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	<title>Cammino.info</title>
	
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	<description>Notizie sul Cammino Neocatecumenale</description>
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		<title>La gemma di Kiko Arguello</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 06:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Antonio Socci Le giornate di ieri e di oggi del Papa con i movimenti colpiscono i media soprattutto per il fiume immenso di persone che arriva in Piazza San Pietro. I movimenti nati nella Chiesa sono ormai come bei rami frondosi della grande quercia che abbraccia tutte le miserie umane. Ma la cosa più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Antonio Socci</em></p>
<p>Le giornate di ieri e di oggi del Papa con i movimenti colpiscono i media soprattutto per il fiume immenso di persone che arriva in Piazza San Pietro.</p>
<p>I movimenti nati nella Chiesa sono ormai come bei rami frondosi della grande quercia che abbraccia tutte le miserie umane.</p>
<p>Ma la cosa più rivelatrice è scoprire quella piccola “gemma d’aprile” da cui nascono questi rami. Perché nell’inizio è contenuta l’essenza di una cosa.</p>
<p>E senza il rinnovarsi di quella piccola gemma – come diceva Péguy – tutto il grande albero non sarebbe che legna secca. Da ardere.</p>
<p>Su queste colonne di recente ho raccontato la vicenda di Chiara Amirante e di Nuovi Orizzonti. Altre volte ho parlato di don Luigi Giussani e di Comunione e liberazione. In diverse occasioni ho ripercorso dall’inizio le apparizioni di Medjugorje riferendo dell’immenso popolo che da lì è nato.</p>
<p>Anche all’inizio di uno dei movimenti più grandi e vitali di oggi, il Cammino Neocatecumenale, c’è lo stesso “segreto”, la piccola gemma.</p>
<p>Tutto nasce sempre nel silenzio di un cuore umano affascinato da Cristo, trasformato e riempito delle sue grazie dallo Spirito Santo (è ciò che si chiama carisma).</p>
<p>Non c’erano finora libri che ripercorressero la storia del Cammino, ma nelle scorse settimane è uscito un preziosissimo memoriale dove è lo stesso Kiko Arguello, il fondatore, a raccontarla.</p>
<p>Quello di Kiko è un nome che alle cronache dei giornali forse dice poco (perché l’uomo non frequenta salotti), ma è invece molto importante per la Chiesa e per la vita del suo immenso popolo.</p>
<p>Kiko dunque racconta cosa gli è accaduto, come è stato sorpreso da Gesù e “chiamato”: il suo bel libro, “Kerigma”, è stato tradotto dalla San Paolo.</p>
<p><span id="more-4186"></span></p>
<p>IL SUCCESSO E IL VUOTO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Francisco, detto Kiko, nasce a Léon, in Spagna, il 9 gennaio 1939, in una famiglia dell’alta borghesia. Dotato di buone doti artistiche da giovane frequenta l’Accademia di Belle Arti a Madrid. E naturalmente si trova immerso nel clima culturale delle élite del tempo che avevano i loro riferimenti esistenziali in autori come Sartre e Camus.</p>
<p>“Ho provato a vivere così, ma presto mi sono reso conto che, quando la vita diventa insopportabile, c’è solo un’uscita: suicidarsi. Dicono che ogni secondo si uccide una persona nel mondo”.</p>
<p>Nonostante la pittura lo avesse portato al successo, Kiko ricorda che ogni mattina si alzava con queste domande: “Vivere, perché? Per guadagnare soldi? Per essere felice? Perché? Avevo già soldi, già avevo fama, e non ero felice; ero come morto dentro. Ho capito subito che, se continuavo così, mi sarei ucciso”.</p>
<p>Ma, annota, “in questo cielo chiuso, Dio ha avuto pietà di me”. Infatti, nonostante il nichilismo respirato dovunque, “qualcosa dentro di me non era d’accordo che tutto fosse assurdo: la bellezza, l’arte, l’acqua, i fiori, gli alberi… Qualcosa non quadrava”.</p>
<p>Insomma “per me non era indifferente se Dio c’è o non c’è; era una questione di vita o di morte”.</p>
<p>Così “in un momento tragico della mia esistenza, entrai nella mia stanza, chiusi la porta e gridai a Dio: Se esisti, vieni, aiutami, perché avanti a me ho la morte!”.</p>
<p>Era una “discesa” nel baratro che Dio aveva permesso “per farmi umile”, spiega Kiko, “per farmi capace di gridare, di chiedere aiuto. E in quel momento avvenne un incontro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’INCONTRO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’è qui lo spazio per seguire, passo dopo passo, il cammino di Kiko. L’amicizia con i “Cursillos de Cristianidad” lo aiuta a liberarsi da “tanti pregiudizi che avevo contro la Chiesa” e che “venivano dai miei amici marxisti”.</p>
<p>Che contestava con un argomento molto acuto: “volete creare un paradiso comunista in cui ci sia giustizia per tutti. Ma se non date una risposta a tutta la storia, nel fondo siete dei borghesi”.</p>
<p>Chi darà giustizia – per esempio – alla massa di schiavi schiacciati come bestie per millenni? “E’ assurdo” obiettava Kiko “che per alcuni ci sia giustizia e per altri no”. Se non c’è un’altra vita e una giustizia suprema e totale per tutti non può esserci nessuna giustizia.</p>
<p>Poi Kiko fa l’esperienza del deserto e dell’adorazione con i Piccoli Fratelli di De Foucauld. Infine un episodio. Un giorno di Natale, in una casa facoltosa, trova la donna di servizio a piangere.</p>
<p>Lei gli racconta il suo dramma, un marito violento e alcolizzato, orrori vari, la vita in un quartiere spaventoso. Da qual momento Kiko scopre “una sofferenza umana inaudita… Ho capito che c’è una presenza di Cristo in coloro che soffrono, soprattutto nella sofferenza degli innocenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA BARACCA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così il giovane artista, ricco e famoso, lascia tutto e va a vivere fra i poveri. In baracche terrificanti. E lì, alla periferia estrema di Madrid, in “una piccola valle piena di grotte, dove c’erano zingari, ‘quinquis’, barboni, clochard, mendicanti, vecchie prostitute…una zona orribile”, proprio lì nasce il Cammino neocatecumenale, una delle realtà più straordinarie della Chiesa di oggi.</p>
<p>Ma, attenzione, Kiko andò lì solo per condividere quella povertà, per amore di Gesù, non andò affatto lì per fare qualche opera sociale, né per fondare un movimento ecclesiale. Neanche ci pensava.</p>
<p>Anzi, era refrattario ogni volta che – all’inizio – qualcuno di quei poveracci a cui raccontava di Cristo voleva che parlasse in pubblico, a tutti.</p>
<p>Kiko all’inizio non voleva saperne, “ma il Signore mi ha obbligato, in quell’ambiente” a catechizzare “perché volevano che parlassi loro di Gesù Cristo”.</p>
<p>Questa è una caratteristica di ogni movimento ai suoi inizi. Non è un progetto umano, non nasce per la volontà di un uomo. E’ sempre Cristo che si rende presente con potenza attraverso la povera umanità di un uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LE LACRIME DEL VESCOVO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli aneddoti che Kiko racconta su questo periodo sono freschi, a volte drammatici e struggenti, a volte divertenti. Un giorno arriva la polizia, vuole sgomberare le baracche. Per una serie di circostanze viene chiamato lì pure l’arcivescovo di Madrid, monsignor Morcillo, e “scopre” Kiko, vede dove e come vive, quello che fa. E si commuove profondamente.</p>
<p>Gli dice: “Kiko, io non sono cristiano. Guarda, da oggi il mio palazzo episcopale è sempre aperto per te”.</p>
<p>Siamo attorno al 1965-66. E’ appena finito il Concilio. La predicazione di Kiko comincia a diffondersi a Madrid. Poi valica i confini. Dopo il ’68 arrivano dall’Italia quelli delle comunità di base, affascinati da ciò che hanno sentito di lui. Ma quando Kiko, barba lunga e giacca verde alla Che Guevara, arriva a Roma, “lì, in un’assemblea, tutta di giovani di sinistra, ho detto che Lenin e Che Guevara erano falsi profeti e ho parlato di Cristo che non resiste al male, gettando a terra tutte le loro idee. Sono rimasti di stucco”.</p>
<p>Poi alcuni lo hanno portato a “una messa beat” e alla fine gli hanno chiesto: “che te ne sembra?”. Risposta fulminante: “Non si rinnova la Chiesa con le chitarre”. “No? E con cosa?”. Risposta: “Con il Mistero Pasquale, con il kerigma”.</p>
<p>Il kerigma, che è il cuore dell’annuncio di Kiko, è la notizia – data con la forza dello Spirito Santo – di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto. E’ iniziata così un’avventura straordinaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>VERSO IL MONDO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi a Roma il Cammino è presente in cento parrocchie e ci sono circa 500 comunità. Il movimento ormai vive in cento nazioni del mondo. Tantissime sono le famiglie del Cammino che partono per la missione ai quattro angoli della Terra.</p>
<p>“Il Signore” dice Kiko “ci ha ispirato che dobbiamo preparare 20 mila sacerdoti per la Cina”. Di recente, in un grande incontro, ha invitato i giovani presenti a offrirsi per l’evangelizzazione di quel Paese “dove ci sono un miliardo e 300 milioni di persone che non conoscono Cristo… si sono alzati e sono venuti verso il palco circa 5.000 giovani. Non sapevamo dove metterli. Era un fiume enorme di ragazzi… E dopo si sono alzate circa 3.000 ragazze”.</p>
<p>La Sacra Scrittura annuncia che “il Signore compie meraviglie”. Ma tutto comincia sempre attraverso il semplice “sì”, personale, intimo, che una creatura gli dice. Nel silenzio del mondo. Così la Chiesa rinasce e attraversa i millenni e abbraccia i continenti riempiendoli della luce del Salvatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Ps  Faccio sommessamente notare che stamani per i giornali italiani (con rarissime eccezioni) l’incontro di 300 mila persone dei movimenti con il papa in Piazza San Pietro, non è una notizia degna della prima pagina….<br />
C’è d ridere o da piangere per questo sistema mediatico?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 19 maggio 2013</p>
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		<title>Papa Francesco saluta gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 06:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Zenit.org Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi sono stati invitati alla Messa di oggi a Santa Marta. Circa 15.000 i membri del Cammino Neocatecumenale presenti all&#8217;incontro con i Movimenti Citta&#8217; del Vaticano, 18 Maggio 2013 Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi hanno partecipato alla Messa presieduta dal Papa questa mattina nella [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Zenit.org</em></p>
<p>Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi sono stati invitati alla Messa di oggi a Santa Marta. Circa 15.000 i membri del Cammino Neocatecumenale presenti all&#8217;incontro con i Movimenti</p>
<h4>Citta&#8217; del Vaticano, <time datetime="2013-05-18T00:00:00+00:00">18 Maggio 2013</time></h4>
<p><span id="more-4182"></span>Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi hanno partecipato alla Messa presieduta dal Papa questa mattina nella Casa Santa Marta. Dopo la celebrazione, hanno avuto un breve incontro, durante il quale Kiko Argüello ha fatto dono al Papa di un’icona della Vergine del Cammino, che il Santo Padre ha apprezzato e gradito. Inoltre Kiko ha mostrato al Papa alcune foto della Grande Missione nelle piazze di tutto il mondo, che il Cammino Neocatecumenale ha messo in moto durante cinque domeniche del tempo pasquale.</p>
<p>Il Santo Padre gli ha detto: “Dopo l’annuncio del Vangelo nelle piazze, preparati a un colpo di coda del demonio contro di te”. Il Papa ha inoltre comunicato loro che presto gli concederà un’udienza privata. Sono poi circa 15.000 i membri del Cammino che parteciperanno, questa sera, alla Veglia di Pentecoste in Piazza San Pietro, in occasione dell&#8217;incontro del Pontefice con i Movimenti, le Nuove Comunità e le Realtà ecclesiali. Saranno presenti anche gli Iniziatori del Cammino, ai quali il Santo Padre ha concesso di poterlo salutare al termine dell&#8217;incontro.</p>
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		<title>TV2000 – “Nel cuore dei giorni”, puntata dedicata alla missione nelle 100 piazze</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 18:03:48 +0000</pubDate>
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<p></center></p>
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		<title>Messina, doppio appuntamento con il Cammino Neocatecumenale</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 09:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito la nota diffusa dall&#8217;Ufficio stampa: Nell’ambito delle iniziative per l’Anno della Fede, istituito dal papa adesso emerito Benedetto XVI, questo è lo slogan utilizzato dal Cammino Neocatecumenale con il quale è stata intitolata la missione di evangelizzazione che ha visto impegnati numerosi suoi componenti , tra i quali tantissimi giovani, estesa per cinque domeniche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito la nota diffusa dall&#8217;Ufficio stampa:</em> Nell’ambito delle iniziative per l’Anno della Fede, istituito dal papa adesso emerito Benedetto XVI, questo è lo slogan utilizzato dal Cammino Neocatecumenale con il quale è stata intitolata la missione di evangelizzazione che ha visto impegnati numerosi suoi componenti , tra i quali tantissimi giovani, estesa per cinque domeniche consecutive dal 7 aprile al 5 maggio di quest’anno.<br />
<span id="more-4177"></span>Tale iniziativa, riproposta contemporaneamente in tutte le Nazioni ove è presente il Cammino, ha di fatto interessato circa 10.000 piazze di città del mondo nelle quali è stato portato l’ annunzio della Buona Notizia (il Kerigma) preceduto dalla testimonianza di ragazzi che hanno così voluto raccontare come la propria vita ha subito una profonda positiva trasformazione dopo essersi incontrati con Gesù Cristo Risorto che li ha salvati da situazioni di difficoltà e di degrado esistenziale. Il tutto, accompagnato dai tipici canti liturgici del Cammino e da danze in un clima di gioia e di semplicità che ha attirato l’attenzione e l’ascolto di coloro che hanno mostrato interesse a quanto veniva loro proposto, ricevendo l’invito al termine della missione, a proseguire tale ascolto in incontri successivi direttamente presso la Parrocchia.<br />
Anche nella Provincia messinese, dopo la preventiva approvazione di tale iniziativa da parte del ns. Arcivescovo Calogero La Piana, che ha dato il mandato di invio impartendo la Santa Benedizione ai neocatecumeni coinvolti, si è svolta quest’opera di evangelizzazione in varie piazze cittadine portate avanti dalle comunità operanti nelle parrocchie di Santa Maria dell’Arco, di San Giuliano, di Santa Lucia Sopra Contesse, della Madonna di Pompei ,come pure nei comuni ricadenti nel territorio di competenza della locale Diocesi, dalle comunità presenti a Barcellona Pozzo di Gotto, a Milazzo, spingendosi fino a Sant’Angelo di Brolo (quest’ultimo comune appartenente alla Diocesi di Patti).<br />
Infine, le Comunità Neocatecumenali sono state invitate dall’Arcidiocesi ad animare con i propri canti, in comunione con altre realtà laicali del territorio, la liturgia della Veglia di Pentecoste che si terrà in Cattedrale la sera del 18 c.m. e  nel pomeriggio del giorno successivo, solennità di Pentecoste, in Piazza Cairoli, a proporre altre testimonianze, canti ed ancora una predicazione del Vangelo come prima fase del medesimo incontro che precede altri momenti gestiti da ulteriori gruppi diocesani.</p>
<p>fonte: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=164850:messina-doppio-appuntamento-con-il-cammino-neocatecumenale&amp;catid=1:ultime&amp;Itemid=291</p>
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		<title>Il Patriarca con gli oltre duemila del Cammino neocatecumenale</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 10:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il Cammino è una grazia, è una grazia riconosciuta nella Chiesa, riconosciuta dalla Chiesa». A chi vi fa parte è richiesto di caratterizzare la propria vita «all&#8217;interno di una spiritualità che desidera essere sempre all&#8217;interno della Chiesa». E&#8217; possibile così «arricchire la Chiesa con il nostro carisma e nello stesso tempo garantire il nostro carisma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Il Cammino è una grazia, è una grazia riconosciuta nella Chiesa, riconosciuta dalla Chiesa». A chi vi fa parte è richiesto di caratterizzare la propria vita «all&#8217;interno di una spiritualità che desidera essere sempre all&#8217;interno della Chiesa». E&#8217; possibile così «arricchire la Chiesa con il nostro carisma e nello stesso tempo garantire il nostro carisma perché non fatichiamo a vivere i momenti comuni della Chiesa. E&#8217; uno scambio che arricchisce reciprocamente chi ha un carisma e chi chiede di essere garantito in quel carisma dalla Chiesa stessa».</p>
<p><span id="more-4174"></span>Sono le parole che mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, ha rivolto a chi sta riscoprendo il proprio battesimo attraverso il Cammino neocatecumenale. In più di duemila, da tutta la diocesi di Venezia, sono convenuti lo scorso 10 maggio al palasport veneziano dell&#8217;Arsenale, provenienti dalle sessanta comunità presenti nel Patriarcato, in dieci parrocchie di Venezia, Mestre e Caorle.</p>
<p>Guardando alla realtà sacramentale, ha detto il Patriarca ai presenti, «la Chiesa è quel segno che ci unisce a Dio attraverso Gesù Cristo. E all&#8217;interno della Chiesa esistono i vari carismi, il vostro carisma. Sappiatelo annunciare agli altri vivendolo e soprattutto esprimendolo in una forte comunione ecclesiale. Questo è l&#8217;augurio, questo è quello che il Signore attende da ciascun battezzato». E&#8217; il battesimo, infatti, «che ci unisce, oltre le singole spiritualità. Il battesimo garantisce l&#8217;unità nella diversità».<br />
Riferendosi alle esperienze di annuncio e di missione che caratterizzano il Cammino, mons. Moraglia ha sottolineato che «non si è evangelizzati fintantoché non si risponde alla domanda del Signore che ci manda». E anche «la sofferenza, la tristezza, il dolore che molte volte viviamo patendo il rifiuto di chi non accoglie il Signore fa parte dell&#8217;evangelizzazione, è ciò che la rende e la renderà feconda. Quella sofferenza è come il chicco di grano che muore e morendo porta molto frutto. Il rifiuto subìto è la certezza che qualcuno proprio a causa di questa nostra sofferenza si convertirà».</p>
<p>fonte: http://www.genteveneta.it/public/articolo_gvnews.php?id=478&amp;utm_source=feedly</p>
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		<title>«Il Cammino è una grazia»</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 12:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Paolo Fusco &#8211; Zenit.org Ieri, al palasport dell&#8217;Arsenale di Venezia, l&#8217;incontro tra il Patriarca Moraglia e il movimento neocatecumenale Venezia, 11 Maggio 2013 «Il Cammino è una grazia, è una grazia riconosciuta nella Chiesa, riconosciuta dalla Chiesa». A chi vi fa parte è richiesto di caratterizzare la propria vita «all&#8217;interno di una spiritualità che desidera [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Paolo Fusco &#8211; Zenit.org</em></p>
<h3>Ieri, al palasport dell&#8217;Arsenale di Venezia, l&#8217;incontro tra il Patriarca Moraglia e il movimento neocatecumenale</h3>
<h4>Venezia, <time datetime="2013-05-11T00:00:00+00:00">11 Maggio 2013</time></h4>
<p>«Il Cammino è una grazia, è una grazia riconosciuta nella Chiesa, riconosciuta dalla Chiesa». A chi vi fa parte è richiesto di caratterizzare la propria vita «all&#8217;interno di una spiritualità che desidera essere sempre all&#8217;interno della Chiesa». E&#8217; possibile così «arricchire la Chiesa con il nostro carisma e nello stesso tempo garantire il nostro carisma perché non fatichiamo a vivere i momenti comuni della Chiesa. E&#8217; uno scambio che arricchisce reciprocamente chi ha un carisma e chi chiede di essere garantito in quel carisma dalla Chiesa stessa».</p>
<p><span id="more-4172"></span>Sono le parole che mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, ha rivolto a chi sta riscoprendo il proprio battesimo attraverso il Cammino neocatecumenale. In più di duemila, da tutta la diocesi di Venezia, sono convenuti ieri, venerdì 10 maggio, al palasport veneziano dell&#8217;Arsenale. Sul parterre, in particolare, sedeva un gran numero di bambini in età scolare; altri, più piccoli, stavano sulle tribune con i genitori. Insieme provenivano dalle sessanta comunità presenti nel Patriarcato, in dieci parrocchie di Venezia, Mestre e Caorle.</p>
<p>Si trattava del primo incontro ufficiale di mons. Moraglia, da un anno Patriarca di Venezia, con chi segue questo “itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni”, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II. Lo accompagnavano una trentina di sacerdoti, tra cui mons. Valter Perini, delegato patriarcale per l&#8217;Evengelizzazione, e mons. Danilo Barlese, delegato per il Coordinamento della Pastorale. Sul palco, insieme all&#8217;équipe che segue il Cammino in diocesi, erano presenti i catechisti responsabili per il Veneto: Stefano Gennarini, Silvana Venditti e don Livio Orsingher.</p>
<p>E&#8217; stato proprio Stefano Gennarini a presentare a mons. Moraglia le Comunità veneziane. «Il Cammino è iniziato in questa diocesi nel 1972. Era patriarca Luciani, che ci seguì in tutte le tappe, finché dovette lasciare la diocesi per andare a Roma». Un enorme striscione, illustrato da Gennarini, schematizzava il percorso di questo itinerario di iniziazione cristiana.</p>
<p>Sono state concrete testimonianze di vita, offerte da ragazzi e famiglie estratte a sorte dallo stesso Patriarca, a raccontare più di molti discorsi cosa abbia prodotto il neocatecumenato in chi si trova nelle diverse tappe del Cammino. Giacomo, quindicenne, decimo di dodici figli, si sente salvato da questa esperienza: «Il mondo mi offre tante cose che apparentemente mi danno la libertà, la pace, la felicità. Dopo essermi per un po&#8217; allontanato ho sperimentato che Dio mi chiamava e che la felicità la potevo trovare solo in lui. A volte faccio fatica a credere, ma Dio mi fa vedere che ha un grande progetto per me». Simonetta, 39 anni, racconta che fino al matrimonio, dieci anni fa, pensava di vivere bene, «invece mi mancava qualcosa. Dio mi ha ripreso come una pecorella smarrita. Ho ricominciato una nuova vita piena della serenità che solo Dio dà. Vedo la differenza tra il mio matrimonio e quello dei miei amici».</p>
<p>C&#8217;è Emanuele, avvocato quarantenne, da cinque anni in missione in Irlanda. «Lì il Signore ci sta curando. Siamo partiti con l&#8217;idea di evangelizzare, invece il Signore sta convertendo il nostro cuore. Un aiuto enorme è stato nostro figlio Elia: è una catechesi vivente sul senso della vita». Degli otto figli avuti con Benedetta, infatti, il terzo è affetto da un grave problema genetico. «Quando annuncio agli altri che Cristo è entrato nella storia posso mostrare mio figlio e dire a tutti che la croce non è spaventosa, che il senso della vita è il cielo». «Questo figlio – conferma Benedetta – è una grazia grandissima. Dio è perfetto in tutto, anche in quello che il mondo pensa sia difettoso. C&#8217;è una perfezione che apre le porte del cielo».</p>
<p>Anche Nicola e Chiara, sempre in Irlanda in missione, possono dire che «la scoperta della missione non è quello che dai ma quello che ricevi». Forte poi è il sostegno della loro comunità: «Non siamo soli a vivere la nostra fede». Nelle sofferenze che si devono patire per annunciare il Vangelo, poi, «il Signore ci ricompensa, ci dà grazie grandi».</p>
<p>Guardando alla realtà sacramentale, ha detto il Patriarca ai presenti, «la Chiesa è quel segno che ci unisce a Dio attraverso Gesù Cristo. E all&#8217;interno della Chiesa esistono i vari carismi, il vostro carisma. Sappiatelo annunciare agli altri vivendolo e soprattutto esprimendolo in una forte comunione ecclesiale. Questo è l&#8217;augurio, questo è quello che il Signore attende da ciascun battezzato». E&#8217; il battesimo, infatti, «che ci unisce, oltre le singole spiritualità. Il battesimo garantisce l&#8217;unità nella diversità».</p>
<p>Riferendosi alle esperienze di annuncio e di missione che caratterizzano il Cammino, mons. Moraglia ha sottolineato che «non si è evangelizzati fintantoché non si risponde alla domanda del Signore che ci manda». E anche «la sofferenza, la tristezza, il dolore che molte volte viviamo patendo il rifiuto di chi non accoglie il Signore fa parte dell&#8217;evangelizzazione, è ciò che la rende e la renderà feconda. Quella sofferenza è come il chicco di grano che muore e morendo porta molto frutto. Il rifiuto subìto è la certezza che qualcuno proprio a causa di questa nostra sofferenza si convertirà».</p>
<p>fonte: http://www.zenit.org/it/articles/il-cammino-e-una-grazia</p>
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		<title>In Croazia: un seminario sulle rovine di una caserma</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 06:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nuova Evangelizzazione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Antonio Gaspari &#8211; Zenit.org</em></p>
<h3>Il Redemptoris Mater di Pola: giovani che pregano, studiano, cantano e svolgono opere di bene, dove una volta rombavano carri armati e soldati erano pronti alla guerra</h3>
<p>Nei primi giorni di maggio mi è capitato di visitare il Seminario Internazionale Redemptoris Mater di Pola, in Croazia, e ho realizzato quanto il Signore sia misericordioso e ami l’umanità.</p>
<p>Il seminario è costruito sopra quella che fino al 1991 era una caserma militare, dove alloggiavano i soldati pronti al combattimento e carri armati. Nel 1991, proprio nel bel mezzo del conflitto tra serbi e croati, Franjo Tuđman, il primo presidente a vincere le elezioni libere, concesse alla Chiesa cattolica la possibilità di fare un seminario in quella che era una caserma.</p>
<p><span id="more-4162"></span>L’attuale rettore don Piergiorgio De Angelis, tra i primi studenti del seminario, racconta che gli edifici erano stati saccheggiati, i soldati ed i profughi erano fuggiti portando via tutto, anche le tazze del water, i fili lettrici, le finestre…</p>
<p>Con pazienza e fede nella misericordia del Signore, le famiglie di fedeli hanno raccolto i fondi e le forze per costruire il Seminario, il quarto nella storia dei seminari del Cammino Neocatecumenale. Così dopo Roma, Madrid, Varsavia, è stato costruito il Redemptoris Mater di Pola.</p>
<p>Oggi sono 95 i seminari che il Cammino Neocatecumenale ha aperto nel mondo. A Pola sono 29 i seminaristi di 11 nazionalità. Quattro i diaconi. E’ incredibile vedere tanta pace e opere di bene in un luogo che era stato destinato a addestrare uomini pronti a combattere la guerra. E’ paradossale o forse profetico scoprire che l’altura dove sorgeva la caserma ed ora c’è il seminario si chiama monte Paradiso, e domina la città di Pola.</p>
<p>Ma come si fa a immaginare che la fede cristiana, in uno dei momenti peggiori, sia riuscita a far sorgere un opera di tale bene? In un Paese comunista come la ex Jugoslavia, nel bel mezzo di un conflitto tra Serbi e Croati, con aerei che sganciavano bombe e profughi che fuggivano, a Pola sono arrivate famiglie in missione, con il compito di testimoniare e propagare il verbo cristiano.</p>
<p>Sono stato a pranzo con una di queste famiglie, Fulvio e Antonella, napoletani con 5 figli. Due insegnanti. Avevano due figli di tre anni e di un anno, quando nel 1993 vennero sorteggiati per partire in missione con altre 150 famiglie, confermate direttamente da un incontro con Giovanni Paolo II.</p>
<p>Fulvio ha raccontato della serenità al limite dell’ &#8220;incoscienza&#8221; delle famiglie che si offrono per partire in missione. Con una mimica tipicamente napoletana, ha raccontato di una famiglia a cui è stato offerto di andare il Kazakistan. Il capo famiglia ha detto di sì, ma subito dopo ha chiesto: “Ma dove sta il Kazakistan?”.</p>
<p>Fulvio e Antonella, pur con resistenze da parte dei genitori di entrambi, sono partiti per Pola. Una cittadina dell’Istria, con porto e accesso al mare, sede di almeno quattro grandi caserme dell’esercito della ex jugoslavia. Quando sono arrivati c’era la guerra con i Serbi, i coniugi, con due figli piccoli, non conoscevano il croato, c’erano tanti profughi, non avevano lavoro e neanche la casa.</p>
<p>&#8220;Così – ha sottolineato Fulvio-  ci siamo resi conto che mentre noi eravamo venuti per aiutare in realtà avevamo bisogno dell’aiuto di tutti&#8221;. “Eravamo venuti per aiutare invece ci avete aiutati”. Sembra una frase del Vangelo. Ma proprio la pratica di fraterna e amorevole condivisione che caratterizza le comunità cristiane genera il bene anche dove sembra che il male prevalga.</p>
<p>Parlando delle famiglie in missione, un giovane diacono che tra poco sarà ordinato sacerdote ha confessato che i sacerdoti prendono forza dal coraggio e dalla testimonianza d’amore e di fede delle famiglie missionarie.</p>
<p>In questo momento, i giovani seminaristi, le famiglie missionarie, e le comunità neocatecumenali sono fortemente impegnate nel portare Cristo per le strade e le piazze.</p>
<p>Catechisti, seminaristi, laici, semplici passanti, alcuni anche lontani dalla Chiesa, che pregano, cantano, ballano, con i sacerdoti che benedicono e confessano per strada. Si sta realizzando insomma cla nuova Evangelizzazione che la Chiesa cattolica sta promuovendo.</p>
<p>I giovani seminaristi mi hanno raccontato, inoltre, di incontri esaltanti nelle strade di Belgrado e Sarajewo, con gli ortodossi ed anche con i musulmani.</p>
<p>Tutti, soprattutto chi si sente peccatore, distante da Dio, ha bisogno di Cristo per trovare la pace e liberarsi dal male. Sono passati più di 2000 anni da quando un uomo che diceva di essere il figlio di Dio, sconvolse il mondo predicando una religione dell’amore.</p>
<p>Non fu creduto, ma anzi torturato e ucciso in croce perchè blasfemo. Oggi i seguaci di quell’uomo sono tornati nelle strade per predicare e testimoniare che il bene vince sul male e che è possibile superare anche guerre e divisioni per creare una civiltà dell’amore.</p>
<p>fonte: http://www.zenit.org/it/articles/in-croazia-un-seminario-sulle-rovine-di-una-caserma?utm_source=feedly&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+zenit%2Fitalian+(ZENIT+Italiano)</p>
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