<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0">
  <channel>
    <atom:link href="http://rssnewsfeed.lagazzettadelmezzogiorno.it/clienti/gdm/rss.php?sezione=516" rel="self" type="application/rss+xml"/>
    <title>LE INCHIESTE - La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
    <link>http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it</link>
    <description>Le INCHIESTE de La Gazzetta del Mezzogiorno.</description>
    <language>it-it</language>
    <image>
      <url>http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/images/logores.jpg</url>
      <title>La Gazzetta del Mezzogiorno</title>
      <link>http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it</link>
    </image>
    <item>
      <title>«La missione della Regione a Miami? Un favore fatto a Natuzzi». La Corte dei conti: è danno erariale</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1912769/la-missione-della-regione-a-miami-un-favore-fatto-a-natuzzi-la-corte-dei-conti-e-danno-erariale.html</link>
      <description>Invito a dedurre per Scandale e due funzionari di Pugliapromozione: contestati 310mila euro di spese inutili sul progetto Puglia Lovers. «Fu l’ex assessore Delli Noci a chiederla»</description>
      <author>Danilo Lupo</author>
      <category>pugliapromozione,scandale,corte dei conti,delli noci,inchiesta,NATUZZI,MIAMI</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1912769/la-missione-della-regione-a-miami-un-favore-fatto-a-natuzzi-la-corte-dei-conti-e-danno-erariale.html</guid>
      <pubDate>Wed, 14 Jan 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Modalit&agrave; di spesa &laquo;certamente non trasparente&raquo;, vincitori gi&agrave; decisi prima dell&rsquo;appalto, soluzioni pi&ugrave; convenienti e pi&ugrave; prestigiose scartate senza motivazioni chiare. Il tutto per un&rsquo;ipotesi di danno erariale da oltre 300mila euro. Il pasticciaccio della Design Week di Miami, costato circa mezzo milione di euro a fronte di una diffusa insoddisfazione delle imprese e di roventi polemiche politiche, &egrave; arrivato a una svolta giudiziaria. &Egrave; molto netto l&rsquo;invito a dedurre che la Procura regionale della Corte dei conti ha notificato a due funzionari di PugliaPromozione, Carmela Antonino e Alfredo De Liguori, ma anche al direttore generale e dominus della partecipata regionale, Luca Scandale.</p> <p>Nessun politico &egrave; toccato dalle contestazioni dei magistrati contabili, che per&ograve; nell&rsquo;&laquo;invito&raquo; (l&rsquo;equivalente della chiusura delle indagini) citano nove volte l&rsquo;ex assessore allo sviluppo economico Alessandro Delli Noci, adombrando una segnalazione arrivata dal suo assessorato per la scelta pi&ugrave; controversa: il finanziamento dell&rsquo;evento &laquo;Puglia Lovers&raquo; presso lo store Natuzzi di Miami, costato oltre 170mila euro. Soldi che non sarebbero serviti a promuovere la Puglia ma semplicemente a &laquo;finanziare un evento privato che a tal fine &egrave; stato camuffato da evento pubblicistico&raquo;, con un ritorno d&rsquo;immagine esclusivamente per la multinazionale di Santeramo. Non solo: a quei 170mila euro bisognerebbe poi aggiungere gli oltre 90mila euro pagati alla S-Editions di Cristiano Seganfreddo, che sarebbe stato scelto sulla base della conoscenza personale con il direttore Scandale, e i 50mila euro pagati all&rsquo;artista Agostino Iacurci per un murale pagato dalla Regione e realizzato sul fronte dello store Natuzzi di Miami. In totale 310.896 euro e 21 centesimi di cui la Procura della Corte dei Conti chiede conto a Scandale, De Liguori e Antonino. Si tratta, ovviamente, di una ipotesi: entro 45 giorni i tre potranno fornire le loro spiegazioni...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2026_01_13/WhatsApp_Image_2026-01-13_at_18.30.43-1768333262982.jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Il business immobiliare di Fiorella: l'immobile fantasma che potrebbe diventare villa in area vincolata</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1741699/il-business-immobiliare-di-fiorella-l-immobile-fantasma-che-potrebbe-diventare-villa-in-area-vincolata.html</link>
      <description>La moglie di Caracciolo e l'atto di acquisto di un edificio crollato che però non esiste. Il villaggio della Boccuta sorge nell'area del parco dell'Ofanto</description>
      <author>scagliarini@gazzettamezzogiorno.it (Massimiliano Scagliarini)</author>
      <category>carmen fiorella,barletta,la boccuta,spiridione di paola</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1741699/il-business-immobiliare-di-fiorella-l-immobile-fantasma-che-potrebbe-diventare-villa-in-area-vincolata.html</guid>
      <pubDate>Thu, 05 Jun 2025 11:59:43 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Quass&ugrave; non si arriva per caso. Chi ci viene e non si fa spaventare dal cartello che segnala la propriet&agrave; privata vuole probabilmente vedere una delle due masserie fortificate rimaste nell&rsquo;agro di Barletta. Qualcun altro, pi&ugrave; fortunato, cerca invece tranquillit&agrave; e riservatezza in uno degli angoli pi&ugrave; belli della valle dell&rsquo;Ofanto, zona sottoposta a tutela archeologica dove non si pu&ograve; spostare nemmeno un sasso. Ed &egrave; proprio qui, nella contrada La Boccuta, che dopo la vicenda della laurea falsa per il concorso in Aeroporti di Puglia potrebbe andare in scena un&rsquo;altra strana storia in cui la politica si intreccia con gli affari privati di Filippo Caracciolo, il consigliere regionale che nonostante tutti i guai resta sempre l&rsquo;uomo forte della politica locale. Stavolta, pi&ugrave; che di lauree, si parla di ville in campagna da costruire lontano da sguardi indiscreti.</p> <p>Bisogna partire da un atto di compravendita. Quello che il 4 dicembre 2023 un commercialista di Barletta, Dione Di Paola, ha stipulato con Carmela Fiorella, moglie di Filippo Caracciolo davanti al notaio Vittorio Fabbri di Trani. Un documento di poche pagine per acquistare a 4.950 euro un &laquo;manufatto diruto&raquo; nel piccolo villaggio della Boccuta. Un manufatto diruto altro non &egrave; che un edificio crollato, per il quale la legge ordinaria prevede &ndash; in determinate situazioni - la possibilit&agrave; di ricostruzione: spetta al proprietario, per&ograve;, dimostrare cosa c&rsquo;era e quando &egrave; stato originariamente realizzato. Soprattutto in un&rsquo;area sottoposta a tutti i vincoli del mondo...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2025_06_05/Screenshot_2025-06-05_090454-1749106921879.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>«Il crac da 36 milioni degli Andidero»: chiuse le indagini, c'è il fratello di un parlamentare M5S</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1692040/il-crac-da-5-milioni-degli-andidero-chiuse-le-indagini-c-e-il-fratello-di-un-parlamentare-m5s.html</link>
      <description>Secondo la Procura di Bari gli imprenditori baresi avrebbero svuotato le società e frodato il fisco. Tra i presunti complici il consulente Gioacchino Dell'Olio e l'avvocato foggiano Giacomo Mescia</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it (Massimiliano Scagliarini)</author>
      <category>GRUPPO ANDIDERO,VITTORIO ANDIDERO,MABAR,PUNTA PEROTTI,GIOACCHINO DELL'OLIO,GIACOMO MESCIA</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1692040/il-crac-da-5-milioni-degli-andidero-chiuse-le-indagini-c-e-il-fratello-di-un-parlamentare-m5s.html</guid>
      <pubDate>Thu, 03 Apr 2025 11:55:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>BARI - Avrebbero svuotato il Gruppo Andidero e le sue societ&agrave; controllate, tra cui anche la Mabar che partecip&ograve; alla realizzazione di Punta Perotti: una serie di operazioni fraudolente effettuate dal 2015 al 2022 che avrebbero creato un buco da oltre 5 milioni di euro. E&rsquo; questo il cuore dell&rsquo;ipotesi di bancarotta fraudolenta che la Procura di Bari, con il pm Lanfranco Marazia, contesta ai fratelli Vittorio (58 anni) e Vittoria (50 anni) Andidero, con la madre Grazia Barbone, 82 anni e il commercialista Francesco Ricci, 54 anni di Bari.</p> <p>Da questa indagine nasce lo stralcio che stamattina ha portato ai sequestri nei confronti di Vittorio Andidero e alla richiesta di arresti domiciliari nei suoi confronti. Gli Andidero, nei cui confronti la Procura di Bari ha chiesto il fallimento nel 2022 a fronte di debiti accertati per non meno di 36 milioni, hanno poi presentato un piano di concordato preventivo accolto dal Tribunale di Bari cui gli stessi pm si sono opposti. Gli imprenditori turistici baresi - contesta l'accusa - avrebbero in particolare omesso il pagamento di imposte e debiti previdenziali per oltre 3 milioni di euro, facendo risultare in bilancio poste attive in realt&agrave; inesistenti.</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2025_04_03/Screenshot_2025-04-03_133722-1743680027564.png" alt="" width="403" height="526" /></p> <p><em>Giacomo Mescia</em></p> <p>Nell&rsquo;indagine della Finanza sono coinvolte anche altre due persone: il consulente Gioacchino Dell&rsquo;Olio, 64 anni di Bari, fratello del parlamentare M5S Gianmauro e l&rsquo;avvocato foggiano Giacomo Pietro Paolo Mescia, 57 anni, accusati di concorso in alcune operazioni distrattive. Dell&rsquo;Olio avrebbe contribuito a far uscire 90mila euro (canoni ricevuti per il fitto di un parcheggio) dai conti della Gruppo Andidero. Il consulente, insieme a Mescia, sarebbe poi l&rsquo;artefice di un&rsquo;altra operazione distrattiva in danno della societ&agrave; Mabar (quella dei suoli di Punta Perotti): avrebbero trovato i 255mila euro necessari a evitare l&rsquo;istanza di fallimento da parte di un creditore, soldi che sarebbero stati messi a disposizione dalla Daunia Work riconducibile a Mescia cos&igrave; da ottenere la desistenza del creditore.</p>]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2025_04_03/2025-04-03_13_31_40_2025_04_03-screenshot_2025-04-03_115847-1743674080141-png-1743679958545.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Le imprese alla Fiera di Miami: sulla carta 10, in realtà erano 2</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1648718/le-imprese-alla-fiera-di-miami-sulla-carta-10-in-realta-erano-2.html</link>
      <description>La trasferta da mezzo milione. L’esposizione in una stanza al piano terra dell’hotel</description>
      <author>Danilo Lupo</author>
      <category>miami,trasferta,puglia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1648718/le-imprese-alla-fiera-di-miami-sulla-carta-10-in-realta-erano-2.html</guid>
      <pubDate>Sat, 08 Feb 2025 08:13:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Alla controversa fiera del design e dell&rsquo;arredo di Miami le imprese non sono andate. O, per meglio dire, solo due delle dieci imprese selezionate (tra le ventuno richiedenti) con una procedura ancora oggi poco chiara sono partite dalla Puglia alla volta della Florida. Una terza impresa era gi&agrave; basata negli Stati Uniti e ha raggiunto Miami da New York. Le altre sette microimprese selezionate, invece, si sono limitate a inviare alcuni pezzi di arredo che sono stati esposti nell&rsquo;hotel River Inn di Miami, nell&rsquo;ambito di Alcova Miami, una manifestazione collaterale alla fiera ufficiale. Il tutto, sommato agli interventi presso lo store Natuzzi di Miami, &egrave; costato circa mezzo milione di euro alla Regione Puglia: fondi Poc, ottenuti quindi per l&rsquo;internazionalizzazione delle imprese pugliesi e finiti per la maggior parte in spese di viaggio e di rappresentanza (tra cui una festa per 800 invitati vip) e in parcelle ai professionisti e agli artisti coinvolti...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> <p><a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1648305/le-date-i-concorrenti-virtuali-le-coincidenze-tutto-cio-che-non-torna-nell-appalto-della-regione-puglia-per-la-trasferta-a-miami.html"><em><strong>QUI PER LEGGERE LA PRIMA PARTE</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2025_02_08/Screenshot_2025-02-08_001658-1738970262552.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bari, «La Sud-Est era un bancomat a disposizione di Fiorillo»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1477029/bari-la-sud-est-era-un-bancomat-a-disposizione-di-fiorillo.html</link>
      <description>Il procuratore Rossi insiste sulla bancarotta: 500mila euro spesi dall’ex amministratore in vino e biscotti. L’1 marzo la sentenza</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>FIORILLO,SUD EST,INCHIESTA</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1477029/bari-la-sud-est-era-un-bancomat-a-disposizione-di-fiorillo.html</guid>
      <pubDate>Sat, 17 Feb 2024 06:20:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - &laquo;Ferrovie Sud-Est era il bancomat di Luigi Fiorillo, che ha usato i soldi della Regione per pagare lauti compensi a fornitori amici&raquo;. Una lunga replica, quella della Procura di Bari, alle difese degli 11 imputati per la bancarotta fraudolenta da 240 milioni della pi&ugrave; importante societ&agrave; di trasporto pubblico pugliese. Il procuratore Roberto Rossi e la pm Desir&egrave;e Digeronimo che (insieme al consulente Massimiliano Cassano) hanno illustrato per molte ore i motivi per cui, secondo l&rsquo;accusa, gli stipendi d&rsquo;oro, le consulenze e gli affidamenti senza gara hanno messo in ginocchio Fse creando un &laquo;enorme danno&raquo; alle casse pubbliche.</p> <p>La difesa di Fiorillo, amministratore unico per 23 anni che rischia una condanna a 12 anni, ha insistito sul fatto che Fse - in quanto societ&agrave; pubblica - non sarebbe stata &laquo;fallibile&raquo; perch&eacute; il suo patrimonio si confonde con quello dello Stato. Ma per la Procura tutto questo &egrave; irrilevante: &laquo;Una volta che Ferrovie Sud-Est &egrave; stata dichiarata insolvente dal Tribunale fallimentare - ha detto Rossi -, il giudice penale non pu&ograve; che prenderne atto. Ed &egrave; irrilevante che i bilanci siano stati approvati dal ministero con il parere positivo dei revisori, nel momento in cui emerge la falsit&agrave; di quei bilanci&raquo;. Fiorillo &egrave; accusato di aver creato il buco con le sue condotte, a partire dai compensi d&rsquo;oro: sulla carta doveva percepire 48mila euro l&rsquo;anno, ma dal 2004 al 2015 ha preso 13 milioni grazie alle somme ricevute come assistente del Rup e ad oltre mezzo milione di rimborsi. &laquo;Non esiste documentazione che...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2024_02_17/see-1708155770474.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Lecce, si allarga lo scandalo delle multe cancellate dalle vigilesse: chieste altre 3 interdizioni</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1477028/lecce-si-allarga-lo-scandalo-delle-multe-cancellate-dalle-vigilesse-chieste-altre-3-interdizioni.html</link>
      <description>Pass Ztl in cambio della moquette per il matrimonio. La Procura accusa di corruzione altri pubblici ufficiali: «Anche loro hanno fatto favori in cambio di regali»</description>
      <author>Linda Cappello</author>
      <category>lecce,multe,inchiesta</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1477028/lecce-si-allarga-lo-scandalo-delle-multe-cancellate-dalle-vigilesse-chieste-altre-3-interdizioni.html</guid>
      <pubDate>Sat, 17 Feb 2024 06:00:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Hanno scelto la via del silenzio Luisa Fracasso e Loredana Valletta, le due vigilesse della polizia Locale di Lecce raggiunte nei giorni scorsi da un&rsquo;ordinanza interdittiva della sospensione dall&rsquo;esercizio delle funzioni con l&rsquo;accusa di aver annullato multe in cambio di favori e voti elettorali. Entrambe (assistite dagli avvocati Giuseppe Corleto ed Amilcare Tana) si sono avvalse della facolt&agrave; di non rispondere in occasione dell&rsquo;interrogatorio di garanzia di ieri mattina innanzi al gip Silvia Saracino.</p> <p>&Egrave; attesa per le prossime ore, invece, la decisione del giudice in merito alle altre tre richieste di interdittiva nei confronti di Piervito Frassanito, maresciallo della polizia provinciale, Carlo Corvino, agente della polizia locale, e di Francesca Vallone, all&rsquo;epoca dei fatti in servizio presso l&rsquo;ufficio Traffico del Comune. Quest&rsquo;ultima, assistita dagli avvocati Roberto Rella e Giuseppe Fornari, si &egrave; proclamata totalmente estranea in merito alle accuse contestate nell&rsquo;ordinanza. Nello specifico risponde di due episodi di corruzione per il rilascio di pass Ztl. In un caso, che vede come coindagato il titolare di un&rsquo;attivit&agrave; di noleggio di strutture per spettacoli, Paolo Montinaro, la donna avrebbe ricevuto &laquo;a titolo di controprestazione&raquo; in occasione del suo matrimonio 100 metri di moquette per un valore di mercato di circa 500 euro. Nell&rsquo;altro invece, si sarebbe fatta trasportare gratuitamente alcuni mobili dal beneficiario dei pass, Andrea Gaudino.</p> <p>L&rsquo;impiegata, per&ograve;, sostiene che l&rsquo;emissione di quei pass fosse legittima, in virt&ugrave; del fatto che i permessi venivano emessi su semplice richiesta, senza alcuna istruttoria. I legali hanno poi evidenziato come la Vallone ora sia stata trasferita al settore Welfare, con tutt&rsquo;altre competenze, e dunque non sarebbe ravvisabile il pericolo di reiterazione del reato.</p> <p>Ha parlato anche l&rsquo;agente Corvino, che ha risposto sia alle domande formulate dal gip che a quelle del pm Alessandro Prontera. &laquo;Il mio cliente ha...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/39562/GN4_DAT_39562418.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Mazzette su appalti del dissesto: pure Bari ha chiuso l’inchiesta</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1473873/mazzette-su-appalti-del-dissesto-pure-bari-ha-chiuso-linchiesta.html</link>
      <description>Sannicandro è accusato di corruzione e turbativa ma attende l’esito del ricorso: «Mai preso soldi, errori nelle intercettazioni»dopo gli arresti di novembre</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>SANNICANDRO,BARI,APPALTI,MAZZETTE,INCHIESTA</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1473873/mazzette-su-appalti-del-dissesto-pure-bari-ha-chiuso-linchiesta.html</guid>
      <pubDate>Thu, 08 Feb 2024 06:00:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Elio Sannicandro avrebbe accettato una tangente da 60mila euro dall&rsquo;imprenditore lucerino Antonio Di Carlo in cambio di tre appalti contro il dissesto idrogeologico (comunque mai assegnati). Nell&rsquo;avviso di conclusione delle indagini, notificato ieri a 13 persone, la Procura di <strong>Bari</strong> insiste nell&rsquo;impostazione iniziale dell&rsquo;inchiesta che, a novembre, ha portato in carcere il 62enne imprenditore foggiano e ha comportato l&rsquo;interdizione dai pubblici uffici anche del direttore generale dell&rsquo;<strong>Asset</strong> e commissario per gli interventi contro il dissesto, accusato al pari di tutti gli altri di corruzione e turbativa d&rsquo;asta. Ma Sannicandro attende l&rsquo;esito del ricorso al Tribunale della Libert&agrave;, dove la difesa ha insistito proprio sulla mancanza dei gravi indizi di colpevolezza relativi alla corruzione chiedendo la revoca della misura cautelare.</p> <p>L&rsquo;esito del ricorso, discusso a gennaio, non &egrave; ancora noto.</p> <p>Il provvedimento firmato dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani cristallizza ora le accuse (condensate in 13 episodi: gli altri sono stati stralciati per competenza territoriale e mandati a Foggia) e rende dunque ancora meno stringenti le esigenze cautelari. In questo senso tutte le difese valuteranno se presentare istanza di revoca. Antonio Di Carlo (tuttora ai domiciliari) e la figlia Carmelisa (per la quale &egrave; stato disposto l&rsquo;obbligo di dimora a Lucera) secondo la Procura di Bari avrebbero messo su un sistema per remunerare funzionari pubblici e ottenere cos&igrave; appalti di lavori contro il dissesto idrogeologico.</p> <p>A domiciliari da novembre &egrave; sottoposto anche il presunto intermediario nei rapporti con <strong>Sannicandro</strong>, il dipendente Coni campano Sergio Schiavone, mentre un funzionario tecnico della Regione, Leonardo Panettieri, &egrave; stato interdetto insieme agli imprenditori Bruno Maria Gregoretti ed Antonio Ferrara. Panettieri (avvocato Antonio Fatone) ha nel frattempo avuto la revoca dell&rsquo;interdizione perch&eacute; il 1&deg; febbraio &egrave; andato in pensione. L&rsquo;accusa ha esteso le contestazioni anche alla Fratelli Di Carlo, che avrebbe beneficiato delle condotte illecite dei due imprenditori aggiudicandosi cos&igrave; quattro appalti tra cui quello pi&ugrave; importante &egrave; l&rsquo;intervento su via Donadonisi a Bari da 1,4 milioni: gli altri tre sono nel Foggiano...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener"><strong>LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO&nbsp;</strong></a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/39447/GN4_DAT_39447385.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Puglia, riparte processo per corruzione al capogruppo regionale Pd Caracciolo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1472685/appalti-truccati-nel-mirino-caracciolo-il-processo-torna-a-bari.html</link>
      <description>L'accusa: «Truccato un appalto da 5,5 milioni». Il 23 febbraio udienza preliminare a Bari, rischio prescrizione</description>
      <author>massimiliano scagliarini</author>
      <category>caracciolo,pd,puglia,inchiesta,bari,processo,corruzione</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1472685/appalti-truccati-nel-mirino-caracciolo-il-processo-torna-a-bari.html</guid>
      <pubDate>Sun, 04 Feb 2024 06:38:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Il processo per l&rsquo;appalto truccato attraverso la corruzione del presidente della commissione del Comune di Corato si far&agrave; a <strong>Bari</strong>. E dunque marted&igrave; 23 l&rsquo;allora assessore regionale all&rsquo;Ambiente (oggi capogruppo Pd) <strong>Filippo Caracciolo</strong> dovr&agrave; tornare davanti al giudice dell&rsquo;udienza preliminare insieme ad altre quattro persone.</p> <p>La Cassazione ha risolto quasi a tempo di record l&rsquo;eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa dell&rsquo;esponente Dem, che comunque ha ottenuto - nei fatti - di avvicinare parte delle accuse alla prescrizione.</p> <p>Tutto parte dall&rsquo;inchiesta della pm Savina Toscani che nel 2017 port&ograve; all&rsquo;arresto dell&rsquo;allora direttore generale di <strong>Arca Puglia</strong>, Sabino Lupelli. Ovvero il presunto intermediario tra Caracciolo (che dopo una perquisizione a febbraio 2018 fu indotto a dimettersi da assessore) e due imprenditori, i fratelli Massimo e Amedeo Manchisi, che si aggiudicarono la gara da 5,5 milioni grazie alla compiacenza dell&rsquo;allora dirigente Donato Lamacchia. &Egrave; questo l&rsquo;episodio che per la Cassazione (Sesta sezione) &egrave; di competenza del Tribunale di <strong>Bari</strong>, mentre il gup Ilaria Casu a settembre aveva gi&agrave; mandato a Trani l&rsquo;altra presunta gara truccata per un impianto di rifiuti da costruire ad <strong>Andria</strong>.</p> <p>Le oltre 14mila pagine dell&rsquo;inchiesta documentano il modus operandi di Caracciolo, da un lato terrorizzato di poter essere sottoposto a intercettazioni (utilizza un cellulare vecchio modello che lascia nei cassetti, niente<em> Whatsapp</em>) ma dall&rsquo;altro sempre disponibile a incontrare imprenditori fornendo loro anche gli elenchi delle gare non ancora bandite da Aqp affinch&eacute; potessero esprimere le proprie preferenze. Lupelli (che nel 2019 ha patteggiato due anni per altri episodi corruttivi ed &egrave; stato licenziato dall&rsquo;Arca) era ritenuto in rapporti di &laquo;solida complicit&agrave;&raquo; con il politico barlettano (difeso dall&rsquo;avvocato Michele Laforgia), ma anche al soldo di Massimo Manchisi da cui ha ricevuto soldi e regali...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'INCHIESTA SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/39398/GN4_DAT_39398815.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Morte del boss Sambito: sette medici indagati a Taranto</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1469255/morte-del-boss-sambito-sette-medici-indagati-a-taranto.html</link>
      <description>Depositata nelle scorse ore la relazione del consulente dell’accusa</description>
      <author>Francesco Casula</author>
      <category>taranto,sambito,inchiesta,medici indagati,boss sambito</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1469255/morte-del-boss-sambito-sette-medici-indagati-a-taranto.html</guid>
      <pubDate>Wed, 24 Jan 2024 11:00:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>TARANTO - Salgono a sette i <strong>medici indagati</strong> per morte del boss <strong>Cataldo Sambito</strong> detto &laquo;U ring&raquo;, elemento di spicco della criminalit&agrave; organizzata tarantina deceduto nella notte tra il 31 luglio e il 1 agosto scorsi: un epilogo inatteso che ha suscitato sconcerto tra i familiari che hanno depositato una denuncia nei confronti dei medici che lo avevano avuto in cura.</p> <p>Nelle scorse ore, il pubblico ministero Enrico Bruschi ha firmato tre nuovi avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti camici bianchi che si aggiungono ai quattro gi&agrave; finiti nell&rsquo;indagine per omicidio colposo. Nelle scorse ore, inoltre, il consulente della procura, il medico legale Biagio Solarino, ha depositato la relazione nella quale sono contenuti i risultati dell&rsquo;autopsia e di altri esami svolti con l&rsquo;obiettivo non solo di comprendere le reali cause della morte, ma anche le eventuali responsabilit&agrave; dei professionisti difesi tra gli altri dagli avvocati Francesco Tacente, Claudio Petrone, Lucia Stranieri e Luca Perrone.</p> <p>Il magistrato inquirente nei giorni successivi alla scomparsa del 54enne aveva acquisito le cartelle cliniche e disposto l'esame autoptico per fare luce sulle cause del decesso e soprattutto per valutare eventuali responsabilit&agrave; dei medici, ma proprio il suo consulente aveva chiarito che era necessario un nuovo approfondimento per chiarire quanto accaduto. E cos&igrave; il pm Bruschi aveva conferito un nuovo incarico al medico legale con cui disponeva una serie nuovi accertamenti su alcuni campioni organici.</p> <p>A spingere i familiari, assistiti tra gli altri dagli avvocato Luigi Esposito e Angelo Casa, a sporgere denuncia &egrave; stato il fatto che la tragica notizia era giunta dopo le informazioni positive sull'ipotesi di dimissioni dell'uomo che era ricoverato da circa un mese.</p> <p>Sambito, infatti, finito in ospedale dopo un terribile incidente stradale avvenuto al quartiere Tamburi mentre viaggiava era a bordo della sua moto: era stato curato inizialmente nel reparto di Rianimazione e dopo diverse settimane trasferito in quello di ortopedia. Un segnale, secondo la famiglia, che le sue condizioni avevano superato la fase critica e si attendeva il ritorno a casa del 54enne.<strong> Cataldo Sambito</strong> era stato coinvolto in ultimo nell&rsquo;inchiesta della Squadra mobile &laquo;Golden System&raquo; sul racket al cimitero e quella della Guardia di finanza denominata &laquo;Tabula Rasa&raquo;: l&rsquo;uomo inoltre aveva alle spalle un lungo periodo di carcerazione dovuto alle condanne riportate nei processi che avevano fatto luce sulla guerra di mafia a Taranto a cavallo tra gli anni &lsquo;80 e &lsquo;90.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/39277/GN4_DAT_39277388.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Agricoltura, le mazzette sul Psr: ex funzionario di Bari vuole patteggiare</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1469237/agricoltura-le-mazzette-sul-psr-ex-funzionario-di-bari-vuole-patteggiare.html</link>
      <description>Tre anni e 6 mesi per le tangenti sulle pratiche: la Procura dice sì. Altri 19 rischiano il processo. La Regione parte civile: proseguono le indagini sui colletti bianchi</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>MAZZETTE,AGRICOLTURA,BARI,FUNZIONARIO,PROCESSO</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1469237/agricoltura-le-mazzette-sul-psr-ex-funzionario-di-bari-vuole-patteggiare.html</guid>
      <pubDate>Wed, 24 Jan 2024 05:15:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - A novembre 2021 si salv&ograve; dall&rsquo;arresto per tangenti perch&eacute; nel frattempo era andato in pensione. Ora, due anni dopo, l&rsquo;ex funzionario regionale Giuseppe Vacca, 70 anni, di Bari, ha chiesto di patteggiare per le mazzette sulle pratiche dell&rsquo;assessorato all&rsquo;Agricoltura che all&rsquo;epoca hanno portato in carcere il collega Lorenzo Mazzini, 65 anni, di Foggia.</p> <p>I due, secondo l&rsquo;indagine del pm Michele Ruggiero, avrebbero intascato 110 mila euro, pari a circa il 3% del valore dei finanziamenti pubblici erogati dalla Regione su 26 pratiche del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 e 2014-2020. Insieme a loro &egrave; accusato di omessa denuncia e favoreggiamento il dirigente regionale Domenico Campanile, 58 anni, di Cassano delle Murge (ancora in servizio, ma trasferito ad altro incarico), che era stato informato da un agronomo del modus operandi dei suoi due funzionari ma invece di denunciarli li avrebbe avvertiti aiutandoli ad eludere le indagini...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/39277/GN4_DAT_39277284.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Taranto, raccomandati al concorso Amiu: i nomi trovati sui post-it</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1468369/taranto-raccomandati-al-concorso-amiu-i-nomi-trovati-sui-post-it.html</link>
      <description>Intreccio mafia e politica a Taranto: ritrovati nella borsa del dirigente Scalera, centinaia di nomi segnalati per i concorsi</description>
      <author>capurso@gazzettamezzogiorno.it (Francesco Casula)</author>
      <category>taranto,amiu,raccomandati</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1468369/taranto-raccomandati-al-concorso-amiu-i-nomi-trovati-sui-post-it.html</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jan 2024 06:36:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>TARANTO - Sono oltre un centinaio i nomi appuntati su fogli e fogliettini, post-it, biglietti da visita, ritrovati dai poliziotti della Squadra Mobile nella borsa del dirigente Rocco Lucio Scalera il 24 novembre 2022 quando gli agenti piombarono alla fine della terza prova del concorso per l&rsquo;assunzione di 11 ispettori ambientali all&rsquo;Amiu.</p> <p>Nomi e cognomi in alcuni casi accompagnati da segmenti di parole che potrebbero individuare la sorgente della raccomandazione: dati rimasti segreti fino ad alcuni giorni fa quando una parte dell&rsquo;inchiesta condotta dai poliziotti, guidati dal vice questore Cosimo Romano e coordinata dai pubblici ministeri Lucia Isceri ed Enrico Bruschi, &egrave; finita nel fascicolo d&rsquo;inchiesta &laquo;Dominio&raquo; condotta dai finanzieri e dal pm Milto De Nozza della Dda di Lecce.</p> <p>Una nuova indagine che ha portato alla luce, per l&rsquo;accusa, l&rsquo;intreccio tra la politica e un presunto clan mafioso a Statte. In carcere sono finiti com&rsquo;&egrave; noto il sindaco Franco Andrioli, due assessori e alcuni presunti affiliati al clan guidato da Davide Sudoso che avrebbe fatto incetta di voti alle amministrative 2021 e portato Andrioli a vince con il 75 per cento dei consensi. In cella, come detto, &egrave; finito anche Scalera che, per il pm De Nozza, avrebbe fatto campagna elettorale attraverso Giulio Modeo, figlio del boss Antonio che fu capo indiscusso di Statte e di Taranto prima della guerra con i fratelli....</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/1599209859466.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>I dalemiani volevano gli appalti a Taranto: «Ma stavano puntando alla Regione»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1466773/i-dalemiani-volevano-gli-appalti-a-taranto-ma-stavano-puntando-alla-regione.html</link>
      <description>In manette l’ex commissario Pd jonico Oddati, obbligo di firma per l’ex segretario Ds Santoro: «Ha preso 10mila euro»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>luciano santoro,taranto,pozzuoli</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1466773/i-dalemiani-volevano-gli-appalti-a-taranto-ma-stavano-puntando-alla-regione.html</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jan 2024 10:07:10 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - &laquo;Domani mattina mi vedo con I&rsquo;amico di Bari&raquo;, diceva Luciano Santoro nel novembre 2021 all&rsquo;imprenditore puteolano Salvatore Musella. <a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1466473/bufera-pd-campania-coinvolto-anche-il-tarantino-luciano-santoro.html">Perch&eacute; gli appetiti del costruttore, secondo la Procura di Napoli che lo ha mandato in carcere insieme all&rsquo;ex sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia</a>, all&rsquo;ex presidente Enit (turismo) Giorgio Palmucci e all&rsquo;ex dirigente nazionale Pd Nicola Oddati, non si fermavano al Comune di Taranto dove Santoro aveva promesso di introdurre Musella interessato a vincere un appalto (che non ha preso). Santoro, gi&agrave; segretario provinciale del Pd jonico nei cui confronti il gip Antonio Baldassarre ha disposto l&rsquo;obbligo di firma, aveva promesso di portare Musella anche in Regione.</p> <p>L&rsquo;inchiesta della Finanza e della Mobile coordinata dai pm napoletani Stefano Capuano, Immacolata Sica e Sergio Ferrigno ipotizza a vario titolo l&rsquo;associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla turbativa d&rsquo;asta e al traffico di influenze. Santoro, 53 anni, di Grottaglie, &egrave; accusato di aver intascato 10mila euro da usare anche per comprare funzionari del Comune di Taranto. Musella, 49 anni, gli viene presentato dal salernitano Oddati: il costruttore vuole vincere i lavori per la ristrutturazione di Palazzo Carducci, nella Citt&agrave; vecchia di Taranto, un appalto da 5,5 milioni che nel giugno 2022 verr&agrave; aggiudicato a un raggruppamento tra imprese baresi e tarantine. Il consorzio che fa capo a Musella si piazzer&agrave; soltanto secondo...<i></i></p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2024_01_16/SANTORO-1705395924985.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bari, tabaccaio accusa i suoi usurai: «Al soldo dei clan anche insospettabili»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1466189/bari-tabaccaio-accusa-i-suoi-usurai-al-soldo-dei-clan-anche-insospettabili.html</link>
      <description>La Procura chiede 56 arresti, il gip dice «no»: «Fatti troppo vecchi». C’è l’appello. Gli indagati sono in tutto 73 Ci sono pure il pugile Lezzi e un esponente del tifo biancorosso</description>
      <author>Isabella Maselli</author>
      <category>BARI,CLAN,STRISCIUGLIO,USURA,TABACCAIO</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1466189/bari-tabaccaio-accusa-i-suoi-usurai-al-soldo-dei-clan-anche-insospettabili.html</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jan 2024 06:55:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Cinquantadue episodi di usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso contestati, a vario titolo, a 73 persone. Un&rsquo;indagine, non nota fino ad oggi, che ha rivelato un racket durato anni e che avrebbe avuto per protagonisti nomi noti alla criminalit&agrave; organizzata barese, esponenti di spicco dei clan Strisciuglio, Diomede e Capriati, con il coinvolgimento anche di insospettabili, come il pugile Francesco Lezzi e un volto conosciuto del tifo biancorosso. Per 56 persone la Procura aveva chiesto l&rsquo;arresto (46 in carcere e 10 ai domiciliari) ma il gip Rossana de Cristofaro ha rigettato la richiesta: i fatti sono troppo vecchi. Gli episodi contestati, infatti, risalgono in alcuni casi a quindici anni fa.</p> <p>&laquo;Pur non potendo negarsi la sussistenza di una adeguata piattaforma indiziaria in ordine alla commissione di ciascuno dei delitti&raquo;, secondo il Tribunale &egrave; &laquo;assente in concreto, per difetto di attualit&agrave; e concretezza, il pericolo di reiterazione dei reati prospettato quale unica esigenza a fondamento della richiesta di misura cautelare&raquo;. La Procura, per&ograve;, non ci sta e ha fatto appello, evidenziando che &laquo;le esigenze cautelari vanno parametrate alla commissione di reati della stessa specie e non in relazione allo stesso reato&raquo;, ricordando peraltro che molti degli indagati fanno parte di clan ancora attivi.</p> <p><strong>LE ACCUSE</strong></p> <p>L&rsquo;inchiesta della Guardia di Finanza &egrave; partita nel 2016 dopo le dichiarazioni della presunta vittima, il titolare di una tabaccheria, cugino di un noto boss di Carrassi, che aveva deciso di diventare un collaboratore di giustizia, dopo essere stato a sua volta arrestato per usura ed estorsione. Il commerciante aveva raccontato - circostanze poi confermate dalle intercettazioni e dagli accertamenti bancari - di aver ottenuto prestiti per decine di migliaia di euro in un momento in cui era in difficolt&agrave; economica, poi costretto a restituire il denaro con tassi di interesse fino al 4.800% e, in alcuni casi, consegnando a copertura parziale dei debiti pacchi di biglietti &laquo;gratta e vinci&raquo;.</p> <p>&laquo;Da qua tu non esci vivo&raquo; sarebbe stata solo una delle minacce per costringere l&rsquo;imprenditore a pagare. Questo particolare episodio, risalente al periodo tra aprile 2013 e settembre 2014, &egrave; contestato al pregiudicato del clan Strisciuglio Giovanni Raggi in concorso con quelli che per la Procura erano suoi stretti collaboratori, il suo autista Antonio Novelli e il pugile Francesco Lezzi. In altre occasioni la vittima sarebbe stata aggredita fisicamente durante vere e proprie spedizioni punitive, costretta a consegnare anche la propria auto a garanzia delle obbligazioni usuraie rimaste inadempiute. E decine di volte l&rsquo;imprenditore sarebbe stato minacciato: &laquo;Forse ti dimentichi - gli avrebbe detto il boss Franco Diomede &laquo;Il Marsigliese&raquo; - che io comando a San Pasquale, a Carrassi e ovunque tu vai. Non pensare che siccome tuo cugino sta con noi ti puoi salvare&raquo;.</p> <p>Nell&rsquo;inchiesta &egrave; indagato anche un commerciante di abbigliamento accusato di riciclaggio e ricettazione per aver incassato gli assegni in bianco estorti alle vittime di usura, procurando al clan anche merce contraffatta da rivendere. L&rsquo;esponente del tifo barese risponde di un episodio di usura risalente a maggio 2014, per essersi occupato - &egrave; l&rsquo;accusa - di incassare il denaro per conto di uno dei sodali del clan Capriati.</p> <p>Ad un certo punto gli indagati avrebbero tentato anche di appropriarsi della tabaccheria come pagamento di un debito residuo da 80mila euro. Tra i nomi dei destinatari della richiesta di arresto (al momento respinta) ci sono anche quelli del boss del quartiere Libert&agrave; Vito Valentino, del noto imprenditore delle slot machine Baldassarre D&rsquo;Ambrogio. Ma ci sono anche i rampolli della famiglia Vavalle del San Paolo, uno dei Capriati di Bari Vecchia e uno dei presunti usurai che non poteva avere soprannome pi&ugrave; adatto al ruolo: &laquo;Sanguisuga&raquo;.</p> <p><strong>L&rsquo;APPELLO</strong></p> <p>L&rsquo;indagine della guardia di finanza &egrave; durata circa tre anni. L&rsquo;informativa finale &egrave; stata depositata a settembre 2019 (i fatti contestati vanno dal 2009 al 2018, la gran parte per&ograve; dal 2013 al 2016) e la richiesta di arresto &egrave; datata dicembre 2021 (con integrazione a ottobre 2022). Secondo il gip &laquo;pur operando una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari, il tempo trascorso dai fatti contestati deve essere espressamente considerato dal giudice, ove si tratti&raquo;, come in questo caso, &laquo;di un rilevante arco temporale non segnato da condotte dell&rsquo;indagato di perdurante pericolosit&agrave;&raquo;. Nel rigettare le 56 richieste di arresto, il giudice evidenzia proprio che &laquo;non vi &egrave; traccia di ulteriori condotte illecite di analogo tenore&raquo; e alcuni degli indagati nel frattempo si sarebbero anche &laquo;dissociati dai contesti criminali&raquo;. In ultimo, il gip de Cristofaro fa presente che alcuni dei reati contestati sono prescritti ormai da anni.</p> <p>Ad impugnare il provvedimento &egrave; stato il procuratore Roberto Rossi in persona con la pm Bruna Manganellli, evidenziando &laquo;la presenza di plurime circostanze dimostrative della esistenza delle esigenze cautelari ignorate dal gip: pluralit&agrave; di gravi reati commessi successivamente ai fatti contestati da componenti di clan ancora in attivit&agrave;&raquo;. L&rsquo;udienza all&rsquo;esito della quale il Riesame decider&agrave; se arrestare i 56 indagati &egrave; stata fissata per gioved&igrave; 25.</p> <p><strong>LA REPLICA DELL'AVVOCATO DI LEZZI</strong><strong></strong></p> <p>&ldquo;Siamo certi che riusciremo innanzi al Tribunale a dimostrare l'estraneit&agrave; di Francesco Lezzi ai fatti contestati, atteso che Francesco, da pi&ugrave; di 13-14 anni &egrave; un pugile professionista, riferimento per tutti i giovani, sia che si stanno affacciando allo sport nobile, sia per coloro che gi&agrave; lo praticano&rdquo;. Lo dichiara l&rsquo;avvocato Nicola Oberdan Laforgia, difensore di Francesco Lezzi, coinvolto nell&rsquo;inchiesta della Dda di Bari su un presunto giro di usurai.&ldquo;Francesco - prosegue il difensore - allena i bambini, si allena ogni giorno, in maniera costante e professionalmente eccellente ed &egrave; estraneo a tutti i fatti a lui presumibilmente contestati. Siamo certi - conclude il legale - che Lezzi sia stato coinvolto nell'indagine per un mero errore&rdquo;.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/39162/GN4_DAT_39162025.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>«Non furono le Br a decidere l'uccisione di Moro». L'ex ministro Signorile: «Cossiga seppe prima»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1464298/non-furono-le-br-a-decidere-l-uccisione-di-moro-l-ex-ministro-signorile-cossiga-seppe-prima.html</link>
      <description>Ieri sera in onda il servizio a 46 anni dall'omicidio che scosse l'Italia: «Mise in discussione Yalta, l’apertura al Pci gli costò la vita»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>aldo moro,report,cossiga,signorile</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1464298/non-furono-le-br-a-decidere-l-uccisione-di-moro-l-ex-ministro-signorile-cossiga-seppe-prima.html</guid>
      <pubDate>Mon, 08 Jan 2024 07:00:02 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La gestione delle fasi finali del sequestro Moro potrebbe essere passata dalle Brigate Rosse ai servizi segreti delle potenze occidentali, in particolare agli inglesi, con un epilogo gi&agrave; scritto perch&eacute; lo statista pugliese era considerato un pericolo per gli equilibri della Guerra fredda. <a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/1464274/report-e-il-caso-aldo-moro-una-verita-di-comodo-la-clip-in-esclusiva.html">Ieri sera su Rai3 una lunga inchiesta di Report</a> ha rilanciato ieri una tesi non nuova, attraverso una testimonianza inedita dell&rsquo;ex ministro socialista Claudio Signorile destinata a riaprire le polemiche sulla fine dell&rsquo;esponente democristiano.</p> <p>Signorile &egrave; stato protagonista di uno dei tentativi di mediazione per salvare la vita all&rsquo;ex presidente del Consiglio. Ma la decisione di eliminare Moro, dice il politico barese, &laquo;viene gestita dall&rsquo;esterno e viene gestita da chi con una certa chiarezza e fin dall&rsquo;inizio ha indicato la situazione italiana come insostenibile...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2024_01_07/bubi_si_arrabbia-1704654674206.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Gli appalti in Puglia e Basilicata finiti agli amici di «Tommy» Verdini</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1463092/gli-appalti-in-puglia-e-basilicata-finiti-agli-amici-di-tommy-verdini.html</link>
      <description>Il ruolo del dirigente Anas barese Petruzzelli (indagato). La Procura: «Si era messo a disposizione degli imprenditori»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>bari,puglia,tommy verdini</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1463092/gli-appalti-in-puglia-e-basilicata-finiti-agli-amici-di-tommy-verdini.html</guid>
      <pubDate>Tue, 02 Jan 2024 10:27:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - &laquo;La Basilicata glielo ho detto... Ma la Basilicata qualcosa &egrave; partito o non c&rsquo;hai avuto segnali?&raquo;. Fabio Pilieri teneva sempre costantemente informato l&rsquo;imprenditore Angelo Ciccotto su ci&ograve; che captava all&rsquo;interno degli uffici Anas, dove il socio di Tommy Verdini aveva agganciato - secondo la Procura di Roma in modo illecito - almeno tre dirigenti. E tra gli appalti che potrebbero essere stati truccati, a suon di mazzette (dagli imprenditori a Verdini e soci) e di promesse di far carriera (da Verdini e soci ai dirigenti) molti riguardano Puglia e Basilicata.</p> <p>L&rsquo;inchiesta romana &egrave; partita dalle intercettazioni attivate su un appalto in Veneto. E si &egrave; subito concentrata su quello che accadeva intorno a un gruppo di manager Anas (nel frattempo rimossi o avvicendati) e a un manipolo di imprenditori. &laquo;Perch&eacute; io a Ciccotto in un altro accordo quadro, quello che gli ho portato, gli ho sbloccato 10 milioni&raquo;, si vanta al telefono Pileri. E ancora: &laquo;Lo so, per&ograve; porta a casa 10 milioni che non erano suoi! So&rsquo; 20 milioni, mo li porta a casa insieme forse&raquo;. Qui la Finanza, che gi&agrave; dal 2022 ha acquisito carte in Anas, si interroga su quale fosse l&rsquo;appalto da 10 milioni sbloccato a favore di Ciccotto (finito ai domiciliari insieme ai due facilitatori)...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2024_01_02/rafatrani-1704187549429.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Lo scandalo PopBari, le mani sul tesoro di Fusillo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1460830/lo-scandalo-popbari-le-mani-sul-tesoro-di-fusillo.html</link>
      <description>Le carte dei curatori: prima del crac svenduti gli appartamenti nel centro di Bari. l pm Marazia ha depositato nel fascicolo Fimco anche le relazioni sui fallimenti di Maiora e Ambasciatori</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>POP BARI,FIMCO,INCHIESTA,FUSILLO,SCANDALO,BARI,TESORO</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1460830/lo-scandalo-popbari-le-mani-sul-tesoro-di-fusillo.html</guid>
      <pubDate>Thu, 21 Dec 2023 07:03:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Le societ&agrave; del gruppo Fusillo erano tenute artificialmente in vita dai finanziamenti della Banca Popolare di Bari, e sono state utilizzate per effettuare operazioni dissipative del patrimonio che hanno danneggiato i creditori. &Egrave; per rinforzare questa impostazione che il pm Lanfranco Marazia ha depositato, nel processo per il crac Fimco ai danni dell&rsquo;imprenditore nocese e degli ex vertici di Popolare, Marco e Gianluca Jacobini, le relazioni predisposte dai curatori fallimentari delle altre societ&agrave; del gruppo, chiudendo per certi versi il cerchio: Maiora &egrave; stata infatti (fino al fallimento) il principale cliente di PopBari, e a catena controllava Logistica Sud e Ambasciatori, le immobiliari in cui sono confluiti alcune delle propriet&agrave; pi&ugrave; prestigiose del gruppo.</p> <p>Tra Fimco e Maiora, secondo le consulenze ordinate dalla Procura, PopBari avrebbe perso 430 milioni di euro. Se da un lato i curatori di Maiora (come gi&agrave; avevano fatto quelli di Fimco) ha avviato un&rsquo;azione di responsabilit&agrave; nei confronti degli ex amministratori ed ex sindaci della Popolare (prossima udienza a marzo) per la responsabilit&agrave; solidale della banca nel fallimento Maiora, i curatori di Ambasciatori Immobiliare, Sebastiano Panebianco e Giovanni Schiavoni, scrivono che Popolare &laquo;ha determinato le scelte operative dell&rsquo;intero gruppo e anche della Ambasciatori essendo infatti titolare di rapporti di credito che superavano ampiamente il fatturato dell&rsquo;intero gruppo&raquo;, mentre...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_21/nitidaa-1703145787419.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Ferrovie Sud-Est, parola alle difese: «Il crac non è colpa nostra»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1459262/ferrovie-sud-est-parola-alle-difese-il-crac-non-e-colpa-nostra.html</link>
      <description>Bari, in nove accusati di bancarotta insieme a Fiorillo. Sentenza l’1 marzo. Tutti gli avvocati hanno contestato le conclusioni dei periti della Procura</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>ferrovie sud est,bari,luigi fiorillo,fse</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1459262/ferrovie-sud-est-parola-alle-difese-il-crac-non-e-colpa-nostra.html</guid>
      <pubDate>Sat, 16 Dec 2023 10:45:07 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Le consulenze d&rsquo;oro e i lavori pagati pi&ugrave; del dovuto sono costati una accusa di concorso in bancarotta, oltre che richieste di condanna che vanno dai tre ai sei anni e di sequestri milionari. Ma gli imprenditori e i professionisti che hanno avuto a che fare con Ferrovie Sud-Est durante la gestione dell&rsquo;avvocato Luigi Fiorillo (per il quale la Procura di Bari ha chiesto 12 anni) non ci stanno. E ieri, davanti al collegio del Tribunale di Bari (presidente Calia Di Pinto) gli avvocati hanno dato battaglia sia sul merito che sui numeri della pubblica accusa.</p> <p>&laquo;I lavori sono stati regolarmente fatti&raquo;, ha detto l&rsquo;avvocato Beppe Modesti che difende Rita Giannuzzi e Gianluigi Cezza, accusati di aver avuto un contratto milionario per gestire l&rsquo;archivio storico delle Ferrovie Sud-Est e per questo destinatari di una richiesta di condanna a quattro anni. L&rsquo;avvocato Modesti ha mostrato le foto scattate dalla Finanza dopo la revoca del contratto con i due salentini: &laquo;L&rsquo;archivio storico e la postazione per la lettura dei barcode c&rsquo;erano prima della modifica dello stato dei luoghi&raquo;...<i></i></p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_16/violenzaaa-1702719827628.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Chiariello paga un milione e mezzo di tasse arretrate, ma andrà a processo per evasione</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1458874/chiariello-paga-un-milione-e-mezzo-di-tasse-arretrate-ma-andra-a-processo-per-evasione.html</link>
      <description>L'ex avvocato penalista barese: ieri davanti al gip De Felice l’udienza preliminare per infedele dichiarazione</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>giancarlo chiariello,evasione</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1458874/chiariello-paga-un-milione-e-mezzo-di-tasse-arretrate-ma-andra-a-processo-per-evasione.html</guid>
      <pubDate>Fri, 15 Dec 2023 09:57:24 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - L&rsquo;ormai ex avvocato Giancarlo Chiariello <a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1418452/bari-l-ex-penalista-chiariello-a-processo-per-i-soldi-in-nero-in-4-anni-ha-evaso-10-milioni.html">ha chiuso le sue pendenze con il fisco pagando circa un milione e mezzo a seguito di un accertamento</a> con adesione che riguarda gli anni dal 2016 al 2020. La novit&agrave; &egrave; emersa ieri a margine dell&rsquo;udienza in cui il procuratore Roberto Rossi e il pm Giuseppe Dentamaro hanno chiesto al gip Susanna De Felice il rinvio a giudizio del 72enne barese, accusato di infedele dichiarazione per aver nascosto i ricavi della sua attivit&agrave; professionale.</p> <p>La vicenda fiscale &egrave; un rivolo dell&rsquo;indagine che nel 2021 ha visto Chiariello arrestato (e condannato in primo grado a 9 anni e 8 mesi) per corruzione in atti giudiziari insieme all&rsquo;ex gip Giuseppe De Benedictis, che avrebbe truccato alcuni provvedimenti in cambio di denaro. A febbraio 2022 la Procura di Bari notific&ograve; all&rsquo;avvocato (che fino all&rsquo;arresto era uno dei pi&ugrave; noti penalisti del Foro, occupandosi soprattutto di criminalit&agrave; organizzata) un sequestro da 10,8 milioni poi ridotto a 2,9 milioni dal Riesame: sono i soldi che negli anni, secondo le indagini della Finanza sviluppate sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti, Chiariello avrebbe accumulato in nero dai suoi clienti. Secondo la difesa (professor Vito Mormando e dall&rsquo;avvocato Filiberto Palumbo) le violazioni fiscali contestate a Chiariello sarebbero per&ograve; sotto la soglia di punibilit&agrave;: per questo ieri hanno chiesto il proscioglimento.&nbsp;Ma il gup De Felice ha disposto il rinvio a giudizio, il 4 giugno, davanti al giudice Tripaldi.</p> <p>A settembre il gip De Felice aveva intanto disposto il dissequestro di 1,47 milioni utilizzati per saldare in un&rsquo;unica soluzione i cinque avvisi di accertamento predisposti dall&rsquo;Agenzia delle entrate, ma ha poi detto &laquo;no&raquo; alla restituzione degli altri 77mila euro che l&rsquo;avvocato ha versato di tasca sua come prima rata del piano di ammortamento e che avrebbe voluto recuperare dalla somma sequestrata. Solo che lo &laquo;sconto&raquo; ottenuto in sede fiscale non vincola il giudice penale, e dunque l&rsquo;importo definitivo del sequestro verr&agrave; stabilito soltanto dopo il processo.</p> <p>Chiariello &egrave; nel frattempo stato dichiarato &laquo;fiscalmente pericoloso&raquo; nell&rsquo;ambito di una misura di prevenzione che ha portato al nuovo sequestro dei circa 3,5 milioni restituiti dal Riesame. A Lecce, nel processo di appello per la corruzione, la procura generale ha chiesto la conferma della condanna: luned&igrave; parler&agrave; la difesa di Chiariello.<i>&nbsp;</i></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_15/atexx-1702629731485.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Scandali Covid in Puglia, esposto anonimo su falsi vaccini: «Qualcuno vende certificati»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1458011/scandali-covid-in-puglia-esposto-anonimo-su-falsi-vaccini-qualcuno-vende-certificati.html</link>
      <description>L’inchiesta della Procura di Bari sui 98 furbetti che nel 2021 hanno ottenuto abusivamente il Green Pass. Ma l’indagine non ha trovato traccia di soldi</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>covid,green pass,puglia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1458011/scandali-covid-in-puglia-esposto-anonimo-su-falsi-vaccini-qualcuno-vende-certificati.html</guid>
      <pubDate>Wed, 13 Dec 2023 06:00:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Le false vaccinazioni sono state registrate utilizzando la password che una infermiera del Dipartimento di prevenzione in servizio a Grumo aveva lasciato in bella vista sul suo computer. La &laquo;manina&raquo; che ha materialmente inserito i dati nell&rsquo;anagrafe vaccinale della Regione non &egrave; stata individuata, perch&eacute; ha utilizzato postazioni di lavoro condivise. Ma ha fatto un lavoro grossolano, che ha agevolmente permesso di scoprire il trucco.</p> <p><a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457619/bari-ecco-i-furbetti-del-covid-in-98-con-il-green-pass-senza-fare-il-vaccino.html">L&rsquo;inchiesta con cui la Procura di Bari ha contestato a 98 persone</a>, residenti tra Bari e la Bat, il concorso in accesso abusivo a sistema informatico e falso in registrazione informatica &egrave; stata aperta a marzo 2022 dopo una relazione trasmessa dal Nucleo degli ispettori sanitari della Regione guidato dall&rsquo;avvocato Antonio La Scala. E a sua volta il Nirs era stato messo in moto dopo la ricezione di un esposto, fino a un certo punto anonimo, ed estremamente dettagliato...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_12/vaccini-1702415496226.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bari, ecco i furbetti del Covid: in 98 con il Green pass senza fare il vaccino</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457619/bari-ecco-i-furbetti-del-covid-in-98-con-il-green-pass-senza-fare-il-vaccino.html</link>
      <description>Sono stati gli ispettori regionali guidati dall’avvocato La Scala a segnalare l’irregolarità ai carabinieri: «Hanno truccato il sistema informatico per ottenere il Green pass. Avevano un complice nella Asl»</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it (Massimiliano Scagliarini)</author>
      <category>COVID,VACCINI,FURBETTI,BARI</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457619/bari-ecco-i-furbetti-del-covid-in-98-con-il-green-pass-senza-fare-il-vaccino.html</guid>
      <pubDate>Tue, 12 Dec 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Nei mesi dell&rsquo;emergenza covid qualcuno &egrave; riuscito ad ottenere il green pass senza essersi realmente vaccinato. &Egrave; bastato, con modalit&agrave; che vanno ancora chiarite, ottenere la registrazione nel sistema informatico Giava, l&rsquo;anagrafe vaccinale della Regione. Furbetti? S&igrave;, ma anche pericolosi, perch&eacute; questi falsi vaccinati giravano regolarmente per le strade, salivano sugli autobus, frequentavano i locali pubblici, andavano in banca o alla posta, in qualche caso hanno continuato a lavorare nelle aziende sanitarie: un&rsquo;indagine della Procura di Bari ne ha scoperti 98, e forse potrebbero essercene altri.</p> <p>L&rsquo;inchiesta, condotta dai Carabinieri, ha visto ieri la notifica degli avvisi di conclusione firmati dal pm Giuseppe Dentamaro che ipotizza le accuse di accesso abusivo a sistema informatico e falso in registrazione informatica. Per diversi mesi, tra maggio e dicembre 2021, qualcuno &egrave; entrato nel sistema Giava con le credenziali di una infermiera della Asl di Bari e ha aggiunto nell&rsquo;archivio informatico quei 98 nominativi a cui per&ograve; non corrisponde la scheda cartacea su cui veniva annotato il lotto di provenienza del farmaco. Se ne deduce che il vaccino non &egrave; mai stato somministrato.</p> <p>La scoperta era stata fatta dal Nirs, il nucleo degli ispettori sanitari della Regione guidato dall&rsquo;avvocato Antonio La Scala. Il Nirs ha lavorato per nove mesi sulle irregolarit&agrave; collegate ai vaccini, concentrandosi su tre filoni...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'INCHIESTA SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_12/nonno-1702336872023.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bari, inchiesta sul consorzio Soa: il gip dispone il dissequestro</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457324/bari-inchiesta-sul-consorzio-soa-il-gip-dispone-il-dissequestro.html</link>
      <description>La società che si occupa delle consegne ai supermercati, ma restano critiche le prospettive per 2mila lavoratori</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>soa,bari</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457324/bari-inchiesta-sul-consorzio-soa-il-gip-dispone-il-dissequestro.html</guid>
      <pubDate>Mon, 11 Dec 2023 09:33:36 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Il dissequestro ha permesso di riprendere l&rsquo;operativit&agrave;, anche grazie alle misure di self cleaning messe in atto per rispondere ai rilievi della Finanza. Ma la situazione del consorzio Soa, che si occupa della logistica delle merci per molte piattaforme delle grande distribuzione organizzata, resta ancora critica: il caso &egrave; in mano alla Task force regionale per l&rsquo;occupazione, <a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1445501/bari-soa-nella-bufera-dopo-la-frode-al-fisco-pure-la-crisi-occupazionale.html">che sta cercando una soluzione per i circa duemila dipendenti</a>.</p> <p>La notizia del dissequestro &egrave; arrivata proprio alla vigilia dell&rsquo;ultima riunione del tavolo Sepac guidato da Leo Caroli. L&rsquo;inchiesta sul consorzio Soa &egrave; sfociata il 10 ottobre nell&rsquo;esecuzione di una serie di sequestri chiesti dai pm di Bari, Desir&egrave; Digeronimo e Lanfranco Marazia. L&rsquo;accusa ipotizza frodi fiscali (utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e mancato versamento Iva) emerse nell&rsquo;ambito di verifiche della Finanza sulla irregolare somministrazione di manodopera che Soa avrebbe effettuato attraverso l&rsquo;uso delle cooperative: il consorzio firmava contratti di logistica con i clienti e ne appaltava l&rsquo;esecuzione alle cooperative (riconducibili agli stessi vertici del consorzio), cos&igrave; creando - dice l&rsquo;indagine - costi fittizi per abbattere l&rsquo;Iva. In questo modo le coop (societ&agrave; &laquo;serbatoio&raquo; della manodopera) accumulavano debito Iva (circa 20 milioni di euro), mentre il consorzio Soa maturava corrispondenti crediti Iva allo scopo di compensare il debito creato dalle fatture emesse nei confronti dei committenti...<i></i></p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_11/frecciarossa-1702283533979.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Indagine porto Molfetta, è battaglia sui tecnici</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457147/indagine-porto-molfetta-e-battaglia-sui-tecnici.html</link>
      <description>La Procura di Trani fa appello per ripristinare l’interdizione del Rup: «Ha omesso le verifiche». Il dirigente comunale sospeso a fine ottobre è stato riammesso in servizio dal gip</description>
      <author>Redazione Inchieste</author>
      <category>molfetta,porto</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1457147/indagine-porto-molfetta-e-battaglia-sui-tecnici.html</guid>
      <pubDate>Sun, 10 Dec 2023 12:43:40 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>MOLFETTA - I tecnici che a vario titolo si sono occupati dei lavori al porto di Molfetta meritano l&rsquo;interdizione. Quella che il 16 ottobre era stata imposta dal gip Lidia Corvino, e che poi &egrave; stata revocata (almeno parzialmente) dal collega Domenico Zeno il 7 novembre. Ne &egrave; convinta la Procura di Trani, che ha impugnato davanti al Tribunale del Riesame di Bari la decisione con cui il secondo gip ha riammesso in servizio il Rup, il dirigente comunale Alessandro Binetti, riducendo da 12 a 6 mesi la sospensione per il direttore operativo, Gianluca Loliva.</p> <p>L&rsquo;inchiesta condotta dalla Finanza riguarda le presunte irregolarit&agrave; nelle forniture del materiale lapideo utilizzato per il completamento del porto di Molfetta: per questo &egrave; finito ai domiciliari il legale rappresentante della Trani Scavi, Giuseppe dell&rsquo;Erba. I pm Francesco Tosto e Giuseppe Francesco Aiello, con il procuratore Renato Nitti, contestano, a vario titolo, i reati di truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e gestione illecita dei rifiuti: erano state ordinate 106 tonnellate di materiali lapidei da cava, ma nei carichi sarebbe finito di tutto. Compresi rifiuti speciali.</p> <p>L&rsquo;accusa ritiene che esista una grave responsabilit&agrave; dei tecnici nel non aver controllato adeguatamente le forniture consegnate in cantiere, pur in presenza di segnalazioni di irregolarit&agrave;: dalle intercettazioni emergerebbe infatti la consapevolezza di quanto stava accadendo. &Egrave; su questo che si &egrave; concentrato l&rsquo;appello discusso davanti al Riesame, di cui si attendono gli esiti. &laquo;A differenza di quanto statuito dal Gip della revoca&raquo;, scrive la Procura, le norme sui lavori pubblici &laquo;impongono al Rup i controlli in fase esecutiva degli appalti pubblici e forniture&raquo;.</p> <p>In questo senso l&rsquo;accusa valorizza il fatto che Binetti ha recepito una modifica unilaterale della direzione lavori al Piano dei controlli che serve ad assicurare la rispondenza del materiale da cava a quanto previsto dal capitolato d&rsquo;appalto. &laquo;Il confronto tra il Piano dei controlli originario e quello unilateralmente introdotto dalla Direzione lavori - scrive la Procura - rende evidente che la modifica era tesa unicamente ad eliminare qualsiasi vincolo oggettivo a carico della prima&raquo;. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che le verifiche sul materiale sono aumentate solo dopo la perquisizione effettuata in cantiere dalla Finanza il 16 febbraio 2022. Ci&ograve; vuol dire - secondo l&rsquo;accusa - che fino a quel momento la sorveglianza &laquo;non sembra essere stata condotta con la necessaria attenzione e diligenza&raquo;.</p> <p>Mentre per Binetti l&rsquo;accusa ritiene che la revoca dell&rsquo;interdizione non tenga conto del pericolo di reiterazione del reato (perch&eacute; il Rup, tornando in servizio, &laquo;rimarrebbe necessariamente un interlocutore della commissione di collaudo&raquo;), per Loliva ritiene erronea la motivazione che ha portato alla riduzione dell&rsquo;interdizione. Tuttavia il gip Zeno ha anche rilevato che l&rsquo;ingegnere di Castellana &laquo;aveva rafforzato il quadro dei controlli operativi nominando due ispettori, con ci&ograve; modificandone l&rsquo;assetto unilateralmente&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_10/ninorucci-1702197299278.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Mobilità, dossier della Puglia: «Ecco come finanziamo la sanità del Nord e i privati»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1457146/mobilita-dossier-della-puglia-ecco-come-finanziamo-la-sanita-del-nord-e-i-privati.html</link>
      <description>A Milano interi reparti lavorano solo sui pugliesi. Lo strano caso di protesi e chirurgia bariatrica. Salento e Foggia le due aree da cui si registra il maggior numero di partenze</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>sanità,pugliA,mobilità</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/1457146/mobilita-dossier-della-puglia-ecco-come-finanziamo-la-sanita-del-nord-e-i-privati.html</guid>
      <pubDate>Sun, 10 Dec 2023 09:26:33 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La breast unit dell&rsquo;Istituto oncologico europeo di Milano fanno ogni anno 130 interventi su pazienti provenienti dalla Puglia. &Egrave; come aver trasferito in Lombardia un reparto di un ospedale pugliese, pagato con i fondi che spettano ai pugliesi. &Egrave; un esempio di cosa significhi il termine mobilit&agrave; passiva: sono i 299 milioni che la Regione ha dovuto spendere per le cure fuori dai suoi confini, solo parzialmente bilanciati da 137 milioni incassati grazie a chi &egrave; venuto da fuori a curarsi in Puglia.</p> <p>Non &egrave; una novit&agrave;. Ma un&rsquo;analisi che il capo del dipartimento Salute, Vito Montanaro, ha portato marted&igrave; scorso a Roma, alla presentazione dei dati organizzata dall&rsquo;Agenas, ha fatto emergere l&rsquo;evidenza di quanto sia ampio il problema. Il margine per intervenire sulla mobilit&agrave; passiva &egrave; infatti molto ridotto, perch&eacute; i vincoli normativi fanno s&igrave; che questo meccanismo favorisce le Regioni del Nord e i grandi gruppi privati...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_10/ninorucci-1702196672870.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bari, gli straordinari del 118: la Asl passa al setaccio i turni</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1456522/bari-gli-straordinari-del-118-la-asl-passa-al-setaccio-i-turni.html</link>
      <description>Accertamenti sulla gestione della Sanitaservice, pure la Regione chiede le carte. D’Addario: «Non c’è personale, conti in ordine». Il costo reale per autisti e soccorritori si sta rivelando più alto del previsto</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>118,asl bari</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1456522/bari-gli-straordinari-del-118-la-asl-passa-al-setaccio-i-turni.html</guid>
      <pubDate>Thu, 07 Dec 2023 09:38:08 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La Asl di Bari sta procedendo a esaminare la gestione dei turni del 118 predisposti dalla Sanitaservice con il massiccio ricorso allo straordinario. &Egrave; quanto emerso ieri <a href="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1456000/sanitaservice-il-pasticcio-degli-straordinari-del-118-a-bari.html">dopo che la &laquo;Gazzetta&raquo; ha raccontato quanto emerge</a> dall&rsquo;esame delle tabelle di dicembre per le 40 postazioni del servizio emergenza del Barese: in alcuni casi si osserva uno sforamento pari al 50% del turno ordinario, con un pari incremento di costi.</p> <p>La questione &egrave; seguita con attenzione anche dal Dipartimento salute della Regione, che sulle Sanitaservice ha acceso un faro da oltre un anno. Quella della Asl Bari in particolare &egrave; stata gi&agrave; oggetto di richieste di chiarimenti proprio per verificare la corretta utilizzazione del personale, che costituisce la quasi totalit&agrave; dei costi a carico delle societ&agrave; in-house...<i></i></p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_07/discarica-1701938215224.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>La passione di Stp per il «marketing olistico»: società assume sindaco Casamassima</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1456025/bari-la-passione-di-stp-per-il-marketing-olistico-societa-assume-sindaco-casamassima.html</link>
      <description>La società di trasporti ha sentito la necessità di dotarsi di un secondo addetto al marketing olistico, ha fatto scorrere la graduatoria di un concorso bandito nel 2019 e ha assunto a tempo indeterminato Giuseppe Nitti</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>marketing olistico,stp,sindaco casamassima</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1456025/bari-la-passione-di-stp-per-il-marketing-olistico-societa-assume-sindaco-casamassima.html</guid>
      <pubDate>Wed, 06 Dec 2023 12:45:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Il marketing olistico, spiegano i siti specializzati, &laquo;si basa sullo sviluppo, la progettazione e l&rsquo;implementazione di programmi, processi e attivit&agrave; di marketing che riconoscono l&rsquo;ampiezza e le interdipendenze&raquo;. In attesa di capire cosa significhi, la notizia &egrave; che la Stp di Bari, societ&agrave; di trasporti di cui ha la maggioranza il Comune di Trani, nei giorni scorsi ha sentito la necessit&agrave; di dotarsi di un secondo addetto al marketing olistico. E per questo ha fatto scorrere la graduatoria di un concorso bandito nel lontano 2019: dal 1&deg; dicembre ha dunque assunto a tempo indeterminato il sindaco di Casamassima, Giuseppe Nitti.</p> <p>Il marketing olistico, sconosciuto ai pi&ugrave;, &egrave; invece tenuto in gran conto nella Stp. Ed &egrave; una materia che a quanto pare si addice ai sindaci. A vincere la selezione del 2019 era infatti stato Piero Longo, ex primo cittadino di Gioia del Colle ed ex presidente del Consiglio provinciale di Bari (centrodestra)...<i></i></p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_05/giuliace-1701810657605.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Puglia: truffa sui rimborsi, c’è la prescrizione</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1456024/puglia-truffa-sui-rimborsi-ce-la-prescrizione.html</link>
      <description>Cadono le accuse per uno dei tre ex dipendenti dell’Avvocatura, a giudizio gli altri due: ma il tempo stringe</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>guardia di finanza,bari</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1456024/puglia-truffa-sui-rimborsi-ce-la-prescrizione.html</guid>
      <pubDate>Wed, 06 Dec 2023 09:33:32 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La truffa c&rsquo;&egrave; stata, attraverso la falsificazione di mandati di pagamento. Ma una parte dei fatti &egrave; troppo vecchia per essere perseguita, e quindi probabilmente non si arriver&agrave; mai alla sentenza definitiva per i soldi che tre (ormai ex) dipendenti dell&rsquo;Avvocatura regionale hanno sottratto alle casse pubblico attraverso false attestazioni. E cos&igrave; il gup di Bari, Giuseppe Battista, ha dichiarato la prescrizione dell&rsquo;accusa di truffa aggravata e falso ideologico nei confronti del primo dei tre imputati, l&rsquo;ex funzionario Federico Tarricone, 65 anni, rinviando a giudizio gli altri due: ma anche per Antonella Loffredo, 66 anni, di Barletta, ex avvocato regionale, e Raffaele Rega, 68 anni, ex impiegato, c&rsquo;&egrave; ormai poco tempo per arrivare all&rsquo;accertamento della verit&agrave;...<i></i></p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_12_05/guardia_di_finanza-1701810489038.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Altamura, le tangenti all’ex sindaco Forte: a giudizio altri 11 per appalti truccati</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1453132/altamura-le-tangenti-allex-sindaco-forte-a-giudizio-altri-11-per-appalti-truccati.html</link>
      <description>Il fascicolo dei pm Marco D’Agostino e Claudio Pinto è stato definito nel 2021.</description>
      <author>Redazione inchieste</author>
      <category>altamura,inchiesta,tota,forte,appalti</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1453132/altamura-le-tangenti-allex-sindaco-forte-a-giudizio-altri-11-per-appalti-truccati.html</guid>
      <pubDate>Tue, 28 Nov 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - L&rsquo;ex sindaco di Altamura, Giacinto Forte, &egrave; da tempo andato a processo per corruzione dopo sette mesi di arresti domiciliari che nel febbraio 2018 lo indussero a dimettersi. A oltre sei anni dall&rsquo;inchiesta che ha travolto diversi Comuni del Barese (e che tocc&ograve; anche la giunta regionale), il gup Anna de Simone ha disposto il rinvio a giudizio per altre 11 persone accusate - a vario titolo - di altri cinque episodi emersi attraverso le intercettazioni disposte in quella inchiesta e ormai vicini alla prescrizione.</p> <p>Il fascicolo dei pm Marco D&rsquo;Agostino e Claudio Pinto &egrave; stato definito nel 2021. Nelle indagini entr&ograve; e poi fu completamente scagionato anche l&rsquo;allora assessore ai Lavori pubblici della Regione, Gianni Giannini, che si dimise salvo poi riprendere il suo posto a giugno 2018, dopo l&rsquo;archiviazione. Ma mentre per i protagonisti principali &egrave; stato disposto il giudizio immediato cautelare (a gennaio &egrave; prevista la requisitoria della Procura, la sentenza &egrave; attesa intorno a Pasqua), per tutti gli altri il procedimento ordinario ha avuto tempi lunghi.</p> <p>E cos&igrave; adesso andr&agrave; a processo anche l&rsquo;allora segretario del sindaco altamurano, Francesco Tota, accusato di concorso in corruzione per aver fatto da intermediario tra Forte, gli imprenditori Bertin Sallaku (che ha patteggiato) e Michele Fatigati (a giudizio) nella consegna di una mazzetta di 15mila euro per l&rsquo;aggiudicazione dei lavori al depuratore cittadino in cui avrebbe fatto da mediatore Roberto Tisci, ex vicesegretario del Pd di Acquaviva (che fin&igrave; in carcere: pure lui ha patteggiato). Di false dichiarazioni al difensore &egrave; accusata una ex collaboratrice di Forte, Rosa Immacolata Ventura.</p> <p>L&rsquo;inchiesta deflagr&ograve; a luglio 2017 con 11 arresti e ha documentato l&rsquo;inquinamento di una serie di procedure di appalto nei Comuni di Acquaviva, Altamura e Castellana Grotte: Sallaku, tramite Tisci, avrebbe agganciato tecnici e amministratori per ottenere appalti. Per questo l&rsquo;imprenditore albanese (l&rsquo;accusa &egrave; stata estesa anche alla sua societ&agrave;) e la sua collaboratrice Maria Emanuela Berloco andranno a giudizio insieme all&rsquo;ex consigliere comunale di Castellana, Domi Lanzillotta, e al progettista Gianluca Loliva per turbativa d&rsquo;asta: avrebbero ricevuto in anticipo la documentazione amministrativa con cui il Comune di Castellana avrebbe predisporre il bando per la ristrutturazione di una scuola media. Stessa accusa anche per un altro appalto di Castellana, su un depuratore, riguarda anche altri imprenditori. Ma - come detto - i fatti, che risalgono a giugno 2017, sono ormai vicini alla prescrizione. Tanto che sono gi&agrave; caduti alcuni episodi: dai presunti favoritismi di un sottufficiale della Finanza a quattro episodi di falso ideologico e truffa allo Stato per il trasferimento di un avvocato della Regione. Il processo partir&agrave; il 1&deg; febbraio davanti alla Seconda sezione collegiale del Tribunale di Bari.&nbsp;</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38719/GN4_DAT_38719444.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>«Glieli diamo 2mila euro?», la contabilità delle mazzette dei Di Carlo dopo lo scandalo a Bari</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1452817/glieli-diamo-2mila-euro-la-contabilita-delle-mazzette-dei-di-carlo-dopo-lo-scandalo-a-bari.html</link>
      <description>La Finanza: hanno pagato tangenti per 150mila euro e ottenuto appalti del dissesto idrogeologico per 1,8 milioni</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>di carlo,intercettazioni,lucera</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1452817/glieli-diamo-2mila-euro-la-contabilita-delle-mazzette-dei-di-carlo-dopo-lo-scandalo-a-bari.html</guid>
      <pubDate>Mon, 27 Nov 2023 13:08:03 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - &laquo;<i>Ci vulimm d&agrave; na dumila euro a Bitetto?</i>&raquo;. Una intercettazione del 4 marzo 2020 fotografa il metodo di Tonino Di Carlo, l&rsquo;imprenditore di Lucera finito in carcere il 30 ottobre nell&rsquo;inchiesta della Procura di Bari sugli appalti del dissesto. Stamattina il Tribunale del Riesame (presidente Mastrorilli) discuter&agrave; i ricorsi di quattro delle persone coinvolte tra cui, appunto, il 62enne costruttore e sua figlia Carmelisa, 33 anni, finita ai domiciliari. Ma l&rsquo;accusa, con i pm Claudio Pinto e Savina Toscani, aveva chiesto il carcere anche per la giovane ingegnera.</p> <p>La persona di cui si parla nell&rsquo;intercettazione a proposito dei 2mila euro &egrave; un ex funzionario della Regione, Francesco Bitetto, accusato di aver preso soldi per lavori sulla viabilit&agrave;: a suo carico non sono state chieste misure cautelari proprio perch&eacute; nel frattempo &egrave; andato in pensione. Il dialogo captato nell&rsquo;auto in cui Di Carlo &egrave; insieme alla figlia al mattino presto viene valorizzato dalla Procura per raccontare come l&rsquo;uomo gestiva i rapporti con i dipendenti pubblici. E infatti l&rsquo;inchiesta era stata battezzata &laquo;Ossigeno&raquo;, da un&rsquo;altra frase pronunciata da Di Carlo a proposito dei soldi da elargire a qualche dipendente pubblico...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_27/dfer45443-1701074389137.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Crac Fimco, dalla PopBari al caso Metropol: «Una consulenza da un milione»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1450668/crac-fimco-dalla-popbari-al-caso-metropol-una-consulenza-da-un-milione.html</link>
      <description>La Fimco di Fusillo pagò l’avvocato Meranda (finito nell’indagine di Milano sul petrolio russo). «Al legale soldi per attività mai fatte»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>INCHIESTA,FIMCO,BARI,POP BARI</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1450668/crac-fimco-dalla-popbari-al-caso-metropol-una-consulenza-da-un-milione.html</guid>
      <pubDate>Tue, 21 Nov 2023 07:00:04 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Tra il 2015 e il 2018 una delle societ&agrave; dell&rsquo;imprenditore barese Vito Fusillo ha pagato consulenze per oltre un milione di euro a Gianluca Meranda, l&rsquo;avvocato calabrese divenuto celebre tre anni fa per il caso del Metropol di Mosca: ovvero la trattativa, poi abortita, per far arrivare alla Lega finanziamenti per 50 milioni di euro attraverso una vendita di petrolio russo.</p> <p>&Egrave; un vero e proprio mistero quello dei soldi che la Fimco di Fusillo, fallita nel 2019, ha versato all&rsquo;avvocato d&rsquo;affari con studio a Bruxelles. Soprattutto perch&eacute; non &egrave; chiaro a cosa servisse davvero la consulenza siglata nel gennaio 2015: Meranda in base al contratto doveva affiancare la Fimco per i rapporti con fondi di investimento, &laquo;eventuali acquisizioni di complessi immobiliari residenziali e/o alberghieri all&rsquo;estero, e al reperimento di possibili partner di caratura internazionale&raquo;. Ma la societ&agrave; di Noci, fallita nel 2019, non ha mai operato all&rsquo;estero.</p> <p>Le carte sono state depositate nei giorni scorsi dal pm Lanfranco Marazia come indagini integrative svolte nell&rsquo;ambito del processo per il crac Fimco, in cui l&rsquo;imprenditore &egrave; a giudizio insieme agli ex vertici della Banca Popolare di Bari, Marco e Gianluca Jacobini, accusati di bancarotta distrattiva e preferenziale per le &laquo;operazioni circolari&raquo; fatte con la Fimco che ne avrebbero causato il fallimento. Agli atti sono finite, in particolare, le relazioni dei curatori fallimentari di Fimco, secondo cui l&rsquo;avvocato Meranda aveva firmato un contratto biennale da 540mila euro l&rsquo;anno e ha ottenuto un totale di 945mila euro (l&rsquo;ultima fattura da 135mila euro &egrave; stata oggetto di nota credito) con pi&ugrave; pagamenti andati avanti fino a fine 2018...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'INCHIESTA SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_20/Schermata-2019-06-27-alle-15.17.52-1700512337975.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>I veleni della Bcc di Conversano: «Decideva tutto l’ex dg Venerito»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1450330/i-veleni-della-bcc-di-conversano-decideva-tutto-lex-dg-venerito.html</link>
      <description>Le accuse all’ex direttore generale. I testimoni: «Lo abbiamo pagato per ottenere i mutui»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>bcc conversano,venerito</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1450330/i-veleni-della-bcc-di-conversano-decideva-tutto-lex-dg-venerito.html</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Nov 2023 06:59:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Una delle pi&ugrave; solide banche di credito cooperativo della Puglia, la Bcc di Conversano, sarebbe stata per anni totalmente asservita al suo ex direttore generale Donato Venerito, vero e proprio padre padrone che avrebbe continuato a dettare legge anche dopo il pensionamento. A dirlo &egrave; la Finanza, in una informativa depositata alla Procura di Bari nell&rsquo;ambito delle indagini del pm Lanfranco Marazia sulla presunta svendita della Masseria del Monte: un immobile passato dalla Maiora di Vito Fusillo, l&rsquo;imprenditore al centro dell&rsquo;inchiesta sul crac della Popolare di Bari, a una societ&agrave; agricola intestata al figlio di Venerito, Alessandro, e a quello di un altro consigliere della Bcc, Michele D&rsquo;Attoma. Entrambi sono ritenuti prestanome dei rispettivi genitori...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/png" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_19/figl-1700423832510.png"/>
    </item>
    <item>
      <title>Puglia, «Mia madre morta di covid anche per colpa di Lopalco»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1449854/puglia-mia-madre-morta-di-covid-anche-per-colpa-di-lopalco.html</link>
      <description>I manifesti dell’ex candidato Dem Brienza contro l’ex assessore. La replica: «L’emergenza è stata gestita nel migliore dei modi»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>LOPALCO,BRIENZA,COVID,PUGLIA,SANITÀ,MALASANITÀ</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1449854/puglia-mia-madre-morta-di-covid-anche-per-colpa-di-lopalco.html</guid>
      <pubDate>Sat, 18 Nov 2023 06:19:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Un cartellone &laquo;6x3&raquo; spuntato in settimana a pochi passi dalla sede del Consiglio regionale pugliese nasconde una storia triste dei tempi del covid che sta avendo anche risvolti politici. Tutto parte dalla morte di una donna di 83 anni, durante la pandemia: la denuncia presentata dal figlio accusa le strutture private in cui la madre &egrave; stata ricoverata a cavallo tra 2020 e 2021. L&rsquo;ultimo atto - ora - &egrave; l&rsquo;iniziativa pubblica con i cartelloni pubblicati da una associazione di consumatori per puntare il dito contro le decisioni prese all&rsquo;epoca dalla Regione e in particolare dall&rsquo;ex assessore alla Salute, l&rsquo;epidemiologo Pierluigi Lopalco.</p> <p>Il figlio della signora deceduta &egrave; Nicola Brienza, 49 anni, imprenditore originario di Bitonto che si &egrave; trasferito in Cina e che nel 2020 &egrave; stato tra i candidati del Pd alle Europee (ha abbandonato i Dem nel settembre 2021 attaccando l&rsquo;allora segretario regionale Marco Lacarra). A ottobre la Procura di Bari, con il pm Larissa Catella, ha chiesto l&rsquo;archiviazione della denuncia presentata nel maggio precedente a carico del direttore sanitario e dei medici delle due strutture private in cui la madre di Brienza &egrave; stata ricoverata e in cui - secondo la famiglia - avrebbe contratto il Covid che l&rsquo;ha portata alla morte. E nell&rsquo;opposizione all&rsquo;archiviazione depositata dal suo avvocato Brienza chiede &laquo;l&rsquo;estensione delle imputazioni&raquo; di omicidio colposo nei confronti dell&rsquo;ex assessore Lopalco, &laquo;in ordine alla disastrosa gestione in quel periodo dell&rsquo;emergenza pandemica in Regione, e in particolare nella Provincia di Bari&raquo;...</p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_18/mnifetsa-1700294678939.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>«La festa di compleanno pagata da un imprenditore», un anno per corruzione a Grandaliano</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/primo-piano/1448937/la-festa-di-compleanno-in-cambio-di-appalti-un-anno-a-grandaliano.html</link>
      <description>L'ex commissario dell'Agenzia rifiuti pugliese condannato in abbreviato per il regalo ricevuto da un imprenditore barese</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it</author>
      <category>grandaliano,corruzione</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/primo-piano/1448937/la-festa-di-compleanno-in-cambio-di-appalti-un-anno-a-grandaliano.html</guid>
      <pubDate>Wed, 15 Nov 2023 16:54:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>BARI - Il gup del Tribunale di Bari, Francesco Rinaldi, ha condannato in abbreviato a un anno l'ex direttore generale dell'Ager (Agenzia dei rifiuti) Gianfranco Grandaliano, riqualificando in corruzione per l'esercizio della funzione l'accusa nei confronti del manager.</p> <p>Il pm Chiara Giordano aveva chiesto 4 anni e 8 mesi per corruzione propria, a seguito delle indagini da cui era emerso che un imprenditore avrebbe pagato 2.900 euro per la sua festa di compleanno, il 6 agosto 2017, ricevendo 10 giorni pi&ugrave; tardi un affidamento da 20mila euro.</p>]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_15/IMMEGINI-1700063638730.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Sanità in Puglia, «Non ci sono soldi»: stop alle assunzioni degli amministrativi</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1448120/sanita-in-puglia-non-ci-sono-soldi-stop-alle-assunzioni-degli-amministrativi.html</link>
      <description>E protestano gli idonei</description>
      <author>Redazione inchieste</author>
      <category>puglia,assunzioni,sanità,stop</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1448120/sanita-in-puglia-non-ci-sono-soldi-stop-alle-assunzioni-degli-amministrativi.html</guid>
      <pubDate>Tue, 14 Nov 2023 05:20:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - I nuovi piani assunzionali della sanit&agrave; puntano tutto su infermieri e medici, ma hanno compresso al minimo i fabbisogni di Oss e amministrativi. Il risultato &egrave; che le Asl non possono fare scorrere la graduatoria del concorsone per collaboratori amministrativi da cui pure dovevano essere assunte non meno di 80 persone.</p> <p>Il corto circuito &egrave; dovuto alle priorit&agrave; imposte dalla giunta regionale, che nonostante un indubbio fabbisogno di amministrativi ha chiesto di concentrare le assunzioni sul personale sanitario. Il concorso da 160 posti, concluso a gennaio (al secondo tentativo) dalla Asl Bat, ha infatti visto la chiamata di tutti i vincitori, ma i fabbisogni successivi segnalati dalle altre Asl (solo Foggia vorrebbe 50 unit&agrave;) non possono essere soddisfatti perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; copertura.</p> <p>E cos&igrave; gli idonei del concorso, organizzati in comitato, sono sul piede di guerra. &laquo;In questi mesi - dice il portavoce del comitato, Luca Lacerenza - non sono mancate le beffe e le prese in giro...<i></i></p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38565/GN4_DAT_38565691.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Maxitruffa fotovoltaico in Basilicata, la Corte dei Conti annulla sequestro da 99 milioni</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/basilicata/1447005/maxitruffa-fotovoltaico-in-basilicata-la-corte-dei-conti-annulla-sequestro-da-99-milioni.html</link>
      <description>Sui parchi lucani dell'imprenditore 74enne Ninivaggi: deve procedere Bari</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>fotovoltaico,corte dei conti,pietro ninivaggi</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/basilicata/1447005/maxitruffa-fotovoltaico-in-basilicata-la-corte-dei-conti-annulla-sequestro-da-99-milioni.html</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Nov 2023 10:18:19 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La competenza sulla (presunta) maxitruffa del fotovoltaico in Basilicata &egrave; della Corte dei conti di Bari, perch&eacute; &egrave; qui che risiede l&rsquo;imprenditore-sindacalista sospettato di essere la mente dell&rsquo;operazione. &Egrave; per questo che mercoled&igrave; sera la sezione giurisdizionale del Lazio (consigliere Massimo Balestrieri) ha annullato il sequestro conservativo da 99 milioni nei confronti di Pietro Ninivaggi, 74 anni, e di altre 60 persone, accusate di aver percepito illegittimamente i contributi da parte del Gse.</p> <p>Secondo l&rsquo;accusa erariale, i 49 parchi fotovoltaici da un megawatt ciascuno sarebbero in realt&agrave; un megaparco frazionato, cio&egrave; realizzato in assenza dell&rsquo;autorizzazione unica che avrebbe comportato la Valutazione di impatto ambientale. Ipotesi su cui si basa anche l&rsquo;inchiesta penale (davanti alla Procura di Bari) e che Ninivaggi (assistito dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta e Carlo Teot) ha sempre respinto...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_10/attendee-1699607836138.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>La rete dei Di Carlo nella sanità: «Mazzette anche alla Asl Foggia»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1447000/la-rete-dei-di-carlo-nella-sanita-mazzette-anche-alla-asl-foggia.html</link>
      <description>Oggi a Bari gli interrogatori dei due imprenditori e dell’ex commissario Sannicandro</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>sannicandro,di carlo,bari,foggia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1447000/la-rete-dei-di-carlo-nella-sanita-mazzette-anche-alla-asl-foggia.html</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Nov 2023 10:13:13 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Il sistema basato sull&rsquo;&laquo;ossigeno&raquo; messo su dall&rsquo;imprenditore Antonio Di Carlo non riguardava soltanto gli appalti contro il dissesto idrogeologico, ma aveva infiltrato anche la sanit&agrave;. Le indagini della Finanza che marted&igrave; hanno portato la Procura di Bari a disporre il carcere per il 62enne di Lucera e i domiciliari per la figlia, l&rsquo;ingegnera 32enne Carmelisa, oltre che l&rsquo;interdizione per l&rsquo;ormai ex commissario al dissesto, Elio Sannicandro, hanno infatti messo nel mirino anche possibili rapporti corruttivi di &laquo;Tonino&raquo; con alcuni funzionari della Asl di Foggia.</p> <p>Si tratta della gestione di una Rsa di Bovino, &laquo;Il Girasole&raquo;, inaugurata a gennaio 2019 e avviata nei mesi successivi proprio mentre i militari coordinati dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani disponevano le intercettazioni telefoniche. Ed &egrave; cos&igrave; che sono emersi &laquo;gli indizi di rapporti corruttivi&raquo; (cos&igrave; definiti in una informativa agli atti dell&rsquo;indagine) tra i Di Carlo e due funzionari della Asl. Al punto che a novembre 2020 i Finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno effettuato una serie di acquisizioni negli uffici del Dipartimento salute della Regione per inquadrare esattamente il contesto...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_10/attendee-1699607536632.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Tangenti per appalti dissesto, l'imprenditore intercettato: «Ho pagato e mi hanno fregato»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1445667/tangenti-per-appalti-dissesto-l-imprenditore-intercettato-ho-pagato-e-mi-hanno-fregato.html</link>
      <description>La somma di 60mila euro che secondo la Procura di Bari sarebbe stata pagata a Sannicandro per truccare gli appalti del dissesto idrogeologico emerge da una intercettazione ambientale nell’auto di Antonio Di Carlo</description>
      <author>chiriatti@gazzettamezzogiorno.it (Massimiliano Scagliarini e Isabella Maselli)</author>
      <category>carmelisa di carlo,foggia,elio sannicandro</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1445667/tangenti-per-appalti-dissesto-l-imprenditore-intercettato-ho-pagato-e-mi-hanno-fregato.html</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Nov 2023 12:23:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>A casa di Elio Sannicandro, nel luglio 2020, durante una perquisizione della Finanza sono stati trovati 8.500 euro in contanti che il manager ha giustificato con prelievi bancomat e varie altre situazioni (secondo gli inquirenti &laquo;non sono sufficienti a dimostrare una provenienza lecita&raquo; del denaro). La somma di 60mila euro che secondo la Procura di Bari sarebbe stata pagata a Sannicandro per truccare gli appalti del dissesto idrogeologico emerge da una intercettazione ambientale nell&rsquo;auto di Antonio Di Carlo. L&rsquo;imprenditore foggiano il 29 maggio 2020 parla con una sua dipendente a proposito della gara d&rsquo;appalto di Castelluccio dei Sauri &laquo;persa per 16 centesimi&raquo;. Alla richiesta della donna, che vuole sapere &laquo;se era una delle gare che doveva andare in porto&raquo;, Di Carlo risponde &laquo;che c'entrava il commissario&raquo; (Sannicandro), definito &laquo;un cretino&raquo; che ha fregato &laquo;cavallina&raquo; (Schiavone, ndr) e pure loro. La donna gli chiede se per la gara ha investito dei soldi e Di Carlo risponde che sono stati investiti 60.000 euro e che il commissario &laquo;ha fatto cosi per tre gare&raquo; e che fregato &laquo;tutti e tre&raquo; con la stessa modalit&agrave;. Di Carlo dice &laquo;che avrebbero dovuto prendere tre gare con il dissesto, ma e malapena ne hanno presa una&raquo; e &laquo;cavallina neppure una&raquo;.</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_17/fasano-1700210776566.jpg" alt="" width="355" height="475" /></p> <p><em>Carmelisa Di Carlo</em></p> <p><strong>I SOLDI (E LA JAGUAR) AL FUNZIONARIO</strong></p> <p>Un ex funzionario della Regione, Michele Tamborra, &egrave; accusato di aver ottenuto 5mila euro da Antonio Di Carlo a fronte di un intervento illecito sulle procedure di gara. Secondo la Procura ci sono &laquo;elementi per ritenere che il Tamborra sia stato destinatario di plurime utilit&agrave; per l'esercizio delle sue funzioni in favore del Di Carlo&raquo;: &laquo;Ci sono elementi per ritenere che in ogni occasione di incontro tra il Tamborra e i Di Carlo vi sia stata la dazione di una somma di denaro&raquo;. Il 2 marzo 2020 Carmelisa Di Carlo incontra il funzionario per portargli &laquo;un poco di ossigeno&raquo; a fronte di cui farsi spiegare come andavano presentate le richieste di finanziamento. Il pagamento dei 5mila euro sarebbe avvenuto il 25 maggio 2020, a Bari, in un incontro monitorato da militari della Finanza in un bar di viale Einaudi. Poco prima i militari avevano captato una conversazione in cui Antonio Di Carlo chiedeva al figlio Raffaele (non indagato) di prendere &laquo;cinque cartoni e cinque cartoni di vino, quello particolare l&igrave;&raquo;.Di Carlo e la figlia Carmelisa, rientrati in macchina dopo l&rsquo;incontro, ne fanno il racconto.CARMELISA: &laquo;Lo change (fonetico: sciang&egrave;) l&rsquo;hai fatto quando abbiamo fatto finta di vedere il bando?&raquo;.ANTONIO: &laquo;No, l&rsquo;ho fatto quando&hellip; l&rsquo;ho fatto prima. Stavolta l&rsquo;ho fregato hai capito! Quando voi vi siete avvicinati a prendere il caff&egrave;, ed io sono rimasto senza caff&egrave;&raquo;.Di Carlo racconta che i soldi servivano al funzionario per acquistare un Suv della Jaguar che &egrave; stto sequestrato dal Gip. &laquo;Quello &ndash; dice l&rsquo;imprenditore intercettato &ndash; fa con tutti quanti questo, capito? E si compra la macchina&hellip;&raquo;.</p> <p>Nel corso delle perquisizioni, a Tamborra sono stati trovati in casa 4.220 euro in contanti ritenuti illeciti (lui si &egrave; giustificato parlando di denaro ricevuto per il matrimonio): gli accertamenti patrimoniali disposti dalla Finanza hanno rilevato, per il periodo 2016.2020, una sperequazione patrimoniale tra guadagni leciti e spese pari a 76mila euro.</p> <p><strong>Su richiesta dell&rsquo;avvocato dell&rsquo;interessato, precisiamo che &ldquo;il signor Vincenzo Nunno consigliere comunale di Bovino e gi&agrave; sindaco del richiamato Comune dei Monti Dauni - &egrave; completamente estraneo ai fatti ed alle vicende trattate dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Bari e di cui narra l'articolo&rdquo;</strong></p>]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_17/fasano-1700210750635.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>«Una tangente da 60mila euro per gli appalti del dissesto», interdizione per Sannicandro, Emiliano lo sospende</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1445589/bari-inchiesta-su-appalti-nel-foggiano-interdizione-per-elio-sannicandro.html</link>
      <description>L'inchiesta della Finanza: in carcere un imprenditore foggiano. Al manager dell'Asset trovati in casa 8.500 euro in contanti. Il gip: ha svuotato i conti e venduto gli immobili, ma non è necessario arrestarlo</description>
      <author>redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it (Massimiliano Scagliarini e Isabella Maselli)</author>
      <category>elio sannicandro,asset</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1445589/bari-inchiesta-su-appalti-nel-foggiano-interdizione-per-elio-sannicandro.html</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:49:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<p>BARI - Una tangente da 60mila euro per favorire tre aziende foggiane nell&rsquo;aggiudicazione degli appalti del dissesto idrogeologico. E&rsquo; questa l&rsquo;accusa che ha portato il gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista, a disporre l&rsquo;interdizione dai pubblici uffici per Elio Sannicandro, ingegnere, direttore generale dell&rsquo;agenzia Asset e commissario delegato per il dissesto. E&rsquo; l&rsquo;episodio centrale dell&rsquo;indagine della Finanza condotta dai pm di Bari, Claudio Pinto e Savina Toscani, nei confronti di 23 persone accusate a vario titolo di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e turbativa d&rsquo;asta.&nbsp;Sono complessivamente 11 le misure cautelari eseguite oggi tra Puglia, Molise e Lazio.</p> <p>In carcere &egrave; finito Antonio Di Carlo, 62 anni, di Lucera, imprenditore. Ai domiciliari sono finiti sua figlia Carmelisa Di Carlo, 32 anni, di Foggia, e Sergio Schiavone, 60 anni, di Benevento, dirigente del Coni. Interdizione per Elio Sannicandro, Leonardo Panettieri (funzionario della Regione), Luigi Troso (funzionario del Comune di Castelvecchio), Bruno Maria Gregoretti, Antonio Pacifico, Antonio Ferrara, Michele Camanzo. Rigettate le richieste della Procura nei confronti di altre 12 persone. Il gip ha anche trasmesso al Tribunale di Foggia, competente per territorio, gli atti relativi ad alcuni episodi che riguardano gare di appalto per lavori nei Comuni dauni.</p> <p><video width="300" height="150" controls="controls"> <source src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/userUpload/WhatsApp_Video_20231107_at_112425.mp4" type="video/mp4" /></video></p> <p><em>(video Donato Fasano)</em></p> <p>Dalle indagini, partite da un esposto di un ingegnere che gi&agrave; aveva denunciato Sannicandro per altre vicende, &egrave; emerso che il direttore Asset si era incontrato con l&rsquo;imprenditore foggiano Antonio Di Carlo e con l&rsquo;intermediazione di un amico di Sannicandro, Sergio Schiavone, sarebbe riuscito a ottenere una tangente da 60 mila euro. Nel corso delle perquisizioni effettuate nel 2020, a Sannicandro furono ritrovati in casa 8.500 euro in contanti: per questo il gip ha disposto nei suoi confronti il sequestro di altri 51.500 euro. Le imprese riconducibili a Di Carlo e alla figlia Carmelisa risultano effettivamente aver partecipato a numerose gare: il gip parla di &laquo;sistematiche turbative d&rsquo;asta realizzate dal Di Carlo e dai suoi sodali&raquo;, tra cui altri funzionari della Regione.&nbsp;Di Carlo &egrave; accusato di aver pagato altri 5mila euro a un funzionario regionale, Leonardo Panettieri, per truccare l&rsquo;appalto per i lavori al canale deviatore di Lamasinata.</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_07/WhatsApp_Image_2023-11-07_at_11.40.44-1699353655844.jpeg" alt="" width="727" height="409" /></p> <p><em>(foto Donato Fasano)</em></p> <h3>SANNICANDRO SOSPESO</h3> <p>Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, preso atto dell&rsquo;ordinanza di interdizione dai pubblici uffici dell&rsquo;ing. Raffaele Sannicandro, ha disposto la sua sospensione dal ruolo di Soggetto attuatore degli interventi per il dissesto idrogeologico e di direttore della agenzia regionale Asset, nominando Soggetto attuatore per il dissesto idrogeologico e Commissario straordinario dell&rsquo;Agenzia Asset il Generale della Guardia di Finanza in quiescenza Salvatore Refolo, con decorrenza immediata.</p> <h3><strong>&laquo;QUINDICI CARAMELLE&raquo;</strong></h3> <p>&laquo;Se le cose vanno bene, cio&egrave; se questo ci d&agrave; dei riscontri positivi, Salvat&ograve; io a Tonino gli volevo dire vediamo un attimo che vogliamo che ne so&hellip; quindici caramelle a testa per fare vedere&hellip;&raquo;. E&rsquo; una intercettazione captata dalla Finanza in cui Sergio Schiavone, ritenuto intermediario della corruzione, parla con l&rsquo;imprenditore Salvatore Gallo dopo un pranzo avvenuto a Roma il 25 febbraio 2020 insieme al commissario e ad Antonio Di Carlo (Tonino). &laquo;Che ha detto Tonino? Che cosa facciamo sempre la solita cosa? Che abbiamo fatto le altre volte?&raquo;. E Salvatore Gallo: &laquo;Eh s&igrave;, per&ograve; diceva vediamo se ci d&agrave; qualche novit&agrave; perch&eacute; qua &egrave; tutto morto&raquo;. Secondo il gip non si pu&ograve; &laquo;ipotizzare altro ragionevole significato dell&rsquo;espressione caramelle che non sia quella ventilata dagli inquirenti, vale a dire sinonimo di dazioni illecite&raquo;.</p> <h3><strong>&laquo;NON &Egrave; NECESSARIO ARRESTARLO&raquo;</strong></h3> <p>La Procura aveva chiesto i domiciliari per Elio Sannicandro, ma il gip ha ritenuto sufficiente l&rsquo;interdizione dai pubblici uffici perch&eacute; &ndash; ha scritto - &laquo;la commissione dei fatti illeciti emersi a seguito delle indagini &egrave; indissolubilmente legata alla titolarit&agrave; del munus pubblico, privato del quale il Sannicandro non potrebbe reiterare alcuna condotta illecita&raquo;. Sul punto la Regione &egrave; immediatamente intervenuta sospendendo Sannicandro e nominando al suo posto Salvatore Refolo, ex generale della Finanza. Il gip Battista ha scritto che &laquo;&egrave; da ritenersi provato che (Sannicandro, ndr) sia stato il principale destinatario di una complessiva tangente di 60.000 euro (definita dal Di Carlo Antonio &ldquo;investimento&rdquo;), divisa in varie tranche tra altri soggetti (le 15 caramelle a testa, menzionate in una delle conversazioni monitorate)&raquo; ed ha valorizzato il fatto che &laquo; ha pressoch&eacute; svuotato al 30/9/2020 (meno di due mesi dopo la perquisizione pi&ugrave; volte citata) il proprio conto corrente, operando numerosi bonifici quasi sempre dell'importo di 5.000 euro&raquo; a favore dei familiari e &laquo;ha ceduto in data 28/12/2021 quanto di sua propriet&agrave; alle sorelle, le quali a stretto giro gli hanno di fatto restituito il denaro bonificato in occasione delle compravendite immobiliari. Le operazioni, nel loro complesso, rivelano l'intento di occultare asset suscettibili di sequestro e dimostrano una non comune scaltrezza&raquo;.</p>]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_07/WhatsApp_Image_2023-11-07_at_16.18.06-1699370334554.jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bari, la Procura farà appello dopo l'assoluzione di Filograno e Loprieno: «C'è stato un complotto»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1444899/bari-la-procura-fara-appello-dopo-l-assoluzione-di-filograno-e-loprieno-c-e-stato-un-complotto.html</link>
      <description>I due avvocati erano accusati di detenzione di cocaina. Il gup: «Hanno ordito un piano criminale, ma non sono trafficanti»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>FILOGRANO,LOPRIENO,BARI</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1444899/bari-la-procura-fara-appello-dopo-l-assoluzione-di-filograno-e-loprieno-c-e-stato-un-complotto.html</guid>
      <pubDate>Sun, 05 Nov 2023 06:00:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Gli avvocati Gaetano Filograno e Nicola Loprieno hanno messo in piedi un complotto per punire l&rsquo;amante della moglie del primo, ma il reato sarebbe prescritto perch&eacute; - secondo il gup di Bari, Antonella Cafagna - l&rsquo;ipotesi di detenzione e spaccio di stupefacenti contestata loro dalla Procura di Bari &laquo;&egrave; solo parzialmente condivisibile&raquo;: quella messa in piedi nel 2014 nei confronti di un&rsquo;imprenditore di Gioia del Colle - ha scritto il gup nelle motivazioni del provvedimento - sarebbe stata piuttosto una simulazione di reato, ormai non perseguibile per via del troppo tempo trascorso.</p> <p>&Egrave; per questa differente visione delle condotte contestate ai due professionisti, molto noti anche per via del loro impegno in politica, che la Procura di Bari far&agrave; quasi certamente appello contro la sentenza che il 2 ottobre ha disposto l&rsquo;assoluzione di Filograno in abbreviato e il proscioglimento di Loprieno. Un appello evidentemente sui profili di diritto, dato che lo stesso gup Cafagna ha riconosciuto la sussistenza degli elementi di fatto ricostruiti dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani al termine di una lunga e faticosa indagine: i due avvocati, insieme a una terza persona rimasta ignota, avrebbero fatto in modo di nascondere un sacchetto con 26 grammi di cocaina nella Smart dell&rsquo;imprenditore gioiese, all&rsquo;epoca dei fatti amante della moglie di Filograno di cui oggi &egrave; il compagno. L&rsquo;uomo venne arrestato e poi assolto perch&eacute; dal processo emerse, appunto, che la droga non era sua.</p> <p>Alla Procura (che aveva chiesto 4 anni per entrambi) non sfuggiva il lungo tempo trascorso dai fatti, n&eacute; che una indagine per calunnia (anche questa ormai prescritta) era gi&agrave; stata archiviata nel 2018. Il traffico di stupefacenti, che si prescrive in 15 anni, era dunque l&rsquo;unica accusa ipotizzabile per portare la vicenda all&rsquo;esame di un Tribunale. Il gup non l&rsquo;ha ritenuta applicabile al caso concreto, ma ha parlato di &laquo;circostanze fattuali non dubbie&raquo; a proposito della &laquo;compartecipazione&raquo; dei due avvocati al complotto, ricostruita soprattutto...<i></i></p> <h3><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand" target="_blank" rel="noopener">LEGGI IL RESTO DELL'ARTICOLO SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION E SUL CARTACEO</a></h3> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38473/GN4_DAT_38473134.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Emergenza Covid a Taranto: nessuna negligenza, ma il personale sanitario era carente</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1444725/emergenza-covid-a-taranto-nessuna-negligenza-ma-il-personale-sanitario-era-carente.html</link>
      <description>Secondo i carabinieri del Nas ci furono disfunzioni a livello organizzativo e problemi di strutture</description>
      <author>Francesco Casula</author>
      <category>covid,taranto</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1444725/emergenza-covid-a-taranto-nessuna-negligenza-ma-il-personale-sanitario-era-carente.html</guid>
      <pubDate>Sat, 04 Nov 2023 13:26:34 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>TARANTO - Disfunzioni organizzative, mancanza di strutture e personale sanitario, ma nessuna responsabilit&agrave; penale. &Egrave; in estrema sintesi quanto accertato dal pubblico ministero Lucia Isceri che ha coordinato la maxi inchiesta dei carabinieri del Nas sulla cosiddetta &laquo;seconda ondata&raquo; dell&rsquo;emergenza Covid nella provincia di Taranto tra agosto e dicembre 2020. &Egrave; raccolto in 37 pagine l&rsquo;esito degli accertamenti compiuti in questi dai militari dell&rsquo;Arma dopo le denunce presentate dai rappresentanti di sigle sindacali, uno dei quali presentato dalla &laquo;Anaao-Assomed&raquo; e dagli esposti di parenti di decine di pazienti ricoverati e deceduti durante la emergenza epidemiologica nei reparti del SS. Annunziata e dell&rsquo;ospedale Moscati: denunce in cui si indicavano presunte responsabilit&agrave; della dirigenza Asl nella gestione dell&rsquo;emergenza evidenziando in particolare la mancata osservanza delle normative &laquo;anti-Covid&raquo; con conseguenti gravi negligenze che avrebbero in qualche misura causato anche la morte dei pazienti. Per il pm Isceri e per gli investigatori del Nas, per&ograve;, le indagini hanno permesso di accertare l&rsquo;assenza di responsabilit&agrave; penale &laquo;trattandosi piuttosto &ndash; scrive il pm negli atti d&rsquo;inchiesta - di disfunzioni organizzative emerse nella gestione della emergenza epidemiologica in ordine alle quali non si ravvisano ipotesi di reato&raquo;. Gli inquirenti hanno evidenziato come in alcuni casi vi sia certamente stata una &laquo;mancata diligenza&raquo; tra chi &egrave; intervenuto nell'ambito della organizzazione ospedaliera, ma non &egrave; possibile contestare illeciti penali per una serie di ragioni.</p> <p><strong><span class="GN4_pre">L&rsquo;HANDICAP INIZIALE. </span></strong> <span class="GN4_post">&laquo;La scarsit&agrave; di risorse umane e materiali &ndash; scrive il pm Isceri - non pu&ograve; essere addebitata certamente ai sanitari, cui non compete tal tipo di valutazione&raquo; e neppure pu&ograve; essere contestata &laquo;ai responsabili della gestione ospedaliera che hanno deciso e attuato gli atti amministrativi di pianificazione regionale e provinciale: la diffusione della pandemia nella c.d. &ldquo;seconda ondata&rdquo; ha assunto un ritmo inaspettatamente veloce e, in mancanza di dati oggettivi e certi (legati alla novit&agrave; del virus e alle scarse conoscenze al riguardo), l'eventuale erronea stima del fabbisogno sanitario non era seriamente e concretamente prevedibile, n&eacute; evitabile&raquo;. Per il magistrato inquirente, quindi, non si pu&ograve; ritenere la predisposizione di risorse umane e materiali deficitaria sulla base di una valutazione fatte a posteriori. Oggi, insomma, la valutazione sul numero di posti letti a disposizione, di personale e di strumentazioni &egrave; evidentemente da ritenere &laquo;inadeguato a fronteggiare l'impennata dei contagi&raquo;, ma in quei mesi terribili &laquo;il management locale e regionale nella pianificazione e nell'allocazione delle risorse sanitarie si &egrave; attenuto a criteri ragionevoli e oggettivi&raquo;. Per chiarirlo, il pm Isceri ha specificato che gi&agrave; prima di gennaio 2020, la Regione Puglia nel piano ospedaliero aveva previsto un numero di posti di letto per la provincia ionica del tutto insufficiente ai reali fabbisogni del territorio: &laquo;I Nas &ndash; si legge negli atti dell&rsquo;indagine - sottolineano che gi&agrave; prima della pandemia nella Regione si registra la carenza delle risorse sanitarie&raquo; dato che &laquo;si prevede che la provincia di Taranto, in relazione al numero di abitanti che sono all'incirca 576.756, dovrebbe avere complessivamente, tra pubblico e privato, 2114 posti letto suddivisi su tre macro aree: Acuti, Riabilitazione e Lungodegenza&raquo;. Quei numeri, secondo gli specialisti dell&rsquo;Arma, illustrano &laquo;come gi&agrave; la situazione di partenza ante-Covid facesse registrare una netta carenza di posti letto nella Regione Puglia&raquo;. Insomma dagli accertamenti dei militari &laquo;emerge in tutta evidenza la pregressa carenza logistica che costituiva un handicap di partenza con il quale la provincia di Taranto ha dovuto poi affrontare l'emergenza pandemica&raquo;.</span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">GLI EROI DIMENTICATI. </span></strong> <span class="GN4_post">Nella sua richiesta di archiviazione, il pubblico ministero Isceri ha pi&ugrave; volte sottolineato come &laquo;il personale sanitario ha sicuramente operato in presenza degli indici indicati dalla norma&raquo; oppure &laquo;con conoscenze scientifiche limitate al momento del fatto, con limitata conoscenza anche in relazione alle terapie appropriate, con scarsit&agrave; di risorse umane e materiali concretamente disponibili, causata anche dalla endemica e pregressa penuria di tali risorse in ambito sanitario&raquo;. Nei primi mesi della pandemia, tra gennaio e giugno 2020, l'ospedale Moscati &egrave; stato indicato come "hub covid" perch&eacute; dotato dei principali reparti ospedalieri (malattie infettive, pneumologia e rianimazione/terapia intensiva) ritenuti indispensabili nell'assistenza e cura del&nbsp;</span>paziente contagiato dal coronavirus: fino alla seconda met&agrave; di novembre 2020, quindi, tutti i "pazienti covid" dell'intera provincia sono stati trasportati e ricoverati all'ospedale a Nord di Taranto e soltanto a partire dalla prima met&agrave; di novembre, con riorganizzazione d'urgenza dalla rete ospedaliera provinciale, il Moscati ha assistito ad una lenta e progressiva diminuzione della &laquo;insostenibile pressione sui propri reparti&raquo;. In quei primi mesi, i pazienti &ldquo;no covid&rdquo;, anche quelli oncologici, sono stati trasferiti nelle Case di cura "Villa Verde" e "D'Amore Hospital": i numeri di quella prima ondata, tuttavia, non sono stati preoccupanti e quando la sanit&agrave; ionica si &egrave; ritrovata di fronte all&rsquo;impennata di contagio, il quadro &egrave; diventato critico. Non solo sono stati dichiarati punti Covid anche altre strutture ospedaliere della provincia, anche &laquo;stanze, studi medici e ambulatori &ndash; si legge nei documenti - sono stati trasformati in sale per pazienti covid&raquo;. In oltre, quando il numero di posti letto disponibili nei reparti di malattie infettive e pneumologia, &egrave; diventato pari a zero, la &laquo;Postazione Fissa del 118&raquo; dinanzi all&rsquo;ospedale Moscati &egrave; stata ulteriormente incrementata. Questa impostazione organizzativa, tuttavia, secondo gli investigatori &laquo;non &egrave; stata pianificata in alcun modo&raquo;, ma &egrave; &laquo;stata piuttosto il risultato di un impellente e necessario adattamento delle risorse strutturali e del personale sanitario disponibile per fronteggiare l'impennata di contagi e il conseguente massiccio afflusso di pazienti presso il Moscati, venendo a determinarsi una situazione insostenibile (tanto) che lo stesso direttore del 118, Mario Balzanelli, ha segnalato l'impossibilit&agrave; della gestione da parte del 118, evidenziando la necessit&agrave; di spostare i pazienti dell'area covid alle competenti unit&agrave; operative ospedaliere in grado di gestire la condizione patologica acuta manifestata dai pazienti&raquo; e &laquo;la necessit&agrave; di attivare presso l'ospedale Moscati una Postazione di Pronto Soccorso in luogo di quella del 118&raquo;.</p> <p><strong><span class="GN4_pre">IL CORTO CIRCUITO. </span></strong> <span class="GN4_post">La ricerca di posti e personale da destinare alle cure dei pazienti contagiati dal Coronavirus, per&ograve;, ha messo in difficolt&agrave; il servizio sanitario destinato ai pazienti &laquo;No Covid&raquo;. e se la Regione Puglia fino ad allora aveva chiesto all&rsquo;Asl di Taranto di adeguarsi a una serie di misure per fronteggiare l&rsquo;emergenza, a un certo punto del 2020 la stessa Regione Puglia ha bacchettato l&rsquo;azienda sanitaria ionica &laquo;sulle criticit&agrave; rilevate nella rete ospedaliera per&nbsp;</span>i pazienti "no-Covid"&raquo;. In una lettera l&rsquo;Asl di Taranto ha ricostruito le azioni attuate e sollecitate dalla stessa Regione Puglia spiegando che &laquo;gli sforzi diretti a conseguire un'adeguata disponibilit&agrave; di &ldquo;posti letto covid&rdquo;&raquo; di conseguenza &laquo;hanno generato la indisponibilit&agrave; di &ldquo;posti letto no-covid&rdquo; e determinato quelle criticit&agrave; sulle quali la stessa Regione Puglia chiede paradossalmente di intervenire&raquo;. Per la procura e i carabinieri, quindi, quella coperta sempre troppo corta &egrave; &laquo;il principale ostacolo&raquo; della sanit&agrave; pugliese e tarantina: una &laquo;cronica carenza di personale medico e infermieristico, pregressa alla fase pandemica&raquo; che &laquo;non consente l'eliminazione delle criticit&agrave;&raquo;.</p> <p><strong><span class="GN4_pre">POTENZIAMENTO INSUFFICIENTE. </span></strong> <span class="GN4_post">Per i militari del Nas, tuttavia, &egrave; innegabile che nonostante la confusione dovuta anche alla novit&agrave; dell&rsquo;emergenza, nelle strutture sanitarie tarantine vi sia stata &laquo;l'implementazione del personale sanitario, la fornitura di attrezzature sanitarie, dispositivi medici e dispositivi di protezione individuali&raquo; e anche un incremento delle risorse destinate al Servizio 118 che &laquo;tuttavia &ndash; scrivono gli inquirenti - non &egrave; stata sufficiente a soddisfare completamente le esigenze, spesso rappresentate con proprie istanze anche dal Direttore del 118, Mario Balzanelli&raquo;. Ma anche su questo il pm Isceri ha chiarito che &laquo;non vale affermare che per la c.d. "seconda ondata" del Covid le strutture sanitarie avrebbero dovuto meglio organizzarsi. Troppe le variabili in gioco, tra le quali: l'imprevedibilit&agrave; del numero dei contagi; la necessit&agrave; di dover eseguire valutazioni di stima (del fabbisogno dei posti-letto Covid) in assenza di dati validati e consolidati (perch&eacute; si avevano a disposizione solo i. dati della precedente ondata, evento di per s&eacute; eccezionale); la endemica limitatezza delle risorse sanitarie (sia umane che logistiche) e la conseguente necessit&agrave; di una oculata allocazione di tali risorse in rapporto non solo al Covid, ma anche ad altre specialit&agrave; mediche indispensabili per assicurare cure e assistenza ai pazienti colpiti da malattie diverse dal Covid&raquo;.</span></p> <p><strong><span class="GN4_pre">I MORTI. </span></strong> <span class="GN4_post">I numeri raccolti nell&rsquo;inchiesta raccontano che da marzo a dicembre 2020 i decessi al Moscati per Covid sono stati complessivamente 170: 51 nel reparo di Malattie Infettive, 27 in Pneumologia, 86 in Rianimazione e 6 nel reparto di Medicina Covid. Altri 21 pazienti sono invece deceduti nella postazione fissa del 118. Le indagini su alcune di queste singole morti, partite dalle denunce dei familiari alcuni dei quali assistiti dall&rsquo;avvocato Pierluigi Morelli, hanno documentato che in diversi casi i pazienti sono stati sistemati in strutture provvisorie che &laquo;disponevano di organizzazione e risorse umane e materiali decisamente insufficienti per una risposta adeguata nella somministrazione di cure e terapie&raquo;. Le attivit&agrave; investigative hanno certificato, per&ograve;, che il personale sanitario ha predisposto il ricovero nelle strutture provvisorie perch&eacute; non vi erano posti letto "Covid" disponibili all'interno dell'Ospedale, n&eacute; altrove. &laquo;I sanitari &ndash; ha concluso il pubblico ministero&raquo; hanno agito in emergenza assicurando cure e assistenza a pazienti e &laquo;rispetto al contesto in cui hanno operato, non si ritiene censurabile il loro comportamento e si ritiene, anzi, che abbiano agito garantendo a tali pazienti ulteriori possibilit&agrave; di sopravvivenza, come di fatto &egrave; avvenuto per la maggior parte dei pazienti ivi ricoverati&raquo;.</span></p> <p><span class="GN4_pre"><strong>LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE</strong>. </span> <span class="GN4_post">Per il pm Isceri, ha evidenziato come la maggior dei pazienti ricoverati &laquo;si sono salvati proprio grazie evidentemente alle cure ricevute dai sanitari che hanno operato pur in circostanze critiche e con mezzi, strutture, risorse approntati in modo urgente&raquo; e quindi &laquo;la scelta dei sanitari che, anzich&eacute; rifiutare i ricoveri, hanno deciso di operare nelle strutture provvisorie per garantire le migliori cure possibili a pazienti destinati, in caso contrario, a rientrare nelle proprie abitazioni &egrave; stata una scelta salvifica, consentita e con esiti statisticamente pi&ugrave; che positivi. Ed &egrave; per questo che il magistrato ha chiesto l&rsquo;archiviazione delle accuse: ora la parola spassa ai familiari delle vittime che dovranno decidere se opporsi o meno a questa decisione della Procura.</span></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_04/pescaaa-1699096648803.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>«Soldi da imprenditore per accogliere un ricorso», a Bari chiusa indagine su ex gip Nardi e un commercialista</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1444241/soldi-da-imprenditore-per-accogliere-un-ricorso-a-bari-chiusa-indagine-su-ex-gip-nardi-e-un-commercialista.html</link>
      <description>«Paga o ti spolpano vivo». L’accusa: tentata concussione da 300mila euro</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>bari,nardi,concussione,commercialista</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1444241/soldi-da-imprenditore-per-accogliere-un-ricorso-a-bari-chiusa-indagine-su-ex-gip-nardi-e-un-commercialista.html</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Nov 2023 10:04:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La condanna tributaria in primo e secondo grado (poi annullata in Cassazione) e i pignoramenti per oltre due milioni che ne sono seguiti avrebbero portato un imprenditore sull&rsquo;orlo del fallimento. Tutto perch&eacute; l&rsquo;uomo, che ha prontamente denunciato, si sarebbe rifiutato di pagare la tangente che gli era stata chiesta da un magistrato &laquo;con l&rsquo;intermediazione&raquo; del suo stesso commercialista. &Egrave; questa l&rsquo;ipotesi alla base dell&rsquo;inchiesta della Procura di Bari sull&rsquo;ex giudice tranese Michele Nardi, 57 anni, e sul commercialista barese Massimiliano Soave, 57 anni, cui la pm Chiara Giordano ha notificato un avviso di chiusura in cui si contesta la tentata concussione: 400mila euro (poi scesi a 300mila) per far s&igrave; che le cartelle esattoriali fossero definitivamente annullate.<a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong></strong></em></a></p> <p>Il fascicolo &egrave; stato trasferito a Bari dalla Procura di Lecce, competente sui magistrati del distretto, perch&eacute; Nardi &egrave; coinvolto nella sua qualit&agrave; di componente togato della commissione tributaria regionale che a novembre 2018 ha discusso i ricorsi presentati da Giorgio Cosentino, un imprenditore di Barletta titolare di alcune gioiellerie. La storia comincia quando l&rsquo;uomo aveva cominciato a realizzare un albergo a poca distanza dalla masseria di Bisceglie di propriet&agrave; dell&rsquo;ex pm Antonio Savasta. Nei suoi confronti &egrave; cominciata una indagine a seguito di una denuncia anonima: ne &egrave; nato un procedimento penale (Cosentino &egrave; stato assolto &laquo;perch&eacute; il fatto non sussiste&raquo; dal Tribunale di Trani, sentenza confermata in appello e appena diventata definitiva), ed &egrave; poi partita una verifica fiscale che ha portato all&rsquo;irrogazione di una maxisanzione. </p> <p>Questo &egrave; il nodo della vicenda che l&rsquo;imprenditore ha raccontato una prima volta ai pm di Lecce. Ovvero che Nardi, &laquo;con l&rsquo;intermediazione&raquo; del suo commercialista Soave, avrebbe chiesto a Cosentino una tangente pari al 20% del valore della cartella esattoriale, cio&egrave; 400mila euro poi scesi a 300mila. La richiesta - sempre nella prospettazionea ccusatoria - sarebbe stata veicolata dal commercialista nel corso di tre incontri, il primo in un bar del quartiere Poggiofranco e l&rsquo;ultimo nel suo stesso studio.</p> <p>Dopo che in primo grado i ricorsi tributario erano stati parzialmente accolti, in appello la decisione &egrave; stata ribaltata con l&rsquo;accoglimento del ricorso dell&rsquo;Agenzia delle Entrate &laquo;nonostante - scrive il pm - i giudizi fossero stati sospesi per acquisire la sentenza con cui era stato definito un altro procedimento nei confronti del Cosentino pendente presso il Tribunale di Trani&raquo;. Una decisione poi impugnata in Cassazione, che ha cancellato le condanne rilevando come le sentenze di appello fossero state redatte con il copia e incolla dagli atti dell&rsquo;accusa.</p> <p>Cosentino ha messo per iscritto la sua versione dei fatti in una lunga denuncia, in cui ha riportato sia la minaccia che gli sarebbe stata rivolta da Soave (&laquo;Se non paghi ti spogliano vivo&raquo;) sia una serie di altre circostanze relative alle sue vicende. La chiusura delle indagini normalmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ma la difesa di Nardi (avvocato Domenico Mariani) fa sapere che a breve depositer&agrave; una memoria al pm chiedendo di rendere interrogatorio per chiarire i fatti.Nardi &egrave; coinvolto nelle indagini della Procura di Lecce sulla presunta &laquo;giustizia truccata&raquo; nel Tribunale di Trani. Proprio luned&igrave; la Cassazione dovr&agrave; esprimersi sulla competenza, dopo che la sentenza di primo grado (Nardi venne condannato a 16 anni e 9 mesi) &egrave; stata annullata dalla Corte di appello di Lecce per incompetenza funzionale con trasferimento degli atti a Potenza. Ma il gup lucano ritiene invece che la competenza sia proprio di Lecce: da qui il conflitto sollevato davanti alla Cassazione. Nel frattempo, a giugno, Nardi &egrave; stato destituito dalla magistratura (era sospeso dal giorno dell&rsquo;arresto di gennaio 2019) per un&rsquo;altra vicenda: una condanna definitiva a un anno, un mese e 10 giorni per calunnia ai danni delle magistrate Maria Grazia Caserta e Margherita Grippo e dell&rsquo;avvocato Michele Laforgia. Anche sulla destituzione dovr&agrave; pronunciarsi la Cassazione.Soave &egrave; stato pi&ugrave; volte evocato ma non ha mai riportato condanne in relazione alle indagini di Lecce sui magistrati di Trani. Un&rsquo; accusa di corruzione in atti giudiziari, nata dalle denunce dell&rsquo;imprenditore Flavio D&rsquo;Introno, &egrave; stata dichiarata prescritta. Il commercialista barese si &egrave; sempre dichiarato estraneo a ogni ipotesi corruttiva.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_11_03/smart-1699002207374.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Truffa aggravata e riciclaggio: avvocato tarantino nei guai</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1440073/truffa-aggravata-e-riciclaggio-avvocato-tarantino-nei-guai.html</link>
      <description>Avrebbe «moltiplicato» le cause per aumentare le parcelle</description>
      <author>Francesco Casula</author>
      <category>taranto</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1440073/truffa-aggravata-e-riciclaggio-avvocato-tarantino-nei-guai.html</guid>
      <pubDate>Sun, 22 Oct 2023 18:53:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>Moltiplicava le cause contro la Regione Puglia in pi&ugrave; tribunali e a volte, nello stesso Palazzo di giustizia, suddivideva le azioni risarcitorie per aumentare il numero di procedimenti e quindi la sua parcella. &Egrave; l'accusa mossa dalla procura a un avvocato tarantino Antonio Michele Gaudiomonte che risponde di truffa aggravata ai danni dello Stato.</p> <p>&Egrave; stato il sostituto procuratore della Repubblica Remo Epifani a firmare l'avviso di conclusione delle indagini in cui compaiono anche un familiare e una donna accusati di riciclaggio. La vicenda &egrave; l&rsquo;ultimo capitolo di un&rsquo;indagine partita da Bari che a giugno 2022 aveva messo nei guai altri due avvocati coinvolti in un&rsquo;inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, falso ideologico e materiale, autoriciclaggio e corruzione in atti giudiziari. In quegli stessi mesi, infatti, il Tar di Lecce, come raccontato mesi fa dalla &laquo;Gazzetta&raquo;, decidendo su un ricorso per un decreto ingiuntivo emesso dieci anni prima dal Giudice di pace di Martina Franca, aveva disposto la trasmissione degli atti all&rsquo;Ordine degli avvocati e alla Procura di Taranto per valutare il comportamento processuale dell&rsquo;avvocato Gaudiomonte.</p> <p>Gli accertamenti investigativi hanno portato alla luce un vero e proprio sistema messo in piedi dal professionista: una sorta di suddivisione delle azioni giudiziarie che avrebbe permesso all'uomo di ottenere nel tempo circa 1 milione e 500mila euro dalle casse regionali con cui avrebbe poi acquistato titoli di stato e anche una villetta bifamiliare con 500 metri quadrati di giardino.</p> <p>Secondo quanto accertato dagli inquirenti, tra il 2006 e il 2021, l'avvocato avrebbe indotto in errore i magistrati e la stessa Regione Puglia &laquo;ad erogare somme per spese legali e interessi moratori non dovuti&raquo; per almeno 1 milione 532mila euro pi&ugrave; gli spiccioli. Somme &laquo;apparentemente connesse - scrive il pubblico ministero Epifani - alla indennit&agrave; di compensazione in agricoltura riferita agli anni tra il 1989 e il 1993&raquo;. In particolare, si legge negli atti dell'inchiesta, che &laquo;gli artifizi e raggiri sono consistiti nell'azionare azioni giudiziali ed esecutive mediante l'utilizzo di falsi mandati difensivi o utilizzando procure rilasciate in suo favore senza la doverosa informazione dei titolari dei diritti di credito&raquo;. In parole pi&ugrave; semplici si sarebbe comportato da avvocato di qualcuno a insaputa del cliente oppure avrebbe utilizzato i mandati difensivi firmati da clienti veri senza spiegare la questione nel dettaglio alle persone che rappresentava.</p> <p>Non solo. Per l'accusa, l'avvocato avrebbe moltiplicato le azioni civili ed esecutive, frazionando il credito anche presso giudici diversi cos&igrave; da impedire alla Regione di &laquo;ricostruire l'unitariet&agrave; del debito e rendendo di fatto non perseguibile l'opposizione in sede processuale finalizzata a far dichiarare l'inammissibilit&agrave; dell'azione&raquo;. In definitiva, quel sistema, impediva alla Regione di capire che si trattava di una procedura gi&agrave; avviata e in parole pi&ugrave; povere di somme gi&agrave; liquidate. Ma non &egrave; tutto. Per l&rsquo;accusa Gaudiomonte avrebbe spezzettato i crediti in pi&ugrave; azioni giudiziarie tra loro distanziate nel tempo per &laquo;recuperare separatamente la sorte capitale spettante ai titolari dei diritti di credito ed i compensi legali spettanti al difensore&raquo; ottenendo cos&igrave; un indebito arricchimento dalle spese legali che in ogni procedura venivano liquidate in suo favore.</p> <p>Ma in alcuni casi avrebbe persino duplicato le procedure: una singola richiesta di risarcimento alla Regione, cio&egrave;, sarebbe stata presentata pi&ugrave; volte. Al suo familiare indagato viene contestato di aver avviato, consapevole della provenienza illecita del denaro, operazioni finanziarie e immobiliari cos&igrave; da &laquo;da ostacolare - scrive il pm Epifani - l'identificazione della loro provenienza delittuosa&raquo;.</p> <p>Gli investigatori hanno ricostruito le operazioni accertando che avrebbe utilizzato 229mila euro per acquistare tra il gennaio e giugno 2010 titoli di stato poi ceduti a settembre alla somma di 237mila euro. La stessa compravendita in solo caso finita in negativo, sarebbe poi stata ripetuta anche a luglio e settembre 2011. A gennaio 2012 sarebbe invece stata acquistata la villetta. Infine anche alla donna coinvolta nell'inchiesta viene contestato il reato di riciclaggio per il trasferimento tra il 2010 e il 2017 della somma complessiva di 476mila euro.</p> <p></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38334/GN4_DAT_38334810.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Denuncia choc: «Sporco e niente carta igienica: ecco cosa ho visto al Pediatrico di Bari»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1438785/denuncia-choc-sporco-e-niente-carta-igienica-ecco-cosa-ho-visto-al-pediatrico-di-bari.html</link>
      <description>Bari, esposto di un genitore dopo un intervento al Giovanni XXIII. Il Policlinico si scusa: «C’è poco personale, non possiamo assumere»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>BARI,INCHIESTA,PEDIATRICO,SANITÀ</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1438785/denuncia-choc-sporco-e-niente-carta-igienica-ecco-cosa-ho-visto-al-pediatrico-di-bari.html</guid>
      <pubDate>Thu, 19 Oct 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - L&rsquo;intervento chirurgico cui &egrave; stato sottoposto il figlio, un bimbo di un anno, &egrave; andato bene. Eppure, dice A.C., un padre barese che a luglio &egrave; entrato al &laquo;Giovanni XXIII&raquo;, &laquo;ci sono problemi inconcepibili nell&rsquo;unico ospedale pediatrico della nostra regione&raquo;. Li ha descritti per filo e per segno in un lungo esposto mandato alla Regione, una dettagliata segnalazione su cui nemmeno il dipartimento Salute &egrave; riuscito ad avere risposte nonostante due solleciti mandati al Policlinico di Bari. E cos&igrave; il documento (regolarmente firmato) ieri &egrave; stato mandato alla &laquo;Gazzetta&raquo;: &laquo;Sperando che le cose possano cambiare&raquo;.</p> <p>Il punto, dice A., &egrave; che nell&rsquo;ospedale dei bambini &laquo;non c&rsquo;&egrave; niente che parla di bambini&raquo;, e pure a fronte di un chirurgo che si &egrave; dimostrato &laquo;attento&raquo; e &laquo;competente&raquo; il contesto non gli &egrave; apparso dei migliori: &laquo;Qualsiasi persona abbia avuto a che fare con nostro figlio &egrave; stata poco empatica e poco gentile. Vero che non si &egrave; obbligati, ma forse qualcuno dovrebbe chiedersi se l&rsquo;ospedale pediatrico &egrave; veramente l&rsquo;ospedale in cui vuole lavorare&raquo;.</p> <p>Un episodio tra i tanti raccontati nella lunga lettera. &laquo;Dopo l&rsquo;intervento - scrive A. - mio figlio dormiva e l&rsquo;infermiera doveva togliere l&rsquo;ago della flebo. L&rsquo;ago &egrave; stato sfilato in maniera assolutamente sbagliata ed il bambino si &egrave; svegliato piangendo con tutto il sangue che usciva dalla mano. A quel punto l&rsquo;infermiera ha lasciato il cotone a mia moglie dicendo di premere sulla mano ed &egrave; uscita lasciando il bambino piangere e mia moglie in difficolt&agrave;&raquo;. Ma forse non &egrave; solo questione di personale: &laquo;Finita la carta igienica nel bagno, mia moglie &egrave; andata a chiedere un altro rotolo e la risposta &egrave; stata &ldquo;non ce ne sono, deve aspettare domani mattina&rdquo;&raquo;. O ancora: &laquo;Abbiamo rilevato cattiva igiene nelle stanze del reparto ed il bagno senza bidet non era mai lavato. In stanza ci accorgiamo che non c&rsquo;&egrave; niente per far mangiare nostro figlio, qualcuno crede che un bambino di un anno sia in grado di mangiare seduto ad una sedia? Siamo stati costretti a portare anche il nostro tappeto ed i nostri giochi, c&rsquo;&egrave; una stanza chiamata sala giochi ma era aperta solo due ore al giorno e non era presente nulla al suo interno&raquo;.</p> <p>Da ormai pi&ugrave; di un anno il &laquo;Giovanni XXIII&raquo; &egrave; al centro della bufera per il caso della cardiochirurgia (con l&rsquo;inchiesta aperta dalla Procura di Bari) e le liti tra medici: negli scorsi giorni i Nas sono tornati nell&rsquo;ospedale per raccogliere ulteriori elementi. La &laquo;Gazzetta&raquo; ha chiesto conto al Policlinico delle circostanze rappresentate nell&rsquo;esposto del signor A.</p> <p>&laquo;Lo abbiamo letto - risponde il direttore generale Giovanni Migliore -. Mi scuso personalmente con la famiglia, comprendo che il contesto non sia stato all&rsquo;altezza delle aspettative, ma purtroppo ci sono problemi di personale che - anche in considerazione della stagione estiva - rendono complicato garantire determinate prestazioni&raquo;. A quale personale si riferisce? &laquo;La Sanitaservice - risponde Migliore - non ha abbastanza pulitori, anche perch&eacute; quelli andati in pensione nel frattempo non sono stati sostituiti. Chi &egrave; in servizio fa il possibile e a volte fa anche di pi&ugrave;. Abbiamo posto la questione alla Regione, perch&eacute; come sapete &egrave; in vigore anche un blocco del turnover. Registriamo anche carenza di infermieri e Oss. Non riguardano soltanto il &ldquo;Giovanni XXIII&rdquo;.</p> <p>La mancanza di personale, e non di medici, &egrave; il motivo per il quale non riusciamo a completare l&rsquo;apertura di Asclepios 3, dove finora &egrave; stato attivato un solo piano. Ma al momento non ci &egrave; possibile garantire la funzionalit&agrave; di 17.500 metri quadrati di superficie&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38293/GN4_DAT_38293915.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>«Fotovoltaico, ma quale truffa: in regola gli impianti lucani»</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1438006/fotovoltaico-ma-quale-truffa-in-regola-gli-impianti-lucani.html</link>
      <description>Sequestro da 99 milioni, parla il sindacalista-imprenditore Ninivaggi: «Il nostro è un progetto sociale, colpite ingiustamente 200 famiglie»</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>NINIVAGGI,impianto fotovoltaico</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1438006/fotovoltaico-ma-quale-truffa-in-regola-gli-impianti-lucani.html</guid>
      <pubDate>Tue, 17 Oct 2023 11:04:28 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - &laquo;La realizzazione dei parchi fotovoltaici &egrave; un progetto sociale che ha coinvolto 100 famiglie di agricoltori e consente di produrre 119 milioni di Kilowattora all&rsquo;anno pari al fabbisogno di 40mila famiglie. Tutte le autorizzazioni sono state ritenute regolari sia dalla Regione Basilicata che dai Comuni, e i soldi erogati dal Gse non sono &ldquo;contributi&rdquo; ma il corrispettivo per l&rsquo;energia elettrica ceduta. Anche per questo il sequestro nei nostri confronti &egrave; profondamente ingiuto e sbagliato&raquo;. &Egrave; un fiume in piena Pietro Ninivaggi, 74 anni, di Altamura, il sindacalista-imprenditore che il 2 ottobre &egrave; stato tra i destinatari di un maxisequestro conservativo da 99 milioni della Corte dei conti per quella che la Finanza ritiene una delle pi&ugrave; grandi truffe mai scoperte in Italia sulle energie rinnovabili: i 49 parchi da un megawatt oggetto dei sequestri patrimoniali - secondo le indagini - sarebbero stati realizzati con procedura semplificata grazie a una legge regionale lucana poi dichiarata incostituzionale, &laquo;su terreni agricoli artatamente frazionati&raquo;. In questo modo sarebbe stata saltata la procedura di Valutazione di impatto ambientale che si applica ai mega-impianti e che avrebbe richiesto tempi ben pi&ugrave; lunghi.</p> <p>Ma secondo Ninivaggi non c&rsquo;&egrave; nessun trucco: &laquo;Tutti i parchi nascono singolarmente, sono autorizzati singolarmente e hanno ciascuno un punto di allaccio. Le norme della Regione e le linee guida del Gse sono state tutte rispettate, tanto che per quattro impianti la tariffa &egrave; stata ridotta per un problema di distanze. E la legge vieta di richiedere l&rsquo;autorizzazione unica (che comporta la procedura di Via, ndr) per gli impianti pi&ugrave; piccoli&raquo;. Ma soprattutto, dice Ninivaggi, l&rsquo;operazione &egrave; tutt&rsquo;altro che una truffa: &laquo;N&egrave; sono stato l&rsquo;ideatore nella mia qualit&agrave; di presidente della Ugl coltivatori, ma non sono il proprietario occulto, non ho sottoscritto nessuna Dia e non percepisco nessun pagamento da parte del Gse. Dei 100 impianti previsti, 79 sono in esercizio e lo sono tuttora perch&eacute; - come ripeto - tutte le autorizzazioni sono state ritenute regolari sia dalla Regione, sia dai Comuni sia dal Gse&raquo;. Ma chi sono i proprietari? &laquo;La Ugl coltivatori ha promosso tra gli agricoltori un progetto che abbiamo definito come etico perch&eacute; puntava a fornire energia pulita. Ogni impianto costava 2,5 milioni e non tutti avevano la capacit&agrave; economica, per cui alcuni hanno ceduto le quote e soo entrati investitori italiani, tedeschi, portoghesi, svizzeri. Mi dispiace per chi si &egrave; ritrovato in questa situazione e che si trova a subire devastanti conseguenze. Parliamo di oltre 200 famiglie cui sono stati bloccati tutti i conti e tutte le propriet&agrave;&raquo;.</p> <p>Il sequestro da 99 milioni verr&agrave; discusso a fine mese. La Corte dei conti lo ha notificato a 61 persone, prevalentemente piccoli imprenditori altamurani, ma tra i proprietari delle societ&agrave; che controllano i parchi ci sono anche due imprenditori russi. &laquo;Le somme che il Gse ha erogato - secondo Ninivaggi - corrispondono all&rsquo;energia immessa in rete, come da convenzione in cui il Gestore dei servizi elettrici si impegna a ritirare l&rsquo;energia a un determinato prezzo. Non sono contributi ma il prezzo dell&rsquo;elettricit&agrave; che abbiamo venduto: dov&rsquo;&egrave; il danno erariale? Ecco perch&eacute; dico che non ci sono i presupposti del sequestro&raquo;. La vicenda &egrave; aperta anche in sede penale dove Ninivaggi (assistito dagli avvocati Gaetano Castellaneta e Carlo Teot) e gli altri proprietari sono accusati di truffa aggravata per la percezione di contributi pubblici: dopo aver girovagato tra Bolzano, Matera e Roma, la Cassazione ha stabilito che la competenza &egrave; di Bari. &laquo;Nessuna delle Procure ha mai ritenuto di disporre sequestri - dice Ninivaggi - e ci sono due sentenze di assoluzione del Tribunale di Matera passate in giudicato passate in giudicato per gli stessi fatti storici. Durante la realizzazione, proprio per evitare problemi, ci siamo rivolti alla Prefettura che ha delegato i controlli alla Forestale. I controlli sono stati fatti e non sono state sollevate irregolarit&agrave;. Se qualcuno ha commesso un errore, &egrave; stata la Regione Basilicata che ha attestato la regolarit&agrave; delle autorizzazioni. Noi abbiamo fatto tutto quello che ci ha chiesto, e quindi saremmo parti offese&raquo;.&nbsp;</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_10_17/aagallucci-1697533412374.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Puglia, al concorso dei sindaci-agronomi le assunzioni potrebbero saltare</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1437995/puglia-al-concorso-dei-sindaci-agronomi-le-assunzioni-potrebbero-saltare.html</link>
      <description>«Irregolare mettere un poltico in commissione». Il centrodestra: è una vergogna</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>agronomi,puglia,concorso,sindaci</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1437995/puglia-al-concorso-dei-sindaci-agronomi-le-assunzioni-potrebbero-saltare.html</guid>
      <pubDate>Tue, 17 Oct 2023 10:51:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La procedura di stabilizzazione &laquo;fantasma&raquo; per 37 agronomi, che ha consentito l&rsquo;assunzione a tempo indeterminato di due sindaci, un consigliere comunale, un ex assessore, una candidata e tre presidenti di coop sociali, dichiarati idonei da una commissione in cui sedeva un dirigente del movimento politico Puglia Popolare, verr&agrave; esaminata dalla commissione Personale del Consiglio regionale. Lo annuncia il presidente, Antonio Tutolo: &laquo;Quello che ho letto sulla &ldquo;Gazzetta&rdquo; merita di essere approfondito - dice il consigliere del gruppo Misto -. E se davvero nella commissione c&rsquo;era un esponente di partito, la procedura deve essere annullata&raquo;...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_10_17/aagallucci-1697532665296.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Bici sequestrate e poi rivendute: nei guai tre finanzieri del porto a Bari</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1437051/bici-sequestrate-e-poi-rivendute-nei-guai-tre-finanzieri-del-porto-a-bari.html</link>
      <description>Indagato per peculato anche un funzionario dell’Agenzia delle Dogane</description>
      <author>Isabella Maselli</author>
      <category>porto bari,biciclette</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1437051/bici-sequestrate-e-poi-rivendute-nei-guai-tre-finanzieri-del-porto-a-bari.html</guid>
      <pubDate>Sun, 15 Oct 2023 07:18:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Si sarebbero appropriati della merce che avrebbero dovuto sequestrare e controllare in arrivo o in partenza all&rsquo;interno dei tir in transito nel porto di Bari. E parte di quella merce, poi, l&rsquo;avrebbero rivenduta. Vestiti, materiale elettrico e persino pannelli solari, trasportati con la complicit&agrave; di famigliari, avrebbero lasciato lo scalo marittimo finendo nelle case e nei box di tre finanzieri e un funzionario dell&rsquo;Agenzia delle Dogane.</p> <p>I quattro sono ora indagati per peculato e nelle scorse settimane sono stati sottoposti a perquisizione, con contestuale avviso di garanzia. Si tratta del 35enne R.N., cosentino residente a Bari, del 44enne G.V. (campano residente a Bari), del 50enne G.I. (anche lui campano residente a Valenzano) e del 46enne monopolitano C.M.: i primi tre militari della Guardia di Finanza in servizio al porto, M. funzionario della Dogana...</p> <p><a href="https://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/gazzettadelmezzogiorno/newsstand"><em><strong>CONTINUA A LEGGERE SULL'EDIZIONE CARTACEA O SULLA NOSTRA DIGITAL EDITION</strong></em></a></p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_10_14/emergenz-1697289624990.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Puglia, movida «impazzita»: bulli, botte e chiasso nelle città</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1435259/puglia-movida-impazzita-bulli-botte-e-chiasso-nelle-citta.html</link>
      <description>Le «sere nere» del divertimento. La testimonianza di un 17enne: «Abbiamo paura specie quando torniamo a casa»</description>
      <author>Volpe, Albahari, Aurora, Santigliano, Castellaneta, Portolano</author>
      <category>movida fracassona,movida violenta,puglia</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1435259/puglia-movida-impazzita-bulli-botte-e-chiasso-nelle-citta.html</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Oct 2023 05:54:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - La &laquo;movida&raquo; impazzita nelle citt&agrave; della Puglia con bulli, botte e chiasso. Ecco l'inchiesta condotta nei centri urbani pi&ugrave; movimentati di Bari, Lecce, Gallipoli, Taranto, Trani, Barletta, Brindisi e Foggia. Ormai non si contano le aggressionidi gruppi di minorenni ai danni di coetanei che a volte vengono anche rapinati, un vero e proprio allarme sociale che dilaga nel Tacco d'Italia.&nbsp;</p> <h3><em>Ecco la movida senza regole e i baby bulli spaventano Bari</em></h3> <p>&laquo;Certe notti&raquo; hanno il sapore della paura, dell&rsquo;angoscia e del pericolo. &laquo;Certe notti&raquo; la movida pu&ograve; trasformarsi in un incubo. Non si sentono al sicuro i ragazzi baresi. Almeno non tutti. Hanno tra i 16 e i 19 anni, escono in gruppo, non hanno l&rsquo;ansia della &laquo;ritirata&raquo; a casa (ormai in disuso per i pi&ugrave;) ma in comune hanno una certezza: la citt&agrave; non &egrave; sicura. Matteo (nome di fantasia) ha 17 anni e ha un gruppo di amici, di quelli storici. Di quelli che dall&rsquo;asilo al liceo hanno trovato il modo di continuare ad &laquo;andare nella stessa scuola&raquo;. Qualcuno - certo - si &egrave; perso, altri si sono aggiunti. Ma lo zoccolo dura resta: cinque o sei amici che si conoscono da sempre. Passo passo, hanno costruito la loro indipendenza: dalle prime uscite pomeridiane sino a quelle notturne: quelle del venerd&igrave; e del sabato sera.</p> <p>&laquo;Frequentiamo alcuni locali del centro - racconta Matteo - Beviamo insieme e trascorriamo serate divertenti e spensierate. Almeno sino a quando non dobbiamo tornare a casa: allora tutto pu&ograve; succedere&raquo;. Insomma, tutto bene sino a quando si frequentano le zone affollate della movida. Poi iniziano le insidie: &laquo;Succede che ti rubano il cellulare, se ti va bene. Ma io ho paura delle aggressioni di gruppo. &Egrave; accaduto a dei miei conoscenti. Ora non escono pi&ugrave; di casa&raquo;. E poi ci sono le ragazze da proteggere: &laquo;Noi le accompagniamo sino al portone. Non ce la sentiamo di lasciarle sole&raquo;. [Rosanna Volpe]</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/resizer/475/280/true/2023_06_06/cc1099-1686039442607.jpg--guerra_della_movida__il_comune_di_bari_studia_correttivi_e_rimedi.jpg?1686039442786" /></p> <p>Bari non &egrave; il Bronx, sia chiaro. Ma la percezione che i ragazzi - e non solo - hanno, &egrave; di &laquo;insicurezza&raquo;. Non c&rsquo;&egrave; un gruppo che non racconti di una aggressione subita - direttamente o indirettamente - ai danni di un amico o dell&rsquo;amico di un amico.</p> <p>La movida a Bari, per&ograve;, &egrave; anche un vivace movimento di giovani. Spaccata in due, come da sempre, tra &laquo;quelli&raquo; di Poggiofranco e &laquo;quelli&raquo; del centro, difficile non trovare gente in giro praticamente tutti i giorni della settimana. Nel weekend quando si pu&ograve; fare pi&ugrave; tardi, ci sono capannelli di ragazzi in tutti gli angoli del centro. Dal lungomare Araldo di Crollalalanza sino ad arrivare a corso Vittorio Emanuele e alla citt&agrave; vecchia. A Poggiofranco nuova, la piazza &egrave; punto di riferimento per centinaia di ragazzi. Ma cosa fanno? Principalmente bevono. A un euro a cicchetto in diversi bar della citt&agrave;. Facile comprendere che - anche una paghetta &laquo;da fame&raquo; - consente a un ragazzo di raggiungere un alto grado alcolemico con pochi spiccioli. Le serate proseguono cos&igrave; per le strade. Tramontata la moda delle discoteche, considerate ancor meno sicure delle strade, almeno sino al rientro a casa. Che un po&rsquo;, fa paura a tutti.</p> <p>&laquo;Sono molti i ragazzi che preferiscono incontrarsi nei cortili condominiali o tra le mura domestiche&raquo;, racconta Ada Nardelli, una delle fondatrici della pagina Facebook &ldquo;Stop al bullismo, Vivere Bari senza paura&rdquo;. &laquo;&Egrave; necessario educarli ai pericoli della strada e dare loro gli strumenti per difendersi. Non &egrave; accettabile che se &egrave; in atto un&rsquo;aggressione, si accenda la telecamera del cellulare prima di chiamare la polizia&raquo;. Una generazione quindi che il pericolo lo avverte e spesso lo verbalizza sui cellulari, anzich&eacute; chiedendo aiuto. &laquo;&Egrave; necessario - prosegue Nardelli - ricostruire una stretta collaborazione con le istituzioni. Non possiamo pensare che le pattuglie della polizia siano in ogni angolo. Ma dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi a chiedere aiuto quando sono in pericolo. Dobbiamo insegnare loro che i cellulari non fermano la violenza, semmai la alimentano. Assieme alla paura. La stessa che dobbiamo imparare a combattere tutti insieme&raquo;.</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/resizer/475/280/true/2022_07_20/La_classica_movida_in_via_Trinchese_a_Lecce-1658328953432.jpg--via_trinchese_a_lecce__rissa_della_movida_con_una_tragedia_sfiorata.jpg?1658328953530" /></p> <h3><em>Lecce e Gallipoli, &laquo;sere nere&raquo; fra risse e decibel impazziti</em>Esasperato chi vive nelle zone &laquo;calde&raquo;. E scappano anche i turisti&nbsp;</h3> <p>&laquo;Nel bilancio della stagione, per favore, non trascurate la mala-movida del centro storico gallipolino&raquo;. &Egrave; questo l&rsquo;accorato appello giunto in redazione con riferimento a quanto pubblicato nei giorni scorsi dalla Gazzetta circa il lento epilogo dell&rsquo;estate che fa registrare, ad ottobre ormai inoltrato, lidi aperti, matrimoni celebrati in spiaggia, centro storico vivo della presenza di ospiti stranieri e non solo. Desta preoccupazione anche quanto avvenuto a Lecce qualche notte addietro: l&rsquo;aggressione ad un giovane magliese, ferito e rapinato, episodio per il quale la movida &egrave;, se non causa, quanto meno contesto.Cominciando da Gallipoli, in realt&agrave; i motivi di protesta dei residenti ci sono ed &egrave; facile coglierli nelle loro testimonianze, incentrate sui punti che rendono invivibile la loro estate e quella degli ospiti, alcuni giunti ad abbandonare in anticipo strutture ricettive e case vacanze. La movida gallipolina possiede una peculiarit&agrave;, ossia &egrave; limitata al periodo primavera-estate tanto che attualmente &egrave; gi&agrave; ricordo, e una forte caratterizzazione: almeno nel centro storico, gli aspetti negativi riconducono ai titolari di esercizi di somministrazione che nel silenzio notturno &laquo;sparano&raquo; emissioni sonore ad alto volume. Ci sono altri problemi, certamente, e tra questi l&rsquo;invasione abusiva delle sedi stradali, da parte degli stessi esercenti. E segnalazione in redazione e testimonianze condividono una richiesta: modificare i regolamenti comunali ed applicarli, in maniera tale che la movida sia compatibile con la residenza di gallipolini e turisti.</p> <p>Il fenomeno delle emissioni sonore, per&ograve;, non &egrave; appannaggio solo del centro storico. Anzi, nella citt&agrave; vecchia non sono lamentati schiamazzi notturni disgiunti dalle occasioni di intrattenimento, come &egrave; invece piuttosto abituale avvenga nella Baia Verde e nella larga fascia costiera adiacente i lungomari Galileo Galilei e Otello Torsello.</p> <p>In realt&agrave;, il problema dei decibel non &egrave; solo gallipolino, Lecce docet. I centri storici hanno molte problematiche in comune, a cominciare dall&rsquo;incremento del numero di locali che praticano intrattenimento e che sono premessa al sovraffollamento serale. A seguito del quale, per coloro che risiedono in strade troppo strette per conciliare banconi, tavolini e avventori con il passaggio di un veicolo che non sia una biciletta - come le vie Paladini, degli Ammirati, dei Perrone, d&rsquo;Aragona - la &ldquo;ritirata&rdquo; suona intorno alle ore 19. E purtroppo vale, di fatto, anche per i mezzi di soccorso o di pronto intervento.</p> <p>&Egrave; un risvolto del problema-sicurezza che va oltre il senso della turbativa dell&rsquo;ordine pubblico. Gallipoli, come altre localit&agrave; turistiche estive, quest&rsquo;anno ha registrato solo qualche sporadico episodio, lontano dal centro storico, di violenza campanilistica tra gruppi di giovani ospiti ubriachi. Difficile per&ograve;, in ogni caso, non condividere la preoccupazione di chi chiede maggiore presenza di persone in divisa per prevenire, d&rsquo;estate nelle marine e sempre nel capoluogo, il rischio che la mala-movida diventi movida violenta. [Giuseppe Albahari]</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/resizer/475/280/true/1591096295585.jpg--trani_porto.jpg?1591096295000" /></p> <h3><em>La &laquo;lezione&raquo; delle due vittime non basta a Trani e Barletta</em>Nel 2015 e nel 2021 le liti sfociate nelle coltellate mortali</h3> <p>Un anno e mezzo fa si celebrava a Trani la &laquo;Notte bianca della legalit&agrave;&raquo; e, fra le altre iniziative, si teneva un incontro nel locale &laquo;Il vecchio e il mare&raquo; per parlare di pregi e difetti della movida. Ne venne fuori un quadro pi&ugrave; che esaustivo sulla necessit&agrave; che Trani resti un territorio di movida, ma selettiva e di qualit&agrave;, cos&igrave; che si connoti come citt&agrave; della buona movida contrapposta a quella mala che purtroppo, in alcuni casi, ha anche mietuto vittime.Nessuno dimentica che il 20 settembre 2015, in piazza Quercia, venne accoltellato a morte il 34enne Biagio Zanni, al culmine di una rissa nata per futili motivi.</p> <p>Ma il sacrificio del giovane, purtroppo, non &egrave; servito per evitare che da l&igrave; in avanti si registrassero altri episodi molto violenti, sebbene non pi&ugrave; mortali. Fra questi, sempre nello stesso luogo due anni dopo, una rissa fra minori che vide contrapposti due gruppi di Bisceglie e Trani: un ragazzo fu ferito con il collo di una bottiglia, per fortuna non in modo grave, da un aggressore che aveva solo 15 anni. Risse e violenze al porto, e non solo, si sono susseguite anche negli anni successivi con episodi tutt'altro che di lieve entit&agrave;.</p> <p>Barletta, a sua volta, porta le cicatrici dell&rsquo;omicidio di Claudio Lasala, lo studente 24enne ucciso con una coltellata all&rsquo;addome nella notte fra il 29 ed il 30 ottobre 2021 dopo una lite in un locale nei pressi della cattedrale. &Egrave; stato l&rsquo;episodio pi&ugrave; eclatante e sanguinoso di una violenza strisciante che attraversa spesso i luoghi e i giorni della movida. Talvolta sfocia in risse, altre volte viene contenuta, ma sollecita la necessit&agrave; di controlli capillari che tengano a freno il lato oscuro di una rinascita del centro storico che pure si &egrave; consolidata ed &egrave; evidente.</p> <p>Una rinascita e un problema che riguardano anche la zona periferica della citt&agrave;. Il Comitato di zona 167, infatti, ha in pi&ugrave; circostanze concentrato la propria attenzione &laquo;sul problema della sicurezza in quella parte di Barletta che &egrave; ormai considerata l'altra met&agrave; della citt&agrave;, ovvero la zona 167&raquo;. Senza dimenticare la proliferazione (soprattutto in estate) di spettacoli pirotecnici improvvisati nelle ore notturne</p> <p>Ad Andria, il centro storico ha fatto registrare un boom di locali prima del Covid e adesso, dopo una fase di declino e chiusure legate alle pesanti conseguenze economiche della pandemia, si sta registrando una lenta ripresa. Gravi episodi di cronaca legati alla movida non si sono mai registrati, e al limite la citt&agrave; &egrave; attraversata da due seri problemi che non riguardano specificatamente o esclusivamente la movida: il transito senza controllo di centinaia di bici elettriche in qualunque parte della citt&agrave;, comprese le aree pedonali; il sempre pi&ugrave; deprecabile fenomeno degli spettacoli pirotecnici abusivi quasi tutte le notti, per festeggiare qualcosa o qualcuno anche a rischio di porre a repentaglio l&rsquo;incolumit&agrave; pubblica. [Nico Aurora]</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/resizer/475/280/true/2022_12_05/traffico-1670231813144.jpg--foggia___movida_incontrollabile_nel_centro_storico_.jpg?1670231813281" /></p> <h3><em>Foggia in lotta contro gli eccessi del &laquo;quadrilatero&raquo; in pieno centro</em></h3> <p>&Egrave; un quadrilatero di un miglio il cuore della movida foggiana. Tra Cattedrale, chiese, musei e sedi di Universit&agrave; e Conservatorio nel cuore del centro storico si sviluppa la vita notturna di Foggia. Pub, B&amp;B, disco bar, ristoranti, pizzerie, kebabberie, bar sono gli elementi attrattivi della movida foggiana con tutte le sue ricadute sociali ma anche di ordine pubblico, perch&eacute; in alcune zone del centro storico la notte diventa buia nel vero senso della parola e favorisce risse e aggressioni, alcune senza motivazioni.Una situazione che si riverbera anche sui residenti nel centro storico di Foggia tanto che nelle scorse settimane il comitato delle associazioni per la rinascita di Foggia aveva raccolto il grido d'allarme dei residenti del centro storico &laquo;per la movida chiassosa soprattutto nel weekend per via della presenza dei numerosi locali che richiamano in zona migliaia di persone, non solo di Foggia ma anche dai centri della provincia&raquo;.</p> <p>Il coordinamento delle associazioni per la rinascita di Foggia aveva chiesto aiuto al questore di Foggia, come spiega il presidente Walter Mancini: &laquo;Ci giungono sempre pi&ugrave; numerose e pressanti segnalazioni di assoluto disagio per quanto avviene, e sembra ormai diventata una prassi inestirpabile, nelle notti del venerd&igrave;, del sabato e della domenica nella zona del centro storico di Foggia. La cosiddetta &ldquo;movida&rdquo; &egrave; ormai innestata negli anni e sub&igrave;ta come un danno insuperabile alla qualit&agrave; della vita di chi abita nella stessa zona ed ha in casa ed in famiglia esigenze di riposo, di assistenza a bambini, anziani, disabili, esigenze di tranquillit&agrave;, esigenze di civilt&agrave;. Ma &egrave; diventata ormai prassi costante di incivilt&agrave; il comportamento abitualmente tenuto da chi non mostra rispetto per le elementari norme di buona convivenza civile, con urla, schiamazzi, insulti, minacce, ubriacature, danneggiamenti che spesso sfociano in risse o &ldquo;amichevoli&rdquo; scazzottate e comportamenti apertamente delinquenziali, il tutto in piena notte e senza alcun controllo ed alcun freno&raquo; .Va detto che nelle ultime settimane, anche in considerazioni di aggressioni agli avventori della zona (avvengono sempre fra le tre e le quattro del mattino), le forze dell&rsquo;ordine hanno intensificato i controlli sia nei locali sia ai frequentatori della zona. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale hanno non solo tratto in arresto alcuni protagonisti di aggressioni e furti, ma fatto chiudere anche alcuni locali che vendevano alcol a minori o che non erano in regola con le pratiche amministrative. [Filippo Santigliano]</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/resizer/475/280/true/1600588341357.JPG--taranto__riprende__comunita_sicure__della_polizia_di_stato_con_controlli_in_citta_e_provincia_.JPG?1600588341000" /></p> <h3>Taranto Vecchia rinasce con locali e nuovi spazi ma servono pi&ugrave; sicurezza e lo stop ai &laquo;fracassoni&raquo;</h3> <p>La vita notturna di Taranto sta scoprendo nuovi luoghi. Se prima il salotto buono era il Borgo, oggi i giovani tarantini scelgono sempre pi&ugrave; la Citt&agrave; Vecchia che ha illuminato i suoi vicoli con tanti localini, San Vito, la spiaggia della citt&agrave; e Porta Napoli, un tempo luogo di cantieristica portuale, oggi meta per cinema, musica e realt&agrave; creative. Grazie alla nascita di Spazio Porto, cineporto che ospita spesso concerti ed eventi, sono nate tante piccole realt&agrave;. Ma prostituzione, spaccio e scarsa pulizia sono la preoccupazione anche dei nuovi inquilini della zona. &laquo;A questo - dice Candida Semeraro di Ammostro - si uniscono i ragazzi che scappano dall'Hotspot, poco distante da qui, ed &egrave; complicato. &Egrave; un dispiacere dover assistere a queste scene&raquo;. &laquo;&Egrave; una zona veramente molto particolare - afferma Alessandra Pischetola, proprietaria de &ldquo;La Factory&rdquo; - dovrebbe essere guardata con un po' pi&ugrave; di attenzione, affrontando le problematiche affinch&eacute; questa zona possa essere vissuta realmente&raquo;. E se a Porta Napoli i proprietari dei locali non si sentono sicuri e vorrebbero maggiore presenza delle forze dell'ordine, quello che chiedono in Citt&agrave; Vecchia &egrave; di abbassare il volume. In alcuni punti dell'isola gli schiamazzi e la musica ad alto volume hanno creato non pochi problemi agli abitanti del quartiere. Problematiche che si vivono anche a San Vito, dove alcuni locali notturni fanno after di 36 ore, con musica alta che dura per giorni. Lamentele dei cittadini si, ma anche pericolo. Ragazzi e ragazze che, usciti da questi party no stop, si riversano su Viale Jonio, una strada a scorrimento veloce, che nelle prime ore del mattino &egrave; molto trafficata.</p> <p>Nonostante i casi di cronaca legati alla movida siano pochi, alcuni di essi sono emblematici. &Egrave; stato condannato a 2 anni e 2 mesi il 27enne tarantino ritenuto uno dei responsabili dell&rsquo;accoltellamento di un 18enne di origine tunisina la sera del 30 settembre 2022 nella Villa Peripato. Era stato indicato come uno dei numerosi giovani che quella sera hanno accerchiato la vittima poi colpita dai fendenti. Mentre sono stati condannati a 4 anni di reclusione i due maggiorenni che, insieme a una baby gang, aggredirono a suon di calci e pugni e senza alcun motivo ben cinque persone nel giro di pochi minuti nella serata del 23 gennaio scorso nel centro di Taranto. Il primo ha 22 anni, il secondo appena 19. Secondo i dati dell'ultimo Anno Giudiziario si &egrave; passati da 204 a 256 procedimenti di questo tipo. Secondo il quadro tracciato dal procuratore generale Antonio Maruccia nella relazione presentata in occasione dell&rsquo;inaugurazione dell&rsquo;anno giudiziario, a gennaio scorso, i reati dei minorenni tarantini, infatti, non solo sono aumentati, ma sono commessi spesso per futili motivi, espressione di &laquo;frustrazioni, di fallimenti e di opposizione alle regole ed al sistema&raquo;. [Valentina Castellaneta]</p> <p><img src="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/resizer/475/280/true/2022_06_21/Movida_senza_regole_a_Brindisi%2C_immagine_dall_ultimo_weekend_in_centro-1655805971875.jpg--movida_senza_regole_a_brindisi__scoppia_la_protesta.jpg?1655805971923" /></p> <h3><em>Commercianti e cittadini ai ferri corti a Brindisi la battaglia finisce in Tribunale </em></h3> <p>La tensione tra residenti, commercianti e avventori &egrave; andata scemando nelle ultime settimane, principalmente per la diminuzione delle presenze. E poi anche per l&rsquo;intervento delle forze dell&rsquo;ordine con la chiusura di alcuni locali. E infine anche per una tardiva regolamentazione, arrivata sul finire della stagione estiva con sofferte ordinanze. Di certo quella del 2023 non &egrave; stata una estate facile - soprattutto a Brindisi - sul fronte della movida. Qui l&rsquo;assenza di regole certe, arrivate ad estate pressoch&eacute; conclusa, hanno dato luogo ad un &laquo;corto circuito&raquo; che ha visto residenti esasperati e commercianti ai &laquo;ferri corti&raquo;. E, caso inedito fino ad ora, ha visto persino i residenti costituirsi in un Comitato e ricorrere contro l&rsquo;Amministrazione comunale - peraltro vincendo dinanzi al Tar - per bloccare gli effetti di una prima ordinanza volta a regolamentare movida ed emissioni sonore.</p> <p>Il primo &laquo;corto circuito&raquo; avvenne tra il 26 e il 27 giugno. Quando dal balcone di un residente part&igrave; un lancio di uova, a mo&rsquo; di &laquo;Intifada&raquo; contro gli avventori del locale &laquo;La Plaza&raquo;, in Largo Concordia, pieno centro storico. Segu&igrave; a stretto giro, una vera e propria &laquo;rappresaglia&raquo;, nel cuore della notte, a colpi di musica a palla e botti sparati sotto casa del residente esasperato dalla movida fracassona. Il tutto ripreso e postato sui social al grido del titolare &laquo;Facevamo chiasso? Ne Faremo ancora di pi&ugrave;&raquo;. Erano le tre del mattino passate.</p> <p>L&rsquo;episodio - che fin&igrave; per mettere contro residenti e commercianti - port&ograve; lo Sportello unico alle attivit&agrave; produttive del Comune di Brindisi a chiudere l&rsquo;attivit&agrave; per sette giorni a cavallo di ferragosto dopo le segnalazioni del questore, sulla scorta delle indagini svolte dalla Polizia locale e dalla Divisione Amministrativa della Polizia di Stato. Tra i motivi della chiusura c&rsquo;era il disturbo della quiete pubblica. E la violazione della normativa sulle emissioni sonore di gran lunga superiori al limite consentito.Analogo provvedimento fu emesso a stretto giro - nei confronti di un altro locale, l'Op&eacute;ra Lounge Bistrot di piazza Durano, sempre nel centro storico.</p> <p>Il primo episodio determin&ograve; la forte presa di posizione dei residenti che, riuniti nel Comitato &laquo;Civilmente in Centro&raquo;, adirono ricorso al Tar contro la prima ordinanza del Comune di Brindisi. L&rsquo;organo giurisdizionale infatti la blocc&ograve;. E il Comune ha dovuto fare ricorso ad una seconda ordinanza arrivata a settembre.</p> <p>Altre intemperanze nei confronti della movida si sono registrate ad agosto a Ostuni dove un residente esasperato lanci&ograve; secchiate d&rsquo;acqua contro un cantante e un musicista.</p> <p>Qualche tensione anche a Fasano dove il sindaco, inseguito ad una mail di posta certificata dei residenti e le segnalazioni dell&rsquo;opposizione su schiamazzi notturni e strade del centro storico imbrattati dai rifiuti, ha raccomandato ai gestori dei locali, in particolari quelli attrezzati per la distribuzione di snack e bevande con macchinette la chiusura ad orari congrui per concedere il giusto riposo ai residenti. [Antonio Portolano]</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38207/GN4_DAT_38207986.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Batteri «addestrati» a curare: assunzioni e milioni di euro per il BioTech in Puglia e Basilicata</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1433451/batteri-addestrati-a-curare-assunzioni-e-milioni-di-euro-per-il-biotech-in-puglia-e-basilicata.html</link>
      <description>Enea-Assobiotec: in termini numerici le imprese sono per il 90% pugliesi, ma in termini di fatturato oltre il 90% è realizzato dai lucani</description>
      <author>Marisa Ingrosso</author>
      <category>batteri,cura,puglia,basilicata,assobiotec</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1433451/batteri-addestrati-a-curare-assunzioni-e-milioni-di-euro-per-il-biotech-in-puglia-e-basilicata.html</guid>
      <pubDate>Fri, 06 Oct 2023 13:18:18 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>In Puglia e Basilicata ci sono imprese che allevano batteri e lieviti e li addestrano a produrre i principi attivi che curano gli esseri umani oppure sviluppano prodotti facendo il taglia e cuci delle cellule vegetali e animali. Sono le aziende biotecnologiche ora censite in un dossier nazionale redatto da Enea-Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&rsquo;energia e lo sviluppo economico sostenibile e Assobiotec (Associazione nazionale di Federchimica per lo sviluppo delle biotecnologie), grazie al quale si scopre che, negli ultimi nove anni, nelle due regioni il numero delle aziende &egrave; pi&ugrave; che raddoppiato (da 16 a 37) e il giro d&rsquo;affari &egrave; quasi triplicato (da 32 a 92 milioni di euro). Trend molto interessanti e molto superiori a quelli registrati a livello nazionale dove per&ograve; le imprese sono pi&ugrave; di 800, gli addetti sono 13.700 e il fatturato 2022 sfonda quota 13 miliardi.</p> <p>Enea spiega che &laquo;se in termini numerici le imprese sono localizzate per oltre il 90% in Puglia, la percentuale si inverte fra le due regioni in termini di fatturato realizzato da attivit&agrave; biotech: oltre il 90% in Basilicata&raquo;. E nelle imprese lucane lavora &laquo;circa il 60% degli addetti totali al biotech delle due regioni&raquo;. Il che indica che nella piccola regione ci sono realt&agrave; produttive davvero molto, molto importanti (come, per esempio, la Gnosis che nel Materano si occupa di biochimica per l&rsquo;industria farmaceutica). &laquo;Le imprese della Puglia - continua Enea - sono nella maggior parte dei casi dedicate ad attivit&agrave; di ricerca e sviluppo (R&amp;S), per quasi l&rsquo;80% localizzate nelle province di Bari e Lecce e tendenzialmente sono espressione, come spin-off, dei poli universitari e di ricerca che hanno sede in tali province. Le spese per la R&amp;S biotech e gli addetti alla R&amp;S biotech di queste imprese si concentra, conseguentemente, per il 60% circa in Puglia&raquo;.</p> <p>Sempre nel periodo 2014-2022 si sono moltiplicate le societ&agrave; spin-off nate per &ldquo;gemmazione&rdquo; di Atenei e Politecnico e si sono dedicate soprattutto alla salute umana, ambito d&rsquo;elezione delle imprese lucane e che in Puglia vale oltre il 45% del totale regionale.</p> <p>Leggendo il dossier tematico di Ernst &amp; Young (Beyond Borders: EY Biotechnology Report 2023), appare chiaro che il settore ha amplissimi margini di crescita e che rappresenta una delle risposte strategiche per la competitivit&agrave; del nostro Paese e, al Sud/Zes, per la messa a frutto delle competenze fini sfornate da Atenei e Politecnico.</p> <p>Sergio Fontana &egrave; del ramo (&egrave; amministratore delegato di Farmalabor S.r.l.) ed &egrave; presidente Confindustria Puglia. Spiega che la sua azienda &egrave; &laquo;sempre focalizzata sulle malattie rare e sulla possibilit&agrave; di sviluppare nuovi farmaci che siano green&raquo; e che &laquo;col progetto Green Pharma, realizzato con UniBa e PoliBa, entro il 2026 saranno assunti 54 ricercatori dalle competenze trasversali, dalla BioIngegneria a competenze pi&ugrave; specifiche sul Dna molecolare, sulla Genomica&raquo;. &laquo;Noi - dice - stiamo allargando l&rsquo;area produttiva in maniera importante perch&eacute; ho la fortuna di avere commesse rilevanti. Qui abbiamo delle ottime Universit&agrave; pubbliche e private e un ottimo distretto, l&rsquo;H-BIO Puglia, gestito da Maria Svelto, che per&ograve; sta facendo le nozze con i fichi secchi, senza dipendenti sta creando un&rsquo;eccellenza e un vero polo delle Biotech puntando tutto sul capitale umano&raquo;.</p> <p>La citata professoressa Svelto (direttrice del Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Biofarmaceutica dell&rsquo;Universit&agrave; di Bari) &egrave; presidente del Distretto H-BIO Puglia S.c.r.l.: &laquo;Noi mettiamo insieme il pubblico e il privato che operano nel settore nella regione, in collegamento col sistema nazionale. Quindi promuovere una dimensione cooperativa tra le strutture pubbliche (Universit&agrave;, Cnr, strutture di ricerche eccetera) e le strutture territoriali. Non &egrave; un distretto produttivo. La nostra azione &egrave; molto pi&ugrave; complessa della mera promozione di un&rsquo;azienda. Noi promuoviamo l&rsquo;alta tecnologia perch&eacute; diventi pervasiva sia in ambito scientifico sia per chi deve produrre innovazione. Ovviamente le grosse imprese hanno valore di guida, una Merck Serono (<i>azienda farmaceutica con mille dipendenti in Italia e una sede nella zona industriale di Bari; ndr</i>) non ha bisogno del Distretto per vivere. Non parlo delle grosse imprese, ma penso ai grossi passi fatti con Masmec e Masmec Biomed (<i>apparecchiature per il medicale e il biotech a Modugno; ndr</i>), alla ITEL Telecomunicazioni di Michele Diaferia (<i>a Ruvo di Puglia; ndr</i>) e tanti altri. In questi anni non facilissimi c&rsquo;&egrave; stata una grossa evoluzione anche culturale del settore e ora il Distretto &egrave; partner del progetto importante per la creazione di un hub di Scienze della vita promosso dalla Regione in Puglia (<i>la Puglia Life Science Foundation &egrave; nata il 24 luglio con 100 milioni di fondi pubblici, di cui oltre 50 milioni direttamente finanziati dalla Regione Puglia</i>)&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_10_06/capitanerioa-1696585954719.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Scandalo Potenza, accuse più leggere per l’ex procuratore Capristo</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1432925/scandalo-potenza-accuse-piu-leggere-per-lex-procuratore-capristo.html</link>
      <description>Riqualificata in induzione indebita la contestazione all’ex capo di Taranto e Trani: slittano al 18 le richieste della Procura</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>capristo,potenza,trani</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1432925/scandalo-potenza-accuse-piu-leggere-per-lex-procuratore-capristo.html</guid>
      <pubDate>Thu, 05 Oct 2023 13:03:00 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>La modifica dell&rsquo;ipotesi di accusa da tentata concussione alla (meno grave) induzione indebita consente all&rsquo;ex procuratore di Taranto e Trani, Carlo Capristo, di chiedere un rito alternativo. Una possibilit&agrave; di scuola (Capristo potrebbe chiedere l&rsquo;abbreviato) che per&ograve; ha indotto il presidente del Tribunale di Potenza, Rosario Baglioni, a rinviare al 18 la requisitoria dell&rsquo;accusa, che contesta a Capristo di aver fatto pressioni su un&rsquo;allora giovane pm di Trani, Silvia Curione, per pilotare una inchiesta, ma anche di falso ideologico e truffa aggravata per i bollettini di servizio del suo ex autista. Fatti che a maggio 2020 costarono due mesi di domiciliari all&rsquo;ormai ex magistrato.</p> <p>La pm Anna Gloria Piccininni ha dunque riportato l&rsquo;accusa a Capristo e ai suoi coimputati a quella originaria di induzione indebita aggravata contestata nella misura cautelare, poi riqualificata dal Tribunale del Riesame in tentata concussione: tramite l&rsquo;ex ispettore Michele Scivittaro (che ha gi&agrave; patteggiato), Capristo avrebbe in sostanza tentato di indurre la Curione a dare corso a un procedimento che interessava ai suoi amici imprenditori Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo (anche loro a processo). La pena massima prevista per l&rsquo;induzione indebita &egrave; pi&ugrave; bassa di quella prevista per la concussione. Ma l&rsquo;accusa ha anche tentato di introdurre una nuova contestazione a carico di Capristo, quella di peculato, perch&eacute; - durante il dibattimento - sarebbe emerso che l&rsquo;allora procuratore ha utilizzato indebitamente &laquo;le energie lavorative di appartenenti alle forze dell&rsquo;ordine&raquo;. Cio&egrave;, in altre parole, avrebbe utilizzato Scivittaro per fini privati come ad esempio lavori in villa. Richiesta, quest&rsquo;ultima, cui si &egrave; opposta la difesa di Capristo e che il Tribunale non ha ammesso: la Procura dovr&agrave; dunque notificare un nuovo avviso di conclusione e chiedere un altro rinvio a giudizio.</p> <p>Il processo parte dalla denuncia della Curione: ad aprile 2018, ormai passato a guidare la procura di Taranto, Capristo invi&ograve; Scivittaro alla procura di Trani per chiedere alla pm di esercitare l&rsquo;azione penale nei confronti di un uomo denunciato per usura dai Mancazzo, interessati ad essere riconosciuti come vittime e ottenere i relativi benefici. Pressioni che la Procura di Potenza ritiene indebite, e che Capristo ha sempre negato: l&rsquo;incontro con la Curione &egrave; invece stato confermato da Scivittaro, che disse di essersi recato a Trani &laquo;dopo aver chiesto il permesso&raquo; di Capristo, e che ha salvato la pensione patteggiando una condanna a 22 mesi.</p> <p>Essendo improbabile che Capristo chieda l&rsquo;abbreviato, il 18 dovrebbero essere formulate le richieste di condanna dell&rsquo;accusa. Poi toccher&agrave; alle difese. Questo non &egrave; l&rsquo;unico processo a carico di Capristo, che a Potenza &egrave; imputato per corruzione anche nel cosiddetto filone Ilva: Capristo, con l&rsquo;intermediazione dell&rsquo;ex avvocato Piero Amara, &egrave; accusato di aver piegato la sua funzione agli interessi degli ex vertici del siderurgico di Taranto. Il 27 novembre il Tribunale dovrebbe pronunciarsi sulle questioni preliminari e dichiarare aperto il dibattimento.</p> <p>E intanto &egrave; stata rinviata al 9 novembre per un difetto di notifica l&rsquo;udienza in Cassazione per decidere sul processo all&rsquo;ex gip di Trani, Michele Nardi. I giudici (Quarta sezione) devono sciogliere un conflitto di competenza tra Lecce (che ha annullato per incompetenza funzionale la condanna di primo grado) e Potenza. Le due storie hanno un punto in comune, perch&eacute; proprio gli ipotizzati rapporti tra Nardi e Capristo - secondo la Corte d&rsquo;appello di Lecce - imponevano che la competenza fosse spostata a Potenza.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/2023_10_05/dibella-1696492196828.jpg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Fotovoltaico in Puglia: nel mirino gli stessi parchi di 10 anni fa</title>
      <link>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1432871/fotovoltaico-in-puglia-nel-mirino-gli-stessi-parchi-di-10-anni-fa.html</link>
      <description>Ecco come è nata l’indagine sull’imprenditore Ninivaggi</description>
      <author>Massimiliano Scagliarini</author>
      <category>FOTOVOLTAICO,INCHIESTA,CERIGNOLA</category>
      <guid>https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/inchieste/1432871/fotovoltaico-in-puglia-nel-mirino-gli-stessi-parchi-di-10-anni-fa.html</guid>
      <pubDate>Thu, 05 Oct 2023 07:00:01 +0000</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[ <p>BARI - Una storia vecchia pi&ugrave; di 10 anni ha portato a far emergere il nuovo scandalo del fotovoltaico, con i sequestri per 99 milioni di euro chiesti luned&igrave; dalla Corte dei conti ai danni di quelli che potrebbero essere gli ideatori e gli esecutori della pi&ugrave; grande truffa mai organizzata in Italia nel settore delle energie rinnovabili. E anche nel 2013, come oggi, tutto passava dalla Puglia.</p> <p>I parchi fotovoltaici che - secondo la Finanza - &egrave; stata orchestrata dall&rsquo;imprenditore-sindacalista altamurano Pietro Ninivaggi, 74 anni, sono infatti tra i 29 che all&rsquo;epoca vennero venduti al fondo lussemburghese Aveleos, in cui avevano investito la multinazionale svizzera Avelar e e la multiutility lussemburghese Enovos. Il manager russo Igor Akhmerov, ex numero uno della societ&agrave; svizzera, fu arrestato in carcere nel 2014 proprio per gli indebiti incentivi percepiti (anche) da quegli impianti nei primi due anni di funzionamento, tra 2011 e 2013.</p> <p>Le contestazioni della Corte dei conti riguardano infatti pure Akhmerov, oltre che i due imprenditori finiti ai domiciliari insieme a lui, Marco Giorgi e Gianpiero Coppola, all&rsquo;epoca amministratori della Kerself, altro nome che dice qualcosa a chi si &egrave; occupato di energie rinnovabili in Puglia. Era infatti la societ&agrave; che produceva i moduli fotovoltaici utilizzati per realizzare i parchi e che appalt&ograve; i lavori a imprese locali (alcune delle quali spinte a pochi passi dal fallimento). Giorgi, cos&igrave; come Akhmerov, &egrave; stato assolto da tutte le accuse in appello, mentre Coppola accett&ograve; un patteggiamento a due anni con la condizionale.</p> <p>Le indagini della Corte dei conti del Lazio (perch&eacute; il Gse, che eroga gli incentivi, ha sede a Roma) partono proprio dal processo di Milano, nel quale oltre alla truffa sugli incentivi era ipotizzato l&rsquo;utilizzo di pannelli solari falsificati (dichiarati &laquo;made in Italy&raquo; ma in realt&agrave; costruiti in Cina. &Egrave; finito tutto in una bolla di sapone: i 29 parchi &laquo;lussemburghesi&raquo; vennero sequestrati nell&rsquo;ambito di una procedura fallimentare, ma sono stati restituiti quasi subito. Solo che proprio a seguito del sospetto di falsificazione dei pannelli gli atti sui parchi pugliesi sono finiti alla Procura di Roma, che li ha trasmessi alla Procura di Bolzano (qui avevano sede per motivi fiscali alcune delle societ&agrave;) e da qui sono finiti alla Procura di Bari che ora deve stabilire se chiedere il processo o archiviare. Nel frattempo, i parchi costruiti tra Ferrandina, Pisticci, Policoro, Tursi, Irsina, Craco, Stigliano e Matera - che secondo la Finanza sono irregolari, perch&eacute; costruiti con la tecnica del frazionamento e dunque senza autorizzazione - hanno prodotto 50mila euro di incentivi al giorno. Soldi finiti in gran parte in Svizzera o comunque fuori dall&rsquo;Italia.</p> <p>Tra i 61 destinatari del sequestro chiesto dai giudici erariali ci sono nomi noti del mondo finanziario pugliese. Tra loro anche Nicola, Francesco e Antonio Greco, imprenditori di Cerignola cui fa capo la catena Proshop e la formazione di calcio cittadina di serie C. A carico dei tre la Corte dei conti ha chiesto un sequestro conservativo per circa 9,6 milioni di euro, corrispondente agli incentivi percepiti da quattro dei parchi fotovoltaici finiti nell&rsquo;inchiesta. Ma i tre imprenditori, che sono indagati anche nel parallelo procedimento penale, si difendono sostenendo di essere in assoluta buona fede. &laquo;Hanno acquistato quei parchi in assoluta buona fede - dice il loro legale, Michele Vaira di Foggia -, come del resto stabilito da una recente sentenza del Tribunale di Milano. Il Gse non ha eccepito alcun rilievo sulla sussistenza dei requisiti per l&rsquo;accesso agli incentivi&raquo;.</p> ]]></content:encoded>
      <media:content expression="full" medium="image" type="image/jpeg" url="https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/upload/gn4/38141/GN4_DAT_38141646.jpg"/>
    </item>
  </channel>
</rss>