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        <title>CardioLink Scientifc News</title>
        <description><![CDATA[Today News - ECG ON LINE - BBMax - OPEN LAB. Notizie sempre fresche. Ogni giorno.]]></description>
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            <title>Colchicina nella prevenzione cardiovascolare: conferme a lungo termine</title>
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            <description><![CDATA[<b>Fonte: Nidorf SM, et al. N Engl J Med. 2020. PMID: 31733140.</b> <p>L’infiammazione gioca un ruolo centrale nello sviluppo e nella progressione della malattia aterosclerotica. Negli ultimi anni, la colchicina è stata proposta come terapia anti-infiammatoria a basso costo per la prevenzione cardiovascolare. Diversi studi, tra cui COLCOT e LoDoCo2, hanno dimostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori, inclusi infarto miocardico, ictus e morte cardiovascolare. Le analisi più recenti confermano la persistenza del beneficio nel lungo termine con una riduzione significativa del rischio relativo di eventi. Il meccanismo d’azione è legato all’inibizione dell’inflammasoma NLRP3 e alla riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie. Questo approccio rappresenta un cambiamento di paradigma dal controllo dei fattori di rischio tradizionali alla modulazione dell’infiammazione vascolare. Dal punto di vista clinico, la colchicina è semplice da utilizzare e presenta un buon profilo di sicurezza. Gli effetti collaterali più comuni sono gastrointestinali ma generalmente gestibili. Le evidenze attuali suggeriscono un ruolo nei pazienti con malattia coronarica stabile e in quelli con recente sindrome coronarica acuta. Le linee guida stanno iniziando a integrare queste evidenze soprattutto nei pazienti ad alto rischio residuo. Le prospettive future includono studi su popolazioni più ampie e la valutazione di combinazioni terapeutiche. Nel
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:17:00 GMT</pubDate>
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            <title>ATTRv, lo screening genetico a cascata anticipa la diagnosi e si associa ad una migliore sopravvivenza</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20835&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Cappelli F et al. Eur Heart J. 2026;00:1-15. doi:10.1093/eurheartj/ehag222.</b> <p>In uno studio retrospettivo italiano multicentrico su 967 soggetti appartenenti a 431 famiglie con amiloidosi ereditaria da transtiretina, lo screening genetico a cascata ha identificato 569 portatori dopo la diagnosi di 398 casi indice. Tra i portatori inizialmente asintomatici, il 16,7% ha sviluppato la malattia durante un follow-up mediano di 5,3 anni, con importanti differenze in base alla variante genetica; in quasi un quinto dei casi la conversione è avvenuta oltre 10 anni prima dell’età prevista di esordio. I soggetti individuati tramite screening hanno mostrato una prognosi migliore rispetto ai casi indice, mentre le terapie disease-modifying si sono associate a una marcata riduzione della mortalità. Per il cardiologo, il lavoro conferma che sorveglianza proattiva, approccio multidisciplinare e presa in carico precoce sono centrali nella gestione dell’ATTRv familiare.</p><div class="leggi-anche">leggi anche</div>{loadposition altre-news-dopo-testo}]]></description>
            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:17:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20835&amp;catid=907:complete</guid>
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            <title>Nuove frontiere nella prevenzione dello stroke nella fibrillazione atriale</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20836&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Reddy VY, et al. J Am Coll Cardiol. 2017. PMID: 27916352.</b> <p>La prevenzione dello stroke nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) rappresenta uno degli obiettivi principali della terapia. Negli ultimi anni, gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) hanno rivoluzionato questo ambito. Tuttavia, una quota significativa di pazienti presenta controindicazioni o elevato rischio emorragico. In questi casi, strategie alternative stanno emergendo. Tra queste, la chiusura percutanea dell’auricola sinistra rappresenta una delle più promettenti. Diversi studi hanno dimostrato una riduzione del rischio di stroke comparabile alla terapia anticoagulante. Le nuove evidenze suggeriscono un’espansione delle indicazioni anche a pazienti con rischio emorragico intermedio. Un altro ambito di ricerca riguarda la personalizzazione della terapia anticoagulante basata su modelli dinamici di rischio. L’integrazione di biomarcatori e dati clinici potrebbe migliorare la stratificazione e ottimizzare il bilancio rischio-beneficio. Le tecnologie digitali stanno inoltre contribuendo al monitoraggio continuo permettendo una gestione più precisa della terapia. Dal punto di vista farmacologico, sono in sviluppo nuovi anticoagulanti con meccanismi d’azione innovativi e potenzialmente più sicuri. Le prospettive future includono approcci combinati farmacologici e interventistici. Nel complesso, la prevenzione dello stroke nella FA sta evolvendo verso un modello sempre più personalizzato con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia e minimizzare i rischi.</p><div
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:17:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20836&amp;catid=907:complete</guid>
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            <title>Nasce SCORE2-HF: il primo modello europeo per stimare il rischio di scompenso nei soggetti senza malattia cardiovascolare nota</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20837&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: European Heart Journal. 2026. doi:10.1093/eurheartj/ehag154.</b> <p>Lo scompenso cardiaco entra sempre più chiaramente nell’orizzonte della prevenzione primaria. Con SCORE2-HF, gli autori hanno sviluppato e validato un nuovo modello di predizione del rischio in adulti europei di età superiore a 40 anni senza precedente malattia cardiovascolare. Il modello deriva da 25 coorti prospettiche in 14 Paesi, per un totale di 611.778 individui e 21.818 eventi incidenti di scompenso, e utilizza variabili facilmente disponibili nella pratica clinica: età, fumo, pressione arteriosa sistolica, terapia antipertensiva, BMI, filtrato glomerulare ed eventuale diabete tipo 2, con età alla diagnosi e HbA1c nei soggetti diabetici. Il modello è stato poi ricalibrato su dati contemporanei europei relativi a oltre 36 milioni di persone e 515.466 eventi di scompenso, quindi validato esternamente in tre ulteriori coorti per un totale di 1.336.824 partecipanti e 36.841 eventi. Le performance sono risultate solide, con C-index compresi tra 0,827 e 0,874. Anche l’impatto clinico è apparso notevole: in una regione europea a basso rischio, un uomo di 70 anni passa da un rischio medio a 10 anni dell’8% al 24% se presenta quattro fattori avversi; nelle regioni a rischio molto elevato, con gli stessi fattori, il rischio arriva al 59%. SCORE2-HF si
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:17:00 GMT</pubDate>
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            <title>Gian Franco Gensini, il ricordo di un maestro della medicina italiana</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20838:gian-franco-gensini-il-ricordo-di-un-maestro-della-medicina-italiana&amp;catid=989:articoli</link>
            <description><![CDATA[<p>La scomparsa del Professor <b>Gian Franco Gensini</b> lascia un vuoto profondo nella medicina italiana, nell’università e nella sanità pubblica. Per molti anni il suo nome è stato legato in modo indissolubile a <b>Careggi</b>, all’Università di Firenze e alla crescita di una scuola medica capace di unire rigore scientifico, visione organizzativa e attenzione concreta alla persona malata. Ordinario di Medicina Interna e Cardiologia, già preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo fiorentino, direttore di strutture cliniche di grande rilievo, Gensini è stato per generazioni di medici un punto di riferimento autorevole. Chi lo ha conosciuto ricorda una figura esigente, rigorosa, talvolta solenne, ma sempre animata da una dedizione assoluta alla medicina, allo studio e alla formazione. 

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</div>

Il Professor Gensini apparteneva a quella tradizione medica in cui la competenza non è mai separata dalla responsabilità. La sua attività scientifica, riconosciuta anche a livello internazionale, si è concentrata in particolare sulle malattie cardiovascolari, sui processi aterotrombotici, sulla prevenzione e sull’appropriatezza clinica. Ha contribuito allo sviluppo di una medicina fondata sulle evidenze, ma mai ridotta a semplice tecnica: al centro del suo modo di intendere la cura rimaneva sempre il paziente. Tra le
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20838:gian-franco-gensini-il-ricordo-di-un-maestro-della-medicina-italiana&catid=989:articoli">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 23:00:00 GMT</pubDate>
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            <title>Nuovi anticoagulanti: inibitori del fattore XI e riduzione del rischio emorragico</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20831&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Weitz JI, et al. N Engl J Med. 2023. PMID: 36724447.</b> <p>La terapia anticoagulante rappresenta un pilastro nella prevenzione dello stroke e del tromboembolismo. Tuttavia, il rischio emorragico rimane una limitazione importante. Negli ultimi anni, si è sviluppato un forte interesse verso gli inibitori del fattore XI. Una nuova classe di anticoagulanti con un potenziale miglior profilo di sicurezza. Il razionale si basa sul ruolo del fattore XI nella trombosi patologica, ma non nella normale emostasi. Questo significa che la sua inibizione potrebbe ridurre il rischio trombotico senza aumentare significativamente il rischio di sanguinamento. Studi clinici preliminari hanno mostrato risultati promettenti con riduzione degli eventi trombotici e basso tasso di sanguinamenti maggiori. Questi farmaci potrebbero rappresentare un’alternativa ai DOAC, soprattutto nei pazienti ad alto rischio emorragico. Un altro ambito di interesse è la prevenzione dello stroke nella fibrillazione atriale dove la sicurezza della terapia è fondamentale. Le prospettive future includono studi di fase avanzata per confermare efficacia e sicurezza su larga scala. Inoltre, sarà importante valutare il ruolo in diverse popolazioni inclusi pazienti anziani e con comorbidità multiple. Se confermati, questi risultati potrebbero rappresentare un cambiamento significativo nella gestione della terapia anticoagulante. Nel complesso, gli inibitori del fattore XI
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            <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:50:00 GMT</pubDate>
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            <title>TAVI nell’anziano, un nuovo score geriatrico aiuta a prevedere chi rischia morte o declino funzionale a 1 anno</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20832&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Fumagalli C et al. JACC Cardiovasc Interv. 2026;19(7):813-824. doi:10.1016/j.jcin.2025.12.018.</b> <p>La sola valutazione del rischio procedurale non basta più per selezionare i candidati ideali a TAVI, soprattutto nelle popolazioni più anziane. Nel GASS-TAVR Study, condotto in 3 centri italiani ad alto volume tra il 2020 e il 2022, sono stati arruolati 562 pazienti di età ≥75 anni con stenosi aortica severa sintomatica avviati a valutazione per TAVI. L’endpoint primario era composito e clinicamente molto rilevante: mortalità per tutte le cause oppure declino funzionale significativo a 1 anno. L’evento si è verificato nel 13,9% dei casi, mentre la mortalità a 1 anno è stata del 9,3%. Il dato più interessante è la costruzione di uno score semplice, il GASS-TAVR, basato su quattro variabili facilmente ottenibili nella pratica clinica: stato nutrizionale, autonomia nelle attività di base della vita quotidiana, filtrato glomerulare renale e pressione arteriosa polmonare sistolica. Il modello ha mostrato un’eccellente capacità discriminativa, con AUC 0,92 nella coorte di derivazione e 0,87 in quella di validazione, superando sia lo score STS sia il Multidimensional Prognostic Index. Un cut-off di –28,3 ha garantito un valore predittivo negativo molto elevato, superiore al 95%, suggerendo un potenziale impiego pratico per identificare i pazienti più
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20832&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:50:00 GMT</pubDate>
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            <title>CRT e fibrillazione atriale permanente: l’ablazione del nodo AV non batte il controllo farmacologico della frequenza</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20833&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Sanders P et al. Eur Heart J. 2026;00:1-11. doi:10.1093/eurheartj/ehag206.</b> <p>Il trial randomizzato CAAN-AF ha confrontato ablazione del nodo atrioventricolare e controllo farmacologico della frequenza in 143 pazienti con HFrEF, fibrillazione atriale permanente e CRT-D. Lo studio è stato interrotto precocemente per futility e non ha mostrato differenze significative nell’endpoint primario di mortalità totale o eventi di scompenso non fatali. Anche gli endpoint secondari, inclusi mortalità cardiovascolare, ospedalizzazioni non programmate, aritmie ventricolari, capacità di esercizio e qualità di vita, sono risultati sovrapponibili tra i gruppi. Il dato più rilevante per la pratica è che l’ablazione del nodo AV non dovrebbe essere considerata la strategia di default nei portatori di CRT con FA permanente quando il rate control è adeguato.</p><div class="leggi-anche">leggi anche</div>{loadposition altre-news-dopo-testo}]]></description>
            <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:50:00 GMT</pubDate>
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            <title>Infarto miocardico senza ostruzione coronarica (MINOCA): verso una gestione più mirata</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20830&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Tamis-Holland JE, et al. Circulation. 2019. PMID: 30913893.</b> <p>L’infarto miocardico con arterie coronarie non ostruttive (MINOCA) rappresenta una condizione clinica eterogenea e spesso sottodiagnosticata. Negli ultimi anni, l’attenzione verso questa sindrome è aumentata significativamente. MINOCA non è una singola malattia, ma un insieme di condizioni con meccanismi fisiopatologici diversi, tra cui spasmo coronarico, dissezione spontanea, trombosi e microcircolo alterato. Questa eterogeneità rende complessa la gestione clinica e richiede un approccio diagnostico approfondito. L’utilizzo di imaging avanzato, come risonanza magnetica cardiaca e OCT, è fondamentale per identificare la causa sottostante. Dal punto di vista terapeutico, non esiste un trattamento standard unico, la terapia deve essere adattata al meccanismo specifico. Ad esempio, nei casi di spasmo coronarico, i calcio-antagonisti rappresentano il trattamento di scelta, mentre nelle forme trombotiche possono essere indicati antiaggreganti e anticoagulanti. Le evidenze suggeriscono che i pazienti con MINOCA non sono a basso rischio, ma presentano una prognosi intermedia tra angina stabile e infarto classico. Questo sottolinea l’importanza di una gestione attiva e di un follow-up attento. Un altro aspetto rilevante è la maggiore prevalenza nelle donne. Questo evidenzia la necessità di una maggiore attenzione alle differenze di genere. Le prospettive future includono lo sviluppo di linee guida
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20830&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:49:00 GMT</pubDate>
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            <title>Mavacamten: titolazione e monitoraggio</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20829:mavacamten-titolazione-e-monitoraggio&amp;catid=1310:faq</link>
            <description><![CDATA[<h3>Come gestire la titolazione e il monitoraggio della risposta al mavacamten nel paziente con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva sintomatica?</h3><p>La gestione della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (CMIO) sintomatica (classe NYHA II-III) ha conosciuto un cambiamento significativo con l’introduzione di mavacamten, primo inibitore selettivo della miosina cardiaca, che consente una riduzione mirata dell’ipercontrattilità e del gradiente dinamico nel tratto di efflusso del ventricolo sinistro (LVOT), ma che richiede, al contempo, un monitoraggio attento e strutturato al fine di minimizzarne i possibili effetti collaterali, in particolare in termini di depressione della funzione sistolica ventricolare sinistra, espressa come frazione di eiezione del ventricolo sinistro. Il punto cruciale nella pratica clinica è rappresentato da un’oculata titolazione e da un attento monitoraggio, che devono essere rigorosamente eco-guidati per garantire efficacia e sicurezza, allo scopo di raggiungere in breve tempo la migliore dose efficace individuale con il minimo effetto deprimente sulla frazione di eiezione. Contestualmente ai valori di FEVS, vanno anche presi in considerazione altri potenziali indicatori clinici di scompenso cardiaco (peggioramento della classe NYHA, comparsa di edemi declivi, aumento di NTproBNP). Il trattamento con mavacamten deve essere iniziato sotto la supervisione di un medico esperto nella gestione dei pazienti con cardiomiopatie e, nello specifico, con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20829:mavacamten-titolazione-e-monitoraggio&catid=1310:faq">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 23:00:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20829:mavacamten-titolazione-e-monitoraggio&amp;catid=1310:faq</guid>
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