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        <title>ACI Stampa</title>
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            ACI Stampa
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        <copyright>Copyright © 2015 - 2026, ACI Stampa</copyright>
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            <title>ACI Stampa</title>
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            <title><![CDATA[Letture, Veritas liberabit nos il motto sempre attuale del Cardinale Camillo Ruini]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/main-photo_1781857433.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>L’estremo saluto terreno al grande<strong> “Don Camillo”, il cardinale Cammillo Ruini</strong>, è stato impartito, attraverso la solenne celebrazione liturgica in San Piero presieduta da Papa Leone XIV<span>  </span>ieri pomeriggio, con la consapevolezza di aver salutato davvero uno degli ultimi, grandi protagonisti non solo della storia della Chiesa ma anche di quella politica, nel senso più profondo del termine, del nostro Paese. “Come motto del suo episcopato, il nostro fratello aveva scelto una frase ispirata al Vangelo di San Giovanni: <strong><em>Veritas liberabit nos, L</em>a verità ci renderà liberi.</strong> Queste parole riassumono la profonda concezione di persona e di libertà che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione. Esse ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell'uomo”, ha detto infatti il Pontefice durante la celebrazione.</p>
<p>Riproponiamo dunque oggi la recensione, redatta da chi scrive,<span>  </span>di un libro che lo ha visto protagonista ancora una volta, a tutto campo, impegnato a difendere principi e valori che vanno oltre il “pensiero dominante” dilagante ovunque. <strong>Il libro viene pubblicato poco prima che scoppi la pandemia da Covid, e la recensione infatti, porta la data del 21 febbraio 2020, </strong>altra circostanza che rende ancora più forte l’ennesima testimonianza “sul campo” di un uomo forte, saggio, buono, dotato di senso dell’umorismo e soprattutto un uomo di autentica fede. Parole che continuano a illuminare la comprensione di ciò che ci circonda e che accade, parole di confronto e di incoraggiamento.</p>
<p> </p>
<p><span><strong>Torna Camillo Ruini e con lui il fantasma del "ruinismo"</strong></span> che molti hanno avversato, con la speranza di averlo definitivamente rottamato, intendendo con ruinismo una sorta di commistione tra politica e un cattolicesimo battagliero, pronto a non retrocedere su alcuni fronti considerati cruciali. Rottamarlo, insomma, per fare spazio, piuttosto, ad un autentico e più maturo cattolicesimo democratico.</p>
<p>In realtà, il discorso si deve far risalire ad orizzonti più vasti, alla constatazione che esiste <span><strong>un altro genere di libertà, un altro modo di intendere il rapporto tra individuo e Storia, tra uomo e società.</strong></span> Qualcosa che oggi si vorrebbe sottomettere alla dittatura del politically correct, agli schemi con i quali continuamente viene misurato e confinato ogni altro pensiero, magari bollato con i più disprezzati epiteti: tradizionalista, fascista, integralista, retrogrado, razzista ecc ecc.</p>
<p>Esiste invece una libertà che non si accontenta di essere definita secondo i criteri di moda, quelli che vanno per la maggiore. <span><strong>E' una libertà che percorre una strada tutta sua, una libertà che va oltre le libertà sbandierate ogni giorno.  </strong></span>Un libro appena uscito vuole tentare di definire il concetto di questa libertà "altra". Un libro destinato a far discutere, perché vuole puntare il dito "contro i nuovi profeti del paradiso in terra". Ed è infatti questo il sottotitolo del saggio intitolato appunto <span><strong>"Un'altra libertà", scritto a quattro mani, per così dire, da Camillo Ruini e Gaetano Quagliariello</strong></span>,  edito da Rubbettino.  Si tratta del risultato di un dialogo costruito negli anni tra il cardinale Ruini e il professore, nonché politico di lungo  corso, Quagliariello.</p>
<p>Uno dei punti  centrali della lunga riflessione può essere individuato in questo concetto: la crisi del nostro Paese, e dell'intero pensiero occidentale, si radica nella rivendicazione esasperata della libertà individuale, che in realtà,  spiegano gli autori,  non può mai essere puramente tale, perche' invece la libertà vera è' intessuta di relazioni e rapporti con gli altri. "Perciò la cultura dei diritti soggettivi,  se assolutizzata, diventa un'illusione,  anzi, una tragica illusione  che conduce alla negazione degli altri e dei loro diritti e  anche alla negazione di noi stessi,  come avviene appunto nell'eutanasia", spiega il cardinale Ruini.</p>
<p><span><strong>Con "don Camillo" tornano anche i tanto negletti "principi non negoziabili"</strong></span>, che sono tali, spiega ancora il cardinale, "perché se si viene meno rispetto ad essi si compromette l'umanità della persona". E ancora: è necessario non mitizzare neppure la scienza e il progresso,  che non solo positivi in assoluto, sono solo strumenti e come tali vanno considerati, appunto come semplici strumenti al servizio dell'uomo.</p>
<p>Necessario, nello stesso tempo, non cedere alla tentazione di creare una ideologia assolutistica del rispetto dell'ambiente - il nuovo feticcio, la nuova divinità,  a cui correre dietro, con i suoi profeti, come l'adolescente  Greta, diventata quasi un marchio di fabbrica - dell'ideologia gender, dell'eutanasia, appunto. <span><strong>Tutte prese di posizione che non lasciano spazio all'interpretazione. </strong></span></p>
<p>Ma a proposito del tanto complesso rapporto tra politica e religione,  Ruini sottolinea come un passaggio fondamentale, in tal senso,  è rappresentato dal discorso pronunciato da <span><strong>Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Palermo nel 1995,</strong></span> quando chiari' "che la Chiesa non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito, ma che ciò non legittima una "diaspora" culturale dei cattolici - un ritenere cioè ogni idea o visione della vita compatibile con la fede - e nemmeno una facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano o non abbiano sufficiente attenzione ai principi e contenuti qualificanti della dottrina sociale della Chiesa".</p>
<p><span><strong>Non quindi una scelta "partitica"</strong></span>, semplicemente,  ma scelte fatte in virtù di quelle circostanze e in sinergia con quelle forze in campo che vivono quotidianamente l'impegno di realizzare il bene della persona e della  comunità.  <span><strong>Difficile, certo, trovare l'equilibrio, e la formula esatta per rendere concreto questo impegno</strong></span> e del resto  Ruini non ha certo mai pensato  che si potessero far risorgere i tempi della Democrazia Cristiana.  Ma neppure che sia  permesso che  i cattolici e il loro impegno diventino  una presenza "irrilevante" o facilmente diluibile nel mare aperto  del pensiero relativo.</p>
<p><span><a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/un-altra-liberta.html"><strong>Camillo Ruini,  Gaetano Quagliariello,  Un'altra libertà,  edizioni Rubbettino,  pp. 136, euro 15</strong></a></span></p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Roma</category>
            <category>Cultura</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Dal Papa scrittori di tutto il mondo per il cento anni della Libreria Editrice Vaticana]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35765/dal-papa-scrittori-di-tutto-il-mondo-per-il-cento-anni-della-libreria-editrice-vaticana</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/498463816_1015936810662873_3639307653216621583_n_1781880505.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>Jon Fosse, Marilynne Robinson, Elizabeth Strout, Eric-Emmanuel Schmitt, Vittorio Lingiardi, Julia Navarra, Jonathan Safran Foer, Enrico Brizzi, Sorj Chalandon, Colum McCann, Daniele Mencarelli, Mircea Cărtărescu. <strong>Sono solo alcuni dei nomi degli scrittori che il 24 giugno prossimo incontreranno in una udienza speciale Papa Leone XIV</strong>. Occasione i 100 anni di fondazione dell Libreria Editrice Vaticana, il Santo Padre Leone XIV. Presenti anche alcuni autori di Libreria Editrice Vaticana come Adrien Candiard, Eraldo Affinati, Paolo Malaguti, e altri.</p>
<p>La Libreria Editrice Vaticana (LEV) fu fondata da Pio XI, scorporandola dalla Tipografia Vaticana. Alla LEV è affidata la vendita di libri stampati dalla Santa Sede, e la tutela degli scritti e dei discorsi dei Sommi Pontefici e delle pubblicazioni concernenti gli Atti della Santa Sede. La Costituzione Apostolica Pastor Bonus l'ha annoverata tra le Istituzioni collegate con la Santa Sede.</p>
<p>Nel marzo del <a href="https://it.cathopedia.org/wiki/2016"><span>2016</span></a> le sue funzioni sono state trasferite alla <a href="https://it.cathopedia.org/wiki/Segreteria_per_la_Comunicazione"><span>Segreteria per la Comunicazione</span></a> istituita da Papa <span>Francesco</span> con <span>Lettera Apostolica</span> del <span>27 giugno</span> <span>2015</span>, in forma di <span>Motu Proprio</span> "L'attuale contesto comunicativo”.</p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>News</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Don Vittorio Pastori, fondatore di Africa Mission giusto dell’umanità a cento anni dalla nascita]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/don-vittorio-il-fondatore-rnevnfrzlla6l4ditvmj15_1781858000.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>Don Vittorio Pastori per molte persone, soprattutto in Uganda, era conosciuto come ‘don Vittorione’, capace di attraversare guerre, fame e abbandono senza mai arretrare davanti alla sofferenza umana: a 100 anni dalla nascita, avvenuta a Varese il 15 aprile 1926, entra ufficialmente <strong>nell’Enciclopedia dei Giusti della Fondazione Gariwo con il riconoscimento di ‘Giusto dell’Umanità’,</strong> attribuito a donne e uomini che hanno scelto di difendere la dignità umana nei contesti più drammatici della storia contemporanea.</p>
<p>L’annuncio di riconoscere il fondatore di <strong>‘Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo</strong>’ come ‘Giusto dell’Umanità’ è stato dato nelle settimane scorse a Piacenza dal presidente di ‘Africa Mission’, don Maurizio Noberini. Prima della scelta dell’Africa la vita del ‘ristoratore’ varesino si incontra nel 1966 con mons. Enrico Manfredini, vescovo di Piacenza ed arcivescovo di Bologna, che gli affida incarichi di responsabilità nella diocesi: amministratore della Basilica, della tipografia diocesana e delle opere parrocchiali.</p>
<p>Quando nel 1969 mons. Manfredini è nominato vescovo di Piacenza, Pastori decide di seguirlo, lasciando definitivamente il mondo dell’impresa. Diventa segretario amministrativo della mensa vescovile, economo del Seminario e direttore di una casa di esercizi spirituali. Proprio in quegli anni incontra alcuni vescovi africani e compie i primi viaggi in Uganda, Kenya e Tanzania, un’esperienza destinata a segnare la sua vita.</p>
<p> Davanti alle condizioni delle popolazioni del continente africano, Pastori sceglie di trasformare la solidarietà in azione concreta. Comincia a raccogliere fondi, macchinari agricoli, trattori, attrezzature sanitarie e materiali dall’Italia per sostenere le missioni cattoliche locali. Nel 1972 fonda a Piacenza ‘Africa Mission’, avviando quello che lui stesso definiva un ‘pendolarismo della carità’ tra l’Italia e l’Africa. Il suo nome si lega in modo particolare al Karamoja, una delle regioni più povere e fragili dell’Uganda nordorientale, segnata da conflitti, siccità e marginalità cronica, come hanno raccontato i presidenti don <strong>Maurizio Noberini</strong> e <strong>Carlo Antonello</strong>: “Per noi di ‘Africa Mission’ questo riconoscimento assume un significato particolarmente profondo: don Vittorione non è soltanto il fondatore dell’organizzazione, ma il riferimento etico e ideale che continua a orientarne le scelte e le attività”. </p>
<p>Infatti è stato un percorso iniziato con la realizzazione di un ‘Giardino dei Giusti’ a Moroto, in Uganda, nel Community Development Centre che porta il suo nome, come ha spiegato spiega il direttore di ‘Africa Mission’, <strong>Carlo Ruspantini</strong>; “Questo spazio dedicato alla memoria e all’educazione sarà un luogo vivo soprattutto per le nuove generazioni. Per ‘Africa Mission’ il riconoscimento ottenuto da Fondazione Gariwo costituisce anche una nuova importante opportunità di collaborazione con una realtà che lavora per far conoscere e promuovere le storie di chi ha scelto il bene, anche nei momenti più bui della storia; raccontare le vite di uomini e donne che hanno trovato il coraggio di agire per salvare altre vite è un modo per fare memoria del bene come strumento del cambiamento”.</p>
<p><strong>Quindi al direttore di ‘Africa Mission’ abbiamo chiesto di raccontarci il suo insegnamento</strong>: “L’insegnamento di don Vittorione è sempre forte anche a tanti anni di distanza dalla sua scomparsa ed è quello che ci richiama a non essere sordi al grido di chi nel mondo è condannato a diventare sempre più povero. Di chi è ultimo nel diritto ad avere una vita dignitosa da guadagnarsi attraverso un lavoro che gli garantisca non un reddito di sussistenza, ma un'esistenza degna. Di chi non ha le stesse opportunità di cura e di tutela della salute per sé e per la sua famiglia. Don Vittorione ci ha insegnato ad ascoltare tutti loro. Ma ci ha insegnato anche che solo il rispetto, la non violenza e la condivisione portano la vita”.</p>
<p><strong>Perché don Vittorione ha scelto l’Uganda?</strong></p>
<p>“Il nostro fondatore, don Vittorio Pastori, ha conosciuto il continente africano in Uganda, in quanto alcuni vescovi ugandesi erano venuti in Italia per chiedere un aiuto e don Vittorione è andato in Uganda per vedere la situazione ed, appena ritornato in Italia, ha creato nel 1972, appena dopo mesi dopo il viaggio, ‘Africa Mission’come risposta a quello che lo aveva toccato nel cuore”.</p>
<p><strong>Per quale motivo nasce l’associazione?</strong></p>
<p>“Africa Mission nasce per supportare l’opera sociale dei missionari in Uganda, portando per 10 anni aiuti di emergenza in situazioni di difficoltà, non solo nel Paese ma anche in altri Stati del continente. Nel 1972 don Vittorio fondò ‘Popolazioni e Sviluppo’ per intraprendere direttamente i percorsi di sviluppo attraverso la perforazione di nuovi pozzi d’acqua, attraverso il sostegno allo studio e lo sviluppo agricolo, cercando di aiutare la popolazione nel mettere a frutto le loro capacità e trovare le risorse per un futuro migliore”.</p>
<p><strong>Allora, è possibile aiutare gli africani a casa loro?</strong></p>
<p>“Assolutamente sì, perché chi fugge dalla propria nazione cerca qualche opportunità per vivere dignitosamente. Nessuno fugge perché vuole abbandonare la propria terra; chi lascia la propria terra è perché ci sono situazioni che non consentono di poter valorizzare la propria vita. Quindi aiutare a valorizzare le proprie capacità è l’elemento fondamentale per poter dare una prospettiva di crescita. Quindi aiutarli è necessario, perché le risorse dell’Africa sono grandissime. Purtroppo, per molti anni, c’è stato un atteggiamento predatorio di chi è andato ad aiutare piuttosto che un atteggiamento di supportare lo sviluppo”.</p>
<p><strong>Come rilanciare la cooperazione internazionale?</strong></p>
<p>“Ci vuole gente che creda che occorre valorizzare l’esperienza e la cultura dell’altro per trovare quei punti in cui si può lavorare insieme per portare avanti quei progetti nella ricerca di ciò che unisce invece di ciò che divide e vedere in quale modo queste popolazioni possano svilupparsi, in quanto la loro crescita è legata alla nostra sopravvivenza. Quindi per rilanciare la cooperazione bisogna rilanciare uno spirito realmente di condivisione e non di profitto. Dobbiamo rilanciare la condivisione: questo è l’unico modo per rilanciare la cooperazione”.</p>
<p><strong>Quale è la mission dell’associazione?</strong></p>
<p>“Vogliamo sostenere e promuovere lo sviluppo umano nei Paesi più poveri del mondo attraverso la promozione della dignità della persona umana in tutti i suoi aspetti, realizzando interventi di emergenza, di supporto a realtà locali, in particolare della chiesa locale e dei missionari cattolici, e programmi di sviluppo in vari settori della vita sociale, sulla base dei principi dell’umanesimo cristiano e nel pieno rispetto della libertà di pensiero e di religione degli altri. Sostenere e promuovere uno stile di vita basato sui valori di solidarietà universale e realizzare un'opera di sensibilizzazione delle comunità italiane ai problemi dei paesi poveri.</p>
<p>Quindi i fondamenti del nostro percorso non sono mutati da quelli che ci ha insegnato don Vittorione: andare per esserci, andare per incontrare, andare per ascoltare, andare per condividere, andare per sostenere, andare per evangelizzare, accoglienza presso le nostre sedi, ascolto dei poveri, rispetto dell’uomo e della vita, attenzione alla povertà e alle sue cause, concretezza negli interventi, dono del proprio tempo, delle proprie capacità e risorse, di sé stessi. In questo senso il nostro stile vuole rispecchiare le qualità che sentiamo essenziali nell’impegno umanitario: umiltà, povertà, spirito di servizio. Lo stile del grembiule”.</p>
<p><strong>Ma chi era don Vittorione?</strong></p>
<p>“Don Vittorione era un cristiano laico, che faceva il ristoratore; ad un certo punto si sente interrogato a realizzare in pieno il comandamento dell’amore cristiano e diventa sacerdote, in quanto intraprende un cammino di fede, ma soprattutto da imprenditore laico ha un approccio concreto ad aiutare le persone a migliorare le capacità professionali come lui si era realizzato professionalmente nella vita”. </p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Roma</category>
            <category>Storie</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Papa Leone XIV a Pavia, Padre Falcone racconta il volto paterno del Pontefice]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/480809467_1055461836624437_7285804216685092164_n_1781777098.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>Tutto pronto per la visita di Papa Leone XIV a Pavia il prossimo 20 giugno. ACI stampa- EWTN News ha incontrato a Milano Padre <strong>Michele Falcone</strong>, un religioso dell’Ordine di Sant'Agostino, appartenente alla <strong>Provincia Agostiniana d’Italia</strong> e amico con Papa Leone XIV, quando lui era ancora padre Robert Francis Prevost.  Ora opera nella Chiesa di Santa Rita a Milano. A Padre Michele abbiamo chiesto perché l’Ordine è così importante nella regione Lombardia e cosa si aspettano dalla visita del Papa. Una chiave di lettura del pontificato di Papa Leone XIV attraverso il carisma di Sant'Agostino.</p>
<p><strong>Immaginiamo che l’interesse per questa visita sia notevole.</strong></p>
<p>L’interesse è tantissimo. Purtroppo il Papa verrà solo per un pomeriggio, quindi sarà per noi una sorta di riscaldamento, un primo passo per prepararci a questo genere di incontri. Tutti vorrebbero avere uno spazio e, paradossalmente, non c’è il tempo. Intanto ci stiamo muovendo per capire come dare la possibilità alle nostre realtà di accostarsi al Papa, anche solo per quei pochi minuti che ci saranno concessi. Non per cattiva volontà, ma perché il tempo, in queste cose, è tiranno. Il Papa incontrerà i frati; ci saranno anche le monache di Milano, di via Ponzio, che verranno per l’occasione. E poi ci saranno i laici. Chiaramente ognuno avrà un piccolo spazio, faremo un saluto. Questa volta sarà così, sperando poi che, per il centenario dell’anno prossimo, ci sia un’occasione un po’ più importante, con una visita non solo a Pavia ma anche a Milano.</p>
<p><strong>Prima ci stava dicendo che c’è un fortissimo interesse da parte dei francesi. Stando qualche giorno a Pavia abbiamo capito come l’interesse verso Sant’Agostino sia maturato nel tempo e sia chiaramente esploso quest’anno, ma non esclusivamente grazie all’elezione del Papa. Lei mi diceva appunto che c’è questo curioso interesse da parte dei francesi.</strong></p>
<p><br> I francesi sono stati una sorpresa in questo senso. Vedere una partecipazione così numerosa, soprattutto per il Giubileo, con il desiderio di fermarsi a Pavia, che di solito viene quasi ignorata perché Milano assorbe gran parte dei flussi, è stato sorprendente. Però vedere tantissimi ragazzi che si fermano e vivono momenti di preghiera molto intensa nella basilica di Pavia è stata una sorpresa anche molto commovente. Ma non solo loro. Ci siamo accorti anche, con le scolaresche, che mentre prima l’obiettivo erano la Cittadella o la tomba di Severino Boezio, adesso si fermano proprio per Sant’Agostino. Ed è bello che finalmente si riscopra una figura di questo genere. Sant’Agostino non è un santo che suscita immediatamente una devozione popolare. Non fa devozione, e non possiamo forzarlo. Ma quando si scopre la sua riflessione umana, il suo desiderio di ricerca di Cristo, la dimensione della crescita personale, allora non puoi non innamorartene. Sant’Agostino è un ispiratore a 360 gradi.</p>
<p><strong>Parlando di Sant’Agostino, vorrei ricollegarmi più strettamente al Papa. Che cosa c’è di evidente e profondo di agostiniano in Papa Leone?</strong></p>
<p>Fondamentalmente tutto. Io l’ho conosciuto molto da vicino e mi ha insegnato tantissimo. Questo desiderio della verità, questo senso fortissimo dell’amicizia, della crescita comune, il fatto di essere attivo e contemplativo allo stesso tempo: è qualcosa di meraviglioso. La ricerca dell’unità è una cosa che mi ha molto colpito quando era generale. Riusciva a mettere in dialogo anche fazioni molto discordanti tra loro perché, alla fine, se c’è Cristo e se l’obiettivo è Cristo per tutte le parti, non puoi non arrivare a un’unità. Una volta che interiorizzi questo principio e lo rendi chiaro a tutti, la soluzione si trova. L’ho visto superare anche momenti molto particolari. Nella storia dell’Ordine, come ovunque, siamo umani: la libertà può portarci a fare qualche sciocchezza o a vedere le cose da un punto di vista molto parziale. Poi, a livello globale, non è facile: ce ne stiamo accorgendo. Però, se c’è Cristo, allora all’unità si arriva.</p>
<p><strong>Per voi Agostiniani, ovviamente, l’elezione ha rappresentato, oltre a un grande orgoglio, una gioia e un’emozione particolari. Che cosa ha creato? Ha dato una spinta questa elezione, una responsabilità in più?</strong></p>
<p>Sì. Il desiderio di essere, da buoni confratelli, di supporto al Santo Padre è molto forte. Noi non siamo un grande Ordine dal punto di vista numerico, ma siamo molto fraterni. Forse non siamo fortissimi nei grandi campi di studio, però siamo forti nella fraternità. E questo il Papa lo sa. Ogni volta che ha bisogno di un sostegno da questo punto di vista ci coinvolge: viene a trovarci, noi andiamo a trovare lui. E questo lo aiuta anche a gestire momenti molto tesi e difficili. Ieri sera ha guidato il Rosario per la pace: gestire situazioni del genere, umanamente, è molto complicato se non hai qualcuno con cui fare un pezzo di strada. Naturalmente ci sono i segretari e lo staff, che svolgono un ruolo fondamentale. Però lui è cresciuto con noi e noi viviamo molto la dimensione della famiglia. Sa che, se facciamo un pranzo insieme con i frati presenti, può trovare un momento di sollievo. Del resto, essendo stato generale, li conosce praticamente tutti. In questo modo riesce anche a scaricare le tensioni. Si è parlato molto della palestra fisica, del fare movimento, ma quello è un aspetto secondario. La vera palestra, per noi, è la fraternità: il fatto che una sera tu possa trovarti attorno a un tavolo con degli amici, bere un’aranciata o una birra e semplicemente chiacchierare e ridere. Sono cose semplici, ma allentano moltissime tensioni e aiutano ad affrontare meglio situazioni molto complesse.</p>
<p><strong>In questa risposta ha fatto riferimento a un aspetto molto umano e personale di Papa Leone. Partendo dal presupposto che, come diceva, prima di essere qualunque cosa siamo esseri umani, prima le ho chiesto che cosa ci sia di agostiniano nel suo pontificato. Ora le chiedo: conoscendolo personalmente, qual è l’aspetto più umano, la virtù o il tratto caratteriale che lei riesce a riconoscere più facilmente nel suo modo di essere Papa?</strong></p>
<p>La paternità. È padre. Se lo guardate negli occhi, in certe situazioni, lo si percepisce chiaramente. Lo si vede dagli occhi. Chi lo conosce bene riconosce tutto dal volto. È molto paterno. È attentissimo a tutto, non gli sfugge nulla. Ha la pazienza del padre, anche quando i figli adolescenti fanno i capricci. Ha ben chiari gli obiettivi. È capace di portare la responsabilità e di trasmettere insegnamenti. E questa, oggi, è una cosa fondamentale. Io lavoro con i giovani e vedo che, in un momento storico in cui c’è una carenza di figure paterne o di punti di riferimento che incarnino certi valori, questo è un messaggio molto forte. È una risposta dello Spirito.</p>
<p><strong>Chiudo con una battuta, che è anche una domanda. Negli ultimi undici mesi quanto siete riusciti a rimanere in contatto?</strong></p>
<p>Non bisogna immaginare che stia al telefono con tutti gli Agostiniani. Mantiene i rapporti, ma ha dei tempi. Altrimenti passerebbe la giornata al cellulare. In certe occasioni non bisogna stargli addosso. Io so che, appena può, non soltanto con me ma con tutti, risponde. Con i suoi tempi, con le sue modalità. A volte basta anche una battuta. Perché, se dovesse rispondere a cinquemila messaggi, considerando soltanto l’episcopato mondiale, tra vescovi, preti e tutte le persone che conosce, non sarebbe umanamente possibile Però tiene molto alle relazioni e quindi, appena può, risponde. Ed è una cosa bella.</p>
<p> </p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Milano</category>
            <category>Italia</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Papa Leone XIV: “Siamo chiamati a contribuire alla costruzione della Nuova Gerusalemme, civiltà dell’amore”]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35763/papa-leone-xiv-siamo-chiamati-a-contribuire-alla-costruzione-della-nuova-gerusalemme-civilta-dellamore</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/_rbk8300_1781862347.JPG/640" style="margin: 10px 0"><p>Questa mattina il Papa ha ricevuto in Udienza i partecipanti ai “Borgo Laudato si’ Dialogues”, ospitati dal 17 al 19 giugno 2026, nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo. Si tratta della prima realizzazione di questo forum realizzato in collaborazione da Centro di Alta Formazione Laudato si’, University of Notre Dame, Deloitte Switzerland e Handshake Strategies.</p>
<p>I Borgo Dialogues – come fa sapere anche Vatican News – hanno riunito rappresentanti del mondo imprenditoriale, organizzazioni internazionali, mondo accademico, cultura, società civile e Chiesa per un confronto sulle grandi sfide del nostro tempo.</p>
<p>Il Papa rivolge ai presenti un saluto in lingue inglese. “Avete appena concluso due giorni di intenso lavoro presso Borgo Laudato Si' a Castel Gandolfo. Vi siete riuniti per partecipare alla prima edizione dei “Dialoghi del Borgo” – come stava spiegando poco fa il Cardinale Baggio – il primo passo di un percorso volto a rinnovare e ripensare la leadership morale in un mondo che oggi appare frammentato e smemorato delle proprie radici storiche”, dice il Papa</p>
<p>“E, fratelli, avete discusso temi rilevanti che sono anche motivo di attenzione per la Chiesa cattolica: l'intelligenza artificiale e il suo rapporto con l'umanità, l'invecchiamento e la vitalità, lo sport e la diplomazia, e il futuro della sostenibilità. Avete dato attuazione al desiderio che ho recentemente espresso nella mia Lettera Enciclica <em>Magnifica Humanitas</em>: «Entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, con i quali condividiamo gli eventi, le domande e le aspirazioni dell'umanità. Insieme a loro, cerchiamo di individuare nuovi percorsi per il bene comune e per promuovere una vita dignitosa per tutti”, ricorda il Pontefice.</p>
<p>“Dinanzi alla tentazione di costruire la “torre di Babele”, che rappresenta l’idolatria del profitto a scapito dei più vulnerabili e fa aumentare il rischio della disumanizzazione, siamo chiamati a contribuire alla costruzione della Nuova Gerusalemme, la civiltà dell’amore, in cui l’amore è l’unico principio guida della vita economica, politica e culturale”, dice il Pontefice nel suo discorso.</p>
<p>Il Papa ringrazia tutti per il proprio lavoro e chiede di "coniugare la conoscenza locale con la responsabilità globale e a far avanzare un processo volto a plasmare una leadership coraggiosa, oggi tanto necessaria".</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Il testamento spirituale del cardinale Camillo Ruini, schiettezza e libertà]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/ruini-1_1781860239.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p><em>Porta la data del tre giugno 2016, praticamente dieci anni fa. Il Testamento spirituale del Cardinale Camillo Ruini ha la schiettezza che gli era propria. Vale la pena di leggerlo tutto. Eccolo: </em></p>
<p> </p>
<p><strong>Testamento spirituale di Camillo Ruini</strong></p>
<p>Rendimento di grazie e richiesta di pentimento a Dio e ai fratelli.</p>
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.</p>
<p>Ti ringrazio, Signore, per la lunga vita che mi hai dato, per avermi fatto cristiano, per la chiamata al sacerdozio e per i miei tanti anni di prete e poi di vescovo. Ti ringrazio per essere stato e per essere ancora tanto amato, dai miei genitori Francesco e Iolanda, da mia sorella Donata, dai nonni Idelberto e Maria e dallo zio Guido, con i quali ho abitato: il loro affetto mi ha dato forza e sicurezza per tutta la vita. Ti ringrazio per l’altra nonna Emma, per gli zii Riccardo e Tina, per mio cugino Carlo e sua moglie Carla e per gli altri miei congiunti. Ti ringrazio per essere amato e accudito con tanta dedizione dalla mia fedelissima Pierina, amato e accudito con grande generosità dal mio segretario Don Mauro, ora vescovo di Tivoli, da Mara che ha voluto rimanere al mio fianco anche dopo la fine del mio mandato di Cardinale Vicario, da Don Nicola, Angela, Claudia della CEI e molti altri miei collaboratori. E, nella vita domestica, da Palmizia, Sergio, Raffaella.</p>
<p>Ti ringrazio, Signore, per gli amici di Sassuolo, per il mio parroco Mons. Zelindo Pelluti, per Don Dino Carretti che mi ha guidato e accompagnato nell’accogliere la vocazione al sacerdozio. Ti ringrazio per gli anni di formazione al Collegio Capranica e all’Università Gregoriana, per i Superiori, i Professori, i compagni e amici che ho avuto, in particolare i compianti Don Osvaldo Ronzon, Don Valerio Massucci, Don Nicola Battarelli, Don Nicolino Barra. Ti ringrazio per il mio servizio di prete e di insegnante a Reggio Emilia, per i miei vescovi Beniamino Socche e soprattutto Gilberto Baroni, dal quale tanto ho ricevuto e tanto ho imparato, per i molti sacerdoti e laici, uomini e donne di più generazioni, in particolare per quelli che anche adesso mi sono più vicini: da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare. Ti ringrazio per il Concilio Vaticano II, per averlo vissuto e fatto vivere con gioia a Reggio Emilia e anche per avermi dato la lucidità e la forza di oppormi alle derive postconciliari.</p>
<p>Poi, Signore, quando una certa stanchezza minacciava di opprimere il mio sacerdozio, tu hai avuto pietà di me e, con sorpresa e</p>
<p>sgomento, mi hai chiamato all’episcopato: è stata una grazia tanto grande quanto immeritata, un rinnovamento e rinvigorimento della mia vocazione. Da allora si sono moltiplicati quelli che pregano per me e secondo le mie intenzioni, supplendo alla povertà della mia preghiera. Da allora, in poco tempo, sono diventato un personaggio pubblico, anche se ho sempre cercato di rimanere una persona semplice: in questo senso, di rimanere quello di prima.</p>
<p>Una grazia del tutto speciale è stato per me Giovanni Paolo II. Fin dall’inizio del suo ministero ho visto realizzarsi in lui quel che avvertivo confusamente dentro di me e che Paolo VI già aveva indicato, tra molte resistenze e incomprensioni. Mai però avrei immaginato di diventare un suo diretto collaboratore, come sono stato per più di vent’anni, dall’autunno del 1984, quando si preparava il Convegno di Loreto, fino alla sua morte. In Giovanni Paolo II ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, l’inseparabilità di preghiera, vita e apostolato, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare. Per mia colpa, Signore, ho cercato di seguire il suo esempio in ciò che corrisponde alla mia inclinazione ma molto meno in ciò che avrebbe rimediato alla mie più gravi lacune.</p>
<p>In concreto nei ventidue anni del mio ministero romano, alla CEI e in Vicariato, spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore: ho superato così resistenze e ostilità non piccole, specialmente agli inizi, sia alla CEI sia in Vicariato. Riconosco e confesso però di aver agito a volte con durezza sostanziale, sotto delle forme per lo più – non sempre – gentili: ne chiedo perdono al Signore e a tutte le persone, vive e defunte, alle quali ho procurato dolore. Ma devo ringraziarti, Signore, per le persone con cui ho avuto la gioia di collaborare: in particolare Mons. Giovanni Battista Re e Mons. Stanislao Dziwisz, i segretari della CEI Mons. Dionigi Tettamanzi, Mons. Ennio Antonelli e Mons. Giuseppe Betori, i vicegerenti di Roma Mons. Remigio Ragonesi, Mons. Cesare Nosiglia, Mons. Luigi Moretti, Annick Johnson, Dino Boffo, Sergio Belardinelli, Vittorio Sozzi, il compianto Mons. Giuseppe Cacciami<span>1</span>, il Cardinale Angelo Scola, ma anche tantissimi altri, tra i quali i parroci di Roma e i direttori degli uffici CEI e del Vicariato: a non pochi di loro sono rimasto legato.</p>
<p>Adesso sono emerito da otto anni e ti ringrazio, Signore, di avermi dato tutto questo tempo per prepararmi all’incontro supremo con te, ma ti domando anche perdono per aver ben poco usato tale tempo a questo scopo. Per la verità, finora sono stato un emerito molto occupato, per vari incarichi che ho ricevuto e soprattutto perché mi sono dedicato alla passione per lo studio che è nato in me nell’adolescenza e poi mi ha sempre accompagnato. I temi che ho scelto, Dio e la vita oltre la morte, di per sé dispongono all’incontro con te e i due libri nei quali li ho condensati intendono essere un, sia pur minimo, contributo all’evangelizzazione. Di fatto, però, l’impegno dello scrivere non ha favorito la libertà del mio spirito per la preghiera.</p>
<p>Ma le cause di questa poca libertà sono soprattutto i miei peccati e la debolezza della mia risposta all’amore del Signore: queste cose vorrei confessare, sperando di non scandalizzare nessuno, ma di stimolare invece a pregare per me e a far meglio di me. Confesso anzitutto la pochezza della mia fede. Fin da piccolo ho avuto il dono della fede e ho detto le preghiere, la fede fino a oggi mi ha sempre accompagnato e sostenuto, in particolare nell’accogliere la chiamata al sacerdozio. A difendere la fede mi sono dedicato, già da studente liceale, senza timidezza o paure. Ho cercato di approfondire con lo studio i suoi contenuti e le sue ragioni, di proporli e difenderli con passione e convinzione. Nonostante tutto questo, però, nel segreto del mio cuore proprio sulla fede sono stato sempre tentato, anche se, per grazia di Dio, penso di non aver mai ceduto alla tentazione. Concretamente, la mia fede era e rimane sottodimensionata per reggere e animare una vita che dovrebbe essere tutta dedicata a Dio e ai fratelli. Signore, abbi pietà di me e rafforzami alla fede, nell’ultima e decisiva fase del mio cammino terreno.</p>
<p>Vergine Maria, nostra dolce Madre, intercedi perché l’amore di Dio riempia il mio cuore e mi doni libertà vera. “Si è più beati nel dare che nel ricevere” (Atti 20,35): questa parola di Gesù è sempre stata per me quasi un’evidenza e un’inclinazione naturale, legata anche al fatto che non mi sono mai trovato nel bisogno. Così, grazie alla grande generosità dei miei genitori e di mia sorella, per tutto il tempo in cui ero prete a Reggio ho potuto lavorare praticamente gratis. In seguito ho ricevuto molto denaro ma non ho incrementato i beni di famiglia, destinando il superfluo ad aiutare persone in difficoltà. Anche qui, però, non ho messo in pratica l’invito del Signore a lasciare tutto per seguirlo e non ho rinunciato a un tenore di vita semplice ma confortevole.</p>
<p>Sono sempre stato “papista” e ne ringrazio il Signore e i miei formatori, in particolare i Professori della Gregoriana. Dopo Giovanni Paolo II, ho collaborato per tre anni con Benedetto XVI e lo ringrazio di tutto cuore, anche per l’affetto che tuttora mi dimostra. Quando è stato eletto Papa Francesco ne ho gioito e, per quel che potevo, sono stato subito un suo sostenitore. Anche oggi mi rallegro e lo ringrazio per il suo straordinario slancio evangelizzatore. Devo confessare però di trovarmi in una situazione di disagio, non certo per motivi personali ma perché fatico a comprendere alcuni orientamenti che mi sembrano riaprire ferite, dopo il Concilio a stento medicate. Chiedo umilmente al Signore di convincermi interiormente che la Chiesa è sua e che Egli stesso ne ha cura, al di là delle nostre vedute umane.</p>
<p>Signore, aiutami ad accogliere la piccola croce del mio decadimento, per ora fisico, e la progressiva estinzione del mio ruolo: è la grazia che ora mi dai per prepararmi meglio all’incontro con te.</p>
<p>Signore, tu solo sai perché mi hai chiamato, il tuo amore è totalmente gratuito, immeritato, creatore. Fa che io non lo respinga, perdonami anche per averlo già troppo eluso e deluso. Signore, Dio fedele, non stancarti di amarmi e di chiamarmi, di convertirmi. Padre ricco di misericordia, dona a me e a tutti i miei fratelli in umanità la grazia della perseveranza finale.</p>
<p>Roma, 3 giugno 2016</p>
<p>Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù</p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:30:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Diocesi di Roma: "Auguri al Santo Padre nel suo anniversario di sacerdozio"]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35755/diocesi-di-roma-auguri-al-santo-padre-nel-suo-anniversario-di-sacerdozio</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/_ris4303_1781856836.JPG/640" style="margin: 10px 0"><p style="font-weight:400;">“La Diocesi di Roma rende lode al Padre per il 44° anniversario di ordinazione presbiterale del nostro Vescovo, Papa Leone XIV”, questo riporta un comunicato del Vicariato di Roma per Papa Leone XIV nel suo anniversario di sacerdozio.</p>
<p style="font-weight:400;">“Siamo consapevoli della delicatezza del Suo ministero e rimaniamo edificati dal Suo quotidiano spendersi per l’annuncio del Regno e per la ricerca della pace”, continua la nota. </p>
<p style="font-weight:400;">“Lo sosteniamo con rinnovato affetto e con la preghiera di tutto il popolo Santo di Dio invocando per Lui la forza disarmata degli umili.  La Vergine Santissima del Divino Amore lo protegga e benedica il suo ministero”, conclude la nota. </p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Roma</category>
            <category>News</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 10:11:00 +0200</pubDate>
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        </item>
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            <title><![CDATA[Rimini. Tre appuntamenti della diocesi in cammino verso il 22 agosto con Papa Leone XIV]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/723948301_2056243531947000_8481432747771257546_n_1781777590.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>“La Chiesa di Rimini si prepara ad accogliere con gioia la visita di Papa Leone XIV, prevista per il prossimo 22 agosto”. Così riporta il sito della Diocesi di Rimini che per l’occasione propone tre appuntamenti aperti a tutti i fedeli e alla cittadinanza, “occasioni di preghiera, riflessione e comunione ecclesiale” per accompagnare spiritualmente l’attesa dell’incontro con il Santo Padre.</p>
<p>Il primo momento, già passato, si è tenuto <strong>domenica 14 giugno </strong>nella Cattedrale di Rimini con una Celebrazione eucaristica in rito greco-cattolico per la pace in Ucraina e nel mondo intero.</p>
<p>Il secondo appuntamento è in programma per oggi <strong>venerdì 19 giugno alle ore 21.00</strong> nella Cattedrale di Rimini, dove  Monsignor Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi, terrà una conferenza sul tema “Il ministero di Pietro”. L’incontro offrirà l’opportunità di approfondire il significato del servizio del Successore di Pietro nella vita della Chiesa e il valore della comunione ecclesiale attorno al Papa.</p>
<p>Il percorso di preparazione culminerà <strong>martedì 30 giugno alle ore 19.00</strong> nella Cattedrale di Rimini con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. La presenza del Cardinale Zuppi rappresenterà un ulteriore momento di comunione e di preparazione spirituale all’attesa visita del Santo Padre.</p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Rimini</category>
            <category>Italia</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Myanmar, cinque vescovi costretti a lasciare la diocesi]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35715/myanmar-cinque-vescovi-costretti-a-lasciare-la-diocesi</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/primopiano_21319_1781648085.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>Il <strong>cardinale Charles Maung Bo</strong>, arcivescovo di Yangon, ha definito “policrisi” quella che si vive nel suo Paese. Un dato lo conferma: dal colpo di stato militare del febbraio 2021, cinque vescovi del Paese del Sud-est asiatico (<strong>Pechino, Loikaw, Banmaw, Mindat e Lashio</strong>) sono stati costretti ad abbandonare le proprie diocesi. Lo ha ricordato uno di loro il 5 giugno a Roma durante la visita <em>ad limina</em> dei vescovi birmani al Papa e alla Curia romana.</p>
<p>Dopo l’incontro, il <strong>Cardinale Bo ha dichiarato tutta l’ammirazione per il sostegno ricevuto dal Papa, dicendo che “la Birmania non è dimenticata, ma è sempre nelle sue preghiere</strong>” e che Leone XIV “continuerà a chiedere al mondo di non dimenticare il Myanmar”.</p>
<p>Il vescovo <strong>Felice Ba Htoo di Pekhon</strong> ha però sottolineato un dato ulteriore: dal colpo di stato della giunta, cinque dei diciassette vescovi birmani sono stati allontanati con la forza dalle loro diocesi, come ha spiegato il vescovo <strong>Felice Ba Htoo di Pekhon</strong>, uno di quelli che ha dovuto lasciare la sua diocesi insieme ai vescovi di <strong>Loikaw, Banmaw, Mindat e Lashio</strong>, tutti costretti ad abbandonare le loro cattedrali e a rifugiarsi in parrocchie situate in zone più sicure, lontane dai conflitti tra l'esercito birmano e i gruppi ribelli. <em>"</em></p>
<p>Durante la loro visita <em>ad limina</em> , i <strong>vescovi hanno incontrato anche i capi dei dicasteri, con i quali hanno parlato della salute spirituale e amministrativa delle loro diocesi</strong>. Hanno inoltre potuto discutere con il Santo Padre della situazione nel loro Paese, a più di cinque anni dalla presa del potere da parte della giunta del generale <strong>Min Aung Hlaing</strong>, che ha gettato la Birmania e i suoi circa 55 milioni di abitanti nel caos, nella violenza e nella guerra civile.</p>
<p>Secondo le organizzazioni per i diritti umani in Myanmar, <strong>dal 2021 sono stati uccisi oltre 7.700 civili e attivisti pro-democrazia; più di 30.000 sono stati arrestati e quasi 22.800 sono stati incarcerati</strong>. Il nuovo regime militare, insediatosi dopo una transizione democratica decennale interrotta dal colpo di stato, ha anche causato una grave recessione economica e una significativa svalutazione del kyat, in gran parte dovuta alle sanzioni internazionali contro la giunta.</p>
<p><strong>I continui scontri tra l'esercito e la coalizione di gruppi etnici armati e le Forze di Difesa del Popolo (PDF) hanno anche provocato una prolungata crisi umanitaria</strong>. Diversi milioni di persone sono state sfollate e vivono tuttora in precari campi profughi in tutto il paese.</p>]]>
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            <category>Myanmar</category>
            <category>Yangoon</category>
            <category>Mondo</category>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Gregorio Barbarigo, il santo intellettuale al servizio dei poveri]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35741/gregorio-barbarigo-il-santo-intellettuale-al-servizio-dei-poveri</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/gregorio-barbarigo_1781773217.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong>Cultura e attenzione per i poveri non vanno in contraddizione.</strong> La cultura aiuta a comprendere meglio l’umanità e, messa poi al servizio di Dio, riesce a offrire una marcia in più per rendersi degni strumenti della sua Provvidenza e Misericordia per ogni uomo. E fu così per il<strong> santo cardinale Gregorio Barbarigo</strong> (Venezia, 16 settembre 1625 – Padova, 18 giugno 1697) che non volle rimanere nella sua torre d’avorio dei libri e della letteratura.  <strong>Personaggio alquanto singolare e straordinario san Gregorio Barbarigo. Così particolare che nella Roma papale del Seicento</strong>, da giovane sacerdote invece di trascorrere le giornate nella ricca corte pontificia, andava in mezzo al popolo, soprattutto quello degli abitanti di Trastevere — noto quartiere popolare — durante l’epidemia della peste, scoppiata nell’Urbe nel 1656.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong>Profilo elegante, nobile. Viso austero ma non servero.</strong> Così è ritratto in molti quadri san Gregorio Barbarigo di cui oggi ricorre la memoria liturgica. Nato in una ricca e influente famiglia veneziana, la madre  morì affetta da peste quando Gregorio aveva solo due anni. Il padre era senatore della Repubblica di Venezia nonché fervente cattolico. E fu proprio il padre ad inidirizzarlo all’istruzione delle scienze naturali, facendogli completare anche gli studi di un corso di diplomazia. </span><strong>Nel 1643, il primo viaggio a Münster: era ad accompagnare  l'ambasciatore veneziano Alvise Contarini a  in Germania per le negoziazioni in preparazione della Pace di Westfalia</strong> che pose termine alla Guerra dei trent'anni. Qui, nella città tedesca, ebbe la possibilità di conoscere l'Arcivescovo Fabio Chigi, Nunzio Apostolico in Germania e futuro Papa Alessandro VII, che partecipava alle negoziazioni. Tre anni anni dopo, nel 1646, farà ritorno a Venezia. <strong>Poi, Padova, la città a cui deve molto Gregorio:</strong> nella prestigiosa università di Padova studia greco, matematica, storia, filosofia. Nella città veneta ottiene un dottorato "in utroque iure" nel 1655.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ma la vita è segnata dal Signore: chiamato da Dio, desiderava divenire religioso.</strong> Ma, sotto consiglio del suo direttore spirituale, diventerà sacerdote diocesano. L’ordinazione, il 21 dicembre 1655. Aveva trent'anni. Fu papa Alessandro VII a chiamarlo a Roma.  Era  il1656: diviene così "Prelato Domestico di Sua Santità", oltre a essergli affidati diversi incarichi nel Tribunale della Segnatura Apostolica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong><br><br></strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong>Roma. Anno 1656:</strong> la Città Santa è segnata da epidemia di peste, e così il pontefice gli chiede di presenziare alla commissione incaricata di portare soccorso agli ammalati di peste. Un sacerdote attento al popolo, vicino alla gente: questo è il ritratto che viene fuori da questa esperienza che segnerà per sempre la sua esistenza. Finita la pestilenza, gli viene offerta la diocesi di Bergamo: ne diviene Vescovo il 9 luglio 1657 (con ordinazione episcopale il 29 luglio).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong>Diffuse la stampa religiosa:</strong> sua, la particcolare predilizione per gli scritti di San Francesco di Sales che diffuse tra il popolo. Un Vescovo vicino al suo popolo: condivideva, infatti, spesso la mensa con i poveri. Papa Alessandro VII lo crea Cardinale il 5 aprile 1660 con il titolo di San Tommaso in Parione (opterà per il titolo di San Marco il 13 settembre 1677). Come Cardinale lavorò per la riunificazione con le Chiese Orientali. Poi, sempre papa Alessandro VII lo invia a Padova come vescovo. Era il 24 marzo del 1664. Ed è proprio a Padova che san Gregorio Barbarigo si dedicherà a “ricostituire” il seminario della città. Il "suo" seminario arrivò a essere considerato uno dei migliori d'Europa. </span><strong>Morì il 17 giugno 1697.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>"San Gregorio Barbarigo, con la sua illuminata, pronta, accuratissima opera di formazione spirituale e intellettuale del clero, ci insegna a fare la carità anche e innanzitutto alla Chiesa.</strong> Infatti la prima e più urgente carità, di cui la Chiesa vuole essere l’oggetto da parte delle famiglie e delle parrocchie, è questa: la ricerca di molte e sicure vocazioni allo stato ecclesiastico. Il Barbarigo ebbe chiarissima l’intuizione dei bisogni immediati del popolo di Dio, e seppe usare tutti i mezzi della sua distintissima pietà e della sua fine cultura per portarvi una risposta efficace e salutare. E questa fu la preparazione del clero". Sono parole di san Giovanni XXIII per la canonizzazione del cardinale — il 26 maggio 1960 — che tracciano un affascinante ritratto di questo insigne maestro di carità e di ardore per la Chiesa.</p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Roma</category>
            <category>Storie</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate>
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        </item>
            <item>
            <title><![CDATA[Papa Leone XIV: Ruini, "ha saputo guidare il popolo di Dio"]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35753/papa-leone-xiv-ruini-ha-saputo-guidare-il-popolo-di-dio</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/cq5dam_1781795846.jpeg/640" style="margin: 10px 0"><p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>E' arrivato il giorno delle Esequie del cardinale </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><a href="https://www.acistampa.com/story/25456/la-chiesa-italiana-perde-una-delle-sue-colonne-e-morto-il-cardinale-camillo-ruini"><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Camillo Ruini</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></a><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> . Dopo il profondo dolore che la  </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><a href="https://www.acistampa.com/story/35717/il-cordoglio-della-chiesa-italiana-per-la-morte-del-cardinale-ruini"><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Chiesa ha espresso in questi giorni</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></a><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> dopo la sua morte avvenuta nella tarda serata di martedì scorso, 16 giugno,</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> ora è il momento dell'addio, a-Dio. Il feretro è presso l'Altare della Cattedra della basilica di San Pietro. </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>A presiedere il rito, il pontefice</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> . Presenti diversi cardinali, arcivescovi e vescovi. E' questo il saluto riservato a una delle colonne della Chiesa italiana, una biografia intensa colma di diversi incarichi e responsabilità in seno a Santa Romana Chiesa. </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>" </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><strong><span><span><span><span><span><span><span><span>Per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità che il Signore ha voluto affidargli</span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span> ", questo il ritratto che delinea papa Leone XIV nella sua omelia alla celebrazione liturgica.  </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Poi, passa in rassegna, la sua vita densa, colma di Dio, </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> ricordando - in particolar modo - le sue "iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile. Pensiamo al “Progetto culturale”;</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>all'impegno profuso nel promuovere l'apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana; al grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione, qui a Roma; alla sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della società”.</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Cita poi le Letture appena ascoltate durante la celebrazione. Fa riferimento a san Paolo di Tarso con la sua frase «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenza, né altezza né profondità,</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio». Ed è proprio questa - secondo papa Leone XIV - "la verità che ha animato anche il Cardinale Ruini nel suo ministero. L'amore di Dio è fedele, niente può sconfiggerlo né separarcene, perché è dono suo, viene da Lui, e ci è profuso al di là di ogni nostro merito e dobbiamo". E cita il suo Testamento spirituale nel quale "parlando delle tante persone nei confronti delle quali sentiva gratitudine per il bene elargitogli - continua il pontefice - il Cardinale Camillo ha scritto: «Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare». Penso che siano parole che possono aiutare anche noi a vivere le nostre responsabilità ei nostri diversi servizi con la stessa umiltà e con la medesima fiducia in Dio".</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Un'altra frase della Scrittura (presente sempre nella Liturgia) che cita papa Leone XIV è tratta dal Vangelo di Giovanni:</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io». In queste parole, papa Leone XIV vede un sunto del programma, “la direzione e lo scopo ultimo di una vita spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza”. E, ancora una volta, il pontefice fa riferimento al Testamento spirituale del porporato: “Spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore”, così ricorda il pontefice. </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Un'omelia di ricordi, quella di papa Leone XIV:</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> vengono in mente gli incontri con i pontefici che lo stesso Ruini ha vissuto: come quella con san Paolo VI e, in special modo, con san Giovanni Paolo II nel quale - facendo riferimento sempre al suo Testamento spirituale - il cardinal Ruini ha “sperimentato” la presenza del Signore. </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Infine, alcune parole sul motto dell'Episcopato che il porporato aveva scelto come vescovo:  </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong> <strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>“La verità ci renderà liberi”.</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> Parole che “riassumono la profonda concezione di persona e di libertà che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l'eternità” continua il pontefice. </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span>Ed è proprio guardando alla vita del cardinale Ruini - conclude papa Leone XIV - “a come è vissuto ea come ha lasciato questo mondo, possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l'uomo cresce e maturazione quando trova nella Verità</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></strong><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span> che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza”.</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 17:04:00 +0200</pubDate>
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        </item>
            <item>
            <title><![CDATA[Papa Leone e il Presidente del Perù: l’impegno a favore della coesione sociale]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35751/papa-leone-e-il-presidente-del-peru-limpegno-a-favore-della-coesione-sociale</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/260618-arrival-of-h_1781784220.JPG/640" style="margin: 10px 0"><p>Papa Leone XIV ha ricevuto oggi in Udienza al Palazzo Apostolico José María Balcázar Zelada, Presidente della Repubblica del Perù, con la Consorte, e Seguito.</p>
<p>Il Presidente della Repubblica del Perù, successivamente, si è incontrato con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, accompagnato da Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali.<br> <br> “Nel corso dei cordiali colloqui in Segreteria di Stato è stato espresso compiacimento per le buone relazioni tra la Santa Sede e il Perù e la volontà di consolidarle. Ci si è poi soffermati su questioni di comune interesse, tra le quali l’andamento socio-economico, l’attività mineraria illegale, la promozione del bene comune e del dialogo, nonché l’impegno a favore della coesione sociale”, continua la nota ufficiale.<br> <br> “Nel prosieguo delle conversazioni, c’è stato uno scambio di vedute sulla situazione socio- politica regionale ed internazionale, con particolare attenzione al fenomeno delle migrazioni, alla criminalità organizzata e alle ripercussioni dei conflitti”, conclude il comunicato.</p>
<p><strong>José María Balcázar</strong> è Presidente del Perù dal febbraio 2026. Dopo numerose ore di voto e diversi scrutini, è stato eletto presidente dal Congresso con 60 voti. All’età di 83 anni, è il presidente più anziano nella storia del Perù.</p>
<p> </p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Camillo Ruini e Giovanni Paolo II, una collaborazione che è diventata amicizia]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35735/camillo-ruini-e-giovanni-paolo-ii-una-collaborazione-che-e-diventata-amicizia</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/ruini-gpii-1_1579462109_1781769377.webp/640" style="margin: 10px 0"><p><em>Nel 2020 su Acistampa sono apparsi una serie di miei articoli dedicati all’ anno di Giovanni Paolo II. Si celebravano i cento anni della nascita del Papa che ha cambiato il corso della storia e che ha segnato la vita della Chiesa nel modo più significativo delle secolo. </em></p>
<p><em>Ad aprire la serie una intervista con il Cardinale Camillo Ruini, uno degli “amici fidati” di Giovanni Paolo II. </em></p>
<p><strong>Eminenza, Giovanni Paolo II l’ha scelta per essere vicario della Diocesi di Roma.  Come è nata questa scelta,  come vi siete conosciuti?</strong></p>
<p>Ho conosciuto Giovanni Paolo II nell’autunno del 1984, quando ero vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla e vicepresidente per il Nord Italia del Comitato preparatorio del Convegno ecclesiale di Loreto. Il Papa mi invitò a cena, con mia grande sorpresa, e mi interrogò sulla preparazione di quel Convegno. Risposi con una franchezza che il Papa apprezzò. Da allora ho avuto il dono di collaborare costantemente con lui, in particolare, dal 1986, come Segretario della CEI. Probabilmente Giovanni Paolo II, all’inizio del 1991, mi ha voluto come suo vicario per Roma sulla base di quella collaborazione.</p>
<p><strong>Essere vicario della Diocesi di Roma e anche presidente della CEI sembra un compito troppo grande, tanto che dopo di Lei non è stato più così. Era una scelta del Papa che Lei mantenesse entrambi i ruoli?</strong></p>
<p>E’ stata naturalmente una decisione del Papa. Prima di me il Cardinale Ugo Poletti aveva anch’egli ricoperto entrambi i ruoli. D’altra parte il presidente della CEI è, per statuto, a capo di una diocesi. Essere  il cardinale vicario e quindi risiedere a Roma sotto un certo aspetto facilita un lavoro – quello di Presidente della CEI – che è comunque molto impegnativo.</p>
<p><strong>Come lavoravate insieme, c’era una routine, delle abitudini fisse?</strong></p>
<p>Gli appuntamenti fissi erano tanti. Ad esempio, tutte le volte che il Papa visitava una parrocchia romana (ne visitava 15 all’anno) invitava a pranzo il cardinale vicario, il vescovo ausiliare di quel settore di Roma, il parroco e gli eventuali viceparroci. Qualcosa di analogo avveniva per le visite del Papa agli ospedali romani, per i suoi incontri annuali con i sacerdoti di Roma, per la Messa in San Pietro con gli studenti universitari e in varie altre circostanze. Poi vi erano naturalmente le udienze che Giovanni Paolo II mi dava personalmente e, più di frequente, gli incontri di lavoro presieduti dal Santo Padre a cui partecipavo insieme ad altri suoi collaboratori.</p>
<p><strong>In tanti anni di lavoro con Giovanni Paolo II sono tanti i temi “difficili” che avete affrontato. Quali secondo Lei erano i più complicati che non sono stati risolti, e quali andrebbero di nuovo affrontati ?</strong></p>
<p>Il tema di fondo che stava al centro dell’attenzione e dell’impegno di Giovanni Paolo II era la nuova evangelizzazione: un tema sempre attuale e mai risolvibile una volta per tutte. A Roma l’iniziativa più rilevante che abbiamo preso al riguardo è stata la “missione cittadina”, svoltasi negli anni precedenti il Giubileo del 2000. L’idea centrale era quella del popolo di Dio in missione. Di fatto vi hanno partecipato attivamente il clero romano, duemila religiose, circa quattordicimila laici delle parrocchie romane e delle associazioni e movimenti ecclesiali. Abbiamo visitato oltre il 70% delle famiglie romane e circa il 50% dei luoghi di lavoro. L’intenzione era rendere permanente questa missione ma purtroppo non vi siamo riusciti. Penso che qualcosa di analogo alla missione cittadina potrebbe essere proposto anche oggi.</p>
<p><strong>Uno forse, che torna periodicamente alla ribalta, è il tema del celibato …..che avrebbe pensato Giovanni Paolo II delle richieste dei vescovi amazzonici ?</strong></p>
<p>Paolo VI aveva ribadito e approfondito i motivi per i quali il celibato del clero andava mantenuto nella Chiesa latina. Giovanni Paolo II era totalmente in sintonia con il suo predecessore, per lui rinunciare al celibato era davvero inconcepibile.</p>
<p><strong>Roma, che visione ne aveva Papa Giovanni Paolo II ? Si sentiva “romano”?</strong></p>
<p>Giovanni Paolo II amava Roma e si sentiva profondamente romano. Ha dedicato molte delle sue energie, e anzitutto delle sue preghiere, a questa città e a questa diocesi. Nella lettera che accompagnava la mia nomina a vicario scrisse che mi affidava quanto aveva di più suo e di più caro. Per lui Roma era il cuore della Chiesa e doveva essere “esemplare” per tutta la Chiesa.</p>
<p><strong>E</strong> <strong>l’Italia che posto aveva nel cuore di Giovanni Paolo II? </strong></p>
<p>Un  posto grande, la considerava la sua “seconda patria”. Ricordiamo, all’inizio del 1994, in un momento difficile per l’Italia, la sua “grande preghiera per l’Italia” e la lettera ai vescovi italiani nella quale scriveva che: “All’Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in modo speciale il compito di difendere per tutta l’Europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo.</p>
<p><strong>Qual è il suo ricordo personale del Papa e quale quello, mi permetta di dire così, “professionale”?</strong></p>
<p>Quando si tratta di Giovanni Paolo II è difficile distinguere tra questi due tipi di ricordi perché quel Papa metteva tutto se stesso nell’adempimento di ciascuno dei suoi vari compiti. In concreto, il mio ricordo per così dire “professionale” è il Papa già gravemente colpito dal parkinson che continua a visitare le parrocchie romane, suscitando la commozione dei fedeli. Il ricordo personale è quello del Papa immerso nella preghiera, anche quando intorno a lui c’era molto movimento e rumore.</p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Papa Leone XIV a Pavia, il Vescovo Sanguineti racconta l'attesa della diocesi]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35737/papa-leone-xiv-a-pavia-il-vescovo-sanguineti-racconta-lattesa-della-diocesi</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/sanguineti_1781769727.png/640" style="margin: 10px 0"><p>Sabato prossimo <strong>Papa Leone XIV compirà una nuova visita pastorale in Italia, questa volta a Pavia</strong>. Abbiamo avuto l’occasione di parlare di questo importante evento ecclesiale con il vescovo della Diocesi lombardo, <strong>Monsignor Corrado Sanguineti</strong>.</p>
<p><strong>Pavia ha già avuto modo di ricevere alcuni predecessori di Leone XIV, in particolare Giovanni Paolo II e  Benedetto XVI…</strong></p>
<p>Nel 1984 Giovanni Paolo II stava facendo un percorso sulle orme di San Carlo Borromeo e da Milano fece sosta a Pavia che culminò in un momento di incontro con la città in Piazza della Vittoria e dovette venire in macchina e non in elicottero da Milano per la nebbia. Fu un momento però vissuto con grande partecipazione dalla gente, perché era la prima volta che un papa in tempi moderni andava a visitare Pavia. La seconda visita, quella di Papa Benedetto, ha lasciato una traccia più profonda in assoluto perché fu più prolungata. Benedetto XVI arrivò nel pomeriggio del 21 aprile e si fermò tutta la domenica 22 aprile. Fu una visita che ha avuto due poli, uno Sant'Agostino perché Papa Benedetto fin da giovane teologo si è formato sugli scritti sul pensiero di Agostino, e poi fu una visita alla chiesa di Pavia. Il Papa fece un'omelia bellissima su Sant'Agostino, sulle tre conversioni che segnarono la vita di Agostino. Ricordo poi che nel 2023-2024 abbiamo avuto un anno agostiniano per celebrare i 1300 anni della presenza di Agostino e tra l'altro quell'anno fu concluso dal Cardinale Robert Prevost che allora era Prefetto al Dicastero dei Vescovi.</p>
<p><strong>In che modo i fedeli, la Chiesa di Pavia, vivono questa presenza agostiniana?</strong></p>
<p>Devo dire che innanzitutto a partire da quella visita c'è stato un po' un rilancio di alcune iniziative, penso alla settimana agostiniana che viene fatta ad aprile. Poi ho cercato nella proposta pastorale alla mia diocesi di in questi anni di farci un po' accompagnare anche dalla parola di Sant'Agostino per esempio sul tema della chiesa, su cosa vuol dire essere oggi chiesa. E poi sicuramente un elemento di ulteriore stimolo è stata l'elezione di Papa Leone, nel senso che Papa Leone XIV è, l'ho detto lui fin dal primo giorno, è un figlio di Sant'Agostino. Alcuni frati che sono presenti sono amici personali di Padre Prevost, lo chiamano ancora così, e il fatto che sia stato fatto lui Papa ha portato in questo primo anno di pontificato tante persone in vari modi a venire a Pavia o per pregare Sant'Agostino, partecipando anche alle celebrazioni. Aggiungo un'ultima cosa, Agostino è anche il patrono della nostra università, che è statale, laica chiaramente, non è un'università cattolica, però è un'università che ha sempre avuto un buon rapporto con il mondo ecclesiale, tanto è vero che alcuni eventi legati alla figura di Agostino vengono fatti in università. E da questo punto di vista a me piacerebbe aiutare anche a riscoprire come Sant'Agostino può parlare a noi oggi,cioè un santo che pur essendo vissuto tanti anni fa, ha un linguaggio, ha un percorso umano che lo rende molto vicino a noi uomini moderni, perché è un uomo inquieto, un uomo che ha avuto anche un momento di grande crisi, che si è allontanato dalla fede, che ha vissuto un'adolescenza e una giovinezza un po' disordinata, e che ha fatto proprio un suo cammino, per cui Agostino secondo me è un santo che può parlare a credenti e anche a non credenti.</p>
<p><strong>Come si articolerà la visita del Papa?</strong></p>
<p>Abbiamo dovuto pensare a tre momenti. Prima Papa Leone farà Sosta al Cnao, che è questo grande centro di terapia idrologica, un centro di altissima specializzazione che fa delle terapie mirate per tumori, in modo particolare per tumori anche che colpiscono bambini. La visita non è tanto una visita, di illustrazione tecnica di questa cosa veramente meravigliosa che è il Cnao, ma il Papa viene per incontrare innanzitutto coloro che lì operano, quindi il personale medico, ma non solo medico perché nel Cnao lavorano tantissime tipologie di persone, e poi ci sarà un incontro con alcuni bimbi, che sono in cura al Cnao, e anche alcuni bambini che sono invece curati nel reparto di oncoematologia pediatrica del vicino ospedale San Matteo. Quindi almeno una sosta nel mondo della sofferenza. La seconda tappa sarà un po' il cuore della visita, ed è ovviamente San Pietro in Ciel d’oro. Il Papa nel convento incontrerà prima i confratelli agostiniani, poi incontrerà di fatto persone che in qualche modo sono legate alla Basilica e anche i vescovi lombardi che saranno presenti. E poi in Basilica farà una liturgia della Parola, e lì ovviamente farà anche un atto di venerazione sant’Agostino, e rivolgerà una parola alla chiesa di Pavia. La terza tappa sarà invece pensata un po' come incontro aperto a tutti, pubblico. L'idea è che il Papa arrivi un po' nel cuore di Pavia, (14:54) quindi in piazza del Duomo, in piazza della Vittoria. In piazza del Duomo farà un saluto ai bambini e ai ragazzi e alla comunità latinoamericana. Il Papa, lo sappiamo, è stato tanti anni in Perù e ci tiene molto a questo rapporto. E poi farà una preghiera privata, personale, accompagnato dal capitolo al cattedrale nel Duomo, sulla tomba di San Siro, che è il primo vescovo di Pavia, e in piazza della Vittoria c'è l'incontro un po' con la cittadinanza, dove poi il Papa farà anche il suo giro in Papamobile per salutare i vari settori della piazza. Poi tornerà all'eliporto e ripartirà.</p>
<p><strong>Secondo la sua esperienza diretta, che rapporto ha il Papa con voi vescovi italiani?</strong></p>
<p>Innanzitutto un approccio molto sereno, molto accogliente, di stima. Nel primo incontro il 17 giugno 2025 terminato il suo discorso, ci ha salutati uno per uno ed eravamo più di 300. Il Papa comunica serenità. Lui ha il suo stile, ha il suo temperamento. E poi nei discorsi che ha già fatto mi ha colpito molto questo richiamo a rimettere al centro Gesù Cristo innanzitutto nella nostra vita anche personale, perché non è scontato.  Ha rimesso in luce quanto oggi la Chiesa è chiamata a essere un soggetto, un testimone di un nuovo umanesimo. Il tema dell'umanesimo, della identità dell'uomo, al Papa sta molto a cuore. Ci ha proprio invitato anche ad avere più coraggio nell'esporci pubblicamente su certi temi. Il Papa mi sembra che sia un uomo di grande ascolto e a noi vescovi ha comunicato un senso di grande vicinanza e di grande sostegno.</p>
<p>.</p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Pavia</category>
            <category>Storie</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:00:00 +0200</pubDate>
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        </item>
            <item>
            <title><![CDATA[ROACO: un appello del Papa a riflettere sulle conseguenze della guerra e della precarietà]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/photo-2026-06-17-10-30-57-1_1781779161.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattina in Udienza i partecipanti alla 99a Assemblea Plenaria della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali (ROACO).</p>
<p>La ROACO lavora in stretta sinergia con il <strong>Dicastero per le Chiese Orientali</strong> della Santa Sede e sostiene finanziariamente e pastoralmente i fedeli di rito orientale nel mondo.</p>
<p>Il Papa li accoglie ringraziandoli che oltre al lavoro sui progetti di aiuto alle Chiese Orientali Cattoliche,  si sono concentrati su un argomento specifico: la formazione dei chierici e dei monaci nei seminari e nei collegi orientali.</p>
<p>“Credo sia stata una scelta molto opportuna. Soccorrere una Chiesa, infatti, non significa solo provvederla di mezzi materiali di sussistenza, ma anche aiutarla a crescere nella sua identità e nella sua forza evangelizzatrice, che poggiano sulla formazione dei ministri, chiamati a diffonderne le ricchezze spirituali. E le comunità cattoliche orientali ne custodiscono molte, condividendole con i fratelli e le sorelle delle Chiese Ortodosse. Sì, le Chiese Orientali Cattoliche hanno un grande dono da arrecare all’intera compagine cattolica, spesso ignara di abbracciare al suo interno tradizioni ecclesiali diverse”, dice il Papa ai presenti in un discorso in lingua inglese.</p>
<p>“La nostra Madre Chiesa è dunque unita, ma non uniforme; il suo grembo fecondo ha dato alla luce varie tradizioni spirituali e teologiche, riti e discipline diversi, che si arricchiscono a vicenda. Ci fa bene approfondire tali tesori con i milioni di fratelli e sorelle orientali cattolici, mentre auspichiamo passi in avanti verso la piena unità con tutte le Chiese Orientali. Tutte le antiche Chiese d’Oriente ci riportano infatti alle origini della fede, fanno risplendere la luce della grazia attraverso liturgie dense di sacralità, manifestano nel culto di lode il mistero di Dio da adorare, testimoniano la potenza della preghiera d’intercessione, offrono contenuti spirituali che riempiono il cuore di meraviglia e grato stupore per la bellezza che svelano”, aggiunge ancora il Pontefice.</p>
<p>Per il Pontefice la scelta di aiutare a promuovere la formazione dei ministri sacri, mettendovi in ascolto di alcuni specialisti che vi si dedicano, come avete fatto in questi giorni, “è un bel segno di concreta attenzione a queste Chiese”.</p>
<p>“Carissimi, guardandovi e pensando al servizio silenzioso e benefico che svolgete, e ai tanti benefattori che attraverso di voi destinano risorse a chi ha bisogno, non posso non pensare a quanto denaro, in questo oscuro frangente storico, viene sprecato per uccidere, gettato via da tanti che fomentano le guerre. Mentre voi generate vita, loro seminano morte; mentre voi tendete la mano al fratello, loro trovano nemici da schiacciare; mentre voi create dialoghi, loro ricercano monologhi; mentre voi aprite vie di speranza, loro rinchiudono i popoli nella paura; mentre voi costruite futuro, loro distruggono il presente”, denuncia il Papa.</p>
<p>“Figlia della guerra, c’è una piaga di cui vorrei parlare oggi e che continua a dissanguare soprattutto le Chiese Orientali. La definisco con una parola: precarietà”, sottolinea il Pontefice.</p>
<p>“Quando un visitatore si reca in un Paese che ha conosciuto conflitti sui quali è poi calato il silenzio, le cose sembrano generalmente tranquille, anche se fortemente segnate dai drammi del passato. Eppure quelle società sono indebolite dall’instabilità delle istituzioni, dalla presenza di bande armate che si spartiscono il territorio, da una politica condizionata e non di rado manipolata da agenti e interessi esterni, che non opera con libertà, ma si barcamena tra mille sotterfugi, accordi segreti e interessi di parte. E così si ingenera una perenne precarietà, che soffoca le possibilità di sviluppo e ricade sempre sulla pelle dei più poveri”, spiega il Papa.</p>
<p>“Vorrei rivolgere ancora una volta un appello a riflettere sulle conseguenze della guerra e della precarietà, e a prevenirle con intelligenza e responsabilità, perché tutto ciò non è frutto di un destino inevitabile, ma di libere scelte e quindi di responsabilità moralmente imputabili. La storia dimostra come le trame della violenza e della prepotenza, del potere e del dominio, dei guadagni conseguiti senza giustizia e senza scrupoli, si ritorcono non solo contro chi le subisce, ma anche contro chi le persegue. Preghiamo Gesù, Signore della pace, e sollecitiamo le coscienze perché siano sensibili allo sdegno; e si ridestino il rispetto per l’umanità e un doveroso senso di civiltà!”, l’appello finale di Papa Leone XIV.</p>
<p> </p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:00:00 +0200</pubDate>
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            <item>
            <title><![CDATA[Nuovi decreti per il Dicastero delle Cause dei santi.]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35747/nuovi-decreti-per-il-dicastero-delle-cause-dei-santi</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/cq5dam_1781778044.jpeg/640" style="margin: 10px 0"><p style="text-align:justify;"><strong>Nuovi decreti per il Dicastero delle Cause dei Santi. Papa Leone XIV ha incontrato in udienza, stamane, il cardinal  Marcello Semeraro, Prefetto dello stesso Dicastero. Nuovi volti e biografie per gli onori degli altari. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong>Si apprende da un comunicato della sala stampa vaticana che papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti:</strong> <strong>il martirio dei Servi di Dio Juan Torres Torres e di 19 Compagni</strong>, Sacerdoti diocesani, uccisi tra l’agosto e il settembre del 1936, in odio alla fede, sul territorio della diocesi di Ibiza (Spagna), nel contesto della medesima persecuzione.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;">Poi c’è il decreto per <strong>le virtù eroiche del Servo di Dio Júlio Maria De Lombaerde</strong> (al secolo: Júlio Emilio Alberto), Sacerdote professo della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia e Fondatore della Congregazione delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria, della Congregazione dei Missionari di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santissimo Sacramento, nato a Waregem (Belgio) il 7 gennaio del 1878 e morto nei pressi dell’attuale comune di Alto Jequitibá (Brasile) il 24 dicembre 1944.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:400;"><strong>Inoltre, sempre nella stessa schiera di nomi, i volti femminili come quello della Serva di Dio Maria Teresa Tallon</strong> (al secolo: Julia Teresa): di lei, sono state proclamate le virtù eroiche. <strong>La Tallon</strong> è la Fondatrice della Congregazione delle Visitatrici Parrocchiali di Maria Immacolata, nata il 6 maggio 1867 a Hanover (Stati Uniti d’America) e morta il 10 marzo 1954 a Monroe (Stati Uniti d’America). <strong>Il decreto, poi, per le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Agnese Tribbioli,</strong> Religiosa professa e Fondatrice della Congregazione delle Suore Pie Operaie di San Giuseppe, nata il 20 aprile 1879 a Firenze (Italia) e ivi morta il 27 gennaio 1965; <strong>poi le virtù eroiche della Serva di Dio Clara Andreu y Malferit</strong> (al secolo: Barbara Onofria), Monaca professa del Monastero girolamino di San Bartolomeo di Inca, nata il 4 dicembre 1596 a Palma di Maiorca (Spagna) e morta il 24 giugno 1628 a Inca (Spagna); e, <strong>infine, sempre di virtù eroiche si parla per la Serva di Dio Maria Petra Giordano</strong> (al secolo: Nicoletta), Monaca</span>professa dell’Ordine dei Predicatori, nata il 4 luglio 1912 a Napoli (Italia) e morta il 21 giugno 2006 a Bibbiena (Italia).</p>
<p> </p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:30:00 +0200</pubDate>
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        </item>
            <item>
            <title><![CDATA[Papa Leone XIV: "Dio ci chiede di essere suoi strumenti per portare la pace nel mondo"]]></title>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/whatsapp-image-2026-06-18-at-10_1781772861.jpeg/640" style="margin: 10px 0"><p>“Anche <strong>le università sono da lungo tempo luoghi di incontro</strong>, che riuniscono studenti e docenti per crescere nella sapienza attraverso lo studio e la ricerca accademica, ma anche mediante le amicizie e le relazioni professionali che naturalmente si sviluppano. Pur non essendo sempre facile, le università devono impegnarsi costantemente affinché restino aperte opportunità di incontro autentico e significativo. Questo è un elemento essenziale della vita di ogni istituzione di istruzione superiore, perché le nostre relazioni con gli altri, le nostre lingue e le nostre culture sono fondamentali per ciò che siamo come esseri umani “. Lo ha detto stamane <strong>Papa Leone XIV, incontrando</strong> i <strong>membri del Board of Governors della Hebrew University di Gerusalemme.</strong></p>
<p>Le università – ha aggiunto – “sono state tradizionalmente anche <strong>luoghi privilegiati di dialogo</strong>, dove la ricerca del sapere è intrinsecamente legata allo scambio di idee tra tutti i membri della comunità accademica. In un clima in cui sia possibile un dialogo rispettoso, ciascuno può crescere nella conoscenza imparando dai punti di vista e dalle testimonianze di vita degli altri, anche di coloro con cui può trovarsi in disaccordo. In questi contesti, con paziente perseveranza, è possibile lavorare gradualmente per abbattere le barriere dell’incomprensione e della diffidenza che possono sorgere”.</p>
<p>Oggi – ha precisato il Papa – viviamo “in un tempo spesso caratterizzato dalla violenza e da una retorica aggressiva”, ma “<strong>i membri della vostra variegata comunità universitaria possono continuare a essere artigiani di una pace autentica, una pace disarmata e disarmante</strong>, umile e perseverante, che opera per l’armonia tra i popoli<strong>. Dio ci chiede di essere suoi strumenti per portare la pace nel mondo</strong>, ma dobbiamo cominciare da noi stessi”.</p>
<p>“ <strong>Invece di considerare la pace impossibile e fuori dalla nostra portata </strong>– ha concluso -<strong> dobbiamo impegnarci a promuoverla nelle nostre comunità e ad accoglierla e riconoscerla nella nostra stessa vita.</strong> Prego affinché, formando artigiani di pace, la comunità universitaria continui a essere un faro di speranza e di unità in un mondo sempre più diviso”.</p>]]>
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            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Città del Vaticano </category>
            <category>Vaticano</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 11:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Nasce "il Cammino di San Giacomo" in Calabria]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35719/nasce-il-cammino-di-san-giacomo-in-calabria</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/724039314_1332875515645491_8269150746964802412_n_1781680712.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>Con una giornata inaugurale il13 giugno scorso è nato il “Cammino di San Giacomo in Calabria”, un itinerario dedicato al turismo lento che attraversa paesaggi naturali, borghi storici e luoghi di spiritualità nel cuore del Reventino. </p>
<p>L’associazione APS “Pellegrini di Speranza sulla Via di San Giacomo in Calabria” lo definisce un evento che ha saputo unire spiritualità, cultura, amicizia, territorio e speranza. La prima tappa, da Bianchi (Cs) a Cicala (Cz) ha coinvolto circa 300 persone lungo il percorso che da Bianchi ha condotto fino a Cicala, attraverso Castagna, Panettieri e Carlopoli.</p>
<p>Si tratta del tratto conclusivo del Cammino di 18 km che da Bianchi arriva a Cicala lungo i sentieri che conducono alla Chiesa di San Giacomo, un percorso breve ma intenso, ideale per chi desidera vivere l'esperienza del pellegrinaggio in una sola giornata.</p>
<p>All’inizio del Cammino c'è stata anche la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo metropolita di Cosenza – Bisignano. All’arrivo, i pellegrini sono stati invece accolti da mons. Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro – Squillace.</p>
<p>Monsignor Claudio Maniago, ha guidato il momento conclusivo recitando la speciale “Preghiera del Pellegrino”, scritta appositamente per questa via spirituale.</p>
<p>Hanno partecipato 300 pellegrini in tutto.</p>
<p>"L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere un modello di viaggio sostenibile e consapevole, in cui il cammino diventa occasione di incontro e valorizzazione dei territori interni della Calabria", si legge su Calabria straordinaria.</p>
<p> </p>]]>
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            <category>Italia</category>
            <category>Roma</category>
            <category>News</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
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            <title><![CDATA[Gli Stati Uniti consacrati al Sacro Cuore di Gesù]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35713/gli-stati-uniti-consacrati-al-sacro-cuore-di-gesu</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/img_0228_jtpdfq-860_1781647927.jpg/640" style="margin: 10px 0"><p>È <strong>stato con una toccante celebrazione lo scorso 11 giugno che i vescovi degli Stati Uniti hanno consacrato la nazione al Sacro Cuore di Gesù</strong>, durante la sessione plenaria della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. E la data non poteva essere meno casuale, ai Vespri del venerdì 12 giugno, Festa del Sacro Cuore di Gesù.</p>
<p>La <strong>consacrazione è stata compiuta durante una solenne Messa subito dopo le Preghiere dei Fedeli, attraverso una preghiera recitata da tutti</strong>. Parrocchie, congregazioni e scuole di tutto il Paese sono state incoraggiate ad aderire all'iniziativa celebrando le proprie Messe, Ore Sante o novene. </p>
<p>L'omelia è stata pronunciata <strong>dall'Arcivescovo William E. Lori di Baltimora</strong>. Lori ha sottolineato che la consacrazione è "atto di fede" e un segno visibile che la storia è in definitiva "la storia dell'amore fedele di Dio nel mondo", e che le celebrazioni per il quarto di millennio degli Stati Uniti necessitano di affidare il Paese nelle mani di Cristo.</p>
<p><strong>"Stiamo consacrando la nostra nazione non perché sia ​​perfetta, ma perché è amata da Dio", ha affermato l'arcivescovo Lori.</strong></p>
<p>Lori ha anche notato che né la nazione né la Chiesa sono sempre state all'altezza dell'amore di Cristo, e che ci sono stati tempi di divisione e di peccato, e dunque era necessario riconoscere queste ferite. </p>
<p>Allo stesso tempo, <strong>Lori ha fatto riferimento alla sua recente lettera pastorale, "Nella carità e nella verità", e ha sottolineato che il Sacro Cuore di Gesù non divide, ma riconcilia</strong>. L'obiettivo deve essere quello di superare le divisioni sociali, le ideologie e i risentimenti e di costruire una cultura caratterizzata da giustizia, pace e rispetto per la dignità di ogni essere umano, in particolare dei nascituri, degli immigrati, dei poveri e dei vulnerabili.</p>
<p><strong>Questa preoccupazione è stata sottolineata anche dalla Casa Bianca nel suo messaggio, che ha posto l'accento sui diritti fondamentali alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità</strong>. Lori ha concluso sottolineando che questo rinnovamento deve essere accolto dai credenti nella loro vita quotidiana:</p>
<p>"<strong>In una cultura che celebra l'indipendenza e l'autosufficienza, ci riuniamo pubblicamente per riconoscere che la nostra identità più profonda e la nostra speranza più vera provengono dal Signore</strong>". Non a caso,<br> In una dichiarazione ufficiale, la Casa Bianca ha elogiato l'azione dei vescovi definendola un "momento potente nella nostra storia nazionale". </p>
<p>La dichiarazione ha tracciato un collegamento storico con la nascita della repubblica: poco dopo la Guerra d'Indipendenza, il <strong>vescovo John Carroll, il primo vescovo cattolico del paese e cugino del padre fondatore della Chiesa cattolica Charles Carroll</strong>, consacrò la giovane nazione alla Vergine Maria. Con l'attuale consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, questo patrimonio spirituale raggiunge una nuova pietra miliare. Il messaggio cristiano è sempre stato al centro dell'identità e dello stile di vita del paese.</p>
<p>La <strong>Casa Bianca ha anche colto l'occasione per una significativa digressione storica: la festa del Sacro Cuore di quest'anno (12 giugno)</strong> segna l'anniversario dello storico discorso del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan alla Porta di Brandeburgo a Berlino nel 1987 ("Abbattete questo muro").</p>
<p>La dichiarazione ha rievocato la collaborazione <strong>tra Reagan e Papa Giovanni Paolo II, che insieme si opposero al comunismo ateo e difesero lo spirito umano</strong>. Guardando al presente, la Casa Bianca ha messo in guardia contro "nuove ideologie minacciose" che avrebbero tentato ancora una volta di estromettere Dio dalla società. La consacrazione dei vescovi rappresentava quindi un segno importante nella difesa del patrimonio spirituale e della civiltà.<br> </p>]]>
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            <category>USA</category>
            <category>Washington</category>
            <category>Mondo</category>
            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate>
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        </item>
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            <title><![CDATA[Una teologia del Mediterraneo per affrontare il tempo presente]]></title>
            <link>https://www.acistampa.com/story/35711/una-teologia-del-mediterraneo-per-affrontare-il-tempo-presente</link>
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                <![CDATA[<img src="https://www.acistampa.com/images/schermata-2026-06-16-alle-23_1781647355.png/640" style="margin: 10px 0"><p><strong>Leone XIV ha incontrato i vescovi del Mediterraneo durante il suo viaggio in Spagna. Perché, per questo incontro</strong>, i vescovi dell’area mediterranea si sono incontrati a Barcellona, dopo gli appuntamenti di Bari, Firenze e Marsiglia, proseguendo un percorso che nasce all’interno della Conferenza Episcopale Italiana ma che si è poi internazionalizzato. E, in quell’incontro, Leone XIV ha ricevuto <strong><em>Le Note di Metodo per una teologia dal Mediterraneo</em>, un testo elaborato dalla Rete Teologica Mediterranea.</strong></p>
<p>Si tratta di un <a href="https://www.settimananews.it/wp-content/uploads/2026/06/Methodological-Notes-for-a-Theology-from-the-Mediterranean-1.pdf">testo breve</a>, di una ventina di pagine, suddiviso in tre parti. <strong>Nella prima si esplora “Il Mediterraneo come luogo teologico”, nella seconda si parla de “Il criterio vivo della Pasqua”, e infine si definisce “il dentro per comprendere”. </strong></p>
<p>Il testo è stato elaborato dalla Rete Teologica Mediterranea (RTMed), un network di teologi, teologhe e istituzioni accademiche delle diverse sponde del Mediterraneo che negli ultimi anni ha lavorato per definire le sfide del Mediterraneo e tradurle in una riflessione teologica, con l’idea di promuovere una cultura dell’incontro, della pace e del dialogo tra popoli e religioni.</p>
<p>Il testo è stato reso pubblico durante l’incontro dei vescovi del Mediterraneo, svoltosi dal 9 al 12 giugno a Barcellona, e ha avuto un taglio particolarmente ecumenico e interreligioso.</p>
<p>Così, le note teologiche fanno seguito al <strong><em>Manifesto per una teologia del Mediterraneo</em></strong>. Il testo presentato al Papa sottolinea che “il Mediterraneo chiede di essere riconosciuto come luogo teologico, <strong>proprio in quanto spazio del tra, spazio reale di incontro che rimanda a Dio, all’incontro tra gli uomini e Dio</strong>”.</p>
<p>La rete di teologi definisce l’area mediterranea come “un paradigma culturale ed ecclesiale”, dove “contestualità e complessità vanno insieme” e il concetto del “tra”, ovvero il Mediterraneo come “mare tra le terre che separa e unisce”, <strong>insegna che le identità si rafforzano non nell’isolamento, bensì nell’incontro.</strong></p>
<p>Il testo parla di passare da una teologia del dialogo ad una teologia in dialogo, un passaggio essenziale in una regione dove convivono ebraismo, islam e cristianesimo. Sono necessari <strong>ascolto e discernimento, perché “il mondo-della-vita mediterraneo è fatto di vissuti che richiedono prima di tutto di essere narrati per essere compresi”.</strong></p>
<p>La teologia che abita il tra non può, inoltre, che essere “<strong>una teologia per la pace, una scuola in cui formarsi a prassi di riconciliazione e di giustizia</strong>”.</p>
<p>Il testo chiede anche una formazione teologica più ampia, con la nascita di percorsi accademici condivisi, e sottolinea che è necessario “<strong>promuovere, difendere, presentare la coscienza e l’identità mediterranee</strong>”.</p>]]>
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            <category>Spagna</category>
            <category>Barcellona</category>
            <category>Europa</category>
            <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 18:00:00 +0200</pubDate>
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