci smarriamo davanti<br>a situazioni che ci pongono di scegliere davanti ai tanti bivi e crediamo spesso che la soluzione di tornare indietro, di rinunciare, di rassegnarci sia l’unica risposta al nostro malessere.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«A chi di noi l’albergo di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su questa strada una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi… Non esisteva più nessun Gesù sulla terra»</p>
</blockquote>



<p class="has-text-align-right">(François Mauriac).</p>



<p><strong>«Resta con noi,<br>perché si fa sera»</strong></p>



<p>Durante il cammino uno sconosciuto si unisce ai due mostrandosi ignaro delle vicende appena trascorse. Inizia a porre domande precise, che fanno venir fuori tutta l&#8217;amarezza e lo sconforto. Dapprima li ascolta e poi inizia a spiegare le Scritture: è tutto un dialogo, un incontro che lascia il segno. Tanto è vero che, anche se ancora non hanno riconosciuto Gesù, lo pregano di fermarsi con loro perché si fa sera.</p>



<p>È questa forse una fra le preghiere più belle che troviamo nei Vangeli. È la prima preghiera che dai discepoli sale al Risorto, ed è commovente questo invito che tutti possiamo rivolgergli perché Lui rimanga con noi e fra noi. Gli occhi dei due discepoli si apriranno allo spezzar del pane e la gioia di averlo finalmente riconosciuto li spingerà a tornare a Gerusalemme per annunciare ai loro amici questa resurrezione avvenuta.</p>



<p><strong>«Resta con noi,<br>perché si fa sera»</strong></p>



<p>«Forse niente spiega meglio l&#8217;esperienza che noi focolarine abbiamo fatto fin dall&#8217;inizio, di vivere con Gesù in mezzo a noi, quanto queste parole» — scrive Chiara Lubich. «Gesù è sempre Gesù e anche se è solo spiritualmente presente, quando lo è, spiega le Scritture, e arde nel petto la sua carità: la vita. Fa dire con infinita nostalgia, quando lo si è conosciuto: &#8220;Resta con noi, Signore, perché si fa sera&#8221;: senza di Te è notte nera».</p>



<p>La notte è simbolo delle tenebre, dell&#8217;incognito, della mancanza di quella luce che non riusciamo a trovare perché non crediamo nella Sua presenza che continua ad accompagnarci, sempre.</p>



<p>La notte è quella che avvolge il nostro pianeta, ferito e violentato da lotte fratricide, da guerre che continuano a essere organizzate per la brama di potere e di denaro. La notte è quella che vivono milioni di persone che non hanno più voce per gridare le ingiustizie e le sopraffazioni.</p>



<p>E noi, come possiamo renderci conto della presenza di Gesù, che non sempre si manifesta secondo le nostre attese? Come capire che lui cammina con noi e cerca di farci riconoscere i segni della sua presenza? E soprattutto, come creare le condizioni perché egli si manifesti e rimanga con noi?</p>



<p>Sono domande alle quali forse non sappiamo sempre dare una risposta, ma che ci sollecitano a non tralasciare la ricerca di Gesù, a concentrare il nostro sguardo verso un compagno di viaggio che spesso non vediamo, a riconoscere Colui che può farsi presente se si vive tra noi l&#8217;amore scambievole.</p>



<p>La strada di Emmaus è simbolo di tutte le nostre strade, è la strada dell&#8217;incontro con il Signore, è la strada che ci ridona la gioia del cuore, ci riporta verso la comunità per testimoniare insieme che <strong>Cristo è risorto</strong>.</p>



<p class="has-text-align-right"><em>Commento alla Parola di Vita di Aprile 2026</em></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.pontefelcinoup.it/wp-content/uploads/2026/04/CI-26-04-19.pdf">Scarica Camminiamo insieme del 19 aprile 2026</a></h2>
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		<title>Camminiamo Insieme del 12 aprile 2026</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/04/10/camminiamo-insieme-del-12-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 16:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camminiamo Insieme]]></category>
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					<description><![CDATA[12 aprile 2026 &#8211; 2ª di Pasqua At 2,42-47 / 1Pt 1,3-9 / Gv 20,19-31 Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) L’esperienza pasquale&#160;ci accompagna ogni giorno; è un’esperienza profonda di incontro con Gesù, dialogo amoroso con Colui che può donarci la vita. L’incontro avviene con gli occhi del cuore, che fa palpitare di vero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>12 aprile 2026 &#8211; 2ª di Pasqua</em></p>



<p><em>At 2,42-47 / 1Pt 1,3-9 / Gv 20,19-31</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>At 2,42-47</strong>&nbsp;&#8211; Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.</li>



<li><strong>Dal Salmo 117</strong>&nbsp;&#8211; Rit.: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.</li>



<li><strong>1Pt 1,3-9</strong>&nbsp;&#8211; Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.</li>



<li><strong>Gv 20,19-31</strong>&nbsp;&#8211; Otto giorni dopo, venne Gesù.</li>
</ul>



<p><strong>Mio Signore e mio Dio </strong><em>(Gv 20,28)</em></p>



<p>L’<strong>esperienza pasquale</strong>&nbsp;ci accompagna ogni giorno; è un’esperienza profonda di incontro con Gesù, dialogo amoroso con Colui che può donarci la vita. L’incontro avviene <strong>con gli occhi del cuore</strong>, che fa palpitare di vero amore e converte.</p>



<p>Il Vangelo di questa domenica è il passaggio <strong>dalla paura alla gioia</strong>&nbsp;e al coraggio della fede. Il racconto ci presenta dapprima i discepoli in preda alla paura, poi ce li mostra pieni di fede e di slancio. Fra di loro c’è anche <strong>Tommaso</strong>; il Risorto lo invita a non essere incredulo, ma <strong>credente</strong>. Questo è un invito carico di bontà ad entrare in un’altra dimensione. Tommaso reagisce con una parola stupenda, la più solenne professione di fede che incontriamo nel Vangelo: <strong><em>Mio Signore e mio Dio</em></strong>.</p>



<p>E la fede nel Risorto vince la paura, condizione indispensabile per aprirsi al dono della gioia e della pace. Sì, perché la pace e la gioia fioriscono solo nella <strong>libertà</strong>&nbsp;e nel <strong>dono di sé</strong>. È Gesù Risorto che ci rende vincitori sulla paura, ci dà il coraggio della verità, della fedeltà alla sua Parola e della testimonianza.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.pontefelcinoup.it/wp-content/uploads/2026/04/CI-26-04-12.pdf">Scarica Camminiamo Insieme del 12 aprile 2026</a></h2>
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		<title>Dal dolore al silenzio</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/04/10/dal-dolore-al-silenzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Un paio di settimane fa, di prima mattina, squilla il telefono in canonica: un papà sessantenne, dopo lunga malattia, è arrivato ormai alla fine. Faccio più in fretta che posso, ma quando arrivo è spirato da pochi minuti. Celebro egualmente l’Unzione degli Infermi, circondato da un clima di disperazione che mi imbarazza, non trovando parole [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un paio di settimane fa, di prima mattina, squilla il telefono in canonica: un papà sessantenne, dopo lunga malattia, è arrivato ormai alla fine. Faccio più in fretta che posso, ma quando arrivo è spirato da pochi minuti. Celebro egualmente l’Unzione degli Infermi, circondato da un clima di disperazione che mi imbarazza, non trovando parole e gesti adeguati.</p>



<p>La tentazione è quella di uscire subito, dopo le condoglianze di rito; vedo invece seduta in un angolo della stanza la figlia, giovane mamma, e mi siedo accanto a lei, prendendole la mano e stringendola forte. Questo gesto rilassa un po’ anche me e passiamo così lunghi minuti, circondati dal trambusto di familiari e parenti che via via affollano la casa.</p>



<p>Non ricordavo di averle detto nulla di specifico, anche se, qualche giorno dopo, al primo incontro dei catechisti rivedo con sorpresa proprio lei, la figlia. Con un sorriso radioso mi viene incontro e mi spiega il motivo della sua presenza; era stata invitata da un’amica lì presente e aveva acconsentito ad iniziare il cammino come aiuto-catechista. Ma ciò che più mi ha colpito è stata la ‘scintilla’ del suo sì: “Mentre eravamo seduti accanto al papà, ricordi?, tu mi hai detto: ‘Riuscirai a vincere il dolore se ti butti subito ad amare’. E qualche giorno dopo, alla richiesta della mia amica, ho cercato di mettere in pratica le tue parole&#8230; e ho sentito una gioia immensa. Eccomi qui!”.</p>



<p>L’ho abbracciata forte, ringraziando lo Spirito Santo di questa luce che mi aiuta a rimanere sempre nell’amore, cercando così di donarlo a quanti incontro.</p>



<p><em>d. A.</em></p>
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		<title>Camminiamo Insieme del 5 aprile 2026 &#8211; Pasqua di risurrezione</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/04/03/camminiamo-insieme-del-5-aprile-2026-pasqua-di-risurrezione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:04:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camminiamo Insieme]]></category>
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					<description><![CDATA[5 aprile 2026 &#8211; PASQUA DI RISURREZIONE At 10,34a.37-43 / Col 3,1-4 (1Cor 5,6b-8) / Gv 20,1-9 At 10,34a.37-43&#160;&#8211; Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. Dal Salmo 117&#160;&#8211; Rit.: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo. Col 3,1-4&#160;&#8211; Cercate le cose di lassù, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>5 aprile 2026 &#8211; PASQUA DI RISURREZIONE</em></p>



<p><em>At 10,34a.37-43 / Col 3,1-4 (1Cor 5,6b-8) / Gv 20,1-9</em></p>



<p><strong>At 10,34a.37-43</strong>&nbsp;&#8211; Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.</p>



<p><strong>Dal Salmo 117</strong>&nbsp;&#8211; Rit.: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.</p>



<p><strong>Col 3,1-4</strong>&nbsp;&#8211; Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.</p>



<p><strong>Gv 20,1-9 </strong>&#8211; Egli doveva risuscitare dai morti</p>



<p><strong><em>Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò</em></strong></p>



<p>Ascoltando il vangelo della Pasqua, notiamo che è <strong>tutta una corsa</strong>. La prima a correre è Maria di Magdala, che fugge ad avvertire Pietro e il discepolo prediletto. E i due di corsa vanno al sepolcro. Anche se arrivato prima, “l’altro discepolo” non entra nel sepolcro; si limita a vedere che i teli erano posati per terra: diventa così il secondo testimone della mancanza del corpo. Attende l’arrivo di Pietro. Questi appena giunto sul posto entra e osserva anche lui i teli per terra, mentre il sudario lo vede ben piegato in altra posizione. Simile panorama non fa pensare ad un trafugamento o al rapimento di cadavere: se così fosse stato, i loro occhi avrebbero visto un gran disordine.</p>



<p>Dalla narrazione emerge un dato: Pietro vede, ma il segno non gli dice nulla. <strong>Il discepolo amato</strong> invece <strong>testimonia un altro tipo di visione: quella della fede</strong>. Non basta allora constatare la concretezza dei fatti per arrivare all’intelligenza della fede. Il discepolo amato vide i fatti e credette che in quei fatti ci fosse all’opera l’azione di Dio; interpretò che proprio lì avesse agito la potenza del Signore. Saranno poi i primi cristiani ad essere aiutati dalla Scrittura nel comprendere i <em>“teli posati là”</em>&nbsp;e il <em>“sepolcro vuoto”</em>.</p>



<p>È bello vedere nel discepolo amato, colui che realmente <strong>ha vissuto con Gesù intimamente e profondamente</strong>. A lui è stato sufficiente osservare e subito interpreta “quei teli”. Evidentemente non ha mai dubitato della parola del “suo” Maestro: fin dal primo momento ha creduto che lui fosse il Figlio di Dio, degno di fiducia, a partire dal suo comportamento coerente e fecondo. Anche oggi la figura di questo discepolo non è difficile da trovare: si tratta di donne e di uomini che <strong>decidono subito</strong>, che non si lasciano intimorire, che non rimangono indifferenti, che <strong>scelgono di seguire Lui</strong>, che ha cambiato la loro vita, senza “se” e senza “ma”. Chiediamo questa grazia anche per noi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.pontefelcinoup.it/wp-content/uploads/2026/04/CI-26-04-05-Pasqua.pdf">Scarica Camminiamo Insieme del 5 aprile 2026</a></h2>
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		<title>In un cerchio</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/04/03/in-un-cerchio-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Ero chiusa in un cerchio dove c’era solo lavoro e ancora lavoro: per guadagnare di più e soddisfare i bisogni che continuavo a crearmi. Finché, invitata a un incontro organizzato dalla parrocchia, ho capito che dovevo dare un altro ordine ai miei valori. Le circostanze mi hanno dato la spinta. Tempo dopo, infatti, ho perso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ero chiusa in un cerchio dove c’era solo lavoro e ancora lavoro: per guadagnare di più e soddisfare i bisogni che continuavo a crearmi. Finché, invitata a un incontro organizzato dalla parrocchia, ho capito che dovevo dare un altro ordine ai miei valori.</p>



<p>Le circostanze mi hanno dato la spinta. Tempo dopo, infatti, ho perso il posto di lavoro e anche la mia situazione economica è cambiata: nuovi problemi, altro appartamento. L’ho arredato con quello che avevo o con mobili ricevuti in dono da qualche conoscente. E intanto riflettevo sulle parole di Gesù: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”.</p>



<p>Con fatica, avevo messo da parte una somma per ciò che mi mancava. Ma proprio nei giorni in cui progettavo alcuni acquisti che ritenevo necessari, ho saputo di una famiglia in grave necessità. Senza esitare, ho destinato la somma a chi più di me aveva bisogno.</p>



<p>Poi anche a me la Provvidenza è venuta incontro attraverso persone amiche, e ciò che ho ricevuto è stato più bello di quello che immaginavo.</p>



<p><em>X.U. – Hong Kong</em></p>
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		<title>Camminiamo Insieme del 29 marzo 2026</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/03/27/camminiamo-insieme-del-29-marzo-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 13:29:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camminiamo Insieme]]></category>
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					<description><![CDATA[29 marzo 2026 &#8211; LE PALME Is 50,4-7 / Fil 2,6-11 / Mt 26-14 &#8211; 27,66 Padre, si compia la tua volontà (Mt 26,42) La liturgia odierna ci invita a riflettere sul mistero centrale della fede cristiana: passione, morte e risurrezione del Signore. La Lettura della Passione&#160;propone un’immagine di Gesù come l’obbediente servo di Dio&#160;che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>29 marzo 2026 &#8211; LE PALME</em></p>



<p><em>Is 50,4-7 / Fil 2,6-11 / Mt 26-14 &#8211; 27,66</em></p>



<p><strong>Padre, si compia la tua volontà </strong><em>(Mt 26,42)</em></p>



<p>La liturgia odierna ci invita a riflettere sul mistero centrale della fede cristiana: passione, morte e risurrezione del Signore. La Lettura della <strong>Passione</strong>&nbsp;propone un’immagine di Gesù come l’<strong>obbediente servo di Dio</strong>&nbsp;che adempie in tutto le Scritture. San Matteo mostra la fedeltà di Gesù, stimolando nei cristiani una riflessione sulla propria <strong>fedeltà alla parola di Dio</strong>&nbsp;e sull’obbedienza alle esigenze della sequela Gesù. Matteo ci fa conoscere come Gesù viva il momento della sofferenza e della morte con una fiducia totale nel Padre. In questo senso Egli è l’esempio più alto di fede: Egli <strong>si fida in tutto e per tutto</strong>&nbsp;dell’amore del Padre. Per questo sente di compiere la volontà dell’<em>Abbà</em>.</p>



<p>Anche noi ogni volta che preghiamo il Padre nostro diciamo <em>“sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”</em>!</p>



<p>Fare, <strong>compiere la volontà di Dio</strong>. Essa si presenta a noi in tanti modi: in quelli che sono i nostri doveri e in ciò che non è programmato, ma che pure ci capita: un incontro, un aiuto, un bisogno, un pensiero. Tutto è <strong>grazia del Signore</strong>&nbsp;e ad essa io posso rispondere con l’amore. Fare per amore il mio lavoro, accogliere con amore quella persona, essere attento per amore a quel bisogno e dare per amore quell’aiuto. Essendo, come Gesù, <strong>amore</strong>, compiremo alla perfezione la volontà del Padre. E se ci accorgiamo di aver sbagliato, ricominciamo ad amare.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.pontefelcinoup.it/wp-content/uploads/2026/03/CI-26-03-29-Palme.pdf">Scarica Camminiamo Insieme del 29 marzo 2026</a></h2>
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		<title>Metterci il cuore</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/03/27/metterci-il-cuore-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 11:14:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono una volontaria ospedaliera e settimanalmente dedico un po’ del mio tempo ai malati. Passiamo ai loro capezzali cercando di capire i bisogni: un bicchier d’acqua, spostare un cuscino, aiutare durante i pasti, oppure semplicemente ascoltare i loro dubbi, timori, confidenze. Sembra semplice, ma bisogna metterci il cuore, altrimenti diventa un servizio freddo. Venerdì avvicinandomi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono una volontaria ospedaliera e settimanalmente dedico un po’ del mio tempo ai malati. Passiamo ai loro capezzali cercando di capire i bisogni: un bicchier d’acqua, spostare un cuscino, aiutare durante i pasti, oppure semplicemente ascoltare i loro dubbi, timori, confidenze. Sembra semplice, ma bisogna metterci il cuore, altrimenti diventa un servizio freddo.</p>



<p>Venerdì avvicinandomi ad un letto occupato da un uomo in evidente stato di degrado fisico e di grande sofferenza, ho evitato ogni contatto lasciando alla mia collega l’ingrato compito. Quando è arrivato il pranzo, essendo l’unica volontaria presente, ho però dovuto aiutarlo a mangiare, cercando di mantenere le dovute distanze.</p>



<p>Ad un certo punto mi sono chiesta perché ero lì. E mi sono ricordata una frase: “Ogni volta che avrete fatto queste cose ad uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatta a me”. Sentivo che senza amore, rispetto per la persona, attenzione alle sue esigenze, i rapporti personali possono essere corretti ma incapaci di dare risposte alle esigenze umane.</p>



<p>Ho cercato di superare ogni titubanza e il mio atteggiamento è cambiato. Lentamente quel volto si trasforma, quegli occhi castani sofferenti e malinconici diventano luminosi e alla fine mi dice: “È il primo giorno, dopo tanti, che sento il pasto gustoso. Grazie a te ho mangiato bene e volentieri. Che Dio ti benedica”.</p>



<p><em>C.L., Italia</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Camminiamo Insieme del 22 marzo 2026</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/03/21/camminiamo-insieme-del-22-marzo-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 11:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camminiamo Insieme]]></category>
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					<description><![CDATA[5ª Quaresima Ez 37,12-14 &#8211; Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.Dal Salmo 129 &#8211; Rit.: Il Signore è bontà e misericordia.Rm 8,8-11 &#8211; Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.Gv 11,1-45 &#8211; Io sono la risurrezione e la vita. Il racconto della risurrezione di Lazzaro (Vangelo) [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>5ª Quaresima</p>



<p>Ez 37,12-14 &#8211; Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.<br>Dal Salmo 129 &#8211; Rit.: Il Signore è bontà e misericordia.<br>Rm 8,8-11 &#8211; Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.<br>Gv 11,1-45 &#8211; Io sono la risurrezione e la vita.</p>



<p>Il racconto della risurrezione di Lazzaro (Vangelo) è uno dei “segni” del Vangelo di Giovanni. Ci presenta Gesù come vincitore della morte.<br>Il racconto culmina nella frase di Gesù su se stesso: “Io sono la risurrezione e la vita.<br>Chi crede in me non morirà in eterno” (vv. 25-26).<br>Che Dio abbia il potere di vincere la morte, è già la convinzione dei racconti tardivi dell’Antico Testamento.<br>La visione che ha Ezechiele della risurrezione delle ossa secche -immagine del ristabilimento di Israele dopo la catastrofe dell’esilio babilonese &#8211; presuppone questa fede (1ª lettura).<br>Nella sua “Apocalisse”, Isaia si aspetta che Dio sopprima la morte per sempre, che asciughi le lacrime su tutti i volti (Is 25,8).<br>E, per concludere, il libro di Daniele prevede che i morti si risveglino: alcuni per la vita eterna, altri per l’orrore eterno (Dn 12,2).<br>Ma il nostro Vangelo va oltre questa speranza futura, perché vede già date in Gesù “la risurrezione e la vita” che sono così attuali.<br>Colui che crede in Gesù ha già una parte di questi doni della fine dei tempi.<br>Egli possiede una “vita senza fine” che la morte fisica non può distruggere.<br>Gesù, rivelazione di Dio, la salvezza è presente, e colui che è associato a lui non può più essere consegnato alle potenze della morte.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://www.pontefelcinoup.it/wp-content/uploads/2026/03/CI-26-03-22.pdf">Scarica Camminiamo Insieme del 21 marzo 2026</a></h2>
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		<title>Una vita preziosa</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/03/21/una-vita-preziosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 11:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[La famiglia di M. era emigrata negli Stati Uniti quando lei era ancora piccola, per cui da grande ha vissuto sempre con la nostalgia dell’Italia. Tempo fa M., conosciuta durante un mio viaggio negli Usa, mi ha comunicato al telefono un suo grande desiderio: visitare Roma prima di morire (era gravemente malata). Là per là [&#8230;]]]></description>
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<p>La famiglia di M. era emigrata negli Stati Uniti quando lei era ancora piccola, per cui da grande ha vissuto sempre con la nostalgia dell’Italia.</p>



<p>Tempo fa M., conosciuta durante un mio viaggio negli Usa, mi ha comunicato al telefono un suo grande desiderio: visitare Roma prima di morire (era gravemente malata). Là per là le ho assicurato che avrei provveduto io. Tuttavia ero inquieta: come poter realizzare un tale sogno se neppure io avevo disponibilità economiche per questo scopo? Solo la parola di Gesù «Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo&#8230;» mi ha ridato la pace. Qualche idea mi sarebbe venuta&#8230;</p>



<p>Un giorno, in ufficio, mi è venuto spontaneo accennare questa storia ad una collega che stava attraversando un periodo di grande prova a causa della morte di una figlia. Dopo avermi ascoltata con attenzione, ha voluto assicurarmi che avrebbe pagato lei le spese di quel viaggio. Ed ha aggiunto: «Quando qualcuno è alle soglie della morte deve poter sperimentare che la sua vita è preziosa per gli altri».</p>



<p><em>C. d. A. &#8211; Italia</em></p>
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		<title>Un segno</title>
		<link>https://www.pontefelcinoup.it/2026/03/21/un-segno-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Giorgetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 11:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Una volta don Giulio mi raccontò che, appena giunto in Brasile, trascorse due anni senza che nessuno gli rivolgesse la parola: la gente si limitava ad entrare in chiesa la domenica, per la Messa, uscendo al termine per ritornarvi la settimana successiva. Due anni di silenzio interminabili, un deserto senza limiti. Per quella gente era [&#8230;]]]></description>
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<p>Una volta don Giulio mi raccontò che, appena giunto in Brasile, trascorse due anni senza che nessuno gli rivolgesse la parola: la gente si limitava ad entrare in chiesa la domenica, per la Messa, uscendo al termine per ritornarvi la settimana successiva. Due anni di silenzio interminabili, un deserto senza limiti. Per quella gente era uno straniero, un estraneo, un uomo bianco vestito di strano.</p>



<p>Poi succede qualcosa. Durante una Messa un bambino piange disperatamente tra le braccia della madre. Don Giulio interrompe la celebrazione, si avvia verso il bambino, lo prende in braccio e lo mette a sedere sull’altare. Un gesto forse banale, insignificante, dettato dall’intuizione di un momento. Eppure, in quel momento, accade qualcosa. La gente, fino ad allora muta ed indifferente, capisce. Capisce che quell’uomo bianco vestito di strano è uno di loro, un uomo come loro. O forse è don Giulio che in quel momento capisce che quella gente ha bisogno di SEGNI, di segnali forti e concreti per entrare in relazione, per comunicare.</p>



<p><em>Da “Un fiore per…”, tratto da “Le Terre Splendenti di Giulio Leverani”</em></p>
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