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    <title>ECONOMIA ed AFFARI - La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
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    <description>Sezione Economia ed Affari della Gazzetta con tutte le notizie economiche: finanza, lavoro, aggiornamenti in tempo reale. Le ultime news dalle città.</description>
    <language>it-it</language>
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      <title>La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
      <link>http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it</link>
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    <item>
      <title>Il barese Elbano de Nuccio riconfermato presidente dei commercialisti</title>
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      <description>La vittoria di de Nuccio è avvenuta con il 69% delle preferenze</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>elbano de nuccio</category>
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      <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 21:11:52 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Elbano de Nuccio, 56 anni, nato a Napoli e residente a Bari, &egrave; stato riconfermato oggi presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti dopo il voto degli Ordini locali della categoria terminato (in modalit&agrave; telematica) alle 19. L'altro candidato era Claudio Siciliotti, 73 anni, di Udine, gi&agrave; alla guida del Consiglio nazionale dal 2008 al 2012. La vittoria di de Nuccio &egrave; avvenuta con il 69% delle preferenze ed &egrave; &laquo;frutto del lavoro di un gruppo coeso di colleghi. Sono contentissimo e, dopo i risultati ottenuti in questi quattro anni, continuer&agrave; l'impegno profuso in favore della categoria&raquo; che conta circa 121.000 esponenti in tutta Italia. Il professionista barese &egrave; il primo presidente ad essere stato rieletto nella storia del Consiglio nazionale dall'unificazione degli Albi fra dottori commercialisti e ragionieri 14 anni fa.</p> <p>La proclamazione ufficiale dei risultati arriver&agrave; nei prossimi giorni, dopo che l&rsquo;apposita commissione elettorale costituitasi presso il Ministero della Giustizia avr&agrave; effettuato lo scrutinio dei voti. Se i risultati saranno confermati, de Nuccio sar&agrave; il primo presidente nella storia della categoria eletto per un secondo mandato da quando, nel 2008, &egrave; nato l&rsquo;Albo dei dottori commercialisti e degli Esperti contabili.</p> <p></p>]]></content:encoded>
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      <title>Cambio al vertice di Leonardo, via Cingolani arriva Mariani</title>
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      <description>Nel Cda confermato il barese Nuccio Altieri</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>leonardo,cda,amministratore delegato Mariani,Nuccio Altieri,economia</category>
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      <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 19:34:26 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il cambio al vertice di Leonardo segna uno dei passaggi pi&ugrave; rilevanti nella tornata di nomine delle partecipate pubbliche. Dopo tre anni, Roberto Cingolani lascia la guida del gruppo dell&rsquo;aerospazio, difesa e sicurezza. Al suo posto arriva Lorenzo Mariani, indicato dal Tesoro come nuovo amministratore delegato. Una scelta che, al di l&agrave; della discontinuit&agrave; apparente, punta alla continuit&agrave; industriale.&nbsp;</p> <p>In particolare con riferimento all&rsquo;assemblea degli azionisti di Leonardo convocata per il prossimo 7 maggio, il Mef - titolare del 30,2% del capitale - ha depositato, di concerto con il Mimit, questa lista per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione:</p> <p>1. Francesco Macr&igrave; (presidente)</p> <p>2. Lorenzo Mariani (ad)</p> <p>3. Elena Vasco (consigliere)</p> <p>4. Enrica Giorgetti (consigliere)</p> <p>5. Rosalba Veltri (consigliere)</p> <p>6. Trifone Altieri (consigliere)</p> <p>7. Cristina Manara (consigliere)</p> <p>8. Francesco Soro (consigliere).</p> <p>Riconfermato quindi il barese Nuccio Altieri all'interno del cda.&nbsp; Il ministro dell&rsquo;Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti ringrazia i presidenti, gli amministratori delegati, i consiglieri uscenti "per l&rsquo;impegno profuso in questi anni" e augura "buon lavoro ai confermati e ai nuovi entrati".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Frana in Molise, adesso l’autotrasporto teme il baratro: «Serve subito un Commissario»</title>
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      <description>Pertosa (Confartigianato): «Bisogna ripristinare il ponte sul Trigno e prevedere ristori, altrimenti sarà blocco totale»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>ponte sul trigno,frana,Paolo Pertosa,Confartigianato Trasporti Puglia</category>
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      <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 09:02:31 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>&laquo;Quanto possiamo resistere? Nulla. O la situazione si risolve rapidamente o sar&agrave; blocco totale&raquo;. Non usa mezzi termini Paolo Pertosa, presidente di Confartigianato Trasporti Puglia, nel denunciare la situazione difficilissima dei mezzi pesanti dell&rsquo;autotrasporto, paralizzati dall&rsquo;isolamento della Puglia. Le richieste sono chiare: un Commissario straordinario dotato di poteri speciali che ripristini, con l&rsquo;aiuto del Genio militare, il passaggio sul fiume Trigno. E poi ristori forfettari e rimborsi per la categoria.</p> <p><strong>Presidente Pertosa, partiamo dall&rsquo;inizio: qual &egrave; il risvolto economico dell&rsquo;emergenza?</strong></p> <p>&laquo;La paralisi della dorsale adriatica &egrave; un colpo al cuore dell&rsquo;economia pugliese. I flussi da Nord a Sud e viceversa sono interrotti. Parliamo delle merci, certo, e soprattutto di quelle deperibili, ma anche degli approvvigionamenti, a cominciare dal carburante. Un disastro&raquo;.</p> <p><strong>Ci saranno dei percorsi alternativi...</strong></p> <p>&laquo;&Egrave; bloccata l&rsquo;autostrada ma anche la ferrovia. I convogli dei treni potevano essere una soluzione, e invece niente. Stesso discorso per la Statale 16 inagibile dal 2 aprile per il crollo del ponte sul fiume Trigno, tra l&rsquo;Abruzzo e il Molise&raquo;.</p> <p><strong>Insisto, si potr&agrave; aggirare il blocco.</strong></p> <p>&laquo;Si pu&ograve; passare da Campobasso, da Lucera o dal versante tirrenico. Ma il percorso si allunga enormemente con tempi di guida dilatati e costi maggiori di autostrada e carburante&raquo;.</p> <p><strong>Quanto consuma un camion di nuova generazione?</strong></p> <p>&laquo;Fa tre km con un litro di gasolio. Cento chilometri in pi&ugrave; sono un esborso se consideriamo i rincari. Non solo, ma il principale problema &egrave; la strada affollata: ora ci vogliono quattro ore per un tratto che normalmente si fa in mezz&rsquo;ora. A tal proposito, ricordo che un autotrasportatore pu&ograve; fare massimo 9 ore di guida al giorno per un totale di 15 ore di lavoro compreso carico e scarico. A livello settimanale si arriva a 40 ore in totale. Con questi tempi diventa impossibile fare due viaggi anche con il doppio autista perch&eacute; le ore aumentano solo leggermente, non raddoppiano&raquo;.</p> <p><strong>Alla luce di tutto questo, cosa chiedete al governo?</strong></p> <p>&laquo;Bisogna agire in tempi rapidi. Serve un Commissario straordinario con poteri speciali che ripristini il ponte sul Trigno e riapra la Statale 16. Se aspettiamo la solita trafila burocratica ci vorranno anni. Si potrebbe coinvolgere anche il Genio militare per realizzare qualcosa di provvisorio che ci permetta il transito. Da quello che apprendiamo il blocco non durer&agrave; pochissimo&raquo;.</p> <p><strong>Oltre al Commissario che cosa servirebbe?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;apertura di un tavolo di crisi e l&rsquo;attivazione di ristori forfettari basati sul &ldquo;modello Liguria&rdquo;&raquo;.</p> <p><strong>E cio&egrave;?</strong></p> <p>&laquo;Quando &egrave; crollato il Ponte Morandi sono stati disposti dei ristori legati all&rsquo;allungarsi dei percorsi e alle ore in pi&ugrave; che si facevano, in modo da compensare le perdite. Inoltre, sarebbe necessario il rimborso integrale dei pedaggi autostradali perch&eacute;, con il passaggio dal lato tirrenico, i costi crescono enormemente&raquo;.</p> <p><strong>Infine, presidente, in queste condizioni quanto potete resistere?</strong></p> <p>&laquo;Praticamente nulla. L&rsquo;emergenza deve essere risolta in modo rapido ed efficace, diversamente ci sar&agrave; un blocco totale. In queste condizioni non possiamo lavorare&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Puglia, raggiunta l'intesa sul prezzo del latte: 51 centesimi a litro. I produttori: non copre i costi</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1953399/puglia-raggiunta-l-intesa-sul-prezzo-del-latte-51-centesimi-a-litro-i-produttori-non-copre-i-costi.html</link>
      <description>Esulta l'assessore all'Agricoltura Paolicelli: «Raggiunto un traguardo importante, ora via al tavolo permanente per monitorare l’andamento del settore»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>francesco Paolicelli,latte</category>
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      <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:24:57 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>E alla fine l&rsquo;accordo &egrave; arrivato. Nel corso di una riunione tra l&rsquo;Assessorato pugliese all&rsquo;Agricoltura e le associazioni dei produttori &egrave; stata raggiunta l&rsquo;intesa sul prezzo del latte, fissato a 51 centesimi a litro. Un numero che &egrave; frutto di una trattativa lunga e complessa, &laquo;triangolare&raquo; nel suo sviluppo: da un lato gli allevatori, dall&rsquo;altro i trasformatori (cio&egrave; le imprese che acquistano e trasformano la materia prima), nel mezzo il faticoso lavoro di mediazione della politica. Con cifre che hanno ballato fino all&rsquo;ultimo e la decisione di insediare un tavolo permanente, di monitoraggio e confronto, che si riunir&agrave; a cadenza regolare.</p> <p>Per comprendere i termini della questione conviene per&ograve; fare un passo indietro. Il prezzo indicativo del latte viene solitamente fissato nel tavolo nazionale del settore lattiero-caseario e si incardina sulle produzioni settentrionali, cio&egrave; quelle ubicate in territori con forte &laquo;vocazione&raquo;. Nella fattispecie, per il trimestre aprile-giugno il valore di riferimento &egrave; 47 centesimi al litro. La Puglia produce un latte di ottima qualit&agrave; e di straordinario gusto, spesso superiore a quello del Nord, ma ha costi di produzione decisamente pi&ugrave; alti, da cui la necessit&agrave; di correggere la quotazione a rialzo. Di solito ballano tre centesimi, questa volta lo scarto &egrave; stato di quattro: da 47 a 51. Da cui l&rsquo;esultanza dell&rsquo;assessore all&rsquo;Agricoltura, Francesco Paolicelli: &laquo;Desidero ringraziare tutti i trasformatori e tutti i produttori per il senso di responsabilit&agrave; dimostrato nell&rsquo;accogliere un risultato che nasce da una trattativa lunga e complessa. Questo accordo - prosegue - rappresenta un punto di equilibrio e soprattutto una base di partenza sotto la quale non si pu&ograve; scendere&raquo;. &Egrave; questo il punto su cui i produttori battono di pi&ugrave;, esibendo una soddisfazione ragionata per l&rsquo;accordo. Non &egrave; un mistero che gli allevatori avrebbero voluto fissare una soglia da 53 centesimi in su. E non sfugge a nessuno che il settore lattiero-caseario pugliese sia in profonda difficolt&agrave;, come testimonia la chiusura di numerose stalle nel Barese, e che un prezzo di 51 centesimi a litro - basandosi sulle indicazioni Ismea - faticher&agrave; anche solo a coprire i costi di produzione (vale lo stesso per le imprese settentrionali), lasciando il comparto nell&rsquo;incertezza. &laquo;Non possiamo dirci soddisfatti - commenta Pietro Piccioni, direttore generale di Coldiretti Puglia - ma il valore individuato &egrave; un tampone che fissa un punto fermo. Pi&ugrave; gi&ugrave; non si pu&ograve; scendere, ora si tratta di salire&raquo;. In questa chiave acquista centralit&agrave; il tavolo che servir&agrave; a monitorare la tenuta del settore nonch&eacute; a individuare altri correttivi in corsa. &laquo;Bisogner&agrave; valutare l&rsquo;andamento del mercato e lo stato di salute del sistema latte, provato da anni di siccit&agrave; e aumenti dei costi. In Puglia il settore degli ovini &egrave; sparito perch&eacute; non ci sono stati interventi tempestivi. Il latte rischia la stessa sorte. Se sar&agrave; necessario - conclude - chiederemo misure e ristori a favore di un comparto che rappresenta l&rsquo;eccellenza pugliese&raquo;. Sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda si muove Confagricoltura Bari-Bat che &laquo;prende atto&raquo; del risultato ottenuto, &laquo;un punto di equilibrio in una fase moto complessa&raquo;, come afferma il presidente Massimiliano De Core: &laquo;L&rsquo;accordo offre certezze sulle quantit&agrave; da ritirare e sul prezzo che per&ograve; non &egrave; sufficiente a coprire l&rsquo;aumento dei costi&raquo;. Anche in questo caso &egrave; valutato come cruciale il ruolo del tavolo di settore: &laquo;Auspichiamo che possa diventare uno strumento concreto e operativo, capace di affrontare in maniera strutturale le criticit&agrave; del comparto a partire dalla trasparenza dei prezzi e dalla valorizzazione del latte pugliese. Resta prioritario - conclude - garantire dignit&agrave; economica agli allevatori che rappresentano l&rsquo;anello pi&ugrave; esposto e vulnerabile della filiera&raquo;.</p> <p>Tutti concordano sul ruolo prezioso di mediazione assunto dall&rsquo;Assessorato all&rsquo;Agricoltura durante una trattativa che la politica non era tenuta ad imbastire ma che ha garantito l&rsquo;avvio di un confronto sui punti cruciali. &laquo;Tutto sommato si &egrave; trovato un buon accordo - chiosa Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia -. Noi chiedevamo 52 centesimi, anche in considerazione dell&rsquo;altissima qualit&agrave; del latte pugliese, si poteva pretendere di pi&ugrave;, ma il momento &egrave; difficile per tutti, come anche i trasformatori hanno capito. La Regione ha svolto un lavoro importante&raquo;. Dal lato dei trasformatori, &egrave; Confartigianato Puglia a confermare la volont&agrave; di dialogo: &laquo;Sin dai primi appuntamenti - commenta il presidente Michele Dituri - abbiamo confermato la disponibilit&agrave; a lavorare in sinergia con i produttori di latte, consapevoli che la salvaguardia della filiera e il rapporto con gli allevatori locali sono valori imprescindibile. E abbiamo apprezzato - prosegue - l&rsquo;impegno dell&rsquo;Assessorato nella direzione di consentire alle imprese di trasformazione di accedere a misure di supporto agli investimenti, all&rsquo;ammodernamento e all&rsquo;efficientamento energetico delle aziende&raquo;</p> <p>La strada da percorrere &egrave; ancora lunga, nella considerazione che la Puglia produce solo il 40% del proprio fabbisogno di latte, aprendosi alle importazioni da fuori. C&rsquo;&egrave; un tema di difesa dell&rsquo;eccellenza, produttiva e trasformativa, ma anche di rilancio di prodotti interamente realizzati da una filiera Made in Puglia. &laquo;Siamo consapevoli delle difficolt&agrave; - commenta ancora l&rsquo;assessore Paolicelli - e proprio per questo la Regione continuer&agrave; a mantenere alta l&rsquo;attenzione, vigilando su chi utilizza il marchio Puglia senza utilizzare realmente latte pugliese: chi richiama la qualit&agrave; pugliese deve garantire latte 100% pugliese, senza ambiguit&agrave;. Da oggi si apre una nuova fase&raquo;. Il prossimo appuntamento &egrave; fissato per l&rsquo;11 maggio. Nella speranza che la bella stagione favorisca, come da tradizione, un maggiore consumo dei prodotti della filiera.</p> ]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>La crisi nel Golfo come l'emergenza Covid: «Servono altre risorse, l’Europa lanci il Next Generation bis»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1949545/la-crisi-nel-golfo-come-l-emergenza-covid-servono-altre-risorse-leuropa-lanci-il-next-generation-bis.html</link>
      <description>La Cgia lancia l’appello all’Unione: accelerare la transizione energetica e autorizzare il taglio dell’Iva sulle bollette</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>Next Generation bis,covid,cgia</category>
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      <pubDate>Sun, 05 Apr 2026 11:15:19 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Non solo la sospensione temporanea del Patto di Stabilit&agrave;, su cui comunque l&rsquo;Europa rimane reticente. Per consentire ai Paesi membri di uscire dal tunnel energetico nel quale li ha infilati la guerra nel Golfo Persico, Bruxelles dovrebbe varare una misura strutturale di lungo periodo. Un Next Generation Eu &laquo;bis&raquo; che ricalchi il piano emergenziale messo in campo per contrastare la crisi post-Covid.</p> <p>A lanciare la proposta &egrave; la Cgia di Mestre che, questa volta, sostituisce le consuete analisi del proprio Ufficio Studi con un appello: servono risorse a fondo perduto e finanziamenti agevolati &laquo;per affrontare - si legge nel report - sia le crisi militari e geopolitiche che la transizione verso l&rsquo;utilizzo di fonti energetiche sostenibili&raquo;. La necessit&agrave; di una regia continentale si giustifica con due considerazioni: la prima &egrave; che le misure varate dai singoli Stati nazionali, a cominciare dall&rsquo;Italia, si stanno rivelando troppo deboli. &laquo;Pannicelli caldi&raquo;, per usare l&rsquo;espressione della Cgil. La seconda si lega, nel merito, al genere di spirale economica nella quale il Vecchio Mondo &egrave; fatalmente immerso. L&rsquo;aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas, rileva la Cgia, &laquo;si trasmette rapidamente ai prezzi di produzione e ai prezzi finali&raquo;, suggerendo, in assenza di interventi, una politica monetaria restrittiva &laquo;con effetti sproporzionati&raquo;. Da cui la necessit&agrave; di &laquo;sterilizzare gli aumenti&raquo; a tutela delle famiglie a basso e medio reddito, le pi&ugrave; colpite dai rincari, per difendere la coesione sociale, scongiurare l&rsquo;ampliarsi delle disuguaglianze e garantire &laquo;condizioni di concorrenza eque&raquo;. Differenze tra prezzi energetici - dovute alla maggiore capacit&agrave; di reagire di alcuni Stati rispetto ad altri - potrebbero infatti distorcere la competitivit&agrave; tra le imprese.</p> <p>D&rsquo;altra parte, sono i dati a fotografare impietosamente la realt&agrave;. Dallo scoppio del conflitto in Iran e al netto del taglio italiano delle accise, appena prorogato, il prezzo medio del diesel alla pompa, in modalit&agrave; self, &egrave; lievitato da 1,720 euro al litro a 2,084 con picchi spesso ben superiori. Una crescita del 21,2%. La benzina non sconta la stessa impennata ma passa comunque da 1,670 euro/litro a 1,758 (+5,3%). A &laquo;tirare&raquo; il gasolio verso l&rsquo;alto &egrave; stata la quotazione del Brent Crude Oil, una tipologia di petrolio estratto nel Mare del Nord che funge da <i>benchmark</i>, cio&egrave; da parametro di riferimento per il prezzo del greggio sui principali mercati mondiali. Il Brent &egrave; &laquo;esploso&raquo; del 54,1% trascinando tutta la materia prima verso l&rsquo;alto. Notizie non buone anche dai prezzi di borsa dell&rsquo;energia elettrica e del gas: il primo &egrave; salito da 107,5 euro per Megawattora (MWh) a 122,7 (un balzo del +14,2%) mentre il secondo ha visto un rincaro del 60,2% passando da 32 euro/MWh a 51,2. &laquo;Un&rsquo;evoluzione - ammonisce la Cgia - che, inevitabilmente, si rifletter&agrave; sulle bollette, con prospettive tutt&rsquo;altro che rassicuranti&raquo;.</p> <p>Che fare, dunque? La Cgia, come detto, guarda a un provvedimento strutturale - pensato su un arco temporale di cinque o sette anni - che acceleri la transizione energetica, riducendo la dipendenza da fonti fossili. La contemporanea sospensione del Patto di Stabilit&agrave; dovrebbe consentire poi ai singoli Paesi di contenere i rincari energetici mentre a Bruxelles dovrebbero apparecchiarsi altre tre misure: l&rsquo;autorizzazione al taglio dell&rsquo;Iva sulle bollette, l&rsquo;introduzione di un tetto al prezzo del gas per &laquo;arginarne la volatilit&agrave;&raquo; e prevedere un contributo di solidariet&agrave; sugli extraprofitti delle grandi multinazionali, unica iniziativa che potrebbe concretizzarsi davvero. Resta ancora sul tavolo &laquo;il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, ritenuto sempre pi&ugrave; necessario per ridurre l&rsquo;esposizione del marcato a shock cos&igrave; violenti&raquo;. Un ragionamento di buon senso che dovrebbe essere nell&rsquo;ordine delle cose. Conoscendo l&rsquo;Europa e il suo cieco rigorismo tecnocratico, difficilmente quanto auspicato potr&agrave; tradursi in provvedimenti concreti e, soprattutto, tempestivi. Come Bruxelles ha sentenziato in merito al Patto di Stabilit&agrave;, &laquo;la situazione non &egrave; cos&igrave; grave&raquo; da doverlo sospendere. Comprendere la realt&agrave; non &egrave; mai stata una specialit&agrave; della casa.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Caro carburanti, prosegue il taglio delle accise: ok alla proroga fino al 1° maggio</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1947466/caro-carburanti-prosegue-il-taglio-delle-accise-ok-alla-proroga-fino-al-1-maggio.html</link>
      <description>L'annuncio di Giorgia Meloni: «Il quadro resta complesso»</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>taglio accise,caro carburanti</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1947466/caro-carburanti-prosegue-il-taglio-delle-accise-ok-alla-proroga-fino-al-1-maggio.html</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:03:31 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>&laquo;Il governo &egrave; intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. &Egrave; una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell&rsquo;energia e sull'economia&raquo;. Lo scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social, sottolineando che &laquo;sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuer&agrave; a monitorare con la massima attenzione l&rsquo;evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro&raquo;.</p> <p>&laquo;La decisione del Governo di prorogare fino al 1&deg; maggio il taglio delle accise sui carburanti &egrave; un intervento positivo che contribuisce ad attenuare, nell&rsquo;immediato, il peso dei rincari energetici su famiglie e imprese, in una fase segnata da forti tensioni internazionali e da un&rsquo;elevata volatilit&agrave; dei prezzi&raquo;. Lo dichiara in una nota la presidente della Camera di Commercio di Bari, Luciana Di Bisceglie.</p> <p>&laquo;Significativa - prosegue - anche l'attenzione riservata al comparto agricolo, pilastro fondamentale del nostro sistema economico e tra i pi&ugrave; esposti alle oscillazioni del carburante. Tuttavia si tratta di misure temporanee che non sono sufficienti: le imprese, infatti, necessitano di certezze e stabilit&agrave; per pianificare gli investimenti, programmare le proprie attivit&agrave; e garantire competitivit&agrave; sui mercati. In un contesto ancora incerto, tra possibili ripercussioni sui conti pubblici e un&rsquo;inflazione dei beni energetici prevista in aumento al 3,1% nel secondo semestre, diventa sempre pi&ugrave; evidente la necessit&agrave; di un approccio organico e strutturale alle politiche energetiche e al sostegno delle imprese. Gli interventi di natura emergenziale, seppur utili, - conclude Di Bisceglie - non possono sostituire una strategia strutturale e di lungo periodo. In tale direzione, la Camera di Commercio di Bari continuer&agrave; a svolgere il proprio ruolo di supporto al tessuto imprenditoriale locale, favorendo il dialogo con le istituzioni per l&rsquo;individuazione di soluzioni efficaci e durature&raquo;.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Bonus prosciugati, la rabbia delle imprese: «Il governo corra ai ripari». La storia di un piccolo imprenditore di Novoli: «Spesi 180mila euro: ne riavrò 7mila»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1942758/bonus-prosciugati-la-rabbia-delle-imprese-il-governo-corra-ai-ripari-la-storia-di-un-piccolo-imprenditore-di-novoli-spesi-180mila-euro-ne-riavro-7mila.html</link>
      <description>Non si ferma la protesta da Nord a Sud. Domani il tavolo a Roma. Ecco cosa vuol dire sfilare un bonus dalle mani di un imprenditore che ha già investito</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it (leonardo petrocelli)</author>
      <category>transizione 5.0,salento</category>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Le imprese non ci stanno e continuano ad alzare la voce. Le nuove disposizioni del decreto fiscale, che tagliano in modo consistente il credito d&rsquo;imposta previsto da Transizione 5.0, sono lette dal mondo industriale come un vero e proprio tradimento. Un &laquo;cambio in corsa&raquo; che - oltre ad arrecare un danno economico alle imprese che avevano messo in contro i vantaggi promessi - colpisce quei processi di innovazione e sostenibilit&agrave; energetica essenziali per la riduzione dei costi. A cominciare dagli investimenti nel fotovoltaico, i pi&ugrave; frequentati dalle piccole realt&agrave;.</p> <p>La situazione &egrave; esplosiva da nord a sud, dal Veneto al Salento, come rivelano le note confindustriali che si susseguono in queste ore. La Puglia, in particolare, &egrave; nell&rsquo;occhio del ciclone, come territorio in prima linea proprio sul fronte delle rinnovabili. A porre l&rsquo;accento su questo aspetto, tra gli altri, &egrave; Francesco Elia, presidente provinciale della Cna Lecce (Confederazione Nazionale dell&rsquo;Artigianato e della Piccola e Media Impresa): &laquo;Il governo giustifica la scelta di ridurre drasticamente il credito d&rsquo;imposta con i cambiamenti dello scenario internazionale. Vero e tuttavia proprio per questo bisogna evidenziare che parliamo di misure volte a ridurre i consumi energetici delle aziende e dunque perfettamente in linea con le esigenze di questa fase&raquo;. La memoria corre ad altri bonus recentemente stoppati: i Pia e MiniPia in territorio pugliese ma anche il conto termico che prevedeva 900 milioni a fronte di 1,3 miliardi di richieste. &laquo;In questi due casi - riprende Elia - c&rsquo;&egrave; stato un passo indietro: le richieste sono troppi, i fondi non bastano. Fermiamo tutto e cerchiamo di finanziarie chi ha ottenuto il via libera entro un certo limite temporale. Un modo di fare pi&ugrave; serio. Nel caso di Transizione 5.0 di tratta di una scelta diversa che rompe retroattivamente il patto tra imprese e governo&raquo;.</p> <p>La &laquo;certezza delle regole&raquo; &egrave; il punto su cui, in queste ore, il mondo produttivo insiste di pi&ugrave;. Non solo i grandi ma anche e soprattutto i piccoli. &laquo;Chi verr&agrave; colpito di pi&ugrave; - si domanda Elia -? Certamente chi ha meno possibilit&agrave; di spesa e minori capacit&agrave; di indebitamento, non potendo ricontrattare le condizioni con il sistema bancario. Nessuno fa investimenti con la propria cassa, si chiede in prestito contando sul credito di imposta e poi ci si ritrova soli con le banche che, in questi casi, tendono a irrigidirsi&raquo;. C&rsquo;&egrave; poi una certa assonanza di numeri perch&eacute; il taglio previsto dal governo fa calare le risorse stanziate da 1,4 miliardi a 500 milioni. &laquo;E tuttavia - insiste Elia - non posso non notare che 1,4 miliardi &egrave; esattamente quanto dar&agrave; il governo a Enel per tenere in vita le centrali a carbone ritenute strategiche: 100 milioni l&rsquo;anno per 14 anni, fino al 2038. Si trovano i soldi per questo e non per confermare quanto promesso?&raquo;.</p> <p>I risvolti della vicenda sono notevoli. La data cerchiata di rosso &egrave; quella di domani con il tavolo convocato con le imprese. Il governo &egrave; al lavoro per individuare una soluzione ma i margini di manovra sembrano molto stretti. Anche perch&eacute; &egrave; lo stesso esecutivo a essere diviso fra chi disapprova la decisione e chi invece la condivide, preferendo dirigere tutte le risorse su poche emergenze a cominciare dai carburanti. &Egrave; la linea della capogruppo di FdI in Commissione Bilancio alla Camera, la tarantina Ylenia Lucaselli, che definisce l&rsquo;intervento &laquo;un correttivo necessario&raquo;, rilevando come non ci sia &laquo;alcun patto tradito, e questo le aziende lo sanno bene&raquo;. Nel frattempo, il vicepremier Matteo Salvini spinge sull&rsquo;Europa per ottenere la &laquo;sospensione immediata&raquo; del patto di stabilit&agrave; ma a Bruxelles non si muove foglia. Anche Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini, batte ai cancelli dell&rsquo;Unione: &laquo;L&rsquo;industria europea ha bisogno di risposte immediate dalla Commissione e dai governi, altrimenti la deindustrializzazione diventer&agrave; una realt&agrave; concreta&raquo;.</p> <h3>La storia di un piccolo imprenditore di Novoli: &laquo;Spesi 180mila euro: ne riavr&ograve; 7mila&raquo;</h3> <p>Cosa vuol dire sfilare un bonus dalle mani di un imprenditore che ha gi&agrave; investito? Non lo raccontano (solo) i numeri, n&eacute; le dichiarazioni irate delle associazioni di categoria e nemmeno le retromarce dei ministri. Per capire davvero servono le storie, possibilmente non quelle dei giganti che macinano miliardi e possono tenere sulla corda il sistema bancario. Salvatore Mazzotta &egrave; un imprenditore salentino con una attivit&agrave; ben avviata a Novoli, &laquo;MilleBolle&raquo;: lavanderia automatica e negozio di prodotti per l&rsquo;igiene di casa e persona. La sua vicenda &egrave; quella dei tanti &laquo;traditi&raquo; dal taglio drastico del bonus Transizione.</p> <p><strong>Salvatore Mazzotta, per che tipo di progetto ha richiesto il bonus?</strong>&laquo;Abbiamo sostituito il parco macchine della lavanderia con apparecchiature 4.0, interconnesse fra loro, e realizzato un impianto fotovoltaico per alimentare l&rsquo;attivit&agrave; e il negozio. Un investimento da 160mila euro&raquo;.<strong>Come si &egrave; mosso per ottenere il credito d&rsquo;imposta previsto?</strong> &laquo;La scadenza per la presentazione del progetto era fissata al 31 dicembre ma il governo ne ha anticipato la chiusura precisando per&ograve; che tutte le domande approvate entro il 30 novembre sarebbero state riconosciute&raquo;.<strong>A quel punto cosa &egrave; successo?</strong>&laquo;Ci siamo fidati. Abbiamo presentato a novembre la relazione ex ante e tutta la documentazione necessaria per formulare la domanda e ottenere il credito d&rsquo;imposta che ci era stato quantificato in 35mila euro&raquo;.<strong>Poi &egrave; arrivata la doccia fredda...</strong>&laquo;Consideri che solo per presentare la domanda abbiamo speso 20mila euro con relazioni a botta di 5mila euro l&rsquo;una. Se contiamo anche l&rsquo;investimento abbiamo speso 180mila euro&raquo;.<strong>E ora quanto riavr&agrave;?</strong>&laquo;Solo 7mila euro. Nemmeno la met&agrave; delle spese sostenute per ottenere un bonus mai arrivato&raquo;.<strong>Qual &egrave; la morale?</strong>&laquo;Ci sentiamo presi in giro. Se a novembre avessero detto chiaramente che i progetti non sarebbero stati finanziati come previsto avremmo puntato su forme di finanziamento diverse, magari meno dispendiose. &Egrave; stata tradita la fiducia&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Aziende e famiglie, in bolletta una «stangata» da 15 miliardi: il mezzogiorno trema per i bilanci domestici. La Puglia a metà classifica</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1942398/aziende-e-famiglie-in-bolletta-una-stangata-da-15-miliardi-il-mezzogiorno-trema-per-i-bilanci-domestici-la-puglia-a-meta-classifica.html</link>
      <description>L'Ue può disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’energia elettrica. Sul fronte italiano si attende l’approvazione del decreto bollette ma 3 miliardi sono pochi. Durso (Codacons): «Fate scorte di alimenti»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>stangata,bollette,puglia</category>
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      <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:04:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Si comincia da due dati: a un mese dall&rsquo;inizio del conflitto in Iran il prezzo del gas &egrave; aumentato di 26 euro per megawattora (+81%), quello dell&rsquo;energia elettrica invece di 41 euro. Il risultato &egrave; un rincaro complessivo che, nel 2026, potrebbe toccare i 15,2 miliardi euro, di cui 10,2 per l&rsquo;energia elettrica e 5 per il gas. Una &laquo;stangata&raquo; destinata a mettere sotto pressione i bilanci domestici e la tenuta finanziaria di molte aziende.</p> <p>Non usa giri di parole l&rsquo;Ufficio studi della Cgia di Mestre nel nuovo report dedicato ai rincari in bolletta. &laquo;La situazione, seppur preoccupante, &egrave; comunque molto diversa da quanto successe qualche mese dopo l&rsquo;invasione dell&rsquo;Ucraina da parte della Russia&raquo;, precisa l&rsquo;analisi, e tuttavia, &laquo;molto dipender&agrave; dalla durata del conflitto, dalla sua intensit&agrave; e da un eventuale allargamento del teatro di guerra&raquo;. Insomma, il quadro non &egrave; del tutto compromesso anche se gli aumenti iniziano a pesare nelle Regioni pi&ugrave; densamente popolate e ad alta concentrazione industriale. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, numeri alla mano, accusano il colpo pi&ugrave; di tutti sia a livello di imprese che di famiglie. E il Mezzogiorno? I rincari al Sud si annunciano superiori alla media nazionale per quanto riguarda i consumi casalinghi con un +13,4% che segna il massimo per area geografica e supera, seppur lievemente, il dato italiano del +13,3%. Sul versante delle aziende, invece, il Mezzogiorno &egrave; ultimo in classifica con un +13,1% che lo colloca sotto il +13,5% nazionale (il Nord Est registra un +13,6%). Numeri che, probabilmente, riflettono la minor industrializzazione del Sud.</p> <p>Se poi si &laquo;scende&raquo;, per cos&igrave; dire, a livello regionale la Puglia &egrave; ottava per i costi di energia elettrica e gas delle imprese con un ricarico di 422 milioni che vale un +13%, mentre sul versante domestico la crescita &egrave; di 319 milioni e pesa per un 13,4%. La Basilicata &egrave; invece 18esima in entrambe le classifiche con numeri modesti che per&ograve;, in proporzione, valgono rispettivamente un +13,2% e un +13,3%. Insomma, ognuno per il suo, tutti scontano rincari in doppia cifra.</p> <p>Rimane da chiedersi cosa fare. La Cgia ipotizza interventi sia sul versante europeo che su quello nazionale. In particolare, viene ricordato quanto fatto da Bruxelles in quel 2022 cos&igrave; lontano e cos&igrave; vicino: fu consentita la riduzione dell&rsquo;Iva sulle bollette, venne introdotto un tetto al prezzo del gas che fren&ograve; le corse al rialzo, si istitu&igrave; &laquo;un contributo di solidariet&agrave;&raquo; sugli extraprofitti delle grandi multinazionali di petrolio, gas e carbone. Si potrebbe replicare, magari attivando anche una misura molto discussa ma ancora sul tavolo: &laquo;Il disaccoppiamento tra i prezzo del gas e quello dell&rsquo;energia elettrica, un intervento che molti ritengono ormai necessario per rendere il mercato meno esposto&raquo;. Quanto all&rsquo;Italia, molte delle iniziative ipotizzabili sono gi&agrave; inclusi nel decreto bollette la cui approvazione definitiva &egrave; attesa in settimana. E tuttavia, conclude lo studio della Cgia, &laquo;appare indispensabile rinforzare le risorse stanziate perch&eacute; i tre miliardi previsti rischiano di non essere sufficienti per scongiurare che un eventuale choc energetico si traduca in una crisi economica e sociale di vasta portata&raquo;.</p> <h3>DURSO (CONDACONS): FATE SCORTE DI ALIMENTI</h3> <p><strong>Avvocato Dario Durso, referente del Codacons Bari, preoccupato per le ricadute del conflitto in Iran sul bilancio delle famiglie?</strong>&laquo;Partiamo da una premessa: l&rsquo;impatto di questa guerra sulle bollette sar&agrave; inferiore rispetto al 2022, anno dello scoppio del conflitto in Ucraina&raquo;.<strong>Lo rilevano in molti, come mai?</strong>&laquo;Il nodo &egrave; il gas che alimenta le centrali termoelettriche. La quota che acquistiamo dall&rsquo;area del Golfo &egrave; relativa, circa il 15%. Ucraina e Russia, invece, sono snodi decisivi. Per questo, quattro anni fa, la bolletta esplose&raquo;.<strong>E quindi di cosa ci dovremmo preoccupare?</strong>&laquo;Il vero problema &egrave; il petrolio che impatta sul gasolio, sulla benzina, quindi sui trasporti e i beni finali di consumo. Quelli, cio&egrave;, che acquistiamo al supermercato&raquo;.<strong>Che consigli sente di dare al consumatore?</strong>&laquo;Senza creare inutili allarmismi consiglierei di fare scorta di beni alimentari essenziali: pasta, farina, zucchero, sale, tonno, prodotti in scatola a lunga conservazione. Un po&rsquo; come accadde al tempo del Covid. Non sappiamo come andranno le cose dunque conviene acquistarli ora a prezzi ancora ragionevoli&raquo;.<strong>E per quanto riguarda i prodotti freschi?</strong>&laquo;Preferire il supermercato dietro l&rsquo;angolo o il mercato vicino casa. Capisco la tentazione di andare in un ipermercato per risparmiare 20 centesimi a prodotto per&ograve;, magari, quell&rsquo;ipermercato si trova a 10 km da casa nostra. E la benzina ha un costo molto alto. Bisognerebbe iniziare a computarla nell&rsquo;esborso complessivo della spesa&raquo;.<strong>Il governo, invece, che provvedimenti dovrebbe prendere? &Egrave; sufficiente il taglio temporaneo delle accise?</strong>&laquo;Direi proprio di no, servono interventi pi&ugrave; strutturati anche di respiro europeo. Da un lato bisogna contrastare i fenomeni speculativi sul mercato internazionale, dall&rsquo;altro &egrave; indispensabile intervenire sul piano fiscale: tra accise e Iva paghiamo il 40% di tasse sulle bollette. La defiscalizzazione &egrave; la leva pi&ugrave; efficace da utilizzare in questo frangente&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Zes, «un successo da migliorare»: Puglia in pole position con 340 autorizzazioni, ma la Basilicata arranca</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1942301/zes-un-successo-da-migliorare-puglia-in-pole-position-con-340-autorizzazioni-ma-a-basilicata-arranca.html</link>
      <description>L’incontro a Confindustria Bari-Bat: «Un modello solido, che piace a destra e a sinistra, ma che potrebbe essere ulteriormente perfezionato, ad esempio puntando con più decisione su progetti ad alto contenuto tecnologico»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>zes,Ugo Patroni Griffi</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1942301/zes-un-successo-da-migliorare-puglia-in-pole-position-con-340-autorizzazioni-ma-a-basilicata-arranca.html</guid>
      <pubDate>Sun, 29 Mar 2026 12:27:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>&laquo;Un successo da migliorare&raquo;. La frase &egrave; dell&rsquo;accademico Ugo Patroni Griffi - presidente dell&rsquo;Agenzia rapporti con l&rsquo;esterno dell&rsquo;Universit&agrave; di Bari - e ben fotografa la situazione della Zes Unica del Mezzogiorno. Un modello solido, che piace a destra e a sinistra, confortato dal moltiplicarsi degli investimenti e dalle ricadute occupazionali, ma che potrebbe essere ulteriormente perfezionato, ad esempio puntando con pi&ugrave; decisione su progetti ad alto contenuto tecnologico. Si &egrave; discusso di questo, oltre ogni retorica autocelebrativa, durante il convegno &laquo;Zes: dalle opportunit&agrave; all&rsquo;azione&raquo;, svoltosi venerd&igrave; nella sede di Confindustria Bari-Bat alla presenza del sottosegretario Luigi Sbarra, che guida la Struttura di Missione della Zona economica speciale, del senatore Filippo Melchiorre (FdI), di Ugo Patroni Griffi, del consulente Anci, Pippo Sciscioli, e del presidente degli industriali di Bari-Bat, Mario Aprile.</p> <p>La premessa &egrave; sottoscritta da tutti: la Zes funziona. Nei primi tre mesi del 2026 sono state gi&agrave; rilasciate 1280 autorizzazioni (340 solo in Puglia) per un totale di 6 miliardi di investimenti diretti generati e 17mila nuovi posti di lavoro creati. Certo, c&rsquo;&egrave; chi ne ha approfittato di pi&ugrave; come la Campania e la stessa Puglia, ormai piene interpreti del ruolo di &laquo;locomotive&raquo;, e chi arranca molto indietro come la Basilicata con circa 30 autorizzazioni uniche incassate dal 2024, alcune delle quali, per&ograve;, con buone ricadute occupazionali. Ma il saldo rimane comunque positivo. &laquo;La Zes - chiarisce Sbarra - &egrave; un acceleratore di sviluppo: attrae investimenti, riduce la burocrazia, riconosce fiscalit&agrave; di vantaggio e sostiene l&rsquo;occupazione&raquo;.</p> <p>E, dunque, i problemi dove sono? Le prime segnalazioni concrete arrivano dalle testimonianze delle imprese. Si va dal generale al particolare. Innanzitutto, la necessit&agrave; di prevedere un piano di investimento triennale. Oggi, infatti, gli investimenti vengono dichiarati e rendicontati anno per anno ma le imprese lavorano sempre sul medio e lungo periodo. Lo rileva Massimo Labruna, Ceo di As Labruna, che sottolinea: &laquo;Se il governo ha stanziato oltre 4 miliardi per il triennio 2026-2028 &egrave; giusto prevedere una rendicontazione annuale, ma &egrave; altrettanto necessario permettere alle aziende di programmare investimenti su base triennale in modo da poter compensare le richieste anno per anno&raquo;. Si arruola sullo stesso fronte anche Giuseppe Bruno di Omc Calabrese mettendo anche l&rsquo;accento su un problema pi&ugrave; settoriale: l&rsquo;ammissibilit&agrave;, nel quadro Zes, delle ristrutturazioni e degli adeguamenti degli immobili gi&agrave; in uso, quando inseriti in un investimento produttivo. Un modo per assecondare una delle attivit&agrave; pi&ugrave; frequentate dalle imprese, cio&egrave; la riqualificazione e l&rsquo;efficientamento di strutture gi&agrave; esistenti, e di favorire il recupero del patrimonio industriale gi&agrave; presente sul territorio.</p> <p>Ogni settore, dal proprio angolo visuale, ha dunque proposte generali o specifiche da mettere sul tavolo della discussione. Guardando invece la situazione dall&rsquo;alto di una valutazione complessiva emerge un alto nodo critico. &Egrave; Aprile a introdurlo nel dibattito: &laquo;Affiancando la leva fiscale a quella della semplificazione burocratica - spiega -, la Zes fornisce straordinari vantaggi. Ma ora bisogna utilizzare quei vantaggi anche per rafforzare le filiere sia nell&rsquo;Agroalimentare che nel settore del Mobile della Murgia, ma anche per rilanciare l&rsquo;Automotive e gli investimenti nella componentistica per l&rsquo;eolico, il fotovoltaico e per l&rsquo;industria della Difesa&raquo;.</p> <p>Come ha ben testimoniato la studio &laquo;Check up Mezzogiorno 2025&raquo; di Confindustria-Smr, infatti, oltre la met&agrave; delle autorizzazioni uniche rilasciate si concentra, in realt&agrave;, su poche filiere, pi&ugrave; o meno sempre le solite: l&rsquo;agroalimentare, il Made in Italy tradizionale e un po&rsquo; di elettronica-Ict. Comparti certamente preziosi che rispondono alle vocazioni profonde del territorio ma che ricalcano comunque modelli noti ed esplorati: in sintesi, si tratta di un rafforzamento del tessuto produttivo esistente che grazie alla Zes si affina e si sviluppa, continuando ad investire. Un bene? Certamente. Ma altrettanto utile sarebbe utilizzare l&rsquo;acceleratore Zes per &laquo;spingere&raquo; settori ad alto contenuto tecnologico e con grandi capacit&agrave; di innovazione. Non un tradimento, per cos&igrave; dire, dell&rsquo;identit&agrave; produttiva ma semplicemente una diversificazione in grado di far crescere l&rsquo;intero Mezzogiorno. Le strade da esplorare sono molte. &laquo;Si potrebbe creare una super Zes - spiega Ugo Patroni Griffi - integrando la semplificazione nazionale con norme di semplificazione regionale, avvalendosi anche di istituti poco conosciuti come le zone franche doganali che permettono di contrastare il caro energia e gli effetti della guerra dei dazi&raquo;. Nel frattempo, Confindustria Bari-Bat annuncia l&rsquo;apertura di uno sportello per supportare le imprese nell&rsquo;impostare la domanda per le agevolazioni Zes. &laquo;Ci impegneremo - conclude Aprile tirando i fili del ragionamento - ad aumentare gli investimenti nei settori a maggiore contenuto tecnologico&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Carburanti, effetto Iran: «Rincari da record per l'agricoltura pugliese». E in Basilicata la benzina più cara d'Italia</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1941675/iran-con-il-caro-carburanti-rincari-da-record-per-l-agricoltura-pugliese-e-in-basilicata-la-benzina-piu-cara-d-italia.html</link>
      <description>Si riduce l'effetto accise. Le aziende agricole possono registrare aumenti dei costi da 200 a 1.500 euro ettaro al mese a seconda delle colture e della dimensione aziendale</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>caro carburante,puglia</category>
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      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 11:57:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Le aziende agricole possono registrare aumenti dei costi da 200 a 1.500 euro ettaro al mese a seconda delle colture e della dimensione aziendale, a causa dell&rsquo;esplosione dei prezzi di carburanti, fertilizzanti e materie prime a seguito del conflitto in Iran. &Egrave; quanto denuncia Coldiretti Puglia, stimando un aggravio mensile dei costi di produzione che metterebbe a rischio la sopravvivenza delle imprese agricole pugliesi e la capacit&agrave; di mantenere piani colturali e produzioni stabili.</p> <p>L&rsquo;esplosione dei costi di produzione fino al 30%, determinata dalla guerra in Iran, determina rincari a doppia cifra per fertilizzanti e listini delle materie plastiche, rendendo necessarie misure urgenti di sostegno a livello europeo per tutelare le coltivazioni. Complessivamente, tra energetici, fertilizzanti e antiparassitari, i costi per un&rsquo;azienda agricola &ndash; insiste Coldiretti Puglia - salgono fino al 30%, colpendo soprattutto quelle pi&ugrave; meccanizzate. In crescita soprattutto i fertilizzanti, con l&rsquo;urea ha registrato rincari di circa il 35% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran, con maggiorazioni superiori ai 200 euro a tonnellata, secondo l&rsquo;analisi Coldiretti sui dati delle Camere di Commercio, mentre anche gli altri prodotti del comparto evidenziano trend al rialzo, dal nitrato ammonico al solfato ammonico.</p> <p>Una situazione analoga a quella verificatasi con la guerra in Ucraina, che ha gi&agrave; evidenziato la vulnerabilit&agrave; di un&rsquo;Europa che ha scelto di delocalizzare la produzione di fertilizzanti per ragioni puramente ideologiche. Da qui la richiesta di Coldiretti di una svolta radicale che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali come il digestato e sulla cancellazione del Cbam (Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere), che tassa i fertilizzanti gravando pesantemente sui bilanci delle imprese agricole e compromette la sovranit&agrave; alimentare dell&rsquo;Unione Europea. La questione &egrave; stata al centro di un recente confronto con il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.</p> <p style="font-weight: 400;">Emerge - aggiunge <span>Coldiretti</span><span>&nbsp;</span>Puglia - che gli incrementi sui prezzi al consumo non corrispondono a un miglioramento dei compensi agli agricoltori, che rimangono tra i pi&ugrave; colpiti della filiera insieme ai consumatori. Dall&rsquo;analisi dei listini Ismea della seconda settimana di marzo di frutta e verdura emerge un calo del 18% per le fragole, stabilit&agrave; per mele e pere e un aumento dell&rsquo;1% per i kiwi rispetto alla settimana precedente, con altre variazioni per ortaggi come carciofi, bieta, finocchi e lattuga.<u></u><u></u></p> <p style="font-weight: 400;"><u></u>A pesare &egrave; anche il caro gasolio nel comparto della pesca, dove la disponibilit&agrave; di pesce italiano &egrave; calata del 20% con il rincaro dei carburanti sta costringendo le flotte a ridurre o ottimizzare le uscite in mare. Dall&rsquo;analisi sulle vendite in alcune grandi aste di pesce nei porti italiani, emergono diminuzioni nelle quantit&agrave; arrivate sui banchi nelle prime settimane di marzo rispetto a febbraio.</p> <h3 style="font-weight: 400;">IN BASILICATA LA BENZINA PIU' CARA D'ITALIA</h3> <p style="font-weight: 400;">&laquo;Oggi la benzina pi&ugrave; cara, non considerando le autostrade, si vende in Basilicata con 1,751 euro al litro, che precede Calabria con 1,750 euro, e Campania con 1,749 euro&raquo;, per il gasolio in Molise 2,005 euro al litro, in Campania 2,002, in Calabria due euro&raquo; : &egrave; quanto emerge dall&rsquo;analisi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy elaborata dall&rsquo;Unione Italiana Consumatori. Il prezzo medio dei carburanti in modalit&agrave; 'self service lungo la rete stradale nazionale &egrave; pari a 1,722 euro per la benzina e 1,985&nbsp; per il gasolio, in autostrada 1,788 per la benzina e 2,055 per il gasolio.</p> <p style="font-weight: 400;">Le regioni pi&ugrave; virtuose per la benzina sono le Marche, unica regione ad essere ancora sotto 1,7 euro (1,697), al 2&deg; posto il Friuli Venezia Giulia (1,702) e al 3&deg; posto la Toscana (1,705). Per il gasolio vincono sempre le Marche con 1,969 euro, medaglia d&rsquo;argento per Toscana e Friuli, ex aequo con 1,970 euro. Segue l'Abruzzo con 1,972 euro.</p> <p style="font-weight: 400;">&laquo;Oggi, non solo in tutta Italia i prezzi sono saliti, sia per la benzina che per il gasolio, ma mentre ieri il diesel superava i 2 euro solo in autostrada, ora oltrepassano quella soglia sia il Molise che la Campania, mentre la Calabria di ferma sul confine con 2 euro esatti al litro&raquo; afferma Massimiliano Dona, presidente dell&rsquo;Unione Nazionale Consumatori.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Caro carburante, Meloni taglia le accise per 20 giorni: la riduzione del prezzo sarà di 25 centesimi al litro</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1941238/caro-carburante-meloni-taglia-le-accise-per-20-giorni-la-riduzione-del-prezzo-sara-di-25-centesimi-al-litro.html</link>
      <description>Misure per circa mezzo miliardo. La premier, il possibile per evitare l’impatto della crisi</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>meloni,accise,caro carburante</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1941238/caro-carburante-meloni-taglia-le-accise-per-20-giorni-la-riduzione-del-prezzo-sara-di-25-centesimi-al-litro.html</guid>
      <pubDate>Wed, 18 Mar 2026 21:29:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto legge sui carburanti approvato stasera in Consiglio dei ministri contiene un pacchetto di interventi a tempo. Sono previsti un taglio delle accise per 20 giorni con un effetto sul prezzo di 25 centesimi al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul gpl; un credito di imposta sul gasolio per gli autotrasportatori e del 20% per i pescherecci per i tre mesi da marzo a maggio; un rafforzamento dei controlli anti-speculazione, affidati a Mister Prezzi (il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il ministero delle Imprese), la Guardia di Finanza e l&rsquo;Antitrust.  Lo stanziamento di fondi dovrebbe essere sotto il miliardo di euro. Il governo &egrave; pronto ad allungare la durata delle misure, se la crisi innescata dalla guerra in Iran non dovesse rientrare.</p> <p>TAGLIO ACCISE. Il decreto legge prevede un taglio delle accise sui carburanti che consentir&agrave; di ridurre di 25 centesimi di euro al litro per 20 giorni. Non &egrave; stato inserito nel provvedimento l&rsquo;annunciato rafforzamento della social card sui carburanti per le famiglie meno abbienti: la misura avrebbe riguardato solo i redditi bassi, ed &egrave; stata riassorbita nel generale taglio delle accise.</p> <p>AUTOTRASPORTATORI. Agli autotrasportatori, come gi&agrave; annunciato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, sar&agrave; riconosciuto un credito d&rsquo;imposta sull'acquisto di gasolio. La percentuale &egrave; ancora da definire nel dettaglio e sar&agrave; stabilita in un secondo provvedimento.</p> <p>PESCA. Per le imprese della pesca, ha annunciato il ministro dell&rsquo;Agricoltura Francesco Lollobrigida, &egrave; previsto un credito di imposta del 20% sui carburanti per marzo, aprile e maggio, per 10 milioni di euro in totale.</p> <p>CONTROLLI. Per tre mesi le compagnie petrolifere dovranno inviare giornalmente al Mimit i prezzi consigliati di vendita, pena una sanzione pari allo 0,1% del fatturato. Mister Prezzi, la Guardia di Finanza e l&rsquo;Antitrust sono mobilitate per uno speciale regime di controllo dei &laquo;fenomeni distorsivi lungo la filiera di approvvigionamento e distribuzione dei carburanti&raquo;. Sono previste sanzioni, e nei casi estremi, denunce alla magistratura &laquo;per verificare la sussistenza del reato di manovre speculative&raquo;</p>]]></content:encoded>
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      <title>Sulla ceramica pugliese insiste l’ombra del 2020: «Se i costi esplodono sarà una strage»</title>
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      <description>Colì e D’Aniello: «Il comparto per ora regge, ma tanti non sopravviverebbero ad altri choc»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>distretto della ceramica,imprenditori</category>
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      <pubDate>Wed, 18 Mar 2026 19:20:32 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>L&rsquo;allarme non &egrave; immediato. La ceramica pugliese, una delle eccellenze dell&rsquo;artigianato regionale, sta riuscendo a reggere i contraccolpi del conflitto nel Golfo Persico. Eppure, sono molte le analisi che individuano il settore come uno dei pi&ugrave; vulnerabili, insieme all&rsquo;agricoltura, ai trasporti e alle costruzioni. Le ragioni sono sostanzialmente due: i rincari energetici da un lato, con il problema dell&rsquo;alimentazione dei forni a gas, e dall&rsquo;altro alcuni rialzi delle materie prime con particolare riferimento ad alcune componenti degli smalti.</p> <p>Al momento, per&ograve;, i danni sono contenuti come raccontano gli imprenditori Antonio Coli, amministratore unico di Fratelli Col&igrave; srl di Cutrofiano (Lecce), e Nicola D&rsquo;Aniello di D&rsquo;Aniello Tradizioni Ceramiche di Terlizzi (Bari), rispettivamente membro del direttivo e presidente regionale dei Ceramisti di Confartigianato Imprese Puglia. Da zone diverse della Puglia l&rsquo;esito del ragionamento &egrave; sempre lo stesso e inizia da un periodo cerchiato di rosso, la seconda met&agrave; del 2020, cio&egrave; l&rsquo;immediato post Covid che vide - oltre a tutti i danni causati dal lockdown - un&rsquo;impennata dei prezzi del metano che vide moltiplicare il proprio costo di ben dodici volte. Una &laquo;botta&raquo; insostenibile.</p> <p>&laquo;In quel periodo - spiega Col&igrave; - i costi energetici salirono, per un mese, da 10mila euro a 120mila in riferimento al solo metano. A quel punto un&rsquo;azienda chiude o fallisce. Al momento quel rischio non c&rsquo;&egrave;, i rincari non raggiungono quei livelli ma temiamo possa succedere qualcosa di simile in futuro&raquo;. Naturale, dunque, che le aziende siano corse ai ripari. Nel caso della Fratelli Col&igrave; alternando metano e propano, quest&rsquo;ultimo in arrivo dall&rsquo;Africa e quindi meno soggetto a pericolose oscillazioni. D&rsquo;Aniello racconta, invece, di aver puntato tutto sulle rinnovabili proprio per prevenire eventuali tsunami. Forni elettrici e fotovoltaico: &laquo;Sono un po&rsquo; pi&ugrave; tranquillo perch&eacute; produco e consumo energia. Anche se i costi ci sono perch&eacute; se i forni non vanno solo grazie ai pannelli l&rsquo;elettricit&agrave; raggiunge comunque i 6mila euro al mese. Con preoccupazione- prosegue - mi metto nei panni di artigiani che hanno 50 o 60 anni e dunque non hanno progettato investimenti con ricadute ventennali&raquo;. Se si dovesse ripresentare la situazione del 2020, D&rsquo;Aniello azzarda una previsione: &laquo;Il 70% dei ceramisti rischierebbe di chiudere. Una strage&raquo;.</p> <p>Il vero problema &egrave; che i margini di manovra sono pochi. Ci si muove su due soli terreni: materie prime, spesso monopolizzate da grandi multinazionali, ed energia. Difficile dunque risparmiare, abbattere i costi, ripensare il prodotto. &laquo;Tanti passi avanti si sono comunque fatti - spiega Col&igrave; - ad esempio incrementando i dazi con la Cina e portandoli fino al 79%: in questo modo i prezzi sono quasi identici e dunque l&rsquo;acquirente ci pensa due volte a investire su un prodotto cinese se quello italiano ha sostanzialmente lo stesso prezzo. Ci&ograve; detto - ammonisce - il Made in Italy &egrave; un valore aggiunto ma non sufficiente. Bisogna sempre lavorarci&raquo;. Lavorarci con ci&ograve; che si &egrave; &laquo;obbligati&raquo; a usare e alcune componenti degli smalti arrivano proprio dall&rsquo;area del Golfo. &laquo;E tuttavia - osserva D&rsquo;Aniello - i grandi colossi multinazionali, come Vibrantz e Colorobbia, non hanno interesse ad affossare le imprese con cui lavorano. I materiali in vendita sono ancora quelli stoccati e non c&rsquo;&egrave; stata speculazione. E credo si andr&agrave; avanti cos&igrave; anche grazie al lavoro dei consulenti di zona che svolgono una preziosa mediazione di prossimit&agrave;&raquo;.</p> <p>C&rsquo;&egrave; solo da augurarsi, dunque, che il metano non impenni ancora. Solitamente, a livello artigianale, i margini di guadagno non sono altissimi. E un rialzo pu&ograve; portare i conti in pari, azzerandoli e aprendo la strada al pozzo nero dei debiti. &Egrave; gi&ugrave; successo e non deve succedere ancora. Per ora, la ceramica pugliese resiste.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>«La sfida del caro energia si vince con le rinnovabili. L'Italia faccia come la Spagna: il Sud decollerebbe»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1940826/la-sfida-del-caro-energia-si-vince-con-le-rinnovabili-l-italia-faccia-come-la-spagna-il-sud-decollerebbe.html</link>
      <description>L'intervista a Giacomo Cucignatto, ricercatore senior della Svimez, esperto di energia e industria</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>Giacomo Cucignatto,svimez</category>
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      <pubDate>Sun, 15 Mar 2026 13:02:38 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p><strong>Giacomo Cucignatto, ricercatore senior della Svimez, esperto di energia e industria, da dove partiamo per capire quanto la crisi energetica innescata dalla guerra possa impattare sul Mezzogiorno?</strong></p> <p>&laquo;Partirei da un numero, il Prezzo unico nazionale (Pun) dell&rsquo;energia che in Italia si attesta a 143 euro al megawattora (MWh). Un numero naturalmente amplificato dalle conseguenze del conflitto ma il dato era interessante gi&agrave; prima dell&rsquo;attacco all&rsquo;Iran&raquo;.</p> <p><strong>Quali erano i valori di partenza?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;Italia, che ha una particolare dipendenza dal gas, era gi&agrave; oltre i 100. La Germania a 97, la Francia a 46, grazie al nucleare, e la Spagna appena a 16. Oggi sono aumentati tutti, ovviamente, ma noi paghiamo il 20% in pi&ugrave; rispetto a Berlino, il 31% in pi&ugrave; di Parigi e addirittura il 126% in pi&ugrave; a confronto con agli spagnoli&raquo;.</p> <p><strong>Ma perch&eacute; la Spagna ha questo vantaggio?</strong></p> <p>&laquo;Perch&eacute; ha puntato convintamente sulle rinnovabili. Un numero basso come quel 16, prezzo medio di febbraio, si deve alla superproduzione eolica di quel momento ma in, generale, Madrid si &egrave; attrezzata bene, anche con il solare. Non solo quello tradizionale, ma pure quello a concentrazione&raquo;.</p> <p><strong>Qual &egrave; la lezione che si pu&ograve; trarre?</strong></p> <p>&laquo;Se Stellantis deve fare un investimento e realizzare una gigafactory dove la fa? A Termoli o a Saragozza? In Italia il costo energetico sarebbe 286 milioni, in Spagna 128. Uno scarto di 158 milioni. Naturalmente i numeri sono molto variabili ma la differenza, sostanzialmente, &egrave; questa&raquo;.</p> <p><strong>Dunque il Governo cosa dovrebbe fare?</strong></p> <p>&laquo;Non arretrare sulla transizione rinnovabile nemmeno di un millimetro. Rispetto alla Spagna siamo gi&agrave; indietro. E guardi, non si tratta solo di puntare sulle rinnovabili perch&eacute; sono il futuro, creano lavoro e offrono possibilit&agrave;, ma soprattutto perch&eacute; rappresentano l&rsquo;unico modo per spingere in basso il prezzo dell&rsquo;energia e ridurre il gap che ci porta via investimenti strategici. La presenza di giganti come Vestas a Taranto e 3Sun a Catania, due industrie strategiche, va incentivata&raquo;.</p> <p><strong>Ci sarebbe un vantaggio specifico per il Mezzogiorno?</strong></p> <p>&laquo;Almeno due. Da un lato la maggior parte della produzione si concentrerebbe proprio al Sud. Dall&rsquo;altro bisogna guardare alla riforma del Prezzo unico nazionale che, in futuro, dovrebbe perdere lo strumento perequativo transitorio che uniforma il prezzo in tutto il Paese. Si pagheranno costi differenti nelle varie zone d&rsquo;Italia e un Mezzogiorno attrezzato con l&rsquo;aumento della capacit&agrave; rinnovabile vedr&agrave; ammortizzati i costi dell&rsquo;energia&raquo;.</p> <p><strong>Ci sarebbe anche il nucleare, un&rsquo;ipotesi di cui si parla sempre pi&ugrave; spesso...</strong></p> <p>&laquo;Vero, ma il nucleare impiegherebbe anni per iniziare a dare risposte concrete e tangibili&raquo;.</p> <p><strong>Dalle cause passiamo agli effetti. Con l&rsquo;impennata dei costi energetici e il blocco dello Stretto di Hormuz che succede?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;aumento dei costi energetici riduce il grado di utilizzo della capacit&agrave; produttiva nonch&eacute; la velocit&agrave; produttiva soprattutto nei settori energivori. &Egrave; un punto che danneggia, in particolare, la Germania e l&rsquo;Italia, Paesi trasformatori legati a doppio filo. Sa come si dice? Se la Germania ha il raffreddore, l&rsquo;Italia prende la polmonite&raquo;.</p> <p><strong>Quali sono i comparti pi&ugrave; colpiti?</strong></p> <p>&laquo;La siderurgia, la ceramica, il vetro, le gigafactory, l&rsquo;automotive. E poi c&rsquo;&egrave; tutto il filone delle esportazioni bloccate dal problema dello Stretto. Qui a pagare dazio sono soprattutto le regioni del Centro-Nord come Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, principalmente in riferimento alla meccanica o all&rsquo;alta moda&raquo;.</p> <p><strong>Per&ograve; c&rsquo;&egrave; anche l&rsquo;agroalimentare che non pu&ograve; nemmeno utilizzare rotte alternative per aggirare Hormuz a causa della deperibilit&agrave; dei prodotti. E questo &egrave; un problema anche meridionale...</strong></p> <p>&laquo;Vero, un problema soprattutto per la Campania che esporta molto verso l&rsquo;Asia&raquo;.</p> <p><strong>E la Puglia?</strong></p> <p>&laquo;La Puglia potrebbe essere colpita soprattutto sul lato della siderurgia. L&rsquo;aumento dei costi complica ulteriormente la situazione dell&rsquo;ex Ilva che gi&agrave; non &egrave; semplice. Senza dimenticare anche la meccanica&raquo;.</p> <p><strong>Un altro grande tema &egrave; quello dell&rsquo;inflazione. Qualcuno sostiene che ci siano gi&agrave; fenomeni speculativi in atto. Che ne pensa?</strong></p> <p>&laquo;La mia personale opinione &egrave; che in alcuni settori i grandi operatori possano utilizzare il proprio potere di mercato per aumentare i prezzi pi&ugrave; che proporzionalmente rispetto all&rsquo;aumento dei costi di produzione. &Egrave; gi&agrave; successo allo scoppio della guerra in Ucraina ed &egrave; un problema serio perch&eacute;, colpendo il potere d&rsquo;acquisto delle famiglie, mortifica la domanda interna in un momento in cui le esportazioni rischiano di rallentare&raquo;.</p> <p><strong>Quale potrebbe essere, dunque, una contromisura economica europea utile nell&rsquo;immediato?</strong></p> <p>&laquo;Non l&rsquo;aumento dei tassi di interesse quanto, forse, l&rsquo;utilizzo della leva fiscale a sostegno delle famiglie e delle imprese in modo che non si scarichi tutto in bolletta. Lo ripeto: &egrave; il momento di utilizzare e proteggere la domanda interna&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>La bolletta si «gonfia» per 9,3 miliardi: Bari è sesta tra le città più colpite dai rincari</title>
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      <description>Il report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre dedicato proprio all’andamento delle materie prime mostra lo scarto con febbraio 2022</description>
      <author>Leonardo Petrocelli</author>
      <category>bari,economia,bollette</category>
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      <pubDate>Sun, 15 Mar 2026 06:32:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>La buona notizia &egrave; che la tenuta generale delle materie prime &egrave; piuttosto solida. Niente a che vedere con quanto accaduto dopo l&rsquo;invasione dell&rsquo;Ucraina. Tiene il nickel, restano bassi zinco e stagno, si difendono il rame e il piombo. Il problema &egrave; che ci sono due eccezioni: il petrolio, salito del 45,8%, e il gas, esploso del 62%. E questo potrebbe comportare un rincaro complessivo delle bollette degli italiani di ben 9,3 miliardi di euro con Bari al sesto posto fra le aree urbane pi&ugrave; colpite.</p> <p>&Egrave; &laquo;agrodolce&raquo;, se cos&igrave; si pu&ograve; dire, il report dell&rsquo;Ufficio Studi della Cgia di Mestre dedicato proprio all&rsquo;andamento delle materie prime. Lo scarto con febbraio 2022 &egrave; evidentissimo. Al tempo, ad esempio, il petrolio esplose del 93,8% ed anche il grano schizz&ograve; alle stelle. La ragione della differenza non sta nella gravit&agrave; del conflitto o nelle dinamiche geopolitiche. Piuttosto, avverte l&rsquo;analisi, &laquo;quella reazione dei mercati fu il riflesso della posizione centrale che Russia e Ucraina occupano nelle catene di approvvigionamento globali&raquo;. Per quanto area critica da tanti punti di vista, il Golfo Persico &egrave; certamente pi&ugrave; periferico sotto il profilo delle interdipendenze economiche. Da cui una sostanziale tenuta del sistema anche se molto, come ovvio, dipender&agrave; da durata e dimensione del conflitto.</p> <p>Naturalmente, per quanto circoscritto, l&rsquo;aumento di gas e petrolio ha gi&agrave; ora un impatto drammatico. Nomisma Energia stima che le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro, da cui il balzo complessivo di 9,3 miliardi. La &laquo;botta&raquo; pi&ugrave; forte si concentrerebbe nelle grandi aree metropolitane con Roma, Milano e Napoli sul podio rispettivamente con incrementi di spesa pari a 705,8, 554,5 e 406 milioni. Attenzione per&ograve;, perch&eacute; Bari non &egrave; molto distante (&egrave; sesta su 107) con 180,2 milioni di aumenti. Pi&ugrave; staccate Lecce, 22esima con 119,8 milioni, Foggia, 29esima con 88,9 e Taranto, 34esima con 84,5. Chi fa meglio nel blocco apulo-lucano &egrave; Matera, 94esima con ricari stimati a 29,8 milioni, mentre il record positivo italiano &egrave; di Isernia, ultima (si fa per dire) con appena 12,7 milioni di rialzi. Il tutto, senza dimenticare i forti rincari su benzina (+8,7%) e diesel (+18,2%) che, oltre a vessare i comuni automobilisti, sferzano ogni giorno le categorie che lavorano con mezzi a motore, a cominciare da tassisti e autotrasportatori.</p> <p>Come si esce da tutto questo? Nel breve e medio periodo, la Cgia suggerisce &laquo;una strategia articolata che combini interventi fiscali, regolatori e strutturali&raquo;. Innanzitutto, l&rsquo;intervento sulla componente fiscale muovendo dalla premessa che, in Italia, una parte rilevante del prezzo dei carburanti e dell&rsquo;energia &egrave; composta da accise ed Iva: una riduzione, anche temporanea, darebbe &laquo;immediato sollievo a famiglie e imprese&raquo;. E poi il fronte della regolazione del mercato con il rafforzamento dei poteri delle autorit&agrave; di vigilanza per monitorare le speculazioni lungo la filiera energetica. Spostando pi&ugrave; in l&agrave; lo sguardo, diventa invece decisiva la diversificazione degli approvvigionamenti con investimenti pi&ugrave; rapidi nelle rinnovabili e nelle infrastrutture di rete.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>L'economista Boldrin (Ora) attacca: «La politica resti fuori dalle aziende. Il Mezzogiorno torni a fare impresa»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1940677/l-economista-boldrin-ora-attacca-la-politica-resti-fuori-dalle-aziende-il-mezzogiorno-torni-a-fare-impresa.html</link>
      <description>Le dichiarazioni: «La vicenda dei fondi Pia e Minipia? Con i soldi pubblici non si può fare innovazione»</description>
      <author>petrocelli@gazzettamezzogiorno.it (leonardo petrocelli)</author>
      <category>boldrin,economia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1940677/l-economista-boldrin-ora-attacca-la-politica-resti-fuori-dalle-aziende-il-mezzogiorno-torni-a-fare-impresa.html</guid>
      <pubDate>Fri, 13 Mar 2026 16:36:11 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Il caso, sempre pi&ugrave; intricato, dell&rsquo;ex Ilva, la vicenda dei fondi pugliesi per il turismo, lo stato dell&rsquo;economia meridionale e i riflessi del conflitto in Iran. &Egrave; un ragionamento a tutto campo quello che offre Michele Boldrin, economista della Washington University e segretario nazionale del Movimento Ora, oggi in Puglia per un doppio appuntamento: in mattinata per un seminario sui fondi europei all&rsquo;Universit&agrave; di Bari (ore 10.30) e nel pomeriggio a Taranto (ore 18.30) per un evento pubblico dedicato proprio al siderurgico.</p> <p><strong>Professor Boldrin, iniziamo dall&rsquo;acciaio tarantino con il ritorno in campo di Jindal. Che idea si &egrave; fatto della vicenda?</strong></p> <p>&laquo;Non conosco i dettagli dell&rsquo;offerta ma partirei da una premessa: l&rsquo;interesse dimostra che qualcuno trova industrialmente, e quindi economicamente, apprezzabile l&rsquo;Ilva. E questo &egrave; un bene. A patto che politica e sindacati decidano di renderla tale&raquo;.</p> <p><strong>Quale dovrebbe essere il corretto ruolo dello Stato in questa vicenda?</strong></p> <p>&laquo;Il ruolo di chi vende, incassa i soldi, che male non fanno al bilancio pubblico, e poi garantisce il rispetto delle regole dal punto di vista ambientale e della sicurezza. Non serve inventarne di nuove, in Italia ci sono gi&agrave; e anche piuttosto rigide. Sa qual &egrave; il punto?&raquo;.</p> <p><strong>Prego.</strong></p> <p>&laquo;Possono chiamarmi neoliberista se vogliono ma io resto convinto che la politica debba rimanere fuori dalla propriet&agrave; delle aziende. Perch&eacute; sistematicamente si finisce per impegnare soldi pubblici in giochetti con fini elettoralistici&raquo;.</p> <p><strong>Quali sono i principali problemi dell&rsquo;economia meridionale?</strong></p> <p>&laquo;Direi che sono due. Da un lato la continua uscita talenti. Il miracolo economico port&ograve; via operai e manodopera. Poi iniziarono a partire insegnanti e funzionari. Oggi partono un po&rsquo; tutti, compresi giovani preparati, ambiziosi, ben formati. Cos&igrave; si svuotano i territori delle loro parti pi&ugrave; dinamiche. Se ne va, insomma, la capacit&agrave; imprenditoriale&raquo;.</p> <p><strong>E il secondo problema?</strong></p> <p>&laquo;Troppi meridionali si sono convinti che, alla fine, va bene cos&igrave;. Cio&egrave; sopravvivere con sussidi, posti fissi, prebende, spesa pubblica usata male. I lavori che vanno avanti all&rsquo;infinito cos&igrave; arrivano anche infiniti stipendi. In questo clima nessuno fa impresa, non c&rsquo;&egrave; la fame ma mancano dinamismo e cambiamento&raquo;.</p> <p><strong>A proposito di soldi usati male, che ne pensa della vicenda pugliese dei Pia e MiniPia, fondi bruciati troppo presto a vantaggio spesso di partite Iva e non di imprese?</strong></p> <p>&laquo;Quella storia dimostra solo una cosa: non si fa innovazione coi soldi pubblici. Altro che startup. Si fa solo lo start e poi...il down&raquo;.</p> <p><strong>In che senso?</strong></p> <p>&laquo;Nel senso che cos&igrave; non finanzi lo studente geniale con l&rsquo;idea rivoluzionaria. Ma solo persone, brave persone, per carit&agrave;, che conoscono un po&rsquo; l&rsquo;ambiente, si sanno destreggiare, propongono una cosa ovvia, magari legata alla rete o al turismo, e prendono i soldi. Ma non &egrave; innovazione. &Egrave; una brutta copia&raquo;.</p> <p><strong>E allora come si fa innovazione?</strong></p> <p>&laquo;Con soldi privati e rischi privati. Se vogliono spendere soldi pubblici in Puglia finanzino piuttosto la ricerca di qualit&agrave;, lasciando libero chi la svolge. Cos&igrave; verranno fuori delle startup vere&raquo;.</p> <p><strong>Allarghiamo lo sguardo. &Egrave; preoccupato per gli effetti economici della guerra in Iran?</strong></p> <p>&laquo;Intanto sono preoccupato per il conflitto in s&eacute;. Stiamo lanciando al mondo un segnale sbagliatissimo. Stiamo legittimando l&rsquo;invasione dell&rsquo;Ucraina e dicendo ai cinesi di prendersi Taiwan. Oltre a dare una mano a Israele, ormai un mastino impazzito, che morde tutti e distrugge tutti, convinto che gli Usa lo proteggeranno sempre&raquo;.</p> <p><strong>E per quanto riguarda l&rsquo;economia?</strong></p> <p>&laquo;C&rsquo;&egrave; un capitolo che tocca il petrolio perch&eacute; il conflitto rischia di abbattersi a catena su tutti i produttori. E poi c&rsquo;&egrave; lo stretto di Hormuz. L&igrave; si gioca una parte importante della battaglia. Per&ograve;, attenzione: chiunque lo prender&agrave;, poi lo aprir&agrave;. Non sar&agrave; conveniente conquistarlo per tenerlo chiuso&raquo;.</p> <p><strong>Infine, professore, cosa voter&agrave; al referendum sulla riforma della giustizia?</strong></p> <p>&laquo;Abbiamo coniato uno slogan: &ldquo;s&igrave;, ma meglio&rdquo;. Voter&ograve; s&igrave;, dunque, ma a malincuore perch&eacute; non accetto minimamente che tutto si riduca ad una sorta di punizione verso un intero corpo dello Stato, cio&egrave; i magistrati. &Egrave; un approccio sbagliatissimo. Un secondo dopo aver votato, mi impegner&ograve; per una riforma della giustizia vera, migliore, con i percorsi di carriera. E mi batter&ograve; contro una legge elettorale orrenda che obbedisce a un&rsquo;idea autoritaria&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Cina, l'export dalla Puglia raggiunge quota 130 milioni: «Una Regione vista come dinamica»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1940408/cina-l-export-dalla-puglia-raggiunge-quota-130-milioni-una-regione-vista-come-dinamica.html</link>
      <description>La presentazione nella sede di Confindustria Bari Bat del report elaborato dall’Italy China Council Foundation. Quest’anno lo storico gemellaggio tra Canton e Bari compie 40 anni</description>
      <author>Giovanni Longo</author>
      <category>cina</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1940408/cina-l-export-dalla-puglia-raggiunge-quota-130-milioni-una-regione-vista-come-dinamica.html</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Mar 2026 14:33:11 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Lo scenario geopolitico, tra tegola dazi, crisi in Medio Oriente e guerra in Iran di certo non aiuta. Con una potenza economica come la Cina il cui export prevale con qualsiasi nazione al mondo, la Puglia non pu&ograve; certo fare eccezione. Ma le opportunit&agrave; ci sono, bisogna saperle cogliere e i segnali positivi ci sono. In un contesto favorevole. Si pu&ograve; riassumere cos&igrave; il messaggio che giunge dall&rsquo;incontro &ldquo;Scenari economici e politici e opportunit&agrave; per le imprese&rdquo; che si &egrave; tenuto nella sede di Confindustria Bari-Bat, organizzato dall&rsquo;Italy China Council Foundation. L&rsquo;occasione &egrave; la presentazione del &ldquo;rapporto Cina 2025&rdquo; sull&rsquo;andamento dell&rsquo;export e dell&rsquo;import tra Italia e Cina. Tra gli interventi, quelli del presidente di Confindustria Bari-Bat Mario Aprile e di Antonio Barile, presidente Camera di Commercio Italo Orientale.</p> <p>Quanto alla Puglia, con riferimento al 2024, il deficit (calcolato su dati Istat) ha registrato un segno meno di 721 milioni di euro, differenza tra le esportazioni delle imprese pugliesi verso la Cina (130 milioni di euro), e le importazioni da Pechino (851 milioni). Solo per la citt&agrave; di Bari, il segno meno &egrave; di 252 milioni di euro. Ma ci sono settori, come l&rsquo;agroalimentare e il farmaceutico che, guardando all&rsquo;Italia, registrano un importante aumento della capacit&agrave; di export, sempre nel 2024, rispettivamente +17% e + 8% &laquo;segnale che il consumatore cinese sta cambiano molto, esprimendo nuove preferenze rispetto all&rsquo;acquisto di prodotti italiani in questi settori&raquo;, spiega Sara Berloto, responsabile del Centro studi Iccf, Italy China Council Foundation. &laquo;Per la regione Puglia ci sono opportunit&agrave; nell&rsquo;export verso la Cina ma - avverte - l&rsquo;ingresso nel mercato cinese va pensato e studiato con un investimento di medio e lungo periodo. La nostra organizzazione &egrave; un supporto per accompagnare le imprese in questo processo. Occorre capire dove focalizzarsi in Cina, in quale provincia, e poi relazionarsi con istituzioni e regole&raquo;.</p> <p>&laquo;La Cina rappresenta un mercato enorme - spiega Francesco Divella, vicepresidente Confindustria Bari-Bat con delega alla internazionalizzazione - C&rsquo;&egrave; tanto da fare e il nostro interesse &egrave; aprire una strada non solo per le grandi aziende ma anche le piccole e medie imprese. Certo, guerra in Iran e tensioni legate allo stretto di Hormuz stanno creando non pochi problemi alle aziende. Si cominciano a registrare aumenti di costi e difficolt&agrave; logistiche, ma Estremo e Medio Oriente restano mercati importanti&raquo;.</p> <p>Rispetto ad altre aree, le aziende pugliesi possono contare su un vantaggio non di poco conto: le relazioni di amicizia in particolare con la municipalit&agrave; di Canton. Quest&rsquo;anno si celebra il 40&deg; anniversario del gemellaggio tra Canton e Bari, &laquo;un&rsquo;amicizia radicata e profonda - come ha ricordato, collegato dalla Cina, Valerio De Parolis, Console generale d&rsquo;Italia a Guangzhou - . Sono lieto di sostenere questo dialogo, &egrave; un anniversario importante che ci consentir&agrave; di organizzare molte iniziative che speriamo possano rafforzare la componente economica e commerciale. Va in questa direzione il memorandum d&rsquo;intesa tra Comune di Bari e il Distretto di sviluppo di Guangzhou-Huangpu siglato l&rsquo;anno scorso. E poi mi piace ricordare il gemellaggio tra il Guangzhou Daily e la Gazzetta del Mezzogiorno&raquo;. Insomma, su questa &laquo;tela di fondo&raquo; l&rsquo;economia pugliese ha &laquo;prospettive eccezionali. Oggi l&rsquo;immagine che da qui si ha della Puglia, &egrave; di una regione molto dinamica e capace di coniugare qualit&agrave; del prodotto, elevatissima, con innovazione tecnologica e determinazione&raquo;.</p> <p>Anche l&rsquo;assessore regionale allo Sviluppo Economico Eugenio Di Sciascio, ha sottolineato lo &laquo;speciale rapporto di collaborazione tra Regione Puglia e Provincia del Guangdong&raquo;. Un&rsquo;ottima base di partenza da &laquo;rafforzare in futuro con mutuo beneficio&raquo; a partire dalle &laquo;relazioni preesistenti&raquo; per poi &laquo;continuare ad allargarle a beneficio delle nostre aziende&raquo;.</p> <p>&laquo;Nei momenti di grande incertezza - conclude Gianpaolo Camaggio, delegato per la Cina, Camera Commercio Italo Orientale e managing director di Sinoglobal Investments Advisory - in cui lo scenario geopolitico &egrave; particolarmente complesso, programmare e pensare alla Cina significa pensare al futuro. Occorrono tempi lunghi di preparazione e con la Cina non ci si pu&ograve; improvvisare. Oggi &egrave; l&rsquo;occasione per programmare il rilancio dopo gli eventi che ci stanno bloccando, per poi cogliere i frutti, altrimenti quando le opportunit&agrave; saranno pi&ugrave; evidenti, sar&agrave; troppo tardi e resteremo inevitabilmente fuori da un mercato cos&igrave; complesso&raquo;.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Aqp tra sicurezza e sostenibilità: illustrati i 13 progetti cofinanziati dall’Europa</title>
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      <description>Dalla digitalizzazione delle reti al potenziamento delle infrastrutture idriche, passando per il rafforzamento del sistema di depurazione e l’innovazione tecnologica per il trattamento fanghi</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>aqp,progetti,Roberto Venneri</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1940383/aqp-tra-sicurezza-e-sostenibilita-illustrati-i-13-progetti-cofinanziati-dalleuropa.html</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Mar 2026 20:18:58 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Dalla digitalizzazione delle reti al potenziamento delle infrastrutture idriche, passando per il rafforzamento del sistema di depurazione e l&rsquo;innovazione tecnologica per il trattamento fanghi. Sono tredici i progetti sostenuti dell&rsquo;Europa attraverso le risorse del Pr Puglia Fesr+Fse+2021-27 Asse II e classificati come Operazioni di importanza strategica (Ois). Investimenti che pensano per 430 milioni - con una quota garantita dalla tariffa del servizio idrico - a fronte di un cofinanziamento di 227. A curarne la realizzazione Acquedotto Pugliese (Aqp) con il coordinamento dell&rsquo;Autorit&agrave; idrica pugliese (Aip) e della Regione.</p> <p>E proprio nella sede di Aqp si &egrave; celebrata ieri una mattinata dedicata all&rsquo;illustrazione degli interventi e raccolta sotto il titolo &laquo;Uniti per l&rsquo;acqua, l&rsquo;Europa investe sulla sicurezza idrica della Puglia&raquo;. Un&rsquo;occasione per mettere insieme gli attori della Politica di Coesione, l&rsquo;architrave fondamentale del riequilibrio territoriale europeo. Tutti concordi sulla strada da percorrere come ricorda il presidente di Aqp, Roberto Venneri: &laquo;I 13 progetti, nutriti da risorse europee, nazionali e regionali, hanno obiettivi chiari: ripristinare e proteggere il ciclo dell&rsquo;acqua, costruire una economia idrica intelligente, contenere le fuoriuscite e le perdite volumetriche accidentali, ammodernare le infrastrutture&raquo;. E non solo per far fronte alle emergenze del &laquo;qui e ora&raquo;, ma soprattutto per rispondere alle criticit&agrave; del medio periodo, cambiamenti climatici in testa. &laquo;Entro il 2050 - ricorda Venneri - l&rsquo;area mediterranea sar&agrave; colpita da un ulteriore impoverimento idrico con un indice di stress che superer&agrave; la soglia del 75%. L&rsquo;impegno di Acquedotto, oggi azienda di interesse strategico nazionale, prosegue in questa direzione&raquo;. Sul salto tecnologico verso &laquo;infrastrutture di avanguardia&raquo; e sul ruolo cruciale dei Comuni, protagonisti anche del modello <i>in house</i> di Aqp, si concentra il ragionamento di Gianluca Vurchio, presidente di Ais, mentre sull&rsquo;importanza strategica degli interventi riflette Marco De Giorgi, Coordinatore della Comunicazione e direttore generale del Dipartimento per la coesione della Presidenza del Consiglio: &laquo;Questo tipo di progetto consente da un lato di rendere visibile il ruolo dell&rsquo;Ue nella trasformazione dei territori e dall&rsquo;altro - spiega - ci consente di rafforzare la partecipazione dei cittadini, mostrando come vengono utilizzate le risorse pubbliche&raquo;.</p> <p>La mattinata vede alternarsi al microfono un nutrito gruppo di relatori. C&rsquo;&egrave; il fronte della Commissione europea con Andrea Mancini e Maria Chiara Zingaretti, quello regionale con Pasquale Orlando (direttore della Struttura speciale attuazione Por) e Andrea Zotti (dirigente della Sezione risorse idriche), e infine Cecilia Passeri, responsabile servizio reti di Aip e Gaetano Barbone, responsabile ingegneria di Aqp. Assente il governatore Antonio Decaro, &egrave; l&rsquo;assessore all&rsquo;Agricoltura, Francesco Paolicelli, a intervenire per la Regione: &laquo;Cultura del risanamento delle reti e utilizzo intelligente dell&rsquo;acqua sono le parole d&rsquo;ordine di una collaborazione che deve continuare&raquo;, osserva. La sfida principale nel settore agricolo &egrave; quella del &laquo;riuso delle acque reflue. In alcune parti della regione gi&agrave; lo fanno, dobbiamo implementare gli impianti: ne abbiamo sette adeguati, altri due che potrebbero partire arrivando a nove, e tanti altri che aspettano l&rsquo; adeguamento. I problemi - conclude Paolicelli - li conosciamo, si tratta di anticiparli&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Farmaci, metalli, elettronica: ecco gli affari Iran-Puglia. Ma preoccupano gli effetti sui Paesi del Golfo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1939634/farmaci-metalli-elettronica-ecco-gli-affari-iran-puglia-ma-preoccupano-gli-effetti-sui-paesi-del-golfo.html</link>
      <description>Nel periodo gennaio-settembre 2025/2024, nonostante i raid israeliani, le esportazioni sono rimaste identiche</description>
      <author>Marisa Ingrosso</author>
      <category>affari,iran,puglia,Luigi Triggiani</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1939634/farmaci-metalli-elettronica-ecco-gli-affari-iran-puglia-ma-preoccupano-gli-effetti-sui-paesi-del-golfo.html</guid>
      <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 09:04:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>I dati economici sono come le luci dello spazio siderale, arrivano con un certo ritardo, ma possono raccontare molto di quanto accade attorno a noi. Cos&igrave; oggi, stando alle elaborazioni basate su dati Istat e operate dall&rsquo;Ufficio Studi di Unioncamere Puglia (di cui ha la responsabilit&agrave; Cosmo Albertini), possiamo dire che, nonostante gli 11 giorni di bombardamenti israeliani del giugno scorso e la pioggia di missili e droni che Teheran e i suoi alleati lanciarono su Israele, la Puglia e l&rsquo;Iran hanno continuato, seppur abbassando i regimi, a portare avanti le loro relazioni commerciali. Un inequivocabile sintomo del fatto &ndash; rileva il segretario generale di Unioncamere Puglia, Luigi Triggiani - che si tratta di rapporti di business consolidati.</p> <p>Come scrivemmo su queste pagine lo scorso 16 gennaio, l&rsquo;interscambio 2024 era circa a quota 10 milioni di euro annui: 7,9 milioni di euro il valore delle importazioni e 2,2 quello delle esportazioni. Siccome attualmente sono disponibili i dati soltanto dei primi tre trimestri del 2025, in attesa del consolidato, possiamo confrontarli con l&rsquo;analogo periodo del 2024. Vediamo, quindi, che c&rsquo;&egrave; stato un calo complessivo pari a quasi la met&agrave; del valore delle importazioni, passate da 6,6 milioni a 3,2, mentre le esportazioni sono rimaste pressoch&eacute; identiche: erano 1.238.300 euro nei primi tre trimestri del 2024 e sono stati 1.212.989 nell&rsquo;analogo periodo del 2025.</p> <p><span class="GN4_post">Entrando nel dettaglio dei codici Ateco - come mostra l&rsquo;infografica che pubblichiamo in questa pagina - al netto dei &ldquo;Prodotti alimentari, bevande e tabacco&rdquo; che ha importanza residuale, l&rsquo;import pugliese dalla Repubblica islamica affacciata sul Golfo Persico si caratterizza nel 2025 soprattutto per &ldquo;Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti&rdquo; e per &ldquo;Sostanze e prodotti chimici&rdquo;, cos&igrave; come negli anni precedenti. Sono le stesse categorie di merci che dalla Puglia arrivano in Iran.</span></p> <p><span class="GN4_post"><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2026_03_04/Screenshot_2026-03-04_090737-1772611352944.png" alt="" width="1030" height="715" /></span></p> <p><span class="GN4_post">I tre trimestri 2025 per l&rsquo;Iran sono stati particolarmente difficili cos&igrave; come i seguenti e ancor pi&ugrave; se si pensa all&rsquo;oggi. Oltre alle bombe sganciate dai militari, ricordiamo che l&rsquo;economia iraniana &egrave; sotto il peso di un rigido sistema di sanzioni. Ciononostante, l&rsquo;interscambio complessivo degli ultimi trimestri 2025 mostrano come, soltanto con la Puglia, si parla di quasi 4 milioni e mezzo. &laquo;L&rsquo;Iran &egrave; un partner piccolo, ma solido, dell&rsquo;economia di Puglia &ndash; afferma Triggiani - seppur nelle mille difficolt&agrave;. Si confermano i dati degli anni precedenti e, quindi, ci dicono che &egrave; un partner consolidato. Un partner piccolo ma che ha un valore nel tempo&raquo;. </span></p> <p>L&rsquo;economista nota come &laquo;i prodotti chimici, con la chimica di base, la fanno da padrone per l&rsquo;import e anche i metalli, ma in questo caso la Puglia potrebbe essere un hub. Nel senso che non &egrave; detto che ci&ograve; che viene importato rimanga sul territorio. Noi - continua - importiamo in Puglia in particolare sostanze e prodotti chimici come codici Ateco ma, magari, il carico arriva al porto di Taranto, faccio per dire, e poi viene distribuito e trasferito in aziende di trasformazione che sono nel resto del Paese o anche all&rsquo;estero. Come prodotti per l&rsquo;agricoltura e della pesca, invece, abbiamo poca cosa&raquo;.</p> <p>Per le esportazioni? &laquo;Abbiamo soprattutto prodotti farmaceutici e medicinali, articoli, e poi sostanze e prodotti chimici. Quindi, forse, potrebbe essere una esportazione temporanea. Perch&eacute; abbiamo prodotti e articoli farmaceutici, in particolare abbiamo lo stesso codice Ateco dell&rsquo;export e questo mi fa pensare che ci possa essere una temporanea esportazione, che avviene quando un prodotto pu&ograve; essere portato qui per essere lavorato e, poi, reimportato. Inoltre, siccome, troviamo export di &ldquo;Computer e apparecchi elettronici e ottici&rdquo;, credo che tutto sia legato alle aziende del biomedicale. Diciamo che ci&ograve; che esportiamo di pi&ugrave;, in valore, sono i farmaci&raquo;.</p> <p>Ora, per&ograve;, con quello che succede e con lo Stretto di Hormuz bloccato, la preoccupazione &egrave; palpabile. &laquo;Dobbiamo considerare - dice - che, oltre che ci&ograve; che accade in Iran, ci saranno conseguenze pi&ugrave; vaste, pensiamo all&rsquo;inflazione, e conseguenze d&rsquo;area. Gli imprenditori pugliesi avevano iniziato ad aver dati interessanti l&igrave;, per esempio nel Design e arredo e sono dati nuovissimi. Quindi, al di l&agrave; dell&rsquo;Iran, bisogna vedere che succede ora&raquo;.</p> <p>&laquo;Si sta chiudendo una parte del mondo - riflette l&rsquo;economista - ed essa &egrave; proprio quella in cui le imprese pugliesi avevano iniziato a investire con pi&ugrave; convinzione negli ultimi anni&raquo;.</p> <p>Triggiani ricorda, per esempio, di come la Regione Puglia, in collaborazione con Unioncamere Puglia, questo gennaio ha organizzato la partecipazione delle PMI locali alla fiera &laquo;Big 5 Construct Saudi 2026&raquo;, cio&egrave; il principale evento per l&rsquo;edilizia in Arabia Saudita, a Riad.</p> <p>&laquo;La Puglia stava investendo nel Golfo con un po&rsquo; di convinzione in pi&ugrave; - continua il segretario generale di Unioncamere regionale - e ci sono anche piccoli segnali positivi in questi Paesi, nell&rsquo;<i>home living</i> e nell&rsquo;edilizia&raquo;.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>Milleproroghe, ecco gli sgravi per le assunzioni: imprenditori no, dipendenti sì</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1939540/milleproroghe-ecco-gli-sgravi-per-le-assunzioni-imprenditori-no-dipendenti-si.html</link>
      <description>Niente bonus per nuove attività, più soldi per gli occupati in area Zes</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>assunzioni,Zona economica speciale,milleproroghe</category>
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      <pubDate>Tue, 03 Mar 2026 11:58:09 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Imprenditori no, dipendenti s&igrave;. Sembra obbedire a questa logica il verdetto emesso dall&rsquo;iter di conversione del decreto Milleproroghe in tema di bonus per gli under35 (e non solo). Sono infatti saltati gli incentivi destinati a quanti, da disoccupati, decidevano di avviare attivit&agrave; in ambiti strategici, mentre &egrave; confermato - seppur depotenziato - lo sgravio per le imprese che nel 2026 assumeranno a tempo indeterminato o stabilizzeranno under 35 e under 30, over 35 e donne. Con vantaggi pi&ugrave; alti nell&rsquo;area della Zona economica speciale (Zes) per il Mezzogiorno e quindi anche in Puglia e Basilicata. Di seguito una sintesi ragionata delle misure:</p> <p><span class="GN4_post">Sono stati molteplici i tentativi di prorogare il sostegno mensile (e pluriennale) di 500 euro per i disoccupati under 35 che avviassero una nuova attivit&agrave; in settori ritenuti strategici. Forza Italia, Partito democratico e Italia Viva avevano provato a tenere il punto ma la misura non &egrave; confluita nel testo definitivo. Lo stop &egrave; confermato al 31 dicembre 2025. Nessun problema per chi l&rsquo;aveva ottenuto prima di quella data.</span></p> <p><span class="GN4_post">Buone notizie invece sul versante dell&rsquo;occupazione dipendente. Ma tra under, over e donne, con la Zes di mezzo, il quadro cambia parecchio. Innanzitutto, il 2026 va diviso in due tronconi. Da gennaio fino al 30 aprile lo sgravio dei contributi per le aziende private che assumeranno a tempo indeterminato under35 sar&agrave; del 70% fino a un tetto di 500 euro mensili. Il valore cresce a 650 euro in area Zes nella sua formula allargata, cio&egrave; comprensiva di Umbria e Marche. Stessa percentuale per le assunzioni nella Zona speciale di over 35 e disoccupati da almeno due anni (con balzo al 100 in caso di aumento occupazionale netto). &Egrave; il 100%, invece, la percentuale per l&rsquo;assunzione delle donne &laquo;svantaggiate&raquo; cio&egrave; disoccupate da 24 mesi (o da sei se al Sud Italia) o ancora se impiegate in settori caratterizzati da forte disparit&agrave; di genere. Anche qui c&rsquo;&egrave; bisogno dell&rsquo;incremento netto cio&egrave; l&rsquo;aumento effettivo dei lavoratori di un&rsquo;azienda calcolato nella media tra i 12 mesi precedenti e quelli successivi.</span></p> <p>Dal 1&deg; maggio, invece, tutto cambia al ribasso. Nel senso che le percentuali calano per tutti tranne che per le donne. Nel caso dei giovani under30 si scende al 50% dei contributi fino a tremila euro, mentre per i lavoratori meridionali si torna alla Decontribuzione Sud, cio&egrave; il 20% dei contributi fino a 125 euro al mese.</p> <p>Non &egrave; un mistero che si stia ragionando sulla possibilit&agrave; di estendere i bonus della prima parte dell&rsquo;anno alla seconda. Come sempre, &egrave; una questione di coperture. Al momento si pesca - faticosamente - dalla Manovra 2026 e dal Programma nazionale giovani, donne e lavoro. Pi&ugrave; avanti si vedr&agrave;.</p> ]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>La Zes «straccia» quota mille: la Puglia medaglia d’argento</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1939180/la-zes-straccia-quota-mille-la-puglia-medaglia-dargento.html</link>
      <description>Sono 1.117 le autorizzazioni uniche rilasciate. Romano: il modello funziona</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>zes,puglia</category>
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      <pubDate>Sat, 28 Feb 2026 07:31:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>In questo primo scorcio di 2026 ne sono state rilasciate gi&agrave; 107, di cui 34 in Puglia e una in Basilicata. Le autorizzazioni uniche sono il &laquo;termometro&raquo; del funzionamento della Zona economica speciale (Zes) per il Mezzogiorno. &laquo;Il modello da cui partire&raquo; per attrarre investimenti, come lo aveva definito la premier Giorgia Meloni a inizio anno. E, in effetti, i numeri sembrano darle ragione con la famigerata &laquo;quota mille&raquo; sfondata gi&agrave; a dicembre 2025 per un totale, ad oggi, di 1.117 autorizzazioni uniche rilasciate.</p> <p>Sulla lunga marcia non hanno nemmeno inciso il pur discusso allargamento della Zes a Marche e Umbria o il criticato cambio di governance con un&rsquo;unica cabina di regia a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario con delega al Sud, Luigi Sbarra. Un altro punto che aveva suscitato vibranti polemiche. La rotta per&ograve; &egrave; tracciata e il segreto del successo non &egrave; un mistero come spiega l&rsquo;avvocato Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione: &laquo;Credo che il fattore decisivo sia la semplificazione burocratica: un meccanismo che consente all&rsquo;imprenditore di ottenere un titolo in tempi rapidissimi e avviare l&rsquo;attivit&agrave;. Si sta rivelando un vero volano per gli investimenti&raquo;. Vale per tutto il Sud ma anche, e in particolar modo, per la Puglia: le autorizzazioni uniche sono state 72 nel 2024, 204 nel 2025 e 34 nel 2026 per un totale di 310. Solo la Campania ha fatto meglio (459) - la Sicilia, terza, &egrave; lontanissima (170) - ma, se stringiamo la telecamera solo sullo scorso anno, la Puglia ha fatto meglio di tutti.</p> <p>Naturalmente, ci sono sempre margini di crescita. Anche per la Zes unica. E i nodi critici sono sostanzialmente due e connessi fra loro: la possibilit&agrave; di programmare su pi&ugrave; anni e l&rsquo;ammontare del credito d&rsquo;imposta, cio&egrave; l&rsquo;agevolazione fiscale per le imprese che investono in beni strumentali in area Zes che, partita da una copertura al 100%, si attesta ora intorno al 70%. &laquo;Il primo &egrave; un problema superato - argomenta Romano - perch&eacute; fino allo scorso anno il credito d&rsquo;imposta era tarato sui 12 mesi ma con l&rsquo;ultima finanziaria &egrave; possibile riconoscerlo per un triennio, fino al 2028: c&rsquo;&egrave; una previsione di 4,4 miliardi&raquo;. Il che si collega al problema dell&rsquo;ammontare: &laquo;Vero - continua - nel 2024 c&rsquo;era una copertura del 100% passata poi nel 2025 al 70% del richiesto, che non &egrave; poca cosa. Tra l&rsquo;altro, &egrave; sintomatico di un altro aspetto: &egrave; vero che le aziende non hanno potuto usufruire del 100% ma sono stati realizzati investimenti per 11 miliardi di euro, ben oltre le aspettative&raquo;. Resta il dubbio che col lievitare delle autorizzazioni uniche si riduca ulteriormente l&rsquo;ammontare del credito d&rsquo;imposta. Romano per&ograve; tiene il punto: &laquo;Il meccanismo non &egrave; scontato. La maggior parte di coloro che beneficiano delle autorizzazioni uniche prescinde dalla richiesta di credito d&rsquo;imposta perch&eacute; l&rsquo;imprenditore rinviene nel principio di semplificazione un incentivo con un valore superiore rispetto a quello puramente economico che pure continua ad avere il suo peso&raquo;.</p> <p>Ci&ograve; premesso, Romano inanella le ultime novit&agrave; messe in cascina. A cominciare dal protocollo firmato con Abi che permetter&agrave; agli istituti bancari aderenti di dedicare specifiche risorse al finanziamento in area Zes, nonch&eacute; da quello siglato con Bankitalia per il monitoraggio degli impatti sul territorio. Uno studio che verr&agrave; utile pi&ugrave; avanti. E, ancora, il patto per la decarbonizzazione e la reindustrializzazione dell&rsquo;area di Brindisi firmato con il prefetto Luigi Carnevale e il bando da 300 milioni, a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2027, per finanziare il miglioramento della viabilit&agrave;, delle infrastrutture e della qualit&agrave; dei servizi pubblici nelle industriali. Sullo sfondo, il Piano Strategico arrivato sostanzialmente a met&agrave; del guado: un anno e mezzo alle spalle, un anno e mezzo davanti. &laquo;Dobbiamo iniziare proprio adesso - conclude Romano - a ragionare sulle prospettive future per non farci trovare impreparati. Idee? Al momento no, ma tutto &egrave; perfettibile. Sar&agrave; l&rsquo;analisi dei risultati conseguiti a farci comprendere quali sono i punti di forza e quali quelli di debolezza su cui intervenire&raquo;.</p> <h3>L'INTERVISTA A MARIO APRILE: LA LEVA FINANZIARIA RESTI AL SUD</h3> <p><strong>Mario Aprile, imprenditore e presidente di Confindustria Bari-Bat, facciamo il tagliando alla Zona economica speciale per il Mezzogiorno. Sta funzionando?</strong>&laquo;Direi di s&igrave;. Anche grazie alla Zes il Sud sta dimostrando di avere una forza non indifferente, di poter diventare davvero una locomotiva. Prendiamo la Puglia: qui &egrave; stato rilasciato un quarto delle autorizzazioni uniche dell&rsquo;intera Zona economica speciale. &Egrave; un grande segnale di vitalit&agrave;&raquo;.<strong>Qual &egrave; il punto?</strong>&laquo;L&rsquo;unione della leva finanziaria con quella burocratica. Il segreto &egrave; tutto qui. Noi ci lamentiamo dei dazi americani ma il problema sono i dazi burocratici che vessano i nostri territori da anni. La Zes ha dimostrato che se le cose camminano cambia tutto, anche a livello sociale: investimenti e sviluppo sono il primo antidoto alla fuga dei giovani, una delle principali piaghe del nostro Mezzogiorno&raquo;.<strong>&Egrave; sufficiente la Zes per contrastare la &laquo;lentocrazia&raquo;?</strong>&laquo;Ovviamente no e infatti stiamo suggerendo soluzioni ad ampio raggio. Prima fra tutte la creazione di un dipartimento, sia comunale che regionale, dedicato alla sburocratizzazione. L&rsquo;imprenditore ha bisogno di tempi certi e riposte certe. Naturalmente, la risposta pu&ograve; anche non essere &ldquo;s&igrave;&rdquo;, non si pretende la rimozione dei vincoli, ma l&rsquo;importante &egrave; essere tempestivamente informati su cosa si pu&ograve; o non si pu&ograve; fare. E come farla. Anche perch&eacute; spesso &egrave; poi necessario cambiare il tipo di investimento programmato. Lo abbiamo gi&agrave; visto altrove: la free zone di Dubai ha portato centinaia di miliardi di investimenti. Lavoriamo su questo&raquo;.<strong>Quali sono invece i limiti della Zona speciale? Come pu&ograve; essere migliorata?</strong>&laquo;Guardi, ci sono due aspetti cruciali. Le aziende devono avere la possibilit&agrave; di programmare gli investimenti su pi&ugrave; anni. Questa &egrave; una regola da tenere sempre presente. E devono farlo, possibilmente, con il 100% del credito di imposta&raquo;. <strong>L&rsquo;attuale 70% &egrave; insufficiente?</strong>&laquo;Non &egrave; poco, sia chiaro. Ma anche l&igrave; &egrave; rilevante l&rsquo;aspetto della certezza. Se parti con il 100 e ti ritrovi il 70 o il 60 c&rsquo;&egrave; un problema. Lo stesso vale se parti con il 70 e ti ritrovi con il 50. I soldi che mancano chi te li da? Lo pu&ograve; capire qualunque cittadino programmi un acquisto contando su un supporto economico che rischia di cambiare in corso d&rsquo;opera&raquo;.<strong>L&rsquo;altro aspetto qual &egrave;?</strong>&laquo;La possibilit&agrave; di cumulare quanto offerto dalla Zes con gli incentivi del 4.0 e del 5.0 o anche con i fondi regionali. C&rsquo;&egrave; da insistere perch&eacute; l&rsquo;accumulabilit&agrave; permette di avere una intensit&agrave; maggiore negli investimenti e nelle prospettive. In questo, il contesto conta moltissimo&raquo;.<strong>In che senso?</strong>&laquo;Facciamo impresa in un territorio, la Puglia, che oggi risulta essere uno dei migliori luoghi del mondo in cui investire&raquo;. <strong>Sembra un&rsquo;affermazione campanilista...</strong>&laquo;Affatto, penso alla questione energetica con i risparmi che ti garantisce un territorio con 320 giorni di sole all&rsquo;anno e in cui &egrave; possibile sviluppare felicemente anche l&rsquo;eolico. C&rsquo;&egrave; un capitale umano ben formato da scuole di eccellenza e universit&agrave; di alto valore. Sei ben collegato grazie ad un aeroporto, quello barese, che sta performando molto bene e un sistema ferroviario che prevede di portarci a Roma in tre ore quando sar&agrave; completata la Napoli-Bari. Insomma, le premesse sono ottime&raquo;.<strong>Le note dolenti, invece?</strong>&laquo;Direi la dimensione infrastrutturale. Penso ai porti, ai retroporti, al trasporto della merce. Qui bisogna migliorare ma il quadro, insisto, resta positivo. E la Zes, per come funziona oggi, contribuisce in modo significativo&raquo;.</p> <p><strong>A questo proposito, il cambio di governance, con l&rsquo;istituzione della Cabina di Regia unica a Palazzo Chigi, ha creato difficolt&agrave; come temevate?</strong>&laquo;Devo dire che si &egrave; trattato di un passaggio gestito bene a livello ministeriale. Il sottosegretario Luigi Sbarra ha governato la situazione con efficacia senza creare ritardi o criticit&agrave;. La struttura sta funzionando come ha funzionato sempre. Il cambiamento &egrave; stato indolore&raquo;.<strong>La Zes &egrave; stata allargata a Marche e Umbria e qualcuno paventa la possibilit&agrave; di un&rsquo;estensione all&rsquo;intero territorio nazionale. Un&rsquo;ipotesi che la convince?</strong>&laquo;La Zes fornisce al Mezzogiorno una leva competitiva non banale che almeno nella parte finanziaria deve essere mantenuta sui nostri territori. Per quanto riguarda la burocrazia, invece, possiamo ragionare, non sarebbe sbagliato rendere l&rsquo;Italia intera pi&ugrave; rapida ed efficiente. Poi, certo, ci sono aree come il Basso Lazio molto simili al Sud, ma il Nord Ovest, per dirne una, cosa c&rsquo;entra con noi? Non me ne vogliano gli amici settentrionali ma se desideriamo rilanciare il Sud, la Zes deve rimanere ancorata principalmente qui&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Inflazione, in Puglia picchi di caro-cibo: a Bari e provincia +4%, il doppio della media nazionale</title>
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      <description>Un incremento che probabilmente ha il suo peso anche nella crescita addirittura del +6% della divisione «Servizi di ristoranti e servizi di alloggio» del Barese</description>
      <author>Marisa Ingrosso</author>
      <category>puglia,spesa,istat,inflazione</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1938979/inflazione-in-puglia-picchi-di-caro-cibo-a-bari-e-provincia-+4-il-doppio-della-media-nazionale.html</guid>
      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:45:24 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>L&rsquo;inflazione sta colpendo i pugliesi nel Sancta Sanctorum della pugliesit&agrave;, il cibo. Stando all&rsquo;ultima rilevazione Istat, infatti, a gennaio 2026 rispetto allo stesso periodo dell&rsquo;anno precedente, sono aumentati in media tutti i prezzi del +1%. Tra le divisioni di spesa che registrano dinamiche tendenziali di prezzo pi&ugrave; marcate rispetto a questo indice generale, spicca proprio quella denominata &laquo;Prodotti alimentari e bevande analcoliche&raquo; che segna un aumento doppio, di poco superiore al 2%. Parliamo di &ldquo;canestro&rdquo; nel quale troviamo ci&ograve; proprio ci&ograve; che finisce sulle tavole degli italiani ogni giorno, generi alimentari come, ad esempio, il pane, la carne, i formaggi e le bevande analcoliche. Quindi l&rsquo;incremento riguarda sia gli alimenti &laquo;lavorati&raquo; nell&rsquo;ambito di un processo di trasformazione industriale (dai succhi di frutta, agli insaccati e ai surgelati), sia gli alimenti &laquo;non lavorati&raquo;, ovvero non trasformati (come carne fresca, pesce fresco, frutta e verdura fresche).</p> <p>A gennaio secondo Istat &laquo;sulla crescita dei prezzi al consumo pesa principalmente l&rsquo;andamento dei prezzi degli Alimentari, non lavorati (+2,5%) e lavorati (+1,9%)&raquo;.</p> <p>I prezzi dei primi salgono del +2,5% &laquo;sostenuti principalmente da quelli di Carne, fresca, refrigerata o congelata (+6,7%), ma anche di Uova (+8,8%), di Frutta a guscio, con guscio o sgusciata (+4,5), di Legumi da granella verdi, freschi o refrigerati (+4,7%) e di Pesci, vivi, freschi, refrigerati o surgelati (+3,2%)&raquo;.</p> <p>In Puglia si segnala il picco di Bari e provincia che, nella divisione Prodotti alimentari e bevande analcoliche ha un tendenziale pari al +4%, cio&egrave; il doppio della media nazionale.</p> <p>Un incremento che probabilmente ha il suo peso anche nella crescita addirittura del +6% della divisione &laquo;Servizi di ristoranti e servizi di alloggio&raquo; del Barese, a fronte di un +2% a livello nazionale.</p> <p><span class="GN4_post">Come &egrave; evidente, il problema dei picchi di caro-cibo &egrave; nella qualit&agrave; stessa di questi beni essenziali. Se si pu&ograve; rinunciare al ristorante, non si pu&ograve; evitare di alimentarsi. Proprio questo &egrave; il punto con l&rsquo;inflazione, manganello economico che si abbatte pi&ugrave; duramente sui ceti pi&ugrave; poveri. &Egrave; una &laquo;tassa&raquo; perch&eacute; riduce il potere d&rsquo;acquisto di tutti i cittadini, rosicchia il valore reale di denaro e risparmi e - se non ci sono meccanismi di salvaguardia - erode la qualit&agrave; della vita di chi pu&ograve; contare su pochi soldi e sui redditi fissi. Ed &egrave; &laquo;iniqua&raquo; poich&eacute; non colpisce tutti allo stesso modo. </span></p> <p><span class="GN4_post">Nella nostra esemplificazione, se una famiglia non andasse pi&ugrave; al ristorante, potrebbe sottrarsi agli aumenti connessi. Per&ograve; un nucleo familiare che deve fare i conti con la disoccupazione, con una pensione o un salario scarsi, molto probabilmente non mangia al ristorante gi&agrave; da mesi, da anni. Ha compresso al massimo le spese e potr&agrave; &laquo;tagliare&raquo; sul carrello della spesa soltanto entro un certo limite.</span></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Vola il biologico pugliese ma è incubo burocrazia</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1938959/vola-il-biologico-pugliese-ma-e-incubo-burocrazia.html</link>
      <description>Tamborrino (ColdirettiBio): molti si arrendono, serve semplificare</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>bio pugliese,agricoltura</category>
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      <pubDate>Wed, 25 Feb 2026 20:38:24 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Tutti scelgono i prodotti biologici. Bar, ristoranti, hotel, la casalinga di Voghera. Non &egrave; un caso che il mercato &laquo;bio&raquo; sia in espansione, ovunque in Italia e soprattutto in Puglia, regione stabilmente seduta sul podio nazionale con una superficie agricola dedicata di oltre 318mila ettari (numeri di Ismea). Eppure, come ci informa il Crea - Consiglio per la ricerca in agricoltura - tanti produttori mollano il biologico per tornare al convenzionale. Perch&eacute;? Il colpevole, in otto casi su dieci, ha un nome noto: burocrazia. Le aziende che scelgono il bio, infatti, sono costrette a sostenere fino al 30% in pi&ugrave; di adempimenti amministrativi con tutto quello che significa in termini di costi aggiuntivi.</p> <p>La realt&agrave;, come sempre, &egrave; pi&ugrave; eloquente dei numeri. Prendiamo il caso di Mario Rossi, aspirante produttore bio. Come tutti gli imprenditori del settore &egrave; tenuto in partenza a una serie monumentale di scartoffie: partita Iva, Camera di Commercio, fascicolo aziendale, il quaderno di campagna, il contratto per la gestione dei rifiuti, patentini per ogni cosa, dagli attrezzi ai fitosanitari. E poi arriva il bio. Innanzitutto bisogna comunicare al Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) l&rsquo;inizio dell&rsquo;attivit&agrave; e la scelta di produrre il biologico. Questo &egrave; il primo passo. Il secondo &egrave; stipulare un contratto con un organismo di controllo, uno dei tanti attivi nel nostro Paese, probabilmente l&rsquo;unico al mondo in cui il controllato paga il controllore. Ma tant&rsquo;&egrave;. A questo punto parte il periodo di &laquo;conversione&raquo;, necessario per la disintossicazione della terra, delle falde, delle strutture arboree: &egrave; un limbo particolarmente oneroso, perch&eacute; grava l&rsquo;imprenditore di tutta la burocrazia del biologico senza permettergli di fregiarsi del logo. Superato il guado, ecco un&rsquo;altra doppia incombenza: il Pap (programma annuale di produzione), da inviare ogni dodici mesi, e i certificati di conformit&agrave;.</p> <p>Finito? No, perch&eacute; adesso arriva l&rsquo;etichettatura con il tanto sospirato logo. Ma non &egrave; l&rsquo;unica cosa che si aggiunge. Serve anche l&rsquo;ente certificatore che &egrave; quello dell&rsquo;ultimo passaggio. Se Mario Rossi fa tutto in casa, non c&rsquo;&egrave; problema (si fa per dire). Ma se ad esempio, nel caso dell&rsquo;olio, si serve di un frantoio esterno si apre un&rsquo;altra partita con un altro ente che potrebbe avanzare qualsiasi tipo di obiezione sull&rsquo;etichetta: questo carattere &egrave; troppo piccolo, qui va il maiuscolo e non il minuscolo, etc etc. Naturalmente, tutto questo dando per scontato che il Nostro abbia gli strumenti culturali, giuridici e informatici per fare tutto da solo senza avvalersi di un aiuto esterno che andrebbe pagato.</p> <p>&laquo;Ora capisce perch&eacute; tanti agricoltori abbandonano il regime biologico? &Egrave; naturale che, a fronte di tanta burocrazia, qualcuno alzi le mani e sventoli bandiera bianca&raquo;, commenta Rita Tamborrino, consigliera di ColdirettiBio, a cui dobbiamo la ricostruzione dei vari passaggi burocratici: &laquo;Si sono verificati anche casi qui in Puglia. Alcuni sono tornati al convenzionale oltre che per la burocrazia elefantiaca anche per tutte le difficolt&agrave; dovute all&rsquo;impossibilit&agrave; di usare sostanze chimiche. Noi andiamo in guerra con la fionda&raquo;. Il caso di scuola &egrave; quello della gestione delle &laquo;malerbe&raquo;. Il convenzionale se la cava con l&rsquo;erbicida: spruzza e ciao. Fatica relativa, costi bassi. Chi si muove in regime di biologico, invece, deve utilizzare i mezzi: un lavoro che impiega pi&ugrave; personale, ha tempi pi&ugrave; lunghi, sconta incombenze di ammortamento e, sia detto per inciso, inquina pure. Per non parlare dell&rsquo;obbligo di rotazione delle colture e della lotta agli agenti patogeni che, senza chimica, &egrave; quasi sempre persa in partenza con danni che a volte investono il 60% del raccolto. &laquo;Per questo - prosegue Tamborrino - il bio &egrave; anche motore di innovazione. Dobbiamo inventarcele tutte, dall&rsquo;uso dei droni alle macchine intelligenti alle soluzioni alternative. E cos&igrave; facendo tutto il comparto progredisce&raquo;.</p> <p>Inutile dire che i regolamenti esposti finora arrivano da Bruxelles con l&rsquo;Italia impegnata ad applicarli in modo rigidissimo. Il nostro &egrave;, come noto, il Paese con i pi&ugrave; alti standard di sicurezza alimentare, da cui il problema della mancata &laquo;reciprocit&agrave;&raquo;, cio&egrave; della concorrenza sleale di prodotti che arrivano da nazioni dove gli standard sanitari, ambientali e sociali sono molto diversi. Il cambio di rotta, dunque, si dovr&agrave; concretizzare nell&rsquo;Unione. Ma la catena parte molto prima. &laquo;Chiediamo innanzitutto alle istituzioni locali - incalza - a cominciare dal presidente Decaro e dall&rsquo;assessore Paolicelli di fare pressione su Roma affinch&eacute; faccia la voce grossa a Bruxelles&raquo;. Ci&ograve; che si richiede non &egrave; la rinuncia ai controlli, ma la semplificazione: passaggi pi&ugrave; snelli, riduzione del numero dei registri, uniformit&agrave; delle etichettature, senza lasciar spazio ad obiezioni da Azzeccagarbugli.</p> <p>L&rsquo;altro capitolo, infine, &egrave; quello del &laquo;Marchio Italia&raquo;, essenziale per spingere la promozione dei prodotti: &laquo;A breve dovrebbe esserci la chiusura - conclude Tamborrino -, come Coldiretti stiamo premendo tantissimo: servir&agrave; a certificare che la materia prima che stai acquistando non solo &egrave; biologica, ma anche italiana. Con tutto quello che significa in termini di sicurezza e qualit&agrave;. Un grande passo in avanti a cui, speriamo, ne seguiranno altri&raquo;.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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      <title>I fondi regionali per gli investimenti e le innovazioni nelle aree interne della Puglia</title>
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      <description>Con il PIA Turismo, rivolto a piccole, medie e grandi imprese e a reti di impresa per programmi compresi tra 5 e 40 milioni di euro, sono state presentate 25 iniziative, per un volume di investimenti pari a 374 milioni di euro e agevolazioni richieste per oltre 208 milioni</description>
      <category>gazzetta economia,speciali,inserto</category>
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      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:22:33 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il turismo pugliese non &egrave; pi&ugrave; soltanto un settore che cresce nei flussi. &Egrave; un comparto che investe, innova, si struttura e mobilita risorse pubbliche e private con una dimensione finanziaria che merita una lettura pienamente economica. Alla BIT di Milano la Regione Puglia ha presentato il quadro delle opportunit&agrave; di investimento attive nella programmazione 2021&ndash;2027, offrendo una fotografia che va oltre la promozione e racconta un sistema produttivo in consolidamento.</p> <p>I dati aggiornati al 30 novembre 2025 parlano di oltre 4 miliardi di euro di investimenti complessivi attivati attraverso gli strumenti regionali (anche declinati all&rsquo;industria turistica) &ndash; tra Contratti di Proponente gramma, PIA, MiniPIA, STEP, Nidi e TecnoNidi &ndash; a fronte di pi&ugrave; di 2,19 miliardi di agevolazioni concesse. L&rsquo;incremento occupazionale stimato supera le 8.000 unit&agrave;. Dentro questo quadro generale, il turismo rappresenta una componente significativa e dinamica.</p> <p>Con il PIA Turismo, rivolto a piccole, medie e grandi imprese e a reti di impresa per programmi compresi tra 5 e 40 milioni di euro, sono state presentate 25 iniziative, per un volume di investimenti pari a 374 milioni di euro e agevolazioni richieste per oltre 208 milioni.</p> <p>L&rsquo;impatto occupazionale atteso &egrave; di 566 nuovi posti di lavoro. Non si tratta di semplici ampliamenti ricettivi: i programmi devono integrare obbligatoriamente investimenti produttivi con interventi di innovazione tecnologica o formazione e possono includere azioni per la tutela ambientale, l&rsquo;internazionalizzazione e consulenze specialistiche. Accanto ai grandi programmi, il MiniPIA Turismo registra una partecipazione ancora pi&ugrave; ampia in termini numerici. Le iniziative presentate sono 201, per un investimento complessivo di 271 milioni di euro e agevolazioni richieste per oltre 135 milioni, con 441 nuovi posti di lavoro previsti. Qui il target &egrave; quello delle PMI e delle micro imprese, con progetti tra 30 mila e 5 milioni di euro. Anche in questo caso, l&rsquo;investimento produttivo deve integrarsi con innovazione digitale, transizione ecologica o formazione.</p> <p>Se si sommano i due strumenti dedicati al turismo il risultato &egrave; significativo: 226 iniziative, oltre 645 milioni di euro di investimenti attivati e pi&ugrave; di mille nuovi posti di lavoro attesi. Un dato che va letto insieme ai numeri dei flussi turistici, con 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze annue e un&rsquo;incidenza del settore intorno al 13 per cento del PIL regionale.</p> <p>Gli investimenti raccontano la volont&agrave; di consolidare questa posizione, rafforzando la competitivit&agrave; sui mercati internazionali e migliorando la qualit&agrave; dell&rsquo;offerta Dentro questa architettura un ruolo centrale &egrave; attribuito alle aree interne. In Puglia sono 55 i Comuni ricompresi nelle cinque aree SNAI (Alto Salento, Alta Murgia, Gargano, Monti Dauni e Sud Salento) che rappresentano oltre il 21% dei Comuni regionali e coprono pi&ugrave; di 3.700 chilometri quadrati di territorio, con circa 230 mila residenti. Territori caratterizzati da distanza dai principali poli di servizi, fragilit&agrave; demografica ma forte dotazione ambientale e culturale.</p> <p>&Egrave; su questi contesti che la programmazione FESR concentra una parte significativa delle risorse, circa 79 milioni di euro, per la valorizzazione turisticoculturale e lo sviluppo territoriale delle aree interne, con investimenti destinati alla riqualificazione di spazi urbani e rurali, al recupero di immobili pubblici, alla tutela del patrimonio culturale e allo sviluppo di un&rsquo;offerta turistica innovativa e sostenibile.</p> <p>Per navigare in questo mare di opportunit&agrave;, uno strumento utile &egrave; il portale istituzionale www.pr2127.regione. puglia.it. C&rsquo;&egrave; un elemento che merita attenzione. Una parte consistente degli interventi riguarda il recupero e la riqualificazione di immobili abbandonati da oltre tre anni, la trasformazione di edifici rurali, masserie, trulli e immobili di interesse storico in strutture ricettive, l&rsquo;ammodernamento di campeggi, marina resort, infrastrutture sportive e centri congressuali. Non soltanto nuove camere, ma riuso del patrimonio esistente e qualificazione dell&rsquo;offerta. &Egrave; qui che la politica industriale incontra la rigenerazione territoriale. La BIT, in questo senso, non &egrave; stata solo una vetrina. &Egrave; stata l&rsquo;occasione per presentare un sistema che prova a passare dalla crescita spontanea alla pianificazione strutturata.</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Puglia, il turismo la nuova leva per lo sviluppo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1938610/puglia-il-turismo-la-nuova-leva-per-lo-sviluppo.html</link>
      <description>L'intero settore incide oggi per circa il 13% sul pil regionale, configurandosi come uno dei principali comparti economici</description>
      <author>Maristella Massari</author>
      <category>gazzetta economia,speciale,inserto,turismo</category>
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      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:14:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La 46esima edizione della BIT, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, conferma per Puglia e Basilicata una fase di consolidamento strutturale del comparto turistico. I dati presentati negli incontri istituzionali delineano un sistema che ha superato la fase di rimbalzo postpandemico e si colloca su un percorso di crescita pi&ugrave; stabile e programmata. La Puglia ha chiuso il 2025 con 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze, registrando una crescita significativa della domanda internazionale, superiore al +25%. L&rsquo;incremento non riguarda soltanto i volumi complessivi, ma la composizione della domanda, con un rafforzamento della proiezione estera e segnali di progressiva destagionalizzazione. Il turismo regionale incide oggi per circa il 13% sul Pil pugliese, configurandosi come uno dei principali comparti economici per valore aggiunto e occupazione diretta e indiretta. Alla BIT, il presidente della Regione Puglia, Antonio De Caro, ha sottolineato la dimensione strutturale di questa fase: &laquo;La crescita non &egrave; pi&ugrave; episodica. Stiamo lavorando per consolidare un sistema che metta insieme qualit&agrave; dell&rsquo;offerta, equilibrio territoriale e capacit&agrave; di competere sui mercati internazionali.&nbsp; Il turismo oggi &egrave; una com-Proponente stabile della nostra economia&raquo;.</p> <p>Sul piano operativo, la presenza pugliese in fiera ha prodotto 1.500 incontri business tra imprese locali e operatori nazionali e internazionali, con la partecipazione di 60 aziende nell&rsquo;area dedicata e 184 Comuni coinvolti nei panel territoriali. Un dato che evidenzia un sistema pi&ugrave; organizzato sul versante commerciale e promozionale. Il rafforzamento riguarda anche il segmento MICE. In Puglia operano circa 250 sedi per eventi e congressi, pari al 4,4% del totale nazionale e a quasi un terzo dell&rsquo;offerta del Mezzogiorno. Nel triennio 2022-2024 si stimano tra 9.000 e 11.000 eventi annui, con circa 900.000 partecipanti medi l&rsquo;anno. Permane tuttavia una prevalenza di eventi medio-piccoli, con una dimensione media intorno ai 150 partecipanti e una quota internazionale ancora contenuta, elemento che limita la capacit&agrave; di intercettare grandi congressi.</p> <p>Accanto alla Puglia, la Basilicata ha presentato risultati che segnano un cambio di passo. Il 2025 si &egrave; chiuso con 1 milione e 35 mila arrivi e 2,83 milioni di presenze, in crescita del +9,7% rispetto al 2019 e del +12,4% sul 2024. La componente internazionale rappresenta il 32,05% degli arrivi, con Francia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Spagna tra i principali mercati. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha definito il risultato &laquo;un passaggio strutturale per l&rsquo;intero sistema regionale&raquo;, aggiungendo: &laquo;Il turismo non &egrave; pi&ugrave; un fenomeno episodico legato a singoli eventi. Dobbiamo rafforzare la governance e la misurabilit&agrave; dell&rsquo;impatto economico, per orientare con maggiore precisione le scelte di investimento pubblico e privato&raquo;.</p> <p> Per entrambe le regioni emergono punti di forza comuni: crescita della domanda estera, ampliamento dell&rsquo;offerta oltre il balneare, maggiore integrazione tra cultura, enogastronomia, turismo lento e grandi eventi. In Puglia si registra una diversificazione crescente tra mare, citt&agrave; d&rsquo;arte, cammini religiosi, aree interne e turismo congressuale; in Basilicata si consolida il ruolo di Matera e del Metapontino, con segnali di espansione nelle aree interne. Restano tuttavia criticit&agrave; strutturali.</p> <p>Per la Puglia pesano le infrastrutture di collegamento e la limitata disponibilit&agrave; di grandi spazi congressuali. La frammentazione dell&rsquo;offerta e la necessit&agrave; di una promozione ancora pi&ugrave; mirata sui mercati extraeuropei rappresentano ulteriori ambiti di intervento. Per la Basilicata la sfida riguarda il consolidamento dei flussi e il rafforzamento dell&rsquo;integrazione tra prodotto e comunicazione, in un contesto territoriale pi&ugrave; fragile sul piano infrastrutturale.</p> <p>L&rsquo;indicazione che emerge dalla BIT &egrave; chiara: il turismo nel Mezzogiorno non &egrave; pi&ugrave; un comparto accessorio, ma una componente strutturale dell&rsquo;economia regionale. La fase attuale richiede una gestione pi&ugrave; sofisticata dei flussi, maggiore capacit&agrave; di programmazione e un rafforzamento delle politiche di qualit&agrave;. La crescita &egrave; evidente nei numeri. La competitivit&agrave; futura si misurer&agrave; nella capacit&agrave; di trasformare questi risultati in valore economico stabile e distribuito sul territorio.&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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      <title>Nasce Gazzetta Economia, l’agenda del Sud</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1938607/nasce-gazzetta-economia-lagenda-del-sud.html</link>
      <description>Non come un inserto tematico, ma come uno spazio stabile di analisi, approfondimento e racconto dei processi che stanno ridisegnando il Mezzogiorno produttivo. Un luogo editoriale dedicato ai numeri, ma soprattutto alla loro interpretazione</description>
      <author>Maristella Massari</author>
      <category>gazzetta economia,la gazzetta del mezzogiorno,speciale,inserto</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1938607/nasce-gazzetta-economia-lagenda-del-sud.html</guid>
      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:03:45 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nasce oggi Gazzetta del Mezzogiorno Economia. Non come un inserto tematico, ma come uno spazio stabile di analisi, approfondimento e racconto dei processi che stanno ridisegnando il Mezzogiorno produttivo. Un luogo editoriale dedicato ai numeri, ma soprattutto alla loro interpretazione. Perch&eacute; i numeri, da soli, non spiegano. Vanno letti, incrociati, contestualizzati. Partiamo dal turismo. Non per scelta casuale, ma perch&eacute; &egrave; il comparto che pi&ugrave; di altri racconta la trasformazione economica in atto.</p> <p> La 46&ordf; edizione della BIT di Milano ha certificato un passaggio importante. La Puglia ha chiuso il 2025 con 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze, con una crescita della domanda internazionale superiore al 25%. La Basilicata ha superato 1 milione e 35 mila arrivi e 2,83 milioni di presenze, con un incremento del +9,7% rispetto al 2019, anno simbolo di Matera Capitale europea della Cultura. Non sono semplici risultati statistici. Sono indicatori di un sistema che ha compiuto un salto di maturit&agrave;. Il turismo oggi in Puglia incide per circa il 13% sul Pil regionale. Significa occupazione diretta e indotto, significa filiere che si muovono: accoglienza, ristorazione, servizi culturali, trasporti, artigianato, agroalimentare. Significa capacit&agrave; di attrarre investimenti, di riqualificare centri storici, di restituire centralit&agrave; a borghi e aree interne. I punti di forza sono evidenti. Il mare, tra Adriatico e Ionio, resta un attrattore potente, ma non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;unico. Le citt&agrave; d&rsquo;arte (Bari, Lecce, Ostuni, Trani) hanno consolidato un posizionamento internazionale. Le zone montane del Gargano e dell&rsquo;Alta Murgia, i cammini religiosi, il turismo delle radici, il segmento enogastronomico, il turismo lento e quello congressuale stanno ampliando l&rsquo;offerta oltre la stagionalit&agrave; estiva.</p> <p> Il sistema ricettivo si &egrave; diversificato: cresce l&rsquo;extralberghiero, aumentano le locazioni turistiche, si rafforza il comparto degli eventi e del MICE, che in Puglia conta circa 250 sedi dedicate e intercetta ogni anno centinaia di migliaia di partecipanti. &Egrave; un turismo pi&ugrave; complesso, meno concentrato, pi&ugrave; diffuso. Ma i punti di debolezza restano strutturali. Le infrastrutture di collegamento non sempre adeguate, la frammentazione dell&rsquo;offerta, la necessit&agrave; di una promozione ancora pi&ugrave; mirata sui mercati esteri, la carenza di grandi contenitori congressuali capaci di intercettare eventi internazionali di alto profilo. E ancora: la formazione, la qualit&agrave; dei servizi, la capacit&agrave; di fare sistema tra pubblico e privato. La sfida non &egrave; pi&ugrave; crescere. &Egrave; governare la crescita. Distribuire i flussi nel tempo e nello spazio, evitare concentrazioni eccessive, trasformare l&rsquo;attrattivit&agrave; in valore economico stabile. Perch&eacute; il turismo non &egrave; una fotografia, &egrave; un processo. E ogni processo complesso richiede visione, programmazione, misurabilit&agrave;. Gazzetta del Mezzogiorno Economia nasce per questo. Per raccontare come un asset (che sia il turismo, l&rsquo;industria, l&rsquo;energia o l&rsquo;innovazione) possa diventare motore di sviluppo duraturo. Per analizzare le filiere, le ricadute occupazionali, le scelte di governance.</p> <p> Per mettere in relazione territori, imprese e istituzioni. Il Mezzogiorno non pu&ograve; pi&ugrave; permettersi di essere raccontato solo attraverso le emergenze. Deve essere narrato attraverso le sue trasformazioni. E il turismo, oggi, &egrave; la misura pi&ugrave; visibile di questa trasformazione. La Puglia e la Basilicata hanno dimostrato che si pu&ograve; crescere in modo strutturale. Ora si tratta di consolidare, investire, misurare. E di raccontarlo con rigore. Perch&eacute; l&rsquo;economia non &egrave; un comparto. &Egrave; la trama che tiene insieme un territorio. E da qui comincia il nostro lavoro.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>Il regalo perfetto per San Valentino? Un weekend culturale ma in «economia»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1937571/il-regalo-perfetto-per-san-valentino-un-weekend-culturale-ma-in-economia.html</link>
      <description>L'indagine di Impresa Cultura Italia-Confcommercio. Al secondo posto la cena al ristorante</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it (Leonardo Petrocelli)</author>
      <category>san valentino,regali</category>
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      <pubDate>Fri, 13 Feb 2026 19:08:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Altro che rose e cioccolatini. Per San Valentino gli innamorati d&rsquo;Italia hanno le idee chiare: il miglior regalo &egrave; un weekend culturale. O almeno cos&igrave; afferma il 76% degli intervistati nell&rsquo;indagine di Impresa Cultura Italia-Confcommercio in collaborazione con SWG. La classifica per&ograve; continua: al secondo posto ecco la pi&ugrave; classica cena al ristorante (71%), seguita da un biglietto per uno spettacolo dal vivo (65%) e da un libro (63%).</p> <p>A vincere &egrave; il fascino dinamico dell&rsquo;esperienza contro la pi&ugrave; stantia ripetitivit&agrave; degli &laquo;oggetti&raquo;. Ma le esperienze costano e se due italiani su tre dichiarano di voler regalare (o ricevere) un fine settimana in una citt&agrave; d&rsquo;arte &egrave; altrettanto vero, per&ograve;, che al momento dei &laquo;conti della serva&raquo; la met&agrave; degli intervistati afferma di non voler spendere pi&ugrave; di 50 euro.</p> <p>Solo uno su tre si proietta oltre i 100 e, infatti, &egrave; caccia aperta a offerte, pacchetti, box, coupon per strappare la due giorni pi&ugrave; conveniente.&nbsp; Nel 2025 solo due italiani su 5 sono riusciti nell&rsquo;impresa, spesso rimanendo nella regione di residenza o sfruttando la sponda di un&rsquo;ospitata a casa di amici. Weekend s&igrave;, ma in economia. Tanto conta l&rsquo;amore, no?</p>]]></content:encoded>
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      <title>Il 10 febbraio è la giornata mondiale dei legumi: la Puglia ne è la patria con una produzione annua di oltre 900mila quintali</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1937197/il-10-febbraio-e-la-giornata-mondiale-dei-legumi-la-puglia-ne-e-la-patria-con-una-produzione-annua-di-oltre-900mila-quintali.html</link>
      <description>Lenticchie, fagioli e ceci protagonisti sulle tavole pugliesi: 2 su 3 li consumano più volte alla settimana</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>puglia,legumi</category>
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      <pubDate>Tue, 10 Feb 2026 18:50:37 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p data-start="253" data-end="628">Con oltre due pugliesi su tre (63%) che li consumano pi&ugrave; volte alla settimana, i legumi confermano il loro ruolo di protagonisti nelle abitudini alimentari regionali. &Egrave; quanto emerge da un&rsquo;analisi di Coldiretti Puglia in occasione della Giornata mondiale dei legumi, celebrata il 10 febbraio per sensibilizzare sui benefici nutrizionali e la sostenibilit&agrave; di questi alimenti.</p> <p data-start="630" data-end="1057">La Puglia si conferma leader nella produzione, con oltre 900mila quintali l&rsquo;anno e una Produzione Lorda Vendibile di 52 milioni di euro. Tra le variet&agrave; pi&ugrave; diffuse figurano fagioli, piselli, lenticchie, ceci e fave, comprese specialit&agrave; tipiche come la Lenticchia di Altamura IGP e le fave di Carpino. Aumenta anche la domanda di prodotti trasformati a base di legumi, come farine, cracker e alternative alla pasta tradizionale.</p> <p data-start="1059" data-end="1382">Coldiretti sottolinea per&ograve; la minaccia della concorrenza estera a basso costo, che riduce la produzione nazionale e porta a una dipendenza dalle importazioni. Nel 2024, tre piatti su quattro di legumi consumati in Italia provenivano dall&rsquo;estero, spesso coltivati con pratiche vietate in Italia o sfruttando lavoro minorile.</p> <p data-start="1384" data-end="1791">I legumi, economici e nutrienti, sono preziosi per la salute: ricchi di proteine, fibre, vitamine e minerali, aiutano a prevenire malattie cardiovascolari, favoriscono la digestione e contribuiscono all&rsquo;equilibrio del sistema nervoso. La lenticchia di Altamura, simbolo del territorio, ha anche una lunga storia di esportazioni e resta un alimento versatile e accessibile, considerato la &ldquo;carne dei poveri&rdquo;.</p> <p data-start="1793" data-end="1964" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Coldiretti invita a privilegiare legumi italiani, Dop e Igp, o acquistati direttamente nei mercati di Campagna Amica, per garantire qualit&agrave;, tracciabilit&agrave; e sostenibilit&agrave;.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Rinnovabili, Toto (Renexia): «Eolico offshore, la miccia per trasformare l’Italia»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1935037/rinnovabili-toto-renexia-eolico-offshore-la-miccia-per-trasformare-litalia.html</link>
      <description>Parla il direttore generale a 3 anni dall’entrata in funzione dell’impianto marino «Beleolico», il primo del Mediterraneo, a largo di Taranto: «Tredici anni per le autorizzazioni, è troppo. L’impatto sul territorio è stato più che positivo»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>renexia,Riccardo Toto</category>
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      <pubDate>Sun, 08 Feb 2026 10:52:21 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p class="GN4_text">Continua la nostra serie di interviste dedicate alle energie rinnovabili e, in particolare, all&rsquo;eolico offshore. Dopo Fulvio Memone Capria (Aero), Daniela Salzedo (Legambiente), Michele Scoppio (Gruppo Hope), Ksenia Balanda (Nadara), oggi ne discutiamo con Riccardo Toto di Renexia.</p> <p class="GN4_text">La rivoluzione energetica italiana passa dal mare e dal vento. Lo rivendica a gran voce Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, a tre anni dall&rsquo;entrata in funzione dell&rsquo;impianto marino &laquo;Beleolico&raquo;, il primo del Mediterraneo, a largo di Taranto. Una collocazione gravida di significati, simbolici e concreti, che impone una doppia urgenza: tracciare i primi bilanci e disegnare le sfide di domani.</p> <p class="GN4_text"><strong>Riccardo Toto, partiamo da una considerazione preliminare: cosa rappresenta oggi l&rsquo;eolico offshore per il Mezzogiorno e per la Puglia? Solo un&rsquo;opportunit&agrave; energetica?</strong></p> <p class="GN4_text">&laquo;Noi vogliamo fare la &ldquo;rivoluzione energetica italiana&rdquo;. I progetti di eolico offshore di Renexia non trasformano soltanto il vento in energia ma sono la miccia per innescare la trasformazione del sistema-paese italiano. La nostra visione persegue un futuro di indipendenza energetica e di un nuovo sviluppo industriale moderno nel quale il Mezzogiorno gioca un ruolo fondamentale&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>A distanza di tre anni dall&rsquo;entrata in funzione, facciamo il &laquo;tagliando&raquo; al Beleolico: dal punto di vista della produzione energetica sono state rispettate le aspettative?</strong></p> <p>&laquo;Direi proprio di s&igrave;, la disponibilit&agrave; tecnica di impianto &egrave; al momento superiore a quella prevista ed &egrave; una delle pi&ugrave; alte in Europa se comparata con le altre turbine in mare&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Sul versante economico e sociale, invece, qual &egrave; stato l&rsquo;impatto?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;impatto dell&rsquo;impianto sul territorio &egrave; stato pi&ugrave; che positivo. Per le attivit&agrave; manutentive e quelle che vanno dalla protezione catodica alla protezione dei cavi ci affidiamo ad aziende e personale locali. Inoltre, prosegue il nostro accordo con l&rsquo;autorit&agrave; di sistema portuale alla quale continuiamo a fornire energia tramite la produzione di Beleolico&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>E per quanto riguarda la compatibilit&agrave; ambientale, cosa ha dimostrato lo studio condotto dai ricercatori della Jonian Dolphin Conservation?</strong></p> <p>&laquo;Il &ldquo;Modello Renexia&rdquo; fondato su innovazione, metodo scientifico, inclusivit&agrave;, condivisione e sostenibilit&agrave; ha prodotto un risultato di grande rilievo attraverso lo studio triennale condotto nel golfo dai ricercatori di Jonian Dolphin Conservation. I dati raccolti ed elaborati attraverso un monitoraggio costante e scientificamente rigoroso dimostrano la piena convivenza tra cetacei e parchi eolici marini: gli avvistamenti di delfini dopo la costruzione dell&rsquo;impianto eolico sono aumentati, in particolare tra il 2022 e il 2024 le specie pi&ugrave; comuni di delfini nel Golfo di Taranto, Tursiops truncatus e Stenella coeruleoalba, hanno mostrato un comportamento di avvicinamento all&rsquo;area dove si trovano gli impianti di Beleolico. Dunque, i parchi eolici marini possono potenzialmente svolgere un ruolo importante anche nel tutelare l&rsquo;ecosistema locale e da qui Renexia ha elaborato una prima mappa degli avvistamenti di numerose specie di delfini nell&rsquo;area del Golfo di Taranto dove sono posizionate le pale eoliche marine&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Impossibile non chiudere questo capitolo con una considerazione su Taranto citt&agrave; simbolo di una Puglia che desidera decarbonizzare e inaugurare nuovi percorsi tra mille difficolt&agrave;.</strong></p> <p>&laquo;Per quanto ci riguarda, Taranto &egrave; stata una sfida e un banco di prova per le nostre aspirazioni nel promuovere concretamente le rinnovabili. Oggi Renexia mantiene viva l&rsquo;attenzione su possibili investimenti in citt&agrave; e nel suo territorio, il tessuto produttivo tarantino ha in s&eacute; le qualit&agrave; e l&rsquo;apertura mentale per accogliere le novit&agrave; industriali pi&ugrave; innovative e farne parte integrante&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Quali sono gli altri progetti, pugliesi e meridionali, gi&agrave; realizzati o che saranno realizzati in futuro da Renexia?</strong></p> <p>&laquo;Ripenso con piacere al parco eolico a terra che abbiamo realizzato a Ponte Albanito nei pressi di Foggia ma, con lo sguardo che abbraccia il centro-sud Italia, il progetto di Renexia in grado di cambiare il destino delle rinnovabili e dell&rsquo;approvvigionamento energetico del Paese &egrave; Med Wind, il grande parco eolico galleggiante che sorger&agrave; a 80 chilometri dalle coste della Sicilia. &Egrave; un impianto a zero impatto visivo con una produzione annua di 9 TWh che significa energia pulita per 3,4 milioni di famiglie e un risparmio annuo di 2,7 milioni di tonnellate di CO2. Un investimento da 9,9 miliardi di euro che costituir&agrave; l&rsquo;innesco di una nuova filiera industriale, con un investimento iniziale di 350 milioni di euro per una fabbrica di turbine e pale, e con nuova occupazione per 3.000 lavoratori impiegati nella costruzione dell&rsquo;impianto con impatti economici e industriali estesi ben oltre il territorio siciliano. Speriamo che il percorso autorizzativo di Med Wind riesca a chiudersi entro il primo semestre del 2026&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>In questo cammino, ormai lungo, quali sono state e quali sono le maggiori criticit&agrave; incontrate?</strong></p> <p>&laquo;Guardando all&rsquo;iter autorizzativo, il fattore tempo gioca un ruolo cruciale: il tempo che passa tra l&rsquo;idea di un progetto, la presentazione alle autorit&agrave; competenti e l&rsquo;ottenimento delle autorizzazioni per tradurlo in realt&agrave; fa la differenza. Prendiamo ad esempio Beleolico: 13 anni per le autorizzazioni e 10 mesi per costruirlo interamente. Tredici anni &egrave; il tempo che passa da quando un bambino nasce a quando fa gli esami di terza media. &Egrave; un tempo fuori misura che deve farci riflettere&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>E, dunque, cosa chiedete alla politica, locale e nazionale, per questo 2026 che si annuncia anno campale anche dal punto di vista delle rinnovabili?</strong></p> <p>&laquo;Investire in 15 GW di eolico marino galleggiante, come previsto peraltro dal Pniec, comporterebbe un onere minimo per gli utenti - meno di 1&euro;/MWh - e creerebbe un valore aggiunto di quasi 60 miliardi di euro per l&rsquo;economia italiana, generando migliaia di posti di lavoro. Per questi motivi c&rsquo;&egrave; bisogno di muoversi con decisione su tre assi fondamentali: conferma dell&rsquo;obiettivo dei 15 GW di eolico marino galleggiante al 2040, decisione rapida sulle tariffe incentivanti che valorizzi l&rsquo;eolico galleggiante lontano dalle coste, rimozione degli ostacoli burocratici e ideologici per garantire energia pulita e conveniente alle famiglie e alle imprese italiane&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Inps, via libera al bonus Zes per il Sud: fino a 650 euro di esonero contributivo per chi assume over 35</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1933567/inps-via-libera-al-bonus-zes-per-il-sud-fino-a-650-euro-di-esonero-contributivo-per-chi-assume-over-35.html</link>
      <description>Firmato a Palazzo Chigi il Protocollo d’Intesa: : l’obiettivo è favorire l’accesso al credito per chi investe nella Zona economica speciale, tra cui la Puglia e la Basilicata</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>Bonus Zes Unica,lavoro,inps,puglia</category>
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      <pubDate>Sat, 07 Feb 2026 11:08:48 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>La pubblicazione delle istruzioni operative sul sito dell&rsquo;Inps, spiana di fatto la strada al nuovo Bonus Zes Unica per il Mezzogiorno. Si tratta, in estrema sintesi, di un esonero contributivo per chi assume, a tempo indeterminato, persone di almeno 35 anni di et&agrave; e disoccupate da almeno 24 mesi nelle regioni del Sud Italia. L&rsquo;esonero, per due anni, &egrave; del 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro - con esclusione di premi e contributi dovuti all&rsquo;Inail - nel limite massimo di 650 euro su base mensile per ciascun lavoratore. La misura - prevista dall&rsquo;articolo 24 del Decreto Coesione e finanziata con 591,4 milioni di euro fino al 2027 nell&rsquo;ambito del &laquo;Programma Nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027&raquo; - premia chi sceglie di investire e assumere nel Mezzogiorno. E infatti il bonus &egrave; &laquo;incassabile&raquo; solo a patto che l&rsquo;attivit&agrave; lavorativa per cui si &egrave; assunti venga effettivamente svolta in una delle regioni della Zona economica speciale, tra cui la Puglia e la Basilicata.</p> <p><span class="GN4_pre">i numeri</span> <span class="GN4_post">L&rsquo;efficacia della Zes sta tutta nelle cifre. Per il 2025 parlano i dati a consuntivo dell&rsquo;Agenzia delle Entrate sulle comunicazioni di richiesta del credito di imposta per gli investimenti effettuati in area Zes. Il totale &egrave; di oltre 10mila domande con un balzo del +52% rispetto all&rsquo;anno precedente. La &laquo;torta&raquo; per&ograve; non &egrave; divisa in parti uguali fra le otto regioni coinvolte. A fare la parte del leone sono tre regioni - Campania, Sicilia e Puglia - che, insieme, coprono tre quarti del totale. Nello specifico, il Tacco d&rsquo;Italia - con le sue 1800 richieste - cresce del 46% sul 2024. La Sicilia ne ha prodotte 2.400 segnando un aumento del 46%. Medaglia d&rsquo;oro per l&rsquo;area partenopea con 3800 richieste (+59% rispetto al 2024) pari al 35% dell&rsquo;intera somma. Se Abruzzo, Molise e Basilicata si spartiscono appena il 10% bisogna per&ograve; sottolineare che, fra tutte le regioni coinvolte, quello lucano &egrave; il pi&ugrave; alto tasso di variazione in un anno. Le domande, pur con numeri inferiori ai tre territori di testa, sono cresciute in un anno del 62%.</span></p> <p><span class="GN4_pre">il protocollo con abi</span> <span class="GN4_post"> Uno dei nodi dirimenti nel percorso di sviluppo della Zes rimane l&rsquo;accesso al credito per le imprese che investono nell&rsquo;area. Favorirlo - attraverso l&rsquo;utilizzo degli strumenti di incentivazione pubblica e il coinvolgimento delle banche che sceglieranno di aderire - &egrave; lo scopo del Protocollo d&rsquo;intesa fra la Struttura di missione Zes, guidata da Giosy Romano, e l&rsquo;Abi, rappresentata dal direttore generale Marco Elio Rottigni. L&rsquo;accordo prevede anche un tavolo permanente, ove siederanno l&rsquo;Abi e la Struttura di missione, per affrontare in modo strutturale e continuo le esigenze delle imprese che investono nel Mezzogiorno. Le firme sono state apposte l&rsquo;altro giorno a Palazzo Chigi alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra che richiama le tre parole d&rsquo;ordine: &laquo;Semplificazione, attrattivit&agrave; e sostegno concreto all&rsquo;economia produttiva&raquo;. &laquo;L&rsquo;iniziativa - dichiara Rottigni - contribuir&agrave; al dialogo continuo e costruttivo tra banche, istituzioni e territori affinch&eacute; misure pubbliche e strumenti finanziari privati possano operare in modo efficace&raquo;.</span></p> ]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Coldiretti, il presidente Prandini: «Il Mezzogiorno è la prima vittima della concorrenza sleale»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1931128/coldiretti-il-presidente-prandini-il-mezzogiorno-e-la-prima-vittima-della-concorrenza-sleale.html</link>
      <description>L'intervista: «Transizione verde? Siamo favorevoli però i pannelli vadano sui tetti non nei terreni fertili»</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>Ettore Prandini,coldiretti</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1931128/coldiretti-il-presidente-prandini-il-mezzogiorno-e-la-prima-vittima-della-concorrenza-sleale.html</guid>
      <pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:57:24 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p class="GN4_text">&Egrave; un ragionamento a imbuto quello che offre Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, oggi a Bari per la prima tappa al Sud della mobilitazione in favore del Made in Italy. Si parte dalle categorie generali, cio&egrave; la difesa delle produzioni italiane, le &laquo;follie&raquo; di Bruxelles, le clausole degli accordi internazionali, per poi &laquo;stringere&raquo; su problemi dirimenti per la Puglia e il Mezzogiorno. A cominciare dalla crisi dell&rsquo;olio e dal dramma della Xylella.</p> <p class="GN4_text"><strong>Presidente Prandini, iniziamo dalle premesse: la sovranit&agrave; alimentare del nostro Paese &egrave; minacciata?</strong></p> <p>&laquo;&Egrave; sicuramente sotto pressione ma siamo convinti che se avremo coraggio come sistema Paese l&rsquo;agricoltura e l&rsquo;agroalimentare potranno essere un volano economico strategico. Non perch&eacute; l&rsquo;Italia non sia in grado di produrre cibo di qualit&agrave;, anzi. &Egrave; in pericolo perch&eacute; le regole del mercato europeo consentono l&rsquo;ingresso di prodotti che non rispettano gli stessi standard richiesti ai nostri agricoltori. Quando l&rsquo;Europa permette di importare cibo ottenuto con fitofarmaci vietati, con costi sociali e ambientali pi&ugrave; bassi e senza trasparenza sull&rsquo;origine, si mina la sovranit&agrave; alimentare, si mette a rischio la salute dei cittadini consumatori e si colpisce il reddito delle imprese agricole. Per tutto questo stiamo attraversando l&rsquo;Italia con le nostre assemblee, che in pochi giorni hanno visto coinvolti oltre 20mila agricoltori, e che ora arrivano al Sud a Bari dove l&rsquo;agricoltura rappresenta un comparto chiave. Diamo vita a un sistema che vale 707 miliardi di euro e 4 milioni di occupati&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Quali sono i principali nodi critici e quanto ne risente il Mezzogiorno?</strong></p> <p>&laquo;I nodi sono chiari: importazioni senza reciprocit&agrave;, prezzi agricoli compressi sotto i costi di produzione, filiere sbilanciate e controlli insufficienti. Il Mezzogiorno ne risente pi&ugrave; di altri territori perch&eacute; &egrave; frontiera fisica delle merci extra Ue e perch&eacute; concentra produzioni strategiche come grano duro, olio e ortofrutta. Qui il dumping estero non &egrave; un tema teorico, ma una minaccia quotidiana a reddito, occupazione e tenuta sociale. Dobbiamo difendere il Made in Italy e trasformare il Mezzogiorno in una grande piattaforma economica e logistica per l&rsquo;export&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>La protesta contro il Mercosur continua: cosa non va nonostante le garanzie politiche?</strong></p> <p>&laquo;Intanto ribadisco un concetto: noi siamo assolutamente favorevoli agli accordi di libero scambio. Non mi stancher&ograve; mai di ripeterlo. Noi vogliamo confrontarci ad armi pari sul mercato. Quello che chiediamo, di qualsiasi accordi si tratti e con qualunque Paese del Mondo, &egrave; una reciprocit&agrave; reale e un sistema di controlli efficace. Le stesse regole imposte ai nostri produttori devono valere per chi vuole vendere in Europa. Altrimenti subiamo una insopportabile concorrenza sleale. Siamo contrari ad accordi dove l&rsquo;agricoltura sia trattata come merce di scambio come avveniva 30 o 40 anni fa. Non commettiamo l&rsquo;errore di pensare che tutto sia legato al Mercosur, il ragionamento &egrave; pi&ugrave; ampio e sottile&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Gli accordi con Giappone e India hanno avuto una accoglienza diversa. Perch&eacute;?</strong></p> <p>&laquo;Perch&eacute; in quei casi c&rsquo;&egrave; una maggiore attenzione alla qualit&agrave;, alle indicazioni geografiche e al valore del Made in Italy. L&rsquo;internazionalizzazione &egrave; nel Dna di Coldiretti, ma funziona solo se le regole valgono per tutti e, ripeto, non si apre la porta a concorrenza sleale. Non tutti gli accordi sono uguali: quelli che premiano la qualit&agrave; sono un&rsquo;opportunit&agrave;, quelli che favoriscono il dumping sono un rischio mortale&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Alla fine della giostra, l&rsquo;Unione europea &egrave; nemica dell&rsquo;agricoltura italiana?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;Europa non &egrave; un nemico e durante le nostre proteste abbiamo sempre detto che non &egrave; questa l&rsquo;Europa che vogliamo. Non &egrave; l&rsquo;Europa della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati che hanno perso il contatto con la realt&agrave; agricola e dell&rsquo;economia reale e per l&rsquo;agricoltura questa miopia ha portato a proporre dei tagli mortali alla Pac. Quando si aprono i mercati senza tutele, si riducono le risorse della Pac o si impongono obblighi ideologici scollegati dalla sostenibilit&agrave; economica delle imprese, si danneggiano agricoltori e cittadini. L&rsquo;Europa non pu&ograve; puntare alla desertificazione produttiva interna, &egrave; una follia&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Per&ograve; le risorse della Pac sono state confermate e aumentate: &egrave; un segnale positivo?</strong></p> <p>&laquo;Dobbiamo dire grazie al nostro Governo e in particolare modo al ministro Lollobrigida e alle mobilitazioni che abbiamo fatto in Italia e a Bruxelles con migliaia di soci agricoltori se oggi abbiamo recuperato 10 miliardi. Abbiamo fatto fare marcia indietro alla presidente Von der Leyen, un segnale importante e non scontato. Ma ora conta come quei fondi verranno utilizzati. Servono strumenti per la stabilizzazione del reddito, per gli investimenti e per la competitivit&agrave;. Pretendiamo semplificazione e taglio di quella burocrazia che soffoca i nostri produttori. I soldi devono arrivare davvero alle imprese agricole e sostenere chi vive di agricoltura&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>A queste latitudini &egrave; cruciale il problema dell&rsquo;olio fra concorrenza sleale e calo della produzione. E ora c&rsquo;&egrave; il rischio di un raddoppio delle importazioni a dazio zero dalla Tunisia...</strong></p> <p>&laquo;Siamo nettamente contrari. Sarebbe un colpo durissimo all&rsquo;olivicoltura italiana, gi&agrave; messa in ginocchio da crisi produttive e fitosanitarie. Importare pi&ugrave; olio a basso costo, prodotto con regole diverse dalle nostre, significa spingere i prezzi sotto i costi di produzione e incentivare il dumping. Serve invece difendere l&rsquo;olio italiano con controlli, trasparenza e valorizzazione dell&rsquo;origine&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Ragionare di olio vuol dire anche ragionare di Xylella: favorevoli a un Commissario Straordinario?</strong></p> <p>&laquo;Servono meno incertezze e pi&ugrave; decisioni operative, perch&eacute; il tempo perso ha gi&agrave; avuto costi enormi per i territori e le imprese. Allo stesso tempo &egrave; indispensabile una forte sburocratizzazione e semplificazione delle procedure per accedere ai fondi destinati alla rigenerazione, agli espianti e ai reimpianti. Chiediamo un vero piano nazionale che punti al sostegno al reddito, alla ricerca scientifica e alla semplificazione amministrativa&raquo;.</p> <p class="GN4_text"><strong>Infine, la transizione green. Una sorta di croce e delizia. &Egrave; vero che il mondo agricolo &egrave; protagonista del cambiamento ma come la mettiamo quando i pannelli solari costringono all&rsquo;espianto di migliaia di alberi?</strong></p> <p>&laquo;Siamo favorevoli alle energie rinnovabili, ma non contro l&rsquo;agricoltura. La transizione non pu&ograve; trasformarsi in consumo di suolo agricolo e distruzione del paesaggio. I pannelli vanno su tetti, capannoni, aree industriali dismesse e strutture agricole, non su terreni fertili o al posto degli ulivi. Con il Pnrr oltre 20mila imprese agricole hanno investito per il fotovoltaico sui tetti portando 2 gigawatt in pi&ugrave; di energia al Paese. Siamo protagonisti della transizione, perch&eacute; ambiente, energia e produzione agricola devono stare insieme, non uno contro l&rsquo;altro, per evitare speculazioni dove gli agricoltori diventino delle vittime col risultato dell&rsquo;abbandono delle aree coltivabili. Dobbiamo distribuire in modo equo il valore all&rsquo;interno della filiera dove i nostri imprenditori devono avere un giusto reddito economico&raquo;.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Auto, l’onda degli incentivi: ecco come cambia il mercato. Le valutazioni dei concessionari pugliesi</title>
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      <description>Il tonfo dei motori termici e la crescita delle ibride. Vince il noleggio breve: piacciono le cinesi. Stellantis fa meglio di tutti e si prende i primi quattro posti</description>
      <author>Leonardo Petrocelli</author>
      <category>automotive,puglia,concessionari</category>
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      <pubDate>Wed, 04 Feb 2026 05:00:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>I numeri possono impressionare, ma anche mentire. Ecco perch&eacute; i dati necessitano sempre di essere interpretati, soprattutto quando si parla di automotive. Ma una base di partenza c&rsquo;&egrave;: a gennaio 2026 il mercato italiano ha fatto un balzo del 6,18% rispetto allo stesso mese dell&rsquo;anno precedente con ben 141.980 automobili immatricolate.</p> <p>E tuttavia c&rsquo;&egrave; un prima e un dopo con la pandemia di mezzo: rispetto al 2019, infatti, ultimo riferimento utile perch&eacute; pre-Covid, il gap al ribasso resta 14 punti, pi&ugrave; del doppio di quanto si &egrave; guadagnato. A distanze siderali si colloca invece il dato paradigmatico del 2007, precedente alla crisi economica dei subprime: allora le macchine immatricolate furono quasi due milioni e mezzo. Un&rsquo;enormit&agrave; mai pi&ugrave; replicata (nel 2017 si torn&ograve; a sfiorare i due milioni, poi arriv&ograve; il virus). Tornando sulla terra e ragionando di ci&ograve; che si ha per le mani, &egrave; possibile affermare che la verit&agrave; stia nel mezzo, che galleggi fra ottimismo e disfattismo. Segnali positivi, forse incoraggianti, soprattutto se si considera la crescita del mercato dell&rsquo;usato (dunque l&rsquo;interesse per l&rsquo;auto &egrave; vivo) ma lontani dal certificare una svolta vera e propria. Anche perch&eacute; il canale dei privati, di fatto, arretra mentre cresce quello delle autoimmatricolazioni, cio&egrave; dei veicoli registrati dalle concessionarie o dalle case produttrici. Ci sono molti chilometri da macinare, ancora, a livello produttivo e commerciale per dirsi fuori dalle secche. Al momento la previsione complessiva per il 2026 &egrave; di poco superiore al milione e mezzo di immatricolazioni. Quasi un punto in pi&ugrave; rispetto al 2025.</p> <p>A scendere nei dettagli, poi, la faccenda si complica ulteriormente. I numeri risentono degli incentivi sull&rsquo;acquisto di auto elettriche prenotati dal giorno 22 del mese di ottobre e collegati a quasi 56mila macchine, la cui immatricolazione &egrave; stata &laquo;spalmata&raquo; sostanzialmente su tre mesi (novembre, dicembre e gennaio) con effetti positivi, seppur minimi, previsti anche sulle settimane a venire. Di fatto a gennaio la quota di immatricolazioni di auto elettriche &egrave; stata del 6,6%, corrispondente a 9370 unit&agrave;, mentre a novembre e dicembre - dove gli effetti degli incentivi sono stati pi&ugrave; sostanziosi - si registrano rispettivamente un 12,2% e un 11%. Evidente come si tratti di una scia che va spegnendosi: seguendo il solito paragone annuale a gennaio 2025 il dato era comunque inchiodato al 5%. La crescita c&rsquo;&egrave; (+ 1,6%).</p> <p>In tema di alimentazione, arretrano i motori termici: la benzina pura cede un quarto dei propri volumi, con un tonfo di otto punti, mentre il diesel inciampa di due, complici le accise che ne hanno pareggiato il costo con la &laquo;verde&raquo;. Male anche il Gpl, in Italia solitamente molto apprezzato, che cala di un terzo attestandosi al 6,5%. Molto meglio fanno le ibride (a quota 52,1% sul totale) che si prendono la scena con un balzo di oltre sette punti: trainano le <i>mild</i> (ibridazione leggera con elettrico a supporto), seguono le<i> full</i>. In termini di crescita si segnalano anche le <i>plug-in</i> con un + 5%: sono le vetture pi&ugrave; flessibili, quelle che solitamente consentono di utilizzare l&rsquo;elettrico in citt&agrave; e il termico nei lunghi viaggi. Per quanto riguarda il noleggio, infine, il lungo termine arranca mentre il breve esplode guadagnando oltre cinque punti: insieme al privato cittadino sono soprattutto le aziende, in mancanza di agevolazioni per l&rsquo;acquisto, a scegliere questa formula.</p> <p>L&rsquo;ultimo capitolo &egrave; invece dedicato ai marchi. Perch&eacute; se il dato di riferimento &egrave; quel +6,18% evocato all&rsquo;inizio, Stellantis fa quasi il doppio con un notevole +11,8%: il primato &egrave; della Fiat Pandina (13.394) seguita a ruota dalla Jeep Avenger, dalla Citroen C3 e dalla Fiat Grande Panda. Al netto della crescita delle cinesi, a cominciare da Leapmotor, sempre pi&ugrave; gradite nel Belpaese, il poker di testa, insomma, parla italofrancese.</p> <h3>PARLANO I CONCESSIONARI</h3> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2026_02_03/combo_automotive-1770146131212.jpg" alt="" width="646" height="309" /></p> <h3><strong>Parla Francesco Marino:&nbsp; &laquo;La demonizzazione del termico resta il grande problema&raquo;</strong></h3> <p><strong>Francesco Marino, amministratore delegato dell&rsquo;omonimo gruppo, da dove cominciamo nella valutazione dei numeri di gennaio?</strong>&laquo;Dalla constatazione, oggettiva, che alla fine del 2025 ci sono stati gli incentivi e questi ordini dovevano essere immatricolati&raquo;.<strong></strong></p> <p><strong>Ha avuto un effetto, certo, ma rimane il +6,18% rispetto a gennaio 2025.</strong>&laquo;Vero, ma registriamo comunque un -14% rispetto al 2019, ultimo anno prepandemico di riferimento per tutti. E istituti autorevoli affermano che tra il 2025 e il 2026 ci sar&agrave; un sostanziale pareggio. Di certo, grazie agli incentivi le percentuali di gennaio sono andate su&raquo;.<strong>Quali altri fattori hanno contribuito?</strong>&laquo;Il chilometro zero, cresciuto notevolmente. Il combinato disposto con l&rsquo;elettrico ha prodotto quel +6,18%&raquo;.<strong>Se guardiamo all&rsquo;alimentazione qual &egrave; il dato pi&ugrave; interessante?</strong>&laquo;La crescita delle ibride. Un fattore che ci fa ben sperare in merito alla trattativa con la Commissione europea per i target di CO2 dei prossimi anni&raquo;.<strong>Cosa, invece, preoccupa di pi&ugrave;?</strong>&laquo;La constatazione che i cittadini e le aziende - i privati, quindi - flettono, mentre crescono chilometro zero e noleggio, cio&egrave; le autoimmatricolazioni&raquo;.<strong>Che tipo di iniziativa darebbe una sferzata al mercato?</strong>&laquo;Innanzitutto, una fiscalit&agrave; coerente ed ecoincentivi strutturali con contributi progressivi in base all&rsquo;Isee ma anche al modello acquistato. Poi, la demonizzazione dell&rsquo;alimentazione termica andrebbe calmierata perch&eacute; oggi il cliente &egrave; disorientato rispetto alla tecnologia da comprare&raquo;.<strong>Ecco, cosa ha capito il consumatore?</strong>&laquo;L&rsquo;unico input chiaro &egrave; quello che riguarda il diesel. Tutto il resto &egrave; buio. Per questo &egrave; indispensabile una corretta informazione&raquo;.</p> <h3>Parla Miriam Loiacono: &laquo;Un effetto-traino da Fiat: i consumatori sono pi&ugrave; interessati&raquo;</h3> <p><strong>Miriam Loiacono, Ceo di Autoclub group, come giudica i dati del mese appena trascorso?</strong>&laquo;Mi torna alla mente una di quelle frasi, entrate nel senso comune, che da sempre si ripetono: se vende Fiat, vendono tutti&raquo;.<strong>Ed &egrave; vero?</strong>&laquo;Possiamo metterla cos&igrave;: subito dopo Natale, Fiat &egrave; partita con campagne molto aggressive che hanno funzionato bene. La crescita di Fiat ha quindi smosso l&rsquo;attenzione del consumatore spingendolo a cercare&raquo;.<strong>Quindi i segnali sono positivi?</strong>&laquo;Nel complesso s&igrave;. C&rsquo;&egrave; stata una forte registrazione di traffico sia nel nuovo che nell&rsquo;usato e questa &egrave; sempre una indicazione che denuncia interesse&raquo;.<strong>Quanto ha pesato l&rsquo;apertura, seppur leggera, dell&rsquo;Europa che ha derogato al dogma del 100% elettrico dal 2035?</strong>&laquo;Continuo a sostenere che ha avuto un effetto sul consumatore. Lo ha, in qualche modo, rimesso in moto. E si vede, in particolare, per l&rsquo;attenzione dedicata alle hybrid nelle diverse forme&raquo;.<strong>Se ci&ograve; vale per il privato cittadino cosa si pu&ograve; dire per le aziende?</strong>&laquo;Purtroppo il mercato italiano &egrave; molto penalizzate, soprattutto dal punto di vista fiscale. Le aziende sono un consumatore fortemente trascurato, nonostante tutte le richieste, inascoltate, di semplificazione burocratica e di miglioramento della detraibilit&agrave; dell&rsquo;Iva&raquo;.<strong>E quindi cosa succede?</strong>&laquo;Succede che le aziende si buttano sul noleggio. E infatti quello a breve termine &egrave; esploso: una esigenza di flessibilit&agrave; di tutti cui siamo chiamati a rispondere&raquo;.<strong>Alla fine, qual &egrave; il punto pi&ugrave; rilevante?</strong>&laquo;Il fatto che Stellantis stia finalmente cercando di risorgere dalla crisi dovrebbe far piacere a tutti. Perch&eacute; &egrave; un elemento che tocca l&rsquo;occupazione, dunque la carne viva del Paese, nonch&eacute; la capacit&agrave; produttiva dell&rsquo;Italia&raquo;.&nbsp;</p> <h3>Parla Francesco Maldarizzi: &laquo;Il quadro &egrave; stabile Stellantis registra una nuova vitalit&agrave;&raquo;</h3> <p><strong>Francesco Maldarizzi, Cavaliere del Lavoro e presidente dell&rsquo;omonimo gruppo, sbaglia chi accoglie questi dati con entusiasmo?</strong>&laquo;No, non penso che siano stati malgiudicati. Io per primo non darei una valutazione pessimistica&raquo;.<strong>Qual &egrave; il punto?</strong>&laquo;Come viene spesso rilevato, il mercato italiano &egrave; un mercato costante. I dati del 2026 saranno sostanzialmente quelli del 2025 con piccole variazioni. Ci saranno dei mesi con il segno pi&ugrave;, come &egrave; stato per questo gennaio, e altri con un segno leggermente negativo&raquo;.<strong>E questo &egrave; un bene o un male?</strong>&laquo;Lavorare in un mercato costante &egrave; un fatto positivo&raquo;.<strong>Vale per l&rsquo;Italia, ma anche per l&rsquo;Europa?</strong>&laquo;S&igrave;, e d&rsquo;altronde non potrebbe essere diversamente. Il mercato non pu&ograve; esplodere nella misura in cui siamo un mercato di sostituzione da anni. &Egrave; un dato di fatto. Possiamo avere delle differenze tra costruttori ma nei confini dello stesso schema: uno sale, l&rsquo;altro scende per&ograve; il numero complessivo rimane sempre quello&raquo;.<strong>All&rsquo;interno del ballo delle cifre, impressiona il dato di Stellantis che &laquo;doppia&raquo; quello generale. Sono semplicemente macchine che piacciono di pi&ugrave; rispetto ad altre?</strong>&laquo;Numeri alla mano, Stellantis ha avuto una crescita importante, trainata proprio dal marchio Fiat. E questo perch&eacute; ci sono modelli nuovi e diverse iniziative. Insomma, una rinnovata vitalit&agrave;, dopo tre anni passati un po&rsquo; sotto tono. Fiat, nell&rsquo;ambito Stellantis, torna ora ad essere protagonista del mercato&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Bdm Banca, utile netto 2025 sale a 31,8 milioni di euro</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1929245/bdm-banca-utile-netto-2025-sale-a-31-8-milioni-di-euro.html</link>
      <description>L'istituto del gruppo Mediocredito Centrale chiude il 2025 con una crescita rispetto ai 22,4 milioni di euro del 2024</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>bdm,crescita</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1929245/bdm-banca-utile-netto-2025-sale-a-31-8-milioni-di-euro.html</guid>
      <pubDate>Tue, 03 Feb 2026 18:07:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Bdm Banca (gruppo Mediocredito Centrale) chiude il 2025 con una crescita dell&rsquo;utile netto a 31,83 milioni di euro rispetto ai 22,40 milioni di euro del 2024. E&rsquo; quanto annuncia una nota secondo cui &laquo;il risultato, conferma il trend positivo&raquo;. Al calo del 6% del margine di interesse (pari a 221,94 milioni di euro) si &egrave; contrapposto un +15,8% delle Commissioni nette pari a 117,30 milioni di euro.</p> <p> La banca sottolinea anche &laquo;una forte crescita del sostegno al territorio (+39%) con 1.405,20 milioni di finanziamenti a famiglie e imprese e un importante aumento della raccolta totale da clientela (+8,2%)&raquo;. Bdm rileva inoltre &laquo;il miglioramento della qualit&agrave; del credito grazie anche alla conclusione dell&rsquo;operazione di derisking &laquo;Phoenix&raquo; con 122 milioni di crediti non performing ceduti. Inoltre, &egrave; in corso di finalizzazione l&rsquo;operazione di derisking &laquo;Sirio&raquo; con ulteriori 34 milioni di crediti non performing in corso di cessione. Le rettifiche di valore nette per rischio di credito sono salite a 68,99 milioni di euro contro i 59,57 milioni del 2024.</p> <p> Il dato include le rettifiche effettuate nel corso del 2025 per l&rsquo;attivit&agrave; di derisking e per il mantenimento e consolidamento di adeguate coperture sul portafoglio crediti non performing. L&rsquo;indice dei crediti deteriorati (Npe) ratio lordo e netto, scende rispettivamente al 4,9% e al 2,8%, dal 6,9% e 3,8% di fine 2024.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Il boom delle auto cinesi: in un anno +336% di vendite. I sindacati: un disastro per la nostra industria</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1920037/il-boom-delle-auto-cinesi-in-un-anno-+336-di-vendite-i-sindacati-un-disastro-per-la-nostra-industria.html</link>
      <description>Palombella: «Tempesta perfetta, il Governo intervenga». Qui non si parla di quote di mercato, ma di buste paga. Di turni che saltano, di cassa integrazione che si allunga...</description>
      <author>maristella massari</author>
      <category>auto cinesi,Rocco Palombella</category>
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      <pubDate>Thu, 22 Jan 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>L&rsquo;avanzata delle auto cinesi nel mercato italiano corre, mentre la produzione nazionale crolla e la filiera si indebolisce. Qui non si parla di quote di mercato, ma di buste paga. Di turni che saltano, di cassa integrazione che si allunga, di famiglie che fanno i conti con un futuro in cui, sempre di pi&ugrave;, si naviga a vista.</p> <p>L&rsquo;allarme lanciato da Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, nasce dentro le fabbriche e riguarda direttamente i territori che sull&rsquo;automotive hanno costruito un pezzo forte del proprio tessuto imprenditoriale. In Basilicata, attorno allo stabilimento di Melfi, e in Puglia, dove l&rsquo;indotto &egrave; diffuso e fragile, la &laquo;tempesta perfetta&raquo; evocata dal sindacato ha un volto preciso: operai in attesa di nuovi modelli, aziende senza certezze produttive, famiglie sospese tra promesse industriali e incertezza occupazionale.</p> <p>I dati elaborati dalla Uilm sui numeri Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) fotografano un 2025 che segna un punto di svolta. Il mercato complessivo dell&rsquo;auto in Italia arretra del 2,1%, fermandosi a 1,525 milioni di vetture vendute. Nello stesso arco di tempo, per&ograve;, i marchi cinesi pi&ugrave; che raddoppiano le immatricolazioni, passando da circa 47mila a quasi 99mila auto e conquistando una quota del 6,5% del mercato nazionale. &Egrave; una crescita del 110% in un contesto di stagnazione generale: un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan il cambio di equilibri in atto e il rischio di uno squilibrio strutturale per la produzione italiana.</p> <p>Ancora pi&ugrave; evidente &egrave; quanto accade nel segmento elettrico, quello che dovrebbe rappresentare il futuro della mobilit&agrave; e della manifattura europea. Nel 2025 in Italia sono state vendute quasi 95mila auto elettriche, con un aumento del 44% rispetto all&rsquo;anno precedente, sostenuto anche dagli incentivi pubblici. Ma dentro questo balzo in avanti si nasconde una sproporzione che pesa come un macigno: il 19% delle elettriche vendute appartiene a gruppi cinesi, contro il 6,4% del 2024. In un solo anno le vendite di auto elettriche cinesi sono cresciute del 336%. Una su cinque, oggi, arriva da gruppi asiatici, mentre il peso della produzione nazionale diventa sempre pi&ugrave; marginale.</p> <p>La produzione italiana, al contrario, si assottiglia fino quasi a scomparire. Nel 2025 le auto elettriche prodotte nel nostro Paese rappresentano appena l&rsquo;1,8% del totale venduto: di fatto, la sola Fiat 500 elettrica assemblata a Mirafiori, scesa da 2.345 a 1.735 unit&agrave; in un anno. Anche nel mercato tradizionale il quadro non migliora: tra i primi 50 modelli venduti in Italia, solo due sono realizzati negli stabilimenti nazionali. La Panda di Pomigliano, che resta la pi&ugrave; venduta, e l&rsquo;Alfa Romeo Tonale, anch&rsquo;essa prodotta nello stesso sito. Un presidio troppo fragile, che non basta a reggere l&rsquo;urto della concorrenza globale.</p> <p>&Egrave; in questo scenario che le parole di Palombella diventano un monito politico prima ancora che sindacale. &laquo;Ora &egrave; il momento di agire, ora o mai pi&ugrave;&raquo;, tuona il segretario della Uilm, che chiede con forza al Governo e a Stellantis nuovi modelli in tutti gli stabilimenti italiani, a partire dagli ibridi, per rilanciare la produzione e tutelare l&rsquo;occupazione. &laquo;Non possiamo aspettare giugno &ndash; avverte Palombella &ndash; siamo ai livelli di oltre 70 anni fa e c&rsquo;&egrave; bisogno di una scossa immediata, prima che sia troppo tardi&raquo;. Un messaggio che pesa anche alla vigilia del tavolo automotive convocato per il 30 gennaio, giudicato dal sindacato finora sterile, &laquo;al di l&agrave; dei proclami e delle passerelle&raquo;.</p> <p>Le ricadute territoriali sono gi&agrave; visibili e al Sud assumono contorni ancora pi&ugrave; preoccupanti. In Basilicata, lo stabilimento di Melfi &egrave; cuore della produzione automobilistica meridionale e pilastro dell&rsquo;occupazione regionale. Ma vive da tempo una fase di incertezza fatta di volumi ridotti, ammortizzatori sociali e attese legate ai nuovi modelli annunciati. Attorno alla fabbrica ruota un indotto che coinvolge decine di aziende e migliaia di lavoratori, molti dei quali arrivano anche dalla Puglia. Ogni rallentamento della produzione si traduce immediatamente in contrazione dell&rsquo;attivit&agrave; per fornitori, logistica e servizi.</p> <p>In Puglia, dove non esistono grandi impianti di assemblaggio ma una rete diffusa di imprese della componentistica e dei servizi automotive, l&rsquo;effetto &egrave; pi&ugrave; silenzioso ma non meno doloroso. La filiera &egrave; fatta di piccole e medie aziende, spesso altamente specializzate, che risentono in modo diretto del calo degli ordinativi e dell&rsquo;assenza di una strategia industriale nazionale capace di accompagnare la transizione tecnologica. La concorrenza cinese, con prezzi pi&ugrave; bassi, rischia di comprimere ulteriormente gli spazi per queste realt&agrave;, gi&agrave; provate da anni di incertezza.</p> <p>Il bivio, avverte la Uilm, &egrave; ormai davanti. Da una parte interventi immediati, investimenti, politiche industriali credibili e una revisione delle regole europee che, secondo il sindacato, stanno penalizzando la produzione interna; dall&rsquo;altra il rischio di perdere una filiera fondamentale e strategica per il Paese. Il paradosso &egrave; tutto qui: mentre il mercato italiano si apre sempre di pi&ugrave; ai veicoli prodotti all&rsquo;estero, la produzione interna scende ai livelli pi&ugrave; bassi del Dopoguerra. Senza una svolta rapida, la &laquo;tempesta perfetta&raquo; evocata dal segretario Palombella rischia di trasformarsi in una lunga e dolorosa recessione industriale. E per Puglia e Basilicata, questa volta, il conto potrebbe essere il pi&ugrave; alto.</p> <p></p> <p></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Clementine pugliesi, produzione in forte calo e prezzi sotto i costi</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1918112/clementine-pugliesi-produzione-in-forte-calo-e-prezzi-sotto-i-costi.html</link>
      <description>Coldiretti Puglia: «Perso fino al 60% del raccolto, subito un Piano agrumicolo regionale»</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>coldiretti puglia,clementine</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1918112/clementine-pugliesi-produzione-in-forte-calo-e-prezzi-sotto-i-costi.html</guid>
      <pubDate>Mon, 19 Jan 2026 18:37:05 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p data-start="342" data-end="758">Bilancio fortemente negativo per la campagna delle clementine in Puglia, prodotto simbolo dell&rsquo;agrumicoltura regionale. A denunciarlo &egrave; Coldiretti Puglia, che stima un crollo della produzione tra il 50 e il 60% a causa della siccit&agrave; prolungata e del freddo tardivo, a cui si aggiungono prezzi di vendita troppo bassi, insufficienti a coprire i costi di produzione sostenuti dagli agricoltori.</p> <p data-start="760" data-end="1181">Una situazione definita critica, che rende urgente l&rsquo;attivazione di un Piano agrumicolo regionale in grado di sostenere il comparto, tutelare il reddito delle imprese agricole e salvaguardare un patrimonio produttivo considerato strategico per l&rsquo;economia pugliese. Secondo Coldiretti, la crisi rischia di assumere carattere strutturale, compromettendo il futuro del settore e la continuit&agrave; produttiva e occupazionale.</p> <p data-start="1183" data-end="1749">&ldquo;&Egrave; un&rsquo;annata complicata, dopo una lunga serie di anni difficili &ndash; spiega Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia &ndash; in cui il settore agrumicolo in provincia di Taranto ha perso la met&agrave; della produzione, oltre ad aver dovuto rigenerare il patrimonio arboreo. I prezzi al momento risultano accettabili, ma la riduzione produttiva causata dalla siccit&agrave; &egrave; stata drastica&rdquo;. Cavallo sottolinea la necessit&agrave; di sostenere il comparto non solo sul piano economico e occupazionale, ma anche sotto il profilo ambientale e della tutela della salute dei consumatori.</p> <p data-start="1751" data-end="2230">In provincia di Taranto operano 1.041 imprese agricole impegnate nella produzione di agrumi, pari al 9% dell&rsquo;imprenditoria agroalimentare jonica, con una produzione complessiva di 1,9 milioni di quintali tra clementine, arance e mandarini. A queste si aggiungono le produzioni della provincia di Foggia, dove si registrano 103mila quintali di arance e limoni, spesso coltivati in agrumeti storici situati in aree ad alto rischio di dissesto idrogeologico.</p> <p data-start="2232" data-end="2669">A pesare ulteriormente sulla crisi, secondo Coldiretti, &egrave; la concorrenza sleale dei prodotti importati. &ldquo;All&rsquo;aumento dei costi di produzione si sommano gli effetti di agrumi provenienti da Paesi che non rispettano le stesse regole imposte ai nostri agricoltori&rdquo;, denuncia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, che chiede controlli pi&ugrave; stringenti e il rispetto del principio di reciprocit&agrave; negli scambi commerciali.</p> <p data-start="2671" data-end="3109">Secondo l&rsquo;organizzazione agricola, quasi un prodotto alimentare importato su cinque non rispetterebbe le normative europee in materia di tutela ambientale, salute e diritti dei lavoratori, spesso beneficiando di accordi preferenziali. Una condizione che, oltre a incidere sui prezzi, mette a rischio il futuro delle giovani imprese agricole, soprattutto nel comparto ortofrutticolo, uno dei pi&ugrave; scelti dagli imprenditori under 35.</p> <p data-start="3111" data-end="3413">Per Coldiretti Puglia, la strada da seguire passa dalla costruzione di rapporti di filiera pi&ugrave; equilibrati, con accordi pluriennali che valorizzino il Made in Italy, garantiscano la sostenibilit&agrave; delle produzioni e riconoscano agli agricoltori prezzi equi, basati sui reali costi di produzione.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Gioielli alle stelle, olio e smartphone in caduta libera: ecco i prezzi sulle montagne russe</title>
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      <description>Secondo l'indagine del Crc sul costo dei prodotti, batosta anche per caffè e cioccolato</description>
      <author>Leonardo Petrocelli</author>
      <category>caffè,gioielli,crc</category>
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      <pubDate>Sun, 18 Jan 2026 07:00:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>I dati al consumo dell&rsquo;Istat hanno gi&agrave; certificato un aumento del 24% del carrello della spesa negli ultimi cinque anni, ben superiore a un&rsquo;inflazione che comunque , nel 2025, &egrave; stata in Puglia la pi&ugrave; alta d&rsquo;Italia. Ora, a rinforzo, arrivano invece i dati elaborati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc): un&rsquo;indagine sugli alti e bassi dell&rsquo;inflazione dello scorso anno che restituisce per&ograve; un quadro paradigmatico - tra l&rsquo;oro che schizza e l&rsquo;olio che crolla - dell&rsquo;andamento dei prezzi dal 2024 al 2025.</p> <p><strong><span class="GN4_pre">CHI SALE</span>&nbsp;-&nbsp;</strong><span class="GN4_post">L&rsquo;impennata maggiore &egrave; quella di oro e argento, e dunque dei gioielli, che registrano un + 22%. Dato notevolissimo motivato dalla corsa ai &laquo;beni rifugio&raquo;, un riflesso quasi pavloviano in tempi di incertezza geopolitica, tra guerra in Ucraina e instabilit&agrave; nel Medio Oriente.</span></p> <p>Ragioni diverse spingono verso l&rsquo;alto il prezzo del caff&egrave; con +20,7% che i consumatori scontano sia tra gli scaffali dei supermercati che al bancone del bar. Qui pesano i prezzi della materia prima, accresciuti dalla crisi climatica e dall&rsquo;insicurezza del contesto sudamericano, ma anche, in regioni come la Puglia, dall&rsquo;aumento della domanda dovuto al moltiplicarsi dei flussi turistici (un fattore inflattivo generale, come suggerito dal Codacons). Non casualmente, galoppano in scia il cacao in polvere (+19,5%), il cioccolato (+ 10,9%) e alcuni segmenti - direttamente o indirettamente - legati al turismo, come i voli nazionali (+16,3%) e i pacchetti vacanza italiani (+9,4%). La medaglia di bronzo, comunque, se l&rsquo;assicura l&rsquo;energia elettrica nel mercato tutelato con risalite del 20,2%. D&rsquo;altronde l&rsquo;energia, insieme al carrello della spesa, anche secondo l&rsquo;Istat, ha subito nell&rsquo;ultimo quinquennio i pi&ugrave; gravi rincari.</p> <p><span class="GN4_pre"><strong>CHI SCENDE</strong> -</span>&nbsp;<span class="GN4_post">Il dato che forse colpisce di pi&ugrave; riguarda invece la flessione dei costi di gran parte del comparto tecnologico ed elettronico. Gli smartphone, innanzitutto, crollati del 14,5%, seguiti a ruota da tablet e portatili scesi del 13,6%. Calano anche gli apparecchi per la pulizia della casa, come gli aspirapolvere, pi&ugrave; economici del 9,2% nonch&eacute; tutte le macchine deputate alla riproduzione di immagini e suoni, dalle televisioni ai lettori musicali, gi&ugrave; dell&rsquo;8,1%. Il rapido evolvere della tecnologie e l&rsquo;avvicendarsi frenetico di modelli sempre nuovi hanno evidentemente tolto valore anche a prodotti da poco sul mercato. </span></p> <p>Alle latitudini pugliesi, per&ograve;, &egrave; il dato dell&rsquo;olio di oliva a destare la maggior impressione con una discesa del 14,5% sul 2024 dopo i rincari degli ultimi anni. Numeri che, al di l&agrave; della momentanea gioia dei consumatori, rivelano le difficolt&agrave; di un comparto &laquo;stressato&raquo; dalla concorrenza al ribasso di produttori come la Tunisia, non tenuti al rispetto degli standard europei in materia sanitaria, sociale e ambientale. Si risparmia, certo, ma da gioire c&rsquo;&egrave; poco.</p> ]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Istat, carrello della spesa alle stelle: +24% In Puglia inflazione da record nel 2025. Codacons Bari: «Rischio nuovi rincari»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1915422/istat-carrello-della-spesa-alle-stelle-+24-in-puglia-inflazione-da-record-nel-2025-codacons-bari-rischio-nuovi-rincari.html</link>
      <description>I numeri del report. Bari quarta per l’aumento dei prezzi. La Basilicata respira</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>ECONOMIA,INFLAZIONE,PUGLIA,CODACONS BARI</category>
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      <pubDate>Sat, 17 Jan 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Le brutte notizie per la Puglia sono due. La prima, specifica, si lega a una inflazione ben superiore alla media nazionale e meridionale. La seconda - che invece accomuna il Tacco a tutto il resto del Paese - sta tutta nell&rsquo;aumento spropositato del costo dei beni alimentari che quasi doppiano l&rsquo;inflazione, seguiti a ruota dalle bollette. &Egrave; quanto emerge dai dati definitivi del rapporto Istat sui prezzi al consumo, illustrati ieri in conferenza stampa.</p> <p><strong><span class="GN4_pre">I numeri</span>&nbsp;-&nbsp;</strong><span class="GN4_post">Facciamola semplice: dal 2021 al 2025, cio&egrave; nello spazio di un lustro, l&rsquo;inflazione cumulata ha raggiunto il 17%, con un aumento anche nell&rsquo;ultimo anno all&rsquo;1,5% dall&rsquo;1 del 2024. Dati che, da tempo, purtroppo, gli italiani hanno imparato a conoscere, sulla propria pelle, anzi sulle proprie tasche. Colpisce per&ograve; che i beni alimentari siano cresciuti molto di pi&ugrave; dell&rsquo;inflazione segnando, nello stesso periodo, un +24%. Se nel 2021 una determinata spesa si faceva con 100 euro, oggi si fa con 124. Aumento notevolissimo e generalizzato (solo nell&rsquo;ultimo anno del 2,9%) che impatta soprattutto sul ceto medio e contribuisce alla contrazione dei consumi denunciata ieri da Bankitalia. Un&rsquo;anomalia su cui l&rsquo;Antitrust ha deciso di avviare un&rsquo;indagine. Anche le bollette partecipano alla &laquo;festa&raquo;, se cos&igrave; si pu&ograve; dire, con un prezzo dell&rsquo;energia schizzato a +34%. </span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">Inflazione in Puglia e Basilicata -</span></strong> <span class="GN4_post"> Scendendo in dettaglio, la Puglia ha registrato, nel 2025, l&rsquo;inflazione pi&ugrave; alta fra tutte le regioni d&rsquo;Italia: il 2,1% a fronte di una media nazionale dell&rsquo;1,2% e di una meridionale dell&rsquo;1,8%. Molto meglio la Basilicata che &laquo;respira&raquo; all&rsquo;1,3%. A dicembre il dato pugliese si &egrave; attestato al 2,0%, dietro solo alla Calabria 2,1%, mentre la Basilicata &egrave; notevolmente arretrata allo 0,5%. Una fine d&rsquo;anno comunque amara, quella pugliese, in cui non fa eccezione il suo capoluogo: negli ultimi trenta giorni Bari &egrave; infatti la quarta d&rsquo;Italia con l&rsquo;1,6% di inflazione - preceduta solo da Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte all&rsquo;1,8% - mentre Potenza &egrave; in linea con il proprio dato regionale allo 0,6%. Numeri asettici che per&ograve; raccontano di una galoppo inflattivo che, da un anno a questa parte, colpisce in modo continuativo il Tacco d&rsquo;Italia.</span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">Le reazioni</span></strong>&nbsp;-&nbsp;<span class="GN4_post">Se tra maggioranza &egrave; opposizioni &egrave; iniziato il solito rimpallo di accuse, sono le associazioni dei consumatori ad alzare la voce. Il Codacons chiede al governo di intervenire stimando un aggravio di 496 euro sulla famiglia tipo e di 685 su un nucleo con due figli. E Federconsumatori prevede, nel 2026, nuovi aumenti per 672,60 euro.</span></p> <h3><span class="GN4_post">CODACONS BARI: &laquo;RISCHIO NUOVI RINCARI&raquo;</span></h3> <p><span class="GN4_post">Da un lato il turismo che fa crescere l&rsquo;inflazione. Dall&rsquo;altro le accise sul diesel che rischiano di impattare sul costo dei prodotti trasportati su gomma. La Puglia &egrave; in una tenaglia come spiega l&rsquo;avvocato Dario Durso, referente del Codacons Bari.</span></p> <p><span class="GN4_post"><strong>Avvocato, riavvolgiamo il nastro: perch&eacute; in Puglia, e a Bari nello specifico, c&rsquo;&egrave; una inflazione cos&igrave; alta?</strong>&laquo;Dir&ograve; una cosa impopolare. La Puglia paga il prezzo di essere diventata un regione di copertina, un luogo turistico. Bari, fino a 10-15 anni fa, era una delle citt&agrave; pi&ugrave; vivibili e meno care d&rsquo;Italia&raquo;.<strong>Poi cosa &egrave; successo?</strong>&laquo;Una leva positiva, cio&egrave; il turismo, che qui ha numeri importanti d&rsquo;estate e d&rsquo;inverno, ha mostrato i suoi effetti negativi. Alcuni si arricchiscono, la ristorazione va a gonfie vale, ma il continuo flusso di gente, cio&egrave; la crescita della domanda, ha determinato un aumento dei prezzi generalizzato&raquo;.<strong>Su un&rsquo;inflazione che qui &egrave; gi&agrave; alta c&rsquo;&egrave; poi una crescita quasi doppia dei prodotti alimentari.</strong>&laquo;Quell&rsquo;inflazione su base annua consolida aumenti gi&agrave; cristallizzati nel tempo tra l&rsquo;altro contemplando tutta una serie di bene e servizi, anche voluttuari, che non toccano le tasche del consumatore. Il problema sono appunto i prodotti del carrello della spesa, quelli di prima necessit&agrave;. E su questo il rapporto &egrave; parziale&raquo;.<strong>In che senso?</strong>&laquo;Nel senso che fra tre mesi potremmo certificare altre sorprese. Purtroppo non buone&raquo;.<strong>Altri rincari?</strong>&laquo;Esatto, rincari dipendenti dalle accise sul diesel che, ora, lo rendono pi&ugrave; costoso della benzina. La mia non &egrave; una sterile polemica politica ma, davvero, si &egrave; tratta di una misura molto pericolosa&raquo;.<strong>Qual &egrave; il punto?</strong>&laquo;La maggior parte delle merci, e soprattutto quelle alimentari, in Italia viaggiano su gomma. Cio&egrave; su mezzi che vanno a diesel e dunque il rincaro dei carburanti rischia di impattare sul costo del prodotto finale. A danno non dei ricchi che girano in Tesla ma del ceto medio che ne sar&agrave; colpito, ancora una volta. Per questo, come Codacons, avvieremo a breve un monitoraggio dei prezzi di prodotti di prima necessit&agrave; nei principali ipermercati di Bari&raquo;.&nbsp;</span></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Ksenia Balanda (Nadara): «Con l’eolico offshore il Sud può fare il salto di qualità»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1913542/balanda-nadara-con-leolico-offshore-il-sud-puo-fare-il-salto-di-qualita.html</link>
      <description>«Ma servono risposte, o i finanziamenti andranno altrove»</description>
      <author>LEONARDO PETROCELLI</author>
      <category>Ksenia Balanda</category>
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      <pubDate>Wed, 14 Jan 2026 18:54:40 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p class="GN4_text">Continua la nostra serie di interviste dedicate alle energie rinnovabili e, in particolare, all&rsquo;eolico offshore. Dopo Fulvio Memone Capria (Aero), Daniela Salzedo (Legambiente) e Michele Scoppio (Gruppo Hope), oggi ne discutiamo con Ksenia Balanda di Nadara.</p> <p>Da un lato miliardi di investimenti e un mare di opportunit&agrave; potenziali, sospese tra sfida energetica ed espansione geopolitica dell&rsquo;Italia che innova nel Mediterraneo. Dall&rsquo;altra il solito castello di complicazioni e ritardi che mettono a repentaglio il buon esito di una partita che si pu&ograve; vincere. Al centro, il Mezzogiorno terra d&rsquo;elezione per un settore, quello dell&rsquo;eolico offshore, che reclama velocit&agrave; e centralit&agrave;. Non a caso, &laquo;fare presto&raquo; &egrave; l&rsquo;espressione pi&ugrave; volte evocata, nel suo lungo ragionamento, da Ksenia Balanda, Direttore Generale eolico offshore l&rsquo;Italia di Nadara, tra i maggiori produttori indipendenti di energia rinnovabile in Europa.</p> <p><strong>Ksenia Balanda, iniziamo dalle premesse: perch&eacute; l&rsquo;eolico offshore &egrave; ritenuto la principale leva di sviluppo del segmento rinnovabili?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;eolico offshore sfrutta i venti in mare, che sono pi&ugrave; forti e costanti rispetto alla terraferma. Inoltre, poich&eacute; gli impianti sono in mare aperto, l&rsquo;uso di turbine eoliche pi&ugrave; grandi di quelle usate a terra consente di generare quantit&agrave; di energia enormemente pi&ugrave; elevate rispetto a tutte le altre fonti rinnovabili. Infine, l&rsquo;eolico offshore &egrave; un volano per la creazione di nuove filiere industriali e posti di lavoro altamente qualificati&raquo;.</p> <p><strong>Questo &laquo;volano&raquo; dove pu&ograve; condurre il Mezzogiorno?</strong></p> <p>&laquo;L&rsquo;individuazione dei porti di Taranto e Augusta, con Brindisi e Civitavecchia a supporto, per la realizzazione degli hub per lo sviluppo della filiera italiana dell&rsquo;offshore &egrave; per il Sud un&rsquo;occasione di sviluppo irripetibile, con Puglia e Sicilia in testa. Si tratta di due Regioni che hanno la possibilit&agrave; di dare una nuova forma al proprio assetto industriale, contribuendo a fornire risposte alternative ad annose questioni irrisolte, come quella dell&rsquo;ex Ilva. Per concretizzare il tutto, per&ograve;, &egrave; necessario che si acceleri, stanziando le risorse per l&rsquo;adeguamento dei porti di Taranto e Augusta. &Egrave; una delle richieste che abbiamo avanzato di recente tramite la nostra associazione di settore Aero, in una lettera inviata al ministro dell&rsquo;Ambiente, Pichetto Fratin, a fine novembre&raquo;.</p> <p><strong>Ragionando in grande, lo sviluppo dell&rsquo;eolico offshore pu&ograve; dare al Sud la capacit&agrave; di proiettarsi incisivamente nella dimensione mediterranea?</strong></p> <p>&laquo;A livello internazionale, negli ultimi anni, il settore energetico ha sub&igrave;to forti tensioni, dovute alla situazione geopolitica dei Paesi che producono energia da fonti fossili. In questo contesto, il Sud dell&rsquo;Italia ha ricoperto il ruolo di crocevia per il trasporto di energia prodotta altrove, in particolare gas. Con l&rsquo;eolico offshore, invece, si punta sulla produzione di energia rinnovabile in loco e, soprattutto, sulla creazione di una filiera nazionale legata a questa tecnologia, che &egrave; molto innovativa. C&rsquo;&egrave;, insomma, un tema di sicurezza e minore dipendenza energetica, ma non solo: l&rsquo;eolico a mare ha ricadute positive anche sulle bollette e sull&rsquo;economia nazionale e locale grazie al fatto che il 70% degli impianti pu&ograve; essere tutto &ldquo;made in Italy&rdquo;. Il Mezzogiorno pu&ograve; decidere di smettere di essere solo terra di passaggio e diventare protagonista di un settore dall&rsquo;alto potenziale. Ma, ripetiamo, &egrave; necessario fare presto&raquo;.</p> <p><strong>Entriamo nel merito. Quali sono i progetti di Nadara per la Puglia e a che punto sono?</strong></p> <p>&laquo;Nadara ha proposto due progetti per la Puglia: &ldquo;Kailia&rdquo;, nel Brindisino, e &ldquo;Odra&rdquo; nel Basso Salento. Per la realizzazione dei due parchi si prevede un investimento complessivo di quasi 6 miliardi di euro. Gli iter per entrambi i progetti sono stati avviati nel 2021, al momento sono nella fase finale della Valutazione di Impatto Ambientale. Auspichiamo di avere al pi&ugrave; presto un parere positivo. Per entrambi i progetti, fin dall&rsquo;inizio, abbiamo posto l&rsquo;interlocuzione con i territori al centro della nostra attivit&agrave;. Ne sono dimostrazione anche le ottimizzazioni progettuali appena depositate per quanto riguarda &ldquo;Odra&rdquo;. Alla Gazzetta possiamo anticipare che il parco ha adesso un nuovo layout: le prime file di aerogeneratori sono state ulteriormente allontanate dalla costa per ridurre ancora di pi&ugrave; l&rsquo;impatto visivo, gi&agrave; estremamente contenuto. Anche questo &egrave; un segnale del nostro impegno con la Puglia e i pugliesi, coi quali abbiamo avviato, sin dall&rsquo;inizio, un dialogo continuo e costruttivo&raquo;.</p> <p><strong>Dal punto di vista ambientale, invece, l&rsquo;eolico offshore &egrave; sicuro?</strong></p> <p>&laquo;S&igrave;. Innanzitutto, l&rsquo;impatto visivo e acustico &egrave; decisamente ridotto rispetto all&rsquo;eolico a terra. Gli specchi d&rsquo;acqua nei quali insistono i parchi, inoltre, diventano habitat marini nei quali possono proliferare specie acquatiche altrimenti ostacolate dalla pesca. I benefici, dal punto di vista ambientale, sono enormi, a cominciare dalle circa 3,2 tonnellate di anidride carbonica risparmiata in un anno con la produzione dei nostri soli due parchi, &ldquo;Odra&rdquo; e &ldquo;Kailia&rdquo;, in grado di fornire energia elettrica a oltre due milioni e mezzo di utenze domestiche&raquo;.</p> <p><strong>Quali sono le principali criticit&agrave; che affrontate nel percorso di sviluppo degli impianti?</strong></p> <p>&laquo;Il 2025 si &egrave; chiuso, per gli sviluppatori dell&rsquo;eolico offshore, con un segnale forte al Governo: la gi&agrave; citata lettera della nostra associazione di settore al ministro Pichetto Fratin con la richiesta di non temporeggiare oltre. &Egrave; fondamentale ora concretizzare, in breve tempo, le attivit&agrave; necessarie per l&rsquo;avvio dei due hub e le aste previste dal decreto Fer 2, senza le quali il settore non pu&ograve; decollare. Per quanto riguarda i nostri progetti, ancora una volta, dobbiamo segnalare gravi ritardi: avremmo dovuto avere risposte sugli iter entro 130 giorni dal deposito delle istanze per la Valutazione di Impatto Ambientale e invece, dopo quasi due anni, sul progetto Kailia non abbiamo ancora alcuna notizia, nonostante il territorio sia favorevole al progetto. Anche per questo saremmo sorpresi da un parere negativo degli enti competenti. Le fasi iniziali per questi progetti necessitano di ingenti investimenti e alcuni operatori hanno ritirato le loro proposte, data l&rsquo;incertezza generata dai ritardi. Il rischio &egrave; che molti investimenti siano dirottati verso altri Paesi del Mediterraneo. Noi, per il momento, siamo ancora intenzionati a investire in Puglia&raquo;.</p> <p><strong>E dunque cosa chiedete alla politica per questo 2026 che, secondo molti, sar&agrave; l&rsquo;anno della svolta per l&rsquo;eolico offshore?</strong></p> <p>&laquo;Novit&agrave;, risposte, decisioni, azioni che portino a risultati concreti. Non &egrave; possibile attendere oltre. Significherebbe privare l&rsquo;economia nazionale, e meridionale in particolare, di una fondamentale occasione di crescita e sviluppo, di occupazione qualificata e investimenti, di creare una filiera d&rsquo;eccellenza con la possibilit&agrave;, oltretutto, di esportare il <i>know-how</i> facendo dell&rsquo;Italia il Paese leader nel Mediterraneo. Noi siamo pronti a fare la nostra parte: lo dimostrano le decine di milioni di euro gi&agrave; spesi e il fatto che Nadara ha di recente acquisito tutte le quote prima in capo a BlueFloat Energy, a riprova che facciamo sul serio. &Egrave; tempo che anche altri facciano la loro parte&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Dalle ristrutturazioni a mobili e caldaie: ecco i bonus del 2026. Tutto quello che c'è da sapere</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1906479/dalle-ristrutturazioni-a-mobili-e-caldaie-ecco-i-bonus-del-2026-tutto-quello-che-c-e-da-sapere.html</link>
      <description>Resta la doppia aliquota per le ristrutturazioni e per i mobili resta il 50% ma l’acquisto deve essere effettuato dopo l’inizio dei lavori. Tutte le novità e le cancellazioni</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>bari,bonus edilizi</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1906479/dalle-ristrutturazioni-a-mobili-e-caldaie-ecco-i-bonus-del-2026-tutto-quello-che-c-e-da-sapere.html</guid>
      <pubDate>Mon, 05 Jan 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>La Legge di Bilancio 2026 certifica due certezze sul fronte dei bonus edilizi. Innanzitutto, il celebre Superbonus 110 - attivato a met&agrave; del 2020 e rimasto in vita, in forma minore, fino allo scorso anno per lavori condominiali residuali - ha chiuso la sua cavalcata il 31 dicembre. Non ce ne sar&agrave; pi&ugrave; traccia nel 2026 se non per gli interventi post-sisma. Il nuovo anno, invece, ribadisce la logica del bonus unico a &laquo;doppia velocit&agrave;&raquo;. Due aliquote, quindi: il 50% sulle prime case, il 36% sulle seconde e le successive. Si tratta sostanzialmente di una conferma nella consapevolezza, per&ograve;, che questo potrebbe essere l&rsquo;ultimo treno. Per quanto alcuni partiti della maggioranza, come Forza Italia, si stiano gi&agrave; battendo per un allungamento degli stessi parametri anche al prossimo anno (e l&rsquo;uscita dalla procedura di infrazione per deficit potrebbe aiutare) &egrave; molto probabile che la musica cambier&agrave; al ribasso: 36% sulle prime case, 30% sulle seconde.</p> <p><strong><span class="GN4_pre">Come funziona</span>&nbsp;-&nbsp;</strong><span class="GN4_post">Per accedere all&rsquo;aliquota pi&ugrave; alta &egrave; necessario essere proprietario o vantare un diritto reale sull&rsquo;immobile ristrutturato e l&igrave; collocare, detto semplicemente, la propria residenza (&laquo;abitazione principale&raquo;). Tale assetto d&agrave; poi accesso ai tre bonus pi&ugrave; importanti raggruppati dall&rsquo;aliquota: &laquo;ecobonus per l&rsquo;efficientamento energetico&raquo; (ad esempio applicato alla sostituzione degli infissi), &laquo;bonus ristrutturazione base&raquo; (legato ai lavori di muratura e rifacimento degli impianti) e, infine, il &laquo;sismabonus&raquo; che si lega alla messa in sicurezza antisismica. Il massimale di spesa resta invariato a 96mila euro.</span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">Barriere architettoniche -</span></strong> <span class="GN4_post">Un altro doloroso addio, sancito dalla Legge di Bilancio, &egrave; quello al bonus barriere architettoniche che prevedeva, fino al 2025, una detrazione al 75% per il superamento o l&rsquo;abbattimento delle barriere architettoniche. Riguardava, in sostanza, l&rsquo;installazione di montascale e la rimozione di gradini. I numeri di spesa, piuttosto contenuti, non sono stati argomento sufficiente per la conferma. Chi proceder&agrave; a questo tipo di intervento potr&agrave; comunque attingere alle aliquote della ristrutturazioni (50%-36%). Non si rimarr&agrave;, quindi, del tutto scoperti.</span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">Il bonus mobili</span>&nbsp;-&nbsp;</strong><span class="GN4_post">Altra conferma &egrave; la detrazione fiscale del 50% per mobili nuovi e grandi elettrodomestici ad alta efficienza energetica destinati all&rsquo;arredo di immobili in via di ristrutturazione (anche parziale), di risanamento conservativo, di manutenzione straordinaria. Per capirci, vanno bene il rifacimento di bagno o cucina, non la sola tinteggiatura delle pareti. Il tetto massimo di spesa &egrave; 5mila euro, dunque potranno tornare indietro in 10 rate annuali al massimo 2500 euro. L&rsquo;agevolazione, si badi, non scatta in caso di arredo senza opere edilizie. Infatti l&rsquo;acquisto dovr&agrave; essere successivo all&rsquo;inizio del lavori (primo termine utile 1&deg; gennaio 2025) e il pagamento sempre effettuato in modalit&agrave; tracciabile. </span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">Caldaie a gas</span> </strong><span class="GN4_post"> Infine, la guerra alle energie fossili ha mietuto un&rsquo;altra vittima: niente incentivi fiscali (neanche quelli legati al Conto Termico) per le caldaie a gas, rimosse sulla via della decarbonizzazione europea. Restano per&ograve; in vendita anche se qualche restrizione potrebbe arrivare nel prossimo futuro. Le agevolazioni rimangono per i modelli &laquo; ibridi&raquo; che combinano pompe di calore e caldaie a condensazione.</span></p> ]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Dal panino al parrucchiere, Bari tra le città dove la spesa costa meno</title>
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      <description>Dallo studio Codacons emerge il divario Nord-Sud: Milano la più cara, mentre in Puglia e Basilicata alimentari e servizi costano molto meno</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>spesa,costo,puglia,bari</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1905912/dal-panino-al-parrucchiere-bari-tra-le-citta-dove-la-spesa-costa-meno.html</guid>
      <pubDate>Sat, 03 Jan 2026 18:14:55 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sei euro per un panino, 18 euro per lavare la macchina, 20 per una messa in piega dal parrucchiere: Milano si conferma anche nel 2025 la citt&agrave; italiana pi&ugrave; cara in assoluto. La pi&ugrave; economica &egrave; invece Napoli dove il costo della vita, considerando la spesa alimentare e per alcuni servizi base, &egrave; inferiore di ben il 60%. Catanzaro detiene il primato del capoluogo meno caro se si guarda solo a mercati e supermercati, mentre per il cibo Bolzano strappa lo scettro a Milano. La classifica emerge da uno studio del Codacons basato sui dati dell&rsquo;Osservatorio prezzi del Mimit. </p> <p>Prendendo in esame un paniere composto da prodotti ortofrutticoli, alimentari e servizi come il dentista, la tintoria o la toelettatura cani, emerge ancora una volta una netta spaccatura tra Nord e Sud del Paese, con rarissime eccezioni che non riguardano quasi mai il cibo. In totale a Milano si spendono per le varie voci quasi 600 euro, il 62,3% in pi&ugrave; rispetto alla spesa di Napoli per lo stesso paniere. Seguono Aosta, con uno scontrino complessivo da 586 euro, e al terzo posto ancora una citt&agrave; del Nord, cio&egrave; Bolzano con 574 euro. Tra le 18 grandi citt&agrave; monitorate Napoli, con circa 369 euro, risulta la pi&ugrave; economica, seguita da Palermo con 408 euro e Catanzaro con 424 euro. </p> <p>Sul fronte della sola spesa alimentare, per l&rsquo;acquisto di 28 prodotti che spaziano dall&rsquo;ortofrutta alla carne, dal salmone a pane, pasta e olio, proprio Catanzaro, con una spesa da circa 165 euro, &egrave; la citt&agrave; pi&ugrave; conveniente. Napoli si piazza in questo caso al secondo posto con 168 euro, mentre <strong>Bari</strong> &egrave; al terzo con 172 euro. Per rifornire dispense e frigoriferi la citt&agrave; pi&ugrave; cara &egrave; invece Bolzano, con circa 220 euro, il 33,3% in pi&ugrave; rispetto a Catanzaro. </p> <p>Gli esempi di costi a macchia di leopardo su tutto il territorio non mancano: rispetto ad una media nazionale di 3,8 euro, un panino al bar varia dai 2,7 euro di Ancona ai 5,7 di Milano. A Bologna la carne bovina costa di pi&ugrave; (in media 26,7 euro al chilo), ma le zucchine pi&ugrave; care sono quelle di Genova (4,60 euro al chilo). Per una otturazione dal dentista la spesa va dal record di Aosta di 176 euro ai 70 euro di Napoli, e per lavare l&rsquo;auto bastano 8,5 euro ad Ancona, ma ne servono oltre 21 a Bolzano, citt&agrave; che vanta anche il prezzo pi&ugrave; alto per il cappuccino al bar, 2,3 euro in media. </p> <p>Per acconciare i capelli conviene trasferirsi a Napoli: qui una messa in piega costa in media meno di 13 euro contro i 23,5 euro della pi&ugrave; cara Bologna, mentre il taglio capelli per donna meno di 15 euro contro i 30 euro della pi&ugrave; cara Trieste. A sorpresa Milano &egrave; la citt&agrave; col pi&ugrave; basso costo del servizio "lavatura e stiratura camicia": in media 2,89 euro contro i 5,3 euro di Catanzaro e Ancona.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Capodanno in Puglia: spesa da 220 milioni e 20mila presenze in agriturismo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1904029/capodanno-in-puglia-spesa-da-220-milioni-e-20mila-presenze-in-agriturismo.html</link>
      <description>La maggioranza dei pugliesi ha festeggiato a casa con tavolate di sette persone</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>puglia,capodanno,cenone</category>
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      <pubDate>Thu, 01 Jan 2026 19:03:42 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p data-start="247" data-end="626">Per i pranzi e i cenoni di fine anno e Capodanno in Puglia, la spesa destinata agli alimenti ha raggiunto 220 milioni di euro, con il 67% dei pugliesi che ha scelto di celebrare in casa, tra familiari e amici. Oltre 20mila persone hanno invece festeggiato in ristoranti e agriturismi, secondo le stime di Terranostra e Campagna Amica.</p> <p data-start="628" data-end="955">Sul menu di Capodanno non sono mancati i simboli della fortuna: lenticchie (85%), spumante (84%) e chicchi d&rsquo;uva (45%), consumati secondo riti scaramantici tradizionali. Nonostante i costi elevati di pesce e frutta, molti hanno optato per piatti tipici pugliesi, come cime di rapa stufate e panzerotti fritti.</p> <p data-start="957" data-end="1212">A chiudere le feste, &egrave; tornata in grande stile la tradizione dei dolci fatti in casa, con circa una massaia su due impegnata nella preparazione, spesso insieme ai bambini, trasformando la cucina in luogo di convivialit&agrave; e condivisione familiare.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Capodanno in Puglia: 130 euro a famiglia per il cenone, 20mila negli agriturismi</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1903051/capodanno-in-puglia-130-euro-a-famiglia-per-il-cenone-20mila-negli-agriturismi.html</link>
      <description>Tavole a chilometro zero e tradizione locale al centro dei menù di fine anno</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>capodanno,cenone,puglia,spesa</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1903051/capodanno-in-puglia-130-euro-a-famiglia-per-il-cenone-20mila-negli-agriturismi.html</guid>
      <pubDate>Tue, 30 Dec 2025 19:31:20 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p data-start="274" data-end="799">Per il cenone di Capodanno, le famiglie pugliesi spenderanno in media circa 130 euro, con punte fino a 300 euro per chi non vuole rinunciare a nulla e scelte pi&ugrave; contenute tra 50 e 80 euro per chi cerca di limitare la spesa, soprattutto a causa dei rincari su pesce e dolci. Lo rileva Coldiretti Puglia, in vista della notte di San Silvestro, quando in media sette persone si riuniranno a tavola nelle abitazioni di parenti o amici, mentre circa 20mila persone sceglieranno ristoranti e agriturismi nelle masserie pugliesi.</p> <p data-start="801" data-end="1201">Sulle tavole restano protagonisti il pesce a chilometro zero &ndash; alici, vongole, anguille, capitone e seppie &ndash; e i piatti della tradizione come cime di rapa stufate e panzerotti fritti. Grande presenza di frutta locale (89% contro il 33% esotica), spumante (84%) e lenticchie (85%), simbolo di fortuna. A completare il men&ugrave;, cotechino o zampone e chicchi d&rsquo;uva per augurare prosperit&agrave; nel nuovo anno.</p> <p data-start="1203" data-end="1495">Secondo Coldiretti, nel 2025 la produzione pugliese di lenticchie ha raggiunto 6mila quintali, con crescente interesse anche per prodotti artigianali. Nel complesso, il men&ugrave; tricolore a chilometro zero conferma la centralit&agrave; delle tradizioni locali in ogni portata, dall&rsquo;antipasto al dolce.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Manovra, stangata su gasolio e tabacchi: ecco tutti gli aumenti in arrivo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1901079/manovra-stangata-su-gasolio-e-tabacchi-ecco-tutti-gli-aumenti-in-arrivo.html</link>
      <description>Tra nuove accise e rincari «indiretti»</description>
      <author>LEONARDO PETROCELLI</author>
      <category>manovra,aumenti,tabacco,benzina</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1901079/manovra-stangata-su-gasolio-e-tabacchi-ecco-tutti-gli-aumenti-in-arrivo.html</guid>
      <pubDate>Sun, 28 Dec 2025 06:04:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Non solo sgravi fiscali e bonus a pioggia. La Legge di Bilancio in via di approvazione contiene anche un esercito di accise e balzelli - sotto forma di aumenti o di nuove introduzioni - che potrebbero pesare non poco sulle tasche del consumatore sia nell&rsquo;imminente 2026 che nel prossimo triennio. Al netto di alcuni scampati pericoli, come la plastic tax, ecco cosa accadr&agrave; al portafoglio nazionale dal primo gennaio.</p> <p><span class="GN4_pre">tabacchi</span> <span class="GN4_post"> Tempi nerissimi per i fumatori. Per quanto siano stati scongiurati aumenti ciclopici (si era arrivato a discutere di 2 euro a pacchetto) quasi tutto il comparto del tabacco &egrave; colpito da un aumento delle accise. Per la nobile motivazione di disincentivare il vizio, certo, ma anche e soprattutto per far cassa contando sul comportamento &laquo;anti-economico&raquo; delle sigarette che continuano ad essere consumate nonostante gli aumenti. Di fatto, non c&rsquo;&egrave; scampo da nessuna parte: sigarette, tabacco trinciato, cigarillos, In particolare, nel curioso linguaggio della Manovra, le accise sulle sigarette balzeranno dagli attuali 25,50 euro su mille pezzi a 32 euro dal 2026, 35,50 dal 2027 e 38,50 dal 2028. Detta in maniera comprensibile, circa 60 centesimi nel triennio. In media, un pacchetto che oggi costa 5,30 euro arriver&agrave; a 5,90-6 euro nel 2028 con un aggravio finale di spesa di circa 18 euro al mese e 216 euro l&rsquo;anno. Se pensate di buttarvi sul tabacco trinciato occhio perch&eacute; arriva un aumento da 50 centesimi gi&agrave; nel 2026, mentre &egrave; inferiore ai 25 quello, comunque sostenuto, che si abbatter&agrave; sui cigarillos. Per il tabacco riscaldato la crescita delle accise dovrebbe attestarsi intorno al 40% nel triennio con una crescita media di 12 centesimi annui. </span></p> <p><span class="GN4_pre"> spedizioni</span> <span class="GN4_post">Tra le novit&agrave; pi&ugrave; discusse (eufemismo) in Manovra la nuova imposta fissa di due euro su tutte le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra Ue. Non &egrave; un mistero che la tassa sia concepita per colpire i giganti asiatici dell&rsquo;e-commerce come Temu, Ali Baba e Shein, ben noti ai consumatori europei, soprattutto i pi&ugrave; giovani, che fanno dei prezzi bassi il loro cavallo vincente. Il governo conta di incassare un gettito di circa 122 milioni gi&agrave; il primo anno. C&rsquo;&egrave; anche da considerare che, parallelamente all&rsquo;iniziativa italiana, il Consiglio dell&rsquo;Unione Europea ha approvato un&rsquo;imposta di tre euro sul medesimo tipo di pacco a partire dal 1&deg; luglio 2026.</span></p> <p><span class="GN4_pre">carburanti</span> <span class="GN4_post"> Brutte notizie pure per i proprietari di un&rsquo;auto a gasolio. &Egrave; predisposta, infatti, una sorta di azione a tenaglia: da un lato la riduzione delle accise sulla benzina di 4,05 centesimi di euro per litro, dall&rsquo;altro un aumento, &laquo;nella medesima misura&raquo;, dell&rsquo;accisa &laquo;applicata al gasolio impiegato come carburante&raquo;. Una sorta di riequilibrio che si pu&ograve; tradurre cos&igrave;: un pieno di benzina sar&agrave; meno caro, un pieno di diesel sar&agrave; pi&ugrave; costoso. Il &laquo;banco&raquo;, cio&egrave; lo Stato, conta di incassare circa un miliardo, perch&eacute; il parco mezzi a diesel, pur essendo leggermente inferiore a quello a benzina, percorre pi&ugrave; chilometraggio. I cittadini invece saranno colpiti doppiamente. Non aumenta solo il rifornimento della singola vettura - le stime, orientativamente, si attestano su oltre 100 euro l&rsquo;anno di rincaro - ma rischiano di crescere, come riflesso, anche i prezzi dei prodotti che viaggiano su gomma. Escluso, invece, dall&rsquo;aumento il gasolio impiegato in lavori agricoli e in produzione di forza motrice per gli stabilimenti industriali e i laboratori.</span></p> <p><span class="GN4_pre">finanza</span> <span class="GN4_post"> Occhi puntati anche sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che prende il nome dal suo ideatore, il premio Nobel per l&rsquo;economia James Tobin, che la propose nel 1972. Introdotta in Italia dal governo Monti a partire dal 2013, &egrave; destinata a raddoppiare: il trasferimento delle azioni sui mercati non regolamentati passa dallo 0,2% allo 0,4%, mentre l&rsquo;aliquota sul mercato regolamentato cresce dallo 0,1% allo 0,2%. Parallelamente sale dallo 0,02% allo 0,04% l'imposta sulle &laquo;negoziazioni ad alta frequenza&raquo;. Nata per contrastare la speculazione finanziaria rischia di avere un riverbero concreto sui piccoli investitori. Inoltre, arrivano notizie in chiaroscuro anche per gli appassionati di criptovalute. Cresce infatti dal 26% al 33% la tassa sulle plusvalenze realizzate a partire dal 1&deg; gennaio. Restano invece fermi (cio&egrave; tassati al 26%) i &laquo;token di moneta elettronica ancorati all&rsquo;euro &raquo;. </span></p> <p><span class="GN4_pre">aumenti indiretti</span> <span class="GN4_post"> Banche e assicurazioni nel mirino. Sale infatti di due punti l&rsquo;Irap per le banche e pure per le assicurazioni che subiranno anche un innalzamento al 12,5% dell&rsquo;aliquota sulla polizza Rc auto per gli infortuni al conducente. Non &egrave; escluso che queste misure possano avere dei riverberi diretti sui cittadini, nonostante le rassicurazioni del Governo che promette di vigilare. L&rsquo;impatto, al momento solo ipotetico, &egrave; ancora tutto da valutare. </span></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Saldi invernali 2026 in Puglia: ecco quando partono. Tutto quello che c’è da sapere per fare acquisti sicuri</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1900175/saldi-invernali-2026-in-puglia-ecco-quando-partono-tutto-quello-che-ce-da-sapere-per-fare-acquisti-sicuri.html</link>
      <description>Dal 3 gennaio al 28 febbraio otto settimane di sconti: consigli pratici per evitare truffe e cattive sorprese</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>saldi,puglia,3 gennaio</category>
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      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:00:53 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p data-start="370" data-end="802">Con l&rsquo;inizio del nuovo anno alle porte, i consumatori pugliesi si preparano a dare la caccia all&rsquo;affare perfetto: la Regione Puglia ha confermato che i saldi invernali 2026 partiranno sabato 3 gennaio, seguendo la normativa regionale che stabilisce il via il primo giorno feriale antecedente l&rsquo;Epifania. Le promozioni dureranno fino al 28 febbraio, offrendo otto settimane per rinnovare il guardaroba a prezzi competitivi.</p> <p data-start="370" data-end="802">Per trasformare lo shopping in un&rsquo;esperienza positiva e senza rischi, ecco alcuni consigli pratici:</p> <p data-start="804" data-end="943"><strong data-start="947" data-end="965">Pianificazione</strong>: prima di uscire, fate un inventario del vostro armadio e puntate su capi duraturi come cappotti di qualit&agrave;, scarpe in pelle o basici senza tempo.</p> <p data-start="804" data-end="943"><strong data-start="1117" data-end="1143">Trasparenza dei prezzi</strong>: il negoziante deve indicare chiaramente prezzo originale, sconto e prezzo finale. Diffidate di ribassi eccessivi (oltre il 60-70%) su prodotti di stagione, che potrebbero nascondere fondi di magazzino datati.</p> <p data-start="804" data-end="943"><strong data-start="1358" data-end="1376">Prova dei capi</strong>: il cambio merce nei negozi fisici non &egrave; obbligatorio per legge, quindi verificate sempre prima se il negozio permette resi o sostituzioni.</p> <p data-start="804" data-end="943"><strong data-start="1521" data-end="1548">Scontrino sempre con s&eacute;</strong>: conservatelo, &egrave; l&rsquo;unico documento utile per far valere garanzie o contestazioni su prodotti difettosi.</p> <p data-start="1656" data-end="1778"><strong data-start="1656" data-end="1700">Attenzione alle truffe, online e offline</strong></p> <p data-start="1656" data-end="1778">Il periodo dei saldi &egrave; anche quello in cui aumenta il rischio di raggiri:</p> <p data-start="1656" data-end="1778"><strong data-start="1782" data-end="1806">Siti online sospetti</strong>: verificate che l&rsquo;URL inizi con https:// e che siano presenti contatti aziendali e partita IVA.</p> <p data-start="1656" data-end="1778"><strong data-start="1907" data-end="1926">Prezzi gonfiati</strong>: alcuni negozi possono aumentare il prezzo di listino prima dei saldi per far apparire lo sconto pi&ugrave; conveniente; monitorare i prezzi nei giorni precedenti &egrave; la miglior difesa.</p> <p data-start="1656" data-end="1778"><strong data-start="2108" data-end="2128">Pagamenti sicuri</strong>: preferite carta di credito o bancomat, pi&ugrave; sicuri e utili in caso di contestazioni.</p> <p data-start="2217" data-end="2373">Con questi accorgimenti, i saldi invernali possono diventare un&rsquo;occasione per fare acquisti consapevoli, approfittando delle offerte senza correre rischi.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>Natale 2025 in Puglia: spesa media di 180 euro a famiglia, +13% rispetto allo scorso anno</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1898163/natale-2025-in-puglia-spesa-media-di-180-euro-a-famiglia-+13-rispetto-allo-scorso-anno.html</link>
      <description>Coldiretti Puglia: rincari su pesce e dolci, menu tradizionali e regali enogastronomici protagonisti</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>natale 2025,spesa media,coldiretti,puglia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1898163/natale-2025-in-puglia-spesa-media-di-180-euro-a-famiglia-+13-rispetto-allo-scorso-anno.html</guid>
      <pubDate>Tue, 23 Dec 2025 19:08:16 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p data-start="301" data-end="743">Per le festivit&agrave; natalizie del 2025, le famiglie pugliesi spenderanno in media 180 euro per la tavola, con un aumento del 13% rispetto a dicembre 2024. Lo rileva Coldiretti Puglia, che segnala come a incidere maggiormente sulla spesa siano alimenti simbolo del Natale, come molluschi, pesce fresco e allevato, e i dolci tradizionali, mentre l&rsquo;olio extravergine di oliva e alcune verdure registrano cali di prezzo.</p> <p data-start="745" data-end="1180" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La maggioranza delle famiglie celebrer&agrave; in casa propria, con menu che privilegiano pesce alla vigilia e carni, arrosti e bolliti a Natale, accompagnati da verdure locali. Tra i dolci spiccano cartellate, mostaccioli e paste reali. Non mancano i regali enogastronomici, in linea con la tradizione e la ricerca di qualit&agrave; a tavola, confermando un Natale orientato a convivialit&agrave;, cultura culinaria e autenticit&agrave; pugliese.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Extravergine, la Puglia leader ma è allarme importazioni: «Temiamo la concorrenza senza regole»</title>
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      <description>La provincia di Bari concentra oltre 20.400 tonnellate di extravergine, seguita dalla Bat con 16.830 tonnellate</description>
      <author>Gianpaolo Balsamo</author>
      <category>olio,export,puglia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1897949/extravergine-la-puglia-leader-ma-e-allarme-importazioni-temiamo-la-concorrenza-senza-regole.html</guid>
      <pubDate>Tue, 23 Dec 2025 12:32:36 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Nel 2026 che si apre con prospettive incoraggianti per la produzione nazionale di olio extravergine di oliva, soprattutto nel Mezzogiorno, a far rumore non &egrave; tanto la ripresa dei raccolti quanto il parallelo e consistente aumento delle importazioni dall&rsquo;estero.</p> <p>Un fenomeno che, pur non essendo nuovo, assume dimensioni rilevanti alla luce dei dati ufficiali della Repressione Frodi: al 30 novembre 2025, nei silos dell&rsquo;industria olearia italiana risultavano stoccate 42.689 tonnellate di olio extravergine comunitario, quasi il doppio rispetto alle 23.768 tonnellate dello stesso periodo del 2024. A queste si aggiungono quasi 9.000 tonnellate di olio extra UE e blend (olio extravergine d'oliva ottenuto miscelando oli estratti da due o pi&ugrave; variet&agrave; diverse di olive), contro le 5.800 dell&rsquo;anno precedente. Numeri che crescono in un contesto produttivo tutt&rsquo;altro che stagnante.</p> <p>Anzi, l&rsquo;extravergine italiano segna un incremento vicino al 18%, passando da 85.000 a oltre 101.000 tonnellate. E la Puglia si conferma ancora una volta il baricentro dell&rsquo;olivicoltura nazionale.</p> <p>Con 101.346 tonnellate di olio extravergine in giacenza, la regione detiene il 49,9% del totale italiano, distanziando nettamente Calabria e Toscana, che si attestano rispettivamente a 25.158 e 33.062 tonnellate.</p> <p>Un primato che non &egrave; solo quantitativo, ma anche strutturale. La Puglia guida il Paese non solo nella produzione, ma anche nella capacit&agrave; di stoccaggio, distribuzione e valorizzazione del prodotto. La provincia di Bari concentra oltre 20.400 tonnellate di extravergine, seguita dalla Bat con 16.830 tonnellate, a testimonianza di un sistema olivicolo che resta centrale nei flussi commerciali nazionali. Foggia e Brindisi, pur con numeri pi&ugrave; contenuti, contribuiscono a rendere la regione il vero motore dell&rsquo;olio italiano.</p> <p>Nel complesso, la giacenza totale di olio in Italia raggiunge oggi 202.920 tonnellate, in aumento del 27,7% rispetto alle 158.745 tonnellate del novembre 2024. L&rsquo;extravergine sfiora le 153.000 tonnellate, mentre restano marginali le quantit&agrave; di olio vergine. Crescono invece le giacenze di olio raffinato e di sansa, con la Toscana in testa per il raffinato e la Calabria che spicca per la presenza di lampante.</p> <p>In questo scenario si inserisce la riflessione di Tommaso Loiodice, presidente di Unapol (Unione nazionale associazioni produttori olivicoli) e voce autorevole del mondo olivicolo nazionale e pugliese. &laquo;Che il fabbisogno di olio sia superiore alla capacit&agrave; produttiva del Paese Italia &egrave; un dato di fatto - sottolinea - ed &egrave; proprio per questo che servono piani di sviluppo seri, a livello nazionale, per aumentare la capacit&agrave; produttiva di extravergine della nostra filiera&raquo;. Il nodo, per&ograve;, non &egrave; l&rsquo;importazione in s&eacute;, quanto le condizioni in cui avviene. &laquo;Non &egrave; accettabile che si facciano speculazioni sull&rsquo;olio estero, perch&eacute; i costi di produzione non sono comparabili. C&rsquo;&egrave; bisogno di un patto di reciprocit&agrave;: noi sosteniamo oneri sociali, ambientali e di controllo che in altri Paesi, extra UE e non solo, semplicemente non esistono&raquo;.</p> <p>Loiodice non nega i progressi qualitativi di alcune produzioni straniere, ma rivendica l&rsquo;unicit&agrave; dell&rsquo;olio italiano: &laquo;La ricchezza e la qualit&agrave; dell&rsquo;extravergine italiano restano insostituibili. E soprattutto noi possiamo garantire sicurezza alimentare, controlli rigorosi, zero pesticidi. Ho seri dubbi che i controlli effettuati nei Paesi terzi siano allo stesso livello di quelli italiani&raquo;.</p> <p>Da qui l&rsquo;appello all&rsquo;Europa: &laquo;Chiediamo che tutti giochino ad armi pari. Se la competizione fosse leale, non avremmo rivali&raquo;, conclude il presidente di Unapol.</p> <p>A rafforzare il valore dell&rsquo;olio pugliese contribuiscono anche le certificazioni: quasi 21 milioni di litri di olio certificato, con 6,1 milioni di Terre di Bari Dop, accanto alle grandi Igp nazionali. Un patrimonio che rappresenta non solo qualit&agrave;, ma anche identit&agrave; e salute per il consumatore.</p> <p>La sfida, oggi, &egrave; tutta qui: difendere un sistema che produce eccellenza, evitando che venga schiacciato da una concorrenza che spesso non rispetta le stesse regole. Per la Puglia, che da secoli &egrave; sinonimo di olio d&rsquo;oliva, il futuro passa da investimenti, innovazione e da una tutela reale del valore del proprio prodotto. Solo cos&igrave; il cuore verde dell&rsquo;olio italiano potr&agrave; continuare a battere forte.</p> ]]></content:encoded>
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      <title>Auto, i dubbi dei concessionari pugliesi dopo la svolta di Bruxelles</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1894158/auto-i-dubbi-dei-concessionari-pugliesi-dopo-la-svolta-di-bruxelles.html</link>
      <description>Maldarizzi: partorito un topolino. Marino: il vero nodo resta il costo dell’elettrico. L’Ue abbassa al 90% la soglia di riduzione della Co2 Spazio a ibride e biocarburanti</description>
      <author>leonardo petrocelli</author>
      <category>auto,maldarizzi,marino,loiacono</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1894158/auto-i-dubbi-dei-concessionari-pugliesi-dopo-la-svolta-di-bruxelles.html</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Dec 2025 14:17:45 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>&Egrave; tutta una questione di sfumature. La decisione di Bruxelles di abbassare dal 100% al 90% l&rsquo;obiettivo produttivo di auto elettriche nel 2035, lasciando una quota a ibridi e combustibili bio (bio-fuel e e-fuel), apre la discussione tra chi si confronta con il mercato ogni giorno. L&rsquo;anello che congiunge produttori e consumatori, cio&egrave; il mondo dei concessionari, si tiene in equilibrio: niente facili entusiasmi ma nemmeno irrigidimenti pregiudiziali. Sfumature, appunto. Come un tergicristallo che si muove fra la presa d&rsquo;atto di un segnale positivo e la consapevolezza che l&rsquo;apertura non cambi poi cos&igrave; tanto le carte in tavola.</p> <p>&laquo;Possiamo sintetizzarla cos&igrave;: la montagna ha partorito il topolino&raquo;, commenta Francesco Maldarizzi, Cavaliere del Lavoro e presidente dell&rsquo;omonimo gruppo. &laquo;La questione, carte alla mano, va compresa con attenzione, al di l&agrave; dei titoli dei giornali e oltre le consuete semplificazioni. Innanzitutto i numeri: parliamo di una deroga del 10%, non del 40%. E soprattutto riguarda carburanti non fossili, i famosi &ldquo;bio&rdquo;. Si tratta di carburanti, che solo ora iniziano a circolare, costosi e almeno al momento non prodotti in Italia&raquo;. Dunque se questi sono i &laquo;fatti&raquo;, quale il giudizio nel merito? &laquo;A voler essere positivi si tratta di una apertura, ma insufficiente. Piuttosto, sarebbe stato necessario - conclude Maldarizzi - lasciare quel 10% di motori endotermici con i carburanti normali applicati alle motorizzazioni di nuova generazione. Questa sarebbe stata un&rsquo;apertura reale&raquo;.</p> <p>Pi&ugrave; positiva la valutazione di Miriam Loiacono, Ceo di Autoclub group: &laquo;Mi vengono in mente due frasi. La prima &egrave; &ldquo;meglio tardi che mai&rdquo;. La seconda &ldquo;speriamo non sia troppo tardi&rdquo;. Vanno bene entrambe. &Egrave; da tempo che chiediamo un cambio di rotta e purtroppo dei danni sono stati gi&agrave; fatti&raquo;. La memoria corre alla famosa &laquo;Lettera all&rsquo;Europa&raquo; di Luca de Meo, ex capo di Renault, che nel marzo 2024, si rivolse a Bruxelles invocando una mobilitazione strategica a sostegno della transizione industriale del comparto auto. Proposte e input rimasti nel cassetto. Nel merito, riprende Loiacono, &laquo;si tratta di un pacchetto di misure interessanti. Non penso solo al 10% ma anche alle agevolazioni nella produzione di batterie. Si va nella direzione giusta, finalmente, dopo i guasti dovuti a prese di posizione ideologiche non sempre legate alla vera difesa dell&rsquo;ambiente&raquo;. L&rsquo;industria europea, piegata dalla pandemia e in tanti aspetti dipendenti dall&rsquo;estero, ha infatti dovuto avviare ingenti investimenti per programmare l&rsquo;elettrificazione dell&rsquo;intero parco auto. Un danno, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno, aggravato da politiche quantomeno singolari come sostiene Loiacono che conclude: &laquo;Che senso hanno ecobonus fino a 11mila euro se poi nei borghi mancano le colonnine per ricaricare le auto? Ma l&rsquo;industria europea ha dimostrato grande capacit&agrave; di resilienza. Vediamo il bicchiere mezzo pieno&raquo;.</p> <p>Diffida dai facili entusiasmi anche Francesco Marino, amministratore delegato dell&rsquo;omonimo gruppo: &laquo;Si apre una nuova partita in continuit&agrave; con la vecchia, ma diciamoci la verit&agrave;: con una deroga al 10% non &egrave; cambiato moltissimo. La linea rimane quella di spingere i costruttori a perseverare nella produzione dell&rsquo;elettrico&raquo;. Il pacchetto di misure &egrave; pi&ugrave; articolato e si espande oltre una mera questione di &laquo;quote&raquo;. C&rsquo;&egrave; infatti la sfida dei nuovi carburanti, &laquo;per i quali c&rsquo;&egrave; ancora da fare ricerca&raquo; e anche quella dell&rsquo;acciaio &laquo;made in Europe&raquo; a minore impatto ambientale. Formule compensative i cui effetti, per&ograve;, al momento restano oscuri. Ed &egrave; qui che Marino insiste: &laquo;Che effetto avranno i nuovi standard sul prezzo finale? Per logiche produttive e dinamiche di recupero dei materiali, spesso detenuti da Paesi esteri, oggi un&rsquo;elettrica costa il 30% in pi&ugrave; di un&rsquo;auto a motore termico. E con un&rsquo;autonomia limitata. Penso al comune cittadino ma anche a chi lavora nella logistica: nel 2030, in Italia, i furgoni leggeri dovranno essere elettrici per una quota del 40%. Quanto costeranno? Saranno convenienti?&raquo;. Domande che interrogano il mercato &laquo;vivo&raquo;, al di l&agrave; degli obiettivi ideologici e delle fredde quote riportate dai documenti. Il percorso, naturalmente, &egrave; lungo. &laquo;Vedremo quello che succeder&agrave; - conclude Marino - soprattutto nelle ricadute concrete che, poi, sono quelle che toccano i cittadini&raquo;.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Istat, nel 2024 in Puglia 241 morti per incidenti stradali, +3,9% rispetto al 2023. In Basilicata morti 32 automobilisti</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/longform/1892737/istat-nel-2024-in-puglia-241-morti-per-incidenti-stradali-+3-9-rispetto-al-2023-in-basilicata-morti-32-automobilisti.html</link>
      <description>In totale oltre 11mila sinistri: il 47% tra maggio e settembre. La Ss Bradanica resta la più pericolosa. I sinistri costano ai lucani 267 euro all’anno</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>istat,incidenti stradali</category>
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      <pubDate>Tue, 16 Dec 2025 18:28:57 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>In Puglia, nel 2024, si sono verificati 11.026 incidenti stradali, che hanno causato la morte di 241 persone e il ferimento di altre 17.013. Lo rileva l&rsquo;Istat nel report pubblicato oggi. Rispetto al 2023 - viene evidenziato -aumentano in modo significativo, pi&ugrave; di quanto si registri a livello nazionale, il numero degli incidenti (+12%) e quello dei feriti (+14%). In aumento anche il numero delle vittime (+3,9%), in controtendenza al lieve calo osservato a livello nazionale (-0,3%). Nel 2024 in Puglia, come &egrave; riportato nello studio, il maggior numero di incidenti (7.829, il 71% del totale) si &egrave; verificato sulle strade urbane, provocando 53 morti (il 22% del totale) e 11.394 feriti (67%).  Rispetto all&rsquo;anno precedente gli incidenti aumentano su tutte le tipologie di strada, ma l&rsquo;incremento maggiore &egrave; registrato sulle autostrade (+32,8%), poi strade urbane (+12,2%). Dall&rsquo;analisi del report si evince che nel periodo gennaio-aprile si sono registrati in Puglia 3.236 incidenti (il 29,3% del totale), mentre tra maggio e settembre, in coincidenza, spiegano dall&rsquo;Istat, del periodo di maggiore mobilit&agrave; per vacanze, ne sono stati rilevati 5.184 (il 47% di quelli avvenuti durante l'anno), in cui hanno subito lesioni 8.006 persone (47,1%) e 108 sono decedute (44,8%).&nbsp;</p> <p>Sono stati 32 i morti in Basilicata nel corso del 2024 e 1.586 i feriti nei 967 incidenti stradali che si sono verificati. Il numero - come riferisce il rapporto dell&rsquo;Istat - &egrave; pressocch&egrave; invariato rispetto al 2023 (gli incidenti furono 968), ma &egrave; aumentato del 4,6% quello dei feriti (che sono 1.586), in maniera superiore alla media nazionale (4,1%), e l&rsquo;incremento significativo delle vittime (+18,5%; erano state 27 nel 2023) &egrave; in controtendenza rispetto al lieve calo in Italia (-0,3%). Nel lungo periodo, rispetto al 2010, il numero delle vittime cala del 33,3% in Basilicata, rispetto al -26,3% a livello nazionale. In riferimento, invece, agli ultimi cinque anni (2019/2024) l&rsquo;aumento in regione &egrave; del 10 ,3%, in contrasto con la riduzione osservata a livello nazionale (-4,5%). Nello stesso periodo, l&rsquo;indice di mortalit&agrave; regionale passa da 3,2 a 3,3 decessi ogni 100 incidenti, mentre quello nazionale diminuisce da 1,8 a 1,7. </p> <p>Nell&rsquo;analisi territoriale, Istat rileva come il numero degli incidenti sia superiore nel Potentino (563 con 22 morti), rispetto al Materano (404 sinistri e 10 deceduti), mentre il numero dei feriti si divide tra i 937 della provincia del capoluogo e i 649 del territorio materano.  Per quanto riguarda i luoghi, l&rsquo;incidentalit&agrave; &egrave; pi&ugrave; alta nelle aree maggiormente abitate, ma gli incidenti pi&ugrave; pericolosi si verificano nei centri minori: l&rsquo;indice di mortalit&agrave; &egrave; pari a 2,4 nei comuni con almeno 10.000 abitanti e a 4,8 negli altri comuni.  Sono state poi evidenziate le criticit&agrave; del Raccordo autostradale Ra 05 Sicignano-Potenza e lungo le strade Ss 106 Jonica, Ss 658 Potenza-Melfi, Ss 585 Fondovalle del Noce e Ss 093 Appulo Lucana, in cui in un anno aumentano incidenti e feriti. Risulta, invece, in riduzione l&rsquo;incidentalit&agrave; sulle Ss 598 Fondovalle dell&rsquo;Agri, Ss 007 Matera-Ferrandina, Ss 407 Basentana e sulla Ss 655 Bradanica che resta la pi&ugrave; pericolosa, con indici di mortalit&agrave; e gravit&agrave; pari a 83,3 e 38,5. </p> <p>I livelli pi&ugrave; elevati di incidentalit&agrave; e lesivit&agrave;, sulle strade provinciali, hanno riguardato le Sp 018 e Sp 003 nel Materano, e la Sp 083, in provincia di Potenza.  Nel 2024, il maggior numero di incidenti (549, il 56,8% del totale) si &egrave; verificato sulle strade urbane, con quattro morti (il 12,5% del totale) e 772 feriti (48,7%). Rispetto al 2023 sono aumentati sulle autostrade (+27,3%) e sulle strade urbane (+1,1%) mentre si sono ridotti su altre tipologie di strada (-4,1%). </p> <p>Un&rsquo;ultima indicazione sui costi sociali di un incidente con lesioni alle persone: in Italia nel 2024 &egrave; poco pi&ugrave; di 18 miliardi di euro (309 euro pro capite), pari a quasi l&rsquo;1% del Pil nazionale; in Basilicata &egrave; di 142 milioni di euro (267 euro pro capite).</p> <p></p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>«Sì alla Città metropolitana Salento per ridurre il gap con Bari»: l'analisi di Forges Davanzati</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1892211/si-alla-citta-metropolitana-salento-per-ridurre-il-gap-con-bari-l-analisi-di-forges-davanzati.html</link>
      <description>Parla il professore di Economia Politica all’Ateneo leccese: «È da tempo che se ne parla e sorprende che non ci sia un dibattito»</description>
      <author>andrea pezzuto</author>
      <category>Guglielmo Forges Davanzati,Pier Luigi Portaluri</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/economia/1892211/si-alla-citta-metropolitana-salento-per-ridurre-il-gap-con-bari-l-analisi-di-forges-davanzati.html</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Dec 2025 10:55:31 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>&laquo;&Egrave; da tempo che si parla di una Citt&agrave; metropolitana Salento e sorprende che non ci sia un dibattito: ringrazio la <i>Gazzetta</i> per averlo sollecitato&raquo;. Guglielmo Forges Davanzati, professore di Economia Politica all&rsquo;Universit&agrave; del Salento (per conto della quale ha condotto studi sul Masterplan della Terra d&rsquo;Otranto, gi&agrave; Grande Salento) e componente del Cambridge Center for Economic and Public Policy dell&rsquo;Universit&agrave; di Cambridge, sostiene la necessit&agrave; di una integrazione tra i sistemi territoriali di Brindisi e Lecce e l&rsquo;idea di istituire una Citt&agrave; metropolitana nel sud della Puglia (nei giorni scorsi si sono espressi in tal senso il deputato di FI, Andrea Caroppo, e il professore di Diritto Amministrativo dell&rsquo;Universit&agrave; del Salento, Pier Luigi Portaluri). Oltre che sugli assetti istituzionali, per&ograve;, per Forges Davanzati - al fine di ridurre il crescente gap con la Citt&agrave; metropolitana di Bari - occorre incidere su strutture e specializzazioni del sistema produttivo salentino, costituito da imprese troppo piccole e concentrate su settori - quali il turismo - a bassa produttivit&agrave;. Viceversa, settori come quello manifatturiero generano guadagni di produttivit&agrave; dal momento che l&igrave; si concentra l&rsquo;attivit&agrave; di ricerca e sviluppo, attivano la domanda per il terziario, generano beni esportabili e quindi fronteggiano una domanda estremamente pi&ugrave; ampia.</p> <p><strong>Il professore Portaluri richiamava esternazioni di banchieri locali sulla presenza di un &laquo;vallo&raquo; che preclude a flussi importanti di processi economici la possibilit&agrave; di scavalcare la realt&agrave; metropolitana barese per arrivare nel Salento. &Egrave; cos&igrave;?</strong></p> <p>&laquo;C&rsquo;&egrave; un problema di crescenti divergenze tra piccole-medie citt&agrave; e grandi citt&agrave;, e ce lo dice la Commissione europea sin dal 2022: ci sono forze centripete che vanno sempre pi&ugrave; ad arricchire i grandi centri a discapito di quelli piccoli. Sicuramente questi ultimi hanno pi&ugrave; difficolt&agrave; a intercettare i flussi finanziari per il poco potere politico che hanno. A partire da questo, bisognerebbe accentuare la riflessione sui vantaggi che si avrebbero dalle aggregazioni. Con l&rsquo;Universit&agrave; del Salento abbiamo effettuato uno studio molto ampio, durato due anni, che si chiama Masterplan della Terra d&rsquo;Otranto: il problema fondamentale che abbiamo rilevato nell&rsquo;area salentina &egrave; la frammentazione produttiva e istituzionale. Va tenuto conto che la dimensione media d&rsquo;impresa nella provincia di Lecce &egrave; di 1-9 dipendenti, a fronte di una media italiana molto pi&ugrave; ampia, quindi c&rsquo;&egrave; un problema di piccole dimensioni aziendali e di numerosit&agrave; di piccoli centri. Il vantaggio fondamentale che si avrebbe da meccanismi di aggregazione territoriale non &egrave; soltanto quello di ottenere maggiori flussi finanziari ma anche la determinazione di economie di scala: al crescere delle dimensioni produttive o istituzionali-politiche, i costi si riducono e l&rsquo;efficienza aumenta&raquo;.</p> <p><strong>A proposito del Masterplan della Terra d&rsquo;Otranto, che almeno geograficamente riproponeva l&rsquo;idea del Grande Salento lanciata agli inizi del nuovo millennio dagli enti istituzionali delle tre province del sud della Puglia: si pu&ograve; dire che ha offerto una ulteriore conferma della impossibilit&agrave; di aggregare Brindisi, Lecce e Taranto per carenza di interessi in comune?</strong></p> <p>&laquo;Penso che non ci siano similitudini e meccanismi di aggregazione con Taranto, e non parlo di identit&agrave; storiche. Ma &egrave; anche difficile trovarli tra Brindisi e Lecce, che hanno storie e realt&agrave; produttive completamente diverse&raquo;.</p> <p><strong>Il fatto che Brindisi e Lecce sono complementari, con la prima caratterizzata da un&rsquo;anima produttiva e la seconda pi&ugrave; vocata ai servizi e all&rsquo;offerta formativa, oltre al fatto che condividono le stesse battaglie soprattutto nell&rsquo;ambito delle infrastrutture e dei trasporti, non pu&ograve; rappresentare un punto a favore di una loro aggregazione, che si dispieghi nella forma della Citt&agrave; metropolitana o semplicemente di convenzioni tra i Comuni dei due capoluoghi?</strong></p> <p>&laquo;Se fossero aggregate in un&rsquo;unica unit&agrave; amministrativa, si potrebbe pensare a una divisione interna del lavoro. Ma al momento si tratta di province autonome, dove ognuna concorre con l&rsquo;altra; non ci possono essere meccanismi di cooperazione tra province che competono. Secondo me, la cosa pi&ugrave; sensata sarebbe perseguire l&rsquo;idea della istituzione della Citt&agrave; metropolitana Salento: do pienamente ragione a Portaluri; tra l&rsquo;altro non c&rsquo;&egrave; nemmeno bisogno di una norma di rango costituzionale. &Egrave; da tempo che se ne parla e sorprende che non ci sia un dibattito: ringrazio la Gazzetta per averlo sollecitato. Pensate a quanti risparmi si otterrebbero sui costi legati a duplicazioni. Ma soprattutto si otterrebbe maggiore efficienza amministrativa&raquo;.</p> <p><strong>E rispetto al comparto produttivo, quali soluzioni si potrebbero adottare?</strong></p> <p>&laquo;&Egrave; difficile pensare che un&rsquo;economia fatta di imprese di cos&igrave; piccole dimensioni possa competere su scala internazionale. A disposizione delle aziende c&rsquo;&egrave; tutta la normativa sulle reti d&rsquo;impresa, sui meccanismi d&rsquo;incentivazione all&rsquo;aggregazione. Credo che alla base di queste problematiche incidano fattori culturali, ma bisogna in qualche maniera incentivare questo processo di aggregazione perch&eacute; le grandi dimensioni sono connesse a processi innovativi; la piccola impresa non dispone di fondi interni per gestire le innovazioni&raquo;.</p> <p><strong>Quanto incide sull&rsquo;economia salentina il gap infrastrutturale e logistico della dorsale adriatica Brindisi-Lecce?</strong></p> <p>&laquo;&Egrave; un problema enorme ed &egrave; anche questo legato alle piccole dimensioni e, quindi, al poco potere di negoziazione politica, rendendo cos&igrave; ancora pi&ugrave; marginale il territorio&raquo;.</p> <p><strong>Gli indicatori economici della Citt&agrave; metropolitana e del Salento dicono effettivamente che la forbice tra le due aree si sta allargando?</strong></p> <p>&laquo;Il punto fondamentale per rilanciare le economie di Brindisi e Lecce - mentre per Taranto vale un altro discorso - &egrave; incidere sulla struttura produttiva, cio&egrave; sulle dimensioni medie d&rsquo;impresa, ma soprattutto sulla specializzazione produttiva. Quella salentina &egrave; un&rsquo;economia eccessivamente specializzata in servizi a basso valore aggiunto: si &egrave; perso quel po&rsquo; di struttura manifatturiera che c&rsquo;era, l&rsquo;agricoltura &egrave; stata decimata dalla Xylella e, dopo il <i>break</i> strutturale del 2013, la specializzazione produttiva &egrave; andata in settori con bassa produttivit&agrave;&raquo;.</p> <p><strong>Al contrario di quanto avvenuto a Bari, diventata negli ultimi anni anche un importante hub per l&rsquo;industria tecnologica e dei servizi digitali.</strong></p> <p>&laquo;Esatto, e questo &egrave; avvenuto per il maggiore peso politico del capoluogo di regione, per le economie di scala che hanno le citt&agrave; di grandi dimensioni e quindi, come conseguenza, per la loro capacit&agrave; di attrarre imprese e finanziamenti. Il Salento &egrave; rimasto indietro sotto questo punto di vista e in pi&ugrave; ha scommesso su servizi a basso valore aggiunto come il turismo, che non introducono innovazioni e utilizzano prevalentemente forza lavoro a bassa qualifica o sotto-occupata. Il gap infrastrutturale &egrave; un effetto; altrimenti perch&eacute; la gran parte dei trasporti si concentra in regioni come la Lombardia? Non si possono invocare in astratto maggiori trasporti per far sviluppare le attivit&agrave; produttive: il meccanismo &egrave; esattamente l&rsquo;opposto&raquo;.</p> <p><strong>Le associazioni produttive di Brindisi e Lecce farebbero bene a fondersi in un&rsquo;unica sezione come avvenuto in Romagna?</strong></p> <p>&laquo;Assolutamente s&igrave;, qualunque cosa remi contro l&rsquo;individualismo meridionale e locale, va benissimo&raquo;.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
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      <title>Fondazione con il Sud finanzia 13 progetti per l’economia circolare nel Mezzogiorno</title>
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      <description>Oltre 4,3 milioni di euro per iniziative in cinque regioni: riciclo, riuso, contrasto allo spreco e nuove opportunità di lavoro per persone in difficoltà</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>Fondazione con il sud</category>
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      <pubDate>Thu, 04 Dec 2025 13:56:06 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Fondazione con il Sud ha selezionato 13 nuovi progetti dedicati alla promozione dell&rsquo;economia circolare nelle regioni del Mezzogiorno, con un finanziamento complessivo di oltre 4,3 milioni di euro. Le iniziative, presentate da partenariati pubblico-privati guidati da enti del terzo settore, saranno realizzate in Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.</p> <p>Nel dettaglio, quattro progetti prenderanno il via in Puglia (province di Lecce, Brindisi e Bari), tre in Sicilia (Catania, Trapani e Palermo), tre in Calabria (Reggio Calabria e Catanzaro) e due in Campania (Napoli e Salerno). A questi si aggiunge un intervento multi-regionale che coinvolger&agrave; Sardegna, Sicilia e Calabria.</p> <p>&ldquo;Confermiamo il nostro impegno per la tutela dell&rsquo;ambiente e il contrasto al cambiamento climatico&rdquo;, ha dichiarato Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud. &ldquo;Promuovere l&rsquo;economia circolare significa non solo ridurre l&rsquo;impatto ambientale, ma anche generare opportunit&agrave; sociali, lavorative e culturali&rdquo;.</p> <p>I progetti selezionati interverranno su tutte le fasi della filiera produttiva, dalla progettazione alla gestione degli scarti. Previste azioni che vanno dalla creazione di reti di sartorie sociali per ridurre il consumo di tessuti e valorizzarne gli scarti, al riuso e alla riparazione di giocattoli &ndash; anche elettronici &ndash; accessibili a persone cieche e ipovedenti. In programma anche iniziative per il recupero degli scarti organici, la produzione di fertilizzanti naturali, la trasformazione dei residui della filiera olivicola in prodotti cosmetici o pellet, fino al recupero delle eccedenze alimentari per realizzare pasti caldi e conserve.</p> <p>Tra le sperimentazioni pi&ugrave; innovative figura anche la nascita di un saponificio sociale che produrr&agrave; detersivi solidi e liquidi ricavati dall&rsquo;olio esausto.</p> <p>Le attivit&agrave; riguarderanno anche la fase di progettazione dei prodotti: in collaborazione con studenti universitari nascer&agrave; uno spin-off dedicato al riutilizzo creativo degli scarti tessili, mentre materiali legnosi derivati da alberi morti o bruciati saranno trasformati in oggetti di eco-design e opere di land art.</p> <p>I progetti prevedono inoltre percorsi di formazione e inserimento lavorativo destinati a oltre 50 persone in difficolt&agrave; &ndash; tra cui immigrati in uscita dai percorsi SAI, donne vittime di violenza, giovani neet, disoccupati, persone con disabilit&agrave; e senza dimora &ndash; oltre al coinvolgimento di pi&ugrave; di 800 cittadini in iniziative educative sulla sostenibilit&agrave;.</p> <p>Il nuovo intervento arriva in un contesto in cui l&rsquo;Italia presenta un tasso di utilizzo circolare dei materiali superiore alla media europea, ma ancora lontano dal target nazionale del 30%. E mentre Sud e Centro-Nord mostrano performance simili sulla raccolta differenziata, nel Mezzogiorno persistono ritardi infrastrutturali e culturali che questi progetti puntano a colmare</p>]]></content:encoded>
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      <title>Bankitalia: in Puglia nel 2025 crescita debole, occupazione in calo, ma prestiti e liquidità delle imprese elevati</title>
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      <description>Nel primo semestre 2025 il Pil regionale cresce dello 0,3%, l’industria soffre nei trasporti e nella siderurgia mentre alimentare e costruzioni registrano segnali positivi; reddito delle famiglie aumenta poco, consumi stabili e credito in crescita</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>puglia,economia,bankitalia</category>
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      <pubDate>Thu, 27 Nov 2025 12:37:34 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nella prima parte del 2025 l'andamento dell&rsquo;economia pugliese &egrave; rimasto debole. Nella media del primo semestre il Pil &egrave; aumentato dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, un dato lievemente pi&ugrave; basso di quello dell&rsquo;Italia e del Mezzogiorno. I dati sono contenuti nel rapporto 'L'economia della Puglia - Aggiornamento congiuntural&egrave; a cura della divisione di Analisi e ricerca economica territoriale della sede di Bari della Banca d&rsquo;Italia. Secondo il documento, &laquo;la crescita, di poco inferiore a quella media stimata per lo scorso anno (0,5%), &egrave; stata relativamente pi&ugrave; intensa nel primo trimestre, per poi arrestarsi nel secondo&raquo;.  L&rsquo;economia regionale ha risentito &laquo;della debolezza della domanda interna, connessa soprattutto con i consumi finali, e di quella estera, legata alle tensioni commerciali sui mercati internazionali e all&rsquo;instabilit&agrave; geopolitica&raquo;.  Passando ai diversi settori, nell&rsquo;industria la dinamica delle vendite &egrave; stata debole. In particolare, hanno mostrato un andamento sfavorevole il comparto dei mezzi di trasporto, per il quale si &egrave; registrato anche un calo rilevante delle vendite all&rsquo;estero, e il siderurgico, su cui incidono le vicende relative allo stabilimento di Acciaierie d&rsquo;Italia di Taranto. Di contro, l&rsquo;attivit&agrave; &egrave; aumentata nel settore alimentare.  Nel corso di quest&rsquo;anno &egrave; proseguita anche la crescita nel settore delle costruzioni, pi&ugrave; intensa nel segmento delle opere pubbliche, che ha continuato a essere sostenuto dagli interventi finanziati dal Pnrr. Anche l&rsquo;andamento del mercato immobiliare &egrave; risultato positivo.</p> <h3>REDDITO IMPRESE PUGLIESI RESTA STABILE</h3> <p>Nei primi sei mesi del 2025 &laquo;la situazione reddituale delle imprese pugliesi si &egrave; mantenuta complessivamente positiva, con livelli di liquidit&agrave; ancora elevati. Dopo circa due anni di contrazione, la dinamica dei prestiti al settore produttivo si &egrave; stabilizzata, in presenza di un pi&ugrave; basso costo del credito e di un recupero della domanda per investimenti, per poi rafforzarsi ulteriormente nei mesi estivi&raquo;. I dati sono contenuti nel rapporto 'L'economia della Puglia - Aggiornamento congiuntural&egrave; a cura della divisione di Analisi e ricerca economica territoriale della sede di Bari della Banca d&rsquo;Italia.  Secondo il documento, per&ograve;, l&rsquo;indebolimento del contesto congiunturale ha inciso sull'occupazione. Nel primo semestre di quest&rsquo;anno il numero di occupati si &egrave; lievemente ridotto, interrompendo la fase espansiva registrata nell&rsquo;ultimo quadriennio. Il calo ha riguardato sia i lavoratori autonomi sia i dipendenti. Le assunzioni delle imprese, al netto delle cessazioni, sono risultate inferiori per le posizioni a termine, mentre quelle a tempo indeterminato sono state superiori rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Secondo il rapporto, le richieste di utilizzo degli ammortizzatori sociali sono rimaste elevate, crescendo soprattutto nel settore della siderurgia.</p> <h3>REDDITO FAMIGLIE PUGLIESI CRESCE POCO</h3> <p>Nella prima parte del 2025 il reddito delle famiglie pugliesi ha mostrato un incremento contenuto, cos&igrave; come il loro potere d&rsquo;acquisto, penalizzato dal rialzo dell&rsquo;inflazione. Quanto ai consumi, si sono mantenuti sugli stessi livelli dello scorso anno, in presenza di un clima di fiducia stagnante. I dati sono contenuti nel rapporto 'L'economia della Puglia - Aggiornamento congiuntural&egrave; a cura della divisione di Analisi e ricerca economica territoriale della sede di Bari della Banca d&rsquo;Italia. Al contrario, dice Bankitalia, &laquo;l'espansione dei prestiti alle famiglie si &egrave; rafforzata, favorita dalla maggiore domanda. All&rsquo;accelerazione ha contribuito soprattutto la componente dei mutui abitativi: sono risultate in forte aumento sia le nuove erogazioni sia le operazioni di surroga e sostituzione di mutui gi&agrave; in essere&raquo;.  Secondo il documento, la crescita del credito al consumo &egrave; proseguita con un&rsquo;intensit&agrave; simile a quella del 2024. Nei primi sei mesi di quest&rsquo;anno la qualit&agrave; del credito bancario alla clientela residente &egrave; rimasta pressoch&eacute; stabile e su livelli elevati nel confronto storico; i ritardi sui rimborsi dei finanziamenti al settore produttivo sono lievemente diminuiti. Infine la crescita della raccolta bancaria sotto forma di depositi di famiglie e imprese residenti, che si &egrave; intensificata, soprattutto per l&rsquo;andamento positivo delle giacenze in conto corrente. &Egrave; inoltre proseguito l&rsquo;incremento del valore di mercato dei titoli in custodia presso le banche.</p>]]></content:encoded>
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