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        <title>CardioLink Scientifc News</title>
        <description><![CDATA[Today News - ECG ON LINE - BBMax - OPEN LAB. Notizie sempre fresche. Ogni giorno.]]></description>
        <link>http://www.cardiolink.it/</link>
        <lastBuildDate>Thu, 09 Apr 2026 08:38:41 GMT</lastBuildDate>
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            <title>Intelligenza artificiale per l’interpretazione di elettrocardiogrammi in caso di sospetto infarto STEMI</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20786&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Herman R, et al. JACC: Cardiovascular Interventions. 2026;19:145–156. doi:10.1016/j.jcin.2025.10.018.</b> <p>In 1.032 ECG inviati nel sospetto STEMI (601 STEMI, 431 falsi positivi), l’analisi ECG basata su AI ha mostrato prestazioni nettamente superiori alla valutazione standard: AUC 0,94, sensibilità 92,2% e specificità 81,4%, contro 71,2% e 28,5% dei criteri standard. Con l’utilizzo del sistema AI il tasso di attivazione inappropriata del team di emodinamica sarebbe sceso dal 41,8% al 7,9%. Inoltre, tra i falsi positivi con biomarcatori negativi, l’AI ha riclassificato 277/306 casi (91%) come non-STEMI. Lo studio segnala anche un’area critica: i cosiddetti STEMI-equivalenti (39,6% non soddisfaceva i criteri ECG standard) avevano tempi door-to-balloon più lunghi (88 vs 69 minuti; p=0,005), indicando dove un supporto decisionale potrebbe essere particolarmente utile.</p><div class="leggi-anche">leggi anche</div>{loadposition altre-news-dopo-testo}]]></description>
            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:06:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20786&amp;catid=907:complete</guid>
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            <title>Predizione precoce della fibrillazione atriale: il ruolo emergente dell’ECG e del deep learning</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20787&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Attia ZI, et al. An artificial intelligence-enabled ECG algorithm for the identification of patients with atrial fibrillation. Lancet. 2019. PMID: 31488396.</b> <p>La possibilità di prevedere l’insorgenza della fibrillazione atriale (FA) prima della sua manifestazione clinica rappresenta una delle frontiere più promettenti della cardiologia moderna. Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha aperto nuove prospettive in questo ambito. Un filone di ricerca particolarmente interessante riguarda l’analisi dell’elettrocardiogramma (ECG) tramite deep learning. Anche in tracciati apparentemente normali, gli algoritmi sono in grado di identificare pattern nascosti. Indicativi di una predisposizione alla FA. Uno studio ha dimostrato che modelli di AI possono predire lo sviluppo futuro di fibrillazione atriale con elevata accuratezza. Questo anche in assenza di segni clinici evidenti. Il razionale è legato alla presenza di alterazioni elettriche subcliniche. Queste modifiche, non visibili all’occhio umano, possono essere intercettate da reti neurali addestrate su grandi dataset. Dal punto di vista clinico, le implicazioni sono rilevanti. Una diagnosi precoce o una predizione affidabile consentirebbe interventi preventivi. Riducendo il rischio di complicanze, in particolare l’ictus. Inoltre, potrebbe essere possibile identificare pazienti ad alto rischio. Da sottoporre a monitoraggio più intensivo o strategie terapeutiche mirate. Un altro aspetto riguarda l’integrazione con dispositivi wearable. L’uso combinato di
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20787&catid=907:complete">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:06:00 GMT</pubDate>
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            <title>Primi dati real-world sull’efficacia del tafamidis: ne vale la pena?</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20788&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Porcari A, et al. DOI: 10.1002/ejhf.70071 .</b> <p>Il tafamidis ha modificato l’approccio terapeutico alla cardiomiopatia amiloidotica da transtiretina (ATTR-CM), ma i dati dal mondo reale rimangono limitati. Questo studio ha analizzato una vasta coorte contemporanea di pazienti con ATTR-CM wild-type (ATTRwt-CM) per descrivere il fenotipo clinico dei soggetti trattati e valutare l’associazione tra tafamidis e sopravvivenza mediante <i>propensity matching</i>. Sono stati raccolti i dati di 1.556 pazienti diagnosticati tra il 2017 e il 2023 in 19 centri italiani: 965 (62%) hanno iniziato tafamidis e 591 (38%) non hanno ricevuto terapie <i>disease-modifying</i>. I pazienti trattati erano più anziani, con classe NYHA e stadio NAC meno avanzati e più frequentemente in terapia con antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi (MRA). Il <i>propensity score</i>, calcolato su età, classe NYHA, stadio NAC e uso di MRA, ha permesso di ottenere una coorte bilanciata di 426 pazienti trattati e 426 non trattati, con differenze standardizzate. Durante un follow-up mediano di 25 mesi, il trattamento con tafamidis è risultato associato a un rischio significativamente inferiore di mortalità per tutte le cause (HR 0,55; IC 95% 0,39–0,77), indipendentemente dallo stadio NAC.</p><div class="leggi-anche">leggi anche</div>{loadposition altre-news-dopo-testo}]]></description>
            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:06:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20788&amp;catid=907:complete</guid>
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        <item>
            <title>Amiloidosi cardiaca da transtiretina e stenosi aortica: la combinazione terapia mirata + sostituzione valvolare cambia la prognosi</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20785&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Nitsche C et al. Eur Heart J. 2025. doi: 10.1093/eurheartj/ehaf362.</b> <p>In un ampio registro multicentrico e internazionale, sono stati analizzati gli esiti di pazienti con duplice patologia rappresentata da stenosi aortica (<i>aortic stenosis</i>, AS) moderata o severa e amiloidosi cardiaca da transtiretina (<i>transthyretin cardiac amyloidosis</i>, ATTR-CA). Sono stati inclusi 226 pazienti (età media 85 ± 6 anni, 80% uomini) arruolati in 16 centri di 10 Paesi; in 196 casi (86,7%) la AS era severa. Le strategie terapeutiche comprendevano sostituzione valvolare transcatetere o chirurgica (<i>transcatheter/surgical aortic valve replacement</i>, AVR) nel 71,7% e 3,5% dei casi, angioplastica valvolare nel 1,3% e trattamento conservativo nel 23,5%. Settantatré pazienti (32,3%) hanno ricevuto una prescrizione di terapia specifica per ATTR-CA, e 69 (30,5%) l’hanno effettivamente iniziata (nel 99% tafamidis). Rispetto a chi non l’ha ricevuta, questi pazienti erano più giovani, con EuroSCORE II più basso e maggiore probabilità di avere AS moderata, ma presentavano parete settale più spessa e funzione ventricolare sinistra più compromessa. Dopo un <i>follow-up</i> di 3,6 ± 1,7 anni, si sono registrati 112 decessi (49,6%), di cui 89 cardiovascolari, e 58 ospedalizzazioni per scompenso cardiaco. La terapia specifica per ATTR-CA è risultata indipendentemente associata a una riduzione della mortalità totale (<i>hazard
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20785&catid=907:complete">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:05:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20785&amp;catid=907:complete</guid>
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            <title>Mavacamten e interazioni farmacologiche: il punto di vista del Farmacologo - Intervista a Nicola Ferri</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20789:mavacamten-e-interazioni-farmacologiche-il-punto-di-vista-del-farmacologo-intervista-a-nicola-ferri&amp;catid=1312:interviste-a-med-pills</link>
            <description><![CDATA[<div style="background-color: #000; padding-top: 1em; padding-bottom: 1em;">



<iframe src="https://player.vimeo.com/video/1181222785" width="640" height="480" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen" allowfullscreen></iframe>





</div>

<br/>


<div class="list-group">



<div class="list-group-item">
<div class="media">
<div class="media-body" style="font-size: 145%;">
<h4 class="list-group-item-heading"><strong style="color: #8B005A;">Nicola Ferri
</strong></h4>
<p class="list-group-item-text">
Dipartimento di Medicina<br/>
Università degli Studi di Padova 
</p>
</div>
</div>
</div>


</div>

<hr>

<span class="lead"><b>Queste le domande oggetto dell'intervista</b>
<br/>
<small><small><small>click sul testo della domanda per vedere il video della risposta</small></small></small></span>
<br/>
<br/>
<div class="lead" data-toggle="collapse" data-target="#domanda_1" aria-expanded="false" aria-controls="domanda_1" data-parent="#domande" style="cursor: pointer;">
<b>1)</b> Quali sono le caratteristiche farmacocinetiche peculiari di mavacamten?
</div>


<div id="domande">


<div class="collapse" id="domanda_1">

 <div style="padding: 1em 0em;">

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 </div>

</div>


<div class="lead" data-toggle="collapse" data-target="#domanda_2" aria-expanded="false" aria-controls="domanda_2" data-parent="#domande" style="cursor: pointer;">
<b>2)</b> Come può incidere la farmacogenetica nella gestione delle interazioni farmacologiche con mavacamten?
</div>

<div class="collapse" id="domanda_2">

 <div style="padding: 1em 0em;">

 <iframe src="https://player.vimeo.com/video/1181222785#t=2m03s" width="640" height="360" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

 </div>

</div>





<div class="lead" data-toggle="collapse" data-target="#domanda_3" aria-expanded="false" aria-controls="domanda_3" data-parent="#domande" style="cursor: pointer;">
<b>3)</b> Potrebbe fare degli esempi di interazioni farmacologiche clinicamente rilevanti con mavacamten?
</div>

<div class="collapse" id="domanda_3">

 <div style="padding: 1em 0em;">

 <iframe src="https://player.vimeo.com/video/1181222785#t=4m28s" width="640" height="360" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

 </div>

</div>



<div class="lead" data-toggle="collapse" data-target="#domanda_4" aria-expanded="false" aria-controls="domanda_4" data-parent="#domande" style="cursor: pointer;">
<b>4)</b> Ci sono farmaci controindicati in pazienti in trattamento con mavacamten?
</div>

<div class="collapse" id="domanda_4">

 <div style="padding: 1em 0em;">

 <iframe src="https://player.vimeo.com/video/1181222785#t=7m37s" width="640" height="360" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

 </div>

</div>


</div> domande -->


<br/>
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20789:mavacamten-e-interazioni-farmacologiche-il-punto-di-vista-del-farmacologo-intervista-a-nicola-ferri&catid=1312:interviste-a-med-pills">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 07 Apr 2026 23:00:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20789:mavacamten-e-interazioni-farmacologiche-il-punto-di-vista-del-farmacologo-intervista-a-nicola-ferri&amp;catid=1312:interviste-a-med-pills</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Nuovi modelli elettrofisiologici: comprendere la fibrillazione atriale per trattarla meglio</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20784&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Narayan SM, et al. Mechanisms of atrial fibrillation. J Am Coll Cardiol. 2025. PMID: 41833456.</b> <p>La fibrillazione atriale (FA) è una patologia complessa, caratterizzata da meccanismi elettrofisiologici ancora non completamente compresi. Negli ultimi anni, lo sviluppo di modelli avanzati ha contribuito a migliorare la comprensione della dinamica dell’aritmia. Un recente lavoro ha analizzato i meccanismi alla base della FA utilizzando modelli elettrofisiologici avanzati. L’obiettivo è identificare i circuiti responsabili del mantenimento dell’aritmia. Tradizionalmente, la FA è stata descritta come un’aritmia caotica. Tuttavia, evidenze più recenti suggeriscono la presenza di driver organizzati. Come rotori o foci focali. L’identificazione di questi driver rappresenta un obiettivo chiave. Poiché potrebbe consentire un’ablazione più mirata ed efficace. I nuovi modelli combinano dati elettrofisiologici, imaging e simulazioni computazionali. Permettendo una ricostruzione dettagliata dell’attività elettrica atriale. Questo approccio consente di superare i limiti delle tecniche tradizionali. Offrendo una visione più completa e dinamica della FA. Dal punto di vista clinico, questi modelli potrebbero migliorare la pianificazione dell’ablazione. Riducendo le recidive e aumentando il successo procedurale. Inoltre, potrebbero contribuire a identificare diversi fenotipi di FA. Con implicazioni per la scelta terapeutica. Un altro aspetto interessante riguarda l’integrazione con l’intelligenza artificiale. L’AI può essere utilizzata per analizzare grandi
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20784&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:52:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20784&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Imaging avanzato e intelligenza artificiale: la qualità dei dati è il vero fattore critico</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20781&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Li X, et al. Impact of image quality on deep learning-based left atrial fibrosis segmentation. Comput Methods Programs Biomed. 2025. PMID: 41788901.</b> <p>Negli ultimi anni, l’utilizzo della risonanza magnetica cardiaca con enhancement tardivo (LGE-MRI) ha assunto un ruolo crescente nella valutazione della fibrillazione atriale (FA). Questa tecnica consente di identificare e quantificare la fibrosi atriale. Un elemento chiave nella stratificazione del rischio e nella pianificazione dell’ablazione. Tuttavia, la qualità delle immagini rappresenta una criticità importante. La sottile anatomia dell’atrio sinistro rende complessa la segmentazione. E la variabilità tra centri limita la riproducibilità dei risultati. Un recente studio ha analizzato l’impatto della qualità delle immagini sul training di modelli di deep learning. L’obiettivo era valutare se dataset più “puliti” e standardizzati potessero migliorare la performance degli algoritmi. I risultati mostrano che la qualità del dato in ingresso è determinante. Modelli addestrati su immagini ad alta qualità presentano una segmentazione più accurata e stabile. Al contrario, dataset eterogenei e rumorosi riducono significativamente le performance. Questo risultato ha implicazioni importanti. Sottolinea come lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dipenda solo dalla complessità degli algoritmi. Ma anche – e soprattutto – dalla qualità e standardizzazione dei dati utilizzati. Dal punto di vista clinico, una
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20781&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:51:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Fibrillazione atriale nello scompenso avanzato: l’ablazione amplia le indicazioni anche nei pazienti complessi</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20782&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Prabhu S, et al. Catheter ablation for atrial fibrillation in patients with heart failure. Circulation. 2024. PMID: 38244567.</b> <p>La gestione della fibrillazione atriale (FA) nei pazienti con scompenso cardiaco avanzato rappresenta una delle sfide più complesse della cardiologia moderna. In questa popolazione, caratterizzata da elevata fragilità e rischio di eventi avversi, le opzioni terapeutiche sono spesso limitate e i risultati clinici subottimali. Un recente studio pubblicato su Circulation ha analizzato il ruolo dell’ablazione transcatetere in pazienti con scompenso avanzato, fornendo nuove evidenze sulla sicurezza e sull’efficacia di questa strategia anche nei casi più complessi. I risultati indicano che l’ablazione può essere eseguita con un profilo di sicurezza accettabile anche in pazienti con funzione ventricolare severamente compromessa. Nonostante il rischio procedurale non trascurabile, i benefici clinici appaiono significativi. In particolare, l’ablazione si associa a una riduzione delle ospedalizzazioni per scompenso e a un miglioramento della qualità di vita. I pazienti riferiscono una riduzione dei sintomi, con miglioramento della capacità funzionale e della tolleranza allo sforzo. Un aspetto particolarmente interessante riguarda il miglioramento della funzione ventricolare osservato in alcuni pazienti dopo l’ablazione. Questo suggerisce che una componente della disfunzione cardiaca possa essere legata direttamente alla presenza della FA, configurando quadri di
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20782&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:51:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20782&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Scompenso cardiaco: nuovi fenotipi e medicina personalizzata ridefiniscono la malattia</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20783&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Packer M, et al. What’s new in heart failure. Eur Heart J. 2026. PMID: 41811234.</b> <p>Lo scompenso cardiaco è tradizionalmente classificato sulla base della frazione di eiezione ventricolare sinistra, distinguendo tra forme a frazione ridotta, intermedia e preservata. Tuttavia, le evidenze più recenti suggeriscono che questa classificazione sia insufficiente a cogliere la complessità della malattia. Un aggiornamento pubblicato su European Heart Journal ha evidenziato l’emergere di nuovi fenotipi clinici, identificati grazie all’integrazione di dati clinici, biomarcatori, imaging e analisi avanzate. Tra questi, particolare attenzione è rivolta a forme di scompenso associate a condizioni sistemiche, come infiammazione cronica, disfunzioni metaboliche e cachessia. Il concetto di “cardiac wasting” rappresenta un esempio di come lo scompenso possa essere parte di una sindrome multisistemica. Questo approccio fenotipico consente una migliore comprensione dei meccanismi fisiopatologici alla base della malattia e apre la strada a strategie terapeutiche più mirate. La medicina personalizzata rappresenta uno degli sviluppi più promettenti in questo ambito. L’identificazione di sottogruppi di pazienti con caratteristiche simili consente di modulare la terapia in modo più efficace. I biomarcatori giocano un ruolo sempre più importante nella stratificazione del rischio e nella guida delle decisioni terapeutiche. Oltre ai classici BNP e NT-proBNP, nuove molecole stanno
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20783&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:51:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20783&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Fibrillazione atriale di recente insorgenza: intervenire subito può cambiare la storia naturale della malattia</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20780&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Andrade JG, et al. Recent-onset atrial fibrillation: challenges and opportunities. Eur Heart J. 2025. PMID: 41533422.</b> <p>La fibrillazione atriale (FA) di recente insorgenza rappresenta una fase cruciale nella quale interventi tempestivi possono influenzare in modo significativo la progressione della malattia. Un recente lavoro pubblicato su European Heart Journal ha analizzato le opportunità terapeutiche in questa finestra temporale precoce. Tradizionalmente, la gestione iniziale della FA si è basata su un approccio conservativo, privilegiando il controllo della frequenza e riservando strategie più aggressive ai pazienti sintomatici o con malattia persistente. Tuttavia, le evidenze più recenti mettono in discussione questo paradigma. I dati suggeriscono che un intervento precoce sul ritmo cardiaco può ridurre il rischio di progressione verso forme persistenti o permanenti. Questo è particolarmente rilevante alla luce del fatto che la FA tende a diventare più difficile da trattare con il passare del tempo. Il rimodellamento atriale rappresenta uno dei meccanismi chiave alla base della progressione della FA. Alterazioni strutturali e funzionali dell’atrio, inclusa la fibrosi, favoriscono la perpetuazione dell’aritmia. Intervenire precocemente può limitare questi processi. L’ablazione transcatetere emerge come una strategia promettente nei pazienti selezionati con FA di recente insorgenza. Diversi studi hanno dimostrato che l’ablazione precoce è associata a
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20780&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:42:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20780&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</guid>
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