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    <title>SALUTE e MEDICINA - La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
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    <description>IN SALUTE - Star bene: prevenzione, diagnosi e cura. Medicina.</description>
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      <title>La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
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      <title>Da Dengue a West Nile, in Italia 40 specie di zanzare: ecco come difendersi</title>
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      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 07:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute) - Le zanzare non sono soltanto un fastidio estivo, ma possono rappresentare un veicolo per alcune malattie infettive come Dengue e West Nile, protagonoste dell'estate 2025 con decine di casi in Italia. "Nel caso della Dengue l’uomo, se infettato, può diventare a sua volta un trasmettitore della malattia attraverso la puntura di una zanzara. Diverso il caso della West Nile: l’uomo può ammalarsi, ma non può trasmettere il virus ad altri perché è un 'binario morto'. Ad oggi, però, è impossibile prevedere che estate ci aspetta sotto questo punto di vista", spiega all’Adnkronos Salute l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret).</p> <p>In Italia "sono presenti circa 40 specie di zanzare, mentre nel mondo se ne contano migliaia". Ogni specie ha caratteristiche diverse e si adatta a specifici ambienti. "Alcune hanno bisogno della pioggia per riprodursi, altre - come le zanzare tigre - riescono a sfruttare piccole raccolte d’acqua stagnante, come quelle presenti in sottovasi, contenitori abbandonati o acque di scarico", sottolinea l’esperto. Tra le specie più rilevanti e "impattanti per la salute umana ci sono la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens). La prima si riproduce soprattutto in piccole raccolte d’acqua e può essere molto aggressiva durante il giorno: è in grado di individuare la presenza dell’uomo attraverso l’anidride carbonica emessa con il respiro e attaccare rapidamente - osserva l'esperto -. La zanzara comune, invece, vive soprattutto negli ambienti urbani e trova condizioni favorevoli in fogne, acque stagnanti e aree vicine agli allevamenti intensivi; è più attiva nelle ore notturne". </p> <p>Un ruolo importante lo hanno anche le zanzare selvatiche, "legate ad ambienti naturali come paludi, canali e zone soggette ad allagamenti. La loro presenza dipende molto dalle condizioni climatiche e dalla disponibilità di acqua", precisa Pantaleoni. Per ridurre il rischio è fondamentale la prevenzione. "Le amministrazioni locali, come Comuni e Province, devono effettuare controlli sui focolai, mappare le aree a rischio e monitorare la presenza di larve nelle acque - evideniza l’entomologo. Anche i cittadini possono contribuire eliminando i ristagni d’acqua e utilizzando strumenti di protezione come zanzariere, repellenti e altri sistemi di barriera". Attenzione anche agli orari: "La zanzara comune tende a pungere soprattutto di notte, mentre alcune zanzare selvatiche sono più attive nelle ore serali. Nel Delta del Po, ad esempio, il picco può concentrarsi tra le 21.30 e le 23", conclude Pantaleoni.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Dalla rucola un aiuto contro obesità e glicemia alta, lo studio</title>
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      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 07:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 19 giu. - (Adnkronos) - Una sostanza naturale contenuta nella rucola potrebbe aiutare a contrastare l’aumento di peso e gli effetti di una dieta troppo ricca di grassi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica 'Phytotherapy Research' e coordinato dall’Università di Pisa, che ha analizzato gli effetti della glucoerucina, una molecola presente nelle verdure della famiglia delle Brassicaceae, come rucola, broccoli e cavoli.</p> <p>Ricercatori e ricercatrici hanno studiato su un modello murino di obesità indotta da una dieta ricca di grassi gli effetti della glucoerucina, confrontando i risultati con un gruppo di controllo. Dopo dieci settimane, il gruppo che aveva assunto la sostanza mostrava un minore aumento di peso rispetto al gruppo di controllo, insieme a valori più bassi di glicemia e trigliceridi e a un ridotto accumulo di grasso addominale.</p> <p>La sperimentazione ha mostrato anche cambiamenti importanti nel tessuto adiposo. Le cellule del tessuto adiposo risultavano più piccole, meno infiammate e più attive nel consumare energia. La glucoerucina ha infatti favorito cambiamenti nel grasso bianco, promuovendo un processo definito “browning”, che lo rende più simile al grasso bruno e il metabolismo più efficiente perché aumenta il consumo energetico dell’organismo.</p> <p>“Abbiamo visto che la glucoerucina non si limita a ridurre l’accumulo di grasso, ma sembra rendere il tessuto adiposo più attivo dal punto di vista energetico”, spiega la professoressa Lara Testai del Dipartimento Farmacia dell’Università di Pisa. “Questo significa che l’organismo diventa più efficiente nel consumare calorie invece di accumularle”. La ricerca ha inoltre rilevato livelli più alti di irisina associati al consumo di glucoerucina. L’irisina è un ormone prodotto dai muscoli che stimola il consumo di energia e aiuta l’organismo a bruciare più calorie.</p> <p>“La rucola è un alimento molto comune della dieta mediterranea, ma contiene molecole ancora poco conosciute”, aggiunge il professore Vincenzo Calderone del Dipartimento di Farmacia “I nostri risultati mostrano che alcune sostanze naturali presenti negli alimenti, ed in particolare molti composti naturali solforati – come la glucoerucina - che il nostro gruppo di ricerca studia ormai da diversi anni, possono influenzare il nostro metabolismo”.</p> <p>Lo studio ha coinvolto dipartimenti di Farmacia e Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa: il gruppo di Farmacia si è occupato dello studio sul modello murino e delle analisi metaboliche e molecolari, mentre il gruppo di Veterinaria ha curato le analisi istologiche sul tessuto adiposo. Alla ricerca hanno collaborato anche il Crea – Centro di Ricerca Cerealicola e Colture Industriali di Bologna, che si è occupato dell’estrazione della glucoerucina e l’Università di Firenze e l’Università Federico II di Napoli.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Social, abuso di Instagram può alterare la percezione del proprio corpo, lo studio </title>
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      <description>I ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Milano mettono in guardia da un 'mondo digitale in cui tutti i volti tendono ad assomigliarsi'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 18:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute) - L’uso di Instagram "potrebbe influenzare non soltanto il modo in cui vediamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui il cervello percepisce il corpo che abitiamo come 'nostro', insomma potrebbe erodere il senso di sé fino al punto di non riconoscersi più nel proprio corpo, di non sentirsi più ‘a casa’ dentro di esso". È quanto suggerisce uno studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale 'Computers in Human Behavior' e condotto da un team di ricercatori coordinato da Giuseppe Riva, direttore del Humane Technology Lab, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano. Lo studio, guidato da Maria Sansoni, solleva l’ipotesi dell'erosione digitale dell'identità corporea (Digital erosion of bodily identity hypothesis): l'idea è che "anni di esposizione a selfie, volti filtrati e rappresentazioni digitali del sé possano gradualmente rendere più permeabili i confini percettivi che ci permettono di riconoscere il nostro volto come unicamente nostro. In altre parole, se per anni viviamo in un mondo digitale in cui tutti i volti tendono ad assomigliarsi, il rischio è che diventi più difficile ricordare ciò che ci rende unici".</p> <p> La salute mentale di adolescenti e giovani adulti rappresenta oggi una delle principali sfide per la salute pubblica. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, "circa un adolescente su sette e un adulto su otto nel mondo convivono con un disturbo mentale. Tra i fattori che destano maggiore preoccupazione vi sono quelli legati al corpo e all'immagine di sé. In una cultura sempre più centrata sull’apparenza, l'aspetto fisico assume infatti un ruolo crescente nella costruzione dell'identità personale e nelle relazioni con gli altri. Non sorprende quindi che l'insoddisfazione corporea sia oggi associata a un ridotto benessere psicologico e rappresenti un importante fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari, depressione, ansia sociale e bassa autostima" riferisce una nota.</p> <p> Negli ultimi anni il dibattito scientifico si è concentrato soprattutto sul ruolo dei social media. Piattaforme come "Instagram hanno trasformato il corpo in uno dei principali strumenti di comunicazione e autorappresentazione. In questi ambienti digitali, il volto e l'aspetto fisico - si legge - vengono continuamente esposti, osservati, confrontati, modificati attraverso filtri e valutati attraverso like, commenti e metriche di visibilità. Questo confronto costante con immagini idealizzate e standard estetici spesso irrealistici può aumentare la pressione percepita rispetto al proprio aspetto, contribuendo non solo a una maggiore insoddisfazione corporea ma anche a un giudizio più critico del proprio corpo. </p> <p/> <p>Ma se il problema fosse più profondo? E se i social media non influenzassero soltanto il modo in cui valutiamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui costruiamo il senso di chi siamo? È la domanda da cui nasce il nuovo studio che ha esplorato un aspetto finora quasi completamente trascurato: il rapporto tra l'uso di Instagram e i processi che permettono al cervello di riconoscere il proprio volto come appartenente a sé stessi. Il corpo non è infatti soltanto un'immagine da guardare. Ogni giorno il cervello integra continuamente informazioni provenienti dall'interno del corpo (come il battito cardiaco, la posizione degli arti e le sensazioni viscerali) con informazioni provenienti dall'ambiente esterno, ovvero ciò che vediamo e tocchiamo. Da questa integrazione nasce una sensazione apparentemente scontata ma fondamentale: la certezza che quel corpo sia il nostro corpo e che esistiamo come individui distinti dagli altri.</p> <p>Le neuroscienze "mostrano che questi processi rappresentano uno dei fondamenti dell'identità personale. Quando funzionano correttamente, contribuiscono alla regolazione emotiva, alla consapevolezza di chi siamo e alla sensazione immediata che il nostro corpo ci appartenga - ricorda la nota - Quando si alterano, può diventare più difficile sentirsi pienamente 'a casa' nel proprio corpo, riconoscere con chiarezza i propri stati interni e mantenere una distinzione stabile tra sé e gli altri. Per questo motivo, alterazioni di questi meccanismi sono considerate un fattore di vulnerabilità per diverse condizioni cliniche, tra cui i disturbi alimentari o dissociativi".</p> <p>"Il team - dettaglia la nota - ha coinvolto 95 giovani adulti, uomini e donne, con un'età media di 26 anni e una storia di quasi otto anni di utilizzo di Instagram. I partecipanti sono stati sottoposti in realtà virtuale a delle esperienze note come illusioni corporee. Attraverso la sincronizzazione di ciò che una persona vede e di ciò che sente sul proprio corpo, queste procedure possono temporaneamente indurre la sensazione che il volto o il corpo di un'altra persona appartenga a sé stessi. Utilizzate da anni nelle neuroscienze, le illusioni corporee permettono di studiare quanto siano solidi i confini che separano il sé dagli altri e che ci consentono di riconoscere il nostro corpo come 'nostro'. La facilità con cui una persona sperimenta queste illusioni rappresenta quindi un indicatore di quanto sia malleabile e plastica l’identità corporea dell’individuo".</p> <p/> <p>I risultati dello studio hanno mostrato per la prima volta un fenomeno inatteso. I ricercatori hanno osservato una sorta di 'effetto dose': più lunga era la storia di utilizzo di Instagram (e quindi da quanti più anni la persona usava la piattaforma), maggiore era la probabilità che i partecipanti percepissero come proprio il volto dello sconosciuto mostrato in realtà virtuale. Il dato è particolarmente interessante perché riguarda il volto, probabilmente l'elemento più personale e più identitario del corpo umano. "È attraverso il volto che ci riconosciamo allo specchio, costruiamo la nostra individualità e veniamo riconosciuti dagli altri – dichiara Riva –. In altre parole, l'associazione non emerge in una qualsiasi rappresentazione corporea, ma proprio nella parte del corpo più strettamente legata al senso di chi siamo".</p> <p> Secondo gli autori, questi "risultati suggeriscono che un'esposizione prolungata ad ambienti digitali fortemente centrati sull'immagine potrebbe influenzare alcuni dei processi più profondi attraverso cui il cervello costruisce il senso di appartenenza del corpo a sé stesso e distingue il sé dagli altri". Lo studio - conclude la nota - "non dimostra che Instagram provochi problemi di salute mentale, né che queste modificazioni abbiano necessariamente conseguenze negative. Tuttavia, apre una nuova prospettiva sul rapporto tra tecnologia e identità".</p> <p>"I partecipanti coinvolti nello studio appartengono alla prima generazione cresciuta insieme ai social media: hanno iniziato a utilizzare queste piattaforme durante la tarda adolescenza e le hanno integrate nella propria vita quotidiana per quasi un decennio – chiosa Sansoni - Se già in questi giovani adulti emergono associazioni con processi fondamentali per la costruzione dell'identità corporea, la domanda che si apre riguarda le nuove generazioni e i nuovi adolescenti, che entrano in contatto con queste tecnologie sempre più precocemente e per periodi di tempo sempre più lunghi".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Aiom: "90% oncologi usa accesso precoce a terapie, rimane nodo burocrazia"</title>
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      <description>Alla Conferenza nazionale società scientifica, il presidente Di Maio ‘diritto da garantire e opportunità di ricerca’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:50:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute) - “In Italia il 92% degli oncologi ha utilizzato farmaci antitumorali non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e al di fuori di sperimentazioni cliniche. Otto su 10 giudicano buona la collaborazione con la farmacia della propria struttura per le richieste di accesso precoce alle terapie. Rimangono però difficoltà procedurali soprattutto a livello burocratico-amministrativo: i moduli risultano molto dispendiosi in termini di tempo di compilazione e i tempi di attesa sono spesso percepiti come lunghi rispetto alle esigenze cliniche”. È il quadro - riferisce una nota - che emerge da una survey dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) diffusa tra gli oncologi italiani a maggio 2026 e presentata oggi durante la Conferenza nazionale organizzata dall’Aiom. L’evento, che si apre oggi a Bologna, vede la partecipazione di rappresentanti di pazienti, clinici, Istituzioni, farmacoeconomisti e dell’industria farmaceutica. L’obiettivo è discutere nuove soluzioni e avanzare proposte per ottimizzare l’accesso precoce ai trattamenti antitumorali in Italia. </p> <p>"Al momento - continua la nota - in Italia i principali percorsi di ‘early access’ che consentono la totale rimborsabilità da parte del servizio pubblico sono il Fondo Aifa del 5% e la legge 648/1996. Esiste poi l’uso compassionevole/nominale, con fornitura gratuita da parte dell’azienda farmaceutica. Inoltre, un medico può prescrivere un medicinale ‘off label’, ovvero al di fuori delle indicazioni approvate ufficialmente, sottoponendo la richiesta al proprio ospedale, che può decidere di farsi carico della spesa". “Il 44% degli oncologi però dichiara di aver incontrato difficoltà procedurali nell’ambito del fondo 5% dell’Agenzia italiana del farmaco. Ha ammesso lo stesso problema il 32% nel richiedere un farmaco ‘off label’ e il 13% nel ricorrere alla legge 648/96 e il 29% nell’utilizzare programmi uso compassionevole/nominale”.</p> <p>In Italia “le procedure di negoziazione del rimborso fanno sì che passi un tempo non piccolo prima dell’effettiva disponibilità in pratica clinica di un nuovo farmaco approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali - sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - In oncologia, il fattore tempo è quasi sempre cruciale rispetto alla storia naturale della malattia e alle necessità cliniche dei pazienti. Da qui l’esigenza di avere strumenti efficaci e sicuri per un accesso rapido e precoce alle terapie innovative. L’early access è, infatti, un diritto che va garantito ai nostri pazienti. L’obiettivo dell’indagine presentata a Bologna - continua - era quello di valutare le conoscenze degli oncologi rispetto agli strumenti di accesso precoce, consapevoli che l’aggiornamento tempestivo è fondamentale per evitare una perdita di opportunità per i pazienti. Inoltre, abbiamo voluto indagare sulle eventuali difficoltà procedurali riscontrate”.</p> <p/> <p>Rispetto a un’indagine identica condotta nel 2020 si evidenziano miglioramenti - precisa Di Maio - anche se non sempre i tempi per ottenere un farmaco sono sufficientemente veloci. Come società scientifica siamo inoltre convinti dell’assoluta necessità di valorizzare anche dal punto di vista scientifico i dati prodotti grazie all’early access. L’utilizzo precoce di determinate terapie produce preziose indicazioni per quanto riguarda tollerabilità, tossicità ed efficacia. Finora in Italia è stata poco sfruttata l’informazione scientifica proveniente da pazienti trattati in questo particolare setting. Tutto ciò - rimarca - può essere molto utile anche a fini regolatori in quanto sono potenzialmente dati che indicano come e quanto funziona un nuovo trattamento in una popolazione reale di pazienti italiani”. </p> <p>“È evidente che in Italia l’accesso precoce ai farmaci innovativi si inserisce in un quadro normativo ancora eterogeneo e complesso - sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - Strumenti come i programmi di uso compassionevole e le richieste di accesso al fondo 5% di Aifa rappresentano opportunità importanti, ma non sempre ottengono parere favorevole e, in alcuni casi, i tempi di risposta risultano difficilmente compatibili con le esigenze cliniche dei pazienti. Queste criticità, sommate alle numerose difficoltà che gli oncologi affrontano nella pratica quotidiana, rischiano di scoraggiare il ricorso a percorsi che, invece, possono fare la differenza per i malati”. </p> <p>Secondo Berardi, “è quindi necessario semplificare le procedure, rendere più omogenei i percorsi e ridurre gli appesantimenti burocratici, affinché l’innovazione possa arrivare in modo più tempestivo a chi ne ha bisogno. Al tempo stesso - aggiunge - la nostra indagine evidenzia anche alcune lacune di preparazione da parte dei medici specialisti. Per questo è fondamentale garantire aggiornamento costante e percorsi formativi qualificati, così da rafforzare un ambito cruciale della nostra professione. Come società scientifica abbiamo già promosso in passato iniziative in questa direzione e intendiamo proseguire nei prossimi anni con nuovi progetti”.</p> <p/> <p>“L’early access è una pratica consolidata in quasi tutti i Paesi Europei - sostiene Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo-European Society For Medical Oncology - I meccanismi di regolamentazione sono diversificati e riflettono le caratteristiche del singolo servizio sanitario nazionale. Vi sono effettivamente difficoltà ma non bisogna dimenticare come il nostro sia stato finora uno dei primi Paesi in Europa per disponibilità nella pratica clinica di farmaci innovativi. Ciò risulta abbastanza evidente proprio in oncologia. La nostra sanità si ispira a principi universalistici e al diritto alla salute previsto anche dalla Costituzione. Vanno perciò sempre garantite tutte le opportunità di cura ai pazienti e quindi, in caso di necessità, anche un eventuale accesso precoce alle terapie”.</p> <p>“L’Italia - evidenzia Pierluigi Russo, direttore Tecnico-scientifico Aifa - garantisce ai pazienti elevati standard di cura grazie, innanzitutto, al carattere universalistico del nostro Servizio sanitario nazionale. Proprio per questo è necessario prestare estrema attenzione all’uso delle risorse pubbliche, più di quanto avvenga in altri sistemi sanitari prevalentemente privatistici. In questo contesto le procedure amministrative rappresentano uno strumento essenziale a tutela dell’interesse pubblico: è importante riconoscerne il valore, pur continuando a lavorare per renderle più efficienti. Peraltro, l’Italia dispone già di diversi strumenti normativi per l’accesso precoce a carico del Ssn, in particolare in assenza di alternative di trattamento, e continueremo a impegnarci nella direzione del miglioramento continuo. Due aspetti vanno tuttavia considerati - puntualizza - Il primo riguarda i percorsi regolatori ordinari di autorizzazione a livello europeo e di valutazione della rimborsabilità da parte di Aifa: l’Agenzia ha già migliorato la propria performance, registrando tempistiche tra le migliori in Europa". </p> <p>"Il secondo concerne l’insieme delle procedure amministrative che coinvolgono le Regioni: sul versante dei farmaci innovativi, la normativa vigente già prevede l’inclusione automatica di tali medicinali nei prontuari regionali; occorre tuttavia considerare anche le tempistiche legate allo svolgimento delle gare pubbliche a livello regionale. È imprescindibile - conclude - la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, a ogni livello organizzativo del Ssn, per garantire l’accesso ai farmaci associati alle migliori evidenze possibili, tenendo conto sia della gravità della patologia nonché del loro vantaggio terapeutico rispetto alle alternative disponibili, in un’ottica di considerazione responsabile della sostenibilità della spesa pubblica”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>‘In seno al futuro’, la campagna di comunicazione per le donne con cancro metastatico</title>
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      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:20:05 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute) - Il tumore al seno metastatico è una patologia sempre più cronicizzabile grazie a terapie innovative che consentono di convivere con la neoplasia e continuare ad avere una buona qualità della vita guardando al futuro. </p> <p>Queste donne oggi hanno un aiuto in più grazie alla campagna 'In seno al futuro', promossa da Daiichi Sankyo e da AstraZeneca - giunta alla seconda edizione - che attraverso un video racconto costruito attorno a 4 parole chiave - ricerca, fiducia, percorso, relazione - sviluppa il percorso di cura delle pazienti mettendo al centro non la malattia la persona con le sue speranze e la voglia di futuro. L'ambassador del progetto è Diego Passoni, speaker e conduttore radiofonico di Radio Deejay, la voce narrante e il facilitatore che accompagna la riflessione sul significato più profondo di ogni singola parola, per approfondire i diversi aspetti della malattia e della cura. Solo in Italia sono 55.000 le donne che convivono con un carcinoma mammario metastatico. Nel 2024 le nuove diagnosi di tumore al seno sono state circa 54.000, di cui il 6-7% già di IV stadio. Si parla di metastasi quando le cellule tumorali si diffondono dalla mammella ad altre parti del corpo. Questo può accadere anche molti anni dopo l'intervento chirurgico e le terapie post-operatorie, nonostante il tumore primario sia stato completamente rimosso.</p> <p>Nei video, uno per ognuna delle 4 parole, la voce narrante accompagna i dialoghi con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti e delle esperte che hanno dato il loro contributo alla campagna. In particolare, Diego incontra Flori Degrassi, presidente di Andos nazionale Ets; Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia; Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna; Chiara Milanesi, responsabile della sezione di Forlì di Salute Donna Odv, e le esperte Grazia Arpino, professore associato di Oncologia medica e responsabile del gruppo di tumore mammario all'università Federico II di Napoli; Valentina Guarneri, professore ordinario di Oncologia medica all'università di Padova; Manuelita Mazza, Section Head Breast Cancer Oncology presso la Cleveland Clinic di Abu Dhabi, e Gabriella Pravettoni, professore ordinario di Psicologia delle decisioni del Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell'università degli Studi di Milano. Un flusso di opinioni, un confronto aperto e sincero che offre una diversa prospettiva su cosa significhi convivere con la malattia e immaginare un futuro con una diagnosi di tumore al seno metastatico, attraverso le parole.</p> <p/> <p>"Sono molto felice - afferma Passoni - di far parte di 'In seno al futuro', un progetto che vuole raccontare le nuove possibilità che la ricerca e l'innovazione offrono alle pazienti con tumore al seno metastatico che possono ora immaginare, insieme a caregiver, amici e familiari, un futuro con lunghe prospettive. Ricerca, fiducia, relazione e percorso sono le 4 parole simbolo della campagna, che ci hanno permesso di raccontare, in modo forte e autentico, questo cammino prospettico. Ringrazio, in particolare, le associazioni pazienti e i clinici che ho incontrato e che hanno raccontato insieme a me il cammino nuovo delle pazienti. Con un contributo valoriale immenso, hanno aiutato me e aiuteranno chi seguirà la campagna a capire il vero significato di questo percorso". </p> <p>"Siamo orgogliosi di aver realizzato la seconda edizione di 'In seno al futuro' - dichiara Mauro Vitali, Vice President Head of Oncology Daiichi Sankyo Italia - È importante sostenere campagne come questa perché oggi il tumore al seno metastatico richiede una narrazione nuova e più aderente alla realtà delle pazienti e delle loro famiglie. Oggi possiamo parlare di futuro perché esistono innovazioni concrete e, grazie alla ricerca, è sempre più possibile convivere con questa patologia mantenendo una buona qualità di vita. Questo cambiamento va accompagnato da informazione, consapevolezza e ascolto. La campagna, che nasce dalla collaborazione tra associazioni pazienti e clinici e dall'alleanza tra Daiichi Sankyo e AstraZeneca, rappresenta il nostro impegno condiviso per dare risposte concrete ai bisogni delle pazienti e contribuire a un'evoluzione reale dei percorsi di cura". Tutti i contenuti, compresi gli approfondimenti e i numeri sulla patologia e una sezione dedicata ai contenuti della campagna del 2024, saranno pubblicati sul sito dedicato alla campagna, www.insenoalfuturo.it.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Pinto: "Immunoterapia ha cambiato storia, sfida è guarire sempre più pazienti"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020915/pinto-immunoterapia-ha-cambiato-storia-sfida-e-guarire-sempre-piu-pazienti.html</link>
      <description>'Dobbiamo migliorare la selezione dei pazienti attraverso biomarcatori sempre più efficaci'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020915/pinto-immunoterapia-ha-cambiato-storia-sfida-e-guarire-sempre-piu-pazienti.html</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Negli ultimi dieci anni l'immunoterapia ha cambiato profondamente la storia dell'oncologia. Non avevamo mai visto prima un'innovazione diffondersi così rapidamente e modificare in modo così significativo la capacità di cura e la qualità della vita dei pazienti". Lo ha detto Carmine Pinto, direttore dell'Oncologia medica del Comprehensive Cancer Center dell'Irccs di Reggio Emilia, intervenendo alle celebrazioni per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia oggi a Roma (Centro Studi Americani). Secondo Pinto, l'introduzione dei farmaci immunoterapici ha rappresentato una svolta in diverse patologie tumorali. "Siamo passati da un'unica terapia disponibile a un'intera classe di trattamenti che hanno migliorato sopravvivenza e qualità di vita in tumori dove fino a pochi anni fa le prospettive erano molto limitate" ha spiegato.</p> <p>Un esempio emblematico è quello del melanoma metastatico: "La sopravvivenza mediana - ricorda Pinto all'Adnkronos Salute - era inferiore a un anno per molti pazienti, mentre oggi con le combinazioni immunoterapiche una quota significativa di persone (oltre il 50% dei pazienti) è viva a distanza di sette anni. Questo significa che una parte dei pazienti può essere considerata guarita. Progressi importanti si stanno registrando anche nel tumore del rene, del polmone e nei tumori caratterizzati da instabilità microsatellitare, dove le nuove combinazioni terapeutiche stanno aprendo prospettive di sopravvivenza molto più lunghe e, per alcuni pazienti, di possibile guarigione".</p> <p>La nuova frontiera, ha sottolineato Pinto, è "anticipare sempre di più l'utilizzo dell'immunoterapia. Il passaggio fondamentale è trattare la malattia nelle fasi iniziali, prima o dopo la chirurgia, per aumentare ulteriormente le possibilità di cura". Restano però alcune sfide aperte. "Abbiamo bisogno di migliorare la selezione dei pazienti attraverso biomarcatori sempre più efficaci, per offrire la terapia giusta al paziente giusto nel momento giusto". Secondo l'oncologo, inoltre, il cambiamento delle prospettive di sopravvivenza impone una nuova organizzazione dell'assistenza: "Alcuni tumori stanno diventando malattie croniche. I pazienti devono essere accompagnati nel tempo, perché emergono nuovi bisogni legati alla gestione delle terapie, degli effetti collaterali e della qualità della vita" ha poi concluso. </p>]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Santoro (Humanitas): "Da terapie cellulari con Car-T nuove speranze per i pazienti ematologici"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020914/santoro-humanitas-da-terapie-cellulari-con-car-t-nuove-speranze-per-i-pazienti-ematologici.html</link>
      <description>'Innovativi hanno riscritto il futuro dei tumori del sangue'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Negli ultimi 10-15 anni la prognosi delle malattie ematologiche è cambiata in modo straordinario grazie all'arrivo di nuove terapie e strategie di trattamento". Lo ha detto Armando Santoro, direttore del Cancer Center dell'Irccs Humanitas Research Hospital di Rozzano, intervenendo da remoto alle celebrazioni per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia, oggi a Roma (Centro Studi Americani). Santoro ha ricordato come alcuni tumori del sangue abbiano beneficiato in modo particolare dell'innovazione farmacologica. "Un esempio è la leucemia mieloide cronica, una delle prime patologie in cui l'introduzione di nuovi farmaci ha permesso di ottenere risultati impensabili in passato, fino alla guarigione di una quota significativa di pazienti". Progressi importanti si sono registrati anche nel mieloma multiplo, una malattia che oggi "ha una storia completamente diversa rispetto a 10-15 anni fa. Grazie agli immunomodulanti, ai nuovi anticorpi e ai farmaci bispecifici, oggi molti pazienti possono raggiungere sopravvivenze superiori ai dieci anni" ha sottolineato.</p> <p>Un ruolo sempre più importante è svolto inoltre dalle terapie cellulari avanzate, come "le Car-T, che hanno rappresentato una svolta soprattutto nel trattamento dei linfomi. Questa tecnologia ha prodotto risultati straordinari e il suo utilizzo si sta estendendo anche ad altre patologie ematologiche, compreso il mieloma multiplo".</p> <p>Santoro ha evidenziato il valore dell'immunoterapia: "È stata una delle innovazioni più importanti in ematologia. Oggi viene utilizzata in diverse forme di linfoma, compresi il linfoma di Hodgkin e alcuni linfomi non Hodgkin, con percentuali elevate di risposta e, in molti casi, di guarigione". Guardando al futuro, secondo l'esperto, la sfida sarà "continuare a sviluppare nuove combinazioni terapeutiche. Sono in corso numerosi studi con nuove molecole e il nostro centro partecipa attivamente alla ricerca clinica. Le straordinarie innovazioni viste nell'ultimo decennio fanno pensare che nei prossimi anni potremo ottenere risultati ancora migliori, con una quota crescente di pazienti non solo in remissione, ma potenzialmente guariti", ha poi concluso.</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Sinagra (Sic): "Dallo scompenso alla cardiomiopatia, la ricerca ha cambiato destino dei pazienti"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020897/sinagra-sic-dallo-scompenso-alla-cardiomiopatia-la-ricerca-ha-cambiato-destino-dei-pazienti.html</link>
      <description>'Dobbiamo continuare a investire nella ricerca per sviluppare trattamenti sempre più mirati, efficaci e capaci di migliorare i risultati nel lungo periodo'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020897/sinagra-sic-dallo-scompenso-alla-cardiomiopatia-la-ricerca-ha-cambiato-destino-dei-pazienti.html</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:20:09 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "La storia di Bristol Myers Squibb nel campo cardiovascolare è una storia di innovazione che ha contribuito a cambiare il destino di molti pazienti". Lo ha detto Gianfranco Sinagra, direttore del Dipartimento cardiotoracovascolare dell'Università di Trieste e presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), intervenendo alle celebrazioni per gli 80 anni di Bms in Italia, oggi a Roma (Centro Studi Americani). Sinagra ha ricordato come la "ricerca abbia modificato nel tempo la gestione di importanti patologie cardiovascolari, migliorando la qualità della vita e aumentando la sopravvivenza dei pazienti. Dallo scompenso cardiaco alla fibrillazione atriale, fino alle alterazioni del colesterolo e alle più recenti innovazioni nella cardiomiopatia ipertrofica, la ricerca ha permesso di intervenire sempre più efficacemente sulle malattie".</p> <p>Secondo il presidente della Sic, "il vero salto di qualità è arrivato dalla capacità della medicina moderna di agire sui meccanismi alla base delle patologie. Le nuove terapie - ha spiegato all'Adnkronos Salute - non si limitano più a controllare i sintomi, ma puntano direttamente alle cause della malattia, intervenendo sui meccanismi molecolari".</p> <p>Un esempio significativo è rappresentato dalla cardiomiopatia ipertrofica, una "patologia spesso legata a fattori genetici che può colpire anche persone giovani" e avere un forte impatto sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie. "Le nuove terapie capaci di agire sui meccanismi della malattia rappresentano una vera innovazione perché permettono un approccio più preciso e personalizzato", ha aggiunto. Per Sinagra, questa è la direzione della cardiologia del futuro: "Dobbiamo continuare a investire nella ricerca per comprendere sempre meglio i meccanismi delle malattie e sviluppare trattamenti sempre più mirati, efficaci e capaci di migliorare i risultati nel lungo periodo".</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Carenza di ferro per 30% italiani, studio su nuovo integratore</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020752/carenza-di-ferro-per-30-italiani-studio-su-nuovo-integratore.html</link>
      <description>Presentato a Bologna al congresso della Società italiana di nutraceutica, 'GlobiFer assicura una doppia fonte del minerale'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020752/carenza-di-ferro-per-30-italiani-studio-su-nuovo-integratore.html</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:50:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute ) - Nel nostro Paese il 30% della popolazione soffre di carenza di ferro. Sanguinamenti, alcune malattie infiammatorie, mestruazioni e alimentazione scorretta sono tra le principali cause della diminuzione della biodisponibilità del minerale. Se questa non viene corretta, ne può derivare un’anemia. È possibile ovviare a questo problema attraverso l’assunzione di integratori. "Il nuovo nutraceutico GlobiFer, presenta una formulazione che garantisce una 'doppia fonte' di ferro. Inoltre, ha mostrato un miglior assorbimento in un modello intestinale validato e caratteristiche compatibili con una buona tollerabilità gastrointestinale". È quanto evidenziato dai risultati di uno studio presentati al congresso nazionale della Sinut-Società italiana di nutraceutica in corso in questi giorni a Bologna. </p> <p>"Il ferro è fondamentale per il benessere, soprattutto quello di donne e bambini - sottolinea Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova -. In natura, esiste il ferro eme che è altamente assorbibile e si trova nella carne, nel pollame e nel pesce. Vi è poi il ferro non-eme che è invece reperibile negli alimenti d’origine vegetale e risulta però meno assorbibile. Il nuovo nutraceutico combina entrambe queste forme. L’obiettivo dello studio è stato analizzare l’uso combinato di ferro eme e ferro non-eme e valutare se il nutraceutico potesse compensare le carenze. Attraverso analisi compiute in un modello in vitro valido a fini regolatori, i dati ottenuti sono stati confrontati con quelli di altri integratori. È stato dimostrato come il nutraceutico che contiene sia ferro eme sia ferro non-eme non compromette l'integrità della barriera intestinale nel modello sperimentale utilizzato. Gli effetti collaterali a livello gastro-intestinale sono la principale sfida che dobbiamo affrontare quando bisogna fornire un’integrazione di ferro all’organismo. La presenza di una doppia fonte consente di utilizzare modalità di assorbimento differenti con vie complementari d’ingresso nelle cellule intestinali." </p> <p>Lo studio "ha permesso di osservare un aumentata espressione del trasportatore DMT1, che è quello principalmente coinvolto nell’assorbimento del ferro non-eme - prosegue De Martin -. Lo stesso avviene per l’Hcp-1 che è una proteina associata all’assorbimento del ferro-eme. Sfruttando queste due vie si aumentano le capacità fisiologiche dell’intestino di assimilare il ferro. Analisi successive hanno poi riscontrato incrementi significativi delle proteine ferritina e ferroportina. La prima permette di immagazzinare il ferro nelle cellule mentre la seconda ne consente il rilascio verso la circolazione. Ne consegue che, con la somministrazione del nutraceutico GlobiFer, il ferro assorbito possa essere gestito in modo più efficiente a livello cellulare, attraverso processi coordinati di accumulo e rilascio. Non c’è solo un maggiore ingresso del minerale nelle cellule intestinali ma anche una sua più efficiente gestione". "Una carenza quantitativa e qualitativa di ferro nella dieta è la principale causa dell’anemia: una condizione in cui i globuli rossi dell’organismo sono inadeguati, per carenza di emoglobina, a soddisfare le esigenze fisiologiche - conclude De Martin -. Il minerale è davvero importante soprattutto per la crescita umana e influisce in modo significativo sullo sviluppo cerebrale. Emicrania, dispnea, affaticamento, palpitazioni, tachicardia e angina sono tutti possibili segni di carenza di ferro. Questo può determinare anche dolori addominali, nausea, perdita di peso, alterazioni del flusso sanguigno intestinale e altri disturbi. Si tratta di una condizione che non deve essere sottovalutata e bisogna quando necessario ricorre a trattamenti sicuri ed efficaci. I risultati del nuovo studio evidenziano interessanti potenzialità legate al ricorso della nutraceutica. Aspettiamo ora altre ricerche per confermare ulteriormente in ambito clinico efficacia e tollerabilità clinica di GlobiFer".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Carenza di ferro per 30% italiani, studio Sinut su nuovo integratore</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020665/carenza-di-ferro-per-30-italiani-studio-sinut-su-nuovo-integratore.html</link>
      <description>Presentato a Bologna al congresso della Società italiana di nutraceutica, 'GlobiFer assicura una doppia fonte del minerale'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute ) - Nel nostro Paese il 30% della popolazione soffre di carenza di ferro. Sanguinamenti, alcune malattie infiammatorie, mestruazioni e alimentazione scorretta sono tra le principali cause della diminuzione della biodisponibilità del minerale. Se questa non viene corretta, ne può derivare un’anemia. È possibile ovviare a questo problema attraverso l’assunzione di integratori. "Il nuovo nutraceutico GlobiFer, presenta una formulazione che garantisce una 'doppia fonte' di ferro. Inoltre, ha mostrato un miglior assorbimento in un modello intestinale validato e caratteristiche compatibili con una buona tollerabilità gastrointestinale". È quanto evidenziato dai risultati di uno studio presentati al congresso nazionale della Sinut-Società italiana di nutraceutica in corso in questi giorni a Bologna. </p> <p>"Il ferro è fondamentale per il benessere, soprattutto quello di donne e bambini - sottolinea Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova -. In natura, esiste il ferro eme che è altamente assorbibile e si trova nella carne, nel pollame e nel pesce. Vi è poi il ferro non-eme che è invece reperibile negli alimenti d’origine vegetale e risulta però meno assorbibile. Il nuovo nutraceutico combina entrambe queste forme. L’obiettivo dello studio è stato analizzare l’uso combinato di ferro eme e ferro non-eme e valutare se il nutraceutico potesse compensare le carenze. Attraverso analisi compiute in un modello in vitro valido a fini regolatori, i dati ottenuti sono stati confrontati con quelli di altri integratori. È stato dimostrato come il nutraceutico che contiene sia ferro eme sia ferro non-eme non compromette l'integrità della barriera intestinale nel modello sperimentale utilizzato. Gli effetti collaterali a livello gastro-intestinale sono la principale sfida che dobbiamo affrontare quando bisogna fornire un’integrazione di ferro all’organismo. La presenza di una doppia fonte consente di utilizzare modalità di assorbimento differenti con vie complementari d’ingresso nelle cellule intestinali." </p> <p>Lo studio "ha permesso di osservare un aumentata espressione del trasportatore DMT1, che è quello principalmente coinvolto nell’assorbimento del ferro non-eme - prosegue De Martin -. Lo stesso avviene per l’Hcp-1 che è una proteina associata all’assorbimento del ferro-eme. Sfruttando queste due vie si aumentano le capacità fisiologiche dell’intestino di assimilare il ferro. Analisi successive hanno poi riscontrato incrementi significativi delle proteine ferritina e ferroportina. La prima permette di immagazzinare il ferro nelle cellule mentre la seconda ne consente il rilascio verso la circolazione. Ne consegue che, con la somministrazione del nutraceutico GlobiFer, il ferro assorbito possa essere gestito in modo più efficiente a livello cellulare, attraverso processi coordinati di accumulo e rilascio. Non c’è solo un maggiore ingresso del minerale nelle cellule intestinali ma anche una sua più efficiente gestione". "Una carenza quantitativa e qualitativa di ferro nella dieta è la principale causa dell’anemia: una condizione in cui i globuli rossi dell’organismo sono inadeguati, per carenza di emoglobina, a soddisfare le esigenze fisiologiche - conclude De Martin -. Il minerale è davvero importante soprattutto per la crescita umana e influisce in modo significativo sullo sviluppo cerebrale. Emicrania, dispnea, affaticamento, palpitazioni, tachicardia e angina sono tutti possibili segni di carenza di ferro. Questo può determinare anche dolori addominali, nausea, perdita di peso, alterazioni del flusso sanguigno intestinale e altri disturbi. Si tratta di una condizione che non deve essere sottovalutata e bisogna quando necessario ricorre a trattamenti sicuri ed efficaci. I risultati del nuovo studio evidenziano interessanti potenzialità legate al ricorso della nutraceutica. Aspettiamo ora altre ricerche per confermare ulteriormente in ambito clinico efficacia e tollerabilità clinica di GlobiFer".</p>]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>La meditazione è un 'farmaco' contro l'ansia? Ecco cosa dicono gli esperti anti-bufale</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020658/la-meditazione-e-un-farmaco-contro-l-ansia-ecco-cosa-dicono-gli-esperti-anti-bufale.html</link>
      <description>'Può affiancare i trattamenti convenzionali', il 21 giugno è la Giornata internazionale dello yoga</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020658/la-meditazione-e-un-farmaco-contro-l-ansia-ecco-cosa-dicono-gli-esperti-anti-bufale.html</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute) - Fare meditazione può aiutare a ridurre l'ansia e lo stress? Può essere un 'farmaco' contro questi disturbi? "Sì, come strumento di supporto e non di sostituzione. Le prove disponibili indicano che la meditazione può 'affiancare' i trattamenti convenzionali, contribuendo a ridurre i sintomi ansiosi, migliorare la qualità della vita e aiutare a gestire lo stress quotidiano. Un ragionamento analogo vale per lo yoga in ambito oncologico. La Consensus Conference promossa con il patrocinio dell'Istituto superiore di sanità ha ribadito che i trattamenti psicologici efficaci per l'ansia, tra cui anche approcci basati sulla consapevolezza, sono spesso sottoutilizzati in Italia, anche per difficoltà di accesso. Chi soffre di ansia farebbe bene a parlarne prima di tutto con il proprio medico di medicina generale, che può aiutare a valutare la situazione, escludere cause fisiche e orientare verso il percorso più adatto, che sia psicoterapia, farmaci, tecniche di meditazione strutturate o una combinazione di questi". A fare il punto, in occasione della Giornata internazionale dello yoga che si celebra il 21 giugno, sono gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore, ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri). </p> <p>Allora si può smettere di prendere i farmaci e meditare? "No, non è questo che la ricerca suggerisce. I risultati appena citati non significano che la meditazione funzioni per tutti, né che possa sostituire in ogni caso un trattamento prescritto da un medico. Innanzitutto, gli studi più promettenti riguardano forme moderate di ansia: per i disturbi più gravi, le prove a favore della sola meditazione sono ancora insufficienti - precisano gli specialisti - In secondo luogo, la meditazione richiede un impegno considerevole: nel programma Mbsr (Mindfulness-Based Stress Reduction), i partecipanti svolgono sessioni da 2 ore e mezza a settimana più 45 minuti di pratica autonoma ogni giorno. Non tutti riescono a mantenere questa disciplina, e l'efficacia dipende molto dal tempo realmente dedicato alla pratica".</p> <p>Va anche considerato che la meditazione, pur essendo generalmente sicura, non è priva di rischi. "Una revisione sistematica pubblicata su 'Acta Psychiatrica Scandinavica' ha stimato che circa l'8% delle persone che meditano può sperimentare effetti indesiderati, tra cui ansia, sintomi depressivi o anomalie cognitive come difficoltà di pensiero e disorientamento. Questi effetti - ricordano i medici - possono comparire anche in persone senza una storia pregressa di disturbi mentali, il che rende importante iniziare qualsiasi pratica meditativa strutturata con il supporto di un professionista qualificato e in accordo con il proprio medico di medicina generale o specialista".</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Ucb accelera sull'innovazione con acquisizioni mirate in neuroscienze e immunologia</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020636/ucb-accelera-sull-innovazione-con-acquisizioni-mirate-in-neuroscienze-e-immunologia.html</link>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2020636/ucb-accelera-sull-innovazione-con-acquisizioni-mirate-in-neuroscienze-e-immunologia.html</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:20:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 19 giu. (Adnkronos Salute) - "In un contesto in rapida evoluzione, in cui innovazione biotecnologica, medicina di precisione e tecnologie emergenti stanno ridefinendo lo sviluppo terapeutico, Ucb, azienda biofarmaceutica globale, sta attuando una strategia intenzionale e mirata per accelerare l’innovazione attraverso una serie di acquisizioni e partnership globali. Questi investimenti riflettono l’ambizione di lungo termine di Ucb di scoprire e sviluppare terapie trasformative che vadano oltre il trattamento dei sintomi, puntando a modificare e potenzialmente curare le malattie". E' quanto si legge in una nota dell'azienda. Le operazioni annunciate nelle ultime settimane - si legge - riflettono una "strategia coerente volta a combinare scienza d’avanguardia, una profonda comprensione della biologia umana e modalità terapeutiche di nuova generazione. Nel loro insieme, rafforzano la capacità di Ucb di sviluppare trattamenti di precisione basati sulla biologia per malattie complesse con elevato bisogno medico insoddisfatto, aumentando al contempo la probabilità di generare risultati significativi e duraturi per i pazienti".</p> <p>L’integrazione di Neurona Therapeutics consente a Ucb "di superare la gestione sintomatica e orientarsi verso soluzioni innovative volte alla rigenerazione del sistema nervoso, aprendo nuove prospettive per le persone che convivono con forme gravi di epilessia farmacoresistente". IMIDomics - dettaglia la nota - "apporta il valore di una delle piattaforme di dati e biobanche internazionali più complete, abilitando modelli avanzati di stratificazione dei pazienti e accelerando la scoperta di nuovi target terapeutici. Queste capacità rafforzano l’approccio di Ucb allo sviluppo dei farmaci basato sulla biologia umana, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale e machine learning".</p> <p>"Candid Therapeutics e Antengene - riporta la nota - ampliano il perimetro scientifico e tecnologico di Ucb, contribuendo allo sviluppo di nuovi approcci per il ripristino della risposta immunitaria attraverso piattaforme multidisciplinari e strategie fondate sull’integrazione di competenze di eccellenza, con particolare attenzione alla ricerca focalizzata sulle cellule T e B, responsabili rispettivamente della regolazione e della produzione di anticorpi, e su come queste possano essere selettivamente modulate o riprogrammate per bloccare la risposta immunitaria aberrante contro i tessuti sani, ripristinando così la tolleranza immunologica senza compromettere le difese dell’organismo". Nel loro insieme, queste iniziative "riflettono una visione fondata sulla responsabilità verso i pazienti e su un impegno continuo nel tradurre il progresso scientifico e tecnologico in benefici concreti. Ucb - conclude la nota - prosegue, con umiltà e determinazione, il proprio percorso volto a costruire soluzioni personalizzate che tengano conto della complessità delle malattie e della diversità dei bisogni individuali, mantenendo al centro un miglioramento tangibile degli esiti clinici e della qualità della vita".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Tumori, Toro (Ail): "Sostenere ricerca e pazienti la nostra priorità"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019511/tumori-toro-ail-sostenere-ricerca-e-pazienti-la-nostra-priorita.html</link>
      <description>'L'associazione punta su nuove terapie e servizi per accompagnare chi convive con la malattia'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019511/tumori-toro-ail-sostenere-ricerca-e-pazienti-la-nostra-priorita.html</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "L'impegno fondamentale di Ail è sostenere la ricerca. Presentiamo dati incoraggianti che danno grande speranza, ma c'è ancora molto da fare: per questo il nostro compito principale è continuare a sostenere i ricercatori, che sono tra i migliori al mondo e stanno ottenendo risultati eccellenti". Lo ha dichiarato Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), alla conferenza 'Ricerca e cura in ematologia: l'impegno di Ail tra presente e futuro', che si è tenuta a Roma in occasione della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.</p> <p>"Accanto alla ricerca c'è un altro impegno fondamentale: oggi molti pazienti riescono a cronicizzare la malattia e convivono con la propria patologia grazie a cure sempre più efficaci. Queste persone devono essere seguite, accompagnate e sostenute attraverso servizi come le Case Ail, l'assistenza domiciliare, il supporto psicologico e l'aiuto nutrizionale, per affrontare il percorso terapeutico nel modo migliore", ha aggiunto Toro.</p> <p>"Negli ultimi anni - ha evidenziato - la ricerca ha raggiunto risultati impensabili: nuove terapie, come Car-T e immunoterapia, stanno offrendo importanti prospettive. Il nostro obiettivo è continuare a sostenere il lavoro dei clinici per arrivare a cure sempre più mirate e capaci di ridurre gli effetti collaterali rispetto al passato".</p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>Locatelli (Bambino Gesù): "Investire nella ricerca significa investire nel futuro delle cure"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019510/locatelli-bambino-gesu-investire-nella-ricerca-significa-investire-nel-futuro-delle-cure.html</link>
      <description>'La ricerca sta cambiando la storia dei pazienti oncoematologici'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Questa è una giornata di grande rilevanza perché celebra il ruolo che Ail svolge nel nostro Paese a supporto dei malati affetti da patologie oncoematologiche". Lo ha dichiarato Franco Locatelli, direttore area clinica di Onco-ematologia pediatrica, Terapia cellulare, Terapie geniche e Trapianto emopoietico ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione della conferenza di presentazione della XXI Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma, a Roma.</p> <p>"L'ematologia oncologica sta registrando straordinari successi e miglioramenti continui che stanno cambiando concretamente la storia di molti pazienti. Ogni grande appuntamento scientifico internazionale porta nuove evidenze di grande interesse e rilevanza. Anche il recente congresso europeo di Stoccolma ha confermato i progressi che stiamo osservando nel settore", ha spiegato Locatelli. Secondo lo specialista, il sostegno alla ricerca rappresenta un elemento decisivo per accelerare questi risultati. "Investire nella ricerca, come fa Ail attraverso numerose iniziative dedicate ai percorsi di ricerca traslazionale, significa investire nel futuro e nelle possibilità di cura dei pazienti oncoematologici. L'obiettivo è sviluppare trattamenti sempre più mirati, specifici ed efficaci".</p> <p>"Accanto all'efficacia delle cure, oggi assume un ruolo sempre più importante anche la qualità della vita dei pazienti. Le nuove terapie consentono non solo di migliorare gli esiti clinici, ma anche di ridurre il peso degli effetti collaterali. È un aspetto fondamentale, perché il progressivo miglioramento delle possibilità di guarigione impone di prestare crescente attenzione alla vita delle persone durante e dopo il percorso terapeutico", ha concluso Locatelli.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Ematologo Rambaldi: "Diagnosi molecolari e cure mirate migliorano la prognosi dei tumori del sangue"</title>
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      <description>Lo specialista dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, 'progressi nella ricerca e più qualità di vita per i pazienti'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:50:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Le malattie del sangue, in particolare quelle neoplastiche, stanno vivendo una fase di grandi progressi e miglioramenti. Un cambiamento che passa innanzitutto attraverso l'innovazione nella diagnosi". Così Alessandro Rambaldi, professore di Ematologia, direttore scientifico Fondazione per la ricerca-From, ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, intervenuto a Roma alla conferenza 'Ricerca e cura in ematologia: l'impegno di Ail tra presente e futuro', in occasione della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma. "Oggi siamo in grado di definire con molta più precisione la diagnosi di ogni paziente e di comprenderne l'eterogeneità biologica grazie agli strumenti della biologia molecolare. Questo ci permette di identificare in maniera più accurata le cause delle malattie e di scegliere trattamenti innovativi che non si basano più esclusivamente sulla chemioterapia", ha spiegato Rambaldi.</p> <p>Secondo l'ematologo, "i benefici sono particolarmente evidenti nei pazienti più anziani. Per molte patologie, tra cui la leucemia mieloide acuta che colpisce soprattutto persone sopra i 60 anni, disponiamo oggi di farmaci mirati molto efficaci e meno tossici. Questo ha determinato un significativo miglioramento della prognosi e della qualità delle cure".</p> <p>Rambaldi ha inoltre sottolineato il ruolo della comunicazione e del coinvolgimento dei pazienti. "C'è sempre bisogno di una comunicazione chiara, comprensibile e coinvolgente. La comunità ematologica italiana ha beneficiato enormemente del sostegno dei pazienti e delle loro famiglie, che hanno contribuito non solo alla ricerca, ma anche allo sviluppo di attività di supporto e accoglienza. Strutture e servizi dedicati hanno consentito a molti malati di affrontare il percorso terapeutico con una migliore qualità di vita".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Neoplasie del sangue, Ail: "Da Car-T a medicina personalizzata così la ricerca cambia il futuro"</title>
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      <description>Il punto sui progetti più innovativi in vista della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:50:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 18 giu. (Adnkronos Salute) - Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 30mila nuove neoplasie ematologiche, di cui oltre 2.100 riguardano bambini e adolescenti. Oggi sono circa 500mila le persone che convivono con un tumore del sangue, ma grazie ai progressi della ricerca scientifica lo scenario è profondamente cambiato: terapie innovative come l'immunoterapia e i trapianti di cellule staminali emopoietiche hanno aumentato le possibilità di guarigione e consentono a un numero crescente di pazienti di convivere a lungo con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. In diversi casi l’aspettativa di vita delle persone affette da una patologia ematologica si avvicina sempre più a quella della popolazione generale. Chiave di questi cambiamenti è la collaborazione tra associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni e comunità medico-scientifica, impegnate quotidianamente nello sviluppo di cure sempre più efficaci e accessibili. A fare il punto, in vista della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma che si celebra il 21 giugno, è l'Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma) durante un incontro a Roma. "Non siete soli", il messaggio ribadito ai pazienti e alle loro famiglie, dopo aver illustrato i principali risultati e condiviso l'impegno messo in campo, investendo "sempre più fondi" per il finanziamento della ricerca scientifica indipendente. </p> <p>Nel 2025, Ail ha sostenuto 206 progetti di ricerca su leucemie, linfomi, mieloma e altre malattie del sangue, supportando studi innovativi finalizzati a comprendere i meccanismi alla base delle patologie, favorire diagnosi sempre più precoci e sviluppare nuove strategie terapeutiche. L'Associazione ha inoltre ampliato l'impegno individuando e sostenendo importanti progetti di ricerca guidati dai più autorevoli ematologi italiani e dal Gimema (Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto), punto di riferimento per la ricerca indipendente e luogo nel quale, attraverso i working party, gli ematologi elaborano e sviluppano protocolli di ricerca nelle diverse patologie. L'impegno dell'associazione si è tradotto anche nel sostegno a 111 Centri di ematologia e di trapianto di cellule staminali distribuiti sul territorio nazionale, attraverso il finanziamento di personale sanitario, apparecchiature, farmaci, ambulatori e reparti dedicati. Nel 2026 Ail - si spiega in una nota - rafforza ulteriormente il proprio investimento nella ricerca indipendente sostenendo, insieme alle principali società scientifiche in ambito ematologico (Sie, Sies, Fil, Gitmo e Aieop), progetti innovativi che spaziano dall'applicazione del 'Digital Twin' (gemello digitale del paziente) alle sindromi mielodisplastiche fino agli studi sulla leucemia linfoblastica acuta pediatrica, passando per nuove ricerche sui linfomi cutanei rari e programmi di alta formazione per medici e infermieri ematologici e di ricerca.</p> <p>"Ail è nata quasi 60 anni fa con l'obiettivo di essere accanto ai pazienti ematologici e alle loro famiglie in tutte le fasi del percorso di malattia con una vicinanza concreta fatta di ascolto, supporto umano e sostegno alla ricerca scientifica e alle cure - spiega Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail - In questi anni abbiamo continuato a rafforzare questo impegno, mettendo sempre al centro la persona, i suoi bisogni, la qualità della vita e l'avanzamento della ricerca. Oggi Ail, insieme alle sue 83 sezioni provinciali e grazie all'impegno di oltre 18mila volontari, rappresenta una rete capillare di solidarietà presente su tutto il territorio nazionale, con le Case Ail, le cure domiciliari per adulti e bambini, il supporto psicologico e molti altri servizi per pazienti e caregiver. Nel 2020 è nata la Scuola nazionale di formazione Ail per i volontari che offre percorsi di formazione continua tenuti da psicologi, medici ed esperti del settore e ha l'obiettivo di accrescere le competenze necessarie per assistere i malati e le loro famiglie. E nel corso degli anni, anche grazie al costante sostegno di Ail alla ricerca, le terapie per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma sono diventate sempre più mirate ed efficaci".</p> <p>Oggi le terapie Car-T stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici, evidenziano gli esperti, oltre che per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci. "Le cellule Car-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell'immunoterapia - illustra Franco Locatelli, direttore Area clinica di Onco-Ematologia pediatrica, Terapia cellulare, Terapie geniche e Trapianto emopoietico Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore - esistono già numerosi prodotti Car-T approvati per l'uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Oggi, però, l'obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce. Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l'impiego delle Car-T già alla prima ricaduta, nei pazienti con caratteristiche di alto rischio, e potenzialmente anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un’elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali".</p> <p>Le patologie ematologiche sono malattie rare e alcune - come il mieloma multiplo - vengono diagnosticate prevalentemente in persone con più di 70 anni. Fino a tempi recenti le opzioni erano limitate, oggi il panorama è cambiato anche con l'introduzione di sempre più efficaci anticorpi bispecifici. "Negli ultimi anni uno dei progressi più importanti è stato l'impiego di schemi di induzione basati su quattro farmaci anziché tre - informa Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia Università di Milano, direttore di Ematologia e direttore scientifico facente funzione Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano - A questo si è aggiunta l'introduzione di un anticorpo monoclonale molto efficace, il daratumumab, che riconosce una proteina presente sulla superficie delle cellule di mieloma, chiamata CD38. L'integrazione di questo farmaco nelle fasi di consolidamento e mantenimento ha rappresentato un cambiamento significativo, contribuendo sia a migliorare la sopravvivenza sia ad aumentare la qualità di vita dei pazienti. Quando la malattia è sotto controllo e il paziente è in remissione, infatti, si riducono sintomi importanti come il dolore e il benessere complessivo migliora sensibilmente".</p> <p>Per la leucemia mieloide acuta, patologia rara e aggressiva che colpisce soprattutto gli over 60, "negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove terapie con meccanismi d'azione molto diversi da quelli della chemioterapia tradizionale - informa Alessandro Rambaldi, professore di Ematologia, direttore scientifico Fondazione per la ricerca-From, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo - Le nuove terapie hanno ampliato enormemente il numero di malati ai quali oggi possiamo proporre un trattamento con intento potenzialmente curativo. In passato molti pazienti di età superiore a 65 anni ricevevano esclusivamente cure di supporto, perché non erano candidabili a trattamenti efficaci. Oggi, grazie a terapie meglio tollerate, possiamo portarli in remissione e offrire loro anche il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, che resta la strategia curativa per eccellenza". Quanto alle neoplasie mieloproliferative croniche, gruppo di malattie rare che globalmente hanno un'incidenza inferiore ai 5 casi per 100mila all'anno (le principali sono tre trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi), "la scoperta che la via Jak-Stat è alterata in queste malattie, indipendentemente dalla mutazione presente, ha portato allo sviluppo degli inibitori di Jak - spiega Alessandro M. Vannucchi, presidente Sies e professore di ematologia, direttore della Sod Ematologia, Crimm (Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative), direttore Dipartimento di oncologia, direttore Scuola di specializzazione in ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e Università di Firenze - Attualmente disponiamo di 3 farmaci approvati in Europa e di 4 negli Stati Uniti. Questi trattamenti hanno cambiato radicalmente l'approccio terapeutico, migliorando in modo significativo la qualità di vita dei pazienti. In molti casi consentono un controllo ottimale dei sintomi e permettono alle persone di tornare a svolgere una vita pressoché normale".</p> <p>C'è poi la sfida posta dalla leucemia mieloide acuta, che riguarda prevalentemente persone con un'età media alla diagnosi di circa 60-70 anni. Oggi le terapie target hanno modificato il trattamento: "Fino a pochi anni fa, chi non era eleggibile a trattamenti chemioterapici intensivi aveva a disposizione principalmente terapie di supporto oppure agenti ipometilanti utilizzati da soli, strategia quest'ultima che spesso garantiva risposte limitate e di breve durata - informa Adriano Venditti, consiglio direttivo Sie, professore ordinario di Ematologia Università di Roma Tor Vergata, direttore Dipartimento di Onco-Ematologia Azienda Universitaria Policlinico Tor Vergata - Oggi lo scenario è profondamente mutato grazie all'introduzione delle terapie target, farmaci mirati che agiscono su specifiche alterazioni molecolari della cellula leucemica oppure interferiscono con processi metabolici critici per la sua sopravvivenza". L'impatto degli inibitori tirosin-chinasici sulla leucemia mieloide cronica (Lmc) è stato "incredibile", osservano gli esperti, se si pensa che fino agli anni Novanta l'unica possibilità concreta di guarigione era data dal trapianto di midollo osseo. "Oggi lo scenario è completamente diverso e il primo effetto tangibile riguarda la sopravvivenza dei pazienti - sottolinea Fabrizio Pane, professore ordinario di Ematologia, direttore di Dipartimento di oncologia Ematologia e Anatomiapatologica, Università Federico II di Napoli, direttore Uoc Ematologia e Trapianti di midollo, Aou Federico II di Napoli - I dati del Registro svedese di popolazione mostrano che l'aspettativa di vita dei pazienti è solo lievemente inferiore rispetto a quella della popolazione generale. Nella maggior parte dei casi, la Lmc è diventata una malattia cronica, controllabile nel lungo periodo. Le evidenze più recenti suggeriscono inoltre che una quota significativa di pazienti possa interrompere il trattamento. Tra questi, oltre il 60-65% riesce a mantenere una remissione stabile senza necessità di riprendere il trattamento. In questi pazienti si parla sempre più spesso di 'guarigione funzionale'".</p> <p>In Italia, nel 2025 in ematologia sono stati eseguiti 5.259 trapianti e 750 Car-T. "Per quanto riguarda il trapianto autologo nel nostro Paese si osserva una tendenza alla riduzione, specialmente nel trattamento dei linfomi, di oltre il 30%, rispetto a 5 anni fa - informa Massimo Martino, presidente Gitmo, direttore Centro unico regionale trapianti Cse e terapie cellulari, Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria - Questo calo è dovuto a un sempre maggior utilizzo della terapia Car-T. L'aspetto positivo da sottolineare è che è in aumento l'uso di questo approccio in pazienti sopra i 60 e 70 anni. Il mieloma multiplo è la patologia più trattata con trapianto autologo e rappresenta il 63% delle procedure. Al contrario dell'autologo, il numero di trapianti allogenici è in costante crescita: nel 2025 sono stati effettuati 2.152 trapianti in Italia, con un incremento di oltre il 7% rispetto a due anni prima. Le patologie principali sono la leucemia mieloide acuta, seguita dalla linfoblastica, ma cresce l'uso anche per mielodisplasie e mielofibrosi".</p> <p>Per quanto riguarda i linfomi, ogni anno in Italia si registrano circa 15.500 nuovi casi, tra forme non-Hodgkin e Hodgkin. Le innovazioni terapeutiche stanno cambiando l'approccio: "Le immunoterapie, in particolare le Car-T e gli anticorpi bispecifici, rappresentano una vera rivoluzione nel trattamento dei linfomi, soprattutto dei linfomi non-Hodgkin - afferma Luigi Rigacci, responsabile Commissione Linfoma di Hodgkin Fil, Comitato Direttivo Fil, Direttore Uoc Ematologia e Centro Trapianto cellule staminali Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico e professore associato di ematologia Università Campus Bio-Medico di Roma - I risultati ottenuti finora sono estremamente incoraggianti. Nei pazienti affetti da forme particolarmente aggressive di linfoma, queste terapie consentono di raggiungere lunghe sopravvivenze e potenziali guarigioni in circa il 40% dei casi. Prima dell'avvento di queste strategie terapeutiche, la stessa categoria di pazienti aveva una sopravvivenza mediana di poco superiore ai sei mesi e soltanto l'8-10% risultava vivo a due anni".</p> <p>I tumori ematologici, però, non risparmiano neanche i più giovani. In Italia si stima che ogni anno vengano diagnosticati circa 1.400 casi di malattie oncoematologiche nei bambini fino a 14 anni e circa 800 negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni. "Grazie ai progressi della ricerca e all'elevata qualità delle cure disponibili nel nostro Paese, queste patologie sono oggi curabili con esiti molto positivi - assicura Angela Mastronuzzi, presidente Aieop, responsabile Unità di Neuro-Oncologia Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, professore associato di Pediatria, università Cattolica del Sacro Cuore - Oggi la sfida principale non è soltanto guarire i pazienti, ma garantire loro una qualità e un'aspettativa di vita il più possibile sovrapponibili a quelle della popolazione generale. Per questo motivo la ricerca si sta orientando verso una medicina sempre più personalizzata. La personalizzazione delle cure si basa su una stratificazione del rischio sempre più accurata, resa possibile dalla valutazione della malattia residua minima e dall'identificazione delle alterazioni molecolari caratteristiche di ciascuna patologia".</p> <p>Ricerca scientifica e innovazione sono i pilastri su cui Ail fonda assistenza e cura dei pazienti ematologici. "Agli inizi degli anni Ottanta nacque il Gimema - ripercorre Marco Vignetti, presidente Fondazione Gimema Franco Mandelli - una rete collaborativa con l'obiettivo di condividere idee, progetti e protocolli terapeutici per i pazienti affetti da leucemie acute. Attualmente sono oltre 50 gli studi attivi all'interno del network. Uno dei progetti è LabNet, che quest'anno celebra 20 anni di attività e oggi in Italia collega 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale che assicura l'accesso a una diagnostica molecolare avanzata, certificata e omogenea. Ha raggiunto circa 15mila pazienti ed eseguito oltre 200mila esami molecolari, confermandosi una realtà unica nel panorama italiano dell'ematologia. L'impatto sulla pratica clinica è significativo: molte decisioni terapeutiche dipendono oggi dalla risposta molecolare del paziente e richiedono test affidabili e standardizzati. Questo si traduce in cure più appropriate e personalizzate e al tempo stesso il Servizio Sanitario Nazionale beneficia di un utilizzo più efficiente delle risorse". </p> <p>Ail ricorda infine il progetto 'Sognando Itaca', nato nel 2006 sul lago di Garda da un giovane paziente appassionato di vela: quest'anno è partito da Venezia l'8 giugno per approdare a Brindisi il 18, dopo aver toccato 7 porti: Venezia, Rimini, Pesaro, Ancona, Giulianova, Bari e Brindisi. "La barca a vela Ail - racconta Giuseppe Navoni, vicepresidente nazionale Ail, presidente Ail Brescia e coordinatore Sognando Itaca - con skipper professionisti, pazienti, medici, infermieri e psicologi, naviga lungo le coste italiane, facendo tappa nelle città in cui è presente una divisione di Ematologia. In ogni porto di attracco, le sezioni Ail coinvolte danno vita all'Itaca Day, durante il quale i pazienti, adulti e bambini, accompagnati da volontari, medici e infermieri, hanno la possibilità di imbarcarsi per vivere un'esperienza a bordo. L'obiettivo è di diffondere la velaterapia quale metodo terapeutico volto alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità della vita dei malati ematologici". In occasione della Giornata nazionale si rinnova anche un appuntamento consolidato per pazienti e familiari: il numero verde Ail Problemi Ematologici 800 22 65 24, attivo domenica 21 giugno dalle 8 alle 20, un servizio gratuito che permette ai pazienti di parlare direttamente con ematologi esperti, ricevere chiarimenti sulle proprie patologie e sulle terapie in corso, in totale riservatezza e senza le limitazioni di tempo che spesso hanno con gli ematologi che li seguono abitualmente. Come lo scorso anno, saranno più di 40 gli ematologi a disposizione, un numero elevato di specialisti per garantire un supporto ancora più ampio, tempestivo e personalizzato.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Ematologo Corradini: "Ricerca e nuove terapie cambiano le prognosi delle neoplasie del sangue"</title>
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      <description>'Studio Ail sulle Car-T nel mieloma per cure sempre più personalizzate e mirate'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:50:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Le malattie oncoematologiche non sono affatto rare. I linfomi, da soli, occupano il settimo-ottavo posto tra i tumori più frequenti; a questi si aggiunge il mieloma e un insieme di altre patologie che, considerate nel loro complesso, rappresentano una realtà numericamente significativa". Lo ha spiegato Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia università degli Studi di Milano, direttore di Ematologia e direttore scientifico f.f. Istituto nazionale tumori di Milano, durante la conferenza 'Ricerca e cura in ematologia: l'impegno di Ail tra presente e futuro', presso Palazzo De Carolis a Roma, in occasione della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.</p> <p>"La ricerca degli ultimi 10 anni ha compiuto un salto straordinario: non solo ha consentito di allungare la vita dei pazienti e di guarirne molti che in passato non avevano prospettive di guarigione, ma ha anche migliorato in modo sostanziale la qualità della vita. Oggi abbiamo pazienti che possono convivere a lungo con la malattia mantenendo una buona qualità dell’esistenza", ha sottolineato lo specialista. </p> <p>Il docente ha poi evidenziato l'importanza della ricerca indipendente sostenuta da Ail, soffermandosi su uno studio osservazionale nazionale dedicato ai pazienti affetti da mieloma sottoposti a terapie Car-T. "Ail finanzia uno studio prospettico che raccoglierà dati clinici e campioni biologici dei pazienti trattati con Car-T in Italia. Un'esperienza simile era già stata realizzata nei linfomi, con oltre 1.700 pazienti coinvolti, fornendo informazioni preziose sull’efficacia delle terapie e sugli approcci meno utili da abbandonare", ha ricordato l'ematologo. "L'obiettivo è sviluppare biomarcatori che permettano di capire in anticipo quale terapia sia più adatta per ogni singolo paziente. Si tratta di studi che difficilmente vengono realizzati dall'industria farmaceutica e che possono essere portati avanti soprattutto dal mondo accademico grazie al sostegno di enti come Ail", ha concluso Corradini.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Agostiniani (Sip): "Su indice fertilità agire con incentivi economici e servizi"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019495/agostiniani-sip-su-indice-fertilita-agire-con-incentivi-economici-e-servizi.html</link>
      <description>‘Uso precoce di smartphone incide su sviluppo linguaggio e cervello’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos) - Perché nascono sempre meno bambini? “Fondamentalmente per due motivi. Il primo, ed è il più importante, è una riduzione marcata delle donne in età fertile, conseguenza della riduzione delle nascite che si è avuta nel nostro Paese dal 1975 in poi. La riduzione è stata molto forte: meno donne significa meno bambini. C’è stato un leggero incremento delle nascite tra il 1995 e il 2008, legato ai fenomeni migratori, ma anche questo effetto si è poi ridotto. Il secondo motivo è che si fanno pochi bambini per ciascuna donna: il nostro indice di fertilità è sceso a 1,4 figli per donna ed è in continuo calo. Su questo si può realmente incidere sia attraverso incentivi economici, come hanno fatto e stanno facendo altri Paesi, sia, soprattutto, attraverso servizi per la prima infanzia. Questa è la strategia che funziona di più ed è quella adottata dai Paesi scandinavi: offrire servizi che permettano di conciliare la scelta di avere figli con la possibilità di accudirli nel percorso di crescita”. Lo ha detto Rino Agostiniani, presidente Sip-Società italiana pediatria, nel suo intervento al dibattito ‘La demografia cambia la società’, organizzato oggi da Adnkronos, a Palazzo dell’Informazione a Roma</p> <p>Sugli effetti dell’uso precoce e prolungato degli schermi di smartphone e tablet e le conseguenze sulla salute, “come Società italiana di pediatria abbiamo analizzato la letteratura esistente - spiega Agostiniani - I dati sono molto forti: questa modalità, sempre più diffusa ha ripercussioni sui tempi di acquisizione del linguaggio e sullo sviluppo del cervello. Faccio spesso il paragone con un muscolo: se alleno sempre lo stesso muscolo, quello si sviluppa più di altri. Lo stesso vale per la corteccia cerebrale. Se invece di abituare il bambino alla relazione - guardarsi negli occhi, osservare le espressioni degli adulti - lo abituiamo allo schermo, attiviamo aree cerebrali che saranno meno utili per il suo sviluppo futuro. Quindi il danno che si crea quando questi strumenti vengono usati come ‘pacificatori’ per calmare il bambino - ad esempio quando si è a cena fuori, ma non solo - è rilevante, e non c’è ancora una reale consapevolezza da parte dei genitori. Per questo siamo molto impegnati come Sip e stiamo lavorando insieme a Terre des Hommes, un’associazione attiva nella tutela dell’infanzia, per elaborare una proposta di legge che limiti l’utilizzo degli strumenti digitali nei primi 36 mesi di vita. Questa fascia d’età è estremamente critica, anche più di quella adolescenziale”.</p> <p>Sulla proposta della Gran Bretagna di fissare a 16 anni l’accesso ai social Agostiniani osserva che “il divieto è uno strumento forte. È importante per dire: ‘attenzione, questa cosa è pericolosa’. È chiaro però che il divieto da solo non funziona, perché deve essere accompagnato da una progettualità di educazione al digitale che deve partire fin da piccoli, anche in ambito scolastico. I genitori sono la prima categoria da sensibilizzare - rimarca l’esperto - Non è pensabile dire a un ragazzo ‘non usare il cellulare dopo cena’ se poi il genitore stesso lo usa continuamente. Quindi - conclude - ben vengano i divieti, ma devono essere accompagnati da alternative: il cellulare non si usa perché esistono attività più stimolanti e gratificanti. Se ci limitiamo a dire ‘questo non si fa’, senza costruire altro, non funziona”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Agosti (Sin): "Garantire cure neonatali omogenee in tutto il territorio nazionale"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019494/agosti-sin-garantire-cure-neonatali-omogenee-in-tutto-il-territorio-nazionale.html</link>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos) - “Dobbiamo cercare di garantire tutte le cure e, lungo tutto il territorio nazionale, assicurare uguaglianza di assistenza per le nascite in tutta la penisola italiana. Questo è un tema a cui la Società italiana di neonatologia, insieme alla Società di ostetricia, tiene molto, perché la mortalità neonatale in Italia è piuttosto bassa come dato medio, ma se andiamo a ‘spacchettarla’ per le diverse regioni, vediamo differenze territoriali piuttosto rilevanti”. Così Massimo Agosti, presidente Società italiana neonatologia,intervenendo, da remoto, a 'La demografia cambia la società', nuovo appuntamento del ciclo di eventi Adnkronos Q&amp;A, oggi, al Palazzo dell'Informazione di Roma.</p> <p>“L’uguaglianza di cure, la non dipendenza dal codice postale in cui si nasce - continua Agosti - è un punto su cui noi neonatologi insistiamo molto, e sollecitiamo le istituzioni affinché ci sia uguaglianza di apparecchiature, personale medico e infermieristico, sicurezza e garanzia per i genitori che vogliono avere un figlio. Tutto questo contribuisce, anche se solo in parte rispetto agli altri fattori sociali, a far tornare alle coppie italiane in età fertile la voglia e la serenità di affrontare quella che viene definita ‘la fatica’, ma anche la bellezza, di avere un figlio”. </p> <p>Per questo è “importante avere una cabina di regia nazionale per definire i livelli essenziali di assistenza, in modo che tutti i neonati, da Aosta ad Agrigento, possano avere gli stessi livelli di cura, così come le donne in gravidanza devono avere la stessa qualità di assistenza prima ancora della nascita del bambino. Forse - conclude - dovremmo essere ascoltati di più dalle istituzioni, perché una guida scientifica più forte potrebbe aiutare a prendere decisioni amministrative più adeguate per i cittadini”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Vasiliou (Bms): "Dal 1946 in Italia, qui abbiamo portato oltre 80 farmaci innovativi"</title>
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      <description>'Nel triennio 2023–2025 l'azienda ha contribuito a generare, in media, a livello diretto, indiretto e indotto, 369 mln di euro di Pil all'anno, di cui 142 mln di valore aggiunto diretto - Negli ultimi 5 anni investiti in ricerca oltre 90 mln'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:50:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Dal 1946 Bristol Myers Squibb è presente in Italia, contribuendo allo sviluppo del Paese attraverso riscerca scientifica, innovazione e occupazione qualificata. Nel corso di questi 80 anni abbiamo portato nel Paese oltre 80 farmaci che hanno contribuito a trasformare gli esiti di salute e le prospettive di cura, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Nel triennio 2023-2025 Bms Italia ha contribuito a generare in media, a livello diretto, indiretto e indotto, 369 milioni di euro di Pil all'anno, di cui 142 milioni di valore aggiunto diretto. Quindi, per ogni euro di valore aggiunto diretto, Bms Italia contribuisce a generare un totale di 2,6 euro di Pil nel Paese, con ricadute positive sull'occupazione, sui professionisti e sul tessuto delle Piccole e medie imprese". Lo ha dichiarato Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia, in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni dell'azienda in Italia oggi a Roma (Centro Studi Americani). </p> <p>"Negli ultimi cinque anni abbiamo reso disponibili 40 nuove indicazioni terapeutiche e farmaci innovativi, di cui otto stanno contribuendo in modo significativo a migliorare la qualità della vita dei pazienti, modificando il decorso di molte patologie e aumentando le prospettive di sopravvivenza", ha spiegato Vasiliou. La manager ha sottolineato come i progressi ottenuti in aree terapeutiche strategiche, dall'oncologia all'ematologia, dalle neuroscienze al cardiovascolare, abbiano contribuito a cambiare la storia naturale di numerose malattie. "Sono risultati che ci rendono orgogliosi e che ci spingono a fare sempre di più e sempre meglio per i pazienti", ha aggiunto.</p> <p>Vasiliou ha inoltre ricordato il forte radicamento dell'azienda nel Paese: "Avere la nostra sede nella capitale d'Italia rappresenta un elemento importante per il dialogo e la collaborazione con le Istituzioni. In questi anni abbiamo continuato a investire in Italia, destinando oltre 90 milioni di euro alla ricerca clinica negli ultimi cinque anni". Guardando al futuro, Bms conferma il proprio impegno nelle aree considerate strategiche: neuroscienze, cardiologia, oncologia ed ematologia. "Continueremo a investire in ricerca e sviluppo, in particolare in oncologia ed ematologia, attraverso nuove modalità d'azione, combinazioni terapeutiche innovative e terapie cellulari avanzate. Il nostro obiettivo resta quello di migliorare ulteriormente gli esiti clinici e la sopravvivenza dei pazienti", ha concluso Vasiliou.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Ottanta anni di Bms in Italia, Rocca: "Vaccini e farmaci innovativi investimenti strategici"</title>
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      <description>'Il Lazio può contare su un polo farmaceutico di straordinaria eccellenza, di cui Bristol Myers Squibb rappresenta un pilastro storico - Presto un protocollo con Farmindustria per accelerare i trial clinici'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Sono qui oggi sia per ragioni istituzionali sia per ragioni operative. È motivo di orgoglio che Bristol Myers Squibb abbia scelto Roma come sede del proprio quartier generale in Italia. Celebrare gli 80 anni di presenza nel nostro Paese significa anche riflettere su una fase di grande trasformazione della sanità e della società, che il servizio sanitario deve saper accompagnare. Il Lazio può contare su un polo farmaceutico di straordinaria eccellenza, di cui Bristol Myers Squibb rappresenta un pilastro storico. La presenza di università prestigiose, Irccs e centri di ricerca ha favorito negli anni lo sviluppo di studi clinici di grande rilievo, contribuendo alla crescita della qualità dell'assistenza nella nostra regione". Lo ha detto Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, intervendo - oggi a Roma (Centro Studi Americani) - alla conferenza stampa per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia. </p> <p>Rocca ha poi ricordato: "Stiamo lavorando con Farmindustria a un protocollo sui trial clinici che sarà firmato a breve. L'obiettivo - ha sollolineato il governatore - è rendere più rapide le procedure, garantendo al tempo stesso tutela della privacy, sicurezza operativa e qualità della ricerca. Crediamo che il dialogo tra sistema sanitario e industria farmaceutica debba essere costante e trasparente: abbiamo bisogno dell'innovazione e della capacità di ricerca e sviluppo delle aziende, ma questo rapporto deve sempre trovare il giusto equilibrio nell'interesse dei cittadini. La nostra ambizione è rafforzare ulteriormente l'attività clinica di eccellenza del Lazio. Per questo stiamo investendo nella creazione di una rete di centri dedicati ai trial clinici e nel potenziamento delle infrastrutture a supporto della ricerca. Tuttavia, c'è una questione che riguarda l'intera Europa: le nuove politiche industriali adottate dagli Stati Uniti rischiano di avere conseguenze importanti per il settore farmaceutico europeo. Dobbiamo essere capaci di difendere e rafforzare la competitività del nostro sistema, attrarre investimenti e sostenere la crescita della ricerca".</p> <p>Per questo motivo, ha proseguito, "ritengo che vaccini, farmaci innovativi e prevenzione debbano essere considerati investimenti strategici e non semplicemente spesa corrente. Grazie alla ricerca oggi disponiamo di terapie che trasformano la vita dei pazienti: tumori che diventano malattie croniche, patologie ematologiche da cui si guarisce, terapie geniche che consentono ai bambini affetti da malattie rare di condurre una vita normale. Investire nell'innovazione significa migliorare la salute delle persone, ma anche generare risparmi per il sistema sanitario e creare sviluppo economico. È necessario favorire l'accesso tempestivo alle terapie realmente innovative, garantendo al contempo appropriatezza prescrittiva e sostenibilità". Per Rocca il tema della prevenzione resta "centrale". "Salute, ricerca e innovazione rappresentano infrastrutture strategiche per il futuro del Paese. Per questo è fondamentale lavorare insieme, istituzioni e industria, affinché il settore farmaceutico continui a investire in Italia e in Europa, preservando occupazione, ricerca e capacità di innovazione. Sono convinto che la strada intrapresa sia quella giusta e che, attraverso una collaborazione responsabile tra tutti gli attori coinvolti, potremo raggiungere risultati importanti per i pazienti, per il sistema sanitario e per il nostro Paese", ha poi concluso. </p>]]></content:encoded>
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      <title>80 anni di Bms in Italia, Schillaci: "Da ricerca e innovazione nuove opportunità per i pazienti"</title>
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      <description>Videomessaggio del ministro della Salute per l'anniversario, 'la vera sfida è garantire a tutti i cittadini un accesso sempre più equo e tempestivo ai farmaci e alle terapie innovative, indipendentemente dal territorio in cui vivono'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "L'ottantesimo anniversario della presenza di Bristol Myers Squibb in Italia rappresenta un'occasione per riflettere sul valore della ricerca clinica e sul contributo che l'innovazione farmaceutica continua a offrire al progresso della medicina e alla tutela della salute. I temi al centro della vostra iniziativa testimoniano quanto sia straordinaria la fase che stiamo vivendo, dall'immunoterapia alle nuove frontiere dell'ematologia, dall'evoluzione delle cure cardiovascolari ai progressi di patologie neurodegenerative, la ricerca continua ad aprire prospettive che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente raggiungibili". Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un videomessaggio inviato alla Vice President e General Manager di Bms Regina Vasiliou e ai promotori della conferenza stampa a Roma - presso il Centro Studi Americani - per celebrare gli 80 anni di Bms in Italia. </p> <p>"Ogni avanzamento della scienza - ha ricordato Schillaci - amplia le opportunità terapeutiche, alimenta nuove speranze per i pazienti e per le loro famiglie. Ma innovare non basta: la vera sfida è fare in modo che i progressi della ricerca possano tradursi in benefici concreti per tutti i cittadini, garantendo un accesso sempre più equo e tempestivo ai farmaci e alle terapie innovative, indipendentemente dal territorio in cui vivono, che considero prioritario e che guida l'azione del ministero della Salute". </p> <p>"In questi anni abbiamo avviato importanti riforme per modernizzare la governance farmaceutica e accompagnare l'evoluzione della ricerca - ha sottolineato il ministro -. In questa direzione si colloca anche il lavoro sul Testo unico della legislazione farmaceutica, una riforma che punta a superare la frammentazione normativa, a semplificare le procedure e a costruire un quadro regolatorio più moderno, capace di garantire ai cittadini un accesso alle cure sempre più equo, sicuro e tempestivo". La sfida "che abbiamo davanti è ambiziosa a sostenere l'innovazione, attrarre investimenti, assicurare la sostenibilità del sistema e ridurre le disuguaglianze e l'accesso ai farmaci e alle cure. Sono tutti questi gli obiettivi che richiedono una collaborazione responsabile tra Istituzioni, comunità scientifica, associazioni di pazienti e l'industria farmaceutica. Sono certo che questo anniversario rappresenti una tappa significativa di un percorso che continuerà a generare innovazione e nuove opportunità di cura a beneficio dei pazienti", ha poi concluso Schillaci. </p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Insurtech Days 2026 il 3 luglio, il settore assicurativo guarda a salute, vita e longevità</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019239/insurtech-days-2026-il-3-luglio-il-settore-assicurativo-guarda-a-salute-vita-e-longevita.html</link>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:50:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos) - L’Italia è oggi uno dei Paesi più longevi al mondo. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 la speranza di vita ha raggiunto 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne, e quasi un quarto della popolazione italiana ha più di 65 anni. Questo cambiamento demografico rappresenta una delle principali trasformazioni economiche e sociali dei prossimi decenni e sta ridefinendo in profondità il settore assicurativo e sanitario. L’aumento della longevità, insieme alla crescita dei costi sanitari e alla crescente centralità della prevenzione, sta accelerando il passaggio da un modello di protezione reattivo a un ecosistema integrato di servizi continuativi legati a salute, assistenza e benessere. In questo scenario si inserisce la seconda giornata degli Insurtech Days 2026, l’evento organizzato da Italian Insurtech Association (IIA) in programma il 3 luglio presso Le Village by CA Milano, dal titolo “From Insurance to Health &amp; Wealth Partner”. La giornata sarà dedicata all’evoluzione del settore assicurativo nei segmenti vita, salute e longevità, con un focus sui nuovi modelli di ecosistema che integrano assicurazione, tecnologia, dati e servizi, abilitando un ruolo sempre più attivo delle compagnie come partner di prevenzione, cura e pianificazione del benessere.</p> <p>Secondo Ania, nel 2024 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto i 185 miliardi di euro, di cui circa 47 miliardi sostenuti direttamente dalle famiglie. Un dato che evidenzia la crescente centralità della salute nel sistema di welfare e il ruolo sempre più rilevante che il settore assicurativo è chiamato a svolgere nel supportare cittadini e imprese lungo tutto il ciclo di vita, attraverso soluzioni di prevenzione, monitoraggio e presa in carico. Tali fattori stanno accelerando la trasformazione del settore. Il valore dell'assicurazione oggi non risiede più esclusivamente nella capacità di intervenire quando si verifica un evento avverso, ma sempre più nella possibilità di aiutare clienti e famiglie a prevenirlo, gestirlo e affrontarlo nel tempo. La diffusione di tecnologie come Intelligenza Artificiale, wearable device, analisi predittiva e piattaforme digitali sta rendendo possibile un nuovo approccio alla protezione, basato sulla capacità di anticipare i bisogni, monitorare i rischi e favorire comportamenti più virtuosi. Un’evoluzione che sta progressivamente trasformando il ruolo delle assicurazioni, sempre meno focalizzate esclusivamente sull’indennizzo e sempre più orientate alla prevenzione e alla gestione attiva del rischio.</p> <p/> <p/> <p>“L’allungamento della vita media, l’aumento dei costi sanitari e la crescente attenzione al benessere stanno modificando profondamente le aspettative dei cittadini. Le persone non cercano più soltanto una copertura assicurativa, ma strumenti che le aiutino a prevenire i rischi, gestire la propria salute e pianificare il futuro con maggiore serenità. Per le compagnie assicurative si apre quindi una sfida nuova: evolvere da semplici provider di polizze a partner capaci di accompagnare il cliente lungo tutto il ciclo della vita, integrando protezione, servizi, tecnologia e consulenza. La sfida dei prossimi anni sarà costruire modelli in grado di coniugare salute, longevità e benessere finanziario, offrendo risposte sempre più personalizzate ai bisogni delle persone”, dichiara Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association. Nel corso della giornata saranno presentate due ricerche realizzate da IIA e dedicate ai temi della salute e della longevità, che offriranno una fotografia dell'evoluzione dei bisogni di protezione e delle opportunità di sviluppo per il settore assicurativo. </p> <p>Il cuore del dibattito vedrà alternarsi sul palco di alcuni dei principali player del settore. Reale Mutua porterà una riflessione sull’evoluzione dei modelli assicurativi verso logiche di ecosistema salute, con particolare attenzione ai temi della prevenzione e longevità, della continuità di relazione e dell’integrazione tra servizi e coperture. AXA Italia indagherà il tema "Life Insurance 2.0", analizzando come l’IA stia trasformando la customer experience e, sulla longevity, il ruolo chiave dell’innovazione continua in prevenzione e protezione lungo tutto l’arco della vita e la necessità di un impegno in logica di ecosistema, che metta al centro la salute e il benessere delle persone.. Generali illustrerà come i nuovi canali digitali siano un abilitatore della relazione con i clienti per facilitare la gestione delle richieste, favorire la sinergia tra servizi, aumentare l’ingaggio del cliente con contenuti personalizzati capaci di connettere in un unico network compagnie assicurative, strutture ospedaliere e soluzioni di sanità digitale. Alleanza Assicurazioni, compagnia del Gruppo Generali, si focalizzerà sull' evoluzione del proprio modello, che integra protezione, previdenza, risparmio, investimento e servizi bancari per offrire una consulenza patrimoniale a 360°. Un approccio che abilita soluzioni personalizzate lungo tutte le fasi della vita, valorizzando modelli flessibili e il ruolo centrale del consulente. Infine, Visa, tra i leader globali nei pagamenti digitali, approfondirà il ruolo dei pagamenti innovativi e della fiducia nell’utilizzo degli strumenti digitali quali abilitatori chiave di un'esperienza assicurativa personalizzata e progettata a partire dalle esigenze del cliente. </p> <p>Al termine della giornata saranno, inoltre, assegnati gli Insurtech Awards 2026, i riconoscimenti promossi da Italian Insurtech Association per valorizzare le realtà che stanno contribuendo alla trasformazione del settore assicurativo attraverso tecnologia, dati, intelligenza artificiale e nuovi modelli di servizio.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>'Dietro la tua firma c'è tutto questo', al via campagna 5x1000 Fondazione Irccs Policlinico San Matteo Pavia</title>
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      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - Una firma che non costa nulla, ma che può contribuire a sviluppare nuove cure, sostenere la ricerca scientifica e migliorare la vita di migliaia di pazienti. </p> <p>Con questo messaggio la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo lancia la campagna 5xmille 2026 'Dietro la tua firma c'è tutto questo', invitando cittadini e contribuenti a sostenere uno dei principali centri italiani di ricerca e cura. Dietro una firma c'è molto più di un nome - sottolineano dall'Irccs - Ci sono medici, infermieri, ricercatori e professionisti della salute che ogni giorno lavorano per offrire diagnosi più accurate, trattamenti più efficaci e nuove opportunità di cura. Ci sono laboratori, studi clinici, tecnologie avanzate e progetti di ricerca che contribuiscono a migliorare concretamente la vita delle persone. La campagna - si legge in una nota - nasce per rendere visibile ciò che spesso resta invisibile: l'impatto concreto che una semplice firma può generare. Un gesto che non comporta alcun costo aggiuntivo per il contribuente, ma che può trasformarsi in ricerca, innovazione e progresso medico. Al Policlinico San Matteo la cura nasce dall'incontro continuo tra assistenza clinica e ricerca scientifica. Le nuove terapie, i trattamenti più avanzati e i progressi della medicina sono il risultato di un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, pazienti e comunità. Un percorso che può continuare a crescere anche grazie al sostegno dei cittadini attraverso il 5x1000.</p> <p>Dietro ogni firma ci sono storie concrete. Come quella di Shrika che, grazie a una terapia genica innovativa, oggi conduce una vita pienamente attiva. Un risultato che dimostra come la ricerca possa trasformarsi in nuove possibilità di vita quando trova le risorse necessarie per diventare cura. Per dare volto a questo messaggio, la campagna sceglie come protagonisti alcuni professionisti che ogni giorno operano all'interno del Policlinico San Matteo. Medici impegnati in diversi ambiti specialistici, accomunati dalla stessa missione: trasformare la conoscenza scientifica in opportunità concrete per i pazienti. A rafforzare il racconto contribuisce anche il video istituzionale della campagna, che accompagna il pubblico in un viaggio che parte dalla ricerca e arriva alla vita delle persone - descrivono dall'Irccs - evidenziando il ruolo fondamentale dei cittadini nel sostenere il progresso della medicina. La campagna è inoltre accompagnata da una serie di videointerviste che approfondiscono il valore della ricerca, attraverso le testimonianze di professionisti e pazienti. Tra queste quella di Vittorio Bellotti, direttore scientifico della Fondazione, che racconta il ruolo distintivo di un Irccs nel mettere in relazione attività di ricerca e attività di cura, accelerando il trasferimento delle innovazioni scientifiche nella pratica clinica. Un esempio concreto di questo percorso è raccontato da Marco Zecca, direttore della Sc di Oncoematologia pediatrica, che ripercorre i risultati ottenuti grazie alle più recenti terapie geniche. Proprio al San Matteo due giovani pazienti hanno potuto accedere a trattamenti innovativi che hanno aperto nuove prospettive di vita, dimostrando come la ricerca possa offrire risposte anche quando non esistono altre opzioni terapeutiche, ricorda l'ospedale. </p> <p>La Fondazione Irccs Policlinico San Matteo - conclude la nota - rappresenta uno dei principali poli italiani della ricerca biomedica e della medicina ad alta specializzazione. Tra le numerose eccellenze cliniche, assistenziali e scientifiche del Policlinico San Matteo, riconosciute anche a livello nazionale e internazionale, la Fondazione rappresenta un punto di riferimento nella presa in carico delle patologie complesse e rare, integrando cura, ricerca e innovazione. Per destinare il proprio 5x1000 alla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia è sufficiente firmare nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi dedicato al finanziamento della ricerca sanitaria e indicare il codice fiscale della Fondazione. Codice fiscale: 00303490189.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>Diabete e obesità, il Policlinico di Bari protagonista di due studi internazionali su nuove terapie innovative</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/2019228/diabete-e-obesita-il-policlinico-di-bari-protagonista-di-due-studi-internazionali-su-nuove-terapie-innovative.html</link>
      <description>Ricerche pubblicate su JAMA e The Lancet: risultati promettenti per farmaci GLP-1 anche orali. Migliorano glicemia e peso senza aumento del rischio di ipoglicemia</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>policlinico,diabete</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:10:36 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd"><span>L&rsquo;Unit&agrave; Operativa di Endocrinologia del Policlinico di Bari, guidata dal professor Francesco Giorgino, si conferma tra i centri di riferimento internazionale nella ricerca sui nuovi trattamenti per diabete di tipo 2 e obesit&agrave;, grazie alla partecipazione a due studi clinici pubblicati su </span><em><span>JAMA</span></em><span> e </span><em><span>The Lancet</span></em><span>.</span></p> <p class="isSelectedEnd"><span>Le ricerche hanno analizzato nuove strategie terapeutiche per pazienti con diabete non adeguatamente controllato nonostante la terapia insulinica, evidenziando miglioramenti significativi nel controllo glicemico, una riduzione del peso corporeo fino al 10-12% e l&rsquo;assenza di un aumento del rischio di ipoglicemia.</span></p> <p class="isSelectedEnd"><span>Lo studio pubblicato su </span><em><span>JAMA</span></em><span>, coordinato dal professor Giorgino nell&rsquo;ambito di un&rsquo;&eacute;quipe internazionale, ha riguardato orforglipron, un innovativo farmaco orale appartenente alla classe degli agonisti GLP-1. A differenza delle terapie iniettabili gi&agrave; diffuse, la molecola pu&ograve; essere assunta per via orale e non richiede necessariamente la distanza dai pasti, con potenziali vantaggi anche in termini di accessibilit&agrave; e costi di produzione.</span></p> <p class="isSelectedEnd"><span>Il secondo studio, pubblicato su </span><em><span>The Lancet</span></em><span>, ha invece valutato la combinazione cagrilintide-semaglutide, confermando il potenziale delle terapie di nuova generazione nel trattamento integrato di diabete e obesit&agrave;. La combinazione &egrave; gi&agrave; in fase di sperimentazione su alcuni pazienti seguiti presso l&rsquo;Unit&agrave; Operativa di Endocrinologia del Policlinico di Bari.</span></p> <p class="isSelectedEnd"><span>&ldquo;Questi studi rappresentano un passaggio molto importante nell&rsquo;evoluzione della terapia del diabete di tipo 2&rdquo;, ha commentato il professor Giorgino, sottolineando come le nuove molecole permettano di migliorare il controllo glicemico e la gestione del peso corporeo senza aumentare il rischio di ipoglicemia.</span></p> <p><span>Per il Policlinico di Bari e l&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Bari &ldquo;Aldo Moro&rdquo; la partecipazione ai due trial rappresenta un riconoscimento del ruolo scientifico del centro nel panorama internazionale della ricerca sulla medicina metabolica.</span></p>]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Odone (Css): "Prevenzione con vaccini e prossimità per invecchiare in salute"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019219/odone-css-prevenzione-con-vaccini-e-prossimita-per-invecchiare-in-salute.html</link>
      <description>'Aspettativa di vita in Italia è quasi a 85 anni, quella in buona salute si ferma a 58-60 anni'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:50:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - Il tema della prevenzione, che poi arriva anche alla prevenzione delle malattie infettive e quindi ai vaccini, “è cruciale rispetto agli strumenti per far fronte a questi trend demografici. L’aumento dell’aspettativa di vita è un successo della medicina, ma chiaramente ha un peso sociale ed economico e anche un impatto sulla salute. Se l’aspettativa di vita in Italia è quasi a 85 anni, quella in buona salute si ferma a 58-60 anni. Per cui gli obiettivi di sanità pubblica sono preservare la buona salute, non solo diagnosticare e curare le patologie e le comorbidità che, chiaramente, grazie al driver dell’età, aumentano. E qui entra il tema della prevenzione”. Lo ha detto Anna Odone, professore ordinario di Sanità pubblica all'Università di Pavia, presidente sezione 3 Consiglio superiore di sanità, partecipando al dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato oggi in occasione della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell'evoluzione demografica a Palazzo dell’Informazione a Roma</p> <p>La prevenzione primaria “si occupa di preservare la salute - spiega Odone - Si riferisce alla vaccinazione, agli screening, agli stili di vita corretti perché si guadagna in salute e, in una prospettiva di popolazione, ha un impatto economico molto importante. Nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive, siamo abituati a parlare di vaccinazioni pediatriche, ma con questi numeri demografici la prevenzione diventa uno strumento di invecchiamento in salute e attivo anche per la popolazione adulta, anziana e fragile. Abbiamo a disposizione straordinari strumenti di vaccinazione nei confronti di patologie diffuse nella popolazione anziana, per le quali l’età rappresenta un fattore di maggiore rischio per forme complicate o gravi”.</p> <p>Sul tema della prevenzione di prossimità, “legato al Pnrr, il monitoraggio dell’implementazione - illustra Odone - mostra, nei diversi contesti territoriali, alcune criticità importanti, che vengono affrontate dai diversi servizi regionali, e riguarda anche la prevenzione vaccinale. Pensare una prevenzione che si allontana dai luoghi tradizionali, ospedali e dipartimenti di prevenzione, e abbraccia modelli sperimentati in contesto emergenziale, come la vaccinazione nelle farmacie, significa costruire un sistema che resta e può essere utilizzato anche a regime. Sono modelli di prevenzione che avvicinano il cittadino. La medicina di prossimità - conclude - integra farmacisti, medicina di famiglia e servizi territoriali, e unisce le necessità sanitarie con quelle sociali, in un’ottica di integrazione sociosanitaria e promozione della salute”.</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Farmaceutica: 80 anni di Bms in Italia, 42 molecole in sviluppo e 120 studi clinici in corso</title>
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      <description>Vasiliou: 'Nel corso dei decenni abbiamo portato nel Paese oltre 80 farmaci - Nel triennio 2023-2025 l’azienda, come media annua, ha contribuito a generare in Italia 369 milioni di euro di Pil'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:20:05 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - Sono 42 le molecole di Bristol Myers Squibb in sperimentazione in Italia e spaziano dall’oncologia all’ematologia, dalle malattie cardiovascolari fino all’immunologia e alle neuroscienze. Negli ultimi 5 anni, l’azienda ha investito oltre 90 milioni di euro nella ricerca clinica nel nostro Paese, e oggi è impegnata con più di 120 studi in oltre 700 centri ospedalieri e il coinvolgimento di più di 2200 pazienti. Questi numeri testimoniano la partnership consolidata di Bristol Myers Squibb con l’Italia. È una storia di successo e di continua innovazione a favore dei pazienti, iniziata esattamente 80 anni fa. Il ruolo centrale del nostro Paese nella strategia globale dell’azienda è evidenziato in una conferenza stampa oggi a Roma, al Centro Studi Americani, con gli interventi di Marta Costanzo Youth (Deputy Chief of Mission US Embassy) e Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e il videomessaggio del ministro della Salute Orazio Schillaci. </p> <p>"Da 80 anni la nostra ricerca si concentra dove c’è più bisogno, in aree terapeutiche che hanno segnato passaggi decisivi nell’evoluzione della medicina. Dalla disponibilità degli antibiotici alle terapie in virologia, dalle soluzioni per le patologie cardiovascolari e neurodegenerative fino alle più recenti innovazioni in immuno-oncologia, abbiamo ridefinito il paradigma di trattamento di molte malattie gravi - spiega Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia -. Nel corso dei decenni abbiamo portato nel Paese oltre 80 farmaci che hanno contribuito a trasformare gli esiti di salute e le prospettive di cura, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Il contributo di Bristol Myers Squibb in Italia non si misura solo nell’innovazione terapeutica resa disponibile, ma anche nel nostro ruolo di partner industriale del Paese. Nel triennio 2023–2025 l’azienda, come media annua, ha infatti contribuito a generare in Italia 369 milioni di euro di Pil, secondo l’impact assessment report redatto da PwC. La nostra responsabilità è continuare a costruire, insieme alla comunità scientifica e alle Istituzioni, un percorso fatto di ricerca, innovazione e progresso".</p> <p>"A livello globale, il punto di forza della pipeline di Bristol Myers Squibb risiede nella sua ampiezza e profondità, sostenute da piattaforme innovative e da un impegno costante nelle aree terapeutiche a più elevato bisogno medico insoddisfatto - afferma Cristian Massacesi, Executive Vice President, Chief Medical Officer and Head of Development, Bristol Myers Squibb -. L’Italia riveste un ruolo strategico per la ricerca e lo sviluppo clinico di Bristol Myers Squibb. Siamo orgogliosi della solidità dell’ecosistema clinico e accademico italiano e del contributo che i ricercatori e i centri italiani apportano ai nostri programmi globali di sviluppo clinico”. “Guardando al futuro - continua Cristian Massacesi - la nostra ambizione è continuare a elevare gli standard di cura per i pazienti in tutto il mondo affetti da alcune delle patologie più difficili da curare".</p> <p/> <p>In oncologia, Bristol Myers Squibb - informa una nota - "ha introdotto terapie che hanno segnato tappe fondamentali nella storia del trattamento dei tumori, molte delle quali sono ancora oggi ampiamente utilizzate. Tra queste, un farmaco appartenente alla classe dei taxani, sviluppato in collaborazione con il National Cancer Institute statunitense. Successivamente, l’azienda ha contribuito alla rivoluzione dell’immunoterapia, con l’introduzione nella pratica clinica dei checkpoint inhibitors, che ha trasformato la prognosi del melanoma metastatico: se dieci anni fa la sopravvivenza a cinque anni era inferiore al 10%, oggi supera il 50%".</p> <p>"I taxani hanno rivoluzionato le cure contro il cancro e costituiscono ancora oggi capisaldi della chemioterapia – afferma Carmine Pinto, direttore Oncologia medica Ausl-Irccs di Reggio Emilia -. Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di tumore e, negli ultimi 10 anni, vi è stata una riduzione del 9% dei decessi oncologici. L’innovazione, insieme alla prevenzione e all’adesione agli screening, ha contribuito a questo risultato. Oltre al melanoma, l’immunoterapia ha modificato l’algoritmo terapeutico di numerose neoplasie solide. In alcuni casi, i risultati ottenuti nei pazienti affetti da malattia avanzata rappresentano il razionale per l’utilizzo anche negli stadi più precoci, aumentando così le possibilità di guarigione. Le sfide della ricerca passano attraverso la comprensione dei meccanismi di resistenza all’immunoterapia e la definizione della corretta sequenza di terapie". </p> <p>In ematologia - riferisce la nota - Bristol Myers Squibb "ha contribuito in modo determinante alla definizione degli standard di cura, a partire dal mieloma multiplo, ambito in cui un farmaco immunomodulante ha rappresentato per anni il cardine del trattamento. La ricerca dell’azienda ha portato alla prima terapia cellulare Car-T approvata in Italia nel mieloma multiplo e ad un’altra Car-T, disponibile per i pazienti con linfoma a grandi cellule B, la forma più frequente di linfoma non Hodgkin". "Le neoplasie ematologiche spesso hanno rappresentato l’apripista di trattamenti innovativi, come le target therapies, che poi sono stati utilizzati anche nei tumori solidi – spiega Armando Santoro, direttore Cancer Center Irccs Humanitas Research Hospital (Rozzano) -. L’innovazione terapeutica nel mieloma multiplo negli ultimi 25 anni è stata rappresentata dall’introduzione di farmaci con azione diretta verso le plasmacellule e verso il 'microambiente midollare', primi tra tutti gli immunomodulatori. Le Car-T, linfociti del paziente modificati geneticamente, sono il risultato dello straordinario lavoro svolto in laboratorio e nella pratica clinica e costituiscono la frontiera più avanzata dell’immunoterapia. Le terapie Car-T sono approcci 'chemio-free', che non prevedono l’impiego della chemioterapia in associazione, offrendo così potenziali vantaggi significativi per i pazienti. La ricerca è orientata verso lo sviluppo di trattamenti sempre più tollerabili, con l’obiettivo di preservare al meglio la qualità di vita dei pazienti".</p> <p/> <p>Nelle malattie cardiovascolari - dettaglia la nota - Bristol Myers Squibb ha introdotto il primo ACE-inibitore, che ha rappresentato una rivoluzione nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e ha lanciato un antiaggregante che, per decenni, è rimasto lo standard globale nella prevenzione degli eventi tromboembolici. Successivamente un anticoagulante orale di nuova generazione ha contribuito a ridefinire la prevenzione degli eventi cardiovascolari. A novembre 2025, un altro importante traguardo raggiunto, con l’approvazione della prima terapia che agisce sui meccanismi all’origine della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva.</p> <p>"In Italia, oltre 350mila persone sono colpite da cardiomiopatia, di cui più di 100mila presentano forme ipertrofiche - sottolinea Gianfranco Sinagra, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) -. La forma ipertrofica, causata da ispessimento del muscolo cardiaco, presenta una forte componente genetica. Si stima, infatti, che circa il 50% dei pazienti abbia una conclamata predisposizione ereditaria. Il nostro Paese vanta una cultura decennale nella cura delle cardiopatie genetiche e i centri di riferimento per questa patologia sono diffusi su tutto il territorio. I ricercatori italiani, inoltre, hanno offerto un contributo decisivo allo sviluppo di questa terapia innovativa in grado di offrire risposte concrete ai bisogni dei pazienti, perché può migliorare la loro qualità di vita, riducendo l’entità dei sintomi ed il ricorso all’intervento chirurgico in più dell’80% dei casi e condizionando favorevolmente l’espressività biologica di malattia".</p> <p>In neurologia, la ricerca di Bristol Myers Squibb ha sviluppato una terapia orale innovativa per la cura della sclerosi multipla, disponibile in Italia dal 2021. Ogni anno, nel nostro Paese, si stimano circa 3.600 nuove diagnosi, con un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti. "La sclerosi multipla è una delle patologie neurologiche croniche più diffuse nelle persone giovani adulte – afferma Eleonora Cocco, direttrice Sc Centro Regionale Sclerosi multipla, Asl Cagliari/Università di Cagliari –. I sintomi più frequenti riguardano, tra gli altri, la vista, la sensibilità, le capacità motorie e il controllo sfinterico. I deficit cognitivi sono presenti in una percentuale significativa di persone fin dagli stadi precoci e sono correlati all’atrofia cerebrale che si instaura nel tempo. È fondamentale, quindi, disporre di terapie in grado di modificare il decorso della malattia fin dalle fasi iniziali, prevenendo la progressione della disabilità fisica e cognitiva. Preservare la riserva cerebrale fin da subito è il presupposto essenziale per garantire l'efficacia di un approccio integrato, mirato a proteggere la qualità di vita e l’autonomia delle persone".</p> <p/> <p>La ricerca di Bristol Myers Squibb - riferisce la nota - "è focalizzata anche nello sviluppo di una molecola in grado di controllare i sintomi e stabilizzare il declino cognitivo nell’Alzheimer e schizofrenia, aree terapeutiche in cui persiste un elevato bisogno clinico insoddisfatto". "Sono orgogliosa di quanto abbiamo costruito in questi 80 anni - conclude Regina Vasiliou –. Questo anniversario non rappresenta un traguardo ma una tappa del nostro percorso, per continuare a generare valore nel lungo periodo. Stiamo vivendo una fase di straordinaria accelerazione scientifica. In questo contesto, il settore farmaceutico rappresenta una leva strategica fondamentale per rafforzare la competitività e il futuro del nostro Paese. Investire in salute significa prima di tutto ampliare le opportunità di cura per i pazienti e generare un beneficio concreto per la comunità, ma anche contribuire allo sviluppo economico e sociale dell’Italia”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Anemia falciforme e talassemia, paziente: "La ricerca ha riscritto la mia storia"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019200/anemia-falciforme-e-talassemia-paziente-la-ricerca-ha-riscritto-la-mia-storia.html</link>
      <description>La testimonianza di Shrika, 'una cura che non esisteva fino a pochi anni fa oggi è una possibilità concreta'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019200/anemia-falciforme-e-talassemia-paziente-la-ricerca-ha-riscritto-la-mia-storia.html</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:20:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - e ha conseguenze reali. Fino a pochi anni fa, una terapia come quella che ho ricevuto sembrava impensabile. Oggi rappresenta una possibilità concreta per tanti pazienti. Essere stata la prima persona in Italia e in Europa ad affrontare questo percorso mi fa sentire ancora più forte e consapevole della responsabilità di testimoniare quanto la ricerca possa fare la differenza”.</p> <p>Sono le parole di Shrika che nel 2025 ha ricevuto una nuova terapia genica. Si tratta del primo caso in Italia ed Europa.</p> <p>“Quando i medici mi hanno parlato della terapia genica ho pensato che la mia vita potesse davvero cambiare - racconta la giovane - Dopo anni trascorsi tra ricoveri, crisi, trasfusioni e complicanze, ero abituata a convivere con la malattia e a gestirne le conseguenze. Per la prima volta, mi sono trovata davanti a una cura, alla possibilità di poter riscrivere la mia storia. È stato, al tempo stesso, un momento molto delicato: non avevo punti di riferimento, essendo la prima persona in Italia e in Europa a intraprendere questo percorso. Non potevo parlarne con qualcuno che lo avesse già vissuto o che potesse dirmi cosa aspettarmi. Ho avuto paura, è impossibile negarlo - ammette - Ma quella paura era accompagnata da una speranza ancora più grande. Pensavo a tutto ciò che la malattia mi aveva tolto e alla possibilità di riconquistare quello che avevo sempre desiderato: una vita meno condizionata”.</p> <p>Di fatto “convivere con l’anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause”, spiega Shrika che fin da bambina ha dovuto imparare “a convivere non solo con il dolore, ma anche con ricoveri frequenti, terapie continue e l’incertezza costante di non sapere come mi sarei sentita il giorno successivo”. “Nel mio caso - continua - la malattia ha avuto un impatto importante sulla vita quotidiana. Le crisi dolorose hanno richiesto spesso il ricovero ospedaliero e l'uso di terapie molto forti, fino alla morfina. Ho subìto complicanze ossee significative, come infarti ossei, che hanno limitato i miei movimenti e reso difficili anche le attività che per molte persone sono normali”.</p> <p>Oltre alla sofferenza fisica, quella emotiva: “La fase più difficile non è solo quella fisica, è convivere con la consapevolezza che ogni progetto, ogni viaggio, ogni scelta deve tenere conto della malattia - riflette - Bisogna imparare a essere forti anche quando si è stanchi e continuare ad andare avanti nonostante le difficoltà. Questa esperienza mi ha insegnato molto: a non dare nulla per scontato, ad apprezzare i momenti di benessere e a trovare la forza anche nei periodi più complessi”.</p> <p>Poi una luce ha acceso la speranza. La terapia genica ha cambiato la vita di Shrika: a un anno dalla prima infusione, “riesco a guardare al futuro in un modo che prima non mi era possibile - racconta - Per anni, la mia vita è stata composta solo da trasfusioni, visite e dalle paure indotte dalla malattia, che era sempre presente e influenzava ogni decisione. Oggi continuo il percorso di controlli, ma sento di aver acquisito una libertà che non avevo mai conosciuto: la possibilità di vivere senza essere costantemente in attesa della prossima complicanza. Questo ha cambiato profondamente il mio modo di vedere la vita. Ora riesco a fare progetti con maggiore serenità, a immaginare un futuro con fiducia e a dedicarmi alle cose che amo. Il cambiamento più importante non è solo fisico, ma anche emotivo: dopo tanti anni trascorsi a combattere contro la malattia, oggi sento di poter finalmente dare più spazio alla persona che sono, non solo alla paziente che sono stata”.</p> <p>La terapia ha avuto un impatto tale su Shrika che la giovane ha potuto finalmente assecondare un desiderio prima inesaudibile: “Sono sempre stata un’amante della montagna, ma non potevo fare lunghe camminate. Uscita dall’ospedale, sono andata a fare due settimane di trekking in montagna e sono arrivata in cima, un traguardo che fino a due anni fa non avrei mai immaginato. La terapia mi ha aperto a una vita diversa - sottolinea - non solo fisicamente ma anche mentalmente: quando sono arrivata fin su, ho pensato a quante cose mi ero persa e a quante attività adesso ho la possibilità di recuperare”.</p> <p>“Ho scelto di fidarmi della ricerca, dei medici che mi seguivano e di tutto il lavoro che aveva reso possibile questa opportunità - si sofferma ancora - È stata una delle decisioni più importanti della mia vita e oggi sono orgogliosa di aver trovato il coraggio di fare questo passo. Se ho avuto l’opportunità di accedere a una terapia innovativa - conclude - è grazie a decenni di studio, al lavoro dei ricercatori e dei medici e a chi ha creduto nella ricerca scientifica”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Malattie rare, Zecca (San Matteo): "Terapia genica svolta per talassemia e anemia falciforme"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019199/malattie-rare-zecca-san-matteo-terapia-genica-svolta-per-talassemia-e-anemia-falciforme.html</link>
      <description>Il trattamento di ultimissima generazione ripara le cellule del paziente, 'una tecnica resa possibile dai progressi della ricerca'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019199/malattie-rare-zecca-san-matteo-terapia-genica-svolta-per-talassemia-e-anemia-falciforme.html</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:20:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "La talassemia e l'anemia falciforme sono due malattie genetiche del sangue. Oggi disponiamo di diverse strategie per affrontarle. La prima è rappresentata dalle terapie mediche di supporto, che mirano, da un lato, a correggere l'anemia attraverso le trasfusioni e, dall'altro, a ridurre gli episodi acuti e le complicanze dell'anemia falciforme. Fino a oggi, l'unica terapia consolidata con la potenzialità di portare a una guarigione completa e definitiva era il trapianto allogenico di midollo osseo. Si tratta di un trattamento efficace, supportato da un'esperienza di oltre quarant'anni, che presenta però un limite importante: la necessità di disporre di un donatore compatibile. Per questo motivo, non tutti i pazienti affetti da talassemia o anemia falciforme hanno potuto beneficiare del trapianto. Fortunatamente, negli ultimi anni si è resa disponibile una procedura estremamente avanzata: la terapia genica. Questa tecnica consente di partire direttamente dalle cellule del paziente, prelevarle e correggerle in laboratorio, rendendole nuovamente capaci di funzionare in modo adeguato e di produrre emoglobina corretta". Sono le parole di Marco Zecca, direttore della Sc Oncoematologia pediatrica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia. Nel 2025, Zecca è stato tra i primi specialisti in Europa e in Italia a trattare con una nuova terapia genica due giovani pazienti, entrambe ventenni: una affetta da anemia falciforme e l'altra da talassemia.</p> <p>Si tratta di malattie che hanno un impatto molto rilevante sulla qualità di vita dei pazienti. "Nel caso della talassemia - spiega lo specialista - si osserva un difetto nella produzione dell'emoglobina e dei globuli rossi. Nell'anemia falciforme, invece, vengono prodotti globuli rossi ed emoglobina alterati. Il risultato finale è molto diverso, ma in entrambi i casi la malattia condiziona profondamente la vita quotidiana. Nella talassemia, il paziente dipende dalle trasfusioni fin dai primi mesi di vita e per tutta la vita: deve infatti ricevere trasfusioni di globuli rossi ogni 2 o 3 settimane per sopravvivere. Nell’anemia falciforme, invece, i globuli rossi difettosi possono causare complicanze a carico di diversi organi - scheletro, cervello, polmoni, reni, milza e fegato - e provocare frequenti crisi dolorose, che rendono molto difficile svolgere le normali attività quotidiane".</p> <p>Grazie alla terapia genica, le due pazienti trattate al San Matteo hanno potuto intraprendere un percorso terapeutico con l'obiettivo di liberarsi dal peso della malattia e recuperare una vita il più possibile ordinaria. Ma, nello specifico, che cosa accade quando le cellule 'riparate' in laboratorio vengono nuovamente infuse nel paziente? "Dopo essere state corrette in laboratorio - descrive Zecca - le cellule vengono reinfuse nel paziente, a seguito di un breve ciclo di chemioterapia preparatoria. Una volta rientrate nell'organismo, riprendono progressivamente a funzionare e si dimostrano in grado di modificare in modo sostanziale il quadro clinico delle due malattie, fino ad azzerarne le principali manifestazioni e complicanze. La terapia genica è il risultato di un lungo e prezioso lavoro scientifico. Sono convinto che investire nella ricerca sia la cosa più importante che possiamo fare per noi stessi ma, soprattutto, per i nostri figli. La ricerca rappresenta il futuro", conclude il medico.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Terapia genica anemia falciforme e talassemia, paziente 'la ricerca ha riscritto la mia storia'</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019198/terapia-genica-anemia-falciforme-e-talassemia-paziente-la-ricerca-ha-riscritto-la-mia-storia.html</link>
      <description>La testimonianza di Shrika, 'una cura che non esisteva fino a pochi anni fa oggi è una possibilità concreta'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:20:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Convivere con l'anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause. La mia storia dimostra che la ricerca non è qualcosa di lontano o astratto: ha un volto, un nome e ha conseguenze reali. Fino a pochi anni fa, una terapia come quella che ho ricevuto sembrava impensabile. Oggi rappresenta una possibilità concreta per tanti pazienti. Essere stata la prima persona in Italia e in Europa ad affrontare questo percorso mi fa sentire ancora più forte e consapevole della responsabilità di testimoniare quanto la ricerca possa fare la differenza". Queste le parole di Shrika, trattata nel 2025 al Policlinico San Matteo di Pavia con una nuova terapia genica, primo caso in Italia ed Europa.</p> <p>"Quando i medici mi hanno parlato della terapia genica - racconta la giovane - ho pensato che la mia vita potesse davvero cambiare. Dopo anni trascorsi tra ricoveri, crisi, trasfusioni e complicanze, ero abituata a convivere con la malattia e a gestirne le conseguenze. Per la prima volta, mi sono trovata davanti a una cura, alla possibilità di poter riscrivere la mia storia. È stato, al tempo stesso, un momento molto delicato: non avevo punti di riferimento, essendo la prima persona in Italia e in Europa a intraprendere questo percorso. Non potevo parlarne con qualcuno che lo avesse già vissuto o che potesse dirmi cosa aspettarmi. Ho avuto paura, è impossibile negarlo - ammette - Ma quella paura era accompagnata da una speranza ancora più grande. Pensavo a tutto ciò che la malattia mi aveva tolto e alla possibilità di riconquistare quello che avevo sempre desiderato: una vita meno condizionata".</p> <p>Di fatto, "convivere con l'anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause", spiega Shrika che fin da bambina ha dovuto imparare "a convivere non solo con il dolore, ma anche con ricoveri frequenti, terapie continue e l'incertezza costante di non sapere come mi sarei sentita il giorno successivo". "Nel mio caso - continua - la malattia ha avuto un impatto importante sulla vita quotidiana. Le crisi dolorose hanno richiesto spesso il ricovero ospedaliero e l'uso di terapie molto forti, fino alla morfina. Ho subìto complicanze ossee significative, come infarti ossei, che hanno limitato i miei movimenti e reso difficili anche le attività che per molte persone sono normali". Oltre alla sofferenza fisica, quella emotiva: "La fase più difficile non è solo quella fisica, è convivere con la consapevolezza che ogni progetto, ogni viaggio, ogni scelta deve tenere conto della malattia - riflette - Bisogna imparare a essere forti anche quando si è stanchi e continuare ad andare avanti nonostante le difficoltà. Questa esperienza mi ha insegnato molto: a non dare nulla per scontato, ad apprezzare i momenti di benessere e a trovare la forza anche nei periodi più complessi".</p> <p>Poi, una luce ha acceso la speranza. La terapia genica ha cambiato la vita di Shrika: a un anno dalla prima infusione, dice la paziente, "riesco a guardare al futuro in un modo che prima non mi era possibile. Per anni la mia vita è stata composta solo da trasfusioni, visite e dalle paure indotte dalla malattia, che era sempre presente e influenzava ogni decisione. Oggi continuo il percorso di controlli, ma sento di aver acquisito una libertà che non avevo mai conosciuto: la possibilità di vivere senza essere costantemente in attesa della prossima complicanza. Questo ha cambiato profondamente il mio modo di vedere la vita. Ora riesco a fare progetti con maggiore serenità, a immaginare un futuro con fiducia e a dedicarmi alle cose che amo. Il cambiamento più importante non è solo fisico, ma anche emotivo: dopo tanti anni trascorsi a combattere contro la malattia, oggi sento di poter finalmente dare più spazio alla persona che sono, non solo alla paziente che sono stata".</p> <p>La terapia ha avuto un impatto tale su Shrika che la giovane ha potuto finalmente assecondare un desiderio prima inesaudibile: "Sono sempre stata un'amante della montagna, ma non potevo fare lunghe camminate. Uscita dall'ospedale, sono andata a fare 2 settimane di trekking in montagna e sono arrivata in cima, un traguardo che fino a 2 anni fa non avrei mai immaginato. La terapia mi ha aperto a una vita diversa - sottolinea - non solo fisicamente, ma anche mentalmente: quando sono arrivata fin su, ho pensato a quante cose mi ero persa e a quante attività adesso ho la possibilità di recuperare".</p> <p>"Ho scelto di fidarmi della ricerca, dei medici che mi seguivano e di tutto il lavoro che aveva reso possibile questa opportunità - conclude Shrika - È stata una delle decisioni più importanti della mia vita e oggi sono orgogliosa di aver trovato il coraggio di fare questo passo. Se ho avuto l'opportunità di accedere a una terapia innovativa è grazie a decenni di studio, al lavoro dei ricercatori e dei medici e a chi ha creduto nella ricerca scientifica".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Ricerca, Bellotti (San Matteo): "Qui più discipline, un obiettivo comune"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2019196/ricerca-bellotti-san-matteo-qui-piu-discipline-un-obiettivo-comune.html</link>
      <description>'5xmille sostiene il lavoro di 100 giovani ricercatori che contribuiscono al progresso'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - "Una caratteristica distintiva del San Matteo è quella di aver voluto unire discipline diverse attorno alla missione della ricerca. Penso che il segreto del successo e della competitività della nostra realtà nel panorama nazionale sia proprio questo: coniugare competenze molto differenti tra loro. Nel corso della mia carriera, ho lavorato in importanti ospedali di ricerca negli Stati Uniti e soprattutto nel Regno Unito. Questa esperienza mi ha permesso di confrontare da vicino realtà scientifiche considerate tra le migliori al mondo e di constatare direttamente lo straordinario valore dei ricercatori del San Matteo e delle ricerche che qui vengono sviluppate". Lo ha detto il direttore scientifico della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, Vittorio Bellotti, in occasione del lancio della campagna per il 5xmille a sostegno della ricerca.</p> <p>Nell'istituto "lavorano più di cento giovani ricercatori, sono figure forse poco visibili al pubblico, ma fondamentali per la ricerca - sottolinea Bellotti - Non sono tutti medici, alcuni sono specialisti in discipline come la fisica, la matematica, l'ingegneria e la chimica. Solo grazie all'integrazione del loro lavoro con quello del personale sanitario, medici e infermieri, possiamo affrontare sfide complesse. Conosco questi ricercatori - afferma il direttore scientifico - li frequento e vedo ogni giorno la loro passione e la loro soddisfazione anche di fronte a un piccolo progresso, ma ne vivo anche le frustrazioni, un aspetto che va ricordato. Donare il 5xmille al San Matteo significa aiutare questi giovani ricercatori, non lasciarli soli davanti alle difficoltà, costruendo una vera alleanza tra i cittadini e queste figure così importanti". </p> <p>"Sempre di più ci troviamo di fronte a patologie complesse: malattie per le quali la diagnosi è molto difficile, le terapie non sono completamente efficaci o, in certi casi, non abbiamo ancora cure disponibili - prosegue Bellotti - L'approccio interdisciplinare del San Matteo permette di affrontare queste tematiche difficili. Così, accanto a un'eccellenza in ematologia, ne troviamo ad esempio una in ostetricia, fondamentale per affrontare una malattia rara ematologica in corso di gravidanza. Direi che è proprio la sinergia tra le tante discipline eccellenti a fare del San Matteo una realtà davvero unica nel panorama nazionale e territoriale".</p> <p>Il direttore scientifico del Policlinico San Matteo di Pavia si sofferma poi sull'importanza di riunire ricerca e cura in un unico istituto: "La medicina ha ancora molti limiti. Esistono situazioni nelle quali non abbiamo tutte le risposte ed è per questo che bisogna svolgere un'attività di ricerca di frontiera, al limite delle conoscenze - osserva - Questo approccio ha un impatto ovvio sulla possibilità di sviluppare nuove cure più efficaci, ma incide anche sulla sostenibilità, consentendo di evitare trattamenti non appropriati".</p> <p>"Un altro tema centrale - aggiunge Bellotti - è quello di rendere le cure accessibili al maggior numero di persone, un ambito in cui il San Matteo svolge un'attività molto importante. La ricerca, infatti, non si focalizza solo sulla patologia, ma riguarda anche il miglioramento dell'organizzazione e della presa in carico del paziente, considerato non solo per il suo problema medico, ma anche per il suo vissuto rispetto alla malattia. Per questo motivo offriamo un supporto psicologico dedicato alle patologie più complicate e difficili. Al San Matteo il paziente è al centro, insieme ai suoi diritti: il modo migliore per garantire la sua individualità e identità è la necessità di lavorare per la sua cura", conclude.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Malattie rare: Zecca (San Matteo), “La terapia genica rappresenta una svolta per talassemia e anemia falciforme”</title>
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      <description>Il trattamento di ultimissima generazione ripara le cellule del paziente, 'una tecnica resa possibile dai progressi della ricerca'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) - “La talassemia e l’anemia falciforme sono due malattie genetiche del sangue. Oggi disponiamo di diverse strategie per affrontarle. La prima è rappresentata dalle terapie mediche di supporto, che mirano, da un lato, a correggere l’anemia attraverso le trasfusioni e, dall’altro, a ridurre gli episodi acuti e le complicanze dell’anemia falciforme.</p> <p>Fino a oggi, l’unica terapia consolidata con la potenzialità di portare a una guarigione completa e definitiva era il trapianto allogenico di midollo osseo. Si tratta di un trattamento efficace, supportato da un’esperienza di oltre quarant’anni, che presenta però un limite importante: la necessità di disporre di un donatore compatibile. Per questo motivo, non tutti i pazienti affetti da talassemia o anemia falciforme hanno potuto beneficiare del trapianto.</p> <p>Fortunatamente, negli ultimi anni si è resa disponibile una procedura estremamente avanzata: la terapia genica. Questa tecnica consente di partire direttamente dalle cellule del paziente, prelevarle e correggerle in laboratorio, rendendole nuovamente capaci di funzionare in modo adeguato e di produrre emoglobina corretta”.</p> <p>Sono le parole di Marco Zecca, direttore della SC Oncoematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Nel 2025, Zecca è stato tra i primi specialisti in Europa e in Italia a trattare con una nuova terapia genica due giovani pazienti, entrambe ventenni: una affetta da anemia falciforme e l’altra da talassemia.</p> <p>Si tratta di malattie che hanno un impatto molto rilevante sulla qualità di vita dei pazienti.</p> <p>“Nel caso della talassemia, si osserva un difetto nella produzione dell’emoglobina e dei globuli rossi. Nell’anemia falciforme, invece, vengono prodotti globuli rossi ed emoglobina alterati. Il risultato finale è molto diverso, ma in entrambi i casi la malattia condiziona profondamente la vita quotidiana.</p> <p>Nella talassemia, il paziente dipende dalle trasfusioni fin dai primi mesi di vita e per tutta la vita: deve infatti ricevere trasfusioni di globuli rossi ogni due o tre settimane per sopravvivere. Nell’anemia falciforme, invece, i globuli rossi difettosi possono causare complicanze a carico di diversi organi — scheletro, cervello, polmoni, reni, milza e fegato — e provocare frequenti crisi dolorose, che rendono molto difficile svolgere le normali attività quotidiane”, spiega Zecca.</p> <p>Grazie alla terapia genica, le due pazienti trattate al San Matteo hanno potuto intraprendere un percorso terapeutico con l’obiettivo di liberarsi dal peso della malattia e recuperare una vita il più possibile ordinaria.</p> <p>Ma, nello specifico, che cosa accade quando le cellule “riparate” in laboratorio vengono nuovamente infuse nel paziente?</p> <p>“Dopo essere state corrette in laboratorio, le cellule vengono reinfuse nel paziente, a seguito di un breve ciclo di chemioterapia preparatoria. Una volta rientrate nell’organismo, riprendono progressivamente a funzionare e si dimostrano in grado di modificare in modo sostanziale il quadro clinico delle due malattie, fino ad azzerarne le principali manifestazioni e complicanze”, spiega Zecca.</p> <p>La terapia genica è il risultato di un lungo e prezioso lavoro scientifico.</p> <p>Sono convinto che investire nella ricerca sia la cosa più importante che possiamo fare per noi stessi ma, soprattutto, per i nostri figli. La ricerca rappresenta il futuro”, conclude Zecca.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Università, Infermieristica si conferma 'certezza occupazionale, l'89% dei neolaureati trova lavoro'</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2018946/universita-infermieristica-si-conferma-certezza-occupazionale-l-89-dei-neolaureati-trova-lavoro.html</link>
      <description>Secondo il nuovo Rapporto AlmaLaurea 'cresce tra i giovani la scelta della libera professione'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:50:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - Il nuovo Rapporto AlmaLaurea, su dati relativi all'anno 2025, "conferma l'elevata e rapida integrazione nel mercato del lavoro da parte dei laureati in Infermieristica. Con un tasso di occupazione dell'89,1% a un solo anno dalla laurea abilitante e un tempo medio di reperimento del primo impiego di soli 2,4 mesi dal conseguimento del titolo (che scendono a 1,8 mesi dall'inizio della ricerca), la classe L/Snt1 (professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche) si conferma uno dei percorsi accademici a più alta efficacia occupazionale in Italia". Così in una nota la Fnopi, la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche. I dati del rapporto, confrontati con quelli dell'anno precedente, "mostrano un consolidamento dell'efficacia occupazionale di questo percorso di studi; il tasso di occupazione passa dall'85,1% nel 2024 all'89,1% nel 2025 a un anno dal titolo, con segnali di miglioramento sia in termini di tassi di occupazione che di inquadramento contrattuale".</p> <p>"La quasi totalità degli occupati (98,2%) svolge infatti professioni coerenti con il titolo conseguito, dichiarando che la laurea è 'efficace/molto efficace' nel lavoro svolto (97,9%), e un alto livello di soddisfazione (8,1 su una scala di 10). L'88,9% degli occupati dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite all'università - emerge dal report - L'87,6%, inoltre, ritiene la formazione professionale accademica molto adeguata per lo svolgimento del proprio lavoro. L'analisi si basa su un collettivo di 11.671 neolaureati, con un tasso di risposta del 59,9%. L'età media alla laurea è di 25,2 anni, con un voto medio di 103,2 su 110". Secondo AlmaLaurea, "la durata media del percorso è di 3,9 anni, con un indice di ritardo contenuto, Nel 2025 solo il 6,8% dei neolaureati si è iscritto immediatamente a una laurea di secondo livello, rispetto all'8,9 dell'anno precedente. Appare evidente che questa tendenza sia motivata dall'attesa dell'attivazione delle tre nuove magistrali cliniche".</p> <p>"Tra chi non prosegue gli studi di secondo livello - sottolinea ancora la Fnopi - la motivazione che ha portato a tale scelta è prevalentemente legata ad aspetti di natura lavorativa (64,5%), a conferma dell'attrattività immediata del mercato. L'11,1% degli intervistati si è iscritto a un master di primo livello. La ricerca del primo lavoro inizia quasi subito dopo la laurea (0,6 mesi di attesa media) e si conclude positivamente in meno di due mesi. Il 25,6% degli occupati a un anno dalla laurea lavora nel Nord-Ovest. La mobilità verso l'estero è limitata allo 0,6%, a un anno dalla laurea conseguita.</p> <p>"Nonostante la forte componente di contratti a tempo indeterminato (52,4%, in crescita di circa 1 punto rispetto al 2024), persiste una significativa quota di precariato contrattuale (35,8% a tempo determinato) e una prevalenza del settore privato (54,0%) rispetto a quello pubblico (41,8%) nel primo anno post-laurea. Degna di nota la quota del 7,1% (in crescita) dei laureati che preferiscono aprire partiva iva e impostare una carriera da libero professionista. Sempre più giovani infermieri stanno quindi mettendo alla prova il proprio spirito imprenditoriale, optando per la flessibilità della libera professione preferendola al posto fisso, meno dinamico", prosegue il Rapporto AlmaLaurea.</p> <p>"La retribuzione mensile netta media dichiarata dalla totalità degli intervistati è di 1.745 euro, rispetto ai 1.724 rilevati l'anno precedente. Si osserva tuttavia un gap di genere: gli uomini percepiscono mediamente 1.804 euro contro i 1.728 euro delle donne, che rappresentano il 79,1% dei neolaureati. È diminuita - precisa il report - la quota di occupati che dichiara di essere alla ricerca di un altro impiego: dal 24,9% del 2024 al 22,7% del 2025. Tuttavia, persistono criticità locali, con punte superiori al 30% tra i laureati in atenei situati in regioni come Calabria, Campania, Sicilia e Umbria, suggerendo una potenziale insoddisfazione per le condizioni locali o contrattuali iniziali".</p> <p>"Nonostante l'elevata occupabilità nel settore sanitario, il sistema Italia affronta sfide strutturali che rischiano di compromettere la disponibilità di professionisti qualificati nel lungo periodo", rimarca la Fnopi. Secondo il Rapporto annuale Istat 2026, "l'Italia continua a essere uno dei Paesi europei con la più bassa quota di laureati tra i giovani adulti. Nel 2024, solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possedeva un titolo di istruzione terziaria, a fronte di una media Ue27 del 44,1%. Questa criticità è aggravata dal calo generalizzato della popolazione giovanile dovuto alla denatalità (nel 2025 le nascite sono diminuite del 3,9% rispetto all'anno precedente, toccando il minimo storico di 1,14 figli per donna). Parallelamente alla scarsità di nuovi titoli, poi, si assiste a una crescente mobilità di chi ha già completato gli studi. Nel 2024, il saldo migratorio dei giovani laureati italiani è stato fortemente negativo, con una perdita complessiva netta di 21mila talenti in un solo anno in tutti i settori analizzati. Anche al di fuori dell'ambito sanitario, le ragioni principali sono la ricerca di retribuzioni migliori e di opportunità professionali più adeguate alle proprie competenze".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Giornata cancro del rene, al via campagna Ipsen-Anture</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017942/giornata-cancro-del-rene-al-via-campagna-ipsen-anture.html</link>
      <description>Il 18 giugno il World Kidney Cancer Day è dedicato al tema dell'emotional wellbeing</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:50:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - Ogni anno, in Italia, circa 13.2821 persone ricevono una diagnosi di tumore del rene. L’incidenza è rimasta stabile negli ultimi anni e, oggi, sette su dieci sono vivi a cinque anni dalla diagnosi. A livello globale, il numero sale a 435.000 nuove diagnosi annuali. Secondo i risultati della Global patient survey dell’International Kidney Cancer Coalition (Ikcc) -l’unica indagine che fotografa l’esperienza delle persone con tumore del rene a livello mondiale e nazionale - oltre l’85% dei pazienti riferisce un impatto significativo anche sul benessere emotivo. Nello specifico, il 50% soffre d'ansia e il 36% riporta episodi di depressione. Questi disagi, tuttavia, non sempre vengono espressi o condivisi con i familiari, caregiver e personale sanitario. Ad esempio, un paziente su tre - informa una nota - non confessa al proprio medico, la paura di una possibile recidiva di malattia. Per questo, il World Kidney Cancer Day 2026 - che quest’anno si celebra il 18 giugno - è dedicato al tema dell' 'emotional wellbeing'. </p> <p>In occasione di questa giornata Ipsen promuove la campagna video di sensibilizzazione "Reno e Rina lo sanno: le emozioni contano", con il patrocinio di Anture (Associazione nazionale tumore del rene) e di Ikcc (Coalizione internazionale per il tumore del rene). Protagonisti del video sono Reno e Rina, due reni di lana inseparabili, che si aiutano e si sostengono ogni giorno, soprattutto nei momenti di difficoltà. Un racconto sensibile e coinvolgente, capace di toccare le corde emotive dello spettatore. Una metafora che richiama il valore della condivisione, del supporto e della vicinanza, elementi fondamentali nel percorso di cura.</p> <p>"La diagnosi è spesso tardiva e in circa il 30% dei casi si presenta già in fase avanzata o metastatica - sottolinea Daniele Santini, ordinario di Oncologia, Sapienza Università di Roma -. Negli ultimi anni, sopravvivenza e guarigione sono migliorate grazie soprattutto a terapie mirate e all’immunoterapia, persino per i casi più gravi e insidiosi. Inoltre, anche i pazienti operati per un tumore renale convivono per diversi anni con una malattia cronicizzata, mantenendo una buona qualità di vita e svolgendo le mansioni quotidiane, inclusa una corretta attività sportiva, senza particolari limitazioni. Resta fondamentale la prevenzione primaria, poiché quella secondaria è difficile, intervenendo su tre dei principali fattori di rischio: eliminando il fumo di sigaretta, contrastando l’obesità e mentendo una normale pressione arteriosa. Con l’aumento dell’aspettativa di vita cresce anche l’importanza della comunicazione medico-paziente e caregiver, una vera alleanza terapeutica, che può migliorare l'accettazione delle terapie, la qualità di vita del paziente e ridurre disturbi come l'ansia e la depressione". </p> <p/> <p>Il World Kidney Cancer Day, la giornata mondiale di sensibilizzazione sul tumore del rene, si celebra ogni anno il secondo giovedì di giugno su iniziativa di Ikcc, una rete indipendente che riunisce associazioni di pazienti attive in oltre 45 Paesi. In Italia, è promossa da Anture con l’obiettivo di accrescere una corretta informazione su questa neoplasia di cui si parla ancora troppo poco. "È una malattia che ha un impatto sul benessere emotivo del paziente ma anche dei familiari, che molto spesso si trasformano automaticamente in caregver. - dichiara Tonia Cinquegrana, presidente di Anture -. E’ motivo di ansia, induce a cambiamenti nelle relazioni personali, causa isolamento, limita le attività quotidiane comprese quelle lavorative e determina preoccupazioni per il futuro. Anche quest’anno come Associazione abbiamo deciso di sostenere in Italia la giornata internazionale. È infatti fondamentale fornire informazioni attendibili a tutta la popolazione, anche quella non coinvolta direttamente dalla neoplasia. I pazienti, dal canto loro, devono sapere che non sono soli e vanno incentivati a parlare più apertamente dei problemi indotti dal tumore". </p> <p>Il claim della giornata di quest’anno, "Kidney Cancer and Emotional Wellbeing", è stato scelto da Ikcc per puntare i riflettori sul ruolo fondamentale del benessere psicologico lungo tutto il percorso di malattia, dalla diagnosi alle fasi di cura e follow-up; promuovendo una maggiore attenzione ai bisogni emotivi non soltanto dei pazienti ma anche dei familiari. "Abbiamo scelto di porre l’attenzione su un aspetto troppo spesso trascurato dell’assistenza oncologica - sottolinea Claudia Ungarelli, vicepresidente di Ikcc -. Il benessere emotivo influisce sulla qualità di vita, sull’aderenza alle terapie e sul coinvolgimento attivo del paziente nel percorso di cura. La nostra indagine globale, condotta su oltre 2.600 pazienti e caregiver in 46 Paesi, ha evidenziato quanto sia ancora difficile accedere a un adeguato supporto psico-oncologico. Per questo è fondamentale superare l’idea che il supporto psicologico sia un elemento accessorio e riconoscerlo come parte integrante della cura". </p> <p>Il video dal titolo 'Reno e Rina lo sanno: le emozioni contano' sarà disponibile a partire dal 18 giugno sul sito web e sui canali social di Ipsen - Facebook, Instagram e LinkedIn - e su quelli di Anture. L’iniziativa è stata inoltre anticipata, dall’1 giugno, sempre sugli stessi canali, da una campagna teaser con l’obiettivo di incuriosire svelando alcune scene del video e messaggi legati all’importanza della condivisione.</p> <p/> <p>“Campagne come questa possono sensibilizzare tutta la popolazione e dimostrare che veicolare messaggi utili, anche attraverso spazi virtuali come i social network, è attuabile e utile – commenta Sarah Scagliarini , Oncologia medica Aorn 'A. Cardarelli' di Napoli - . Per assicurare la diffusione di informazioni corrette, accessibili e vicine ai bisogni dei cittadini, noi medici dovremmo trovare dei contenitori digitali per comunicare ed essere presenti, non come alternativa o sostituzione della relazione medico-paziente, ma come estensione della nostra responsabilità di prevenzione e cura. La comunicazione medico-scientifica non può ignorare l’ecosistema digitale al quale si rivolgono i pazienti ed i familiari in cerca di informazioni sulla salute". </p> <p>Il 18 giugno - riferisce la nota - è, inoltre, prevista una campagna di guerrilla marketing. Circa 60 coppie di Reno e Rina, realizzate all’uncinetto con la tecnica giapponese amigurumi, saranno posizionate in alcune zone di Milano, da Piazza Leonardo Da Vinci ai Giardini Indro Montanelli (Porta Venezia) fino ai Navigli. Ogni coppia sarà accompagnata da un cartellino esplicativo dell’iniziativa, con l’invito a scattare una foto e condividerla sui social con l’hashtag #RenoeRinaLoSanno, per contribuire a sensibilizzare sulla conoscenza del tumore del rene.</p> <p>"La delicatezza espressa da Reno e Rina richiama in modo potente la sensibilità vissuta dalle persone con patologie oncologiche e sottolinea l’importanza di non affrontare la malattia in solitudine. Aprirsi e condividere il proprio vissuto rappresenta un passo fondamentale, ma non semplice, per alleggerire il carico emotivo – dichiara Irina Zotova, Presidente e Amministratore delegato di Ipsen Italia -. Ogni anno, come Azienda, scegliamo di unire le forze con Anture e Ikcc in questa importante giornata, che ci ricorda come anche le forme più complesse di tumore renale possano oggi essere affrontate grazie a trattamenti efficaci, frutto del costante progresso della ricerca scientifica. Allo stesso tempo, è essenziale garantire un supporto adeguato alla persona nella sua interezza, elemento determinante per accompagnarla lungo tutto il percorso". </p>]]></content:encoded>
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      <title>Derenzini (Ieo): "Nuova terapia aumenta remissioni nel linfoma mantellare"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017929/derenzini-ieo-nuova-terapia-aumenta-remissioni-nel-linfoma-mantellare.html</link>
      <description>'L'aggiunta di acalabrutinib in prima linea riduce del 25% rischio di ulteriori trattamenti'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017929/derenzini-ieo-nuova-terapia-aumenta-remissioni-nel-linfoma-mantellare.html</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:20:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - “Grazie all'approvazione di acalabrutinib in combinazione con bendamustina e rituximab in prima linea nel linfoma mantellare non eleggibile al trapianto, il trattamento cambierà in modo radicale. La combinazione ha dimostrato un'efficacia superiore rispetto allo standard con bendamustina e rituximab, riducendo del 30% il rischio di progressione e aumentando il tasso di remissioni complete fino al 67%". Lo ha detto Enrico Derenzini, direttore della divisione di Oncoematologia all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e professore di Ematologia all'università degli Studi di Milano, oggi a Milano, intervenendo all’incontro con la stampa organizzato da AstraZeneca in occasione del via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) alla rimborsabilità di acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di seconda generazione a durata fissa, per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica in combinazione con venetoclax, nonché del linfoma mantellare precedentemente non trattato, in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del linfoma mantellare recidivato, in monoterapia.</p> <p>“Un altro effetto generato dall’aggiunta di acalabrutinib in prima linea - ha spiegato Derenzini - lo si vede anche nel medio e lungo termine. Questa combinazione riduce del 25% circa la probabilità di dover eseguire una terza linea di trattamento. È molto vantaggioso utilizzare fin dall'inizio un inibitore di Btk di seconda generazione in combinazione con bendamustina e rituximab nei pazienti anziani affetti da linfoma mantellare. Il fatto che la tossicità sia maneggevole e non presenti differenze significative rispetto alla terapia standard - ha concluso - è un dato importante, considerato che si tratta di pazienti che possono avere comorbidità".</p>]]></content:encoded>
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      <title>Sumai Assoprof: "Ok medici Ssn in Case comunità, ora investire su specialisti ambulatoriali"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017928/sumai-assoprof-ok-medici-ssn-in-case-comunita-ora-investire-su-specialisti-ambulatoriali.html</link>
      <description>Magi, 'bene il ministro Schillaci ma occorre investire su chi è presente da oltre cinquant’anni sul territorio'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017928/sumai-assoprof-ok-medici-ssn-in-case-comunita-ora-investire-su-specialisti-ambulatoriali.html</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - "Accogliamo con favore le dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci e la posizione espressa da Forza Italia tramite l'europarlamentare e responsabile della Consulta di FI, Letizia Moratti, sulla necessità di rafforzare le Case della Comunità attraverso un maggiore degli specialisti del Servizio sanitario nazionale. È una direzione condivisibile che va nella prospettiva di aumentare l’offerta di prestazioni e rendere finalmente operative le strutture previste dal DM 77". Lo dichiara in una nota Antonio Magi, Segretario generale Sumai Assoprof.</p> <p>"Accanto alla possibilità di svolgere attività aggiuntive su base volontaria da parte degli specialisti ospedalieri – prosegue Magi – occorre però valorizzare prioritariamente una risorsa che il Ssn possiede già: la specialistica ambulatoriale convenzionata interna, presente da oltre cinquant’anni sul territorio, che ogni giorno garantisce milioni di prestazioni istituzionali nelle Asl, nei poliambulatori, nei distretti, nelle Case della Comunità già attive e nei servizi territoriali". "Gli specialisti ambulatoriali interni – sottolinea – operano nell’orario istituzionale, senza ricorrere a prestazioni aggiuntive, assicurando un rapporto costo-beneficio estremamente favorevole per il Servizio sanitario nazionale. Potenziare questo settore significa aumentare rapidamente la capacità produttiva del sistema con costi significativamente inferiori rispetto ad altre modalità organizzative, utilizzando personale già formato, immediatamente disponibile e profondamente integrato nella rete territoriale". </p> <p>"Per rendere realmente operative le Case della Comunità – aggiunge Magi – servono soprattutto cardiologi, diabetologi, pneumologi, neurologi, geriatri, endocrinologi, fisiatri, reumatologi, nefrologi, dermatologi, oculisti, otorinolaringoiatri, ginecologi, psichiatri e tutte quelle branche specialistiche indispensabili per la presa in carico della cronicità e della fragilità. Queste professionalità sono già presenti nella specialistica ambulatoriale convenzionata interna e rappresentano il pilastro naturale dell’assistenza specialistica territoriale". Per questo "il Sumai ribadisce la necessità di un piano straordinario di incremento delle ore di specialistica ambulatoriale convenzionata, eliminando le rigidità che ancora ne limitano lo sviluppo e superando le incompatibilità ormai non più giustificate. È questa la strada più rapida, sostenibile ed economicamente vantaggiosa per ridurre le liste d’attesa, dare piena attuazione al DM 77 e offrire ai cittadini una sanità territoriale realmente vicina ai loro bisogni" conclude Magi. </p>]]></content:encoded>
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      <title>Leucemia linfatica cronica, Morosini (AstraZeneca): "Acalabrutinib porta innovazione'</title>
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      <description>'Terapia orale ha effetti collaterali limitati e minore rischio cardiovascolare'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - Nei pazienti con leucemia linfatica cronica "la terapia a base di acalabrutinib e venetoclax per una durata fissa di tempo - 14 cicli, circa 14 mesi - permette di avere una terapia efficace che controlla la malattia - dopo 36 mesi, 9 pazienti su 10 sono ancora liberi da un secondo trattamento - con una migliore qualità della vita perché la terapia permette delle pause”. Lo dice Paola Morosini, medical affairs head oncology di AstraZeneca, in occasione dell’incontro con la stampa sulle nuove frontiere del trattamento dei tumori del sistema linfatico organizzato, oggi a Milano dalla farmaceutica, in occasione del via libera di Aifa-Agenzia italiana del farmaco, al rimborso di acalabrutinib, in combinazione con venetoclax in Llc, in prima linea, che "ha un altissimo valore strategico", oltre ad aprire alla "possibilità di portare l'innovazione in Italia". </p> <p>“La terapia è orale – spiega Morosini – con effetti collaterali limitati e non gravi, senza quella parte di rischio cardiovascolare che, per questa tipologia di pazienti, è sicuramente rilevante". Il rimborso, inoltre, rigurda "anche l'indicazione di acalabrutinib nel linfoma mantellare sia in prima linea, con bendamustina rituximab, sia in seconda linea in monoterapia, fino a progressione”. Il linfoma mantellare, forma rara e aggressiva di linfoma non-Hodgkin che origina dai linfociti B nella zona del linfonodo chiamata mantello “è una patologia con un alto medical need - precisa - perché i pazienti hanno una prognosi decisamente difficile. Dopo anni, possiamo offrire un’opzione che cambia la storia naturale della malattia, associata a un minor rischio di eventi avversi e a una buona qualità di vita. Per noi è importante poter dare soluzioni che davvero fanno la differenza sia per il paziente che per tutti quelli che gli stanno intorno”, conclude Morosini.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Llc, oncologo Ghia: "Acalabrutinib con venetoclax migliora qualità della vita"</title>
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      <description>‘Dopo trattamento di 14 mesi il 90% dei pazienti non avrà bisogno di altre terapie nei successivi 3 anni’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - “Da pochi giorni è rimborsata una nuova combinazione di farmaci - acalabrutinib, un inibitore di Btk, e venetoclax, un inibitore di Bcl-2 - per il trattamento di pazienti con leucemia linfatica cronica in prima linea. Il vantaggio di questa combinazione è che si tratta di un trattamento a durata fissa, 14 mesi, poi il paziente smette la terapia e viene seguito nel tempo. È molto efficace e anche molto ben tollerata. Questo è un vantaggio enorme per la qualità di vita dei nostri pazienti che sono soprattutto anziani con altre comorbidità”. Così Paolo Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla leucemia linfatica cronica all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore di Oncologia medica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, intervenendo, oggi a Milano, all’incontro con la stampa, promosso da AstraZeneca, per illustrare le nuove possibilità di cura di queste patologie a pochi giorni dall’approvazione dell’Aifa, Agenzia italiana del farmaco.</p> <p>“Per quanto riguarda l’efficacia - sottolinea Ghia - dobbiamo pensare che il 90% dei pazienti non avrà bisogno di un'altra terapia nei successivi 3 anni. Si tratta di una combinazione ben tollerata anche dal punto di vista cardiovascolare con basse frequenze di effetti collaterali a livello del cuore, come aritmie e aumento della pressione arteriosa, che di solito sono problemi già presenti in una popolazione anziana”, conclude Ghia.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Miastenia gravis, Pirro (M5S): "Serve garantire diagnosi rapide e cure uniformi su tutto il territorio"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017910/miastenia-gravis-pirro-m5s-serve-garantire-diagnosi-rapide-e-cure-uniformi-su-tutto-il-territorio.html</link>
      <description>'Una patologia invisibile può essere profondamente dolorosa'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:20:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - "Questo progetto e queste foto sono molto toccanti e rappresentative delle cose di cui stiamo discutendo questa mattina. È sempre difficile riuscire a far capire agli altri quanto possa essere dolorosa, ma non solo in senso di dolore fisico, una patologia che non è immediatamente visibile e riconoscibile da chi ci circonda". Così la senatrice del M5S Elisa Pirro è intervenuta durante la presentazione di 'Quello che non vedi', progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti e presentato oggi durante una conferenza stampa online. Pirro ha sottolineato l'importanza di "aumentare la conoscenza sulle malattie rare".</p> <p>"Dal punto di vista politico c'è sicuramente un'attenzione particolare per chi si occupa di salute riguardo al tema delle malattie rare in generale e poi delle singole patologie che si possono incontrare nei nostri percorsi parlamentari e di approfondimento", ha sottolineato. Per la senatrice, una delle priorità è garantire equità nell’assistenza: "Quello che deve essere fondamentale per noi politici è quello di garantire dei percorsi diagnostico terapeutici il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale, garantire una velocità di accesso alle cure, che vuol dire ovviamente anche una facilità di arrivare a una diagnosi in tempi il più possibile precoci", ha aggiunto.</p> <p>Un altro aspetto centrale riguarda la ricerca e l’accesso alle nuove terapie: "Il tema dei farmaci disponibili, dell'innovazione farmaceutica, diventa un tema molto più grande e difficile quando parliamo di terapie per le malattie rare. Possiamo fare molto", ha spiegato. La senatrice ha poi evidenziato come le malattie rare possano diventare un banco di prova per nuove soluzioni: "Il campo delle malattie rare può essere un terreno anche di sperimentazione e di test di strumenti che la legislazione mette a disposizione innovativi, sia per garantire l'uniformità di accesso alle cure sia per garantire un accesso più rapido alle nuove terapie". "Ci sono temi che riguardano un po' tutte le patologie rare e che possono essere un punto di test di legislazione innovativa e di procedure semplificate che, a maggior ragione quando stiamo parlando di patologie di questo tipo, necessitano di un occhio di riguardo anche da parte del legislatore", ha aggiunto. Infine, Pirro ha ricordato l’importanza della collaborazione istituzionale: "C'è un'interlocuzione con il ministero della Salute, per cui speriamo in tempi ragionevolmente brevi di mettere a disposizione una serie di strumenti che servono a semplificare la vita a persone che hanno delle difficoltà legate alla loro patologia e ai loro familiari, in modo da raggiungere davvero quei livelli di inclusione e di adeguata presa in carico che la nostra Costituzione declama", ha poi concluso.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Miastenia gravis, Rettore (Am): "Calvario inizia prima della diagnosi, serve più consapevolezza"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017909/miastenia-gravis-rettore-am-calvario-inizia-prima-della-diagnosi-serve-piu-consapevolezza.html</link>
      <description>'Le associazioni sono una rete di sostegno contro l'isolamento'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - "La miastenia è una malattia che spesso non si vede, e proprio per questo può essere difficile da comprendere. Le immagini e le testimonianze riescono a spiegare ciò che a volte le parole non riescono a raccontare: la fatica, la fragilità e il senso di incomprensione che molti pazienti sperimentano ogni giorno". Così Marco Rettore, presidente di Am - Associazione miastenia OdV e paziente, commenta il progetto fotografico 'Quello che non vedi', realizzato da OMaR (Osservatorio malattie rare) e associazioni di pazienti per richiamare l’attenzione su invisibilità della malattia rara, diritti e accesso a percorsi di cura personalizzati. L'iniziativa, nata per raccontare l'impatto reale della miastenia gravis sulla vita quotidiana, è stata presentata questa mattina durante una conferenza stampa online.</p> <p>Rettore sottolinea come "il vero calvario inizi spesso prima della diagnosi. Molti pazienti trascorrono mesi o anni da uno specialista all'altro, sentendosi dire che è stress o che il problema è psicologico. Una diagnosi tardiva non significa soltanto ritardare le cure, ma vivere un vero trauma, mentre la malattia continua a progredire". La sua esperienza ne è un esempio. "Prima di ricevere una diagnosi corretta ho affrontato un lungo percorso, fino all'arrivo in un centro specializzato per le malattie neuromuscolari, dove finalmente è stato possibile dare un nome ai miei sintomi e avviare le cure appropriate" ricorda. </p> <p>Per il presidente di Am, una maggiore conoscenza della patologia da parte dei medici e della popolazione può fare la differenza: "Più consapevolezza significa diagnosi più rapide e interventi tempestivi". Ma la diagnosi è solo l'inizio. "Pazienti e famiglie hanno bisogno di informazioni chiare, supporto pratico e confronto con chi vive la stessa esperienza". È qui che, secondo Rettore, il ruolo delle associazioni diventa fondamentale: "creare reti di sostegno, offrire orientamento e ricordare ai pazienti che non sono soli" aggiunge. Infine, Rettore richiama l'attenzione su alcuni aspetti ancora critici, come il rinnovo della patente di guida per le persone con miastenia. "Molti pazienti in remissione o con sintomi ben controllati sono costretti a sottoporsi a frequenti visite di idoneità, con procedure lunghe, costose e stressanti. Sarebbe auspicabile una maggiore flessibilità, come già avviene per altre patologie croniche. Dietro ogni diagnosi c'è una persona, una famiglia e una storia. Iniziative come questa aiutano a rendere visibile una malattia che troppo spesso resta nascosta agli occhi degli altri", conclude.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
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      <title>Miastenia gravis, Pino (Aim): "Difficile spiegare stanchezza che non si vede"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017908/miastenia-gravis-pino-aim-difficile-spiegare-stanchezza-che-non-si-vede.html</link>
      <description>'L'invisibilità della patologia spesso penalizza noi pazienti anche nei percorsi di valutazione dell'invalidità e dell'accesso ai benefici previsti dalla legge'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - "La parte più difficile è spiegare una stanchezza che non si vede. Per anni mi sono chiesta se fosse giusto espormi. Poi ho deciso di metterci la faccia per superare lo stigma e contribuire a far conoscere una malattia ancora poco compresa". È questo il messaggio che Mariangela Pino, vicepresidente di Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative Amici del Besta, ha voluto affidare al progetto fotografico 'Quello che non vedi', promosso da OMaR per raccontare l'impatto nascosto della miastenia gravis e presentato oggi durante una conferenza stampa online.</p> <p>La miastenia gravis è spesso definita una malattia invisibile perché molti dei suoi sintomi non sono immediatamente percepibili dall'esterno. "Le persone mi vedono sorridere e pensano che stia bene - racconta Mariangela Pino - In realtà è molto difficile spiegare cosa significhi convivere con una fatica estrema che può rendere complicati anche i gesti più semplici". Mariangela ricorda di aver vissuto anche "una crisi respiratoria, una delle manifestazioni più gravi della patologia". Da allora convive con la "consapevolezza che la malattia possa cambiare improvvisamente il corso delle giornate, influenzando lavoro, relazioni e progetti personali. Anche organizzare una vacanza richiede attenzioni e precauzioni che gli altri non immaginano", fa notare.</p> <p>Oltre al peso fisico della malattia, la vicepresidente di Aim sottolinea le difficoltà legate al riconoscimento dei diritti e delle tutele: "L'invisibilità della miastenia spesso penalizza i pazienti anche nei percorsi di valutazione dell'invalidità e dell'accesso ai benefici previsti dalla legge". Per questo ha scelto di partecipare alla campagna: "Spero che questa iniziativa contribuisca a far conoscere la nostra realtà, aumentando non solo la consapevolezza sulla malattia, ma anche l'attenzione verso i bisogni e i diritti delle persone che ne sono colpite", conclude.</p>]]></content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>Leucemia linfatica cronica, rimborso per acalabrutinib con venetoclax in prima linea</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017794/leucemia-linfatica-cronica-rimborso-per-acalabrutinib-con-venetoclax-in-prima-linea.html</link>
      <description>Via libera dell’inibitore di Btk di seconda generazione anche in linfoma mantellare</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 13:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - Lo standard di cura in prima linea per alcune neoplasie del sistema linfatico si amplia. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di seconda generazione a durata fissa, per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica (Llc) in combinazione con venetoclax. L’approvazione riguarda anche il trattamento del linfoma mantellare precedentemente non trattato in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del linfoma mantellare recidivato in monoterapia.</p> <p>Nello studio Amplify - informa una nota - l’88,5% dei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con acalabrutinib in combinazione con venetoclax, un nuovo regime completamente orale a durata fissa, non necessita di una nuova terapia di seconda linea dopo 3 anni, rispetto al 75,2% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia. Nello studio Echo, acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia, nel trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma mantellare, ha dimostrato una riduzione del 32% del rischio di progressione della malattia o di morte. Alle nuove frontiere della cura dei tumori del sistema linfatico è dedicata oggi a Milano una conferenza stampa promossa da AstraZeneca.</p> <p>La leucemia linfatica cronica - riferisce la farmaceutica - è la forma più comune di leucemia negli adulti (30% di tutte le diagnosi). In Italia, sono stimati circa 2.750 nuovi casi ogni anno. “È una patologia linfoproliferativa”, spiega Paolo Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla Llc all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Oncologia medica all’Università Vita-Salute San Raffaele. Si tratta di “una neoplasia del sistema linfatico caratterizzata da un accumulo di un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti B, nel sangue periferico, nel midollo osseo e negli organi linfatici. Incremento dei linfociti, anemia, ingrossamento dei linfonodi, piastrinopenia - chiarisce - sono le principali manifestazioni di questa neoplasia. La chemio-immunoterapia, che un tempo rappresentava lo standard di cura in prima linea, oggi è superata dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di Btk e di Bcl-2”.</p> <p/> <p>Nello studio Amplify, pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ - precisa la nota - la sopravvivenza libera da progressione a 36 mesi è stata pari al 76,5% con acalabrutinib più venetoclax, inibitore di Bcl-2, rispetto al 66,5% con chemio-immunoterapia. “Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax – illustra Ghia - Sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia. Altro aspetto cruciale è l’elevato profilo di tollerabilità di acalabrutinib più venetoclax, che consente di preservare la qualità di vita dei pazienti. Gli effetti collaterali, in particolare quelli di tipo cardiovascolare, come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e sanguinamenti - continua - si sono verificati in una minima percentuale di pazienti, caratterizzati da una lieve entità e facilmente gestibili. Sono dati particolarmente rilevanti, se si considera che i pazienti con Llc sono, nella maggior parte dei casi, anziani, spesso con comorbidità determinate dall’età avanzata”.</p> <p>Passi avanti significativi si registrano anche nella cura del linfoma mantellare, un altro tumore del sistema linfatico. Questa neoplasia rappresenta il 6% dei linfomi non Hodgkin. Si stimano, in Italia, ogni anno, circa 800 nuovi casi. “Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non Hodgkin B linfocitario, caratterizzato da una particolare resistenza ai trattamenti - afferma Enrico Derenzini, direttore della divisione di Oncoematologia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e professore associato di Ematologia alla Statale di Milano - L’età mediana di incidenza è pari a circa 70 anni, ma può colpire anche persone più giovani. Può presentarsi in diverse forme, ad esempio con l’ingrossamento di un linfonodo del collo, dell’ascella o dell’inguine e può localizzarsi a livello del midollo osseo e a livello gastroenterico. Storicamente, rappresenta uno dei linfomi più difficili da curare perché lo standard di cura in prima linea, costituito dalla chemio-immunoterapia con bendamustina e rituximab, nei pazienti over 65 o non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali, consente di ottenere remissioni complete, ma la malattia resta caratterizzata da molteplici recidive”. </p> <p>Lo studio Echo ha dimostrato che l’aggiunta di acalabrutinib alla chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), in prima linea, migliora in modo sostanziale i risultati clinici in questi pazienti non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali. “Vi è stata una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 32% e il tasso di remissioni complete ha raggiunto il 67% rispetto al 53% con la sola chemio-immunoterapia standard, con risposte più profonde – sottolinea Derenzini - Inoltre, è stato ridotto del 24% il rischio di iniziare una terapia di terza linea, a dimostrazione dei benefici a lungo termine della nuova combinazione. A questi risultati - aggiunge - si associa una tendenza favorevole, non significativa dal punto di vista statistico, ma importante clinicamente, nella sopravvivenza globale. Inoltre, al recente congresso della Società europea di ematologia, è stata presentata una sottoanalisi dello studio Echo, relativa al rischio infettivo, da cui non sono emerse differenze significative tra i 2 bracci di trattamento per quanto riguarda le infezioni non-Covid, confermando così il buon profilo di sicurezza e tollerabilità del regime con acalabrutinib”.</p> <p/> <p>L’approvazione al rimborso di Aifa riguarda anche acalabrutinib in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario non precedentemente trattati con un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (Btk). “Nel linfoma mantellare, le recidive possono avvenire anche a distanza di 6-7 anni – puntualizza Derenzini – e dunque continueremo a vedere pazienti in recidiva, non precedentemente trattati con inibitore di Btk. Per questo, è importante avere a disposizione un inibitore di Btk di seconda generazione, come acalabrutinib, caratterizzato da elevata efficacia e tollerabilità. Nello studio di fase 2 Ace-Ly-004, i pazienti con malattia recidivante o refrattaria sono rimasti liberi da progressione per una mediana di 22 mesi. Il tasso di risposta completa ha raggiunto il 48%, con una sopravvivenza globale a 5 anni del 50%. Si tratta di evidenze scientifiche solide, che hanno portato all’approvazione in questa popolazione di pazienti”.</p> <p>“Vogliamo trasformare lo scenario terapeutico in ematologia, sviluppando farmaci che offrano un cambio di paradigma – conclude Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca - Lavoriamo ogni giorno per rendere disponibili trattamenti sempre più mirati, efficaci e con il miglior profilo di tollerabilità possibile. Abbiamo compiuto progressi significativi nel trattamento della leucemia linfatica cronica. Acalabrutinib, inibitore di Btk di seconda generazione, associato a venetoclax, migliora la sopravvivenza libera da progressione e rende 9 pazienti su 10 liberi dal trattamento a 3 anni. L’approvazione di Aifa segna un cambiamento dello standard di cura di prima linea anche nel linfoma mantellare, perché offre ai pazienti l’opportunità di trarre beneficio dall’efficacia e dal solido profilo di sicurezza osservato con acalabrutinib”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Miastenia gravis, Antonia: "La sedia a rotelle ha reso visibile la mia patologia"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017795/miastenia-gravis-antonia-la-sedia-a-rotelle-ha-reso-visibile-la-mia-patologia.html</link>
      <description>Nel 2005 la diagnosi poi la pensione anticipata, oggi è tra i protagonisti del progetto fotografico 'Quello che non vedi' - 'Per anni nessuno riusciva a capire cosa stessi vivendo'</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017795/miastenia-gravis-antonia-la-sedia-a-rotelle-ha-reso-visibile-la-mia-patologia.html</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 13:50:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - La miastenia gravis "è una malattia invisibile: oggi mi vedono solo perché sono in sedia a rotelle, ma per anni nessuno riusciva a capire cosa stessi vivendo". Così racconta la sua esperienza Antonia Occhilupo, psichiatra e paziente con Miastenia gravis e volto di 'Quello che non vedi', progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti e presentato oggi durante una conferenza stampa online.</p> <p>La malattia "si è manifestata all'improvviso nel 2005, quando aveva 50 anni - racconta Antonia Occhilupo che è vicepresidente di Amg - Associazione miastenia gravis Aps - La diagnosi non è stata immediata perché i sintomi erano facilmente confondibili con quelli di altre patologie. Alla miastenia si è poi aggiunto un timoma, con recidiva dopo pochi mesi, che ha richiesto interventi e radioterapia. I primi segnali sono stati la mancanza di forza e l'estrema affaticabilità dei muscoli. Con il riposo miglioravo, come se il corpo avesse bisogno di ricaricare una batteria". A differenza di molti pazienti, Antonia non ha presentato "inizialmente i sintomi oculari più tipici, come ptosi palpebrale (abbassamento palpebra) e diplopia (visione doppia), fattore che ha ulteriormente complicato il percorso diagnostico. Con il tempo sono comparsi disturbi della parola, della masticazione e della deglutizione, fino al coinvolgimento dei muscoli del collo, degli arti e della respirazione. Gesti semplici come parlare, mangiare, bere, ridere o salire le scale possono diventare imprese enormi. Vivo con il timore costante delle crisi di soffocamento legate alla disfagia".</p> <p>Nonostante il tentativo di continuare a lavorare, nel 2011 Antonia ha dovuto lasciare il suo incarico di psichiatra presso un Centro di salute mentale e andare in pensione anticipata: "Ascoltavo i pazienti cercando di sostenere con una mano la mandibola che cedeva". Occhilupo definisce la miastenia "la malattia dei 'fiocchi di neve': ogni paziente presenta sintomi, decorso e bisogni diversi. Oltre alle limitazioni fisiche, la patologia incide profondamente sulla vita sociale, familiare e psicologica, coinvolgendo spesso anche i caregiver. La miastenia è una malattia cronica e invalidante, ma mi ha insegnato ad accettare la lentezza del mio corpo e a vivere il presente. Mi ripeto spesso una frase che mi dà forza: ‘Vado lenta, ma niente mi spaventa’”, conclude.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Malattie rare, 'Quello che non vedi': storie e scatti per dare volto alla miastenia gravis</title>
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      <description>OMaR e associazioni di pazienti presentano un book fotograficoper richiamare l’attenzione su invisibilità della malattia rara, dirittie accesso a percorsi di cura personalizzati</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 13:50:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - L’invisibilità catturata dall’obiettivo. La quotidianità complessa di una patologia rara colorata di bianco e nero. Si presenta così 'Quello che non vedi', il progetto fotografico e narrativo sulla miastenia gravis realizzato da OMaR - Osservatorio Malattie rare insieme alle principali associazioni italiane rappresentative dei pazienti. Angelo, Antonia, Barbara, Filippo e Mariangela sono i protagonisti di questi scatti realizzati da Francesca Bolla e Tommaso Lusena de Sarmiento e raccolti nell’omonimo book fotografico d’autore. Un’iniziativa presentata alla stampa e all’opinione pubblica nel mese dedicato alla sensibilizzazione sulla miastenia gravis e che vede pazienti, associazioni e istituzioni accendere i riflettori su una malattia rara spesso invisibile agli occhi degli altri, ma profondamente impattante nella vita quotidiana delle persone. </p> <p>"Il progetto - spigano da OMaR - nasce con l’obiettivo di raccontare la miastenia gravis oltre la dimensione clinica della patologia, dando spazio anche al suo impatto psicologico, relazionale, sociale e lavorativo. I volti e le storie di Angelo, Antonia, Barbara, Filippo e Mariangela, di diversa età, provenienza e professione, raccolti attraverso le immagini e le testimonianze di questo progetto hanno un chiaro intento, ossia trasformare la conoscenza in comprensione superando stereotipi, stigma e semplificazioni che spesso accompagnano le malattie invisibili". </p> <p>"La miastenia gravis non sempre si vede, ma questo non significa che pesi meno sulla vita delle persone – sottolinea Mariangela Pino, vicepresidente Aim e protagonista del book – Troppo spesso chi convive con questa patologia è costretto a spiegare continuamente la propria stanchezza, le difficoltà motorie o respiratorie, l’impossibilità di sostenere ritmi considerati normali. L’invisibilità dei sintomi rischia di trasformarsi in invisibilità sociale, lavorativa e sanitaria". Nel corso del confronto è emersa con forza anche la necessità di garantire percorsi assistenziali multidisciplinari e un accesso sempre più equo alla medicina personalizzata e all’innovazione terapeutica. </p> <p/> <p>"Le persone con malattie rare hanno diritto a cure appropriate e costruite intorno ai loro bisogni reali – ribadisce Antonia Occhilupo, vicepresidente dell’Associazione Miastenia Aps – Parlare oggi di medicina personalizzata significa garantire accesso uniforme ai percorsi diagnostici, ai centri di riferimento, ai trattamenti innovativi e a una presa in carico che consideri non solo gli aspetti clinici, ma anche quelli psicologici, sociali e lavorativi". "Fare rete tra associazioni, istituzioni, clinici e mondo della comunicazione è fondamentale per trasformare la consapevolezza in cambiamento concreto – conclude Barbara Maccanico, segretario dell’Associazione Miastenia Odv – Progetti artistici e narrativi come 'Quello che non vedi' non sono soltanto strumenti di sensibilizzazione: possono contribuire a rendere visibili bisogni reali, abbattere stereotipi e creare le condizioni culturali necessarie per migliorare diritti, presa in carico e accesso alle cure per le persone che convivono con la miastenia gravis". </p> <p>Durante l’evento, che ha coinvolto rappresentanti del mondo istituzionale e parlamentare, è stato inoltre sottolineato il valore della comunicazione e della consapevolezza pubblica nel migliorare il riconoscimento delle malattie rare invisibili. "Le malattie rare invisibili rappresentano ancora oggi una sfida importante non solo sul piano sanitario, ma anche culturale e sociale – dichiara la senatrice Elisa Pirro, componente della Commissione Bilancio del Senato – È fondamentale promuovere iniziative capaci di dare voce alle persone e di rendere visibili bisogni troppo spesso sottovalutati. Qualità della vita, inclusione e accesso uniforme alle cure devono restare al centro dell’agenda istituzionale". </p> <p>"La voce dei pazienti è essenziale per costruire politiche sanitarie più vicine ai bisogni reali delle persone – afferma la deputata Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari Sociali della Camera –. Progetti come questo contribuiscono a rafforzare consapevolezza e attenzione verso patologie ancora poco conosciute e verso l’importanza di garantire accesso all’innovazione e percorsi di cura personalizzati. Quando si parla di malattie rare non si può guardare soltanto all’aspetto clinico: patologie come la miastenia gravis hanno un impatto profondo sulla salute psicologica, sulla vita familiare, lavorativa e relazionale delle persone. Per questo è fondamentale promuovere modelli di presa in carico globale, capaci di accompagnare pazienti e caregiver lungo tutto il percorso di cura, integrando competenze sanitarie, supporto psicologico e attenzione alla qualità della vita". </p> <p/> <p>La conferenza stampa ha rappresentato anche un momento di ascolto e confronto tra pazienti, associazioni e istituzioni sul tema delle malattie rare invisibili e della necessità di rafforzare la consapevolezza pubblica e sanitaria rispetto al loro impatto complessivo sulla vita delle persone. La miastenia gravis è una patologia autoimmune rara caratterizzata da debolezza muscolare fluttuante e sintomi che possono compromettere attività essenziali della vita quotidiana: parlare, sorridere, mangiare, respirare, lavorare, mantenere relazioni sociali. Nonostante ciò, la malattia resta ancora poco conosciuta e frequentemente sottovalutata, anche a causa della sua dimensione "invisibile". </p> <p>Il progetto e l'incontro online di presentazione di 'Quello che non vedi' - informa una nota - sono stati promossi da OMaR in collaborazione e con il patrocinio di Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative amici del Besta Odv, Associazione miastenia gravis Aps, Am - Associazione miastenia Odv, e con il contributo non condizionante di Alexion AstraZeneca Rare Disease, Argenx e Ucb.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Obesità nei più giovani, la prevenzione con Pinocchio in un manuale a fumetti</title>
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      <description>Il corpo in equilibrio, 10mila copie distribuite gratuitamente a bordo dei treni Intercity e nelle principali FrecciaLounge</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017781/obesita-nei-piu-giovani-la-prevenzione-con-pinocchio-in-un-manuale-a-fumetti.html</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:50:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - Negli ultimi decenni, i tassi di sovrappeso e obesità tra i più giovani hanno raggiunto livelli critici, rappresentando una vera emergenza globale. In Italia si registra la prevalenza più alta in Europa, con 2 milioni di bambini e adolescenti tra i 3 e i 17 anni in eccesso di peso (circa 1 su 4)." Una condizione che non si esaurisce nell'infanzia: in oltre il 50% dei bambini e il 70-80% di adolescenti l'obesità persiste in età adulta, aumentando il rischio di malattie croniche cardiometaboliche e di un peggioramento della qualità della vita. Per invertire questa tendenza, è fondamentale intervenire in modo precoce promuovendo una cultura della prevenzione con stili di vita più sani e linguaggi innovativi". È con questo spirito che è nato ‘Salute,Pinocchio! Il corpo in equilibrio’, manuale a fumetti di educazione sanitaria realizzato dal network PreSa (Prevenzione e Salute) e Giunti Editore, in collaborazione con Trenitalia (Gruppo FS), presentato oggi a Roma presso Palazzo Baldassini.</p> <p>"L'iniziativa editoriale ad alto valore sociale, educativo e culturale dedicata ai più giovani e alle loro famiglie - informa una nota - racconta in modo accessibile, divertente ed efficace il rapporto tra corpo, stili di vita, alimentazione, movimento, emozioni e benessere. Il progetto è patrocinato dalla Fondazione medicina sociale e innovazione tecnologica (Mesit), dalla Federazione italiana associazioni obesità (Fiao) e dalle associazioni di pazienti ‘La mattina dopo’ e ‘Amici oltre il peso’, ed è realizzato con il supporto non condizionante di Novo Nordisk. Le 10mila copie del volume saranno distribuite gratuitamente, nella seconda metà di giugno, a bordo dei treni Intercity, brand di Trenitalia, e nelle principali FrecciaLounge d’Italia, raggiungendo così famiglie, bambini e ragazzi in viaggio su tutto il territorio nazionale". </p> <p>"Nel dettaglio - riferisce la ntoa - ‘Salute, Pinocchio! Il corpo in equilibrio’ accompagna i lettori in un viaggio alla scoperta di come funziona l'organismo umano e del perché è importante prendersene cura fin da piccoli. Dal concetto di omeostasi al metabolismo, dal ruolo dell'alimentazione a quello del movimento, del sonno e delle emozioni, il volume affronta in modo leggero ma accurato temi delicati come sovrappeso e obesità infantile, spiegando come si tratti di condizioni di salute complesse e multifattoriali non riconducibili a semplici scelte o responsabilità individuali ma risultato di genetica, ambiente, stili di vita e contesto sociale".</p> <p/> <p>"La narrazione illustrata, con storie e disegni a fumetti originali, si alterna ad approfondimenti divulgativi con la rubrica ‘La voce del Grillo’, che spiega con semplicità e rigore scientifico le buone pratiche per crescere in salute - prosegue la nota - Box di curiosità, consigli pratici, schede informative e quiz finali trasformano l'educazione sanitaria in un'esperienza coinvolgente. Un intero capitolo è dedicato al tema dello stigma e del bullismo legato al peso: i bambini e gli adolescenti in sovrappeso o obesità hanno infatti un rischio 2-3 volte maggiore di subire episodi di bullismo rispetto ai coetanei. Il messaggio centrale del volume è chiaro: ogni corpo è unico e merita rispetto, senza giudizi; la salute non è un punto di arrivo, ma un percorso continuo fatto di consapevolezza, responsabilità collettiva, piccoli gesti quotidiani e relazioni che ci sostengono".</p> <p>“L'obesità infantile è oggi una delle emergenze sanitarie mondiali più sottovalutate - spiega Marco Trabucco Aurilio, presidente della Fondazione Mesit - In Italia 1 bambino su 5 non svolge attività fisica regolarmente, quasi 2 su 5 non fanno una colazione adeguata, e quasi la metà trascorre più di due ore al giorno davanti a uno schermo. Sono abitudini che si costruiscono nell'infanzia e che, se trascurate, tendono a consolidarsi, provocando serie conseguenze sulla salute a breve e lungo termine. Pinocchio è un'icona della cultura italiana che parla ai più giovani e soprattutto alle loro famiglie: perché la cultura della prevenzione si trasmette nei gesti quotidiani, nelle scelte condivise, nelle relazioni che ci circondano fin da piccoli”.</p> <p>Per Francesco Zamichieli, direttore Iniziative speciali di Giunti Editore, “è stato sfidante sviluppare un percorso capace di tenere insieme qualità del racconto e delle illustrazioni, per avere appeal con i lettori più giovani, e rigore sui temi affrontati. La collaborazione con il network PreSa si inserisce in questa prospettiva, come dialogo strutturato per affrontare argomenti complessi con leggerezza e al contempo con metodo e responsabilità”. Osserva Jens Pii Olesen, General Manager Novo Nordisk Italia: “L'obesità infantile e adolescenziale rappresenta una delle più importanti sfide di salute pubblica con conseguenze che possono protrarsi fino all'età adulta e tradursi in un maggiore rischio di sviluppare malattie croniche e complicanze nel corso della vita. Ma i suoi effetti vanno ben oltre la salute: possono influenzare il benessere psicologico, le opportunità educative e la piena partecipazione alla vita sociale, generando un impatto sociale ed economico rilevante per l'intera comunità. Le evidenze scientifiche ci indicano chiaramente che è possibile e necessario passare all'azione, attraverso interventi di prevenzione precoci, integrati e basati sull'educazione alla salute. Per questo siamo orgogliosi di sostenere il progetto Salute Pinocchio, un'iniziativa innovativa che parla ai giovani e alle loro famiglie con un linguaggio accessibile e coinvolgente”.</p> <p/> <p>Progetti come questo “sono la prova che attori diversi, ciascuno con il proprio ruolo, possono convergere su un obiettivo comune con un impatto tangibile”, osserva Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato della Repubblica. Aggiunge Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati: “La salute delle nuove generazioni non si tutela solo nei contesti sanitari tradizionali: è una responsabilità condivisa, che chiama in causa le famiglie, la cultura, le istituzioni. Riuscire a raggiungere i ragazzi con strumenti coinvolgenti e innovativi significa prendere sul serio quella responsabilità. Come istituzioni dobbiamo fare in modo che non resti un'eccezione”. </p> <p>L’onorevole Roberto Pella, firmatario della Legge 149/2025, la prima al mondo sull’obesità, sottolinea che “riconoscere l'obesità come malattia, cronica e grave, significa finalmente toglierla dal campo dello stigma e del pregiudizio per portarla in quello della presa in carico, della cura e della tutela sociale. Costruire una cultura della prevenzione richiede impegno, risorse e visione di lungo periodo. Investire in prevenzione oggi è la scelta più lungimirante che possiamo adottare, per la salute delle nuove generazioni e per la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale”.</p> <p>A tale proposito, Malgorzata Wasniewska, presidente Siedp-Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica osserva che “ogni giorno” vedono “le conseguenze di una diagnosi tardiva dell'obesità infantile: bambini che arrivano con un quadro clinico già complesso, con alterazioni metaboliche che si sarebbero potute prevenire intervenendo prima. L'obesità infantile non va normalizzata né stigmatizzata: va riconosciuta precocemente e affrontata con strumenti adeguati prima che il problema si aggravi ulteriormente”. La presidente Fiao Iris Zani, evidenzia che è “prioritario sostenere iniziative che promuovono una cultura più consapevole e non stigmatizzante dell’obesità, soprattutto quando si rivolgono alle nuove generazioni”. Conclude il vicepresidente Fiao, Eligio Linoci: “Per bambini e adolescenti è fondamentale acquisire consapevolezza, per costruire basi solide per un futuro in salute e ridurre il rischio che la patologia evolva, prima che sia troppo tardi”.</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Melanoma, Adoi: "Bene nuova legge su prevenzione, dermatologo centrale in screening"</title>
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      <description>‘In articolo 4 sia esplicito il riferimento alla presenza dello specialista che ha le competenze indispensabili a diagnosi, valutazione e gestione lesioni cutanee’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 11:20:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - L’Associazione dermatologi venereologi ospedalieri italiani e della sanità pubblica accoglie con favore l'approvazione della legge n. 99 del 15 maggio 2026 recante ‘Disposizioni per la prevenzione e la diagnosi precoce del melanoma e istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma’. In una nota, Adoi afferma che “si tratta di un importante segnale di attenzione verso una patologia la cui incidenza continua a crescere e per la quale la prevenzione primaria e la diagnosi precoce rappresentano gli strumenti più efficaci per ridurre mortalità, costi sanitari e impatto sulla qualità di vita dei pazienti”. L’associazione esprime “particolare apprezzamento per il riconoscimento del valore delle campagne di prevenzione e screening rivolte alla popolazione e ai soggetti a maggior rischio”, condividendo pienamente lo spirito della norma e l'obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione dei tumori cutanei nel nostro Paese. Tuttavia, l'Associazione ritiene necessario evidenziare una criticità rilevante contenuta nell'articolo 4 della legge, dedicato alle campagne di screening dermatologico. Pur prevedendo il coinvolgimento di dipartimenti di prevenzione, medici di comunità, medici di medicina generale e farmacie, “il testo - riferisce la nota - non menziona la figura del dermatologo, ovvero lo specialista che possiede le competenze professionali indispensabili per la diagnosi, la valutazione e la gestione delle lesioni cutanee sospette”. </p> <p>Adoi ritiene pertanto che l'articolo 4 debba essere modificato prevedendo esplicitamente la presenza del dermatologo all'interno dei percorsi di screening e delle attività di prevenzione del melanoma. "La diagnosi - esplicita la nota- precoce del melanoma e degli altri tumori cutanei non può prescindere dal ruolo del dermatologo. Escludere o non menzionare lo specialista dermatologo in una norma che disciplina lo screening dermatologico rappresenta una contraddizione che merita di essere corretta". L’Associazione, inoltre, richiama l'attenzione sul ricorso ai servizi di telemedicina, teleconsulto e teledermatologia previsti dalla normativa anche attraverso il coinvolgimento delle farmacie e riconosce il potenziale di tali strumenti nel migliorare l'accesso ai servizi sanitari, ma ritiene “indispensabile” che le attività di teleconsulto dermatologico siano sottoposte a rigorosi controlli di qualità, a standard organizzativi definiti e alla supervisione di specialisti qualificati.</p> <p>"Le nuove tecnologie - si legge nella nota - possono rappresentare una straordinaria opportunità per la salute pubblica, ma soltanto se inserite all'interno di percorsi clinici appropriati e controllati. È fondamentale garantire che i servizi di teledermatologia erogati ai cittadini siano validati scientificamente e realmente in grado di tutelare la salute della popolazione". Infine, Adoi rinnova la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni e con tutti gli attori coinvolti nei programmi di prevenzione per contribuire alla costruzione di modelli di screening efficaci, sicuri e basati sulle migliori evidenze scientifiche, nei quali il dermatologo sia riconosciuto come figura centrale e imprescindibile.</p>]]></content:encoded>
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    <item>
      <title>Farmaceutica, Wise: Enea tech e Biomerical entra come investitore strategico</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2017655/farmaceutica-wise-enea-tech-e-biomerical-entra-come-investitore-strategico.html</link>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 11:20:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 giu. (Adnkronos Salute) - “Wise Spa, azienda pionieristica nel settore dei dispositivi medici specializzata in elettrodi impiantabili avanzati per neuromonitoraggio, neuromodulazione e interfaccia cervello-computer (Bci), ha annunciato oggi l’ingresso di Enea Tech e Biomedical, fondazione di diritto privato vigilata dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal ministero della Salute e orientata all’innovazione e al trasferimento tecnologico nel settore biomedico, come nuovo investitore strategico, portando il round di finanziamento – aperto nel giugno 2024 – a una chiusura definitiva sovra-sottoscritta di 30 milioni di euro”. Lo riferisce Wise in una nota in cui sottolinea che “l’investimento in equity di Enea Tech e Biomedical si aggiunge a quelli di Wallaby Spa — il family office della famiglia Scagliarini (Gvs Spa) — e dei partner finanziari storici New Frontier Srl, Eureka! Venture Sgr e Indaco Ventures SGR, oltre al prestito di venture debt dalla Banca Europea per gli Investimenti (Bei)”.</p> <p>L’utilizzo prioritario dei fondi raccolti “è l’avanzamento dello sviluppo e dell’adozione clinica dell’elettrodo Heron®, il prodotto di punta di Wise per la stimolazione del midollo spinale (Scs) nel trattamento del dolore cronico - continua la nota - Heron® è il primo elettrodo Scs progettato per erogare una stimolazione mirata attraverso una tecnica di impianto percutaneo minimamente invasiva. Questo duplice vantaggio rappresenta un significativo passo avanti nel trattamento del dolore cronico”. Parallelamente all’elettrodo Heron®, “il round supporta la commercializzazione della Wise Cortical Strip (Wcs®), il primo elettrodo morbido ed adattabile per il monitoraggio intraoperatorio (Ionm) durante interventi per tumori cerebrali ed epilessia in grado di garantire maggiore sicurezza e precisione. La Wcs® ha già ottenuto marchiatura Mdr in Europa, Fda negli Usa e Tga in Australia, dove sta dimostrando un’adozione crescente”.</p> <p>La chiusura del round vede anche la nomina di Laura Iris Ferro come presidente della società, e l’ingresso di Giuseppe Corvino nel consiglio di amministrazione. Ferro “è una delle figure più autorevoli del biotech italiano ed europeo - precisa Wise - Fondatrice di Gentium, società quotata al Nasdaq e acquisita nel 2014 da Jazz Pharmaceuticals in un’operazione da circa 1 miliardo di dollari, è oggi presidente e co-founder di Bio4Dreams” e ricopre ruoli di leadership. “Il successo di questa chiusura finale sovra-sottoscritta del nostro round di finanziamento testimonia la solidità di ciò che il nostro team ha costruito — in termini di tecnologia, ricerca clinica e relazioni con i clinici e i partner - ha dichiarato Luca Ravagnan, amministratore delegato di Wise - Accogliere Enea Tech e Biomedical nella nostra compagine di investitori rafforza la nostra missione di portare una neurotecnologia davvero trasformativa ai pazienti di tutto il mondo. Con l’elettrodo Heron® stiamo puntando a un mercato multimiliardario, con un prodotto che risponde a un bisogno clinico di lunga data rimasto insoddisfatto. Questo finanziamento ci fornisce le risorse per completare il percorso dal laboratorio al letto del paziente”. Conclude Ferro: “Wise rappresenta una straordinaria convergenza tra scienza dei materiali avanzata, neuroscienze e innovazione clinica.Siamo lieti di avere a bordo Enea Tech e Biomedical a testimonianza della solidità di Wise”.</p> <p/> <p/>]]></content:encoded>
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      <title>Nuovo nome a ovaio policistico, endocrinologa Colao: "Con Pmos si va all’origine"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2016639/nuovo-nome-a-ovaio-policistico-endocrinologa-colao-con-pmos-si-va-allorigine.html</link>
      <description>‘Percorso diagnostico assistenziale comprende già la parte metabolica’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:50:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 16 giu. (Adnkronos Salute) - Il passaggio dall’acronimo Pcos (sindrome dell’ovaio policistico) a Pmos (sindrome ovarica poliendocrino-metabolica) “cambia completamente la definizione della malattia perché, invece” di focalizzare la patologia “sull'ovaio finalmente si punta sull'origine, che è metabolica. L'ovaio è solo l'organo bersaglio della patologia metabolica. È un cambiamento molto importante, molto più grande della sola definizione del nome”. Così Annamaria Colao, vice-presidente Consiglio superiore di sanità e membro Egoi-Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos), commenta la recente pubblicazione su 'The Lancet' del consenso internazionale sulla nuova definizione della sindrome. “Il percorso assistenziale diagnostico è già comprensivo della parte metabolica, quindi non cambierà - spiega - Cambieranno invece gli organismi multidisciplinari che dovranno occuparsi della paziente: non più solo il ginecologo, ma il ginecologo insieme all'endocrinologo e al nutrizionista perché, essendo una patologia metabolica, deve essere affrontata da tutti i punti di vista”. </p> <p>La Pmos “non è altro che l’espressione ovarica di una iperinsulinemia compensatoria dovuta proprio a un difetto di trasmissione del segnale a livello dei recettori dell'insulina muscolari - quella che noi chiamiamo insulino-resistenza - chiarisce l’esperta - Questa condizione si collega a diabete, obesità e quindi a rischio cardiovascolare. Ecco perché questa patologia che affligge le giovani donne - a un’età in cui né l'obesità né il diabete e nemmeno le malattie cardiovascolari si sono ancora manifestate - può essere vista come una sorta di campanello d'allarme”. </p> <p>Il Sistema sanitario “non può ancora considerare questa una patologia sistemica - precisa Colao - La nuova definizione è veramente recentissima. Chi si occupa della patologia, cioè i ginecologi e gli endocrinologi sanno bene che è una patologia sistemica. Fino a che la chiamavamo sindrome dell'ovaio policistico, è chiaro che collegavamo tutto all'ovaio e non alla sua natura invece sistemica. Il cambio di definizione - conclude - renderà giustizia a quella che è una patologia metabolica, quindi sistemica, con espressione ovarica”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Nuova definizione policistosi, Baldelli (Egoi-Pcos): "Cambia approccio terapeutico"</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/in-salute/2016640/nuova-definizione-policistosi-baldelli-egoi-pcos-cambia-approccio-terapeutico.html</link>
      <description>‘Chiarisce meglio la patologia multifattoriale e quadro clinico eterogeneo’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:50:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 16 giu. (Adnkronos Salute) - Nella pratica clinica, il passaggio della definizione della sindrome dell’ovaio policistico (Pcos) a Sindrome ovarica poliendocrino-metabolica (Pmos) “sicuramente cambia molto l’approccio terapeutico”. Lo ha detto Roberto Baldelli, direttore Uosd Endocrinologia Azienda ospedaliera San Camillo - Forlanini di Roma e membro Egoi - Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) commentando il contenuto della recente pubblicazione su 'The Lancet' del consenso internazionale sulla nuova definizione della sindrome, che tiene conto della componente metabolica.</p> <p>Come spiega Baldelli, direttore del primo ambulatorio pubblico dedicato alla patologia, “la definizione di policistosi riportava tutto all'ovaio e a una gestione prettamente ginecologica. La nuova definizione” di Pmos tiene conto di quello che come “endocrinologi abbiamo sempre portato avanti”, e cioè che si tratta di “una patologia multifattoriale che coinvolge tanti aspetti di tipo endocrino-metabolico, con movimento di numerosi assi ormonali” che comportano “insulino-resistenza, dislipidemie, rischio cardiovascolare, diabete, obesità, patologia cutanea - illustra l’esperto - La nuova definizione chiarisce meglio la patologia multifattoriale ma anche il quadro clinico che è veramente eterogeneo”. </p> <p>L'infertilità “è la cosa che più frequentemente, in passato e attualmente, porta la paziente dal ginecologo - chiarisce Baldelli - Ma ci sono altri aspetti importanti che poi vanno a connotare meglio la sindrome nell'aspetto multifattoriale. Fondamentalmente - precisa - ci sono: l'obesità e il sovrappeso, non sempre obesità; un problema di ipercolesterolemia, di dislipidemia o di alterazione della tolleranza ai carboidrati con il rischio diabetico. Il peso, lo stile di vita e l'alimentazione sono l'aspetto preponderante della patologia - rimarca Baldelli - Il ruolo del nutrizionista in un gruppo multidisciplinare è fondamentale: la maggior parte delle pazienti, oltre il 50%, possono presentarsi con disturbi del peso o di obesità franca e ristabilire una condizione di peso normale va ad abbattere quello che normalmente è il quadro di insulino-resistenza che spesso troviamo in queste pazienti. La riduzione del peso e il miglioramento dello stile di vita facilitano anche poi l'approccio terapeutico alla paziente - sottolinea - ma è fondamentale un percorso in parallelo con il nutrizionista. Alla luce anche di tutti i nuovi farmaci che ci sono per l'obesità, il risultato e anche la soddisfazione della paziente nel vedere il raggiungimento dell’obiettivo - conclude - sono fondamentali”.</p>]]></content:encoded>
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      <title>Ovaio policistico, Unfer (Egoi-Pcos): "Nuova definizione primo passo internazionale"</title>
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      <description>‘Nostra società già più avanti con criteri diagnostici e terapeutici’</description>
      <author>adnkronos@mail.com</author>
      <category>adnkronos,salute</category>
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      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:50:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 16 giu. (Adnkronos Salute) - “Da anni la definizione di sindrome dell’ovario policistico (Pcos) era obsoleta, per due motivi: prima di tutto perché non si tratta di cisti ovariche ma di uno sviluppo follicolare arrestato nella sua fase di crescita; in secondo luogo perché, come già spiegato nella pubblicazione della nostra società Egoi-Pcos del 2023, si tratta di una malattia endocrino-metabolica, quindi sono le alterazioni metaboliche e l'insulina, prima di tutto, alla base dell'eziopatogenesi di quella che è stata ridefinita Pmos”, sindrome ovarica poliendocrino-metabolica. Così Vittorio Unfer, presidente Egoi-Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) commenta la recente pubblicazione su 'The Lancet', “da parte dell'amica professoressa Helena J Teede, membro dell’Eshre - European society of human reproduction and embryology, importante società internazionale che ha iniziato il percorso che come Egoi-Pcos abbiamo intrapreso anni fa”. L’obiettivo è “arrivare dove noi siamo già, cioè a elaborare nuovi criteri diagnostici e un razionale terapeutico - spiega Unfer - Attualmente l'Eshre non ci ha dato indicazioni, ha cambiato semplicemente il nome, ha fatto un primo passo. La nostra società scientifica si trova molto più avanti - chiarisce - perché Eshre, essendo internazionale, ha una gestione più complessa e molto lenta”. </p> <p>Una volta “capito che si tratta di una malattia endocrino-metabolica - illustra l’esperto - abbiamo inserito, nell'ambito diagnostico, l'insulino-resistenza e l'iperinsulinemia. Abbiamo quindi collegato il fenomeno metabolico, legato all'insulina, al fattore endocrino, cioè il testosterone, identificando un rapporto tra questi due ormoni e identificando un cut off limite che ci aiuta nella diagnosi e, quindi, nel trattamento. Formare i medici e i pazienti riguardo queste importantissime novità è estremamente importante - sottolinea Unfer - Noi siamo sul campo e siamo protagonisti come Egoi-Pcos anche grazie all'apertura di numerosi ambulatori che seguono i nuovi criteri diagnostici, i nuovi approcci terapeutici che, come possiamo immaginare, riguardano, in prima linea, le modificazioni dello stile di vita e dell'abitudine alimentare. Di seguito c’è l'utilizzo di insulinosensibilizzanti, come il myo-inositolo, a volte associato con il D-chiro-inositolo, nel rapporto fisiologico 40:1”. </p> <p>È una “grande soddisfazione che il primo ambulatorio dedicato sia un ambulatorio pubblico presso l'ospedale San Camillo di Roma diretto dal professor Roberto Baldelli che, grazie alla lungimiranza del direttore generale della struttura: a oggi gli appuntamenti sono arrivati ad agosto 2027 - evidenzia il presidente Egoi-Pcos - La policistosi ovarica è una malattia che ha una predisposizione genetica, ma anche fattori scatenanti come per esempio l'obesità, le alterazioni dello stile di vita o cattive abitudini alimentari. La diagnosi in adolescenza è estremamente difficile - precisa - perché alcuni fenomeni adolescenziali sono uguali a quelli che si manifestano in questa sindrome, ma oggi siamo in grado di identificare le pazienti a rischio di sviluppare, un domani, la sindrome endocrino metabolica. Vanno quindi identificate con un'accurata anamnesi, un esame obiettivo e di alcuni esami strumentali e trattate”.</p>]]></content:encoded>
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