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        <title>CardioLink Scientifc News</title>
        <description><![CDATA[Today News - ECG ON LINE - BBMax - OPEN LAB. Notizie sempre fresche. Ogni giorno.]]></description>
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        <lastBuildDate>Tue, 19 May 2026 01:47:11 GMT</lastBuildDate>
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            <title>Studio CARDIO-TTRansform: eplontersen sarà il futuro del trattamento dell’amiloidosi cardiaca da transtiretina?</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20877&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: ESC Heart Failure Congress 2026.</b> <p>Con l’arrivo di stabilizzatori e <i>gene silencers</i>, il trattamento dell’amiloidosi cardiaca da transtiretina (<i>transthyretin amyloid cardiomyopathy</i>, ATTR-CM) sta rapidamente evolvendo. CARDIO-TTRansform nasce con l’obiettivo di dimostrare se la soppressione della transtiretina circolante tramite eplontersen possa migliorare gli <i>outcome</i> cardiovascolari “<i>hard</i>” in pazienti già trattati secondo la pratica contemporanea. Eplontersen è un oligonucleotide antisenso coniugato con N-acetylgalactosamine, progettato per ridurre la produzione epatica di transtiretina attraverso il silenziamento dell’mRNA. Il <i>trial</i>, il cui disegno sperimentale è stato presentato all’<i>ESC Heart Failure Congress 2026</i> e i cui risultati sono attesi per l’<i>ESC Congress 2026 </i>a Monaco, è uno studio di fase 3, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha arruolato 1.432 pazienti con ATTR-CM, diventando il più ampio studio mai condotto in questa popolazione. I pazienti, in classe NYHA I–III, sono stati randomizzati 1:1 a eplontersen 45 mg sottocute ogni 4 settimane oppure placebo, per un periodo fino a 140 settimane. Un aspetto particolarmente rilevante del disegno è la possibilità di proseguire le terapie standard già disponibili localmente, inclusi gli stabilizzatori della transtiretina come tafamidis. In altre parole, il <i>trial</i> non confronta eplontersen contro “assenza di terapia”, ma valuta il possibile beneficio incrementale
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            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:51:00 GMT</pubDate>
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            <title>Sacubitril/valsartan nell’HFpEF con insufficienza mitralica “atriale”: primi segnali di un beneficio “fenotipo-specifico”</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20878&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: ESC Heart Failure Congress 2026.</b> <p>L’insufficienza mitralica funzionale atriale (<i>atrial functional mitral regurgitation</i>, AFMR) identifica un sottogruppo ad alto rischio nello scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (<i>heart failure with preserved ejection fraction</i>, HFpEF), caratterizzato da dilatazione atriale, aumento delle pressioni polmonari e marcata limitazione funzionale. Lo studio PRAISE-MR esplora se sacubitril/valsartan possa modificare non solo i sintomi, ma anche il comportamento emodinamico dinamico della valvulopatia durante esercizio. Nel PRAISE-MR, 84 pazienti con HFpEF sintomatico e AFMR almeno moderata sono stati randomizzati a sacubitril/valsartan oppure terapia standard. L’<i>endpoint</i> primario era la variazione a 6 mesi del rapporto tra pressione arteriosa polmonare media e gittata cardiaca (<i>mean pulmonary arterial pressure/cardiac output slope</i>, mPAP/CO slope) durante esercizio, valutata mediante test cardiopolmonare associato a ecocardiografia simultanea. A 6 mesi, sacubitril/valsartan ha determinato un miglioramento significativo dell’mPAP/CO slope rispetto alla terapia standard, con una differenza media aggiustata di −0.93 mmHg/L/min (P=0.035). Il beneficio emodinamico si accompagnava a un miglioramento della capacità funzionale, con incremento del <i>peak VO2</i> (+0.9 vs −0.6 mL/kg/min; P=0.002), e della qualità di vita misurata tramite <i>Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire</i>. Parallelamente, si osservavano riduzione di NT-proBNP, riduzione del volume atriale sinistro e attenuazione dell’incremento dinamico dell’insufficienza mitralica durante esercizio.
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20878&catid=907:complete">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:51:00 GMT</pubDate>
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            <title>Studio EXCALIBUR: aritmie frequenti e spesso silenti nell’amiloidosi cardiaca</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20875&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: ESC Heart Failure Congress 2026.</b> <p>Questo studio prospettico ha valutato in modo sistematico il burden aritmico nell’amiloidosi cardiaca mediante <i>implantable loop recorders</i> (ILR), cercando di chiarirne la relazione con sottotipo di malattia e grado di infiltrazione miocardica. Sono stati inclusi 110 pazienti naïve al trattamento con amiloidosi cardiaca da transtiretina (<i>transthyretin amyloid cardiomyopathy</i>, ATTR-CM) o da catene leggere (<i>light-chain cardiac amyloidosis</i>, AL-CA), sottoposti a caratterizzazione avanzata con risonanza magnetica cardiaca e successivo monitoraggio continuo con ILR. Le bradiaritmie con indicazione di classe I a pacemaker si sono verificate nel 17,3% dei pazienti, più frequentemente nelle forme ATTR rispetto alle AL (23,8% vs 8,5%; P=0.036). Una maggiore infiltrazione miocardica, valutata tramite <i>extracellular volume</i> (ECV), e alterazioni della conduzione basali si associavano a un rischio più elevato di eventi bradiaritmici. Anche la fibrillazione atriale di nuova insorgenza è risultata comune: il 28,2% dei pazienti senza anamnesi di fibrillazione atriale ha sviluppato nuovi episodi durante il <i>follow-up</i>, con prevalenza nettamente maggiore nelle forme ATTR (50,0% vs 12,2%; P&lt;0.001). Durante il <i>follow-up</i> è deceduto il 19,1% della popolazione. Nei pazienti con ATTR-CM il ritmo terminale era uniformemente rappresentato da attività elettrica senza polso (<i>pulseless electrical activity</i>, PEA), mentre nelle forme AL sono state
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20875&catid=907:complete">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:50:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20875&amp;catid=907:complete</guid>
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            <title>Trapianto meglio dell’LVAD? Dipende da quanto si aspetta in lista</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20876&amp;catid=907:complete</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: ESC Heart Failure Congress 2026.</b> <p>Questo studio affronta una delle questioni più rilevanti nello scompenso avanzato contemporaneo: come confrontare realmente la prognosi del trapianto cardiaco con quella dei moderni dispositivi di assistenza ventricolare sinistra (<i>left ventricular assist device</i>, LVAD), considerando non solo il post-procedura ma anche il tempo trascorso in lista d’attesa. Gli autori hanno confrontato pazienti trattati con HeartMate 3 provenienti dal trial MOMENTUM 3 con pazienti candidati o sottoposti a trapianto cardiaco dal registro UNOS, utilizzando <i>propensity score matching</i> per ridurre le differenze basali. L’analisi ha incluso sia pazienti di mezza età (50–64 anni) sia anziani (≥65 anni), valutando sopravvivenza a 2 anni ed eventi avversi maggiori. Considerando il tempo dal trattamento, il trapianto cardiaco ha mostrato una sopravvivenza superiore rispetto a HeartMate 3 sia nei pazienti di mezza età (90,7% vs 83,8%; <i>hazard ratio</i>, HR, 1.76; P=0.0004) sia negli anziani (87,5% vs 77,7%; HR 1.89; P&lt;0.0001). Tuttavia, il quadro cambiava includendo anche il periodo trascorso in lista d’attesa. Nei pazienti di mezza età, la sopravvivenza con HeartMate 3 risultava superiore rispetto alla sopravvivenza libera da peggioramento clinico o rimozione dalla lista nei candidati a trapianto (83,0% vs 75,0%; HR 0.62; P&lt;0.0001). Negli anziani emergeva una tendenza
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20876&catid=907:complete">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:50:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20876&amp;catid=907:complete</guid>
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            <title>Qual è il percorso diagnostico ottimale nel paziente con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva?</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20879:qual-e-il-percorso-diagnostico-ottimale-nel-paziente-con-cardiomiopatia-ipertrofica-ostruttiva&amp;catid=1310:faq</link>
            <description><![CDATA[<p>La cardiomiopatia ipertrofica (CMI) è la più comune cardiomiopatia genetica, con una prevalenza nella popolazione adulta stimata in circa 1:500 sulla base di studi ecocardiografici<sup>1,2</sup> e di analisi più recenti su grandi coorti di imaging come la UK Biobank<sup>3</sup>. È, inoltre, tra le principali cause di morte cardiaca improvvisa nei giovani e negli atleti<sup>4</sup>. La forma ostruttiva (CMIO), definita da un gradiente dinamico al tratto di efflusso del ventricolo sinistro (LVOT) ≥ 30 mmHg a riposo o ≥ 50 mmHg dopo manovre provocatorie<sup>4</sup>, interessa circa il 60–70% dei pazienti se valutati anche con esercizio fisico<sup>5</sup>. Il percorso diagnostico resta, tuttavia, complesso: la variabilità fenotipica, la penetranza età-dipendente e la necessità di escludere le fenocopie richiedono un approccio strutturato e multimodale. L’avvento degli inibitori della miosina cardiaca ha reso questa precisione diagnostica più urgente. Gli inibitori della miosina cardiaca sono le prime molecole <i>disease-modifying</i> per la CMIO e hanno dimostrato di ridurre in modo significativo il gradiente LVOT, migliorare la capacità funzionale e diminuire il ricorso alla terapia di riduzione settale (SRT)<sup>6–9</sup>. Una loro corretta prescrizione presuppone una caratterizzazione fenotipica e genotipica accurata sin dalla prima valutazione. Il presente articolo descrive il percorso dedicato ai pazienti con CMIO sospetta o confermata
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20879:qual-e-il-percorso-diagnostico-ottimale-nel-paziente-con-cardiomiopatia-ipertrofica-ostruttiva&catid=1310:faq">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Sun, 17 May 2026 23:00:00 GMT</pubDate>
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            <title>Amiloidosi AL, la risposta completa dei biomarcatori cardiaci identifica pazienti con sopravvivenza simile alla popolazione generale</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20872&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Muchtar E et al. JACC CardioOncol. 2026;8(2):137-147. doi:10.1016/j.jaccao.2026.01.004.</b> <p>Nell’amiloidosi da catene leggere con interessamento cardiaco, la cosiddetta “risposta completa” dei biomarcatori cardiaci emerge come un traguardo raro ma clinicamente molto rilevante. In questa coorte retrospettiva monocentrica, solo 63 pazienti, pari al 4,7% dei casi valutabili, hanno raggiunto una normalizzazione sostenuta di NT-proBNP o BNP per almeno 12 mesi. La risposta ematologica completa ha preceduto quella cardiaca nel 76% dei casi, con un tempo mediano al raggiungimento della risposta cardiaca di 20,6 mesi. Pur in presenza di un netto miglioramento biochimico ed ecocardiografico, le alterazioni strutturali cardiache non si sono normalizzate in tutti i pazienti. Il dato più forte è prognostico: la sopravvivenza dei pazienti che hanno raggiunto questa risposta è risultata sovrapponibile a quella della popolazione generale appaiata per età e sesso, rafforzando il valore della diagnosi precoce e di una terapia tempestiva diretta al clone plasmacellulare.</p><div class="leggi-anche">leggi anche</div>{loadposition altre-news-dopo-testo}]]></description>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 08:33:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20872&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</guid>
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            <title>Uno studio “lineare” per l’ablazione dell’istmo cavo-tricuspidalico</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20873&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Tzeis S, et al. DOI: 10.1093/europace/euag046.</b> <p>In questo trial multicentrico randomizzato è stata confrontata l’efficacia di un catetere a con la punta in lattice rispetto a un catetere irrigato standard per l’ablazione con radiofrequenza dell’istmo cavo-tricuspidalico (CTI), terapia cardine nel flutter atriale tipico. I pazienti sono stati randomizzati a catetere con punta in lattice dual-energy o a catetere convenzionale da 3,5 mm. L’endpoint primario era il raggiungimento e la persistenza del blocco bidirezionale del CTI dopo 60 minuti, confermato da mappaggio elettroanatomico ad alta densità e test con adenosina. Endpoint secondari includevano <i>first-pass block</i>, numero di lesioni e tempo di ablazione. Sono stati arruolati 102 pazienti. L’endpoint primario è stato raggiunto nel 94,1% del gruppo lattice vs 68,6% del gruppo standard (p=0,002). Il catetere con la punta in lattice ha mostrato un più alto tasso di first-pass block (90,2% vs 60,8%; p=0,001), con tempi di ablazione significativamente più brevi (41,3 ± 12,1 vs 245,3 ± 91,3 s; p&lt;0,001) e minor numero di lesioni (8,3 ± 2,4 vs 13,4 ± 4,5; p&lt;0,001). Non sono state osservate complicanze procedurali. In conclusione, il catetere con la punta in lattice migliora il successo procedurale acuto dell’ablazione del CTI rispetto ai cateteri standard.</p><div class="leggi-anche">leggi
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20873&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 08:33:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20873&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</guid>
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            <title>Stimolazione della branca sinistra o biventricolare nella CRT: in cerca di risposte</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20874&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Cano Ó, et al. DOI: 10.1093/eurheartj/ehag225.</b> <p>In questo studio multicentrico, randomizzato e di non inferiorità, è stata confrontata la stimolazione dell’area della branca sinistra (<i>left bundle branch area pacig</i>, LBBAP) con il pacing biventricolare (BiVP) nei pazienti candidati a terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT) con blocco di branca sinistra. L’endpoint primario era la proporzione di pazienti responder a 6 mesi, definita da miglioramento di un punteggio clinico composito o riduzione ≥15% del volume telesistolico ventricolare sinistro. Il margine di non inferiorità era fissato al 10%. Sono stati randomizzati 176 pazienti (84 BiVP, 92 LBBAP), con caratteristiche basali simili, eccetto un QRS più ampio nel gruppo LBBAP. Cross-over tra i gruppi si sono verificati nel 14,9%. Nell’analisi <i>intention-to-treat</i>, l’endpoint primario è stato raggiunto nel 94,6% dei pazienti BiVP e nell’89,7% dei LBBAP (RR 0,95; IC 95% 0,88–1,02), non dimostrando la non inferiorità. Il miglioramento clinico è stato osservato nel 77% vs 68%, mentre la riduzione volumetrica ≥15% nell’85% vs 79%. Eventi avversi e ospedalizzazioni per scompenso sono risultati sovrapponibili. In conclusione, nei pazienti candidati a CRT per BBS tipico, l’LBBAP non ha dimostrato di essere non inferiore alla BiVP, pur mostrando elevati tassi di risposta e risultati clinici simili.</p><div class="leggi-anche">leggi
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20874&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 08:33:00 GMT</pubDate>
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            <title>Aficamten nella cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: dati 2026 rafforzano il profilo clinico</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20871&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Wang A, et al. J Am Coll Cardiol. 2026 Mar 31;87(12):1211-1223. PMID: 41348072.</b> <p>La cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva resta una delle condizioni più complesse da gestire in cardiologia clinica. Il problema non è soltanto anatomico, è soprattutto funzionale. Ostruzione dinamica del tratto di efflusso, sintomi da sforzo, limitazione della qualità di vita e necessità, in una quota di pazienti, di procedure invasive di riduzione del setto. In questo scenario, gli inibitori della miosina cardiaca stanno cambiando il campo. Tra questi, aficamten continua a raccogliere grande attenzione. Nel 2026, un’analisi multidomain a livello individuale del trial MAPLE-HCM ha fornito un quadro ancora più articolato del beneficio clinico del farmaco.&nbsp;Il punto interessante è che l’analisi non si è limitata a un singolo endpoint, ma ha considerato più dimensioni della malattia: sintomi, capacità funzionale, parametri emodinamici e burden globale del paziente. Questo approccio è particolarmente utile in una patologia in cui il valore terapeutico non si misura solo in millimetri di gradiente, ma nella vita reale del paziente.&nbsp;I dati rafforzano l’idea che aficamten possa ridurre in modo consistente l’ostruzione del tratto di efflusso e migliorare lo stato clinico complessivo. La rilevanza è alta, perché il target farmacologico è molto specifico: agire sulla contrattilità
<p><a href="http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20871&catid=919:archivio-today-news&Itemid=17">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 08:32:00 GMT</pubDate>
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            <title>Fibrillazione atriale persistente, l’ablazione a campo pulsato supera i farmaci antiaritmici come strategia iniziale</title>
            <link>http://www.cardiolink.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20870&amp;catid=919:archivio-today-news&amp;Itemid=17</link>
            <description><![CDATA[<b>Fonte: Wazni OM et al. N Engl J Med. Published online April 25, 2026. doi:10.1056/NEJMoa2600929.</b> <p>Nel trial randomizzato AVANT GUARD, condotto in pazienti con fibrillazione atriale persistente mai trattata in precedenza, l’ablazione a campo pulsato come terapia iniziale ha ottenuto risultati superiori rispetto alla terapia farmacologica antiaritmica. A 12 mesi, il successo del trattamento è stato osservato nel 56% dei pazienti assegnati all’ablazione, contro il 30% di quelli trattati con farmaci, con una significativa riduzione del rischio di fallimento terapeutico. L’endpoint primario di sicurezza, relativo a eventi avversi gravi correlati al dispositivo o alla procedura, si è verificato nel 5,1% del gruppo complessivo sottoposto ad ablazione. Questi dati indicano che, almeno in una popolazione selezionata con monitoraggio continuo del ritmo, l’ablazione a campo pulsato può rappresentare una valida opzione di prima linea anche nella fibrillazione atriale persistente, ambito in cui finora la strategia iniziale standard era basata sui farmaci.</p><div class="leggi-anche">leggi anche</div>{loadposition altre-news-dopo-testo}]]></description>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 08:19:00 GMT</pubDate>
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