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	<description>Melendugno Notizie, cronaca e dintorni</description>
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		<title>Roca, l&#8217;ANAC archivia la segnalazione. Il Comitato replica alla maggioranza e rilancia le domande sul partenariato</title>
		<link>https://www.melendugno.net/2026/10/19/roca-lanac-archivia-la-segnalazione-il-comitato-replica-alla-maggioranza-e-rilancia-le-domande-sul-partenariato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 09:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marine]]></category>
		<category><![CDATA[Melendugno]]></category>
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					<description><![CDATA[Una Città per Tutti rivendica la correttezza della procedura per la gestione dell&#8217;area archeologica e delle Grotte della Poesia. Il rappresentante di Roca Bene Comune contesta l&#8217;interpretazione dell&#8217;archiviazione e chiede chiarimenti sulle condizioni economiche dell&#8217;accordo con il privato. L&#8217;archiviazione di una segnalazione all&#8217;Autorità Nazionale Anticorruzione riaccende il confronto politico a Melendugno sulla gestione dell&#8217;area archeologica di Roca Vecchia e delle Grotte della Poesia. Da una parte la maggioranza che sostiene il sindaco Maurizio Cisternino, convinta che la decisione dell&#8217;ANAC confermi la correttezza del percorso amministrativo intrapreso; dall&#8217;altra il Comitato Roca Bene Comune, che rivendica le ragioni della propria iniziativa e ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una Città per Tutti rivendica la correttezza della procedura per la gestione dell&#8217;area archeologica e delle Grotte della Poesia. Il rappresentante di Roca Bene Comune contesta l&#8217;interpretazione dell&#8217;archiviazione e chiede chiarimenti sulle condizioni economiche dell&#8217;accordo con il privato.</strong></p>
<p>L&#8217;archiviazione di una segnalazione all&#8217;Autorità Nazionale Anticorruzione riaccende il confronto politico a Melendugno sulla gestione dell&#8217;area archeologica di Roca Vecchia e delle Grotte della Poesia. Da una parte la maggioranza che sostiene il sindaco Maurizio Cisternino, convinta che la decisione dell&#8217;ANAC confermi la correttezza del percorso amministrativo intrapreso; dall&#8217;altra il Comitato Roca Bene Comune, che rivendica le ragioni della propria iniziativa e torna a interrogare l&#8217;amministrazione sulle condizioni economiche del partenariato speciale pubblico-privato.</p>
<p>A dare notizia dell&#8217;archiviazione è stato il gruppo di maggioranza Una Città per Tutti, attraverso un comunicato nel quale si riferisce che, prima dell&#8217;estate, un cittadino aveva presentato all&#8217;ANAC una segnalazione relativa a presunte criticità e illegittimità della procedura di affidamento. Secondo la ricostruzione del gruppo, l&#8217;Autorità avrebbe richiesto approfondimenti agli uffici comunali, ricevendo risposte puntuali e dettagliate, per poi disporre l&#8217;archiviazione già nel giugno 2026, pochi giorni dopo il riscontro dell&#8217;ufficio interessato.</p>
<p>La motivazione riportata dalla maggioranza è quella della «manifesta infondatezza», circostanza che, sempre secondo il comunicato, avrebbe escluso persino i presupposti minimi per avviare un&#8217;istruttoria formale. Una decisione accolta con soddisfazione da Una Città per Tutti, che la interpreta come una conferma della correttezza, della trasparenza e del rigore giuridico dell&#8217;intero procedimento di affidamento.</p>
<p>Il gruppo precisa tuttavia di conoscere, al momento della pubblicazione del comunicato, soltanto un estratto del provvedimento e di averne richiesto formalmente la versione integrale. Un dettaglio tutt&#8217;altro che secondario, perché il significato giuridico dell&#8217;archiviazione e la portata delle valutazioni compiute dall&#8217;Autorità potranno essere ricostruiti compiutamente soltanto attraverso la lettura dell&#8217;atto.</p>
<p>L&#8217;archiviazione di una segnalazione, infatti, non equivale necessariamente a una certificazione generale di legittimità di ogni aspetto della procedura amministrativa contestata. Può attestare, nei limiti delle motivazioni adottate, l&#8217;assenza dei presupposti per procedere con ulteriori approfondimenti su quella specifica segnalazione. Per stabilire se l&#8217;ANAC abbia espresso anche valutazioni più ampie sull&#8217;accordo è indispensabile conoscere il contenuto integrale del provvedimento.</p>
<p>La risposta del cittadino chiamato in causa non si è fatta attendere. Con un intervento pubblico aperto dall&#8217;espressione «Sono stato io, siamo stati noi!», il rappresentante del Comitato Roca Bene Comune ha rivendicato la presentazione dell&#8217;esposto, precisando di aver agito in nome e per conto del Comitato e dei cittadini che avevano sottoscritto la richiesta di referendum sulla gestione di Roca.</p>
<p>Nella replica, il Comitato sostiene che l&#8217;ANAC avrebbe archiviato la segnalazione per ragioni legate all&#8217;inquadramento giuridico del partenariato, ritenendo non applicabile la disciplina degli appalti di servizi a un accordo configurato come gratuito. Una conclusione che il rappresentante dichiara di rispettare, pur non condividendola, perché una delle contestazioni riguardava proprio la gratuità sostanziale dell&#8217;operazione.</p>
<p>Secondo il Comitato, la rinuncia del Comune a una quota rilevante delle entrate prodotte dal sito renderebbe discutibile la qualificazione economica dell&#8217;accordo. È una tesi che richiede un esame delle clausole contrattuali e delle norme applicabili: la ripartizione dei ricavi, considerata isolatamente, non basta a stabilire la natura giuridica di un partenariato.</p>
<p>Al di là del confronto sull&#8217;archiviazione, la replica introduce una serie di interrogativi sulle condizioni economiche e gestionali dell&#8217;affidamento. Il Comitato contesta anzitutto la scelta di ricorrere al partenariato speciale pubblico-privato per un sito che, a suo giudizio, disponeva già di flussi turistici ed economici consolidati. Richiama inoltre le linee guida ministeriali del 2025, sostenendo che tale strumento sarebbe particolarmente indicato per la valorizzazione di beni in disuso o sottoutilizzati.</p>
<p>La questione più rilevante riguarda la distribuzione delle entrate. Secondo quanto affermato dal Comitato, il contratto riconoscerebbe al soggetto privato il 75% degli incassi derivanti da biglietteria e parcheggi, lasciando al Comune il restante 25%. Il rappresentante di Roca Bene Comune contesta anche la possibilità di aumentare il biglietto d&#8217;ingresso da tre a cinque euro e di modificare la tariffa del parcheggio, passando da due euro l&#8217;ora a sei euro a tariffa unica.</p>
<p>Sono condizioni che, se confermate dai documenti contrattuali, richiederebbero una valutazione complessiva del rapporto tra entrate, investimenti, costi di gestione e rischi assunti dalle parti. La percentuale attribuita al privato, infatti, non coincide necessariamente con il suo guadagno netto, così come la quota destinata al Comune non rappresenta, da sola, l&#8217;intero beneficio economico dell&#8217;operazione.</p>
<p>Ulteriori contestazioni riguardano le attività commerciali che potrebbero essere svolte nell&#8217;ambito del partenariato. Il Comitato sostiene che i relativi ricavi non sarebbero sottoposti alla stessa ripartizione prevista per biglietteria e parcheggi e rimarrebbero integralmente al gestore. Solleva inoltre interrogativi su interventi edilizi finanziati, secondo la propria ricostruzione, con 630.000 euro di risorse derivanti dalla gestione e destinati a immobili privati, nonché sulla previsione di canoni annui a favore di un proprietario estraneo al partenariato.</p>
<p>La replica pone anche questioni relative agli oneri di urbanizzazione, alla manutenzione straordinaria dell&#8217;area, all&#8217;utilizzo gratuito degli spazi da parte del Comune e alle modalità di riscossione delle entrate. Secondo il Comitato, alcuni obblighi economici rimarrebbero in capo all&#8217;ente pubblico per una parte significativa della durata dell&#8217;accordo, mentre il soggetto privato beneficerebbe di condizioni particolarmente favorevoli.</p>
<p>Un altro punto riguarda la durata del partenariato, indicata dal Comitato in quindici anni con possibilità di rinnovo per ulteriori quindici. Il rappresentante contesta le condizioni previste per l&#8217;eventuale prosecuzione del rapporto e chiede perché una decisione destinata a incidere così a lungo sulla gestione di un bene pubblico sia stata disciplinata nei termini descritti nella propria segnalazione.</p>
<p>Infine, viene sollevata la questione delle presenze turistiche. Il Comitato richiama una previsione di 200.000 visitatori annui e la confronta con un dato di 60.000 ingressi recentemente annunciato dal gestore, chiedendo chiarimenti sulle prospettive economiche dell&#8217;operazione. Anche in questo caso, tuttavia, occorre verificare i periodi di riferimento e la comparabilità dei dati prima di trarre conclusioni sull&#8217;andamento effettivo della gestione.</p>
<p>Si tratta di contestazioni articolate, che il Comitato dichiara di aver documentato nella segnalazione resa pubblica integralmente. Non costituiscono, di per sé, la dimostrazione di irregolarità o di condizioni economicamente svantaggiose per il Comune. Rappresentano però questioni sulle quali è possibile sviluppare un confronto basato sugli atti: il contratto sottoscritto, il piano economico-finanziario, gli obblighi di investimento, le clausole sul rinnovo e i dati relativi alle entrate e alle spese.</p>
<p>Accanto agli aspetti amministrativi ed economici, lo scambio tra le parti presenta anche un risvolto politico. Nel proprio comunicato, Una Città per Tutti richiama le precedenti iniziative del cittadino, tra cui due proposte referendarie e un ricorso al Tribunale contro il parere negativo del Segretario comunale, invitandolo a fondare la propria attività di controllo sulla lettura dei documenti ufficiali anziché sulla propaganda e sulle reazioni emotive.</p>
<p>Il diretto interessato risponde con toni altrettanto polemici, definendo gli esponenti della maggioranza «quattro rancorosi senza memoria» e rivendicando il diritto di continuare a contestare una scelta che ritiene dannosa per il territorio. Sottolinea inoltre di non agire soltanto a titolo personale, ma nell&#8217;ambito di un&#8217;iniziativa collettiva sostenuta dai firmatari della richiesta referendaria.</p>
<p>La contrapposizione, dunque, non riguarda esclusivamente l&#8217;interpretazione di un provvedimento dell&#8217;ANAC. Investe anche il ruolo della partecipazione civica e il rapporto tra amministrazione e cittadini che contestano decisioni pubbliche. Una segnalazione può essere archiviata senza che questo renda illegittimo il diritto di averla presentata; allo stesso modo, un&#8217;amministrazione ha pieno titolo a difendere pubblicamente le proprie scelte e a contestare nel merito le osservazioni ricevute.</p>
<p>Il punto è comprendere se il confronto possa rimanere concentrato sulle questioni amministrative, economiche e giuridiche oppure se debba necessariamente trasformarsi in una contrapposizione tra persone.</p>
<p>Il Comitato rinnova intanto la richiesta di un confronto pubblico sulla gestione di Roca, sostenendo di averlo sollecitato senza ottenere finora una risposta positiva. La maggioranza rivendica invece un percorso amministrativo che considera corretto e finalizzato alla tutela e alla valorizzazione del sito archeologico.</p>
<p>Tra queste due posizioni rimane una questione che riguarda l&#8217;intera comunità. Il partenariato incide sulla gestione di un bene di particolare valore storico, culturale ed economico e produce effetti destinati a protrarsi per molti anni. È quindi comprensibile che le condizioni dell&#8217;accordo siano oggetto di attenzione pubblica, indipendentemente dall&#8217;esito di una singola segnalazione all&#8217;Autorità anticorruzione.</p>
<p>La pubblicazione integrale del provvedimento ANAC consentirebbe di chiarire la portata dell&#8217;archiviazione. La disponibilità del contratto e dei relativi allegati economici permetterebbe invece di valutare le contestazioni avanzate dal Comitato e le ragioni sostenute dall&#8217;amministrazione.</p>
<p>Restano, infine, due domande.</p>
<p><strong>È possibile contestare una scelta amministrativa, presentare una segnalazione e promuovere un referendum senza che il confronto si trasformi in una polemica personale?</strong></p>
<p><strong>E, al di là dell&#8217;esito della segnalazione ANAC, i cittadini di Melendugno dispongono di tutte le informazioni necessarie per valutare i costi, i benefici e gli impegni assunti dal Comune nel partenariato per Roca?</strong></p>
<p>Sono interrogativi che non richiedono necessariamente un nuovo scontro politico. Richiedono, prima di tutto, documenti, spiegazioni e un confronto nel merito.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amministrative 2027, recuperata la pagina Facebook di Una Città per Tutti: scontro con Cosimo Dima</title>
		<link>https://www.melendugno.net/2026/10/10/amministrative-2027-recuperata-la-pagina-facebook-di-una-citta-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 09:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Melendugno]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[come recuperare il ruolo di amministratore in una pagina facebook]]></category>
		<category><![CDATA[cosimo dima]]></category>
		<category><![CDATA[pagina facebook]]></category>
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					<description><![CDATA[Melendugno, la crisi politica arriva su Facebook: botta e risposta tra la maggioranza e Cosimo Dima Dopo la presentazione della nuova coalizione, Una Città per Tutti annuncia di aver recuperato il controllo della propria pagina Facebook e accusa l&#8217;ex alleato di non aver collaborato. Il consigliere respinge le contestazioni e riapre il confronto sull&#8217;identità della maggioranza. A pochi giorni dalla presentazione della nuova coalizione politica che si propone come alternativa all&#8217;attuale maggioranza alla guida di Melendugno, il confronto politico torna ad accendersi. Al centro della polemica finisce Cosimo Dima, già presidente del Consiglio comunale e oggi consigliere di opposizione, presente ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Melendugno, la crisi politica arriva su Facebook: botta e risposta tra la maggioranza e Cosimo Dima</h1>
<p><strong>Dopo la presentazione della nuova coalizione, Una Città per Tutti annuncia di aver recuperato il controllo della propria pagina Facebook e accusa l&#8217;ex alleato di non aver collaborato. Il consigliere respinge le contestazioni e riapre il confronto sull&#8217;identità della maggioranza.</strong></p>
<p>A pochi giorni dalla presentazione della nuova coalizione politica che si propone come alternativa all&#8217;attuale maggioranza alla guida di Melendugno, il confronto politico torna ad accendersi. Al centro della polemica finisce <strong>Cosimo Dima</strong>, già presidente del Consiglio comunale e oggi consigliere di opposizione, presente anche alla sottoscrizione del nuovo accordo. A chiamarlo direttamente in causa è il gruppo politico <strong>Una Città per Tutti</strong>, espressione della maggioranza che sostiene il sindaco <strong>Maurizio Cisternino</strong>, con un manifesto pubblicato su Facebook nel quale accusa l&#8217;ex alleato di non aver collaborato al recupero della gestione della pagina social. Un intervento che, per i toni utilizzati e per la vicinanza temporale alla nascita della nuova coalizione, assume anche una dimensione politica, pur riguardando formalmente una questione di accessi e autorizzazioni digitali.</p>
<p>A riaccendere il confronto è stato un manifesto pubblicato sulla pagina Facebook di Una Città per Tutti, attraverso il quale il gruppo ha voluto spiegare le ragioni del prolungato silenzio del proprio canale social. Secondo quanto dichiarato, dopo il passaggio di Dima all&#8217;opposizione, nessun componente della maggioranza sarebbe stato più in grado di accedere alla pagina. Nonostante ripetute richieste, sia verbali sia scritte, il consigliere avrebbe fornito risposte definite «vaghe ed evasive», senza consentire il ripristino della gestione del canale.</p>
<p>La situazione, sempre secondo la ricostruzione della maggioranza, si sarebbe risolta soltanto attraverso una procedura che ha richiesto la presentazione di una corposa documentazione a Facebook. La piattaforma avrebbe riconosciuto la legittimità della richiesta, assegnando l&#8217;accesso completo al sindaco Maurizio Cisternino. Una volta recuperata la gestione della pagina, il gruppo avrebbe inoltre verificato che Cosimo Dima risultava l&#8217;unico utente autorizzato a gestire e assegnare i ruoli amministrativi.</p>
<p>Fin qui una controversia sulla gestione di uno strumento di comunicazione politica. Ma il comunicato assume toni decisamente più duri quando la maggioranza attribuisce all&#8217;ex alleato la volontà di trattenere il controllo della pagina, accusandolo di voler conservare per sé il «giocattolo» e richiamando espressamente i principi di correttezza e democrazia.</p>
<p>Parole alle quali Cosimo Dima ha risposto pubblicamente, manifestando stupore e amarezza per quello che considera un attacco personale. Il consigliere respinge le accuse e sostiene di aver effettuato il logout dalla pagina subito dopo la propria uscita dalla maggioranza, dichiarando di non essere più stato nelle condizioni di accedervi o di compiere operazioni. Aggiunge inoltre di non sapere di essere rimasto l&#8217;unico amministratore e di non aver mai avuto interesse a interferire con l&#8217;attività del canale.</p>
<p>Le due ricostruzioni, dunque, divergono soprattutto sulle responsabilità del mancato accesso. Va precisato che, dal punto di vista tecnico, effettuare il logout da Facebook non comporta automaticamente la rimozione dei privilegi di amministrazione di una pagina. Allo stesso modo, risultare titolare dell&#8217;accesso completo non dimostra, di per sé, la volontà di impedire ad altri di utilizzarla. La documentazione della procedura di recupero e delle richieste intercorse tra le parti potrebbe contribuire a chiarire la vicenda.</p>
<p>Ma nella replica di Dima emerge anche una questione che va oltre Facebook. Il consigliere sostiene infatti che Una Città per Tutti non rappresenterebbe più la coalizione politica originaria, della quale faceva parte anche il Partito Democratico. Con l&#8217;uscita di quest&#8217;ultimo, secondo Dima, il progetto avrebbe inevitabilmente cambiato natura, rendendo discutibile la pretesa di conservarne intatta l&#8217;identità politica.</p>
<p>È proprio questo il passaggio che restituisce alla controversia una dimensione più ampia. La disputa sulla pagina social si inserisce infatti in una fase di ridefinizione degli equilibri politici locali, segnata dalla rottura tra il Partito Democratico e la maggioranza e, più recentemente, dalla nascita della coalizione in vista delle amministrative del 2027.</p>
<p>Il nuovo patto, annunciato il 6 ottobre, riunisce diverse realtà politiche e civiche, tra cui PD, PSI, Movimento 5 Stelle e l&#8217;associazione Politica &#8211; Laboratorio Politico e Culturale, e vede tra i protagonisti anche figure provenienti da differenti esperienze amministrative. Nella fotografia che accompagna la sottoscrizione compare lo stesso Cosimo Dima, oggi schierato all&#8217;opposizione.</p>
<p>Non vi sono elementi per stabilire se la polemica sulla pagina Facebook sia direttamente collegata alla nascita della nuova coalizione. La vicinanza temporale dei due episodi, tuttavia, evidenzia come il confronto politico a Melendugno sia entrato in una fase nella quale le precedenti alleanze e le nuove collocazioni continuano a essere oggetto di discussione pubblica.</p>
<p>Colpisce, in particolare, il linguaggio utilizzato dai protagonisti. Nel comunicato che annuncia la nuova coalizione ricorrono parole come rispetto, ascolto, partecipazione e superamento dei personalismi. Nello scambio tra Una Città per Tutti e Cosimo Dima, invece, il confronto si concentra sulla correttezza dei comportamenti, sulle accuse reciproche e sulla credibilità politica.</p>
<p>Due registri differenti che raccontano altrettanti momenti della vita politica: quello nel quale si costruiscono nuove alleanze e quello nel quale si consumano le conseguenze della rottura delle precedenti.</p>
<p>Nella parte conclusiva della sua replica, Dima richiama l&#8217;attenzione sui problemi concreti del territorio, sostenendo che ai cittadini interessino i servizi, il lavoro, le opportunità e il futuro, piuttosto che le controversie sul controllo di una pagina Facebook. La maggioranza, dal canto suo, rivendica la necessità di spiegare pubblicamente le ragioni dell&#8217;inattività del proprio canale di comunicazione.</p>
<p>Restano così sul tavolo due questioni distinte: una tecnica, relativa alla gestione della pagina, e una politica, riguardante la continuità e l&#8217;identità della coalizione di governo dopo le separazioni degli ultimi mesi.</p>
<p>La prima potrebbe trovare risposte nella documentazione degli accessi e delle comunicazioni tra le parti. La seconda appartiene invece al confronto politico che accompagnerà Melendugno verso le prossime elezioni amministrative.</p>
<p>Nel frattempo, mentre gli schieramenti iniziano a riorganizzarsi in vista del 2027, anche una pagina Facebook diventa occasione di confronto sulle responsabilità del passato e sulle prospettive delle nuove alleanze. Un episodio che mostra quanto le fratture politiche possano continuare a produrre conseguenze ben oltre le sedi istituzionali nelle quali si sono originate.</p>
<h3>Quale potrebbe essere la &#8220;corposa documentazione&#8221;?</h3>
<p>Nelle procedure di contestazione dell&#8217;accesso amministrativo (Admin Dispute), la documentazione può comprendere:</p>
<ol>
<li>
<div>
<div>
<p>Documento d&#8217;identità della persona che richiede il controllo, quindi quella del Sindaco pro tempore;</p>
</div>
</div>
</li>
<li>
<div>
<div>
<p>Dichiarazione firmata che spieghi il rapporto tra il richiedente, l&#8217;organizzazione e la pagina Facebook;</p>
</div>
</div>
</li>
<li>
<div>
<div>
<p>Documenti che dimostrino la rappresentanza dell&#8217;organizzazione, quando disponibili e pertinenti;</p>
</div>
</div>
</li>
<li>
<div>
<div>
<p>Identificativi della pagina, come URL e ID, insieme ai dati dell&#8217;account richiedente;</p>
</div>
</div>
</li>
<li>
<div>
<div>
<p>Descrizione della controversia, con eventuali comunicazioni e prove dei precedenti tentativi di recupero.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</li>
</ol>
<h3>Ma nel caso di Una Città per Tutti c&#8217;è una particolarità</h3>
<p>La pagina appartiene a una coalizione politica, non necessariamente a un&#8217;impresa o a un&#8217;associazione formalmente costituita. Questo solleva una domanda interessante: con quale documentazione è stata dimostrata a Meta la legittimazione a rappresentare la coalizione? L&#8217;incarico di sindaco non attribuisce automaticamente la titolarità di una pagina Facebook appartenente a un gruppo politico. Sono due ruoli distinti. La maggioranza dichiara che Facebook ha riconosciuto la legittimità della richiesta.<br />
Ma da questa affermazione non possiamo dedurre che Meta abbia accertato un comportamento scorretto di Cosimo Dima. Potrebbe semplicemente aver verificato che il richiedente aveva titolo a ottenere l&#8217;accesso amministrativo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amministrative 2027, vecchi avversari e nuove alleanze: nasce il patto di coalizione</title>
		<link>https://www.melendugno.net/2026/10/09/amministrative-2027-vecchi-avversari-e-nuove-alleanze-nasce-il-patto-di-coalizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Borgagne]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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		<category><![CDATA[Amministrative 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[A Melendugno la campagna elettorale per le amministrative 2027 comincia a prendere forma. Il 6 ottobre scorso cinque realtà politiche e civiche hanno sottoscritto un patto di coalizione con l&#8217;obiettivo dichiarato di costruire un&#8217;alternativa per il governo del territorio. A firmare l&#8217;intesa sono stati il Partito Socialista Italiano delle sezioni di Melendugno e Borgagne, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle di Melendugno e Borgagne, il movimento civico Fare Bene e l&#8217;associazione Politica &#8211; Laboratorio Politico e Culturale. A raccontare la portata politica dell&#8217;accordo è la fotografia che accompagna il comunicato. Uno scatto nel quale compaiono protagonisti di stagioni amministrative ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Melendugno la campagna elettorale per le amministrative 2027 comincia a prendere forma. Il 6 ottobre scorso cinque realtà politiche e civiche hanno sottoscritto un patto di coalizione con l&#8217;obiettivo dichiarato di costruire un&#8217;alternativa per il governo del territorio. A firmare l&#8217;intesa sono stati il <strong>Partito Socialista Italiano</strong> delle sezioni di <strong>Melendugno e Borgagne</strong>, il <strong>Partito Democratico</strong>, il <strong>Movimento 5 Stelle di Melendugno e Borgagne</strong>, il movimento civico <strong>Fare Bene</strong> e l&#8217;associazione Politica &#8211; <strong>Laboratorio Politico e Culturale</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-17318 alignright" src="https://www.melendugno.net/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/amministrative-2027-fare-bene-300x225.jpeg" alt="amministrative 2027" width="300" height="225" />A raccontare la portata politica dell&#8217;accordo è la fotografia che accompagna il comunicato. Uno scatto nel quale compaiono protagonisti di stagioni amministrative differenti, alcuni dei quali si sono ritrovati in passato su fronti elettorali contrapposti.</p>
<p>C&#8217;è <strong>Roberto Felline</strong>, sindaco dal 2004 al 2009, sconfitto da <strong>Vittorio Potì</strong> e nuovamente battuto nel 2012 da <strong>Marco Potì</strong>. C&#8217;è lo stesso <strong>Marco Potì</strong>, nipote di Vittorio, che ha amministrato Melendugno per dieci anni, dal 2012 al 2022, prima della sconfitta della sua coalizione alle ultime amministrative. Oggi siede in Consiglio comunale tra i banchi della minoranza.</p>
<p>Due ex sindaci, dunque, che hanno conosciuto la contrapposizione elettorale e che oggi si ritrovano nello stesso progetto politico.</p>
<p>Non sono gli unici volti conosciuti. Nella fotografia compaiono <strong>Salvio Cretì</strong>, già vicesindaco tra il 1995 e il 1999, <strong>Donatello Bassi</strong> e <strong>Massimo Doria</strong>, assessori in precedenti amministrazioni e <strong>Angelo Galati</strong> nell&#8217;amministrazione Felline (2004-09) ha ricoperto l&#8217;incarico di assessore ai Lavori pubblici.</p>
<p>Ci sono poi <strong>Angelica Petrachi</strong>, già presidente del Consiglio comunale con l&#8217;amministrazione Marco Potì (2012-17), <strong>Andrea Rescio</strong>, attuale consigliere di minoranza, e <strong>Simone Dima</strong>, candidato sindaco alle amministrative del 2022, già vicesindaco con l&#8217;amministrazione Marco Potì II e oggi anch&#8217;egli consigliere di opposizione.</p>
<p>Al centro della fotografia, con il documento dell&#8217;accordo tra le mani, compare <strong>Cosimo Dima</strong>. La sua è una vicenda politica più recente: già presidente del Consiglio comunale nell&#8217;attuale maggioranza, dopo la rottura con l&#8217;amministrazione è passato all&#8217;opposizione. Una vicenda che si inserisce nelle tensioni emerse nel corso del mandato, anche nei rapporti tra il Partito Democratico e la maggioranza.</p>
<p>La crisi politica era già diventata oggetto di un confronto pubblico nel marzo scorso, quando il PD aveva contestato il mancato rispetto degli accordi politici e il sindaco aveva fornito una diversa ricostruzione della vicenda legata alla presidenza del Consiglio comunale.</p>
<p>La nuova coalizione riunisce quindi esperienze amministrative che attraversano oltre trent&#8217;anni di storia locale. Un patrimonio di conoscenze istituzionali e politiche, ma anche un passato con il quale il nuovo progetto sarà inevitabilmente chiamato a confrontarsi.</p>
<p>Nel comunicato i firmatari scelgono una parola attorno alla quale costruire la propria identità: <strong>«MERITO»</strong>. Melendugno, Borgagne e le marine <strong>meritano</strong> rispetto, ascolto, partecipazione, coinvolgimento e la possibilità di guardare al futuro con ambizione.</p>
<p>Il documento insiste sulla volontà di avviare un percorso aperto, nel quale il programma amministrativo dovrà nascere attraverso tavoli tematici, assemblee pubbliche e consultazioni. Anche la <strong>scelta del candidato sindaco</strong> viene rinviata a un confronto tra le diverse componenti della coalizione, escludendo, almeno nelle intenzioni dichiarate, personalismi e iniziative individuali.</p>
<p>È una scelta che lascia aperti diversi interrogativi. Il primo riguarda proprio la convivenza politica di figure che in passato hanno rappresentato esperienze amministrative differenti e, in alcuni casi, avversarie. Quali elementi programmatici hanno determinato questa convergenza? Quale visione comune del territorio intendono proporre? E quale ruolo avranno gli ex amministratori nella definizione delle candidature?</p>
<p>Domande che non mettono in discussione la legittimità dell&#8217;accordo, sia chiaro.</p>
<p>L&#8217;esperienza amministrativa può rappresentare una risorsa, soprattutto nella gestione di un Comune complesso come Melendugno, con la sua frazione, le marine, le esigenze del turismo, dell&#8217;agricoltura, della pesca e della tutela ambientale. Ma la conoscenza della macchina comunale porta con sé anche la responsabilità di confrontarsi con le scelte compiute durante i precedenti mandati.</p>
<p>Il comunicato del 6 ottobre rappresenta dunque un primo passaggio, non ancora la definizione di uno schieramento elettorale completo. Mancano un candidato sindaco, un programma amministrativo e indicazioni precise sulle modalità con cui i cittadini saranno coinvolti nella costruzione delle proposte.</p>
<p>La coalizione ha scelto di partire dal metodo, rinviando i contenuti alla fase successiva. Saranno i prossimi incontri a chiarire se l&#8217;accordo tra le diverse componenti riuscirà a tradursi in un progetto amministrativo riconoscibile.</p>
<p>Intanto, una cosa emerge dalla fotografia: la politica melendugnese sta attraversando una fase di ricomposizione nella quale protagonisti di ieri e di oggi tornano a confrontarsi, questa volta anche dalla stessa parte.</p>
<p>Melendugno, Borgagne e le marine meritano certamente ascolto, partecipazione e rispetto. Ma meritano anche di conoscere le idee che i protagonisti intendono mettere in campo per costruire insieme il futuro del territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Finora 103 alberi abbattuti a Melendugno, e ora si parla di 300? La sicurezza si dimostra, non si invoca</title>
		<link>https://www.melendugno.net/2026/09/28/103-alberi-abbattuti-a-melendugno-e-ora-si-parla-di-300-la-sicurezza-si-dimostra-non-si-invoca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Melendugno]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alberi abbattuti]]></category>
		<category><![CDATA[melendugno]]></category>
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					<description><![CDATA[E anche gli alberi &#8220;pericolosi&#8221; in via San Giovanni a Melendugno sono stati abbattuti aggiornando il tabellone a ben 103 alberature. La giustificazione è sempre la stessa: in nome e per conto della sicurezza 103 piante hanno visto la fine della loro carriera solo perchè hanno avuto la sfontratezza di cescere rigogliose, senza manutenzione e producendo un po&#8217; di ossigeno, ombra e qualche bel ricordo. Sia chiaro che la sicurezza delle persone non si discute. Ma si può e si deve discutere, invece, come sia stata valutata, quali alternative siano state esaminate e cosa sia accaduto dopo i primi tagli. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E anche gli alberi &#8220;pericolosi&#8221; in via San Giovanni a Melendugno sono stati abbattuti aggiornando il tabellone a ben 103 alberature. La giustificazione è sempre la stessa: in nome e per conto della sicurezza 103 piante hanno visto la fine della loro carriera solo perchè hanno avuto la sfontratezza di cescere rigogliose, senza manutenzione e producendo un po&#8217; di ossigeno, ombra e qualche bel ricordo.<br />
Sia chiaro che la sicurezza delle persone non si discute. Ma si può e si deve discutere, invece, come sia stata valutata, quali alternative siano state esaminate e cosa sia accaduto dopo i primi tagli.<br />
Nel confronto pubblico nato sotto un mio post, l’agronomo incaricato ha spiegato che i pini della villa erano strettamente collegati tra loro, sia attraverso le radici sia attraverso le chiome. Ha aggiunto un particolare che merita attenzione: dopo l’abbattimento dei primi esemplari, quelli vicini si sarebbero inclinati progressivamente, anche per la maggiore esposizione al vento. Secondo il tecnico, questa risposta avrebbe confermato la necessità di intervenire sull’intero gruppo. Discorso valido per la villa comunale. Ma per via San Giovanni quali abbattimenti sono stati effettuati per verificarne la stabilità. E l&#8217;eucalipto è capitato nel novero solo perchè colpevole di avere radici e tronco?</p>
<p>E un&#8217;altra domanda mi sorge. <strong>Se nell&#8217;area della villa comunale era prevedibile che togliere alcuni alberi modificasse la stabilità degli altri, quali misure erano state previste prima di iniziare</strong>? L’inclinazione osservata dopo i primi tagli era un rischio già documentato nella perizia, oppure un elemento emerso durante i lavori? Hanno influito anche le piogge di marzo scorso? Quali soluzioni conservative sono state valutate per le piante che, considerate singolarmente, non richiedevano l’abbattimento? Oppure l&#8217;abbattimento era stato deciso a prescindere dal risultato emerso?</p>
<p>L&#8217;agronomo sostiene che lo studio sia stato approfondito con prove sul campo e che si sia scelto di non ricorrere a ulteriori strumenti perché le piante erano «<em>ormai a fine carriera</em>».</p>
<p>Il consigliere <strong>Simone Dima</strong> contesta questa conclusione e chiede indagini strumentali e un confronto con un altro agronomo. Sono posizioni diverse, che non si risolvono con una lite su Facebook: servono le relazioni tecniche, i rilievi e gli atti che hanno portato alla decisione.</p>
<p>Anche il consigliere <strong>Marco Potì</strong> riferisce che il suo gruppo ha presentato due richieste di accesso agli atti, chiedendo di sospendere le attività per esaminare eventuali alternative. Secondo quanto scrive, la richiesta non è stata accolta e il taglio di oltre cento alberi è stato completato.</p>
<p>Intanto nel dibattito compare un numero ancora più grande: saranno <strong>300 gli alberi da abbattere</strong>. <strong>Dima</strong> lo indica come dimensione complessiva degli abbattimenti contestati. Ma quali interventi comprende quel totale, in quali luoghi e con quali provvedimenti? È un dato che l’amministrazione dovrebbe chiarire pubblicando un elenco preciso: <strong>alberi già rimossi, alberi ancora destinati al taglio, motivazione tecnica per ciascuna area e piano delle sostituzioni</strong>.</p>
<p>Un albero che rappresenta un pericolo concreto va messo in sicurezza, sia chiaro. Ma cento alberi abbattuti non sono una normale operazione di manutenzione da archiviare con una rassicurazione generica. E la prospettiva che il conto possa avvicinarsi a trecento impone risposte ancora più puntuali.<br />
Noi, nel nostro piccolo, non sottovalutiamo, mai, la sicurezza  (un albero caduto su un&#8217;auto, inculumi i passeggeri) nè se fosse successo a noi avremmo preteso che l&#8217;albero fosse messo in sicurezza ma chiediamo di poter visionare le prove che rendono necessario sacrificare una parte così grande del patrimonio verde di Melendugno.</p>
<p>Altrimenti invece dell&#8217;albero di pino presente nello stemma mettiamo una motosega e tagliamo la testa al toro, tanto per rimanere in tema.</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Cappello</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Referendum su Roca: il Comune si oppone al ricorso e nomina il proprio avvocato</title>
		<link>https://www.melendugno.net/2026/09/17/referendum-su-roca-il-comune-si-oppone-al-ricorso-e-nomina-il-proprio-avvocato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marine]]></category>
		<category><![CDATA[Melendugno]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[La Giunta affida la difesa all’avvocato Amedeo Savino. Il Tribunale di Lecce dovrà pronunciarsi sul contrasto tra Statuto e Regolamento comunale. Ripercorriamo una vicenda rimasta finora fuori dal dibattito pubblico La vicenda del referendum sul partenariato pubblico-privato per la gestione di Roca Vecchia e delle Grotte della Poesia approda formalmente davanti al Tribunale di Lecce. Con la deliberazione n. 170 del 9 settembre 2026, pubblicata all’Albo pretorio l’11 settembre, la Giunta comunale di Melendugno ha deciso all’unanimità di costituirsi nel giudizio promosso da alcuni componenti del comitato referendario. A rappresentare il Comune sarà l’avvocato Amedeo Savino, del Foro di Lecce. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La Giunta affida la difesa all’avvocato Amedeo Savino. Il Tribunale di Lecce dovrà pronunciarsi sul contrasto tra Statuto e Regolamento comunale. Ripercorriamo una vicenda rimasta finora fuori dal dibattito pubblico</h2>
<p>La vicenda del referendum sul partenariato pubblico-privato per la gestione di Roca Vecchia e delle Grotte della Poesia approda formalmente davanti al Tribunale di Lecce.</p>
<p>Con la deliberazione n. 170 del 9 settembre 2026, pubblicata all’Albo pretorio l’11 settembre, la Giunta comunale di Melendugno ha deciso all’unanimità di costituirsi nel giudizio promosso da alcuni componenti del comitato referendario.</p>
<p>A rappresentare il Comune sarà l’avvocato Amedeo Savino, del Foro di Lecce. L’incarico prevede un compenso calcolato sui minimi tariffari, ridotti del 20 per cento. La delibera non indica, tuttavia, l’importo complessivo: il relativo impegno di spesa sarà assunto successivamente dal responsabile del servizio Amministrazione generale.</p>
<p>È un passaggio prevalentemente tecnico, ma politicamente significativo: conferma che il confronto sul referendum non si è concluso con la dichiarazione di inammissibilità pronunciata dalla segretaria comunale e che adesso sarà un giudice a esaminare le ragioni contrapposte.</p>
<h2>Da dove nasce il ricorso</h2>
<p>Il 18 dicembre 2025, con la deliberazione n. 33, il Consiglio comunale di Melendugno approvò l’accordo di Partenariato speciale pubblico-privato previsto dall’articolo 134, comma 2, del Codice dei contratti pubblici.</p>
<p>L’accordo riguarda la gestione, la conservazione, la fruizione e la valorizzazione dell’area archeologica di Roca Vecchia e delle Grotte della Poesia. Come partner privato è stata individuata Artwork, società cooperativa sociale con sede a Lecce.</p>
<p>Il 13 febbraio 2026, 141 cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune depositarono un’istanza per promuovere un referendum abrogativo della deliberazione consiliare.</p>
<p>Il quesito proposto chiedeva agli elettori se volessero abrogare la delibera con la quale era stato approvato l’accordo di partenariato.</p>
<p>Le 141 sottoscrizioni non erano ancora le firme necessarie per celebrare il referendum. Servivano ad avviare il procedimento e a ottenere il giudizio preventivo di ammissibilità, dopo il quale il Comitato avrebbe potuto procedere alla raccolta delle firme previste dallo Statuto e dal Regolamento comunale.</p>
<h2>La sospensione e il parere richiesto al Ministero</h2>
<p>Secondo la ricostruzione contenuta nella delibera di Giunta, il Regolamento comunale prevedeva un termine di quindici giorni per pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito.</p>
<p>Il 25 febbraio, tuttavia, la segretaria comunale comunicò al referente del Comitato di aver sospeso il procedimento, dopo aver richiesto un parere consultivo al Dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno, tramite la Prefettura di Lecce.</p>
<p>Il successivo 10 aprile, con provvedimento protocollo n. 8210, la segretaria dichiarò inammissibile il referendum.</p>
<p>La motivazione ruotava intorno all’articolo 1, comma 3, del Regolamento comunale: secondo questa disposizione, il referendum abrogativo potrebbe riguardare esclusivamente i regolamenti comunali.</p>
<p>La richiesta presentata dai cittadini, invece, puntava ad abrogare una deliberazione del Consiglio comunale.</p>
<h2>Il contrasto tra Statuto e Regolamento</h2>
<p>È questo il cuore del ricorso.</p>
<p>I promotori richiamano l’articolo 39 dello Statuto comunale, che riconosce la possibilità di indire referendum consultivi, propositivi e abrogativi su materie di competenza comunale.</p>
<p>Secondo i ricorrenti, lo Statuto non limita il referendum abrogativo ai soli regolamenti. Sarebbe quindi illegittima la disposizione regolamentare che introduce una restrizione non prevista dalla fonte sovraordinata.</p>
<p>Il problema giuridico può essere riassunto in una domanda: può un Regolamento comunale limitare un diritto riconosciuto in maniera più ampia dallo Statuto dello stesso Comune?</p>
<p>Per i promotori la risposta è negativa. Per questo hanno chiesto al Tribunale di Lecce di accertare che il loro diritto a promuovere il referendum sia garantito dallo Statuto e di disapplicare la parte del Regolamento che limita l’istituto abrogativo ai soli regolamenti comunali.</p>
<h2>Che cosa chiedono i ricorrenti</h2>
<p>Il ricorso è stato presentato da dieci cittadini: Luigi Roberto Felline, Angelica Petrachi, Elena Papadia, Giampaolo Libero Potì, Massimo Doria, Salvio Cretì, Giovanni Potenza, Angelo Galati, Tiziano Santoro e Donato Bassi.</p>
<p>Sono rappresentati dagli avvocati Salvatore Donadei e Giuseppe Gallo.</p>
<p>Al Tribunale chiedono:</p>
<ul>
<li>di riconoscere che il diritto di promuovere il referendum sulla deliberazione n. 33/2025 è garantito dall’articolo 39 dello Statuto comunale;</li>
<li>di dichiarare illegittima, e quindi disapplicare, la disposizione del Regolamento che circoscrive il referendum abrogativo ai soli regolamenti;</li>
<li>di dichiarare illegittimo e privo di effetti il provvedimento di inammissibilità del 10 aprile;</li>
<li>di ordinare al Comune di dare corso al procedimento, permettendo la raccolta delle firme dopo un giudizio favorevole di ammissibilità.</li>
</ul>
<p>Il ricorso è stato acquisito dal Comune nel luglio 2026. La deliberazione presenta il numero di protocollo nella forma “1557513-07-2026”, apparentemente priva della separazione grafica tra numero e data.</p>
<h2>Il Comune sceglie di difendere il proprio operato</h2>
<p>La Giunta ha deciso di costituirsi in giudizio «al fine di far valere la legittimità dell’operato dell’amministrazione».</p>
<p>Alla seduta del 9 settembre erano presenti il sindaco Maurizio Cisternino, il vicesindaco Mauro Russo e gli assessori Francesco Stella e Anna Elisa Prete. Assente l’assessora Grazia Durante. La decisione è stata approvata all’unanimità e dichiarata immediatamente eseguibile.</p>
<p>L’atto non contiene ancora le argomentazioni con le quali il Comune contesterà il ricorso. Queste saranno sviluppate dal legale incaricato negli atti difensivi.</p>
<p>Non è quindi possibile sapere, sulla base della sola deliberazione, se la difesa comunale insisterà esclusivamente sulla formulazione del Regolamento o presenterà ulteriori eccezioni di natura procedurale e sostanziale.</p>
<h2>Che cosa dovrà decidere il Tribunale</h2>
<p>Il giudizio non riguarda direttamente la validità o la convenienza del partenariato con Artwork.</p>
<p>Il Tribunale non è chiamato, almeno in questa fase, a stabilire se il modello gestionale scelto dal Comune sia vantaggioso, né a pronunciarsi sulle condizioni economiche o sulla durata dell’accordo.</p>
<p>La questione sottoposta al giudice riguarda il diritto dei cittadini a tentare di sottoporre quella scelta al voto popolare.</p>
<p>Anche un’eventuale vittoria dei ricorrenti non determinerebbe automaticamente l’abrogazione della delibera sul PSPP. Consentirebbe la prosecuzione del procedimento referendario, a partire dalla raccolta delle firme richieste. Soltanto dopo il raggiungimento del numero previsto e il completamento degli ulteriori adempimenti si potrebbe arrivare alla consultazione.</p>
<p>Allo stesso modo, la decisione del Comune di resistere in giudizio non equivale a una vittoria dell’amministrazione: rappresenta semplicemente la scelta di difendere davanti al Tribunale il provvedimento con il quale il referendum è stato dichiarato inammissibile.</p>
<h2>Una vicenda passata sotto silenzio</h2>
<p>La costituzione in giudizio è stata pubblicata regolarmente all’Albo pretorio, ma non sembra essere stata accompagnata da una comunicazione pubblica capace di riportare la questione nel dibattito cittadino.</p>
<p>Eppure non si tratta soltanto di un contenzioso tecnico.</p>
<p>Sul tavolo c’è il rapporto tra lo Statuto comunale e il Regolamento, tra le decisioni degli organi rappresentativi e gli strumenti di partecipazione diretta riconosciuti ai cittadini.</p>
<p>Il PSPP di Roca Vecchia e delle Grotte della Poesia rappresenta lo sfondo politico della vicenda. Il punto che il Tribunale dovrà affrontare è però ancora più generale: stabilire fino a dove possa arrivare il diritto della comunità locale di sottoporre a referendum una scelta compiuta dal proprio Consiglio comunale.</p>
<p>Dopo mesi di silenzio, la vicenda non è dunque chiusa. Si è semplicemente trasferita dalle stanze del Comune a quelle del Tribunale.</p>
<p><a href="https://www.melendugno.net/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/AttoPubblicato_2026_1_170.pdf">delibera di giunta</a></p>
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